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	<title>Martha Peake</title>
	
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	<description>Deliri autobiografici</description>
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		<title>Questo mi mancherà del mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 00:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;I libri sono un carattere ereditario e credo di avertelo trasmesso. Non li ami come me, sei esigente, cerchi tra essi le pagine che restano incise nella memoria, infilzate come farfalle. Ma non dire che le altre, le dimenticate, sono da non leggere. Molto è portato via dal caso, quello che resta è appunto solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;I libri sono un carattere ereditario e credo di avertelo trasmesso. Non li ami come me, sei esigente, cerchi tra essi le pagine che restano incise nella memoria, infilzate come farfalle. Ma non dire che le altre, le dimenticate, sono da non leggere. Molto è portato via dal caso, quello che resta è appunto solo questo, un resto che non dimostra e non sostituisce niente di quello che si è perduto. Ami le pagine assolute, le necessarie, al riparo dai gusti. Ma i libri siamo noi, gente che si ammala, si sfilaccia, ingiallisce e viene dimenticata. Sono a immagine della nostra vita. Ama un poco anche i libri del suo tempo, ama un poco i tuoi anni che sono quelli che passano e non quelli che ti restano.&#8221;</p>
<p>&#8220;Non ci riesco. Mi irrita nei contemporanei quello che apprezzo negli antichi, la leggerezza che fa da spinta al leggere. Ho un quaderno su cui ricopio le frasi che mi hanno fatto scattare, che mi hanno fatto voltare indietro e forzare le cose risapute da una diversa breccia. Le pagine che cerco hanno questo effetto: un paio di occhiali giusti sul naso di un bambino che fino a quel momento non aveva mai saputo di essere miope. Allora si accorge degli occhi del suo cane, dell&#8217;artiglio del fatto, della gola tesa del gallo che grida.  Di frase in frase il quaderno cresce e contiene non i libri, ma la felicità incontrata. Così divento contemporaneo delle pagine amate e non dei miei anni.&#8221;</p>
<p>Erri De Luca &#8211; In alto a sinistra</p>
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		<title>Sequenza</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 21:38:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Cos&#8217;hai lasciato incompiuto?&#8221;
&#8220;Tutto è incompiuto. La finalità: è questo l&#8217;errore. E&#8217; la pretesa della dittatura, dell&#8217;egemonia. Noi invece dovremo sempre raccogliere il bagaglio, conservando dell&#8217;esperienza ciò che è positivo e sbarazzandosi di ciò che essa ci h a subdolamente convinto a tenere in gran conto, se è distruttivo.&#8221;
&#8220;I sogni non hanno quella che definiamo una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Cos&#8217;hai lasciato incompiuto?&#8221;</p>
<p>&#8220;Tutto è incompiuto. La finalità: è questo l&#8217;errore. E&#8217; la pretesa della dittatura, dell&#8217;egemonia. Noi invece dovremo sempre raccogliere il bagaglio, conservando dell&#8217;esperienza ciò che è positivo e sbarazzandosi di ciò che essa ci h a subdolamente convinto a tenere in gran conto, se è distruttivo.&#8221;</p>
<p>&#8220;I sogni non hanno quella che definiamo una sequenza logica, una cosa che ne segue un&#8217;altra. Una cosa  che finisce e un&#8217;altra che comincia. Puoi far l&#8217;amore con una persona che non riconosci, raccogliere le monete che ti sono cadute per strada, tenere un discorso ad un consiglio di amministrazione mentre vieni inseguito nudo in un centro commerciale senza che questo crei i necessari sconvolgimenti alla sequenza.</p>
<p>Nadine Gordimer</p></blockquote>
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		<item>
		<title>Susanna</title>
		<link>http://www.marthapeake.it/susanna/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 21:03:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>

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		<description><![CDATA[- Pronto, &#8211; dico con la voce che mi trema.
- Pronto, Susanna, ci sei?
- Susanna.
- Che vuoi?Chevvuoi?
- Vengo da te.
- Manco per idea.
- Aspetta!
- Che c&#8217;è ancora?
- Sei con qualcuno?
- E a te chettene frega.
- Devo parlartti.
- Non è vero, tu non mi devi parlare, tu hai solo voglia di scopare. Mi fai pena, guarda.
