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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" gd:etag="W/&quot;A0UESHc5fSp7ImA9WhVTGEQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907</id><updated>2012-03-04T23:13:29.925+01:00</updated><category term="Adotta un film" /><category term="Recensioni narrativa" /><category term="Recensioni saggistica" /><category term="Parlando di scrittura" /><category term="Pubblicità di cui non si sentiva la mancanza" /><category term="Sick Building Syndrome" /><category term="Adotta un eBook" /><category term="Escursionismo" /><category term="Post dal passato" /><category term="Interviste" /><category term="Recensioni serie tv" /><category term="Recensioni film" /><category term="Riguardo al blog" /><category term="Parlando di cinema" /><category term="Riflessioni sul nulla e sul tutto" /><category term="Come September Project" /><category term="Metamorfosi Verde" /><category term="Necrofilia cinematografica" /><category term="Giochi di Ruolo" /><category term="Miei eBook" /><category term="Survival Blog" /><category term="Classifiche" /><category term="Mie Collaborazioni" /><category term="Mie Pubblicazioni" /><category term="Segnalazioni" /><category term="Risorgimento di Tenebra" /><title>Nella mente di Redrum</title><subtitle type="html">Il blog di Gianluca "Redrum" Santini, contenente racconti, eBook, recensioni, approfondimenti su cinema, narrativa ed ecologia, articoli vari ed eventuali.</subtitle><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/" /><link rel="next" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false&amp;v=2" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>169</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/NellaMenteDiRedrum" /><feedburner:info xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" uri="nellamentediredrum" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><entry gd:etag="W/&quot;DEAFSXo-cCp7ImA9WhVTF0s.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-6623287543980517198</id><published>2012-03-03T10:25:00.000+01:00</published><updated>2012-03-03T10:25:18.458+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-03-03T10:25:18.458+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Recensioni film" /><title>Giovani aquile</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-M9sMGmR6TFw/T1DPR-FEeqI/AAAAAAAABJY/QanN-U2ss_A/s1600/giovani-aquile.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="Giovani aquile Locandina" border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-M9sMGmR6TFw/T1DPR-FEeqI/AAAAAAAABJY/QanN-U2ss_A/s200/giovani-aquile.jpg" width="139" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;Titolo:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Giovani aquile&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Regista:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Tony Bill&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Anno:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;2006&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Genere:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Guerra&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Nazionalità:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;USA, Francia&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Attori principali:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;James Franco, Philip Winchester, Jean Reno, David Ellison, Martin Henderson, Tyler Labine, Abdul Salis, Augustin Legrand, Michael Jibson, Jennifer Decker&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Trama:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Durante la Prima Guerra Mondiale, un gruppo di giovani volontari americani si arruola per combattere nell'aviazione francese. Dopo un periodo di addestramento sotto la guida del capitano Thenault, nasce la Squadriglia Lafayette.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Commenti:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;"Giovani aquile" è un film tratto da una storia vera, così viene presentato fin dall'inizio e così ve lo presento io subito, ancor prima di iniziare il commento. È un film di guerra e d'azione, ma non mancano i drammi e il romanticismo. Un film che riesce a strappare la sufficienza, ma non è riuscito a coinvolgermi più di tanto, per svariati motivi.&lt;br /&gt;
Cominciamo dall'aspetto che più interessa in un film di guerra e in particolare sul tema dell'aviazione. La resa visiva dei combattimenti, dei voli di ricognizione e della fase di addestramento è molto buona. A livello tecnico c'è una notevole presenza di grafica fatta al computer, ma devo dire che non rovina le sequenze, anzi proprio l'aggiunta della tecnologia riesce a rendere al meglio le varie scene, creando quello che prima di tutto è un bello spettacolo per gli occhi. Da questo punto di vista il risultato è sicuramente raggiunto, almeno per me. Raggiunto al punto che l'immedesimazione, sopita finché si è a terra, si risveglia ogni volta che si decolla. La regia è virtuosa, gioca in maniera esplicita con le coreografia degli aerei, al fine di spettacolarizzare al massimo il combattimento. Non si incappa nemmeno, rischio che in un film del genere è sempre dietro l'angolo, nell'eccedere con le giravolte delle inquadrature: lo spettatore non subisce le sequenze in volo, non le vede con un vago senso di nausea, ne è anzi ammirato.&lt;br /&gt;
Con questo presupposto sembra quasi che Tony Bill, il regista, abbia costruito qualcosa di veramente buono. Purtroppo non è così, come dimostra anche il mio precedente accenno all'immedesimazione. Se nelle scene in volo l'interesse è sempre vivo e la resa è pregevole, nelle scene a terra il coinvolgimento latita. Bill, senza aerei da manovrare e mitragliatrici da azionare, non riesce a gestire al meglio il gruppo di personaggi. Non c'è un sufficiente approfondimento della loro psicologia, al punto che agli inizi sembrano tutti uguali, delle figure indistinte nella massa dei volontari americani. Poco a poco la storia di ognuno emerge, ma dal momento che il numero di protagonisti è elevato, il tempo dedicato a ogni singola sotto-trama è esiguo. Il risultato è che i vari drammi personali sembrano un po' posticci. Ed è un peccato, perché alcuni elementi erano anche interessanti da approfondire.&lt;br /&gt;
C'è inoltre l'immancabile love story: Blaine, il più bravo della Squadriglia, si innamora della giovane francese Lucienne. Da quel punto in poi la storia si divide in due narrazione separate. Nella prima abbiamo la Squadriglia, ormai diventata un'unità indistinguibile formata da persone che non emergono al punto da impressionare lo spettatore, impegnata nelle lotte contro gli aerei tedeschi, in particolare contro il famigerato Falco Nero. Nella seconda ci sono Blaine e Julienne. In entrambi i casi la risoluzione è più o meno scontata, anche agli spettatori meno scafati. Il film cerca dunque di mantenere il piede in due staffe, ma sia per quanto riguarda la guerra sia per quanto riguarda la love story non mi ha convinto del tutto. Sulla guerra mostra una visione molto parziale e spettacolarizzata, che è visivamente affascinante, ma non coinvolge a livello di narrazione e di personaggi. Per la love story manca il tempo per poterla sviluppare in maniera degna, in quanto questo filone della storia emerge tardi, a metà della pellicola quasi. Il risultato globale quindi, almeno per quanto mi riguarda, è quello di un film insipido, capace di affascinare da un lato, ma anche di annoiare dall'altro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Voto:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;6&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-6623287543980517198?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/6623287543980517198/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/03/giovani-aquile.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/6623287543980517198?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/6623287543980517198?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/03/giovani-aquile.html" title="Giovani aquile" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-M9sMGmR6TFw/T1DPR-FEeqI/AAAAAAAABJY/QanN-U2ss_A/s72-c/giovani-aquile.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkcERn49fSp7ImA9WhVTFkU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-6787013348619124754</id><published>2012-03-02T10:46:00.001+01:00</published><updated>2012-03-02T11:26:47.065+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-03-02T11:26:47.065+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Recensioni narrativa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Post dal passato" /><title>Neuromante</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ucP0K6X_49Y/T0oqyFXbqrI/AAAAAAAABIQ/x_nYjsoVaYE/s1600/neuromante.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="Copertina Neuromante" border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-ucP0K6X_49Y/T0oqyFXbqrI/AAAAAAAABIQ/x_nYjsoVaYE/s200/neuromante.jpg" width="129" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(Recensione ampliata di quella apparsa nel &lt;a href="http://redrum.blogfree.net/?t=3256334" target="_blank"&gt;vecchio blog&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Titolo: &lt;/i&gt;Neuromante&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Autore: &lt;/i&gt;William Gibson&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Anno: &lt;/i&gt;2003&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Genere: &lt;/i&gt;Fantascienza, Cyberpunk&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Editore: &lt;/i&gt;Mondadori&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Formato: &lt;/i&gt;Cartaceo&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Sinossi: &lt;/i&gt;In un mondo in cui le mafie della finanza e dell'elettronica possono tutto, un mondo attraversato da autostrade informatiche e hacker dai poteri neuromantici, si svolge l'avventura violenta e disperata di Case, l'uomo che ha avuto il torto di mettersi contro l'organizzazione sbagliata. Per vendetta lo hanno privato della capacità di connettersi al cyberspazio, isolandolo nella prigione di carne del suo corpo materiale. Ora qualcuno è disposto a offrirgli un'alternativa, a ricostruirgli le sinapsi bruciate. A patto che Case porti a termine un'ultima missione, oltre i limiti del conosciuto.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Commenti: &lt;/i&gt;L'incipit di questo romanzo è la frase migliore da cui partire per parlare di "Neuromante", un'opera complessa e variegata, che presuppone una lettura attenta e consapevole.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class="tr_bq"&gt;Il cielo sopra il porto era del colore di uno schermo televisivo sintonizzato su un canale morto.&amp;nbsp;&lt;/blockquote&gt;Inizia così il romanzo che ha segnato il genere cyberpunk, e non c'è inizio migliore per la vicenda di Case, ex cowboy del cyberspazio abbandonato nella sua prigione di carne. Basta una frase, apparentemente solo di "colore", per far capire al lettore che il mondo in cui si sta addentrando è pervaso di tecnologia. Una tecnologia alienante e disturbante, al punto da influenzare il paesaggio stesso a livello descrittivo. Gibson cura in maniera molto particolare il lessico utilizzato nel romanzo, l'opera non si piega mai al lettore, è semmai il lettore che deve riuscire a entrambe in simbiosi con il modo di scrivere di Gibson, se vuole riuscire a non perdersi nella caoticità del mondo cyberpunk. Nessuna spiegazione facile, nessuna scena edulcorata, l'autore mette tutto in bella mostra, senza filtri e senza didascalie. La lettura di "Neuromante" è &amp;nbsp;attiva, non si può prendere questo romanzo come intrattenimento tranquillo.&amp;nbsp;Le descrizioni sono taglienti come quella prima frase: dai quartieri malfamati di Tokyo alla costa americana, passando per la Turchia fino alle stazioni nello spazio. Abbiamo a che fare con un mondo variegato e complesso, con micro-società che si fondono in un contesto affollato e disumano. Lo stile che l'autore usa è appunto mimesi di questo caos, di questa "libertà" di vivere dei protagonisti. Parole a volte confuse, neologismi, descrizioni articolate e strutturate, il tutto fa emergere l'oscurità dei luoghi in cui si muovono i personaggi, le luci al neon, la nebbia data dai fumi e dalle droghe. La particolarità è, come già sottolineato, nel non fornire mai un "libretto di istruzioni" al lettore, dovrà essere lui stesso a ricostruire le descrizioni, a immergersi nel mondo oscuro del romanzo. Fermarsi a questo punto senza aver tentato di entrare nell'ottica giusta, presuppone un approccio errato all'opera. "Neuromante" è un bel romanzo, ma occorre porsi in maniera attiva nei suoi confronti, al contrario di molti romanzi fantastici moderni in cui scorre via liscio. La scelta dell'autore è coraggiosa: il mondo che tratteggia è sofferenza e disumanità, il lettore stesso, per entrarvi, deve passare attraverso un progressivo distaccamento dal comune modo di leggere un libro.&lt;br /&gt;
La vicenda è a sua volta oscura e misteriosa. Case viene ingaggiato per un nuovo lavoro, e per questo viene rimesso in sesto grazie alla chirurgia, branca che ha fatto passi da gigante e che segna la vita di tutti gli uomini (da notare la frase in cui viene detto che la bellezza è ormai alla portata di tutti). Si affiancano a lui personaggi bizzarri e dal passato nascosto, mentre l'obiettivo della loro missione non viene mai rivelato esplicitamente, gettando il lettore nello stesso senso di impotenza di Case. Soltanto col procedere della storia, tra un colpo di scena e l'altro, si capirà davvero chi è il mandante della missione e qual è il suo obiettivo. Gibson crea una storia dal forte impatto, in cui alcune descrizioni visive rimangono impresse anche a distanza di tempo dalla lettura. Alcuni personaggi hanno fatto la storia di questo sottogenere della fantascienza, ed è impossibile negare l'importanza di questo testo.&lt;br /&gt;
A seguito del romanzo, c'è&amp;nbsp;uno scritto di Bruce Sterling, un altro autore cyberpunk molto amico di Gibson. In questo breve articolo Sterling parla di una sorta di "etica" del cyberpunk, per prendere le distanze dalle accuse che i loro libri inneggino alla criminalità e forniscano metodi per infrangere la legge. Da ricordare l'aneddoto su "GURPS Cyberpunk", un manuale di gioco di ruolo che era stato sequestrato dai federali con l'accusa di essere un manuale per criminali informatici. A leggere questo articolo, c'è da riflettere su come la narrativa di genere venga spesso vista in maniera distorta da tutti coloro che non se ne interessano e la vedono semplicemente dall'esterno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Voto: &lt;/i&gt;8.5&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-6787013348619124754?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/6787013348619124754/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/03/neuromante.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/6787013348619124754?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/6787013348619124754?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/03/neuromante.html" title="Neuromante" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-ucP0K6X_49Y/T0oqyFXbqrI/AAAAAAAABIQ/x_nYjsoVaYE/s72-c/neuromante.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C08BSX0-cCp7ImA9WhVTFUQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-1979101290919142178</id><published>2012-03-01T09:50:00.000+01:00</published><updated>2012-03-01T09:50:58.358+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-03-01T09:50:58.358+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Metamorfosi Verde" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Post dal passato" /><title>Solare di terza generazione</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-FRtPuNvd64o/TgMqX_g9FqI/AAAAAAAAAQk/MH6nzE12G9A/s1600/solareterzagen-organic-cells.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="Celle fotovoltaiche organiche" border="0" height="192" src="http://3.bp.blogspot.com/-FRtPuNvd64o/TgMqX_g9FqI/AAAAAAAAAQk/MH6nzE12G9A/s200/solareterzagen-organic-cells.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;i&gt;(Versione modificata di un articolo originariamente apparso nel &lt;a href="http://metamorfosiverde.blogspot.com/2011/06/solare-di-terza-generazione-viva-il.html" target="_blank"&gt;vecchio blog&lt;/a&gt;)&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Come sapete, è da qualche tempo che ho iniziato a trattare &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/search/label/Metamorfosi%20Verde" target="_blank"&gt;tematiche verdi&lt;/a&gt; su questo blog. Oggi è il &lt;a href="http://futureday.org/" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Future Day&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, un giorno in cui anziché rimpiangere il passato o rimuginare sul presente, si cerca di guardare con ottimismo al futuro. Guardare al futuro per ottenerlo davvero un futuro, pianificarlo, non farlo arrivare dal nulla. Davide ha scritto già un &lt;a href="http://strategieevolutive.wordpress.com/2012/03/01/il-giorno-del-futuro" target="_blank"&gt;ottimo articolo&lt;/a&gt; a riguardo, io nel mio piccolo voglio parlare di qualcosa che avevo già pensato di pubblicare. Ecco perché il post del venerdì, giorno in cui di solito pubblico gli articoli verdi, viene anticipato a oggi. Voglio dedicare questo articolo all&lt;span style="line-height: 18px;"&gt;’&lt;/span&gt;iniziativa del Future Day, che anche se non è globalmente ufficializzata, è interessante da diffondere, affinché lo diventi.&lt;br /&gt;
Ora, dal momento che studio Ingegneria Elettronica e che appena mi laureo alla triennale proseguirò con Ingegneria Energetica, mi sembra doveroso iniziare a scrivere qualche articolo che non siano i soliti divulgativi che si incontrano sul web. Cercherò di spiegare a grandi linee e senza addentrarmi in equazioni e diagrammi, i principali fenomeni fisici legati alle tecnologie di cui parliamo ormai costantemente e di cui sicuramente continuerò a parlare in futuri articoli. Oggi quindi voglio discutere di quello che ormai viene definito il &lt;b&gt;solare di terza generazione&lt;/b&gt;, una tecnologia che sempre più spesso si sente descrivere nei telegiornali e nei servizi dei programmi televisivi di approfondimento scientifico.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;L’anno scorso ho sostenuto l’&lt;a href="http://www.diee.unica.it/eolab3/seguepagina/Advanced%20Electron%20Devices.html" target="_blank"&gt;esame&lt;/a&gt; di &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;&lt;a href="http://dl.dropbox.com/u/16131326/Realizzazione%20e%20caratterizzazione%20di%20OFETs%20come%20sensori%20di%20bending.pdf" target="_blank"&gt;Dispositivi Elettronici Avanzati&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;, da cui ho imparato, sia teoricamente che praticamente, le fondamenta dell&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’Elettronica Organica, che è importantissima in questa nuova concezione dell&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’energia fotovoltaica.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 18px;"&gt;Il solare di terza generazione si basa essenzialmente su pannelli fotovoltaici costruiti in tecnologia organica o ibrida inorganica-organica. Un esempio è visibile nella foto a inizio articolo, in cui si può notare una delle caratteristiche principali di un pannello organico rispetto a uno inorganico, ovvero la flessibilità. Questo consente, ovviamente, di pensare pannelli integrati su superfici non necessariamente piane, ad esempio in tessuti di borse, vestiti e simili. Spesso, quando si parla di questo nuovo settore, si sottolinea un aspetto che fa molta pubblicità e presa sul pubblico, ovvero la possibilità di realizzare celle a pigmento, in particolare con i &lt;/span&gt;&lt;b style="line-height: 18px;"&gt;mirtilli&lt;/b&gt;&lt;span style="line-height: 18px;"&gt;. Vediamo perché.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;La &lt;b&gt;fotoconversione&lt;/b&gt;, ovvero la conversione da energia luminosa a energia elettrica, si basa sull&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’assorbimento della luce e sull&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’esistenza di un’asimmetria nella struttura della cella fotovoltaica. A questa asimmetria corrisponde una differenza di energia (&lt;i&gt;energy gap&lt;/i&gt;) associata alle zone separate della struttura. È per questo motivo che ad esempio, nelle celle solari tradizionali, realizzate con il silicio, si ricorre a una &lt;i&gt;struttura a giunzione&lt;/i&gt;, in cui il silicio è presente con diverse caratteristiche (in particolare si parla di &lt;i&gt;drogaggio&lt;/i&gt;) in due zone distinte della struttura complessiva. La presenza di questa differenza di energia implica che non tutta la radiazione solare incidente sulla cella potrà essere convertita in energia. L&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’energia luminosa è dovuta a particelle dette &lt;i&gt;fotoni&lt;/i&gt;:&amp;nbsp;essi, incidendo sulla cella, cedono la loro energia ai portatori di carica presenti. Se l&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’energia assorbita è maggiore dell&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’energy gap, allora la carica può passare oltre il gap e andare a un livello di energia maggiore (e si parla di &lt;i&gt;carica eccitata&lt;/i&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;A questo punto occorre poter raccogliere la carica eccitata, e questo avviene ancora grazie alla disomogeneità nella struttura. Si usano due materiali diversi quindi, il primo viene denominato donore, il secondo accettore. Entrambi i materiali sono collegati a contatti metallici, per poter estrarre la carica elettrica. All&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’interfaccia tra i due materiali avviene la separazione della carica (in carica positiva e carica negativa, ovvero in &lt;i&gt;lacune&lt;/i&gt; ed &lt;i&gt;elettroni&lt;/i&gt;). Le lacune quindi si spostano lungo il donore, mentre gli elettroni lungo l&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’accettore. Quando le particelle raggiungono i contatti possono essere estratte, ricavando così energia elettrica dall&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’incidenza di una radiazione luminosa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;In realtà durante lo spostamento delle cariche dall&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’interfaccia tra i due materiali verso i contatti possono avvenire altri fenomeni (detti di &lt;i&gt;ricombinazione&lt;/i&gt;) che portano lacune ed elettroni a unirsi di nuovo. Questi fenomeni limitano il trasporto di carica e dunque limitano l&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’efficienza della cella fotovoltaica. Questo è un limite teorico, non legato al tipo di materiale quindi, ed è a questo limite che ci si riferisce quando si parla dell&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’impossibilità del fotovoltaico di convertire tutta la radiazione incidente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-g9kzMDvTvrY/TgMzOJ37mzI/AAAAAAAAAQo/pKjViHTIers/s1600/solareterzagen-panels.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Pannello fotovoltaico Terza generazione" border="0" height="108" src="http://3.bp.blogspot.com/-g9kzMDvTvrY/TgMzOJ37mzI/AAAAAAAAAQo/pKjViHTIers/s200/solareterzagen-panels.