<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/" xmlns:blogger="http://schemas.google.com/blogger/2008" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499</atom:id><lastBuildDate>Wed, 28 Aug 2024 12:08:22 +0000</lastBuildDate><category>papà</category><category>nonna rina</category><category>infanzia</category><category>nonno tavio</category><category>considerazioni</category><category>fotografie</category><category>anni ottanta</category><category>pietro</category><category>questo blog</category><category>avi</category><category>canale</category><category>giuditta</category><category>l&#39;età dell&#39;oro</category><category>mamma</category><category>presente</category><category>gli anni di 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Calorio)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>24</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-7941935565401771492</guid><pubDate>Wed, 22 Feb 2012 15:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-02-22T19:01:47.217+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">anni ottanta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">anni settanta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">considerazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">gemma</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">l&#39;età dell&#39;oro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">luoghi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mamma</category><category 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La casa che ci ospita ora, dicevo l&#39;ultima volta, è la casa in cui sono nato e ho vissuto per circa ventisei anni della mia vita, un arco di tempo decisamente maggiore di quello trascorso nell&#39;alloggio di piazza Marconi dopo il matrimonio. Sarebbe quindi impossibile elencare tutti i ricordi che essa mi riporta alla mente, perché se nel caso dell&#39;appartamento dei miei nonni essi erano stati setacciati dal tempo e delimitati dalla loro collocazione in un passato relativamente remoto e conclusosi per sempre, qui essi si inseriscono, in quantità spropositata, in un flusso praticamente continuo che scaturisce dai miei primi vagiti e scorre per tutta la mia infanzia, la mia adolescenza, la mia giovinezza, senza arrestarsi nemmeno negli anni della mia assenza (non solo perché facevo spesso visita ai miei genitori, ma anche perché già da qualche anno lavoravo qui in mansarda, durante il giorno).&lt;br /&gt;
In questo caso, almeno per il momento, il processo del ricordo non rappresenta uno sforzo cosciente e volontario, bensì un germogliare spontaneo, fisiologico, organico. Talvolta piacevole, talvolta doloroso (e la parte dolente riguarda soprattutto le stanze nelle quali il ricordo si fa più crudo e manifesto: quelle che più sono rimaste simili, nell&#39;arredamento, a com&#39;erano fino a un paio d&#39;anni fa). Onestamente, prima di tornare qui, temevo che sarebbe stata troppo dura convivere coi brutti ricordi, ma ora che sono trascorsi più di due mesi dal nostro insediamento, devo dire che è superiore la gioia di vedere queste mura riempirsi nuovamente di vita e nuovi ricordi. La mancanza resta, ma il triste e vertiginoso senso di vuoto che mi è capitato di provare le volte che, lo scorso anno, mi sono ritrovato solo in tutta la casa, viene ora riempito dalla presenza di Pietro e Gemma.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Quanto ai piacevoli ricordi di un passato assai più remoto, essi fioccano di continuo mentre poco per volta sistemo oggetti nel solaio, nella mansarda, in cantina. In questi ultimi mesi ne ho rinvenuti di piccoli e grandi, talvolta mai visti (un quaderno contenente la contabilità dei miei nonni paterni, la cartella di mia madre con i suoi quaderni di bambina...), talvolta dimenticati o creduti perduti. Ho addirittura esplorato anfratti nei quali forse non mi ero mai addentrato fino in fondo in oltre trent&#39;anni di frequentazione di questi ambienti, come il lungo ripostiglio della mansarda il cui ingresso è rimasto ostruito da varie cianfrusaglie sin dai primi anni Ottanta. Ecco, forse è proprio questo il punto: sto imparando a vivere consciamente questo spazio, con curiosità. A prenderne consapevolezza quando finora l&#39;avevo sempre vissuto in maniera passiva.&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2012/02/partenze-e-ritorni-seconda-parte.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-2109281543617872156</guid><pubDate>Wed, 04 Jan 2012 18:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-02-22T18:45:54.967+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">bartolomeo calorio II</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">canale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">caterina mulasso</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">dick</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">famiglia calorio/raimondo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">gli anni del liceo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">gli anni di pietro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">infanzia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">malattia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonna rina</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonno tavio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">papà</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">piazza marconi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">via mompissano</category><title>partenze e ritorni (prima parte)</title><description>Il 2011 è stato un anno lungo e pieno di cose, e ha segnato per la nostra famigliola una partenza che per me rappresenta, allo stesso tempo, un ritorno. Qualche settimana fa, infatti, abbiamo traslocato, e ora iniziamo il 2012 in un luogo che, per quanto ugualmente familiare, non è l’appartamento che ci eravamo abituati a considerare casa nostra e che Pietro chiamava “casacanale”. Io e Silvia abbiamo vissuto in quell’appartamento per sette anni e mezzo (pressoché esatti, se si esclude la breve e lieta parentesi torinese), ovvero a partire dal giorno successivo al nostro matrimonio. L’abbiamo fatto “nostro” giorno dopo giorno, evento dopo evento, ricordo dopo ricordo. In esso abbiamo vissuto importanti metamorfosi: il passaggio, dopo circa sei anni di fidanzamento, alla quotidianità di una relazione di coppia sotto lo stesso tetto; quello a una realtà lavorativa abbastanza stabile nel mio caso (quando ci siamo insediati io avevo appena iniziato il mio attuale lavoro) e viceversa variegata e instabile, ma non priva di momenti gratificanti e memorabili, nel caso di Silvia; infine, dopo qualche anno, il passaggio allo status di genitori, che di tutte le metamorfosi è stata quella più radicale e significativa.&lt;br /&gt;
Quell’appartamento è stato dunque teatro di momenti più che importanti, in un certo senso quasi ingombranti al punto tale da divorare spazio ai ricordi che già giacevano, prima del nostro arrivo, nella polvere annidata tra quelle mura, alla penombra di quelle tapparelle. Sì, perché quelle stanze avevano già ospitato molti altri ricordi appartenenti alla mia infanzia e alla mia adolescenza, essendo state abitate dai miei nonni paterni a partire, credo, dalla metà degli anni Settanta. Eppure, quando un paio di settimane fa ho lasciato quel luogo, mi riusciva difficile vederlo come lo scenario delle serate trascorse dai miei nonni, quando mi addormentavo, mentre mia nonna Rina recitava il rosario, in una brandina accanto a un letto matrimoniale scuro, convesso e insormontabile; dell’odore umido e allo stesso tempo ospitale di quella cucina, con mio nonno Tavio seduto, dopo cena, su una poltrona di pelle a guardare la televisione masticando un blocco di cioccolato fondente preso da una vetrinetta del salotto e tagliato con il coltello del parmigiano; del suono delle unghie del bassotto nero Dick che correva agitato sulle piastrelle; della foto di mia bisnonna appoggiata su un comò di quella che poi è diventata la stanza di Pietro – in quella stessa stanza c’era un divano-letto contro le cui sbarre mi ero sbucciato un piede procurandomi una piccola cicatrice che porto ancora oggi, e in quello stesso letto andavo a dormire ogni tanto, durante gli anni del liceo, per assistere (si fa per dire) mio nonno pochi mesi prima della sua morte, mentre mia nonna era in ospedale per via dell’ictus; della sedia in cucina accanto al frigorifero su cui, anni prima, mio nonno, seduto, mi afferrava stringendomi a sé e dicendomi: “Ti spremo come un limone!”; dello scrittoio con il calamaio e la penna d’oca in salotto, e della sedia a dondolo che si affacciava sul balcone, sotto un quadro dipinto da mia nonna e nei pressi del grande e imponente ritratto di mio bisnonno Bartolomeo in uniforme; dei bicchieri di latta, delle tende ricamate, dell’armadio color turchese decorato da mia nonna nel corridoio d’ingresso, del suono stonato e vibrante dell’orologio a pendolo, delle “gallette digestive” e del fruscio della plastica marrone che le conteneva, delle fiabe popolari di mia nonna e del loro sapore macabro, della costruzione che ospitava il “peso” nella piazza sottostante. Ebbene, tutti questi ricordi, che ora rievoco con un piccolo sforzo volontario della mia memoria, si erano come ritirati nell’ombra mentre camminavo in questi anni per quelle stesse stanze. Essi hanno lasciato spazio alla spensieratezza dei primi anni di matrimonio, a giorni nei quali risuonavano un sacco le canzoni dei Beatles e di Rino Gaetano; alle emozioni, mai provate fino ad allora, dei giorni della prima gravidanza di Silvia, e successivamente a una valanga di ricordi, altrettanto nuovi, di Pietro piccolino, del suo sviluppo e della nostra vita a tre; a innumerevoli manicaretti, serate con gli amici, giornate trascorse a lavorare bevendo tè, a CD sperimentati per la prima volta tra quelle mura; a notti insonni e lacrime versate su quel divano verde muschio    e sul tavolo di pietra rosa della cucina, nascondendomi dietro una confezione di cereali per non farmi vedere da mio figlio; e infine ai primi segnali notturni di una nuova nascita, a una carezza a Pietro che dorme accanto alla parete verde scuro della sua stanza, al frastuono del ferro tremolante del portone del garage nella notte silenziosa, per poi riunirci sotto quel tetto, questa volta in quattro con l’arrivo di Gemma, qualche giorno dopo. A questo e tanto, tantissimo altro ancora, mi viene ora da collegare automaticamente l’appartamento di Piazza Marconi, e mi chiedo se, tra sette anni e mezzo, lo stesso meccanismo di sostituzione si attiverà nella casa che ci ospita ora e di cui avrò modo di parlare nel prossimo post.</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2012/01/partenze-e-ritorni-prima-parte.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-1897063866160928479</guid><pubDate>Thu, 10 Nov 2011 04:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-10T05:49:36.368+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">considerazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">gemma</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">gli anni di pietro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pietro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">presente</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ricordi futuri</category><title>ricordi futuri</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Ci sono dei ricordi che vengono spazzati via dalla rapidità con cui si susseguono esperienze particolarmente significative. Io e Silvia ce ne siamo già accorti con Pietro: i primissimi anni di vita di un bambino sono come un fiume in piena di novità e momenti intensamente memorabili che si sovrappongono con velocità implacabile di pari passo con la sua vertiginosa evoluzione. Così, prima che tu te ne accorga, il bambino di prima è già stato sostituito prepotentemente dal bambino che hai davanti tutti i giorni, e quello di allora ti appare come un pallido ricordo. Ti sembra impossibile che sia stato così, perché lui è innegabilmente quello che hai davanti, così diverso, completo, formato. Nei primissimi anni di vita di Pietro, quando la mia attività di blogger scorreva con diverso metabolismo, avevo approfittato del mio vecchio blog per fare il punto della situazione ogni tanto, per cui ora ho la fortuna di poter andare a rinfrescarmi la memoria su com&#39;era Pietro a tot mesi o anni, visto che molte cose le ho dimenticate.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Poiché questo blog ha un&#39;impostazione più rigidamente definita e altri tempi di pubblicazione, finora non ho fatto lo stesso per Gemma. Poi però ho pensato che i ricordi non esistono solo al passato, ma che possono anche essere fissati in divenire, in determinati casi come quello di cui sopra, affinché restino appunto ricordi e non cadano invece nell&#39;oblio.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Vorrei quindi riportare, a mo&#39; di appunti, alcune cose su Gemma che non vorrei scordare. Probabilmente ne verranno altre in seguito.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Gemma, diversamente da Pietro, ha mostrato una curiosità per il cibo sin da piccolissima. Non aveva ancora l&#39;età per le pappette, che già, credo poco prima dei cinque mesi, pretendeva di assaggiare quel che avevamo nel piatto. La prima pappa fu una gioia divorata senza prender fiato. Anche i gusti sono diversi da quelli di Pietro: formaggio, pomodoro, prosciutto... è attirata praticamente da tutto, e preferirebbe essere indipendente nel mangiare.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Il giorno della festa del papà, all&#39;età di sette mesi circa, ha detto &quot;papà!&quot;. Però è stato più un caso che altro.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Ci ha messo più di Pietro a iniziare a gattonare. Ha mosso i primi passi da poco, ovvero intorno al primo anno d&#39;età. In compenso, ha una gran voglia di camminare in piedi, e vuole sempre essere presa per mano per girare per la casa. A un anno e due mesi circa è stata per la prima volta ferma in piedi senza tenersi a nulla per qualche secondo.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Ha un carattere meravigliosamente solare. Saluta sempre tutti con la manina e un sorriso quando arrivano e se ne vanno, gridando &quot;TA!&quot; che nella sua lingua significa &quot;Ciao!&quot;.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
A un anno e due mesi, le altre parole che pronuncia sono &quot;Sciusciu&quot; (ciuccio), &quot;Papa/Mama/Baba&quot; (un&#39;entità indefinita che comprende me, Silvia e Pietro), &quot;pa!&quot; (pappa), &quot;nonna&quot;, &quot;da&quot; (dammelo), &quot;na-na-na&quot; (no, grazie) e infine &quot;schöa&quot; (un&#39;entità indefinita che comprende tutto ciò che desidera, pronunciata con un accento che mi sa un po&#39; di cinese).&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Da diversi mesi ha imparato il verso del leone, il suo primo animale preferito. In realtà, il suo ruggito somiglia più al verso di una foca o al ragliare di un asino, ed è applicabile a quasi tutti gli animali (galline, maiali, eccetera), con l&#39;eccezione del cane e di altri simili che secondo lei fanno &quot;ba!&quot;. Negli ultimi giorni, hanno fatto la coro comparsa anche il muggito della mucca e il belato della pecora. &lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Se apprezza il cibo, inizia ad annuire con la testa guardandoti negli occhi per un quarto d&#39;ora.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Quando sente il rumore della porta d&#39;ingresso al piano di sotto, a ora di pranzo e cena, inizia a chiamarmi pavlovianamente. Amore di papà.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Già da mesi, ovvero prima dell&#39;anno di età, mostra una passione tutta femminile per scarpe, braccialetti, collane e borsette, che prova costantemente a indossare, talvolta con successo.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Da qualche tempo a questa parte inizia a ballare contenta quando sente le canzoni dello Zecchino d&#39;Oro, accompagnandole con gesti delle braccia da cantante di hip-hop (argh).&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
In generale, non avendo il problema della dermatite come Pietro, ha sempre dormito con maggiore continuità di lui, e si addormenta anche con minore difficoltà la sera.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Se la mettiamo nel lettone si mette di traverso per la gioia della mia schiena. Qualche volta mi ha afferrato il naso di notte.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Se le canti &quot;nanna cuchetta&quot;, inizia a ciondolare piegando la testa di lato.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Fa le pernacchie e se la ride.&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/11/ricordi-futuri.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-6749740015872959041</guid><pubDate>Thu, 22 Sep 2011 09:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-09-22T12:13:50.313+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">anni novanta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">black riders</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">concerti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">gianfranco</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">gli anni del liceo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mana</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mtv</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">musica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">r.e.m.</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">umbria</category><title>drive nel juke box</title><description>&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
I &lt;a href=&quot;http://www.ondarock.it/popmuzik/rem.htm&quot;&gt;R.E.M&lt;/a&gt;., &lt;i&gt;gli &lt;/i&gt;R.E.M., si sono sciolti, e così un
tassello fondamentale della storia del rock e del pop lascia la scena dopo un
decennio fisiologicamente non troppo felice ma non privo di momenti
più che dignitosi. I R.E.M. (mi si perdoni la pronuncia
italiana, ma io riesco a chiamarli solo così) rappresentano
uno dei pochi gruppi che mi hanno accompagnato ininterrottamente
dall&#39;adolescenza a oggi. Alcuni gruppi che ascoltavo a quindici anni
ora mi hanno stufato. Altri mi piacciono ancora, ma in fondo li
ascolterò sì e no una volta all&#39;anno. Altri suscitano
in me un senso di imbarazzo, a pensarci oggi. I R.E.M. no. Li ascolto
da circa vent&#39;anni, spesso ho almeno un loro CD in macchina, e ogni
volta che metto su &lt;i&gt;Green &lt;/i&gt;mi stupisco di quanto sia bello.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Quali sono dunque i miei ricordi legati a questa storica band? Iniziai ad ascoltarli credo in prima o seconda liceo, su due
musicassette originali (erano, ovviamente, &lt;i&gt;Out of Time &lt;/i&gt;e
&lt;i&gt;Automatic for the People&lt;/i&gt;) prestatemi dal mio amico &lt;a href=&quot;http://anareneblog.blogspot.com/&quot;&gt;Mana&lt;/a&gt;.
