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	<title>LSDmagazine</title>
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	<description>Il vostro pezzo mancante. Cultura, Stile, Vita, Attualità, Relax e non solo.</description>
	<pubDate>Wed, 22 May 2013 23:08:22 +0000</pubDate>
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		<title>Snim, a Brindisi dal 29 maggio al 2 giugno il Salone nautico di Puglia</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 23:08:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Gagliano Candela</dc:creator>
		
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&#8220;Un’occasione imperdibile per rilanciare il settore e avviare le relazioni con un Paese in rapida espansione come la Turchia&#8221;. Così l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Loredana Capone, ha commentato la partecipazione della Regione allo &#8216;Snim&#8216;, l&#8217;undicesimo Salone nautico di Puglia, in programma a Brindisi dal 29 maggio al 2 giugno 2013. Alla presentazione sono intervenuti anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Fabrizio Nardoni e il sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Snim" src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/snim-bari.jpg" /><br />
&#8220;Un’occasione imperdibile per rilanciare il settore e avviare le relazioni con un Paese in rapida espansione come la Turchia&#8221;. Così l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, <strong>Loredana Capone</strong>, ha commentato la partecipazione della Regione allo &#8216;<strong>Snim</strong>&#8216;, l&#8217;undicesimo Salone nautico di Puglia, in programma a <strong>Brindisi</strong> dal 29 maggio al 2 giugno 2013. Alla presentazione sono intervenuti anche l’assessore regionale all’Agricoltura, <strong>Fabrizio Nardoni </strong>e il sindaco di Brindisi, <strong>Mimmo Consales</strong>, che ha sottolineato l’importanza della iniziativa. La Regione – assessorato allo Sviluppo economico, servizio Internazionalizzazione – sarà presente all’evento con un proprio spazio istituzionale che ospiterà una serie di incontri con gli operatori turchi. Gli incontri, organizzati dal Distretto produttivo della Nautica da diporto in Puglia, sono stati pianificati in previsione dell’evento &#8216;<strong>Eurasia Boat Show</strong>&#8216;, in programma in Turchia, al quale la Regione parteciperà a febbraio 2014. La Turchia, è stato spiegato, è all’ottavo posto tra i Paesi in cui la Puglia esporta maggiormente. E nel 2012 le esportazioni della Puglia verso la Turchia hanno raggiunto un valore di quasi 340 milioni di euro, in crescita del 15,6% rispetto al 2011.</p>
<p>Per Capone, &#8220;la nautica e la portualità turistica possono davvero diventare il trampolino di lancio dell’economia pugliese. E’ per questo che manifestazioni come il Salone nautico di Brindisi sono un’occasione per fare sistema e riflettere al meglio sul futuro dell’intero comparto&#8221;.</p>
<p>Per Nardoni, &#8220;guardare al mare è stato un investimento costruito su interventi strutturali che hanno riguardato l&#8217;ammodernamento delle flotte (115 progetti per 5mln di euro), la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti del mare (62 progetti per oltre 27mln di euro), l’acquacoltura (40 nuovi impianti per 20mln di euro) e le infrastrutture portuali (25 nuovi porti o cantieri navali per 11mln e mezzo di euro)&#8221;.</p>
<p>Al <strong>Salone nautico di Brindisi,</strong> la cui area espositiva conterà oltre 120 stand, saranno presentate le migliori proposte in tema di accessori, strumentazione, subacquea, ambiente, gusto, e circa 120 imbarcazioni, 80 a terra e 40 in mare. Oltre all’area espositiva, nel corso dei quattro giorni di Salone, si terranno, inoltre, suggestive dimostrazioni in mare e numerose attività collaterali, tra cui mini corsi di sub e vela, una gara tra le antiche imbarcazioni dei pescatori e un’area gastronomica gestita da Slow food Brindisi, per permettere ai fruitori dell’evento di degustare ricette tipiche a base di pesce.</p>
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		<title>Inizia oggi Ah-Um, il jazz Festival di Milano invade il quartiere Isola</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:40:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariagrazia Giove</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[InEvidenza]]></category>

		<category><![CDATA[Musica]]></category>

		<category><![CDATA[Ah-Um Milano Jazz Festiva]]></category>

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		<description><![CDATA[
Comincia oggi il festival Jazz milanese Ah-Um, e per 5 giorni invaderà il Quartiere Isola di Milano con tantissimi eventi musicali.
Ah-Um, già da diversi anni si è contraddistinto a Milano, per un concetto più ampio di Festistival: un festival diffuso sul territorio, che coinvolge non solo teatri piazze e Jazz Club, ma anche ristoranti, negozi, strade di un quartiere che è una città nella città, in continuo cambiamento ed evoluzione.
Alla ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/marcomassa-lsd.jpg" title="mm_lsd"><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/marcomassa-lsd.jpg" alt="mm_lsd" /></a></p>
<p><a href="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/marcomassa-lsd.jpg" title="mm_lsd"></a>Comincia oggi il festival Jazz milanese <strong>Ah-Um</strong>, e per 5 giorni invaderà il <strong>Quartiere Isola</strong> di <strong>Milano</strong> con tantissimi eventi musicali.</p>
<p>Ah-Um, già da diversi anni si è contraddistinto a Milano, per un concetto più ampio di Festistival: un festival diffuso sul territorio, che coinvolge non solo teatri piazze e Jazz Club, ma anche ristoranti, negozi, strade di un quartiere che è una città nella città, in continuo cambiamento ed evoluzione.</p>
<p>Alla conferenza stampa, tenutasi lunedì a Palazzo Marino, hanno presieduto <strong>Antonio Ribatti</strong> - dir. artistico Ah-Um Milano Jazz Festival, <strong>Antonio Calbi</strong> - dir. centrale Assessorato Cultura, Alessandro Pollio - dir. centrale Assessorato Commercio e Turismo, <strong>Piervito Antoniazzi</strong> - coordinatore DUC Isola (Distretto Urbano del Commercio), <strong>Alida Catella</strong> - vicepresidente Fondazione Riccardo Catella e i musicisti <strong>Marco Massa</strong> e <strong>Ferdinando Faraò</strong>.<br />
La discussione, in questa conferenza, considerati anche gli attori coinvolti, non verteva solo sull&#8217;esposizione del programma, ma era anche incentrata sull&#8217;importanza della scelta di quartiere, e sulla &#8220;<em>rinascita</em>&#8221; del Jazz a Milano.<br />
Il <strong>Quartiere Isola</strong>, di fatti è un quartiere che nasce come operaio, dove residenze e industrie risiedevano nello stesso luogo, separato da Milano (come un&#8217;isola appunto) dalla ferrovia, e nel quale la vita era come quella di un paese, con artigiani, botteghe, gente che si conosceva e parlava per le strade. Ma con la ri-mordenizzazione della zona Isola-Porta Nuova-Garibaldi (per l&#8217;expo 2015), il quartiere è diventato fulcro di una città che cambia, un contrapporsi di antico e moderno, tradizione e innovazione, case a ringhiera e imponenti tower.<br />
Viene spontaneo identificare, come colonna sonora di questa realtà, il Jazz, una musica che è contaminazione, che nasce da dei progetti ma si evolve in improvvisazioni.<br />
Ecco quindi il &#8220;risveglio&#8221; del Jazz a Milano, una città che è stata simbolo della nascita del Jazz in Italia, patria dei più grandi protagonisti italiani di questo genere, che per la prima volta si sono distinti anche a livello internazionale, ma che per molti anni si è quasi &#8220;spento&#8221;. Ora rinasce, non più come musica &#8220;esclusiva&#8221;, ma &#8220;pervasiva&#8221;.</p>
<p><strong>Ah-Um</strong> però è un festival che rimane in &#8220;sordina&#8221;, un festival che, nonostante l&#8217;incredibile energia che genera e il forte potenziale, sia artistico che economico, che questa &#8220;idea di festival&#8221; potrebbe tirar fuori, stenta ad avere forti sostegni che gli permettano di far tornare Milano fra la rosa delle città simbolo del jazz in Italia.<br />
<img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/artchipel.jpg" alt="artc" /></p>
<p>Abbiamo fatto una chiacchierata fuori conferenza con <strong>Antonio Ribatti</strong>, direttore artistico del festival, e da sempre promotore di questa iniziativa.</p>
<p>- Innanzitutto devo rivendicare la paternità di questa concezione di festival, perchè fino al 2010 non c&#8217;era a Milano un festival diffuso sul territorio, forse solo il festival Mito aveva fatto una cosa analoga, utilizzando diversi spazi, ma con una diversa concezione. Non c&#8217;era l&#8217;idea, la concezione di festival come approfondimento culturale a carattere territoriale. Certo non mi riferisco all&#8217;Italia o all&#8217;Europa, ma alla città di Milano. Ci sono dei festival che hanno sempre avuto la concezione di estendersi nelle strade, prendi <strong>Umbria Jazz</strong> in primis, o il festival di <strong>Montreux</strong>, che per me è sempre stato un punto di riferimento. E&#8217; interessante vedere come la cultura possa diventare motore dell&#8217;economia. Se pensi che Montreux nel 67 è cominciato con un solo concerto e ora il festival dura più di trenta giorni con migliaia di concerti! Mi piacerebbe far diventare la settimana dedicata a questo Festival, un po&#8217; come la <strong>settimana del Design</strong> a Milano, dove il <strong>Fuori Salone</strong> porta nelle strade a veder le esposizioni, non solo architetti o designer, ma incuriosisce un po&#8217; tutti. E questo evento, allo stesso modo, arrivando in maniera così capillare, potrebbe rappresentare un modo per far avvicinare la gente alla musica.<br />
