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	<title>OdiAmore</title>
	
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	<description>Difficile convivere con l'ambivalenza</description>
	<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 22:15:39 +0000</pubDate>
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		<title>L’estate dei miei trent’anni</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 22:15:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il treno Cisalpino connette il grigio-topo di Milano con il grigio-verde di Zurigo in poco più di tre ore. Ha percorso all&#8217;incirca metà della strada quando squilla il telefono tra una galleria e l&#8217;altra e sul display, rassicuranti, lampeggiano le cinque lettere familiari che compongono la parola Mamma.
Mi sento bene per la prima volta dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il treno Cisalpino connette il grigio-topo di Milano con il grigio-verde di Zurigo in poco più di tre ore. Ha percorso all&#8217;incirca metà della strada quando squilla il telefono tra una galleria e l&#8217;altra e sul display, rassicuranti, lampeggiano le cinque lettere familiari che compongono la parola <em>Mamma</em>.</p>
<p>Mi sento bene per la prima volta dopo un tempo indefinito, tanto bene che ho deciso di rischiare la sorte e, dopo la disdetta del viaggio a Salvador de Bahia, ho accettato l&#8217;invito di due carissimi amici ad andarli a trovare in Svizzera per cinque giorni. Quella stessa mattina, quando io ero più o meno all&#8217;altezza del confine, l&#8217;iter ospedaliero di mio padre si è concluso con il ritiro del referto istologico: un&#8217;operazione pericolosa, il cui decorso è stato tanto paventato quanto si è invece rivelato facile e tutto sommato quasi indolore, sta per entrare a a far parte del novero dei ricordi.</p>
<p>Quando rispondo al telefono sono gaia e querula: non vedo l&#8217;ora di sentire pronunciare <em>le parole attese</em>, quelle che rimuoveranno per sempre anche i timori più reconditi, resi irragionevoli dalle ripetute assicurazioni dei medici eppur difficili da fugare del tutto, per poter finalmente godermi cinque giorni di quest&#8217;estate 2008 - l&#8217;estate dei miei trent&#8217;anni.</p>
<p>Quando rispondo al telefono e sento pronunciare le parole attese, queste non sono le parole attese: sono frasi sconnesse che non riconosco, sono aggettivi accostati a sostantivi il cui fardello non sono in grado di sopportare. Nel momento in cui la voce di mia madre&#8230; la voce di mia madre, quella voce che forse è stata la prima a giungere alle mie orecchie nel momento in cui sono venuta al mondo, quella voce che mi ha detto cosa fare e cosa non fare quando avevo tre anni, quella voce che mi ha sgridato e si è rallegrata per me. Quella voce così nota, così parte della mia persona, sta dicendo che &#8220;<em>non ci sono buone notizie</em>&#8221; e io non riesco a capire cosa questo possa significare pur sapendolo benissimo.</p>
<p>Venire a sapere all&#8217;improvviso che mio padre ha una malattia molto grave mentre sono su un treno, mentre sono su un treno circondata di estranei, un treno lanciato a tutta velocità in mezzo alla campagna svizzera così diversa e così uguale a quella di Heidi, in questo momento, è quantomeno <strong>strano</strong>. <em>Non dovrebbe</em> essere così: non dovrei essere qui in mezzo al nulla, da sola, lontano dai miei cari. Non che ci sia un luogo ideale per ricevere questo genere di notizie ma&#8230; insomma. Così è assurdo, non sembra neanche <em>vero</em>.</p>
<p>Il mio corpo non è più costituito di acqua per oltre il 60%: sono prosciugata, tutto quel liquido sta fuoriuscendo sotto forma di lacrime di cui non ho nemmeno la percezione. Entro in bagno perché dopo aver corso avanti e indietro lungo le duecentomila carrozze di questo cazzo di treno non so più dove altro andare; ma tutto ciò che trovo lì è il mio volto riflesso nello specchio: la mia faccia abbronzata, il mio corpo sano e pieno di vita, i capelli puliti, gli orecchini scelti con cura. Sono bella, sono bella nonostante gli occhi gonfi e le guance infradiciate. E mi detesto, perché tale consapevolezza non serve a niente, per <em>questo</em>.</p>
<p>Ci sono parole delle quali non riesco a liberarmi; voci recuperate dai ricordi e dalla fantasia che rimbombano nel cervello sillabando che-mio-te-ra-pia, ciocche di capelli il cui Dna è anche dentro il mio corpo che in un ipotetico futuro mi ricadono sulle mani, calvari in sale d&#8217;attesa di ospedali che sto quasi già vivendo ora, come se non fossi ancora bloccata nel cesso di questo stramaledetto treno in mezzo alle stramaledette caprette elvetiche.</p>
<p>*****************************************</p>
<p>Il resto del viaggio trascorre. Fisso l&#8217;uomo seduto alla mia destra mentre il treno scivola e sono sempre più consapevole del fatto che <strong>questo</strong> sta succedendo. Sta succedendo.</p>
<p>Il viaggio trascorre. Trascorre. Trascorre. Trascorre.</p>
<p>*****************************************</p>
<p>I miei amici residenti a Zurigo, quando mi abbracciano sui binari che accolgono l&#8217;arrivo del treno Cisalpino, mi costringono a non divincolarmi per ripartire subito per l&#8217;Italia come sto urlando di voler fare, ma a rimandare almeno di 24 ore.</p>
<p>Un ferragosto diverso da quello che mi sarei aspettata un mese fa, in ogni senso possibile.</p>
<p>Ogni volta in cui sorrido, ogni volta in cui uno scorcio di sole tra le nuvole mi riempie il cuore, in ogni singolo istante che passa senza che mi ricordi del fatto che la mia vita è cambiata mi sento terribilmente in colpa nei confronti di tutti: di mio padre perché sono sana, di mia madre perché non sto piangendo, dei miei amici perché li sto intristendo anche se mi sforzo di far finta di niente, del cane che mi sta passando accanto perché.. perché. Non ha nessun senso, e so che è addirittura sbagliato, eppure succede e non posso fare altro che prenderne atto. Neanche una notizia del genere ha senso, dopotutto. Ma è già tanto non essere più su quello stramaledettissimo treno, comunque.</p>
<p>E&#8217; come se <em>tutte le barriere emotive</em> che ho costruito nel corso degli ultimi anni stessero facendo resistenza prima di un crollo imminente quanto devastante. Perché non ero pronta per niente del genere - mi limitavo a resistere alla spinta a innamorarmi di nuovo, non mi stavo certo preparando per affrontare <strong>questo</strong>.</p>
<p>E comunque. Per quanto assurdo possa sembrare, l&#8217;unica persona, a parte chi mi ospitava, che ho conosciuto e frequentato per poche ore durante la mia fulminea permanenza in Svizzera è stato un ragazzo che, senza tanti mezzi termini, mi ha fatto garbatamente capire che gli piacevo.</p>
<p>Ironia della sorte. O forse no.</p>
<p>Forse <em>la spinta vitale</em> è ciò che più conta. Forse il crollo di certe barriere porta alla costruzione di altre fortificazioni più funzionali, più utili, più positive. Per me e soprattutto per i miei cari.</p>
<p>Insomma: qui ci si attacca a tutto, quindi se di segno si deve trattare sono intenzionata a interpretarlo come un messaggio estremamente positivo e ottimista. Perché di &#8217;sti tempi ce n&#8217;è un grande, grandissimo bisogno.</p>
<p>Perché questi appena trascorsi sono <strong>i giorni più brutti della mia vita</strong>, e se mi è concesso ancora un desiderio è che possano restarlo ancora per molto, molto tempo.</p>
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		<title>Come si cambia</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 21:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In questi ultimi giorni, in cui avrei dovuto/potuto stare tumulata in casa ad annoiarmi e a rimpiangere le spiagge brasiliane, non ho avuto invece un attimo di respiro: mio padre esce dall&#8217;ospedale e si ritrova con una congiuntivite fulminante che ci fa correre al pronto soccorso di un altro ospedale (oftalmico); mia madre entra in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>In questi ultimi giorni, in cui avrei <em>dovuto/potuto</em> stare tumulata in casa ad annoiarmi e a rimpiangere le spiagge brasiliane, non ho avuto invece un attimo di respiro: mio padre esce dall&#8217;ospedale e si ritrova con una congiuntivite fulminante che ci fa correre al pronto soccorso di un altro ospedale (oftalmico); mia madre entra in bagno e scopre con orrore che il vetro della doccia è esploso nottetempo; io medesima decido di trascorrere il fine settimana in un rifugio montano e devo correre di qua e di là per recuperare scarponi, sacco a pelo, bottiglie vuote da riempire d&#8217;acqua cammin facendo eccetera eccetera eccetera.</p>
<p>Nonostante tutto, dopo tanto <em>agire</em> ho trovato una manciata di minuti per pensare; o comunque, se non proprio pensare, per lo meno ripiegarmi su me stessa e prendermi la briga di fare un po&#8217; di autoanalisi.</p>
<p>E così sono tornata su <a href="http://www.mypersonality.info/" target="_blank">mypersonality</a>, un sito ragionevolmente serio su cui è possibile fare <strong>test di personalità</strong> un po&#8217; più accurati e &#8220;scientifici&#8221; rispetto a quelli dei magazine - soprattutto rispetto a <em>quelli </em>pubblicati nei mesi di luglio e agosto. Avevo fatto il test del &#8220;<a href="http://www.mypersonality.info/personality-types/" target="_blank">tipo di personalità</a>&#8221; per la prima volta suppergiù nel mese di marzo 2008: quattro mesi fa all&#8217;incirca, dunque. Ovviamente, in un lampo di stupidità ho lasciato che i nuovi risultati (<em>badge</em> nella colonna a destra, per chi fosse interessato) sovrascrivessero i vecchi, di cui non ho più traccia; li ricordo sufficientemente bene da notare, tuttavia, che mentre le prime tre caratteristiche sono rimaste pressoché immutate, la quarta è passata all&#8217;estremo opposto.</p>
<p>I risultati del test, che si basa sulla teoria dei tipi psicologici di C.G. Jung, sono tali per cui le risposte a un&#8217;ottantina di domande classificano il soggetto in base a otto categorie a due a due contrapposte.</p>
