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	<title>P Miguel Cavallé Puig LC</title>
	
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	<description>Blog personale</description>
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		<title>SÌ ALLA FAMIGLIA. SÌ AL MATRIMONIO. SÌ ALL’EDUCAZIONE DEI FIGLI.</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 09:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>P. Miguel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel numero di aprile del &#8220;Corriere della Campania&#8221;, testata storica della Fondazione Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni (Caserta) ho pubblicato un articolo intitolato: &#8220;Difendere la famiglia è difendere il bene&#8221;. Ecco il contenuto:
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&#8220;Da un po’ di tempo il primo ministro francese Hollande ha voluto  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.miguelcavalle.com/2013/05/si-alla-famiglia-si-al-matrimonio-si-alleducazione-dei-figli-si-allo-stato-che-tutela-tutto-questo/image_preview" rel="attachment wp-att-1663"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1663" title="image_preview" src="http://www.miguelcavalle.com/wp-content/uploads/2013/05/image_preview-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Nel numero di aprile del &#8220;Corriere della Campania&#8221;, testata storica della Fondazione Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni (Caserta) ho pubblicato un articolo intitolato: &#8220;Difendere la famiglia è difendere il bene&#8221;. Ecco il contenuto:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Da un po’ di tempo il primo ministro francese Hollande ha voluto a tutti i costi che il parlamento repubblicano della sua nazione approvasse il matrimonio tra persone dello stesso sesso e la possibilità per questi ultimi di adottare figli. Questo ha suscitato una vera battaglia tra chi difende il matrimonio omosessuale e chi invece lo rifiuta.</p>
<p>La cosa più impressionante sono state le recenti manifestazioni massicce, nelle principali città francesi, contro la proposta di Hollande e in favore della famiglia tradizionale. Forse pochi si aspettavano che nella laicissima Francia ci fosse una così forte opposizione al matrimonio tra omosessuali che ormai è diventata la bandiera del progressismo, del laicismo e del relativismo più crudo e intollerante.</p>
<p>Di fronte a questa inaspettata difesa della famiglia tradizionale, la rabbia del governo è stata palese. Hanno multato le persone che nei luoghi pubblici vestivano la maglietta in favore della famiglia, hanno picchiato sacerdoti nelle manifestazioni, hanno mentito sul numero dei partecipanti e manipolato le foto per tentar di togliere peso a un movimento sociale, pacifico e democratico impressionante che ha stupito l’opinione pubblica mondiale.</p>
<p>Alla fine Hollande e la sua maggioranza in Parlamento non ascolterà il popolo e andrà avanti con il suo gaymonio, ma nessuno potrà mai dimenticare che una parte importante della gente ha voluto difendere la famiglia, difendere il buon senso. E lo ha fatto in un modo giusto, educato, forte e chiaro.</p>
<p>Con altrettanta chiarezza vorrei anche io segnalare alcuni punti che a mi avviso devono rimanere sempre fermi su questa tematica:</p>
<ol>
<li>La famiglia tradizionale è la cellula primaria della società, la prima comunità educativa, l’ambiente ideale per la nascita e la crescita di ogni persona. Gli Stati devono fare di tutto per promuoverla e difenderla. Equiparare altre forme di convivenza alla famiglia è togliere valore a quest’ultima e disprezzare il suo valore unico e insostituibile.</li>
<li>La parola matrimonio può essere usata soltanto per far riferimento al suo unico, vero e autentico significato cioè per l’unione tra un uomo e una donna. Confondere il matrimonio con qualsiasi altro tipo di convivenza o di unione è cadere in una manipolazione del linguaggio e della verità.</li>
<li>Opporsi al matrimonio tra omosessuali non è sinonimo di omofobia. Questa è una trappola. Sarebbe come dire che chi non ha votato Obama è un razzista o chi non voterebbe la Bonino è un maschilista. Sono due cose diverse e distinte e come tali vanno considerate.</li>
<li>Il diritto di un figlio ad avere una madre e un padre è sacrosanto. Ci sono moltissime famiglie che non riescono ad avere figli e neanche ad adottarli. C’è proprio la fila. Quindi dire che è meglio che i bambini orfani siano adottati da coppie omossessuali invece di rimanere abbandonati è un sofisma che manipola la ragione e che parte da premesse false.</li>
<li>Le leggi approvate in Parlamento non possono andare contro la legge iscritta nella natura.  Se si fa, poi si pagano delle conseguenze gravissime per la società e per gli individui. Il matrimonio esiste da sempre e in tutte le culture, per tanto si può dedurre che appartiene alla natura umana. Andare contro di essa è andare contro la verità e contro il bene.</li>
</ol>
<p>L’europeismo ha preso la strada della decadenza e del declino e non sembra avere nessuna intenzione di invertire rotta. È un peccato che lo spirito fondazionale che ha dato luce all’Unione Europea sia tradito con tanta superficialità; è un peccato che l’umanistica e cristiana cultura europea, che ha dato origine ai valori che hanno contraddistinto l’Occidente, sia calpestata con tanta violenza. In questo periodo di crisi si dovrebbe fare di tutto per difendere la famiglia e i bambini; invece s’insiste nella sua sistematica distruzione e progressivo indebolimento. Speriamo che l’Italia sappia essere all’altezza e faccia della famiglia il suo punto di forza per la rinascita di una civiltà migliore.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Esiste la Chiesa dei sacerdoti sul campo che per amore offrono la vita in aiuto dei poveri.</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 14:39:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>P. Miguel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con piacere condivido con voi quest&#8217;intervista uscita qualche settimana fa sul Quotidiano di Sicilia:
&#160;
Intervista a Padre Miguel: una vita in aiuto dei poveri, di Antonio Leo
Dalla scuola a Caserta ad “Angeli per un giorno” a Catania. Nelle file dei Legionari di Cristo fin da quando aveva 18 anni,  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.miguelcavalle.com/2013/05/esiste-unaltra-chiesa-la-chiesa-dei-sacerdoti-sul-campo-che-scelgono-la-strada-come-spazio-principale-della-propria-esistenza/img_8676-tris-doppia" rel="attachment wp-att-1650"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1650" title="IMG_8676 tris doppia" src="http://www.miguelcavalle.com/wp-content/uploads/2013/05/IMG_8676-tris-doppia-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Con piacere condivido con voi quest&#8217;intervista uscita qualche settimana fa sul Quotidiano di Sicilia:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Intervista a Padre Miguel: una vita in aiuto dei poveri, di </strong><strong>Antonio Leo</strong><strong></strong></p>
<p><em>Dalla scuola a Caserta ad “Angeli per un giorno” a Catania. Nelle file dei Legionari di Cristo fin da quando aveva 18 anni, poi due lauree a Roma e da lì in poi l’occhio di riguardo per gli ultimi. “Cerchiamo di fare in modo che i giovani più fortunati possano aiutare chi non ha avuto la stessa buona sorte”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CATANIA – Esiste un’altra Chiesa, silenziosa, di cui nessuno parla perché nella società scandalistica di oggi il bene non fa notizia. È la Chiesa dei sacerdoti sul campo, di quelli che scelgono la strada come spazio principale della propria esistenza. È la Chiesa di Miguel Cavalle Puig, o più semplicemente Padre Miguel. Un uomo che ha scelto la “militanza”, voluta dal Signore (perché queste cose non accadono mai per caso), nelle file dei Legionari di Cristo sin dai 18 anni. Due lauree a Roma, una in filosofia e l’altra in teologia; poi la pastorale, la cura delle anime, in special modo degli ultimi. La sua attività si concentra nel Mezzogiorno d’Italia e in Sicilia. A Maddaloni, in provincia di Caserta, guida il “Villaggio dei ragazzi”, una struttura che dà una speranza a quanti la vita sembrava averla rubata.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>In che cosa consiste la sua attività nel Sud Italia e in Sicilia?</strong></p>
<p>“Nel Sud Italia, l’attività principale è quella del ‘Villaggio dei ragazzi’. È una fondazione nata nel 1947 che ha come scopo quello di accogliere i bambini orfani, abbandonati o provenienti da ambienti sociali di particolare disagio o povertà estrema. Da 13 anni sono a capo di questa struttura che oggi conta 1.500 bambini e giovani. Offriamo due tipi di assistenza: il convitto, per chi viene dagli ambienti più difficili (per esempio ragazze madri, ex carcerati, giovani con problemi di droga, delinquenza e così via); e il semiconvitto che assiste altri 200 ragazzi”.<strong></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Cosa offre il Villaggio dei ragazzi?</strong></p>
<p>“Una scuola, il materiale didattico, il vitto, l’alloggio. Ma anche attività di doposcuola, formative, sportive, nonché spirituali e religiose. Dal punto di vista scolastico, seguiamo i giovani dalla materna fino all’Università. Abbiamo, infatti, anche una Facoltà universitaria di Mediazione linguistica. Abbiamo sei licei: linguistico, scientifico, musicale, alberghiero, aeronautico e industriale. Nel campo aerospaziale siamo capofila e abbiamo un istituto tecnico superiore per la mobilità sostenibile nel settore ferroviario”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Lei è spesso in Sicilia. Qual è l’aiuto che portate nell’Isola?</strong></p>
<p>“In Sicilia abbiamo avviato un’attività di volontariato, denominata ‘Angeli per un giorno’, in favore dei bambini più disagiati, soprattutto di Catania e Palermo. Cerchiamo di fare in modo che i giovani ‘più fortunati’ possano aiutare chi non ha avuto le stesse fortune. Per esempio a Catania, gli studenti del liceo scientifico Galileo Galilei o del Liceo Classico Cutelli offrono giornate ricreative ai bambini delle zone più disagiate. Si organizzano escursioni in montagna, attività di doposcuola, si va al Policlinico nell’ambito del progetto “Angeli in corsia” o al carcere minorile. È un modo per introdurre i giovani al volontariato. La nostra speranza è che questi ragazzi possano amare l’impegno sociale e in un futuro proseguire in forme più grandi e impegnative”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>In Campania siete riuscire a sistematizzare l’aiuto, offrendo una “casa” a chi si trovava in condizioni di estremo disagio. Avete in programma di creare in Sicilia qualcosa del genere?</strong></p>
