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	<title>Napoli onLine</title>
	
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	<description>...ma Napoli non è una cartolina!</description>
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		<title>Cosentino: «mi candido anche se mi arrestano. Saviano non capisce la camorra»</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 10:32:41 +0000</pubDate>
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(di Barbara Romano da Libero Quotidiano)
Il sottosegretario all&#8217;Economia: «Resto in corsa per la Campania a prescindere dal voto della Giunta sulla richiesta dei giudici. Pure il Pd è solidale con me»
Si siede sotto il gazebo nel cortile di Montecitorio ed estrae il faldone delle sue foto: «Poche. I veri boss si fanno fotografare solo in [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Barbara Romano da Libero Quotidiano)</strong></p>
<p><div id="attachment_4437" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/cosentino-ansa.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/cosentino-ansa-300x186.jpg" alt="Nicola Cosentino" title="Nicola Cosentino" width="300" height="186" class="size-medium wp-image-4437" /></a><p class="wp-caption-text">Nicola Cosentino</p></div> Il sottosegretario all&#8217;Economia: «Resto in corsa per la Campania a prescindere dal voto della Giunta sulla richiesta dei giudici. Pure il Pd è solidale con me»<br />
Si siede sotto il gazebo nel cortile di Montecitorio ed estrae il faldone delle sue foto: «Poche. I veri boss si fanno fotografare solo in rare occasioni. Di Provenzano si dice che circolasse una sola foto». Se c&#8217;è una dote che non manca a Nicola Cosentino, sottosegretario all&#8217;Economia accusato dalla procura di Napoli di concorso esterno in associazione camorristica, è l&#8217;autoironia. E la scaramanzia, ammesso che sia una virtù. In attesa del verdetto della Giunta per le autorizzazioni della Camera, che giovedì deciderà se concedere o meno il via libera alla richiesta di arresto, continua a carezzare il corno d&#8217;argento che tiene sempre in tasca.<br />
Come sta il pomo della discordia del centrodestra? «Il pomo, bene».<br />
E la discordia?<br />
«Non c&#8217;è mai stata discordia nel centrodestra campano. Anzi, c&#8217;è grande coesione».<br />
Sul piano nazionale invece&#8230;<br />
«C&#8217;è qualche nota stonata».<br />
Altro che nota stonata. Su di lei rischia di cadere il governo se i finiani voteranno la mozione di sfiducia presentata dall&#8217;opposizione contro di lei.<br />
«I finiani hanno voluto strumentalizzare politicamente il mio caso per far sentire la loro voce nel centrodestra. Ma neanche loro possono disperdere quell&#8217;anima garantista che è uno valori fondamentali del PdL».<br />
Loro l&#8217;avranno strumentalizzata, ma lei ha offerto lo spunto.<br />
«La mia vicenda è come un film la cui produzione inizia nel 1990 e finisce nel 2009. Io avevo chiesto di partecipare e dire la mia, ma i magistrati non mi hanno voluto assolutamente sentire e hanno chiuso il caso proprio nella immediatezza della mia candidatura alle Regionali, preferendo dare credito ai romanzi di alcuni collaboratori di giustizia».<br />
Lei si definisce «perseguitato dai giudici», ma anche i suoi colleghi di partito non scherzano.<br />
«Italo Bocchino che mi chiede di fare un passo indietro, e dichiara la inopportunità della mia candidatura, è il primo a non poter parlare. Perché nessuno gli ha mai chiesto le dimissioni quando un fatto del genere è capitato a lui».<br />
Ma cos&#8217;ha fatto a Bocchino che ce l&#8217;ha tanto con lei?<br />
«Con Italo c&#8217;era un rapporto di amicizia, ma abbiamo fatto strade diverse. Lui è finito nel Palazzo, io a girare il territorio. Per questo oggi godo di una solidarietà straordinaria in Campania e anche nel Paese».<br />
Vero che lei lo considera la &#8220;longa manus&#8221; del ministro Mara Carfagna, che è il suo vero avversario in Campania?<br />
«Mara è un ottimo ministro, ma è completamente sradicata dal territorio e non ha percepito la coesione che si è creata attorno al mio nome. Non perché io sia l&#8217;unico candidato, ma perché sono il candidato naturale. Ho condotto per la prima volta, alle Provinciali, il centrodestra alla vittoria dopo 15 anni di malgoverno della sinistra. Pago soprattutto per questo. Guarda caso adesso ho contro quelli, come Bocchino, che invece hanno vissuto la stagione delle sconfitte, nella quale lui perse le Regionali contro Bassolino».<br />
Si aspettava un fuoco amico così violento?<br />
«Assolutamente no. Pensavo che gli avversari stessero dall&#8217;altra parte Ma ormai, guardando a quello che è successo in Campania, non mi meraviglia più niente. Chi ha prodotto i peggiori guasti continua a governare e chi invece ha chiuso il ciclo di degrado dei rifiuti, realizzando il termovalorizzatore di Acerra, ha rischiato il carcere In primis, Silvio Berlusconi, Guido Bertolaso e Alessandro Pansa».<br />
Come se lo spiega?<br />
«Perché hanno tentato di porre fine a un sistema di potere corrotto nel quale anche alcuni dei nostri hanno avuto delle responsabilità».<br />
Se passasse la mozione di sfiducia contro di lei anche con i voti del PdL, si dimetterebbe da sottosegretario? «Certamente sì. Se non avessi più il consenso della maggioranza non esiterei nemmeno un secondo».<br />
Si ritirerebbe anche dalla corsa per la Campania?<br />
«Non intendo affatto ritirare la mia candidatura».<br />
Neanche se giovedì la Giunta per le autorizzazioni desse il via libera al suo arresto?<br />
«Non mi ritirerei dalla corsa neanche in questo caso. A meno che non fosse Berlusconi a chiedermelo».<br />
Eppure un lancio dell&#8217;agenzia Apcom, uscito venerdì alle ore 13.37, titolava: «Cosentino: adesso la mia candidatura non è più certa».<br />
«Assolutamente falso, hanno totalmente travisato il mio pensiero. Ripeto: non intendo ritirarmi dalla corsa alle Regionali».<br />
Allora è vero che voi politici siete bullonati alla poltrona.<br />
«Candidandomi in Campania, io lascio le poltrone che ho da sottosegretario all&#8217;Economia e da coordinatore regionale del partito più forte d&#8217;Italia, per andare a prendere una Regione che è un disastro».<br />
Ma lo sa che appena lascia la carica di parlamentare per fare il governatore della Campania lei rischia d essere arrestato?<br />
«Intanto, ci sono diversi gradi di giudizio che possono riesaminare un caso di palese ingiustizia come il mio. E cercherei di dimostrare come l&#8217;accusa che mi viene mossa è assolutamente infondata».<br />
Lei è accusato di voto di scambio: avrebbe preso voti dalla camorra in cambio di favori.<br />
«Dal 1996, con questo nuovo sistema elettorale, io non sono più eletto, ma nominato. Che interesse avrei avuto a chiedere voti ad ambienti malavitosi?».<br />
Ha pensato a come ammazzare il tempo se finisce dietro le sbarre?<br />
«Leggendo e correndo nell&#8217;ora d&#8217;aria».<br />
Sicuro che Berlusconi non volesse scaricarla quando ha detto di non voler intervenire sulle sue dimissioni? «Qualche minuto dopo Bossi ha detto che non può chiedere le dimissioni di Cosentino chi, nella mia stessa situazione, non è stato dimissionato dal centrodestra».<br />
Cioè, la difende più Bossi del Cavaliere.<br />
«I due la pensano all&#8217;unisono».<br />
Che le ha detto Berlusconi mercoledì, quando vi siete incontrati a Palazzo Chigi?<br />
«Mi ha solo lungamente abbracciato. A volte i gesti contano molto più di tante parole».<br />
Come ha fatto a scalzare nel cuore di Berlusconi Antonio Martusciello, l&#8217;ex coordinatore regionale di FI che godeva anche dell&#8217;amicizia di Confalonieri?<br />
«Martusciello si è scalzato da sé con i cattivi risultati. Io ho conquistato Berlusconi con i voti. Con me FI ha iniziato a vincere in Campania».<br />
Anche grazie ai voti della camorra, dicono i collaboratori di giustizia.<br />
«Fui così capace di drenare i voti della camorra che quando mi candidai a presidente della Provincia di Caserta, nel 2005, persi».<br />
Il pentito Carmine Schiavone, nell&#8217;interrogatorio del 29 ottobre &#8216;96, la indicava come il candidato della famiglia Schiavone fin dal 1991.<br />
«Sono frasi destituite di ogni fondamento. Ci sono pentiti, le cui affermazioni non sono state prese nemmeno in considerazione, che invece dicono che io ero avversato dalla camorra».<br />
Carmine disse anche che sua madre «è una larga parente nostra».<br />
«Mia madre è una Schiavone che non ha alcuna parentela con il clan camorristico. In un Comune con quindicimila anime e 200 nuclei familiari circolano gli stessi cognomi per matrimoni contratti in passato. Comunque, tutti quelli che fanno politica in quel territorio hanno delle parentele&#8230;».<br />
Lei infatti ha un cognato camorrista conclamato.<br />
«Non è mio cognato. È il cognato di mio fratello. Quando ha contratto matrimonio, il fratello di sua moglie era un ragazzino che poi, a distanza di tempo, è stato incarcerato per reati gravi».<br />
Per lei cos&#8217;è la camorra?<br />
«È una piovra che soffoca il territorio bloccando le attività di intrapresa. È anche violenza e terrore. Ma ci sono tante camorre: c&#8217;è quella dei Casalesi, ma ci sono anche camorre politiche che tentano di bloccare il cambiamento e difficilmente vengono scoperte».<br />
Quanti camorristi ha conosciuto nella sua vita e d quanti è stato amico?<br />
«Amici camorristi non ne ho mai avuti».<br />
Cosentino: l&#8217;unico casalese che non ha amici camorristi.<br />
«Io sono nato in quel territorio, quindi ho conosciuto un po&#8217; tutti, anche persone che negli anni sono finite dall&#8217;altro lato della sponda».<br />
Com&#8217;è nascere e crescere a Casal di Principe?<br />
«Fino a vent&#8217;anni non avevo assolutamente percezione di tutto quel mondo di corruzione, perché ero chiuso nei miei sogni di ragazzo. Solo quando mi sono messo in politica ho cominciato a percepire le pressioni e le forzature provenienti da ambienti che poi si sono dimostrati malsani».<br />
Il pentito Domenico Bidognetti, nell&#8217;interrogatorio del 20 settembre 2008, disse: «Ho conosciuto personalmente l&#8217;onorevole Cosentino, in quanto fin da piccolo ho frequentato la sua famiglia e in particolare i fratelli minori».<br />
«Lo conobbi all&#8217;età di 18 anni, quando era ancora un bravo ragazzo, frequentava casa mia».<br />
È vero, come ha sostenuto Bidognetti, che suo padre durante una campagna elettorale negli anni Ottanta regalava buoni di 50 litri di carburante a chi gli assicurava che avrebbe votato per lei?<br />
«Questo smonterebbe il fatto che la camorra mi dava il suo sostegno».<br />
È vero o no che suo padre esercitava il voto di scambio?<br />
«Assolutamente no. Dato che le aziende di famiglia si occupavano di distribuzione alla minuta e all&#8217;ingrosso di prodotti petroliferi, è possibile invece che mio padre abbia regalato buoni benzina ai ragazzi che attaccavano i miei manifesti».<br />
Dove cominciala sua gavetta politica?<br />
«Proprio nel Comune di Casal di Principe, mi candidai con il Psdi nel 1980, nel collegio Villa di Briano. Divenni consigliere provinciale, sempre con il Psdi».<br />
Come le venne in mente di farsi mettere nei manifesti elettorali in pantaloncini da calcio e calzettoni?<br />
«Avevo la necessità di farmi conoscere. Dato che ero un giocatore molto noto nell&#8217;ambiente calcistico giovanile volli far vedere agli elettori chi avrebbero votato. Era uno dei primi manifesti con la foto, io ho iniziato a farli 15 anni prima di Berlusconi».<br />
Lei nasce socialdemocratico. Come è finito nel PdL?<br />
«Quando il Psdi finì con Tangentopoli, fondai Alleanza democratica con Giuseppe Ayala. Ma quando vidi che non c&#8217;era più spazio per le mie idee, alle Regionali del &#8216;95 decisi di correre con Forza Italia e nel &#8216;96 arrivai alla Camera con una candidatura blindata».<br />
Non è che invece passò a FI perché il Pds non aveva accettato di appoggiare la sua candidatura?<br />
«Non c&#8217;era spazio per tutti quelli che venivano da una cultura diversa dall&#8217;ex Pci».<br />
Cosa ricorda del suo passato sinistrorso?<br />
«Le battaglie che facemmo quando, nel &#8216;93, eleggemmo a Casal di Principe Renato Natale, simbolo della lotta alla camorra, e quando, nel &#8216;94, sostenni il senatore Lorenzo Diana, membro autorevole dell&#8217;antimafia pidiessina».<br />
Si aspettava più solidarietà dagli ex compagni?<br />
«Ne ho avuta tantissima. Il capogruppo del Pd al Comune di Napoli, Fabio Benincasa, me l&#8217;ha espressa pubblicamente».<br />
L&#8217;ex socialista Giulio Tremonti, che è il suo ministro, le ha espresso solidarietà?<br />
«Certamente, sempre. Siamo in ottimi rapporti».<br />
Che tipo è Tremonti?<br />
«Un genio».<br />
Ok. Ma il carattere?<br />
«Un po&#8217; orso nei rapporti. Questo lo rende antipatico agli altri, ma a me lo rende ancora più simpatico».<br />
Anche se le ha concesso deleghe di scarso peso?<br />
«Certo, perché mi permette di svolgere la funzione di coordinatore del PdL campano. Non potrei dedicarmi a ruoli più impegnativi al ministero».<br />
Di cosa si occupava prima di scendere in campo?<br />
«Ero un giovane studente universitario che sognava di fare il calciatore di professione. Giocavo come centravanti di manovra, alla Paolo Rossi».<br />
Chi le ha tarpato le ali?<br />
«Un infortunio dal quale non mi sono mai ripreso. E poi la politica».<br />
Vero che si scontrava spesso sul campo con il pentito Dario De Simone?<br />
«Sì. Lui giocava nella Trentolese, io nella squadra di Casal di Principe. Lui era un attaccante molto bravo, velocissimo».<br />
Quanto fattura oggi la sua azienda petrolifera?<br />
«Intorno ai 150 milioni di euro».<br />
A quante persone dà lavoro?<br />
«Una sessantina».<br />
Sono mai venuti camorristi a chiederle lavoro?<br />
«No. Sono venute tantissime persone che avevano bisogno, molte delle quali sono riuscito a collocare».<br />
il pentito Michele Orsi, nell&#8217;interrogatorio del 15 giugno 2007, racconta che il 70% del dipendenti della società mista della ECO4 erano «personale inutile» assunto da lei «in concomitanza di scadenze elettorali».<br />
«No, io ho segnalato cinque persone su 250 che hanno svolto funzioni significative».<br />
Dalla ECO4 viene fuori un quadro analogo alla Arpac gestita dai Mastella. Anche lei, secondo i collaboratori di giustizia, avrebbe dato il suo apporto al sistema clientelare che affligge il Meridione.<br />
«La Campania vive di clientele. Basti pensare che Bassolino, in una notte, fa un decreto e sistema tremila persone. Questo sistema clientelare non dipende da me, ma dalla cattiva qualità dei governi locali».<br />
Nelle sale d&#8217;attesa dei suoi uffici sembra di stare dal medico della mutua. Tutti lì in fila a chiedere favori?<br />
«Non tutti. Molti vengono a denunciare il cattivo funzionamento della politica e a proporre iniziative».<br />
A scuola era secchione o somaro?<br />
«Una via di mezzo».<br />
Con le ragazze faceva il timido o il &#8220;guappo&#8217;?<br />
«Ero timidissimo. Ho sempre avuto ragazze che ci avevano provato loro. Tranne mia moglie».<br />
Come ha fatto a conquistare una moglie tanto più bella e più alta di lei?<br />
«Oggi certamente è così. Ma prima anche io ero abbastanza carino. Comunque l&#8217;ho conquistata appostandomi sotto le Magistrali per diversi mesi».<br />
Ricorda la sua prima cotta?<br />
«Come no. Si chiamava Rosanna, una ragazza che ora non c&#8217;è più. Avevo 15 anni. Passai mesi a costeggiarla, ma mi opponeva sempre un cordiale rifiuto».<br />
La sua prima volta?<br />
«Avevo 19 anni. Mi piacque da subito».<br />
Le sue giornate cominciano sempre con il footing dentro la Reggia di Caserta. Ha corso anche quando le è stata notificata la richiesta di arresto?<br />
«Di solito corro circa un&#8217;ora e venti. Quel giorno ho corso di più, per smaltire le amarezze».<br />
Vero che sotto la doccia canta le canzoni di Califano?<br />
«Sì. Mi piace molto e sono anche suo amico».<br />
Saviano ha detto che lei ha voluto appropriarsi della memoria di don Peppino Diana, il prete ucciso dalle cosche, dicendo che era suo parente, per riabilitarsi dinanzi all&#8217;opinione pubblica.<br />
«Saviano è un bravo giornalista e continuo a stimarlo, ma talvolta non è genuino. Se conoscesse la mia storia e la mia famiglia eviterebbe certe affermazioni».<br />
Lo scrittore di &#8220;Gomorra&#8221; ha accusato i casertani di essere impassibili davanti al caso Cosentino.<br />
«Saviano non sa cosa pensano davvero di me i casertani e non ha una vera percezione della camorra».<br />
Lei vanta più di qualche parente nelle alte sfere ecclesiastiche. Ha mai pensato di prendere i voti?<br />
«No, ma qualche volta ho pensato che forse sarebbe stato meglio vivere una vita francescana».<br />
Lei è anche superstizioso. Cosa porta con !é, il crocifisso o il corno?<br />
«Corno, corno. È molto attaccato al mio corpo. Ce l&#8217;ho qua».<br />
Qua dove?<br />
Estrae dalla tasca dei pantaloni un corno d&#8217;argento di dieci centimetri: «Tocchi, tocchi. Porta bene». </p>
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		<title>Coppola: traffico, il Comune vuole il caos</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 09:45:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[polizia municipale]]></category>
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(di Andrea Manzi da il Roma)
 E’ difficile immaginare la palingenesi dal buco nero dell&#8217;universo. E Napoli, dall&#8217;inferno del traffico, è proprio un buco nero. Un invaso senza emissari. Inerte. Come un &#8220;mediterraneo&#8221; Mar Morto. Eppure, da quel punto che più basso non si può, potremo soltanto risalire. Antonio Coppola, direttore dell&#8217;Aci per l&#8217;Italia meridionale [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Andrea Manzi da il Roma)</strong></p>
<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/traffico_napoli.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/traffico_napoli-150x150.jpg" alt="traffico_napoli" title="traffico_napoli" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-4760" /></a> E’ difficile immaginare la palingenesi dal buco nero dell&#8217;universo. E Napoli, dall&#8217;inferno del traffico, è proprio un buco nero. Un invaso senza emissari. Inerte. Come un &#8220;mediterraneo&#8221; Mar Morto. Eppure, da quel punto che più basso non si può, potremo soltanto risalire. Antonio Coppola, direttore dell&#8217;Aci per l&#8217;Italia meridionale ma con un occhio particolare rivolto a Napoli, propone una sofferta ma possibile risalita dagli inferi. Alcune condizioni per il ritorno alla vita sono però irrinunciabili.<br />
Non sarebbe più facile fuggire?<br />
«È vero, l&#8217;identificazione della mobilità con la vivibilità dà la misura di un disastro irreparabile. Ma anche quando il consiglio di dileguarsi venne da Eduardo, io non mi lasciai tentare. Questa città non possiamo lasciarla alla camorra. È una vita che combatto contro le amministrazioni succedutesi in Campania e a Napoli per un ripristino della legalità e non ho alcuna intenzione di fermarmi».<br />
Perché identifica la mobilità con la vivibilità?<br />
«La mobilità negata si riflette negativamente sulle attività economiche, sul dinamismo sociale, sulla alterazione anche morfologica del territorio. L&#8217;ambiente viene colpito al volto. Nemmeno il terremoto dell&#8217;80 fu grave come la tragedia della paralisi della mobilità, che non è soltanto un gap relativo ai trasporti ma una degenerazione che stravolge la vita. E genera violenza. Il terremoto è una disgrazia naturale, dalla quale con dolore e sacrifici si esce. Il traffico è invece una catastrofe determinata dall&#8217;uomo, perciò più grave e inquietante».<br />
L&#8217;orografia campana non l&#8217;hanno scelta gli uomini.<br />
«Purtroppo la nostre terra è compressa tra il mare e i monti, è vero, e non c&#8217;è lo spazio sufficiente per organizzare la mobilità. Ma è altrettanto inconfutabile che fino ad oggi non si è fatto nulla. Eppure, la mobilità è un diritto del cittadino rafforzato da una triplice tutela, quella della nostra Costituzione, della Costituzione europea e della Carta universale dei diritti dell&#8217;uomo. Tra l&#8217;altro, la difesa di questo diritto è la condizione per lo sviluppo civile e sociale del territorio. Ogni omissione è un attentato alla storia. Impedire la mobilità è un delitto sociale. Le città sono sempre nate laddove c&#8217;erano le condizioni per comunicare con altri nuclei abitati».<br />
A Napoli circolano, inoltre, più auto rispetto ad altre città.<br />
«A Napoli non ci sono più veicoli che altrove. Siamo al di sotto della media nazionale. Si tratta di un alibi che i responsabili dello sfascio mettono in giro come auto-assoluzione. In città ci sono 700mila veicoli, tra Napoli e provincia un milione e 700mila: su tre milioni di residenti, siamo al di sotto degli standard italiani».<br />
Se l&#8217;orografia non spiega tutto, vediamo quali sono queste colpe che lei attribuisce da decenni alle amministrazioni inette.<br />
«La prima è la mancanza di parcheggi. I circa 700 mila cittadini residenti hanno il diritto di possedere l&#8217;auto, diversamente dal Giappone dove puoi acquistare l&#8217;automobile solo se dimostri preventivamente dove poterla ricoverare. I napoletani l&#8217;auto la lasciano in strada. E così il codice viene radicalmente stravolto, laddove definisce la carreggiata come &#8220;la parte di strada destinata alla circolazione&#8221;».<br />
In tutte le città si parcheggia ai margini della carreggiata.<br />
«Altrove hanno costruito però parcheggi sotterranei, strade sopraelevate per decongestionare il traffico e non si è mai pensato di risolvere i problemi della città con la sosta nelle strisce blu, che sottraggono spazio alla circolazione. A Napoli, la media è di tre file di sosta per carreggiata<br />
con una soltanto riservata al transito dei veicoli. Soltanto un terzo dei 700 chilometri di strade cittadine viene utilizzato per la mobilità».<br />
C&#8217;è sosta e sosta. Quella dei residenti la preoccupa di più.<br />
«Negli anni 70-80 la sinistra ingaggiò una battaglia ideologica contro l&#8217;auto e il trasporto privato, ritenuta di destra, e a favore dei mezzi pubblici considerati di sinistra. L&#8217;auto era un simbolo conservatore, appunto di destra, e ne scaturì una guerra contro i parcheggi. Da parte mia, ho sempre combattuto questa logica aberrante, edificata soltanto su pregiudizi: occorre, infatti, sgomberare le strade del centro, facendo in modo che non rispondano più alla domanda di sosta. D&#8217;altra parte, le strisce blu non risolvono il problema: danno ricovero a 30mila auto contro le 700mila in cerca di sosta».<br />
Come soddisfare, allora, la domanda di sosta?<br />
«Prevedendo parcheggi di interscambio per quanti vengono dalla periferia o dai Comuni della provincia. Accade così ovunque. A Roma si lascia l&#8217;auto in periferia, poi si raggiunge la city con i mezzi pubblici. Però non basta. Un piano moderno dovrà farsi carico di immaginare un secondo filtro, costituito dai parcheggi di semi-periferia, tipo via Brin. Nella cinta daziaria dovranno entrare solo i residenti, che potranno contare su propri parcheggi. Non dimentico gli insediamenti produttivi, commerciali, le strade dello shopping, i cinema e i teatri per i quali dovrebbero essere costruiti parcheggi di destinazione».<br />
Questo è un libro dei sogni.<br />
«È quello che è stato fatto in tutte le metropoli italiane. Solo a Napoli siamo all&#8217;anno zero ed invece con i poteri speciali poteva essere realizzato un piano-parcheggi in venti-trenta mesi. Palazzo San Giacomo ha utilizzato quei poteri per la manutenzione delle strade, stravolgendo la legge».<br />
Tutto fermo, quindi.<br />
«Da dieci anni si parla di piani per i parcheggi, ma non è stato mai fatto nulla».<br />
Mancano i fondi.<br />
«La carenza dei fondi è un problema generale. Le altre città come fanno? Imprenditori e associazioni di categorie hanno presentato interessanti progetti nemmeno presi in considerazione. Il vero motivo della paralisi è l&#8217;inefficienza amministrativa. Le lungaggini, infatti, possono essere bypassate con i poteri speciali che, a Napoli, peraltro, scadono a fine dicembre. Se il black out della mobilità continua, chi verrà mai da queste parti ad insediare un&#8217;attività produttiva? Perché ha chiuso il Metropolitan? Non c&#8217;era spazio per parcheggiare l&#8217;auto e la gente a cinema non ci andava. A Roma, recentemente, sono stati costruiti ben 70 parcheggi. Si obietterà che a Napoli non c&#8217;è la superficie per realizzarli, ma la nostra città ha gigantesche cave dove poter costruire parcheggi per centinaia di migliaia di posti auto. Evidentemente, questo caos fa comodo a difensori e complici di attività illegali. Eppure, è un dato di fatto che gli ingorghi generano violenza più che inquinamento».<br />
L&#8217;aria è comunque irrespirabile.<br />
«Sì, ma i maggiori fattori di inquinamento sono il porto e l&#8217;aeroporto. Le polveri sottili evidenziate dalle nostre centraline, invece, provengono dai cantieri di lavoro. Le auto, gradualmente, inquineranno sempre meno, grazie ai motori ecologici e alle rottamazioni».<br />
Ricapitoliamo. Per risalire dall&#8217;inferno, quali altri interventi urgono?<br />
«I punti della strategia sono tre: parcheggi, e ne abbiamo parlato. Poi, la cura del ferro, cioè trasporti pubblici. Terzo: strade sicure. Sarebbe assurdo impegnarsi soltanto per l&#8217;affermazione del diritto alla mobilità, ignorando quelli alla salute e alla vita, anch&#8217;essi costituzionalmente tutelati. Il primo, scollegato dagli altri due, si rifletterebbe negativamente sulla incidentalità. E non possiamo consentircelo: in Italia, sulla strada, contiamo 5000 vittime all&#8217;anno».<br />
Secondo punto, il trasporto pubblico.<br />
«Siamo l&#8217;unico paese europeo con 180 per cento dei trasporti su strada. Ma li vede i container che, in alcune ore, impediscono l&#8217;accesso a Napoli? In Campania, però, abbiamo una sponda positiva, anzi di eccellenza, nell&#8217;assessore regionale Ennio Cascetta. In Regione è l&#8217;unico che si muove: per la metropolitana si procede, il trasporto su rotaia è stato potenziato, anche le vie del mare registrano un incremento significativo. A Napoli città, invece, è l&#8217;anno zero. Aspettiamo ancora, dai Mondiali del 1990, che divengano operativi i parcheggi costruiti sotto la Mostra d&#8217;Oltremare».<br />
Quali potrebbero essere le misure tampone per alleviare le condizioni della mobilità a Napoli?<br />
«I cittadini, legittimamente, possono porsi il problema delle misure ci emergenza da varare per migliorare la qualità della vita. Ma la pubblica amministrazione sbaglierebbe ad operare attraverso interventi-tampone. Anche misure a breve e medio termine, secondo me, vanno programmate perché la bacchetta magica non esiste. Invece, gli amministratori napoletani si sono dimostrati del tutto incapaci di pianificare. Uno dei mali più gravi delle nostre istituzioni è la mancanza di cultura dell&#8217;ordinaria amministrazione. In troppi, auspicano la svolta di Napoli attraverso leggi e poteri speciali. Mi accontenterei di una amministrazione efficiente e di una sana ordinaria amministrazione per promuovere un buon governo del territorio e della mobilità».<br />
Invece niente.<br />
«Napoli è l&#8217;unica città nella quale vigili urbani dipendono da 3 assessorati (Mobilità, Legalità e Contratti), per cui è difficile programmare le attività di un corpo che storicamente ha dato sempre molti problemi. Si è creata una situazione delicata: da una parte un&#8217;amministrazione che non ha un&#8217;unica strategia di intervento e, dall&#8217;altra, un corpo non efficiente, quindi non all&#8217;altezza del compito, e peraltro senza i mezzi necessari. A Napoli, per il contenimento dell&#8217;inquinamento, i provvedimenti non li assume il titolare alla Mobilità ma quello all’Ecologia. L&#8217;assessore alla Mobilità non è competente nemmeno per le aree adibite a parcheggio, provvede invece il sub-commissario ai poteri speciali».<br />
Il nuovo comandante, il generale Sementa, è però un ufficiale coraggioso che sta tentando di costruire una svolta.<br />
«Nessun dubbio che lo sia, ma viene tirato da una parte e dall&#8217;altra proprio a causa della frantumazione delle competenze. Anziché aiutarlo, gli assessori se lo contendono. E pensare che la mobilità dovrebbe essere il biglietto da visita per una città con ambizioni turistiche».<br />
Sta rappresentando una città in agonia, però poi lei si definisce ottimista. Non è un paradosso?<br />
«C&#8217;è una rete sociale di base che vuole cambiare. Noi come Aci organizziamo occasioni di incontro, campagne, seminari, corsi. C&#8217;è una voglia di svolta evidentissima. Abbiamo costruito un club della legalità, che è una vera e propria città virtuale. I testimoniai del rispetto delle regole vanno dal Papa al presidente della Repubblica, al cardinale Sepe. Abbiamo formato 2.000 docenti che si prodigano per ricreare una cultura della mobilità. In Campania, grazie a noi, è nata la prima agenzia nazionale della sicurezza stradale. Ma le iniziative sono tante e tentano di colmare le carenze di educazione civica per la crisi delle agenzie tradizionali di formazione, come la scuola e la famiglia e, fino a pochi anni addietro, anche la Chiesa. Il gap più grave è però quello della pubblica amministrazione».<br />
Ce l&#8217;ha con il Comune?<br />
«Ma io dico: il Comune di Napoli come può richiedere il rispetto della legge se a sua volta viola le norme? I ceppi alle auto in sosta vietata, ad esempio, sono contro legge. Quelle automobili vanno rimosse non bloccate, dice il codice. Ma c&#8217;è di più: il Comune non destina il ricavato delle contravvenzioni, quando riesce a riscuotere, alla circolazione. Il codice invece prevede che quel denaro vada investito in sicurezza. Perché è morto Franco Nico sotto la galleria della Vittoria? Per mancanza di manutenzione di quel tratto di strada».<br />
A Napoli ci vorrà una rivoluzione del costume.<br />
«Non credo alle rivoluzioni, ma al ricambio delle classi dirigenti. Se vogliamo chiamarla rivoluzione, facciamolo pure, ma si tratterà della rivolta dei singoli cittadini che, esausti, sceglieranno governanti diversi».</p>
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		<title>Monnezza siciliana. Bassolino ha dei suggerimenti?</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 09:31:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
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(di Raffaele Lombardo da il Riformista)
Caro direttore, l&#8217;ineffabile Bassolino, approfittando dei fatti giudiziari dell&#8217;onorevole Cosentino e dei problemi che interessano il Pdl, dopo un paio di anni di apnea, nel corso dei quali il Governo nazionale ha affrontato e risolto la questione rifiuti, maturata, piaccia o non piaccia, nel corso del suo &#8220;ventennio&#8221;, rialza la [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Raffaele Lombardo da il Riformista)</strong></p>
<p><div id="attachment_4757" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/raffaele_lombardo.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/raffaele_lombardo-150x150.jpg" alt="Raffaele Lombardo" title="Raffaele Lombardo" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-4757" /></a><p class="wp-caption-text">Raffaele Lombardo</p></div> Caro direttore, l&#8217;ineffabile Bassolino, approfittando dei fatti giudiziari dell&#8217;onorevole Cosentino e dei problemi che interessano il Pdl, dopo un paio di anni di apnea, nel corso dei quali il Governo nazionale ha affrontato e risolto la questione rifiuti, maturata, piaccia o non piaccia, nel corso del suo &#8220;ventennio&#8221;, rialza la testa non per rivendicare meriti o scusanti, non per spiegare, no! Questo per lui sarebbe impossibile perché c&#8217;è poco da rivendicare o inventare spiegazioni. Bassolino interviene per pretendere una riparazione sui generis: che, dopo Napoli, si butti nel tritacarne mediatico e si sputtani pure la Sicilia.<br />
E come ai tempi del vecchio Pci, rammaricandosi della loro pavidità, dà la linea ai giornali, esprime il suo pensiero per farlo diventare dominante: perché non dare addosso pure alla Sicilia?<br />
A Palermo e a Bari ci siamo riuniti, i presidenti delle Regioni del Sud, e assieme abbiamo anche sottoscritto un patto d&#8217;azione. Mancava in effetti il contributo del governatore campano. Ed eccolo qua, all&#8217;insegna del &#8220;mal comune mezzo gaudio&#8221;. Sarebbe facile qui dire che in Campania non si è affrontato come si sarebbe dovuto il nodo dell&#8217;intreccio di interessi che ha causato l&#8217;empasse sull&#8217;utilizzo delle discariche, della realizzazione dei termovalorizzatori e del sistema della raccolta differenziata. Ma non siamo abituati a invadere il campo altrui e soprattutto riteniamo che un problema così delicato come, quello dei rifiuti non sí possa affrontare misurando la quantità di spazio che occupa sui giornali e sulle televisioni. Quello che invece conta è l&#8217;azione preventiva che stiamo mettendo in campo per sventare i rischi della degenerazione dalle criticità, circoscritte a situazioni contingenti e marginali, contrastate sempre con solerzia ed efficacia in un rapporto di sinergia e collaborazione<br />
tra Governo nazionale e Governo regionale.<br />
Sul piano strategico, infatti, è escluso che nell&#8217;immediato si verifichi il rischio della saturazione delle discariche e anzi stiamo provvedendo al loro ampliamento in modo da poter essere utilizzabili fino al 2014. Abbiamo affidato a un pool di esperti qualificati sia sotto il profilo tecnico che della legalità, il riesame del piano dei rifiuti per fondarlo su un ciclo integrato che a monte realizzi una raccolta differenziata &#8220;spinta&#8221; e a valle punti alla realizzazione di impianti per lo smaltimento a tecnologia avanzata, non esclusi i termovalorizzatori che, comunque, dovranno essere di nuovissima generazione.<br />
Da tempo, inoltre, abbiamo varato un provvedimento di riforma che riduce il numero degli Ato da 27 a 10 comprese le isole minori e ne aumenti l&#8217;efficienza, riducendo gli sprechi ed eliminando pletorici e costosi Cda, informando il sistema a criteri di managerialità.<br />
In Sicilia stiamo dunque producendo fatti tangibili e non chiacchiere che hanno fini politici ben diversi da quelli a cui si appella Bassolino, dal quale mi sarei aspettato qualche suggerimento piuttosto che una sua incitazione a darci addosso.</p>
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		<title>Arrestato un ispettore di polizia chiedeva tangenti agli ambulanti</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 09:16:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[tangenti]]></category>
		<category><![CDATA[Vicaria]]></category>