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 19px;"&gt;La terza generazione fotovoltaica cerca di andare verso la direzione dei bassi costi e dell&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 19px;"&gt;alta efficienza, a differenza della prima, alti costi e bassa efficienza, e della seconda, bassi costi e bassa efficienza. La risorsa tecnologia che promuove questa generazione è l&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’elettronica organica, realizzata da materiali plastici, dunque a basso costo, flessibili e facilmente realizzabili. In questo campo si sta studiando quindi il modo di massimizzare l&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’assorbimento della luce, in modo da aumentare l&lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 18px;"&gt;’efficienza,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;&amp;nbsp;e uno dei metodi è proprio quello di realizzare &lt;b&gt;celle a pigmento&lt;/b&gt;, in cui si usano materiali che possano assorbire molto bene la luce solare. I pigmenti presenti in melanzane, arance rosse e mirtilli sono dunque privilegiati da questo punto di vista. A sinistra potete vedere esempi di celle a pigmento: l&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;’idea è che dispositivi di questo tipo, piccoli, flessibili e a basso costo, possano diventare dei generatori di energia usa e getta, riciclabili e con minimo impatto ambientale. Inoltre, come ho già detto si possono integrare in "tessuti intelligenti"&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;&amp;nbsp;o utilizzare nelle abitazioni, nelle mura o in prossimità delle finestre, dal momento che funzionano anche con luce diffusa e non solo con luce diretta. È un settore nuovo e con interessanti applicazioni pratiche, un treno da prendere al volo e che consentirà di accelerare la migrazione verso energie più pulite.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-1979101290919142178?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/1979101290919142178/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/03/solare-di-terza-generazione.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/1979101290919142178?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/1979101290919142178?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/03/solare-di-terza-generazione.html" title="Solare di terza generazione" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-FRtPuNvd64o/TgMqX_g9FqI/AAAAAAAAAQk/MH6nzE12G9A/s72-c/solareterzagen-organic-cells.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0ECSXkzfSp7ImA9WhVTFU0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-5782932955177733915</id><published>2012-02-29T11:01:00.000+01:00</published><updated>2012-02-29T11:01:08.785+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-29T11:01:08.785+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Escursionismo" /><title>Escursione al forte di Sant'Elia (25/02/2012)</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ESxf__jHmaA/T0od12hPX8I/AAAAAAAABGQ/B8k8Mhwq_yc/s1600/escursione-forte-sant-elia-faro.JPG" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Faro di Sant'Elia" border="0" height="150" src="http://1.bp.blogspot.com/-ESxf__jHmaA/T0od12hPX8I/AAAAAAAABGQ/B8k8Mhwq_yc/s200/escursione-forte-sant-elia-faro.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Il Faro, punto di inizio del sentiero&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Da oggi inizio a parlare su questo blog delle escursioni che faccio. Saranno post molto a-periodici, dal momento che non sempre è possibile dedicarsi a questa passione. Inizialmente ci si accontenta di sentieri facili e vicini alla città, come può essere quello che riguarda il forte di Sant'Elia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Data: &lt;/i&gt;25/02/2012&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Regione e provincia: &lt;/i&gt;Sardegna, Cagliari&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Località di partenza: &lt;/i&gt;Cagliari, Calamosca&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Località di arrivo: &lt;/i&gt;Cagliari, Calamosca (percorso ad anello)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Tempo: &lt;/i&gt;1 ora e mezza&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Difficoltà: &lt;/i&gt;T (Turistico)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Segnaletica: &lt;/i&gt;Assente, ma è impossibile sbagliare&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Dislivello: &lt;/i&gt;+100 metri circa, in salita&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Punto di accesso: &lt;/i&gt;Procedere da Cagliari lungo viale Diaz in direzione viale Poetto.&amp;nbsp;Proseguire su viale San Bartolomeo e viale Calamosca, fino a un viale alberato. Girare a destra prima della rotonda che dà sulla spiaggia. Arrivare fino in cima, davanti al faro di Sant'Elia, dove si trova l'inizio del sentiero.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;Descrizione: &lt;/i&gt;Un sentiero molto semplice adatto a passeggiate serali senza troppo impegno. Il percorso forma una sorta di anello, e concede ampi panorami sul mare e sulla città di Cagliari. Lungo il sentiero si possono incontrare i resti delle sei piazzole della batteria anti-aerea in funzione durante la seconda guerra mondiale, si può andare fino ai piedi della Torre del Prezzemolo (o del Lazzaretto) o entrare dentro i resti del Forte di Sant'Elia, anche conosciuto come Fortino di Sant'Ignazio. Su &lt;a href="http://it.wikiloc.com/wikiloc/view.do?id=1346341" target="_blank"&gt;questo sito&lt;/a&gt; si può trovare una descrizione più dettagliata del percorso, realizzata da un utente del portale Wikiloc.&lt;br /&gt;
Ecco alcune foto scattate durante la camminata (per vederle a dimensione intera, ovviamente, basta cliccarci sopra).&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-xnOV8uDrKCc/T0oihryU0jI/AAAAAAAABGY/uqL2G43DkUc/s1600/escursione-forte-sant-elia-resti.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Resti di costruzioni lungo il percorso" border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-xnOV8uDrKCc/T0oihryU0jI/AAAAAAAABGY/uqL2G43DkUc/s200/escursione-forte-sant-elia-resti.JPG" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Si cammina e si incappa in resti di costruzioni&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-tQFeCrGTQtU/T0ojq0W83-I/AAAAAAAABGw/uFwNaPVb_LQ/s1600/escursione-forte-sant-elia-piazzola.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Una delle piazzole della batteria antiaerea di Cagliari" border="0" height="150" src="http://2.bp.blogspot.com/-tQFeCrGTQtU/T0ojq0W83-I/AAAAAAAABGw/uFwNaPVb_LQ/s200/escursione-forte-sant-elia-piazzola.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Una delle sei piazzole della batteria antiaerea&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-0xmkYbr5YuU/T0ok-1Ii4tI/AAAAAAAABHQ/KwfoyZnAiqs/s1600/escursione-forte-sant-elia-citt%C3%A0.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Panorama città di Cagliari" border="0" height="150" src="http://1.bp.blogspot.com/-0xmkYbr5YuU/T0ok-1Ii4tI/AAAAAAAABHQ/KwfoyZnAiqs/s200/escursione-forte-sant-elia-citt%C3%A0.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Una veduta della città di Cagliari&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-gP9CR3Y7_SY/T0olPCEvq5I/AAAAAAAABHY/NnMAqNP6NwM/s1600/escursione-forte-sant-elia-torre.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="La Torre del Prezzemolo (o del Lazzaretto)" border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-gP9CR3Y7_SY/T0olPCEvq5I/AAAAAAAABHY/NnMAqNP6NwM/s200/escursione-forte-sant-elia-torre.JPG" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;La Torre del Prezzemolo (o del Lazzaretto)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-5Zq5fc3b1E4/T0olgB500YI/AAAAAAAABHg/jRZyRT47_Rs/s1600/escursione-forte-sant-elia-mare.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Mare di Cagliari" border="0" height="150" src="http://4.bp.blogspot.com/-5Zq5fc3b1E4/T0olgB500YI/AAAAAAAABHg/jRZyRT47_Rs/s200/escursione-forte-sant-elia-mare.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Riflessi di luce sul mare&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-mgVok8p2S4E/T0ol1glvXcI/AAAAAAAABHo/1rvlGqxE9Z0/s1600/escursione-forte-sant-elia-citt%C3%A02.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Panorama città Cagliari e Poetto" border="0" height="150" src="http://1.bp.blogspot.com/-mgVok8p2S4E/T0ol1glvXcI/AAAAAAAABHo/1rvlGqxE9Z0/s200/escursione-forte-sant-elia-citt%C3%A02.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Veduta della città e del Poetto&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-OiXUG6F4erw/T0omGuF7KlI/AAAAAAAABHw/Z0BOCEc83rI/s1600/escursione-forte-sant-elia-tramonto.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Tramonto sul mare di Cagliari" border="0" height="150" src="http://1.bp.blogspot.com/-OiXUG6F4erw/T0omGuF7KlI/AAAAAAAABHw/Z0BOCEc83rI/s200/escursione-forte-sant-elia-tramonto.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Il tramonto sul mare&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-1DX9jmS2nmI/T0omX813E_I/AAAAAAAABH4/6ISINq39bbk/s1600/escursione-forte-sant-elia-forte.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Il Forte di Sant'Elia (o Fortino di Sant'Ignazio)" border="0" height="150" src="http://2.bp.blogspot.com/-1DX9jmS2nmI/T0omX813E_I/AAAAAAAABH4/6ISINq39bbk/s200/escursione-forte-sant-elia-forte.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Il Forte, visto da vicino&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-sOYOuLzq6Mw/T0omp6pKtYI/AAAAAAAABIA/FzdM4ApC9zg/s1600/escursione-forte-sant-elia-faro-lontano.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Il Faro visto dal Forte" border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-sOYOuLzq6Mw/T0omp6pKtYI/AAAAAAAABIA/FzdM4ApC9zg/s200/escursione-forte-sant-elia-faro-lontano.JPG" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Il faro in lontananza, visto dal Forte&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-vlw4ZIy2y3k/T0om8rcTpuI/AAAAAAAABII/p3d3d8j-NE8/s1600/escursione-forte-sant-elia-mare2.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Panorama visto dal Forte" border="0" height="150" src="http://1.bp.blogspot.com/-vlw4ZIy2y3k/T0om8rcTpuI/AAAAAAAABII/p3d3d8j-NE8/s200/escursione-forte-sant-elia-mare2.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Scorcio di panorama visto dal Forte&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-5782932955177733915?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/5782932955177733915/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/escursione-al-forte-di-santelia.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/5782932955177733915?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/5782932955177733915?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/escursione-al-forte-di-santelia.html" title="Escursione al forte di Sant'Elia (25/02/2012)" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-ESxf__jHmaA/T0od12hPX8I/AAAAAAAABGQ/B8k8Mhwq_yc/s72-c/escursione-forte-sant-elia-faro.JPG" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkYBRXs8fSp7ImA9WhVTFEw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-181641649596296842</id><published>2012-02-28T09:35:00.000+01:00</published><updated>2012-02-28T09:35:54.575+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-28T09:35:54.575+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Classifiche" /><title>Top 5: i 5 libri che leggerei in prigione</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-NHkp0RT8pLI/T0o_eWqwt8I/AAAAAAAABIY/ism1kgciSMg/s1600/top5-classifica.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="Top 5 libri da leggere in prigione" border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-NHkp0RT8pLI/T0o_eWqwt8I/AAAAAAAABIY/ism1kgciSMg/s1600/top5-classifica.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un paio di mesi fa avevo stilato la classifica dei &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2011/12/top-5-i-5-libri-che-porterei.html" target="_blank"&gt;libri che porterei con me all'avventura&lt;/a&gt;. Il criterio di scelta si basava essenzialmente sulla leggerezza e sulla brevità dei volumi, per minimizzare l'ingombro e il peso nello zaino. Oggi voglio fare una classifica analoga, ma esattamente opposta. Si parlerà dei &lt;b&gt;5 libri che leggerei in prigione&lt;/b&gt;. Ovviamente, dal momento che in gattabuia c'è un sacco di tempo libero, il criterio di scelta si basa essenzialmente su opere lunghe, complesse e prevalentemente "classiche". Tutti quei "mattoni" che non leggiamo nella vita quotidiana perché troppo lunghi o impegnativi, in prigione sarebbero le nostre letture standard, per colmare lacune accumulate fin dai tempi della scuola dell'obbligo. Quindi, l'ordine utilizzato è dal meno interessante al più interessante, ma tutti i volumi sono stati scelti in base ai tre criteri di lunghezza, impegno intellettuale e classicità. Niente intrattenimento puro, quindi, almeno per oggi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cominciamo, e ricordate che si fa per ridere!&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;5) &lt;b&gt;Guerra e pace&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Autore: Lev Tolstoj&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anno: 1865-1869&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-JiUJqry5H-Y/T0pCC_NozPI/AAAAAAAABIg/1_yL_K2cyTU/s1600/top5libriprigione-guerraepace.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Guerra e pace" border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-JiUJqry5H-Y/T0pCC_NozPI/AAAAAAAABIg/1_yL_K2cyTU/s200/top5libriprigione-guerraepace.jpg" width="125" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Partiamo subito con qualcosa di leggero e semplice. Un bel romanzo dalle mille e passa pagine, forse il più famoso di Lev Tolstoj. Letteratura russa, che già dal nome fa tremare le mani e affaticare la mente. Una lettura che saprà come far scorrere il tempo al povero carcerato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;4) &lt;b&gt;Ulisse&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Autore: James Joyce&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anno: 1922&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-tqV0ZQmWMrw/T0pC5SFOdpI/AAAAAAAABIo/mLRVMk_d9kA/s1600/top5libriprigione-ulisse.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Ulisse" border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-tqV0ZQmWMrw/T0pC5SFOdpI/AAAAAAAABIo/mLRVMk_d9kA/s200/top5libriprigione-ulisse.jpg" width="136" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Altro volumone, ma questa volta siamo dalle parti dell'Irlanda. Lettura agevole, per rilassare la mente dopo aver richiuso "Guerra e pace". Sì, ecco, magari proprio rilassare non è il termine giusto, ma tanto abbiamo tempo in abbondanza, no?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;3) &lt;b&gt;Odissea&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Autore: Omero&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anno: IX secolo a.C.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-yVv4Flp8jA4/T0pFLPoda2I/AAAAAAAABI4/LJNICeStn-E/s1600/top5libriprigione-odissea.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Odissea" border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-yVv4Flp8jA4/T0pFLPoda2I/AAAAAAAABI4/LJNICeStn-E/s200/top5libriprigione-odissea.jpg" width="121" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Buttiamoci sul classico questa volta. In realtà, il classico dei classici, l'Odissea, accompagnerà la prigionia per innumerevoli notti. Anche questo volumone - come quello che troverete al primo posto della classifica - è particolarmente indicato per sollecitare riflessioni con cui occupare i tempi morti durante lo sconto della pena.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;2) &lt;b&gt;Alla ricerca del tempo perduto&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Autore: Marcel Proust&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anno: 1913-1927&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-kjkSzcg06BA/T0pHEjZzAwI/AAAAAAAABJA/l-9oxBog8v4/s1600/top5libriprigione-allaricercadeltempoperduto.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Alla ricerca del tempo perduto" border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-kjkSzcg06BA/T0pHEjZzAwI/AAAAAAAABJA/l-9oxBog8v4/s200/top5libriprigione-allaricercadeltempoperduto.jpg" width="135" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poteva forse mancare quello che viene comunemente considerato &lt;a href="http://ferrucciogianola.blogspot.com/2010/10/il-romanzo-piu-lungo-del-mondo_04.html" target="_blank"&gt;uno dei romanzi&amp;nbsp;più lunghi mai scritti al mondo&lt;/a&gt;? Con così tanto tempo a disposizione, la lettura del milione e mezzo di parole che compone l'opera di Marcel Proust dovrebbe essere quasi una passeggiata. O forse no?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;And the winner is...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;1) &lt;b&gt;Divina Commedia&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Autore: Dante Alighieri&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anno: 1304-1321&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-7NQLkeVqOVM/T0pEZCk6kXI/AAAAAAAABIw/_eo0AqhMKWc/s1600/top5libriprigione-divinacommedia.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Divina Commedia" border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-7NQLkeVqOVM/T0pEZCk6kXI/AAAAAAAABIw/_eo0AqhMKWc/s200/top5libriprigione-divinacommedia.jpg" width="158" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Senza dubbio, l'opera più importante di Dante - se non forse dell'intera letteratura italiana - sarebbe il libro che leggerei con più interesse, nelle lunghe giornate al fresco. Quale luogo migliore di una prigione - un vero inferno in terra - per poter assaporare le allegorie del Sommo Poeta e meditare su come gira il mondo?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco, magari per tutti e cinque i libri cercherò di non dover per forza farmi arrestare per riuscire a leggerli! Solo che, come sapete, le liste delle cose da leggere sono già molto lunghe... E voi, quali libri leggereste in prigione?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-181641649596296842?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/181641649596296842/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/top-5-i-5-libri-che-leggerei-in.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/181641649596296842?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/181641649596296842?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/top-5-i-5-libri-che-leggerei-in.html" title="Top 5: i 5 libri che leggerei in prigione" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-NHkp0RT8pLI/T0o_eWqwt8I/AAAAAAAABIY/ism1kgciSMg/s72-c/top5-classifica.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEEHRHg_fyp7ImA9WhVTE04.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-7083875206966385884</id><published>2012-02-27T09:50:00.000+01:00</published><updated>2012-02-27T09:50:35.647+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-27T09:50:35.647+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Parlando di cinema" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Parlando di scrittura" /><title>L'horror che mi piace</title><content type="html">&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Jt0XRu8d0Nc/T0pQCmm-GmI/AAAAAAAABJI/vit1gjDJmoA/s1600/l'horror-che-mi-piace-zombie-outbreak.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Zombie Outbreak" border="0" height="150" src="http://1.bp.blogspot.com/-Jt0XRu8d0Nc/T0pQCmm-GmI/AAAAAAAABJI/vit1gjDJmoA/s200/l'horror-che-mi-piace-zombie-outbreak.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Un outbreak di zombie è ben accetto&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo aver parlato di &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/generi-ed-etichettature.html" target="_blank"&gt;generi e sottogeneri&lt;/a&gt;, voglio focalizzarmi ora su quello che ritengo sia il genere che mi è più vicino, l'horror. Le sfaccettature in questo ambito sono tantissime, la maggior parte sfugge alla catalogazione proprio per via del dinamismo della materia fantastica. Quindi, non parleremo dei sottogeneri dell'horror, anche perché non basterebbe un solo articolo per illustrarli tutti. Oggi parlo in maniera del tutto personale delle tipologie di horror che mi piace leggere in un libro o vedere in un film. Cercherò di illustrare, insomma, qual è &lt;b&gt;l'horror che mi piace&lt;/b&gt;. I riferimenti, inevitabilmente, saranno ai libri e ai &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2011/10/top-5-i-5-film-horror-che-preferisco.html" target="_blank"&gt;film del genere&lt;/a&gt; che mi piacciono di più. Libri e film saranno dunque esempi di come certe interpretazioni della materia horror abbiano fatto particolarmente presa sul sottoscritto. Ripeto, per l'ultima volta, è l'horror che piace a me, ricordate che qui non esiste nessuna verità universale.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C'è una prima tipologia che riguarda l'horror quotidiano. Un mostro, una maledizione, un'entità che i protagonisti si ritrovano ad affrontare, nel contesto a loro familiare. Il resto del mondo ignora ciò che sta succedendo, o addirittura è la stessa cittadina a non sapere cosa si annida nell'oscurità. Una lotta di personaggi solitari contro il Male. Esempi abbastanza evidenti di questa sfumatura possono essere il romanzo "IT", di Stephen King, oppure il film "Rosemary's baby", di Roman Polanski. L'elemento horror può emergere in maniera palese o rimanere solo accennato, per quanto mi riguarda vanno bene entrambe le tecniche. In contrapposizione ci sarebbe l'horror su scala planetaria: pandemie, zombie apoclypse, invasioni aliene e quant'altro. Sopravvivenza, azione, disperazione. Se seguite questo blog, saprete già che anche questo aspetto del mondo horror mi affascina. Del resto, non è un caso se la foto iniziale di questo post riguardi l'outbreak degli zombie. Esempi di questo aspetto sono i film di George Romero, oppure il progetto del &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/search/label/Survival%20Blog" target="_blank"&gt;Survival Blog&lt;/a&gt;. Estremizzando questi aspetti "geografici" (nel senso che sono riferiti alla portata fisica dell'elemento horror), si arriva all'orrore cosmico, ovvero al tema lovecraftiano. Tema a cui sono giunto in ritardo, ma che apprezzo particolarmente. L'idea che qualcosa di totalmente alieno alla natura umana riposi da qualche parte, magari in attesa di essere risvegliato, è di sicuro impatto. L'attesa dell'inevitabile, oppure lo scontrarsi con modi di pensare totalmente fuori dalla portata dell'essere umano.&amp;nbsp;Un esempio, oltre all'opera di H.P. Lovecraft, può essere il romanzo del nostrano Samuel Marolla, "&lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/01/il-colosso-addormentato.html" target="_blank"&gt;Il colosso addormentato&lt;/a&gt;". Nel cinema ricordiamo "La Cosa" e "Il seme della follia", entrambi realizzati da John Carpenter e intrisi di richiami lovecraftiani.&lt;/div&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-686z44Wxorc/T0pUX-L02VI/AAAAAAAABJQ/4rHeu_JEDxk/s1600/l'horror-che-mi-piace-cthulhu.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="100" src="http://2.bp.blogspot.com/-686z44Wxorc/T0pUX-L02VI/AAAAAAAABJQ/4rHeu_JEDxk/s200/l'horror-che-mi-piace-cthulhu.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Ci piace, ci piace&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poi esistono innumerevoli sfumature a livello di approccio alla materia horror. Le principali, almeno per i fini di questo articolo, sono due. Innanzitutto l'horror psicologico: la percezione della follia, l'ambiguità dei personaggi e l'indeterminatezza della realtà che ci circonda. Come non rimanere coinvolti in tematiche del genere? &amp;nbsp;Pensiamo a film come "Jacob's ladder", ad esempio.