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		<title>La settimana – 33/2010</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 08:34:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prosegue il comportamento bipolare di mercati ed analisti, che alternano momenti di profondo pessimismo ad altri di quasi euforia. Questa settimana il pendolo si è decisamente orientato sulla ripresa, grazie anche al dato sul mercato del lavoro statunitense di agosto, che in realtà non evidenzia nessun particolare vigore ma si limita e sconfessare le previsioni [...]


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</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prosegue il <strong>comportamento bipolare di mercati ed analisti</strong>, che alternano momenti di profondo pessimismo ad altri di quasi euforia. Questa settimana il pendolo si è decisamente orientato sulla ripresa, grazie anche al dato sul mercato del lavoro statunitense di agosto, che in realtà non evidenzia nessun particolare vigore ma si limita e sconfessare le previsioni più pessimistiche, alimentando quindi quello che potrebbe dimostrarsi nulla più che un <em>relief rally</em>.</p>
<p><span id="more-2860"></span>Nel mese di agosto, il totale degli <strong>occupati nel settore non agricolo</strong> è diminuito per il secondo mese, in misura pari a 54.000 unità, ma le stime ipotizzavano un calo netto di 105.000 occupati. La flessione complessiva riflette una riduzione di 114.000 unità negli occupati temporanei del settore pubblico, a seguito della progressiva conclusione delle operazioni del censimento 2010. Il settore privato ha creato 67.000 impieghi netti, dopo i 107.000 di luglio, stima rivista al rialzo.</p>
<p><strong>Non ci sono particolari motivi per rallegrarsi, ove si allarghi lo sguardo ad un orizzonte temporale più esteso</strong>: da dicembre 2007, data di inizio della recessione secondo le stime del <em>National Bureau of Economic Analysis</em>, sono stati distrutti 7,6 milioni di posti di lavoro nel settore non agricolo, e 7,7 milioni in quello privato. In agosto, il <strong>tasso di disoccupazione</strong> è aumentato al 9,6 per cento, soprattutto per effetto di un aumento del tasso di partecipazione alla forza lavoro, in parte riconducibile al reingresso nella forza lavoro dei giovani con meno di 20 anni, la cui partecipazione in luglio si era abbassata considerevolmente, contrariamente all&#8217;abituale stagionalità.</p>
<p>Nello stesso mese, tuttavia, si è registrato un aumento (al massimo degli ultimi sei mesi) del numero di quanti lavorano <strong>part-time per motivi economici</strong>, ad esempio perché non riescono a trovare occupazione a tempo pieno, pur cercandola, oppure perché il proprio datore di lavoro ha ridotto l&#8217;orario ai dipendenti, a causa di bassi livelli di domanda per l&#8217;impresa. Anche il totale delle <strong>ore lavorate</strong> è rimasto complessivamente stabile, mentre il totale degli occupati in manifattura, che aveva evidenziato negli ultimi mesi una tendenza al recupero, è tornato a calare. Nel complesso, il mercato sembra aver letto questo dato scommettendo (almeno per questa settimana) sulla possibilità che non ci sia alcun <em>double dip</em> ma solo un rallentamento fisiologico nel corso della ripresa.</p>
<p><strong>In conseguenza, le borse hanno visto un marcato recupero</strong> (l&#8217;ennesimo) ed i rendimenti obbligazionari sono rimbalzati dai minimi storici raggiunti nei giorni scorsi. Tra gli altri dati, l&#8217;indice <strong>ISM manifatturiero</strong> statunitense ha mostrato in agosto un&#8217;accelerazione dell&#8217;espansione, contro attese per un suo rallentamento indotte anche dal fatto che ben sei degli otto sondaggi regionali della Federal Reserve prevedevano una frenata della manifattura. Per contro, l&#8217;indice <strong>ISM dei servizi</strong> ha mostrato nello stesso mese una vistosa decelerazione, in particolare la componente riferita all&#8217;occupazione, che segnala contrazione per la prima volta negli ultimi sei mesi.</p>
<p><strong>Prosegue nel frattempo la forte espansione del blocco dei BRIC e più in generale dei paesi esportatori di materie prime</strong>. Nel secondo trimestre l&#8217;<strong>economia brasiliana</strong> è infatti cresciuta dell&#8217;8,8 per cento rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, rispetto a stime poste al 7,9 per cento e dopo il 9 per cento del primo trimestre, confermando che il paese dovrà proseguire nella stretta monetaria già intrapresa. Anche il <strong>Pil indiano</strong> del secondo trimestre è cresciuto dell&#8217;8,8 per cento annuale, con spinta da manifattura, servizi e costruzioni, anche dopo una benevola stagione dei monsoni. Una spinta alla crescita potrebbe venire anche dagli aiuti alla ricostruzione delle zone del <strong>Pakistan</strong> devastate dalle inondazioni. In <strong>Australia</strong>, il Pil del secondo trimestre è cresciuto dell&#8217;1,2 per cento trimestrale e del 3,3 per cento annuale, con forte spinta dall&#8217;export di materie prime e la previsione di un boom degli investimenti. La banca centrale australiana dovrebbe quindi risultare la più aggressiva tra quelle del G20 nel restringere la politica monetaria.</p>


