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	<title>Mors Tua Vita Pea</title>
	
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &amp; Co.</description>
	<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 10:08:26 +0000</pubDate>
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		<title>Gloria a Bucci e ai suoi mohicani</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 21:40:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI, travestito da boccale di birra, cosa non difficile considerando il giro vita, nella stanza più affollata di U Fleku, speriamo di averlo scritto giusto, il tempio del luppolo dove non puoi stare a guardare gli altri che devono se arrivi a piedi fino a Praga, attraversi il ponte Carlo, ti nascondi nella città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/schlichtherle/3049749313/"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3136/3049749313_37d2c3f365.jpg?v=0" alt="" width="211" height="164" /></strong></em></a></span><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>, <strong>travestito da boccale di birra, cosa non difficile</strong> <strong>considerando il giro vita</strong>, nella stanza più affollata di <strong>U Fleku</strong>, speriamo di averlo scritto giusto, <strong>il tempio del luppolo</strong> dove non puoi stare a guardare gli altri che devono se arrivi a piedi fino a <strong>Praga,</strong> attraversi <strong>il ponte Carlo</strong>, ti nascondi nella città vecchia, se hai deciso di scoprire se i veterani del <strong>colonnello Natucci</strong> hanno davvero cambiato <strong>il dottor Stranamore Alberto Bucci</strong>. Una volta, quando era re, sembrava il più divertente e divertito, gli piaceva stupire con giacche colorate, era spiritoso, brillante, una volta, quando allenava il <strong>Cus Bologna</strong> e non pensava di poter diventare sindaco, mandò nei matti il <strong>povero Sales</strong> facendo diventare Buzzavo il cannoniere della finale. Erano altri tempi, la storia <strong>Virtus</strong> lo esaltò, ma lo cambiò anche, in peggio dicono gli amici dei tempi buoni, ma era un re, vinse lo scudetto, era in prima linea, pazienza se poi alla fine non si è più capito con <strong>Alfredo Cazzola</strong> che non ricordava bene, secondo lui, certi accordi. <strong>A Bologna</strong>, in questi tempi, è così. Molti dimenticano gli accordi e persino la verità come direbbero gli sbalorditi avventori della collina di Ugo leggendo certe dichiarazioni che arrivano dall&#8217;iperuraneo abruzzese. <strong>Chiedetelo a Savic, a Sconochini, allo</strong> <strong>stesso Bucci</strong>, ai creditori di oggi della <strong>Fortitudo</strong>, chiedete un po&#8217; in giro, anche se siamo al canto delle anatre: provano per <strong>Sanremo</strong>, ma non vanno bene neppure per una sagra. Tanti <strong>amarcord</strong> con inganno nascosto: manager con una promozioncina da mettere in bacheca che urlano al mondo  &#8220;ma non capite che avete messo da parte un genio&#8221;. Succede. Non esiste misura della prestazione sportiva negli sport di squadra. In atletica misuri, cronometri, nelle altre discipline vai a spanne e allora scopri fenomeni anche se hanno soltanto fatto passare le acqua in qualche brefotrofio. Sono indignati gli estromessi di oggi e allora <strong>cosa dovrebbero dire quelli che ieri hanno vinto davvero</strong> tanto, hanno fatto società capolavoro e ora non hanno più ingaggi e neppure credibilità, per un mistero glorioso che piace al basket creativo dove si promuove per rimuovere, dove si rinnova sempre senza sapere poi dove andare? Sono giorni per queste anatre che volano basse, ma cantano a squarciagola. <strong>Diventa storica la vittoria della femminile ai Mediterranei</strong> contro la Under della <strong>Serbia</strong>. Tutti a ballare, con <strong>Franco Lauro</strong> che ci risveglia dal riposo meritato invitandoci a brindare con e per <strong>Ticchi il farmacista</strong>. Nessun problema, sapevamo che era bravo<span id="more-1139"></span>, sapevamo che era vaccinato per pedalate vere in salita, che avrebbe resistito a tutto, ma non umiliamolo facendogli dire che ha raggiunto un oro storico dopo tante delusioni. Un passettino avanti, ma certo sarà ricordato molto meglio per il sesto posto Europeo rovinato per eccessiva furbizia alla pesarese, quando pensava di poter tenere <strong>Macchi seduta</strong> mentre <strong>la Grecia</strong> rimontava e si trasformava in squadra di megere dal braccio caldo.<br />
Ma non divaghiamo e torniamo a <strong>casa Bucci</strong>, <strong>alla birreria di Praga</strong> dove<strong> la nazionale</strong> <strong>Over 45 ha vinto il Mondiale</strong>. Anche qui enfatici messaggi dal fronte sul fatto che l&#8217;Italia non vinceva a livello mondiale da sempre. Così vanno le cose nel nostro mondo e lo può capire un boccale di birra travestito da giornalista se il suo medico curante non si è affatto preoccupato del labirinto andato, ma, fuggendo verso la gloria mondiale, lui il Max che si considera medico sportivo al sevizio della <strong>città di Milano</strong>, ha voluto soltanto sapere se nei giorni della gloria ci sarebbe stato spazio sui giornali. Qualcosa è stato scritto, chi poteva lo ha fatto volentieri, ma insomma stiamo calmi anche se ci fa piacere onorare chi ha vinto con un bel sei su sei, ma la curiosità era scoprire la nuova faccia di Bucci, più arcigna oggi di quando correva verso titoli meritati, verso scudetti svaniti in un nanosecondo come gli avrà ricordato sempre <strong>Fantozzi</strong>, il registe degli over a Praga, città amata da tutti meno che dai veneti, si dice, perché con la famosa pace del 1866 gli austriaci diedero la regione a<strong> Napoleone </strong>che la girò all&#8217;Italia cambiando il destino e l&#8217;educazione civica di tanta gente.<br />
<strong>Gloria a Bucci e ai suoi mohicani</strong> dove si nasconde anche il <strong>Montecchi cubano</strong>, dove <strong>Carera </strong>non lascia un pallone, dove scopri <strong>Frascolla</strong>, riscopri <strong>Terenzi e Binelli</strong>, <strong>Dal Seno e Teso</strong>, dove il motore è <strong>Ponzoni</strong>, dove c&#8217;è lo spirito che in questi giorni sembra animare l&#8217;altro basket e premia gli <strong>Antonello Riva</strong>. A Genova si nono radunati per il trofeo Panichi i reduci di grandi stagioni in una città che amava questo gioco e ora lo vede lontano, troppo in alto. A Milano, in via Procaccini, la via dove aveva la sede<strong> l&#8217;All&#8217;Onestà poi diventata Mobilquattro</strong>, stampata <strong>Xerox</strong>, morta <strong>Isolabella</strong>, due giornalisti dal cuore grande, <strong>Olivari e Specchia</strong>,, forse bugiardi per troppo amore direbbero loro nella ricostruzione di certe cose e qui <strong>il commissario Parisini</strong>, chiamato in causa per un tarocchino Alco, dovrebbe rispondere, hanno presentato<strong> la storia dell&#8217;Altra Milano</strong> lasciando sbalorditi i ricconi <strong>Armani</strong>, lasciando senza parole che non ha mai avuto la loro fede, la loro speranza in un mondo diverso. Tutte riunioni da frequentare come direbbe l&#8217;ex presidente<strong> Maifredi</strong> che ancora si fa guidare da una vecchia passione, anche se lui la deve vivere a schiena piegata mentre in giro ci sono <strong>altri che raccontano balle storiche</strong>, gente di cui non senti la mancanza, ma che vorrebbe farti credere che ci mancano davvero.<br />
Niente da dire, qualcuno ci manca, altri ci intrigano, perché vorremmo davvero conoscere la metamorfosi di <strong>Natali</strong> quando siede sotto la linea gotica rappresentata da <strong>Galliani</strong>, vorremmo scoprire cosa ha spinto <strong>Atripaldi </strong>a cavalcare davanti ai tartari che hanno scelto i ragazzini come ostaggio per farsi ascoltare da una Federazione che non potrà cambiare se le regole d&#8217;ingaggio sono queste. Misteri gloriosi di chi ti applaude se vinci, se sei promosso, ma poi, come primo premio ti offre un contratto al ribasso. Questi sono gli uomini delle rivoluzioni in un basket dove gli aerei per le Americhe sono sempre stracarichi quando qui ci sarebbe da fare la <strong>ola per Siena</strong>, campione con i campioni, campione con i giovani, campione, adesso, con la under 15 della <strong>Virtus del presidente Bruttini</strong> che ha scoperto nuova vita, nuova forza unendosi ai progetti di <strong>Minucci</strong>, non contrastandoli a prescindere, anche se i mondi restano giustamente diversi.<br />
<strong>Il basket che danza col tutù delle vergini dai candidi manti</strong> spiegando che l&#8217;organizzazione cooperazione per lo sviluppo economico, la OCSE, ha scoperto che il riciclaggio del denaro sporco viene fatto più facilmente nel calcio, ben sapendo che anche altri sport riciclano e hanno in soffitta riciclatori nati come spiegherebbero certe folgorazioni sulla via della salvezza societaria ai tempi dei tacopinatori riuniti. Anatre in volo sotto il tiro delle doppiette di chi sapeva bene che <strong>Stonerook </strong>non si sarebbe presentato a <strong>Bormio</strong>, per favore risparmiateci la guerra dei bottoni con squalifica e polemica aggiornata, di chi invece si domanda perché <strong>Bulleri </strong>ha deciso di rinunciare anche se sa benissimo che il suo posto è sicuro e che nel gruppo non resteranno per molto quelli che non ci sanno stare come cercano di spiegare a Milano adesso che devono proprio risolvere <strong>il caso Vitali</strong>, cigno dell&#8217;estate diventato brutto anatroccolo nei playoff. A proposito del raduno a Bormio nella terra del balivo Pini, un gigante nella storia di questo gioco, fa impressione la scritta free agent di fianco al nome di <strong>Matteo Soragna</strong> lasciato libero da<strong> Treviso</strong>. A proposito di Treviso qualcuno prenda in considerazione il caso <strong>Pausich</strong> che ha lasciato dopo oltre trent&#8217;anni la società che ha vissuto con lei, per lei, perché c&#8217;era interesse soltanto verso la prima squadra, mentre a lei interessa il basket giovanile, quello di oltre 100 ragazzine da far correre e divertire, quello del gruppo speciale della Montelatici. In Federazione il nostro presidente accerchiato dia incarico a qualcuno d&#8217;interessarsi davvero dei problemi esistenti quando devi organizzare un vivaio, ma sappiamo che la cosa non fa diventare più importanti, non ti porta al ballo del qua qua davanti al monitor. Una volta a Milano c&#8217;era uno che prima di frequentare il gruppo schiena dritta <strong>aveva promesso che il campo</strong> <strong>all&#8217;aperto di via Dezza sarebbe stato intitolato a Mario Borella</strong>, allenatore e maestro per tanti a Milano, basterebbe chiedere a cinque o sei generazioni di giocatori, dirigenti, arbitri, allenatori, poi ci fece sapere che la burocrazia bloccava tutto, poi lo vediamo questo campo: da due mesi retine strappate, ma per fortuna i ragazzi ci giocano lo stesso. Ma è anche la storia vero di uno sport che barcolla e non sa ancora che la guerra dei bambini lo porterà alla maledizione.<br />
