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	<title>Napoli onLine</title>
	
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		<title>Un anno di battaglia per la legalità. Sementa: nessun miglioramento</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 16:47:52 +0000</pubDate>
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(di Giuseppe Letizia da Cronache di Napoli)
&#8220;Finché i napoletani non torneranno ad amare la città, la prevenzione e la repressione potranno fare ben poco. Deve cambiare la mentalità. Come un tossicodipendente può riprendersi in pochi giorni, ma deve tornare a voler bene al suo corpo. Noi continueremo a somministrargli dosi di metadone nella speranza che [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Giuseppe Letizia da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p><div id="attachment_4312" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/luigi_sementa.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/luigi_sementa-300x197.jpg" alt="Luigi Sementa" title="Luigi Sementa" width="300" height="197" class="size-medium wp-image-4312" /></a><p class="wp-caption-text">Luigi Sementa</p></div> &#8220;Finché i napoletani non torneranno ad amare la città, la prevenzione e la repressione potranno fare ben poco. Deve cambiare la mentalità. Come un tossicodipendente può riprendersi in pochi giorni, ma deve tornare a voler bene al suo corpo. Noi continueremo a somministrargli dosi di metadone nella speranza che la salute della legalità prima o poi migliori&#8221;. Sono passati un anno e due mesi da quando il generale Luigi Sementa si è insediato a capo della polizia municipale di Napoli. Dopo 425 giorni molte cose sono cambiate. &#8220;Abbiamo ricompattato il corpo e dato nuovi stimoli al personale. Oggi gli agenti si muovono come poliziotti e non portano a spasso la divisa. Continueremo su questa strada per presentare la municipale in modo diverso. Ma non è finita qui&#8221;.<br />
Quali risultati ha ottenuto in più di un anno di ispezioni, sequestri e arresti? &#8220;Beh, sono sotto gli occhi di tutti. Ogni giorno combattiamo per ridare un senso civico alla città. Ecco, quello che manca qui è il rispetto per il prossimo. Bisognerebbe partire da qui con una vasta campagna di sensibilizzazione&#8221;.<br />
Quale atteggiamento la infastidisce di più? &#8220;Quello di chi prende una multa e lancia strali contro la municipale. E&#8217; un iprocrita, perché è la stessa persona che due minuti prima gridava viva la legalità. Ma è più facile attaccare. E ho letto commenti strumentali su mancati verbali. Una volta c&#8217;era una foto su un giornale con un&#8217;auto parcheggiata male e la scritta: forse qui abita un vigile? Sono queste le cose che fanno male&#8221;.<br />
Ma passiamo sul fronte legalità. Cosa è cambiato a Napoli dopo il suo insediamento? &#8220;L&#8217;illegalità non si combatte solo con la prevenzione e la repressione. Da sole non bastano. Ho avuto la conferma durante il mio primo anno di lavoro come comandante. Nei miei uffici ho elenchi con decine di migliaia di automobilisti napoletani che hanno preso centinaia di verbali e continuano a prendere multe regolarmente. Anche per le occupazioni di suolo è sistematico. La sera dopo il sequestro siamo punto e a capo. Molti pensano di far pagare il verbale ai clienti aumentando il tariffario. E&#8217; l&#8217;atteggiamento che va cambiato&#8221;.<br />
Ma allora si vedono o non si vedono miglioramenti? &#8220;Non ho notato cambiamenti nei comportamenti dei cittadini, nonostante lavoriamo a tappeto in ogni quartiere della città. Sa perché sono convinto che sia una questione di mentalità, direi di costume? Perché ho notato che non si tratta solo di classi meno abbienti, ma anche di categorie benestanti&#8221;.<br />
Qualche esempio? &#8220;Quando in via Foria il 50 per cento dei motorini multati sul marciapiede è di professionisti, quando in via Tarsia ti girano i cartelli stradali dall&#8217;altra parte per non essere multati, capisci che è un modo comune di vivere dal Vomero ai bassi&#8221;.<br />
Allora comandante cosa fare per rendere la città più vivibile? &#8220;Noi possiamo contribuire al progresso civile. Ma deve cambiare il modo di pensare dei napoletani. Serve più rispetto per gli altri, meno menefreghismo, maggior senso della legalità e soprattutto bisogna tornare ad amare la città. Napoli è come un tossico che può riprendersi in pochi giorni, ma deve avere la voglia di farlo. In questa direzione serve una forte campagna di sensibilizzazione che scuota le coscienze. Molto possono fare anche i giornali. Basterebbe un pochino di educazione in più, intesa come vivere sociale. Uno sforzo collettivo per rispettare le norme dello stare insieme senza cercare di sopraffare il vicino&#8221;.<br />
Quali sono le sue direttive per raggiungere questi obiettivi: &#8220;Stiamo cercando di coinvolgere il più possibile la popolazione nella nostra attività quotidiana. Chiediamo ai napoletani di segnalarci irregolarità, abusi e ogni forma di illegalità. Abbiamo aperto uno sportello ad hoc. Lo scopo è duplice: sensibilizzarli verso il nostro operato, perché quando interveniamo su loro indicazione, si sentono partecipi e acquisiscono una forma mentis corretta sulla legalità. In secondo luogo i suggerimenti dei cittadini ci permettono di operare in tempo reale per casi già acclarati alla fonte. Devo dire che si è dimostrato un metodo vincente. Riceviamo tantissime segnalazioni ogni giorno&#8221;.<br />
Pregi e difetti dei napoletani? &#8220;Ammiro tanto quelli che sentono la città come casa propria, che la vivono e vogliono migliorarla. Li apprezzo perché farebbero di tutto per cambiare volto alla loro terra. Sono quelli che abbassano la testa, quando un turista guarda una carta a terra. Poi ci sono gli Ipocriti e gli omertosi. Srotolano lo slogan ‘Fuitevenn a Napoli&#8217; ad ogni occasione. Sono quelli a cui non importa nulla della città. Contro di loro combattiamo ogni giorno&#8221;.</p>
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		<title>De Giovanni. «Decisione di rottura così si può vincere»</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 16:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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(di Gerardo Ausiello da il Mattino)
«Candidare un leader politico è l&#8217;unica arma a disposizione del centrosinistra per tentare la rimonta e vincete le prossime elezioni regionali. In questo senso l&#8217;ipotesi di Vincenzo De Luca mi sembra certamente valida». La decisione di Pier Luigi Bersani di scegliere il sindaco di Salerno in direzione nazionale in quota [...]]]></description>
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<p>«Candidare un leader politico è l&#8217;unica arma a disposizione del centrosinistra per tentare la rimonta e vincete le prossime elezioni regionali. In questo senso l&#8217;ipotesi di Vincenzo De Luca mi sembra certamente valida». La decisione di Pier Luigi Bersani di scegliere il sindaco di Salerno in direzione nazionale in quota personalità non stupisce il filosofo Biagio De Giovanni: «Il Pd ha bisogno di rompere con il passato».<br />
Se l&#8217;aspettava?<br />
«Diciamo che non mi meraviglia».<br />
Perché?<br />
«Probabilmente il segretario del Pd si è reso conto della necessità di mettere in campo una netta discontinuità. Da qui l&#8217;idea di puntare su De Luca che certamente non ha alcun legame con Bassolino e la sua classe dirigente. Inoltre non è affatto perdente sul terreno politico, anzi: da solo, con una lista civica, ha vinto le Comunali a Salerno contro tutto l&#8217;Ulivo».<br />
Significa che De Luca sarà il candidato governatore?<br />
«È possibile, ancora di più dopo la scelta di ieri. Del resto per il centrosinistra è fondamentale affidarsi a un politico».<br />
Non crede in un nome che sia espressione della società civile?<br />
«Un tecnico può solo registrare dati e sommarli; tua politico è invece in grado di raccogliere consensi e sparigliare le carte. Senza dubbio oggi al Pd può essere più utile De Luca di Cascetta».<br />
De Luca ha avuto un percorso politico singolare. Lo vede nel ruolo di governatore?<br />
