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		<title>Matsyavatara Prabhu Official Blog - Matsyavatara dasa Official Blog</title>
		<description><![CDATA[The official blog of Matsyavatara Prabhu]]></description>
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		<lastBuildDate>Tue, 09 Jun 2026 20:56:01 +0000</lastBuildDate>
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		<managingEditor>info@matsyavatara.com (Matsyavatara Prabhu Blog)</managingEditor>
		<item>
			<title>Il dono ricevuto e il tentativo di servirlo - Hare Krishna Reunion – 60 anni di ISKCON</title>
			<link>https://www.matsyavatara.com/711-il-dono-ricevuto-e-il-tentativo-di-servirlo-hare-krishna-reunion-60-anni-di-iskcon.html</link>
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			<description><![CDATA[<p><img src="https://www.matsyavatara.com/images/blog/2026/60iskcon-matsyavatara-villa-vrindavana.jpg" alt="" width="1200" height="630" loading="lazy"></p><h1><em>Il dono ricevuto e il tentativo di servirlo - Hare Krishna Reunion – 60 anni di ISKCON</em></h1>
<img src="https://www.matsyavatara.com/images/blog/2026/60iskcon-matsyavatara-villa-vrindavana.jpg" alt="">
<div><p><em>Intervento di S.G. Shriman Matsya Avatar Prabhu<br /></em><br />Cari devoti, amici e ospiti,<br />desidero anzitutto offrire i miei rispettosi omaggi a tutti i Vaishnava presenti e ringraziare di cuore gli organizzatori di questa Reunion per il caloroso invito che mi hanno rivolto.<br />In una circostanza come questa, nella quale celebriamo <strong>sessant’anni di ISKCON</strong>, sarebbe naturale parlare di opere, progetti, viaggi, templi, istituzioni e servizi svolti nel corso degli anni.<br />Ma riflettendo profondamente su ciò che desidero condividere con voi, sento che il cuore della mia testimonianza non è ciò che ho fatto.<br /><strong>Il cuore è ciò che ho ricevuto.</strong><br /><strong>È l’incontro con Shrila Prabhupada.</strong><br />Tutto il resto è venuto dopo.<br />Tutto il resto, se ha avuto un qualche valore, è stato soltanto un tentativo di rispondere a quella grazia.<br />Pochi anni prima di incontrare Shrila Prabhupada ero un giovane impegnato nella ricerca della verità. Avevo esplorato diverse strade, incontrato persone significative, approfondito molte letture, ma sentivo che mancava ancora qualcosa di essenziale: una sintesi capace di dare unità, direzione e compimento a quella ricerca.<br />Fu allora che sul Gange incontrai uno yogi. Dopo aver stretto un rapporto di amicizia, ascoltato le mie domande e le mie riflessioni, mi disse parole che non ho mai più dimenticato:<br />«Devi andare a Vrindavana. Devi incontrare un autentico innamorato di Dio, bhaktivedanta Swami Prabhupada ti presenterà a Krishna.»<br />Fino a quel momento non avevo mai sentito parlare né di Vrindavana né di Shrila Prabhupada. Eppure quelle parole penetrarono profondamente nella mia coscienza.<br />Pochi giorni dopo partii per Vrindavana.<br />Ricordo ancora l’emozione di quei due giorni a Vrindavana: l’atmosfera spirituale, i luoghi santi, i devoti, il senso di essere entrato in una dimensione che, pur non conoscendo ancora, mi appariva stranamente familiare.<br />Ma soprattutto ricordo il momento in cui fui ricevuto da Shrila Prabhupada a Delhi, il 30 agosto 1976.<br />Molte persone incontrano uomini colti. Alcune incontrano grandi personalità. Altre incontrano guide spirituali.<br />Io ebbi la fortuna di incontrare una persona che viveva completamente immersa nell’amore per Krishna.<br />Non fu tanto ciò che disse a colpirmi.<br />Fu ciò che era.<br />La sua presenza. La sua autenticità. La sua totale dedizione. La sua assoluta assenza di interesse personale.<br />Per la prima volta vidi una persona la cui vita appariva interamente centrata sul servizio a Dio.<br />Compresi che la spiritualità non era soltanto una filosofia. Non era soltanto una disciplina. Non era soltanto una ricerca.<br />Era una relazione d’amore.<br />Un amore vissuto, incarnato, offerto.<br /><strong>Ebbi la grazia di ricevere da Shrila Prabhupada un darshana personale. Quel colloquio lasciò nella mia vita un’impronta che continua ad accompagnarmi ancora oggi.</strong><br />Ricordo che, dopo avermi osservato per qualche istante, mi chiese se ci fossimo già incontrati.<br />Gli risposi:<br />«No. Non ci siamo mai visti. Ma negli ultimi giorni ti ho pensato intensamente. Ti ho anche sognato.»<br />Poi mi chiese:<br />«Credi in Dio?»<br />Rimasi un po’ in silenzio, poi aannuii.<br />Shrila Prabhupada parlò allora della drammatica crisi in cui vive il mondo e del valore della forma umana, della rarità di questa opportunità e della necessità di sviluppare amore per Dio, per Krishna. Mi fece comprendere che la vita umana non dovrebbe essere sprecata, perché è destinata alla realizzazione spirituale.<br />Io lo ascoltavo in silenzio.<br />A un certo punto mi chiese:<br />«Allora, qual è il problema?»<br />Gli risposi con sincerità:<br />«Se sto qui con te e con i devoti, non c’è alcun problema. Ma devo tornare in Italia. Ho fondato alcune aziende, ho soci, responsabilità e una ragazza che mi attende. Pensi che tutto questo possa creare ostacoli nel seguire la via che tu indichi?»<br />Shrila Prabhupada non mi invitò ad abbandonare ciò che avevo costruito.<br />Mi disse di diventare un devoto, di cantare Hare Krishna, di studiare la Bhagavad-gita e di confidare nella protezione di Krishna.<br />Poi aggiunse parole che non ho mai dimenticato:<br />«Tu hai talenti. Sai da dove provengono?»<br />Io rimasi in silenzio.<br />Egli proseguì:<br />«<strong>Ogni talento appartiene a Dio. Mettili al servizio di Krishna.</strong>»<br />Infine, guardandomi intensamente negli occhi, ripeté più volte:<br />«Krishna will protect you. Krishna will protect you. Krishna will protect you. <strong>Don’t fear</strong>.»<br />A distanza di cinquant’anni, quegli insegnamenti continuano ad accompagnare la mia vita e il mio servizio.<br /><strong>Le parole di Shrila Prabhupada non rimasero per me una semplice conversazione da ricordare.</strong><br />Ripensando a quei giorni, anche circostanze apparentemente casuali mi appaiono oggi come tessere di un unico disegno.<br />Avevo lasciato in donazione al tempio quanto mi era rimasto. Per incontrare Shrila Prabhupada avevo perso il volo di ritorno e dovetti attendere due giorni prima che si liberassero due posti per me e per il mio compagno di viaggio, che non stava bene.<br />Proprio in quella inattesa sospensione iniziai a studiare intensamente la Bhagavad-gita e a parlare dei suoi insegnamenti con le persone che incontravo.<br />Durante il viaggio in treno da Roma a Livorno, dopo il controllo dei biglietti, il controllore si fermò ad ascoltare. Continuammo a parlare della Bhagavad-gita per tutto il tragitto, al punto che, una volta giunti a destinazione, fu lui stesso ad avvisarmi che eravamo arrivati alla stazione di Livorno e ad aiutarmi a scendere i bagagli.<br />I miei amici e conoscenti sapevano che da tempo ero in cerca di uno scopo superiore da dare alla mia vita. Per questo, tornato a casa, il 20 settembre 1976 invitai a cena circa settanta persone e diedi a quell’incontro un titolo: «Una riflessione sul senso del mio viaggio in India». Durante la mia prima visita al <strong>Tempio di Roma</strong>, avevo acquistato una cassa della prima edizione italiana della Bhagavad-gita Così Com’è e ne donai una copia a ciascuno di loro.<br />Fin da allora <strong>Shrila Prabhupada è sempre rimasto presente nella mia vita</strong>. Non soltanto come memoria, ma come riferimento nel cuore.<br />Per questo, nella prima pagina di tutti i miei libri, dopo la copertina, ho voluto riportare queste parole:<br />«Con affetto e gratitudine<br />al mio eterno benefattore e Maestro<br />A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada,<br />sui cui insegnamenti ho fondato la mia vita.»<br />Non sapevo ancora dove mi avrebbe condotto tutto questo.<br />Sapevo soltanto che avevo preso molto seriamente l’invito di Shrila Prabhupada a studiare la Bhagavad-gita e a condividerne gli insegnamenti con le persone che avrei incontrato nel corso della mia vita.<br />Con il passare degli anni e dei decenni, quelle tessere apparentemente sparse hanno cominciato a rivelare non solo la quantità degli eventi vissuti, ma<strong> la qualità interiore del viaggio: il rasa della grazia ricevuta e del servizio offerto.</strong><br />Ripensando oggi a quel darshana, mi appare sempre più chiaro che <strong>Shrila Prabhupada non mi chiese semplicemente di cambiare vita in senso esteriore.</strong><br /><strong>Mi insegnò a consacrarla.</strong><br />Non mi chiese di rinnegare i talenti ricevuti.<br /><strong>Mi insegnò a riconoscerne l’origine divina.</strong><br />Non mi chiese di fuggire dalle responsabilità.<br />Mi mostrò come <strong>trasformarle in servizio.</strong><br />Non mi chiese di abbandonare ciò che avevo costruito.<br /><strong>Mi indicò come offrirlo a Krishna.</strong><br />Da allora, la mia vita è stata un tentativo, certamente imperfetto, di comprendere e applicare questi insegnamenti.</p>