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(di i.d.a. da la Repubblica Napoli)
NESSUNO aveva avuto il coraggio di firmare una denuncia, dei tanti venditori ambulanti abusivi che ogni giorno affollano il budello della Duchesca, quartiere Vicaria. Intanto però sono stati tanti gli esposti rigorosamente anonimi arrivati negli ultimi tempi in questura. Tutti contro di lui, contro l´ispettore di polizia che prendeva soldi [...]]]></description>
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<p>NESSUNO aveva avuto il coraggio di firmare una denuncia, dei tanti venditori ambulanti abusivi che ogni giorno affollano il budello della Duchesca, quartiere Vicaria. Intanto però sono stati tanti gli esposti rigorosamente anonimi arrivati negli ultimi tempi in questura. Tutti contro di lui, contro l´ispettore di polizia che prendeva soldi per &#8220;chiudere un occhio&#8221; sulla mancanza di licenza alla vendita ed evitare di intervenire. In pratica una tangente. E un reato grave: la concussione. Così la squadra mobile ha deciso di andare a controllare da vicino nonostante la mancanza di un punto di riferimento negli esposti, e durante l´ultimo appostamento ha colto sul fatto il poliziotto. L´ha arrestato. Storia che ha lasciato l´amaro in bocca ai colleghi che hanno dovuto ammanettare Luigi F., alla soglia del cinquant´anni, da ieri rinchiuso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Tanto che si è preferito evitare di diffondere la notizia dell´arresto e qualsiasi dettaglio in merito.<br />
Posizione difficile, quella dell´ispettore, proprio perché colto in flagranza di reato. Eppure al commissariato Vicaria dove lavora da anni non lo vedevano oramai da molto tempo. Ufficialmente in malattia, un mese dopo l´altro. Eppure diceva di essere in servizio, agli ambulanti senza licenza della Duchesca e delle zone vicine. «Attenzione, tu non potresti stare qui. Guarda che ti sequestro la merce e ti denuncio. Ti ho avvertito&#8230;». E poi, il giorno dopo: «Adesso basta, ti denuncio». Parole dure e modi garbati per lasciare intendere che tutto poteva risolversi con una piccola cifra &#8211; all´incirca cinquanta euro per caso, ma la squadra mobile non ha potuto quantificare l´esatto ammontare della richiesta &#8211; soldi per mettersi d´accordo. E parecchi dei commercianti fuorilegge, pur di non perdere la merce e il luogo fisico per vendere, alla fine accettavano.<br />
Costretti a subire dalla loro posizione irregolare. Ma, sembrerebbe, non si trattava di una tangente una tantum. La richiesta dopo un po´ di tempo veniva ripetuta. L´ispettore conosceva infatti ogni ambulante e le sue debolezze amministrative. Così è cominciata la pioggia di esposti da parte delle vittime che non potevano presentarsi in questura perché primi a non essere in regola, a non avere il diritto di vendere. E alla fine hanno raggiunto lo scopo senza esporsi. Ieri la squadra mobile della sezione Antiracket è intervenuta proprio mentre l´ispettore prendeva i soldi da una delle sue vittime. Due poliziotti lo hanno affiancato e lo hanno portato via.</p>
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		<title>Castellammare, Corrado corre da sindaco</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 09:14:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Castellamare di Stabia]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Corrado]]></category>

