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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2italiantitles.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemtitles.css"?><rss xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><title>LUDIK</title><link>http://ludik.blogspot.com/</link><description></description><language>en</language><managingEditor>noreply@blogger.com (ludik)</managingEditor><lastBuildDate>Mon, 13 Jul 2009 06:35:50 PDT</lastBuildDate><generator>Blogger http://www.blogger.com</generator><openSearch:totalResults xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">1994</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" href="http://feeds.feedburner.com/LudikBlog" type="application/rss+xml" /><feedburner:browserFriendly>Copia l'indirizzo che vedi nella barra e incollalo nel tuo programma che usi per leggere i feed.</feedburner:browserFriendly><item><title>Festival della mezza morte</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/07/festival-della-mezza-morte.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Mon, 13 Jul 2009 06:27:12 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8555750137254840164</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Festival della mezza morte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 397px; height: 241px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Sls04AYzRRI/AAAAAAAABYo/stiTCvKglus/s1600/halfdie1.jpg" alt="" vspace="3" align="right" border="0" hspace="10" /&gt;L'indirizzo è arrivato via email all'ultimo momento, l'invito raccomandava di portare da bere e vietava le scarpe aperte. La giornata era iniziata, in effetti, con foschi presagi: affacciato alla finestra, appena sveglio e già tardi, una nera cornacchia passeggiava avanti e indietro, con aria meditabonda, sul marciapiede sotto casa mia, sulla strada desolata e assolata, tra caserme e università abbandonate a se stesse, nel disfacimento delle ferie d'estate. Cerco l'uscita in me stesso così come cerco vie di fuga dentro questa città calda, nelle sue domeniche abbandonate al miraggio di una spiaggia, al dovere di un esame, all'incognita di un incontro. All'inizio pensavo che questo &lt;a href="http://www.myspace.com/halfdiefestival" target="_blank"&gt;Half Die Festival&lt;/a&gt;, che sarebbe una specie di festival di musica elettronica organizzato da un pazzo sognatore sulla sua terrazza di casa, significasse "festival della mezza morte". Mi hanno detto che mi sbagliavo, colpa del mio inglese arrangiatissimo, il nome ha una storia pare più complicata che però non interessa a nessuno, quindi per me rimane quello che mi ero immaginato, mi affascina l'idea della "mezza morte" in un tramonto di luglio, qualunque cosa voglia dire. Ci andai una volta, anni fa: lo facevano nel quartiere di Portonaccio. Che è un quartiere, quello, che davvero confina con la morte. Da un lato la cancellata di ferro del Verano, l'enorme cimitero, l'eterno silenzio dove si becchettano senza voce i passerotti. Dall'altro lato il baccano, la corsa perpetua e puzzolente di macchine e motorini sulla tangenziale, il taglio sferragliante dei binari della ferrovia, i treni che passano veloce oppure si fermano alla stazione Tiburtina, un Acheronte ferrato che divide i vivi dai morti, poggiando su dighe di mattoni, e qualcuno di noi ogni tanto si butta giù. Quest'anno però il pazzo proprietario della terrazza ha traslocato. E così sbuchiamo dall'altra parte di Roma, dalle parti della via Appia che non è più delimitata dai pini ma dai palazzoni. Sono le sette di sera di una domenica di metà luglio duemilanove. La luce del quartiere Quadraro mi annichilisce. Sembra davvero di stare in un sogno confuso di Michelangelo Antonioni da vecchio, con le strade deserte, una lunga e minacciosa nuvola di fumo nerissimo sopra le nostre teste, a quanto pare uno sfaciacarrozze sull'Appia andato a fuoco, con gli aerei e i gabbiani che ci si conficcano dentro, le mura del vecchio acquedotto Felice alle nostre spalle, gli svincoli della Tuscolana che fanno capolino dietro le architetture popolari corrose dallo smog, antenne e magazzini, minuscoli bar avvitati agli angoli opposti degli opposti isolati. Il concerto è abusivissimo, non ci sono biglietti, non ci sono commissioni della Siae, la casa e quelle attorno sembrano abusive anch'esse, i vicini di casa affacciati alle finestre hanno certe espressioni alla Lando Fiorini, e potrebbero prorompere in qualche "mortacci vostri" da un momento all'altro. Capita ogni tanto che lo scarso rispetto delle regole possa generare bellezza. Poi la musica elettronico-concettuale si è sparsa nell'aria come un virus della tristezza. La sera a casa continuo a tossire, sarà stata colpa della nuvola nera che ha invaso la Capitale, di quello sfaciacarrozze atomico andato a fuoco, mi sento come se dovessi espellere un morticino aggrappato da qualche parte al mio esofago.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8555750137254840164?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Sls04AYzRRI/AAAAAAAABYo/stiTCvKglus/s72-c/halfdie1.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Ordinarie questioni morali</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/07/ordinarie-questioni-morali.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Sun, 12 Jul 2009 07:54:39 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4781606292801095136</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ordinarie questioni morali&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche settimana fa il Tg1 delle otto di sera, impegnato nel solito tentativo di coprire le notizie un po' imbarazzanti per il capo del governo, apriva il suo servizio sull'inchiesta di Bari a proposito di appalti ed escort con queste parole: "Una delle tante inchieste giudiziarie che ha per oggetto la gestione degli appalti nel settore della sanità. Cose di ordinaria vita italiana. Questa volta lo scenario è Bari". Poi se ne usciva deviando l'attenzione su un ipotetico complotto dalemiano all'origine della nota vicenda. E vabbe'. Corruzione, appalti, tangenti agli assessori, con in più il ghiotto condimento di qualche prostituta a buon rendere: ordinaria vita italiana, si dice. E davvero non si sa se, col pretesto di dire una mezza bugia, si sia finito con lo svelare una grossa verità. Giacché è vero che le attuali inchieste della Procura di Bari, al di là del ghiotto boccone della corte che gira attorno a Berlusconi, coinvolgono in una "solita" storia di appalti e tangenti mezzo centrosinistra pugliese, col Pd in prima fila, tanto da dover costringere il governatore Vendola ad azzerare la sua giunta regionale. E viene da pensare che non sia nè un caso, nè un'avversità, nè un complotto: ma davvero una questione "ordinaria". Per il centrosinistra, come per il centrodestra. Per il Nord come per il Sud. Senza grandi differenze. A quindici anni dal lavacro di Mani Pulite una nuova forma più sottile di contaminazione tra affari e politica si è affermata, senza che la magistratura, dopo la dura campagna di delegittimazione che ha subito, abbia la forza e i mezzi per estirparla. Il conflitto di interessi è un sintomo endemico di questo Paese, e non solo una macroscopica anomalia del suo uomo più potente. La nuova Tangentopoli è il politico azionista dell'impresa appaltatrice, dell'albergo finanziato dallo Stato, della clinica convenzionata con la Regione, del notabile o suo parente nel consiglio d'amministrazione. Sono le nuove tangenti, e spesso non hanno nemmeno norme penali che le vietino. In nome, e sulla pelle, del cittadino elettore e contribuente. Come ha scritto il giornalista Aldo Cazzullo, la pur lauta "indennità parlamentare (o di carica) non è che un appannaggio, un reddito minimo garantito, un acconto, com'è lo stipendio che l'azionista unico di un'azienda si assegna per il lavoro svolto per se stesso e per la propria famiglia". La politica insomma come fonte di sostentamento per intere zone e popolazioni, come scambio perpetuo, come distribuzione di risorse e produzione di voti. Un sistema malato ma che ha un suo consenso: perché mette in circolazione una parte dei suoi proventi. Si potrebbe forse parlare di "questione morale". Se non fosse che è un paio di parole detto e stradetto invano, troppe volte pure a sproposito. E se non fosse che qui - per capirci - non è questione di essere "morali" o meno, il problema è che il sistema così com'è è improduttivo, inefficiente, non funziona.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4781606292801095136?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>La vita come un film</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/07/la-vita-come-un-film.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Sat, 11 Jul 2009 05:13:12 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8418686345014514153</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La vita come un film&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 555px; height: 230px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SliBqsa23PI/AAAAAAAABXc/NTcV6lZKbvY/s1600/cinevita.jpg" alt="" vspace="3" align="center" border="0" hspace="0" /&gt;&lt;br /&gt;Con questo &lt;a href="http://www.amberdigital.com/where/" target="_blank"&gt;giochino&lt;/a&gt; si può calcolare a quale punto di un film sarebbe oggi la propria vita, se la propria vita fosse un film (i titoli a disposizione sono pochi, però). Io oggi sono a questo punto di Guerre Stellari.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8418686345014514153?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SliBqsa23PI/AAAAAAAABXc/NTcV6lZKbvY/s72-c/cinevita.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Foto di gruppo per otto (o più)</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/07/foto-di-gruppo-per-otto-o-piu.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Sat, 11 Jul 2009 04:55:44 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8464264899625884778</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foto di gruppo per otto (o più)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A rileggere le dichiarazioni dei G8 degli ultimi anni, che si fossero svolti tra il sangue di &lt;a href="http://ludik.blogspot.com/2001/07/tutti-ostaggi-del-g8.html" TARGET="_blank"&gt;Genova&lt;/a&gt; oppure in qualche isolata baita canadese, insomma a ripassarsi le solenni intenzioni degli uomini che avevano o tuttora hanno in mano i destini del pianeta, cascano le braccia. A verificare come poi sono andati i fatti, non c'era un singolo tema sul quale loro non avessero torto e invece ragione i ragazzi che fuori manifestavano e il più delle volte venivano massacrati dalla polizia. L'economia da riconvertire in verde, l'allarme ambientale, il crescente divario tra paesi ricchi e paesi poveri, la crescente distanza sociale anche all'interno delle stesse società ricche, la lotta allo strapotere della finanza, la follia della guerra in Iraq, la dipendenza dal petrolio. Per queste ragioni, a volte manifestate pacificamente, a volte no, a Seattle o Genova si finiva sotto i manganelli o direttamente in galera. Di quelle stesse ragioni sono pieni i discorsi degli stessi potenti di allora, con l'aggiunta di qualche nuovo socio del club, magari al posto di altri slogan passati di moda con la crisi, tipo il "liberismo" o l'"esportazione della democrazia". Naturalmente &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/esteri/g8-vertice-7/g8-vertice-7/g8-vertice-7.html" TARGET="_blank"&gt;si evita &lt;/a&gt;con cura di entrare nei dettagli o di inoltrarsi nello spinoso terreno delle decisioni concrete. Si dice, non solo in italiano, "spendere parole". In quanto a "spendere parole" &lt;a href="http://www.repubblica.it/speciale/2009/dossier-g8/index.html" TARGET="_blank"&gt;il G8 anche stavolta&lt;/a&gt; si è rivelato assai generoso. Adesso anche il Gruppo degli Otto saltella sulla roulette della storia, da gruppo dei 4, poi divenuti 6, poi 7, poi 8, ora 14+1, o addirittura 20, con la paura di diventare come quelle tavolate così larghe, tipo Onu, che è impossibile deciderci qualcosa, e comunque con la consapevolezza che esso non rappresenta più quel mondo che pretenderebbe di governare. Certo, quest'anno il governo italiano c'è la messa tutta: con l'evocativa location dell'Acquila post-terremoto e gli sforzi per far &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/esteri/g8-vertice-7/financial-times-berlusconi/financial-times-berlusconi.html" TARGET="_blank"&gt;dimenticare&lt;/a&gt; gli scandali di corte del nostro premier. In verità, era un po' penoso assistere a questo inutile spreco di scorte e mezzi, sotto lo sguardo di gente che tira a campare nelle tende. E' stato un successone, comunque, e ci si accontentà così. Come ha scritto Luca Sofri sul suo &lt;a href="http://www.wittgenstein.it/" TARGET="_blank"&gt;blog&lt;/a&gt;, "a giudicare dal tenore dei complimenti che l'Italia sta ricevendo sul G8, se c'è da organizzare un catering alla Casa Bianca ce lo danno di sicuro".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8464264899625884778?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Mutande pazze alla gaetana</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/07/mutande-pazze-alla-gaetana.