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	<title>Articoli &amp; Commenti</title>
	
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	<description>il blog di Raffaele Mastrolonardo</description>
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		<title>Il volto intelligente della semantica</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 09:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte ritornano. Potrebbe intitolarsi così, come un famoso racconto di Stephen King, il film di una delle più controverse promesse dell&#8217;universo tecnologico: la semantica. Sì, proprio la scienza dei significati. Da un buon lustro viene periodicamente indicata come la rivoluzione che ci darà motori di ricerca intelligenti in grado di comprendere il linguaggio naturale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=761&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignright size-full wp-image-498" title="manifesto" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/05/manifesto.gif?w=211&#038;h=33" alt="manifesto" width="211" height="33" />A volte ritornano. Potrebbe intitolarsi così, come un famoso racconto di Stephen King, il film di una delle più controverse promesse dell&#8217;universo tecnologico: la semantica. Sì, proprio la scienza dei significati. Da un buon lustro viene periodicamente indicata come la rivoluzione che ci darà <strong>motori di ricerca intelligenti</strong> in grado di comprendere il linguaggio naturale e di capire le relazioni tra i concetti (utilizzando soltanto algoritmi automatizzati), di interrogare Google &amp; C. come faremmo con un nostro amico al bar ricevendo risposte pertinenti (a differenza di quelle che, spesso, riceviamo al bar).</p>
<p>Peccato che le grandi aspettative vadano regolarmente deluse e la semantica torni ogni volta ad essere quello che è sempre stata, disciplina da umanisti. Almeno fino alla prossima occasione. Come quella che stiamo vivendo oggi. Il mondo dei motori di ricerca, come si racconta nel pezzo a fianco, torna a regalare novità (<a href="http://tutti%20contro%20google,%20ecco%20gli%20sfidanti.%20microsoft%20scende%20in%20campo%20con%20bing.%20e%20wolfram%20alpha%20tenta%20la%20strada%20dell%c3%a2%e2%82%ac%e2%84%a2intelligenza%20artificiale.%20mentre%20facebook%20e%20twitter%20promettono%20risposte%20in%20tempo%20reale%20grazie%20al%20loro%20%c3%a2%e2%82%ac%c5%93database%20delle%20emozioni%c3%a2%e2%82%ac%ef%bf%bd./" target="_blank"><em>Bing </em>di Microsoft <em>in primis</em></a>) e subito qualcuno ricomincia a parlare di tecnologie che comprendono i significati. Per capire se in questo caso c&#8217;è un po&#8217; di grano in mezzo al solito loglio ci siamo rivolti a <strong>Luca Scagliarini</strong> che cura l&#8217;espansione internazionale di <a href="http://www.expertsystem.net/" target="_blank">Expert System</a>, azienda modenese che da anni prospera grazie Cogito, tecnologia (veramente) semantica sviluppata in un&#8217;area che più che per il software si è sempre distinta per la meccanica e la ceramica. Scagliarini è reduce dalla <a href="http://www.semantic-conference.com/" target="_blank"><em>Semantic Conference 2009</em></a>, uno dei più importanti eventi mondiali dedicati alle tecnologie semantiche che si è tenuto in California dal 14 al 18 giugno scorso.</p>
<p><strong>Di semantica in ambito tecnologico si parla da così tanto tempo che il termine ha fatto a tempo a diventare di moda e scomparire almeno un paio di volte negli ultimi 5 anni. A che punto siamo oggi, a tuo parere, dopo l&#8217;edizione 2009 della Semantic Technology Conference?</strong></p>
<p>Diciamo che sta tornando interesse intorno al tema. Anche con la crisi economica c&#8217;è stato un cospicuo aumento di partecipanti alla manifestazione e, soprattutto, non si è trattato dei soliti noti.</p>
<p><strong>Per la prima volta, <strong>tutti i grandi, da Google a Yahoo a Oracle, sono stati coinvolti in presentazioni</strong>. Come interpreti questo segnale?</strong></p>
<p>E&#8217; l&#8217;indicazione che si sta uscendo dalla fase di laboratorio. Google stessa ha cambiato idea. Ancora l&#8217;anno scorso snobbava apertamente la semantica. Un mese fa ha annunciato che inizierà ad inserire degli aspetti semantici nella sua indicizzazione dei siti web. Yahoo! lo fa già. Detto questo, non ci sono ancora evidenze chiare che la semantica farà quel salto che molti da tempo auspicano. C&#8217;è qualche indizio in più rispetto allo scorso anno ma prove non se ne vedono ancora.</p>
<p><span id="more-761"></span></p>
<p><strong>Dalle tecnologie semantiche potrà nascere l&#8217;anti-Google?</strong></p>
<p>Penso di no. Nel senso di un motore orizzontale in grado di restituire risposte per ogni contenuto e che impieghi per questo tecnologia in grado di comprendere significato e relazioni tra i termini lo escluderei. Nella sua funzione generalista Google è ottimo.</p>
<p><strong>Uno dei problemi del web contemporaneo è come aiutare gli utenti a tenere traccia e ritrovare le informazioni prodotte nei social network. La semantica può aiutare in questo?</strong></p>
<p>Assolutamente sì e ci sono già dei primi tentativi, anche se siamo ancora lontani dal risultato finale. La semantica può contribuire a comprendere il linguaggio naturale e quindi a mettere più ordine nell&#8217;universo caotico dei social network permettendo di capire, magari in tempo reale, che cosa sta accadendo nelle reti sociali o i trend che stanno emergendo su Twitter.</p>
<p><strong>Quali altri settori di ricerca delle informazioni possono beneficiare dall&#8217;introduzione di nuove tecnologie?</strong></p>
<p>Internet sui cellulari. Noi scommettiamo che tanto l&#8217;universo dei consumatori quanto le aziende avranno sempre più bisogno di tecnologie che aiutino a trovare facilmente le informazioni pertinenti mentre si naviga in mobilità. E&#8217; un ambito in cui, a causa della differente usabilità dei dispositivi mobili rispetto al computer e delle situazioni in cui si tende ad usarli, c&#8217;è bisogno di meno informazioni ma più precise.</p>
<p><strong>In che modo le tecnologie che comprendono il significato dei termini possano aiutare il grande motore della rete commerciale, la pubblicità online?</strong></p>
<p>Mentre la pubblicità legata ai motori di ricerca (la troviamo di fianco ai risultati di Google, <em>ndr</em>) funziona molto bene, quella che cerca di associare determinati contenuti, per esempio, un articolo del <em>manifesto</em> online, a un inserzionista lascia ancora molto a desiderare. Credo che tecnologie come le nostre possano giocare un ruolo in questo senso. Permetteranno agli editori, per esempio, di indicizzare meglio i propri contenuti, di categorizzarli in modo accurato e dunque di offrire agli inserzionisti e alle agenzie di pubblicità contenuti più pregiati.</p>
<p><strong>Vuoi dire che le tecnologie semantiche salveranno i quotidiani?</strong></p>
<p>Non esageriamo. Però possono aiutarli. Se in un articolo online si parla di un jet precipitato non ha senso che, associata a quel pezzo, ci sia una pubblicità di Ryan Air. Sarebbe meglio la pubblicità di una compagnia di assicurazione. Le tecnologie semantiche possono fare questo e quindi offrire ai quotidiani web maggiori possibilità di introiti.</p>
<p><strong>Vorrei da te un giudizio sintetico su alcune recenti novità nel mondo dei motori di ricerca di cui parliamo nel pezzo a fianco. Quale è la tua opinione sul molto pubblicizzato Wolfram Alpha?</strong></p>
<p>Non è un motore di ricerca. Al momento è una cosa in cui il valore per l&#8217;utente medio è vicino allo zero. Io, per esempio, non so mai cosa chiedergli. Se è vero che l&#8217;obiettivo è creare una sorta di &#8220;Wikipedia dei dati&#8221; che vengono calcolati in tempo reale da mettere a disposizione per nuove applicazioni può darsi che si rivelerà in futuro interessante. Ma non può essere considerato l&#8217;anti-Google e nemmeno, ripeto, un motore di ricerca.</p>
<p><strong>Che ne pensi invece di Bing, il nuovo motore di ricerca di Microsoft di cui si parla molto?</strong></p>
<p>Penso che alcune trovate siano buone. Mi sembra discreto come riescono a formattare i risultati di alcune ricerche verticali, per esempio, nel settore farmaceutico. Di certo non è un motore semantico. Ma Microsoft, dopo tutto, non lo ha mai presentato in questo modo.</p>
<p><strong>Dietro a Bing si dice però che ci sia la tecnologia semantica di Powerset, start-up acquisita da Microsoft un anno fa. </strong></p>
<p>Quelli di Powerset affermano che la loro tecnologia è presente nel back office e nell&#8217;elaborazione delle gerarchie. Personalmente, però, non vedo quasi nulla di quello di cui si vantavano a Powerset prima dell&#8217;acquisizione. Per esempio, non vengono estratte relazioni e significati e anche per quanto riguarda il raggruppamento dei risultati per aree tematiche mi pare basato più sulla frequenza delle ricerche che sulla capacità dell&#8217;algoritmo di capire che quando digito &#8220;automobile&#8221; posso anche essere interessato a un &#8220;Suv&#8221;. Di certo con Bing Microsoft ha fatto un bel lavoro e per la prima volta hanno introdotto delle novità che hanno diminuito il divario da Google.</p>
<p><strong>Come vedi il futuro dei motori di ricerca di qui a 5 anni?</strong></p>
<p>Credo che si sarà sempre Google a dominare ma sarà affiancato da molti motori verticali specifici, dai viaggi ai singoli hobby. Nello stesso tempo, sempre meno Google sarà il punto di partenza della navigazione. Gli utenti tenderanno a partire Twitter o Facebook, cioè dai suggerimenti e dalle indicazioni degli amici.</p>
<p><em>Articolo pubblicato su Chips&amp;Salsa/Il Manifesto del 4 luglio 2009</em></p>
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		<title>La favola? Meglio parlare con i genitori</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 12:14:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><img class="alignright size-full wp-image-538" title="logo_home_corriere" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/09/logo_home_corriere.gif?w=219&#038;h=28" alt="logo_home_corriere" width="219" height="28" />MILANO</strong> &#8211; Una buona conversazione vale più di una favola. Leggere storie ai bambini è buona pratica, certo, ma ad influire in modo decisivo sullo sviluppo linguistico nei primi anni di vita sono soprattutto le parole scambiate nell&#8217;ambito di un dialogo con gli adulti. Genitori, armatevi di pazienza dunque: parlare ai figli non basta, bisogna soprattutto discutere con loro. Ad affermarlo è uno <a href="//newsroom.ucla.edu/portal/ucla/conversing-with-child-more-effective-94603.aspx">studio</a> pubblicato sul numero di luglio di Pediatrics, la rivista dell&#8217;Accademia americana di Pediatria. Secondo i ricercatori della Scuola di salute pubblica dell&#8217;<strong>Università della California &#8211; Los Angeles</strong> che hanno realizzato la ricerca, uno scambio di parole che coinvolge piccoli e grandi ha un effetto positivo sul linguaggio dei bimbi 6 volte superiore alla semplice lettura di un testo. Quanto all&#8217;esposizione alla televisione, dicono gli studiosi americani, non ha nessun impatto diretto, positivo o negativo, sulle capacità linguistiche dei bambini. A meno che, fanno notare, i momenti trascorsi davanti allo schermo non costituiscano tempo sottratto a possibili interazioni con mamma e papà.</p>