Certo, prima ancora avevo visto decine di volte i video di &lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=7y5p7qQZLH8&quot;&gt;Losing My Religion&lt;/a&gt; &lt;/i&gt;e &lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=pudOFG5X6uA&quot;&gt;Everybody Hurts&lt;/a&gt; &lt;/i&gt;passare su MTV o Videomusic.
Tuttavia, i ricordi più intensi risalgono a un paio d&#39;anni più
tardi, all&#39;uscita di &lt;i&gt;Monster&lt;/i&gt;. Era l&#39;età giusta per
apprezzare un album del genere, e ancora oggi, se tiro fuori il
libretto dalla custodia del CD, l&#39;odore e la ruvidezza della sua
carta opaca mi riportano a quei giorni, quando mi struggevo
all&#39;ascolto di &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=OBb3Mh2mVs0&quot;&gt;&lt;i&gt;You&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;. Andai anche a vederli in concerto al
Palastampa di Torino, insieme a Mana e a Gianfranco, un signore che
purtroppo non c&#39;è più e che mi pagò pure il
biglietto. In seguito ricordo che mi procurai anche i primi due album,
&lt;i&gt;Murmur &lt;/i&gt;e &lt;i&gt;Reckoning&lt;/i&gt; (&lt;i&gt;Document, Green&lt;/i&gt; e gli
altri vennero solo più tardi), e durante una vacanza in Umbria
con mia sorella comprai una videocassetta contenente alcune riprese live
dei vecchi tempi. Credo che fosse uscita in edicola, e allegata c&#39;era
anche una storia a fumetti che descriva l&#39;esordio della band. Chissà
dov&#39;è finito quel libretto? Sarà in qualche scatolone?
Devo assolutamente ritrovarlo.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
A quel tempo cantavo anch&#39;io in un gruppo, un classico gruppetto
adolescenziale fondato insieme a un paio di miei compagni di classe.
Provammo anche a suonare &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=jWkMhCLkVOg&quot;&gt;&lt;i&gt;What&#39;s the Frequency, Kenneth?&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, ma la
nostra versione scalcinata non uscì mai dalla sala prove. A
ogni modo, il ricordo più intenso che ho dei R.E.M. risale a
quel periodo, e mi trovavo proprio in compagnia dei &lt;i&gt;Black Riders
&lt;/i&gt;(così ci chiamavamo). Eravamo tutti insieme in una saletta
del bar della stazione di Alba. C&#39;erano un biliardo, forse un
videogioco... e poi c&#39;era un juke-box. Sì, proprio un
juke-box. Esisteranno ancora? Dato che eravamo &quot;musicisti&quot;, ci
venne naturale mettere su una canzone. Non credo che ce ne fossero
tante che mi piacessero, ma c&#39;era &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=bMTEqdxWg2Q&quot;&gt;&lt;i&gt;Drive&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, e allora spesi una
moneta per sentirla. All&#39;ascolto provai un brivido, e lo provo
tuttora.&lt;/div&gt;
</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/09/drive-nel-juke-box.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-4152440056739518175</guid><pubDate>Sun, 28 Aug 2011 06:09:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-09-02T17:37:26.638+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cimitero</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">famiglia binello</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">luciano</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">malattia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">marinella</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">morti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">rimpianti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">zia elia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">zio dorino</category><title>luciano</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
La scorsa notte Luciano se ne è andato. Luciano era il marito di mia madrina Marinella, cugina di mia madre. Era di Terni, lavorava per le Ferrovie dello Stato. Era un uomo alto, brillante, simpatico.&amp;nbsp; Aveva un&#39;aria buona. Il suo accento umbro spiccava nei ritrovi di famiglia.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Il suo calvario iniziò all&#39;incirca tre anni fa, all&#39;epoca in cui suo suocero, mio prozio Dorino (Binello Teodoro, fratello di mio nonno Berto), moriva a sua volta di cancro e si ricongiungeva alla moglie Elia. Marinella e Luciano scoprirono, credo, nello stesso periodo, di avere entrambi un tumore, e iniziarono&amp;nbsp; insieme la loro personale battaglia con una forza, un coraggio e una quantità di risorse tali che mi hanno sempre lasciato stupefatto e ammirato. E non lo dico con spirito retorico: ce l&#39;hanno davvero messa tutta.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Poi mia madrina l&#39;ha preceduto nell&#39;aprile dell&#39;anno scorso, ma Luciano non ha smesso di lottare. Ha provato diverse cure, diverse cliniche, è persino andato nel fitto della giungla cubana a procurarsi, inutilmente, il veleno dello scorpione rosso. L&#39;ultima volta che l&#39;ho visto è stata questa primavera, quando è venuto su a Canale per la messa di anniversario della morte di Marinella. Abbiamo pranzato insieme da mia madre, e io ho pensato che forse era la prima volta che passavo così tanto tempo con lui, che parlavamo così a lungo.&amp;nbsp; In fondo, in passato l&#39;avevo visto quasi sempre di sfuggita quando veniva su con Marinella a cenare con i miei per capodanno o festività simili. Al di là dei sintomi della malattia e delle cure, quella volta mi era sembrato relativamente in forma, per cui ho anche pensato che ci sarebbero state altre occasioni.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Invece no, e ora che se ne è andato anche Luciano, penso con tristezza al fatto che tutto un ramo della mia famiglia, quel ramo dei Binello che partiva da mio prozio Dorino, è stato reciso per sempre e non ne rimane traccia vivente. Trasferitosi anch&#39;egli a Terni dopo esser rimasto vedovo,&amp;nbsp; Dorino mi chiese più volte di andarli a trovarle, e io mi ripromisi più volte di farlo. Ma poi, tra una cosa e l&#39;altra, ho sempre rimandato. Ora le occasioni sono sfumate e restano anche ben pochi ricordi. Non mi rimane che andare a dare un goccio d&#39;acqua ai fiori ogni tanto, come Luciano mi aveva scherzosamente chiesto questa primavera.&lt;/div&gt;
</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/08/luciano.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-2977689867376679386</guid><pubDate>Sun, 21 Aug 2011 13:51:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-08-21T15:51:21.224+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">malattia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">papà</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">patrimonio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">philip roth</category><title>patrimonio</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ieri sera ho finito &lt;i&gt;Patrimonio &lt;/i&gt;di Philip Roth, di cui, ammetto, finora avevo solo letto &lt;i&gt;Lamento di Portnoy &lt;/i&gt;e &lt;i&gt;Pastorale americana&lt;/i&gt;. Mi era già venuta voglia di leggerlo tempo fa,&amp;nbsp; dopo aver visto &lt;a href=&quot;http://anareneblog.blogspot.com/2010/07/lancio-per-lancio.html&quot;&gt;questo post&lt;/a&gt; scritto da un mio amico, ma ho deciso di affrontarlo solo ora per creare la giusta distanza rispetto alla morte di mio padre. Il libro parla infatti del rapporto tra l&#39;autore e il padre malato di cancro, e degli ultimi mesi di vita di quest&#39;ultimo. Al di là dell&#39;effettivo valore del libro, indubbiamente un capolavoro, vi ho ritrovato molte delle sensazioni che provai nel corso della terribile progressione della malattia. Molte di quelle riflessioni, di quelle lacrime, di quei pugni nello stomaco, di quel senso di impotenza di fronte a un male così spietato.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Un passaggio in particolare descrive perfettamente uno dei vari stati d&#39;animo che si alternavano in me in quei giorni. Uno stato d&#39;animo che, in fin dei conti, nei mesi successivi mi ha spinto a creare questo blog. Quindi, smentendomi in parte rispetto &lt;a href=&quot;http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/08/arma-doppio-taglio.html&quot;&gt;al mio ultimo post&lt;/a&gt;, lascio che siano le parole di Roth a rievocare quei momenti nei quali restavo seduto in silenzio sul suo letto a fissargli le mani:&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Lo osservai intensamente, come per la prima volta, e continuai ad aspettare che nella testa mi si formassero altri pensieri. Ma non ne arrivarono più, nessun altro pensiero tranne questo: che dovevo fissarmelo nella memoria per quando fosse morto. Forse gli avrebbe impedito di sbiadire e diventare etereo col passare degli anni.&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman,serif;&quot;&gt; «&lt;/span&gt;Devo ricordare con precisione, - mi dissi, - ricordare ogni cosa con precisione, in modo che quando se ne sarà andato io possa ricreare il padre che ha creato me&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman,serif;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;style type=&quot;text/css&quot;&gt;
&lt;/style&gt;. &lt;i&gt;Non devi dimenticare nulla&lt;/i&gt;.&quot;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/08/patrimonio.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-3825489684365671609</guid><pubDate>Thu, 04 Aug 2011 23:40:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-08-05T01:40:00.173+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">considerazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">papà</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">presente</category><title>arma a doppio taglio</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Esattamente un anno fa, a quest&#39;ora, mio padre ci lasciava, abbandondoci alla sua assenza. Mentre si avvicinava la data di questo triste anniversario, mi sono chiesto più volte cosa avrei potuto, cosa avrei dovuto scrivere su questo blog incentrato sulla memoria. Avrei&amp;nbsp; dovuto rievocare quel giorno? Avrei dovuto fare un resoconto di quest&#39;anno e del vertiginoso senso di vuoto che l&#39;ha caratterizzato? O sarebbe stato meglio trascrivere i ricordi più belli e importanti che ho di mio padre, o ancora uno solo, il più emblematico? Ma la figura di mio padre e la sua assenza non permeano già forse ogni angolo di questo blog? Basta buttare l&#39;occhio sulla colonna delle etichette qui a destra, per rendersene conto. &lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Fatto sta che non mi va di parlarne in quest&#39;occasione. Per una volta, preferisco mantenere nell&#39;intimo della mia memoria privata i ricordi più belli e quelli più dolorosi.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;C&#39;è però una piccola considerazione di carattere generale e attinente al tema che anima questo blog, che mi sento di fare: nel corso di quest&#39;anno mi sono reso conto di quanto i ricordi possano essere anche un&#39;arma a doppio taglio. Si sa che rievocare alla memoria degli eventi, anche dolorosi, può dare comunque un senso di piacere. A volte è stato così, ma non sempre.&amp;nbsp; Ci sono stati giorni nei quali mi sono sentito letteralmente aggredito dai ricordi, che si accavallavano mio malgrado nella mia mente, violenti e caotici, ribadendo tutti ad alta voce un&#39;unica amarissima verità, di una semplicità disarmante: che non ce ne sarebbero stati altri.&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/08/arma-doppio-taglio.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-3647338754095049486</guid><pubDate>Sat, 23 Jul 2011 09:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-24T07:49:04.761+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">anni sessanta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">famiglia calorio/raimondo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fotografie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mimi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonna rina</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">papà</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">torino</category><title>uno scrigno di sorprese 3/3: l&#39;aurea</title><description>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiIIr0Vjj4UzV6oHYDspiIXrMdArHfCdsLu_gUtZUJ5CENuCFoB939O143n7UHf3WVk6UMApSzgoiC9OHNo5MY9RkdoPvUBFsDXVXcDKGD3QVSygG_x-9yplYNcGhBjkLUxvMLHlPXDxJpd/s1600/papalaurea.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;224&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiIIr0Vjj4UzV6oHYDspiIXrMdArHfCdsLu_gUtZUJ5CENuCFoB939O143n7UHf3WVk6UMApSzgoiC9OHNo5MY9RkdoPvUBFsDXVXcDKGD3QVSygG_x-9yplYNcGhBjkLUxvMLHlPXDxJpd/s320/papalaurea.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;L&#39;ultima sorpresa uscita fuori dalla &lt;a href=&quot;http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/07/uno-scrigno-di-segreti-13-aria-fresca.html&quot;&gt;scatola di fotografie di mia nonna Rina&lt;/a&gt; è naturalmente costituita da quelle che ritraggono mio padre, per poche che siano (tutte le altre se le era già prese lui in passato, per passarle allo scanner e catalogarle). Mio padre Bartolomeo compariva infatti nel servizio sul &lt;a href=&quot;http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/07/uno-scrigno-di-segreti-23-il-funerale.html&quot;&gt;funerale di mio bisnonno&lt;/a&gt;, in una foto del matrimonio di mia zia Margherita (Mimi), e infine in queste due foto scattate nella seconda metà degli anni Sessanta. Sul retro di una di esse mia nonna aveva scritto, con una grafia dall&#39;aspetto ormai antico:&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Dott. Nino - 1° anno l&#39;aureato in medicina&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhKrKd2MMu2uZyvY7w6c1prpaLsUL5t4uAhFTCch4J5-ZATxsS6uS2zY8wwEb6GpycUW32kW_7WeJl7_IeeZY6VPL5MaG-hPIyOaEzXDqKWqB3dC4P0_JZVWcVydr3JudRGJEcfPGu0rLS8/s1600/papalaurea2.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;229&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhKrKd2MMu2uZyvY7w6c1prpaLsUL5t4uAhFTCch4J5-ZATxsS6uS2zY8wwEb6GpycUW32kW_7WeJl7_IeeZY6VPL5MaG-hPIyOaEzXDqKWqB3dC4P0_JZVWcVydr3JudRGJEcfPGu0rLS8/s320/papalaurea2.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Traspare in questa didascalia tutto l&#39;orgoglio di mia nonna per i risultati conseguiti dal figlio, probabilmente il primo laureato, in un&#39;epoca in cui la laurea non si dava ancora quasi per scontata, di una famiglia di commercianti di stoffe e carbone, di falegnami e filandere.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Per il resto, non ho idea di dove sia stata scattata (immagino in un ristorante di Torino), né di chi siano le persone ritratte insieme a lui, salvo l&#39;uomo con gli occhiali che mia madre dice essere un medico suo compagno d&#39;università.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Sugli anni universitari di mio padre, purtroppo, non so molto, ma questo è un tassello in più, e per ovvie ragioni è ai miei occhi la più preziosa delle sorprese.&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/07/uno-scrigno-di-sorprese-33-laurea.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiIIr0Vjj4UzV6oHYDspiIXrMdArHfCdsLu_gUtZUJ5CENuCFoB939O143n7UHf3WVk6UMApSzgoiC9OHNo5MY9RkdoPvUBFsDXVXcDKGD3QVSygG_x-9yplYNcGhBjkLUxvMLHlPXDxJpd/s72-c/papalaurea.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-4024750310259538968</guid><pubDate>Mon, 11 Jul 2011 14:18:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-24T07:49:45.920+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">anni cinquanta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">avi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">canale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fotografie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">funerale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giacomo raimondo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mimi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonna rina</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonno tavio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">papà</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">piazza marconi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">via roma</category><title>uno scrigno di sorprese 2/3: il funerale di nonno giacomo</title><description>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;&quot; style=&quot;clear: both; text-align: justify;&quot;&gt;La scatola di fotografie di cui ho scritto nell&#39;ultimo post conteneva un&#39;altra sorpresa, ancora più inattesa. In un piccolo album dalla copertina nera, era infatti racchiuso un sintetico servizio fotografico del funerale di mio bisnonno Giacomo (Giacomo Raimondo), padre di mia nonna Rina. Realizzato da un fotografo professionista (sull&#39;etichetta è indicato &lt;i&gt;Servizi Fotografici A. Rafele, Piazza G. Grosso 2, Cambiano&lt;/i&gt;) proprio come si usa tutt&#39;oggi per i matrimoni, testimonia un&#39;usanza adesso perduta e per me inimmaginabile.&lt;br /&gt;