<p>Le forme esteriori del servizio, in questi decenni, sono cambiate molte volte. Ma l’ispirazione che le ha generate è rimasta sostanzialmente la stessa.<br />Negli anni Settanta e Ottanta il servizio si svolgeva prevalentemente nei Templi.<br />Negli anni Novanta ebbi il privilegio di contribuire, insieme ad altri devoti, alla realizzazione di altari, templi in diverse nazioni e del <strong>Pushpa Samadhi Mandir di Shrila Prabhupada a Mayapur</strong>.<br />Successivamente ebbi il privilegio di contribuire alla realizzazione della sala del <strong>Tempio a Chowpatty</strong>, Mumbai.<br />Oggi mi trovo impegnato nella riflessione e nello sviluppo dello <strong>Srila Prabhupada Birth Place Memorial a Kolkata</strong>.<br />Guardando queste esperienze dall’esterno, qualcuno potrebbe vedere attività differenti.<br />Io vedo soprattutto <strong>una continuità</strong>.<br /><strong>Cambiano gli strumenti.</strong><br /><strong>Rimane la stessa intenzione.</strong><br />In fondo si tratta sempre di costruire.<br />Talvolta si costruiscono templi.<br />Talvolta si costruiscono altari.<br />Talvolta si costruiscono luoghi di pellegrinaggio.<br />Talvolta si costruiscono istituzioni educative.<br />Talvolta si costruiscono percorsi formativi.<br />Talvolta si costruiscono relazioni.<br />Talvolta si costruiscono ponti culturali.<br />Ma il principio rimane identico: <strong>mettere ciò che Krishna ci affida al servizio della missione di Shrila Prabhupada.</strong><br />È in questa prospettiva che nacque, nel <strong>1995</strong>, il <strong>Centro Studi Bhaktivedanta</strong>.<br />Non come fine.<br />Ma come mezzo.<br />Non come opera da celebrare.<br />Ma come <strong>strumento di servizio</strong>.</p>
<p>Negli ultimi anni della sua presenza terrena, Shrila Prabhupada aveva sottolineato l’importanza del <strong>Varna Ashrama Dharma</strong>.</p>
<p>Aveva inoltre fondato il <strong>Bhaktivedanta Institute, affinché studiosi, scienziati e uomini di cultura potessero dialogare con la tradizione Bhaktivedanta e la Coscienza di Krishna.<br /></strong><br />Il Centro Studi Bhaktivedanta ha cercato, con tutti i limiti e le imperfezioni che accompagnano ogni impresa umana, di offrire un contributo in questa direzione.<br />Molti devoti servono magnificamente attraverso la gestione dei <strong>Templi</strong>, la predica congregazionale, l’adorazione delle Divinità, la distribuzione dei libri di Shrila Prabhupada e numerose altre attività.<br />Il CSB ha cercato semplicemente di servire in altri contesti: <strong>università</strong>, scuole, <strong>ospedali</strong>, tribunali, istituzioni culturali, professioni, dialogo con il mondo accademico e religioso.<br /><strong>Non ho mai percepito questi ambiti come estranei alla missione di Shrila Prabhupada.</strong><br /><strong>Li ho considerati luoghi nei quali la sua visione poteva essere proposta con linguaggi adeguati agli interlocutori.</strong></p>
<p>Nel corso degli anni ho incontrato sensibilità diverse, approcci differenti e modi differenti di interpretare il servizio.<br />Ho imparato a rispettare sinceramente queste diversità.<br />Personalmente ho sempre cercato di comprendere quale fosse, nelle circostanze concrete che mi si presentavano, <strong>il modo più fedele di servire Shrila Prabhupada.</strong><br />Mi interessa soprattutto <strong>la fedeltà ai principi ricevuti</strong> e la loro applicazione nelle mutevoli condizioni del tempo, del luogo e delle circostanze.</p>
<p><strong>La Bhagavad-gita ci insegna che ciascuno deve servire secondo il proprio sva-dharma.</strong><br />Secondo la propria natura.<br />Secondo le capacità ricevute.<br />Secondo le circostanze nelle quali Krishna lo ha posto.<br />Non tutti servono nello stesso modo.<br />Non tutti costruiscono le stesse cose.<br />Non tutti percorrono gli stessi sentieri.<br />Ma tutti possono offrire ciò che sono.<br />Per questo, quando guardo indietro vedo un unico filo.<br /><strong>Il tentativo di servire la missione di Shrila Prabhupada secondo il mio sva-dharma.</strong><br />Ma oggi sento anche il bisogno di dire qualcosa di più.<br />Il fine non è mai stato il CSB.<br />Il fine non sono mai stati i templi.<br />Il fine non sono mai state le istituzioni, i progetti, le conferenze o i riconoscimenti.<br />Tutto questo, quando è autentico, è soltanto un mezzo.<br /><strong>Il fine è la realizzazione spirituale.</strong><br /><strong>Il fine è purificare il cuore.</strong><br /><strong>Il fine è vivere nella Bhakti.</strong><br />Il fine è lasciarsi guidare, correggere, ispirare e proteggere dalla grazia del Maestro spirituale.<br /><strong>Il fine è vivere, per quanto possibile, sulle ali degli insegnamenti ricevuti da Shrila Prabhupada e della sua misericordia.</strong><br /><br /><strong>E se dovessi esprimere un auspicio per il futuro della nostra amata ISKCON, sarebbe quello di vedere sempre più devoti uniti dall’amore per Krishna, dal rispetto reciproco e dal sincero desiderio di cooperare al servizio del nostro Fondatore-Acharya, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada.</strong></p>
<p>Con questo spirito desidero concludere ricordando le parole che Shri Caitanya Mahaprabhu ci ha insegnato a custodire nel cuore:<br /><em>sarvatma-snapanam param vijayate sri-krsna-sankirtanam</em><br />«Che il sankirtana di Shri Krishna trionfi supremamente, purificando e benedicendo l’intera esistenza.»<br /><br />Con gratitudine, offro i miei omaggi a tutti voi, preziosi compagni di viaggio, e chiedo umilmente perdono se, nel corso degli anni, anche involontariamente, ho mancato di rispetto a qualcuno.<br />Hare Krishna.<br />Vostro servitore,<br />al servizio di Shrila Prabhupada,<br />Matsya Avatar Das</p>
<p><strong> Nota bibliografica.</strong> <em>Le riflessioni qui condivise sono state offerte principalmente sulla base della memoria personale e dell'impronta che quell'incontro ha lasciato nella mia vita. Alcuni riferimenti agli eventi e alle circostanze di quei giorni trovano inoltre riscontro nelle annotazioni del diario tenuto dall'assistente personale di Shrila Prabhupada, Hari-Sauri Dasa, pubblicate in A Transcendental Diary (Vol. 4, agosto-ottobre 1976), oggi consultabile attraverso l'archivio <strong><a href="https://prabhupadavani.org/bio/transcendental-diary/volume-4/chapter-four/" target="_blank" rel="noopener">PrabhupadaVani</a></strong>.</em></p>
<p><em>🌐</em><strong> An English version of this article is also available</strong></p></div>
<img src="https://www.matsyavatara.com/images/blog/2026/60iskcon-villa-vrindavana-matsya-avatar.jpg" alt="">
<h1><span>L’inizio del mio cammino spirituale - Manupatni Mataji</span></h1>
<div><p><em>Intervento di S.G. Manupatni devi dasi Mataji</em></p>
<p class="s3"><span class="s4">La mia vita spirituale è iniziata grazie a due persone molto care: il mio Maestro Spirituale, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Srila Prabhupada e mio marito. </span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Era l’agosto del 1976. Matsyavatara, che dopo pochi mesi sarebbe diventato mio marito, stava per realizzare un sogno che coltivava da tempo: tornare in India. Aveva già viaggiato molto, attraversando l’Europa, l’America e l’Asia. Era evidente che fosse alla ricerca di qualcosa di profondo, di risposte che ancora non aveva trovato. Sentiva che l’India avrebbe potuto offrirgli ciò che il suo cuore stava cercando.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Poco prima della partenza, un nostro amico comune gli regalò un libro, dicendogli che forse gli sarebbe stato utile durante il viaggio. Preso dagli ultimi preparativi, Matsyavatara lo affidò a me, chiedendomi di leggerlo mentre lui era lontano. Io lo riposi distrattamente nella mia borsa e me ne dimenticai completamente.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">In quel periodo amavo trascorrere del tempo in un luogo speciale: un prato davanti a una piccola chiesa immersa nel bosco, all’interno di un antico complesso cinquecentesco. Era un angolo di pace e silenzio, dove andavo a leggere, riflettere e ritrovare serenità. Frequentavo la chiesa del paese, cantavo nel coro e mi sentivo sostanzialmente appagata dalla mia vita.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Eppure, guardando oggi quegli anni con maggiore maturità, comprendo che dentro di me vi era anche una ricerca silenziosa. Non cercavo qualcosa di diverso dalla mia fede, ma desideravo comprendere più profondamente il significato della vita e il rapporto con Dio.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Verso la fine di agosto, il 27 o il 28 del mese, tornai in quel luogo che tanto amavo. Cercando qualcosa nella borsa, ritrovai il libro che avevo completamente dimenticato. Lo presi tra le mani e iniziai a leggerlo.