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		<title>Il Nuovo Corriere mancherà a Firenze (anche al suo sindaco).</title>
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		<comments>http://www.morrocchi.it/2012/05/14/il-nuovo-corriere-manchera-a-firenze-anche-al-suo-sindaco/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 May 2012 18:47:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per più di un anno ho scritto sul Nuovo Corriere di Firenze. L&#8217;ho fatto usurpando la prima pagina quasi tutte le settimane, grazie al suo direttore Alessandro Rossi e alla incredibile libertà di cui ho goduto. Una libertà che è difficile da descrivere. L&#8217;ho fatto pensando di non essere un giornalista nè un professionista dell&#8217;informazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/05/nuovocorrierinodifirenze.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-967" title="nuovocorrierinodifirenze" src="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/05/nuovocorrierinodifirenze-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per più di un anno ho scritto sul Nuovo Corriere di Firenze. L&#8217;ho fatto usurpando la prima pagina quasi tutte le settimane, grazie al suo direttore Alessandro Rossi e alla incredibile libertà di cui ho goduto. Una libertà che è difficile da descrivere.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ho fatto pensando di non essere un giornalista nè un professionista dell&#8217;informazione ma semplicemente un piccolo osservatore con qualcosa da dire. Ho goduto di quello spazio cercando di non approfittarmente, provando a rispettare il lavoro dei professionisti che quel giornale (e tutti gli altri) ogni giorno compongono con un lavoro che è tutt&#8217;altro (e con tutt&#8217;altre difficoltà e pesantezze) da quello di mettersi davanti a pc e esprimere un&#8217;opinione sul mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Io, dunque, smetto di scrivere, loro di lavorare e sono loro i protagonisti (loro malgrado) di questa chiusura e sono loro quelli a cui dobbiamo dedicare attenzione e sforzi perchè tornino presto a fare il loro mestiere. Tuttavia in questo anno e mezzo mi son sentito parte se non di una famiglia, almeno di una squadra. Ospite non solo tollerato ma anche parte di un&#8217;esperienza che, soprattutto con Cultura Commestibile, è stata grande e profonda.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo mi sento di scrivere queste parole. Di dire che, alla fine, quella che ci rimette davvero è Firenze. Perchè il Nuovo Corriere, nel bene e nel male è stato un<em> unicum</em> del giornalismo fiorentino. Un momento di confornto, dibattito ma anche di ilarità. Mancherà al mio amico Lorenzo che mi segnalava le locandine le più fantasiose. Mancherà ai clienti del bar di Alessandro che ogni giorno glielo proponeva. Mancherà ai politici e ai cittadini fiorentini che trovavano nel corriere notizie e spazio per dire la loro. Sempre e comunque, di qualunque colore fossero. Mancherà anche a quelli che il corriere più criticava. Mancherà anche al Sindaco di Firenze e dispiace che proprio lui pare non averlo capito non spendendo una parola per un giornale che chiude nella sua città.</p>
<p style="text-align: justify;">Non avrebbe cambiato le cose ma il non farlo è un segno non bello. L&#8217;assenza di <em>gravitas</em> che David Allegranti ha descritto nel suo libro dedicato al primo cittadino, penso che stia anche in queste cose a dimostrazione che si possono prendere i voti (parafrasando un titolo storico del Nuovo Corriere) e il potere ma non è necessariamente detto che si acquisti anche il necessario distacco che serve per esercitarlo nel modo più giusto.</p>
<p style="text-align: justify;">Capiamoci, quando facevo politica, certi titoli ed articoli della redazione fiorentina di un grande quotidiano mi facevano girare fortemente i coglioni e con certi capo redattori non è che proprio abbia ancora voglia di andarci a cena (cosa del resto reciproca). Ma ho semplicemente smesso di comprare quel giornale in edicola; però se mai dovesse chiudere penso che sarebbe un problema per questa città. Non è retorica è intelligenza ed è buon gusto.