<p><strong>SBAGLIANDO SI IMPARA</strong> – Sì perché non c&#8217;è nulla che faccia fiorire le abilità oratorie dei figli come un bel dialogo con i grandi. Il maggiore beneficio di queste conversazioni deriva dalle possibilità offerte ai bambini di sperimentare il linguaggio, ingrandire il proprio vocabolario e ricevere correzioni e indicazioni su un più adeguato impiego della lingua. “Ai bambini piace ascoltare ma migliorano quando sono loro a provare a parlare”, spiega <strong>Frederick J. Zimmerman</strong>, autore dello studio. “Dategli la possibilità di esprimere quello che hanno in testa anche se è soltanto &#8216;guu gaa&#8217; o qualcosa di simile”. Per arrivare a simili conclusioni la ricerca ha coinvolto 275 famiglie con bambini di età compresa tra i due mesi e i 4 anni. Nell&#8217;arco di sei mesi, ogni famiglia ha fornito le registrazioni di 5 giornate complete dei propri figli consentendo così ai ricercatori di valutare i vari tipi di stimoli linguistici a cui essi erano sottoposti. Dall&#8217;analisi delle registrazioni, gli studiosi hanno scoperto che, in media, i bambini ascoltano circa 13 mila parole da parte degli adulti e partecipano più o meno a 400 conversazioni al giorno.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_01/bambini_genitori_zapping_5a3f2606-6635-11de-8bcb-00144f02aabc.shtml">Continua a leggere qui&#8230;</a></p>
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		<title>La morte di “Jacko” manda in tilt Wikipedia</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 12:38:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;eccesso di emozione e di partecipazione seguita al decesso del cantante ha causato difficoltà anche alla celebre enciclopedia online e al popolare social network
MILANO - Che fatica star dietro alle notizie ai tempi della rete. Se il ciclo continuo delle news sul web è un rebus per le testate tradizionali che hanno redazioni dedicate a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=754&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><strong>MILANO -</strong> Che fatica star dietro alle notizie ai tempi della rete. Se il ciclo continuo delle news sul web è un rebus per le testate tradizionali che hanno redazioni dedicate a seguire i fatti nella loro evoluzione, anche i media sociali (e i loro milioni di collaboratori) possono soffrire nella rincorsa all&#8217;incessante istantaneità. La notizia della morte di Michael Jackson, dalle prime voci fino alla definitiva conferma, è stata in questo senso un banco di prova impegnativo per i principali siti partecipativi. A cominciare dalla regina del genere, Wikipedia dove, a partire dai primi rumors che davano la pop star ricoverata in ospedale, è scattata la guerra delle modifiche alla <a rel="nofollow" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Michael_Jackson" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">«voce» in lingua inglese</span></a> dedicata al cantante.</p>
<p><strong>LA BATTAGLIA DELLE REVISIONI –</strong> Tra chi lo spacciava già per deceduto, chi parlava di arresto cardiaco, o di semplice ricovero, c&#8217;era anche chi gettava acqua sul fuoco appellandosi a minimi criteri di attendibilità: «Non è morto fino a che una fonte degna di fiducia non lo conferma». Nel mezzo di modifiche, revisioni, restaurazioni e discussioni il sito partecipativo è andato in tilt: «Scusate &#8211; recitava ad un certo punto un messaggio che accoglieva i visitatori – questo sito ha delle difficoltà tecniche». Ad un certo punto, per porre fine alla contesa, qualcuno dei redattori di Wikipedia ha aumentato i livelli di protezione inibendo ulteriori modifiche fino a quando la situazione non fosse stata chiarita. Questa mattina, ad acque più calme, l&#8217;enciclopedia recita: «Michael Jackson è morto il 25 giugno 2009 all&#8217;età di 50 anni, a causa di un sospetto arresto cardiaco o di un attacco di cuore. La causa specifica del decesso deve ancora essere determinata»&#8230;</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/spettacoli/09_giugno_26/morte_jackson_tilt_wikipedia_twitter_ec648d4e-623b-11de-8ba1-00144f02aabc.shtml">Continua a leggere qui</a></p>
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		<title>Gentili commissari, ma se scrivo “pokare” mi capite?</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 09:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
I social network e la scuola dei millennials, il tema di maturità di una giovane collaboratrice di Totem e de il manifesto..
Ci chiamano nativi digitali, generazione always-on, millennials ma, secondo me, sopravvalutano il reale stato delle cose. Almeno in Italia, dove prima delle «intelligenze connettive» e delle «dinamiche partecipative» di cui si parla in questa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=749&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignright size-full wp-image-498" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/05/manifesto.gif?w=217&#038;h=34" alt="manifesto" width="217" height="34" /></p>
<p><em>I social network e la scuola dei millennials, il tema di maturità di una giovane collaboratrice di Totem e de il manifesto..</em></p>
<p>Ci chiamano nativi digitali, generazione <em>always-on</em>, <em>millennials</em> ma, secondo me, sopravvalutano il reale stato delle cose. Almeno in Italia, dove prima delle <strong>«intelligenze connettive»</strong> e delle «dinamiche partecipative» di cui si parla in questa traccia molti di noi devono ancora provare l&#8217;ebbrezza del «potere di connessione». Sì perché è bello quello che scrive Manuel Castells quando ammonisce che viviamo nella «galassia internet» e non possiamo sentirci soli anche se lo vogliamo.</p>
<p>Però dovrebbe dirlo a quelli di di Telecom Italia. Io, per esempio, sto in una cosiddetta area rurale e Internet non ce l&#8217;ho, o meglio possiedo una connessione lenta e traballante che non raggiunge 1 megabit al secondo di velocità. Nella mia condizione ci sono altri 7,5 milioni di italiani i quali, nella galassia, più che a pianeti o stelle assomigliano a buchi neri. Lo afferma anche un rapporto riservato che però si può leggere su <a href="http://www.wikileaks.org">Wikileaks.org</a>, sito dove si pubblicano cose che i governi censurano. Forse anche questa è la <strong>«trasparenza radicale»</strong> di cui si parla nella traccia. Comunque sia, qualcuno dovrebbe dirglielo a Castells che se vuole prendersi un po&#8217; di riposo dallo stressante mondo interconnesso può venire a farsi un vacanza qui da me, in provincia, dove di «reti» che si «occupano» di noi anche se non vogliamo se ne vedono poche.</p>
<p>L&#8217;altro giorno, poi, ho letto che meno della metà delle famiglie italiane ha un Pc e che <strong>più del 60 %</strong> degli adulti non ha usato internet negli ultimi 3 mesi. Sono dunque un po&#8217; restia a discutere dei «social network» menzionati nel titolo e nel passo di Daniel Goleman. Statistiche alla mano, ho paura che l&#8217;argomento potrebbe risultare oscuro alla maggior parte dei membri della commissione d&#8217;esame. E se parlare di<strong> «pokare»</strong>, uno di quei gesti di amicizia che si fanno su Facebook, venisse considerata una divagazione? Soffermarmi su Twitter, di cui in questi giorni parlano tutti i giornali in relazione agli eventi iraniani, potrebbe essere altrettanto rischioso. Non so quanto gli esaminatori possano stimare degna di un tema di maturità la sfumatura tra blogging e micro-blogging. Di sicuro, qui da noi, durante l&#8217;anno scolastico non se ne è mai parlato. [...]<span id="more-749"></span></p>
<p>Allora preferisco commentare la frase sulla <strong>«mutazione in atto»</strong> che ha «a che fare con la componente &#8220;partecipativa&#8221; che passa attraverso i media». E&#8217; facile e mi tocca da vicino. Stamattina prima di venire a scuola un mio amico ricco, che può permettersi di navigare con l&#8217;iPhone, mi ha fatto vedere la conferenza stampa del presidente del Consiglio <strong>Berlusconi</strong> e della ministra <strong>Carfagna</strong> mentre annunciavano un provvedimento. Esilarante. Soprattutto quando il presidente dice: «abbiamo fatto un disegno di legge con pene elevate per chi sfrutta la prostituzione e per gli stessi clienti».</p>
<p>Il video è condiviso su <a href="http://bit.ly/prostituzione" target="_blank">YouTube</a> e mi dicono che su Facebook è segnalato in continuazione: un vero tormentone. È davvero bello, in effetti, poter condividere video stupidi. Penso che questo esempio spieghi anche il pensiero di <strong>Yochai Benkler</strong>, quando dice che «sulla Rete ci sono un sacco di sciocchezze» ma che questo ci insegna «a essere scettici, a cercare riferimenti incrociati e, più in generale a cercare da soli quello che ci serve». Sempre meglio, conclude, «rispetto alla ricerca della risposta da parte di un&#8217;autorità».</p>
<p>Mi piace. Vuol dire, mi sembra, che se una cosa non la dicono al <strong>TG1</strong> puoi sempre andartela a cercare sul web, a patto che tu ti prenda la briga di distinguere tra bufale e verità. E questo, a pensarci bene, è un consiglio che vale anche per i telegiornali e tutti i media in generale. Forte questo Benkler! Ma perché nella mia scuola non ce lo hanno mai fatto leggere?</p>
<p><strong>Matilde Leone</strong></p>
<p><em>Articolo pubblicato sul Manifesto del 26 giugno 2009</em></p>
<div id="_mcePaste" style="overflow:hidden;position:absolute;left:-10000px;top:8px;width:1px;height:1px;">La scuola dei millennials, il tema di maturità di una giovane collaboratrice di Totem e del Manifesto..</div>
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		<title>L’azienda è in crisi? Te lo dice l’e-mail</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 12:08:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Indagine sulla Enron: nei momenti di difficoltà i dipendenti usano la posta elettronica in modo diverso.
