<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2italiantitles.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemtitles.css"?><rss xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><title>LUDIK</title><link>http://ludik.blogspot.com/</link><description></description><language>en</language><managingEditor>noreply@blogger.com (ludik)</managingEditor><lastBuildDate>Mon, 09 Nov 2009 08:52:13 PST</lastBuildDate><generator>Blogger http://www.blogger.com</generator><openSearch:totalResults xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">2109</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" href="http://feeds.feedburner.com/LudikBlog" type="application/rss+xml" /><feedburner:browserFriendly>Copia l'indirizzo che vedi nella barra e incollalo nel tuo programma che usi per leggere i feed.</feedburner:browserFriendly><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com" /><item><title>Riprendere Berlino</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/11/riprendere-berlino.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Mon, 09 Nov 2009 08:52:13 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-9024451944305131024</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Riprendere Berlino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 382px; height: 255px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Svg5AOQkf1I/AAAAAAAABgc/BP5xYlfg8p0/s1600/berlin_reunion.jpg" alt="titolo" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Alla Siegessäule, sulla Colonna della Vittoria, ci deve essere ancora un angelo di &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=OVQitRMlEP8" target="_blank"&gt;Wenders&lt;/a&gt; che osserva dall'alto, immagino sorridendo. Lo stesso che un quarto di secolo fa seguiva quell'uomo anziano che cercava la Potsdamer Platz ma al suo posto trovava il vuoto, uno spiazzo di erbacce e terra battuta, una specie di terra di nessuno e &lt;a href="http://www.nytimes.com/interactive/2009/11/09/world/europe/20091109-berlinwallthennow.html" target="_blank"&gt;il Muro di Berlino&lt;/a&gt; coperto di graffiti. Lo stesso che incrociò Marion, la trapezista che ballava da sola ascoltando la musica di Nick Cave, e camminava per la città grigia pensando che "in ogni caso non ci si può perdere, alla fine si arriva sempre al Muro". Forse, anche se non sembra, i confini tra gli angeli che sanno ancora amare e coloro sulla terra che non disdegnano di volare, sono ancora simili da tracciare. Il Muro era lungo poco più di centocinquanta chilometri, oggi a Berlino ne rimangono poche centinaia di metri, conservati come un monumento. Senza i graffiti di Keith Haring e delle altre migliaia di artisti veri o presunti che ci si sono allenati sopra, si mostra per quello che era veramente: un pezzo di cemento armato, squallidamente grigio, alto meno di tre metri, al di sopra del quale si vedono i palazzi che stanno sul lato opposto della via. Ci sono storie di gente schedata, punita, uccisa nel tentativo di scavalcarlo, colpevole di voler fuggire dall'altra parte, sempre da Est verso Ovest, anche solo di buttare uno sguardo di troppo. Ci sono le storie di chi ce l'ha fatta, scavando tunnel per mesi come in un sogno folle, approfittando di attimi di distrazione, agganciando dei bambini a una carrucola, nascondendo una ragazza in minigonna nella valigia, montando una mongolfiera di stracci. Per me, che nel 1989 ero un bambino, il Muro non è un ricordo, non è nemmeno una cosa davvero comprensibile, immaginare cosa volesse dire costeggiare quel pezzo di cemento, fare i conti con due mondi complementari, l'uno si specchiava nell'altro, l'uno esisteva per ribattere all'altro. Leggo il reportage a fumetti di Patrick Chappatte, su Internazionale: "Non riuscirò mai a spiegare il Muro ai miei figli, perché non mi crederanno. E faranno bene. Qui la realtà - ciò con cui viviamo, a cui ci abituiamo - era demenziale. Strade, binari, marciapiedi tagliati di netto. E poi strane visioni: dall'altra parte del Muro, alcuni cani legati con dei cavi". Per fortuna mi passano sotto gli occhi piccole immagini, pezzi di racconti che leggo qua e là, senza averli mai vissuti. Le stazioni fantasma che la metropolitana dell'Ovest attraversava senza fermarsi, lugubri bagliori illuminavano le  guardie di regime, i Vopos. I marines americani che sembravano comparse di un film. La parola globalizzazione che non era ancora stata inventata. I mezzogiorno &lt;a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/il-cielo-cibo-sopra-berlino/" target="_blank"&gt;a pranzo&lt;/a&gt; in un ristorante, cibo povero servito in stoviglie inutilmente sfarzose, "nel tavolo a fianco gli ufficiali sovietici stappavano champagne, e l'apparizione di Marlene Dietrich non mi avrebbe stupito". I camerieri del Reichstag che ostentavano i piatti sontuosi apposta per farsi vedere dalle torrette di guardia. I palazzoni ciechi costruiti dai comunisti per nascondere la vista di un cartellone luminoso che diffondeva propaganda occidentale. Il concerto di David Bowie con gli altoparlanti girati verso l'altro lato del muro. Il risentimento verso quella "nostra sinistra, che per quarant'anni non ha mai capito niente, o ci ha mentito su tutto". Il diario di &lt;a href="http://www.webgol.it/2009/11/09/venti-anni-fa-berlino-est-unglaubliche-ereignisse/" target="_blank"&gt;una madre&lt;/a&gt;, nella citta d'Est, che all'improvviso comincia a essere scritto con la penna rossa, con le lettere grandi e sottolineate, e i punti esclamativi. Come sempre &lt;a href="http://www.nytimes.com/2009/11/09/world/europe/09iht-wall.html?ref=global-home" target="_blank"&gt;succede&lt;/a&gt; con la storia, non ci sono quasi mai decisioni solenni e prodezze eroiche. Ci sono traduzioni sbagliate, guardie di confine confuse, desiderio di vivere meglio. Quel 1989, poi, a rileggerlo oggi fu un anno di miracoli. La ribellione cinese dei ragazzi, Zhao il segretario generale che esce di notte dalla Città Proibita per scusarsi con loro piangendo, il sangue su piazza Tienanmen e i motori dei carrarmati, lo sgretolamento dei paesi sovietici dell'Est, le rivoluzioni di velluto, il Cremlino, Gorbaciov, papa Wojtyla, la Perestroika, l'utopia di una bandiera trasformata in muro di galera, poi nel giro di poco ridotta a souvenir da bancarella, i baffuti polacchi, i giganti dai piedi d'argilla, la guerra fredda che finisce senza scaldarsi, le cortine di ferro che si dissolvono, il Game Boy della Nintendo nei negozi, le chiacchiere vane sulla "fine della storia", la preoccupazione di chi già intuiva che cosa avrebbe fatto irruzione da quella breccia, e della nuova storia che sarebbe ripartita. "Il passato è afflosciato, il presente è un mercato" cantavano i CSI. Tanti muri resistono ancora nel mondo, ma sono periferici, o alzati proprio da noi. La storia che ha cambiato il mondo dov'è? La verità è che avrei bisogno di un muro più tangibile, un vero muro di cemento, avrei bisogno di qualche confine chiaro, autentico, per sentirmi vivo. Per non perdere il senso di parole come "libertà", parole come "memoria". Prima o poi dovrò fare un viaggio a Berlino. Miei amici che ci sono stati mi raccontano che puoi camminare per giorni, a Berlino, anche di notte, senza vedere un poliziotto, ma solo ragazze in bicicletta che pedalano con l'iPod nelle orecchie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-9024451944305131024?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Svg5AOQkf1I/AAAAAAAABgc/BP5xYlfg8p0/s72-c/berlin_reunion.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Patrie galere</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/11/patrie-galere.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Mon, 09 Nov 2009 03:32:57 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-607830103707678264</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Patrie galere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse non è questo il momento adatto per ragionare sulla vita carceraria e sulla funzione educativa, oltre che punitiva, che la detenzione dovrebbe avere. In questi giorni una catena di episodi normalmente infami, ma imprevedibilmente documentati. Il giovane Cucchi, arrestato ai giardinetti perché aveva in tasca una modica quantità di droga e restituito alla famiglia cadavere senza aver potuto parlare con un avvocato. I referti polizieschi che dicono che Cucchi caduto dalle scale. Il colonnello che avverte che una camera di sicurezza non è un albergo a cinque stelle. L'ufficiale che spiega che il massacro va eseguito al piano di sotto se no il negro lo vede. Il sindacalista che spiega che tecnicamente massacro vuol dire richiamo verbale. Poi una donna le cui richieste di soccorso psicologico non sono state ascoltate, che muore impiccata col lenzuolo in una cella, e per grave che sia quello che ha fatto e i reati che ha commesso, comunque è così che ci accorgiamo di quanto profondo sia il baratro che divide quelli che stanno dentro da quelli che stanno fuori. Un mondo a parte che tendiamo a ignorare nella convinzione consolatoria che chi ci abita se l'è meritato, come si è meritata è la nostra indifferenza. Nessuno creda di tirarsi fuori. Semmai si legga l'&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/05/carceri-quando-la-punizione-diventa-un-inferno.html" TARGET="_blank"&gt;articolo di Adriano Sofri&lt;/a&gt;, già abitante di carceri italiane, su Repubblica. "Per conoscere un paese, vai a guardare le sue galere. Bella frase, eh? Lo ripetono in tanti, non ci crede quasi nessuno. Le galere sono inguardabili, per definizione. Vi si compiono pratiche di cui non vogliamo sapere niente, nella realtà: nei film invece ci piace moltissimo".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-607830103707678264?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Dieci domande</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/11/dieci-domande.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Sat, 07 Nov 2009 10:43:53 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1664086981209641654</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Dieci domande&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque mi pare molto istruttivo che Berlusconi alla fine, con comodo, sei mesi dopo, abbia deciso di &lt;a href="http://temi.repubblica.it/repubblicaspeciale-berlusconi-risponde-alle-dieci-domande/" TARGET="_blank"&gt;rispondere&lt;/a&gt; alle famose &lt;a href="http://factcheck.it/2009/11/06/dieci-domande-in-archivio/" TARGET="_blank"&gt;dieci domande&lt;/a&gt; di Repubblica, e lo ha fatto attraverso il libro di Bruno Vespa, strombazzato a destra e a manca in ogniddove, e naturalmente pubblicato dalla Mondadori, casa editrice di sua proprietà, cosicché il ricavo dalle sue dieci rispostine arriverà direttamente sul suo conto corrente di Segrate. Ormai neanche ci prova più a dissimulare, a smussare gli angoli, a mettere un bel vestitino alle cose brutte. Il tutto senza dover mai affrontare il fastidio di un contraddittorio con qualcuno che gli faccia non dico dieci ma una sola domanda di troppo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1664086981209641654?