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero che abbia ragione Alessandro Rossi nell&#8217;editoriale apparso oggi sul Nuovo e che potete leggere qui sotto. Che quello di oggi possa essere un arrivederci. Perchè da oggi siamo tutti un po&#8217; più poveri. Per davvero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il giornale con le calze rosse</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di Alessandro Rossi, dal Nuovo Corriere di Firenze del 14 maggio 2012</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non so ancora, in tutta onestà, se questo è un addio o un arrivederci. Comunque sia non è un gran momento. E&#8217; uno di quei momenti in cui ti passa davanti agli occhi il film della tua vita. Ho avuto la fortuna, nella mia professione di giornalista, di avere solo maestri grandi o grandissimi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Facendo il paragone con una carriera scolastica si potrebbe dire che ho fatto le materne con Maurizio Boldrini (uno dei fondatori della facoltà di scienze della comunicazione a Siena), le elementari con Gabriele Capelli (semplicemente maestoso per professionalità e umanità) all&#8217;Unità di Firenze, le medie con Eugenio Scalfari e Giuseppe Turani a la Repubblica, le Superiori con Paolo Panerai a Milano Finanza/MF e l&#8217;Università con Mike Bloomberg. Ma ho conosciuto tanti altri personaggi e colleghi due dei quali, più di tutti, insieme ai miei maestri, hanno lasciato il segno nella mia formazione e nella mia coscienza: Romano Bilenchi e Guido Vergani. Del primo tutti sanno tutto a cominciare dalle vicende del suo Nuovo Corriere a cui, almeno nella testata, questo giornale ha avuto la presunzione di ispirarsi. Bilenchi era geniale da rasentare la follia, si batteva per la sua indipendenza come contro le sue malattie, spesso immaginarie, da cui non riusciva a staccarsi. Intellettuale sofisticato, amava le storie semplici. Di paese. Non piegò mai la testa. Comunista critico, libertario, sostenitore del dialogo con i cattolici. L&#8217;ho incontrato qualche volta a casa sua, a Firenze e mi chiamava &#8220;Pallino&#8221;. Lui chiamava tutti Pallino. Mi diceva. &#8220;Pallino, Il Nuovo Corriere è morto. Non ne voglio parlare. E&#8217; morto e non ci sarà mai più un giornale come quello&#8221;. Aveva ragione Bilenchi. Un giornale non è mai uguale a un altro anche se oggi si fa a gara a somigliarsi. Ma almeno al suo tempo ogni giornale era una piccola opera d&#8217;arte. Sono sempre stato affascinato da quello scimmione di Colle Val d&#8217;Elsa, sbracato sul divano che si toccava continuamente la testa. E ho sempre sognato di poter lavorare al &#8220;suo&#8221; Nuovo Corriere. Di Guido Vergani, figlio del famoso Orio, si sa molto meno. L&#8217;ho conosciuto a Repubblica a Milano. Era uno e bino, trino, o chissà quante altre ancora: borghese ma progressista, non era bello ma piaceva alle donne, frequentatore e animatore dei salotti che poi raccontava senza pietà. Grande affabulatore, sempre ironico, elegante anche con i vestiti ciancicati. Qualcuno di lui scrisse che &#8220;nel suo lungo percorso non è mai caduto nell&#8217;errore di annacquare la sua libertà di giudizio con il senso dell&#8217;opportunità&#8221;. Guido indossava sempre delle calze rosse, quasi cardinalizie. Un modo di dichiararsi diverso anche nei particolari. A Vergani e Bilenchi ho cercato di rubare tutto quello che gli potevo rubare: l&#8217;onestà intellettuale, l&#8217;indipendenza di giudizio, l&#8217;attenzione alla scrittura, la voglia di stare dalla parte della gente comune. E poi l&#8217;ironia. Pur sapendo che la mia preziosa refurtiva, disgiunta dai proprietari originari, era meno commerciabile, ho provato a venderla lo stesso. Anzi, a regalarla. Ho cercato di condividere, spesso senza dirlo, l&#8217;eredità Bilenchi-Vergani con la redazione e con tutti quelli che in questi anni hanno lavorato con me a Il Nuovo Corriere, &#8220;il giornale più libero di Firenze&#8221;, ci dicevamo sempre. Insieme abbiamo fatto battaglie indimenticabili, scoop, inchieste, interviste, titoli divertenti, pungenti, cattivi. Provando a fare quel lavoro che dovrebbero fare tutti i giornalisti: non consentire niente al potere, rispettarlo ma affrontarlo senza paura. E poi dare voce a chi non ha voce: le nostre pagine sono state sempre piene di nomi, di interventi, di richieste, di lamentele, di indicazioni, di proteste di chi non viene mai ascoltato. Anche Cultura Commestibile, felice intuizione di Aldo Frangioni, è nata per dare spazio a uno squadrone di intellettuali, anche di altissimo valore, che non si riconosce nei modi tradizionali e omologati di fare cultura, quelli che fanno audience ma non fanno riflettere, non stimolano. E Asilo Politico? Quando Il Manifesto ha chiuso le sue pagine fiorentine abbiamo aperto le nostre alle loro idee. Ne condividiamo pochissime, ma cosa importa? L&#8217;importante è che non restassero senza voce. Avremmo fatto lo stesso anche con altre testate di qualunque parte politica nella stessa situazione. Ora che è arrivato il nostro momento non abbiamo voglia di scrivere la parola fine. Per un motivo semplice: lo spirito de Il Nuovo Corriere non morirà mai. Vivrà sempre in quei giornalisti che sapranno fare il loro dovere e il loro mestiere &#8220;senza cadere nell&#8217;errore di annacquare la libertà di giudizio con il senso dell&#8217;opportunità&#8221;.</em></p>
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<p style="text-align: justify;">
