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	<title>n o a n t r i - un blog.</title>
	
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	<description>Questo è un blog.</description>
	<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 12:27:38 +0000</pubDate>
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		<title>L’Aldilà refrattario.</title>
		<link>http://noantri.net/2009/06/29/laldila-refrattario/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 12:27:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano havana</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[quotidianismi]]></category>

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		<description><![CDATA[A me Pasolini me l&#8217;hanno fatto odiare. Tutti lì a scendere in piazza per Pasolini, a tirarlo in ballo durante i cortei dei froci, quelle cagate in cartapesta e pailettes che ogni volta mi fanno venire voglia di starnutire napalm. Pasolini è il trucco tirato fuori dal cilindro da quei sedicenti maghi che non sanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">A me Pasolini me l&#8217;hanno fatto odiare. Tutti lì a scendere in piazza per Pasolini, a tirarlo in ballo durante i cortei dei froci, quelle cagate in cartapesta e pailettes che ogni volta mi fanno venire voglia di starnutire napalm. Pasolini è il trucco tirato fuori dal cilindro da quei sedicenti maghi che non sanno più impressionare la gente a parole proprie: </span><em><span style="font-size: large;">come diceva Pasolini, come scriveva Pasolini, come documentato da Pasolini</span></em><span style="font-size: large;">. Se sei un politico, magari di sinistra, e stai su un palco, che ne so, magari ti chiami Franceschini, o uno di questi, che io voto, per carità, perché votare sarà un mio estenuante dovere finché avrò la forza di impugnare una matita, basta che tiri fuori un pizzico di Pasolini, una fogliolina di Togliatti, Berlinguer Q.B. e non è che ti puoi più tanto sbagliare. L&#8217;applauso è garantito, a scommetterci un femore. P.P.P. Pier Paolo Prezzemolino: povero cristo, morto steso a terra all&#8217;Idroscalo di Ostia col cuore scoppiato. Povero cristo, tirato in ballo dagli esegeti del pensiero moderno, quelli tutti ideologia e fondotinta, inginocchiatoio e bocchini, chiesa e viagra. Me l&#8217;hanno fatto odiare, Pasolini, questi tizi qui, che riempiono la speculazione intellettuale dell&#8217;oggi senza la parvenza di un contenuto proprio. Ogni volta che li vedo e li sento parlare, mi viene subito in mente che la gente come Pasolini non è morta a caso: la gente come Pasolini se n&#8217;è andata perché aveva intuito che lasciarci soli fosse la condanna che ci meritavamo.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Negli ultimi giorni ho scelto di riscoprire, a mio modo, Pasolini, uno che mi hanno fatto odiare. Ho visto un documentario, ho letto un saggio che ne ricostruiva la morte, ho visto un paio di film suoi che mi hanno reso difficile il sonno e, in un certo senso, mi sono scottato la fronte a forza di battermici sopra la mano nel gesto proprio delle prese di coscienza. Quelli come Pasolini sono una condanna per le generazioni a venire, se è destino che quest&#8217;ultime debbano essere povere di spirito: quelli come Pasolini hanno già detto tutto e consegnano agli intellettuali di domani un&#8217;eredità pesante, quella del silenzio. Chi parlerà sarà ridondante. Per questo, io credo, ci siamo abituati a ripetere, a citare, a rimodulare, a parafrasare. Al funerale di Pasolini, </span><strong><span style="font-size: large;">Moravia</span></strong><span style="font-size: large;"> disse, anzi strillò, che bisognerebbe lasciarli stare i poeti, in riferimento alla morte violenta che il suo amico e collega aveva trovato. Allora m&#8217;è toccato in sorte un pensiero, uno di quelli strani, che riportano l&#8217;umanità a quello che è, cioè un agglomerato senza senso di sacche di carne e di sangue: </span><strong><span style="font-size: large;">il sesso</span></strong><span style="font-size: large;">.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il sesso è la cosa più vicina a Dio che si abbia la possibilità di toccare e considerare non dogmaticamente. Davvero, secondo me, ruota tutto intorno al sesso: pensare che i più grandi intellettuali e pensatori di questo sassetto chiamato mondo vivessero deviatamente, se non peggio, per ragioni legate al sesso, mi manda al manicomio. Siamo d&#8217;accordo, o almeno lo sono io, che la morte di Pasolini non fu una morte &#8220;sessuale&#8221;, perché ben altre componenti legate alla strategia della tensione vi entrarono, i cui veri contorni non conosceremo mai; tuttavia Pasolini era frocio, era frocissimo, era un appassionato di &#8220;ragazzi di vita&#8221;, bazzicava Piazza dei Cinquecento in quelle ore strane della notte, quando gli uomini che procedono lenti dentro le loro macchine si sa cos&#8217;è che vogliono. Pasolini, che quelli di sinistra mi hanno fatto odiare, è stato, tuttavia, anche uno dei più sommi pensatori e geni del secolo passato: questo colosso dell&#8217;ingegno, quest&#8217;uomo, la cui mente non era fatta per essere contenuta in spoglie mortali, vantava un&#8217;esigenza sessuale ben più invadente di quella espressiva, che pure era monumentale. Pasolini, diciamoci le cose come stanno, riponeva la penna solo per un cazzo.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Questo fatto, la cui ovvietà raggelante mi è stata suggerita dall&#8217;orazione funebre di Moravia, non so dire bene se mi sconcerti o mi conforti, ma credo più la seconda. Non c&#8217;è mente superiore che riesca a resistere all&#8217;aspettativa di una scopata. Non c&#8217;entra l&#8217;omosessualità, anche se, devo ammettere, Pasolini che sugge il membro di uno sconosciuto è esteticamente più rilevante di Pasolini che se lo fa succhiare da una bionda in abito tubolare: c&#8217;entra il fatto che al sesso nessuno sa voltare le spalle, se non in termini molto metaforici, </span><em><span style="font-size: large;">capisciammè</span></em><span style="font-size: large;">. Ciò mi perplime: è qualcosa che ci lega uniti più della morte, la quale è visibile da angolazioni plurime a seconda delle credenze, delle religioni, delle circostanze e  che per taluni non esiste affatto. Il sesso è sesso. C&#8217;è chi lo prende da una parte e chi lo mette in un&#8217;altra: ma comunque tutto finisce allo stesso modo, cioè in un aldilà refrattario da cui si risorge a seconda dei rispettivi tempi organici. Tutta questa evoluzione, tutto questo scrivere pazzesche opere d&#8217;arte, tutto questo girare film assoluti, tutto questo citare Pasolini dai comizi di sinistra, non ci salverà dalla prossima scopata, per la quale il migliore di noi sarà dispostissimo a interrompere l&#8217;attività più rigorosa.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Non vorrei sminuire niente ma ho motivo di pensare che sia proprio questo il lascito più interessante che i grandi pensatori sono soliti destinarci. Ci dicono, andandosene: voi siete come noi, insignificanti, umidi, sessuatissimi esseri mortali, eppure passerete la vostra esistenza a citarci dai palchi, anziché impegnarvi a coniare idee originali. Uno come Pasolini, che riesce ad &#8220;essere&#8221; Pasolini nonostante il limite dell&#8217;appartenenza al genere umano, mi riempie di fiducia.<br />