<p>La distinzione di partenza si ha tra <strong>estroversione</strong> e <strong>introversione</strong>: nel primo caso, il soggetto è più portato* verso il mondo esterno, i fatti e le persone altre; nel secondo, chiaramente, il soggetto tende a ripiegarsi su di sé e, pur non disdegnando la compagnia, preferisce trascorrere il tempo a pensare oppure a confrontarsi con pochi intimi.</p>
<p>Le dicotomia esistente tra <strong>pensiero</strong> e <strong>sentimento</strong>, invece, si riferisce al modo in cui gli individui <em>prendono decisioni</em>: basandosi sulla logica oppure sull&#8217;emotività. Per inciso, vedo qui alcuni segnali della distinzione cervello maschile / cervello femminile di Simon Baron Cohen, a cui ho <a href="http://odiamore.wordpress.com/2007/10/30/amore-non-corrisposto/" target="_blank">già</a> accennato e di cui, temo, parlerò ancora in futuro.</p>
<p><strong>Sensazione</strong> e <strong>intuizione</strong> sono, secondo Jung, caratteristiche meno &#8220;razionali&#8221; delle precedenti (il termine &#8220;razionale&#8221; qui è fuorviante ma non me ne viene in mente uno migliore), legate a come i soggetti elaborano i dati in loro possesso: la <em>sensazione</em> è collegata al qui e ora, alla concretezza e alla consapevolezza delle condizioni al contorno; l&#8217;<em>intuizione</em> è più astratta, è un leggere tra le righe, un susseguirsi di impressioni rivolte al futuro piuttosto che al presente, un continuo chiedersi &#8220;cosa succederebbe se&#8221;.</p>
<p>Per finire, la tendenza <strong>giudicante</strong> si differenzia da quella <strong>percettiva</strong> in un modo che, almeno secondo me, poco ha a che fare con il significato usuale degli aggettivi in esame: la prima indica una preferenza verso l&#8217;ordine, la pianificazione, la consequenzialità di azioni e sentimenti; la seconda si riferisce invece alla flessibilità, l&#8217;apertura, la possibilità di cambiare anche in corso d&#8217;opera.</p>
<p>E pertanto. Rispetto a marzo 2008, in cui la mia tendenza giudicante predominava all&#8217;incirca per il 60%, la situazione si è ribaltata: introversione, sentimento e intuizione sono all&#8217;incirca <em>rimaste uguali</em>, ma la tendenza percettiva è diventata del 74%!</p>
<p>Si cambia, certo. Si cambia continuamente. Ma come, e quanto? Io sono diventata più percettiva, e sono diventata più percettiva del <strong>34%</strong> circa&#8230; Il 34% più flessibile, più aperta ai cambiamenti, più rilassata, spontanea; il 34% meno veloce nello svolgere i compiti che mi sono assegnati, al contempo, e il 34% meno disposta a pianificare. E mi è anche venuto il primo capello bianco, proprio al centro della fronte: che sia la volta buona che la gente, quando comunico di aver finito l&#8217;università da un pezzo (e meno male, dato che ho trent&#8217;anni), cominci a evitare di emettere gridolini di stupore?</p>
<p>Quanto consolatoria può essere, una semplice percentuale. E comunque, ci terrei a sottolineare che da un profilo di personalità uguale a quello di <a href="http://data1.blog.de/blog/a/arnodose/img/amelie-poulain_nuages.jpg" target="_blank">Amélie Poulain</a> sono passata al <a href="http://farm1.static.flickr.com/98/249239887_c2f1786afd.jpg?v=0" target="_blank">suo</a>&#8230; no, no, scusate ma mi sono confusa: al <a href="http://z.about.com/d/arthistory/1/5/u/5/y2005mm_05.jpg" target="_blank">suo</a>.</p>
<p>Buon fine settimana a chi parte e a chi resta. Io a dire il vero parto per due giorni, quindi non parto né resto. Buon fine settimana anche a chi non parte né resta, pertanto. E non dimenticatevi di <a href="http://www.t-tutorials.com/data/Image/tutorials/Falling_Star/star14.jpg" target="_blank">loro</a>: personalmente, io ho una lista di desideri che forse neanche il cielo che si vede da 2500 metri slm potrà soddisfare - ma ci provo lo stesso, perché no.</p>
<h6><span style="color:#c0c0c0;">*A orientare la propria energia psichica, secondo la terminologia di Jung - che però tralascio nel seguito, perché non è che sia un campo in cui mi trovi proprio a mio agio - per non dire che mi vanto di avere, al proposito, quella che non saprei come definire se non crassa ignoranza.</span></h6>
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		<title>La lotta dei sensi di colpa</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 21:56:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[cuore]]></category>

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		<description><![CDATA[Farò una fatica sovrumana a scrivere questo post, è per questo che sto rimandando ormai da qualche giorno. Già, perché in questo preciso istante, anziché di fronte allo schermo di un computer, io
a) avrei dovuto
b) avrei potuto
essere in Brasile - e più precisamente sdraiata su una spiaggia al tramonto nei dintorni di Salvador de Bahia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Farò <strong>una fatica sovrumana </strong>a scrivere questo post, è per questo che sto rimandando ormai da qualche giorno. Già, perché in questo preciso istante, anziché di fronte allo schermo di un computer, io</p>
<p>a) <em>avrei dovuto</em></p>
<p>b) <em>avrei potuto</em></p>
<p><strong>essere in Brasile</strong> - e più precisamente sdraiata su una spiaggia al tramonto nei dintorni di Salvador de Bahia - e scusate se non metto un link con foto esplicative ma fino a questo punto di masochismo ancora non sono arrivata <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Giovedì scorso, alle sei del pomeriggio, in preda all&#8217;ansia per l&#8217;<a href="http://odiamore.wordpress.com/2008/07/24/sforzo-numero-due-il-ritmo-dellattesa/" target="_self">operazione</a> a cui mio padre sarebbe stato sottoposto la mattina successiva, mi ero comunque decisa a fare la valigia per una vacanza di tre settimane nell&#8217;emisfero australe. &#8220;Io parto&#8221;, mi sono detta. &#8220;Parto perché ho bisogno di staccare dal lavoro e dalla città; parto perché quest&#8217;anno non è stato proprio ai primi posti nella classifica dei <em>migliori anni della mia vita</em>; parto perché ho già pagato il volo intercontinentale e la tratta europea per arrivare a Francoforte e i pernottamenti per diciotto notti e gli spostamenti interni con tanto di tratta in aereo da non so dove a non so dove; parto perché l&#8217;operazione di mio padre andrà benissimo e la convalescenza sarà una passeggiata - non un mese di permanenza in ospedale come paventano i medici; parto perché mia madre è una donna forte e non è affatto vero che non sarà in grado di sopportare tutto questo senza la mia presenza.&#8221;</p>
<p>Avevo appena finito di imbustare i costumi da bagno e il pareo nuovo (perché io ho fatto gli scout, e da quando avevo sette anni ho preso la sana abitudine di dividere la biancheria in sacchetti quando preparo uno zaino); avevo appena finito di passare in rassegna le creme da sole, le creme doposole, le creme senzasole e altre creme del caso; avevo appena iniziato ad ammirare con soddisfazione l&#8217;evocativo contrasto tra l&#8217;armadio vuoto e la valigia piena. Quando è squillato il telefono.</p>
<p>Mentre io, maglietta dopo maglietta e paia di calze dopo paia di calze, stavo volontariamente <strong>perdendo la lotta contro i sensi di colpa</strong> che mi spingevano a mandare la vacanza all&#8217;aria, mia nonna stava percorrendo in ambulanza la strada verso l&#8217;ospedale.</p>
<p>Un campanello d&#8217;allarme potevo far finta di non sentirlo, no? Del tutto lecito far passare avanti i <em>miei</em> bisogni, i <em>miei</em> desideri, le <em>mie</em> necessità se a suonare era soltanto un singolo campanellino flebile. E in fondo mia nonna è ricoverata in ospedale d&#8217;urgenza più o meno due volte all&#8217;anno da quindici anni a questa parte.</p>
<p>Ma a volte due fonti sonore, quando interferiscono, lo fanno costruttivamente anziché distruttivamente, e il risultato è un campanaccio che ti stordisce. E io, appunto stordita dal rumore di un dolore sordo, ho scelto di restare.</p>
<p>Restando, ho fatto l&#8217;unica scelta possibile per essere <em>conforme alla persona che voglio essere</em>. L&#8217;unica scelta che non sto rimpiangendo neanche dopo che mio padre è stato dimesso dall&#8217;ospedale con venticinque giorni di anticipo rispetto al previsto. Perché significa che è andato tutto bene, e chissà cosa sarebbe successo se invece io fossi partita per l&#8217;altro capo del mondo - magari lo stesso, magari no. Mia nonna, intanto, dall&#8217;ospedale ancora non è uscita - ma non dispero che anche la sua situazione si riveli a breve molto meno grave di quando si temesse nel momento in cui ho scoperto che <strong>per non andare in Brasile</strong> sono riuscita a spendere più soldi di quelli che guadagno in un mese.</p>
<p>Ma il fatto è che, una volta che fai una scelta e apri una delle due porte che ti si parano innanzi, è inutile voltarsi indietro per dare una sbirciatina dentro la porta che non hai aperto; anzi, non soltanto è inutile: come dimostra il solito <a href="http://www.predictablyirrational.com" target="_blank">Ariely</a> con i suoi esperimenti, è addirittura controproducente (<a href="http://www.anobii.com/books/01a248f9cc0f5b63f3/" target="_blank">libro</a> in uscita in autunno, portate pazienza,se potete - e per ora fidatevi di me).</p>
<p>Perché a ben pensarci il fatto di essere stata lì quando mio padre ha riaperto gli occhi dopo l&#8217;anestesia e si è capito che tutti i rischi più pericolosi (leggi: devastanti deformazioni permanenti) erano stati scongiurati&#8230; valeva di gran lunga tutte le numerose ore trascorse in ufficio e in riunioni tediose non soltanto nel mese di luglio, ma pure in quello di giugno, di maggio e di aprile.</p>
<p>Per il mese di marzo, invece, sto ancora aspettando di sapere come evolve la situazione di mia nonna <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ah, dimenticavo: i risultati del micro-test di inizio post. Da prendere <em>cum grano salis</em>, ovviamente - soprattutto da parte della sottoscritta.</p>
