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		<title>L’affaire Tortora – Leonardo Sciascia</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2013/06/20/laffaire-tortora-leonardo-sciascia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 00:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[A gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/ppagallo.jpg"></a><br />
da <a href="http://old.radicali.it/search_view.php?id=49087">Archivio Partito radicale</a><br />
Sciascia Leonardo &#8211; 4 settembre 1986<br />
<strong>Processo Tortora: la valle del sonno</strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/20/laffaire-tortora-leonardo-sciascia/#footnote_0_45874" id="identifier_0_45874" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Il 17 giugno 1983 il conduttore televisivo venica arrestato per le accuse, false, di tre camorristi. Nel 1987 sar&#224; assolto in Cassazione e, poco pi&#249; avanti, morir&#224;. Da allora, per quei fatti che Giorgio Bocca defin&#236; &#8220;il pi&#249; grande esempio di macelleria giudiziaria del nostro Paese&#8221;, nessuno ha mai pagato.">1</a><br />
di <strong>Leonardo Sciascia</strong></p>
<p>SOMMARIO: un&#8217;analisi critica della requisitoria del Pubblico Ministero Armando Olivares contro Enzo Tortora nel processo di primo grado presso il tribunale di Napoli.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/20/laffaire-tortora-leonardo-sciascia/">L&#8217;affaire Tortora &#8211; Leonardo Sciascia</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/ppagallo.jpg"><img class="alignleft  wp-image-45876" alt="ppagallo" src="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/ppagallo.jpg" width="359" height="359" /></a><br />
da <a href="http://old.radicali.it/search_view.php?id=49087">Archivio Partito radicale</a><br />
<em>Sciascia Leonardo</em> &#8211; <em>4 settembre 1986</em><br />
<strong>Processo Tortora: la valle del sonno</strong><sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/20/laffaire-tortora-leonardo-sciascia/#footnote_0_45874" id="identifier_0_45874" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Il 17 giugno 1983 il conduttore televisivo venica arrestato per le accuse, false, di tre camorristi. Nel 1987 sar&agrave; assolto in Cassazione e, poco pi&ugrave; avanti, morir&agrave;. Da allora, per quei fatti che Giorgio Bocca defin&igrave; &ldquo;il pi&ugrave; grande esempio di macelleria giudiziaria del nostro Paese&rdquo;, nessuno ha mai pagato.">1</a></sup><br />
di <strong>Leonardo Sciascia</strong></p>
<p><em>SOMMARIO: un&#8217;analisi critica della requisitoria del Pubblico Ministero Armando Olivares contro Enzo Tortora nel processo di primo grado presso il tribunale di Napoli. La tesi di Olivares: E&#8217; stato un ingenuo , vittima della politica : diamogli dunque sei anni di reclusione. In quanto al diritto, lasciamolo ancora nella valle del sonno in cui giace.<br />
</em><br />
(Notizie Radicali n· 206 del 4 settembre 1986 &#8211; Panorama del 7 settembre 1986)</p>
<p>Leggo la requisitoria del Pubblico ministero Armando Olivares (bel nome da vice regno spagnolo) al processo d&#8217;appello contro la Nuova camorra organizzata: la Nco, altra sigla che è venuta ad aggiungersi al lessico già abbastanza intricato delle sigle. E si dice per dire, processo contro la Nco: poiché non si sa bene contro chi si volgano, in prima e seconda istanza, questi processi napoletani, configurandosi piuttosto -a mia impressione- in una specie di autoprocesso all&#8217;amministrazione della giustizia, a un suo modo di essere ed affermarsi.</p>
<p>La leggo, la requisitoria del Pubblico ministero, nella sbobinatura che della registrazione ha fatto il Partito radicale: e magari ci sarà qualche errore di trascrizione, qualche parola mal sentita o saltata; ma non è per queste zeppe che la lettura riesce faticosissima, la più faticosa in cui mi sia imbattuto in più che mezzo secolo di esercizio. Le virgole, i punti e virgole, i due punti, gli interrogativi, i trattini, le parentesi, le virgolette che aprono e chiudono le citazioni, mancano del tutto. Ci sono soltanto i punti fermi, che sono tali per modo di dire. E si capisce e giustifica che coloro che hanno sbobinato ne abbiano fatto a meno: non si riesce a capire quando e dove collocarli. Le incertezze e i sobbalzi sintattici dell&#8217;oratore; il suo andare e venire dentro gli atti e le cose ascoltate come dentro una gabbia cercando inutilmente un&#8217;uscita; il suo afferrare un concetto per la coda restando con la sola coda nella mano: non a un discorso che abbia premessa, svolgimento e conclusione ci si trova di fronte, ma a un franare incontenibile di parole, di <em>materiali</em> di riporto da cui con estrema difficoltà si può disseppellire qualche coccio, ma disparato e di impossibile assemblaggio.</p>
<p>Quando io andavo a scuola, e la scuola appariva già abbastanza malandata (ma davvero c&#8217;è stato un tempo in cui andava bene?) si raccontava l&#8217;aneddoto di quella commissione di esami in cui, interrogato in storia, il candidato dice ad un certo punto: <em>I galli hanno sceso per le Alpi</em> ; al che il professore di lettere dolcemente osserva:<em> se si potrebbe dire</em> , così suscitando l&#8217;indignazione del presidente, che esclama: <em>Dove abbiamo giunto!</em> . Ma ormai non si tratta più di errati ausili dati ai verbi e di sfasamento di modi e tempi, che peraltro concedevano di capire quel che si voleva dire: si tratta, ormai, di non riuscire a trovare nelle parole l&#8217;argomento, il concetto, il discorso. Le parole davvero volano; e continuano a volare senza identità -come gli Ufo- quando si tenta di fermarle in scrittura. Magari congiuntivi e condizionali saranno a posto, ma è la sicurezza e chiarezza di quel che si vuole comunicare che vien meno. Questa impressione ho avuto assistendo per una mattinata al maxi-processo di Palermo, quando deponeva Buscetta: e soltanto quel che diceva Buscetta mi era comprensibile. Ma non perché, credo, Buscetta fosse in grado di parlare un italiano migliore, ma perché sapeva quel che voleva o non voleva dire, perché ci aveva pensato su, perché gli era necessaria la misura, l&#8217;accortezza, la precisione. Il problema è tutto qui: nel conoscere l&#8217;argomento di cui si parla, nel farsene un&#8217;opinone, un giudizio: e nel portare avanti quell&#8217;opinione, quel giudizio, con quell&#8217;esattezza che può essere coronata dal <em>come volevasi dimostrare</em> -che la dimostrazione sia interamente convincente o meno. Si può anche partire -senza accorgersene o accorgendosene- da un anello che non tiene: ma una concatenazione deve pur esserci.<br />
<a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/2.jpg"><img class="alignright  wp-image-45875" alt="2" src="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/2.jpg" width="399" height="527" /></a><br />
E per tornare alla requisitoria del dott. Olivares, eccone uno stralcio, un esempio: <em>Io vorrei mutuare per un momento la mia posizione con quella di coloro che si sono improvvisati giuristi, operatori del diritto o quel che sia, ma che sostanzialmente erano politici, trinciando giudizi in difesa di un dogma sostanzialmente, per poter dire da quel buon politico che sono che Tortora un politico, non lo era affatto, che Tortora un politico non lo è mai stato, forse Tortora sarà stato strumentalizzato dalla politica, probabilmente sarà una vittima della politica, ma invece un politico non si può dire neanche oggi che presiede un partito che ha dei rappresentanti in Parlamento, e ritengo che sia così, sbaglierò, non lo so, ma io così ho visto Tortora fin dal primo momento; e allora perché Tortora sarebbe stato scelto a copertura? perché è un personaggio popolare? Sì, era un personaggio popolare perché in quel momento gestiva una rubrica televisiva popolare, quindi era certamente molto conosciuto, ma certamente un politico non era e certamente non poteva essere scelto a copertura di uno scandalo di Stato.</em></p>
<p><em>Io avrei immaginato, supposto, che un&#8217;operazione del genere fosse stata fatta per Negri, per esempio, perché politico Negri lo era sul serio a fine rivoluzionario, avrei potuto pure trovare degli inquirenti sempre politicizzati fino al collo perché indubbiamente ci voleva acquiescenza di costoro per poter organizzare una copertura di questo genere, e allora in questo caso, sfruttando il fatto così come lo definisce Pandico avrebbe azzardato una copertura, ma nei confronti di Negri, non nei confronti di un Tortora che non c&#8217;entra assolutamente nulla e che io ricordo esclusivamente come il simpatico conduttore di una trasmissione televisiva, Portobello, che gestì un mercatino, un pappagallo, quel che sia, ma comunque niente altro che quello. Ripeto: Tortora io l&#8217;ho considerato non un politico, e tuttora ritengo che sia stato una vittima della politica, ma non certamente un politico; mi perdonerà, ma è quello che io penso, che io ritengo, probabilmente sbaglierò, ma il mio pensiero è esclusivamente questo .</em></p>
