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	<title>Maurizio Galluzzo</title>
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	<description>Riflessioni e discussioni sulle tecnologie, la vita digitale e le nuove forme di relazione (since 1993) - radio operator 1VNT209 callsign</description>
	<lastBuildDate>Sat, 10 Oct 2026 16:00:13 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Maurizio Galluzzo</title>
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	<item>
		<title>DIGITALmeet &#8211; Manifesto Umbro &#8211; 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[administrator]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 15:54:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[Manifesto Umbro 2026 (versione del 09.09.2026 di Maurizio Galluzzo)  DIGITALmeet 2026: La forza del digitale nasce dalla consapevolezza che il futuro del Paese dipende dalla diffusione delle competenze digitali.  Il digitale è una forza che trasforma il presente e costruisce il futuro. Ma la sua vera potenza non risiede soltanto nelle infrastrutture, nelle reti, nei&#8230; <a class="more-link" href="https://www.mauriziogalluzzo.it/digitalmeet-manifesto-umbro-2026">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">DIGITALmeet &#8211; Manifesto Umbro &#8211; 2026</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Manifesto Umbro 2026</h2>
<p><b>(versione del 09.09.2026 di Maurizio Galluzzo) </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">DIGITALmeet 2026:</span><b> La forza del digitale nasce dalla consapevolezza che il futuro del Paese dipende dalla diffusione delle competenze digitali</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il digitale è una forza che trasforma il presente e costruisce il futuro. Ma la sua vera potenza non risiede soltanto nelle infrastrutture, nelle reti, nei dispositivi o negli algoritmi. La forza del digitale nasce soprattutto dalle persone, dalla loro capacità di comprendere il cambiamento, di acquisire nuove competenze e di utilizzare la tecnologia in modo consapevole, responsabile e creativo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il futuro del nostro Paese dipende dalla capacità di rendere il digitale un patrimonio comune. In un tempo in cui tecnologia e innovazione stanno modificando profondamente il lavoro, le imprese, la sanità, l&#8217;istruzione e la Pubblica Amministrazione, non possiamo permettere che la conoscenza digitale rimanga un privilegio per pochi. Le competenze devono diventare accessibili, diffuse e condivise, perché soltanto una società consapevole può affrontare il cambiamento senza subirlo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La trasformazione digitale non è un processo che riguarda esclusivamente la tecnologia. È prima di tutto una trasformazione culturale. Significa imparare a conoscere nuovi strumenti, comprenderne le opportunità e i limiti, sviluppare capacità critiche e scegliere in che modo utilizzare l&#8217;innovazione per migliorare la vita delle persone. Significa mettere la conoscenza al centro e riconoscere che dietro ogni tecnologia ci sono sempre decisioni, competenze, responsabilità e persone. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;accelerazione dell&#8217;Intelligenza Artificiale oggi apre una nuova fase di questa affascinante trasformazione. Una fase ancora più profonda e complessa, capace di cambiare il modo in cui lavoriamo, produciamo, comunichiamo, apprendiamo e prendiamo decisioni. L&#8217;Intelligenza Artificiale rappresenta una straordinaria opportunità, ma richiede anche una nuova consapevolezza. Non basta utilizzare questi strumenti: è necessario comprenderli, conoscerne il funzionamento, riconoscerne i limiti e imparare a governarne l&#8217;impatto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una delle sfide più importanti riguarda il modo in cui il sistema pubblico saprà affrontare questa trasformazione. L&#8217;Intelligenza Artificiale può contribuire a costruire una Pubblica Amministrazione aumentata, più efficiente, più semplice, più accessibile e più vicina ai cittadini. Può aiutare a semplificare i processi, ridurre i tempi di attesa, automatizzare le attività ripetitive e rendere più efficace l&#8217;utilizzo delle risorse. Ma il suo valore più grande sarà la capacità di liberare tempo ed energie da dedicare alle persone, alle decisioni strategiche, alla qualità dei servizi e all&#8217;innovazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La tecnologia non deve allontanare le istituzioni dai cittadini. Deve avvicinarle. Non deve rendere i processi più impersonali. Deve renderli più semplici e comprensibili. Non deve sostituire indiscriminatamente il lavoro umano, ma contribuire a valorizzare le competenze e a permettere alle persone di concentrarsi su ciò che richiede creatività, responsabilità, relazione e capacità decisionale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché questo cambiamento possa produrre risultati concreti, sarà indispensabile investire nelle competenze. La formazione non può essere considerata un elemento secondario della trasformazione digitale, ma deve diventarne il fondamento. Non esiste innovazione senza conoscenza e non esiste un utilizzo responsabile dell&#8217;Intelligenza Artificiale senza persone capaci di comprenderla.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">DIGITALmeet nasce e continua a crescere proprio intorno a questa convinzione: il digitale deve essere un&#8217;opportunità per tutti. Per i cittadini che vogliono comprendere il mondo che cambia, per le imprese che desiderano innovare e competere, per le istituzioni che devono affrontare nuove sfide e per le nuove generazioni che costruiranno il futuro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Promuovere cultura digitale significa creare una società più inclusiva e più consapevole. Significa ridurre le distanze tra chi conosce la tecnologia e chi rischia di esserne escluso. Significa offrire strumenti per partecipare attivamente al cambiamento e non limitarsi a subirlo. Significa costruire un linguaggio comune tra persone, imprese, istituzioni, università e territori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">DIGITALmeet 2026 rinnova questo impegno e vuole essere uno spazio aperto di confronto, conoscenza e partecipazione. Un luogo in cui discutere del presente e immaginare il futuro, mettendo in relazione competenze, esperienze e visioni differenti. Un&#8217;occasione per comprendere come il digitale e l&#8217;Intelligenza Artificiale possano generare valore concreto per cittadini, imprese e istituzioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il futuro non è determinato dalla tecnologia che scegliamo di adottare, ma dalla capacità che avremo di utilizzarla per costruire una società migliore. Ogni innovazione porta con sé opportunità e responsabilità. Sta a noi scegliere quale direzione prendere. Sta a noi decidere se lasciare che il cambiamento aumenti le distanze o utilizzarlo per creare nuove possibilità di inclusione, crescita e sviluppo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Diffondere competenze significa costruire un&#8217;Italia più preparata, più competitiva e più capace di affrontare le sfide del domani. Significa riconoscere che la trasformazione digitale non è un traguardo da raggiungere, ma un percorso da costruire insieme. Significa trasformare il potenziale della tecnologia in opportunità concrete e l&#8217;Intelligenza Artificiale in uno strumento al servizio delle persone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il digitale non è soltanto tecnologia. È conoscenza, partecipazione, responsabilità e futuro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È la capacità di immaginare nuove possibilità e di trasformarle in realtà. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È una forza che appartiene a tutti, quando tutti hanno gli strumenti per comprenderla.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per questo crediamo nelle persone prima ancora che nelle tecnologie. Crediamo nella conoscenza prima ancora che negli strumenti. Crediamo nella consapevolezza come condizione necessaria per innovare e che il futuro digitale dell&#8217;Italia debba essere costruito insieme, senza lasciare indietro nessuno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché il futuro non appartiene semplicemente a chi utilizza la tecnologia. Il futuro appartiene a chi sa comprenderla, governarla e trasformarla in valore.</span></p>
<p><b>DIGITALmeet 2026 è questo impegno: costruire insieme un futuro in cui il digitale sia una forza per le persone, l&#8217;Intelligenza Artificiale sia un&#8217;opportunità da comprendere e governare e l&#8217;innovazione diventi uno strumento concreto di crescita, inclusione e sviluppo per l&#8217;intero Paese.</b></p>
<hr />
<p>Vedi le <strong>edizioni precedenti del Manifesto di Pieduluco</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.mauriziogalluzzo.it/manifesto-di-piediluco-2025">Manifesto di Piediluco – Edizione 2025</a></li>
<li><a href="https://www.mauriziogalluzzo.it/manifesto-piediluco-2024">Manifesto di Piediluco – Edizione 2024</a></li>
<li><a href="https://www.mauriziogalluzzo.it/manifesto-piediluco-2022">Manifesto di Piediluco – Edizione 2022</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>Immagini della discussione (fonte DIGITALmeet)</p>
<p><a href="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_04-scaled.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-8508" src="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_04-1024x768.jpg" alt="" width="750" height="563" srcset="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_04-1024x768.jpg 1024w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_04-300x225.jpg 300w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_04-768x576.jpg 768w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_04-1536x1152.jpg 1536w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_04-2048x1536.jpg 2048w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_04-1568x1176.jpg 1568w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a> <a href="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_03-scaled.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-8509" src="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_03-1024x768.jpg" alt="" width="750" height="563" srcset="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_03-1024x768.jpg 1024w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_03-300x225.jpg 300w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_03-768x576.jpg 768w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_03-1536x1152.jpg 1536w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_03-2048x1536.jpg 2048w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_03-1568x1176.jpg 1568w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a> <a href="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_02-scaled.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-8510" src="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_02-1024x768.jpg" alt="" width="750" height="563" srcset="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_02-1024x768.jpg 1024w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_02-300x225.jpg 300w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_02-768x576.jpg 768w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_02-1536x1152.jpg 1536w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_02-2048x1536.jpg 2048w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_02-1568x1176.jpg 1568w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a> <a href="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_01-scaled.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-8511" src="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_01-1024x768.jpg" alt="" width="750" height="563" srcset="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_01-1024x768.jpg 1024w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_01-300x225.jpg 300w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_01-768x576.jpg 768w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_01-1536x1152.jpg 1536w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_01-2048x1536.jpg 2048w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto_umbro_2026_01-1568x1176.jpg 1568w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Studio, riassunti e slide</title>
