<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" version="2.0">

<channel>
	<title>L'Olandese volante</title>
	<atom:link href="https://blog.tooby.name/feed/" rel="self" type="application/rss+xml"/>
	<link>https://blog.tooby.name/</link>
	<description>Tutto quanto non avreste potuto sapere sull'attualità nel mondo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 21 Aug 2020 12:20:10 +0000</lastBuildDate>
	<language>en-US</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://i0.wp.com/blog.tooby.name/wp-content/uploads/2018/09/cropped-toobyeye10-1.png?fit=32%2C32&amp;ssl=1</url>
	<title>Tooby</title>
	<link>https://blog.tooby.name/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4426802</site>	<item>
		<title>Il senso de La Stampa per i lavori scadenti</title>
		<link>https://blog.tooby.name/2018/11/04/il-senso-de-la-stampa-per-i-lavori-scadenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tooby]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Nov 2018 12:48:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.tooby.name/?p=12731</guid>

					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni ho visto persone che seguo che se la prendono con La Stampa. L&#8217;ultimo è Paolo Attivissimo che ha segnalato che il foglio torinese per eccellenza ha ripreso un articolo del 2015 prodotto dal sito satirico The Onion. Prima ancora però era arrivato .mau., a segnalare un&#8217;infografica di Centimetri per La Stampa&#160;che corredava…</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/11/04/il-senso-de-la-stampa-per-i-lavori-scadenti/">Il senso de La Stampa per i lavori scadenti</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi giorni ho visto persone che seguo che se la prendono con <em>La Stampa</em>. L&#8217;ultimo è Paolo Attivissimo <a href="https://attivissimo.blogspot.com/2018/11/la-stampa-lupi-addomesticati-nella.html">che ha segnalato</a> che il foglio torinese per eccellenza ha ripreso un articolo del 2015 prodotto dal sito satirico <em>The Onion</em>.</p>



<p>Prima ancora però <a href="https://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2018/10/26/unimmagine-confonde-piu-di-mille-parole/">era arrivato .mau.</a>, a segnalare un&#8217;infografica di <em>Centimetri</em> per <em>La Stampa&nbsp;</em>che corredava un articolo &#8220;corretto e comprensibile&#8221;.</p>



<p>Come dice già .mau., è un&#8217;infografica fuorviante e non serve essere dei geni per capire che qualcosa non va. Fossi stato il redattore, l&#8217;avrei rispedita al mittente per rifargliela fare (e in effetti in precedenti esperienze lavorative ho rispedito al mittente contenuti anche meno problematici di questo).</p>



<p>Molto più corretto sarebbe stato fare una mappa coropletica come la seguente. Questa l&#8217;ho fatta io in una mezz&#8217;oretta, per esercizio. Dal momento che io ho 14 anni di esperienza in meno rispetto a <em>Centrimetri</em>, forse qualcosa di meglio potevano produrlo.</p>



<div class="iframe-container hr"><figure><iframe src="https://data.giovannidemizio.eu/macro/italy/rei/" class="resp-iframe" scrolling="no" frameborder="0"></iframe></figure></div>



<p>Anche le visualizzazioni di dati soffrono degli stessi <em>bias</em> dei &#8220;normali&#8221; articoli di giornale, e il processo di revisione dovrebbe essere lo stesso. Come i normali articoli, anche le infografiche, pur partendo dagli stessi dati, dagli stessi fatti, possono giungere a conclusioni diverse.</p>



<p>Qui però siamo a livelli di un articolo scritto grammaticalmente male.</p>



<p>E poi&nbsp;<em>La Stampa</em> si lamenta del fatto che la giunta comunale del sindaco Appendino sta facendo un lavoro scadente. E chiede aiuto al resto del Paese. E 1,50 euro a settimana per sostenere il giornalismo di qualità.</p>



<p>E il direttore de <em>La Stampa</em> si appella a un Paese che comunque, a sua volta, sta facendo un lavoro scadente.</p>



<span id="more-12731"></span>



<div class="st-of-co">
<p>Post insolitamente breve, eh? E invece&#8230;</p>
<p>Il problema è che anche il resto del Paese cui si appella il direttore de <em>La Stampa</em> fa, di regola, un lavoro scadente, e non da oggi. Come <em>Centimetri</em>. Come <em>La Stampa</em>. Come qualche altro mio ex-collaboratore. Come qualche mio committente. Come gente che conosco per motivi personali.</p>
<p>Giusto un paio di ore fa ho visto un autore fermarsi (in senso metaforico) appena un centimetro prima di arrivare al traguardo del &#8220;lavoro decente&#8221; (segnalato da apposita icona nel CMS che utilizziamo). Mi sono cadute le braccia: quanto devi essere mediocre per fare una cosa del genere?</p>
<p>Questa &#8220;cultura della mediocrità&#8221; da che vivo c&#8217;è sempre stata, ma da qualche anno sta dilagando. E io non riesco a comprendere il perché: io mi sento incapace di essere mediocre. Io cerco di essere almeno &#8220;sufficiente&#8221;, è più forte di me.</p>
<p>Ma soprattutto, non riesco ad essere complice. E forse per questo non sarò mai direttore di un giornale o di un&#8217;azienda che fa infografiche. O sindaco di una grande città. O ministro.</p>
<p>Perché io sono allergico ai lavori che stanno sotto la sufficienza&nbsp; (In relazione agli standard della persona che è autrice di quel lavoro. Una tirocinante ha un livello di sufficienza inferiore rispetto ad un lavoratore esperto). Perché se non fai un lavoro quantomeno decente, io ti rompo le scatole finché non lo fai. E te le rompo anche se mi stai simpatico.</p>
<p>E qui casca l&#8217;asino, ovvero io. Chi rompe le scatole non fa carriera in ambienti, come quello italiano, dove non è il merito a farti avanzare, ma la simpatia (Alias per tante cose, come la raccomandazione) . E questo spiega perché si spiraleggia al ribasso, in questo Paese.</p>
<p>E poi, ovviamente, il mediocre si lamenta con te. Si appiglia, per esempio, alla tua sintassi o al cavillo burocratico che giustifica il suo lavoro mediocre. O &#8220;a quella volta in cui anche tu&#8230;&#8221; che non c&#8217;entra niente. O al tempo che non basta quando, porca miseria, sei stato su Facebook due ore oggi, e stasera quattro ore di Netflix, e tu glielo fai notare e lui dice &#8220;che palle&#8230;&#8221;.</p>
<p>O l&#8217;Europa, i poteri forti, o Dio che ha fatto piovere quando non hai l&#8217;ombrello e chissenefrega se il cielo e le previsioni del tempo promettevano di bagnarti la testa.</p>
<p>Lo vedo a ogni livello della mia esistenza. Lo vedo mentre rende miserabile la vita della gente che incontro, che forse non si impicca solo perché riesce a rimanere psicologicamente a galla grazie ai momentanei <em>boost</em> di piacere che danno un video divertente su Facebook, un panino al Mc Donald&#8217;s o il litigare su questioni trascurabili come le opinioni-a-prescindere-dai-fatti.</p>
<p>Più che la mediocrità, forse è questo a guidarci: <strong>il desiderio di avere piacere a breve termine</strong>, in conseguenza del quale un tizio a caso fa un lavoro di mer*a per non &#8220;sprecare tempo&#8221; e tornare su Facebook a cazzeggiare. Ma non basta, a spiegare perché questo Paese sprofonda più di altri. La gente cazzeggia anche all&#8217;estero, in fondo: inseguono il piacere subito, e diventano sempre più dipendenti dalla dopamina.</p>
<p>Questo è quello che fanno i cosiddetti &#8220;turbocapitalisti&#8221;, i figli di Milton Friedman e Gordon Gekko, che spremono le aziende per fare soldi subito invece di farli con costanza nel lungo periodo.</p>
<p>E forse io sono immune a questa logica anche perché in quel covo di turbocapitalisti che è la Bocconi mi hanno insegnato l&#8217;esatto contrario.</p>
<p>E invece vedo (e litigo con) gente che turbocapitalista non è, eppure fa la stessa cosa. Solo che invece dei dollari, usano il tempo come moneta. Spremono il tempo oggi a costo di non averne domani. Eppure il tempo è qualcosa che serve sempre, se non muori domani.</p>
<p>Ma tutto questo non basta a spiegare perché altri Paesi con cui ci confrontiamo non sprofondano nella mediocrità, nonostante siano pieni, anche loro, di mediocri.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>E qui avevo scritto una frase che inconsciamente ricalcava, anche a livello di musicalità, un pezzetto di&nbsp;<em>Io non mi sento italiano</em> di Giorgio Gaber. Morto un anno prima della fondazione di Facebook.</p>
<p>Quindi c&#8217;è qualcosa di culturalmente genetico che non va. La dipendenza da dopamina sta solo peggiorando una situazione che va avanti da un bel pezzo.</p>
<p>Direi che questo sproloquio posso anche interromperlo e andare a fare qualcosa di meno mediocre altrove.</p>
</div>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/11/04/il-senso-de-la-stampa-per-i-lavori-scadenti/">Il senso de La Stampa per i lavori scadenti</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">12731</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Mini-dossier Autostrade, grafici, dati e altri pensieri</title>
		<link>https://blog.tooby.name/2018/08/30/mini-dossier-autostrade-grafici-dati-e-altri-pensieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tooby]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Aug 2018 11:46:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.tooby.name/?p=12641</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi ho pubblicato per Termometro Politico un mini-dossier sulle autostrade e su Autostrade per l&#8217;Italia in particolare. È in tre parti, e quello che interessa in questa sede è l&#8217;ultimo: Le Autostrade come bancomat di Stato; Le Autostrade come gallina dalle uova d&#8217;oro per i privati; Il caso Autostrade per l&#8217;Italia; Nell&#8217;ultimo ci…</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/08/30/mini-dossier-autostrade-grafici-dati-e-altri-pensieri/">Mini-dossier Autostrade, grafici, dati e altri pensieri</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi ho pubblicato per Termometro Politico un mini-dossier sulle autostrade e su Autostrade per l&#8217;Italia in particolare. È in tre parti, e quello che interessa in questa sede è l&#8217;ultimo:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.termometropolitico.it/1318947_autostrade-una-privatizzazione.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Le Autostrade come bancomat di Stato</a>;</li>
