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	<title>ON REPEAT</title>
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		<title>ON REPEAT</title>
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		<title>On Repeat su Radio Press</title>
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		<dc:creator><![CDATA[onrepeat]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 14:21:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Onrepeat alla radio]]></category>
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					<description><![CDATA[On Repeat è andato in onda ogni sabato dalle 18:07 alle 20 su Radio Press, dal marzo 2007 al marzo 2010. È stato un programma ideato e condotto da Andrea Tramonte Abbiamo avuto ospiti in studio: Francesco &#8216;Frisko&#8217; Abate, Above the Tree, Daniela Amenta, Arpxp, Paolo Benvegnù, Bob Corn, Bugo, Chewingum, Mattia Coletti, Comaneci, Dadamatto, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>On Repeat è andato in onda ogni sabato dalle 18:07 alle 20 su Radio Press, dal marzo 2007 al marzo 2010. </p>
<p>È stato un programma ideato e condotto da <a href="http://andreatramonte.blogspot.com">Andrea Tramonte</a></p>
<p><strong>Abbiamo avuto ospiti in studio:</strong></p>
<p>Francesco &#8216;Frisko&#8217; Abate, Above the Tree, Daniela Amenta, Arpxp, Paolo Benvegnù, Bob Corn, Bugo, Chewingum, Mattia Coletti, Comaneci, Dadamatto, Dainocova, Dente, Desvelos Records, Diverting Duo, Edible Woman, Enon, Father Murphy, Feel Dizzy, Fisheart, Flying Sebadas, Fuzz Orchestra, Giardini di Mirò, Golfclvb, Here I Stay, Igort, Xabier Iriondo, June, Le Man Avec Les Lunettes, Love Boat, Lucidosottile, Marta Sui Tubi, Mojomatics, Movie Star Junkies, My Awesome Mixtape, Mynerdpride, Neeva, Nick Rivera, Non Voglio che Clara, Nordgarden, Offlaga Disco Pax, OvO, John Parish, Plasma Expander, Andrea Pomini, Raw Rave Groove, Rippers, Giovanni A. Sechi, Signorafranca, SikitikiS, Riccardo Sinigallia, Egle Sommacal, Flavio Soriga, Sunny Day Sets Fire, Damo Suzuki, Tacoma, Three in One Gentlemen Suit, Tiger Tiger, Trabant, Trees of Mint, Vanvera, Wu Ming 2, Zahr Records</p>
<p><strong>Network:</strong></p>
<p>On Repeat su <a href="http://onrepeatradio.tumblr.com"><strong>Tumblr</strong></a>, <a href="http://www.flickr.com/photos/8010367@N06/">Flickr</a>, <a href="http://www.youtube.com/Onrepeatallaradio">Youtube</a>, <a href="http://www.facebook.com/onrepeat?ref=profile">Facebook</a>, <a href="http://www.myspace.com/onrepeatradio">MySpace</a></p>
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		<title>Sabato torna On Repeat su Radio Press</title>
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		<dc:creator><![CDATA[onrepeat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 16:39:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Onrepeat alla radio]]></category>
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					<description><![CDATA[On Repeat torna in onda con la quarta stagione sabato 26 settembre, dopo la pausa estiva interrotta solo da uno speciale andato in onda un paio di settimane fa con intervista in studio ai Sunny Day Sets Fire. Sabato si inaugura ufficialmente e per cominciare abbiamo avuto la fortuna di poter avere un po’ di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>On Repeat torna in onda con la quarta stagione sabato 26 settembre, dopo la pausa estiva interrotta solo da uno speciale andato in onda un paio di settimane fa con intervista in studio ai Sunny Day Sets Fire. Sabato si inaugura ufficialmente e per cominciare abbiamo avuto la fortuna di poter avere un po’ di ospiti in studio.</p>
<p>Durante la prima ora avremo ospiti Francesca dei <strong><a href="http://www.myspace.com/comaneciband">Comaneci</a></strong> e <strong><a href="http://www.myspace.com/bluerevenge1">Above the Tree</a></strong>, che suoneranno anche qualche pezzo dal vivo. Entrambi si trovano in Sardegna per una minitournée che toccherà Cagliari (venerdì al Caracol), Guspini (Sleepwalkers) e Seneghe (Sa Prentza de Murone).</p>
<p>Durante la seconda ora invece ci sarà una intervista in studio ai <strong><a href="http://www.myspace.com/wearemyawesomemixtape">My Awesome Mixtape</a></strong>, con la presentazione del loro nuovo disco, How Could a Village Turn into a Town, uscito per la 42 Records. Ora, i più scafati di voi sapranno che i Mam sono nel bel mezzo di una tournée europea, quindi ci si chiederà se Torreggiani e company abbiano nel frattempo ottenuto il dono dell’ubiquità… In realtà no: l’intervista è stata registrata in studio in occasione della loro tournée sarda di questa estate e, dato che On Repeat in agosto era in ferie, l’abbiamo conservata per la ripresa delle trasmissioni.</p>
<p>Ad ogni modo, l’appuntamento è sabato dalle 18:07 su Radio Press.</p>
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		<title>Come back september</title>
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		<dc:creator><![CDATA[onrepeat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 23:43:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Onrepeat alla radio]]></category>