Certo, averi voluto vederlo oggi con YouPorn.</span></p>
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<p style="text-align: right;"><span><span>se avete Facebook, potete contattarmi</span></span><span><span><span> </span><a href="http://www.facebook.com/stefano.sgambati?ref=profile">qui</a>, personalmente.<br />
oppure <a href="http://www.facebook.com/pages/n-o-a-n-t-r-i/24566922310?ref=ts">qui</a> per la pagina pubblica di noantri.</span></span></p>
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		<title>Ti dirò di quegli amici.</title>
		<link>http://noantri.net/2009/06/19/ti-diro-di-quegli-amici/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 22:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano havana</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[quotidianismi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ti racconterò, un giorno, delle notti con gli amici, dei ritorni a casa sotto il limite di velocità, per non farci beccare, per non dover soffiare dentro un tubicino. Ti racconterò di quando urlavamo le canzoni in macchina per sopravvivere all&#8217;indecenza di un ricordo: ti prenderò da parte, con delicatezza, con un sottile virtuosismo da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Ti racconterò, un giorno, delle notti con gli amici, dei ritorni a casa sotto il limite di velocità, per non farci beccare, per non dover soffiare dentro un tubicino. Ti racconterò di quando urlavamo le canzoni in macchina per sopravvivere all&#8217;indecenza di un ricordo: ti prenderò da parte, con delicatezza, con un sottile virtuosismo da sala da ballo e ti racconterò dei gomiti che ci piantavamo nei fianchi quando passava una da otto e mezzo. Ti racconterò di quelle notti, ti racconterò del Filo Oscuro che ci teneva legati tutti quanti, ti dirò che quel certo mal di vivere era colpa tua e tu non capirai. Piegherai la testa da un lato in una maniera che so già mi piacerà e mi chiederai delucidazioni. Allora ti racconterò, quel giorno, delle notti con gli amici, le notti che s&#8217;allungavano insieme ai fari della macchina, ti farò entrare, per un momento solo, nei nostri abitacoli e tu ci sentirai parlare e scoprirai che tutto quel casino che stavamo facendo, lo stavamo facendo per te. Ti racconterò della nostra misoginia, delle nostre convinzioni antropologiche di superiorità, ti racconterò delle risate per la creatività delle bestemmie e tu mi darai un colpetto per dirmi: non si fa. Ti racconterò dei primi cassetti delle scrivanie, delle fotografie della Thailandia maledetta, ti racconterò della rabbia che ci siamo raccontati, tutti i giorni, prima di incontrarti, ti racconterò dei &#8220;perché&#8221; che ci siamo soffiati a vicenda, tra un commento calcistico e l&#8217;altro, perché gli amici questo fanno, passano di palo in frasca senza nemmeno rendersi conto del miracolo che stanno compiendo: gli amici si </span><em><span style="font-size: large;">partoriscono</span></em><span style="font-size: large;"> a vicenda tutti i giorni. Si ridanno la vita a turno, ecco cosa fanno gli amici. Ti racconterò dei silenzi rotti da qualche stronzata puntuale e tu minimizzerai, dirai che anche tra voi donne è la stessa cosa e allora litigheremo, perché io sosterrò che l&#8217;amicizia è una cosa maschile, punto e basta, e tu replicherai che no, che le tue amiche, che le vostre cose, eccetera eccetera, e io proverò a chiuderti la bocca con un bacio, ma tu incrocerai le braccia e reciterai una parte, finché non accadrà qualcosa e finiremo con le lenzuola arrotolate nei pugni e i fiati corti. Ti racconterò, un giorno, di quelle notti lì, quando pensavamo che non ci sarebbe mai più stato un nuovo Amore. Ti racconterò, e tu riderai, dei significati che riuscivamo ad attribuire a un sondaggio di Facebook, dei segnali che leggevamo tutt&#8217;intorno; ti dirò di quando i bicchieri si svuotavano uno dopo l&#8217;altro e, sempre, puntualmente, il mondo diventava migliore, all&#8217;improvviso, come se sul vetro di quel fondo, ci fosse un varco segreto, un passaggio dimensionale, o che so io. Ti racconterò anche questo e tu storcerai le labbra, astemia del cazzo che non sarai altro, e rifiuterai per l&#8217;ennesima volta il mio tentativo di iniziazione. Un giorno te lo racconterò, tutto questo, magari seduti da una parte, o che ne so, vallo a dire dove il futuro ci vorrà piazzare; ti dirò i nomi dei miei amici, di quegli amici lì, che sanno stare zitti quando è il caso. Sarà come un appello senza assenti. Ti racconterò del Male che ci siamo fatti, del piacere del dolore, della consistenza di questa maledizione. Ti racconterò dei Montenegro con ghiaccio nei bar di quart&#8217;ordine, tra metronotte, cocainomani e rock star stonate; ti racconterò dell&#8217;eleganza con cui accettavamo la considerazione che tutti i nostri passati amori fossero andati a stare Meglio, senza noi. Ti racconterò delle occasioni andate perse per </span><em><span style="font-size: large;">l&#8217;abitudine</span></em><span style="font-size: large;"> al dolore: proverò a spiegarti che un uomo, dopo un po&#8217; che zoppica, va a finire che gli piace. Ti dirò di quegli amici e delle notti che ci capitava di passare insieme. Ti racconterò di noi e tu mi dirai </span><em><span style="font-size: large;">basta, basta così, ci sono io qui adesso</span></em><span style="font-size: large;">, e semmai ti crederò, finché non finirai, anche tu, dentro il primo cassetto della scrivania o nel fondo di un bicchiere. Ma andrà bene così, andrà bene così e saliremo in macchina e rallenteremo pensando che sia per sfuggire agli sbirri, mentre invece sarà l&#8217;ennesima scusa trovata per tardare il ritorno e l&#8217;impatto coi nostri pensieri e tutto quanto il resto.</span></p>
<p style="text-align: right;">____________________________________________________</p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-size: small;">[</span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-size: xx-small;"><span style="font-size: small;">noantri non chiude. Almeno per me. Resterà per sempre la finestra aperta sul mondo dei miei pensieri. Però una cosa la voglio cambiare: se vi va, a chi va, c'è una appendice molto più personale e quotidiana su </span><strong><span style="font-size: small;">Facebook</span></strong><span style="font-size: small;">: veniteci, cercatemi </span><a href="http://www.facebook.com/stefano.sgambati?ref=profile"><span style="font-size: small;">qui</span></a><span style="font-size: small;">, e aggiungetemi ai vostri contatti. Così si parla lì, anche. Ma noantri continua, ho deciso.<br />
</span> </span></span><span style="font-size: x-small;"><em><span style="font-size: small;">Ste</span></em><span style="font-size: small;">]</span></span></p>
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		<title>Il mondo che vorrei.</title>
		<link>http://noantri.net/2009/06/08/il-mondo-che-vorrei/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 22:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aNDy cAPp</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[quotidianismi]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo è il mio ultimo post su noantri.