		<link>https://www.mauriziogalluzzo.it/studio-riassunti-slide</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[administrator]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 09:14:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[Questo post parte dall’estratto dell’articolo “Riassunti e slide al posto dei libri: studenti universitari sempre meno preparati” di Federica Angeli pubblicato su “La Repubblica “del 25.09.2026 (fonte) Secondo un’indagine di Talents Venture per l’Aie, il 68% dei docenti collega il calo della lettura dei testi integrali alla crescente fragilità nella preparazione degli studenti: diminuiscono la&#8230; <a class="more-link" href="https://www.mauriziogalluzzo.it/studio-riassunti-slide">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Studio, riassunti e slide</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo post parte dall’estratto dell’articolo “R<em>iassunti e slide al posto dei libri: studenti universitari sempre meno preparati</em>” di Federica Angeli pubblicato su “La Repubblica “del 25.09.2026 (<a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2026/09/25/news/riassunti_e_slide_al_posto_dei_libri_studenti_universitari_sempre_meno_preparati-425606269/">fonte</a>)</p>
<h3>Secondo un’indagine di Talents Venture per l’Aie, il 68% dei docenti collega il calo della lettura dei testi integrali alla crescente fragilità nella preparazione degli studenti: diminuiscono la capacità di analisi, il ragionamento critico e l’attitudine a costruire collegamenti tra gli argomenti</h3>
<p>Arrivano all’esame dopo sugli appunti presi a lezione o su testi sempre più sintetici. I manuali, invece, restano spesso sullo sfondo.</p>
<p>Per i docenti universitari le conseguenze cominciano a essere evidenti: studenti meno abituati ad affrontare testi complessi, difficoltà nel costruire collegamenti tra gli argomenti e una capacità di analisi e di ragionamento critico che si sta progressivamente indebolendo. È</p>
<p>la fotografia che emerge dall’indagine realizzata da <strong>Talents Venture per l’Associazione Italiana Editori </strong>(Aie) su 463 docenti di prima e seconda fascia appartenenti a 34 atenei italiani. […]</p>
<p>Il dato forse più significativo riguarda la velocità con cui stanno cambiando le abitudini degli universitari. L’83% dei professori intervistati afferma di aver osservato, negli ultimi tre-cinque anni, una trasformazione delle modalità di studio. Gli studenti consultano sempre meno i testi suggeriti o indicati come obbligatori e ricorrono con maggiore frequenza a riassunti e materiali sintetici. Parallelamente, secondo i professori, aumentano le difficoltà nell’affrontare testi lunghi o particolarmente complessi. A prevalere sono soprattutto le presentazioni e le slide utilizzate durante i corsi, indicate dal 69% dei docenti tra i materiali più frequentemente impiegati dagli studenti. Seguono gli appunti, con il 52%. […]</p>
<p>Il paradosso emerge dal confronto con il giudizio che gli stessi professori danno dei manuali universitari.<br />
L’88% li considera tra gli strumenti didattici più efficaci.<br />
Nel 50% dei casi vengono indicati come obbligatori per sostenere gli esami e nel 45% come testi consigliati.<br />
Soltanto il 17% dei docenti ritiene che gli strumenti didattici progettati dagli editori siano oggi molto letti dagli studenti.<br />
Una distanza crescente, dunque, tra ciò che viene considerato necessario per costruire una preparazione solida e ciò che gli universitari utilizzano concretamente per arrivare all’esame. […]</p>
<p>Per il 68% dei professori intervistati, proprio la progressiva perdita dell’abitudine a leggere e studiare integralmente i manuali rappresenta una delle principali cause delle criticità riscontrate nella preparazione degli studenti.<br />
Il problema, secondo l&#8217;indagine, non riguarda soltanto la quantità delle conoscenze acquisite, ma il modo in cui queste vengono elaborate.<br />
Il 41% dei docenti segnala una riduzione della capacità di analisi e di ragionamento critico.<br />
Il 28% riscontra una preparazione nozionistica e superficiale, mentre il 24% sottolinea la difficoltà degli studenti nel collegare argomenti diversi.<br />
Per il 19%, infine, emergono problemi persino nella comprensione dei concetti di base.<br />
Il rischio è quello di un sapere sempre più frammentato: molte informazioni disponibili, ma una minore capacità di organizzarle, metterle in relazione e trasformarle in conoscenza. […]</p>
<p>Se studiare significa sempre più spesso ridurre centinaia di pagine a poche slide o a un riassunto, il tema diventa quale tipo di competenze l’università riuscirà a formare. Perché conoscere molte informazioni non significa necessariamente saperle comprendere, collegare e mettere in discussione. Ed è proprio su questa distanza tra informazione e conoscenza che si gioca una parte decisiva del futuro della formazione universitaria italiana.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I treni in viaggio in Italia ogni giorno</title>
		<link>https://www.mauriziogalluzzo.it/treni-italia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[administrator]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 20:04:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[trasporti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mauriziogalluzzo.it/?p=8495</guid>

					<description><![CDATA[I 9.553 treni (Trenitalia, Italo, Trenord) che circolano ogni giorno in Italia. Fonte: Vintagemap]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I 9.553 treni (Trenitalia, Italo, Trenord) che circolano ogni giorno in Italia.</p>
<div style="width: 750px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-8495-1" width="750" height="938" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/treni_italia_video.mp4?_=1" /><a href="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/treni_italia_video.mp4">https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/treni_italia_video.mp4</a></video></div>
<p>Fonte: Vintagemap</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Digital and Artificial Intelligence Transformation 5.0</title>
		<link>https://www.mauriziogalluzzo.it/digital-and-artificial-intelligence-transformation-5-0</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[administrator]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 22:55:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mauriziogalluzzo.it/?p=8477</guid>

					<description><![CDATA[Digital and Artificial Intelligence Transformation 5.0 di Maurizio Galluzzo Negli ultimi anni imprese e consulenti hanno impiegato risorse, mai spese prima, per dare una forma e un&#8217;efficienza alla possibilità di utilizzare una tecnologia straordinariamente potente come l’Intelligenza Artificiale Generative e le sue successive implementazioni (pensiamo soltanto all’Agentic AI). Partiamo da elementi noti da tempo e&#8230; <a class="more-link" href="https://www.mauriziogalluzzo.it/digital-and-artificial-intelligence-transformation-5-0">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Digital and Artificial Intelligence Transformation 5.0</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Digital and Artificial Intelligence Transformation 5.0</h3>
<p><span style="font-weight: 400;">di Maurizio Galluzzo</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni imprese e consulenti hanno impiegato risorse, mai spese prima, per dare una forma e un&#8217;efficienza alla possibilità di utilizzare una tecnologia straordinariamente potente come l’Intelligenza Artificiale Generative e le sue successive implementazioni (pensiamo soltanto all’Agentic AI).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Partiamo da elementi noti da tempo e implementati.</span></p>
<h3>5.0 (cinquepuntozero)</h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Cominciamo dalla fine da quel 5.0 che ricorda da vicino al termine &#8220;4.0&#8221; (spesso associato a Industria 4.0) che indica la quarta rivoluzione industriale, un processo che trasforma il modo di produrre grazie all&#8217;unione tra tecnologie digitali e automazione. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Allora ricordiamo cosa si intende per “4.0”</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Le parole chiave dell’industria 4.0 sono le </span><b>fabbriche intelligenti</b><span style="font-weight: 400;"> con macchine che comunicano tra loro e con gli operatori tramite internet, la </span><b>condivisione dei dati</b><span style="font-weight: 400;"> con la raccolta sistematica, l’analisi e la generazione di </span><b>risposte in tempo reale</b><span style="font-weight: 400;"> e infine il concetto di </span><b>rapid decisions</b><span style="font-weight: 400;"> ovvero la possibilità di dare risposte in tempo reale al mercato e ai clienti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non dimentichiamo in tutto questo che i </span><b>big data</b><span style="font-weight: 400;"> e la loro elaborazione aiutano a simulare processi e operazioni per prevenire i guasti e a ridurre gli sprechi. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Sui big data e sull’uso in svariate discipline si veda anche il progetto </span><a href="https://www.smartdataset.com/"><span style="font-weight: 400;">SmartData</span></a><span style="font-weight: 400;"> a cui ho iniziato a lavorare nel 2015 e che ha portato alla creazione di standard “incapsulati” ovvero file che contenevano dati e la struttura degli stessi che adesso stiamo usando nell’Intelligenza Artificiale per condividere non solo informazioni ma anche processi, strutture e codice. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto questo diventa abilitante per </span><b> IoT</b><span style="font-weight: 400;"> (Internet delle cose) dove oggetti e macchinari connessi alla rete dialogano tra loro, applicazioni </span><b>Intelligenza Artificiale</b><span style="font-weight: 400;"> (prima dell&#8217;avvento degli LLM), il </span><b>Cloud Computing</b><span style="font-weight: 400;"> dove spazi di archiviazione e processi sono in rete (cloud) e infine la </span><b>robotica</b><span style="font-weight: 400;"> avanzata ovvero collaborativa con altre macchine o umani. Pur essendo una novità dell’ultimo decennio, l&#8217;industria 4.0 con l’uso di robot collaborativi, si avvicina al primo lavoro in cui avevo la responsabilità della direzione ovvero un progetto di ricerca applicata europeo denominato “Efesto” realizzato da alcune imprese italiane e spagnole e il dipartimento di Informatica della Universitat Politècnica de Catalunya (UPC) di Barcellona, in cui un </span><b>robot manipolatore</b><span style="font-weight: 400;"> (di lamiere in quel caso) era in grado di ricevere istruzioni non solo per mezzo del bus dati ma anche vocalmente con un riconoscitore che aveva a disposizione 256 parole chiave che cambiandole portavano a 1024 le possibilità di azione. Un progetto che era di certo primitivo rispetto alle soluzioni IoT di adesso ma che un profano potrebbe facilmente confonderli. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Adesso definiamo i campi applicativi dell’&#8217;Industria 5.0 che rappresenta la quinta rivoluzione industriale, un paradigma evolutivo che completa e supera l&#8217;Industria 4.0 spostando il focus dalla pura digitalizzazione e automazione a un modello produttivo sostenibile, resiliente e incentrato sull&#8217;essere umano. Mentre la quarta rivoluzione industriale si è concentrata sull&#8217;interconnessione delle macchine, sui Big Data e sull&#8217;efficienza dei processi, l&#8217;Unione Europea ha tracciato le linee guida dell&#8217;Industria 5.0 per rimettere le persone e il pianeta al centro dello sviluppo economico. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Commissione Europea ha fissato i 3 pilastri fondamentali per l’industria 5.0:</span></p>
<ol>
<li><b>Centralità dell&#8217;uomo</b><span style="font-weight: 400;"> (Human-Centric) dove la tecnologia non sostituisce il lavoratore, ma si adatta alle sue esigenze e ne valorizza le competenze creative e cognitive. L&#8217;obiettivo è creare un ambiente di lavoro sicuro e inclusivo, dove la collaborazione uomo-macchina (es. tramite cobot o robot collaborativi) sia sinergica. </span></li>
<li><b>Sostenibilità ambientale</b><span style="font-weight: 400;"> dove i processi produttivi devono rispettare i limiti del pianeta. L&#8217;Industria 5.0 promuove l&#8217;economia circolare, il riutilizzo delle risorse, la riduzione delle emissioni di carbonio e il passaggio a fonti di energia rinnovabile.  </span><i><span style="font-weight: 400;">[N.d.A.] Il terzo punto lo devo citare per dovere di completezza ma ho, da sempre, una ostilità nemmeno nascosta, verso il concetto di resilienza (se qualcuno è interessato al motivo lo trova nel rant finale o in </span></i><a href="https://www.mauriziogalluzzo.it/rant-sulla-resilienza"><i><span style="font-weight: 400;">questo link</span></i></a><i><span style="font-weight: 400;">).</span></i></li>
