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rubato</title><description>&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;315&quot; src=&quot;//www.youtube.com/embed/8NjbGr2nk2c&quot; width=&quot;420&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho acceso la tv durante il pranzo e c’era &lt;a href=&quot;http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=9387&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Flashdance&lt;/a&gt;. Un po’ emozionata, mi sono messa a guardarlo, con mio figlio che mi chiedeva cosa fossero gli scaldamuscoli. A parte queste note di colore l’ho trovato lento e tutto sommato noioso, e non ho finito di vederlo. E dire che lo adoravo, che come la metà delle adolescenti di allora volevo essere come Jennifer Beals.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;img height=&quot;179&quot; src=&quot;http://www.wallsave.com/wallpapers/1366x768/entertainment/197259/entertainment-flashdance-poster-movie-print-197259.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In fondo la nostra generazione è stata fortunata. Non solo per questioni meramente economiche – mediamente le nostre famiglie non ci hanno fatto mancare niente e grandi preoccupazioni per il futuro non ne avevamo – ma perché se una cosa è rimasta di quegli anni 80 è l’idea di sogno. Non il sogno alla Briatore, che semmai è l’esatto contrario, ma il sogno-sogno. La passione. La voglia di raggiungere un obiettivo solo nostro. Talmente nostro che spesso le famiglie non erano d’accordo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io sono cresciuta con Saranno Famosi (la serie prima, il film dopo, perché era un po’ spinto e quindi a casa mia era vietato), con Footloose, con Flashdance, appunto. Con storie di ragazzi più o meno della mia età che si facevano un mazzo tanto per un “loro” sogno. E queste storie me le sono portate in casa, come i miei compagni di conservatorio, come le compagne di danza di mia sorella: tutti in lotta aperta con i genitori, perché un figlio che studia il piano è una cosa di cui andare fieri con i genitori dei compagni di scuola, mentre un pianista tra un milione di pianisti sarà al contrario molto probabilmente un disoccupato; dei ballerini non parliamo nemmeno. Eppure non ci perdevamo d’animo. Avevamo Alex, Bruno, Leroy e tutta queste gente qua dalla nostra parte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;img height=&quot;209&quot; src=&quot;http://nuovocinemalocatelli.com/wp-content/uploads/2012/11/fame__120828161016.png&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Una mia collega di università, al Dams, un giorno sbottò dicendo: “E via, lo sappiamo benissimo che la maggior parte di noi è qui perché ha visto Saranno Famosi!”. L’oggetto del contendere erano le telefonate che tutti gli anni a maggio ci arrivavano da ragazzi che volevano iscriversi al Dams ma non avevano idea di cosa aspettarsi e ci facevano le domande più assurde, tipo per quando erano fissati i provini. Finché un giorno… Ma questa è un’altra storia).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi che cosa stiamo dando ai nostri figli? &lt;b&gt;Una scuola basata sulle performance &lt;/b&gt;e non sulla crescita individuale – praticamente un modello aziendale. &lt;b&gt;Talent show &lt;/b&gt;dove la competizione viene prima di tutto, prima anche della passione e lontana anni luce dalla solidarietà che fa crescere. &lt;b&gt;Agende serrate&lt;/b&gt; che culminano in un mese di passione l’anno, in cui i saggi delle attività più svariate si sovrappongono a formare un’inestricabile foresta di impegni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Poi dice che non desiderano più niente.&lt;/b&gt; Vorrei anche vederli, ad avere ancora voglia di desiderare. E poi sulla base di quale modello dovrebbero desiderare? Tutto ciò che è acquistabile non riesce a stare alla base di un reale desiderio, con buona pace dei signori del marketing. Perché una nuova console non è un desiderio, è una voglia che se ne va, un bene di consumo. &lt;b&gt;“Desiderare” è voler fare l’astronauta, l’equilibrista, il batterista. Ma noi non abbiamo astronauti, equilibristi, batteristi da proporgli, perché non ci sembrano rilevanti, costoro; non ci sembrano funzionali.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.dagospia.com/img/foto/09-2012/flavio-briatore-apprentice-189982.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;250&quot; src=&quot;http://www.dagospia.com/img/foto/09-2012/flavio-briatore-apprentice-189982.jpg&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Gli abbiamo rubato il futuro? Certo. Ma soprattutto non li stiamo abituando a sognare.&lt;/b&gt; E se non sognano non desiderano, se non desiderano non si sbattono, se non si sbattono non hanno futuro. Il cerchio si chiude e pure le vite dei nostri figli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Me lo fossi vista fino alla fine, Flashdance, chissà che veniva fuori).&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2013/07/flashdance-o-la-generazione-cui-abbiamo.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><thr:total>5</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-4191352484408381908</guid><pubDate>Wed, 05 Jun 2013 14:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-06-05T16:48:14.341+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Bruce Springsteen</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Milano</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">musica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vita da mamma</category><title>Il Boss e il bambino</title><description>Alla &lt;a href=&quot;http://www.cittadeibambini.net/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Città dei bambini &lt;/a&gt;di Genova c’è, tra le tante cose, uno specchio che un po’ riflette e un po’ fa passare l’immagine. Il gioco è che ci si siede dalle due parti, si regolano gli sgabelli finché gli occhi di entrambi sono alla stessa altezza e si guarda l’immagine: i volti ne risultano “mescolati”. L’ho fatto con mio figlio, domenica. Ma non si è mescolato niente. Era la stessa faccia, con i capelli più lunghi o più corti (poco, più corti).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gabriele è sempre stato la fotocopia di suo padre. Le foto del papà da piccolo le abbiamo spacciate per sue anche con le nonne, anche con lui, una volta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;315&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/TABtevgxcQc&quot; width=&quot;560&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi lunedì sera, mentre andavamo al concerto del Boss, insieme a &lt;a href=&quot;http://yenibelqis.wordpress.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Chiara &lt;/a&gt;e &lt;a href=&quot;http://milanoelorenza.blogspot.it/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Lorenza&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://lamargheritaeillappio.blogspot.it/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Paola &lt;/a&gt;mi fa: “Ma tuo figlio è uguale a te!”. Lo so, Paola, solo da 24 ore, ma lo so.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È stato il battesimo di San Siro, per Gabriele. Roba che se si aspetta che sia sempre così sarà ben dura. Perché dal terzo anello, di fronte al palco, Bruce si vede piccolo, ok, ma il resto dello stadio è uno spettacolo che fa accapponare la pelle. (Che poi è stupendo. Da lì si vede lo skyline di Milano, con la torre Velasca, il Duomo e i grattacieli. E in mezzo Bruce Springteen).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gabriele è arrivato su correndo per le rampe delle torri. Lui, correva. Noi annaspavamo dietro. Poi abbiamo preso posto e lui mi fa “grazie, eh. Non lo sai che ho paura dell’altezza?”. Merda. Mica me lo immaginavo che fosse così in alto. Ok lo skyline, ma siamo decisamente in alto. Finalmente è iniziata la musica. E io ero ancora preoccupata per l’altezza (il pupo se ne stava attaccato alla sedia che neanche se l’avessimo incollato col bostick) quando, doveva essere la terza canzone, Gabriele cambia faccia, gli vengono i lucciconi e scoppia in un pianto dirotto. “Voglio andare a casa. Voglio andare a casa, per favore”. Lo coccolo un po’, magari questa cosa dell’altezza è più seria di quanto pensi. Poi ho un’illuminazione. “Gabri, è per la canzone?” “Sì. Mi emoziona troppo”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eccolo qua. Mi sento di nuovo seduta da una parte dello specchio alla &lt;i&gt;Città dei bambini&lt;/i&gt;, ad osservare attonita me con sulla testa i suoi capelli e lui con i miei. È il mio problema con la musica, soprattutto quella dal vivo. Mi emoziona troppo. E piango come una fontana. Come Gabriele. E lui piange e Bruce Springsteen canta e io mi sento in colpa. Nell’ordine:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1)&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Per aver preso un posto troppo in alto&lt;br /&gt;
2)&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Per aver costretto Gabriele a ripassare storia di corsa, che domani ha una verifica (no, ma scusate, una verifica 3 giorni prima della fine della scuola?)&lt;br /&gt;
3)&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Per averlo portato a sto cazzo di concerto invece di lasciarlo a casa con la tata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi il mood è cambiato. Gabriele è andato a fare un giro con suo padre e quando sono tornati cantava e ballava. Abbiamo cantato e ballato fino a quando non gli si sono chiusi gli occhi per il sonno. Il che accadeva verso la fine. (64 anni e cantare suonare ballare senza interruzione per 3 ore e mezza. Al 120° minuto ha steccato, è rimasto calante per qualche secondo, ma il fatto è che.)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non siamo rimasti per il bis. Ci siamo avviati con questo ragazzino lungo e stretto lungo le rampe in discesa e dopo un paio di curve è iniziata &lt;i&gt;Born to run&lt;/i&gt;. Gli dico “Gabri, sai come si intitola questa canzone? &lt;i&gt;Born to run&lt;/i&gt;” “Ah sì? Sei pronta?” “Sì” “Via!”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo scesi dalla torre correndo come forsennati. Lui è arrivato cinque minuti prima di me, se ne stava appoggiato al muro ridendo insieme al tipo della sicurezza. E quando ho tagliato il traguardo anch’io abbiamo ballato finché la canzone non è finita, e tutti ci guardavano, e lui diceva “è stato bellissimo questo concerto, mamma, grazie”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È stato bellissimo questo concerto, Boss, grazie.</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2013/06/il-boss-e-il-bambino.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/TABtevgxcQc/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-8318415738533668850</guid><pubDate>Wed, 29 May 2013 08:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-05-29T10:57:53.648+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">scuola</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vita da mamma</category><title>Parole dette e non dette, come è andata a finire</title><description>&lt;i&gt;“Perché quando mamma e papà sono arrabbiati se la prendono con me?”&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;“Che cosa devo fare se amo una ragazza? Glielo devo dire?”&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;“Perché quando scuoti il pene lui si ingrandisce?”&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono alcune tra le domande fatte dai bambini durante il percorso di &lt;b&gt;&lt;a href=&quot;http://lombelico.org/area-genitori/ambiti-di-intervento/prevenzione-abuso-sessuale/30-parole-dette-e-non-dette.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Parole dette e non dette&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, il progetto di prevenzione dagli abusi svolto nelle quarte classi della scuola di mio figlio, di cui ho parlato &lt;a href=&quot;http://mammaincorriera.blogspot.it/2013/03/parole-dette-e-non-dette-le-paure-degli.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Domande sulle relazioni, sui sentimenti, sulle emozioni, quasi mai sulla sessualità. Che forse è una cosa ancora lontana per dei bambini di 9 anni, l’età target dei pedofili, come ci ha ripetuto la psicologa dell’associazione &lt;b&gt;&lt;a href=&quot;http://lombelico.org/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;L’Ombelico&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, l’ennesima volta che le veniva chiesto: “Perché proprio in quarta? Non è troppo presto?”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Domande da cui emerge che noi, le famose famiglie &lt;i&gt;normali&lt;/i&gt;, siamo talmente orientate al &lt;i&gt;fare &lt;/i&gt;che ci dimentichiamo del &lt;i&gt;sentire&lt;/i&gt;. Grandi e piccoli, indistintamente. Tanto che, ci raccontava la dottoressa, durante un incontro con dei genitori era emerso che loro, gli adulti, non sono mica più in grado di riconoscere e riprodurre delle emozioni, per quanto familiari esse siano. Come se questo mondo non fosse funzionale alla vita. &lt;b&gt;Come se davvero ci illudessimo di poter non farle trasparire, le emozioni, da ogni gesto, da ogni parola, da ogni scambio con gli altri.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Eppure nel riconoscimento delle emozioni e nell’uso dell’istinto sta la prima difesa – per i bambini dai pedofili, e per gli adulti, mi viene da dire, da tutti gli abusi a cui nel tempo siamo esposti.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che cosa significhi fare educazione emotiva io non lo so. Non era prevista nel protocollo della mia famiglia, proprio come l’educazione sessuale. Tanto che poi, quando mi sono fatta la mia, di famiglia, forse ho esagerato nella direzione opposta, e non perché ci avessi meditato o ci mediti quotidianamente, ma proprio perché mi è venuto così, naturale. Suppongo che gli effetti di tutto ciò saranno misurati a tempo debito dall’analista di figlio, un giorno, giacché non mi aspetto che potrà permettersi di farne a meno. Ma le cose che costui dovrà analizzare saranno il contrario di quelle che ha analizzato il mio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una delle cose riportate dalla psicologa è che &lt;b&gt;si sta creando, nelle scuole in cui si fanno questi corsi, una cultura del rispetto – del corpo e delle emozioni &lt;/b&gt;– che è di supporto a tutto: dalla prevenzione alla pedofilia, al bullismo, alla violenza di genere. Questi bambini sanno, conoscono, capiscono. Faranno? Si spera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono cambiate alcune cose tra questo incontro, dedicato alla restituzione di quanto è stato fatto, e il primo, di presentazione del progetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Innanzitutto &lt;b&gt;c’erano alcuni papà.&lt;/b&gt; Tre o quattro, siamo ancora lontani dalla media consueta di partecipazione paterna alle attività della scuola, ma è già un successo. Magari sapere cosa sanno i bambini è più facile da affrontare – anche per un papà – che sapere cosa stanno per sapere. La paura dell’ignoto non è appannaggio delle donne.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbiamo ascoltato&lt;b&gt; le parole dei bambini &lt;/b&gt;(tutti rigorosamente anonimi, ovviamente) attraverso il momento finale del progetto: la consegna era scrivere una lettera ad un amico, reale o immaginario, in cui gli raccontavano del progetto. Queste lettere ci hanno fatto pensare molto, ci hanno fatto sorridere, a volte, ci hanno persino fatto rosicare, quando due o tre lettere sembravano scritte, in ordine sparso, da Calvino, da Guido Gozzano e da Pennac (che lo so, mio figlio non scriverà così neanche al liceo. In compenso ha un senso del ritmo che Calvino se lo sogna).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E poi l’atmosfera, in generale, era molto più rilassata. Un po’ da “quello che è fatto è fatto”, per intenderci. Come l’ultimo giorno di scuola, come quando si pubblica un progetto che ci ha fatto molto penare, come quando ci dicono che la persona a cui teniamo è fuori pericolo. Poi ci saranno degli strascichi (qualcuno si porterà una materia a settembre, ci chiederanno sicuramente un sacco di modifiche, la persona a cui teniamo dovrà ancora curarsi), ma che fa. Per oggi è tutto a posto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se non è previsto, nelle scuole dei vostri figli, chiedetelo. Qualcosa mi dice che fa un gran bene, non solo ai bambini.</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2013/05/parole-dette-e-non-dette-come-e-andata.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-3725497657414997183</guid><pubDate>Tue, 05 Mar 2013 16:42:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-03-05T17:42:01.537+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">scuola</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vita da mamma</category><title>Parole dette e non dette. Le paure degli adulti</title><description>&lt;br /&gt;