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(di r.f. da la Repubblica Napoli)
«Non l´ho preannunciato a nessuno». Così Nicola Corrado, vicesindaco di Castellammare, si fa carico della sorpresa che ha regalato stamattina alla città, facendole trovare sui muri una lettera-manifesto che annuncia la sua intenzione di candidarsi a sindaco per le elezioni di primavera. «Sono arrivato a questa determinazione &#8211; spiega &#8211; [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di r.f. da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>«Non l´ho preannunciato a nessuno». Così Nicola Corrado, vicesindaco di Castellammare, si fa carico della sorpresa che ha regalato stamattina alla città, facendole trovare sui muri una lettera-manifesto che annuncia la sua intenzione di candidarsi a sindaco per le elezioni di primavera. «Sono arrivato a questa determinazione &#8211; spiega &#8211; ascoltando le persone che con me hanno condiviso un percorso di passione civile e politica lungo venti anni».<br />
Venti anni segnati dall´omicidio del padre, Sebastiano, all´epoca esponente del Pds stabiese. Corrado rompe gli indugi e decide di parlarne apertamente, anzi racconta quella dolorosissima vicenda personale: «Era un pomeriggio del 1992, l´11 marzo, alle 15, e mio padre non era ancora tornato a casa. Nessuno ebbe il coraggio di telefonare, nessuno ci avvisò, io e mia madre scendemmo di corsa le scale e ci ritrovammo per strada. Alla fine di un vicoletto incontrammo gli sguardi di centinaia di persone assiepate ai bordi della strada, per terra un grande lenzuolo bianco macchiato di rosso copriva il corpo senza vita di un uomo: era mio padre, aveva 45 anni. Da qui inizia la MIA storia, io non sono scappato, ho combattuto il pregiudizio, ho camminato a testa alta». Corrado scrive &#8220;MIA&#8221; tutto maiuscolo, a sottolineare il suo percorso autonomo. «Ho trasformato il dolore nella forza che mi ha permesso di vivere e di gridare in tutti questi anni che i camorristi non sono degli uomini d´onore, ma sono solo degli assassini».<br />
Una candidatura nel segno della lotta alla camorra, e non solo. La scelta di Corrado, infatti, come lui stesso spiega nella lettera, viene infatti all´indomani della ennesima uccisione di un politico del suo stesso partito, il Pd, Luigi Tommasino, e del dramma nato dalla scoperta che nel commando omicida c´era un giovane iscritto al partito. «Per settimane &#8211; dice &#8211; ho pensato che la città fosse perduta. Ma non è così: la camorra sta perdendo, grazie al lavoro della polizia, della magistratura e delle istituzioni democratiche ed all´impegno dei cittadini». Corrado prova a parlare ai ragazzi del volontariato, a quelli che lavorano nelle parrocchie, a chi ha studiato a scuola i testi di Saviano e Cantone. Conclusione: «Castellammare non è Gomorra».</p>
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		<title>Cosentino: Un pezzo del Pdl alleato di Bassolino</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 09:13:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Italo Bocchino]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Cosentino]]></category>

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(di Ottavio Lucarelli da la Repubblica Napoli)
«Bassolino ha guidato per quindici anni un comitato di affari politico assieme anche a pezzi minoritari e perdenti del Pdl». Torna a tuonare Nicola Cosentino contro il presidente della Regione, contro i magistrati e contro i suoi rivali interni al centrodestra campano. «Il vicecapogruppo alla Camera Italo Bocchino è [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Ottavio Lucarelli da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>«Bassolino ha guidato per quindici anni un comitato di affari politico assieme anche a pezzi minoritari e perdenti del Pdl». Torna a tuonare Nicola Cosentino contro il presidente della Regione, contro i magistrati e contro i suoi rivali interni al centrodestra campano. «Il vicecapogruppo alla Camera Italo Bocchino è l´unico nel centrodestra a chiedere le mie dimissioni dal governo».<br />
Alla presentazione di un convegno sulla sanità in Campania il sottosegretario all´Economia, su cui grava a Montecitorio una richiesta di arresto, conferma che domani non sarà in Procura per essere ascoltato nell´inchiesta che lo coinvolge con l´accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per i rapporti con il clan dei Casalesi rivelati da numerosi pentiti. «Abbiamo chiesto un rinvio &#8211; spiega &#8211; perché occorre il tempo necessario ai miei legali per leggere gli undici faldoni di questa inchiesta cominciata nel ?90, più volte archiviata e riaperta, che mi vedrà indagato forse per altri dieci anni».<br />
Quindi l´affondo sui pm e ancora su Bassolino. Secondo Cosentino «C´è un attacco preventivo, ad orologeria, contro il cambiamento. Abbiamo combattuto in questi anni contro un blocco di potere che in qualche caso ha coinvolto anche minoranze del centrodestra e che oggi sono schierate significativamente con quel blocco, ma non riusciranno a fermare il cambiamento. Bassolino ci lascia la Regione con il miglior ciclo di rifiuti e la migliore sanità, per non parlare delle bonifiche. Una Regione in cui il governo ha dovuto commissariare tutto, non solo la sanità, le bonifiche e il sottosuolo ma perfino il sito archeologico di Pompei e il teatro San Carlo. Ma il caso Cosentino non cancellerà i quindici anni del centrosinistra».<br />
Proprio sulla sanità il Pdl ha presentato il primo di una serie di convegni che si svolgerà domani pomeriggio all´hotel Excelsior alla presenza dei parlamentari Marcello Taglialatela, Enzo Rivellini, Raffaele Calabrò e Stefano Caldoro. Questi ultimi due entrambi potenziali &#8220;sostituti&#8221; di Cosentino nella corsa alla candidatura per la guida della Regione. In gara, così come Arcibaldo Miller e Franco Malvano. Un magistrato e un ex questore.<br />
Potrebbe essere dunque un tecnico il candidato del Pdl? «Saranno gli eletti in Campania a decidere &#8211; ribatte Cosentino &#8211; ma stiamo riflettendo su tutte le candidature e credo che i tempi per la scelta non saranno affatto brevi».<br />
«Io comunque &#8211; aggiunge &#8211; non ho assolutamente rinunciato alla candidatura, ho solo detto che è giusta una riflessione del partito su questo argomento. La mia candidatura è stata frutto di un ragionamento con il partito e con gli eletti della Campania che hanno ritenuto che dovessi essere il candidato naturale. Ora penso che dovremo fare una riflessione. Saranno ancora una volta gli eletti a dare l´indicazione all´ufficio di presidenza del Pdl cui spetta la designazione».</p>
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		<title>Pdl, in corsa Miller e Cosenza Landolfi: no a candidati esterni</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 09:07:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Arcibaldo Miller]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Landolfi]]></category>
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(di Angelo Agrippa da il Corriere del Mezzogiorno)
Nicola Cosentino non rinuncia a tenere alta la guar­dia e a potenziare la sua strategia difensiva. E torna a parlare di accu­se «incredibili» mosse «a chi sta tentando di cambiare le cose in Campania». Il sottosegretario, ai margini della conferenza stampa per la presentazione di una serie di [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Angelo Agrippa da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Nicola Cosentino non rinuncia a tenere alta la guar­dia e a potenziare la sua strategia difensiva. E torna a parlare di accu­se «incredibili» mosse «a chi sta tentando di cambiare le cose in Campania». Il sottosegretario, ai margini della conferenza stampa per la presentazione di una serie di convegni sulla emergenza sanità, il cui primo appuntamento è fissa­to per domani all’hotel Excelsior di Napoli, alla presenza dei parla­mentari Marcello Taglialatela, Raf­faele Calabrò, Stefano Caldoro e Enzo Rivellini, ha spiegato di bat­tersi «contro quel comitato d’affa­ri che ha visto, qualche volta, par­tecipi anche i nostri». Il leader cam­pano del Pdl ha ironizzato su quan­to riportato ieri dai giornali, i qua­li, secondo fonti di Palazzo Santa Lucia, avrebbero interpretato con enfasi una battuta pronunciata da Antonio Bassolino durante i lavori dell’assemblea regionale del Pd, af­fermando di essere il miglior can­didato alle regionali: «Se lui è il mi­gliore », ha commentato il coordi­natore del Popolo della Libertà, «fi­guriamoci cosa sarà il peggiore candidato del Pd. Bassolino ci la­scia la Regione con il miglior ciclo di rifiuti e la migliore sanità, per non parlare delle bonifiche. Una re­gione nella quale il governo ha do­vuto commissariare perfino il sito archeologico di Pompei ed il tea­tro San Carlo. «In tutto questo tem­po », ha aggiunto «abbiamo com­battuto contro un blocco di potere che in qualche caso ha coinvolto anche minoranze del centrodestra e che oggi sono schierate significa­tivamente con quel blocco, ma non riusciranno a fermare il cam­biamento ». Poi, la conferma di una fase di riflessione lunga e ap­profondita sulla candidatura alla presidenza della Regione Campa­nia. «Non rinuncio volontariamen­te », ha specificato Cosentino, «ma ho solo detto che è giusta una ri­flessione del partito su questo ar­gomento. La mia candidatura è sta­ta frutto di un ragionamento con il partito e gli eletti della Campania che hanno ritenuto che dovessi es­sere io il candidato naturale. Ma ora, sebbene i tempi siano piutto­sto lunghi, occorrerà riavviare il confronto tra di noi».</p>
<p>Ma il rischio che il «caso Cosen­tino » possa appannare le prerogati­ve discrezionali della classe diri­gente campana sulla scelta del can­didato presidente è pesantemente avvertito. Nelle ultime ore circola­no con insistenza, come possibili alternative alla candidatura Cosen­tino, i nomi del capo degli ispetto­ri del ministero della Giustizia, Ar­cibaldo Miller, già in corsa, la vol­ta scorsa, per la candidatura a sin­daco di Napoli; e quello del presi­de di ingegneria Edoardo Cosenza, stretto collaboratore del sottose­gretario Guido Bertolaso.</p>
<p>Il coordinatore vicario campano del Pdl, Mario Landolfi, è subito corso ai ripari: «Se ci sarà un ester­no candidato alla Regione vuol di­re che c’è la volontà di commissa­riare il centrodestra ad onta del la­voro fatto in questi anni anche da Berlusconi. Il problema non è ave­re un candidato militante, ma ne­anche uno debilitante: mentre oc­corre una proposta mobilitante, va­le a dire che sia riconosciuta e rico­noscibile dalle articolazioni territo­riali del partito».</p>
<p>Infine, Cosentino ha spiegato che la richiesta di rinviare l’interro­gatorio davanti ai magistrati napo­letani che vogliono arrestarlo per concorso esterno in associazione mafiosa è stata dettata dalla neces­sità di «studiarsi le carte: undici faldoni che raccolgono gli estratti di un procedimento che mi vede indagato da dieci anni e che pare durerà altri dieci». Ma se la richie­sta avanzata dai suoi legali non sa­rà accolta, ha promesso che non vorrà avvalersi della «facoltà di non rispondere». </p>
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		<title>Cesario va con Rutelli: «Ho fondato il Pd ma è ora di dire basta»</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 09:01:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Cesario]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Amendola]]></category>

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(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)
Bruno Cesario si aggira per piazza dei Martiri con il telefono appiccicato all’orecchio dalle prime ore della mattina. La notizia che il deputato, membro della giunta per le autorizzazioni a procedere, la­scia il Partito democratico verso il lido rutel­liano sta girando. Si siede al tavolo del bar, chiama [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><div id="attachment_4743" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/bruno_cesario.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/bruno_cesario-150x150.jpg" alt="Bruno Cesario" title="Bruno Cesario" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-4743" /></a><p class="wp-caption-text">Bruno Cesario</p></div> Bruno Cesario si aggira per piazza dei Martiri con il telefono appiccicato all’orecchio dalle prime ore della mattina. La notizia che il deputato, membro della giunta per le autorizzazioni a procedere, la­scia il Partito democratico verso il lido rutel­liano sta girando. Si siede al tavolo del bar, chiama Dario Franceschini, Cesario si allon­tana, torna dopo qualche minuto. «Mi chie­dono di restare, ma ho deciso, vado via». Gli telefona il segretario regionale del Parti­to democratico Enzo Amendola. «Continuo a chiedermi se ho fatto bene. D’altronde la­scio la via certa, per quella incerta».</p>
<p>È il primo democratico, di area popola­re, a lasciare ufficialmente la casa comu­ne. E lo fa il giorno dopo l’assemblea regio­nale del partito. Le sembra opportuno?</p>
<p>«E quando lo avrei dovuto fare? È arriva­to il momento di dire basta. Ho creduto e ho fondato il Partito democratico. Ho lavorato per le primarie e ho pensato che questo me­scolamento di forze politiche diverse potes­se essere compiuto».</p>
<p>E invece non è stato così?</p>
<p>«Non è stato un mix, ma un’annessione. Il Pd sta portando avanti un’idea diversa da quella per la quale l’ho sostenuto dall’inizio. Ha cambiato il suo corso diventando, soprat­tutto in Campania, un terreno di scontro, un ring tra contendenti che si combattono con ogni mezzo».</p>
<p>Dica la verità, per lei, ex democristiano, popolare, ci sono troppi comunisti.</p>
<p>«Sì, ce ne sono troppi. L’asse si è spostato a sinistra, tradendo la parte moderata, che ora si sente marginale. Abbiamo perso le eu­ropee, tre Province, non c’è stata una rifles­sione, né un’analisi del voto. Tutti a dire, do­po aver perso, che avevamo ragione noi po­polari, io e Sommese, che dovevamo presen­tare più liste, che dovevamo aprirci all’Udc. Eppure quando lo affermavamo con forza ci rispondevano che era un capriccio. Oggi tut­ti corrono dietro l’Udc, do­po aver perso. Oggi tutti ri­conoscono a De Mita un ruolo che gli è stato negato dal e nel partito».</p>
<p>Ma per lei non era più facile tornare all’ovile di Nusco?</p>
<p>«De Mita è un uomo che stimo e che tuttora rappre­senta una realtà politica forte. Ma conosco Rutelli da anni. Era segretario del partito quando io lo ero a Napoli. Sta nell’alveo del centrosinistra, dove mi riconosco io. Con il presidente De Mita dialogheremo».</p>
<p>Lei e il consigliere regionale Pasquale Sommese avete fatto molta strada insie­me. Sommese la seguirà?</p>
<p>«Sommese fa parte della direzione nazio­nale del Pd. Farà le sue scelte. Io gli ho parla­to e gliel’ho proposto, ma deciderà lui. Cer­to concorda che c’è un disagio di tutta l’area popolare. In fondo io torno da dove sono ve­nuto » .</p>
<p>Alleanza per l’Italia presenterà liste per le regionali?</p>
<p>«Io lavorerò per farle. Ma decideremo martedì prossimo con Rutelli».</p>
<p>Crede che con lei saranno in molti a la­sciare il Pd?</p>
<p>«Nessuno ha ancora capito quanti an­dranno via. Moltissimi mi hanno già chia­mato. Ci saranno amministratori e penso an­che qualche altro collega. Ho lavorato anni nei partiti. Io percepisco il malessere, la gen­te non è soddisfatta del Pd. Amendola ha di­viso i posti in direzione con il computer, non con il metro della politica».</p>
<p>Non le piace Amendola? L’ha sostenuto.</p>
<p>«È capace, ma non conosce il territorio. Non è stato un amministratore. È un politi­co allevato in Austria dal partito».</p>
<p>Ma lei sosterrà comunque il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, nella corsa per Palazzo Santa Lucia se si candiderà?</p>
<p>«Certo. La sua non è una candidatura di parte. È un amministratore di primo livello, ma non si deve prestare a lotte fratricide».</p>
<p>Lei è favorevole alle primarie o no?</p>
<p>«Lo strumento è valido, ma non se è setti­manale. Vogliono fare le primarie pochi giorni prima di Natale. Mettono i gazebo ac­canto ai negozi?».</p>
<p>Ma non poteva essere una voce contro dentro il partito?</p>
<p>«Io ho subìto mobbing politico».</p>
<p>Cosa?</p>
<p>«Il partito mi ha costretto ad essere cau­to, ora voglio rischiare. Nel Pd non si discu­te: mi hanno comunicato che avrei dovuto votare la Pagano presidente dell’assemblea. Comunicato, non discusso. Guardi che sono gli elettori che mi chiedono di andar via».</p>
<p>Scusi, ma i moderati ci sono nel Pd. Da Sommese a Piccolo, alla Armato. Dunque?</p>
<p>«Ma sono marginali. Nelle giunte regiona­le e comunale, tranne Valiante, non ce n’è uno di area moderata. Tutti i candidati non eletti ex Ds stanno in staff e segreterie. Dicia­mo che siamo ospiti non paganti di un ma­tch tutto interno agli ex comunisti. Quindi grazie, ma prendo un’altra strada».</p>
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		<title>Un po’ di luce sul bilancio</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 08:54:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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(di Mariano D&#8217;Antonio da il Corriere del Mezzogiorno)
Caro  direttore, ha ragione la segretaria regionale della  Cisl Lina Lucci quando, nell’intervista pubblicata ieri dal  Corriere del Mezzogiorno, afferma che il bilancio di previsione della Regione Campania presentato dalla giunta al Consiglio regionale per il 2010 è «letteralmente ingessato», un’affermazione che condivido, anzi l’ho [...]]]></description>
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<p><div id="attachment_892" class="wp-caption alignleft" style="width: 200px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/mariano_dantonio.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/mariano_dantonio.jpg" alt="Mariano D&#039;Antonio" title="Mariano D&#039;Antonio" width="190" height="130" class="size-full wp-image-892" /></a><p class="wp-caption-text">Mariano D'Antonio</p></div> Caro  direttore, ha ragione la segretaria regionale della  Cisl Lina Lucci quando, nell’intervista pubblicata ieri dal  Corriere del Mezzogiorno, afferma che il bilancio di previsione della Regione Campania presentato dalla giunta al Consiglio regionale per il 2010 è «letteralmente ingessato», un’affermazione che condivido, anzi l’ho fatta per primo alla riunione del Tavolo di partenariato economico-sociale tenutasi venerdì scorso. Meno ragione ha, a mio avviso, Lina Lucci, quando sorvola sulle cause di quest’ingessamento che lei si limita a indicare nella «lentezza e inadeguatezza dei responsabili di alcune misure e dei dirigenti d’area» salvando, bonta sua!, dalle critiche almeno il sottoscritto, assessore responsabile del bilancio regionale. E ancor meno fondate mi appaiono le richieste d’interventi innovativi sul bilancio.<br />
Interventi che la segretaria della Cisl muove a sostegno della proposta di sciopero generale che il suo sindacato si propone di organizzare nei prossimi tempi.</p>
<p>Cominciamo con il gesso e le sue cause.</p>
<p>Lasciamo da parte le grandi cifre del bilancio 2010, che pure pesano come macigni sulla politica finanziaria della Regione: la Sanità che assorbirà ancora l’anno prossimo quasi 9 miliardi e mezzo di fondi, dunque più del 60 per cento, sul totale di 15 miliardi e 600 milioni di spesa complessiva (al netto dei conti d’ordine e delle partite di giro); il rimborso di prestiti e mutui ereditati dalle passate gestioni per un miliardo e mezzo; le spese di funzionamento degli uffici regionali e la spesa per la gestione dei trasporti pubblici locali, che insieme superano il miliardo e mezzo e sono destinate prevalentemente a salari e stipendi degli impiegati del settore pubblico, lavoratori dipendenti tutelati e spesso titillati nelle loro rivendicazioni dai sindacati, inclusa la Cisl di Lina Lucci.</p>
<p>Consideriamo invece le spese per investimento che secondo il bilancio di previsione per il 2010 si approssimano a due miliardi e mezzo, una cifra ragguardevole. Ci dica la segretaria della Cisl se e dove questa cifra le appare inadeguata: è troppo modesta?</p>
<p>E allora come incrementarla per dare una spinta ulteriore all’asfittica economia regionale? Oppure ritiene Lina Lucci che questi investimenti programmati saranno destinati all’ennesimo flop a causa della lentezza e inadeguatezza degli assessorati competenti e dei loro dirigenti responsabili della gestione dei progetti d’investimento? E chi sono questi responsabili che avrebbero dato cattiva prova di sé nel recente passato e darebbero ancora mediocri risultati l’anno prossimo? L’assessore al Bilancio, cioè il sottoscritto, ma soprattutto l’intera giunta regionale e il Consiglio, oltre che l’opinione pubblica, trarrebbero suggerimenti utili se la segretaria della Cisl fornisse lumi sull’argomento.</p>
<p>Veniamo ora ai motivi e alle proposte dell’eventuale sciopero generale che la Cisl si propone di organizzare. Lina Lucci pone alla base dello sciopero la richiesta di «misure dedicate a chi ne ha più bisogno» cioè a pensionati a basso reddito, disoccupati, lavoratori in cassa integrazione e imprenditori in difficoltà. Tra queste misure, secondo la segretaria della Cisl ci sarebbero una riduzione delle addizionali regionali all’imposta sulle persone fisiche e all’imposta sulle attività produttive. È vero: nella proposta di bilancio regionale 2010 non c’è nulla di tutto questo e non per una perversa volontà d’infierire sui cittadini bisognosi ma per il semplice motivo, conosciuti da tutti, anche dai sindacalisti, che le addizionali regionali sono congelate, altro che «ingessate», dalla necessità di finanziare la Sanità come è stato imposto alla Campania dal cosiddetto patto per la salute preteso dai ministeri dell’Economia e del Welfare. Il rientro dal disavanzo sanitario è stato finora troppo lento e lo sarebbe pure l’anno prossimo? Pesano ancora le spese per consulenze pagate dalle Asl, come sospetta Lina Lucci? Oppure pesano di più la spesa per il personale oppure ancor più il contenzioso dissennato che i privati scaricano sulle aziende sanitarie rivendicando pretestuosamente aumenti tariffari pena il blocco delle prestazioni? S’informino i sindacati e facciano la loro parte a difesa degli utenti piuttosto che dei pescecani che azzannano sistematicamente i quattrini della Sanità.</p>
<p>Infine, uscendo dalle nebbie, informo i cittadini che la giunta regionale ha proposto al Consiglio per il 2010 un bilancio e soprattutto una legge finanziaria molto asciutti: la spesa è stata contenuta all’osso, la legge finanziaria si compone di appena sette articoli. Il motivo di questa austerità è semplice: la fine della legislatura ci ha imposto di consegnare al futuro Consiglio e al successivo governo regionale una politica finanziaria molto sobria, priva di tentazioni preelettorali. Chi verrà dopo di noi, avrà in questo modo mano libera di modificare il bilancio come crede. E poi c’è un altro motivo preminente: non c’è trippa per gatti. La frase fu pronunciata dal leggendario sindaco di Roma Ernesto Nathan quando gli fu presentato nel 1907 il primo bilancio della nuova amministrazione capitolina. Scorrendo le voci trovò la spesa del Comune per alimentare i gatti randagi del Foro. Nathan la cancellò negando ai poveri felini un piccolo, tradizionale privilegio. Attendo di conoscere dalla discussione che si svolgerà nel Consiglio regionale della Campania quali consiglieri e quanta trippa vorrebbero introdurre nel bilancio per il 2010 e soprattutto a chi destinarla e come finanziarla. </p>
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		<title>Aree ex officine Fs ai privati, mistero sui nuovi proprietari</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 12:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[prg]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Varriale]]></category>
		<category><![CDATA[Tino Santangelo]]></category>

