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	<title>LSDmagazine</title>
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	<description>Il vostro pezzo mancante. Cultura, Stile, Vita, Attualità, Relax e non solo.</description>
	<pubDate>Mon, 28 May 2012 05:00:16 +0000</pubDate>
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		<title>Allo Ueffilo di Gioia il 4 giugno il “John Patitucci Trio”</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2012 05:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy Dibari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[InEvidenza]]></category>

		<category><![CDATA[Musica]]></category>

		<category><![CDATA[Jazz Club Ueffilo]]></category>

		<category><![CDATA[John Patitucci Trio]]></category>

		<category><![CDATA[Officina del Jazz di Matera]]></category>

		<category><![CDATA[rassegna jazzitalia]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiude con un evento tanto esclusivo quanto prestigioso l’ ottava stagione della “Rassegna Jazzitalia” del Jazz Club Ueffilo (Via Donato Boscia 21 – Gioia del Colle), con la direzione artistica di Marco Losavio e Alceste Ayroldi.
Lunedì 4 giugno (inizio ore 20) il palco del Ueffilo accoglierà il John Patitucci Trio.
Patitucci, uno dei più influenti bassisti e contrabbassisti contemporanei che ha calcato il palco da protagonista con B.B. King, Chick ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2012/05/patitucci_john.gif" alt="Patitucci_John" align="left" />Si chiude con un evento tanto esclusivo quanto prestigioso l’ ottava stagione della “<strong>Rassegna Jazzitalia</strong>” del <strong>Jazz Club Ueffilo</strong> (Via Donato Boscia 21 – Gioia del Colle), con la direzione artistica di Marco Losavio e Alceste Ayroldi.<br />
Lunedì 4 giugno (inizio ore 20) il palco del Ueffilo accoglierà il <strong>John Patitucci Trio</strong>.</p>
<p>Patitucci, uno dei più influenti bassisti e contrabbassisti contemporanei che ha calcato il palco da protagonista con <strong>B.B. King</strong>, Chick Corea, Herbie Hancock, Wayne Shorter, Stan Getz, Wynton Marsalis, <strong>Joshua Redman</strong>, Michael Brecker, Randy Brecker, Freddie Hubbard, Tony Williams, Hubert Laws, Mulgrew Miller, James Williams, <strong>Sting</strong>, Aaron Neville, Natalie Cole, <strong>Carole King</strong>, Milton Nascimento, Astrud e<strong> Joao Gilberto</strong>, Airto Moreira e Flora Purim, Ivan Lins, Joao Bosco e Dori Caymmi, sarà affiancato dal pianista, compositore, arrangiatore e produttore Jon Cowherd e dal batterista Adam Cruz, già al fianco di Chick Corea, Edward Simon, David Sanchez, Steve Wilson.</p>
<p>Una stagione particolarmente intensa che ha visto il Ueffilo ospitare musicisti di vaglia come Enrico Rava, Kenny Garrett, Oregon, Dominic Miller, Fabrizio Bosso, Bill Carrothers, Nick The Nightfly, Paolo Di Sabatino Trio e Fabio Concato, Cordoba Reunion.<br />
Il concerto è in collaborazione con Officina del Jazz di Matera.</p>
<p>Ingresso ore 19,00. Inizio concerto: ore 20,00.<br />
Ogni appuntamento  sarà arricchito dalla degustazione di prodotti tipici.<br />
Ticket Food &amp; Music: 30 euro.</p>
<p>Il Ueffilo – Cantina a Sud è in Gioia del Colle(Ba)-via Donato Boscia 21. Info: 339/8613434 – 080/3430946  -  web: <a href="http://">www.ueffilo.com</a> <a href="http://"> info@ueffilo.com</a></p>
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		<title>Il testo abbandonato. L’Architecture Assasinée: Tutto lo sporco degli anni ‘90 con la tecnologia degli anni ‘70.</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2012 03:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Labalestra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<category><![CDATA[InEvidenza]]></category>