<li><b>Resilienza </b><span style="font-weight: 400;">ovvero la capacità delle aziende di resistere a shock geopolitici, economici o ambientali (come pandemie o crisi di approvvigionamento), garantendo la continuità operativa attraverso catene del valore flessibili e tecnologie adattive.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-weight: 400;">In Italia il paradigma si è tradotto in misure concrete attraverso il </span><b>Piano Transizione 5.0</b><span style="font-weight: 400;"> gestito dal</span> <a href="https://www.mimit.gov.it/it/incentivi/piano-transizione-5-0"><span style="font-weight: 400;">Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit)</span></a><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il piano incentiva le imprese che investono nella </span><b>doppia transizione ecologica e digitale</b><span style="font-weight: 400;">. Per accedere ai benefici (strutturati principalmente sotto forma di credito d&#8217;imposta), i nuovi investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati devono garantire un </span><b>risparmio energetico certificato</b><span style="font-weight: 400;"> pari ad almeno il </span><b>3% a livello di stabilimento</b><span style="font-weight: 400;"> o del </span><b>5% sul singolo processo produttivo</b><span style="font-weight: 400;"> interessato.</span></p>
<hr />
<p><span style="font-weight: 400;">Abbiamo assistito negli anni quindi allo sviluppo e applicazione (non vorrei aprire il tema delle metriche del successo delle iniziative finanziate perché non finiremo mai..) prima alla trasformazione 4.0 e poi adesso è in corso la transizione verso la 5.0.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il concetto di Digital and Artificial Intelligence Transformation 5.0 che ho elaborato è una naturale evoluzione delle precedenti implementazioni, che sono ancora in corso perché possono durare anni, con l’inserimento delle potenzialità esplosive dell’AI contemporanea.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;integrazione tra questi processi non sempre è indolore ed è per questo che ho lavorato negli ultimi mesi sul concetto di </span><b>Human and Artificial Intelligence Expert (HAIE)</b><span style="font-weight: 400;"> che sfrutta tutta la conoscenza il know how aziendale e lo performa ai massimi livelli con l’uso gestito, controllato e progettato del’AI.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi mesi si sono rincorse sui media generalisti storie di imprese che, prese dalla foga dell’utilizzo dell’IA avrebbero consumato i token (pensateli come una unità di misura della capacità di calcolo utilizzato) spendendo in  poche settimane il budget annuale. Io su questa narrazione, fatta per altro da mentitori seriali della Silicon Valley, non credo proprio. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Negli  articoli si parla di svariati milioni di dollari (il caso </span><a href="https://www.reddit.com/r/technology/comments/1togx1h/uber_burned_through_its_entire_2026_ai_budget_in/?tl=it"><span style="font-weight: 400;">UBER</span></a><span style="font-weight: 400;">)</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">I motivi sono semplici: nessuna azienda collega un conto corrente ad una applicazione a consumo di un dipendente e poi è sospetto il fatto che sperimentassero a caso, senza modelli previsionali, senza uno straccio di schema di lavoro (che avrebbe inevitabilmente permesso di valutare il consumo dei token) in aziende multinazionali.</span></p>
<hr />
<h5><span style="font-weight: 400;">Rant sulla resilienza (opzionale rispetto all’articolo). La resilienza è (una delle tante identiche definizioni): </span><i><span style="font-weight: 400;">la capacità di un sistema, di un materiale o di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o una forte pressione, riorganizzandosi e tornando alla condizione iniziale.<br />
</span></i><span style="font-weight: 400;">Si, avviene un evento importante, ci pieghiamo, lo facciamo passare e poi torniamo quelli di prima. Se in meccanica o nelle scienze dei materiali è accettabile (anche se spesso non è vero al 100% perchè qualche trauma il materiale potrebbe subirlo irreversibilmente) nel caso delle persone è TOTALMENTE SBAGLIATO.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Se avviene un evento forte, importante, segnante, e si sottintende anche traumatico altrimenti sarebbe un fatto non così rilevante nella storia personale di un individuo, allora non bisogna tornare come prima: bisogna sfruttare quel fatto, spesso negativo, per fare un salto di qualità, per migliorarsi, per evitare che in futuro si verifichi lo stesso o altro fatto che ci porterebbe ad essere nuovamente vulnerabili. Insomma, se non impari nulla da un evento importante e torni a comportarti come prima senza cercare di migliorare te stesso e magari aiutare gli altri, forse puoi continuare ad usare la parola </span><i><span style="font-weight: 400;">resilienza </span></i><span style="font-weight: 400;">con il sorriso beoto (si, è beoziashaming ma passiamoci sopra) di chi usa la trend word del momento a sua insaputa. Fine del rant. Questa parte è diventata </span><a href="https://www.mauriziogalluzzo.it/rant-sulla-resilienza"><span style="font-weight: 400;">un post a parte</span></a><span style="font-weight: 400;"> perché la voglio usare anche in altre occasioni. </span></h5>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Geran 4 &#8211; Anatomia di un drone</title>
		<link>https://www.mauriziogalluzzo.it/geran-4-anatomia-di-un-drone</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[administrator]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 17:45:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[droni]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho deciso si conservare in questa pagina il video e le informazioni relative a un drone militare &#8220;suicide&#8221; (famiglia Geran 4/5) in quanto se ne vede l&#8217;avionica discreta e a tratti anacronistica (fonte &#8211; scarica il video) RFE/RL takes apart a Russian Geran-4 drone to uncover what makes the jet-powered unmanned aerial vehicle (UAV) faster,&#8230; <a class="more-link" href="https://www.mauriziogalluzzo.it/geran-4-anatomia-di-un-drone">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Geran 4 &#8211; Anatomia di un drone</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho deciso si conservare in questa pagina il video e le informazioni relative a un drone militare &#8220;suicide&#8221; (famiglia Geran 4/5) in quanto se ne vede l&#8217;avionica discreta e a tratti anacronistica (<a href="https://x.com/RFERL/status/2103363876465319955">fonte</a> &#8211; <a href="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/geran_4_video.mp4">scarica il video</a>)</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.rferl.org/embed/player/0/33863697.html?type=video" width="640" height="360" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>RFE/RL takes apart a Russian Geran-4 drone to uncover what makes the jet-powered unmanned aerial vehicle (UAV) faster, harder to intercept, and capable of operating deep inside Ukraine &#8212; from its turbojet engine and advanced camera to foreign-made communications and navigation components.</p>
<hr />
<h3>Descrizione tecnica</h3>
<p>(<a href="https://www.vietnam.vn/it/uav-phan-luc-geran-4-va-geran-5-toc-do-600-km-h-cua-nga-tao-suc-ep-lon-len-phong-khong-ukraine">fonte</a>)</p>
<p>I nuovi droni russi a propulsione a reazione possono raggiungere velocità fino a 600 km/h, riducendo i tempi di reazione e ponendo una difficile sfida in termini di difesa aerea economicamente vantaggiosa per l&#8217;esercito ucraino.<br />
Il numero crescente e la velocità sempre maggiore dei velivoli a reazione (UAV) provenienti dalla Russia stanno creando un&#8217;enorme pressione operativa sul sistema di difesa aerea dell&#8217;Ucraina . Secondo Serhiy Beskrestnov, esperto di tecnologia e consigliere del presidente Volodymyr Zelensky, l&#8217;Ucraina attualmente non è in grado di schierare su larga scala droni intercettori capaci di contrastare efficacemente questi velivoli a reazione ad alta velocità.</p>
<p><a href="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/geran_5_illus.webp"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8472" src="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/geran_5_illus.webp" alt="" width="1090" height="783" srcset="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/geran_5_illus.webp 1090w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/geran_5_illus-300x216.webp 300w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/geran_5_illus-1024x736.webp 1024w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/geran_5_illus-768x552.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 1090px) 100vw, 1090px" /></a></p>
<p>L&#8217;immagine mostra il drone Geran-5 in volo a velocità e altitudini che superano di gran lunga le capacità dei droni intercettori ucraini.</p>
<h3>La differenza di velocità tra il drone d&#8217;attacco e il drone intercettore.</h3>
<p>Secondo quanto riportato da studi tecnici, la serie di droni russi Geran ha compiuto notevoli progressi in termini di aerodinamica. Mentre la variante Geran-3 vanta una velocità stimata tra i 300 e i 330 km/h, la versione Geran-4 può raggiungere i 450-500 km/h e operare ad altitudini fino a 5.000 metri. In particolare, si ritiene che la variante Geran-5 sia in grado di raggiungere velocità di 600 km/h. Allo stesso tempo, si parla anche del drone Banderol, in grado di trasportare missili, con una velocità di 500-600 km/h, un raggio d&#8217;azione fino a 500 km e una testata del peso di 114-150 kg.</p>
<p>Al contrario, le soluzioni ucraine per l&#8217;intercettazione tramite droni si trovano ad affrontare ostacoli significativi nel colmare il divario di velocità:</p>
<ul>
<li>Il drone Alexa Spatium: il primo modello di drone intercettore testato e approvato dal Ministero della Difesa ucraino per contrastare i Geran-3, Geran-4 e Geran-5, ma le specifiche tecniche chiave come velocità massima, autonomia e quota operativa non sono ancora state rese pubbliche.</li>
<li>Il drone &#8220;Crazy&#8221;: sviluppato da UV Military Cluster, è in grado di decollare e atterrare verticalmente, ha un raggio di volo massimo di 45 km (raggio tattico di 25 km), un&#8217;autonomia di volo di 30 minuti ad altitudini comprese tra 200 e 10.000 m e trasporta un carico utile di 0,5 kg. La versione senza ali raggiunge una velocità di 365 km/h, mentre la versione con ali raggiunge i 310 km/h.</li>
</ul>
<p>Tabella comparativa</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="132">
<h6><strong>modello UAV</strong></h6>
</td>
<td width="143">
<h6><strong>Tipo</strong></h6>
</td>
<td width="122">
<h6><strong>velocità stimata</strong></h6>
</td>
<td width="245">
<h6><strong>Altezza / autonomia</strong></h6>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132">
<h6>Geran-3 (Russia)</h6>
</td>
<td width="143">
<h6>Aggressione/Suicide</h6>
</td>
<td width="122">
<h6>300 &#8211; 330 km/h</h6>
</td>
<td width="245">
<h6>Non disponibile</h6>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132">
<h6>Geran-4 (Russia)</h6>
</td>
<td width="143">
<h6>Aggressione/Suicide</h6>
</td>
<td width="122">
<h6>450 &#8211; 500 km/h</h6>
</td>
<td width="245">
<h6>Circa 5.000 m</h6>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132">
<h6>Geran-5 (Russia)</h6>
</td>
<td width="143">
<h6>Aggressione/Suicide</h6>
</td>
<td width="122">
<h6>Circa 600 km/h</h6>
</td>
<td width="245">
<h6>Altitudine e velocità superiori</h6>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132">
<h6>Banderol (Russia)</h6>
</td>
<td width="143">
<h6>UAV &#8211; Missile</h6>
</td>
<td width="122">
<h6>500 &#8211; 600 km/h</h6>
</td>
<td width="245">
<h6>Autonomia operativa: 500 km</h6>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132">
<h6>Crazy (Ucraina)</h6>
</td>
<td width="143">
<h6>Intercettazione</h6>
</td>
<td width="122">
<h6>310 &#8211; 365 km/h</h6>
</td>
<td width="245">
<h6>Autonomia di volo 45 km, altitudine 200 &#8211; 10.000 m</h6>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Per intercettare efficacemente un bersaglio volante che viaggia a 500-600 km/h, il velivolo intercettore deve raggiungere una velocità minima pari o superiore a tale valore (600 km/h o più) per poterlo inseguire e mantenere la manovrabilità. L&#8217;attuale velocità dei modelli di UAV ucraini non soddisfa questo requisito in un combattimento reale.</p>