<p>Quel che il dottor Olivares (la cui prosa mi sono permesso di depurare di qualche ripetizione e di aiutare con qualche segno di interpunzione) vuol dire, è questo: che non è vero che »pentiti e magistrati abbiano scelto Tortora -personaggio popolare sì, ma non politico- per far dimenticare il caso Cirillo. Quel che invece non avrebbe voluto dire, e che invece dice, e in un senso che si può dire univoco, è che Tortora è vittima della politica. In qual senso si può dire <em>vittima della politica</em> se non nel fatto che il suo diventare politico, il suo candidarsi ed essere eletto nelle liste di un partito politico, l&#8217;assunzione del suo caso a problema politico della giustizia in Italia, ha provocato l&#8217;irritazione e l&#8217;accanimento nei suoi riguardi, prescindendo dai termini di diritto che soli si sarebbero dovuti usare per giudicarlo? <em>Voce dal sen sfuggita&#8230;</em></p>
<p>Non si capisce perché Tortora, di fronte al diritto, di fronte alle leggi che devono giudicarlo, nella valutazione delle prove e degli indizi di colpevolezza, sia una <em>vittima della politica</em> . Ma il dottor Olivares insiste fino alla fine in questa sua idea fissa. In conclusione, un buon ragazzo, prima, non si sa come, forse ricattato, coinvolto nel traffico della droga: poi rovinato dalla politica. E&#8217; stato un ingenuo : diamogli dunque sei anni di reclusione. In quanto al diritto, lasciamolo ancora nella valle del sonno in cui giace.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/20/laffaire-tortora-leonardo-sciascia/">L&#8217;affaire Tortora &#8211; Leonardo Sciascia</a></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_45874" class="footnote">Il 17 giugno 1983 il conduttore televisivo venica arrestato per le accuse, false, di tre camorristi. Nel 1987 sarà assolto in Cassazione e, poco più avanti, morirà. Da allora, per quei fatti che Giorgio Bocca definì &#8220;il più grande esempio di macelleria giudiziaria del nostro Paese&#8221;, nessuno ha mai pagato.</li></ol><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/NazioneIndiana/~4/DIqH9sApzsU" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Apocalisse per principianti</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2013/06/19/apocalisse-per-principianti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 08:57:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/FOTO.Nicolas-Dickner.jpg"></a></p>
<p style="text-align: left;" align="center">di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center">Nicolas Dickner,  Apocalisse per principianti, Keller editore, 2012, traduzione di Silvia Turato, 226 pag.</p>
<p>Di romanzi che raccontano il superamento della personale linea d’ombra, con protagonisti adolescenti, maschi, occidentali, inquieti e piccolo borghesi, che vivono in una profonda provincia di qualunque parte del mondo, ne abbiamo letti fin troppi, la maggior parte prevedibili e noiosi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/19/apocalisse-per-principianti/">Apocalisse per principianti</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/FOTO.Nicolas-Dickner.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-45861" alt="FOTO.Nicolas-Dickner" src="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/FOTO.Nicolas-Dickner.jpg" width="446" height="289" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="center">di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><b>Nicolas Dickner,  </b><i>Apocalisse per principianti</i>, Keller editore, 2012, traduzione di Silvia Turato, 226 pag.</p>
<p>Di romanzi che raccontano il superamento della personale linea d’ombra, con protagonisti adolescenti, maschi, occidentali, inquieti e piccolo borghesi, che vivono in una profonda provincia di qualunque parte del mondo, ne abbiamo letti fin troppi, la maggior parte prevedibili e noiosi. Non me ne era mai capitato però uno così scatenato, divertente e a tratti stralunato e surreale come questo di Nicolas Dickner, autore canadese francofono.</p>
<p>Dell’io narrante in fondo, del suo passato delle sue angosce o speranze, non sappiamo nulla. Lui è solo una voce (al punto che non conosceremo il suo nome per buona parte del libro): è il testimone che, grazie ad un fortuito incontro, ci fa conoscere la vera protagonista del romanzo, Hope Randall, ultimo rampollo di una famiglia di visionari che da generazioni &#8211; nonno, bisnonno e fin che memoria ricordi – riceve visioni apocalittiche e date certe della fine del mondo. Solo che il mondo non finisce mai, e di generazione in generazione, ogni componente della famiglia, fallito l’incarico, finisce male o ammattito.</p>
<p>L’ultima della serie è la madre di Hope, che convinta dell’imminenza della fine &#8211; siamo nei tardi ’80 &#8211; trascina la figlia a Rivière-du-Loup, un paese qualunque del Quebec, per prepararsi alla fine dei giorni, riempiendo la casa di generi alimentari d’ogni sorta: conserve, lattine, riso e pacchi di noodles giapponesi. Hope sopporta la follia della madre con maturità, consapevole che tanto, prima o poi, lei stessa sarà destinata a trovare la sua illuminazione apocalittica.</p>
<p><i>Apocalisse per principianti</i> ha una lingua svelta, colma di citazioni pop, ironica e innocente allo stesso tempo, capace di narrare le turbe di un adolescente che vive il suo primo autentico innamoramento per una ragazza fuori da ogni schema. Romanzo di formazione che si trasforma all’improvviso in una avventura picaresca che dal cuore di una cittadina si muoverà in giro per il mondo. In attesa che tutto finisca. Forse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(<em>pubblicato su</em> Cooperazione<em>, n° 5, del 29 gennaio 2013</em>)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/19/apocalisse-per-principianti/">Apocalisse per principianti</a></p>
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		<item>
		<title>I poeti appartati: Ilaria Seclì</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2013/06/19/i-poeti-appartati-ilaria-secli/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 06:28:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Secli]]></category>
		<category><![CDATA[Poeti appartati]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/Cis03-02.jpg"></a></p>
<p><strong>Inediti</strong><br />
di<br />
<strong><a href="http://leragionidellacqua.wordpress.com/">Ilaria Seclì</a></strong><br />
immagini di Philippe Schlienger</p>
<p><strong>Ecco la perla senza nome</strong></p>
<p>Ecco la perla senza nome<br />
il giglio il grano<br />
venuti al piano dal monte<br />
al monte torneranno.<br />
Ecco il verde, l’azzurro di Creta<br />
Leuca fulgida<br />
scintillano bianco e vento<br />
al mare torneranno.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/19/i-poeti-appartati-ilaria-secli/">I poeti appartati: Ilaria Seclì</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/Cis03-02.jpg"><img class="alignleft  wp-image-45864" alt="Cis03-02" src="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/Cis03-02-767x1024.jpg" width="420" height="560" /></a></p>
<p><strong>Inediti</strong><br />
di<br />
<strong><a href="http://leragionidellacqua.wordpress.com/">Ilaria Seclì</a></strong><br />
<em>immagini di Philippe Schlienger</em></p>
<p><strong>Ecco la perla senza nome</strong></p>
<p>Ecco la perla senza nome<br />
il giglio il grano<br />
venuti al piano dal monte<br />
al monte torneranno.<br />
Ecco il verde, l’azzurro di Creta<br />
Leuca fulgida<br />
scintillano bianco e vento<br />
al mare torneranno.<br />
Dalla scogliera parole e ossa<br />
vengono all’interno<br />
riempiono il cuore degli uomini<br />
i grembiuli delle donne<br />
i capelli vorticano<br />
fanno di sabbia pensieri e opere<br />
alla pietra torneranno.<br />
Incanta questa luce<br />
è sulla bocca di tutti<br />
si riferisce il sortilegio<br />
bocche accecate, stordite<br />
alla luce tornerà la luce<br />
quando il vento non avrà parole<br />
più splendida del diamante brillerà.<br />
Verde e rosso monastero di Athos<br />
verde e rossa cava idruntina<br />
sublime conca di Epidauro<br />
nidi di cicogne su vecchi pali nei villaggi<br />
verde eterno, rosso dei millenni<br />
alla terra tornerà la terra<br />
alla terra torneranno.<br />
Idrusa lava le ottocento chiome<br />
l’acqua è fresca non giunge voce<br />
al mare torneranno le chiome sciolte<br />
le teche resteranno vuote.<br />
Ecco il blu della moschea<br />
di celesti spezie vibrano i sensi.<br />
Mille volte tanto al cielo tornerà<br />
nessuna voce scheggerà la sua bellezza<br />
nessun giubilo ne guasterà il riposo<br />
Ombra di uomo sull’uomo detta amore.</p>
<p><strong>Profezia</strong></p>
<p>Finiremo giocandoci a palla il mondo<br />
e quel resto che fu d’inciampo<br />
Rideremo di nomi e venti<br />
mari e boschi di cui fummo prigionieri<br />
quando avremo l’universo nel palmo<br />
distanze e continenti su cinque punte di mano<br />
ogni bimbo canterà la verità del mondo<br />
e sarà creduta la sua versione delle cose</p>
<p><strong>Ritorno</strong></p>
<p>Dice la corteccia che ogni crepa è santa<br />
il vento più forte accarezza le foglie una ad una<br />