&amp;nbsp;Successivamente si passa all'horror del sangue e della carne: splatter, gore, e tutti quegli altri effetti che mirano a utilizzare la violenza come cardine attraverso cui impressionare lo spettatore. Esempi? Se pensiamo al campo cinematografico gli esempi si sprecherebbero. Su tutti cito &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2011/09/anche-io-ho-adottato-finalmente.html" target="_blank"&gt;Hellraiser&lt;/a&gt;, giusto perché è stato quello che ho deciso di adottare per la mia iniziativa &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/p/adotta-un-film.html" target="_blank"&gt;Adotta un film&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci sarebbero tanti e tanti altri esempi da fare e approcci da sottolineare. Quello che ho illustrato credo basti, come prima infarinatura. Del resto, già da questo articolo si capisce bene che &lt;b&gt;mi piace tutto e il contrario di tutto&lt;/b&gt;. Questo è normalissimo, a ben pensarci, perché - così come non esiste la verità universale - non esiste il modo giusto di fare una cosa. Può piacere un certo tipo di film/libro horror e contemporaneamente apprezzarne uno che utilizza un approccio opposto. Non esiste un canone universale per cui l'horror si debba fare in una certa maniera. Tutti gli approcci, se ben realizzati, sono egualmente apprezzati e apprezzabili.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E, ovviamente, questo discorso vale anche per tutti gli altri generi esistenti. L'horror, qui, è solo un esempio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-7083875206966385884?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/7083875206966385884/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/lhorror-che-mi-piace.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/7083875206966385884?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/7083875206966385884?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/lhorror-che-mi-piace.html" title="L'horror che mi piace" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-Jt0XRu8d0Nc/T0pQCmm-GmI/AAAAAAAABJI/vit1gjDJmoA/s72-c/l'horror-che-mi-piace-zombie-outbreak.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;D08AQHg9cCp7ImA9WhVTEks.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-5602390698035754473</id><published>2012-02-26T11:36:00.001+01:00</published><updated>2012-02-26T15:17:21.668+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-26T15:17:21.668+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Mie Pubblicazioni" /><title>Caduti</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oggi vi presento una nuova antologia contenente un mio racconto. Si tratta della raccolta ottenuta dal concorso Nero Angeli, organizzato dall’associazione culturale Nero Cafè. Il racconto che io ho scritto è una storia a cui tengo molto, vederla pubblicata mi fa molto piacere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-XY0HiSeanJ8/T0oIGLeJThI/AAAAAAAABGI/AFCImbFqAD4/s1600/caduti-cover.png" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-XY0HiSeanJ8/T0oIGLeJThI/AAAAAAAABGI/AFCImbFqAD4/s200/caduti-cover.png" width="142" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Caduti&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Formato: &lt;/i&gt;Cartaceo (Print on Demand)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Pagine: &lt;/i&gt;180&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Copertina di: &lt;/i&gt;Elisabetta Baldan&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Prezzo: &lt;/i&gt;10€&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Editore: &lt;/i&gt;Il Mondo Digitale Editore&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.ilovebooks.it/caduti-raccolta-cura-nero-p-1859.html" target="_blank"&gt;LINK PER ACQUISTARE&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli Angeli sono, nel folklore, figure di potere e stupore: araldi divini, vicini a un potere che trascende quello dell’essere umano, ma al tempo stesso tesi a comunicare con l’umanità. Intermediari, messaggeri, ma anche guerrieri. Custodi, comunque, di un ordine ben preciso. Ma adesso che quell’ordine è caduto, che cosa resta? Frammenti, immagini con cui giocare, miti da creare di nuovo dalle fondamenta.&lt;br /&gt;
"Caduti" è un’antologia sul lato oscuro o nascosto degli Angeli, tredici storie per raccontare in maniera inedita e particolare uno dei più antichi miti dell’umanità. Il volume contiene una prefazione di Francesco Dimitri, un’introduzione di Nicola Roserba e una postfazione di Daniele Picciuti.&lt;br /&gt;
Il mio racconto si intitola "Nera cenere" ed è una storia di amore e di disperazione, la storia di un angelo, delle sue dipendenze e della sua volontà annichilita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;--- Feedback ---&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://nerocafe.net/lassociazione-culturale/in-uscita-caduti-antologia-del-nero-angeli/" target="_blank"&gt;Presentazione sul sito di Nero Cafè&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-5602390698035754473?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/5602390698035754473/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/caduti.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/5602390698035754473?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/5602390698035754473?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/caduti.html" title="Caduti" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-XY0HiSeanJ8/T0oIGLeJThI/AAAAAAAABGI/AFCImbFqAD4/s72-c/caduti-cover.png" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0UHQn49fSp7ImA9WhVTEUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-1622027754914211502</id><published>2012-02-25T11:20:00.000+01:00</published><updated>2012-02-25T11:20:33.065+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-25T11:20:33.065+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Recensioni film" /><title>Sliding Doors</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-tvJ-pJaNLR8/T0FX7bTSmYI/AAAAAAAABFs/lBgI8hUKDB8/s1600/sliding-doors.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="Sliding Doors - Locandina" border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-tvJ-pJaNLR8/T0FX7bTSmYI/AAAAAAAABFs/lBgI8hUKDB8/s200/sliding-doors.jpg" width="130" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;Titolo:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Sliding Doors&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Regista:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Peter Howitt&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Anno:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;1998&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Genere:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Commedia&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Nazionalità:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;USA, Gran Bretagna&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Attori principali:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Gwyneth Paltrow, John Hannah, John Lynch, Jeanne Tripplehorn, Zara Turner, Douglas McFerran&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Trama:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Helen lavora nelle pubbliche relazioni ed è fidanzata con il romanziere Gerry. Un giorno viene licenziata e si dirige in fretta verso la metropolitana, per tornare a casa. Da quel momento assistiamo a due realtà parallele: da un lato Helen riesce a prendere il metrò, torna a casa e trova Gerry a letto con l'amante. Dall'altro abbiamo Helen che, rientrano a casa più tardi, non scopre il tradimento del fidanzato e continua a vivere insieme a lui conducendo una vita di sacrifici come cameriera.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Commenti:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Continuiamo a parlare di commedie. Dopo la recensione dello scorso sabato, oggi voglio parlare di una commedia americana, quel "Sliding Doors" che gli appassionati di Gwyneth Paltrow avranno sicuramente visto. L'idea alla base della storia è semplicissima, come si può dedurre dalla sinossi che ho riportato sopra. Gwyneth interpretata la bella Helen, donna in carriera che viene subito licenziata nelle prime sequenze del film. A quel punto decide di tornare a casa e, per colpa di una bambina che gioca nelle scale della metropolitana, assistiamo a due differenti realtà: in una Helen riesce a prendere la metropolitana e scopre il tradimento di Gerry, il suo fidanzato, nell'altra Helen arriva a casa più tardi e quindi non scopre nulla. L'idea è quindi semplice ai limiti del banale, ma lo svolgimento è veramente accurato e ben gestito. Il risultato complessivo è un buonissimo film, anche per chi non è avvezzo alle commedie romantiche.&lt;br /&gt;
Il tema potrebbe essere ambivalente, sia quello del destino, sia quello della casualità della vita: basta un singolo dettaglio, come una bambina che ti rallenta nelle scale della metropolitana, per cambiare completamente lo svolgimento della tua vita. Il "cosa sarebbe successo se" è una questione che molti si pongono, anche perché la curiosità è tipicamente umana. Per &amp;nbsp;Helen assistiamo in parallelo a entrambe le realtà, che hanno anche parecchi punti di tangenza che aiutano anche nel passaggio da una sequenza all'altra. Gli stacchi da una realtà all'altra sono quindi fluidi, senza intoppi e mantengono sempre alta l'attenzione, perché la curiosità è rivolta tanto a una versione dei fatti quanto all'altra. Si assiste quasi a un doppio film, e l'immedesimazione viene perciò rafforzata.&amp;nbsp;Non c'è mai il rischio di perdersi, grazie al fatto che in una delle due realtà Helen cambia il taglio di capelli, quindi lo spettatore riesce sempre a ricondurre una determinata scena alla realtà "giusta". Poi nella realtà in cui Helen ha scoperto il tradimento, piomba il personaggio di James, che cercherà pian piano di infilarsi nella vita della ragazza, nonostante lei sia ancora profondamente scossa dal tradimento subito. Le due realtà diventano quindi Helen con James oppure Helen con Gerry. Lo spettatore è portato, quasi senza volerlo, a paragonare i due uomini, con l'evidente sconfitta a livello umano del povero Gerry, un uomo totalmente privo di spina dorsale, che non riesce mai a scegliere con fermezza se stare con Helen o se continuare a vedersi con Lydia, la sua amante. Viceversa James è simpatico, onesto, intelligente e ispira sicurezza a ogni inquadratura. Lo spettatore fa il tifo per Helen, ovviamente, e quindi per James.&lt;br /&gt;
In un film in cui si portano avanti due realtà parallele, il finale diventa un punto difficile da gestire. Howitt, che tra l'altro era al suo esordio come regista con questo film, riesce a gestire al meglio la conclusione della pellicola. Entrambe le realtà hanno una svolta improvvisa, lo spettatore, che si aspettava un certo svolgimento, rimane colpito dal coraggio mostrato dal regista in questo frangente. Tanto di cappello, dal momento che evitare le banalità in commedie del genere è un atto raro e da premiare, quando avviene. "Sliding Doors" quindi è un ottimo prodotto, un film piacevole che oscilla tra la commedia e il dramma, dalle tinte romantiche sì, ma mai melenso. È un film dai toni pacati, che sa come coinvolgere lo spettatore medio, e non solo quello appassionato di romanticismo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Voto:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;8&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-1622027754914211502?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/1622027754914211502/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/sliding-doors.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/1622027754914211502?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/1622027754914211502?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/sliding-doors.html" title="Sliding Doors" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-tvJ-pJaNLR8/T0FX7bTSmYI/AAAAAAAABFs/lBgI8hUKDB8/s72-c/sliding-doors.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUcGQ3Y5fCp7ImA9WhVTEEo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-6616193404899806660</id><published>2012-02-24T09:43:00.000+01:00</published><updated>2012-02-24T09:43:42.824+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-24T09:43:42.824+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Recensioni saggistica" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Metamorfosi Verde" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Post dal passato" /><title>Apocalisse da insostenibilità</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-yofRljU-VHo/T0DV9bD6kUI/AAAAAAAABEM/hjdLKror1tw/s1600/apocalisse-da-insostenibilit%C3%A0-inquinamento.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="Apocalisse da insostenibilità - Inquinamento" border="0" height="132" src="http://2.bp.blogspot.com/-yofRljU-VHo/T0DV9bD6kUI/AAAAAAAABEM/hjdLKror1tw/s200/apocalisse-da-insostenibilit%C3%A0-inquinamento.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;i&gt;(Articolo apparso originariamente nel &lt;a href="http://metamorfosiverde.blogspot.com/2011/01/apocalisse-da-insostenibilita.html" target="_blank"&gt;vecchio blog&lt;/a&gt;)&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Uno dei temi di discussione più intriganti e affascinanti è sicuramente quello della fine del mondo, dell'apocalisse, del termine della civiltà umana. Con tutto il gran blaterare riguardo al 2012 questo tema è stato riportato in auge, come se non bastassero i film catastrofici che ormai abbondano sugli schermi cinematografici a ricordarci che ci sono mille modi per annientare la popolazione umana. Proprio questa abbondanza di input catastrofisti ci ha inculcato l'aspetto più fantastico della fine del mondo: moriremo tutti per un'invasione aliena, per una catastrofe mistica o per il prione di Lee-Chang come nel &lt;a href="http://alessandrogirola.me/2011/12/04/52/" target="_blank"&gt;Survival Blog&lt;/a&gt;? Tuttavia, al di là del fascino del genere post-apocalittico, da cui come sapete non sono immune, ci sarebbe anche da spendere qualche parola sulle cause più probabili della nostra disfatta, ed è quello che voglio fare con questo articolo. L'&lt;b&gt;insostenibilità&lt;/b&gt;&amp;nbsp;dei nostri consumi è sicuramente uno dei fattori su cui val la pena di riflettere, per evitare che quello che può rimanere solo uno script cinematografico si trasformi in realtà, e stiamo pur certi che se dovessimo viverle davvero quelle esperienze non ci divertiremmo affatto. L'analisi delle cause di insostenibilità della nostra società è una materia decisamente complessa, ma per questo ci viene incontro un saggio ben organizzato e argomentato sulla questione.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mi riferisco a "&lt;b&gt;Collasso: come le società scelgono di morire o vivere&lt;/b&gt;" di Jared Diamond, vincitore del premio Pulitzer con il suo precedente "Armi, acciaio e malattie". In "Collasso" Diamond affronta di petto la questione della morte delle civiltà, con il taglio scientifico e appassionato del biologo, del geografo, del fisiologo e quant'altro. L'autore sa di cosa sta parlando e, mentre sviluppa la prima parte sulla fine di alcune civiltà del passato, ci illustra tutta una serie di tematiche ricorrenti sullo sfruttamento ambientale e il degrado, nonché sulle metodologie di datazione dei reperti archeologici. Un connubio tra scienza, storia ed ecologia che fa risultare di immediata comprensione anche eventi complessi come può essere la scomparsa di un intero popolo. Il libro si sofferma anche sulle vicende attuali, in particolare sui grossi problemi di Cina, Australia, Ruanda, Haiti e Repubblica Dominicana, e non manca di portare anche esempi di società che nonostante siano giunte sull'orlo del baratro sono riuscite a risollevarsi e a riprendere le redini della loro vita. Il cuore del saggio si trova però nell'ultima parte, nelle lezioni per il futuro che Diamond vuole trarre per evitare che la nostra società collassi, tanto più che in un mondo globalizzato come il nostro il collasso di una sola nazione può portare al tracollo il resto del pianeta.&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-aCiP_8lW04Y/T0DWGzc5vXI/AAAAAAAABEU/ANhi8SFB73Q/s1600/apocalisse-da-insostenibilit%C3%A0-collasso.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Collasso, di Jared Diamond" border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-aCiP_8lW04Y/T0DWGzc5vXI/AAAAAAAABEU/ANhi8SFB73Q/s200/apocalisse-da-insostenibilit%C3%A0-collasso.jpg" width="130" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Prendendo più volte le distanze dal determinismo ambientale, Diamond illustra le problematiche ambientali in maniera mai banale, come invece spesso viene fatto da altre persone. Tutte le tematiche sono collegate l'una all'altra e anche solo una può portarci al fallimento. I problemi sono innumerevoli e vanno dallo sfruttamento indiscriminato degli habitat naturali, alla progressiva e sempre più preoccupante perdita di biodiversità, &amp;nbsp;alla perdita di fertilità dei terreni e all'erosione del suolo, passando per le problematiche energetiche, l'inquinamento e la crescita demografica, con conseguente aumento dell'&lt;b&gt;impatto ambientale pro capite&lt;/b&gt;. Proprio quest'ultimo è uno degli aspetti più spinosi: la progressiva crescita degli standard di vita dei Paesi in via di sviluppo porterà a un peggioramento sostanziale dell'impatto ambientale, accentuando ancora di più l'insostenibilità del nostro stile di vita occidentale. Scrive l'autore:&lt;/div&gt;&lt;blockquote style="text-align: justify;"&gt;I paesi del Terzo Mondo sono incoraggiati dalle organizzazioni internazionali a perseguire l'obiettivo di una vita all'occidentale, e si vedono sbandierata davanti la possibilità di realizzare il loro sogno a condizione che adottino la linea di condotta politica corretta, pareggiando il bilancio nazionale, investendo nell'educazione e nelle infrastrutture e così via. Nessuno, però, vuole dire esplicitamente che quel sogno è irrealizzabile [...] Oggi non è politicamente realistico che i leader dei paesi del Primo Mondo propongano ai cittadini di abbassare i loro standard di vita, limitandosi nel consumo di risorse e di rifiuti prodotti. Ma cosa accadrà quando le popolazioni del Terzo Mondo capiranno che gli standard di vita occidentali sono per loro irraggiungibili e che i paesi sviluppati si rifiutano, da parte loro, di abbandonare quello stile di vita insostenibile?&lt;/blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo è uno dei punti cruciali su cui Diamond maggiormente insiste: la maggior parte delle civiltà scomparse analizzate nella prima parte del libro, e anche quelle che si avvicinano al collasso descritte nella parte sull'attualità, hanno evitato, consciamente o meno, di abbandonare tutti quegli stili di vita che ormai erano diventati dannosi per l'ambiente in cui vivevano. L'abbandono delle tradizioni, degli standard e dei modi di vivere è il &lt;b&gt;cambiamento&lt;/b&gt;&amp;nbsp;che Diamond auspica per risolvere le problematiche ambientali. Poco dopo infatti afferma:&lt;/div&gt;&lt;blockquote style="text-align: justify;"&gt;C'è un evidente punto debole: gli abitanti del Primo Mondo non sembrano intenzionati a mangiare di meno per sfamare quelli del Terzo.&lt;/blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Niente di più vero, visto l'&lt;a href="http://www.nutritionecology.org/it/panel2/intro.html"&gt;enorme spreco di risorse&lt;/a&gt; legato al regime alimentare dominante nei paesi sviluppati. Altro stile di vita che i paesi in via di sviluppo vogliono adottare, come status symbol delle loro nuove ricchezze, aspetto che abbiamo visto non farà altro che aggravare la situazione attuale. Quello che Diamond illustra è una società che si rende conto dei problemi a cui sta andando incontro, ma che comunque non vuole cambiare i suoi modi di vivere per favorire una più equa ripartizione delle risorse e un alleggerimento degli impatti ambientali. Atteggiamento che assomiglia un po' al famoso "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Gattopardo_(romanzo)"&gt;cambiare tutto affinché nulla cambi&lt;/a&gt;".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tuttavia il saggio non si conclude pessimisticamente, bensì con un cauto ottimismo, che è lo stesso con cui mi pongo io su queste tematiche. Il cambiamento è possibile, ed è anzi necessario per evitare il collasso totale. Un cambiamento che può avvenire sia top-down (dall'alto verso il basso) che bottom-up (dal basso verso l'alto): sia attraverso la costruzione di una classe dirigente più responsabile e attenta (ma qui io credo che si sconfini nell'utopia vera e propria) sia, soprattutto, cambiando i nostri modi di vivere, facendoci portatori in prima persona dei valori che vogliamo siano fondanti per la nostra società. Diamond propone nelle ultime pagine, dopo i riferimenti bibliografici, ai lettori come fare, ovvero come far valere i propri ruoli di &lt;b&gt;elettori e&lt;/b&gt; &lt;b&gt;consumatori&lt;/b&gt;, tramite boicottaggi mirati e azioni di protesta. Soltanto cambiando noi stessi e facendo sentire la nostra voce qualcosa cambierà. Con il portafogli in mano siamo pericolosi, possiamo salvare o far affondare le marche e le industrie che non hanno un buon comportamento ambientale. Ricordiamoci di questa nostra pericolosità e dell'auspicabile cambiamento di stili di vita la prossima volta che usciamo a far shopping.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-6616193404899806660?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/6616193404899806660/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/apocalisse-da-insostenibilita.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/6616193404899806660?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/6616193404899806660?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/apocalisse-da-insostenibilita.html" title="Apocalisse da insostenibilità" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-yofRljU-VHo/T0DV9bD6kUI/AAAAAAAABEM/hjdLKror1tw/s72-c/apocalisse-da-insostenibilit%C3%A0-inquinamento.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0UNQHc6eCp7ImA9WhRaGUU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-646859998364718742</id><published>2012-02-23T09:18:00.002+01:00</published><updated>2012-02-23T09:21:31.910+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-23T09:21:31.910+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Recensioni narrativa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Post dal passato" /><title>Nelle terre del grande Nord</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-PCAY68_9Xm4/T0DeAescD5I/AAAAAAAABEc/70-pBzF14IQ/s1600/nelle-terre-del-grande-nord.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="Nelle terre del grande Nord, Jack London" border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-PCAY68_9Xm4/T0DeAescD5I/AAAAAAAABEc/70-pBzF14IQ/s200/nelle-terre-del-grande-nord.jpg" width="124" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(Recensione apparsa originariamente nel &lt;a href="http://redrum.blogfree.net/?t=2406128" target="_blank"&gt;vecchio blog&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Titolo: &lt;/i&gt;Nelle terre del grande Nord&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Autore: &lt;/i&gt;Jack London&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Anno: &lt;/i&gt;2008&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Genere: &lt;/i&gt;Avventura&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Editore: &lt;/i&gt;Einaudi&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Formato: &lt;/i&gt;Cartaceo&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Sinossi:&amp;nbsp;&lt;/i&gt;Volume che raccoglie alcuni scritti di Jack London riguardanti le avventure nell'Alaska della corsa all'oro. Il libro contiene le opere: Il richiamo della foresta, Zanna bianca, Il silenzio bianco, In un paese lontano, La legge della vita, Batard, L'amore della vita, Farsi un fuoco, Come Argo dei tempi antichi. Romanzi e racconti brevi si alternano per dipingere tutte le sfaccettature della vita selvaggia del Klondike e dell'Alaska.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Commenti:&amp;nbsp;&lt;/i&gt;Un'ambientazione selvaggia e affascinante: la natura estrema dove l'uomo può misurarsi davvero contro le forze del creato, in cui può sopravvivere solo se è capace di dominare la paura e di azionare il cervello. Un periodo storico ben inquadrato e ricco di spunti: la corsa all'oro nel Nord America della fine dell'800 e inizi '900, dove si contrappongono i sogni di ricchezza e superficialità della società civile e quello che invece è il vero imperativo della vita, la sopravvivenza e il rispetto dell'ambiente che ci circonda. Un quadro molto interessante in cui si innescano le più famose avventure scritte dall'autore, tra opere di più ampio e respiro e racconti brevi.&lt;br /&gt;