<strong>Restando a Treviso ci addolora che Toronto</strong>, quindi <strong>Gherardini</strong>, abbiano portato via il <strong>Cuzzolin </strong>che sapeva davvero costruire atleti sul telai che promettevano soltanto di poter diventare aerei da combattimento cestistico. <strong>Tutti a Las Vegas</strong>, pochi a Bormio, ma è normale. Il caldo verrà più avanti quando anche la figuraccia nella finale per il terzo posto ai <strong>Mediterranei</strong> sarà digerita con lo stesso sgroppino di chi ci vuole convincere che si deve arrivare allo scisma per proteggere un certo tipo di giocatori, per rendere più ricchi gli incassi di un certo tipo di agenti. <strong>Speriamo che la montagna valtellinese faccia del bene a tutti</strong>, anche se nella batteria dei centri che, fortunatamente, troverà in <strong>Hackett</strong> un bel fornitore di palloni, vediamo lo spettro della eliminazione prossima ventura, quella del buio oltre la siepe di un europeo che difficilmente ci vedrà in campo, anche se dicendo questo, con le squadre italiane, in ogni sport, si arriva al massimo, persino ai titoli più importanti.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=1139" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span><div class="feedflare">
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		<title>I lunedì da Oscar: senza più munizioni</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 16:23:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI alla scoperta del sale tanto per far dispetto alla pressione, ma anche per gustare spezie che diano un gusto all&#8217;estate adesso che il basket, questo nostro basket, ci lascia quasi senza munizioni. Avete mai provato il sale blu di Persia dal sapore speziato o, magari, il rosa australiano dal gusto delicato? Non importa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/44086533@N00/2841750711/"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3019/2841750711_ac1bd4efab.jpg?v=0" alt="" width="180" height="153" /></strong></em></a></span><strong><em>OSCAR ELENI </em>alla scoperta del sale</strong> <strong>tanto per far dispetto alla pressione</strong>, ma anche per gustare spezie che diano un gusto all&#8217;estate adesso che il basket, questo nostro basket, ci lascia quasi senza munizioni. Avete mai provato il sale blu di Persia dal sapore speziato o, magari, il rosa australiano dal gusto delicato? Non importa. <strong>Se avrete pazienza potrete</strong> <strong>trovarli nella bottega dove almeno vendono il sale e non l&#8217;aria fritta</strong>. Bastava la bravata dei bravi di Lega, nascosti dietro al carretto che porta i ragazzini al patibolo dei vari agenti, per movimentare l&#8217;ambiente, ma nessuno ci ha marciato sopra. Dieci righe in rosa, dieci sui giornali che dicono di essere sportivi, poca roba davvero eppure l&#8217;occasione per confrontarsi, far scoppiare tutto il bubbone era bella e succulenta. Niente. Meglio il silenzio, le briciole di un mercato disattivato dalla<strong> solita crisi di</strong> <strong>idee e progetti</strong>, mentre si sprecano le fiere dove il banditore annuncia che esiste un padiglione dove se entri diventi come Siena. Un padiglione per allocchi, perché <strong>Siena </strong>non è una fiera, non è un dolce, non è un frutto, è una bella idea portata avanti dal cavaliere solitario <strong>Ferdinando Minucci</strong> che per lezioni antiche sa come trasformare il carbone in diamante. Certo che vanno imitati i migliori, non ci sono dubbi che se vuoi contrastare Siena devi cominciare a verificare come ti metterai in campo e se ci sono i mezzi per avere giocatori più forti di quelli che presentano i campioni nel rodeo scudetto. Altre strade non ce ne sono. <strong>In attesa di</strong> <strong>sapere chi e come farà la serie A</strong> prendiamo il coriandolo in grani macinato, la curcuma in polvere, il curry forte e quello medio, riduciamo in borotalco pure il dragoncello e facciamoci tenere al fresco le foglie di erba cipollina. Aspettando di sapere perché uno come <strong>Renzi</strong>, persona stimabile, si mette davanti ai legaioli <span id="more-1132"></span>confusi urlando che vuole la testa di <strong>Meneghin,</strong> ci domandiamo se un giorno potremmo davvero <strong>mettere sulla</strong> <strong>stessa bilancia Dino e lorsignori. Ma non scherziamo</strong>. Certo ha ragione il Renzi quando sbraita perché nel consiglio federale sono rappresentati tutti quelli che ci guadagnano senza mettere un quattrino, quelli che fingendosi eletti dalla base la intossicano con la demagogia, ma non le società professionistiche che portano spesso alla bancarotta i loro proprietari. Lo si sapeva ai tempi del commissariamento, la sappiamo da sempre. Per cambiare tutto servono soldi, coraggio, idee, progetti sostenuti da chi vuole il bene comune e non soltanto quello per i suoi passaportati, per poter dominare fingendo di non capire che la competizione esiste se esiste eguaglianza competitiva, se c&#8217;è il dubbio della sconfitta. <strong>Basta mandare allo scoperto</strong> <strong>randellatori</strong> che hanno perduto ogni credibilità, gente che vende, svende, che ti manderebbe a battere pur di avere la luce accesa sul suo altarino, gente che imbocca una critica rimasta senza munizioni tanto tempo fa, nata per parlare bene dei propri e male degli altri, nata non per aiutare a crescere, ma per accompagnare i signorotti nelle visite alle varie sagre.<br />
Venite con noi nel negozio delle spezie domandandovi perché il <strong>Taugres </strong>Victoria sta battendo tutti nella corsa a <strong>Dario Sarijc</strong>, il quindicenne fenomeno di <strong>Sebenico</strong> che può finalmente rendere felice chi crede anche ai registi superiori ai 2 metri, basta che non abbiano la presunzione secca di <strong>Vitali,</strong> <strong>un talentino che a parole la racconta</strong> <strong>sempre bene</strong>, ma nei fatti manca gli appuntamenti e, soprattutto, sembra un tipo con cui è difficile convivere. E ora ci spieghino <strong>nel centro vacanze di Azzurra</strong> se sono false le voci dei brindisi nel gruppo quando l&#8217;anno scorso il <strong>Caravaggio</strong> bolognese lasciò la nazionale. Certo che sono false dirà <strong>Recalcati</strong>, visto che lo ha convocato ancora, ma un conto è convocare, lo ha fatto anche con <strong>Stonerook</strong> sapendo di non poterlo avere, un altro utilizzare, portare alla maturità internazionale.<br />
<strong>Già, Milano. Si stanno svenando per Hawkins</strong>. Eppure la storia dice che sia a Roma che a Milano il falco non ha davvero disturbato le difese nella fortezza di Siena. <strong>Repesa</strong> glielo diceva spesso: non abbiamo bisogno del salvatore della patria, ma di un giocatore intenso sia in attacco che in difesa. Lui si è offeso. Milano gli crede, lo bacia in fronte e lo arricchisce. Benissimo. Con <strong>Bucchi </strong>c&#8217;è bisogno di attaccanti che vanno diritti al bersaglio, che creano in proprio, ma poi non venite a lamentarvi dei troppi finali finiti male e sempre con lo stesso copione. A proposito di Milano <strong>il Sascia nostro</strong>, l&#8217;unico che fra Prealpina e Superbasket tiene vivo il mondo delle anime spente, conferma l&#8217;arrivo di <strong>Flavio Portaluppi</strong>, uno nato nell&#8217;Olimpia, cresciuto nella società, uno che ha imparato a vivere dove un tempo si costruiva pensando anche al bene degli altri, dove la fiducia era garantita a chi conosceva territorio, mestiere, chi veniva da dentro e non necessariamente da fuori. La cosa è misteriosa perché un giorno<strong> Soresina</strong> lo ringrazia per il lavoro, un altro lui parla del mercato della neopromossa che finalmente <strong>ridarà vita al</strong> <strong>Trofeo Lombardia</strong> per quattro squadre di serie A, un altro ancora si giura sull&#8217; annuncio imminente, restando stupiti soltanto davanti alla distribuzione del lavoro nell&#8217;interno della società che ora farà diventare il <strong>Palalido</strong> un&#8217;arena da 5000 posti per tutto quello che non sarà eurocompatibile. Con il Lupo si riprenderà un discorso interrotto quando giurò di non leggere certi giornali.<br />
Aspettiamo conferma anche per l&#8217;atterraggio morbido del <strong>Paron Zorzi</strong> <strong>nel feudo di Treviso</strong> dove hanno deciso di scrivere una storia diversa da tutti gli altri, una scelta intrigante nello stile<strong> Benetton</strong>, anche se si resta confusi davanti a certe prese di posizione tipo la televisione, tipo accettare la gabella di Lega per non mandare i giovani in nazionale di categoria e poi smentirsi due giorni dopo. Siamo alle solite. Se i migliori continuano a farsi la guerra, pensate un po&#8217; cosa faranno i peggiori e queste giornate senza munizioni <strong>vi danno già un&#8217;idea del mar Morto</strong> retrocesso a meraviglia di serie B e non più meraviglia del mondo. L&#8217;<strong>Eurolega</strong>, birichina, premia Dule <strong>Vujosevijc </strong>come miglior allenatore dopo un&#8217;altra meravigliosa stagione del <strong>Partizan </strong>che ogni anno viene saccheggiato, ma ogni stagione indica la strada ai non miliardari. Dule il gentiluomo, il maistore, lo avevamo qui in Italia. Poteva aiutare una generazione, ma secondo voi lo hanno capito, lo hanno lasciato lavorare?<br />