<p>“Sarebbe stupendo, ma con la crisi che stiamo affrontando ci sono sempre meno fondi dello Stato per il Welfare. Per adesso appoggiamo quelli che già lo fanno, e che spesso fanno fatica ad andare avanti, come la Caritas diocesana. Per esempio a San Giorgio (un quartiere di Catania, nda), tramite la Vis Foundation, abbiamo comprato 100 tute sportive per i bimbi della zona”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il suo lavoro non si ferma soltanto all’Italia, ma anche in altre parti del mondo.</strong></p>
<p>“Da tre anni ho iniziato un lavoro internazionale con due organizzazioni: la Ong Vida e Vis Foundation (Villaggio for international solidariety). A partire dell’esperienza del Villaggio dei ragazzi, ho creato la Vis foundation per moltiplicare il modello educativo di Maddaloni in altre parti del mondo. L’obiettivo è accogliere ed educare i bambini dei paesi più poveri, dall’India all’Africa. La Ong Vida, invece, opera soprattutto in India ed è aperta ad anziani, malati, agli ultimi. Le due organizzazioni sono nate dopo l’esperienza che ho fatto a Calcutta sei anni fa. Da allora ci vado ogni anno con alcuni giovani per fare volontariato. Si tratta di un’esperienza incredibile di miseria che mi ha scioccato: sofferenza, malattie, emarginazioni, persone che non vengono considerate nemmeno classe sociale (gli intoccabili, nda). Sono situazioni che non possiamo nemmeno immaginarci, e non sono centinaia: sono milioni”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>In cosa consiste l’attività di Vida?</strong></p>
<p>“Lo scopo principale è raccogliere fondi per aiutare la gente che durante l’estate assistiamo in qualità di volontari. Il progetto sta crescendo e quest’anno aiuteremo almeno 25 Centri in diverse parte dell’India. Sono aiuti orientati ai più poveri, un po’ come faceva Madre Teresa di Calcutta: anziani, lebbrosi, bambini abbandonati”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Riuscite a portare il volto di Cristo tra le popolazioni che aiutate?</strong></p>
<p>“Non è il fine in se stesso. Il fine è far vedere che Dio li ama. È chiaro che il missionario vuole portarli a Gesù, ma non è che strumentalizza il ‘far del bene’ per far sì che le persone si convertano. Gesù ci ha abituato a fare del bene a tutti. La maggior parte delle persone che si avvicinano alla Chiesa sono i senza casta”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Mi viene in mente il messaggio, l’immagine, che ci ha lasciato Gesù: “Gli ultimi saranno i primi”. </strong></p>
<p>“Esatto. È così. E comunque chi non si converte ha la stessa attenzione degli altri. Nei Centri di Madre Teresa, così come negli altri punti di assistenza, molti sono musulmani, induisti, buddisti”. Se volete aiutare Vida onlus con il 5 per mille basterà inserire il codice fiscale 93075490610 su CUD, 730 o Unico nel riquadro dedicato alle associazioni di volontariato. Un piccolo grande gesto&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo pubblicato il 27 aprile 2013 sul “Quotidiano di Sicilia”: <a href="http://www.qds.it/12575-intervista-a-padre-miguel-una-vita-in-aiuto-dei-poveri-dalla-scuola-a-caserta-ad-angeli-per-un-giorno-a-catania.htm">http://www.qds.it/12575-intervista-a-padre-miguel-una-vita-in-aiuto-dei-poveri-dalla-scuola-a-caserta-ad-angeli-per-un-giorno-a-catania.htm</a></p>
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		<title>Os cuento mis inolvidables días de misión humanitaria en África con la VIS Foundation</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 15:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>P. Miguel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La VIS Foundation, Organización No Gubernamental (ONG), sin fines de lucro, que se dedica a promover políticas internacionales en favor de la asistencia y la enseñanza de calidad en favor de los niños y jóvenes más pobres en diversas partes del mundo, ha llevado a cabo este año (del 23 de enero 23  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.miguelcavalle.com/2013/02/os-cuento-mis-inolvidables-dias-de-mision-humanitaria-en-africa-con-la-vis-foundation/img_8885-bis-web" rel="attachment wp-att-1646"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1646" title="IMG_8885 bis web" src="http://www.miguelcavalle.com/wp-content/uploads/2013/02/IMG_8885-bis-web-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>La VIS Foundation, Organización No Gubernamental (ONG), sin fines de lucro, que se dedica a promover políticas internacionales en favor de la asistencia y la enseñanza de calidad en favor de los niños y jóvenes más pobres en diversas partes del mundo, ha llevado a cabo este año (del 23 de enero 23 al 7 de febrero del 2013) una misión humanitaria en África. El objetivo era llevar un poco de esperanza y ayuda práctica a una población que vive en un continente devastado por una pobreza inmensa y otros serios problemas sociales. En otras palabras, la misión de los voluntarios de la VIS buscaba cooperar al desarrollo de algunos países ubicados en el este de África, alrededor del lago Victoria: Kenia, Tanzania, Ruanda y Uganda.</p>
<p>Antes de compartir con los amigos y bienhechores de la VIS Foundation, la historia de esta última misión humanitaria, quiero expresar mi profunda gratitud a los demás miembros de la delegación que me han acompañado en esta aventura: el P. Arquímedes Sánchez y Francesco Grauso. También quiero expresar mi agradecimiento a todas las personas que en África nos han recibido con una caridad impresionante, así como a todos aquellos que de alguna manera nos ayudan a llevar adelante nuestros objetivos solidarios. Una de las experiencias más enriquecedoras que he vivido en mi compromiso humanitario, en diversas partes del mundo, es la constatación de tanta gente que está siempre dispuesta a intervenir, con sus propios recursos, para satisfacer las necesidades de los demás, sin otro deseo que el de amar y dar lo mejor de sí mismos a los más necesitados.</p>
<p>Nuestra delegación salió de Roma el 23 de enero hacia Nairobi, vía Doha (Qatar). Al llegar a la capital de Kenia, nos dirigimos a Kisii, concretamente al Tabaka Mission Hospital. Después de un viaje largo y cansado, fuimos recibidos por el P. Raphael Wanjau, superior de la comunidad, y por todos los Padres Camilos que dirigen la misión. Visitamos el hospital y la escuela de enfermería (con 130 alumnos). En la sala de urgencias había una frenética actividad: llegaban continuamente personas heridas a  machetazos o con flechas clavadas, mujeres listas para dar a luz, enfermos de malaria en peligro de vida, etc. Hemos compartido estos días con un grupo de médicos voluntarios sicilianos. Tuvimos además a oportunidad de pasear por la zona y conocer la gente del lugar.</p>
<p>Muy impresionante fue la visita al hospital que los Padres Camilos han abierto en Karungu, a orillas del lago Victoria. Llegamos ahí tras un viaje de dos horas desde Tabaka. Fue una aventura; tuvimos que recorrer terracerías llenas de enormes baches y numerosos controles de parte del ejército. En ese lugar, el P. Emilio Balliana abrió hace doce años un orfanato para setenta niños y niñas enfermos de SIDA; se llama &#8220;Dala Kiye&#8221;. Además ofrece, entre otras cosas, 350 comidas al día para las personas más pobres de la zona. Estuvimos con los huérfanos, jugamos un rato con ellos y visitamos sus residencias.</p>
<p>Al regresar a Tabaka Mission Hospital, hablamos con los misioneros para identificar un proyecto que nuestra Fundación pudiera financiar. Finalmente se decidió apoyar la creación de una nueva escuela infantil, en favor de los niños y niñas más pobres de la zona, dentro del terreno de la misión. Para ello, firmamos un pacto de colaboración entre los Padres Camilos y la VIS Foundation. Además, nuestra intención es la de financiar tres becas para estudiantes de la escuela de enfermería que no tengan la posibilidad de pagar sus colegiaturas.</p>
<p>En la mañana del 27 de enero nos fuimos a Nairobi y por la tarde tomamos el avión hacia Dar Es Salaam. Desde la capital de Tanzania llegamos, tras un par de horas en coche, al &#8220;Village of Joy&#8221;. Baba Fulgencio Cortesi, sacerdote pasionista misionero, fundador de la obra, nos recibió con gran alegría. Fue mi segunda visita a este maravilloso lugar que alberga a 120 niños y niñas huérfanos en ocho centros de acogida y ofrece escuelas de calidad a 700 alumnos, desde el preescolar hasta la secundaria. Lamentablemente la mayoría de esos pequeños sufre la malaria. Esta institución se encuentra a dos kilómetros del Océano Índico y está a 40 km de la isla de Zanzíbar por vía marítima. La VIS Foundation ha entregado al “Village of Joy” los fondos necesarios para instalar tres bombas de agua para los pozos; y nos hemos comprometido a enviar, en lo que queda de año, los recursos para otras dos más. De esta manera los niños tendrán acceso al agua necesaria para la subsistencia. En esos días hizo un calor tremendo&#8230; También visitamos el convento de las “Madres de los huérfanos &#8220;, una nueva congregación de monjas fundada por el mismo Baba Fulgenzio. Dios Nuestro Señor está bendiciendo a este instituto religioso con abundantes vocaciones. Durante la última noche unas 25 niñas nos cantaron para agradecernos la visita y el apoyo que les ofrecemos.</p>
<p>El 30 de enero nos dirigimos a Ruanda. Nuestro viaje a este país estuvo “en veremos” hasta el último momento debido a las actuales tensiones bélicas en la frontera con el Congo. Al final, gracias a Dios, fue posible llevar a cabo esta etapa de nuestra misión. Al llegar a Kigali, la capital, hacía bastante más fresco. A dos horas del aeropuerto se encuentra la Cité des Jeunes de Nazareth, en la ciudad de Mbare, diócesis de Kabgayi. Allí, nos recibieron las religiosas Abizera Mariya, una congregación ruandesa. El obispo diocesano y presidente de la Conferencia Episcopal de Ruanda, Mons. Smaragde Mbonyintege, nos acompañó durante la mayor parte del tiempo, incluso un día nos invitó a comer a su casa. El Nuncio Apostólico, Mons. Luciano Russo, nos honró con su compañía y afecto durante el segundo día de nuestra estancia. La Cité fue creada por voluntad del Papa Juan Pablo II después del terrible genocidio de 1994, que causó más de 800.000 muertes en tres meses, destruyó el país y dejó innumerables huérfanos de guerra. Este centro acoge a 400 niños pobres o abandonados en el internado, algunos de ellos enfermos de SIDA, y les ofrece el colegio, desde el preescolar hasta la secundaria. Fue particularmente emotiva la Santa Misa con los chavales que cantaban con el auxilio de los tambores durante la liturgia, como es habitual en estas tierras. Disfrutamos mucho el espectáculo de cantos tradicionales y bailes africanos que nos ofrecieron.</p>
