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	<title>Nazione Indiana</title>
	
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		<title>“Non solo nei musei c’è la merda” (Roberto Bolaño)</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2013/06/18/non-solo-nei-musei-ce-la-merda-roberto-bolano/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 06:46:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/Bolaño-1.jpg"></a></p>
<p><strong>Bolaño nelle catacombe</strong><br />
di<br />
<strong>Alberto Magnet</strong><br />
Traduzione di Jaime Riera Rehren</p>
<p>Qualche settimana fa sono andato a vedermi <a href="http://www.jotdown.es/events/exposicion-archivo-bolano-19772003/">la mostra sull’opera di Roberto Bolaño</a> – decimo anniversario della morte – al Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona. Lo spazio della mostra consiste di una sala con due ali di grandi dimensioni dove potrebbe dispiegarsi una mostra sull’arte delle grandi dinastie egizie.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/18/non-solo-nei-musei-ce-la-merda-roberto-bolano/">“Non solo nei musei c’è la merda” (Roberto Bolaño)</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/Bolaño-1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-45857" alt="Bolaño-1" src="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/Bolaño-1.jpg" width="363" height="508" /></a></p>
<p><strong>Bolaño nelle catacombe</strong><br />
di<br />
<strong>Alberto Magnet</strong><br />
Traduzione di Jaime Riera Rehren</p>
<p>Qualche settimana fa sono andato a vedermi <a href="http://www.jotdown.es/events/exposicion-archivo-bolano-19772003/">la mostra sull’opera di Roberto Bolaño</a> – decimo anniversario della morte – al Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona. Lo spazio della mostra consiste di una sala con due ali di grandi dimensioni dove potrebbe dispiegarsi una mostra sull’arte delle grandi dinastie egizie. Anche se lo spazio si trova al piano terreno, entrando si ha l’impressione di essere scesi sotto il livello del suolo, e coni e bastoncelli stentano ad abituarsi alla penombra regnante. L’enorme sala – per via della scarsa illuminazione e di una colonna sonora avvolgente che fa pensare a fatidici e sgradevoli lamenti provenienti dalle viscere della terra, e che a tratti sembra riprodurre in sordina le preghiere di fedeli atterriti nelle profondità di una catacomba – predispone il visitatore a sprofondare in un inquietante stato d’animo. Un misto di tensione e allerta che certo non contribuisce a un’esperienza rilassata. Per fortuna in quello spazio di più di mille metri quadrati non c’erano in quel momento che venticinque persone.</p>
<p>Se riesce a superare l’impatto di un simile allestimento, concepito da chi non ha mai letto Bolaño ma ha frequentato assiduamente le discoteche o ha sofferto di orrendi incubi lisergici, gli occhi del visitatore si posano su una targa di metacrilato dove si può leggere una frase del Manifesto Infrarealista del 1976, probabilmente uscita dalla penna dello stesso Bolaño: “Non solo nei musei c’è la merda”. Sembra che lo spirito dello stesso Bolaño si sia piazzato all’ingresso della mostra per avvertirci di ciò che troveremo all’interno.</p>
<p>D’altronde non a caso faccio riferimento alle dinastie dell’antico Egitto, giacché persino chi non ha mai visitato una mostra di questo genere ha la sensazione di trovarsi in un ambiente che invita ad addentrarsi in un passato remoto, con scaffali allineati lungo i muri che racchiudono oggetti che potrebbero essere collezioni di antichissimi gioielli, suppellettili liturgiche, reperti rinvenuti in qualche tomba reale sepolta sotto secoli di sabbia, esposti in una luce meschina che sembra ammonire: Si guarda ma non si legge. In realtà questi dettagli potrebbero anche apparire secondari nel commentare una mostra, tuttavia per chi soffre di un qualche problema alla schiena (il 60% circa della popolazione mondiale), l’altezza a cui sono collocati gli scaffali costituisce una vera sfida. La scelta di esporre il materiale in questo modo è frutto della malsana idea che concepisce i manoscritti di Bolaño come oggetti-feticcio, esposti per essere guardati o ammirati, ma certamente non per essere letti. La calligrafia dello scrittore, minuta e fitta, non si presta alla lettura da una distanza superiore ai quaranta centimetri, il che obbliga l’occasionale lettore ad adottare un’umile e dolorosa inclinazione a novanta gradi.</p>
<p>Viene esposta anche una quantità di fotografie, che hanno la particolarità di mostrare lo scrittore nella fase della sua vita che comincia in Catalogna nel 1977 e finisce con la morte. Si possono vedere solo poche immagini dei periodi precedenti, quello messicano e quello cileno. Anche i manoscritti e i diari esposti appartengono soprattutto alla sua vita catalana. Si potrà dire che è stato il periodo più importante dal punto di vista della produzione letteraria, ma l’insieme degli oggetti in mostra offre a mio avviso una visione assai parziale di una vita che è andata ben al di là della realtà di Barcellona, Girona o Blanes. Come se una mano oscura avesse imposto dei limiti alla possibilità di mostrare un Bolaño più completo, di aprirsi a un’interpretazione più poetica e meno commerciale della sua opera, al suo tenero e intimo sguardo sul mondo. Una prospettiva aperta alle diverse fasi della sua vita avrebbe dovuto includere necessariamente, per esempio, l’importante periodo finale, trascorso insieme a Carmen Pérez de Vega, la donna che lo accompagnò fino all’ultimo giorno. In questo senso aleggia sulla mostra del Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona l’ombra di una censura. Invece di una mostra sulla vita e l’opera di Roberto Bolaño, dall’infanzia infrarealista fino alla maturità dell’autore dei Detective selvaggi e di 2666, con l’enorme carica di vitalità che la contraddistingue, il visitatore trova una celebrazione della vita e dell’opera di san Roberto Bolaño.</p>
<p>In effetti, se la misera illuminazione di quella sala fosse sostituita da moccoli di candela, nulla cambierebbe. L’orrendo suono avvolgente suggerisce la grave agonia di un organo che trasmette subliminalmente l’idea che ci troviamo di fronte a oggetti sacri normalmente occulti ai semplici mortali, fissati, imbalsamati per sempre in tetre nicchie, come quell’insolita collezione di occhiali tristi e spersonalizzati al fondo di una piccola teca.<br />
Tutto ciò rimane immensamente lontano dall’autentico universo di Bolaño, la cui principale virtù è stata e continua a essere quella di gettare luce sulla vita e su un panorama delle lettere ispaniche – e universali – che a volte a lui sembrava un “deserto di noia”. La vita di Bolaño è contrassegnata dalla volontà di aprirsi al mondo e di rompere i confini accostando la poesia a un’esperienza vitale le cui radici appartenevano all’esilio, una vita che, appunto, metteva radici, profonde o fugaci, dovunque lui si trovasse. La precarietà a cui fu quasi permanentemente costretto, non fu mai pretesto per fuggire dal mondo e cercare un rifugio nel buio che domina l’inquietante spazio dove sono finiti i suoi manoscritti. L’ottimismo che sottostà alla forza con cui Bolaño affrontò i passaggi più difficili della sua esistenza e lo aiutò ad attraversare i “deserti di noia”, è un ottimismo gaio, nutrito dal permanente scambio con la luminosità di ogni cosa, di ogni amicizia, di ogni esperienza. Chiunque può rendersene conto se, schiena permettendo, riesce a leggere gli scritti esposti, scoprendone il valore intrinseco che ad ogni riga smentisce la meschinità oscura che li accoglie.</p>
<p>Uscendo dalla mostra, il visitatore torna a vedere la targa sulla spazzatura e i musei, e la contraddizione si fa evidente. Sospetto che a Bolaño sarebbe costata una grande fatica autorizzare una mostra su ciò che lui stesso rifiutava di definire “la sua opera”, ma se per qualche motivo ci fosse stato costretto, avrebbe imposto un cambiamento fondamentale: accendere le luci e aprire le porte per far entrare il sole di mezzogiorno, la luce e l’aria, elementi che cospirano contro l’oscurantismo del culto.</p>