Scopriamo dalla biografia del nuovo manager di Pesaro, l&#8217;architetto <strong>Alessandro Barzalich</strong>, che nelle società entra gente molto ben preparata, che sa le lingue, che conosce il gioco e i giocatori. Ora vedremo come lo faranno produrre per il bene comune e, soprattutto, se lo lasceranno creare sul serio, senza se e senza ma, perché <strong>Pesaro, intesa</strong> <strong>come Scavolini</strong>, ci manca anche se quel titolo giovanile appena vinto ci dice che Aido Fava ha lasciato gocce d&#8217;argento sull&#8217;arenile.<br />
<strong>Da Udine ci fanno sapere che il Pozzo</strong>, inventore di una bella società di calcio, ha deciso di scuotere <strong>Snaidero</strong> riportandolo all&#8217;antico amore, dandogli garanzie di sostegno, ma con un progetto comune che possa essere sviluppato nel tempo. Visto che anche <strong>Trieste</strong> si sta impegnando vuoi vedere che il basket ritrova la sua frontiera più affascinante. <strong>Non</strong> <strong>fateci sognare soltanto d&#8217;estate</strong>. Una preghiera per il sito della Lega dove appena accendi il computer di viene sparata nella pupilla l&#8217;immagine dell&#8217;ultima partita di finale quella finita <strong>47 per gli sfidanti 82 per i</strong> <strong>campioni</strong>. Il tempo per meditare è passato, quello per arrossire non c&#8217;è mai stato, perché il giorno dopo sembrava che fossero stati davvero Bucchi e l&#8217;Armani i dominatori della stagione, perché una nuova generazione di gente che sembra nata per dare lezioni a quelli del vecchio sistema, dell&#8217;antico regime, ha già iniziato a rimuovere. Allora toglietelo anche dal sito. Sappiamo come è andata, sappiamo come potrebbe andare. Liberate la linea. Tornando a <strong>Milano</strong> che sarebbe matura per una seconda squadra, ma i tempi sono balordi, e anche <strong>Verona, Torino</strong>, la stessa <strong>Trieste, la Fortitudo, magari Udine,</strong> tutti sperano che altri cadano, altri finiscano nel lodo del mar Morto, sperano di riavere la massima serie, per cui inutile fermarsi ai desideri, prendiamo invece le cose per come dovrebbero essere: cioè valutiamo i fatti. Dunque nella città dell&#8217;Olimpia dai 25 scudetti, della storia infinita, dove si chiudono le sedi storiche senza neppure una lacrima, una festa, una commemorazione degna, ecco che dei pazzi, uno è anche il motore culturale del sito dove ogni tanto ci leggete, hanno deciso di <strong>scrivere un libro sull&#8217;altra Milano, quella dell&#8217;All&#8217;Onestà,</strong> <strong>della Mobilquattro</strong>, insomma <strong>degli straccioni</strong> della lotta con <strong>Jura </strong>senza paura. Ne siamo felici e mercoledì non mancheremo al &#8220;4-2-4&#8243; di via Procaccini neppure se alla visita definitiva sul labirinto dovessero dirci che è necessario il ricovero nello stile tragico del Fischio al naso.</p>
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		<title>Il declino delle bolognesi, dalle Stelle alle Stalle, ricordando Michael Jackson…</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 10:41:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ di LEONARDO IANNACCI
Spesso la notte porta consiglio. Qualche volta anche bruttissime notizie, come quella della morte a soli 50 anni di Michael Jackson, tormentoso e tormentato divo del pop stroncato da un infarto a Los Angeles. L&#8217;uomo che volle farsi zombie per stupire e alla fine per morire se ne è andato così, troppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><a href="hhttp://www.flickr.com/photos/artwerk/3674744581/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2437/3674744581_af5bbc1fe6.jpg?v=0" alt="" width="153" height="180" /></a> </strong></em></span><strong><em>di LEONARDO IANNACCI</em></strong></p>
<p><strong>Spesso la notte porta consiglio. Qualche volta anche bruttissime notizie, come quella della morte a soli</strong> <strong>50 anni di Michael Jackson</strong>, tormentoso e tormentato divo del pop stroncato da un infarto a <strong>Los Angeles</strong>. L&#8217;uomo che volle farsi zombie per stupire e alla fine per morire se ne è andato così, troppo giovane per spiegarci le sue debolezze intrise in un talento musicale raro. <strong>Il dramma si è consumato in California</strong>, a pochi chilometri dallo <strong>Staple Center dei Lakers</strong>, nelle ore in cui nel piccolo mondo antico dei canestri di Bologna, <strong>Claudio</strong> <strong>Sabatini,</strong> annunciava la rottura delle trattative per<strong> la vendita della</strong> <strong>Virtus.</strong> E nel giorno in cui, dopo un turbinio di notizie sconsolanti per la <strong>Fortitudo</strong>, alcuni manager di ex allenatori e giocatori annunciavano che <strong>il club dell&#8217;Aquila non aveva ancora adempiuto a pagamenti arretrati</strong>. Una figuraccia secolare per la società <strong>dell&#8217;Emiro Giorgio</strong> <strong>Seragnoli</strong> che negli anni &#8216;90 aveva virilmente infilato dieci finali scudetto e vinto due scudetti, diventando l&#8217;alter-ego nobile della Virtus. Direte voi, ma che c&#8217;azzecca <strong>Michael Jackson </strong>con <strong>le</strong> due squadre di basket bolognese? Poco, forse, se non il fatto che questo genio della musica ha incarnato la quintessenza di una triste decadenza, artistica e umana: dalle 110 milioni di copie vendute di <strong>&#8220;Thriller&#8221;,</strong> <span id="more-1122"></span>il suo album più famoso, è precipitato in una crisi personale che ha fatto il paio con la sua trasformazione facciale, vittima d&#8217;innumerevoli operazioni e sbiancature della pelle. Al contempo, Virtus e Fortitudo, soltanto dieci anni fa regine del basket italiano e presenti, anno di grazia 1999, entrambe alle <strong>Final Four di Monaco di Baviera, </strong>hanno vissuto negli ultimi anni una recessione senza pari. Salvato dal fallimento, il club bianconero si sta faticosamente ritirando su anche se il suo patron vulcanico e furbissimo, Claudio Sabatini, ha annunciato ai quattro venti intenzioni di cedere la mano dopo essere stato tradito dai suoi giocatori (<strong>out nei quarti dei</strong> <strong>playoff contro la Benetton</strong>) e soprattutto dagli abbonati. Un acquirente l&#8217;aveva trovato, <strong>l&#8217;imprenditore riminese Stefano Tonelli</strong>. Ma nelle ultime ore i soldi promessi da costui non sono arrivati nelle tasche di Sabatini, che una ne pensa e cento ne fa&#8230; Anzi, tra i portici bolognesi circolava pure la barzelletta che con i soldi della cessione della Virtus <strong>avrebbe acquistato la Fortitudo</strong>! Ma va là. Un giorno vi racconteremo anche una curiosa storiella su questo strano rapporto tra Sabatini e il club dell&#8217;Aquila, ma intanto il Vulcano ha fatto marcia indietro e presentato<strong> il nuovo allenatore Lino Lardo</strong>. Sull&#8217;altra sponda, <strong>Gilberto Sacrati, </strong>dopo aver speso parole e promesse per la realizzazione del <strong>Parco delle Stelle,</strong> ha portato il club dell&#8217;Aquila a una vergognosa retrocessione. Ora, soltanto una rinuncia della <strong>povera Rieti</strong>, che non ha soldi neppure per un cappuccino, potrebbe portare a un clamoroso, ma altrettanto vergognoso, ripescaggio.<br />
<strong>Mala tempora currunt</strong>, dicevano quelli che avevano studiato. Chi ricorda <strong>le magie di Danilovic e Myers</strong>, il palasport di <strong>Casalecchio di</strong> <strong>Reno</strong> pieno per le incendiarie finali-derby del 1998, le sfide incredibili che queste due squadre avevano portato <strong>all&#8217;Europa dei canestri</strong> negli anni in cui le radio di tutto il mondo mandavano <strong>gli hit del grande Michael</strong>, non può che arrendersi all&#8217;evidenza. La chirurgia plastica ha fatto malino alla Virtus e malissimo alla Fortitudo. <strong>Dalle Stelle alle Stalle</strong>, il passo è stato troppo breve. E si è trasformato in un angosciante <strong>Thriller.</strong></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=1122" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span><div class="feedflare">
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		<title>Chiedere la testa di Meneghin è solo una malattia infantile della più vile ripicca</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 16:46:43 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.settimanasportiva.it/data/news/meneghin.jpg" alt="" width="153" height="180" /> </strong></em></span><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>alle radici del sale di cui vi parleremo quando ci</strong> <strong>porteranno sull&#8217; Himalaya</strong> per trovare cristalli rosa da affumicare e mettere sulle grigliate. Riflessioni doppler mentre cercano qualcosa dentro la tua carotide. Alzi la mano chi capisce qualcosa sulla strategia della <strong>Lega basket. </strong>Hanno lavorato un anno cercando alternative a <strong>Sky </strong>sapendo che non avrebbero trovato nulla. Meglio per noi, meglio per tutti, anche se saranno <strong>insopportabili come i motorini truccati</strong> che ci perseguitano con il bel tempo. Alla votazione dieci società dicono grazie Sky, due non ci sono, due sono nel limbo, <strong>due votano contro</strong>. Chi? <strong>Benetton e Virtus Bologna</strong>. Ma non sono le società dei due dirigenti incaricati di studiare il problema? Sembra di sì, ma forse la protesta è contro loro stessi. <strong>Confusione, cantava quel tale</strong>. Fidarsi di una Lega del genere? Ci vuole &#8220;u stomaco&#8221;. Democrazia urlano i dissidenti. Ma non fateci ridere e poi questa storia del basket da produrre in proprio <strong>sembra una comica</strong> se a proporlo sono quelli dei tabelloni luminosi che costavano miliardi e funzionavano male, se sono gli stessi che tengono le luci basse per dispetto e per risparmiare, se in mezzo ad una cosa tanto delicata si buttano quelli hanno detto vendo senza la necessità di farlo sapere al mondo prima di <strong>vedere il cammello</strong>, i soldi, prima di guardare negli occhi chi voleva salire <strong>sulla montagna di Siena</strong> annunciando che avrebbe copiato tutto dai campioni, la cosa più facile del mondo secondo questa gente.<br />