MILANO &#8211; Ci si chiude in gruppi ristretti, si parla solo con persone fidate, le informazioni restano all&#8217;interno di una cerchia selezionata. Se questo è quello che sta accadendo nella vostra azienda, forse fareste bene a preoccuparvi: grossi guai potrebbe [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=739&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><img class="alignright size-full wp-image-538" style="margin:5px;" title="logo_home_corriere" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/09/logo_home_corriere.gif?w=211&#038;h=27" alt="logo_home_corriere" width="211" height="27" />Indagine sulla Enron: nei momenti di difficoltà i dipendenti usano la posta elettronica in modo diverso.</em></p>
<p><strong>MILANO</strong> &#8211; Ci si chiude in gruppi ristretti, si parla solo con persone fidate, le informazioni restano all&#8217;interno di una cerchia selezionata. Se questo è quello che sta accadendo nella vostra azienda, forse fareste bene a preoccuparvi: grossi guai potrebbe essere in vista. Il suggerimento arriva da una ricerca americana che ha analizzato i percorsi dei messaggi di posta elettronica inviati dai dipendenti della Enron durante gli ultimi 18 mesi di vita del colosso energetico americano fallito alla fine del 2001. Lo studio, realizzato dal Florida Institute of Technology di Melbourne, rivela come nel mese precedente la fine i modelli di comunicazione elettronica tra i dipendenti abbiano subito un brusco mutamento ispirato da diffidenza e paura. Le persone hanno cominciato a scambiarsi messaggi soprattutto all&#8217;interno di gruppi ridotti e a non condividere le informazioni con il resto dell&#8217;organizzazione. La ricerca è stata presentata alla fine di maggio a Catania in occasione di <a rel="nofollow" href="http://complenet09.diit.unict.it/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">un simposio internazionale sulle reti complesse</span></a>.</p>
<p><a href="http://http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_23/azienda_crisi_email_mastrolonardo_7e61ad54-5fe8-11de-bd53-00144f02aabc.shtml">Continua a leggere qui</a></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/739/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/739/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/739/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/739/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/739/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/739/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/739/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/739/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/739/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/739/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=739&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div><div class="feedflare">
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 08:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della sera.it]]></category>
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		<category><![CDATA[openparlamento]]></category>
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		<description><![CDATA[
Debutta OpenParlamento. Presenze, assenze, attività in Aula, leggi presentate: tutte le statistiche con un click
ROMA &#8211; Il più ribelle, tra i deputati, è Furio Colombo. Da quando è iniziata la legislatura, dicono i numeri, ha votato il 16,5 per cento delle volte (circa un voto su sei) in contrasto con il suo gruppo, il Pd. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=736&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><em>Debutta OpenParlamento. Presenze, assenze, attività in Aula, leggi presentate: tutte le statistiche con un click</em></p>
<p><strong>ROMA</strong> &#8211; Il più ribelle, tra i deputati, è Furio Colombo. Da quando è iniziata la legislatura, dicono i numeri, ha votato il 16,5 per cento delle volte (circa un voto su sei) in contrasto con il suo gruppo, il Pd. Il senatore più presente, invece, è Cristiano De Eccher (Pdl) che divide la prima piazza con il leghista Mandell Valli: entrambi hanno preso parte a 2114 sedute, tutte tranne una. Alla Camera, invece, si distingue per assiduità Gaetano Nastri (Pdl) che si è seduto in aula 3674 volte (su un totale di 3682) per una percentuale del 99,78 per cento. A offrire questi dettagli sull’attività dei nostri rappresentanti a chiunque sia interessato e a rendere più trasparente l’attività legislativa è un sito lanciato oggi: <a href="http://www.openparlamento.it">OpenParlamento</a>.</p>
<p><strong>I PIÙ E I MENO</strong> &#8211; Non c’è più bisogno di essere dei cronisti politici o di imbarcarsi in esplorazioni (sempre un po’ faticose) dei siti istituzionali per sapere cosa accade nelle aule legislative del Belpaese. Basta un clic e, in modo affidabile e chiaro, l’attività degli eletti diventa meno arcana e assume nuove forme. Ecco materializzarsi i ribelli, gli assenteisti, gli assidui ma anche gli stakanovisti, identificati sulla base di un indice dell’attività parlamentare che non tiene conto solo dei voti espressi ma anche degli atti presentati. Per la cronaca, nella contesa della solerzia, l’esito è bipartisan. Angela Napoli del Pdl primeggia tra i deputati più attivi mentre Donatella Poretti del Pd si afferma tra i senatori. Dai singoli ai gruppi, per quanto riguarda le presenze in aula a farla da padrona è la maggioranza. Alla Camera i primi 20 posti sono tutti appannaggio di Pdl e Lega. Mentre al Senato, i rappresentanti dei partiti di governo occupano 18 delle prime 20 posizioni. Un’assiduità, non mancheranno di far notare gli esperti, merito anche dei tanti voti di fiducia che costringono i parlamentari filogovernativi alla presenza.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/politica/09_giugno_15/open_parlamento_statistiche%20_deputati_senatori_italiani_0a154792-59e1-11de-8980-00144f02aabc.shtml">Continua a leggere qui</a></p>
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		<title>La depressione si cura anche online</title>
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		<comments>http://mastroblog.wordpress.com/2009/06/08/la-depressione-si-cura-anche-online/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 19:22:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della sera.it]]></category>
		<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[sadness]]></category>

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		<description><![CDATA[
Una ricerca dice che per le forme lievi le terapie web possono funzionare
MILANO - La depressione? Si combatte anche su Internet. A dirlo è uno studio appena pubblicato dalla rivista scientifica Australian and New Zealand Journal of Psychiatry: per le forme depressive più lievi – sostiene l&#8217;articolo &#8211; i programmi di trattamento basati sul web [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=691&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><em>Una ricerca dice che per le forme lievi le terapie web possono funzionare</em></p>
<p><strong>MILANO -</strong> La depressione? Si combatte anche su Internet. A dirlo è uno studio appena pubblicato dalla rivista scientifica Australian and <strong>New Zealand Journal of Psychiatry</strong>: per le forme depressive più lievi – sostiene l&#8217;articolo &#8211; i programmi di trattamento basati sul web risultano efficaci quanto gli interventi incentrati sul classico faccia a faccia psichiatra-paziente.</p>
<p><strong>SADNESS – </strong>A spingere verso l&#8217;impiego dei nuovi media nella cura della tristezza patologica è una ricerca che ha monitorato 45 pazienti affetti da forme moderate di depressione sottoposti a un programma virtuale di cura denominato <a rel="nofollow" href="http://www.virtualclinic.org.au/index.php/conditions-we-treat/about-depression" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">Sadness</span></a>. Messo a punto dal Centro di ricerca su ansia e depressione del St Vincent&#8217;s Hospital di Sydney in Australia, il percorso terapeutico prevede sei lezioni online, una serie di compiti da assolvere a casa propria, contatti settimanali via e-mail con uno specialista e la partecipazione ad un forum virtuale. Risultato: al termine del trattamento, più di un terzo di pazienti coinvolti non presentava più sintomi di depressione; un&#8217;efficacia, a detta dei ricercatori australiani, paragonabile a quella dei metodi tradizionali. Con in più, si fa notare, vantaggi logistici e pecuniari. «I trattamenti via Internet possono essere seguiti da casa e sono più economici», ha <a rel="nofollow" href="http://www.abc.net.au/science/articles/2009/06/05/2589630.htm" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">spiegato al sito</span></a> dell&#8217;emittente australiana Abc <strong>Gavin Andrews</strong>, direttore del Centro e co-autore dell&#8217;articolo. Fra i punti di forza dell&#8217;approccio virtuale, secondo Andrews, va inclusa anche la responsabilizzazione dei soggetti depressi: «Il trattamento costringe i pazienti a pensare e a contare su se stessi dal momento che devono documentare i loro progressi sul web». Nel complesso, gli individui sottoposti al test hanno ricevuto in media 8 e-mail dagli specialisti pari a 111 minuti di lavoro dello psichiatra. Un percorso terapeutico tradizionale avrebbe comportato dalle 12 alle 15 ore di contatto faccia a faccia&#8230;</p>
<div id="rectangle right"><!-- OAS AD '180x150'begin --> <!-- OAS AD '180x150' end --></div>
<p><a href="http://www.corriere.it/salute/09_giugno_05/depressione_curata_internet_6f99fe40-51c7-11de-b581-00144f02aabc.shtml">Continua a leggere qui</a></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/691/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/691/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/691/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/691/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/691/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/691/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/691/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/691/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/691/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/691/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=691&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div><div class="feedflare">