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>A ognuno la sua croce</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/11/ognuno-la-sua-croce.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Fri, 06 Nov 2009 03:48:28 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8449578983296241251</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;A ognuno la sua croce&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei mettere a verbale che se oggi, di punto in bianco, dovessi fondare una nazione, ecco, io i crocifissi nelle scuole, e nei tribunali, e negli uffici del catasto, e nelle aule dei consigli comunali, non ce li metterei. E mi sembrerebbe una cosa ragionevole, ponderata, quasi ovvia. Come sicuramente deve essere la &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/crocefissi-aule/crocefissi-aule/crocefissi-aule.html?ref=search" TARGET="_blank"&gt;sentenza&lt;/a&gt; della corte europea di Strarburgo, mi fido. Per esempio quando andavo a scuola il crocifisso non ce l'avevo appeso in classe. A un certo punto si era rotto, sta di fatto che non c'erano i soldi per ricomprarlo (non c'erano i soldi, e da quel che so ancora non si trovano, nemmeno per costruirci una succursale di liceo decente, figuriamoci) e comunque nessuno ci aveva fatto caso. Adesso non so come sarà l'aria nelle classi, andiamo avanti così e prima o poi il ministro dell'Istruzione si impunterà e comprerà uno stock di sacri pezzetti di legno a basso prezzo per tutte le scuole del regno. Ma non esistono nazioni da fondare di punto in bianco, non esistono nemmeno pareti immacolate ma pareti dove il crocifisso c'è già, e consuetudini e prevaricazioni mai facili da smontare. Bisognerebbe sapere, e insegnare forse ai bambini, che non bisogna accontentarsi di avere paura dei simboli, dei sentimenti, delle cose, piuttosto si deve fare di tutto per evitare la sciatteria della loro espressione, la banalità della loro riduzione a immaginette preconfezionate e banali, senza sapere nemmeno cos'è un simbolo, come quelli che poi alla fine vanno a sposarsi in chiesa solo perché gli piace l'abito bianco e la musica dell'organo. Uno Stato che vorrebbe dirsi laico non dovrebbe esporre un simbolo religioso cos imgombrante nei suoi uffici pubblici, sennò sarebbe uno Stato confessionale, e allo stesso tempo uno Stato laico che lo fosse davvero potrebbe pensare che un simbolo così appeso per abitudine su qualche sua parete può essere anche un ingombro trascurabile. Forse non c'entra molto, ma a me lasciano poi un po' perplesso anche tutte le iniziative a favore dello "sbattezzo", mi sembrano finiscano per dare troppa importanza e troppo vittimismo al proprio rapporto con le chiese. Non è una cosa da grandi, né essere battezzati né affannarsi a sbattezzarsi, in buona parte dei casi. L'eventuale emancipazione dalle fedi e dalle superstizioni si persegue emancipandosene. Carte da bollo e sentenze, per quanto illuminate, servono a poco. Per questo bisognerebbe leggersi il &lt;a href="http://leonardo.blogspot.com/2009/11/croce-e-delizia.html" TARGET="_blank"&gt;post di Leonardo&lt;/a&gt;, quello con Gesù Cristo in persona nei corridoi di una scuola media, croce e delizia si chiama.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8449578983296241251?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>L'università truccata</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/11/luniversita-truccata.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Thu, 05 Nov 2009 02:48:44 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6376975640572757629</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'università truccata&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 370px; height: 271px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SvKtK_oZvbI/AAAAAAAABgU/ozVbE-j3Azs/s1600/sapienza.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;C'è una strage quotidiana di esperienze e di speranze che avviene ogni giorno nell'&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/29/la-riforma-lumaca-dell-universita.html" target="_blank"&gt;università&lt;/a&gt; italiana, e si confonde sotto le mille grida di allarme lanciate da più parti, spesso in maniera interessata. Ho letto ultimamente il libro &lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788806193607/perotti-roberto/universit-agrave-truccata.html" target="_blank"&gt;"L'università truccata"&lt;/a&gt;, scritto da Roberto Perotti, già docente alla Columbia University di New York, oggi alla Bocconi di Milano, raro esempio di "ritorno dei cervelli". Il libro è un vero atto d'accusa all'università italiana. Dall'interno. Pagina dopo pagina leggiamo nomi e cognomi. Una tabella a pagina 22 ricostruisce il sistema di parentela che domina la facoltà di economia dell'Università di Bari come pure quelle di Medicina e Chirurgia di Bari e della Sapienza di Roma. Nella prima università della Capitale - molto prodiga, tra l'altro, per dare parola a dittatori nordafricani e zittire i suoi studenti - l'attuale Rettore, Luigi Frati, ha due figli e una moglie trasferiti a insegnare nella sua stessa Facoltà, cioè Medicina dove era preside. E si racconta che una volta usò l'aula grande del suo istituto per la festa di nozze di sua figlia con ben duecento invitati. Una tabella fittissima di ben cinque pagine illustra il meccanismo dei "concorsi dei rampolli". Le regole della parentela erano elementari nelle popolazioni primitive studiate dal grande antropologo Claude Levi-Strauss. Lo sono anche nelle tribù accademiche italiane. Qui basta un padre Magnifico Rettore a determinare l'irresistibile entrata dei membri della sua famiglia nell'università che governa e nel suo stesso dipartimento. Naturalmente il problema non è la consanguineità dei professori ma il blocco degli studi e la penalizzazione dei giovani migliori che la logica mafiosa dominante nei concorsi ha prodotto, con la scomparsa tendenziale delle università italiane dalla parte alta della comunità scientifica internazionale. Nonostante gli ipocriti bla bla a favore della ricerca. Dietro c'è sempre il solito sistema gerontocratico all'italiana, dove vecchi signori arroganti comandano nelle accadamie come nelle professioni o nella politica. Uomini stanchi e spesso inaciditi hanno messo in piedi un efficientissimo sistema autoreferenziale di umiliazione delle reclute, di emarginazione dei pivelli che non siano disposti alla sottomissione culturale e ideologica, al quotidiano bacio della pantofola. Leggendo le pagine di Perotti, ricche di dati e nomi e circostanze, mi veniva da pensare che avrebbero dovuto suscitare un'ondata di polemiche, rivolte studentesche, interrogazioni parlamentari, querele giudiziarie, proteste di associazioni e sindacati, dignità offese. Invece non è successo niente. La stessa sensazione di quando guardo uno di quei pochi programmi di inchiesta superstiti in tv, tipo "Report", e ciò che mi lascia desolato ormai non è tanto il contenuto dell'inchiesta quanto il fatto che poi la mattina dopo non ne parla nessuno. In questo caso le toghe infangate e svergognate hanno continuato a coprire magnificenze fasulle abbarbicate a cattedre e rettorati. Pensare che il libro usciva nelle stesse settimane delle vibranti proteste studentesche dell'autunno scorso, quelle denominate dell'Onda. A volte quegli stessi baroni e rettori erano compagni di protesta con gli studenti e le famiglie che - pure giustamente - protestavano. Anzi lo sforzo di certi studenti in agitazione per coinvolgere i docenti e riceverne pacche sulle spalle aveva del patetico. Il libro chiarisce splendidamente due questioni. Uno: il male che si pensa dell'università italiana è del tutto sottostimato. Due: le soluzioni proposte da quasi tutte le parti in causa (partiti compresi, sinistra in pole position) sono nel migliore dei casi un brodino, nel peggiore una sciagura. Poi Perotti da anche una sua soluzione, persino egregia, credibile, riformista. Mi ha colpito, in particolare, un concetto di ben più generale applicazione. E cioè che in Italia le reazioni istintive di fronte a un sistema che va male consistono sempre negli stessi tre rimedi: introdurre ulteriori norme e regole; richiedere l'intervento della magistratura; esortare a un comportamento più responsabile. Ma niente di tutto questo ha mai sortito alcun serio effetto. Il proliferare di norme e leggine crea solo ulteriori scorciatoie e spazi di evasione. La magistratura interviene coi suoi tempi lunghi, ma può farlo solo sulle leggi violate e non sulla morale del sistema. Gli appelli al civismo lasciano il tempo che trovano, non servono coi corrotti ma nemmeno con quelli potenzialmente onesti che operano loro malgrado in un sistema perverso. Il problema di fondo è uno solo: la mancanza di incentivi e disincentivi appropriati. Premiare chi ha successo, far pagare chi fallisce. I buoni risultati non si legiferano né si comprano: si possono solo creare le condizioni perché accadano. Viene in mente, sennò, quella frase recentemente intravista sui muri di un'università: "A causa dei recenti tagli al budget, la luce in fondo al tunnel è stata spenta".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6376975640572757629?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SvKtK_oZvbI/AAAAAAAABgU/ozVbE-j3Azs/s72-c/sapienza.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total></item><item><title>Sull'opinione pubblica</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/11/sullopinione-pubblica.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Wed, 04 Nov 2009 03:07:41 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5269729143137910144</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sull'opinione pubblica&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Joseph Pulitzer (si, quello del premio) in suo saggio "Sul giornalismo", appena &lt;a href="http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833918761"&gt;ripubblicato&lt;/a&gt; in Italia. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"La domanda se l'opinione pubblica, indipendentemente dalla sua composizione e dal suo orientamento, sia sempre da rispettare e obbedire non può che ammettere un'unica ragionevole risposta. La teoria secondo la quale «la voce del popolo è la voce di Dio» può essere accettata soltanto con forti riserve, poiché la pubblica opinione è un'entità variabile, che spesso, come afferma Jefferson, «cambia alla velocità del pensiero», e che dunque non può aver sempre ragione. Era forse «la voce del popolo, voce di Dio» a sostenere la schiavitù umana in una Repubblica votata alla libertà? È lampante che spesso il sommo dovere della stampa è contrastare l'opinione pubblica. James Bryce ha veridicamente affermato che «le democrazie avranno sempre demagoghi pronti ad alimentare le vanità, a solleticare le passioni e a enfatizzare i sentimenti del momento. Ciò di cui hanno bisogno sono uomini capaci di nuotare controcorrente, di denunciare gli errori commessi, di insistere con maggior forza su un problema quanto più risulta sgradito»"&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5269729143137910144?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Memorie corsare</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/11/memorie-corsare.