<strong>Ma torniamo alla Lega e a questa malattia infantile della ripicca</strong>. Gli arbitri minacciano sciopero e la <strong>Federazione</strong> li accontenta. Allora lo facciamo anche noi. L&#8217;associazione giocatori chiede agli azzurri lo sciopero se non verranno ascoltati e la federazione li ascolta, li accontenta. Allora lo facciamo anche noi. Ma non con i grandi giocatori, quelli poi pensano e creano problemi. No, meglio usare come ostaggi i ragazzini a cui racconteranno <strong>la storia di Cappuccetto Rosso</strong> quando andranno a cercarli. Nello sport tutto parte dalle motivazioni: gloria, soldi, voglia di stare bene con se stessi e, magari, con gli altri se sceglieranno il gioco di squadra, ma non ditelo agli artisti preferiti del circo, <strong>quelli che pisciano</strong> sui tavoli<span id="more-1110"></span> e fanno ubriacare i cani. La scalata nelle varie rappresentative, dalla regionale alla nazionale è alla base di tutto. Negarla vorrebbe dire svincolare i giocatori da subito perché se interverranno gli avvocati finirà così. <strong>Chiedere la testa di Meneghin</strong>, uno che al basket ha dato tutto, uno che si è sacrificato per la causa comune, <strong>è una forma vile di protesta</strong> e con tutto il rispetto per gli uomini forti della lega, quelli che pensano e quelli che fanno da randello, noi stiamo con Dino fino in fondo, fino alle dimissioni. Lo dicano all&#8217;opionione pubblica, <strong>si organizzino da soli</strong> <strong>il campionato</strong>, facciano chiarezza e mettano in piazza le cifre degli ingaggi. Davanti all&#8217;esagerazione, <strong>se devi pagare di più un italiano medio</strong> <strong>dell&#8217;americano forte</strong>, allora sei davanti a gente esagerata. Cara Lega cerca soluzioni che ci diano l&#8217;idea della serietà, non parliamo dal lettuccio della malattia infantile della ripicca. Consiglio spassionato. Leggevamo delle lezioni a pagamento che i maestri del pattinaggio impartiscono a fenomeni di quello sport. <strong>Cinquanta, cento dollari all&#8217;ora</strong>. La Lega può pensare proprio a questo tipo di rimborso quando parla con gli agenti: cari amici, cari?, sì, carissimi, noi abbiamo allevato questo talento e speso abbastanza per considerarlo prodotto della nostra scuola. Se voi lo rappresentate <strong>pagate quello</strong> <strong>che è stato speso</strong> per svezzarlo, farlo diventare un giocatore vero. Ditelo ai genitori, ditelo ai ragazzi se questa è la vostra linea di sbarramento e ripicca.<br />
<strong>Bella scelta quella di Lardo alla Virtus</strong>, ma sentire l&#8217;allenatore ligure offrire il suo entusiasmo alla piazza sfiduciata ci ricorda i primi giorni di baci e abbracci con <strong>Boniciolli</strong>. Attento al fuoco amico, caro Lino. Poi c&#8217;è il dubbio di sapere se questo accordo sarà rispettato se dovessero arrivare davvero nuovi proprietari. Brutta la <strong>rinuncia all&#8217;Euroclub</strong>, ma torniamo al discorso iniziale sulla televisione.<strong> Bella notizia il Vitucci</strong> <strong>veneziano</strong> scelto come doge da <strong>Treviso</strong> che gli consente di chiedere a Tonino Zorzi di essere senior assistant. Bella notizia sapere che nella <strong>Verde sport</strong> entra la terza generazione <strong>Benetton</strong>, ma prima vogliamo vederli al lavoro e misurare il loro genuino entusiasmo, così come quello dei Salvioni che affiancheranno i Castiglioni a<strong> Varese</strong>. <strong>Bravo Bechi a</strong> <strong>fermarsi sulla panchina di Biella</strong> per altri due anni. Si sta bene anche se <strong>Atripaldi </strong>ogni tanto spiazza. Basta lavorare sodo. A risentirci più avanti.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=1110" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span><div class="feedflare">
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		<title>Un progetto eccitante: Vitucci e i giovani</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 16:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
		
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Speriamo sia vero. Frank Vitucci, nuovo coach della Benetton Treviso, ha declinato parole al miele per il team del prossimo anno: &#8220;Sì, avremo i due terzi della squadra tra i 18 e i 22 anni, un progetto così a livello italiano non ha paragoni, faremo giocare almeno cinque ragazzi provenienti dal nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><a href="http://www.basketnet.it/news/107590/bn_interviste_-_frank_vitucci___siena___micidiale_ma_con_un_bulleri_cos__possiamo_provarci"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.basketnet.it/art/V/Vitucci_BN.jpg" alt="" width="143" height="180" /></a> </strong></em></span><strong><em>di FRANCESCO SARTI</em></strong></p>
<p><strong>Speriamo sia vero. Frank Vitucci, nuovo coach della Benetton Treviso, ha declinato parole al miele per il team </strong>del prossimo anno: &#8220;Sì, avremo i due terzi della squadra tra i 18 e i 22 anni, un progetto così a livello italiano non ha paragoni, faremo giocare almeno cinque ragazzi provenienti dal nostro settore giovanile e avremo una squadra unica nel suo genere. Ci sembra <strong>un progetto eccitante</strong>, che potrà portare frutti importanti&#8221;. Speriamo sia vero, e cioè che finalmente un rilevante spicchio del basket italiano si decida a puntare sul vivaio senza inganni e reticenze. Troppe volte, in questi anni, da quando la <strong>sentenza Bosman</strong> ha reso le frontiere una sorta di disco-bar, abbiamo assistito a proclami, dichiarazioni d&#8217;intenti, speranze. Ci affanniamo ancora a dialogare sulle quote dei giocatori: nazionali(zzati), comunitari, extracomunitari, introducendo concetti oscuri e a tratti paradossali, come gli italiani di formazione. Viviamo di proposte, leggi e controleggi, che rendono le squadre dei patchwork indistinti, infarcite di <strong>stranieri USA e</strong> <strong>getta,</strong> che arrivano e ripartono senza aver staccato le dita dalla valigia. E tante sono state le motivazioni, per questo clima carnevalizio: i trend di mercato, i costi degli italiani, il rapporto prezzo-qualità, ecc.. Non abbiamo mai capito, tuttavia, perché ci si debba vergognare di utilizzare i giovani, quasi che farli giocare ed esporli al rischio del fallimento (anche mediatico) significhi per forza perdere, e non attirare gente al palazzetto. Invece. <strong>Un esperto giramondo</strong> non è necessariamente più affidabile di un prospetto nostrano. Soprattutto diventa complicato innamorarsene, <span id="more-1106"></span>essendo consapevoli che l&#8217;anno successivo cambierà squadra e forse campionato. Viene quasi il sospetto che la sordina che ha accompagnato <strong>i trionfi di Siena</strong> non sia tanto figlia della debolezza oggettiva delle sue avversarie, ma dello stesso periodo storico. <strong>Il Montepaschi</strong> ha portato, a livelli di eccellenza, ciò che era riuscito alcuni anni fa a <strong>Cantù</strong>: assemblare nomi sconosciuti, spesso ritenuti pezzi di ricambio, creando un gruppo che di italiano ha solo il nome, ma funziona tremendamente bene, anche grazie al polso di allenatore e società. Per di più, ed è la reale novità, senza smantellare da un anno all&#8217;altro, ma trattenendo i leader, possibilmente silenziosi: i vari <strong>Stonerook, Kaukenas, Sato</strong>, sono ancora più decisivi dello strombazzato <strong>Domercant,</strong> che è diventato utile solo quando si è inserito nel contesto, portando il proprio mattone senza pressioni.</p>
<p><strong>Siena stravince perché ha sfruttato appieno questo buio culturale</strong>, questa tendenza a voler fare e disfare, con l&#8217;ossessione del tutto e subito, che mal si concilia con le fisiologie, e i saliscendi di rendimento, delle nuove generazioni. Ovviamente, potrà essere vero che il materiale non è quello esibito negli ultimi anni <strong>in Spagna</strong>, che da <strong>Navarro </strong>ai fratelli <strong>Gasol</strong>, da <strong>Fernandez</strong> a <strong>Ricky</strong> <strong>Rubio</strong>, ha sfornato campioni come patatine. Tuttavia non è con le norme, più o meno compromissorie, che si affronta la situazione. Serve un deciso cambiamento di mentalità, che consenta di evitare, anzitutto, le scene ridicole cui quotidianamente assistiamo: roster di dodici giocatori, in cui i giovani italiani presenziano solo per marcire in fondo alla panchina <strong>aggirando la normativa</strong> sul loro utilizzo. A quel punto, meglio ingaggiare esclusivamente stranieri, o trattare chiunque, indipendentemente dalla provenienza, come tale. Non è opponendosi alla globalizzazione che si riscopre la bontà della propria scuola, ma avendo il coraggio di usare per davvero i prodotti che si hanno a disposizione. Come, a quanto pare, <strong>la Benetton</strong> vorrebbe fare. Certo, dichiarazioni a parte, c&#8217;è solo da augurarsi che non sia un pretesto per nascondere guai più gravi, come accade in questi giorni per <strong>l&#8217;Italia calcistica di Lippi.</strong> Esortato ad affidarsi all&#8217;Under 21 più per disperazione che per reale necessità, se è vero che i nomi che rimbombano al Bar sport non sono tanto quelli di <strong>Giovinco e Balotelli</strong>, quanto di <strong>Cassano e Amauri</strong>. Insomma, non si tratta solo di rinnovare, ma anche e soprattutto di credere che questa sia la soluzione migliore, più produttiva, vincente. Dire, come Vitucci, che &#8220;Potevamo fare una squadra diversa, con più certezze, ma anche con obiettivi giocoforza limitati, invece questo progetto non ha limiti&#8221;. Che la forza sia con loro.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=1106" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span><div class="feedflare">