Nei romanzi "Il richiamo della foresta" e "Zanna bianca" siamo spettatori degli eventi attraverso i sensi di Buck, nel primo caso, e di Zanna bianca nel secondo: il primo è un cane che si adatterà subito alla dura vita dell'Alaska, affrontando mille pericoli, fino a ritrovare il suo ruolo naturale. Il secondo è un lupo, con anche sangue di cane in corpo, il cui mondo interiore di stampo selvaggio viene a scontrarsi con la società civile dell'uomo, dapprima a causa degli indiani e poi tramite l'uomo bianco. L'impatto delle "divinità" umane sull'animo di Zanna bianca è devastante e distruttivo, e mostra quanto poco sappiamo relazionarci con gli altri esseri viventi in generale. Buck e Zanna bianca compiono cammini simili, ma con punti di partenza e arrivo differenti. In entrambi i casi mostrano un'intelligenza, un istinto, dei sentimenti molto vicini all'animo umano, e che noi stessi abbiamo evidentemente perso durante l'affanno per la cerca dell'oro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Negli altri racconti brevi il punto di vista si sposta sull'uomo stesso e assistiamo a differenti stati d'animo che muovono l'essere umano alle prese con la natura selvaggia: la determinazione dei personaggi di "Il silenzio bianco"; l'incapacità, la debolezza e la follia di quelli de "In un paese lontano"; la crudeltà e la violenza del padrone di "Batard"; il fortissimo desiderio di sopravvivenza di chi è agli estremi delle condizioni umane del protagonista di "L'amore della vita"; l'ingenuità e la presunzione dell'uomo di "Farsi un fuoco" e la risolutezza, il coraggio e la caparbietà del vecchio Tarwater di "Come Argo dei tempi antichi"; infine la grandiosa saggezza del vecchio indiano di "La legge della natura", che lascio per ultimo in quanto è stato il racconto che mi ha affascinato di più. Molti sono i personaggi presentati in queste pagine, parecchi assolutamente negativi e caratterizzanti l'arroganza con cui l'uomo vuole affrontare il mondo (vedi appunto "In un paese lontano", "Batard", "Farsi un fuoco"), altri sono forti personaggi che riescono a lottare con ogni fibra del loro essere per la loro vita (vedi "Il silenzio bianco", "L'amore della vita", "Come Argo dei tempi antichi"), ma solo uno è l'incarnazione della saggezza millenaria della natura: il vecchio indiano di "La legge della vita", che giunto alla fine della sua esistenza viene lasciato indietro, come tradizione dal suo popolo, e accetta stoicamente che il suo ruolo all'interno del complesso sistema della Natura è giunto al termine e che è inutile aggrapparsi ulteriormente alla vita, ma è meglio lasciarsi andare alla natura delle cose. Questo personaggio incarna secondo me il completamento dei personaggi della seconda categoria che ho elencato, impersonando la saggezza maturata da anni e anni di vita selvaggia, di conflitti preda-predatore, di avversità e carestie. La saggezza che alberga nella natura non contaminata dalla "civiltà".&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Voto: &lt;/i&gt;8.5&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-646859998364718742?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/646859998364718742/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/nelle-terre-del-grande-nord.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/646859998364718742?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/646859998364718742?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/nelle-terre-del-grande-nord.html" title="Nelle terre del grande Nord" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-PCAY68_9Xm4/T0DeAescD5I/AAAAAAAABEc/70-pBzF14IQ/s72-c/nelle-terre-del-grande-nord.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUEMRH0-fCp7ImA9WhRaGEw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-6517126319072189276</id><published>2012-02-21T09:27:00.001+01:00</published><updated>2012-02-21T09:41:25.354+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-21T09:41:25.354+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Classifiche" /><title>Top 5: le 5 scene impresse nella memoria e poi dimenticate</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-JKKSoQXs77c/T0DleSPYnzI/AAAAAAAABEk/GfN_HIHss9Y/s1600/top5-classifica.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="Scene rimaste impresse" border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-JKKSoQXs77c/T0DleSPYnzI/AAAAAAAABEk/GfN_HIHss9Y/s1600/top5-classifica.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un titolo che sembra contraddittorio, per la classifica di questa settimana. In realtà quello a cui mi riferisco per la top 5 di oggi, sono le scene che si sono impresse nella memoria fin da piccoli, e di cui abbiamo magari dimenticato il film di appartenenza. Soprattutto da piccoli si guardano molto spesso film che poi non si rivedono più: il "rischio" che qualche scena rimanga impressa nella memoria e che contemporaneamente si dimentichi il titolo del film è molto alto. Questa classifica è quindi dedicata a queste &lt;b&gt;scene impresse e poi dimenticate&lt;/b&gt;, non è quindi una classifica delle mie scene preferite nel mondo del cinema in generale, anzi, tutt'altro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È quindi evidente il fatto che non esiste un criterio di merito nello stilare una classifica di questo genere. L'ordine di presentazione delle scene è quindi legato allo stato della scena in sé, nella parte bassa della classifica ci saranno le scene che sono riuscito a "ricordare", grazie a una nuova visione del film in tempi più recenti, mentre nella parte alta trovano posto le scene di cui ancora non sono riuscito a ritrovare il film di appartenenza. E chissà, magari proprio voi lettori del blog riuscirete a farmeli ricordare!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cominciamo.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;5) &lt;b&gt;Il biglietto magico&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Status: Ricordato&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Film di appartenenza: Last Action Hero - L'ultimo grande eroe&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-yl1tLBy0Tus/T0Dnweo6bJI/AAAAAAAABEs/d6eWkR_Cmsk/s1600/top5sceneimpressedimenticate-bigliettomagico.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Last action hero - Il biglietto magico" border="0" height="133" src="http://4.bp.blogspot.com/-yl1tLBy0Tus/T0Dnweo6bJI/AAAAAAAABEs/d6eWkR_Cmsk/s320/top5sceneimpressedimenticate-bigliettomagico.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa è stata abbastanza facile da "ricordare", in realtà. "Last Action Hero" era un film che avevo visto da piccolo, e il biglietto magico con cui poter entrare dentro i film mi era rimasto impresso nella memoria. Del resto, chi non vorrebbe entrare nei suoi film preferiti? Qualche tempo dopo rividi il film in videocassetta e la scena tornò alla sua precisa collocazione all'interno della trama del film di John McTiernan. Diciamo che è in questa classifica semplicemente perché è il primo esempio di scena impressa e poi dimenticata nella mia "carriera" di spettatore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4) &lt;b&gt;Rapporto incestuoso tra madre e figlio&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Status: Ricordato&lt;br /&gt;
Film di appartenenza: The unsaid - Sotto silenzio&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-GwVmFfR-mbY/T0FCk88-0HI/AAAAAAAABFM/aHRX6xvcDc8/s1600/top5sceneimpressedimenticate-theunsaid.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="The unsaid" border="0" height="170" src="http://2.bp.blogspot.com/-GwVmFfR-mbY/T0FCk88-0HI/AAAAAAAABFM/aHRX6xvcDc8/s320/top5sceneimpressedimenticate-theunsaid.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Questa sono riuscito a ricordarlo solamente di recente, dopo una chiacchierata con un'amica. Eravamo entrambi concentrati nel riuscire a risalire a un film di cui ricordavamo questa scena incestuosa tra una madre e un figlio. Alla fine della lunga ricostruzione siamo risaliti al titolo del film: "The unsaid - Sotto silenzio", pellicola anche abbastanza recente, se si pensa che è datata 2001. Eppure dopo averla vista ricordavo semplicemente questo piccolo dettaglio, ma non riuscivo a risalire al titolo del film.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3) &lt;b&gt;Darla Sawyer desnuda&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Status: Ricordato&lt;br /&gt;
Film di appartenenza: Non aprite quella porta 4&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-C7246lSDLwo/T0DoihmAVII/AAAAAAAABE0/Im03TkLNhps/s1600/top5sceneimpressedimenticate-darlasawyer.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Non aprite quella porta 4 - Darla Sawyer" border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-C7246lSDLwo/T0DoihmAVII/AAAAAAAABE0/Im03TkLNhps/s1600/top5sceneimpressedimenticate-darlasawyer.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
A dir la verità, anche se questa scena è "solo" al terzo posto, è quella che ha ispirato la classifica stessa. Avevo in mente, fin da piccolo, una scena in cui un gruppo di ragazzi in un film horror trova rifugio in una stanza dove c'è questa donna dalla forte carica sensuale. La stessa donna, dal nulla, si rivolge a qualcuno fuori dalla finestra mostrando le tette. Questo era il poco che ricordavo, fino a poco tempo fa. Avevo il vago sentore che si trattasse di un episodio della saga di "Non aprite quella porta", ma non rammentavo quale. Poi, quando da poco ho rivisto tutti i film della serie per recensirli qui sul blog, ho rivisto anche il pessimo&amp;nbsp;&lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2011/11/non-aprite-quella-porta-4.html" target="_blank"&gt;quarto episodio&lt;/a&gt;, e il ricordo ha finalmente trovato la sua precisa collocazione. E ripensando a questo aspetto è nata la voglia di fare questa classifica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2) &lt;b&gt;Un ricco vive da povero&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Status: Ricordato grazie al commento di Angelo "sommobuta" Cavallaro&lt;br /&gt;
Film di appartenenza: Un povero ricco&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-cYH87qnjCEM/T0NYYfvp09I/AAAAAAAABF0/AemXh9OK1MM/s1600/top5sceneimpressedimenticate-unpoveroricco.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Un povero ricco" border="0" height="207" src="http://2.bp.blogspot.com/-cYH87qnjCEM/T0NYYfvp09I/AAAAAAAABF0/AemXh9OK1MM/s320/top5sceneimpressedimenticate-unpoveroricco.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
L'immagine che ho in mente è quella di un ricco che per sua spontanea volontà inizia a vivere da povero. Mi sembra di ricordare sia una commedia italiana, ma non ho la più pallida idea di quale film sia, né di quale sia l'attore principale. Immagino che in teoria sarebbe facile riuscire a risalire al film di appartenenza sfruttando i biechi meccanismi di Google, però al momento preferisco che sia qualcuno di voi, magari, a ricordarmi il titolo di questo film scrivendo un commento! &lt;u&gt;AGGIORNAMENTO&lt;/u&gt;: Il commento di Angelo "Sommobuta" Cavallaro ha riportato la scena al suo film di appartenenza, la commedia "Un povero ricco" con Renato Pozzetto e Ornella Muti!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1) &lt;b&gt;La casa bianca in mezzo al bosco&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Status: Non ricordato&lt;br /&gt;
Film di appartenenza: Non pervenuto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-k5O_zA1m1H0/T0Dq5qbdYhI/AAAAAAAABFE/Z8mvxKTF-Gs/s1600/top5sceneimpressedimenticate-puntointerrogativo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Boh" border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-k5O_zA1m1H0/T0Dq5qbdYhI/AAAAAAAABFE/Z8mvxKTF-Gs/s320/top5sceneimpressedimenticate-puntointerrogativo.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Questo è il Sacro Graal delle mie scene rimaste impresse e poi dimenticate. Ricordo che è un film horror, e c'è questa casa tutta bianca dentro a un bosco. I protagonisti ci arrivano non mi ricordo per quale motivo e agli inizi ci sbirciano dentro. Tuttavia l'interno è avvolto nel buio, quindi c'è poco da vedere. Ricordo infine che dentro la casa ci sono dei mostricciatoli, piccoli, deformi e brutti. Probabilmente - ma non ci metto la mano nel fuoco - sono mostricciatoli che mangiano carne umana. Non ho idea di che film sia. Se qualcuno lo conosce, lo scriva nei commenti!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E voi, avete delle scene impresse di cui non ricordate il film? Oppure scene di cui avete rivisto il film solo da poco, ricollegando finalmente il ricordo che non riuscivate a collocare?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-6517126319072189276?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/6517126319072189276/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/top-5-le-5-scene-impresse-nella-memoria.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/6517126319072189276?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/6517126319072189276?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/top-5-le-5-scene-impresse-nella-memoria.html" title="Top 5: le 5 scene impresse nella memoria e poi dimenticate" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-JKKSoQXs77c/T0DleSPYnzI/AAAAAAAABEk/GfN_HIHss9Y/s72-c/top5-classifica.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0EDQHo-fip7ImA9WhRaF08.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-8857254565823106912</id><published>2012-02-20T09:14:00.000+01:00</published><updated>2012-02-20T09:14:31.456+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-20T09:14:31.456+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Parlando di cinema" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Parlando di scrittura" /><title>Generi ed etichettature</title><content type="html">&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-131_g9QNm7o/T0FL86LJ58I/AAAAAAAABFc/Q0ePWFhGoNg/s1600/generi-ed-etichettature-sottogeneri.gif" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Sottogeneri del fantastico" border="0" height="173" src="http://2.bp.blogspot.com/-131_g9QNm7o/T0FL86LJ58I/AAAAAAAABFc/Q0ePWFhGoNg/s200/generi-ed-etichettature-sottogeneri.gif" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Un semplice esempio di sottogeneri&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di recente, in questo angolo di blogosfera, si è parlato di generi e sottogeneri. Mi riferisco all’interessante articolo di Alessandro sui vari sottogeneri caratterizzati dal suffisso &lt;a href="http://alessandrogirola.me/2012/02/15/punk/" target="_blank"&gt;-punk&lt;/a&gt;. Grazie alla ormai leggendaria sincronicità tra blogger, anche sul Minuetto Express è apparso un &lt;a href="http://minuettoexpress.blogspot.com/2012/02/sondaggio-energetico-steam-vs-diesel-vs.html#it" target="_blank"&gt;articolo analogo&lt;/a&gt;. Entrambi, assieme ad alcune riflessioni sul cinema, mi hanno portato a scrivere questo post. Il tema dei sottogeneri è molto sentito, soprattutto nel mondo della narrativa e del cinema fantastico. Fantasy, fantascienza e horror sono macro-categorie, dentro le quali esistono innumerevoli sfumature, ognuna corrispondente a un ben preciso modo di intendere la materia fantastica, e quindi caratterizzata da &lt;b&gt;un suo preciso sottogenere&lt;/b&gt;. L’utilità della suddivisione è oggetto di dibattiti e di contrasti. Per quanto mi riguarda va bene fino a un certo punto: suddividere eccessivamente rischia di confondere e ha l’unico effetto di distogliere l’attenzione dalla storia in sé, quando è proprio la storia che deve essere al centro della scena.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Inoltre creare sempre più sottogeneri non fa altro che generare disordine all’interno del panorama narrativo-cinematografico. Del resto, è così fondamentale sapere che un film o un libro appartiene alla corrente dello steampunk, piuttosto che dello slasher o del techno-fantasy, per poterlo apprezzare al meglio? E ancora, è fondamentale riconoscere un romanzo o una pellicola cinematografica come appartenenti all’urban fantasy, al postcyberpunk o al survival horror, per decidere di leggerlo o vederla? &lt;b&gt;Siamo più interessati alla storia o all’etichetta&lt;/b&gt;?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Credo vivamente che la suddivisione eccessiva sia deleteria per una fruizione sana dell’oggetto in sé, sia che si parli di libro o di film. La creazione a valanga di sottogeneri e di sottosottogeneri (argh!) rischia di far allontanare uno spettatore/lettore da un’opera solo perché magari non gli piace il sottogenere. Può non avvicinarsi alla storia perché è intimorito dall’etichetta "urban fantasy", e magari si perderà una vicenda intrigante e appassionante che normalmente, se presentata con la semplice dicitura "fantastico" o "fantasy", gli sarebbe potuta piacere. Le etichette allontanano e creano nicchie, anziché contribuire alla diffusione delle storie in sé. Presentare una determinata storia come appartenente a un sottogenere è il primo passo per farla leggere/vedere solo alla ristretta cerchia di appassionati.&lt;/div&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-2sEyGbuyAcs/T0FQPIDRtnI/AAAAAAAABFk/ovPxlo3VQSs/s1600/generi-ed-etichettature-etichettatrice.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-2sEyGbuyAcs/T0FQPIDRtnI/AAAAAAAABFk/ovPxlo3VQSs/s200/generi-ed-etichettature-etichettatrice.jpg" width="172" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Una etichettatrice, ma non ci&lt;br /&gt;
appiccica nulla con il discorso&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ovviamente, come sempre, il mio è un discorso generale. Esistono le eccezioni e non tutti i lettori/spettatori appena sentono il nome di un sottogenere storcono il naso o al contrario si lanciano a capofitto. C’è chi riesce a valutare caso per caso, andando al di là delle etichette e pensando alla storia che c’è dietro. Mediamente sono eccezioni, come ho già detto. È diffuso il pensiero dell’etichettatura, della categorizzazione, della standardizzazione. Viviamo in una società globalizzata che tende a immergerci nelle nicchie. Perché leggere/vedere opere di un genere, sottogenere o sottosottogenere, determina l’appartenenza alla cerchia di appassionati di quel settore. Se vedi o leggi molti horror, ad esempio, sei a tua volta etichettato come qualcuno che si dedica esclusivamente all’horror. E diventa quindi complicato spiegare la propria flessibilità, tanto in campo fantastico quanto nel campo mainstream. Diventa complicato, in un mondo di etichettatori ed etichettatrici, riuscire a superare quegli ostacoli mentali che la cultura della nicchia ha imposto pian piano nel corso dei decenni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per quanto mi riguarda, tendo a considerare i sottogeneri, senza venirne vincolato eccessivamente. Preferisco pensare al massimo alle grosse categorie del fantastico, come fantasy, fantascienza e horror. I libri che leggo e i film che vedo fanno principalmente parte del settore dell’immaginazione, ma leggo romanzi e vedo film in cui l’elemento fantastico non è presente. Anche loro trovano posto in questo blog: tra le recensioni ho sia opere di genere che opere non di genere. Una mescolanza che rappresenta il mio approccio, quello in cui è la storia a essere importante. Inoltre credo proprio che questo mescolarsi sarà sempre più accentuato in futuro, per parlare delle storie, e non delle etichette.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-8857254565823106912?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/8857254565823106912/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/generi-ed-etichettature.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/8857254565823106912?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/8857254565823106912?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/generi-ed-etichettature.html" title="Generi ed etichettature" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-131_g9QNm7o/T0FL86LJ58I/AAAAAAAABFc/Q0ePWFhGoNg/s72-c/generi-ed-etichettature-sottogeneri.gif" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkYAQXwzeSp7ImA9WhRaFUg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-2323040304343435876</id><published>2012-02-18T09:35:00.000+01:00</published><updated>2012-02-18T09:35:40.281+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-18T09:35:40.281+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Recensioni film" /><title>Com'è bello far l'amore</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-YXIZxTPTevY/TzecrVuRmwI/AAAAAAAABBg/p8_jVhPDUEw/s1600/com'%C3%A8-bello-far-l'amore.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="Com'è bello far l'amore Locandina" border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-YXIZxTPTevY/TzecrVuRmwI/AAAAAAAABBg/p8_jVhPDUEw/s200/com'%C3%A8-bello-far-l'amore.jpg" width="140" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;Titolo:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Com'è bello far l'amore&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Regista:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Fausto Brizzi&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Anno:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;2012&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Genere:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Commedia&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Nazionalità:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Italia&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Attori principali:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Claudia Gerini, Fabio De Luigi, Filippo Timi, Giorgia Wurth, Alessandro Sperduti, Virginia Raffaele&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Trama:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Andrea e Giulia sono una solida coppia di quarantenni, con un figlio adorabile, una bella casa e una tranquilla vita coniugale. Troppo tranquilla. Andrea e Giulia, infatti, non fanno sesso. Ma nella loro vita tutto cambia il giorno in cui in casa piomba Max, un vecchio e caro amico di Giulia che di professione fa il pornodivo. Max stravolge subito i ritmi sonnacchiosi della casa e Giulia lo nomina da subito suo consigliere personale, nel tentativo disperato di rivitalizzare il suo matrimonio con Andrea.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Commenti:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Claudia Gerini è una delle divine che ho scelto per il mio blog, &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/01/top-5-le-5-divine-del-blog-e.html" target="_blank"&gt;come sapete&lt;/a&gt;, quindi mi sembra doveroso parlare del suo ultimo film, "Com'è bello far l'amore", uscito persino in 3D. E, come al solito quando recensisco un film in tre dimensioni, parlo subito della nuova tecnologia per poi passare al film vero e proprio. In questa pellicola di 3D ce n'è, lo si nota fin da subito. È ovviamente solo un vezzo estetico poco incisivo, nel senso che non è un'esperienza visiva imperdibile, e il film credo sia allo stesso modo godibile anche nelle classiche due dimensioni. Quello che però mi ha dato da riflettere è proprio il fatto che di 3D ce n'è anche abbastanza, in molte scene e su diversi livelli, e c'è&amp;nbsp;molto più 3D qui che in certi film di recente produzione hollywoodiana, come &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/01/conan-barbarian.html" target="_blank"&gt;Conan the Barbarian&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per dirne uno. Cosa tutto ciò possa significare non lo so, però ne prendiamo atto e andiamo avanti.&lt;br /&gt;