Ci ho pensato parecchio e credo sia giusto così. Dare una fine dignitosa alla mia collaborazione con questo blog, così importante in questi cinque anni, era doveroso. Perché di cose ne sono successe da ogni punto di vista. Non si può dire che non sia stato un rapporto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">Questo è il mio ultimo post su <strong>noantri</strong>.<br />
Ci ho pensato parecchio e credo sia giusto così. Dare una fine dignitosa alla mia collaborazione con questo blog, così importante in questi cinque anni, era doveroso. Perché di cose ne sono successe da ogni punto di vista. Non si può dire che non sia stato un rapporto intenso. Con noantri ho trovato lavoro, amore, amicizia, sesso.  Grazie a noantri ho superato paure, timori, pregiudizi; questo blog e tutti voi mi avete aiutato a crescere. Oggi però qualcosa dentro di me si è rotto, non ci penso più come prima e vederlo abbandonato lì mi fa stare peggio. Ho meno tempo, è vero, ma ho anche meno voglia. Di scrivere, urlare, progettare, dissentire, sognare. Ho scritto di tutto su noantri e non ho nemmeno un rimpianto.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Mi restano i post più sentiti, le discussioni con i lettori che oggi sono amici, le mail private ricevute, gli insulti, le querele, le cene, le birre buttate giù nel nostro bar virtuale, gli sguardi incrociati e poi persi. La lista delle persone da salutare è lunga, provo a fare qualche nome e chiedo scusa a quelli che magari non citerò: cubanite, carlos geros, montezuma, 3scalini, marcus, trentamalboro, ataru, giggimassi, twosister, diamonds, ninna_r, angela, giggi76, giovanni, jimmydixxx, il gianni, mari8anna, il palombaro, aluccia, maolina, emiliano, loska, dottortroy, pillow, parmachiara, jon, alessandra, marEtina, robilant, viceré, licenziamentodelpoeta, placidasignora, johnnydurelli, pakiko, maiaB, l&#8217;indignato, fulvialeopardi, davide, tedC, gregorj, ornella, laspostata, deepnoir. Che buffi questi nomignoli scritti così tutti di seguito. Però a ciascuno è legato un ricordo più o meno intenso.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Un paio di settimane fa sono stato a Barcellona, conosciuta prima attraverso i racconti di <strong>A.</strong> e poi in compagnia di <strong>S.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ho capito cos&#8217;è che mi fa impazzire di quella città; il fatto che puoi viverci in una dimensione quotidiana. Te ne puoi andare a Londra come a Parigi o all&#8217;Avana e staccare mentalmente grazie all&#8217;idea di vacanza. A Barcellona invece ti rendi conto che potresti viverci.  E&#8217; la bella copia di quella che dovrebbe essere una metropoli mediterranea e mitteleuropea al tempo stesso. Puoi camminare per la Rambla innamorandoti di occhi indiani, di una pelle marocchina, di uno sguardo catalano, di capelli castani iberici. Sulla spiaggia di Barceloneta puoi osservare corpi nudi, diversità e spensieratezza. Al Raval ascoltare dialetti mischiarsi e formare un sottofondo musicale mentre vieni rapito dai profumi e dai colori del mercato della Bouquerie. Le chiacchiere notturne hanno il sapore della marjuana di Graçia, un bacio al Porto ha quello dell&#8217;ultima cerveza mandata giù. Barcellona è un crocevia di culture, umori, persone, sentimenti, diversità. Barcellona è quel mondo che vorrei. Barcellona è quello che è stato <strong>noantri</strong>, e che voglio conservare in questa maniera nel mio cuore. Un pensiero particolare è per <strong>stefano havana</strong> con cui qui ho condiviso tutto: è stato maledettamente intenso, un blog superiore alla media. Grazie per quel fogliettino di carta straccia con la password e l&#8217;invito ufficiale, non potrò mai dimenticare quello che è stato.<br />
Ciao a tutti, mi mancherete. Ci si vede in giro.</span></p>
<p><strong>[aNDy cAPp] - patrizio<br />
</strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Se lo straniero fa paura,                           più del licenziamento.</title>
		<link>http://noantri.net/2009/05/09/se-lo-straniero-fa-paura-piu-del-licenziamento/</link>
		<comments>http://noantri.net/2009/05/09/se-lo-straniero-fa-paura-piu-del-licenziamento/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 May 2009 22:01:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aNDy cAPp</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[[reportage sul mondo operaio di Maurizio Pagliassotti
pubblicato su Liberazione del 5 maggio 2009]
E’ vero amore ormai tra gli operai italiani e gli imprenditori che li licenziano e li mandano a morire sul posto di lavoro. La classe operaia apprezza con crescente entusiasmo che i poveracci paghino la crisi con i licenziamenti ed i manager ingrassino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>[reportage sul mondo operaio di Maurizio Pagliassotti<br />
pubblicato su <span style="text-decoration: underline;">Liberazione </span>del 5 maggio 2009]</strong></span></p>
<p><span style="font-size: large;">E’ vero <strong>amore </strong>ormai tra gli operai italiani e gli imprenditori che li licenziano e li mandano a morire sul posto di lavoro. <strong>La classe operaia </strong>apprezza con crescente entusiasmo che i poveracci paghino la crisi con i licenziamenti ed i manager ingrassino sempre di più. La politica del governo che esclude, anche durante questa catastrofica crisi, ogni minima redistribuzione della ricchezza dopo che la forchetta salari rendite è di fatto sfondata è gradita. Apprezzati i tagli all’istruzione pubblica e la lotta alla crisi fatta di slogan. Gli operai italiani amano il brivido, quindi, pollice alzato anche per la <em>“norma salva manager”</em>, bollata dal presidente della Repubblica come <em>“da riscrivere”</em>, che di fatto allenta le responsabilità di chi per puro profitto condanna a morte i lavoratori. Molto bene anche l’inesistente lotta all’<strong>evasione fiscale</strong> verso chi non paga le tasse perché non ha ritenute alla fonte. L’imprenditore che licenzia al primo calo del fatturato, non paga le tasse e manda al rogo i suoi dipendenti sta dalla stessa parte del suo operaio, ovvero con <strong>Silvio Berlusconi</strong>, paladino degli oppressi. Qualcuno avverta il Pd che il partito unico interclassista esiste già. Un sondaggio <strong>Ipsos </strong>sugli orientamenti di voto realizzato per il <strong>Sole 24 Ore </strong>evidenzia un dato su tutti: nella categoria operai-esecutivi il Pdl strapperebbe il doppio dei voti del Partito democratico: 43,4% contro il 22,4%. Se poi si unisce la Lega si può parlare di gradimento bulgaro: la destra raggiunge il 58,2%. Gli elettori della sinistra invece verrano inseriti tra l’elenco delle specie a rischio estinzione, come i panda.