<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>makeasier.it</title>
	<atom:link href="https://makeasier.francescasartorato.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://makeasier.francescasartorato.it</link>
	<description>a simply way to see</description>
	<lastBuildDate>Sun, 25 May 2025 13:35:07 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2021/04/cropped-icona-makeasier-32x32.png</url>
	<title>makeasier.it</title>
	<link>https://makeasier.francescasartorato.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Coaching spirituale o accompagnamento?</title>
		<link>https://makeasier.francescasartorato.it/2021/05/coaching-spirituale-o-accompagnamento/</link>
					<comments>https://makeasier.francescasartorato.it/2021/05/coaching-spirituale-o-accompagnamento/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 May 2021 13:12:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Makeasier]]></category>
		<category><![CDATA[accompagnamento]]></category>
		<category><![CDATA[coaching]]></category>
		<category><![CDATA[coaching spirituale]]></category>
		<category><![CDATA[crescita personale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.makeasier.it/wordpress/?p=4038</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_0 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
				<div class="et_pb_row et_pb_row_0">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_0  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_0  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				È da un po’ che non scrivo su questo spazio, è stato il mio primo contatto con il mondo, e provo una infinita gratitudine per la persona che ero allora. Ho sempre pensato che potesse non fregare nulla a nessuno di quello che scrivevo, ma serviva a me per fare il punto della situazione. Ho invece capito, nel tempo, che il tema della biografia in chiave antroposofica interessa anche altre persone, che esplorare ambiti che potremo definire di nicchia non è poi così male, che in fondo c’è spazio per tutti.</p>
<p>È rassicurante pensare che da qualche parte ci sia qualcuno che ha interessi comuni, che si interroga sulla propria esistenza e volge lo sguardo oltre la superficie, fa sentire meno soli e isolati.</p>
<p>Per parlare di argomenti che mi stanno sempre a cuore ma con uno sguardo più accademico ho usato un altro spazio <a href="https://www.francescasartorato.it/" target="_blank" rel="noopener">francescasartorato.it</a>, ora sto cercando di farli dialogare.</p>
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_1">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_1  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_1  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>In questa occasione parlerò di coaching. Ho avuto da sempre una relazione con il coaching ondivaga, un amore altalenante, avevo la sensazione di non essere mai abbastanza adeguata al ruolo di coach. Oggi la mia idea di coach è di <strong>accompagnamento</strong>, e penso che sia estremamente complesso e delicato accompagnare una persona in un particolare momento della sua vita.</p>
<p>Per come la vedo io, la relazione non può essere frontale. Ci si siede a fianco in un ideale sidecar e si lascia che sia lei/lui a guidare, facilitato dalle tue domande, riflessioni, riformulazioni.</p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_2  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_2  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Quello che ho capito nel tempo è che la domanda con cui arriva la persona è solo la punta di un iceberg e che la questione vera sta molto più in profondità. Una domanda che potremo paragonare ad una cipolla, fatta di tanti strati e per arrivare al cuore bisogna toglierne uno alla volta.  Strati che da un lato proteggono, dall’altro però ti privano del contatto con la tua essenza.</p>
<p>Siamo esseri multidimensionali che non sempre sono in equilibro tra livello fisico, emozionale, mentale e spirituale. Tuttavia, il cuore, quella che anima e motiva l’intera esistenza è la dimensione spirituale.</p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_2">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_3  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_3  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h1><span style="color: #339966;">*</span></h1>
<p>Qualcuno lo definisce <em>coaching spirituale</em>, io preferisco chiamarlo <em><strong>accompagnamento</strong></em>. Ho letto di recente un piccolo libro <a href="https://www.libreriauniversitaria.it/accompagnatori-accompagnati-condurre-vita-attraverso/libro/9788825051179" target="_blank" rel="noopener"><em>Accompagnatori accompagnati</em> </a>di G. Bormolini, ricchissimo di contenuti, tra i tanti due concetti mi sono rimasti particolarmente impressi:</p></div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_4  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_4  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h1><span style="color: #339966;">1</span></h1>
<p>Una condizione indispensabile nell’accompagnatore è di avere cura della propria vita interiore e della propria vita spirituale, senza questo tipo di cura si corrono due rischi:</p>
<ul>
<li>non avere la libertà interiore per avvicinarsi a chi in quel momento ha bisogno del tuo aiuto</li>
<li>trasmettere contenuti interiori non opportuni, probabilmente dannosi.</li>
</ul></div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_5  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_5  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h1><span style="color: #339966;">2</span></h1>
<p>Quando si parla di accompagnamento si tende ad indicare un accompagnatore e un accompagnato, un’unica direzione; invece è nelle due direzioni che si stabilisce la relazione: ambedue sono accompagnati e accompagnatori!</p>
<p>Ambedue sono donatori e ricevitori di doni.</p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_3">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_6  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_6  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>Un modo nuovo di essere coach che mi ha fatto incontrare nuove parti di me stessa ma anche scoprire paure che sto cercando di accogliere e contenere.</p>
<p>Sedersi a fianco è faticoso, devi imparare a rispettare i tempi degli altri, accogliere le loro potenzialità ma anche i loro limiti. Cercare un equilibrio tra stimolare e rallentare ed è proprio in questo che la relazione diventa di accompagnamento reciproco.</p>
<p><em>La vita è strana, a volte curiosa, ma sempre pronta ad offrirti una possibilità, il rischio è che funzioni!</em></div></div></p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>The post <a href="https://makeasier.francescasartorato.it/2021/05/coaching-spirituale-o-accompagnamento/">Coaching spirituale o accompagnamento?</a> first appeared on <a href="https://makeasier.francescasartorato.it">makeasier.it</a>.]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://makeasier.francescasartorato.it/2021/05/coaching-spirituale-o-accompagnamento/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Monte Analogo: la nostra missione</title>
		<link>https://makeasier.francescasartorato.it/2017/04/il-monte-analogo-la-nostra-missione/</link>
					<comments>https://makeasier.francescasartorato.it/2017/04/il-monte-analogo-la-nostra-missione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2017 13:32:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anthroposophy]]></category>
		<category><![CDATA[antroposofia]]></category>
		<category><![CDATA[crescita individuale]]></category>
		<category><![CDATA[crescita personale]]></category>
		<category><![CDATA[monte analogo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.makeasier.it/wordpress/?p=3566</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_1 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
				<div class="et_pb_row et_pb_row_4">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_7  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_7  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><blockquote><p>In questa era il nostro viaggio verso la correttezza interiore ci spinge a ricercare chi siamo e qual è la nostra missione nella vita. L’obiettivo principale nella vita è diventare la più fedele espressione di sè, vivere in modo autentico, onorare le nostre chiamate e i nostri doni alla nascita, essere al servizio dell’umanità e del nostro mondo.</p></blockquote>
<p>Frederic Laloux</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_5">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_8  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_8  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">C’è un tempo per ogni cosa e ogni momento della nostra vita porta con sé prove da valicare, la cosa curiosa è che sono sempre corredate di strumenti utili ad affrontarle e superarle.</p>
<p>Per esperienza, ogni volta che consapevolmente o no ero pronta, la vita mi ha proposto una nuova sfida equipaggiata della relativa strumentazione. In una di queste occasioni, più che in altre, il cambiamento che ha comportato è stato straordinario o forse dovrei dire proprio vitale.</p>
<p>La mia partecipazione alla prima edizione del Monte Analogo ha provocato a cascata, una serie di situazioni e prese di coscienza inimmaginabili. I punti di forza di quell’esperienza si sono rivelate <strong>le persone</strong>, senza nulla togliere alle attività, tutte molto coinvolgenti.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_9  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_9  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">È stata una vera ricchezza incontrare chi come me era in cammino; mi sono sentita meno sola e al mio ritorno ho portato idealmente con me qualcosa di ognuno di loro.</p>
<p>Ma andiamo per gradi, <strong>che cos’è il Monte Analogo</strong>?<br />
Si tratta di evento esperienziale che si ispira all’omonimo romanzo di Renè Daumal.<br />
In questa nuova edizione abbiamo deciso (noi membri della compagnia del maggiordomo) di focalizzare l’attenzione su un tema che riteniamo essere di grande attualità: <strong>la nostra missione nella vita</strong>.</p>
<p>Quanti di noi si sono chiesti e continuano a interrogarsi su quale sia il proprio compito, se c’è qualcosa che ci distingue dagli altri e che può essere fatto solo da noi?</p>
<p><strong><em>Domandona?</em></strong> Forse, ma questa esperienza è una occasione nella quale possiamo immaginare di trovare delle risposte.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_6">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_10  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_10  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><blockquote><p><span style="color: #468f1a;">In altre parole, di che costa stiamo parlando? </span>Di un evento-esperienza di tre giorni.<br />
<span style="color: #468f1a;">Dove? </span>Presso il Centro Polifunzionale della Montagna a Filorera in Valmasino (SO).<br />
<span style="color: #468f1a;">Quando? </span>24/25/26 maggio 2017</p></blockquote></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_7">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_11  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_11  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Una ricerca, quella del <strong>Monte Analogo</strong>, che ognuno di noi sta seguendo da tempo, più o meno consapevolmente seguendo le note di un suono antico che ci chiama… </p>
<p>L’evento-esperienza si rivolge a uomini e donne in cammino verso il proprio richiamo: imprenditori, leader, manager, genitori o semplicemente persone co-responsabili della crescita altrui (oltre che della propria, naturalmente).<br />
Attraverso la metafora del Monte Analogo, che “scaleremo anche fisicamente” [<em>ci sarà infatti una arrampicata-soft accessibile a tutti, sotto l’occhio vigile di guide alpine</em>], vivremo tre giorni intensissimi, ricchi di stimoli per gente che “non vuole dormire” ed è alla ricerca di un senso profondo della propria vita.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_12  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_12  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><span style="color: #468f1a;">Tutto questo accadrà In un rifugio escursionistico: il <strong>Centro Polifunzionale della Montagna</strong> che si erge nello scenario alpino della Valmasino con l&#8217;annessa scuola di alpinismo. Rifugio che sorge sullo sfondo di un paesaggio esaltante tra il Torrente Masino, le imponenti placche granitiche usate come palestre di alpinismo e gli ampi prati e boschi circostanti. Un ambiente caratterizzato da un&#8217;atmosfera di relax e comfort.</p>
<p>Concedersi qualche giorno per noi stessi è un dono che si rivelerà un grande investimento per la nostra vita, una bella occasione per mettersi in gioco sotto tanti punti di vista. <strong>Provare per credere!</strong></span></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_8">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_13  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_13  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><blockquote><p><span style="color: #468f1a;">Una delle leggi del Monte Analogo recita: per raggiungere la cima, bisogna andare di rifugio in rifugio. Ma prima di lasciare un rifugio, si ha il dovere di preparare gli esseri umani che devono venire a occuparvi il posto che si lascia. E dopo averli preparati, si può salire in alto. Per questo, prima di lanciarci verso un nuovo rifugio, abbiamo dovuto ridiscendere per trasmettere le nostre prime conoscenze ad altri ricercatori…</span></p></blockquote></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_14  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>Per ulteriori informazioni si può contattare:
Corrado Docente &#8211; Tel.: +39 348 2289488 – Email: info@ricchezzeumane.it  –  www.ricchezzeumane.it</div></div></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_0">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" src="http://www.makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2017/04/VAL_M118.jpg" alt="" title="" /></span>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>The post <a href="https://makeasier.francescasartorato.it/2017/04/il-monte-analogo-la-nostra-missione/">Il Monte Analogo: la nostra missione</a> first appeared on <a href="https://makeasier.francescasartorato.it">makeasier.it</a>.]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://makeasier.francescasartorato.it/2017/04/il-monte-analogo-la-nostra-missione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cosa sta succedendo qui?</title>
		<link>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/09/che-cosa-sta-succedendo-qui/</link>
					<comments>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/09/che-cosa-sta-succedendo-qui/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2016 12:26:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Communication]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[crescita individuale]]></category>
		<category><![CDATA[processi mentali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.makeasier.it/wordpress/?p=3527</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_2 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
				<div class="et_pb_row et_pb_row_9">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_2_3 et_pb_column_14  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_15  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				<strong>Che cosa sta succedendo qui? Che cosa sto facendo? Sto facendo la cosa giusta?</strong>
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_15  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child et_pb_column_empty">
				