<p><strong><em>Avrei dovuto</em></strong>: &#8220;se soltanto le cose fossero andate diversamente e non fossi stata perseguitata dalla sfiga&#8221;. Il soggetto soffre di manie di persecuzione e di egocentrismo ipertrofico. Si consiglia di rileggere <a href="http://www.anobii.com/books/Come_diventare_buoni/9788882463915/017fbd49aa0b945e0e/" target="_blank"><em>Come diventare buoni</em></a>, dell&#8217;indimenticato Nick Hornby, e rifletterci un po&#8217; su come, evidentemente, non si aveva avuto modo o voglia di fare durante la prima lettura. Anche Emma di Jane Austen potrebbe aiutare, così come investire 150 euro in un paio di scarponcini e accettare l&#8217;invito di amici ad andare a camminare in montagna proprio perché è da vent&#8217;anni che il soggetto si rifiuta di muovere un passo su una pendenza superiore a un centesimo di grado.</p>
<p><strong><em>Avrei potuto</em></strong>: &#8220;se soltanto le cose fossero andate diversamente e non avessi deciso che più di tutto voglio essere una persona buona&#8221;. Il soggetto soffre di tendenze depressive e autodistruttive e di egocentrismo ipertrofico, ma se non altro tutto questo si ripercuote positivamente sulle persone che lo circondano, almeno in alcuni casi. Si consiglia di trascorrere parte del tempo a fantasticare sul concretizzarsi di tutte le possibili ricompense che il soggetto ritiene di essersi meritato - vincere alla lotteria, innamorarsi ricambiata del medico di turno in ospedale, essere invitata a Bora Bora da qualche anima pia eccetera - e di trascorrere la restante parte del tempo a rileggere &#8220;<em>Come diventare buoni</em>&#8221; di Nick Hornby.</p>
<p>Perché certe scelte non si fanno per essere ricompensati ma soltanto perché dovrebbero essere, <em>di per sé</em>, una ricompensa. Altrimenti tanto vale.</p>
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		<title>Questione di regole</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 13:26:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[A volte succedono cose strane: come quando mi ritrovo a lavorare fino alle due del mattino soltanto per avere il mio nome su un volantino che domani sarà buono soltanto per foderare le gabbiette degli uccelli. Il fatto è che, come scriveva Mark Twain, “perché un uomo desideri spasmodicamente una cosa basta soltanto rendere questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>A volte succedono cose strane: come quando mi ritrovo a lavorare fino alle due del mattino soltanto per avere il mio nome su un volantino che domani sarà buono soltanto per foderare le gabbiette degli uccelli. Il fatto è che, come <a href="http://www.anobii.com/books/Le_avventure_di_Tom_Sawyer/9788811363934/0150b553245cc2c218/" target="_blank">scriveva</a> Mark Twain, “perché un uomo desideri spasmodicamente una cosa basta soltanto rendere questa cosa <em>difficile da ottenere</em>.”</p>
<p>Me la ricordo bene, la storia raccontata da Twain: Tom doveva dipingere per punizione la staccionata della casa della nonna ma, dandosi grandi arie e dicendo che si trattava di una sorta di <em>opera d&#8217;arte</em>, riusciva non soltanto nell’intento di far fare il lavoro ad altri ma, addirittura, di farsi pagare per aver loro concesso quel grande privilegio.</p>
<p>Sono <em>le regole del mercato</em>, no? Siamo disposti ad aspettare ore ed ore in piedi per entrare in un locale esclusivo eppure tre minuti di attesa al bar sotto casa sembrano un oltraggio alla nostra persona.</p>
<p>Il fatto è che spesso ci sono in gioco tutte altre regole, che funzionano quasi all’inverso. D’altronde come potrei spiegare altrimenti il fatto che, difficile come sono non dico da ottenere ma anche soltanto da avvicinare, non ci sia un codazzo di pretendenti che mi segue come lo strascico di una sposa? <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Si tratta delle <strong>regole sociali</strong>: se un amico mi invita a cena a casa sua sono sicura che accoglierà con estremo piacere una bottiglia di vino o un mazzo di fiori, ma non reagirà altrettanto bene di fronte a un omaggio di 20 euro.</p>
<p>Dove sta la differenza? Voglio dire, 20 euro sono 20 euro e possono servire per comprare una bottiglia di vino che piace più di quella che io ho scelto per lui, oppure gli danno la possibilità di comprarsi un cd, una manciata di pacchetti di sigarette, dei biglietti per il cinema. Invece: <strong>il regalo <em>sì</em>, i soldi <em>no</em></strong>.</p>
<p>Come dimostrano gli esperimenti condotti da Dan Ariely, descritti in un suo <a href="http://www.anobii.com/books/Predictably_Irrational/9780061353239/01a248f9cc0f5b63f3/" target="_blank">libro</a> che sarà tradotto in italiano in autunno[*], il confine tra quando si applicano le regole sociali e quando invece quelle della domanda e dell’offerta può essere molto labile.</p>
<p>Prendiamo il lavoro: io sono una cosiddetta lavoratrice flessibile, con un contratto a progetto che mi qualifica come libera professionista nonostante in realtà abbia un unico committente – anche perché traduzioni a parte non mi resta il tempo di fare molto altro se voglio continuare ad avere una vita privata quantunque in forma ridotta.</p>
<p>Chi dà lavoro ai tipi come me deve, in qualche modo, far sì che il lavoro sia abbastanza gratificante e strutturato in maniera tale da <em>lasciare un po’ di spazio all’ingerenza delle regole sociali</em>; dovessi basare il mio impegno soltanto sulla legge della domanda e dell’offerta, nel caso in cui attaccassi questo terribile morbo ai miei vicini di scrivania credo che la società per cui lavoriamo sarebbe costretta a chiudere nel giro di poco perché non più in grado di portare a termine i lavori per cui lei stessa è pagata.</p>
<p>Allora succede (o dovrebbe succedere, se non altro) che la staccionata da dipingere diventi agli occhi di tutti <em>una grande avventura da vivere insieme</em>: non un lavoro vero e proprio ma un’esperienza arricchente ed entusiasmante, in cui la fatica è ripagata dall’appagamento umano ancora prima che professionale. E io mi ritrovo a lavorare fino alle due del mattino perché avere il nome su <em>quel</em> volantino mi riempie sempre di gioia e soddisfazione personale.</p>
<p>Però a volte Tom <em>non la passa del tutto liscia</em>; a volte basta che un passante qualsiasi sussurri: “ehi, ma il re è nudo” – o se si vuole, tanto per non confondere una storia con un’altra, “ehi, ma dipingere la staccionata non è altro che una noiosa punizione”. E cosa succede a quel punto? Cosa succede quando ti si continua a chiedere di fare parte di una squadra, di una grande famiglia che più che lavorare<strong> vive</strong> insieme, fa esperienza insieme per il benessere e il piacere reciproco – e un passante qualsiasi sussurra “ehi, guarda che chi ti sta chiedendo di sacrificare il terzo week end di fila è pagato all’incirca il doppio di te”?</p>
<p>Succede che <strong>entra in gioco il denaro</strong> – che alcuni si ostinano a definire <em>vile</em> mentre io, in tutta sincerità, preferisco non denotare affatto e limitarmi a considerarlo un mezzo per poter acquistare beni o servizi, mi si passi il cinismo. E quando entra in gioco il denaro <strong>le regole sociali non funzionano più</strong>: cadono, precipitano, si disintegrano e, sempre come mostrano gli esperimenti di Ariely, non possono più essere reintegrate all’interno del gruppo in questione. Vigono più soltanto le leggi della domanda e dell’offerta: quanto vale il mio fine settimana trascorso a lavorare, monetariamente? E in molti casi la risposta è “Molto più di questo, quindi: no, grazie. Piuttosto sto sabato e domenica tappata in casa <em>ad ascoltare canzoni di Julio Iglesias</em>.”</p>
<p>E qui vorrei concludere con un riferimento al mio tema preferito.</p>
<p>Alcuni uomini (non che ne siano rimasti molti, per la verità, soprattutto in questi tempi di crisi; ma la mentalità è dura a morire) ritengono che il modo più adeguato di conquistare una donna consista nel portarla fuori a cena / al cinema / al bar / a teatro / alla partita di curling. <strong>Pagando</strong> il conto o il biglietto, ovviamente. Ecco: non si rendono conto, costoro, che in questo modo stanno lasciando il campo libero alle regole della domanda e dell’offerta? Non capiscono che la donna così avvicinata sarà portata a valutare ogni mossa successiva in termini monetari? Più esplicitamente, non si interrogano sul fatto che pagando di tasca loro stanno in un certo senso firmando con il sangue un documento in cui nelle colonne di sinistra ci sono i soldi spesi e in quella destra il corrispettivo delle varie concessioni che si aspettano in cambio? E che sta iniziando in questo modo il circolo (vizioso o virtuoso a seconda dei risultati) conto - bacio sulla guancia - conto - appuntamento successivo - conto - eccetera eccetera?</p>
<p>Ecco perché io mi entusiasmo molto di più per chi si ferma per aprirmi una porta, per chi mi aiuta a dare il bianco in casa, per chi mi fa una telefonata inaspettata quando proprio ne ho più bisogno, o anche per chi mi dà <strong>il midollo del suo ossobuco</strong>. Mmm, questa non so da dove mi è uscita; probabilmente è un retaggio infantile <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Soprattutto <em>nelle questioni di cuore</em>. Anche perché quanti decidono di aprire il portafogli per pagare cene o quant’altro farebbero meglio a non dimenticare le parole di quella vecchia volpe di Woody Allen:</p>
<p>“il sesso <em>non-a-pagamento</em> è, in realtà, proprio il sesso più costoso di tutti”.</p>
<h6><span style="color:#999999;">[*] Dan Ariely è un personaggio incredibilmente interessante, che firma le sue email con la sigla &#8220;Irrationally yours, Dan&#8221;. Chi volesse approfondire, in attesa del libro può dare un&#8217;occhiata al suo <a href="http://www.predictablyirrational.com/" target="_blank">sito personale</a>.</span></h6>
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		<title>Sforzo numero due: il ritmo dell’attesa</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 09:55:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ci sono periodi della vita in cui sembra che lo scorrere del tempo altro non sia che il cadenzare ritmico dell’attesa di qualcosa.