<strong> Sarebbe bellissimo avere una &#8220;settimana del Jazz&#8221; a Milano</strong>!<br />
E&#8217; esattamente quello che mi piacerebbe diventasse questo festival, un appuntamento fisso che la gente attende, tutti gli anni a maggio. Anche Musica Jazz ci aveva definito come &#8220;l&#8217;unico festival Jazz a Milano&#8221; perchè sì, ci sono delle rassegne molto importanti, come quella al Manzoni, ma che si estendono in lunghi periodi, sono rassegne, non festival.<br />
<strong> Ma nonostante la bellissima &#8220;idea&#8221;, e nonostante la programmazione sia sempre curata e interessante, non avete i soldi per fare qualcosa che richiami a livello nazionale e internazionale.</strong><br />
Esattamente, ma neanche la possibilità di fare qualcosa che si distingua a livello di innovazione. Io quest&#8217;anno ho dovuto rinunciare a due progetti progetti grossi estremamente interessanti e innovativi, ma che mi comportavano spese che non riuscivo a sostenere. Con la situazione attuale non posso invitare Bollani, Fresu o Rava, né tantomeno artisti stranieri.<br />
<strong> Un festival che quest&#8217;anno si è contraddistinto per una concezione simile, portando la musica in strada e in diversi angoli della città, è stato il Torino Jazz Festival, ma parliamo di &#8220;numeri&#8221; ben più grossi. </strong>Purtroppo le risorse economiche che questa città di confine riesce ad ottenere sono ben più elevate. A me piacerebbe portare anche degli artisti Italiani del sud, per esempio la scena pugliese ha degli artisti eccezionali, sono tre anni che vorrei portare qui Roberto Ottaviano, o Partipilo, Signorile…portare i musicisti pugliesi a Milano. Ma c&#8217;è questa concezione spesso di localizzazione dei festival e si predilige avere artisti locali. A differenza di quello che prima succedeva a Milano, che rappresentava un punto di attrazione per tutta l&#8217;Italia, ora i milanesi suonano a Milano, i baresi suonano a Bari, i sardi suonano in Sardegna, il che è una situazione un po&#8217; assurda! Non c&#8217;è più la volontà di scambio, non c&#8217;è più curiosità. Certo, la musica a chilometro zero riduce le spese, però a me piacerebbe scoprire e proporre artisti che vengano, non dico dall&#8217;altra parte del mondo, ma almeno da altre parti d&#8217;Italia, dove abbiamo grandissimi artisti. Vorrei creare rete e scambio. Il nostro è sempre stato un festival dedicato ai musicisti italiani, anche quando ci sono stati artisti stranieri, sono sempre stati coinvolti in progetti nuovi, interfacciandosi con musicisti italiani, per poter creare davvero uno scambio culturale.<br />
Il problema nasce forse dal fatto che il pubblico è sempre meno curioso, è talmente addestrato ad &#8220;andare sul sicuro&#8221; che sperimenta poco, va vedere i suoi amici, quelli di cui già conosce il nome, quelli dei quali ha già il disco, e si aspetta magari che quello che va ad ascoltare sia uguale al disco, cosa sbagliatissima nella musica e ancor più nel jazz, dove tutto si evolve sul palco.<br />
<strong> Parlando anche con molti musicisti stranieri, che non fanno parte di quella rosa di musicisti &#8220;noti&#8221;, tutti lamentano che hanno difficoltà a venire a suonare in Italia.</strong><br />
Purtroppo la curiosità manca anche e soprattutto in chi si occupa di cultura. Ci sono degli enti, delle indubbiamente importanti, che fanno delle proposte e si guarda solo quelle. Ma ci sono anche delle realtà che hanno mosso che che muovono tantissimi artisti, che propongono cose creative, ma che non vengono presi in considerazione. Noi per esempio in questi anni abbiamo promosso e organizzato una quantità incredibile di concerti, muovendo tantissimi musicisti, eppure il sostegno stenta ad arrivare. Da noi sono nate anche delle realtà importanti, come la <strong>Artchipel Orchestra</strong>, di <strong>Ferdinando Faraò</strong>, che si è aggiudicata il <strong>Top Jazz </strong>2012 come “<em>Migliore formazione dell’anno</em>”, e sarà in concerto venerdì con un progetto dedicato ai <strong>Soft Machine</strong>, all’insegna della commistione tra jazz e rock, con musiche arrangiate da Beppe Barbera, Ferdinando Faraò e Francesco Forges.</p>
<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/ferdi_ok.jpg" alt="farao2" /></p>
<p><strong>Continuando a parlare di programmazione, il festival comincia con un concerto non strettamente jazz: Marco Massa con Francesco Baccini. Come mai questa scelta?</strong><br />
Innanzitutto ci sono state una serie di coincidenze che hanno determinato questa scelta, ma comunque questa soluzione era interessante perchè <strong>Marco Massa</strong> è un cantautore milanese che lavora con dei jazzisti incredibili, come Sellani, De Piscopo, Brioschi, Morriconi, e poi lui ha scritto questo brano, <strong>Cara Milano</strong>, che ha vinto il Premio Sergio Endrigo 2011, che poteva essere simbolico. L&#8217;idea di aver un cantautore milanese che cerca di rinnovare il suo linguaggio, pur mantenendo fede alla tradizione, è un po&#8217; una metafora di quello che sta succedendo anche dal punto di vista architettonico nel quartiere. E&#8217; una zona molto tradizionale che è stata completamente ridisegnata da questo progetto mastodontico, che vuoi o non vuoi, ormai c&#8217;è e bisogna farci i conti, senza andarci contro, ma considerando questo segno molto forte che di sicuro ci porterà da qualche parte. Inoltre un concerto propriamente jazz nella nuovissima piazza <strong>Gae Aulenti</strong>, non era totalmente appropriato, anche perchè è una piazza molto grande.<br />
Ma il festival, specialmente quest&#8217;anno, è molto aperto ad altri linguaggi, anche perchè quando ascolto delle proposte non mi pongo dei limiti. Per esempio ho coinvolto <strong>Serena Ferrara</strong>, che è una cantante giovanissima, che parte da una matrice jazzistica ma mischiata al Flamenco e alle canzoni in siciliano, e lei nel disco si è avvalsa di musicisti di altissimo livello. Anche la <strong>Severini</strong>, in duo chitarra e voce, farà cose molto più Folk, essendo lei molto influenzata da Joni Mitchell.</p>
<p>Il mio impegno è quello di cercare di capire come sonorizzare gli spazi, dato che sono luoghi diversi, o situazioni diverse, e per ognuno, a secondo delle condizioni, cerco di trovare la giusta musica.<br />
Anche il <strong>Collettivo Thelonious Monk</strong>, è un ensemble di nove elementi che suonerà in via Garigliano, sarà un concerto molto bello, d&#8217;impatto, che sta bene in mezzo alla strada, ma non puoi proporlo in un ristorante mentre uno mangia. Cercare la musica giusta nel contesto giusto e viceversa. è un po&#8217; una sfida ma forse è il lato più creativo di questo lavoro.</p>
<p>Il programma completo del Festival, e l&#8217;elenco di tutti i luoghi coinvolti, sono visionabili su <a href="http://www.ahumjazzfestival.com">www.ahumjazzfestival.com</a></p>
<p>A stasera!<br />
<a href="http://www.ahumjazzfestival.com"></a></p>
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		<title>EatWith, l’esperienza di una cena in famiglia e del gusto autentico di Israele</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 02:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Traversa</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[EatWith è una nuova avventura che consente ai turisti che si recano in Israele di vivere una nuova avventura, vivendo l’emozione dell’accoglienza all’interno delle case israeliane, offrendo ai turisti la possibilità di vivere un’esperienza unica ed autentica.
Attraverso EatWith infatti i visitatori possono scegliere di cenare in decine di case israeliane in ogni parte del paese e ed in differenti ambienti: dal loft alla moda a sud di Tel Aviv alle ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/plat5.jpg" alt="EatWith" align="left" /><strong>EatWith</strong> è una nuova avventura che consente ai turisti che si recano in<strong> Israele</strong> di vivere una nuova avventura, vivendo l’emozione dell’accoglienza all’interno delle case israeliane, offrendo ai turisti la possibilità di vivere un’esperienza unica ed autentica.<br />
Attraverso EatWith infatti i visitatori possono scegliere di cenare in decine di case israeliane in ogni parte del paese e ed in differenti ambienti: dal loft alla moda a sud di <strong>Tel Aviv </strong>alle antiche case in pietra di Gerusalemme, alle belle abitazioni rurali collocate nei <strong>Kibbutz</strong>.</p>
<p>La varietà dell’esperienze è infinita. I <strong>turisti </strong>potranno spaziare dai piatti tradizionali ortodossi a Gerusalemme ai pic-nic asado-style argentini; dai piatti gourmet creati da <strong>chef di fama internazionale </strong>alle feste ungheresi con sullo sfondo le antiche rovine romane di Cesarea.</p>
<p>Gli ospiti hanno anche la possibilità di visitare le aziende agricole e corsi d&#8217;acqua in tutto il paese, dove i prodotti locali sono coltivati e pescati.</p>
<p>Ogni casa/struttura viene accuratamente selezionata in base alla storia personale, ai servizi che offre, agli spazi di intrattenimento e alla qualità del cibo. I padroni di casa possono ospitare un numero variabile di ospiti, da due a 20, a seconda dello spazio e delle condizioni meteorologiche.</p>
<p>I prezzi vanno da 100NIS a 300NIS per ospite, a seconda del prezzo delle materie prime, dell&#8217;esperienza culinaria del padrone di casa e dello stile della manifestazione/evento/esperienza proposta.</p>
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		<title>Wired next fest, tre giorni per l’innovazione dal 30 maggio a Milano</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 23:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Traversa</dc:creator>
		