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		<title>La settimana – 32/2010</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 12:18:02 +0000</pubDate>
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</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La seconda stima del <strong>Pil statunitense</strong>, pubblicata venerdì 27 agosto, ha confermato le attese di una marcata decelerazione della crescita americana. La variazione annualizzata è infatti passata dal 2,4 all&#8217;1,6 per cento. Si tratta di un dato comunque migliore del consenso, posto a più 1,3 per cento, ma resta una vistosa frenata rispetto al più 3,7 per cento annualizzato registrato nel primo trimestre. La componente del Pil che è migliorata rispetto alla prima stima è soprattutto la <strong>spesa dei consumatori</strong>, cresciuta al tasso annualizzato del 2 per cento, da 1,6 per cento della prima stima. Il miglioramento non deve tuttavia trarre in inganno, poiché imputabile in larga misura ai maggiori consumi di carburante nel periodo, a fronte di un aumento dei costi degli stessi.</p>
<p><span id="more-2851"></span><strong>Il dibattito politico ed economico, oltre che l&#8217;andamento dei mercati finanziari, restano dominati dai rischi di <em>double dip</em>, cioè di ricaduta in recessione degli Stati Uniti</strong>. Durante l&#8217;annuale simposio della <strong>Federal Reserve</strong> a Jackson Hole, Wyoming, <strong>Ben Bernanke</strong> ha detto che la Fed è pronta a fornire nuovo stimolo monetario, se necessario, ma ha anche riconosciuto che &#8220;i banchieri centrali, da soli, non possono risolvere i problemi economici del mondo&#8221;. Bernanke ha preso atto che il passo della crescita economica è meno vigoroso di quanto inizialmente atteso, e che molto del rallentamento è attribuibile al settore delle famiglie, dove la spesa dei consumatori e la domanda immobiliare residenziale sono cresciute meno di quanto inizialmente ipotizzato.</p>
<p><strong>Bernanke non ha tuttavia fornito modalità né tempistiche per una ripresa dell&#8217;<em>easing</em> quantitativo</strong>, dopo la decisione del FOMC del 10 agosto di utilizzare gli importi delle cartolarizzazioni detenute dalla Fed e giunte a scadenza per acquistare titoli del Tesoro statunitense nelle scadenza tra 2 e 10 anni. I mercati finanziari, dopo alcuni giorni di prevalenti ribassi, hanno reagito con un rimbalzo dell&#8217;azionario e, soprattutto, con forti vendite sui titoli governativi, causando un vistoso recupero dei rendimenti, anche di 15 centesimi su alcune scadenze, verosimilmente proprio per la delusione per il mancato annuncio.</p>
<p><strong>Altre pessime notizie sono venute dall&#8217;immobiliare americano, con i dati sulle vendite di case nuove ed esistenti</strong>, a nuovi minimi storici e con forti aumenti delle scorte, cioè dello stock di invenduto, in termini di mesi necessari al suo esaurimento, al passo corrente delle vendite. Si è avuta ennesima conferma che il credito d&#8217;imposta di 8000 dollari per acquirenti di case nuove è servito solo ad anticipare decisioni di acquisto, come sempre accade nei casi di sussidi. Inoltre, la pressione sui prezzi degli immobili è destinata a continuare: circa 11 milioni di proprietari immobiliari sono &#8220;sott&#8217;acqua&#8221;, cioè hanno mutui di controvalore superiore al valore di mercato della proprietà. C&#8217;è quindi un elevato rischio di nuovi pignoramenti immobiliari, con l&#8217;arrivo delle proprietà sul mercato e nuove pressioni sui conti delle banche creditrici.</p>
<p><strong>In Europa, settimana caratterizzata da nuovi timori per la crisi di debito sovrano</strong>, anche a seguito del declassamento del debito irlandese da parte di <em>Standard &amp; Poor&#8217;s</em>, al livello di AA- ma con prospettive ancora negative, a causa soprattutto di un significativo aumento del costo del salvataggio governativo delle banche. Il successivo allargamento dei differenziali contro la Germania, sia dei titoli governativi che dei <em>credit default swap</em>, ha trascinato con sé tutti i paesi deboli di Eurolandia, Italia inclusa. Ancora buone notizie per la <strong>Germania</strong>, con l&#8217;indice IFO di fiducia delle imprese a nuovi massimi da giugno 2007 e fiducia dei consumatori ai massimi da ottobre 2009.</p>


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		<title>La settimana – 31/2010</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 08:56:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Settimana dominata dal dato di luglio sul mercato del lavoro statunitense, pubblicato venerdì 6 agosto. Un dato piuttosto deludente, che evidenzia come nel mese siano stati distrutti 131.000 impieghi netti, contro una stima di 65.000. Rivisto in peggioramento anche il dato di giugno, primo mese di “deflusso” dalle file degli occupati dei rilevatori del censimento [...]


