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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443</atom:id><lastBuildDate>Thu, 02 Feb 2012 12:24:45 +0000</lastBuildDate><category>inflazione</category><category>Dpef</category><category>donne</category><category>povertà</category><category>Censis</category><category>fiscal drag</category><category>risparmi</category><category>crisi</category><category>otto per mille</category><category>pensioni</category><category>pressione fiscale</category><category>Fondi pensione</category><category>sondaggi</category><category>Gelmini</category><category>Trichet</category><category>lotto</category><category>vacanze</category><category>Ocse</category><category>incidenti</category><category>produttività</category><category>bambini</category><category>fisco</category><category>Banca d'Italia</category><category>Pil</category><category>assenteismo</category><category>mutui</category><category>crescita</category><category>Chiesa cattolica</category><category>gas</category><category>coefficienti</category><category>immatricolazioni</category><category>fecondità</category><category>statistiche</category><category>disoccupati</category><category>Economist</category><category>numeri</category><category>tassi</category><category>entrate</category><category>scudo fiscale</category><category>Bce</category><category>Irpef</category><category>italiani</category><category>stipendi</category><category>lire</category><category>spesa pubblica</category><category>finanziaria</category><category>sprechi</category><category>Irap</category><category>governo</category><category>famiglie</category><category>giornali</category><category>spesa sanitaria</category><category>minimo</category><category>Antitrust</category><category>Unione europea</category><category>Ici</category><category>Inail</category><category>occupazione</category><category>previdenza</category><category>lavoro</category><category>Prodi</category><category>media</category><category>Tesoro</category><category>auto</category><category>contributivo</category><category>Fumo</category><category>Berlusconi</category><category>Iva</category><category>Sud</category><category>evasione</category><category>politica</category><category>istat</category><category>consumi</category><category>Tfr</category><category>potere d'acquisto</category><category>titoli di Stato</category><category>detrazioni</category><category>Eurozona</category><category>manovra</category><category>stranieri</category><category>reddito</category><category>Dipendenti pubblici</category><category>debito pubblico</category><category>giustizia</category><category>riscaldamento</category><category>Regioni</category><category>Abi</category><category>Pil pro-capite</category><category>prezzi</category><category>singoli</category><category>deficit</category><category>casa</category><category>scuola</category><category>Tremonti</category><category>sofferenze</category><category>aliquote</category><category>rendimento</category><category>matrimoni</category><category>euro</category><category>mutuo</category><category>elasticità</category><category>famiglia</category><category>Euribor</category><category>liquidazione</category><category>povertà. reddito</category><category>Gazzetta Ufficiale</category><category>imposte</category><category>programma elettorale</category><category>percentuali</category><category>pasta</category><category>Borse</category><category>Stati Uniti</category><category>milioni</category><category>nascite</category><category>Gasparri</category><title>Messaggi cifrati</title><description>Come non farci ingannare dai numeri che ci girano intorno, e provare a capirli</description><link>http://lucacifoni.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>78</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/MessaggiCifrati" /><feedburner:info uri="messaggicifrati" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-2490689825733595358</guid><pubDate>Thu, 07 Jul 2011 10:20:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-08T11:49:25.639+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">manovra</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">governo</category><title>Le manovre non si sommano, si spiegano</title><description>Passano gli anni, ma gli importi in miliardi delle varie "manovre economiche" continuano ad essere oggetto di grandissima curiosità (forse al di là dei contenuti delle manovre stesse) ma anche fonte di colossali equivoci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino ad un po' di tempo fa il fraintendimento principale riguardava i concetti di "manovra lorda" e "manovra netta". Con la prima si intende la somma totale delle risorse finanziarie mobilitate in un provvedimento, con la seconda la parte di quelle risorse che va non a coprire nuove spese o minori entrate, ma a ridurre il disavanzo di bilancio. Ad esempio, se in un anno si fa un intervento da 15 miliardi, di cui - ipotizziamo - 2 miliardi per dare nuovi incentivi alle imprese e altri 3 per aumentare gli stipendi ai dipendenti pubblici, la manovra lorda sarà 15 miliardi e quella netta 10. Ovviamente il totale dei soldi da trovare, attraverso nuove tasse o tagli di spesa, è appunto 15; il deficit però migliorerà "solo" di 10 miliardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri il ministro dell'Economia ha correttamente indicato un altro possibile equivoco , spiegando che "sommare è sbagliato". In effetti, come già &lt;a href="http://lucacifoni.blogspot.com/2008/10/i-numeri-della-gelmini4.html"  target="_blank"&gt;evidenziato&lt;/a&gt; su questo blog a proposito dei tagli all'istruzione, se c'è un intervento pluriennale sommare gli effetti finanziari dei singoli anni ha poco senso, soprattutto se questi sono strutturali: perché addizionarli solo per 3 o 5 anni? Teoricamente bisognerebbe andare avanti all'infinito. E comunque questi effetti sono spesso progressivi, per cui quello di un anno incorpora già in tutto o in parte quello dell'anno precedente: ai fini della correzione da ottenere ad un dato anno (ad esempio nel caso attuale il 2014 in cui bisognerà raggiungere il pareggio di bilancio) è sbagliato contare più volte ciò che è già stato contato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non si tiene conto di questa avvertenza, le cifre danzano in libertà: per restare alle cose di questi giorni, dai 40 miliardi della correzione netta richiesta per il 2014 si passa ai 68 che si ottengono sommando impropriamente le manovre lorde degli anni 2011-2012 (2+6), con quelle nette del biennio successivo (20+40) compresi i presunti proventi della delega fiscale-assistenziale inclusa all'ultimo momento tra le fonti di copertura. Purtroppo questo tipo di confusione è stata nelle ultime settimane quanto meno tollerata dal governo, che non si è impegnato molto a sciogliere l'equivoco tra i 40 miliardi della necessaria correzione netta annuale e i 40+n della somma pluriennale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-2490689825733595358?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/TyUOFrfbvPE/le-manovre-non-si-sommano-si-spiegano.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2011/07/le-manovre-non-si-sommano-si-spiegano.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-440323490826812117</guid><pubDate>Tue, 24 May 2011 13:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-05-24T16:48:23.052+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">famiglie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">istat</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">povertà</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Unione europea</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">crisi</category><title>Gli equivoci sulla povertà</title><description>Sulla povertà in Italia c'è ancora molta confusione, e questo di certo non aiuta i poveri. Se ne è parlato altre volte su questo blog; ieri dal &lt;a href="http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/"&gt;Rapporto annuale &lt;/a&gt;dell'Istat alcuni media hanno tratto tra gli altri spunti quello secondo cui "un italiano su quattro è povero". Detta così è un'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;affermazione&lt;/span&gt; imprecisa se non sbagliata. E soprattutto non ha a che fare con gli effetti della crisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono vari modi di misurare la povertà, fenomeno decisamente complesso ed anche sfuggente. C'è la povertà assoluta (famiglie con una capacità di spesa inferiore ad certa soglia monetaria: in Italia il 4,7 per cento) e quella relativa (capacità di spesa di una famiglia di due persone inferiore a quella media di un singolo: l'incidenza è del 10,8 per cento). &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Paradossalmente&lt;/span&gt; in tempi di crisi la povertà relativa può diminuire se le difficoltà colpiscono le classi medie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi ci sono le rilevazioni cosiddette &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Eu&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Silc&lt;/span&gt;, definite