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	<title>Martha Peake</title>
	
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	<description>Deliri autobiografici</description>
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		<title>Materia scritta</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 23:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>
		<category><![CDATA[Alzaia]]></category>
		<category><![CDATA[DeLuca]]></category>

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		<description><![CDATA[
Un giorno di lavoro in cantiere: sposto per le giuste ore molte lastre di marmo destinate a un pavimento. Le scarico dal camion, la trasporto all&#8217;interno, mi passano per le mani molte volte. La polvere bianca, la sfarinatura del marmo, si assesta in tutti i solchi delle mani, nei pori, nelle scalfiture. A raschiarla sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Un giorno di lavoro in cantiere: sposto per le giuste ore molte lastre di marmo destinate a un pavimento. Le scarico dal camion, la trasporto all&#8217;interno, mi passano per le mani molte volte. La polvere bianca, la sfarinatura del marmo, si assesta in tutti i solchi delle mani, nei pori, nelle scalfiture. A raschiarla sotto l&#8217;acqua la sera, resiste come un velo. Poi a casa mi cucino una seppia e il residuo del suo nero insegue il bianco, a ricalco, su tutta la superficie delle mani. Le risciacquo, ma non a fondo, tanto non ho da fare baciamano. Siccome ho una testa che impasta sempre parole, penso che quel nero su bianco sopra mani mie, sia scrittura: che le cose intorno scrivano sopra di me e di tutti, e nessuno sa più leggere tutta la posta che ci arriva addosso, per esempio, le gocce di pioggia sopra un vetro. Neanche i bambini lo sanno fare. Forse sapeva Adamo, quando metteva i nomi a tutte le creature. Forse non li inventava, ma li leggeva scritti su di loro, nelle orme al suolo, nei voli in cielo. E se posso fare pagine da scrittore è perché io stesso stasera sono scritto da nero di seppia e polvere di marmo, su dorso e palmo di mano. Nel disparte di un tavolo da sparecchiare, nel fiato che esala cipolla, scrivo della materia che mi ha scritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Erri De Luca- Alzaia, <em>Materia scritta</em></p>
</blockquote>
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		</item>
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		<title>Ad una ballerina ebrea</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 14:12:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie possibili]]></category>

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		<description><![CDATA[Volerai mai di nuovo, mia profuga?
C&#8217;è forse una strada che non sa niente della tua sventura?
Si è aperta come un vecchio libro Brisk dei Lituani [Brest-Litovski]
e vengono folle cariche di lutto e pianto.
A piedi. Ingobbiti. Con bambini in braccio,
Le barbe in aria. La direzione secondo le stelle.
L&#8217;esilio impacchettato con cinture ai reni,
su di un pensiero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Volerai mai di nuovo, mia profuga?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>C&#8217;è forse una strada che non sa niente della tua sventura?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Si è aperta come un vecchio libro Brisk dei Lituani [Brest-Litovski]</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>e vengono folle cariche di lutto e pianto.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>A piedi. Ingobbiti. Con bambini in braccio,</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Le barbe in aria. La direzione secondo le stelle.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>L&#8217;esilio impacchettato con cinture ai reni,</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>su di un pensiero si stracciano le fronti di pergamena.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Presso pezzetti di oscillante luce le bocche si riscaldano,</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>essi sono esposti come i sette giorni di lutto sulla terra,</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>e i venti urlano: chi si commuoverà per loro?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>E ogni momento passa di corsa una stella, come una spada.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dal corso del Bug una tempesta infuria confusa,</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>cancella lì ogni passo frustando con la neve:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>sui candelabri piegati delle sinagoghe di Bilistok</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>hanno appeso l&#8217;esilio a fianco dei violini.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800080;"><strong>Peretz Markish</strong> &#8211; <em>Ad una ballerina ebrea</em></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800080;"><span style="color: #000000;">[Picture taken by <a title="pixdaus.com" href="http://pixdaus.com/single.php?id=14245" target="_blank">pixdaus.com</a> ]</span></span></p>