<p>Cambiamenti nella scala di produzione e nelle tattiche di implementazione.<br />
Secondo i dati della Direzione dell&#8217;intelligence della difesa ucraina (HUR), la produzione russa dei droni a reazione Geran-4 e Geran-5 ha superato quella della versione con motore a pistoni Geran-2. Ad agosto, l&#8217;industria russa stimava una produzione mensile di circa 3.000 Geran-4/5 e 2.800 Geran-2. Anche il Centro per gli studi strategici e internazionali (CSIS) ha stimato che la produzione mensile totale di droni in Russia raggiungerà circa 5.500 unità entro marzo 2026.</p>
<p>L&#8217;impiego di droni a reazione sul campo di battaglia ha registrato un aumento vertiginoso. Mentre le forze russe hanno utilizzato solo circa 180 droni a reazione nel corso del 2025, all&#8217;inizio di giugno 2026 tale numero era salito a circa 1.400. A luglio, la frequenza di utilizzo è quintuplicata rispetto a giugno, arrivando a rappresentare i due terzi del numero totale di velivoli impiegati in alcuni attacchi su larga scala.</p>
<p>Secondo fonti citate da RIA Novosti, varianti del velivolo a propulsione missilistica, equipaggiate con armi a guida di precisione, sono state impiegate per colpire obiettivi di alto valore, tra cui centri di comando, centri operativi e infrastrutture militari critiche.</p>
<h3>Sfide economiche e tecniche nel problema della difesa aerea</h3>
<p>L&#8217;elevata velocità di volo riduce significativamente il tempo di reazione tra l&#8217;individuazione e l&#8217;avvicinamento al bersaglio, rendendo difficile l&#8217;impiego di sistemi di difesa a bassa quota. Per contrastare questo vantaggio, l&#8217;esercito ucraino è costretto a schierare caccia F-16 dotati di missili aria-aria o a posizionare sistemi di difesa aerea portatili (MANPADS) a terra.</p>
<p>Tuttavia, l&#8217;impiego di missili costosi per intercettare un gran numero di droni d&#8217;attacco prodotti in serie comporta un onere significativo sui costi operativi. L&#8217;aggiornamento di droni intercettori economici a versioni ad alta velocità richiede motori a reazione, sistemi di sensori ottici o termici e complessi sistemi di controllo, con conseguente aumento dei costi di produzione. Il confronto tecnologico in campo aereo si sta quindi configurando come una serrata corsa tra la capacità di aumentare la velocità dei velivoli d&#8217;attacco e l&#8217;efficienza economica dei sistemi di intercettazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Processo di sviluppo di un prodotto di disegno industriale</title>
		<link>https://www.mauriziogalluzzo.it/sviluppo-prodotto-disegno-industriale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[administrator]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 19:38:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[design]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mauriziogalluzzo.it/?p=8459</guid>

					<description><![CDATA[Il processo di sviluppo di un prodotto di disegno industriale parte dall&#8217;ideazione o dalla richiesta del cliente e arriva fino alla vendita sul mercato, suddividendosi in fasi sequenziali e interconnesse. Ricerca e Briefing Iniziale Raccolta dati (Brief): Definizione degli obiettivi, dei requisiti funzionali, del target di riferimento e dei vincoli di budget o normativi. Analisi&#8230; <a class="more-link" href="https://www.mauriziogalluzzo.it/sviluppo-prodotto-disegno-industriale">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Processo di sviluppo di un prodotto di disegno industriale</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il processo di sviluppo di un prodotto di disegno industriale parte dall&#8217;<strong>ideazione</strong> o dalla <strong>richiesta</strong> del cliente e arriva fino alla <strong>vendita</strong> sul mercato, suddividendosi in fasi sequenziali e interconnesse.</p>
<h3>Ricerca e Briefing Iniziale</h3>
<ul>
<li><strong>Raccolta dati (Brief):</strong> Definizione degli obiettivi, dei requisiti funzionali, del target di riferimento e dei vincoli di budget o normativi.</li>
<li><strong>Analisi di mercato:</strong> Studio dei competitor, dei trend attuali e futuri e posizionamento di prezzo.</li>
<li><strong>Ricerca progettuale:</strong> Valutazione preliminare di materiali, tecnologie e metodi di produzione in serie.</li>
</ul>
<h3>Ideazione e Concept Design</h3>
<ul>
<li><strong>Brainstorming:</strong> Riunioni creative del team per generare idee innovative.</li>
<li><strong>Bozze e schizzi (Sketching):</strong> Creazione dei primi disegni a mano o digitali per esplorare forme, estetica ed ergonomia.</li>
<li><strong>Selezione del concept:</strong> Scelta della proposta migliore insieme al committente o agli stakeholder.</li>
</ul>
<h3>Ingegnerizzazione e Progettazione Esecutiva</h3>
<ul>
<li><strong>Modellazione 3D (CAD):</strong> Sviluppo del volume tridimensionale e dei dettagli costruttivi tramite software tecnici (es. SolidWorks).</li>
<li><strong>Ingegnerizzazione (Industrializzazione):</strong> Ottimizzazione della meccanica, dell&#8217;elettronica e dell&#8217;assemblaggio per la produzione industriale.</li>
<li><strong>Disegni tecnici:</strong> Realizzazione delle messe in tavola con quote, tolleranze e specifiche dei materiali.</li>
</ul>
<h3>Prototipazione e Test</h3>
<ul>
<li><strong>Prototipo rapido:</strong> Creazione di modelli fisici o virtuali (stampa 3D, lavorazioni CNC) per valutare volumi ed ergonomia.</li>
<li><strong>Test di usabilità e verifica:</strong> Prove funzionali, verifiche strutturali e test con utenti reali per correggere eventuali difetti.</li>
</ul>
<h3>Produzione e Industrializzazione</h3>
<ul>
<li><strong>Scelta dei fornitori e stampi:</strong> Definizione della catena di fornitura e creazione degli stampi industriali (es. stampaggio a iniezione).</li>
<li><strong>Pre-serie (Campionatura):</strong> Produzione di un primo lotto di prova per validare l&#8217;effettiva catena di montaggio e la qualità finale.</li>
<li><strong>Produzione in serie:</strong> Avvio della fabbricazione su larga scala del prodotto finito.</li>
</ul>
<h3>Packaging e Comunicazione</h3>
<ul>
<li><strong>Progettazione del packaging:</strong> Studio della confezione protettiva e comunicativa.</li>
<li><strong>Brand identity e marketing:</strong> Creazione di materiali visivi, rendering fotorealistici, manuali d&#8217;uso e strategie di lancio promozionale.</li>
</ul>
<h3>Commercializzazione e Vendita</h3>
<ul>
<li><strong>Distribuzione:</strong> Logistica, stoccaggio nei magazzini e invio ai canali di vendita (retail fisico o e-commerce).</li>
<li><strong>Vendita e assistenza:</strong> Gestione degli ordini, feedback dei clienti e monitoraggio delle performance di mercato.</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Elenco delle directory in Google Drive</title>
		<link>https://www.mauriziogalluzzo.it/elenco-delle-directory-in-google-drive</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[administrator]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 15:18:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Programmazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mauriziogalluzzo.it/?p=8456</guid>

					<description><![CDATA[Per avere un elenco completo di tutte le cartelle di Google Drive in un file (come un foglio di calcolo), ho creato uno script di Google Apps Script in Google Fogli. Create un nuovo Foglio di Google e denominatelo “folder_list” (o altro nome a piacere) Dentro al foglio, nel menu in alto, scegliete “Estensioni” e&#8230; <a class="more-link" href="https://www.mauriziogalluzzo.it/elenco-delle-directory-in-google-drive">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Elenco delle directory in Google Drive</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per avere un elenco completo di tutte le cartelle di Google Drive in un file (come un foglio di calcolo), ho creato uno script di Google Apps Script in Google Fogli.</p>
<p>Create un nuovo Foglio di Google e denominatelo “folder_list” (o altro nome a piacere)<br />
Dentro al foglio, nel menu in alto, scegliete “Estensioni” e poi “Apps Script”.</p>
<p>Create un nuovo file con nome a piacere e incollate questo codice:</p>
<p><a href="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/folder_list_03.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8457" src="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/folder_list_03.jpg" alt="" width="1172" height="453" srcset="https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/folder_list_03.jpg 1172w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/folder_list_03-300x116.jpg 300w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/folder_list_03-1024x396.jpg 1024w, https://www.mauriziogalluzzo.it/wp-content/uploads/2026/09/folder_list_03-768x297.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1172px) 100vw, 1172px" /></a><br />
Puoi <a href="https://github.com/mauriziog/google_apps_script/blob/main/google_drive_folders_list">scaricare il codice</a> da GITHUB.</p>
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		<title>Designer industriale</title>
		<link>https://www.mauriziogalluzzo.it/designer-industriale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[administrator]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 13:55:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[design]]></category>
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					<description><![CDATA[Designer industriale – Specializzazioni e obiettivi Il designer industriale è il professionista che progetta oggetti di uso quotidiano prodotti in serie, unendo estetica, funzionalità, ergonomia e sostenibilità. Le principali figure professionali e specializzazioni all&#8217;interno del design industriale comprendono: Product Designer (Designer di Prodotto) &#8211; Progetta oggetti fisici destinati alla produzione industriale (dalla mobilia agli elettrodomestici,&#8230; <a class="more-link" href="https://www.mauriziogalluzzo.it/designer-industriale">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Designer industriale</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Designer industriale – Specializzazioni e obiettivi</h2>
<p>Il designer industriale è il professionista che progetta oggetti di uso quotidiano prodotti in serie, unendo estetica, funzionalità, ergonomia e sostenibilità.</p>
<p>Le principali <strong>figure professionali</strong> e specializzazioni all&#8217;interno del design industriale comprendono:</p>
<p><strong>Product Designer (Designer di Prodotto) &#8211; </strong>Progetta oggetti fisici destinati alla produzione industriale (dalla mobilia agli elettrodomestici, dai dispositivi elettronici agli strumenti medicali). L’obiettivo è quello di ottimizzare la forma, i materiali, i costi di produzione e l&#8217;esperienza d&#8217;uso dell&#8217;utente.</p>
<p><strong>UX/UI Designer (per prodotti smart) &#8211; </strong>Si occupa dell&#8217;interfaccia e dell&#8217;esperienza utente, spesso applicata a oggetti connessi (IoT), elettrodomestici intelligenti o display digitali di bordo. L’obiettivo è quello di rendere semplice, intuitivo e gradevole il rapporto tra l&#8217;utente e la tecnologia del prodotto.</p>
<p><strong>Packaging Designer &#8211; </strong>Progetta l&#8217;involucro e il confezionamento dei prodotti. L’obiettivo è quello di proteggere il bene, comunicare l&#8217;identità del marchio (branding) e rispettare i criteri di sostenibilità ambientale nello smaltimento o riuso.</p>
<p><strong>Automotive Designer &#8211; </strong>È specializzato nella progettazione di veicoli (auto, moto, mezzi di trasporto pubblico o nautica). L’obiettivo è quello di studiare l&#8217;aerodinamica, gli interni, le componenti estetiche e i nuovi standard di mobilità ecologica.</p>
<p><strong>Prototypist / Rapid Prototyping Specialist (Esperto di Prototipazione) &#8211; </strong>Trasforma il modello virtuale (CAD 3D) in un modello fisico o funzionale usando stampanti 3D o tecnologie di additive manufacturing. L’obiettivo è quello di testare la resistenza, l&#8217;ergonomia e la fattibilità prima della produzione in serie.</p>
<p><strong>Interior e Exhibit Designer (per spazi e allestimenti) &#8211; </strong>Progetta spazi interni, negozi, stand fieristici o museali. L’obiettivo è quello di integrare il prodotto nello spazio e curare la percezione visiva del marchio da parte del pubblico.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Master universitari in Italia nel contesto dello Spazio Europeo dell&#8217;Istruzione Superiore (EHEA)</title>