a livello europeo: &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;sostanzialmente&lt;/span&gt; sono indagini in cui agli &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;intervistati&lt;/span&gt; vengono poste domande sulla difficoltà nel comprare determinati beni necessari o nel &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;fronteggiare&lt;/span&gt; spese impreviste. Misurato in questi termini, il disagio delle famiglie ha un'incidenza del 15,7 per cento. Nell'ambito della Strategia Europa 2020 si è poi deciso di rilevare la percentuale della popolazione che vive in famiglie a rischio di povertà o esclusione. Il dato si ricava dalla sintesi di tre indicatori: rischio di povertà, grave &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;deprivazione&lt;/span&gt; (misurata proprio con le rilevazioni &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Eu&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Silc&lt;/span&gt;) e bassa intensità lavorativa. Insomma ai nuclei in difficoltà materiali si aggiungono quelli "minacciati" da una situazione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;occupazionale&lt;/span&gt; fragile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato per l'Italia è un "rischio" che tocca il 24,7 per cento della popolazione nel 2009, quell'italiano su quattro di cui si è parlato: valore un po' più alto della media &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;Ue&lt;/span&gt; (23,1) ma più basso di quello di casa nostra nel 2007 (26,1 per cento). Cosa c'entra allora, in questo caso, la crisi?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-440323490826812117?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/tlQ52zTk1vQ/gli-equivoci-sulla-poverta.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2011/05/gli-equivoci-sulla-poverta.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-5794389713989842293</guid><pubDate>Thu, 12 May 2011 10:05:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-05-13T21:25:40.148+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Federmeccanica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Aduc</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sciopero</category><title>Terremoto: bufala anche la percentuale</title><description>Ha conquistato impunemente siti e giornali la "stima" dei romani che ieri non sarebbero andati a lavorare per paura del terremoto. Il 20 per cento indicato dall'Aduc, una delle tante associazioni di consumatori, non è stato messo in dubbio da nessuno e passerà agli annali come misurazione della creduloneria degli abitanti della capitale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Aduc naturalmente non ha spiegato, né avrebbe potuto farlo, la propria "metodologia"; e tutti gli altri, contenti di aver trovato una percentuale da spiattellare, sono andati dietro senza problemi. Sarebbe bastato domandarsi come è possibile ottenere una quantificazione delle assenze in tempo reale, in assenza di una rete di comunicazione ad hoc come quella che ad esempio viene predisposta in occasione di scioperi dal ministero della Funzione pubblica o da Federmeccanica. Poi bisognerebbe sottrarre dall'improbabile dato quello delle assenze fisiologiche, ferie, malattie etc. Troppo complicato. Perché affaticarsi? Tanto ci pensa l'Aduc.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-5794389713989842293?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/9iBly1uRoS0/terremoto-e-una-bufala-anche-la.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2011/05/terremoto-e-una-bufala-anche-la.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-5418674511610309871</guid><pubDate>Tue, 26 Apr 2011 18:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-04-26T20:32:25.299+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Tremonti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Economist</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">media</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Tesoro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Pil</category><title>Le medie dell'Italia duale</title><description>In un &lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=8655&amp;ID_sezione&amp;sezione" target="_blank"&gt;commento&lt;/a&gt; pubblicato sulla Stampa l'ex direttore dell'Economist Bill Emmott se la prende con "le bugie sui conti dell'Italia". Tra i molti dati ne cita anche uno attribuito a un "rappresentante del Tesoro", ma che in realtà è stato citato nelle scorse settimane anche dallo stesso ministro dell'Economia, il quale parla spessissimo di "Italia duale". Si tratta di una singolare scomposizione del tasso di crescita del Pil italiano, che sarebbe intorno all'1 per cento come media di un Centro-Nord che cresce al 3 per cento e del Sud che invece arretra del 2. Emmott fa notare come questa versione dei fatti oltre che in contrasto con la realtà (non c'è un divario di crescita di questo tipo) sia anche matematicamente molto problematica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto è che il Sud da solo vale meno del 25 per cento del prodotto interno lordo complessivo. Dunque incide relativamente poco: il meno 2 per cento anche se fosse vero non basterebbe a zavorrare in maniera così pesante un Nord vivace: per arrivare alla media dell'1 servirebbe come minimo un meno 5. Questo naturalmente nulla toglie al fatto che sia del tutto ragionevole porre la cosiddetta "questione meridionale" in cima a qualsiasi agenda di politica economica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molto correttamente Emmott ha notato che questa ricostruzione ha trovato posto anche sul suo ex giornale. In maniera del tutto acritica, in verità: in un &lt;a href="http://www.economist.com/node/18530672?story_id=18530672" target="_blank"&gt;articolo&lt;/a&gt; di tre settimane fa si spiegava che "the south remains a huge drag: in broad terms, GDP in the north may grow by as much as 3% a year, but in the south it shrinks by 2%, pulling the average down". Una piccola verifica aritmetica, l'Economist avrebbe potuto farla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-5418674511610309871?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/ijxFeuAjhyk/le-medie-dellitalia-duale.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>2</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2011/04/le-medie-dellitalia-duale.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-42735267501558302</guid><pubDate>Wed, 20 Apr 2011 08:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-04-20T10:34:32.447+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">manovra</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Tremonti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Tesoro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Banca d'Italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Pil</category><title>I miliardi "strutturali" e quelli veri</title><description>Le discussioni sui miliardi di euro rischiano sempre di suonare un po' astratte per chi - non maneggiandone - ha un'idea molto approssimativa di questo ordine di grandezza. Sarà comunque il caso di dirimere l'apparente contraddizione tra i numeri tirati in ballo per la manovra correttiva del biennio 2013-2014, nella serena consapevolezza che difficilmente tutta la vicenda passerà alla storia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da una parte c'è il 2,3 per cento del Pil, &lt;a href="http://lucacifoni.blogspot.com/2011/04/quanto-costa-quel-pareggio.html" target="_blank"&gt;circa 40 miliardi di euro&lt;/a&gt;, indicato nel Documento di economia e finanza (Def), percentuale citata anche da Banca d'Italia e Confindustria. Dall'altra lo 0,5 per cento l'anno di cui ha parlato in audizione parlamentare il ministro Tremonti, tradotto dai cronisti in 15-16 miliardi complessivi. La differenza sarebbe ovviamente molto rilevante ma in realtà le due percentuali non sono in contraddizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ministro infatti, probabilmente con una certa dose di astuzia tattica, si è limitato a citare quello che è l'impegno minimo richiesto al nostro Paese nell'ambito dei cosiddetti obiettivi di medio termine (Mto) fissati da Bruxelles prima che le nuove regole europee ci imponessero il (quasi) pareggio nel 2014. Per di più quell'impegno, 0,5 per cento di Pil l'anno, è espresso in termini "strutturali", che tengono conto cioè dell'influenza del ciclo economico sui conti pubblici. Senza entrare nei dettagli, vuol dire approssimativamente che quando l'economia va male l'aggiustamento necessario risulta più basso, mentre quando arriva la ripresa deve essere un po' più ambizioso in termini effettivi. Per essere precisi fino in fondo bisogna infine aggiungere che lo 0,5 per cento si riferisce ad una variazione del disavanzo da un anno all'altro, mentre le manovre correttive sono calcolate rispetto al deficit tendenziale di ciascun anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fatto nel Def sono indicati entrambi i percorsi: quello relativo alla manovra effettiva (appunto il 2,3 per cento in due anni) e quello strutturale, articolato in "gradini" dello 0,5 quest'anno e dello 0,8 nei tre successivi. Applicando i correttivi per il ciclo economico ed escludendo le misure una tantum dal disavanzo strutturale si passa a quello effettivo: oggi il primo è più basso, nel 2014 la situazione si sarà invertita. Così i miliardi "al netto della componente ciclica" si riconciliano con quelli veri, che andranno trovati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-42735267501558302?