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		<title>Il socialismo dal volto web</title>
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		<comments>http://mastroblog.wordpress.com/2009/06/04/il-socialismo-dal-volto-web/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 08:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[il manifesto]]></category>
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«Samo tutti socialisti» proclamava nel febbraio scorso il settimanale Newsweek. Nazionalizzazione delle banche e piani di stimolo dell&#8217;economia stavano trasformando gli Usa in un «moderno stato europeo», simile a quella Francia tutta sofisticherie e welfare state così odiata nell’era Bush. 4 mesi più tardi la crisi è ancora in mezzo a noi e l&#8217;America che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=679&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="margin-bottom:0;"><img class="alignright" title="manifesto" src="../files/2008/05/manifesto.gif" alt="manifesto" width="205" height="32" /><img src="/DOCUME%7E1/MASTRO%7E1/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot.jpg" alt="" /><img src="/DOCUME%7E1/MASTRO%7E1/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-1.jpg" alt="" /><img src="/DOCUME%7E1/MASTRO%7E1/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-2.jpg" alt="" />«<img src="/DOCUME%7E1/MASTRO%7E1/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-3.jpg" alt="" />Samo tutti socialisti» <a href="http://www.newsweek.com/id/183663">proclamava</a> nel febbraio scorso il settimanale <strong>Newsweek</strong>. Nazionalizzazione delle banche e piani di stimolo dell&#8217;economia stavano trasformando gli Usa in un «moderno stato europeo», simile a quella Francia tutta sofisticherie e welfare state così odiata nell’era Bush. 4 mesi più tardi la crisi è ancora in mezzo a noi e l&#8217;America che gira le spalle al liberismo è sempre oggetto di discussione, questa volta su internet.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Ad accendere la miccia è il mensile <strong>Wired</strong> (edizione americana) con un saggio <a href="http://www.wired.com/culture/culturereviews/magazine/17-06/nep_newsocialism?currentPage=all">disponibile anche sul web</a> di Kevin Kelly, fondatore della rivista e storico guru della rete. Il titolo è tutto un programma: «The new socialism: global collectivist society is coming online». Per la bibbia della tecnologia Usa a rendere popolare «la parola che comincia con la &#8220;S&#8221;», oltre alla recessione e al collasso del capitalismo selvaggio, sono alcuni agenti che non ti aspetti, poco rossi e molto virtuali: Wikipedia, YouTube, o ancora le licenze Creative Commons e i progetti open source. Tutte iniziative che, grazie al successo della collaborazione in rete, costituiscono una via digitale alla collettivizzazione della cultura e dell&#8217;economia americane.</p>
<p style="margin-bottom:0;">«La frenetica corsa a connettere chiunque con chiunque in ogni momento sta dando vita a una versione rivista del socialismo», <strong>afferma Kelly</strong>. In che cosa consista la mutazione digitale dell&#8217;ideale e perché questa dovrebbe piacere agli americani è presto detto: niente lotta di classe, stato, fabbriche o burocrazie. Al posto di questi retaggi del ‘900: cooperative virtuali, produzione tra pari, condivisione di codice e meritocrazia delle comunità online. In fondo, conclude l’autore, «quando masse di persone che posseggono i mezzi di produzione lavorano a un obiettivo comune e mettono in comune i loro prodotti, quando lavorano senza salario e godono gratuitamente dei frutti di questo sforzo, non è irragionevole chiamare tutto ciò socialismo»&#8230;<span id="more-679"></span></p>
<p style="margin-bottom:0;">Sarà anche ragionevole, ma il <strong>socialismo dal volto web</strong> lanciato da Wired non piace a tutti. Per un altro pezzo da novanta di internet, <strong>Lawrence Lessig</strong>, l&#8217;equiparazione proposta è «completamente sbagliata». <a href="http://www.lessig.org/blog/2009/05/et_tu_kk_aka_no_kevin_this_is.html">Via blog</a>, il cyber-giurista di Stanford, fondatore di Creative Commons non le manda a dire al suo amico: «non mi sembra il momento di imbarcarsi in una ridefinizione giocosa di un termine che ha un significato così chiaro e distintivo. Qualunque cosa &#8220;socialismo&#8221; sarebbe potuto diventare se non fosse stato screditato dalle rivoluzioni dell&#8217;est europeo, di sicuro nelle menti del 95% degli americani non è uguale a Wikipedia. Quel termine insulta i creatori e confonde gli altri».</p>
<p style="margin-bottom:0;">Non tutti i creatori, però. Nei commenti all&#8217;intervento di Lessig spunta anche un «wikipediano» che, in nome della «redistribuzione della ricchezza linguistica», <a href="http://www.lessig.org/blog/2009/05/et_tu_kk_aka_no_kevin_this_is.html#comment-74123">dissente</a> dal professore. «Chi sceglie di far parte di Wikipedia &#8211; scrive <strong>Sage Ross</strong> &#8211; accetta l&#8217;accordo economico alla base del progetto: tutto ciò che scrivi diventa proprietà del gruppo e può essere riscritto e trasformato in funzione di ciò che è meglio per il progetto». Messa così, come negare che l’enciclopedia online sia, se non proprio un <em>kolkhoz</em>, almeno «una forma di socialdemocrazia»?</p>
<p style="margin-bottom:0;">Intanto, Nancy Scola di <strong>TechPresident</strong>, popolare blog dedicato a politica e tecnologia, <a href="http://techpresident.com/blog-entry/are-we-army-davids-or-mass-workers">rimprovera</a> Kelly di avere sbagliato “ismo”: la collaborazione di cui parla è più simile «al comunitarismo che al socialismo statale». A mettere d’accordo tutti <a href="http://blog.p2pfoundation.net/p2p-as-the-new-socialism/2009/05/26">ci prova</a> Joseph Jackson della <strong>P2P Foundation</strong>. Per descrivere i fenomeni rivoluzionari in atto nella rete esiste un termine più attuale e meno controverso di «socialismo»: <em>peer to peer</em>, letteralmente da pari a pari. E se fa venire in mente adolescenti che scaricano musica online piuttosto che giustizia sociale, poco male. E’ tempo o no che la sinistra riparta dai giovani?<em> </em></p>
<p style="margin-bottom:0;"><em>Articolo pubblicato su il manifesto del 2 giugno 2009</em></p>
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		<title>Vota a sinistra, fallo per la rete</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 08:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un voto per la rete. Perché no? Se siete a corto di motivazioni per andare ai seggi il 6 e 7 giugno eccone una: il prossimo Parlamento sarà decisivo per il futuro dell&#8217;internet europea. Se lo spettacolo di una sinistra che marcia divisa vi induce a restare a casa, pensateci. In tutta probabilità toccherà alla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=683&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignright size-full wp-image-498" title="manifesto" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/05/manifesto.gif?w=205&#038;h=32" alt="manifesto" width="205" height="32" />Un voto per la rete. Perché no? Se siete a corto di motivazioni per andare ai seggi il <strong>6 e 7 giugno</strong> eccone una: il prossimo Parlamento sarà decisivo per il futuro dell&#8217;internet europea. Se lo spettacolo di una sinistra che marcia divisa vi induce a restare a casa, pensateci. In tutta probabilità toccherà alla nuova assemblea delineare i principi che regoleranno il diritto di accesso al network e la libertà di espressione online. Una simile posta in gioco merita un piccolo sforzo.</p>
<p>Ma perché il Parlamento che verrà sarà così importante? La ragione è racchiusa in due parole: Pacchetto Telecom. Ovvero un complesso di norme concepito per dare un indirizzo al futuro delle telecomunicazioni continentali. Salvo sorprese dell&#8217;ultima ora, saranno i nuovi eletti a decidere sulla sorte del progetto. L&#8217;assemblea uscente si è espressa in proposito lo scorso 6 maggio. Anche grazie alla mobilitazione degli attivisti, <a href="http://www.visionpost.it/epolis/sconfitta-a-bruxelles-la-dottrina-di-nicolas-sarkozy.htm" target="_blank">ha votato</a> un <strong>emendamento sui diritti degli utenti</strong> (il 138/46) sgradito ai governi nazionali che, in sede di Consiglio dei ministri europei, avevano proposto una versione annacquata della norma.</p>
<p>Tanto per dare un&#8217;idea dello sgarbo, il provvedimento impone la decisione di un giudice per la disconnessione forzata di un utente da internet. Principio di buon senso, ma contrario a quanto previsto dalla controversa legge anti-pirateria voluta da Sarkozy e <a href="http://www.visionpost.it/epolis/hadopi-la-vittoria-di-pirro-di-sarkozy.htm" target="_blank">votata dal parlamento francese il 12 maggio</a>. Se il 138/46 diventerà legge sarà un brutto colpo per le aspirazioni punitive del presidente transalpino e dei suoi ammiratori nel resto d&#8217;Europa. Per questa ragione il <strong>12 giugno prossimo</strong> il Consiglio &#8211; che a rigore potrebbe accettare il pacchetto così come è &#8211; opterà quasi certamente per un nuovo processo di conciliazione. &#8230;<span id="more-683"></span>E dunque la negoziazione (la procedure legislative Ue prevedono l&#8217;intesa tra Parlamento e Consiglio) spetterà ai nuovi rappresentanti. Potranno confermare il <strong>guizzo di indipendenza dei colleghi</strong> e considerare l&#8217;accesso a internet un diritto inalienabile, oppure cedere ai governi nazionali sobillati dalle lobby. Dovranno poi, sempre nell&#8217;ambito del Pacchetto Telecom, pronunciarsi sulla possibilità dei fornitori di connettività di controllare e gestire il traffico di dati creando corsie preferenziali per determinati contenuti. Una prospettiva che mette a rischio uno dei fondamenti dell&#8217;internet: la neutralità del network.</p>