				
				
				
				
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_10">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_16  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_16  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">A volte mi capita di fermarmi per un momento e pormi queste domande; spesso accade in momenti contingenti, nei quali devo prendere velocemente una decisione. Che fare? Ascoltare la pancia, razionalizzare? Forse entrambi ma in realtà, quello che faccio senza rendermene conto è passare velocemente in rassegna una sequenza di “frame”, di cornici che mi aiutano a: <strong>definire la situazione in cui mi trovo</strong>, verificare quali sono gli obiettivi che sto perseguendo, qual è il contesto in cui sto agendo, quali sono le aspettative mie e degli altri attori coinvolti. <strong>Attori</strong>? Si, siamo tutti attori coinvolti in una rappresentazione e in base a questa, decidiamo di indossare una maschera, una facciata per rappresentare il ruolo da portare in scena.</p>
<p>Ervin Goffman ne “<em>La vita quotidiana come rappresentazione</em>” propone la prospettiva della rappresentazione teatrale, esamina la vita sociale come tessuto di relazioni elementari, automatismi, comportamenti ricorrenti, incontri casuali, interazioni episodiche, frammenti di conversazione: <strong>un teatro del quotidiano</strong> dove la messa in scena è opera di gruppi che sono vere e proprie équipe teatrali, che si muovono in uno spazio scenico diviso tra <strong>ribalta</strong> e <strong>retroscena</strong>. La posta in gioco è il successo nella presentazione di sé stessi.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_17  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_17  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><strong>Che cosa fa dunque l’individuo? </strong><br />
Riveste il ruolo di <strong>attore attivo e razionale</strong> capace di comprendere le aspettative altrui cercando di conoscere, <strong>etichettare e/o classificare una persona in base al ruolo che riveste</strong>.</p>
<p>In una relazione la persona che abbiamo di fronte cerca in genere di avere informazioni sul nostro conto, o si serve di quanto già conosce di noi per farsi un’idea. Si tratta di informazioni utili a <strong>definire una situazione</strong>, sapere in anticipo che cosa ci si aspetta gli uni dagli altri e scegliere l’azione migliore da intraprendere per ottenere la reazione che ci sembra più efficace.</p>
<p>Quello che facciamo perciò è controllare la condotta della controparte e il trattamento che ci viene riservato; il nostro scopo è ottenere risposte e persuadere l’altro che siamo persone rispettabili senza usare violenza o coercizione, <strong>è importante ricordare che le prime impressioni rivestono un ruolo fondamentale</strong>!</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_11">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_18  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_18  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'><strong>Goffman</strong> rileva che l’espressività dell’individuo (e perciò la sua capacità di far impressione su terzi) sembra basarsi su due tipi di attività semantica radicalmente diversi che definisce: espressione <strong>assunta intenzionalmente</strong> o <strong>lasciata trasparire</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>La prima (<strong><em>volontaria</em></strong>) comporta quei simboli verbali, o loro sostituti, che l’individuo usa deliberatamente e intenzionalmente soltanto per comunicare le informazioni che egli stesso e gli altri convengono di attribuire a tali simboli; entra così nella parte e recita il copione predeterminato.</li>
<li>La seconda (<strong><em>lasciata trasparire</em></strong>) quindi meno palese e non controllata che comprende una vasta gamma di azioni che gli osservatori possono considerare come sintomatiche dell’attore. In realtà sono proprio queste a essere valutate perché ritenute involontarie e quindi più vere.</li>
</ul></div></div></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_12">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_19  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_19  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">In altre parole prima di salire sul palcoscenico della vita (consapevolmente o inconsapevolmente) cerchiamo nel nostro repertorio la facciata adatta ad affrontare una specifica situazione e poi interpretiamo il ruolo che ci permetterà di conseguire i risultati che ci prefiggiamo.</p>
<p>Siamo abbastanza bravi a individuare la situazione, cercando nel nostro “archivio” circostanze simili e laddove non ne troviamo improvvisiamo partendo da stereotipi. L’obiettivo in prima battuta è conoscere e capire chi abbiamo di fronte.</p>
<p>Tuttavia, a mio parere per conoscere veramente l’altro e la sua unicità, bisogna andare oltre e aggiustando il tiro abbandonare i luoghi comuni.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_2_3 et_pb_column_20  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_20  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Tutto questo mi ha fa riflettere sulle modalità di interazione che attuiamo nella quotidianità, buona parte delle quali viaggiano a una consapevolezza bassissima. Certo i ritmi di vita che abbiamo difficilmente ci consentono di “conoscere” un altro individuo o una situazione in modo dettagliato e per gradi; spesso abbiamo bisogno di capire se ci possiamo fidare di persone o cose velocemente, senza considerare quali potrebbero essere le conseguenze che in alcuni casi possono essere irrilevanti, mentre in altri assolutamente no.</p>
<p>Non sono ancora riuscita a trovare una soluzione unica che si possa adattare alla pluralità di situazioni che affrontiamo, ma una cosa è certa, per contenere eventuali danni è richiesta la presenza e l’ascolto delle prime impressioni.</p>
<p>C’è una parte di noi che sa e che ha poco a che fare con la razionalità e la ragionevolezza, il nostro corpo è in grado di inviarci segnali, che se impariamo a decodificare, ci raccontano un sacco di cose di chi abbiamo di fronte e di cosa sta accadendo. Possiamo chiamarla chimica, intuizione o “sentire a pelle” o in qualsiasi altro modo ma di sicuro è in grado di torglierci da eventuali pasticci.</p>
<p>Pertanto, se da un lato lo stereotipo ci facilita la vita, dall’altro la condiziona e ci porta a collocare in un casellario definito persone, cose o eventi, impedendoci di andare oltre e di <strong>definire la situazione in modo corretto</strong>.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_13">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_4 et_pb_column_21  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_21  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">In ultima analisi la <strong>definizione della situazione è soggettiva</strong>, perché parte dal punto di vista di chi la osserva che si avvale della sua storia personale e degli elementi a lui conosciuti non necessariamente comuni all’altro o altri interlocutori; per conseguirne una comune sarà necessario negoziare e trovare una nuova cornice che possa tenere conto dei punti di vista di tutti gli attori coinvolti.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_22  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_22  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">“<em>Simboli del sé e Realtà sociale</em>” propone un esempio che peraltro è molto attuale in questo periodo: “<em>Cincinnati, un poliziotto americano bianco spara e uccide un ragazzo afroamericano di 19 anni ricercato per reati minori. Inizialmente la polizia accetta la definizione della situazione del poliziotto che sostiene di aver visto sfilare dalla cintura del ragazzo una pistola, definizione che però non viene suffragata da alcuna arma trovata nella scena del delitto. La definizione di “pericolo imminente” in cui si era sentito lo sbirro, giustificava però dal punto di vista della polizia, la sua azione e non lo riteneva colpevole di alcun crimine.<br />
La comunità afro-americana contesta invece tale definizione, percependo l’atto come l’ennesimo esempio di razzismo praticato dalla polizia; le loro istanze sono convalidate da una ricerca giornalistica secondo cui almeno altri 15 ragazzi di colore, sono stati uccisi nei cinque mesi precedenti in contesti analoghi</em>”.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_4 et_pb_column_23  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_23  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Un esempio che evidenzia come le persone possono trovare difficile arrivare a un accordo condiviso su cosa stia accadendo o cosa sia successo in una data occasione.</p>
<p>Ma possiamo anche pensare alle cose di tutti i giorni, immaginiamo un incidente e alcuni testimoni: difficilmente si avrà una visione comune e ogni persona definirà la situazione in modo molto personale, a volte decisamente creativo.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_14">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_3_4 et_pb_column_24  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_24  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				la vita, l’identità, il significato sono tutti compresi come consistenti in null’altro che… esercizi di interpretazione di ruolo. La realtà sociale viene esperita tramite le performance di vita, le performance di tutti i giorni.</p>
<p>Daniel Mackay</p>
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_4 et_pb_column_25  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child et_pb_column_empty">
				