<p><em>Alberto Magnet è cileno e vive a Barcellona, è nato nel 1953, lo stesso anno di Bolano. Vive in catalogna dagli anni successivi al golpe. Scrittore e traduttore, collabora con diverse testate giornalistiche online.</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/18/non-solo-nei-musei-ce-la-merda-roberto-bolano/">“Non solo nei musei c’è la merda” (Roberto Bolaño)</a></p>
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		<title>(OT)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 07:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro broggi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: right">di <strong>Giulio Marzaioli</strong></p>


<h6 style="text-align: right">scripta sua spongia linguave delere iussos<br />
Svetonio, DE VITA CAESARUM, IV, CALIGULA &#8211; 20</h6>


<p>un altro lavoro (è un lavoro di altri) preparato di coloranti (lavorare il fluido con petrolio) è un lavoro di altri lavare le cisterne (lavare con petrolio le cisterne) aggiungere petrolio ai coloranti (fluido altrimenti detto inchiostro)</p>
<p style="text-align: justify">(le cisterne sulla petroliera) sarebbe fuori tema (controllare il gas inerte) in coperta tracciare una linea (diciamo “di prosciugamento”) sotto coperta si gioca su campi di infiammabilità (il rischio è che gli idrocarburi vadano a miscelarsi ad aria)</p>
<p style="text-align: justify">questo è lavoro lavoro (in tema di scrittura) preludio a composto detto “inchiostro” (noi scriviamo che loro lavano le cisterne) in tema di scrittura le cisterne le lavano loro (lavaggio con petrolio che chiamiamo “oro nero”)</p>


<p>[testo pubblicato presso la rivista Semicerchio, n.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/17/ot/">(OT)</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">di <strong>Giulio Marzaioli</strong></p>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px">
</span></pre>
<h6 style="text-align: right"><em>scripta sua spongia linguave delere iussos</em><br />
Svetonio, DE VITA CAESARUM, IV, CALIGULA &#8211; 20</h6>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px">
</span></pre>
<p>un altro lavoro (è un lavoro di altri) preparato di coloranti (lavorare il fluido con petrolio) è un lavoro di altri lavare le cisterne (lavare con petrolio le cisterne) aggiungere petrolio ai coloranti (fluido altrimenti detto inchiostro)</p>
<p style="text-align: justify">(le cisterne sulla petroliera) sarebbe fuori tema (controllare il gas inerte) in coperta tracciare una linea (diciamo “di prosciugamento”) sotto coperta si gioca su campi di infiammabilità (il rischio è che gli idrocarburi vadano a miscelarsi ad aria)</p>
<p style="text-align: justify">questo è lavoro lavoro (in tema di scrittura) preludio a composto detto “inchiostro” (noi scriviamo che loro lavano le cisterne) in tema di scrittura le cisterne le lavano loro (lavaggio con petrolio che chiamiamo “oro nero”)</p>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px">
</span></pre>
<p>[testo pubblicato presso la rivista <em>Semicerchio</em>, n. 48/2013]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/17/ot/">(OT)</a></p>
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		<title>Oreste Quaglia</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 04:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Ho cercato Oreste Quaglia su internet,<br />
Un prozio che nel cinquantasette<br />
Per la comunione regalò a Franchino<br />
Con grafia tremante L’isola del tesoro.<br />
Dal trenta fino agli anni della guerra<br />
Preside a La Spezia del liceo “Lorenzo Costa”<br />
Poi da pensionato a Gallarate<br />
Pro tempore al ginnasio…<br />
Severissimo, si sussurrava in famiglia,<br />
Tenerissimo, lo ricordo io&#8230;</p>
<p>Solo due voci mi rimanda Google<br />
Digitandone il nome: “Oreste Quaglia, noi lo chiamavamo<br />
Orestigio alle leggi ligio&#8230;”<br />
E a scrivere goliardicamente per un Rotary<br />
Col tono del rimpianto nel ‘70<br />
È un ex allievo del “Costa”,<br />
Minichini Enzo, allora quarantenne.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/17/oreste-quaglia/">Oreste Quaglia</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Ho cercato Oreste Quaglia su internet,<br />
Un prozio che nel cinquantasette<br />
Per la comunione regalò a Franchino<br />
Con grafia tremante <em>L’isola del tesoro</em>.<br />
Dal trenta fino agli anni della guerra<br />
Preside a La Spezia del liceo “Lorenzo Costa”<br />
Poi da pensionato a Gallarate<br />
Pro tempore al ginnasio…<br />
Severissimo, si sussurrava in famiglia,<br />
Tenerissimo, lo ricordo io&#8230;<span id="more-45829"></span></p>
<p>Solo due voci mi rimanda Google<br />
Digitandone il nome: “Oreste Quaglia, noi lo chiamavamo<br />
<em>Orestigio alle leggi ligio</em>&#8230;”<br />
E a scrivere goliardicamente per un Rotary<br />
Col tono del rimpianto nel ‘70<br />
È un ex allievo del “Costa”,<br />
Minichini Enzo, allora quarantenne.</p>
<p>Dall’ex allievo irriso &#8211; e quello era il tempo delle leggi razziali…<br />
Sull’allontanamento di qualcuno la firma dello zio? &#8211;<br />
Riemerge il Quaglia con una curatela:<br />
<em>Miles gloriosus</em> / T. Macci Plauti,<br />
Note e introduzione di Oreste Quaglia<br />
Vallardi Editore, Milano 1930.<br />
Orestigio alle leggi ligio curatore del Miles gloriosus<br />
E qui fermo il mio salva con nome&#8230;<br />
Curatore anch’io, da ex allievi irriso forse anch’io,<br />
Di quante leggi razziali sono ligio complice io?</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/17/oreste-quaglia/">Oreste Quaglia</a></p>
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		<item>
		<title>I Poeti appartati: Giovanni Cossu</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/i-poeti-appartati-giovanni-cossu/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 16:41:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Cosu]]></category>
		<category><![CDATA[Poeti appartati]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/346px-HotelChelsea.jpg"></a></p>
<p><strong>Poesie</strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/i-poeti-appartati-giovanni-cossu/#footnote_0_45841" id="identifier_0_45841" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Carissimo Francesco, forse tu sai che da qualche anno non scrivo pi&#249;. Quindi, se ti inviassi qualcosa, sarebbe per una rubrica &#8220;poeti sopravvissuti&#8221;. Ma &#160;questa ipotetica rubrica pubblicherebbe allora qualcosa la cui forma non verrebbe pi&#249; considerata accettabile. Come lo &#232; questa piccola raccolta che ti invio per amicizia &#8211; tra amici: per conoscersi. Sono certo che, se tu la giudicassi degna di essere pubblicata, altri direbbero che questa non &#232; poesia, ma che si tratta di &#8216;cartoni animati&#8217;.
G.">1</a><br />
di<br />
<strong>Giovanni Cossu</strong></p>
<p>da Ostracodermi</p>
<p>( <strong> 1983-1984</strong>)</p>
<p style="text-align: right;">
</p><p style="text-align: right;">“Com’è che dicono nei mattatoi<br />
di Chicago a proposito dei maiali?”<br />
“Non so” disse Wirtanen.<br />
“Si vantano di saper utilizzare<br />
tutta la bestia, tutto tranne gli strilli”<br />
dissi.</p>
<p style="text-align: right;">KURT VONNEGUT, Madre notte.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/i-poeti-appartati-giovanni-cossu/">I Poeti appartati: Giovanni Cossu</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/346px-HotelChelsea.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-45846" alt="346px-HotelChelsea" src="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/346px-HotelChelsea.jpg" width="346" height="599" /></a></p>
<p><strong>Poesie</strong><sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/i-poeti-appartati-giovanni-cossu/#footnote_0_45841" id="identifier_0_45841" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Carissimo Francesco, forse tu sai che da qualche anno non scrivo pi&ugrave;. Quindi, se ti inviassi qualcosa, sarebbe per una rubrica &ldquo;poeti sopravvissuti&rdquo;. Ma &nbsp;questa ipotetica rubrica pubblicherebbe allora qualcosa la cui forma non verrebbe pi&ugrave; considerata accettabile. Come lo &egrave; questa piccola raccolta che ti invio per amicizia &ndash; tra amici: per conoscersi. Sono certo che, se tu la giudicassi degna di essere pubblicata, altri direbbero che questa non &egrave; poesia, ma che si tratta di &lsquo;cartoni animati&rsquo;.