Quindi, al di là della nuova tecnologia, veniamo al film vero e proprio. Cominciamo dalle cose che non vanno, così nella parte finale parliamo degli aspetti positivi. Anzitutto ci sono ingenuità di sceneggiatura, sia per quanto riguarda il trattamento del tema "trombamici", trattato in maniera banale e semplicistica, sia per quanto riguarda la gestione degli equilibri narrativi nella parte finale del film. Il punto di rottura e crisi tra i due personaggi arriva verso il finale, ma la risoluzione per re-indirizzare la storia verso il lieto fine è rapida e gestita frettolosamente. Inoltre proprio la sotto-trama legata alle vicende amorose di Simone, figlio di Andrea e Giulia, è realizzata male e sembra appiccicata un po' rispetto alla storia principale. Del resto, in questa vicenda si avverte il lato melenso-adolescenziale che ha reso famoso il regista con suoi vecchi film (penso alla coppia di film "Notte prima degli esami"). Lato romantico che secondo me si sposa proprio poco bene con il resto della commedia, che segue i binari della sessualità, e che distoglie l'attenzione dalla vicenda principale di Andrea e Giulia.&lt;br /&gt;
Venendo dunque agli aspetti positivi, c'è da sottolineare che fin da subito lo spettatore viene accolto dal personaggio di Max, che spiega il vero senso d'esistere&amp;nbsp;del cinema d'autore e si lascia scappare una battuta - molto apprezzata dal sottoscritto, per dirla tutta - sul cinema di Bellocchio e di Lars Von Trier. Battuta che, nella sua semplicità, risulta efficace. Il film prosegue, come detto, sui binari della sessualità. Il lato melenso è relegato alla sotto-trama di Simone, mentre il resto della scena è occupato da Andrea, un sempre bravo Fabio De Luigi, Giulia, una stupenda (ma che ve lo dico a fare...) Claudia Gerini, e il simpatico personaggio di Juanita, la donna delle pulizie interpretata da Virginia Raffaele. Max e la collega pornostar Vanessa, rispettivamente Filippo Timi e Giorgia Wurth, completano il quadro. La vicenda prosegue dapprima sugli atteggiamenti tipici degli equivoci, poi sulla scanzonatura delle tematiche sessuali. Inutile dire che il punto più interessante è lo spettacolo di burlesque fatto da Claudia Gerini durante la parte centrale della pellicola. E non parlo solo a livello visivo, ma anche come impatto narrativo e innalzamento del ritmo. Alcune battute fanno ridere, altre sono un po' ingenue, ma questa è la situazione classica nelle attuali commedie all'italiana.&lt;br /&gt;
Può essere vero che il mio coinvolgimento nei riguardi di Claudia Gerini possa aver offuscato il mio giudizio, almeno in parte, ma sono anche consapevole di molti errori di realizzazione della storia. Inoltre in più punti il film mi ha fatto ridere quindi, al di là di tutti i possibili pregiudizi, ha svolto il suo sporco lavoro di commedia di intrattenimento. E tanto mi basta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Voto:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;7&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-2323040304343435876?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/2323040304343435876/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/come-bello-far-lamore.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/2323040304343435876?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/2323040304343435876?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/come-bello-far-lamore.html" title="Com'è bello far l'amore" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-YXIZxTPTevY/TzecrVuRmwI/AAAAAAAABBg/p8_jVhPDUEw/s72-c/com'%C3%A8-bello-far-l'amore.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0UCQ38yfip7ImA9WhRaFEo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-9184839628039763221</id><published>2012-02-17T10:34:00.000+01:00</published><updated>2012-02-17T10:34:22.196+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-17T10:34:22.196+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Metamorfosi Verde" /><title>La distribuzione elettrica nel mondo delle rinnovabili</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-vF2eZaLYn5E/TzgVc-OqePI/AAAAAAAABD4/gMUW_ryc5Y8/s1600/la-distribuzione-elettrica-nel-mondo-delle-rinnovabili-trasmissione.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="Linee di trasmissione" border="0" height="150" src="http://1.bp.blogspot.com/-vF2eZaLYn5E/TzgVc-OqePI/AAAAAAAABD4/gMUW_ryc5Y8/s200/la-distribuzione-elettrica-nel-mondo-delle-rinnovabili-trasmissione.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Si parla tanto di energie rinnovabili, dell'importanza che queste tecnologie rivestono per l'abbattimento delle emissioni di gas serra e il cammino verso un'industria più eco-sostenibile. Tutti aspetti che condivido, dal momento che voglio lavorare in questo settore, però è importante sottolineare come solitamente si tenda a parlare di questi argomenti per compartimenti stagni, ignorando - volutamente o meno - tutte le implicazioni del problema. Per quanto mi riguarda, nei miei articoli sulla &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/search/label/Metamorfosi%20Verde" target="_blank"&gt;Metamorfosi Verde&lt;/a&gt; - su ecologia, energetica e consumo consapevole - cercherò di analizzare tutti gli aspetti di un determinato argomento, per fornire dei punti di vista più approfonditi e interessanti, o almeno spero risultino tali. Così, come primo articolo di questa "rubrica" non voglio parlare di energie rinnovabili in sé, ma dell'&lt;b&gt;infrastruttura della rete elettrica&lt;/b&gt;. Un'infrastruttura che, senza troppi giri di parole, va completamente ripensata, se non si vuole arrivare al collasso dell'intera rete.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Attualmente la rete di distribuzione elettrica è essenzialmente verticistica. Abbiamo i grossi impianti di produzioni situati a grande distanza dalla città, abbiamo le linee di trasmissione in altissima tensione, abbiamo poi la rete di distribuzione, formata da alta, media e bassa tensione più tutti gli impianti di trasformazione da un livello di tensione all'altro. Il &lt;b&gt;flusso di energia è unidirezionale&lt;/b&gt;, va dall'impianto di produzione fino all'utente finale, che rappresenta il "carico" della rete. Le aziende che producono energia solitamente gestiscono anche la distribuzione stessa. Ma tutto questo è destinato a cambiare, se non si vuole far piombare la civiltà in un'era di continui blackout e distaccamenti dalla rete. Tutto a causa della sempre più alta diffusione delle energie rinnovabili, della cosiddetta generazione distribuita.&lt;br /&gt;
Gli Stati, soprattutto quelli europei, hanno sempre più incentivato l'acquisto di pannelli fotovoltaici, di turbine eoliche e di altri sistemi di generazione rinnovabile. Per quanto io sia favorevole alla diffusione delle rinnovabili, forse l'incentivazione è stata forse anche troppa. Indiscriminata, direi. L'attuale rete elettrica infatti non è ancora pronta per gestire un flusso di energia che &lt;b&gt;non è più unidirezionale&lt;/b&gt;. Le energie rinnovabili sono per loro natura discontinue, nonché distribuite vicino ai carichi (si pensi a un pannello fotovoltaico sul tetto della propria casa). La rete elettrica attuale sta diventando pian piano obsoleta e occorre ripensarla, se non si vuole "sprecare" l'energia prodotta in eccesso dagli impianti rinnovabili e non si vuole far arrivare al collasso la rete elettrica stessa. Infatti spesso, ad esempio, molte pale eoliche vengono spente perché la rete non è in grado in quel momento di sostenere un flusso di energia proveniente da quegli impianti. Il mese scorso ho sostenuto l'esame di &lt;a href="http://www.diee.unica.it/~alfio/macchine_elettriche_i.htm" target="_blank"&gt;Macchine Elettriche 1&lt;/a&gt;, e dopo l'interrogazione con il professore si è chiacchierato proprio di questo aspetto, del fatto che il nostro gestore di distribuzione si sta accorgendo solamente adesso che la rete deve essere in qualche modo rinnovata.&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-RP_H_uCiISY/Tz4a6fZbFtI/AAAAAAAABEA/GZa02PiKv50/s1600/la-distribuzione-elettrica-nel-mondo-delle-rinnovabili-smartgrid.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Smart Grid" border="0" height="146" src="http://4.bp.blogspot.com/-RP_H_uCiISY/Tz4a6fZbFtI/AAAAAAAABEA/GZa02PiKv50/s200/la-distribuzione-elettrica-nel-mondo-delle-rinnovabili-smartgrid.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Come fare, quindi? La soluzione sta nel ripensare la distribuzione elettrica, con la cosiddetta &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Smart_grid" target="_blank"&gt;rete intelligente&lt;/a&gt; - la &lt;b&gt;smart grid&lt;/b&gt; - di cui ancora si parla poco, se non tra gli addetti ai lavori. Dal momento che la generazione sarà sempre meno centralizzata e sempre più distribuita, la rete elettrica deve essere capace di gestire dei flussi intermittenti e distribuiti di energia elettrica, e non più solamente unidirezionali e continuativi. Ad esempio, eventuali surplus di energia in una determinata area verrebbero immediatamente redistribuiti verso aree diverse, in cui non si verificherebbe il sovraccarico della rete. Da questo punto di vista occorre investire tanto negli impianti di energia rinnovabile quanto nella ricerca e nello sviluppo di una rete intelligente, altrimenti rischiamo di non poter sfruttare al meglio tutti i benefici della produzione "verde". Per la costruzione della nuova infrastruttura elettrica, i settori dell'&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_electronics" target="_blank"&gt;elettronica digitale&lt;/a&gt; e dei &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Control_theory" target="_blank"&gt;controlli automatici&lt;/a&gt; avranno un ruolo fondamentale, dal momento che la gestione intelligente dei flussi di energia richiede prestazioni elevate e un controllo puntuale e preciso delle variabili in gioco. Le grandi aziende produttrici e distributrici, dal momento che l'energia sarà sempre meno centralizzata, dovrebbe in questo caso prendere il ruolo di gestori di servizi, della manutenzione e dell'ottimizzazione delle prestazioni della rete intelligente.&lt;br /&gt;
Se davvero si vuole intraprendere un percorso che ci porti a sfruttare sempre più le energie presenti in natura, occorre saper trasformare gli ostacoli - come l'inadeguatezza della rete attuale - in stimoli per il progresso, come la ricerca e lo sviluppo di una smart grid che sappia gestire al meglio i flussi di energia del futuro.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-9184839628039763221?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/9184839628039763221/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/la-distribuzione-elettrica-nel-mondo.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/9184839628039763221?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/9184839628039763221?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/la-distribuzione-elettrica-nel-mondo.html" title="La distribuzione elettrica nel mondo delle rinnovabili" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-vF2eZaLYn5E/TzgVc-OqePI/AAAAAAAABD4/gMUW_ryc5Y8/s72-c/la-distribuzione-elettrica-nel-mondo-delle-rinnovabili-trasmissione.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0EEQ388eip7ImA9WhRaE0U.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-3537950761207581253</id><published>2012-02-16T09:40:00.000+01:00</published><updated>2012-02-16T09:40:02.172+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-16T09:40:02.172+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Recensioni narrativa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Post dal passato" /><title>Il peso della farfalla</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-znjAxWq4-0Y/TzetHJ9c44I/AAAAAAAABB4/CYIQGhvybCE/s1600/il-peso-della-farfalla.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-znjAxWq4-0Y/TzetHJ9c44I/AAAAAAAABB4/CYIQGhvybCE/s200/il-peso-della-farfalla.jpg" width="123" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(Recensione ripresa dal &lt;a href="http://redrum.blogfree.net/?t=3205447" target="_blank"&gt;vecchio blog&lt;/a&gt;&amp;nbsp;e lievemente modificata)&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Titolo: &lt;/i&gt;Il peso della farfalla&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Autore: &lt;/i&gt;Erri De Luca&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Anno: &lt;/i&gt;2009&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Genere: &lt;/i&gt;Drammatico&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Editore: &lt;/i&gt;Feltrinelli&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Formato: &lt;/i&gt;Cartaceo&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Sinossi:&amp;nbsp;&lt;/i&gt;Una farfalla bianca sta sul corno del re dei camosci, un fucile sta a tracolla del vecchio cacciatore di montagna. Li attende un duello differito negli anni. Più che la loro sorte, qui si decide la verità di due esistenze opposte.&lt;br /&gt;
La visita a un vecchio albero sospeso sul vuoto, nei monti. Un atteggiamento di reverenza nei confronti dello spettacolo della natura.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Commenti:&amp;nbsp;&lt;/i&gt;Regalatomi due anni fa per il compleanno, questo piccolo grande libro è stato veramente una bellissima lettura. Uno dei libri migliori letti durante il 2011, a dirla tutta. Sono "solo" 60 pagine, quindi siamo agli opposti di quei romanzi che allungano inutilmente il brodo. Qui siamo all'essenziale, alla lentezza, ai paragrafi brevi e incisivi. Qui ogni singola parola, ogni virgola, sono da assaporare intensamente, come l'acqua fresca di un ruscello o l'alba che spunta dai monti. Ogni paragrafo è una poesia, un'immagine stupenda, una descrizione che rimane nel lettore più delle centinaia e centinaia di pagine dei soliti tomi romanzeschi che spesso si vedono imperiosi nelle librerie.&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;U&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;na narrazione che è più poesia che prosa, l'autore gioca con la lingua, la piega al suo volere, la padroneggia. Alcune frasi sono spezzettate, le descrizioni sono ricchissime di metafore e figure retoriche. Tutto il testo pone il lettore in un ruolo attivo: lasciarsi guidare dall'arte di De Luca ci fa quasi dimenticare che tutto si svolge nel giro di poco tempo, che l'azione non dura che un giorno. Veramente una narrazione delicata, quasi una fiaba moderna, che ci va vedere con occhi colmi di ammirazione il mondo naturale, le sue regole e i suoi ritmi.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'ambientazione è tratteggiata, a pennellate di bianco e grigio principalmente, ma ricca e viva più di quanto ci si aspetterebbe. Ho particolarmente apprezzato la vicenda montuosa, le immagini e i suoni che le parole di De Luca evocano nella mente del lettore. La vicenda è impegnativa: come recita la copertina è lo scontro tra due esistenze opposte, il regno animale e la specie degli uomini. Uomini che vivono nella natura come se fossero una specie estranea, quasi una piaga, come si può capire dallo stesso soprannome che il cacciatore si dà. Uomini che a cui manca il rispetto per ciò che è la natura, sia verso i vegetali che, soprattutto, verso gli animali. Efficace da questo punto di vista la frase:&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;blockquote&gt;"Un padrone di tutto se c'era, non avrebbe permesso il guasto della sua roba, non l'avrebbe lasciata alla malora in mano alla specie degli uomini"&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo spiega inoltre come mai il cacciatore, o meglio il bracconiere, seppur sia un essere solitario (sia perché vive da solo in montagna sia perché evita sistematicamente di parlare con gli altri tramite la fisarmonica), seppur sia inevitabilmente un delinquente, assurge lo stesso al ruolo del miglior rappresentante della nostra specie, così come il re dei camosci è il migliore della sua. Il cacciatore è il migliore perché vive la natura, assume sempre un atteggiamento di mistico rispetto, che lo solleva dai suoi peccati di uomo, dal suo mestiere, dal fatto stesso di essere un uomo. Ho apprezzato molto il finale, in cui il cacciatore, nonostante la sua grande esperienza, riesce a imparare la cosa più importante.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A seguito del libro c'è&amp;nbsp;un racconto breve intitolato "Visita a un albero". Stessa poesia, ma qui il rispetto della natura si tramuta quasi in un atteggiamento di reverenza, sottolineato da una frase finale di notevole impatto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Voto: &lt;/i&gt;10&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-3537950761207581253?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/3537950761207581253/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/il-peso-della-farfalla.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/3537950761207581253?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/3537950761207581253?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/il-peso-della-farfalla.html" title="Il peso della farfalla" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-znjAxWq4-0Y/TzetHJ9c44I/AAAAAAAABB4/CYIQGhvybCE/s72-c/il-peso-della-farfalla.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0UBQHYzfSp7ImA9WhRaE00.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-8510089758707027049</id><published>2012-02-15T10:06:00.002+01:00</published><updated>2012-02-15T11:20:51.885+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-15T11:20:51.885+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Riflessioni sul nulla e sul tutto" /><title>La realtà dentro la mia mente</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-uItBT2y0fPM/TzeqmwJT8fI/AAAAAAAABBw/lERWrawrxiQ/s1600/l'altra-realt%C3%A0-intro.gif" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="L'altra realtà - Introduzione" border="0" height="185" src="http://1.bp.blogspot.com/-uItBT2y0fPM/TzeqmwJT8fI/AAAAAAAABBw/lERWrawrxiQ/s200/l'altra-realt%C3%A0-intro.gif" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Germano ha dato via a un nuovo interessante meme, in questo sporco angolo di blogosfera. Si tratta dell'&lt;a href="http://bookandnegative.altervista.org/blog/underground/laltra-realta/" target="_blank"&gt;altra realtà&lt;/a&gt;, un modo simpatico per rispondere a tutti quelli che accusano noi - scribacchini, blogger, appassionati di narrativa e cinema di genere, giocatori di ruolo e chi più ne ha più ne metta - di abbandonare le "sciocchezze" a cui ci dedichiamo per iniziare a vivere la vita vera (che se magari riescono a spiegarmi cosa intendono per "vita vera", gliene sarei grato). Eccomi dunque a cogliere la palla al balzo e a proporre&amp;nbsp;&lt;b&gt;la mia realtà alternativa&lt;/b&gt;. Che poi la realtà sarebbe solo questione di percezione, se vogliamo entrare in argomenti proto-filosofici-scientifici. Ma fortunatamente non vogliamo entrarci, non oggi per lo meno. Oggi c'è la mia altra realtà, la realtà alternativa della fantasia. Eccola.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-R1IBP1g_w-Y/Tzf_-lSfD6I/AAAAAAAABC4/smmzRL7BD4A/s1600/l'altra-realt%C3%A0-montagna.jpg" imageanchor="1"&gt;&lt;img alt="La montagna" border="0" height="211" src="http://2.bp.blogspot.com/-R1IBP1g_w-Y/Tzf_-lSfD6I/AAAAAAAABC4/smmzRL7BD4A/s320/l'altra-realt%C3%A0-montagna.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;La montagna&lt;/b&gt; è il luogo in cui mi avventuro durante la giornata. Risalgo i sentieri, mi arrampico nelle salite rocciose, discendo i versanti. Con il mio zaino in spalla e la mano che sfiora il calcio della pistola, mi infilo nei territori in cui vivono i Reietti, umani che non hanno abbracciato il progresso. Bisogna sempre stare attenti, non tutti sono molto contenti di vedermi passare in quella che chiamano "la loro terra". Io non vedo mai cartelli, recinzioni o altro e tiro avanti, perché la montagna è così bella. È anche vero che alcuni Reietti sono cordiali e mi offrono un tetto sotto cui dormire. Ma se posso, preferisco avere il cielo come tetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-syT_SAcQKT4/TzgBUgG3kYI/AAAAAAAABDA/GNcKEvjYYB8/s1600/l'altra-realt%C3%A0-lago.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Il lago" border="0" height="255" src="http://2.bp.blogspot.com/-syT_SAcQKT4/TzgBUgG3kYI/AAAAAAAABDA/GNcKEvjYYB8/s320/l'altra-realt%C3%A0-lago.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il lago&lt;/b&gt; è un posto di calma e meditazione. In pochi arrivano fin qui, dal momento che si trova oltre le ultime montagne dei Reietti. Ci sono delle scogliere, dei muri di pietra, al centro del lago, che svettano verso l'alto in maniera alquanto insolita. Non abbiamo idea di come possano essersi originate, alcuni degli altri viaggiatori che arrivano fin qui pensano siano frutto di un'antica magia, risalente ai tempi in cui la magia esisteva ancora. Poi il mondo è cambiato, dicono. Io mi siedo e lascio che il rumore del silenzio mi aiuti a ripulire la mente. C'è pace, qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-WiC-l_Frurw/TzgDJTt_kYI/AAAAAAAABDQ/h4pQv65tHDo/s1600/l'altra-realt%C3%A0-drago.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Il drago d'oro" border="0" height="240" src="http://2.bp.blogspot.com/-WiC-l_Frurw/TzgDJTt_kYI/AAAAAAAABDQ/h4pQv65tHDo/s320/l'altra-realt%C3%A0-drago.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Il drago d'oro&lt;/b&gt; è l'ultimo della sua specie e ha dovuto resistere a innumerevoli attacchi da parte degli uomini, affamati delle sue ricchezze. Ora tutti l'hanno dimenticato, la caccia al drago è stata obliata con l'avanzare del progresso e lui si gode gli ultimi anni che gli restano da vivere. Parliamo, quando mi spingo fino alle sue grotte. Lui lo sa come si sono originate le scogliere del lago, ma non vuole dirmelo. Non capiresti, mi dice. Mi piace sentirlo parlare, mi racconta di com'era il mondo prima del progresso, dei suoi simili, dell'era della magia. Gli dico spesso che ora è meglio, ma lui scuote la testa. Mi fa ridere, conosce un'infinità di barzellette, ma a volte sembra avere vuoti di memoria. Da qualche tempo una folle idea mi si è infilata in testa e non vuole schiodarsi: forse - e dico forse - il vecchio drago è già morto da tempo, e io parlo con il suo fantasma. Devo ancora provare a prendere questo discorso con lui, in effetti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-kOI6jZCZ6hU/TzgE6taLfQI/AAAAAAAABDY/jq6J2qUTZJ0/s1600/l'altra-realt%C3%A0-sfera.