				
				
				
				
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_15">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_26  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_25  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><span style="font-size: 10px;"> <strong>Simboli, Sé e Realtà Sociale &#8211; l&#8217;approccio interazionista simbolico alla psicologia sociale e alla sociologia. A cura di Cirus Rinaldi (vari autori)<br />
</strong><strong>La Vita uotidiana come rappresentazione</strong> &#8211; Erving Goffman</span></div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_27  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child et_pb_column_empty">
				
				
				
				
				
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>The post <a href="https://makeasier.francescasartorato.it/2016/09/che-cosa-sta-succedendo-qui/">Che cosa sta succedendo qui?</a> first appeared on <a href="https://makeasier.francescasartorato.it">makeasier.it</a>.]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/09/che-cosa-sta-succedendo-qui/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una madre difettosa?</title>
		<link>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/07/una-madre-difettosa/</link>
					<comments>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/07/una-madre-difettosa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2016 10:43:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[About me]]></category>
		<category><![CDATA[autismo]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[ruoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.makeasier.it/wordpress/?p=3103</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_3 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
				<div class="et_pb_row et_pb_row_16">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_2_3 et_pb_column_28  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_26  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				<p>La vita umana non dura che un istante. Si dovrebbe trascorrerla a far quello che ci piace. A questo mondo, fugace come un sogno, vivere nell&#8217;affanno, facendo solo ciò che spiace, è
follia.</p>
<p>Jôchô Yamamoto, Gli insegnamenti del Maestro di Hagakure, 1710.
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_29  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child et_pb_column_empty">
				
				
				
				
				
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_17">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_30  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_27  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><strong>Che cosa può portare una persona a sentirsi “difettosa”?</strong></p>
<p>Ho passato buona parte della mia vita di adulta a tenermi in disparte, a indossare il mantello dell’invisibilità, a precludendomi la possibilità di sperimentare nuove relazioni in generale, non solo affettive.</p>
<p>Per un certo periodo ho ritenuto responsabile l’autismo di mio figlio, senza rendermi conto che ero io ad essere incapace di sentirmi adeguata.</p>
<p>Inconsapevolmente mi ritenevo una madre “difettosa” che non meritava di incontrare e vivere relazioni se non con qualcuno altrettanto “difettoso” nella convinzione che solo tra “rotti, guasti” ci si potesse intendere.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_31  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_28  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Ho lottato a lungo e in diverse direzioni per combattere contro questo sentire, in solitaria, accompagnata dalla consapevolezza della mia vulnerabilità, dalla paura di essere ferita, usata e abbandonata proprio in ragione di questa diversità.</p>
<p>Non è facile capire, prendere coscienza che nella nostra diversità di madre imperfetta e figlio autistico c’è una quantità infinita di amore che ha solo bisogno di essere espresso e incanalato nella giusta direzione, che entrambi siamo creature straordinarie pur a volte incapaci di esprimere quello che proviamo. La difficoltà è accettarci per ciò che siamo, perché continuamente giudicati, compatiti e misurati attraversi gradi e filtri di normalità.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_18">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_2_3 et_pb_column_32  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_29  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				Beh onestamente non so neppure perché oggi mi ribelli a tutto questo ma, pur continuando a sentirmi una madre difettosa, da questo momento questa imperfezione la voglio considerare una cicatrice da non nascondere, di cui semmai vantarmi.</p>
<p>So che le persone, quelle vere, quelle per cui valga la pena di lottare, pur poche sanno e sapranno guardare oltre.
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_33  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child et_pb_column_empty">
				
				
				
				
				
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_19">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_34  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_30  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Mi è capitato di concedermi di immaginare a come avrebbe potuto essere la mia vita senza mio figlio, senza questa esperienza di genitorialità; ora sono molto felice non solo di non saperlo ma neppure di volerlo sapere. Vivo il presente con tutto quello che comporta e ringrazio il cielo per le tante opportunità che giorno dopo giorno mi offre.</p>
<p>Un qui e ora nel quale mi concedo la possibilità di essere, prima che madre: persona e donna.</p>
<p>I ruoli che possiamo rivestire nell’arco della nostra esistenza sono molti, variabili e sta a noi decidere quale sia quello che ci rappresenta al meglio.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_2_3 et_pb_column_35  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_31  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">La teoria dei ruoli di R.H. Turner (Interazionismo simbolico, Scuola di Chicago) parla di <strong>Ruolo Persona</strong> riferendosi al ruolo che tendiamo ad assumere più spesso nella vita quotidiana, che può dipendere da <strong>auto-attribuzione</strong> (ruolo che io desidero fondere con la mia identità), <strong>etero-attribuzione</strong> (quello che altri continuano ad attribuirmi) o <strong>auto-riflessione</strong> (identificazione in un ruolo estendendone gli effetti anche agli altri, il modo più semplice per rendersi comprensibili agli altri – si tratta di una estensione spazio temporale di un ruolo che proviene da un contesto delimitato a tutti i contesti in cui si interagisce).</p>
<p>Nel primo caso decidiamo noi quale sia il ruolo prioritario nel quale vogliamo identificarci; nel processo di etero-attribuzione, ad esempio, un carcerato continua a rivestire per gli altri quella identità anche dopo aver scontato la pena; nel terzo caso un deputato, un senatore lo sarà indipendentemente dal contesto in cui si trova.</p>
<p>Ho ritenuto utile specificare questo, perché mi è accaduto spesso che molte persone mi conoscano come la madre di Martino di cui forse neppure conoscere il nome; facile quindi indentificarsi in questo ruolo e fargli ruotare tutto intorno, un punto di vista che inevitabilmente può alterare molte, moltissime cose.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_20">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_36  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_32  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Ora ho deciso di lottare contro aspettative, pregiudizi, condizionamenti, convinzioni e con grande determinazione, come quando ci si fa strada nella giungla con l’accetta, tagliare tutto quello che mi impedisce di proseguire.</p>
<p>Sento il bisogno, il dovere e anche il diritto di trovare uno spazio che mi permetta di assumere la mia vera identità a prescindere, anche e soprattutto, dai bisogni oggettivi di mio figlio.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_37  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_33  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Ho capito che pensarlo non è sufficiente, devi mettere nero su bianco questo pensiero perché poi ogni azione sia coordinata e coerente; per pudore, per riservatezza e a volte per timidezza ho accettato e taciuto cose che avrei voluto urlare.</p>
<p>In questo momento ho deciso che è il momento di riappacificarmi con il mondo e per farlo devo entrare in relazione con le persone.</p>
<p>Un incontro che a volte potrà diventare uno scontro ma credo sia inevitabile, ho capito che è l’unico modo per comunicare veramente. <strong>Me lo devo</strong>.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>The post <a href="https://makeasier.francescasartorato.it/2016/07/una-madre-difettosa/">Una madre difettosa?</a> first appeared on <a href="https://makeasier.francescasartorato.it">makeasier.it</a>.]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/07/una-madre-difettosa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’amore ha un suo ordine da decifrare?</title>
		<link>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/07/lamore-ha-un-suo-ordine-da-decifrare/</link>
					<comments>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/07/lamore-ha-un-suo-ordine-da-decifrare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2016 21:49:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Communication]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[caos]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione efficace]]></category>
		<category><![CDATA[rispecchiamento]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.makeasier.it/wordpress/?p=3067</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_4 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
				<div class="et_pb_row et_pb_row_21">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_2_3 et_pb_column_38  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_34  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				Il caos è un ordine da decifrare […] perché nel mio lavoro in banca si fa con cifre, e le cifre, quando si presentano mescolate, confuse, possono apparire come elementi caotici a chi non le conosca, eppure in loro c’è, latente, un ordine, in realtà credo che le cifre non abbiano senso al di fuori di un qualsiasi ordine si dia loro, il problema sta nel saperlo trovare […] e anche le immagini che vi sono dentro (a un video), le une accostate alle altre in modo da raccontare una storia, cioè, un ordine, e i successivi caos che formerebbero se le disperdessimo prima di riaccostarle per organizzare storie diverse, e i successivi ordini che così otterremmo, sempre lasciando dietro un caos ordinato, sempre avanzando un caos da ordinare.
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_39  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child et_pb_column_empty">
				
				
				
				
				