Fra un paio di settimane nelle quarte classi della scuola di mio figlio inizierà un percorso di prevenzione dell’abuso sessuale. I corsi sono tenuti dall’associazione L’Ombelico e &lt;a href=&quot;http://lombelico.org/area-genitori/ambiti-di-intervento/prevenzione-abuso-sessuale/30-parole-dette-e-non-dette.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;il programma&lt;/a&gt; prevede cinque incontri di due ore durante i quali si parlerà di autostima, emozioni, corpo, sessualità, affettività, con l’obiettivo di tracciare dei confini tra quello che è giusto che accada tra adulti e quello che un adulto non deve mai chiedere a un bambino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ieri sera c’è stata la presentazione del corso ai genitori da parte di una delle psicologhe che saranno in aula con i bambini. Era presente solo un papà – contro una quarantina di mamme – che è arrivato tardi ed è andato via presto, molto presto. Questo non è un dato irrilevante, perché negli incontri tra genitori a scuola i papà sono molto presenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Le maestre sono piuttosto tiepide su questo programma”, mi fa la mia amica S. “voglio capire perché”. Strano, penso, mi sembra una cosa molto positiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho preso appunti su tutto in modo molto diligente. Il percorso è bello, ricco, coinvolgente. Spiazzante. Quando è stata pronunciata la parola “sessualità”, infatti, l’atmosfera è diventata densa, sai quando hai l’impressione che se lasciassi cadere una matita, quella galleggerebbe invece di toccare terra? “Spiegheremo che cosa significa fare l’amore”? Cielo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le mamme sono chiaramente imbarazzate. La psicologa cerca di usare termini che non evochino, ma ahimè, evocano per forza. Mica abusi, violenza: no, è sufficiente che evochino cosi e cose che in determinate condizioni (e solo presso gli adulti) finiscono gli uni nelle altre. Sarei imbarazzata anch’io, forse, se nel frattempo non avessi maturato la mia espressione da entomologa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La presentazione finisce, è l’ora delle domande. Le prime sono molto sensate (Noi genitori dobbiamo preparare i bambini? Che fare se manifestano disagio nel parlare dell’esperienza?), fino a quando una delle mamme espone il suo punto di vista. Le sue due figlie maggiori hanno già partecipato al corso, adesso tocca alla più piccola. Hanno molto apprezzato le parti dell’esperienza in cui si parlava di emozioni, ma non particolarmente quelle in cui si parlava di sesso. È proprio necessario? In fondo siamo famiglie “normali”, viviamo in un quartiere “normale”, dove queste cose non succedono.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Guardavo la faccia della psicologa e mi faceva paura da quanto era verde. Quante deve averne sentite di storie così, di famiglie “normali” che vivono in quartieri “normali” dove queste cose non succedono?).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Senza scomodare le statistiche sulla violenza nelle famiglie normali, altre mamme sono intervenute informando la prima del fatto che nel parco proprio vicino alla scuola, quello in cui ci trovavamo ieri sera, l’anno scorso c’era il classico vecchietto con il classico impermeabile da aprire alla bisogna. E non solo. Un ragazzo che scattava foto ai bambini con un cellulare, un bel pomeriggio di maggio è stato invitato ad accompagnare sottobraccio fuori dal parco due signori con abiti borghesi e sguardi in divisa. Nel nostro quartiere normale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La psicologa ha ritrovato il sorriso, a quel punto. Non altrettanto le mamme, a meno che non si possa definire sorriso il rictus che piegava le loro bocche da una parte come se stessero inalando i fumi di erbe normali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Altra domanda: perché proprio in quarta e non in quinta?&lt;br /&gt;
Risposta: per due motivi, per dare una continuità (visto che le maestre saranno presenti al corso ed è giusto che rappresentino la continuità per il bambini anche l’anno prossimo rispetto a questo discorso) e perché questa è l’età target dei pedofili. I bambini hanno corpi da bambini ma iniziano a mostrare dei cambiamenti. E poi cominciano ad essere un po’ più indipendenti. Per esempio possono fare brevi tragitti da soli: a casa dell’amichetto, a scuola, a prendere il pane. “No” è il coro muto che si alza dalla platea. No, non vanno da nessuna parte, siamo impazziti?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono uscita dall’incontro con molte domande. Non sul corso – ché quelle avrei potuto rivolgerle alla psicologa – ma su di noi, i genitori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che non siamo pronti per far crescere i nostri bambini. Che non sappiamo che cosa sanno, loro, di sessualità. Che siamo terribilmente tentati di fare come hanno fatto i nostri genitori: nulla. Che crediamo che una famiglia e un quartiere normale siano una garanzia per loro. Che non siamo in grado di parlare di sessualità (come non siamo in grado di parlare di morte), neanche se questo vuol dire fornire ai nostri figli gli strumenti per vivere più sereni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma forse anche questo fa parte del programma.&lt;br /&gt;
</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2013/03/parole-dette-e-non-dette-le-paure-degli.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><thr:total>14</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-7983906716646031713</guid><pubDate>Thu, 31 Jan 2013 15:40:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-01-31T16:40:17.982+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">#freearecipe</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">#liberericette</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ricette</category><title>#liberericette Porcospino di tonno di Roberta</title><description>Roberta è una mia cara amica e di questa fantastica iniziativa non aveva capito niente. Così le ho detto &quot;mandami una ricetta e basta&quot; e lei l&#39;ha fatto. Ed ecco la sua ricetta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Porcospino di tonno&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEic2ewY4dGiTLAFJ-Tz82rm7uUTsvoncdNIMYIau9MYGsmieSmanKc7oNzDmwxCm3Vg7qHmGJs4NWTmvuT8mVqLXy8_KnSQWr0A6umKU1p4Lc7yPbSEFLy4e4kzkrDyAPwrxFgE/s1600/porcospino.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;240&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEic2ewY4dGiTLAFJ-Tz82rm7uUTsvoncdNIMYIau9MYGsmieSmanKc7oNzDmwxCm3Vg7qHmGJs4NWTmvuT8mVqLXy8_KnSQWr0A6umKU1p4Lc7yPbSEFLy4e4kzkrDyAPwrxFgE/s320/porcospino.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ingredienti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
125 gr. mascarpone&lt;br /&gt;
125 gr. Tonno all&#39;olio di oliva (peso scolato)&lt;br /&gt;
pinoli&lt;br /&gt;
1 chicco di pepe&lt;br /&gt;
2 chiodi di garofano&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Preparazione&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Sminuzzare il tonno, dopo averlo scolato, con un minipimer o nel frullatore.&lt;br /&gt;
Aggiungere il mascarpone al tonno e mischiare fino a farlo diventare omogeneo e, con le mani, ottenere una palla.&lt;br /&gt;
Lasciare riposare in frigo per qualche ora (4/5 minimo)&lt;br /&gt;
Estrarre dal frigo e modellare la forma del corpo del porcospino.&lt;br /&gt;
Ricoprire il tutto infilzando i pinoli uno ad uno, lasciando libera la parte del muso.&lt;br /&gt;
Utilizzare un chicco di pepe per il naso e 2 chiodi di garofano per gli occhi.&lt;br /&gt;
Servire con pane abbrustolito o focaccia su cui spalmare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web.&lt;br /&gt;
</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2013/01/liberericette-porcospino-di-tonno-di.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEic2ewY4dGiTLAFJ-Tz82rm7uUTsvoncdNIMYIau9MYGsmieSmanKc7oNzDmwxCm3Vg7qHmGJs4NWTmvuT8mVqLXy8_KnSQWr0A6umKU1p4Lc7yPbSEFLy4e4kzkrDyAPwrxFgE/s72-c/porcospino.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-2584444835163904907</guid><pubDate>Thu, 31 Jan 2013 10:15:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-01-31T11:15:00.886+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">#freearecipe</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">#liberericette</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ricette</category><title>#liberericette Le lagane e ceci</title><description>&lt;div&gt;
Nonostante ultimamente mi diletti un po’ di più in cucina, i fornelli non sono proprio la mia tazza di tè. Però potevo forse rinunciare ad una giornata così speciale, in cui tutti blog si trasformano in tavole imbandite? Ovviamente no. E allora sono andata di nuovo a prendere un piatto tipico della cucina lucana. Che amo per tre motivi.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Il primo è che &lt;b&gt;è buono&lt;/b&gt;. Punto. Provate e sappiatemi dire.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Il secondo è che veniva chiamato &lt;b&gt;“il piatto del brigante”&lt;/b&gt;. Era infatti uno dei piatti più gettonati dai briganti che nella seconda metà del XIX secolo si facevano il mazzo nei boschi della Basilicata. E io amo molto i briganti.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Il terzo è che &lt;b&gt;è un piatto con una storia.&lt;/b&gt; Ne ha parlato &lt;b&gt;Orazio &lt;/b&gt;(il poeta, quello latino nato a Venosa nel 65 a.C.) nelle sue &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Satire_(Orazio)&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Satire &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;(VI, libro I): &quot; ...inde domum me ad porri et ciceris refero laganique cantinum &quot;, &quot; quindi me ne ritorno a casa per mangiare una scodella di porri, ceci e &amp;nbsp;lagane &quot;. Ed è la prima volta che si parla di pasta in letteratura.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Le &lt;b&gt;lagane &lt;/b&gt;sono strisce di pasta larghe circa 4 cm e lunghe 7-10 cm, fatte con farina e acqua, senza uova. L&#39;origine etimologica della parola si perde nel greco antico (&lt;i&gt;laganou &lt;/i&gt;era il termine usato per indicare il mattarello, che nel dialetto è diventato &lt;i&gt;laganaturo&lt;/i&gt;): indicava un disco di pasta fatta con acqua e farina, arrostito su una pietra rovente e poi tagliato a strisce; queste venivano unite a legumi o granaglie e di solito consumate come una zuppa.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Il celebre gastronomo &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Gavio_Apicio&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Apicio&lt;/a&gt;, nel suo &lt;i&gt;&lt;b&gt;De re coquinaria&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; designa con il nome di lagane delle sfoglie di pasta condite con il &lt;i&gt;garum &lt;/i&gt;(un una salsa liquida, piccante, di interiora di pesce e pesce salato che gli antichi Romani aggiungevano come condimento a molti piatti, oppure con la carne, sovrapposte a strati, in una versione antenata delle nostre lasagne).&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
E insomma bando alle ciance, ho fatto anche un po’ di cultura e adesso passiamo alla ricetta.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Lagane e ceci&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEga4Yn33Akt2DfDLbPFzF0Kvc7OC38lSYrhuazMAQzPSdkDesnGYPRCh82IuaPBmGqyLV_dIUGileovU8QqGuy614j4O2VfPpX_437jYbcE1kzd72xjdGJxlNT2atCCs-v-INiB/s1600/IMG_1092.JPG&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;400&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEga4Yn33Akt2DfDLbPFzF0Kvc7OC38lSYrhuazMAQzPSdkDesnGYPRCh82IuaPBmGqyLV_dIUGileovU8QqGuy614j4O2VfPpX_437jYbcE1kzd72xjdGJxlNT2atCCs-v-INiB/s400/IMG_1092.JPG&quot; width=&quot;298&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;b&gt;Ingredienti &lt;/b&gt;(per 4 persone)&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Per le lagane: 400 g. di farina (semola rimacinata), acqua calda, un pizzico di sale&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Per i ceci: 300 g di ceci (già messi a bagno), 2 pomodori pelati, due cucchiai di olio, aglio, prezzemolo, sale q.b., peperoncino&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;b&gt;Preparazione&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Preparare un sughetto leggero facendo soffriggere uno spicchio d’aglio in due cucchiai di olio e aggiungendoci poi i pelati e infine il prezzemolo. Aggiustare di sale e aggiungere il peperoncino (io non lo metto nel sugo se no il pupo si sturba, lo aggiungo direttamente nel piatto, al momento di servire). Quando il sugo è a buon punto aggiungere i ceci e lasciar cuocere per una mezz’ora.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjm7Dzn8mG5-NIIyE4xdNLsQuGyE7bsnRF_5yOWR9RdubIk3RcCioWDY4lifUwqgSOJ8AKcC7i1HRlOvdG31lvbzBjNygr8kWXDcGrM1-2kUGSh6NkL5KgsY6qixVb0Wwn1z-vT/s1600/IMG_1055.JPG&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjm7Dzn8mG5-NIIyE4xdNLsQuGyE7bsnRF_5yOWR9RdubIk3RcCioWDY4lifUwqgSOJ8AKcC7i1HRlOvdG31lvbzBjNygr8kWXDcGrM1-2kUGSh6NkL5KgsY6qixVb0Wwn1z-vT/s320/IMG_1055.JPG&quot; width=&quot;239&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Intanto, preparare le lagane. Impastare farina, acqua e sale, fare una sfoglia sottile, come per le lasagne, e tagliarla a strisce di circa 3-4 cm. Poi tagliare le strisce diagonalmente, in pezzi di circa 7-10 cm di lunghezza. Le lagane sono irregolari, quindi andate pure tranquilli.&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh2wu-DgUzeIRS4_Am-IyGCqYonwx8eMLDt6LHHcm6BDqyZSFkR0QeYhtrVl_27gRaT0sgB2xLgxW2ttN3opdOkeDAqV_pnO9s47HUz3TrytfDH5_vkHP0P3iSJiUXNRCifi-RT/s1600/IMG_1086.JPG&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;239&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh2wu-DgUzeIRS4_Am-IyGCqYonwx8eMLDt6LHHcm6BDqyZSFkR0QeYhtrVl_27gRaT0sgB2xLgxW2ttN3opdOkeDAqV_pnO9s47HUz3TrytfDH5_vkHP0P3iSJiUXNRCifi-RT/s320/IMG_1086.JPG&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Cuocere le lagane in abbondante acqua salata. A metà cottura scolare lasciando un po’ di acqua e aggiungere il sugo con i ceci.