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		<title>Più si guarda, meno si vede.</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 10:58:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sono stupido, In effetti, stupido non lo sei, il fatto è che ci metti troppo tempo a capire le cose, soprattutto le più  semplici, Per esempio, Che non avevi nessun motivo per andare in cerca  Bisogna proprio essere un soffitto per avere un&#8217;idea tanto assurda, Credo di averti già detto che i soffitti sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><cite title="Più si guarda,meno si vede. ">Non sono stupido, In effetti, stupido non lo sei, il fatto è che ci metti troppo tempo a capire le cose, soprattutto le più  semplici, Per esempio, Che non avevi nessun motivo per andare in cerca  Bisogna proprio essere un soffitto per avere un&#8217;idea tanto assurda, Credo di averti già detto che i soffitti sono l&#8217;occhio multiplo di Dio, Non me ne ricordo, Se non te l&#8217;ho detto con queste precise parole, te lo dico adesso, Allora dimmi anche come piacermi una donna che non conoscevo, che non avevo mai visto, La domanda è pertinente, senza dubbio, ma solo tu potrai darle la risposta, E&#8217; un&#8217;idea che non ha né capo né coda, Che abbia il capo o abbia la coda è indifferente, io ti sto parlando di un&#8217;altra parte del corpo, del cuore, quello che voi affermate sia il motore e la sede degli affetti, Ti ripeto che non poteva piacermi una donna che non conosco, che non ho mai visto, se non in qualche vecchia foto, Potevi volerla vedere, volerla conoscere, e questo, che tu sia d&#8217;accordo o no, sarebbe già un piacere, Fantasie di soffitto, Fantasie tue, di uomo, non mie, Sei presuntuoso, credi di sapere tutto quanto mi riguarda, Non tutto, ma qualche cosa dovrò pure averla appresa dopo tanti anni di vita in comune, scommetto che  non avevi mai pensato che tu ed io viviamo insieme, la grande differenza fra noi è che tu mi presti attenzione solo quando hai bisogno di consigli e alzi gli occhi quassù, mentre io passo tutto il tempo a guardarti, L&#8217;occhio di Dio, Prendi le mie metafore sul serio se vuoi, ma non ripeterle come se fossero tue, Dopo di ciò il soffitto decise di tacere, aveva capito che i pensieri del Signor José erano già rivolti alla visita che avrebbe fatto ai genitori della donna sconosciuta, l&#8217;ultimo passo prima di sbattere con il naso contro il muro, espressione altrettanto metaforica che significa, Sei arrivato alla fine.</cite></p>
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		<title>Febbre e lancia</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 17:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>

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		<description><![CDATA[
Era un uomo intelligente e colto, non certo uno sciocco, e abbastanza precoce, per quanto senza dubbio un ottimista irriducibile, fiducioso per principio nei confronti di tutti. Come si poteva passare metà della vita assieme ad un compagno, un amico intimo &#8211; metà vita della fanciullezza, sui banchi, della giovinezza &#8211; senza avvedersi della sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Era un uomo intelligente e colto, non certo uno sciocco, e abbastanza precoce, per quanto senza dubbio un ottimista irriducibile, fiducioso per principio nei confronti di tutti. Come si poteva passare metà della vita assieme ad un compagno, un amico intimo &#8211; metà vita della fanciullezza, sui banchi, della giovinezza &#8211; senza avvedersi della sua natura, o almeno della sua natura <em>possibile</em>? (Ma forse in tutti, qualsiasi natura è possibile). Come si può non vedere nel tempo lungo che chi finirà e finisce col perderci, ci perderà? Non intuire né indovinare la sua trama, la sua macchinazione e la sua danza in cerchio, non fiutare il suo malanimo o respirare il suo squallore, non captare il suo torpido agguato e la sua lentissima e illanguidente attesa, e la conseguente impazienza che chissà per quanti anni avrà dovuto tenere a freno? Come posso non conoscere oggi il tuo volto domani, quello che già esiste o trama sotto la faccia che mostri o sotto la maschera che indossi, e che mi mostrerai soltanto quando non me lo aspetto? Senza dubbio ha dovuto placare molte volte la propria effervescenza quell&#8217;uomo e mordersi le labbra fino a farsele sanguinare, e raffreddare quel sangue quando già ribolliva, e rinviare il termine della sua malriuscita e fetida