punti celesti fanno denso il cielo<br />
lo gonfiano fino all’occhio<br />
è bianco il lembo che lo taglia<br />
suoni di conchiglia da macchine e case aperte<br />
radio e voci di vite fa.<br />
Soffia luce la pietra anche di notte<br />
mentre il falco vola sul medioevo di Cerrate<br />
dove siamo stati, dove torneremo.<br />
Non si inseguono numeri o torpedoni qui<br />
al di là della vittoria è l’applauso dello sconfitto<br />
c’è un campo di grano e cielo per ogni creatura<br />
e ogni notte, la luna.</p>
<p><strong>Espanse parentele</strong></p>
<p>Ecco dov’è che vinci<br />
atto che forze non tracimano<br />
né luce. Se alito di morti mischi<br />
all’impronta di passanti<br />
ne fai toppa, pupilla di due mondi<br />
lì di qua a spiare, e qui da loro<br />
canto che scoperchi addita casa<br />
statua più calda di una voce,<br />
quello che nascondi brilla espanse<br />
parentele che mai anello ha stretto<br />
al dito né nome imbalsamato</p>
<p><strong>Nivea</strong></p>
<p>Nel palmo semi cardinali<br />
fili sfarinati al soffio<br />
non un colore turba la scena<br />
di colomba e piuma<br />
bolla scucita al tempo<br />
assoluta miniatura<br />
cosa che sei estranea e sciolta<br />
vuoto essere, stata a piombo<br />
dall&#8217;inizio non mossa.<br />
Pane che diventa<br />
già è, nel globo piccolo sosta<br />
nel cosmo di latta eccola<br />
prova che è vera,<br />
viene, umana al mondo.</p>
<p><strong>Cosmoteca</strong></p>
<p>per i giorni venturi di nebbia conservata<br />
come scarpe ai piedi di chi è stato vivo<br />
può essere pupilla non ancora fissa<br />
scritte di muri affacciati sui binari<br />
nenie a bocca chiusa dondolio di braccia<br />
per le rogge che c&#8217;erano e non ci sono più<br />
tutto &#8216;sto viale era un canale e lavandaie<br />
prime memorie di latino e rose<br />
rombo che corri da stanza a balcone, cuore,<br />
primo cuore, alito di menta e primavera<br />
sentito e non visto cartacee ore<br />
visi di Bisanzio, litanie, candeggina<br />
teste di cavallo tra lenzuola bianche<br />
bianco vecchio sulla curva buia<br />
giugno al mare con l&#8217;asino e la tenda<br />
estinta cosmoteca mia bimba che eri<br />
sorella e figlia bianco sassolino<br />
macro e matto altare nato dalla prole<br />
ci fosse un ballatoio per memorie esterne<br />
finestre, tabernacoli a ore, portargli arance<br />
recuperare il nome, occhi, il rombo del motore<br />
aspettami aspettami lo spazio senza previsione<br />
ricordo porta bene, porta bene, bene<br />
ma nessuno dice di saperne niente</p>
<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/COVER.jpg"><img class="alignright  wp-image-45865" alt="COVER" src="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/COVER-767x1024.jpg" width="420" height="560" /></a><br />
<strong><br />
U černého orla</strong></p>
<p>Da qui scorre la Moldava<br />
pioggia che non bagna<br />
le finestre a coppie<br />
di latte appena sporco<br />
o verde di bistrot.<br />
Penzolano burattini a pochi euro<br />
fatti a mano gatti e gufi<br />
rispondono ai silenzi dell’impero<br />
i funerali dell’età del gioco<br />
non hanno ammutolito<br />
le risa dei passanti.<br />
All’isola di Kampa<br />
mulino e giocoliere<br />
si passano l’acqua divertiti<br />
fino a che si fa il deserto attorno<br />
fumi e vapori gonfiano le altezze<br />
dal Cavallo Nero al Topo Grasso<br />
dai Due Soli all&#8217;Aquila D’Oro<br />
ore macabre di Venceslao<br />
danze cineree e statue di dubbia fissità<br />
coprono mute l’aria eppure cantano<br />
spezzano il cielo con metalli rossi<br />
ne fanno tavolo da gioco e da bagordo<br />
fino alle prime luci e pane caldo<br />
passi di donna col suo scialle.<br />
Tramestio pudico e svelto alza l’aria,<br />
tutti in corsa verso un chiodo,<br />
ritornare muti, ritornare imbalsamati<br />
per lo sguardo dei passanti<br />
ritornare statue, burattini.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p>Piccolo treno in bilico sul mare<br />
nella tua stanza ogni cosa è mite<br />
alba di giugno, benigna luce.<br />
Cielo aperto, voli di santo<br />
mentre va il respiro al cerchio<br />
ed è lontano il mondo, se rondini<br />
fanno festa tra rovine di carta.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p>Tornano. Prime ore di domenica<br />
Quando l’aria ha spazi per gli uccelli<br />
gli alberi sono alberi, le voci voci<br />
Fluide avanzano da un eterno esserci<br />
attraversano muri di città<br />
portano stornelli, antiche melodie.<br />
Sgretolano il terzo millennio<br />
e dalle crepe e sfondi campestri<br />
ecco l’azzurro di festa,<br />
di prima comunione<br />
che squarcia cortili bianchissimi,<br />
e bianche scarpe avanzano<br />
su tappeti di bucato e sugo.<br />
Richiami e voci spiaggiate<br />
cedono al dominio delle sieste.<br />
Là ogni forza si arrende, nessun rimedio<br />
blindato, spioncino o altra sicurezza<br />
ha impedito l’ingresso al fantasma</p>
<p><strong>Di vero in vero</strong></p>
<p>la distanza di vero in vero resta<br />
nulla è più certo dice il mondo<br />
ferri del mestiere salvadanaio insonne<br />
occhi di bambino suo bersaglio<br />
occluse metriche, vizi dell’erranza,<br />
o deserto che infiori a un passo<br />
o deserto che infiori a un passo<br />
guarire di pelle alla mano, torna<br />
s’ostina il palmo ostacola la pioggia<br />
s’ostina bassa questa lontananza</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p>Voleva essere stagione<br />
cosa ciclica, foglia all&#8217;acqua,<br />
becco puntuto sul tronco<br />
impronte di neve<br />
al cimitero di confine<br />
tramestio di zampette<br />
su vizzi prati di ottobre<br />
animate celle di clausura<br />
canti riaccesi<br />
porticato di pietra grigia<br />
melagrana, battuto legno<br />
umido legno,<br />
pioggia e catrame di Dublino,<br />
verde che cola ombroso, 1852,<br />
suono delle cose vegetali<br />
cose che curano i rifugi<br />
senza turbamento,<br />
pioggia e neve<br />
colora ciò che deve<br />
sbianca ciò che deve<br />
cura, cielo del nord, cielo<br />
pioggia e sole,<br />
neve e vento<br />
ricama l&#8217;aria il verso<br />
risponde l&#8217;altro<br />
tra raggi sfrigolanti<br />
tra chiome animate<br />
che burlano di ombre e oro<br />
striscianti creature, l&#8217;intanto<br />
che scende chiude si fa pozzo<br />
poi annotta come il bosco<br />
intero nella sua parola</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/19/i-poeti-appartati-ilaria-secli/">I poeti appartati: Ilaria Seclì</a></p>
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		<item>
		<title>Alfabeta2+Argo a Parigi: presentazione+performance</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2013/06/18/alfabeta2argo-a-prigi-presentazioneperformance/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 16:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[alfabeta2]]></category>
		<category><![CDATA[Alice Martins]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[argo]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo Baldelli]]></category>
		<category><![CDATA[libreria Marcovaldo]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Tarsi]]></category>
		<category><![CDATA[parigi]]></category>
		<category><![CDATA[performance]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Lodirio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p align="center">A Parigi, venerdì 21 giugno 2013, dalle ore 19.00</p>
<p align="center">presso la libreria Marcovaldo (61, rue Charlot, 75003)</p>
<p align="center">nell’ambito di Letti di Notte, la notte bianca della letteratura</p>
<p align="center"> Per un uso performativo delle riviste. Alfabeta2+Argo: Presentazione, smontaggio e performance</p>
<p align="center">Presenteranno le riviste: Andrea Inglese, redattore di “Alfabeta2” mensile d’intervento culturale, Filippo Furri e Tommaso Gragnato, redattori di “Argo” rivista d’esplorazione.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/18/alfabeta2argo-a-prigi-presentazioneperformance/">Alfabeta2+Argo a Parigi: presentazione+performance</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center">A <b>Parigi</b>, venerdì <b>21 giugno</b> 2013, dalle ore <b>19.00</b></p>
<p align="center">presso la libreria <b>Marcovaldo</b> (61, rue Charlot, 75003)</p>
<p align="center">nell’ambito di <i>Letti di Notte</i>, la notte bianca della letteratura</p>
<p align="center"> <i>Per un uso performativo delle riviste. Alfabeta2+Argo: Presentazione, smontaggio e performance</i></p>
<p align="center">Presenteranno le riviste: <b>Andrea Inglese</b>, redattore di “Alfabeta2” mensile d’intervento culturale, <b>Filippo Furri</b> e <b>Tommaso Gragnato</b>, redattori di “Argo” rivista d’esplorazione.<span id="more-45868"></span></p>
<p align="center">Le due riviste saranno in seguito messe in scena, musicate, campionate e mixate tra loro attraverso il coinvolgimento di un attore (<b>Stefano Lodirio</b>), dei musicisti (<b>Giacomo Baldelli</b> e <b>Paolo Tarsi</b>), e una performer (<b>Alice Martins</b>).</p>