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Fri, 10 Jul 2009 05:28:05 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8649465255494434799</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Mutande pazze alla gaetana&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piccoli episodi danno il segno che tutto dilaga, tutto ormai tracima. A Gaeta, ridente paesone sulle rive del Tirreno governato da una lista civica poi apparentata con il Pd, abbiamo avuto - nel nostro piccolo - una simpatica &lt;a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;id=70859" TARGET="_blank"&gt;storiella&lt;/a&gt; a base di paparazzi e ragazze in barca. Protagonista il sindaco Raimondi, detto l'Americano, &lt;a href="http://www.golfotv.info/home/content/view/5105/1/" TARGET="_blank"&gt;immortalato&lt;/a&gt; da un sito internet di news locali mentre si rilassa in costume su uno yacht nelle acque del Golfo, circondato da un gruppo di giovani e sorridenti ragazze (turiste francesi, pare). Il titolo riprendeva una plateale dichiarazione che il sindaco aveva rlasciato il giorno prima a un quotidiano locale: "Mi sento bersagliato come Berlusconi". Le didascalie delle foto, in pieno stile da rotocalco scandalistico, erano ben più ironiche: "Proprio come il Cavaliere, Raimondi è costantemente impegnato nella gestione della 'cosa' pubblica". Sotto allo scatto del sindaco circondato da un gruppo di ragazze si legge un bel "ciao ciao Daddy!". E vabbe'. D'altronde era stato lo stesso primo cittadino gaetano, poco tempo fa, a mettere le mani avanti &lt;a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;id=70289" TARGET="_blank"&gt;dicendo&lt;/a&gt; che "la vita privata di un politico deve essere pubblica". Una volta s'era pure lamentato, e pubblicamente, che "da sindaco si acchiappa di meno". Comunque, seppure il paese è piccolo e la gente mormora, bisogna dire che le foto erano davvero innocenti. Né gli atteggiamenti erano equivoci, né scattava qualche molla dal lato etico. Non che ce ne freghi qualcosa della attitudini sessuali di un sindaco, o di un premier, ai fini politici, si intende. Al massimo qualche &lt;a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;id=70902" TARGET="_blank"&gt;rimbrotto&lt;/a&gt; del solito consigliere Udc pronto a citare "i valori, i valori" e a invitare il sindaco a "una maggiore sobrietà, certo capisco che sia un uomo single, però...". Al massimo qualche commento da osteria sulla forma fisica di Raimondi, notevolmente appesantita (e qui è facile ironia citare come un boomerang il suo famoso slogan elettorale alle comunali di due anni fa: "Basta mangiare da soli!"). &lt;a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;id=70909" TARGET="_blank"&gt;La reazione&lt;/a&gt; di Raimondi, però, è stata dura ed esasperata &lt;a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;id=70942" TARGET="_blank"&gt;come non mai&lt;/a&gt;. In genere le prende bene. Invece stavolta l'Americano ha minacciato querele, si è dichiarato offeso dall'accostamento col papi Berlusconi ("non permettetevi di chiamarmi daddy!"), è arrivato persino a invocare una sorta di scomunica del vescovo sul giornale con cui collabora il fotoreporter incriminato (manco fosse Repubblica!). Dicono i saggi: si sa come vanno le cose, quando le faccende politiche e di governo vanno male allora ce la si prende con la stampa, uno di quei momenti in cui il ronzare di una mosca diventa fastidioso e le sciocchezze pretesti di sfuriate. Infatti, risuona come un'aggravante che guardacaso, nelle stesse ore in cui Raimondi accusava i reporter, al primo piano del Comune &lt;a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;id=70875" TARGET="_blank"&gt;risuonavano&lt;/a&gt; gli strepiti del Comandante dei Vigili e le urla dell'assesore alla Viabilità contro una troupe di un sito web (era presente pure il sottoscritto): "E adesso voi mi fate il cazzo di piacere di non pubblicare nulla!". E però. E' impossibile non notare come negli ultimi anni anche la vita politica locale abbia subito le conseguenze della &lt;a href="http://www.ludik.it/html/gaeta080708.htm" TARGET="_blank"&gt;confusione&lt;/a&gt; tra faccende pubbliche e private dei vari personaggi. Risale giusto a un anno fa, nell'estate 2008, il polverone sollevato a Formia da un ex consigliere comunale di Rifondazione che minacciò, e solo in parte attuò, rivelazioni su prostitute, amanti e presunte omosessualità di alcuni politici formiani di centrodestra e finanche del nuovo arcivescovo. Mentre appena pochi anni fa un assessore gaetano si ritrovò invece &lt;a href="http://www.ludik.it/html/gaeta120405.htm" TARGET="_blank"&gt;licenziato&lt;/a&gt; dall'allora sindaco di Forza Italia per un improvviso "rimpasto" che però, a detta di molti, celava la reprimenda per una scappatella extraconiugale con una giovane amante dell'est che era sulla bocca di tutto il paese. Comunque sia davvero tutto dilaga, tutto tracima, tutto - volente o nolente - finisce per berlusconizzarsi in questa Italia accaldata, forse piccante, sicuramente svaccata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8649465255494434799?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Una storia va a puttane</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/07/una-storia-va-puttane.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Thu, 09 Jul 2009 11:03:10 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7037144471381069767</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Una storia va a puttane&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 379px; height: 271px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SlYwITLATpI/AAAAAAAABXU/1jw0hcnaYrA/s1600/graziosa.jpg" alt="titolo" vspace="3" align="right" border="0" hspace="10" /&gt;Perché? Innazitutto, come disse Bill Clinton: "Perché potevo". Lui si riferiva al rapporto con Monica Lewinsky, ma tra le ragioni per cui uomini dell'alta società si dedicano al sesso a pagamento questa è la prima, benché non la principale. Certo, poi ci sarebbe Berlusconi. Lui dice di "non avere mai pagato una donna in vita sua". E chissà, forse c'è &lt;a href="http://leonardo.blogspot.com/2009/06/il-piacere-della-conquista.html" target="_blank"&gt;da credergli&lt;/a&gt;. Perlomeno, e in questo caso, alla sua sincerità. Lui è davvero convinto di non averne mai pagata una. Certo, ci sono i regalini, i ciondoli, le tartarughine, i rimborsini spesa, un posto da meteorina, un cantierino da sbloccare. Ma quando regala, quando promette, Berlusconi non ha la sensazione di pagare in cambio di un servizio. E' una vita che governa così, le sue aziende prima, la politica da corrompere poi e infine l'intera Nazione da inglobarsi. Lui davvero è convinto di sedurle tutte, col suo irresistibile fascino. Peggio di così, forse, solo il protagonista di certi romanzi di Walter Siti, che si innamora del suo marchettaro, ma sempre continuandolo a pagare ogni volta, dissipando i risparmi e se stesso. Comunqua sia, volendo parlare dell'argomento, fa un certo effetto ricordare che proprio nell'autunno dell'anno scorso, e quindi nel periodo delle feste di Palazzo Grazioli, il governo Berlusconi presentò un &lt;a href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/prostituzione-divieti/approvato-ddl-carfagna/approvato-ddl-carfagna.html?ref=search" target="_blank"&gt;disegno di legge&lt;/a&gt; dal titolo: «Misure contro la prostituzione». Si trattava, anzi per la verità si tratta ancora essendo il testo in discussione al Senato, ma opportunatamente rinviato, di un indubbio inasprimento. Al momento della presentazione ci furono molte polemiche anche perché nella conferenza stampa a Palazzo Chigi il ministro Mara Carfagna, ex starlette da poco balzata alla guida delle Pari Opportunità, disse una frase che rispetto alla complessità dell'argomento suonava obiettivamente un po' forte: "Come donna mi fa orrore questo fenomeno, non comprendo chi vende il proprio corpo per trarne profitto". Il premier, nel febbraio scorso, dopo aver rilevato che la prostituzione stava "dilagando", il presidente del Consiglio si è spinto a definire "molto giuste" anche le pene previste per il cliente. E vabbe', facile ironizzare adesso. Comunque sia, l'argomento è uno di quelli classici, intramontabili, probabilmente irrisolvibili. Ogni tanto, difatti, in Italia si torna a parlare delle &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Casa_di_tolleranza" target="_blank"&gt;case chiuse&lt;/a&gt; ma poi, da destra a sinistra, si fa subito marcia indietro. Perché il miglior modo di risolvere un problema è negarlo, cioè negare che ci sia un modo per risolverlo. Il moralismo vive nell'ambiguità. Chi è favorevole alle case chiuse dice che così si garantiscono maggiore igiene per i clienti e sicurezza per le ragazze sottratte alla strada; inoltre lo Stato con le tasse ci guadagna. Diventando il loro "protettore". Chi è contrario o è ottusamente convinto che la prostituzione si possa eliminare oppure, di fatto, non vuole che venga intralciata. Chi ne fa un problema morale e chi un problema fiscale. E il vero tema, di fondo, è se si debba perseguire più la prostituta o il cliente: cioè la povera diavola o il peccatore. Se ci sia un diritto a vendersi o un diritto a comprare sesso liberamente offerto. Come tutto, come qualsiasi altra "merce" ormai, libertà di pensiero compresa. &lt;a href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/prostituzione-divieti/rapporto-prostituzione/rapporto-prostituzione.html" target="_blank"&gt;Attualmente&lt;/a&gt;, nel nostro Paese la prostituzione non è reato, se chi la esercita è maggiorenne e l'ha scelta liberamente. Sfruttamento, violenza, costrizione dei minori si. Per cominciare si dovrebbe distinguere le prostitute consenzienti dalle prostitute schiavizzate da un racket. Su tutto c'è l'unica legge che nel libero mercato non ammette trasgressioni: quella della domanda e dell'offerta. In Europa la prostituzione è reato solo in Irlanda, mentre solo la Svezia punisce i clienti. Tutti gli altri stati hanno una regolamentazione, buon ultima la Germania che ha equiparato la prostituzione a una normale attività lavorativa con case d'appuntamento, contratti di lavoro, previdenza sociale, pensione e assistenza medica. All'estero ci sono quartieri a luci rosse come ad Amburgo o ad Amsterdam. Tempo fa il blogger Leonardo fece un'interessante riflessione su &lt;a href="http://leonardo.blogspot.com/2008/10/lungo-e-peripatetico.html" target="_blank"&gt;preti e prostitute&lt;/a&gt;, giacché in fondo entrambe le categorie si occupano di "indulgenza verso i peccati", e notò che "nell'Europa del burro e del protestantesimmo il puttantur è un'esperienza quasi impossibile. Le prostitute stanno a casa loro, le rare passeggiatrici confinate in quartieri turistici. Nell'Europa dell'olio e dal cattolicesimo, invece, ci si prostituisce per strada. Da cinquant'anni. Nel brontolio generale. Brontolano i benpensanti, che magari hanno il solo torto di vivere su una strada con picchi di traffico alle due del mattino. Brontolano le mogli, le madri, le femministe, a volte pure i capi di governo". Ne sortì anche un bel &lt;a href="http://piste.blogspot.com/2008/09/che-stanno-nelle-tenebre.html" target="_blank"&gt;dibattito&lt;/a&gt; a proposito del ruolo delle associazioni di strada (segnalo la &lt;a href="http://piste.blogspot.com/2008/09/peggior-blog-andato-puttane.html" target="_blank"&gt;lettera alla ministro&lt;/a&gt; di Cragno). Dunque viene difficile non interpretare l'ultimo disegno di legge come la rivincita delle escort sulle battone di strada. Ora, se esistono nel mondo centinaia, forse migliaia, di agenzie di escort di lusso è perché ci sono decine, forse centinaia di migliaia di uomini che "possono". Che ricorrono a questi servizi semplicemente perché hanno la disponibilità per pagare chi si rende disponibile. In quanto ai più poveracci, sembra che mentre sono già archiviati nel cassetto della nostalgia i bordelli, ora ci stanno finendo i tragitti in auto davanti ai falò. &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/01/12/sabrina-la-fidanzata-di-tutti-raccontata-nei.html" target="_blank"&gt;Il web&lt;/a&gt; mette a disposizione dettagliati cataloghi modello ebay, con tanto di recensioni e "feedback" di pignoli consumatori. D'altronde, tutto il gioco si regge sulla falsità. Provate a chiedere a dieci uomini che conoscete se sono mai stati con una donna a pagamento. Nove risponderanno di no. Il decimo è quello che tiene in piedi da solo un &lt;a href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/prostituzione-divieti/rapporto-prostituzione/rapporto-prostituzione.html" target="_blank"&gt;giro d'affari&lt;/a&gt; di miliardi. &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=xM2YHhNis90" target="_blank"&gt;In finale&lt;/a&gt;: "ciascuno può dare un valore al proprio corpo, nessuno può dare un valore al corpo di un altro".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7037144471381069767?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SlYwITLATpI/AAAAAAAABXU/1jw0hcnaYrA/s72-c/graziosa.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Il piacere della conquista</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/07/il-piacere-della-conquista.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Tue, 07 Jul 2009 14:54:59 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7666058320902683736</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il piacere della conquista&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, il tempo ha dato una mano. L'età che avanza, il potere che si accentra, l'impressionante numero di cretini che lo circonda, tutto congiura contro di lui. Forse col tempo il vecchio Berlusconi ha finito per credere ai fantasmi di Successo e di Piacere che ha passato tutta la vita a contrabbandare. Tante volte è stato citato il famoso detto per cui "comandare è meglio che fottere". Be', si ha l'impressione che non valga per il Cavaliere. Davvero per lui fottere è meglio che comandare. Lo ha detto lui stesso che governare non gli piace, e si vede benissimo che ci si annoa. Allora tanto valeva riempirsi la casa di donnine da scartare come caramelle: gratificazione immediata. Una fantasia infantile, come la gelateria privata in cui fanno lo scontrino ma non si paga... chi paga? Il popolo italiano. Più tardi. Con gli interessi. Certo, poi può essere triste dover ammettere di essere "utilizzatori". Forse è ancora più triste scoprirsi "utilizzati", magari da una signorina qualunque che faceva la simpatica ma in realtà pensava solo al regalino, al rimborso, alla raccomandazione, al disbrigo della pratica. Come ha scritto &lt;a href="http://leonardo.blogspot.com/" TARGET="_blank"&gt;Leonardo&lt;/a&gt; avremmo dovuto capirlo già un po' di tempo fa, quando cominciò a &lt;a href="http://leonardo.blogspot.com/2006/04/post-coitum.html" TARGET="_blank"&gt;far mattina davanti alle Televendite&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7666058320902683736?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Pop Porno</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/07/pop-porno.