<li><a href="https://www.termometropolitico.it/1318944_autostrade-da-bancomat-statale.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Le Autostrade come gallina dalle uova d&#8217;oro per i privati</a>;</li>
<li><a href="https://www.termometropolitico.it/1318889_autostrade-oggi-quanto-ricavano-e-quanto-investono-i-benetton.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Il caso Autostrade per l&#8217;Italia;</a></li>
</ul>
<p>Nell&#8217;ultimo ci sono dei grafici (immagini). Per me si tratta di un passo necessario nella mia personale missione di dire cose sensate.</p>
<p><span id="more-12641"></span></p>
<p>Negli articoli ho inserito delle immagini statiche perché l&#8217;embed del grafico è una cosa che non ho ancora approfondito. Come si vede dal grafico seguente, funziona diciamo al 95%.</p>
<p>Le versioni &#8220;stand-alone&#8221; dovrebbero invece funzionare correttamente e le trovate <a href="https://data.tooby.name/micro/autostrade/aspi.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a>, <a href="https://data.tooby.name/micro/autostrade/aspi2.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a> e <a href="https://data.tooby.name/micro/autostrade/aspi3.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a>. Codici e dati verranno pubblicati su GitHub quando sarò un po&#8217; più soddisfatto del risultato e avrò completato la documentazione.</p>
<div class="svg-container hr">
<iframe src="https://data.tooby.name/micro/autostrade/aspi.html" width="100%" height="340px" frameborder="0" scrolling="no"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span><br />
</iframe>
</div>
<p>Questi grafici, di per sé poco significativi, sono però il frutto di un piccolo lavoro con il quale ho voluto iniziare a mettere i piedi nel vasto mare della scienza dei dati, ovvero un&#8217;occasione per cominciare ad applicare cose che ho studiato nei mesi scorsi al mondo reale.</p>
<p>Penso che abbiamo bisogno di dati aperti e chiari e di visualizzarli in maniera altrettanto chiara e accattivante in modo da schiaffarli in faccia a chi dice scemenze per lavoro. Un semplice esempio della potenza di questi schiaffi l&#8217;ho pubblicato <a href="https://data.tooby.name/cazzeggi/chiStaConSalvini.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a>.</p>
<div class="svg-container vr">
<iframe src="https://data.tooby.name/cazzeggi/chiStaConSalvini.html" frameborder="0" scrolling="no"><br />
</iframe>
</div>
<p>Scrivere, insomma, non basta più: è un peccato, certo, ma le cose al momento vanno così, e non è detto che non sia un&#8217;opportunità. Fra adeguarsi e perire ho scelto la prima: finita l&#8217;avventura con IBT, mi sono tuffato completamente nella programmazione (in particolare, in gergo, come full stack developer), sia per imparare cose nuove sia per applicarle a cose che faccio ormai da tempo.</p>
<p>E speriamo serva a qualcosa.</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/08/30/mini-dossier-autostrade-grafici-dati-e-altri-pensieri/">Mini-dossier Autostrade, grafici, dati e altri pensieri</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">12641</post-id>	</item>
		<item>
		<title>“È naturale che la gente non voglia la guerra”, secondo Göring</title>
		<link>https://blog.tooby.name/2018/08/27/e-naturale-che-la-gente-non-voglia-la-guerra-secondo-goring/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tooby]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Aug 2018 08:37:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cazzeggi]]></category>
		<category><![CDATA[goring]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.tooby.name/?p=12632</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sta girando su Facebook la foto di una pagina di un libro con una citazione (riportata in calce a questo post) di Hermann Göring. A furia di scaricare e ricaricare la foto &#8220;per far credere ai miei amici che l&#8217;ho scattata io&#8221;, si è persa la fonte (se mai c&#8217;è stata) del libro, rendendo più…</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/08/27/e-naturale-che-la-gente-non-voglia-la-guerra-secondo-goring/">&#8220;È naturale che la gente non voglia la guerra&#8221;, secondo Göring</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="" data-block="true" data-editor="1h5td" data-offset-key="e8hhk-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="e8hhk-0-0"><span data-offset-key="e8hhk-0-0">Sta girando su Facebook la foto di una pagina di un libro con una citazione (riportata in calce a questo post) di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Hermann_G%C3%B6ring" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Hermann Göring</a>. A furia di scaricare e ricaricare la foto &#8220;per far credere ai miei amici che l&#8217;ho scattata io&#8221;, si è persa la fonte (se mai c&#8217;è stata) del libro, rendendo più complicato indagare l&#8217;attendibilità della citazione. </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="1h5td" data-offset-key="900o9-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="900o9-0-0"><span data-offset-key="900o9-0-0"> </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="1h5td" data-offset-key="7klnv-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="7klnv-0-0"><span data-offset-key="7klnv-0-0">TL;DR: </span>Il libro nella foto è stato pubblicato in italiano da Sellerio con il titolo &#8220;La figlia&#8221;. L&#8217;autrice è Clara Usón.</div>
<div data-offset-key="7klnv-0-0"></div>
<div data-offset-key="7klnv-0-0">TL;DR2: Göring ha molto probabilmente detto una cosa del genere, ma con parole diverse.</div>
</div>
<div data-offset-key="7klnv-0-0"></div>
<p><span id="more-12632"></span></p>
<div class="" data-block="true" data-editor="1h5td" data-offset-key="erh54-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="erh54-0-0">La celebre citazione (molto liberamente redatta dall&#8217;autrice) è tratta dai colloqui che lo psicologo Gustave Gilbert ebbe con Göring durante il processo di Norimberga, nel 1946, raccolti in <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Nuremberg_Diary" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Nuremberg Diary</em></a> (una rapida ricerca non mi ha permesso di trovare una traduzione in italiano).</div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="1h5td" data-offset-key="fcvpm-0-0">
<div data-offset-key="fcvpm-0-0"></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="fcvpm-0-0"><span data-offset-key="fcvpm-0-0">La citazione non può essere indipendentemente verificata, ma non abbiamo motivo di credere che Gilbert se la sia inventata. </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="1h5td" data-offset-key="8vh1d-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="8vh1d-0-0"><span data-offset-key="8vh1d-0-0"> </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="1h5td" data-offset-key="83ph8-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="83ph8-0-0"><span data-offset-key="83ph8-0-0">La citazione completa, tradotta da me dall&#8217;inglese:</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="1h5td" data-offset-key="4nb65-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="4nb65-0-0"><span data-offset-key="4nb65-0-0"> </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="1h5td" data-offset-key="b6dsv-0-0">
<blockquote>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="b6dsv-0-0"><em>“Ma è ovvio, la gente non vuole la guerra &#8211; disse Göring facendo spallucce &#8211; Perché mai un povero contadino zoticone vorrebbe rischiare la propria vita in guerra quando il meglio che gli possa succedere è tornare alla sua fattoria sano e salvo? Naturalmente la gente comune non vuole la guerra. Non la vuole in Russia né in Inghilterra né in America, e neanche in Germania, per quel che vale. Si capisce. Ma dopotutto sono i leader del Paese che determinano le politiche, ed è facile trascinare la gente dietro a tali politiche, sia tale Paese una democrazia o una dittatura fascista o un Parlamento o una dittatura comunista&#8221;</em></div>
</blockquote>
</div>
<blockquote>
<div class="" data-block="true" data-editor="1h5td" data-offset-key="923ia-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="923ia-0-0"><em> </em></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="1h5td" data-offset-key="3uqcj-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="3uqcj-0-0"><em>“C&#8217;è una differenza &#8211; gli feci notare io [Gilbert, ndt] &#8211; In una democrazia la gente ha diritto di dire la propria sulla questione attraverso i suoi rappresentanti eletti, e negli Stati Uniti solo il Congresso può dichiarare guerre.”</em></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="1h5td" data-offset-key="fgnpg-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="fgnpg-0-0"><em> </em></div>
</div>
</blockquote>
<div class="" data-block="true" data-editor="1h5td" data-offset-key="8f4s6-0-0">