		<link>https://www.mauriziogalluzzo.it/master-spazio-europeo-istruzione-superiore-ehea</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[administrator]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 12:23:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[università]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mauriziogalluzzo.it/?p=8407</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;evoluzione e il riconoscimento giuridico dei Master universitari in Italia nel contesto dello Spazio Europeo dell&#8217;Istruzione Superiore (EHEA) Il sistema di istruzione superiore italiano ha subito una profonda trasformazione a seguito della Riforma del 1999 (D.M. 509/1999), successivamente modificata dal D.M. 270/2004, introdotta per allineare l&#8217;Italia agli standard del Processo di Bologna. Questa riforma ha&#8230; <a class="more-link" href="https://www.mauriziogalluzzo.it/master-spazio-europeo-istruzione-superiore-ehea">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Master universitari in Italia nel contesto dello Spazio Europeo dell&#8217;Istruzione Superiore (EHEA)</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>L&#8217;evoluzione e il riconoscimento giuridico dei Master universitari in Italia nel contesto dello Spazio Europeo dell&#8217;Istruzione Superiore (EHEA)</strong></h3>
<p>Il sistema di istruzione superiore italiano ha subito una profonda trasformazione a seguito della Riforma del 1999 (D.M. 509/1999), successivamente modificata dal D.M. 270/2004, introdotta per allineare l&#8217;Italia agli standard del Processo di Bologna. Questa riforma ha strutturato l&#8217;università su tre cicli principali (Laurea, Laurea Magistrale e Dottorato di Ricerca) e ha introdotto una categoria di percorsi post-laurea nota come <strong>Master universitari</strong>.</p>
<p>Nel contesto internazionale, il termine &#8220;Master&#8221; genera spesso ambiguità. Mentre nei paesi anglosassoni e in gran parte d&#8217;Europa il &#8220;Master&#8217;s Degree&#8221; corrisponde a un titolo di secondo ciclo (pari alla Laurea Magistrale italiana), nell&#8217;ordinamento italiano il Master universitario è un corso di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente. Il presente articolo analizza il valore legale, il riconoscimento e l&#8217;efficacia territoriale dei titoli di Master in Italia.</p>
<h3>Classificazione e requisiti d&#8217;accesso dei Master Universitari</h3>
<p>I Master rilasciati dalle università italiane autorizzate dal Ministero dell&#8217;Università e della Ricerca (MUR) si dividono rigidamente in due categorie, distinte per livello e requisiti di accesso:</p>
<ul>
<li><strong>Master di I Livello:</strong> Vi si accede dopo aver conseguito una Laurea Triennale (titolo di 1° ciclo) o un titolo straniero equivalente. Eroga almeno <strong>60 Crediti Formativi Universitari (CFU)</strong>.</li>
<li><strong>Master di II Livello:</strong> Richiede obbligatoriamente una Laurea Magistrale, Specialistica o a Ciclo Unico (titolo di 2° ciclo). Anch&#8217;esso eroga un minimo di <strong>60 CFU</strong>.</li>
</ul>
<p>Dal punto di vista della classificazione dello Spazio Europeo dell&#8217;Istruzione Superiore, i Master universitari italiani non offrono un accesso diretto al Dottorato di Ricerca (3° ciclo), il quale rimane subordinato al possesso di una Laurea Magistrale.</p>
<h3>Riconoscimento giuridico e validità del titolo in Italia</h3>
<p>In Italia, la validità di un Master dipende esclusivamente dalla natura giuridica dell&#8217;ente che lo rilascia. È fondamentale distinguere tra titoli accademici e titoli privati:</p>
<h3>I Master Universitari (Titoli Accademici)</h3>
<p>I Master istituiti da università statali o legalmente riconosciute (comprese le università telematiche accreditate dall&#8217;ANVUR) rilasciano un <strong>titolo accademico con valore legale</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Pubblici Concorsi:</strong> Sono pienamente validi per il punteggio e la graduatoria nei concorsi della Pubblica Amministrazione, dei ministeri e delle aziende sanitarie, purché il bando richieda esplicitamente Master universitari o CFU post-laurea.</li>
<li><strong>Mondo della Scuola:</strong> Sono ampiamente spendibili nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) per l&#8217;insegnamento, dove tipicamente conferiscono 1 punto (fino a un massimo stabilito dalle tabelle ministeriali vigenti).</li>
</ul>
<h3>I Master non universitari (Titoli Privati / Executive)</h3>
<p>I percorsi offerti da Business School, enti di formazione privati o associazioni di categoria non rilasciano un titolo accademico.</p>
<ul>
<li><strong>Validità:</strong> Non hanno valore legale intrinseco per i concorsi pubblici o per le graduatorie scolastiche, a meno che il corso non sia erogato in convenzione diretta con un&#8217;università che ne ratifica il titolo.</li>
<li><strong>Mercato del Lavoro:</strong> Hanno una forte validità di mercato (&#8220;valore di posizionamento&#8221;). Nel settore privato, la reputazione della scuola e le competenze pratiche acquisite prevalgono spesso sul valore legale del titolo.</li>
</ul>
<h3>Spendibilità internazionale: dove e come sono riconosciuti</h3>
<p><strong> </strong>Il riconoscimento dei Master italiani all&#8217;estero è regolato dalla Convenzione di Lisbona (1997) e dagli strumenti del Processo di Bologna.</p>
<p><strong>All&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea ed EHEA</strong></p>
<p>Il trasferimento dei titoli è facilitato dall&#8217;uso dei crediti ECTS (equivalenti ai CFU italiani). Tuttavia, la natura stessa del Master italiano (corso di specializzazione e non titolo di fine ciclo) richiede l&#8217;utilizzo del <strong>Diploma Supplement</strong>. Questo documento bilingue, rilasciato dalle università, descrive la natura, il livello, il contesto e lo status degli studi completati dal candidato, permettendo alle autorità straniere di valutarne correttamente il peso specifico.</p>
<h3>Meccanismi di riconoscimento all&#8217;estero</h3>
<p>Non esiste un riconoscimento automatico dei titoli accademici a livello internazionale. Qualora si voglia far valere un Master italiano all&#8217;estero, si deve procedere tramite:</p>
<ul>
<li><strong>Dichiarazione di Valore:</strong> Rilasciata dalle rappresentanze diplomatico-consolari italiane nel paese di destinazione.</li>
<li><strong>Attestato di Comparabilità CIMEA:</strong> Il Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche (CIMEA) rilascia certificazioni che spiegano il valore del titolo italiano secondo i parametri del sistema estero di destinazione.</li>
</ul>
<p>In molti paesi europei, un Master di II livello italiano viene valorizzato come un percorso di specializzazione post-Master&#8217;s Degree, mentre in altri contesti potrebbe richiedere una valutazione caso per caso per l&#8217;accesso a professioni regolamentate.</p>
<h3>Conclusioni</h3>
<p>Il sistema dei Master in Italia offre un&#8217;architettura flessibile e mirata all&#8217;inserimento professionale o all&#8217;aggiornamento delle competenze. Mentre i Master universitari di I e II livello godono di un pieno riconoscimento legale all&#8217;interno dei confini nazionali (concorsi, scuola, carriere pubbliche) e sono mappabili all&#8217;estero tramite il sistema ECTS e il Diploma Supplement, i Master privati rispondono a logiche di mercato basate sulla reputazione aziendale. Per lo studente e il professionista, la scelta del percorso deve essere guidata dall&#8217;obiettivo di carriera: il valore legale formale per il settore pubblico, o il prestigio formativo per il settore privato internazionale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>UNI-PdR 193:2026 &#8211; Standardizzazione della valutazione delle competenze digitali</title>
		<link>https://www.mauriziogalluzzo.it/uni-pdr-193-2026</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[administrator]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 11:44:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[education]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[La UNI/PdR 193:2026 e la standardizzazione della valutazione delle competenze digitali: principi, requisiti, tecnologie e prospettive della certificazione secondo DigComp e DigCompEdu Abstract La trasformazione digitale dei sistemi economici, produttivi, amministrativi ed educativi ha progressivamente modificato la natura delle competenze richieste alle persone, rendendo necessario disporre di strumenti affidabili per identificare, misurare e certificare il&#8230; <a class="more-link" href="https://www.mauriziogalluzzo.it/uni-pdr-193-2026">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">UNI-PdR 193:2026 &#8211; Standardizzazione della valutazione delle competenze digitali</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La UNI/PdR 193:2026 e la standardizzazione della valutazione delle competenze digitali: principi, requisiti, tecnologie e prospettive della certificazione secondo DigComp e DigCompEdu</strong></p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>La trasformazione digitale dei sistemi economici, produttivi, amministrativi ed educativi ha progressivamente modificato la natura delle competenze richieste alle persone, rendendo necessario disporre di strumenti affidabili per identificare, misurare e certificare il livello di padronanza delle competenze digitali. In questo contesto si colloca la <strong>UNI/PdR 193:2026, “Requisiti e principi per la valutazione delle competenze digitali e la certificazione delle persone, in accordo alla UNI CEI EN ISO/IEC 17024, con riferimento ai framework Digital Competence Framework for Citizens (DigComp) e Digital Competence Framework for Educators (DigCompEdu)”</strong>, elaborata con l’obiettivo di introdurre criteri condivisi per la valutazione e la certificazione delle competenze digitali.</p>
<p>La prassi di riferimento affronta un problema che non è esclusivamente tecnologico, ma riguarda la qualità e l’affidabilità dell’intero sistema di valutazione. DigComp e DigCompEdu forniscono infatti modelli europei per descrivere le competenze, ma non costituiscono, di per sé, norme vincolanti né definiscono le modalità operative attraverso cui una competenza debba essere verificata e certificata. La UNI/PdR 193 interviene precisamente su questo livello, collegando i framework europei al modello della certificazione delle persone previsto dalla UNI CEI EN ISO/IEC 17024.</p>
<p>Il documento introduce requisiti relativi all’accesso alla certificazione, all’identificazione digitale del candidato, alla struttura dell’esame, alla progressione dei livelli, alle soglie di valutazione, alle caratteristiche delle piattaforme digitali, alla sorveglianza degli esami, alla qualificazione di esaminatori e proctor, alla protezione dei dati, all’impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi di proctoring, all’emissione delle credenziali digitali e all’accessibilità per le persone con bisogni speciali. Ne emerge un modello nel quale la certificazione non viene considerata semplicemente come il risultato di un test, ma come l’esito di un processo digitale integralmente tracciabile, verificabile e sottoposto al controllo di un organismo di certificazione.</p>
<p><strong>Introduzione</strong></p>
<p>La diffusione delle tecnologie digitali ha prodotto una trasformazione strutturale delle competenze necessarie per partecipare alla vita sociale, accedere ai servizi, lavorare, apprendere e comunicare. La competenza digitale non può più essere ricondotta alla semplice capacità di utilizzare un computer o determinati applicativi. Essa comprende dimensioni cognitive, operative, sociali, comunicative e relative alla sicurezza, alla gestione delle informazioni e all’utilizzo responsabile delle tecnologie.</p>
<p>La progressiva centralità della competenza digitale ha tuttavia evidenziato un problema metodologico: la presenza di un framework descrittivo non garantisce automaticamente l&#8217;esistenza di un sistema uniforme di valutazione. La UNI/PdR 193:2026 nasce proprio da questa esigenza. Il documento osserva che, in assenza di indicazioni operative condivise, si sono sviluppate iniziative differenti per criteri di accesso, struttura delle prove, modalità di esame e gestione della certificazione, determinando una situazione caratterizzata da una significativa eterogeneità.</p>