- [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>- Pronto, &#8211; dico con la voce che mi trema.</p>
<p>- Pronto, Susanna, ci sei?</p>
<p>- Susanna.</p>
<p>- Che vuoi?<em>Chevvuoi</em>?</p>
<p>- Vengo da te.</p>
<p>- Manco per idea.</p>
<p>- Aspetta!</p>
<p>- Che c&#8217;è ancora?</p>
<p>- Sei con qualcuno?</p>
<p>- E a te chettene frega.</p>
<p>- Devo parlartti.</p>
<p>- Non è vero, tu non mi devi parlare, tu hai solo voglia di scopare. Mi fai pena, guarda.</p>
<p>- Non dire così, ti devo parlare sul serio.</p>
<p>-&#8230;</p>
<p>- Susanna.</p>
<p>-&#8230;</p>
<p>-Susi.</p>
<p>- Che cazzo vuoii!</p>
<p>- Vengo, &#8211; dico, col cuore in gola. &#8211; Sto un minuto.</p>
<p>-&#8230;</p>
<p>- Solo un minuto.</p>
<p>- Okay, solo un minuto. Muoviti.</p>
<p>La casa di Susanna non è un castello.  Ha lasciato la porta aperta e mi aspetta sul divano che fronteggia l&#8217;ingresso. Sta seduta con una gamba piegata sotto il sedere, le mani a dita incrociate sul ginocchio dell&#8217;altra. Non si è pettinata. Avesse trovato, in questi tre minuti, una pancera o un paio di bigodini non avrebbe esitato a metterseli. Sarà tutta colpa tua. Se ricominciamo, sarà tutta colpa tua. E&#8217; un avvertimento limpido, sospeso nell&#8217;aria di questa stanza come sul campo elettrostatico di uno schermo televisivo. Un avvertimento che dovrebbe paralizzarmi e mi paralizzerebbe, se adesso avvicinandomi passo dopo  passo non vedessi la pagliuzza di luce nell&#8217;iride di Susanna, tutta l&#8217;energia che i suoi occhi sparati nei miei, per minacciarmi, per avvertirmi, sviluppano quando ci guardiamo.</p>
<p>Mauro Covacich &#8211; Prima di sparire</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Un uomo così inconsapevole che sentiva la realtà.</title>
		<link>http://www.marthapeake.it/un-uomo-cosi-inconsapevole-che-sentiva-la-realta/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 23:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piccole memorie]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
La figura retorica di Rilke è la litote, la figura dell’ironia, quella vitale di un animo umano orfano delle grandi ragioni del Destino. Le sue risate amare s’innalzano volubili in mondi di avventure trascorse senza movimento, dove la normalità è un focolare e dove non esiste la timidezza intellettuale delle parole da dire. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p>La figura retorica di Rilke è la litote, la figura dell’ironia, quella vitale di un animo umano orfano delle grandi ragioni del Destino. Le sue risate amare s’innalzano volubili in mondi di avventure trascorse senza movimento, dove la normalità è un focolare e dove non esiste la timidezza intellettuale delle parole da dire. A volte si ferma, ti guarda dritto negli occhi e ti racconta quelle storie senza tempo, i cui protagonisti, oggi, hanno finalmente imparato che ciò che distingue le persone è la forza di farcela, o di lasciare che il destino agisca per noi. Poi prosegue con vecchie nostalgie musicali che rivelano lontane vertigini dell’ascensione, forse mai vissute. Di tanto in tanto s’interrompe e con incommensurabile voglia di dare ad ogni emozione una personalità, di uscire fuori da sé più allegro di una sensazione, ti sorride e conclude così:</p>
<p><em>l’identità è solo nella nostra anima, attraverso la quale tutto si somiglia e si semplifica. Il mondo, invece, è un insieme di cose staccate e spigoli distinti. Se poi sei miope, è solo nebbia continua</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>E’ il naturale che è diventato diverso.</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 23:21:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Attendo sempre a due cose allo stesso tempo  ma l’interruzione dei miei sogni non mi turba: sono sogni così dolci che continuo a sognarli mentre parlo e rispondo. E viceversa. E in quest’ozioso itinerario, è come se fossi un riflettore di immagini, un paravento bianco dove la realtà proietta colori e luce. E dove tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attendo sempre a due cose allo stesso tempo  ma l’interruzione dei miei sogni non mi turba: sono sogni così dolci che continuo a sognarli mentre parlo e rispondo. E viceversa. E in quest’ozioso itinerario, è come se fossi un riflettore di immagini, un paravento bianco dove la realtà proietta colori e luce. E dove tutto è ciò che è o che sarà. Per questo so che non devo toccare nulla. Se modifico qualcosa,  l’oggetto occuperà la sensazione.</p>