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Tue, 03 Nov 2009 05:49:31 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8186511438688556090</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Memorie corsare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni tanto a tarda sera, su vari canali, ritrasmettono spezzoni del &lt;a href="http://ludik.blogspot.com/2005/11/quel-corsaro-di-pasolini.html" TARGET="_blank"&gt;Pasolini&lt;/a&gt; televisivo. Ci sono pezzi d'autore, materiali, frammenti, spezzoni di interviste, parole corsare e così via, ed è un piccolo tesoro. Da queste commemorazioni, fatte ormai a decenni di distanza dai tempi in cui quelle parole corsare furono dette, col coraggio dello scandalo e con lo sguardo mai abbassato, emerge ancora un colosso che ci fa pensare e quasi ci zittisce. Come artista, come intellettuale, come persona politica. L'altra sera, per esempio, rivedevo la famosa intervista di Enzo Biagi a Pasolini, un bianco e nero del 1971, uno studio pieno di gente e i due a confronto. Niente male davvero. Biagi chiedeva lumi, alla sua maniera, tentando di portare Pasolini su percorsi riconoscibili: "Nel Vangelo trova consolazione?". E quel giovane bruno e nervoso sulla sedia di fronte si agitava, cercava il tono giusto e poi diceva che no, nel Vangelo c’è tutto ma non la consolazione. "Ma lei intende il Vangelo di Cristo?" chiedeva poi Pasolini, per poi deludere la speranza appena riaccesa: "No, allora proprio no, nessuna consolazione". Oltre trent'anni (34, per la precisione, ieri) passati da quella notte in cui uno così venne tolto di mezzo per sempre. Ed è utilissimo rivedere oggi quegli squarci d'orizzonte contenuti nelle ultime interviste di PPP, oltre trent'anni fa appunto, con l'incubo della tv futura al centro di osservazioni che erano molto di più che profezie. Quelle piazze dove "se guardi dall'alto ogni ragazzo è uguale all'altro". Quella scatola elettronica imbonitrice, "dove non è ammesso dire una sola parola di scandalo". Viene in mente che fu lui a teorizzare per primo la rivoluzione antropologica degli italiani, il crollo e l'impazzimento delle vecchie identità, la nuova egemonia del consumo e del denaro. E viene in mente pure che chissà dove oggi un occhio ardito e poetico potrebbe posarsi, nella speranza (vana?) di rivedere le vecchie lucciole. O forse è già troppo tardi, mentre tutti girano attorno a rumorosi dibattiti sulla politica, sulla tivù, sul sesso, sull'uovo o sulla gallina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8186511438688556090?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Né santi né morti</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/11/ne-santi-ne-morti.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Mon, 02 Nov 2009 03:25:55 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5019119890745492925</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Né santi né morti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 354px; height: 245px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Su7Bdr9nJqI/AAAAAAAABf0/x6RCFZPQEQI/s1600/ryanadams29.jpg" alt="titolo" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Giorni di santi e di morti, di ore di luce che si accorciano, di pensieri che provano ad allungarsi oltre il confine della vita in cerca di spiegazioni, e che tornano indietro a mani vuote, respinti dal silenzio. Mi attardo a leggere qualche epitaffio, oppure più semplicemente prendo anche nella camminata un ritmo un po più lento, il ritmo del perdente. Mi piacciono i cimiteri, e non c'è nulla di macabro: sono posti, a loro modo pieni di vita, e ci raccontano dei vivi allo stesso modo in cui ci parlano dei morti, che occhieggiano dalle fotografie disseminate tra le lapidi, o dalle statue spesso a forma di angelo, in mezzo ai fiori e ai mille piccoli oggetti che gli ancora vivi depositano sulle tombe. Dopo il tramonto, da lontano, vedo soltanto una festa, decine e decine di luminarie, potrebbe essere Natale o qualcosa di simile, è tutto acceso. Poi capisco che è l'ossario. Al confronto, i loculi dei singoli sembrano trascurati. Passa il tempo e le parentele si affievoliscono. Nell'ossario, lassù sulla collina, sono sepolte perfino persone morte nell'Ottocento. La manutenzione e le lucette dell'ossario sono affare pubblico. Dentro al Verano, che è il cimitero più grande di Roma, in realtà è facile perdersi. Non ci sono cartelli, neanche per indicare l'uscita. E poi è un posto enorme: ci sono viali, piazze, portici, tombe grandi come villette dei Parioli. Ci passano perfino le macchine e qualche piccolo autobus. Ci sono camposanti che sembrano metropoli di diversa densità energetica, e camposanti che paiono lembi di pace e malinconia ritagliati nella confusione. Per esempio, sempre qui a Roma, il piccolo cimitero acattolico a Testaccio, accucciato dietro la vecchia Piramide come un giardino segreto. Poco o nulla di monumentale o di retorico. La vegetazione avanza lentamente tra i marmi delle tombe, tra Shelley e Gramsci e qualche gatto. Tutto si confonde, dal grande al piccolo, dalle erbette agli alberi. E tutto muta raccontando, con il passaggio delle stagioni, la storia della caducità. Il poeta Keats, prima di morire, saputo dove sarebbe stato sepolto, si era rallegrato: "Già sento i fiori che mi crescono sopra". Mi fermo a pensare, o solo a stare in silenzio. Certo, ha ragione &lt;a href="http://www.blogsquonk.it/?p=3459" target="_blank"&gt;lui&lt;/a&gt;, "alla fine è tanto più facile vivere la vita degli altri – e anche la morte". Ripenso a quella donna di mezza età, che incontro quelle volte in cui, quasi di soppiatto, faccio un giro tra le tombe al mio paese. Lo sguardo dritto, in una mano la borsa e nell'altra dei fiori. Costeggia il muro, sale le scale, entra nel piccolo cimitero e scompare all'interno. Va a trovare il figlio, morto ai tempi della scuola. A volte capita che la sfioro e vorrei dirle qualcosa, "ono l'amico di tuo figlio, il suo compagno di banco, sono io". Ma non lo faccio, e lei si allontana spedita, lo sguardo sereno di una madre che va a trovare un figlio che l'aspetta. Me ne vado e lei è ancora lì che gli sta parlando. Sappiamo che tutto finisce così e dargli un senso è impossibile. Abbiamo bisogno di un trauma per capirlo? Forse si. Perché se passiamo tutto il tuo tempo a bere e mangiare, farci il nodo della cravatta, spacchettare, aspettare persone e aerei, quand'è che ci fermiamo per ammetterlo? Osservo le statue dei santi. Fanno proprio pensare a quelle pause brevi ma eterne che passiamo in attesa del transito di un treno, fermi accanto alla croce, con un po' di sole in faccia e tutto che pare immobile. Siamo fermi su un limite, nell'attesa di andare oltre, e la mente si rilassa in pensieri vaghi e inutili. Poi passa il treno, il mondo ricomincia, tutti si rimettono in marcia, gli sportelli si aprono, e pure il giorno dei morti è finito.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5019119890745492925?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Su7Bdr9nJqI/AAAAAAAABf0/x6RCFZPQEQI/s72-c/ryanadams29.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>E' cos'e niente</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/11/e-cose-niente.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Sun, 01 Nov 2009 15:18:40 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1304523476233159172</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E' cos'e niente&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roberto Saviano, oggi su Repubblica, a proposito dell'&lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/camorra-10/saviano-filmato/saviano-filmato.html?ref=search" TARGET="_blank"&gt;indifferenza&lt;/a&gt;. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Vengono in mente le parole di un monologo capolavoro di Eduardo De Filippo, recitato in uno sceneggiato televisivo, "Peppino Girella", del 1963. La moglie di Andrea, il personaggio interpretato da Eduardo, risponde dinanzi ad ogni tragedia: "È cos'e nient" - è cosa da niente. È la voce classica di Napoli, di quel buon senso che fa accettare tutto e che è la forma di massima difesa e indolenza verso qualsiasi cambiamento. "Che vuoi fare: è cos'e nient", dice la moglie. E Eduardo risponde: "Pure questa è cos'e nient. È sempre cos'e nient. Tutte le situazioni le abbiamo sempre così risolte. È cos'e nient. Non teniamo che mangiare: è cos'e nient. Ci manca il necessario: è cos'e nient. Il padrone muore e io perdo il posto: è cos'e nient. Ci negano il diritto della vita: è cos'e nient'. Ci tolgono l'aria: è cos'è nient, che vvuò fa. Sempre cos'e nient. Quanto sei bella. Quanto eri bella. E guarda a me, guarda cosa sono diventato. A furia di dire è cos'e nient siamo diventati cos'e nient io e te. Chi ruba lavoro è come se rubasse danaro. Ma se onestamente non si può vivere, dimmi, dimmi "vabbuò è cos'e nient. Non piangere è cos'e niente. Se io esco e uccido a qualcuno è cos'e nient. E se io impazzisco e finisco al manicomio e ti chiedono perché vostro marito è impazzito tu devi dire: è impazzito per niente. È cos'e nient. È niente""&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1304523476233159172?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Puzzle</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/puzzle.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Sat, 31 Oct 2009 08:04:50 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-3173523466806090842</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Puzzle&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accumuliamo elementi. Riordiniamo le tessere del puzzle. Giuseppe D'Avanzo su Repubblica scrive che quei carabinieri che aggrediscono Piero Marrazzo in un appartamento privato, in compagnia di un viado, non sono canaglie a caccia di un bottino. Sono ruote di &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/marrazzo-caso-2/davanzo-31ott/davanzo-31ott.html"&gt;una macchina oliata&lt;/a&gt;, una macchina organizzata per seppellire nel fango chiunque osi dissentire. Il sesso non è il focus della storia, è solo la benzina che mette in moto il motore. "Furfanti delle burocrazie della sicurezza incastrano un politico. Le immagini, estorte con la violenza in un appartamento privato, vengono consegnate a un alto funzionario (Signorini) di un sistema editoriale (Mondadori, Mediaset e indirettamente Tosinvest di Angelucci) governato direttamente da un proprietario che è anche presidente del consiglio". Claudia Fusani sull'Unità racconta di un &lt;a href="http://www.unita.it/news/italia/90562/camorra_la_minaccia_dei_casalesi_su_marrazzo" TARGET="_blank"&gt;giro di boss&lt;/a&gt; della camorra, pusher di droga poi morti ammazzati, intercettazioni in cui a un certo punto si parla di "un video del presidente", e di Fondi. Proprio Fondi, il comune infiltrato dalla camorra che il governo non si decide a commissariare, per incomprensibile e colpevole inerzia. "Non vogliono ricattare Marrazzo, è evidente. Vogliono, piuttosto, che Marrazzo sia ricattabile: che sappia che qualcuno ha quel video e che può usarlo contro di lui. Renderlo malleabile, tenerlo in pugno: agiscono in nome dell'interesse di qualcuno?". &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=3DJqIYLJnYQ" TARGET="_blank"&gt;Fabrizio Corona&lt;/a&gt;, intervistato l'altra sera ad Annozero, che è uno sborone cinico, ma sa molto del suo &lt;a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/10/30/video-marrazzo-cosa-centra-signorini/" TARGET="_blank"&gt;mondo&lt;/a&gt; di furfanti, e racconta bene i rapporti tra politica, editoria e gossip, quando dice che bisognerebbe vedere cosa c'è nelle casseforti dei grandi gruppi editoriali, dei materiali comprati non per fare uno scoop ma per fare "un favore". Non si sa fino a che punto tutti questi intrecci si facciano romanzo, all'incirca criminale. Bisognerebbe controllare. Forse la faccio un po' semplice, ma c'è da pensare (come scrive &lt;a href="http://www.blogsquonk.it/?p=3464" TARGET="_blank"&gt;lui&lt;/a&gt;) che un paese sia spacciato quando tutto ciò suona quantomeno verosimile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-3173523466806090842?