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</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Settimana dominata dal dato di luglio sul <strong>mercato del lavoro statunitense</strong>, pubblicato venerdì 6 agosto. Un dato piuttosto deludente, che evidenzia come nel mese siano stati distrutti 131.000 impieghi netti, contro una stima di 65.000.</p>
<p><span id="more-2846"></span>Rivisto in peggioramento anche il dato di  giugno, primo mese di “deflusso” dalle file degli occupati dei  rilevatori del censimento federale: persi 221.000 posti, da 125.000  inizialmente stimati. Nel settore privato, che è quello che interessa  per valutare la consistenza della ripresa, in luglio sono stati creati  solo 71.000 impieghi netti, a fronte di una previsione di 90.000.  Rivista al ribasso anche l’attività di giugno, con soli 31.000 nuovi  posti creati, dagli 83.000 inizialmente stimati.</p>
<p><strong>La disoccupazione resta ferma al 9,5 per cento, ma solo per  effetto di una riduzione della forza-lavoro che ha praticamente eguagliato il  numero di quanti hanno perso il lavoro nel mese</strong>. Continua la  brillante ripresa della manifattura, con 36.000 impieghi creati nel  mese, ma il settore è comunque troppo piccolo per riassorbire la  disoccupazione e trainare l’economia del paese, mentre il numero di  quanti sono fuori dal mercato del lavoro da oltre sei mesi rischia di  innalzare il tasso “naturale” di disoccupazione.</p>
<p>Per reazione alla notizia, <strong>il dollaro è tornato ad indebolirsi contro euro e yen</strong>, toccando i minimi da quattro mesi nel primo caso e avvicinandosi alla soglia di 85 contro il secondo, che rappresenta il minimo del dopo-crisi e degli ultimi 15 anni. Anche l&#8217;oro si è rivalutato, toccando il massimo da un mese e rivedendo il livello di 1200 dollari l&#8217;oncia. Apparentemente, sono aumentate le probabilità di una ripresa dell&#8217;<em>easing</em> quantitativo da parte della Fed, e di ciò si discuterà nel meeting del <em>Federal Open Market Commitee</em>, in programma a metà settimana. Non sembrano tuttavia esservi posizioni definite in seno alla banca centrale statunitense. Tra gli osservatori sembra prendere corpo l&#8217;ipotesi di una versione inizialmente &#8220;leggera&#8221; dell&#8217;intervento di monetizzazione, che consisterebbe nel reimpiego sul mercato del controvalore delle cartolarizzazioni ipotecarie detenute dalla Fed che giungono a rimborso. Si tratterebbe di un importo di circa 300 miliardi di dollari da qui a fine 2011. Il tutto in attesa di evidenze più robuste circa il rallentamento dell&#8217;economia statunitense nel secondo semestre.</p>
<p><strong>L&#8217;ipotesi di nuovi allentamenti monetari e l&#8217;evidente tendenza disinflazionistica continuano a mettere le ali al mercato obbligazionario governativo</strong>, con il titolo del Tesoro a due anni che tocca il nuovo minimo storico di tutti i tempi, al livello di 0,5 per cento ed il decennale al nuovo minimo annuale di 2,82 per cento. Anche il mercato obbligazionario giapponese ha toccato in settimana nuovi record, con il rendimento del JGB decennale che scende sotto la soglia dell&#8217;1 per cento per la prima volta dal 2003. La deflazione giapponese non accenna a ridursi, le banche dirottano sui titoli governativi la liquidità che non riescono ad impiegare in prestiti al sistema produttivo, mentre le assicurazioni allungano la vita media dei titoli in portafoglio nel tentativo di controbilanciare gli impegni indotti dalle polizze.</p>
<p>In Area Euro il presidente della Bce, <strong>Jean-Claude Trichet</strong>, ha dichiarato nel corso della conferenza stampa di giovedì scorso che la crescita europea del secondo trimestre &#8220;è stata per molti versi eccezionale&#8221;, ma è probabile che la frase vada intesa nell&#8217;accezione di &#8220;non ripetibile&#8221;.</p>


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		<title>La settimana – 30/2010</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 08:32:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Macroeconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Mercati]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiude un mese caratterizzato da forte volatilità ma anche dal recupero delle quotazioni azionarie, dopo la vistosa correzione del mese di giugno. L&#8217;ultimo dato settimanale in ordine cronologico, ma anche il più rilevante sul piano macroeconomico, è stata la prima stima del Pil statunitense del secondo trimestre, che è cresciuto del 2,4 per cento [...]