<blockquote>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="8f4s6-0-0"><em>“Oh, tutto questo è bellissimo, ma, che abbia o meno diritto a dire la propria, la gente può sempre essere trascinata dai propri leader. È facile. Tutto quello che c&#8217;è da fare è dire alla gente che sta per essere attaccata, denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo e perché mettono in pericolo il Paese. Funziona allo stesso modo in ogni Paese&#8221;</em></div>
</blockquote>
</div>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/08/27/e-naturale-che-la-gente-non-voglia-la-guerra-secondo-goring/">&#8220;È naturale che la gente non voglia la guerra&#8221;, secondo Göring</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">12632</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Se questa è speculazione…</title>
		<link>https://blog.tooby.name/2018/08/23/se-questa-e-speculazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tooby]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Aug 2018 09:08:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[speculazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.tooby.name/?p=12621</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ci sono due Paesi il cui titolo di Stato con scadenza a dieci anni rende circa il 3%. Uno di questi Paesi è la prima potenza economica mondiale, cresce attualmente al 4% l&#8217;anno e negli ultimi vent&#8217;anni ha visto il proprio PIL aumentare di circa il 55%. Il suo debito pubblico è pari al 105%…</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/08/23/se-questa-e-speculazione/">Se questa è speculazione&#8230;</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono due Paesi il cui titolo di Stato con scadenza a dieci anni rende circa il 3%.</p>
<p>Uno di questi Paesi è la prima potenza economica mondiale, cresce attualmente al 4% l&#8217;anno e negli ultimi vent&#8217;anni ha visto il proprio PIL aumentare di circa il 55%. Il suo debito pubblico è pari al 105% del PIL e il suo rating, per tre delle maggiori quattro agenzie, è AAA (il migliore).</p>
<p>L&#8217;altro di questi Paesi è la nona potenza economica mondiale, cresce attualmente all&#8217;1% l&#8217;anno e negli ultimi vent&#8217;anni ha visto il proprio PIL aumentare di circa il 9%. Il suo debito pubblico è pari al 132% del PIL e il suo rating è due livelli sopra la spazzatura e qualcosa come otto livelli sotto AAA.</p>
<p>In uno di questi Paesi gli investitori stanno comprando titoli di Stato, nell&#8217;altro li stanno vendendo.</p>
<p>Non riesco a spiegarmi il motivo di questa discrepan&#8230; aspetta!</p>
<p>LA COLPA È DEL GOMBLODDO DELLA SPEGULAZIONE VACCINISTA INTERUNIVERSALE!</p>
<p>Che razza di domande mi faccio&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/08/23/se-questa-e-speculazione/">Se questa è speculazione&#8230;</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">12621</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Come l’ultima volta che proposero di costruire motovedette volanti</title>
		<link>https://blog.tooby.name/2018/07/24/come-lultima-volta-che-proposero-di-costruire-motovedette-volanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tooby]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jul 2018 09:51:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cazzeggi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.tooby.name/?p=12585</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le cronache di quel Paese raccontano che una volta c&#8217;era un politico che promise che avrebbe dotato la Guardia Costiera di motovedette volanti per fermare tutti i possibili disturbi genetici che incombevano da oltremare sul suo Paese. Un giorno questo politico fu finalmente eletto e finalmente poté scrivere questo decretino che avrebbe dotato la Guardia…</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/07/24/come-lultima-volta-che-proposero-di-costruire-motovedette-volanti/">Come l&#8217;ultima volta che proposero di costruire motovedette volanti</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le cronache di quel Paese raccontano che una volta c&#8217;era un politico che promise che avrebbe dotato la Guardia Costiera di motovedette volanti per fermare tutti i possibili disturbi genetici che incombevano da oltremare sul suo Paese.</p>
<p>Un giorno questo politico fu finalmente eletto e finalmente poté scrivere questo decretino che avrebbe dotato la Guardia Costiera di motovedette volanti. Il sogno del politico, e quindi il sogno dei suoi elettori, consisteva nel montaggio di pale di elicottero, nonché relativo motore, sulle motovedette già in dotazione alla Guardia Costiera.</p>
<p>Secondo il grande progetto del politico, queste pale sarebbero emerse dal ponte come quelle che sbucavano dal cappello dell&#8217;ispettore Gagdet quando diceva &#8220;Hop-hop Gadget-cottero!&#8221;. Un gioiello che il Paese avrebbe fieramente esportato in tutto il mondo.</p>
<p>In men che non si dica il decretino fu firmato con grande soddisfazione del popolo ruttante.</p>
<p><span id="more-12585"></span></p>
<p>Eppure non mancavano detrattori. C&#8217;era una volta anche l&#8217;U.S.I., un polveroso edificio dove, si diceva, risiedevano persone che avevano passato la vita a studiare cose per nulla divertenti. Questa gente, letto il decretino, fece notare in una relazione tecnica che non solo questo decretino sarebbe costato un sacco di soldi, ma che il progetto rappresentava sfide ingegneristiche enormi e che quindi non sarebbe mai stato realizzato.</p>
<p>La relazione spiegava inoltre che si sarebbero solo spesi inutilmente soldi pubblici per arricchire poche persone, producendo al massimo un prototipo che non avrebbe mai funzionato. Qualcuno, venuto a sapere dell&#8217;opinione dell&#8217;U.S.I., addirittura osò proporre di comprare alla Guardia Costiera dei semplici, solidi, collaudati elicotteri.</p>
<p>Il politico si rivolse subito all&#8217;U.S.I. per fermare il propagarsi di questa fake news. Non elicotteri, bensì motovedette volanti, era il popolo a chiederlo! &#8220;Poffarbacco! &#8211; scrisse il politico sul suo profilo social &#8211; L&#8217;U.S.I. sta facendo politica! Inaccettabile! Voi che ne dite?&#8221;.</p>
<p>Non ci furono reazioni, inizialmente. L&#8217;U.S.I. non rispose e si limitò a ripetere quanto scritto nel precedente comunicato.</p>
<p>&#8220;È inconcepibile!&#8221; urlò il politico, che non era abituato ad essere ignorato dai suoi nemici e che aveva costruito la sua carriera su trollate del genere. Con altri post sui suoi profili social il politico arringò i suoi sostenitori contro l&#8217;U.S.I..</p>
<p>Va da sé che i sostenitori più duri e puri di questo politico non rimasero freddi a questo affronto, anche perché metà delle parole usate dall&#8217;U.S.I. sembravano quasi parolacce e ciò meritava vendetta. Con torce e forconi si diressero verso la sede dell&#8217;U.S.I. con l&#8217;intento di rimettere a posto le cose. La politica la fa il politico, punto. Anzi, due punti.</p>
<p>In quattro e quattr&#8217;otto sfondarono porte, finestre, misero a soqquadro stanze e sgabuzzini, bruciarono libri e distrussero computer. Ci furono tafferugli, furono pestati svariati impiegati, a qualcuno rubarono anche portafogli e cellulare. Altri, non riuscendo a entrare negli edifici, pensarono bene di sfogarsi bruciando autobus e vandalizzando le auto in sosta.</p>
<p>Tre edifici devastati dopo, i manifestanti trovarono finalmente la sede dell&#8217;U.S.I.. E la trovarono vuota. C&#8217;era solo una targa sulla porta. Il portiere disse che quell&#8217;edificio era sempre stato vuoto, nessuno era mai entrato o uscito da lì, non c&#8217;erano mai stati impiegati, computer, carte, niente. Solo stanze vuote.</p>
<p>&#8220;Ah! &#8211; gridò il politico, che dopo aver ricevuto gli ultimi sondaggi aveva deciso di farsi vedere dalla turba incazzata &#8211; Son fuggiti, i vigliacchi!&#8221;. I sostenitori ruttarono in segno di approvazione e cercarono di tornare a casa. Solo allora si resero conto che dei vandali avevano sfasciato le auto, bruciato autobus, rubato portafogli e cellulari, per cui manco un Uber, pardon, un taxi potevi chiamare. La rabbia era palpabile.</p>
<p>Battendo il ferro mentre era caldo, il politico ordinò un&#8217;inchiesta dal suo gabinetto e il colpevole fu subito trovato: l&#8217;U.S.I. aveva infiltrato agenti provocatori nella folla che aveva pacificamente tentato di linciare l&#8217;U.S.I., e che non ci era riuscita perché l&#8217;U.S.I si era vigliaccamente data alla macchia.</p>
<p>In breve il cerchio si strinse attorno ai soliti sospetti: negri, zingari, colletti bianchi belgi, ricchioni, laureati e ungheresi con un patrimonio superiore ai cinque miliardi di euro. Non si cavò un ragno dal buco: l&#8217;U.S.I. continuava a emanare comunicati.</p>
<p>La politica, quella seria, era nel frattempo entrata nuovamente nel vivo: dopo cinque anni di campagna elettorale di allenamento era tornato il momento di fare sul serio. Delle motovedette volanti nemmeno l&#8217;ombra, nonostante i miliardi spesi, tanto che qualcuno osò dire che l&#8217;U.S.I., alla fine, aveva avuto ragione.</p>
<p>Eppure il politico non si perse d&#8217;animo e rilanciò: i ritardi delle motovedette volanti erano dovuti ad un&#8217;altra grande idea che stavano sviluppando. Perché limitarsi agli elicotteri quando le motovedette avrebbero potuto essere anche sommergibili?</p>
<p>Ruttarono ancora i sostenitori del politico, ma stavolta, in sottofondo, si cominciò a sentire un rumore, come un ronzio, come di mani che si strofinano di continuo. Per quanto fastidioso, alla fine gli abitanti di quel Paese ci fecero l&#8217;abitudine, e praticamente non lo sentirono più. Ci fu chi speculò che quel rumore fosse collegato in qualche modo ai comunicati dell&#8217;U.S.I.: tutti ne attendevano uno da un momento all&#8217;altro.</p>