<p>A forza di vivere di emozioni, la  possibilità di immaginare si logora, soprattutto quella di immaginare la realtà. Io, invece, voglio sentire il sonno che arriva come vita, non come riposo.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Un bizzarro disegno di ponti</title>
		<link>http://www.marthapeake.it/les-ponts/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 21:14:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>

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		<description><![CDATA[

Des ciels gris de cristal. Un bizarre dessin de ponts, ceux-ci droits, ceux-là bombés, d&#8217;autre descendant ou obli quant en angles sur les premiers, et ces figures se renouve lant dans les autres circuits éclairés du canal, mais tous tellement longs et légers que les rives, chargées de dômes, s&#8217;abaissent et s&#8217;amoindrissent. Quelques-uns de ces [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Des ciels gris de cristal. Un bizarre dessin de ponts, ceux-ci droits, ceux-là bombés, d&#8217;autre descendant ou obli quant en angles sur les premiers, et ces figures se renouve lant dans les autres circuits éclairés du canal, mais tous tellement longs et légers que les rives, chargées de dômes, s&#8217;abaissent et s&#8217;amoindrissent. Quelques-uns de ces ponts sont encore chargés de masures. D&#8217;autres soutiennent des mâts, des signaux, de frêles parapets. Des accords mineurs se croisent et filent, des cordes montent des berges. On distingue une veste rouge, peut-être d&#8217;autres costumes et des instruments de musique. Sont-ce des airs populaires, des bouts de concerts seigneuriaux, des restants d&#8217;hymnes publics? L&#8217;eau est grise et bleue, large comme un bras de mer. — Un rayon blanc, tombant du haut du ciel, anéantit cette comédie.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="127d9a085c2cdd0c_bookmark1"></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>I ponti</em><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Cieli grigi di cristallo. Un bizzarro disegno di ponti, alcuni diritti, altri convessi, altri che scendono o che formano angoli obliqui coi primi, e queste figure si rinnovano negli altri circuiti rischiarati del canale, ma tutti tanto lunghi e leggeri che le sponde, cariche di cupole, s&#8217;abbassano e im piccioliscono. Qualcuno di questi ponti è ancora carico di casupole. Altri sostengono pennoni, segnali, fragili para petti. Accordi minori s&#8217;intersecano e filano, dagli argini sal gono funi. Si distingue una giacca rossa, forse altri costumi e strumenti musicali. Sono arie popolari, frammenti  con certi aristocratici, residui di inni pubblici? L&#8217;acqua è grigia e azzurra, larga come un braccio di mare. — Un raggio bianco, cadendo dall&#8217;alto del cielo, annienta questa commedia.</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>E’ la scienza che lo dice. E non guardarmi così!</title>
		<link>http://www.marthapeake.it/e-la-scienza-che-lo-dice-e-non-guardarmi-cosi/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 02:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>
		<category><![CDATA[Comici spaventati guerrieri]]></category>
		<category><![CDATA[quote]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Benni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;E&#8217; la scienza che lo dice, tutte le volte che guardi più profondamente una cosa, trovi nuovo disordine, nuove particelle, figure nella polvere e tutto quello che sapevi di quella cosa salterà in aria. Hai mai visto i matti guardare sempre nello stesso punto? Tu non sai cosa possono vedere e non sai perché resto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;E&#8217; la scienza che lo dice, tutte le volte che guardi più profondamente una cosa, trovi nuovo disordine, nuove particelle, figure nella polvere e tutto quello che sapevi di quella cosa salterà in aria. Hai mai visto i matti guardare sempre nello stesso punto? Tu non sai cosa possono vedere e non sai perché resto sveglio e non voglio salvarmi