<p>Aproveché para visitar un monumento en memoria del genocidio, así como la Catedral de Kabgayi, la primera del país. Entre la Cité y la VIS Foundation se estableció un pacto de colaboración para apadrinar a diez niños huérfanos. No puedo olvidar la celebración eucarística en honor de P. Vjeko Curic, un franciscano cruelmente asesinado hace 15 años y que fue un misionero ejemplar y muy activo entre los más pobres: la gran multitud de fieles que participaron me conmovió sobremanera.</p>
<p>La última etapa de la misión se llevó a cabo en Uganda. Es un país muy bonito, la &#8220;Perla de África&#8221;, como los ruandeses la definen, que ha sufrido en su historia reciente dictaduras y guerras de extrema violencia y crueldad. Llegamos el 2 de febrero al aeropuerto de Entebbe, en las afueras de la capital Kampala. A una hora de distancia se encuentra la casa de las hermanas Siervas de Eucaristía, donde nos alojamos. Las monjas han abierto allí una escuela infantil para más de 200 niños y niñas. A más de cinco horas de distancia, pasando por el lugar donde nace el Nilo del lago Victoria, las religiosas tienen una misión en la Diócesis de Tororo, precisamente en Mulagi, cerca de Mbale, a 60 kilómetros de la frontera con Kenia. La pobreza de esas zonas es increíble. Allí, las hermanas han construido un dispensario médico muy completo y bien equipado, así como una escuela de formación profesional, el “Mulagi Vocational Training Institute”, para 200 chicas que aprenden informática, secretaría, costura y cocina. De esta manera, las alumnas se forman para librarse de la violencia de género y de cualquier forma de explotación y abusos. Los estudiantes y los profesores nos recibieron con cantos, bailes y una hospitalidad ejemplar. La VIS Foundation financiará becas para diez alumnas que no tengan la posibilidad de para pagar por sus estudios.</p>
<p>Durante nuestra estancia en Mulagi, nos reunimos con el Obispo de Soroti, Mons. Emmanuel Obbo, vicepresidente de la Conferencia de los Obispos de África del Este. Su diócesis se encuentra en el interior de la selva, en una zona que ha sufrido continuamente la violencia de las guerrillas rebeldes. Mons. Obbo nos recibió con mucho cariño, concelebramos la Santa Misa y compartimos la cena. La última etapa de nuestra misión en Uganda se desarrolló en Namugongo. Allí visitamos el centro de formación de las Siervas de la Eucaristía y el santuario de los mártires de Uganda: Lwanga, Kisito y compañeros. Agradezco de manera particular a la hermana Josefina Boscato, fundadora y directora de la misión, por todas las atenciones que nos brindó durante esos días.</p>
<p>Podría seguir hablando mucho de África, de su sol, su cielo, su naturaleza, su fauna, sus colores, su encanto&#8230; He regresado a casa con el así llamado &#8220;mal de África&#8221;, enamorado de esa tierra extraordinaria y de esa gente profundamente humana, amable, alegre, jovial y juvenil. Es conmovedor contemplar cómo la semilla de la fe cristiana madura en ellos con particular entusiasmo y generosidad. Espero que la VIS Foundation acreciente cada vez más su presencia en este maravilloso continente negro, siempre maltratado y explotado, que te roba el corazón y te regala la emoción de una nueva vitalidad.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">                                                   P. Cavallé Miguel Puig, L.C., fundador y presidente de la VIS Foundation</p>
<p style="text-align: right;" align="right"><em>Copyright 2013</em></p>
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		<title>Dopo l’indimenticabile missione con la VIS Foundation, vi racconto la “mia” Africa…</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 16:54:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>P. Miguel</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong style="font-size: 0.8em;"><a href="http://www.miguelcavalle.com/2013/02/dopo-la-missione-con-la-vis-foundation-vi-racconto-la-mia-africa/img_8676-tris-web" rel="attachment wp-att-1636"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1636" title="IMG_8676 tris web" src="http://www.miguelcavalle.com/wp-content/uploads/2013/02/IMG_8676-tris-web-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>La VIS Foundation</strong><span style="font-size: 0.8em;">, Organizzazione Non Governativa (</span><strong style="font-size: 0.8em;">ONG</strong><span style="font-size: 0.8em;">), autonoma patrimonialmente e senza fini di lucro, che si impegna a diffondere a livello internazionale una politica a favore dell’infanzia abbandonata e della scolarizzazione di qualità tra i bambini e i giovani più poveri del pianeta, ha realizzato anche quest’anno (23 gennaio &#8211; 7 febbraio 2013) una missione umanitaria in </span><strong style="font-size: 0.8em;">Africa</strong><span style="font-size: 0.8em;">. Lo scopo era portare un po’ di speranza e di aiuti concreti a una popolazione che vive in un continente stremato da un’immensa miseria e da gravissime difficoltà sociali. In altre parole, la missione della VIS Foundation è stata quella di cooperare per lo sviluppo di quelle nazioni situate nell’East Africa che si affacciano sul Lago Vittoria: il </span><strong style="font-size: 0.8em;">Kenya</strong><span style="font-size: 0.8em;">, la </span><strong style="font-size: 0.8em;">Tanzania</strong><span style="font-size: 0.8em;">, il </span><strong style="font-size: 0.8em;">Ruanda</strong><span style="font-size: 0.8em;"> e l&#8217;</span><strong style="font-size: 0.8em;">Uganda</strong><span style="font-size: 0.8em;">.</span></p>
<p><span style="font-size: 0.8em;">Prima di condividere, con gli amici e i benefattori della VIS Foundation, la cronistoria di questa ennesima missione umanitaria, desidero esprimere un forte sentimento di gratitudine per l’alto impegno profuso dai volontari che mi hanno accompagnato cioè P. </span><strong style="font-size: 0.8em;">Archimede Sánchez</strong><span style="font-size: 0.8em;"> e </span><strong style="font-size: 0.8em;">Francesco Grauso</strong><span style="font-size: 0.8em;">, per la squisita accoglienza che ci hanno offerto dappertutto e per l’aiuto di tutti quelli che contribuiscono alla realizzazione dei nostri obiettivi. Sono onorato di conoscere persone sempre pronte a intervenire con le proprie risorse per venire incontro alle necessità degli altri, senza nessun altro desiderio se non quello di amare e dare il meglio di sé al prossimo bisognoso.</span></p>
<p><span style="font-size: 0.8em;">La nostra delegazione è partita da Roma il 23 gennaio verso </span><strong style="font-size: 0.8em;">Nairobi</strong><span style="font-size: 0.8em;">, via Doha (Qatar). Arrivati alla capitale keniota, ci siamo diretti a Kisii, concretamente alla </span><strong style="font-size: 0.8em;">Tabaka Mission Hospital</strong><span style="font-size: 0.8em;">. Dopo un lungo e faticoso viaggio, siamo stati accolti stupendamente da </span><strong style="font-size: 0.8em;">p. Raphael Wanjau</strong><span style="font-size: 0.8em;">, superiore della comunità, e da tutti i </span><strong style="font-size: 0.8em;">Padri Camilliani</strong><span style="font-size: 0.8em;"> che gestiscono la missione. Abbiamo visitato l&#8217;ospedale e la scuola per infermieri (con 130 allievi). Al pronto soccorso, durante il giorno, c’era un&#8217;intensa attività: il centro di prima accoglienza ospedaliero era pieno di persone con ferite gravi da machete o da frecce appuntite, di donne pronte a partorire, di ammalati di malaria in forte pericolo di vita, ecc. Abbiamo condiviso questi giorni con un gruppo di medici volontari provenienti principalmente da Catania. Siamo stati in giro per la zona e abbiamo conosciuto la gente del posto.</span></p>
<p><span style="font-size: 0.8em;">Impressionante è stata anche la visita all&#8217;ospedale che i Camilliani hanno aperto a </span><strong style="font-size: 0.8em;">Karungu</strong><span style="font-size: 0.8em;">, nella riva del Lago Vittoria. Siamo arrivati in questo luogo dopo un viaggio di due ore di macchina da Tabaka. Si è trattato di un’avventura giacché per arrivare in loco abbiamo dovuto percorrere strade sterrate, piene di buche gigantesche e strettamente controllate dall’esercito. Qui, P. </span><strong style="font-size: 0.8em;">Emilio Balliana</strong><span style="font-size: 0.8em;"> ha aperto, dodici anni fa, un orfanotrofio per settanta bambini e bambine malati di AIDS che si chiama “</span><strong style="font-size: 0.8em;">Dala Kiye</strong><span style="font-size: 0.8em;">” e offrono, tra l’altro, 350 pasti gratuiti al giorno per i più poveri. Siamo stati con loro, abbiamo giocato per un po’ e infine abbiamo visitato le loro case-famiglia.  </span></p>
<p><span style="font-size: 0.8em;">Di rientro a Tabaka Mission Hospital, abbiamo conversato molto con i missionari per identificare un progetto per la VIS Foundation. Alla fine è stato deciso di finanziare la gestione di una nuova piccola scuola materna che dovrebbe nascere per i bimbi poveri della zona all&#8217;interno della proprietà della missione. Abbiamo individuato anche gli spazi per realizzarla e abbiamo formalizzato un protocollo d&#8217;intesa tra i PP. Camilliani e la VIS Foundation. Inoltre, il nostro intento è anche quello di poter finanziare la borsa di studio per tre studenti della scuola d’infermeria che non hanno la possibilità economica di pagarsi la retta annuale. </span></p>
<p><span style="font-size: 0.8em;">La mattina del 27 gennaio siamo partiti per Nairobi e di tardo pomeriggio abbiamo preso l&#8217;aereo verso </span><strong style="font-size: 0.8em;">Dar Es Salaam</strong><span style="font-size: 0.8em;">. Dalla capitale della </span><strong style="font-size: 0.8em;">Tanzania</strong><span style="font-size: 0.8em;"> siamo arrivati dopo un paio di ore di macchina al “</span><strong style="font-size: 0.8em;">Village of Joy</strong><span style="font-size: 0.8em;">”. Baba </span><strong style="font-size: 0.8em;">Fulgenzio Cortesi</strong><span style="font-size: 0.8em;">, sacerdote missionario passionista, fondatore dell’opera, ci ha ricevuto con grande gioia. Era la mia seconda visita a questo meraviglioso posto che accoglie 120 bambini e bambine in otto case-famiglia e 700 studenti nelle scuole dalla materna alla media. La maggior parte di questi piccoli soffre la malaria. Questa istituzione si trova a due chilometri dall&#8217;Oceano Indiano ed è a 40 chilometri di mare dall&#8217;isola di Zanzibar. Nel Villaggio del Baba, la VIS Foundation ha consegnato i fondi per tre pompe di acqua ed entro l&#8217;anno si è ripromessa di donare i fondi per comprarne altre due. In questo modo sarà possibile estrarre l&#8217;acqua dai pozzi per le necessità dei bambini. Il clima era torrido, per usare un eufemismo. Abbiamo visitato anche le strutture destinate alle suore “</span><strong style="font-size: 0.8em;">Mamme degli orfani</strong><span style="font-size: 0.8em;">”, fondate dallo stesso Baba Fulgenzio. Il Signore benedice questo istituto religioso con abbondanti vocazioni. L&#8217;ultima sera, circa 25 ragazzine hanno cantato per ringraziarci  dell’appoggio e della nostra visita.</span></p>