<p>E infatti l&#8217;U.S.I. si fece vivo, scrivendo in un comunicato che anche le motovedette volanti e sommergibili non sarebbero mai state realizzate, risolvendosi solo in uno spreco di soldi pubblici e soprattutto di tempo, la risorsa che più mancava a quel Paese, che da troppo tempo inseguiva le farfalle correndo a tutta forza verso il dirupo.</p>
<p>Anche quel politico, infatti, come quasi tutti i suoi predecessori recenti, aveva preferito sprecare il proprio patrimonio politico con proposte penose, mentre indirizzava la rabbia del popolo verso nemici che sembravano sempre presenti eppure sempre invisibili.</p>
<p>L&#8217;U.S.I. continuava a scrivere i suoi comunicati e le sue profezie continuarono a realizzarsi, ma sempre nell&#8217;indifferenza generale. Nessuno ricordava più il fallimento delle motovedette volanti, perché la memoria, occupata dagli slogan, si era fatta sempre più breve.</p>
<p>Tutto veniva dimenticato, anche i fatti più recenti, anche il fallimento delle motovedette volanti, perché la memoria, occupata dalle motovedette volanti sommergibili che avrebbero liberato con la ruspa il Paese da immigrati e professoroni, avrebbe battuto i pugni rimpatriando i tavoli dei rosiconi che ricordavano il fallimento delle motovedette volanti non c&#8217;entrava nulla con la democrazia parlamentare.</p>
<p>Alla fine, se non si fosse capito, il politico rivinse le elezioni. O le vinse qualcuno che gli somigliava. Boh. Non cambiò comunque granché rispetto a prima: a promesse assurde per risolvere problemi complessi seguivano cocenti delusioni che venivano sepolte da altre proposte ancora più assurde. L&#8217;Ufficio Sogni Infranti continuava a emanare comunicati, e ogni volta quei comunicati si facevano sempre più pessimisti. E si ricominciava da capo.</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/07/24/come-lultima-volta-che-proposero-di-costruire-motovedette-volanti/">Come l&#8217;ultima volta che proposero di costruire motovedette volanti</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">12585</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il vecchio di m., ovvero perché Savona dovrebbe dimettersi</title>
		<link>https://blog.tooby.name/2018/07/17/il-vecchio-di-m-ovvero-perche-savona-dovrebbe-dimettersi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tooby]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jul 2018 13:07:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[paolo savona]]></category>
		<category><![CDATA[quantitative easing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.tooby.name/?p=12577</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come viaggiare con un salmone è una raccolta di brevi scritti composti fra il 1975 e il 2014 da Umberto Eco. Ed è uno spasso. La cosa che qui ci interessa, però, è vedere come l&#8217;autore ha reagito al mondo che stava cambiando, e cioè &#8220;male&#8221;. Lo scritto che dà il titolo alla raccolta è stato…</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/07/17/il-vecchio-di-m-ovvero-perche-savona-dovrebbe-dimettersi/">Il vecchio di m., ovvero perché Savona dovrebbe dimettersi</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="https://amzn.to/2P3HeKn">Come viaggiare con un salmone</a> </em>è una raccolta di brevi scritti composti fra il 1975 e il 2014 da Umberto Eco. Ed è uno spasso.</p>
<p>La cosa che qui ci interessa, però, è vedere come l&#8217;autore ha reagito al mondo che stava cambiando, e cioè &#8220;male&#8221;. Lo scritto che dà il titolo alla raccolta è stato composto nel 1986, e già mostra una certa antipatia nei confronti di questa nuova tecnologia chiamata computer.</p>
<p>Nel 2009 scrive poi &#8220;Come punire che pratica lo spam&#8221;: la soluzione proposta da Eco, mi auguro con poca serietà, lascia intuire che quest&#8217;uomo geniale aveva probabilmente deciso di lasciar perdere le novità tecnologiche e il loro funzionamento. In pratica, Eco suggeriva di rispondere allo spam allegando al messaggio tomi corposi come la Bibbia o I misteri di Parigi di Eugene Sue.</p>
<p>Eppure gli scritti successivi (2014), per quanto &#8220;tecnologicamente&#8221; ingenui, sono comunque interessanti e generalmente validi e attuali. Insomma, Eco non era in grado di capire come funziona un filtro anti-spam, ma era ancora in grado di riconoscere un cog*ione. Eco ha solo rinunciato a capire gli strumenti che il cog*ione usa per essere un cog*ione.</p>
<p>Mi piace immaginare che questo sia avvenuto per limiti che lo stesso Eco si era riconosciuto e che, per quanto mi riguardano, ne elevano la statura intellettuale.</p>
<p>In breve, Eco aveva riconosciuto il fatto di essere vecchio.</p>
<p>Ora, i vecchi, di fronte ai cambiamenti, possono usare tre approcci.</p>
<p>Il primo è quello della curiosità, ovvero abbracciare la tecnologia, studiarne il funzionamento e partecipare al cambiamento, o almeno fare finta.</p>
<p>Il secondo è assistere da spettatore, magari scriverne, parlarne con gli occhi di uno che subisce questi cambiamenti, riconoscendo di avere dei limiti perché hai studiato tutta la vita e adesso dovresti ricominciare da capo e anche no grazie, meglio riderci sopra. È l&#8217;approccio scelto da Eco.</p>
<p>E poi c&#8217;è il terzo approccio, quello del VDM, il Vecchio Di Mer*a. È un approccio che riassume i tratti peggiori dei primi due. Il VDM è quel vecchio che partecipa al cambiamento senza riconoscere di avere dei limiti e senza capire che per partecipare a questi cambiamenti li devi prima studiare, il che può voler dire fare tabula rasa di quello che hai studiato fino a mo.</p>
<p><span id="more-12577"></span></p>
<p>Il VDM è quell&#8217;individuo che ritiene che la saggezza sia una caratteristica intrinseca della vecchiaia: <strong>sono vecchio ergo sono saggio</strong>. Questo accade perché per tradizione si confonde esperienza con saggezza: quando il mondo era più o meno uguale nell&#8217;arco di una generazione, era facile confondere le due cose.</p>
<p>Escludendo la demenza senile, in passato quello che era presente nella testa dell&#8217;anziano &#8220;saggio&#8221; era utile al giovane, perché le situazioni che il giovane stava per affrontare (una guerra o la semina nei campi, per esempio) erano le stesse che aveva affrontato il vecchio. Un po&#8217; diverse, certo, ma l&#8217;aratro rimaneva un aratro e l&#8217;esperienza del vecchio era certamente utile al giovane, che finiva per confonderla con la saggezza e pretendere poi lo stesso trattamento riverente quando sarebbe diventato vecchio a sua volta.</p>
<p>E l&#8217;aratro sarebbe sempre rimasto l&#8217;aratro. Finché anche no.</p>
<p>Mio nonno ha visto l&#8217;aratro, ha visto il trattore e se fosse ancora vivo oggi vedrebbe il trattore che fa tutto da solo, senza neanche l&#8217;umano dentro. Non so come avrebbe reagito a questa innovazione (probabilmente male), ma la sua esperienza in materia di aratro oggi sarebbe inutile. Ma non sarebbe stato pericoloso, perché mio nonno, oltre a non essere un VDM, non è un ministro della Repubblica, per cui non potrebbe imporre il ritorno all&#8217;aratro.</p>
<p>Epperò noi abbiamo Paolo Savona come ministro degli Affari Europei. Un signore di 81 anni che propaga tesi euroscettiche, tesi condivise dal governo ma che vengono tenute <strong>momentaneamente</strong> da parte perché la maggioranza degli italiani ancora non riesce a digerirle. Tesi che forse avevano senso negli anni Novanta, ma non oggi, perché il mondo è estremamente diverso da allora. Tesi che oggi possono distruggere definitivamente questo rottame di Paese.</p>
<p>Questo signore, in quanto ministro della Repubblica (( Grazie a Mattarella, non è ministro dell&#8217;Economia, quanto meno. )), partecipa al cambiamento, ma non sembra avere voglia di conoscerlo, di studiarlo, questo cambiamento. E questo è gravissimo.</p>
<p>Savona, ad esempio, ha deciso che bisogna cambiare il modo in cui lavora la BCE, ovvero vuole riformarne lo statuto.</p>
<p>A vedere le carte, Savona avrebbe pure un curriculum valido per proporre tale riforma. E fino agli anni Novanta le sue tesi avevano anche un senso. E dirò di più, avrebbero senso anche ai giorni nostri, se la Storia degli ultimi vent&#8217;anni fosse stata diversa. Così non è stato, per cui le tesi di Savona, oggi, sono valide solo in un universo alternativo (( Questa è materia per un articolo che ho cominciato a scrivere due mesi fa e che non so se completerò, ma, in breve, le tesi di Savona sarebbero valide solo se i governi italiani che si sono succeduti dal 1998 in poi &#8211; salvo un paio di eccezioni comunque effimere &#8211; avessero posto in essere riforme strutturali, invece di sprecare il &#8220;dividendo dell&#8217;euro&#8221; nelle solite mance e corruttele. )) .</p>
<p>Non solo. La materia che Savona ha studiato dagli anni Sessanta in poi è stata stravolta negli ultimi dieci anni e Savona sembra avere mancato un paio di corsi di aggiornamento.</p>
<p>Dal 2008 le banche centrali (( Anche da prima, in verità, ma è una storia complessa e ignorata per sensazionalismo mediatico e &#8220;occidentecentrismo&#8221;, diciamo così. )) hanno cominciato a lavorare in maniera molto diversa da quello che facevano vent&#8217;anni prima perché sono successe cose che quasi nessuno si aspettava.</p>
<p>E questa cosa è avvenuta in maniera così repentina che certi concetti che io stesso avevo studiato due anni prima, <strong>due anni dopo erano diventati archeologia economica</strong>, a cominciare dal mito di Alan Greenspan.</p>
