<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/" xmlns:blogger="http://schemas.google.com/blogger/2008" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106</atom:id><lastBuildDate>Fri, 08 Nov 2024 15:04:13 +0000</lastBuildDate><category>Cinema</category><category>Costume e società</category><category>Libri</category><category>Televisione</category><category>Animazione</category><category>Musica</category><category>Comunicazione</category><category>Facèto</category><category>Giochi videogiochi e passatempo</category><category>Fotografia e arte</category><category>Visivo</category><category>Utilità sociale</category><category>Internet</category><category>Nuvole</category><category>Pensieri</category><category>Tecnologie</category><category>Questo blog</category><category>Scrivere</category><category>Poesia</category><category>Spettacoli</category><category>Idee</category><category>Eventi</category><category>Introduzione al Blog</category><category>Sport</category><category>Bufale</category><category>Come fare cosa</category><category>Frasi</category><category>Recensione</category><title>My own desert places</title><description></description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>424</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-6761160619642116769</guid><pubDate>Sun, 05 Mar 2017 20:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2017-03-05T21:48:05.085+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Libri</category><title>Ogni cosa è illuminata, Jonathan Safran Foer</title><description>&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjcDdEc7VeHcT14zReVIrvN09hEMGnKtd_tjkALSzlJ0BUdBX2PF2-F1Qt9JTvdrm7ZqTVj6eDq3WDf2X-JVdrjky0GnDjfKijAK_4Nn9cQRjukCIUXopk3GFwiMLJfDlynwtxNJPuBQlP5/s1600/foer.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjcDdEc7VeHcT14zReVIrvN09hEMGnKtd_tjkALSzlJ0BUdBX2PF2-F1Qt9JTvdrm7ZqTVj6eDq3WDf2X-JVdrjky0GnDjfKijAK_4Nn9cQRjukCIUXopk3GFwiMLJfDlynwtxNJPuBQlP5/s1600/foer.jpg&quot; width=&quot;207&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
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A 22 anni Jonathan Safran Foer parte per l’Ucraina senza dire nulla ai suoi genitori. L’idea iniziale è quella di ampliare e poi pubblicare la sua tesi sul nonno materno, ma forse c’è un’urgenza quasi istintiva che lo porta a mettersi in viaggio senza le dovute ricerche preliminari.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&amp;nbsp;&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;i&gt;“One of the great things about writing is that you get a chance to see who you are. I wrote so many things that I did not know I cared about before I wrote the book – like being Jewish, like family history – then, you look at the evidence and it is like – I am not who I thought I was. I think we are often wrong about who we are. One of the nice things about writing is you get to look at your unguarded self.„
&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;
In mano ha una foto di suo nonno e della donna che lo salvò dai nazisti. Viene accompagnato da un tale Alex con cui non lega molto (nessuna parentesi comica, nessun cane). Cerca Trachimbrod senza successo (niente Lista P./Augustine, niente scatole). Non trova assolutamente niente di utile (in fondo, nella vita reale, con solo una foto in mano, cosa poteva aspettarsi?).&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;i&gt;“Of course I didn’t find her! I was so naive – it’s like walking into New York City with a photograph and asking people if they recognise the person. It’s ridiculous. I was completely ill-prepared for that trip. I did no research at all.„&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;
Nonostante questo &lt;i&gt;nulla&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;qualcosa&lt;/i&gt; si smuove dentro lo scrittore. Rientrato a Praga, dove stava passando l’estate, inizia a scrivere il suo primo romanzo. Una storia del tutto inventata, eccetto le premesse iniziali appena menzionate. A 22 anni Foer è nel pieno di una fase esistenziale che lo porta a farsi domande sul suo futuro e di conseguenza sul suo passato.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;i&gt;“I wrote this because it had to do with what was going on in my life; I was 22, on the verge of adulthood and independence. I was thinking a lot about who I was going to become, which I guess always begs the question – where did I come from?„&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;
Questo interessamento alle proprie origini famigliari e religiose ha una natura emotiva piuttosto che razionale e prende la forma di un accumulo di sensazioni più che di informazioni. Ne deriva un racconto surreale e bipartito (con un po’ di ironia, potremmo dire bipolare). Le due anime del romanzo hanno uno stile totalmente differente, ma in entrambi i casi definito da una carica sarcastica, un umorismo caustico miscelato senza timore a momenti di estrema serietà (&lt;i&gt;“Il buffo è l’unico modo veritiero di raccontare una storia triste”&lt;/i&gt;). Altrettanto ambiguo è il giustapporsi di realtà e finzione. Basti pensare a come Alex chieda spesso a Jonathan di modificare il racconto, a come si pavoneggi raccontandosi diverso da come è realmente, a come l’intera storia dello Shtetl sia tanto intrisa di fantasie e lirismo da rendere impossibile discernere alcun dato oggettivo (a partire dall’incidente in cui &lt;i&gt;“Trachim B fu bloccato, o non lo fu, dal suo carro contro il letto del fiume Brod”&lt;/i&gt;). Eppure l’origine dell’opera è così intimamente concreta per l’autore, che sente la necessità di ancorarla in qualche modo alla realtà, dando il suo nome a uno dei personaggi. Questo espediente risulta essere un ulteriore elemento di confusione nel momento in cui ci si rende conto che il vero alter ego dell’autore piuttosto che l’anonimo ebreo è il vivace Alex. Quest’ultimo porta con sé un inspiegabile senso di colpa primitivo, carico del peso dei peccati del nonno e che rispecchia il disagio di Foer nei confronti del suo passato e delle sue origini ebraiche (&lt;i&gt;“L’unica cosa più dolorosa dell’essere obliatori attivi è essere rammentatori inerti”&lt;/i&gt;). Pur da non praticante riesce a sentire la connessione con un mondo e una Storia che gli sono lontani e allo stesso tempo si fanno sentire ad un livello profondo, viscerale: è il sesto senso degli ebrei, la memoria.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;i&gt;“[…] per gli ebrei la memoria non è meno primaria della puntura di uno spillo, o del suo argenteo luccichio, o del gusto del sangue che sprigiona il dito. L’ebreo è punto da uno spillo e ricorda altri spilli. È solo riconducendo la puntura dello spillo ad altre punture - quando sua madre tentava di aggiustargli la manica con il suo braccio dentro; quando le dita di suo nonno si addormentarono accarezzando la fronte madida di suo bisnonno; quando Abramo saggiò il coltello per essere sicuro che Isacco non sentisse dolore - che l’ebreo appura perché faccia male. Quando un ebreo incontra uno spillo, domanda: Che cosa mi ricorda?„&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;
In &lt;i&gt;Alice attraverso lo specchio&lt;/i&gt; la regina bianca urla di dolore &lt;i&gt;prima&lt;/i&gt; di pungersi con la spilla e non quando effettivamente ciò avviene. Quando Alice le chiede perché non stia urlando, le risponde che lo ha già fatto abbastanza prima. In un certo senso gli ebrei al contrario, nella visione di Foer, non smettono mai di urlare. Senza attualizzare quell’urlo primitivo non possono esperirlo correttamente nel presente. I ricordi sono, però, anche delle catene che imprigionano nell’immobilità dell’apatia (e solo ricordi rimarranno di Trachimbrod).&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;i&gt;“Gli abitanti del villaggio diventarono incarnazioni di quella leggenda che avevano ascoltato tante volte, quella del folle Sofiowka, avvolto nella fune bianca, e usavano il ricordo per ricordare il ricordo, bloccati in una sequenza di rievocazioni, sforzandosi invano di ricordare un principio o una fine.„&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;
Bisogna imparare dal passato e per farlo è indispensabile ricordare, ma il ricordo non può essere un atto passivo di ricezione. Al contrario, la memoria deve configurarsi come processo attivo di trasformazione. Una &lt;i&gt;reverse heredity&lt;/i&gt;, come l’ha chiamata lo stesso autore, ben descritta dall’immagine della Meridiana, dio metamorfico che bronzatura dopo bronzatura diventa più simile ai suoi discendenti che all’uomo da cui era originata.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;i&gt;“[…]ho riflettuto molto sulla nostra rigida ricerca, mi ha dimostrato come ogni cosa sia illuminata dalla luce del passato… dall’interno guarda l’esterno, come dici tu alla rovescia…„&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;
La stessa Brod che sogna la distruzione futura dello Shtetl ma non può intervenire in alcun modo, è il simbolo della necessità di un dialogo proficuo tra ciò che è stato e ciò che è. Al raggiungimento di questa consapevolezza si conclude il percorso formativo del vero protagonista del romanzo, Alex, che dopo aver “trovato la memoria”  ha la forza di proteggere il suo futuro scacciando il padre. E in questa sintesi dialettica di presente e passato, le due anime (e le due parti) del libro svelano il comune punto di arrivo.