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		<description><![CDATA[




(di al.ma. da Cronache di Napoli) 
Palazzo San Giacomo, ha affidato ad aziende immobiliari-finanziarie di cui non si conoscono i veri proprietari e i capitali sociali le aree ex officine delle Fs al confine con Casoria. La questione è stata sollevata da Salvatore Varriale consigliere comunale del Pdl che ha presentato un&#8217;interrogazione al sindaco Rosa [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di al.ma. da Cronache di Napoli) </strong></p>
<p>Palazzo San Giacomo, ha affidato ad aziende immobiliari-finanziarie di cui non si conoscono i veri proprietari e i capitali sociali le aree ex officine delle Fs al confine con Casoria. La questione è stata sollevata da Salvatore Varriale consigliere comunale del Pdl che ha presentato un&#8217;interrogazione al sindaco Rosa Russo Iervolino. Nell&#8217;occhio del ciclone, il piano urbanistico attuativo proposto dall&#8217;assessore all&#8217;urbanistica e vice sindaco Sabatino Santangelo e approvato dalla Giunta Comunale lo scorso 5 novembre, che ha consegnato ai privati l&#8217;area nella zona orientale della città tra la via Provinciale delle Puglie e via Botteghelle. Il Comune di Napoli ha accolto il progetto presentato dalla società Fingestim Srl, relativo a uno stralcio dell&#8217;ambito 43 &#8220;Magazzini di Approvvigionamento&#8221;, di cui rappresenta più dell&#8217;80 per cento della superficie complessiva in disuso. Sono previste attività direzionali, un centro commerciale per la grande distribuzione, strade, parcheggi ed un parco a servizio del quartiere. Il comune di Napoli sostiene che l&#8217;investimento complessivo dell&#8217;intervento è di circa 94 milioni di euro. &#8220;Di chi è la Fingestim Srl? &#8211; chiede Varriale &#8211; la giunta ha approvato un accordo con il quale la società, una Srl iscritta alla Camera di Commercio di Milano, sostituirà il Comune di Napoli nella realizzazione del Pua nell&#8217;ambito 43 del Prg&#8221;. Varriale sostiene che &#8220;la Srl è al 90% di proprietà di società fiduciarie per cui non è possibile risalire ai proprietari reali e che il suo capitale sociale ammonta ad appena 20mila euro. L&#8217;area del Pua &#8211; continua Varriale &#8211; rientra nella zona franca ed è di grande interesse per i soggetti privati che vi impianteranno attività nei prossimi anni&#8221;. In quella zona sono previsti la realizzazione di un centro commerciale ed interventi per centinaia di milioni di euro che la Fingestim potrà realizzare avvalendosi di tutte le prerogative del Comune, compresa la facoltà di espropriare nel caso di rifiuto o inerzia dei proprietari dei suoli. &#8220;La scelta di affidare ad una società privata la realizzazione di interventi così importanti per la città è già di per se discutibile &#8211; ribadisce Varriale &#8211; diventa inaccettabile che il partner del Comune sia una società di cui non si conoscono i veri proprietari e il cui capitale sociale -conclude Varriale &#8211; non basterebbe nemmeno a coprire le spese per la stampa dei grafici presentati come allegati al progetto”.</p>
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		<title>Polveri sottili, scatta l´allarme per tre giorni stop ai motori</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 06:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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(di Stella Cervasio da la Repubblica Napoli)
Ancora loro, le polveri sottili. Il nebbione padano che sovrasta Napoli da 48 ore ha messo il catenaccio ai fattori inquinanti: invece di volar via, se ne stanno imbrigliati sotto la cappa di umidità che al tramonto cala sulla città. Quando ha saputo dell´innalzamento dei valori delle polveri e [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Stella Cervasio da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Ancora loro, le polveri sottili. Il nebbione padano che sovrasta Napoli da 48 ore ha messo il catenaccio ai fattori inquinanti: invece di volar via, se ne stanno imbrigliati sotto la cappa di umidità che al tramonto cala sulla città. Quando ha saputo dell´innalzamento dei valori delle polveri e del biossido di azoto, l´assessore comunale all´Ambiente Rino Nasti è corso ai ripari e ha immediatamente firmato un nuovo provvedimento di limitazione del traffico per oggi, domani e lunedì. Con un esperimento previsto proprio per l´apertura della settimana: non si circolerà per le vie di Napoli in auto dalle 7.30 alle 13. I tecnici comunali pensano che l´orario di punta per l´ingresso in città di chi viene da questa o altre provincie sarà il banco di prova per abbattere nettamente la congestione nella circolazione. Nasti e il suo collega Nuzzolo concordano: «Il lunedì potrebbe diventare il giorno fisso per venire in città con mezzi pubblici e su ferro».<br />
Ma si conta molto anche sull´effetto degli altri due giorni di limitazione: oggi il blocco è dalle 15 alle 20, domani dalle 10 alle 13 e lunedì dal primo mattino fino alle 13. L´ordinanza firmata da Nasti esclude gli autoveicoli euro 4 e alimentati a Gpl o a metano e anche i mezzi a due ruote euro 2 ed euro 3. Ogni informazione è contenuta nel sito www. comune. napoli. it. «Napoli ha adottato un provvedimento per questo territorio, come ogni volta accade &#8211; puntualizza l´assessore &#8211; ne manca invece uno che va oltre i confini cittadini, per i quali dovrebbe intervenire la Regione. La delibera approvata in giunta regionale a maggio purtroppo non ha ancora l´ok finale. Così altri centri dell´hinterland, come Arzano, Pozzuoli, Volla, a forte traffico e con veicoli usurati, non contribuiscono a contenere l´inquinamento. Eppure ora sappiamo quanto influiscono grazie alle centraline impiantate ad Acerra per monitorare l´aria dall´inceneritore in poi». Solito provvedimento anti-smog, quindi, tranne per la novità del lunedì. Quello stesso giorno ci saranno anche altre difficoltà nella circolazione: da dopodomani a giovedì 26 novembre, infatti, cominciano i lavori di completamento della pavimentazione di via Matteo Renato Imbriani. Di conseguenza tra via Salvo D´Acquisto e largo Colosimo il traffico sarà chiuso e varrà il divieto di sosta con rimozione coatta, in vigore anche a monte e a valle di quel tratto di strada. In via Salvo D´Acquisto si circola a doppio senso. Da lunedì 30 novembre fino a giovedì 3 dicembre, quando i lavori coinvolgeranno quel tratto, sarà attivato il divieto di transito e di sosta fra largo Colosimo e via Salvator Rosa, il doppio senso tra via Imbriani e via Mazzini ed anche in salita San Raffaele, nel tratto fra via Imbriani e via Amato da Montecassino. Da lunedì al 3 dicembre variazioni anche ai percorsi degli autobus: la linea C16 proveniente da corso Vittorio Emanuele arrivata in piazza Mazzini svolterà a sinistra in via Salvator Rosa, invertendo la marcia all´altezza della rotatoria all´incrocio con via Girolamo Santacroce. Le linee C47 e 435d provenienti da via Salvator Rosa, all´incrocio con via Imbriani proseguiranno per via Rosa, Santacroce, piazza Leonardo, via Suarez, piazza Immacolata fino a via Giacinto Gigante prima di tornare sul percorso normale.<br />
Limitazioni temporanee, ma anche ampliamenti in vista. L´assessorato all´Ambiente ha ottenuto un finanziamento di un milione di euro che sarà impiegato nel potenziamento della rete di filobus e tram: questo eviterà sbalzi di tensione e interruzioni o contrazioni del servizio.</p>
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		<title>Cosentino torna sui suoi passi “Giusto che il partito rifletta”</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 06:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Cosentino]]></category>

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(di Dario Del Porto da la Repubblica Napoli)
Nicola Cosentino apre alla possibilità di abbandonare la corsa per Palazzo Santa Lucia. «Mentre prima la mia candidatura in Campania era una cosa praticamente certa, oggi con questa tagliola giudiziaria c´è una riflessione che è giusto che si faccia», ha affermato il sottosegretario all´Economia in una dichiarazione riportata [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Dario Del Porto da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Nicola Cosentino apre alla possibilità di abbandonare la corsa per Palazzo Santa Lucia. «Mentre prima la mia candidatura in Campania era una cosa praticamente certa, oggi con questa tagliola giudiziaria c´è una riflessione che è giusto che si faccia», ha affermato il sottosegretario all´Economia in una dichiarazione riportata dall´agenzia Ap com. Non è ancora una resa, ma ora il coordinatore regionale del partito di Berlusconi ammette che dopo la richiesta d´arresto per concorso in associazione camorristica avanzata dai pm di Napoli Giuseppe Narducci e Alessandro Milita il quadro politico è profondamente mutato.<br />
«Non penso che la mia candidatura sia tramontata &#8211; si legge nel resoconto della Ap com &#8211; Però oggi il dato è che bisogna comunque fare una riflessione con chi ha rappresentato il cambiamento in Campania, con il partito nazionale e con il presidente. Insieme agli organi di partito, in accordo con il territorio, troveremo la soluzione migliore». La richiesta d´arresto firmata dal gip Raffaele Piccirillo nell´ambito delle indagini sul clan dei Casalesi è attualmente all´esame della Camera. Mercoledì Cosentino si è difeso davanti alla giunta per le autorizzazioni di Montecitorio chiedendo di non autorizzare l´arresto. Ma da giorni deve fare i conti con le bordate provenienti non solo dall´opposizione ma anche da ambienti della maggioranza. Il voto della giunta è previsto per il 25 novembre, poi saranno discusse le mozioni di sfiducia presentate nei confronti del sottosegretario.<br />
Cosentino, che ha incassato la solidarietà del leader della Lega Umberto Bossi, spiega di voler «contribuire a sconfiggere 15 anni di malgoverno della sinistra. Non sarò io a evitare che questo accada». Al di là di chi sarà il candidato, dunque, «ci sarà una squadra che sarà frutto di una sintesi del radicamento politico e della società civile che manderà a casa Bassolino». Discutendo in Transatlantico anche con cronisti di altri organi di stampa, Cosentino ha detto di essere disposto a lasciare l´incarico di governo solo per Palazzo Santa Lucia, mostrando fiducia sulla possibilità di respingere le mozioni di sfiducia e di replicare alle accuse ipotizzate dagli inquirenti. Resta da vedere ora quali saranno le scelte di Berlusconi e dei vertici del Pdl. In lizza come possibili candidati ci sono fra gli altri il presidente dell´Unione Industriali Gianni Lettieri, l´ex ministro Stefano Caldoro, il sottosegretario al Lavoro Pasquale Viespoli. Sul piano giudiziario, gli avvocati di Cosentino, Stefano Montone e Agostino De Caro, hanno chiesto alla Procura di spostare ad altra data l´interrogatorio inizialmente previsto per lunedì mattina. L´istanza è motivata con l´esigenza di leggere tutti gli atti a sostegno dell´indagine che saranno messi a disposizione della difesa non prima degli inizi della prossima settimana. I legali stanno valutando anche la possibilità di impugnare l´ordinanza del gip Piccirillo davanti al Tribunale del Riesame oppure direttamente in Corte di Cassazione.</p>
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		<title>Indagini sul contesto politico dell´assassinio di Tommasino</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 06:41:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Castellamare di Stabia]]></category>
		<category><![CDATA[delitto Tommasino]]></category>
		<category><![CDATA[Pasquale Sommese]]></category>