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Sat, 11 Jul 2009 06:10:13 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-2278670653497188552</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Pop Porno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 320px; height: 442px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SlIViHG734I/AAAAAAAABXM/ZsehEnISVn8/s1600/librerianuda.jpg" alt="" vspace="3" align="right" border="0" hspace="10" /&gt;Chiaramente, il porno è tutto attorno a noi. Porno nelle &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=JPX8z5H1-aU" target="_blank"&gt;canzonette&lt;/a&gt; di successo. Porno nelle &lt;a href="http://www.ateneonline-aol.it/postmoderno87.html" target="_blank"&gt;tesi di laurea&lt;/a&gt;. Porno nell'Italietta non solo televisiva che si attacca come un'edera al &lt;a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/documentario/index.html" target="_blank"&gt;corpo delle donne&lt;/a&gt;, tra un trafficare pubico e una pornolalia spesso mascherata da moralismo. Porno nei discorsi in pausa pranzo, con stracchi capoufficio che fischiettano "tu sei cattivo con me perché mi lasci da sola e ti guardi quei film un po' porno, firulì firulà". Porno negli scandali che &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-11/incubo-cavaliere/incubo-cavaliere.html" target="_blank"&gt;aleggiano&lt;/a&gt; attorno al capo del governo, come una nuvola di sudicio attorno al potere, senza rimandare nemmeno più al valore della seduzione ma solo al disvalore dell'impotenza depravata. Per i più raffinati c'è chi si è inventato anche il &lt;a href="http://espresso.repubblica.it/multimedia/home/3240217" target="_blank"&gt;porno senza sesso&lt;/a&gt;, dedicato a chi vuole potersene guardare uno in santa pace accanto alla nonna o ai propri figli, il sabato sera. &lt;a href="http://www.newsweek.com/id/162792" target="_blank"&gt;Decisamente pop&lt;/a&gt;. Pop Porno, appunto. Il sesso, lo sappiamo bene, tira. Tira da sempre, dai tempi in cui Federico Fellini metteva gli scandali sessuali della Roma bene nel suo "La Dolce Vita", dai tempi del marchese De Sade o di Colette, dai tempi dell'Asino d’Oro di Apuleio e del Satyricon di Petronio. Molto prima di Gola Profonda, insomma, tutto questo c'era già. Senza contare i giornaletti comprati dall'edicolante connivente o trovati nei boschi, i cinemini in via di estinzione grazie alla Rete, le videoteche che hanno resistito all'offensiva di Blockbuster, i tempi d'oro di Colpo Grosso e delle prime tv locali, adesso i pay-per-view di Sky che coi pornazzi &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/03/31/il-nostro-porno-quotidiano.html" target="_blank"&gt;tira avanti&lt;/a&gt; il bilancio, ben più che con la Juve e con Fiorello. Pure i sex shop esistono da sempre, e non sempre assomigliano a quelle turpi bettole del lattice vibrante che qualcuno ha in mente. Ci sono sex shop economici, sex shop carissimi, ce ne sono di discreti, ce ne sono di fatiscenti, di lussuosi, ce ne sono gestiti da femministe, lesbiche, gay, preti spretati. Quelle volte che mi sono trovato a girare tra gli scaffali di un sex shop, osservando con sincera ammirazione i miniabitini di latex, o le tutine colorate con oblò all'altezza del culo, i dildos realistici e quelli più fantasiosi, oggetti falliformi dall'aspetto bizzarro, spesso impressionante, i vibratori e i cazzi finti, di ogni materiali e colore e dimensione, le fiche in plastica, un po' disarticolate e arruffate ma tutte calde e vibranti, le migliori anche provviste di un comando che permette loro di godere, bagnandosi, le bambole gonfiabili, alcuni costossissimi androidi però spettacolari, le farfalle telecomandate per orgasmi femminili teleguidati, anche sei o sette al giorno, anche mentre si sta in coda nel traffico, insomma ogni volta che mi trovavo a osservare tutto questo ben di Dio alla fine mi chiedevo, tra me e me: se tutti noi, uomini e donne, scoprissimo e padroneggiassimo il sesso in tutte le sue potenzialità, ci occuperemo ancora di potere e denaro? Non può accadere, si mette sempre qualcosa in mezzo, fosse la nostra testa o un potere altrui. Nel frattempo, forse a metà strada, c'è sempre il porno. Viva la pornografia, diceva quel geniaccio di Carmelo Bene, perché non appartiene all'io. Inizia dove finisce l'eros, al di là del desiderio. La pornografia "è il finale osservarsi da oggetto a oggetto". Pasolini invece non amava la pornografia. Non perché gli sembrasse degradante, ovvio, e nemmeno perché volesse condannarla. Gli sembrava brutta e noiosa. Trovava che i film porno non avessero alcun fascino, e che soddisfacessero i desideri di una società piccolo-borghese e vigliacca. Quando i suoi film venivano accusati di pornografia si sentiva offeso dal punto di vista estetico. Poi però c'è anche chi ha parlato della funzione "educativa" del porno, che negli anni '70 ha mostrato al mondo l'esistenza di vita oltre la posizione del missionario. Si stava ancora, all'epoca, sull'onda lunga della &lt;a href="http://ludik.blogspot.com/2008/02/sex-devolution.html" target="_blank"&gt;liberazione sessuale&lt;/a&gt;, intesa ad affermare il piacere come un diritto. Quella marea si è nel frattempo ritirata, l'Aids ha scoraggiato i più, e nelle giovani generazione quella memoria si è persa. Ma siccome il piatto è sempre ghiotto, qualche mese fa il governo italiano ha anche varato la &lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/03/porno-tax-pronta-al-decollo.shtml?uuid=6efa21f8-1014-11de-b643-6b34ce8507e6&amp;amp;DocRulesView=Libero" target="_blank"&gt;"pornotax"&lt;/a&gt;. E qui si pongono questioni irresistibili. Per esempio: la pornotax definisce tassabili quei contenuti video in cui vengono girate scene di sesso "non simulato". Dal mondo delle tv e dei produttori interessati è partita la controffensiva teorica: scusate, se quelli che girano sono attori, stanno quindi recitando, come si può dire che non simulino? Cambierebbe mestiere anche Perry Mason se dovesse mettersi a cavillare su una simile questione. Come quei giudici che - se ne parlava recentemente negli Stati Uniti - devono stabilire in sempre più cause di divorzio se l'assidua frequentazione di siti e video porno equivale all'adulterio. Pop Porno, si diceva. Oppure: &lt;a href="http://www.blackmailmag.com/pietro_adamo_il_porno_di_massa.htm" target="_blank"&gt;"porno di massa"&lt;/a&gt;. Tempo fa in un documentario sulla storia del cosidetto "senso del pudore" in Italia ho visto il vecchio &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lasse_Braun" target="_blank"&gt;Lasse Braun&lt;/a&gt;, al secolo Alberto Ferro. Un tizio leggendario che alla fine degli anni Sessanta girava l'Europa con una macchina targata Corpo Diplomatico e il bagagliaio pieno di foto zozze che contrabbandava in giro, e da lì fondò un impero, incendiò l'immaginario visivo dell'Occidente. Diceva: "La società di allora era chiusa, bigotta, ma c'erano i primi fermenti... io dicevo vai, pompagli dentro il porno e vedrai che esplode tutto!". Oggi il vecchio Lasse sembra un vecchio rincoglionito, o forse sarebbe meglio dire un profeta travolto dalla prepotenza della sua stessa creatura. Sarebbe comodo poter dire che oggi la pornografia è peggiorata, s'è fatta selvaggia, più tosta, più spudorata, più sporca. E un po' sembra anche così, ma è molto di più. Tutto si relaziona a un occhio, a noi esterno, che veglia sulle nostre vite. Tutto quello che facciamo fa i conti con un modello, anche il sesso. Fra guardoni ed esibizionisti è saltata la distanza di sicurezza. Nel mondo del Pop Porno certi antichi sentimenti diventano vecchi arnesi. Come la vergogna.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-2278670653497188552?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SlIViHG734I/AAAAAAAABXM/ZsehEnISVn8/s72-c/librerianuda.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Mescolati, ma anche agitati</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/07/mescolati-ma-anche-agitati.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Sat, 11 Jul 2009 10:01:26 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7824828103135643310</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Mescolati, ma anche agitati&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri sera mentre ascoltavo &lt;a href="http://www.corriere.it/politica/09_luglio_04/marino_segreteria_pd_5eaeb43e-68d0-11de-86b2-00144f02aabc.shtml" TARGET="_blank"&gt;Ignazio Marino&lt;/a&gt; alla festa dell'Unità di Roma, che &lt;a href="http://ludik.blogspot.com/2007/06/democratic-party.html" TARGET="_blank"&gt;pure quest'anno&lt;/a&gt; qualcuno ha avuto il barbaro coraggio di ribattezzare Democratic Party, mi veniva da pensare che ogni volta che ci troviamo davanti qualcuno che arriva a sottolineare quanto ovvio sarebbe avere dei diritti civili minimi e quanto disgustoso sia il contrario, qualcuno insomma in grado di esprimere dei concetti laici e di sinistra, pure con una certa dose di buonsenso e di pacatezza, ecco che immediatamente costui si becca il nostro ammirato stupore, con noi a dirci "toh, una cosa di sinistra, ecco com'erano fatte, me le ero scordate", e subito pronti a scambiare questa brava persona per il salvifico leader che tanto ci manca. Per dire come stiamo messi, e stiamo messi che finiamo per credere che uno come Marino (di cui ho la massima stima, sia chiaro) potrebbe essere un leader. Insomma, mi terrorizza il fatto che sia sufficiente una pura elencazione di "belle cose di sinistra" per farlo considerare un soggetto di riferimento. E' una cosa che dà la misura della disperazione nera nella quale siamo immersi, secondo me. Comunque ieri il discorso di Marino, da oggi ufficialmente "terzo uomo" in vista del prossimo congresso e delle prossime primarie del Pd, mi è sembrato un po' al ribasso, troppo timoroso di voler apparire "laicista", reticente, preoccupato di voler urtare i suoi sponsor politici. Va bene a volte essere grigi, ma non nel grigiore in cui già siamo. Bisognerebbe alzare il tiro, se si ha la statura per farlo. Marino ha ringraziato en passant il buon &lt;a href="http://www.unita.it/news/politica/86102/il_piombino_civati_tesseratevi_per_allargare_il_cerchio_del_pd" TARGET="_blank"&gt;Pippo Civati&lt;/a&gt;, "leader dei lingottini o piombini non so come chiamarli, ma sono tutte splendide persone". Ha ringraziato, con assai più incisività, &lt;a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/2778" TARGET="_blank"&gt;Goffredo Bettini&lt;/a&gt;, ingombrante uomo-macchina del passato potere veltroniano, non esente da guasti e spregiudicatezze che &lt;a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=DIEGO_BIANCHI_-_La7_di_7oro_23&amp;id=3627" TARGET="_blank"&gt;non depongono&lt;/a&gt; a favore di una certa immagine di pulizia e rinnovamento, diciamo così, perlomeno dentro il raccordo anulare romano. "E meno male che per ora c'è solo lui, di ingombrante" confidava qualcuno. Credo che possa quanto mai valere il teorema &lt;a href="http://friendfeed.com/suzukimaruti/456ba8ef/teorema-di-paul-rodgers-indipendentemente-da" TARGET="_blank"&gt;enunciato&lt;/a&gt; da Enrico Sola su FriendFeed, giusto ieri: "indipendentemente da quanto sia valido un candidato alla segreteria del Pd, i suoi alleati ti faranno passare subito la voglia di supportarlo". In parole più chiare, come da spiegazione di sua madre: "è che ci sono troppi stronzi in quel partito e finirà per essercene uno in ciascuna mozione; e, per come siamo fatti noi di sinistra, basterà quel singolo stronzo a farci stare sull'anima tutto quanto". Avrà ragione. Finito l'intervento di Marino, con un po' d'amici sono stato in giro per la festa - che quest'anno nel manifesto, a simbolo, ha un barman che prepara il cocktail dei democratici, "mescolati, non agitati" - e ci siamo fermati a mangiare un po' di panini con salsiccia, salemelle, qualche birra, solite cose insomma. Poi, superata la fila chilometrica che si muoveva lenta per fare lo scontrino e guadagnarsi così l'agognato e meritato panino con la salamella, ho visto dietro i banchi le facce dei volontari, quasi tutti signore e signori un po' anziani o di mezza età, che si davano da fare dietro i fornelli e le piastre e i registratori di cassa, e con quel caldo, ed è tutta gente che lo fa per volontariato, che lo fa "per il partito", qualunque ormai esso sia. Tra di noi ci siamo detti che probabilmente non ci verremo mai a farla una cosa del genere. Intanto mi guardavo attorno, ero in mezzo a una folla di cui mi è sempre più difficile percepire visioni comuni, e allora mi chiedevo se in fin dei conti non fosse proprio lì davanti a me l'ultimo motivo valido per cui mi sento ancora di sinistra, al modico prezzo di tre euro e cinquanta: l'oleoso e profumato panino con la salamella.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7824828103135643310?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Golpisti immaginari</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/07/golpisti-immaginari.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Sat, 04 Jul 2009 07:34:57 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8539542941391218935</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Golpisti immaginari&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 384px; height: 269px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Sk9oRuQPG1I/AAAAAAAABXE/sFRW65GNDB0/s1600/golpisti_guerriglia.jpg" alt="" vspace="3" align="right" border="0" hspace="10" /&gt;Sarebbe allettante ma ormai tremendamente fuori moda organizzare un bel &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Colpo_di_stato" target="_blank"&gt;colpo di Stato&lt;/a&gt; seduti ai tavolini di un bar, come Tognazzi nel vecchi film &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=mRxerVE1QmY" target="_blank"&gt;"Vogliamo i colonnelli"&lt;/a&gt;, col suo gruppetto di vecchi militari un po' nostalgici e un po' rincoglioniti. Allora, occupiamo prima il ministero dell'Interno o la sede della Rai Tv? E il proclama della giunta come lo trasmettiamo? Ma se poi arriva l'agente: signori, loro la conoscono la legge sugli assembramenti? E si, che noi di golpe improvvisati ce ne intendevamo. Ora male che vada i golpisti un po' da operetta li esportiamo in America Latina, come il dottor Micheletti che ieri l'altro s'è preso l'Honduras con un bel golpe bianco, quasi incruento, postmoderno, tutt'altra cosa dalle macellerie degli anni Settanta, l'Argentina, il Cile, la Bolivia. Eppure non si sa chi glielo ha fatto fare al dottor Micheletti, golpista tropicale di origine bergamasca, di cacciarsi in questo guaio, ora che i golpisti sono perlomeno fuori moda, e non riescono a trovare più un accenno di comprensione nemmeno al Pentagono di Washington, nemmeno nelle vecchie destre europee, al massimo si sarà inorgoglito qualche coglione leghista, che in fondo "oh, l'è sempre un bergamasco!". &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/esteri/honduras/parla-micheletti/parla-micheletti.html" target="_blank"&gt;L'intervista&lt;/a&gt; che gli ha fatto ieri l'inviato Omero Ciai su Repubblica è a tratti esilarante. Implora i cronisti esteri di aiutarlo a far capire che "noi insomma l'abbiamo fatto per il bene del paese". Ma il golpe, gli dicono... "Golpe, quale golpe? Qui ha deiciso tutto il tribunale". Poi un collaboratore lo chiama al telefono per dirgli che almeno Israele e Taiwan l'hanno riconosciuto. "Visto? Non siamo più soli" esclama lui. Ma è sicuro? "No, ma se me l'hanno detto sarà vero". A un certo punto una giornalista americana gli chiede se è vero che hanno proclamato lo stato d'assedio. "No". "Ma come no, lo ha appena detto la radio, dice che l'esercito può perquisire le case senza mandato tra le dieci di sera e le cinque di mattina". "Beh guardi, se lei ha fatto qualcosa di male deve pure aspettarsi che la vengano a prendere a casa". Insomma, il Micheletti insegna che non siamo più buoni nemmeno a esportare i golpisti. E pensare che l'idea stessa del golpe, la minaccia di golpe, le voci di golpe, la vigilanza e l'autodifesa in caso di golpe, erano entrate in pieno nell'immaginario politico. &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Golpe_e_tentativi_di_golpe_in_Italia" target="_blank"&gt;Circolavano&lt;/a&gt; piani più o meno seri, vecchi generali più o meno agguerriti, ambigui democristiani più o meno complici, &lt;a href="http://bellaciao.org/it/spip.php?article18192" target="_blank"&gt;carte&lt;/a&gt; dei servizi segreti angloamericani più o meno segreti, e perfino barzellette: «Dicono a De Martino: "Sono arrivati i carriarmati", e quello risponde "Bene, e a noi socialisti quanti ce ne toccano?"». Umorismo in verità raffreddato dalle tante, troppe stragi di quegli anni. Ho sentito qualche vecchio comunista raccontarmi che alla metà degli anni Settanta i loro capi erano prudenti, e qualche volta dormivano fuori casa: "Non ci prenderanno a letto", garantiva Pajetta. Ogni tanto qualche capo democristiano, ad