<p><span style="font-size: 0.8em;">Il 30 gennaio abbiamo lasciato la Tanzania per dirigerci verso il </span><strong style="font-size: 0.8em;">Ruanda</strong><span style="font-size: 0.8em;">. Il nostro viaggio in questo paese era stato sempre in “forse” a causa delle tensioni attuali nella frontiera con il Congo. Alla fine, grazie a Dio, è stato possibile realizzare questa tappa della missione. Arrivando a </span><strong style="font-size: 0.8em;">Kigali</strong><span style="font-size: 0.8em;">, la capitale, siamo stati accolti da un clima più fresco. A due ore dall&#8217;aeroporto si trova la </span><strong style="font-size: 0.8em;">Cité des Jeunes de Nazareth</strong><span style="font-size: 0.8em;">, nella città di Mbare, diocesi di </span><strong style="font-size: 0.8em;">Kabgayi</strong><span style="font-size: 0.8em;">. Lì siamo stati ospiti delle suore Abizera Mariya, una congregazione ruandese. Il vescovo diocesano e Presidente della Conferenza Episcopale del Ruanda, Mons. </span><strong style="font-size: 0.8em;">Smaragde Mbonyintege</strong><span style="font-size: 0.8em;">, ci ha ricevuti e accompagnati durante quasi tutto il tempo; addirittura un giorno ci ha invitati a pranzo a casa sua. Anche il Nunzio Apostolico, Mons. </span><strong style="font-size: 0.8em;">Luciano Russo</strong><span style="font-size: 0.8em;">, ci ha onorato con la Sua compagnia e affetto durante il secondo giorno della nostra rimanenza ruandese. La Cité fu voluta da </span><strong style="font-size: 0.8em;">Giovanni Paolo II</strong><span style="font-size: 0.8em;"> dopo il terribile genocidio del 1994 che provocò più di 800.000 morti in tre mesi, distrusse l’intero paese e lasciò molti orfani di guerra. Questo centro ospita nel convitto 400 bambini poveri o abbandonati, alcuni dei quali malati di AIDS, offre un servizio scolastico a centinaia di ragazzi che va dalla scuola materna alla media. Molto bella la Messa con i bambini che hanno suonato i tamburi durante la liturgia, com’è abitudine in quelle terre. Particolarmente emotivo anche lo spettacolo di canti e danze tradizionali africane che ci hanno offerto.</span></p>
<p><span style="font-size: 0.8em;">Ho visitato uno dei memorial del genocidio, così come la cattedrale di Kabgayi, la prima nel paese. Tra la Cité e la VIS Foundation è stato firmato un protocollo per adottare a distanza dieci bambini orfani ospiti della Cité. Non posso dimenticare la Celebrazione Eucaristica in onore di P. </span><strong style="font-size: 0.8em;">Vjeko Curic</strong><span style="font-size: 0.8em;">, un francescano ucciso 15 anni fa e che fu un apostolo zelante e molto attivo tra i più poveri: enorme la folla dei fedeli che ne presero parte con particolare fervore. </span></p>
<p><span style="font-size: 0.8em;">L&#8217;ultima tappa della missione si è svolta in </span><strong style="font-size: 0.8em;">Uganda</strong><span style="font-size: 0.8em;">. Si tratta di un bellissimo paese, la “perla dell’Africa” come i ruandesi stessi la definiscono, che ha subito nei tempi moderni regimi dittatoriali e conflitti bellici di particolare violenza e crudeltà. Siamo arrivati il 2 febbraio all&#8217;aeroporto di Entebbe, nella periferia della capitale </span><strong style="font-size: 0.8em;">Kampala</strong><span style="font-size: 0.8em;">. A un’ora di distanza si trova la casa delle </span><strong style="font-size: 0.8em;">Ancelle Eucaristiche</strong><span style="font-size: 0.8em;">, dove siamo stati ospitati. Le suore hanno là una scuola materna per più di 200 bambini. A più di quattro ore di distanza, passando dal posto dove nasce il </span><strong style="font-size: 0.8em;">Nilo</strong><span style="font-size: 0.8em;"> dal Lago Vittoria, le suore hanno una missione nella diocesi di </span><strong style="font-size: 0.8em;">Tororo</strong><span style="font-size: 0.8em;">, precisamente a </span><strong style="font-size: 0.8em;">Mulagi</strong><span style="font-size: 0.8em;">, vicino a Mbale, a 60 chilometri dalla frontiera con il Kenya. La povertà di queste zone è incredibile. Lì le suore hanno costruito un dispensario medico molto completo e attrezzato così come una scuola professionale, il </span><strong style="font-size: 0.8em;">Mulagi Vocational Training Institute</strong><span style="font-size: 0.8em;">, per 200 ragazze che imparano informatica, segreteria, cucito e cucina. In questo modo le ragazze si formano per liberarsi dai maltrattamenti, dalla sottomissione forzata e dalla povertà estrema. Le allieve e i docenti ci hanno ricevuto con canti, danze e un&#8217;ospitalità esemplare. La VIS Foundation finanzierà la borsa di studio e il college a dieci ragazze che non hanno i mezzi per pagarsi gli studi.</span></p>
<p><span style="font-size: 0.8em;">Durante la nostra rimanenza a Mulagi, abbiamo incontrato il vescovo di </span><strong style="font-size: 0.8em;">Soroti</strong><span style="font-size: 0.8em;">, Mons. </span><strong style="font-size: 0.8em;">Emmanuel Obbo</strong><span style="font-size: 0.8em;">, vicepresidente della Conferenza dei Vescovi dell&#8217;East Africa. La sua diocesi si trova nella giungla ovvero in una zona che ha sofferto continue guerre e violenze dai guerriglieri ribelli. Mons. Obbo ci ha ricevuti con grande affetto e abbiamo concelebrato la Messa e condiviso la cena. L&#8217;ultima tappa in Uganda si è svolta a </span><strong style="font-size: 0.8em;">Namugongo</strong><span style="font-size: 0.8em;">. Lì abbiamo visitato il centro di formazione delle suore Ancelle Eucaristiche e il santuario dei martiri ugandesi: Lwanga, Kisito e compagni. I giorni qui trascorsi sono stati da noi vissuti insieme a Suor </span><strong style="font-size: 0.8em;">Giuseppina Boscato</strong><span style="font-size: 0.8em;">, che ha fondato la missione e ora ne è la responsabile e coordinatrice. </span></p>
<p><span style="font-size: 0.8em;">Potrei parlare ancora tanto dell’Africa, del suo sole, del suo cielo, della sua natura, della sua fauna, dei suoi colori, del suo fascino… Sono rientrato a casa con &#8220;mal d&#8217;Africa&#8221;, innamorato di questa terra straordinaria e di questa gente profondamente umana, accogliente, allegra, giovanile e vivace. È bellissimo contemplare come il seme della fede cristiana matura in loro con particolare entusiasmo e generosità. Speriamo di accrescere sempre di più la presenza della VIS Foundation in questo continente nero molto sofferto, maltrattato e martoriato, che ti ruba il cuore e ti regala l&#8217;emozione di una nuova vitalità.</span></p>
<p style="text-align: right;"><strong style="font-size: 0.8em;">                                                                                                                                                                   P. Miguel Cavallé Puig, L.C., </strong><em style="font-size: 0.8em;">Fondatore e Presidente della VIS Foundation</em></p>
<p style="text-align: right;">Copyright 2013</p>
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		<title>Vi racconto la mia missione in India durante l’estate 2012 con i volontari dell’ONG V.I.D.A.</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Sep 2012 12:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>P. Miguel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Condivido con voi la mia cronistoria della missione in India 2012 con i volontari di VIDA (pubblicato in www.vida-ong.org):
&#8220;La mia missione in India&#8221;
Consapevole della centralità dell’amore verso il prossimo più bisognoso nella vita di un cristiano, specialmente di un sacerdote, ho intrapreso  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.miguelcavalle.com/2012/09/vi-racconto-la-mia-missione-in-india-durante-lestate-2012-con-i-volontario-dellong-v-i-d-a-onlus/bariupur-243x270" rel="attachment wp-att-1616"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1616" title="Bariupur-243x270" src="http://www.miguelcavalle.com/wp-content/uploads/2012/09/Bariupur-243x270-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Condivido con voi la mia cronistoria della missione in India 2012 con i volontari di VIDA (pubblicato in www.vida-ong.org):</em></strong></p>
<p>&#8220;La mia missione in India&#8221;</p>
<p>Consapevole della centralità dell’amore verso il prossimo più bisognoso nella vita di un cristiano, specialmente di un sacerdote, ho intrapreso questa estate la quarta missione umanitaria in India. Il mio periodo di permanenza in questo Stato dell’Asia meridionale è durato trentaquattro giorni. Unitamente ad altri quindici volontari di V.I.D.A., in gran parte provenienti dall’Italia e dalla Spagna, ho toccato i punti più dimenticati di una terra in cui davvero è possibile incontrare Dio e stravolgere radicalmente la propria vita. È impensabile per me non esternare una simile esperienza perché è mio desiderio dare, attraverso di essa, una voce a chi vive, nell’indifferenza totale di gran parte dell’umanità, una vita piena di sofferenze, di difficoltà e di limiti apparentemente insormontabili.</p>
<p>La missione è iniziata a New Delhi. Nella capitale indiana ho incontrato diverse istituzioni e persone tra cui l’arcivescovo,<strong>Mons. Vincent Concessao</strong>. L’incontro si è svolto all’insegna della massima cordialità. Ho parlato della nostra V.I.D.A. onlus e ho concordato con lui di collaborare insieme alla realizzazione di alcuni progetti sociali in favore dei più poveri della capitale. A New Delhi ho fatto anche una riunione con degli avvocati per studiare il riconoscimento giuridico più conveniente per V.I.D.A. in questa nazione. Sono stato ricevuto dal Nunzio Apostolico della Santa Sede in India<strong>, il vescovo Mons. Salvatore Pennacchio</strong>, che mi ha ascoltato con grande interesse e mi ha invitato a proseguire con entusiasmo la missione.</p>
<p>Da Delhi, ho preso l’aereo per raggiungere Indore, nello Stato indiano di Madhya Pradesh, dove ho visitato la <strong>St. Vincent Pallotti School</strong>. Si tratta di una scuola privata cattolica ubicata in un quartiere povero della città, fondata nel 2004, che accoglie centinaia di bambini di tutte le religioni. Ho firmato, in nome e per conto di V.I.D.A, una partnership per assicurare ai più poveri l’acceso all’istruzione. Alla scuola abbiamo donato quest’anno dieci borse di studio, con la speranza di raddoppiarle durante il 2013.</p>