La scrittura di Foer regala momenti di altissimo lirismo che purtroppo sfociano spesso in sequenze inutilmente prolisse e in costruzioni ingenuamente autocompiaciute e dal sapore artificioso. L’intero discorso sull’Amore si perde in una struttura poco equilibrata che ne indebolisce il significato profondo: esso è prima di tutto amore per la famiglia come sede abitativa e fisica della memoria. Presente e passato si legano indissolubilmente nel genoma grazie al potere ancestrale dell’eiaculazione. Si rinuncia a qualcosa di sé (l’Amore è rinuncia, l’uomo di Kolki perde in parte l’udito) in favore di qualcosa di più grande ed immortale: la discendenza come ideale. La vita prende senso solo quando Amore e memoria viaggiano nella stessa direzione: il futuro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fonti:&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;https://www.theguardian.com/books/2010/mar/20/jonathan-safran-foer-everything-illuminated&quot;&gt;theguardian.com&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.threemonkeysonline.com/everything-is-illuminated-jonathan-safran-foer-in-interview/2/&quot;&gt;threemonkeysonline.com&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.gradesaver.com/everything-is-illuminated/study-guide/summary-chapters-30-33&quot;&gt;gradesaver.com&lt;/a&gt; (Un’analisi dell’intero romanzo, capitolo per capitolo)</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2017/03/ogni-cosa-e-illuminata-jonathan-safran.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjcDdEc7VeHcT14zReVIrvN09hEMGnKtd_tjkALSzlJ0BUdBX2PF2-F1Qt9JTvdrm7ZqTVj6eDq3WDf2X-JVdrjky0GnDjfKijAK_4Nn9cQRjukCIUXopk3GFwiMLJfDlynwtxNJPuBQlP5/s72-c/foer.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-7373822173744938392</guid><pubDate>Thu, 31 Mar 2016 11:17:00 +0000</pubDate><atom:updated>2017-03-05T21:48:33.651+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Libri</category><title>Il paese dei coppoloni, Vinicio Capossela</title><description>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEitP-oFXxQi7cAkGq1jqRndon6SygXewDw56s-hqOxSirWOErr1-sVA0uq-VbA2fQoI6v6ANwECvCLv3EFihbRFSyMoZasEPU_iPgFr-QtM3qKcMOzKMT0O_MDcvZTVexZR1WXcvJifuDoG/s1600/9788807031274_quarta.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEitP-oFXxQi7cAkGq1jqRndon6SygXewDw56s-hqOxSirWOErr1-sVA0uq-VbA2fQoI6v6ANwECvCLv3EFihbRFSyMoZasEPU_iPgFr-QtM3qKcMOzKMT0O_MDcvZTVexZR1WXcvJifuDoG/s1600/9788807031274_quarta.jpg&quot; width=&quot;204&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Il linguaggio di Vinicio
Capossela ha una pasta densa e calda che ha un fascino particolare.
Una firma d’autore. La sua voce trasforma in epica la vita di
piccoli personaggi di paese. Una teoria di esseri stravaganti:
fantasmi, narratori, combattenti, stregoni, curatori, bestie e
diavoli. Il tutto mescolato a miti greci e locali, parabole religiose
e leggende laiche. Vinicio si fa cantore di questa realtà da lui
tanto amata, insieme costruendo quest’epica popolare ed edificando
una propria storia personale e intima, “nel tentativo di portare la
menzogna della realtà alla verità dell’immaginazione”. La
necessità di tornare per ritrovarsi, la ricerca dei &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;i&gt;Siensi&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;
di un autore che sembra denunciare un senso di vuoto interiore,
novello Ulisse alla ricerca della sua patria spirituale. Allo sbando
tra musica e alcol il cantastorie Capossela cerca di tracciare un
percorso che leghi insieme le sue origini, le sue passioni, i suoi
vuoti e i suoi pieni; e non può che farlo raccontando. In copertina
il quadro di Rocco Briuolo mostra &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;i&gt;la
relogia&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;, l’orologio
le cui lancette si fermarono durante il terremoto del 23 novembre
1980, “l’ora in cui finì il mondo della civiltà contadina”
segnando il tempo dell’immobilità. Un tempo apparentemente fermo,
eppure da preservare, perché immobile su suolo cedevole.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;i&gt;Il paese dei coppoloni&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;
rimane, però, un capolavoro mancato. Alle qualità stilistiche
dell’autore non si è accompagnato un editing deciso, capace di
porre limiti e mettere ordine in un libro troppo dispersivo e
frammentato, a volte ripetitivo (anche in rapporto ai forti echi dei
libri precedenti &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;e
delle sue canzoni&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;) e
con sequenze che si sarebbero potute tagliare senza troppi patemi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;N&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;ote
aggiuntive:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align=&quot;justify&quot; class=&quot;western&quot; style=&quot;line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Il paese dei coppoloni è
anche un film, omonimo, e un album, &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;i&gt;Le
canzoni della Cupa&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;.
La pellicola mostra poca solidità e non riesce ad essere
indipendente dal libro, ma è interessante per chi voglia scoprire i
volti reali di alcuni personaggi del romanzo e ritrovare i luoghi
narrati.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Fonte citazioni:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align=&quot;justify&quot; class=&quot;western&quot; style=&quot;line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.huffingtonpost.it/giuseppe-fantasia/paese-coppoloni-vicinio-capossela-strega_b_7031512.html&quot;&gt;Huffingtonpost.it&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style=&quot;background-color: #fff2cc;&quot;&gt;Leggi le altre mie recensioni su &lt;a href=&quot;http://www.goodreads.com/review/list/18756465-luca&quot;&gt;Goodreads&lt;/a&gt; e &lt;a href=&quot;http://www.anobii.com/tiamotiodio/books&quot;&gt;Anobii&lt;/a&gt;. &lt;/span&gt;
</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2016/03/il-paese-dei-coppoloni-vinicio-capossela.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEitP-oFXxQi7cAkGq1jqRndon6SygXewDw56s-hqOxSirWOErr1-sVA0uq-VbA2fQoI6v6ANwECvCLv3EFihbRFSyMoZasEPU_iPgFr-QtM3qKcMOzKMT0O_MDcvZTVexZR1WXcvJifuDoG/s72-c/9788807031274_quarta.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-3641751407039938374</guid><pubDate>Sun, 13 Dec 2015 11:25:00 +0000</pubDate><atom:updated>2015-12-13T12:26:37.593+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Animazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Libri</category><title>The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore</title><description>Vincitore come miglior cortometraggio di animazione nel 2012.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;360&quot; src=&quot;https://www.youtube.com/embed/3C14VKeGyuk?rel=0&quot; width=&quot;640&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;


Adesso è anche un libro con relativa app per la realtà aumentata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;169&quot; mozallowfullscreen=&quot;&quot; src=&quot;https://player.vimeo.com/video/56105630&quot; webkitallowfullscreen=&quot;&quot; width=&quot;300&quot;&gt;&lt;/iframe&gt; &lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;https://vimeo.com/56105630&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2015/12/the-fantastic-flying-books-of-mr-morris.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/3C14VKeGyuk/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-7713314312068347308</guid><pubDate>Thu, 02 Jul 2015 23:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2015-07-03T01:54:26.706+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Animazione</category><title>Coda</title><description>&lt;iframe src=&quot;https://player.vimeo.com/video/131376602?color=ff0179&amp;title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0&amp;badge=0&quot; width=&quot;640&quot; height=&quot;360&quot; frameborder=&quot;0&quot; webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt; &lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://vimeo.com/131376602&quot;&gt;Coda&lt;/a&gt; from &lt;a href=&quot;https://vimeo.com/andmapsandplans&quot;&gt;and maps and plans&lt;/a&gt; on &lt;a href=&quot;https://vimeo.com&quot;&gt;Vimeo&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2015/07/coda.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-2558026371413218804</guid><pubDate>Wed, 17 Jun 2015 17:40:00 +0000</pubDate><atom:updated>2015-06-20T19:29:09.458+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Libri</category><title>Tito di Gormenghast, Mervyn Peake</title><description>&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiV8otFFqGfxNAzgwOm04sGx6pTGJf1vXTKPZg-p2TFc2qMgb7GZHhifVRlpW1BAZ3lBn4YSqXCvRfgbevGKCCE2-LtbdyegSCc5-KN1W2YpqnQe2BL4ZncpuXfX6xOjHDckYXU0xy64doy/s1600/83cc76a4b0141b032949f118b6a6d5ae_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiV8otFFqGfxNAzgwOm04sGx6pTGJf1vXTKPZg-p2TFc2qMgb7GZHhifVRlpW1BAZ3lBn4YSqXCvRfgbevGKCCE2-LtbdyegSCc5-KN1W2YpqnQe2BL4ZncpuXfX6xOjHDckYXU0xy64doy/s320/83cc76a4b0141b032949f118b6a6d5ae_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;
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&lt;span class=&quot;st&quot;&gt;Mervyn Peake nacque il 9 luglio 1911 a Kuling, in Cina, da genitori inglesi (il padre era un medico della London Missionary Society). Probabilmente il periodo cinese, in un ambiente estraneo e in una &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;span class=&quot;st&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjw-OrfBcgY5APWfk_QnN07Ct-Bw7vNVxspiiwjcg6b5WELadhw6Y8Kl8AbO7OabiLqyX0m7qUNlzKNKCx6ZP9-E6J87Tq_YhQMBGJcj8g3z97JlDTi1ZV-fh5Mup-vV2D7sKdkK4O96THQ/s1600/mad-hatters-tea-part-small.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; border=&quot;0&quot; height=&quot;200&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjw-OrfBcgY5APWfk_QnN07Ct-Bw7vNVxspiiwjcg6b5WELadhw6Y8Kl8AbO7OabiLqyX0m7qUNlzKNKCx6ZP9-E6J87Tq_YhQMBGJcj8g3z97JlDTi1ZV-fh5Mup-vV2D7sKdkK4O96THQ/s200/mad-hatters-tea-part-small.jpg&quot; title=&quot;Il Cappellaio Matto e il Coniglio in un disegno di Mervyn Peake&quot; width=&quot;141&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span class=&quot;st&quot;&gt;condizione di relativa reclusione, fu una delle maggiori ispirazioni per la serie di Gormenghast, a cui l’autore deve oggi solo parte della sua fama. All’attività di scrittore accompagnò infatti, di pari passo, quella di illustratore (famose le sue tavole di &lt;i&gt;Alice nel Paese delle Meraviglie&lt;/i&gt;). Penna e matita si alternavano nelle mani dell’autore senza soluzione di continuità. La scrittura di Peake, è barocca, ricca di metafore e dettagliata, ma soprattutto estremamente visiva, allegorica già a partire dalla scelta (dickensiana) dei nomi dei personaggi. Le sue descrizioni fanno un tutt’uno col suo stile caricaturale di disegno, accompagnato da una vena ironica altrettanto presente nella narrazione. Ne fuoriesce uno stile grottesco e surreale, ma mai troppo sbilanciato sul fantastico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;st&quot;&gt;“La ruota del cerimoniale continuava il suo giro tedioso. Il fermento del cuore, tra queste mura, era irriso da ogni ombra dormiente allungata sulla pietra; le passioni, non più grandi di una fiammella di candela, vacillavano sotto lo sbadiglio del Tempo,  perché Gormenghast, enorme e ombroso, trionfa intatto sulle altrui rovine”&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;div class=&quot;&quot; style=&quot;clear: both; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;span class=&quot;st&quot;&gt;Vero protagonista del romanzo l’imponente, immemoriale castello, è al centro delle vicende dei mortali personaggi che in un ansito corale danno respiro all’edificio (lo riempiono di vita, come si legge nell’ultimo capitolo). La tradizione delle leggi immobili che governano il castello regola l’incedere della quotidianità e sembra dare forma alle stesse esistenze soffocate dei suoi abitanti, ai loro corpi. Dentro Gormenghast esiste solo Gormenghast. Unico dio imperituro a cui tutto è consacrato. Il Tempo può scheggiarne i contorni, insozzare i pavimenti, inumidire le travi, scrostare le pareti e coprire di edera arcate e portali, ma ciò che è simbolo, Legge, Destino rimarrà sempre intatto. Enorme e necessario a tal punto da comprimere in un unico punto ogni dimensione di realtà, un immane nucleo cosmico primordiale che cancella passato e futuro dei suoi abitanti, nonché ogni idea che si proietti troppo lontano dalle mura. Da dove proviene la popolazione di questo piccolo universo? Quale passato gli impone la sottomissione al rito perpetuo dell’esistenza nel castello? È interessante notare come Lisca accolga frammenti confusi della sua infanzia solo nel momento in cui viene esiliato, come Keda possa fuggire verso spazi altri solo dopo aver adempiuto al suo incarico e, ancora, come Barbacane e il nuovo cuoco vengano ‘dissotterrati’ solo nel momento del bisogno, ruote dentate di riserva riposte in un cassetto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;st&quot;&gt;“La sera era elettrica, irreale, e tuttavia, pensò Keda, forse la realtà è questa, il presente, e la mia vita passata non è stata che un sogno privo di senso”&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;span class=&quot;st&quot;&gt;Eppure questo denso nocciolo atomico, apparentemente invincibile, è vicino all’esplosione. Come la pietra inamovibile è rosa dal lavorio delle acque pluviali, la paziente opera del cinico Ferraguzzo tenta di smantellare l’edificio di regole di cui si è perso completamente (se mai c’è stato) il senso. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&lt;span class=&quot;st&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgZuEF9fkz-h467b9IIZQvdeGvVI2Toxp_KcgZC3bzFeJ-qziqbjxCZBVpx_kpsFjQUqpMQZ4rwrO5NyjYbZucbUM7COl6QEyafgnyfmF9VPzxECS2WPo2DbuhurTyrVf0Nx9J4S8IElVpU/s1600/Steerpike+comes+to+Fuchsia%2527s+attic+%2528Ferraguzzo%2529.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; border=&quot;0&quot; height=&quot;200&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgZuEF9fkz-h467b9IIZQvdeGvVI2Toxp_KcgZC3bzFeJ-qziqbjxCZBVpx_kpsFjQUqpMQZ4rwrO5NyjYbZucbUM7COl6QEyafgnyfmF9VPzxECS2WPo2DbuhurTyrVf0Nx9J4S8IElVpU/s200/Steerpike+comes+to+Fuchsia%2527s+attic+%2528Ferraguzzo%2529.jpg&quot; title=&quot;Ferraguzzo e Fucsia su manoscritto di Mervyn Peake&quot; width=&quot;153&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span class=&quot;st&quot;&gt;
Ma le macchinazioni del giovane arrivista non sembrano essere gli unici atti rivoluzionari in fermento: le riflessioni di Fucsia, l’investitura del piccolo Tito, il disagio istintivo del signor Stoccafisso, lasciano presagire ulteriori stravolgimenti. La nascita di una nuova Gormenghast o la sterile distruzione della vecchia.