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="La Sfera" border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-kOI6jZCZ6hU/TzgE6taLfQI/AAAAAAAABDY/jq6J2qUTZJ0/s320/l'altra-realt%C3%A0-sfera.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;La Sfera&lt;/b&gt; è un organismo auto-generatosi, come mi ha confidato una volta. Non ho idea di cosa significhi ciò e non mi va di approfondire. La Sfera parla violentando la mente altrui, e non è tanto piacevole pensare ciò che lei ti sta dicendo. È scorbutica e penso sia estremamente pericolosa, ma ogni tanto la si può trovare in una giornata giusta, e magari non è poi così male ospitare i suoi pensieri. È fatta di metallo, ma non conosco nessun materiale simile, da queste parti. Ne ho parlato con il drago d'oro, ma anche lui non sa nulla: dice che lui può parlarmi del passato, non del presente e non del futuro.&amp;nbsp;La Sfera è da scrivere maiuscolo, come mi ha confidato una volta. Pare che lei sia parecchio suscettibile a riguardo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-nXBQY__0asU/TzgGNPracYI/AAAAAAAABDg/zPi5083h6UM/s1600/l'altra-realt%C3%A0-citt%C3%A0.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="La città" border="0" height="226" src="http://1.bp.blogspot.com/-nXBQY__0asU/TzgGNPracYI/AAAAAAAABDg/zPi5083h6UM/s320/l'altra-realt%C3%A0-citt%C3%A0.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;La città&lt;/b&gt; è dove ritorno ogni sera, dopo le mie avventure nella natura. È il progresso fattosi presente, il luogo da cui sono fuggiti tutti i Reietti, dal momento che non erano pronti a tutte queste innovazioni. È una città verde, ricca di parchi, giardini, sostenibile e autosufficiente. La gente è cordiale e simpatica, la criminalità è ai minimi storici, soprattutto dopo la fine della caccia al drago.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-R9yoO2EDJQA/TzgHFT23cxI/AAAAAAAABDo/ezmAV7HZOlg/s1600/l'altra-realt%C3%A0-robot.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="I robot" border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-R9yoO2EDJQA/TzgHFT23cxI/AAAAAAAABDo/ezmAV7HZOlg/s320/l'altra-realt%C3%A0-robot.jpg" width="213" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;I robot&lt;/b&gt; sono la forza della nostra città. Se non ci fossero loro saremmo già spacciati da un pezzo. Se non ci fossero stati loro, il progresso non si sarebbe materializzato nel presente. Loro hanno innovato la città, per renderla più vivibile. Lavorano nelle fabbriche, come forza di polizia, ma ci sono dei prototipi di robot per applicazioni di solidarietà sociale che fanno ben sperare. Onestamente ho il vago sospetto che siano stati loro a creare la Sfera, oppure che sia stata la Sfera a dare l'input ai robot per salvare tutto e farci entrare nel progresso. Non so quale delle due ipotesi sia più inquietante, ma mi basta sapere che la vita procede abbastanza bene qui. Non ci lamentiamo, almeno finché qualche Reietto non prova a far saltare qualche centrale di energia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-FQeVrA3ip30/TzgIXjbXCMI/AAAAAAAABDw/S0hYzUeBbx4/s1600/l'altra-realt%C3%A0-porta.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="La porta" border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-FQeVrA3ip30/TzgIXjbXCMI/AAAAAAAABDw/S0hYzUeBbx4/s320/l'altra-realt%C3%A0-porta.jpg" width="213" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;La porta&lt;/b&gt; è il confine ultimo del nostro mondo. È in legno, ma ha strane incisioni sopra, che né il drago né la Sfera conoscono. Si sentono dei rumori oltre la porta: delle voci umane, dei clacson, delle imprecazioni, delle esplosioni. Rumori caotici che si accavallano senza sosta. Sappiamo tutti che oltre la porta esiste un altro mondo, un mondo brutto, sporco e cattivo. Un mondo che nessuno ha mai visto, ma lo immaginiamo: uomini che imprecano continuamente incolonnati nel traffico, con delle autovetture che sputano fumi neri dai tubi di scappamento; file enormi nei supermercati, alle banche, alle poste; turni di lavoro massacranti, nessuna gratificazione. Non sappiamo se sia &amp;nbsp;reale, questo è tutto ciò che le suggestioni di quei suoni ci lasciano immaginare. Nessuno, finora, ha mai aperto la porta. Nessuno, credo, nemmeno i Reietti, vuole aprirla. Si sta abbastanza bene qui, senza tentare la sorte al di là di quella soglia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-8510089758707027049?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/8510089758707027049/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/la-realta-dentro-la-mia-mente.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/8510089758707027049?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/8510089758707027049?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/la-realta-dentro-la-mia-mente.html" title="La realtà dentro la mia mente" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-uItBT2y0fPM/TzeqmwJT8fI/AAAAAAAABBw/lERWrawrxiQ/s72-c/l'altra-realt%C3%A0-intro.gif" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEYMQHY_cCp7ImA9WhRaEk0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-4580569189763257025</id><published>2012-02-14T08:56:00.000+01:00</published><updated>2012-02-14T08:56:21.848+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-14T08:56:21.848+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Classifiche" /><title>Top 5: i 5 luoghi in cui vorrei vivere</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Se2xrqiViRU/Tzem1XZxTrI/AAAAAAAABBo/W20JINYAZy4/s1600/top5-classifica.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="Classifica dei 5 luoghi in cui vivrei" border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-Se2xrqiViRU/Tzem1XZxTrI/AAAAAAAABBo/W20JINYAZy4/s1600/top5-classifica.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se vi ricordate, tempo fa ho scritto una &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2011/08/top-5-i-5-luoghi-che-vorrei-visitare.html" target="_blank"&gt;top 5 dei luoghi (immaginari) che vorrei visitare&lt;/a&gt;. Oggi torniamo a parlare di locazioni, ma questa volta la classifica avrà molta più attinenza con il mondo reale, con il nostro pianeta e il nostro continuum spazio-temporale. Parleremo dei &lt;b&gt;5 luoghi in cui vorrei vivere&lt;/b&gt;. Si parla tanto di fuga dall'Italia, soprattutto per i giovani che non riescono a trovare lavoro nei campi in cui si sono laureati. Io la laurea devo ancora prenderla, però mentalmente la "fuga" è già messa in conto, fosse anche solo temporanea. Inoltre vivere in qualche altro posto rispetto a quello in cui si è cresciuti, aiuta a formare l'individuo, a fargli vivere nuove esperienze, a farlo maturare. È una cosa da fare, dunque, e occorre fin da subito scegliere alcune mete privilegiate su cui puntare l'occhio. Queste sono le mie cinque, e vi invito a replicare con le vostre, se volete.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Valigie pronte, si parte.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;5) &lt;b&gt;Anchorage&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-aW0LhFhWrC0/TzfG0M57U1I/AAAAAAAABCo/r5FcVCxPdBU/s1600/top5luoghiincuivivrei-anchorage.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Anchorage" border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-aW0LhFhWrC0/TzfG0M57U1I/AAAAAAAABCo/r5FcVCxPdBU/s320/top5luoghiincuivivrei-anchorage.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Anchorage è probabilmente la città più importante dell'Alaska, uno dei pochi Stati degli USA in cui penserei di stabilirmi per un po'. In realtà mi farei tranquillamente qualche viaggio da turista nelle altre principali metropoli americane (Los Angeles, New York, su tutte) però non riesco a immaginarmi a vivere in posti del genere. Anchorage mi trasmette invece un senso di calma e di tranquillità, un modo di vivere a contatto con la natura, ma senza mai perdere il legame con la civiltà.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4) &lt;b&gt;Vancouver&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-hL7NtfEvQcU/TzfHdXf0oiI/AAAAAAAABCw/i0aqxwM9pBw/s1600/top5luoghiincuivivrei-vancouver.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Vancouver" border="0" height="212" src="http://1.bp.blogspot.com/-hL7NtfEvQcU/TzfHdXf0oiI/AAAAAAAABCw/i0aqxwM9pBw/s320/top5luoghiincuivivrei-vancouver.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Questa città si è insediata nella mia mente solo recentemente, insieme a quella che troverete nel secondo posto di questa classifica. Vancouver è considerata come una delle città più vivibili del mondo, valutando il livello di criminalità, la qualità dell'aria, la salute e il benessere. Insomma, uno dei luoghi civilizzati più salubri e pacifici del globo, a quanto pare. Io un breve soggiorno canadese in questa città me lo farei volentieri, voi no?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3) &lt;b&gt;Praga&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Dq8_Q0fp8M0/TzfDxlpLlrI/AAAAAAAABCY/_JW3eiPHuMs/s1600/top5luoghiincuivivrei-praga.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Praga" border="0" height="241" src="http://3.bp.blogspot.com/-Dq8_Q0fp8M0/TzfDxlpLlrI/AAAAAAAABCY/_JW3eiPHuMs/s320/top5luoghiincuivivrei-praga.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Sarà che è l'unica delle città di questa classifica che ho già visitato, quindi mi sembra di essere già a "casa" pensandola come possibile meta futura. Praga l'ho visitata ai tempi del liceo, quindi in realtà ne ho visto una minima parte e ci tornerei di nuovo volentieri per vederla e gustarmela meglio. E perché no, potrebbe pure essere una delle città in cui vivere per un po': di sicuro non mi mancherebbe la birra.&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;2) &lt;b&gt;Berlino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-boS0oWlzGFM/TzeyGzuE6SI/AAAAAAAABCI/LmR7Ftr-IHs/s1600/top5luoghiincuivivrei-berlino.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Berlino" border="0" height="239" src="http://2.bp.blogspot.com/-boS0oWlzGFM/TzeyGzuE6SI/AAAAAAAABCI/LmR7Ftr-IHs/s320/top5luoghiincuivivrei-berlino.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
La Germania mi sta attirando relativamente da poco, mentre qualche anno fa mi era del tutto indifferente. Invece ora, chissà come mai, è una delle nazioni verso cui mi orienterei sicuramente, visto e considerato la fiorente industria nel campo dell'energia verde. Ho sentito varie persone parlare in maniera molto positiva di questa città, tanto dal punto di vista "umano", quanto da quello "professionale". È una delle mete in lista quindi, e perciò riesce a strappare la medaglia d'argento di questa top 5.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1) &lt;b&gt;Stoccolma&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ElukDsHbQrM/TzevKbo4fEI/AAAAAAAABCA/E63XQXycWkQ/s1600/top5luoghiincuivivrei-stoccolma.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Stoccolma" border="0" height="182" src="http://3.bp.blogspot.com/-ElukDsHbQrM/TzevKbo4fEI/AAAAAAAABCA/E63XQXycWkQ/s320/top5luoghiincuivivrei-stoccolma.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
La Svezia è la mia meta ideale e Stoccolma, essendone la capitale, riesce a conquistare senza troppi sforzi il primo posto di questa classifica. La capitale svedese è tra le città più verdi d'Europa e figura anche tra le città con l'aria più pulita. Sono aspetti da non sottovalutare, nella scelta di un posto in cui "insidiarsi". Inoltre mi affascinano molto i panorami naturali svedesi, sarebbe molto bello fare dei trekking in quelle zone. Infine, in Svezia c'è una grande spinta sulle energie rinnovabili - il settore in cui vorrei lavorare io - quindi mi sembra un posto più che adatto come futura città.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È curioso come siano tutte città "nordiche", quelle in classifica. Invece voi dove vorreste stabilirvi, almeno per un po'?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-4580569189763257025?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/4580569189763257025/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/top-5-i-5-luoghi-in-cui-vorrei-vivere.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/4580569189763257025?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/4580569189763257025?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/top-5-i-5-luoghi-in-cui-vorrei-vivere.html" title="Top 5: i 5 luoghi in cui vorrei vivere" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-Se2xrqiViRU/Tzem1XZxTrI/AAAAAAAABBo/W20JINYAZy4/s72-c/top5-classifica.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C08HQnk8cSp7ImA9WhRaEU4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-1211998028280255324</id><published>2012-02-13T12:17:00.000+01:00</published><updated>2012-02-13T12:17:13.779+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-13T12:17:13.779+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Riflessioni sul nulla e sul tutto" /><title>Il mondo dei convertitori</title><content type="html">&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-prh9zRFuIBQ/TzV-JtjQktI/AAAAAAAABA8/hpcheNZviao/s1600/il-mondo-dei-convertitori-ageofempires2.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Convertire la gente in questo mondo non funziona" border="0" height="150" src="http://3.bp.blogspot.com/-prh9zRFuIBQ/TzV-JtjQktI/AAAAAAAABA8/hpcheNZviao/s200/il-mondo-dei-convertitori-ageofempires2.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;In questo mondo si può convertire la gente.&lt;br /&gt;
Nel nostro non funziona.&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci sono alcuni argomenti che generano inevitabilmente discussioni, ma non tanto argomentazioni pacate e civili, quanto veri e propri litigi. È un problema che affligge quasi tutte le sfere della vita umana, se ci pensate. La &lt;b&gt;diatriba&lt;/b&gt; a cui spesso mi riferisco nei miei post, eBook contro cartaceo, ne è un esempio. La cosa buffa è che il mondo è talmente mal fatto che una persona come me, che non è schierata né a favore dell'eBook né a favore del cartaceo, passa automaticamente come un difensore del digitale solo perché ne riconosce - e ne sfrutta - i lati positivi. Ma la questione riguarda anche la scrittura: chi pensa che l'uso dei manuali sia indispensabile, al punto da metterli sopra a tutto il resto, altri che pensano l'opposto, altri - rari, ma ci sono - che riescono a mantenere un punto mediano tra i due estremi. E ancora, il genere contro il mainstream, nel cinema o nella narrativa. Le opere impegnate contro quelle di intrattenimento, l'analisi critica contro il semplice lasciarsi andare all'immedesimazione. Ma andiamo pure oltre, abbandonando i territori canonici di questo blog, che sono appunto narrativa e cinema: la diatriba può essere sulla religione, sulla politica, sull'orientazione sessuale, sul modo di mangiare, sulla musica, sugli sport, sull'economia, sull'ecologia, su... Devo andare avanti?&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Questi sono solo esempi. Proviamo a generalizzare, oggi. Il problema è sempre &lt;b&gt;il mio contro il tuo&lt;/b&gt;. C'è una persona A e una persona B e casualmente spunta fuori un argomento X. La persona A ha la sua opinione, B la sua, ma è statisticamente probabile che invece di generare una discussione pacata e civile, uno dei due sia in realtà un &lt;b&gt;convertitore&lt;/b&gt;. Ovvero, una persona che vuole assolutamente cercare di convincere l'altra della veridicità del proprio punto di vista. Come se, in un modo parecchio distorto di intendere le cose, avere una certa idea possa precludere altri aspetti collaterali. Il convertitore attacca discorso, in maniera civile anche, senza alzare la voce. Spiega esaurientemente il suo punto di vista, mentre l'altra persona non vede l'ora che tutta la conversazione finisca. È capitato a tutti, più volte nella vita, inutile negarlo. Il convertitore, essenzialmente, sbaglia approccio. E, purtroppo, di convertitori ne è pieno il mondo, per tutti i possibili argomenti esistenti, di cui l'elenco precedente è solo una minima parte. Irrisoria rispetto alla globalità del pensiero umano.&lt;br /&gt;
Le idee si diffondono, ma solo un ragionamento ponderato e una propria consapevolezza possono portare una persona a far proprio un nuovo modo di pensare. Il ragionamento attivo, la riflessione personale, sono fondamentali: &lt;b&gt;la conversione non funziona&lt;/b&gt;, alla lunga non regge. Supponendo che la persona A sia il nostro famigerato convertitore, esiste un modo più corretto di approcciare un discorso in cui le idee dell'altro interlocutore sono molto distanti dalle sue. Anzitutto, aspetto sottovalutato di questi tempi, il rispetto reciproco. Certo, sembra banale dirlo e non dovrei star qui a dirlo, ma visto come vanno le cose meglio sottolineare l'ovvio anche nei miei post. Secondariamente parlare di una certa questione non deve essere un atto di convincimento, mai: parlare significa esporre e basta, sarà poi la persona B, se vuole, a riflettere su quello che ha appreso, approfondire, leggere a riguardo, interrogarsi, e magari cambiare idea. O anche no, se non vuole. Una discussione civile è l'unico modo per riuscire a veicolare le proprie idee, perché l'interlocutore capisce di avere di fronte una persona intelligente, rispettosa e capace di argomentare oltre i "dogmi" della tematica affrontata (ci sono "dogmi" dappertutto, lo sappiamo tutti). Un convertitore che parte in quarta mostrando quanto il suo sia l'unico modo intelligente di porsi è destinato a fallire, innervosire l'altro e passare per una persona poco rispettosa.&lt;br /&gt;
&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-B2fCUJmjcmA/TzWDKzoye9I/AAAAAAAABBE/bdWd9hOYwXE/s1600/il-mondo-dei-convertitori-acdcconverter.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="160" src="http://2.bp.blogspot.com/-B2fCUJmjcmA/TzWDKzoye9I/AAAAAAAABBE/bdWd9hOYwXE/s200/il-mondo-dei-convertitori-acdcconverter.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Anche questo è un convertitore, ma per&lt;br /&gt;
fortuna non parla.&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Lo so, sembrano una massa di ovvietà... Però a fare un giro su Internet di discussioni "convertenti" se ne trovano migliaia, e anche ad andare in giro, quando si esce e magari si conosce qualcuno di nuovo, statisticamente si può incappare in un convertitore. O magari è un potenziale convertitore, non lo è mai stato, fino a che non si tocca il suo argomento cardine. Chissà. Com'è che più si avanti e più si torna indietro, su queste cose? Possibile che non si possa concepire che uno che pensa X, apprezza anche Y, oppure media tranquillamente tra i due con un atteggiamento Z? Possibile che il mondo riesca a vedere solo in bianco e nero? Il grigio è morto? Se pensi X, allora devi comportarti in modo X e fare anche Y, che è strettamente legato. E chi lo dice? Non esiste la verità universale, né qui né altrove. Una cosa non ne esclude necessariamente un'altra, bisogna metterselo bene in testa.&lt;br /&gt;
Mi sono lasciato un po' andare, era inevitabile. Come sarà inevitabile che qualcuno legga questo post pensando che io sia contrario al cambiamento, all'evoluzione, al progresso. Nulla di più sbagliato, visto che reputo il cambiamento consapevole/ragionato essenziale per la vita della specie umana. Ma ci sarà chi leggerà tutte queste frasi e penserà a quello, saltando amabilmente il senso del discorso. E lo farà, penserà a quello, perché questo è &lt;b&gt;il mondo dei convertitori&lt;/b&gt;. E io sto seriamente iniziando a stancarmi di sentire sempre le stesse discussioni e di dover ripetere sempre le stesse cose.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-1211998028280255324?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/1211998028280255324/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/il-mondo-dei-convertitori.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/1211998028280255324?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/1211998028280255324?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/il-mondo-dei-convertitori.html" title="Il mondo dei convertitori" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-prh9zRFuIBQ/TzV-JtjQktI/AAAAAAAABA8/hpcheNZviao/s72-c/il-mondo-dei-convertitori-ageofempires2.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUEGSXs9fyp7ImA9WhRbGUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-2775625223385530164</id><published>2012-02-11T14:40:00.000+01:00</published><updated>2012-02-11T14:40:28.567+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-11T14:40:28.567+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Recensioni film" /><title>Le avventure del barone di Münchausen</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-GCpd-hYSWUE/TzZcdZ1wihI/AAAAAAAABBM/PKhwJEEB0Cg/s1600/le-avventure-del-barone-di-munchausen.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="Locandina Le avventure del barone di Munchausen" border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-GCpd-hYSWUE/TzZcdZ1wihI/AAAAAAAABBM/PKhwJEEB0Cg/s200/le-avventure-del-barone-di-munchausen.jpg" width="113" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;Titolo:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Le avventure del barone di Münchausen&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Regista:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Terry Gilliam&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Anno:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;1988&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Genere:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Fantastico, Avventura, Commedia&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Nazionalità:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Gran Bretagna&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Attori principali:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;John Neville, Uma Thurman, Eric Idle, Jack Purvis, Winston Dennis, Charles McKeown, Oliver Reed, Jonathan Pryce, Robin Williams, Valentina Cortese&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Trama:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Il nobile ufficiale di cavalleria Karl Friedrich Hyeronimus Von Münchausen rievoca le mirabolanti avventure compiute con quattro compagni dotati di capacità straordinarie. Con la loro collaborazione salva una cittadina assediata dai Turchi, dopo essere stato, in compagnia di una bambina, sulla Luna e nelle viscere della Terra dal dio Vulcano.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Commenti:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Ieri, sul &lt;a href="http://strategieevolutive.wordpress.com/2012/02/10/giocare-via-web/" target="_blank"&gt;blog di Davide&lt;/a&gt;, è apparso un articolo che mi ha fatto ricordare questo film, visto (più o meno) recentemente e ancora in arretrato in quanto a recensione. Eccomi quindi a colmare la lacuna, tanto più che sono legato al personaggio del barone fin dai tempi dell’infanzia, avendo letto il libro da cui questo film è liberamente ispirato.&lt;br /&gt;
Ma lasciamo da parte il libro, per una volta, e concentriamoci sul film. Un film di quelli che piacciono a me, un tripudio di potenza dell’immaginario, uno spettacolo che fa tenere gli occhi incollati allo schermo, è la fantasia al centro dell’attenzione. Gilliam è un regista che con il fantastico, quello vero, ci va a nozze, e in questo film il fantastico è il film stesso. Abbiamo il barone e i suoi straordinari compagni d’avventura. C’è Robin Williams, nei panni del Re della Luna che gioca con la sua stessa testa. C’è una divina - è proprio il caso di dirlo - Uma Thurman nei panni di Venere in persona, moglie del dio Vulcano. Ci sono le situazioni più assurde e ironiche che possiate concepire, un gioco virtuoso di rimandi e incastri narrativi, un succedersi senza sosta di complicazioni, meraviglie e avventure. Lo spettatore non ha scampo, annega nell’immaginazione della mente umana.&lt;br /&gt;
