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	<title>LSDmagazine</title>
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	<description>Il vostro pezzo mancante. Cultura, Stile, Vita, Attualità, Relax e non solo.</description>
	<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 05:00:26 +0000</pubDate>
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		<title>Christopher Sims, il fotografo della City si racconta ad LSDmagazine</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 05:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Iudice</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La carriera di Christopher Sims, Fotografo di moda,  e’ iniziata presso la City of Westminster College di Londra, dove, frequentando un corso di 4 anni in fotografia ha coltivato il suo talento  creativo. E’ seguito un anno di collaborazione con il pittore Andre Chris Durand, importante per la sua formazione artistica: la forma umana come importante soggetto. Le torsioni muscolari, le posture e la struttura rappresentata dal periodo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/chris_ok.jpg" alt="Christopher Sims" align="left" />La carriera di <strong>Christopher Sims</strong>, Fotografo di moda,  e’ iniziata presso la <em>City of Westminster College di Londra</em>, dove, frequentando un corso di 4 anni in fotografia ha coltivato il suo talento  creativo. E’ seguito un anno di collaborazione con il pittore <em>Andre Chris Durand</em>, importante per la sua formazione artistica: la forma umana come importante soggetto. Le torsioni muscolari, le posture e la struttura rappresentata dal periodo rinascimentale sono rivisitate da Chris Sims con creatività contemporanea percettibile in tutti i suoi lavori.</p>
<p>La fotografia ha portato Christopher Sims in tutto il mondo - Stati Uniti, Sud-Est asiatico e in Europa. Nel corso degli ultimi 12 anni ha collaborato con altri artisti per la produzione di spettacoli e mostre personali.<br />
Ha contribuito come Direttore Artistico e di Moda per diverse riviste, come Clash, Fashion Magazine on Line, oltre ad aver lavorato per la rivista PIMP come Direttore della fotografia. Christopher Sims e’ membro dell’<em>Accademia Apulia UK</em>.</p>
<p><strong>Riesce a ricordare la prima foto che le ha fatto pensare &#8220;WOW&#8230;Potrei fare questo lavoro per vivere?&#8221;</strong></p>
<p>Mi piacciono tutte le foto che faccio, e una volta che le scatto, e che lavoro con loro, sono pronto a passare al prossimo progetto.</p>
<p><strong>Che tipo di attrezzatura utilizza ora, e cosa utilizzava quando ha iniziato la sua carriera?</strong></p>
<p>L&#8217;attrezzatura che uso ora è una fotocamera digitale Hasselblad, ma quando ho iniziato usavo una macchina con rollino, sempre Hasselblad. Oggigiorno, uso l’analogico per lavori artistici, mentre il digitale lo uso per tutti gli scatti di moda e quelli commerciali - questo è ciò che l&#8217;industria vuole.</p>
<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/pimp_ok.jpg" alt="Christopher Sims" /><strong><br />
Quale ritiene sia la cosa più difficile in un servizio fotografico?</strong></p>
<p>Come ho già detto, i servizi fotografici non presentano, per me, delle grandi sfide. In generale, non c&#8217;è molto che possa andare male in un servizio, una volta che il modello e la location sono stati definiti. Ciò che rende un servizio fotografico davvero unico e bello è una buona produzione.</p>
<p><strong>Quanto è importante avere un buon sito web per la sua professione?</strong></p>
<p>E&#8217; essenziale.</p>
<p><strong>Ognuno di noi ha qualcuno o qualcosa a cui ispirarsi. C&#8217;è un fotografo passato / presente che ammira?</strong></p>
<p>Helmut Newton è stata la mia prima ispirazione come fotografo - ho sempre ammirato il suo talento artistico. Le sue donne sono belle, pericolose e forti - quasi come se provenissero da un altro pianeta.<br />
Apprezzo anche il periodo rinascimentale - adoro la forma umana, soprattutto il modo in cui viene raffigurata nei ricchi dipinti e nelle sculture rinascimentali. Questo periodo ha avuto un&#8217;influenza enorme sulla mia percezione sia come fotografo che come artista.</p>
<p><strong>C&#8217;è qualcosa che avrebbe voluto fare in modo diverso durante la sua carriera fotografica?</strong></p>
<p>Non c&#8217;è assolutamente nulla che avrei fatto diversamente - sono il prodotto di tutto ciò che e’ alle mie spalle – cose positive e negative, ogni difficoltà ha contribuito a trasformarmi nel professionista che sono oggi.</p>
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		<title>Un “Aliante” in volo tra peace and love con armonie west coast</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 00:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Santoro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Primi anni ’70. Il movimento “flower power” celebra i suoi ideali non-violenti e l’arte si rinnova a colpi di rivoluzione culturale. La musica ne è parte trainante ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/aliante1.jpg" alt="Aliante" align="left" /><font face="Times New Roman">Primi anni ’70. Il movimento “flower power” celebra i suoi ideali non-violenti e l’arte si rinnova a colpi di rivoluzione culturale. La musica ne è parte trainante e si trasforma da mero intrattenimento a ragion d’essere di una generazione. <em>Crosby Stills Nash &amp; Young, Joni Mitchell </em>e <em>James Taylor</em>, non sono solo musicisti universalmente apprezzati, ma profeti acclamati da milioni di giovani nel mondo. Anche in Italia giungono echi del nuovo corso e proliferano gruppi di amici accomunati dalla stessa voglia di suonare insieme. Sulla scia di queste pulsioni, a Milano, prende forma la band <strong>Come le foglie</strong> di <strong>Giancarlo Galli</strong> (voce, chitarre), <strong>Attilio Zanchi</strong> (voce, contrabbasso, basso elettrico) e <strong>Claudio Lugli</strong> (voce, chitarre). </font><font face="Times New Roman">La peculiarità di questa band è che, nonostante vari demo incisi, le attenzioni della critica, il numeroso seguito (soprattutto nell’area milanese) e i live, non viene mai pubblicato nulla. A rimanere inciso, ma nella memoria, è solo il ricordo di chi ha assistito a quei concerti.<br />
Armonie west coast, toni folk e canto italiano spezzano il tiro di un rock che i Come le foglie portano in giro per il nord Italia (opener per Franco Battiato, Curved Air, Osanna, PFM e Banco) e addirittura in Inghilterra (con i Magna Carta).</font><font face="Times New Roman">A metà degli anni ’70 la band cessa la sua attività e fa perdere le tracce anche se due componenti continuano a fare musica: Zanchi nell’ambito jazz e Galli come arrangiatore e turnista per <em>Massimo Priviero</em>. Coincidenze li riavvicinano ben trent’anni dopo lo scioglimento e li riportano a suonare insieme. L’affiatamento è ancora quello di una volta e la voglia di riproporre la musica di quel fortunato periodo sempre più pressante. Brani rimessi a nuovo, melodie e liriche scritte ai tempi plasmano <strong>Aliante</strong>, opera prima dei Come le foglie.</font><font face="Times New Roman">Il disco, dai due volti, affianca al materiale inedito (<strong>Ali</strong>) un’antologia di brani e suoni storici degli anni &#8216;70 (<strong>Ante</strong>), in cui spiccano il pregevole omaggio a <em>Neil Young</em>, nume tutelare evocato con la cover di <strong>Birds</strong>, la jazzata <strong>L’aliante</strong> e la riflessiva <strong>Gloria e il pilota</strong>.<br />
L’innegabile stoffa dei tre musicisti non elude il pensiero che questa sia solo un’operazione nostalgica, ma la cura e la passione profusa nel progetto non fanno gridare allo scandalo. Del resto, che male c’è a nel rievocare l’epoca tutta &#8220;peace and love&#8221;?  </font></p>
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		<title>Rita Rivera, tra recitazione ed organizzazioni di eventi internazionali</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 05:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Iudice</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
L’arte è sempre stata predominante nella vita di Rita Riviera. Dopo aver studiato musica fin dalla tenera età, Rita, che attualmente risiede a Buenos Aires, in Argentina, ha sempre sentito una certa affinità artistica con la sua esistenza. Da adolescente, ha studiato danza moderna e classica alla Escuela Nacional de Danza e recitazione alla Escuela Nacional de Arte Dramático a Buenos Aires.