«E’ certamente un provocatore politico, oltre che un bravo sindaco. Si pensi alla sua frase: &#8220;Le primarie sono cose per analfabeti&#8221;. Sarebbe, insomma, una scelta eterodossa ma è probabilmente chance per i democratici di rovesciare una situazione che sembra già compromessa».<br />
Secondo lei è da escludere del tutto l&#8217;ipotesi di una ricandidatura di Bassolino?<br />
«E’ tecnicamente possibile e poi Bassolino non è un uomo che cede facilmente il campo. Non riesco a vederlo politicamente disoccupato. Potrebbe dunque accadere anche questo, per quanto oggi mi sembra un po&#8217; improbabile. Da questo punto di vista il segnale offerto da Bersani è indicativo».<br />
E Saviano? Si parla anche di lui&#8230;<br />
«Per carità, credo e spero che siano voci infondate. La politica resta un&#8217;arte nobile e seria e per praticarla occorrono capacità ed esperienza. Non basta essere degli eroi o degli ottimi scrittori come Saviano. Siamo alla fantapolitica, anzi solo alla tanta».<br />
Sul nome di Cosentino ci sono invece ancora veleni&#8230;<br />
«Il centrodestra è in difficoltà. Fermo restando il rispetto per la persona, sono convinto che alla fine l&#8217;ipotesi Cosentino verrà meno per ragioni di opportunità. Quando in politica esistono troppi elementi di disturbo, bisogna compiere scelte diverse».</p>
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		<title>Mattone, Iervolino accontenta i costruttori</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 16:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)
Le nuove mani sulla città. I costruttori napoletani premono su Palazzo San Giacomo per modificare il piano regolatore generale. &#8220;Il Prg, si presenta in talune aree come un sistema di vincoli, privo della necessaria flessibilità &#8211; ha detto il neo presidente dell&#8217;Acen Rodolfo Girardi &#8211; A cinque anni dalla [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>Le nuove mani sulla città. I costruttori napoletani premono su Palazzo San Giacomo per modificare il piano regolatore generale. &#8220;Il Prg, si presenta in talune aree come un sistema di vincoli, privo della necessaria flessibilità &#8211; ha detto il neo presidente dell&#8217;Acen Rodolfo Girardi &#8211; A cinque anni dalla sua approvazione, occorre infatti constatare che i suoi esiti operativi sono, in taluni casi, insufficienti&#8221;. La potente lobby del mattone partenopea chiede di accelerare i tempi al loro referente, il vice sindaco e assessore all&#8217;urbanistica Sabatino Santangelo per l&#8217;approvazione di trentasei Piani Urbanistici Attuativi (Pua) in aggiunta ai quindici già firmati dal sindaco negli ultimi due anni. I progetti sono all&#8217;esame dell&#8217;ufficio urbanistico comunale. Progetti che prevedono la costruzione di alberghi, centri congressi, alberghi a cinque stelle, appartamenti residenziali, porti per imbarcazioni di lusso sulle ex aree industriali. Gli atti saranno approvati dal governo cittadino. Non saranno discussi e votati in consiglio comunale.<br />
Non saranno coinvolti i diretti interessati, ossia i cittadini residenti. &#8220;I Pua bypassano le assemblee elettive, avallati da una schifosa legge regionale, la numero 16&#8243; &#8211; puntualizza Raffaele Carotenuto capogruppo del partito di Rifondazione Comunista. Dunque, i consiglieri comunali non contano più niente. Non hanno voci in capitolo. Non incidono. Il sindaco, nonostante tutto, non intende soccombere. E, difende le prerogative dell&#8217;istituzione locale. &#8220;E&#8217; il Comune che decide la politica urbanistica in Città, non i poteri forti. Non accetto modifiche al piano regolatore generale&#8221;. Ma intanto non resiste al pressing e firma. Sono in particolare gli assessori di area bassoliniana a spingere per consolidare il &#8216;patto del mattone&#8217;. E i costruttori, vogliono tutto e subito. &#8220;I tempi che ci chiedono gli amministratori di piazza Municipio sono assolutamente incompatibili con i nostri interessi economici &#8211; dicono gli imprenditori del settore &#8211; Troppi vincoli, troppa lentezza delle strutture tecniche comunali&#8221;. La lobby del mattone spinge per l&#8217;approvazione del Piano casa regionale, interessata soprattutto all&#8217;articolo cinque della legge che autorizza l&#8217;edificazione di alloggi e di alberghi sulle aree industriali dismesse. Gli interessi sono concentrati sulla zona occidentale della città e soprattutto sulla superficie di un milione di metri quadrati dell&#8217;ex area industriale dismessa dell&#8217;Italsider, della Cementir e dell&#8217;Eternit. Secondo la recente modifica del Pua di Bagnoli, il volume di nuova edilizia residenziale è passato da 300mila a 515mila metri cubi. Ma il numero di case e soprattutto di alberghi è destinato a salire, anche perché il parco pubblico di centoventi ettari è destinato ad essere ridimensionato. &#8220;Costerebbe troppo la manutenzione e la gestione&#8221; &#8211; si giustificano all&#8217;ufficio urbanistico del Comune. Una posizione condivisa dal parlamentare del Pdl Marcello Taglialatela. Altri ‘Pua&#8217; sono previsti per `sostenere&#8217; il Forum delle Culture 2013 e macinare altri consensi, affari e profitti. La Mostra d&#8217;Oltremare si appresta a diventare un &#8216;Parco dei Congressi&#8217;. Un albergo a quattro stelle sarà definitivamente aperto al pubblico nel 2011. Un secondo albergo per oltre 300 camere sarà ubicato a nord dell&#8217;Arena. Il &#8216;parco dei congressi&#8217; ospiterà diverse sale e una plenaria da millequattrocento posti e disporrà di una conference hall di cinquemilaquattrocento posti, la più grande in Italia. Nell’ area ex Nato, in viale dei Giochi del Mediterraneo si attueranno &#8216;azioni comuni&#8217; tra la Film Commission, la cordata imprenditoriale di &#8216;capitani coraggiosi&#8217; guidata da Luciano Stella per gestire infrastrutture e gli ‘Studios&#8217; cinematografici. Ed è prevista la &#8216;trasformazione urbana&#8217; di circa 20 ettari. Riflettori puntati anche su grandi operazioni come il Centro direzionale di Napoli, o il porto turistico di Vigliena nell&#8217;area est della città. Operazioni immobiliari anche nell&#8217;area ex Snia Viscosa dove operavano fino a qualche tempo fa i lavoratori dell&#8217;ex Getronics, licenziati e finiti sul lastrico. Sarà trasformato anche l&#8217;ex stabilimento Mecfond, in via Brin. La struttura si trasformerà in un Centro commerciale.</p>
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		<title>Iervolino: “Città sicura Porterei qui i miei nipoti”</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 07:57:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[influenza suina]]></category>
		<category><![CDATA[Rosa Russo Iervolino]]></category>

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(di Fulvio Milone da la Stampa)
Sindaco Rosa Russo Iervolino, Napoli detiene un duplice record: ha il maggior numero di casi di influenza A e il più alto tasso di decessi. Che cosa sta succedendo? «Non lo so, nessuno può saperlo. Certo, se uno credesse nella iella direbbe: &#8220;Ci mancava solo questa&#8230;”. Qualcun altro, rassegnato, commenterebbe: [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Fulvio Milone da la Stampa)</strong></p>
<p><div id="attachment_1243" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/iervolino_tammorre.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/iervolino_tammorre-150x150.jpg" alt="Rosa Russo Iervolino" title="Rosa Russo Iervolino" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-1243" /></a><p class="wp-caption-text">Rosa Russo Iervolino</p></div> Sindaco Rosa Russo Iervolino, Napoli detiene un duplice record: ha il maggior numero di casi di influenza A e il più alto tasso di decessi. Che cosa sta succedendo? «Non lo so, nessuno può saperlo. Certo, se uno credesse nella iella direbbe: &#8220;Ci mancava solo questa&#8230;”. Qualcun altro, rassegnato, commenterebbe: &#8220;Ne abbiamo passate tante, finirà anche questa&#8221;. Io no».<br />
Che cosa dice, lei?<br />