G.">1</a></sup><br />
di<br />
<strong>Giovanni Cossu</strong></p>
<p>da<em> Ostracodermi</em></p>
<p>( <strong> 1983-1984</strong>)</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><em>“Com’è che dicono nei mattatoi<br />
di Chicago a proposito dei maiali?”<br />
“Non so” disse Wirtanen.<br />
“Si vantano di saper utilizzare<br />
tutta la bestia, tutto tranne gli strilli”<br />
dissi.</em></p>
<p style="text-align: right;">KURT VONNEGUT, Madre notte.</p>
<p>&#8230;<br />
<em>sotto il vento<br />
c’è il banco, la banca e il baraccone<br />
e passano sudici gli uomini<br />
un pazienza assurda li attanaglia<br />
refrattari ai sogni<br />
e refrattari<br />
gli sposi<br />
accusano stanchezza d’anni<br />
Altri animali percorrono la faccia<br />
della terra<br />
: non un esempio.</em></p>
<p>Un coleottero, appesantito e nero<br />
celebra l’anniversario della notte<br />
: chiede alla madre che lo liberi<br />
dalle oscure ali ricevute in dono<br />
: lui solo sopravanza<br />
la schiera dei compagni, sterile<br />
che tende alla luna<br />
Riposa non visto il sole<br />
Accomunati da strategie fraterne<br />
due occhi lo seguono nel buio<br />
giustificando l’uomo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cocktail party</strong></p>
<p>Guerinu si chiamava il banditore<br />
al mio paese<br />
Scalzo ai piedi percorreva le strade<br />
annunciandosi a tutti con la tromba d’ottone<br />
Gesuino invece il vigile notturno<br />
Il terzo era il più grosso<br />
Guardia municipale<br />
portava addosso un divisa nera<br />
e un nome intraducibile Viovvu<br />
In modo temerario lo avresti imparentato<br />
al giustiziere di Fetonte.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Le vacche grasse, le vacche grasse.</em><br />
A. M. RIPELLINO, Autunnale barocco.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>L’eredità del sauro</strong></p>
<p style="text-align: right;">Ranuncoli ornati<br />
di sperequazioni afasiche<br />
, noi poeti<br />
perseguiamo uno scopo<br />
non facile da distribuire<br />
agli astanti rimossi<br />
che incedono impettiti<br />
per strade boscherecce<br />
e di città</p>
<p style="text-align: right;">Un’afa fetida<br />
ci permuta la gola<br />
richiamando a stento un simulacro</p>
<p style="text-align: right;">: uguali a noi<br />
solo i piselli<br />
concrescono nella brina assurda<br />
di un <em>matinée</em></p>
<p style="text-align: left;">1.</p>
<p style="text-align: left;">Mi par quasi di stare a foro<br />
intendendo a sghimbescio<br />
le tremuli vertigini di un sogno<br />
fatto solo a metà<br />
Ah, sogno di un amico<br />
assunto a mentore temporaneo<br />
in una prova oltre la quale<br />
resta solo la scelta<br />
per una terapia che non guarisce<br />
( in quella d’agosto</p>
<p>uno scisso non è pronto alla ventura<br />
se non ascolta calmo<br />
le foglie paventate<br />
e incrudendosi alquanto<br />
dimentica le strade )</p>
<p style="text-align: left;">2.</p>
<p style="text-align: left;">Mi dà pensiero<br />
nella poesia di questi giorni<br />
un assunto<br />
dicasi stile, maturità o coerenza<br />
: invocata la bestia<br />
non recita il Maestro<br />
che ha triplice testa?</p>
<p style="text-align: left;">3.</p>
<p style="text-align: left;">Certo che la giocanda<br />
fa di necessità virtù<br />
( malgrado gli allattati al seno<br />
dimentichino in fretta<br />
quanto le costi riallacciarsi il busto )<br />
E allora amori, onori, complimentose mani<br />
sanno che col fare non c’è pericolo<br />
di perdersi in sordina<br />
e scrivono scrivono concettualmente<br />
la possibilità di afferrare il nodo per la coda</p>
<p style="text-align: right;">münchausen<br />
vincitori d’autunno<br />
( appunto )</p>
<p style="text-align: left;">4.</p>
<p>Ma a che ci giova?</p>
<p style="text-align: left;">Uguali e ritmati nell’obbrobrio<br />
restiamo con un pizzico di dubbio<br />
e assumiamo l’esperto</p>
<p style="text-align: left;">Agape o collettivo<br />
amore e invidia<br />
sublimano saffo<br />
e aprono le porte alla collaborazione</p>
<p style="text-align: left;">5.</p>
<p style="text-align: left;">Similmente il tempo<br />
e l’aurea america<br />
, direbbe un barbino<br />
privo d’esperienza<br />
<em>e</em> (<br />
con riconosciuta voce )<br />
<em>allora préfero scaglionare i marosi</em><br />
<em>in modo da permettermi il lusso del pedaggio</em></p>
<p style="text-align: left;">Ma addove?</p>
<p style="text-align: left;">6. ( la casa di tebe )</p>
<p style="text-align: left;">Una fortuna occulta mi guida nella scelte<br />
vivo<br />
, in questo mondo dimezzato</p>
<p style="text-align: right;">(cinquepercento è l’altro )</p>
<p style="text-align: left;">versificando il passivo</p>
<p style="text-align: left;">Azzurri cieli fanno da coperchio<br />
a disuguali simboli<br />
separando il folle dal poeta</p>
<p style="text-align: left;">Puntando sulla malattia<br />
sconfino nell’assurdo battere le strade<br />
che sfociano nella perfetta colpa<br />
:</p>
<p style="text-align: right;">LA CANONICITÁ</p>
<p style="text-align: left;">Una sfinge<br />
dietro le spalle del notaio<br />
( Folon<br />
sfintere                      anale                     donna                   Tiresia<br />
o<br />
Kundalini</p>
<p style="text-align: right;">, prima<br />
della peste )</p>
<p style="text-align: left;">, sbaglio tre volte assegno<br />
per la mediatrice<br />
unmilionecentossessantamila<br />
( mi piace )<br />
Solo alla fine stacco quello giusto.</p>
<p>7. ( e fine )</p>
<p style="text-align: left;"><em>Una felice conclusione o.t. a questa piccola silloge &#8211; trascritta dopo trent&#8217;anni in</em><br />
<em>Word dall’originale dattiloscritto &#8211; mi pare possa essere la frase che un ufficiale</em><br />
<em>rivolge all&#8217;addetto alla mitragliera antiaerea nel film “L&#8217;ammutinamento del Caine”,</em><br />
<em>e che ho ritrovato scritta su un foglio chissà come finito tra queste poesie:</em><br />
“Quanto tempo dovrà durare la guerra, perché lei possa imparare a distinguere un<br />
aereo da un volo di gabbiani?”</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/i-poeti-appartati-giovanni-cossu/">I Poeti appartati: Giovanni Cossu</a></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_45841" class="footnote">Carissimo Francesco, forse tu sai che da qualche anno non scrivo più. Quindi, se ti inviassi qualcosa, sarebbe per una rubrica &#8220;poeti sopravvissuti&#8221;. Ma  questa ipotetica rubrica pubblicherebbe allora qualcosa la cui forma non verrebbe più considerata accettabile. Come lo è questa piccola raccolta che ti invio per amicizia &#8211; tra amici: per conoscersi. Sono certo che, se tu la giudicassi degna di essere pubblicata, altri direbbero che questa non è poesia, ma che si tratta di &#8216;cartoni animati&#8217;.<br />
G.</li></ol><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/NazioneIndiana/~4/EblgKFh3aHY" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Questa è follia, è guerra contro le persone</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 08:31:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/BM1DgwWCcAA1Yzj.jpg"></a></p>
<p>Egemen Bagis, il ministro turco per gli affari con la UE, ha annunciato ieri sera che chiunque si avvicinerà a piazza Taksim sarà <a href="http://www.hurriyetdailynews.com/everyone-who-enters-the-taksim-square-to-be-treated-as-terrorist-turkish-eu-minister.aspx?pageID=238&#038;nID=48875&#038;NewsCatID=338">«trattato dalla polizia come un terrorista»</a>. La dichiarazione sembra un avallo ex post dello stato della repressione già in atto.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/questa-e-follia-e-guerra-contro-le-persone/">Questa è follia, è guerra contro le persone</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p><a href="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/BM1DgwWCcAA1Yzj.jpg"><img src="http://static.nazioneindiana.net/wp-content/2013/06/BM1DgwWCcAA1Yzj-300x224.jpg" alt="BM1DgwWCcAA1Yzj" width="300" height="224" class="alignnone size-medium wp-image-45844" /></a></p>