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		<title>Il centro non serve. Almeno in Francia</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 18:36:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal Nuovo Corriere di Firenze del 4 maggio 2012. Mentre da noi si da’ molto rilievo al disconoscimento imbarazzato da parte di Sarkozy di Silvio Berlusconi durante il dibattito televisivo con Françoise Hollande per il secondo turno delle elezioni francesi, in Francia la discussione, giustamente, si appunta più sull’efficacia dei due candidati. Intanto tutti i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/05/bandiera_francese.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-962" title="bandiera_francese" src="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/05/bandiera_francese-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><em>Dal Nuovo Corriere di Firenze del 4 maggio 2012.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Mentre da noi si da’ molto rilievo al disconoscimento imbarazzato da parte di Sarkozy di Silvio Berlusconi durante il dibattito televisivo con Françoise Hollande per il secondo turno delle elezioni francesi, in Francia la discussione, giustamente, si appunta più sull’efficacia dei due candidati.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto tutti i commentatori paiono convenire sul punto che i due pretendenti hanno badato più a consolidare i propri schieramenti che nel cercare di rubare voti all’avversario. Comprensibile, almeno sulla carta, da parte di Sarkozy che vede nel bottino di voti del Fronte Nazionale, un bacino potenzialmente conquistabile. Peraltro Sarkozy ha rotto anche uno dei tabù più longevi della quinta Repubblica dichiarando la Le Pen compatibile con la Repubblica, spazzando via quella regola non scritta che diceva, per la destra francese, sì ai voti del FN no ai suoi dirigenti. La Le Pen pare non dare troppa retta, almeno pubblicamente, a questi corteggiamenti ma non è chiaro come risponderanno i suoi elettori soprattutto di fronte ad un Hollande che calca molto coerentemente il suo lato socialista e di sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Un lato che, personalmente con qualche pedanteria di troppo e non proprio spigliatezza comunicativa, ha ribadito molto anche nel dibattito di mercoledì sera. Si vede che il mantra italiano de “le elezioni si vincono al centro” in Francia non devono conoscerlo. Hollande ha fatto la sinistra, certo moderna, certo riformista, e non ha vezzeggiato i cosiddetti moderati che seppur deludenti al primo turno, potevano rappresentare il campo di battaglia di entrambi i contendenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Vedremo domenica quale dei due richiami alle ali sarà stato più efficace ma, almeno oggi, il grande centro francese pare essere un non luogo della politica. Impossibile pensarlo da noi. O no?</p>
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		<title>La Liberazione del Carcere</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 13:21:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal Nuovo Corriere di Firenze del 26 Aprile 2012. Quando ci si “libera” da un regime, uno dei primi cancelli a cadere è quello delle carceri. Dalla Bastiglia alle prigioni di Bagdad e Kabul non c’è quasi Liberazione che non abbia abbattuto il luogo principe del manifestarsi del giogo dell’oppressore. Dunque non scandalizzi né stupisca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/04/05i.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-955" title="05i" src="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/04/05i-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><em>Dal Nuovo Corriere di Firenze del 26 Aprile 2012.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Quando ci si “libera” da un regime, uno dei primi cancelli a cadere è quello delle carceri. Dalla Bastiglia alle prigioni di Bagdad e Kabul non c’è quasi Liberazione che non abbia abbattuto il luogo principe del manifestarsi del giogo dell’oppressore. Dunque non scandalizzi né stupisca che proprio ieri, il 25 aprile, festa della Liberazione dal nazifascismo, i Radicali abbiano deciso di organizzare una marcia per chiedere l’amnistia contro le inumane condizioni carcerarie italiane. Un vero e proprio crimine di Stato, ripete Pannella da anni, in cui chi vive il carcere (non solo detenuti ma anche la polizia penitenziaria) si trova in condizioni inumane contrarie ad ogni standard di legge e umanità. Una condizione definita di “prepotente urgenza” dallo stesso Presidente Napolitano questa estate senza che poi nulla si sia davvero fatto per cambiare lo stato delle cose. Nel frattempo in questo 2012 i morti in carcere sono stati già 57 di cui 20 i suicidi, mentre i detenuti in attesa di giudizio superano la soglia del 40%. Non bastassero questi dati