Con questo angoscioso dubbio e con tetro presentimento si abbandona questo primo volume, ansiosi di leggerne la parziale continuazione. Sebbene, infatti, si presenti come una trilogia finita, l’opera di Mervyn Peake manca di un seguito. È composta da due primi romanzi molto coesi tra loro (risalenti rispettivamente al 1946 e al 1950) e da un terzo che se ne discosta (come suggerisce lo stesso titolo: &lt;i&gt;Via da Gormenghast&lt;/i&gt;), pubblicato prima in versione incompleta nel 1959 e poi completato postumo, nel 1970, dallo scrittore Langdon Jones sulla base degli appunti di Peake. L’autore soffriva da tempo per il morbo di Parkinson (per il quale fu anche sottoposto a elettroshock) che, indebolendolo e mettendo infine termine alla sua vita, gli impedì di continuare la serie come avrebbe desiderato. Almeno un altro romanzo era stato programmato: il &lt;i&gt;Titus Awakes&lt;/i&gt; scritto poi da sua moglie, sulla base di poche pagine di note introduttive dell’autore.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;st&quot;&gt;Curiosità:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
La canzone &lt;i&gt;The drowning man&lt;/i&gt; dei Cure è ispirata a Fucsia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;background-color: #fff2cc;&quot;&gt;Leggi le altre mie recensioni su &lt;a href=&quot;http://www.goodreads.com/review/list/18756465-luca&quot;&gt;Goodreads&lt;/a&gt; e &lt;a href=&quot;http://www.anobii.com/tiamotiodio/books&quot;&gt;Anobii&lt;/a&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2015/06/tito-di-gormenghast-mervyn-peake_17.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiV8otFFqGfxNAzgwOm04sGx6pTGJf1vXTKPZg-p2TFc2qMgb7GZHhifVRlpW1BAZ3lBn4YSqXCvRfgbevGKCCE2-LtbdyegSCc5-KN1W2YpqnQe2BL4ZncpuXfX6xOjHDckYXU0xy64doy/s72-c/83cc76a4b0141b032949f118b6a6d5ae_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-1197249212816091664</guid><pubDate>Sun, 14 Jun 2015 15:12:00 +0000</pubDate><atom:updated>2015-06-15T00:06:23.129+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Televisione</category><title>Sense8 - I fratelli Wachowski scrivono il proprio atlante</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgMDInWCDnWIauKX3-3PdaFAJz2_VEOgutpaV4Yphl4kRThXOtH_P3yNG68xg2crIeDHRCvg9tgNQFtjyYLx2ereSKDFz5CGEwUGBVg_XUwdEPGdX8Z9W1YHOxnz2QC1NM-YolZmEo_sbt8/s1600/Sense8-cast.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;284&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgMDInWCDnWIauKX3-3PdaFAJz2_VEOgutpaV4Yphl4kRThXOtH_P3yNG68xg2crIeDHRCvg9tgNQFtjyYLx2ereSKDFz5CGEwUGBVg_XUwdEPGdX8Z9W1YHOxnz2QC1NM-YolZmEo_sbt8/s640/Sense8-cast.jpg&quot; width=&quot;640&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo il discusso &lt;i&gt;Cloud Atlas &lt;/i&gt;(non un capolavoro, ma notevole e interessante per vari aspetti creativi e di produzione) i creatori di &lt;i&gt;Matrix &lt;/i&gt;ne sviluppano il concetto di base in una serie Netflix di 12 episodi. Sono vari gli aspetti che accomunano i due progetti: permane la scelta di attori appartenenti a culture differenti e il respiro globale già presente nel film. Il mix di generi è stato sostituito da una generale differenziazione di personaggi e contesti che spingono il racconto su binari eterogenei (poliziesco, drammatico, romantico, ecc…). Infine, dove il film proponeva in salsa new age e con ritmata commistione di generi l’idea di un collegamento tra le esistenze di vari personaggi in varie epoche, qui il tutto prende una forma più concreta. Il concetto suggerito di reincarnazione lascia il posto ad un “contatto” che unisce alcune persone dette Sensate permettendogli di comunicarsi vicendevolmente e a distanza pensieri ed emozioni.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Questa è la trama pura e semplice, poi ci sono i fratelli Wachowski.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;i&gt;“It has some very intense, autobiographical scenes, and that was very difficult and surreal.”&lt;/i&gt; &lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;Lana Wachowski&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Si sente quanta passione e sincerità ci hanno messo dentro (si noti che sono accreditati come registi nella maggior parte degli episodi). È fin troppo chiaro il legame intimo fra il vissuto dei registi e il tema dell’omosessualità e del gender, ma non solo.&amp;nbsp;

Il confronto con una situazione delicata come quella del cambiamento di sesso porta con sé una certa apertura mentale e, forse, anche una sensibilità particolare che non tarda a diventare messaggio. Se da un lato, infatti, ci vengono mostrate con gusto pulp molte scene violente, la stessa estetica non si censura in caso di scene sessuali. E qui alla parola voglio dare un senso molto più universale di atto sessuale: c’è l’amore, c’è la tenerezza, c’è la procreazione.&lt;/div&gt;
&lt;table align=&quot;center&quot; cellpadding=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;tr-caption-container&quot; style=&quot;float: right; margin-left: 1em; text-align: right;&quot;&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhDpQIaXsIh_005sGQ3cVrCX6nNZDTaiSUhGAtJaKeWvDGaDgeW7DJAqQqapwwUUQpZZa3nfyhff-0kptP0WlBD1h64z6EyIblGD7O03QxevlPGP8RVe6GIn5jJsPs1ZmYQuVbtdR__U76-/s1600/asdf.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;180&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhDpQIaXsIh_005sGQ3cVrCX6nNZDTaiSUhGAtJaKeWvDGaDgeW7DJAqQqapwwUUQpZZa3nfyhff-0kptP0WlBD1h64z6EyIblGD7O03QxevlPGP8RVe6GIn5jJsPs1ZmYQuVbtdR__U76-/s320/asdf.png&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;Un siparietto simpatico sul tema dell&#39;omosessualità.&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Il tutto permeato da suggestioni spirituali e sentimentali che forse faranno storcere il naso ai più cinici, ma che si legano in maniera coerente ad un discorso metaforico di fondo che comunica speranza. Critica amara verso le brutture dell’uomo, ma speranza forte e gioiosa verso le sue potenzialità. 
Nel decimo episodio ci viene data una chiave di lettura importante che non trascrivo per evitare spoiler di sorta, ma che mi ha stupito per la lucidità della tesi e per il perfetto inserimento in un racconto “fantascientifico”. Tornando alla realtà potrei provare un po’ di rammarico per non essere un Sensate. In realtà, però, sento solo una grande fiducia nelle nostre possibilità. Forse non possiamo leggerci dentro a vicenda con facilità, ma i nostri sforzi per farlo nascondo il segreto del vero amore.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Giudizio finale&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
La serie non è perfetta (a partire da una sigla terribilmente sottotono). C’è qualche ingenuità e semplificazione di troppo e un’oscillazione di toni e ritmi che a volte disturba il coinvolgimento. Il target a cui è indirizzata forse è un po’ ristretto. Eppure in cambio dell’accettazione dei suoi difetti e con la giusta sensibilità se ne può trarre molto di positivo. Le scene corali, in particolare, sono appassionanti, e almeno due sequenze sono tra le più belle che si siano viste sul piccolo schermo.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Voto 4/5 ✮