Il lavoro in questo non aiuta, almeno nel mio caso. Dopo mesi se non anni trascorsi ad aspettare che tutti i curriculum spediti e tutti i colloqui di lavoro portati a termine con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ci sono periodi della vita in cui sembra che lo scorrere del tempo altro non sia che il cadenzare ritmico dell’attesa di qualcosa.</p>
<p>Il lavoro in questo non aiuta, almeno nel mio caso. Dopo mesi se non anni trascorsi ad aspettare che tutti i curriculum spediti e tutti i colloqui di lavoro portati a termine con reciproca insoddisfazione convogliassero a giuste nozze con un’occupazione possibilmente redditizia, ho trovato un lavoro che <a href="http://odiamore.wordpress.com/2007/10/30/amore-non-corrisposto/" target="_blank">anche in questo</a> non mi corrisponde. Lavoro su progetti, infatti, e non è dunque raro che trascorrano diversi mesi prima che tutte le mie varie attività si concretizzino in qualcosa di solido – per quanto spesso la solidità dei risultati del mio lavoro sia in verità per sua natura <em>intrinsecamente effimera</em>. Ma questo l’ho scelto e lo scelgo ogni giorno, quindi c’è poco da aggiungere e nulla di cui mi possa legittimamente lamentare.</p>
<p>Vi sono altri tipi di attesa, tuttavia. C’è l’attesa del giorno dell’operazione, l’attesa dei risultati, l’attesa del lenimento del senso di colpa per aver deciso di non disdire la partenza per le vacanze illudendo il mio superio che si tratta di un gesto scaramantico. Rimandare l&#8217;operazione di una settimana e farmi spostare tutti i voli pagando delle penali pazzesche non mi ha aiutato molto, tuttavia.</p>
<p>C’è questa spasmodica attesa che succeda <strong>qualcosa di nuovo</strong>, <strong>qualcosa di bello che piova dal cielo</strong> e rimetta in moto la vita; qualcosa di entusiasmante <strong>che non ho fatto nulla per meritare</strong> e che, proprio per questo, sconvolga tutte le certezze sul <em>do ut des</em> tanto abili a spingermi a confondere autostima con autocommiserazione. No, scoprire che il mio ex fidanzato si è sposato e ha appena avuto un figlio non era esattamente ciò che avevo in mente al proposito. Ma grazie lo stesso per lo sforzo di immaginazione.</p>
<p>Anche <strong>la paura</strong> è una forma di attesa, dopotutto: aspettare che la musichetta inquietante della colonna sonora lasci il posto alle grida del protagonista; quei secondi che seguono l’istante in cui hai controsterzato e ancora non sai se l’automobile risponderà in modo da salvarti la vita; <em>l’attesa di un dolore</em> che non sappiamo se saremo in grado di sopportare.</p>
<p>E come ancora alle quattro di venerdì notte Andrea non faceva altro che ripetermi, ormai biascicando dopo l’ennesimo bicchiere di liquore; come osservavano <a href="http://www.xlthlx.it">xlthlx</a> e <a href="http://www.casaizzo.com" target="_blank">pietro</a> in calce al mio ultimo post; come tanti hanno scritto e scriveranno peggio e meglio di me, non c’è null’altro da fare.</p>
<p>Che si stiano aspettando i <em>Tartari</em> oppure <em>Godot</em>, che ci si senta come <em>animali in gabbia</em> oppure imprigionati in fondo a un pozzo: l’unica alternativa a disposizione di noi poveri esseri umani limitati e fragili e inclini alla costruzione di fortezze consiste nell’arrampicarsi sulla roccia più alta, toglierci gli occhiali, fissare un punto lontano sulla linea dell’orizzonte dove si fondono le diverse tonalità di blu.</p>
<p>E tuffarci</p>
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		<title>Sforzo numero uno: alla ricerca del dolore</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 16:36:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[egobaricentro]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi è stato fatto notare che uno dei pregi di questo blog è anche uno dei suoi difetti: semplificando un po’, si tratterebbe dello sguardo distaccato e disincantato sul mondo e sui suoi attori, un po’ &#8220;da telefilm anni ’90&#8220;.
E ho promesso che avrei fatto qualche sforzo per superare questo stadio un po&#8217; stagnante, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Mi è stato fatto notare che uno dei pregi di questo blog è anche uno dei suoi difetti: semplificando un po’, si tratterebbe dello sguardo distaccato e disincantato sul mondo e sui suoi attori, un po’ &#8220;<em>da telefilm anni ’90</em>&#8220;.</p>
<p>E ho promesso che avrei fatto qualche sforzo per superare questo stadio un po&#8217; stagnante, con la speranza neanche troppo sotterranea che il potere della scrittura sia tale e tanto da lasciare che le parole abbiano ricadute sui <em>moti dell’animo</em> - espressione rétro che mi è sempre piaciuta da impazzire.</p>
<p>Mi sto interrogando, in questi giorni, su <em>quanto</em> e <em>come</em> vi sia di me del <strong>personaggio</strong> che ho creato e ho modellato un po’ più rifinitamente ogni volta in cui scrivevo una parola con l’intento di pubblicarla qui.<br />
Perché in fondo in fondo so benissimo che negli ultimi anni ho a mano a mano abbandonato il ruolo da protagonista e, lentamente ma inesorabilmente, ho sceso uno a uno i gradini che dal palcoscenico portano in platea, fino a diventare nulla più che una spettatrice della mia vita. Un’osservatrice acuta e divertita, una narratrice ironica e brillante; pur sempre una spettatrice, tuttavia.</p>
<p>E’ inevitabile, credo, che con l’aumentare delle responsabilità e delle situazioni difficili e dolorose a cui il trascorrere degli anni condanna gli esseri umani, questi ultimi siano costretti a costruire barriere emotive sperando di riuscire a sopravvivere con la dose minima di serenità che consente di non lasciarsi sopraffare dall’ansia, dalla paura o dalla disperazione. E’ però pur vero che tutte queste fortificazioni impediscono l’ingresso del dolore eppure, proprio come una diga, non lo eliminano del tutto ma si limitano a tenerlo fuori. O per meglio dire a ricacciarlo sempre dentro nel cantuccio più riposto: perché il dolore, l’ansia e la paura <em>sono già dentro di noi</em> e aspettano soltanto l’occasione giusta per uscire, per farsi spazio ed esplodere in tutta la loro potenza. Distruttiva e salvifica insieme.</p>
<p>Una <strong>diga al contrario</strong>, quasi: una diga che conserva questo dolore liquido per ipotetici tempi di siccità ma gli impedisce, al contempo, di scorrere placidamente e rendere fertili tutti gli altri territori che costituiscono la geografia della mia emotività.</p>
<p>Quando parlo al telefono con mia madre e discutiamo i termini dell’operazione di mio padre (che avrà luogo venerdì) ad esempio, sento emergere la mia parte più forte, più saggia, più rassicurante: la donna adulta, indipendente, rassicurante - perché - emotivamente - stabile che sa stare al fianco dei propri genitori al momento del bisogno.</p>
<p>E nel momento stesso in cui lo sto scrivendo mi si riempiono gli occhi di lacrime minuscole e <em>perniciose come punture di api</em> in un assolato pomeriggio di primavera. Perché il terrore che vada tutto male è sotto la pelle, mi avvolge come una pellicola vischiosa che da lungo tempo ha imprigionato tutte le altre paure e tutte le altre insicurezze. E sarebbe troppo pericoloso lasciarlo traspirare da sotto l’epidermide; troppo rischioso consentire alle lacrime di sgorgare con la pienezza che sarebbe loro propria.</p>
<p>Troppa la paura di una reazione che <em>non sarei assolutamente in grado di controllare</em>: un fiume in piena impossibile da incanalare in alcun modo.</p>
<p>Troppo radicata l’abitudine di non voler mai perdere il controllo di me stessa per la consapevolezza che, se mai mi dovessi rompere, <em>non ci sarebbe nessuno</em> accanto ad aiutarmi a rimettere insieme i pezzi.</p>
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		<title>Pro e contro dell’astinenza - sessuale, ovviamente</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 08:58:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Le mie amiche e i miei amici gay, da un po’ di tempo a questa parte, non fanno che insistere che dovrei prendere in considerazione l’idea di riprendere ad avere una vita sessuale – se proprio quella sentimentale la ritengo troppo al di fuori dalla mia portata. Gli amici etero si astengono dall’entrare in argomento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Le mie amiche e i miei amici gay, da un po’ di tempo a questa parte, non fanno che insistere che dovrei prendere in considerazione l’idea di riprendere ad avere una vita sessuale – se proprio quella sentimentale la ritengo troppo <em>al di fuori dalla mia portata</em>. Gli amici etero si astengono dall’entrare in argomento, ora che ci penso; non so se per pudore oppure perché anche loro sono in una situazione piuttosto simile alla mia – è risaputo infatti che gli uomini eterosessuali e fidanzati non hanno amiche che siano <em>prive di un fidanzato stemperante le gelosie della propria compagna</em>; gli unici amici etero che mi sono rimasti sono pertanto sostanzialmente da soli e con la tendenza a non voler ricordare innanzitutto a se stessi l’esistenza del problema.</p>
<p>Il fatto è che, forse anche aiutata dall’essere donna, il sesso non mi manca. Non mi manca né <strong>tanto</strong> né <strong>come</strong> mi mancavano gli alcolici e il cioccolato mentre ero a dieta, per essere più chiara.  Complici gli ormoni e il superamento di una certa fase della vita, credo che per me valga il detto “meno ne fai, meno ne faresti”. Ma magari per la maggior parte degli uomini e anche per diverse donne gli ormoni si comportano diversamente. Ovviamente in questo caso sto generalizzando, senza tra l’altro essere supportata da nessun risultato dal <em>sapore</em> <em>scientifico</em>: mi limito a qualche articolo letto qua e là e alle conversazioni tra amici, dei quali nessuno è un esperto di fisiologia umana. E soprattutto, per quanto mi sforzi di mettermi nei panni degli altri, quando si tratta di bisogni ed esigenze fisiologiche non posso che vedere le cose dal mio punto di vista. Mmm. Non soltanto quando si tratta di fisiologia, ora che ci penso. E’ <strong>sempre</strong> il mio punto di vista, quando scrivo qui – a meno che non specifichi il contrario con tanto di bibliografia <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>E comunque. Chiaramente mi sono riferita finora soltanto all’aspetto fisiologico della questione; per quanto riguarda quello psicologico ed emotivo, infatti, il problema si tinge di sfumature ricche quanto controverse. E qui esplode la pluralità di punti di vista – tutti, <strong>rigorosamente</strong>, miei.</p>