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/ma3M5DfLIuc/i-miliardi-strutturali-e-quelli-veri.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2011/04/i-miliardi-strutturali-e-quelli-veri.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-1272286930483345614</guid><pubDate>Sat, 16 Apr 2011 16:33:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-04-16T18:21:18.855+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">debito pubblico</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Tesoro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Banca d'Italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Pil</category><title>Quanto costa quel pareggio</title><description>Per raggiungere l'obiettivo del "quasi pareggio" di bilancio nel 2014 il governo italiano dovrà realizzare in due anni una manovra correttiva pari al 2,3 per cento del Pil. L'indicazione è contenuta - anche se non in grande evidenza - nel &lt;a href="http://www.tesoro.it/primo-piano/primo-piano.asp?ppid=26691" target="_blank"&gt;Documento di economia e finanza&lt;/a&gt; appena reso noto dal governo; la Banca d'Italia ne ha preso atto nel suo &lt;a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/bollec/2011/bolleco64" target="_blank"&gt;Bollettino economico&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà uno sforzo non da poco, soprattutto considerato che il biennio in questione comprende il 2013, anno in teoria elettorale, e il successivo. Ma quanto vale esattamente questa correzione? Alcuni media l'hanno quantificata in 35 miliardi. Forse non è così importante, trattandosi di un evento futuro sottoposto ancora a varie incognite; ma volendo essere precisi la somma è un po' maggiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La percentuale va infatti rapportata non al Pil attuale, ma a quello degli anni in cui sarà adottata la manovra. E lo stesso documento la suddivide in due tranches: 1,2 per cento nel 2013 e 1,1 nel 2014. Applicando questi valori ai prodotti nominali stimati per gli anni in questione (rispettivamente 1697 e 1755 miliardi) si ottengono 20,4 e 19,3 miliardi, in tutto dunque 39,7. Questo sulla carta: naturalmente da qui al 2013 possono cambiare molte cose, inclusi i Pil nominali, le previsioni tendenziali e così via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perseverando ancora sulla strada della pignoleria, si potrebbe anche notare che in realtà la correzione richiesta è ancora maggiore, seppur di poco: 2,4 per cento del Pil, per passare da un disavanzo tendenziale del 2,6 allo 0,2 del "quasi pareggio". Lo 0,1 che resta, circa 1,7 miliardi, il governo conta di ottenerlo con una riduzione della spesa per interessi rispetto al valore tendenziale, probabilmente legata agli effetti della stessa correzione sullo stock di debito pubblico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-1272286930483345614?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/2q8PPk9kYhk/quanto-costa-quel-pareggio.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2011/04/quanto-costa-quel-pareggio.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-2815170729936848694</guid><pubDate>Mon, 04 Apr 2011 10:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-04-06T10:36:28.620+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">debito pubblico</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Banca d'Italia</category><title>Il debito che non servirebbe</title><description>Il debito pubblico italiano è tornato a fine 2010 ai livelli dei primi anni 90, toccando il 119 per cento del Pil. Volendo consolarci, possiamo notare che a differenza di allora la sua crescita risulta più contenuta rispetto alla media dei Paesi dell'area euro, le cui finanze pubbliche sono state messe a dura prova dagli sforzi per contrastare la crisi economico-finanziarie. Ma c'è un'altra particolarità interessante, segnalata dalla stessa Banca d'Italia (dalla quale dipendono le statistiche in materia): lo Stato lo scorso anno si è indebitato più di quanto fosse strettamente necessario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tecnicamente parlando, è successo questo: oltre a emettere titoli per finanziare il fabbisogno pubblico (la differenza tra entrate e uscite espressa in termini di cassa) il ministero dell'Economia ha incrementato la propria liquidità depositata presso la Banca d'Italia. Senza contare questa voce, il livello del debito sarebbe minore, poco al di sopra del 116 per cento del Pil. Come si spiega una scelta del genere? Certamente in una fase caratterizzata da bassi tassi di interesse, accumulare una riserva da usare in seguito può essere una scelta oculata. Anche perché "in seguito", cioè nei prossimi anni, il rapporto debito/Pil dovrebbe riprendere il suo percorso di discesa, una discesa destinata almeno in teoria a diventare ripida quando dal 2015 entreranno in vigore le nuove e più severe regole europee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto possamo ricordarci come siamo arrivati fin qui consultando questa &lt;a href="http://www.irpef.info/testi/debito.html" target="_blank"&gt;tabella &lt;/a&gt;, nella versione aggiornata che va dal 1960 al 2010 (per considerazioni generali, tutto sommato ancora valide, si può anche vedere questo vecchio &lt;a href="http://lucacifoni.blogspot.com/2007/05/il-debito-di-tutti-fatto-da-qualcuno.html" target="_blank"&gt;post&lt;/a&gt;). Accanto all'anno, il governo in carica, il livello dell'inflazione e l'incidenza del debito sul prodotto. Speriamo in ulteriori e più favorevoli aggiornamenti. E a proposito di aggiornamenti, proverò a occuparmi di nuovo di questo blog con qualche regolarità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-2815170729936848694?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/J3dEwajeaOY/il-debito-che-non-servirebbe.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2011/04/il-debito-che-non-servirebbe.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-4611900658376475667</guid><pubDate>Tue, 01 Jun 2010 18:59:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-06-01T21:23:09.207+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">disoccupati</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">istat</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">occupazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">lavoro</category><title>Per il lavoro piccole speranze</title><description>Forse non sono così brutti come sembrano i dati sull'occupazione relativi al mese di aprile, &lt;a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/occprov/20100601_00/testointegrale20100601.pdf" target="_blank"&gt;pubblicati&lt;/a&gt; dall'Istat. Certo il tasso di disoccupazione cresce all'8,9 e fa impressione soprattutto quel 29,5 toccato dallo stesso indicatore per i giovani tra i 15 e i 24 anni. Per trovare qualche flebile elemento di speranza si può andare a pagina 4 dove sono riepilogati gli andamenti delle grandezze in gioco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tasso di inattività, cioè il numero di coloro che hanno tra i 15 e i 64 anni e sono fuori dal mercato del lavoro, scende dello 0,2 per cento. E questo piccolo miglioramento della partecipazione si divide a metà, tra il miglioramento del tasso di occupazione (+0,1) e l'incremento di quello di disoccupazione (+0,1). Cioè una parte di coloro che cerca di rientrare in gioco riesce a trovare un posto, un'altra parte comunque lo cerca, forse mosso da aspettative un po' meno negative.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà questo andamento risulta da due componenti diverse: mentre per le donne cresce l'occupazione ma scende anche la disoccupazione, per gli uomini il primo indicatore è stabile mentre il numero di coloro che sono in cerca di lavoro sale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-4611900658376475667?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/EcTPg2v4Qeo/per-il-lavoro-piccole-speranze.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2010/06/per-il-lavoro-piccole-speranze.