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Duna</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/duna.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Fri, 30 Oct 2009 05:33:45 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4645909550487180046</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Duna&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri notte, come un miraggio urbano, nella traversa sotto casa mia è ricomparsa una &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fiat_Duna" TARGET="_blank"&gt;Fiat Duna&lt;/a&gt; grigia, parcheggiata sulle strisce pedonali per giunta. La visione di questo &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=vrLOsDqv0eg" TARGET="_blank"&gt;raro pezzo&lt;/a&gt; di lamiera superstite dagli sfavillanti anni ottanta, simbolo unanimemente riconosciuto della bruttezza e della sfiga universale, dico la verità, mi ha un po' commosso. In realtà il signor Fiat, che non era un uomo né cattivo né avaro, aveva avuto quell'idea per un sano colpo di filantropia: sapeva benissimo che dopo una ventina d'anni i fortunati possessori sarebbero stati etichettati come veri tamarri e sarebbero stati adorati da schiere di giovani bellezze che facevano offerte esorbitanti pur di farsi vedere in giro su una di quelle automobili. E allora sono andato a ripescare una vecchia &lt;a href="http://www.fiatduna.com/dunasound.html" TARGET="_blank"&gt;composizione&lt;/a&gt; del poetastro Michele Serra, sul sito di &lt;a href="http://www.fiatduna.com" TARGET="_blank"&gt;ammiratori&lt;/a&gt; della Duna. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Amo la Duna, il ferro lieve che la compone, le viti che rinserro ogni nuova stagione, il panno sui sedili, bigio, incolore, pesto, e pochissimi fili per ripararla presto. Ecco la pia, la buona, la macchina sbagliata, quella che stona con l'epoca lanciata, l'aspetto lento, ottuso, ignaro della fretta, da distratto che ha eluso la sfida maledetta, quella tra l'io represso e l'accelerazione che rende l'uomo ossesso, vittima del lampione. Va piano, è mesta, tozza e in questo sta il suo succo: nemmeno vi si abbozza l'astutissimo trucco di trasformare in moda la propria debolezza, con una strana coda un buffo parabrezza: non simula la Duna alcuna stravaganza, non è mai stata a Poona come la maggioranza delle auto francesi, non occupa giornali come quei vilipesi trabiccoli orientali che passarono il Muro. Persino la retorica utilitaria, il puro rimbombo della logica vuota di ogni conforto non le appartiene affatto: ha il suo bravo supporto di pirulini a scatto, gingilli ed accessori e dotazione varia per restare al di fuori della classe dei paria. Il prezzo è alto, in spregio al comodo pretesto di avere almeno un pregio, quello del basso costo. La Duna è media, inetta ad ogni distinzione è ciò che non affetta è ciò di cui dispone: il nulla senza spicco di cui non è nessuno né povero né ricco né folla né qualcuno, e solamente passa nella pianura rasa nella campagna bassa scompare verso casa"&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4645909550487180046?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Viados del tramonto</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/viados-del-tramonto.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Fri, 30 Oct 2009 04:27:29 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6982492847387251263</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Viados del tramonto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 280px; height: 407px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SurMzljTkNI/AAAAAAAABfs/a6dWtQglqr8/s1600/curry.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Di notte, su certi vialoni delle periferie della città, davanti al corteo lentissimo delle macchine, dietro la nebbia dei rumori e dei desideri, ci sono &lt;a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;amp;id=74429" target="_blank"&gt;loro&lt;/a&gt;, i transessuali. I viados. Come divinità di un pantheon di carne, corpi senza definizione, mutanti. Schierati ai lati della strada, a qualche metro di distanza l'uno dall'altro, appaiono in successione, da dietro gli alberi, illuminati dai fari di passaggio. Sembra un miraggio di corpi che si muovono. Si chinano, si affacciano ai finestrini delle macchine, si accucciano, mostrano il corpo in pose provocanti. Non indossano quasi niente. Le tette sono tutte finte, e dunque tutte belle. Solo in misura large o extralarge. I culi li sbattono sulla faccia dei passanti, se li accarezzano con le loro mani enormi. Ma sotto le minigonne, o i tanga, si intravede la forma del cazzo. Cazzi che uno immaginerebbe sgonfi, per via degli ormoni magari. Invece no, te li mostrano possenti, eretti, mentre continuano indisturbati a masturbarsi quando gli passi vicino. Sussurrano porcate con le loro voci da uomo, ma attraverso labbra rosse, carnose, da femmina. Ombre nel buio, ogni sera, e sono tante perché come diceva una prostituta di lungo corso, tempo fa, intervistata in qualche programma tv di seconda serata, "adesso poi gli uomini sono cambiati, sono... ambigui, ecco, vogliono andare tutti coi trans, sapessi che capannelli di gente che c'hanno i trans". Ombre nel buio, e si sa che il buio della notte protegge la reputazione ma espone al ricatto. Ma poi - come scriveva Francesco Merlo oggi su Repubblica - "basta un flash, una cimice, un telefonino e il disprezzo, anche di se stessi, esce dall'ombra e prende corpo: con la luce la silhouette diventa uomo, padre di famiglia, impiegato di concetto, professore, politico". Bisognerebbe fare un'opera di pedagogia, pure se è difficile in questo clima di guerra civile strisciante ora combattuta a colpi di schizzi e di ventilatori, consultare se non altro Wikipedia, informarsi sulle differenze tra "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Transessuale" target="_blank"&gt;transessuale&lt;/a&gt;", "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Transgender" target="_blank"&gt;transgender&lt;/a&gt;", "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Travestitismo" target="_blank"&gt;travestito&lt;/a&gt;", tutti quelli che i romani sbrigativamente catalogano come "'e donne cor cazzo", perlomeno leggere che "con la parola transessuale si indica generalmente una persona che persistentemente sente di appartenere al sesso opposto a quello anagrafico e fisiologico", davvero una fatica sovrumana se ritieni, se pretendi di stare appresso alla piccola borghesia moralista e bacchettona, all'opinione pubblica pruginosa e benpensante, la stessa che "me ce manca pure er fijo frocio, me ce manca!". E' il razzismo che costringe le persone trans a rifugiarsi in antri sordidi, a non vedere riconosciuti i loro diritti, è il giudizio del mondo che rende squallido e ricattabile il sesso con loro. A chi gli chiede perché non si sottopone all'operazione definitiva per il cambio di sesso, il trans Agrado di quel bellissimo film di Almodovar, "Tutto su mia madre", risponde così: "E poi come lavoro? I miei clienti mi vogliono donna col pisello". I trans non sono belli, dicono molti, avete visto le foto di Natalì o della Brendona, quelle del caso Marrazzo, vi ricordate Patrizia, quella di Lapo Elkann? Sbagliato. La bellezza non conta più niente. Non lì, dove stanno loro. E' questa forse la vera rivoluzione che i trans hanno portato, o porteranno, nelle nostre vite. I trans hanno inventato un nuovo canone estetico. Come una zona di decompressione tra il maschile e il femminile, tra la violenza e la dolcezza, in cui riposare qualche ora per poche decine di euro (se c'è la droga, se c'è la coca, certo il prezzo sale). "Macchine biologiche perfette, ermafrodite, geneticamente all'avanguardia. Come le orchidee" ha scritto una volta la scrittrice Elena Stancanelli in un libro. E noi stiamo andando verso di loro. Prima desiderandoli, e poi tentanto di assomigliarli. Guardate una palestra o un supermercato di Roma Nord, in uno dei quartieri bene dell'alta borghesia romana, sbirciate uno dei tanti servizi fotografici di Dagospia, diceva &lt;a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-10414/1.htm" target="_blank"&gt;Angelo Mellone&lt;/a&gt; ieri su Libero, "e chiedetevi in tutta sincerità: che differenza c'è tra la Brendolona e le tante quaranta-cinquantenni ultrarifatte che popolano di giorno le palestre e di sera le feste della Roma gaudente?". Nessuna. Se non che, complesso del pene a parte, si somigliano tutte. L'orrorifico armamentario della chirurgia plastica, le maschere di carne che hanno sostituito i visi rugosi delle nostre nonne, i capelli trapiantati, le liposuzioni, le labbra a gommone, il botox sparso sotto pelle, i seni turgidi oltre la legge di gravità. Il destino del corpo postmoderno è quello di diventare una protesi, un ricongiungimento tra gli opposti. Scrisse, provocatoriamente ma non troppo, e perfino citando Cicciolina, il filosofo Baudrillard: "Siamo tutti transessuali, allo stesso modo in cui oggi siamo tutti dei mutanti biologici potenziali". Ma nelle notti di periferia, sui vialoni tangenziali, i trans sono molto più coraggiosi e veri dei clienti che si vergognano di loro stessi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6982492847387251263?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SurMzljTkNI/AAAAAAAABfs/a6dWtQglqr8/s72-c/curry.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total></item><item><title>Sei mesi oppure una notte</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/sei-mesi-oppure-una-notte.