<p>La prassi si colloca quindi in una posizione particolare all&#8217;interno dell&#8217;ecosistema della normazione. Non sostituisce DigComp né DigCompEdu e non trasforma tali framework in norme cogenti. Costruisce invece un riferimento operativo per la valutazione della conformità e per la certificazione delle persone secondo la UNI CEI EN ISO/IEC 17024. È fondamentale, a questo proposito, distinguere la certificazione di terza parte disciplinata dal documento dalla “certificazione delle competenze” prevista dal D.Lgs. 13/2013: la stessa prassi evidenzia espressamente che si tratta di processi differenti.</p>
<p>La portata della UNI/PdR 193 è pertanto rilevante perché interviene sulla relazione fra <strong>competenza, valutazione, certificazione e verificabilità</strong>. La competenza digitale diventa un oggetto che può essere descritto attraverso un framework, sottoposto a una metodologia di valutazione standardizzata e infine rappresentato mediante una credenziale verificabile.</p>
<p><strong>Il contesto europeo: DigComp e DigCompEdu come infrastruttura concettuale</strong></p>
<p>La UNI/PdR 193 utilizza due framework europei distinti ma complementari. Il <strong>DigComp</strong>, nella versione 3.0 richiamata dal documento, costituisce il riferimento per le competenze digitali dei cittadini, mentre <strong>DigCompEdu</strong> è orientato al contesto degli educatori.</p>
<p>Il documento sottolinea che il DigComp 3.0 individua cinque aree di competenza articolate complessivamente in 21 competenze digitali, con livelli di padronanza progressivi. DigCompEdu, invece, articola il modello in sei aree e 22 competenze, organizzate in sei livelli di padronanza compresi tra A1 e C2.</p>
<p>Questa distinzione è importante perché la prassi non concepisce la competenza digitale come una capacità binaria, nella quale una persona “sa” o “non sa” utilizzare una tecnologia. La competenza è descritta secondo livelli progressivi, associati a differenti gradi di autonomia, complessità del compito e padronanza.</p>
<p>La scelta di collegare la certificazione ai framework europei permette inoltre di collocare la valutazione all’interno di un linguaggio comune. La certificazione può quindi diventare uno strumento per rendere più leggibile una competenza acquisita in contesti diversi, favorendone l&#8217;utilizzo nel mercato del lavoro, nella formazione e nella pubblica amministrazione. La stessa prassi evidenzia la dimensione della trasparenza, della tracciabilità e dell&#8217;interoperabilità come elementi centrali della certificazione.</p>
<p>Un aspetto particolarmente significativo riguarda la distinzione fra framework e certificazione. DigComp e DigCompEdu non costituiscono direttamente certificazioni delle competenze ai sensi del D.Lgs. 13/2013 e non sono, in quanto tali, attestazioni professionali ai sensi della Legge 4/2013. Essi rappresentano piuttosto il riferimento concettuale e descrittivo sul quale può essere costruito un processo volontario di certificazione di terza parte.</p>
<p><strong>Dalla descrizione della competenza alla certificazione di terza parte</strong></p>
<p>Uno degli elementi più rilevanti della UNI/PdR 193 è la trasformazione di un framework descrittivo in un sistema valutativo formalizzato.</p>
<p>La competenza viene considerata come la comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e metodologiche in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo personale e professionale. L&#8217;esame di certificazione è definito come un insieme di attività finalizzate a misurare la competenza attraverso prove che, nel modello adottato dalla prassi, assumono la forma di domande a risposta multipla.</p>
<p>Questo passaggio ha conseguenze metodologiche importanti. La certificazione non dovrebbe attestare semplicemente la partecipazione a un corso, il completamento di un percorso formativo o la presenza di un determinato titolo. Deve essere il risultato di una valutazione indipendente.</p>
<p>La prassi stabilisce infatti che non siano previsti requisiti minimi di accesso alla certificazione e che il processo sia aperto a candidati maggiorenni e minorenni, con un&#8217;età minima di quattordici anni. Per i minorenni è richiesta l&#8217;autorizzazione di chi esercita la responsabilità genitoriale, attraverso modalità digitali documentate e tracciabili.</p>
<p>Il modello separa quindi l&#8217;eventuale percorso formativo dalla valutazione. L&#8217;Appendice A chiarisce ulteriormente questo principio, indicando come comportamento non raccomandato l&#8217;imposizione di percorsi formativi obbligatori o l&#8217;obbligo di acquistare formazione, materiali o tutoraggio come condizione per essere ammessi all&#8217;esame.</p>
<p>Ne deriva un principio fondamentale: <strong>formazione e certificazione devono essere concettualmente distinte</strong>. La formazione può preparare alla competenza, ma non può sostituire la sua verifica indipendente.</p>
<p><strong>La responsabilità dell&#8217;organismo di certificazione</strong></p>
<p>La UNI/PdR 193 attribuisce all&#8217;Organismo di Certificazione un ruolo centrale e non meramente amministrativo. L&#8217;OdC accreditato deve mantenere la piena responsabilità e il controllo diretto dell&#8217;intero processo certificativo.</p>
<p>Questa prescrizione riguarda in particolare la progettazione e validazione delle prove, la pianificazione e gestione delle sessioni d&#8217;esame, la supervisione dello svolgimento, la gestione e sicurezza delle piattaforme informatiche e la validazione finale dei risultati. Tali attività non possono essere trasferite a soggetti terzi che operino con autonomia organizzativa, operativa, decisionale o commerciale.</p>
<p>Il principio assume particolare rilevanza in un mercato nel quale l&#8217;esame digitale può essere tecnicamente distribuito su una molteplicità di piattaforme, sedi e soggetti. La prassi stabilisce invece che la distribuzione fisica o tecnologica dell&#8217;esame non debba determinare una frammentazione della responsabilità.</p>
<p>Anche le eventuali sedi secondarie vengono concepite principalmente come supporto logistico e devono operare sotto la responsabilità dell&#8217;OdC, secondo procedure formalizzate. Il sistema complessivo deve preservare qualità, affidabilità, sostenibilità organizzativa, integrità e tracciabilità del processo.</p>
<p>La conseguenza è una concezione della certificazione come <strong>processo governato</strong>, nel quale la piattaforma tecnologica rappresenta uno strumento operativo ma non sostituisce la responsabilità dell&#8217;organismo che certifica.</p>
<p><strong>Digitalizzazione dell&#8217;accesso e identificazione del candidato</strong></p>
<p>La digitalizzazione costituisce uno degli assi portanti della prassi. La domanda di certificazione deve essere presentata online attraverso il portale dell&#8217;OdC, che ospita l&#8217;intero ciclo della certificazione, salvo specifiche esigenze di accessibilità documentate e autorizzate. La piattaforma deve inoltre disporre di procedure di continuità operativa per gestire eventuali indisponibilità temporanee.</p>
<p>La sicurezza dell&#8217;identità costituisce una condizione preliminare per la validità dell&#8217;esame. La prassi individua SPID, CIE ed eIDAS come strumenti di identificazione digitale e contempla, in alternativa, un processo KYC adeguatamente robusto, documentato e tracciabile.</p>
<p>Il KYC previsto dalla prassi assume una configurazione digitale specifica: comprende l&#8217;acquisizione e verifica automatizzata del documento, il confronto fra l&#8217;immagine del candidato e la fotografia del documento, il rilevamento della presenza fisica tramite liveness detection e la generazione di un log di verifica immutabile.</p>
<p>Il significato di questo modello va oltre la semplice identificazione. La certificazione deve poter dimostrare, a posteriori, la corrispondenza fra la persona che ha presentato la domanda, quella che ha sostenuto l&#8217;esame e quella alla quale è stata attribuita la credenziale.</p>
<p>La piattaforma deve pertanto collegare in modo univoco l&#8217;identità verificata con l&#8217;account utilizzato durante l&#8217;esame e conservare in sicurezza i relativi log.</p>
<p><strong>La struttura dell&#8217;esame e la progressione dei livelli</strong></p>
<p>La UNI/PdR 193 introduce una struttura d&#8217;esame progressiva. L&#8217;esame deve essere costituito da step con difficoltà incrementale e il superamento di ciascuno step consente l&#8217;accesso al successivo. La sessione deve essere unica e continua: non è previsto il frazionamento dell&#8217;esame in sessioni distinte né la possibilità di sostenere separatamente singoli livelli o aree di competenza.</p>
<p>Per il DigComp 3.0 gli step corrispondono ai livelli base, intermedio, avanzato e altamente avanzato. La prassi mette inoltre in relazione questi livelli con la precedente articolazione del DigComp 2.2 e con una mappatura A1-C2, precisando che tale corrispondenza ha una funzione di interoperabilità e comparabilità.</p>
<p>Per DigCompEdu, invece, gli step sono tre e comprendono rispettivamente i livelli A1-A2, B1-B2 e C1-C2.</p>
<p>Questa architettura introduce una logica di certificazione progressiva: il candidato non viene valutato esclusivamente rispetto al livello massimo, ma attraversa una sequenza di difficoltà crescente. Se non supera uno step, viene attestato il livello precedentemente raggiunto e superato.</p>
<p>Nel caso del DigComp, l&#8217;esame comprende almeno una domanda per ciascuna delle 21 competenze e per ciascuno dei quattro livelli oggetto della prova, per un minimo complessivo di 84 domande. Per DigCompEdu, considerando le 22 competenze e i sei livelli, il minimo indicato è di 132 domande. Ogni domanda deve presentare almeno quattro alternative di risposta, una sola delle quali corretta; non sono ammesse domande del tipo vero/falso.</p>
<p>La struttura evidenzia un principio metodologico essenziale: la valutazione deve essere costruita sul <strong>framework delle competenze e sugli scenari applicativi</strong>, non sulla semplice verifica mnemonica di conoscenze isolate.</p>
<p><strong>Le soglie di valutazione</strong></p>
<p>La definizione delle soglie rappresenta uno degli elementi più tecnici della prassi. Per DigComp lo Step 1 prevede il respingimento in caso di percentuale pari o inferiore al 25%; fra il 25,01% e il 74,99% viene attestato il livello base, mentre con almeno il 75% il candidato può procedere allo Step 2.</p>
<p>Nel secondo step, una percentuale pari o inferiore al 50% mantiene il livello base, una percentuale fra 50,01% e 74,99% conduce all&#8217;attestazione del livello intermedio e almeno il 75% consente di procedere allo Step 3. Analogamente, nello Step 3 una prestazione pari o inferiore al 50% mantiene il livello intermedio, mentre una percentuale superiore al 50% e inferiore al 75% conduce al livello avanzato. Il superamento del 75% consente di affrontare il livello altamente avanzato. Nell&#8217;ultimo step, una percentuale fino al 75% comporta l&#8217;attestazione del livello avanzato, mentre una percentuale superiore al 75% permette di conseguire il livello altamente avanzato.</p>
<p>DigCompEdu utilizza soglie differenti perché ogni step comprende due livelli. Il primo step distingue A1 e A2; il secondo distingue B1 e B2; il terzo distingue C1 e C2.</p>
<p>La funzione delle soglie non è semplicemente selettiva. Esse costituiscono il meccanismo matematico attraverso cui la valutazione viene trasformata in un livello certificabile. La standardizzazione delle soglie contribuisce quindi alla comparabilità fra sessioni e organismi che adottino lo schema.</p>
<p><strong>La piattaforma digitale come componente della conformità</strong></p>
<p>Uno degli aspetti più innovativi della UNI/PdR 193 è la considerazione della piattaforma d&#8217;esame come elemento integrante del sistema di certificazione.</p>
<p>La piattaforma deve garantire il tracciamento integrale del processo, il controllo del tempo, il blocco dei tentativi multipli, la randomizzazione di domande e risposte e la generazione automatica dell&#8217;esito. Prima dell&#8217;esame devono inoltre essere verificati microfono, webcam, audio e connessione del candidato.</p>
<p>Il sistema deve registrare gli accessi, gli eventi sospetti, gli interventi del proctor e i tentativi di frode. I log devono essere conservati per la durata di validità del certificato, indicata in due anni, mentre i video eventualmente registrati devono essere conservati almeno fino alla delibera o per trenta giorni. La piattaforma deve inoltre collegare identità, proctor, sessione e risultato.</p>
<p>La tecnologia assume quindi una funzione di <strong>evidenza digitale</strong>. Non si tratta soltanto di somministrare le domande, ma di creare una catena documentale capace di dimostrare come l&#8217;esame sia stato effettuato e come sia stato prodotto il risultato.</p>