<p><strong>Perché non fare sesso è un male</strong></p>
<p>-    perché non fai sesso. Ovviamente. E il sesso può essere noioso, fastidioso o frustrante – e in quest’ottica essere esentata da certi atti compiuti soltanto per compiacere l’altro, o per abitudine, o per non litigare o per tutti i motivi per cui (soprattutto durante una relazione stabile, ma non soltanto) può essere qualcosa di cui rallegrarsi, come spiegherò meglio più avanti. Però il sesso può essere anche una forma di comunicazione molto bella, divertente e appagante – o almeno così mi pare di ricordare. E secondo alcuni è addirittura un&#8217;attività che fa bene alla salute.</p>
<p>-    perché, per l’appunto, dopo un po’ che non lo pratichi il sesso smette di essere un qualcosa di concreto ma scivola dapprima nell’area del cervello deputata alla conservazione dei ricordi, per poi entrare di soppiatto in un’area limitrofa a quella consacrata alle verità di fede: se tutti dicono che il sesso è così e cosà io ci credo sulla fiducia. Perché, a conti fatti, <em>non ne ho più la benché minima idea</em>.</p>
<p>-    perché quando pensi al sesso, quando ne parli, o ancora quando vedi una scena al cinema o leggi qualcosa in un libro, ti trovi in una condizione che soltanto in apparenza è paragonabile a quella che subivi quando ancora di sesso non ne avevi fatto mai in prima persona e ti limitavi a pensarci, a parlarne, a vederlo nei film o leggerlo nei libri. Soltanto in apparenza perché, da un lato, tutto il sesso che, bene o male, hai fatto nella tua vita (anche se non te lo ricordi più) ha lasciato un segno che in un modo o nell’altro condiziona la tua posizione al riguardo; non è più come se ci fosse un intero universo nuovo di zecca da iniziare a esplorare, ma <em>sei portatore di una verginità perduta che è mentale molto più che fisica</em>. E questa perduta verginità mentale toglie al tutto il sapore mitico o addirittura mistico che aveva allora. D’altro lato, nell’epoca pre-sesso tutte o quasi le persone che ti circondavano erano più o meno nella tua situazione: c’era chi ne aveva fatto un po’, chi ne aveva fatto un po’ di più e chi si inventava le cose. Se ne parlava sempre un sacco, ad ogni modo, sia tra donne sia tra uomini sia, in certi casi particolari, addirittura tra uomini e donne – tra uomini e donne che <strong>non</strong> facevano sesso tra di loro, beninteso; a quell’età l’unica persona con cui non parli di sesso è proprio quella con cui sarebbe meglio parlarne, ossia quella con cui lo fai. E comunque. A trent’anni tutto questo non vale più: a trent’anni la gente fa sesso regolarmente e, tipicamente, o lo fa sempre con la stessa persona da parecchio tempo e non vede perché dovrebbe parlarne a meno che non vi siano dei gravi problemi, oppure lo fa sempre con persone diverse e allora, altrettanto tipicamente, non ne parla con <strong>me</strong> perché pensa che se lo facesse mi potrebbe mortificare o farmi stare male o non so bene cosa.</p>
<p><strong>Perché non fare un sesso è un bene</strong></p>
<p>-    perché, se non fai sesso, non ne senti la mancanza. D’accordo, sto affermando che uno dei vantaggi del non fare una cosa è che dopo un po’ non ti manca più; non è un ragionamento che fili perfettamente sotto il punto di vista logico. E allora? Questo non lo rende meno vero. Ho passato, in altri momenti della mia vita, brevi periodi in cui non avevo nessuno accanto ma, allo stesso tempo, avevo alle spalle settimane, mesi o addirittura anni di pratiche consolidate da un ritmo cadenzato. Molto peggio, in quel caso: perché l’abitudine è dura da perdere. Un po’ come quando smetti di fumare – ogni giorno è un po’ meglio del precedente, e anche se ci possono essere delle ricadute (io infatti ho ricominciato peggio di prima) a conti fatti più passa il tempo e più, addirittura, l’odore stesso del fumo comincia a infastidire. Mmm. Non pensavo di spingere la metafora <strong>così</strong> in là, ma ora che l’ho scritto non sarebbe onesto cancellarlo.</p>
<p>-    perché puoi finalmente capire se prenderti cura di te stesso è finalizzato a prenderti cura di te stesso oppure a prenderti cura di un altro attraverso la cura di te. Dato che capita spesso che ti prenda cura di te perché hai il terrore che costui o costei ti abbandoni avendo incontrato qualcuno che, prendendosi ancora più cura di sé, gli o le fa fare più bella figura rassicurando più profondamente il suo ego.</p>
<p>-    perché <em>sei controcorrente</em>. E dà una certa soddisfazione, di questi tempi in cui fare sesso è obiettivamente più facile che avere una relazione stabile e, al contempo, la società preme perché tu, donna liberata grazie alla rivoluzione (per l’appunto) sessuale, faccia abbastanza sesso da ricompensare la mancanza dello stesso di tutte le donne che dalla notte dei tempi sono state assoggettate alla volontà del proprio consorte.</p>
<p>-    perché almeno ti risparmi tutte le complicazioni causa o effetto del sesso o della mancanza dello stesso all’interno di una coppia: tu vuoi e l’altro no; l’altro vuole e tu vuoi continuare a leggere l’appassionante recensione dell’ultimo libro sul collezionismo di teiere; entrambi non ne avete assolutamente voglia ma è passato troppo tempo dall’ultima volta e vi sentite in obbligo; e tutte le altre variazioni sul tema.</p>
<p>Ma soprattutto, per quanto mi riguarda, non fare mai sesso neanche per sbaglio può essere un bene perché tutte le energie – fisiche e mentali - che investiresti nel sesso le devi incanalare <em>in qualche modo alternativo</em>. Il sesso infatti è anche, se non soprattutto, <strong>creatività</strong>.</p>
<p>Basta pensare che – nonostante a volte tentiamo a ogni costo di dimenticarcene – il sesso altro non è che l’escamotage trovato dalla natura per spingerci a perpetuare la nostra specie; detto in termini dal sapore un po’ rétro, il sesso porta alla <em>creazione della vita</em>. Ed esistono forse altri costrutti umani che sono forme di creatività più sublimi, però.. insomma&#8230; Vista così, in effetti, l’espressione “creare la vita“ mi riempie di timore reverenziale e mi fa anche ridacchiare un po&#8217;. Però è di questo che si tratta.</p>
<p>E comunque. Il <em>sesso come forma di creatività</em>. Tutta questa creatività che non confluisce in un atto sessuale, di conseguenza, dovrà pur andare da qualche parte. Per alcuni c’è lo sport, ma non per me, purtroppo o per fortuna. E’ vero che <em>Picasso</em>, artista incredibilmente fertile e versatile, univa le due cose producendo innumerevoli manufatti con i materiali e le tecniche più disparate e, al contempo, mettendo al mondo quattro figli con tre donne diverse.</p>
<p>Tuttavia, io non sono Picasso, né mi passa per l’anticamera del cervello l’idea di mettermi a fare sport. Quindi leggo quei libri che non avevo mai avuto il tempo di aprire, guardo film anche di una stupidità imbarazzante, ascolto musica che non conoscevo, esco con persone improbabili semplicemente perché non ho altre alternative – e a volte mi diverto un mondo.</p>
<p>Ma soprattutto, da quando ho smesso di fare sesso ho ricominciato a <em>scrivere</em> dopo quasi quindici anni di parole che si limitavano a <em>svolazzare</em> qua e là.</p>
<p>E, in attesa di scoprire se ho qualcosa in comune con Picasso, per il momento questo è un prezzo che sono disposta a pagare molto volentieri.</p>
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		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 12:22:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non è un periodo molto facile, questo. A parte la solita stanchezza del mese di luglio - per me tra i più lavorativi dell&#8217;anno - in famiglia stiamo aspettando che chiamino mio padre per un&#8217;operazione un po&#8217; delicata, che avrà una degenza lunga e fastidiosa: rischio di una temporanea deformazione del volto, settimane con pasti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Non è un periodo molto facile, questo. A parte la solita stanchezza del mese di luglio - per me tra i più lavorativi dell&#8217;anno - in famiglia stiamo aspettando che chiamino mio padre per un&#8217;operazione un po&#8217; delicata, che avrà una degenza lunga e fastidiosa: rischio di una temporanea deformazione del volto, settimane con pasti da consumare tramite una cannuccia o un biberon&#8230; E&#8217; vero che a volte, invecchiando, si ritorna a uno stadio infantile. Soltanto temporaneo, nel caso di mio padre (e sto toccando legno e ferro e sto pure facendo le corna mentre digito sulla tastiera), oppure permanente e a regressione lenta ma instancabile come per la mia nonna cattiva.</p>
<p>E comunque. Non è un periodo facile, eppure sta succedendo qualcosa di bello. Nonostante le apparenze: perché tutto nasce da quando qualche sera fa, per la prima volta dopo tantissimi mesi, mi sono sentita <strong>sola</strong>.</p>
<p>Sulle prime, non capivo cosa fosse questa non voglia di fare; credevo fosse dovuta alla lunghissima giornata lavorativa, iniziata alle sette con un viaggio in auto, seguita da quasi sette ore di riunioni ininterrotte e conclusasi con un altro viaggio in treno per tornare a casa. Credevo di essere semplicemente stanca.</p>
<p>Il fatto è che, come osservava acutamente una mia amica,  ho fatto in modo, a casa, di non avere alcuna distrazione che mi <strong>distolga</strong> dal <em>passare il tempo a pensare</em>: niente tv, niente telefono, niente connessione a internet. Solo libri e il computer portatile dell&#8217;ufficio, che mi devo trascinare su per cinque piani e che pertanto mi porto a casa soltanto quando penso di averne bisogno per scrivere o per guardare un film.</p>
<p>E quella sera avevo appena finito un libro, avevo lasciato il computer in ufficio e non avevo neppure voglia di fare una telefonata. Un senso di <em>vuoto</em> esistenziale, uno scoramento perfino <em>epidermico</em> - la pelle sconsolatamente consapevole che l&#8217;unico contatto con un altro essere umano, negli ultimi mesi, era stato con la mia estetista. <strong>Desolantemente sola</strong>.</p>
<p>Allora, preso atto della situazione, ho fatto l&#8217;unica cosa che potesse aiutarmi a tirare le fila della mia esistenza: ho <em>riscritto il curriculum</em>. Carta e penna come ai tempi del liceo, ho elencato le cose che ho fatto, le cose che ho imparato, le cose che mi hanno fatto più schifo come il lavoro al call center e quelle che mi sono piaciute da morire; ho riassaporato l&#8217;ebbrezza del primo stipendio e sono tornata indietro ai tempi delle vacanze studio.</p>