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-1543461815527336267</guid><pubDate>Mon, 11 Jan 2010 22:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-12T00:11:35.954+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">famiglie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere d'acquisto</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">istat</category><title>Quelle famiglie che producono</title><description>Stavolta il messaggio non è nemmeno tanto cifrato. Nella seconda pagina del comunicato Istat che informa di come il potere d'acquisto delle famiglie sia calato in termini reali dell'1,6 per cento (nel periodo ottobre 2008-settembre 2009 rispetto ad un anno prima) c'è una &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;precisazione&lt;/span&gt; abbastanza importante, ma forse non &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;sufficientemente&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;sottolineata&lt;/span&gt; nei commenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le "famiglie" di cui si parla, spiega l'istituto di statistica, sono sia quelle &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;consumatrici&lt;/span&gt; sia quelle produttrici (cioè imprese individuali, società semplici fino a cinque addetti e liberi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;professionisti&lt;/span&gt;). Dell'aggregato, che deriva dalla contabilità nazionale, fanno parte anche le istituzioni senza &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;scoppo&lt;/span&gt; di lucro. Di conseguenza, si legge nel comunicato, "il risparmio ed il reddito disponibile lordo delle famiglie sono influenzati dai risultati economici delle piccole imprese".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il chiarimento è di un certo rilievo: non nega l'attuale situazione di crisi ma permette di rendersi conto di una situazione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;diversificata&lt;/span&gt; tra dipendenti e pensionati da una parte e piccole imprese dall'altra. Le difficoltà di queste ultime sono &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;preoccupanti&lt;/span&gt;, ma per fortuna non si sono ancora tradotte in un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;peggioramento&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;generalizzato&lt;/span&gt; delle condizioni di vita delle famiglie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-1543461815527336267?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/ZjL2IO3txhs/quelle-famiglie-che-producono.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2010/01/quelle-famiglie-che-producono.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-3475352244643501254</guid><pubDate>Sat, 12 Dec 2009 15:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-12T21:34:24.742+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">scudo fiscale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Irpef</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fisco</category><title>Lo scudo che visse due volte</title><description>In attesa di conoscere gli introiti esatti dello "scudo fiscale", la sanatoria per i capitali e le altre attività illecitamente detenute all'estero, e anche di sapere se l'operazione come è possibile sarà prorogata, si può ricordare come questa entrata straordinaria sia già stata utilizzata due volte dallo Stato per coprire le proprie esigenze finanziarie, rispettivamente relative al 2009 e al 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si tratta però di un gioco di prestigio ma di un espediente contabile che ha permesso al governo di risolvere un problema facendo anche un (piccolo) favore ai contribuenti. Il problema consisteva nel poter usare nel 2010, per finanziare una serie di spese, soldi che invece entrando in cassa nel 2009 facevano parte del bilancio di quest'anno. Ecco allora l'idea: questi quasi 4 miliardi sono stati usati per coprire uno sconto fiscale momentaneo, ossia il taglio di 20 punti percentuali della misura dell'acconto Irpef dovuto a fine novembre. Soldi che i contribuenti non ricevono in regalo, e dovranno quindi versare a giugno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco quindi che proprio questi contribuenti traghetteranno i miliardi dello scudo nel 2010, quando i loro maggiori versamenti saranno usati, dal punto di vista formale, come copertura delle nuove spese.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-3475352244643501254?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/vzEh5_PPOP0/lo-scudo-che-visse-due-volte.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2009/12/lo-scudo-che-visse-due-volte.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-7245118357401694818</guid><pubDate>Tue, 01 Dec 2009 16:50:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-01T18:23:24.992+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">disoccupati</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">istat</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">occupazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">lavoro</category><title>Dai disoccupati alla disoccupazione</title><description>Fa impressione, e giustamente, la cifra di due milioni di disoccupati &lt;a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20091201_00/"&gt;diffusa&lt;/a&gt; dall'Istat nella sua prima rilevazione mensile delle forze di lavoro (finora i dati erano solo trimestrali, in questo modo l'Italia si adegua agli standard internazionali). Fa impressione perché due milioni sono tanti, perché in tempi di crisi siamo particolarmente sensibili al tema, e anche perché consultando le serie storiche si nota che bisogna tornare indietro fino al 2004 per vedere superata questa soglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo vuol dire che siamo tornati ai livelli di disoccupazione del 2004? Non esattamente. Nel febbraio di quell'anno i disoccupati erano 2.041.000, contro i 2.004.000 dell'ottobre scorso Ma soprattutto gli occupati, coloro che un lavoro ce l'avevano, erano allora 22 milioni e 248 mila, cioè circa 850 mila in meno di oggi. Il che spiega, ricordando come si misura il tasso di disoccupazione (che è il rapporto tra il numero di coloro che cercano lavoro e il totale di quelli che lo hanno o lo cercano) perché l'attuale 8 per cento (arrotondato) sia ancora un po' più basso dell'8,4 di cinque anni e mezzo fa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-7245118357401694818?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/0hVNIenH5Ts/disoccupati-e-disoccupazione-non-sono.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2009/12/disoccupati-e-disoccupazione-non-sono.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-6493890311858498244</guid><pubDate>Mon, 23 Nov 2009 15:06:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-23T16:29:59.738+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">crescita</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Ocse</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Pil</category><title>Cosa ha detto l'Ocse?</title><description>L'Ocse dice che in Italia la ripresa economica è più forte della media europea. Bene. Salvo che non lo dice proprio l'Ocse. L'organizzazione parigina, di cui fanno parte trenta Paesi ad economia sviluppata, si è limitata a mettere insieme i comunicati di altrettanti istituti di statistica, compresa la nostra Istat, relativi all'andamento del Pil nel terzo trimestre 2009. L'Italia con il suo +0,6 per cento si trova leggermente indietro alla media complessiva, ma più avanti di quella europea, appesantita da Paesi come Spagna e Gran Bretagna che non hanno ancora ritrovato il segno positivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque non è una previsione, una stima che comporta un elemento di giudizio, ma una presa d'atto. Le previsioni l'Ocse le ha fatte qualche giorno fa (rivedendole al rialzo per tutti, Italia compresa). E ogni mese pubblica il suo superindice: una specie di anticipatore delle tendenze future, basato comunque su dati elaborati nei singoli Paese, che vede la nostra economia in potenziale vantaggio sulle altre. Insomma ci sono le statistiche (che registrano il passato) e le previsioni (che com'è noto riguardano il futuro e per questo sono più difficili). Due cose diverse.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-6493890311858498244?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/gar-Lhz8Ek8/cosa-ha-detto-locse.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2009/11/cosa-ha-detto-locse.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-6121035430433822668</guid><pubDate>Mon, 09 Feb 2009 11:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-09T12:53:26.741+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">crescita</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Pil</category><title>Se il Pil torna al 2006</title><description>Esiste una corrente di pensiero, minoritaria tra gli economisti ma assai battagliera, che mette in discussione il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Pil&lt;/span&gt;: non solo negando che possa essere l'unico parametro per misurare il progresso di uno Stato o del mondo intero, ma teorizzando addirittura l'opportunità di una "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;decrescita&lt;/span&gt; serena". Senza entrare nel merito della questione (comunque non me la sento di tifare per la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;decrescita&lt;/span&gt;) osservo solo che alcune recenti posizioni dei nostri vertici di governo (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Tremonti&lt;/span&gt; e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Berlusconi&lt;/span&gt;) potrebbero essere lette come un'indiretta allusione a questa corrente di pensiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fare di necessità virtù di fronte alle poco rosee prospettive per l'economia italiana, i due hanno sostenuto che - in fondo - con un calo del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Pil&lt;/span&gt; del 2 per cento in termini reali nel 2009, si tornerebbe alla situazione del 2006, anno nel quale non si stava poi così male. Volevano dire naturalmente che il valore totale del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Pil&lt;/span&gt;, attualmente pari a un po' meno di 1.600 miliardi, tornerebbe ai valori assoluti di due o tre anni fa. Nell'esprimersi così hanno più o meno consapevolmente messo in discussione il dogma secondo cui bisogna andare sempre avanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno però non ha capito bene, anche tra le file dell'opposizione, e ha confrontato questa stima negativa con il tasso di crescita reale dello stesso &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Pil&lt;/span&gt; nell'anno 2006. Che è stato di poco inferiore al 2 per cento, ma con segno positivo.  