<p>Ecco perché vale la pena di andare a votare. Magari tenendo conto del passato. In occasione del pronunciamento del 6 maggio, il sito di attivisti francesi la <em><a href="http://www.laquadrature.net/" target="_blank"> Quadrature du Net</a> </em> ha monitorato i voti sugli emendamenti &#8220;caldi&#8221; per la libertà della rete e ha elaborato una classifica. Risultato: i più strenui difensori dei diritti online sono stati i gruppi della Sinistra unita europea e dei Verdi. Contraddittorio il comportamento dei socialisti, pessimo quello dei popolari (il punteggio degli italiani è <a href="http://bit.ly/voti" target="_blank">qui</a>).</p>
<p>Morale: ancora una volta, puntiamo sul rosso. In mancanza d&#8217;altro, facciamolo per la rete.<br />
<em><br />
Articolo pubblicato su Chips&amp;Salsa-Il Manifesto del 30 maggio 2009</em></p>
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		<title>Anche Obama va in chiaro</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 09:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In nome della trasparenza, accessibilità completa su Recovery.gov: numeri, grafici, statistiche, oltre ai 50 siti dedicati allo stimulus package o ai 27 portali delle agenzie governative federali. E&#8217; l&#8217;open government, bellezza
Il 17 aprile le agenzie federali americane avevano già speso 14,2 miliardi di dollari dei 69,3 disponibili nell&#8217;ambito del piano di stimolo all&#8217;economia varato nel [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=671&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><img class="alignright size-full wp-image-498" title="manifesto" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/05/manifesto.gif?w=211&#038;h=33" alt="manifesto" width="211" height="33" />In nome della trasparenza, accessibilità completa su Recovery.gov: numeri, grafici, statistiche, oltre ai 50 siti dedicati allo stimulus package o ai 27 portali delle agenzie governative federali. E&#8217; l&#8217;open government, bellezza</em></p>
<p>Il 17 aprile le agenzie federali americane avevano già speso 14,2 miliardi di dollari dei 69,3 disponibili nell&#8217;ambito del piano di stimolo all&#8217;economia varato nel febbraio scorso. Oltre <strong>13 miliardi</strong> erano stati erogati dal dipartimento per la Salute ai singoli stati per il Medicaid, il programma di assistenza sanitaria ai poveri. Il dipartimento dell&#8217;Agricoltura, invece, aveva pagato 574 milioni dollari, il 90 per cento dei quali in <em>food stamps</em>, buoni per l&#8217;acquisto di cibo a favore dei meno abbienti.</p>
<p>Per conoscere i dettagli sul più importante progetto di rilancio dell&#8217;economia americana del dopoguerra non è necessario essere giornalisti economici. Basta una minima dimestichezza con mouse e Pc e qualche minuto di tempo. Tutte le informazioni si trovano, infatti, su <a href="http://www.recovery.gov/" target="_blank">Recovery.gov</a>, spesso presentate attraverso visualizzazioni a prova di allergici alla matematica. Per gli arditi che vogliono scendere nei particolari, poi, ci sono i <a href="http://www.recovery.gov/?q=content/investments-state" target="_blank">50 siti dedicati</a> allo <em>stimulus package </em>che gli stati americani stanno implementando o i <a href="http://www.recovery.gov/?q=content/investments-agency" target="_blank">27 portali </a>messi in piedi dalle agenzie governative federali per rendicontare sull&#8217;allocazione dei fondi di competenza.</p>
<p>Grazie a questo dispiego di <strong>numeri, grafici e tabelle</strong> consegnati al web, il piano americano si candida seriamente a diventare la manovra economica più scrutinata della storia. Mai prima d&#8217;ora un tale flusso di denaro pubblico poteva essere monitorato da così tanti occhi. E, per giunta, per volontà dello stesso governo, guidato da un presidente convinto che la trasparenza serva per avvicinare cittadini e governo.<span id="more-671"></span></p>
<p>Anche per questo Recovery.gov e i siti collegati suscitano interesse nelle stanze delle pubbliche amministrazioni di tutto il mondo. Al loro successo sono in gran parte legate le sorti di una tendenza che comincia a farsi strada nelle burocrazie globali: l&#8217;<strong><em>open government</em></strong>, il governo aperto. Vale a dire, l&#8217;idea che, quando non ci siano esplicite ragioni contrarie (privacy o sicurezza nazionale), il dato prodotto da un&#8217;organizzazione governativa deve essere messo a disposizione sul web. Un vero ribaltamento, innescato dalla rete, rispetto all&#8217;atteggiamento tradizionale dove il dovere dell&#8217;ufficio pubblico era soprattutto conservare l&#8217;informazione nel modo più accurato e sicuro. Oggi, afferma la dottrina sposata da Obama, bisogna far <strong>circolare la conoscenza</strong>. Per ragioni politiche e di consenso, certo, ma anche economiche visto che un corpus informativo accessibile e riusabile permette a terzi di creare servizi a valore aggiunto.</p>
<p>«I governi iniziano a rendersi conto che i dati in loro possesso hanno un valore e iniziano a fare i primi esperimenti di apertura», conferma <a href="http://www.gartner.com/AnalystBiography?authorId=12603" target="_blank">Andrea Di Maio</a> che <a href="http://blogs.gartner.com/andrea_dimaio/" target="_blank">segue</a> il rapporto tra tecnologia e pubbliche amministrazioni in tutto il mondo per la società di analisi di mercato Gartner. Ma quali dati liberare? «Quelli catastali, per esempio, che in Italia sono già disponibili a chi ne fa richiesta all&#8217;ufficio. Ma anche i dati sulla qualità dell&#8217;ambiente, sui crimini nelle aree urbane o sul traffico, informazioni che influiscono sulla decisione di acquistare una casa e dunque sul mercato immobiliare».</p>
<p>A spingere i governi a diventare più <em>open </em>ci si è messa anche l&#8217;Ocse che raccomanda di considerare questo approccio «la regola ogni volta che sia possibile». Nei paesi dove la cultura della trasparenza è più radicata si muove pure la società civile. E&#8217; il caso della campagna <a href="http://www.freeourdata.org.uk/" target="_blank">Free Our Data</a> promossa in Gran Bretagna dal quotidiano <em>The Guardian</em> che chiede accesso gratuito ai dati prodotti con le tasse dei cittadini. Mentre l&#8217;associazione americana <em><a href="http://sunlightfoundation.com/" target="_blank">Sunlight Foundation</a></em> si è data la missione di sfruttare «il potere rivoluzionario di internet» per rendere l&#8217;informazione sull&#8217;attività politica più «accessibile per il cittadino». Nel frattempo, in rete si <strong>moltiplicano gli esempi</strong> di ciò che un&#8217;opinione pubblica attiva può fare maneggiando queste informazioni: dal monitoraggio della spesa governativa al controllo dell&#8217;attività dei parlamentari ma anche sviluppo di applicazioni web che combinano in modo creativo i dati.</p>
<p>E&#8217; anche questo potenziale partecipativo che l&#8217;amministrazione Usa vuole sfruttare. «Per Obama <em>open government</em> significa eliminare le barriere tra il cittadino e l&#8217;attività del governo per accrescere la fiducia. E&#8217; il primo passo verso un coinvolgimento attivo dei cittadini grazie alla rete», racconta <strong>Teresa Bozzelli</strong> che segue la pubblica amministrazione per la società di ricerche Idc. Un coinvolgimento a cui non sono estranei i siti sul piano di stimolo dell&#8217;economia. «Una delle ragioni per cui è stato messo in piedi Recovery.gov è che, grazie alla pubblicazione delle informazioni, siano proprio i cittadini ad aiutare il governo nell&#8217;attività di monitoraggio su come viene impiegata una quantità enorme di denaro», spiega <strong>Di Maio</strong>. Il portale, non a caso, chiede di inviare segnalazioni, idea e storie sui singoli impatti del programma di stimolo.</p>
<p>Che per Obama il governo aperto sia una priorità lo dimostra anche uno dei suoi primi atti da presidente. A pochi giorni dall&#8217;insediamento, il 21 gennaio, ha inviato alle agenzie federali un memorandum su <a href="http://www.whitehouse.gov/the_press_office/TransparencyandOpenGovernment/" target="_blank">«Transparency and open government»</a> in cui chiedeva un uso più forte della rete per comunicare con i cittadini. Su questa strada si colloca anche la nomina del 34enne <strong>Vivek Kundra</strong> a responsabile dell&#8217;informatizzazione della macchina burocratica americana. A Washington dove, prima di approdare alla Casa Bianca era responsabile della tecnologia, Kundra è diventato famoso per la decisione di far filmare e pubblicare su YouTube il processo di assegnazione dei contratti pubblici.</p>
<p>Sarà lui, non a caso, a supervisionare <a href="http://www.data.gov/" target="_blank">Data.gov</a>, il sito destinato a raccogliere e offrire in formati riusabili tutti i dati in possesso del governo federale. Un&#8217;inondazione di informazioni che, secondo Kundra, creerà benefici paragonabili a quelli prodotti dalla pubblicazione dei dati dello <em>Human Genome Project</em> o dalle informazioni dei satelliti militari usate oggi dai sistemi Gps.</p>
<p>Un diluvio che, si spera, presto arrivi ad allagare anche altri paesi.<br />
<em>Articolo pubblicato il 9 maggio 2009 sull&#8217;inserto tecnologico supplemento del Manifesto Siamo On Air</em></p>
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		<title>Usi creativi dei dati pubblici</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 09:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma cosa fanno i cittadini con i dati messi a disposizione dalle amministrazioni publbiche? Una galleria di esempi.