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		<title>Siena è Siena: e voi non siete nulla…</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 19:34:23 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>OSCAR ELENI</em> </strong><strong>dall&#8217;isola di Creta, cercando di scoprire che tipo di filo ha regalato Arianna</strong> <strong>al bel Teseo</strong> per farlo uscire dal labirinto. Personalmente, non essendo un bel Teseo, sarei riconoscente anche soltanto per una piccola indicazione che permetta alla gente in là con gli anni di non soccombere davanti alla labirintite, di non sentirsi perseguitato da tutti quelli che danno consigli, dieta compresa, di non dover rispondere a domande di medici farfuglioni come dei poveri <strong>Renzo Tramaglino </strong>davanti al latinorum di chi non sa spiegarti un bel niente, ma ti svuota il portafoglio con esami su esami, spesso inutili, spesso semplici come quelli che potrebbe fare il primo erborista non venduto alle aziende che si sono inventate i fitofarmaci. <strong>Eleni è tornato, un po&#8217; tardi, approposito scusate il ritardo, ma dopo la notte scudetto di Siena nel</strong> <strong>catino incrostato del Forum di Assago</strong>, abbiamo dovuto combattere con il sole di notte, con stanze che si ribaltavano, facendoti cadere dal letto. <strong>Scudetto scritto</strong>, gloria a chi meritava tutto e di più. <strong>Siena è Siena</strong> e voi non siete nulla avrebbe potuto cantare <strong>il</strong> <strong>marchese Pianigiani</strong> che ha peccato una volta soltanto nell&#8217;ora del trionfo, non un trionfo scontato per manifesta superiorità degli uomini, ma di tutto il progetto, sia chiaro, ha commesso un peccatuccio di memoria che non è piaciuto tanto alla <strong>Virtus Bologna</strong>, insomma a quello che ne resta, prima di scoprire se il gruppo di Stefano <strong>Tonelli </strong>potrà mantenere la parola con il popolo della Vu Nera che non ha uguali quando si devono tirare fuori quattrini per essere i numeri uno.<br />
<strong>Quel zeru tituli strappato a forza proprio da un cronista bolognese al</strong> <strong>lupacchiotto senese</strong> ha tolto all&#8217;Italia l&#8217;unico trofeo europeo dell&#8217;anno, ha tolto la soddisfazione d&#8217;aver pagato tantissimo quella vittoria in coppa, ha cancellato la stagione di <strong>Matteo Boniciolli</strong> che ora prepara le valige se davvero avesse voglia di freddo alla corte dei <strong>grandi di Russia</strong>, oltre che di bora triestina. Non lo avremmo dimenticato nel riassumere la stagione perché bisogna anche dire che nessuno, più della Virtus, è andato così vicino al cuore del <strong>Montepaschi </strong>nella finale di <strong>Coppa Italia</strong>, che nessuno ha perso tanto come Bologna dopo aver visto così da vicino la Calì senese: <strong>chi l&#8217;ha battuta è retrocesso</strong>, chi l&#8217;ha tormentata fino all&#8217;ultimo secondo ha visto la società dissolversi, l&#8217;allenatore cacciato, il capitano lasciato andar via, il miglior straniero venduto a <strong>Scariolo</strong>. Labirinto che sei in noi liberaci</p>
<p><span id="more-1100"></span> da questo tormento e vai con ordine, senza allungare troppo il brodo perché gli altri sono già sul campo di golf o al mare. Prendiamo spunto da una telefonata del <strong>Franco Grigoletti</strong> dalla sua fortezza di <strong>Rovereto </strong>con prolungamento su <strong>Amblar</strong> per speculare su quella bella rubrica che faceva per I<strong>l Giorno</strong>, quella del lettore che poi era Grigo travestito da lupo. Avete criticato tanto l&#8217;<strong>Armani </strong>e poi ha finito in gloria. Tutti bravi?<br />
Quasi tutti. I migliori sono stati quelli che avrebbero voluto mandare via o nascondere. Fortuna delle scelte, del caso. Diciamo allora generale fortunato e per questo riconfermato anche se tutti sanno che le sue difese sono buone, ma i suoi attacchi troppo prevedibili se non gli prendi un puffo come fecero a <strong>Napoli. </strong>Non eravate voi a dire che Siena deve essere copiata cominciando a mettere punti fermi sugli uomini, sull&#8217;allenatore?<br />
Certo e mai criticheremo <strong>Milano o Roma</strong> per aver riconfermato <strong>Bucchi e</strong> <strong>Gentile</strong>, ma prima vorremmo aspettare l&#8217;inverno perché è col freddo che il sole di notte servirebbe davvero.<br />
Hai visto <strong>Kobe Bryant</strong>. Tutti ai suoi piedi. Non tutti. Certo è stato bravo, però noi puntiamo di più sulle anche martoriate di <strong>Phil Jackson</strong>, su altri del gruppo giallo viola, anche se bisogna riconoscere quello che il Mamba ha riconosciuto per primo: non puoi chiedere agli altri se prima non dai te stesso a loro. <strong>Triste il divorzio di Roma da Bodiroga</strong>, ci dispiace perdere quella testa e quel sorriso. A chi lo dite, ma nelle scelte degli uomini non ci aveva proprio convinto e dire che <strong>Jennings </strong>lo ha soddisfatto fa venire il nervoso come quando sosteneva che <strong>Allan Ray</strong> era staordinario. Ci mancherà, ma lo ritroveremo. Tanta polvere per il vostro <strong>amico Tanjevic</strong> e poi l&#8217;<strong>Ataman</strong> mille cuori ve lo ha infilzato partendo da zero-due. Succede, ma fate attenzione: i grandi allenatori alla Tanjevic resteranno sempre perché dove lavorano donano tutto quello che hanno e non vogliono niente in cambio salvo coraggio, lealtà e voglia d&#8217;imparare. Per questo quando perde <strong>Boscia</strong> non perde veramente. Lui vince perché sa cosa regala agli altri a costo della sua stessa vita. Un Tanjevic per cento dei vostri principi senza scrupoli.<br />
<strong>L&#8217;Ettorre Messina</strong> che ci rapirono i russi è finalmente arrivato nella Casa Blanca. Non potevano riportarlo in Italia? Potevano, ma non hanno trovato argomenti giusti per convincerlo che uno sputo italiano è meglio di ogni crema catalana o castigliana. Non potrà neppure servire la causa di Azzurra, speriamo che si diverta e sia felice. <strong>A proposito di Azzurra</strong> giusto riconfermare <strong>Recalcati </strong>dopo le ansie e le richieste di part time?<br />
Giustissimo. Il problema non è l&#8217;allenatore, ma gli allenatori per fare i giocatori. Siamo a terra e, come dice <strong>Lollo Bernardi</strong>, grande del volley, ora tecnico della nazionale B di pallavolo, con un figlio molto dotato nel basket, smettiamola con gli alibi, con le scuse banali, torniamo alla cultura del lavoro, certo non sarà possibile farlo se in giro avremo presidenti e proprietari che vogliono risparmiare per prima cosa sugli allenatori.<br />
Movimento truppe. <strong>Bella scelta Vitucci a Treviso</strong>. Ci dovevano pensare molto prima, anche se avremmo visto volentieri in torneo il <strong>Repesa </strong>che deve pur avere voglia di rivincite davanti a tanti fellonian bugabus. <strong>Come vedi Coldebella casertano? </strong>Come uno che sa dove vuole arrivare e ha i mezzi per farlo. Non capiamo davvero perché Milano lo ha coltivato e poi tagliato. Ma Milano è speciale, questa poi non ama niente che profumi come le orchidee di una volta. Non è stata una orchidea la stagione di <strong>Vitali </strong>e poi c&#8217;è anche la crisi <strong>Mordente.</strong>     Possibile che se ne vadano? Possibilissimo. Intanto, valutando la commedia sul trasferimento di <strong>Mancinelli</strong>, le cifre da tirare fuori, l&#8217;asta imposta a due società come Milano e Siena che, con licenza parlando, potrebbero mingere su certi furbetti del quartierino, vediamo già l&#8217;effetto delle nuove regole a protezione del giocatore italiota. Sarà sempre peggio e allora non stupitevi per certi licenziamenti, per certe vendite, per certe minacce sulla serrata prossima ventura. Stuzzicarello il tutto, come curiosa è questa storia dello <strong>Stonerook </strong>convocato pur sapendo che non risponderà al grido di dolore di un Recalcati che lui conosce fin troppo bene. Siamo davvero ansiosi di capire come andrà a finire. Squalifiche, certificati medici, liti pubbliche, verità in piazza fra chi ha smesso di amarsi tanto tempo fa? Ah saperlo. Quello che sappiamo è che Siena è arrivata in finale anche con l&#8217;under 17 perdendo all&#8217;ultimo tiro come l&#8217;anno scorso. Loro ci sono sempre. Nel 2008 fu la Virtus e ora ecco <strong>Pesaro</strong> campione d&#8217;Italia. Nel gruppo c&#8217;è sempre anche Treviso. Non vi dice niente tutto questo? A proposito i 51 punti di <strong>Al Gentile</strong> per la <strong>Benetton</strong> ricordano qualcosa di già visto a Caserta. Ben detto, Gentile allena a Roma, il figlio fa strage sul campo, <strong>Vincenzino Esposito</strong> anticipa Grigo accasandosi a Trento. Sarà un buon tecnico? Sarà <strong>un po&#8217; Maradona un po&#8217; Gentile</strong>, un po&#8217; Boscia, un po&#8217; <strong>Marcelletti</strong>. Se ha buona memoria qualcosa tirerà fuori.<br />
Chiusura gloriosa sui veterani che con <strong>Alberto Bucci</strong>, dottor stranamore che in panchina frigge pure per gli over, con <strong>Antonello Riva e Ponzoni</strong>, con <strong>Natucci</strong> il sognatore e Max, medico sportivo che tutta Milano vorrebbe amare, in partenza per il mondiale di Praga. Cercano altri sostegni per allargare l&#8217;attività. Aiutiamoli. Restando ai cavalieri come Alatriste <strong>Basile, eroe in Italia e Spagna</strong>, un grande per sempre, dobbiamo dire che ci è mancato. Altro che mancato, dovevamo proibirgli di lasciare la terra rossa di Bologna, ma non ci siamo riusciti perché con l&#8217;occhio furbo chi lo salutava diceva all&#8217;amico: tanto è alla frutta. Certo che era alla frutta, ma quella che ti dà energia, vitamine, che ti riapre gli occhi.<br />