<p align="center">Saranno eseguiti brani di <b>Erik Satie</b> (<i>Prélude de la porte héroïque du ciel</i> accanto a una versione per chitarra elettrica e pianoforte di<i> Vexations</i>), <b>John Cage</b> (<i>In a Landscape</i> e <i>Dream</i>,<i> </i>quest’ultimo in una trascrizione per chitarra elettrica a cura di Giacomo Baldelli), di <b>Fausto Romitelli</b> (<i>Trash TV Trance</i>, accompagnato da un video live a cura di OOOPStudio), <b>Paolo Tarsi</b> (<i>Bende elastiche</i>,  brano dedicato all’esponente dell’arte analitica Paolo Cotani).</p>
<p align="center"><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/loghi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-45869" alt="loghi" src="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/loghi-300x110.jpg" width="300" height="110" /></a></p>
<p align="center">
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/18/alfabeta2argo-a-prigi-presentazioneperformance/">Alfabeta2+Argo a Parigi: presentazione+performance</a></p>
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		<title>“Non solo nei musei c’è la merda” (Roberto Bolaño)</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/NazioneIndiana/~3/wVhfZkawqOg/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2013/06/18/non-solo-nei-musei-ce-la-merda-roberto-bolano/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 06:46:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[A gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Magnet]]></category>
		<category><![CDATA[Jaime Riera Rehren]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Bolaño]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/Bolaño-1.jpg"></a></p>
<p><strong>Bolaño nelle catacombe</strong><br />
di<br />
<strong>Alberto Magnet</strong><br />
Traduzione di Jaime Riera Rehren</p>
<p>Qualche settimana fa sono andato a vedermi <a href="http://www.jotdown.es/events/exposicion-archivo-bolano-19772003/">la mostra sull’opera di Roberto Bolaño</a> – decimo anniversario della morte – al Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona. Lo spazio della mostra consiste di una sala con due ali di grandi dimensioni dove potrebbe dispiegarsi una mostra sull’arte delle grandi dinastie egizie.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/18/non-solo-nei-musei-ce-la-merda-roberto-bolano/">“Non solo nei musei c’è la merda” (Roberto Bolaño)</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/Bolaño-1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-45857" alt="Bolaño-1" src="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/Bolaño-1.jpg" width="363" height="508" /></a></p>
<p><strong>Bolaño nelle catacombe</strong><br />
di<br />
<strong>Alberto Magnet</strong><br />
Traduzione di Jaime Riera Rehren</p>
<p>Qualche settimana fa sono andato a vedermi <a href="http://www.jotdown.es/events/exposicion-archivo-bolano-19772003/">la mostra sull’opera di Roberto Bolaño</a> – decimo anniversario della morte – al Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona. Lo spazio della mostra consiste di una sala con due ali di grandi dimensioni dove potrebbe dispiegarsi una mostra sull’arte delle grandi dinastie egizie. Anche se lo spazio si trova al piano terreno, entrando si ha l’impressione di essere scesi sotto il livello del suolo, e coni e bastoncelli stentano ad abituarsi alla penombra regnante. L’enorme sala – per via della scarsa illuminazione e di una colonna sonora avvolgente che fa pensare a fatidici e sgradevoli lamenti provenienti dalle viscere della terra, e che a tratti sembra riprodurre in sordina le preghiere di fedeli atterriti nelle profondità di una catacomba – predispone il visitatore a sprofondare in un inquietante stato d’animo. Un misto di tensione e allerta che certo non contribuisce a un’esperienza rilassata. Per fortuna in quello spazio di più di mille metri quadrati non c’erano in quel momento che venticinque persone.</p>
<p>Se riesce a superare l’impatto di un simile allestimento, concepito da chi non ha mai letto Bolaño ma ha frequentato assiduamente le discoteche o ha sofferto di orrendi incubi lisergici, gli occhi del visitatore si posano su una targa di metacrilato dove si può leggere una frase del Manifesto Infrarealista del 1976, probabilmente uscita dalla penna dello stesso Bolaño: “Non solo nei musei c’è la merda”. Sembra che lo spirito dello stesso Bolaño si sia piazzato all’ingresso della mostra per avvertirci di ciò che troveremo all’interno.</p>
<p>D’altronde non a caso faccio riferimento alle dinastie dell’antico Egitto, giacché persino chi non ha mai visitato una mostra di questo genere ha la sensazione di trovarsi in un ambiente che invita ad addentrarsi in un passato remoto, con scaffali allineati lungo i muri che racchiudono oggetti che potrebbero essere collezioni di antichissimi gioielli, suppellettili liturgiche, reperti rinvenuti in qualche tomba reale sepolta sotto secoli di sabbia, esposti in una luce meschina che sembra ammonire: Si guarda ma non si legge. In realtà questi dettagli potrebbero anche apparire secondari nel commentare una mostra, tuttavia per chi soffre di un qualche problema alla schiena (il 60% circa della popolazione mondiale), l’altezza a cui sono collocati gli scaffali costituisce una vera sfida. La scelta di esporre il materiale in questo modo è frutto della malsana idea che concepisce i manoscritti di Bolaño come oggetti-feticcio, esposti per essere guardati o ammirati, ma certamente non per essere letti. La calligrafia dello scrittore, minuta e fitta, non si presta alla lettura da una distanza superiore ai quaranta centimetri, il che obbliga l’occasionale lettore ad adottare un’umile e dolorosa inclinazione a novanta gradi.</p>
<p>Viene esposta anche una quantità di fotografie, che hanno la particolarità di mostrare lo scrittore nella fase della sua vita che comincia in Catalogna nel 1977 e finisce con la morte. Si possono vedere solo poche immagini dei periodi precedenti, quello messicano e quello cileno. Anche i manoscritti e i diari esposti appartengono soprattutto alla sua vita catalana. Si potrà dire che è stato il periodo più importante dal punto di vista della produzione letteraria, ma l’insieme degli oggetti in mostra offre a mio avviso una visione assai parziale di una vita che è andata ben al di là della realtà di Barcellona, Girona o Blanes. Come se una mano oscura avesse imposto dei limiti alla possibilità di mostrare un Bolaño più completo, di aprirsi a un’interpretazione più poetica e meno commerciale della sua opera, al suo tenero e intimo sguardo sul mondo. Una prospettiva aperta alle diverse fasi della sua vita avrebbe dovuto includere necessariamente, per esempio, l’importante periodo finale, trascorso insieme a Carmen Pérez de Vega, la donna che lo accompagnò fino all’ultimo giorno. In questo senso aleggia sulla mostra del Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona l’ombra di una censura. Invece di una mostra sulla vita e l’opera di Roberto Bolaño, dall’infanzia infrarealista fino alla maturità dell’autore dei Detective selvaggi e di 2666, con l’enorme carica di vitalità che la contraddistingue, il visitatore trova una celebrazione della vita e dell’opera di san Roberto Bolaño.</p>
<p>In effetti, se la misera illuminazione di quella sala fosse sostituita da moccoli di candela, nulla cambierebbe. L’orrendo suono avvolgente suggerisce la grave agonia di un organo che trasmette subliminalmente l’idea che ci troviamo di fronte a oggetti sacri normalmente occulti ai semplici mortali, fissati, imbalsamati per sempre in tetre nicchie, come quell’insolita collezione di occhiali tristi e spersonalizzati al fondo di una piccola teca.<br />
Tutto ciò rimane immensamente lontano dall’autentico universo di Bolaño, la cui principale virtù è stata e continua a essere quella di gettare luce sulla vita e su un panorama delle lettere ispaniche – e universali – che a volte a lui sembrava un “deserto di noia”. La vita di Bolaño è contrassegnata dalla volontà di aprirsi al mondo e di rompere i confini accostando la poesia a un’esperienza vitale le cui radici appartenevano all’esilio, una vita che, appunto, metteva radici, profonde o fugaci, dovunque lui si trovasse. La precarietà a cui fu quasi permanentemente costretto, non fu mai pretesto per fuggire dal mondo e cercare un rifugio nel buio che domina l’inquietante spazio dove sono finiti i suoi manoscritti. L’ottimismo che sottostà alla forza con cui Bolaño affrontò i passaggi più difficili della sua esistenza e lo aiutò ad attraversare i “deserti di noia”, è un ottimismo gaio, nutrito dal permanente scambio con la luminosità di ogni cosa, di ogni amicizia, di ogni esperienza. Chiunque può rendersene conto se, schiena permettendo, riesce a leggere gli scritti esposti, scoprendone il valore intrinseco che ad ogni riga smentisce la meschinità oscura che li accoglie.</p>
<p>Uscendo dalla mostra, il visitatore torna a vedere la targa sulla spazzatura e i musei, e la contraddizione si fa evidente. Sospetto che a Bolaño sarebbe costata una grande fatica autorizzare una mostra su ciò che lui stesso rifiutava di definire “la sua opera”, ma se per qualche motivo ci fosse stato costretto, avrebbe imposto un cambiamento fondamentale: accendere le luci e aprire le porte per far entrare il sole di mezzogiorno, la luce e l’aria, elementi che cospirano contro l’oscurantismo del culto.</p>