Ha svolto una carriera molto appagante come ballerina e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="rita rivera" src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/rivera3.jpg" /><br />
L’arte è sempre stata predominante nella vita di <strong>Rita Riviera</strong>. Dopo aver studiato musica fin dalla tenera età, Rita, che attualmente risiede a Buenos Aires, in Argentina, ha sempre sentito una certa affinità artistica con la sua esistenza. Da adolescente, ha studiato danza moderna e classica alla<em> Escuela Nacional de Danza</em> e recitazione alla Escuela Nacional de Arte Dramático a Buenos Aires.<br />
Ha svolto una carriera molto appagante come ballerina e attrice. Ha studiato e recitato con <strong>Ricardo Passano</strong>, uno degli attori più amati in Argentina, condividendo con lui un ruolo da protagonista in &#8220;<em>Alma de Garrick</em>&#8220;. Ha proseguito gli studi con diversi professionisti di fama internazionale tra i quali, Joy Morris, Madame Sirouyan e Nick Navarro.</p>
<p>In seguito, ha iniziato la sua carriera come coreografa dello spettacolo &#8220;<strong>La Tiendita del Horror</strong>&#8221; – basato sulla celebre commedia &#8220;Little Shop of Horrors&#8221; di Ashman e Menken - nominato per diversi premi. Ha continuato a coltivare la sua passione come direttore artistico e produttore esecutivo di numerosi spettacoli teatrali, così come di eventi promozionali per il lancio dei prodotti di numerose multinazionali, tra le quali<em> L&#8217;Oréal Professionnel.</em></p>
<p>Inutile dire che Rita Riviera ha un’elevata competenza nel settore dell’alta moda e del  <strong>haute coiffeur</strong>. Il suo marchio ha uno squisito senso estetico e una spiccata creatività innovativa, per le quali sono famose le sue campagne di marketing. Il suo lavoro è conosciuto in Francia, Corea, Italia, Messico e Brasile.<br />
Attualmente Rita Riviera dirige la <strong>RR Producciones</strong>, la società attraverso la quale continua a condividere la sua passione con il pubblico e le imprese.<br />
Rita ha una passione anche per il giornalismo. Ex allieva della <em>Escuela de Periodistas del Círculo de la Prensa</em> di Buenos Aires ha recentemente lanciato il suo nuovo giornale il “<strong>Mundo Madero Magazine</strong>”. Rita Riviera e’ membro dell’Accademia Apulia UK.</p>
<p><strong>Cosa l’ha spinta a diventare un Direttore Artistico? Qual e’ l’aspetto più interessante del suo lavoro?</strong></p>
<p>E’ stata la mia passione per l’arte, in tutte le sue forme, che mi ha motivata a diventare una Direttrice Artistica. Quando organizzo un evento o promuovo alcuni marchi, per riuscire ad ottenere dei buoni risultati, associoi nuovi lavori con l’esperienza lavorativa pregressa.</p>
<p>La mia decisione di avviare una società ha avuto inizio quando il Fashion Designer, <em>Paco Rabanne</em>, e l’hairstylist, Alexandre de Paris, e il Direttore,<em> Jean Luc Minetti</em>, sono venuti in Argentina. Ho avuto il piacere di lavorare con loro ad uno spettacolo tenutosi alla Opera House di Buenos Aires. Lo spettacolo includeva alcuni dei migliori Fashion Designer dell’America Latina che ha reso sicuramente l’atmosfera più accattivante: la combinazione di così tanti professionisti riconosciuti a livello internazionale ha reso lo spettacolo mozzafiato; questo e’ ciò che vende più di ogni altra cosa.</p>
<p>In sintesi: un evento di successo dipende dall&#8217;interazione tra un buon programma, la buona conoscenza del prodotto tenendo conto dell’equazione cliente/tipo di prodotto; tutto questo deve essere sommato ad una potente grafica. Il legame con il pubblico deve suscitare in questo l’entusiasmo e la curiosità verso ciò che viene commercializzato.<br />
Il trasporto e la “chimica creativa” verso qualsiasi pubblico, tenendo in considerazione sia i fattori tecnici che artistici, e’ ciò che considero l’aspetto più interessante e appagante del mio lavoro.</p>
<p><img align="right" alt="rita rivera" src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/rivera.jpg" /><strong>E’ responsabile dell’organizzazione di grandi eventi, dalla scelta della location, alla scelta della musica, alla selezione scenografica e decorativa. In che modo questi elementi si combinano affinché ogni spettacolo abbia successo?</strong></p>
<p>La scelta della location dello spettacolo viene fatta in accordo con il cliente. Questo e’ il primo aspetto da tenere in considerazione, tenendo presente il tema del progetto, il pubblico al quale si rivolge e il prodotto che viene commercializzato. Tutti questi aspetti si devono tradurre nel prodotto finale, ossia lo spettacolo. Il mio lavoro, come direttore artistico, e’ prevalentemente spinto dall’idea principale o dal tema portante della manifestazione. Il tema e’ dettato dal prodotto e dalla filosofia societaria, ed e’ per questo che e’ indispensabile cogliere appieno le istruzioni del cliente.<br />
Ciò che avviene sul palco - artisti, modelli, video, musica, ecc - dipende in larga misura da quello che succede dietro le quinte: se qualcosa va storto nel back-stage, si rifletterà inevitabilmente sul palco. Pertanto, è fondamentale che tutti gli aspetti del back-stage e del palco siano accuratamente studiati per offrire uno spettacolo di successo.</p>
<p><strong>Come viene pianificato uno spettacolo in base ad un prodotto specifico?</strong></p>
<p>Un prodotto o una marca possono essere promossi utilizzando i diversi tipi di eventi: lanci, tour promozionali, seminari, iniziative di arte, mega-eventi, ecc. Una volta che l&#8217;azienda decide il metodo più consono al prodotto si procede alla sua pianificazione.<br />
Il primo passo è conoscere gli obiettivi del cliente, non solo in merito al prodotto / brand e alle sue caratteristiche, ma anche in relazione all’evento stesso. Una volta che le aspettative del cliente e del prodotto, e le informazioni sul brand sono state ben stabilite, si può iniziare a pianificare il lavoro: si fissa un’idea, un tema scenografico e i requisiti atmosferici, tra i quali gli artisti e i tecnici.<br />
I colori, la musica, i video, gli sfondi e le strutture che caratterizzano il prodotto o la marca che viene promossa, che a sua volta definisce la campagna promozionale, la pubblicità, e, naturalmente, lo stesso spettacolo.<br />
Lei ha realizzato molti eventi promozionali per marchi conosciuti a livello internazionale come L’Oréal o Puma. Può dirci di più di questi lavori?<br />
Ogni evento promozionale che ho fatto con loro è stato incentrato sulla loro immagine istituzionale e sulla filosofia aziendale, nonché sulle loro strategie promozionali.<br />
Gli eventi realizzati con L&#8217;Oréal Professionnel e i suoi differenti brand sono stati destinati alla promozione annuale delle loro nuove collezioni per quanto riguarda sia le nuove tendenze della moda capelli relative a colore, taglio e stile, che rispetto  all’abbigliamento e al make-up. Il numero di persone che prendono parte alle loro manifestazioni varia tra le 1.500 e le 4.000 persone e si svolgono in luoghi di prestigio culturale. Per esempio, gli eventi Puma, sono incentrati sulle celebrità dello sport, e richiedono una coreografia specifica basata sullo sport.<br />