&lt;/div&gt;
</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2015/06/sense8-i-fratelli-wachowski-scrivono-il.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgMDInWCDnWIauKX3-3PdaFAJz2_VEOgutpaV4Yphl4kRThXOtH_P3yNG68xg2crIeDHRCvg9tgNQFtjyYLx2ereSKDFz5CGEwUGBVg_XUwdEPGdX8Z9W1YHOxnz2QC1NM-YolZmEo_sbt8/s72-c/Sense8-cast.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-545588962379761855</guid><pubDate>Sat, 19 Jul 2014 18:07:00 +0000</pubDate><atom:updated>2015-05-20T16:50:57.949+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Libri</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Visivo</category><title>L’uccello che girava le viti del mondo, Murakami Haruki</title><description>&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/book/show/17661229-l-uccello-che-girava-le-viti-del-mondo&quot; style=&quot;float: left; padding-right: 20px;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;L&#39;uccello che girava le Viti del Mondo&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;https://d.gr-assets.com/books/1363691835m/17661229.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/book/show/17661229-l-uccello-che-girava-le-viti-del-mondo&quot;&gt;L’uccello che girava le Viti del Mondo&lt;/a&gt; by &lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/author/show/3354.Haruki_Murakami&quot;&gt;Haruki Murakami&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/review/show/922194934&quot;&gt;2 di 5 ★ &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un bravo editor, forse, avrebbe potuto trasformarlo in un buon libro, come un giardiniere che sfoltisca una siepe troppo frondosa. Il romanzo andrebbe ampiamente tagliato per porre un limite all’incontinenza di Murakami, che qui risulta particolarmente infruttuosa o tutt’al più genera un albero carico di frutti acerbi. La mole del libro non spaventerebbe se il contenuto fosse all’altezza e meritasse tanto spazio. Riesco facilmente ad immaginare Gordon Lish, forbici in mano, intento a scorticare vivo il corpo obeso del romanzo fino a far emergere l’essenziale. La scrittura è poco matura, ossessionata da metafore spesso banali. Ossessiva nelle descrizioni che spesso non aggiungono nulla a quanto già detto, nemmeno a livello di atmosfera o realismo interno. Incapace di cambiare stile quando si frammenta in racconti di personaggi diversi dal protagonista. Perfino l’idea totalizzante di introspezione profonda, fulcro dogmatico della narrazione, non riesce ad essere originale, forte e focale, in un libro che si disperde nelle sue ambizioni come brandelli di carta al vento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[Sì, le metafore in questa recensione sono ironiche.]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Nota sull’edizione&lt;/b&gt;: Qualche refuso in un libro di 832 pagine è accettabile, ma la quantità che ho trovato è davvero vergognosa.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/review/list/18756465-luca&quot;&gt;Leggi le altre mie recensioni&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una illustrazione di &lt;a href=&quot;http://kensausage.tumblr.com/&quot;&gt;Kensausage&lt;/a&gt;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg2dlDg0I_0iTuwmcE3UQTz-RamXAV3qghNdlPReRhXRT_osL2i-HHuqJ0vH4bspyZdwSvHNkz9h_vjufoqYKzWKkr6mDAfHJI8LSn_welUa5W_GRQ2sTV74wSbemNBPJLRHF38m09LJZix/s1600/Kensausage+-++L%27uccello+che+girava+le+viti+del+mondo.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;400&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg2dlDg0I_0iTuwmcE3UQTz-RamXAV3qghNdlPReRhXRT_osL2i-HHuqJ0vH4bspyZdwSvHNkz9h_vjufoqYKzWKkr6mDAfHJI8LSn_welUa5W_GRQ2sTV74wSbemNBPJLRHF38m09LJZix/s1600/Kensausage+-++L&#39;uccello+che+girava+le+viti+del+mondo.jpg&quot; width=&quot;328&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2014/07/luccello-che-girava-le-viti-del-mondo.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg2dlDg0I_0iTuwmcE3UQTz-RamXAV3qghNdlPReRhXRT_osL2i-HHuqJ0vH4bspyZdwSvHNkz9h_vjufoqYKzWKkr6mDAfHJI8LSn_welUa5W_GRQ2sTV74wSbemNBPJLRHF38m09LJZix/s72-c/Kensausage+-++L&#39;uccello+che+girava+le+viti+del+mondo.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-6656246932763155020</guid><pubDate>Wed, 28 May 2014 13:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2014-05-28T15:48:43.624+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Giochi videogiochi e passatempo</category><title>The last door e i giochi indie</title><description>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjSGmG_tHvJ_WWS7tQZ5GNhcWRPkJSxjwasTf9pqzpIAyEMJ0Gu5PKOqGTAH14VpWfKwAqodbcnwQMYuUWtdh9W23MihF4sH8G9QJJTmnLEB6Im-j6bLJjBy5RJLYiHjnr81tRe1-te82Ap/s1600/lastDoor3.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjSGmG_tHvJ_WWS7tQZ5GNhcWRPkJSxjwasTf9pqzpIAyEMJ0Gu5PKOqGTAH14VpWfKwAqodbcnwQMYuUWtdh9W23MihF4sH8G9QJJTmnLEB6Im-j6bLJjBy5RJLYiHjnr81tRe1-te82Ap/s1600/lastDoor3.png&quot; height=&quot;356&quot; width=&quot;640&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Ormai è scontato dire che le cose migliori nel campo videoludico vengano dal panorama indie. così scontato che a volte si tende a priori a rinnegare giochi con budget più alti. In tutto questo il panorama indie sta giovando del &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Crowdfunding&quot;&gt;crowfunding&lt;/a&gt; che ormai è quasi una moda un po’ furbetta, non solo una necessità, per alcuni creativi.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Tra i giochi indie che posso consigliare (alcuni ancora da giocare in realtà) c’è il capolista &lt;b&gt;&lt;i&gt;Minecraft&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che, primo fra tutti, ha fatto capire alle grandi compagnie che sono i contenuti la cosa davvero importante e non ci vuole una grafica da urlo e milioni di dollari per fare un videogioco di (tale abnorme) successo. Poi ci sono&lt;i&gt;&lt;b&gt;:&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;i&gt;&lt;b&gt;Journey&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, una delicata esperienza videoludica tra musica e atmosfera e un lieve contatto con altri giocatori nel multiplayer più essenziale che sia mai stato concepito.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;i&gt;&lt;b&gt;Brothers&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, un’avventura fiabesca davvero originale grazie al sistema di controllo bipartito.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;i&gt;&lt;b&gt;The unfinished swan&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, un’altra fiaba, in cui non i controlli, ma lo scenario sono una vera scoperta.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;i&gt;&lt;b&gt;Antichamber&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;&lt;b&gt;The Stanely parable&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;&lt;b&gt;Rain&lt;/b&gt; &lt;/i&gt;e così via... se avete consigli da dare fate pure, ormai il panorama è sovraffollato e a volte questi giochi iniziano anche a farsi pagare più di quanto ci si aspetterebbe (in fondo tendono ad essere brevi e c’è una tradizione di costi bassi per le piccole produzioni). Farà quindi piacere, a chi non lo conosce, il consiglio di un piccolo gioiello del punta e clicca, completamente gratuito. Il concetto è questo: si sviluppano i vari capitoli grazie al crowfunding, una volta raggiunta la cifra si crea l’episodio e lo si distribuisce a chi ha donato, poi dopo un certo periodo di tempo, si rilascia il capitolo in maniera totalmente gratuita. Ed è per questo che avrete la possibilità di giocare ai primi tre capitoli di &lt;a href=&quot;http://thelastdoor.com/index.php/home&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;The last door&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; senza sborsare un centesimo. Ma vedrete, questo piccolo horror (evidente tributo ai maestri del genere da Poe a Lovecraft), con la sua grafica pixellosa saprà conquistarvi a tal punto da non riuscire ad aspettare che i prossimi episodi diventino gratuiti!&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2014/05/the-last-door-e-i-giochi-indie.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjSGmG_tHvJ_WWS7tQZ5GNhcWRPkJSxjwasTf9pqzpIAyEMJ0Gu5PKOqGTAH14VpWfKwAqodbcnwQMYuUWtdh9W23MihF4sH8G9QJJTmnLEB6Im-j6bLJjBy5RJLYiHjnr81tRe1-te82Ap/s72-c/lastDoor3.png" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-2078098824595799588</guid><pubDate>Mon, 28 Apr 2014 22:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2014-04-29T00:06:50.979+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Libri</category><title>Racconti di Pietroburgo, Nikolaj Gogol’</title><description>&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/book/show/17372203-racconti-di-pietroburgo&quot; style=&quot;float: left; padding-right: 20px;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;Racconti di Pietroburgo&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;https://d202m5krfqbpi5.cloudfront.net/books/1360781357m/17372203.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/book/show/17372203-racconti-di-pietroburgo&quot;&gt;Racconti di Pietroburgo&lt;/a&gt; di &lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/author/show/232932.Nikolai_Gogol&quot;&gt;Nikolaj Gogol&#39;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/review/show/922843028&quot;&gt;3 di 5 ★ &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fantastico e grottesco nell’invenzione della trama, ma estremamente realista nella messinscena. Sfociando quasi nel documentaristico e subordinando l’economia della prosa a tale intento, Gogol’ si perde qualche volta nelle descrizioni, allontanandosi continuamente dal punto di partenza fino a fare di questo difetto una cifra stilistica. Forma estetica a parte, la caratteristica che lega i cinque racconti, uniti in raccolta solo dopo la morte dell’autore, è la triste ironia, l’amara satira che in maniera sempre delicata, mai troppo esplicita, circonda ogni personaggio e ogni descrizione, permea l’intero testo in ogni frase. Una continua, instancabile critica alla Pietroburgo del tempo, che diventa il simbolo del lento decadimento (la mediocrità, la povertà morale, la volgarità definite dalla parola russa &lt;i&gt;pošlost&lt;/i&gt;) dell’umanità tutta, strangolata dall’egoismo. Un egocentrismo totale che si avvolge a spirale intorno ai protagonisti di queste storie. Se Kafka affoga i suoi personaggi nell’oceano confuso della burocrazia, Gogol’ li schiaccia sotto il peso del rango sociale, che fa sentire doppiamente la propria influenza: in maniera diretta attraverso il potere di chi è di grado maggiore e, anche più, in maniera indiretta nel tramite della tensione al miglioramento della propria posizione. Non c’è compassione in Gogol’, perché non c’è speranza che possa dare senso alla pietà. Rimane solo la satira, che chiude perfino la disperata vicenda di Akakij Akakievič che anche dopo la morte tenta di realizzare il suo unico desiderio di rivincita sociale.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi le altre mie recensioni: &lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/review/list/18756465-luca&quot;&gt;Goodreads&lt;/a&gt; | &lt;a href=&quot;http://www.anobii.com/tiamotiodio/books&quot;&gt;Anobii&lt;/a&gt;
</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2014/04/racconti-di-pietroburgo-nikolaj-gogol.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-4980091517128289254</guid><pubDate>Sun, 13 Apr 2014 00:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2014-04-29T00:06:29.179+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Libri</category><title>Ragnarök, A.S. Byatt</title><description>&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/book/show/18999023-ragnar-k&quot; style=&quot;float: left; padding-right: 20px;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;Ragnarök&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;https://d202m5krfqbpi5.cloudfront.net/books/1385549723m/18999023.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/book/show/18999023-ragnar-k&quot;&gt;Ragnarök&lt;/a&gt; di &lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/author/show/1169504.A_S_Byatt&quot;&gt;A.S. Byatt&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/review/show/908334618&quot;&gt;2 di 5 ★ &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 2005 la Canongate Books pubblica i primi tre libri della sua Myth Series, dando inizio ad un progetto che negli anni ha portato molti scrittori a reimmaginare i miti di diverse culture. Accettando la sfida, la scelta della Byatt è immediatamente caduta sui miti norreni, che hanno segnato la sua infanzia attraverso il libro &lt;i&gt;Asgard and the Gods; the tales and traditions of our Northern ancestors&lt;/i&gt; di Johann Wilhelm Ernst Wägner (che non va confuso col più famoso Richard).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Difficile comprendere appieno l’approccio dell’autrice all’opera: una riscrittura, un riassunto, un’allegoria? C’è un po’ di tutto questo in &lt;i&gt;Ragnarök&lt;/i&gt;, segno forse di un’indecisione creativa o della necessità di un tempo di elaborazione e progettazione maggiore. L’idea della scrittrice, come esposto chiaramente nelle sue riflessioni finali, era di trovare una voce non profetica o ammonitoria e tenersi distante dall’allegoria esplicita, per conservare il valore originale della forma-mito. Voleva suggerire forse ciò che la sua mente di bambina coglieva appena: l’effetto doppio di quello specifico mito sulla sua vita e del Mito tout court sull’umanità. Se Karen Armstrong (citata dall’autrice) scrive che “i miti sono modi di rendere le cose comprensibili e significative in termini umani” a maggior ragione sono stati importanti per la comprensione del mondo da parte della bambina magra. E in questa duplicità si configura l’idea del libro nella mente della scrittrice, che rinuncia a modernizzare l’impianto mitico (come invece hanno fatto altri autori della Myth Series) per presentarlo nella sua originale forza generatrice che modella insieme individuo e società semplicemente offrendone un’interpretazione lineare, storica (con la s minuscola). L’introduzione della figura della bambina è quindi qualcosa di più del semplice elemento autobiografico ed è per questo ancora più difficile capire come la Byatt abbia potuto dedicarle così poco spazio, relegandola di fatto ad una debole cornice di un esperimento letterario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All’interno di tale cornice vi è il fulcro del romanzo, il racconto del mito “nei suoi propri termini, come l’aveva scoperto la bambina magra”: con la sua peculiare incostanza, la sua incoerenza (caratteristiche che non giovano molto alla lettura) la sua potenza immaginifica e, ovviamente, la sua linearità che da un inizio porta ad una fine. Il mito è radicato nella “morte e nella paura di estinzione” (citando ancora Karen Armstrong), ma in quanto finale anticipato di una storia, il crepuscolo della vita è anche qualcosa di rassicurante perché dà ordine alle cose senza senso del mondo reale. È forse per questa sensazione che noi uomini come gli dei norreni sembriamo immuni al terrore della morte preannunciata. Lentamente   procediamo verso la fine e nel frattempo guardiamo anche la fine del mondo, distrutto dalla nostra stessa avidità e miopia. Come la serpentessa di Midgard avveleniamo la terra perché ciò fa parte della nostra natura.&lt;br /&gt;
In questo senso allegorico acquisiscono valore le lunghe descrizioni e il gusto per gli elenchi floreali, che ci mostrano la bellezza di un mondo mitico e il suo progressivo disfacimento. E in parallelo la bellezza delle campagne piene di piante e fiori dove corre la bambina e la loro lenta sparizione. In queste parti l’autrice mostra tutta la sua maestria, purtroppo menomata dalla traduzione in un’altra lingua. A questo proposito è bene notare come l’originale sia impreziosito da una certa raffinatezza nella costruzione delle frasi e nella scelta delle parole, con frequenti allitterazioni e la ricerca di una musicalità in accordo con quanto, di volta in volta, viene descritto:&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;“Odin dealt death at a distance to those whose displeased him.”&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
“A chi lo contrariava, Odino dispensava morte da lontano.” (p.86)&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;“Things swayed, and slid, and sailed through the sea-forest, hunting and hunted.”&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
“Le cose ondeggiavano, e scivolavano, e navigavano attraverso la foresta marina, cacciatrici e cacciate.” (p.23)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Collegamenti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- &lt;a href=&quot;https://archive.org/details/asgardgodstalest00wgrich&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Leggi Online Asgard and the Gods&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- &lt;a href=&quot;http://www.theguardian.com/books/2011/sep/04/ragnarok-canongate-as-byatt-review&quot;&gt;Recensione su The Guardian&lt;/a&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi le altre mie recensioni: &lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/review/list/18756465-luca&quot;&gt;Goodreads&lt;/a&gt; | &lt;a href=&quot;http://www.anobii.com/tiamotiodio/books&quot;&gt;Anobii&lt;/a&gt;
</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2014/04/ragnarok-as-byatt.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-6472100512873111885</guid><pubDate>Sun, 23 Mar 2014 17:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2014-03-24T21:34:03.484+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Fotografia e arte</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Televisione</category><title>Percorsi di fotografia - Riproducibilità e imitazione della realtà</title><description>Su SkyArte tra le tante,
interessanti, proposte ce ne sono due riguardanti la fotografia.
&lt;i&gt;Fotografi&lt;/i&gt;, una serie che affronta in ogni puntata un artista
differente e &lt;i&gt;Photo - L’arte della fotografia&lt;/i&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;,&lt;/span&gt;
che approfondisce la materia con un po’ di storia e soprattutto
tanti esempi. In quest’ultimo le argomentazioni sono rese più
interessanti grazie all’uso di qualche trucco grafico per
cancellare elementi dell’immagine presa in esame e sviscerarne i
segreti della composizione. Ho deciso quindi di dedicare un post
(forse seguito da altri) alle cose più interessanti, ricordandovi
anche della mia collezione di foto su &lt;a href=&quot;http://easysh0ts.tumblr.com/&quot;&gt;tumblr&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;div align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
Quando si parla di
fotografia digitale non manca mai l’opinione sprezzante di chi ne
condanna l’immediatezza e la manipolazione. È onesto ammettere la
difficoltà maggiore che si incontrava con l’analogico e la
conseguente abilità dei vecchi maestri: veri artigiani del processo
di post produzione e stampa in opposizione alla facilità dello
scatto moderno trapiantato negli smartphone. Per quanto riguarda
l’immediatezza c’è poco da obiettare se non che gli errori (di
messa a fuoco, grana troppo evidente, deformazioni grandangolari,
composizione non corretta e così via) sono molto più penalizzanti
di un tempo. È però sbagliato credere che il ritocco dell’immagine
sia qualcosa di avulso dalla realtà della pellicola. Ma procediamo
con ordine.&lt;/div&gt;
&lt;div align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://www.blogger.com/null&quot; name=&quot;firstHeading&quot;&gt;&lt;/a&gt;
Nel 1839 &lt;i&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;b&gt;William Henry Fox&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;b&gt;
&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;Talbot&lt;/b&gt; presenta i suoi &lt;i&gt;disegni fotogenici&lt;/i&gt; o
&lt;i&gt;sciadografie&lt;/i&gt; (dal greco &lt;i&gt;skià&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;gràphein&lt;/i&gt; che significa letteralmente “disegnare l’ombra” in opposizione
al successivo fotografia, “disegnare con la luce”).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;table align=&quot;center&quot; cellpadding=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;tr-caption-container&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;&quot;&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhL4GD2OQ9kPc8QUeGv-eT9wn5Ji5zfnWnN3zJOWdQ0EY4WRVGtoOPIHCOlHJ9slXc8nXok_2lwdGLC1ZEdHyvlpIjBpGoxzmZ3YI2Eu13dIRdUz5dhglvPJ3VZa3Fiq_DgEZmL2XCDa3z3/s1600/Talbot.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhL4GD2OQ9kPc8QUeGv-eT9wn5Ji5zfnWnN3zJOWdQ0EY4WRVGtoOPIHCOlHJ9slXc8nXok_2lwdGLC1ZEdHyvlpIjBpGoxzmZ3YI2Eu13dIRdUz5dhglvPJ3VZa3Fiq_DgEZmL2XCDa3z3/s1600/Talbot.jpg&quot; height=&quot;321&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;Sciadografia di Talbot&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
L’oggetto da ritrarre veniva messo a contatto con una superficie
sensibile (inizialmente un foglio di carta immerso in soluzione di
sale da cucina e nitrato d’argento) ed esposto al sole. Se ne
ricavava così un’immagine in negativo dell’oggetto: quasi
un’ombra, un’impronta di quella presenza reale. Come un fantasma,
però, era destinata a scomparire col tempo in quanto la reazione
alla luce continuava, cancellando infine quella traccia. Solo grazie
a&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;ll’iposolfito
di sodio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; il cui utilizzo fu suggerito da &lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;John
F. W. Herschel&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
si riuscì a fissare quelle immagini fermando l’azione della luce.
Negli stessi anni &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;b&gt;Louis
Daguerre&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
aveva creato i suoi primi dagherrotipi con l’aiuto di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;b&gt;Joseph
Nicéphore Niépce &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;(a
cui si deve la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;a href=&quot;http://www.hrc.utexas.edu/exhibitions/permanent/firstphotograph/&quot;&gt;prima
“fotografia&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;”).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;table align=&quot;center&quot; cellpadding=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;tr-caption-container&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;&quot;&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgVVhRKs4cVH7FCNAf6-Z3txjin61GY2cI_1KMTTMNLTeqRm6NfcrokNV_UbT6sUh3pf1dzhxAWNLE0PBl2NAH9nfpd3WzDXBVsB8c4_DwGDmoGHS22Toz8cZFIyFHtHZJr9tQdOUaqWYju/s1600/800px-Boulevard_du_Temple_by_Daguerre.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgVVhRKs4cVH7FCNAf6-Z3txjin61GY2cI_1KMTTMNLTeqRm6NfcrokNV_UbT6sUh3pf1dzhxAWNLE0PBl2NAH9nfpd3WzDXBVsB8c4_DwGDmoGHS22Toz8cZFIyFHtHZJr9tQdOUaqWYju/s1600/800px-Boulevard_du_Temple_by_Daguerre.jpg&quot; height=&quot;287&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;Daguerre, Boulevard du Temple. La prima foto in cui compare in maniera chiara un essere umano (in basso a sinistra)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Questi
primi esperimenti avevano in comune la creazione di un’immagine non
riproducibile: da un punto di vista di impatto sociale più vicina
alla pittura che alla fotografia moderna. Il passo in avanti decisivo
si ha con l’invenzione del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;calotipo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
da parte di Talbot, che rielaborò la sua precedente tecnica dando
vita al negativo e permettendo così la riproducibilità
dell’immagine catturata.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;La
possibilità di reiterare a piacimento la forma artistica segna forse
il punto di maggiore distacco dalla pittura in un contesto in cui
invece i due mondi figurativi vivono di continui scambi, non
necessariamente unilaterali (pensiamo ad esempio agli iperrealisti in
cui il dipinto sembra cercare la somiglianza con la fotografia più
che con la realtà). La strada intrapresa dal fotografo può essere
quella della descrizione fedele dell’oggetto rappresentato,
dell’introduzione dell’elemento fantastico o ancora del racconto.
In ogni caso la manipolazione dell’immagine è un elemento
importante nel flusso di lavoro dell’artista ben prima dell’era
digitale, spesso resa necessaria dai limiti degli apparecchi
utilizzati. A questo proposito è interessante osservare il chiostro
di St. Trophime fotografato da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;b&gt;Édouard
Baldus&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;table align=&quot;center&quot; cellpadding=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;tr-caption-container&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;&quot;&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEitKexBZbBQqUSJEoAhQBa0vvAOoZxjjHGg68PgxX7GtMR0bHLtVcaq8PT7wmfI9-OsLmQ_i6WyDr2D8zu_BeUsI8QnoW2fUCCEKcMr5ydiAQovGtip1mH-5We_h3_rG6sqlY21Lw7lmoLw/s1600/St.+Trophime+%C3%89douard+Baldus.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEitKexBZbBQqUSJEoAhQBa0vvAOoZxjjHGg68PgxX7GtMR0bHLtVcaq8PT7wmfI9-OsLmQ_i6WyDr2D8zu_BeUsI8QnoW2fUCCEKcMr5ydiAQovGtip1mH-5We_h3_rG6sqlY21Lw7lmoLw/s1600/St.+Trophime+%C3%89douard+Baldus.jpg&quot; height=&quot;347&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;Baldus, Chiostro di St. Trophime&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Baldus interviene col solo intento di approssimare quanto più
possibile  il risultato fotografico a ciò che aveva davanti al
momento dello scatto. Non potendo altrimenti  raggiungere la
composizione, la profondità di fuoco e l’illuminazione desiderata,
decide di unire dieci negativi tra loro (quindi più scatti) e
dipingere parte del soffitto, ottenendo così un risultato
più coerente con la realtà. Si spinge oltre, sia nella tecnica che
nell’ausilio delle conoscenze pittoriche, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;b&gt;Oscar&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;b&gt;
Gustave &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;b&gt;Rejlander&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
che per realizzare il suo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;The Two Ways of Life&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
unisce una trentina di negativi, preparando con grande maestria i
diversi scatti (bisogna pensare alla difficoltà di mantenere le
proporzioni tra i diversi personaggi) e utilizzando fondali dipinti.
Certamente una sfida o un atto d’amore verso le grandi opere del
Rinascimento.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;table align=&quot;center&quot; cellpadding=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;tr-caption-container&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;&quot;&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi18505B2EBIfnGPki_yaUxdiAc-lRl6iesq6CN0ayq6p2Ujmt80hyXSDHuGmiTV0XFhMPpCqOYiRjLNZ3kQv4l6GvPcvd9IvqIb7MRBfq8nq6XbdmE7mOxtRZjCIpTnx9b3eZLVOWcQR8J/s1600/Oscar-gustave-rejlander_two_ways_of_life.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi18505B2EBIfnGPki_yaUxdiAc-lRl6iesq6CN0ayq6p2Ujmt80hyXSDHuGmiTV0XFhMPpCqOYiRjLNZ3kQv4l6GvPcvd9IvqIb7MRBfq8nq6XbdmE7mOxtRZjCIpTnx9b3eZLVOWcQR8J/s1600/Oscar-gustave-rejlander_two_ways_of_life.jpg&quot; height=&quot;331&quot; width=&quot;640&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;Rejlander, The Two Ways of Life&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Uno dei maestri di questa tecnica, detta stampa
combinata, fu &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;b&gt;Gustave
Le Gray&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
di cui ricordiamo in particolare &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;The
Great Wave&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
in cui la porzione di cielo nuvoloso fa parte di un negativo
differente da quello della costa e del mare (forse uno scatto
realizzato in tempi e luoghi differenti): solo in questo modo era
possibile ottenere la giusta esposizione dei diversi elementi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;table align=&quot;center&quot; cellpadding=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;tr-caption-container&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;&quot;&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjwkHr1_HrD3QOMjk7nj6mRvRMoYNxZiTvgs2oCFF-26vRHc8_9ahAST7N8665FR6JgxB4Tx39R4TforOpw32HB0uHIr1E_juAjqUP9OHGIzpeaZ-czuFsZ5einNOVFkzidiXDgjI43Nd78/s1600/hb_1976.646.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: auto; margin-right: auto;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjwkHr1_HrD3QOMjk7nj6mRvRMoYNxZiTvgs2oCFF-26vRHc8_9ahAST7N8665FR6JgxB4Tx39R4TforOpw32HB0uHIr1E_juAjqUP9OHGIzpeaZ-czuFsZ5einNOVFkzidiXDgjI43Nd78/s1600/hb_1976.646.jpg&quot; height=&quot;323&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class=&quot;tr-caption&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;Le Gray, The Great Wave&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Le
Gray fu anche uno dei capostipiti del Pittorialismo, un movimento
della fine del XIX secolo, nato con lo scopo di dare alla fotografia
il giusto riconoscimento e portarla al livello della pittura e della
scultura. In un tempo in cui la fotografia veniva mal considerata per
il suo essere frutto di una semplice azione meccanica di uno
strumento, Le Gray pose l’accento sulla manualità e l’intervento
dell’artista grazie all’utilizzo della stampa combinata e alla
ricerca di atmosfere e suggestioni originali.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;it-IT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Una
visione totalmente opposta a chi al giorno d’oggi accusa
l’intervento in post produzione di togliere valore all’arte
fotografica. Una cosa è certa, tra la fotografia e la pittura c’è
sempre stato un confine piuttosto sfumato, segnato da reciproche
influenze, e attualmente in questa zona liminale sembrano convivere
la fotografia e l’arte grafica.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2014/03/percorsi-di-fotografia-riproducibilita.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhL4GD2OQ9kPc8QUeGv-eT9wn5Ji5zfnWnN3zJOWdQ0EY4WRVGtoOPIHCOlHJ9slXc8nXok_2lwdGLC1ZEdHyvlpIjBpGoxzmZ3YI2Eu13dIRdUz5dhglvPJ3VZa3Fiq_DgEZmL2XCDa3z3/s72-c/Talbot.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-5739214853236612871</guid><pubDate>Mon, 10 Mar 2014 20:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2014-03-10T21:47:47.309+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Fotografia e arte</category><title>Stainless</title><description>&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;337&quot; mozallowfullscreen=&quot;&quot; src=&quot;//player.vimeo.com/video/77489382?color=ff0179&quot; webkitallowfullscreen=&quot;&quot; width=&quot;600&quot;&gt;&lt;/iframe&gt; &lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://vimeo.com/77489382&quot;&gt;Adam Magyar, Stainless - Shinjuku (excerpt)&lt;/a&gt; from &lt;a href=&quot;http://vimeo.com/adammagyar&quot;&gt;Adam Magyar&lt;/a&gt; on &lt;a href=&quot;https://vimeo.com/&quot;&gt;Vimeo&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.magyaradam.com/&quot;&gt;Adam Magyar&lt;/a&gt; è un artista molto versatile, ha realizzato questo affascinante video (appartenente alla serie &lt;i&gt;Stainless&lt;/i&gt;) con una fotocamera ad alta velocità modificata da lui stesso per meglio adattarsi all’utilizzo che ne doveva fare. La contrapposizione tra velocità della metropolitana e relativa lentezza dei movimenti umani, resa possibile dal furioso succedersi dei frame nella fotocamera, ha creato un effetto quasi magico di sospensione del tempo. A New York durante una delle sue uscite creative Adam è anche stato scambiato per un terrorista e fermato dalla polizia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://vimeo.com/adammagyar&quot;&gt;&amp;nbsp;Adam Magyar su Vimeo&lt;/a&gt;