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</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiude un mese caratterizzato da forte volatilità ma anche dal recupero delle quotazioni azionarie, dopo la vistosa correzione del mese di giugno. L&#8217;ultimo dato settimanale in ordine cronologico, ma anche il più rilevante sul piano macroeconomico, è stata la <strong>prima stima del Pil statunitense del secondo trimestre</strong>, che è cresciuto del 2,4 per cento annualizzato, contro stime di consenso poste a più 2,7 per cento.</p>
<p><span id="more-2830"></span>Nel <strong>dettaglio</strong>, i consumi delle famiglie rallentano la loro crescita all&#8217;1,6 per cento annualizzato, mentre il commercio estero netto torna a sottrarre vistosamente crescita (ben 2,8 punti percentuali), a causa della ripresa delle importazioni. Le scorte, che negli ultimi due trimestri avevano prodotto ampia parte della crescita, contribuiscono per 1,1 punti percentuali al secondo trimestre, lasciando quindi la crescita delle vendite reali finali (cioè la differenza tra variazione del Pil e quella delle scorte) all&#8217;1,3 per cento, un dato che mostra che la persistente debolezza della domanda distingue questa fase di ripresa da quelle del passato.</p>
<p>Positiva la contribuzione alla crescita fornita dall&#8217;immobiliare residenziale (più 27,8 per cento annualizzato), ma frutto in ampia misura del credito d&#8217;imposta sull&#8217;acquisto della prima casa, per cui è verosimile attendersi un ripiegamento nel terzo trimestre. Anche il contributo della spesa pubblica è stato sostenuto: più 7,4 per cento per la Difesa, più 13 per cento per la spesa pubblica non legata alla Difesa. Bene, per contro, l&#8217;investimento in attrezzature aziendali e software. Le <strong>revisioni alla serie storica del Pil del biennio precedente</strong> mostrano che la contrazione è stata più severa di quanto inizialmente stimato: dello 0,2 per cento nel 2007 e nel 2009 e dello 0,4 per cento nel 2008. Il peggior trimestre è stato il quarto del 2008, con un calo del Pil di ben il 6,8 per cento annualizzato. Nel secondo semestre, come noto, il contributo dello stimolo fiscale alla crescita diverrà negativo.</p>
<p><strong>Tra gli altri dati della settimana, tra quelli positivi si segnala la continua espansione del commercio globale ed il positivo andamento della manifattura mondiale</strong>, con la produzione industriale nei paesi emergenti che oggi è su livelli superiori del 10 per cento al picco pre-recessione, mentre l&#8217;indice dei direttori acquisti di Chicago ha evidenziato in luglio un&#8217;espansione nell&#8217;attività: la manifattura (inclusi i nuovi ordini) continua ad espandersi nel Mid-West, anche per effetto della ripresa negli impianti automobilistici di <strong>General Motors</strong> e <strong>Chrysler</strong>. Vi sono inoltre dati positivi dalle trimestrali aziendali, con una crescita degli utili a cui si affianca anche una moderata ripresa dei fatturati.</p>
<p>Nell&#8217;<strong>Eurozona</strong>, dopo settimane di forti timori per il futuro dell&#8217;area della moneta unica, i differenziali di rendimento tra centro tedesco e periferia mediterranea continuano a restringersi, e l&#8217;euro è ai massimi degli ultimi due mesi e mezzo.</p>
<p><strong>Tra gli elementi non positivi</strong>, il <em>Chicago Fed National Activity Index</em> (composto da 83 indicatori nazionali, e che rappresenta una importante <em>proxy</em> del Pil) è diventato negativo nel mese di giugno, soprattutto a causa di produzione ed occupazione, a conferma del fatto che quest&#8217;ultima non sta godendo di un rimbalzo da ripresa e non sta sostituendo il ciclo delle scorte nel ruolo di motore della crescita. Anche il <em>Beige Book</em> della Fed conferma che, a metà luglio, i distretti della Federal Reserve segnalavano uno stallo o un rallentamento nella crescita mentre la <strong>fiducia dei consumatori</strong>, così come tracciata dal sondaggio dell&#8217;Università del Michigan, è tornata a scendere nel mese di giugno. La situazione delle economie sviluppate continua quindi a restare in chiaroscuro.</p>