«Che questo picco di decessi in città è un mistero che nessuno per ora può risolvere. Chiedere perché qui ci sono più morti che altrove è come domandare perché il terremoto è avvenuto all&#8217;Aquila e non in un&#8217;altra città. Ad ogni modo non vedo alcun motivo di preoccupazione, perché come dicono gli esperti questa è un&#8217;influenza a basso rischio, a Napoli come nel resto d&#8217;Italia».<br />
Il viceministro Fazio, giorni fa a Napoli, ha azzardato una spiegazione: l&#8217;influenza colpisce più qui che altrove a causa della promiscuità in cui vive la gente. E&#8217; d&#8217;accordo?<br />
«Basta guardare l&#8217;elenco delle vittime per capire che non c&#8217;è alcuna correlazione fra loro: erano diversi gli ambienti di provenienza, l&#8217;età, i ceti sociali di appartenenza&#8230; Fra i pazienti morti c&#8217;era anche un medico molto noto a Napoli, che sicuramente disponeva dei mezzi economici e dell&#8217;esperienza professionale per curarsi. L&#8217;unico punto in comune fra alcune delle vittime era il fatto che soffrivano di altre patologia prima di contrarre l&#8217;influenza. Ma evidentemente questo non basta a spiegare perché il numero dei decessi sia più alto a Napoli che altrove».<br />
Insomma, un giallo che né i medici né il viceministro Fazio, medico anche lui, riescono a risolvere?<br />
«E&#8217; così. Ad ogni modo la visita di Fazio a Napoli è stata molto costruttiva. C&#8217;è stato uno scambio di idee proficuo con l&#8217;assessore regionale alla Sanità Santangelo. Il viceministro ha dato un giudizio estremamente positivo sugli ospedali napoletani come il Cotugno, specializzato nelle malattie infettive. Insomma, si sta facendo un buon lavoro».<br />
Per la verità Fazio ha indicato come «polo di eccellenza» un&#8217;altra struttura sanitaria, il Monaldi. E questo ha fatto arrabbiare non poco i medici del Cotugno. Non è cosi?<br />
«Guardi, io non sono certo sospettabile di indulgenza verso i rappresentanti del Governo. Quando ho dovuto criticarli l&#8217;ho fatto, ma questa volta non è così. Piuttosto, i medici dovrebbero evitare le polemiche in un momento così delicato: è un comportamento che non fa onore alla categoria».<br />
Già, i medici. A Napoli, come del resto in tutt&#8217;Italia, c&#8217;è chi consiglia il vaccino e chi no, con il rischio che si crei una gran confusione.<br />
«Non ci vuole un dottore per sapere che la medicina non è una scienza esatta, è naturale che sull&#8217;argomento ci siano idee diverse. A me interessa che i napoletani abbiano a disposizione tutti i centri di assistenza e abbiano la possibilità di vaccinarsi se i loro medici lo consigliano.»<br />
Sindaco, lei si è vaccinata?<br />
«No, ma se avessi dei problemi di salute, se fossi ad esempio cardiopatica, ci penserei».<br />
Quindi non se la sentirebbe di fare un appello alla cittadinanza per una vaccinazione di massa?<br />
«Il mio invito è di attenersi alle indicazioni dei medici».<br />
Lei ha cinque nipotini: sono stati vaccinati?<br />
«No».<br />
Però non vivono a Napoli. Se abitassero qui?<br />
«Non cambierebbe nulla. Per favore non creiamo psicosi, in questa città non si corre un rischio maggiore che altrove. Inviterei subito a Napoli tutti i miei nipoti, uno dei quali peraltro è immune al virus. Vive a Bruxelles, ha avuto l&#8217;influenza e se ne è stato tranquillo a casa per una settimana. Lì il problema viene affrontato con la massima tranquillità, con efficienza e soprattutto senza allarmismi&#8230;».</p>
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		<title>Via Orazio, il boss della porta accanto stimato dai vicini</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 07:50:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Clan Nuvoletta]]></category>

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(di Ste. Pie. da il Corriere del Mezzogiorno)
La «mente finan­ziaria » del clan Nuvoletta si na­scondeva a via Orazio 31, nel lus­suoso Parco Mirella, dove i suoi vicini lo credevano un ricco ere­ditiero. Basta confrontare due fo­to del superlatitante, ricercato da sei anni, per capire fino a che punto la sua trasformazione po­tesse ingannare chiunque.
Luigi [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Ste. Pie. da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>La «mente finan­ziaria » del clan Nuvoletta si na­scondeva a via Orazio 31, nel lus­suoso Parco Mirella, dove i suoi vicini lo credevano un ricco ere­ditiero. Basta confrontare due fo­to del superlatitante, ricercato da sei anni, per capire fino a che punto la sua trasformazione po­tesse ingannare chiunque.</p>
<p>Luigi Esposito, fra i trenta la­titanti più pericolosi d’Italia, considerato fino al punto di partecipare negli anni ’80 ad un summit con Totò Riina, nel frattempo era diventato «Fabri­zio Caliendo», un distinto si­gnore in giacca e cravatta salu­tato e rispettato da tutti gli abi­tanti del parco. «E’ entrato an­che in casa mia — racconta una residente — per darmi le condoglianze, recentemente, quando è scomparso mio mari­to. Restava nel suo appartamen­to tutta la giornata, senza mai andare a lavorare: pensavamo vivesse di rendita». La donna, a conti fatti, non è tanto lonta­na dalla realtà. Esposito aveva una disponibilità economica tutt’altro che indifferente, vi­sto anche il tenore di vita che conduceva. Nella casa in cui vi­veva da almeno un anno e mez­zo, i carabinieri del nucleo inve­stigativo di Napoli hanno rinve­nuto costosi sigari Cohiba, di­verse bottiglie di brandy Carde­nal Mendoza, arredi di un certo pregio. Il boss leggeva Sepulve­da, Incontro d’amore in un pae­se di guerra , e Oscar Wilde, De Profundis . E qualcuno lo chia­mava professore.</p>
<p>Nel frattempo, le forze del­l’ordine lo cercavano per via di un’ordinanza della Procura di Napoli che parla di associazio­ne di stampo mafioso, produ­zione e traffico di stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori. Esposito, secondo i mili­tari dell’Arma era «braccio de­stro e amico fidato del padrino Angelo Nuvoletta». La senten­za di condanna emessa il 26 ot­tobre 2006 gli impone nove an­ni di reclusione. Nel 2003 la ma­gistratura italiana, in collabora­zione con quella spagnola, ha scoperto che Luigi Esposito aveva costruito, per conto del clan Nuvoletta, un villaggio tu­ristico a Tenerife, nelle isole Ca­narie, pubblicizzato anche su internet. Nel successivo 2005, con provvedimento di seque­stro emesso dalla sezione misu­re di prevenzione del Tribunale di Napoli su proposta della Dia, a Esposito venne sequestrato un patrimonio stimato in un milione e mezzo di euro: immo­bili di lusso, quote societarie, una ditta operante nel settore della cartolibreria con sede a Marano, un’azienda con sede a via Petrarca e veicoli di grossa cilindrata.</p>
<p>Mentre la magistratura ag­grediva il suo patrimonio finan­ziario, Luigi Esposito, detto «Luigi ’e Celeste», viveva accan­to ai vip di Posillipo, giudici, av­vocati, imprenditori. Ai carabi­nieri che hanno fatto irruzione in casa sua, ha detto «calma, calma, non c’è alcun problema, vengo con voi. Sapevo che pri­ma o poi sarebbe accaduto». Complimenti all’Arma per l’operazione svolta sono giunti dal ministro dell’Interno Rober­to Maroni, che ha espresso le proprie congratulazioni «alle forze dell’ordine e alla magi­stratura campana che si batto­no senza sosta contro la crimi­nalità organizzata». Insieme col boss i militari hanno arre­stato per favoreggiamento Pa­squale Iorio, un 26enne di Ma­rano (zona dove il clan esercita prevalentemente la propria azione) trovato nell’apparta­mento con Esposito.</p>
<p>«Sei il papà più speciale del mondo, ti voglio tanto tanto tanto bene. Volevo dirti che mi manchi tanto. Spero che stare­mo sempre insieme». E’ la lette­ra, ancora sul tavolo della cuci­na, scritta dal figlioletto di 11 anni al boss trasformista.</p>
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		<title>Bersani lancia De Luca in direzione nazionale</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 07:48:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[bersani]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)