&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;https://medium.com/matter/88aa8a185898&quot;&gt;Adam Magyar su Medium&lt;/a&gt;</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2014/03/stainless.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-2226440124273536172</guid><pubDate>Wed, 15 Jan 2014 17:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2014-01-15T18:55:03.495+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Fotografia e arte</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Visivo</category><title>Beauty</title><description>Un bellissimo progetto di Rino Stefano Tagliafierro dona la vita ad alcuni quadri antichi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;iframe src=&quot;//player.vimeo.com/video/83910533?color=fcdcb3&quot; width=&quot;605&quot; height=&quot;340&quot; frameborder=&quot;0&quot; webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt; &lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://vimeo.com/83910533&quot;&gt;B E A U T Y - dir. Rino Stefano Tagliafierro&lt;/a&gt; from &lt;a href=&quot;http://vimeo.com/rinostefanotagliafierro&quot;&gt;Rino Stefano Tagliafierro&lt;/a&gt; on &lt;a href=&quot;https://vimeo.com&quot;&gt;Vimeo&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;a href=&quot;http://www.rinostefanotagliafierro.com/&quot;&gt;QUI&lt;/a&gt; la pagina dedicata, dove troverete anche l’elenco delle opere utilizzate.</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2014/01/beauty.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-630313307482902429</guid><pubDate>Sat, 28 Dec 2013 15:22:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-12-28T18:20:00.920+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Libri</category><title>Revolutionary Road, Richard Yates</title><description>&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/book/show/6371312-revolutionary-road&quot; style=&quot;float: left; padding-right: 20px;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;Revolutionary Road&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;https://d202m5krfqbpi5.cloudfront.net/books/1289859230m/6371312.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/book/show/6371312-revolutionary-road&quot;&gt;Revolutionary Road&lt;/a&gt; di &lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/author/show/27069.Richard_Yates&quot;&gt;Richard Yates&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/review/show/798731301&quot;&gt;5 di 5 &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un vero capolavoro. Solo con questa affermazione si può dare inizio ad un commento su quest’opera che, almeno in Italia, non ha ricevuto la fama che merita. Si nota subito in Yates la limpidezza e perfezione della scrittura declinata con un tocco di pulizia (a cui Raymond Carver non rimase immune) dal Fitzgerald de &lt;i&gt;Il Grande Gatsby&lt;/i&gt;, osannato insieme a &lt;i&gt;Madame Bovary&lt;/i&gt; dallo stesso autore. Il linguaggio è semplice (nella sua accezione di positivamente poco barocco, essenziale) e incisivo, derivato da un’attenzione maniacale alla costruzione della frase e alla scelta dei contenuti. Nel mostrarci, insieme, la desolante e tragica superficialità della realizzazione del sogno americano e le dinamiche di coppia (sempre attuali e universali sia nella loro specificità che nel loro essere specchio di un disagio esistenziale) Yates si affida ad ottimi dialoghi ma soprattutto al potere significante dei piccoli gesti. Lo stesso autore parla di come abbia compreso davvero il significato del “correlativo oggettivo” di Eliot grazie alla lezione di &lt;i&gt;Gatsby&lt;/i&gt;. Tutto &lt;i&gt;Revolutionary Road&lt;/i&gt; sembra un immenso correlativo oggettivo: “&lt;i&gt;[…]qualcuno mi chiese di cosa stessi trattando e io risposi che avrei scritto un romanzo sull’aborto. E quel tipo non capì. Io risposi che avrei discusso tutta una serie di aborti, di ogni tipo  ̶ una commedia teatrale abortita, delle carriere abortite, ambizioni abortite, piani e sogni abortiti ̶ tutte mirate verso un vero, reale e fisico aborto&lt;/i&gt;”. Ogni dettaglio (non necessariamente un oggetto) è lì per un motivo, pronto a sviscerare un significato (spesso premonitore) più profondo. Compresi i dialoghi, ogni aspetto della narrazione non è mai sterile regalo al realismo. Gli stessi personaggi più volte si mostrano coscienti di come le proprie azioni, i propri movimenti, abbiano un peso sostanziale nelle dinamiche sociali e questo succede in particolare a Frank che sente più forte l’urgenza di comunicare di sé qualcosa di più, per coprire la sua sensazione di inadeguatezza: “&lt;i&gt;[…] era costretto a saltellare e affrettare il passo per reggere all’andatura di Pollock, e si rendeva conto con un certo disagio che quei suoi passetti affrettati, uniti al gesto delle dita annaspanti nel tentativo di impedire alla cravatta di sgusciare dalla giacca, dovevano fare di lui la personificazione del sottoposto&lt;/i&gt;”. Il conflitto interiore tra ciò che si è davvero e l’apparenza (il desiderio di conformità ad un’idea di American Life negli anni ’50 e ai tempi dell’amministrazione Eisenhower e della caccia alle streghe di McCarthy) non può che portare alla frustrazione. I personaggi del romanzo sembrano incapaci di operare un reale cambiamento nelle loro vite, riescono solo a subire lo spietato succedersi degli avvenimenti, che incessantemente svela (o obbliga a svelare) le fattezze delle proprie maschere, abbandonandoli alla solitudine dell’intimo luogo senza conforto creato dalle aspettative disilluse. Non solo siamo testimoni del crollo del sogno americano ma perfino dell’aspirazione a trascenderlo.
A questi elementi Yates aggiunge una costruzione narrativa frammentata nel punto di vista dei vari soggetti e impreziosita da tocchi da maestro (come quando ci catapulta senza introduzioni nel passato di April, fino ad allora solo accennato) o da una sottile ironia che parte proprio dall’amaro titolo del libro: una rivoluzione che non c’è e non ha mai avuto le basi per essere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Collegamenti:&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://bostonreview.net/stewart-onan-the-lost-world-of-richard-yates&quot;&gt;The Lost World of Richard Yates&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.pshares.org/read/article-detail.cfm?intArticleID=9523&quot;&gt;An Interview with Richard Yates&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/review/list/18756465-luca&quot;&gt;Leggi le altre mie recensioni su Goodreads&lt;/a&gt;
</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2013/12/revolutionary-road-richard-yates.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-3450805633636242127</guid><pubDate>Fri, 06 Dec 2013 22:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-12-06T23:31:49.817+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Fotografia e arte</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Libri</category><title>Il piacere della lettura</title><description>&lt;a href=&quot;http://claytoncubitt.com/&quot;&gt;Clayton Cubitt&lt;/a&gt; in questo sensuale esperimento di video arte chiede ad alcune donne di leggere il loro libro preferito mentre vengono stimolate da un vibratore. Nelle intenzioni dell’autore, come si può leggere sul &lt;a href=&quot;http://hystericalliterature.com/&quot;&gt;sito dedicato al progetto&lt;/a&gt;, c’è l&#39;idea di esplorare il femminismo, il dualismo mente-corpo, la ritrattistica della distrazione, e il contrasto tra la cultura e la sessualità. Ad un primo livello di interpretazione, racconta il fotografo nella &lt;a href=&quot;http://hystericalliterature.com/faq&quot;&gt;FAQ&lt;/a&gt; del sito (che vi consiglio di leggere insieme ai &lt;a href=&quot;http://hystericalliterature.com/essays&quot;&gt;pensieri&lt;/a&gt; delle donne che hanno partecipato all’esperimento), ha voluto giocare col concetto di posa al tempo dei “Selfies”, al livello successivo ha voluto esplorare il conflitto tra corpo e mente. Ad un terzo livello, la sessualità femminile in rapporto ai vari concetti di vergogna presenti nella società. E, infine, ha voluto analizzare il contrasto culturale tra arte e sesso e la reazione della gente davanti alla mescolanza di questi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;340&quot; src=&quot;//www.youtube.com/embed/PQuT-Xfyk3o&quot; width=&quot;605&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;