Lavorare per clienti importanti, ha accresciuto la mia persona sia a livello personale che professionale. Questi clienti hanno fiducia nel mio lavoro il che’ permette di fluire la mia creatività, senza restrizioni o limitazioni. Inutile dire che sono sempre stati molto soddisfatti del risultato finale e dell’influenza positiva sulle vendite dei prodotti promozionati.</p>
<p><strong>In relazione all’attuale clima economico, quale e’ la migliore strategia di commercializzazione?</strong></p>
<p>In tempi di crisi, la pubblicità e la promozione non dovrebbero essere trascurati e dovrebbero essere attentamente pianificati per assicurare l&#8217;attività commerciale, ma anche per mantenere una relazione costante con il pubblico; aspetto che è considerato come un trampolino di lancio per una crescita rapida non appena inizia la ripresa economica.<br />
Un evento artistico di successo deve impressionare i ricordi emotivi di qualsiasi tipo di pubblico, e quindi deve riuscire a mantenere viva nella mente del consumatore l’associazione di questi aspetti emotivi con il prodotto/marca. Essere sempre presente e attivi, attraverso la pubblicità, è importante per agire sulle scelte dei consumatori nel momento dell’acquisto.</p>
<p><img align="left" alt="rita rivera" src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/capa.jpg" /><strong>Qual e’ la sua definizione di marketing?</strong></p>
<p>Per me, il marketing non è solo la promozione e la vendita dei prodotti o servizi attraverso le ricerche di mercato e la pubblicità. Il mio lavoro consiste nella trasformazione di ogni campagna promozionale in qualcosa di più grande e più efficace. Uno spettacolo deve riuscire a dare vita ad ogni prodotto, ma, cosa più importante, deve conquistare la fiducia del pubblico con un messaggio chiaro e coerente. Ogni sforzo deve essere fatto per rassicurare il pubblico su ciò che l&#8217;azienda ha da offrire. Se tutto questo funziona, ho fatto un buon lavoro.<br />
<strong><br />
Ha mai organizzato uno spettacolo in Europa? C&#8217;è differenza di stile tra gli eventi europei e  quelli americani?</strong></p>
<p>Ho diretto, direttamente dall’Argentina, la scenografia, la coreografia e la progettazione di diverse produzioni in Corea del Sud (Seul), Francia (Parigi), Italia (Bologna), Messico (DF) e Brasile (Itaparica). Ogni evento ha dato risultati sorprendenti evidenziando la necessita’ di armonia tra il personale dedicato a lavorare ad un progetto comune.<br />
Una delle differenze tra gli eventi europei e americani deriva da una differenza di risorse tecnologiche, che risultano essere maggiori in Europa. Tuttavia, è giusto dire che la gestione degli eventi può essere maggiormente attenta in America Latina.<br />
Il lavoro di gruppo tende a variare in ogni luogo. Mentre in Europa tutti hanno un ruolo molto specifico e si occupano di questo, in America Latina le persone svolgono più ruoli contemporaneamente (ruoli multitasking) e le loro competenze sono meno specifiche. Tuttavia, come ho detto prima, il risultato è sempre di eccellenza in entrambi i casi.</p>
<p><strong>Lei ha lavorato con l&#8217;attore argentino Ricardo Passano la cui carriera nel cinema e teatro si e’ estesa per oltre sessant&#8217;anni. Che cosa le ha insegnato questa esperienza?</strong></p>
<p>Ho conosciuto Ricardo Passano a 19 anni - è stato il mio primo insegnante di recitazione. Anni dopo, mi ha dato l&#8217;onore e il privilegio di scegliermi per condividere il palco con lui nello spettacolo &#8220;Alma de Garrick&#8221; (Garrick&#8217;s Soul), ispirato da una poesia, &#8220;Llorando Reir&#8221; (Per ridere piangendo), dello scrittore messicano Juan de Dios Peza. Questa poesia fa’ riferimento alla vita di un attore inglese - David Garrick, che possedeva una capacità istrionica incredibile nel curare la depressione, oltre ad essere in grado di rinvigorire la voglia di vivere.</p>
<p>Non so se ho le parole giuste per definire questa esperienza - non sono sicura di poter descrivere pienamente ciò che il mio cuore ha provato nel lavorare a fianco di Ricardo Passano. Le sue qualità personali e professionali arricchiscono l&#8217;anima e il talento di tutti coloro che entrano in contatto con lui.</p>
<p>Credo di aver realizzato un sogno: Lavorare con &#8220;El Maestro&#8221;!<br />
Lui rimarrà con me per sempre, in un luogo molto amorevole nel mio cuore.<br />
Vorrei rendere omaggio a lui nel modo più umile e condividerlo con tutti i vostri lettori e l&#8217;attore che vive in ciascuna delle vostre anime attraverso le parole di <strong>Juan Dios Peza</strong>:</p>
<p><em>&#8220;El Carnaval del mundo Engana Tanto,<br />
que las vidas figlio breves mascaradas;<br />
aquí aprendemos uno llanto con reír,<br />
y también uno carcajadas con Llorar &#8220;.(&#8221;Il carnevale del mondo inganna così tanto,<br />
che la vita si finge solo di brevi;<br />
qui si impara a ridere con le lacrime,<br />
e anche a piangere dal ridere. &#8220;)<strong>Qual è il suo messaggio per i giovani che stanno perseguendo una carriera nel suo campo? Da dove dovrebbero iniziare?</strong>Comprendere appieno gli obiettivi che si intendono raggiungere e’ il primo passo nella creazione della propria carriera professionale. Consiglio loro di usare sempre il buon senso e di essere fiduciosi nelle proprie decisioni - con il duro lavoro potrete realizzare i vostri obiettivi.</p>
<p></em>Da dove cominciare? Una volta che hai finito i tuoi studi, prova a contattare i produttori e i registi, facendo stage e lavorando al loro fianco come assistenti o coordinatori. Imparate da loro e fate esperienza in diversi settori, così da poter far fronte alle eventuali sfide che incontrerete nel vostro cammino. Sviluppate una passione per la logistica, la direzione e la produzione di un evento, ma non trascurate la dimensione artistica e tecnica. Inoltre, individuate le esigenze tecnologiche e gestitele tenendo conto dei fattori artistici.</p>
<p>Ma lasciate che vi dica una cosa: un vero professionista, oltre alla sua esperienza, è, in fondo, qualcuno che sa’ mantenere il suo spirito amatoriale intatto, conservando la stessa umiltà e lo stesso desiderio che aveva all&#8217;inizio del viaggio. Come il mio amato maestro, Ricardo Passano, diceva: &#8220;L&#8217;umiltà è il talento del grande&#8221;.<br />
Conservo queste parole nel mio cuore, e non smetto mai di ripeterle a me stessa. Le condivido con voi con la certezza assoluta della loro efficacia.</p>
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		<title>Gerardo Frisina, un nome ed una garanzia italiana nei Club di tutto il mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 00:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Ruggiero</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Il nome Gerardo Frisina risuona  ormai in molti club italiani ed internazionali. Compositore, arrangiatore,  produttore, collezionista di perle in vinile, questo mago della consolle ha portato  avanti un’intensa attività discografica dando alla luce diversi album prodotti  dall’etichetta Schema Records. Ricordiamo in breve i suoi fortunatissimi dischi  in ordine cronologico: “Ad Lib” (2001), “Hi Note” (2003), “The Latin Kick”  (2005), “Note Book – A Journey ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><img alt="gerardo frisina" src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/gerardo1.jpg" /><br />