<p>Queste innovazioni sono continuate a ritmo serrato: nel 2012 Mario Draghi ha salvato un continente inventandosi le OMT, uno strumento (mai utilizzato) che solo cinque anni prima avrebbe provocato reazioni anche violente nei Paesi europei più conservatori, ma che oggi è ritenuto legittimo e a pieno titolo nella collezione di armi a disposizione della BCE, e se questo è l&#8217;andazzo, finirà per utilizzarlo.</p>
<p>La differenza fra OMT e QE è simile a quella che c&#8217;è fra una bomba atomica e un bombardamento a tappeto convenzionale.</p>
<p>E Savona <a href="https://www.ilpost.it/2018/07/17/paolo-savona-qe-omt/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">non la conosce</a> e non può conoscerla, perché non sembra avere voglia di tornare alla scrivania a studiare, a quasi ottantadue anni. Le sue tesi euroscettiche vanno, come minimo, completamente ristrutturate, ma Savona pare non legga neanche i giornali.</p>
<p>Un po&#8217; posso capirlo: ero infastidito io nel vedere che cose che avevo studiato due anni prima erano diventate obsolete quando di anni ne avevo venti, figuriamoci una persona anziana, che dopo decenni di studi vorrebbe vedere riconosciuta la propria esperienza e invece si ritrova ad essere egli stesso obsoleto.</p>
<p>Mi immagino Savona che apre il Sole 24 Ore e legge acronimi che non conosce: essendo un genio è costretto a fare finta di capirci qualcosa, non può mica fare le figura dell&#8217;obsoleto. E, in quanto umano, il nostro Savona semplifica il mondo che lo circonda, per cui OMT e QE devono essere la stessa cosa.</p>
<p>È un genio ed è anziano. Quindi è esperto e dunque saggio. Non può sbagliare.</p>
<p>E invece&#8230;</p>
<p>Un ministro della Repubblica non può essere obsoleto, perché rischia di far arretrare il Paese di decenni e rovinare intere generazioni. Una persona saggia dovrebbe rendersi conto di avere dei limiti.</p>
<p><strong>Savona, se fosse saggio, dovrebbe dimettersi</strong>. Poi, se proprio non vuole mettersi a studiare per capire com&#8217;è cambiato il mondo (il suo mondo!) negli ultimi vent&#8217;anni, potrebbe fare come Eco, ovvero scrivere una raccolta di brevi componimenti e divertirsi.</p>
<p>Gli suggerisco anche il titolo: &#8220;<em>Come la BCE potrebbe risolvere i problemi d&#8217;Europa inviando denaro via fax</em>&#8220;.</p>
<p><small>NB: in qualità di affiliato, ottengo un guadagno dagli acquisti idonei effettuati attraverso alcuni dei link presenti in questa pagina.</small></p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/07/17/il-vecchio-di-m-ovvero-perche-savona-dovrebbe-dimettersi/">Il vecchio di m., ovvero perché Savona dovrebbe dimettersi</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">12577</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La deficienza artificiale applicata al copyright</title>
		<link>https://blog.tooby.name/2018/07/05/la-deficienza-artificiale-applicata-al-copyright/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tooby]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jul 2018 08:43:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento europeo]]></category>
		<category><![CDATA[riforma]]></category>
		<category><![CDATA[Wikipedia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.tooby.name/?p=12563</guid>

					<description><![CDATA[<p>Grazie al blocco di Wikipedia un po&#8217; di persone sono venute a sapere di una riforma europea del diritto d&#8217;autore che presenta criticità che rischiano di rompere internet come lo conosciamo oggi e di creare seri problemi alla diffusione della conoscenza e del libero pensiero. Oggi, 5 luglio, il Parlamento Europeo deciderà se procedere alla fase…</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/07/05/la-deficienza-artificiale-applicata-al-copyright/">La deficienza artificiale applicata al copyright</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Comunicato_3_luglio_2018" target="_blank" rel="noopener noreferrer">blocco di Wikipedia</a> un po&#8217; di persone sono venute a sapere di una riforma europea del diritto d&#8217;autore che presenta criticità che rischiano di rompere internet come lo conosciamo oggi e di creare seri problemi alla diffusione della conoscenza e del libero pensiero. Oggi, 5 luglio, il Parlamento Europeo deciderà se procedere alla fase successiva dei lavori, approvando in sostanza il testo scritto da chi ha tutto da guadagnarci da questa fetenzia, oppure se passare il mese di agosto a lavorare e a scrivere emendamenti in particolare per migliorare (o meglio ancora, cancellare del tutto) gli articoli 11 e 13.</p>
<p>Le leggi sul diritto d&#8217;autore sono nate per stimolare la produzione di contenuti, ma grazie a riforme come quella in esame sono andate in direzione progressivamente opposta proteggendo guadagni parassitari.</p>
<p><a href="https://changecopyright.org/it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ulteriori informazioni e indicazioni per provare a bloccare la riforma</a>.</p>
<p>E veniamo alla questione particolare del post.</p>
<p>L&#8217;articolo 13 è quello più interessante, nonché quello più ridicolo fra quelli più critici: consiste in un filtraggio a monte dei contenuti caricati dagli utenti. Oggi, se carichi su internet qualcosa di cui non sei l&#8217;autore, il tuo contenuto prima viene pubblicato e poi viene eliminato per violazione del diritto d&#8217;autore, specie dopo segnalazione dell&#8217;autore stesso (più probabilmente dei loro avvocati).</p>
<p><span id="more-12563"></span></p>
<p>Con l&#8217;approvazione della riforma, il filtraggio dovrà avvenire prima della pubblicazione, come già avviene per esempio con YouTube. Le maglie, tuttavia, sono abbastanza larghe, per cui il sistema è tutt&#8217;altro che perfetto, ma è relativamente sopportabile, perché il filtraggio è volontario e cerca di bilanciare gli interessi di tutte le parti.</p>
<p><em>(Tralasciamo il fatto che YouTube fa parte di una delle più grandi corporazioni della storia dell&#8217;umanità e che questo sistema di filtraggio può essere sviluppato solo da chi ha quantità enormi di soldi.)</em></p>
<p>Se il filtraggio diventa obbligatorio le cose cambiano. Significa che devi fare il lavoro per bene, se no sono volatili per diabetici. Significa che devi istruire dei robot a fare questo lavoro, perché è pacifico che un essere umano (un esercito di esseri umani) non può farlo.</p>
<p>Prendiamo una foto caricata su Instagram. Questa foto deve essere confrontata con milioni di altre immagini caricate su Instagram dall&#8217;inizio della sua storia e con milioni di immagini di Shutterstock e di Getty Images e di chissà quanti altri repository. Un robot ci impiegherà un&#8217;enormità di minuti, figuriamoci un essere umano. La tua importantissima foto potrà essere caricata dopo un sacco di tempo, perché prima dovrà essere confrontata con una pubblicità dei wurstel del 1978.</p>
<p>E stiamo parlando di una sola foto: Instagram ha un miliardo di utenti attivi, per capirci. Chiaro, quindi, che il filtraggio deve essere automatizzato o la tua foto potrà essere vista solo dalla prossima civiltà intelligente che popolerà questo pianeta fra qualche milione di anni.</p>
<p>Qui cominciano i problemi. Basti notare che Facebook ha problemi anche solo a buttare giù pagine del tipo &#8220;Hitler ne ha sterminati troppo pochi&#8221;: non si può chiedere ad un algoritmo di conoscere la storia del Novecento, in fondo. No? No?</p>
<p>Comunque.</p>
<p>I robot non  vedono le immagini come le vediamo noi. Il nostro cervello si è evoluto per riconoscere oggetti e animali nel giro di un battito di ciglia, perché quel battito di ciglia può essere la differenza fra la vita e un lupo che ti sbrana i testicoli.</p>
<p><em>(E comunque ci sono esseri umani che vedono una macchia sul muro e ci vedono Padre Pio. Giuro: ci hanno anche messo una teca di vetro a proteggerla e dei fiori per decorarla).</em></p>
<p>Il robot non ha mai avuto problemi simili, e abbiamo appena cominciato a proporglieli per imparare: è per questo che se mostri a un robot la foto di un Tegolino quello ti potrebbe dire &#8220;all&#8217;85% è una foto di Taylor Swift vestita da banana&#8221;.</p>
<p>E non siamo ancora arrivati alla questione più difficile, quella relativa al contesto.</p>
<p>Come ho scritto <a href="https://blog.tooby.name/2018/03/20/auto-killer-12480/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qualche mese fa</a>, sto costruendo una deficienza artificiale che mi aiuti a fare certe cose, e una delle cose più complicate che sto affrontando è insegnargli il contesto dei miei comandi.</p>
<p>Ed è normale, perché è un robot: è nato per eseguire comandi, ordini, non per intuirli in base a una logica che non è la sua.</p>
<p>Ora, il diritto d&#8217;autore ha delle eccezioni, come il diritto di critica, il diritto di citazione, il diritto di parodia. Il robot non dovrebbe solo capire se c&#8217;è un&#8217;infrazione di copyright, ma pure se quell&#8217;infrazione è lecita. E sul tema ci hanno fatto fortuna avvocati umani, perché è un casino enorme: non c&#8217;è una linea precisa che delimita dove finisce il tuo diritto d&#8217;autore e il mio diritto di critica, è una linea che viene tracciata in base al contesto.</p>
<p>Per questo motivo, spostare la discussione dal pubblico di un tribunale al privato di un server di una megacorporation è semplicemente mostruoso.</p>
<p>E le cose si fanno ancora più complicate, perché il diritto d&#8217;autore non è un monolite: ci sono contenuti rilasciati in maniera permissiva. Gli algoritmi, quindi, non solo devono trovare la (possibile) infrazione di copyright; non solo devono verificare che tale (non) infrazione ricada nei casi tutelati dalla legge; ma devono pure verificare che l&#8217;uso di quel contenuto sia compatibile con la licenza con cui quel contenuto è rilasciato: se si tratta di un uso commerciale non permesso, se non è presente un&#8217;attribuzione, se si tratta di un&#8217;opera derivata vietata.</p>