<p>Egemen Bagis, il ministro turco per gli affari con la UE, ha annunciato ieri sera che chiunque si avvicinerà a piazza Taksim sarà <a href="http://www.hurriyetdailynews.com/everyone-who-enters-the-taksim-square-to-be-treated-as-terrorist-turkish-eu-minister.aspx?pageID=238&#038;nID=48875&#038;NewsCatID=338">«trattato dalla polizia come un terrorista»</a>. La dichiarazione sembra un avallo ex post dello stato della repressione già in atto.<span id="more-45843"></span> Le testimonianze, <a href="http://www.rightnow.io/breaking-news/gezi-park_bn_1371216346624.html">i video e le foto</a> da Istanbul parlano di ustioni e piaghe causate da <a href="https://twitter.com/YrGangelopoulos/status/346038938181464064/photo/1">sostanze chimiche</a> mischiate all’acqua degli idranti, di attacchi alle strutture di pronto soccorso, di due pesantissime irruzioni con lacrimogeni nel lussuoso Hotel Divan, rifugio per feriti e manifestanti del vicino parco Gezi. Bambini sanguinanti, un uomo travolto da una camionetta della polizia antisommossa. Impedimenti per giornalisti (anche stranieri) e personale medico di accorrere alle zone degli scontri. Traghetti e ponti sul Bosforo bloccati per chiudere l’afflusso dei manifestanti dalla parte asiatica della città.<br />
Legge marziale, in pratica. La leader del verdi tedeschi Claudia Roth, intrappolata nell’Hotel Divan dopo lo sgombero di Gezi, <a href="https://twitter.com/jalenz/status/345993767968464896/photo/1">ustionata in volto dai lacrimogeni</a> (o da altro), ha parlato di follia, di guerra contro i cittadini.<br />
La Turchia è nota per le sue violazioni dei diritti umani però non è l’Egitto di Mubarak o l’Iran dove ieri, al primo turno, è stato eletto presidente Hassan Rohani, il più moderato degli ayatollah ammessi alla competizione.<br />
È una democrazia &#8211; con molte tare ma non un’innegabile “democratura”: tant’è che le<a href="<a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/questa-e-follia-e-guerra-contro-le-persone/"><img src="http://i.ytimg.com/vi/o-kbuS-anD4/0.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p> manifestazioni più che pacifiche</a> contro il progetto di costruzione di un centro commerciale sul luogo del parco Gezi mostravano, al principio, una grande consonanza con le proteste diffuse nelle cosiddette democrazie avanzate: da Stoccarda alla Val di Susa. E mostrano pure inquietanti analogie nell’impiego sproporzionato della repressione poliziesca; per quanto ciò che sta accadendo in Turchia – cinque morti accertati, quasi un centinaio di avvocati arrestati ecc.- sia sinora il peggio.<br />
Ma prima, dopo e durante Occupy Gezi, nelle ultime due settimane è avvenuto questo:<br />
Il 1° giugno a <a href="https://blockupy-frankfurt.org/en/">Blockupy Francoforte</a>, la protesta contro le politiche BCE, la testa del corteo autorizzato è stata accerchiata e tenuta per ore sotto scacco. L’uso massiccio di spray urticanti e di manganelli ha causato ca 300 feriti, alcuni piuttosto gravi. Anche in quel caso diversi volontari sanitari parlano di impedimenti a prestare soccorso.<br />
In Italia la sentenza assolutoria per la polizia sulla morte di Stefano Cucchi è arrivata in contemporanea con le teste lacerate degli <a href="http://www.rassegna.it/articoli/2013/06/5/101218/il-sindaco-ferito-gestione-ottusa-dellordine-pubblico">operai e del sindaco di Terni</a> in corteo contro la chiusura dell’acciaieria. Mentre in Turchia partiva lo sgombero di piazza Taksim e parco Gezi, la Cassazione ha confermato, riducendo i risarcimenti alle parti lesi, della sentenza su Bolzaneto e le violenze alla scuola Diaz.<br />
A ridosso di tutto questo, si è scoperto il gigantesco programma di spionaggio “Prism” voluto da Obama, il governo greco ha deliberato la chiusura della tv e radio di Stato ERT, arrivando a chiudere il segnale nel giro di poche ore e mandando la polizia antisommossa a difendere la propria decisione. A <a href="http://www.formiche.net/2013/06/15/brasile-non-solo-confederation-cup-2013-ecco-le-ragioni-della-protesta-a-sao-paulo/">Saõ Paolo del Brasile</a>, paese economicamente emergente al pari della Turchia, la protesta per l’aumento dei prezzi del trasporto pubblico ha causato una repressione poliziesca molto dura, con 250 arresti e 50 feriti.<br />
L’eccesso di impiego della forza di polizia è una ormai una costante planetaria – in tutta Europa come a New York e negli Usa – e questo sia nel caso che vi sia stata violenza da parte dei manifestanti sia quando le pratiche di resistenza passiva sono state portate avanti senza alcun cedimento. Ma rappresenta soprattutto una costante che tutte queste proteste nascono dalla volontà popolare di difendere dei beni comuni (lo sono sia gli alberi dei parchi e le valli subalpine che i biglietti degli autobus) o di arginare il potere di poteri sottratti al controllo democratico, come le istituzioni bancarie e monetarie. Non c’è nessuna volontà di sovvertimento rivoluzionario-  eppure i governi democratici di vario stampo e colore politico difendono a forza di lacrimogeni, manganelli o proiettili di gomma i “flussi” (ossia gli interessi mobili e flessibili) contro i “territori” (e la gente che ci abita), come <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/marco-revelli/finale-di-partito/978880621554">Marco Revelli</a> cerca di circoscrivere questa nuova forma del conflitto ai tempi della globalizzazione e della sua crisi.<br />
Oggi a Istanbul le proteste cercheranno di dirigersi nuovamente verso i luoghi tabù sgomberati e, visto che è stata indetta pure una manifestazione pro-Erdogan e in molti quartieri nella notte si sono erette barricate, la giornata potrebbe evolversi in modo assai peggiore di ieri. Finora non sono arrivate critiche decise né dall’Unione Europea, né da Barack Obama, entrambi vincitori di un Premio Nobel per la Pace che appare sempre più tragicomico.<br />
Barbara Spinelli, riferendosi principalmente a “Prism”, ha parlato di ostilità dei governanti e di <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2013/06/12/news/la_paura_del_popolo-60913900/?ref=HREC1-10">“paura del popolo”</a>. Il popolo, ovunque esso si trovi, sta incontrando sempre più motivi per ricambiare.</p>
<p>Ps. Mi sono certo dimenticata qualche voce del triste elenco. Ma non dimentico di segnalare questa <a href="https://www.facebook.com/photo.php?fbid=470895269663604&#038;set=a.470895346330263.1073741827.100002294068770&#038;type=1">lettera bellissima</a> di Gianluca d’Ottavio che vive a Istanbul e si occupa di turismo.</p>
<p>Pps. L&#8217;immagine sopra ritrae la polizia mentra da fuoco all&#8217;albero del Parco Gezi nel quale gli occupanti avevano iscritto i loro auspici e desideri.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/16/questa-e-follia-e-guerra-contro-le-persone/">Questa è follia, è guerra contro le persone</a></p>
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		<title>Vilfredo Pareto e la critica al grillismo</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jun 2013 13:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Di <strong>Enrico Piscitelli</strong></p>
<p>Dunque aveva ragione Pareto, quando scriveva che le rivoluzioni, nel senso comune del termine, non esistono, sono semplicemente “cambi della guardia”. «In tutta la storia i cosiddetti capi popolari erano stati semplicemente degli scontenti di grandi capacità, i quali si erano sentiti esclusi dal potere esistente.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/15/vilfredo-pareto-e-la-critica-al-grillismo/">Vilfredo Pareto e la critica al grillismo</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Di <strong>Enrico Piscitelli</strong></p>
<p>Dunque aveva ragione Pareto, quando scriveva che le rivoluzioni, nel senso comune del termine, non esistono, sono semplicemente “cambi della guardia”. «In tutta la storia i cosiddetti capi popolari erano stati semplicemente degli scontenti di grandi capacità, i quali si erano sentiti esclusi dal potere esistente. Le grandi rivoluzioni non erano state niente di più che la lotta di una nuova élite per scavalcarne una vecchia, in cui il “popolo” offriva le masse di combattimento» [H. Stuart Hughes, <i>Coscienza e società</i>, Einaudi 1967, p.85].<span id="more-45833"></span> Il professor Pareto ce l&#8217;aveva con Marx e col marxismo, e di conseguenza con la lotta di classe del proletariato, e, negando il conflitto economico, estendeva l&#8217;analisi ad altri fattori: sociali, culturali e religiosi. Le grandi rivoluzioni della storia si sarebbero tutte risolte con un nuovo gruppo, in precedenza minoritario, seduto sul trono del Potere. I grandi patrimoni immobiliari ed economici, invece, sopravvivono spesso a guerre e conflitti: la Fiat in Italia – una per tutte – ha attraversato indenne le due Guerre mondiali, il Fascismo, la Resistenza, i conflitti operai, la prima e la seconda Repubblica, rimanendo sempre nelle mani della famiglia Agnelli. Differenti dalle rivoluzioni sono le “rivolte”, nelle quali il popolo, spinto da fame, povertà, istanze egualitarie, senso d&#8217;impotenza di fronte ai soprusi del Potere, assalta i palazzi del governo: cieca violenza che si ripete dai tempi delle Lamentazioni di Ipuwer nell&#8217;Antico Egitto fino alla sommossa di Los Angeles nel 1992, e che si spegne quando il Potere riafferma il proprio diritto all&#8217;esercizio esclusivo della violenza.</p>