Il nome <strong>Gerardo Frisina</strong> risuona  ormai in molti club italiani ed internazionali. Compositore, arrangiatore,  produttore, collezionista di perle in vinile, questo mago della consolle ha portato  avanti un’intensa attività discografica dando alla luce diversi album prodotti  dall’etichetta <strong>Schema Records</strong>. Ricordiamo in breve i suoi fortunatissimi dischi  in ordine cronologico: “Ad Lib” (2001), “Hi Note” (2003), “The Latin Kick”  (2005), “Note Book – A Journey in Sound The Remixes” (2007), oltre a numerosi  lavori di remixage quali i primissimi “Black Forest Stomp” degli Hipnosis per  la casa discografica Perfect Toy e “Barloventeño Blues” di Frank Hernandez per  la Dejà Vu.</p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">L’ultimo capolavoro firmato  Frisina è “Join The Dance” il cui successo era stato anticipato dall’uscita del  singolo “Will You Walk A Little Faster”, arrangiamento di un pezzo di Neil  Ardley del lontano 1971, interpretato dalla leggendaria voce inglese di Norma  Winstone e promosso da Gilles Peterson, anchorman di <em>Worldwide </em>in onda su BBC Radio 1. L’album, che vede la  collaborazione con Luca Mannutza, è caratterizzato da una forte contaminatio  espressiva del sound afro-cubano, propria di tutta la produzione musicale di  Frisina, che vola sulle note delle dodici tracce contenute nell’album.</p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span> </span>“Join The Dance” include anche il pezzo “I’m  Gonna Go Fishin’” di Duke Ellington per la voce di Francesca Sortino,  conosciuta per aver collaborato precedentemente con diversi artisti  appartenenti al panorama musicale del jazz nazionale ed internazionale quali Fresu,  Di Battista, Pieranunzi, Henderson, Michelot e Zigmund, tra gli altri. Si può  ben dire che si tratta di un lavoro originale dalle molte sfaccettature  musicali, passando dal sound caraibico di “Joy Shout” a quello classico di “One  More Swing”.</p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span> </span>Ma lasciamo che sia lui a parlarci della sua  musica. A tal proposito, noi della redazione di LSD Magazine abbiamo avuto il  piacere di porgli alcune domande per capire meglio il suo lavoro, gli aspetti  che lo caratterizzano e cosa ha reso Frisina uno dei più noti nomi dei club  italiani ed internazionali.</p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><img align="right" alt="gerardo frisina" src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/fer1.jpg" /><strong>Solitamente i generi musicali sono fatti di contaminazione con altri  stili. Definisca un po’ la Sua musica.</strong><o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">Chi conosce i miei dischi avrà  sicuramente notato che i miei riferimenti musicali sono indirizzati al jazz contaminato dalla musica  afrocubana e dalla bossa nova Tre stili musicali che si amalgamano benissimo.<o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>Come vede il panorama musicale attuale?</strong><o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">Da qualche anno a questa parte il  panorama musicale è abbastanza sonnacchioso, non offre nessuna novità, la maggior  parte della musica che si produce è fatta di cover di successi del passato.  Evidentemente la crisi di mercato ha spaventato i discografici e ha frenato la  creatività dei musicisti.<o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>Si può affermare con certezza che Gerardo Frisina è un dj ben noto nei club  italiani ed internazionali. Inizialmente ha imparato ad allestire i dj set da  autodidatta o c’è stato qualcuno che Le ha fatto da mentore?</strong><o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">Più che consigliato da qualcuno  il lavoro di dj ad un certo punto è diventato indispensabile per promuovere le mie  produzioni, non avendo mai preso in considerazione l’idea di formare un gruppo  live.<o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>Molti dei più grandi artisti sono stati emuli di altri grandi artisti  del passato: anche per Lei è stato così? Quali sono stati i Suoi maestri  ispiratori?</strong><o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">Sono numerosi i miei maestri  ispiratori, faccio un nome per tutti, Dizzy Gillespie. Lui in particolare perché è stato  il primo a contaminare il jazz con la musica afrocubana. In seguito, incoraggiati dal  successo di questa novità musicale, tanti<span>   </span>altri grandi musicisti hanno seguito l’orma di Gillespie.<o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>Il Suo nome ormai riecheggia nei Club e nelle case di quasi tutto il  mondo. Ho letto che ha portato la Sua musica in tournée fino in Giappone, tra  gli altri paesi. Con quale pubblico ha sentito un feeling maggiore?</strong><o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">In tutti i paesi dove sono stato  ho trovato quasi sempre un pubblico entusiasta, ma l’emozione più forte l’ho  provata a Puerto Rico, il paese che insieme a Cuba ha dato i Natali ai più  grandi musicisti di latin jazz.<o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>Ho letto che ha collaborato con molti nomi importanti della musica  internazionale. C’è stata un’intesa lavorativa particolare con qualcuno di  loro?</strong><o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">La mia collaborazione con nomi  importanti della musica internazionale riguarda il mio lavoro di remixer. Ho  fatto il remix di un brano di Dizzy Gillespie per la Impulse Records, e un  altro remix per una canzone di Sun Ra .<o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>La sua biografia riporta un’intensa attività di remixage. Essere un  buon remixer non è facile. Di quali aspetti bisogna tener conto? C’è stato  qualche incidente di percorso?</strong><o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">In tutte le mie produzioni ho  dato molto spazio alla musica adatta anche al dancefloor, il riscontro avuto è  stato notevole, e questo ha indirizzato molti artisti a fare remixare i loro  brani da me.<span> </span>Non so se qualcuno di questi  artisti non è rimasto molto soddisfatto del mio lavoro, dai loro commenti non  mi risulta.</p>
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		<title>Euro Volley Cup, Puglia capitale europea del volley dal 16 al 19 settembre</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 05:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilisa Traversa</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[InEvidenza]]></category>

		<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<category><![CDATA[castella grotte]]></category>

		<category><![CDATA[euro volley cup]]></category>

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		<description><![CDATA[Un evento unico, una prima in assoluto che avrà luogo nei palasport di Alberobello, Castellana-Grotte e Sammichele di Bari: dal 16 al 19 settembre avrà luogo la prima edizione della Euro Volley Cup, una vera e propria “Champions League” di pallavolo riservata ai club e rappresentative giovanili maschili under 18  d&#8217;Europa.