fermentazione, per tornare a rinviarlo ancora. Tutto questo si nota, si percepisce, si fiuta e, in qualche occasione, si tocca perfino e ci arriva il sudore, e ci sconcerta la condensazione. Come minimo si fa presentire. In realtà lo si sa, o si deve sapere. O forse una volta che le cose accadono, non ci rendiamo conto che sapevamo che stavano per accadere, e che era esattamente così che dovevano andare? E non è vero che nel fondo non ci meravigliano tanto quanto facciamo vedere agli altri e soprattutto a noi stessi, e che vediamo tutta la logica allora e riconosciamo e ricordiamo anche i disattesi avvisi che qualche strato della nostra incoscienza senza dubbio sì ha colto? Forse è che vogliamo convincerci della nostra stessa stupefazione, come se in questa potessimo trovare un&#8217;incongrua consolazione e scuse inutili che, in verità, non servono: &#8220;Ahi, io non sapevo, come potevo immaginare e ancor meno sospettare, è l&#8217;ultima cosa che mi sarei aspettato e mai mi sarebbe venuta in mente, avrei dato la mia parola, avrei giurato, ci avrei messo la mano sul fuoco, mi sarei giocato il collo,avrei scommesso il mio oro e rischiato l&#8217;onore, oh che ignanno, che delusione, quanto incredibile e irreale risulta questo tradimento&#8221;. Ma tale stupefazione non c&#8217;è quasi mai. Non nel più profondo, non nel sapere che non ci si azzarda a dirsi né a pronunciarsi e neppure a sapere o a sapersi né ad averne coscienza, non in ciò che si teme tanto da detestarlo e si nega e si occulta a se stessi e si scaccia, o si guarda soltanto con la coda dell&#8217;occhio a se stessi e si scaccia, o si guarda soltanto con la coda dell&#8217;occhio e con il volto coperto sempre. Esiste sì, questa stupefazione, nei nostri strati più alti che non sono solo quelli superficiali e quelli epidermici ma che in realtà sono tutti, anche i medi e anche quelli bassi e i profondi, e perfino quelli reconditi e sotterranei e venosi, quelli di fuori e dentro e quelli di ancora più dentro, quelli della vita quotidiana e esterna della punta della lancia e quelli della nostra pausa solitaria, quelli della compagnia che ride allegra e quelli dell&#8217;inizio abissale del sonno, quando spiamo durante un istante ciò che stiamo per essere nel nostro complesso e qual è la storia che si racconterà quando finirà la nostra fine (&#8230;) Respingiamo gli indizi e rifiutiamo d&#8217;interpretare tanti segni (&#8220;Taci, taci, e allora salvami&#8221;), e li releghiamo e li gettiamo nella borsa delle immaginazioni, per contrapporre loro altri che, in fondo, sappiamo che non sono segnali ma finzioni e simulacri che cercano la nostra fiducia e il nostro sopore o sonnolenza (&#8220;Tieni un occhio quando sonnecchi, tienili&#8221;, ho citato tra me e me). Perché, in realtà, sarebbe impossibile ingannarci se così volessimo &#8211; non ingannarci &#8211; , compito vano e fallito impegno. Ma non siamo abituati. Non siamo abituati a desiderarli: ci annoiano il proteggerci e il pervenire e lo stare all&#8217;erta, e a tutti noi piace gettare lontano lo scudo e marciare leggeri brandendo la lancia come un ornamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Javier Marías" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Javier_Mar%C3%ADas" target="_blank">Javier Marías</a></p>
<p style="text-align: justify;">
</blockquote>
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		<title>Siate cortesi col mondo che vive!</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 17:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Non può piovere per sempre. E’ vero. Infatti ha smesso. Dopo aver contemplato, stupefatta, quel paesaggio slabbrato, sedotta dal monotono splendore, adesso sorrido a nuove albe. Conservo solo per un attimo la voce più dura che intima, alla menzogna, l’ordine di dire la verità. Poi guardo le stelle di vetro che scintillano nella polvere di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non può piovere per sempre. E’ vero. Infatti ha smesso. Dopo aver contemplato, stupefatta, quel paesaggio slabbrato, sedotta dal monotono splendore, adesso sorrido a nuove albe. Conservo solo per un attimo la voce più dura che intima, alla menzogna, l’ordine di dire la verità. Poi guardo le stelle di vetro che scintillano nella polvere di una stanza mal ripulita. Siamo ubriachi vivi e nel velluto verde dei miei occhi, fiammeggiamo le 25 primavere del nostro gioioso falò. Non oso toccarti, semplicemente guardo il soffio del tuo corpo che danza davanti alla mia bocca.</p>
<p>Ricordati come rotolano i ciottoli felici col mare. Non dimenticare le sorgenti  emerse da fiumi di nebbia e lo scenario desolato sul quale si erge, solare, la piramide di pietra. Lascia danzare le parole in capo, senza fermarti mai. C’è solamente una fertile terra fra le pieghe dei nostri specchi, in questo quartiere lunatico. E non è con la testa che sentiamo battere il cuore.</p>