Una cosa è l'incremento (o il decremento) in un certo anno rispetto a quello precedente, un'altra, molto diversa, il valore assoluto in quello stesso anno. Per quanto sembri ovvio, giova ancora ripeterlo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-6121035430433822668?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/ZDqVB0pOXdg/se-il-pil-torna-al-2006.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2009/02/se-il-pil-torna-al-2006.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-4744830442259694455</guid><pubDate>Thu, 04 Dec 2008 15:59:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-04T19:29:54.264+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Abi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tassi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mutui</category><title>Mutui: il tetto è anche un pavimento</title><description>Il governo continua ad occuparsi di mutui a tasso variabile, ritenendo che coloro che li hanno a suo tempo sottoscritti meritino una tutela rispetto al fatto che, appunto, i tassi siano variati, nel caso specifico verso l'alto. Così dopo la non molto fortunata convenzione tra &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Abi&lt;/span&gt; e ministero dell'Economia, che prevedeva sostanzialmente un allungamento dei tempi del prestito a fronte di una rata bloccata, è ora la volta dell'articolo 2 del &lt;a href="http://www.parlamento.it/leggi/decreti/08185d.htm" target="_blank"&gt;decreto 185&lt;/a&gt; (cosiddetto anti-crisi). Contiene, come è stato spiegato, un tetto del 4 per cento al tasso di interesse nel calcolo della rata, per i mutui prima casa; fino alla fine del 2009 lo Stato si accollerebbe la parte di rata che supera questo tetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà, come si può vedere anche dal testo, il meccanismo del tetto scatta solo per coloro che avevano all'inizio del mutuo un tasso già inferiore al 4 (in buona sostanza chi lo aveva stipulato tra il 2002 e il 2006). Per gli altri il tasso verrebbe riportato appunto al livello iniziale: e siccome l'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Euribor&lt;/span&gt;, che è il parametro usato per la maggior parte dei tassi variabili, è previsto in discesa per tutto l'anno, il vantaggio per loro sarà limitato o nullo. Dunque il 4 per cento può essere visto come un tetto, ma anche come un pavimento nel senso che è il livello minimo a cui il tasso può scendere &lt;em&gt;ex &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;lege&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto costa tutto ciò allo Stato? Non molto. Si prevede prudenzialmente un possibile esborso di 350 milioni, ma già dopo dopo i primi tre mesi del prossimo anno, in base alle attese sull'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Euribor&lt;/span&gt;, il tasso effettivo scenderebbe sotto il pavimento del 4 per cento (2,81% il tasso atteso nel secondo trimestre, più 1,1% di &lt;em&gt;spread&lt;/em&gt; medio = 3,91%). E dunque da aprile (o al massimo da giugno-luglio) lo Stato potrebbe trovarsi nella condizione di non pagare proprio nulla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-4744830442259694455?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/k0GCkdouX0g/mutui-il-tetto-anche-un-pavimento.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2008/12/mutui-il-tetto-anche-un-pavimento.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-8334759299809218306</guid><pubDate>Thu, 30 Oct 2008 08:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-30T11:09:27.271+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Gelmini</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">spesa pubblica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">scuola</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">risparmi</category><title>I numeri della Gelmini/4</title><description>Il decreto 137, quello che contiene tra l'altro il ritorno al maestro unico (o meglio prevalente, come il governo tiene a precisare), è ormai legge. Ma restano tutti i dubbi che avevo sollevato in un precedente &lt;a href="http://lucacifoni.blogspot.com/2008/09/i-numeri-della-gelmini.html" target="_blank"&gt;post&lt;/a&gt; sugli effetti finanziari della novità. La contestata riforma dovrebbe infatti contribuire a quella riduzione di 87.000 docenti in tre anni, che è a sua volta contenuta nel decreto 112, quello che ha di fatto anticipato la legge finanziaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle ultime settimane però &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Mariastella&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Gelmini&lt;/span&gt; e lo stesso presidente del Consiglio, nel replicare alle critiche di opposizione e sindacati, hanno sostenuto che il maestro unico non porterà ad una riduzione del tempo pieno alla scuola elementare, ed anzi permetterà di incrementare del 50 per cento il ricorso a questa formula (orario di 40 ore settimanali, i bambini in classe fino al pomeriggio). Ci si potrebbe attendere che anche le novità sul tempo pieno siano contenute in qualche legge o almeno, come intenzione, in qualche documento governativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece quel riferimento al 50 per cento proviene da una simulazione della rivista &lt;a href="http://www.tuttoscuola.com/" target="_blank"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Tuttoscuola&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;: simulazione che il ministro, in un'intervista alla stessa testata, ai primi di settembre, aveva detto di trovare interessante e di voler prendere in considerazione. Chiaramente questa prospettiva sottintende che i docenti "risparmiati" grazie al maestro unico, invece di contribuire ai risparmi sul personale, siano impiegati in classi a tempo pieno aggiuntive rispetto a quelle attuali. Di tutto ciò però non c'è traccia se non nel &lt;a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/scuola.pdf" target="_blank"&gt;dossier&lt;/a&gt; preparato dal governo "contro le bugie della sinistra" (che peraltro indica una percentuale di incremento del tempo pieno decisamente più bassa). Nel &lt;a href="http://www.edscuola.it/archivio/norme/varie/schema_art64l133.pdf" target="_blank"&gt;Piano programmatico&lt;/a&gt; elaborato dal dicastero in attuazione del decreto 112 si dice invece il contrario: "Le economie derivanti da tale modello didattico, allo stato non quantificabili, consentono di ottenere ulteriori risorse che potranno ridurre l'incidenza degli altri interventi". Cioè i risparmi sul maestro unico non andranno al tempo pieno ma semmai attenueranno la portata di altri tagli alla scuola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma siccome alla &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Gelmini&lt;/span&gt; e alle sue acrobazie numeriche sono stati dedicati ben quattro post, vorrei chiudere con un'altra cifra, quella presentata dai suoi oppositori per quantificare l'entità dei tagli al sistema scolastico: 8 miliardi. È corretta? Non molto. Gli 8 miliardi sono la somma dei risparmi progressivi che proprio nel decreto 112 il governo prevede di ottenere progressivamente, dal 2008 al 2012. Ma siccome si tratta appunto di risparmi progressivi, che partono da 456 milioni nel 2009 per arrivare a 3,2 miliardi dal 2012 in poi, non andrebbero sommati tutti i risultati parziali di questi quattro anni. Con la stessa logica infatti si potrebbero moltiplicare i 3,2 miliardi a regime per 10 e dire che ci saranno 40 miliardi di tagli da qui al 2022 (gli 8 già detti più altri 32). Quel che conta è il risparmio annuale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-8334759299809218306?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/drM_Mpw6qr8/i-numeri-della-gelmini4.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2008/10/i-numeri-della-gelmini4.