La selezione di fotografie che espongo qui sotto fu scattata il 27 aprile del 1957, e mostra il corteo che, dall&#39;abitazione di mio bisnonno (il piccolo palazzo giallo in piazza Marconi che vedo oggi dalla finestra della mia cucina e che attualmente ospita un&#39;erboristeria) prosegue fino alla chiesa parrocchiale. Alla testa del corteo si riconoscono la moglie Caterina Mulasso, i miei nonni, e infine mio padre e mia zia Margherita ancora bambini.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;&quot; style=&quot;clear: both; text-align: justify;&quot;&gt;Sono per me fotografie molto preziose, per diversi motivi. Innazitutto, esse costituiscono una piccola testimonianza visiva della Canale d&#39;allora: vi si intravedono infatti alcune abitazioni non ancora, o almeno solo in parte, rimpiazzate da orrendi palazzi piastrellati anni Sessanta-Settanta; in Via Roma (angolo Via Garibaldi) si nota l&#39;insegna di un negozio di cappelli e calzature (Barbisio), mentre sull&#39;altro lato compare un manifesto d&#39;epoca che pubblicizza la tintura per indumenti &quot;Super Iride&quot;; infine, è evidente la diversa conformazione del piazzale della Parrocchia di S.Vittore (stando a quanto dice mia madre, la casa che si vede sullo sfondo nell&#39;ultima foto, al posto della quale ora c&#39;è la cartoleria Marchisio, apparteneva a un sarto di nome Arturo, amico di mio nonno Berto).&lt;br /&gt;
Ciò che tuttavia emerge con maggiore evidenza da tali fotografie sono i radicali cambiamenti, verificatisi nell&#39;arco di poco più di cinquant&#39;anni (ma anche molto meno, perché nei miei trent&#39;anni di vita non ho alcun ricordo del genere) negli usi e nei costumi della popolazione canalese: la relativa imponenza del corteo, preceduto da bambini, suore, frati e donne col velo, così come l&#39;importanza stessa attribuita al funerale, tale da giustificare addirittura un servizio fotografico, sono indicatori di quanto diversamente fossero concepite le dimensioni religiosa e comunitaria, e di quanto maggiore rispetto a oggi fosse il ruolo che esse esercitavano nella vita della collettività paesana. &lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;&quot; style=&quot;clear: both; text-align: justify;&quot;&gt;Per finire, queste fotografie raffigurano un evento importante della storia della mia famiglia, mostrandomi com&#39;erano allora i protagonisti che lo subirono. Io non conobbi mai mio bisnonno Giacomo, che morì di tumore alla prostata vent&#39;anni prima della mia nascita, ma ne presi il nome e ne sentii spesso parlare da mia nonna e da mio padre, che lo descrivevano come un uomo forte, amato e rispettato. Di suo sopravvive oggi il &lt;i&gt;ciabòt &lt;/i&gt;che egli stesso costruì e che uso ancora oggi.&lt;br /&gt;
Scrive di lui mio padre, in una nota dell&#39;albero genealogico:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;i&gt;Uomo molto energico e di bell&#39;aspetto. Iniziò l&#39;attività di maniscalco. &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Poi passò al commercio di carbone e di tualete. Molto amato dai &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;compaesani. Perse una figlia dell&#39;età di 16 anni per linfoma.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;&quot; style=&quot;clear: both; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgAZpM3TIt6PjIbMZ1GjLouno_cvEGIhxTVH1dJMXIJ0FEBKLDvNkqjqLWHydKN_J9hNLf2Y5S4hQllQPN0UijWCmS1JCfbUKvfBq_4dFyF5QZUbMySxEkZbk2oDKVkGa6x_go7kjVCBuWi/s1600/funeralenonnogiacomo060.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;293&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgAZpM3TIt6PjIbMZ1GjLouno_cvEGIhxTVH1dJMXIJ0FEBKLDvNkqjqLWHydKN_J9hNLf2Y5S4hQllQPN0UijWCmS1JCfbUKvfBq_4dFyF5QZUbMySxEkZbk2oDKVkGa6x_go7kjVCBuWi/s400/funeralenonnogiacomo060.jpg&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjKKOPEn1kjm6yXObseQcfdE_Rij3H8rBeMmkbKcj4Lxb2y1SOwYhlw5kj_2pG46ReOu5IiWT0JxjFDMMvHjcv2xmf2JquRlflmZImAKhU97qvjFW9S9sOGLxNWNpOgeTOqnDJbEmd9_97V/s1600/funeralenonnogiacomo061.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;296&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjKKOPEn1kjm6yXObseQcfdE_Rij3H8rBeMmkbKcj4Lxb2y1SOwYhlw5kj_2pG46ReOu5IiWT0JxjFDMMvHjcv2xmf2JquRlflmZImAKhU97qvjFW9S9sOGLxNWNpOgeTOqnDJbEmd9_97V/s400/funeralenonnogiacomo061.jpg&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh2Tgx9Xgtbq0uGzu18HyzXcJGPiVqD2iwTuq7alamrigUDUiumASoMMAeye6Cd9F-7jDq3Wth2cTgJR35oGMyH41b2CQbiqfT0_qUUHv2BLww0IbICCnKzrFP9Fhq82Gc6re79bRRhAgEe/s1600/funeralenonnogiacomo062.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;295&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh2Tgx9Xgtbq0uGzu18HyzXcJGPiVqD2iwTuq7alamrigUDUiumASoMMAeye6Cd9F-7jDq3Wth2cTgJR35oGMyH41b2CQbiqfT0_qUUHv2BLww0IbICCnKzrFP9Fhq82Gc6re79bRRhAgEe/s400/funeralenonnogiacomo062.jpg&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjZ-1GFCVKofSZM4UYWQGSiU8olpNcdJRBm8VUyA3hYn-0KyZ1HrR-5Hk-l5g8yozGk-BD1sODf5869PltF9G0L0RAwWVemBlVhRySL36e6yVmIJvYpkyGV37VRkAiP7CP-tJbeN-CM5D8q/s1600/funeralenonnogiacomo063.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;296&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjZ-1GFCVKofSZM4UYWQGSiU8olpNcdJRBm8VUyA3hYn-0KyZ1HrR-5Hk-l5g8yozGk-BD1sODf5869PltF9G0L0RAwWVemBlVhRySL36e6yVmIJvYpkyGV37VRkAiP7CP-tJbeN-CM5D8q/s400/funeralenonnogiacomo063.jpg&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgl52rHZBhlpdZHMQZ9ZDiCWnCtca3Sjsmjw2maKOXL3YlNl50tuvzqf5_QzRmdNFSXvX3e-8QJGrRwvGd5tnPKiNMrnts6wGEO3jdmVIoKDKdBYGU5otLIGz_Cxdp-xGAUZ5XCHuk-0asE/s1600/funeralenonnogiacomo065.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;296&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgl52rHZBhlpdZHMQZ9ZDiCWnCtca3Sjsmjw2maKOXL3YlNl50tuvzqf5_QzRmdNFSXvX3e-8QJGrRwvGd5tnPKiNMrnts6wGEO3jdmVIoKDKdBYGU5otLIGz_Cxdp-xGAUZ5XCHuk-0asE/s400/funeralenonnogiacomo065.jpg&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhJVevP3hJdr1-1L8hiOU7tgLqkj4L-hD5a3mm-L7twuwCnpodn7m1VDV-98Fo-sE3v0bKKUQ9g0LfptD-KIEbV2rHzZh27D_ffMtQ4CSU9by2Fvd7tE1CPRNrtSBhH3x8jFCY9nl3gCc7a/s1600/funeralenonnogiacomo066.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;292&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhJVevP3hJdr1-1L8hiOU7tgLqkj4L-hD5a3mm-L7twuwCnpodn7m1VDV-98Fo-sE3v0bKKUQ9g0LfptD-KIEbV2rHzZh27D_ffMtQ4CSU9by2Fvd7tE1CPRNrtSBhH3x8jFCY9nl3gCc7a/s400/funeralenonnogiacomo066.jpg&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;296&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhDwj9GD-KnsA-M1trocUGNEu5T88cqXwPffy_CtI4MbjyFBo-TQUSd3kfpCw1T4THIckEiJ47xy7kZdUj4TLAgcRM5-qKHPykfMSGNvwNKKcDpg4w1jqjhCTalkNHFDIGRkqFBf7QnaonQ/s400/funeralenonnogiacomo067.jpg&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/07/uno-scrigno-di-segreti-23-il-funerale.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgAZpM3TIt6PjIbMZ1GjLouno_cvEGIhxTVH1dJMXIJ0FEBKLDvNkqjqLWHydKN_J9hNLf2Y5S4hQllQPN0UijWCmS1JCfbUKvfBq_4dFyF5QZUbMySxEkZbk2oDKVkGa6x_go7kjVCBuWi/s72-c/funeralenonnogiacomo060.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-4195973792704877832</guid><pubDate>Tue, 05 Jul 2011 15:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-24T07:50:18.612+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">anni settanta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">considerazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fotografie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">lena e secondo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonna rina</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonno tavio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">papà</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">questo blog</category><title>uno scrigno di sorprese 1/3: aria fresca</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;table cellpadding=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;tr-caption-container&quot; style=&quot;float: right; margin-left: 1em; text-align: right;&quot;&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh1VREH0PAmCmCEZRUg010SO8nIT-l8iojI1WWbm8_WT4UPjI8SriGck0otMh-COiW_gLYxp3m80rDn1d2syrw_ECMhUvUXIkN6zvJvuYtlF96Uy8VOTMnzUU2_kXJv6MdGCVbXKbLHTTNj/s1600/nonni+in+gita.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh1VREH0PAmCmCEZRUg010SO8nIT-l8iojI1WWbm8_WT4UPjI8SriGck0otMh-COiW_gLYxp3m80rDn1d2syrw_ECMhUvUXIkN6zvJvuYtlF96Uy8VOTMnzUU2_kXJv6MdGCVbXKbLHTTNj/s320/nonni+in+gita.jpg&quot; width=&quot;263&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;Da sinistra: nonno Tavio, Lena, nonna Rina, Secondo.&lt;br /&gt;
Fotografia scattata a Monaco nel settembre del 1979.&lt;/td&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Come già accennato &lt;a href=&quot;http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/01/i-ricordi-che-non-ho.html&quot;&gt;in un post precedente&lt;/a&gt;, alcuni mesi fa ho scoperto, a casa dei miei genitori, una scatola di legno che conteneva le fotografie appartenute a mia nonna Rina. Era rimasta su una scarpiera per non so quanti anni, credo dalla morte di mia nonna, e probabilmente mai nessuno l&#39;aveva aperta, da allora. La maggior parte di esse era stata scattata in occasione di viaggi (probabilmente gite organizzate, nel corso degli anni Settanta-Ottanta, dal centro anziani o dalla parrocchia di Canale), e ritraeva i miei nonni spesso in compagnia della loro coppia di amici Lena e Secondo (anch&#39;essi parte dei miei ricordi d&#39;infanzia, e anch&#39;essi dimenticati fino a oggi). Sfogliare quel mucchio indistinto di polaroid ingiallite e istantanee sghembe o fuori quadro ha rinvigorito l&#39;immaginario visivo e contestuale attraverso cui oggi rievoco nella mente i miei nonni paterni, scomparsi una quindicina d&#39;anni fa, rispolverando in me angoli della memoria fino a oggi accantonati. Sì, perché mi sono accorto che, dopo tutti questi anni (circa metà della mia vita), quell&#39;immaginario era andato cristallizzandosi eccessivamente su un pugno di situazioni e una manciata di fotografie scattate da mio padre principalmente negli anni Ottanta nel cortile della nostra casa, oltre che su uno sparuto gruppetto di ritratti di gioventù che però non fanno direttamente parte dei miei ricordi. Non che le gite dei miei nonni rientrino nei miei ricordi  personali, però li hanno sfiorati in qualche modo, mediati da racconti e souvenir. Non so bene come esprimerlo, ma nell&#39;aprire quella scatola di fotografie scattate in giro per l&#39;Italia e occasionalmente per l&#39;Europa, mi è sembrato un po&#39; di liberare i miei nonni da cornici anguste e sempre uguali a se stesse (quelle che li racchiudono insieme a me e ai miei fratelli bambini, ma anche quelle che ne fissano l&#39;esistenza sulla lapide di famiglia), conferendo loro nuova vita, respiro, tridimensionalità. Mi è sembrato di aprire una finestra, fare luce, portare nuova aria.&lt;br /&gt;
Sarà fisiologico, ma non mi sembra vero, né giusto, che io ricordi così vagamente, così malamente, i miei nonni. Vorrei avere più memoria, per rendere giustizia all&#39;affetto provato da loro nei miei confronti. Me lo dico soprattutto ora che, da genitore, ho modo di osservare da un&#39;angolazione diversa quale sia il rapporto tra nonno e nipote. E mi rendo anche conto di quanto li conoscessi poco, in fin dei conti.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Diventa difficile tenere un blog sulla memoria quando ci si trova davanti un magma indistinto pieno di zone d&#39;ombra. Fortunatamente ogni tanto può capitare che ti giunga in aiuto uno scrigno segreto, a rischiarare qualche angolo buio.&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/07/uno-scrigno-di-segreti-13-aria-fresca.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh1VREH0PAmCmCEZRUg010SO8nIT-l8iojI1WWbm8_WT4UPjI8SriGck0otMh-COiW_gLYxp3m80rDn1d2syrw_ECMhUvUXIkN6zvJvuYtlF96Uy8VOTMnzUU2_kXJv6MdGCVbXKbLHTTNj/s72-c/nonni+in+gita.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-9174047251918686452</guid><pubDate>Thu, 16 Jun 2011 05:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-24T07:50:51.189+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">animali</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">anni ottanta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">infanzia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mamma</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonna gemma</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pietro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">presente</category><title>la mamma del ragno</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ieri, nel mucchio del compost da sempre situato in un angolo dell&#39;orto che affianca la casa dei miei genitori, ho trovato una nidiata di topolini di campagna. Erano minuscoli e rosa e squittivano impercettibilmente. Subito mi è balenata l&#39;idea che forse non sarebbe stato tanto saggio tenerli in vita, onde non trovarsi poi la casa invasa dalle prolifiche bestiole... ma ovviamente non ce l&#39;ho fatta: li ho mostrati a Pietro e poi li ho amorevolmente ricoperti.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Qualche settimana fa, in un vaso sul balcone di casa mia, una colomba ha fatto due uova. La tenerezza e l&#39;entusiasmo iniziali (mi piaceva l&#39;idea di mostrarne le evoluzioni a Pietro) si sono presto smorzati quando ci siamo trovati il balcone sommerso (per usare un eufemismo) dalle loro cacche. Nonostante il disagio di dover rinunciare a un balcone e la paura di eventuali malattie di cui i piccioni sono portatori, non ce l&#39;ho fatta a far fuori quei due pulcini sgraziati... quindi abbiamo aspettato un mese affinché prendessero il volo, prima di smantellare tutto quanto.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Se trovo un ragno o un insetto sgradito in casa, invece di ucciderlo cerco sempre di accompagnarlo fuori dalla finestra, nei limiti del possibile. Se lo uccido, provo comunque un piccolo (come una punta d&#39;insetto, per l&#39;appunto) senso di colpa, leggero ed effimero ma immancabile.