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Alla domanda secca se voteranno Berlusconi gli operai della porta due di Mirafiori ringhiano in genere che non voteranno più nessuno. <strong>«Che se ne vadano tutti affanculo»</strong> è il tormentone. Di fronte agli sfaceli di questo governo però sono passati i bei tempi in cui baldanzosi sostenevano il loro gradimento per Berlusconi, Fini e compagni. La crisi economica incide comunque molto poco sulla percezione che i lavoratori hanno del governo. Ugo Bolognesi, operaio alle carrozzerie, delegato Fiom: «Nonostante il momento economico difficile sono convinto che l’operaio di Mirafiori voti in virtù della cosiddetta emergenza sicurezza. Cosa che non è una novità. Certo sorprende constatare come un lavoratore in cassa integrazione sia più preoccupato del rumeno vicino di casa. Parlando con le operaie nelle linee faccio un’incredibile fatica, anche non ripagata, nello spiegare che <strong>l’emergenza sicurezza dettata dalla televisione è tutta una balla</strong>. Che dire? A mio giudizio comunque il punto più basso nei rapporti tra sinistra e operai a Mirafiori è stato superato. C’è un qualche timidissimo segnale di ripresa, forse perché Rifondazione inizia a farsi vedere un po’ di più. Ma il lavoro dentro le fabbriche sarà molto duro». Quaranta chilometri a più a ovest, ad Airasca, Rosina operaia Riv-Skf invece non si stupisce dei dati sul voto operaio: «La generazione di operai che arriva intorno ai trenta-trentacinque anni è in larga parte persa. <strong>Sono rimbambiti dalla televisione, dei deficienti.</strong> <strong>Hanno il mito dell’uomo forte, di quello che risolve i problemi. Senza tener conto dell’immagine da galletto tra le donne che Berlusconi continua a propagandare</strong>. C’è da mettersi le mani nei capelli.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Quelli dai cinquanta anni in su invece sono un’altra storia. «Magari <strong>disillusi e schifati dalla politica</strong> ma almeno non votano Berlusconi». Le beghe famigliari del presidente del consiglio si trasformeranno in ulteriore consenso? E la norma salva manager? Sempre Rosina: «Ma tu non lo guardi il telegiornale? Se ne è parlato pochissimo e l’operaio certo non compra Liberazione. <strong>Tutti pensano ai propri affari e basta</strong>». Marilde Provera, ex senatrice del Prc, impiegata Fiat negli anni duri, in questi tempi di attraversata nel deserto spesso si reca davanti ai cancelli per tentare di ricucire: «<strong>E’ un mondo soggiogato dalla propaganda </strong>continua che arriva da tutte le parti, bombardato dai media che creano falsi problemi e distolgono di continuo l’attenzione. <strong>Gli operai hanno perso la fiducia nella sinistra e pensano che il singolo possa farcela da solo.</strong> Non credono più che unendosi è possibile fare il proprio interesse comune. Per questa ragione è apprezzato l’uomo forte, quello che risolve i problemi. I<strong> trentenni sono persi, bruciati</strong>. Non sanno che lo statuto dei lavoratori è stato ottenuto solo grazie alla forza dell’unione. I vecchi resistono. Lavorare sulle nuovissime generazioni, dentro le scuole, senza perdere la fiducia». Rosanna, operaia della Stabilus di VillarPerosa, fabbrica a forte rischio chiusura: «Oggi siamo andati fuori dall’Unione industriale a Torino per la nostra vertenza. Pensavamo di essere da soli invece c’erano lavoratori di altre sei fabbriche, ognuno per i propri casini! Per me è incredibile questo dato. Non so spiegarmi il perché, lungo le linee si parla di tutto tranne che di politica e men che meno delle intenzioni di voto. E’ un vero tabù». Le <strong>«contraddizioni in seno al popolo»</strong> ormai non esistono nemmeno più.</span></p>
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		<title>Il Papa parlerà al campetto e voi non sapete tante cose</title>
		<link>http://noantri.net/2009/05/08/il-papa-parlera-al-campetto-e-voi-non-sapete-tante-cose/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 22:50:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aNDy cAPp</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[factory del dissenso]]></category>

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		<description><![CDATA[Benedetto XVI è in Terra Santa. E i telegiornali faranno a gara per raccontarvi l&#8217;evento. Gli stessi però parteciperanno anche a un&#8217;altra gara: quella nel non raccontarvi le cose. Per noi fortunatmente lo ha fatto Alberto, che pochi giorni fa è tornato da un viaggio nella Striscia di Gaza, o meglio da un tentativo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Benedetto XVI </strong>è in Terra Santa. E i telegiornali faranno a gara per raccontarvi l&#8217;evento. Gli stessi però parteciperanno anche a un&#8217;altra gara: quella nel non raccontarvi le cose. Per noi fortunatmente lo ha fatto <a href="http://www.indignato.it"><strong>Alberto</strong></a>, che pochi giorni fa è tornato da un viaggio nella <strong>Striscia di Gaza</strong>, o meglio da un tentativo di viaggio nella Striscia.</p>
<p>Di seguito le sue parole. E le sue immagini.</p>
<blockquote><p>Non è certo perché la scrivo io, questa nota, che dovreste assolutamente leggerla - non solo leggerla, dovreste anche segnalarla, divulgarla, farla leggere a tutte le persone che conoscete, quali siano la loro estrazione culturale o le loro idee politiche -. No. E&#8217; perché questa nota spiega, nel suo piccolo, come non funziona l&#8217;informazione in Italia. E un paio di altre notizie che forse dovreste proprio sapere.</p>
<p>Ora. Sapete tutti che il Papa da domani (oggi, nd<strong>n</strong>) è in visita in Terrasanta. Come potreste non saperlo? Dovreste vivere senza avere a che fare con mezzi di comunicazione, per non saperlo.</p>