		<category><![CDATA[Aldo Rossi]]></category>

		<category><![CDATA[CCCP]]></category>

		<category><![CDATA[Federico Burbello]]></category>

		<category><![CDATA[luigi ghirri]]></category>

		<category><![CDATA[polaroid]]></category>

		<category><![CDATA[Stanze a sud]]></category>

		<category><![CDATA[Vinicio Capossela]]></category>

		<category><![CDATA[Walter Benjamin]]></category>

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		<description><![CDATA[
Questo scritto apre di fatto una serie di riflessioni sul patrimonio architettonico pugliese condotte da me nel corso degli ultimi dieci anni parallelamente tra formazione e ri-accasamento nelle mie terre di origine, una rubrica che ho pensato di intitolare Stanze a sud e che questa rivista on-line ha benevolmente deciso di ospitare.
Il testo che segue è nato in occasione della lezione da me tenuta presso il museo della fotografia del ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2012/05/dsc02056-copia.gif" alt="Parabita" /><br />
Questo scritto apre di fatto una serie di riflessioni sul patrimonio architettonico pugliese condotte da me nel corso degli ultimi dieci anni parallelamente tra formazione e ri-accasamento nelle mie terre di origine, una rubrica che ho pensato di intitolare <strong>Stanze a sud </strong>e che questa rivista on-line ha benevolmente deciso di ospitare.</p>
<p>Il testo che segue è nato in occasione della lezione da me tenuta presso il museo della fotografia del Politecnico di Bari. La realtà è che in queste occasioni si tende ad essere perbenisti e come dice<strong> Carmelo Bene</strong> “<em>il perbenismo uccide la necessità di essere per bene</em>” e quindi in quella circostanza istituzionale ho parlato d’altro. In realtà non era un voler sottrarsi alle proprie responsabilità, quanto voler difendere strenuamente le proprie passioni. Non era una provocazione, la verità è che non mi piace autopromuovere i miei lavori. Perchè ogni volta che qualcuno sfoglia un mio libro mi sento osservato dal buco della serratura.<br />
Il sottotitolo, o il resto del titolo wertemulleriano apparentemente incomprensibile è un  teorema che  cercherò di spiegarvi attraverso due corollari:<br />
1.    Non sono mai stato un fotografo<br />
2.    Io campo di parole ma ho sempre usato parole in forma di immagini perché tra i tanti titoli che mi hanno affidato non c’è ancora la  laurea  in lettere, come mi ricorda sempre uno dei miei gioielli che spesso ostento, sgraziato come un anello della cresima e talmente goffo da non riuscirselo a togliere per il valore affettivo che rappresenta , e che ringrazio per la bellissima locandina. In ogni modo sono qui perché ho scattato poesie, un  prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà. (E mi scuserete se lo dico parafrasando il Montale del discorso pronunciato in occasione dell’assegnazione del Premio Nobel per le lettere all’Accademia di Svezia il 12 dicembre 1975).</p>
<p>Che non sono un fotografo,  mi sembra alquanto scontato se guardate alcuni miei scatti. La questione è apparentemente semplice: mi sono sempre rifiutato di imparare a fotografare perché ho il timore di fare le cose nel modo giusto/con pre-meditazione come non ho mai voluto imparare a fumare. Però coltivo entrambi questi vizi, a casa conservo affettuosamente tre macchine una di mio padre, una Lupitel che se non venderò prima sarà l’unica cosa che costringerò a lasciarmi in eredità,  una canon Eos 500 degli anni 90, l’ultima non digitale che ho comprato quando ero studente e con cui facevo solo diapositive che conservo a centinaia, e  una digitale compatta che è quella che uso di più perché mi ricorda l’errore più grosso che ho fatto in vita mia.<br />
Da poco mi sono fatto prestare  una polaroid, come atto di fiducia per un lavoro che sto facendo in questo momento, ed  è l’unica che mi diverte usare perché non serve saperlo fare quindi  mi lascia la liberta di  usarla a cuor leggero.  Grazie a quella persona che si è fidata facendomi il prestito avendomi visto solo una volta in vita sua.</p>
<p>Per farvi capire questa cosa dovrei cercare in qualche modo di spiegare il secondo corollario, la seconda condizione a contorno. Io cercherò di non farlo voi per favore cercate di non provare a capire.</p>
<p>Siccome in realtà parlo di me perché è l’unico argomento che non conosco veramente lo farò attraverso una  citazione del Mastro Lindo, solo per darmi un tono :</p>
<p>Il giorno che Zavattini disse “cazzo” alla radio, tutti gli animali e le anime di Italia sorrisero in cuor loro. L’aveva detto, meraviglia del suono, già l’immagine che evoca è confusa. Ognuno sa cosa è e per ognuno è diverso. Se due lo pensano uguale si stanno fregando. Possono incolpare la società, la chiesa, chi vogliono e tutti hanno le loro colpe, se li consola, ma sono cazzi loro per rimanere in tema.<br />
In un decennio diventato un intercalare senza potenza e senza senso. Chissà cosa vuole dire ora. Anche questo è il potere della parola.</p>
<p>Ora tornando a citare me stesso, la Polaroid è una cosa che mi permette di vedere quello che è  al di la di tutte le costruzioni che facciamo attraverso la tecnologia, perché le polaroid rivelano immagini confuse, lo <img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2012/05/locandina-antonio-labalestra.gif" alt="locandina-Antonio-Labalestra" align="right" />sporco del titolo, e non sapevano ancora quanto sarebbero stati sporchi quelli dopo il 90. Io credo che la tecnologia sia il pericolo implicito nel ricorso alla tecnica perché la tecnologia ci rende perbenisti. Oggi chiunque con un telefonino può fare una foto con la risoluzione di 9 mega pixel, magari con un i-phon.<br />
Per quello io cerco di usare ancora la polaroid, perchè mi piace pensare di poter raccontare: <em>Tutto lo sporco degli anni ‘90 con la tecnologia degli anni ‘70</em>.</p>
<p>Questa citazione forse dovrei spiegarla, solo perché tornerà più avanti.<br />
I <strong>CCCP</strong> erano un gruppo punk rock di ispirazione ideologicamente  molto definita,  come capirete dal nome che si erano dati. Il loro primo vinile si intitola Ortodossia e nella copertina si legge che potrebbe essere stato registrato live in Pankov che era il posto, nella Berlino est degli anni ottanta dove si pensava fosse ancora plausibile pensare alla realizzazione di una società comunista perfetta. In realtà ci andavano soprattutto i figli dei borghesi emiliani ad adorare i falsi idoli. Quando i CCCP hanno capito di essere solo tizi che andavano in giro con l’<em>i-phon </em>negli anni 80, farisei nel tempio che adoravano le icone come  falsi dei si sono sciolti. L’ultimo disco prima di sciogliersi è l’unico loro veramente comunista perché, parla di realismo socialista in Italia. Tutto questo lo si capisce, o almeno l’ho capito io, dopo anni che ascoltava le loro canzoni  solo guardando le loro copertine. I primi 3 lp, come vedete, sono iper costruiti, tecnicamente artefatti, innaturali perché parlano di arte-fazione di un modello, sono una  tra-duzione e quindi un tradimento. L’ultimo atto prima di sciogliersi è un altro vinile, Le foto della copertina sono di <strong>Luigi Ghirri</strong>. Se le guardate è come se Ghirri avesse fotografato la morte, quella sensazione di scioglimento, l’inutilità di sopravvivere a se stessi. E’ come se i CCCP per farsi liberare dall’errore chiedessero a Ghirri di mostrare le loro spoglie mortali. Ghirri non può che fotografare quello che rimane,  il sepolcro vuoto è quello che rimane dei CCCP, è quello alla fine che rimane del comunismo la sua parte più vera e meno utopistica:  Epica Etica Etnica Pathos, che è il titolo del disco. I CCCP allora pensano di chiamare  Ghirri perché evidentemente lo ritengono il più idoneo a fotografare un sepolcro imbiancato.<br />
Non saprei spiegarvelo meglio da sobrio…<br />
Però per ribadire il concetto vi citerò un esempio di alta letteratura</p>
<p>… avete presente la sua più bella canzone di <strong>Vinicio Capossela</strong>, che cos’è l’amour…?<br />
In un suo concerto live che ho seguito da giovane come lo siete voi ora, era probabilmente ubriaco anzi sicuramente perché quando poi ci sono andato a cena insieme era un pezzo avanti a me, ad una fan particolarmente farisea che gli chiedeva da sotto il palco “Cos’è l’amour”, lui rispose con una cosa che gli sarà piaciuta tanto perché ho visto su youtube che la dice spesso nei concerti:<br />
.<em>..l’amore è cieco, Dio è amore, Ray Charles è cieco; quindi Ray Charles… è Dio!</em></p>
<p>Se mi chiedete che cos’è per me l’architettura e la fotografia dovrei barare per non mentire e lasciarvi credere che lo stia facendo, ma siccome non sono capace di mentirvi potrei provare a fare un sillogismo come quello di Vinicio, con i CCCP, Rossi, Ghirri, dio,  il comunismo e l’amore.<br />
Ci ho pure provato !<br />
…<em> Aldo Rossi è un architetto, Luigi Ghirri è un fotografo, i CCCP sono morti,  quindi i CCCP sono dio.<br />
L’Architettura è assassinata, Aldo Rossi è l’architettura , Luigi Ghirri è un assassino; quindi Ghirri è Aldo Rossi. L’architettura è assassinata da Rossi, Ghirri è un fotografo , Aldo Rossì è un architetto; quindi Aldo Rossi è un fotografo.</em></p>
<p>Un giorno intero perso ma come vedete non è venuto fuori niente di sensato…</p>
<p>Ecco cosa faccio con le Polaroid.  Se togli la tecnica,  il contorno, il fumo, il retro pensiero, quello che rimane è una deposizione del <strong>Pontorno</strong> o forse di<strong> Rosso Fiorentino</strong>. Se togli anche il cadavere rimane quell’istante, l’unico istante in cui tutto ha un senso… quando non è più notte ma manca ancora qualche minuto all’alba… quell’istante in cui vedi solo la verità.</p>
<p>È qualche giorno che mi interrogo sul senso del dire la verità. Di che senso abbia continuare a dirla, se a nessuno interessa, se non per martirizzarmi. Il rifiuto di barare quando si è consci che è l’unica cosa in cui si eccelle e l’unica per cui mi è concesso essere apprezzato. Questo è il senso di quello che faccio da 10 anni dentro questo hortus conclusus. Dentro il Politecnico.</p>
<p><em>Manibus pedisque confixis et clavorum transverberatione confissis.</em></p>
<p>Le foto serie per me sono come il latino,  mi piace il suono perché non capisco cosa vogliano dire le parole.<br />