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_22">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_40  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_35  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Sembra un testo privo di senso, almeno in questo contesto, senza un “prima” o un “dopo” cui collegarsi.</p>
<p>È tratto da “L’uomo duplicato” di Josè Saramago un romanzo per certi versi surreale, ma che ho trovato molto coinvolgente.</p>
<p>In realtà la frase “Il caos è un ordine da decifrare” è a sua volta tratta dal libro dei contrari e nella narrazione viene citata dalla fidanzata “a tempo” Maria da Paz di Tertuliano Maximo Alfonso, il protagonista, un nome a dir poco insolito che nella narrazione viene citato sempre per esteso in modo ossessivo.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_2_3 et_pb_column_41  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_36  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Ma torniamo alla frase che, per un motivo che non mi è chiaro, mi si è riformulata nella mente in questo modo: “l’amore ha un suo ordine da decifrare”.</p>
<p>Che strana analogia, tuttavia così come il caos anche l’amore si presenta come un mix di cose mescolate e confuse che possono apparire caotiche a chi si trova a incontrarle: anche nell’amore c’è, latente, un ordine; in realtà credo che l’amore non abbia senso al di fuori di un qualsiasi ordine gli si dia, il problema sta nel trovarlo.</p>
<p>Un ordine che si ordina e riordina in storie diverse, in un susseguirsi di amore ordinato e da ordinare. A questo punto si potrebbe pensare che sono confusa o che mi sia bevuta il cervello, (e forse è proprio così) ma nella mia “insanità” ho deciso di imboccare questo labirinto per tentare di scoprire ancora una volta che cosa sia l’amore.</p>
<p>Ebbene sì, non sono ancora riuscita a trovare un senso a gesti estremi che si compiono in nome dell’amore o a totali annientamenti di persone che hanno perso, per vari motivi, la persona amata.</p>
<p>In questo contesto mi riferisco all’amore tra un uomo e una donna, non all’amore universale o a quello tra un genitore e un figlio o altri ancora.</p>
<p>Partiamo quindi da un assunto: tutti gli esseri umani ambiscono ad amare e essere amati; conditio sine qua non è incontrare l’amore più o meno eterno, quello che ti fa sentire appagato, felice, unico, in altre parole incappare in colui/lei che dà senso alla propria esistenza. Quindi affetto, simpatia, empatia, passione, attrazione, rispetto e la lista potrebbe continuare a lungo, vanno ordinati in un determinato modo per dare corpo e senso all’amore.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_23">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_42  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_1 et-waypoint">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" src="http://www.makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/07/tempio2.jpg" alt="" title="" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_37  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Il Tempio dell’amore (Arte Sella Valsugana)</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_24">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_43  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_38  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Quale ordine allora dobbiamo decifrare? Soprattutto, con quale priorità?</p>
<p>Lasciamo che sia l’attrazione, la passione a condurre? In questo caso probabilmente non si terrà conto di una quantità infinita di conseguenze che il senso comune ci porterebbe a considerare.</p>
<p>Oppure lasciamo che razionalità e cose che niente hanno a che fare con l’amore, che si collocano più nella sfera dei bisogni (ambito materiale) o desideri (ambito emotivo) abbiano la meglio?</p>
<p>A questo punto una domanda potrebbe sorgere spontanea ma cosa centrano bisogni e desideri con l’amore?</p>
<p>Il fatto è che spesso quello che viene spacciato per amore, altro non è che la soddisfazione di un bisogno primario o sociale: sposarsi o vivere una relazione per tornaconto, per sopravvivenza, oppure per ostentazione, per conseguire o mantenere uno status symbol, finendo quindi per dare un ordine individuale e del tutto soggettivo all’amore.</p>
<p>Certo non esiste un ordine assoluto ma, a mio avviso, esiste una moralità.</div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_39  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>Provo a spiegarmi meglio:</p>
<p>Charles Horton Cooley (sociologo statunitense, tra i principali teorici dell’interazionismo simbolico) interpreta la relazione ego-alter attraverso la sua teoria del sé specchio, affermando che il nostro sé è definito dallo specchio che ci guarda, cioè il risultato di un processo sociale dove impariamo a vedere noi stessi come gli altri ci vedono. Una relazione di “dipendenza” che cambia a seconda di chi ci troviamo di fronte.</p>
<p>George Herbert Mead (considerato uno dei padri fondatori della psicologia sociale) vede invece il sé come prodotto della mente, un elemento esterno e centro della riflessività, capace di immaginare situazioni future in base a esperienze passate. Mente che permette il collegamento io/altri e la riflessione sul proprio agire e sulle strategie da mettere in atto, in grado quindi di avere consapevolezza del sè e scegliere anziché dipendere.</div></div></div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_44  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_40  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Credo che a moltissime persone sia capitato di innamorarsi più o meno “perdutamente” di qualcuno e dimenticarsi totalmente di qualsiasi ordine di qualsivoglia natura: morale o materiale che sia e lasciarsi trasportare da questa passione dimenticando che prima o poi dovrà fare i conti con la realtà. Sì perché solitamente queste “passioni” sono proibite e proprio per questa loro natura, più intriganti e coinvolgenti. Che ordine seguono questi amori, qual è la struttura su cui poggiano?</p>
<p>Immaginiamo per un momento che l’amore abbia una sua configurazione di base, che abbia un suo ordine prestabilito; che cosa accade quando un elemento di “disturbo” rompe l’insieme ordinato?</p>
<p>La cosa che io ritengo sostanziale riguarda la soggettività della relazione individuo/amore. Siamo portati a pensare che si possa parlare di amore tra due persone solo quando l’amore diventa coagulante della relazione, io invece ho la convinzione che l’amore riguardi il singolo individuo e che sia qualcosa di esterno che si incontra con un qualcosa di altrettanto esterno di un’altra persona.</p>
<p>Il mio amore incontra il tuo amore e insieme costruiamo un amore terzo. Un’entità che vive di vita propria che continua a essere alimentato dall’amore di noi due; un’alimentazione specifica di quella relazione mai uguale a nessun’altra.</div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_41  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Si potrebbe pensare che la consapevolezza tolga spontaneità o limiti l’autenticità, io credo invece che esasperi ogni elemento dell’ordine dell’amore, lo amplifichi e lo renda più forte.</p>
<p>Se siamo consapevoli di cosa accade dentro di noi, se riusciamo a discernere e distinguere l’amore nella sua complessità, dai singoli elementi, siamo persone libere di decidere in qualsiasi caso cosa vivere.</p>
<p>Possiamo anche pensare che in quel preciso momento della nostra vita vogliamo una storia di pura passione o di convenienza o di qualsiasi altro tipo ma, non raccontiamoci storie e impariamo a usare la parola “amore” in modo appropriato.</p>
<p>Una disquisizione che forse non mi ha fatto uscire dal labirinto, ma che ha chiarito alcuni aspetti di questo sentimento tanto controverso.</p>
<p>Mi piacerebbe che il significato di questo vocabolo fosse condiviso, che si smettesse di parlare di amore per parlare d’altro e invece che riempirci la bocca di questa parola provassimo realmente a capire quale sia il sentimento che orienta il nostro agire.</p>
<p>Dovremmo essere educati da piccoli a imparare il significato dell’amore, prima di tutto nei confronti di noi stessi e appreso questo diventerebbe più facile amare realmente l’altro, gli altri.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_25">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_45  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_2 et-waypoint">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" src="http://www.makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/07/IMG_0476.jpg" alt="" title="" /></span>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_46  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_42  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				L’amore non bisogna implorarlo e nemmeno esigerlo.
L’amore deve avere la forza di attingere la certezza in sé stesso.
Allora non sarà trascinato, ma trascinerà.
(Herman Hesse)
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>The post <a href="https://makeasier.francescasartorato.it/2016/07/lamore-ha-un-suo-ordine-da-decifrare/">L’amore ha un suo ordine da decifrare?</a> first appeared on <a href="https://makeasier.francescasartorato.it">makeasier.it</a>.]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/07/lamore-ha-un-suo-ordine-da-decifrare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che facciamo, negoziamo?</title>
		<link>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/03/che-facciamo-negoziamo/</link>
					<comments>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/03/che-facciamo-negoziamo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Mar 2016 09:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Communication]]></category>
		<category><![CDATA[canali di comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione efficace]]></category>
		<category><![CDATA[crescita personale]]></category>
		<category><![CDATA[lettura dominante]]></category>
		<category><![CDATA[lettura negoziata]]></category>
		<category><![CDATA[lettura oppositiva]]></category>
		<category><![CDATA[negoziare significato]]></category>
		<category><![CDATA[vittima-giocatore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.makeasier.it/wordpress/?p=3018</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_5 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
				<div class="et_pb_row et_pb_row_26">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_47  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_43  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Il termine <strong>negoziazione di significato</strong> di un messaggio l’abbiamo introdotto con il modello semiotico-testuale. Con quest’ultimo modello <strong>semiotico-enunciazionale</strong> andiamo oltre e, produzione e fruizione di un messaggio diventano <strong>il risultato di una complessa negoziazione</strong> che assume la forma di conversazione all’interno del testo, tra i simulacri di Emittente e Destinatario.</div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_44  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><strong>Che cosa intendiamo un simulacro?</strong> Possiamo considerarlo un fantasma, una sorta di alter-ego; in ogni caso quello che accade è la messa in scena di una conversazione tra due personaggi che chiameremo <strong>enunciatori</strong> (<em>enunciazione anziché genericamente comunicazione, significa considerare condizioni e contesto all’interno del quale si comunica</em>). Pertanto <strong>l’Emittente, dopo essersi fatto un’idea di: bisogni comunicativi e competenze del Destinatari</strong>o, mette in scena un teatrino virtuale i cui attori i <strong>simulacri</strong> interni al messaggio, <strong>rappresentano entrambi i protagonisti della conversazione</strong> (<em>simulacro dell’Emittente e del Destinatario</em>).</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_48  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_45  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>A teorizzare il concetto di simulacro fu il sociologo Jean Baudrillard, che lo definì come un significante cui non corrisponde nessun significato; una parola, un concetto, un’immagine che vive di per sé, che simula la realtà ma non la rappresenta. Diceva in proposito Baudrillard: “Il simulacro non è mai ciò che nasconde la verità ma è la verità che nasconde il fatto che non c’è alcuna verità. Il simulacro è vero”.</div></div></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_46  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Facciamo un passo indietro per ricordare che a differenza della comunicazione faccia a faccia quella <strong>mediata riduce e a volte fa scomparire le coordinate di spazio e tempo dell’interazione</strong>; emittente e destinatario non vivono il qui e ora della compresenza e possono non avere percezione l’uno dell’altro. La comunicazione di massa è così costruita entro una cornice artificiale all’interno della quale si procede a tentoni o con strumenti vicari e, in mancanza di riferimenti di contesto si può compromettere la comunicazione in sé. L’emittente oltre a determinare la forma dei propri messaggi pensando ai contenuti, deve ipotizzare possibili convinzioni, aspettative e comportamenti interpretativi dei destinatari, azioni che lo porteranno a <strong>costruire un simulacro del destinatario</strong>.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_27">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_49  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_47  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				Le Idee presuntive sono quindi elaborate come ipotesi di lavoro e costituiscono, per l’Emittente, la cornice entro cui prenderà forma e contenuto il messaggio stesso.
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_28">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_50  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_48  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Immaginiamo di scrivere a qualcuno per proporgli qualcosa, per entrare in sintonia con il nostro interlocutore, adatteremo stile e tono della missiva alla rappresentazione che ci siamo fatti di lui. Quanto scriveremo, sarà costruito supponendo che egli corrisponda al nostro modello mentale e che reagisca nel modo che ci aspettiamo attuando una vera e propria <strong>interpretazione anticipatoria</strong>.<br />
&nbsp;<br />
<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-large wp-image-3038" src="http://www.makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-enuncia-1024x366.jpg" alt="semiotico-enuncia" width="960" height="343" srcset="https://makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-enuncia-1024x366.jpg 1024w, https://makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-enuncia-300x107.jpg 300w, https://makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-enuncia-768x274.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><br />
&nbsp;<br />
Costruito il simulacro del nostro interlocutore, per permettere la conversazione, dobbiamo costruire anche il nostro simulacro che sarà <strong>costituito dall’anticipazione delle nostre aspettative legate ai bisogni comunicativi e alle competenze del Destinatario</strong>. Il gioco dei simulacri comprende due figure che conversano tra loro nel messaggio.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_51  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_49  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">A questo punto abbiamo bisogno di una nuova distinzione tra <strong>Enunciatore</strong> ed <strong>Enunciatario empirico</strong> (<em>emittente e destinatario del messaggio, reali</em>) e i relativi simulacri che vivono all’interno del messaggio e sono prodotti dall’Emittente. I messaggi creati dall’emittente dovranno essere riconosciuti e, accettate le regole entro cui avviene l’interazione testuale dal destinatario, altrimenti la comunicazione può fallire in tutto o in parte [<em>in altre parole l’<strong>Enunciatario empirico</strong> (destinatario) deve rispettare i percorsi di lettura e le intenzioni comunicative dell’<strong>Enunciatore empirico</strong> (emittente) perché la comunicazione vada a buon fine</em>]. Facoltà del destinatario sarà: accettare in toto, in parte o rifiutare; possibili interpretazioni che Stuart Hall aveva definito: <strong>lettura dominante</strong>, <strong>negoziata</strong> o <strong>oppositiva</strong> o per dirla alla <strong>Eco</strong> e <strong>Fabbri</strong> “interpretazione aberrante”.<br />
&nbsp;<br />
<div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>Aberrazione: Allontanarsi dalla norma, deviare, sviare… La discordanza tra i sottocodici spiega come sia possibile che lo stesso messaggio ottenga interpretazioni poco o molto diverse tra chi lo ha prodotto e chi lo riceve. Eco e Fabbri chiamano questo fenomeno: decodifica aberrante “il termine aberrante non ha necessariamente un senso negativo, bensì significa diverso dal modo in cui l’emittente sperava che il messaggio fosse decodificato”.</div></div></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_29">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_52  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_50  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Una delle spiegazioni più affascinanti del processo è data da <strong>Gianfranco Bettetini</strong> (1984) in relazione al meccanismo della suspense. Per attivare questo meccanismo in un film giallo ad esempio, lo spettatore deve essere messo a conoscenza di particolari ignorati dai personaggi della pellicola. Il fatto che noi spettatori sappiamo cose che non sono a conoscenza dei personaggi crea una complicità tra l’autore del film e noi – un simile travaso di conoscenze avviene attraverso la struttura del testo. Il coinvolgimento prevede quindi la funzione di simulacri: l’autore che ci conduce in quella situazione vedrà il suo il fantasma conversare con il nostro.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_53  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_51  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Attraverso il proprio simulacro, l’autore da avvio alla dinamica della suspense; dice alcune cose, ne tace altre, e ci tiene in sospeso. La suspense però funziona solo se facciamo nostra l’impostazione data dall’autore all’interazione tra simulacri, se ne accettiamo la decodifica dominante (Stuart Hall). <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-large wp-image-3037" src="http://www.makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-enuncia-film-1024x405.jpg" alt="semiotico-enuncia-film" width="960" height="380" srcset="https://makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-enuncia-film-1024x405.jpg 1024w, https://makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-enuncia-film-300x119.jpg 300w, https://makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-enuncia-film-768x304.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_30">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_54  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_52  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Lo spettatore può assumere tre diverse posizioni:</p>
<ul>
<li>Non accetta per nulla il contratto comunicativo, non avverte suspense, rifiuta di riconoscerci nel simulacro e dà una lettura parodistica anziché drammatica della storia; <strong>la sua sarà una lettura oppositiva</strong>.</li>
<li>Oppure, lo spettatore è un esperto di questo genere e cerca di anticipare per suo conto l’evolversi della vicenda e si riconosce solo in parte nel simulacro, <strong>in questo caso si tratterà di una Lettura negoziata</strong>.</li>
<li>Terza ipotesi, Il film piace e coinvolge, lo spettatore resta appeso al simulacro: l’autore ha immaginato proprio lo spettatore ideale; <strong>in quest’ultimo caso si tratterà di una Lettura dominante</strong>.</li>
</ul></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_31">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_55  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_53  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">L’esplorazione di questi modelli ha aperto un sipario e offerto una visione su cosa accade nel retroscena; aiuta a capire perché ci sia chiesto con insistenza cosa ci piace e cosa no, cosa facciamo, con chi e quando; più informazioni forniamo di noi, più i messaggi che ci arrivano, sempre più mirati, ci riguardano e producono l’effetto desiderato dall’emittente.</p>
<p>tratto da <b>Sociologia delle Comunicazioni di Massa</b> di <b>Renato Stella</b> edizioni Utet</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_56  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_54  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Quindi, i modelli semiotici offrono strumenti operativi utili a creare messaggi efficaci, quanto più in linea con le intenzioni comunicative dell’Emittente ma permettono a noi di capire un po’ meglio il nostro ruolo e decidere noi quando accettare le sue regole, negoziarle o rifiutarle.<br />
&nbsp;<br />