<p>Questo processo complicato non avverrà alla luce del sole, ma dentro una scatola sigillata, per cui rischiamo di non sapere se qualcuno sta abusando delle regole e sta quindi facendo del male alla collettività. Cioè a te.</p>
<p><span style="color: #000080;"><small>(Aggiunta 11:35)</small> In questo modo opaco, peraltro, si evita l&#8217;effetto Streisand, che avviene quando il tuo tentativo di sopprimere qualcosa che non ti piace finisce per amplificare quel qualcosa e ti fa fare una megafigura di palta. Se il processo avviene di nascosto, aumm aumm, è più facile farsi valere per chi ha l&#8217;avvocato più grosso.</span></p>
<p>Le deficienze artificiali attuali non sono pronte per una sfida del genere (non siamo pronti neanche noi esseri umani, a dire il vero, e ci muoviamo a tentoni in base a questo cavolo di &#8220;contesto&#8221;). Internet ha funzionato finora anche grazie al filtraggio a valle, generando sì delle mostruosità, ma anche delle meraviglie inspiegabili anche per chi le ha viste nascere.</p>
<p>Con un filtraggio preventivo, a monte, opaco per definizione, non si proteggeranno solo le royalties di quel poveraccio di Paul McCartney e di chi sta annebbiando la discussione con <a href="http://www.mantellini.it/2018/06/29/piovani-e-il-copyright/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">le solite fallacie logiche</a> amplificate dal fatto di essere un&#8217;autorità in campi completamente irrilevanti dalla discussione; non si metterà soltanto un freno alla crescita economica e al progresso (a questo Paese, per non dire all&#8217;Europa intera, serve più libertà, non meno, per esprimere il proprio enorme potenziale economico); ma verrà data un&#8217;arma in più a chi sta usando la libertà di espressione per diffondere odio e paura e rendere il mondo un posto peggiore.</p>
<p style="text-align: right; font-size: 0.6m;"><em><a title="File:Ep strasbourg 9.jpg" href="https://meta.wikimedia.org/wiki/File:Ep_strasbourg_9.jpg">Foto</a> del Parlamento Europeo in copertina<br />
scattata da William Shakespeare nel 1220.</em></p>
<p>(Ah, già, la deficienza artificiale dovrebbe anche riuscire a distinguere gli abusi e le informazioni volutamente non corrette che vengono inserite per frodare i filtri stessi).</p>
<p style="text-align: right; font-size: 0.6m;"><em>La foto è di Alfredovic, 2010, <a class="external text" href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.it" rel="nofollow">Creative Commons BY-SA</a>.</em></p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/07/05/la-deficienza-artificiale-applicata-al-copyright/">La deficienza artificiale applicata al copyright</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">12563</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Prima delusione, poi frustrazione, e poi…</title>
		<link>https://blog.tooby.name/2018/06/30/prima-delusione-poi-frustrazione-e-poi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tooby]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Jun 2018 10:08:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.tooby.name/?p=12539</guid>

					<description><![CDATA[<p>Grillini e populisti hanno sempre avuto problemi con la logica e la dialettica, e questo è probabilmente uno dei motivi del loro successo elettorale. Non avendo avuto bisogno di affrontare i fatti e la realtà, essendo all&#8217;opposizione, si sono abituati a dire qualunque cosa, anche la più stupida, respingendo ogni critica dall&#8217;alto di una superiorità…</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/06/30/prima-delusione-poi-frustrazione-e-poi/">Prima delusione, poi frustrazione, e poi&#8230;</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Grillini e populisti hanno sempre avuto problemi con la logica e la dialettica, e questo è probabilmente uno dei motivi del loro successo elettorale. Non avendo avuto bisogno di affrontare i fatti e la realtà, essendo all&#8217;opposizione, si sono abituati a dire qualunque cosa, anche la più stupida, respingendo ogni critica dall&#8217;alto di una superiorità morale ed intellettuale ancora tutta da dimostrare.</p>
<p>Adesso che sono al governo ne hanno l&#8217;occasione, ma l&#8217;inizio dell&#8217;era del populismo di governo sembra la prosecuzione della campagna elettorale, e questo rischia di essere un grosso male per tutti quanti.</p>
<p>Non mi ha stupito che, stando a quanto scritto da vari <a href="https://www.theguardian.com/world/2018/jun/29/eu-leaders-summit-migration-doubts" target="_blank" rel="noopener noreferrer">giornali</a> <a href="https://www.ft.com/content/3024d70e-7b60-11e8-bc55-50daf11b720d" target="_blank" rel="noopener noreferrer">esteri</a> (paywall), il Prestanome del Consiglio (( Non è una mia idea, ma non ricordo dove l&#8217;ho letta per prima. )) Giuseppe Conte abbia propinato ai suoi colleghi europei una fallacia logica grande quanto un continente.</p>
<p>&#8220;Io sono un professore di diritto&#8221;, avrebbe detto per convincere i suoi colleghi, facendo appello all&#8217;autorità: sé stesso, per giunta.<br />
<span id="more-12539"></span><br />
Ora, anche a voler tenere buona l&#8217;attenuante dell&#8217;inesperienza, il vertice non aveva niente di legale: era un vertice politico. Per capirci, è come quando discuti con il vicino del colore con cui ridipingere il cancello una settimana prima della riunione di condominio in cui verrà deciso il colore (quella sì che ha valore legale).</p>
<p>Non stupisce quindi che i colleghi di Conte gli abbiano risposto a modo. Primo, perché per arrivare ai vertici devi avere un ego smisurato, per cui di quei 27 leader di Paesi UE, almeno 20 pensavano di essere mille volte meglio di tutti gli altri. Secondo, perché tu sei l&#8217;ultimo arrivato, e non puoi logicamente pensare che i rappresentanti di 500 milioni di persone stessero aspettando la tua discesa dal cielo.</p>
<p><em>Il cancello rosa shocking sta benissimo. Fidatevi, sono un tergicristallo.</em></p>
<p>Per questo l&#8217;appello all&#8217;autorità (che, non riesco a capacitarmene, era sempre sé stesso) è probabilmente fra le ultime fallacie logiche che vuoi commettere in una situazione del genere.</p>
<p>Se i populisti insisteranno con le fallacie logiche siamo nei casini, e forse ne è consapevole pure quel furbone lì, che già sta dirigendo la &#8220;dialettica&#8221; politica sul suo campo (( Le fogne. )) , invece di rimanere nel pantano delle riforme economiche.</p>
<p><em>Meglio i pogrom mediatici contro i rom e i negri che continuare a promettere cose che mi faranno saltare la poltrona.</em></p>
<p>Prendersela con i deboli è facile. Riformare il sistema fiscale richiede uno sforzo sovrumano e un sacrificio in termini di consenso che ha del sanguinoso.</p>
<p>Sarà un argomento da riprendere semmai i populisti dovessero diventare partito di maggioranza assoluta o quasi.</p>
<p>Le grandi riforme, infatti, richiedono sempre una transizione, un periodo che le forze che hanno fatto campagna elettorale in questo Paese hanno costantemente dimenticato. Hanno promesso un futuro migliore e subito, ma si sono dimenticati di dire che la scorciatoia verso la terra promessa passa sempre attraverso un enorme deserto.</p>
<p><em>E io non voglio che i miei elettori muoiano durante la traversata, perché se no il capo della terra promessa sarà qualcun altro. Sono un mostro coprofago, io, mica un cretino.</em></p>
<p>E quindi a un certo punto arriverà la delusione, perché il futuro promesso non sembra arrivare. Poi arriverà la frustrazione, perché la realtà non si lascia piegare. E ci saranno mulini a vento da sconfiggere, miliardari ungheresi da bandire, eserciti di pecore da sbaragliare e speculatori alieni contro di noi a tramare.</p>
<p>A furia di alzare le aspettative, alla fine non resterà che il salto nel vuoto, perché sono trent&#8217;anni che prendiamo scorciatoie per allungare la nostra agonia. La pacchia è finita da un pezzo, ma loro continuano a ballare prendendo a prestito linfa vitale dal futuro.</p>
<p>Ci diranno che la terra promessa è in fondo a quel buco nel sabbia e ci convinceranno a saltare per raggiungerla. Non sarà così ovviamente, ma salteremo lo stesso. E quando riemergeremo state sicuri che li ritroveremo lì, gli stessi populisti oppure diversi, ad aspettarci e a dirci che il deserto in cui ci hanno portati è la terra promessa.</p>
<p>E noi saremo ancora più disperati e propensi a credere a tutte le loro fallacie logiche.</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/06/30/prima-delusione-poi-frustrazione-e-poi/">Prima delusione, poi frustrazione, e poi&#8230;</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">12539</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Zuckerberg conferma: sei un idiota, stacci (su Facebook)</title>
		<link>https://blog.tooby.name/2018/04/03/zuckerberg-facebook-12503/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tooby]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2018 10:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Zuckerberg]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.tooby.name/?p=12503</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel post precedente dicevo che Facebook sta tentando (a parole) di fare due cose incompatibili tra loro: migliorare il mondo mettendo in connessione le persone (fisiche e giuridiche) e fare un sacco di soldi. In un&#8217;intervista a Vox Mark Zuckerberg dice un paio di cose meravigliose, che confermano l&#8217;idea che il capo di Facebook consideri…</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/04/03/zuckerberg-facebook-12503/">Zuckerberg conferma: sei un idiota, stacci (su Facebook)</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel post precedente dicevo che Facebook <a href="http://blog.tooby.name/2018/03/22/facebook-cambridge-analytica-12489/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sta tentando (a parole) di fare due cose incompatibili tra loro</a>: migliorare il mondo mettendo in connessione le persone (fisiche e giuridiche) e fare un sacco di soldi.</p>