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(di d.d.p. da la Repubblica Napoli)
Il gruppo di fuoco è in carcere, il movente ancora da chiarire. Ma adesso le indagini sull´omicidio di Luigi Tommasino puntano a fare piena luce sul contesto politico maturato alla vigilia del 3 febbraio scorso, quando il consigliere comunale Pd di Castellammare di Stabia fu ucciso in un agguato di [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di d.d.p. da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Il gruppo di fuoco è in carcere, il movente ancora da chiarire. Ma adesso le indagini sull´omicidio di Luigi Tommasino puntano a fare piena luce sul contesto politico maturato alla vigilia del 3 febbraio scorso, quando il consigliere comunale Pd di Castellammare di Stabia fu ucciso in un agguato di stampo camorristico. Ieri il pm Pierpaolo Filippelli, titolare dell´inchiesta con il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, ha sentito come testimone il neo deputato europeo Pasquale Sommese, ex vice segretario provinciale vicario del partito. Al centro dell´audizione, le regole sul tesseramento. La Procura, che indaga insieme alla squadra mobile, vuole approfondire alcune circostanze: come l´iscrizione al Pd di Catello Romano, il 19 enne che confessò di aver preso parte all´omicidio, dopo due giorni fuggì dalla località protetta e dopo essere stato arrestato ha smesso di collaborare; e come l´inserimento di Romano in una lista presentata per una consultazione interna al partito.<br />
Sommese ha spiegato che nel periodo sotto inchiesta Castellammare, pur facendo registrare un elevato numero di tessere, non rientrava nei parametri previsti per il commissariamento. «Il rischio di inquinamento esisteva &#8211; aggiunge Sommese a &#8220;Repubblica&#8221; &#8211; ma era insito nel modello di partecipazione aperto a tutti. Questa fase è ormai alle spalle, oggi le procedure sono diverse». Altri esponenti del Pd potrebbero essere sentiti nei prossimi giorni. Intanto la Procura ha proposto l´applicazione del carcere duro per uno degli indagati, Pasquale Belviso, imparentato con il boss D´Alessandro. Per l´omicidio sono in cella anche Renato Cavaliere e il pentito Raffaele Polito.<br />
Il pm Filippelli potrebbe ascoltare inoltre la testimonianza dell´inviato di &#8220;Striscia la notizia&#8221; Gimmy Ghione al cui microfono Tommasino aveva denunciato episodi di tesseramento &#8220;gonfiato&#8221; nella Margherita, il partito che con i Ds è confluito nel Pd. A Ghione, il consigliere comunale aveva anche segnalato via mail &#8220;scoop&#8221; su presunti scandali riguardanti ambienti sanitari, politici e universitari stabiesi. Gli inquirenti rileggono poi un altro elemento: la sera dell´omicidio a Castellammare era previsto un vertice di maggioranza decisivo per valutare la possibilità di elezioni anticipate. Un dato forse non casuale. E dunque il movente emerso da un´intercettazione, i 30 mila euro che il clan D´Alessandro, non si sa ancora a quale titolo, avrebbe reclamato dalla vittima, potrebbe non essere l´unico alla base del delitto.</p>
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		<title>Le belle notizie non cancellano i dubbi</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 06:39:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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(di Marco Demarco da il Corriere del Mezzogiorno)
«Per una volta, e non sarà l’ultima, le forze civili hanno reagito alleandosi: gli inquirenti, i mezzi di comunicazione di massa (non tutti), la gente indignata ma non inerte». Così, sul Mattino di ieri, il collega Pietro Gargano ha commentato l’arresto di Costanzo Apice, il presunto killer del [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Marco Demarco da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><div id="attachment_845" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/Demarco_Marco.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/Demarco_Marco.jpg" alt="Marco Demarco" title="Marco Demarco" width="150" height="195" class="size-full wp-image-845" /></a><p class="wp-caption-text">Marco Demarco</p></div> «Per una volta, e non sarà l’ultima, le forze civili hanno reagito alleandosi: gli inquirenti, i mezzi di comunicazione di massa (non tutti), la gente indignata ma non inerte». Così, sul Mattino di ieri, il collega Pietro Gargano ha commentato l’arresto di Costanzo Apice, il presunto killer del video choc. Gioiamo con lui, ovviamente.</p>
<p>Ma quel «non tutti» ci lascia pensare. Chi non ha reagito alleandosi? Chi ha opposto resistenze anziché sostenere l’azione degli inquirenti? La cattiva coscienza, si sa, tira brutti scherzi.</p>
<p>Come non chiederci, allora, se non è anche di noi che si parla? Siamo stati noi i primi a esprimere scetticismo per come è stato diffuso il video del delitto alla Sanità. </p>
<p>Tuttavia, chi sostiene che Co­stanzo Apice non potesse essere arrestato altrimenti, deve ancora convincerci che la sola foto se­gnaletica non sarebbe stata suffi­ciente a identificarlo. O che ne­cessariamente bisognasse diffon­dere un video non censurato nel­le sue parti più inutili e cruente. La signora che oltrepassa il cada­vere con apparentemente indiffe­renza, ad esempio, è servita a me­glio identificare il killer? E i volti non mascherati di tutti i testimo­ni? E davvero non potevamo ri­nunciare alle affrettate analisi an­tropologiche sul cinismo dei na­poletani? Abbiamo chiesto al pro­curatore Lepore se è questo che deve fare un magistrato: se cioè deve utilizzare le inchieste per su­scitare emozioni civili o se non deve piuttosto occuparsi del pro­cesso da istruire e da celebrare. Non abbiamo ricevuto risposta.</p>
<p>In compenso, ieri il procurato­re aggiunto Sandro Pennasilico, capo della Dda di Napoli, ha mo­strato savoir faire . Ha detto: «Sa­rebbe troppo facile rimarcare che ora abbiamo il killer e, dunque, che avevamo ragione noi». In re­altà, sarebbe facile se contestual­mente la Procura rispondesse a tutti i dubbi sulla funzione emo­zionale della magistratura, sulla ancora discutibile gestione del vi­deo e sulla mancata selezione del­le immagini.</p>
<p>Sulle immagini choc, infatti, la discussione non è chiusa. In un primo momento, la Procura ten­ne a dire che custodiva numero­se registrazioni video relative ad altri omicidi e che le avrebbe uti­lizzate per acciuffare i killer. Ora Pennasilico cambia registro: «Le utilizzeremo solo in casi eccezio­nali », dice. E perché mai? Se ba­sta diffondere un video per pren­dere gli assassini, perché negarsi questa possibilità? Perché non or­ganizzare proiezioni bisettimana­li, magari in più sale cinemato­grafiche, o ricorrendo a «YouTu­be »? Se non lo si fa è perché si è ben consapevoli che non tutti i prezzi possono essere pagati dal­la collettività. Anche quando si parla di lotta al crimine. È la stes­sa ragione per cui nessun investi­gatore sensato giunge a chiedere intercettazioni di massa, senza li­miti di tempo e di privacy.</p>
<p>Ma il felice esito dell’operazio­ne Apice rende, paradossalmen­te, legittimi molti altri dubbi. Pro­vo a elencarne un paio. Primo: Apice era un pregiudicato, era dunque «fotosegnalato»; inoltre le immagini registrate dalla tele­camera alla Sanità consentivano di ricostruirne la corporatura e l’altezza. Come è possibile che, pur avendo a disposizione tutte queste informazioni, le forze del­l’ordine non siano state capaci di identificarlo? Dobbiamo dedurne che le foto segnaletiche non ser­vono a nulla? O che non esistono computer capaci di selezionare, sulla base di input molto detta­gliati, foto di sospettati? Nei film tutto è più facile, certo. E Napoli non è Las Vegas, New York o Mia­mi, le città di «Csi», Crime scene investigation , ma è davvero diffi­cile credere che qui si sia tanto di­stanti dalla modernità investigati­va. E poi. Se le foto segnaletiche non servono, e non servono ne­anche quando ci sono video che aggiungono alla staticità della fo­to la spazialità delle immagini in movimento, perché magnificare le sorti della videosorveglianza? Ovvero: se immagini e foto non «si parlano» e alla fine nulla è più prezioso della soffiata di un «confidente», perché accanirsi con le nuove tecnologie?</p>
<p>Il confidente. Ecco un altro punto cruciale. A detta dello stes­so Pennasilico, è grazie ai confi­denti e ai collaboratori di giusti­zia che si è arrivati a Costanzo Apice. Non già alle testimonian­ze dei cittadini. E allora, dopo aver pianto sul cinismo dei napo­letani, perché, con la stessa su­perficialità bisogna ora esaltarsi per un inesistente scatto di orgo­glio e di senso civico? La questio­ne, io credo, è che se non ci si li­bera dalla retorica dell’eroismo civile e se non si rinuncia alla vi­sione di una città ora paradiso, ora inferno, difficilmente sare­mo in grado di discutere con se­renità ed efficacia dei complessi problemi relativi alla sicurezza urbana.</p>
<p>Gargano scrive di una reazio­ne ampia all’omertà, all’indiffe­renza, o peggio, alla rassegnazio­ne. Il suo stesso giornale scrive però di «una grande assente: la voce dei cittadini comuni, di quelli che hanno riconosciuto dal video il volto di Costanzo Api­ce, ma si sono guardati bene dal­l’aprire bocca». Eppure, è della stessa città che si parla. </p>
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		<title>De Luca: una barbarie le manette facili</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 06:35:38 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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(di Felice Naddeo da il Corriere del Mezzogiorno)
Il barista del Tribunale di Torre Annunziata, vestito a puntino per l’occasione, con gilet gri­gionero meticolosamente abbottonato su camicia bianca, si lancia di corsa giù per le scale e lo aspetta all’uscita del palaz­zo di giustizia. «De Luca sei grande, io sto con te» dice alzan­do il tono [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Felice Naddeo da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Il barista del Tribunale di Torre Annunziata, vestito a puntino per l’occasione, con gilet gri­gionero meticolosamente abbottonato su camicia bianca, si lancia di corsa giù per le scale e lo aspetta all’uscita del palaz­zo di giustizia. «De Luca sei grande, io sto con te» dice alzan­do il tono della voce per farsi sentire. Poco prima, nell’aula Siani, s’era creata una doppia fila. La prima sul fondo della sala per acquistare il libro di Stefano Liviadiotti, «Magistratu­ra- l’ultracasta», ieri sera al centro del convegno moderato dal direttore del  Mattino Virman Cusenza. La seconda coda, corposa e rumorosa, dietro al tavolo dei relatori. Dove Vin­cenzo De Luca, che aveva appena salutato l’ex senatore Luigi Bobbio e il magistrato Nicola Russo, stringe mani e raccoglie decine di biglietti da visita. «Sindaco, si candidi alle regiona­li e faccia qualcosa anche per noi a Torre» gli dice una giova­ne avvocatessa bloccandolo con un braccio. «Io non voglio nulla — insiste poi un signore canuto — spero soltanto sia lei il candidato governatore. Questo è il mio numero di tele­fono. Mi chiami, sono a sua disposizione». De Luca, che in tutta la serata non aveva pronunciato neanche una parola che evocasse Palazzo Santa Lucia o la prossima scadenza elet­torale, incassa, sorride garbatamente e se ne va soddisfatto.</p>
<p>Prima di arrivare a Torre Annunziata, però, il membro del­la direzione nazionale del Pd era stato protagonista di una esternazione elettorale dalla sua consueta tribuna televisiva su Lira Tv. «Lasciatemi in pace — aveva detto il sindaco — riconfermo che non mi sono autocandidato a niente e diffi­do chiunque a fare il mio nome per queste vicende. Che sa­ranno affrontate a gennaio. Il problema non sono i program­mi. Perché siamo in un Paese nel quale i programmi non servono a niente. I problemi sono gli uomini. Ci sono vari personaggi che girano sulla scena politica regionale. Seguite­li tutti con attenzione, tranne me. Perchè certe liturgie della politica non mi interessano».</p>
<p>Anche sulla giustizia, durante il suo intervento al conve­gno di Torre Annunziata, De Luca era stato altrettanto ruvi­do. Stavolta con i magistrati. «In Italia, da anni, siamo quasi alla guerra civile — ha detto il sindaco di Salerno — si sta trascinando da tempo un conflitto così duro tra poteri che mina la stessa vita democratica del Paese. Così lo Stato non regge. Qui da noi c’è la paura della firma e la fuga dalla re­sponsabilità. I politici e gli amministratori hanno un potere discrezionale sulla gestione della cosa pubblica, ma non lo applicano. Temono un ciclone giudiziario. Però dobbiamo dirla tutta: la politica non ha perso ruolo e prestigio per re­sponsabilità della magistratura, c’è una fetta della classe diri­gente che fa davvero pena». Tracciando un parallelo con le sue disavventure giudiziarie — le inchieste sulla delocalizza­zione delle Mcm di Gianni Lettieri e il processo per la varian­te urbanistica del parco marino di Salerno — De Luca insiste sul ruolo dei magistrati. «Siamo in una terra difficile qui in Campania — rilancia il sindaco — e capisci il valore dell’au­tonomia della magistratura soprattutto quando ti ritrovi sot­to casa un camorrista. Il magistrato deve poter indagare sen­za guardare in faccia a nessuno. Però l’autonomia, che è un potere immenso, non può essere scollegata dal senso di re­sponsabilità. Altrimenti c’è il controllo politico della magi­stratura. Occorrono, quindi, due correzioni: l’indagine deve essere rivolta a cercare la verità e non la colpevolezza; poi se un magistrato, titolare di una inchiesta, dice per ben tre vol­te che un assessore ha votato una variante urbanistica quan­do invece è il consiglio comunale a farlo, è un somaro e deve andare a casa. De Luca è rigoroso sul rischio delle manette facili. «Il nostro Stato ha quale fondamento la libertà del cit­tadino — conclude il sindaco — per me è una barbarie che si parli di un mandato di cattura come una semplice questio­ne amministrativa. Dobbiamo ristabilire gerarchia dei valori e sacralità della libertà. Mettiamo da parte il feticismo di po­litica e magistratura. E pensiamo a una riforma che serva in­nanzitutto ai cittadini». </p>
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		<title>Sorpresa: in Campania tutto sommato si vive bene</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 06:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggio]]></category>
		<category><![CDATA[vivibilita]]></category>

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(da il Corriere del Mezzogiorno)
Nei Comuni della Campania non si vive affatto male: almeno così dichiara la metà dei cittadini campani ai ricercatori che hanno lavorato su incarico di «Gmp», effettuando un’indagine sulla qualità della vita. I cittadini della nostra regione, in base al sondaggio, dichiarano (il 49%) di vivere bene nel loro comune. «E [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Nei Comuni della Campania non si vive affatto male: almeno così dichiara la metà dei cittadini campani ai ricercatori che hanno lavorato su incarico di «Gmp», effettuando un’indagine sulla qualità della vita. I cittadini della nostra regione, in base al sondaggio, dichiarano (il 49%) di vivere bene nel loro comune. «E se resta gravemente insufficiente — si sottolinea — il giudizio sulle politiche del lavoro (solo l’8,4% dà la sufficienza), decisamente migliore il giudizio sui rifiuti che raccoglie il 37% dei giudizi positivi e via a salire con le politiche culturali e dei trasporti». In particolare, sui trasporti, i cittadini campani mostrano di gradire soprattutto il biglietto unico con un 73% di gradimento e il lavoro svolto su metropolitane e stazioni (il 63,8%).</p>
<p>«Sondaggio da guardare con cautela, con doverosa attenzione e da prendere come spinta e invito ad andare avanti» ha commentato il governatore della Campania Antonio Bassolino.</p>
<p>«Guardo a questo sondaggio — ha aggiunto Bassolino — come guardo a tutti i sondaggi sia quando volgono più verso aspetti negativi che come in questo caso riscontrano diversi elementi positivi».</p>
<p>Possiamo affermare che il governatore fa bene a guardare al sondaggio con cautela, anche perché Axis Research lo ha svolto su mandato della società «Gmp», che a sua volta ha ottenuto la commissione proprio dalla Regione Campania, «per sondare l’orientamento dei cittadini in vista delle prossime elezioni regionali» come ammettono dall’ufficio-stampa di Axis. Insomma, fatta salva l’indiscussa onestà e professionalità degli esperti di statistica, la cautela sui risultati è proprio doverosa. </p>
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		<title>Bassolino: «Io sono il migliore ma non so se il Pd è contento»</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 06:33:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Bassolino]]></category>
		<category><![CDATA[De Magistris]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>

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(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)
Un sorriso così pie­no è raro vederlo stampato sul vi­so del governatore. «Con me si vin­ce, lo so». A Città della Scienza An­tonio Bassolino è in prima fila ad applaudire il giovane segretario del Pd, Enzo Amendola, al suo de­butto. Amendola è forte di un con­senso bulgaro che [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Un sorriso così pie­no è raro vederlo stampato sul vi­so del governatore. «Con me si vin­ce, lo so». A Città della Scienza An­tonio Bassolino è in prima fila ad applaudire il giovane segretario del Pd, Enzo Amendola, al suo de­butto. Amendola è forte di un con­senso bulgaro che ora dovrà gesti­re. Il piglio ce l’ha. La preparazione pure, sbandierata in un’ora piena di discorso alla platea democrati­ca.</p>
<p>Bassolino lo ascolta attentamen­te. «Bene, bel discorso, c’è la forza delle primarie dietro Amendola e Bersani. E contando su una forte le­gittimazione non può farsi dettare la linea fuori dal partito». Dunque primarie e alleanze, senza veti sui candidabili Cascetta e De Luca so­prattutto da parte dell’Idv. «Io non so chi sia contiguo a De Magistris — così Bassolino —. Deve essere rispettoso, bisogna avere calma e rispetto se si vuole stringere un’al­leanza ». Il governatore pensa so­prattutto all’Udc. Verso De Mita e Casini c’è un’apertura di credito or­mai totale del partito bersaniano. Poi conclude, rispondendo ad una domanda: «Mi auguro per la Cam­pania due candidati forti e buoni. Ma penso che lo sappiano anche fuori che sono io il miglior candi­dato. Lo sanno anche nel Pdl. E lo sanno nel Pd anche se non ho an­cora capito se gli faccia piacere op­pure no. Ma non esiste. Darò una mano, anzi due perché il rinnova­mento si faccia qui, nel partito e a Roma».</p>
<p>Insomma la sintesi della giorna­ta è questa: Bassolino è il candida­to più forte, ma non si candida (al­meno per ora); Cascetta, candida­bile in pectore, si candida solo al programma; De Luca, altro candi­dabile, non si fa vedere ma ci ha ripensato sulle primarie; e il giova­ne segretario regionale del Pd che ha l’arduo compito di non farsi schiacciare dai senior avverte tut­ti: o la smettete di litigare o vi fate da parte. Amendola, dicevamo, è il suo giorno. Parla di «nuovo ciclo», declina la parola politica in ogni modo possibile («politica è posi­zionamento delle pedine e organiz­zazione del gioco», «politica è terri­torio » e così discorrendo).</p>
<p>Il partito: popolare e territoriale, «qui si decideranno le candidature non a Roma». Per poi tuonare: «Mai più casi come Castellamma­re. Noi abbiamo saputo reagire. Ve­rificherò il tesseramento perché dobbiamo fare pulizia senza se e senza ma. Castellammare è anche il punto di svolta». Partito plurale, «dove tutti sono rappresentati». Partito della riscossa civica: «Co­sentino e Cesaro la smettano di in­sultarci e si sottomettano alla veri­tà. Si facciano giudicare». Partito del programma: «Io ne ho stilato uno in dieci punti e chiamo tutti a discuterne. A cominciare dal reddi­to, dalle gabbie fiscali e non sala­riali ». E poi le mosse: «Primarie di coalizione. L’unico modo per crea­re un programma. Ma non accettia­mo veti, perché le personalità in campo vanno rispettate e valoriz­zate ». Si terranno cinque assem­blee tematiche, nei cinque capo­luoghi campani. E l’11 dicembre una grande conferenza program­matica (quella che per De Mita si chiama «costituente programmati­ca »). «Perché — conclude Amen­dola — la vocazione alla sconfitta non ci appartiene. Ma se ci sono rancori del passato date una possi­bilità ad una nuova generazione di correre. Noi vogliamo tornare a vincere, chi non ne ha voglia può lasciare il passo ad una nuova ge­nerazione che vuole avere anche la possibilità di sbagliare».</p>
<p>Si susseguono gli interventi. En­nio Cascetta non scioglie la riser­va. «Sono disponibile — spiega— ad accompagnare Enzo Amendola in giro per le città, a costruire il programma. L’importante è che sia passato il tema delle primarie. Dunque un passo in avanti». Ma che sia lui uno dei candidati, non lo dice ancora schiacciato dall’in­gombrante governatore.</p>
<p>Tiepida l’accoglienza nella mino­ranza. Teresa Armato fa un appello al segretario: «Amendola crei le condizioni per il governo plurale nel partito come sta avvenendo in altre regioni». L’ex segretario Tino Iannuzzi commenta: «Troppo po­co per parlare di rinnovamento».</p>
<p>In tarda serata vengono sospesi i lavori. Rinviata a lunedì l’elezio­ne del presidente dell’assemblea. Che sulla carta dovrebbe essere Graziella Pagano, ma con una mag­gioranza così ampia non si è trova­to ancora l’accordo. Se la Pagano, infatti, fosse riconfermata alla gui­da dell’assemblea, i bassoliniani perderebbero un ruolo di peso co­me il responsabile dell’organizza­zione del partito, finora nelle mani di Antonio Marciano. Incarico che, a quanto trapela, pare dovrebbe an­dare all’area Letta, probabilmente a Mario Casillo. Mentre l’area enti locali dovrebbe essere ad appan­naggio dei riformisti (Luisa Bos­sa- Peppe Russo) e il coordinatore della segreteria agli ex popolari di Salvatore Piccolo. Sarà più chiaro nelle prossime ore. Su una cosa il segretario regionale però non tran­sige: se rinnovamento deve essere sia. E dunque squadra giovane di under 40 e direzione leggera. Se­nior permettendo.</p>
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		<title>Cronachetta da Bagnoli</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 16:45:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Bagnoli]]></category>