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È stato presentato a Palazzo Reale il programma della prima edizione del “Wired Next Fest”, festival culturale dedicato all’innovazione, alla tecnologia e alla scienza, in programma da giovedì 30 maggio a sabato 1° giugno, nell’ultimo fine settimana degli Expo Days 2013. Il Festival si svolgerà negli spazi del Museo di Storia Naturale e del Planetario e nei Giardini Pubblici Indro Montanelli di Porta Venezia, trasformati per l’occasione in un villaggio ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/villaggio-gonfiabile-1.jpg" alt="Wired next fest" /><br />
È stato presentato a Palazzo Reale il programma della prima edizione del “<strong>Wired Next Fest</strong>”, festival culturale dedicato all’innovazione, alla tecnologia e alla scienza, in programma da giovedì 30 maggio a sabato 1° giugno, nell’ultimo fine settimana degli <strong>Expo Days 2013</strong>. Il Festival si svolgerà negli spazi del Museo di Storia Naturale e del Planetario e nei Giardini Pubblici Indro Montanelli di Porta Venezia, trasformati per l’occasione in un villaggio gonfiabile.</p>
<p>Il cartellone del “Wired Next Fest” prevede tre giornate  ‘non stop’, dalle ore 10 alle 24, con incontri, interviste pubbliche, workshop e dibattiti, tutti a ingresso libero e gratuito; e oltre 100 ospiti, tra cui <strong>Carlo Ratti</strong>, Lisa Randall, Bruce Sterling, Stefano Rodotà, Giuseppe Cruciani , Niccolò Ammanniti, Renato Soru e molti altri.</p>
<p>Alcuni appuntamenti: l’inaugurazione giovedì 30 alle ore 10 con i saluti in video dell’astronauta <strong>Luca Parmitano </strong>dalla Stazione Spaziale Internazionale, mentre nelle notti di giovedì 30 e venerdì 31, dopo una visita notturna nelle sale, sarà possibile trascorrere “Una notte in museo” all’interno del <strong>Museo di Storia Naturale</strong>, munendosi di pigiama, tappetino e sacco a pelo. Sabato 1° giugno, alle ore 14.45, David Moretti, art director di Wired, intervista Giovanni Anceschi, uno dei fondatori del Gruppo T e del movimento dell’Arte cinetica e programmata. In serata, alle ore 19, Stefano Rodotà parlerà di “Tecnologia e democrazia: identità e diritti digitali”, seguito alle ore 21 dall’intervista di Hans Ulrich Obrist a <strong>Dario Argento</strong>. Il programma completo sul sito www.wired.it.</p>
<p>“Il successo dell’Esposizione Universale dipende anche da noi, dall’offerta culturale di Milano. Per questo motivo portiamo avanti con convinzione gli Expo Days – ha dichiarato l’assessore alla Cultura <strong>Filippo Del Corno</strong> – Siamo ormai a metà del nostro percorso e sono molto felice dell’ampia partecipazione di cittadine e cittadini coinvolti nei molti diversi eventi che abbiamo proposto. Proseguiamo quindi l’esperienza tra arte, musica, scienza e alimentazione. Nei prossimi giorni Milano tornerà ad assaporare l’eccellenza alimentare italiana e locale grazie a eventi come il ‘Brera Expo Wine Tour’ e ‘Tutto Food’, mentre, grazie al Wired Next Fest, Milano torna a confermare la propria vocazione di capitale dell’innovazione della scienza e della tecnologia, instaurando un dialogo forte sui temi di Expo 2015”.</p>
<p>Molti gli appuntamenti anche nella prossima e terza settimana di programmazione:</p>
<p>Da martedì 21 a giovedì 23 l’Associazione dei Commercianti di Brera darà vita al “Brera Expo Wine Tour”, che porterà a Milano la prima “Via del Vino” della città.  Il quartiere sarà allestito come un vero e proprio vigneto urbano, dove i negozi diventeranno le vetrine dei migliori vini italiani, patrimonio storico e culturale della Penisola.</p>
<p>Aperto da ieri presso il quartiere fieristico di Rho-Pero, proseguirà fino a tutto mercoledì 22 “<strong>TuttoFOOD</strong>”, il prestigioso Salone dell’Alimentazione dove gli operatori del settore agroalimentare presentano il meglio della produzione italiana e internazionale. Maggiori informazioni su www.tuttofood.it</p>
<p>Per ribadire la funzione sociale, educativa e paesaggistica degli orti urbani, da giovedì 23 maggio a lunedì 3 giugno, presso le serre della Villa Reale di Monza, si svolgerà il “Festival degli Orti”, con mostre e installazioni sul tema “Coltiviamo la città”, corsi teorici e pratici per realizzare un orto, laboratori, visite guidate, presentazioni di libri, aperitivi e dj set. Per ulteriori informazioni www.reggiadimonza.it</p>
<p>Nel fine settimana di sabato 25 e domenica 26, il Parco della Vettabbia di via San Dionigi 90 accoglierà “Agricola”, la prima fiera espositiva di trattori in città, che presenterà al pubblico e agli addetti ai lavori i trattori e le tecnologie più avanzate nel settore agricolo. Informazioni: <strong>www.agricolami.it</strong></p>
<p>Il 25 maggio, dalle ore 10 alle ore 18, nei chiostri della Società Umanitaria di via Santa Barnaba torna il “Mercato Equo e Solidale” organizzato da Radio Popolare e dalla Cooperativa Chico Mendes. Oltre a proporre i prodotti alimentari sostenibili, il Mercato sarà anche l’occasione per promuovere, attraverso incontri e dibattiti, l’educazione alimentare, gli stili di vita più sani, la tutela del territorio e delle produzioni di qualità. Informazioni: <strong>www.radiopopolare.it</strong></p>
<p>Giovedì 23 maggio, alle ore 14.30, presso la Sala conferenze di Palazzo Reale, in piazza Duomo 14, si terrà l’incontro “Milano + Expo = Smart City”, a cura dell’Assessorato Politiche per il Lavoro, Sviluppo Economico, Università e Ricerca.<br />
L’incontro sarà l’occasione per presentare i risultati del primo forum rivolto a cittadini, imprese, università che individua le strategie per una Milano più intelligente, sostenibile e in grado di migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti.</p>
<p>Tutto il programma completo della settimana sul sito <strong>www.expo2015.org</strong></p>
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		<title>Premiati a Otranto i vincitori del Concorso nazionale dei vini Rosati</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 02:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Traversa</dc:creator>
		
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Sono 19 i vini premiati del secondo Concorso enologico nazionale dei vini Rosati, promosso dall’assessorato alle Risorse agro-alimentari della Regione Puglia, in partenariato con Assoenologi, Accademia Italiana della Vite e del Vino e Unioncamere Puglia e autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole.
Nel corso della cerimonia tenutasi oggi al Castello Aragonese di Otranto (LE) il giornalista nonché produttore di vini Rosati Bruno Vespa, il senatore Dario Stefàno, ideatore dell’iniziativa, e l’assessore ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/ori-ditalia5.jpg" alt="Concorso nazionale dei vini Rosati" /><br />
Sono 19 i vini premiati del secondo Concorso enologico nazionale dei vini Rosati, promosso dall’assessorato alle Risorse agro-alimentari della Regione Puglia, in partenariato con Assoenologi, Accademia Italiana della Vite e del Vino e Unioncamere Puglia e autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole.<br />
Nel corso della cerimonia tenutasi oggi al <strong>Castello Aragonese di Otranto</strong> (LE) il giornalista nonché produttore di vini Rosati Bruno Vespa, il senatore Dario Stefàno, ideatore dell’iniziativa, e l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Fabrizio Nardoni hanno premiato con medaglie d’oro, d’argento e di bronzo i tre migliori vini (con un ex aequo) di ognuna delle sei categorie previste dal Concorso, al quale hanno partecipato 292 cantine di tutte le 20 Regioni per 363 etichette totali.<br />
«I riconoscimenti di quest&#8217;anno delineano una mappa delle eccellenze italiane e confermano la statura del Premio e la sua serietà - ha spiegato l&#8217;assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia, <strong>Fabrizio Nardoni </strong>– trattandosi di riconoscimenti che riconsegnano alla storia e alla tradizione dell&#8217;enologia nazionale il giusto ruolo a vini e processi di vinificazione delicati e di pregio».<br />
Con la conduzione di Antonio Stornaiolo e Adua Villa, sommelier Master Class e testimonial del concorso insieme al direttore delle Guide dell’Espresso Enzo Vizzari, la cerimonia ha consacrato i migliori vini Rosati d’Italia; ad aggiudicarsi il primo premio nella categoria ‘Vini rosati tranquilli DOC - DOP’ il ‘Cerasuolo d’Abruzzo DOC “Fantini” 2012’ della Farnese Vini di Ortona (CH), risultato anche il vino col punteggio più alto in assoluto, in pratica la “maglia rosa dei Rosati d’Italia”. Si tratta di un’autorevole conferma per la cantina abruzzese, che l’anno scorso si era classificata seconda in questa categoria. Medaglia d’argento all’‘Irpinia DOC rosato 2012’ di Borgodangelo Società agricola di Sant’Angelo all’Esca (AV) e di bronzo al ‘Bardolino DOC Chiaretto classico 2012’ della Cantina Caorsa Consorzio Agrario Lombardo Veneto di Affi (VR).<br />
Sono tutti pugliesi, invece, i vini che si sono aggiudicati il podio nella categoria ‘Vini rosati tranquilli IGT – IGP’ , rimarcando così la stretta relazione tra l’elevata qualità di questi vini e il territorio in cui sono prodotti: medaglia d’oro al ‘Salento IGP rosato “Merula Rosa” 2012’ dell’azienda agricola Carvinea di Carovigno (BR), d’argento al ‘Salento IGP Negramaro Rosato 2012’ della Cantina Società Cooperativa  Vecchia Torre di Leverano (LE) e di bronzo al ‘Salento IGT Negramaro Rosè “Rosaro” 2012’ dell’azienda agricola Feudi di Guagnano di Guagnano (LE).<br />