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					<description><![CDATA[Non saprei nemmeno da che parte cominciare a raccontare questa stagione di On Repeat, la terza in poco più di due anni di vita. Magari dalla fine: sabato abbiamo fatto l’ultima puntata della stagione. Abbiamo scelto di farla un po’ in sordina, senza brindisi o congedi ufficiali. Anche perché torniamo in settembre, tra poco, e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non saprei nemmeno da che parte cominciare a raccontare questa stagione di On Repeat, la terza in poco più di due anni di vita. Magari dalla fine: sabato abbiamo fatto l’ultima puntata della stagione. Abbiamo scelto di farla un po’ in sordina, senza brindisi o congedi ufficiali. Anche perché torniamo in settembre, tra poco, e perché poi continueremo con gli speciali di On Repeat dal mare, con le band che portiamo a suonare a Cagliari attraverso l’On Repeat Network. Per cui sì, la terza stagione è finita e ci sentiamo in settembre – ma nel frattempo non rimarremo fermi.</p>
<p>Intanto c’è da pensare ad una quarta stagione che deve essere per forza diversa. Che porti fino in fondo quelle novità che avevo deciso di introdurre a un certo punto della terza stagione: libri rubriche e interviste ogni settimana, ad affiancare le ospitate, i live in studio e tutta la musica nuova che vi proponiamo. Da settembre ogni puntata dovrà essere così e anche di più. Ci sarà un bel lavoro da fare. E poi si pensa ad un restyling estetico, e ad alcune iniziative (belle) legate ad On Repeat. Ve ne parlerò al più presto.</p>
<p>Com’è stata questa stagione? Una stagione che è iniziata con il live di Wu Ming 2 in studio, insieme a Egle Sommacal e a Paul Pieretto (Settlefish e A Classic Education), e che è proseguita con altre ospitate importanti: Offlaga Disco Pax, Marta Sui Tubi (per la seconda volta), Dente (idem), Paolo Benvegnù, Damo Suzuki, Bruno Dorella e gli OvO. Con la solita attenzione verso i fermenti migliori che ci sono qui nell’Isola, con le band e i progetti che ci piacciono di più: quest’anno Love Boat, Diverting Duo, Neeva, Arpxp, Takoma. E poi On Repeat ha iniziato ad espandersi, ad essere qualcosa di più di una trasmissione radiofonica e di un blog. <a href="../2009/05/26/nasce-lon-repeat-network/">L’idea del network</a> è ancora tutta da sviluppare, ma ci sono già parecchie idee nel cassetto pronte ad essere tirate fuori in autunno.</p>
<p>Ringraziamenti random: Nicola, Mitch, Sanny, Here I Stay, Fabio Carta, Tostoini, Carol, Neeva, Arpxp, Velvetuzi, Novamag.</p>
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		<title>On Repeat Network con i Vermillion Sands</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 23:41:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[On Repeat Network]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img data-attachment-id="1078" data-permalink="https://onrepeat.wordpress.com/2009/07/15/on-repeat-network-con-i-vermillion-sands/_dsc8157/" data-orig-file="https://onrepeat.wordpress.com/wp-content/uploads/2009/07/dsc8157.jpg" data-orig-size="800,536" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;DSLR-A100&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;SONY DSC&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1246571813&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;17&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;400&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.125&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="_DSC8157" data-image-description="&lt;p&gt;SONY DSC&lt;/p&gt;
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<p>Due settimane fa c’è stato il terzo appuntamento dell’On Repeat Network (per info, leggi <a href="../2009/05/26/nasce-lon-repeat-network/">qui</a>) al Calypso, locale della sesta fermata della spiaggia del Poetto a Cagliari. Ogni settimana organizziamo dei concerti preceduti da uno speciale On Repeat di fronte al pubblico, che viene registrato e poi mandato in onda su Radio Press. Giovedì abbiamo avuto ospiti i <a href="http://www.myspace.com/thevermillionsands">Vermillion Sands</a>, una band trevigiana che rappresenta una delle punte di diamante della nuova scena garage italiana, in particolare quella che ruota intorno <a href="http://www.outsideinsidestudio.com/">all’Outside/Inside studio</a> di Treviso dove è di casa Nene, bassista dei Vermillion oltre che membro dei <a href="http://www.myspace.com/moviestarjunkies">Movie Star Junkies</a>. I Vermillion Sands sono tornati in Sardegna dopo la loro apparizione all’Here I Stay Festival. Nel frattempo è uscito un nuovo sette pollici, In the Wood, per l’etichetta statunitense <a href="http://www.myspace.com/fatpossumrecords">Fat Possum</a> (quella che ha in catalogo gente come Fiery Furnaces, Andrew Bird, Wavves…) che ha ne ha confermato tutte le potenzialità: canzoni micidiali in bilico tra folk, country, garage/retrò e melodie pop assassine (ma ci torneremo in occasione dell’uscita del disco, previsto per l’autunno sempre per Fat Possum). Presto posteremo qui il podcast della registrazione live.</p>
<p>Nelle prossime serate dell’On Repeat Network suoneranno Rippers (16 luglio), Golfclvb (23 luglio), No Seduction (30 luglio), My Awesome Mixtape (6 agosto)… e il calendario di agosto e settembre è ancora quasi tutto da scrivere.</p>