Spicca più che in altri periodi il nome del sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. Con lui anche la segretaria della Uil, Anna Rea (area Letta) e Maria Rosaria Capozzoli (area Bindi), gio­vane ingegnere salernitana. Sono i tre campani tra le venti perso­nalità scelte direttamente dal segretario nazionale [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Spicca più che in altri periodi il nome del sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. Con lui anche la segretaria della Uil, Anna Rea (area Letta) e Maria Rosaria Capozzoli (area Bindi), gio­vane ingegnere salernitana. Sono i tre campani tra le venti perso­nalità scelte direttamente dal segretario nazionale del Pd, Pierlui­gi Bersani, nella direzione del partito. Spicca più che in altri peri­odi perché si avvicinano le regionali. Ed è vero che, rispetto al­l’era veltroniana del partito liquido e intellettuale, la scelta bersa­niana è quella di privilegiare chi lavora sul territorio, gli ammini­­stratori appunto, come De Luca, ma anche il padovano Zanona­to. Ma è anche vero che la scelta del sindaco salernitano ha tutti i crismi di un’ipoteca messa su Palazzo Santa Lucia. Per di più sot­to l’egida del Pd, non con liste personali o progetti trasversali più o meno affascinanti. Insomma il De Luca che tira calci e dice (per poi smentire) le «primarie sono per analfabeti», torna ad essere uomo forte di partito. E anche questo è un dato.</p>
<p>Eccoli i nuovi equilibri, la nuova geometria democratica cam­pana. Il mutamento delle forze, figlio del voto alle primarie, è evidente nella scelta dei rappresentanti nostrani nella direzione nazionale del Pd. Sedici in tutto divisi in tre categorie: gli eletti (aventi diritto di voto), le personalità (di cui abbiamo già parla­to), i membri di diritto.</p>
<p>Sono nove gli eletti campani. Per l’area Franceschini viene confermata Teresa Armato, dpo la buona performance delle pri­marie, entrano l’ex segretario regionale Tino Iannuzzi, il candida­to alla segreteria regionale Leonardo Impegno e Pasquale Som­mese, la terza S, della lista Serracchiani-Sassoli. Per l’area Mari­no in direzione la new entry Franco Vittoria, altro candidato alla segreteria campana del partito democratico. Quanto alla compa­gine di maggioranza, la multicolor area Bersani, elegge quali suoi rappresentanti campani Luisa Bossa, una conferma insieme con Salvatore Piccolo, reduci dalla vittoria della propria lista per Bersani, la prima in Campania, poi Rosetta D’Amelio e Andrea Cozzolino. Escono Maria Fortuna Incostante (ex bassoliniana ora nelle fila di Franceschini), l’ex popolare Alfonso Andria e la bin­diana Annamaria Carloni.</p>
<p>Infine gli aventi diritto: il segretario regionale Enzo Amendo­­la, il governatore Antonio Bassolino, la sindaca Rosa Russo Iervo­lino e l’ex ministro Luigi Nicolais. «Da oggi comincia una fase nuova per il Partito democratico – commenta a caldo Bassolino —. Nuovi segretari e una diversa e nuova linea politica rispetto al passato. La gestione unitaria del Pd e il rispetto del pluralismo interno sono un fatto positivo e devono andare avanti, ma non bisogna far finta che non sia successo nulla. In questi mesi di stagione congressuale, non abbiamo scherzato. C’è stato un con­fronto vero, con toni spesso anche aspri, soprattutto da parte della mozione Franceschini. Da questo confronto è venuta fuori una diversa linea politica e su questa ora dobbiamo muoverci». </p>
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		<title>L´ultima sfida di Cosentino “Vado avanti nella corsa”</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 07:47:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Cosentino]]></category>

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(di Conchita Sannino da la Repubblica Napoli)
Il sottosegretario in carica, Nicola Cosentino, annuncia con uno dei suoi sorrisi ineffabili: «Vado avanti nella corsa. Perché dovrei fare un passo indietro, per fare un favore a chi ha prodotto questo imbarbarimento? Ai miei nemici interni?». A poca distanza c´è invece un ex sottosegretario, ex forzista, ex storico [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Conchita Sannino da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Il sottosegretario in carica, Nicola Cosentino, annuncia con uno dei suoi sorrisi ineffabili: «Vado avanti nella corsa. Perché dovrei fare un passo indietro, per fare un favore a chi ha prodotto questo imbarbarimento? Ai miei nemici interni?». A poca distanza c´è invece un ex sottosegretario, ex forzista, ex storico legale di Berlusconi, l´avvocato Carlo Taormina, quasi un antesignano del pelo sullo stomaco nell´attacco ai magistrati, che soffia solo a pochi centimetri dalle spalle del leader campano del Pdl: «La sua candidatura? Inopportuna. Non può esserci politica senza moralità. Meglio scegliere un nome che non presenti profili di discutibilità». Intorno, ecco mezzo Pdl vesuviano che sfila tra omaggio pubblico e fronde interiori, amici e nemici interni, un parterre di notabili apparentemente solidali, sembra il fantasma di un pezzo di Dc dell´hinterland.<br />
Cronaca di una singolare mattina a Poggiomarino, dopo le indiscrezioni – rese note da &#8220;Repubblica&#8221; – sugli incontri riservati che il pentito di camorra Gaetano Vassallo, imprenditore del sistema-rifiuti, avrebbe avuto proprio con il sottosegretario Cosentino, sul business del termovalorizzatore di Santa Maria La Fossa, &#8220;assicurato&#8221;, secondo il collaboratore, agli Schiavone del boss Cicciariello. «Io non rinuncio alla mia chance politica, perché dimostrerò la mia estraneità. Tanto, i giornali già mi hanno massacrato», avvisa Cosentino.<br />
Mezzogiorno di ieri, salottino dell´istituto parificato Isef di Poggiomarino, il più grande d´Europa, il bengodi degli studenti privatisti di tutta la Campania. Cosentino siede su un divano rosso capitonné, nell´ufficio di rappresentanza del fondatore Rosario Boccia, dopo avere appena chiuso, tra gli applausi, il convegno-inaugurazione dell´anno scolastico. Nel parterre, ecco l´immancabile presidente della Provincia e coordinatore Luigi Cesaro, il direttore scolastico Alberto Bottino, il corteo di autorità, il monsignore, con le scolarette in divisa bianca e blu che restano per ore in piedi (una di loro sarà colta da lieve malore) sul palco, prima di consegnare le orchidee gialle alle gentili ospiti. Poi arrivano sia l´ex parlamentare europeo Pdl Giuseppe Gargani, che l´ex sottosegretario di Forza Italia dell´Interno (nel 2001) Taormina, ormai fondatore del partito Lega Italia. Alla fine dei lavori, Cosentino riprende alla larga le accuse pesanti contenute nei verbali di Vassallo.<br />
E obietta soltanto: «Ma devo espiare la colpa di essere nato a Casal di Principe?». Invece proprio da Taormina arriva lo stop a sorpresa per la corsa del sottosegretario. Taormina è netto: «Sono molto critico sulla sua candidatura. Premesso che egli saprà difendersi nelle giuste sedi, dico che sarebbe meglio scegliere un nome che non presentasse profili di discutibilità». Un rigore inedito, quello di Taormina, il politico che riuscì, in veste di sottosegretario a usare la scorta di Stato per andare a difendere, come libero avvocato, il boss della Sacra corona unita, Francesco Prudentino. Ma Taormina continua imperterrito: «Non può esserci una divaricazione tra politica e moralità». L´impressione che stia regolando dei conti diventa certezza quando aggiunge: «Né la vita pubblica di un politico può essere distinta dalle condotte private. E questo vale sia per le escort, che per i trans».</p>
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		<title>Voci di arresto, il paese si divide “I clan hanno bisogno della politica”</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 07:46:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Cosentino]]></category>

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(di Raffaele Sardo da la Repubblica Napoli)
«Vogliono arrestare Nicola Cosentino perché sarebbe un uomo legato al clan dei casalesi? Lo sento dire da anni. Se così fosse, non capisco perché lo hanno fatto anche sottosegretario. Per quanto mi riguarda io non ci ho mai creduto. Per me sono tutte fesserie».