L’Emilia Romagna (che in totale conquista cinque medaglie, alle spalle del Veneto che, con sei, è la più “medagliata” tra le Regioni) resta leader indiscussa nella categoria ‘Vini rosati frizzanti DOC –DOP’: “doppietta” della Cantina di Carpi e di Sorbara di Carpi (MO), che ha ottenuto la medaglia d’oro con il ‘<strong>Lambrusco di Modena DOC</strong> rosato frizzante semisecco “Rosa di primavera” 2012’ e la medaglia d’argento con il ‘Lambrusco di Sorbara DOC rosato frizzante amabile “Allegro” 2012’, quest’ultima ex-aequo con il ‘Lambrusco di Sorbara DOP rosato frizzante secco “Rosa” 2012’ dell’azienda agricola Garuti Elio ed eredi Garuti Romeo di Sorbara (MO). Terzo classificato il ‘Colli di Scandiano e di Canossa DOP Lambrusco rosato frizzante “Rosso Spino” 2012’ della Cantina Sociale Arceto Società Cooperativa di Arceto di Scandiano (RE). D’altra parte,  già nel 2012, la cantina di Carpi e Sorbara, con la denominazione Cantina di Sorbara, aveva conquistato argento e bronzo nella stessa categoria.<br />
La categoria ‘Vini rosati frizzanti IGT – IGP’ vede invece sul podio i vini del Lombardo-Veneto: si è aggiudicato la medaglia d’oro il ‘Provincia di Pavia IGT rosato frizzante dolce “Mosca Rosa” 2011’ di Giorgi Fratelli &amp; C. di Canneto (PV); medaglia d’argento e di bronzo rispettivamente al ‘Delle Venezie IGT rosato frizzante “Tura”’ del Gruppo Italiano Vini – Lamberti di Pastrengo (VR) e al ‘Verona IGP rosato frizzante “Monte Fiaschetto” 2012’ dell’azienda agricola Righetti Enzo di Cavaion Veronese (VR).<br />
Conquista la medaglia d’oro nella categoria ‘Vini rosati spumanti DOC – DOP’ il ‘Venezia DOC vino spumante dry rosè “Canal Grando’’della Casa vinicola Bosco Malera di Salgareda (TV); medaglia d’argento al ‘Lambrusco di Sorbara DOP rosato vino spumante di qualità extra dry “Gioia” 2011’ dell’azienda agricola Garuti Elio ed eredi Garuti Romeo di Sorbara (MO), cantina premiata anche nella categoria ‘Vini rosati frizzanti DOC –DOP’, e medaglia di bronzo al ‘Bardolino DOP Chiaretto Vino Spumante Brut 2012’ dell’Azienda agricola <strong>Benazzoli Fulvio</strong>  di Pastrengo (VR).<br />
Nella categoria ‘Vini rosati spumanti IGT e VSQ’ ha ottenuto la medaglia d’oro il ‘Manzoni Moscato vino spumante di qualità aromatico dolce 2012’ della cantina Colli Euganei di Vò (PD); medaglia d’argento e di bronzo rispettivamente al ‘Vino spumante di qualità extra dry rosè “Jacarando” 2011’ della San Paolo Azienda agraria di Torrioni (AV) e al ‘Pinot nero rosato vino spumante di qualità extra dry’ dell’azienda vitivinicola Vanzini di Antonio, Michela e Pier Paolo Vanzini di San Damiano al Colle (PV).<br />
Il Premio speciale della critica della Regione Puglia e dei suoi partner Assoenologi, Accademia della Vite e del Vino e Unioncamere Puglia  costituito da una scultura dell’artista salentino Simone Fersino, è andato all’Azienda agricola Primis di Stornarella (FG) per il ‘Puglia IGT Rosato “Monrose”, vino che ha conseguito il punteggio più alto tra tutti i classificati al quarto posto. Il premio è stato consegnato alla cantina dall’enologo Massimiliano Apollonio, presidente dell’Assoenologi Puglia-Calabria-Basilicata, che ha portato alla manifestazione otrantina il saluto dell’associazione nazionale di categoria dei tecnici vitivinicoli più antica e numerosa al mondo.<br />
«Siamo qui a Otranto -  ha dichiarato in un video-messaggio il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola – per premiare il lavoro dell’ingegno, questa capacità di mescolare continuamente tradizione e innovazione, come eravamo e come saremo, e come potremo essere; di recuperare vecchi vitigni e convocare le migliori competenze della ricerca, dell’innovazione, dell’Università: perché un processo di vinificazione è sempre un processo di reinvenzione. Parliamo di come proteggere la nostra identità e di come farla vivere non in una campana di vetro, ma dentro i processi reali della vita. E la vita è mutamento».<br />
«La grande attestazione di forza delle cantine pugliesi nella categoria  dei<strong> vini rosati tranquilli Igp</strong> – ha aggiunto l’assessore Nardoni – rappresenta la medaglia al merito del  sistema produttivo della Puglia, quello che ha continuato ad investire e a crederci. Ora compito del mio assessorato è quello di andare oltre il premio, trasformando tutte queste eccellenze in politiche per il sostegno alla viticoltura pugliese e in buone performance di vendita ed export».<br />
«Quando le buone idee hanno buone gambe per camminare – ha dichiarato il Senatore Dario Stefàno -  allora è più facile centrare anche gli obiettivi più ambiziosi. La solidità delle gambe è tutta nella qualità delle cantine e dei vini che hanno partecipato anche a questa seconda edizione del <strong>Concorso</strong>, condividendo con noi l’aspirazione di consolidare una specificità ed un target produttivo che ha crescenti chance di affermazione sul mercato internazionale. Per me naturalmente l’orgoglio è doppio, non solo per la ulteriore conferma di una intuizione vincente, ma perché il Concorso è un vero e proprio trampolino di lancio, e non solo per le etichette vincitrici, verso un percorso di promozione che non si ferma oggi qui».</p>
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		<title>Sergio Caputo torna a Bari il 24 maggio per un concerto speciale al Njlaja</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 23:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Gagliano Candela</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Un grande ritorno nel capoluogo pugliese avverrà venerdì 24 maggio, alle 22.00: Sergio Caputo, tra i più amati cantautori e musicisti romani, sarà in concerto al Njlaya Club (via Chico Mendes 2). Il concerto presenterà il meglio dei suoi successi eseguiti uno dietro l&#8217;altro a ritmo serrato, in un repertorio ricco di brani swing e latini, capaci di far ballare il pubblico più vario, e di accendere l&#8217;entusiasmo di persone ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/sergio-caputo-35.jpg" alt="Sergio Caputo" align="left" />Un grande ritorno nel capoluogo pugliese avverrà venerdì 24 maggio, alle 22.00: <strong>Sergio Caputo</strong>, tra i più amati cantautori e musicisti romani, sarà in concerto al <strong>Njlaya Club </strong>(via Chico Mendes 2). Il concerto presenterà il meglio dei suoi successi eseguiti uno dietro l&#8217;altro a ritmo serrato, in un repertorio ricco di brani swing e latini, capaci di far ballare il pubblico più vario, e di accendere l&#8217;entusiasmo di persone di ogni età. Caputo è l&#8217;autore e interprete di hit intramontabili come «Un Sabato Italiano» (di cui ricorrono i trent’anni nel 2013), «Il Garibaldi innamorato», «Non bevo più tequila», «L&#8217;astronave che arriva», «Italiani Mambo», «Citrosodina» e molti altri brani che hanno fatto sognare intere generazioni, ormai dei classici della musica italiana. Oggi i suoi testi vengono proposti agli studenti di varie università italiane e straniere come esempio di poesia contemporanea italiana. Un talento riconosciuto in tutto il mondo che ha visto Caputo, negli anni, collaborare con musicisti del calibro di <strong>Lester Bowie</strong>, Enrico Rava, Dizzy Gillespie, Mel Collins dei King Crimson, Roberto Gatto, Danilo Rea e tanti altri. Sarà un piacevole ritorno, in Italia, per il musicista che vive ormai in California dal 1999. Infotel prenotazioni e biglietti: 080.503.99.11 - 349.583.90.36.</p>
<p>La grande fama arriva nel pieno degli anni ottanta con le incisioni per la CGD, più precisamente nel 1983, quando pubblica l&#8217;album «Un sabato italiano». Si delinea da questo momento un personale stile musicale che si rifà al mambo e allo swing degli anni cinquanta, unito a testi ironici, con influenze musicali di artisti jazz come Fats Waller e Cole Porter.</p>
<p>Caputo si rimette al lavoro per un nuovo album nel 1984, pubblicando Italiani mambo, che in fatto di vendite incrementa anche il precedente «Un sabato italiano», e dove si avvale della collaborazione del celebre sassofonista-clarinettista statunitense Tony Scott (che anni dopo lo presenterà a Dizzy Gillespie) e del batterista jazz Roberto Gatto. Con la title-track, partecipa al Festivalbar, e anche questa canzone resta tra le sue più famose a distanza di anni.</p>
<p>Collabora di lì a poco con Adriano Celentano che gli commissiona un testo da tradurre dall&#8217;inglese di un complesso olandese, il cui titolo rimane invariato. Nasce così «Susanna», brano di punta dell&#8217;album di <strong>Celentano</strong> «I miei americani&#8230;» del 1984, dove si narra di una donna dedita all&#8217;avventura, brava a sedurre e poi abbandonare. In questo brano Caputo &#8220;dirige&#8221; anche un brusio di voci di sottofondo che commentano le parole della canzone. Tra le poche collaborazioni esterne di Caputo vanno ricordate: un 45 giri del 1983, sigla della trasmissione televisiva «Help», e andato in onda su Canale 5. Il brano, intitolato «La soubrette», è stato cantato dalla conduttrice del programma Fabrizia Carminati; un duetto con Loretta Goggi nell&#8217;album «C&#8217;è poesia - Due», del 1987. Si tratta del brano «L&#8217;astronave che arriva», dello stesso Caputo.</p>
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		<title>My fair bank, artisti/bancari a sostegno di una nobile causa umanitaria</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 08:45:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandro Romano</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Il gruppo artistico Gli Spread, formato da una cinquantina di bancari/artisti, ha promosso e realizzato una serie di spettacoli a Lecce, Bari e San Severo, il cui ricavato andrà a sostegno della realizzazione del Reparto umanizzato di Oncologia dell’Ospedale Di Venere di Bari.