<p>Niente di meglio di una serie di fatti concreti riesumati dal passato per distrarsi dalle paturnie del presente.</p>
<p>E il giorno seguente è successa una cosa che per me, <em>ora</em>, ha dell&#8217;incredibile.</p>
<p>Sono andata in un negozio per cambiare un telefono acquistato per mia madre senza sapere che l&#8217;aveva già comprato lei. Ho fatto una coda di mezzora che mi ha succhiato tutta la pausa pranzo. Ho assistito ai questuanti che cercavano disperatamente un iPhone <em>senza sapere neanche esattamente cosa fosse </em>(&#8221;Ma è vero che è anche un telefono?&#8221;, &#8220;Ma è vero che ti consuma tutto il credito anche se non lo usi?&#8221;). Ho aspettato pazientemente che l&#8217;unico commesso si destreggiasse tra tutte le persone davanti a me - finché non mi è arrivata accanto, quando ormai era il mio turno, un&#8217;americana altissima, biondissima e con gli occhi azzurrissimi, e la faccia da &#8220;adesso tocca a me&#8221;.</p>
<p>Io so essere tremenda: ero già pronta a uscirmene con qualche battuta a pH sotto zero (in inglese, il che necessitava comunque una preparazione ad hoc) nel caso, molto probabile, in cui avesse iniziato a sbattere le ciglia. E invece.</p>
<p>Invece il ragazzo dietro il bancone mi ha fatto un bellissimo sorriso e mi ha servita con competenza e gentilezza. Finché io, estranea a una parte di me stessa, quando mi ha chiesto nome e cognome per il buono acquisto <em>mi sono trasformata</em>.</p>
<p>Il fatto è che il mio cognome è lungo e vagamente complicato - un po&#8217; come se fosse mangiafuoco, però meno collegato all&#8217;immaginario collettivo. Quando lo devo comunicare a qualcuno, pertanto, lo divido in due <em>tranches</em> - tipo &#8220;mangia come il verbo mangiare, fuoco come quello del falò&#8221;; i miei colleghi, abituati a sentirmi fare questo giochetto al telefono più volte al giorno, mi prendono ormai bonariamente  in giro.</p>
<p>Il ragazzo dietro il bancone, al contrario, me lo sentiva fare per la prima volta e, un po&#8217; credo perché distrutto dalla stanchezza, si è messo a ridere di gran gusto. Qualche tempo fa mi sarei&#8230; magari non proprio offesa, ma una parte di me si sarebbe sentita un po&#8217; mortificata. E invece, per la seconda volta. Invece ho usato <em>la tecnica più femminile che conosco</em>: abbassare lo sguardo, rialzarlo e sorridere timidamente, per poi abbassarlo ancora non appena il sorriso comincia a perdere di intensità e significato. Aggiungendo una frase tipo &#8220;è che se non faccio così non mi capisce mai nessuno&#8230;&#8221;</p>
<p>Non era la prima volta che andavo in quel negozio, né era la prima volta che ero servita da quel ragazzo, anzi. Però ieri, per la prima volta, dopo tutta questa specie di sceneggiata da parte mia, lui mi ha fatto uno splendido complimento. Che non scriverò, perché a scriverlo risulterebbe banale - come magari è. Ma non è questo il punto.</p>
<p>Il punto è che <strong>è scattato qualcosa</strong>: per la prima volta dopo mesi che più che mesi sono ormai anni, mi sento <em>sola</em>; e il giorno seguente, per la prima volta dopo mesi che magari non sono anni ma sono cionondimeno tantissimo tempo, ricevo del tutto inaspettatamente un complimento che mi arriva dritto al cuore.</p>
<p>Non me ne sono accorta, non ne ho ancora preso atto consapevolmente, ma il <strong>cartello</strong> che poggia sulle mie spalle ha scritte sopra lettere che non sono più quelle che ho impresso io nel momento in cui l&#8217;ho indossato per la prima volta. Lettere che il tempo e la memoria e l&#8217;elaborazione del passato stanno erodendo e sostituendo con qualcosa d&#8217;altro. Perché è così che succede - il mio caso specifico non ha proprio niente di speciale.</p>
<p>Perché è sempre vero che ad azione corrisponde reazione, <em>come volevasi dimostrare</em>.</p>
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		<title>La caccia all’Uomo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 15:10:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Oramai la mia vita sociale è troppo ricca: esco troppo spesso, vado in locali con troppe persone e torno a casa troppo tardi. E soprattutto, dopo ogni volta, penso troppo.
Venerdì sera sono stata in un locale all&#8217;aperto, in un luogo particolarmente fresco che amo molto perché ho legati a esso tanti bei ricordi; la musica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Oramai la mia vita sociale è troppo ricca: esco troppo spesso, vado in locali con troppe persone e torno a casa troppo tardi. E soprattutto, dopo ogni volta, <strong>penso troppo</strong>.</p>
<p>Venerdì sera sono stata in un locale all&#8217;aperto, in un luogo particolarmente fresco che amo molto perché ho legati a esso tanti bei ricordi; la musica era piuttosto bella e le lunghissime code al bar venivano fatte da altri per conto mio - soprattutto dal fidanzato di Candi, il quale, dal momento che <a href="http://odiamore.wordpress.com/2007/08/22/dove-gli-uomini-guardano-le-donne/" target="_blank">anche</a> questa estate andrà in vacanza con tre donne, si sta progressivamente abituando (rassegnando?) all&#8217;idea - uscendo in gruppi in cui lui è <em>l&#8217;unico uomo</em>.</p>
<p>Mentre aspettavo che qualcun altro si occupasse di procacciarmi da bere - e non c&#8217;è niente di meglio del fidanzato di un&#8217;amica, per questo genere di compiti - passavo il tempo osservando cosa accadeva intorno a me. Bene: gente che parlava, gente che ballava, gente che si divertiva oppure faceva finta, gente che a stento si reggeva in piedi e gente che si guardava attorno come la sottoscritta. In tutto questo pullulare di corpi, dopo qualche minuto (la coda al bar era davvero interminabile) mi si è palesato uno <strong>schema</strong>: uomini che guardano donne, donne che guardano uomini. Uomini che stanno fermi e donne che si muovono. <em>Uomini che <strong>aspettano</strong></em> e <em>donne che <strong>vanno loro incontro</strong></em>.</p>
<p>Ora. Io non sono né sono mai stata <em>niente di simile a una femminista</em> (e so di stare usando un termine improprio ma fa caldo quindi sono giustificata): non mi è mai piaciuto usare il termine &#8220;uguaglianza&#8221; quando ci si riferisce ai due sessi, preferendo a esso &#8220;<em>parità</em>&#8221; anche se è più svenevolmente politicamente corretto; mi fa soltanto piacere se un ragazzo mi cede il passo prima di una porta e, addirittura,  vado in sollucchero se qualcuno che lo fa sempre entra invece per primo in un locale pubblico - perché <em>è così che si fa</em>, l&#8217;uomo entra per primo a meno che la porta del locale non sia trasparente, di modo da consentire di vedere all&#8217;interno e di conseguenza permettere all&#8217;uomo di verificare che il locale non nasconda chissà quali insidie.</p>
<p>Non sono né sono mai stata, d&#8217;altra parte, neppure <em>niente di simile a una donna all&#8217;antica</em>: non mi aspetto che sia l&#8217;uomo a pagare il conto - e se succede casco dalle nuvole, anche perché ormai è un evento rarissimo, e mi imbarazzo anche un po&#8217;; non mi è mai passato per la testa di contare il numero di uscite o di tempo trascorso insieme prima di concedere, a seconda dell&#8217;età, il primo bacio oppure un primo qualcos&#8217;altro; preferirei un uomo che sa cucinare bene a uno che sa costruire una libreria (anche perché quest&#8217;ultima cosa la posso fare anche da sola, nonostante l&#8217;ultima l&#8217;abbia montata un po&#8217; storta). E per ultimo, ma non da ultimo: non ho mai stirato le camicie di nessuno, anche perché non so stirare.</p>
<p>Però sono cresciuta con l&#8217;idea che, <em>se proprio si deve usare la metafora della caccia</em>, l&#8217;uomo sia il <strong>cacciatore</strong> e la donna la <strong>preda</strong>. Sono convinta che in fondo in fondo <strong>ci si scelga a vicenda</strong>, però non mi dispiace neanche troppo la teoria secondo cui siano le donne a scegliere, in realtà, e gli uomini si limitino a fare il primo passo e diventino cacciatori sotto l&#8217;effetto di una malìa da parte della donna che li ha stregati.</p>
<p><em>A fare il primo passo</em>, ho scritto. Proprio così. Invece venerdì sera ho osservato donne che abbordavano uomini e, senza farsi troppi problemi, facevano <strong>loro</strong> il primo passo.</p>
<p>Ora. Personalmente trovo sia una cosa <em>buona e giusta</em> che le nipoti di donne nate in periodi in cui era usuale organizzare matrimoni combinati possano, al contrario delle loro nonne, prendere in mano la propria vita e non soltanto decidere da sé quale uomo vogliono accanto, ma proprio <em>andarselo a prendere</em>. Un piccolo passo per la donna ma un grande passo per l&#8217;umanità, se si vuole vederla così.</p>
<p>Ma c&#8217;è un aspetto che <em>mi perplime®</em> [NdR Il verbo <em>perplimere</em> non esiste, ma me ne infischio e lo uso lo stesso...]. Il fatto che tutti questi uomini si stiano progressivamente abituando a essere <strong>oggetto</strong>, e <em>non più soggetto</em>, della ricerca da parte delle donne, pone un problema per quelle che, tra queste ultime, non vogliono / possono / riescono ad andarsi a prendere gli uomini che interessano loro. E la sottoscritta, per indole ma anche un po&#8217; per convinzione, già non è proprio <em>buona</em> a interpretare il ruolo della preda - figurarsi quello del cacciatore!</p>
<p>Anche perché prede e cacciatori, a forza di adempiere alle proprie funzioni, si sono evoluti diversamente. Il <strong>cacciatore</strong> deve essere infatti <em>bravo a valutare le distanze</em>: per questo motivo, ha gli occhi in <strong>posizione frontale</strong>. La <strong>preda</strong>, al contrario, deve poter avere <em>un campo visivo il più ampio possibile</em>: ecco che saltano fuori gli occhi in <strong>posizione laterale</strong>.</p>
<p>Io, per di più, <a href="http://odiamore.wordpress.com/2007/10/10/io-porto-gli-occhiali/" target="_blank">porto gli occhiali</a>, quindi sono svantaggiata in partenza per entrambi i ruoli! Ma sono nondimeno sicura che una soluzione si possa trovare.</p>