<p>Quello che non sapete, forse, è che il Papa dovrebbe visitare l&#8217;Aida Camp (uno dei tre campi profughi di Betlemme). E quello che proprio non potete sapere, perché nessuno ve l&#8217;ha raccontato, è che il Papa avrebbe dovuto sedere subito sotto al muro di separazione di Betlemme, per volontà dei profughi dell&#8217;Aida Camp.</p>
<p>E non potete sapere nemmeno che i politici israeliani erano decisamente contrari a questa iniziativa. Difficile che abbiate ricevuto queste informazioni, a meno che non abbiate visto questo filmato.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ykoIfnCU834&amp;hl=it&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/ykoIfnCU834&amp;hl=it&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p></blockquote>
<blockquote><p>Ed è molto difficile che l&#8217;abbiate visto: l&#8217;ho girato e montato io, e l&#8217;unica visibilità che ha avuto è quella di Youtube e di Facebook, nonostante io l&#8217;abbia segnalato a parecchi potenziali interessati. Nel video si spiega che il motivo di questa volontà da parte dei palestinesi del campo è di mostrare a tutto il mondo il muro. Capiscono a sufficienza di comunicazione, i palestinesi, per sapere che impatto mediatico avrebbe l&#8217;immagine di Benedetto XVI accanto al Muro di Separazione.</p>
<p>Ma tutto questo, voi, non lo potete sapere.</p>
<p>Invece, se avete seguito un telegiornale poco fa (il Tg2, per esempio, - ieri sera nd<strong>n</strong>) avrete invece ricevuto un&#8217;altra informazione. Vi sarà stato detto, oltre a informarvi sulle imponenti misure di sicurezza che accompagneranno il Papa, che, di comune accordo (fra israeliai e palestinesi), il Papa terrà il suo discorso in un campetto vicino alla scuola dell&#8217;Aida Camp di Betlemme. Questo vi sarà stato detto.</p>
<p>Poiché ho una grande stima dei lettori che passano da queste parti, so che le conclusioni le avrete già tratte. So anche che probabilmente qualcuno di voi sorriderà come se avesse letto qualcosa di ovvio. Pazienza. Lasciatemi trarre le conclusioni comunque, e poi parliamone.</p>
<p>Se avete letto questa breve nota (e visto il video) saprete un paio di cose in più:</p>
<p>1) saprete che no, non c&#8217;era un comune accordo;<br />
2) saprete che ovviamente il motivo per cui l&#8217;autorità israeliana non ha piacere di far parlare il Papa davanti al muro è che anche gli israeliani sanno usare bene i media;<br />
3) saprete che gli abitanti del campo profughi di Aida hanno fallito nel loro intento;<br />
4) saprete che le autorità israeliane, invece, sono riuscite nel loro intento;<br />
5 saprete che questa riuscita vi è stata raccontata come un comune accordo;<br />
6) saprete - magari, se siete arrivati fin qui lo sapevate già - che i mezzi di comunicazione possono raccontarvi tutto quello che desiderano, nel modo che desiderano.</p>
<p>Ecco, può anche darsi che qualcuno di voi penserà che io abbia scoperto l&#8217;acqua calda.</p>
<p>Ma sono convinto dell&#8217;importanza delle testimonianze dirette, per quanto piccole. E a giudicare dalle percentuali di italiani che credono che la tv dica la verità, forse anche questa nota servirà a qualcosa, e dovreste proprio segnalarla e divulgarla.</p></blockquote>
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		<title>Perché rumeno.</title>
		<link>http://noantri.net/2009/05/06/perche-rumeno/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 23:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aNDy cAPp</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella Roma Sicura promessa dalla destra e dal duce Alemanno continuano gli accoltellamenti e le persone fermate con la lama in tasca (otto solo nella giornata di ieri) dalle forze dell&#8217;ordine. Due giorni fa il caso di Monterotondo, il giorno prima quello del Villaggio Prenestino, denominato la periferia della periferia. E&#8217; proprio visitando la scuola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">Nella Roma Sicura promessa dalla destra e dal duce Alemanno continuano gli accoltellamenti e le persone fermate con la lama in tasca (otto solo nella giornata di ieri) dalle forze dell&#8217;ordine. Due giorni fa il caso di <strong>Monterotondo</strong>, il giorno prima quello del <strong>Villaggio Prenestino</strong>, denominato la periferia della periferia. E&#8217; proprio visitando la scuola dove andavano i due ragazzi protagonisti della vicenda che il sindaco ha puntato il dito contro le fiction come <em>Romanzo Criminale</em>. Molto divertente la risposta a mio avviso di Michele Placido, regista del film Romanzo Criminale e consulente artistico per la serie tv trasmessa da Sky: &#8220;E&#8217; sbagliato prendersela con i film e le serie tv. Basta sapere che in Italia le fiction di maggior successo sono quelle sui santi, eppure non c&#8217;è più nessuno che si fa prete&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Vorrei però tornare sull&#8217;episodio specifico, quello del ragazzo 15enne accoltellato da un coetaneo rumeno. Nel descrivere lo studente accoltellatore un&#8217;insegnante sottolineava: &#8220;Sia quest&#8217;anno sia in quello passato è stato soggetto ad angherie da parte dei suoi compagni. E&#8217; chiaro che può aver sviluppato delle forme di reazione, il ragazzo viene da una situazione difficile. Qui la realtà fa crescere i bambini molto prima del tempo&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il fatto è avvenuto una settimana fa e il ragazzo, senza precedenti (e minorenne), è ancora in galera. Ripeto: minorenne, senza precedenti, ferita  inferta alla vittima profonda 5 cm. Forse è ancora dentro perché rumeno?</span></p>
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		<item>
		<title>Per esempio.</title>
		<link>http://noantri.net/2009/05/05/per-esempio/</link>
		<comments>http://noantri.net/2009/05/05/per-esempio/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 May 2009 12:17:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano havana</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[quotidianismi]]></category>