ad ogni costo, non guardarmi così. Una volta ci somigliavamo, eravamo tre note di un accordo, leone cina e zingara, ma poi c&#8217;è un punto in cui i fili si rompono e gli altri si allontanano. Ma i bastardi li vedo bene sì, quelli sono ancora al loro posto pazzi di rabbia perché per una volta li abbiamo smascherati, e non ce la perdoneranno mai nei secoli dei secoli e allora è guerra, non farmi i tuoi discorsi miti, la mitezza è un privilegio grande ma il dolore l&#8217;avvelena in un attimo, io esco da quella galera e la città è peggio che mai, la gente cade per terra, parla da sola, vomita e crepa e tutti passano e non hanno visto niente, e si affrettano a dare nuovi eleganti nomi alla loro corruzione, e ogni tanto parlano dell&#8217;uomo comune, ipocriti, l&#8217;uomo comune che vi piace è stupido e avido come voi, così lo vorreste, un vigliacco che può ammazzare per vigliaccheria, mentre loro ammazzano per necessità, per i loro divini soldi, Lucia, sono loro ora gli estremisti, violenti assassini estremisti dell&#8217;ideologia più ideologia del secolo, un&#8217; economia più sacra di una religione, più feroce di un esercito, ricordatelo bene con un brivido quando tutto salterà in aria, quando si oscurerà, malattia senza sintomi, caos di geroglifica incomprensibile e voi sempre più crudeli informati impotenti in mezzo alla strada, e chi raccoglierà i frammenti allora gli oggetti i rottami, magari ci fosse qualcuno, magari ci sarà davvero Lucia, questa è la speranza e intanto brucio e non c&#8217;è nessun patto da firmare né col diavolo né con la rassegnazione, Lucia, siamo un&#8217;altra cosa da sempre fortunatamente e non guardarmi così&#8230;&#8221;</p>
<p><strong>Stefano Benni</strong> &#8211; <em>Comici Spaventati Guerrieri</em></p>
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		<title>Materia scritta</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 23:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>
		<category><![CDATA[Alzaia]]></category>
		<category><![CDATA[DeLuca]]></category>

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		<description><![CDATA[
Un giorno di lavoro in cantiere: sposto per le giuste ore molte lastre di marmo destinate a un pavimento. Le scarico dal camion, la trasporto all&#8217;interno, mi passano per le mani molte volte. La polvere bianca, la sfarinatura del marmo, si assesta in tutti i solchi delle mani, nei pori, nelle scalfiture. A raschiarla sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Un giorno di lavoro in cantiere: sposto per le giuste ore molte lastre di marmo destinate a un pavimento. Le scarico dal camion, la trasporto all&#8217;interno, mi passano per le mani molte volte. La polvere bianca, la sfarinatura del marmo, si assesta in tutti i solchi delle mani, nei pori, nelle scalfiture. A raschiarla sotto l&#8217;acqua la sera, resiste come un velo. Poi a casa mi cucino una seppia e il residuo del suo nero insegue il bianco, a ricalco, su tutta la superficie delle mani. Le risciacquo, ma non a fondo, tanto non ho da fare baciamano. Siccome ho una testa che impasta sempre parole, penso che quel nero su bianco sopra mani mie, sia scrittura: che le cose intorno scrivano sopra di me e di tutti, e nessuno sa più leggere tutta la posta che ci arriva addosso, per esempio, le gocce di pioggia sopra un vetro. Neanche i bambini lo sanno fare. Forse sapeva Adamo, quando metteva i nomi a tutte le creature. Forse non li inventava, ma li leggeva scritti su di loro, nelle orme al suolo, nei voli in cielo. E se posso fare pagine da scrittore è perché io stesso stasera sono scritto da nero di seppia e polvere di marmo, su dorso e palmo di mano. Nel disparte di un tavolo da sparecchiare, nel fiato che esala cipolla, scrivo della materia che mi ha scritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Erri De Luca- Alzaia, <em>Materia scritta</em></p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ad una ballerina ebrea</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 14:12:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie possibili]]></category>

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		<description><![CDATA[Volerai mai di nuovo, mia profuga?
C&#8217;è forse una strada che non sa niente della tua sventura?