&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://hystericalliterature.com/sessions/&quot;&gt;QUI&lt;/a&gt; le altre sessioni.</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2013/12/il-piacere-della-lettura.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-4911261061082172365</guid><pubDate>Thu, 05 Dec 2013 18:53:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-12-05T19:55:03.994+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Costume e società</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Utilità sociale</category><title>Due documentari per capire meglio come funziona il mondo</title><description>Quante volte abbiamo pensato che le cose un tempo durassero di più? Quante volte quando si è rotto un elettrodomestico comprato non molto tempo prima, ci è venuto il dubbio che fosse progettato per rompersi così presto? Costruito male di proposito? Beh… è proprio così! Si chiama &lt;b&gt;Obsolescenza Programmata&lt;/b&gt; e la nostra società è così immersa nel consumismo e dominata dal capitalismo che è difficile (ma non impossibile) pensare ad un mondo senza di essa.
Ma facciamo un passo alla volta:

&lt;iframe width=&quot;605&quot; height=&quot;340&quot; src=&quot;//www.youtube.com/embed/fZdGPRThjrA&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;

&lt;iframe width=&quot;605&quot; height=&quot;340&quot; src=&quot;//www.youtube.com/embed/kjI8ETxThDw&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2013/12/due-documentari-per-capire-meglio-come.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-1524304109237708420</guid><pubDate>Wed, 04 Dec 2013 22:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-12-04T23:03:10.888+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cinema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Costume e società</category><title>La Mafia uccide solo d’estate</title><description>Molto bello, spero proprio che riesca a fare buoni incassi, e casomai perfino uscire dall’Italia (poco probabile, purtroppo)!