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Wed, 28 Oct 2009 06:52:07 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6662086336004919141</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sei mesi oppure una notte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho sentito di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/FlashForward" TARGET="_blank"&gt;quella nuova serie tv&lt;/a&gt;, "Flash Forward" si chiama, dove all'improvviso tutti gli abitanti del mondo perdono conoscenza di colpo e per due minuti e trentasette secondi vedono - sognano, vivono? - il loro futuro sei mesi dopo, tutti nello stesso momento. Mark ha sognato che la moglie lo ha abbandonato e ha ricominciato a bere, Olivia ha sognato che era a letto con un altro uomo. E poi i più fortunati hanno sognato in anticipo una vittoria dei Red Sox del baseball. Già, dove sarai e cosa starai facendo, tra sei mesi esatti? In fondo la nostra vita può cambiare radicalmente in appena cinque minuti. Poi ho sentito di &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/esteri/luogo-risveglio/luogo-risveglio/luogo-risveglio.html?ref=search" TARGET="_blank"&gt;quell'idea di un giovane filmaker americano&lt;/a&gt;, chè è andato in giro per le strade facendo a tutti quelli che incontrava una domanda apparentemente innocua, "dove ti vorresti svegliare domattina?". Una vecchia signora risponde "nel mio letto, che c'è di meglio?". Un ragazzo indica la donna al suo fianco e dice soltanto "con lei". Una ragazza con la faccia d'elfo dice "su una spiaggia in Kenia, con il caldo, il cielo blu e il mare trasparente dove posso vedere tutto". E quell'altro che ci pensa e dice "vorrei svegliarmi nel passato e trovare un tuo messaggio di buongiorno". Già, dove ti sveglierai domattina? In fondo non basta una vita a cambiarci.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6662086336004919141?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>I'm the only gay in the village</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/im-only-gay-in-village.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Wed, 28 Oct 2009 06:13:13 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5327013549986545131</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I'm the only gay in the village&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 353px; height: 189px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SuhAGzjQ95I/AAAAAAAABfk/SwgZTa62-xw/s1600/Little_britain.jpg" alt="little britain" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Ogni tanto si scatenano nuove versioni di una vecchia scintillante polemica che periodicamente si ripropone dalle nostre parti, alla periferia dell'impero. Questa riguarda l'immagine che la televisione propone degli uomini e delle donne gay, e a sua volta il potere che avrebbe la televisione di far cambiare idee e atteggiamenti e pregiudizi delle normali masse spettattrici. In tutto questo si innesta anche tutta la questione dei gay che detestano la presunta omologazione gay al punto di preferire quella etero. Ci sono mille sfumature, ovvio, e mille differenze, tante quante le persone. La cosa che volevo segnalare è che su questo annoso argomento, invero fondamentale per imparare a convivere tra gente evoluta e democratica, lessi circa un anno fa &lt;a href="http://www.freddynietzsche.com/2008/12/19/normale-troppo-normale-ma-ricchione-oltremodo/" target="_blank"&gt;un post (con annessa discussione)&lt;/a&gt; sul blog di Matteo Bordone. Dove molto si argomentava a proposito dlll'esistenza di una cultura o subcultura o tipologia o conformismo o ballotta gay - diciamo così ("Purtroppo, come effetto collaterale, questo codice culturale produce una forma di osteoporosi localizzata nella zona dell'articolazione del polso, il quale tende a spezzarsi durante la pubertà e restare cadente per tutta la vita. Pazienza: ce ne faremo una ragione"). Poi è chiaro che ognuno è sobrio o baraccone come cacchio gli pare, da etero, da omo, da bi, da quello che è o vuole essere, e la società deve capire che non c'è da averne paura. Anzi, mentre mi innervosisco per questo gretto paese che si pascia nei suoi stereotipi, poi penso che non si possa stabilire che i mutamenti sociali debbano passare per forza nelle forme e nei mezzi che più ci garbano. Credo, per dirne una, che anche le checche sparate da vizietto vadano benissimo per percorrere la strada dell'integrazione. Integrazione sociale e culturale. Integrazione. Non assimilazione. E oggi Bordone &lt;a href="http://www.freddynietzsche.com/2009/10/27/vita-e-opere-di-maicol-del-grande-fratello/" target="_blank"&gt;torna sull'argomento&lt;/a&gt;, per merito o per colpa di Maicol, uno appena entato nel Grande Fratello, "ragazzo di Rovereto che si sistema molto i capelli, è una giovane pazza, tipo Brüno ma per davvero". La questione delle identità è sempre complessa. Per esempio &lt;a href="http://elfobruno.wordpress.com/2009/10/28/i-fantastici-quattro-o-del-perche-non-me-ne-frega-niente-dellennesimo-gay-al-grande-fratello/" target="_blank"&gt;scrive&lt;/a&gt; Elfo Bruno che c'è un prezzo da pagare per essere previsti come "diversità accettata", come "deviazione dalla norma", pure all'interno della casa del Mulino Bianco, modello di vecchie pubblicità, che ora però pure lei si è trasformata in un bordello di morti di fama, gente che bivacca in tv e ha come mestiere quello di mostrare la propria intimità (traumi familiari compresi) per rimediare un po' successo. Insomma: indovina chi viene a cena? Un ricchione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5327013549986545131?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SuhAGzjQ95I/AAAAAAAABfk/SwgZTa62-xw/s72-c/Little_britain.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Apparati</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/apparati.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Mon, 26 Oct 2009 08:39:57 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7764190567880182834</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Apparati&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove ho votato io niente molletta verde con scritta "ci tengo", niente borsa bianca residuata di magazzino con slogan veltroniano "si può fare", nemmeno un pasticcino in offerta ("no, questi qui sul tavolo sono per l'apparato"), insomma massima e democratica sobrietà. Versato naturalmente l'obolo di due euro e ricevuto il regolare tagliandino. Acquisito il risultato - e buon lavoro a Bersani - riecco sorgere l'ennesimo sol dell'avvenire. A issarlo da dietro sempre gli stessi uomini da anni. Hai voglia noi nel mezzo a dire che quelli sono vincenti perché almeno le elezioni le hanno vinte oppure a rispondere che quelli sono perdenti perché non sono riusciti a governare e al giro dopo hanno perso. Che almeno adesso si riprenda a chiamarsi compagni e a darsi rigorosamente del lei, tanto per cominciare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7764190567880182834?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>E ringraziate pure</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/e-ringraziate-pure.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Sat, 24 Oct 2009 16:43:07 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4592893712273798271</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E ringraziate pure&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si lo so che non bisogna arrendersi alla filosofia del meno peggio, che ha già fatto abbastanza danni, compreso averci portato al punto in cui siamo, noi e il paese e i democratici. Però gli &lt;a href="http://leonardo.blogspot.com/2009/10/andate-votare-e-ringraziate.html" TARGET="_blank"&gt;appelli&lt;/a&gt; anti-astensionismo del blogger Leonardo hanno sempre un loro fascino. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Che altro deve fare questo Partito per avere un po’ della tua approvazione? Quale altro partito al mondo ti chiede direttamente un parere sulla segreteria, senza neanche farti una tessera? Più di così cosa pretendi, esattamente? Devono venirti in casa e farsi dettare la piattaforma? Non ti piacciono tutti e tre i candidati? È comprensibile, nemmeno io mi riconosco perfettamente in nessuno di loro. Ma sono tre, mai così diversi l’uno dall’altro, e il risultato non è mai stato meno scontato di così. Nessuno di loro è il candidato dei tuoi sogni? Ma per inciso, l’hai mai incontrato l’uomo/donna dei tuoi sogni? Sei riuscito a fare il mestiere dei tuoi sogni? E l’hai poi comprata, la casa dei tuoi sogni? Se davvero tu vivi lì, professionista realizzato, con il partner che hai sempre desiderato, posso capire la tua riluttanza ai compromessi. Diversamente, spiegami una buona volta perché i compromessi vanno bene sul lavoro, in famiglia, tra gli amici – ma in politica no. Manco ne andasse della tua anima – ma tu ci credi, poi, all’anima? Perché a volte ti comporti proprio come se".&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4592893712273798271?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Dirty Sexy Politics</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/dirty-sexy-politics.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Sat, 24 Oct 2009 17:03:01 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4098402647957219279</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dirty Sexy Politics&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 353px; height: 189px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SuOMDL6w1ZI/AAAAAAAABfc/GzQCdAao3dc/s1600/vlcsnap-245022.jpg" alt="" vspace="3" align="right" border="0" hspace="10" /&gt;Comunque sia bisogna ancora perfezionare la tempistica ma perlomeno non potremo lamentarci della &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/marrazzo-spiato/interrogatori/interrogatori.html" target="_blank"&gt;sceneggiatura&lt;/a&gt;. Le analogie con Dirty Sexy Money, parallelismi tra un senatore americano e un governatore laziale, certo lì poi nella seconda serie la trans muore in un attentato, ma non bisogna esagerare però, come scrive &lt;a href="http://www.guiasoncini.com/2009/10/24/shaved-her-legs-and-then-he-was-a-she/" target="_blank"&gt;Guia&lt;/a&gt; "quella è una confederazione di Stati tenuta assieme dalle memorie di amanti di politici che diventano bestseller, questa è una repubblica fondata sulle interviste delle mignotte a Repubblica". L'eterno grido di quel sindaco in mutande che scosse le pareti della stanza dell'albergo di Washington alla vista degli agenti dello Fbi come il ruggito di un orso bruno caduto in una tagliola, "la puttana mi ha incastrato!", e quelle parole echeggiano da allora come una maledizione inascoltata che continua a colpire e abbattere. I richiami &lt;a href="http://damilano.