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		<description><![CDATA[Per esempio avrei potuto fare fortuna con uno di quei talenti strambi: suonare il pianoforte senza guardare, parlare al contrario come se nulla fosse, risolvere un cubo di Rubik in ventidue secondi. Ci sono quei tizi che sanno modellarsi perfettamente una coppia di ballerini di tango sulle dita: si travestono l&#8217;indice con il rossetto e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">Per esempio avrei potuto fare fortuna con uno di quei talenti strambi: suonare il pianoforte senza guardare, parlare al contrario come se nulla fosse, risolvere un cubo di Rubik in ventidue secondi. Ci sono quei tizi che sanno modellarsi perfettamente una coppia di ballerini di tango sulle dita: si travestono l&#8217;indice con il rossetto e la gonnellina di cartapesta e il medio con i baffetti e il frac e poi via, a ritmo di musica, op, op, op. Per esempio avrei potuto racimolare una piccola somma con i trucchi di carte e rimorchiare ragazze sulla spiaggia. Sentite qua: avrei potuto appassionarmi al karate, o al judo o a una di quelle arti marziali lì. Me ne sarei andato in Cina o in Giappone, per cercare di carpirne tutti i segreti e, alla fine, sarei rimasto a vivere lì, ritagliandomi una piccola fetta di fama come celeberrimo affilatore di spade. Avrei imparato a mangiare un salmone intero perfettamente crudo. Valla a raccontare, poi, una storia così. Invece m&#8217;è toccata in sorte </span><em><span style="font-size: large;">la scrittura</span></em><span style="font-size: large;">.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ci pensavo giusto ieri, scrivendo, in uno di quei due o tre posti miei preferiti dove scrivere si può, senza dare troppo nell&#8217;occhio o sembrare un bohemien: il mio talento, ammesso che sia, non è niente che si possa notare. Stavo lì, al tavolo, con una birra e il portatile e non è che si stesse formando una fila di persone: mica stavo facendo le ombre cinesi. Non stavo facendo ballare le dita travestite da ballerini di flamenco. Per esempio avrei potuto radunare un milione di persone intorno a me, spaccando cocomeri con la fronte. Invece stavo scrivendo, senza nemmeno poter sentire il ticchettio dei tasti perché le orecchie erano tappate dalle cuffie: insomma, se vogliamo chiamarlo talento, chiamiamolo talento, il mio </span><em><span style="font-size: large;">talento</span></em><span style="font-size: large;">, che stavo esprimendo in quel momento, l&#8217;unica parvenza di talento che credo di avere, cioè Saper Scrivere, veniva fuori nell&#8217;indifferenza generale, perfino delle mie orecchie che, in tutt&#8217;altro affaccendate, sentivano il contenuto dell&#8217;itunes. La gente, quella che passava, o che si alzava dagli altri tavoli, oppure faceva per sedercisi, certo mi buttava un occhio, come farei io stesso se incrociassi un tizio da solo che batte 600 volte in un minuto sui tasti; ma, di fatto, era tutto lì. Non m&#8217;è sembrato </span><em><span style="font-size: large;">triste</span></em><span style="font-size: large;">. A dire la verità non m&#8217;è sembrato in alcun modo: ho solo pensato che io sono io e, insomma, valgo ben poca curiosità, è giusto, però, poniamo il caso, ecco, di quei grandissimi scrittori che se ne vanno in giro a scrivere le loro cose nei luoghi pubblici. Mi viene in mente, di quelli che ricordo sull&#8217;unghia, Wallace, Fante, Franzen, Whitehead ma probabilmente anche Marquez, Hemingway, ecco, costoro non sarebbe giustissimo se radunassero una folla di centinaia di curiosi, intorno a loro, ai loro tavoli, mentre sono lì che scrivono, anziché soltanto il cameriere?</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Mi viene in mente che io la vorrei vedere eccome la faccia di Wallace mentre finisce &#8220;Infinite Jest&#8221;, oppure la fronte di Hemingway farsi liscia liscia dopo aver inventato l&#8217;ultima parola di &#8220;Addio alle armi&#8221;; non fanno niente di eclatante, nemmeno loro, mentre fanno quello che fanno, cioè scrivere. </span><em><span style="font-size: large;">Esteticamente</span></em><span style="font-size: large;">, dico, non c&#8217;è niente che differenzi questi geni da me o da qualsiasi altro semplice appassionato: qualunque altra arte è molto più </span><em><span style="font-size: large;">razzista</span></em><span style="font-size: large;">. Si riconosce subito, alla prima occhiata, il buon trapezista da quello pessimo. Per esempio, riflettevo tra una pausa e l&#8217;altra, avrei potuto essere uno di quei matti che si trucca, si mette al centro di una piazza e resta lì, immobile, una statua di sale, con un barattolo ai piedi per le elemosine: sai la gente a guardare? Forse la scrittura è un arte che hanno inventato per quelli che non vogliono rotti i coglioni: non lo so, non me lo ricordo, com&#8217;è che si capisce che si sa scrivere. Però dev&#8217;essere una questione molto privata, molto solitaria. Un bel giorno ti metti da una parte e scopri che le cose ti escono più chiare da </span><em><span style="font-size: large;">scritte</span></em><span style="font-size: large;"> che da </span><em><span style="font-size: large;">dette</span></em><span style="font-size: large;">. Nessuno può prenderti in mezzo, durante una cena, e dire: ok, adesso tizio, che sa scrivere molto bene, ci darà una dimostrazione. Non c&#8217;è pericolo perché </span><em><span style="font-size: large;">non si fa</span></em><span style="font-size: large;">. Non c&#8217;è nulla da vedere, come dicono certi poliziotti nei film: non so parlare al contrario, non so sbattere le unghie a ritmo sugli incisivi, non ho alcun talento esteticamente vendibile. La scrittura è qualcosa che prende ad esistere solo a lavoro finito: nessuno può vedere lo scrittore all&#8217;opera e pensare quanto sia bravo </span><em><span style="font-size: large;">mentre</span></em><span style="font-size: large;"> produce. Anche se sarebbe bello: per esempio qualcuno potrebbe inventarsi dei luoghi pubblici dove si possono guardare gli scrittori al lavoro. Ma solo quelli bravi. Non è questione di leggere quanto stanno scrivendo: ci penseranno loro a capire quando il tutto sarà finito e darcelo in pasto. Sto pensando proprio che sarebbe gratificante vederli nell&#8217;atto di creare. Notare le loro facce, le loro pause, i loro tentennamenti. La rabbia. Il piacere. A me capita, ogni tanto, di fissarmi a guardare la faccia di un giocatore di pallone nell&#8217;attimo stesso in cui calcia; esco letteralmente pazzo quando, durante le partite, tirano fuori quei replay </span><em><span style="font-size: large;">personalizzati</span></em><span style="font-size: large;">. Allora tu vedi l&#8217;attaccante che carica il tiro e poi l&#8217;inquadratura non si stacca mai dalla sua faccia: tu sai, perché l&#8217;hai già visto, è un replay, che la palla finirà in rete e questa cosa qui la rivedi succedere nei lineamenti dell&#8217;atleta ripreso. E&#8217; una goduria. La gente è proprio bella da guardare. E&#8217; bella.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Per esempio avrei potuto imparare quel giochino della moneta sulla nocche delle dita. Tipo film western. Avrei potuto entusiasmare le tavolate tenendo un cucchiaio in equilibrio sul naso. Invece ho scoperto che quello che si esprime con la scrittura è un talento silenzioso, anti-estetico, che non si può manifestare </span><em><span style="font-size: large;">mentre</span></em><span style="font-size: large;"> avviene. Certo, spostare gli oggetti con la forza del pensiero sarebbe stato più redditizio, per esempio.</span></p>