<p>Questo aspetto è particolarmente importante in una certificazione di terza parte, poiché l&#8217;affidabilità del risultato dipende non soltanto dalla qualità delle domande ma anche dalla possibilità di ricostruire il processo attraverso cui quel risultato è stato prodotto.</p>
<p><strong>Proctoring e controllo umano</strong></p>
<p>Per gli esami online da remoto la prassi stabilisce un livello minimo obbligatorio di sorveglianza tramite webcam e controllo umano in tempo reale. È previsto inoltre un livello avanzato opzionale basato su sistemi di intelligenza artificiale.</p>
<p>Nel livello minimo la webcam frontale deve rimanere attiva durante l&#8217;intera sessione, l&#8217;audio deve essere attivo e la piattaforma deve consentire al proctor di monitorare in tempo reale le sessioni. Il candidato deve essere informato preventivamente dell&#8217;attivazione delle funzionalità di monitoraggio.</p>
<p>Il browser deve inoltre impedire funzionalità non autorizzate come stampa, copia e incolla, screenshot e cambio di finestra o applicazione. La prassi precisa tuttavia che tali sistemi devono limitarsi a inibire le funzionalità non consentite senza tracciare indiscriminatamente le operazioni dell&#8217;utente, come attività Internet, applicazioni utilizzate, tasti digitati o movimenti del mouse. Non è inoltre ammessa la richiesta di installazione di software proprietario o di controllo di terzi.</p>
<p>Il proctor conserva un ruolo decisivo. Deve essere formato e qualificato, essere collegato in tempo reale e poter intervenire in caso di comportamenti sospetti. La prassi prevede la possibilità di ammonimenti tracciati e, al terzo ammonimento, l&#8217;espulsione dalla prova, con obbligo di documentare le decisioni di sospensione o espulsione.</p>
<p>Il rapporto massimo previsto per il livello minimo di proctoring remoto è di un proctor ogni cinquanta candidati. Nel caso di esami in presenza presso sedi secondarie il rapporto è un proctor ogni trenta candidati. Il livello avanzato con sistemi AI può arrivare a un rapporto di un proctor ogni cinquecento candidati, ma esclusivamente come conseguenza dell&#8217;utilizzo dell&#8217;intelligenza artificiale come strumento di supporto.</p>
<p><strong>Intelligenza artificiale nel proctoring: automazione senza sostituzione dell&#8217;uomo</strong></p>
<p>La disciplina dell&#8217;intelligenza artificiale rappresenta probabilmente uno degli elementi di maggiore interesse scientifico della prassi.</p>
<p>La UNI/PdR 193 consente l&#8217;adozione di sistemi AI per supportare il proctor, ma stabilisce esplicitamente il principio della <strong>supervisione umana</strong>. Prima dell&#8217;utilizzo di tali sistemi l&#8217;OdC deve effettuare una valutazione d&#8217;impatto sulla protezione dei dati, classificare il sistema secondo il Regolamento europeo sull&#8217;intelligenza artificiale e la normativa italiana richiamata dalla prassi e verificare l&#8217;eventuale riconducibilità del sistema alla categoria dei sistemi ad alto rischio.</p>
<p>L&#8217;architettura proposta è quindi quella dell&#8217;<strong>AI-assisted proctoring</strong>, non dell&#8217;AI autonomous proctoring.</p>
<p>Un sistema automatico può rilevare l&#8217;assenza prolungata del candidato dall&#8217;inquadratura, rumori o voci anomale, analizzare successivamente una registrazione video oppure contribuire alla rilevazione dell&#8217;uso improprio di strumenti di intelligenza artificiale vocali o testuali.</p>
<p>Al contrario, la prassi pone un limite molto preciso all&#8217;analisi comportamentale automatizzata. Non sono consentiti sistemi che raccolgano ed elaborino automaticamente dati relativi, ad esempio, ai movimenti corporei, ai movimenti oculari, alla frequenza dei click, alla tastiera, ai tentativi di accesso ad altre applicazioni o all&#8217;attività Internet per costruire indici di rischio o segnali di allerta finalizzati a ipotizzare comportamenti fraudolenti.</p>
<p>La scelta è significativa perché stabilisce una distinzione fra <strong>automazione della sorveglianza</strong> e <strong>automazione della decisione</strong>. L&#8217;AI può ampliare la capacità di osservazione del sistema, ma non può diventare il soggetto che determina autonomamente l&#8217;esito disciplinare dell&#8217;esame.</p>
<p>Ogni segnalazione automatica deve essere valutata dal proctor, che deve confermarla o disattenderla. Anche quando il proctor decide di non seguire una segnalazione dell&#8217;AI, la decisione deve essere motivata e registrata nel log.</p>
<p>Questo modello introduce quindi un principio di <strong>accountability algoritmica</strong>: il sistema automatico produce un&#8217;informazione, mentre la decisione che produce effetti sul candidato rimane riconducibile a un soggetto umano identificabile.</p>
<p><strong>Qualificazione degli esaminatori e dei proctor</strong></p>
<p>La qualità della certificazione dipende anche dalla qualità delle persone che gestiscono il processo. La UNI/PdR 193 stabilisce requisiti specifici per esaminatori ed esperti tecnici.</p>
<p>Per gli esaminatori sono richiesti almeno un titolo di studio di livello EQF 5, almeno tre anni di esperienza professionale documentata nel settore dell&#8217;alfabetizzazione digitale e conoscenza documentata dei framework di riferimento.</p>
<p>I proctor devono invece possedere almeno un titolo di scuola secondaria di secondo grado, conoscenza documentata di DigComp e/o DigCompEdu e della UNI/PdR 193, conoscenza della piattaforma utilizzata, formazione sulle procedure di sorveglianza, anti-frode e privacy, assenza di conflitti di interesse e aggiornamento periodico documentato.</p>
<p>L&#8217;imparzialità non viene quindi affidata esclusivamente alla tecnologia. La prassi considera la competenza e l&#8217;indipendenza degli operatori umani una componente strutturale della qualità del sistema.</p>
<p>L&#8217;Appendice A rafforza questo principio vietando, come comportamenti non raccomandati, il ricorso a esaminatori privi dei requisiti, privi di formazione o aggiornamento, coinvolti in conflitti di interesse o non nominativamente identificabili e registrati nel sistema qualità digitale. Analoghe garanzie sono previste per i proctor.</p>
<p><strong>Validità, mantenimento e rinnovo della certificazione</strong></p>
<p>Un&#8217;altra scelta importante riguarda la durata temporale della certificazione. La UNI/PdR 193 stabilisce una validità di <strong>due anni</strong>. Non sono previste attività di mantenimento o sorveglianza durante il periodo di validità. Alla scadenza deve essere ripetuto l&#8217;intero processo d&#8217;esame.</p>
<p>La scelta è coerente con la natura dinamica delle competenze digitali. Il settore tecnologico è caratterizzato da cambiamenti rapidi e dalla continua introduzione di nuovi strumenti, metodologie, rischi e modalità di interazione digitale. La validità temporale limitata implica che la certificazione non debba essere interpretata come una dichiarazione permanente della competenza, ma come una fotografia formalizzata della padronanza verificata in un determinato periodo.</p>
<p>Sono tuttavia previste possibili eccezioni per persone con bisogni speciali quando siano presenti condizioni documentate, quali maternità o gravidanza, disabilità, DSA, gravi motivi di salute o altre cause di forza maggiore, attraverso un processo compensativo.</p>
<p><strong>Certificato digitale e verificabilità autonoma</strong></p>
<p>La UNI/PdR 193 attribuisce particolare importanza alla natura digitale della credenziale finale. Il certificato deve essere conforme alla prassi, interoperabile con i sistemi europei di riconoscimento delle credenziali, verificabile autonomamente e protetto contro contraffazione e manomissione.</p>
<p>La caratteristica particolarmente innovativa è la richiesta che il certificato incorpori un meccanismo di verifica crittografica, come una firma elettronica o un sigillo elettronico, oppure una prova crittografica equivalente. Tale meccanismo deve consentire di verificare autenticità e integrità anche in assenza di connessione ai sistemi dell&#8217;OdC. Il QR code o l&#8217;URI di verifica online costituiscono invece strumenti complementari e non sostitutivi della verifica crittografica.</p>
<p>Questa impostazione modifica profondamente il concetto tradizionale di certificato. Il documento non è più semplicemente un file PDF o una rappresentazione grafica, ma una <strong>credenziale digitale verificabile</strong>.</p>
<p>Il certificato deve contenere, fra gli altri elementi, l&#8217;identità della persona certificata, il codice fiscale, un identificativo univoco non riutilizzabile, le date di emissione e scadenza, i dati dell&#8217;organismo di certificazione, il framework utilizzato, il riferimento alla UNI/PdR 193 e i riferimenti ai marchi previsti.</p>
<p>La conseguenza tecnologica è importante: la certificazione diventa un oggetto digitale che può essere controllato senza dipendere esclusivamente dal database operativo dell&#8217;ente che l&#8217;ha emessa.</p>
<p><strong>Open Badge e digital credentials</strong></p>
<p>La prassi contempla inoltre il rilascio opzionale di un <strong>Open Badge digitale</strong>, inserendolo all&#8217;interno di un più ampio paradigma di digital credentials.</p>
<p>Una credenziale digitale viene definita come una rappresentazione elettronica di una credenziale o attestazione di apprendimento o competenza, utilizzabile per rilasciare, conservare, condividere e verificare informazioni in modo sicuro e interoperabile. Può contenere metadati relativi al beneficiario, all&#8217;ente erogatore, alla data di rilascio, all&#8217;apprendimento attestato e alle modalità di valutazione.</p>
<p>Il sistema previsto dalla prassi richiede all&#8217;OdC, nel contesto dell&#8217;Open Badge, la disponibilità del file JSON-LD della credenziale verificabile, dell&#8217;immagine del badge con metadati incorporati e di un URL pubblico per la verifica.</p>
<p>La credenziale digitale assume così una funzione diversa rispetto al tradizionale attestato. Può essere conservata e condivisa dalla persona certificata e, soprattutto, può essere sottoposta a verifica da parte di soggetti terzi.</p>
<p>Questo modello è particolarmente significativo in relazione alla crescente diffusione di portafogli digitali, sistemi di identità digitale e infrastrutture europee per le credenziali. La stessa prassi collega esplicitamente l&#8217;interoperabilità dei certificati alla convergenza verso strumenti come IT Wallet e sistemi europei di identità digitale.</p>
<p><strong>European Learning Model ed Europass</strong></p>
<p>L&#8217;interoperabilità europea costituisce una delle dimensioni strategiche della UNI/PdR 193. La prassi prevede, in forma opzionale, la possibilità di allineare le credenziali all&#8217;<strong>European Learning Model (ELM)</strong> sviluppato dalla Commissione europea nell&#8217;ambito dell&#8217;Europass Digital Credentials Infrastructure.</p>
<p>In questo contesto possono essere utilizzati elementi come il LearningAchievement, relativo al risultato di apprendimento conseguito, il LearningAssessment, relativo alle modalità e ai risultati della valutazione, l&#8217;AwardingBody, relativo all&#8217;organismo che rilascia la certificazione, e l&#8217;Accreditation, relativa all&#8217;accreditamento dell&#8217;organismo.</p>
<p>La compatibilità con Europass consente alla persona certificata di importare la credenziale nel proprio profilo, condividerla con datori di lavoro e istituzioni europee e beneficiare dei servizi di verifica dell&#8217;autenticità.</p>
<p>Si configura quindi un passaggio dalla certificazione come documento alla certificazione come <strong>dato strutturato e interoperabile</strong>. Questo passaggio è fondamentale per la mobilità delle competenze, perché rende possibile lo scambio automatizzato di informazioni fra sistemi digitali differenti.</p>
<p><strong>Micro-credenziali e certificazione completa</strong></p>
<p>La prassi dedica attenzione anche al concetto di micro-credenziale, definita come registrazione dei risultati di apprendimento conseguiti a seguito di un piccolo volume di apprendimento. Le micro-credenziali possono essere potenzialmente cumulabili e combinabili per formare credenziali più ampie.</p>
<p>Tuttavia, la UNI/PdR 193 introduce una distinzione importante rispetto alla certificazione disciplinata dal documento. Non è previsto il rilascio di micro-credenziali riferite a singoli livelli di padronanza o singole aree di competenza DigComp o DigCompEdu, perché l&#8217;esame deve essere sostenuto nella sua interezza.</p>