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Da quel momento non riuscii più a staccarmene. Lessi una pagina dopo l’altra fino ad arrivare all’ultima. Quando chiusi il libro, un pensiero sorse spontaneamente dentro di me, non avevo mai letto preghiere così belle.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Girai il volume e osservai il nome dell’autore: A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada. C’era anche la sua fotografia e il titolo del libro: Sri Ishopanishad.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Quasi contemporaneamente, dall’altra parte del mondo, Marco stava concludendo il suo viaggio in India. Dopo aver visitato Vrindavana, ebbe l’immensa fortuna di incontrare proprio quel Maestro di cui stavo leggendo il libro, a Delhi.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Ripensando oggi a quegli eventi, sento ancora quanto siano stati straordinari. Abbiamo conosciuto il nostro amato Maestro Spirituale in modi diversi e apparentemente lontani, eppure perfettamente intrecciati. Ho sempre percepito tutto questo come un disegno profondamente divino.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Quando Matsyavatara fece ritorno, iniziò subito a raccontarmi ciò che aveva incontrato, una persona speciale, un autentico Maestro Spirituale che gli aveva fatto intravedere lo scopo della vita, la via dell’amore per Dio, il canto del Santo Nome, la pratica del japa e i principi fondamentali insegnati da Srila Prabhupada.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Cominciai anch’io a cantare il Santo Nome sul japa-mala e, con mia sorpresa, tutto mi sembrò naturale.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Naturalmente, stavo muovendo i primi passi sul sentiero della Bhakti. Avevo soltanto diciannove anni. Vivevo felice con la mia famiglia e conducevo una vita semplice e serena. Non potevo immaginare dove quel cammino mi avrebbe portata.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Accettai quei cambiamenti soprattutto perché avevo fiducia in Marco, colui che oggi è mio marito. Pochi mesi dopo, nel maggio del 1977, ricevemmo l’iniziazione spirituale da Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Srila Prabhupada, ricevendo i nomi di Matsya Avatar das e Manupatni Devi Dasi, e ci sposammo secondo il rito vaishnava.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">La comprensione più profonda della coscienza di Krishna e degli insegnamenti del Maestro non arrivò tutta insieme. Per l’infinita misericordia di Srila Prabhupada, è maturata gradualmente, passo dopo passo, attraverso gli anni, le prove, le gioie, il servizio e la compagnia dei devoti.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">E in realtà continua ancora oggi.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Guardando indietro, provo una profonda gratitudine.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Quello che iniziò con un libro dimenticato in una borsa si trasformò nel dono più prezioso della mia vita, l’incontro con Srila Prabhupada e con il cammino della coscienza di Krishna.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">A distanza di tanti anni, posso dire che quel viaggio non fu soltanto quello di Matsyavatara verso l’India. Fu anche l’inizio del mio viaggio, un viaggio che continua ancora oggi, per la misericordia del Maestro Spirituale e di Krishna. </span></p>
<p class="s3"><span class="s4">In occasione della celebrazione dei sessant’anni dell’ISKCON, che si svolge proprio a Villa Vrindavana, desidero condividere alcuni ricordi particolarmente cari al mio cuore.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Se il racconto del mio incontro con la coscienza di Krishna rappresenta l’inizio del mio cammino spirituale, Villa Vrindavana rappresenta invece il luogo in cui quel cammino ha trovato una dimensione concreta di servizio.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Per me e per la mia famiglia, assistere alla nascita e alla crescita di Villa Vrindavana è stato un privilegio straordinario. Abbiamo vissuto da vicino i primi anni di questo progetto, condividendone le sfide, i sacrifici, l’entusiasmo e le speranze. Ripercorrere oggi quei momenti significa ricordare un periodo molto significativo della nostra vita, fatto di semplicità, collaborazione e profonda fede, che ha contribuito a formare ciò che siamo diventati.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Ricordo la prima volta che arrivai a Villa Vrindavana. Radharani aveva due anni e Keshava era ancora un neonato di pochi mesi. Era inverno e faceva molto freddo. La villa era rimasta chiusa per anni e quella sera trascorremmo lì la notte.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Con noi c’era anche la madre di Harideva, venuta a trovare suo figlio. Era una donna pratica e intraprendente, capace di trovare una soluzione a ogni difficoltà. Alcune stanze conservavano ancora le vecchie stufe in terracotta. Mi aiutò a scegliere la stanza più piccola, così da poterla riscaldare più facilmente. Poi si recò nel bosco a raccogliere legna e rami secchi, accese la stufa e, nel giro di poco tempo, la stanza divenne calda. Dormimmo per terra, nei nostri sacchi a pelo, ma ricordo quella notte con grande serenità.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">La mattina seguente vidi Sundararupa Prabhu e Matsyavatara Prabhu sul terrazzo che dal Salone Rosso si affaccia sul giardino. Li ascoltavo mentre parlavano dei progetti e dei sogni per quella splendida proprietà. In quel momento non potevo immaginare quanto quei progetti avrebbero trasformato quel luogo negli anni successivi.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Poco tempo dopo, mio suocero, Caitanya Nitay Prabhu, iniziò i lavori di restauro. Il lavoro da fare era immenso. I primi interventi riguardarono la costruzione dei bagni e delle docce. Fino ad allora ci lavavamo nelle stanze utilizzando grandi mastelli di plastica. Andavamo a prendere l’acqua con le taniche a una sorgente nel bosco e poi la scaldavamo sulla stufa prima di utilizzarla.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Il primo tempio fu allestito al piano superiore della villa, in quella stanza che in seguito sarebbe diventata l’ufficio di Sundararupa Prabhu. Successivamente venne restaurata anche la piccola chiesa presente nella proprietà, che per un po di tempo ospitò le Divinità di Sri Sri GauraNitay che adesso sono a Prabhupadadesh e le attività del tempio. Più tardi, grazie all’impegno e alla visione di Caitanya Nitay Prabhu, una delle antiche limonaie fu trasformata nell’attuale tempio, un’opera magnifica che ancora oggi accoglie devoti e visitatori.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Con il passare del tempo tutto iniziò a prendere forma. Furono realizzati l’acquedotto, la cucina, gli ashram e la mensa. La prima gurukula che Lalita Govinda con tanti sacrifici ha messo in opera, nacque in una stanza dell’ashram femminile, con un piccolo bagno annesso. Venne organizzata anche una lavanderia con una lunga fila di pile bianche. La utilizzavamo a giorni alterni con i Prabhu, ma non era soltanto un luogo di lavoro, era anche un punto di incontro dove le madri si ritrovavano, conversavano e condividevano momenti di amicizia e gioia.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Quando furono installate le Divinità, mia suocera, Ananda Vrindavana Mataji, iniziò a cucire personalmente i loro abiti. Ricordo con affetto la dedizione e la cura che metteva in quel servizio.<br />In quegli anni tutti gli impianti di riscaldamento funzionavano a legna, resa disponibile da decine di ettari di bosco che circondavano la proprietà. Il sistema di riscaldamento centrale del tempio era alimentato a sansa, utilizzando il prodotto derivato dalle oltre duemila piante di ulivo presenti nella tenuta. Anche la cucina funzionava esclusivamente a legna. Non era sempre facile accenderla e mantenerla attiva, ma quel sistema rendeva la comunità estremamente autonoma e autosufficiente.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Guardando indietro, comprendo quanto quelle esperienze abbiano contribuito a formare il nostro carattere e la nostra vita spirituale. I sacrifici, le difficoltà e il servizio condiviso ci hanno resi più forti, più determinati e più uniti nel nostro intento di servire Guru e Krishna.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Mi considero molto fortunata per aver vissuto quegli anni e per aver assistito alla nascita di Villa Vrindavana. Conservare questi ricordi nel cuore è per me una grande benedizione, perché rappresentano una parte importante del mio percorso spirituale e della storia della mia famiglia.</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">Vostra servitrice,<br />Manupatni devi dasi</span></p></div>
<p class="feed-readmore"><a target="_blank" href="https://www.matsyavatara.com/711-il-dono-ricevuto-e-il-tentativo-di-servirlo-hare-krishna-reunion-60-anni-di-iskcon.html" rel="noopener">Leggi tutto &hellip;</a></p>]]></description>