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		<title>Intervista a Le luci della centrale elettrica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[onrepeat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 23:37:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Musica italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[Qualche giorno fa ne Il Sardegna sassarese è uscita una mia intervista a Vasco Brondi/Le luci della centrale elettrica, che ha suonato in concerto a Sassari nell’ambito del Festival Abbabula, alle 19:30 in piazza Santa Caterina. Il pezzo riporta solo una piccolissima parte delle cose che sono emerse durante la chiacchierata. La pubblico qui più [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img data-attachment-id="1074" data-permalink="https://onrepeat.wordpress.com/2009/07/15/intervista-a-le-luci-della-centrale-elettrica/leluci/" data-orig-file="https://onrepeat.wordpress.com/wp-content/uploads/2009/07/leluci.jpg" data-orig-size="358,427" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="leluci" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://onrepeat.wordpress.com/wp-content/uploads/2009/07/leluci.jpg?w=252" data-large-file="https://onrepeat.wordpress.com/wp-content/uploads/2009/07/leluci.jpg?w=358" class="alignleft size-medium wp-image-1074" title="leluci" src="https://onrepeat.wordpress.com/wp-content/uploads/2009/07/leluci.jpg?w=251&#038;h=300" alt="leluci" width="251" height="300" srcset="https://onrepeat.wordpress.com/wp-content/uploads/2009/07/leluci.jpg?w=251 251w, https://onrepeat.wordpress.com/wp-content/uploads/2009/07/leluci.jpg?w=126 126w, https://onrepeat.wordpress.com/wp-content/uploads/2009/07/leluci.jpg 358w" sizes="(max-width: 251px) 100vw, 251px" />Qualche giorno fa ne Il Sardegna sassarese è uscita una mia intervista a Vasco Brondi/Le luci della centrale elettrica, che ha suonato in concerto a Sassari nell’ambito del Festival Abbabula, alle 19:30 in piazza Santa Caterina. Il pezzo riporta solo una piccolissima parte delle cose che sono emerse durante la chiacchierata. La pubblico qui più o meno per intero. </em><br />
<strong>In un certo senso Canzoni da spiaggia deturpata è un disco difficilmente replicabile. Per l’intensità emotiva, per l’urgenza, anche per la sua “forma”. Come ti sei posto il problema di affrontare il secondo disco?</strong><br />
Non me lo sono ancora posto, perché non ho mai smesso di scrivere nonostante nell’ultimo anno abbia suonato in continuazione. In realtà non so nemmeno quando uscirà, forse l’anno prossimo, oppure no. È il lato positivo di non avere vincoli. Ho preferito rimanere autonomo, quindi non ho una scadenza e farò uscire il disco quando sentirò di doverlo far uscire. So di avere i fucili puntati contro il prossimo album. Diranno di sicuro che il primo disco era più urgente, si chiederanno se era una cosa sincera o no. La metà delle recensioni che usciranno potremmo scriverle già ora. Ma io cerco di pormi con sincerità, con la gabbia toracica aperta. Per me sarà sempre un guardarsi dentro e un guardarsi attorno. Parlare della realtà in modi che sono possibili.<br />
<strong>Hai detto che hai preferito rimanere autonomo. Hai rifiutato offerte dalle major?</strong><br />
Sono arrivate proposte da tutte le major. C’è stata così tanta attenzione perché ormai le case discografiche sono alla carretta. A loro interessa qualcosa che vada da sola, che faccia catalogo e magari venda. Ma oltre questo non hanno altro interesse, certo non il contenuto. A dirla tutta ormai le major non potrebbero nemmeno più entrare nel merito del tuo lavoro perché a loro consegneresti direttamente il master, cioè il disco che hai già deciso tu. Al di là delle questioni etiche &#8211; che pure sono importanti &#8211; dal punta di vista puramente commerciale credo sia più utile rimanere in una dimensione come quella de La tempesta. Diecimila copie nell’ambiente indipendente sono un miracolo. Certo, magari con più promozione sarebbe andata ancora meglio. Ma ormai tutti gli schemi stanno saltando e bisogna capire che non servono più questi grandi mammiferi per far uscire qualcosa e per farla circolare. Mi piace pensare che in un momento come questo, fatto quasi esclusivamente di nicchie, anche il mainstream sia solo una nicchia un po’ più grande.<strong></strong><strong></strong><br />
<strong>In questo periodo si parla di una scena musicale italiana che sta producendo dischi e artisti di grande qualità. Gli Afterhours hanno messo in piedi l’operazione Il paese è reale per dare visibilità ad alcuni di questi artisti e Xl ci ha fatto una copertina del suo giornale, dove c’eri anche tu. Che idea ti sei fatto della situazione?</strong><br />
Operazioni come quella degli After possono tornare utili, come tutto quello che consente di far uscire da un micro mondo come quello della musica indipendente. È un mondo autoreferenziale che quasi gode nel rimanere “micro”. Un ambiente davvero suicida. Una volta che esci da lì sei snobbato automaticamente, perché non fai più parte di quella elite “alternativa”. Ma in generale il discorso non mi interessa. Non ha molto senso far coincidere la musica di qualità con la musica indipendente. Il disco di Jovanotti è più interessante di molta della musica indipendente uscita quest’anno. Quello che conta è la forza con cui si arriva alle persone. Il modo in cui riesci a influenzare le loro giornate, le loro vite con quello che proponi tu.<br />