<p>La scelta evidenzia una precisa concezione della certificazione: il singolo risultato parziale non viene automaticamente trasformato in una certificazione autonoma. Il sistema vuole mantenere una relazione strutturale fra l&#8217;intero percorso di valutazione e il livello complessivo certificato.</p>
<p><strong>Accessibilità e persone con bisogni speciali</strong></p>
<p>L&#8217;inclusione costituisce un ulteriore elemento strutturale della prassi. Il sistema di certificazione deve prevedere misure di accesso e compensative per candidati che si trovino in condizioni di svantaggio o fragilità, comprese disabilità, DSA, gravidanza o maternità, gravi motivi di salute e altre cause di forza maggiore.</p>
<p>Le misure possono comprendere l&#8217;estensione del tempo, l&#8217;impiego di strumenti di supporto come lettori vocali o ingranditori, modalità o date alternative e, ove necessario, la presenza di un facilitatore o tutor.</p>
<p>La richiesta deve essere effettuata dal candidato attraverso la piattaforma digitale nella fase di presentazione della domanda. Anche l&#8217;accessibilità viene quindi integrata nel modello di tracciabilità complessiva.</p>
<p>Particolarmente importante è il principio di non discriminazione contenuto nell&#8217;Appendice A. Non dovrebbe essere richiesta documentazione eccessiva o non pertinente, né dovrebbe essere negato l&#8217;accesso alla certificazione per la sola presenza di una fragilità documentata. Le misure adottate devono essere coerenti con lo schema e tracciate digitalmente.</p>
<p>L&#8217;accessibilità viene dunque interpretata non come deroga alla qualità della certificazione, ma come <strong>adattamento delle condizioni di accesso e svolgimento</strong>, mantenendo invariati i principi di imparzialità e tracciabilità.</p>
<p><strong>Protezione dei dati personali e sicurezza del processo</strong></p>
<p>Il modello delineato dalla UNI/PdR 193 implica il trattamento di una quantità significativa di informazioni: dati identificativi, informazioni relative alla certificazione, log di accesso, eventi sospetti, interventi dei proctor e, in determinati casi, registrazioni video.</p>
<p>La prassi richiama pertanto il Regolamento (UE) 2016/679 e la normativa italiana in materia di protezione dei dati personali. Tra i riferimenti normativi sono inoltre presenti il Regolamento eIDAS, il Regolamento europeo sull&#8217;intelligenza artificiale, il Codice in materia di protezione dei dati personali e la Legge 4/2004 sull&#8217;accessibilità degli strumenti informatici, oltre alla Legge 132/2025 sull&#8217;intelligenza artificiale.</p>
<p>Nel caso dell&#8217;utilizzo di sistemi AI per il proctoring, la prassi richiede esplicitamente una <strong>DPIA</strong>, cioè una valutazione d&#8217;impatto sulla protezione dei dati ai sensi dell&#8217;articolo 35 del GDPR. Tale valutazione deve essere documentata e aggiornata periodicamente.</p>
<p>La protezione dei dati non viene quindi trattata come una questione separata dalla certificazione. Privacy, sicurezza, identificazione e tracciabilità diventano componenti integrate della stessa infrastruttura.</p>
<p><strong>La prevenzione delle frodi come requisito sistemico</strong></p>
<p>Un elemento ricorrente nella prassi è la prevenzione delle frodi. Il problema viene affrontato attraverso una combinazione di identificazione digitale, controllo umano, limitazioni tecniche del browser, randomizzazione delle domande, registrazione degli eventi e possibilità di intervento del proctor.</p>
<p>Questa impostazione è significativa perché non affida la sicurezza a una singola tecnologia. L&#8217;integrità dell&#8217;esame emerge dall&#8217;interazione fra diversi livelli di controllo.</p>
<p>L&#8217;Appendice A esplicita ulteriormente ciò che non dovrebbe essere fatto: non dovrebbero essere utilizzate piattaforme prive dei requisiti di tracciabilità, non dovrebbero essere utilizzate modalità cartacee o ambienti non tracciabili e non dovrebbero essere modificati arbitrariamente i criteri di valutazione.</p>
<p>Analogamente, non dovrebbero essere utilizzate prove differenti da quelle previste dalla prassi, né dovrebbero essere consentite assistenze esterne durante l&#8217;esame, salvo le misure di supporto formalmente previste per persone con specifiche esigenze. Non dovrebbero inoltre essere applicate soglie arbitrarie o certificati livelli diversi da quelli effettivamente conseguiti.</p>
<p>La frode viene quindi affrontata come un rischio di processo, non semplicemente come un comportamento individuale.</p>
<p><strong>Imparzialità e separazione degli interessi</strong></p>
<p>L&#8217;imparzialità costituisce uno dei principi fondanti della certificazione di terza parte. L&#8217;OdC deve garantire che coloro che svolgono attività di valutazione o sorveglianza siano indipendenti rispetto ai candidati.</p>
<p>La prassi prevede infatti l&#8217;assenza di conflitti di interesse sia per i proctor sia per gli esaminatori. L&#8217;Appendice A richiama esplicitamente anche legami familiari e relazioni lavorative dirette o indirette come potenziali situazioni incompatibili con l&#8217;imparzialità.</p>
<p>Questo elemento assume particolare importanza quando la certificazione viene utilizzata in contesti caratterizzati da valore economico o amministrativo, come procedure selettive, percorsi formativi o processi di riconoscimento delle competenze. La credibilità della certificazione dipende infatti non solo dalla prova, ma dalla percezione e dalla dimostrabilità dell&#8217;indipendenza di chi la gestisce.</p>
<p><strong>Il significato istituzionale della UNI/PdR 193</strong></p>
<p>La prassi di riferimento deve essere interpretata anche alla luce del problema che dichiara di voler affrontare: la frammentazione delle certificazioni digitali.</p>
<p>Il documento evidenzia la coesistenza di organismi accreditati, organismi non accreditati e modelli commerciali ibridi, con differenze rilevanti nelle modalità di accesso, nelle procedure d&#8217;esame e nelle garanzie offerte ai candidati.</p>
<p>In questo scenario, la UNI/PdR 193 tenta di costruire un livello comune di affidabilità attraverso la definizione di requisiti verificabili. Il punto centrale non è dunque soltanto stabilire “che cosa” sia una competenza digitale, ma stabilire <strong>come possa essere dimostrato in modo affidabile che una persona possieda quella competenza</strong>.</p>
<p>Questa distinzione è fondamentale. Un framework definisce un linguaggio per descrivere una competenza; uno schema di certificazione definisce invece il procedimento attraverso il quale quella competenza viene valutata e attestata.</p>
<p>La UNI/PdR 193 opera precisamente nella zona di intersezione fra questi due livelli.</p>
<p><strong>La certificazione come infrastruttura digitale della competenza</strong></p>
<p>Nel suo complesso, il documento descrive un&#8217;evoluzione significativa del concetto di certificazione.</p>
<p>Il percorso inizia con l&#8217;identificazione digitale del candidato, prosegue con la presentazione digitale della domanda, passa attraverso un esame online strutturato secondo livelli progressivi, utilizza una piattaforma validata e tracciabile, coinvolge esaminatori e proctor qualificati, può utilizzare sistemi AI sotto supervisione umana e termina con l&#8217;emissione di una credenziale digitale verificabile. La stessa prassi sintetizza questa continuità richiedendo la tracciabilità dell&#8217;intero processo, dall&#8217;identificazione del candidato alla delibera e all&#8217;emissione del certificato.</p>
<p>La certificazione diventa quindi una sorta di <strong>catena di fiducia digitale</strong>.</p>
<p>Ogni passaggio produce un elemento verificabile: l&#8217;identità produce un&#8217;evidenza, la piattaforma registra la sessione, il proctor viene identificato, gli eventi vengono registrati, il risultato viene prodotto secondo soglie predefinite e il certificato contiene un&#8217;identità e un identificativo univoco.</p>
<p>Questa architettura può essere rappresentata concettualmente come una sequenza nella quale <strong>identità, valutazione, supervisione, risultato e credenziale</strong> sono collegati da meccanismi di tracciabilità.</p>
<p>Il valore della certificazione dipende quindi dalla robustezza dell&#8217;intera catena e non dal singolo documento finale.</p>
<p><strong>Considerazioni conclusive</strong></p>
<p>La UNI/PdR 193:2026 rappresenta un intervento significativo nel processo di strutturazione della certificazione delle competenze digitali in Italia, perché affronta una questione che precede la semplice valutazione della conoscenza tecnologica: la necessità di garantire che la certificazione di una competenza sia <strong>affidabile, imparziale, uniforme, trasparente, tracciabile e interoperabile</strong>.</p>
<p>Il suo contributo principale consiste nel collegare i framework europei DigComp e DigCompEdu al sistema della certificazione di terza parte previsto dalla UNI CEI EN ISO/IEC 17024. I framework forniscono la struttura concettuale della competenza, mentre la prassi definisce il sistema procedurale e tecnologico attraverso cui essa può essere valutata.</p>
<p>Particolarmente rilevante è la scelta di rendere l&#8217;intero processo digitale. L&#8217;identificazione attraverso SPID, CIE, eIDAS o KYC, la gestione online della domanda, la piattaforma d&#8217;esame, la tracciabilità dei log, il proctoring, la validazione della piattaforma e la credenziale digitale costituiscono componenti di un&#8217;unica infrastruttura.</p>
<p>Ancora più significativa è la posizione assunta nei confronti dell&#8217;intelligenza artificiale. La prassi non considera l&#8217;AI come sostitutiva della responsabilità umana, ma come tecnologia di supporto alla sorveglianza. Le segnalazioni generate dall&#8217;intelligenza artificiale devono essere sottoposte alla valutazione del proctor e le decisioni che producono effetti sul candidato devono rimanere sotto controllo umano.</p>
<p>Il documento introduce inoltre una concezione evoluta della credenziale. Il certificato non viene più concepito semplicemente come attestato statico, ma come oggetto digitale verificabile, potenzialmente interoperabile con l&#8217;European Learning Model e con l&#8217;infrastruttura Europass.</p>
<p>Sul piano dell&#8217;accessibilità, la prassi cerca infine di conciliare universalità dell&#8217;accesso e integrità della valutazione, prevedendo misure compensative per persone con bisogni speciali senza trasformarle in deroghe incontrollate al processo certificativo.</p>
<p>Nel suo insieme, la UNI/PdR 193:2026 può quindi essere interpretata come un modello nel quale la <strong>competenza digitale diventa un oggetto misurabile e certificabile attraverso un&#8217;infrastruttura digitale governata</strong>. Il suo significato non risiede soltanto nella standardizzazione delle domande o nella definizione delle soglie di superamento, ma nella costruzione di una catena di fiducia che collega persona, identità digitale, prova, supervisione, risultato e credenziale.</p>
<p>La prospettiva più rilevante è pertanto quella dell&#8217;interoperabilità. Se le competenze digitali devono essere riconosciute in contesti formativi, lavorativi e istituzionali sempre più interconnessi, il certificato deve poter essere trasferito, verificato e interpretato da sistemi differenti. La convergenza verso digital credentials, European Learning Model, Europass e infrastrutture europee dell&#8217;identità digitale indica precisamente questa direzione. La prassi stessa individua nell&#8217;interoperabilità uno degli strumenti per rafforzare equità, affidabilità e riconoscibilità delle certificazioni su scala nazionale ed europea.</p>
<p>In questa prospettiva, la UNI/PdR 193:2026 non è soltanto un documento tecnico relativo allo svolgimento di un esame. È un modello organizzativo e tecnologico per la <strong>governance della certificazione delle competenze digitali</strong>, nel quale normazione, identità digitale, sicurezza informatica, protezione dei dati, intelligenza artificiale, valutazione delle competenze e interoperabilità delle credenziali convergono all&#8217;interno di un unico processo.</p>
<p><strong>Fonte primaria:</strong> UNI/PdR 193:2026, <em>Requisiti e principi per la valutazione delle competenze digitali e la certificazione delle persone, in accordo alla UNI CEI EN ISO/IEC 17024, con riferimento ai framework Digital Competence Framework for Citizens (DigComp) e Digital Competence Framework for Educators (DigCompEdu)</em>, entrata in vigore il 17 settembre 2026.</p>
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