Non sempre ogni cosa è al suo posto. E ciò che sto per raccontare è proprio uno di quei casi, a cominciare dal fatto che chi scrive è ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/spread66.jpg" alt="My fair bank" /><br />
Il gruppo artistico <strong>Gli Spread</strong>, formato da una cinquantina di <strong>bancari/artisti</strong>, ha promosso e realizzato una serie di spettacoli a Lecce, Bari e San Severo, il cui ricavato andrà a sostegno della realizzazione del Reparto umanizzato di Oncologia dell’Ospedale Di Venere di Bari.</p>
<p>Non sempre ogni cosa è al suo posto. E ciò che sto per raccontare è proprio uno di quei casi, a cominciare dal fatto che chi scrive è un giornalista (e, fin qui, andrebbe anche bene) che, di solito, però, scrive di gastronomia e non di spettacolo.<br />
Vorrete perdonarmi se, in alcuni momenti, potrà scapparmi qualche termine, appunto, gastronomico; li evidenzierò in neretto, ma credo che in fondo aiuteranno a meglio descrivere questa bella iniziativa. Sicuramente serviranno a <strong>condirla</strong> (ecco, appunto).<br />
Anche perché,  se uno spettacolo piace, solitamente si dice: “Me lo sono proprio <strong>gustato</strong>!”<br />
Ma parliamo de Gli Spread. Chi sono? Anche loro fanno parte di quelle cose che non stanno al posto loro. Si tratta di un gruppo d’arte, potrei chiamarla una Compagnia, fatta, però, di persone che, manco a dirlo, non stanno al posto loro.<br />
Il gruppo è composto da una cinquantina tra cantanti, musicisti, attori, ballerini, coordinatori, organizzatori. Fin qui tutto normale, se non fosse che si tratta di bancari, il cui posto dovrebbe essere dietro una scrivania e non su un palcoscenico.<br />
Però, a volte, ciò che non è nella norma può risultare meno monotono o, come in questo caso, addirittura divertente.<br />
Infatti, gli Spread sono divertenti già per l’anomalia che rappresentano, in quanto, pur accomunati da un lavoro, hanno in comune anche una sfrenata passione per lo spettacolo.<br />
Passione, la parola magica è proprio questa. Una parola che contiene tanti altri significati e che, sono convinto, potrebbe migliorare la vita di ognuno o addirittura cambiare il Mondo, basta immaginare se, ognuno di noi, nella propria vita, nel proprio lavoro, nel tempo libero, nei rapporti con gli altri, nell’amore, fosse sempre mosso dalla passione…<br />
Ok, rimango con i piedi per terra e torno a parlare di Spread (non quello tra BTP e Bund, però).<br />
La passione di questi artisti ha trovato sfogo nella realizzazione di un gradevolissimo spettacolo, che hanno voluto chiamare “My fair bank”, divertente, ben fatto, con momenti musicali e teatrali di buon livello davvero.<br />
Certo, sia sul palco che tra il pubblico, il lato emotivo è quello che predomina; gli artisti riescono ad emozionarsi ed emozionare, è giusto perdonargli qualche piccola imperfezione, perché il bello di quello che fanno sta nel fatto stesso che lo fanno.<br />
La passione predomina, ed è bello. Ma tutto ciò diventa meraviglioso se alla passione si aggiunge l’azione.<br />
E in questo caso, il loro motto, “passioni in azione” è quanto mai azzeccato, perché ogni loro spettacolo ha in sé un valore, cioè raccogliere fondi da devolvere in nobili scopi.<br />
Quest’anno gli incassi degli spettacoli (tutto esaurito a Lecce e il primo spettacolo a Bari, ancora disponibilità per il 24/5 a San Severo e per la replica del 31/5 sempre a Bari) saranno devoluti per la realizzazione di un bellissimo progetto di umanizzazione del reparto oncologico dell’Ospedale Di Venere di Bari.<br />
Il 16 maggio, a Bari, presso l’Auditorium della Guardia di Finanza, posso dire di aver vissuto una bella esperienza, assistendo ad uno spettacolo davvero carino e divertente.<br />
Arrivato in sala, qualche artista si aggira ancora tra il pubblico, l’aria è intrisa di adrenalina, l’emozione si taglia a fette.<br />
Prima dell’inizio dello spettacolo incontro Mariella, attrice, che si aggira nervosa in sala e, allora, la fermo, chiedendole un pensiero, di getto. “Sono felice – mi dice emozionatissima  -  di vivere e condividere questa esperienza fantastica, gratificante dal punto di vista artistico ma soprattutto umano. La mia passione per la recitazione mi dà ogni volta delle grandi emozioni, ma questa esperienza con Gli Spread è davvero unica perché mi sta offrendo molto dal punto di vista dei rapporti umani. E questo, sommato al nobile scopo per cui ci siamo messi in gioco,è un grande valore.”<br />
Sulla stessa lunghezza d’onda è Fabio, musicista e cantante: ”Finalmente possiamo dire che oggi la parola “Spread” si sia arricchita di un nuovo significato. Ora è anche sinonimo di emozioni, passioni, condivisioni di buoni sentimenti e amore per lo spettacolo, che siamo riusciti a finalizzare verso qualcosa di socialmente utile”.<br />
Sul palco, prende il microfono <em>Alessandro D’Oria</em> (<strong>vedi intervista più in basso</strong>), ideatore e creatore del progetto Spread.<br />
Anche lui, in quel momento, non sta al suo posto. E’ il Capo Area Puglia del Banco di Napoli ma, in quel momento ama definirsi semplicemente uno “Spread”come gli altri. Il suo discorso riguarda la presentazione del progetto, nel quale pone l’accento sui valori che hanno contribuito alla formazione di questo numeroso gruppo di bancari-artisti e sul privilegio di farne attivamente parte.<br />
Nel <strong>menù</strong> della serata altri interventi, quello del Direttore Generale del Banco Giuseppe Castagna, e quello toccante del Prof. <em>Gennaro Palmiotti </em>(<strong>vedi intervista</strong>  <strong>più in basso</strong>), responsabile  dell’unità oncologica dell’ospedale Di Venere di Bari, che spiega quanto sia importante seguire il malato di cancro non solo dal punto di vista delle cure, ma anche curandone i vari aspetti della vita sociale e tutto ciò che riguarda la sfera psicologica.<br />
Della realizzazione del progetto, parla invece, l’architetto Andriani , il quale, nel suo rapido intervento, ne ha illustrato gli aspetti tecnici e progettuali.<br />
Poi si spengono le luci e ci <strong>gustiamo</strong> lo spettacolo.  L’<strong>antipasto</strong> lo offrono i due attori Leo e Piero, che seduti su una panchina disquisiscono in maniera ironica sulla banca, confrontando il conto “<strong>limone</strong>” con il conto “<strong>cetriolo</strong>”, divertente scenetta ripresa da Ficarra e Picone.<br />
Il <strong>menù</strong> prevede una scorrevole alternanza di brani musicali e sketch, i cui piatti forti sono le scenette “La lavatrice” di Brignano  e “Mani in alto” di Panariello,  l’intramontabile  musica di “Imagine” del mito John Lennon e il ritmo travolgente di “<strong>Money for nothing</strong>” dei Dire Straits.  La mia deformazione professionale mi porta a pensare che siamo nel pieno della <strong>degustazione </strong>– oops, chiedo scusa - dello spettacolo.<br />
C’è scambio di emozioni tra artisti e pubblico e questo è il bello. Tanti sono gli amici che transitano  sul palco e mentre mi gusto bellissime canzoni di Jovanotti, Vasco Rossi, persino dei Dire Straits, sento vibrare il mio cellulare per un sms.<br />
Il messaggio è di uno dei ballerini, Antonio, che mi scrive: ”L’attesa dietro le quinte è carica di tensione. Io e Myriam balliamo un tango per distenderci  e scaldarci, tra poco tocca a noi. Sale l’adrenalina, le gambe tremano, ma siamo sorretti dal piacere e dalla soddisfazione di far parte di un gruppo fantastico, di regalare emozioni e di fare del bene. E allora un bel respiro profondo e via”.<br />
Lo spettacolo va avanti con altre musiche bellissime, mi gusto una potente interpretazione di “Vacanze romane” cantata da Anna Lucia e un “A muso duro” di Pierangelo Bertoli cantata da Dario, showman completo,  bella voce, bravissimo con l’armonica e presenza sul palco da consumato artista.<br />
E poi “Futura” del grande Lucio Dalla, ben interpretata da Emanuele, con il suo esplicito messaggio di speranza: “Aspettiamo senza avere paura, domani…”. Bellissimo.<br />
In tanti su quel palcoscenico, davvero bravi, impossibile nominarli tutti. Nel mio linguaggio gastronomico lo definirei un “<strong>ciambotto</strong>”, vario e<strong> gustoso</strong>.<br />
Gli attori chiamano sul palco il testimonial della serata, uno tra i più importanti artisti pugliesi, l’attore regista Sergio Rubini (v.intervista); applauditissimo, legge magistralmente un racconto di Matteo Salvatore e ringrazia tutti per averlo coinvolto in questa iniziativa benefica.<br />
Ho visto quasi tutti i film di <strong>Rubini</strong>, è un grande artista che, in quest’occasione, ha mostrato a tutti di avere anche un cuore grande, per il suo sostegno artistico, per il suo apporto di esperienza, per aver infuso coraggio ed entusiasmo a questi ragazzi, sostenendo e contribuendo, anche economicamente, alla realizzazione del progetto che verrà finanziato dagli incassi dello spettacolo.<br />
Dopo di lui, arriva il <strong>dessert</strong>. Sul palco si insediano altri due big, Emilio Solfrizzi ed Antonio Stornaiolo, nei panni dell’indimenticato duo comico che li ha resi famosi: Toti e Tata.<br />
Tra le esilaranti “facce” di Emilio Solfrizzi e gli assist di Antonio  Stornaiolo, che lancia le battute al suo compagno di palcoscenico con una precisione degna del miglior Platini, scorre un’altra piacevole mezz’ora di risate a crepapelle; Toti e Tata cantano la vecchia canzone “Sanbaolo” (un quartiere straordinario dove ci abita un mago che fa sparir le autoradio…le donne qui al CEP partoriscono bambini che vengono al Mondo già sopra i vespini…) chiamando sul palco l’autore Antonello Vannucci, ora coordinatore musicale degli Spread,  e ricordando il loro inizio di carriera insieme a lui.<br />
Commentano ironicamente Ungaretti (si sta come, d&#8217;autunno, sugli alberi, le foglie.) e ironizzano simpaticamente sul cognome del Comandante Vecchione (grazie al quale è stato possibile utilizzare il meraviglioso Auditorium della GDF).<br />
“Con quel cognome poteva venire a cantare lui!” dice Toti, e tutti, me compreso, scoppiamo in fragorose risate. Se vogliamo, la battuta non è neppure così ridicola, ma Emilio Solfrizzi è, come sostiene Sergio Rubini, un attore comico d’altri tempi, uno di quelli che ti fa morire dal ridere con la mimica e poche, mirate battute. Grandissimi in quest’arte erano Stanlio e Ollio  e l’immenso Totò.<br />
Lo spettacolo finisce con tutti i protagonisti sul palco, sulle note di “Volare”, brano di un altro grande pugliese, Domenico Modugno.<br />