<p><a href="https://www.vox.com/technology/2018/4/2/17183708/mark-zuckerberg-facebook-tim-cook-apple" target="_blank" rel="noopener noreferrer">In un&#8217;intervista a Vox</a> Mark Zuckerberg dice un paio di cose meravigliose, che confermano l&#8217;idea che il capo di Facebook consideri gran parte del resto dell&#8217;umanità un branco di idioti (parole sue, <a href="http://www.businessinsider.com/well-these-new-zuckerberg-ims-wont-help-facebooks-privacy-problems-2010-5?IR=T" target="_blank" rel="noopener noreferrer">come sappiamo</a>).</p>
<p>La prima è una candida ammissione del fatto che Facebook non funziona, e che serviranno anni prima di risolvere tutte i problemi del social network.</p>
<p>Ma allora perché dovremmo usare un servizio che non funziona, per sua stessa ammissione?</p>
<p>Perché Zuckerberg sa che non c&#8217;è alternativa: su quell&#8217;altro social network semisconosciuto non ci sono le foto in bikini delle amiche di tua moglie, capish?</p>
<p>L&#8217;altra cosa meravigliosa è un capolavoro di perversione che sottolinea la genialità malvagia di Zuckerberg nella sua semplicità.</p>
<p><span id="more-12503"></span></p>
<p>In sintesi, &#8220;ci servono i dati pubblicitari perché solo così possiamo raggiungere l&#8217;obiettivo di connettere miliardi di persone. Se facessimo pagare il servizio, non riusciremmo a connettere il mondo, perché ci sarebbero un sacco di poveri che non avrebbero voce su Facebook&#8221;.</p>
<p>Applausi sinceri, davvero.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di Facebook è fare soldi. Se l&#8217;obiettivo fosse il bene dell&#8217;umanità, Facebook potrebbe campare di donazioni. Ha tutti i dati che servono per guadagnare quanto basta, e molto di più, senza doverli rivendere, perdendone il controllo.</p>
<p>Invece no. Facebook deve fargli guadagnare montagne di quattrini. La beneficenza poi la farà lui (da morto). Per questo Zuckerberg dice che la pubblicità serve a pagare i server di Facebook: cosa dovrebbe dire, che Facebook gli serve per comprare un&#8217;isola alle Hawaii?</p>
<p>Avete presente le &#8220;pubblicità&#8221; di Wikipedia a tutto schermo con il faccione di Jimbo Wales? Ecco, Zuckerberg aspira ad essere visto come il Jimbo Wales del club dei miliardari: uno che fa il bene dell&#8217;umanità, ma che non si abbassa a chiedere l&#8217;elemosina.</p>
<p>Non vuole certo essere visto come il geniale squalo str**** che è.</p>
<p>C&#8217;è un modo per capire da che lato pende la bilancia, se vince la volontà di connettere il mondo o quella di fare montagne di soldi. Questo modo è il newsfeed.</p>
<h6>La grana vince sul &#8220;bene dell&#8217;umanità&#8221;&#8230;</h6>
<p>Se i post sulla home page di Facebook sono in ordine cronologico, Facebook favorisce in maniera (quasi) neutrale le interazioni sul social network. Se i post vengono mostrati in base ad un algoritmo ignoto, Facebook agisce pro domo sua, dando priorità ai post a pagamento e a quelli con maggiore engagement (che quindi aumentano il tempo che una persona trascorre sui social network, permettendo maggiore precisione nella raccolta dei dati).</p>
<p>Com&#8217;è noto Facebook (( Come altri social, tipo Twitter, che da quando ha tolto di mezzo il newsfeed in ordine cronologico è diventato molto meno utile. )) ha scelto il newsfeed algoritmico, spiegando, come al solito, che è per il nostro bene, per farci vedere cose a cui siamo interessati.</p>
<p>Cazzate, ovviamente.</p>
<p>I post a pagamento premiano chi ha più soldi, per cui va bene connettere due miliardi di povery, ma se hai soldi da darmi, che vadano al diavolo gli straccioni!</p>
<p>I post con maggiore engagement, invece, sono quelli che attirano più interazioni, più commenti. Almeno la metà delle volte, ciò significa che l&#8217;amico di qualche amico ha detto qualche grande scemenza e il mio amico gli sta facendo notare che è una grande scemenza, sperando inutilmente di convincerlo.</p>
<p>Il risultato? Magari il mio amico ha postato su Facebook qualche bell&#8217;articolo che io potrei essere interessato a leggere, ma Facebook non me lo fa vedere perché 1) è su una piattaforma esterna, 2) il mio amico non paga per farlo vedere e 3) l&#8217;algoritmo di Facebook è convinto che io stia tutto il giorno dietro uno schermo coi popcorn in mano a godermi i flame altrui (( Purtroppo, temo che nella maggior parte dei casi, le persone lo facciano davvero, e Zuckerberg lo sa. )) .</p>
<p>Molto utile, questo newsfeed algoritmico.</p>
<p>Quindi, Zuckerberg continua a cercare di rendere presentabile un mostro inutile, ben sapendo (grazie ai dati raccolti da Facebook) che la gente è credulona; che, a meno di utilizzare alcuni strumenti, Facebook ci inseguirà anche fuori dai social network; e che comunque non c&#8217;è alternativa a Facebook.</p>
<p>Statece.</p>
<h6>&#8230;e questo non vale solo per Facebook. Però&#8230;</h6>
<p>&#8220;E Google, allora?&#8221;</p>
<p>Il discorso è lo stesso, ma con una differenza: Google, a mio avviso, restituisce qualcosa. Per esempio, (oltre al suo scopo) io trovo inutili le API di Facebook, perché mi sembra che siano costruite con l&#8217;unico fine di interagire coi social network di FB. Ça van sans dire, sono API che portano i dati tornano all&#8217;ovile di Zuck: i tuoi clienti diventano miei clienti, i tuoi soldi diventano in gran parte i miei soldi.</p>
<p>Con le API di Google, al contrario, io posso interagire con i miei dati, con quelli del resto del mondo e con il mondo reale. È un mostro, ma meno inutile.</p>
<p>Insomma, entrambe le aziende (come molte altre) fanno soldi raccogliendo e scambiando i nostri dati per soldi. Per questa ragione la navigazione su internet dovrebbe essere fatta in maniera consapevole, in ogni caso.</p>
<p>Ma mentre Google prospera soprattutto sui dati stessi, Facebook prospera sull&#8217;assunto che una metà abbondante dell&#8217;umanità è idiota e l&#8217;altra metà scarsa vuole &#8220;redimere&#8221; l&#8217;altra metà.</p>
<p>Inutilmente, perché la discussione su Facebook è strutturata per soffiare sul carbone ardente, e quindi per alimentare la polarizzazione.</p>
<p>Se ti metti a discutere con un cretino, alla fine la gente non noterà la differenza fra te e lui.</p>
<p>Tuttavia a Facebook conviene alimentare questa idiozia, il che, in ultima analisi, rende il mondo un posto peggiore. I cretini abbassano la discussione al loro livello e vincono grazie all&#8217;esperienza.</p>
<p>Mi piacerebbe che l&#8217;umanità, a un certo punto, riesca a provare che Zuckerberg si sbaglia.</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/04/03/zuckerberg-facebook-12503/">Zuckerberg conferma: sei un idiota, stacci (su Facebook)</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">12503</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Facebook, Cambridge Analytica e le anatre</title>
		<link>https://blog.tooby.name/2018/03/22/facebook-cambridge-analytica-12489/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tooby]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2018 11:58:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[cambridge analytica]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.tooby.name/?p=12489</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella programmazione informatica c&#8217;è uno stile che si chiama duck-typing, un concetto che si rifà a questa idea: se cammina come un&#8217;anatra, nuota come un&#8217;anatra e starnazza come un&#8217;anatra, molto probabilmente è un&#8217;anatra. In programmazione questo significa che tu scrivi il tuo programma per computer senza preoccuparti in anticipo degli errori: se il programma fa…</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/03/22/facebook-cambridge-analytica-12489/">Facebook, Cambridge Analytica e le anatre</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella programmazione informatica c&#8217;è uno stile che si chiama duck-typing, un concetto che si rifà a questa idea:</p>
<blockquote><p>se cammina come un&#8217;anatra, nuota come un&#8217;anatra e starnazza come un&#8217;anatra, molto probabilmente è un&#8217;anatra.</p></blockquote>
<p>In programmazione questo significa che tu scrivi il tuo programma per computer senza preoccuparti in anticipo degli errori: se il programma fa quello che ti aspetti che faccia, bene; se tira fuori un errore, tu gestisci quell&#8217;errore; e il ciclo ricomincia.</p>
<p>In Facebook (abbreviato in FB quando mi riferirò all&#8217;azienda) la cultura aziendale è fondata sul duck-typing: tutti i problemi, anche quelli etici, vengono trattati come bug e risolti man mano che vengono notati. Però finché la barca va (e i soldi entrano in cassa) lasciala andare.</p>
<p>Le conseguenze di questo modo di fare, però, sono&#8230; spiacevoli&#8230;</p>
<p><span id="more-12489"></span></p>
<p>Qualche esempio: qualche mese o anno fa dei giornalisti notarono che fra le categorie pubblicitarie c&#8217;erano &#8220;come bruciare i neri&#8221; e &#8220;gente che odia gli ebrei&#8221; (( Non ricordo le esatte categorie, ma il senso è quello. )) . I giornalisti provarono ad acquistare delle pubblicità da far vedere a persone interessate a questi &#8220;particolari passatempi&#8221;, e ci riuscirono.</p>