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/10/24/gradoli/" target="_blank"&gt;storici&lt;/a&gt; con venature di complottistica noir e servizi segreti, l'indirizzo via Gradoli 96, proprio quella strada e quel condominio, dal presidente della Dc fotografato dalle Br in maniche di camicia al presidente della regione ripreso in libertà da quattro carabinieri delinquenti, che si fa fare del rimming da un transessuale mentre sul tavolino c'è della bamba pronta, chissà se i servizi segreti pagano ancora l'affitto, chissà se Prodi fa ancora sedute spiritiche, forse si fa aiutare da Sircana. I misteriosi &lt;a href="http://concita.blog.unita.it//Al_pubblico_pagante_698.shtml" target="_blank"&gt;emissari&lt;/a&gt; che danno appuntamenti in zone periferiche per cercare di vendere il video sgranato dello scandalo a chi offre di più, e non c'è chi non abbia niente da temere perchè le notizie, quando non ci sono si inventano, nel clima lercio di questi tempi. Il grande tema del logorio del potere, l'emergere di un meccanismo che deteriora i circuiti del raziocinio al punto da far sentire colui che tale potere personifica l'utilizzatore di diritto e primo usufruttuario di emozioni che più forti sono e meglio è, anche in spregio a qualunque prudenza o accortezza, comandare è meglio che fottere recitava un detto popolare ma fare insieme tutte e due le cose non ha prezzo, però poi ridursi a comprare favori rende più miseri, non più potenti. Le possibili &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=lDOFPlRaIpw" target="_blank"&gt;teorizzazioni&lt;/a&gt; sociopolitiche, giacché pare acclarato che la destra vada con le escort o tuttalpiù minorenni e la sinistra coi travelloni, sicuramente la differenza vorrà dire qualcosa. Il problema è che poi - come sempre con le sceneggiature all'italiana - cadiamo nella banalità, nello stereotipo, nella scarsa fantasia. Un po' di &lt;a href="http://www.wittgenstein.it/2009/10/23/bieca-ma-buona/" target="_blank"&gt;sforzo&lt;/a&gt;, su: il capo della polizia che si chiama Manganelli, il capo dei monsignori che si chiama Crociata, il ministro degli Interni che si chiama Maroni, ora pure il politico che va a trans che fa di cognome Marrazzo. Ma che siamo a Paperopoli? In quanto al resto, e ai passi indietro, sarebbe bello poter &lt;a href="http://concita.blog.unita.it//Adesso_tocca_a_voi_699.shtml" target="_blank"&gt;dire&lt;/a&gt;: adesso ci aspettiamo che chi ha colpe peggiori faccia altrettanto. Non accadrà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4098402647957219279?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SuOMDL6w1ZI/AAAAAAAABfc/GzQCdAao3dc/s72-c/vlcsnap-245022.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Te la spiego bene, Clemente</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/te-la-spiego-bene-clemente.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Fri, 23 Oct 2009 02:54:43 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-62495589481515459</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Te la spiego bene, Clemente&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due o tre cose da ricordarsi sull'&lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/napoli-mastella/napoli-mastella/napoli-mastella.html" TARGET="_blank"&gt;inchiesta&lt;/a&gt; in cui è coinvolto Clemente Mastella e famiglia, il quale di fronte alle ipotesi di reato su distribuzione di favori e voti di scambio si difende dicendo che lui e la moglie Sandra sono persone perbene, non hanno mai preso soldi, tuttavia è proprio questo è il punto, e insomma queste cose le ha spiegate bene &lt;a href="http://www.freddynietzsche.com/2009/10/23/te-la-spiego-bene-clemente/" TARGET="_blank"&gt;Matteo Bordone&lt;/a&gt; sul suo blog. Le riporto. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Chi ci smena? Un sacco di gente. A – L’altra povera gente, magari più preparata di quella amica del politico, o meno disposta a mettere sul mercato il proprio voto, o forse anche solo contenta che esistano delle regole e non dei caffè con l’onorevole. B – La collettività del luogo, perché quegli enti e quei comuni saranno pieno di gente incompetente e inamovibile, per volere del politico altolocato. C – Il sistema democratico, perché la costituzione di questi collegi fortissimi, cementati dai favori, toglie valore al contenuto politico, e ferma qualunque progresso dialettico nella zona. “Tanto quello” dicono gli avversari, “è feudo suo: mettiamoci uno che perde comunque” (con la nuova legge non va così, ma è per capirsi). D – Il sistema democratico (bis) perché poi succede che il partito con cui si è alleato il politico quasi vinca le elezioni, e abbia bisogno proprio di quella regione in più, proprio quella dove c’è quel politico lì, per farcela; e allora poi succede che le elezioni effettivamente quello schieramento le vinca proprio grazie a quel piccolo pezzettino di consenso ottenuto anche col voto di scambio; e poi capita che questo politico chieda per sé un ministero, e la sua richiesta ippotalamica sia accettata, creando smottamenti sommi nella coalizione e delusioni negli elettori; quello stesso ministro della Repubblica può poi litigare con un altro ministro della Repubblica, per varie ragioni, e decidere di far cadere il pur pietoso governo. Ecco. Può succedere anche questo"&lt;/span&gt;. Il problema è che poi lui, Mastella, sarà pronto ad andare in tv con quella sua faccia furba e sbigottita, e smontarci l'ingenuità infantile del "così fan tutti, perché perseguitate solo me?". Che poi il problema vero è che non solo Mastella pensa di fare quel che tutti fanno, ma pensa anche che sia giusto. Che la politica non sia imprimere una direzione di marcia, ma semmai piazzare gli amici e parenti propri nella cabina di comando, poi tutto il resto è relativo (basta che c'è la salute, e una moglie fedele). Ecco, neppure gli passa per la mente di essere, lui, proprio in virtù di questo eccitato familismo di Stato di cui va fiero, ganzo e ruspante come le torte fatte in casa a Ceppaloni, uno dei protagonisti dello sfascio del paese. Appena un po' più in vista degli altri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-62495589481515459?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Contateste</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/contateste.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Thu, 22 Oct 2009 03:03:03 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-686446224463054747</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Contateste&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un vecchio pallino di molti è quelle delle pompose cifre dei partecipanti alle manifestazioni di piazza. Ad ogni raudono o comizio o corteo c'è sempre uno dei leader che si avvicina al palco e urla: siamo 1 milione! (a volte due, ma in Italia si è parlato anche di tre). Seguono noiosissime guerre "spannometriche" fra questura, manifestanti, governo: erano tre milioni, no erano mezza dozzina. "In tali casi - scrisse una volta Filippo Ceccarelli in un suo utile &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/10/23/quando-la-piazza-da-numeri.html" TARGET="_blank"&gt;articolo&lt;/a&gt; su Repubblica - chi vuol essere milionario basta che ne annunci in piazza almeno mezzo milione. Perché di lì a poco, nell'immancabile tripudio della folla-record, il raddoppio verrà evocato come l'abbagliante entità che unifica, ordina, stupisce e si rispecchia in se stessa". Ed è vero che siamo tutti pronti a buttarci nei miti più macroscopici, a ignorare la banale forchetta che separa il reale dell'immaginario, o semplicemente abituati a chi la spara più grossa senza la pignoleria di andare a verificare, ma poi qualcuno ha un'idea di che cos'è veramente un milione? Non per fare i pierini, gli scetticoni o i guastafeste, ma esiste qualche fondatissima ragione per ritenere che, per fare un esempio, nella rinomata piazza San Giovanni a Roma la capienza massima di gente è di 150mila persone, 200mila al massimo a stare stretti. La politica apparentemente non c'entra nulla: è un fatto di matematica, geometria, fisica dei solidi. Adesso leggo che in Spagna hanno &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/lynce-spagna/lynce-spagna/lynce-spagna.html" TARGET="_blank"&gt;messo a punto&lt;/a&gt; un apposito software - "Lynce", si chiama - che conta le teste radunate in uno spazio pubblico. La cosa può avere mille implicazioni, politiche e commerciali. Comunque pare si tratti di una tecnologia piuttosto precisa, e nel giro di poco tempo anche meno costosa di quello che è. Come nota giustamente il cronista, una volta che sarà diffusa e torneremo tutti a un maggiore realismo di fronte alla "voluttà del numero che cresce", forse ricominceremo a ricordarci che la gente non si conta solo, ma si muove, esprime opinioni, bisogni, desideri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-686446224463054747?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total></item><item><title>Prenderla coi guanti</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/prenderla-coi-guanti.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Thu, 22 Oct 2009 02:42:52 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1779034902768715630</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Prenderla coi guanti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 418px; height: 174px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SuAolOfG5zI/AAAAAAAABfU/9miNoV50E04/s1600/tumblr_krm91nsnc11qz6yfmo1_500.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Alle ultime elezioni non ho votato il Pd e non so se lo farò alle prossime. Non so nemmeno se &lt;a href="http://temi.repubblica.it/espresso-speciale-pd/" target="_blank"&gt;queste primarie&lt;/a&gt; per la scelta del nuovo segretario saranno l'occasione giusta per dare a quello che in teoria sarebbe il principale partito del centrosinistra italiano la spinta giusta a scrollarsi di dosso questo morbo fatto di inettitudine e incapacità, vedo che i tre candidati sono tutti brave persone ma magari se ne riparlerà (ancora una volta, se ce ne sarà tempo) al prossimo giro. Sarà forse la sensazione shakespeariana del tanto rumore per nulla, eppure i due candidati che sono favoriti per farcela - intendo &lt;a href="http://www.dariofranceschini.it/" target="_blank"&gt;Franceschini&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.pierluigibersani.it/" target="_blank"&gt;Bersani&lt;/a&gt; - non sembrano essere dei fulmini di guerra capaci di rivoltare il Pd come un calzino rendendolo qualcosa degno di un'emozione e di un impegno concreto. Le loro, come dire, cattive frequentazioni non aiutano: Binetti il primo, D'Alema il secondo. Il terzo candidato - &lt;a href="http://www.ignaziomarino.it/"&gt;Ignazio Marino&lt;/a&gt; - invece lo guardo e mi viene da pensare che sarebbe un leader politico che potrebbe avere il successo che merita se solo fosse capace di trascinare dietro un Paese, e prima ancora un partito, che avesse voglia di rinnovarsi e di buttare a mare le rassicuranti stratificazioni geologiche che stanno nell'aria e nella testa, dove merito e bravura e risultati contano più di favoristismi e pigrizie e clientele, insomma un Paese capace di avere più curiosità che paura, più apertura al nuovo che tendenza a difendersi dall'ignoto. E vi sembra che sia così l'Italia di oggi? Tuttavia credo che abbia ragione il mio amico Peppuccio quando mi scrive che "non interessarsi di quello che accade al Pd e nel Pd sia un atto di superficialità e di cecità politica", se non altro perché "purtroppo oggi il Pd è una zona franca, territorio per scorribande culturali che se non fermate possono impossessarsi di tutta la sinistra". E ha ragione: sarebbe il caso di cercare risposte adeguate ai problemi, ai bisogni e ai vissuti dell'Italia di oggi, per vincere anzitutto una sfida culturale, prima ancora di guadagnare - a colpi di alleanze e accordicchi - un punticino in più alle prossime elezioni. Così ho deciso che domenica andrò a votare alle primarie e voterò Ignazio Marino. Continuo a pensare, al netto di scetticismi ed entusiasmi, che quest'uomo uscito da una sala operatoria americana per fare politica in Italia e candidarsi, dopo soli tre anni, alla guida del secondo partito nazionale, quello democratico, sembra una persona degna in una partita che raramente lo è. Guanti da chirurgo per la lotta nel fango, scegliete voi &lt;a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/nel-partito-usero-il-bisturi/2112275&amp;amp;ref=hpsp" target="_blank"&gt;la metafora&lt;/a&gt;, ma il senso lo avete già compreso. Non deve essere facile cavarsela con tutti questi elettori malati che voglioni sentirti dire che guariranno, avranno meno tasse e città più sicure. Le proposte che sono nella sua mozione - riconoscimento unioni civili, depenalizzazione droghe leggere, contratto unico nazionale di lavoro, tassa sui grandi patrimoni – non saranno tutto ma sono già un passo nella direzione di un Paese più giusto e di un Partito che sappia da che parte stare, senza ogni volta invocare sintesi e compromessi e timidezze senza valore, senza bisogno di "fare il laico" perché laico già lo è. Probabilmente non vincerà, sperabilmente imporrà alcuni suoi temi all'agenda del partito, almeno avrà un lavoro serio da tornare a fare, piuttosto che passare la vita a dichiarare alle tre del pomeriggio e controreplicare in tempo per il tg della sera. Come disse al blogger &lt;a href="http://leonardo.blogspot.com/2009/09/cronache-dalla-campagna.html" target="_blank"&gt;Leonardo&lt;/a&gt; un suo amico ex assessore un po' stressato: "Io voto per lui. Appena posso mi faccio anche operare".