il sovraffollamento cresce nonostante i provvedimenti cosiddetti svuota carcere che in realtà non svuotano un bel niente e le continue condanne del nostro Paese in sede europea per le condizioni carcerarie e la lentezza dei processi. Nel frattempo le forze politiche non vogliono sentir parlare di Amnistia (precondizione per una vera riforma della giustizia) e a parole si dicono pronti ad una riforma della giustizia che in realtà o non vogliono fare o che torna comodo a pochi interessati, già forti dell’amnistia di classe che si chiama prescrizione. Quella prescrizione contro la quale si scaglia il partito delle manette che urla alla luna dei potenti liberati (senza incidere sul loro destino processuale) ma dimentica i tanti disgraziati in carcere solo per la loro misera condizione economica. Il governo tecnico, infine, si diceva all’avvio pronto a riformare la giustizia italiana, visti anche gli enormi costi economici che questa inefficienza comporta, per poi far sparire sotto il tappeto la questione.  Dunque ben venga la marcia per l’amnistia e la richiesta di un’altra vera Liberazione.</p>
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		<title>Come possono questi partiti battere l’antipolitica?</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 14:27:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal Nuovo Corriere di Firenze del 19 aprile 2012. La battaglia dei partiti contro la cosiddetta antipolitica ricorda la battuta del pugile che chiede al secondo come sta andando il match. “Se l’ammazzi fai pari”, gli risponde quello. Dunque: dal finanziamento pubblico, alla legge elettorale, passando per informazione e credibilità in generale la politica italiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/04/democrazia01.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-946" title="democrazia01" src="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/04/democrazia01-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dal Nuovo Corriere di Firenze del 19 aprile 2012.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La battaglia dei partiti contro la cosiddetta antipolitica ricorda la battuta del pugile che chiede al secondo come sta andando il match. “Se l’ammazzi fai pari”, gli risponde quello.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque: dal finanziamento pubblico, alla legge elettorale, passando per informazione e credibilità in generale la politica italiana per fare pari col discredito generalizzato che gode nel Paese deve fare un mezzo miracolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo non occorre generalizzare. Ci sono partiti che col finanziamento pubblico acquistavano lingotti e diamanti e altri che pagano la loro, corretta, vita democratica, così come c’è chi contro al finanziamento lotta da sempre, Radicali in testa e quasi sempre da soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò non toglie che la politica stia messa alle corde tutta e che di fronte ad un governo che chiede (o meglio impone) sacrifici e nuove tasse su più o meno tutto, nessuno appaia credibile nel dire che il finanziamento non solo deve essere mantenuto ma non possa neanche diminuire.</p>
<p style="text-align: justify;">Peraltro, come notava qualche giorno fa Massimo Bordin, sentire il genero di Caltagirone e il segretario del partito di Berlusconi dire che senza finanziamento ai partiti le lobby avrebbero dominato il parlamento farebbe sorridere se non dovessimo ogni giorno fare i conti con le aziende che chiudono e le tasse che aumentano.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo c’è chi, movimenti politici e gruppi editoriali, soffia sul fuoco del risentimento popolare ma come si fa a non notare che i primi a farsi del male da soli sono proprio i partiti stessi?</p>
<p style="text-align: justify;">Scriveva Ian Mc Ewan che quando uno prova pena per sé stesso sente il bisogno di peggiorare le cose, come interpretare altrimenti il voto di ieri da parte di un parlamento costituito da nominati, incapace di dare un governo al paese, sulla riforma costituzionale del pareggio di bilancio in modo da aggirare il ricorso al referendum confermativo?</p>
<p style="text-align: justify;">E come non notare il silenzio successivo di tutta quella stampa pronta a gridare alla limitazione della sovranità popolare, al regime (da sinistra) o alla sospensione della democrazia (a destra).</p>
<p style="text-align: justify;">Solo il silenzio, sul merito e soprattutto sul metodo di questa riforma.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse un silenzio colpevole per non dover riflettere sul fatto che l’unica cosa fatta dai partiti negli ultimi mesi che i cittadini hanno apprezzato è stato il loro mettersi da parte per far posto ai tecnici.  Eppure di partiti e di politica la nostra società ha disperato bisogno, perché la democrazia, occorre ricordare, è il peggiore di tutti i sistemi di governo ad eccezione di tutti gli altri.</p>