			<author>r.ferrini@centrostudi.net (Staff)</author>
			<category>Blog</category>
			<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 05:14:42 +0000</pubDate>
		</item>
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			<title>In ricordo di Shyamananda Prabhu</title>
			<link>https://www.matsyavatara.com/710-in-ricordo-di-shyamananda-prabhu.html</link>
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			<description><![CDATA[<p><img src="https://www.matsyavatara.com/images/blog/2026/shyamananda2026.jpg" alt="" width="1200" height="630" loading="lazy"></p><p class="p1">Caro Shyamananda Prabhu, con gioia ti offro i miei omaggi. Glorie a Shrila Prabhupada.<br>Prego Shri Krishna che, ovunque tu sia, tu possa essere sempre felicemente ispirato.</p>
<p class="p1">Oggi ricorre il giorno in cui hai concluso il tuo viaggio terreno. In occasioni come questa, il cuore spontaneamente ritorna ai ricordi, ma ancor più alle qualità spirituali che hai saputo incarnare e donare.</p>
<p class="p1">Ripensando a te, ciò che emerge con particolare chiarezza è la tua natura composta e luminosa. Eri una persona profondamente devota a Shrila Prabhupada, ma con quella discrezione che non sente il bisogno di metterti in mostra. Riservato e silenzioso, possedevi una presenza che non cercava il centro della scena e che proprio per questo lasciava un segno profondo in chi ti stava accanto.</p>
<p class="p1">Ricordo con gratitudine la tua amichevolezza sincera, la tua umiltà naturale, la capacità di guardare lontano con lungimiranza e serenità. Ma soprattutto ricordo la tua generosità. Sapevi esserci quando qualcuno aveva bisogno, senza clamore, senza attendere riconoscimenti, con quella delicatezza che nasce da un cuore educato alla compassione e al servizio.</p>
<p class="p1">Viviamo in un tempo in cui spesso vengono celebrate l’apparenza, l’affermazione personale e il rumore. Anime come la tua, invece, insegnano attraverso la semplicità. Non cercano di occupare spazio: lo rendono più umano, più accogliente, più ricco di significato.</p>
<p class="p1">Nel ricordarti oggi, ciò che prevale in me non è soltanto la nostalgia, ma una profonda gratitudine per il cammino condiviso nella Bhakti e per tutto ciò che, attraverso la tua presenza, ho ricevuto anch’io.</p>
<p class="p1">Prego Shri Krishna affinché il bene che hai seminato continui a fiorire nel cuore di coloro che ti hanno conosciuto e amato. Le relazioni costruite nella sincerità, nel servizio e nell’affetto spirituale non appartengono interamente al tempo: custodiscono qualcosa che va oltre il tempo stesso.</p>
<p class="p1">Con gratitudine e spirituale affetto, oggi ti ricordo nel cuore.</p>
<p class="p1">Matsya Avatar das</p>]]></description>
			<author>r.ferrini@centrostudi.net (Staff)</author>
			<category>Blog</category>
			<pubDate>Thu, 14 May 2026 04:17:45 +0000</pubDate>
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			<title>La storia di Amalaki Vrata ekadasi</title>
			<link>https://www.matsyavatara.com/708-la-storia-di-amalaki-vrata-ekadasi.html</link>
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			<description><![CDATA[<p><img src="https://www.matsyavatara.com/images/blog/2026/amalaki-vrata_ekadashi.jpg" alt="" width="1200" height="630" loading="lazy"></p><p>Un giorno il re Mandhata disse a Vasishtha muni: “O grande saggio, ti prego, sii misericordioso con me e parlami di un sacro digiuno che possa darmi un beneficio eterno”. Vasishtha Muni rispose: “O re, ti prego di ascoltare con attenzione, perché ti descriverò il migliore tra tutti i digiuni, il giorno di Amalaki Ekadashi. Chi osserva fedelmente il digiuno in questa Ekadashi ottiene enormi ricchezze, si libera dagli effetti di ogni peccato e raggiunge la liberazione. Digiunare in questa Ekadashi purifica più che donare mille mucche in carità ad un bramahna puro. Perciò, per favore, ascolta attentamente, e ti racconterò la storia di un cacciatore che, pur guadagnandosi da vivere ogni giorno con l’uccisione di animali innocenti, ottenne la liberazione osservando il digiuno in Amalaki Ekadashi, e seguendo le regole prescritte per l’adorazione.<br>C’era una volta un regno chiamato Vaidisha, dove tutti i brahmana, kshatriya, vaishya e shudra, possedevano uguali doti di conoscenza dei Veda, forza fisica e grande intelligenza.<br>O leone tra i re, il regno intero riecheggiava degli inni vedici, e neppure uno dei suoi abitanti era ateo o commetteva atti colpevoli. Il monarca di questo regno si chiamava Pashabinduka, ed era un re della dinastia di Soma, la luna. Era conosciuto anche come Citraratha, ed era strenuo difensore del dharma e della veridicità. Si dice che re Citraratha possedesse la forza di diecimila elefanti, che fosse molto ricco e conoscesse perfettamente le sei ramificazioni della saggezza vedica.<br> Sotto il regno di Maharaja Citraratha neppure un solo suddito cercava di praticare il dharma o dovere di un altro, poiché tutti, brahmana, kshatriya, vaishya e shudra, erano perfettamente impegnati nel proprio. In tutto il territorio non c’erano né poveri né avari, e non si conoscevano carestie e inondazioni. In verità, il regno era libero persino dalle malattie, e tutti godevano di ottima salute. La gente s’impegnava nel servizio d’amore e devozione a Dio, La Persona Suprema, Shri Vishnu, seguendo l’esempio del re, che offriva anche un particolare servizio a Shiva. Inoltre, tutti osservavano il digiuno di Ekadashi, due volte al mese. O migliore tra i re, in questo modo gli abitanti di Vaidisha vivevano numerosi e lunghi anni nella gioia e nella prosperità. Abbandonando ogni forma di religione materialistica, si dedicavano completamente al servizio d’amore al Signore Supremo, Hari.<br>Un giorno, nel mese di Phalguna, arrivò il sacro giorno del digiuno di Amalaki Ekadashi, congiunto con Dvadashi. Re Citraratha comprese che questo particolare digiuno sarebbe stato propizio e benefico in modo speciale, perciò insieme a tutti gli abitanti di Vaidisha osservò questa sacra Ekadashi molto scrupolosamente, seguendo con attenzione tutte le regole prescritte. Dopo aver fatto il bagno nel fiume, i sudditi si recarono, insieme al sovrano, al tempio di Shri Vishnu, dove cresceva un albero Amalaki. Innanzitutto il re offrì all’albero, assistito dai più eminenti saggi della sua corte, un vaso pieno d’acqua, una bella stoffa per baldacchino, scarpe, oro, diamanti, rubini, perle, zaffiri e incenso profumato. Poi adorarono Parashurama con queste preghiere: “Signore Parashurama, figlio di Renuka, fonte di ogni gioia, liberatore di tutti i mondi, Ti preghiamo, scendi sotto questo sacro albero Amalaki e accetta i nostri umili omaggi”. Poi rivolsero le loro preghiere all’albero Amalaki: “O Amalaki, progenie di Brahma, tu sei in grado di distruggere ogni tipo di reazione peccaminosa.Ti preghiamo, accetta i nostri rispettosi omaggi e questi umili doni. O Amalaki, tu sei in verità la forma del Brahman, e un giorno fosti adorato da Ramacandra stesso. Chiunque giri attorno a te in segno di rispetto è dunque liberato immediatamente da tutte le sue colpe”.<br>Dopo aver offerto queste meravigliose preghiere, re Citraratha e i suoi sudditi vegliarono per tutta la notte, pregando e adorando, secondo le regole prescritte per il sacro digiuno di Ekadashi. Fu durante questo periodo propizio di digiuni e preghiere che giunse nei pressi un uomo molto empio, che manteneva sé stesso e la propria famiglia uccidendo animali. Appesantito dalla fatica e dai suoi peccati, il cacciatore vide che il sovrano e gli abitanti di Vaidisha osservavano Amalaki Ekadashi con una veglia notturna, il digiuno e l’adorazione di Shri Vishnu nel meraviglioso scenario della foresta, splendidamente illuminato da molte lampade. Il cacciatore si nascose lì vicino, chiedendosi cosa significasse quel grandioso spettacolo. “Cosa sta succedendo qui?” - si chiedeva. In quella gradevole foresta, sotto il sacro albero Amalaki, vide la Divinità di Shri Damodara, adorata su un vaso d’acqua che faceva da asana, e ascoltò i devoti intonare canti sacri che parlavano della forma e dei giochi spirituali del Signore, Shri Krishna. Senza neppure rendersene conto, quell’empio cacciatore, indurito dall’irreligione perché abituato a sopprimere creature innocenti come uccelli ed altri animali, passò l’intera notte a contemplare incredulo la celebrazione di Ekadashi e ad ascoltare le glorie del Signore.<br>Poco dopo l’alba, il sovrano e il suo seguito, compresi i saggi di corte e tutti i sudditi, completarono la celebrazione di Ekadashi e tornarono alla città di Vaidisha. Allora il cacciatore fece ritorno alla sua capanna, e tutto felice si mise a pranzare. Quando arrivò la sua ora lasciò il corpo, ma grazie ai meriti che aveva acquisito digiunando in Amalaki Ekadashi, ascoltando le glorie di Dio, la Persona Suprema, e rimanendo sveglio per tutta la notte, fu considerato degno di rinascere come un grande re, e di possedere molti carri, elefanti, cavalli e soldati. Il suo nome fu Vasuratha, figlio di Vidhuratha, e governò il regno di Jayanti.