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Servire accompagnando con un buon Aglianico del Vulture.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhzcinkIFxp00mWLZBCaeLxLs_3pm4SyjT46Q9hZMoBXfeY4TEwi6ECJpPeHb1jXDeoMfZIkxbxn8Jbgadop-JRropM7xN7IorE0eH940HbtkXw_19kF6wWPREeEgs4o7vQzRNy/s1600/414.JPG&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhzcinkIFxp00mWLZBCaeLxLs_3pm4SyjT46Q9hZMoBXfeY4TEwi6ECJpPeHb1jXDeoMfZIkxbxn8Jbgadop-JRropM7xN7IorE0eH940HbtkXw_19kF6wWPREeEgs4o7vQzRNy/s320/414.JPG&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Buon appetito!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Una cosa importantissima &lt;/b&gt;che copincollo da &lt;a href=&quot;http://yenibelqis.wordpress.com/2013/01/09/e-continua-a-bollire/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Yeni Belqis&lt;/a&gt;, che ha dato il via al circo di quest&#39;anno. &lt;b&gt;Tutti i partecipanti alla cucinata collettiva sono invitati a donare l’equivalente del costo del piatto che cucineranno alla mensa del &lt;a href=&quot;http://www.centroastalli.it/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Centro Astalli.&lt;/a&gt; &lt;/b&gt;Se il web può essere solidarietà, calore, amicizia, non vogliamo dimenticare tutti quelli che sono soli, invisibili, al margini delle nostre città. L’idea è che in questa nostra festa in cui ognuno porta qualcosa ci sia un certo numero di posti a tavola per far sedere anche chi si trova in un Paese straniero dopo essere fuggito dalla guerra e dalla persecuzione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi, &lt;b&gt;dopo il 31 gennaio, chi lo vorrà potrà partecipare a un turno di volontariato alla mensa del Centro Astalli, oppure a un incontro per capire meglio la realtà dei rifugiati in Italia&lt;/b&gt;.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;i&gt;Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2013/01/liberericette-le-lagane-e-ceci.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEga4Yn33Akt2DfDLbPFzF0Kvc7OC38lSYrhuazMAQzPSdkDesnGYPRCh82IuaPBmGqyLV_dIUGileovU8QqGuy614j4O2VfPpX_437jYbcE1kzd72xjdGJxlNT2atCCs-v-INiB/s72-c/IMG_1092.JPG" height="72" width="72"/><thr:total>6</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-2552547369168719783</guid><pubDate>Thu, 31 Jan 2013 10:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-01-31T11:11:52.927+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">#freearecipe</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">#liberericette</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ricette</category><title>#liberericette Lasagna verde vegana alla Farina</title><description>&lt;br /&gt;
Com’è tradizione (se due anni fanno una tradizione, direi di sì) questo blog ospita ricette senza fissa dimora. La mia amica &lt;a href=&quot;https://www.facebook.com/francescafarinamadreblu?fref=ts&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Francesca &lt;/a&gt;ci regala una ricetta vegana, eccola qua.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Lasagna verde vegana alla Farina&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhteoisbYOPcatBBC7PPyXeLK0HsdlEr1au1Y3a5ZBe8ocS-b8xy2i1lbDmEbUPocpKLIepc9KEcPZMDhPZccX1VwbNGBJgSdzBU34KlLFBdOD6Cd0c4RndCW3YNgJLO6J28Ysi/s1600/Lasagna+verde.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhteoisbYOPcatBBC7PPyXeLK0HsdlEr1au1Y3a5ZBe8ocS-b8xy2i1lbDmEbUPocpKLIepc9KEcPZMDhPZccX1VwbNGBJgSdzBU34KlLFBdOD6Cd0c4RndCW3YNgJLO6J28Ysi/s320/Lasagna+verde.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Difficoltà&lt;/b&gt;: facile&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Tempo&lt;/b&gt;: 45 minuti&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ingredienti&lt;/b&gt; (per due persone)&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;- un panetto di tofu compatto da 200 g. di forma spessa e quadrata&lt;br /&gt;
- 250 g. di broccoli&lt;br /&gt;
- 100 grammi di fagiolini interi&lt;br /&gt;
- 1 dado e mezzo vegetale&lt;br /&gt;
- mezza cipolla&lt;br /&gt;
- 5 cucchiai di olio extra vergine d’oliva&lt;br /&gt;
- una tazzina di salsa di soia&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;- sale e pepe&lt;br /&gt;
- a piacimento: formaggio pecorino grattugiato, semi di sesamo tostato, basilico fresco&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Preparazione&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
1) &amp;nbsp;Lavate e taglieate a cimette il broccolo, privandolo delle foglie e dei gambi più duri e mettetelo a bollire per 15 minuti in una pentola capiente con acqua e un dado.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2) &amp;nbsp;Tagliate la cipolla finemente e mettetela a soffriggere con un cucchiaino d’olio e.v.o. e un cucchiaino di salsa di soia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3) &amp;nbsp;Scolate i broccoli e passateli in padella, rigirando spesso e lasciandoli cuocere ed insaporire nella cipolla. Per 10 minuti. Se occorre aggiungete un po’ d’acqua usata per la bollitura del broccolo. Lasciate l’acqua bollente in caldo. La riuseremo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4) Mettete in acqua per 15 minuti circa i fagiolini. Dovranno risultare cotti, ma croccanti e solidi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5) Tagliate il tofu a fette, incidendo il panetto longitudinalmente per ottenere delle lasagnette abbastanza sottili, ma non troppo (meno di mezzo centimetro)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6) Fatele passare velocemente in un bagnetto di salsa di soia e se vi piace, aggiungete un po’ di succo di limone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7) Mettete in una piccola padella 3 cucchiai di olio extravergine e fatelo scaldare. Aggiungete le “lasagne” di tofu e fate dorare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
8) Riprendete il broccolo in padella e frullatelo insieme a ½ dado e a un bicchiere della sua acqua di cottura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
9) Prendete i piatti da portata e stendete uno o due cucchiai di crema di broccolo, adagiateci sopra la lasagna di tofu calda, un altro strato di crema di broccolo e poi uno strato di fagiolini uno accanto all’altro a formare un altro strato. Continuate così in modo da avere tre piani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
10) Per finire potete completare con una spolverata di grana, una manciata di semi di sesamo tostati, &amp;nbsp;oppure delle foglie di basilico fresco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2013/01/liberericette-lasagna-verde-vegana-alla.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhteoisbYOPcatBBC7PPyXeLK0HsdlEr1au1Y3a5ZBe8ocS-b8xy2i1lbDmEbUPocpKLIepc9KEcPZMDhPZccX1VwbNGBJgSdzBU34KlLFBdOD6Cd0c4RndCW3YNgJLO6J28Ysi/s72-c/Lasagna+verde.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-640764460953057027</guid><pubDate>Fri, 18 Jan 2013 14:21:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-01-18T15:21:12.777+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">#liberericette #freearecipe</category><title>Il 31 gennaio liberiamo una ricetta!</title><description>&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjleQNwYpq66Z4hApF1f7jzm-HMASlX4xVQ9Ra_1uRw8VV4uLAKI5lS0Krx4VExKDWyZggKAvwYM37AQbiHpb07shH1cB2-iF6lepOAbXqyqgTye89xH5I-nGnG_m8XemIaqJZS/s1600/free-a-recipe.gif&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjleQNwYpq66Z4hApF1f7jzm-HMASlX4xVQ9Ra_1uRw8VV4uLAKI5lS0Krx4VExKDWyZggKAvwYM37AQbiHpb07shH1cB2-iF6lepOAbXqyqgTye89xH5I-nGnG_m8XemIaqJZS/s320/free-a-recipe.gif&quot; width=&quot;296&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Che poi per me, che in generale non amo cucinare, è abbastanza singolare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Singolare che ieri sera sia passata a fare una spesa essenziale perché poi dovevo cucinare una cosa particolare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Singolare che abbia chiesto a mio figlio di farmi da reporter e scattare, prevedendo che con le mani sporche l’aifon ne avrebbe sofferto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Singolare che lui mi abbia concesso la sua collaborazione a patto che gli concedessi un video della ricetta (“almeno qualche secondo, solo la presentazione se vuoi, ti preeego”) – ma la trattativa è ancora in corso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Singolare, infine, che su questo blog così lontano dai fornelli presto si troveranno ben 3 (tre) post di fila che parlano di spignattamenti. A me.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Però l’anno scorso è stato quasi uno scherzo. Io, fedele alla mia linea, non ho spadellato ma &lt;a href=&quot;http://mammaincorriera.blogspot.it/2012/01/liberiamo-una-ricetta-carrot-cake.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;ho ospitato&lt;/a&gt; con grande piacere &lt;a href=&quot;http://www.blogger.com/profile/05006037726429931597&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Supermambanana&lt;/a&gt;. E insomma, ci siamo divertiti e abbiamo deciso di ripetere la cosa quest’anno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il giorno è &lt;b&gt;il 31 gennaio,&lt;/b&gt; e ci sono delle regole (poche e semplici):&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Pubblicare un post il 31 gennaio (possibilmente intorno alle 11, ma l’ora non è fondamentale) e chiamare il post &lt;b&gt;“liberiamo una ricetta: (titolo della ricetta)”&lt;/b&gt;. Alla fine della ricetta si metterà la frase: &lt;i&gt;“Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web“&lt;/i&gt;. Poi inserire il link del post sulla pagina http://www.mammafelice.it/2013/01/14/liberiamo-una-ricetta-edizione-2013/.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Chi ha un profilo Facebook è caldamente invitato a mettere per quel giorno come immagine del profilo il logo dell’iniziativa: il &lt;b&gt;Keep calm and free a recipe su fondo rosso&lt;/b&gt;. (qui il link ad una delle pagine che creano “keep calm” &lt;a href=&quot;http://www.keepcalmstudio.com/&quot;&gt;http://www.keepcalmstudio.com/&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Quest’anno si vuole che l’iniziativa coinvolga più persone possibile. &lt;b&gt;Pubblicizzatela, &lt;/b&gt;quindi, in anticipo sui vostri blog, su Facebook, su Twitter. Si propone gli hashtag &lt;b&gt;#liberericette&lt;/b&gt; &lt;b&gt;#freearecipe&lt;/b&gt;. Più gente aderisce, meglio è.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Non indicate in anticipo che ricetta posterete. Conserviamo l’effetto sorpresa!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. Divertitevi!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Molto importante! Chi non ha un blog può chiedere di essere ospitato&lt;/b&gt; sulla &lt;a href=&quot;https://www.facebook.com/groups/326951964086476/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;pagina Facebook&lt;/a&gt; degli scambi di ospitalità (nella stessa pagina si può dare la propria disponibilità a ospitare).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come deve essere il post? Il tema della ricetta è libero. Si suggerisce di arricchirlo almeno con &lt;b&gt;una foto&lt;/b&gt; del piatto. Ma se non ce la fate non fa nulla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su, su, in cucina!&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2013/01/il-31-gennaio-liberiamo-una-ricetta.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjleQNwYpq66Z4hApF1f7jzm-HMASlX4xVQ9Ra_1uRw8VV4uLAKI5lS0Krx4VExKDWyZggKAvwYM37AQbiHpb07shH1cB2-iF6lepOAbXqyqgTye89xH5I-nGnG_m8XemIaqJZS/s72-c/free-a-recipe.gif" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-5344985757997039627</guid><pubDate>Wed, 26 Dec 2012 12:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-12-26T13:13:50.773+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">celebrazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">feste</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Natale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ricette</category><title>Madeleine natalizia: il brodo di tacchino con i cardi</title><description>Quando esci dalla tua famiglia d&#39;origine e te ne crei una tua, tra gli innumerevoli cambiamenti c&#39;è quello, spesso sottovalutato, delle tradizioni. Se, come nel mio caso, si proviene da posti diversi, le tradizioni familiari devono essere rivedute e corrette. Nel nostro caso non abbiamo tenuto molto, sia per la difficoltà di rendere compatibili abitudini e lessici relativi, sia perché né io né mio marito vi siamo mai stati troppo legati. Il Natale è una di queste cose.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quest&#39;anno, però, quando per vari motivi siamo rimasti entrambi &quot;senza famiglia&quot;, mi è venuta voglia di riprendere per noi una &lt;i&gt;madeleine&lt;/i&gt;, un piatto tipico del pranzo di Natale di casa mia, il &lt;b&gt;brodo di tacchino con i cardi.&lt;/b&gt; Ci sono un sacco di varianti, naturalmente, a questa ricetta, praticamente una per famiglia. Io ho seguito quella che mi ha passato mia madre. Al telefono, 10 minuti prima di andare a fare la spesa. E per celebrare degnamente l&#39;evento, ho realizzato il piatto twittandone tutte le fasi. Una nota: &lt;b&gt;il brodo con i cardi è un antipasto&lt;/b&gt;, anche se non sembra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed ecco &lt;b&gt;la ricetta&lt;/b&gt; (da foodblogger per caso, quindi non aspettatevi troppa precisione, soprattutto nelle quantità e nei tempi. Ho fatto a occhio, come mi ha raccomandato mia madre al telefono).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhdAtV2cM-gChsxkI4jQFPQZc6XHjTKYZlqDYSdQsm-i6eEjhT6EiIpZFtu_thZpM32Ph-oQS_jWnrxF9bps3Twt0UD0QX28bLiSm7QyCNsEeyKnu6cxo4dggNMA0v6JLC_3cIL/s1600/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter11.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;68&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhdAtV2cM-gChsxkI4jQFPQZc6XHjTKYZlqDYSdQsm-i6eEjhT6EiIpZFtu_thZpM32Ph-oQS_jWnrxF9bps3Twt0UD0QX28bLiSm7QyCNsEeyKnu6cxo4dggNMA0v6JLC_3cIL/s400/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter11.png&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ingredienti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Un cespo di cardi&lt;br /&gt;
Un cespo di cicoria riccia (io l&#39;ho trovata come &quot;insalata riccia&quot;, si sa che le verdure hanno un nome diverso in ogni posto)&lt;br /&gt;
Un cespo di cicoria catalogna&lt;br /&gt;
Una coscia di tacchino&lt;br /&gt;
Un pezzo di biancostato&lt;br /&gt;
(per le polpettine) Trita di vitellone, mollica di pane, un uovo, aglio, prezzemolo, latte, sale&lt;br /&gt;
(per il brodo) Sedano, carota, cipolla&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Pentole grandi!&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Procedimento&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi-7FPhkWe9toSvOZ6QaKufzkXNfP1Llu2fKuZ0yROlvYUd9nxLmYYL3qH6D2GEnddiE_IiIxl5l-P5tZHrtR2ccSYUzRa8kEHUkvh6u27sfA1A2UHkZLyn9I1P9TI9GydEFH6B/s1600/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter10.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;400&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi-7FPhkWe9toSvOZ6QaKufzkXNfP1Llu2fKuZ0yROlvYUd9nxLmYYL3qH6D2GEnddiE_IiIxl5l-P5tZHrtR2ccSYUzRa8kEHUkvh6u27sfA1A2UHkZLyn9I1P9TI9GydEFH6B/s400/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter10.png&quot; width=&quot;361&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Con la trita, preparare le polpettine. Io ho usato il pangrattato al posto della mollica di pane (sacrilegio ma non troppo, ha funzionato lo stesso), e poi uno spicchio d&#39;aglio e del prezzemolo tritato, un po&#39; di latte per ammorbidire l&#39;impasto, un uovo, sale e pepe. Le polpettine si chiamano &quot;ine&quot; perché devono essere piccole, quindi non barare!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgGl7_4MEm0NiwSf1e6DunhS-2HIRRvOgO0hM_mxujk1akIwrVbEBedEk6vPxgCRJGjYTJvI03O59jI6JQfD2rWh4QT3F3qkWF91VP3cWdDfYhlTW3fPheOl9Iy8WtWRUROXzTM/s1600/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter9.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;400&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgGl7_4MEm0NiwSf1e6DunhS-2HIRRvOgO0hM_mxujk1akIwrVbEBedEk6vPxgCRJGjYTJvI03O59jI6JQfD2rWh4QT3F3qkWF91VP3cWdDfYhlTW3fPheOl9Iy8WtWRUROXzTM/s400/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter9.png&quot; width=&quot;362&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