Ecco perché non ho mai imparato ne il latino ne  a fotografare. Solo le cose brutte possono permettersi di essere vere, perché non hanno il dovere di piacere a tutti i costi.<br />
Ecco perché mi piacciono le polaroid perché  in quell’istante vedi solo quello che c’è di bello nella realtà. Che qualche volta, se si è fortunati può coincidere con la verità.</p>
<p>In tutto questo credo che c’entri <strong>Walter Benjamin</strong> e anche <strong>Friedrich Nietzsche</strong> o così mi sembrava quando riflettevo su queste cose, sul pericolo implicito nella tecnologia se non la usi  a tua insaputa. Forse questa cosa di fare le cose a propria insaputa è l’unica speranza che ci rimane. L’unica cosa che mi riesco  a farmi piacere della classe politica attuale è che quando viene sorpresa con le mani nel sacco dicono sempre che lo stanno facendo a loro insaputa, le case di Bossi, quelle di Fini a Montecarlo, le banche dei D’alema e consorte, quelle di Scajola e tutte le nipotine di Mubarack che doveva avere molte sorelle adesso che ci penso. Se fosse vero e non verosimile, io per me li voterei pure.</p>
<p>Alla fine della giostra il senso è che <strong>La polaroid</strong> mi permette di ibridare la potenzialità del gesto con la mia carne, con la passione, mi sembra quasi che quell’aura che Benjamin temeva si perdesse durante il fissaggio e la ri-produzione rimanga imprigionata. Quando aspetti che il fondo della stampa dal blu prenda forma… quell’attesa è meravigliosa. E’ un piacere di un attimo che non si può più riprovare a differenza dell’eiaculazione precoce di una digitale che si puoi riprovare all’infinito. Ecco questa riproducibilità infinita della digitale la trovo una perversione da onanisti.<br />
Con un’istantanea fai altro e la cosa più bella è quella speranza che quello che hai catturato sia un tesoro unico è impagabile, almeno come l’odore che accompagna quel miracolo</p>
<p>Quando ho portato in Puglia il mio amico<strong> Federico Burbello</strong>, con cui condivido la passione per l’architettura e la bibliofilia oltre che qualche altra indicibile, è stato in un’estate del 2010. Quando ho rivisto gli scorsi giorni le foto sul catalogo che avrei dovuto presentare durante la lezione per non tradire Pio, mi è sembrato che non ci fosse venuto realmente con me. Ho pensato che la Puglia che avevo in mente di mostrargli lui non l’abbia vista. Anche se probabilmente non esiste neanche, se non nella mia immaginazione, in realtà è che lui non l’ha voluta vedere perché probabilmente è  la parte meno avvenente della nostra regione.<br />
Lui ha fotografato solo quella verosimile… quello che gli è sembrata essere la Puglia bella, le belle bandiere di <strong>P.P.Pasolini</strong>. Le foto del Veneto, di Palladio, del Veneto di <strong>Aldo Rossi </strong>sono fantastiche perché sono cose che ama come le amo io. Solo vi pregherei di non dirglielo mai, come ho fatto io. Ci rimarrebbe troppo male. Per me più che altro.</p>
<p>Se vi chiedete il perché di tutto questo. Il perché è la risposta per cui io preferisco la Polaroid, perché per non so quale motivo  ci permette di vedere quello che vogliamo al netto di quello che vogliono vedere gli altri. E’ come se lo scatto mettesse in fuga gli idoli e lasciasse nude le cose che volevamo dire. Attraverso le polaroid vediamo “<em>cose che sono solo se stesse</em>” come amava dire Aldo Rossi, che ne scattava tante, e che diceva sempre a Ghirri di voler pubblicare un libro di sole Polaroid.<br />
Rileggendo il testo in bozza prima di passarlo all’editore mi viene da riflettere su come sta diventando sempre più difficile condurre un’esistenza autentica, quando viviamo in un mondo che sembra puntare i riflettori sull’apparenza. […] Si vedono così tante persone che si sforzano di vivere una vita costruita e quando poi raggiungono il loro obiettivo si chiedono perché non sono felici.<br />
Non mi resi conto di tutto ciò quando mi sedetti a scrivere, ma questi concetti sono importanti per me, e sono quelli che cerco con le Polaroid come uno che rincorrere le farfalle con il retino sotto l’arco di Tito:<br />
<em>l’ Ossessione per i frammenti /le scarpe/ Georges Bataille /i dettagli/ gli orologi/ i giocattoli rotti/ Aldo Rossi/ Ghirri / Moschini / il cinema/ la pittura barocca degli olandesi/ Chatwin</em> che tutti conoscono come scrittore, viaggiatore ma nessuno come fotografo sublime … E molti, molti altri, forse troppi.</p>
<p>Sono Foto-grafie che rincorro con abnegazione e sacrificio. Il sacrificio non è altro, nel senso etimologico della parola, che la produzione di cose sacre. Per quello avevo pensato di far vedere un sacco di foto ma in realtà non posso perché per me sono sacre, le uniche che posso mostrarvi sono le sole dissacranti.</p>
<p>Se poi qualcuno è interessato a quello che volevo dire veramente, solo allora farò una bellissima lezione con tantissime immagini ricercatissime, pulitissime e parlerò pochissimo di come La fotografia “d’architettura” è purtroppo ancora considerata da più parti come una sorta di forma di rappresentazione oggettiva secondo una linea interpretativa che affonda la sua genealogia nelle sue origini come procedimento e come invece andrebbe interpretato come qualunque altra forma di rappresentazione. Perché la fotografia, sin dai suoi esordi, si contraddistingue come processo critico rispetto alla interpretazione dello spazio architettonico, anche in virtù della capacità del processo fotografico di estrarre dal continuum spazio temporale alcuni elementi architettonici. Considerazioni analoghe erano già espresse, del resto, nelle campagne fotografiche promosse in America, durante la depressione degli anni trenta, dalla Farm Security Administration e portate avanti da <strong>Walker Evans</strong>, <strong>Robert Frank</strong> e <strong>Lee Friedlander</strong> con l’intento di riconoscere, attraverso la fotografia le virtualità di un mondo da ricostruire nella propria dimensione culturale e storica tanto da delineare una nuova identità nazionale.</p>
<p>“<em>il carattere frammentario dell’insieme fa sì che certi “pezzi narrativi” siano in sé perfetti, ma non si possa capire per esempio, se si tratta di fatti reali di sogni o di congetture fatte da qualche personaggio</em>”<br />
P.P.PASOLINI, Petrolio, Einaudi, Torino, 1992.</p>
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		<title>Dal 29 giugno al 1° luglio arriva Up! Festa del Parco Nazionale dell’Alta Murgia</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2012 01:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marko Perutovic</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[InEvidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[
In occasione della giornata europea dei parchi sono state ufficializzate le date della prima edizione di UP! Festa del Parco Nazionale dell&#8217;Alta Murgia.
Dal 29 giugno al 1° luglio 2012 Altamura ospiterà tre giorni di appuntamenti, workshop, visite guidate, mostre, spettacoli, performance artistiche e degustazioni che andranno a comporre un calendario ricco di momenti di intrattenimento, spunti di riflessione e di approfondimento.
Fin dalla sua prima edizione la Festa ha l&#8217;ambizione di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2012/05/subsonica1.jpg" alt="Up!" /></p>
<p>In occasione della giornata europea dei parchi sono state ufficializzate le date della prima edizione di <strong>UP! Festa del Parco Nazionale dell&#8217;Alta Murgia</strong>.</p>
<p>Dal <em>29 giugno </em>al<em> 1° luglio 2012</em> Altamura ospiterà tre giorni di appuntamenti, workshop, visite guidate, mostre, spettacoli, performance artistiche e degustazioni che andranno a comporre un calendario ricco di momenti di intrattenimento, spunti di riflessione e di approfondimento.</p>
<p>Fin dalla sua prima edizione la Festa ha l&#8217;ambizione di guardare al di là dei confini del suo territorio con ospiti nazionali che animeranno i dibattiti sui temi dell&#8217;ambiente, dell&#8217;economia, del turismo. La Festa sarà anche l&#8217;occasione per promuovere percorsi guidati alla scoperta delle bellezze – talvolta dimenticate – di un&#8217;area unica al mondo sotto l&#8217;aspetto naturalistico, archeologico, culturale e gastronomico.<br />
Non mancheranno i momenti di spettacolo che culmineranno nei concerti dei <strong>Subsonica</strong> (29 giugno, Campo Sportivo, Altamura) e <strong>Nicola Conte</strong> (30 Giugno, Centro Storico, Altamura). La città ospiterà anche numerosi microeventi che animeranno le strade e i locali di Altamura nell&#8217;arco di tutta la giornata.<br />
<strong>UP! </strong>rappresenta l&#8217;evento-clou in una stagione ricca di appuntamenti, nell&#8217;obiettivo di proporre il <strong>Parco Nazionale dell&#8217;Alta Murgia </strong>in un ruolo nuovo, come espresso dal presidente<strong> Cesare Veronico</strong>, ideatore del progetto: “Questa festa vuole essere innanzitutto un&#8217;occasione per stringere il legame di identità tra i cittadini del parco e il loro territorio. Ma guardiamo anche all&#8217;esterno con l&#8217;obiettivo di promuovere le peculiarità e le bellezze del più grande parco rurale d&#8217;Italia a migliaia di visitatori che raggiungeranno Altamura per partecipare ai numerosissimi eventi in programma. Dai dibattiti alle esposizioni artistiche, dai concerti alle visite guidate, crediamo che questa esperienza possa essere di reciproco arricchimento. Il Parco dell&#8217;Alta Murgia si candida sempre più a diventare un laboratorio di idee e di energie: un parco aperto nel cuore della città”.<br />
Nel progetto sono coinvolte decine di associazioni, centinaia di ospiti e, soprattutto,<br />
numerosissimi talenti prodotti dal territorio: l&#8217;anima di un parco giovane e vitale.</p>
<p>Per seguire in tempo reale tutti gli aggiornamenti sul calendario e le iniziative e per vincere gadget e biglietti, è possibile contattare il profilo social del parco: <a href="http://www.facebook.com/altamurgiaofficial">www.facebook.com/altamurgiaofficial</a></p>
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		<title>Amour di Michael Haneke vince la Palma d’oro a Cannes 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 27 May 2012 23:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Traversa</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>