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		<title>Credo in un solo Dio.</title>
		<link>http://noantri.net/2009/04/27/credo-in-un-solo-dio/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 22:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano havana</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[quotidianismi]]></category>

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		<description><![CDATA[Credo in un solo Dio e questo Dio io lo posso toccare, lo posso odorare, ci posso parlare, al limite lo posso pure odiare, disprezzare; questo è un Dio che c&#8217;è senza preghiere, senza incensi e senza mirre. E&#8217; un Dio che esiste senza acqua santa, senza divise, senza croce. Questo Dio, che esiste oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">Credo in un solo Dio e questo Dio io lo posso toccare, lo posso odorare, ci posso parlare, al limite lo posso pure odiare, disprezzare; questo è un Dio che c&#8217;è senza preghiere, senza incensi e senza mirre. E&#8217; un Dio che esiste senza acqua santa, senza divise, senza croce. Questo Dio, che esiste oltre ogni dubbio e che non pretende di avere una risposta per tutte le cose; questo Dio che non c&#8217;è sempre ma quando è necessario sì e che non necessita di dogmi per essere ritenuto vero o giusto o reale; questo Dio, in cui io unicamente credo, non è il Padre di nessuno, ma è il figlio di molti, ha gli occhi e i capelli colorati di tutti i colori che ci sono, odora di tutti gli odori che esistono e ha i più variabili gusti in fatto di uomini, donne, cibo e macchine. Questo Dio non pretende che qualcuno si penta o si dolga: ha, anzi, nessuna pretesa, fatta salva quella del coraggio che è richiesto a ciascuno dei suoi devoti. Questo Dio, sulla cui certa esistenza io potrei mettere eccome la bocca, compie ogni giorno il miracolo di prestare il dono del galleggiamento a corpi umani che altrimenti affonderebbero secondo natura. Credo in questo Dio e lo prego ogni giorno: l&#8217;unico Dio che si possa toccare e vedere senza pagare il prezzo della morte. Questo Dio, che non è amore perché </span><em><span style="font-size: large;">contiene</span></em><span style="font-size: large;"> l&#8217;amore ed è quindi qualcosa di ancora più grande, è l&#8217;unico atto di fede che ho scelto di compiere. Questo Dio non ha nomi infiniti ma uno soltanto e questo nome è Amicizia.</span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>E se saltelli muore Balotelli…</title>
		<link>http://noantri.net/2009/04/22/e-se-saltelli-muore-balotelli/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 22:01:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aNDy cAPp</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dare dello sporco negro a un giocatore di pallone negro non è come dare del pelato a chi ha problemi di calvizia. Questo perché nella storia dell&#8217;uomo nessuno è mai stato ucciso e perseguitato perché pelato. Ce l&#8217;ho con i tifosi in questo periodo e lo ammetto. Ce l&#8217;ho con loro perché sono stupidi. Sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">Dare dello <strong>sporco negro</strong> a un giocatore di pallone negro non è come dare del pelato a chi ha problemi di calvizia. Questo perché nella storia dell&#8217;uomo nessuno è mai stato ucciso e perseguitato perché pelato. Ce l&#8217;ho con i tifosi in questo periodo e lo ammetto. Ce l&#8217;ho con loro perché sono stupidi. Sono dei morti di fame che non arrivano a fine mese e oggi la loro preoccupazione è quella di vedere uno stadio di proprietà per la loro società oppure quello di procacciarsi il biglietto per un derby, indignandosi però del fatto che dopo il terremoto si è giocato lo stesso. Ma non erano ridicoli quegli striscioni a Napoli, Roma, Firenze, Genova? <strong>Neanche il terremoto ferma il vostro circo</strong>, recitavano gli slogan più banali.  Puntualmente però le scimmie erano sugli spalti, sciarpetta intorno al collo, a insultarsi.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Sono stato un tifoso anch&#8217;io e anche io allo stadio ho insultato chiunque non appartenesse ai miei colori. Ma <strong>&#8220;sei solo un negro di merda&#8221; </strong>non l&#8217;ho mai cantato, così come non ho mai cantato contro persone e ragazzi uccisi, così come non ho mai esposto <strong>svastiche </strong>sulle tribune, solo perché era <em>antisistema</em> o <em>contro</em>. Lo stadio è una zona franca dove tutto è permesso. Ma per un concetto che non posso condividere: il tifoso paga dunque ha ragione. Il tifoso paga dunque può insultare Balotelli, il tifoso paga dunque può pisciare in testa agli avversari. Ecco, io oggi sto con Cantona che una volta a Leeds ha scavalcato in tribuna e ha gonfiato di botte un idiota che lo insultava da un metro. Mi piacerebbe tanto vedere la curva della Juve fare il verso della scimmia nel bel mezzo di un colpo di Stato in Nigeria o in Congo. Ieri <strong>Libero </strong>in prima pagina titolava: <strong>Siamo razzisti</strong>. Con tanto di sottotitolo: <em>accogliamo gli immigrati e paghiamo profumatamente decine di giocatori di colore</em>. Come se solo il fatto di essere negri dovesse implicare una limitazione allo stesso trattamento contrattuale.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Io oggi sto con <strong>Balotelli</strong> lo stronzo, l&#8217;arrogante, l&#8217;antisportivo, il provocatore e lo scorretto. Come vedete di aggettivi ce ne sono molti. <strong>Negro di merda</strong> non è un modo per offendere il suo atteggiamento, è un modo per sottolineare e insultare il suo <strong>essere</strong>, che agli occhi di chi gli vomita addosso insulti, sfogando la propria rabbia repressa di sottoprodotto culturale, dovrebbe demarcare una presunta superiorità razziale che è tale solo nelle loro categorie mentali. Nelle mie, chi si macchia di tali <em>goliardate</em>, resta una <strong>scimmia da tribuna.<br />