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Tutto questo per dire che il pensiero di uccidere degli animali, anche i meno simpatici, anche quando lo richiederebbe il buon senso, è per me qualcosa di doloroso e mi costa un certo sforzo, a meno che la paura (vedi vespe e calabroni - di cui ho il terrore) o il fastidio non superino di gran lunga la pietà. Mi sono chiesto da dove abbiano origine queste mie remore. Certo, da bambino (e un po&#39; ancora adesso) ero un grande appassionato di animali, ho letto e riletto centinaia di volte libri sull&#39;argomento, ero addirittura iscritto al WWF, ho come tutti subìto gli effetti dell&#39;edulcorata antropomorfizzazione disneyana, eccetera eccetera. Mi piace tuttavia pensare che tale senso di colpa tutto abbia avuto origine da un unico episodio.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ricordo infatti che da piccolo, credo tra i tre e i cinque anni, mi piaceva uccidere i ragni. Ho una vaga memoria della sensazione e del rumore secco e rimbombante prodotto nello schiacciarne uno con la scarpina sul pavimento arancione del bagno del piano di sotto. Mi trovavo insieme a mia nonna Gemma: lei li tirava giù dal soffitto con la scopa, mentre io avevo il compito di rincorrerli e freddarli. Era divertente, ma poi questo mio piacere fu frenato, credo non molto tempo dopo, da un piccolo evento apparentemente insignificante (ma il fatto stesso che me ne ricordi a distanza di trent&#39;anni non ne indica forse l&#39;importanza?). Ebbene, mi trovavo vicino al termosifone del bagno del piano di sopra, tra il blu scuro delle piastrelle e il bianco delle tende. Lì vidi un ragno e feci per ammazzarlo, quando mia madre mi disse: &quot;Se lo uccidi, poi cosa penserà la sua mamma, non vedendolo più tornare?&quot;. Questa considerazione mi diede molto da riflettere. Il pensiero della mamma ragno che se ne stava nella sua tela ad attendere invano il ritorno del figlio instillò in me una sorta di malessere, lieve ma ben radicato.&amp;nbsp; Quasi un riflesso pavloviano, l&#39;effetto di una cura Ludovico. Persino negli anni del tipico sadismo infantile credo di non aver mai fatto del male a qualche animale (per lo meno volutamente - e qui ci sarebbe materia per un altro post).&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Fanno eccezione le solite povere mosche, le zanzare e&lt;a href=&quot;http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/03/il-salice-piangente-e-la-storica.html&quot;&gt; qualche bruco&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/06/la-mamma-del-ragno.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-3617994132660640929</guid><pubDate>Wed, 08 Jun 2011 15:25:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-24T07:51:30.935+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">anni ottanta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">avi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">canale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">infanzia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">luoghi che non ci sono più</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">memorie flash</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonna delina</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonno berto</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonno minot</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">via roma</category><title>memorie flash (2) - via roma, angolo via ciriagno</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjAPDYU_XE-WuEbfMTY1ULnG2VC2UtJOvjJSUo8gkIWHb2BcroHCBY5c4xKunx9n53XNajL6Qkr_4VwtaDExHif3o9dQaKwPOcHzeKKFpoaXsmHShOMzv2ddFo5HHQuGHIn22xUZ3u8Ilrt/s1600/nonno_minot2.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;200&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjAPDYU_XE-WuEbfMTY1ULnG2VC2UtJOvjJSUo8gkIWHb2BcroHCBY5c4xKunx9n53XNajL6Qkr_4VwtaDExHif3o9dQaKwPOcHzeKKFpoaXsmHShOMzv2ddFo5HHQuGHIn22xUZ3u8Ilrt/s200/nonno_minot2.jpg&quot; width=&quot;120&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgILHtfvrDqrm0qsbOrSE9R5pDXSRVWrR2F34dPzlOnM2VG8bWIgouNjhvgL4fGRcNtFSIHJQVkoDfPyQ0kLkO5j9QOKzX6pl7V6rBh7nqwkP03VyaV_fyE4luyg-w2cA9oysjsF7rX-ESK/s1600/0012-Nonno+Minot-mani.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;200&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgILHtfvrDqrm0qsbOrSE9R5pDXSRVWrR2F34dPzlOnM2VG8bWIgouNjhvgL4fGRcNtFSIHJQVkoDfPyQ0kLkO5j9QOKzX6pl7V6rBh7nqwkP03VyaV_fyE4luyg-w2cA9oysjsF7rX-ESK/s200/0012-Nonno+Minot-mani.jpg&quot; width=&quot;113&quot; /&gt;&lt;/a&gt;L&#39;angusto corridoio d&#39;ingresso dell&#39;appartamento in Via Roma (angolo Via Ciriagno) nel quale andarono a passare i loro ultimi anni i miei bisnonni Minot e Delina, genitori del mio nonno materno, dopo una vita trascorsa a Mulino Galletto. Ricordo, in quell&#39;ingresso dalle tinte biancastre, la figura imponente di mio bisnonno, un giorno che andai a trovarlo insieme a nonno Berto. Nonno Minot era stato mugnaio, aveva delle mani enormi e nodose, un volto felino e occhi di ghiaccio. Ricordo molto poco di lui. Forse mi incuteva anche un po&#39; di timore.&lt;br /&gt;
Sotto il loro appartamento, in un piccolo palazzo che già da oltre un ventennio, forse quasi un trentennio, è stato abbattuto per far posto a un edificio più grande e moderno, c&#39;era un negozio di alimentari che si affacciava sull&#39;officina Visca, al posto della quale ora c&#39;è un Maxisconto. Ricordo che accompagnai mio nonno Berto in quel negozietto, e lui comprò del prosciutto cotto avvolto in carta gialla. Ricordo che quella volta appresi che del prosciutto non si mangia solo il grasso, come invece facevo io.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Le due immagini accanto mostrano un dettaglio del volto e uno delle mani di nonno Minot (Domenico Bernardo Binello, padre del mio nonno materno), in due fotografie scattate da mio padre nel 1981.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/06/memorie-flash-2-via-roma-angolo-via.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjAPDYU_XE-WuEbfMTY1ULnG2VC2UtJOvjJSUo8gkIWHb2BcroHCBY5c4xKunx9n53XNajL6Qkr_4VwtaDExHif3o9dQaKwPOcHzeKKFpoaXsmHShOMzv2ddFo5HHQuGHIn22xUZ3u8Ilrt/s72-c/nonno_minot2.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-300882079746909099</guid><pubDate>Tue, 31 May 2011 20:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-24T07:51:53.142+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">anni ottanta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">canale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">infanzia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">le pump&#39;tte</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">memorie flash</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonna rina</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">papà</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">via mazzini</category><title>memorie flash (1) - la casa delle pumpette</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ci sono alcuni ricordi di infanzia che sono troppo vaghi, frammentari e scollegati per riuscire a inserirli in un discorso di ampio respiro. Per quanto mi sforzi di ricordare, di connetterli ad altro, se ne stanno lì, a galleggiare come isole nel nulla, prive di ponti che consentano una visione d&#39;insieme. Sono frammenti che difficilmente dimenticherò perché ormai sono, così come sono, impressi a fuoco nella mia memoria. Sebbene il tempo abbia eroso tutto intorno la terra su cui poggiavano, essi ormai se ne stanno lì, induriti, fossilizzati, eterni e soli. Ma chissà che, trascrivendoli, non riportino a galla qualcos&#39;altro...&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ecco dunque il primo :&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;L&#39;appartamento di due vecchine amiche di mia nonna Rina, dette in piemontese &quot;Pumpette&quot;, che abitavano in un punto imprecisato di Via Mazzini, vicino alla casa con le due statuette di Topolino sul muretto che fu la casa dell&#39;infanzia di mio padre. Ricordo che mia nonna qualche volta mi ci portò, da bambino, e mi tornano alla memoria un arredamento antico, mobili scuri, un soffitto basso, caramelle di zucchero e un colore aleggiante tra il turchese e il verde pallido. Non so perché, ma se mi sforzo di collocare queste visite, mi viene in bocca un sapore natalizio, un&#39;atmosfera dickensiana, la nebbia, il freddo, la luce dei lampioni nel pomeriggio che è già sera. Una Canale quasi vittoriana tanto sembra distante nello spazio e nel tempo. Chissà quanto c&#39;è di autentico, e quanto invece è frutto di contaminazione, di sovrapposizione e stratificazione, in questi sapori?&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/05/memorie-flash-1-la-casa-delle-pumptte.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><thr:total>4</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-997786781360650001</guid><pubDate>Thu, 24 Mar 2011 15:43:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-24T07:52:39.381+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">anni ottanta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fotografie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giuditta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">infanzia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">l&#39;età dell&#39;oro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mamma</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">matteo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mimi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mirka</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">odori</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">papà</category><title>il salice piangente e la storica invasione</title><description>&lt;table cellpadding=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;tr-caption-container&quot; style=&quot;float: left; margin-right: 1em; text-align: left;&quot;&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhkoyP7J7QiwPVIjy_MT6ll90aCNg78ZlZBGk6OjHa_CZG61bu1bKTFlunwDITjq3WXp0kmz8hVeHjkQa_9VPi7y0nxAnKskNaaNGrvUQsKNetdHy38HnrumXHhuLrR_25qPzbqfPpxTwGk/s1600/giacomo7.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhkoyP7J7QiwPVIjy_MT6ll90aCNg78ZlZBGk6OjHa_CZG61bu1bKTFlunwDITjq3WXp0kmz8hVeHjkQa_9VPi7y0nxAnKskNaaNGrvUQsKNetdHy38HnrumXHhuLrR_25qPzbqfPpxTwGk/s320/giacomo7.jpg&quot; width=&quot;204&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;1982, io abbracciato al salice.&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Come accade per le musiche, capita che alcuni odori accompagnino esperienze particolarmente intense della nostra vita e che pertanto, a distanza di anni, sia possibile evocarne con la mente un ricordo, per quanto vago e difficile da definire, direttamente nelle nostre narici. Alcuni di questi odori, se incontrati a distanza di anni, risvegliano memorie piacevoli (nel mio caso, penso al profumo che aleggiava nel laboratorio della panetteria Scaravaglio quando il panettiere mi permetteva di guardarlo lavorare mentre mia madre faceva la spesa nel negozio adiacente). Talvolta, tuttavia, accade che certi odori rimandino a esperienze meno simpatiche. &lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Un odore che non sento ormai da anni ma che saprei disegnare perfettamente a memoria se solo gli odori si potessero rappresentare graficamente, è quello dolciastro che aleggiava a casa dei miei genitori durante la storica invasione del &lt;i&gt;Cossus cossus&lt;/i&gt;, un episodio entrato ormai&amp;nbsp; a far parte della mitologia privata di casa Calorio&lt;i&gt;. &lt;/i&gt;Allora, ai tempi delle scuole elementari (credo fosse il 1985 o 1986, a giudicare dalle foto di famiglia scattate in giardino), non avevo la minima idea di quale fosse il nome dell&#39;orrido invasore, né ce l&#39;avevo fino a dieci minuti fa, ovvero prima di indagare con l&#39;aiuto di Google, ma il suo aspetto è sempre stato ben scolpito nella mia mente, sebbene siano trascorsi oltre vent&#39;anni da quei giorni. Rivederne le foto ora &lt;a href=&quot;http://www.naturamediterraneo.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=13261&quot;&gt;su questa pagina web&lt;/a&gt;, è stato un po&#39; come ritrovare un vecchio amico. La testa nera, la macchia scura sulla nuca, la coriacea pelle color prugna del dorso, il ventre giallo decorato di puntini, i peli ispidi... è esattamente l&#39;alieno misterioso dei miei ricordi.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ma veniamo al dunque.&lt;/div&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&lt;table cellpadding=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;tr-caption-container&quot; style=&quot;float: right; margin-left: 1em; text-align: right;&quot;&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh6ATJKM6YpYS-DTpxUsf0R1v_RqSBQwMTUiuJTN5T-X07c3ECHUs2LPIvt0EHrCkn5-39FIAAYXrg9OC9iRckVhOGtQo4mxyHnXK8PBJepK53XS7IF9jXlNdYWSoDFYym-mCz4Kqi9Rw6r/s1600/cossus.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;190&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh6ATJKM6YpYS-DTpxUsf0R1v_RqSBQwMTUiuJTN5T-X07c3ECHUs2LPIvt0EHrCkn5-39FIAAYXrg9OC9iRckVhOGtQo4mxyHnXK8PBJepK53XS7IF9jXlNdYWSoDFYym-mCz4Kqi9Rw6r/s320/cossus.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;L&#39;orrido invasore (foto scaricata dal web)&lt;/td&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Dovete sapere che, quando ero bambino, in giardino avevamo un bellissimo salice piangente. Ricordo ancora sulla pelle dei palmi la sensazione della corteccia ruvida, nell&#39;appoggiarmi al tronco per giocare a nascondino o a chissà che altro. E ricordo distintamente il fruscio della chioma che ondeggiava nelle giornate ventose, così come quello dei miei piedi di bambino che calpestavano le foglie secche a fine estate. Tuttavia, i giorni di gloria di quel salice ebbero fine quando esso divenne preda e dimora della larva di un lepidottero chiamato appunto &lt;i&gt;Cossus cossus&lt;/i&gt; o, più comunemente, &quot;Rodilegno&quot;. Incapace di difendersi, l&#39;albero venne divorato dall&#39;interno da quelle grosse larve violacee grandi come il dito di una mano, finché mio padre non decise di abbatterlo. E così non avevamo più il nostro bell&#39;albero, ma la storia non si esaurisce qui. Perché se è vero che forse capitò qualche volta che alcuni bruchi intraprendenti si avventurassero fin sul balcone di casa usando come scala le fronde piangenti,&amp;nbsp; fu dopo l&#39;abbattimento del salice che&amp;nbsp; il racconto prese una piega che rasentava il film dell&#39;orrore. Come dicevo, mio padre abbatté l&#39;albero e, con l&#39;aiuto del mio fratello maggiore, ne fece legna per il caminetto. Quando la pianta fu fatta a pezzi, iniziò la diaspora dei rodilegno per il giardino e sui muri della casa, ma la situazione peggiorò ulteriormente allorché portammo la legna tagliata nel sottoscala interno alla casa. Dentro quei piccoli cavalli di Troia si nascondevano ancora dei bruchi sopravvissuti, i quali presero a invadere l&#39;abitazione dall&#39;interno. A quel punto divenne una specie di incubo. Ne trovavi veramente ovunque. Tra gli episodi più eclatanti, mia sorella che, avvistandone uno sul pavimento della zona notte lo scambiò per un pastello e quasi lo raccolse, ma soprattutto mio fratello che ne trovò uno - udite! udite! - nella zuppa inglese. Personalmente ne ero anche incuriosito: ricordo che provai a stuzzicarne uno con un cacciavite, e che questo si attaccò aggressivamente alla punta di metallo con le tenaglie. Ricordo che un altro spruzzò un liquido nerastro, forse per difendersi. Ricordo che uno provai ad allevarlo in un barattolo e che lo portai anche a scuola... ma poi ovviamente morì, così come il suo compare che, con sadismo infantile e un po&#39; rancoroso, io e mio fratello bruciammo vivo nell&#39;alcol.