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E invece, a dispetto della nota antipatia del presidente di giuria per ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2012/05/amour.jpg" alt="cannes 2012" align="left" />Una cosa è certa: <strong>Nanni Moretti</strong> è davvero un capoclasse testardo, uno che probabilmente ha trattato gli otto giurati del festival di Cannes come i cardinali in Habemus Papam. Così, nonostante nessuno si aspettasse un premio al film di <strong>Matteo Garrone</strong>, <em>Reality</em>, un riconoscimento è arrivato, e non da poco, il <em>Grand Prix</em> (il secondo in ordine di importanza).</p>
<p>E invece, a dispetto della nota antipatia del presidente di giuria per <strong>Michael Haneke</strong>, ad <em>Amour</em> è andata la <strong>Palma d’oro</strong>, ma con una sottolineatura, non da poco e ribadita dal regista due volte, «grazie al contributo dei due attori protagonisti».</p>
<p>Ma il vincitore morale di questa 65/a edizione del festival resta, in qualche modo, il cupo film del regista romeno <strong>Cristian Mungiu</strong>, <em>Beyond the Hills</em>, che porta a casa ben due premi (sceneggiatura, allo stesso regista, e ex aequo alle attrici, Cristina Flutur e Cosmina Stratan) e forse ancora di più «<em>Post Tenebras Lux</em>» di <strong>Carlos Reygadas</strong>. Nel primo caso si tratta di un film che racconta l’amicizia particolare di due donne, delle quali una si è fatta suora. E questo nel più isolato dei monasteri ortodossi della Romania.</p>
<p>Nell’opera di Reygadas, si va ancora oltre l’urticante e il respingente. È una storia di una coppia che va vivere in campagna, dove tutto sembra contro di loro. La natura e i contadini, la loro ricchezza contro la povertà. L’inizio è poi folgorante, con una bambina tra cani ululanti e alla scoperta di una natura troppo lontana da quella che conosceva nella sua rassicurante città.</p>
<p>Il Premio della Giuria a <em>The Angels Share</em> di<strong> Ken Loach</strong> sottolinea la volontà di far vincere a Cannes una commedia leggera, anche se di impegno politico. E questo in un’edizione che non ha proposto molti capolavori, ma sicuramente ha dimostrato la capacità di premiare anche film che sarebbero entrati raramente nel Palmares.</p>
<p>Che questo risultato sia stato opera di Moretti e della sua direzione della giuria è possibile. Di fatto un film come quello di Loach in altri anni avrebbe avuto vita molto più difficile, mentre Reygadas e Mungiu rientrano del tutto nello spirito più autentico di questo festival che ha premiato solo due anni fa un film visionario come <em>Uncle boonmee</em> firmato da <strong>Apichatpong Weerasethakul</strong>.</p>
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		<title>Bolshoij e Marinskij: due perle antagoniste russe che meritano un viaggio</title>
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		<pubDate>Sun, 27 May 2012 03:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luana Martino</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Turisti di tutto il modo, visitando Mosca e San Pietroburgo ambiscono ad  assistere ad uno spettacolo negli splendidi teatri della cultura  russa, Columbia Turismo -tour operator- offre la possibilità ai turisti di visitare il Bolshoij di Mosca e il Marinskij di San Pietroburgo.
Il Bolshoij dopo 6 anni di lavori di ristrutturazione e restauro, di recente, ha riaperto al pubblico con la sua attività  operistica e di balletti. La ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2012/05/russia.jpg" alt="teatri russi" align="left" />Turisti di tutto il modo, visitando Mosca e San Pietroburgo ambiscono ad  assistere ad uno spettacolo negli splendidi teatri della cultura  russa, <strong>Columbia Turismo</strong> -tour operator- offre la possibilità ai turisti di visitare il <strong>Bolshoij</strong> di Mosca e il <strong>Marinskij </strong>di San Pietroburgo.</p>
<p>Il <strong>Bolshoij</strong> dopo 6 anni di lavori di ristrutturazione e restauro, di recente, ha riaperto al pubblico con la sua attività  operistica e di balletti. La danza è regina come dimostrato dai prezzi praticati al botteghino infatti uno spettacoli di balletto costa più di un’opera lirica. Questo teatro inaugurato nel 1776 fu per ben 3 volte distrutto da un incendio nel 1805, nel 1812 durante l’invasione di Napoleone quando era ancora in legno e si chiamava <strong>Petrovskij</strong>. Quindi nel 1856 anno in cui venne danneggiato il superbo edificio in stile italiano dell’architetto Osif Bove inaugurato nel 1825.<br />
Oggi il teatro gioiello tornato al suo primario splendore è una città nella città dove lavorano 2.700 persone delle quali ben 700 sono impegnate nel retropalco (artigiani, sarti, creatrici di scarpe da ballo e quant’altro necessita agli spettacoli). Splendente e ritrovate le proporzioni e le caratteristiche d’origine è tornato a vivere nella “sua nuova, vecchia casa” per farlo tornare ad essere il “bolshoij” che in lingua russa vuol dire grande.</p>
<p>Il <strong>Marinskij </strong>teatro simbolo della città si San Pietroburgo che da sempre è rivale del Bolshoij di Mosca. La rivalità la si misura anche attraverso le due scuole di pensiero nell’interpretare la fisicità dei propri ballerini espressione d’eccellenza delle due teorie interpretative. Entrambi questi gioielli sono stati eretti a simboli dell’arte e templi di magnificenza famosi in tutto il mondo dove, pochi altri teatri possono gareggiare.<br />
Il teatro di San Pietroburgo deve il suo nome alla principessa <strong>Maria Aleksandrovna</strong>, in passato ha avuto, in epoca sovietica, il nome di <strong>Teatro Kirov</strong> (in onore di <strong>Sergej Kirov</strong>) e come <strong>Accademia Nazionale</strong> <strong>dell&#8217;Opera e del Balletto</strong> e, in  epoca zarista, <strong>Teatro Imperiale</strong> di San Pietroburgo. In tale teatro vengono rappresentate opere e balletti, in particolare dalla compagnia di ballo <strong>Mariinsky Ballet</strong>.<br />
Il teatro è stato progettato da <strong>Alberto Cavos</strong> e vede la propri luce nel 1859, in sostituzione del teatro Circus, che sorgeva nello stesso luogo, distrutto da un incendio. Nel 1885, il teatro ha subito un intervento, per mano dell&#8217;architetto <strong>Viktor Schröter</strong>, volto ad ampliare gli spazi esistenti: è stata costruita una nuova ala, a tre piani, adibita a laboratori teatrali e a sale prove, nonché per ospitare l&#8217;impianto elettrico e di riscaldamento. Nove anni dopo, sempre sotto la direzione di <strong>Viktor Schröter</strong>, sono state sostituite le travi in legno e ampliato il foyer e le ali laterali.</p>
<p>Info: <a href="http://www.columbiaturismo.it" title="www.columbiaturismo.it">www.columbiaturismo.it</a></p>
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		<title>Anoressia e obesità, vera emergenza sociale, l’iniziativa organizzata dal Rotary</title>
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		<pubDate>Sun, 27 May 2012 01:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Giordano</dc:creator>
		