<p>Rientrato a New Delhi, ho visitato il centro di accoglienza di bambini e di anziani abbandonati chiamato <strong>Antyodaya Niketan </strong>così come il nuovo ambulatorio medico dei<strong>Compassionates Missionaries</strong>. A questo centro abbiamo donato<strong> un’ambulanza </strong>e<strong> </strong>consegnato i contributi necessari per la formazione di tre futuri dirigenti di queste istituzioni.</p>
<p>Lasciata New Delhi, mi sono diretto a Calcutta e là ci sono rimasto per circa venti giorni tra i più poveri della città. Uno dei luoghi dove abbiamo svolto il nostro servizio si chiama “<strong>Nirmal Niketan”. V.I.D.A. finanzia interamente la gestione di questo centro che accoglie bambini disabili abbandonati o</strong><strong>provenienti da</strong><strong> famiglie molto povere. </strong>Questa istituzione si trova nella periferia di Calcutta, nella zona chiamata<strong>Kabardanga</strong>, un luogo davvero povero e degradato. I volontari di V.I.D.A. si sono impegnati ad animare quotidianamente, per un’ora e mezza circa, i bambini ospiti del centro, con giochi, canzoni, balli. Nonostante le tante difficoltà, i bambini hanno vissuto momenti di serenità e di felicità.</p>
<p>Un’altra tappa fondamentale della <em>mission</em> si è svolta al “<strong>New Life and New Hope” e al “Nalanda Vidya Peeth”.</strong> In queste case vivono circa trecento bambini e bambine di strada, molti dei quali provenienti dal quartiere della prostituzione di Calcutta, che vivono in estrema povertà e in difficili condizioni psichiche. I volontari di V.I.D.A. hanno dato loro lezioni d’italiano e di spagnolo e organizzato attività sportive per appoggiare il progetto formativo avviato dai <strong>Missionaries of the Word</strong>. Si calcola che nella sola Calcutta circa 100.000 bambini vivano per strada in condizioni disumane. Che siano insieme alla loro famiglia, che siano orfani o abbandonati, ogni giorno questi piccoli figli di Dio conducono un’estenuante lotta per sopravvivere all’estrema povertà che li attanaglia. Come tanti altri poveri di Calcutta, passano la notte all’aperto, vanno a raccogliere i rifiuti per guadagnare qualcosa o fanno lavori in cui sono sfruttati. Ad essi non viene riconosciuto alcun diritto; sono trattati come dei relitti umani, soffrono di mancanza di nutrizione e spesso si ammalano e muoiono perché nessuno garantisce loro le più elementari cure mediche. Senza un’istruzione scolastica il loro futuro è senza speranza.</p>
<p>Per un paio di giorni, poi, mi sono impegnato a consegnare le donazioni di V.I.D.A. ad alcuni centri fondati da Madre Teresa a Calcutta. In questi posti, gli ultimi anni, i volontari della nostra associazione hanno svolto il loro servizio. Si tratta di <strong>Kalighat </strong>(per i moribondi abbandonati),<strong> </strong>di <strong>Daya Dan </strong>(per bambini disabili), di<strong>Prem Dan </strong>(per anziane malate), di<strong> Nabo Jibon </strong>(per anziani disabili e abbandonati)<strong> </strong>e<strong> Ganhiji Prem Nivas </strong>(per i lebbrosi). Infine vorrei parlare del centro delle Missionarie della Carità a <strong>Baruipur,</strong>collocato in una municipalità a quaranta chilometri da Calcutta. Tutte le mattine offrivo il mio servizio, insieme ad altri volontari, a un centinaio di uomini e donne vittime di diversi tipi di malattie: tubercolosi, malaria, cancro e deficienze mentali e motorie. È stato un impegno, e allo stesso tempo un onore, accudirli e lavarli, aiutarli in lavanderia e in cucina, quindi servire loro il pranzo. Anche loro hanno ricevuto il nostro contributo economico. Che meraviglioso esempio danno queste sorelle, sempre sorridenti, sempre pronte a sacrificarsi per il prossimo, innamorate di Cristo e della Chiesa. Infine, nella <strong>Mother House</strong> delle Missionarie della Carità, dove è sepolta Madre Teresa, alcuni volontari di V.I.D.A. hanno consegnato medicinali, vestiari vari e prodotti per l’igiene. Nelle diverse visite che ho fatto alla tomba di <strong>Madre Teresa</strong> ho pregato di cuore per il buon esito della missione e per tutti i gli amici e benefattori che mi incoraggiano ad intraprenderla.<strong></strong></p>
<p>Da lì, una parte del gruppo si è trasferita all’estremo sud dell’India, in Kerala, nella diocesi cattolica siro-malabar di<strong>Kanjirapally</strong>. In questa diocesi la nostra associazione appoggia quattro opere.<em> In primis </em><strong>“We Care Centre”</strong> ovvero un centro gestito da un <em>team</em> che svolge i suoi interventi caritatevoli verso i più poveri; approfittando dell’occasione ho distribuito personalmente degli aiuti economici a una ventina di famiglie povere con figli che soffrono gravi disabilità. Poi ho visitato un secondo centro, <strong>“Bethlehem Ashram”,</strong> nel quale V.I.D.A. sta appoggiando la costruzione di un edificio che diventerà dormitorio per le bambine orfane della zona. Infine sono stato in una casa che accoglie più di cento donne anziane abbandonate e un’istituzione per bambini malati della suddetta diocesi cattolica.</p>
<p>Di questa parte dell’India conservo ricordi emozionanti. Il primo è legato alla mia visita della tomba di <strong>Sant’Alfonsa</strong>, che è la prima e unica persona nata in India canonizzata, cioè dichiarata santa dalla Chiesa quattro anni fa. Era una monaca clarissa (morì a soli trentasei anni, il 28 luglio 1946) che seppe fare l’ordinario con amore straordinario; è molto venerata tra i cattolici indiani. Il secondo si caratterizza per la conoscenza di due cari sacerdoti cattolici, molto bravi e generosi, Padre Sebastian e Padre Matthew, che dedicano la loro vita con immensi sacrifici a servire i poveri e all’evangelizzazione. Il terzo ricordo, invece, coincide con la visita al vescovo cattolico siro-malabar della diocesi di Kanjirappally <strong>Mar Mathew Arackal</strong> e al Cardinale arcivescovo di Kochi <strong>Mar Mathew Arackal</strong>; i due importanti prelati hanno ricevuto con affetto la delegazione dell’ONG V.I.D.A, ringraziando i suoi membri per l’ottimo lavoro prodotto a favore dei poveri di quella zona.</p>
<p>Vorrei finire questa cronistoria con un ringraziamento di cuore ai volontari di V.I.D.A. che hanno condiviso con me questa meravigliosa esperienza, ai nostri benefattori che ci permettono di portare tanta speranza ai più poveri tra i poveri e a tutte le persone che in India ci hanno regalato la gioia e la saggezza di vivere. Ho ricevuto più di quanto abbia saputo dare.</p>
<p><em>P. Miguel Cavallé Puig, L.C.</em></p>
<p>Copyright ONG VIDA ONLUS: <a href="http://www.vida-ong.org/index.php/2012/09/la-mia-missione-in-india/">http://www.vida-ong.org/index.php/2012/09/la-mia-missione-in-india/</a></p>
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		<title>L’Europa è caduta nella trappola della crisi economica e culturale. E l’Oriente? E l’Islam?</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Sep 2012 22:16:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>P. Miguel</dc:creator>
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La pausa estiva mi ha permesso di riflettere ulteriormente sull’attuale crisi economica che sta colpendo duramente l’Europa e ora vorrei condividere il mio pensiero.
Mi ero già espresso due volte su quest’argomento. Lo scorso 17 aprile pubblicai un articolo intitolato “Alcune brevi riflessioni  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1598" style="line-height: 18px;" title="11633702-crisi-finanziaria-nell-39-unione-europea--effetto-domino" src="http://www.miguelcavalle.com/wp-content/uploads/2012/09/11633702-crisi-finanziaria-nell-39-unione-europea-effetto-domino-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></p>
<p>La pausa estiva mi ha permesso di riflettere ulteriormente sull’attuale crisi economica che sta colpendo duramente l’Europa e ora vorrei condividere il mio pensiero.</p>
<p>Mi ero già espresso due volte su quest’argomento. Lo scorso 17 aprile pubblicai un articolo intitolato “Alcune brevi riflessioni personali sull’attuale crisi economica e sulla nuova guerra mondiale” in cui parlavo della crisi economica e dello stato di guerra internazionale che si è venuto a creare in Occidente attorno al tema delle finanze: <a href="http://www.miguelcavalle.com/2012/04/alcune-brevi-riflessioni-personali-sullattuale-crisi-economica-internazionale-e-la-nuova-guerra-mondiale-in-atto">http://www.miguelcavalle.com/2012/04/alcune-brevi-riflessioni-personali-sullattuale-crisi-economica-internazionale-e-la-nuova-guerra-mondiale-in-atto</a>. Successivamente, l’8 maggio, scrissi: &#8220;I poteri forti delle finanze vogliono conquistare il mondo: i nomi, le strategie, i metodi&#8221;. In questo secondo intervento mi soffermai sulle cause della crisi e sulle persone e sulle istituzioni che manovrano e tentano di manovrare ancora questa crisi:  <a href="http://www.miguelcavalle.com/2012/05/ecco-come-i-nuovi-poteri-forti-delle-finanze-vogliono-conquistare-il-mondo-in-crisi-i-nomi-le-strategie-i-metodi">http://www.miguelcavalle.com/2012/05/ecco-come-i-nuovi-poteri-forti-delle-finanze-vogliono-conquistare-il-mondo-in-crisi-i-nomi-le-strategie-i-metodi</a>. Come si vede dai link, i suddetti articoli sono ancora disponibili sul mio blog.</p>
<p>Sia le analisi sia i <em>j&#8217;accuse</em> che presentai negli articoli appena accennati, si stanno verificando sempre più palesemente. Ecco cosa intendo dire:</p>
<p>1. Avevo usato arditamente il termine “guerra” per spiegare la situazione attuale. E lo facevo perché il numero dei suicidi, frutto della disperazione a causa della crisi economica, era ed è da “bollettino di guerra”. Bene, la Confindustria, massimo organo rappresentante del mondo imprenditoriale italiano, affermò qualche giorno fa che quest’anno il PIL scenderà del 2,4%, mentre il prossimo si prevede -0,6%, contro il -0,3% precedente. In altre parole la recessione si prolunga e la ripresa è ulteriormente ritardata. Ma la frase intrigante in cui si usa linguaggio guerresco è questa: “i consumi nel 2012 registreranno la flessione più grave del dopoguerra (-3,6%) e nel 2013 torneranno sui livelli del 1997”. L’immagine bellica si sta dimostrando valida in questo ambito e si sta verificando anche nei dati delle statistiche finanziarie.</p>
<p>2. La Cancelliere tedesca Angela Merkel, secondo quanto riportato dal quotidiano catalano “La Vanguardia”, l&#8217;altro-ieri parlò chiaramente, nel corso di una conferenza stampa, di due &#8220;dettagli&#8221; sull&#8217;attuale situazione economica. Il primo è che l’eurocrisi ha tre elementi: i costi della crisi finanziaria causata dalle banche, gli errori architettonici dell’unione monetaria europea e gli aggravanti propri di ogni nazione, dalla corruzione alla crisi dei settori immobiliari e non solo. Il secondo è che l’idea di <em>austerity</em> non è sua ma della Troika cioè della Banca Centrale Europea, la Commissione Europea e il Fondo Monetario Internazionale. Esattamente quello che io dicevo nell&#8217;articolo dello scorso otto maggio sia per quanto riguarda le cause della crisi sia per quanto riguarda i personaggi che l&#8217;hanno provocata e monitorata ovvero i potenti delle finanze internazionali.</p>