<br>Re Vasuratha era forte e ardito, risplendente come il sole e bello come la luna. Per la sua potenza assomigliava a Vishnu, e per la sua tolleranza era come la terra stessa. Molto incline alla carità, generoso e sempre veritiero, Vasuratha s’impegnava sempre nel servizio di amore e devozione al Signore Supremo, Shri Vishnu, e in questo modo divenne molto esperto nella conoscenza vedica. Era sempre attivo negli affari dello Stato e traeva grande piacere nel prendersi cura dei suoi sudditi come se fossero i suoi stessi figli. Non amava le manifestazioni di orgoglio in nessuno ed era sempre pronto a correggere la vanagloria. Celebrava molti tipi di sacrificio e si assicurava sempre che tutti i bisognosi del suo regno ricevessero doni a sufficienza.<br>Un giorno, mentre era a caccia nella giungla, re Vasuratha si allontanò da sentiero e si perse nel folto degli alberi. Dopo aver camminato senza ritrovare la giusta direzione, cominciò a sentirsi stanco e sdraiatosi sotto un albero, si addormentò con la testa appoggiata sulle braccia. Mentre dormiva, sopraggiunsero alcuni selvaggi che, ricordando la loro antica inimicizia verso il sovrano, cominciarono a discutere tra loro sul modo migliore di ucciderlo. “E’ per colpa di quest’uomo, che ha ucciso i nostri padri, madri, cognati, nipoti e zii, che noi siamo costretti a vagare senza meta come dei pazzi”. Con queste parole si prepararono ad uccidere re Vasuratha con varie armi, tra cui picche, spade, frecce e corde magiche. Ma nessuna di queste terribili armi poté toccare il sovrano addormentato, e ben presto quei selvaggi incivili, usi a mangiare cani, furono presi dalla paura, che li privò delle forze; ben presto persero anche quella poca intelligenza che avevano e non capivano più nulla, per la confusione e la debolezza. Infine, con grande costernazione dei selvaggi, dal corpo del sovrano apparve improvvisamente una donna meravigliosa, decorata con molti ornamenti e circondata da una fragranza celestiale. Portava una bella ghirlanda al collo, ma le sue sopracciglia erano corrucciate e i suoi occhi terribili fiammeggiavano per la collera. Il suo aspetto spaventoso la faceva apparire come la morte personificata. Con il suo chakra ardente uccise immediatamente tutti i cacciatori della tribù, che avevano cercato di assassinare il re addormentato. Proprio in quel momento il re si svegliò, e vedendosi circondato dai cadaveri di tutti quei selvaggi, rimase sconcertato. “Questi sono sempre stati per me dei nemici feroci e irriducibili. Chi ne ha fatto una simile strage? Chi è il mio grande benefattore?”.<br>In quel preciso momento Vasuratha udì una voce dal cielo: “Vuoi sapere chi ti ha aiutato. Chi è l’unico che può aiutare tutti coloro che soffrono? Soltanto Shri Keshava, Dio, la Persona Suprema, nessun altro. E’ Lui che salva tutti coloro che prendono rifugio in Lui senza motivazioni egoiche”.<br>A quelle parole, il re si sentì sopraffare da un profondo sentimento d’amore per Dio, la Persona Divina. Tornò alla propria capitale e riprese a governare come un secondo Indra, senza conoscere mai ostacoli.<br>Perciò, caro re Mandhata - concluse il venerabile Vasishtha Muni - chiunque osservi la sacra Amalaki Ekadashi raggiungerà senza alcun dubbio la suprema dimora di Shri Vishnu, tanto grandi sono i meriti religiosi che si acquistano osservando questo giorno di digiuno così sacro”.</p>
<p>Così termina la narrazione delle glorie di Phalguna-shukla Ekadashi, o Amalaki Ekadashi, dal Brahmanda Purana. </p>]]></description>
			<author>r.ferrini@centrostudi.net (Staff)</author>
			<category>Blog</category>
			<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 07:38:41 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Un nuovo paradigma di coscienza. La visione Bhaktivedanta e la nuova fisica nel rispetto delle loro epistemologie.</title>
			<link>https://www.matsyavatara.com/vyasapuja/shri-vyasapuja/706-paradigma-coscienza-bhaktivedanta-fisica-quantistica.html</link>
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			<description><![CDATA[<p><img src="https://www.matsyavatara.com/images/blog/2026/vyasapuja-articolo-2026.png" alt="" width="1280" height="720" loading="lazy"></p><p><em>Viviamo in un’epoca in cui l’umanità ha raggiunto vertici straordinari di potenza tecnica, ma appare smarrita nel senso. Possiamo misurare l’universo, manipolare la materia, accelerare ogni processo, e tuttavia restiamo incerti su chi siamo e quale sia il fondamento del reale. La crisi del nostro tempo non è soltanto economica o geopolitica: è, più profondamente, <strong>una crisi di coscienza</strong>.</em></p>
<p>Nel giorno del Vyasapuja ho celebrato la Guru-parampara, la trasmissione fedele del sapere rivelato. Non ho celebrato un individuo, ma <strong>la continuità della Verità </strong>che si offre, di generazione in generazione, attraverso una catena di maestri che non inventano, ma custodiscono.</p>
<p><strong>Il Maestro </strong>non produce verità nuove, <strong>custodisce e rende comprensibile ciò che è eterno. </strong>Questa responsabilità, oggi, appare più urgente che mai, poiché la crisi che attraversiamo non è soltanto geopolitica o economica. È, più profondamente, una crisi ontologica, una crisi della nostra concezione del reale.<br>La modernità scientifica si è sviluppata su un presupposto che raramente viene esplicitato, ma che ha plasmato intere civiltà: <strong>la separazione tra soggetto e oggetto.</strong> Il mondo come oggetto misurabile; l’uomo come osservatore esterno; la coscienza come prodotto secondario della materia. Questo paradigma ha generato progressi tecnici straordinari, ma ha anche consolidato una visione frammentaria dell’essere.<br>La tradizione Bhaktivedanta muove da un presupposto differente.</p>
<p><strong>La realtà, nella sua origine, è unitaria.</strong> La distinzione tra spirito e materia non è un dualismo assoluto, bensì una differenziazione interna a un fondamento comune. <br>Come afferma la <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Bhagavad-gita</span></span> (6.29), “il saggio vede il Sé presente in tutti gli esseri e tutti gli esseri nel Sé”: non si tratta di un’immagine poetica, ma della descrizione di una trasformazione della coscienza capace di superare la percezione frammentata. <br>Con l’avvento della fisica quantistica, il paradigma della separazione ha iniziato a incrinarsi. Il principio di indeterminazione ha mostrato che l’osservatore non è completamente neutrale rispetto al fenomeno osservato; l’atto della misura partecipa alla configurazione del fenomeno stesso. L’universo non si presenta più come un meccanismo composto da parti indipendenti, ma come una totalità dinamica, profondamente interconnessa.<br>È necessario, tuttavia, procedere con estrema chiarezza. La fisica non afferma la metafisica vedica, non dimostra il Brahman, non fonda teologicamente l’unità dell’essere. Sarebbe improprio trasformare le intuizioni scientifiche in conferme apologetiche della spiritualità. Ma sarebbe altrettanto miope ignorare la frattura che tali intuizioni hanno aperto nel materialismo riduzionista.<br>La scienza opera attraverso osservazione, misurazione e formalizzazione matematica; la tradizione Bhaktivedanta si fonda sulla rivelazione, sulla testimonianza autorevole e sulla realizzazione interiore. La scienza descrive fenomeni; <strong>la spiritualità trasforma l’essere. </strong>Confondere questi piani significherebbe indebolire entrambe. Eppure, nel rispetto delle loro differenze, può nascere un dialogo fecondo.</p>
<p><strong>Il nodo filosofico decisivo è la coscienza. </strong>La fisica contemporanea non riesce più a ridurla a semplice prodotto della materia; il cosiddetto “problema difficile” della coscienza rimane aperto. La tradizione vedica, invece, non parte dal problema ma dalla realizzazione: la coscienza non è qualcosa da spiegare in termini riduttivi, bensì qualcosa da purificare e risvegliare.<br>La differenza è radicale. La scienza si interroga su come la coscienza emerga; la Bhakti invita a trasformarla. Non si tratta di sovrapposizione, ma di una complementarità che rimane asimmetrica. La scienza può riconoscere i limiti del materialismo; la spiritualità può offrire una via di elevazione interiore.</p>
<p>Un dialogo autentico richiede, da entrambe le parti, una purificazione. <strong>La scienza deve liberarsi dal pregiudizio secondo cui soltanto ciò che è misurabile è reale. La religione deve liberarsi dall’anti-intellettualismo e dal rifiuto del confronto critico.</strong> Quando entrambe riconoscono i propri limiti metodologici, si apre uno spazio nuovo, non di confusione, ma di maturità culturale.<br><br><strong>La visione Bhaktivedanta non propone una cosmologia alternativa alla fisica, bensì una trasformazione dello sguardo. </strong><br>Se l’uomo si percepisce come separato, costruirà sistemi separativi; se realizza l’unità dell’essere, agirà in modo unitario. In questo senso, le intuizioni della nuova fisica, pur restando all’interno del proprio ambito, hanno incrinato il dogma della separazione che ha segnato la modernità.<br>Il Vyasapuja diventa allora non soltanto un atto devozionale, ma anche un atto culturale.</p>