<p><em>Alberto Magnet è cileno e vive a Barcellona, è nato nel 1953, lo stesso anno di Bolano. Vive in catalogna dagli anni successivi al golpe. Scrittore e traduttore, collabora con diverse testate giornalistiche online.</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/18/non-solo-nei-musei-ce-la-merda-roberto-bolano/">“Non solo nei musei c’è la merda” (Roberto Bolaño)</a></p>
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		<title>(OT)</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2013/06/17/ot/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 07:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro broggi</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[eexxiitt]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Marzaioli]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: right">di <strong>Giulio Marzaioli</strong></p>


<h6 style="text-align: right">scripta sua spongia linguave delere iussos<br />
Svetonio, DE VITA CAESARUM, IV, CALIGULA &#8211; 20</h6>


<p>un altro lavoro (è un lavoro di altri) preparato di coloranti (lavorare il fluido con petrolio) è un lavoro di altri lavare le cisterne (lavare con petrolio le cisterne) aggiungere petrolio ai coloranti (fluido altrimenti detto inchiostro)</p>
<p style="text-align: justify">(le cisterne sulla petroliera) sarebbe fuori tema (controllare il gas inerte) in coperta tracciare una linea (diciamo “di prosciugamento”) sotto coperta si gioca su campi di infiammabilità (il rischio è che gli idrocarburi vadano a miscelarsi ad aria)</p>
<p style="text-align: justify">questo è lavoro lavoro (in tema di scrittura) preludio a composto detto “inchiostro” (noi scriviamo che loro lavano le cisterne) in tema di scrittura le cisterne le lavano loro (lavaggio con petrolio che chiamiamo “oro nero”)</p>


<p>[testo pubblicato presso la rivista Semicerchio, n.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/17/ot/">(OT)</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">di <strong>Giulio Marzaioli</strong></p>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px">
</span></pre>
<h6 style="text-align: right"><em>scripta sua spongia linguave delere iussos</em><br />
Svetonio, DE VITA CAESARUM, IV, CALIGULA &#8211; 20</h6>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px">
</span></pre>
<p>un altro lavoro (è un lavoro di altri) preparato di coloranti (lavorare il fluido con petrolio) è un lavoro di altri lavare le cisterne (lavare con petrolio le cisterne) aggiungere petrolio ai coloranti (fluido altrimenti detto inchiostro)</p>
<p style="text-align: justify">(le cisterne sulla petroliera) sarebbe fuori tema (controllare il gas inerte) in coperta tracciare una linea (diciamo “di prosciugamento”) sotto coperta si gioca su campi di infiammabilità (il rischio è che gli idrocarburi vadano a miscelarsi ad aria)</p>
<p style="text-align: justify">questo è lavoro lavoro (in tema di scrittura) preludio a composto detto “inchiostro” (noi scriviamo che loro lavano le cisterne) in tema di scrittura le cisterne le lavano loro (lavaggio con petrolio che chiamiamo “oro nero”)</p>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px">
</span></pre>
<p>[testo pubblicato presso la rivista <em>Semicerchio</em>, n. 48/2013]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/17/ot/">(OT)</a></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/NazioneIndiana/~4/AiDRh6c1sQI" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Oreste Quaglia</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/NazioneIndiana/~3/mv7WJp2uM58/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2013/06/17/oreste-quaglia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 04:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Ho cercato Oreste Quaglia su internet,<br />
Un prozio che nel cinquantasette<br />
Per la comunione regalò a Franchino<br />
Con grafia tremante L’isola del tesoro.<br />
Dal trenta fino agli anni della guerra<br />
Preside a La Spezia del liceo “Lorenzo Costa”<br />
Poi da pensionato a Gallarate<br />
Pro tempore al ginnasio…<br />
Severissimo, si sussurrava in famiglia,<br />
Tenerissimo, lo ricordo io&#8230;</p>
<p>Solo due voci mi rimanda Google<br />
Digitandone il nome: “Oreste Quaglia, noi lo chiamavamo<br />
Orestigio alle leggi ligio&#8230;”<br />
E a scrivere goliardicamente per un Rotary<br />
Col tono del rimpianto nel ‘70<br />
È un ex allievo del “Costa”,<br />
Minichini Enzo, allora quarantenne.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/17/oreste-quaglia/">Oreste Quaglia</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Ho cercato Oreste Quaglia su internet,<br />
Un prozio che nel cinquantasette<br />
Per la comunione regalò a Franchino<br />
Con grafia tremante <em>L’isola del tesoro</em>.<br />
Dal trenta fino agli anni della guerra<br />
Preside a La Spezia del liceo “Lorenzo Costa”<br />
Poi da pensionato a Gallarate<br />
Pro tempore al ginnasio…<br />
Severissimo, si sussurrava in famiglia,<br />
Tenerissimo, lo ricordo io&#8230;<span id="more-45829"></span></p>
<p>Solo due voci mi rimanda Google<br />
Digitandone il nome: “Oreste Quaglia, noi lo chiamavamo<br />
<em>Orestigio alle leggi ligio</em>&#8230;”<br />
E a scrivere goliardicamente per un Rotary<br />
Col tono del rimpianto nel ‘70<br />
È un ex allievo del “Costa”,<br />
Minichini Enzo, allora quarantenne.</p>
<p>Dall’ex allievo irriso &#8211; e quello era il tempo delle leggi razziali…<br />
Sull’allontanamento di qualcuno la firma dello zio? &#8211;<br />
Riemerge il Quaglia con una curatela:<br />
<em>Miles gloriosus</em> / T. Macci Plauti,<br />
Note e introduzione di Oreste Quaglia<br />
Vallardi Editore, Milano 1930.<br />
Orestigio alle leggi ligio curatore del Miles gloriosus<br />
E qui fermo il mio salva con nome&#8230;<br />
Curatore anch’io, da ex allievi irriso forse anch’io,<br />
Di quante leggi razziali sono ligio complice io?</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/17/oreste-quaglia/">Oreste Quaglia</a></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/NazioneIndiana/~4/mv7WJp2uM58" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>I Poeti appartati: Giovanni Cossu</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/i-poeti-appartati-giovanni-cossu/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 16:41:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Cosu]]></category>
		<category><![CDATA[Poeti appartati]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/346px-HotelChelsea.jpg"></a></p>
<p><strong>Poesie</strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/i-poeti-appartati-giovanni-cossu/#footnote_0_45841" id="identifier_0_45841" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Carissimo Francesco, forse tu sai che da qualche anno non scrivo pi&#249;. Quindi, se ti inviassi qualcosa, sarebbe per una rubrica &#8220;poeti sopravvissuti&#8221;. Ma &#160;questa ipotetica rubrica pubblicherebbe allora qualcosa la cui forma non verrebbe pi&#249; considerata accettabile. Come lo &#232; questa piccola raccolta che ti invio per amicizia &#8211; tra amici: per conoscersi. Sono certo che, se tu la giudicassi degna di essere pubblicata, altri direbbero che questa non &#232; poesia, ma che si tratta di &#8216;cartoni animati&#8217;.
G.">1</a><br />
di<br />
<strong>Giovanni Cossu</strong></p>
<p>da Ostracodermi</p>
<p>( <strong> 1983-1984</strong>)</p>
<p style="text-align: right;">
</p><p style="text-align: right;">“Com’è che dicono nei mattatoi<br />
di Chicago a proposito dei maiali?”<br />
“Non so” disse Wirtanen.<br />
“Si vantano di saper utilizzare<br />
tutta la bestia, tutto tranne gli strilli”<br />
dissi.</p>
<p style="text-align: right;">KURT VONNEGUT, Madre notte.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/i-poeti-appartati-giovanni-cossu/">I Poeti appartati: Giovanni Cossu</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/346px-HotelChelsea.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-45846" alt="346px-HotelChelsea" src="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/346px-HotelChelsea.jpg" width="346" height="599" /></a></p>
<p><strong>Poesie</strong><sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/i-poeti-appartati-giovanni-cossu/#footnote_0_45841" id="identifier_0_45841" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Carissimo Francesco, forse tu sai che da qualche anno non scrivo pi&ugrave;. Quindi, se ti inviassi qualcosa, sarebbe per una rubrica &ldquo;poeti sopravvissuti&rdquo;. Ma &nbsp;questa ipotetica rubrica pubblicherebbe allora qualcosa la cui forma non verrebbe pi&ugrave; considerata accettabile. Come lo &egrave; questa piccola raccolta che ti invio per amicizia &ndash; tra amici: per conoscersi. Sono certo che, se tu la giudicassi degna di essere pubblicata, altri direbbero che questa non &egrave; poesia, ma che si tratta di &lsquo;cartoni animati&rsquo;.