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		<title>Notizie che avrebbero dovuto esserlo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 09:49:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal Nuovo Corriere di Firenze, 12 aprile 2012. Luca Sofri è l’autore di una rubrica sulla Gazzetta dello Sport dal titolo Notizie che non lo erano, in cui analizza quelle notizie apparse sulla stampa italiana che poi si sono rivelate nel breve volgere di tempo o infondate o esagerate o del tutto inventate. A leggere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/04/Narcos.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-941" title="Narcos" src="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/04/Narcos-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dal Nuovo Corriere di Firenze, 12 aprile 2012.</p>
<p style="text-align: justify;">Luca Sofri è l’autore di una rubrica sulla Gazzetta dello Sport dal titolo Notizie che non lo erano, in cui analizza quelle notizie apparse sulla stampa italiana che poi si sono rivelate nel breve volgere di tempo o infondate o esagerate o del tutto inventate. A leggere i giornali di questi giorni si potrebbe invece inventarsi una rubrica dal titolo Notizie che avrebbero dovuto essere. In particolare siamo stati sommersi dalle notizie relative al finanziamento della Lega, le vicende della famiglia Bossi e del <em>demi-monde</em> di Rosi Mauro. Vicende certamente interessanti, dalle ripercussioni politiche e sociali importanti ma che, a parere di chi scrive, sono niente in confronto ad un altro dato che pare emergere da questa inchiesta.</p>
<p style="text-align: justify;">Provo a riassumerlo così: il partito allora di governo che esprimeva il ministro dell’interno è accusato di aver riciclato denaro da associazioni camorristiche e, per di più, di averlo fatto tramite il proprio tesoriere che era anche sottosegretario agli interni. Cioè, se le accuse dovessero essere vere, chi era preposto alla lotta alle organizzazioni criminali faceva tranquillamente affari con esse per conto del proprio partito. Fosse successo in Messico avremmo titolato a 9 colonne.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piacerebbe pensare che tale riserbo da parte dell’informazione italiana sia figlio di pudore e di vergogna, al solo poter pensare una cosa di siffatta gravità, ma più prosaicamente mi viene da temere che, in confronto alle spese per l’istruzione del trota o dell’amichetto di Rosi Mauro, un sottosegretario all’interno che potrebbe essere colluso con le cosche non abbia lo stesso appeal.</p>
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		<title>Il migliore investimento.</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 12:03:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal Nuovo Corriere di Firenze del 5 aprile 2012. Senza smettere per un secondo di essere garantisti (per di più conoscendo le precedenti inchieste di alcuni dei PM di questa vicenda) la storia dell’inchiesta relativa al tesoriere della Lega Nord, come quella precedente sul tesoriere della Margherita, riportano prepotentemente in auge il tema del finanziamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/04/youfeed-il-finanziamento-ai-partiti-diventa-rimborso-cosi-il-referendum-del-1993-e-stato-tradito.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-934" title="youfeed-il-finanziamento-ai-partiti-diventa-rimborso-cosi-il-referendum-del-1993-e-stato-tradito" src="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/04/youfeed-il-finanziamento-ai-partiti-diventa-rimborso-cosi-il-referendum-del-1993-e-stato-tradito-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dal Nuovo Corriere di Firenze del 5 aprile 2012.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Senza smettere per un secondo di essere garantisti (per di più conoscendo le precedenti inchieste di alcuni dei PM di questa vicenda) la storia dell’inchiesta relativa al tesoriere della Lega Nord, come quella precedente sul tesoriere della Margherita, riportano prepotentemente in auge il tema del finanziamento pubblico ai partiti politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Cancellato con un referendum radicale del 1993 è tuttavia risorto immediatamente sotto il falso appellativo di rimborso elettorale. Perché falso? Perché l’importo rimborsato è del tutto incongruente con le cifre realmente spese (o meglio dichiarate in sede di rendiconto) dalle formazioni politiche durante le campagne elettorali. Naturalmente in eccesso. Calcolano i radicali che, dal 1994, a fronte di circa 2 miliardi di Euro versati ai partiti siano stati rendicontati come spese elettorali poco meno di 700 milioni. Difficile pensare che con una redditività tale e una