Scene corali, musiche, dialoghi immensi, barocchismi e strizzate d’occhio, il film del barone è un enorme puzzle, ricco di suggestioni e immagini che restano indelebili nella memoria. Ci si perde, a guardare questo film. Ci si perde inesorabilmente, nel labirinto dei richiami, delle battute, delle improbabili e rocambolesche situazioni. E ci si diverte a perdersi, ci si diverte eccome. Perché Gilliam ci accompagna pian piano nel mondo sconvolgente del barone di Münchausen, e lo fa senza mai lasciarci perdere del tutto. Il film ha attimi di pausa, magari anche di eccessivo rallentamento, ma sono essenziali per far riprendere fiato, tanto al protagonista quanto allo spettatore. Gilliam sa che il rischio di rompere l’incantesimo del cinema è dietro l’angolo, con una storia particolare come questa. Lo spettatore deve entrare in sintonia con i modi di fare del barone, deve assaporare poco a poco l’ambientazione, per capire con cosa ha a che fare. Il regista conosce alla perfezione questi aspetti, mette in scena con maestria e senza presunzione, ci fa tornare bambini di fronte a questa immensa fiaba alternativa. Merito anche della sceneggiatura, curata da Gilliam stesso e da Charles McKeown (che figura anche nel cast nel duplice ruolo di Rupert e Adolfus), che fa procedere la storia per gradi, coinvolgendo lo spettatore senza fretta, per rivelare poi tutti gli aspetti più curiosi e prodigiosi delle avventure del barone.&amp;nbsp;Barone che è interpretato da un magistrale John Neville, capace di rendere ogni sfumatura del proprio personaggio a partire dalla mimica facciale. Neville è riuscito a far emergere la variegata personalità del barone di Münchausen, mostrandoci tutte le contraddizioni che albergano in quell’uomo. Non era un compito facile, impersonare il barone.&lt;br /&gt;
Si tratta quindi di un film visivamente straordinario, che rende spettacolare ogni sequenza, ogni sotto-trama, ogni inquadratura. Un modo di fare cinema che probabilmente è andato perduto, ultimamente. Per dirla nei termini del barone, forse il cinema odierno è vecchio, bisogna che ringiovanisca per poter di nuovo mostrare le grandi opere della fantasia. Occorre che ringiovanisca, per estasiare di nuovo, per farci tornare di nuovo tutti bambini.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Voto:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;8&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-2775625223385530164?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/2775625223385530164/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/le-avventure-del-barone-di-munchausen.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/2775625223385530164?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/2775625223385530164?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/le-avventure-del-barone-di-munchausen.html" title="Le avventure del barone di Münchausen" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-GCpd-hYSWUE/TzZcdZ1wihI/AAAAAAAABBM/PKhwJEEB0Cg/s72-c/le-avventure-del-barone-di-munchausen.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEcFR3o9cSp7ImA9WhRbGEU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-4147516617556815527</id><published>2012-02-10T13:23:00.002+01:00</published><updated>2012-02-10T14:53:36.469+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-10T14:53:36.469+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Segnalazioni" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Metamorfosi Verde" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Riguardo al blog" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Post dal passato" /><title>Blog a impatto zero</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-01_qcIUM3XY/TezDDTBBUmI/AAAAAAAAAP8/DxNUcLUXJ5o/s1600/co2neutral.png" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-01_qcIUM3XY/TezDDTBBUmI/AAAAAAAAAP8/DxNUcLUXJ5o/s1600/co2neutral.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Avevo aderito a questa bella iniziativa con il &lt;a href="http://metamorfosiverde.blogspot.com/" target="_blank"&gt;precedente blog&lt;/a&gt;, ma dal momento che ora quello è chiuso e porto avanti solo questo, mi sembra doveroso aderire di nuovo.&lt;br /&gt;
Si parla tanto di impatti ambientali, ultimamente. Non c'è nessun campo, ormai, in cui la valutazione dell'impatto ambientale non sia un parametro importante. Penso ai trasporti, alle industrie, ai prodotti, ma anche alle tecnologie. Sempre più si tende a una tecnologia a impatto ridotto, che aiuti nella corsa al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni inquinanti. &lt;b&gt;Non fa eccezione il web&lt;/b&gt;, dal momento che server, computer, monitor (e tutto ciò che concerne l'&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Information_technology" target="_blank"&gt;Information Technology&lt;/a&gt;)&amp;nbsp;ha un forte impatto sull'ambiente. Un gruppo di ricercatori svedesi ha sviluppato &lt;a href="http://www.greenalytics.org/" target="_blank"&gt;Greenalytics&lt;/a&gt;, un software per calcolare le emissioni prodotte da un determinato sito web. Il &lt;a href="http://www.alexwg.org/" target="_blank"&gt;Dr. Alexander Wissner-Gross&lt;/a&gt; ha calcolato l'impatto ambientale delle pagine web, arrivando a stabilire in 0.02 g di CO2 per visita le emissioni inquinanti di un sito o blog.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;È per questo che ho deciso di aderire all'iniziativa di &lt;a href="http://www.doveconviene.it/" target="_blank"&gt;Doveconviene&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.doveconviene.it/co2neutral/" target="_blank"&gt;CO2Neutral&lt;/a&gt;, inserendo l'immagine che vedete in questo post nella barra laterale del sito.&lt;br /&gt;
Doveconviene raccoglie volantini delle principali catene di negozi (Unieuro, Lidl, Ikea, e tanti altri) in formato elettronico: questo sicuramente riduce notevolmente l'impatto ambientale, evitando la stampa e lo spreco di carta per la realizzazione dei volantini (e tutti noi sappiamo quanti ne buttiamo di quelli che ci arrivano via posta o che prendiamo nei supermercati). Un dato per tutti: ogni anno si usano 500.000 tonnellate di carta per stampare volantini, utilizzare volantini digitali può sicuramente fare la differenza.&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-0Hm6JwpIxDo/TzUg6XebXPI/AAAAAAAABA0/tay-l2F5wjE/s1600/blog-a-impatto-zero2.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Blog a impatto zero" border="0" height="97" src="http://3.bp.blogspot.com/-0Hm6JwpIxDo/TzUg6XebXPI/AAAAAAAABA0/tay-l2F5wjE/s200/blog-a-impatto-zero2.png" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Doveconviene dunque, in collaborazione con l'associazione noprofit tedesca&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.iplantatree.org/home"&gt;I plant a tree&lt;/a&gt;, porta avanti l'inziativa CO2Neutral:&amp;nbsp;per ogni blog che aderisce all'iniziativa, viene piantato un albero, al fine di &lt;b&gt;annullare le emissioni prodotte&lt;/b&gt; da quel determinato blog. La spiegazione di questa iniziativa si può leggere a &lt;a href="http://www.doveconviene.it/co2neutral/un-blog-un-albero"&gt;questa pagina&lt;/a&gt;&amp;nbsp;e si basa sostanzialmente sugli studi del Dr. Wissner-Gross. Il sito mette a disposizione inoltre un &lt;a href="http://www.doveconviene.it/co2neutral/scarica-presskit" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;pratico press-kit&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; per poter aderire facilmente all'iniziativa: un esempio è la foto qui a sinistra, che riassume efficacemente le basi su cui si fonda l'iniziativa.&lt;br /&gt;
Molti amici blogger hanno già aderito, e voi volete lasciar fuori i vostri blog da questa bella iniziativa? O volete anche voi piantare un albero per annullare il vostro impatto?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-4147516617556815527?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/4147516617556815527/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/blog-impatto-zero.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/4147516617556815527?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/4147516617556815527?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/blog-impatto-zero.html" title="Blog a impatto zero" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-01_qcIUM3XY/TezDDTBBUmI/AAAAAAAAAP8/DxNUcLUXJ5o/s72-c/co2neutral.png" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0QHQ3Y_eyp7ImA9WhRbF0U.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-4907994980170441825</id><published>2012-02-09T13:08:00.000+01:00</published><updated>2012-02-09T13:08:52.843+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-09T13:08:52.843+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Recensioni narrativa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Post dal passato" /><title>Prometeo e la guerra</title><content type="html">&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-xXkcK92DKnk/TzLCvoaCYoI/AAAAAAAABAU/Br92RyN-gqw/s1600/prometeo-e-la-guerra-1935.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Prometeo e la guerra 1935" border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-xXkcK92DKnk/TzLCvoaCYoI/AAAAAAAABAU/Br92RyN-gqw/s200/prometeo-e-la-guerra-1935.jpg" width="141" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;1935&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quello che segue è un lungo articolo speciale in cui ripropongo tre mie vecchie recensioni. Si parla di una trilogia di eBook scritti da &lt;a href="http://alessandrogirola.me/" target="_blank"&gt;Alessandro Girola&lt;/a&gt;, la saga di &lt;b&gt;Prometeo e la guerra&lt;/b&gt;, formata da &lt;a href="http://www.ebookandbook.it/1935.html" target="_blank"&gt;1935&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.ebookgratis.net/ebook.asp?id=481" target="_blank"&gt;1936&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.ebookandbook.it/1937.html" target="_blank"&gt;1937&lt;/a&gt;. Il genere è ucronico/dieselpunk, l'ambientazione è molto particolare e originale, curata e ben dettagliata. Ogni eBook verrà analizzato approfonditamente, per fornire una panoramica su tutta la trilogia. Si comincia quindi con il primo libro.&lt;br /&gt;
E se gli Imperi Centrali avessero vinto la Grande Guerra? Questa domanda è la base dell'ucronia di &lt;a href="http://redrum.blogfree.net/?t=3260094" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;1935&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;. Ma l'originalità dello scenario costruito dall'autore Alessandro Girola non si limita a quel semplice "what if", ma si avvale dell'inserimento nello scenario internazionale di un elemento tipico del romanzo gotico, i Prometei, implacabili guerrieri assemblati da pezzi di cadaveri e rianimati con tecniche sconosciute al limite della stregoneria. Sì esatto, se state pensando a Frankenstein siete nel giusto: non a caso nella cronologia ucronica di 1935 lo scienziato romanzato dalla Shelley in realtà è un personaggio realmente esistito e i Prometei che assicurano la vittoria all'impero austro-ungarico sono il prodotto dell'ultimo discendente di casa Von Frankenstein.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;La ricostruzione socio-politica dell'Europa del 1935 è precisa, dettagliata e plausibile, ed è questo il grande punto di forza del romanzo. Si intravede chiaramente un grande lavoro di documentazione e una passione per il genere ucronico, e tutto ciò rende leggera e intrigante l'ambientazione agli occhi del lettore. Non si può non trovarsi a favore dell'imperatore illuminato Otto d'Asburgo-Lorena, capace di realizzare modifiche sociali ed economiche profondamente avanzate. 1935 però non è solo un'ucronia, ma è principalmente un &lt;b&gt;giallo-thriller&lt;/b&gt;. L'assassinio di un deputato del Fronte Patriottico, un partito austriaco caratterizzato da una forte avversione per i Prometei, ritenuti ormai un residuo bellico obsoleto e contro natura, e da una simpatia per l'Impero Tedesco, pone le basi per un'indagine che vede coinvolti un antropologo genovese e una spia austro-ungarica. La matrice politica dell'assassinio è chiara, ed è sintomatica dell'aspetto principale del mondo costruito dal Girola: l'Europa come enorme scacchiere di guerra, in cui i giochi di alleanze e tradimenti sono all'ordine del giorno, e la pace raggiunta con la vittoria nella Grande Guerra è costantemente minacciata dalle ombre di un nuovo conflitto. L'indagine si svolge fino al colpo di scena finale, come nei migliori thriller d'avventura. Gli elementi per una partecipazione attiva del lettore ci sono e sono ben centellinati nella storia, anche se è la stessa indagine dei protagonisti che si svolge troppo velocemente e senza apparente approfondimento. Il susseguirsi degli eventi è troppo lineare per un thriller, e anche la prova decisiva viene trovata quasi di fortuna. Se l'impalcatura ucronica regge solidissima, quella dell'aspetto giallo della trama vacilla un po' durante lo svolgersi degli eventi. Un maggiore approfondimento dell'indagine, degli aspetti misteriosi, avrebbe giovato alla completezza del romanzo.&lt;br /&gt;
Altro piccolo difetto che ho rilevato è una incongruenza sulla descrizione dei Prometei. Nel capitolo 3 viene detto che invecchiano più lentamente degli esseri umani, ma dopo, nel capitolo 9, viene scritto che invecchiano normalmente. Ora, delle due l'una. Non è un difetto incorreggibile, ma spiazza il lettore trovare due informazioni contrastanti, soprattutto perché riferite ai Prometei, che essendo l'aspetto più innovativo del romanzo catturano maggiormente l'attenzione del lettore. E infatti proprio le sequenze di dialogo con i Prometei, le riflessioni sul loro ruolo in una società pacifica, e dell'etica sulla loro creazione sono le parti meglio riuscite della storia. L'ambientazione è viva, palpitante, grazie a piccoli dettagli di vita quotidiana inseriti con abilità all'interno della vicenda romanzata, penso ad esempio al riferimento all'Expo 1937 di Milano, ma non mancano altri piccoli dettagli che fanno emergere dalle parole la vita del mondo costruito dall'autore. Lo stile è semplice, positivamente semplice, e diretto. Fluido e senza fronzoli permette una lettura rapida fino alla fine. Giusto in alcuni passaggi i dialoghi risultano un po' artificiosi, con frasi che sanno di infodump messe in bocca ai personaggi. Se le spiegazioni del narratore onnisciente sono azzeccate e affascinanti, a volte le dissertazioni dei personaggi risultano forzate. Spostare certe informazioni al narratore onnisciente e approfondire invece la psicologia dei personaggi attraverso i dialoghi avrebbe rafforzato l'immedesimazione del lettore nei protagonisti. Infine c'è il finale, che non è aperto, ma spalancato. La sensazione è quella che 1935 sia solo un prologo, e in effetti è solo il primo libro della trilogia, ma una conclusione meglio costruita avrebbe potuto dare autosufficienza al romanzo, impreziosendolo.&lt;br /&gt;
&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-K276DMqJPNc/TzLEbhEpgqI/AAAAAAAABAc/X6PSd7qWflI/s1600/prometeo-e-la-guerra-1936.png" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Prometeo e la guerra 1936" border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-K276DMqJPNc/TzLEbhEpgqI/AAAAAAAABAc/X6PSd7qWflI/s200/prometeo-e-la-guerra-1936.png" width="141" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;1936&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Il secondo capitolo della trilogia è &lt;b&gt;&lt;a href="http://redrum.blogfree.net/?t=3270310" target="_blank"&gt;1936&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, romanzo in cui i personaggi principali di 1935 si ritrovano e li ritrova anche il lettore, dopo averne perso le tracce nel finale aperto del precedente libro. Nel frattempo l'Europa è cambiata, la matrice delle alleanze ha cambiato forma, nuovi personaggi entrano in gioco ridisegnando lo scacchiere e accentuando le preoccupazioni per l'ormai imminente conflitto. I protagonisti così si devono muovere in uno scenario completamente diverso da quello vissuto nel romanzo precedente, e inizialmente questo nuovo contesto spiazza il lettore. In particolar modo risulta poco approfondito un aspetto a cavallo tra la fine di 1935 e l'inizio di 1936: lo cito scrivendolo in bianco (per leggerlo, basta evidenziare con il mouse) per chi non ha ancora letto 1935.&lt;br /&gt;
[SPOILER]&lt;span style="color: white;"&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Quello a cui mi riferisco è la mancata reazione degli Asburgo alla manovra effettuata dall'Inghilterra. Leggendo l'inizio di 1936 sembra quasi che Clelia si sia tenuta per sé tutta la storia della spia inglese che ha scoperto in 1935, che gli Asburgo quasi ignorino la cosa. Ovviamente per come si sono evolute le cose per gli Asburgo non sarebbe cambiato nulla e sarebbero stati comunque costretti ad allearsi con quel fascista di Mosley, ma un maggior dettaglio di questo aspetto avrebbe contribuito allo spessore del romanzo inteso come seguito di 1935 e alla completezza di 1936 in quanto tale. A favore del poco approfondimento c'è da dire che Clelia non dispone di grandi prove che inchiodino Colin, ma questo è un dettaglio che pesa anche sulla risoluzione fortunosa di cui ho già parlato per quanto riguarda 1935&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;[FINE SPOILER]&lt;br /&gt;
Se 1935 era essenzialmente un giallo/thriller, 1936 assume i tratti del &lt;b&gt;romanzo di spionaggio&lt;/b&gt;. Il teatro degli eventi è Roma, e in generale il Regno d'Italia, che senza mezzi termini si può considerare come l'ultima ruota del carro europeo. La conferenza sull'esplorazione spaziale è la scenografia su cui si muovono gli attori della missione che coinvolge i protagonisti. La costruzione dell'evento e l'inserimento progressivo dei personaggi secondari è tipico del tema spionistico, e contribuisce a costruire quell'atmosfera di mistero che già si respirava in 1935. I protagonisti vengono impreziositi rispetto a 1935 e aumenta il loro spessore psicologico. Purtroppo la cosa che maggiormente mi ha fatto storcere il naso è proprio la rapida conclusione della trama spionistica. Giunti a metà del romanzo il filone narrativo legato all'ingegnere si conclude: i protagonisti si ritrovano coinvolti in una scena d'azione senza che il lettore abbia sufficienti elementi riguardo i loro errori, e anche la scena si risolve grazie a un piccolo deus ex machina. Da quel punto in poi il romanzo singhiozza. Le vicende rallentano e il romanzo viene quasi trascinato fino alla conclusione, ancora una volta completamente spalancata. Anche più che in 1935 tra l'altro. Se è pur vero che l'intera trilogia è da considerarsi come un'unica opera, è altrettanto vero che 1936 più che una parte centrale sembra più un prologo.&lt;br /&gt;
L'ambientazione continua ad affascinare, arricchita di maggiori elementi dieselpunk rispetto al capitolo precedente, in cui questo aspetto era emerso solamente verso la fine. Gli aspetti sociali e politici sono evidenti frutti di un grande lavoro da parte dell'autore, come sottolinea lo spessore dell'appendice del romanzo, così come quella del romanzo precedente. L'universo ucronico creato da Girola è il vero protagonista, più vivo degli stessi personaggi, affascinante e monumentale. I personaggi vengono delineati ancora meglio, e altri vengono presentati al lettore, arricchendo lo scenario internazionale. Ancora una volta però devo sottolineare che alcuni dialoghi mi sono sembrati un po' artificiosi, come già riscontrato in alcuni passaggi di 1935. Lo stile è sempre vivo, rapido nell'azione, appassionante negli approfondimenti socio-politici dell'Europa del 1936 e pulito da passaggi pesanti o eccessivamente descrittivi. In definitiva 1936 è una costola del precedente 1935, ne eredita pregi e anche difetti, ma ne risulta complessivamente inferiore a causa di una struttura narrativa sbilanciata. Il romanzo si fa agevolmente leggere, e il finale, misterioso e affascinante grazie all'emergere progressivo dell'elemento dieselpunk, non può che invogliare ad addentrarsi nell'ultimo capitolo della saga, il 1937.&lt;br /&gt;
&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-CctOiemWgg8/TzLFoBwbeEI/AAAAAAAABAk/47roJmkTStc/s1600/prometeo-e-la-guerra-1937.png" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Prometeo e la guerra 1937" border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-CctOiemWgg8/TzLFoBwbeEI/AAAAAAAABAk/47roJmkTStc/s200/prometeo-e-la-guerra-1937.png" width="140" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;1937&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;E si arriva appunto all'eBook finale, &lt;b&gt;&lt;a href="http://redrum.blogfree.net/?t=3278143" target="_blank"&gt;1937&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;.&amp;nbsp;Se 1935 e 1936 risultavano essere romanzi brevi, quasi incompleti a causa dei loro finali aperti, 1937 è un'opera di ampio respiro, lunga oltre il doppio dei precedenti lavori, in cui (quasi) tutti i tasselli del mosaico vanno a ricongiungersi. Se 1935 era un thriller/giallo, 1936 un romanzo di spionaggio, 1937 raccoglie su di sé la seconda parte del titolo della saga: &lt;b&gt;1937 è la guerra&lt;/b&gt;, quel conflitto rimasto sempre in bilico nei precedenti lavori, come una nube che minaccia temporale all'orizzonte. 1937 è quel temporale, è la furia degli elementi, è la seconda guerra mondiale di questo universo alternativo. Una guerra che viene combattuta su due fronti principali: quello occidentale, nel teatro di una Francia occupata dai tedeschi, e quello orientale, tra i Balcani e gli ultimi rimasugli dell'impero austro-ungarico. Esistono poi i conflitti nei dominii coloniali, ma sono solamente accennati e non fanno parte della narrazione di 1937. Il lettore invece segue l'evolversi del conflitto su entrambi i fronti europei, grazie alla separazione dei punti di vista di Enrico e Clelia, l'uno su un fronte e l'altra nell'altro. Buona l'alternanza dei due punti di vista per quasi tutto il romanzo, è una tecnica che invoglia a proseguire sempre più nella lettura. Purtroppo il rovescio della medaglia è che uno dei protagonisti dei precedenti romanzi scompare del tutto. Sarebbe un difetto veniale solo se non fosse stato uno dei protagonisti nel precedente 1936, ma messo così è una mancanza che si fa sentire. D'altra parte il contesto bellico riesce a rendere meno artificiosi alcuni dialoghi dei personaggi, soprattutto le dissertazioni socio-politiche, che in alcune parti erano dei punti negativi per i precedenti due romanzi. In 1937 invece sono calate meglio nella narrazione, e anche se a volte i personaggi ripetono considerazioni già fatte in dialoghi precedenti questo non è fastidioso, anzi nell'immenso mosaico di battaglie e missioni aiuta il lettore a mantenere le fila anche dello scacchiere internazionale. La guerra è ben sviluppata e in essa confluiscono gli aspetti dieselpunk dell'ambientazione. Abbiamo a che fare con un modo di fare la guerra che al contempo è simile a quello del nostro mondo e allo stesso tempo se ne discosta, a causa dell'entrata in campo dei Prometei robotici e di altre diavolerie scientifiche. Proprio in questo romanzo si respira di più quell'intreccio di scienza e superstizione che rimaneva solo accennato nel romanzo precedente. La nascita dei Prometei nel 1918 ha portato alla ribalta tutti quegli aspetti che nel nostro mondo sono sostenuti da ciarlatani e imbroglioni, nonché dai complottisti. Da questo punto di vista l'arma segreta in mano agli Asburgo ricorda da vicino alcune tesi dei moderni complottisti. Allo stesso modo gli strateghi militari sono affiancati da medium e astrologi, delineando un mondo in cui si è formato un mix inquietante di pensiero scientifico e "magico". La guerra nel mondo immaginato da Girola è sempre più orientata verso l'accumulo e la nuova scoperta di armamenti non tradizionali, ma che si basano su quel mix di cui dicevo. Basti pensare anche agli accenni agli uomini-bestia dell'esercito russo oppure all'enigmatico Capitan Germania, come se ogni nazione debba possedere una qualche arma che vada oltre i soliti carri armati e alla fanteria. Proprio in quest'ottica i Prometei ritornano ad avere un ruolo, dopo essere stati un po' abbandonati nel corso di 1936. In un mondo così congegnato il rischio di distruggersi a vicenda è altissimo, ed è uno dei dubbi morali su cui si interrogano i protagonisti. Del resto anche il finire della "nostra" seconda guerra mondiale ha mostrato al mondo la capacità di autodistruggersi facilmente, con l'uso delle atomiche.&lt;br /&gt;