G.">1</a></sup><br />
di<br />
<strong>Giovanni Cossu</strong></p>
<p>da<em> Ostracodermi</em></p>
<p>( <strong> 1983-1984</strong>)</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><em>“Com’è che dicono nei mattatoi<br />
di Chicago a proposito dei maiali?”<br />
“Non so” disse Wirtanen.<br />
“Si vantano di saper utilizzare<br />
tutta la bestia, tutto tranne gli strilli”<br />
dissi.</em></p>
<p style="text-align: right;">KURT VONNEGUT, Madre notte.</p>
<p>&#8230;<br />
<em>sotto il vento<br />
c’è il banco, la banca e il baraccone<br />
e passano sudici gli uomini<br />
un pazienza assurda li attanaglia<br />
refrattari ai sogni<br />
e refrattari<br />
gli sposi<br />
accusano stanchezza d’anni<br />
Altri animali percorrono la faccia<br />
della terra<br />
: non un esempio.</em></p>
<p>Un coleottero, appesantito e nero<br />
celebra l’anniversario della notte<br />
: chiede alla madre che lo liberi<br />
dalle oscure ali ricevute in dono<br />
: lui solo sopravanza<br />
la schiera dei compagni, sterile<br />
che tende alla luna<br />
Riposa non visto il sole<br />
Accomunati da strategie fraterne<br />
due occhi lo seguono nel buio<br />
giustificando l’uomo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cocktail party</strong></p>
<p>Guerinu si chiamava il banditore<br />
al mio paese<br />
Scalzo ai piedi percorreva le strade<br />
annunciandosi a tutti con la tromba d’ottone<br />
Gesuino invece il vigile notturno<br />
Il terzo era il più grosso<br />
Guardia municipale<br />
portava addosso un divisa nera<br />
e un nome intraducibile Viovvu<br />
In modo temerario lo avresti imparentato<br />
al giustiziere di Fetonte.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Le vacche grasse, le vacche grasse.</em><br />
A. M. RIPELLINO, Autunnale barocco.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>L’eredità del sauro</strong></p>
<p style="text-align: right;">Ranuncoli ornati<br />
di sperequazioni afasiche<br />
, noi poeti<br />
perseguiamo uno scopo<br />
non facile da distribuire<br />
agli astanti rimossi<br />
che incedono impettiti<br />
per strade boscherecce<br />
e di città</p>
<p style="text-align: right;">Un’afa fetida<br />
ci permuta la gola<br />
richiamando a stento un simulacro</p>
<p style="text-align: right;">: uguali a noi<br />
solo i piselli<br />
concrescono nella brina assurda<br />
di un <em>matinée</em></p>
<p style="text-align: left;">1.</p>
<p style="text-align: left;">Mi par quasi di stare a foro<br />
intendendo a sghimbescio<br />
le tremuli vertigini di un sogno<br />
fatto solo a metà<br />
Ah, sogno di un amico<br />
assunto a mentore temporaneo<br />
in una prova oltre la quale<br />
resta solo la scelta<br />
per una terapia che non guarisce<br />
( in quella d’agosto</p>
<p>uno scisso non è pronto alla ventura<br />
se non ascolta calmo<br />
le foglie paventate<br />
e incrudendosi alquanto<br />
dimentica le strade )</p>
<p style="text-align: left;">2.</p>
<p style="text-align: left;">Mi dà pensiero<br />
nella poesia di questi giorni<br />
un assunto<br />
dicasi stile, maturità o coerenza<br />
: invocata la bestia<br />
non recita il Maestro<br />
che ha triplice testa?</p>
<p style="text-align: left;">3.</p>
<p style="text-align: left;">Certo che la giocanda<br />
fa di necessità virtù<br />
( malgrado gli allattati al seno<br />
dimentichino in fretta<br />
quanto le costi riallacciarsi il busto )<br />
E allora amori, onori, complimentose mani<br />
sanno che col fare non c’è pericolo<br />
di perdersi in sordina<br />
e scrivono scrivono concettualmente<br />
la possibilità di afferrare il nodo per la coda</p>
<p style="text-align: right;">münchausen<br />
vincitori d’autunno<br />
( appunto )</p>
<p style="text-align: left;">4.</p>
<p>Ma a che ci giova?</p>
<p style="text-align: left;">Uguali e ritmati nell’obbrobrio<br />
restiamo con un pizzico di dubbio<br />
e assumiamo l’esperto</p>
<p style="text-align: left;">Agape o collettivo<br />
amore e invidia<br />
sublimano saffo<br />
e aprono le porte alla collaborazione</p>
<p style="text-align: left;">5.</p>
<p style="text-align: left;">Similmente il tempo<br />
e l’aurea america<br />
, direbbe un barbino<br />
privo d’esperienza<br />
<em>e</em> (<br />
con riconosciuta voce )<br />
<em>allora préfero scaglionare i marosi</em><br />
<em>in modo da permettermi il lusso del pedaggio</em></p>
<p style="text-align: left;">Ma addove?</p>
<p style="text-align: left;">6. ( la casa di tebe )</p>
<p style="text-align: left;">Una fortuna occulta mi guida nella scelte<br />
vivo<br />
, in questo mondo dimezzato</p>
<p style="text-align: right;">(cinquepercento è l’altro )</p>
<p style="text-align: left;">versificando il passivo</p>
<p style="text-align: left;">Azzurri cieli fanno da coperchio<br />
a disuguali simboli<br />
separando il folle dal poeta</p>
<p style="text-align: left;">Puntando sulla malattia<br />
sconfino nell’assurdo battere le strade<br />
che sfociano nella perfetta colpa<br />
:</p>
<p style="text-align: right;">LA CANONICITÁ</p>
<p style="text-align: left;">Una sfinge<br />
dietro le spalle del notaio<br />
( Folon<br />
sfintere                      anale                     donna                   Tiresia<br />
o<br />
Kundalini</p>
<p style="text-align: right;">, prima<br />
della peste )</p>
<p style="text-align: left;">, sbaglio tre volte assegno<br />
per la mediatrice<br />
unmilionecentossessantamila<br />
( mi piace )<br />
Solo alla fine stacco quello giusto.</p>
<p>7. ( e fine )</p>
<p style="text-align: left;"><em>Una felice conclusione o.t. a questa piccola silloge &#8211; trascritta dopo trent&#8217;anni in</em><br />
<em>Word dall’originale dattiloscritto &#8211; mi pare possa essere la frase che un ufficiale</em><br />
<em>rivolge all&#8217;addetto alla mitragliera antiaerea nel film “L&#8217;ammutinamento del Caine”,</em><br />
<em>e che ho ritrovato scritta su un foglio chissà come finito tra queste poesie:</em><br />
“Quanto tempo dovrà durare la guerra, perché lei possa imparare a distinguere un<br />
aereo da un volo di gabbiani?”</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/i-poeti-appartati-giovanni-cossu/">I Poeti appartati: Giovanni Cossu</a></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_45841" class="footnote">Carissimo Francesco, forse tu sai che da qualche anno non scrivo più. Quindi, se ti inviassi qualcosa, sarebbe per una rubrica &#8220;poeti sopravvissuti&#8221;. Ma  questa ipotetica rubrica pubblicherebbe allora qualcosa la cui forma non verrebbe più considerata accettabile. Come lo è questa piccola raccolta che ti invio per amicizia &#8211; tra amici: per conoscersi. Sono certo che, se tu la giudicassi degna di essere pubblicata, altri direbbero che questa non è poesia, ma che si tratta di &#8216;cartoni animati&#8217;.<br />
G.</li></ol><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/NazioneIndiana/~4/EblgKFh3aHY" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Questa è follia, è guerra contro le persone</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/NazioneIndiana/~3/t8DMSU70GGA/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/questa-e-follia-e-guerra-contro-le-persone/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 08:31:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara Spinelli]]></category>
		<category><![CDATA[Blockupy]]></category>
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		<category><![CDATA[crisi della democrazia]]></category>
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		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[helena janeczek]]></category>
		<category><![CDATA[marco revelli]]></category>
		<category><![CDATA[NSA]]></category>
		<category><![CDATA[Occupy Gezi]]></category>
		<category><![CDATA[Prism]]></category>
		<category><![CDATA[Sao Paolo]]></category>
		<category><![CDATA[scuola Diaz]]></category>
		<category><![CDATA[turchia]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/BM1DgwWCcAA1Yzj.jpg"></a></p>
<p>Egemen Bagis, il ministro turco per gli affari con la UE, ha annunciato ieri sera che chiunque si avvicinerà a piazza Taksim sarà <a href="http://www.hurriyetdailynews.com/everyone-who-enters-the-taksim-square-to-be-treated-as-terrorist-turkish-eu-minister.aspx?pageID=238&#038;nID=48875&#038;NewsCatID=338">«trattato dalla polizia come un terrorista»</a>. La dichiarazione sembra un avallo ex post dello stato della repressione già in atto.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/questa-e-follia-e-guerra-contro-le-persone/">Questa è follia, è guerra contro le persone</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/BM1DgwWCcAA1Yzj.jpg"><img src="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/BM1DgwWCcAA1Yzj-300x224.jpg" alt="BM1DgwWCcAA1Yzj" width="300" height="224" class="alignnone size-medium wp-image-45844" /></a></p>