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-3359444449141799887</guid><pubDate>Sun, 19 Oct 2008 20:21:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-19T23:12:25.871+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Gelmini</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">spesa pubblica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">scuola</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">risparmi</category><title>I numeri della Gelmini/3</title><description>Il ministro della Pubblica istruzione continua a fornire cifre per sostenere la necessità della sua riforma della scuola. Oggi ad esempio Mariastella Gelmini ha &lt;a href="http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_18/gelmini_assunzioni_universita_22ca10d4-9d39-11dd-951d-00144f02aabc.shtml" target="_blank"&gt;dichiarato&lt;/a&gt; che in dieci anni la spesa per il personale della scuola è cresciuta del 30 per cento, passando da 33 a 43 miliardi di euro. Dal suo punto di vista questi numeri sono un chiaro esempio di quanto la situazione sia insostenibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verificare l'andamento della spesa per il personale scolastico è un lavoro un po' complicato, perché nell'ultimo decennio il dicastero dell'Istruzione e quello dell'Università sono stati più volte accorpati e scorporati. Ma se tra 1997 e 2007 l'incremento è davvero questo, bisogna dire che tutto sommato è abbastanza contenuto. Depurato dell'inflazione, vuol dire infatti una crescita reale inferiore al 6 per cento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potrebbe essere ancora troppo nell'ipotesi, non irragionevole, che questa voce di spesa vada ridotta o quanto meno stabilizzata in termini reali. In ogni caso insegnanti e bidelli non sembrerebbero particolarmente beneficiati dallo Stato: nello stesso periodo la spesa per il complesso delle retribuzioni pubbliche è cresciuta, in termini nominali, di quasi il 37 per cento: visto che la scuola rappresenta una buona fetta del totale, ci sarebbero altre categorie ben più fuori controllo. Del resto sempre tra il 1997 e il 2007 la spesa corrente delle pubbliche amministrazioni, al netto degli interessi (dunque oltre agli stipendi acquisti, prestazioni sociali etc.) è cresciuta del 54 per cento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-3359444449141799887?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/OyK3RnsWoU8/i-numeri-della-gelmini3.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2008/10/i-numeri-della-gelmini3.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-1999563055644358686</guid><pubDate>Mon, 13 Oct 2008 19:53:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-13T22:45:13.876+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">incidenti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">immatricolazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">statistiche</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">auto</category><title>Incidenti statistici</title><description>Un piccolissimo esempio di come statistiche e percentuali vadano maneggiate con cautela. Il centro studi e documentazione della compagnia assicurativa &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Direct&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;line&lt;/span&gt; fa sapere che il 70 per cento dei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;microsinistri&lt;/span&gt; automobilistici coinvolgono auto con più di cinque anni. Il sottinteso, se non capisco male, è che la scarsa manutenzione favorisce gli incidenti, i quali sarebbero quindi più frequenti rispetto a quelli delle macchine "nuove".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che il parco automobilistico italiano sia piuttosto vecchio è cosa nota. Non ho trovato dati puntuali sulla sua segmentazione per "età" delle vetture: mi ricordo però che in Italia ci sono circa 35 milioni di macchine, e che negli ultimi anni ne sono state immatricolate in media un po' più di due milioni l'anno (diciamo 2.250.000). Ipotizzando per tenersi larghi che nessuna di queste sia poi uscita dal parco auto ne avremmo 11.250.000 (2.250.000 x 5) con cinque anni o meno, circa il 32 per cento del totale di 35 milioni. Dunque le "vecchie" sarebbero il 68 per cento, il che rende un po' meno sorprendente il coinvolgimento nel 70 per cento degli incidenti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-1999563055644358686?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/R07ii3B5ovo/incidenti-statistici.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2008/10/incidenti-statistici.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-6324730322768672380</guid><pubDate>Wed, 08 Oct 2008 18:08:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-09T17:26:44.516+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Borse</category><title>Quanti miliardi bruciamo oggi?</title><description>Sono settimane che dalle Borse arrivano solo numeri inquietanti, tutti con il segno meno davanti. Giornali e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;tv&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; sembrano a corto di metafore e aggettivi per descrivere quanto sta &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;capitando&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;: giustamente qualcuno ha parlato, poco tempo fa, di "lunedì nerissimo", visto che di giornate semplicemente nere ce ne sono già state tante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va sempre forte però l'espressione "bruciati x miliardi", che forse sarà evocativa ma è solo parzialmente esatta. Certo, i miliardi vengono meno in termini di capitalizzazione, ma risulterebbero concretamente distrutti solo nel caso in cui tutte le perdite virtuali (cioè quelle teoriche che risultano nel mio portafogli titoli per il deprezzamento di questa o quella azione) fossero state realizzate, con la vendita delle azioni in questione. Ma se ciò avvenisse davvero, le cose andrebbero ancora peggio, in un meccanismo infernale: nonostante tutto, non siamo ancora a questo punto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altra parte rischia di essere ancora più equivoca, anche se esatta, l'indicazione delle perdite in percentuale, riferite ai listini o al singolo titolo. Infatti se dico che una certa azione ha perso il 30 per cento in una settimana (&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;ahimè&lt;/span&gt;, è capitato), forse dovrei ricordare che per tornare al punto di partenza quello stesso titolo dovrebbe riguadagnare non il 30 ma quasi il 43 per cento. Perché ovviamente il 30 per cento di 70 è solo 21.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-6324730322768672380?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/X8mLXJ176f0/quanti-miliardi-bruciamo-oggi.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2008/10/quanti-miliardi-bruciamo-oggi.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-6671496279456167666</guid><pubDate>Wed, 17 Sep 2008 19:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-09-17T22:47:06.089+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Chiesa cattolica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">otto per mille</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Irpef</category><title>Quanto fa otto per mille?</title><description>Cala l'introito dell'otto per mille dell'Irpef alla Chiesta cattolica? Con l'intento di correggere alcune anticipazioni di stampa ritenute non esatte, la Conferenza episcopale italiana ha fatto sapere che gli ultimi dati disponibili, relativi alla dichiarazioni dei redditi 2006, vedono un incremento in cifra assoluta dei contibuenti che hanno deciso di affidare la propria quota alla Chiesa: 38.000 unità in più rispetto all'anno precedente. Contemporaneamente però il suo introito complessivo è calato di 35 milioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque ha ragione la Cei nel rimarcare che non diminuisce il consenso verso la Chiesa. Ma come mai questa incassa meno, se sono di più i contribuenti che firmano a suo favore? Siccome il gettito Irpef - in cifra assoluta - aumenta un po' ogni anno, con 38.000 firme in più dovrebbe aumentare anche la quota della Chiesa, a meno di non supporre che la sua massa di consenso si sia improvvisamente spostata verso i contribuenti a più basso reddito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà la spiegazione sta nel fatto che i proventi della Chiesa cattolica derivano non solo da coloro che firmano per lei, ma anche dall'otto per mille di coloro che non mettono nessuna firma, suddiviso in proporzione alle scelte espresse (ma ad esempio i valdesi rifiutano questa quota). Siccome nel 2006 è cresciuto il numero di coloro che hanno comunque espresso una scelta, e in larga parte queste persone hanno optato per lo Stato, ecco che la fetta della torta complessiva destinata alla Chiesa è un pochino più piccola.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-6671496279456167666?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/RYF39OQwrYI/quanto-fa-otto-per-mille.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2008/09/quanto-fa-otto-per-mille.