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In una società che dispensa “cibo a tutte le ore”, in cui è sufficiente accendere la televisione per assistere alla preparazione di ricette o a dibattiti di stampo salutistico, vi sono ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2012/05/provincia1.jpg" alt="Anoressia e obesità" align="left" />Anoressia e obesità. Parole ormai entrate a fare parte del linguaggio comune, parole ormai tristemente note, parole che, seppure con diverse modalità e sfumature, celano un mondo di sofferenza, una lotta che ha nel corpo il suo campo di battaglia.<br />
In una società che dispensa “<em>cibo a tutte le ore</em>”, in cui è sufficiente accendere la televisione per assistere alla preparazione di ricette o a dibattiti di stampo salutistico, vi sono persone, donne e uomini, per i quali il cibo diventa un nemico da cui fuggire, o un rifugio, un porto sicuro a cui approdare in un viaggio che non ha fine.<br />
I disturbi del comportamento alimentare rappresentano oggi una vera e propria <strong>emergenza sociale</strong>; diffusi in grande maggioranza fra le adolescenti di sesso femminile, colpiscono sempre più spesso anche giovani maschi e donne in età avanzata. L’età media di insorgenza si sta drammaticamente abbassando, tanto da fare osservare comportamenti riconducibili a questi disturbi anche negli alunni delle scuole elementari.<br />
Una sofferenza, dunque, una fragilità intima, una incapacità a manifestare il proprio mondo interiore, fatto di luci e ombre, e la scelta di “spostare” tutto questo su qualcosa di più facilmente gestibile, alla portata: il cibo.<br />
Troppo poco, o troppo e basta, il cibo diventa la misura della propria autostima; e il rapporto con esso diventa lo specchio del rapporto con sé stessi e con il mondo.<br />
Fondamentale è il ruolo delle <strong>famiglie</strong> e della scuola, che, un po’ come una seconda casa, può accogliere il disagio dei giovani e affiancarli in un percorso verso la vita.<br />
E proprio alla scuola si è rivolta una interessante iniziativa promossa dal<strong> Rotary Club Bari Alto Casamassima</strong>, che ha indetto un Concorso dal titolo “<em>Combattiamo insieme l’obesità e l’anoressia giovanile</em>”, un concorso a premi riservato agli studenti delle Scuole Superiori di secondo grado della Provincia di Bari. Gli studenti sono stati invitati a realizzare uno spot, un cortometraggio, un’opera audio visiva, grafica, pittorica, fotografica o scultorea sul tema. Numerose le Scuole che hanno aderito entusiasticamente, con lavori di grande interesse e vivacità.<br />
I lavori selezionati sono stati premiati nel corso di una bella manifestazione tenutasi il 25 maggio, presso la Sala Consiliare del Palazzo della <strong>Provincia di Bari</strong>. Al primo posto il brano RAP di <strong>Rocco Agnello</strong>, studente presso l’IPSSAR di Castellana; una melodia a tratti dolce, a tratti arrabbiata, accompagnata da immagini di grande effetto, tali da commuovere e far riflettere.<br />
Nel corso della premiazione sono intervenuti i rappresentanti delle Istituzioni, Comune e Provincia di Bari, e il Presidente del Rotary Club, <strong>Giuseppe De Cristofaro</strong>. Protagonisti dell’evento sono stati il Dottore<strong> Giuseppe Amoruso</strong>, specialista in Scienza dell’alimentazione, e il Professore <strong>Francesco Giordano</strong>, insegnante di Lingua e Letteratura inglese presso il Liceo Scacchi di Bari. Abbiamo avvicinato quest’ultimo e gli abbiamo posto alcune domande.</p>
<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2012/05/giuseppe-amoruso1.jpg" alt="Anoressia e obesità" align="right" /><strong>Professore Giordano, le vicende di Brindisi hanno certamente colpito il mondo della Scuola e immagino che voi abbiate parlato con i ragazzi di quanto accaduto. Quali sentimenti, riflessioni ed emozioni ha raccolto?</strong></p>
<p>“Quanto è accaduto a Brindisi ha colpito al cuore un luogo, per così dire, sacro. Un luogo dove ogni giorno migliaia di genitori lasciano i loro figli con la consapevole certezza che i loro ragazzi sono in un posto sicuro e protetto. Ne abbiamo parlato diffusamente nelle classi e ne è scaturito un senso iniziale di sgomento, di incredulità di fronte a tanta barbarie, di paura anche, ma nello stesso tempo un forte desiderio di reazione e di resistenza”.</p>
<p><strong>Quali sono state, e sono, le sue riflessioni?</strong></p>
<p>“Non c&#8217;è veramente limite alcuno al peggio. Quelli della mia generazione ricordano le bombe di piazza Fontana, poi quelle sui treni e nelle stazioni. Tutte vicende, tra l&#8217;altro, ancora tristemente in attesa di veri colpevoli e mandanti. Ma colpire con tanta ferocia delle inermi adolescenti davanti ad una scuola è proprio troppo!”.</p>
<p><strong>Lei ha sottolineato il ruolo di insegnante come educatore, impegnato a far emergere la &#8220;ricchezza interiore&#8221; dei ragazzi (cito le sue parole). Quale ricchezza ha intuito vivendo a contatto con i giovani?</strong></p>
<p>“Vivo il contatto quotidiano con gli studenti come un continuo processo di insegnamento-apprendimento. I giovani non vogliono lezioni &#8220;cattedratiche&#8221;, vogliono invece supporto nel loro percorso di crescita. Gli anni della scuola superiore, ad esempio, sono i più tempestosi nella vita di un adolescente, ma anche i più importanti per la sua formazione. Ecco, trovare il modo per ascoltare e far emergere l&#8217;enorme ricchezza che questi ragazzi hanno dentro, dire loro una parola rassicurante nei tanti momenti di indecisione e di imbarazzo,tendergli una mano amica: questo è il &#8220;privilegio&#8221; del docente.<br />
Amo gli studenti che rifuggono da sterili e apparentemente rassicuranti luoghi comuni e che sanno camminare con le proprie gambe, con la ferma convinzione che, se anche dovessero inciampare e cadere, hanno gli strumenti necessari per rialzarsi e andare avanti”.</p>
<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2012/05/rotary1.jpg" alt="Anoressia e obesità" align="left" /><strong>E&#8217; rimasto sorpreso dai lavori visionati per il concorso? Cosa l&#8217;ha colpita maggiormente?</strong></p>
<p>“Lo slogan del concorso era &#8220;Non chiuderti in te stesso&#8221;. Tutti i lavori pervenuti mostrano un notevole interesse a produrre messaggi di sensibilizzazione, così come richiesto dal bando di concorso”.</p>
<p><strong>Voi insegnanti siete considerati un pò come &#8220;secondi genitori&#8221;. Lei come &#8220;lotta&#8221; al fianco dei ragazzi e come cerca di essere per loro un punto di riferimento? E condivide questo ruolo che le viene assegnato?</strong></p>
<p>“E&#8217; vero, noi docenti siamo spesso chiamati ad un ruolo di &#8220;supplenza&#8221; e a colmare il vuoto di una famiglia inesistente o comunque poco presente. Talvolta dobbiamo improvvisarci psicologi . I ragazzi ci guardano e ci giudicano e soprattutto sanno apprezzare la capacità del docente di guardarli in faccia, di capire le loro emozioni e le loro insicurezze senza che si sentano sotto giudizio.<br />
Ecco, riuscire ad avere la fiducia dei ragazzi e aiutarli nel loro percorso di crescita: è questo che rende il nostro lavoro davvero unico”.</p>
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		<title>Alte, vergini e naturali. I requisiti utili per essere sposate da un miliardario cinese</title>
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		<pubDate>Sat, 26 May 2012 23:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Germano Chiancone</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Alte almeno 1,60, non &#8220;ritoccate&#8221; e soprattutto illibate. Sono state oltre 300 le ragazze cinesi che – rispondendo a questi requisiti – hanno partecipato lo scorso fine settimana ad un concorso a Guangzhou (la ex Canton) nella Cina meridionale: in palio la possibilità di sposare uno fra 11 miliardari. Le donne erano state scelte dopo una selezione cui avevano partecipato in 2.800, di età compresa tra i 19 e i ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img align="left" alt="sposa" src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2012/05/sposa.gif" />Alte almeno 1,60, non &#8220;ritoccate&#8221; e soprattutto illibate. Sono state oltre 300 le ragazze cinesi che – rispondendo a questi requisiti – hanno partecipato lo scorso fine settimana ad un concorso a Guangzhou (la ex Canton) nella Cina meridionale: in palio la possibilità di sposare uno fra 11 miliardari. Le donne erano state scelte dopo una selezione cui avevano partecipato in 2.800, di età compresa tra i 19 e i 56 anni, che avevano chiesto di prendere parte all’evento. Molte, secondo quanto riferisce lo<strong> Shanghai Daily</strong>, non sono riuscite a superare la prima selezione in quanto non soddisfacevano i parametri richiesti dai miliardari, ovvero l’età (tra i 18 e i 28 anni), l&#8217;altezza (era preferita un’altezza superiore a 1,60), l’aspetto generale e, cosa più importante richiesta dai miliardari, l&#8217;essere vergini. Gli organizzatori della manifestazione, una società che combina incontri a uomini single, ha fatto sapere che eventi simili si terranno presto in altre nove città, tra cui Shanghai, Shenzhen e Nanchino. A Guangzhou 320 donne hanno partecipato alle prime selezioni, durante le quali sono state giudicate per le loro caratteristiche fisiche ma anche per la loro personalità e tenendo conto del background scolastico ed educativo. Durante una delle prove hanno dovuto rispondere a domande di cultura generale e sono state poi sottoposte ad una visita da parte di un chirurgo per escludere che si fossero sottoposte a interventi di chirurgia plastica in quanto i miliardari hanno fatto sapere di preferire bellezze naturali.</p>
<p>Solo 28 quelle che sono state ammesse alla finale. Gli organizzatori del concorso hanno poi riferito che le 28 donne che hanno ottenuto l’accesso alla fase finale nel mese di giugno incontreranno i pretendenti miliardari nel corso di una due-giorni che si terrà in un resort di lusso nella provincia del Guangdong.</p>
<p>«<em>Sarei bugiarda se dicessi che potrei innamorarmi di un uomo di 50 anni</em> – ha detto una delle ragazze –<em> in questi casi è ovvio che ci si innamora dei soldi che ha e del tipo di vita che potrebbe farti condurre</em>». Alcune delle donne hanno dichiarato che vorrebbero essere sposate con uomini ricchi per poter assicurare un futuro tranquillo e piacevole non solo a sè stesse ma anche ai propri genitori e figli.</p>
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		<title>Caos, lo spettacolo di “Quelli di Grock” al teatro Leonardo da Vinci di Milano</title>
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		<pubDate>Sat, 26 May 2012 07:49:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustavo La Volpe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