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(di Daniela Lepore)
 Ieri pomeriggio ho seguito la tavola rotonda che si è tenuta a Città della Scienza in una con l&#8217;inaugurazione di Futuro Remoto. Il tema della manifestazione (come se il tempo non fosse passato mai) era il contributo che il riuso dell&#8217;area ex-industriale di Bagnoli può offrire alla vita ed economia dell&#8217;area napoletana. [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Daniela Lepore)</strong></p>
<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/bagnoli_futura.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/bagnoli_futura-300x222.jpg" alt="bagnoli_futura" title="bagnoli_futura" width="300" height="222" class="alignleft size-medium wp-image-4722" /></a> Ieri pomeriggio ho seguito la tavola rotonda che si è tenuta a Città della Scienza in una con l&#8217;inaugurazione di Futuro Remoto. Il tema della manifestazione (come se il tempo non fosse passato mai) era il contributo che il riuso dell&#8217;area ex-industriale di Bagnoli può offrire alla vita ed economia dell&#8217;area napoletana. Officiava il rito Ritanna Armeni che ha progressivamente dato la parola a Rocco Papa, Tino Santangelo, Ennio Cascetta e Antonio Bassolino (ometto i ruoli per brevità, ché almeno ai napoletani sono noti), preceduti tutti dalla proiezione di un bel video, benché autocelebrativo, del mio amico Franz Cerami. Assenti, invece, la ministra Mariastella (che era solo invitata ma evidentemente non aveva accettato) e il pure annunciato neopresidente provinciale Cesaro.</p>
<p>I quotidiani cittadini oggi danno notizia dell&#8217;evento quasi soltanto in riferimento alle repliche secche e alquanto seccate di vari oratori per l&#8217;iniziativa della Corte dei Conti, critica sulla gestione della bonifica. I presenti, tuttavia, al di là di quelle battute, si sono trovati catapultati nell&#8217;atmosfera surreale della presentazione al pubblico dell&#8217;ultima edizione (riveduta e corretta) di un lunghissimo racconto mitologico. Così, alla fine di una serata in cui la realtà mi è sembrata irrompere soltanto nei brevi minuti in cui è stata graziosamente concessa la parola ai lavoratori dell&#8217;Eutelia, ho capito che mai sarà possibile tentare un bilancio della ultradecennale vicenda bagnolese, che peraltro &#8211; in questa recentissima versione &#8211; è parecchio diversa da quella che mi illudevo di conoscere almeno un po&#8217;.<br />
Cerco di spiegare questa fastidiosa sensazione con pochi esempi.</p>
<p>Dalla ricostruzione proposta dal presidente di BagnoliFutura, ho finalmente capito che la Società di trasformazione urbana è tutta pubblica non perché (come erroneamente ricordavo) non si è mai trovato un accordo su che tipo di soci privati far entrare nella compagine attraverso un apposito bando che non è mai arrivato, ma perché così ha deciso (nonostante l&#8217;opinione diversa dell&#8217;allora vice-sindaco) il consiglio comunale.<br />
Tuttavia, ha spiegato ancora Papa, per le opere in corso di realizzazione &#8211; che pure ci sono, e su questo noi critici dovremmo effettivamente essere meno sommari &#8211; non un euro è venuto delle tasche dei cittadini. Il che mi pare un po&#8217; contraddittorio ma dev&#8217;essere una mia deformazione.</p>
<p>Dall&#8217;intervento del vicesindaco attuale, invece, come si era già letto nelle polemiche a stampa di qualche settimana fa, è stato ribadito che le ultime modifiche al piano attuativo non costituiscono una virata speculativa delle politiche nostrane (sul che potrei pure essere d&#8217;accordo) ma sono semplicemente l&#8217;adeguamento del PUA a nuovi standard nazionali. Nonché all&#8217;evidenza che le superfici originariamente destinate alla produzione di beni e servizi non trovano a tutt&#8217;oggi attori economici interessati a realizzarle (mentre evidentemente ci sono &#8211; vedi che novità! &#8211; attori interessati a realizzare residenze).</p>
<p>Qui, dunque, io sarei tentata di riflettere sul fallimento (o almeno sulla debolezza) dell&#8217;ipotesi messa a punto alla metà degli anni &#8216;90, di cui un cardine mi sembrava essere il mix di &#8220;funzioni&#8221; riflesso dai numeri del piano urbanistico generale approvato nel &#8216;98. Anche in questo caso, però, dev&#8217;esserci un misunderstanding (mio): quel piano andava benissimo, tant&#8217;è che si continua a non variarlo, però va benissimo anche l&#8217;ipotesi diversa che si esprime delle diverse percentuali fra case e altre destinazioni approvate pochi giorni fa. Veltronianamente, per così dire.</p>
<p>Del resto, per restare sul tema, l&#8217;iniziativa privata (?) nota come Polo tecnologico dell&#8217;ambiente (che gode di finanziamenti pubblici, via Regione, ma vedi il punto precedente) ora dovrebbe garantire che qualcuno effettivamente si vada a insediare lì. E forse le nuove proporzioni tra funzioni dotate di volume (costruito) potrebbero essere un valido aiuto a che i suoli prossimamente messi all&#8217;asta dalla Stu vengano acquistati da qualcuno.</p>
<p>Lo so, messa così sembra un po&#8217; una partita di giro di soldi pubblici, ma come per i casi precedenti ci dev&#8217;essere qualcosa di profondamente errato nel racconto di tutta la vicenda che io mi faccio da anni.<br />
Nel Polo tecnologico &#8211; ha peraltro assicurato il presidente Bassolino &#8211; non saranno consentiti reinsediamenti di aziende: i soggetti che parteciperanno ai bandi non dovranno spostare a Bagnoli attività che oggi sono altrove, ma crearne di nuove, con nuovi posti di lavoro.<br />
Qui allora &#8211; a parte chiedersi perché mai non potrebbe andare bene anche qualche spostamento di attività, magari da luoghi non idonei &#8211; se uno si era per caso convinto che il Polo in questione è effettivamente una iniziativa privata, di nuovo gli vengono dubbi. Anche sulle singolari forme di partenariato che riusciamo a mettere in opera in Campania.</p>
<p>Infine, il potenziale candidato al ruolo di governatore Cascetta &#8211; senza smentire la sua expertise nel campo delle politiche del trasporto &#8211; ci ha aggiornato sulla futura presenza di nuove fermate della metro nell&#8217;area, secondo tracciati ferroviari un po&#8217; diversi da quelli visti nei disegni di altri anni.<br />
Anche in questo caso, però, ovviamente, non è che sono cambiati equilibri fra stakeholders o finalità/opportunità delle pubbliche istituzioni, è soltanto che si è lavorato un po&#8217;, tecnicamente, al problema.</p>
<p>Resterebbe quel problema che io ricordavo pesare fin dall&#8217;inizio su tutta la storia, e cioè il fatto che la metà più gradevole (e pregiata?) di Città della Scienza, secondo piani e accordi di programma vigenti, dovrebbe prima o poi (poi, hanno sempre detto i maligni, o anche mai) lasciare spazio alla spiaggia.<br />
Ieri però si è appreso pure che il contenzioso tra i promotori dell&#8217;impresa e l&#8217;amministrazione napoletana non c&#8217;è (più), come testimonia tutta la cerimonia di cui sto parlando. Anzi, meglio: in realtà non c&#8217;è mai stato: Città della Scienza è semplicemente il primo nucleo del resto.<br />
E&#8217; chiaro che, se siete dei pedanti come la sottoscritta, potreste chiedervi perché questo nuovo equilibrio &#8211; ragionevolissimo, a mio modesto avviso, anche nel 1995 &#8211; non debba essere iscritto pure nelle carte di piano, ma si tratta solo di dettagli.</p>
<p>Dulcis in fundo, resta l&#8217;eterna questione della cosiddetta colmata, che per il momento non può essere smantellata e inviata a Piombino (per fortuna!) causa mancanza di fondi (governativi). Ma è solo per mancanza di fondi, appunto. Stiano tranquilli quelli che temono un&#8217;inversione di rotta: non è perché si è cambiata idea sul punto.<br />
Almeno su questo nodo, infatti, non si registrano innovazioni in quella che mi sono spesso permessa di definire la strategia dell&#8217;ipocrisia. Un pezzetto almeno della colmata lo buttiamo giù con la realizzazione del porto (pare che l&#8217;ultima versione del progetto goda infine anche dell&#8217;approvazione della Soprintendenza) e il resto, &#8220;per il momento&#8221; ce lo teniamo e lo trasformiamo in una agorà per il Forum delle Culture del 2013.<br />
Poi però lo smantelleremo e lo porteremo &#8230; da qualche parte (anche a Piombino, perché no).</p>
<p>Ovvero &#8211; mia traduzione, partigiana, della scelta in questione &#8211; ove mai la rimozione di quell&#8217;oggetto si rivelasse una semi-catastrofe (come alcuni temono da sempre), quest&#8217;ultima si realizzerebbe comunque. Qualora (invece) ci fosse la possibilità di realizzare un progetto di rinaturalizzazione della colmata (rinunciando a rimuoverla), questa chance andrebbe perduta almeno per un bel po&#8217; di tempo se non per sempre, grazie ai lavori &#8220;provvisori&#8221; del Forum.</p>
<p>Dunque, continuiamo a farci del male, mi viene da dire.<br />
Ma è evidente che sono sempre e soltanto io che non riesco a comprendere la realtà delle cose, o proprio non voglio farlo, deliberatamente.<br />
Compreso il fatto che siamo in piena campagna elettorale e nemmeno ora, quindi, è tempo di bilanci.</p>
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		<title>Rinascimento sotto il Vesuvio? Era solo una sceneggiata rossa</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 16:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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(di Alessandro Gnocchi da il Giornale)
Napoli dal reclamizzato Rinascimento bassoliniano alla emergenza rifiuti. Quali sono le ragioni cultuali della disfatta? Una risposta, o meglio un insieme variegato di risposte inserite in una cornice comune, si può cercare nel nuovo numero della rivista Ventunesimo secolo, dedicata quasi interamente alle città campana e firmata da storici e [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Alessandro Gnocchi da il Giornale)</strong></p>
<p><div id="attachment_4719" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/Alessandro_Gnocchi.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/Alessandro_Gnocchi-150x150.jpg" alt="Alessandro Gnocchi" title="Alessandro Gnocchi" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-4719" /></a><p class="wp-caption-text">Alessandro Gnocchi</p></div> Napoli dal reclamizzato Rinascimento bassoliniano alla emergenza rifiuti. Quali sono le ragioni cultuali della disfatta? Una risposta, o meglio un insieme variegato di risposte inserite in una cornice comune, si può cercare nel nuovo numero della rivista Ventunesimo secolo, dedicata quasi interamente alle città campana e firmata da storici e giornalisti napoletani doc o «acquisiti» per motivi professionali Giuseppe Galasso, Maurizio Griffo, Eugenio Capozzi, Adolfo Scotto di Luzio, Marco Demarco e Michele Affinito. L&#8217;analisi si concentra sugli ultimi quindici anni, con qualche approfondito richiamo al passato nei saggi di Galasso, Griffo e Scotto di Luzio. Bassolino diventa sindaco nel dicembre del 1993, vincendo il ballottaggio con Alessandra Mussolini. Nel 1997 sbaraglia la concorrenza affermandosi al primo turno. Nel 2000 passa alla presidenza della Regione, incarico che ancora oggi ricopre, e lascia il capoluogo nelle mani di Rosa Russo Iervolino. In apparenza, è una nuova età dell&#8217;oro. Ci penseranno le montagne di pattume a suonare la sveglia nel 2008.<br />
Ma qual era il retroterra ideologico del «bassolinismo»? Nell&#8217;articolo di Eugenio Capozzi, curatore del numero di Ventunesimo Secolo, sono raccolti documenti eloquenti. Il romanziere Erri De Luca nel 1995 impostava la questione del Sud, e di Napoli in particolare, scartando il «meridionalismo» tradizionale, cioè il Mezzogiorno come parte e problema dello Stato italiano e unitario. «Per me il Sud è il prima, il prima dell&#8217;infanzia» scrive De Luca, «Napoli è come una specie di placenta che recupera tutti gli aborti dai cassonetti, dalle gole dei gatti, che recupera insomma tutte le uova marce (&#8230;) Quello per me è il Sud, cioè il prima da cui provengo, e da cui credo che proviene (sic, ndr) molta parte del pensiero del Mediterraneo, oltre che del sentire del Mediterraneo». Napoli è Mediterranea, non Occidentale. Nel 1996 lo storico dell&#8217;arte Eduardo Cicelyn e Goffredo Fofi, in Verso un rinascimento napoletano, descrivono Napoli come regno di un «ceto di portatori di saperi inediti, cresciuto nel centro e nelle periferie». È un ceto «interclassista e interculturale» che pratica «linguaggi diversi», tecnologici e tradizionali, e si muove dal «basso verso l&#8217;alto». Nello stesso volume, saggio a firma di Francesco Ceci e Daniela Lepore, si legge un elogio, del «nuovo popolo metropolitano», portavoce del «nuovo e multiculturale melting pot» che trasforma la città in «una rete dove iniziano a rompersi le gerarchie classiche come quella centro/periferia».<br />
Tradotto, nella sintesi di Capozzi: «Gerarchie urbanistiche, gerarchie di classe, gerarchie economiche tra aree &#8220;sviluppate&#8221; e &#8220;arretrate&#8221;, gerarchie tra culture e modelli culturali: tutte destinate a cadere, secondo i &#8220;rinascimentisti&#8221; napoletani degli anni Novanta». La direzione, insomma, è chiara, e verrà sostenuta esplicitamente da molti: Napoli è capitale mediterranea, alternativa rispetto al Nord ma in particolare all&#8217;Occidente che si identifica con lo sviluppo economico industriale. Quella campana è un&#8217;altra dimensione rispetto alla globalizzazione, diseguale e disumana. In realtà è il ritorno della utopia anticapitalista in forme adatte all&#8217;epoca postmoderna.<br />
I frutti di questa «mitica stagione» sono sotto gli occhi di tutti: a rivelarne il fallimento ha contribuito anche Roberto Saviano, uno scrittore che in quella temperie è radicato. Basta sfogliare Gomorra: Napoli è descritta come la piena realizzazione del libero mercato, criminale per sua stessa natura. Altro che capitale del meticciato alternativa all&#8217;Occidente. Una critica radicale proveniente da sinistra.<br />
Mentre gli orfani del marxismo sognano il Rinascimento, nel resto del Paese accade di tutto: si passa dalla Prima alla Seconda Repubblica, partiti e movimenti alla testa del rinnovamento sono radicati al Nord, zona dove Ulivo et similia perdono consenso. Di conseguenza, la «questione meridionale» è accantonata in favore di quella «settentrionale». La Campania diventa un fortino ma il fiore all&#8217;occhiello rapidamente appassisce e diventa pattume sotto il quale, a livello nazionale, rimangono sepolti i progressisti. Eppure a Napoli ancora resiste Bassolino.</p>
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		<title>Sondaggio in Campania: per metà residenti non si vive male</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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(ANSA)
 Nei Comuni della Campania non si vive affatto male: così dichiara la metà dei cittadini campani ai ricercatori di Axis Research che su incarico di GMP hanno effettuato un&#8217;indagine sulla qualità della vita.
   I cittadini della regione, in base a questo sondaggio, dichiarano (il 49%) di vivere bene nel loro comune. &#8220;E [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(ANSA)</strong></p>
<p> Nei Comuni della Campania non si vive affatto male: così dichiara la metà dei cittadini campani ai ricercatori di Axis Research che su incarico di GMP hanno effettuato un&#8217;indagine sulla qualità della vita.<br />
   I cittadini della regione, in base a questo sondaggio, dichiarano (il 49%) di vivere bene nel loro comune. &#8220;E se resta gravemente insufficiente &#8211; si sottolinea &#8211; il giudizio sulle politiche del lavoro (solo l&#8217;8,4% dà la sufficienza), decisamente migliore il giudizio sui rifiuti che raccoglie il 37% dei giudizi positivi e via a salire con le politiche culturali e dei trasporti&#8221;. In particolare, sui trasporti, i cittadini campani mostrano di gradire soprattutto il biglietto  unico con un 73% di gradimento e il lavoro svolto su metropolitane e stazioni (il 63,8%).</p>
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		<title>Forum Culture 2013, è scontro tra Comune e Provincia</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:31:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)
Sul Forum delle Culture 2013 e il secondo workshop che ha preso il via ieri al Castel dell&#8217;Ovo organizzato dalla `consulta generale&#8217; e dall&#8217;assessore comunale Nicola Oddati è scontro istituzionale tra il Comune e la Provincia di Napoli. Durissimo il commento del presidente del consiglio provinciale Luigi Rispoli. &#8220;Non [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>Sul Forum delle Culture 2013 e il secondo workshop che ha preso il via ieri al Castel dell&#8217;Ovo organizzato dalla `consulta generale&#8217; e dall&#8217;assessore comunale Nicola Oddati è scontro istituzionale tra il Comune e la Provincia di Napoli. Durissimo il commento del presidente del consiglio provinciale Luigi Rispoli. &#8220;Non so cosa sia questa Consulta generale del Forum delle Culture che avrebbe organizzato questa iniziativa .- afferma Rispoli &#8211; Constato solo che si persevera nel tentativo di imporre una visione, quasi privatistica, sulla futura gestione della manifestazione. Anche in questa occasione, nonostante i giusti richiami ad una collaborazione istituzionale da ricercare nell&#8217;interesse supremo della nostra città, nei fatti non si è riscontrato alcun tentativo di coinvolgimento dell&#8217;Ente Provincia di Napoli&#8221;. Replica il sindaco Rosa Russo Iervolino che non condivide l&#8217;ipotesi del commissariamento: &#8220;Nessun risentimento, mi limito solo a constatare che rispetto ad altre grandi città sedi di eventi importanti siamo oggetto di un trattamento diverso&#8221;. Sugli sprechi di denaro pubblico, sulle passerelle e sul galà interviene il consigliere comunale del Pdl Salvatore Varriale: &#8220;Quanto costa ai napoletani la passerella che si sta concedendo l&#8217;assessore Oddati con la scusa del Forum 2013? &#8211; chiede Varriale &#8211; Oddati finge di dimenticare che la sua corsa forsennata ha già subito un brusco stop da parte del Governo e che ogni iniziativa è al momento in stand by in attesa della nomina di un commissario ad hoc mentre la sua auto candidatura è stata già chiaramente esclusa finanche da Bassolino. Nonostante ciò, l&#8217;assessore continua a fare le pubbliche relazioni utilizzando la carica di presidente della Consulta Generale per il Forum delle Culture 2013. Oddati continua oltretutto a non rispondere alla domanda sulla reale vantaggiosità per la comunità dei Forum delle Culture che in Spagna non solo non ha avuto alcuna ricaduta positiva per i cittadini ma si è tradotto in un enorme scandalo sulla mala gestione su cui indagano per illeciti amministrativi i magistrati spagnoli&#8221;. Intanto protestano i movimenti. Il coordinamento NoForum2013 ha esposto all&#8217;ingresso del Castel dell&#8217;Ovo un grande pallone gonfiabile che recava la scritta `Forum 2013 &#8216;n&#8217;ata palla&#8217;. Oggi assemblea alle 16 a Palazzo Gravina. </p>
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		<title>Acqua ai privati, pronta l’abbuffata</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>