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		<title>Italiani, popolo di risparmiatori da alfabetizzare</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 06:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Charles Dexter Ward</dc:creator>
				<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Obbligazioni Alto Rendimento]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi sul sito della Consob è apparsa una interessantissima pubblicazione intitolata “Le obbligazioni emesse da banche italiane. Le caratteristiche dei titoli e i rendimenti per gli investitori“ (in Quaderni di Finanza, Studi e Ricerche, Luglio 2010), a cui probabilmente non è stato ancora dedicato lo spazio che meriterebbe: il testo in oggetto non [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi sul sito della <strong>Consob</strong> è apparsa una interessantissima <a href="http://www.consob.it/main/consob/pubblicazioni/quadernifinanza/qdf67.htm">pubblicazione</a> intitolata “<em>Le obbligazioni emesse da banche italiane. Le caratteristiche dei titoli e i rendimenti per gli investitori</em>“ (in <em>Quaderni di Finanza, Studi e Ricerche</em>,  Luglio 2010), a cui probabilmente non è stato ancora dedicato lo spazio che meriterebbe: il testo in oggetto non svela segreti particolari, ma si limita ad una puntuale e precisa fotografia sul vezzo tutto italiano di banche che hanno venduto  alla propria clientela bond emessi da loro stesse, in virtù di quella “familiarità”  che, come ricorda il testo, “può guidare e distorcere la percezione del <em>trade-off</em> fra rischio e rendimento”.</p>
<p><span id="more-2820"></span>Il tema era già stato parzialmente affrontato in <a href="http://macromonitor.net/2008/10/20/bond-bancari-perche-no/">un precedente post</a>, ma  il documento dimostra candidamente quanto “grave” e profonda sia questa distorsione e quanto sia indispensabile fare informazione e perché no, anche un po’ di sana educazione finanziaria, affinché il risparmiatore italiano si riappropri di una capacità di scelta razionale quando si accomoda nell’ufficio del direttore di banca. Non può non stupire infatti l’inquietante relazione inversa tra capacità di risparmio e qualità nella gestione del risparmio stesso;  il risparmiatore italiano risulta infatti  tanto attento e virtuoso nella fase di accumulazione, quanto “distratto” e approssimativo quando si tratta di investire i propri risparmi: pur riconoscendo “anomalie nel processo produttivo e distributivo dei prodotti finanziari”, non si può non finire per prendere in considerazione un evidente e generalizzato deficit cognitivo che, non permettendo una piena comprensione degli strumenti finanziari,  può portare poi a scelte non efficienti o addirittura irrazionali.</p>
<p>La <strong>consulenza indipendente</strong> potrebbe rappresentare un fondamentale veicolo per permettere al risparmiatore italiano di fare un salto di qualità importante, sottraendo al canale bancario  il monopolio della distribuzione di prodotti finanziari. E’ evidente infatti come le stesse istituzioni finanziarie operino nel migliore dei casi in un evidente conflitto di interesse in quanto soggetti  attivi sui mercati sia in qualità di prenditori di fondi sia di strutturatori di prodotti finanziari più o meno complessi.</p>
<p>Quello che emerge dal documento della Consob è un quadro impietoso in cui le obbligazioni bancarie collocate allo sportello, spesso, troppo spesso, non offrono (o meglio, non hanno offerto fino ad oggi)  un rendimento adeguato al rischio dello strumento: spesso questo rendimento, oltre a essere sistematicamente inferiore a quello prevalente sul mercato istituzionale per un rischio confrontabile, risulta anche inferiore al rendimento dei titoli di stato italiani.</p>
<p>Se questo era un dato sostanzialmente noto, il documento sottolinea molto opportunamente come anche sotto il profilo di liquidità <strong>molte emissioni collocate al <em>retail</em> non riescono ad offrire garanzie sufficienti rispetto alla possibilità di scambiare questi titoli su un  mercato secondario realmente liquido</strong>. Giova in questa sede ricordare che quando si parla di <em>corporate bond</em> la liquidità è un fattore essenziale che dovrebbe guidare le scelte di investimento e che dovrebbe esser riflesso nei prezzi (che in questo caso vuol dire spread): <em>ceteris paribus</em>, emissioni poco liquide dovrebbero offrire un rendimento più elevato per compensare l’investitore del maggior rischio sostenuto.</p>


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		<title>La settimana, 29/2010</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 10:52:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Settimana dominata dall&#8217;attesa per gli esiti dei cosiddetti stress test bancari europei, pubblicati venerdì 23 luglio dopo la chiusura dei mercati azionari del Vecchio Continente. Sette dei 91 istituti bancari appartenenti a paesi dell&#8217;Unione europea sottoposti al test hanno mancato la soglia minima prevista, con un deficit aggregato di capitale di 3,5 miliardi di euro. [...]