<p>Egemen Bagis, il ministro turco per gli affari con la UE, ha annunciato ieri sera che chiunque si avvicinerà a piazza Taksim sarà <a href="http://www.hurriyetdailynews.com/everyone-who-enters-the-taksim-square-to-be-treated-as-terrorist-turkish-eu-minister.aspx?pageID=238&#038;nID=48875&#038;NewsCatID=338">«trattato dalla polizia come un terrorista»</a>. La dichiarazione sembra un avallo ex post dello stato della repressione già in atto.<span id="more-45843"></span> Le testimonianze, <a href="http://www.rightnow.io/breaking-news/gezi-park_bn_1371216346624.html">i video e le foto</a> da Istanbul parlano di ustioni e piaghe causate da <a href="https://twitter.com/YrGangelopoulos/status/346038938181464064/photo/1">sostanze chimiche</a> mischiate all’acqua degli idranti, di attacchi alle strutture di pronto soccorso, di due pesantissime irruzioni con lacrimogeni nel lussuoso Hotel Divan, rifugio per feriti e manifestanti del vicino parco Gezi. Bambini sanguinanti, un uomo travolto da una camionetta della polizia antisommossa. Impedimenti per giornalisti (anche stranieri) e personale medico di accorrere alle zone degli scontri. Traghetti e ponti sul Bosforo bloccati per chiudere l’afflusso dei manifestanti dalla parte asiatica della città.<br />
Legge marziale, in pratica. La leader del verdi tedeschi Claudia Roth, intrappolata nell’Hotel Divan dopo lo sgombero di Gezi, <a href="https://twitter.com/jalenz/status/345993767968464896/photo/1">ustionata in volto dai lacrimogeni</a> (o da altro), ha parlato di follia, di guerra contro i cittadini.<br />
La Turchia è nota per le sue violazioni dei diritti umani però non è l’Egitto di Mubarak o l’Iran dove ieri, al primo turno, è stato eletto presidente Hassan Rohani, il più moderato degli ayatollah ammessi alla competizione.<br />
È una democrazia &#8211; con molte tare ma non un’innegabile “democratura”: tant’è che le<a href="<a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/questa-e-follia-e-guerra-contro-le-persone/"><img src="http://i.ytimg.com/vi/o-kbuS-anD4/0.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p> manifestazioni più che pacifiche</a> contro il progetto di costruzione di un centro commerciale sul luogo del parco Gezi mostravano, al principio, una grande consonanza con le proteste diffuse nelle cosiddette democrazie avanzate: da Stoccarda alla Val di Susa. E mostrano pure inquietanti analogie nell’impiego sproporzionato della repressione poliziesca; per quanto ciò che sta accadendo in Turchia – cinque morti accertati, quasi un centinaio di avvocati arrestati ecc.- sia sinora il peggio.<br />
Ma prima, dopo e durante Occupy Gezi, nelle ultime due settimane è avvenuto questo:<br />
Il 1° giugno a <a href="https://blockupy-frankfurt.org/en/">Blockupy Francoforte</a>, la protesta contro le politiche BCE, la testa del corteo autorizzato è stata accerchiata e tenuta per ore sotto scacco. L’uso massiccio di spray urticanti e di manganelli ha causato ca 300 feriti, alcuni piuttosto gravi. Anche in quel caso diversi volontari sanitari parlano di impedimenti a prestare soccorso.<br />
In Italia la sentenza assolutoria per la polizia sulla morte di Stefano Cucchi è arrivata in contemporanea con le teste lacerate degli <a href="http://www.rassegna.it/articoli/2013/06/5/101218/il-sindaco-ferito-gestione-ottusa-dellordine-pubblico">operai e del sindaco di Terni</a> in corteo contro la chiusura dell’acciaieria. Mentre in Turchia partiva lo sgombero di piazza Taksim e parco Gezi, la Cassazione ha confermato, riducendo i risarcimenti alle parti lesi, della sentenza su Bolzaneto e le violenze alla scuola Diaz.<br />
A ridosso di tutto questo, si è scoperto il gigantesco programma di spionaggio “Prism” voluto da Obama, il governo greco ha deliberato la chiusura della tv e radio di Stato ERT, arrivando a chiudere il segnale nel giro di poche ore e mandando la polizia antisommossa a difendere la propria decisione. A <a href="http://www.formiche.net/2013/06/15/brasile-non-solo-confederation-cup-2013-ecco-le-ragioni-della-protesta-a-sao-paulo/">Saõ Paolo del Brasile</a>, paese economicamente emergente al pari della Turchia, la protesta per l’aumento dei prezzi del trasporto pubblico ha causato una repressione poliziesca molto dura, con 250 arresti e 50 feriti.<br />
L’eccesso di impiego della forza di polizia è una ormai una costante planetaria – in tutta Europa come a New York e negli Usa – e questo sia nel caso che vi sia stata violenza da parte dei manifestanti sia quando le pratiche di resistenza passiva sono state portate avanti senza alcun cedimento. Ma rappresenta soprattutto una costante che tutte queste proteste nascono dalla volontà popolare di difendere dei beni comuni (lo sono sia gli alberi dei parchi e le valli subalpine che i biglietti degli autobus) o di arginare il potere di poteri sottratti al controllo democratico, come le istituzioni bancarie e monetarie. Non c’è nessuna volontà di sovvertimento rivoluzionario-  eppure i governi democratici di vario stampo e colore politico difendono a forza di lacrimogeni, manganelli o proiettili di gomma i “flussi” (ossia gli interessi mobili e flessibili) contro i “territori” (e la gente che ci abita), come <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/marco-revelli/finale-di-partito/978880621554">Marco Revelli</a> cerca di circoscrivere questa nuova forma del conflitto ai tempi della globalizzazione e della sua crisi.<br />
Oggi a Istanbul le proteste cercheranno di dirigersi nuovamente verso i luoghi tabù sgomberati e, visto che è stata indetta pure una manifestazione pro-Erdogan e in molti quartieri nella notte si sono erette barricate, la giornata potrebbe evolversi in modo assai peggiore di ieri. Finora non sono arrivate critiche decise né dall’Unione Europea, né da Barack Obama, entrambi vincitori di un Premio Nobel per la Pace che appare sempre più tragicomico.<br />
Barbara Spinelli, riferendosi principalmente a “Prism”, ha parlato di ostilità dei governanti e di <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2013/06/12/news/la_paura_del_popolo-60913900/?ref=HREC1-10">“paura del popolo”</a>. Il popolo, ovunque esso si trovi, sta incontrando sempre più motivi per ricambiare.</p>
<p>Ps. Mi sono certo dimenticata qualche voce del triste elenco. Ma non dimentico di segnalare questa <a href="https://www.facebook.com/photo.php?fbid=470895269663604&#038;set=a.470895346330263.1073741827.100002294068770&#038;type=1">lettera bellissima</a> di Gianluca d’Ottavio che vive a Istanbul e si occupa di turismo.</p>
<p>Pps. L&#8217;immagine sopra ritrae la polizia mentra da fuoco all&#8217;albero del Parco Gezi nel quale gli occupanti avevano iscritto i loro auspici e desideri.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/questa-e-follia-e-guerra-contro-le-persone/">Questa è follia, è guerra contro le persone</a></p>
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		<item>
		<title>Vilfredo Pareto e la critica al grillismo</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jun 2013 13:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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<p>Dunque aveva ragione Pareto, quando scriveva che le rivoluzioni, nel senso comune del termine, non esistono, sono semplicemente “cambi della guardia”. «In tutta la storia i cosiddetti capi popolari erano stati semplicemente degli scontenti di grandi capacità, i quali si erano sentiti esclusi dal potere esistente.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/15/vilfredo-pareto-e-la-critica-al-grillismo/">Vilfredo Pareto e la critica al grillismo</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Di <strong>Enrico Piscitelli</strong></p>