<p>La Merkel conta eccome; non è giusto che ora si lavi le mani&#8230; In questi giorni ho saputo, in modo confidenziale, da fonte informata di prima mano e affidabilissima, che la Cancelliere tedesca dice e disdice in materia d&#8217;euro e d’interventi bancari di salvataggio con grande autonomia negli incontri privati con i responsabili degli Stati e con i loro banchieri. Quelli che decidono in ultima istanza, però, sono i poteri forti che hanno delegato la gestione di alcuni aspetti della vicenda alla signora Merkel.</p>
<p>Parlando di poteri forti, nei miei articoli precedenti mi soffermavo in modo particolare alla potentissima, efficacissima e omni-presente banca d’investimenti Goldman Sachs, e davo pure nomi e cognomi di alcuni protagonisti. Il gioco, comunque, è più ampio e le superstar scese in campo sono le più importanti società finanziarie al mondo cioè <em>Citibank, JP Morgan, HSBC</em>, e non solo, che contano con l’aiuto importantissimo delle agenzie di <em>rating</em>, tipo <em>Standard &amp; Poor’s, Moddy’s </em>e<em> Fitch Rating</em> per accennare alcune delle più conosciute.</p>
<p>C’è, quindi, in atto una guerra, un’organizzazione bellica per controllare il mondo, per creare il nuovo impero del secolo XXI. Non sono paranoie complottistiche ma realtà sempre più chiare. In questo scenario, i comandanti in capo sono i poteri forti delle finanze occidentali; le armi sono state costruite dal sistema finanziario e hanno diversi nomi del tipo <em>spread</em>, crediti, <em>rating</em>, debito, ecc.; i nemici da colonizzare e da sottomettere sono le diverse nazioni; i disgraziati che pagano le spesse delle campagne militari sono i cittadini, cioè chi meno avrebbe voluto assistere alla partita.</p>
<p>Il popolo è sempre più povero e i potenti finanzieri sono sempre più ricchi. Non possono dire che siamo arrivati a questa situazione casualmente. Bisogna essere vittima di una stratosferica ingenuità per credere una cosa del genere. Non sapevano che il meccanismo bancario di investimenti, crediti e derivati, così come il sistema monetario europeo, sarebbe finito in questo modo? Non sapevano che la soluzione alla crisi bancaria sarebbe passata tramite gli interventi degli Stati? Non sapevano che con questi interventi forzati, se non bastassero di per se le difficoltà create dall&#8217;euro, gli Stati si sarebbero indebitati ulteriormente e richiesto dei prestiti per non crollare a breve scadenza? Non sapevano, infine, che questo avrebbe comportato l’appesantimento del sistema fiscale cioè un impoverimento del popolo, un galoppante incremento della disoccupazione e la chiusura di moltissime piccole e medie imprese? Certamente, sì che lo sapevano. Non potevano non saperlo. Non bisogna essere un premio Nobel in economia per arrivarci. Le banche vivono principalmente di crediti e d&#8217;indebitamenti e hanno creato i presupposti per arrivare a questa situazione. Hanno colonizzato finanziariamente gli Stati e li succhieranno finché potranno. Per sopravvivere, poi, gli Stati succhieranno il popolo con una pressione fiscale insopportabile.</p>
<p>Le nazioni ci sono cascate, sono entrare nella spirale della morte e ora sono di fronte a una biforcazione: o si sceglie di morire succhiati o si sceglie di morire isolati…  Vie di uscite? Non mi vengono in mente. La speranza? Siamo nelle mani di Dio.</p>
<p>Aggiungo che il problema non è soltanto finanziario. Dalle finanze si passa al controllo culturale, come già è successo con le nazioni del Terzo Mondo che si sono indebitate con la Banca Mondiale o con il Fondo Monetario Internazionale. Le Nazioni Unite, organo delicatamente fedele ai poteri forti, hanno obbligato queste nazioni a implementare politiche ideologiche laiciste e disumane, anche aberranti, come quella dell’aborto. Con l&#8217;attuale crisi economica, i poteri forti consolideranno la capacità di imporre le loro ideologie, le loro politiche, i loro interessi, anche alle nazioni finora considerate del Primo Mondo.</p>
<p>Un&#8217;ultima riflessione. In tutto questo, non ci sono soltanto i signori occidentali a voler l’impero o il dominio del pianeta. La Terra, sempre più piccola, accoglie anche altri poteri ugualmente ambiziosi in forte crescita: l’Oriente e l’Islam. Il Giappone è amico degli Stati Uniti e dell’Europa, ma la Cina e l’India, insieme alla Russia e alleati, vanno per un&#8217;altra strada. E il Brasile, con altri paesi dell’America Latina, è sempre più vicino a questi ultimi (basti ricordare il termine <em>BRIC</em> per far riferimento alle grandi economie emergenti: Brasile, Russia, India e Cina). L’America Latina, però, gioca a tre bande: l’Oriente (come abbiamo detto), l&#8217;Occidente (per tradizione e sintonia culturale) e l&#8217;Islam (l&#8217;antiamericanismo spesso li unisce).</p>
<p>Questa è una situazione da non sottovalutare. L&#8217;Oriente si è chiaramente svegliato. L&#8217;Islam si è arricchito molto (grazie al petrolio nonostante una situazione sociale arretrata, frantumata e instabile) e in questo gioco c&#8217;è e vuole esserci anche per motivi religiosi; per questo molti stanno facendo gli investimenti necessari per proseguire il cammino del progresso economico dopo i petrodollari (si pensi a Dubai). È una torneo a tre squadre, una corsa globale a tre&#8230; Di questo ne parlerò in un prossimo articolo.</p>
<p>Viviamo una congiuntura storica unica, nuova, complessa. Volenti o nolenti siamo tutti coinvolti. Prendiamone atto, è già qualcosa.</p>
<p>P. Miguel Cavallé Puig, L.C.</p>
<p><em>Copyright</em></p>
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		<title>La musica napoletana solidale con VIDA ONLUS in favore dei più poveri dell’India.</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 17:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>P. Miguel</dc:creator>
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<p><a href="http://www.miguelcavalle.com/2012/07/la-musica-napoletana-ancora-una-volta-solidale-con-lassociazione-vida-in-favore-dei-piu-poveri-dellindia/gigi-pm-140x180" rel="attachment wp-att-1590"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1590" title="Gigi Pm--140x180" src="http://www.miguelcavalle.com/wp-content/uploads/2012/07/Gigi-Pm-140x180-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Il Corriere del Mezzogiorno che è la sezione meridionale del Corriere della Sera ha pubblicato ampiamente il &#8220;Village Festival&#8221; in favore dell&#8217;Ong VIDA Onlus (www.vida-ong.org) che ha visto come protagonista principale il grande cantante napoletano Gigi Finizio e la grande sorpresa: il videomessaggio della mitica Alessandra Amoroso. Si è svolto nel Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni. Il quotidiano sopracitato riportava questi titolari nella sezione online: &#8220;ACQUISTATA UN’AUTOAMBULANZA PER IL CENTRO “ANTYODAYA NIKETAN” A DELHI. Solidarietà alla Fondazione Villaggio dei Ragazzi: Gigi Finizio grande protagonista. Serata di musica e beneficenza in favore della missione di volontariato dell&#8217;Ong «Vida» che opera in tutto il mondo. Gigi Finizio al Villaggio dei ragazzi&#8221;. L&#8217;articolo eccolo:</p>
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<p>CASERTA &#8211; Il calore della solidarietà ha riempito il «Cortile dei Tritoni» del Villaggio dei Ragazzi a Maddaloni. Successo per la serata di musica e beneficenza che anticipa la missione di volontariato in India dell’Ong «V.I.D.A». I protagonisti indiscussi dell’evento, che ha trovato nel pubblico una risposta andata al di là di ogni previsione, sono stati i giovanissimi Raffaella Carfora e Lella Solli, autentiche promesse del palcoscenico, Manuel Aspidi di “Amici” e, soprattutto, Gigi Finizio. Il cantautore napoletano ha regalato intense emozioni alla platea e, senza risparmiarsi, ha entusiasmato il pubblico con successi di ieri e di oggi. Visibilmente commosso, l&#8217;artista ha dichiarato: «Per chi fa il nostro mestiere non tutte le serate sono uguali. Ci sono concerti normali e spettacoli in cui si canta con il cuore. Al Villaggio, ho trovato un ambiente fantastico e soprattutto un gruppo di giovani affiatati e motivati a portare avanti un messaggio di solidarietà vera. Il loro affetto – ha concluso &#8211; è il regalo più bello che io potessi ricevere».</p>
<p>L’Ong fondata nel 2010 da Padre Miguel Cavallè, Presidente della Fondazione Villaggio dei Ragazzi, si impegna fortemente ad aiutare in queste zone povere ed abbandonate del mondo le vittime della fame, della miseria e delle malattie. Mancano, dunque, poche settimane alla nuova ‘missione” e i giovani rappresentanti dell’Associazione, in gran parte studenti uniti dalla grande passione per il volontariato, guidati da Padre Miguel, hanno già raccolto importanti risultati: è stata acquistata un’autoambulanza per il centro “Antyodaya Niketan” a Delhi, fondato nel 2005, che accoglie un centinaio di emarginati, tra anziani, vedove e ben 40 bambini, alcuni ciechi e malati; stanno per realizzare nel Sud dell’India altri due importantissimi progetti.</p>
<p>Il primo progetto, che riguarda il Bethlehem Ashram, consiste nel provvedere a dotare dei beni di prima necessità i minori abbandonati. Il secondo, denominato “We Care Center”, si occupa di migliorare le condizioni fisiche e sociali dei bambini diversamente abili attraverso l’assistenza medica, l’educazione e il sostegno alimentare e dei beni di prima necessità. «Andare in missione umanitaria in India – afferma Padre Miguel &#8211; significa far arrivare aiuti alle fasce più deboli e povere della popolazione. Consapevoli di non poter porre rimedio alle difficili condizioni di questo Paese, contribuiamo certamente a migliorare la vita di un numero considerevole di bambini e anziani in difficoltà. Il lavoro che quotidianamente svolgiamo negli orfanotrofi e nei centri di assistenza è caratterizzato da una serie di attività di volontariato volte a garantire il benessere fisico e psicologico degli assistiti. Parlare di volontariato attraverso la musica – ha continuato padre Miguel – credo sia lo strumento migliore per arrivare alla gente e per realizzare i tanti obiettivi preposti. Lo spettacolo – conclude il Padre Legionario di Cristo- che ha visto Gigi Finizio protagonista, ha dimostrato che c’è un grande cuore solidale che non smette mai di battere».</p>
<p><strong>09 luglio 2012</strong></p>