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</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Settimana dominata dall&#8217;attesa per gli esiti dei cosiddetti <em>stress test</em> bancari europei, pubblicati venerdì 23 luglio dopo la chiusura dei mercati azionari del Vecchio Continente. Sette dei 91 istituti bancari appartenenti a paesi dell&#8217;Unione europea sottoposti al test hanno mancato la soglia minima prevista, con un deficit aggregato di capitale di 3,5 miliardi di euro. Cinque casse di risparmio spagnole, la tedesca <strong>Hypo Real Estate Holding</strong> e <strong>Agricultural Bank of Greece</strong> hanno riserve insufficienti per mantenere un quoziente di capitale Tier 1 di almeno il 6 per cento in ipotesi di recessione e crisi di debito sovrano, secondo i criteri stabiliti dal <strong>Committee of European Banking Supervisors</strong> (CEBS).</p>
<p><span id="more-2805"></span><strong>L</strong><strong>a quantità di capitale necessario appare molto inferiore alle attese del mercato</strong>, che variavano tra 30 e 85 miliardi di euro. In parte ciò deriva dal fatto che le stime hanno tenuto conto solo dei titoli governativi destinati a trading, non di quelli detenuti fino a scadenza. Ciò significa che i test hanno ignorato la maggioranza delle posizioni di debito sovrano detenute dalle banche, anche se non andrebbe dimenticato che le banche europee, dall&#8217;inizio della crisi, hanno raccolto circa 300 miliardi di euro di cui 170 di provenienza governativa, a supporto di 34 istituti. I regolatori hanno testato i portafogli di titoli sovrani con scadenza a 5 anni, assumendo una perdita del 23,1 per cento sul debito greco, 12,3 per cento su quello spagnolo, 14 per cento su quello portoghese e 4,7 per cento sul debito statale tedesco.</p>
<p>I test hanno inoltre valutato l&#8217;impatto di un declassamento di quattro livelli al rating di titoli cartolarizzati, un calo del 20 per cento del mercato azionario europeo, sia nel 2010 che nel 2011 ed altri 50 parametri macroeconomici, combinati in due scenari, &#8220;base&#8221; (quello corrispondente alle previsioni macroeconomiche della Commissione europea) ed &#8220;avverso&#8221;. Tra le altre critiche mosse agli stress test si segnala la <strong>mancata considerazione delle condizioni di liquidità</strong>: vi sono banche, come quelle greche ed ampia parte di quelle iberiche, il cui finanziamento dipende pesantemente dalla Banca centrale europea. Inoltre, il quoziente di capitale considerato (Tier 1) esclude dal computo i cosiddetti strumenti ibridi, di cui (ad esempio) le banche tedesche fanno ampio uso. Non è stata poi considerata l&#8217;ipotesi di un collasso del mercato immobiliare.</p>
<p>Tra gli istituti che hanno mancato il test, la tedesca Hypo Real Estate Holding, già salvata con un intervento pubblico, necessita di capitali per 1,25 miliardi di euro. Sia la banca centrale tedesca che il regolatore finanziario nazionale BaFin hanno tuttavia precisato che il fabbisogno sorgerà solo al materializzarsi delle condizioni avverse previste dal test. Riguardo le quattro casse di risparmio spagnole, che hanno una carenza aggregata di capitale pari a 2 miliardi di euro, la <strong>Banca di Spagna</strong> ha fissato una scadenza per raccogliere fondi privati, trascorsa la quale si procederà a fusioni tra casse e iniezioni di fondi pubblici.</p>
<p>Tra gli altri eventi della settimana appena trascorsa, si segnala il positivo andamento del Pil britannico del secondo trimestre e gli ordinativi industriali europei in maggio, sopra le attese. I principali mercati azionari occidentali segnano rialzi compresi tra il 3 ed il 4 per cento, mentre l&#8217;indice S&amp;P 500 riagguanta l&#8217;importante livello tecnico di 1100 punti. Il mercato azionario cinese chiude ai massimi da oltre 4 settimane, mentre il rame è al massimo da 10 settimane. Nel corso delle audizioni congressuali semestrali, <strong>Ben Bernanke</strong> ha confermato che le prospettive economiche restano incerte, mentre il mercato immobiliare statunitense segnala il peggioramento della fiducia dei costruttori, ai minimi da aprile 2009.</p>


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		<title>Ungheria, un tranquillo weekend di paura</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 04:51:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>John Christian Falkenberg</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Mercati]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;apertura di oggi promette di essere interessante. Nel senso della maledizione cinese. Durante il week end il FMI ha annunciato la sospensione del programma di aiuti all&#8217;Ungheria, a causa del rifiuto del nuovo governo di Budapest di introdurre nuove tasse permanenti per raggiungere gli obiettivi prefissati dagli accordi del 2008. Il cambio Euro-fiorino è già [...]


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<li><a href='http://macromonitor.net/2009/01/07/credit-update-fine-della-paura/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Credit update: Fine della paura?'>Credit update: Fine della paura?</a></li>
</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;apertura di oggi promette di essere interessante. Nel senso della maledizione cinese.</p>
<p>Durante il week end il FMI ha annunciato la sospensione del programma di aiuti all&#8217;Ungheria, a causa del rifiuto del nuovo governo di Budapest di introdurre nuove tasse permanenti per raggiungere gli obiettivi prefissati dagli accordi del 2008. Il cambio Euro-fiorino è già sotto pressione in Asia.</p>
<p>L&#8217;Ungheria non ha mai impiegato il denaro, messo a disposizione da FMI ed Unione Europea, ma la sola presenza della linea di credito aveva agito da forte sostegno al precedente governo di centrosinistra.<br />
Il nuovo governo di centrodestra ha scelto di proseguire sulla linea dell&#8217;austerity, concentrandosi sul taglio alle spese ma imponendo soltanto una tassa straordinaria sulle istituzioni finanziarie, rifiutando un aumento strutturale della pressione fiscale.</p>
<p>La risposta dell&#8217;FMI, concordata con la UE, è quasi senza precedenti e segnala la determinazione a non apparire più deboli come in passato, quando il Fondo finse d&#8217;ignorare le scorciatoie di nazioni come l&#8217;Argentina, scorciatoie che posero i semi di futuri disastri. D&#8217;altro canto, le istituzioni internazionali rischiano l&#8217;eccesso opposto, ossia abbandonare una nazione per un disaccordo su quello che potrebbe rivelarsi un punto di minore importanza.</p>


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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 08:54:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Macroeconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Mercati]]></category>

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		<description><![CDATA[La settimana, iniziata con ulteriori recuperi delle quotazioni azionarie, si è conclusa con un forte arretramento, soprattutto dei listini americani, nella giornata di venerdì. Alla base di questo risultato vi è soprattutto la delusione per i dati di bilancio del secondo semestre riportati da alcune grandi compagnie, come General Electric (da sempre considerata una proxy [...]