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1779034902768715630?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SuAolOfG5zI/AAAAAAAABfU/9miNoV50E04/s72-c/tumblr_krm91nsnc11qz6yfmo1_500.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Little Italy</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/little-italy.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Tue, 20 Oct 2009 14:53:44 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1454549202307970171</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Little Italy&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggo sempre con piacere le cartoline che il Sir Squonk, pregiato blogger come pochi ce ne sono, invia dalle sue destinazioni in giro per il mondo (credo faccia il commesso viaggiatore, o qualcosa del genere). Negli ultimi giorni era a &lt;a href="http://www.blogsquonk.it/?p=3420" TARGET="_blank"&gt;San Diego&lt;/a&gt;, in California, e ha scoperto che anche lì c'è una Little Italy. In effetti ci sono poche cose sicure al mondo, e una di queste è che ovunque andrai troverai un italiano, e una pizzeria Bella Napoli. Così, in un pomeriggio di ottobre, in mezzo a tutta l'iconografia tipica ha fatto caso a un dettaglio. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Su un muro di India Street, proprio di fronte alla piazza dedicata a John Basilone eroe di guerra, c'è un murales. Ritrae due ragazze in costume, che chiunque può riconoscere come italiane – forse campane, forse lucane, certamente del Sud. Le due giovani sono a una finestra, una appoggiata al davanzale, l'altra in piedi alle sue spalle. Sopra di loro un pergolato di uva, come cornice un muro di mattoni. Entrambe le ragazze sorridono, quella in primo piano in modo aperto, quella che sta dietro si copre la bocca con il velo bianco che le adorna la testa. Mi fermo a pensare che per me quella è un'immagine datata ma comunque familiare: i lineamenti, i vestiti, l'ingenua malizia. Guardo qualcosa che non vedo tutti i giorni, anzi: è qualcosa che non esiste più, né nella Lombardia nella quale sono nato e cresciuto né nel Sud che frequento per le vacanze; ma è qualcosa che esiste ancora nella memoria, una specie di eredità alla quale guardo con una simpatia condiscendente. Mi chiedo cosa dice quel murales a chi non è italiano, a quelli di terza generazione, ai camerieri slavi, ai messicani, agli anglosassoni che vengono da queste parti per mangiare lasagne alle cinque del pomeriggio, mi chiedo se è più vera l'immagine di quelle due ragazze o quella di Patrizia D'Addario: ma questa la conosciamo noi, le prime due sono l'immaginario collettivo di mezzo mondo, e chissà se ha senso lottarci contro"&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1454549202307970171?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Evaporare</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/evaporare.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Mon, 19 Oct 2009 17:05:17 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-151068620647416480</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Evaporare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 375px; height: 271px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Stz90epyFcI/AAAAAAAABfE/1kPGkynZ1C8/s1600/auto_deviantart.jpg" alt="titolo" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;A volte basterebbe solo saper sparire. Fuggire, da qualcuno, da tutto, da tutti. Anche da se stessi, ma quello è un rebus per solutori particolarmente abili. Dovrebbe essere un diritto assoluto: essere altrove, lontano da dove scorre il flusso ormai ininterrotto della visibilità, in disparte rispetto alla luce accecante, al subbuglio dell'esserci. Ci sono libri che ne parlano in modo tecnico, puramente logistico. Per esempio, una volta ne ho sfogliato uno che era intitolato proprio "Manuale di sparizione", sottotitolo: "La sfida dell'invisibilità nella società del controllo". Nel calderone del business è entrato anche il legittimo desiderio di sparire. Siti internettiani offrono il kit del perfetto scomparso, dalle carte d'identità a quelle di credito e ai conti bancari offshore. Metodi e tecniche per darsela a gambe senza lasciare tracce, per non farsi riacciuffare mai più. Per sfuggire al controllo di uno Stato braccia lunghe e occhi penetranti, antropomorficamente invasivo. Eppure uno dei caposaldi della programmazione televisiva del nostro Paese è una popolare trasmissione il cui scopo è andare a cercare quelli che hanno deciso di non farsi più trovare, per accidente o anche per scelta. "Chi l'ha visto?", appunto. L'altra settimana leggevo su Internazionale il reportage di una rivista francese sugli "evaporati" giapponesi. Lì nelle terre del sol levante non ci sarebbe chilhavisto che tenga. In Giappone, a quanto pare, migliaia di persone decidono di scomparire per costruirsi una nuova vita e chiudere con un passato difficile. Li chiamano, appunto, "evaporati". Spesso si tratta di persone finite nei guai, generalmente per questioni di debiti. Ci sono imprese di traslochi specializzate in questo genere di operazioni. Vere e proprie agenzie di fuga. Come produrre fantasmi in serie. Generalmente basta pubblicare un annuncio: "traslochi di sera" e immediatamente arrivano nuovi clienti. Quando si conclude un accordo si agisce molto rapidamente. Al tramonto arrivano strani traslocatori con lenzuola e tende nere. Coprono le finestre, imballano i mobili in fretta. "I clienti dicono sempre che non hanno niente. Ma quando arriva il momento vogliono portare via tutto, compresa la lavatrice. Noi cerchiamo di essere discreti e rapidi". Di solito i clienti degli evaporatori sono celibi, degli impiegati modello, appartenenti alla classe media, ma ci sono anche persone che fuggono con tutta la famiglia. In Giappone le famiglie degli evaporati non hanno nessun aiuto. Queste realtà è accettata da tutti, è un dato di fatto. La legge riconosce a una persona adulta il "diritto di scomparire". Anche se perde tutti i diritti civili: non avrà diritto all'assistenza sanitaria, mentre i suoi figli non avranno diritto alla scuola. Evaporare. Sparire. Perdere le tracce. Deve esserci una via di mezzo, chessò, tra Tokio e Mina Mazzini. Ma la questione non attiene alla tecnica dell'autosparizione, né tantomeno ai chilometri da percorrere. Già Seneca si chiedeva: "A che giova attraversare i mari e andare di città in città? Se vuoi sfuggire dai mali che ti angustiano, non devi andare in un altro luogo, ma devi essere un altro uomo". Rivolgendosi a quei suoi contemporanei che, annoiati dalla vita banale di Roma, si dirigevano nella selvaggia Lucania o verso il clima mite di Taranto, li ammoniva: "Questo vagare qua e là senza meta non ti darà alcun vantaggio, poiché porti con te le tue passioni e i tuoi vizi ti seguono. I mali che fuggi sono in te". Non poteva immaginare, Seneca, ma anche noialtri moderni, quanto diventasse proibitiva l'idea di sparire, darsela a gambe, far perdere le tracce, o forse soltanto lasciarsi, nell'era implacabile della connettività perenne, dei telefonini, dei social network, delle mappe interattive. Prigioni confortevolissime a cui ci offriamo ma di cui non sapremmo liberarci. Forse una poltrona comoda o una vecchia sdraio sono confini, già ampi, per il bisogno di sparire. Un'ombra che si insinua dalle fessure delle persiane, un silenzio immobile per ritirarsi in se stessi. Anzi, per mettersi in salvo anche da se stessi. Da lì, dall'angolo più nascosto, è più facile vedere che tutto, anche l'universo, si espande. Senza bisogno di fare un passo. Per fortuna, credo di essermi perso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-151068620647416480?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Stz90epyFcI/AAAAAAAABfE/1kPGkynZ1C8/s72-c/auto_deviantart.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total></item><item><title>Una zebra a pois</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/una-zebra-pois.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Sun, 18 Oct 2009 12:39:55 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4132987109058449949</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Una zebra a pois&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come scriveva &lt;a href="http://www.akille.net/2009/09/17/cippalippa/"&gt;Akille&lt;/a&gt;, un mese fa: "Con tutto il rispetto per l'impegno civile, l'ammirazione per la capacità di metterci la faccia, gli applausi per la voglia di indignarsi, la stima per la reattività, e via dicendo. Io da ragazzino adoravo la pubblicità in cui il professore chiedeva di chi fosse quel preservativo e tutti si alzavano dicendo 'è mio', e la scena dell'Attimo fuggente in cui tutti salgono sul tavolo, e i momenti della storia in cui si urla insieme ammazzateci tutti o arrestateci tutti". E tuttavia questo per dire che non sono forse così efficaci tutte quelle iniziative costruite sull'appropriazione di una frase del capo del governo, o sul reagire a una cosa grave e infame, una delle tante, e buttarla in carnevalata o in macchietta. Cioè magari si, ma c'è un limite. Io, per esempio, ero tra quelli che per primi lanciarono &lt;a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/04_Aprile/04/cogli.shtml"&gt;l'idea&lt;/a&gt; di farsi una foto e scendere in strada con la scritta "sono un coglione", quel giorno di due anni e mezzo fa quando Berlusconi disse "coglioni!" a tutti gli elettori di sinistra, e fu una cosa riuscita e divertente. Voleva essere anche un modo per reagire al vecchio tic delle indignazioni solenni e delle serietà inappuntabili. Solo che nel frattempo, complice la viralità delle cose che passano su internet e social network, abbiamo rifatto il giro e siamo a