Mentre in un angolo del teatro Emilio Solfrizzi ed Antonio Stornaiolo si prestano pazientemente a foto ed attenzioni da parte dei numerosi fans presenti in sala, riesco ad intercettare, subito dietro le quinte, Antonello Vannucci  e colgo, a caldo, le sue impressioni: “Quando sono entrato in banca – mi risponde - mai  avrei pensato di arrivare a fare spettacoli di questa portata. L’esperienza non mi manca, ma  è sempre molto emozionante pensare di farlo di fronte ai tuoi colleghi e, soprattutto, per una nobilissima causa”.<br />
Applausi meritati per tutti, ci siamo divertiti davvero e siamo stati tutti partecipi di un qualcosa che va al di là dello spettacolo.<br />
Appuntamento, quindi, per le ultime due repliche il 24/5 a San Severo e il 31/5 ancora a Bari presso l’Auditorium della Guardia di Finanza, sapendo che il ricavato sarà devoluto in favore di una nobile causa, sostenuta da un gruppo di artisti, forse anomali perché tutti bancari di professione, ma con un bagaglio di emozioni e passioni, contenuto in un cuore grande così.</p>
<p><strong>Per saperne di più o per prenotare i biglietti dei prossimi spettacoli visitate il sito: http://www.glispread.altervista.org/<br />
Per sostenere il progetto  “Umanizzazione del reparto di oncologia dell’Ospedale di Venere di Bari” potete inviare un bonifico (di qualsiasi importo) a:  COMITATO PASSIONI IN AZIONE - IBAN: IT70 F033 5901 6001 0000 0073 083 - Causale: Contributo &#8216;Iniziativa 2013&#8242;</strong></p>
<p>Gli Spread sono: <em>Armando Albarani – Anna Lucia Alessio – Bruno Ambrosini – Piero Luigi Balena – Fabrizio Bosco – Dario Brienza – Roberto Capacchione – Antonio Cava – Vittorio Cavaliere - Gianni Curci – Alessandro De Pace – Gianni Devitofrancesco – Nicola Di Cosmo – Leo Di Fonzo – Piero Di Nanna – Giacomo Di Pierro – Maresa Di Tullio – Antonio Distaso – Mariella Facchini – Giuseppe Genicco – Giovanni Gentile – Pietro Giampriamo – Alessandro Lenoci – Salvatore Lorè – Alessandro Lunare – Claudia Mastrorilli – Corrado Mezzina – Biagio Montaruli – Luca Pagliara – Teresa Pertosa – Silvana Quinto – Fabio Santomauro – Emanuele Saponieri – Benedetta Strippoli – Gianbattista Valente – Antonello Vannucci – Myriam Barone – Giuseppe Fallacara – Tiziana del Balzo – Piero Della Mea – Aldo Di Caterino – Carmela Introna – Antonio Martinelli – Concetta Massari – Dino Patruno – Rossana Scarpa – Alessandro D’Oria. </em></p>
<p align="center"><strong>INTERVISTA AD ALESSANDRO D&#8217;ORIA</strong></p>
<p>Noi di LSDmagazine abbiamo incontrato <strong>Alessandro D&#8217;Oria</strong>, Capo Area Puglia del Banco di Napoli, ideatore e fondatore del gruppo, dal quale mi sono fatto spiegare finalità, obiettivi e progetti futuri de Gli Spread, bancari con la “passione” per lo spettacolo.</p>
<p style="text-align: justify"><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/doria.jpg" alt="My fair bank" align="right" /><strong>Dott. D’Oria, da cosa nasce l&#8217;idea di mettere su un gruppo artistico e cosa sono gli Spread?</strong></p>
<p style="text-align: justify"><span>Tutto è nato dal mio desiderio di portare all&#8217;interno dell&#8217;Area esperienze ed esempi di altri &#8220;mondi&#8221; e contesti, per verificarne punti di contatto. Ad ottobre del 2011 abbiamo organizzato un seminario con tutti i direttori sul tema delle &#8220;passioni&#8221;, intese come quelle forze che spingono le persone a perseguire obiettivi anche difficili e sfidanti, attingendo ad esperienze di musicisti, appassionati d&#8217;arte, filologi. Da lì è nata l&#8217;idea di conoscere le passioni dei nostri colleghi, che hanno risposto in maniera entusiastica. Così sono nati Gli Spread; un insieme di persone che fanno musica, recitano, ballano, cantano. Altre passioni sappiamo esserci: la scrittura, la poesia, la pittura, la fotografia &#8230;  Ma Gli Spread, per me, sono tutti i colleghi dell&#8217;Area. Senza di loro non sarebbe possibile fare quello che facciamo. </span></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quale obiettivo vi siete prefissati?</strong></p>
<p style="text-align: justify"> <span>Abbiamo pensato che fosse bello e utile mettere questa grande risorsa al servizio della &#8220;collettività&#8221;, e abbiamo costruito, attorno alle &#8220;passioni&#8221;, un significato più alto; quello di sostenere iniziative meritorie con  la raccolta fondi degli spettacoli che organizziamo. Lo scorso anno abbiamo sostenuto sei progetti nel sociale di alcune Onlus pugliesi, quest&#8217;anno il progetto di umanizzare il reparto oncologico del Di Venere a Bari. Per chi volesse approfondire, tutti i dettagli sono sul nostro sito <a href="http://www.glispread.altervista.org/" title="http://www.glispread.altervista.org Ctrl+Fare clic per aprire il collegamento">www.glispread.altervista.org </a>, dove abbiamo evidenziato le attività del 2012 e del 2013, e tanto altro materiale per conoscerci meglio e sostenerci. </span><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quali sono i valori più importanti che emergono da questo progetto?</strong></p>
<p style="text-align: justify"><span>Legare un valore individuale ad uno collettivo; coagulare energie, risorse, competenze, in maniera del tutto volontaria, in un unico grande progetto. Accade anche in altri contesti, ma che avvenga in un ambito lavorativo, coinvolgendo così tante persone e in un momento così difficile, mi pare abbia un che di miracoloso. </span></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Spesso le grandi idee nascono dal nulla e sono frutto di anni di pensieri messi insieme senza neppure immaginare cosa se ne farà, per cui, lo scorso anno, lo spettacolo è stato una bella sorpresa per tutti.  Non si riusciva neppure lontanamente ad immaginare che ci fossero tanti bancari, per giunta facenti parte della stessa azienda, portati per lo spettacolo. Dovendo, quest&#8217;anno, inventare qualcosa di nuovo per non ripetersi, non c&#8217;era il rischio che si perdesse, appunto, questo &#8220;fattore sorpresa&#8221; e si cadesse un po&#8217; nel banale? </strong></p>
<p style="text-align: justify"><span>Da subito i colleghi hanno colto la necessità di alzare l&#8217;asticella. Dare un senso allo spettacolo, legarlo di più alla nostra realtà, migliorare ancora la performance qualitativa. A me pare che l&#8217;intento sia stato pienamente raggiunto! Sono dei perfezionisti impressionanti, con una cura dei dettagli strabiliante.</span></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Lei ha creduto fortemente in questo progetto e lo ha portato avanti, con la collaborazione di tutti. Ma gli Spread sopravviveranno agli avanzamenti di carriera, cambi di mansione o luogo di lavoro del loro ideatore Alessandro D’Oria? </strong></p>
<p style="text-align: justify"><span>Intanto mi auguro che  la mia esperienza in Puglia duri ancora a lungo: i colleghi sono fantastici e il Sud credo sia fra i territori più stimolanti per lavorare. Ma poiché nulla è eterno, l&#8217;auspicio è che, se questa idea è buona, possa continuare a funzionare anche senza di me; che il seme germogli e diventi una bella pianta, poi un albero. Sarebbe per me la più grande soddisfazione se ciò accadesse. Ovviamente vorrei sempre un bel posto a teatro per applaudire i colleghi!</span></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Che ne pensano di questo progetto i vertici aziendali del Banco di Napoli?</strong></p>
<p style="text-align: justify"><span>Questa iniziativa non assorbe risorse aziendali, si fonda tutto sul volontariato e sul tempo che la sera e nei week end i colleghi vi dedicano. Ma la nostra azienda ha un alto senso di responsabilità sociale e io credo che questa iniziativa, sia nelle modalità che nei fini, vada esattamente nella stessa direzione. </span></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Con un solo aggettivo come definirebbe la sua partecipazione a questo gruppo di lavoro?</strong></p>
<p style="text-align: justify"><span>Istruttiva e molto, molto divertente! </span></p>
<p style="text-align: justify" align="right"><span><strong>INTERVISTA A SERGIO RUBINI TESTIMONIAL DELLA SERATA</strong></span><span> <em>(di Sandro Romano) </em> </span></p>
<p style="text-align: justify"><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/sandro-con-rubini.jpg" alt="sergio" /><br />
<span>Durante la serata abbiamo incontrato l</span>’attore e regista pugliese <strong>Sergio Rubini</strong>, testimonial d’eccezione del progetto di umanizzazione del reparto oncologico dell’Ospedale Di Venere di Bari, sostenuto dallo spettacolo “My fair bank”, interpretato da Gli Spread, il gruppo di bancari/artisti che, da circa due anni sta sostenendo vari progetti nel sociale.</p>
<p style="text-align: justify">Proprio in questi giorni, nelle sale d’Italia, si proietta il suo ultimo film, “Mi rifaccio vivo”, con un cast d’eccezione che comprende attori del calibro di Emilio Solfrizzi, Neri Marcorè, Margherita Buy, Lillo Petrolo, Vanessa Incontrada, Enzo Iacchetti e Gian Marco Tognazzi.</p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">Prima dell’inizio di “My fair bank” l’ho intercettato per rivolgergli qualche domanda.</p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>In cosa consiste la tua collaborazione a questo progetto? </strong></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">Conosco il prof. Palmiotti, il quale mi parlò di questa sua idea, di questo progetto che mi ha molto interessato. Non solo per un fatto di sensibilità, ma perché ritengo giusto denunciare ciò che non funziona, ma bisogna denunciare anche ciò che funziona, ciò che è bello, come in questo caso. Denunciare il brutto rischia di paralizzare, mentre raccontando i casi di eroismo vero, gli atti di coraggio, si sollecitano le coscienze. Il progetto di Palmiotti è una roba incredibile. L’idea che un malato non debba essere un numero, che lo si tratti da persona, che debba essere accolto in ambienti in cui si tenga sempre presente l’umanità, in cui gli operatori sappiano come devono relazionarsi con il paziente, come devono parlare, io la trovo bellissima. Tutti siamo stati malati o abbiamo avuto qualche parente malato, per cui la cosa mi ha molto colpito e, quando mi <span> </span>ha parlato del fatto che il suo progetto fosse sostenuto da questo meraviglioso gruppo, sono andato a vedere il sito su internet. Subito mi sono detto che era una cosa bellissima, anche perché io vengo dal teatro amatoriale. Da ragazzino sono stato in una compagnia amatoriale e mio padre è ancora un attore amatoriale. So, quindi, cos’è l’amatorialità e so anche che gli artisti di professione dovrebbero sempre guardare con ammirazione all’amatorialità. Perché, in realtà, anche chi fa questo per mestiere deve mantenere quel tipo di energia amatoriale, quella passionalità per l’arte. Poi vedere tutti insieme questi 40/50 bancari legati da una passione, mi fa venire in mente che se in Parlamento ci fossero altrettanti uomini appassionati come loro, capaci di fare la politica con la stessa passione con cui stasera Gli Spread fanno questo spettacolo, allora sì che potremmo cambiare il paese. Ciò che mi ha spinto sono le due cose messe insieme, il progetto di Palmiotti e Gli Spread, a cui io ho dato la mia semplice partecipazione e sono venuto un paio di volte a vederli. Loro dicono che io sono venuto a dargli una mano, invece io sono venuto a rubare, a guardare. In realtà loro sono troppo buoni, quindi stasera sono venuto a dare il mio contributo e sono fiero di essere riuscito a coinvolgere anche Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo, che saranno ospiti e daranno anche il loro contributo. Per me è bello, perché Emilio è l’attore del mio film e coinvolgerlo in questa cosa mi ha fatto piacere.