È un uomo anziano a parlare. [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Raffaele Sardo da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>«Vogliono arrestare Nicola Cosentino perché sarebbe un uomo legato al clan dei casalesi? Lo sento dire da anni. Se così fosse, non capisco perché lo hanno fatto anche sottosegretario. Per quanto mi riguarda io non ci ho mai creduto. Per me sono tutte fesserie».<br />
È un uomo anziano a parlare. Cappello in testa, faccia bruciata dal sole, tipica di chi ha lavorato per anni nei campi dei &#8220;Mazzoni&#8221;. È seduto su una panchina in piazza Villa, lungo il corso principale di Casal di Principe. Intorno a lui anche altri vecchietti. C´è chi acconsente e dice: «Bravo!». Ma ce anche chi scuote la testa. «Penso che non bisogna nascondersi dietro a un dito» gli risponde quello seduto di fronte. «I camorristi hanno sempre avuto bisogno della politica. Non so se Cosentino è davvero quello che dicono i pentiti. Ma non bisogna sottovalutare niente». Più in là, lungo il corso Umberto, direzione di Villa Literno, proprio a poche centinaia di metri da dove abita la famiglia Cosentino, due signore sulla quarantina escono da un negozio di ferramenta. «Per me Cosentino è un uomo che a Casale ha dato tanto – fa la prima – Forse c´è chi non lo vuole far candidare a presidente della Regione. Ma sono tutti giochi politici, perciò mettono in mezzo la camorra». «Io ho votato sempre per il suo partito – aggiunge l´altra signora – E dico che se hanno le prove di quello che raccontano i pentiti che lo accusano, allora vadano avanti. Ma altrimenti non si può andare avanti con uno stillicidio contro una persona solo perché è di Casal di Principe».<br />
A piazza Mercato, invece, nei pressi del Municipio, i giudizi sono meno favorevoli a Cosentino. Due ragazzi in una Smart: «Arrestano Cosentino? A noi non toglie e non mette niente. Si sono tutti arricchiti sulle spalle di noi casalesi e poi non si fanno più vedere». «Io ho partecipato anche alla lotta contro l´inceneritore a Santa Maria la Fossa – fa l´altro ragazzo – abbiano passato nottate intere in mezzo alle campagne, e se fossero vere le cose che hanno detto i pentiti, altro che mandarli in galera». Poco più in là, vicino alla sede dell´associazione Libera, c´è anche l´ex sindaco, Renato Natale: «La magistratura faccia presto chiarezza su questa vicenda di Cosentino. E una volta accertate le responsabilità, vada fino in fondo. Oggi più che mai c´è bisogno di chiarezza nella lotta alla camorra. Quella stessa chiarezza – aggiunge – che dovrebbero avere i sindaci di questo territorio che prima firmano documenti per la legalità davanti alle telecamere e poi non si costituiscono parte civile ai processi».<br />
Intanto domani mattina, a Castel Volturno, si ricorderà Miriam Makeba. &#8220;Mama Africa&#8221;, l´artista sudafricana, che proprio un anno fa morì nel comune domiziano durante un concerto contro la contro camorra e il razzismo. L´iniziativa si terrà nel teatro Bristol di Pinetamare (Villaggio Coppola) alle 10. Alle 12.30, poi, in via Vasari a Baia Verde si terrà la cerimonia di inaugurazione del monumento dedicato oltre che a Miriam Makeba, ai 6 ghanesi e a Domenico Noviello, vittime della camorra.</p>
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		<title>Regione, nuovo no di Bertolaso il Pdl sonda Quagliariello</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 07:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Bertolaso]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Quagliariello]]></category>

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(di Roberto Fuccillo da la Repubblica Napoli)
«NON mi occupo di politica». Secco, lapidario, Guido Bertolaso dice di nuovo no all´ipotesi di una sua candidatura alle regionali in Campania. Un incubo che lo rincorre: ieri glielo hanno chiesto persino in Sardegna. Domanda obbligata, forzata dallo stallo in cui la questione Cosentino ha costretto il Pdl campano. [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Roberto Fuccillo da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>«NON mi occupo di politica». Secco, lapidario, Guido Bertolaso dice di nuovo no all´ipotesi di una sua candidatura alle regionali in Campania. Un incubo che lo rincorre: ieri glielo hanno chiesto persino in Sardegna. Domanda obbligata, forzata dallo stallo in cui la questione Cosentino ha costretto il Pdl campano. Bertolaso sarebbe il nome agognato da Silvio Berlusconi, il suo asso vincente, da catapultare in Campania per uscire dalle baruffe nate su Cosentino. Poiché a suo tempo la dirigenza locale gli ha messo all´angolo anche Gianni Lettieri, un altro no nei confronti dell´uomo che ha risolto il dramma rifiuti sarebbe difficile da pronunziare esplicitamente. Comunque è Bertolaso a tenere duro e a continuare a negarsi al premier.<br />
Un rifiuto che lascia il centrodestra campano in piena incertezza. Basti pensare che negli ultimi giorni, stante il rafforzarsi di quelle voci che Cosentino definisce «macelleria mediatica» contro di lui, a Roma però sono stati tentati altri contatti, e una sonda è atterrata anche dalla parti di Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Senato, perché anche lui si scaldi a bordocampo. È l´ultimo di una serie di nomi che entra in un caleidoscopio nel quale girano da tempo i vari Lettieri, Carfagna, Caldoro, Viespoli.<br />
Situazione «incartata», come dicono sempre più spesso gli stessi addetti ai lavori. E con qualche preoccupazione da parte degli alleati minori. Ad esempio la Alleanza di centro, la formazione di Francesco Pionati, che pressa il Pdl a una decisione: «Chiediamo al Pdl di organizzare una coalizione coesa e con precisi obiettivi. Non c´è spazio per forze politiche indecise. Ci sembra davvero stucchevole rincorrere ancora l´Udc, che intanto ha avviato, anche in Campania, l´asta tra Pd e Pdl».<br />
Il tutto fa comunque scivolare la Campania in coda ai problemi a cui si dovrà dare soluzione. Prima del caso Cosentino pendono gli accordi con la Lega al nord e quelli eventuali con l´Udc al sud. Nell´attesa, Cosentino tiene duro. E incassa ieri anche la solidarietà da un politico dell´altro fronte, il capogruppo consiliare del Pd Fabio Benincasa: «Nessuno &#8211; dice Benincasa &#8211; si chiede se per caso Cosentino non sia innocente ed estraneo a quanto al momento gli viene contestato solo a mezzo stampa». Uno sfogo suggerito a Benincasa dall´esplicito ricordo del suicidio di Giorgio Nugnes, «della cui triste scomparsa tra pochi giorni ricorre l´anniversario».<br />
A proposito di Pd, il partito torna dalla assemblea nazionale che ha incoronato ieri Bersani. Il 13 toccherà anche al segretario regionale Enzo Amendola, che comunque si è già pronunciato per le primarie di coalizione. Ipotesi che sarà al centro di un primo vertice, domani, con Sinistra e libertà e con la recalcitrante &#8220;Italia dei valori&#8221;, che ha già espresso più di un dubbio sui due nomi finora emersi, Ennio Cascetta e Enzo De Luca.</p>
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		<title>Amendola “Incontrerò Saviano”</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 07:44:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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(di o.l. da la Repubblica Napoli)
«Mercoledì prossimo incontrerò Roberto Saviano. Vedremo». Il segretario regionale del Pd Enzo Amendola rientra dal congresso di Roma con l´inserimento in Direzione ma anche con ottime probabilità di entrare nell´esecutivo nazionale del partito. E subito si rituffa nelle questioni locali.