<p>Il link al articolo: <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/sociale/2012/9-luglio-2012/-solidarieta-fondazione-villaggio-ragazzi-gigi-finizio-grande-protagonista-201935582992.shtml">http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/sociale/2012/9-luglio-2012/-solidarieta-fondazione-villaggio-ragazzi-gigi-finizio-grande-protagonista-201935582992.shtml</a></p>
<p>Con piacere allego anche il link al video che c&#8217;è su youtube con la mia intervista: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZGVDdxbdOuM&amp;feature=player_embedded">http://www.youtube.com/watch?v=ZGVDdxbdOuM&amp;feature=player_embedded</a></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>La radicalizzazione dell’islam e la risposta dell’Occidente: intervista all’islamologo Samir K.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 22:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>P. Miguel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;agenzia cattolica di notizie Zenit ha pubblicato oggi un&#8217;intervista con P. Samir Khalil Samir, S.I. intitolata: &#8220;La radicalizzazione dell&#8217;islam e la risposta dell&#8217;Occidente&#8221;. P. Samir è un islamologo ed esperto di cultura araba, autore, professore di Teologia cattolica e di Studi islamici presso  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.miguelcavalle.com/2012/05/la-radicalizzazione-dellislam-e-la-risposta-delloccidente-intervista-a-samir-khalil-experto-islamologo/islam_streit_400q" rel="attachment wp-att-1571"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1571" title="islam_streit_400q" src="http://www.miguelcavalle.com/wp-content/uploads/2012/05/islam_streit_400q-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>L&#8217;agenzia cattolica di notizie Zenit ha pubblicato </strong><strong>oggi </strong><strong>un&#8217;intervista con P. Samir Khalil Samir, S.I. intitolata: &#8220;La radicalizzazione dell&#8217;islam e la risposta dell&#8217;Occidente&#8221;. P. Samir è un islamologo ed esperto di cultura araba, autore, professore di Teologia cattolica e di Studi islamici presso la St Joseph University a Beirut, in Libano, e consultore di vari esponenti ecclesiastici e politici. In collaborazione con Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), Mark Riedemann lo ha intervistato per <em>Where God Weeps</em> (Dove Dio Piange) sulla crescente radicalizzazione dell&#8217;islam e le sue implicazioni per la politica dell&#8217;Occidente. Mi sembra che il contenuto di questo articolo sia davvero illuminante in una vicenda in cui non è facile far luce; per questo lo condivido con i lettori del mio blog. Ecco il testo:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Purtroppo si registra una crescente radicalizzazione dell&#8217;islam. Ci può spiegare il perché e dove ci porterà?</strong></p>
<p>Padre Samir Khalil Samir: La radicalizzazione è iniziata con i Fratelli Musulmani alla fine degli anni &#8217;20 del secolo scorso, in particolare dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e la caduta dell&#8217;Impero Ottomano – l&#8217;ultimo impero musulmano &#8211; nel 1923-24, che dopo 1.300 anni segnò la fine del Califfato. Inoltre c&#8217;è stata la secolarizzazione della Turchia. I musulmani non sapevano cosa fare. Si chiedevano chi sarebbe stato il nuovo Califfo: l&#8217;Arabia Saudita, l&#8217;Egitto? Non trovano nessuno capace di rilevare questo impero. Nacque un movimento che disse: “noi dobbiamo islamizzare i Paesi musulmani. Sono troppo occidentalizzati”. Ed era vero: il loro sistema giuridico era basato sui sistemi francesi, svizzeri ecc. Così hanno fondato i Fratelli Musulmani. La loro intenzione era di rendere la società più musulmana. Sono nati come movimento politico in Egitto. All&#8217;inizio respingevano assolutamente la violenza ma, col tempo, la violenza è diventata parte della lotta contro la Rivoluzione socialista del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser. I Fratelli Musulmani venivano perseguitati, incarcerati o uccisi. Poi hanno organizzato la resistenza e l&#8217;opposizione, diventando, ogni anno, più violenti.</p>
<p><strong>Ma non era solo una questione egiziana?</strong></p>
<p>Padre Samir Khalil Samir: Dobbiamo ricordare che nel 1948 è stato creato lo Stato d&#8217;Israele. I Paesi arabi hanno lanciato la guerra contro Israele, che si è conclusa con la sconfitta di tutti i Paesi arabi da parte di questo piccolo Paese. Sono stati umiliati. Dicevano che era a causa del fatto che questi Paesi non erano abbastanza musulmani e che dovevano iniziare la rivoluzione. Hanno lanciato guerre su guerre contro Israele ed ogni volta era una sconfitta per i Paesi arabi.</p>
<p>Le cose hanno cominciato a cambiare economicamente nel 1973-74, in coincidenza di un forte aumento della domanda di petrolio. Il prezzo del greggio aumentò quattro volte e molti petrodollari erano disponibili. Che cosa potevano fare con questi soldi, questi Paesi produttori di petrolio, come l&#8217;Arabia Saudita? Hanno costruito moschee e centri islamici. In Egitto hanno finanziato la costruzione di migliaia di scuole e moschee. E lo fanno ancora oggi.</p>
<p><strong>Esiste un&#8217;agenda religiosa e se sì, con quale obiettivo?</strong></p>
<p>Padre Samir Khalil Samir: Sì. Il Wahhabismo deriva dal nome di Abdal Wahhab, che visse nel 1780 e fece un accordo con il principe Muhammad ibn Saud. Sosteneva il principe, che adottò l&#8217;ideologia religiosa di Abdal Wahhab. Ci sono quattro scuole giuridiche sunnite nell&#8217;islam. La più rigorosa è quella chiamata Hanbali, che fu praticata in Arabia Saudita in quell&#8217;epoca. Secondo Abdal Wahhab, questa Hanbali non era ancora rigorosa; ecco quindi il wahhabismo, che è la prassi più rigorosa dell&#8217;islam. Quando è nata poi l&#8217;Arabia Saudita, all&#8217;inizio del ventesimo secolo, questa forma di islam è diventata la religione di Stato, che tutti dovevano seguire. Con il loro denaro hanno esportato questa ideologia, che è stata introdotta in Egitto e negli anni &#8217;90 in Algeria ed in Indonesia.</p>
<p><strong>In parole molto semplici, i petrodollari provenienti dagli USA e dall&#8217;Europa stanno alimentando l&#8217;espansione dell&#8217;islam radicale?</strong></p>
<p>Padre Samir Khalil Samir: Assolutamente e continua finora; hanno tanto denaro ed una visione, un&#8217;ideologia.</p>
<p><strong>Parliamo dell&#8217;intreccio di politica e religione. In Occidente vigono la secolarizzazione e la separazione tra Chiesa e Stato. È possibile ciò nel mondo musulmano? Come possiamo muoverci verso la pace?</strong></p>
<p>Padre Samir Khalil Samir: Per la gente musulmana che non ha sperimentato la secolarizzazione, <em>almaniyyah</em> (laicità, <em>ndr</em>) significa ateismo. Non riesce ad immaginare uno Stato senza religione. Secolarizzazione per loro significa che la religione è messa da parte e dunque è ateismo. Non uso mai questa parola in arabo. Dico “stato civile”, il che non significa che la religione non abbia la sua parte.</p>
<p><strong>Quale approccio serve allora?</strong></p>
<p>Padre Samir Khalil Samir: Penso che dobbiamo dire ai musulmani e ai cristiani mediorientali che la religione è una parte importante della vita pubblica e che vogliamo mantenere questo. Un esempio è il Libano, dove c&#8217;è più religione che in qualsiasi altra parte, ma dove tutte le religioni sono riconosciute e rispettate. Ecco dunque una proposta: tutti noi crediamo in Dio. Abbiamo tutti un approccio diverso a Dio, c&#8217;è l&#8217;approccio musulmano, quello cristiano e ebraico, nonché tanti altri approcci. La proposta è quella di non toccare la religione perché è troppo radicata in noi, ma vogliamo cittadinanza. Siamo tutti cittadini e vogliamo uguaglianza.</p>
<p><strong>È troppo tardi? I cristiani stanno abbandonando il Medio Oriente. È  una tendenza irreversibile?</strong></p>
<p>Padre Samir Khalil Samir: Sì, è per questo che speriamo e questo è molto importante. Prima che sia troppo tardi, vorremo dire: “Stop”. Noi, come cristiani, abbiamo una proposta, non una proposta cristiana ma una proposta per tutti. La proposta, per tutti quelli che vogliono applicarla, è di non andarvene: se siete cristiani, musulmani o ebrei, dobbiamo costruire insieme una società basata sui diritti umani.</p>
<p><strong>&#8230;perché: oggi il Medio Oriente, domani l&#8217;Europa e gli Stati Uniti&#8230;</strong></p>
<p>Padre Samir Khalil Samir: &#8230;perché se non si fa oggi e non ci aiutate a realizzare questo progetto, l&#8217;Europa e gli USA sono già preavvisati che oggi i musulmani radicali sono qui ma domani verranno da voi. Vi attaccheranno come colonialisti ed imperialisti, parole che vengono spesso usate perché sono un espediente. Sarete etichettati come “cattivi” e diranno: ci avete messi in questa situazione e adesso ci vendicheremo.</p>
<p><strong>Ma la violenza non può essere la risposta&#8230;</strong></p>
<p>Padre Samir Khalil Samir: Non possiamo combattere un&#8217;ideologia con le bombe. Provoca più rabbia fra la gente offesa. Più cosiddetti “terroristi” uccidiamo, più li sostituiranno perché non lo percepiscono come terrorismo. È un onore. È l&#8217;unico onore che possono raggiungere, perché spesso sono marginalizzati nel loro proprio Paese. Diranno poi “siamo martiri”. Noi utilizziamo la parola “martire”, <em>shahid</em>, quotidianamente.</p>
<p><strong>Qual è la risposta?</strong></p>
<p>Padre Samir Khalil Samir: Quello che stiamo dicendo noi, cristiani; il senso della nostra vita è di realizzare la pace, di avere giustizia per i poveri, le donne, per tutti. Ad esempio, di avere un sistema educativo di cui beneficiano non solo i ricchi. L&#8217;Egitto ha uno dei peggiori sistemi educativi: la gente esce dopo nove anni dalla scuola d&#8217;obbligo senza saper leggere o scrivere. Ero a carico del sistema educativo durante il governo socialista in Egitto negli anni &#8217;70 e durante questo periodo ho scoperto che almeno la metà dei giovani, in particolare i maschi, non sapevano leggere né scrivere. Come rappresentante governativo andavo persino ad una cosiddetta “scuola modello” dove forse il 10-20% degli allievi poteva studiare, e per gli altri era troppo tardi. La parola chiave è &#8216;costruire insieme&#8217; perché sappiamo che noi, da soli, non abbiamo il potere per cambiare l&#8217;intera società.</p>
<p><strong>Lei ha detto “insieme”&#8230;</strong></p>