<strong>A questo proposito, come vivi il fatto che delle tue parole si siano impossessati migliaia di ragazzi, che le cantano, se ne servono all’interno delle loro vite? Deve essere una bella soddisfazione. </strong><br />
Non riesco a capire quanto e dove siano arrivate le mie cose. E poi non riesco a parlare più di tanto di soddisfazione mia. Forse ero più soddisfatto quando ho iniziato dal niente e ai primi concerti venivano dieci, dodici persone in più ogni volta. La mia è un altro tipo di guerra personale. Quello che mi interessa è un discorso fra me e me: riuscire a fare quello che voglio fare. Ho fatto delle canzoni che sono venute fuori in camera mia. Sono state create quando lavoravo al bar e non avevo fatto ancora neanche un concerto. Adesso è strano vedere la gente che canta quelle canzoni, ma non sono riuscito a razionalizzare bene la situazione. Poi ho capito che non è vero tutto quello che si sente negli ambienti mainstream, secondo cui ci vogliono i ritornelli o che non si possono trattare certi argomenti. Che bisogna essere un po’ frivoli, arrivare alle masse, sottostare a certi parametri. Ai miei concerti vengono 600 persone che ascoltano temi a tratti pesantissimi. Ho fatto tutte le cose antimarketing che potevo fare. Nelle mie canzoni ci sono tutti i temi peggiori che potessi trattare. Non c’è nemmeno la batteria, e non si può muovere la testa e ballare. Le persone non sono stupide. È consolatorio dire che le masse sono stupide, che c’è solo ignoranza e c’è solo sconforto. Quando una cosa vale riesce ad arrivare alla gente. Gomorra è arrivato. Sorrentino è arrivato.<br />
<strong>Dall’uscita del demo sono cambiate molte cose. La tua dimensione si è molto ampliata. Riesci a vederti impegnato in una “carriera” in ambito musicale?</strong><br />
In realtà vorrei occuparmi di altro. Non voglio solo stare in giro a suonare e a fare concerti. Certo, con la musica puoi arrivare alle persone in modo molto efficace, però non mi interessa fare solo il musicista – cosa che del resto non sono. A fine ottobre uscirà il mio libro per Baldini e Castoldi. Questo inverno vorrei fare qualcos’altro, ad esempio con Wu Ming, con Marco Philopat. Nella letteratura trovo molti più contenuti di quanti non ce ne siano nella musica. Adesso che i Pgr hanno pubblicato l’ultimo disco difficilmente troveremo qualcun altro che scriva cose come le loro. Nella letteratura invece ci sono i Genna, i Moresco. C’è una forza e un’attenzione che nella musica non c’è. Non trovo cose che mi interessano visceralmente. Ci sono canzoni che mi interessano per tre quarti d’ora. Nella letteratura trovo un altro tipo di approccio, più cattivo e più forte.<br />
<strong>Il libro è la ristampa de Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero?</strong><br />
Esatto. La prima tiratura è uscita autoprodotta, ci ho rimesso le mani, l’ho ampliata e aggiornata sulle ultime cose che sono successe e mi sono successe. È un oggetto non identificato, non saprei bene come chiamarlo. Mi piace l’idea di fare reading, leggendo anche cose non mie. Ma non solo negli ambienti letterari. Anche nei club, in ambiti dove la letteratura non arriva. Solo il termine letteratura fa sbuffare, però voglio far capire che può essere una cosa importante.<br />
<strong>Forse più delle tue influenze musicali a questo punto sarebbe interessante parlare delle tue letture. </strong><br />
Ci sono moltissime cose che mi piacciono. Ad esempio Gianni Celati e Natalia Ginzburg, ma non credo che si sentano nelle cose che faccio io. Magari si sentono nella mia vita, che non si esaurisce affatto con Le luci. Certo Tondelli e Pazienza, Moresco Wu Ming Genna Philopat, e poi tutto quello che esce per Deriveapprodi, una casa editrice che sta facendo un lavoro pazzesco che può ricordare quello che faceva la Einaudi degli anni 40. Per la musica citerei Massimo Volume, Fausto Rossi e ovviamente i Cccp.<br />
<strong>Citi Pazienza, gli hai anche dedicato il disco. In effetti attingi molto dal suo immaginario. Posso sapere qual è stata la tua chiave d’accesso all’universo pazienzesco, la scintilla del tuo amore per lui?</strong><br />
Il mio primo incontro è stato con Penthotal. Mi è rimasto dentro in modo fortissimo. Con quei salti di stile, con quelle parole affondate in disegni che passavano dal disneyano a uno stile più estremo. Forse quello che mi ha dato di più è stato la poesia della realtà che non si prende neanche sul serio. La vitalità feroce ed estrema. Quell’essere sostanzialmente allegro e disperato insieme. Molte sensazioni contrastanti. E poi opere come Penthotal, Pompeo, sono anche documenti storici. Opere d’arte come quelle riescono meglio di qualsiasi analisi storica su quegli anni.<br />
<strong>Prima hai parlato di “temi pesantissimi”. In effetti sotto una certa prospettiva si può parlare anche di temi politici. Senza recitare slogan ma parlando della realtà che viviamo. Il disco si chiude ad esempio in un modo che colpisce molto. Con l’invocazione, ripetuta più volte, a “chi muore al lavoro”…</strong><br />