		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				La conoscenza ci rende sempre più liberi di decidere e meno vittime di scelte altrui.
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_32">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_57  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_55  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>Modelli semiotici</p>
<ul>
<li><b>informazionale</b>: <a href="http://www.makeasier.francescasartorato.it/2016/02/ma-come-non-stavamo-parlando-di/" target="_blank" rel="noopener">Ma come, non stavamo parlando di&#8230;</a></li>
<li><b>testuale</b>: <a href="http://www.makeasier.francescasartorato.it/2016/03/come-si-dice-si-dice-cosi/" target="_blank" rel="noopener">Come si dice? Si dice così!</a></li>
<li><b>enunciazionale</b>: <a title="Che facciamo, negoziamo?" href="https://www.makeasier.francescasartorato.it/2016/03/che-facciamo-negoziamo/">Che facciamo, negoziamo?</a></li>
</ul></div></div></p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>The post <a href="https://makeasier.francescasartorato.it/2016/03/che-facciamo-negoziamo/">Che facciamo, negoziamo?</a> first appeared on <a href="https://makeasier.francescasartorato.it">makeasier.it</a>.]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/03/che-facciamo-negoziamo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come si dice? Si dice così!</title>
		<link>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/03/come-si-dice-si-dice-cosi/</link>
					<comments>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/03/come-si-dice-si-dice-cosi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2016 09:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Communication]]></category>
		<category><![CDATA[canali di comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione efficace]]></category>
		<category><![CDATA[crescita personale]]></category>
		<category><![CDATA[modelli semiotici]]></category>
		<category><![CDATA[pratiche testuali]]></category>
		<category><![CDATA[processi mentali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.makeasier.it/wordpress/?p=2957</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_6 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
				<div class="et_pb_row et_pb_row_33">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_58  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_56  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				Ogni cultura assimila elementi di culture vicine o lontane, ma poi si caratterizza per il modo in cui li fa propri. Umberto Eco
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_34">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_2_3 et_pb_column_59  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_57  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h5>Come si dice? Si dice cosi!</h5>
<p>Se nel modello semiotico informazionale il rilievo era posto sull’azione interpretativa, compiuta sui messaggi attraverso il codice, in quello testuale questo limite è superato, non sono più i messaggi a essere trasmessi ma quanto si costruisce intorno.</p>
<p>Infatti, nella comunicazione di massa i destinatari non ricevono singoli messaggi riconoscibili da codici conosciuti e/o condivisi, ma insiemi di pratiche testuali.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_60  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child et_pb_column_empty">
				
				
				
				
				