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		<title>ISTANTANEE DA RULLINO OSSIDATO (#4EULTIMA)</title>
		<link>http://www.marthapeake.it/istantanee-da-rullino-ossidato-4eultima/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 11:14:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Tanto per cominciare, c’è che non mi sento più un rottame. Ho smesso di sparare note rabbiose verso il soffitto. Basta perdere tempo, preferisco eseguire versioni appassionate di canti con contorno di fuoco e zolfo. Il mondo moderno,  con le sue folli complicazioni, m’interessa poco. Sì, perché è  facile, troppo facile diventare vittime delle proprie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tanto per cominciare, c’è che non mi sento più un rottame. Ho smesso di sparare note rabbiose verso il soffitto. Basta perdere tempo, preferisco eseguire versioni appassionate di canti con contorno di fuoco e zolfo. Il mondo moderno,  con le sue folli complicazioni, m’interessa poco. Sì, perché è  facile, troppo facile diventare vittime delle proprie strane fantasie. Se vuoi correre questo rischio, bellezza, vai pure avanti. Io non ti seguo. Preferisco separare i  singoli componenti di un’unica tinta per trovarne il senso. La legge è una bella cosa, ma non sei tu; non puoi parlare per i morti, ci siamo capiti? Si, lo so cosa stai pensando, che le proteste sono difficili da scrivere senza dar loro un tono che sa troppo di predica. Bé, smetti di protestare allora, così non verranno più fuori discorsi ad una sola dimensione. Semplice no?</p>
<p>Comunque, Canvaz va via. Si è stancato di scrivere, adesso vuole vivere. Vuole vivere come vive una canzone e vuole vedere tutte le sue facce per poterla suonare. E’ stufo di chi rende impossibile una vita decente a persone libere dentro; è stufo di dover ancora ripetere che il valore delle cose non si misura da quello che costano ma da quello che ci costano per averle, e che se qualcosa non ti appartiene più, non è scritto da nessuna parte che tu debba necessariamente averla indietro, calpestando la volontà altrui.  E’ stufo persino di dover sempre ripetere che la creatività è frutto di osservazione, di esperienza e non la risposta improvvisata e conseguente ad una fuga. La creatività è invenzione, ma non s’improvvisa: matura col tempo, cresce dentro di te.</p>
<p>Qualunque cosa sia la controcultura,comunque, io ne ho abbastanza.  Anche perché ho conosciuto ben altro e l’unica cosa di cui sono capace è stare lì, sotto il sole, a fissare la folla, sognando ad occhi aperti e soffrendo di deficit d’attenzione. Forse ho perso la testa. Ma è bello così.</p>
<p>Concludo così: se non hai ancora capito cos’è successo, Johnny  ti direbbe: “<a title="Mr. Garfield’s been shot down, laid down. Nothing you can do" href="http://www.youtube.com/watch?v=Yb4J3n74SD8" target="_blank">Mr. Garfield’s been shot down, laid down. Nothing you can do</a>”. Ecco cosa c’è nell’aria. E’ semplice e riducibile ad una formula: siamo farfalle gialle su strade nere di catrame. Non c’è spazio per altro. Neanche per te.</p>
<p>Ciao,</p>
<p>Grazie per l’attenzione,</p>
<p>Spento del Tutto</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ISTANTANEE DA RULLINO OSSIDATO (#3)</title>
		<link>http://www.marthapeake.it/istantanee-da-rullino-ossidato-3/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 19:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Fench’iu. Amico. Potevi dirmelo che il cielo, dopo aver scricchiolato, ci avrebbe fatti rotolare come due palle fumanti, ognuno verso la sua stella fulgente! Non posso più tornare indietro adesso. E’ come masturbarsi per la prima volta, come aprire una bottiglia appena agitata e vedere la schiuma zampillare fuori a fiotti. Pressione ed emozione, nient’altro! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Fench’iu. </em>Amico. Potevi dirmelo che il cielo, dopo aver scricchiolato, ci avrebbe fatti rotolare come due palle fumanti, ognuno verso la sua stella fulgente! Non posso più tornare indietro adesso. E’ come masturbarsi per la prima volta, come aprire una bottiglia appena agitata e vedere la schiuma zampillare fuori a fiotti. Pressione ed emozione, nient’altro! Truman ha pure ululato l’approvazione di questa storia. Dice che il mio ego sia come una mongolfiera colorata, una testa più leggera del corpo che tira verso l’alto.  Mamma, invece, rompe. Per lei sono solo il risultato del lassismo moderno, del troppo tempo libero e degli sprechi di questo secolo. Mi ha definito un eccesso di energia. Io so solo che è  la storia d’amore più terrificante della mia vita.  Lo so, lo si sa solo per sé.</p>