		<category><![CDATA[Spettacoli]]></category>

		<category><![CDATA[caos remix]]></category>

		<category><![CDATA[Milano]]></category>

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Al Teatro Leonardo da Vinci è in scena, dal 24 maggio al 10 giugno, Caos (remix) lo spettacolo cult di Quelli di Grock, nato nel 1988 e in scena da allora, in Italia e all’estero: più di mille repliche, tournée in Europa, Stati Uniti, Canada e Sud America. Ventiquattro anni di successo continuato, circa 400.000 spettatori, per uno spettacolo che non smette di affascinare per originalità, entusiasmo degli interpreti, carica ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2012/05/caos.jpg" alt="Caos" /><br />
Al Teatro Leonardo da Vinci è in scena, dal 24 maggio al 10 giugno, <strong>Caos (remix)</strong> lo spettacolo cult di Quelli di Grock, nato nel 1988 e in scena da allora, in Italia e all’estero: più di mille repliche, tournée in Europa, Stati Uniti, Canada e Sud America. Ventiquattro anni di successo continuato, circa 400.000 spettatori, per uno spettacolo che non smette di affascinare per originalità, entusiasmo degli interpreti, carica esplosiva, e che viene ora proposto, per la prima volta, in una versione remix.<br />
Gli interpreti storici di <strong>Quelli di Grock</strong> consegnano a una nuova generazione di attori il loro spettacolo più magico e irresistibile: una straripante ondata di energia che contagia dal  palcoscenico tutto il pubblico in sala. Una sintesi di teatro e danza per raccontare la follia della vita metropolitana, con le sue alienazioni, intrecciando parole elementari e gesti semplici, quotidiani. Su una scena composta da quinte rigide colorate, sedie variopinte e piccole rampe di scale, gli attori danzatori usano il linguaggio della ripetitività e dell’automatismo gestuale, compiendo atti elementari, come salire e scendere le scale, ma esasperandoli progressivamente in una crescente ed esplosiva energia. Le coreografie sono di Susanna Baccari e Valeria Cavalli, che firma anche la regia con Claudio Intropido,  con cui condivide anche la paternità del progetto, mentre le musiche sono affidate alla consulenza di Gipo Currado. Lo spettacolo strizza l’occhio ad “ Esercizi di stile “ di Raymond Qeuneau ed allo stile coreografico di Pina Baush, ma si fa forte della grinta e della travolgente euforia giovanile che trova il suo apice nel liberatorio ed irresistibile finale in cui i “ danzattori “ eseguono una scatenata coreografia con l’acqua.</p>
<p><em>progetto e regia Valeria Cavalli, Claudio Intropido<br />
coreografia Susanna Baccari, Valeria Cavalli<br />
con Francesco Alberici, Andrea Battistella, Ludovico D’Agostino, Jacopo Fracasso, Andrea Lietti, Isabella Perego, Maria Cristina Stucchi, Clara Terranova, Melissa Valtulini<br />
scene e disegno luci Claudio Intropido<br />
consulenza musicale Gipo Gurrado<br />
stylist Sanne Oostervink<br />
direttore di produzione Daniela Quarta<br />
assistente di produzione Francesca Leonardi</em></p>
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		<title>Per il RocKcult Extreme Fest gli Obituary in concerto</title>
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		<pubDate>Sat, 26 May 2012 05:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Sisci</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[InEvidenza]]></category>