esempio Moro, se ne usciva con criptiche denunce tipo: "Sta prendendo corpo un torbido disegno eversivo". Ogni tanto finiva in prigione qualche generale dei servizi segreti, accusato di cospirazione politica e insurrezione armata. Come il comandante della Guardia Forestale Berti, con il suo spadone e un manipolo di fedelissimi, che nella notte dell'Immacolata Concezione del '69, da Cittaducale, provincia di Rieti, si lanciò alla conquista del Viminale, ma poi - chissà perché - cambiò idea. In anni più recenti ogni tanto spunta qualche banda di sbracati aspiranti golpisti, finito il comunistmo magari se la prendono coi drogati oppure coi maomettani. Nel 1992 ci fu il caso di Donatella Di Rosa, detta "lady golpe", che presto scivolò nel pecoreccio, con tanto di democratico spoglierello in diretta tv. Oppure, nel 1993, il gustoso disvelamento di un golpe che prevedeva un assalto a Saxa Rubra con cacciabombardieri, lanciamissili e perfino sottomarini atomici, organizzato da un certo pilota, Marra, con la complicità di alcuni legionari, per mettersi in mostra con la fidanzata che (giustamente) voleva scaricarlo. Sono grottesche e balorde, queste storie, però a volte servono. Adesso il colpo di Stato è un genere ormai fuori corso, o perlomeno circoscritto ai paesi del Terzo Mondo. Almeno in apparenza. L'ultimo golpista occidentale è quel pagliaccesco colonnello Tejero che nel 1981 irruppe nel parlamento spagnolo assieme a un gruppo di "guardias civiles", e poi si arresero poche ore dopo, senza sparare un colpo. Eppure. I colpi di Stato più efficaci, oggi, non sembrano colpi di Stato. Non si affidano ai carriarmati e ai colonnelli, né alle violenze plateali del passato. Come scrive &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/esteri/honduras/golpisti-rampoldi/golpisti-rampoldi.html" target="_blank"&gt;Guido Rampoldi&lt;/a&gt; su Repubblica, "i metodi sono più subdoli, meno appariscenti: brogli elettorali massicci, l'asservimento della magistratura e dei media, il ricorso ai più vari strumenti di intimidazione... e il tutto all'interno di una cornice formale non totalitaria, e di un sistema che mantiene perfino tratti 'democratici', purché innocui per il potere". Forse le ultime elezioni iraniane non sono un golpe? Forse i giorni del G8 di Genova otto anni fa non furono un golpe? In fondo non è detto che una democrazia sgangherata e ricca di soprusi sia peggio di un dispostismo illuminato e di breve durata. Ma questo lo diciamo a bassa voce. Pure l'aspirante colonnello Tognazzi a un certo punto si stufò, dopo che i democristiani gli avevano fregato l'idea di golpe per trasformarla in una meno rumorosa stretta ai diritti politici, e così se ne andò in Africa a vendere il suo progetto golpista. Magari è passato anche dall'Honduras. Ma poi chissà se questi oscuri pagliacci tra loro ridono mai.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8539542941391218935?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Sk9oRuQPG1I/AAAAAAAABXE/sFRW65GNDB0/s72-c/golpisti_guerriglia.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>La legge di un Paese cattivo</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/07/la-legge-di-un-paese-cattivo.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Fri, 03 Jul 2009 14:19:24 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-3603002389067814484</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La legge di un Paese cattivo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il governo da ieri ci ha dichiarati tutti più sicuri. In verità da ieri, come &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/ddl-sicurezza-7/sofri-clandestini/sofri-clandestini.html" TARGET="_blank"&gt;ha ben scritto&lt;/a&gt; Adriano Sofri oggi su Repubblica, "siamo tutti più insicuri, più ipocriti e più cattivi, perché viviamo di rendita sulla fatica umile e spesso umiliata degli altri". Leggo il testo della &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/ddl-sicurezza-7/terza-fiducia/terza-fiducia.html" TARGET="_blank"&gt;legge&lt;/a&gt; sulla "sicurezza" approvata dal governo: quella sul reato di clandestinità per gli immigrati, sulle ronde di volontari, sulle difficoltà imposte agli stranieri che vogliono fare un documento o ricongiungersi con la loro famiglia, sugli oltraggi a pubblico ufficiale persino. Mi viene da pensare che questa è davvero una legge razzista e fascista, e cercandolo di dire senza voler giocare con le parole. "Si gioca troppo con le parole, mentre i fatti corrono. Le razze non esistono, i razzisti sì". Se c'è una responsabilità politica fondamentale che la lunga stagione del berlusconismo e del leghismo si porterà nella storia è quella di aver fatto strame di qualsiasi concetto di solidarietà sociale in questo Paese. L'idea che essere partecipi del destino degli altri, non necessariamente stranieri, gli altri intesi come esistenze e destini al di fuori del nostro prezioso e sempre più angusto orticello, l'idea che solo pensarci sia una cosa da fessi e da scemi. Siamo un Paese davvero incattivito, e forse non aspettavamo altro. Qualcuno potrebbe paventare degli scioperi di fronte a delle leggi così vessatorie verso della gente che volente o nolente manda avanti tanta parte della nostra economia, o soltanto delle rivolte di fronte a uno stato di affollamento delle carceri inaudito. Ma gli scioperi e le rivolte non verranno. Viene in mente don Lorenzo Milani quando diceva che più che di chi ha un diritto e lo perde dobbiamo preoccuparci di chi non ha mai avuto nessun diritto e neanche è in grado di sapere quando un diritto gli viene arbitrariamente tolto. Quando non rimane che domandarci se questi siano uomini.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-3603002389067814484?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>La nostra multa quotidiana</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/07/la-nostra-multa-quotidiana.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Fri, 03 Jul 2009 14:07:20 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-2860760490035057231</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La nostra multa quotidiana&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà se da qualche parte esiste un archivio o un cassettone o un disco rigido che raccolga tutte le foto scattate in questi anni dagli inflessibili autovelox che costeggiano le nostre strade. Ci immortalano davanti, di dietro, sempre con quel flash che assomiglia a un ghigno, con quel clic che è una condanna senza appello, e siamo tutti lì, nei nostri cubicoli metallici e a benzina, chi parla con la moglie, chi litiga coi figli, chi parla da solo, chi strabuzza gli occhi, chi canta una canzone a squarciagola, chi lancia un bacio, chi urla al telefonino. A volte l'incauto automobilista si rende conto della foto proprio nell'istante in cui avviene, e allora ne esce fuori una strana espressione della faccia, che potrebbe essere un accenno di mea culpa o solo uno sguardo di capitolazione. Ne potrebbe uscire una grande mostra fotografica, e pazienza per la privacy, con un catalogo del genere. Di autovelox in effetti ne sono piene le strade e i Comuni d'Italia, così come di centinaia di occhiuti ausiliari del traffico sulle strisce blu, o di migliaia di occhi elettronici a presidio delle zone a traffico limitato. (&lt;a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;id=70736" TARGET="_blank"&gt;segue&lt;/a&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-2860760490035057231?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Nevrosi democratiche e frangette volanti</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/07/nevrosi-democratiche-e-frangette.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Fri, 03 Jul 2009 08:44:06 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6224617220618800900</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nevrosi democratiche e frangette volanti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 379px; height: 243px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SkuWq9tpILI/AAAAAAAABW8/TPIPxta_nUk/s1600/lingotto_minonne.jpg" alt="foto di francesca minonne" vspace="3" align="right" border="0" hspace="10" /&gt;Da quando c'è il Pd stare a sinistra è come stare nella Casa del Grande Fratello, come vivere politicamente in un reality grottesco dove ogni elettore è in potenza un Pietro Taricone, seguendo un canovaccio che pare andare completamente alla cieca. Finita l'era veltroniana a base di nuove stagioni lestamente archiaviate e pagine improvvidamente voltate, anzi ora ritrovo il buon Walter su cui tanto mi ero illuso &lt;a href="http://www.corriere.it/cultura/09_giugno_20/Noi_un_romanzo_oltre_la_politica_aldo_cazzullo_5e1c7afe-5d65-11de-99a3-00144f02aabc.shtml" target="_blank"&gt;presentare&lt;/a&gt; il suo prossimo romanzo sulle pagine del Corriere, sostendendo che: "La società è bulimica e nevrotica, brucia tutto così in fretta che il mese scorso ci pare lontano mille miliardi di anni". E e me viene da dire che sì, è bulimica, tanto che sono passati solo pochi mesi, e già ci siamo dimenticati di "I care". Non è male, forse, questa caratteristica della società. Adesso già si bruciano altri protagonisti del reality democratico, in autunno ci saranno nuove primarie e già si annuncia la sfida a due tra &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/partito-democratico-29/candidatura-bersani/candidatura-bersani.html" target="_blank"&gt;Bersani&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/partito-democratico-29/direzione-pd/direzione-pd.html" target="_blank"&gt;Franceschini&lt;/a&gt;, difficile capire le distanze tra i due, entrambi diranno che si tratta di costruire, lavorare, progettare, innovare, eccetera. Si prevedono nuovi cartelli ai lati delle tangenziali, per impiegati ingorgati nel traffico, con altri slogan a campeggiare sullo sfondo verde smorto ormai acquisito negli asset grafici del Pd. Intanto è in corso la campagna per il tesseramento, e lo slogan è "Cambia il Pd". Eh no. Ci arriveranno mai a capire che è sulle persone, sulla loro intelligenza, sulla loro passione, sulla loro vita, che si fonda, si adatta, si costruisce un partito? Poi uno si chiede perché lo hanno fondato 'sto partito se dopo venti mesi sono già arrivati al punto di cambiarlo o non hanno ancora capito cos'è. &lt;a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/509253" target="_blank"&gt;Zoro&lt;/a&gt; racconta che sta leggendo quel &lt;a href="http://www.qualcunoeracomunista.it/" target="_blank"&gt;mattone&lt;/a&gt; da 745 pagine che è "Qualcuno era comunista" di Luca Telese. Il libro ruota attorno alla svolta occhettina dell'89/90, il crollo del Muro di Berlino, la chiusura del glorioso Pci, la nascita del Pds, la scelta del Nome e della Cosa, come si diceva allora nel criptico linguaggio delle cronache politiche, i protagonisti di allora che in buona parte sono gli stessi di oggi. Grande confusione, pure all'epoca, sotto il cielo. Eppure, dice Zoro, "là cambiava tutto, cascava tutto, ci si ripensava da capo a piedi, ci si faceva del male anche per eccesso d'amore, si piangeva tanto, ci si capiva poco, era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti, o così sembrava a chi aveva allora vent'anni. Qui, adesso, boh". Già, bho. Il fatto è che con questa storia del Pd stanno facendo di tutto per farci vivere in una condizione di non innocenza permanente, specialmente a noi che finora siamo sempre stati a sinistra. C'è questa paura fottuta mista a sfotò boccacesco per Berlusconi, e poi nulla. Nessuno ha lontanamente idea di cosa succederà. Stanno trasformando la politica in nevrosi. Dici: ma potresti non pensarci più, non votarli più, smetterla di mugugnare sul primo social network a disposizione. In effetti non ho firmato da nessuna parte un contratto a vita per tifare per il partito sedicente di sinistra qualunque cosa codesto partito faccia. Sull'Unità ho letto che Veltroni avrebbe dichiarato che il duello con D'Alema è finito. Se lo chiedessero a D'Alema direbbe lo stesso. Si resta scettici, comunque. E ancora più desolati ripensando che non viene in mente neanche un motivo, una differenza politica distinta, un modo diverso di pensare la sinistra, neanche mezzo, che in tutto questo tempo, circa quindici anni, abbia contraddistinto una fazione dall'altra, un cosidetto dalemiano da un cosiddetto veltroniano. Finito o no (adesso intanto appoggiano candidati diversi, guardacaso) è l'ennesimo duello che non mi ha mai riguardato, non mi ha mai rappresentato. Sabato non ero all'assemblea del Lingotto di Torino, del gruppo dei cosiddetti &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/partito-democratico-29/maltese-terzo-uomo/maltese-terzo-uomo.html?ref=search" target="_blank"&gt;"piombini"&lt;/a&gt;. Ma ho ascoltato qualche intervento in differita. Notavo gli applausi e le reazioni del pubblico, in particolare. Un pubblico - chissà quanto ampio, milioni di elettori forse - che chiede quasi disperatamente un leader "nuovo" e "giovane" e davvero "terzo", qualsiasi cosa vogliano politicamente dire queste tre parole. E invece niente, quel leader non si è appalesato. &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/partito-democratico-29/chiamparino-rinuncia/chiamparino-rinuncia.html" target="_blank"&gt;Chiamparino&lt;/a&gt;, che pure giovanissimo non è, ha lasciato perdere. &lt;a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/2767" target="_blank"&gt;Marino&lt;/a&gt; sembra il portabandiera di una sola causa di testimonianza per quanto importante, quella della laicità. &lt;a href="http://civati.splinder.com/post/20871897/C%27%26amp%3Begrave%3B+tempo+%28e+forse+" target="_blank"&gt;Civati&lt;/a&gt; è fermo al guado, come gli altri aspetta qualcuno che gli dica "vieni a salvarci", ma nessuno glielo dice, o se glielo dice il rischio è quello di voler cercare la bella morte e niente più. &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/partito-democratico-29/parla-debora/parla-debora.html" target="_blank"&gt;Serracchiani&lt;/a&gt;, fino a ieri da tutti osannata, si è accasata con Franceschini, contenta che le sta "simpatico" e che le ha lasciato un posto, ben &lt;a href="http://falsoidillio.splinder.com/post/20870497/frangette%2C+nuovismo+e+funivie+" target="_blank"&gt;poco diversa&lt;/a&gt; da quell'"apparato" che lei, a colpi di paroline nuoviste e frangetta, proclama di voler osteggiare. Stamatina leggevo la sua intervista sul giornale e avrei avuto voglia di prenderla, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow" target="_blank"&gt;morettianamente&lt;/a&gt;, a ceffoni. Lo sospettavo da un pezzo che Debbie nostra, e forse non avrà nemmeno tutti i torti, è una "politica" nel &lt;a href="http://www.blogsquonk.it/?p=3166" target="_blank"&gt;senso&lt;/a&gt; che tutti ormai attribuiamo al termine, un aggettivo sostantivato che non indica una qualità, bensì un modo di essere. Un modo di essere di cui poco ci fidiamo ormai. Ho letto la &lt;a href="http://www.wittgenstein.it/2009/06/29/visto-da-qui/" target="_blank"&gt;lunga analisi&lt;/a&gt; scritta da Luca Sofri sul suo blog. Di tutte le cose, più o meno giuste, più o meno condivisibili, mi sento di sottolineare questa frase, al suo dodicesimo e ultimo paragrafo: "Vorrei una scelta che mi convinca, e non la vedo". Ecco, almeno non mi sento solo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6224617220618800900?