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(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)
A Napoli ed in Campania le multinazionali italiane ed estere sono pronte per la grande abbuffata di appalti, subappalti e la gestione dei servizi pubblici, acqua compresa. Il Governo ha deciso di privatizzare definitivamente i beni comuni, approvando un decreto legge che muove passi ancor più decisi verso la [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>A Napoli ed in Campania le multinazionali italiane ed estere sono pronte per la grande abbuffata di appalti, subappalti e la gestione dei servizi pubblici, acqua compresa. Il Governo ha deciso di privatizzare definitivamente i beni comuni, approvando un decreto legge che muove passi ancor più decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici, prevedendo: l&#8217;affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%; la cessazione degli affidamenti &#8220;in house&#8221; a società totalmente pubblica, controllate dai comuni (in essere alla data del 22 agosto 2008) alla data del 31 dicembre 2011. Ma, a dare il via e a legittimare alle privatizzazioni, hanno provveduto in passato i governi di centro sinistra. Trasporti collettivi, gestione parcheggi, acqua, gas, manutenzione delle strade, energia, rifiuti, subappalti, esternalizzazioni. Il giro d&#8217;affari in Italia sarà stratosferico, stimato in 23 miliardi di euro. In Campania la torta da spartire è di circa 2 miliardi. In prima fila le cosiddette multiutility la milanese A2A che hanno dato vita ad un trust da 5 miliardi di euro, la holding delle coop rosse, Hera di Bologna , l&#8217;Acea , la Tirreno Power, l&#8217;Iride di Genova e Torino, l&#8217;acquedotto Pugliese Spa fino alle multinazionali che hanno messo già le mani sull&#8217;Ato 3, sarnesevesuviano, tutti pronti a scannarsi o ad accordarsi con i grandi colossi europei, dall&#8217;Eni-Agip ai grandi monopoli &#8220;misti&#8221; francesi Gaz de France, Suez e Vivendi, a quelli nati per fusione di aziende locali come la tedesca Rwe (2 miliardi di euro di fatturato), alle multinazionali inglesi fino ai giganti del gas nazionalizzati, come la russa Gazprom. Se non sappiamo ancora chi la spunterà nella giungla delle gare di appalto, quel che è certo è che in questo modo si pongono le basi per delle vere e proprie guerre territoriali per l&#8217;accesso alle fonti ed alle utenze da parte di vere e proprie holding e monopoli, che la Campania e le regioni meridionali saranno ancora una volta terra di conquista, come alla fine &#8216;800. Aumenteranno la disoccupazione, la precarietà e lo sfruttamento dei lavoratori e le tariffe. Peggiorerà la qualità dei servizi. Un flusso di denaro pubblico finirà in mano ai privati, che avranno così nuovi sbocchi e nuove armi di ricatto nei confronti della popolazione e delle stesse istituzioni. Il provvedimento governativo che raccoglie i decreti legge proposti dai passati governi di centro sinistra e dell&#8217;allora esponente del Pd, Linda Lanzillotti impone una nuova ondata di privatizzazione nei servizi pubblici locali, attraverso il blocco delle assegnazioni dirette da parte degli enti locali a società a capitale pubblico (il cosiddetto in house), e l&#8217;obbligo di messa a gara per l&#8217;assegnazione del servizio a società miste e privati. Fino ad oggi la legislazione italiana permetteva tre diverse forme di gestione dei servizi: gara pubblica; assegnazione diretta a società &#8220;mista&#8221; con gara per la quota privata; assegnazione diretta a società di capitale pubblico (in house). </p>
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		<title>Latorre: in Campania nuova fase del Pd</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Enzo Amendola]]></category>
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(da il Mattino)
«La vicenda Campana, dopo Bassolino è arrivata ad un epilogo e adesso serve una nuova fase politico-amministrativa», ribadisce il vicepresidente del gruppo Pd al Senato, Nicola Latorre. Poi aggiunge: «Vogliamo rimettere in campo una nuova coalizione di centrosinistra anche più ampia di quella che ha sin qui governato e affidare agli elettori, con [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(da il Mattino)</strong></p>
<p>«La vicenda Campana, dopo Bassolino è arrivata ad un epilogo e adesso serve una nuova fase politico-amministrativa», ribadisce il vicepresidente del gruppo Pd al Senato, Nicola Latorre. Poi aggiunge: «Vogliamo rimettere in campo una nuova coalizione di centrosinistra anche più ampia di quella che ha sin qui governato e affidare agli elettori, con le primarie, la scelta del candidato». Punti fermi che sembrano ormai acclarati all’interno dei democrat campani. Nel frattempo il segretario regionale Enzo Amendola continua a lavorare su un’alleanza allargata che vada dall’Idv all’Udc. Con una serie di scogli da cui allontanarsi: a cominciare dalla determinazione del partito di Di Pietro di bocciare lo strumento delle primarie. Argomenti di cui si parlerà sicuramente oggi pomeriggio nel corso della prima assemblea regionale post congresso a Città della Scienza. All’ordine del giorno: la proclamazione del segretario regionale, della direzione regionale, della commissione di garanzia, della presidenza del partito. Argomenti, in particolare per le cariche democrat, su cui sembra esserci ormai un accordo tra tutte le anime del partito. Le fibrillazioni riguardano invece il rinnovo degli organi provinciali che la minoranza vorrebbe a stretto giro così come previsto dal regolamento licenziato a luglio. Ma alla fine la mediazione verrà trovata, assicurano. Più complicato individuare il candidato di centrosinistra per palazzo Santa Lucia. Per ora si è fatto avanti l’assessore regionale Ennio Cascetta mentre il sindaco di Salerno Enzo De Luca ha espresso la sua disponibilità anche se non vorrebbe passare per le primarie. Un aspetto che forse potrebbe chiarire oggi pomeriggio nel corso della presentazione del libro «Magistrati l’Ultracasta» di Stefano Livadotti presso l’aula Siani del tribunale di Torre Annunziata. All’incontro, moderato dal direttore del Mattino Virman Cusenza, intervengono, tra gli altri, oltre a De Luca, il presidente del tribunale Vincenzo Maria Albano e il presidente della camera penale Bernardo Brancaccio.</p>
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		<title>I radicali: vigileremo sul’anagrafe degli eletti</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:24:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[anagrafe degli eletti]]></category>
		<category><![CDATA[radicali]]></category>

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(da il Mattino)
Napoli è il primo capoluogo in Italia ad avere approvato, all’unanimità, l’istituzione dell’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati: così i cittadini, via web, potranno conoscere cosa votano e quanto guadagnano il sindaco, gli assessori e i consiglieri comunali. Sarà possibile poi seguire in diretta audiovisiva le sedute del Consiglio Comunale, verificare l’elenco [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(da il Mattino)</strong></p>
<p>Napoli è il primo capoluogo in Italia ad avere approvato, all’unanimità, l’istituzione dell’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati: così i cittadini, via web, potranno conoscere cosa votano e quanto guadagnano il sindaco, gli assessori e i consiglieri comunali. Sarà possibile poi seguire in diretta audiovisiva le sedute del Consiglio Comunale, verificare l’elenco degli immobili comunali. La delibera è stata presentata ieri dal segretario dei Radicali Mario Staderini, e del presidente del consiglio comunale Leonardo Impegno. Rodolfo Viviani, segretario dell’associazione radicali «Per la Grande Napoli» spiega: «Seguiremo con attenzione l’attuazione di questa riforma». «Sono molto soddisfatto che labattaglia dei Radicali napoletani abbia portato un positivorisultato approvato all’unanimità» ha detto Mario Staderini,neo segretario nazionale del Partito Radicale. «Questa è unanovità nazionale di trasparenza e controllo da parte deicittadini delle persone da loro elette». Il presidente del Consiglio comunale, Leonardo Impegno, chiede invece di fare di più: «Abbiamoanche approvato un emendamento che invita i consiglieri diMunicipalità a fare lo stesso e rivolgo un appello affinchè anche i comuni della provincia di Napoli possano adottare un provvedimento di trasparenza e chiarezza».</p>
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		<title>Cesaro, l’ombra della Camorra</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 06:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Cesaro]]></category>

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(di Claudio Pappaianni da l&#8217;Espresso)
Da don Raffaè a Berlusconi, da messaggero di lady camorra&#8221; Rosetta Cutolo a corriere di bufale per Silvio Berlusconi. Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli, vive da sempre all&#8217;ombra dí qualcuno. Nel bene e nel male. Finito in carcere a metà degli anni Ottanta per i suoi rapporti di amicizia [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Claudio Pappaianni da l&#8217;Espresso)</strong></p>
<p><div id="attachment_1293" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/luigi_cesaro.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/luigi_cesaro-150x150.jpg" alt="Luigi Cesaro" title="Luigi Cesaro" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-1293" /></a><p class="wp-caption-text">Luigi Cesaro</p></div> Da don Raffaè a Berlusconi, da messaggero di lady camorra&#8221; Rosetta Cutolo a corriere di bufale per Silvio Berlusconi. Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli, vive da sempre all&#8217;ombra dí qualcuno. Nel bene e nel male. Finito in carcere a metà degli anni Ottanta per i suoi rapporti di amicizia con tutti i grossi esponenti della Nuova Camorra Organizzata in sigla N.c.o., il leader del Pdl napoletano vede oggi materializzarsi scenari cupi per le nuove rivelazioni dei pentiti. Stavolta i clan sono diversi &#8211; nei verbali degli ultimi mesi si parla di Casalesi &#8211; il tema però è lo stesso: l&#8217;intreccio tra criminalità. politica e cemento. Una sorta di déià vu per l&#8217;uomo che da gennaio avrà il controllo della gestione dei rifiuti a Napoli e provincia. Il cui curriculum giudiziario è rimasto finora dimenticato negli archivi. Il blitz Quando gli uomini della squadra mobile di Napoli bussarono di notte alla sua porta, lui era già lontano. Passò qualche giorni prima che si presentasse in Questura: «Sono Luigi Cesaro di Francesco, nato a Sant&#8217;Antimo il 19 febbraio 1952». Quello del 1984 fu il compleanno più amaro per l&#8217;attuale presidente della Provincia di Napoli, coinvolto nell&#8217; operazione della polizia contro i cutoliani. all&#8217;epoca l&#8217;organizzazione criminale più famosa, che si era infiltrata negli appalti del dopo terremoto in Irpinia e aveva gestito assieme ai servizi segreti le trattative con le Brigate rosse per la liberazione del presidente dc Ciro Cirillo. Cesaro era un giovane avvocato, rampollo di una dinastia di costruttori. Ma due pentiti, Mauro Marra e Pasquale D&#8217;Amico, Io chiamano in causa. Marra sostiene che aveva favorito i collegamenti tra i vertici della N.c.o. e ripetutamente finanziato il gruppo camorrista. Accuse pesanti: aver garantito l&#8217;ospitalità, la latitanza, gli spostamenti dei boss e aver fatto da postino del clan. consegnando lettere e pizzini. Diciotto mesi dopo. il 18 maggio del 1985. il Tribunale di Napoli condannava Luigi Cesaro a cinque anni di reclusione.<br />
Da accusato a vittima In Appello Cesaro riucì a Far prevalere la sua versione dei fatti non era il finanziatore del clan, si difese, ma solo una vittima. Le continue richieste degli &#8220;amici&#8221; erano diventate insopportabili per Cesaro, costruttori in continua espansione in quegli anni. Ma l&#8217;attuale presidente della Provincia non si rivolse alle forze dell&#8217;ordine: chiese aiuto direttamente a Rosetta Cutolo. sorella di don Raffaele. come lui stesso ammise durante il processo. Il Cesaro &#8211; scrivono i giudici nella sentenza di secondo grado &#8211; ha spiegato che al fine di sottrarsi alle pesanti richieste estorsive del gruppo di Pasquale Scotti (ammesse dal Marra) chiese i buoni uffici di Rosetta Cutolo la quale inviò una lettera di -raccomandazione&#8221; allo Scotti-.<br />
Siamo negli anni della mattanza di camorra in Campania: 1.500 morti ammazzati tra il 1978 e il 1983 nella guerra tra i cutoliani e i rivali della Nuova Famiglia. &#8216;O Professore è in isolamento all&#8217;Asinara: il clan, decimato dal maxi-blitz de! giugno 1983,e nelle mani proprio di Pasquale Scotti. Che è latitante, come donna Rosetta, quando Cesaro gli consegna personalmente la lettera di protezione. Ma secondo la Corte d&#8217;appello le prove per dimostrare che Cesaro fosse a tutti gli effetti organico alla N.c.o. non sono sufficienti: il 29 aprile 1986 viene assolto. I giudici però non nascondono i loro sospetti: il quadro probatorio relativo alla posizione del Cesaro non può definirsi tranquillante-. E ancora: -Il dubbio che l&#8217;imputato abbia, in qualche modo. reso favori ai suddetti personaggi per ingraziarseli sussiste e non è superabile dalle contrastanti risultanze processuali«. Un anno dopo arriverà l&#8217;assoluzione anche in Cassazione: Per non aver commesso il fatto. Firmato: Corrado Carnevale.<br />
li presidente postino<br />
Quell&#8217;incontro tra Cesare e il latitante Scotti era stato raccontato dallo stesso boss. dieci giorni dopo il suo arresto avvenuto il 17 dicembre 1983 dopo un violento conflitto a fuoco. Confessioni che tuttavia, non sono mai entrate nel procedimento aperto contro il giovane avvocato. Scotti non era uno qualunque: capo del gruppo di fuoco della N.c.o. al quale furono attribuiti più di 40 omicidi, era diventato il reggente del clan di Cutolo. Cesaro lo incontrò nel mese di ottobre del 1983. quando era il ricercato numero uno. Poche settimane dopo Scotti fu sorpreso e catturato. E il 28 dicembre 1983 quando il boss parla negli uffici della Questura di Caserta: «Circa un mese, un mese e mezzo fa, ricevetti un biglietto tramite l&#8217;avvocato Cesaro di Sant&#8217;Antimo, figlio del costruttore Francesco Cesaro, il quale a sua volta l&#8217;aveva ricevuto dalla suocera di Raffaele Cutolo». Non dice nulla sulla presunta &#8220;raccomandazione&#8221; da parte di donna Rosetta in quelle righe: ignora cioè la versione che Cesaro darà ai giudici e che gli garantirà l’assoluzione. Secondo il racconto del boss, il messaggio consegnato nelle sue mani da Cesaro indicava solo il luogo per un appuntamento telefonico con Raffaele Cutolo che avrebbe poi chiamato dalla Sardegna.<br />
C&#8217;era da organizzare la fuga di Marco Medda, altro nome leggendario di quella stagione sanguinosa. che mitra alla mano poi tenterà di risollevare con Scotti le sorti dell&#8217;armata cutoliana.<br />
La scalata al potere<br />
Un anno dopo quel racconto, Pasquale Scotti riuscì a evadere e a oggi resta il più longevo latitante di camorra. Per Luigi Cesaro, invece, dopo l&#8217;assoluzione è iniziata una lunga scalata al potere accompagnata negli anni dalla crescita esponenziale degli atfari di famiglia che mattone su mattone ha cementato rapporti con il territorio fino a estendere i propri interessi alla provincia di Caserta. Soldi, cemento e consenso: per Cesaro l&#8217;ingresso in Forza Italia diventa un approdo naturale. Dal 1996 sarà eletto tre volte alla Camera e una volta a Strasburgo. Ma, soprattutto, conquista nel tempo un solido ascendente su Silvio Berlusconi, a suon di tessere e mozzarelle freschissime fatte consegnare ad Arcore. Così nessuno osa opporsi un anno fa alla sua candidatura in Provincia, dove Giggino raccoglierà più voti del Cavaliere. Una campagna bulgara, con città e provincia tappezzate di manifesti giganti con l&#8217;immagine sua e del premier sorridenti. Lo slogan<br />
era: &#8220;Riprendiamoci la dignità&#8221;. E l&#8217;unico imperativo del suo staff per non perderla davvero resterà quello di limitare al minimo i comizi, per nascondere l&#8217;accento e il lessico approssimativo sottolineato in decine di video rilanciati su YouTube. Ma gli elettori lo premiano e Cesaro stravince, festeggiando per giorni. A Sant&#8217;Antimo il bar Eiffel offrirà mille caffè gratis; poi la celebrazione di Bagnoli, con un party per oltre 10mila persone tra torte, spumanti e fuochi d&#8217;artificio. Sul palco per acclamarlo si schiera tutto il Pdl campano, a partire dagli amici Nicola Cosentino e Mario Landolfi. Mancherà solo Berlusconi, che pure concludeva sempre le sue incursioni napoletane a cena con Giggino: un&#8217;abitudine che si è interrotta bruscamente dopo la festa di compleanno di Noemi a Casoria, feudo elettorale dì Cesaro. Come presidente della Provincia, costruisce una squadra ricca di professionisti. C&#8217;è pure uno dei legali di Sandra Mastella, Severino Nappi, che un anno prima era nella segreteria provinciale dei Ds. Come assessore alla legalità sceglie Franco Malvano, il capo della squadra mobile che lo aveva arrestato nell&#8217;84. Uno dei tre pm che emisero l&#8217;ordine di cattura, invece, Arcibaldo Miller, oggi capo degli ispettori del ministero della Giustizia, ha fatto da testimone di nozze al fratello Aniello. Il segno che le frequentazioni del passato sono stare dimenticate. </p>
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		<title>Fermi di giorno i mezzi dell´Asia in strada 1700 tonnellate di rifiuti</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 06:38:56 +0000</pubDate>
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(di Patrizia Capua da la Repubblica Napoli)
Ancora tanta spazzatura per le strade di Napoli, dopo lo sciopero nazionale delle aziende di igiene che ha coinciso con la venuta a Napoli mercoledì del commissario in scadenza, Guido Bertolaso. Nei contenitori è rimasta la produzione giornaliera di rifiuti, 1400 tonnellate, che si somma a quella arretrata, altre [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Patrizia Capua da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Ancora tanta spazzatura per le strade di Napoli, dopo lo sciopero nazionale delle aziende di igiene che ha coinciso con la venuta a Napoli mercoledì del commissario in scadenza, Guido Bertolaso. Nei contenitori è rimasta la produzione giornaliera di rifiuti, 1400 tonnellate, che si somma a quella arretrata, altre 300 tonnellate. I mezzi dell´Asia non si sono mossi durante la giornata: secondo i manager è sconsigliabile far uscire i compattatori nelle ore diurne. L´80 per cento dei servizi di rimozione è notturno.<br />
Si è lavorato fino all´alba ma molto è rimasto nei cassonetti perché il giovedì e il venerdì a Napoli viene prodotta più spazzatura degli altri giorni della settimana. Domani ci dovrebbe essere il ritorno alla normalità e le strade tornare pulite. Con un pizzico di attenzione in più per le zone cosiddette &#8220;sensibili&#8221; come il centro storico. Ieri mattina vertice nella sede dell´azienda speciale per la raccolta dei rifiuti. L´amministratore delegato Daniele Fortini e il presidente Pasquale Losa intendono dare un colpo di acceleratore alla raccolta porta a porta per gli esercizi commerciali, bar e ristoranti di Mergellina prima di Natale. Si è calcolato che tra ristoranti e bar c´è quasi una tonnellata al giorno di rifiuti organici. «Metteremo in campo altre attrezzature e giostreremo un po´ con la forza lavoro, ricorrendo se è utile, allo straordinario», promettono i vertici dell´azienda.<br />
Intanto il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino sul suo blog sottolinea che l´emergenza rifiuti in Sicilia è avvolta da un «assordante silenzio». «È vero &#8211; scrive &#8211; che i rifiuti non sono di destra né di sinistra, ma è il loro uso politico-mediatico che può avere un colore. I rifiuti di Napoli, infatti, sono stati per mesi al centro dell´attenzione di tutto il Paese, in particolare durante le scadenze elettorali. Quante strumentalizzazioni&#8230; In quei mesi si scatenò di tutto: dal fuoco avversario al fuoco amico». A Terzigno, infine, un comitato di cittadini ha consegnato al sindaco Gennaro Langella un documento di denuncia dei problemi connessi all´apertura della discarica a Pozzelle e dei disagi della popolazione costretta a respirare odori malsani.</p>
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		<title>Bagnoli, si allarga l´indagine sugli appalti per la bonifica</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 06:38:15 +0000</pubDate>
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(di Ottavio Lucarelli da la Repubblica Napoli)
Si allarga l´indagine della Corte dei conti su Bagnoli. La magistratura contabile ha ricevuto un´informativa dall´Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici e ha aperto un secondo fascicolo sui costi degli appalti per la bonifica. Una notizia contenuta nelle 66 pagine del rapporto sui ritardi nella trasformazione dell´area ex [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Ottavio Lucarelli da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Si allarga l´indagine della Corte dei conti su Bagnoli. La magistratura contabile ha ricevuto un´informativa dall´Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici e ha aperto un secondo fascicolo sui costi degli appalti per la bonifica. Una notizia contenuta nelle 66 pagine del rapporto sui ritardi nella trasformazione dell´area ex Italsider.<br />
L´Autorithy si è occupata della vicenda Bagnoli attraverso la verifica e il monitoraggio ambientale dell´area eseguita dal proprio servizio ispettivo in cui si evidenziano &#8220;preoccupanti criticità&#8221;. Ecco le più gravi trasmesse alla Corte dei conti che ora indaga: carenza di panificazione del procedimento attuativo e mancanza della discarica che hanno portato al mutamento delle condizioni di appalto; eccessivo ritardo rispetto al cronoprogramma dei lavori; maggiori oneri per la stazione appaltante derivanti dall´anomalo andamento dei lavori; ulteriore lievitazione dei costi in relazione al blocco dell´impianto di trattamento dei terreni; redazione in itinere di una variante sostanziale del progetto posto a base d´asta, resasi necessaria dalle mutate condizioni di fatto quali l´indisponibilità della discarica per i rifiuti inerti; conseguente necessità di sospendere la progettazione del Parco urbano.<br />
Accuse a cui ha risposto con durezza il vicesindaco Tino Santangelo, ex presidente della società di trasformazione urbana Bagnolifutura, intervenendo in serata a un dibattito a Città della Scienza: «La Corte dei conti ha letto le carte senza la dovuta attenzione o, comunque, non le ha lette tutte. Sono sicuro che a un esame più attento emergeranno fatti diversi». Quali? «I ritardi denunciati sono imputabili solo alla lentezza con cui il governo libera le risorse».<br />
Più cauto Ennio Cascetta, assessore regionale ai Trasporti: «Bisogna riconoscere che su Bagnoli si sono accumulati ritardi, ma quanto accaduto in questi anni ci deve spingere ad accelerare sulla costruzione della nuova Bagnoli». Mentre Antonio Bassolino sottolinea che «nella relazione della Corte dei conti ci sono non solo critiche anche apprezzamenti per il lavoro svolto a Bagnoli».<br />
Aspetto sottolineato anche da Rocco Papa, presidente di Bagnolifutura: «I magistrati evidenziano un´accelerazione. Noi siamo già stati ascoltati dalla Corte dei conti che ci dà sei mesi per rispondere concretamente. E noi risponderemo con i fatti. Tra sei mesi la bonifica sarà completata».</p>
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		<title>Tarsu, in campo gli 007 ecco i primi 2317 evasori</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 06:37:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Tarsu]]></category>