		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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RocKcult, nuova agenzia di riferimento per i grandi eventi Rock e per il sud Italia, chiude la sua prima stagione 2011/12 con un super festival dalle sonorità più estreme e come headliner ha fortemente voluto gli Obituary, nome sacro del death-thrash metal che vanta milioni di fan in tutto il mondo e che – insieme a Death e Morbid Angel – rese celebre la Florida alla fine degli anni ‘80. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2012/05/obituary.gif" alt="obituary" /><strong><br />
RocKcult</strong>, nuova agenzia di riferimento per i grandi eventi Rock e per il sud Italia, chiude la sua prima stagione 2011/12 con un super festival dalle sonorità più estreme e come headliner ha fortemente voluto gli <strong>Obituary</strong>, nome sacro del death-thrash metal che vanta milioni di fan in tutto il mondo e che – insieme a<em> Death</em> e <em>Morbid Angel</em> – rese celebre la Florida alla fine degli anni ‘80. Gli Obituary nascono a Tampa nel 1984 col nome <em>Xecutioner</em>. Nell’89 esce il loro primo full-length &#8220;<em>Slowly We Rot</em>&#8220;, death album violento, primordiale e senza fronzoli, figlio di una certa tradizione thrash capitanata dai <em>Possessed</em>, caratterizzato da un suono marcio che sembra provenire dalle viscere della terra. Come in tutti gli album della band, a fare la differenza è la voce di <strong>John Tardy</strong> che distorce ogni singola parola, trasformando il suo cantato in un rantolio lacerante e carico di cattiveria. Nel ‘90 pubblicano &#8220;<em>Cause of Death</em>&#8220;, disco seminale, considerato uno dei massimi capolavori del genere. Nel ‘92 danno alle stampe &#8220;<em>The End Complete</em>&#8220;, il lavoro (a detta del chitarrista Trevor Peres) che più rappresenta il sound del gruppo. Seguono &#8220;<em>World Demise</em>&#8221; del ’94 e &#8220;<em>Back From The Dead</em>&#8221; del ’97, album dagli spunti innovativi ed interessanti, ma che dividono la critica. Gli Obituary si sciolgono nel ’97 (notizia mai ufficializzata) e, con grande sollievo dei fan, si riformano nel 2003. Ritrovato l’assetto giusto, sfornano altri tre album, tutti ottimamente recensiti, ed entro la fine del 2012 è prevista l’uscita del nono capitolo. Dal vivo restano sempre devastanti e rendono omaggio alla fama costruitasi in quasi trent’anni di carriera.</p>
<p>Non perdetevi un solo show della prima edizione del <strong>RocKcult Extreme Fest</strong>. Insieme agli immensi Obituary, ci sono gli olandesi <strong>Sinister</strong>, che hanno dato un grosso contribuito alla diffusione della scena death metal europea di fine anni ’80, e gli italiani <strong>Forgotten Tomb</strong>, gruppo black doom che sta riscuotendo un buon successo di pubblico anche all’estero e che quest’anno s’esibirà nei maggiori festival europei (tra cui il prestigioso Hellfest). Inoltre, l’evento ci regala il ritorno sui palchi pugliesi dei tarantini <strong>Gory Blister</strong> (trasferitisi da tempo a Milano), pionieri del techno-death e freschi di stampa con &#8220;<em>EarthSick</em>&#8220;, lavoro notevole, che li consacra come una delle migliori e più longeve band nostrane di cui andare molto fieri. Ed ancora, l’ampio programma prevede l’esibizione dei <strong>Vulvectomy</strong>, gruppo brutal-slam-death caratterizzato dall’uso della drum-machine e di artwork originali che favoriscono la vendita di molto merchandise (vantano fan in tutto il mondo e partecipazioni ad importanti raduni internazionali come il Las Vegas Deathfest ed il Neurotic Deathfest). Il bill si completa con cinque band di tutto rispetto del circuito underground pugliese, alcune più datate e già note nel resto d’Italia ed anche oltreconfine, altre più giovani ed ugualmente promettenti: si va dal thrash old school dei <strong>Cancrena</strong> al brutal d’impatto degli <strong>Onicectomy</strong>, dalle sonorità metalcore dei salentini <strong>Ingraved</strong> al death metal di stampo nordico dei <strong>Vinterblot</strong> che da poco hanno pubblicato l’ottimo debutto Nether Collapse. Aprono le danze – alle ore 17:00 – i baresi<strong> Raging Age</strong> che propongono un death metal melodico di scuola svedese.<br />
Un appuntamento imperdibile per gli amanti dei suoni più estremi. Un’occasione unica per godere della maestosità di nomi storici di settore ed approfondire la conoscenza di nuove realtà musicali, un’ottima vetrina per i gruppi pugliesi. Il miglior modo per supportare e far crescere il circuito metal al sud Italia. Una prima edizione esplosiva e se il buongiorno si vede dal mattino… LONG LIVE ROCK’N’ROLL!</p>
<p><strong>Obituary</strong> 00:00/&#8212;- <strong>Sinister</strong> 22:55/23:45 <strong>Forgotten Tomb</strong> 22:00/22:40 <strong>Gory Blister</strong> 21:05/21:45 <strong>Vulvectomy</strong> 20:20/20:50 <strong>Cancrena</strong> 19:40/20:05 <strong>Onicectomy </strong>19:00/19:25 <strong>Ingraved </strong>18:20/18:45 <strong>Vinterblot</strong> 17:40/18:05 / <strong>Raging Age</strong> 17:00/17:25</p>
<p><strong>Demodè Club</strong> - Via dei Cedri, 14 Modugno (Bari)</p>
<p>Apertura cancelli h 16:00 – Start h 17:00</p>
<p>Ticket 18€ – Prevendite <a href="http://">www.bookingshow.it</a></p>
<p>Per i primi 100 ingressi entro le h. 17:00 TICKET RIDOTTO 15€ + buono sconto 20% spendibile presso Wanted Rec. (Bari) entro il 30.6.12</p>
<p><strong>Servizio navetta</strong> da/per la Stazione Centrale di Bari SOLO SU PRENOTAZIONE!<br />
Scrivere ad info@rockcult.com entro e non oltre domenica 27 maggio (specificare il numero delle persone e fornire un recapito cellulare).</p>
<p>INFO: 347 6873864 / 080 5621567 – <a href="http://">info@rockcult.com</a> – <a href="http://">www.rockcult.com</a> – EVENTO FACEBOOK</p>
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		<title>Patrizia Bortolin ci accompagna in “Vair” la Spa unica al mondo a Borgo Egnazia</title>
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		<pubDate>Sat, 26 May 2012 02:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mary Divella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[PrimoPiano]]></category>