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SkuWq9tpILI/AAAAAAAABW8/TPIPxta_nUk/s72-c/lingotto_minonne.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">3</thr:total></item><item><title>Era vacanza</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/06/era-vacanza.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Tue, 30 Jun 2009 05:37:05 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1639824978821847562</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Era vacanza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;a href="http://emmebi.blogspot.com/2009_06_01_archive.html#4811732377691516506#4811732377691516506" TARGET="_blank"&gt;racconto di Michele Boroni&lt;/a&gt; sul suo blog, stamattina. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Ieri, alle 18.00, ero alla stazione di Viareggio a prendere il treno per Milano. Da poco più di un anno abbiamo una casetta lì, una tipica viareggina, case indipendenti strette e lunghe, colorate, allegre e con un efficiente sfruttamento dello spazio, roba da tesi di laurea in architettura creativa. La nostra è' vicina al mare e alla pineta (taci. ascolta.. sì, è quella del d'annunzio). L'auto la lasciamo riposare. Quando siamo lì ci si muove in bici. Ah, dimenticavo, abitiamo a 800 metri dalla stazione ferroviaria. Ieri pomeriggio, appunto, procedevo a piedi verso la stazione, con calma. Avevo tempo. E, benché tornassi al nord a lavorare, mi sentivo in vacanza. Sarà stata la mattina in spiaggia - giornata sublime, mare calmo, poca gente, leggero maestrale - sarà il fatto che la persona corta ha finito la scuola, ma sentivo dentro di me quel cosa . E la vedevo anche intorno a me. Bimbi che giocavano, i primi turisti spaesati ("quelli di luglio" li chiamano), i primi affari dei commercianti. E poi il solito movimento da piccola città: a differenza della vicina Forte dei Marmi, Viareggio è una centro che vive 12 mesi l'anno, non solo nel periodo estivo. Dovevo fare delle commissioni e quindi ho deciso per il giro lungo, nel centro vecchio: al negozio mi sono anche intrattenuto con un omino parlando di calcio, di quanto erano stati bravi gli Stati Uniti e di quanto poco spazio i giornali sportivi avevano dedicato alla partita, preferendo il calcio mercato dei club italiani. Ho proseguito poi fino a via Giuseppe Verdi per ordinare le borse laterali per la bici. "Venerdì fino a che ora siete aperti?" "Fino all'otto, ma se vieni più tardi, ci soni, si sta qui sopra, ti si danno" "Uh, grazie mille". A 50 metri da lì c'è la Via Macchiavelli le cui foto ora campeggiano su tutti le homepage dei siti d'informazione e nei tg. Il cielo si era fatto un po' grigio, ma tutto era bello, tranquillo, perfetto. Anche la gente che stava lì sentiva l'aria di vacanza. (Nota: L'esplosione è avvenuta alla destra della stazione e ha colpito sopratutto la zona che dà verso l'interno. Casa nostra, per fortuna, non ha subito danni. Ma quest'estate sarà diversa)"&lt;/span&gt;. Stanotte appena saputo della &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/cronaca/viareggio-treno/viareggio-treno/viareggio-treno.html" TARGET="_blank"&gt;notizia&lt;/a&gt; ho seguito gli aggiornamenti del viareggino &lt;a href="http://friendfeed.com/raben" TARGET="_blank"&gt;Alberto&lt;/a&gt; su FriendFeed, prima adrenalico, poi sempre più attonito e triste.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1639824978821847562?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>"Secondo il rito di Villa Certosa"</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/06/oggi-sposi.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Tue, 30 Jun 2009 05:17:29 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7624722247875113033</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;"Secondo il rito di Villa Certosa"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 401px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SkoBnYDN9GI/AAAAAAAABW0/_TflvGhTAKI/s1600/tfnozze.jpg" alt="telefree.it" vspace="3" align="center" border="0" hspace="0" /&gt;&lt;br /&gt;A mia insaputa sono diventato &lt;a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;amp;id=70576" target="_blank"&gt;la notizia del giorno&lt;/a&gt; a Gaeta, temo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7624722247875113033?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SkoBnYDN9GI/AAAAAAAABW0/_TflvGhTAKI/s72-c/tfnozze.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Generazione Fuorisede</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/06/generazione-fuorisede.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Tue, 30 Jun 2009 04:40:46 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6711538534054044602</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Generazione Fuorisede&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche giorno fa il mio amico &lt;a href="http://tuttofamedia.splinder.com" TARGET="_blank"&gt;Tfm&lt;/a&gt; si lamentava sul suo blog che alla generazione dei fuorisede lo Stato continui a negare, con regole e cavilli fuori dal tempo, il più elementare dei diritti, ovvero il diritto al voto. Che già non sarebbe poco, ma poi &lt;a href="http://tuttofamedia.splinder.com/post/20810795/Caro+Stato%2C+perch%C3%A9+alla+Gener" TARGET="_blank"&gt;aggiungeva dell'altro&lt;/a&gt;, che a pensarci è ancora peggio. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"La Generazione Fuorisede stiamo scappando. Stiamo scappando. Quelli che andiamo a vivere fuori dall'Italia e sì, mamma va tutto bene ma adesso ti devo lasciare che ho il turno 15-24. Stiamo scappando quelli che cambiamo quattro case all'anno. Stiamo scappando quelli che rimaniamo a vita nelle stesse case delle stesse periferie degli stessi discount degli stessi migranti. Noi stessi migranti. Stiamo scappando noi che non cambiamo residenza. Noi che non possiamo cambiare residenza, se le case in cui abitiamo non hanno contratti registrati. Se paghiamo in nero le nostre centinaia di euro ai nuovi veri aguzzini della modernità: i proprietari di immobili. Noi che non possiamo cambiare residenza perché cambiare residenza significa dover cambiare anche medico di base. E cambiare medico quattro volte all'anno, no non si può. Non si può. Non si può nulla. Noi che non possiamo, non possiamo nulla, perché non sappiamo dove saremo e che faremo non dico domani, ma a fine giornata. Stiamo scappando perché non vogliamo crederci. Ci hanno mentito. Ci avevano detto altro. Ci avevano assicurato che. E così non era. E poi ci hanno lasciato soli. A noi e ai nostri genitori. Ammortizzatori sociali, li chiamano. Avete visto? La famiglia è la sola vera architrave su cui si regge il nostro Paese. Ipocriti. Farabutti. Vi nascondete dietro un dito. Ci avete lasciato soli. E noi dobbiamo farcela. Dobbiamo trovare un modo. A ciascuno il suo. Non voluto. Trovato. A volte per caso, altre per necessità. Mai per scelta. La Generazione Fuorisede legge i giornali. Strabuzza gli occhi. Vive di Internet. Usa i social network per mantenere dritti quei fili che da un computer si diramano fino agli affetti. Aggiunge come amici su Facebook le proprie madri e i propri padri. Vive la vita. Vive le mille realtà di chi non può permettersi il lusso di fermarsi neanche un attimo. Usa i mezzi pubblici. Soffre. Si incazza. Vede con i propri occhi. La gente. La Generazione Fuorisede non sceglie. Si adegua. La Generazione Fuorisede è privata di molti diritti. Il diritto al bello. Il diritto al bene. Al giusto. Al merito. Il diritto non dico alla Felicità ma il diritto a pensare che da qualche parte quella Felicità c'è, esiste. Il diritto a fare progetti. Il diritto a non avere tutti le stesse librerie Ikea a 15,99 euro. Il diritto a sorridere. Il diritto a non avere un muro di cemento armato piantato davanti agli occhi".&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6711538534054044602?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Il Re del Pop</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/06/il-re-del-pop.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Tue, 30 Jun 2009 04:21:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7053821966915259505</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il Re del Pop&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 369px; height: 269px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SkVMTIGcQ8I/AAAAAAAABWU/Uzqc9YkkRh4/s1600/michaelslide5.jpg" alt="" vspace="3" align="right" border="0" hspace="10" /&gt;E' mezzanotte, fa caldo ma nemmeno tanto, a Villa Ada è pieno di zanzare, noi scivoliamo lungo il lago, abbiamo appena finito di vedere questo concerto dei Nouvelle Vague, due mirabolanti fighe francesi, una cosa musicalmente raffinatissima per carità, punk e progressive rifatto in bossanova, e comunque era già stata una giornata durissima, scoprire sul sito dell'Espresso il &lt;a href="http://espresso.repubblica.it/multimedia/home/6622475" target="_blank"&gt;video&lt;/a&gt; con Simon Le Bon ospite del triste party di Berlusconi a Villa Certosa, insieme alla Ventura che balla il Gioca Jouer, era parso un segnale incontrovertibile della fine degli anni Ottanta, davvero la conclusione di un'epoca, peggio del Muro di Berlino che ormai è roba buona per temi della maturità, e adesso ecco che si illumina il display del telefonino, e da qualche parte in forma di messaggini arriva la notizia che ci vira definitivamente l'uomore verso il basso, &lt;a href="http://www.cnn.com/2009/SHOWBIZ/Music/06/25/jackson/index.html" target="_blank"&gt;è morto Michael Jackson&lt;/a&gt;, un infarto in casa pare. E allora non si può più far finta di niente. Perchè Jacko, è vero, era morto già da dieci anni come minimo. Però &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/persone/michael-jackson/favola-incubo/favola-incubo.html" target="_blank"&gt;uno come lui&lt;/a&gt; non può morire lo stesso. Non ci si può credere, perlomeno. Ma sicuramente non è morto. Lo avranno rapito gli alieni. Sarà andato a raggiungere il suocero Elvis su un'isola segretissima nel Pacifico. Si sarà fatto ibernare. Ma come gli anni 80, non può morire. Come Berlusconi, non può morire. A proposito: chissà se prima o poi spunterà fuori pure un video di Jackson ospite a Villa Certosa, ormai non ci meravigliamo più di niente, stanno facendo strame dei miti delle nostre adolescenze, io sono tre mattine che ogni volta che entro nell'edicola sotto casa mi prende un infarto, abbasso gli occhi per pagare e vedo Bruno Vespa che rifà Nevermind dei Nirvana sulla copertina di Tv Sorrisi e Canzoni, quando è troppo è troppo. Comunque, tornando a Michael Jackson: le similitudini tra la sua morte e quella di Elvis Presley non sono affatto poche. Il re del pop e quello del rock'n'roll, morti nello stesso mo­do. La telefonata al pronto intervento dei sudditi terrorizzati, la corsa dei pa­ramedici nella villa del cantante più famoso del mondo, i tentativi di riani­mazione, lunghissimi, inutili. Il nero che voleva sembrare a tutti i costi bianco e il bianco che trasformò in fenomeno globale la musica dei ne­ri. Stroncati dai loro eccessi, dalla ric­chezza immensa e depredata da am­ministratori senza scrupoli, schiaccia­ti dal peso insostenibile delle loro os­sessioni, dei loro vizi, del loro talen­to. Le ville mausoleo dove nascondersi. Gli hamburger con pancetta fritta da divorare o i quintali di psicofarmaci da inghiottire. L'irriconoscibilità somatica dei volti, già da tempo volati nel cielo crudele delle icone. Appena qualche mese della faccia di Michael Jackson - bianchissima, lattiginosa, coi capelli finti, una boccuccia che sembra un taglio nella carne, cavia e nemesi di se stesso - si era detto che al buio si illuminava, come certi pupazzetti fluorescenti che uscivano dalle merendine. Chissà perché i grandi miti pop, quelli sublimi ma anche irrimediabilmente tragici, muoiono sempre d'estate. Con dipartite fatali che forse non sono suicidi ma potrebberlo esserlo. Elvis Presley. Marilyn Monroe. Ora Michael Jackson. Pronti per diventare materia antologica da servizi commemorativi nei vuoti telegiornali d'estate, a ogni anniversario. Nelle caldi estati dello star system, quando colano via i trucchi e le illusioni. Ora comunque comincia il circo. Come &lt;a href="http://www.macchianera.net/2009/06/26/the-classifica-73-the-king-is-gone-but-is-not-forgotten/" target="_blank"&gt;scrive&lt;/a&gt; Paolo Madeddu su Macchianera: "Mi aspetto un'elaborazione del lutto che nemmeno Diana Spencer, e un culto che nemmeno Wojtyla. Ecco, diciamo casomai una cosa tra Padre Pio ed Elvis (e impersonators dappertutto). Perché anche se i media da tempo lo ignoravano (eccetto per questioni di bambini, nasi, debiti), è stato davvero il re del pop. E lo conferma questa brutta fine, proprio da re". Perché evidentemente è cosi che va con le vite dei re, e noi ne sappiamo qualcosa. Nessuno è abbastanza amico dei re da prenderli di petto e dirgli: vecchio mio, stai sbiellando. E troppi sudditi gli dicono: "Puoi fare quello che vuoi! Compreremo comunque i tuoi dischi, ti voteremo per sempre e sempre!". Ma lui era il re. E comunque è andata così. Compare la scritta "game over" sul videogame umano in cui tutte le culture di genere hanno provato a mescolarsi, nero e bianco, maschio e femmina, bambino e adulto, vincente e sconfitto, gay e tamarro, umano e vampiro, zombie e disneyano, revenant e Bambi, a caccia del miglior offerente. Il mio amico Mario mi da una pacca sulla spalla e sentenzia: "E' la fine del pop e l'inizio dell'antiavanguardia popolare".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7053821966915259505?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SkVMTIGcQ8I/AAAAAAAABWU/Uzqc9YkkRh4/s72-c/michaelslide5.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total></item><item><title>Omonoia</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/06/omonoia.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Fri, 26 Jun 2009 13:49:45 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6842809835191869018</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Omonoia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In omaggio al Gay Pride nazionale di domani a Genova, nonché in piena consonanza col clima licenzioso che ormai domina le cronache italiche, estrapolo questa preziosa citazione trovata su un volantino di un party bolognese. Ci cade a pennello, diciamo così, e che sia di buonaugurio. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"L'eterosessualità è avariata da tempo, puzza come un cadavere. L'omosessualità è un'accozzaglia di mediocri cliché, resa insignificante da una pacchiana consuetudine di lustrini e underwear griffati. Anche chi si era illuso di riscattare la propria presunta originalità fregiandosi di una pluri-identità sessuale, non fa più scalpore di una casalinga che uccide il marito a colpi di I-Phone, servendone poi il corpo lessato all'incredulo amante sedicenne. Corrosi da uno spleen continuo, annoiati financo da noi stessi, vaghiamo in cerca di stimoli inebrianti per ritrovarci nella solita darkroom che puzza di sperma rancido. Questo è il secolo dell'Omonoia. E in onore di questo nulla che tutto inghiotte per poi vomitarsi addosso, alcune sordide menti, logorate da una realtà ormai stantia, hanno eretto un empio altare al più assurdo nonsense. Siamo in cerca di vittime sacrificali".&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6842809835191869018?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>The Revolution will be Twittered?</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/06/revolution-will-be-twittered.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Fri, 26 Jun 2009 12:03:36 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7692310471829140434</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;The Revolution will be Twittered?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 371px; height: 250px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SkUapFgtSFI/AAAAAAAABWM/N7JcWiauyEU/s1600/irantwitter.jpg" alt="" vspace="3" align="right" border="0" hspace="10" /&gt;Quello che sta succedendo a Teheran ci fa capire che internet sta &lt;a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/06/18/teheren-e-shirky-la-prima-rivoluzione-dei-social-media/" target="_blank"&gt;rivoluzionando&lt;/a&gt; anche il modo di fare le rivoluzioni. Il mondo comincia a prendere coscienza che, a questo giro, abbiamo assistito alla prima rivoluzione prevaletemente comunicata sulla Rete, in particolare &lt;a href="http://www.corriere.it/esteri/09_giugno_24/gaggi_twitter_giornali_tv_34d491d4-6082-11de-9ec2-00144f02aabc.shtml" target="_blank"&gt;su Twitter&lt;/a&gt;, che è un mezzo molto veloce e capace di cassa di risonanza, e soprattutto in grado di aggirare parte delle censure dei vecchi regimi. Giorni fa il famoso giornalista e blogger americano Andrew Sullivan ha lanciato e alimentato il suo &lt;a href="http://andrewsullivan.theatlantic.com/the_daily_dish/2009/06/the-revolution-will-be-twittered-1.html" target="_blank"&gt;"The Revolution will be Twittered"&lt;/a&gt;. Ma lo spunto più interessante è venuto da Clay Shirky, autore del &lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788875781248/shirky-clay/per-uno-tutti.html" target="_blank"&gt;libro&lt;/a&gt; "Uno per uno, tutti per tutti. Il potere di organizzare senza organizzazione", dove lui affronta il tema della "distruzione creativa" portata dalla Rete sul modo in cui viviamo, collaboriamo, produciamo. Ebbene, "sono sempre un po' reticente nel giudicare avvenimenti ancora in corso - ha &lt;a href="http://blog.ted.com/2009/06/qa_with_clay_sh.php" target="_blank"&gt;affermato&lt;/a&gt; Shirky - ma mi pare abbastanza chiaro che ci ci siamo, eccolo, il 'Big One'. Questa che accade in Iran è la prima rivoluzione proiettata sul palcoscenico globale e trasformata dai social media. Ho pensato molto alle dimostrazioni di Chicago del 1968, dove la gente scandiva il grido: tutto il mondo ci guarda! In realtà, in quel momento non era vero. Stavolta la gente da ogni parte del mondo non sta limitandosi ad ascoltare, ma sta rispodendo. Si stanno coinvolgendo con singole persone partecipanti, stanno passandone i messaggi ai loro amici, e stanno perfino fornendo le istruzioni per consentire accessi internet che le autorità non possono immediatamente chiudere. Questa modalità di partecipazione è davvero straordinaria". Questo che sta accadendo - e ancora, di più, accadrà - è l'evoluzione delle storie già viste in questi anni, come quelle narrate da Shirky nel suo libro, come quelle in cui molti di noialtri si sono imbattuti navigando. La storia di come &lt;a href="http://www.nytimes.com/2006/06/21/nyregion/21sidekick.html?_r=1&amp;amp;ex=1151812800&amp;amp;en=50e41" target="_blank"&gt;un cellulare&lt;/a&gt; smarrito su un taxi di New York finisce con lo scatenare un'innarestabile gogna pubblica. La storia di una frase razzista di &lt;a href="http://www.wittgenstein.it/html/foglio211202.html" target="_blank"&gt;un senatore&lt;/a&gt; sfuggita ai radar dei giornali e che costa il posto a un mammasantissima repubblicano. La storia di &lt;a href="http://www.repubblica.it/online/cronaca/papapreti/summit/summit.html" target="_blank"&gt;uno scandalo&lt;/a&gt; di pedofilia che, tracimando dal web, dilaga in gruppi di pressione di fedeli bostoniani, poi in scandalo internazionale, preludendo alla cacciata dell'alto prelato. La storia di &lt;a href="http://www.publiweb.com/service/federico_aldrovandi.html" target="_blank"&gt;un ragazzo&lt;/a&gt; modenese che muore durante un fermo di polizia, gli agenti chiudono presto il caso e la madre sul suo blog lo riapre un post alla volta, fino a obbligare i giornali a tornarci su e i poliziotti a finire in tribunale. E' la storia, insomma, di soggetti e masse che si coordinano. Di greggi che diventano pastori. Di "dilettanti" irregolari che armati solo di una voce su internet riescono a radunare una forza collettiva impressionante. L'analisi parte da qui: "Ogni consumatore è oggi un potenziale produttore con l'intero mondo come potenziale pubblico". Siamo tutti "ex audience" come spiegò una volta Dan Gillmor in &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/We_the_Media" target="_blank"&gt;"We, the media"&lt;/a&gt;. Basta alzarsi dal divano e andare alla scrivania. Posare il telecomando e imbracciare la telecamera. Anni fa era un discorso che facevo anche a proposito delle piccole e corsare &lt;a href="http://www.ludik.it/html/tmowbrig001104.htm" target="_blank"&gt;telestreet&lt;/a&gt; in cui ero coinvolto. Ma era ancora poco o nulla rispetto alle potenzialità offerte dalla Rete: altro che vecchie antenne e vecchio etere di quartiere. Naturalmente nulla è mai così liscio e facile, come talvolta la facciamo noi appassionati dei socialcosi. La Rete è un mare dove circolano molte notizie. Che possono essere vere o false. Può capitare che non ci siano dei responsabili a renderne conto. A dire solo "no, non mi piace" si rischia di fare la figura di Giovanni Tritemio, abate di Sponheim: nel 1492 scrive un pamphlet in cui difende la superiorità degli scriba, minacciati di estinzione dall'invenzione della stampa di Gutemberg. Affida però il suo "De laude scriptorum" ai tipografi, perché abbia più vasta e spedita circolazione. Mai autosmentita fu più efficace. Eppure la tentazione sopravvive. Il fatto, come scrive Shirky, è che "gli strumenti di comunicazione non sono socialmente interessanti sin quando non diventano tecnologicamente noiosi". Ovvero quando precipitano dalle elite alle masse. Perchè Internet non è solo uno strumento dell’attivismo politico, fa ormai profondamente parte della vita quotidiana del pezzo di società che lo usa. Come ho letto un interessante post di Antonio Sofi, &lt;a href="http://www.webgol.it/2009/06/24/la-democrazia-salvata-dai-gattini-il-web-e-la-protesta-in-iran-2/" target="_blank"&gt;"è la democrazia salvata dai gattini"&lt;/a&gt;. Cioè lo stesso meccanismo dei socialcosi alla facebook o alla twitter e simili che permette alle persone di scambiarsi contenuti frivoli e banali, tipo le foto delle vacanze o quelle - appunto - dei loro gatti, può garantire a messaggi di protesta una veloce diffusione. E bloccare il meccanismo è difficile: si rischierebbe di far arrabbiare pure la maggioranza poco sensibile all'attivismo politico ma a cui invece guai a togliergli il sito con le foto dei loro gattini.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7692310471829140434?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SkUapFgtSFI/AAAAAAAABWM/N7JcWiauyEU/s72-c/irantwitter.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Il vento tra i capelli</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/06/il-vento-tra-i-capelli.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Thu, 25 Jun 2009 10:08:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7106466900696955064</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il vento tra i capelli&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle strade di Teheran continuano a misurarsi minacce e speranze del nostro mondo. Abbiamo visto la giovane &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/esteri/iran-5/iran-5/iran-5.html?ref=search" TARGET="_blank"&gt;Neda&lt;/a&gt; morire sull'asfalto, jeans e sneakers, gli spari, il bel viso che si riempiva di sangue, il padre che le ripeteva "Non aver paura", prima di gridare di disperazione. L'abbiamo visto su internet, che ha aggirato la censura del vecchio regime degli ayatolah. Abbiamo letto la &lt;a href="http://www.distantisaluti.com/ricordati-di-spegnere-il-gas/" TARGET="_blank"&gt;lettera&lt;/a&gt; di un'altra giovane donna, alla vigilia delle manifestazioni: "Ho deciso che parteciperò alle manifestazioni di domani. Forse diverranno violente. Forse sarò una delle persone che saranno uccise. Sto ascoltando la mia musica preferita. Voglio addirittura ballarla, qualche canzone. Ci sono anche alcune grandi scene di film che voglio rivedere. Devo anche tirar giù la libreria. Val la pena leggere le poesie di Forough e Shamloo una volta di più. Tutte le foto della mia famiglia devono essere viste una volta ancora, anche loro. Devo anche chiamare i miei amici per dir loro ciao. Tutto quello che ho sono due scaffali di libri, ho detto alla mia famiglia a chi darli. Mi mancano due esami per laurearmi, ma che importa di questo. La mia mente è in subbuglio e confusione. Ho scritto queste frasi casuali per la prossima generazione perché sappiano che non eravamo solamente in preda all’emotività o spinti dai nostri coetanei. Perché essi sappiamo che abbiamo fatto tutto il possibile per creare un futuro migliore per loro. Perché sappiano che i nostri antenati si sono arresi agli arabi e ai mongoli, ma non si sono arresi al dispotismo. Questo appunto è dedicato ai figli di domani...". Il giorno dopo l'autrice ha scritto un suo nuovo messaggio, dedicato a Neda, &lt;a href="http://www.unita.it/news/esteri/85848/questa_era_neda_mia_sorella" TARGET="_blank"&gt;"sorella"&lt;/a&gt;: "che era una persona dignitosa, e aspettava come me un giorno in cui i suoi capelli venissero scompigliati dal vento...".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7106466900696955064?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Nel letto grande</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/06/nel-letto-grande.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Fri, 26 Jun 2009 07:09:05 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-3385311517744150151</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nel letto grande&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 336px; height: 325px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SkD-WJuyqxI/AAAAAAAABWE/Hw9khJqlX6I/s1600/berlusconi_dasolo.jpg" alt="foto da l'unità" vspace="3" align="right" border="0" hspace="10" /&gt;Il momento è grave. E, nonostante la materia del contendere strappi più di una risata, persino serio. Davanti ai bar della provincia italiana si discute delle drammatiche &lt;a href="http://www.guardian.co.uk/world/2009/jun/22/silvio-berlusconi-italy-sex-scandal" target="_blank"&gt;vicende&lt;/a&gt; del presidente del consiglio. "Vergogna", sentenzia qualcuno. "Dicono che quando si viene operati alla prostata si diventa maniaci" confida un altro. "Che figura in Europa". "Le baresi comunque sono le più zoccole in assoluto". "Si deve dimettere". "Se si è trombato anche Belen giuro che lo voto per ammirazione". Pure se &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-9/silenzio-telegiornali/silenzio-telegiornali.html?ref=search" target="_blank"&gt;il Tg1&lt;/a&gt; non ne parla, una notizia un po' originale non ha bisogno di un telegiornale, corre veloce di bocca in bocca. I pensionati, con una certa competenza, mettono in mezzo il Viagra. "Si vabbe' il Viagra, ma quando se ne deve pigliare di Viagra, quello c'ha pure un'età" dice uno. E l'altro a ribattere, dando le carte, "e che vuoi che sia, settantatre anni, ce n'è di più vecchi che ancora gli danno dentro". "Ah, io non prendo nulla - interviene un altro - però non faccio neanche nulla eh!". Il mio amico borbonico Antonio mi illustra la sua personale &lt;a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;amp;id=70321" target="_blank"&gt;ipotesi&lt;/a&gt; di complotto eversivo: "Noemi e Patrizia non sono zoccole, sono eroine del sud, brigantesse ad honorem, si sono immolate per salvare l'Italia da un clown, da un massone piduista". Incontro anche un prete, tanto per chiacchierare, e sull'argomento in questione mi dice che bisogna rispettare anche la vita personale delle persone, anche i politici hanno la loro privacy, e io però sospetto che detto da un prete questo valga solo per i capi di governo puttanieri, per tutto il resto c'è una scomunica papale (o c'è Mastercard, dipende dai casi). Su un &lt;a href="http://emmebi.blogspot.com/2009/06/una-versione-costa-crociere-dellinfermo.html" target="_blank"&gt;blog&lt;/a&gt; trovo scritto che "a questo punto spero sinceramente che ci trombi con qualcuna di queste qui, perché se veramente l'unica cosa che fa è essere costretto a intrattenere ogni sera un manipolo di sgallettate raccontando barzellette e facendo vedere le diapositive delle vacanze... be' mi sembra una versione costa crociere dell'inferno dantesco". Sui tavolini del bar le prime pagine di &lt;a href="http://ludik.tumblr.com/post/127532765/prima-pagina-del-quotidiano-libero-stamattina" target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt; si avventurano in spettacolari tesi di difesa con triplo salto carpiato. "Berlusconi è impotente, molti maschi anziani lo sanno" era la tesi di sabato. Poi domenica la svolta: "Siamo tutti Berlusconi". Ma parla per te. Sottotitolo: gli italiani sono tolleranti, "basta guardare le statistiche sull'eros, che è sempre più sdoganato". E accanto un boxino con i numeri del sesso: prostitute stimate, guadagno medio settimanale, i clienti circa, e gli italiani sesso-dipendenti (6 milioni circa, vai a capire contati come). Segue commento di Vittorio Sgarbi: "chi comanda fa sesso, non per sè ma per il Paese". Infine riquadro dedicato a "quelli del Pd che si scandalizzano per il Cavaliere ma dimenticano le loro battaglie a favore dell'emancipazione sessuale e del libero amore". &lt;a href="http://espresso.repubblica.it/multimedia/home/6509014" target="_blank"&gt;L'Espresso&lt;/a&gt; mette in copertina un motoscafo carico di squinzie che si dirige sulla costa di Villa Certosa, scortato dai carabinieri, pare lo sbarco di Normandia, ma che doveva fare, i respingimenti come a Lampedusa? Un avventore di passaggio sorseggia un caffè corretto e fa notare che l'uso delle puttane è in effetti un fatto privato, e se è per questo pure l'amatissimo Kennedy si avventava su qualsiasi cosa di femminile che respirasse, anzi per lui una Marilyn Monroe non fu qualcosa di molto diverso di una &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-8/bonini-patrizia/bonini-patrizia.html?ref=search" target="_blank"&gt;Patrizia D'Addario&lt;/a&gt;, e che non fu questo a buttarlo fuori dalla politica e bensì le due pallottole che gli trapanarono il cranio. Sì, epperò viene da rispondere che scegliersi Marilyn come puttana non è lo stesso che scegliersi la D'Addario. E a parte il fatto che Marilyn non venne candidata a un seggio del Senato degli States, e mentre invece la D'Addario è stata lì lì per essere candidata a qualcosa. A questo di insopportabile siamo. E in effetti c'è qualcosa di marcio in questo Paese, se il capo del governo può essere messo spalle al muro da una puttana barese. Ed è un qualcosa di marcio che ci contagia tutti, che ci riguarda tutti. Nel polverone dei sospetti c'è perfino chi si immagina una Mata Hari inviata dal nemico: una spia in azione per conto della Cia la notte dell'elezione di Obama, mentre Papi le &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-8/audio-patrizia-bonini/audio-patrizia-bonini.html?ref=search" target="_blank"&gt;sussurrava&lt;/a&gt; "vieni nel letto grande". Amico di fede berlusconiana preferisce ricordarmi che la maggiorparte degli elettori non lo vota certo per la sua indiscussa e specchiata moralità. Gli italiani hanno votato (e per la terza volta) un furbo figlio di puttana, e non lo hanno fatto per sbaglio. Gli avversari di sinistra - mi dice - sarebbero capaci di far pagare le tasse pure alle puttane (e si sottintende l'uso del termine a specificare una professione, così come si direbbe di una sarta o di una grafica pubblicitaria), e ci credo che pure la Patrizia - coi suoi duemila euro puliti puliti - lo voti. Io se è per questo non ho nulla ma proprio nulla contro le puttane, anche se non le frequento. È diverso se tu sei il capo politico di un governo che vanta la sua ultracattolicità, che difende "la vita" anche quando non è più vita, di un governo che si mette la mano alla bocca quando parla di gay, che toglie le prostitute dalla via Salaria di Roma in omaggio ai benpensanti. Forse &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-9/bers-morale/bers-morale.html" target="_blank"&gt;comincia&lt;/a&gt; a diventare troppa "la differenza tra i saturnali del sultano e la vita della gente comune". Alla fine va così: non è per la dissennata politica economica, il lavoro che manca, la crisi, non per le leggi scritte su misura per garantirsi l'impunità, per le ronde e per i bavagli alla giustizia e ai giornali, per la corruzione eletta da anni a sistema. No. È per un giro di minorenni e di prostitute da catalogo, alla fine, che il sistema si sfarina. Si guarda all'orizzonte, lontano dalle chiacchiere da bar, la domanda è sempre la stessa: quel misterioso insieme che chiamiamo "Italia" cosa ne penserà di tutto questo? Come ha scritto Michele Serra l'altro ieri, "fino a che non sapremo la risposta a questa domanda (che non è di destra nè di sinistra: è una domanda sullo stato mentale di un popolo) non c'è molto da gongolare". Bisognerebbe che ci occupassimo di noi, anche. Bisognerebbe che l'Italia non fosse una dependance di Villa Certosa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-3385311517744150151?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SkD-WJuyqxI/AAAAAAAABWE/Hw9khJqlX6I/s72-c/berlusconi_dasolo.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">3</thr:total></item><item><title>Improvvisamente troppo tardi</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/06/improvvisamente-troppo-tardi.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Mon, 22 Jun 2009 03:44:28 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-3630663941308979910</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Improvvisamente troppo tardi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte alla "tragedia di un uomo infoiato" c'è chi &lt;a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=MNIA7" TARGET="_blank"&gt;evoca&lt;/a&gt; il 24 luglio, che è il giorno prima del 25, che è l'eterno simbolo della vigilia della caduta del regime, e del repentino voltare faccia e bandiera di una Nazione in cerca di un colpevole e di molte assoluzioni, in epoche del tutto diverse ma con un'antica memoria di naufragi e ribaltoni, e Gran Consigli di Regime e monetine dell'hotel Raphael. Riporto stralci di un articolo molto interessante, a questo proposito, di &lt;a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=MNIA7" TARGET="_blank"&gt;Adriano Sofri su Repubblica di pochi giorni fa&lt;/a&gt;. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;«Le nostre sono bazzecole. Non la caduta di un dittatore, promessa di liberazione e intanto preludio a un nuovo disonore e a una carneficina: semplicemente, la tragedia di un uomo ridicolo. La vigilia della fine di un commesso viaggiatore. (...) È una storia italiana. La storia del capovolgimento repentino di un successo, il naufragio – per evocare un’immagine più appropriata al protagonista – di una nave da crociera sulla quale si raccontavano barzellette fesse e si ballava sfrenatamente fino a un momento fa, e un momento dopo i topi corrono già al punto di raccolta delle scialuppe. Varrà la pena di fendere la calca dei naufraghi fino a guadagnarsi lo sguardo migliore dal ponte, come un Plinio curioso di scrutare un’ennesima prova della natura umana. Qualcuno resterà accanto al capo che va a fondo (qualcuno resta sempre, e non è detto che siano i peggiori). Qualcuno se la darà a gambe, il più lontano possibile (l’ambasciata tedesca a Roma, annoterà un gerarca nazista, diventò in quella fine di luglio una affollatissima agenzia di viaggi). Qualcuno prenderà la prima fila nel ripudio del capo che vacilla – nel codardo oltraggio, diciamo così. Ammesso che non si ricordi bene come andarono le cose il 24 luglio del 1943 – e poi il 25 luglio del 1943 – B. si ricorda senz’altro come sono andate col tracollo della Prima Repubblica, del quale, in fondo, è stato il paradossale beneficiario per tanti anni: ancora un po’, e avrebbe toccato anche lui il ventennio. (...) Si dovrebbe scattarne un’istantanea, della larga maggioranza, per studiare l’inclinazione dello sguardo di ciascuno: verso il capo, verso il vicino, verso l’uscita di sicurezza più prossima. Nella notte del Gran Consiglio, nel breve trapasso fra il 24 e il 25 luglio, diciannove votarono contro M., sette a favore, uno si astenne. Giochi fatti. Succede così, quando si apre una crepa, e non viene rimarginata. Intendiamoci, questi sono ancora pieni di soldi e di bischerate. Però si può già, senza iattanza – sono sempre loro che tengono il coltello per il telecomando – immaginarne le mosse. Che misure starà prendendo fra sé e sé un intrepido avvocato difensore secondo il quale – ancora alla data di ieri – B. non pagherebbe mai una donna, avendone “grandi quantitativi”? Duri quanto duri la notte del 24 luglio, l’epitaffio è già stato dettato. Quella che ballava fino a un momento fa era l’Italia dei grandi quantitativi, di donne e di tutto. Meglio che sul solito Titanic, come i magnati e i magnaccia sull’incrociatore Aurora. Erano altri tempi, il 24 luglio, e le veline erano ancora tassativi fogli di istruzione per i mezzi di comunicazione, non ragazze ammucchiate nella stanza adiacente alle istituzioni. Maria José, che era la moglie dell’erede al trono ma detestava il fascismo e aveva a che fare con inglesi e americani e bravi monsignori, fu tuttavia disgustata dalla rapidità con cui “la gente buttava giù le statue e i busti di Mussolini, i fasci littori, le aquile e tutte le insegne del regime… Soltanto ieri lo avevano osannato, ora lo condannavano furiosamente”.  La crepa si era aperta da un po’, del resto. Dino Grandi, che fu poi il promotore dell’ordine del giorno – della notte – del 25 luglio, aveva già trovato “terrea” la faccia del duce. Difficile trovare terrea quella di B. – c’è da scavare – ma l’impressione è quella. Lo guardavo mentre il ministro della Giustizia, parlando dello stato delle carceri (si può anche scrivere maiuscolo: lo Stato delle carceri), rivolto alla sedia sulla quale era seduto come sulle spine, lo chiamava “sostenitore e testimone di una nuova moralità politica”. (...) Si è fatto improvvisamente troppo tardi. Il 23 si ballava e non c’era tempo per pensare, e l’alba del 25 si annuncia già con un rumore di autoambulanze. Gli si potrebbe dire di lasciare la politica: dopotutto non è mai stato l’affar suo, non ha mai preso gli ordini, ha fatto una sua parte colossale, ha un’età (questo non è facile da dirgli), una famiglia di cui rimontare i pezzi, luoghi meravigliosi in cui abbronzarsi davvero e, con precauzioni minime, scansare i fotografi. E provare, con un dignitoso congedo, a far continuare qualcosa: dopotutto Gianni Letta è da sempre lì per questo. Per una uscita del genere, venti minuti al Quirinale sarebbero perfino troppi. Certo, c’è sempre la minaccia dei maramaldi del giorno dopo. Oppure resistere (resistere, resistere, eccetera), ma alla condizione di dire agli italiani: “L’ho fatta grossa, sono un tipo così, la politica non fa per me, però mi piace governare. Mi piacciono troppo altre cose di cui ormai sapete, e di quelle mi scuso”. Potrebbe anche, abbastanza a buon diritto, fare una vasta chiamata di correo: “Io sono un tipo così, ho questo benedetto tic, ma chi è senza peccato si alzi e scagli la sua pietra. E per giunta voi non avete nemmeno il mio tic: siete stati accucciati sotto la mia tavola a ingrassare degli avanzi”. Pensiero ingiusto, è pieno di gente perbene e libera. Come al solito, nessuno si alzerebbe, e tanti si terrebbero cara la propria pietra, e la propria monetina, per il momento, non si sa mai, in cui dargli il benservito. Succede così, nel basso impero. E questo non è impero, ma basso sì».&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-3630663941308979910?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total></item><item><title>La faccia come il quorum</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/06/la-faccia-come-il-quorum.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Sun, 21 Jun 2009 02:47:33 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5466828541991052882</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La faccia come il quorum&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 364px; height: 244px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Sj0Ea-iAVOI/AAAAAAAABV0/r-H_234JVlA/s1600/regimesi.jpg" alt="" align="right" border="0" vspace="3" hspace="10" /&gt;Mi capita di sentire alcuni di quegli stessi politici - non importa di qualche partito o schieramento - che alle amministrative di appena due settimane fa facevano fuoco e fiamme per convicere i cittadini (me compreso &lt;a href="http://www.ludik.it/html/gaeta030609.htm" target="_blank"&gt;riluttante&lt;/a&gt; di fronte alle provinciali) ad andare a votare, adesso fare fuoco e fiamme per convicerli a non andarci per il referendum di oggi e domani. Sicché anche a me tocca ribadire che ho sempre tenuto a distinguere l'astensionismo in una normale elezione da quello in una consultazione dove invece l'astensionismo può essere usato come mezzo (e furbizia) per impedire l'espressione della volontà popolare, e dunque come un sotterfugio per evitare di combattere sul terreno del merito una battaglia. Comunque adesso c'è il &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/politica/referendum-elettorale-1/referendum-ballottaggi/referendum-ballottaggi.html" target="_blank"&gt;referendum elettorale&lt;/a&gt; (anzi tre in una volta, per essere precisi). E' ormai da quindici anni che i referendum abrogativi non esprimono nessuna volontà popolare. Da quindici anni si promuovono con estenuanti raccolte di firme, e poi autenticazioni, vidimazioni, finché vengono vagliati dalla Corte Costituzionale, che li boccia o li approva, e allora se li approva il Viminale stampa le schede, apre i seggi, affigge i manifesti, qualche volta deve chiudere anche le scuole, e poi quando i seggi chiudono finisce tutto lì. Manca il quorum. Non va a votare, neanche lontanamente, il 50% più uno degli aventi diritto. Lo strumento del quorum è stato sicuramente messo lì dai padri (ormai nonni) costituenti con le migliori intenzioni: serve a impedire che pochi decidano per tutti. E' andata a finire, ormai, che il quorum serve soltanto a impedire che molti possano decidere. E' stata colpa di quelli, i Radicali in primis, che da un certo punto in poi, messe da parte le grandi e benemerite battaglie su grandi temi come divorzio e aborto, si sono dedicati a promuovere sfilze di referendum inutili, un diluvio di paragrafi e commi da abolire con un si o un no, testi di legge poco decisivi da riparare ma in grado di far passare la voglia di esprimere la "volontà popolare" pure al più stakanovista degli elettori. Ma è stata anche colpa di coloro che a un certo momento, fiutata l'aria, hanno capito che ingaggiandosi gli astensionisti ogni referendum poteva essere mandato all'aria senza nemmeno bisogno di combattere. Il quorum, insomma, è diventato arbitro del risultato. E i sostenitori del No hanno pensato bene di comprarselo. Aggiungendoci la beffa che dopo il referendum quella stessa legge che si sarebbe voluta abolire ora ce la si ritrova consacrata da una presunta "volontà popolare": secondo il principio per cui, siccome il 50%+1 degli aventi diritto non è andato a votare, evidentemente il testo di legge alla maggioranza va bene così com'è. Con tanti complimenti alla maturità politica dei nostri bagnanti di inizio estate. L'ultima volta fu particolarmente spiacevole: &lt;a href="http://www.macchianera.net/2005/06/16/libero-stato-disteria/" target="_blank"&gt;accadde nel 2005&lt;/a&gt;, col referendum sulla fecondazione assistita e l'astensionismo propugnato dai vescovi, e io &lt;a href="http://ludik.blogspot.com/2005/06/referendum-fallito.html" target="_blank"&gt;ci rimasi&lt;/a&gt; col dente avvelenato. Come scrive oggi &lt;a href="http://leonardo.blogspot.com/2009/06/quella-vecchia-131-mirafiori.html" target="_blank"&gt;Leonardo&lt;/a&gt; sul suo blog, "ciononostante c'è sempre qualcuno che ci prova – sempre gli stessi, per lo più. Pannella, Segni: anche il fronte referendario, come tutti gli altri soggetti politici, è invecchiato. Li vedi ormai pensionati, armeggiare intorno al motore d'accensione della Poderosa Macchina Referendaria (una Fiat del 1974) che non parte più; ma loro continuano a girare la chiavetta, imperterriti. Hai voglia a spiegargli che così il motore si ingolfa: la chiavetta è roba loro, evidentemente è roba loro anche la macchina, se solo partisse. E se non riparte più, peggio per tutti: il loro dovere era quello di girare la chiavetta fino alla fine". Sarebbe una storia istruttiva: il trionfo della maggioranza silenziosa, apparecchiato con tanta buona volontà da una minoritaria elite di paladini della libertà. Così pure oggi ai tre referendum elettorali andrò a votare, forse per tigna o per abitudine, di certo senza entusiasmo. &lt;a href="http://www.referendumelettorale.org/" target="_blank"&gt;E voterò Si&lt;/a&gt;. Ci sono cascato anche stavolta: ho pure firmato ai banchetti, quando raccolsero le firme. Non escluderei di rifarlo. In realtà c'è un motivo ancora più convincente del Si o del No per cui varrebbe la pena di andare a votare al referendum, e di corsa: è bene che i politici continuino ad aver paura dei referendum. Cito dal blog &lt;a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/Referendum_elettorali:_perch%C3%A9_voter%C3%B2_SI" target="_blank"&gt;NoiseFromAmerika&lt;/a&gt;: "Si tratta di iniziative che normalmente sono al di fuori del loro controllo e che possono essere usate per fare pressione. Certo, è un'arma spuntata. Il referendum è solo abrogativo, quindi il suo scopo è limitato. In questo caso, per esempio, si è solo potuto lavorare di fino per produrre un porcellum con il rossetto, anziché proporre un sistema maggioritario. Inoltre i risultati referendari possono essere facilmente aggirati o ignorati, come è accaduto con i referendum sulla privatizzazione Rai o sul ministero dell'agricoltura.  