<p>La parola “rivoluzione” appare centinaia di volte sul blog di Beppe Grillo (basta inserire la chiave di ricerca “rivoluzione” nel modulo del sito: <a href="http://www.beppegrillo.it/google_cse.html?q=rivoluzione&amp;x=6&amp;y=9">http://www.beppegrillo.it/google_cse.html?q=rivoluzione&amp;x=6&amp;y=9</a> ). Per esempio si legge di: rivoluzione civile, rivoluzione delle facce, culturale, delle pantofole, silenziosa, a cinque stelle, contro la dittatura dei partiti, pacifica, vera. Del resto Grillo si dimostra del tutto paretiano nel suo motto, “mandiamoli tutti a casa”, e proponendo in definitiva una <i>nuova</i> classe dirigente – “la  rivoluzione delle facce” – più giovane, più preparata (almeno dal punto di vista dei titoli accademici), più onesta (nessun precedente penale), al posto della vecchia – “la dittatura dei partiti”. Beppe Grillo individua nel Parlamento il Potere e nelle elezioni democratiche l&#8217;unica modalità possibile della sua rivoluzione. “We want 100% of Parliament, not 20% or 25% or 30%. When the movement gets to 100% when the citizens become the state, the movement will no longer need to exist. The goal is to extinguish ourselves” [: “Vogliamo il 100 percento del Parlamento, non il 20, o il 25 o il 30. Quando il movimento prenderà il 100 percento, quando i cittadini diverranno lo Stato, il movimento non avrà più bisogno di esistere. Il nostro traguardo è estinguerci”: intervista a <i>Time World</i>, 7 marzo 2013]. L&#8217;obiettivo, è dunque sostituire del tutto la classe politica dominante, con dei <i>citizens</i>, dei cittadini, l&#8217;opposto dei <i>politicians</i>, i politici di professione, corrotti e corruttori.</p>
<p>Si potrebbe facilmente obiettare che ottenere il cento percento dei consensi elettorali non fu possibile neanche nella Bulgaria di Todor Živkov, e che l&#8217;unica maniera per avvicinarsi a questo obiettivo è il partito unico, ma, chiaramente, Grillo intende questo come l&#8217;obiettivo simbolico e ideale, che si può concretizzare sia con una vittoria elettorale che consenta all&#8217;M5S di governare da solo – sfiorata per altro alle elezioni di febbraio – sia come momento immaginario in cui tutte le liste elettorali siano composte da “cittadini”. Ma le criticità della teoria di Beppe Grillo sono altre. La prima è di carattere generale: <i>quis custodiet ipsos custodes</i>? [Giovenale, <i>VI Satira</i>: “chi controlla i controllori?”, ripreso poi da Alan Moore, in <i>Watchmen</i>]. Ovvero: i cittadini governanti saranno in grado di governare? Grillo sul suo blog [14 Ottobre 2012] afferma: “la nostra non è una rivoluzione politica. No! A noi non interessa sostituirci ai politici. Questa è una rivoluzione culturale”. Ma la teoria paretiana, i motti del Movimento, le interviste di Grillo, le azioni e le elezioni, sembrano dimostrare il contrario. Per una rivoluzione culturale è necessaria cultura, ça va sans dire. Un governo di cittadini accorti potrebbe fare molto in questo senso, aumentando le risorse destinate all&#8217;istruzione, migliorando e modificando radicalmente i programmi della scuola italiana, ma non sembra essere questa la priorità del Movimento. D&#8217;altro canto per far sì che i cittadini governanti siano “accorti” ci vorrebbe un substrato culturale, un fermento diffuso che in Italia, al momento, non esiste. È un serpente che si morde la coda: perché i citizens dovrebbero essere meglio dei politicians? È un quesito a cui non è stata data risposta.</p>
<p>La seconda questione critica è la strategia. Individuare il Potere nel solo Parlamento non è realistico. Anche governando, l&#8217;M5S non potrebbe condizionare fino in fondo i Poteri economico e religioso. La proposta di nazionalizzare le banche va in questa direzione, ma è una goccia nel mare e non sembra essere realizzabile. Gli ultimi vent&#8217;anni hanno dimostrato – e il Porcellum lo ha definitivamente confermato – che il Parlamento italiano è composto da prestanome, e sostituirli con “cittadini accorti” non dà certezza di cambiamento. Le élite dominanti di cui parla Pareto non sono a Palazzo Madama, né a Montecitorio.</p>
<p>In un&#8217;intervista alla BBC (28 febbraio 2013) Grillo confermava le sue grandi capacità di previsione e di lettura degli eventi: “the right and the left will get together and will govern a country of rubble that they are responsible for. It will last a year. One. Maximum. Then there will be elections again. And once again the Five Star Movement will change the world”, prevedendo quindi il Governo Letta, e anche la sua durata – previsione, questa, ancora da verificare. Sostenendo che, nelle prossime elezioni, l&#8217;M5S “cambierà il mondo”, stravincendo, perché “now, the agreements they’ve been doing in the shadows for 20 years, they need to do in the light. And if they do it, they’re dead. Politically dead” [intervista a <i>Time World</i>, cit.: gli accordi che Pd e Pdl hanno fatto nell'ombra per vent'anni, ora devono farli alla luce del sole. E se lo fanno, sono morti. Politicamente morti]. C&#8217;è, però, un grande equivoco alla base di questo ragionamento: l&#8217;intransigenza e il rifiuto di ogni compromesso sono sensati se il “nemico” è un invasore, non se è il tuo vicino di casa, tuo cugino, o un tuo collega. Gandhi è intransigente, e non cede fino a che non ha ottenuto la <i>Swaraj</i>, l&#8217;autogoverno dell&#8217;India, l&#8217;indipendenza individuale, spirituale e politica. Fino a che gli inglesi non abbandonano Calcutta. Boicottaggio economico, non violenza, disobbedienza civile sono le armi che un popolo numerosissimo può utilizzare contro un invasore straniero. Nel caso italiano i “siete circondati” e i “mandiamoli tutti a casa” sono solo slogan, e se anche il sistema democratico rappresentativo esprimesse in futuro una maggioranza assoluta di virtuosi (e qui ci sono i leciti dubbi di cui sopra, sia riguardanti la virtù dei cittadini governanti, sia riguardo la vittoria elettorale) non verrebbero soppressi di conseguenza il malaffare, l&#8217;imperizia, le clientele, l&#8217;ignoranza del vecchio gruppo di Potere, che è espressione di un intero Paese, dove vigono il malaffare, l&#8217;imperizia, le clientele e l&#8217;ignoranza. Accettare il compromesso con la parte politica che si ritiene meno corrotta (Grillo, nel 2009, tentò di prendere la tessera del Pd ad Arzaghena, per partecipare alle primarie) sarebbe stata probabilmente la scelta strategica migliore, per influenzare profondamente gli indirizzi di Governo, per ritrovarsi col coltello dalla parte del manico, andando a nuove elezioni in caso di mancati accordi sui temi importanti, e, soprattutto, per trasformare realmente la questione politica in una questione culturale – o, almeno: tentare, cominciare. L&#8217;ambizione di sostituire l&#8217;intera classe dirigente, la volontà di fare fino in fondo la rivoluzione, l&#8217;intransigenza gandhiana, potrebbero rivelarsi un errore fatale. Ameno che non si avveri, per l&#8217;ennesima volta, la previsione da Beppe Grillo, e allora, forse, “the Five Star Movement will change the world”, l&#8217;M5S cambierà il mondo, e l&#8217;Italia, per davvero.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/15/vilfredo-pareto-e-la-critica-al-grillismo/">Vilfredo Pareto e la critica al grillismo</a></p>
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		<title>La frase nazi</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 11:08:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Cécile Kyenge]]></category>
		<category><![CDATA[Dolores Valandro]]></category>