Segretario, Roberto Saviano può essere il candidato del centrosinistra alla guida [...]]]></description>
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<p>«Mercoledì prossimo incontrerò Roberto Saviano. Vedremo». Il segretario regionale del Pd Enzo Amendola rientra dal congresso di Roma con l´inserimento in Direzione ma anche con ottime probabilità di entrare nell´esecutivo nazionale del partito. E subito si rituffa nelle questioni locali.<br />
Segretario, Roberto Saviano può essere il candidato del centrosinistra alla guida della Regione?<br />
«La notizia dell´incontro l´hanno avuta i giornali prima di me. Posso solo dire che vado a incontrarlo come vedo altre persone in questa fase».<br />
Ma Claudio Fava di Sinistra e libertà due giorni fa ha indicato Saviano governatore, con l´approvazione di Di Pietro e De Magistris?<br />
«Io incontro molti giovani. Proprio De Magistris è uno di quelli. In Campania c´è bisogno di un ricambio generazionale. Da questa fase deve nascere una nuova visione del paese e, per farlo, dobbiamo rafforzare il partito territoriale per selezionare la nuova classe dirigente. Incontro tanta gente».<br />
Anche Saviano.<br />
«Certo, anche Saviano».</p>
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		<title>La nuova mappa del Pd di Bersani sì a De Luca e Armato, esce Carloni</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 07:43:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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(di Ottavio Lucarelli da la Repubblica Napoli)
ESCE abbondantemente ridisegnata la mappa del Pd campano che, dal congresso di Roma che ha incoronato Pierluigi Bersani, si rafforza passando da 13 a 16 componenti. I bassoliniani conservano le posizioni con due posti per Andrea Cozzolino e l´irpina Rosetta D´Amelio ma esce dalla Direzione nazionale Annamaria Carloni, moglie [...]]]></description>
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<p>ESCE abbondantemente ridisegnata la mappa del Pd campano che, dal congresso di Roma che ha incoronato Pierluigi Bersani, si rafforza passando da 13 a 16 componenti. I bassoliniani conservano le posizioni con due posti per Andrea Cozzolino e l´irpina Rosetta D´Amelio ma esce dalla Direzione nazionale Annamaria Carloni, moglie di Bassolino. Mentre in rampa di lancio sale il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, in corsa per la guida della Regione, designato in Direzione su nomina diretta di Bersani che avrà al suo fianco in segreteria un solo campano, l´ex sottosegretario Umberto Ranieri, e che nell´esecutivo darà spazio ad almeno due giovani: il dalemiano Enzo Amendola, neo segretario regionale, e il deputato Pina Picierno, di area Franceschini, oggi responsabile per la legalità.<br />
Sedici dunque i campani in Direzione. Tra loro sei donne, cinque in meno rispetto alle scelte di Veltroni. Oltre al sindaco Rosa Russo Iervolino, membro di diritto, entrano come elette Teresa Armato, due ex sindaci come Luisa Bossa e Rosetta D´Amelio e poi, nominate da Bersani, la sindacalista Uil Anna Rea e la salernitana Maria Rosaria Capozzoli.<br />
In un turnover notevole, ottiene dunque la conferma la senatrice Teresa Armato, coordinatrice campana dell´area Franceschini: «Un riconoscimento che, attraverso me, va a tutti coloro che si sono impegnati nelle primarie per la mozione Franceschini in Campania e che hanno lavorato a fondo ottenendo un buon risultato. Credo che nel solco dell´unità il Pd dovrà essere ora più che mai aperto, plurale e inclusivo».<br />
Un congresso che secondo Luisa Bossa, componente della commissione parlamentare antimafia, «segna una fase nuova, solida, concreta, con un gruppo dirigente rinnovato che dà al partito una prospettiva chiara». Una nuova Direzione che, prosegue la Bossa «offre più spazio alla Campania e al Meridione con una rappresentanza di valore, con ampi spazi di rinnovamento e innovazione proprio nel momento in cui la questione meridionale fa sentire tutto il peso nella vicenda politica ed economica del Paese».<br />
In Direzione trovano anche spazio il consigliere regionale Pasquale Sommese, il presidente del consiglio comunale di Napoli Leonardo Impegno, il segretario regionale uscente Tino Iannuzzi, il deputato Salvatore Piccolo e Franco Vittoria, quest´ultimo di area Marino. Come membri di diritto anche l´ex ministro Luigi Nicolais e Antonio Bassolino.<br />
«Da oggi comincia una fase nuova per il Partito democratico &#8211; commenta il presidente della Regione &#8211; con nuovi segretari e una diversa e nuova linea politica rispetto al passato. La gestione unitaria del Pd e il rispetto del pluralismo interno sono un fatto positivo e devono andare avanti, ma non bisogna far finta che non sia successo nulla. In questi mesi di stagione congressuale non abbiamo scherzato. C´è stato un confronto vero, con toni spesso anche aspri, soprattutto da parte della mozione Franceschini. Da questo confronto è venuta fuori una diversa linea politica e su questa ora dobbiamo muoverci».<br />
Guarda in avanti il deputato Eugenio Mazzarella: «Il Partito democratico ha bisogno, soprattutto al Sud, di ricucire il proprio rapporto con la società e con i propri elettori potenziali recuperando la disaffezione di chi diffida di Berlusconi e di seduzioni centriste, ma non si fida più di noi o non si fida ancora. Dobbiamo portare vicino a noi l´Italia maggioritaria, quella che ormai si astiene dalla politica perché non ne vede in giro di buona. La cosa rivoluzionaria è che dobbiamo fare sul serio nel recuperare questa disaffezione. Proporre, a cominciare dal Sud, non solo una classe politica giudiziariamente esente, che è il meno, ma anche rispettabile e credibile».</p>
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		<title>Il capogruppo pd chiede tutela per l’avversario</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 07:41:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fabio Benincasa]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Cosentino]]></category>
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(da il Corriere del Mezzogiorno)
«Nessuno si chiede se per caso Cosentino non sia innocente ed estraneo a quanto al momento gli viene contestato solo a mezzo stampa e, soprattutto, chi dovrà risarcirlo in tale ipotesi».