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-7130915785097428122</guid><pubDate>Sun, 14 Sep 2008 15:50:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-09-15T10:39:18.785+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Gelmini</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">spesa pubblica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">scuola</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">risparmi</category><title>I numeri della Gelmini/2</title><description>Accanto a quello degli 87.000 docenti da tagliare nei prossimi tre anni, l'altro numero molto citato in questi giorni, nelle discussioni su scuola e dintorni, riguarda i soldi destinati alle retribuzioni del personale. Per la precisione si tratta di una percentuale: il 97 per cento del bilancio dell'istruzione che sarebbe assorbito da questa voce. Ne ha parlato per prima proprio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Mariastella&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Gelmini&lt;/span&gt;, citando &lt;a href="http://www.pubblica.istruzione.it/allegati/sintesi_bilancio_tab_7.pdf" target="_blank"&gt;dati ufficiali&lt;/a&gt; del suo ministero e definendo - di conseguenza - la scuola italiana uno "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;stipendificio&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A voler fare i pignoli, si potrebbe osservare che quel 97 per cento comprende anche le imposte sulla produzione versate dal ministero: è vero che si tratta in buona parte di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Irap&lt;/span&gt; legata agli stipendi, ma sono soldi che tornano integralmente allo Stato. Senza quei 2,3 miliardi circa la percentuale scenderebbe al 91 per cento o giù di lì. Poi va ricordato - e questo è un dato più sostanziale - che la spesa per la scuola non sta tutta nel bilancio del ministero dell'Istruzione. Ad esempio gli edifici scolastici sono di proprietà dei Comuni e delle Province, che hanno appositi fondi (non molti) per provvedere alla loro manutenzione. E piccole quote di uscite destinate al sistema dell'istruzione transitano per i bilanci del ministero delle Infrastrutture e di quello dell'Economia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma forse non è questo il punto. Che le retribuzioni assorbano una parte preponderante della spesa per istruzione è un dato incontrovertibile. Semmai si tratta di capire se la situazione italiana rappresenta un'anomalia rispetto a quel che accade nel resto del mondo. Per verificarlo possiamo rifarci a quello stesso rapporto dell '&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Ocse&lt;/span&gt;, &lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Education&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;at&lt;/span&gt; a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;glance&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;, che viene giustamente citato per segnalare le magagne del sistema scolastico italiano. A pagina 302 dell'edizione 2008 si legge che in Italia la spesa per il personale equivale all'80,4 per cento della spesa corrente per l'istruzione, valore in linea con la media &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Ocse&lt;/span&gt; e inferiore a quello di Paesi come Germania, Giappone o Gran Bretagna. E la spesa corrente rappresenta il 93,7 per cento del totale, non molto più della media degli altri. Dunque nessuna particolare anomalia. Il problema vero della spesa, anche di quella per il personale, è di &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;efficienza&lt;/span&gt; prima ancora che di quantità assoluta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-7130915785097428122?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/LziwkkGZPA0/i-numeri-della-gelmini2.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>2</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2008/09/i-numeri-della-gelmini2.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-6229809690329470252</guid><pubDate>Thu, 04 Sep 2008 20:16:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-09-04T22:41:03.217+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Gelmini</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">scuola</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">risparmi</category><title>I numeri della Gelmini</title><description>Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione, ha annunciato il taglio di 87.000 docenti nei prossimi tre anni. Non è una novità, visto che questa cifra è quella che compare nella relazione tecnica al decreto 112 (la manovra triennale decisa dal governo nello scorso mese di giugno). Nella stessa relazione si legge che 20.000 di questi posti erano già destinati a scomparire per effetto delle precedenti Finanziarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo pochi giorni fa però è entrato in vigore un altro decreto legge, al centro delle polemiche perché reintroduce nella scuola elementare il maestro unico (sarebbe meglio dire "la maestra unica"). Concretamente si tratta di una correzione proprio al decreto 112: alle linee guida previste per la riduzione del numero dei docenti (i 67.000 di cui sopra) ne viene aggiunta un'altra, appunto l'istituzione di classi con un solo docente alle elementari. La correzione però non riguarda i risparmi previsti dal taglio degli organici: 456 milioni nel 2009, 1.650 nel 2010, 2.538 nel 2011 e 3.188 dal 2012. Dunque i casi sono due: o il maestro unico non porta risparmi di spesa, o le misure precedenti non erano sufficienti a raggiungere quegli obiettivi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-6229809690329470252?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/-o9qlDK7s0w/i-numeri-della-gelmini.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>5</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2008/09/i-numeri-della-gelmini.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-4477384856319953194</guid><pubDate>Wed, 27 Aug 2008 20:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-08-27T23:05:51.073+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Regioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">spesa pubblica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Gasparri</category><title>Gasparri e le Regioni spendaccione</title><description>Per sostenere la necessità del federalismo fiscale (tema che prima o poi dovremo affrontare) Maurizio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Gasparri&lt;/span&gt;, presidente dei senatori del Popolo della Libertà, ha scritto in un &lt;a href="http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/J21/J21SC.pdf" target="_blank"&gt;intervento&lt;/a&gt; sul Sole 24 Ore che "In Italia il 68,2 per cento della spesa pubblica è spesa delle Regioni. Nel fare questa affermazione l'ex ministro delle Comunicazioni si appoggia a "uno studio dell'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Abi&lt;/span&gt; (Associazione bancaria italiana) di pochi mesi fa". Secondo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Gasparri&lt;/span&gt; quindi, l'attribuzione della responsabilità fiscale alle Regioni potrebbe aiutare a limitare quegli sprechi che a suo parere si annidano soprattutto a livello locale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono riuscito a rintracciare lo studio in questione, che comunque non deve essere nuovissimo perché viene citato, relativamente alla stessa cifra, già in un &lt;a href="http://www.alleanzanazionalelodi.it/an2005/dettagli.asp?id=&amp;amp;obj=65&amp;amp;eventid=3543" target="_blank"&gt;articolo&lt;/a&gt; di quasi due anni fa. Non so quindi quale fosse la tesi effettivamente sostenuta nel testo. Forse - ma è solo un'ipotesi - gli estensori si riferivano alla spesa "regionalizzata", cioè a quella che pur essendo erogata in buona parte a livello centrale può essere attribuita, con certe approssimazioni, al territorio che ne beneficia; o forse parlavano di un determinato sottoinsieme della spesa pubblica complessiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel che è certo è che la spesa regionale, al di là della sua qualità, non tocca certo questi livelli quantitativi. Su circa 750 miliardi di uscite pubbliche complessive nel 2007, quelle delle Regioni ammontano a poco più di 150, dunque un 20 per cento. Aggiungendo la sanità, che è gestita a livello regionale, si arriva a circa il 33 per cento. Soldi che sicuramente possono impiegati in maniera più efficiente: ma per argomentare in favore del federalismo non c'è bisogno di mettere in campo percentuali sbagliate.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-4477384856319953194?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/xGi49ipVPmw/le-regioni-spendaccione.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2008/08/le-regioni-spendaccione.