Per puro caso abbiamo lanciato il disco il primo maggio&#8230; Secondo me Canzoni da spiaggia deturpata è un album fortemente politico, anche se non ha nessuna bandiera da sbandierare. Ci sono dentro le persone, le loro prospettive, i loro rapporti. Questo è quello di cui si può parlare. Se qualcosa è detta con sincerità arriva in modo molto più incisivo, piuttosto magari che parlare con le persone che la pensano come te come si rischia di fare sventolando le bandiere. Per me si tratta di mettere l’umano, le emozioni davanti a tutto.</p>
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		<title>La novantesima puntata</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 18:29:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Three in One Gentlemen Suit, Lands Apart Vermillion Sands, Wake When I’m Die The Intelligence, I Hear Depression Blank Dogs, Setting Fire to Your House The Ganglians, Valient Brave Kurt Vile, Space Forklift Woods, Military Madness Jay Reatard, You Ain’t Gonna Save Me Eels, That Look You Give That Guy Wilco, One Wing]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Three in One Gentlemen Suit, Lands Apart<br />
Vermillion Sands, Wake When I’m Die<br />
The Intelligence, I Hear Depression<br />
Blank Dogs, Setting Fire to Your House<br />
The Ganglians, Valient Brave<br />
Kurt Vile, Space Forklift<br />
Woods, Military Madness<br />
Jay Reatard, You Ain’t Gonna Save Me<br />
Eels, That Look You Give That Guy<br />
Wilco, One Wing</p>
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		<title>L&#8217;ottantanovesima puntata</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 18:21:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Yacht, Psychic city, Vodoo City Animal Collective, My Girl Micachu and the Shapes, Just In Case Bat for Lashes, Daniel Fever Ray, Keep the Streets Empty to Me Blank Dogs, No Compass The Pains of Being Pure at Heart, Young Adult Friction Cryptacize, Tail &#38; Mane Kurt Vile, Freeway]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Yacht, Psychic city, Vodoo City<br />
Animal Collective, My Girl<br />
Micachu and the Shapes, Just In Case<br />
Bat for Lashes, Daniel<br />
Fever Ray, Keep the Streets Empty to Me<br />
Blank Dogs, No Compass<br />
The Pains of Being Pure at Heart, Young Adult Friction<br />
Cryptacize, Tail &amp; Mane<br />
Kurt Vile, Freeway</p>
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		<title>L&#8217;ottantottesima puntata</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 18:10:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Jesus Lizard, Puss My Bloody Valentine, Only Shallow Yo la Tengo, Stockholm Syndrome Women, Shakin’ Hand Blank Dogs, L Machine Banjo or Freakout, Upside Down Wilco, Wilco (The Song) Tortoise, Prepare Your Coffin]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Jesus Lizard, Puss<br />
My Bloody Valentine, Only Shallow<br />
Yo la Tengo, Stockholm Syndrome<br />
Women, Shakin’ Hand<br />
Blank Dogs, L Machine<br />
Banjo or Freakout, Upside Down<br />
Wilco, Wilco (The Song)<br />
Tortoise, Prepare Your Coffin</p>
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		<title>L&#8217;ottantasettesima puntata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[onrepeat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 18:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[puntate]]></category>
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					<description><![CDATA[Doppia puntata un po’ lunatica. Abbastanza poppettara la prima ora, la seconda invece parecchio tosta con 2 (due) pezzi degli OvO. Il motivo? Non solo ci piacciono e ci ha fatto piacere passarli, ma avevamo ospiti Bruno Dorella e Stefania Pedretti con cui abbiamo parlato della loro band, della Bar la Muerte e degli altri [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Doppia puntata un po’ lunatica. Abbastanza poppettara la prima ora, la seconda invece parecchio tosta con 2 (due) pezzi degli OvO. Il motivo? Non solo ci piacciono e ci ha fatto piacere passarli, ma avevamo ospiti Bruno Dorella e Stefania Pedretti con cui abbiamo parlato della loro band, della Bar la Muerte e degli altri progetti in cui sono coinvolti.</p>
<p>My Awesome Mixtape, Me and the Washing Machines &#8211; da Other Houses ep (2009)<br />
No Seduction, We Won’t Ever Find a Job &#8211; da We Won’t Ever Find a Job (2009)<br />
Franz Ferdinand, Turn It On &#8211; da Tonight Franz Ferdinand (Domino, 2009)<br />
Grand Duchy, Loveboy – da Petits Fours (Coocking Vynil, 2009)<br />
The Whitest Boy Alive, Keep a Secret – da Rules (Bubblepop, 2009)<br />
Blank Dogs, Around the Room – da Under and Under (In the Red, 2009)<br />
His Clancyness, Next Year Is Ours – da Hissometer Cassette (Secret Furry Hole, 2009)<br />
Banjo or Freakout, The Week Before &#8211; da Upside Down ep (Half Machine Records, 2009)<br />
Beatrice Antolini, Venetian Hautboy – da Il paese è reale (Casasonica, 2009)<br />
Grizzly Bear, Two Weeks – da Veckatimest (Warp, 2009)</p>
<p>OvO, Tiki 2020 – Crocevia (Load Records, 2008)<br />
OvO, Ostkreuz – da Crocevia (Load Reords, 2008)<br />
Ronin, Portland &#8211; da Lemmings (Ghost Records, 2007)<br />
Alos, 2001 – da Ricordi indelebili (Bar la Muerte, 2006)<br />