<p style="text-align: justify;">L. è un incanto. Ha sempre quelle parole perfette che le salgono alle labbra, sconnesse quanto basta per rivelare le forme sotto la pelle che le ricopre. Però le donne sono sempre le donne, lo sai. Mi ha detto di non saper bene che cosa stia vivendo. Non sa se ha paura, di nuovo, e se stavolta sia più forte delle altre,oppure se sia solo espressione di un’attesa che non sapeva neanche di vivere. Secondo me, l’amore si può vivere anche così, in un modo spaventoso. E ciò che fa godere è la genialità, la testa, senza la quale il corpo non sa nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Più tardi raggiungo quella gente danneggiata psicologicamente. Si, proprio quelli che continuano a non sapere che i soldi stanno diventando pezzi di carta e che continuano ad uccidersi per la carta. Ho chiesto loro di darmi la loro rabbia perché è più pulita dell’ossigeno. Ma loro insultano. Io incasso e rilancio. Questa gente,però, ha trovato alcuni binari importanti e non resta che avvicinare l’orecchio alle rotaie e stare in ascolto del loro treno. E’ gente che conosce bene la propria geografia religiosa, ammettiamolo!  Fanculo al successo, ritroviamo la strada.  L’ho urlato anche a quel vecchio che si diletta della mia generazione. Qualcuno l&#8217;ha pure detto:  <em>rispetta il bisogno e l’emozione di chi non ha più nulla, di chi non spera e non spara, ma rifila con un coltello la sua bara</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un tempo, per fare una rivoluzione ci volevano i carri armati. Oggi basta quasi una sigaretta. Non è già l’inizio di qualcosa di grande e terrificante che accade? Eh,vecchio? Se hai tanto da ridere, vai a chiamare i tuoi amici e fammi uno sciopero generazionale. Io,intanto, smetto di fumare.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie per l’attenzione.  Il tuo  addetto alle luci,</p>
<p style="text-align: justify;">Canvaz</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>ISTANTANEE DA RULLINO OSSIDATO* (#2)</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 20:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Mondo di merda, 22 Febbraio 1989
Sono sempre io. Stamattina mi sono svegliato con la fissa della libertà. La testa,però, sembrava l’interno di una prugna secca. Dovrei smetterla di bucarmi. Ma non è semplice. Anche se Truman pensa che non sarà peggio che occupare  quella vecchia fabbrica e conversare con le ombre degli autoesclusi. Fratello, sveglia! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Mondo di merda, 22 Febbraio 1989</p>
<p style="text-align: justify;">Sono sempre io. Stamattina mi sono svegliato con la fissa della libertà. La testa,però, sembrava l’interno di una prugna secca. Dovrei smetterla di bucarmi. Ma non è semplice. Anche se Truman pensa che non sarà peggio che occupare  quella vecchia fabbrica e conversare con le ombre degli autoesclusi. Fratello, sveglia! Smettila di dire che possiamo frantumare l’aria come uno specchio. Potrebbe anche avere un senso un’organizzazione di estrema sinistra di <em>monaci tibetani che non fumano, non bevono e si vestono modestamente</em>. Ma solo se possiamo servire  il proletariato. Io,però, non voglio stare alla mercé di guide deturpate. Non m’interessa essere volgarmente importante. E non voglio neanche star lì a sentire versi deludenti di chi sogna di portarsi dietro un tozzo di vento ed alberi presi dal prato. Qui non c’è nulla da rubare, c’è solo da guadagnare. Truman,però, vuole sempre una parola migliore per il mondo. Dice che non si può uccidere qualcosa che vive e sperare che nessuno ci faccia caso. La storia è viva, respira. Ed io potrei pure piantarla con &#8217;ste balle.</p>
<p style="text-align: justify;">Senti, ieri l’ho vista. Era completamente fatta e ha cominciato a dondolare su di me, improvvisando una danza lenta che prendeva sempre più ritmo. Come una tela che si colora di rosso fino ad inzupparsi completamente. Poi ha gridato e non è bastata la mia mano sulla sua bocca per non far passare le urla.  Mi sono sentito come su una nuvola. Piena di carne. Poi è esploso tutto. E la pioggia è scesa da un cielo nero di nubi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordati che <a title="Chicago, New YoRK e Detroit stanno tutti sulla stessa via." href="http://www.youtube.com/watch?v=vPNgjA4i6gM" target="_blank">Chicago, New York e Detroit stanno tutti sulla stessa via.</a> Ci vediamo bello!</p>
<p style="text-align: justify;">Prematuri saluti,</p>
<p style="text-align: justify;">Canvaz</p>
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		<title>Istantanee da rullino ossidato* (#1)</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 20:50:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Mondo di merda, 15 Gennaio 1989

Ciao, diario del cazzo. Come va con la tua nuova religione? Ti senti un po’ diverso?