legislazione in materia, diciamo lasca, possano non essere avvenute qualunque tipo di operazioni, senza nemmeno dover ipotizzare illeciti penali o amministrativi. Da operazioni immobiliari al famoso fondo d’Investimento tanzanese in cui investiva proprio la Lega Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">Un sistema che, anche quando (unico e lodevole caso) come il PD si facciano certificare i bilanci da revisori esterni, lascia perplessi per le modalità del rimborso forfettario e soprattutto per l’entità di tali rimborsi. Personalmente non sono contrario di principio ad un finanziamento pubblico dei partiti a patto che sia commisurato alla reale rispondenza della forza elettorale dello stesso, sia modesto e inserito in un sistema di trasparenza totale di bilancio e di rispondenza di criteri di democrazia interna che consentano agli iscritti un reale controllo della struttura (amministrativa e politica) del partito. Insomma se ti vuoi fare il partito personale, in cui la segreteria è un affare fra te, i tuoi familiari e i tuoi famigli, i soldi li spendi per fatti tuoi; fai pure ma nemmeno un Euro dallo Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, anche in questo caso, non mancano i procastinatori e gli agitatori. I primi, come Casini, alle prime avvisaglie del caso Lusi avevano promesso un intervento parlamentare in materia che, naturalmente, ancora non c’è stato; i secondi, alla Di Pietro, hanno promesso un referendum ed una raccolta immediata di firme che, come prevede la legge, significherebbe raccogliere (di qui ad ottobre) firme buone per il macero.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ottobre quando le firme saranno invece buone, i soliti radicali promettono una mobilitazione referendaria proprio sul tema che però, siccome costa denari e fatica, permette sin da oggi da chi volesse impegnarsi in questa battaglia, di lasciare la propria disponibilità sul sito <a href="http://www.radicali.it/">www.radicali.it</a></p>
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		<title>Porte aperte in Direzione non solo a Twitter</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 10:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giuliano Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[Trasparenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal Nuovo Corriere di Firenze del 29 marzo 2012. Di fronte ad una direzione nazionale del PD che segna una ritrovata unanimità sui temi della riforma del mercato del lavoro, i commentatori, non potendosi attaccare (per una volta) ai distinguo delle molte anime del partito, hanno scelto di commentare l’apparente controsenso di una direzione a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/03/twitter-logo.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-926" title="twitter-logo" src="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/03/twitter-logo-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dal Nuovo Corriere di Firenze del 29 marzo 2012.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte ad una direzione nazionale del PD che segna una ritrovata unanimità sui temi della riforma del mercato del lavoro, i commentatori, non potendosi attaccare (per una volta) ai distinguo delle molte anime del partito, hanno scelto di commentare l’apparente controsenso di una direzione a porte chiuse per la stampa ma commentata in tempo reale da molti esponenti sui social media, twitter su tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Così abbiamo avuto pezzi di colore, peana sull’importanza della riservatezza e persino una protesta dei giornalisti contro twitter colpevole, secondo Maria Teresa Meli, di “rubare” il lavoro alla categoria. Qualcuno ha fatto notare alla Meli che la sua sembrava la protesta dei portieri contro il citofono e che ci dovrebbe essere qualche differenza tra il lavoro di analisi di un notista politico e il rimettere in pagina i cinguettii da 140 caratteri digitati da incontinenti esponenti politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma si sa, dall’invenzione del copia e incolla il mestiere del cronista si è molto semplificato a scapito, troppo spesso, della qualità e della diversità.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è poi Giuliano Ferrara che su il Foglio di ieri riscopre il centralismo democratico della gioventù e propone ai democratici di requisire all’ingresso della Direzione telefonini, computer, tablet e altri ammennicoli in grado di comunicare all’esterno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ce ne fosse uno, tra commentatori e esponenti politici,ad esclusione dei radicali da sempre impegnati nella battaglia per la trasparenza e che da sempre trasmettono in audio su Radio Radicale e su internet le proprie riunioni anche le più difficili, che proponesse l’esatto contrario e cioè la diretta (fisica, streaming, televisiva, a segnali di fumo, …) delle Direzioni. Cioè ci fosse qualcuno che, di fronte all’impossibilità tecnica di impedire la diffusione delle notizie, proponesse di essere più trasparente ancora. Di rendere aperte le porte (inefficacemente) chiuse.</p>