</strong></span></p>
<p><span style="font-size: large;">NB: la scelta di usare la parola <strong>negro </strong>è voluta.<br />
PS: chiedo scusa alle <strong>scimmie </strong>per avergli dato del tifoso.</span></p>
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		<title>Macchiette rosse.</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 22:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aNDy cAPp</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo 12 anni Rifondazione e Comunisti Italiani sono tornati insieme e sotto lo stesso simbolo si presenteranno alle prossime elezioni europee. Un matrimonio forzato, al di là delle apparenze, per tentare di raggiungere quella soglia del 4% imposta insieme da Pd e Pdl. La riappacificazione è avvenuta dopo un lungo percorso che ha visto comunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">Dopo 12 anni <strong>Rifondazione </strong>e <strong>Comunisti Italiani</strong> sono tornati insieme e sotto lo stesso simbolo si presenteranno alle prossime elezioni europee. Un matrimonio forzato, al di là delle apparenze, per tentare di raggiungere quella soglia del 4% imposta <em>insieme </em>da <strong>Pd </strong>e <strong>Pdl</strong>. La riappacificazione è avvenuta dopo un lungo percorso che ha visto comunque altre due scissioni da Prc, quella di <strong>Sinistra Critica</strong>, che faceva capo al senatore dissidente Franco Turigliatto, e quella più dolorosa che ha visto uscire la <em>minoranza </em>guidata da Niki Vendola dopo l&#8217;ultimo Congresso.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La nuova <em>veterocoalizione</em> probabilmente faticherà a raggiungere l&#8217;obiettivo ma forse con un colpo di coda riuscirà nell&#8217;intento di rimanere aggrappata a quella che potrebbe essere l&#8217;ultima vetrina disponibile prima della totale scomparsa dalle competizioni elettorali. <em>Una vera opposizione anticapitalista</em> al Governo di centrodestra; il <em>sottopancia,</em> l&#8217;obiettivo politico, lo trovo personalmente condivisibile. Quello che mi lascia perplesso è l&#8217;evidente assenza di una proposta politica e il ricorso a un linguaggio anacronistico.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Quello che voglio dire è che ancora una volta non ci sarà nemmeno un voto in più, piuttosto se ne conteranno altri in meno. Per quali motivi infatti gli studenti dell&#8217;<strong>Onda </strong>o i <strong>sindacati </strong>dovrebbero votare o avvicinarsi al <em>neopartito comunista</em>? Questa mattina ascoltavo una radio romana punto di riferimento nella Capitale per il movimento antagonista. Il dibattito era incentrato sul fatto che personaggi come <strong>Fini </strong>e <strong>Alemanno </strong>oggi ostentano troppo poco il loro <em>essere fascisti</em>. L&#8217;impressione che ne scaturiva era una preoccupazione: vi prego non apparite così poco fascisti, altrimenti non sappiamo più chi siamo noi.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il mio non è un atto d&#8217;accusa, piuttosto una riflessione. E vorrei tornare anche sul linguaggio di cui avevo accennato prima: Resistenza, Antifascismo, Solidarietà, Laicismo, Cooperazione, Diritti del Lavoro. Sappiamo chi siamo e da dove veniamo, quello che manca è un progetto, una proposta futura. E tutto parte dal linguaggio: prendete i fascisti di <strong>Casapound</strong>. Attraverso un&#8217;abile strategia comunicativa sono riusciti non solo a infiltrarsi in diversi movimenti giovanili (da quello studentesco, passando per gli stadi o i circuiti di musica alternativa) ma a far passare una proposta, quella del <strong>Mutuo Sociale</strong>, condivisibile o meno, che tuttavia rischia se dovesse passare (e sono convinto che tra poco succederà) di ottenere un successo senza precedenti in un settore dove strategicamente il movimento è sempre stato ben radicato sul territorio e punto di riferimento per le borgate.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Qualche mese fa al<strong> Teatro dell&#8217;Orologio</strong> di Roma sono andato a vedere uno spettacolo dedicato a <strong>Piero Bruno</strong>, un giovane degli anni Settanta, morto ammazzato da un proiettile della Polizia durante un corteo in favore del riscatto del Terzo Mondo dall&#8217;Imperialismo europeo. Lo spettacolo era scritto molto bene, su due piani narrativi, con padre e figlio a confronto tra presente e passato. Poco importa che lo stesso attore (e coautore del testo teatrale) non fosse <em>politicizzato</em>. Anzi lui stesso ha raccontato di essere finito in mezzo a una polemica piuttosto fastidiosa (lo spettacolo veniva pubblicizzato in un programma radiofonico sportivo condotto da un ex esponente dei Nar). Le sensazioni provate durante lo spettacolo sono state intense: filmati degli scontri alla Sapienza durante gli anni Settanta, un&#8217;intervista a Pasolini, apertura con Rino Gaetano e finale con Fabrizio De André. Con questi ingredienti è impossibile sbagliare, verrebbe da dire. In questa maniera tuttavia è stata portata alla luce una storia dimenticata, si potrebbe rispondere. In effetti è solo un problema di scelte e di scelta.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">L&#8217;autoreferenzialità, il sentirsi migliori. E&#8217; forse questo che ha allontanato le persone da una lotta che prima apparteneva a tutti e che oggi invece sembra solo un vecchio ricordo fatto di spillette con falce e martello, bandiere rosse e canzoni degli <strong>Stormy Six</strong>.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Se ad oggi l&#8217;unico motivo che mi spingerà lo stesso a votare per questa <em>rimpatriata di vecchi compagni</em> è la canditatura di <strong>Margherita Hack</strong>, qualcosa che non va c&#8217;è, inutile nasconderlo.</span></p>
<p><em> </em></p>
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