Si è aperta come un vecchio libro Brisk dei Lituani [Brest-Litovski]
e vengono folle cariche di lutto e pianto.
A piedi. Ingobbiti. Con bambini in braccio,
Le barbe in aria. La direzione secondo le stelle.
L&#8217;esilio impacchettato con cinture ai reni,
su di un pensiero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Volerai mai di nuovo, mia profuga?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>C&#8217;è forse una strada che non sa niente della tua sventura?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Si è aperta come un vecchio libro Brisk dei Lituani [Brest-Litovski]</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>e vengono folle cariche di lutto e pianto.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>A piedi. Ingobbiti. Con bambini in braccio,</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Le barbe in aria. La direzione secondo le stelle.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>L&#8217;esilio impacchettato con cinture ai reni,</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>su di un pensiero si stracciano le fronti di pergamena.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Presso pezzetti di oscillante luce le bocche si riscaldano,</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>essi sono esposti come i sette giorni di lutto sulla terra,</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>e i venti urlano: chi si commuoverà per loro?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>E ogni momento passa di corsa una stella, come una spada.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dal corso del Bug una tempesta infuria confusa,</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>cancella lì ogni passo frustando con la neve:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>sui candelabri piegati delle sinagoghe di Bilistok</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>hanno appeso l&#8217;esilio a fianco dei violini.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800080;"><strong>Peretz Markish</strong> &#8211; <em>Ad una ballerina ebrea</em></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800080;"><span style="color: #000000;">[Picture taken by <a title="pixdaus.com" href="http://pixdaus.com/single.php?id=14245" target="_blank">pixdaus.com</a> ]</span></span></p>
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		<title>Più si guarda, meno si vede.</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 10:58:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sono stupido, In effetti, stupido non lo sei, il fatto è che ci metti troppo tempo a capire le cose, soprattutto le più  semplici, Per esempio, Che non avevi nessun motivo per andare in cerca  Bisogna proprio essere un soffitto per avere un&#8217;idea tanto assurda, Credo di averti già detto che i soffitti sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><cite title="Più si guarda,meno si vede. ">Non sono stupido, In effetti, stupido non lo sei, il fatto è che ci metti troppo tempo a capire le cose, soprattutto le più  semplici, Per esempio, Che non avevi nessun motivo per andare in cerca  Bisogna proprio essere un soffitto per avere un&#8217;idea tanto assurda, Credo di averti già detto che i soffitti sono l&#8217;occhio multiplo di Dio, Non me ne ricordo, Se non te l&#8217;ho detto con queste precise parole, te lo dico adesso, Allora dimmi anche come piacermi una donna che non conoscevo, che non avevo mai visto, La domanda è pertinente, senza dubbio, ma solo tu potrai darle la risposta, E&#8217; un&#8217;idea che non ha né capo né coda, Che abbia il capo o abbia la coda è indifferente, io ti sto parlando di un&#8217;altra parte del corpo, del cuore, quello che voi affermate sia il motore e la sede degli affetti, Ti ripeto che non poteva piacermi una donna che non conosco, che non ho mai visto, se non in qualche vecchia foto, Potevi volerla vedere, volerla conoscere, e questo, che tu sia d&#8217;accordo o no, sarebbe già un piacere, Fantasie di soffitto, Fantasie tue, di uomo, non mie, Sei presuntuoso, credi di sapere tutto quanto mi riguarda, Non tutto, ma qualche cosa dovrò pure averla appresa dopo tanti anni di vita in comune, scommetto che  non avevi mai pensato che tu ed io viviamo insieme, la grande differenza fra noi è che tu mi presti attenzione solo quando hai bisogno di consigli e alzi gli occhi quassù, mentre io passo tutto il tempo a guardarti, L&#8217;occhio di Dio, Prendi le mie metafore sul serio se vuoi, ma non ripeterle come se fossero tue, Dopo di ciò il soffitto decise di tacere, aveva capito che i pensieri del Signor José erano già rivolti alla visita che avrebbe fatto ai genitori della donna sconosciuta, l&#8217;ultimo passo prima di sbattere con il naso contro il muro, espressione altrettanto metaforica che significa, Sei arrivato alla fine.</cite></p>
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