Lo stesso, un'arma spuntata è meglio di nessuna arma. Una vittoria del Si, dopo una lunga serie di referendum andati 'buchi' per mancanza di quorum, servirebbe a dare l'avviso alla casta che i cittadini non sono totalmente inermi". Lo so, non mi illudo, tanto &lt;a href="http://www.repubblica.it/speciale/2009/referendum/index.html" target="_blank"&gt;domani&lt;/a&gt; non cambierà nulla: il superamento del quorum è fuori discussione. Perlomeno si prevede pioggia: non ci sarà da rimpiangere di non essere andati al mare. E poi, scrive Leo, c'è ancora chi si chiede Pannella come faccia. "Hascisc, probabilmente".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5466828541991052882?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Sj0Ea-iAVOI/AAAAAAAABV0/r-H_234JVlA/s72-c/regimesi.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total></item><item><title>Referendum di Cuore</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/06/referendum-di-cuore.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Sat, 20 Jun 2009 09:04:16 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8321131252413127092</guid><description>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Referendum di Cuore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla metà degli anni Novanta, nel pieno della bulimia referendaria di marchio pannelliano, il mitico settimanale satirico &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cuore_(rivista)" TARGET="_blank"&gt;Cuore&lt;/a&gt; promosse una raccolta di firme, con tanto di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e migliaia di adesioni raccolte, per 18 possibile referendum. A leggerli ora mi sembrano uno più geniale e attuale dell'altro, altro che referendum elettorale di domani (che poi una legge elettorale definita "porcellum" dai suoi stessi estensori è roba che non gli sarebbe venuta in mente nemmeno a quelli di Cuore per uno dei loro pezzi, ma questo sarebbe un altro discorso). Eccoli qui.&lt;br /&gt;1) Cancellazione della manutenzione degli aerei&lt;br /&gt;Per favorire la caduta degli apparecchi in volo creando posti di lavoro nelle fabbriche d'aerei a terra.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che sia abrogata la Legge 23 Maggio 1980 n. 242, recante "Delega al Governo per la ristrutturazione dei servizi di assistenza al volo?""&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;2) Eliminazione del semaforo rosso&lt;br /&gt;Per spazzare via tutti i lacci e lacciuoli burocratici che hanno finora bloccato gli investimenti in campo stradale.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 30 Aprile 1992, n. 285, denominato "Nuovo Codice della strada", limitatamente all'art. 41, comma secondo, limitatamente alle parole "rosso, con significato di arresto" e comma quinto limitatamente al punto a) recante le parole "rosso, con significato di arresto e non consente ai pedoni di effettuare l'attraversamento, né di impegnare la carreggiata"; comma sesto limitatamente alla parola "rosso"; comma settimo limitatamente alle parole "rossa a forma di x con significato di divieto di percorrere la corsia o di impegnare il varco sottostante la luce"; comma undicesimo recante le parole "Durante il periodo di accensione della luce rossa, i veicoli non devono superare la striscia di arresto; in mancanza di tale striscia i veicoli non devono impegnare l'area di intersezione, né l'attraversamento pedonale, né oltrepassare il segnale, in modo da poterne osservare le indicazioni"; nonché comma quattordicesimo limitatamente alla parola "rossa?"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;3) Abrogazione del reato di mafia&lt;br /&gt;Per porre fine all'ingiusto ostracismo verso una delle poche aziende italiane che funzionano bene.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che sia abrogato l'art. 416 - bis del Codice Penale recante "Associazione di tipo mafioso?"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;4) Abolizione del reato di furto&lt;br /&gt;Perché i furti subiti e compiuti si bilancino armoniosamente come i rigori alla fine del campionato di calcio.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che siano abrogati: l'art. 624 del Codice Penale recante "Furto"; l'art. 625 del Codice Penale recante "Circostanze aggravanti"; l'art. 626 del Codice Penale recante "Furti punibili a querela dell'offeso", nonché l'art. 627 del Codice Penale recante "Sottrazione di cose comuni"?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;5) Riabilitazione della Loggia P2&lt;br /&gt;Per restituire dignità legale ad una importante organizzazione italiana che ha anche espresso il Presidente del Consiglio.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che sia abrogata la Legge 25 Gennaio 1982, n. 17, recante "Norme di attuazione dell'articolo 18 della Costituzione in materia di associazioni segrete e scioglimento dell'organizzazione denominata Loggia P2"?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;6) Abrogazione del francobollo&lt;br /&gt;Per ripristinare la prassi del piccione viaggiatore liberando le piazze da tutti quei bighelloni pennuti.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che sia abrogato il D.P.R. 29 Maggio 1982 n. 655, limitatamente all'art. 31 recante "Modalità di francatura" e limitatamente all'art. 32 recante "Uso dei francobolli - Buste e fasce francate?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;7) Abrogazione del reato di corruzione&lt;br /&gt;Per stimolare la ripresa degli appalti e favorire il rapporto diretto tra cittadini e istituzioni.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che siano abrogati: l'art. 318 del Codice Penale recante "Corruzione per un atto d'ufficio"; l'art. 319 del Codice Penale recante "Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio"; l'art. 319-bis del Codice Penale recante "Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio"; l'art. 319-bis del Codice penale recante "Corruzione in atti giudiziari"; l'art. 320 del Codice penale recante "Corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio"; l'art. 321 del Codice penale recante "pene per il corruttore", nonchè l'art. 322 del Codice Penale recante "Istigazione alla corruzione"?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;8) Abrogazione della matematica a scuola&lt;br /&gt;Per permettere ai nostri fanciulli di convivere col debito pubblico italiano in totale serenità e inconsapevolezza.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che sia abrogato il decreto ministeriale 9 febbraio 1979, recante "programmi, orari di insegnamento e prove di esame per la scuola media Statale", limitatamente alla IV parte, limitatamente all'art. 2, limitatamente alla lettera C?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;9) Abrogazione del salario agli operai&lt;br /&gt;Per sgominare una volta per tutte l'inflazione e favorire la diffusione del volontariato sociale.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete Voi che sia abrograto l'art. 2099 del Codice Civile recante "retribuzione"?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;10) Abolizione dell'obbligo alla fedeltà&lt;br /&gt;Per garantire la possibilità di una sana concorrenza sessuale che dinamizzi il rapporto matrimoniale.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che sia abrograto l'art. 143 del Codice Civile recante "Diritti e doveri reciproci dei coniugi", limitatamente al comma secondo, limitatamente alle parole: "alla fedeltà"?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;11) Abrogazione dell'eredità per i figli&lt;br /&gt;Perché di sabato sera i figli si schiantino pure con l'auto ma almeno la comprino con i loro quattrini.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che siano abrogati: l'art. 536 del Codice Civile, limitatamente al primo comma, limitatamente alle parole "i figli legittimi, i figli naturali", nonchè il comma seconda dell'art. 536 del Codice Civile; nonchè l'art. 565 del Codice Civile limitatamente alle parole "ai discendenti legittimo e naturali"?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;12) Abolizione della TV&lt;br /&gt;Per rendere più intime le serate degli italiani e favorire la ripresa del tasso di natalità nazionale.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che sia abrogata la Legge 6 agosto 1990 n. 223, limitatamente all'art. 2, nonché limitatamente all'art. 16 primo comma salvo le parole "La diffusione sonora e televisiva" ed alle parole "è subordinata al rilascio di concessione", e tredicesimo comma salvo le parole "la concessione non può....essere rilasciata", nonché di tutte le norme incompatibili con il testo normativo risultante dall'abrogazione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;13) Abrogazione del limite minimo di età agli elettori del sindaco&lt;br /&gt;Perché i giovani partecipino direttamente alla vita politica e non solo quando i genitori giurano sulla loro testa.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che sia abrogato il T.U., 5 aprile 1951 n°203, limitatamente all'art. 13, limitatamente al comma primo, nonchè la legge 7 ottobre 1947 N¡1058, recante "Norme per la disciplina dell'elettorato attivo e per la tenuta e la REVISIONE annuale delle liste elettorali", limitatamente all'art.1, limitatamente alle parole "che abbiano compiuto il 21° anno d'età"?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;14) Abrogazione del pedaggio autostradale&lt;br /&gt;Per offrire un'impressione di disinteressata ospitalità agli extracomunitari onesti che vengono in Italia per lavorare.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che sia abrogata la Legge 7 Febbraio 1961, n. 59, limitatamente al Titolo III recante "Disposizioni finanziarie", limitatamente all'art. 26, limitatamente al punto f) recante le parole "dai proventi dell'esercizio delle autostrade statali;" e limitatamente all'art. 5, limitatamente alle parole "di norma a pagamento"?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;15) Abolizione del carcere per i sequestratori&lt;br /&gt;Per riconoscere il dramma del sequestratore costretto a sorvegliare giorno e notte quel lavativo del sequestrato.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi l'abrogazione dell'art. 630 del Codice Penale recante "sequestro di persona a scopo di estorsione" limitatamente al comma primo, limitatamente alle parole: "con la reclusione da venticinque a trenta anni", limitatamente al comma secondo, limitatamente alle parole : "con la reclusione di anni trenta", limitatamente al terzo comma, limitatamente alle parole "dell'ergastolo", limitatamente al comma quarto, limitatamente alle parole "le pene previste dall'articolo 605" ed alle parole "alla reclusione da sei a quindici anni", limitatamente al comma quinto, limitatamente alle parole "la pena dell'ergastolo è sostituita da quella della reclusione da dieci a venti anni e le altre pene sono diminuite da un terzo a due terzi"; limitatamente al comma sesto, limitatamente alle parole "è sostituita la reclusione da venti a ventiquattro anni" ed "è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni" nonchè "non può essere inferiore a dieci anni" e "ed a quindici anni"?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;16) Abolizione del potere di arresto del Pubblico Ministero&lt;br /&gt;Perché i carceri e gli uffici dei magistrati che indagano ridiventino luoghi civili, spaziosi e tranquilli.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che siano abrogati: l'art. 91 del Codice di Procedura Penale recante "procedimento applicativo"; l'art.292 del Codice di procedura Penale limitatamente al comma primo, limitatamente alle parole "su richiesta del Pubblico Ministero"?.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;17) Abolizione dei libri scolastici&lt;br /&gt;Per porre fine all'increscioso fenomeno dei libri unti dalla pizza comprata per la ricreazione.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che sia abrogato il D.P.R. 28 Gennaio 1948 n. 175, limitatamente all'art. 2?"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;18) Abrogazione dei soldi&lt;br /&gt;Per garantire una maggiore igiene dei rapporti interpersonali senza veicoli di malattia toccati da tutti o quasi.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Volete voi che sia abrogato il Regio Decreto n. 204 del 28 aprile 1910 che approva l'annesso "Testo Unico di Legge sugli Istituti d'emissione e sulla circolazione pei biglietti di Banca"?&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8321131252413127092?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Verde anche di speranza</title><link>http://ludik.blogspot.com/2009/06/verde-anche-di-speranza.html</link><author>noreply@blogger.com (ludik)</author><pubDate>Fri, 19 Jun 2009 14:40:05 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6031065368099405867</guid><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Verde anche di speranza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 450px; height: 230px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SjuEwJ6K9nI/AAAAAAAABVs/ATr5GuwH3Ow/s1600/iranverde.jpg" alt="" vspace="3" align="center" border="0" hspace="0" /&gt;&lt;br /&gt;Trent'anni fa la rivoluzione degli ayatollah in Iran fu un caso più unico che raro nel mondo contemporaneo di rivoluzione che sovverte una dittatura per creare una dittatura ancora peggiore, solidamente teocratica. Una rivoluzione all'indietro. Adesso, coi &lt;a href="http://www.nytimes.com/2009/06/17/world/middleeast/17notebook.html?ref=middleeast" target="_blank"&gt;sommovimenti&lt;/a&gt; di questi giorni a Teheran dopo le elezioni truccate di Ahmadinejad, e anche coi passaparola &lt;a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/06/18/teheren-e-shirky-la-prima-rivoluzione-dei-social-media/" target="_blank"&gt;della Rete&lt;/a&gt;, qualcosa sembra muoversi. E stavolta guardando in avanti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6031065368099405867?l=ludik.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SjuEwJ6K9nI/AAAAAAAABVs/ATr5GuwH3Ow/s72-c/iranverde.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item></channel></rss>