<p style="text-align: justify;">Si dirà della riservatezza. Per esperienza so che quello che si vuole tenere riservato difficilmente sopravvive alla condivisione di un numero di persone superiore ad uno e che comunque esistono luoghi e momenti al lato della discussione che riservati sono e rimangono aldilà della tecnologia, semplicemente perché è l’interesse degli attori a rendere “sicura” la conversazione.  Per il resto ben venga la discussione aperta e senza mediazioni.</p>
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		<title>Solo l’uomo uccide i suoi cuccioli</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 10:43:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal Nuovo Corriere di Firenze del 22 marzo 2012. Se le notizie che arrivano da Tolosa mentre scrivo saranno confermate pare che la strage compiuta di fronte a una scuola di quella città sia opera di un fanatico jihadista per vendicare i bambini palestinesi. Una disumana legge del taglione che mostra quanto l’uomo differisca (in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/03/cucciolo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-922" title="cucciolo" src="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/03/cucciolo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Dal Nuovo Corriere di Firenze del 22 marzo 2012.</p>
<p style="text-align: justify;">Se le notizie che arrivano da Tolosa mentre scrivo saranno confermate pare che la strage compiuta di fronte a una scuola di quella città sia opera di un fanatico jihadista per vendicare i bambini palestinesi. Una disumana legge del taglione che mostra quanto l’uomo differisca (in peggio) dalle bestie a cui millenni di antropologia ci fanno appoggiare per narrare il male che ci circonda, dal Minotauro a Cappuccetto Rosso.</p>
<p style="text-align: justify;">I naturalisti ci spiegano infatti che il senso di naturale affetto che ci viene guardando un cucciolo di quasi tutte le specie animali è un prodotto della selezione naturale per garantire la continuità della specie e la sopravvivenza dei piccoli in situazioni di pericolo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo (quasi mai la bestia) in nome del proprio delirio e fanatismo rompe anche questa regola della natura, riuscendo ad uccidere i suoi cuccioli, indifesi per natura e lo fa, in questo caso, per una supposta vendetta nei confronti di altri bambini e per di più in nome di una divinità che dovrebbe aiutarci ad affrontare la nostra esperienza terrestre in vista della morte e di quello che potrebbe esserci dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fanatico in questo caso fa poi coincidere, come tanta parte di noi purtroppo, uno Stato, certo fortemente radicato di religiosità e fede, con una religione e una comunità di fedeli, vedendo in ogni ebreo la continuazione di Israele inteso come le scelte di uno Stato sovrano.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ questa identità che muove razzismi più o meno inconsapevoli, e che certo trova un qualche fondamento nello Stato e nelle isitituzioni israeliane; che pesa ormai sulle discussioni e sul nostro atteggiamento nei riguardi della fede ebraica. Non voglio certo dire che è lo stesso meccanismo che muove la mano del fanatico, non si provi nessuno nemmeno a pensarlo; ma è un meccanismo che ci crea imbarazzo, ci mette di fronte a tragedie come queste con un carico emotivo diverso. Non è un caso che la prima reazione sia quella di cercare nel neonazismo il colpevole, è un modo per trovare un nemico talmente grande (e su cui abbiamo tanto senso di colpa come europei) che, da solo, ci impedisce di pensare a ebrei uguale israeliani. Finché non supereremo la dicotomia ebrei o come vittime del nazismo ovvero come israeliani qualunque discorso pubblico sull’ebraismo e persino sulla politica israeliana (fosse anche per criticarla fortemente) sarà monco e distorto.</p>
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		<title>Possiamo dare una mano al Nuovo Corriere?</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 12:27:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Nuovo Corriere di Firenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi segue questo blog sa che quasi tutto il materiale che viene pubblicato qui ha una sua vita cartacea sulla prima pagina de il Nuovo Corriere di Firenze. Oltre a quanto leggete qui, da un anno, il sabato insieme ad altri amici facciamo uscire, sempre sul Nuovo Corriere, un inserto culturale, Cultura Commestibile, che a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/03/il-nuovo-corriere-firenze_.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-915" title="il-nuovo-corriere-firenze_" src="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/03/il-nuovo-corriere-firenze_-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Chi segue questo blog sa che quasi tutto il materiale che viene pubblicato qui ha una sua vita cartacea sulla prima pagina de il Nuovo Corriere di Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a quanto leggete qui, da un anno, il sabato insieme ad altri amici facciamo uscire, sempre sul Nuovo Corriere, un inserto culturale, Cultura Commestibile, che a noi e a diversi lettori piace molto.</p>