Una volta pronte le polpettine si può mettere su il brodo. Io l&#39;ho fatto un po&#39; misto, con tacchino (coscia) e biancostato di vitello fatti a pezzi non troppo grandi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Messo su il brodo si può passare alle verdure.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi-FOVXSCuvcpflJQXfb-Kr3qLNKnVFZ1XJeTBKq3tOgXdafPFYdGuNboJX3BqfmPZHR8ZYfViQeXcyA6HE2Ehyy_5cnA71rJyixg_Jk-YkCC_yVoKcj9GMSjv2uPP1mYP3nBDO/s1600/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter8.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;400&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi-FOVXSCuvcpflJQXfb-Kr3qLNKnVFZ1XJeTBKq3tOgXdafPFYdGuNboJX3BqfmPZHR8ZYfViQeXcyA6HE2Ehyy_5cnA71rJyixg_Jk-YkCC_yVoKcj9GMSjv2uPP1mYP3nBDO/s400/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter8.png&quot; width=&quot;361&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Ed ecco i cardi. Sono come dei sedani enormi, e molto più fibrosi. Quindi vanno mondati molto accuratamente, se no a tavola ci si strozza. Un&#39;altra particolarità è che lasciano le mani nere, per cui per pulirli io ho usato i guanti di lattice.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhoSa9c_-_v79Syedif-RHyrWIbBE-5YAnztKpdz5UCc3ynts6BEStK1NefCi-MR87IcubF5rvLUpm8OswjwIH7403Mx5L-8fxTcMB-QSicIXuJicEOA1laRIA96rlVxbIUrbPn/s1600/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter7.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;400&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhoSa9c_-_v79Syedif-RHyrWIbBE-5YAnztKpdz5UCc3ynts6BEStK1NefCi-MR87IcubF5rvLUpm8OswjwIH7403Mx5L-8fxTcMB-QSicIXuJicEOA1laRIA96rlVxbIUrbPn/s400/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter7.png&quot; width=&quot;387&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
Una volta mondati e fatti a pezzi, fari cuocere in abbondante acqua salata (si dice così, no?). Io li ho fatti bollire almeno un&#39;ora prima che diventassero più morbidi di un pezzo di legno stagionato.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjs8HdU2RjkmZpxa37N6uyx6XNyZnSQPvvqO_reWFSwjW05PUttkGWXJc9VA9avirLUaEoDpg7QoiEjTOe-4btABLqQqn8St6UHNq21WMlZFbK4WkJrVq8fJo_S2O6O5Q-JbPJC/s1600/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter6.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;400&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjs8HdU2RjkmZpxa37N6uyx6XNyZnSQPvvqO_reWFSwjW05PUttkGWXJc9VA9avirLUaEoDpg7QoiEjTOe-4btABLqQqn8St6UHNq21WMlZFbK4WkJrVq8fJo_S2O6O5Q-JbPJC/s400/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter6.png&quot; width=&quot;387&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgpLRJqj5lbtVPfoTOnU3txjc9lrPXzoVNPYVkyV_yTalVoxsGnKPw9WTOu3PQBVh7STf1ndq-K39tv5uUu1jRaNrut56fwuwruT-pHcy8U_IPRgpPYPe9BMmohVbR_1ZbcvugZ/s1600/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter5.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em; text-align: center;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;50&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgpLRJqj5lbtVPfoTOnU3txjc9lrPXzoVNPYVkyV_yTalVoxsGnKPw9WTOu3PQBVh7STf1ndq-K39tv5uUu1jRaNrut56fwuwruT-pHcy8U_IPRgpPYPe9BMmohVbR_1ZbcvugZ/s400/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter5.png&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Per le altre verdure, invece, bastano 10-15 minuti in acqua salata e bollente. Nel frattempo, il brodo sarà praticamente pronto, perciò posso togliere la carne, che terrò da parte, e andare a chiedere in prestito alla vicina un pentolone abbastanza grande da contenere il tutto :)&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhGV1DgyGohuWb77yPwTk0-8zf_B93-rD9naHvmkMsUa5hM4sEmCdvnHSCs6Y3tCXk5zr1ibg3VY2yiKw6CHvfcw0JsAFEugeCCvFYdObMN69DNpDiI2PeB15RpElJEQW2pe0ZG/s1600/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter4.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;50&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhGV1DgyGohuWb77yPwTk0-8zf_B93-rD9naHvmkMsUa5hM4sEmCdvnHSCs6Y3tCXk5zr1ibg3VY2yiKw6CHvfcw0JsAFEugeCCvFYdObMN69DNpDiI2PeB15RpElJEQW2pe0ZG/s400/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter4.png&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Unisco al brodo alle verdure, nel pentolone della vicina. Cerco di aggiungere anche le polpettine, non è detto che ci riesca perché tendono a sfuggire da tutte le parti. Faccio andare per 20 minuti circa.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjAhJzNTzHaVhBT88RhQew8pGI5yUiJsSVGWwozTc5NsCNGonwxQprjY8fKrxaFqpudyAs99TycTaFLCg3flokid-qA7AFhsy4Sv-v4y9dA1v-aU6lv0pdt8Jcu_CWnO9N05sz5/s1600/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter2.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;68&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjAhJzNTzHaVhBT88RhQew8pGI5yUiJsSVGWwozTc5NsCNGonwxQprjY8fKrxaFqpudyAs99TycTaFLCg3flokid-qA7AFhsy4Sv-v4y9dA1v-aU6lv0pdt8Jcu_CWnO9N05sz5/s400/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter2.png&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
E alla fine metto tutto insieme e ce lo lascio almeno per 4-5 ore, così il sapore si amalgama. Alè!&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Il lesso si può servire a parte, mentre il resto va nel piatto. Ottimo con un po&#39; di grana.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgUZmPLskLe4UCRfCWoqrooQRTd4B0UyS8CvTBd43Lgm15_VjXqtqAVi38Lh5nu412mMOG1NXGDCWiiyuB3Pbn8ZKNfenqBu15R9GdcFmUJOu50oTS02MeKBRscL85UafBYiY-I/s1600/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;55&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgUZmPLskLe4UCRfCWoqrooQRTd4B0UyS8CvTBd43Lgm15_VjXqtqAVi38Lh5nu412mMOG1NXGDCWiiyuB3Pbn8ZKNfenqBu15R9GdcFmUJOu50oTS02MeKBRscL85UafBYiY-I/s400/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter.png&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Nota finale: era buonissimo!&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/12/madeleine-natalizia-il-brodo-di.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhdAtV2cM-gChsxkI4jQFPQZc6XHjTKYZlqDYSdQsm-i6eEjhT6EiIpZFtu_thZpM32Ph-oQS_jWnrxF9bps3Twt0UD0QX28bLiSm7QyCNsEeyKnu6cxo4dggNMA0v6JLC_3cIL/s72-c/giuliana+laurita++forbiceverde++su+Twitter11.png" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-2670520690357021009</guid><pubDate>Mon, 26 Nov 2012 15:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-11-26T16:00:26.587+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">educazione politica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">primarie</category><title>Le primarie spiegate a mio figlio</title><description>&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiEYCBZhGimOZBxpL6Z9wbsnfMK_4xaNb3yHOs72mAxGzkthicg7uQ-9KIbNNhrY2kCHZ6WqQqvVUrUtyEMR16ciGhF9PHNaAjwUGNXvW2OWPciLqMUtOCIZ7n6yhA7I42Fhqg3/s1600/primarie.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;216&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiEYCBZhGimOZBxpL6Z9wbsnfMK_4xaNb3yHOs72mAxGzkthicg7uQ-9KIbNNhrY2kCHZ6WqQqvVUrUtyEMR16ciGhF9PHNaAjwUGNXvW2OWPciLqMUtOCIZ7n6yhA7I42Fhqg3/s320/primarie.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
“Mamma, hai votato?”&lt;br /&gt;
“Certo, Gabri”&lt;br /&gt;
“Quello figo?” (quello figo è Vendola, si è guadagnato l’epiteto non per meriti politici ma per via dell’orecchino).&lt;br /&gt;
“Sì, Vendola, quello figo si chiama così”&lt;br /&gt;
“Ma ora chi vince governa?” (il pippone sul fatto che&lt;a href=&quot;http://mammaincorriera.blogspot.it/2011/05/sapessi-come-strano-svegliarsi.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt; “chi vince non comanda, governa”&lt;/a&gt; gliel’ho già fatto all’epoca di Pisapia, a quanto pare gli è rimasto in testa).&lt;br /&gt;
“No, in questo caso chi vince si guadagna il diritto di diventare presidente del Consiglio dei Ministri nel caso in cui il centro sinistra vincesse le prossime elezioni”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Primo punto: spiegare che cos’è il Presidente del Consiglio.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Il presidente del Consiglio dei Ministri è la persona che si trova a capo del Governo. Adesso il presidente del Consiglio è…”&lt;br /&gt;
“Mario Monti, prima era Berlusconi” &lt;i&gt;(core de mamma si scioglie)&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
“Ecco, bravo. Il Governo è fatto dai Ministri, che sono le persone che decidono quali leggi devono essere fatte per fan funzionare bene l’Italia”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Secondo punto: spiegare che cos’è il centro sinistra (ah, saperlo).&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Il centro sinistra è una parte del Parlamento. Il Parlamento è formato da tanti deputati, cioè persone che vengono scelte da tutti gli italiani per rappresentarli. Solo che tutte queste persone non hanno idee uguali: ci sono quelli di destra, quelli di sinistra e quelli di centro. Io ho votato per decidere chi, tra quelli di sinistra, vorrei come Presidente”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Vinceremo?”&lt;br /&gt;
“Non credo, ma voglio che chiunque vinca sappia come la pensavo”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Terzo punto: spiegare perché si può decidere di votare qualcuno che sappiamo già che non vincerà. Per estensione, l’importanza di esprimere un’opinione.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Vedi, il fatto è che, siccome non possiamo andare tutti al Governo, dobbiamo trovare un modo per far sapere a chi ci va che cosa vogliamo noi, che cosa per noi è importante, come cittadini. Allora ci sono le elezioni, in cui noi esprimiamo la nostra opinione politica con un voto. Quando uno vince, siccome deve governare e non può comandare e basta, deve sapere che ci sono delle persone che hanno opinioni diverse dalla sua, altrimenti pensa che sono tutti d’accordo con lui.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/11/25/news/reggio_emilia_devastato_un_seggio-47376944/?ref=search&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;(passa in TV la notizia della sede del PD devastata la notte prima delle primarie)&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Mamma, ma perché hanno distrutto questo ufficio?”&lt;br /&gt;
“Perché in questo posto si doveva votare per le primarie, e alcune persone che non erano d’accordo lo hanno distrutto”&lt;br /&gt;
“… avevano opinioni diverse?”&lt;br /&gt;
“Già. Solo che anche le opinioni diverse devono essere rispettate”&lt;br /&gt;
“…”&lt;br /&gt;
“…”&lt;br /&gt;
“E noi siamo di centro sinistra?”&lt;br /&gt;
“Io sono di centro sinistra, tu sarai come ti sembrerà giusto”&lt;br /&gt;
“…”&lt;br /&gt;
“…”&lt;br /&gt;
“Adesso posso vedere un cartone?”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo so, l’ho messa giù semplice, ma a 9 anni non so se si può pretendere di più, di domenica sera, poi. Voi che dite, qualcosa è passato?&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/11/le-primarie-spiegate-mio-figlio.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiEYCBZhGimOZBxpL6Z9wbsnfMK_4xaNb3yHOs72mAxGzkthicg7uQ-9KIbNNhrY2kCHZ6WqQqvVUrUtyEMR16ciGhF9PHNaAjwUGNXvW2OWPciLqMUtOCIZ7n6yhA7I42Fhqg3/s72-c/primarie.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-4008757544693158552</guid><pubDate>Wed, 21 Nov 2012 14:55:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-11-21T15:55:22.914+01:00</atom:updated><title>Un ulteriore sdoppiamento</title><description>&lt;br /&gt;
Tre anni fa ho aperto un blog che volevo diventasse il mio spazio professionale, col mio nome e tutto. Poi ho iniziato a fare cose diverse, e più in là della registrazione non sono andata. Fino a quando non me ne sono ricordata e ho pensato che forse era ora.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://giulianalaurita.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;È proprio appena nato&lt;/a&gt;, quindi non c’è su quasi niente, a parte un post su una delle mie ultime fisse, gli hashtag. Ma l’idea è di usarlo per parlare di quelle parti del mio lavoro che sono troppo specialistiche per affrontarle sul sito di &lt;a href=&quot;http://thetalkingvillage.it/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;The Talking Village&lt;/a&gt; e troppo “serie” per queste pagine.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo mi consentirà anche, spero, di poter tornare a scrivere qui in modo più leggero, poiché ci sarà spazio altrove per parlare di comunicazione. No, non di maternità: il fatto che ci sia la parola “mamma” nel dominio non significa niente. Quando è nato questo blog, usare la parola mamma non era un problema, non ti etichettava, soprattutto considerando che io la usavo in modo ironico e che non ho mai parlato di bambini – a parte sporadici episodi che comunque non fanno di me una fonte attendibile sul tema. Poi è cambiato tutto, ma se ne è parlato così tante volte che non ho voglia di tornarci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In sintesi, qui parlerò di quel cavolo che ne avrò voglia, e di là di lavoro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Devo ringraziare alcune persone, infine. In ordine alfabetico perché è giusto così.&lt;br /&gt;
Alberto, mio marito, che da anni mi sente dire che “avrei bisogno di uno spazio professionale” e non mi ha ancora mandato al diavolo (ma adesso non ce ne sarà più bisogno, vedi, amore?).&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.alessandrafarabegoli.it/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Alessandra&lt;/a&gt;, che oltre a un sacco di preziosi consigli, non lo sa ma ha pronunciato una singola frase che mi ha fatto drizzare i capelli ed ha notevolmente accelerato i tempi.&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.green4ability.it/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Alessio&lt;/a&gt;, che spesso mi fa da specchio nel quale parlarmi, ma ha di buono che, contrariamente agli specchi, parla anche lui e mi fa riflettere (appunto) su un mucchio di cose.&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.olos.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Fabio&lt;/a&gt;, che mi ha dato un sonoro calcio nel sedere – e che altri, ne sono certa, si appresta a darmene. Almeno spero.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://giulianalaurita.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Alè&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/11/un-ulteriore-sdoppiamento.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-7628816943902008064</guid><pubDate>Mon, 29 Oct 2012 12:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-10-29T13:58:27.144+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">community manager</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">comunicazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">internet</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">marketing</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ricerche di mercato</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">semiotica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">social media</category><title>Io sono #choosy. Così tanto che...</title><description>Sono talmente choosy che a volte mi allontano un po&#39; per guardare meglio le cose. Le seziono, le analizzo fino a che non hanno più niente da dirmi e alla fine decido cosa farne.&lt;br /&gt;