<p><a href="http://odiamore.files.wordpress.com/2008/07/dcam1943.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-198" src="http://odiamore.files.wordpress.com/2008/07/dcam1943.jpg?w=226&h=170" alt="" width="226" height="170" /></a>Potrei fare anch&#8217;io come questa <em>capra</em>, che è arrivata sull&#8217;isola di Maiorca in cui non c&#8217;erano predatori interessati a lei e, grazie a questa assenza, ha potuto mantenere gli occhi in posizione frontale. A parte il fatto che la capra in questione si è estinta circa 50 milioni di anni fa (quella della foto è una ricostruzione) - significa forse che l&#8217;unico modo di poter rientrare anch&#8217;io nel novero delle <em>donne - che - si - prendono - l&#8217;uomo - che - vogliono</em> consiste nell&#8217;emigrare su un&#8217;isola in cui gli uomini sono assenti - per poi estinguermi?!?!</p>
<p>C&#8217;è qualcosa che non funziona. Penso che <em><a href="http://odiamore.wordpress.com/2008/07/01/festa-apparenza/" target="_blank">continuerò</a> a stare seduta ad aspettare</em> con un sorriso sulle labbra. Il mio unico timore - ora più fondato che mai - è che ormai gli uomini, <strong>disabituati</strong> a interpretare il ruolo del cacciatore, che immagino essere divertente ma anche piuttosto faticoso, siano ben contenti di abbandonare la visione frontale per quella laterale - e di sedersi comodamente, in attesa che una <em>amazzone del XXI secolo</em> se li prenda e se li porti via.</p>
<p>Oggi però mi sono alzata alle sei per accompagnare un amico in aeroporto - e la mancanza di sonno mi rende incredibilmente propensa all&#8217;ottimismo. Il mio ruolo di preda, accompagnato com&#8217;è da una visione laterale ancestrale, combinato con la visione laterale maschile di recente acquisizione potrebbe facilitare il processo di <strong>scegliersi a vicenda</strong>: se hai gli occhi al posto delle tempie, infatti, e sei seduto contro un muro ad aspettare che passi Qualcuno, la persona che riesci a vedere meglio è proprio quella seduta accanto a te.</p>
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 16:37:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qui da me, sabato mattina, iniziano i saldi. E dal momento che ho recentemente deciso di investire l’equivalente di più di due stipendi nelle mie vacanze estive da un lato non ho più soldi ma, dall’altro, non potendo partire in costume da bagno devo assolutamente comprare un paio di pantaloni. Potere della dieta: i pantaloni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Qui da me, sabato mattina, <em>iniziano i saldi</em>. E dal momento che ho recentemente deciso di investire l’equivalente di più di due stipendi nelle mie vacanze estive da un lato non ho più soldi ma, dall’altro, non potendo partire in costume da bagno devo assolutamente comprare un paio di pantaloni. Potere della dieta: i pantaloni dell’anno scorso mi stanno piacevolmente larghi e al contempo mi scivolano spiacevolmente giù per i fianchi lasciandomi il dubbio che non riescano più a fermarsi.</p>
<p>Il problema, con i saldi, è che non ci si può permettere di tentennare troppo tra un abito provato e l’altro: corri il rischio che nel giro di tre minuti quello che avevi indossato e non eri sicura ti stesse proprio bene-bene-bene ma che, in confronto al seguente tentativo, è diventato <em>semplicemente fatto su misura per te</em> se lo sia appena comprato la tua vicina di camerino. E resti a mani vuote, con la paura, tipicamente femminile, che non riuscirai mai più a trovare un indumento che ti sta <strong>così</strong> bene.</p>
<p>Date le disponibilità economiche limitate e una mia personale avversione allo shopping compulsivo quando i negozi sono più affollati di una spiaggia il giorno di ferragosto, ho deciso di affrontare il problema “scientificamente”.</p>
<p>Esiste in matematica un ramo che si occupa di <strong>decisioni sequenziali</strong>. Per chi non si sentisse toccato da saldi, pantaloni e portafogli semivuoto, un esempio più adeguato per capire di cosa si occupa questa disciplina potrebbe essere legato alle automobili. Donne e motori, quale meraviglioso <em>cliché</em>! E comunque.</p>
<p>E’ venerdì sera, stai arrivando in prossimità della tua destinazione e si libera un parcheggio: che fare, a parte chiederti perché sei uscito in auto anziché in scooter, moto, bici, triciclo? E’ possibile che ce ne sia un altro più vicino al luogo in cui devi andare, certo; ma sicuramente l’unica cosa sicura è che, se non occupi subito questo qui, ci penserà qualcun altro.</p>
<p>La probabilità che la prima cosa scelta sia la migliore è, nell’ipotesi di poter provare dieci paia di pantaloni (oh mio dio che noia!) oppure di poter trovare dieci parcheggi nel lasso di tempo sufficiente per non arrivare (troppo) in ritardo, del 10%. Non male. Scegliendo però la prima cosa che ci piace più di quella scartata, tuttavia, la probabilità che questa seconda scelta sia la migliore tra tutte quelle potenzialmente possibili sale al 20%. E’ però sempre possibile che in realtà la scelta migliore fosse proprio la prima e che dunque, persa quell’occasione, abbiamo anche <em>perso per sempre la nostra chance di essere il più soddisfatti che mai</em>. Ma tanto non c’è niente da fare, al proposito, quindi è <strong>inutile</strong> preoccuparsi troppo.</p>
<p>In realtà, se il numero <em>N</em> di oggetti è abbastanza alto, la cosa migliore consiste nello scegliere l’oggetto che, nell’ordine, compare al posto <em>N/e</em>. Dove <strong><em>e</em></strong> è un numero meravigliosamente intrigante, presente un po’ dappertutto nella natura; ma anche, come mi piace pensare e come mi sembra di aver mostrato, nella cultura. <em><strong>e</strong></em> vale 2,718 eccetera eccetera e, se <em>N</em> è abbastanza grande <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Secretary_problem" target="_blank">si può dimostrare</a> che la scelta andrebbe fatta dopo aver esaminato <em>1/e</em> ossia circa il 37% dei possibili candidati al premio per il parcheggio più comodo o il paio di pantaloni che più mi fanno assomigliare a una gazzella e meno a un’otaria. In altri termini, si può dimostrare che, su cento possibilità, la scelta migliore è proprio lì, dopo la possibilità numero 37 - ma non troppo.</p>
<p>D’accordo, lo ammetto. Non ho l’auto quindi se non vado a piedi <em>prendo un taxi</em> – e il problema dei parcheggi, ovviamente, non mi tocca. E i pantaloni <em>li ho già acquistati ieri</em> a prezzo pieno, perché tanto compro talmente pochi vestiti che potevo anche permettermi di spendere dieci euro in più.</p>
<p>Tutto questo altro non era che un patetico escamotage per cercare di non finire sempre <strong>lì</strong> - a quella che, per chi mi legge, sembra quasi la ricerca del Sacro Graal.</p>
<p>Supponendo di incontrare, nell’arco di tutta la mia vita, <em>quaranta persone potenzialmente adatte a stare bene con me e viceversa</em>&#8230; Sì, quaranta mi sembra un numero ragionevole: ho dei gusti <strong>difficili</strong>, è vero, ma neanche poi troppo. E soprattutto ho come l’impressione che il bacino da cui ho interesse ad attingere non sia perfettamente coincidente con quello da cui si rifornisce la maggior parte delle donne – il che rende non so esattamente <strong>cosa</strong> c’entri, ma ho l’impressione sia una considerazione che ha il suo peso. Forse relativamente al fatto che, rispetto agli esempi dei vestiti e dei parcheggi, posso prendermi un po’ di tempo per pensare prima che qualcuno me lo strappi via di mano senza che neanche me ne accorga.</p>
<p>Supponendo, pertanto, di incontrare nell’arco di tutta la mia vita quaranta <em>partner potenzialmente adatti a me</em>, dovrei fermarmi al quattordicesimo e, da allora, scegliere il primo che soddisfa la mie aspettative.</p>
<p>Ecco. Lo sapevo. E se lo dice anche la matematica, non riesco proprio più a trovare una ragione valida per non farlo: devo darmi una mossa.</p>
<p><a title="diggita!" href="http://www.diggita.it/submit.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&amp;title=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://www.diggita.it/favicon.ico" alt="[diggita]" width="16" height="16" /></a> <a title="fai informazione!" href="http://fai.informazione.it/submit.aspx?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&amp;title=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://fai.informazione.it/favicon.ico" alt="[informazione]" width="16" height="16" /></a> <a title="OkNotizie!" href="http://oknotizie.alice.it/post.html.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&amp;title=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://oknotizie.alice.it/favicon.ico" alt="[OkNotizie]" width="16" height="16" /></a> <a title="Segnalo!" href="http://segnalo.alice.it/post.html.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&amp;title=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://segnalo.alice.it/favicon.ico" alt="[Segnalo]" width="16" height="16" /></a> <a title="SEOTribu" href="http://www.seotribu.com/submit.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&amp;title=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://www.seotribu.com/favicon.ico" alt="[SEOTribu]" width="16" height="16" /></a> <a title="segnala su technotizie.it" href="http://www.technotizie.it/posta_ok?action=f2&amp;url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&amp;title=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://www.technotizie.it/icotech2.ico" alt="[technotizie]" width="16" height="16" /></a> <a title="vota questo post su wikio" href="http://www.wikio.it/vote?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&amp;title=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://www.wikio.it/favicon.ico" alt="[wikio]" width="16" height="16" /></a> <a title="YahooMyWeb" href="http://it.myweb2.search.yahoo.com/myresults/bookmarklet?u=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&amp;t=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://us.i1.yimg.com/us.yimg.com/i/us/myweb_favicon.ico" alt="[YahooMyWeb]" width="16" height="16" /></a> <a title="Add to my Technorati Favorites" href="http://technorati.com/faves?add=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/"><img src="http://technorati.com/favicon.ico" alt="[Technorati]" width="16" height="16" /></a></p>
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		<title>La fèsta dell’apparenza</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 11:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Domenica, ore 23.50
Forse con tutto quel gran almanaccare (descritto nel post precedente) me la sono un po’ tirata dietro, come si dice in linguaggio tecnico.