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(di Cristina Zagaria da la Repubblica Napoli)
Sono 2317 i napoletani che non pagano la Tarsu: 2206 semplici cittadini e 111 attività commerciali. Sono i primi dati degli 007 della task-force contro gli evasori, voluta dall´assessore alle Risorse strategiche, Riccardo Realfonzo. Sono 27 uomini che in appena un mese e mezzo hanno inviato 40.000 questionari e [...]]]></description>
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</script></div><p><strong>(di Cristina Zagaria da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Sono 2317 i napoletani che non pagano la Tarsu: 2206 semplici cittadini e 111 attività commerciali. Sono i primi dati degli 007 della task-force contro gli evasori, voluta dall´assessore alle Risorse strategiche, Riccardo Realfonzo. Sono 27 uomini che in appena un mese e mezzo hanno inviato 40.000 questionari e individuato i primi 2317 evasori. «Questa è un´operazione di giustizia. Non andiamo a caccia dei cittadini, ma l´obiettivo è proteggere gli onesti», disse Realfonzo presentando la task-force, lo scorso 8 ottobre, proprio negli uffici comunali di corso Lucci, tra i cittadini infuriati per l´aumento della Tarsu 2009 del 60 per cento. E ora l´&#8221;operazione giustizia&#8221; dà i primi frutti. Ai primi 2317 cittadini, che non hanno mai pagato la tassa sui rifiuti, sono già state inviate le cartelle, con tanto di penali. Le operazioni continuano.<br />
In tutto sono 5827 i questionari già esaminati. E tra i semplici cittadini risultano 2206 gli evasori individuati, quasi il 50 per cento. Per le utenze non domestiche i soggetti verificati sono 2634. Sono state riscontrate irregolarità per 7 stabilimenti balneari, 17 palestre, 29 supermercati, 20 negozi di abbigliamento, 5 officine meccaniche, 23 negozi di arredamento, 10 negozi di vendita auto. Sono in corso di verifiche con dati incrociati su 465 bar e caffè, 196 pizzerie, 838 parrucchieri-donna, 139 parrucchieri-uomo, 680 autorimesse.<br />
«Lo sforzo già fatto con la task force (che è a costo zero per il Comune) e con il bilancio di previsione, con cui abbiamo previsto 2,5 milioni di euro per i rimborsi, non è ancora sufficiente &#8211; spiega Realfonzo &#8211; È necessario aumentare questo importo in modo da poter far accedere al rimborso una fascia più estesa di cittadini in condizioni di disagio socio-economico». Martedì, proprio partendo dal primo fondo di 2 milioni e mezzo, gli assessori Riccardo Realfonzo, Giulio Riccio e Paolo Giacomelli hanno firmato la delibera per far partire i primi rimborsi: una media di 120 euro per 23.550 famiglie. Ma le famiglie che potenzialmente avrebbero diritto al rimborso-Tarsu sono ben 60 mila. Perciò il lavoro della task-force, per recuperare fondi e far sì «che già dall´anno prossimo tutti paghino meno» spiega Realfonzo. Ma anche sull´immediato, l´assessore alle Risorse Strategiche è al lavoro. Vuole trovare nuovi fondi.<br />
«Si tratta di risorse aggiuntive che ho intenzione di trovare con la manovra di assestamento che porterò prima in giunta e poi in consiglio nei prossimi giorni &#8211; assicura Realfonzo &#8211; Certo, le ristrettezze finanziarie del Comune sono note a tutti. Ma al cospetto dell´esigenza di sostenere i cittadini colpiti dalla crisi e dalla beffa governativa dell´incremento Tarsu, occorre individuare nuove voci di risparmio di spesa, ed eventualmente sarà bene anche rivedere alcune priorità precedentemente fissate. In occasione delle prossime scadenze io mi muoverò in questa direzione». Con la speranza di passare nel 2010 dalla Tarsu alla tariffa Tia, come auspica Daniele Fortini ad dell´Asia: «In questo modo tutti pagherebbero il giusto e ci sarebbero meno evasori».</p>
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		<title>Svolta nel delitto della Sanità il killer è un piccolo spacciatore</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 06:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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(di Irene De Arcangelis da la Repubblica Napoli)
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<p>AI MAGISTRATI non bastava il confronto tra il volto della fotografia e quello del video choc. Settanta per cento la percentuale di somiglianza, come per i &#8220;punti&#8221; di una impronta. Occhi, naso, bocca corrispondenti. E poi quel neo, un segno particolare sulla guancia. Ma mancava, come prevede il protocollo della comparazione, il padiglione auricolare, impossibile ricostruire palpebre e taglio degli occhi. E il destino di Costanzo Apice è rimasto appeso a un filo per alcuni mesi. Lui che già viveva da latitante senza esserlo formalmente, in fuga da Napoli con la moglie anche se non era ricercato. Per quel videochoc. Gli inquirenti che volevano di più, la polizia guardinga a caccia di elementi inoppugnabili.<br />
Poi arrivano le intercettazioni controllate dai carabinieri. La più forte, con il padre di Apice che dice: «Quello del video è lui». È la famiglia a rovinarlo. E la parente in carcere che dice al marito: «Hai visto Costanzo cosa ha combinato? Dobbiamo procurargli un avvocato&#8230; «. La mamma che dice nella sua casa di Castel Volturno: «Ho comprato il pesce così Costanzo se lo mangia fresco fresco&#8230; Bisogna trovargli un avvocato che non sia del sistema&#8230;». La deduzione è che quello è il nascondiglio del giovane con il berretto con visiera del videochoc. Si seguono le sue mosse, il sospettato sabato va a Scauri a pranzo fuori con la famiglia. E poi un pentito fa un inciso durante alcune dichiarazioni: «L´ho visto in tv». Un confidente delle forze dell´ordine lo riconosce. Sono ancora pochi gli elementi a disposizione degli investigatori, ma poi si capisce che Apice ha mangiato la foglia, sta per scappare di nuovo chissà dove e si decide di intervenire subito.<br />
Resta da approfondire l´intero contesto in cui è stato maturato il delitto, il movente che riconduce all´omicidio del boss Gennaro Moccia avvenuto nel 1976 e in cui Bacioterracino detto &#8220;Tuttù&#8221; sarebbe stato implicato: avrebbe avuto un ruolo. Anche se la sua storia criminale faceva di lui, stando ai suoi soprannomi, il &#8220;capobanda delle fogne&#8221; e il &#8220;lord della parete&#8221;. Numero uno della banda del buco, ma anche un coinvolgimento nel sequestro di Guido De Martino, figlio dell´ex segretario nazionale del Psi Francesco.<br />
Il colpo grosso nel ?91 alle Poste centrali, piazza Matteotti. Bottino: sei miliardi (di lire) grazie all´uso in anteprima assoluta dei telefonini. Storie vecchie che dipingono il personaggio Bacioterracino. Poi all´improvviso, per gli inquirenti, il passato torna trentatré anni dopo l´omicidio di Gennaro Moccia. Apice, considerato un fiancheggiatore della cosca Sacco-Bocchetti di San Pietro a Patierno, piccolo spacciatore mai assassino, viene assoldato per uccidere. Avrebbe, per gli investigatori, trovato le complicità del territorio. Clan estranei alla vicenda Moccia che hanno accettato di &#8220;ospitare&#8221; l´azione di sangue in casa loro perché dovuta a ragioni estranee ai loro interessi. Almeno in due avrebbero coperto le spalle del presunto omicida, controllando eventuali interventi delle forze dell´ordine e poi coprendo la fuga del killer. Un aspetto questo su cui si sta ancora lavorando a partire da informazioni ricevuto su uno scooter di pattuglia nello stretto raggio dell´omicidio.</p>
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		<title>Santangelo sfida la Corte dei conti: «Documenti letti senza attenzione»</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 06:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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(di Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno)
Sporge l’ombra lunga dei magistrati contabili sulla trasformazione dell’area ex Italsider. Tanto da aver appesantito, ieri, l’aria del convegno a Città della Scienza («Bagnoli nella Napoli e nella Campania del futuro»), prologo dell’inaugurazione di Futuro Remoto (l’esposizione della tecnologia e dell’innovazione). La Corte dei conti in un documento [...]]]></description>
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<p>Sporge l’ombra lunga dei magistrati contabili sulla trasformazione dell’area ex Italsider. Tanto da aver appesantito, ieri, l’aria del convegno a Città della Scienza («Bagnoli nella Napoli e nella Campania del futuro»), prologo dell’inaugurazione di Futuro Remoto (l’esposizione della tecnologia e dell’innovazione). La Corte dei conti in un documento di circa 66 pagine diramato mer­coledì, Renzo Liberati il magi­strato istruttore, ha fatto le pul­ci alle operazioni di bonifica del sito; cominciando dai ritar­di, per finire al lievitamento dei costi e alle numerose ina­dempienze.</p>
<p>Un colpo di maglio a tutti i soggetti interessati: il Comune; Bagnolifutura; il Commissaria­to di Governo per le bonifiche; l’Autorità portuale. Non ha pau­ra di scontentare i magistrati contabili il vicesindaco Tino Santangelo, che ha la «sensazio­ne che la Corte dei conti abbia letto le carte senza la dovuta at­tenzione o abbia letto carte non ufficiali. Alla fine di un esame più compiuto — conclude cau­stico Santangelo — verranno fuori cose diverse. Se ritardi ci sono stati sono imputabili alla lentezza con cui il governo libe­ra le risorse». La Corte nella sua relazione è di parere contrario «il raggiungimento di risultati così scarsi, non è addebitabile alla mancanza di fondi, che al contrario sono stati elargiti, ma al complesso degli organi istitu­zionali coinvolti, che si sono ap­palesati del tutto inadeguati». Sempre i magistrati hanno ‘‘de­nunciato’’ «un aumento dei co­sti di ben 131 milioni 385 mila euro (l’86% in più)» confron­tando i due accordi piano, uno del 2003, l’altro del 2007. Anco­ra i magistrati lamentano «uno scarso coordinamento fra le istituzioni» e «la mancata rea­lizzazione dello spostamento della colmata». Si apprende infi­ne che «la Procura della Corte dei conti ha aperto un’altra istruttoria ancora in corso, sul­la base di una relazione del ser­vizio ispettivo dell’Autorithy per la vigilanza sui contratti pubblici (luglio 2006) che ha monitorato l’intervento di boni­fica e risanamento ambienta­le ». La relazione dei magistrati contabili non potrà rimanere lettera morta. Adesso, tutti i soggetti chiamati in causa avranno 30 giorni di tempo per ‘‘rigettare’’ l’istruttoria o sei me­si per adeguarsi alle indicazio­ni. Cosa farà Bagnolifutura è già certo. «Non ‘‘rigetteremo’’ l’istruttoria — afferma Rocco Papa, presidente della Società di trasformazione urbana — ma entro sei mesi porteremo lo stato di attuazione della bonifi­ca che a giugno dell’anno pros­simo sarà completata».</p>
<p>Sulla questione è intervenu­to anche l’assessore regionale ai Trasporti Ennio Cascetta, se­condo il quale «tutte le parti de­vono riconoscere che su Bagno­li si sono accumulati ritardi. Credo fortemente che tocchi ad altri individuare le cause e le re­sponsabilità dei ritardi di que­sti 15 anni, che è innegabile ci siano stati». La lentezza dei la­vori, insomma, non solo come colpa, ma anche e ora più che mai come monito ad andare avanti speditamente. «Quanto accaduto in questi anni — ha concluso Cascetta — ci deve spingere ad accelerare sulla co­struzione della nuova Bagnoli senza dimenticare che que­st’area della città ha un forte va­lore simbolico e può esprimere un gigantesco potenziale eco­nomico ». Sulla stessa lunghez­za d’onda il governatore Basso­lino. «Le considerazioni espres­se dalla Corte dei Conti — ha af­fermato — devono essere accet­tate da tutte le parti con dovero­so rispetto. Ho notato tuttavia che insieme alle critiche, i giu­dici hanno riportato anche dei riconoscimenti e, dunque, è bene guardare ad entrambi i ti­pi di osservazioni». E per quan­to riguarda il futuro di Bagno­li, Bassolino ha sottolineato co­me a breve sarà completata Cit­tà della Scienza con l’apertura di Corporea e saranno ultimati i primi interventi che riguarda­no la Porta del Parco, l’acqua­rio e gli impianti sportivi. Una Bagnoli nuova che attende la firma del Commissario euro­peo con cui sarà sbloccato il «grande progetto per Bagnoli presentato dalla Regione che investirà risorse impegnati­ve ». La conclusione delle ope­razioni di bonifica l’anno pros­simo sarebbero solo il primo tassello di un timing che ri­guarda l’area di Coroglio. En­tro gennaio, infatti, si vedrà la pubblicazione del bando per la vendita dei suoli ai privati. Alla fine dell’anno la consegna del primo manufatto a cui se ne ag­giungeranno altri tre nella pri­ma parte del 2010.</p>
<p>In serata arriva la precisa ri­chiesta di Salvatore Varriale, consigliere comunale del Pdl. «Santangelo deve dimettersi da vicesindaco — ha affermato —. Non si può fare a meno di rilevare come tutti gli atti su Ba­gnoli di questi anni portino la sua firma: prima come respon­sabile di Bagnolifutura, poi co­me vicesindaco con delega al­l’Urbanistica, fino all’ultimo Pua su Napoli ovest che ha mo­dificato le destinazioni d’uso degli immobili previsti dal Prg » . </p>
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