<p style="text-align: justify;">Domani il Nuovo Corriere non sarà in edicola. I suoi giornalisti e i suoi poligrafici, cioè tutti quelli che il giornale lo fanno e consentono ai rompipalle come me di poter scrivere, sono in sciopero dopo che la proprietà ha proposto un piano di ristrutturazione a dir poco drastico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.assostampa.org/1633-cinque-giorni-di-sciopero-per-il-nuovo-corriere/">Qui</a> trovate il comunicato con cui indicono lo sciopero e questa mattina hanno promosso un&#8217;assemblea e una conferenza stampa per spiegare le loro ragioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono momenti difficili per tutta la stampa: oggi pare che chiuda anche il Riformista. Non so cosa si possa fare, a parte stare vicini a quelli che rischiano seriamente il proprio posto di lavoro. Ma se avete qualche idea, qualche soldo da investire, forse potrebbe essere il momento giusto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quando i diritti valgono una vita</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 12:12:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal Nuovo Corriere di Firenze del 15/03/2012 A dar retta a quanto scrive sabato scorso il Foglio (giornale da sempre attento al mondo dei servizi d’informazione italiani), dietro alla mancata chiamata da parte inglese circa il raid fallito per liberare un ostaggio britannico e uno italiano in Nigeria ci sarebbe stata la questione del sequestro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/03/aqmi2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-909" title="aqmi2" src="http://www.morrocchi.it/wp-content/uploads/2012/03/aqmi2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dal Nuovo Corriere di Firenze del 15/03/2012</p>
<p style="text-align: justify;">A dar retta a quanto scrive sabato scorso il Foglio (giornale da sempre attento al mondo dei servizi d’informazione italiani), dietro alla mancata chiamata da parte inglese circa il raid fallito per liberare un ostaggio britannico e uno italiano in Nigeria ci sarebbe stata la questione del sequestro di Abu Omar.</p>
<p style="text-align: justify;">Racconta infatti una fonte dei servizi al giornale di Ferrara che, dopo quella vicenda, cioè il fatto che la magistratura italiana ha fatto un processo per il rapimento da parte di agenti americani di un cittadino sul suolo italiano con l’aiuto dei servizi italiani, i servizi anglo americani si fidano molto meno di noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Va fatta qui un’avvertenza di metodo. Al Foglio collabora da tempo, tra gli altri, Pio Pompa, ex barba finta, che fu implicato in quel processo e si può supporre che ci sia una certa benevolenza per la tesi che la non collaborazione in quella “extraordinary rendition” abbia comportato una perdita di peso dei nostri servizi; anche perché altri paesi hanno istituito analoghi processi per quei sequestri avvenuti un po’ in tutto il mondo in barba al diritto e ai diritti umani spesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia volendo prendere per buona la tesi dello spione fonte de il Foglio, si apre un’interessante quesito sulle priorità di una democrazia e di una società: il valore dei nostri diritti, persino dei diritti di un uomo sospettato di terrorismo, valgono la vita di un nostro cooperante che si troverà rapito da un gruppo terroristico?</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno potrà dire che il nesso è forzato. In parte è vero, ma si tratta di ragionale aldilà del singolo caso, del particolare. Cercando di tenere insieme le due cose, facendo qualcosa di più dell’indignarsi di fronte al fatto che un alleato non ti abbia fatto sapere che sta per tentare un blitz, risolto purtroppo nel peggiore dei modi per gli ostaggi, o dello sfruttare polemicamente la perdita di peso del nostro governo nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché se i britannici non ci hanno avvertito, come scrive il Foglio, in quanto abbiamo processato chi ha rapito illegalmente un cittadino nel centro di Milano, beh io personalmente posso anche andarne fiero.</p>
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