<p><strong>Custodire la Verità senza adulterarla significa offrirla a un’epoca che possiede strumenti tecnici potentissimi, ma che rischia di smarrire l’orientamento etico e spirituale</strong>.<br>Non siamo chiamati alla regressione, ma all’elevazione della coscienza. Non a confondere scienza e sapienza, ma a permettere che dialoghino nel rispetto delle loro vie, affinché l’umanità possa riscoprire l’unità che le è originaria.<br>Solo così l’amore potrà tornare a essere principio ordinatore della storia.<br><br>Matsya Avatar das<br>(Marco Ferrini)</p>]]></description>
			<author>r.ferrini@centrostudi.net (Staff)</author>
			<category>Vyasapuja</category>
			<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 12:57:27 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Gita Jayanti: il sacro avvento della Bhagavad Gita</title>
			<link>https://www.matsyavatara.com/702-gita-jayanti-il-sacro-avvento-della-bhagavad-gita.html</link>
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			<description><![CDATA[<p><img src="https://www.matsyavatara.com/images/blog/2025/gita-jayanti-matsyavatara.png" alt="" width="1280" height="720" loading="lazy"></p><p><strong>Quando la voce di Krishna si fece eterna presenza rivelatrice: il sacro avvento della Bhagavad Gita. </strong><br>Oggi, in ogni angolo del mondo, celebriamo il sacro Avvento della Bhagavad Gita, il testo che da millenni illumina il cammino dell’umanità e rivela la voce eterna di Śrī Krishna nel cuore della storia.<br>In questo giorno di speciale benedizione ricordiamo come la Gita sia discesa quale dono di grazia, pronunciata sul campo di Kurukṣetra per risvegliare Arjuna e, attraverso lui, ciascuno di noi. Ogni suo insegnamento continua a parlare alla nostra coscienza, guidandoci nell’arte di vivere, amare e servire con rettitudine e devozione.<br>Con animo colmo di gratitudine volgiamo il pensiero alla guru-paramparā, la catena ininterrotta dei Maestri che, dall’alba dei tempi, trasmettono senza alterazione la conoscenza sacra. Senza il loro servizio di amore e sacrificio nessuna parola della Gita sarebbe giunta fino a noi nella sua purezza originaria.</p>
<p>E in questo giorno di luce desidero offrire la mia eterna gratitudine al mio Guru Maharaj, Śrīla A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda, che con la sua misericordia e la sua dedizione ha reso accessibile al mondo la Bhagavad Gita nella sua autenticità. Attraverso il suo insegnamento e il suo esempio, la Voce di Krishna continua a farsi Presenza viva nel cuore di chi desidera avanzare nel sentiero della devozione.</p>
<p>In questa ricorrenza rinnoviamo il nostro impegno a vivere gli insegnamenti della Gita con cuore sincero, trasformando ogni azione in un’offerta, ogni pensiero in consapevolezza, ogni relazione in un luogo di armonia e crescita spirituale.</p>
<p><strong>Un versetto per la pace e la concordia</strong></p>
<p>(Bhagavad-gītā 5.29)<br><em>bhoktāraṁ yajña-tapasāṁ</em><br><em>sarva-loka-maheśvaram</em><br><em>suhṛdaṁ sarva-bhūtānāṁ</em><br><em>jñātvā māṁ śāntim ṛcchati</em><br><strong>Traduzione</strong>:<br>“Colui che conosce Me come il beneficiario di tutti i sacrifici e delle ascesi, il Supremo Signore di tutti i pianeti e di tutti gli esseri, e l’amico benevolo di ogni creatura, raggiunge la pace dalla sofferenza dell’esistenza materiale.”<br><strong>Spiegazione</strong>:<br>La pace nasce dal riconoscere che Krishna è il beneficiario, il Signore e l’amico di tutti. Quando vediamo ogni essere sotto la Sua custodia, il nostro cuore si apre alla concordia e ogni antagonismo perde forza.</p>
<p><strong>Un versetto sul più alto scopo della vita umana</strong></p>
<p>(Bhagavad-gītā 18.66)<br><em>sarva-dharmān parityajya</em><br><em>mām ekaṁ śaraṇaṁ vraja</em><br><em>ahaṁ tvāṁ sarva-pāpebhyo</em><br><em>mokṣayiṣyāmi mā śucaḥ</em><br><strong>Traduzione:</strong><br>“Abbandona ogni forma di religione e arrenditi a Me soltanto. Ti libererò da ogni conseguenza del peccato. Non temere.”<br><strong>Spiegazione</strong>:<br>Il fine supremo della vita umana è la resa amorosa a Dio, che libera dalla sofferenza e apre la via alla pace che non conosce tramonto. In questo invito si compie il cuore stesso della Bhagavad Gita: la chiamata a vivere nella fiducia, nella devozione e nella luce interiore che non viene mai meno.<br>Possiamo accogliere questo giorno luminoso come un invito a risvegliare la parte più pura di noi, e ad avanzare nel Dharma con umiltà, fiducia e gratitudine, ricordando che Śrī Krishna è sempre nel nostro cuore, guida amorevole e compagno eterno.<br><br>Con gratitudine e spirituale affetto, Shri Guru e Shri Gauranga pada seva, ki Jaya! <br>Marco Ferrini<br>Matsya Avatar das </p>]]></description>
			<author>r.ferrini@centrostudi.net (Staff)</author>
			<category>Blog</category>
			<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 06:51:00 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Ricordando Caitanya Nitai Prabhu</title>
			<link>https://www.matsyavatara.com/700-ricordando-caitanya-nitai-prabhu.html</link>
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			<description><![CDATA[<p><img src="https://www.matsyavatara.com/images/blog/2015/caitanyanitai-mastayvatara.jpg" alt=""></p><p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://www.matsyavatara.com/images/blog/2015/caitanyanitai-mastayvatara.jpg" width="920" height="582"><img src="https://www.matsyavatara.com/images/blog/2015/caitanyanitai-matsyavatara.jpg" alt=""></p>
<p class="s2"><strong>Dalla vita dei cantieri al servizio devoto</strong></p>
<p class="s2">Il 29 novembre 1983, alle diciannove circa, mio padre lasciava il corpo. Nel mondo lo conoscevano come Trento Ferrini, un uomo concreto, responsabile, stimato capo cantiere e figura affidabile nella vita sociale. Per la nostra comunità, e per me, è diventato Caitanya Nitai Das Prabhu, un devoto serio e regolare che negli ultimi sette anni della sua vita ha saputo trasformare profondamente se stesso alla luce della Bhakti.</p>
<p class="s2">Desidero ricordarlo non con toni funebri, ma come un uomo che ha consacrato la propria esistenza, passo dopo passo, al servizio del Dharma e della missione di Shrila Prabhupada.</p>
<p class="s2"><strong>L’inizio silenzioso di una conversione</strong></p>
<p class="s2">La sua storia spirituale germogliò quasi in silenzio, durante il viaggio di ritorno dal mio terzo pellegrinaggio in India. Mio padre era alla guida, io ero seduto accanto e dietro sedeva quella che sarebbe presto diventata mia moglie. Per tutto il tragitto raccontai ciò che avevo vissuto: la ricerca del Maestro, lo stile di vita della Bhakti, la scoperta di una spiritualità che non si aggiunge alla vita, ma la orienta completamente.</p>
<p class="s2">Parlavo alla mia futura moglie, affinché comprendesse la scelta che avevo nel cuore. Ma sapevo che mio padre ascoltava ogni parola. Tacque, come era suo stile, e lasciò che tutto sedimentasse nel suo cuore.</p>
<p class="s2">In quei quaranta minuti si era accesa in lui una scintilla che presto avrebbe trovato forma.</p>
<p class="s2"><strong>L’adesione immediata di mia madre e della mia fidanzata e la discrezione rispettosa nei confronti di mio padre</strong></p>
<p class="s2">Giunti a casa, trovammo un pranzo tradizionale preparato da mia madre per festeggiare il mio rientro. La presi da parte e le comunicai la mia decisione di cambiare vita in modo radicale, di dedicarmi alla pratica devozionale Bhakti, di adottare una dieta sattvica, di orientare ogni passo al servizio spirituale.</p>
<p class="s2">Dopo pochi minuti mi rispose con semplicità disarmante:</p>
<p class="s2">«Che folli siamo stati a vivere come abbiamo vissuto. Così dobbiamo vivere. Ti seguo.»</p>
<p class="s2">Mia madre, che da giovane aveva desiderato prendere i voti e che era cresciuta accanto a una madre terziaria francescana, riconobbe immediatamente una continuità interiore. Si mise subito a studiare cosa cambiare nella vita quotidiana. Poi chiese:</p>
<p class="s2">«E per babbo, come facciamo?»</p>
<p class="s2">Le risposi che con lui nulla si poteva forzare. Aveva ascoltato ogni cosa e, se avesse desiderato intraprendere quel cammino, lo avrebbe fatto liberamente. Questa fiducia nella sua libertà fu il filo conduttore di tutta la sua trasformazione.</p>
<p class="s2"><strong>Il gesto del piatto spinto in avanti</strong></p>
<p class="s2">I primi giorni scorsero nella naturalezza: noi seguivamo la nuova dieta sattvica, lui continuava con la sua alimentazione consueta, osservandoci senza commentare. Poi, dopo due o tre giorni, avvenne il gesto che segnò la sua scelta. A tavola spinse in avanti il piatto e disse:</p>
<p class="s2">«Non lo voglio più questo. Mangio come voi.»</p>