Bachi da pietra, I suoi brillanti anni ottanta – da Tarlo Terzo (Wallace, 2008)</p>
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		<title>Primavera Sound e Barcellona: qualcosa tipo un report</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 13:38:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[report]]></category>
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					<description><![CDATA[(In attesa di poter recuperare anche foto e video del Primavera, vi lascio con questo post straordinariamente lungo, ma veramente, veramente lungo) Essere arrivati a Barcellona il giorno della finale di Champions League – quella che si è disputata a Roma e che il Barcellona ha vinto &#8211; aveva generato dubbi e preoccupazioni. L’ostello si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(<em>In attesa di poter recuperare anche foto e video del Primavera, vi lascio con questo post straordinariamente lungo, ma veramente, veramente lungo</em>)</p>
<p>Essere arrivati a Barcellona il giorno della finale di Champions League – quella che si è disputata a Roma e che il Barcellona ha vinto &#8211; aveva generato dubbi e preoccupazioni. L’ostello si trovava in Rambla de Catalunya, a due passi dal centro nevralgico del casino, cioè della piazza dove era stato installato il maxischermo per la visione collettiva, e già dalle 18 c’erano un po’ di persone che si erano piazzate lì con frigorifero per tenere in freddo le birre, che la sera era calda e lunga. Il clima di festa fin dal pomeriggio dava l’idea della possibile bolgia – amplificata per mille – che ci sarebbe stata la notte in caso di vittoria del Barca.  I racconti di chi aveva già vissuto i bagordi barcellonesi legati al calcio avevano acuito le nostre perplessità (chiamiamole così). E infatti lo scenario a notte fonda raccontava di scooter rovesciati a terra e di piante sradicate, di tifosi ubriachi, felici e molesti in giro fino a tardi, per tacere del resto. È da un po’ che non amo più il calcio e non mi piace praticamente nulla di quel mondo. L’idea di trovarmi lì in mezzo all’inizio mi infastidiva e preoccupava. Però in fondo non è stato male girare in città durante la partita, quando tutti erano rintanati dentro i locali con il naso rivolto verso lo schermo. Quando il Barcellona ha segnato il primo goal eravamo per strada in cerca di un posto dove mangiare – in alcuni locali proponevano “menù partita” abbastanza sospetti e costosi &#8211; e abbiamo visto la gente correre e spuntare da ogni parte, gridare, suonare trombette, invocare il nome di Eto’ (che penso abbia segnato il primo goal)… In definitiva non era possibile rimanere indifferenti a quello spettacolo. C’era una città interamente concentrata su quello, chiassosa e colorata. C’era una bella atmosfera, densa di elettricità, carica di una tensione che – depurata di degenerazioni e aspetti negativi – alla fine mi sono goduto pure io.</p>
<p>Per la serata in generale c’erano stati segnali benaugurali già di pomeriggio. Quando siamo arrivati a Barcellona – il motivo, ricordiamolo, era partecipare al Primavera Sound, di questo si parla – abbiamo incontrato altri ragazzi sardi. Uno di questi ci ha raccontato di un tizio che gira in bicicletta per le Ramblas completamente nudo. Con abbronzatura integrale. Questo tizio è stato fermato diverse volte, messo in prigione, multato, ma lui continua a girare nudo sbattendosene del tutto. Nulla lo ferma. <em>Deve</em> girare in bicicletta nudo, va a capire perché. Dice chi lo ha visto che sia molto dotato e che non abbia, come si suol dire, niente da nascondere. Il segnale benaugurale è stato proprio questo: non appena siamo arrivati nelle ramblas ci siamo girati e una delle prime cose che abbiamo visto sono state le chiappe versione <em>nature</em> del tipo che girava ignudo nella sua bicicletta. Lo abbiamo visto solo da dietro. Ma inutile dire che è stato un gran bel momento.</p>
<p>La sera c’erano alcuni concerti legati al Primavera Sound. Intelligence da una parte, Zu e Dalek da un’altra. Abbiamo optato per Zu e Dalek. Si pensava che la finale di Champions avrebbe dirottato tutto il potenziale pubblico dell’Apolo per strada a festeggiare. Dimentico sempre che al mondo non ci sono solo calciomani invasati, ma anche persone che vanno a sentirsi un concerto degli Zu, piuttosto. Bene. Non avevo ancora sentito gli Zu dal vivo e ora ho capito perché sono considerati forse la più grande live band italiana. Prima di loro hanno suonato i Dalek, un notevolissimo duo avant-hip hop con suoni molto pesanti, tra industrial, noise ed elettronica. Alla fine ho fatto pure una foto col tipo dei Dalek, quello che si occupa dei suoni. Quello più cattivo, con testa rasata e canotta bianca a nascondere un corpo tatuato e abbastanza grassoccio. Quello che accompagnava le scariche dei suoni con movimenti ondeggianti del corpo e con la bocca aperta, a voler dare l’impressione che il suono uscisse fuori da lui, dalla sua bocca. Curiosamente dopo la fine del concerto degli Zu – con featuring dei Dalek, che con i romani hanno condiviso uno split e che pubblicano per la stessa etichetta – è iniziato un dj set reggae che ha prodotto un leggero sfasamento musicale. Siamo usciti fuori e la serata è proseguita altrove. E poi appuntamento per il giorno dopo per andare al primo giorno di Primavera Sound al Parc del Forum.</p>