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</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La settimana, iniziata con ulteriori recuperi delle quotazioni azionarie, si è conclusa con un forte arretramento, soprattutto dei listini americani, nella giornata di venerdì. Alla base di questo risultato vi è soprattutto la delusione per i dati di bilancio del secondo semestre riportati da alcune grandi compagnie, come <strong>General Electric</strong> (da sempre considerata una <em>proxy</em> dell&#8217;economia statunitense e globale), che non sono riuscite a battere le stime di consenso riguardo la crescita del fatturato, vista ormai come un fondamentale indicatore della esistenza stessa della ripresa.</p>
<p><span id="more-2794"></span>Un progresso degli utili come frutto pressoché esclusivo di tagli di costo ed aumento di produttività è visto negativamente, in assenza di ripresa del giro d&#8217;affari. Anche i risultati del secondo trimestre delle principali banche statunitensi (<strong>JPMorgan</strong>, <strong>Bank of America</strong>, <strong>Citigroup</strong>), pur positivi, non hanno entusiasmato perché in maggioranza frutto di componenti non ordinarie, come il rallentamento del passo degli accantonamenti a perdite su crediti (frutto di apparente miglioramento della congiuntura) e la rivalutazione degli attivi.</p>
<p>Se è vero che i recuperi di efficienza pongono le basi per vistosi recuperi degli utili, quando i fatturati torneranno a crescere, è anche vero che <strong>il sistema produttivo statunitense appare diviso in due</strong>, tra grandi imprese globali che ottengono risultati nel complesso soddisfacenti e piccole e medie imprese che soffrono ancora la congiuntura per esse negativa, come confermato dall&#8217;ultimo sondaggio della <em>National Federation of Independent Business</em> (l&#8217;associazione delle PMI statunitensi), che a giugno torna ad evidenziare <a href="http://www.nfib.com/press-media/press-media-item?cmsid=52004">pessimismo sulle prospettive economiche del comparto</a>, su livelli più compatibili con una fase di recessione/rallentamento che di ripresa. Non stupisce, quindi, dato il ruolo fondamentale delle PMI nella creazione di nuova occupazione, che i sondaggi sulla creazione di nuovi impieghi (primo tra tutti il JOLTS, <em>Jobs and Labour Turnover Survey</em>, del <em>Bureau of Labor Statistics</em>), mostrino una <a href="http://www.bls.gov/news.release/jolts.nr0.htm">persistente debolezza</a>, tale da impedire un significativo riassorbimento della disoccupazione.</p>
<p>Pressoché tutti i dati della settimana mostrano un <strong>indebolimento del quadro macroeconomico statunitense</strong>: le <strong>vendite al dettaglio</strong> diminuiscono in giugno (e per il secondo mese consecutivo) dello 0,5 per cento complessivo, malgrado una apparente stabilizzazione della componente di prezzo imputabile agli affitti, che ha un peso rilevante negli indici dei prezzi al consumo. Le <a href="http://www.federalreserve.gov/monetarypolicy/fomcminutes20100623.htm">minute</a> del meeting della Federal Reserve del 22 e 23 giugno segnalano un <strong>lieve ridimensionamento delle stime di crescita ed un lieve aumento di quelle relative alla disoccupazione</strong>, oltre ad avvertire che, con l&#8217;attuale trend di crescita, il vuoto di attività causato dalla crisi non sarà colmato prima di 4-5 anni.</p>
<p>L&#8217;indice dei <strong>prezzi al consumo</strong> flette in giugno dello 0,1 per cento complessivo, mentre al netto delle componenti volatili di energia ed alimentari cresce dello 0,2 per cento. Il tendenziale resta a più 0,9 per cento, a conferma della <strong>tendenza disinflazionistica</strong> in atto nell&#8217;economia, che giustifica un rendimento del <em>Treasury</em> decennale inferiore al 3 per cento. La manifattura conferma di essersi lasciata alle spalle il periodo di forte recupero dei livelli produttivi: <strong>produzione industriale e tassi di utilizzo della capacità produttiva</strong> sono risultati in giugno sostanzialmente invariati, ma la prima ha beneficiato del forte recupero di produzione delle <em>utilities</em>, a causa di temperature molto superiori alla media stagionale, mentre la produzione manifatturiera è risultata in calo. Il rimbalzo della produzione non può ormai più contare sulla ricostituzione delle scorte, il cui processo è terminato. La <strong>bilancia commerciale</strong> torna a deteriorarsi in maggio. E proprio il commercio estero e la manifattura contribuiscono a <strong>limare le stime di consenso sulla crescita americana del secondo trimestre</strong>.</p>
<p>L&#8217;andamento deludente del mercato del lavoro è verosimilmente alla base del <strong><a href="http://www.cnbc.com/id/38276678">marcato deterioramento</a> della fiducia dei consumatori</strong> in luglio, espressa dall&#8217;indice elaborato dall&#8217;Università del Michigan.</p>


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		<title>Prestiti della BCE: male la Spagna, meno bene del previsto gli altri</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 06:35:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>John Christian Falkenberg</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
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		<description><![CDATA[I dati sui prestiti della BCE verso le banche del sistema bancario europeo danno poco spazio all&#8217;ottimismo.  Nel mese di giugno le banche spagnole hanno aumentato  del 48%  i debiti verso la Banca Centrale, un segnale di ulteriore stress del sistema  iberico e della sua difficoltà a reperire fondi. Le banche nel resto dell&#8217;area euro [...]