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_35">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_61  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_58  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Con questa premessa riprendiamo il nostro viaggio sulle evoluzioni del modello generale della comunicazione che ci aveva visto conoscere – nel post precedente – il primo dei modelli semiotici proposti da <strong>Umberto Eco</strong> e <strong>Paolo Fabbri </strong>verso la fine degli anni settanta.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_2_3 et_pb_column_62  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_59  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Quello che mi ha affascinato di questo modello sono i presupposti concettuali su cui si basa, cioè la <strong>distinzione semiotica tra grammatica e test</strong>o.</p>
<p>Credo che, chi come me ha imparato una seconda lingua in età adulta sappia quanto sia faticoso l’apprendimento, mentre ricorda vagamente o non ricorda per niente come ha imparato in modo spontaneo e naturale la lingua materna da piccolo.</p>
<p>E, se anche non lo ricordiamo, chi ha dei figli piccoli può nuovamente sperimentarlo.</p>
<p>La differenza sostanziale tra il bambino che impara la lingua materna e l’adulto che studia una seconda lingua, si distingue dal fatto che quella materna si acquisisce senza grammatica, attraverso <strong>meccanismi di prova ed errore</strong> basati su esempi o modelli.</p>
<p>Il processo è quello dell’imitazione, il bambino ascolta e ripete e se sbaglia si corregge semplicemente riformulando la frase e dicendo: <strong>“Si dice cosi!”</strong></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_36">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_63  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_60  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Il bambino si approccia perciò alle elementari sapendo parlare correttamente pur senza conoscere alcuna forma sintattica o morfologica sulla quale è in però grado di costruire il suo discorso. Parlare senza regole è possibile e l’hanno sperimentato anche generazioni di emigranti in passato e continuano a farlo oggi.</p>
<p>Quando si arriva in un paese di cui non si conosce la lingua, si apprendono i rudimenti attraverso l’ascolto e la ripetizione di frasi prodotte sulla base di regole grammaticali assimilate spontaneamente, proprio come i bambini.</p>
<p>Con l’apprendimento della seconda lingua “scolastica” invece accade il contrario, s’imparano le regole grammaticali sulle quali si costruiscono delle frasi tipo: “<em>the pen is on the table…</em>” (chissà se ha mai fregato a qualcuno sapere che la penna era sul tavolo…).</p>
<p>Si è costretti a pensare e formulare frasi in forma corretta e poi costruire il discorso, un pezzo alla volta; che fatica!</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_64  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_61  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Quindi, tornando al modello, immaginare che la comunicazione di massa funzioni per codici sarebbe come pensare che i due attori: Emittente e Destinatario si rifacciano a forme grammaticali.</p>
<p>Il modello testuale ragiona invece sulla base di competenze e pratiche testuali, cioè presuppongono che la comunicazione assomigli di più ai processi che governano l’acquisizione di una lingua materna.</p>
<p>Pratiche grammaticali e testuali, un meccanismo che ritroviamo anche in rapporto a prodotti culturali; ci basti pensare alla differenza tra un Manuale – insieme di spiegazioni di regole e teorie – e un Testo Sacro – contenuti immodificabili e incriticabili.</p>
<p>I Manuali contengono grammatiche le cui regole cambiano nel tempo; il libro Sacro può essere commentato, glossato, citato, ma mai modificato.</p>
<p>La stessa differenza si riscontra nei sistemi giuridici di derivazione romana che si basano su codici (grammatica – i codici contengono leggi, cioè regole) e quelli inglesi e statunitensi che seguono i principi della common law (repertori testuali – sentenze e precedenti ricavati da processi del passato che compongono la common law – cioè archivi di esempi).</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_37">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_65  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_62  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				Gli ambiti che toccano questo modello sono vari ma in tutti vige l’interpretazione.
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_66  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_63  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-testuale-1024x463.jpg" alt="semiotico-testuale" class="alignright size-large wp-image-2958" width="960" height="434" srcset="https://makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-testuale-1024x463.jpg 1024w, https://makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-testuale-300x136.jpg 300w, https://makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-testuale-768x348.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_38">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_67  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_64  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Umberto Eco e Paolo Fabbri a tal proposito propongono alcune osservazioni sul comportamento dei destinatari:</p>
<ul>
<li>ricevono insiemi testuali e non messaggi unici riconoscibili;</li>
<li>confrontano i messaggi con i propri insiemi di pratiche testuali depositate</li>
<li>ricevono molti messaggi insieme, sia in senso sincronico (<em>in quel preciso momento</em>), sia diacronico (<em>evoluzione nel tempo</em>)</li>
</ul>
<p>Siamo capaci di interpretare i messaggi televisivi, radiofonici o altri, perché ci siamo abituati a comprenderli nel tempo grazie a una sedimentazione di precedenti esperienze (insiemi di pratiche testuali). In questo vale più la consuetudine di esposizione che la conoscenza astratta dei meccanismi – propria dello studioso che ricostruisce le grammatiche.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_68  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_65  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Chi fruisce del messaggio ha a disposizione un repertorio di situazioni comunicative apprese, il processo di interpretazione riguarderà perciò l’incasellamento di un frammento di comunicazione all’interno del patrimonio dei modelli già acquisiti. Saremmo così in grado di riconoscere generi e formati ricorrenti: giallo, commedia, cronaca, costume etc.</p>
<p>Riepilogando, se il primo modello metteva in discussione il codice, ha introdotto il sottocodice e distinto tra messaggio inviato e ricevuto, questo modello conferma la presenza dei codici ma dibatte sul fatto che si ricorra a codici grammaticali durante l’interpretazione o produzione di un messaggio.</p>
<p>È riproposto con determinazione il principio di negoziazione di significato – punto d’incontro tra esigenze e reciproca autonomia di Emittente e Destinatario.</p>
<p>Negoziazione che compirà un nuovo passo nel successivo modello semiotico-enunciazionale, ma questa è un’altra storia che affronteremo nel prossimo post.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_39">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_3_4 et_pb_column_69  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_66  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				Le opere letterarie ci invitano alla libertà dell’interpretazione, perché ci propongono un discorso dai molti piani di lettura e ci pongono di fronte alle ambiguità e del linguaggio e della vita.</p>
<p>Umberto Eco
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_4 et_pb_column_70  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_67  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">tratto da Sociologia delle Comunicazioni di Massa di Renato Stella edizioni Utet</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_40">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_71  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_68  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>Modelli semiotici</p>
<ul>
<li><b>informazionale</b>: <a href="http://www.makeasier.francescasartorato.it/2016/02/ma-come-non-stavamo-parlando-di/" target="_blank" rel="noopener">Ma come, non stavamo parlando di&#8230;</a></li>
<li><b>testuale</b>: <a href="http://www.makeasier.francescasartorato.it/2016/03/come-si-dice-si-dice-cosi/" target="_blank" rel="noopener">Come si dice? Si dice così!</a></li>
<li><b>enunciazionale</b>: <a title="Che facciamo, negoziamo?" href="https://www.makeasier.francescasartorato.it/2016/03/che-facciamo-negoziamo/">Che facciamo, negoziamo?</a></li>
</ul></div></div></p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>The post <a href="https://makeasier.francescasartorato.it/2016/03/come-si-dice-si-dice-cosi/">Come si dice? Si dice così!</a> first appeared on <a href="https://makeasier.francescasartorato.it">makeasier.it</a>.]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/03/come-si-dice-si-dice-cosi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Equilibrio tra sé e se e autostima</title>
		<link>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/02/equilibrio-tra-se-e-se-e-autostima-2/</link>
					<comments>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/02/equilibrio-tra-se-e-se-e-autostima-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Feb 2016 10:23:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[coaching giudizio oggettivo]]></category>
		<category><![CDATA[crescita personale]]></category>
		<category><![CDATA[vittima-giocatore]]></category>
		<category><![CDATA[vulnerabilità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.makeasier.it/wordpress/?p=3001</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_7 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
				<div class="et_pb_row et_pb_row_41">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_72  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_69  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Si fa un gran parlare di “autostima”… Che cosa è? Wiki recita:</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_2_3 et_pb_column_73  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_70  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				L’autostima è il processo soggettivo e duraturo che porta il soggetto a valutare e apprezzare se stesso tramite l’auto-approvazione del proprio valore personale fondato su auto-percezioni. La parola autostima deriva appunto dal termine “stima”, ossia la valutazione e l’apprezzamento di se stessi.
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_42">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_74  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_71  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">e, a cosa serve?<br />
Dovrebbe servire a farci sentire bene con noi stessi e nei confronti degli altri…</p>
<p>La vita e le “cose” che ne fanno parte si può affrontare in due modi: agendo/giocatore o subendo/vittima.</p>
<p>Quando agisci, hai fatto una scelta e sei consapevole di cosa comporta questa azione. Magari hai fatto un’analisi SWOT della situazione, hai valutato punti di forza, di debolezza, opportunità e minacce e sei pronto ad assumerti la responsabilità di quello che incontrerai. Se anche i risultati non saranno quelli attesi… ok, sai che è quanto di meglio tu avresti potuto fare, in quella specifica situazione.</p>
<p>Quando subisci, quasi sempre, non hai consapevolezza di cosa sta accadendo, non puoi valutare nessun pro o contro e istintivamente ti metti in difesa; come ben si sa, la miglior difesa è l’attacco e quindi è come ci lasciassimo sfuggire di mano il paniere di uova appena raccolte.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_75  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_72  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Esistono trattati e studi da perderci la testa, così come esistono le 5 regole, i 10 principi, le 44 parole chiave, insomma tutti pensano di poter sciorinare metodi e strategie per aumentare l’autostima, io provo a semplificare …</p>
<p>Quando nasciamo siamo dei bimbetti puri, trasparenti, pensiamo che tutto sia possibile e neppure ci sfiora l’idea che qualcun altro possa pensare di noi qualcosa di diverso da quello che noi pensiamo di noi stessi; che cosa accade nel tempo che ci fa cambiare questa convinzione?</p>
<p>Mi sono chiesta spesso se nasciamo giocatori o vittime, se faccia parte del nostro DNA o se l’epigenetica abbia qualcosa da dire al riguardo.</p>
<p>L’epigenetica (per farla breve) sostiene che non siamo destinati a soccombere alle leggi dell’ereditarietà, bensì possiamo diventare co-creatori della nostra realtà. Quindi potremo, in tutta tranquillità, affermare che sta a noi decidere chi siamo e chi vogliamo essere.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_43">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_3_4 et_pb_column_76  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_73  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				Allora se abbiamo tutto questo potere, per quale motivo il giudizio di un altro ci può uccidere o portare nell’olimpo degli dei?</p>
<p>Che cosa sa di noi quel qualcuno, che noi non sappiamo di noi stessi?
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_4 et_pb_column_77  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child et_pb_column_empty">
				
				
				
				
				