Sono talmente choosy che ci ho messo un sacco di tempo (tre anni?) per trovare un modo giusto di trattare la seconda puntata del mio corso di semiotica per gente che si agita sul web. Poi ho trovato l&#39;argomento e ho iniziato a smandrupparlo un po&#39;, ma no, non ci stava, rimaneva appeso. Finché un giorno, una settimana fa, eccolo, ho visto un modo per &quot;scaricarlo a terra&quot;, diciamo così.&lt;br /&gt;
L&#39;argomento è l&#39;hashtag.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&quot;Cheee, ma che c&#39;entra la semiotica con gli hashtg?&quot;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&quot;C&#39;entra un sacco, baby, pensaci un po&#39;: come definisci la parola hashtag? quanto spesso li usi? per farci cosa? che cosa ti aspetti quando fai una ricerca per hashtag? Che magari a te non te ne frega niente, ma se lavori nei social o nelle ricerche, beh, te ne dovrebbe fregare sì.&quot;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&quot;Ah&quot;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&quot;Eh&quot;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora insomma l&#39;argomento è l&#39;hashtag.&lt;br /&gt;
E però l&#39;ho portato un po&#39; oltre: ho analizzato un hashtag in particolare: #choosy.&lt;br /&gt;
Perché io sono #choosy.&lt;br /&gt;
Ed ecco quello che è venuto fuori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;356&quot; marginheight=&quot;0&quot; marginwidth=&quot;0&quot; scrolling=&quot;no&quot; src=&quot;http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/14931647&quot; style=&quot;border-width: 1px 1px 0; border: 1px solid #CCC; margin-bottom: 5px;&quot; width=&quot;427&quot;&gt; &lt;/iframe&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 5px;&quot;&gt;
&lt;strong&gt; &lt;a href=&quot;http://www.slideshare.net/gilaurit/semiotica2-hashtag&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Semiotica2 hashtag&quot;&gt;Semiotica2 hashtag&lt;/a&gt; &lt;/strong&gt; from &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://www.slideshare.net/gilaurit&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;giuliana laurita&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;
</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/10/io-sono-choosy-cosi-tanto-che.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-6253591041650707748</guid><pubDate>Wed, 17 Oct 2012 09:46:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-10-17T11:46:57.968+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">lavoratori</category><title>Lettera ad un operatore di call center</title><description>&lt;br /&gt;
Caro Francesco,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
in questi giorni ti penso molto e no, non con acredine (come è accaduto &lt;a href=&quot;http://mammaincorriera.blogspot.it/2009/06/vodafone-non-e-buona-la-prima-e-neanche.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;in passato&lt;/a&gt;), ma con un profondo senso di solidarietà.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Penso a te e a Giulia e ad Anna e a Elena, che, come i monaci e le monache, a un certo punto della vostra vita avete perso il vostro vero nome e ne avete preso uno diverso, forse a caso, del calendario cristiano. Non si spiegherebbe diversamente che avete tutti nomi semplici, facili da ricordare, nessuno spelling da gracidare al telefono nei vostri open space rumorosi a orecchie che possono essere buone, dall’altra parte della linea, ma anche no.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi penso molto perché, ovvio, sto avendo parecchio a che fare con alcuni di voi, e mi è venuta voglia di parlarvi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi piacerebbe, Andrea, Marco, Giovanna, mi piacerebbe che un giorno voi prendeste tutti un appuntamento con il vostro amministratore delegato. Uno alla volta, uno ogni 10 minuti, con un volontario che fuori dalla porta regola il traffico e tiene il tempo. Un appuntamento per dirgli, a lui, all’amministratore delegato, le cose che vi ripetono le decine di persone che sentite al giorno (sono decine? O centinaia?). Le cose vere, quelle che sentite nelle vostre cuffiette, non quelle registrate dal sistema: che i sistemi hanno risposte multiple, a tendina o chissà cosa, che limitano e tracciano confini al senso – quel senso che solo una decodifica umana può dare alla comunicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi piacerebbe che vi rifiutaste di essere valutati: voi, vestali dell’Azienda, che dovete rispondere delle Sue inefficienze, carenze, furberie. Perché mai, mi chiedo, io cliente dovrei valutare te, Sara, se la tua azienda mi manda ai matti. Posso dire se sei stata gentile? Lo sei stato sicuramente, Giovanni, lo so, da te non mi aspetto niente di meno. Ma se ho un problema con una fattura, poniamo, non sarai tu, né Matteo, né Antonio, né Maria, a risolvermelo, non se il sistema ti dice cosa devi rispondermi. Perché è ovvio che il problema è altrove, magari da Lucia dell’amministrazione, che manco si sogna di parlare con me. Giustamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che poi la tua azienda ti protegge eccome, Sofia. Ti protegge con decine di menù a scelta multipla che massacrano le nostre orecchie di clienti nel tentativo di farci desistere (en passant, ma il volume delle musiche d&#39;attesa non si potrebbe abbassare un po&#39;? Che ieri la mia vicina mi ha chiesto se davo una festa). I gentili menù registrati che alla fine, molto in fondo, quando già stiamo per cedere pigiando un tasto a caso, aggiungono la voce:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“se desidera parlare con un operatore…&lt;br /&gt;
…&lt;br /&gt;
…&lt;br /&gt;
…&lt;br /&gt;
…prema 9”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quei puntini di sospensione, quella timidezza, quel mormorio (come se la signorina del disco avesse vergogna di dirlo, come se volesse farci credere che quella possibilità non esiste, come se questa opzione fosse una cosa da poveracci, appena sussurrata e così in contrasto con tutte le altre, scandite a voce alta e chiara) sono la tua trincea, Davide, perciò non essere troppo cattivo anche tu, quando lo farai notare al tuo amministratore delegato. È che è colpa nostra, dei clienti troppo sgamati, che sappiamo che alla fine arriverà, quell’opzione, che la linea Maginot può essere aggirata, che il 9 porta sempre a te, Viola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi piacerebbe che – uno alla volta, per carità, uno ogni 10 minuti per tutto il tempo che ci vorrà – gli diceste che così non va, che anche voi siete clienti di qualcun altro, e che non vi piacerebbe essere trattati nel modo in cui, come clienti di qualcun altro, vi viene voglia di trattare il Giorgio, la Alessandra, il Luca che vi rispondono dopo che avete premuto il 9.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi piacerebbe che lo invitaste, tutti, a prendere il vostro posto per un giorno. Alcune aziende lo fanno, mandare un pezzo grosso a mischiarsi con i pesci piccoli, per vedere come funziona veramente la baracca, come vive la carne da cannone, e poi prendere provvedimenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi piacerebbe che organizzaste un grande gioco: prendiamo tutti gli amministratori delegati, i direttori generali, i direttori commerciali, i direttori amministrativi, e un giorno li mischiamo e gli facciamo fare i clienti, anche, oltre che gli operatori di call center. Un treno in ritardo che fa perdere un importante appuntamento di lavoro al CEO di una telefonica, una bolletta dell’elettricità smarrita che fa staccare la luce al COO di una Tv via satellite, un servizio telefonico mai richiesto ma attivato al CIO di una ferrovia, e via così, scambiamoci i favori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco, questo vi volevo dire, cari Francesco, Giulia, Anna, Elena, Andrea, Marco, Giovanna, Giovanni, Matteo, Antonio, Maria, Sofia, Giorgio, Alessandra, Luca, o comunque vi facciate chiamare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con affetto&lt;br /&gt;
Giuliana (che è il mio vero nome)&lt;br /&gt;
</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/10/lettera-ad-un-operatore-di-call-center.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><thr:total>12</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-8401939261491448158</guid><pubDate>Mon, 08 Oct 2012 15:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-10-08T17:58:01.906+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">community manager</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">comunicazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">internet</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Internet P.R.</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">marketing</category><title>Il community manager e (è?) l’amministratore delegato</title><description>&lt;br /&gt;
Durante i miei corsi di formazione dico sempre che qualunque messaggio venga veicolato da un’azienda attraverso uno strumento social rappresenta l’azienda, è come se l’avesse scritto l’amministratore delegato. Del resto in Italia è assai poco praticata la strada di dichiarare l’identità del community manager (scelta che sarebbe gradita assai da parte della comunità, visto che in questo modo le persone sentirebbero di parlare con una persona e non, supponiamo, con una marca di assorbenti). Da questa considerazione nasce il doppio autogol della simpatica azienda che, attaccata perché faceva ironia sul terremoto, rispondeva ai suoi (ex?)fan su Facebook in questo modo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjX03WB1Zmk9Hhl47GUtHH3Yjk1-FlQrIUaOLAe1afL2A372nY8a06x-gR7xRE7c__yIyhWu-m35MoWP5X3JPvqMUbqAq0SWCe8cjDdzt05vxXwDJVZQdQtxhNEd4YcjytNPzIH/s1600/brux.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;87&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjX03WB1Zmk9Hhl47GUtHH3Yjk1-FlQrIUaOLAe1afL2A372nY8a06x-gR7xRE7c__yIyhWu-m35MoWP5X3JPvqMUbqAq0SWCe8cjDdzt05vxXwDJVZQdQtxhNEd4YcjytNPzIH/s400/brux.png&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Doppio perché non solo è evidente che l’azienda ha fatto una gaffe, ma è chiaro pure che la dichiarazione della “direzione” è uno scaricabarile di cattivo gusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Succede tuttavia, qualche settimana fa, che un community manager risponde in modo particolarmente brillante ad un twit di una utente – non follower del profilo aziendale – e che la cosa viene notata. Se ne parla un sacco su Facebook. Questo è il twit in questione:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi-uciCTjT8IV_xAa-glYoLpDkk2UW2If1f3mVsfCf2N9ZREd2RI7yxpK_2B9bkerT2V-Debezg8KrADxlWFa2h6UX-WHAq6czYzIJNPyMi3tuBGvxWMIcms9s8Z_jQ-uR29kjs/s1600/trony.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;400&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi-uciCTjT8IV_xAa-glYoLpDkk2UW2If1f3mVsfCf2N9ZREd2RI7yxpK_2B9bkerT2V-Debezg8KrADxlWFa2h6UX-WHAq6czYzIJNPyMi3tuBGvxWMIcms9s8Z_jQ-uR29kjs/s400/trony.png&quot; width=&quot;302&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, se il mondo è piccolo, quello social lo è ancora di più. Caso vuole che conosco il community manager che ha fatto ciò. So anche che rivelare la sua identità sarebbe una bella cosa per la sua (peraltro già solida) reputazione. Non sapendo come fare, soprassiedo. Fino a quando Young Digital Lab non decide di istituire il &lt;a href=&quot;http://www.youngdigitallab.com/case-history/community-manager-migliorare-conversazione-brand/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Community Manager Award&lt;/a&gt;, premio del tutto unofficial, che vede nel suo red carpet proprio il twit del mio amico (o dovrei dire del cliente del mio amico?). A questo punto però la comunità, nella persona di &lt;a href=&quot;http://www.domitillaferrari.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Domitilla&lt;/a&gt;, fa saltar fuori il nome, con classe e in modo circostanziato com’è sua abitudine. Lodi a &lt;a href=&quot;http://www.zioburp.net/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Zio Burp&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di una cosa abbastanza contigua a questa avevo già scritto&lt;a href=&quot;http://mammaincorriera.blogspot.it/2011/01/ma-tu-blogger-ci-sei-o-ci-fai.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt; in passato&lt;/a&gt;. Perché io sono più brava a far domande che a dare risposte. E, lungi dall’aver risolto l’enigma che mi ponevo allora, continuo a raffigurarmi un corto circuito: quello tra il CM e l’AD dell’Azienda. Corto circuito che più o meno suona così.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Nel momento in cui un’azienda twitta (o scrive su FB, vabbè, ci siamo capiti) qualcosa, è come se a parlare fosse l’AD, visto che non è menzionata la persona che lo fa fisicamente.&lt;br /&gt;
•&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Se la cosa è particolarmente riuscita, è merito dell’azienda, dunque, e incide positivamente sulla sua reputazione.&lt;br /&gt;
•&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Un CM è bravo non solo quando ottiene reputazione per l’azienda, ma anche se si rapporta bene alla community: magari il brand non mi dice granché, ma il suo CM è simpatico e twitta cose interessanti, per cui lo seguo. Oppure, anche, seguo un brand perché me l’ha segnalato uno che ha una buona reputazione, e quindi dirà sicuramente cose interessanti.&lt;br /&gt;
•&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Quindi, se un CM ha una buona reputazione, l’azienda ne trarrà beneficio per la sua reputazione.&lt;br /&gt;
•&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Ma abbiamo detto che il CM è – in linea teorica – l’AD dell’azienda. Solo che io conosco il CM, non l’AD.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi: ha senso, nel momento in cui un CM fa una cosa (molto bella o molto brutta, insomma una cosa che si nota), che diventi persona e smetta di essere l’AD? O non ha più senso che l’azienda smetta di firmarsi “Azienda” e inizi a firmarsi “Pinco Pallo per Azienda”?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continuate voi.&lt;br /&gt;
</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/10/il-community-manager-e-e.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjX03WB1Zmk9Hhl47GUtHH3Yjk1-FlQrIUaOLAe1afL2A372nY8a06x-gR7xRE7c__yIyhWu-m35MoWP5X3JPvqMUbqAq0SWCe8cjDdzt05vxXwDJVZQdQtxhNEd4YcjytNPzIH/s72-c/brux.png" height="72" width="72"/><thr:total>13</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-4487407053205799753</guid><pubDate>Fri, 14 Sep 2012 15:26:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-09-14T17:26:53.286+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">comunicazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">internet</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">massimi sistemi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pubblicità</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vita da mamma</category><title>“Mamma, che lavoro fai?” o come instillare il tarlo del dubbio</title><description>&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Interno giorno. Stanza da bagno (la definizione è a beneficio delle agenzie immobiliari). Il pupo settenne sta espletando le sue funzioni corporali.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pupo Settenne: “Mammaaa!!!”&lt;br /&gt;