Sette nazioni diverse (nove squadre in totale) hanno aderito all&#8217;iniziativa promossa dalla Materdomini Volley.it di Castellana-Grotte, riconosciuta dagli addetti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/eurovolleycup.jpg" alt="Euro Volley Cup" align="left" />Un evento unico, una prima in assoluto che avrà luogo nei palasport di Alberobello, Castellana-Grotte e Sammichele di Bari: dal 16 al 19 settembre avrà luogo la prima edizione della<strong> Euro Volley Cup</strong>, una vera e propria “<em>Champions League</em>” di pallavolo riservata ai club e rappresentative giovanili maschili under 18  d&#8217;Europa.<br />
Sette nazioni diverse (nove squadre in totale) hanno aderito all&#8217;iniziativa promossa dalla Materdomini Volley.it di Castellana-Grotte, riconosciuta dagli addetti al settore “fucina di talenti del mezzogiorno”: col suo Progetto-Giovani è la prima “Volley Accademy” del Sud Italia.<br />
A contendersi il campionato saranno gli albanesi del Tirana, l&#8217;ATC Trencoion COP (Slovacchia), il <strong>Newcastle</strong> (Inghilterra), i turchi dell&#8217;Arkas, il <strong>Delic-Pol Norwid Czestochowa </strong>(Polonia) e i portoghesi dello Sport e Lisboa Benfica oltre ai campioni italiani di Macerata, a Trento e alla Materdomini Volley.it, terza classificata agli ultimi campionati italiani e società organizzatrice.<br />
Il torneo, che come importanza sarà solo secondo al mondiale di volley che si terrà in Italia nella settimana successiva, sarà una importante vetrina per ammirare e scovare le migliori promesse del panorama europeo e si candida ad essere un appuntamento fisso del calendario pallavolistico internazionale.<br />
Consultando il sito ufficiale della manifestazione <a href="http://www.eurovolleycup.eu" title="www.eurovolleycup.eu">www.eurovolleycup.eu</a>, gli spettatori avranno la possibilità di conoscere la Puglia con pacchetti turistici mirati e convenienti: sarà possibile partecipare ad escursioni guidate nei giorni del torneo, alloggiare presso B&amp;B selezioni e usufruire di servizio navetta gratuito da e per i campi gara, intrattenersi gustando le specialità tipiche della tradizione pugliese nelle serate del torneo. Tutte le proposte sono completamente modulabili e personalizzabili.</p>
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		<title>Oscar Iarussi a colloquio con LSDmagazine tra cinema e novità per l’AFC</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 00:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Umberto Colonna</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>

		<category><![CDATA[PrimoPiano]]></category>

		<category><![CDATA[Apulia Film Commission]]></category>

		<category><![CDATA[Bari]]></category>

		<category><![CDATA[festival del cinema di venezia]]></category>

		<category><![CDATA[Lecce]]></category>

		<category><![CDATA[Oscar Iarussi]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi siamo venuti a trovare quello che possiamo definire non a torto, un amico di lunga pezza di LSDmagazine: il criticocinematografico nota firma della Gazzetta del Mezzogiorno, nonché docente presso l&#8217;Università degli studi di Bari, Oscar Iarussi. Dal 2008 Iarussi, tra i numerosi incarichi, riveste anche quello prestigioso di Presidente della giovane ma molto operosa fondazione Apulia film commission. Chiederemo perciò al Presidente il computo, il punto su questi due anni passati ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/cineporto33.jpg" alt="Oscar Iarussi" />Oggi siamo venuti a trovare quello che possiamo definire non a torto, un amico di lunga pezza di LSDmagazine: il criticocinematografico nota firma della Gazzetta del Mezzogiorno, nonché docente presso l&#8217;Università degli studi di Bari, Oscar Iarussi. Dal 2008 Iarussi, tra i numerosi incarichi, riveste anche quello prestigioso di Presidente della giovane ma molto operosa fondazione <em>Apulia film commission</em>. Chiederemo perciò al Presidente il computo, il punto su questi due anni passati al timone della fondazione Apulia film, ed anche qualche delucidazione sullo stato di salute dell&#8217;industria cinematografica italiana oggi.</p>
<p><strong>La cultura può divenire elemento trainante per lo sviluppo del settore industriale nel territorio? Cos&#8217;è &#8220;l&#8217;effetto puglia&#8221;?</strong></p>
<p>&#8220;L&#8217;effetto Puglia&#8221; è da una parte un&#8217;effetto di promozione turistica, ovvero buona parte dei film sponsorizzati dalla fondazione Apulia film commission sono stati inserti all&#8217;interno di una guida cine-turistica. Il criterio alla base della selezione di questi film è basato sul gradimento ottenuto dallo stesso quando sottoposto all&#8217;esame del botteghino. Viene valutata della pellicola la capacità di creare suggestione nei confronti dello spettatore, ciò avviene quando questo può essere definito riuscito. Per fare un&#8217;esempio come non citare &#8220;Le mine vaganti&#8221; di Ozpetec. Si tratta di pellicole in grado di avere un&#8217;effetto lungo rispetto alla suggestione in sala, inducendo lo spettatore a a recarsi nel luogo dove il lungometraggio è stato ambientato. Non si tratta di una nostra scoperta, poichè le cine-guide sono state già ampiamente sperimentate, esperite&#8230;</p>
<p><strong>Come le famose guide alla città di Hollywood, sulle quali sono segnati gli indirizzi e le informazioni relativi ai luoghi dove sono stati girati i film cult?</strong></p>
<p>Esatto. L&#8217;ultimo caso a noi più vicino è stato quello per il film &#8220;The passion&#8221; di Mel Gibson, girato in Matera e che ha attratto molti turisti nella &#8220;città dei sassi&#8221;. Abbiamo quindi tentato di dare un sistema e una capacità che definirei organizzativa attraverso la guida a questa suggestione cine-turistica. I riscontri che abbiamo non sono ancora quantificati o quantificabili in termini netti poichè non vi sono dei range motivazionali sul turismo. Tornando al film di Ozpetec, questo è stato premiato al Tribeca film festival di New York con la testuale motivazione di &#8220;mettere addosso la voglia di fare un biglietto per andare in Puglia&#8221;. Quindi la cosidetta &#8220;suggestione&#8221; viene riconosciuta, questo vale anche per molti altri film. Intere comunità sono state rivitalizzate dal cinema, pensiamo ad esempio all&#8217;isoletta greca di Castello Rizzo vicino alle coste turche dove fu girato&#8221;Mediterraneo&#8221; di Gabriele Salvatores che ha attirato il turismo velistico, oppure pensiamo a &#8220;Full monty&#8221; girato in Gran Bretagna: insomma ci sono dei riscontri.Il secondo &#8220;effetto Puglia&#8221; cinematografico si esplica sul versante della cosiddetta &#8221;filiera del cinema&#8221;, dove invece è verificato come il cinema inneschi dei processi virtuosi. Film significa un&#8217;importante indotto economico per la località scelta come location delle riprese tra alberghi, ristorazione, tecnici che lavorano sul set e che sono poi i criteri che, in linea di massima, Apulia film commission utilizza per erogare i suoi fondi. Nelle otto-nove settimane necessarie alla realizzazione del film, tecnici, maestranze, scenografi e quant&#8217; altro vengono in genere attinti dal territorio pugliese ed occupati sul set, poichè costa di più portarli da Roma. In questo senso un film è anche un processo economico.<img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/oscar1.jpg" alt="Oscar Iarussi" align="right" /></p>
<p><strong>Presidente, con quali film l&#8217;Apulia film Commission parteciperà alla prossima mostra di venezia?</strong></p>
<p>Noi partecipiamo nella misura in cui la mostra del cinema di Venezia ha selezionato alcuni film girati qui e sostenuti da noi. Questi film sono quattro: uno è &#8220;Noi credevamo&#8221; di Dario Martone, che è stato girato anche in Puglia, dedicato al risorgimento. E&#8217;un film molto importante perchè più o meno si avvia a celebrare il centocinquantesimo anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Poi c&#8217;è il film di Giorgio Colagrande dal titolo &#8220;A woman&#8221; con il grande attore holliwoodiano William Da foe girato ad Otranto, poi c&#8217;è il film &#8220;Il primo incarico&#8221; di una regista salentina, Giorgia Cecere girato nel brindisino, con Isabella Ragonese che è anche la madrina del festival. Si tratta della storia di una maestra al suo primo incarico ed è ambientato negli anni cinquanta. Abbiamo poi il film di Valentina D&#8217;amico dal titolo &#8220;La svolta. Donne conto l&#8217;Ilva&#8221; dedicato come dice il titolo stesso della pellicola all&#8217;Ilva di Taranto. Questi sono stati i quattro film che sono statisostenuti dall&#8217;Afp e che in varie sezioni sono stati presi. Inoltre vi sono altri film come &#8220;Sposerò Nichi Vendola&#8221; di Andrea Costantino che non ha fatto domanda di sostegno e che non ha ottenuto un&#8217;erogazione pubblica da parte della film commission, interamente girato qui, e che poi verrà presentato a Venezia. Di fatto sono cinque i film girati in Puglia che saranno presentati a Venezia.</p>