<p>Dunque aveva ragione Pareto, quando scriveva che le rivoluzioni, nel senso comune del termine, non esistono, sono semplicemente “cambi della guardia”. «In tutta la storia i cosiddetti capi popolari erano stati semplicemente degli scontenti di grandi capacità, i quali si erano sentiti esclusi dal potere esistente. Le grandi rivoluzioni non erano state niente di più che la lotta di una nuova élite per scavalcarne una vecchia, in cui il “popolo” offriva le masse di combattimento» [H. Stuart Hughes, <i>Coscienza e società</i>, Einaudi 1967, p.85].<span id="more-45833"></span> Il professor Pareto ce l&#8217;aveva con Marx e col marxismo, e di conseguenza con la lotta di classe del proletariato, e, negando il conflitto economico, estendeva l&#8217;analisi ad altri fattori: sociali, culturali e religiosi. Le grandi rivoluzioni della storia si sarebbero tutte risolte con un nuovo gruppo, in precedenza minoritario, seduto sul trono del Potere. I grandi patrimoni immobiliari ed economici, invece, sopravvivono spesso a guerre e conflitti: la Fiat in Italia – una per tutte – ha attraversato indenne le due Guerre mondiali, il Fascismo, la Resistenza, i conflitti operai, la prima e la seconda Repubblica, rimanendo sempre nelle mani della famiglia Agnelli. Differenti dalle rivoluzioni sono le “rivolte”, nelle quali il popolo, spinto da fame, povertà, istanze egualitarie, senso d&#8217;impotenza di fronte ai soprusi del Potere, assalta i palazzi del governo: cieca violenza che si ripete dai tempi delle Lamentazioni di Ipuwer nell&#8217;Antico Egitto fino alla sommossa di Los Angeles nel 1992, e che si spegne quando il Potere riafferma il proprio diritto all&#8217;esercizio esclusivo della violenza.</p>
<p>La parola “rivoluzione” appare centinaia di volte sul blog di Beppe Grillo (basta inserire la chiave di ricerca “rivoluzione” nel modulo del sito: <a href="http://www.beppegrillo.it/google_cse.html?q=rivoluzione&amp;x=6&amp;y=9">http://www.beppegrillo.it/google_cse.html?q=rivoluzione&amp;x=6&amp;y=9</a> ). Per esempio si legge di: rivoluzione civile, rivoluzione delle facce, culturale, delle pantofole, silenziosa, a cinque stelle, contro la dittatura dei partiti, pacifica, vera. Del resto Grillo si dimostra del tutto paretiano nel suo motto, “mandiamoli tutti a casa”, e proponendo in definitiva una <i>nuova</i> classe dirigente – “la  rivoluzione delle facce” – più giovane, più preparata (almeno dal punto di vista dei titoli accademici), più onesta (nessun precedente penale), al posto della vecchia – “la dittatura dei partiti”. Beppe Grillo individua nel Parlamento il Potere e nelle elezioni democratiche l&#8217;unica modalità possibile della sua rivoluzione. “We want 100% of Parliament, not 20% or 25% or 30%. When the movement gets to 100% when the citizens become the state, the movement will no longer need to exist. The goal is to extinguish ourselves” [: “Vogliamo il 100 percento del Parlamento, non il 20, o il 25 o il 30. Quando il movimento prenderà il 100 percento, quando i cittadini diverranno lo Stato, il movimento non avrà più bisogno di esistere. Il nostro traguardo è estinguerci”: intervista a <i>Time World</i>, 7 marzo 2013]. L&#8217;obiettivo, è dunque sostituire del tutto la classe politica dominante, con dei <i>citizens</i>, dei cittadini, l&#8217;opposto dei <i>politicians</i>, i politici di professione, corrotti e corruttori.</p>
<p>Si potrebbe facilmente obiettare che ottenere il cento percento dei consensi elettorali non fu possibile neanche nella Bulgaria di Todor Živkov, e che l&#8217;unica maniera per avvicinarsi a questo obiettivo è il partito unico, ma, chiaramente, Grillo intende questo come l&#8217;obiettivo simbolico e ideale, che si può concretizzare sia con una vittoria elettorale che consenta all&#8217;M5S di governare da solo – sfiorata per altro alle elezioni di febbraio – sia come momento immaginario in cui tutte le liste elettorali siano composte da “cittadini”. Ma le criticità della teoria di Beppe Grillo sono altre. La prima è di carattere generale: <i>quis custodiet ipsos custodes</i>? [Giovenale, <i>VI Satira</i>: “chi controlla i controllori?”, ripreso poi da Alan Moore, in <i>Watchmen</i>]. Ovvero: i cittadini governanti saranno in grado di governare? Grillo sul suo blog [14 Ottobre 2012] afferma: “la nostra non è una rivoluzione politica. No! A noi non interessa sostituirci ai politici. Questa è una rivoluzione culturale”. Ma la teoria paretiana, i motti del Movimento, le interviste di Grillo, le azioni e le elezioni, sembrano dimostrare il contrario. Per una rivoluzione culturale è necessaria cultura, ça va sans dire. Un governo di cittadini accorti potrebbe fare molto in questo senso, aumentando le risorse destinate all&#8217;istruzione, migliorando e modificando radicalmente i programmi della scuola italiana, ma non sembra essere questa la priorità del Movimento. D&#8217;altro canto per far sì che i cittadini governanti siano “accorti” ci vorrebbe un substrato culturale, un fermento diffuso che in Italia, al momento, non esiste. È un serpente che si morde la coda: perché i citizens dovrebbero essere meglio dei politicians? È un quesito a cui non è stata data risposta.</p>
<p>La seconda questione critica è la strategia. Individuare il Potere nel solo Parlamento non è realistico. Anche governando, l&#8217;M5S non potrebbe condizionare fino in fondo i Poteri economico e religioso. La proposta di nazionalizzare le banche va in questa direzione, ma è una goccia nel mare e non sembra essere realizzabile. Gli ultimi vent&#8217;anni hanno dimostrato – e il Porcellum lo ha definitivamente confermato – che il Parlamento italiano è composto da prestanome, e sostituirli con “cittadini accorti” non dà certezza di cambiamento. Le élite dominanti di cui parla Pareto non sono a Palazzo Madama, né a Montecitorio.</p>
<p>In un&#8217;intervista alla BBC (28 febbraio 2013) Grillo confermava le sue grandi capacità di previsione e di lettura degli eventi: “the right and the left will get together and will govern a country of rubble that they are responsible for. It will last a year. One. Maximum. Then there will be elections again. And once again the Five Star Movement will change the world”, prevedendo quindi il Governo Letta, e anche la sua durata – previsione, questa, ancora da verificare. Sostenendo che, nelle prossime elezioni, l&#8217;M5S “cambierà il mondo”, stravincendo, perché “now, the agreements they’ve been doing in the shadows for 20 years, they need to do in the light. And if they do it, they’re dead. Politically dead” [intervista a <i>Time World</i>, cit.: gli accordi che Pd e Pdl hanno fatto nell'ombra per vent'anni, ora devono farli alla luce del sole. E se lo fanno, sono morti. Politicamente morti]. C&#8217;è, però, un grande equivoco alla base di questo ragionamento: l&#8217;intransigenza e il rifiuto di ogni compromesso sono sensati se il “nemico” è un invasore, non se è il tuo vicino di casa, tuo cugino, o un tuo collega. Gandhi è intransigente, e non cede fino a che non ha ottenuto la <i>Swaraj</i>, l&#8217;autogoverno dell&#8217;India, l&#8217;indipendenza individuale, spirituale e politica. Fino a che gli inglesi non abbandonano Calcutta. Boicottaggio economico, non violenza, disobbedienza civile sono le armi che un popolo numerosissimo può utilizzare contro un invasore straniero. Nel caso italiano i “siete circondati” e i “mandiamoli tutti a casa” sono solo slogan, e se anche il sistema democratico rappresentativo esprimesse in futuro una maggioranza assoluta di virtuosi (e qui ci sono i leciti dubbi di cui sopra, sia riguardanti la virtù dei cittadini governanti, sia riguardo la vittoria elettorale) non verrebbero soppressi di conseguenza il malaffare, l&#8217;imperizia, le clientele, l&#8217;ignoranza del vecchio gruppo di Potere, che è espressione di un intero Paese, dove vigono il malaffare, l&#8217;imperizia, le clientele e l&#8217;ignoranza. Accettare il compromesso con la parte politica che si ritiene meno corrotta (Grillo, nel 2009, tentò di prendere la tessera del Pd ad Arzaghena, per partecipare alle primarie) sarebbe stata probabilmente la scelta strategica migliore, per influenzare profondamente gli indirizzi di Governo, per ritrovarsi col coltello dalla parte del manico, andando a nuove elezioni in caso di mancati accordi sui temi importanti, e, soprattutto, per trasformare realmente la questione politica in una questione culturale – o, almeno: tentare, cominciare. L&#8217;ambizione di sostituire l&#8217;intera classe dirigente, la volontà di fare fino in fondo la rivoluzione, l&#8217;intransigenza gandhiana, potrebbero rivelarsi un errore fatale. Ameno che non si avveri, per l&#8217;ennesima volta, la previsione da Beppe Grillo, e allora, forse, “the Five Star Movement will change the world”, l&#8217;M5S cambierà il mondo, e l&#8217;Italia, per davvero.</p>
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