		<category><![CDATA[lega nord]]></category>
		<category><![CDATA[leghismo]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di<strong> Andrea Inglese</strong></p>
<p><a href="http://http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Perche-nessuno-stupra-Kyenge-Consigliera-leghista-choc-su-Fb_32292636830.html">La frase</a> della consigliera leghista Dolores Velandro non è semplicemente una frase razzista. Non si limita a rendere corresponsabile una cittadina italiana di origine africana di un presunto crimine realizzato da un immigrato africano. Di che dovrebbe, infatti, vergognarsi il ministro dell’integrazione Kyenge?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/14/la-frase-nazi/">La frase nazi</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di<strong> Andrea Inglese</strong></p>
<p><a href="http://http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Perche-nessuno-stupra-Kyenge-Consigliera-leghista-choc-su-Fb_32292636830.html">La frase</a> della consigliera leghista Dolores Velandro non è semplicemente una frase razzista. Non si limita a rendere corresponsabile una cittadina italiana di origine africana di un presunto crimine realizzato da un immigrato africano. <span id="more-45839"></span>Di che dovrebbe, infatti, vergognarsi il ministro dell’integrazione Kyenge? Del fatto di avere origini africane come la persona che avrebbe tentato di commettere uno stupro? Ogni europeo dovrebbe quindi vergognarsi quando un altro europeo commette un crimine? Sì, a patto che sia un suo complice. In che modo il ministro Kyenge sarebbe complice di un africano che avrebbe cercato realizzare un crimine? Forse perché propone una legge per estendere il diritto di cittadinanza ai figli di immigrati nati nel nostro paese? Si può essere o meno d’accordo con una tale proposta di legge, ma non si capisce quale rapporto intercorra tra una legge sulla cittadinanza e uno stupro. L’unico rapporto che si può stabilire si basa su un presupposto propriamente razzista: poiché tutti gli immigrati sono degli stupratori e ugualmente lo sono i loro figli, è vergognoso conferire degli ulteriori diritti a dei criminali, dal momento che è invece responsabilità dello Stato <em>limitare</em> i diritti dei criminali. Come sappiamo l’idiozia governa il ragionamento razzista, le sue false e assurde inferenze. Ma la frase della consigliera leghista non si limita ad esprimere la tortuosità e l’idiozia del razzismo ordinario. In essa emerge una ben percepibile nota nazista. Secondo quale logica si può desiderare che il ministro Kyenge, che è una donna, venga stuprata? A quale donna si può augurare di subire uno stupro? Chi parla è forse il parente di una vittima accecata dalla rabbia nei confronti del carnefice? Si sta riesumando la crudele giustizia biblica dell’occhio per occhio? No. Il ministro Kyenge non ha commesso nessuno stupro, nemmeno ha sottratto alla giustizia alcuno stupratore. Ma appartenendo il ministro Kyenge a una presunta razza inferiore, di criminali cronici, nei suoi confronti non è consentito non solo nessun rispetto, ma neppure l’elementare pietà per l’innocente. Desiderare lo stupro di un innocente, in virtù di una semplice appartenenza “razziale”, è un pensiero nazista. Non si tratta di xenofobia, non si tratta di razzismo. Vi è un passaggio ulteriore, di cultura politica, che emerge in una frase del genere. “Io abbaio ma non mordo”, ha detto Dolores Velandro <a href="http://video.repubblica.it/edizione/milano/frase-shock-contro-kyenge-valandro-era-solo-una-battuta/131848/130369?ref=HREC2-1">in un’intervista</a>. Ricordiamolo ancora una volta: un sacco di convinti nazisti in Germania non avevano torto un capello ad un ebreo. Lo stesso Eichmann lo ripeté più volte durante il suo processo. Non è necessario che tutti mordano. C’è sempre una più o meno ampia minoranza che si incarica di farlo. Ma Dolores Velandro ha già varcato la soglia, è già dentro una visuale nazista, anche se non tiene ritratti di Hitler alle pareti o bandiere con croci uncinate. Quella frase nazista non è nata per caso, ma è stata nutrita da un contesto preciso, che utilizza la xenofobia e il razzismo ordinario per far passare qualcosa di peggiore e micidiale: il delirio nazi-fascista, e il suo culto dell’odio e della violenza nei confronti di quei fantomatici gruppi sociali (razze, culture) che minacciano una presunta identità nazionale e razziale. Sono deliri condivisi da piccoli gruppi di persone, si dirà. Il problema è che il caso Dolores Velandro ci mostra come non esistano frontiere stagne tra tali deliri e il razzismo ordinario di coloro che pretendono di abbaiare senza mordere.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/14/la-frase-nazi/">La frase nazi</a></p>
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		<title>Oltre i titoli di coda</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2013/06/14/oltre-i-titoli-di-coda/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 05:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[alfabeta2]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Marmo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: left;">di <strong>Giovanna Marmo</strong></p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><strong>Scomparendo dallo schermo</strong></p>
<p>Benvenuti. Accendete la luce, ma non guardatemi,<br />
perché io non posso riconoscervi, così come voi<br />
non siete in grado di riconoscermi. </p>
<p>Tornate pure al vostro lavoro,<br />
rientrate nella cabina di proiezione,<br />
niente si modifica: ho accettato<br />
di essere un duplicato in una stanza fatta di carne.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/14/oltre-i-titoli-di-coda/">Oltre i titoli di coda</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">di <strong>Giovanna Marmo</strong></p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><strong>Scomparendo dallo schermo</strong></p>
<p>Benvenuti. Accendete la luce, ma non guardatemi,<br />
perché io non posso riconoscervi, così come voi<br />
non siete in grado di riconoscermi. <span id="more-45827"></span></p>
<p>Tornate pure al vostro lavoro,<br />
rientrate nella cabina di proiezione,<br />
niente si modifica: ho accettato<br />
di essere un duplicato in una stanza fatta di carne.</p>
<p>Non indosso nulla, solo una luce nella bocca.<br />
Nonostante il disagio mi stendo<br />
sul tavolo di vetro tra tubi al neon.</p>
<p>Respiro dopo respiro l’aria circonda la mia testa.<br />
È difficile capire chi davvero stia scrivendo.<br />
Sento la mia voce mentre vi parlo in terza persona<br />
e desidero strofinarmi contro una porta.</p>
<p>La luce si spegne nella cabina di proiezione.<br />
Gli attori entrano in scena uno ad uno<br />
mostrando il catalogo dei volti</p>
<p>ma lei è scomparsa dallo schermo.<br />
Si vede solo la parete alle sue spalle.<br />
Vi siete mai chiesti se questo è giusto?</p>
<p>Nella stanza di carne il tavolo di vetro<br />
è avvolto da un lenzuolo bianco.</p>
<p>Il giorno nasce e muore,<br />
è ora di andare a dormire.</p>
<p>Ancora una volta, arrivederci.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Cinema muto</strong></p>
<p>Conosco una sola distanza rispetto a cui le immagini<br />
appaiono nitide. Ho deciso di abbandonarla<br />
e fare a meno della profondità di campo,<br />
avvicinerò l’obiettivo.</p>
<p>Mi muovo in un alone sfocato. La macchina da presa<br />
accarezza le stanze, i corridoi oscuri, i segni sui muri,<br />
le macchie sulle poltrone. Sto attraversando le scene<br />
di un film che non può appartenere ad una vita sola:<br />
la confusione aumenta sulla pellicola.</p>
<p>E non sono più sicura che questa voce sia la mia,<br />
non vedo tracce sonore.</p>
<p>Ormai la casa è vuota e questi sono i resti di una sala<br />
cinematografica. Forse, però, qualcosa dura ancora<br />
nonostante il trasloco, nonostante l’arteria si sia rotta<br />
e il proiettore non funzioni da tempo. Ricordo che dal buco<br />
del pavimento filtrava il chiarore.</p>
<p>Come sarà la notte senza oggetti?<br />
Il silenzio ha raggiunto i soffitti alti.</p>
<p>*</p>
<p><strong>La curva dell’oblio</strong></p>
<p>Non distinguo nessuno, confondo le persone,<br />
anche io voglio essere confusa con gli altri.<br />
Ho perso tutte le informazioni acquisite.<br />
Inutile tracciare l’ombra sul muro<br />