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_44">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_78  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_74  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Un po’ come dire, abbiamo in mano la nostra vita ma chiediamo agli altri come la vedono loro.</p>
<p>E come potrebbero vederla se non dal loro punto di vista? Attraverso conoscenza di loro stessi e della loro storia personale?</p>
<p>Quando formuliamo un giudizio nei confronti di una persona, con quale criterio o conoscenza lo esprimiamo se non attraverso il nostro criterio e la nostra storia individuale?</p>
<p>Possiamo giudicare un comportamento, oggettivamente, ma questo non farà sentire l’altro attaccato, oltraggiato. Quello che può minare la stima che noi abbiamo di noi stessi non è il giudizio su un nostro comportamento bensì un giudizio di merito sulla persona che siamo, e oggettivamente nessuno può farlo, nessuno può sapere qualcosa di noi stessi che neppure noi sappiamo…</p>
<p>Che cosa potremmo fare allora?</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_79  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_75  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Io ho adottato una strategia semplice, per prima cosa sono scesa a patti con il “giudizio” ho trovato un accordo.</p>
<p>Solo giudizi oggettivi su comportamenti, sia nei confronti degli altri che di me stessa. Ho anche preso accordi con quella parte di me che agirebbe di riflesso, con gli automatismi, accettando che in momenti di stress potrebbero prevalere. Ok sono un essere umano!</p>
<p>Ho accettato il fatto che la vita è una scuola nella quale apprendi e “casualmente” impari di più quando fai qualche errore. Ci saranno alcuni giorni in cui mi sentirò meglio che in altri, va bene! Così come andrà bene se non mi sentirò al top.</p>
<p>Ci sono giorni in cui mi sento totalmente estranea al mondo e altri in cui mi commuovo ad ogni piccola cosa che accade; io, noi, siamo tutto questo, il come questo o quello accade, dipende esclusivamente da noi; non dobbiamo permettere che siano gli altri a deciderlo, per nessun motivo.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_45">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_3_4 et_pb_column_80  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_76  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				Tre persone erano al lavoro in un cantiere edile. Avevano il medesimo compito, ma quando fu loro chiesto quale fosse il loro lavoro, le risposte furono diverse. “Spacco pietre” rispose il primo. “Mi guadagno da vivere” rispose il secondo.</p>
<p><strong>“Partecipo alla costruzione di una cattedrale”</strong> disse il terzo.</p>
<p>Peter Schultz
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_4 et_pb_column_81  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child et_pb_column_empty">
				
				
				
				
				
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>The post <a href="https://makeasier.francescasartorato.it/2016/02/equilibrio-tra-se-e-se-e-autostima-2/">Equilibrio tra sé e se e autostima</a> first appeared on <a href="https://makeasier.francescasartorato.it">makeasier.it</a>.]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/02/equilibrio-tra-se-e-se-e-autostima-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ma come, non stavamo parlando di…</title>
		<link>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/02/ma-come-non-stavamo-parlando-di/</link>
					<comments>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/02/ma-come-non-stavamo-parlando-di/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2016 20:55:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Communication]]></category>
		<category><![CDATA[canali di comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[codici]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione efficace]]></category>
		<category><![CDATA[destinatario]]></category>
		<category><![CDATA[emittente]]></category>
		<category><![CDATA[messaggio]]></category>
		<category><![CDATA[modelli semiotici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.makeasier.it/wordpress/?p=2918</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_8 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
				<div class="et_pb_row et_pb_row_46">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_3_4 et_pb_column_82  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_77  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				È prerogativa dell’essere umano comunicare, lo facciamo in tanti modi e con obiettivi diversi, a volte per soddisfare un bisogno primario o secondario, altre semplicemente per il piacere di instaurare una relazione con un altro individuo, per curiosità, desiderio di conoscenza, condivisione e, la lista potrebbe continuare all’infinito…
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_4 et_pb_column_83  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child et_pb_column_empty">
				
				
				
				
				