Ci si risente presto. Mai i labirintici sentiranno ancora?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=1100" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span><div class="feedflare">
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		<title>Volete capirlo che Siena è strafavorita? Anche se Milano in difesa ha buone armi</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 20:55:39 +0000</pubDate>
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<strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>dal Belize meridionale, alla ricerca dei teschi di cristallo lasciati a Lubaantun, il luogo delle pietre perdute, per</strong> <strong>capire se</strong> dobbiamo ancora perdere tempo a guardare il futuro visto che i <strong>Maya </strong>ci assicurano la fine del mondo per il 21 dicembre del 2012. Inutile chiedersi se davvero <strong>Sabatini</strong> cederà un giorno <strong>la Virtus</strong>, se davvero l&#8217;uomo di futur station lascerà il posto in serie A alla<strong> Fortitudo</strong>, se ci saranno crociate contro i Maya galattici di <strong>Siena</strong>, contro la strategia <strong>Minucci,</strong> se ci saranno dirigenti capaci di ascoltare quello che <strong>Alberto Bucci </strong>ed <strong>Ettore Messina</strong> dicono alla gente di <strong>Bologna</strong>: inutile prendersela sempre con gli allenatori, sono le società che devono funzionare, avere progetti da portare avanti e difendere. Certo se a <strong>Milano </strong>ci fossero stati  <strong>Sacrati, Savic, Sabatini</strong> e<strong> Corbelli</strong>, quelli di <strong>Pesaro </strong>o di <strong>Udine,</strong> il povero <strong>Piero Bucchi</strong> non avrebbe superato le idi di marzo, sarebbe stato fatto fuori perché la gente dubitava di lui, perché la squadra non funzionava, perché il mondo dello sport, come lo vedono loro e <strong>Zamparini</strong>, loro e <strong>Cellino o Corioni</strong>, è sempre diverso da quello dove seminano e raccolgono i tipi alla <strong>Buzzavo,</strong> alla <strong>Minucci</strong>, alla <strong>Livio Proli </strong>e non è un caso che siano proprio <strong>Siena e Milano</strong> a trovarsi davanti al teschio di cristallo dove si nasconde lo scudetto. Prima di pensare alla finale che non puoi affrontare con leggerezza, come dicono a Milano, magari soltanto per farsi coraggio. Leggeri come?, direbbe <strong>Calvino.</strong> Prima di fermarsi a valutare quello che tutti vedono bene, nessuno concede a Milano più di una vittoria nella serie su sette partite, giriamo un po&#8217; nel pianeta per ridere di certa ottusità.<br />
Ci sapete dire chi gioca la finale del campionato under 19 da tre anni di fila? <strong>Benetton e Montepaschi</strong>, due belle società che se la smettono di litigare potrebbero trainare insieme il sistema legaiolo che produce demenzialità come gli orari delle finali, assegnando lo scudetto con partite che si iniziano alle 21 a meno che Siena non chiuda tutto alla quarta sul legno del <strong>Forum</strong> o alla settima in casa sua. La prima previsione ha un senso, l&#8217;ultimo no di certo.<br />
A<strong> Salsomaggiore</strong> il responsabile della nazionale giovanile, il <strong>Ramagli</strong> che ancora deve riprendersi dalla sbornia trevigiana, visto come sono andate le cose a <strong>Reggio Emilia</strong>, ha visto ragazzi da grande Europa e speriamo che la sua vista sia migliore di certi scettici blu amaranto ed incoraggi le società a puntare su ragazzi che hanno soltanto bisogno di giocare quando fare canestro, passare bene, difendere forte, conta qualcosa. Da Salsomaggiore ci propongono il quintetto del 2009 e il fatto che a guidarlo sia <strong>Alessandro Gentile</strong>, figlio di <strong>Nando</strong>, aiuta a credere in tante cose, magari nei geni che ti porti dentro. Con lui il Davide <strong>Pascolo </strong>di Udine, il Claudio <strong>Tommasini </strong>della Virtus Bologna, poi il <strong>Metreveli </strong>senese e il <strong>Wojciechowski </strong>trevigiano a cui auguriamo di diventare bravissimo, ma di non meritarsi mai un titolo di giornale perché avrebbe contro un&#8217;intera redazione<span id="more-1086"></span>, e molti che in tipografia smadonnano a prescindere. Nel gruppo, purtroppo non c&#8217;era Niccolò <strong>Melli</strong>, ma ci si augura che possa avere tutto il tempo per riprendersi dall&#8217;operazione, assestare il fisico in divenire, ritrovando passione, entusiasmo, sorriso. Nel quintetto alto manca Stefano <strong>Potì </strong>che invece ha vinto il titolo juniores con <strong>Pistoia</strong>, nella sezione diciamo società non professionistiche, battendo il <strong>Casalpusterlengo</strong> del <strong>Curioni </strong>che sta facendo grandi cose e se anche gli vanno male certe finali o semifinali bisogna dire che tutti tifiamo per lui nella speranza che qualcuno gli ceda davvero un posto in serie A: i nostalgici dell&#8217;<strong>All&#8217;Onestà</strong>, della <strong>Xerox</strong>, speravano che fosse lui a rivitalizzare il progetto seconda squadra di Milano, ma la cosa si è allontanata, mentre si avvicinano altre possibilità tipo quella di <strong>Pavia,</strong> in attesa di sapere se a Soresina, dove hanno una proprietà ricca e forte davvero, hanno qualcosa in mente per il campionato di A1 che dovranno giocare l&#8217;anno prossimo anche se il <strong>Cioppi</strong> in trionfo dovesse lasciarli per la sua <strong>Pesaro</strong>. Per malvagità di gente che dice di esserti amica, ma poi ti abbandona, finge d&#8217;essersi dimenticata, non siamo riusciti a salutare <strong>D&#8217;Antoni </strong>che girava sul <strong>Sile </strong>sulla barchetta <strong>Benetton </strong>nei giorni del Camp dove molti sono tornati in ginocchio dopo aver negato di conoscere Buzzavo, la Benetton , la Verde Sport. Pazienza, lo raggiungeremo via posta elettronica, alla faccia di questi malmostosi che poi hanno sempre una scusa pronta.<br />
La stessa che ci obbliga alla solitudine senese. A ripazienza. <strong>Dunque la</strong> <strong>finale scudetto</strong>. <strong>Perché Siena favorita? </strong>Perché è la più forte tecnicamente, mentalmente, perché ha un sistema di gioco che permette di rimediare con la difesa quando l&#8217;attacco, magari, batte in testa. E&#8217; successo dopo l&#8217;incidente di <strong>Lavrinovic,</strong> lo si è visto con <strong>McIntyre </strong>non sempre in tiro, lo si capisce quando <strong>Kaukenas</strong> va a sbattere per ansia da canestro inventato e non costruito. Beh, anche Milano ha fatto la sua strada risolvendo bene il problema della difesa? Tutta un&#8217;altra cosa, perché contro Siena la zona classica , a fronte pari o dispari come squittiscono al lavatoio, non paga dividendi, perché serviranno mastini in ogni angolo e se avessero sfruttato meglio <strong>Sangarè</strong>, invece di avvilirlo, forse avrebbero anche avuto l&#8217;uomo per la marcatura giusta al fronte. Comunque è vero, <strong>l&#8217;Armani </strong>in difesa ha buone armi, ma non ci sembrano ancora sufficienti come dice Messina: la differenza fra una grande d&#8217;Europa e una delle 16 d&#8217;Europa. E&#8217; pazzo chi pensa che Milano potrebbe sfondare al centro? Non tanto, ma il problema, visto l&#8217;ultimo <strong>Price,</strong> valutando il <strong>Vitali</strong> anemico dell&#8217;ultimo serie, sarà quello di far arrivare la palla ai centri, meglio Mo <strong>Taylor </strong>di un Marconato che comunque avanza deciso verso il cuore di <strong>Recalcati,</strong> magari anche soltanto per 5 minuti azzurri, ma se fra i due s&#8217;infilasse pure <strong>Rocca</strong> si potrebbe dire che il povero <strong>Eze </strong>avrebbe le mani piene e sarebbe in vera difficoltà come è capitato in eurolega contro chi aveva più di un centro. La fortuna ha aiutato Bucchi a scegliere il meglio, adesso deve solo capire se <strong>Hall e Katelinas</strong> hanno la testa e le braccia per far stancare <strong>Stonerook. </strong>Dite tutti Siena favorita e poi sembra che siano i campioni a doversi preoccupare? Avete capito male. <strong>Siena è strafavorita</strong>, ma se devi pensare ad un risultato diverso dal quattro a zero allora hai necessità di cercare soluzioni sul tavolo bisunto del tuo bar, con la presunzione di poter dire cose che nel pensatoio Armani si saranno ripetuti mille ed una volta.<br />
<strong>Vaticini al latte di giugno</strong>:<br />
<strong>10 a  Corbani</strong>, allenatore giovanili Benetton, per aver vinto lo spareggio con il Montepaschi alla terza sfida nelle finali juniores. Lui, l&#8217;allenatore di Siena, il Giordano Consolini che non deve accettare nessun incarico pericoloso e futuribile, quelli che a Salsomaggiore hanno lavorato per il bene comune, il Francesco Aniello che ha mandato comunicati completi, competenti, insomma questo mondo merita e meritava la massima visibilità. Dieci a tutti.<br />
<strong>9 al Pino Sacripanti</strong> perché non siamo stupiti che abbia divorziato da Pesaro, ma siamo addirittura sbalorditi dalla dichiarazione dei dirigenti che per spiegare la separazione hanno detto che il compenso richiesto era fuori dal loro budget. Piccoli Mou crescono.<br />
<strong>8 a Recalcati e Meneghin</strong> che si sono accordati per andare avanti in un momento in cui non potevano esserci altre soluzioni, sapendo che il domani è senza certezze sia se andremo agli Europei e, soprattutto, se li dovremo guardare dalla spiaggia.<br />
<strong>7 al Baiesi</strong> che ha lasciato <strong>Biella </strong>perché vuol tornare ad una vita normale dopo le tante sfide vinte con l&#8217;Angelico, con Atripaldi, con Savio, con Forni, con tutti quelli che hanno contribuito alla stagione del cacao meravigliao. Diciamo sette per dire settemila.<br />