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ma soprattutto, ricordo benissimo l&#39;odore nauseabondo che emanavano quegli orribili - ma pur sempre affascinanti, agli occhi di un bambino appassionato di animali e di mostri - larvoni viola. Un odore che non ci lasciò del tutto finché non avemmo bruciato l&#39;ultimo pezzo di legno. Qualche tempo fa, non so più in che occasione, ricordo di aver sentito un odore simile, ed è subito partito il flashback&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Segue piccola galleria commemorativa del povero albero.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table align=&quot;center&quot; cellpadding=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;tr-caption-container&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;&quot;&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiUV10zRIss7W_fDoUsVDzgDb5-ja6MciizS_TjzPFWQ81ngZ_xQkzp5A5QWBwrYbVdVDLDY6OlTpjrrcB5eGNbHYluqk3-WcCXCo8MWNbtSK-LdJxJouSgHAS2_hNEBxZyxarqtMBnWkO6/s1600/giacomo_17.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;212&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiUV10zRIss7W_fDoUsVDzgDb5-ja6MciizS_TjzPFWQ81ngZ_xQkzp5A5QWBwrYbVdVDLDY6OlTpjrrcB5eGNbHYluqk3-WcCXCo8MWNbtSK-LdJxJouSgHAS2_hNEBxZyxarqtMBnWkO6/s320/giacomo_17.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;1982, io con l&#39;albero alle spalle.&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table align=&quot;center&quot; cellpadding=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;tr-caption-container&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;&quot;&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjWXW0JpE1DuFEOmsfT4CZmXcF0asihK1uvrcN-2R5j-hWagjqucdAQmXsgSzJcFXiKse7eVbtvTcNa8Uaq6yyZbPyBzmVRdmdrzYhjGVjdD6cHtgXpzlYJIMc6fVnHwDZCcRWWbHxeEg1f/s1600/giudy_giacomo.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;217&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjWXW0JpE1DuFEOmsfT4CZmXcF0asihK1uvrcN-2R5j-hWagjqucdAQmXsgSzJcFXiKse7eVbtvTcNa8Uaq6yyZbPyBzmVRdmdrzYhjGVjdD6cHtgXpzlYJIMc6fVnHwDZCcRWWbHxeEg1f/s320/giudy_giacomo.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;1982, insieme a mia sorella tra le fronde.&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table align=&quot;center&quot; cellpadding=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;tr-caption-container&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;&quot;&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgG8FBCtooI5f4QCnisvLR4x6MMuu3xr1NXeyXld_ZpslLq7yEVwU7Qq_y_1xIKjEClZ4H5dM5zTJIPvlEzpB5bLrwmU50gWOmXGY6ojvAQVqsdnFhMgYfVknCAgSTPGbC1O-8nQPgHnpY9/s1600/matteo-giuditta-giacomo.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgG8FBCtooI5f4QCnisvLR4x6MMuu3xr1NXeyXld_ZpslLq7yEVwU7Qq_y_1xIKjEClZ4H5dM5zTJIPvlEzpB5bLrwmU50gWOmXGY6ojvAQVqsdnFhMgYfVknCAgSTPGbC1O-8nQPgHnpY9/s320/matteo-giuditta-giacomo.jpg&quot; width=&quot;220&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;1982, con i miei fratelli e l&#39;albero in un pomeriggio d&#39;inverno.&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;table align=&quot;center&quot; cellpadding=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;tr-caption-container&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;&quot;&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj_1LgnJOS57K5-jXJ1sEMBbkPJQUKFIaI_kMQJjQQA9EvDJSmO2Y_R9_vYfABafUnswAW_M-UFjEKf8M521fzCPICUNqCf2E0MuIRyTeW9Cgb7rixLIH6Q_QBYDh7xrIXFYTINVIOb0zMu/s1600/mamma_famiglia+marsero.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;207&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj_1LgnJOS57K5-jXJ1sEMBbkPJQUKFIaI_kMQJjQQA9EvDJSmO2Y_R9_vYfABafUnswAW_M-UFjEKf8M521fzCPICUNqCf2E0MuIRyTeW9Cgb7rixLIH6Q_QBYDh7xrIXFYTINVIOb0zMu/s320/mamma_famiglia+marsero.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;1983, mia madre con la famiglia di Mimi, la mia zia paterna, e la nostra cagna Mirka, al fresco dell&#39;albero in un pomeriggio d&#39;estate.&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/03/il-salice-piangente-e-la-storica.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhkoyP7J7QiwPVIjy_MT6ll90aCNg78ZlZBGk6OjHa_CZG61bu1bKTFlunwDITjq3WXp0kmz8hVeHjkQa_9VPi7y0nxAnKskNaaNGrvUQsKNetdHy38HnrumXHhuLrR_25qPzbqfPpxTwGk/s72-c/giacomo7.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-392781043340649283</guid><pubDate>Thu, 10 Mar 2011 15:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-24T07:53:12.820+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">anni dieci</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">avi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">bartolomeo calorio II</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">caterina sperone</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">documenti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fotografie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">guerra</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">lettere dal fronte</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonno tavio</category><title>caro marito</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Siccome in questo periodo ho la mente occupata da un lungo lavoro che mi prosciuga la voglia e l&#39;ispirazione, ho deciso di riempire lo spazio vuoto che precede il prossimo post riciclandone uno dal mio vecchio blog. Tanto, poco alla volta, intendevo comunque trasferire in questo spazio tutti i post scritti in passato che fossero attinenti ai temi affrontati su &lt;i&gt;Memoria Esterna&lt;/i&gt;, quindi tanto vale che lo faccia nel momento del bisogno.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Lo spunto per la pubblicazione di questo post viene inoltre dal ritrovamento di una scatola in cui mio padre aveva raccolto la corrispondenza che mio bisnonno Bartolomeo aveva tenuto dal fronte, durante la prima guerra mondiale, con la moglie Caterina, il fratello Giovanni e i genitori Ottavio e Maddalena.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Mio bisnonno morì in battaglia nel 1916 sul fronte austriaco, lasciando la moglie sola con il figlio di appena due anni, mio nonno Ottavio (Taviu). La coppia è protagonista della foto qui sotto, scattata nel 1911 in  occasione del loro matrimonio. Solo mentre digitavo la data, in questo stesso momento, mi sono reso conto che sono passati esattamente cento anni da allora.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table align=&quot;center&quot; cellpadding=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;tr-caption-container&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;&quot;&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEixxrjH9Aq2G2VrpMLRh7dDgfl22N-WdHqpu0gzBsPV_WZx2aI4VWPkTXnK9KHq8r9m6lPa1J3Wde6WJkfjbQVerfu2SYhtH0m78uE6mtZ-gMTdseQrR9q8fK7oytaWYhf9BUxTkraq950/s1600-h/bisnonni.jpg&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; border=&quot;0&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5159471636650857778&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEixxrjH9Aq2G2VrpMLRh7dDgfl22N-WdHqpu0gzBsPV_WZx2aI4VWPkTXnK9KHq8r9m6lPa1J3Wde6WJkfjbQVerfu2SYhtH0m78uE6mtZ-gMTdseQrR9q8fK7oytaWYhf9BUxTkraq950/s400/bisnonni.jpg&quot; style=&quot;display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center;&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;Bartolomeo Calorio II e Caterina Sperone il giorno del loro matrimonio, 1911.&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
Ed ecco la trascrizione della prima lettera, tenera e commovente, che vi propongo. Fu scritta da Caterina poco dopo la partenza del marito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Canale, 8-3-1916&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Caro marito,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;dopo  sei giorni dalla tua partenza ieri o ricevuto la tua bella lettera che  da me era tanto desiderata, credi mi sono molto rallegrata nel riceverla  credi gioivo e avevo il cuore che mi batteva e le lacrime agli occhi  non potevo più nemmeno dissigillarla, la forza del batticuore che io  avevo, ma poi mi sono tranquillizzata un poco, me, e anche i nostri  genitori nel sentire che al momento stai bene di salute e che al momento  sei ancora fuori dal pericolo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Caro  marito sto a dirti che quella lettera lo gia letta piu di 20 volte  tutti i momenti la guardo la leggo e la rileggo la faccio baciare dal  nostro caro figlio, e vedendo che e fatto da te mi rallegro un poco il  mio cuore, e mi consolo un poco, persino la mamma dice non lai ancora  letta abbastanza? ma io non guardo nessuno, io leggendola mi sollevo un  poco da quelle pene e mi pare di vederti vicino che mi parli insieme, e  sembra che sia arrivata soltanto in quei momenti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Caro  Bartolomeo ti prego quando mi scrivi di non darmi piu del voi perche  anche da lontano mi pare di essere sempre tua moglie come prima, e oso a  dirti ancora di piu affezionata di prima, intanto scusami se ti dico  questo, non e per offenderti ma solamente per unaltra volta che tu  faccia piu attenzione quando mi scrivi poi mi sono messa persino a  ridere e dicevo per ora comincia a darmi del voi, ma lo so che tu  essendo tanto buono con la tua cara moglie non lai fatto con nessuno  motivo, e credo che anche tu lo abbi fatto per una facezia per co&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;nsolarmi un poco, dunque perdonami se ti dico&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt; questo e ti prego di non offenderti perche io&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt; o detto questo per farti ridere un poco perche mi ai dato del voi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Intanto  ti dico che siamo tutti in salute come speriamo di te anche il nostro  Giovanni a scritto che sta bene e non sa ancora niente riguardo alla sua  partenza. Caro marito non posso esprimerti il dolore che o provato  nella tua partenza dalla stazione di Alba credimi che la strada per  ritornare a casa non lo piu vista, e credo che anche tu avrai fatto un  viaggio molto addolorato. Dunque fatti coraggio, guarda di sostenerti  per bene per non venire ammalato e se hai bisogno dei soldi o qualche  altra cosa mandalo a dire che te ne mandiamo, guarda di non stare con  pochi soldi in tasca perche delle volte e pericolo mandarti lontano e se  non ai dei soldi non puoi sostenerti come ai bisogno. Ti prego di  ascoltare i tuoi superiori affinche non ti castigano e prederti guarda  riguardo al portafoglio, di non perderlo e che non te lo prendono  mettilo sempre nella tasca secreta che ti o fatto. Intanto mandami a  dire se la cravatta ti piace perche desidero saperlo. Caro marito mi  raccomando te di pregare e di renderti di cuore a qualche Santo o  qualche Madonna ove desideri te, alla tua idea, perche ti faccia la  grazia di ritornare a casa sano e salvo, e quello che li prometti quando  sarai a casa di farlo, ti prego di farlo con devozione. Ti dico questo  perche a renderti te, vale piu che a renderti noi da casa. Mi raccomando  se ti mandano giu di non fare tanto il curioso e di assicurarti alla  tua vita. Ti dico che mentre ti scrivo abbiamo ricevuto la cartolina del  mio caro fratello Antonio e siamo stati contenti. Ti prego di scrivermi  appena ricevuto la lettera e di scrivermi sovente sovente perche io  preferisco una tua notizia che tutte le cose di questo mondo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Addio  ricevi tanti saluti dal figlio di Sansun che si trova anche lui vicino a  Cividale e presto a detto che ti scrive, e poi ricevi tanti saluti da  tutta la nostra famiglia e la famiglia sperone e barba Garun e la zia  Carolina e barba Minot e la zia che anno anche loro ricevuto la tua  cartolina e ora sono rimasti amici il nostro padre con lo zio Domenico,  vengono sempre a casa nostra a veliare. Ricevi ancora tanti saluti dalla  nostra famiglia e ricevi tanti saluti e baci da chi sempre ti ricorda  tua Aff.ma moglie e un bacio dal tuo e nostro figlio Ottavio che anche  lui prega per te.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Catterina&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;&lt;/span&gt;A margine ci sono due note:&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Quando scrivete mandate sempre notizie uno dell&#39;altro, ricevi baci dalla tua moglie e figlio, addio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;L&#39;indirizzo del nostro Giovanni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Calorio Giovanni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;3a Artiglieria di Montagna 51a Batteria forte S. Giuliano Genova&lt;/span&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/03/caro-marito.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEixxrjH9Aq2G2VrpMLRh7dDgfl22N-WdHqpu0gzBsPV_WZx2aI4VWPkTXnK9KHq8r9m6lPa1J3Wde6WJkfjbQVerfu2SYhtH0m78uE6mtZ-gMTdseQrR9q8fK7oytaWYhf9BUxTkraq950/s72-c/bisnonni.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-6875464533173783887</guid><pubDate>Fri, 28 Jan 2011 15:44:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-01-28T17:42:04.107+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">albero genealogico</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">avi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">considerazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fotografie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">margherita raimondo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonna rina</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">papà</category><title>i ricordi che non ho</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Esistono ricordi che non sono incisi direttamente nella nostra esperienza personale, ma entrano a farvi parte attraverso i racconti, i dati, i documenti, le immagini che abbiamo ereditato e assorbito da coloro che sono venuti prima di noi. Io ho sempre avuto un rapporto ai limiti dell&#39;idiosincrasia con la Storia in senso generale (ho enormi difficoltà a comporre gli eventi del passato in una visione d&#39;insieme cronologicamente strutturata, e le date scivolano via dalla mia memoria come un insieme di cifre prive di senso), ma in compenso nutro un grande interesse e attaccamento per la Storia &quot;privata&quot; della mia famiglia e del contesto geografico e culturale in cui sono nato. Ho la fortuna di disporre di un ricco bagaglio di fotografie dei miei antenati e, soprattutto, di un&amp;nbsp; ricco e dettagliato albero genealogico lasciatomi da mio padre, indispensabile a conferire a tali fotografie un senso e una collocazione. Proprio di recente ho rinvenuto una scatola di fotografie mai viste  prima appartenute a mia nonna, e sollevarne il coperchio è stato per me  più emozionante che aprire lo scrigno del più ricco dei tesori. Il legame di sangue che percepisco intercorrere tra me e i protagonisti di tali fotografie, scattate per lo più in epoche delle quali non ho memoria perché non ne facevo parte, mi fornisce uno spunto per donare a questo blog nuove e stimolanti sfaccettature.