Nello schierare in campo queste armi però ho trovato un paio di difetti che danneggiano la struttura narrativa. Anzitutto i Buoi. Non si possono introdurre così in avanti nella storia, il lettore ne risulta completamente spiazzato mentre i protagonisti da cui vede la storia ne erano già al corrente. Messi così sono semplici deus ex machina. Non vanno bene: sarebbe stato meglio introdurli già agli inizi o addirittura sul finire di 1936. Allo stesso modo Capitan Germania: messo così sembra un'idea venuta sul momento e inserita subito per ricamare sopra altri capitoli. Sarebbe stato meglio introdurlo qualche capitolo prima, visto anche che è comparso sullo scenario di guerra da ben prima di quando viene citato al lettore. In questo modo la missione che lo coinvolge sarebbe risultata più efficace e solida. Comunque proprio la missione su Capitan Germania e la fuga di Clelia e Tesla sono le parti riuscite meglio del romanzo rispetto agli scenari di guerra veri e propri.&lt;br /&gt;
Il finale è allo stesso tempo prevedibile e non, ma efficace. Non c'è un lieto fine al 100%, e per me questo è un punto a favore. Ho trovato le frasi di Clelia un po' troppo "burocratiche" per quello che invece sta cercando di dire. Per il resto è stata una degna conclusione per questa corposa e affascinante avventura nel mondo alternativo dei Prometei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A distanza di un anno dalla lettura della trilogia voglio spendere qualche riga di &lt;b&gt;considerazioni a freddo&lt;/b&gt;, senza dilungarmi troppo visto che già le tre recensioni sono molto corpose. L'ambientazione è sicuramente l'aspetto meglio riuscito di tutta la saga, dal momento che il mondo dei Prometei è molto interessante, merita una lettura perché propone un panorama finalmente originale e ben curato, su cui in realtà sarebbe anche interessante poter leggere degli spin-off di breve lunghezza. I tre eBook non sono privi di lati negativi, come ho evidenziato nelle recensioni (che ho voluto mantenere inalterate rispetto alla pubblicazione originaria), ma questi passano facilmente in secondo piano se si pensa alla potenza narrativa insita nell'ambientazione, all'immaginario così di impatto messo in scena dall'autore. I Prometei, Capitan Germania, i Buoi, sono tutte figure che rimangono impresse nella memoria. È una trilogia molto interessante, che dimostra come sia possibile proporre materiale di qualità e temi originali.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-4907994980170441825?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/4907994980170441825/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/prometeo-e-la-guerra.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/4907994980170441825?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/4907994980170441825?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/prometeo-e-la-guerra.html" title="Prometeo e la guerra" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-xXkcK92DKnk/TzLCvoaCYoI/AAAAAAAABAU/Br92RyN-gqw/s72-c/prometeo-e-la-guerra-1935.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkMDR3k9eCp7ImA9WhRbF0w.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-4058926877867311258</id><published>2012-02-08T15:14:00.000+01:00</published><updated>2012-02-08T15:14:36.760+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-08T15:14:36.760+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Recensioni film" /><title>Laguna blu: andata e ritorno</title><content type="html">&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-qQh9FILsfmw/TzJ0hUpzeeI/AAAAAAAABAE/pZMMc6LN_BY/s1600/laguna-blu-andata.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Laguna blu Locandina" border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-qQh9FILsfmw/TzJ0hUpzeeI/AAAAAAAABAE/pZMMc6LN_BY/s200/laguna-blu-andata.jpg" width="135" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Andata...&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oggi stiamo dalle parti dei film d'avventura o, meglio, dei film d'avventura per ragazzi. La storia è quella, assai nota, dei naufraghi sulla tipica isola tropicale, ovviamente deserta. Il film è &lt;b&gt;Laguna blu&lt;/b&gt;, uscito nel 1980 e diretto da Randal Kleiser. La vicenda è tratta dal romanzo "La laguna azzurra" di Henry De Vere Stacpoole, uscito nel 1908. Insomma, la trama è quella che ci si aspetta da un film del genere. Due ragazzini, Emmeline e Richard, interpretati rispettivamente da Brooke Shields e Christopher Atkins, sopravvivono a un naufragio e insieme al marinaio Paddy si sistemano in un'isola deserta. Da quel momento il burbero - guarda caso - marinaio sarà il loro "insegnante" e cresceranno insieme in mezzo alla natura.&lt;br /&gt;
L'ambientazione naturale è sicuramente uno degli aspetti più interessanti del film, se si è amanti dei paesaggi incontaminati. Uno dei motivi per cui varrebbe la pena di guardare Laguna blu, a prescindere dalla propria età e dal grado di disillusione nei riguardi della vita e dell'ottimismo in generale.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;C'è da dire infatti che la natura che ospita i due giovani protagonisti è sì incontaminata, ma ha decisamente pochi aspetti selvaggi e pericolosi. Del resto i due arrivano sull'isola quando sono molto piccoli e quindi il loro grado di "civilizzazione" è praticamente insignificante. Paddy inoltre non resisterà molto a lungo - non è un gran spoiler, eh, succede più o meno subito - e i due dovranno iniziare ad arrangiarsi da soli, entrando in simbiosi con i ritmi naturali dell'isola.&lt;br /&gt;
È curioso il fatto che, nonostante si tratti di un film d'avventura, e che il tema sia particolarmente vicino all'avventura per ragazzi, il film sia vietato ai minori, a causa delle tante scene di nudo integrale dei due protagonisti. Da questo punto di vista il filtro imposto dall'occhio della telecamera, che dovrebbe censurare questi aspetti naturali per un pubblico civilizzato, è quasi assente. I due si coprono quando hanno voglia di coprirsi, si denudano quando hanno voglia di denudarsi, è questo aspetto scorre in maniera fluida, senza alcuna forzatura da parte della regia o della sceneggiatura. In generale il loro modo di porsi nei confronti della vita naturale è ben costruito, l'immedesimazione è facilitata dalle scene di vita quotidiana, da una spruzzata di mistero non approfondito e dai paesaggi di forte impatto visivo. Il finale è lieto, ma fino all'ultimo fotogramma si avverte una forte tensione, segno che, appunto, l'immedesimazione è stata efficace.&lt;br /&gt;
&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-VNlDaDz_Y5U/TzJ_DFN1-nI/AAAAAAAABAM/F3DuzISdjXc/s1600/laguna-blu-ritorno.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Ritorno alla laguna blu Locandina" border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-VNlDaDz_Y5U/TzJ_DFN1-nI/AAAAAAAABAM/F3DuzISdjXc/s200/laguna-blu-ritorno.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;E ritorno...&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Dal momento che se una cosa va bene è lecito farne un &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/sequel-sequel-e-ancora-sequel.html" target="_blank"&gt;seguito&lt;/a&gt;, ecco spuntare anche &lt;b&gt;Ritorno alla laguna blu&lt;/b&gt;, uscito nel 1991 e diretto da William A. Graham. Sulla carta dovrebbe essere tratto dal romanzo "The garden of God", sempre di Henry De Vere Stacpoole, del 1923, seguito de "La laguna azzura". In realtà più che un sequel, è una riproposizione della stessa narrazione. Certo, i due personaggi sono diversi, non sono più Emmeline e Richard, ma la struttura narrativa è essenzialmente la stessa. Gli attori stavolta sono Brian Krause, nel ruolo del baldo Richard, il figlio del Richard del primo film, e una giovanissima Milla Jovovich, nei panni di Lilli. Questa volta, al posto del marinaio Paddy, c'è Sarah, la madre di Lilli. È proprio lei a educare i due bambini nonostante il naufragio, a impartire lezioni di civiltà e religione. Il confronto con il povero Paddy però è impietoso, dal momento che il marinaio è un personaggio decisamente meglio riuscito rispetto alla donna. E, ovviamente, anche Sarah durerà ben poco all'interno del film.&lt;br /&gt;
La prima metà de "Ritorno alla laguna blu" segue le stesse vicende vissute da Emmeline e Richard nel film del 1980. Tuttavia, curiosamente, anche se sono passati undici anni, questo film è molto più casto e dunque "filtrato" dalla tecnica cinematografica rispetto a "Laguna blu". La narrazione cambia completamente verso la metà della pellicola, quando dei "civilizzati" arrivano nell'isola di Lilli e Richard. La scena dell'incontro tra i due giovani e il gruppo di "civilizzati" è decisamente comica, forse una delle sequenze meglio riuscite del film. Da quel momento in poi il ritmo cambia, giocando su situazioni nuove rispetto al film del 1980. Il finale arriva però inaspettato, improvviso, senza che chiuda degnamente la storia. Quindi la visione di questo sequel lascia un'impressione meno incisiva rispetto a "Laguna blu".&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-4058926877867311258?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/4058926877867311258/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/laguna-blu-andata-e-ritorno.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/4058926877867311258?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/4058926877867311258?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/laguna-blu-andata-e-ritorno.html" title="Laguna blu: andata e ritorno" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-qQh9FILsfmw/TzJ0hUpzeeI/AAAAAAAABAE/pZMMc6LN_BY/s72-c/laguna-blu-andata.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkIMQHs9fCp7ImA9WhRbFUg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-4631143862870571912</id><published>2012-02-06T21:03:00.000+01:00</published><updated>2012-02-06T21:03:01.564+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-06T21:03:01.564+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Necrofilia cinematografica" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Parlando di cinema" /><title>Sequel, sequel e ancora sequel</title><content type="html">&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-rYe8zxFxWXI/TzAq8PSLO2I/AAAAAAAAA_8/SxjmCPtxvLw/s1600/sequel-sequel-e-ancora-sequel2.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Sequel cinematografici" border="0" height="127" src="http://1.bp.blogspot.com/-rYe8zxFxWXI/TzAq8PSLO2I/AAAAAAAAA_8/SxjmCPtxvLw/s200/sequel-sequel-e-ancora-sequel2.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Qualcosa non quadra&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C'è qualcosa che non va nel calcolo qui a destra, non trovate? E invece è tutto perfettamente giusto, se lo pensate in maniera hollywoodiana. Infatti nell'ottica di &lt;b&gt;creare sequel su sequel su sequel&lt;/b&gt;, a un primo film ne seguirà inesorabilmente un altro, e un terzo è già in cantiere ancor prima di aver visto i risultati al botteghino. Curioso, vero?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oggi voglio spendere qualche parola sulla serializzazione dei film, ennesima pratica della &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/search/label/Necrofilia%20cinematografica" target="_blank"&gt;necrofilia cinematografica&lt;/a&gt;, dopo aver parlato dei cugini &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2011/09/la-moda-dei-beginning.html" target="_blank"&gt;prequel&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2011/12/perche-sono-contrario-ai-remake.html" target="_blank"&gt;remake&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/01/di-reboot-cinematografici-e-popcorn-sul.html" target="_blank"&gt;reboot&lt;/a&gt;. La serializzazione è una pratica ormai largamente diffusa, soprattutto nel cinema di genere. Se pensiamo a uno dei capisaldi del cinema horror, ad esempio, quasi sicuramente abbiamo anche a che fare con un numero imprecisato di seguiti. "Non aprite quella porta", "Nightmare", "Venerdì 13", "Hellraiser", sono solo alcune delle pellicole che sono diventate vere e proprie saghe. È inoltre scontato sottolineare il legame inversamente proporzionale tra serializzazione e qualità, se cresce l'una, decresce la seconda.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non parlo per partito preso, ma ancora una volta mi affido a quello che il cinema ci propone. Un primo film di notevole successo viene spremuto, diventa una gallina dalle uova d'oro, da riciclare più e più volte, per guadagnare sempre di più con il minimo sforzo. Come ho già detto in precedenza non ci trovo nulla di male nel guadagnare, del resto il cinema deve poter fare profitti, ma quello che non va bene è il come si guadagna. Una serializzazione, specie se studiata a tavolino, presuppone il minimo sforzo qualitativo. Prendere una figura di successo acclamato, sperando di trascinare nelle sale i fan della serie, e proseguire così finché si ritiene possibile. Il tutto è ovviamente segno di una &lt;b&gt;profonda crisi ideativa&lt;/b&gt;, come ho evidenziato nell'articolo sui remake, un giocare solo ed esclusivamente sul titolo e sul protagonista del film, a discapito di una sceneggiatura ben curata e di una regia ben studiata. Certo esistono anche le eccezioni, ma quelle serie sono mosche bianche e prima o poi comunque incappano in un sequel di qualità molto bassa.&lt;/div&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-4ldOeMdAJ6o/TzAqeYI4DBI/AAAAAAAAA_0/jnhJn9ruq-A/s1600/sequel-sequel-e-ancora-sequel.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="112" src="http://4.bp.blogspot.com/-4ldOeMdAJ6o/TzAqeYI4DBI/AAAAAAAAA_0/jnhJn9ruq-A/s200/sequel-sequel-e-ancora-sequel.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Esempio di sequel in campo videoludico&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tuttavia non esiste limite al peggio e infatti ci sono svariati altri aspetti collaterali alla nascita di una serializzazione di un film. Il primo è la perdita di identità stessa dell'oggetto cinematografico. Penso ad esempio alla saga di "Saw", in cui più si va avanti con i film e più la qualità degenera a livelli tali da risultare quasi uno &lt;b&gt;sceneggiato televisivo&lt;/b&gt;, una soap-opera splatter e con dialoghi ridicoli. Prima o poi mi occuperò di questa saga, in modo analogo a quanto fatto per "Non aprite quella porta".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Altro aspetto è la &lt;b&gt;continuity&lt;/b&gt; della serie. Idealmente si pensa che un serial di film dovrebbe almeno mantenere una certa continuità narrativa, visto che è il minimo sindacale per produrre film in serie. E invece, come ben sanno gli appassionati di cinema di genere, anche questo aspetto è spesso messo in secondo piano, pur di costruire un nuovo film. Ancora una volta, su tutte cito la serie di "Non aprite quella porta", perché è quella che ho visto per intero e più recentemente. Ma esempi simili esistono in tutte le altre serie horror, fantascientifiche o fantasy. Questo aspetto tocca il concetto di sequel in senso più ampio, in realtà, anche in campo videoludico si trovano esempi di continuity devastata in nome della serializzazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nei tempi della crisi pare che anche i film più autoconclusivi possano avere il loro sequel. Come se un film non potesse reggersi da solo, senza costruirgli attorno appendici inutili e di qualità bassa. Finché la gente continuerà a spendere soldi, i produttori saranno incitati a investire in queste manovre meschine. In questi tempi di crisi sarebbe opportuno che tutti noi spettatori decidessimo bene chi finanziare con i nostri soldi, non credete?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-4631143862870571912?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/4631143862870571912/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/sequel-sequel-e-ancora-sequel.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/4631143862870571912?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/4631143862870571912?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/sequel-sequel-e-ancora-sequel.html" title="Sequel, sequel e ancora sequel" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-rYe8zxFxWXI/TzAq8PSLO2I/AAAAAAAAA_8/SxjmCPtxvLw/s72-c/sequel-sequel-e-ancora-sequel2.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CE4MQHc9fCp7ImA9WhRbFU4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-7169425164980412778</id><published>2012-02-06T13:56:00.000+01:00</published><updated>2012-02-06T13:56:21.964+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-06T13:56:21.964+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Segnalazioni" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Mie Collaborazioni" /><title>Il Pub di Pub</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://ilpubdipub.blogspot.com/" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="Logo Pub di Pub" border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-Y1tcxe4V0Yg/Ty_KsSpQ20I/AAAAAAAAA_E/2HkB4JjiuU0/s1600/Collaborazioni-PubdiPub.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Nel mondo di Internet esistono decine e decine di siti in cui vengono segnalati gli eBook, è vero, ma &lt;a href="http://ilpubdipub.blogspot.com/" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Il Pub di Pub&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, blog a gestione collettiva ideato da &lt;a href="http://ilblogdigelo.blogspot.com/" target="_blank"&gt;Raffaele "Gelostellato" Serafini&lt;/a&gt;, ha una marcia in più. Il blog nasce non solo per contenere i vari eBook - rigorosamente in formato ePub - ma anche per poter fornire rapide valutazioni dopo averli letti, in modo da dare un'idea al visitatore della qualità dell'ePub che andrà a scaricare. In secondo luogo il possibile dialogo tra lettori e curatori del blog, con la possibilità, caldamente consigliata, da parte dei lettori di diventare curatori dello stesso Pub, dal momento che si richiede semplicemente un post per segnalare l'esistenza di un eBook e una semplice valutazione in caso di lettura. Rapido e semplice. Un contesto in cui è l'unione che fa la forza.&lt;br /&gt;
Se volete più dettagli vi rimando al &lt;a href="http://ilblogdigelo.blogspot.com/2012/02/ho-aperto-un-pub.html" target="_blank"&gt;post di presentazione sul blog di Gelostellato&lt;/a&gt;, in cui potrete trovare tutte le motivazioni legate al Pub. Concludo dicendo che &lt;b&gt;io&amp;nbsp;sono tra i Pubber&lt;/b&gt; che gestiscono il blog, dal momento che fin da subito l'idea di Gelostellato mi è sembrata simpatica.&lt;br /&gt;
Andate, leggete, e se volete diffondete la notizia. Vi aspettiamo nel Pub, pronti per ubriacarvi di eBook.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-7169425164980412778?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/7169425164980412778/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/il-pub-di-pub.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/7169425164980412778?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/7169425164980412778?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/il-pub-di-pub.html" title="Il Pub di Pub" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-Y1tcxe4V0Yg/Ty_KsSpQ20I/AAAAAAAAA_E/2HkB4JjiuU0/s72-c/Collaborazioni-PubdiPub.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0UEQHk5eip7ImA9WhRbEkQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6401304234855130907.post-5841473887309406015</id><published>2012-02-03T21:00:00.000+01:00</published><updated>2012-02-03T21:00:01.722+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-03T21:00:01.722+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Mie Collaborazioni" /><title>La ragazza che sapeva troppo: articolo su Nero Cafè</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-I4-f5ph3XkM/TyvaIUSWL9I/AAAAAAAAA-8/In6ZZ0nprVc/s1600/Collaborazioni-NeroCafe.png" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="Logo Nero Cafè" border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-I4-f5ph3XkM/TyvaIUSWL9I/AAAAAAAAA-8/In6ZZ0nprVc/s1600/Collaborazioni-NeroCafe.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oggi è stato pubblicato online il primo articolo della rubrica Profondo Nero, che gestisco per l'associazione Nero Cafè. In realtà l'esordio della rubrica è avvenuto nel numero tre della rivista Knife, come &lt;a href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/01/luccello-dalle-piume-di-cristallo.html" target="_blank"&gt;precedentemente segnalato&lt;/a&gt;, mentre questo è il primo articolo per il portale web dell'associazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come primo film ho deciso di analizzare "&lt;b&gt;La ragazza che sapeva troppo&lt;/b&gt;", diretto nel 1962 dal regista Mario Bava. Un film che ha fatto a suo modo la storia del nostro cinema di genere, una scelta che spero sia azzeccata come primo articolo online della rubrica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;"Il giallo, all'interno del panorama cinematografico italiano, è già presente in alcune pellicole minori degli anni Cinquanta. Quello che però viene comunemente riconosciuto come primo giallo italiano è La ragazza che sapeva troppo, diretto da Mario Bava, uno dei maestri del thriller e del fantastico del cinema nostrano. [...]"&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Continua a leggere l'&lt;a href="http://nerocafe.net/profondo-nero/la-ragazza-che-sapeva-troppo/" target="_blank"&gt;articolo su "La ragazza che sapeva troppo" nel sito Nero Cafè&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6401304234855130907-5841473887309406015?l=gianlucasantini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/feeds/5841473887309406015/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/la-ragazza-che-sapeva-troppo-articolo.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/5841473887309406015?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6401304234855130907/posts/default/5841473887309406015?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gianlucasantini.blogspot.com/2012/02/la-ragazza-che-sapeva-troppo-articolo.html" title="La ragazza che sapeva troppo: articolo su Nero Cafè" /><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="31" height="25" src="http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-I4-f5ph3XkM/TyvaIUSWL9I/AAAAAAAAA-8/In6ZZ0nprVc/s72-c/Collaborazioni-NeroCafe.png" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry></feed>