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_47">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_2_3 et_pb_column_84  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_78  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Mi sono spesso chiesta quanto del significato che io attribuisco all’argomento di cui sto parlando, sia realmente condiviso.</p>
<p>Quante volte ci è capitato di parlare con qualcuno e scoprire solo alla fine che si stava parlando di due cose diverse o anche solo percepite in modo diverso e quindi probabili cause di fraintendimenti?</p>
<p>E quante scuse: “<em>ma io pensavo ti riferissi a questo</em>”, “<em>io avevo capito un’altra cosa</em>”, “<em>ma come, non stavamo parlando di…</em>”</p>
<p>Pur appartenendo alla stessa cultura, possiamo attribuire significati differenti anche solo per aver vissuto un’esperienza inconsueta, incontrato un nuovo punto di vista o sperimentato una situazione singolare. La socializzazione ci porta a una continua rivisitazione e ricostituzione del nostro ruolo, spesso senza neppure rendercene conto.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_85  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_79  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Tuttavia c’è una regia che sottende a tutto questo che io chiamo <strong>consapevolezza</strong> e <strong>conoscenza</strong>, per essere efficaci nella comunicazione è fondamentale, almeno lo è stato per me, capire come funziona, quanto c’è di automatico e quanto no, quanto ci lasciamo trasportare dalle routine – che peraltro sono fondamentali, altrimenti sai che fatica – e quanto siamo invece creativi e innovativi nelle relazioni che instauriamo.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_48">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_86  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_80  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Faccio un passo indietro per approfondire qualcosa che può sembrare scontato e banale anche se forse non lo è:</p>
<p>la comunicazione, sia “f<strong>accia a faccia</strong>” o “<strong>mediata</strong>” si basa su una matrice (<em>Modello generale della comunicazione tratto dalla Teoria matematica della comunicazione – Shannon, Weaver, 1949</em>) che prevede due attori: l’Emittente che produce e invia il Messaggio, il Destinatario che riceve e interpreta il messaggio; e due componenti essenziali, il Canale cioè il mezzo fisico attraverso cui passa la comunicazione e il Codice che rappresenta il mezzo simbolico con il quale i due attori sopracitati mettono in relazione un significante (<em>es. la parola can</em>e) con un significato (animale a quattro zampe).</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_87  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_81  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Canale è libro e le sue pagine, è l’aria che veicola la voce di chi parla, ma è anche uno smartphone, un computer etc.; il Codice è invece la grammatica della lingua che parliamo, le convenzioni che regolano i nostri comportamenti e costumi etc.<br />
&nbsp;<br />
<img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-info-1-1024x581.jpg" alt="semiotico-info" class="alignright size-large wp-image-2954" width="960" height="545" srcset="https://makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-info-1-1024x581.jpg 1024w, https://makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-info-1-300x170.jpg 300w, https://makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-info-1-768x436.jpg 768w, https://makeasier.francescasartorato.it/wp-content/uploads/2016/02/semiotico-info-1.jpg 2043w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_49">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_88  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_82  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Tuttavia, mentre è abbastanza semplice comprendere il percorso che compie un messaggio che parte da qualcuno e, attraverso un canale arriva a qualcun altro; è un po’ più complicata la valenza del codice che, in mancanza di comunanza di significato tra chi trasmette e chi riceve, può compromettere in tutto o in parte il buon esito della comunicazione.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_2_3 et_pb_column_89  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_83  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Mentre nella comunicazione faccia a faccia la compresenza fisica, l’ausilio della comunicazione non verbale, il feedback immediato, ti aiutano a capire immediatamente se c’è o no condivisione di codici e qualora non ci sia, puoi chiedere informazioni e/o precisazioni, spiegare e riformulare il messaggio fino alla completa comprensione e condivisione.</p>
<p>Nella comunicazione mediata invece il messaggio prodotto e trasmesso dall’Emittente non è quasi mai lo stesso messaggio ricevuto e interpretato dal Destinatario perché il significato che attribuisco io può essere diverso da quello che attribuisce l’altro, inoltre status, ideologia, stile di vita e cultura del Destinatario influenzano parecchio la capacità di riconoscere, decodificare e quindi interpretare il messaggio così come era stato pensato.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_50">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_90  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_84  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h5>Molto bene, e quindi?</h5>
<p>L’avvento della tecnologia ci ha “obbligato” a individuare strategie e metodologie utili a produrre messaggi mirati ed efficaci, soprattutto a renderci consapevoli delle potenzialità e del corretto uso nelle diverse situazioni.<br />
L’importanza delle correzioni apportate da Umberto Eco e Paolo Fabbri allo schema della teoria matematica riguarda tre fattori principali:</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_51">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_91  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_85  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><ol>
<li>La trasmissione non è lineare da emittente a destinatario, è invece la trasformazione da un sistema semiotico all’altro grazie all’utilizzo di codici e sottocodici non sempre coincidenti tra loro; secondo Eco e Fabbri il modello tradizionale non teneva conto che l’intenzione comunicativa dell’emittente coincidesse con l’interpretazione del destinatario. I modelli semiotici mettono in discussione proprio l’eventualità che il messaggio trasmesso sia identico a quello ricevuto perché, poli ultimi delle trasformazioni sono le “teste” – le abilità, le competenze e la cultura di Emittente e Destinatario.</li>
<li>
Contesti culturali e sociali utilizzano sottocodici diversi e l’operazione di codifica e decodifica non è un automatismo poiché entrambi i poli utilizzano competenze e aspettative proprie, che non sempre l’emittente può prevedere e il codice non sempre comprende.</li>
<li>
E per finire il feedback, quale negoziazione tra le intenzioni comunicative dell’Emittente e le disposizioni interpretative del destinatario.</li>
</ol></div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_92  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_86  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Proviamo a capire meglio, il primo di questi modelli, il semiotico informazionale – riguarda la presenza di sottocodici che costituiscono varianti del codice che, per motivi diversi, possono essere attivati da emittente o destinatario in relazione alle loro competenze comunicative e alla situazione socio-culturale di riferimento.</p>
<p>Per esempio, immaginiamo che sfogliando una rivista ci imbattiamo in una foto che rappresenta un corteo di persone vestite di bianco, la nostra cultura potrebbe portarci a pensare a un matrimonio, in realtà è un corteo funebre indiano; nella loro cultura il bianco è legato alla morte, mentre in quella occidentale è legato alla nascita o a un matrimonio…</p>
<p>Sottocodici che spesso apportano quindi significati esclusivi che si aggiungono ai codici di base e che, nella loro diversità, producono fraintendimenti o rifiuti dei contenuti della comunicazione.</p>
<p>Il modello prevede varie tipologie di incomprensioni (rifiuti) per carenza, disparità o interferenze circostanziali di codici. Duplicazioni del messaggio e moltiplicazione dei codici, costituiscono solo il principio di un radicale processo di revisione, la tappa successiva è costituita dal modello semiotico-testuale, che sarà oggetto di un prossimo post.</div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_87  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">tratto da Sociologia delle Comunicazioni di Massa di Renato Stella edizioni Utet</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_52">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_93  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_88  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>Modelli semiotici</p>
<ul>
<li><b>informazionale</b>: <a href="http://www.makeasier.francescasartorato.it/2016/02/ma-come-non-stavamo-parlando-di/" target="_blank" rel="noopener">Ma come, non stavamo parlando di&#8230;</a></li>
<li><b>testuale</b>: <a href="http://www.makeasier.francescasartorato.it/2016/03/come-si-dice-si-dice-cosi/" target="_blank" rel="noopener">Come si dice? Si dice così!</a></li>
<li><b>enunciazionale</b>: <a title="Che facciamo, negoziamo?" href="https://www.makeasier.francescasartorato.it/2016/03/che-facciamo-negoziamo/">Che facciamo, negoziamo?</a></li>
</ul></div></div></p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>The post <a href="https://makeasier.francescasartorato.it/2016/02/ma-come-non-stavamo-parlando-di/">Ma come, non stavamo parlando di…</a> first appeared on <a href="https://makeasier.francescasartorato.it">makeasier.it</a>.]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://makeasier.francescasartorato.it/2016/02/ma-come-non-stavamo-parlando-di/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Spiritualità e mercato religioso</title>
		<link>https://makeasier.francescasartorato.it/2015/12/spiritualita-e-mercato-religioso/</link>
					<comments>https://makeasier.francescasartorato.it/2015/12/spiritualita-e-mercato-religioso/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Dec 2015 15:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[About me]]></category>
		<category><![CDATA[individualità]]></category>
		<category><![CDATA[interiorità]]></category>
		<category><![CDATA[spiritualità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.makeasier.it/wordpress/?p=2891</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_9 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
				<div class="et_pb_row et_pb_row_53">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_94  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_89  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Non so quale sia la causa, ma il genere di dubbi e domande che hanno da sempre accompagnato la mia vita, ha preso una nuova e strana piega.</p>
<p>Ho sempre avuto una mia idea di spiritualità e religione, ma a una lezione di sociologia ho avuto un sussulto quando il docente, parlando di religione, ha evidenziato quanto negli ultimi anni assomigli a:</p>
<p>“una merce esposta in un supermercato, un prodotto venduto da organizzazioni religiose che si contendono i fedeli, e “acquistato” (o meno) da “consumatori” che fanno comunemente dei paragoni prima di prendere la decisione finale. Un’offerta diversificata di religioni limita il potere di ogni singola confessione, assicurando più tolleranza e più libertà religiosa per tutti”. (<em>da Sociologia generale, D. Croteau, W. Hoynes – McGraw Hill Education</em>).</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_95  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_90  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Avevo un’idea stereotipata di religione tradizionalista, sempre uguale a se stessa ma parte integrante dell’esistenza, qualcosa di relativamente rassicurante.</p>
<p>Pur non essendo praticante, quello che strideva e mi disturbava, era l’uso della metafora del supermercato; considerare: prodotto, merce la religione, tutte le religioni mi sembrava azzardato, per certi versi blasfemo.</p>
<p>Era ovvio che la mia “cultura religiosa” avesse delle lacune che era arrivato il momento di colmare. Volevo innanzitutto capire meglio il significato di spiritualità; avevo la sensazione che non mi fosse così chiaro.</p>
<p>Il primo punto interrogativo riguardava: essere “spirituali” significa necessariamente essere religiosi o si può essere spirituali a prescindere dalla religione?</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_54">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_3 et_pb_column_96  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_91  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Mi sono confrontata con alcune persone e ho cercato vari punti di vista sull’argomento.</p>
<p>La spiegazione che ho percepito più in sintonia con le mie convinzioni e credenze è quella di Marcelo Barros che alla parola spiritualità dà una interessante definizione.</p>
<p>(<em>In una parola, frammenti di un’enciclopedia casuale a cura di Claudio Benzoni, Benzoni editore</em>)</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_2_3 et_pb_column_97  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_92  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">“<strong>Il termine spiritualità non è antico e non figura nelle scritture sacre tradizionali</strong>.</p>
<p>Nel IV secolo Gregorio di Nissa, commentando il Vangelo tradusse il termine greco pneumatiké con la parola latina spiritualitas, spiegando che “<em>la spiritualità sarebbe un modo di vivere secondo Spirito Divino.<br />
Oggi la maggior parte delle persone concorda nel dire che occorre distinguere tra spiritualità e religione. Le religioni hanno il compito di aiutare le persone a vivere un percorso spirituale, ma non possiedono il monopolio della spiritualità. Anche senza appartenere a nessuna tradizione religiosa, molte persone vivono una spiritualità profonda.”</p>
<p>Ogni essere umano, prosegue Barros, è abitato da una doppia inquietudine esistenziale: buona quando lo indirizza a dare il meglio di sé, negativa quando lo divide interiormente e lo paralizza. Lasciarsi andare è anti-spirituale.</p>
<p></em></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_55">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_98  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_93  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Inoltre, l’esperienza spirituale dell’umanità è ampia, molte tradizioni e scuole di spiritualità ne hanno parlato e non smetteranno di farlo senza mai esaurire la ricchezza di questo percorso.</p>
<p>Tuttavia, ogni proposta è di prassi legata alla cultura cui appartiene: una comunità africana si nutrirà di un modello spirituale diverso da un gruppo induista o taoista, pur essendo tutti validi e tutti potenzialmente complementari.</p>
<p>Fino a questo momento mi sentivo soddisfatta, ma quello che mi ha confortato maggiormente è stato il seguito.</p>
<p>Anche se oggi alcuni confondono spiritualità con auto-aiuto e intimismo, a differenza di qualsiasi processo egoico, ogni percorso autenticamente spirituale ci aiuta a uscire da noi stessi e vivere una comunione umana e cosmica.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_99  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_94  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><strong>Barros precisa che</strong>: Il ritorno della Bibbia nelle comunità più povere, ha aiutato le persone a scoprire come la spiritualità non si contrapponga alla dimensione materiale, ma si esprima in tutti gli aspetti della vita (economico, sociale, politico e culturale).</p>
<p>Mentre in passato una confusione di termini contribuiva a mantenere soggiogati gli oppressi, con la legittimazione della fede e della religione, oggi la spiritualità è chiamata ad ampliare la percezione dell’altro, non solo un altro essere umano ma ogni essere vivente fino a tutto il creato.</p>
<p>Garantire che l’interiorità (non emotività e soggettivismo) conviva con una profonda attenzione alla dimensione sociale è concretamente importante.</p>
<p>Sembra essere Proprio la spiritualità a poterci aiutare ad articolare meglio questa relazione tra individuo e comunità, così come la dimensione dell’alterità che ogni persona dovrebbe scoprire nella vita: il significato e il valore profondo dell’altro.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_56">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_100  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_95  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano vittima del nazismo, scrisse:
“<strong>Il cristo che è in me, è in me per te ed è in te per me</strong>”
<strong>è sempre nell’altro che vediamo il principio fondamentale del quale la spiritualità ha bisogno per nutrirsi</strong>.</div></div></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_57">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_101  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_96  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">Spiritualità è dunque qualcosa che riguarda noi, la nostra interiorità e individualità a prescindere dal credo ma non isola, semmai accomuna.</p>
<p><strong>Barros continua</strong>: “È nel rapporto di comunione con il creato che le persone spirituali di ogni religione, o anche quelle che, al di fuori di qualunque credo, amano la vita e cercano la giustizia, possono dire che l’obiettivo della spiritualità è di ricevere lo Spirito Santo per renderci più umani, tanto umani da essere divini. La spiritualità è grazia divina, e percorso d’amore realizzato nel quotidiano, a partire dalle nostre debolezze e dagli ostacoli che tutti incontriamo nella vita.</p>
<p>Per chi crede e per chi non crede, l’importante è accogliere questo soffio di vita, vivere il desiderio di cambiamento costante, di umanizzazione, tale da renderci sempre più persone di comunione e di amore.”</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_102  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_97  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><strong>Un altro punto essenziale che ha toccato Barros sono le difficoltà</strong>, le situazioni critiche che incontriamo durante il nostro cammino.<br />
L’intero processo, afferma, passa attraverso crisi che ci permettono di fare scelte e rinnovarci.</p>
<p>Nella tradizione buddista, Siddharta, per seguire il sentiero dell’illuminazione, lascia la vita di palazzo; per quanto riguarda l’ebraismo, Mosè sta fuggendo dalle guardie del faraone quando sente la voce del divino; Gesù, secondo i Vangeli, fu spinto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato.</p>
<p>In questo senso è bene assumere le nostre crisi e quelle della realtà come agenti di una trasformazione, per una nuova vita. Una realtà trasformatrice che diventa collettiva se aperta verso le esperienze sociali e politiche più profonde, deve andare alla radice dei problemi.</p>
<p>La spiritualità, conclude Barros, ci chiede sempre conversione profonda e permanente. In questo senso è radicale e rivoluzionaria poiché mira alla trasformazione del mondo.</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_58">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_103  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_98  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>San Paolo ai Romani
“<strong>Non conformatevi alla mentalità di questo mondo, ma trasformatevi, rinnovando la vostra mente</strong>” (Rm 12,1)
Una proposta che implica il radicamento nella propria cultura per diventare “<strong>un uomo planetario</strong>”
(Padre Ernesto Balducci)</div></div></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_99  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">
		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				<p>Immaginate che il mondo sia un cerchio, che al centro sia Dio, e che i raggi siano le differenti maniere di vivere degli uomini.</p>
<p>Quando coloro che, desiderando avvicinarsi a Dio, camminano verso il centro del cerchio, essi si avvicinano anche gli uni agli altri oltre che verso Dio. <strong>Più si avvicinano a Dio, più si avvicinano gli uni agli altri</strong>. <strong>E più si avvicinano gli uni agli altri, più si avvicinano a Dio</strong>.</p>
<p>La Lettera da Calcutta cita a pagina 4 questo testo di Doroteo di Gaza (Istruzioni VI).
				
			</div>
			<span class='et_quote_sign'></span>
		</div>
	</div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>The post <a href="https://makeasier.francescasartorato.it/2015/12/spiritualita-e-mercato-religioso/">Spiritualità e mercato religioso</a> first appeared on <a href="https://makeasier.francescasartorato.it">makeasier.it</a>.]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://makeasier.francescasartorato.it/2015/12/spiritualita-e-mercato-religioso/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