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Per un motivo o per l&#39;altro, tutte le fotografie che ho visionato consultando e perfezionando l&#39;opera di mio padre nei ritagli di tempo sono degne di interesse. Alcune testimoniano usanze ora decadute, altre angoli del mio paese che non ci sono più, altre ancora suggeriscono l&#39;origine di tratti somatici emersi successivamente nel patrimonio genetico mio, dei miei genitori, dei miei fratelli. Alcune semplicemente mostrano lati a noi ignoti di persone che abbiamo conosciuto in vita. Ciascuna foto, forse anche in virtù del loro numero relativamente esiguo, è di per sé interessante, ma ve ne sono alcune che mi hanno colpito più di altre, perché cariche di significati più intensi, talvolta drammatici. Una di queste è l&#39;istantanea che vedete qui sotto.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhmMyG6WAhJlIiZxybtzK6PvSj-d_7_a61J6Wzru9TpvE2x3_kmL1kKeEMNNYNYUMDVvvIKBb6hYZefij8UC08igWYsLU_8SNH0UiyRZ0rms8GfUPQa_FMl7gMfQheXU65IYYsR9RrwCUyb/s1600/Image130.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;640&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhmMyG6WAhJlIiZxybtzK6PvSj-d_7_a61J6Wzru9TpvE2x3_kmL1kKeEMNNYNYUMDVvvIKBb6hYZefij8UC08igWYsLU_8SNH0UiyRZ0rms8GfUPQa_FMl7gMfQheXU65IYYsR9RrwCUyb/s640/Image130.jpg&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhmMyG6WAhJlIiZxybtzK6PvSj-d_7_a61J6Wzru9TpvE2x3_kmL1kKeEMNNYNYUMDVvvIKBb6hYZefij8UC08igWYsLU_8SNH0UiyRZ0rms8GfUPQa_FMl7gMfQheXU65IYYsR9RrwCUyb/s1600/Image130.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/a&gt;L&#39;avevo già vista distrattamente altre volte in passato, e le uniche due cose che avevo notato sono il fatto che fosse stata scattata in piazza Vittorio Veneto a Torino,&amp;nbsp; in corrispondenza del ponte della Gran Madre, e il fatto che una delle tre donne che vi compaiono fosse mia nonna Rina da giovane. Ho dunque sempre pensato che fosse stata scattata nel corso di una lieta gita nel capoluogo della regione.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ieri mi è tuttavia capitato di leggere la didascalia che mio padre aveva scritto su un file a parte, quando ha passato allo scanner gran parte di queste foto. La riporto per intero:&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Book Antiqua,serif;&quot;&gt;Raimondo Caterina, Raimondo Margherita e Rissone Maria.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Book Antiqua,serif;&quot;&gt;Questa foto è stata scattata nel 1941 a Torino, dove Margherita, affetta da linfoma, era stata portata per una visita medica.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Raimondo Caterina era mia nonna Rina, ovvero la donna sulla sinistra. Rissone Maria, la signora sulla destra, da nubile faceva Mulasso di cognome, ed era sorella di mia bisnonna e quindi zia di mia nonna. Le cosa per me più sconvolgente è tuttavia la presenza di Margherita, sorella minore di mia nonna: la data della fotografia (scattata, tra l&#39;altro, in tempo di guerra) e il dettaglio sul motivo del viaggio ribaltano completamente il senso dell&#39;immagine, generando istantaneamente rimandi con alcuni ricordi della mia infanzia, inducendo spontanei calcoli cronologici e l&#39;esigenza di ulteriori informazioni, ma soprattutto costringendo l&#39;occhio a soffermarsi sull&#39;espressione della ragazza, sul suo sguardo serio rivolto all&#39;obiettivo, sulla sua triste bellezza.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhjtjownv4-HMdPV6u5LbUPVdO7v75ZN8lDcXu10ZTQXhoqBgyIwP9KWYFRN_a0HZr-HGo9crnflbtMRf6wS9vVj44qK1BFu1Q-3sZhPdQirBcict7gnIA_fxWF2nm0gtNnU9BmmKYrCJFy/s1600/Image84.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;200&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhjtjownv4-HMdPV6u5LbUPVdO7v75ZN8lDcXu10ZTQXhoqBgyIwP9KWYFRN_a0HZr-HGo9crnflbtMRf6wS9vVj44qK1BFu1Q-3sZhPdQirBcict7gnIA_fxWF2nm0gtNnU9BmmKYrCJFy/s200/Image84.jpg&quot; width=&quot;141&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La mia prozia Margherita, nata nel 1926 a Canale d&#39;Alba, morì nel 1942 all&#39;età di sedici anni, a causa di quello stesso linfoma. La fotografia fu scattata un anno prima della sua morte, e io non oso immaginare quali pensieri si agitassero nella sua testa nel momento in cui l&#39;ignoto fotografo premette il pulsante. Non oso immaginare il dolore provato dai suoi genitori, per me solo volti all&#39;interno di un archivio fotogratico e protagonisti di alcuni racconti dell&#39;infanzia, e soprattutto da mia nonna, che un giorno, quando ero bambino, mi confessò di detestare il Natale perché proprio in quei giorni le era stata portata via la sorellina. Di mia prozia Margherita non ho ricordi di prima mano, come non ne aveva mio padre, nato due anni dopo la sua morte. So che mia nonna diede il suo nome alla sua seconda figlia, mia zia, e ricordo il suo ritratto in una cornice ovale di legno scuro, appeso accanto a quello di mio bisnonno Giacomo nella stanza in cui ora gioca e dorme mio figlio Pietro. Tutto il resto sono ricordi che non ho di una prozia che non ho mai avuto.&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2011/01/i-ricordi-che-non-ho.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhmMyG6WAhJlIiZxybtzK6PvSj-d_7_a61J6Wzru9TpvE2x3_kmL1kKeEMNNYNYUMDVvvIKBb6hYZefij8UC08igWYsLU_8SNH0UiyRZ0rms8GfUPQa_FMl7gMfQheXU65IYYsR9RrwCUyb/s72-c/Image130.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-3505847354308036706</guid><pubDate>Thu, 30 Dec 2010 16:44:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-12-30T17:44:16.913+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">asilo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giuditta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">infanzia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">l&#39;età dell&#39;oro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mamma</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">matteo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">natale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonna gemma</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonna rina</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonno berto</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonno tavio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">papà</category><title>il fantasma dei natali passati</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ecco, col consueto ritardo, alcune reminiscenze dei miei trentadue natali passati. Senza entrare troppo nel dettaglio, visto che ora non ho molto tempo e per di più non voglio bruciarmi gli argomenti per i Natali futuri.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Nel primo Natale che ricordi compare un robot di plastica rosso, arancione e blu scuro, con una trivella al posto del braccio. Quanti anni avrò avuto? Lo scenario è la cucina arancione della casa dei miei genitori, e a fuoco c&#39;è quel soprammobile di - credo - peltro a forma di fagiano. Non ricordo quando ho smesso di credere a babbo Natale, ma ho un ricordo di me in salotto che guardo dalla finestra verso il cancello di Via Mompissano da cui sarebbe presumibilmente arrivato. Mi rivedo inoltre interrogarmi di fronte al presepe su quali fossero i rispettivi ruoli di Babbo Natale e Gesù Bambino. Ricordo una recita di Natale dell&#39;asilo, con un foglietto da imparare a memoria seduto sugli scalini del salotto. Non ricordo di regali aperti la mattina del 25, perché per me il Natale è il rito familiare della sera della vigilia, tramandato quasi intatto fino allo scorso anno.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Dopo la cena che noi bambini consumavamo in fretta e furia lamentandoci della calma snervante con cui mangiava mio padre (che probabilmente lo faceva apposta), mia madre lavava i piatti, mentre noi forse davamo una mano a spreparare al solo scopo di anticipare il più possibile l&#39;apertura dei regali. Dopodiché si saliva tutti in macchina a fare il giro degli auguri ai nonni, prima quelli paterni, poi quelli materni. Durante gli anni del liceo, le visite si sono dimezzate&amp;nbsp; riducendosi solo ai nonni materni, e più passavano gli anni, più i miei fratelli e io stavamo stretti sul sedile posteriore dell&#39;auto. Infine si tornava a casa, dove mio padre spezzava degli stuzzicadenti e decretava l&#39;ordine dei turni dell&#39;apertura dei regali in base alla lunghezza dello stecco pescato. Senonché, puntualmente sul più bello, proprio durante il tanto agognato spacchettamento, suonava il citofono o il campanello a interrompere il tutto, e noi bambini friggevamo. Un paio di volte dev&#39;essere stato Ettore, il vicino di casa, venuto a farci gli auguri. Da allora, ogni volta che la sera della vigilia suonava il campanello, tutti esclamavano alzando gli occhi al cielo: &quot;Ettore!&quot;.&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2010/12/il-fantasma-dei-natali-passati.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-8128579389974398067</guid><pubDate>Mon, 20 Dec 2010 16:16:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-12-20T23:09:34.566+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">elton john</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giuditta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">il tempo delle medie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">letture</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">matteo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">musica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonna rina</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonno tavio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">papà</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">stephen king</category><title>il tempo delle medie: stephen king, elton john e quelle merendine della mr. day</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Se c&#39;è un&#39;età che causa imbarazzi a posteriori, è quella che corrisponde grosso modo al passaggio dall&#39;infanzia all&#39;adolescenza, ovvero l&#39;età delle scuole medie. In quel periodo della vita si è ancora piccoli ma si smania dalla voglia di apparire grandi, e lo scarto tra le intenzioni e i risultati provoca inevitabilmente un senso di ridicolo. Questo per dire che per me l&#39;espressione &quot;bimbo delle medie&quot; ha sempre avuto un&#39;accezione abbastanza negativa.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Si tratta tuttavia di un&#39;età molto importante in quanto è quella in cui inizia a delinearsi con maggiore precisione la personalità di un individuo e si gettano le basi di ciò che verrà sviluppato con vigore negli anni dell&#39;adolescenza. In particolare, io trovo che sia l&#39;età in cui i gusti di una persona, per quanto acerbi, cominciano a manifestarsi in maniera indipendente, così come le sue passioni e i suoi interessi. Almeno nel mio caso credo che sia andata così.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;A quei tempi, ovvero a cavallo tra Ottanta e Novanta, iniziai a coltivare in maniera relativamente autonoma (ovvero non per riflesso dei miei fratelli maggiori) passioni come quelle della musica e della lettura. Nel corso degli anni ho poi smesso di ascoltare o leggere le cose che mi piacevano allora, ma&amp;nbsp; non posso negare che esse abbiano rappresentato un passo importante nella mia crescita, costituendo una linea di demarcazione rispetto a quando mi limitavo a pescare indiscriminatamente tra le musicassette di mio fratello o di mia sorella.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjUtFtv8wM8FtMSLAe3wS6uvUBtPKb15-Q0NafPV0vhtvpK9YL6JSiq8WZBFM6Ecac6dVJMC9uoax5rCAbyt3GQvC7hQMvp2uCM7V5ZG94YlFZG1zfo3ql8RRCNowodUbSHyXD12gOXaYz6/s1600/quattro+dopo+mezzanotte.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;200&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjUtFtv8wM8FtMSLAe3wS6uvUBtPKb15-Q0NafPV0vhtvpK9YL6JSiq8WZBFM6Ecac6dVJMC9uoax5rCAbyt3GQvC7hQMvp2uCM7V5ZG94YlFZG1zfo3ql8RRCNowodUbSHyXD12gOXaYz6/s200/quattro+dopo+mezzanotte.jpg&quot; width=&quot;123&quot; /&gt;&lt;/a&gt;In particolare, ho degli intensi ricordi dei pomeriggi o delle serate passate sul letto a leggere romanzi di &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Stephen_King&quot;&gt;Stephen King&lt;/a&gt;, mentre di sottofondo suonavano musicassette di &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Elton_John&quot;&gt;Elton John&lt;/a&gt;. A dire il vero, c&#39;è un terzo elemento a condire questi ricordi: il cibo, perché sin dall&#39;infanzia ho sempre avuto l&#39;abitudine di mangiare qualcosa mentre leggevo. Non so perché, ma senza cibo mi sembrava che mancasse qualcosa.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La lettura di Stephen King iniziò, credo, in prima o seconda media quando presi in mano, su consiglio del mio amico Vaga (o di suo fratello), &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Gli_occhi_del_drago&quot;&gt;&lt;i&gt;Gli occhi del drago&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;. In quel periodo ero appassionato di &lt;i&gt;fantasy, &lt;/i&gt;e forse avevo già anche letto qualche romanzo di Terry Brooks di mio fratello, ma quello di King mi colpì più profondamente a causa della per me insolita crudeltà che lo caratterizzava. Fece seguito &lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/It_%28romanzo%29&quot;&gt;IT&lt;/a&gt;, &lt;/i&gt;e fu per me una rivelazione il brivido che provai leggendo le prime pagine, quando lo scrittore descrive il bianco dell&#39;omero che sbuca fuori dal moncherino del braccio di un bambino dopo che questi è stato azzannato dallo spaventoso pagliaccio, affacciatosi sulla strada da un tombino: ricordo che mi stupii del fatto che si potesse provare paura&amp;nbsp; semplicemente leggendo. Prima di allora pensavo infatti che la paura fosse un fatto puramente visivo.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Poi ne vennero tanti altri, ma quelli che mi sono rimasti più impressi sono &lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/L%27ombra_dello_scorpione&quot;&gt;L&#39;ombra dello scorpione&lt;/a&gt; &lt;/i&gt;e i racconti brevi di&lt;i&gt; &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Stagioni_diverse&quot;&gt;Stagioni divers&lt;/a&gt;e &lt;/i&gt;e &lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Quattro_dopo_mezzanotte&quot;&gt;Quattro dopo mezzanotte&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt; Proprio a quest&#39;ultima raccolta si collega il ricordo più nitido e intenso che raggruppa i tre elementi di lettura, musica e cibo: è un&#39;immagine di me disteso sul letto di mia sorella a leggere il racconto &lt;i&gt;I langolieri&lt;/i&gt; mentre un piccolo mangiacassette nero suona un &lt;i&gt;Best of &lt;/i&gt;(o forse era l&#39;album &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Sleeping_with_the_Past&quot;&gt;&lt;i&gt;Sleeping With the Past&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;) di Elton John, e io divoro delle buonissime merendine di sfoglia ripiena di crema al limone. Le produceva un tempo la Mr. Day e ora non so bene perché non le faccia più (qui ci sarebbe materia per un altro post).&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ci sono altri ricordi legati a quel periodo di ascolti e libri presi in prestito dalla biblioteca di Canale (un salame al finocchio mangiato avidamente sulle pagine de &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/L%27incendiaria&quot;&gt;&lt;i&gt;L&#39;incendiaria&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;; i racconti di &lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Scheletri&quot;&gt;Scheletri&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;letti uno dopo l&#39;altro in una giornata estiva di permanenza forzata a letto; &lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/L%27occhio_del_male&quot;&gt;L&#39;occhio del male&lt;/a&gt; &lt;/i&gt;consumato sul terrazzo in un pomeriggio d&#39;estate mentre in cortile c&#39;erano i miei nonni paterni), ma quella particolare immagine così vivida e ricca di calore è per me è emblematica di un intero periodo e dei suoi frutti migliori.