Mamma (dalla cucina): “Che c’è?”&lt;br /&gt;
PS: “Puoi venire un attimo?”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Entra Mamma&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
PS: “Mamma, ma che lavoro fa papà?” (il lavoro che faccio io più o meno lo sa, bazzica di tanto in tanto nel mio ufficio)&lt;br /&gt;
M: “Lavora in un’agenzia di pubblicità”&lt;br /&gt;
PS: “Fa i cartelloni, gli spot, …?”&lt;br /&gt;
M: “No, si occupa di Internet, come me. Però lui fa i siti, sai quelli che ogni tanto ci fa vedere…”&lt;br /&gt;
PS: “…”&lt;br /&gt;
M: “…”&lt;br /&gt;
PS: “Senti, ma se questo lavoro non esistesse che cosa succederebbe?”&lt;br /&gt;
M (un po’ preoccupata, presentendo dove vuole andare a parare): “Beh… sarebbe un peccato”&lt;br /&gt;
PS: “…”&lt;br /&gt;
M: “…”&lt;br /&gt;
PS: “Ma… sarebbe un peccato o moriremmo tutti?”&lt;br /&gt;
M (mormora, mentre una lacrima le riga la guancia): “Sarebbe un peccato. E basta”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Due anni che questa cosa mi tormenta. Mio figlio ci considera degli esseri inutili. E lo dice con garbo, mentre sta cagando.&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/09/mamma-che-lavoro-fai-o-come-instillare.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><thr:total>8</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-5299341871256932119</guid><pubDate>Tue, 28 Aug 2012 09:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-08-28T11:35:33.141+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">libri</category><title>Lo strano caso dei casi letterari</title><description>&lt;br /&gt;
Mi sono letta tutte e 1766 pagine piene di sfumature, ma anche i 4 tomi di Twilight e le sette annate di Harry Potter. Masochismo? No, non sono il tipo. Ho attaccato questa parte sostanziosa di foresta amazzonica per curiosità. Volevo dare una risposta alla domanda: che cosa ci vuole per fare di un libro un caso letterario, vendere milioni di copie e vivere sereni per il resto della propria vita? E mi sono data alcune risposte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;1.&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Elemento sorprendente (e suo addomesticamento)&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Alla base di questi (ma non solo) fenomeni letterari c’è un filo rosso costituito da un elemento sorprendente che costruisce un mondo. Per Harry Potter è la magia, per Twilight le creature fantastiche, per le Sfumature il sadomaso. Attenzione, però: l’elemento sorprendente ci porta in un mondo che giustifica e legittima tutto quello che succede, ma alla fine viene “addomesticato”. Tutti si sposano, fanno dei figli, costruiscono una famiglia, in una parola (ri)propongono una dimensione conosciuta, una zona di confort per il lettore. Non spiazzano, insomma. Niente a che vedere con la fantascienza o con il fantasy o con il cyberpunk, insomma, i quali tuttavia hanno in comune una cosa con i casi letterari: il fatto di essere&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;2.&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Letteratura di genere&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Non siamo nell’area del romanzo, ma in quello della letteratura di genere: fantasy (appunto), erotico, noir (pensiamo alla trilogia Millennium). Balzac e Maupassant, insomma, devono rosicare, come pure la maggior parte dei romanzieri, per quanto possano vendere. E questo ci porta direttamente alla terza considerazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;3.&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Serialità&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Il romanzo inizia e finisce. Se ne vendono alcuni milioni di copie, se l’autore si chiama Ken Follett, e chiusa lì. Non se ne parla sulle spiagge, non se ne traggono film se non in pochi fortunati casi. La serie invece ha un impatto deflagrante, si allunga nel tempo e miete lettori anche tra chi, al primo impatto, aveva fatto resistenza. Ma soprattutto crea da subito i presupposti per il quarto punto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;4.&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;i&gt;Cinematograficabilità&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Questa parola non esiste, ma il senso dovrebbe essere chiaro. Ciascuna di queste serie si presta a produzioni cinematografiche faraoniche e di sicura riuscita. Non c’è neanche molto da aggiungere: i personaggi, nello spazio di alcune migliaia di pagine, hanno avuto tutto il tempo di costruirsi per bene; gli scenari sono diventati familiari (“è proprio come me lo immaginavo” era l’esclamazione tipica all’epoca del castello di Hogwards); ma soprattutto il marketing è già fatto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;5.&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Marketing&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Non sono d’accordo con chi sostiene che queste operazioni siano frutto solo di un marketing poderoso e spietato. Anche, ma non solo. In fondo molte di esse nascono dal passaparola, ad esempio. Il marketing viene dopo, costruendo tutto il contorno di gadget, siti, ufficio stampa e paparazzate varie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;6.&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Storytelling degli autori&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Gli autori sono anch’essi un po’ straordinari nella loro ordinarietà: della Rowling si diceva che fosse povera in canna, la James è una mamma – cosa che stride visibilmente con il fatto che parli di sesso, com’è noto le mamme non ce l’hanno, o l’hanno usata solo per figliare. In altre parole, se l’autore è incompatibile con quello che racconta (o con la vita che l’aspetta “dopo”) è più facile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;7.&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Formazione&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Sono tutte storie, ciascuna a suo modo, di formazione. I protagonisti partono in un modo e diventano altro. Per lo più sono strani all’inizio e (a modo loro e nei limiti imposti dalla trama) normali alla fine. Non è &amp;nbsp;che attraversino molte fasi, tra il momento zero e la fine della saga, ma comunque cambiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovviamente ci sono un sacco di altre considerazioni a proposito di questi e altri casi letterari che nel tempo di sono succeduti, ma direi che per il momento basta così. Ora, dopo tutte queste riflessioni, confesso di aver provato a pensare il mio caso letterario. Saranno stati i 40 gradi, tuttavia, non ce l’ho fatta. Quindi tranquilli.&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/08/lo-strano-caso-dei-casi-letterari.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><thr:total>5</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-6152057815553977516</guid><pubDate>Fri, 27 Jul 2012 10:05:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-07-27T12:05:20.016+02:00</atom:updated><title>Miniprontuario di conversazione per il luglio 2012</title><description>&lt;br /&gt;
- Che caldo oggi, peggio di ieri&lt;br /&gt;
- Eh, sì, ieri più secco, oggi invece quest’umidità…&lt;br /&gt;
- È l’umidità il problema. Finché non passa l’anticiclone nordafricano…&lt;br /&gt;
- Per fortuna tra una settimana si parte&lt;br /&gt;
- Vai in vacanza? Dove?&lt;br /&gt;
- In [Liguria, Puglia, Sardegna, …], a casa dei miei. Avevamo una mezza idea di farci un bel viaggio, ma abbiamo rimandato, con ‘sta crisi...&lt;br /&gt;
- Eh, sì, quest’anno è proprio dura. Stamattina però lo spread era calato. Sai, Draghi…&lt;br /&gt;
- Ma hai visto come è dimagrito?&lt;br /&gt;
- Sì, un sacco. Sarà il lavoro, le preoccupazioni&lt;br /&gt;
- Oppure la dieta Dukan&lt;br /&gt;
- Ahahah&lt;br /&gt;
- Ahahah&lt;br /&gt;
- Comunque una mia amica l’ha fatta, vedessi che risultati!&lt;br /&gt;
- Sì, anche mia cognata l’ha fatta. Io mi sono un po’ informata su Internet e mi sono scoraggiata. Troppe controindicazioni.&lt;br /&gt;
- Eh, Internet. Tu sei su Facebook?&lt;br /&gt;
- Sì, anche su Twitter&lt;br /&gt;
- Ma hai sentito il casino di Grillo, i finti follower, i bot, …&lt;br /&gt;
- E certo. Che poi io non ci capisco tanto, ma per me vuol dire solo che è sempre il solito magna magna.&lt;br /&gt;
- A proposito di bot, anzi di botte. Tu l’hai letto “50 sfumature”?&lt;br /&gt;
- Sììì! Che stronzata! Come avrà fatto questa qua a vendere milioni di copie non si capisce.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;[continua ad libitum]&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è una conversazione tipo che potrebbe avvenire ovunque, in questo luglio 2012. Da cui si desume che:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1.&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Gli italiani non sono solo imbattibili CT della nazionale, ma anche esperti meteorologi, economisti di razza, inflessibili nutrizionisti, attenti osservatori della rete, affermati critici letterari;&lt;br /&gt;
2.&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;L’agenda del paese si è un po’ raggrinzita per varietà e rattrappita per profondità degli argomenti;&lt;br /&gt;
3.&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Tutto sommato, sapere di avere sempre degli argomenti di conversazione condivisi è rassicurante.&lt;br /&gt;</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/07/miniprontuario-di-conversazione-per-il.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><thr:total>7</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-9108463487926997814</guid><pubDate>Tue, 24 Jul 2012 08:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-07-24T10:57:45.728+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">donne</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">libri</category><title>Libri: Le difettose</title><description>&lt;a href=&quot;http://www.anobii.com/books/Le_difettose/9788858405789/01c917c5bf56cdb9f6/&quot; title=&quot;More about Le difettose&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;More about Le difettose&quot; src=&quot;http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=5&amp;amp;item_id=01c917c5bf56cdb9f6&amp;amp;time=1337848153&quot; style=&quot;padding: 5px;&quot; title=&quot;More about Le difettose&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- Il problema, G, è che in Italia non se ne parla. È considerata una vergogna, una cosa da nascondere. E chi ha questo rospo in corpo, se lo tiene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mia amica parla veloce come sempre, mentre sedute in un McDonald’s ci raccontiamo i tre anni durante i quali ci siamo parlate solo attraverso la chat di Facebook, lei da una parte e io dall’altra dell’oceano. È stata la prima a chiamarmi G e basta, e anche l’unica per anni e anni. Il che la rende ancora più speciale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- Negli USA non è così. Le donne ne parlano, si scambiano consigli, si aiutano. Per fortuna me ne sono andata, G, qui ne sarei morta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mia amica sta cercando di avere un figlio e ha già fatto due tentativi di fecondazione assistita, senza successo. Io l’ascolto e non ho il coraggio di dirle che non capisco, non ci riesco proprio. “Fecondazione assistita” è stata per me una voce dell’agenda politica, all’epoca del referendum, per la quale ho preso posizione e della quale ho parlato molto, ma la mia ottica era quella della libertà di scelta, della tutela della salute delle donne, non quella del desiderio di maternità. Io non credo di averlo mai provato, un desiderio di maternità così intenso. Se mio figlio non fosse arrivato me ne sarei fatta una ragione e amen, o almeno così credo, questi erano gli accordi con mio marito. Avremmo avuto altro, saremmo stati altro. Perciò mentre lei parla io intervengo prendendo la tangente sociologico-politica, non quella umana. Sulla quale, ahimè, non posso proprio seguirla, mentre rischierei seriamente di offendere la sua sensibilità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando è uscito “Le difettose” l’ho guardato con lo stesso distacco. Lo leggerò, mi dicevo. Finché non mi ha scritto l’autrice, Eleonora Mazzoni, e me l’ha mandato. E io la ringrazio davvero di cuore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il libro. Prima di tutto c’è Carla, che è una donna-donna, non un’aspirante mamma e basta. C’è suo marito, che è un aspirante padre ma anche un uomo-uomo. Ci sono i comprimari, gli studenti, le persone che emergono dal passato, la mamma di Carla – dio, come mi ha ricordato la mia di mamma, avrei potuto anticiparne le battute. E poi c’è Seneca. Seneca che, lo capisco adesso, contiene troppa vita per poter essere affrontato dalla persona triste che era la mia prof di latino e greco al liceo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C’è vita, in questo libro. Così tanta che a un certo punto ho dovuto chiuderlo: ero in treno e piangevo e non riuscivo a frenare le lacrime. L’ho riaperto dopo qualche giorno, dopo aver ritrovato la freddezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Credo che Eleonora debba essere ringraziata da tutte le difettose che ancora sono impantanate nel silenzio di cui mi parlava la mia amica – non il silenzio della scaramanzia, il silenzio della vergogna. E da tutti i lettori, anche, per aver dato vita a una storia che è davvero una storia, non un reportage sanitario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da leggere in solitaria, che non sta bene piangere in pubblico, fa vergogna.</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/07/libri-le-difettose.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-8794490528630178602</guid><pubDate>Wed, 18 Jul 2012 09:18:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-07-18T11:18:10.641+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">indignazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">irriducibili</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">lavoratori</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Lucania felix</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">massimi sistemi</category><title>Eee, kiafà</title><description>&lt;br /&gt;