<p><strong>Può tracciare un bilancio delle attività, delle nuove partnership ,dei progetti della AFP dal 2007 ad oggi?</strong></p>
<p>I progressi dalla fondazione dalla sua nascita ad oggi sono stati enormi. La cronistoria della Apulia film commission è quella della creazione di un film fan quindi di un fondo pubblico per il cinema, che eroga i suoi fondi a seconda dei criteri che abbiamo accennato pocanzi, ovvero di territorialità: soldi spesi dalle produzioni cinematografiche sul territorio, di risorse umane prese dal territorio regionale. Di tali contributi il tetto massimo è di centocinquantamila euro per un lungometraggio. Questo fondo è stato strutturato, oggi conta un milione e mezzo l&#8217;anno, suddivisi in più tranche. Abbiamo alcuni progetti speciali come ad esempio il &#8220;Progetto Memoria&#8221;, arrivato alla sua seconda edizione. Si tratta di cortometraggi dedicati ai personaggi del novecento pugliese quali Domenico Modugno, Vito Laterza ed altri ancora. Altro progetto nostro vanto è il workshop &#8220;Puglia experience&#8221;, un laboratorio di scrittura creativa cinematografica, le cui sceneggiature costituiscono un énsamble imprescindibile con i luoghi di Puglia. Per questo Laboratorio, arrivato alla sua seconda edizione, vengono ragazzi da tutta Europa a visitare i nostri luoghi e a scrivere copioni ambientati nella nostra Puglia. Si tratta di una nostra iniziativa fatta con risorse della Film Commission attinte da fondi strutturali europei.</p>
<p><strong>Potrebbe servire unificare le diverse film Commission sparse sul territorio nazionale così da far fronte compatto contro i nuovi competitors quali l&#8217;India o l&#8217;industria cinematografica cinese?</strong></p>
<p>Un eventuale unificazione delle commission per quanto potrebbe servire, sarebbe inconcepibile poiché tali fondazioni sono al servizio ciascuna di un territorio non dello stato. La mission espressa dalla natura della fondazione è quella di servire un territorio, quindi non abbiamo ambizioni nazionali, anche se abbiamo l&#8217;ambizione di fare politiche di attrazione internazionale. Per esempio siamo riusciti ad attirare &#8220;Bollywoood&#8221;, la quale ha girato in loco dei film nonché uno spot pubblicitario. Poi ritornando alla cronistoria per grandi linee dal 2007 ad oggi non possiamo non ricordare i &#8220;Cineporti&#8221; di Bari presso la Fiera e quello di Lecce. Si tratta di strutture di accoglienza delle produzioni che vengono qui a girare.<img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/libro.jpg" alt="Oscar Iarussi" align="left" /></p>
<p><strong>Lei è docente di storia del cinema americano, quali sono gli ingredienti del successo del cinema americano nel mondo?</strong></p>
<p>Il cinema americano è stato storicamente e tradizionalmente la prima cinematografia del mondo. Il successo si deveal fatto che è stata la prima cinematografia a dotarsi di un industria: Hollywood, oggi in bilico rispetto ad altri paesi emergenti quali l&#8217;India e il cinema orientale comprendente Cina, Corea, etc. E&#8217; un sistema industriale a cui non bisogna guardare soltanto per i suoi pregi ma anche per i suoi difetti. Per esempio è un sistema che lascia poco spazio agli autori, infatti il cinema americano più interessante da almeno trent&#8217;anni per non dire quaranta, cioè dagli anni sessanta, viene dal cosidetto &#8220;Cinema Indipendente&#8221;. Parafrasando li motivo del successo del cinema americano è da ricercare nella sua peculiarità storica di essere stato il primo cinema industriale. Il successo negli States è valutato quasi esclusivamentein termini mercantili, gli autori rivestono scarsa importanza.</p>
<p><strong>Il suo ultimo libro: &#8220;l&#8217;infanzia e il sogno.Il cinema di Fellini&#8221; è dedicato all&#8217;icona sacra del cinema italiano: il regista Fellini. Rispetto ai film del maestro, acclamati in italia e all&#8217;estero cosa manca alle produzioni cinematografiche italiane contemporanee?</strong></p>
<p>Il genio di Fellini. Tuttavia oggi abbiamo dei registi importanti quindi non bisogna sottovalutare, faccio un nome tra tanti, uno come Tornatore. Sicuramente Giuseppe Tornatore è un grande regista per il suo afflato narrativo, ma non bisogna dimenticare che nel sistema industriale cinematografico elemento fondamentale per il successo della pellicola è la creatività.</p>
<p><strong>Eppure in tanti sbandierano una crisi del cinema italiano di oggi, specie a confronto con gli anni della &#8220;Grand Heure&#8221; felliniana&#8230;</strong></p>
<p>Circa la crisi del cinema penso sia principalmente cambiato il sistema di riferimento industriale, di mercato, perchè una volta il cinematografo era un&#8217;intrattenimento di massa, oggi si tratta invece di una forma d&#8217;élite. Il cinema degli anni sessanta era un cinema che aveva una platea vastissima, poiché la gente frequentava il cinema tutti i giorni. Oggi è si una forma di entertainment ancora di massa ma in diversa misura; la proporzione è di uno spettatore oggi, contro i dieci rispetto al mercato degli anni sessanta. Attualmente esistono anche altre forme di intrattenimento: la  televisione, internet. Il cinema sta mutando rapidamente, il che non significa dire che stia finendo la capacità di narrare storie con le immagini,  quanto direi aggiornando, pensiamo infatti alle sperimentazioni con la rete e quant&#8217;altro. Sul perché non ci sia un nuovo Fellini, so solo che non c&#8217;è; vi sono in giro per il mondo altri grandi autori. Comunque non credo che Fellini solleciti dei paragoni, nel senso che la sua opera è un&#8217;opera unica che non ha lasciato eredi se non scimmiottatori.</p>
<p><strong>I miti possono paralizzare?</strong></p>
<p>Non credo che i miti possano paralizzare. A paralizzare è a volte la mancanza di talento, la scarsa fantasia&#8230; non penso si possa o si debba fare un discorso in relazione alla storia del cinema italiano. E&#8217; un periodo storico superato essendo passati cinquant&#8217;anni da quella stagione. Ci sono e ci sono stati nuovi autori, inoltre non abbiamo più solo la &#8220;Commedia all&#8217;italiana&#8221; ma anche altri generi come il dramma, la commedia. Dipende tutto dal fatto che il film riesca di volta in volta, oppure che l&#8217;autore sia valido o meno. Non credo oggi si abbia una filiazione diretta rispetto all&#8217;aura paralizzante del mito.</p>
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		<title>Le Laccadive. Il luogo ideale per chi desidera sentirsi fuori dal mondo civile</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 05:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Degl'innocenti</dc:creator>
		
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Le Laccadive non sono fra le mete esotiche più conosciute, eppure si trovano non molto lontano dalle Maldive e vantano spiagge e fondali che non hanno nulla da invidiare ad una delle destinazioni più note e gettonate del turismo mondiale. Le Laccadive costituiscono il più piccolo territorio dell’India: situate nel Mar Arabico, consistono di dodici atolli corallini  e numerose isolette che si trovano a 200/300 km al largo della ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Laccadive" src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/manta1.jpg" /><br />
Le <strong>Laccadive</strong> non sono fra le mete esotiche più conosciute, eppure si trovano non molto lontano dalle Maldive e vantano spiagge e fondali che non hanno nulla da invidiare ad una delle destinazioni più note e gettonate del turismo mondiale. Le Laccadive costituiscono il più piccolo territorio dell’India: situate nel Mar Arabico, consistono di dodici atolli corallini  e numerose isolette che si trovano a 200/300 km al largo della costa di Kerala. La superficie totale del territorio è di soli 32 km² e undici delle isole sono disabitate.<br />