<p class="s2">Non cercò enfasi. Espresse una decisione semplice e irrevocabile. Da quel momento condivise non soltanto la tavola, ma l’orientamento profondo della nostra vita. La mattina seguente iniziò la sua pratica quotidiana di Hari Nama japa.</p>
<p class="s2">Mantenne inizialmente un’alimentazione molto semplice, quasi mediterranea. Ridusse spontaneamente vino e sigarette, non per imposizione, ma per coerenza interiore.</p>
<p class="s2"><strong>Dal vino e dal tabacco alla sadhana Bhakti</strong></p>
<p class="s2">Per un uomo nato nel Chianti e cresciuto nei cantieri, rinunciare al vino non è un gesto marginale. Quando mi chiedeva se il vino fosse vegetariano, gli rispondevo che lo era, ma che per via dell’alcol sarebbe stato preferibile evitarlo. Non insistevo, perché sapevo che avrebbe compreso il senso profondo di quella rinuncia. E così fu. In breve tempo abbandonò il vino e poi il tabacco. Quando qualcuno fumava vicino a lui chiedeva cortesemente di allontanarsi, non per severità, ma per proteggere una decisione maturata nel cuore.</p>
<p class="s2">Non si trattava soltanto di nuovi abiti esteriori. Il suo carattere si andava addolcendo e centrando. Le antiche impetuosità si attenuarono. La sua presenza divenne ancora più regolare e affidabile.</p>
<p class="s2">Dal 1977, liberatosi dagli ultimi attaccamenti, iniziò a praticare la sadhana Bhakti come un devoto a tempo pieno. Nel tempio era sempre il primo ad arrivare. Alle quattro e mezza del mattino lo trovavo seduto a terra con la japa mala tra le mani, intento nei sedici giri quotidiani prima dell’inizio delle attività.</p>
<p class="s2">Per sette anni non arrivai mai al tempio prima di lui.</p>
<p class="s2"><strong>Dal mondo delle imprese al servizio di Villa Vrindavana</strong></p>
<p class="s2">Le sue competenze di capocantiere si rivelarono un dono prezioso per la comunità. Quando iniziai a cercare un luogo adatto alla vita spirituale di una crescente comunità Vaishnava, lui divenne il mio referente per ogni valutazione tecnica. Visitammo molte proprietà e, ogni volta, sapeva indicare costi, criticità, fattibilità e rischi con una precisione che solo un uomo di grande esperienza poteva offrire.</p>
<p class="s2">Quando finalmente arrivò Villa Vrindavana, nel 1979, la sua guida fu determinante. La villa e i terreni erano ricchi di potenzialità, ma in grave stato di abbandono. Occorreva rifare tutto. Lui, a sessantaquattro anni, affrontava giornate intense e faticose. Sveglia alle quattro, pratica spirituale, poi tre ore di viaggio tra andata e ritorno e intere giornate di lavoro fisico. Non considerò mai quel servizio come un sacrificio. Era la naturale continuazione del proprio dharma professionale, trasfigurato nel sevā.</p>
<p class="s2"><strong>Un carattere trasformato</strong></p>
<p class="s2">Chi lo aveva conosciuto negli anni precedenti vedeva in lui un uomo trasformato. Parenti e amici dicevano che era irriconoscibile e non si riferivano soltanto allo stile di vita, ma all’intensità della sua trasformazione interiore.</p>
<p class="s2">Nel tempio era percepito come una presenza solida, quasi paterna. Parlava poco, lavorava molto, ascoltava con sincerità. Leggeva la Bhagavad Gita e il Bhakti rasamrita sindhu con il desiderio di comprendere per servire meglio. La sua umiltà, una volta quasi nascosta, affiorava con naturalezza.</p>
<p class="s2"><strong>Gli ultimi tre mesi e l’arte del lasciare andare</strong></p>
<p class="s2">La malattia arrivò improvvisa e rapida. Da settembre a novembre trascorsero tre mesi intensi, nei quali molti devoti si offrirono spontaneamente per assisterlo giorno e notte. Alcuni non avevano mai prestato quel tipo di servizio, eppure per lui si misero a disposizione con totale dedizione, come se quel gesto esprimesse la gratitudine per ciò che egli aveva seminato con la sua semplice presenza.</p>
<p class="s2">Lasciò il corpo tra le mie braccia, con la mente rivolta al servizio. Fino all’ultimo pensava a come non essere di intralcio agli altri e a ciò che ancora poteva essere fatto per la missione di Shrila Prabhupada.</p>
<p class="s2"><strong>Che cosa mi ha insegnato il suo cammino</strong></p>
<p class="s2">Ripensando alla nostra relazione, riconosco che gran parte della gratitudine che ho maturato nei suoi confronti è fiorita dopo la sua partenza. Un altro grande segmento è nato negli ultimi sette anni della sua vita, quando ho potuto osservare da vicino la sua trasformazione spirituale.</p>
<p class="s2">Era stato un padre a tratti brusco, poco incline alle manifestazioni affettive esteriori, ma straordinariamente generoso e sempre presente. La Bhakti purificò questo materiale umano, orientandolo verso la sua dimensione più alta. La sua regolarità, la sua fede semplice e la sua umiltà operosa sono rimaste per me un insegnamento vivo.</p>
<p class="s2"><strong>Un invito per chi legge</strong></p>
<p class="s2">Ricordare Caitanya Nitai Das Prabhu significa testimoniare la forza trasformatrice della Bhakti nella vita quotidiana. Chi lo ha conosciuto nelle sue due stagioni, quella dei cantieri e quella del servizio devozionale, ha visto come la stessa energia, gli stessi talenti e la stessa determinazione possano essere prima rivolti al mondo e poi consacrati con amore a Dio.</p>
<p class="s2">Per questo, nel giorno della sua commemorazione, desidero condividere il suo ricordo come un invito alla speranza. Finché abbiamo respiro, abbiamo la possibilità di trasformare la nostra vita, purificare il nostro carattere e offrire i nostri talenti a un ideale che trascenda noi stessi.</p>
<p class="s2">Così ha vissuto Caitanya Nitai Das Prabhu. E per questo, con profonda gratitudine, desidero ricordarlo e onorare la sua memoria insieme a tutti voi.</p>
<p class="s2">Matsya Avatar das</p>
<p> </p>]]></description>
			<author>r.ferrini@centrostudi.net (Staff)</author>
			<category>Blog</category>
			<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 07:27:16 +0000</pubDate>
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		<item>
			<title>Caro Bhakti Swarupa Damodara Goswami Maharaja</title>
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			<description><![CDATA[<p><img src="https://www.matsyavatara.com/images/blog/2025/bhakti-swarupa-damodara-matsya.jpg" alt="" width="1200" height="630" loading="lazy"></p><p class="p1">Caro Bhakti Swarupa Damodara Goswami Maharaja e membri della comunità dei suoi discepoli, vi offro i miei rispettosi omaggi.<span class="Apple-converted-space"> <br></span>Tutte le glorie a Shrila Prabhupada.</p>
<p class="p1">Nel giorno in cui ricordate con gioia la nascita del vostro amato Maestro spirituale, desidero unirmi a voi con un sentimento di sincera gratitudine e affetto fraterno per la luminosa eredità che egli ha lasciato nel cuore di tutti noi.</p>
<p class="p1"><strong>H.H. Bhakti Swarupa Damodara Goswami </strong>con il suo raro connubio di profondità spirituale e rigore scientifico, ha aperto sentieri nuovi nel dialogo tra spiritualità e scienza. La sua dedizione agli insegnamenti di Shrila Prabhupada e ai bhajan Vaishnava, rimane una fonte d’ispirazione inesauribile per chiunque desideri far risplendere la coscienza di Krishna nel mondo contemporaneo.</p>
<p class="p1">Ho avuto la grazia di condividere con lui alcune occasioni di servizio. Ricordo con gratitudine la felicità che provavamo vedendo uomini e donne di scienza avvicinarsi con interesse ai temi che portavamo alla luce, e l’entusiasmo con cui progettavamo ulteriori occasioni di servizio alla missione di S.D.G Shrila Prabhupada.</p>
<p class="p1">Sono ricordi che custodisco non per esaltarli, ma perché testimoniano la sua visione, la sua purezza d’intenti e la sua capacità di ispirare cooperazione nella sacra missione che Shrila Prabhupada gli aveva affidato.</p>
<p class="p1">Sebbene la sua dipartita abbia interrotto la possibilità di un servizio comune sul piano fisico, sento ancora viva la sua presenza spirituale come compagno di sankirtana, amico e guida nell’intento di offrire ogni cosa a Krishna.</p>
<p class="p1">Nel giorno del suo compleanno, mi unisco ai suoi discepoli nel rendere omaggio a questa grande anima, che ha vissuto e servito con esemplare dedizione.</p>
<p class="p1">Possa la sua pura Bhakti continuare a guidare il nostro cammino e a ispirare nuovi cuori verso il servizio puro e l’Amore per Radha e Krishna.</p>
<p class="p1">Come ci ricorda la Bhagavad-gītā:</p>
<p class="p1">"<em>Chi comprende la natura trascendentale della Mia apparizione e delle Mie attività, una volta lasciato il corpo, non rinasce in questo mondo materiale, ma raggiunge la Mia dimora eterna.</em>" (Bg 4.9)</p>
<p class="p1">Con gratitudine e spirituale affetto,</p>
<p class="p1">Matsya Avatar Das</p>]]></description>
			<author>r.ferrini@centrostudi.net (Staff)</author>
			<category>Blog</category>
			<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 09:31:22 +0000</pubDate>
		</item>
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			<title>Nel ricordo di Bhaktirasa</title>