Nella mia lingua natale c’è un’espressione che racchiude l’essenza della visione del mondo di quella parte di universo: “Eeehhh, ch’i’a fa’…” che, foneticamente, più o meno diventa “eee (molto lunga e annoiata, mi raccomando), kiafà”. Significa letteralmente “eh, che devi fare”, ma ha dentro un territorio semantico pernicioso. Vuol dire “cosa credi di fare”, “dove credi di andare”, “chi ti credi di essere per fare una cosa del genere”, “è una cazzata”, “è una perdita di tempo”, e via demolendo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa espressione viene scolpita nella testa di chi nasce in Basilicata fin dalla più tenera infanzia, ad ogni manifestazione di libera iniziativa. E lavora così in profondità che quando ti accorgi di esserne stato plagiato a volte è troppo tardi. Te lo dicono i tuoi genitori, i tuoi zii, i tuoi insegnanti, i tuoi amici, i tuoi colleghi, sempre, per sempre. Vuoi fare l’astronauta? Eee, kiafà. Vuoi fare il giro del mondo in bici? Eee, kiafà. Vuoi mettere in piedi un’impresa? Eee, kiafà. Così tu te ne stai sereno a seguire il flusso, senza renderti conto che quelle due paroline hanno modificato anche l’espressione del tuo viso e si sono mangiate tutti i tuoi sogni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando sono entrata in aula, lunedì, ho visto questo minaccioso “eee, kiafà” che galleggiava in aria come un’insegna al neon accesa in pieno giorno ma non per questo meno visibile. L’ho vista tatuata in fronte ai 10 partecipanti al corso, che ci hanno messo dentro la loro laurea, il loro master, la loro esperienza lavorativa, il loro futuro. E mi sono sentita come se questa scritta enorme si fosse agganciata alle mie caviglie per rendermi impossibile qualunque movimento. Poi ho preso la mia piccola fionda e ho iniziato a lanciare sassi contro il neon. Troppo piccoli, forse, ma non mi sono fermata un attimo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terzo giorno di lezione i miei 10 compagni d’avventura, dopo una pausa, mi hanno detto che volevano aprire un blog. Lo dicevano ridendo, sullo sfondo un “eee, kiafà” già un po’ più piccolo di quello del giorno prima, ma si vedeva che si aspettavano che io glielo avrei restituito. Invece non l’ho fatto. Ho cambiato programma e abbiamo iniziato a lavorare su questa cosa così assurda, incredibile, inarrivabile, inutile (nella visione dell’”eee, kiafà”), che è un blog collettivo. Adesso il blog è in mano a loro, è nato ma ancora non parla (e non lo linko per questo), ma spero davvero che venga fuori come merita, come meritano loro. (Il blog in fondo non è così importante, è solo che sostituisce l’asfissiante “eee, kiafà” con un “si può fare” in cui si respira).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi ci ho pensato. E credo un “eee, kiafà” sia sulla testa di tutti, in questo momento, al di là della latitudine. Un “eee, kiafà” enorme, che ci vuole risucchiare tutti nelle sue sabbie mobili. E ho ricaricato la fionda.&lt;br /&gt;</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/07/eee-kiafa.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><thr:total>4</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-803323174298492947</guid><pubDate>Wed, 27 Jun 2012 15:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-06-27T17:57:31.046+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">internet</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">marketing</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vacanze</category><title>Il turismo e la signora Floriana</title><description>&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiOPWC_w3J8gRFHK20TF8ggdU_9StbmIptFNKhqz7APIa0EvB7s2ANwMcDaEzZpaEKQs9fWdbHRMJxjXe9QPkua6W7MVuziAYj_tDar1K7ZcjwxmNId4uzuBQH6_os8rBrP-hoo/s1600/vacanze_mare.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;211&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiOPWC_w3J8gRFHK20TF8ggdU_9StbmIptFNKhqz7APIa0EvB7s2ANwMcDaEzZpaEKQs9fWdbHRMJxjXe9QPkua6W7MVuziAYj_tDar1K7ZcjwxmNId4uzuBQH6_os8rBrP-hoo/s320/vacanze_mare.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Le vacanze ci mettono ansia, in famiglia. Per motivi che prescindono dalla vacanza in sé, naturalmente. Fatto sta che ci riduciamo sempre all&#39;ultimo momento e, nella migliore delle ipotesi, ogni sessione di scelta delle vacanze diventa un incubo internettiano, alla fine del quale, dopo aver passato un paio d&#39;ore a navigare tra le offerte online, la discussione diventa incandescente, si va a letto incavolati neri e non si è risolto niente.&lt;br /&gt;
Spesso il problema sta nel fatto che la presenza di un bambino (oltre alla coppia) tra gli aspiranti vacanzieri introduce negli sistema un elemento di complessità difficile da gestire per il sistema stesso (il bambino ha uno sconto, è gratis, non è affatto previsto per quest&#39;offerta? Cose così. Ma ci torno dopo).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per le nostre inedite vacanze di fine giugno è stato esattamente così, finché un venerdì pomeriggio abbiamo deciso di ricorrere ai metodi tradizionali, rivolgendoci ad un paio di agenzie di viaggi sotto casa, che espongono sempre offerte all&#39;apparenza imperdibili. La prima era quella in cui abbiamo acquistato il nostro viaggio di nozze, e che in un&#39;altra occasione si era dimostrata preziosa per risolverci un capodanno a Parigi. Stavolta però l&#39;impiegata ha iniziato a cincischiare, combattendo con siti e sistemi a quanto pare piuttosto rigidi, e alla fine ci ha detto di guardare su internet. Delusi, abbiamo attraversato la strada e siamo andati nella seconda agenzia, trovandola, se possibile, ancora più impreparata. Stavolta il ragazzo che avrebbe dovuto seguirci non ha neanche tentato, dopo 10 secondi ci ha detto di andare sul sito e tornare quando avessimo avuto le idee più chiare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per fortuna dovevamo fare la spesa. L&#39;Ipercoop vicino casa ha al suo interno l&#39;agenzia, sulle vetrine offerte allettanti e dentro una signora di una certa età. Siamo entrati. La signora Floriana ci ha dedicato una buona mezz&#39;ora, facendoci vedere tutto quanto disponibile e orientandolo perfettamente sulle nostre esigenze. Stavamo per andar via con un paio di preventivi per Ischia, quando lei ci fa: &quot; Se però una volta vi dovesse capitare di avere un week end lungo, io vi consiglierei di fare un salto qui&quot;. E ci parla di un resort in Maremma. Ci racconta di quando c&#39;è stata lei, dei posti da vedere nei dintorni, delle cose da non perdere. Insomma, ci fa andare in Maremma. Anche il prezzo ci piace. Il giorno dopo fissiamo, e in questo momento mi trovo nel giardino di un appartamentino del Borgo Magnano Resort, reduce da una gita a Pitignano e intenta a programmare per domani un&#39;uscita con i nostri vicini norvegesi per andare a vedere uno show di butteri maremmani (siamo pieni di bambini, il buttero attira parecchio).&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;background-color: white;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;background-color: white;&quot;&gt;&lt;b&gt;Vedo due problemi oggi nell&#39;acquisto di vacanze online, e mi riferisco alle vacanze, non ai viaggi.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Il primo è&lt;b&gt; la rigidità dei sistemi,&lt;/b&gt; come dicevo sopra. &lt;b&gt;Il sistema è funzionale se il cliente è flessibile,&lt;/b&gt; altrimenti diventa difficile da gestire. Non dico impossibile, gente con meno problemi di noi sul tema delle vacanze ci riesce benissimo, investendo una certa quota del suo tempo e della sua pazienza, ma non è così scontato.&lt;br /&gt;
Il secondo è &lt;b&gt;la mancanza di storytelling.&lt;/b&gt; La signora Floriana ci ha raccontato la vacanza che avremmo potuto fare, proiettandoci a bordo piscina e tra i butteri assai prima che avessimo deciso se venire qui o andare a Ischia (dove peraltro ci aveva già fatto entrare alle terme). Il racconto ci ha convinto assai più di alcune decine di schermate tutte uguali, in cui l&#39;unica cosa che cambiava erano le foto e, in minor misura, i prezzi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quanto pesa ancora il fattore umano nel marketing del turismo? Come si fa a superare le rigidità dei sistemi? Ha un senso che le agenzie tradizionali - fisiche - rispondano ai clienti di guardare su internet e tornare quando hanno le idee più chiare? Esiste ancora la professione dell&#39;agente di viaggi o è destinata a finire quando la signora Floriana andrà in pensione? Voi cosa ne pensate?&lt;br /&gt;</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/06/il-turismo-e-la-signora-floriana.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiOPWC_w3J8gRFHK20TF8ggdU_9StbmIptFNKhqz7APIa0EvB7s2ANwMcDaEzZpaEKQs9fWdbHRMJxjXe9QPkua6W7MVuziAYj_tDar1K7ZcjwxmNId4uzuBQH6_os8rBrP-hoo/s72-c/vacanze_mare.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-5682109728160287674</guid><pubDate>Sun, 24 Jun 2012 20:15:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-06-26T12:42:10.842+02:00</atom:updated><title>The Rocky Horror Show al Teatro Nuovo</title><description>La prima volta che ho assistito al Rocky Horror dal vivo è stato a Bologna. Era un adattamento con i gemelli Ruggeri (qualcuno se li ricorda?) e Patrizio Roversi e Syusy Blady. La prima sera il pubblico era scarno e timido, alla fine del mese non c&#39;era uno che non conoscesse a memoria le canzoni, i passi, insomma tutte le cose che ci si aspettano da un pubblico preparato con tutti i crismi.&lt;br /&gt;
Poi naturalmente è venuto il Mexico, storico cinema teatro di Milano dove il Rocky Horror è in cartellone da 33 anni. Mica pizza e fichi.&lt;br /&gt;
Adesso succede che tempo fa il mio maestro di piano mi dice: sai che faccio il Rocky Horror? E io: al Mexico? E lui: no, con una compagnia, e c&#39;è l&#39;orchestra dal vivo e io suono la tastiera. E indosso questa roba. E mi mostra, il mio maestro di piano, un cappello a cilindro con le paillettes fucsia e un paio di occhiali con le lenti a cuore.&lt;br /&gt;
Ovviamente ci sono andata a vederli. Ovviamente mi sono sentita vecchia e inadeguata a ballare e cantare e travestirmi, come avrei fatto volentieri. Però adesso la sorpresa è che il 4 luglio lo fanno al Nuovo, e stavolta non mi farò scrupoli.&lt;br /&gt;
E insomma, se siete a Milano quel giorno, se non avete mai visto il Rocky Horror (davvero esiste gente che non ha mai visto il Rocky Horror? Naaa), se l&#39;avete visto e vi manca almeno un po&#39;, venite anche voi. Io sarò quella travestita da Magenta ;)&lt;br /&gt;
Tutti i dettagli sul sito del Teatro Nuovo&lt;a href=&quot;http://www.teatronuovo.it/spettacolo.aspx?IDspettacoli=1760&quot;&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot;style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiuhEoyj9W5kyLU4UzxtfT6eKcv4uqob_XYgoCX6J4l1PAPAIIEoyJgAN3NcrDDYmFL_3So_SJBv3N6bHVeSfKVfT0y9-gBuErS-EAeYQSYGFkU_YvKR6Lk4ITtJpryVMxswbQu/s640/blogger-image--634406927.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiuhEoyj9W5kyLU4UzxtfT6eKcv4uqob_XYgoCX6J4l1PAPAIIEoyJgAN3NcrDDYmFL_3So_SJBv3N6bHVeSfKVfT0y9-gBuErS-EAeYQSYGFkU_YvKR6Lk4ITtJpryVMxswbQu/s640/blogger-image--634406927.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/06/rocky-horror-show-al-teatro-nuovo.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiuhEoyj9W5kyLU4UzxtfT6eKcv4uqob_XYgoCX6J4l1PAPAIIEoyJgAN3NcrDDYmFL_3So_SJBv3N6bHVeSfKVfT0y9-gBuErS-EAeYQSYGFkU_YvKR6Lk4ITtJpryVMxswbQu/s72-c/blogger-image--634406927.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-6284780024777692928</guid><pubDate>Fri, 18 May 2012 09:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-05-18T11:57:45.242+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">#emozionatimamma</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">donne</category><title>Tra rossetto ed emozione</title><description>&lt;br /&gt;
L’esoscheletro è “un apparecchio cibernetico esterno in grado di potenziare le capacità fisiche (forza, agilità, velocità, potenza, ecc.) dell&#39;utilizzatore che ne viene rivestito e che costituisce una sorta di &quot;muscolatura artificiale&quot;”. Se questo scenario ci fa venire in mente i cartoni animati giapponesi, non facciamoci ingannare. C’è un esoscheletro molto più quotidiano e molto più leggero di un razzomissileconcircuitidimillevalvole. È il rossetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhGMX_J01prtClJWMo9Ujx3Gr_tey1et6lfBWDJLKwe18owxiYXUYHQmHHN38dCWcUkwDqQFYHwo4fcrLAeCQyAveoJXWvKeYPyhOC038t-vYgV5vE3nRwCxuspc_yPgVc0btYD/s1600/rossetto-rosso.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;230&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhGMX_J01prtClJWMo9Ujx3Gr_tey1et6lfBWDJLKwe18owxiYXUYHQmHHN38dCWcUkwDqQFYHwo4fcrLAeCQyAveoJXWvKeYPyhOC038t-vYgV5vE3nRwCxuspc_yPgVc0btYD/s320/rossetto-rosso.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Il rossetto è l’ultima cosa che si indossa, quando ci si trucca, e anche la più potente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il rossetto lascia il segno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mettersi il rossetto è come dire “si va in scena”, qualunque sia la scena: un provino di X Factor, una notte di sesso selvaggio, una presentazione in pubblico, un aperitivo con gli amici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho scoperto di non essere la sola a pensare questa cosa, e anche che il rossetto è solo la punta dell’iceberg: un esoscheletro ancora più potente prevede il trucco completo, ovvio. Per esempio lo sostengono le belle persone dell’&lt;a href=&quot;http://www.accademiadelbellessere.it/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Accademia del Bell’Essere&lt;/a&gt;, dove mercoledì si è tenuto un seminario su questo tema. Io al seminario non ci sono andata, ma mi sarebbe piaciuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece sono andata all’Accademia del Bell’Essere sabato scorso, invitata da &lt;a href=&quot;http://www.emozione3.it/home.aspx&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Emozione3&lt;/a&gt;, i cofanetti con cui si regalano esperienze. E insieme a una serie di altre donne fantastiche mi sono regalata, nell’ordine:&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;b&gt;Una sessione di rebirthing&lt;/b&gt; – no, non mi è piaciuta, si sposa malissimo con la mia paura di perdere il controllo, e poi in passato ho avuto una specie di fidanzato che ne era praticamente dipendente, ma era completamente matto.&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;b&gt;Una seduta di trucco&lt;/b&gt; – ah, che bello farsi truccare dagli altri! E che bello vedere che la tua faccia grigioverde si trasforma in un viso curato i cui tratti si distinguono dalla sagoma di una frittata!&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;b&gt;Un massaggio alle mani&lt;/b&gt; – il mio preferito. Sarei rimasta volentieri altre 2 settimane a farmi massaggiare così. Una volta avevo imparato a farlo, quando studiavo musicoterapia, e ogni tanto lo proponevo, con grande successo. Poi ho smesso, ma magari riprendo.&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;b&gt;Lo smalto&lt;/b&gt; – l’ho scelto rosso accesso, in tono con le scarpe e con la borsa che indossavo. Fichissimo. Poi me lo sono comprato, potrebbe diventare una hit della mia estate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I benefici della mezza giornata sono evaporati già sulla strada per tornare a casa, ma poco male, adesso ho uno smalto nuovo!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Grazie Emozione3!&lt;br /&gt;</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/05/tra-rossetto-ed-emozione.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhGMX_J01prtClJWMo9Ujx3Gr_tey1et6lfBWDJLKwe18owxiYXUYHQmHHN38dCWcUkwDqQFYHwo4fcrLAeCQyAveoJXWvKeYPyhOC038t-vYgV5vE3nRwCxuspc_yPgVc0btYD/s72-c/rossetto-rosso.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-1966020924484506617</guid><pubDate>Wed, 11 Apr 2012 16:16:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-04-11T18:16:08.325+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">celebrazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">divagazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">feste</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">liberiamo una ricetta</category><title>Fenomenologia della pastiera</title><description>&lt;br /&gt;