È quanto scrive, in una nota, il capogruppo del Pd al Comune di Napoli, Fabio Benincasa. «Non ho elementi per difendere [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>«Nessuno si chiede se per caso Cosentino non sia innocente ed estraneo a quanto al momento gli viene contestato solo a mezzo stampa e, soprattutto, chi dovrà risarcirlo in tale ipotesi».</p>
<p>È quanto scrive, in una nota, il capogruppo del Pd al Comune di Napoli, Fabio Benincasa. «Non ho elementi per difendere o attaccare Cosentino ma ho visto, anche nel recente passato nella mia città, troppi uomini distrutti politicamente e messi al pubblico ludibrio dal clamore massmediatico di inchieste che poi si sono rivelate inconsistenti al vaglio della magistratura giudicante e la triste scomparsa di Giorgio Nugnes, della quale tra pochi giorni ricorre l’anniversario, ha costituito un precedente sul quale tutti i garantisti siano essi politici, giornalisti o semplici cittadini, con serenità e profondo rispetto e fiducia nella magistatura dovrebbero riflettere», conclude Benincasa.</p>
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		<title>Appello di Quagliariello: Cosentino caso nazionale, questione di garantismo</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 07:40:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Quagliariello]]></category>
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(di Angelo Agrippa da il Corriere del Mezzogiorno)
Il caso Cosentino diventi motivo per una campa­gna nazionale a difesa del garan­tismo. Perché la politica non si faccia dettare tempi e scelte dal chiacchiericcio giudiziario e da articoli di giornale. È quanto chie­de il vicecapogruppo al Senato del Pdl, Gaetano Quagliariello. Ie­ri, intanto, il sottosegretario Gui­do Bertolaso [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Angelo Agrippa da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Il caso Cosentino diventi motivo per una campa­gna nazionale a difesa del garan­tismo. Perché la politica non si faccia dettare tempi e scelte dal chiacchiericcio giudiziario e da articoli di giornale. È quanto chie­de il vicecapogruppo al Senato del Pdl, Gaetano Quagliariello. Ie­ri, intanto, il sottosegretario Gui­do Bertolaso ha confermato anco­ra una volta di non essere dispo­nibile a candidarsi in Campania.</p>
<p>Quagliariello, c’è chi solleva, legittimamente, la questione di opportunità sulla candidatura di Cosentino. Perché finora la stessa iniziativa non è stata pro­mossa sul ruolo di governo che esercita lo stesso sottosegreta­rio? E perché in presenza di provvedimenti giudiziari che in­teressano altri vertici governati­vi, come il ministro Fitto e il pre­sidente Berlusconi, non si pro­cede allo stesso modo?</p>
<p>«La questione che lei pone rap­presenta un nodo politico impor­tantissimo che, però, deve essere sciolto dal Pdl al suo interno. Con un dibattito franco che non può essere sviluppato sui giorna­li ».</p>
<p>Non ritiene che sia un nodo da sciogliere subito?</p>
<p>«Io credo che indipendente­mente dalla scelta della candida­tura, Cosentino su un punto ab­bia pienamente ragione: il diritto di chiedere la solidarietà del suo partito. Non è possibile che per un anno e mezzo si rimanga so­spesi, senza neanche la possibili­tà di esporre ai magistrati la pro­pria versione dei fatti e conosce­re la propria posizione giudizia­ria. È necessario promuovere, su questo tema, una grande campa­gna nazionale, indipendentemen­te dalle elezioni. Un partito che non dice una parola su questa si­tuazione non si può più definire garantista».</p>
<p>Nel Pdl vi è una omogenea sensibilità su questi temi legati al garantismo?</p>
<p>«Credo che questa sensibilità sia viva. È ovvio che in un partito del 35%, cresciuto anche grazie alla convergenza di culture diver­se, certe sensibilità fondative di Forza Italia rischiano di sbiadir­si. Ma proprio per questo è no­stro dovere evitare che ciò acca­da ».</p>
<p>Quagliariello, è così difficile fare politica al Sud, in Campa­nia e a Napoli?</p>
<p>«La difficoltà è attestata da un paradosso: il modello civico per eccellenza è quello che incorag­gia a fare politica sul territorio per fornire il proprio contributo al bene comune. D’altronde, è ciò che si apprezza del modello leghista: una nuova classe politi­ca, proveniente dalla cosiddetta società civile, che si impegna sul territorio. Ma questo modello ap­plicato a Napoli e in Campania di­venta un disvalore, un obiettivo impossibile da perseguire. È av­venuto, per esempio, che soltan­to per essermi recato allo stadio per seguire il Napoli, la mia squa­dra del cuore, venga indicato, da un articolo di giornale, come con­giurato ad una riunione politica organizzata presso una abitazio­ne che sarebbe di mia proprietà, sebbene non mi appartenga più da oltre quarant’anni».</p>
<p>Il gossip politico è pratica piuttosto diffusa anche altrove.</p>
<p>«Sì, ma questa aggressività non l’ho riscontrata da nessun’al­tra parte. Ora, di fronte a tutto questo c’è una ricetta: quella espressa con formule diverse da Saviano su Repubblica e da Pane­bianco sul Corriere della sera . E cioè abolire la politica e commis­sariare qualunque pratica demo­cratica poiché la società civile è così inquinata che la conquista della maggioranza si traduce per forza di cose in collusione».</p>
<p>Lei è d’accordo con questa ri­cetta?</p>
<p>«Sarebbe un cedimento inevi­tabile al giustizialismo. Allora, co­me muoversi? È necessario, se­condo me, esasperare al massi­mo i meccanismi della democra­zia: puntando sulla conflittualità regolata e il ricambio».</p>
<p>Cosa significa conflittualità regolata?</p>
<p>«Vuol dire che in una demo­crazia il conflitto è tra due schie­ramenti che si contendono il go­verno. Quando uno fallisce, l’al­tro lo mette in evidenza. Evitan­do fenomeni di trasversalismo che sono quelli che maggiormen­te spingono la politica verso la degenerazione. Invece qui cosa accade? Che la conflittualità tra schieramenti è soltanto apparen­te. E si finisce per garantire la so­pravvivenza reciproca del ceto politico».</p>
<p>Altro che conflittualità rego­lata: Cosentino si ritiene di esse­re vittima del fuoco amico. Ha ragione?</p>
<p>«È evidente che quando non è avvertito il senso di responsabili­tà della politica, la tentazione del fuoco amico diventa più forte. Poi c’è una doppia perversione: da una parte c’è chi ritiene che at­traverso il fuoco amico sia possi­bile togliersi dai piedi l’avversa­rio interno; dall’altra c’è il fuoco nemico che attende, sperando che siano gli avversari a rendere vantaggiosa la situazione. Que­sta corsa al massacro si arresta solo affermando che le decisioni sono politiche e assunte alla luce dello statuto. Che non verranno condizionate né da articoli di giornale, né dal chiacchiericcio proveniente dalle procure».</p>
<p>Crede che quello proveniente da ambienti giudiziari sia solo chiacchiericcio?</p>
<p>«Non è possibile che la magi­stratura tenga delle personalità politiche sulla corda per così lun­go tempo, condizionandone i comportamenti. Non ci si può trincerare dietro il formalismo. In una situazione ordinaria que­sto è già grave; in una condizio­ne difficile come quella campana diventa squassante. Non entro nel merito della inchiesta nei confronti di Mastella, ma in un contesto di globalizzazione go­vernato da internet come quello attuale, decidere di imporre l’abi­tazione coatta al di fuori dalla Campania alla presidente Lonar­do, senza che questo significhi ri­muoverla dall’incarico, è una co­sa francamente ridicola. Un’inuti­le provocazione che evoca il tra­sferimento a Gaeta della regina Maria Sofia in fuga da Napoli».</p>
<p>Non crede che qualche re­sponsabilità evidente l’abbia so­prattutto la politica?</p>
<p>«Certo, ma io sono molto orgo­glioso di quanto ha fatto il mio governo contro la camorra. Ma accanto a questo ritengo necessa­ria anche un’azione pedagogica: affermare da che parte si sta».</p>
<p>Chi dovrebbe promuovere quest’azione pedagogica?</p>
<p>«Tutti. Per esempio, parteci­pando ad una manifestazione po­litica a Castello di Cisterna ho sentito il dovere di rendere omaggio, con una visita, alla loca­le caserma dei Carabinieri per di­re con chiarezza e senza retorica da che parte sono schierato. La retorica dell’anticamorra non de­ve diventare uno strumento gra­zie al quale qualcuno possa lucra­re politicamente. Il libro di Savia­no, Gomorra , l’ho particolarmen­te apprezzato perché ha introdot­to la conoscenza del fenomeno. Ora, però, dal libro di Saviano stiamo passando al savianismo: alla degenerazione del fenome­no, una presunzione che tende al­la creazione di un mito di fonda­zione. Infine, un’altra cosa che andrebbe assolutamente realizza­ta è di sottrarre il più possibile al­la politica la capacità di compie­re transazioni».</p>