ogni cellula di memoria bruciata<br />
non può essere ricostruita.</p>
<p>Dormo in un film dal montaggio sempre uguale,<br />
con paesaggi di taglio e scorci in cui non compaiono<br />
persone. Solo sagome, vaghi contorni in un parcheggio<br />
vuoto, nell’aeroporto dallo spazio trasparente.</p>
<p>Il viso incollato al vetro, lei guarda verso il basso<br />
la curva dell’oblio. Aspetta che ritorni l’automatismo<br />
dello scatto fotografico, l’istante che ha congelato gli altri.</p>
<p>Pioggia scura, densa come olio per motore.<br />
Solo nell’ultima scena, per una frazione di secondo,<br />
sulla pellicola il richiamo di un volto-latte.</p>
<p>*<br />
<strong><br />
Oltre i titoli di coda</strong></p>
<p>Prigionieri in due inquadrature distinte,<br />
ma speculari, non potevano incontrarsi.<br />
Tuttavia la loro direzione era la stessa.</p>
<p>Attraversavano chilometri e chilometri di pellicola.<br />
Si muovevano con sicurezza, perché conoscevano<br />
il ramo paludoso che collega tutti questi luoghi.</p>
<p>Raccoglievano gli oggetti morti nella contemplazione.<br />
Adoperavano la lente sfocata della malinconia<br />
per osservare il presente.</p>
<p>A tratti credevano di parlare ad alta voce,<br />
la vista diventava udito. I sensi si confondevano.</p>
<p>Consapevoli della presenza dell’altro,<br />
per comunicare tra di loro stendevano le braccia<br />
in avanti e guardavano verso la macchina da presa.<br />
In questi momenti mettevano in difficoltà gli spettatori,<br />
perché non erano loro i protagonisti.</p>
<p>Solo una volta, in uno stacco nero sullo schermo,<br />
si parlarono attraverso i sottotitoli:<br />
come sai il mio nome?<br />
Non posso proteggerti, cosa hai fatto?</p>
<p>Erano le comparse di un film senza traccia sonora,<br />
girato in due piani sequenza paralleli. Si incontrarono<br />
oltre i titoli di coda.</p>
<p>*</p>
<p><strong>I volti nelle teche</strong></p>
<p>Siate immobili, sopprimete ogni pensiero<br />
non voltatevi verso la macchina da presa,<br />
ci fareste sentire a disagio.</p>
<p>Attenti a non riempire lo schermo con i vostri volti.<br />
Poche inquadrature, niente più stacchi. Per favore,<br />
un’inquadratura sfumi nell’altra.</p>
<p>Che il proiettore possa agganciare sempre la pellicola,<br />
farla scorrere davanti al fascio di luce.</p>
<p>Tutto deve rimanere intatto nelle teche di vetro,<br />
come stabilito. Esposto allo sguardo<br />
dello spettatore, senza sapere cosa accade,<br />
affinché l’ombra non renda mai cavo lo spazio.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Il suo punto di fuga</strong></p>
<p>La macchina da presa la segue.<br />
Per proteggerla dalle altre comparse<br />
si adegua al suo percorso lento,<br />
non la trascina con sé.</p>
<p>Cieli di rame, strade invase dal fango,<br />
sfregi di pallottole esplose sui muri,<br />
facciate distrutte. La guerra è dichiarata.</p>
<p>Ma non accade niente.<br />
Per lei tutto ciò che conta<br />
è già avvenuto fuori campo.</p>
<p>Si muove quasi senza spostare l’aria,<br />
nonostante gli arti lunghi e arrugginiti.<br />
E non chiede mai: cosa avete fatto alle mie gambe?</p>
<p>Non ha bisogno di mantenersi in equilibrio,<br />
non capisce niente della sua esistenza.</p>
<p>Ha un nome di copertura, ha scelto di vedersi<br />
come se fosse un’altra. Quando si specchia<br />
nell’obiettivo il volto che appare sullo schermo<br />
è una città assente nel ricordo.</p>
<p>Nel film pronuncia due battute:<br />
- Dissolvenza al nero.<br />
- Fine.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/14/oltre-i-titoli-di-coda/">Oltre i titoli di coda</a></p>
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		<title>A Corigliato gli danno pure la carta di credito</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2013/06/13/a-corigliato-gli-danno-pure-la-carta-di-credito/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 06:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[carte di credito]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa italiana contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Di fronte ai sedili dove aspettava c’era un distributore automatico di bevande calde e Corigliato si alzò, infilò le monete e scelse il caffè, ma il distributore si limitò a trattenere i soldi, resto compreso, senza erogare la bevanda.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/13/a-corigliato-gli-danno-pure-la-carta-di-credito/">A Corigliato gli danno pure la carta di credito</a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Di fronte ai sedili dove aspettava c’era un distributore automatico di bevande calde e Corigliato si alzò, infilò le monete e scelse il caffè, ma il distributore si limitò a trattenere i soldi, resto compreso, senza erogare la bevanda. Ora questo era chiaramente un presagio di cattivo augurio che avrebbe dovuto indurre Corigliato ad andarsene quanto prima da quel luogo, Corigliato invece si limitò a imprecare sotto voce e ritornò al suo posto, ma subito fu raggiunto da un tizio in giacca e cravatta con qualche problema di forfora, ma era anche la stagione, che lo fece accomodare e sentito le sue richieste, disse che prima di ogni cosa si doveva provvedere a determinare le sue propensioni di spesa e pertanto il suo profilo di consumatore. <span id="more-45825"></span>L’addetto cominciò a sottoporgli dei quesiti a risposta multipla su argomenti di ordine finanziario, psicologico, morale e intimo che poi riportava su un computer che aveva un programma apposito per calcolare il suo profilo di consumatore perché non tutti i profili erano utili alla concessione della Liberty card, che era poi il nome della carta di credito di cui gli aveva parlato il Cerletti.  Tra i quesiti più significativi  a Corigliato restarono impressi nel libro della sua memoria quello degli eventi luttuosi ( nel quale si invitava a quantificare la propria propensione di spesa dopo uno di queste, spese funerarie escluse), quello della prima giornata di primavera( nel quale si chiedeva se, avendo deciso in precedenza di consacrare un tale giornata agli acquisti e avendo scoperto che proprio quel giorno lo zeffiro tornava a spirare e a portare la primavera, si sarebbe differita o meno l’attuazione della deliberazione)  e quello del negozio di sabato pomeriggio ( nel quale si chiedeva di determinare quanti acquirenti usavano nel giro di un’ora la carta di credito per saldare i propri conti, dato che ogni dieci minuti dal negozio uscivano 37 persone e ne entravano 52, delle quali solo la metà più sei dotate di carta di credito).<br />
-	Sì! Il computer ha detto che  rientri nel profilo adeguato per ottenere la concessione della Liberty card -. Cinguettò all’improvviso l’impiegato &#8211; Complimenti per aver ottenuto la Liberty card.<br />
    Corigliato chiese delucidazioni su questa storia dei profili e l’impiegato spiegò che per  erano stati creati cinque grandi profili ( rotschild, rockfeller, rockerduck, scroodge, skilling) secondo cinque tipi basilari di propensione di spesa per favorire una scelta consapevole da parte del cliente del tipo di carta di credito più adatta alle sue esigenze. Poi l’impiegato proseguì con un tono sempre più fervido alla creazione del quale non era estraneo un giocherellare nervoso con un facsimile della Liberty card.<br />
-	Non vorrei che tu mi avessi frainteso, ma veramente sono sorpreso che a un giovane come te sia stata concessa la Liberty card che nella scala gerarchica delle nostre card è seconda solo alla Oligarcard, la carta per gli oligarchi. &#8211; Corigliato restò per un attimo interdetto perché era convinto che fosse stato lo stesso impiegato a decidere se dargli la carta e ora parlava come se lui fosse solo il terminale di un computer, ma l’altro proseguì senza prestare attenzione a quello esitante. &#8211; Sì per la Oligarcard ci vuole la garanzia di mamma e papà, ma andiamo per gradi: è già veramente un grande onore per te avere diritto a fare le tue spese con Liberty card, che quando l’esercente la vede capisce già di avere a che fare con un cliente di qualità perché non è certo il caso che distribuisce le card. Ora perché secondo te abbiamo creato la Liberty card?<br />
-	Ma non saprei&#8230; &#8211; Rispose Corigliato che si sentì a disagio per questa domanda a bruciapelo che gli ricordava le interrogazioni a scuola.<br />