Politici sotto controllo
«I politici sono i nostri dipendenti», ama dire Beppe Grillo. Ma il comico genovese non ha il copyright sulla definizione. Dal 2004 lo ripete un sito anglosassone: They work for you. &#8220;Lavorano per te&#8221; è il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=673&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><img class="alignright size-full wp-image-498" title="manifesto" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/05/manifesto.gif?w=255&#038;h=40" alt="manifesto" width="255" height="40" />Ma cosa fanno i cittadini con i dati messi a disposizione dalle amministrazioni publbiche? Una galleria di esempi.</em></p>
<p><strong>Politici sotto controllo</strong></p>
<p>«I politici sono i nostri dipendenti», ama dire Beppe Grillo. Ma il comico genovese non ha il copyright sulla definizione. Dal 2004 lo ripete un sito anglosassone: <a href="http://www.theyworkforyou.com/" target="_blank"><strong>They work for you</strong></a>. &#8220;Lavorano per te&#8221; è il decano dei progetti europei che monitorano, recuperando i dati online, l&#8217;attività dei politici di Sua Maestà: voti, discorsi, posizioni, partecipazioni a dibattiti in aula, presenze e chi più ne ha più ne metta. Venendo in casa nostra, <a href="http://www.openpolis.it/" target="_blank"><strong>OpenPolis</strong></a>, dal 2008, è il suo degno emulo italiano. Per chi preferisce mettere il naso negli affari di Bruxelles è disponibile, fresco di lancio, <a href="http://www.epvote.eu/" target="_blank"><strong>EPVote</strong></a>, ovvero l&#8217;attività dei rappresentanti nazionali in missione europea dettagliata con visualizzazioni grafiche. Dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano, inarrivabile per quantità di informazioni aggregate, si staglia <a href="http://watchdog.net/" target="_blank"><strong>Watchdog.net</strong></a>. Di Nancy Pelosi, speaker della Camera dei rappresentanti, ci dice che ha presentato 1.929 disegni di legge, orientato il 52 per cento dei suoi voti a sinistra, parlato in aula 13 volte con una media di 866 parole a discorso.</p>
<p><strong>Chi influenza chi</strong></p>
<p>«Segui i soldi», diceva Gola profonda a Bob Woordward/Robert Redford in <em>Tutti gli uomini del presidente</em>. E tracciare il percorso del denaro in politica è il compito che si sono dati svariati siti americani. Il più noto è <a href="http://www.opensecrets.org/" target="_blank"><strong>OpenSecrets</strong></a>: 13 aprile scorso ha reso disponibili per il download e il riuso non commerciale oltre 200 milioni di dati su finanziamenti delle campagne elettorali. A beneficiare di questa liberalizzazione saranno servizi come <a href="http://unfluence.primate.net/" target="_blank"><strong>Unfluence</strong></a> o <a href="http://www.weshowthemoney.com/" target="_blank"><strong>WeShowTheMoney.com</strong></a>, che elaborano in mappe interattive le relazioni tra aziende e candidati. Dal livello federale a quello locale c&#8217;è <a href="http://www.followthemoney.org/" target="_blank"><strong>FollowTheMoney.org</strong></a> che traccia l&#8217;influenza del denaro a livello federale. I suoi grafici raccontano, per esempio, che per essere eletti al Congresso della California ci vogliono almeno 270 mila dollari di contributi (tanti sono bastati a tale Bill Maze). Per essere sicuri, però, bisogna volare più alto: la media dei contributi di chi ha conquistato la poltrona è 651 mila dollari. Ma non ditelo a Lynn Daucher: è riuscita a non farcela pur avendo messo insieme 3 milioni e mezzo di biglietti verdi&#8230;<span id="more-673"></span></p>
<p><strong>Soldi ben spesi?</strong></p>
<p>Obama lo ha promesso: con <a href="http://www.recovery.gov/" target="_blank"><strong>Recovery.gov</strong></a> tutti i cittadini americani potranno scrutinare il piano di rilancio dell&#8217;economia. Bravo. Ma se non lo avesse fatto lui, ci avrebbe pensato qualcun altro. Avevano cominciato, ancora prima che fosse approvato, quelli di <a href="http://readthestimulus.org/" target="_blank"><strong>Readthestimulus.org</strong></a>, sito collegato a istituzioni conservatrici. Invitava i navigatori a leggere con occhio critico il disegno di legge in discussione nelle sue varie versioni. Dalla parte del presidente sta invece <a href="http://stimuluswatch.org/" target="_blank"><strong>Stimuluswatch.org</strong></a>: vuole aiutare l&#8217;amministrazione a capire come vengono spesi i soldi del piano. Governativo in senso tecnico è invece <a href="//usaspending.gov/','_blank');"><strong>USAspending.gov</strong></a>. Creato per iniziativa di una legge co-sponsorizzata dallo stesso Obama nel 2006, documenta la spesa del governo federale Usa. Cosa che fa anche <a href="//usbudgetwatch.org/','_blank');"><strong>USBudgetwatch.org</strong></a> gestito dal non profit <em>Committee for a Responsible Federal Budget</em>. Ma la preoccupazione per la trasparenza dei bilanci pubblici non è solo americana. Lo dimostra la <a href="//www.openbudgetindex.org','_blank');"><strong>OpenBudget Initiative</strong></a> che ogni anno stila la classifica della disponibilità ai cittadini dei bilanci di 85 paesi.<br />
<strong>Governo 2.0</strong></p>
<p>Scartabellare digitalmente tra le informazioni pubbliche è bello. Ma vuoi mettere riusarle in modo più creativo? Magari mettendo a disposizione dei cittadini il <em>necessaire</em> tecnologico per interfacciarsi con dati e piattaforme pubbliche per poi sbizzarrirsi in quei mash-up che sono il marchio di fabbrica del web 2.0. E&#8217; con questa intenzione che la municipalità di Washington ha lanciato il concorso <a href="//www.appsfordemocracy.org/','_blank');"><strong>AppsForDemocracy.org</strong></a> in cui si invitavano i cittadini con talento di programmazione a &#8220;giocare&#8221; con i <a href="//data.octo.dc.gov/','_blank');">database comunali</a>. Risultato: oltre 25 applicazioni create dal basso. La vittoria è andata a <a href="//dchistorictours.com/','_blank');"><strong>DCHistoricTours.com</strong></a> che permette all&#8217;utente di costruire percorsi personalizzati della città combinando foto da Flickr e informazioni da Wikipedia. Al secondo posto <a href="//www.ilive.at/','_blank');"><strong>iLive.at</strong></a>, ovvero tutte le informazioni possibili a portata di click sul tuo quartiere della città: dal più vicino centro commerciale al tasso di criminalità. Stesso concetto (noi mettiamo i dati voi li usate) per <a href="//www.sunlightlabs.com/appsforamerica/','_blank');"><strong>Apps4America</strong></a>, premio lanciato dalla <em>Sunlight Foundation</em>. Ha vinto <a href="//filibusted.us/','_blank');"><strong>Filibusted.us</strong></a>, applicazione che consente di smascherare i più incalliti ostruzionisti del Congresso americano.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/673/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/673/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/673/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/673/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/673/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/673/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/673/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/673/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/673/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/673/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=673&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div><div class="feedflare">
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		<title>Sconfitta a Bruxelles la dottrina di Nicolas Sarkozy</title>
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		<comments>http://mastroblog.wordpress.com/2009/05/07/sconfitta-a-bruxelles-la-dottrina-di-nicolas-sarkozy/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 09:38:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ambito dell&#8217;approvazione del Pacchetto Telecom, l&#8217;assembla vota un emendamento che mette in questione la legge francese &#8220;tre avvertimenti e sei fuori&#8221; voluta dal presidente francese. Ma resta aperta la partita della neutralità della rete
Un pugno politico a Nicolas Sarkozy e ai suoi aspiranti emuli italiani. Il colpo, ben assestato, lo ha messo a segno ieri [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=666&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><img class="alignright size-full wp-image-498" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/05/manifesto.gif?w=179&#038;h=28" alt="manifesto" width="179" height="28" />Nell&#8217;ambito dell&#8217;approvazione del Pacchetto Telecom, l&#8217;assembla vota un emendamento che mette in questione la legge francese &#8220;tre avvertimenti e sei fuori&#8221; voluta dal presidente francese. Ma resta aperta la partita della neutralità della rete</em></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } -->Un pugno politico a <strong>Nicolas Sarkozy</strong> e ai suoi aspiranti emuli italiani. Il colpo, ben assestato, lo ha messo a segno ieri il Parlamento europeo con un emendamento al Pacchetto Telecom, il disegno di legge che dovrebbe riordinare il settore delle telecomunicazioni in Europa. L&#8217;assemblea, a larghissima maggioranza, ha detto sì <strong>all&#8217;emendamento 138/46</strong>, proposto da Sinistra e Verdi, che rafforza i diritti dei cittadini online. Impone infatti il provvedimento esplicito di un tribunale per poter disconnettere un utente da internet. Non basta la decisione di un&#8217;autorità amministrativa come previsto invece dalla <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Loi_Hadopi" target="_blank">legge francese Hadopi</a> (&#8221;tre avvertimenti e sei fuori&#8221;), fortemente voluta da Sarkozy. Bocciata lo scorso mese dall&#8217;Assemblea Nazionale francese e <a href="http://www.visionpost.it/nexteconomy/legge-sarkozy-di-nuovo-in-parlamento.htm" target="_blank">riproposta in questi giorni</a>, il provvedimento ha tanti ammiratori nel resto del continente, <a href="http://www.camera.it/_dati/lavori/stampati/pdf/16PDL0019820.pdf" target="_blank">Italia compresa</a>.</p>