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-5711944918856510333</guid><pubDate>Thu, 21 Aug 2008 06:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-08-25T22:48:52.231+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">prezzi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">istat</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Tesoro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pasta</category><title>Il mistero degli spaghetti</title><description>Fa sempre impressione la superficialità con cui i media italiani, o almeno alcuni di essi, affrontano un tema delicato come quello dei prezzi. L'ultimo esempio è la "notizia" secondo la quale il prezzo della pasta sarebbe cresciuto del 30,4 per cento in sei mesi. Le cose ovviamente non stanno così; ma bisogna dire, a parziale scusa di chi ha fatto titoli di questo tipo, che il dato, contenuto in un &lt;a href="http://www.dt.tesoro.it/Aree-Docum/Analisi-Pr/Analisi-Ma/Quaderni-S/Quaderni-d/Quaderno-dei-Prezzi---n.-3-Giugno-2008.pdf" target="_blank"&gt;documento&lt;/a&gt; del ministero dell'Economia, meriterebbe forse qualche chiarimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che spaghetti e affini costino di più, è sotto gli occhi di tutti. I mezzi di informazione però hanno insistito in questa occasione sul fatto che l'incremento segnalato dal Tesoro correggerebbe in qualche modo quello rilevato dall'Istat. Ora, è noto che il ministero non ha una propria rilevazione dei prezzi al consumo, alternativa a quella dell'istituto di statistica. E del resto le stesse tabelle che contengono questo numero, insieme a quelli relativi ai prezzi al consumo di altri beni e servizi, citano come fonte proprio l'Istat. In particolare viene ricapitolato l'andamento dei prezzi per varie voci nel corso degli anni: il confronto è tra gli incrementi medi annui, ma per il 2008 - in assenza del dato finale - si indica la variazione tendenziale, sempre su base annua, dell'ultimo mese disponibile che è giugno. Dunque viene messo a confronto il prezzo di giugno 2008 con quello dello stesso mese dell'anno precedente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per l'intero indice la crescita tendenziale giugno su giugno è del 3,8 per cento, come risulta anche dai comunicati Istat. Per la pasta viene indicato un incremento del 30,4 per cento, che dunque non sarebbe in sei ma in dodici mesi. Il numero però non corrisponde con quello riportato dall'Istat, che nel suo sito consente di &lt;a href="http://www.istat.it/prezzi/precon/aproposito/nicbase95.xls" target="_blank"&gt;consultare&lt;/a&gt; le singole voci di prodotto: da giugno a giugno gli spaghetti sono rincarati "solo" del 22,3 per cento. Una differenza che forse potrebbe essere spiegata ipotizzando che il Tesoro non abbia considerato l'intera voce di prodotto "pasta", articolata nel paniere Istat in tre diversi prodotti, ma solo uno di essi: ad esempio la "pasta di semola di grano duro".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Per l'occasione la superficialità ha contagiato, seppur in direzione opposta, l'estensore del blog. Ecco perché di questo post era comparsa una prima versione, basata su informazioni parziali e contenente una spiegazione molto più &lt;em&gt;tranchant,&lt;/em&gt; nonché errata, del mistero. Ai pochi che l'avessero notata devo sentite scuse.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.istat.it/prezzi/precon/aproposito/nicbase95.xls" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-5711944918856510333?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/iuf4unxXnFY/giornalismo-spaghetti.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2008/08/giornalismo-spaghetti.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-224058705490135770</guid><pubDate>Sat, 26 Jul 2008 15:33:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-07-26T18:44:52.811+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Tremonti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">riscaldamento</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Iva</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">gas</category><title>L'Iva sul riscaldamento è raddoppiata?</title><description>Assai frequentemente, in interviste e dichiarazioni, il ministro Giulio Tremonti sostiene che il precedente governo di centro-sinistra ha raddoppiato l'Iva sul riscaldamento. Lo fa soprattutto in &lt;a href="http://www.votaberlusconi.it/notizie/arc_13751.htm" target="_blank"&gt;risposta&lt;/a&gt; a osservazioni e critiche rivolte alla propria politica fiscale. Ma le cose stanno così? Non proprio. Anzi, dal gennaio 2008 l'aliquota Iva è calata per almeno una parte del consumo di gas metano delle famiglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per riepilogare un po' la vicenda bisogna partire dal 1988. Fino al 15 gennaio di quell'anno sulla fornitura di gas metano si pagava un'aliquota Iva ridotta: a marzo, con effetto retroattivo, il governo dell'epoca introdusse una differenziazione, portando al 18 per cento (che allora era l'aliquota ordinaria) il prelievo sul gas, con eccezione di quello destinato alla cottura dei cibi ed alla produzione di acqua calda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siccome però nelle case il contatore è unico, e non si può distinguere il gas che prende la via dei fornelli da quello che finisce nella caldaia e poi nei termosifoni, l'amministrazione finanziaria aveva sempre ribadito (l'ultima volta con una risoluzione del 2003) che anche in caso di uso promiscuo l'aliquota da applicare era quella ordinaria (nel frattempo salita al 20 %). Dunque chi usava il metano sia per la cucina sia per il riscaldamento era tenuto a pagare su tutto l'aliquota del 20.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quest'anno invece, a seguito di un decreto legislativo del febbraio 2007, si applica un principio diverso: fino a 480 metri cubi l'anno l'aliquota è al 10 per cento, mentre per la parte di gas che supera questa soglia sale al 20. Siccome il consumo medio della famiglia italiana è di 1.400 metri cubi l'anno, ne consegue che il prelievo diminuisce su una discreta fetta del metano usato per riscaldamento. Aumenta invece, questo sì, per coloro che dopo aver installato il riscaldamento autonomo non comunicavano all'azienda fornitrice di gas il cambiamento di uso e riuscivano a mantenere l'Iva al 10 per cento senza essere beccati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-224058705490135770?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/TjFv9AaR4ow/iva-sul-riscaldamento-raddoppiata.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>2</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2008/07/iva-sul-riscaldamento-raddoppiata.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1552293523750561443.post-3559744551488693095</guid><pubDate>Thu, 10 Jul 2008 14:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-07-10T18:27:26.783+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">famiglie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">istat</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">consumi</category><title>Il crollo dei consumi? Arriverà</title><description>I consumi in Italia non vanno bene, in particolare negli ultimi mesi. Anzi è proprio questa componente quella che influisce più negativamente sull'andamento del Pil, visto che le esportazioni tutto sommato reggono. Però da questa considerazione abbastanza scontata agli scenari catastrofici che si dipingono, ce ne passa. Soprattutto se le cifre si riferiscono ancora al 2007, anno solo parzialmente toccato dalle attuali tensioni sui prezzi delle materie prime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riguarda proprio il 2007 l'&lt;a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20080708_00/testointegrale20080708.pdf" target="_blank"&gt;indagine&lt;/a&gt; sui consumi delle famiglie diffusa dall'Istat l'altro giorno. Ne risulta che la spesa media media mensile è di 2.480 euro, in crescita di 19 euro rispetto al 2006. L'incremento è dello 0,8 per cento, ma siccome lo scorso anno l'inflazione è stata dell'1,8, ecco che in termini reali la spesa è leggermente diminuita. Fin qui tutto bene (si fa per dire). Però si tratta appunto di spesa media, che è definita come spesa totale diviso il numero delle famiglie residenti in Italia. Ecco quindi che entra in gioco anche questo elemento: chiaramente se una singola famiglia diventa meno numerosa spenderà un po' meno, però ci saranno più famiglie a consumare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dai bilanci &lt;a href="http://demo.istat.it/" target="_blank"&gt;demografici&lt;/a&gt; della stessa Istat risulta che dal 2006 al 2007 il numero delle famiglie è cresciuto di circa 375.000 unità, passando da 23.907.410 a 24.282.485. Un incremento di poco superiore all'1,5 per cento. Considerando anche questo dato, si avrebbe una crescita della spesa complessiva di circa il 2,3 per cento circa (perché 1,008 * 1,015 = 1,02312) che si confronta con il +1,8 dell'inflazione: dunque un lieve incremento in termini reali. Il crollo dei consumi deve ancora arrivare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1552293523750561443-3559744551488693095?l=lucacifoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/MessaggiCifrati/~3/K4XB3FG_fLo/il-crollo-dei-consumi-arriver.html</link><author>noreply@blogger.com (Luca Cifoni)</author><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://lucacifoni.blogspot.com/2008/07/il-crollo-dei-consumi-arriver.html</feedburner:origLink></item></channel></rss>