</p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>Mi spiegheresti meglio cosa vuoi dire quando sostieni di essere tu a rubare qualcosa agli Spread?</strong></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">Lo dico davvero perché ne sono convinto, questa energia dovrebbero mantenerla sempre anche gli attori di professione. Perche il problema degli attori è proprio il mestiere che ci cristallizza mentre bisogna che sia mantenuta viva questa emozionalità. Per questo dico sono venuto a rubare.</p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>Qual è il consiglio artistico, l’insegnamento che ti senti di dare a questi ragazzi?</strong></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">Semplice, il mio consiglio è di continuare a farlo. Come ti dicevo mio padre è stato un artista dilettante e io mi sono trovato a fare l’artista di professione. Io e mia sorella siamo nati in una famiglia in cui avevamo questo padre appassionato di musica e di teatro, così lei ha studiato al conservatorio e io ho studiato all’accademia di arte drammatica. Quindi dico loro di mantenere viva questa cosa e magari di trasmetterla anche ai loro figli, perché l’arte può salvare.</p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>Il tuo film è stato accostato a “Il Paradiso può attendere “ di Warren Beatty. Mi spieghi, invece, il tuo punto di vista e come ti è venuta l’idea di questa storia?</strong></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">Il mio film precedente, “L’uomo nero”, trattava il tema dell’antagonismo, dove c’era un uomo, in un luogo di provincia, che si sentiva in qualche modo vessato dalle critiche. Un antagonismo tra il protagonista e un po’ di questi critici di provincia. E’ probabile che un po’ delle ferite di quel protagonista mi fossero rimaste addosso, così ho sentito il bisogno di guarirle, di curarle, di sanarle. Penso anche a quel periodo della fine della grande depressione degli anni venti in America, in cui gli autori di cinema sentirono il bisogno di inventarsi la “commedia sofisticata”, un genere di film in cui veniva celata una speranza e la gente poteva ridere. Non è una roba zuccherosa o superficiale, io credo che chi fa un mestiere come quello che faccio io a un certo punto ha anche il bisogno e il dovere di regalare una speranza. Anche perché dalla crisi secondo me si può uscire, ma bisogna avere una speranza. Una speranza è come una visione, una visione<span>  </span>positiva perché altrimenti, come nel discorso che facevo prima, rimaniamo impantanati in questa crisi. Insomma volevo fare un film dal quale lo spettatore potesse uscire con un animo sollevato, con un raggio di luce, perché quel raggio di luce può tradursi in energia. Quell’energia che ci serve per ricominciare. Quindi ho fatto un film anche sull’idea che il nemico all’esterno, ma anche dentro di noi, va in qualche modo conosciuto, perché dietro un nemico ci può anche essere un grande amico. Questa è l’idea.</p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>Può essere che questa esperienza ti faccia pensare ad un film sul lavoro del bancario?</strong></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">Il mondo della banca in questo momento è sinonimo di guai e anche questo rende singolare questa iniziativa. Gli Spread sono bravi perché adesso le banche vengono, di solito, viste come i nostri nemici, quelli che ci hanno buttato nella crisi, quelli che si sono inventati i derivati, le bolle finanziarie…</p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">Invece, anche in questo caso conosci il tuo nemico, perché in realtà, poi, dietro le banche ci sono i bancari e i bancari sono come noi. Quindi l’idea può essere interessante, ma diciamo che io quest’avventura non la vedo con il pensiero che ci si possa fare un film, piuttosto con il piacere di starci dentro fino al collo e di viverla senza poi trasformarla necessariamente in qualcos’altro.</p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>Sergio, alla fine di questa intervista ti rivelo di essere un giornalista gastronomico prestato, per l’occasione, allo spettacolo. Concedimi, quindi, una domanda di cucina. Qual è il piatto che chiedi a tua madre di prepararti ogni volta che torni nella tua Grumo Appula?</strong></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">Mia mamma, come tutte le mamme, è una grandissima cuoca. Ci sono delle pietanze che io amo e che sono abbastanza irriproducibili, perché sono proprio quelle cose che contengono l’amore della mamma. Mi madre fa uno strepitoso patate riso e cozze, ma fa anche una specie di peperoni ripieni che sono veramente fantastici, con dentro della carne, del riso…Anche oggi a pranzo ha fatto la pasta con i fagiolini e con il pomodoro fresco, una roba pazzesca!</p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>Quindi, quando torni in Puglia, chiami dicendo: “Mamma, sto arrivando, preparami i peperoni.”</strong></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">Non c’è bisogno nemmeno di dirglielo, le sa quando arrivo e mi organizza sempre qualcosa di speciale.<span><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal" align="left"><span></span><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/palmiotti5.jpg" alt="GENNARO PALMIOTTI" align="left" /><span><strong>INTERVISTA AL PROF. GENNARO PALMIOTTI</strong><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span>Il Prof. Gennaro Palmiotti è il Responsabile dell’Unità Oncologica dell’Ospedale Di Venere. Da un po’ di tempo accarezza l’idea di trasformare il suo reparto in un luogo più accogliente,  dove il malato di cancro possa vivere e combattere la malattia svagandosi , sviluppando i rapporti interpersonali e continuando ad avere un’ottima qualità di vita.<br />
Ho approfittato della sua disponibilità per rivolgergli qualche domanda e farmi meglio spiegare il progetto di umanizzazione del Reparto di Oncologia sostenuto da Gli Spread con i loro spettacoli.</span></p>
<p><strong>Dott. Palmiotti, mi spiega bene le finalità di questo progetto? Cosa significa esattamente reparto “umanizzato”?</strong><br />
Un reparto umanizzato è un luogo dove non ci si faccia carico solamente della patologia, ma di tutta la persona, dove si  crea un vera e propria alleanza con il paziente, facendogli capire che la sua sofferenza ci appartiene,  ci riguarda e vogliamo combatterla e superarla insieme a lui.<br />
E quindi Gli Spread hanno messo a disposizione la loro arte per raccogliere fondi utili al suo progetto.<br />
Gli Spread sono meravigliosi, attraverso questi loro spettacoli bellissimi e coordinati da quel grande regista che è Sergio Rubini, ci hanno permesso di raccogliere fondi per realizzare questo progetto, che mira a rendere, innanzitutto, gli ambienti di questo reparto particolarmente umanizzato. Quindi ambienti diversi, accoglienti, una grande sala d’attesa aperta anche ad eventi teatrali e musicali, una tea room, una beauty room e un giardino terapeutico. Ecco, tutto quello che serve un po’ a ridare tante emozioni a queste persone, che, in un momento particolare e con terapie alcune volte parecchio complesse, tendono a perdere queste emozioni. Noi vogliamo farle recuperare, perché tutto questo aiuta i pazienti a combattere meglio e a vincere sempre più spesso questa patologia neoplastica.</p>
<p><strong>L’obiettivo è stato centrato?</strong></p>
<p>L’obiettivo, grazie agli Spread e all’impegno di Sergio Rubini, lo stiamo centrando appieno, tanto che lo spettacolo è andato tutto esaurito a Lecce, tutto esaurito qui a Bari e speriamo anche nei prossimi spettacoli.<br />
Caro professore le svelo un’anteprima. Gli Spread, con l’aiuto dell’associazione culturale La Compagnia Della Lunga Tavola e dell’IPSSAR Majorana di Bari, sta organizzando una cena di beneficenza con lo scopo di continuare nella raccolta fondi per il suo progetto.<br />
Fantastico, abbiamo bisogno di questa grande solidarietà.</p>
<p><strong>Cosa sente di dire a questi bancari/artisti che formano Gli Spread?</strong></p>
<p>Che sono assolutamente delle persone meravigliose con un grande cuore e il loro aiuto sarà essenziale per rendere queste cure più umanizzate.</p>
<p><strong>Lei lo spettacolo lo ha già visto?</strong></p>
<p>Certamente. L’ho visto a Lecce e posso dire che è proprio bello, veramente bello e loro sono davvero  molto bravi.</p>
<p><strong>Cosa emerge da questo spettacolo?</strong></p>
<p>Emerge soprattutto una grande, grande simpatia. Anche un modo di affrontare il lavoro in maniera un po’ più distesa. La voglia di affrontarlo in questi termini è già veramente importante e, inoltre, emerge il fatto che al centro c’è sempre l’uomo e non solo gli interessi.<br />
Forse anche la voglia di rendersi utili ad una nobile causa.<br />
Certo, perché al centro c’è l’uomo con la sua complessità, le sue emozioni, i suoi problemi. Un uomo, come in questo caso, in un momento di grande difficoltà.<br />
Grazie dottore per la sua disponibilità.  Allora prendiamo posto e godiamoci lo spettacolo degli Spread!</p>
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		<title>Oliena in Fiore, il 1° giugno in Sardegna si rievocano i riti tra sacro e profano</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 02:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Gagliano Candela</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il 1° Giugno si darà inizio alla seconda edizione della manifestazione “Oliena in Fiore”, un evento nato con la finalità di valorizzare gli antichi  riti del solstizio d’estate, i miti e le leggende legate alla festa di San Giovanni e la sacralità del Corpus Domini, che in Sardegna si rievocano ancora oggi in tra il sacro e il profano in memoria di riti ancestrali.