<p>Il voto dei legislatori europei va contro la volontà dei governi Ue, in particolare Francia e Gran Bretagna, che avevano proposto una formulazione (emendamento Trautmann) che lasciava agli esecutivi nazionali maggiore libertà di manovra. Comprensibile la soddisfazione dei gruppi che si sono attivati in favore del 138/46 invitando i navigatori a fare pressione sui loro rappresentanti. «Una campagna formidabile da parte dei cittadini ha posto la questione delle libertà di internet al centro del dibattito sul Pacchetto Telecom. Questa è una vittoria», <a href="http://www.laquadrature.net/fr/amendment-138-46-r%C3%A9adopt%C3%A9-Internet-est-un-droit-fondamental-en-Europe" target="_blank">ha commentato</a> <strong>Jérémie Zimmermann</strong>, co-fondatore de <em>La Quadrature du Net</em>, sito che ha guidato la mobilitazione. «Va dato atto al Parlamento di avere ribadito, a fronte di pressioni fortissime da parte dei governi e delle lobby commerciali, il principio che l&#8217;accesso alla rete è un diritto fondamentale», dice <strong>Juan Carlos De Martin</strong> del <a href="http://nexa.polito.it/" target="_blank">Centro Nexa del Politecnico di Torino</a> in prima fila nella battaglia.<span id="more-666"></span></p>
<p>Tuttavia, la felicità per lo scampato pericolo non può far dimenticare che il parlamento ha dato il via libera al <strong>maxi-emendamento Harbour</strong> che consente ai fornitori di connettività di monitorare il traffico e imporre restrizioni alle attività online degli utenti. Una decisione &#8211; attenuata in parte da una modifica voluta dalla Sinistra Unita Europea &#8211; che permette ai singoli stati di varare legislazioni che violano la cosiddetta neutralità della rete. E&#8217; il principio tecnico fondante di internet: stabilisce che ogni contenuto che passa nel network deve essere trattato allo stesso modo. «E&#8217; una questione su cui è più difficile costruire una battaglia politica», ammette <strong>De Martin</strong>.</p>
<p>Cosa succederà a questo punto al Pacchetto Telecom? In linea teorica, il 12 giugno prossimo i ministri delle Telecomunicazioni europei potranno decidere di accettarlo così come è stato votato. E&#8217; quello che <a href="http://uk.reuters.com/article/technologyNews/idUKTRE5443JJ20090506?sp=true" target="_blank">si augura il commissario Viviane Reding</a>. Più probabile però che si dia avvio ad un nuovo processo di conciliazione a partire da settembre, un percorso che a quel punto si svolgerà con un nuovo parlamento e sotto la presidenza svedese. La composizione della prossima assemblea sarà dunque decisiva. Il fatto rende le elezioni europee ancora più importanti per chi ha a cuore la sorte di internet come piattaforma di democrazia e innovazione. E vuole <strong>mettere definitivamente Ko</strong> le ambizioni repressive di Sarkozy e compagni.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/666/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/666/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/666/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/666/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/666/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/666/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/666/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/666/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/666/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/666/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=666&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div><div class="feedflare">
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		<title>34.7°N, 85.7°E: è il luogo più inaccessibile</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 18:05:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della sera.it]]></category>
		<category><![CDATA[articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[Tibet]]></category>

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		<description><![CDATA[Realizzata la mappa delle aree più e meno raggiungibili del mondo. Per l&#8217;Italia in cima alla lista c&#8217;è il Monte Rosa
MILANO &#8211; Il luogo più inaccessibile del mondo si trova sull&#8217;altipiano del Tibet. Non ha un nome ma, se proprio volete raggiungerlo, potete inserire le seguenti coordinate sul vostro navigatore satellitare: 34.7°N, 85.7°E. Dopodiché preparatevi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=665&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><img class="alignright size-full wp-image-538" style="margin:5px;" title="logo_home_corriere" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/09/logo_home_corriere.gif?w=195&#038;h=25" alt="logo_home_corriere" width="195" height="25" />Realizzata la mappa delle aree più e meno raggiungibili del mondo. Per l&#8217;Italia in cima alla lista c&#8217;è il Monte Rosa</em></p>
<p><strong>MILANO</strong> &#8211; Il luogo più inaccessibile del mondo si trova sull&#8217;altipiano del Tibet. Non ha un nome ma, se proprio volete raggiungerlo, potete inserire le seguenti coordinate sul vostro navigatore satellitare: 34.7°N, 85.7°E. Dopodiché preparatevi a un lungo viaggio. Da Lhasa o Korla, gli agglomerati più vicini sufficientemente abitati da meritarsi il nome di città, ci vogliono tre settimane. Per la precisione, un giorno di macchina e venti a piedi in un percorso che l&#8217;altitudine (5.200 metri) e un terreno non propriamente liscio sconsigliano ai viaggiatori inesperti o poco in forma. Nel caso siate temerari, buona fortuna. Se invece non avete velleità da turisti estremi, potete divertirvi a trovare altri luoghi egualmente difficili da raggiungere <a rel="nofollow" href="http://www.newscientist.com/article/mg20227041.500-wheres-the-remotest-place-on-earth.html" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">sulle mappe</span></a> messe a punto dai ricercatori del <a rel="nofollow" href="http://ec.europa.eu/dgs/jrc/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">Joint Research Center dell&#8217;Unione europea</span></a> che valutano, appunto, l&#8217;accessibilità delle varie aree della terra.</p>
<p><strong>ADDIO ISOLAMENTO</strong> &#8211; Gli scienziati del centro (che ha sede in Italia, a Ispra in provincia di Varese) hanno infatti elaborato una serie di cartine geografiche che danno un&#8217;idea di quanto siano remoti i differenti luoghi del globo sulla base di un concetto molto semplice: quanto ci vuole ad arrivarci a partire dalla più vicina città di almeno 50 mila abitanti? Pubblicate sul World Development Report 2009 della Banca Mondiale e riprese dal <a rel="nofollow" href="http://www.newscientist.com/article/mg20227041.500-wheres-the-remotest-place-on-earth.html" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">«New Scientist»</span></a>, queste rappresentazioni visuali offrono una prospettiva che non stupisce: nel nostro mondo globalizzato di selvaggio e misterioso resta poco. Per esempio, ci dicono le cartine, meno del 10 per cento delle aree del mondo si trova a più di 48 ore di viaggio via terra dalla città più prossima. Due giorni, insomma e addio sudato isolamento. Ma per gli amanti della solitudine le brutte notizie non sono finite qui. Anche i luoghi solitamente ritenuti più inaccessibili non lo sono più così tanto. In Amazzonia, per esempio, l&#8217;estesa rete fluviale e il crescente numero di strade ha ridotto al 20 per cento la superficie che dista più di due giornate dal centro urbano più vicino. Tanto vale, se progettate un viaggio lontano dalla civiltà, andare in Quebec, il cui territorio, dal punto di vista dell&#8217;accessibilità, offre una proporzione simile e anche meno zanzare. Nel complesso, più di metà della popolazione mondiale vive a meno di un&#8217;ora da una città. «L&#8217;aspetto più drammatico di questa mappa è che rivela quante poche zone del mondo possono ancora essere considerate remote» ci racconta Andrew Nelson, uno degli autori delle mappe.</p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_aprile_21/luogo_remoto_pianeta_mastrolonardo_5c0e6e76-2e84-11de-bda5-00144f02aabc.shtml">Continua a leggere qui</a></p>
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		<title>La morbida macchina della traduzioni online</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 07:57:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre ore dopo la fine di una puntata di Lost negli Usa in rete sono già disponibili i sottotitoli italiani. Come? Grazie al lavoro di un piccolo esercito di appassionati di community come Itasa e Subsfactory. La frontiera dei fan ai tempi della rete.