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</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I dati sui prestiti della BCE verso le banche del sistema bancario europeo danno poco spazio all&#8217;ottimismo.  Nel mese di giugno le banche spagnole hanno aumentato  del 48%  i debiti verso la Banca Centrale, un segnale di ulteriore stress del sistema  iberico e della sua difficoltà a reperire fondi. Le banche nel resto dell&#8217;area euro continuano a &#8220;tirare &#8221; linee per quasi 500 miliardi, vicino ai massimi storici. L&#8217;ottimismo sembra tornato sul mercato azionario, ma quello interbancario segnala ancora forti stress.</p>


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		<title>Forza Grecia – Mercati del credito al caffé, 13 luglio 2010</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 12:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>John Christian Falkenberg</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
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		<description><![CDATA[Mercati del credito in ripresa, dopo un avvio di giornata debole dovuto ai risultati aziendali non abbastanza al di sopra delle attese da supportare le valutazioni attuali.  Il cambiamento di tono è dovuto soprattutto alla buona performance dei titoli di stato periferici, grazie all&#8217;asta del BOT greco a 26 settimane e nonostante il declassamento del [...]


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</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercati del credito in ripresa, dopo un avvio di giornata debole dovuto ai risultati aziendali non abbastanza al di sopra delle attese da supportare le valutazioni attuali.  Il cambiamento di tono è dovuto soprattutto alla buona performance dei titoli di stato periferici, grazie all&#8217;asta del BOT greco a 26 settimane e nonostante il declassamento del Portogallo da parte di Fitch.</p>
<p><span id="more-2783"></span>Il risultato dell&#8217;asta non era, tuttavia, del tutto inatteso: per i prossimi 18 mesi, il Tesoro Greco gode infatti delle linee di credito concesse da IMF e dai governi dell&#8217;UE e di conseguenza i BoT a 6 mesi sono certamente un investimento sicuro, tanto da avere attirato anche richiesta da investitori non domestici.</p>
<p>I volumi rimangono estremamente bassi, senza fornire per ora conferme al rally.</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="459">
<col width="64"></col>
<col width="69"></col>
<col span="2" width="47"></col>
<col width="232"></col>
<tbody>
<tr>
<td colspan="2" width="133" height="17">Itraxx S13 Levels</td>
<td width="47"></td>
<td width="47"></td>
<td rowspan="5" width="232">Nota: Gli indici di   credito sono quotati in spread (rendimento), come i tassi d&#8217;interesse. Un   segno negativo equivale ad un miglioramento delle valutazioni del mercato,   equivalente ad una salita degli indici di Borsa. Un cambiamento positivo è un   segnale di peggioramento delle condizioni, equivalente al calo di un indice   di Borsa.</td>
</tr>
<tr>
<td height="35"></td>
<td>Livello</td>
<td width="47">Var.ne da ieri</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td height="26">Main</td>
<td align="right">115.5</td>
<td align="right">-1.5</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td height="29">HiVol</td>
<td align="right">171</td>
<td align="right">-4.0</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td height="41">Crossover</td>
<td align="right">525.5</td>
<td align="right">-9.5</td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Sovereign CDS</p>
<p>Greece         790/830<br />
Portugal       280/290<br />
Spain          211/216<br />
Ireland        230/245<br />
Italy          170/180<br />
Belgium        108/118<br />
Germany        38/42<br />
Denmark        36/41<br />
Finland        28/33<br />
France         79/84<br />
Netherlands    45/49<br />
Norway         23/27<br />
Austria        80/85<br />
Sweden         37/42<br />
UK             69/72<br />
USA            35/39</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="151">
<col width="87"></col>
<col width="64"></col>
<tbody>
<tr>
<td colspan="2" width="151" height="57">Quotazioni del CDS a 5 anni di alcuni emittenti italiani</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" height="17">bps (0,01%)   all&#8217;anno</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Acea</td>
<td>110/120</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">AEM</td>
<td>99/107</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Atlantia</td>
<td>110/120</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">CIR SpA</td>
<td>540/570</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Edison</td>
<td>104/114</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Enel</td>
<td>198/208</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">ENI</td>
<td>83/88</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Fiat SpA</td>
<td>430/440</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Terna</td>
<td>72/82</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Telecom Italia</td>
<td>238/243</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">FIAT</td>
<td>430/440</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>CDS di Banche italiane<br />
Ticker       Sen<br />
BPIM       195/215<br />
ISPIM      111/121<br />
MONTE      138/148<br />
UCGIM      135/145</p>


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