<p>Iniziamo dalle band che non ho sentito e che avrei anche sentito. Andrew Bird. Bowerbirds. Jay Reatard. Wooden Shjips. The Tallest Man on Heart. Girls. Phoenix. Dannate sovrapposizioni. Ma meglio parlare di quello che ho sentito. Allora. Gli Women. Preceduti dall’hype della nuova ondata lo-fi statunitense, da pezzi fighissimi come Black Rise ma da un album forse un po’ inconcludente, ero curioso di vederli all’opera per capirne la reale consistenza. Ok, ho detto, sono qui, ora fatemi vedere di cosa siete davvero capaci. Detto tra noi, i ragazzi sono molto capaci. Il live era equamente diviso tra pezzi pop e sortite più sferraglianti. Un mix che potremmo chiamare math-pop, o math dei poveri, o math per studenti delle elementari (questa mi sa che l’ho rubata a uno che era con me e che non ha apprezzato). Ottimo piglio strumentale, arzigogolamenti vari però tutti incanalati all’interno di pezzi abbastanza definiti. Non male. Sul serio. L’hype ci può stare.</p>
<p>Dopo gli Women c’è stata la fila più lunga e alienante della storia. Per acquistare da bere occorreva recarsi a delle macchinette. Bisognava mettere i soldi, digitare le bevande e in cambio si riceveva il bigliettino per ottenere la consumazione. Solo che le macchinette si inceppavano di continuo. Alcune erano spente. Altre non accettavano i soldi. Davano solo resto in banconote e io che avevo un biglietto da 100 correvo il rischio di trovarmi con una tasca con un rigonfiamento <em>imbarazzante</em>. Dentro un gazebo dove l’aria di umanità diventava sempre più, come dire, <em>intensa</em>. Ma la serata aveva ancora in serbo delle cose importanti. C’erano i Lightning Bolt. Speravo suonassero per terra, all’altezza del pubblico come fanno di solito, circondati da gente invasata che si lascia trascinare da un live raccontato come uno dei più potenti in circolazione. Non è successo, ma non mi sono lamentato granché. I Lightning Bolt fanno un live impressionante. Il batterista Brian Chippendale suona la batteria come se avesse sei braccia, e contemporaneamente canta con un microfono infilato in bocca, celato sotto una maschera colorata. La voce esce fuori distorta, incomprensibile e disturbante. Mentre Brian Gibson al basso riesce a tirare fuori dei suoni che saturano l’aria e colpiscono alla base dello stomaco. Qualcosa che sta tra hardcore ipercinetico, metal di serie b, noise lancinante. L’effetto generale è un po’ inquietante, anche se l’inquietudine è stata leggermente attenuata dal sole che non era ancora tramontato.</p>
<p>Dopo i Lightning Bolt abbiamo cercato di sentire almeno un po’ del concerto degli Yo la Tengo, una band verso cui provo un affetto enorme. Gli Yo La Tengo che mi cambiarono un po’ la vita, almeno quella musicale, con And Then Nothing Turned Itself Inside Out nel 2001. Però suonavano poco prima dei Jesus Lizard, e i Jesus Lizard sono i Jesus Lizard, e allora non c’era storia. Una intro alla Yo la Tengo con base ritmica ripetitiva e Ira Kaplan libero di andare avanti con le sue svisate di chitarra, con un approccio molto teatrale e rochenròl che non mi sarei aspettato da uno come lui. Poi qualche pezzo più pacato, pausa con foto di gruppo (eh?) e poi Stockholm Syndrome, che ho cantato tutta con nodo alla gola finché non sono dovuto scappare per correre al palco dell’Atp. I Jesus Lizard. Concerto della vita. David Yow è arrivato sul palco con delle birre in mano, le ha poggiate a terra, ha iniziato a guardare il pubblico con sguardo di sfida, sarcastico e beffardo, e si è tolto la camicia, rivelando una pancia imbarazzante che faceva pendant con i capelli ormai radi alle tempie. L’immagine era quella di un uomo di mezza età depravato e decadente. Un guitto sardonico che impersonava perfettamente il suo ruolo e quello che la gente si aspettava da lui – cioè quello che in definitiva è e che non può non essere. La band è praticamente perfetta: precisa, potente, chirurgica. E lui al centro è libero di muoversi, contorcersi, sputare, piegarsi, gridare, gesticolare, gettarsi sul pubblico – e lo ha fatto almeno quattro volte, spinto indietro dalla security e strattonato dal pubblico mentre continuava a cantare, con la gente che lo tirava a sé (per la cronaca, gli ho toccato il didietro: spero mi porti fortuna). Certo, avevo dietro di me un tizio che grondava sudore sul mio collo e mi cantava tutte le canzoni all’orecchio (tutte) cercando di imitare la voce di David Yow. Certo, un altro tizio grosso e sudato alzava le braccia al cielo e rivolgeva l’ascella contro il mio naso. Certo, qualche esagitato era lì soprattutto per strattonarsi con la gente (e certo, notare queste cose non è che sia proprio “rock’n’roll”). Però immaginate cosa significa vedere una band simile, con un impatto simile, quando aver sentito Goat a sedici anni ha cambiato praticamente la mia prospettiva sul rock in generale. (Piccola noticina: vedendo i JL ho pensato, “Capovilla, ma dove vuoi andare?”).</p>