L’evento è promosso anche dal Su ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/oliena4.jpg" alt="Oliena in Fiore" align="left" />Il 1° Giugno si darà inizio alla seconda edizione della manifestazione “Oliena in Fiore”, un evento nato con la finalità di valorizzare gli antichi  riti del solstizio d’estate, i miti e le leggende legate alla festa di San Giovanni e la sacralità del Corpus Domini, che in Sardegna si rievocano ancora oggi in tra il sacro e il profano in memoria di riti ancestrali.<br />
L’evento è promosso anche dal<strong> Su Gologone</strong>, boutique hotel di Oliena, che domina il Supramonte nella Sardegna più autentica.<br />
Vari appuntamenti animeranno tutti i fine settimana del mese a partire dalla processione del Corpus Domini, domenica 2 giugno, in una cornice di fiori lungo le vie del centro storico e con l’esposizione nei balconi e nelle finestre degli antichi costumi interamente ricamati in seta, fili d’oro e d’argento.<br />
La manifestazione si concluderà il 24 giugno con la festa di S. Giovanni nell’antico <strong>Santuario Campestre</strong> al quale giungeranno in una processione a cavallo numerosi fedeli. Alla devozione ai riti religiosi si aggiunge la magia degli antichi rituali pagani, dalla raccolta delle erbe aromatiche che venivano utilizzate per scongiurare le malattie degli uomini e degli animali e per propiziare buoni raccolti o preservare da spiriti negativi le persone e le case, fino all’accensione di piccoli fuocherelli davanti agli usci delle case, intorno ai quali si fanno tre salti a forma di croce per la benedizione collettiva.<br />
L’edizione della manifestazione di quest’anno avrà come filo conduttore l’arte, le forme, i colori e i tessuti. Tanti artisti tra i più estrosi della Sardegna interpreteranno questi temi con esposizioni e installazioni nelle case storiche del centro, che per l’occasione saranno l’insolito palcoscenico di una scenografia caratterizzata dalle inconfondibili connotazioni dell’arte sarda con particolari moderni e originali.  Tra gli artisti presenti: <strong>Liliana Cano </strong>(pittrice e scultrice originale ed eclettica molto conosciuta e apprezzata anche all’estero), <strong>Igino Panzino </strong>(artista dalle infinite possibilità espressive dai disegni alla scultura), Nietta Condemi De felice (artista  nota per la sperimentazione nel campo delle arti visive dell’intreccio e della tessitura), ecc.<br />
Teatro di queste installazioni sarà il suggestivo edificio dell’ex <strong>Collegio dei Gesuiti</strong>, dove si potrà ammirare l’originale mostra “Vestiti di terra”, piccole statue in ceramica raffiguranti donne sarde nei tradizionali  coloratissimi costumi, una sintesi della nuova opera dei critici d’arte Marco Marini e Maria Laura Ferru.</p>
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		<title>Bari Guitar Day, l’8 giugno la chitarra ed i suoi protagonisti da MusicAcademy</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 23:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Traversa</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 8 Giugno presso la sede della MusicAcademy Bari, (via Edmondo de Amicis 31/33), si terrà la prima edizione del “Bari Guitar Day”. Si tratterà di un importante evento culturale dedicato al mondo della chitarra, che avrà la durata di una intera giornata, il cui fiore all’ occhiello è la variegata programmazione prevista, una serie di iniziative incontri e seminari con ospiti e musicisti professionisti che tratteranno diversi argomenti e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/bariguitarday4.jpg" alt="Bari Guitar Day" align="left" />Sabato 8 Giugno presso la sede della <strong>MusicAcademy Bari</strong>, (<em>via Edmondo de Amicis 31/33</em>), si terrà la prima edizione del “Bari Guitar Day”. Si tratterà di un importante evento culturale dedicato al mondo della chitarra, che avrà la durata di una intera giornata, il cui fiore all’ occhiello è la variegata programmazione prevista, una serie di iniziative incontri e seminari con ospiti e musicisti professionisti che tratteranno diversi argomenti e generi musicali. Si partirà infatti con un tema di fondamentale importanza per tutti i chitarristi e cioè l’ effettistica da studio e live, con un seminario curato da Antonello Boezio, musicista e fonico di professione, oltre che direttore didattico dell’ istituto. Ci saranno artisti come Marco Sfogli, uno dei più talentuosi chitarristi hard rock e prog metal Italiani, Claudio Adamo, specialista “ufficiale” dei prodotti Gibson, che ci parlerà dell’ azienda Americana dagli albori fino ad oggi,<strong> Adolfo la Volpe</strong>, eclettico polistrumentista dei più disparati strumenti a corda, gli insegnanti di chitarra della Music Academy Bari Fabrizio Savino &amp; Ago Tambone. Inoltre ci sarà un Expo a cura di importanti marchi come <strong>Mogar Music, Gibson </strong>e le chitarre artigianali del liutaio Piero Pascale. Un programma notevole, al punto che quasi non si direbbe si tratti di una “prima edizione”.</p>
<p>Tutte le dimostrazioni saranno a numero chiuso per un massimo di 50 partecipanti: è possibile prenotare leggendo le modalità di iscrizione consultabili nel gruppo facebook https://www.facebook.com/groups/bariguitarday/</p>
<p>Gli organizzatori consigliano comunque l’ iscrizione al gruppo per restare aggiornati in tempo reale sui dettagli della programmazione e come per Bari Bass Day, organizzato qualche mese fa, anche per questo evento noi di LSDmagazine saremo media partner della manifestazione. Ulteriori info si possono avere scrivendo a: bariguitarday@gmail.com</p>
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		<title>Brahms e Berlioz nell’esecuzione di Rophé e Aimard con l’Orchestra del Petruzzelli</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 02:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Coppola</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<category><![CDATA[Pascal Rophé; Hector Berlioz; Pierre-Laurent Aimard; Jo]]></category>

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		<description><![CDATA[
A solo un giorno dal termine delle repliche del &#8220;Così fan tutte&#8221; che hanno visto il trionfo della soprano Anna Kasyan, rivivere la grazia del femminino mozartiano, il teatro Petruzzelli riprende la sua stagione Sinfonica con un appuntamento altrettanto degno di nota. Il maestro Pascal Rophé ha diretto l’Orchestra della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli in programma assai impegnativo sia dal punto di vista esecutivo che dell&#8217;ascolto. Si è trattato, infatti, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2013/05/pierre-laurent-aimard.jpg" alt="Brahms e Berlioz" /><br />
A solo un giorno dal termine delle repliche del &#8220;Così fan tutte&#8221; che hanno visto il trionfo della soprano Anna Kasyan, rivivere la grazia del femminino mozartiano, il teatro Petruzzelli riprende la sua stagione Sinfonica con un appuntamento altrettanto degno di nota. Il maestro <strong>Pascal Rophé</strong> ha diretto l’Orchestra della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli in programma assai impegnativo sia dal punto di vista esecutivo che dell&#8217;ascolto. Si è trattato, infatti, del <em>Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra op. 15</em> di <strong>Johannes Brahms</strong> e della <em>Symphonie fantastique</em> op. 14 di <strong>Hector Berlioz</strong>. Ospite di eccezione della prima parte della serata, il celeberrimo pianista <strong>Pierre-Laurent Aimard</strong> tra gli interpreti più noti e apprezzati dell&#8217;ultimo trentennio nel panorama mondiale. Allievo di Yvonne Loriod e Maria Curcio, ha legato il suo nome in particolare all&#8217;etichetta <strong>Deutsche Grammophon </strong>per cui ha inciso negli anni Bach, Ravel, Liszt e Debussy. Il suo nome è però strettamente connesso a quello di<strong> Gyorgy Ligeti </strong>di cui è stato collaboratore fedele e del quale ha fatto conoscere al mondo l&#8217;opera completa. L&#8217;interpretazione da lui data al <em>Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra op. 15 </em>è stata densissima e rigorosa. Estenuanti i tre movimenti: <em>Maestoso, Adagio e Rondò Allegro ma non troppo</em> che hanno impegnato anche l&#8217;orchestra in uno sforzo esecutivo di notevole portata. Il lavoro di Brahms si riflette, così, all&#8217;interno di un elevata dichiarazione valore stilistico, in grado di offrire all&#8217;ascoltatore un panorama globale dei cambiamenti tecnici e compositivi del romanticismo tedesco del secondo Ottocento. L&#8217;insoddisfazione - e la difficile collocazione spirituale del Brahms più meditativo e innamorato della sua arte - si riflette nel tentativo di superamento della prassi compositiva sinfonica come genere nazionale tedesco. Dolente, eroico, infervorato, livido, il <em>Concerto n.1</em> combina il pianoforte con l&#8217;orchestra rendendoli al pari coo-pratoginsisti e partner di eguale dignità, a differenza dei precedenti concerti classici, dove l&#8217;orchestra aveva solo accompagnato efficacemente il pianista. In questa fase della sua vita, inoltre, Brahms, &#8220;seppellito&#8221; il suo padre artistico Schumann, si confronta pressoché quotidianamente con la di lui vedova Clara, in modo serrato amandola con lo struggimento interiore mascherato da struggimento artistico. Il risultato? L&#8217;esaltazione di un nuovo modo di pensare la forma concerto, che risplende nella possente direzione orchestrale del maestro <strong>Pascal Rophé </strong>e nel confronto fra l&#8217;esecuzione<strong> </strong>di<strong> Amiard </strong>e l&#8217;orchestra,</p>
<p>La seconda parte della serata è stata dedicata all&#8217; <em>Épisode de la vie d&#8217;un artiste, symphonie fantastique en cinq parties</em>, poema sinfonico per orchestra composto da <strong>Hector Berlioz,</strong> eseguito per la prima volta nel dicembre 1830. Anche questa è un&#8217;opera giovanile - ma meno travagliata della precedente. E&#8217;, infatti, la consacrazione successiva all&#8217;abbandono da parte del compositore degli studi di medicina. Si tratta per tanti versi di un&#8217;opera &#8220;iniziatica&#8221; oltre che di argomento fantastico: iniziazione alla carriera di compositore, ma anche alla vita matura, che passa inevitabilmente per quella sentimentale. Il diciannovenne Berlioz è innamorato e la complessità del suo sentimento, tutt&#8217;altro che languidamente romantico, si riflette nella scelta tematica, che ne rivela la tensione alla modernità. L&#8217;attrice Harriet Smithson, di cui il compositore si invaghisce, forse non passò alla storia come Ofelia shakespeariana, ma come musa senz&#8217;altro. A lei sono, infatti, dedicate, le armonie, in continua evoluzione, che rispecchiano lo stato d&#8217;animo del compositore. Inoltre la sesta minore viene utilizzata insolitamente in un differente contesto, e così lo sperimentalismo romantico si riflette e si ritematizza di continuo mettendo a frutto cromatismi ambigui e nessi dalla difficile definizione. L&#8217;opera è da considerarsi una composizione meta-sinfonica in cui, come, si legge dal programma della prima rappresentazione:  &#8220;Il compositore si è posto il fine di sviluppare nella loro essenza musicale diverse situazioni della vita di un artista. La trama del dramma strumentale, privo dell&#8217;ausilio della parola, dev&#8217;essere esposta anticipatamente. Berlioz prevede però che si possa non tener conto del programma, poiché la Musica basta a se stessa.&#8221; L&#8217;Orchestra della Fondazione Petruzzelli interpreta la <em>Symphonie fantastique </em>con passione e con generosità per il suo pubblico, che ne conosce le vicende, ne apprezza gli sforzi e ne sostiene la causa e lo spirito di servizio.<br />
<em><br />
Foto di Carlo Cofano</em></p>
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