Sono tornata a casa dalla fèsta prima delle quattro, e se fosse stato prima delle tre sarebbe andato benissimo lo stesso.
Tuttavia, ci tengo a precisare che i punti di forza della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Domenica, ore 23.50</strong><br />
Forse con tutto quel gran almanaccare (descritto nel <a href="http://odiamore.wordpress.com/2008/06/30/festa-sf/" target="_blank">post precedente</a>) <em>me la sono un po’ tirata dietro</em>, come si dice in linguaggio tecnico.</p>
<p>Sono tornata a casa dalla <em>fèsta</em> prima delle quattro, e se fosse stato prima delle tre sarebbe andato benissimo lo stesso.</p>
<p>Tuttavia, ci tengo a precisare che i punti di forza della serata sono stati i seguenti:</p>
<p>1.    il primo ragazzo che ho notato era lo stesso a cui, subito dopo essermi laureata, davo ripetizioni di matematica quando frequentava il secondo anno del liceo e, in piena tempesta ormonale, non faceva altro che fissarmi la scollatura <em>anche quando portavo un maglione a collo alto</em> – <strong>biologia batte matematica uno a zero</strong>. Inutile specificare che non è venuto a salutarmi.</p>
<p>2.    ho ascoltato da una sconosciuta un divertente racconto su come il suo compagno aveva durante parecchie settimane cercato in tutti i modi di creare una situazione adatta alla consegna dell’anello del fidanzamento e lei, inconsapevolmente, l’aveva scoraggiato in tutti i modi possibili (ne vous inquietez pas, si sposano la prossima primavera). La cosa mi ha innegabilmente <strong>depressa</strong>.</p>
<p>3.   fortunatamente, subito dopo l&#8217;episodio del punto 2, mi sono precipitata verso il bar e, mentre cercavo di raggiungerlo, sono stata fisicamente bloccata da un tizio completamente ubriaco che ha cercato di presentarmi un suo amico suggerendo con aria complice “Lui è un poeta, sai?” una trentina di volte. La mia amica <em>Sole</em> sostiene che la mia aria seria (e un po’ <em>severa</em>, a tratti) tende a far sì che attragga personaggi di questo genere perché cercano di spiazzarmi. Peccato che io abbia reagito con una raffica di battute <em>degne di una comica da prima serata in tv</em> e li abbia fatti ridere fino alle lacrime – dato il loro stato euforalcolico, in effetti, non è stato poi così difficile. Mi sono anche divertita, per una decina di minuti. Però quand’è arrivato un altro loro amico, con una maglietta della Esso con su scritto “<strong>- esso, + sesso</strong>”&#8230; Be’, non ce l’ho proprio fatta: me ne sono dovuta andare.</p>
<p>4.    ho osservato una curiosa (e piuttosto esplicita) scena di seduzione tra un tizio e una mia amica, che però a un certo punto si è tirata indietro abbastanza inaspettatamente. Lui, senza battere ciglio, si è spostato esattamente di un metro e mezzo e ha ripetuto una scena, se non uguale, sicuramente molto simile con un’altra ragazza. Con un rigonfiamento di pettorali e una scelta strategica della posizione (esattamente di fronte alla mia amica) tali da rendere il tutto un po’, come dire?, artificiosamente fatto ad hoc; una piccola vendetta per l’orgoglio ferito, forse? Ma no, sono sicuramente io che penso male. Anche perché <strong>penso troppo</strong>, è già questo di per sé è un gran male.</p>
<p>5. sono stata molto compiaciuta di me stessa per la scelta delle scarpe basse, perché la <em>fèsta</em> era in un prato e, diversamente dall&#8217;ottanta per cento delle donne presenti, ho evitato di sprofondare nella terra a ogni singolo passo. Ora che ci penso, però, forse quella di sprofondare nella terra è una fantastica tecnica di abbordaggio perché per non cadere sei costretta ad abbrancare il braccio del primo che passa - e, si sa, a molti uomini la - donna - che - deve - chiedere - sempre - aiuto fa sempre <em>un certo effetto</em>.</p>
<p>Ora. Non saprei decidere se mi sono divertita oppure no. Mi è piaciuto ballare perché la musica era ben scelta, mi ha fatto piacere incontrare persone che non vedevo da tempo e come sempre ho passato piacevolmente alcuni momenti a osservare la gente intorno a me. Ho compiuto tutti gli <em>atti</em> che si fanno a una <em>fèsta</em>, credo.</p>
<p>E inoltre: ho capito una cosa che in realtà sapevo da tempo. A me le persone, viste <em>così</em>, <strong>non dicono proprio niente</strong>. Non riesco a trovare attraente un uomo soltanto per <em>le sue fattezze fisiche apparenti</em>, non ce la faccio proprio. A dire il vero vale anche per le donne, con le quali però le cose vanno diversamente innanzitutto perché non mi interessano sentimentalmente né sessualmente, e poi perché in loro <em>mi specchio per somiglianze e differenze</em> ed entrano in giochi fattori del tutto diversi, competitivi o cooperativi che siano, di cui però potrei in effetti scrivere più diffusamente un’altra volta.</p>
<p>Chiaramente ci sono ragazzi che esteticamente mi piacciono più di altri, ma è proprio soltanto una considerazione <em>estetica</em>, in cui l’emotività non è scomodata neanche superficialmente. Non serve neanche osservare come un uomo interagisce con altri o con altre, perché può essere significativo a livello sociale (ossia puoi capire qualcosa di come la persona si rapporta con gli altri esseri umani in generale) però non trasmette nessuna informazione su come costui potrebbe comportarsi <strong>con me</strong>. Perché è questo che conta: come una persona <strong>mi</strong> fa sentire, come una persona si rapporta <strong>a me</strong>, cosa <strong>mi</strong> dice e come <strong>me</strong> lo dice, come <strong>mi</strong> guarda e cosa <strong>mi</strong> trasmette di rimando. E’ tutto questo che poi trasfigura i tratti fisici e li rende dannatamente attraenti o, per contro, irrimediabilmente respingenti. Almeno prima - dell&#8217; - inizio, sono <em>una</em> <em>gran narcisista</em>, e non mi sento in colpa neanche un po&#8217;, anzi: la ritengo una cosa piuttosto <strong>sana</strong>, che limita i rischi di prendere dei grossi abbagli.</p>
<p>D’altro conto, mi rendo conto del fatto che per poter interagire con qualcuno devo <strong>consentire</strong> a questi potenziali “Qualcuno” di <em>avvicinarsi a me</em> – mi sembra superfluo sottolineare che è assolutamente escluso, in questo periodo della mia vita, che io mi avvicini di mia spontanea volontà a qualsiasi <em>Homo Sapiens</em> di sesso maschile di cui non abbia la certezza che sia fidanzato / sposato / gay o, al limite, un mio amico di vecchissima data.</p>
<p>Il problema – e già l’avevo sospettato ma ieri sera l’ho capito in tutta la sua portata – è che l’esperienza mi insegna che <em>le persone problematiche attirano a sé persone ancora più problematiche di loro</em>.</p>
<p>Di conseguenza, in questo periodo, se sto seduta tranquilla e aspetto che arrivi questo <strong>Qualcuno</strong>, ben che mi vada posso rimediare un candidato ai primi posti delle selezioni per la riapertura sperimentale dei manicomi.</p>
<p>Aver capito tutti i perché e i percome di questo fantastico circolo vizioso è una gran bella soddisfazione, non lo nascondo. E sono sicura sarà molto importante averlo <em>sempre presente</em> nelle mie interazioni con altri esseri umani. Ho soltanto una perplessità: come diavolo ne esco?</p>
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		<title>Fèsta: sf. le cerimonie, gli apparati, gli atti che si fanno [...] per manifestare esultanza o divertimento</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 10:43:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Sabato, ore 21.30
E’ un sabato sera di fine giugno e sto per andare a una fèsta, ossia a una &#8220;cerimonia, un apparato, o un atto che si fa per dimostrare esultanza o per divertimento&#8221;. Ambè. Già comincio a sentirmi sotto pressione.
Ora: sono una giovane donna “single” che non perde occasione di lamentarsi che non conosce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Sabato, ore 21.30</strong><br />
E’ un sabato sera di fine giugno e sto per andare a una <strong><em>fèsta</em></strong>, ossia a una &#8220;cerimonia, un apparato, o un atto che si fa per dimostrare esultanza o per divertimento&#8221;. Ambè. Già comincio a sentirmi <em>sotto pressione</em>.</p>
<p>Ora: sono una giovane donna “single” che non perde occasione di lamentarsi che non conosce mai persone nuove. Quale migliore occasione che andare a una <em>fèsta</em> (di compleanno, presumo) di un’amica di un’amica di un’amica (ossia di una semisconosciuta che ho visto una volta otto anni fa)? Apparentemente, nessuna.</p>
<p>Il fatto è che, innanzitutto, avrei dovuto trascorrere la giornata a fare acquisti, sorseggiare succhi di frutta senza zucchero e girovagare tra un massaggio riposante e una messa in piega dal parrucchiere. Al contrario, mi sono svegliata significativamente prima del solito, ho fatto tre ore di macchina all&#8217;andata e tre al ritorno per andare al ristorante con le mie due nonne: quella brava, che ha 92 anni ed è in ottima forma ma è imbarazzantemente sorda, e quella cattiva, che ormai non è neanche più cattiva ma soltanto tanto, tanto triste e  con reazioni impossibili da “gestire” in un luogo pubblico.</p>
<p>Quindi mi trovo qui, con un caldo che addirittura i miei cactus stanno implorando pietà, e un sonno che sto cercando di combattere scrivendo questo post <em>sperimentale</em>. Perché mi riprometto, domani, di non toccare nulla di quanto scritto ora, raccontare il seguito – qualunque esso sia - e lunedì pubblicare il tutto.</p>
<p>Andare alla <em>fèsta</em> di una semisconosciuta, di per sé, non dovrebbe causarmi alcuno sconvolgimento emotivo: arriverò con persone che conosco da tempo e, una volta entrata, ci saranno tanti sconosciuti o semisconosciuti che – se fossi una giornalista di un mensile per sole donne – potrei quasi definire <em>potenzialmente interessanti dal punto di vista sessual-romantico</em>. Dovrei essere, se non euforica a causa della difficile giornata appena trascorsa, per lo meno contenta.</p>
<p>Invece sono due ore che mi aggiro per casa evitando di entrare nella doccia, evitando di prepararmi da mangiare, evitando di scegliere come