<strong>6 ad Andrea Niccolai</strong> che ha trovato un posto nella selezione Giba, che ha partecipato con l&#8217;entusiasmo che manca a molti dei ragazzi di oggi. Come dice Saturnino, come dicono <strong>Sconochini e Boni</strong>, perché mettere fuori chi ha 40 anni e andare dietro a ventenni che in palestra non ci vorrebbero mai andare come dimostrano le troppe estati dove i nostri virgulti hanno trascurato di cercare un difetto nella loro disastrosa cartelletta tecnica. Questa gente, se avesse dei sostegni giusti, dice il Ponzoni anima della nazionale over 45 che andrà a al mondiale di Praga, potrebbe ancora insegnare una strada.<br />
<strong>5 all&#8217;associazione arbitri</strong> che per le finali juniores doveva mandare in campo tre direttori di gara, tanto per abituare i ragazzi a capire meglio, tanto per fare chiarezza su certi tabellini dove i tiri liberi sono una esagerazione, proprio come i tiri da 3 della finalissima Siena- Treviso. Aggiungere ed abolire, questo farebbe un settore tecnico attivo che non vive di crocette.<br />
<strong>4 alla Lottomatica Roma</strong> che deve fare chiarezza subito adesso che circolano voci sull&#8217;ingaggio di un Blatt e sulla scelta di Lardo al posto di Gentile. Partire con qualche dubbio sarebbe peggio che partire con un&#8217; altra squadra sbagliata.<br />
<strong>3 a Mike D&#8217;Antoni</strong> perchè non ha avuto un minimo di comprensione davanti a domande da sacrestia, perché non ci ha detto davvero a qual distanza stanno il fisico del ragazzo Gallinari e la testa del cinquantenne Danilo.<br />
<strong>2 all&#8217;arbitro Paternicò</strong> perché dovevamo ancora dare un voto per quella chiamata sulla rimessa di Moss, per quei 5 secondi che erano 4 al massimo, per una decisione che ha cambiato la storia di una serie e forse di una stagione. Conoscendo il personaggio e avendolo visto allegro sul campo pochi giorni dopo diciamo che ha superato l&#8217;angoscia. Lui. Soltanto lui dicono a Teramo dove pure guardano in cagnesco il Moss prenotato da Siena.<br />
<strong>1 a Marcello Lippi</strong> perché con la sua Italia due ha cercato di farci morire d&#8217;invidia pensando all&#8217;Italia tre presentata nell&#8217;amichevole di Bologna. Anche il calcio è prigioniero dei troppi stranieri, ma gli italiani crescono dove possono giocare e servire. Voi pensate che Lechthaler abbia fatto più progressi quest&#8217;anno a Siena o l&#8217;anno scorso a Montegranaro.<br />
<strong>0 al capestro Sky</strong> per gli orari della finale, per questa battaglia impari con altre televisioni che ti propongono basket in vacca. Siamo avviliti e sfiniti. Ma lorsignori frega un tubo. Se insistete vi mandiamo in campo l&#8217; espontaneo di <strong>Barcellona </strong>che ha inseguito <strong>Federer </strong>mentre faceva il suo garrulo capolavoro parigino.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=1086" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span><div class="feedflare">
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		<title>Non si può vivere di solo instant replay</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 15:29:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
		
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                                                                   di FRANCESCO SARTI 
I playoff sono iniziati in ritardo perché la Fortitudo Bologna stava discutendo davanti alla Corte federale l&#8217;opportunità di rientrare in serie A dal buco del cronometro. Sottile contrappasso per una squadra che aveva festeggiato lo scudetto quattro anni fa proprio grazie ai prodigi del ralenti: la bomba allo scadere di Ruben [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="540" height="200" data="http://www.youtube.com/v/jvwkhn0y3o8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/jvwkhn0y3o8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>                                                                   di <em>FRANCESCO SARTI </em></strong></p>
<p><strong>I playoff sono iniziati</strong> in ritardo perché la <strong>Fortitudo Bologna</strong> stava discutendo davanti alla <strong>Corte federale</strong> l&#8217;opportunità di rientrare in <strong>serie A </strong>dal buco del cronometro. Sottile contrappasso per una squadra che aveva festeggiato lo scudetto quattro anni fa proprio grazie ai prodigi del ralenti: la bomba allo scadere di <strong>Ruben Douglas</strong>,<br />
<strong>il Forum</strong> atterrito, <strong>Sky </strong>ad esultare perché l&#8217;avvento della tecnica aveva rasserenato gli animi. <strong>Altro che Livorno</strong>. Altro che il sottomano di <strong>Andrea Forti</strong>. Altro che il titolo assegnato postumo, mentre già s&#8217;invadeva il campo. Quelle erano storie passate, vecchie di vent&#8217;anni, quando non c&#8217;erano gli <strong>instant replay </strong>e le norme sull&#8217;utilizzo degli instant replay. In effetti è curioso: quella partita verrà sempre ricordata per la bagarre sui due punti finali, mai, per esempio, per la banalità di lasciar giocare <strong>Albert King</strong>, l&#8217;americano dell&#8217;<strong>Olimpia</strong>, che di punti in gara cinque ne mise ben 22, con già cinque falli a carico. Ma si sa, non tutti gli errori hanno la stessa fotogenia. Non tutti sembrano decisivi, o particolarmente ingiusti. Uno sfondamento non visto non è così nitido come una linea bianca pestata dalla punta di un piede. O una stoppata con la parabola discendente:  per esmpio l&#8217;altroieri, a <strong>Siena,</strong> si è fermato il gioco per discettare sull&#8217;interferenza a canestro di Eze coi campioni d&#8217;Italia avanti di 31 punti&#8230; La realtà è che <strong>non si può tornare indietro al basket privo di bottoni</strong> e centesimi, non tanto perché era più impreciso o disattento, ma perché è arrivata la televisione, l&#8217;angolazione, la fotocellula. <span id="more-1070"></span>Ormai non sappiamo più giudicare del campo senza disporre del controcampo, amiamo la moviola con una sorta di pulsione ossessiva per l&#8217;andirivieni dello stesso movimento. Tutto vogliamo analizzare, scandagliare e decidere. Nonostante esistano ancora gli antiestetici arbitri, spesso soggetti a sviste, e perfino alle successive compensazioni, che sono un modo rozzo per riportare i valori alla pari, anche se sul pallottoliere del designatore risultano due errori a fila, magari gravi.  <strong>Non possiamo più</strong> <strong>fare a meno di questa pretesa all&#8217;esattezza</strong>, alla giustizia che osserva e riequilibra: ne è indizio inquietante la regola del possesso alternato, che fa il lifting alla <strong>palla a due</strong>, assegnando il pallone a turno, a seconda che la contesa precedente l&#8217;abbia vinta o meno l&#8217;altra squadra. Non s&#8217;accetta il caos, o più poeticamente la sfortuna, e s&#8217;indulge spesso <strong>all&#8217;idea del</strong> <strong>complotto,</strong> che fa del giudice in carne e ossa il capro espiatorio per poter urlare contro qualcuno, e mai contro se stessi. Non fraintendete. È senz&#8217;altro preferibile che le partite vengano decise dalle riprese televisive, se questo significa evitare le crociate contro le sconfitte. Il problema è che ci saranno sempre delle <strong>zone d&#8217;ombra</strong>, delle situazioni ambigue, dove la stessa interpretazione del gioco diventa frutto di un punto di vista, non solo dell&#8217;arbitro, ma anche ideale, programmatico. <strong>Non avremo mai una</strong> <strong>direzione di gara liscia, perfetta, assoluta</strong>, perché questa è pretesa di chi può vedere e comprendere, qualcuno o qualcosa al di sopra dello stesso occhio vigile della telecamera. L&#8217;ambizione ci porterà a frammentare sempre di più il gioco, a consentire magari il replay su richiesta nel corso dell&#8217;azione (similmente ai time-out al volo americani), anche senza limiti numerici, <strong>pur di non far imbestialire il pubblico</strong>. Ci si chiederà allora a cosa servano gli arbitri, ormai, con tutto quel corteo di monitor e cronometristi. Ma qualcuno dovrà pure prendersi la briga di soprassedere su un contatto, non accorgersi dei secondi in area, convalidare un tiro da tre coi piedi dentro l&#8217;arco, alimentare i fischi, i cori, le urla. <strong>Il gioco vive</strong>, per scelta, <strong>su questo spazio folle</strong>, questa casualità che è all&#8217;origine della stessa designazione arbitrale, che pure, a propria volta, può essere sballata. Ammettere tutto questo, come, per il caso della <strong>Fortitudo</strong>, la retrocessione, significa in definitiva crescere. Ma se proprio non riusciamo a ragionare senza la tecnologia, ricordiamoci che essa è per natura nemica del dubbio e del rischio. Ossia della <strong>pasta fragile </strong>di cui sono fatte le finali, le eliminazioni dirette, le partite. Anche nell&#8217;epoca del <strong>Grande Fratello</strong>.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=1070" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span><div class="feedflare">
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		<title>Il buon predicatore di Charlotte che vola ben oltre le lune di Saw, Hawkins e Vitali</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 11:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>

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		<description><![CDATA[                       di OSCAR ELENI 