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			<description><![CDATA[<p><img src="https://www.matsyavatara.com/images/blog/2025/bhaktirasa.jpg" alt="" width="1600" height="750" loading="lazy"></p>        <div><p>Cara Bhaktirasa ji, ti offro i miei omaggi.<br />Jaya Shrila Prabhupada!</p>
<p>Oggi, nel giorno in cui nove anni fa lasciasti il corpo, il mio cuore si volge a te con affetto e gratitudine.</p>
<p>Insieme abbiamo percorso decine di migliaia di chilometri per offrire la Bhakti nei più grandi ospedali italiani, portando la luce della conoscenza e dell’amore divino a medici, infermieri e malati. Ogni seminario che organizzavamo era un atto di devozione: curavi ogni dettaglio del tuo servizio con la premura di chi serve Dio servendo gli altri. Nei lunghi viaggi, anche quando la stanchezza si faceva sentire, restavi sempre gentile e attenta, incoraggiando chiunque viaggiasse con noi o incontrassi negli ospedali.</p>
<p>Ricordo la tua compassione per i sofferenti, il tuo senso del dovere, la tua capacità di trasformare ogni azione in servizio d’amore. Quella Bhakti che condividevamo non si è spenta: continua a vivere nel cuore di chi ha partecipato ai nostri seminari, nello staff che ancora oggi porta avanti la stessa missione, e in tutti coloro che hanno ricevuto ispirazione dal tuo esempio.</p>
<p>La distanza tra noi è solo apparente: le anime che si amano nel servizio al Signore restano unite oltre lo spazio e il tempo. Ti sento presente nelle preghiere, nei canti, nei frutti del servizio che continuiamo a offrire insieme.</p>
<p>Con riconoscenza e spirituale affetto, da parte mia e di tutti i tuoi cari compagni di viaggio del CSB,<br />il tuo servitore nella missione della Bhakti, trasmessaci con amore da Shrila Prabhupada.</p>
<p>Param vijayate Shri Krishna-sankirtanam!</p>
<p><em>Matsya Avatar das</em></p></div>
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<p class="feed-readmore"><a target="_blank" href="https://www.matsyavatara.com/696-nel-ricordo-di-bhaktirasa.html" rel="noopener">Leggi tutto &hellip;</a></p>]]></description>
			<author>r.ferrini@centrostudi.net (Matsya Avatar das)</author>
			<category>Blog</category>
			<pubDate>Sun, 09 Nov 2025 06:37:41 +0000</pubDate>
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		<item>
			<title>Sri Govardhan Ashtakam</title>
			<link>https://www.matsyavatara.com/695-sri-govardhan-ashtakam.html</link>
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			<description><![CDATA[<p><img src="https://www.matsyavatara.com/images/blog/2025/matsyavatara_dasa_govardhana_2012_11_14.jpg" alt="" width="760" height="400" loading="lazy"></p>    <h1><span>Sri Govardhan Ashtakam</span></h1>
<img src="https://www.matsyavatara.com/images/blog/2025/matsyavatara_dasa_govardhana_2012_11_14.jpg" alt="">
<iframe src="https://youtu.be/brUiqS_p6hg?si=bq-sH5TuDOxFUma0"></iframe>
<div><h3 class="p1"><b>Śrī Govardhana-āṣṭakam</b></h3>
<p>Lo <i>Śrī Govardhana Aṣ</i><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><i>ṭ</i></span><i>akam</i> è un <i>aṣ</i><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><i>ṭ</i></span><i>akam</i> composto da Śrīla Viśvanātha Cakravartī <span style="font-family: Calibri, sans-serif;">Ṭ</span>hākura, grande <i>vaiṣ</i><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><i>ṇ</i></span><i>ava</i> della <i>Gau</i><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><i>ḍ</i></span><i>īya-sampradāya</i>.</p>
<p class="p1">Questo canto è tratto dall’opera Stavamṛta Lahari. In esso, Śrīla Viśvanātha Cakravartī descrive le glorie della collina di Govardhana e prega Shri Govardhana di esaudire i suoi desideri.</p>
<p class="p1" style="text-align: center;">(1)<br />krsna-prasadena samasta-saila-<br />samrajyam apnoti ca vairino ’pi<br />sakrasya yah prapa balim sa saksad<br />govardhano me disatam abhistam</p>
<p class="p1" style="text-align: center;">(2)<br />sva-prestha-hastambuja-saukumarya<br />sukhanubhuter ati-bhumi-vrtteh<br />mahendra-vajrahatim apy ajanan<br />govardhano me disatam abhistam</p>
<p class="p1" style="text-align: center;">(3)<br />yatraiva krsno vrsabhanu-putrya<br />anam grhitum kalaham vitene<br />sruteh sprha yatra mahaty atah sri<br />govardhano me disatam abhistam</p>
<p class="p1" style="text-align: center;">(4)<br />snatva sarah svasu samira-hasti<br />yatraiva nipadi-paraga-dhulih<br />alolayan khelati caru sa sri<br />govardhano me disatam abhistam</p>
<p class="p1" style="text-align: center;">(5)<br />kasturikabhih sayitam kim atrety<br />uham prabhoh svasya muhur vitanvan<br />naisargika-sviya-sila-sugandhair<br />govardhano me disatam abhistam</p>
<p class="p2" style="text-align: center;">(6)<br />vamsa-pratidhvany-anusara-vartma<br />didrksavo yatra harim harinyah<br />yantyo labhante na hi vismitah sa<br />govardhano me disatam abhistam</p>
<p class="p1" style="text-align: center;">(7)<br />yatraiva gangam anu navi radham<br />arohya madhye tu nimagna-naukah<br />krsno hi radhanugalo babhau sa<br />govardhano me disatam abhistam</p>
<p class="p1" style="text-align: center;">(8)<br />vina bhavet kim hari-dasa-varya-<br />padasrayambhaktir atah srayami<br />yam eva saprema nijesayoh sri-<br />govardhano me disatam abhistam<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1" style="text-align: center;">(9)<br />etat pathed yo hari-dasa-varya-<br />mahanubhavastakam ardra-cetah<br />sri-radhika-madhavayoh padabja-<br />dasyam sa vinded acirena saksat</p></div>
<div><p class="p1">1) Possa la collina Govardhana, che per misericordia di K<span style="font-family: Calibri, sans-serif;">ṛ</span><span style="font-family: Aptos, sans-serif;">ṣ</span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">ṇ</span>a divenne la regina di tutte le montagne<br />e ricevette l’omaggio rispettoso del suo acerrimo nemico Indra, esaudire il mio desiderio.</p>
<p class="p1">(2) Quando fu sollevata al di sopra della terra, la collina si riempì di tale beatitudine nel sentire la delicatezza della mano di loto del suo amato K<span style="font-family: Calibri, sans-serif;">ṛ</span><span style="font-family: Aptos, sans-serif;">ṣ</span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">ṇ</span>a, che non si accorse nemmeno dei fulmini con cui Indra lo colpiva.<br />Possa la collina di Govardhana esaudire il mio desiderio.</p>
<p class="p1">(3) Nel tentativo di riscuotere un tributo, K<span style="font-family: Calibri, sans-serif;">ṛ</span><span style="font-family: Aptos, sans-serif;">ṣ</span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">ṇ</span>a litigò lì<br />con la figlia del re V<span style="font-family: Calibri, sans-serif;">ṛ</span><span style="font-family: Aptos, sans-serif;">ṣ</span>abhānu.<br />I Veda personificati anelano ad ascoltare quel litigio.<br />Possa la collina di Govardhana esaudire il mio desiderio.</p>
<p class="p1">(4) Mentre si bagnava in un lago vicino,<br />una brezza profumata in forma di elefante, coperta del polline dei fiori di <i>kadamba</i> e di altri,<br />giocava con grazia in quel luogo.<br />Possa la collina di Govardhana esaudire il mio desiderio.</p>
<p class="p1">(5) Da dove proviene la dolce fragranza di Govardhana?<br />Dai cervi muschiati che vi riposano?<br />Dal Signore che vi gioca?<br />O è il suo stesso profumo naturale?<br />Possa la collina di Govardhana esaudire il mio desiderio.</p>
<p class="p1">(6) Cercando il Signore Hari seguendo il sentiero della Sua musica di flauto,<br />i cervi, stupiti, non riescono a trovarLo.<br />Possa la collina di Govardhana esaudire il mio desiderio.</p>
<p class="p1">(7) Quando la Coppia Divina navigava sul Gange,<br />la barca cominciò a inabissarsi nel mezzo del fiume.<br />K<span style="font-family: Calibri, sans-serif;">ṛ</span><span style="font-family: Aptos, sans-serif;">ṣ</span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">ṇ</span>a appariva splendidamente bello<br />mentre Rādhā si aggrappava al Suo collo.<br />Possa la collina di Govardhana esaudire il mio desiderio.</p>
<p class="p1">(8) Senza rifugiarsi ai piedi della collina,<br />che è la migliore tra i servitori del Signore Hari<br />e trabocca d’amore per il divino re e la divina regina,<br />come sarebbe possibile pervenire al puro servizio devozionale?<br />Possa la collina di Govardhana esaudire il mio desiderio.</p>
<p class="p1">(9) Possa chi legge questi otto versi<br />che glorificano il più grande dei servitori del Signore Hari, con il cuore fuso d’amore puro,<br />ottenere presto il servizio diretto ai piedi di loto<br />di Śrī Śrī Rādhā-Mādhava.</p></div>
<p class="feed-readmore"><a target="_blank" href="https://www.matsyavatara.com/695-sri-govardhan-ashtakam.html" rel="noopener">Leggi tutto &hellip;</a></p>]]></description>
			<author>r.ferrini@centrostudi.net (Staff)</author>
			<category>Blog</category>
			<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 05:37:41 +0000</pubDate>
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