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Puglia cara Puglia, perche’ andare all’estero se in casa Italia ci sei tu? Sono tantissimi gli italiani che ogni anno preparano le valige e volano verso mari lontanissimi. Sono anche tanti, pero’, gli italiani che preferiscono mettersi in auto e raggiungere il meraviglioso sud della nostra penisola.
La Puglia: terra di mare e campagna, trasparenza di acque e fruscii di grano e di foglie d’ulivo. Il suo sole accecante di giallo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2012/05/vair_spa_111.jpg" alt="Vair" /><br />
Puglia cara Puglia, perche’ andare all’estero se in casa Italia ci sei tu? Sono tantissimi gli italiani che ogni anno preparano le valige e volano verso mari lontanissimi. Sono anche tanti, pero’, gli italiani che preferiscono mettersi in auto e raggiungere il meraviglioso sud della nostra penisola.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><st1:personname productid="La Puglia" w:st="on">La Puglia</st1:personname>: terra di mare e campagna, trasparenza di acque e fruscii di grano e di foglie d’ulivo. Il suo sole accecante di giallo che affonda e si rilassa nell’azzurro cristallino e nel blu profondo dei suoi due mari, l’Adriatico e lo Ionio. Le masserie fortificate del suo Salento, i trulli della sua Valle d’Itria, il barocco leccese, i castelli federiciani e aragonesi. <st1:personname productid="La Puglia" w:st="on">La  Puglia</st1:personname>, terra di cultura e tradizione, di pizzica e taranta, con una porta sempre aperta al mondo e alla gente, per le vie di Lecce, Bari, Otranto, dei piccoli villaggi costieri e dell’entroterra. <st1:personname productid="La Puglia" w:st="on">La Puglia</st1:personname>, antico ponte tra Oriente e Occidente e, oggi, ricchezza multietnica ancora viva. <span> </span><st1:personname productid="La Puglia" w:st="on">La  </st1:personname><st1:personname productid="La Puglia" w:st="on">Puglia</st1:personname>,<span>  </span>terra di sapori forti e profumi mediterranei. <st1:personname productid="La Puglia" w:st="on">La Puglia</st1:personname>, terra di relax e di benessere.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Parte da qui, dalla terra pugliese con le sue tradizioni popolari, le antiche terapie naturali, la ricchezza delle materie prime e lo spirito accogliente, ironico e vitale dei pugliesi, il nuovo modo di concepire il benessere di Borgo Egnazia, meta esclusiva del nostro Mediterraneo. E <strong>VAIR</strong>, vero in dialetto locale, e’ il suo nome. Un nuovo e altro modo di concepire <st1:personname productid="la Spa" w:st="on">la Spa</st1:personname>, dove, ogni dettaglio, ogni trattamento, parla di sud, di <strong>Puglia</strong>. Prodotti, alimenti, oggetti, musica e personale, <span> </span>tutto rigorosamente Made in Italy. Una Spa incantevole, accogliente, sorprendente che mette a disposizione di tutti gli ospiti gli esclusivi servizi e trattamenti ideati da un team di esperti e specialisti. Nascono cosi trattamenti che levigano dolcemente il corpo, avvolgono, sciolgono, aiutano a riscoprire l’essenza delle cose e a curare e rilassare la psiche. Gia’, perche’ tutti i trattamenti, a partire da quelli dedicati esclusivamente alla donna e alla sua bellezza, per continuare con quelli dedicati prevalentemente agli uomini e a quelli esclusivamente riservati a chi si sente e si muove in coppia, sembrano mirati a rispondere ad una domanda: quando? L’unica risposta possibile alle nostre domande sul ‘quando’ sembra essere quella consapevole lentezza che a VAIR si ritrova: decelerare, limitare gli impegni, fermarsi a bere un caffe’ o una tisana, a leggere e a osservare, godersi un trattamento o un massaggio, trovare gli spazi per un incontro autentico senza sentirsi perennemente di corsa o in ritardo. Tenere lontano, finalmente, il tanto corrosivo stress. Gia’ attenuato dai colori e dall’ambiente di<strong> Borgo Egnazia</strong>, lo stress a VAIR viene accolto e trattato grazie a operatori sensibili e vicini, in grado di cogliere i minimi segnali di disagio che ogni corpo silenziosamente manifesta. Non mancano, di certo, aree relax, bagno turco e sauna, palestra, area trucco, parrucchiere, vere e proprie oasi nel paradiso Borgo Egnazia. Luoghi in cui piu’ importante di ogni altra cosa e’ il concedersi qualche ora di liberta’, difendere il diritto a non essere necessari, a non realizzare nulla, a guardare il mare, il verde, i colori, a osservare la gente che passeggia oppure a indugiare in una conversazione senza arrivare a niente. Perche’ solo quando si e’ rilassati si riesce a cogliere l’essenza della vita, della natura, il volto degli amici, i sorrisi, la tenerezza, i tesori della cultura. Solo quando non si va continuamente da una parte all’altra e’ possibile approfondire una relazione. Solo quando si riesce a stare con se stessi si e’ in grado di accogliere gli altri e vivere. Armoniosamente. Che e’ diverso da sopravvivere. Tutto questo e’ VAIR. Tutto questo offre VAIR.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><img src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2012/05/spa188.jpg" alt="Vair" /><br />
Ora, pero’, meglio lasciare la parola a<strong> Patrizia Bortolin</strong>, Spa Director VAIR, la quale si e’ concessa ad una chiacchierata con noi di LSDmagazine.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><strong><o:p> </o:p></strong><strong>Borgo Egnazia, una delle mete piu’ esclusive del Mediterraneo, ospita VAIR. Ce ne vuole parlare?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Siamo nel piu’ bel resort che abbia mai visto: una bellezza vivace, pugliese, morbida, ironica e poetica come il Designer che l’ha creata. La strada era gia’ tracciata. Abbiamo caratteristiche che attirano molto il turismo internazionale, gia’ incuriosito da questa regione di cui si parla molto ora e <st1:personname productid="la Spa" w:st="on">la Spa</st1:personname> doveva essere all’altezza non solo con la bellezza. Ecco perche’ si chiama VAIR (nome ispirato al dialetto locale). E’ una Spa pugliese ed e’ pensata per ‘iniettare’ alcune caratteristiche del mood pugliese ed italiano in chi la vive.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><o:p> </o:p><strong>Qual e’ la filosofia su cui poggia VAIR?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">VAIR suggerisce di godersi di piu’ la vita per stare meglio con noi stessi, con gli altri e con l’ambiente in cui si vive. Sembra scontato, ma non lo e’ per niente. Godersi la vita, per noi, non significa trasgredire, vivere d’eccessi e pensare solo a se stessi. Ai miei occhi e per la mia esperienza, <st1:personname productid="La Puglia" w:st="on">la Puglia</st1:personname> e questo pezzetto di Puglia in particolare, porta a guardarsi intorno, a lasciarsi andare, a prendersi cura degli amici e dei familiari, a condividere e a non prendersi troppo sul serio, a rispettare i tempi naturali del corpo e della natura. Fatto questo, la bellezza, la forma e la felicita’ arrivano subito. Con diverse tecniche innovative, tradizionali o intuitive e conquistate nuove abitudini con il lavoro in cabina, cerchiamo di mettere questo messaggio in ogni trattamento. La proposta ha un look naturale e semplice, ma e’ il prodotto di un lavoro lungo ed attento, che ha obiettivi precisi. Usiamo tutto quello che abbiamo a disposizione e lo mettiamo in circolo. I trattamenti risultano attraenti, c’e’ tutto quello che ci deve essere, soddisfa i piu’ curiosi, gli abitue’, diversi badget, giovani e meno giovani: ad ognuno la sua gradazione.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><strong>A quale tipo di utenza si rivolge?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">A tutti, in realta’: tutti abbiamo bisogno di attenzioni, di delicatezza non solo materiale e di divertimento. Le donne sono regine e a loro abbiamo dedicato aree speciali, intense ed innovative, perche’ la femminilita’ sembra ora in sofferenza e non fa star bene ne’le donne, ne’ gli uomini intorno: agli uomini, momenti di semplicita’ e comprensione;<span>  </span>alle coppie proponiamo occasioni per cambiare punto di vista sull’altro.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><strong>Se dovesse scegliere una formula che riassuma i benefici di VAIR, rivolta ai turisti/viaggiatori che non la conoscono, quale sceglierebbe?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Il motto e’: goditi la tua vita, sei in Puglia! Bilancia, stimola, illumina e semplifica: spero possano essere questi i benefici di VAIR che i nostri clienti portano a casa con se’ per ripartire sempre come ‘nuovi’.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><strong>Ci sono promozioni di cui si puo’ usufruire?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Sul nostro sito, <a href="http://www.vairspa.com/"><span>www.vairspa.com</span></a> sono indicate tutte le possibilita’ per poterci visitare.</p>
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