Ci voleva un giardiniere ostinato come Jobey Thomas per togliere dalle spalle dell&#8217;Armani la scimmietta delle scelte superficiali: lui ha bagnato il giardino ogni giorno della sua vita milanese, anche quando la gente gli gridava cose incredibili, anche quando Bucchi lo teneva fuori, anche quando Livio Proli taceva dopo aver dichiarato, all&#8217;inizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://static.sky.it/static/images/sezioni/sport/Basket_Ita/jobey_thomas_armani_jeans_milano.jpg" alt="" width="153" height="180" />                       </strong></em></span><strong>di <em>OSCAR ELENI </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci voleva un giardiniere ostinato come</strong> <strong>Jobey Thomas</strong> per togliere dalle spalle dell&#8217;<strong>Armani</strong> la scimmietta delle scelte superficiali: lui ha bagnato il giardino ogni giorno della sua vita milanese, anche quando la gente gli gridava cose incredibili, anche quando<strong> Bucchi</strong> lo teneva fuori, anche quando <strong>Livio Proli</strong> taceva dopo aver dichiarato, all&#8217;inizio della stagione, che avrebbe voluto avere in squadra tutta gente come questo <strong>predicatore di Charlotte</strong>. Ci voleva fede, bisognava essere tosti, ma il tipo deve essere proprio così se ha resistito a tutto, alle <strong>lune di Saw</strong>, alle <strong>lune dell&#8217;allenatore</strong> che non ha mai voluto tirare sotto con l&#8217;automobile, alle lune di una squadra che doveva ascoltare <strong>prima Hawkins, poi Vitali</strong>, che ancora non sapeva di aver avuto dalla sorte il regalo di una buona base sotto canestro perché se a <strong>Marconato e Taylor</strong> aggiungete <strong>Beard e Rocca</strong> potrebbe venir fuori una miscela esplosiva anche per le partite contro il <strong>Montepaschi </strong>che vede all&#8217;orizzonte <strong>un quattro a zero bello rotondo</strong>, ma, se dovesse avere un dubbio, tanto per rendere più affascinante la finale, potrebbe farselo venire pensando che il solo <strong>Eze</strong> è poco in una battaglia giocata con il senso di Thomas per il basket e la neve che c&#8217;era intorno a lui. A proposito del <strong>Jobey </strong>scoperto a <strong>Imola,</strong> allevato bene a F<strong>errara,</strong> diventato idolo a <strong>Montegranaro,</strong> vi diciamo che è un tipo speciale perché parla persino l&#8217;italiese in mezzo a tanti <strong>american beoti</strong> che pur con il passaporto della Repubblica ancora fingono di non riuscire a dire buon giorno e buona sera.<br />
<strong>Ci lascia Biella e allora applausi a scena aperta</strong> per la società che ci ha dato tanto ed un palazzo nuovo, per il <strong>Luca Bechi</strong> che ha camminato nella grande valle dei sospiri facendo cose che qualificano un vero allenatore, un buon allenatore<span id="more-1059"></span> e adesso vediamo se <strong>Atripaldi </strong>ci ripensa, anche se è pur vera questa storia dell&#8217;usura nei rapporti, se è scritto che questo livornese, da otto anni, vive nella contrada biellese. La sua <strong>Angelico</strong> è stata bella quando è diventata squadra, quando è riuscita a convincere gli egoisti del gruppo che forse sarebbe stato meglio giocare insieme prima di separarsi a schiaffoni. Lo hanno fatto resistendo fino a quando le gambe tenevano, poi è venuto fuori il malessere, quello che ha fatto stravedere persino uno in gamba come il <strong>Guerrini </strong>di <strong>Tuttosport </strong>che nelle ultime pagelle ha perdonato i peccatori della difesa, tipo <strong>Aradori</strong>, ed è andato a prendersela persino con <strong>Sangarè </strong>che è diventato inutile all&#8217;Armani soltanto perché chi guida non vede tanto lontano, ma avendo anche fortuna come il dottor <strong>Magoo</strong>, non è andato a sbattere, anzi, adesso vola nelle curve senesi, sulle Crete del <strong>Minucci. </strong>Semifinali che congedano una che ha respirato vivo dopo tanto tempo, che ha trovato un progetto e ora vuole cavalcarlo. Deve decidere presto, però, il nome dell&#8217;allenatore se è vero che il pilota di oggi sembra già accasato in <strong>Turchia.</strong><br />
<strong>Progetto verde, progetto giovani</strong>, ma se gli stranieri saranno giusti vedremo anche spuntare dalla terra un fiore capace di resistere alle crisi di vocazione. Su Biella vi diciamo subito che soltanto <strong>Jonas Jerebko</strong> ci ha incanto davvero, che <strong>Smith</strong> è stato l&#8217;uomo chiave e, infatti, quando è saltato in aria lui, terza di Milano, quarta in casa, l&#8217;Angelico ha perso le ali, che <strong>Brunner </strong>è un mastinaccio di vecchia generazione da tenere sempre se puoi permettertelo, che Aradori si è mosso dalla casella dove i giocatori dell&#8217;oca, quelli che pensano sempre e soltanto a tirare, sbevazzano e si fossilizzano. Ora può diventare un vero giocatore e la difesa deve entrargli in testa anche se il <strong>ciclone Thomas</strong> lo ha investito. Lui, come <strong>James Gist, </strong>ha ancora tanti antipasti da digerire, molti primi, prima di chiedere il conto per salire di categoria. <strong>Garri e Spinelli</strong> hanno dato più di quello che ci aspettavamo da due giocatori che in passato avevano scelto strade dissestate, il primo borbottando fuori la sua concentrazione labile, il secondo andando a cento all&#8217;ora contro ogni muro, anche quando c&#8217;era da far lievitare il gioco degli altri. Su <strong>Jurak </strong>vale il discorso Brunner, uno che si batte sempre, non uno per cui perdere la testa, ma contro il quale puoi anche perderla. Unica vera delusione annunciata il <strong>Reece Gaines</strong> che soltanto alla fine ha pensato al basket come gioco di squadra, ma di sicuro si è pentito se pensiamo alle ultime uscite quelle dove a Milano brindavano due volte: una per averlo mandato via, ingolfando <strong>Treviso</strong>, un&#8217;altra per averlo avuto come avversario con in mano i palloni importanti.</p>
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		<title>Il basket nel Belpaese dei campanili</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 16:36:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>

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		<description><![CDATA[di MARIO BONI

Nella stagione appena conclusa ho giocato in serie C dilettanti a Piacenza, scendendo nel mondo delle &#8220;minori&#8221; per la prima volta in carriera, esclusi gli anni della prima  giovinezza. E&#8217; stata una stagione esaltante, piena di emozioni, assolutamente più bella di quanto potessi anche soltanto lontanamente immaginare la scorsa estate quando accettai la proposta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.basketnet.it/art/mini150/Boni_BN.jpg" alt="" width="153" height="180" /></strong></em></span><strong>di MARIO BONI<br />
</strong><br />
<strong>Nella stagione appena conclusa ho giocato in serie C dilettanti a Piacenza</strong>, scendendo nel mondo delle &#8220;minori&#8221; per la prima volta in carriera, esclusi gli anni della prima  giovinezza. E&#8217; stata una stagione esaltante, piena di emozioni, assolutamente più bella di quanto potessi anche soltanto lontanamente immaginare la scorsa estate quando accettai la proposta di Piacenza. E&#8217; stata una stagione intensa e bella che mi ha convinto, una volta di più, dell&#8217;esigenza che <strong>il basket sia davvero lo sport del paese dei</strong> <strong>campanili</strong>, interpretando al meglio la natura italiana, che è quella delle rivalità di paese, degli orgogli di territorio, della voglia d&#8217;emergere a qualsiasi livello, dell&#8217;ottimismo che diventa sport grazie soprattutto alla forza di volontà di tanti appassionati. Perchè, se guardiamo anche più in su, cosa troviamo? <strong>Roma fatta fuori da Biella, Siena</strong> <strong>ormai regina</strong>. <strong>Provincia, insomma</strong>. La provincia che sa organizzarsi e volare alto. Più in alto rispetto a strapagati e bolsi dirigenti che fanno collezione di fallimenti a molti zeri. Nella stagione piacentina ho visto da vicino tante piccole realtà animate dal piccolo imprenditore, dall&#8217;artigiano. Realtà volitive che danno passione ad un territorio e anche tanto lavoro. Perchè il basket è quello dei contratti milionari solo per dieci persone, ma è anche quello che mantiene migliaia di famiglie di onesti lavoratori dello sport. E allora siccome<strong> il basket non è solo serie A e</strong> <strong>televisione</strong>, il mio invito e la mia speranza sono, anche come parte in causa (e ben felice d&#8217;esserlo), che  il movimento della pallacanestro sappia presto pure dare più spazi di crescita al &#8220;sommerso&#8221;. Aumentando magari il numero delle squadre e non lasciandole inattive da metà aprile. <span id="more-1045"></span>Aumentando i posti in promozione e contemporaneamente le retrocessioni dalle leghe soprastanti. Accontentando più gli sponsor e dando, in una parola, più fiducia a chi investe. Il risultato sarebbe così questo: una stagione più interessante, <strong>scontri pieni di vigore e di suspance</strong> fino all&#8217;ultimo con sempre maggiori possibilità di visibilità e di promozione. In merito al problema dei giovani secondo me sarebbe giusto che il mercato fosse l&#8217;unico calmiere. Non creiamo cioè ragazzi illusi che, un giorno dopo il loro status di &#8220;under&#8221;, diventano automanticamente <strong>disoccupati frustrati</strong>. Diamo invece la possibilità a chi lo crede di fare, perchè no?, <strong>una squadra anche di &#8220;vecchietti</strong>&#8220;. Il mercato, la competizione e la voglia d&#8217;emergere non escluderebbero in verità i giovani più bravi e promettenti. Del resto non è mai successo che, imponendo dall&#8217;alto delle regole, crescano poi buoni giocatori come funghi. E&#8217;, al contrario, credo, <strong>una formula sbagliata</strong> che, forse perchè partorita in laboratorio, non tiene conto che in realtà la vita, fuori, è tutta un&#8217;altra cosa. Queste comunque sono le mie idee che volevo condividere con tutto il movimento cestistico al fine di promuovere un confronto ed elaborare un piano di sviluppo che tenga in grande rispetto<strong> il mondo delle minori</strong>: la vera piattaforma del basket italiano.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=1045" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span><div class="feedflare">
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