<p>FB (credo per bocca del COO Sheryl Sandberg) si scusò, dicendo che non avevano pensato che la gente avrebbe usato il loro network pubblicitario in quel modo.</p>
<p>Quanta fiducia nella gente! La stessa gente che beve candeggina per una scommessa virale lanciata su Whatsapp.</p>
<p>Fatto sta che da una cinquantina d&#8217;anni è illegale fare pubblicità targettizzata basata sull&#8217;etnia e sul colore della pelle. Ma quelli di FB non ci avevano pensato.</p>
<p>Poi ci sono le &#8220;gaffe&#8221;: una volta Facebook ti faceva vedere cose tipo &#8220;Ecco com&#8217;è stato il tuo 2015!&#8221; o &#8220;Ecco cosa hai fatto un anno fa!&#8221;. E puntualmente apparivano foto di nonni morti, genitori morti, figli morti, animali domestici morti corredati di palloncini e coriandoli.</p>
<p>Non ci avevano pensato, dissero: non avevano pensato che gli esseri viventi muoiono.</p>
<p>E poi ovviamente c&#8217;è la storia delle elezioni (USA, ma non solo), che sta ancora andando avanti e si è arricchita della deliziosa storia di Cambridge Analytica.</p>
<p>Che stavolta la cosa sia grossa è segnalata dal fatto che è Zuckerberg a essere tirato in ballo e che lui abbia aspettato un po&#8217; prima di emanare un comunicato scritto da mezza legione di avvocati. E a dire sempre la stessa cosa: non ci avevamo pensato, rimedieremo.</p>
<p>Non avevano pensato che forse c&#8217;erano organizzazioni con le tasche piene di grana disposte a tutto pur di prendere il controllo della scrivania più potente del mondo, organizzazioni che forse avrebbero usato le fake news e la granulare conoscenza degli utenti fornita da Facebook a proprio vantaggio.</p>
<p>In fondo è mai successo nella storia dell&#8217;umanità che qualcuno abbia imbrogliato, picchiato, ucciso e fatto altre cose brutte per ottenere soldi e potere? Come avrebbero potuto anticipare un simile comportamento, quelli di FB?</p>
<p>Il punto è che Facebook nasce in base all&#8217;idea che <a href="http://www.businessinsider.com/well-these-new-zuckerberg-ims-wont-help-facebooks-privacy-problems-2010-5?IR=T" target="_blank" rel="noopener noreferrer">gli esseri umani sono degli idioti</a> a causa dell&#8217;ignoranza. Non è una colpa: siamo programmati a essere così dall&#8217;evoluzione. Siamo geneticamente programmati a mettere sulla bilancia costi e benefici di qualcosa in maniera superficiale, ma immediata: cosa sarebbe successo se l&#8217;essere umano preistorico, vedendo un animale feroce avvicinarsi minacciosamente, si fosse messo a pensare per 15-20 minuti se è meglio arrampicarsi sull&#8217;albero a destra o sull&#8217;albero a sinistra?</p>
<p>Zuckerberg aveva capito che la gente non sta lì a pensare che i propri dati personali sono una miniera d&#8217;oro: la gente vuole giocare a Farmville, vuole stalkerare la ex del liceo nella speranza che scriva sul suo profilo &#8220;Il mio matrimonio è stato un disastro&#8221;, vuole vedere i video di gente che prende pallonate nei genitali.</p>
<p>Tu gli permetti di farlo sulla tua piattaforma in cambio dei dati personali, e l&#8217;umano te li dà, perché nell&#8217;immediato i benefici sono maggiori dei costi (cioè zero: Facebook e gli altri social network non ti richiedono sforzi particolari, non ti chiedono di compilare questionari in cui devi dire che &#8220;ti piace bruciare i neri&#8221;, lo capisce in automatico, seguendoti in silenzio).</p>
<p>I costi diventano importanti nel lungo periodo, specie quando parliamo di aziende per le quali i problemi etici sono un bug da risolvere quando si manifesteranno i problemi. Peccato che quando i problemi si manifesteranno il danno sarà stato fatto.</p>
<p>Arriva un&#8217;epidemia di morbillo perché chi dice che i vaccini sono un complotto dei rettiliani sta sullo stesso piano di chi ha passato la vita a sradicare questa malattia; invece di discutere su come arginare gli effetti del cambiamento climatico dobbiamo discutere con una minoranza di persone che ne nega l&#8217;esistenza; ci dobbiamo sorbire la str****** che sono gli uomini a uccidere e non le armi, quando l&#8217;evidenza ci dice che se ci sono poche armi in giro ci sono anche poche stragi di bambini e studenti.</p>
<p>Grazie a quei dati che abbiamo regalato per poter insultare il vicino di casa su Facebook e che FB ha gestito in maniera &#8220;approssimativa&#8221;, per essere buoni, gente che vuole soldi e potere sta facendo le meglio porcherie.</p>
<p>A Zuckerberg questo importa? Oddio, no. La gente vuole continuare a vedere le foto delle amiche di tua figlia in bikini a Ibiza, al massimo si sposteranno su altri social network (per esempio Instagram, che sempre di FB è). Per cui in qualche modo la gente continuerà a seminare i propri dati in giro, e lui sarà lì a raccoglierli.</p>
<p>Il problema per FB non è tanto la gente comune, quanto la massa organizzata di gente più o meno comune, perché possono influenzare i politici, i giornali, le aziende. Per questo Zuckerberg gioca d&#8217;anticipo, dicendo che è bene che la pubblicità su internet sia regolata: in questo modo lui può sedersi al tavolo dove quelle regole verranno scritte.</p>
<p>Ma cambierà la cultura aziendale su cui si basa FB? Mi permetto di dubitarne: gestire i dati di due miliardi di persone richiede per forza che gran parte del lavoro sia delegato ai robot, che non sono in grado di fare scelte eticamente corrette.</p>
<p>Perché FB funzioni correttamente servirebbero migliaia di esseri umani che valutino uno per uno almeno i dati segnalati come inappropriati dagli utenti, che ci siano gruppi di una decina di revisori che in un tempo consono decidano che il post sui vaccini che causano le tempeste solari dovrebbe sparire e chi l&#8217;ha scritto e propagato sia avvisato, avvertito e magari buttato fuori; che la pagina &#8220;Come cucinare l&#8217;ebreo al forno&#8221; è quantomeno&#8230; sospetta, e che forse le forze dell&#8217;ordine o almeno quelle sanitarie dovrebbero essere avvisate.</p>
<p>E poi questi revisori dovrebbero essere disposti ad essere accusati di faziosità e magari licenziati, perché quella pagina o quell&#8217;articolo sono stati diffusi e condivisi da quel politico di estrema destra o da un presidente degli Stati Uniti con il tatto, la pazienza e la soglia di attenzione di un neonato, e non si fa, c&#8217;è la libertà di espressione, e se si esprime un tizio che ha potere non può essere censurato.</p>
<p>Per fare tutto questo bailamme FB dovrebbe bruciare un gazillione di dollari, e Zuckerberg dovrebbe comunque rispondere delle sue decisioni agli azionisti.</p>
<p>Quindi in ogni caso ci sarà gente che gli romperà le scatole, ma in questo secondo scenario ci saranno svariati miliardi di dollari in meno a consolarlo. Non c&#8217;è dubbio che Zuckerberg sceglierà lo status quo. È umano anche lui.</p>
<p>Zuckerberg sta cercando di tenere la sua azienda in bilico tra due estremi poco conciliabili: rendere il mondo un posto migliore o guadagnare un sacco di soldi. Il modello di business di Facebook non permette mezze misure.</p>
<p>Quindi o Zuckerberg rovescia la sua azienda come un calzino, scontentando comunque qualcuno, oppure non cambierà niente, se non quanto basta per correggere il bug e rattoppare la situazione fino al prossimo scandalo.</p>
<p>E che possiamo fare noi? Smettere di usarlo è fuori discussione per la maggior parte della gente, perché Facebook è ormai internet per la maggior parte della gente.</p>
<p>E comunque non basterebbe, perché Facebook (e non solo Facebook) ti segue e ti profila anche fuori da facebookpuntocom (( Anche su questo sito, anche se non ho ancora capito perché. Indagherò. )). Dovresti navigare in incognito e quanto meno usare dei programmi che bloccano i tracker pubblicitari, e scendere a compromessi.</p>
<p>Dovresti svuotare il tuo news feed su Facebook in modo che non mostri nulla, chiedendo a Facebook di non mostrarti gli aggiornamenti dei tuoi 739 amici, uno per uno, e delle 1426 pagine a cui sei iscritto, una per una, e dovresti andare a leggere gli aggiornamenti delle tue pagine preferite, una ad una. Sarà molto più utile rispetto a prima, ma anche più faticoso. Prima era Facebook a scegliere per te cosa avresti letto.</p>
<p>(O meglio, sceglieva cosa avresti letto in base all&#8217;organizzazione che avrebbe pagato di più per farsi leggere da te.)</p>
<p>Dovresti usare i feed RSS per leggere le notizie, ma dovresti poi starci dietro. Oppure dovresti fare lo sforzo di aprire ogni giorno la home page dei tuoi siti preferiti per vedere se ci sono novità. Oppure dovresti scriverti un programma che lo fa al posto tuo.</p>
<p>Ma significa andare contro natura, significa fare un&#8217;analisi costi-benefici di lungo periodo in cui i costi sono più fatica per me (( Quando avrò lo sbatti (vedi nota precedente)) e i benefici sono nessuno nel breve periodo, e solo possibili nel lungo periodo.</p>
<p>Non succederà.</p>
<p>La speranza è nella massa organizzata di persone che si sta stancando di Facebook e delle conseguenze del far west e della corsa all&#8217;oro, e nella possibilità che qualcuno si stia accorgendo che i social network evolveranno, e non spariranno, e che un cambiamento positivo è possibile solo su fortissima pressione esterna, perché Zuckerberg e colleghi non hanno alcun incentivo a cambiare le cose, e anzi, hanno miliardi di dollari di motivi per mantenere lo status quo.</p>
<p>Insomma, auguri.</p>
<p>The post <a href="https://blog.tooby.name/2018/03/22/facebook-cambridge-analytica-12489/">Facebook, Cambridge Analytica e le anatre</a> appeared first on <a href="https://blog.tooby.name">Tooby</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">12489</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>