un alto tic, uguale e contrario: Berlusconi dice "farabutti", e tutti corrono a farsi la foto col cartello "sono un farabutto"; Berlusconi sfotte Obama definendolo "abbronzato" ed ecco arrivare la gallery degli "abbronzati"; Berlusconi offende Rosy Bindi dandole della "più bella che intelligente" e tutte le donne mettono in posa la loro indignazione, giusto a pochi centimetri di pixel dai cliccatissimi boxini morbosi affollati di "donne-oggetto", come se stessero dicendo "anch'io ho la figa", che poi di per sè non sarebbe una grande notizia; e via così. E se domani Berlusconi se ne esce con un "chi non sta con me è un cippalippa", bisogna farsi tutti la foto con il cartello con su scritto: "io sono un cippalippa"? Giustamente si chiedeva Akille: "Ma non eravate tutti d’accordo sul fatto che non bisogna essere condizionati e ossessionati da Berlusconi? Non vi avevano spiegato, gli strateghi di sinistra, che bisogna smettere di farsi dettare la linea da lui? E non è che a lungo andare lo strumento si indebolisce un pochino? Non sarebbe meglio dire: farabutto a chi?". Poi ognuno può pensare che i tempi e i modi dell'azione politica al giorno d'oggi non ci consentono molto altro che questo, ed è sempre meglio di niente: cavarsela firmando un appello alla settimana sul sito di Repubblica, aderendo a un gruppo su Facebook, facendosi una foto seriosamente ironica e mandandola agli amici. Se prima si sognava la risata in grado di seppellire i nemici, oggi fissarsi in un sorriso, mentre tutt'attorno le cose rimangono immobili, equivale a una sorta di paziente rassegnazione. Lo stesso spirito con cui ho letto dell'&lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/giustizia-14/giustizia-14/giustizia-14.html"&gt;assurda vicenda&lt;/a&gt; del giudice Mesiano pedinato e messo alla gogna dalle telecamere di Canale 5, sapendo che c'era qualcosa che mi terrorizzava ma non riuscivo a focalizzare. Poi ho letto il geniale &lt;a href="http://friendfeed.com/miic/afc6843a/ora-pero-non-e-che-ce-la-caviamo-facendoci-foto-in"&gt;Miic su FriendFeed&lt;/a&gt; e tutto mi è stato chiaro: "Ora però non è che ce la caviamo facendoci la foto in calzini turchesi davanti al barbiere e mandandola a repubblica per la campagna SIAMO TUTTI STRAVAGANTI". &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/giustizia-14/giustizia-14/giustizia-14.html"&gt;Manco a dirlo&lt;/a&gt;, siamo sempre un calzino avanti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4132987109058449949?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Regimi</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/regimi.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Fri, 23 Oct 2009 05:56:07 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7504787360855999760</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Regimi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni tanto penso a quanto spende Silvio Berlusconi in ricorsi, cause, processi, avvocati e anche giudici, come gli scappò detto una volta in un lapsus freudiano, provo ad immaginarmi quanti sinceri travasi di bile gli provochi ogni mattina la lettura dei giornali a lui avversi, quanto sdegno verso l'umana natura gli può essere suggerito dalle quintalate di servilismo e piaggeria, a testa china o a gambe aperte fa lo stesso, che lo circondano, mentre lui continua a ripetere sempre le stesse cose, senza ascoltare nient'altro che la sua voce. E allora mi viene da pensare che è tutto insensato, che io da buon piccolo borghese non farei mai così, preferirei godermi la vita, anche perché sarebbe inutile avere tutto, soldi-fama-potere, e poi non approfittarne facendo quel che più ti piace. Ma poi penso ancora un poco e mi rendo conto che in fondo lui sta facendo davvero quel che più gli piace, &lt;a href="http://leonardo.blogspot.com/2009/10/il-silvio-parallelo.html"&gt;ed è così&lt;/a&gt;, "a me queste cose mi caricano" come ha detto l'altra volta dopo che la Corte gli aveva tolto la legge sull'immunità e come al solito c'era gente che per l'ennesima inutile volta lo dava per spacciato. Il problema dunque non è il suo. Il problema semmai è il nostro, dico di noialtri cittadini di questo Paese, mentre continuiamo a permettere che le magagne, i debiti, i livori, la parabola e il destino di un uomo solo siano ormai la stessa cosa con le vicende e il destino di una nazione. Certo ci sono i sondaggi a lui favorevoli, ma soprattutto ci sono i risultati elettorali che gli danno il diritto e il dovere di governare, ma non di mettere la macchina in doppia fila e pretendere di non pagare la multa, né di commettere reati o di corrompere i giudici, o di fare la guerra allo Stato dal punto più alto dello stesso Stato... Gli permettiamo, da ultimo, di delegittimare anche la Corte Costituzionale, e cioè l'organo che stabilisce cosa sia giusto e cosa sbagliato nell'ambito della nostra Repubblica fondata sulla Costituzione, che quindi è come voler abolire il giusto e lo sbagliato, autorizzare il fatto che d'ora in poi cos'è giusto e co'è sbagliato lo decide uno solo. Poi magari il Paese funzionerà lo stesso, ma è un altro sistema, basta saperlo, esserne consapevoli. Siamo sicuri - tutti - di esserlo? Intanto continuiamo così, e ogni giorno spostiamo &lt;a href="http://www.wittgenstein.it/2009/10/16/un-restyling/"&gt;l'asticella&lt;/a&gt; di ciò che riteniamo tollerabile un po' più su.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7504787360855999760?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Le chiavi nella toppa</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/10/le-chiavi-nella-toppa.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Sat, 17 Oct 2009 06:16:03 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6350680810931082016</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Le chiavi nella toppa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 371px; height: 257px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SthEai1nLkI/AAAAAAAABe8/7Vz8sSkNBrE/s1600/sgombero.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;L'altra mattina andavo a fare la spesa al solito Gs di San Lorenzo e mi trovo tutto l'isolato circondato da un massiccio schieramento di carabinieri in tenuta anti-sommossa, a qualcuno chiedono perfino i documenti per passare, io gli dico che devo andare a fare la spesa al supermercato se per caso non avessero scoperto una cellula di Al Quaeda nascosta nel reparto surgelati, uno di questi tenenti con le spallone grosse non mi vuole dire cosa è successo, però mi risponde che "lei poi ci deve andare al supermercato, non è che si mette a camminare più avanti", e io lì per lì non so cos'è che mi trattenga dal dirgli che se permette io camminarei dove cazzo mi pare finché non me lo vietano espressamente e con un giustificato motivo, comunque ammetto che per un attimo mi era passato per la testa che qualcuno avesse fatto un bell'esproprio proletario al Gs, pensa che colpo di fortuna, invece no. Quello che è successo l'ho capito dopo, uscendo con le borse della spesa e ancora tutt'attorno quell'aria inquietante da stato d'assedio. Le enormi camionette e i poliziotti bardati fino ai denti sono lì non per Bin Laden e nemmeno per un boss mafioso ma contro una quindicina di ragazzi studenti medi che avevano &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/14/san-lorenzo-sgomberi-polemiche.html" target="_blank"&gt;occupato&lt;/a&gt; un locale. I ragazzi sono lì che circolano mansueti e si guardano attorno, spiegano che in quel palazzo stava per avvenire una speculazione edilizia di qualche palazzinaro residente in Lussemburgo. Il loro progetto era di fare uno spazio per consulenza sindacale e lavoro. Erano fiduciosi di potere dialogare con municipio e comune. Ad ogni modo tutto il quartiere è bloccato con un dispiegamento di forze sproporzionato e impressionante. Forse per impedire la solidarietà dei cittadini, dice qualcuno. &lt;a href="http://www.sabinaguzzanti.it/" target="_blank"&gt;Sabina Guzzanti&lt;/a&gt;, che abita lì vicino, sta approfondendo la vicenda sul suo blog, per chi fosse interessato. Di certo a Roma, ultimamente, la questione delle occupazioni e degli sgomberi, quasi sempre legata all'emergenza abitativa e alle case da occupare, sta prendendo una grossa piega. Ogni tanto si vedono persone arrampicata sui tetti che protestato, ma si passa oltre, d'altronde questa è una guerra che i media - anche quelli d'opposizione - hanno deciso di non raccontare. Le guerre dei poveri agli italiani che leggono i giornali non interessano. A meno che non ci scappi qualche morto clamoroso, o una escort passata da Palazzo Grazioli, che ne so. Nei giorni scorsi sui blog, da &lt;a href="http://www.francescocosta.net/2009/09/29/la-toppa-e-il-buco/" target="_blank"&gt;Francesco Costa&lt;/a&gt; e da &lt;a href="http://cairoli.simplicissimus.it/2009/09/lettera-aperta-al-popolo-della-blogosfera-a-quelli-che-non-ci-pensano-due-volte-a-mettere-sul-loro-blog-i-banner-di-freetibet-o-di-stop-the-whales-massacre-in-f%C3%A6r-%C3%B8er-a-tutti-gli-amici-del.html" target="_blank"&gt;Lorenzo Cairoli&lt;/a&gt;, c'è una bella discussione su questo argomento dell'occupazione delle case a Roma. Il fatto è che L'emergenza abitativa a Roma è una realtà drammatica di cui si è testimoni diretti praticamente tutte le volte che si esce di casa dopo le ventuno. Come ha scritto Costa, "chi ha sempre vissuto nella capitale magari non se ne rende conto, ma chi viene da qualsiasi altra città d'Italia se ne accorge subito: è impossibile non notare le persone – tante, ma tante – che passano la notte accampate alla bell'e meglio un po' dappertutto: sotto le tettoie dei palazzi, nelle gallerie, sui marciapiedi, i più fortunati nelle macchine. E questo è quando le cose vanno bene, cioè in estate. In inverno, com'è facile immaginare, le cose vanno molto peggio. Per non parlare dell'emergenza abitativa di chi un tetto sulla testa magari ce l'ha, l'ha pagato a caro prezzo e lo condivide con 35 persone e centinaia di scarafaggi". Di occupazioni di palazzi e locali sfitti o destinati a future speculazioni se ne occupano da tempo organizzazioni movimentiste di sinistra, tipo Action, e finanche di destra, stile Casa Pound. Sempre più spesso arrivano le forze dell'ordine, spedite celeri dal Comune, con sgomberi traumatici e furibondi. Certo, ci sarebbero mille obiezioni da fare, anche su questi metodi di lotta. Il punto finale - però - è che non importa. Ha ragione il solitamente ragionevole Costa: "Finché in questa città ci saranno centinaia di persone senza un letto, un tetto, un bagno, ben vengano le occupazioni, con tutti i loro innumerevoli difetti. Ne avessero qualcuno in meno, secondo me, per moltissime persone sarebbe più facile stare dalla loro parte. In ogni caso, la toppa è molto meglio del buco". Ad ogni modo qui a San Lorenzo il quartiere ha preso in simpatia i ragazzini e gli augura successo, di questi tempi si dice così.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6350680810931082016?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SthEai1nLkI/AAAAAAAABe8/7Vz8sSkNBrE/s72-c/sgombero.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item></channel></rss>