&lt;iframe width=&quot;605&quot; height=&quot;340&quot; src=&quot;//www.youtube.com/embed/i7SfARhL9ws&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2013/12/la-mafia-uccide-solo-destate.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-8252245675783734648</guid><pubDate>Thu, 21 Nov 2013 20:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-11-28T18:35:40.444+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Libri</category><title>L’uomo di Bogotá di Amy Hempel</title><description>&lt;blockquote&gt;
La polizia e quelli del pronto intervento non cavano un ragno dal buco. La voce implorante del consorte non ottiene l’effetto sperato. La donna resta sul cornicione, ma minaccia, non ancora per molto.

Immagino che tocchi a me convincerla a scendere. Vedo la scena, che si svolge così.

Le parlo di un uomo di Bogotá. Era una persona ricca, un industriale che era stato rapito a scopo di estorsione. Non era un telefilm: la moglie non poteva telefonare alla banca e procurarsi un milione di dollari in ventiquatt’ore. Ci sarebbero voluti mesi. L’uomo era malato di cuore, e i rapitori dovevano tenerlo in vita.

Stai a sentire, dico alla donna sul cornicione. I sequestratori lo fecero smettere di fumare. Gli cambiarono la dieta e lo costrinsero a fare ginnastica tutti i giorni. Lo tennero così per tre mesi.

Una volta pagato il riscatto, l’uomo venne rilasciato e fu visitato da un medico: questi lo trovò in ottima salute. Racconto alla donna quello che disse il medico: il rapimento era la cosa migliore che potesse capitare a quell’uomo.