<p>Come?</p>
<p>«Riformando profondamente i meccanismi legislativi della Re­gione. Sotto questo aspetto sono convinto che il federalismo fisca­le sia un’occasione rilevante. Ma vado oltre: credo che già in que­sta Finanziaria vi siano strumen­ti automatici di incentivi che non passano per la mediazione politica, come nel caso delle ri­sorse destinate alle imprese. È co­sì che si modifica geneticamente il rapporto tra l’eletto e il denaro pubblico».</p>
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		<title>La strategia del fango</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 07:37:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Cosentino]]></category>

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		<description><![CDATA[




(di Paolo Macry da il Corriere del Mezzogiorno)
Ma davvero, in odio al governatore, voi del  Corrie­re del Mezzogiorno siete di­sposti ad appoggiare an­che un personaggio come Nicola Cosentino? È questa la polemica sollevata dal ci­vilissimo mondo dei blog (i politici dovrebbero moni­torarlo con più attenzione) nei confronti di un mio arti­colo di domenica scorsa. [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Paolo Macry da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><div id="attachment_605" class="wp-caption alignnone" style="width: 210px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/07/paolo_macry.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/07/paolo_macry.jpg" alt="Paolo Macry" title="Paolo Macry" width="200" height="150" class="size-full wp-image-605" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Macry</p></div> Ma davvero, in odio al governatore, voi del  Corrie­re del Mezzogiorno siete di­sposti ad appoggiare an­che un personaggio come Nicola Cosentino? È questa la polemica sollevata dal ci­vilissimo mondo dei blog (i politici dovrebbero moni­torarlo con più attenzione) nei confronti di un mio arti­colo di domenica scorsa. E la cosa merita una risposta, anzi una doppia risposta.</p>
<p>In primo luogo, sì, credo che l’obiettivo numero uno della Campania sia cambia­re il proprio governo regio­nale, mandando a casa chi ha sbagliato. Ovvero, una discontinuità senza se e senza ma. Naturalmente non è questione di pregiu­dizi ostili verso Bassolino (del quale ho sempre rico­nosciuto le notevoli doti politiche), ma dell’insuc­cesso di una lunga stagio­ne di governo. In democra­zia, quando un leader, una coalizione, una classe diri­gente falliscono i propri obiettivi, non esiste via d’uscita se non l’alternan­za. La fisiologia è questa, né ci sono richiami della fo­resta che tengano: un’am­ministrazione regionale o cittadina andrebbe valuta­ta perché è efficiente o inef­ficiente, corretta o cliente­lare, non perché è di destra o di sinistra.</p>
<p>La seconda risposta al blog è invece un no secco: né chi scrive, né — suppon­go — questo giornale han­no mai inteso appoggiare la candidatura di Nicola Co­sentino (o di altri) a Palaz­zo Santa Lucia. Personal­mente, mi sono appellato ai principî minimi del ga­rantismo, ricordando che al momento Cosentino non ha procedimenti a cari­co, che nega pubblicamen­te tutti i boatos contro di lui e che, in caso di compe­tizione per la Regione, pro­mette di dimettersi dal Par­lamento, consegnandosi perciò ad eventuali inchie­ste giudiziarie. Argomenti che non costituiscono in al­cun modo un endorsement a favore del sottosegretario, ma vorrebbero piuttosto mettere in guardia l’opinione pubblica da uno degli aspetti peggiori della lotta politica italiana: il suo spregiudicato utilizzo mediatico della giustizia inquirente e — quando essa non si è neppure messa in moto — delle voci che trapelano dagi uffici dei pm.</p>
<p>È questo intreccio patologico fra politica, procure e mezzi di comunicazione che costituisce il terreno inquinato sul quale prosperano non soltanto i duelli tra destra e sinistra, ma anche le faide all’interno dei partiti, i colpi bassi tra alleati, i messaggi trasversali. Cosentino è stato sbattuto in prima pagina dal Roma , dopo l’Espresso</p>
<p>e la Repubblica . A lui han­no chiesto di farsi da parte non già Amendola o Basso­lino, ma Vito e Pomicino. I quali, peraltro, non spiega­no per quali motivi e non ne chiedono (moralità per moralità) le immediate di­missioni dal Governo. Uno spettacolo sconcertante, che indica fino a qual pun­to la clava del sospetto giu­diziario sia diventata di uso comune.</p>
<p>Ovviamente, può essere che già domani il tintinna­re delle manette dia ragio­ne a Vito e a Pomicino, ma non per questo la loro sa­rebbe una ragione retro­spettiva, né la mia sarebbe stata la difesa di un inquisi­to per gravi reati. Fino a un minuto prima dell’avviso di garanzia, chi fa lotta poli­tica gettando sospetti infa­manti sull’avversario (o sul­l’alleato) ha torto e basta. La strategia del fango rima­ne un linguaggio incivile, che sta degradando lo spiri­to pubblico del paese. </p>
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		<title>Napoli-Chicago ponte per il Forum</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 13:09:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
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(di Alessio Fanuzzi da il Mattino)
Un ponte lungo 7.700 chilometri. Da Napoli a Chicago, è la rotta del Forum universale delle Culture. Tracciata dai napoletani e rilanciata dagli americani. Perché è proprio l’evento internazionale che l’Italia ospiterà nel 2013 il filo rosso che lega le due città. Con due nodi: la mostra fotografica inaugurata dall’assessore [...]]]></description>
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<p>Un ponte lungo 7.700 chilometri. Da Napoli a Chicago, è la rotta del Forum universale delle Culture. Tracciata dai napoletani e rilanciata dagli americani. Perché è proprio l’evento internazionale che l’Italia ospiterà nel 2013 il filo rosso che lega le due città. Con due nodi: la mostra fotografica inaugurata dall’assessore comunale alla Cultura Nicola Oddati e la candidatura della metropoli che sorge lungo le rive del lago Michigan per ospitare la prossima edizione del Forum, in calendario per il 2016. Reduci dal flop di Copenhagen, dove il Cio ha bocciato la candidatura di Chicago assegnando a Rio de Janeiro le Olimpiadi del 2016, gli Obama &#8211; che nell’Illinois hanno quartier generale e bacino elettorale &#8211; starebbero pensando di rilanciare l’immagine della città attraverso il Forum universale delle Culture. L’anticipazione arriva proprio da Oddati: «Stiamo lavorando con Lois Weisberg (braccio destro del sindaco Richard M. Daley e commissioner agli Affari culturali, ndr) perché Chicago possa succedere a Napoli come città organizzatrice del Forum», ammette l’assessore comunale, che è stato incaricato di tenere i rapporti con l’amministrazione Usa dal sindaco di Barcellona Jordi Hereu e dal direttore del Forum catalano Mireia Belil. In attesa di capire se Chicago ufficializzerà la sua candidatura contro Amman (che ha ratificato la propria disponibilità proprio a Napoli nel corso del workshop dei sindaci tenuto a Città della Scienza nel marzo scorso) e il Quebec, Oddati traccia un bilancio della missione napoletana nell’Illinois e parla della mostra fotografica «Napoli senza titolo» curata da Fabio Donato, Maria Federica Palestino e Marina Vergiani, in esposizione a Chicago fino al 14 febbraio del 2010: «Questo &#8211; spiega &#8211; è il secondo appuntamento internazionale per promuovere l’evento culturale di Napoli. Abbiamo un duplice obiettivo: il primo consiste nell’ampliare la rete delle città amiche del Forum, che parteciperanno nel 2013 al grande evento partenopeo e alle sue tappe di avvicinamento, prima tra tutte il secondo workshop dei sindaci che si terrà dal 19 al 21 novembre a Castel dell’Ovo sul tema dello sviluppo sostenibile. E poi vogliamo esportare su palcoscenici prestigiosi come quelli di New York e di Chicago una delle maggiori ricchezze della nostra città: la cultura. Lo facciamo con una mostra molto bella e significativa che racconta Napoli dagli anni Settanta ad oggi». Non lesina frecciate polemiche, Oddati. Mentre a Roma ancora si discute sulla composizione della struttua commissariale, l’assessore attacca: «L’attività del Forum &#8211; dice &#8211; non si ferma in attesa delle risultanze del tavolo romano. Anzi, continuerò a lavorare con ancor maggiore entusiasmo forte del consenso che il nostro progetto sta ricevendo nei road shows di presentazione all’estero».</p>
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