Alle 4.00 del mattino Curzio e Pierluigi sono svegli da un po&#8217; [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=659&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><img class="alignright size-full wp-image-498" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/05/manifesto.gif?w=192&#038;h=30" alt="manifesto" width="192" height="30" />Tre ore dopo la fine di una puntata di Lost negli Usa in rete sono già disponibili i sottotitoli italiani. Come? Grazie al lavoro di un piccolo esercito di appassionati di community come Itasa e Subsfactory. La frontiera dei fan ai tempi della rete.</em></p>
<p>Alle 4.00 del mattino <strong>Curzio e Pierluigi</strong> sono svegli da un po&#8217; e già davanti al computer. L&#8217;ultima puntata di <em>Lost</em>, appena trasmessa negli Usa, sarà tra poco disponibile in rete e bisogna organizzarsi. E&#8217; necessario mettersi in contatto con le rispettive squadre, controllare le trascrizioni dei dialoghi inglesi appena arrivano sui siti stranieri, dividersi i segmenti dell&#8217;episodio, sincronizzare i testi con il video e partire con la traduzione. In capo a tre ore, in tempo per la colazione, i sottotitoli di <em>Lost </em>saranno disponibili su <a href="http://www.italiansubs.net/" target="_blank">Itasa &#8211; Italians subs addicted</a> o <a href="http://www.subsfactory.it/" target="_blank">Subsfactory</a>, le due community di sotto-titolatori amatoriali a cui, rispettivamente, Curzio e Pierluigi appartengono.</p>
<p>Sì perché essere fan ai tempi della rete significa anche questo. <strong>Svegliarsi prima del canto del gallo</strong> e impegnarsi in un&#8217;impresa collettiva non retribuita per offrire un servizio. A chi? Lo spiega Pierluigi, uno degli amministratori di Subsfactory: «A tutti gli appassionati che non intendono aspettare mesi per vedere le serie in Italia, non sopportano doppiaggi maldestri o serie interrotte senza preavviso».</p>
<p><a href="http://www.visionpost.it/dlife/la-morbida-macchina-delle-traduzioni-online.htm">Continua a leggere qui</a></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/659/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/659/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/659/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/659/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/659/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=659&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div><div class="feedflare">
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		<title>Assalto legale a Pirate Bay</title>
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		<comments>http://mastroblog.wordpress.com/2009/04/18/assalto-legale-a-pirate-bay/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 10:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[il manifesto]]></category>
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		<category><![CDATA[Sarkozy]]></category>
		<category><![CDATA[The Pirate Bay]]></category>

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		<description><![CDATA[
La sentenza dei giudici svedesi condanna al carcere i fondatori del popolare sito di peer to peer. Quattro anni di prigione e quasi quattro milioni di risarcimento per «favoreggiamento» del download illegale. Un pericoloso precedente per gli internauti europei&#8230;
Un totale di 4 anni di carcere e 3 milioni  e 620 mila dollari di multa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=652&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><span class="grey-l"><img class="alignright size-full wp-image-498" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/05/manifesto.gif?w=192&#038;h=30" alt="manifesto" width="192" height="30" /></span></em><em></em></p>
<p><em><span class="grey-l">La sentenza dei giudici svedesi condanna al carcere i fondatori del popolare sito di peer to peer. Quattro anni di prigione e quasi quattro milioni di risarcimento per «favoreggiamento» del download illegale. Un pericoloso precedente per gli internauti europei&#8230;</span></em></p>
<p>Un totale di<span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"> 4 anni di carcere e 3 milioni  e 620 mila dollari di multa (2 milioni e 776 mila euro). E&#8217; questa la  condanna per i fondatori del popolare sito <a href="www.thepiratebay.org"><em>The Pirate Bay</em></a> in quello che, dopo la vicenda di Napster nel 2001, è diventato il  più celebre processo nella lotta alla cosiddetta pirateria digitale.  I <strong>giudici svedesi</strong> hanno riconosciuto i quattro imputati colpevoli di  «assistenza nel rendere disponibili contenuti protetti da copyright».  In pratica “favoreggiamento” del download illegale. La decisione  della corte accoglie di fatto le richieste dell&#8217;accusa, un consorzio  che mette insieme il gotha dell&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento, a cui  regala una vittoria molto significativa, almeno dal punto dell&#8217;immagine. </span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Secondo i giudici svedesi, <strong> Peter Sunde, Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm, Carl Lundström</strong> risultano  infatti colpevoli di avere agevolato la violazione delle norme sul copyright  nonostante i server del sito non ospitino alcun tipo di contenuto digitale.  Sì perché <em>The Pirate Bay</em>, funziona come motore di ricerca di  “torrents”, file che si prestano ad essere scaricati e condivisi  attraverso un efficace protocollo peer-to-peer (p2p) chiamato <em>BitTorrent</em>.  In pratica, il servizio fornisce <strong>migliaia di link</strong> a film, episodi di  serie televisive, canzoni e giochi. Questo ruolo di mero intermediario  non ha però “salvato” gli imputati, un fatto che rischia di aprire  problematiche ripercussioni per tutti i servizi che aiutano gli utenti  a trovare risorse online.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">«Google potrebbe essere ritenuto  responsabile quando fornisce link a contenuti che non sono stati liberati  dal copyright?», <a href="http://musicindustryblog.wordpress.com/2009/04/17/the-pirate-bay-ruling-what-does-it-actually-mean-for-the-music-industry/">si è chiesto</a> sul suo blog personale Mark Mulligan,  che segue l&#8217;evoluzione del business della musica digitale per <em>Forrester  Research</em>, società di analisi di mercato. Analoga preoccupazione  esprimono altri soggetti dell&#8217;ecosistema della rete. «Il rischio è  che qualcuno  approfitti di questa sentenza per chiedere ancora  più forte che i fornitori di connettività siano considerati responsabili  del traffico in transito e potenziali favoreggiatori di attività illegali»,  spiega  al <em>manifesto</em> <strong>Dino Bortolotto</strong>, presidente di Assoprovider,  associazione di aziende che forniscono servizi internet. </span> <span id="more-652"></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Comprensibile dunque la soddisfazione  del fronte accusatorio che comprendeva colossi come Sony BMG, Universal,  EMI, Warner, MGM e 20th Century Fox. <strong>John Kennedy</strong>, numero uno della <em> International Federation of the Phonographic Industry</em>, ha parlato  di «un forte messaggio sull&#8217;importanza del copyright». In casa nostra, <strong> Enzo Mazza</strong>, presidente della Federazione industria musicale italiana,  ha salutato la decisione come «un efficace segnale che l&#8217;illegalità  non è tollerata». Quanto agli accusati, hanno reagito in coerenza  con lo stile scanzonato che li ha sempre contraddistinti. Pochi minuti  dopo la sentenza, sul sito incriminato si poteva leggere che «in tutti  i buoni film, gli eroi perdono all&#8217;inizio ma hanno un&#8217;epica vittoria  alla fine». Sunde, Neij, Svartholm e Lundström hanno annunciato che  ricorreranno in appello e che <em>The Pirate Bay</em> continuerà a funzionare  regolarmente. Il sito ha server in Russia e Belgio, cosa che rende difficile  un impatto immediato della sentenza sull&#8217;operatività del servizio. </span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Ma quali saranno le conseguenze  a lungo termine della decisione di ieri? Nonostante le grida di giubilo  dell&#8217;industria audiovisiva è difficile pensare che la decisione fermi  pratiche così diffuse e connaturate all&#8217;architettura della rete. «Ci  sarà una diminuzione iniziale del download ma poi l&#8217;attività riprenderà  come prima», spiega Bortolotto. Con un rischio supplementare. <strong>Le chiassose  campagne mediatiche</strong> del fronte per un copyright “senza se e senza  ma” invitano a soluzioni potenzialmente pericolose. «Il timore –  conclude Bortolotto – è che, per evitare sanzioni, gli utenti ricorrano  sempre di più a sistemi di anonimizzazione e reti cifrate dove si può  realmente trovare qualsiasi cosa».</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Potrebbe essere questo il risultato  finale di leggi come quella appena bocciata (e presto riproposta) in  Francia che chiede la disconnessione degli utenti dopo tre avvertimenti.  Una norma vista con molto favore <strong>dalle lobby dell&#8217;intrattenimento di  casa nostra e dai politici ad esse collegate</strong>. A queste pulsioni repressive  la sentenza di <em>The Pirate Bay</em> darà ulteriore linfa. </span></p>
<p><em>Articolo originariamente publbica su il manifesto del 18 aprile 2009</em></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/652/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/652/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/652/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/652/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/652/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/652/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/652/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/652/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/652/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/652/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=652&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div><div class="feedflare">
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