<p>Il concerto dei Jesus Lizard è stato praticamente quello della mazzata. Sfiniti abbiamo provato ad abbozzare qualche danza con The Bug. Era un live che aspettavo con curiosità e interesse ma l’ho retto molto poco, giusto il tempo di tre o quattro pezzi che ho vissuto – ahimè &#8211; con sempre maggiore insofferenza e voglia di buttarmi a terra per rifiatare (e poi, vi voglio vedere, a voi, a passare con nonchalance dai Jesus Lizard all’elettronica metropolitana da melting pot londinese tipica di Kevin Martin/ The Bug: mica facile).</p>
<p>È arrivato il turno dei My Bloody Valentine. Non sono mai stati una band da mio empireo del rock, lo ammetto. Grande stima, riconoscimento della loro grandezza, ma sono cresciuto con altre cose. All’inizio il live mi ha un po’ annoiato. La noia era associata anche al fastidio verso alcune persone moleste che sentivano il concerto vicino a me (sono intollerante? Non solo: erano vere rotture di palle). Poi però sono rimasto completamente invischiato dalla potenza del suono della band di Kevin Shield. Ipnotizzato dai pezzi più ripetitivi, saturi – as usual &#8211; di feedback e distorsioni, con muri di chitarra compattissimi che foderavano le orecchie che pure erano protette dai tappi prontamente consegnati all’ingresso (“vi serviranno per i My Bloody Valentine”, dicevano). Ho finito il concerto letteralmente entusiasta. Poi sono fuggito per sentire gli Horrors. Ero curioso, mi dicevo: vediamo che fanno, se dal vivo reggono, se sono una montatura o no. Diciamo innanzitutto: sono una band inglese – e questo dice più o meno tutto. Il senso del personaggio, del look, una certa strafottenza, la giovane età e la convinzione di essere al centro del mondo, il pop come concetto generalissimo, un po’ di paraculaggine, ci ho visto più o meno queste cose. Poi. Avrei linciato il bassista con le movenze tutte finalizzate a tenere il ciuffo in un certo modo (madonnasantaddio) mentre il cantante invece si sfanculava con il fonico che evidentemente non assecondava le sue bizze e le sue richieste. Però la band c’ha il tiro. Suona bene, sul palco sta bene, riesce a districarsi tra i pezzi più ruvidi e garage-orientated a quelli del nuovo corso con brani krautmotorici e più suggestivi, meno pestoni. Dai, bravi. Corsettina per sentire Wavves, che aspettavo con impazienza. Ma. Dal vivo non è mica granché. Quando fa i suoi versi – uuuuh uuuuuh uuuh, tipo così – a volte non ce la fa con la voce. I suoi pezzi bandiera – ormai degli inni generazionali, diciamocela tutta – non sempre gli riescono bene. Poi mi sono detto che forse non ho più l’età per riconoscermi in pezzi come “così annoiato”, “nessuna speranza ragazzi”, con quello slackerismo da ventiduenne che mette insieme nichilismo e ironia. Ma le canzoni sono indubbiamente forti. Sono micidiali. Le ho cantate. Le ho ascoltate tanto a casa e nell’iPod. Solo che il ragazzo è uno sbruffoncello. È arrogante ed è evidente che si è montato la testa. Ad un certo punto, nel bel mezzo del concerto, ha preso la chitarra, l’ha mollata lì sul palco e se n’è andato, lasciando tutti più o meno di sasso. Si scoprirà poi che aveva litigato con il batterista, che la cosa è continuata anche dopo e che il giorno successivo hanno annullato il resto della tournée europea, tornandosene mestamente negli Usa. E vabbé.</p>
<p>A questo punto la mia esperienza al Primavera Sound 2009 è praticamente finita. Sono stato lì solo un giorno e non ho voglia di pensare di nuovo alle band che ho perso gli altri giorni. Data la stanchezza per quella sola giornata dubito che mi sarei goduto molti concerti in seguito. Per dire, quella notte alle quattro ha iniziato a suonare Squarepusher. Alle quattro. E si è messo pure a fare cose complicatissime. Indubbiamente fighe, lo ammetto, ma mettersi a fare drum’n’bass suonata, con batterista virtuosissimo, alle quattro e mezzo del mattino, mi sembrava quasi oltraggioso. Bravo eh, però avevo sonno e volevo solo prendere la metropolitana e ricoverarmi a letto. E così fu.</p>
<p>Ma del viaggio andrebbero ricordate altre cose. Gli inconvenienti. Le cose buffe. Come pensare di arrivare Montjuik a piedi (per giunta alle due del pomeriggio). Come cercare una ricarica Vodafone per due ore sballottato tra un centro commerciale e l’altro, fino a quando non ho trovato un centro ufficiale dove ho fatto una fila di 40 minuti (dato che una ragazza si è fatta spiegare la storia della telefonia mobile dalle origini ai giorni nostri e il commesso ci stava pure provando con lei), nel timore – irrazionale – di non riuscire più a tornare a Cagliari… E poi le cose belle, come il quartiere gotico alle cinque del mattino. E la dieta delle patate, i panini schifosi, le colazioni costose, le falcate velocissime in giro per la città, i negozi di abbigliamento in cui ho lasciato il cuore. E il tipo che ha cercato di derubarmi e il signore che si è messo a cantare flamenco alle cinque e gli ubriachi molesti ma sostanzialmente innocui. E l’arrivo in ostello con lo shock dell’odore della camerata. E il giro per i locali dell’ultima notte. E la canottiera verde. E le foto scomparse e miracolosamente riapparse. E le persone con cui ho condiviso i giorni lì. E i pakistani che cercavano di venderti la Estrella Damm in lattina ovunque tu fossi (“sexy beer”, già!). E altre cose che però ora non sto qui a raccontarvi.</p>
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