Una mia collega di università voleva fare una tesi in antropologia alimentare (esiste, potete guardare &lt;a href=&quot;http://www.fosan.it/system/files/u1/363_04_ballerini_04.pdf&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;, è anche una cosa molto interessante), forse dopo aver letto&lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://www.anobii.com/books/Il_crudo_e_il_cotto/019e70ba668c853d25/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt; Il crudo e il cotto&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;di Claude Lévi-Stauss. Non so come sia andata a finire, non ci siamo frequentate abbastanza, purtroppo, ma ho appena vissuto un’esperienza che va proprio in questa direzione e ve la passo fresca fresca (è proprio il caso di dirlo).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;La pastiera&lt;/b&gt; è un famoso dolce di origine napoletana, che non sto a spiegarvi e di cui non vi racconto la ricetta. Anche perché qualunque ricetta può essere solo la rielaborazione di una qualche altra ricetta, giacché la pastiera ognuno se la fa in un modo diverso, tramandato di generazione in generazione all’interno della famiglia. Gli ingredienti base però sono sempre gli stessi: pasta frolla, ricotta, grano. Ho detto base. Poi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalle mie parti la pastiera è una cosa tipica di Pasqua. Quindi tutte le brave mamme di famiglia ne producono in questa occasione (io no, mai fatta la pastiera, ma ne ho assaggiate molte). E ne producono diverse: 5, 6 a famiglia. Perché la pastiera, oltre che dolce tipico, è anche dono tipico di Pasqua (e qui vedi la diversità: io a Pasqua al massimo porto in regalo una colomba o un uovo per i bambini, la mia mamma invece…). Quindi succede che nei giorni immediatamente precedenti la Pasqua in una casa mediamente frequentata si accumuleranno 3, 4, 5 pastiere di provenienza diversa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed è qui che il simbolismo della pastiera si manifesta con una violenza inenarrabile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;L’assaggio&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
La padrona di casa, o comunque la persona che ha prodotto le pastiere poi donate, è l’ultima ad assaggiare la pastiera ricevuta in dono. Prima ha studiato attentamente le facce degli astanti, che hanno mangiato senza troppi complimenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prende la sua fettina, la soppesa (letteralmente, ne sente il peso).&lt;br /&gt;
Ne guarda il colore (del sopra, del sotto, del bordo).&lt;br /&gt;
La annusa, anche se con discrezione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La morde. Ne preleva un pezzetto piccolissimo, come gli assaggiatori di formaggi. Si fa girare il boccone a lungo tra la lingua e i denti e il palato, per sentirne bene la consistenza. Infine lo mangia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secondo boccone è quello decisivo. Un po’ più sostanzioso del primo, serve a valutare sapore e odore, quindi la situazione del bolo è meno di laboratorio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Il confronto con gli astanti&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Mandato giù il secondo boccone, la signora guarda le altre persone con aria interrogativa, come per dire “beh, che ne dite?”. Se gli altri la ignorano, dirà, discretamente: “Buona.”. Non ci cascate. Non voleva dire questo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Il verdetto&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Dopo “buona” viene sempre un “solo che…”, che può essere seguito da una di queste affermazioni, a scelta, anche in combinazioni di due o più:&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;È troppo spessa/troppo sottile&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;È troppo dolce/troppo poco dolce&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;È troppo pallida/troppo colorita&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Preferisco non mettere i canditi/mettere i pezzetti di cioccolato&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Si vede che la pasta frolla è comprata&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;È un po’ troppo/troppo poco cotta sotto&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;La pasta frolla è un po’ pesante&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;La pasta frolla è un po’ troppo spessa/troppo sottile&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;La pasta frolla è un po’ grossolana&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;C’è troppo burro nella pasta frolla&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;La ricotta non è abbastanza fine&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;La ricotta è quella industriale&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Il grano è crudo/troppo cotto&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Il grano si sente troppo/troppo poco&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Non c’è profumo/c’è troppo profumo&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Ha usato il Millefiori, meglio i Fiori d’arancio (o viceversa)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcune di queste affermazioni sono sufficienti per venire estromesse seduta stante dalla comunità delle creatrici di pastiere. Se fai una pastiera così, probabilmente sei anche una cattiva madre e una pessima figlia. Altre sono più leggere. Ma tutte – tutte – sono una bocciatura. Chissà che imparino, per l’anno prossimo.&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/04/fenomenologia-della-pastiera.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-6670697165847409270</guid><pubDate>Sun, 08 Apr 2012 21:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-04-08T23:03:27.015+02:00</atom:updated><title>Buon viaggio</title><description>&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Chi è quel bel moretto?&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;Chi, Giovannino?&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;…&lt;br /&gt;
-&lt;span class=&quot;Apple-tab-span&quot; style=&quot;white-space: pre;&quot;&gt; &lt;/span&gt;… è fidanzato…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una domenica di agosto. Poteva essere il 1936, anno più anno meno. Carmela viveva a Roma, a casa del fratello, ma d’estate tornava a Potenza a trovare la famiglia. Carmela sognava di andare a lavorare nella fabbrica di paracadute, a Roma, perché le ragazze che stavano lì erano tutte allegre quando uscivano a gruppi dalla fabbrica, e avevano una spilla a forma di ali. Una spilla a forma di ali che Carmela si sognava la notte. Era bellissima, la voleva anche lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma Carmela era troppo giovane per la fabbrica, e allora stava valutando di accettare di seguire lo zio, che voleva portarla in America (“In America?” “Sì, in America, Carmela, potrai studiare…” “In America… potrei diventare una scienziata” “…”).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi però quella domenica aveva visto Giovannino, il bel moretto. Che somigliava a Cary Grant, altroché. E aveva deciso che non sarebbe andata a lavorare alla fabbrica di paracadute, e non sarebbe andata neanche a studiare in America.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Portava il cappello, Carmela. Non usciva mai senza rossetto. Fumava. Non somigliava neanche alle sue sorelle e alle sue cognate, che a Potenza non potevano, niente cappello, niente rossetto, niente sigarette.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che fatica. Ma alla fine lei aveva scelto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Carmela ha vissuto 97 anni, ha avuto 4 figli, 7 nipoti e 4 pronipoti. Ha visto lauree e matrimoni, nascite e battesimi, per quattro generazioni. Ha avuto un ruolo in ciascuna di queste cose. Per esempio quando io comunicai ai miei genitori che volevo andare a studiare a Bologna, e loro non ne volevano sapere, lei si mise in mezzo. È stata durissima, ma sono andata. E poi, più tardi, quando divenne chiaro che se fossi andata via non sarei tornata più, lei mi prese da parte e mi disse “vattene, Giuliana, scappa, e non tornare più. Non ti preoccupare per i tuoi, gli passerà”. Sono partita e non sono tornata più. Forse era un modo per dire che le sarebbe piaciuto andare in America, chissà, e diventare una scienziata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fino alla fine ha preteso il parrucchiere una volta la settimana. Costretta da una brutta artrite a portare i guanti, li ha voluti bianchi, anche se di lana. Quando si è risvegliata dall’anestesia dopo l’operazione al femore, la prima cosa che ha detto è stata “e adesso che cosa mi metto?”. E qualche giorno dopo ha chiesto a mia sorella di portarle il rossetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi ha iniziato a chiedere di Giovannino, il bel moretto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando l’ho vista per l’ultima volta, libera dalle sofferenze degli ultimi tempi, ho sorriso vedendo i guanti bianchi e ho desiderato di metterle il rossetto. Non l’ho fatto perché mi avrebbero guardato male, ma so che lei avrebbe apprezzato. Ci sono viaggi troppo importanti per farli così, senza un filo di trucco. E poi stava andando a ritrovare Giovanni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Buon viaggio, nonna, e salutami il nonno.&lt;br /&gt;</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/04/buon-viaggio.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><thr:total>6</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-33897650.post-8095557030017727890</guid><pubDate>Mon, 13 Feb 2012 11:08:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-02-13T12:08:02.326+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">blog</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">comunicazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">digital PR</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">internet</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">social media</category><title>Se l&#39;arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse... E se lo facessero i blogger?</title><description>&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&lt;i&gt;Se l&#39;arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, ti disarcivescoviscostantinopolizzeresti tu?&lt;/i&gt;&amp;nbsp;&lt;/blockquote&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&lt;i&gt;No, io non mi disarcivescoviscostantinopolizzerei mai se l&#39;arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse!&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;
Leggo il post di Gianluca Diegoli &lt;a href=&quot;http://www.minimarketing.it/2012/02/perche-i-blogger-non-esistono-nemmeno-i-travel-blogger-tbe12.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Perché i blogger non esistono&lt;/a&gt;, e mi viene in mente questa filastrocca. Sono passati pochi anni da quando dei blogger hanno iniziato ad essere corteggiati dalle aziende – ricordo tra le prime Barilla e Danone – e questa figura ha già al suo attivo un’automitobiografia di tutto rispetto. Che vive su una grande contraddizione, che cercherò di illustrare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il blogger è, nella sua accezione originaria, qualcuno che scrive per sé in uno spazio personale. Questo spazio rimane personale anche se usato a scopi professionali – lo stesso Gianluca è un esempio di questa affermazione: &lt;a href=&quot;http://www.minimarketing.it/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;minimarketing &lt;/a&gt;non è una testata giornalistica, non vive di pubblicità, non è il mestiere di Gianluca, anche se i temi che tratta sono di carattere professionale. Un blog è uno spazio personale, quindi, perché, tendenzialmente, non si riceve alcun compenso da quanto ci si scrive; non solo: le incursioni delle aziende sotto forma di richieste di recensioni, di diffusione di informazioni, di partecipazione ad eventi, hanno nel tempo creato una forte spaccatura tra chi accetta questa presenza tra le sue pagine di buon grado e anzi volentieri, e chi invece la considera un bieco tentativo di non pagarsi la pubblicità, sfruttando gli editori.&lt;br /&gt;
Quindi, &lt;b&gt;punto primo: il blog è sempre uno spazio personale, le cui politiche di pubblicazione dei contenuti, a prescindere dalla fonte, sono del tutto lasciate al libero arbitrio del suo autore.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È probabile che un blogger che parla di qualcosa in particolare, però, voglia che il suo blog sia per lui uno strumento di promozione. Che vuol dire che attraverso il blog condivide le sue competenze e la sua professionalità, per mostrarle (oltre che a chi è interessato/appassionato della materia) a chi può avere interesse verso la persona del blogger medesimo. Una specie di CV o di portfolio vivente, insomma. Che cosa succede all’idea di “spazio personale” quando le cose stanno così? Niente. Di fatto, quello che fa un blogger è disintermediare l’informazione, che lo faccia per lui o per un brand: se mi sto informando su un prodotto, è assai probabile che prima di andare sul sito ufficiale del medesimo io mi faccia un giro sui blog delle persone che ne hanno parlato, perché per definizione mi fido più di un mio pari che di un’azienda. Attenzione, però: bisogna che i blog a cui mi rivolgo siano indipendenti, se no siamo da capo a 12.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Secondo punto: un blog ha un valore nella misura in cui disintermedia l’informazione azienda-consumatore (o, per estensione, head hunter-candidato). Ma per fare questo deve essere indipendente.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando le aziende hanno scoperto i blog questi assiomi hanno iniziato a scricchiolare sotto il peso di domande sui massimi sistemi: “Questa cosa mi interessa davvero, ma se faccio un post-marchetta la mia reputazione ne sarà intaccata?” che vuol dire “I miei lettori continueranno a fidarsi di me?”. Dalla mia esperienza, più che di blogger, di lettrice di blogger, mi viene da dire che è un falso problema. Se sei davvero interessato alla cosa di cui stai parlando i tuoi lettori capiranno che la passione che ci metti è sempre la stessa. Quindi vai tra e stai scialla. Altri, invece, intravedono in questo un’opportunità professionale tout court, per cui quello di blogger può diventare un mestiere in sé.&lt;br /&gt;
E qui si apre la grande contraddizione: quando il blogger vuole essere riconosciuto professionalmente (che non è il caso di chi si pone le domande di cui sopra), l’equilibrio tra i contenuti “spontanei” verso quello dei contenuti “provocati” si sposta sensibilmente in favore di questi ultimi (parlo a livello globale, non di singolo blog), e viene meno, secondo me, la funzione di disintermediazione. E non perché il singolo blog non sia più indipendente di per sé, ma perché abbiamo di fatto trasformato i blog (l’insieme dei blog) in un ulteriore strumento di intermediazione dell’informazione. Che così diventa un percorso del tipo: brand/azienda-agenzia-blogger-consumatore, dove il blogger e il consumatore non sono necessariamente la stessa cosa.&lt;br /&gt;
Da cui&lt;b&gt; il terzo punto, la grande contraddizione: se i blog diventano strumento dell’azienda/brand, si introduce un livello ulteriore di intermediazione, e i blogger si trasformano in PR (aka BraccioArmatoDell’UfficioStampa).&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Ma, IMHO, non sono più blogger.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per rispondere a Gianluca. I blogger esistono, ma non sono quelli a cui pensano le aziende. Peccato, poteva essere bello.&lt;br /&gt;</description><link>http://mammaincorriera.blogspot.com/2012/02/se-larcivescovo-di-costantinopoli-si.html</link><author>noreply@blogger.com (Giuliana)</author><thr:total>10</thr:total></item></channel></rss>