-	Ma per la libertà ovvio, perché la gente sia libera. Il nostro fondatore, il signor Markus Pellegatta, l’ha sempre detto di aver ideato la Liberty card perché non ne poteva più dei drammi a fine mese in famiglia per una spesa da quattro soldi in più o in meno. Uno si deve sentire libero di comprare senza avere il fiato sul collo nel mese in cui ha deciso di comperare, vuol dire che risparmierà il mese successivo. Finalmente la stanno capendo un po’ tutti che i finanziamenti devono essere al servizio dei clienti e non viceversa: noi coi nostri mutui la praticavamo già senza bisogno che venisse il governo a dircelo, la rinegoziazione,  e la facciamo su base scientifica perché il software per calcolarla è stato messo a punto da due premi nobel per la matematica, due cervelloni di quelli che tutto il mondo ci invidia e infatti vivono in America.<br />
-	Accidempoli. &#8211; Disse tra sé mentalmente Corigliato impressionabile e impressionato.<br />
-	E così si è pensato anche per la carta di credito di creare uno strumento di liberazione dalle ansie di fine mese comodo, rinegoziabile ( la rinegoziazione è l’anima del commercio), veloce, giovane, dinamico, riconoscibile, affidabile, clinicamente testato e fiscalmente trattabile. Tu sei giovane, ma non devi sottovalutare l’importanza delle card, della tua card: senza le card imperi fiorenti sarebbe crollati nello spazio di un mattino all’arrivo della prima bancarella cinese. &#8211; (E qui Corigliato pensò che l’altro adesso esagerasse perché gli sembrava inverosimile che ci fossero governi così fessi da affidare tutto il loro destino a una cosa volatile come una card che chiunque si poteva procurare). &#8211; La card, questa card in particolare è il cuore di tutto, senza card non c’è vita: come dimostra l’etimologia stessa della parola: infatti card deriva da cardiaco, relativo al cuore. E c’è un po’ di cuore, il tuo e il nostro, in questa card che ti libera dal batticuore.  Questa è la tua card: abbine cura.<br />
  Poi si alzò come frettoloso, riaccompagnò Corigliato nella hall dove c’erano le addette, dette anche hostess, e disse ad alta voce &#8220;E’ un titolare&#8221; indicando lo stesso Corigliato un po’ smarrito e la hostess gli rivolse un sorriso così largo e sgargiante come quello che nelle réclame dei dentifrici la modella rivolge al tubetto.</p>
<p>* </p>
<p>[Il passo è tratto da un romanzo inedito con titolo provvisorio di <em>Corigliato nel paese delle controtendenze</em>.] </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/13/a-corigliato-gli-danno-pure-la-carta-di-credito/">A Corigliato gli danno pure la carta di credito</a></p>
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		<title>Minima ruralia – Conservare la diversità</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 09:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giacomo sartori</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
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		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[liguria]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Angelini]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagora]]></category>
		<category><![CDATA[varietà tradizionali]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Massimo Angelini</strong></p>
<p>Non si conserva il patrimonio varietale se si dissolve il tessuto rurale che lo ha generato, conservato e fatto evolvere: non ha senso recuperare i semi se si estirpano i contadini.</p>
<p>Per conservare la diversità delle piante agricole e il patrimonio di varietà e razze tradizionali, bisogna che nelle aree rurali e montane soggette a spopolamento funzionino le scuole per i figli di chi ci vive.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/12/minima-ruralia-conservare-la-diversita/">Minima ruralia &#8211; Conservare la diversità</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Massimo Angelini</strong></p>
<p>Non si conserva il patrimonio varietale se si dissolve il tessuto rurale che lo ha generato, conservato e fatto evolvere: non ha senso recuperare i semi se si estirpano i contadini.</p>
<p>Per conservare la diversità delle piante agricole e il patrimonio di varietà e razze tradizionali, bisogna che nelle aree rurali e montane soggette a spopolamento funzionino le scuole per i figli di chi ci vive. E i servizi sanitari. Bisogna che le botteghe nei paesi possano restare aperte senza essere schiacciate dal peso delle norme fiscali e da norme igieniche astratte. Bisogna che gli agricoltori e gli allevatori possano lavorare in pace, senza l’aggravio di oneri, registri, carte, controlli che generano burocrazia e giustificano l’impiego di funzionari e consulenti, più di quanto serva al bene comune. Bisogna che i diritti comuni sulla terra e le sue risorse siano preservati e che, allora, sia interrotto il processo di liquidazione degli usi civici.</p>
<p>Questi aspetti – e altri ancora – segnano un confine; da una parte c’è la possibilità di continuare a vivere sulla terra, dall’altra c’è il suo abbandono. In Italia quel confine è già stato superato, forse non definitivamente e, forse, si può ancora fare un passo indietro; ma, per farlo, <i>non</i> occorrono nuove norme, al contrario: bisognerebbe cancellare quelle che scoraggiano il lavoro e la vita sulla terra, o, almeno, bisognerebbe escludere le aree rurali e montane dal campo di applicazione delle leggi che impongono norme fiscali e igieniche scoraggianti, se non opprimenti.</p>
<p>È così che si può conservare la diversità delle piante agricole: rispettando il contesto comunitario e locale nel quale la diversità è stata generata (e si rigenera), e i contadini che hanno selezionato le varietà e le razze tradizionali, le hanno fatte circolare, le coltivano e continuano a tramandarle. Sono loro che hanno conservato e ancora conservano il patrimonio comunitario di varietà e razze; nessuna legge può imporlo e le banche dei semi non possono farlo al loro posto: possono, tutt’al più, mantenere in vita materiale genetico senza contesto.</p>
<p>Tutto questo è cosa le leggi regionali approvate negli ultimi anni sulla tutela delle “risorse genetiche” sembrano ignorare: istituiscono banche dei semi, registri, commissioni tecnico-scientifiche, conferiscono incarichi, moltiplicano i moduli e i funzionari; finanziano genetisti e agronomi perché caratterizzino le varietà con descrittori standard o attraverso marcatori molecolari. E così facendo quelle leggi ignorano che conosce e può riconoscere con competenza le specie e le varietà di piante di un luogo chi in quel luogo vive e di quelle varietà sa spiegare l’uso e descrivere l’aspetto, il comportamento e le differenze, con le parole che in quel luogo tutti possono capire in un modo noto e condiviso.</p>
<p>Dall’altra parte, si riconoscono compensi agli agricoltori e li si chiama “custodi”. Custodi di cosa? Del museo della campagna? Di un ospizio grande come questa montagna? La terziarizzazione dei contadini come giardinieri del paesaggio e della biodiversità mi fa impressione. Le varietà tradizionali sono eredità, patrimonio e memoria, così come lo sono le fotografie dei propri vecchi, i saperi di famiglia e la terra di casa: se qualcuno ha bisogno di un compenso per conservare le fotografie dei propri vecchi e per tenere in vita i documenti del proprio costume è meglio che li perda.</p>
<p>Desidero ripeterlo: non si conserva il patrimonio varietale se si dissolve il tessuto rurale che lo ha generato e conservato e fatto evolvere: <i>non ha senso recuperare i semi se si estirpano i contadini</i>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(anche quest&#8217;ultimo frammento, come il <a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/05/24/minima-ruralia-contadini-dunque-villani/">primo</a> e il <a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/05/31/minima-ruralia-dove-sono-le-varieta-tradizionali/">secondo</a>, è tratto da &#8220;Minima ruralia&#8221;, sottotitolo: &#8220;Semi, agricoltura e ritorno alla terra&#8221;, del filosofo e ruralista Massimo Angelini, pubblicato da &#8220;Pentagora&#8221;, Savona, 2013)</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2013/06/12/minima-ruralia-conservare-la-diversita/">Minima ruralia &#8211; Conservare la diversità</a></p>
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