Forse non è una storia che convince la gente a scendere dai cornicioni. Ma la racconto pensando che la donna sul cornicione si farà una domanda, la stessa domanda che si fece l’uomo di Bogotá. Come facciamo a sapere che quello che ci succede non sia un bene? &lt;/blockquote&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;Fonte: &lt;a href=&quot;http://www.filidaquilone.it/num021brandolini.html&quot;&gt;Fili d’aquilone&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2013/11/luomo-di-bogota-di-amy-hempel.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-1182164727211788583</guid><pubDate>Sat, 09 Nov 2013 22:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-11-09T23:57:19.712+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Libri</category><title>Chiedi alla polvere, John Fante</title><description>&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/book/show/3413090-chiedi-alla-polvere&quot; style=&quot;float: left; padding-right: 20px;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;Chiedi alla polvere&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;https://d202m5krfqbpi5.cloudfront.net/books/1267007692m/3413090.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/book/show/3413090-chiedi-alla-polvere&quot;&gt;Chiedi alla polvere&lt;/a&gt; di &lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/author/show/25864.John_Fante&quot;&gt;John Fante&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voto: &lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/review/show/760953894&quot;&gt;5/5&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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Un personaggio improbabile quell’Arturo Bandini, col suo egocentrismo, le stranezze, la grande immaturità, l’incoerenza. Il personaggio perfetto, insomma, per descrivere la California degli anni della Grande Depressione. Una California che è cornice della storia di Bandini ma allo stesso tempo ne è incorniciata. Assimilata dalle voluttà artistiche del protagonista, che in un circolo vizioso cerca l’ispirazione nella desolazione che ha davanti. Una California che si muove ai margini del lusso di Hollywood (contraddizione tra ricchezza e povertà che si ritrova in Bandini: vive di arance e poi sperpera in poco tempo i suoi guadagni). Una California che prima di diventare ambita meta turistica, era meta di messicani e filippini che cercavano condizioni migliori di vita, spesso illusi e sfruttati da un capitalismo che di loro aveva bisogno come olio per i suoi meccanismi. Una California che perdeva così la propria identità nel tentativo di preservarla (il razzismo di Bandini in contrasto col suo non avere origini americane). Un Paese che tentava invano di pulirsi gli occhi dalla polvere che lo accecava e gli impediva di trovare la sicurezza di un riparo. E così Chiedi alla polvere diventa la storia di persone sole e senza una casa. C’è un tetto sulla testa, sì, ma le radici, la famiglia, le certezze, un senso… manca tutto: non esiste o è lontano, è un ricordo remoto o un rimpianto rimosso o un latente rimorso. &lt;br /&gt;
Cosa si può costruire in un contesto del genere…? Un racconto.&lt;br /&gt;
Niente di reale, ma è qualcosa che dà un senso.&lt;br /&gt;
E non può crollare sotto le percosse di un terremoto.&lt;br /&gt;
Oppure c’è la religione, un altro edificio che cresce a dispetto delle macerie e si nutre di esse.&lt;br /&gt;
O ancora puoi lanciare un libro nel deserto. O guardare una Ford gialla che si arrugginisce…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Collegamenti:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.google.com/url?sa=t&amp;amp;rct=j&amp;amp;q=&amp;amp;esrc=s&amp;amp;source=web&amp;amp;cd=4&amp;amp;ved=0CEEQFjAD&amp;amp;url=http%3A%2F%2Fconfluenze.unibo.it%2Farticle%2Fdownload%2F2385%2F1777&amp;amp;ei=91N-UryJNoHnswb44oHwDw&amp;amp;usg=AFQjCNGEC8jlNxP_q2tlxK-AJ4K9WWnhkQ&amp;amp;sig2=LTk2nXSrqlwXlZj8ph-W4Q&amp;amp;bvm=bv.5614685&quot;&gt;Biopolitica della deportazione &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://fanteaskthedust.wordpress.com/geography/&quot;&gt;I luoghi di Arturo Bandini&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/review/list/18756465-luca&quot;&gt;Leggi le altre mie recensioni&lt;/a&gt;</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2013/11/chiedi-alla-polvere-john-fante.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-4452709039420148404</guid><pubDate>Sat, 21 Sep 2013 19:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-09-21T21:49:11.096+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cinema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Costume e società</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Utilità sociale</category><title>Solo 8 minuti</title><description>8 minuti. Vi chiedo solo di ritagliare 8 minuti del vostro prezioso tempo per vedere questo corto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;338&quot; mozallowfullscreen=&quot;&quot; src=&quot;//player.vimeo.com/video/74159303?color=f2bc27&quot; webkitallowfullscreen=&quot;&quot; width=&quot;600&quot;&gt;&lt;/iframe&gt; &lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://vimeo.com/74159303&quot;&gt;Mio paese non è così (Napoli-Pescara 5-1)&lt;/a&gt; from &lt;a href=&quot;http://vimeo.com/user13849956&quot;&gt;SIANI REPORTAGE PRIZE&lt;/a&gt; on &lt;a href=&quot;https://vimeo.com/&quot;&gt;Vimeo&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.terranuova.org/news/napoli-morto-suicida-joseph-sumith-fernando-eroe-cingalese-contro-la-camorra&quot;&gt;Terranuova.org&lt;/a&gt;:&lt;br /&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;i&gt;“Si è suicidato per salvare la sua famiglia. Aveva ricevuto minacce di morte anche contro i suoi figli”&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;
&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/11/30/news/suicida_il_cingalese_che_denunci_il_racket-47760577/&quot;&gt;La Repubblica&lt;/a&gt;: &lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&lt;i&gt;&amp;nbsp;“Un esempio da seguire, un simbolo di riscatto per gli imprenditori onesti. ”&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;a href=&quot;http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2012/2-aprile-2012/chiedevano-pizzo-natale-ferragostofermati-o-sceriffo-o-faggiano-2003926152473.shtml&quot;&gt;Corriere del Mezzogiorno&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2013/09/solo-8-minuti.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-7537621188932915720</guid><pubDate>Fri, 13 Sep 2013 11:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-09-13T13:39:41.799+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Giochi videogiochi e passatempo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Musica</category><title>The Game of Thrones ad 8-bit</title><description>Vi manca The Game of Thrones? Ecco un buon modo per ingannare l’attesa! Un simpatico gioco gratuito 8-bit creato da Abel Alves.&lt;br /&gt;
In basso il trailer (vi consiglio di guardarlo fino alla fine per farvi una risata). &lt;a href=&quot;http://www.comicsabelalves.com/p/game-of-thrones-8-bit-game.html&quot;&gt;QUI&lt;/a&gt; invece il link al sito dello sviluppatore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa musichetta di &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/user/floatingpointmusic?feature=watch&quot;&gt;Floating Point&lt;/a&gt; (seguite il link e troverete altre colonne sonore ad 8-bit) è diventata la mia suoneria. :-)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;450&quot; src=&quot;//www.youtube.com/embed/zEkENVLmuO0&quot; width=&quot;600&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2013/09/the-game-of-thrones-ad-8-bit.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-1083769541004624551</guid><pubDate>Wed, 07 Aug 2013 14:06:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-08-07T16:06:32.608+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Comunicazione</category><title>Attenti allo spot!</title><description>Bisogna sempre stare molto attenti con le pubblicità, altrimenti si possono creare delle mostruosità accidentali come quelle segnalate a questo link:&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.boredpanda.com/worst-advertising-placement-fails/&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.boredpanda.com/worst-advertising-placement-fails/&quot;&gt;Bored Panda&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che ridere!</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2013/08/attenti-allo-spot.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-2490519820310623960</guid><pubDate>Mon, 05 Aug 2013 22:16:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-08-06T00:16:05.900+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cinema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Pensieri</category><title>Trash</title><description>&lt;b&gt;Trash&lt;/b&gt;,&lt;b&gt; Kitsch&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Camp&lt;/b&gt;. C’è sempre molta confusione riguardo questi termini, che appunto si con-fondono continuamente non solo per ignoranza o per mancanza di una descrizione universalmente valida, quanto più per la difficoltà di ritrovare nella realtà i confini dettati dalla teoria.&lt;br /&gt;
Torniamo però alle definizioni, con la premessa che le seguenti sono idee personali e per lo più basate sul cinema. Sicuramente il trash è qualcosa di involontariamente brutto, solitamente lo si ottiene con un utilizzo minimo di risorse (pochi soldi, incapacità), ma in alcuni casi anche l’uso di grandi risorse può dare un cattivo esito, ad esempio per come sono state utilizzate nell’insieme, o perché l’obiettivo di partenza era troppo alto e necessitava di risorse ancora maggiori (si ricordi che per risorse si può intendere anche la capacità artistica di un autore). Con un po’ di cattiveria (mi ha proprio infastidito quel film!) e senza pensarci molto su (sicuramente ci sono esempi migliori) potrei dire che se non il film, almeno il protagonista di &lt;i&gt;This Must Be The Place&lt;/i&gt; può rendere l’idea. In ogni caso, sicuramente il trash è un risultato non voluto di pacchianeria, volgarità, bruttezza.&lt;br /&gt;
A differenziare Kitsch e Camp dal Trash è l’atto volontario. Il primo punta generalmente a ironizzare sul Trash e punta basso con molte risorse. Il secondo utilizza grandi risorse indistintamente per obiettivi maggiori o minori, quel che fa la differenza è la tendenza non tanto all’ironia quanto alla ricerca di una nuova o peculiare dimensione del gusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutto questo, solo per presentarvi alcuni film che mi hanno fatto morire dal ridere. Trash o kitsch, secondo voi?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;315&quot; src=&quot;//www.youtube.com/embed/FEokEOezF7o&quot; width=&quot;560&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;315&quot; src=&quot;//www.youtube.com/embed/9iC45-tMR34&quot; width=&quot;420&quot;&gt;&lt;/iframe&gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;315&quot; src=&quot;//www.youtube.com/embed/imM6omziU_I&quot; width=&quot;560&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;315&quot; src=&quot;//www.youtube.com/embed/0uXAwt0fnCw&quot; width=&quot;560&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2013/08/trash.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-8262836201111091648</guid><pubDate>Mon, 29 Jul 2013 10:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-08-05T23:43:24.938+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Libri</category><title>Il filo del rasoio, W. Somerset Maugham</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.goodreads.com/book/show/9718329-il-filo-del-rasoio&quot; style=&quot;float: left; padding-right: 20px;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;Il filo del rasoio&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://d202m5krfqbpi5.cloudfront.net/books/1361628183m/9718329.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;http://www.goodreads.com/book/show/9718329-il-filo-del-rasoio&quot;&gt;Il filo del rasoio&lt;/a&gt; by &lt;a href=&quot;http://www.goodreads.com/author/show/4176632.W_Somerset_Maugham&quot;&gt;W. Somerset Maugham&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
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My rating: &lt;a href=&quot;http://www.goodreads.com/review/show/677659214&quot;&gt;3 of 5 stars&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
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La ricerca di un senso in questa strana vita, tra socialità e intimità, sembra essere il silente tema conduttore di un libro che racconta di tanti personaggi ed esistenze, pur mantenendo il focus sulla figura più schiva: Larry Darrell. Il successo de &lt;i&gt;Il filo del rasoio&lt;/i&gt; nel tempo, è forse dovuto proprio al fascino di questo personaggio eppure in lui, a mio parere, risiede la maggiore debolezza dell’opera. “Larry è dunque un personaggio inquieto, ribelle; che con il suo prepotente bisogno di misticismo anticipa di un decennio l’avvento della beat generation, con la moda dell’esotismo a ogni costo e della “fuga” (in India, o comunque generalmente in Asia) finalizzata alla ricerca di se stessi.” [ &lt;a href=&quot;http://seiamontanelli.diludovico.it/2006/01/18/il-filo-del-rasoio/&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Paese d’ottobre&lt;/a&gt; ] Eppure diventa sempre meno interessante con l’avanzare del racconto e con il suo raggiungimento della pace interiore. Mentre all’inizio ci troviamo di fronte ad un ragazzo sì speciale, ma debole e insicuro nella sua ricerca spirituale, successivamente  l’inserimento del tema induista è troppo preponderante e schiaccia quasi completamente la caratterizzazione del personaggio. Invece di approdare ad un proprio senso, sembra che la sua ricerca trovi banalmente compimento in una via già percorsa, pur se declinata a proprio modo nella scelta di vivere il proprio lato spirituale tra la gente. Si potrà obiettare che la presunta banalità di tale scelta è derivata da un mio gusto personale; e ciò è vero in parte. Forse mi è difficile apprezzare al giorno d’oggi un personaggio come Larry. Il cinismo dell’autore non è bastato a scalfire questa figura, ma il mio disincanto in un mondo attraversato dalla crisi (come quello del romanzo) mi porta ad una sorta di avversione per questa sorta di santone post-moderno.  Trovo molto più interessanti i Barney Panofsky, è vero, ma una maggiore capacità dell’autore forse avrebbe potuto convincermi. D’altro canto non posso dimenticare il contesto in cui è stato scritto il libro, tempi in cui probabilmente l’attenzione all’Oriente era maggiore delle informazioni disponibili. Tutt’altra storia per i comprimari, cuore pulsante del racconto. Attraverso le ossessioni mondane di Elliott (qui l’autore dà il meglio di sé, creando un personaggio a tutto tondo), le preoccupazioni economiche e sociali di Isabel, la vita lavorativa di Gray, emerge la descrizione di un’epoca che a cavallo tra le due guerre ha dovuto trovare nuovi equilibri a seguito dei numerosi cambiamenti intercorsi. Ognuno ha trovato la propria felicità nel quadro delle proprie esigenze e della personale opinione sul senso della vita. Ma lo scrittore/narratore cosa cercava? Cosa ha trovato alla fine di tutto? Ecco la seconda, grande, debolezza del romanzo che forse ci svela involontariamente qualcosa sull’autore e le ragioni di alcune sue scelte.  Sarebbe stato infatti molto più interessante osservare la decostruzione cinica della figura mitizzata di Larry da parte del protagonista. Invece ci si trova davanti a pochi tentativi di critica che soccombono ad un fascino quasi extraterreno. È difficile pensare che quella di Larry sia solo una delle tante strade percorribili, è troppo forte la sensazione che la si voglia indicare come la più giusta. Possiamo allora trarne delle conclusioni: tutta la Parte Sesta può essere vista come un tentativo dell’autore di rileggere in maniera romanzata il suo incontro reale con lo swami Maharshi. L’incontro che lo ha portato a scrivere questo libro. Un’opera che per certi versi può essere letta come esternazione di un inconscio senso di colpa per non essere riuscito a realizzare il profondo desiderio di seguire le orme di tanta saggezza. L’ammissione della sconfitta dell’autore al proprio cinismo e da qui l’assenza di ciò che avrebbe reso davvero grande il romanzo: il racconto del cuore dello scrittore, il racconto di qualcosa di proprio.&lt;/div&gt;
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&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;i&gt;“Noi di età matura sospettiamo di rado con quale spietata perspicacia ci giudichino i giovanissimi”&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;
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&lt;blockquote&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;i&gt;“«Un grande onore, mio caro» disse. «Entrerò nel regno dei cieli con la lettera di presentazione di un principe della Chiesa. Immagino che mi si apriranno tutte le porte.»&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;i&gt;«Ho paura che troverai la compagnia molto mista» sorrisi.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;i&gt;«Non crederlo, mio caro. Sappiamo dalla Sacra Scrittura che in cielo ci sono distinzione di classe così come in terra. Ci sono serafini e cherubini, arcangeli e angeli. Mi sono sempre mosso nella migliore società europea, e non dubito che mi muoverò nella migliore società celeste.&lt;/i&gt;[…]&lt;i&gt;»”&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;
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[Questo è il punto più alto del libro, bellissimo]&lt;/div&gt;
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&lt;blockquote&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;i&gt;“L’imbalsamatore aveva imbellettato le guance e arrossato le labbra. Elliott, nel costume ora troppo grande per il suo corpo emaciato, sembrava un corista di un’opera giovanile di Verdi. Il triste Don Chisciotte di un’epopea da nulla.”&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;
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[Epopea da nulla quella di Elliott. Come dice l’autore a pag. 311: “Mi rattristò pensare a quanto sciocca, inutile e vacua era stata la sua vita”]&lt;/div&gt;
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&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://seiamontanelli.diludovico.it/2006/01/18/il-filo-del-rasoio/&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Paese d’ottobre&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://davidgodman.org/rteach/smaugham.shtml&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Somerset Maugham and The Razor&#39;s Edge&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://the-wanderling.com/footnote03.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;THE RAZOR&#39;S EDGE: TRUE OR FALSE?&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href=&quot;http://www.goodreads.com/book/show/196564.Barney_s_Version&quot; title=&quot;Barney&#39;s Version&quot;&gt;
  &lt;img alt=&quot;Barney&#39;s Version&quot; class=&quot;escapedImg&quot; src=&quot;http://d202m5krfqbpi5.cloudfront.net/books/1328806227s/196564.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;
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&lt;a href=&quot;http://www.goodreads.com/review/list/18756465-luca&quot;&gt;View all my reviews&lt;/a&gt;
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</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2013/07/il-filo-del-rasoio-w-somerset-maugham.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-269049580276054106.post-9164357717173750307</guid><pubDate>Mon, 24 Jun 2013 19:22:00 +0000</pubDate><atom:updated>2013-06-24T21:26:29.335+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Libri</category><title>Finzioni di Jorge Luis Borges</title><description>Sono passato da &lt;b&gt;aNobii&lt;/b&gt; (carinissimo nell’interfaccia, ma troppo troppo lento) a &lt;b&gt;Goodreads&lt;/b&gt; (un po’ meno localizzato ma molto movimentato, anche con interventi degli autori, e soprattutto veloce).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/book/show/6052050-finzioni&quot; style=&quot;float: left; padding-right: 20px;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;Finzioni&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;https://d202m5krfqbpi5.cloudfront.net/books/1361057637m/6052050.jpg&quot; /&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/book/show/6052050-finzioni&quot;&gt;Finzioni&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; di &lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/author/show/500.Jorge_Luis_Borges&quot;&gt;Jorge Luis Borges&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
My rating: &lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/review/show/649854419&quot;&gt;5 stelle su 5&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;b&gt;Finzioni&lt;/b&gt;: il titolo porta subito il lettore al centro dell’opera, sapiente artificio che collega senza scosse realtà e invenzione. Borges gioca con il lettore con una dose di ironia anche più grande di quel che possa sembrare, gioca con la letteratura mentre la osanna a creatrice e distruttrice di mondi e gioca con la conoscenza e la capacità di ragionamento dell’uomo generatrici di linguaggio e vita. Nell’affascinante racconto che apre la raccolta c’è già tutto; i temi da sempre cari all’autore e ciò che verrà nei racconti successivi: l’infinito, gli specchi, i labirinti, la confusione tra vero e falso; un metatesto che si alimenta dello scambio continuo con il lettore. &lt;i&gt;Tlön, Uqbar, Orbis Tertius&lt;/i&gt;&amp;nbsp; è un capolavoro tale da aver spinto altri autori a scriverne arricchendo il mistero e la mitologia di nuovi flussi creativi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La prima parte dell’opera è quella che racchiude il Borges più complesso e analitico raggiungendo vette tanto alte da oscurare in parte la seconda (in origine erano due raccolte separate) che invece ci presenta un Borges che (anticipato dal racconto &lt;i&gt;Il giardino dai sentieri che si biforcano&lt;/i&gt;) continua a sperimentare con i generi in storie più scorrevoli e legate ad un’idea di trama più canonica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lentamente l’energia della narrazione tende a prendere il sopravvento sulle imposizioni rigide della riflessione filosofica, fino a quando nell’ultimo splendido racconto, &lt;i&gt;Il Sud&lt;/i&gt;, (come fa ben notare Antonio Melis nella nota al testo dell’edizione Adelphi) Borges sovverte quanto detto fino a quel momento e ridona alla vita vissuta e all’universo delle sensazioni il primato sulla letteratura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Suggerisco la lettura della pagina di Wikipedia dedicata a&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Tl%C3%B6n,_Uqbar,_Orbis_Tertius&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt; Tlön, Uqbar, Orbis Tertius&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
Leggi tutte le mie recensioni &lt;span style=&quot;color: purple;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.goodreads.com/review/list/18756465-luca&quot;&gt;QUI&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://myowndesertplaces.blogspot.com/2013/06/finzioni-di-jorge-luis-borges.html</link><author>noreply@blogger.com (tiamotiodio)</author><thr:total>0</thr:total></item></channel></rss>