Il nome dell&#8217;arcipelago che tradotto significa &#8220;<strong>cento mila isole</strong>&#8221; (laksha &#8220;centomila&#8221; e dweep &#8220;isola&#8221;), fino al 1973 era conosciuto con il nome di Isole Laccadive, Minicoy, e Amindivi . Le Laccadive propriamente dette sono le isole centrali dell&#8217;arcipelago, le <strong>Isole Amindivi </strong>si trovano a nord e l&#8217;isola Minicoy poco più a sud, vicino alle Maldive. Sull’isola di Agatti si trova un piccolo aeroporto dove arrivano i collegamenti operati da <strong>Indian Airlines  </strong>e <strong>Kingfisher Airlines</strong>.</p>
<p><img align="left" alt="Laccadive" src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/22.jpg" />E’ il luogo ideale per chi desidera sentirsi fuori dal mondo civile. Queste isole, infatti,  sono talmente sperdute e poco conosciute che quasi si fa fatica a individuarle su una mappa. Scoperte da Vasco de Gama, da qui passò anche Marco Polo. In questo arcipelago il tempo sembra essersi fermato, di turistico non c’è praticamente nulla e per alloggiare la scelta è obbligata: il <strong>Bangaram Island Resort</strong>, dove dovrete scordarvi per un po’ della modernità.</p>
<p>Qui non troverete né aria condizionata, né telefono, né giornali, ma solo una televisione che trasmette documentari subacquei e una panoramica delle attività del resort. Per il resto non vi mancherà nulla: dal centro ayurvedico, alle escursioni tra le altre isole dell’arcipelago, al ristorante che serve cucina internazionale e indiana: cene a base di pesce freschissimo sotto le stelle, circondati dalle palme e da un silenzio quasi irreale. Ma, soprattutto, potrete effettuare ottime immersioni in un mare cristallino. Le acque delle Laccadive sono un paradiso per i <strong>subacquei</strong> e per chi pratica snorkeling. Attenzione però,  non c&#8217;è camera di decompressione sull’isola pertanto sono proibite le immersioni oltre i 35 metri di profondità.<br />
La vita sotto il mare pullula di pesci e coralli coloratissimi. Le spiagge, ricche di conchiglie e costeggiate da palme, garantiscono frescura anche nei mesi più caldi, così da poter essere raggiungibili in qualunque periodo dell’anno. Il periodo migliore per fare una vacanza alle Laccadive rimane comunque da novembre a giugno, ma tenete presente che l’accesso alle isole è consentito ad un numero limitato di turisti e pertanto occorre prenotare con largo anticipo. Inoltre, visto che vi aspettano numerosi scali e dovrete ottenere un permesso per visitare le tre isole aperte ai turisti, è preferibile rivolgersi ad un tour operator specializzato per l’organizzazione del viaggio.<br />
<img align="right" alt="Laccadive" src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/laccadive1.jpg" />Il relax è basato sul contatto diretto con la natura, in tutta la sua semplicità: sole e mare di giorno, stelle e brezza la sera. Le isole sono un ecosistema molto fragile che deve essere conservato tale e quale. Questo angolo di paradiso si è conservato così anche grazie a una serie di divieti che dovete tenere ben presenti una volta arrivati; questo include il fatto che non potrete raccogliere conchiglie, coralli e noci di cocco.</p>
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		<title>“Il collezionista d’arte” l’ultimo libro di Ettore Lomaglio Silvestri</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 00:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Traversa</dc:creator>
		
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“La forza dell’uomo sta nel poter sognare l’impossibile, la sua vita serve a poter realizzare i suoi sogni”.
In questa frase è sintetizzata la Weltanschauung del protagonista del primo romanzo di Ettore Lomaglio Silvestri, intitolato “Il collezionista d’arte”, in vendita da pochi giorni sul sito www.ilmiolibro.it e presto distribuito nelle librerie Feltrinelli. L’autore si cimenta per la prima volta nella scrittura di romanzi, dopo aver già pubblicato una raccolta di sue ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/io.jpg" alt="ettore lomaglio silvestri" /><br />
“La forza dell’uomo sta nel poter sognare l’impossibile, la sua vita serve a poter realizzare i suoi sogni”.<br />
In questa frase è sintetizzata la <strong>Weltanschauung</strong> del protagonista del primo romanzo di <strong>Ettore Lomaglio Silvestri</strong>, intitolato <em>“Il collezionista d’arte”</em>, in vendita da pochi giorni sul sito <a href="http://www.ilmiolibro.it" title="www.ilmiolibro.it">www.ilmiolibro.it</a> e presto distribuito nelle librerie Feltrinelli. L’autore si cimenta per la prima volta nella scrittura di romanzi, dopo aver già pubblicato una raccolta di sue poesie sulla Shoah. Nella sua semplicità e scorrevolezza, si sviluppano le vicende di un giovane collezionista d’arte, <strong>Angelo Martini</strong>, e della sua compagna, <strong>Vanessa Morandi</strong>. Angelo ha sempre coltivato il sogno di avere una propria collezione di quadri, passione ereditata da suo padre, e riesce caparbiamente a realizzarlo.</p>
<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/cover.jpg" alt="ettore lomaglio silvestri" align="right" />Questo grazie alla sua compagna che gli fa conoscere un pittore col quale nasce una grande amicizia, quasi un nuovo rapporto padre-figlio. Da tale amicizia nasce anche uno scambio culturale che porta Angelo a possedere parecchi quadri dello stesso pittore. Grazie poi a una serie fortunata ma non del tutto involontaria, di coincidenze e di eventi, riesce a realizzare il sogno più grande. Questo è originariamente espresso da Vanessa e sembra a tutti impossibile. Ma la caparbietà e pertinacia di Angelo lo rende prima realizzabile e poi realizzato. Per chi conosce la scrittura poetica di <strong>Ettore Lomaglio Silvestri</strong>, non è difficile rendersi conto del passaggio che è avvenuto dai lunghi versi che caratterizzano alcune delle sue poesie alla composizione di periodi destinati a comporre e a rendere strutturata la trama di un racconto. La trasposizione di alcune sue caratteristiche, come la passione per l’arte e la grande forza nel realizzare i suoi sogni, lo rende fortemente autobiografico. Anche i personaggi esistono realmente, e il pittore è facilmente individuabile, come precisa anche lui, in <strong>Carlo Giuliani</strong>, autore dei quadri rappresentati nel libro e che fanno parte della collezione personale di Lomaglio. In definitiva Ettore Lomaglio Silvestri si affaccia al mondo della narrativa con un racconto snello, lineare e facilmente leggibile. La sua formazione letteraria, da Proust a Coelho, lo pone fra gli autori romantici. Il racconto è quasi privo di dialoghi, che si limitano a poche frasi, quasi delle “sentenze”, monologhi in cui entra la figura del padre e che lui trasmette alla sua compagna. Vi sono inoltre delle punte passionali, quasi violente, ma anche un rapporto sereno e sincero con Vanessa.  La vita di Angelo Martini prende una svolta perché lui vuole realizzare un sogno della sua compagna. Realizzato questo sogno impossibile, sorge spontaneo il sogno comune. Tutto ruota intorno ad un’opera d’arte. Angelo, come l’autore, ha una grande passione per le cose belle, un gusto raffinato e un desiderio di avere per condividere con gli altri. E l’autore qui ci insegna che, forse, sarebbe meglio sognare un po’ di più e vivere per realizzare i propri sogni. La vita è una, a che serve sprecarla per ciò che non ci rende felici?</p>
<p><em>In foto l&#8217;autore Ettore Lomaglio Silvestri e la copertina del libro</em></p>
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		<title>Anche gli iPhone, iPod Touch e iPad da oggi parlano barese</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 05:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Pannofino</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Da qualche giorno è disponibile sull’AppStore la nuova applicazione ‘ParloBarese’, nata dalla mente del 27enne ingegnere informatico di Toritto Donatello Coscia.
‘ParoloBarese’ porta il dialetto del capoluogo pugliese su telefono e tablet di casa Machintosh, anche in formato audio.