Io sto una merda. Mi sono svegliato vomitando un brivido tra i fiori di mamma. Poi son caduto a terra. Succede sempre quando inondo la bocca con un po’ di pace.  La creatrice, intanto, riempie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Mondo di merda, 15 Gennaio 1989</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: justify;">Ciao, diario del cazzo. Come va con la tua nuova religione? Ti senti un po’ diverso?</p>
<p style="text-align: justify;">Io sto una merda. Mi sono svegliato vomitando un brivido tra i fiori di mamma. Poi son caduto a terra. Succede sempre quando inondo la bocca con un po’ di pace.  La creatrice, intanto, riempie contenitori da frigorifero abbandonato con le sue lacrime. E qualcuno le spiega che <a title="le pillole che vorrebbe darmi lei, non fanno effetto" href="http://www.youtube.com/watch?v=9HmJQyS8QVw&amp;feature=PlayList&amp;p=160D94A169EB75D4&amp;playnext=1&amp;playnext_from=PL&amp;index=50" target="_blank">le pillole che vorrebbe darmi lei, non fanno effetto.</a> Lei non capisce. Cazzo, René, come faccio a spiegarle che non posso farmi le sue idee perché ce le hanno tutti? Io voglio essere stuprato dalle idee di L. e dai suoi capezzoli atomici.  A che serve, allora, raccontare qualcosa a chiunque, se tutti poi hanno un alibi? Lei pensa di potermi tirare fuori da questo mondo. Ha troppa autostima. E l’autostima, lo sappiamo, è una cazzata perché  da&#8217; alla gente senza palle un senso di virilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa terra è la mia terra, è la tua terra. Ma tanto, chi gestisce il mondo non ascolta mai musica.</p>
<p style="text-align: left;">Saluti tormentati,</p>
<p style="text-align: left;">il tuo macellaio</p>
<p style="text-align: left;">Canvaz</p>
<p>*storie vere di un antiautoritario  &#8221;diversamente giovane&#8221;! <img src='http://www.marthapeake.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Questo non è un titolo.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 01:31:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono giorni strani. E le parole, ultimamente, non sono mature. Sto qui con lo sguardo che vaga e che raramente s’inchioda su un dettaglio. Un sentire poco naturale, sicuramente sotto tensione. Quella tensione con la quale ho ormai imparato a convivere. Che non m’incattivisce, ma che brucia dentro, silenziosamente. Perciò in questi giorni senza radici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono giorni strani. E le parole, ultimamente, non sono mature. Sto qui con lo sguardo che vaga e che raramente s’inchioda su un dettaglio. Un sentire poco naturale, sicuramente sotto tensione. Quella tensione con la quale ho ormai imparato a convivere. Che non m’incattivisce, ma che brucia dentro, silenziosamente. Perciò in questi giorni senza radici mi piacerebbe raccontarti di quello che vorrei fare una volta chiusi definitivamente i libri e delle poche parole buone che ho da riservare ad un paio di persone. Ma ogni mia confessione resta incastrata in gola quando ti sento divagare su questioni che non ci riguardano. E mi definisci “quella che ha un sorriso per tutti,sempre e comunque. Sempre alla ricerca di un <em>oltre</em>”.  Ma la vita è bastarda e prima o poi ti presenta il conto,magari nascosto tra le pieghe di parole un tempo solo sussurrate. E quando mancheranno anche a te alcuni nomi e i perché, forse, solo allora, capirai. Capirai che sforzare la memoria non serve perché tanto ce l’abbiamo più o meno tutti debole. E che non è vero che le persone felici non hanno storia: grazie all’ inesauribile generosità dell’immaginazione, suppliscono semplicemente alla carenza.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La poesia è un&#8217;incredibile occasione di vita&#8221;, diceva Alda Merini accendendosi l’ennesima sigaretta. Puoi crederle.</p>
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