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiSfNxo8mp-Mm65_bPaBk3sVVK7VggTsJUsYSkc7vt76lcubXtINh36b1EFhmBexAHsg6wcSy8n684AwlSqU3-2CqUfIBkXyeFCIe1baWOLLeje6RQHQHI_o_fdYZJFF16yPiO_UmFbykHP/s1600/elton+john.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;137&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiSfNxo8mp-Mm65_bPaBk3sVVK7VggTsJUsYSkc7vt76lcubXtINh36b1EFhmBexAHsg6wcSy8n684AwlSqU3-2CqUfIBkXyeFCIe1baWOLLeje6RQHQHI_o_fdYZJFF16yPiO_UmFbykHP/s200/elton+john.jpg&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Per quanto riguarda la mia passione per Elton John, non ricordo come fosse nata, forse da una cassetta di mio fratello, forse da un vinile di Vaga, ma divenne presto un&#39;infatuazione autonoma. Allora ascoltavo già cose&amp;nbsp; di gran lunga migliori che continuo ad amare ancora oggi (in primis &lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Highway_61_Revisited&quot;&gt;Highway 61 Revisited&lt;/a&gt; &lt;/i&gt;di &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Bob_Dylan&quot;&gt;Bob Dylan&lt;/a&gt;, che prese mio fratello in edicola con la collana &quot;Il grande Rock&quot; ed è tuttora uno dei miei album preferiti di sempre), ma Elton John ebbe il merito di essere il mio primo idolo musicale, e la sua musica di essere una passione che sentivo soltanto mia. A quel tempo, cercavo avidamente notizie sul suo conto, provavo a imparare le sue canzoni pur non sapendo l&#39;inglese, attendevo con ansia che MTV passasse qualche suo video. Di Elton John furono anche i miei primi CD. Il mio primo &lt;i&gt;compact disc&lt;/i&gt; in assoluto fu infatti &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Captain_Fantastic_and_the_Brown_Dirt_Cowboy&quot;&gt;&lt;i&gt;Captain Fantastic and the Brown Dirty Cowboy&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;,  che chiesi per Natale. Anni dopo lo vendetti a un amico e in fondo un  po&#39; mi dispiace. In breve tempo la mia indole monomaniacale si sarebbe focalizzata su altre cose la cui scoperta portò a una ridefinizione dei miei gusti, così che oggi non mi passerebbe mai per l&#39;anticamera del cervello di mettere su un CD di Elton John, se non per un attacco di nostalgia irrefrenabile o di curiosità volta a scoprire cosa ci trovava quel ragazzino, quell&#39;embrione di me, in quel pop spesso (ma non sempre, per carità) superficiale e melenso. Ringrazio tuttavia Sir Reginald&amp;nbsp; Kenneth Dwight per aver svolto un ruolo importante nella mia crescita musicale e per aver&amp;nbsp; accompagnato, attraverso le cuffie di un walkman o l&#39;autoradio di mio padre quando lui acconsentiva a mettere su qualcosa di mio, un bel viaggio in Francia insieme ai miei genitori nei primissimi anni Novanta: ricordo &lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=Y2Ta0qCG8No&quot;&gt;Crocodile Rock&lt;/a&gt; &lt;/i&gt;e &lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=I1RIt8O9n7A&quot;&gt;Your Song&lt;/a&gt; &lt;/i&gt;stampati sui monti dell&#39;Alvernia, sebbene i miei brani preferiti, nonché quelli che considero oggi tra i più validi e tuttora degni d&#39;ascolto, fossero &lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=nqTbjKZviIA&quot;&gt;Sixty Years On&lt;/a&gt; &lt;/i&gt;e &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=1vvRN09HZ_4&quot;&gt;&lt;i&gt;Madman Across the Water&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2010/12/il-tempo-delle-medie-stephen-king-elton.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjUtFtv8wM8FtMSLAe3wS6uvUBtPKb15-Q0NafPV0vhtvpK9YL6JSiq8WZBFM6Ecac6dVJMC9uoax5rCAbyt3GQvC7hQMvp2uCM7V5ZG94YlFZG1zfo3ql8RRCNowodUbSHyXD12gOXaYz6/s72-c/quattro+dopo+mezzanotte.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-2285585599490125406</guid><pubDate>Sat, 20 Nov 2010 08:07:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-20T17:47:17.556+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">gli anni di pietro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">infanzia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">liguria</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mare</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonno berto</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">paolo conte</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">papà</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pietro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">silvia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">varazze</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vino</category><title>una giornata al mare</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;I miei ricordi legati al mare raramente risalgono all&#39;infanzia. Mi vengono in mente episodi che appartengono agli anni del liceo, altri collocati ai tempi dell&#39;università, ma il mare vissuto da bambino per me è un ricordo abbastanza indistinto, e faccio molta fatica a pescare dal caos qualcosa di definito. Le uniche cose che riesco a mettere a fuoco sono delle caramelle gommose a forma di orsetto, dei braccioli arancioni, io che resto con mio nonno Berto mentre mia madre nuota in lontananza. Ma si tratta di cocci, più che di ricordi. Questo perché mio padre prediligeva la montagna, e le gite al mare erano per me una rarità, specialmente dalle elementari in avanti.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La giornata del mare che dà il titolo a questo post, infatti, riguarda tempi ben più recenti.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Qualche giorno fa sono stato a Varazze con Silvia e i bimbi, e la domenica abbiamo pranzato fuori. Io ho ordinato dei totani alla griglia, e più tardi, mentre immerso nella desolazione invernale della spiaggia che affianca la &quot;casa araba&quot; sentivo ancora in bocca il loro sapore, mi è tornato in mente quel giorno di ormai quasi tre anni fa in cui con i miei genitori, Silvia e un Pietro ancora piccolo, trascorsi una fugace giornata al mare.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Anche quel giorno era inverno (si era intorno a febbraio, credo) e c&#39;era brutto tempo, e anche quel giorno ordinai, in un diverso ristorante situato sul lungomare di Varazze, totani alla griglia. Mio padre ordinò due bottiglie di un qualche vino bianco ligure, e le consumammo quasi interamente io e lui. A dire la verità, non compresi bene perché mai mio padre avesse ordinato la seconda bottiglia (bevevamo solo in tre perché Silvia era in allattamento, quindi una bottiglia sarebbe stata sufficiente), e soprattutto perché volle finirla a tutti i costi riempendomi il bicchiere fino all&#39;orlo a fine pasto, ma la sensazione di quel momento era un po&#39; quella &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=Uab5wkPGNlk&quot;&gt;della canzone di Paolo Conte,&lt;/a&gt; nel punto in cui il cantautore astigiano recita che &quot;il vino bianco è fresco e va giù bene come questo cielo grande su di noi&quot;. Anche se il cielo di &lt;i&gt;Wanda &lt;/i&gt;io me lo immagino azzurro, mentre dalla finestra di quel locale dai toni verde scuro si affacciavano soltanto nuvole basse e plumbee.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Quel pomeriggio non facemmo molto a causa del brutto tempo (a dispetto del quale mio padre ci offrì, come fossimo dei bambini, un ottimo gelato), ma ricordo con piacere quella lieve sensazione di ebrezza ed euforia che ha il potere miracoloso di far sentire vicine le persone. In fin dei conti, non mi è capitato molto spesso di ritrovarmi brillo insieme a mio padre, ma colloco quelle poche occasioni tra i momenti belli della mia vita.&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2010/11/una-giornata-al-mare.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-1210886474265898359</guid><pubDate>Tue, 09 Nov 2010 10:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-09T11:24:26.752+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">considerazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">coro ars musica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giochi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giocobimbi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giuditta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">infanzia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">lessico famigliare</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonna gemma</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonna rina</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">papà</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">questo blog</category><title>giocobimbi</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Com&#39;è naturale che sia, in ogni famiglia si forma, nel corso di decenni di vita comune, una sorta di codice esclusivo immediatamente riconoscibile dai suoi membri e di meno facile comprensione agli orecchi esterni: un &quot;lessico famigliare&quot;, per definirlo prendendo a prestito il titolo del &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Lessico_famigliare&quot;&gt;celebre romanzo&lt;/a&gt; di Natalia Ginzburg. In alcuni casi, a causa del carattere di refrattarietà a mutamenti e correzioni insito nel suo essere radicato nel profondo, tale codice finisce per essere veicolatore di una memoria affettiva e privata. Esso può&amp;nbsp; infatti mantenere intatto il proprio valore nel linguaggio presente, ma poiché le sue radici affondano quasi sempre in tempi assai più lontani, finisce per rappresentare una sorta di&amp;nbsp; lungo strascico del passato, una memoria ancora viva e pulsante. In grazia di questa sua virtù, il lessico famigliare di casa Calorio entra di diritto nel novero degli argomenti di questo blog.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Nell&#39;ambito della mia famiglia, il termine forse più peculiare in questo senso è il neologismo &quot;giocobimbi&quot;. Esso indica un locale della casa dei miei genitori che spesso, di fronte ad altre persone, mi sono a fatica sforzato di chiamare correttamente &quot;tavernetta&quot; o &quot;cantinetta&quot;, quale effettivamente è: ogni volta che mi trovo costretto a usare termini del genere mi sembra di violare qualcosa, di forzare la vera natura, invisibile e puramente emotiva, di quel luogo. Ma soprattutto, mi ritrovo ad applicare una vera e propria &quot;traduzione in italiano&quot; a qualcosa che dentro di me corrisponde a una voce differente.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Probabilmente nelle intenzioni iniziali dei miei genitori quella stanza avrebbe dovuto essere adibita a chissà quali giochi di noi bambini, e ho il sospetto che sia stata l&#39;etichettatrice con cui mio fratello aveva siglato tutte le porte della casa a stigmatizzare così fortemente il locale come &quot;il giocobimbi&quot;. Fatto sta che, a dispetto del nome sopravvissuto fino a oggi, non ricordo di aver giocato abitualmente lì dentro, e quel locale situato al piano terra&amp;nbsp; ha assunto nel corso degli anni altre funzioni più consone alla sua natura.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;L&#39;unico giocattolo di cui ricordi la presenza all&#39;interno di quella stanza era una primitiva console che consentiva di giocare a Pong e a qualche altro rudimentale videogame su un televisore in bianco e nero (i miei ricordi al riguardo sono parecchio annebbiati: forse era anche dotata di pistola? Forse c&#39;è stata più di una console? In ogni caso probabilmente era una di &lt;a href=&quot;http://www.roybassave.net/2009/04/03/the-history-of-video-game-consoles-1972-2009/&quot;&gt;queste&lt;/a&gt;). Mi resta poi una vaga impressione di giornate estive nelle quali il&amp;nbsp; &lt;i&gt;giocobimbi &lt;/i&gt;forniva un fresco riparo dalla calura estiva... un luogo in cui mangiare una fetta d&#39;anguria dopo aver giocato in&amp;nbsp; giardino, dentro a una tenda indiana vinta con i punti delle &quot;Girelle&quot; Motta. Ma più che altro, associo il &lt;i&gt;giocobimbi &lt;/i&gt;alle riunioni serali degli amici dei miei genitori al calore di una stufetta di ghisa che ora ho nella mia cucina; alle prove del coro gospel in cui cantavano mio padre e mia sorella; e soprattutto a dei pomeriggi d&#39;inverno in compagnia delle mie due nonne: nonna Gemma che stirava nella stanza adiacente, tra i vapori del ferro da stiro dal caratteristico odore; nonna Rina che sedeva con in mano ago, filo e quel curioso uovo di legno, a rammendare calzini.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;A fare cose che non riesco a ricordare mentre loro due chiacchieravano intente nelle loro mansioni. Certo, probabilmente si trattava di giochi.&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2010/11/giocobimbi.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-6293636606317829491</guid><pubDate>Thu, 28 Oct 2010 15:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-20T17:47:45.771+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fabio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giappone</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">gli anni dell&#39;università</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">joy division</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">musica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">questo blog</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">silvia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">yuji</category><title>più vicino</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Essendo &lt;i&gt;Memoria esterna &lt;/i&gt;un blog ideato in divenire, in questi primi post mi trovo inevitabilmente a tracciare alcune coordinate strada facendo. Prendo a spunto questo post per specificarne un paio, per quanto in fin dei conti esse suonino abbastanza scontate.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La prima riguarda l&#39;insieme dei filoni che attraverseranno il blog: uno dei principali, che inauguro qui, vedrà infatti come protagonista la musica, forse il più potente veicolo di ricordi insieme alla fotografia. La seconda concerne invece la struttura vera e propria di questo spazio: come si evince da questo stesso post, la pesca dei ricordi non seguirà il benché minimo andamento cronologico (né si sforzerà a tutti i costi di evitarlo), quindi si passerà tranquillamente dalla mia personale età della pietra all&#39;altroieri, e viceversa.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgG-DGxkdMAd2YMjFEZiqUYx6AEkzj0ToOhDFMV3MbejYH-LHcHUjQ-nyDJfTgS_XCwh7OexJD-Js9S1E7xjrejAkMBjd5cuv6xfkYXxAWuGfbJv58ZdX1TR0rHw0jqvoHRJpDnne8tHBLb/s1600/Casa+-+Silvia.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;208&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgG-DGxkdMAd2YMjFEZiqUYx6AEkzj0ToOhDFMV3MbejYH-LHcHUjQ-nyDJfTgS_XCwh7OexJD-Js9S1E7xjrejAkMBjd5cuv6xfkYXxAWuGfbJv58ZdX1TR0rHw0jqvoHRJpDnne8tHBLb/s320/Casa+-+Silvia.