L’ingegnere, fresco di laurea specialistica e con le sue sole forze, spiega: “Ho voluto dimostrare come un oggetto tecnologico di tale levatura possa camminare di pari passo con la tradizione popolare”. E le ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/bari1.jpg" alt="parlobarese" align="left" />Da qualche giorno è disponibile sull’AppStore la nuova applicazione ‘<strong>ParloBarese</strong>’, nata dalla mente del 27enne ingegnere informatico di Toritto <strong>Donatello Coscia</strong>.<br />
‘ParoloBarese’ porta il dialetto del capoluogo pugliese su telefono e tablet di casa Machintosh, anche in formato audio.<br />
L’ingegnere, fresco di laurea specialistica e con le sue sole forze, spiega: “<em>Ho voluto dimostrare come un oggetto tecnologico di tale levatura possa camminare di pari passo con la tradizione popolare</em>”. E le sue parole si basano su fatti tangibili. ‘ParoloBarese’ ha sorprendentemente scalato, in pochissimi giorni, la classifica portandosi al secondo posto nella sua categoria. Ora sale progressivamente nella ‘<strong>Top app acquistate Italia</strong>’, passando all’89esimo posto su 200. Nemmeno ‘ParloLatino’ e ‘FrasiDaDire’, figlie dello stesso padre, hanno fatto tanto e così in fretta.<br />
Con ‘ParoloBarese’ si potrà ascoltare la pronuncia originale in dialetto barese di centinaia di proverbi, scioglilingua e modi di dire tipici della terra di Bari. “Abbiamo contattato un barese doc per le registrazioni proprio per far sì che non ci fossero influenze di altri dialetti della zona” sottolinea ancora l’ingegnere in erba.<br />
‘ParoloBarese’ contiene oltre 800 espressioni originali consultabili off-line, ciascuna completa di pronuncia e testo in dialetto barese, traduzione in italiano e significato. E poi è anche possibile condividere le frasi idiomatiche sull’applicazione<strong> Facebook </strong>di Apple. Non è la solita raccolta di proverbi, ma uno strumento interattivo e simpatico per conoscere le tradizioni più autentiche della nostra terra.<br />
L’applicazione è stata progettata per sfruttare a pieno l’alta risoluzione del Retina Display dell’<strong>iPhone 4 </strong>e il multitasking introdotto con iOS 4. Inoltre è retro-compatibile a partire da iOS 3.0.<br />
L’intera raccolta è finemente suddivisa in 16 categorie: amarezza, amicizia, amore, animali, cibo, economia, famiglia, furbizia, ingiurie, ironia, lavoro, meteo e mesi, modi di dire, religione, saggezza, vita e morte. E’ possibile sfogliare ogni singola categoria per indice alfabetico, oppure per frasi successive, o casualmente attraverso la funzione ‘shake’: basterà scuotere il dispositivo per passare a una frase a caso tra quelle della categoria. Le voci di ogni singola selezione possono essere visualizzate in formato tabellare sia in italiano che in dialetto barese, cliccando sulla relativa bandierina. ‘<strong>ParloBarese</strong>’ consente di marcare come ‘Preferite’ le frasi più belle, in modo che siano accessibili facilmente per ogni evenienza.</p>
<p>Per ulteriori dettagli: <a href="http://www.cidevs.com/parlobarese" title="http://www.cidevs.com/parlobarese">http://www.cidevs.com/parlobarese</a></p>
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		<title>“Controcultura” il nuovo disco di Fabri Fibra, il numero 1 dei rapper italiani</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 00:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Traversa</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La controcultura Fabri Fibra non l&#8217;ha mai vissuta ma è quanto vorrebbe fare con la sua musica e, soprattutto, con i suoi testi. Nel nuovo disco del rapper però, Controcultura appunto, l&#8217;accento cade sulla prima parte del titolo: contrò. Il rapper infatti nelle sue rime va contro tutto e tutti. Ingurgita nomi, fatti e tutto quanto è accaduto negli ultimi mesi per poi triturarlo e buttarlo fuori con veemenza nelle ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/09/controcultura1.jpg" alt="controcultura fabri fibra" align="left" />La controcultura <strong>Fabri Fibra</strong> non l&#8217;ha mai vissuta ma è quanto vorrebbe fare con la sua musica e, soprattutto, con i suoi testi. Nel nuovo disco del rapper però, <strong>Controcultura</strong> appunto, l&#8217;accento cade sulla prima parte del titolo: contrò. Il rapper infatti nelle sue rime va contro tutto e tutti. Ingurgita nomi, fatti e tutto quanto è accaduto negli ultimi mesi per poi triturarlo e buttarlo fuori con veemenza nelle sue rime. Nessuno è al riparo perchè «io i nomi li faccio», rivendica l&#8217;artista, mentre gli altri cantanti a suo parere «sono escort».</p>
<p>Diciotto nuovi brani, a cui ha lavorato con dieci diversi produttori, italiani e stranieri, in cui <strong>Fabri Fibra</strong> descrive il suo mondo, il nostro quotidiano, in una sorta di flusso di coscienza che spazia dalla televisione alla cronaca nera e rosa, dalla politica alla società, «alla ricerca della verità». Dal disco, in uscita il 7 settembre in due versioni, emerge un Paese «messo male», confessa l&#8217;artista che nelle sue canzoni lo dipinge come il Paese dei «mille vizi», basato su «donne e pallone», dove la tv la fa da padrona anche se «non è poi così un bel mondo».</p>
<p>Da Berlusconi a Santoro, da Noemi Letizia (che ha sognato «fatta a pezzi in una borsa di Krizia») a <strong>Patrizia D&#8217;Addario</strong>, da Marco Carta a <strong>Marrazzo</strong>, da Corona a Fabio Fazio, da Eluana Englaro (&#8221;una vicenda che commento anch&#8217;io, visto che lo hanno fatto tutti con insensibilità, come il titolo del pezzo, mentre sarebbe dovuto restare un fatto privato», ha spiegato) ad <strong>Alberto Stasi</strong>, fino a Laura Chiatti. C&#8217;è tutto un mondo nelle canzoni di Fabri Fibra: gente che odia, che rispetta o con cui vorrebbe andare a letto. «Non c&#8217;è mai nulla di personale - premette Fibra - ma nessuno in Italia, nei testi, fa i nomi, semmai fa qualche richiamo vago. Io invece i nomi li faccio subito - prosegue - così comunico immediatamente la situazione e lo scenario che voglio richiamare». Per la gente coinvolta, il rapper non ha pietà: «chi è nello spettacolo è in un gioco. Giochiamo. Non si può sempre fare bella figura». E poi «io non sono un magistrato e la gente non mi deve prendere troppo sul serio. I miei testi non sono verbali. Sono un artista, dico quello che voglio». Anche se i nomi, a volte, vengono catapultati più per ragioni metriche che per altro. «I nomi spesso fanno solo la rima giusta».</p>
<p>Con i colleghi e i politici, il rapper, che si proclama «il numero uno dell&#8217;hip hop italiano», non è tenero: «Escort sono gli artisti italiani - sostiene - che sono pagati per non dire nulla». Un giudizio pesante che appare proprio nel testo di &#8216;Escort&#8217; in cui canta: «La musica non dice più niente, è una strategia che tranquillizza la gente». Gli altri rapper, ma anche i politici, sono invece «qua-qua», in &#8216;Vip in Trip&#8217;. «Sono l&#8217;artista più in contrapposizione con la cultura dominante», conclude, mentre alle critiche ai suoi testi arrivate da <strong>Francesco Facchinetti</strong> risponde: «Lui non fa musica. Continui a presentare quei programmi. Qui alla Universal il suo quadro lo hanno tolto da quando sono arrivato io, perchè ho venduto molto di più».<br />
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