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Tutto questo per dire che l&#39;altro giorno ho ascoltato&amp;nbsp; una canzone dei &lt;a href=&quot;http://www.ondarock.it/dark/joydivision.htm&quot;&gt;Joy Division&lt;/a&gt; che per quanto mi piaccia non mi capita esattamente di sentire quotidianamente: &lt;a href=&quot;http://blip.fm/profile/Mapomo/blip/56967777/Joy+Division%E2%80%93Decades&quot;&gt;&lt;i&gt;Decades&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, dall&#39;album &lt;i&gt;Closer &lt;/i&gt;(1980)&lt;i&gt;.&lt;/i&gt; Il nesso con la fotografia qui a fianco, che ritrae Silvia in un quartiere di Osaka tra l&#39;estate e l&#39;autunno del 2001, è forse tutt&#39;altro che evidente, ma di fatto &lt;i&gt;Decades&lt;/i&gt;, come del resto l&#39;intero album, è una canzone che all&#39;ascolto mi spedisce immediatamente in Giappone.&amp;nbsp; Come per tutte le melodie assorbite intensivamente in un arco di tempo circoscritto e poi lasciate&amp;nbsp; in uno stato di semiabbandono quasi intenzionalmente, come per preservare intatto il legame che esse hanno instaurato con una determinata situazione, all&#39;ascolto il rimando è netto e immediato. &lt;i&gt;Closer &lt;/i&gt;non è l&#39;unico album ad avere la capacità di rievocare quel viaggio (degli altri due album forse parlerò più avanti, altrimenti mi brucio subito due post), ma&amp;nbsp; rispetto agli altri ha la particolarità di sovrapporsi esclusivamente a scenari esterni, nella mia mente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con mia somma vergogna, fino a quell&#39;epoca conoscevo il gruppo di Ian Curtis solo di nome, per cui prima della partenza il mio amico Fabio me li consigliò registrandomi una cassetta. A parte il fatto che non sono passati nemmeno dieci anni e già sembra di descrivere il Mesozoico, a parlare di un walkman a musicassette, il nastro su cui Fabio mi aveva registrato &lt;i&gt;Closer &lt;/i&gt;e &lt;i&gt;Unknown Pleasures&lt;/i&gt; fu uno di quelli che mi portai in viaggio, e soprattutto fu quello che ascoltai maggiormente durante il lungo tragitto che ogni mattina, mentre Silvia dormiva beata sul futon, mi portava dall&#39;appartamento che il mio amico Yuji&amp;nbsp; ci aveva &quot;prestato&quot;, alla scuola di giapponese a cui mi ero iscritto. A questo punto devo dire che la memoria gioca brutti scherzi, perché non ricordo né il nome della stazione in cui era situtao l&#39;appartamento, né quello della zona di Osaka in cui si trovava la scuola che frequentavo. In compenso, ricordo benissimo ciò che i sensi mi offrivano mentre di sottofondo suonavano i Joy Division: l&#39;odore delle siepi d&#39;osmanthus, il sapore di cannella lasciatomi in bocca dalle ciambelle&amp;nbsp; confezionate che inzuppavo nel caffelatte prima di partire, il gracchiare dei corvi appollaiati sugli alberi del parco, il bizzarro cartello che invitava la gente a fare attenzione ai malintenzionati raffigurandoli come un mostricciattolo verde, le scolaresche&amp;nbsp; di bimbi che durante le giornate di pioggia sfilavano nella via dietro l&#39;ipermercato con gli impermeabili e i gambali gialli, gli studenti liceali che accorrevano a frotte alla stazione, il segnale acustico dei semafori, l&#39;odore denso e umido che emanava da chioschi e ristoranti, i distributori automatici di caffé, i futon stesi a prendere aria sui balconi, l&#39;affollatissimo parcheggio delle biciclette, le persone che leggevano, dormivano e scrivevano messaggi accalcate nel treno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P.S.: Ho vinto la pigrizia e, dopo qualche piccola ricerca, sono risalito al nome della stazione vicina (una ventina di minuti a piedi) a casa di Yuji: era quella di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Ishibashi_Station_%28Osaka%29&quot;&gt;Ishibashi&lt;/a&gt;. Oltre a transitare per quel luogo ogni giorno per raggiungere il centro di Osaka e la mia scuola, esso era il nostro passaggio obbligato per&amp;nbsp; i sabati sera nella pulsante Amerika-mura o vicecersa per una domenica pomeriggio&amp;nbsp; tra i quieti boschi di Minoo e le loro scimmie. Quel treno porta dunque nuovi ricordi che forse saranno materia di post futuri.&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2010/10/piu-vicino.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgG-DGxkdMAd2YMjFEZiqUYx6AEkzj0ToOhDFMV3MbejYH-LHcHUjQ-nyDJfTgS_XCwh7OexJD-Js9S1E7xjrejAkMBjd5cuv6xfkYXxAWuGfbJv58ZdX1TR0rHw0jqvoHRJpDnne8tHBLb/s72-c/Casa+-+Silvia.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-7587570627468430375</guid><pubDate>Wed, 20 Oct 2010 13:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-10-20T16:30:12.805+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fotografie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">infanzia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">papà</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pietro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">questo blog</category><title>l&#39;occhio invisibile</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;/div&gt;La foto che ho scelto come intestazione di questo blog (così come quella che compare come immagine del profilo) è stata scattata da mio padre nel 1981, all&#39;epoca in cui io avevo la stessa età che ha ora mio figlio Pietro. E&#39; ambientata nel salotto della casa dei miei genitori, e mi  ritrae in una delle abitudini della mia infanzia, ovvero quella di  sedermi sul davanzale della finestra con la schiena contro il muro e guardare al di fuori. Adoravo il calore  che emanava dal termosifone sottostante, a cui si aggiungeva, nelle giornate di sole, il tepore che filtrava dai vetri. Se mi sforzo  riesco anche a evocare la ruvida sensazione della tapezzeria che  sfregava contro la mia maglia. La cornice della finestra inquadra un panorama familiare ora evolutosi e sovrastato da nuovi alberi cresciuti negli anni. A giudicare dal  mio abbigliamento e dal bianco che sembra colorare uno dei tetti che si intravedono in lontananza,  direi che era una giornata d&#39;inverno. Chissà se ero in attesa del  Natale.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;div style=&quot;clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em; text-align: left;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgtIZCaLbvPQOVmb8cQLWs9iHHY76fMp22mnpVX-DZb310nIvCCbDFHGxVlCvXTGW-mBnF89tndeOsdb50wcK6eQla9B6rNeqsPr86lXVu6r6hSUJnnoOUXh7mrEaDP0kx5Ly_9llNQ12hb/s1600/0595-Giacomo.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgL-nKCB5MYlKL0ZeA4wdxDW2wAGJpxAsmLKXCtQtnpcd3vySZ9rJgVYDHiB5PRu4op6Hz149tDdVsY6AcrkJ7bk5lI8B7k6LHX_KtJtXXgrUOzAdAQ7K-CDwFvyFJIpzZlllPHJLdVof-9/s1600/File2592.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;228&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgL-nKCB5MYlKL0ZeA4wdxDW2wAGJpxAsmLKXCtQtnpcd3vySZ9rJgVYDHiB5PRu4op6Hz149tDdVsY6AcrkJ7bk5lI8B7k6LHX_KtJtXXgrUOzAdAQ7K-CDwFvyFJIpzZlllPHJLdVof-9/s320/File2592.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;All&#39;epoca, mio padre non aveva soltanto l&#39;hobby di scattare fotografie, ma anche di svilupparle. A distanza di così tanti anni, se penso alle apparecchiature, alle vaschette di plastica verde, rossa e bianca, alle pinze, mi sale ancora su per il naso l&#39;odore che permeava il bagno della mansarda in cui lui si dedicava al suo passatempo, un odore acre forse dovuto al liquido in cui immergeva le fotografie. Sono sicuro che tutta l&#39;attrezzatura sia ancora intatta nel solaio della casa dei miei genitori, e non nascondo che a volte mi è anche balenata in testa l&#39;idea di riesumarla e cimentarmi nell&#39;impresa. Poi naturalmente la mia naturale pigrizia mi ha puntualmente distolto dal benché minimo tentativo, e l&#39;avvento della fotografia digitale e della carta fotografica per stampanti casalinghe hanno fatto il resto.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Amo queste foto non solo perché evocatrici di ricordi intensi e  piacevoli, ma anche in quanto costituiscono per me una testimonianza  preziosa di qualcosa d&#39;invisibile. Vivo queste foto come  un&#39;emanazione dolce e amara del loro artefice da poco scomparso. Esse rappresentano infatti lo sguardo di mio padre, e in esse io non  vedo solo me stesso, ma il me stesso guardato, selezionato, inquadrato,  curato, coccolato dall&#39;occhio di mio padre. Guardandole, posso provare a immedesimarmi in lui nel momento di premere il pulsante, entrare nei suoi panni, essere lui e tentare di immaginare come vedeva quel bambino inquadrato dall&#39;obiettivo, così simile al bambino che ora io stesso fotografo.&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2010/10/locchio-invisibile.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgL-nKCB5MYlKL0ZeA4wdxDW2wAGJpxAsmLKXCtQtnpcd3vySZ9rJgVYDHiB5PRu4op6Hz149tDdVsY6AcrkJ7bk5lI8B7k6LHX_KtJtXXgrUOzAdAQ7K-CDwFvyFJIpzZlllPHJLdVof-9/s72-c/File2592.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-4965948683216465278</guid><pubDate>Mon, 18 Oct 2010 14:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-10-18T19:16:52.158+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">considerazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">l&#39;età dell&#39;oro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonna rina</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">nonno tavio</category><title>l&#39;età dell&#39;oro</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Mentre scavavo tra i ricordi alla ricerca di quello che meglio si addica a inaugurare questo blog, ho iniziato a riflettere su cosa significhi parlare di ricordi, per una persona della mia età e della mia generazione. Del resto, i ricordi che possono trovare spazio su queste pagine elettroniche si collocano necessariamente lungo l&#39;arco di circa tre decenni, ma il processo di sedimentazione necessario a far diventare ricordi le esperienze finirà probabilmente per escludere in una certa misura l&#39;ultimo di essi (spero però di smentirmi in seguito). Per il momento, quindi, il serbatoio a cui attingere si colloca in un arco temporale relativamente ristretto, ovvero quello che copre il ventennio Ottanta-Novanta.&lt;br /&gt;
Inevitabilmente tale periodo storico, accompagnandosi a precise coordinate geografiche, sociali e quant&#39;altro, definisce la natura dei miei ricordi. Ciò è di per sé scontato, ma mi dà da pensare la distanza che intercorre tra i ricordi che io mi accingo a trascrivere, immaginando di raccontarli ai miei figli, e i ricordi che invece io ho vissuto da ascoltatore quand&#39;ero a mia volta bambino. Penso ad esempio ai racconti dei miei nonni paterni, nei quali emergeva spesso l&#39;esperienza della guerra, e anche se non ne ho un ricordo molto chiaro, mi sembra di sentire in corpo il sapore delle parole di mia nonna Rina mentre nella penombra della sua camera da letto mi raccontava di quanto erano stati duri i suoi tempi. Più in generale, l&#39;aura di rustica austerità e rigore che appariva ai miei occhi nell&#39;ascoltare i racconti di gioventù dei miei avi più prossimi, un&#39;aura evidenziata e forse&amp;nbsp; soggettivamente esagerata dal contrasto con il mio vissuto quotidiano, donava a quei ricordi un fascino epico, relegandoli in un passato tanto lontano quanto ermeticamente sigillato e abbandonato. Il presente di un fortunato bambino di estrazione borghese, nato alla fine degli anni Settanta nella florida e rassicurante reltà della provincia piemontese doveva essere presente per sempre: una condizione ereditata e data per scontata come naturale, eterna, immutabile, invulnerabile.&lt;br /&gt;
Gli ultimi anni, tuttavia, si sono dati da fare su diversi fronti per sgretolare almeno in parte queste certezze, e la sensazione ora è strana: forse sono troppo pessimista, ma al di là della patina di nostalgica bellezza che tira a lucido i ricordi dolci come quelli amari, se prefiguro me stesso mentre racconto della mia&amp;nbsp; infanzia e della mia giovinezza a un immaginario nipotino seduto sulle mie ginocchia, mi vedo evocare una realtà mitica in cui tutto andava sempre e comunque per il meglio: quasi una sorta di perduta età dell&#39;oro.&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2010/10/leta-delloro.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2089915658303738499.post-7883282072013828689</guid><pubDate>Mon, 11 Oct 2010 15:55:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-10-12T15:51:27.610+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">questo blog</category><title>prologo</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Inauguro con questo post il mio nuovo blog: &lt;i&gt;Memoria Esterna. &lt;/i&gt;E&#39; ancora in fase di costruzione, specialmente per quanto riguarda la veste grafica, quindi per ora prendetelo un po&#39; così com&#39;è... se fossi stato troppo dietro ai particolari, non avrei mai iniziato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il nome nasce da un&#39;idea evidentemente non troppo originale, visto che al momento di registrarlo mi sono accorto che su Blogger già un altro utente aveva usato lo stesso titolo basandosi su un&#39;idea sostanzialmente simile. Trattandosi però in quel caso di un blog contenente due soli post e fermo da mesi, mi sono sentito libero di procedere comunque alla registrazione con questo titolo, limitandomi a inserire un trattino nell&#39;indirizzo (quindi occhio: per digitare l&#39;indirizzo di questo blog ci va il trattino tra &quot;memoria&quot; ed &quot;esterna&quot;).&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Si tratta di uno spazio radicalmente personale nei contenuti (per questo ho deciso di non ricorrere più ad alcun nickname) e che pur nascendo, in un certo senso, da una costola del mio precedente blog, parte da premesse sostanzialmente diverse. Esso avrà in fatti un&#39;identità più&amp;nbsp; rigida e definita, dato che l&#39;unico imprescindibile comune denominatore ad attraversare ciascun post sarà il tema dei ricordi (ovvero solo uno dei tanti temi occasionalmente trattati nel mio precedente blog).&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
In questo senso, il titolo di questo blog ne indica una duplice funzione. Innanzitutto quella di&amp;nbsp; luogo in cui creare un archivio, una sorta di copia di backup della mia memoria: siccome ho poca fiducia nelle mie capacità mnemoniche, sento il bisogno di raccogliere e fissare da qualche parte tutti i ricordi che, di quando in quando, stimolati da una foto, da una musica, da un odore, da una persona, guizzano fuori dall&#39;oblio. In altre parole, voglio salvarli da qualche parte prima che sbiadiscano del tutto, non solo per me ma anche per i miei figli.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La seconda funzione indicata dal titolo del blog è quella di vera e propria esternazione della memoria. Se volessi soltanto raccogliere dei ricordi, potrei limitarmi a tenere un diario privato, senza per forza aprire un blog. Francamente, però, non provo alcun gusto, né interesse, a scrivere senza essere letto da qualcuno, fossero anche quattro gatti i miei lettori. La mia personale sfida è dunque questa: scrivere qualcosa di prettamente personale e vedere se riesco a renderlo interessante nonostante riguardi solo me e pochi altri (e nonostante io abbia vissuto, almeno finora, un&#39;esistenza tutt&#39;altro che avventurosa).&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ed ecco che arrivano gli interrogativi: ne sarò in grado?&lt;br /&gt;
E sarò in grado di raggiungere almeno i quattro anni di durata del mio precedente blog?&lt;/div&gt;</description><link>http://memoria-esterna.blogspot.com/2010/10/si-parte.html</link><author>noreply@blogger.com (Giacomo Calorio)</author><thr:total>4</thr:total></item></channel></rss>