<p>Padre Samir Khalil Samir: Insieme, vale a dire che la soluzione deve essere pacifica, non può essere una soluzione violenta. Deve iniziare con un progetto politico. Primo, deve finire la guerra tra Palestina e Israele. Noi appoggiamo la proposta di creare due Stati. Uno sarebbe l&#8217;ideale ma dopo 60 anni di guerra, questa proposta sarà impossibile oggi. Due Stati dunque con confini ben definiti. Serve una generazione per superare questo. Questi confini non devono essere costituiti da muri per permettere alla gente di muoversi liberamente. Lo stesso in Iraq, dove serve la pace tra sunniti e sciiti. Lo predico tra i musulmani. Dunque assieme alla pace possiamo realizzare il nostro progetto, uno basato sulla giustizia sociale perché questo precetto c&#8217;è nel Corano, nella Bibbia ed è l&#8217;ideale per cristiani, musulmani ed ebrei. Noi proponiamo questo progetto comune. Iniziamo. Ma non può essere un progetto musulmano, perché potrebbe essere manipolato. La costituzione è religiosa e riconoscerà Dio in vari modi e dev&#8217;essere basata sui diritti umani. Il Libano potrebbe servire da modello, non un modello perfetto ma alcune idee potrebbe venire di là. E lo svilupperemo, passo per passo. Richiederà alcune generazioni&#8230;</p>
<p><strong>&#8230;ma è fattibile!</strong></p>
<p>Padre Samir Khalil Samir: Penso che sia fattibile. Poi inviteremo i Paesi più ricchi ad aiutarci e noi faremo lo stesso per aiutarli a costruire una società di mutua coesistenza. Il re dell&#8217;Arabia vorrebbe cambiare il sistema. Ha costruito e lanciato un&#8217;università mista. Lei riesce ad immaginare questo in Arabia Saudita e da parte del re? È stato criticato dai mullah, dagli sceicchi&#8230; ma sta facendo questo passo.</p>
<p><em>&#8212;&#8212;&#8212;</em></p>
<p><em>Questa intervista è stata condotta da Mark Riedemann per Where God Weeps, un programma televisivo e radiofonico settimanale, prodotto da Catholic Radio and Television Network, in collaborazione con l’organizzazione internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre.</em></p>
<p><em>Aiuto alla Chiesa che soffre: <a href="http://www.acn-intl.org">www.acn-intl.org<br />
</a>Aiuto alla Chiesa che soffre Italia: <a href="http://www.acs-italia.glauco.it">www.acs-italia.glauco.it<br />
</a>Where God Wheeps: <a href="http://www.wheregodweeps.org">www.wheregodweeps.org</a></em></p>
<p><em>[Traduzione dall’inglese a cura di Paul De Maeyer]<br />
</em></p>
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		<title>I poteri forti delle finanze vogliono conquistare il mondo: i nomi, le strategie, i metodi.</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 21:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>P. Miguel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre settimane fa scrissi delle riflessioni sull’attuale crisi economica e lo stato di guerra mondiale che si è venuto a creare attorno al tema delle finanze:  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.miguelcavalle.com/2012/05/ecco-come-i-nuovi-poteri-forti-delle-finanze-vogliono-conquistare-il-mondo-in-crisi-i-nomi-le-strategie-i-metodi/1-euro-brise" rel="attachment wp-att-1502"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1502" title="1 euro brisé" src="http://www.miguelcavalle.com/wp-content/uploads/2012/05/FINE_DELLEURO-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Tre settimane fa scrissi delle riflessioni sull’attuale crisi economica e lo stato di guerra mondiale che si è venuto a creare attorno al tema delle finanze: <a href="http://www.miguelcavalle.com/2012/04/alcune-brevi-riflessioni-personali-sullattuale-crisi-economica-internazionale-e-la-nuova-guerra-mondiale-in-atto">http://www.miguelcavalle.com/2012/04/alcune-brevi-riflessioni-personali-sullattuale-crisi-economica-internazionale-e-la-nuova-guerra-mondiale-in-atto</a>.</p>
<p>Siccome ho ricevuto parole di apprezzamento per il mio contributo, ho pensato di offrire nuove considerazioni al riguardo. Non sono un economista ma un filosofo. In questo ambito, come in tanti altri, sono autodidatta. Non pretendo di essere tecnico ma di invitare alla riflessione.</p>
<p>C’è tanta confusione in giro che <em>in primis</em> è necessario rilevare un dato fondamentale: la crisi economica non è stata causata soltanto né principalmente dalla cattiva gestione dei singoli governi europei. Le principali cause risiedono altrove giacché la dimensione colossale e grave di questa crisi non può che rispondere a un problema sopranazionale. Ecco l’analisi in parole povere (perché certamente la complessità del tema richiederebbe uno sviluppo maggiore e più tecnico):</p>
<ol>
<li>Le grandi banche internazionali hanno orchestrato delle strategie finanziarie che hanno messo in crisi il sistema economico. Come dicevo nel mio precedente articolo sopracitato, è consigliabile la visione del documentario <em>Inside Job</em> per capire meglio a che cosa mi riferisco.</li>
<li>Il conseguente crollo del sistema bancario ha richiesto l’iniezione di liquidità monetaria da parte degli Stati per evitare il <em>crack</em> delle banche e il panico sociale. Di fronte a questo, le banche non sono state punite, e nemmeno regolate (perché quelli che dovrebbero disciplinare l’economia ne traggono profitto di quest’anarchia finanziaria), ma addirittura, in quasi tutti i casi, sono state aiutate per evitare “mali maggiori”.</li>
<li>Questo intervento degli Stati è stato pagato dai cittadini mediante il ricorso all’aumento delle tasse. Coloro che meno colpa avevano in questa perversa dinamica sono stati costretti a subire le conseguenze. E siamo alla prima botta.</li>
<li>A questo si aggiunge l’euro. Per molti paesi la sostituzione della moneta nazionale per l’euro ha sparato l’inflazione notevolmente e, per tanto, ha rallentato l’economia giacché le possibilità di acquisto e il movimento di capitale si sono ridotti. Questo, unito ad altri fattori ha accentuato l’indebitamento pubblico degli Stati (oltre che alle singole persone).</li>
<li>La vera gravità risiede nel fatto che gli Stati non si sono indebitati con se stessi ma con gli organismi bancari europei che emettono la moneta, quindi con i padroni del sistema finanziario internazionale. Di conseguenza si è indebolita la sovranità nazionale ed è scomparsa la possibilità di devalutazione di una eventuale moneta nazionale.</li>
<li>Il pago del debito pubblico è ricaduto ancora una volta sul popolo con l’ennesimo aumento delle tasse per permettere agli Stati il sanamento di tale situazione. E siamo alla seconda botta.</li>
<li>Tutte queste tasse e l’aumento dei prezzi a causa dell’inflazione hanno impoverito, provocato il fallimento delle imprese, la disoccupazione, lo scoraggiamento, la demotivazione, il pessimismo e, fa male dirlo, in alcuni casi anche il suicidio…</li>
<li>A questo aggiungiamo l’invecchiamento della popolazione, l’eccessivo assistenzialismo, lo spreco nella gestione della <em>res publica</em>, la corruzione, l’incapacità di alcuni politici, l’avanzata cinese, e quant’altro, abbiamo un cocktail esplosivo che fa implodere il sistema. Si chiama crisi economica, recessione, depressione. Ecco, ci siamo…</li>
</ol>
<p>Gli Stati non riescono a superare questa crisi senza chiedere dei crediti (ecco la parola amata dalle banche). A chi? A coloro che hanno creato questo disastro. I crediti si concedono a cambio di interessi. Questi interessi tengo gli Stati subdoli degli enti creditizi. Ecco la spirale dalla quale non se ne esce più. Il sistema implode; pero fino ad un certo punto. I poteri forti che hanno in mano la situazione non permetteranno che si sprofondi completamente. Li serviamo indeboliti, indebitati, sottomessi, ma non morti. Un morto non può rigenerarsi il sangue; e qui si tratta di succhiarci il sangue il maggior periodo di tempo possibile. Si tratta di fare un buon affare. Servono malati sì, ma non cadaveri. L’Europa sopravvivrà, ma soffrirà una continua spoliazione finanziaria.</p>
<p>Per aiutarsi a portare avanti la loro strategia, i padroni banchieri hanno &#8220;coinvolto&#8221; buona parte della politica e dei mass media.</p>
<p>Il leader di questi gruppi ha un nome e un cognome: Goldman Sachs. Non è un mistero, la rete digitale è piena di articoli che lo dimostrano.</p>
<p>La <em>Goldman Sachs Group</em>, fondata del 1869, è una delle più grandi banche d’affari del mondo, che si occupa principalmente d’investimenti bancari e azionari, di risparmio gestito e di altri servizi finanziari, prevalentemente con investitori istituzionali (multinazionali, governi e privati). Fornisce servizi di consulenza su piani di acquisizioni e fusioni fra aziende, su sottoscrizioni di titoli di debito, sulla gestione delle risorse finanziarie, ecc. È anche autorizzata al piazzamento di titoli di debito del Governo statunitense. Gli ultimi Segretari al Tesoro degli Stati Uniti sono loro uomini: Robert Rubin e Henry Paulson. Anche in Canada hanno il Governatore della <em>Bank of Canada</em>: Mark Carney.</p>
<p>Probabilmente ha dichiarato la verità Alessio Rastani quando dice che “i governi non governano il mondo, Goldman Sachs governa il mondo&#8221;. Infatti, sia il collasso bancario internazionale, sia l’eurozona, sembrano monitorati da questi signori. Buona parte delle persone che gestiscono l’economia in Europa sono della Goldman Sachs: Mario Monti in Italia, Peter Sutherland in Irlanda, Antonio Borges in Portogallo, Lucas Papademos e Petros Christodoulou in Grecia, Karen van Miert in Belgio, Otmar Issing in Germania, Charles de Croisset in Francia… Fuori della zona euro, in Inghilterra è possibile identificare a Paul Deighton e a Jim O’Neill, ecc. Soprattutto Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea, è un uomo della Goldman Sachs.</p>
<p>Di fronte a questa congiuntura, molti capitali europei se ne stavano andando all’Africa settentrionale. Addirittura parte dei debiti pubblici degli Stati e alcune grandi aziende le stavano acquisendo i governi di quei paesi; Gheddafi è un esempio di questo fenomeno. La Goldman Sachs e compagni non penso vedessero con buoni occhi questa situazione giacché non è difficile immaginare che volessero quelle risorse nei loro feudi di potere in America ed Europa. Il problema è stato risolto con la così battezzata ridicolamente “primavera araba” cioè con l’instabilità creata dalle rivolte o dalle guerre. I capitali europei si sono spaventati e sono tornati “a casa”… Non dico che le rivolte dell’Africa del Nord siano state provocate da loro (non dico neanche il contrario), perché non sono in grado di saperlo, ma a loro penso che sia andata benissimo così, con tanto di complicità dei governanti occidentali e l’appoggio delle Nazioni Unite sotto il titolo d’invasioni a scopo umanitario per la protezione dei civili innocenti che invece erano stati armati fino ai denti…</p>
<p>In realtà il rapporto tra questo potere finanziario internazionale e il mondo islamico meriterebbe uno studio approfondito; questa non è l’occasione. Solo un accenno. Il mondo islamico, almeno in buonissima parte, sfugge al controllo di questo super-gruppo di potere; dunque il rapporto tra questi due mondi è conflittuale. D’altra parte, però, la presenza del mondo musulmano in Europa, secondo me, è ben vista perché indebolisce l’egemonia della coscienza religiosa cristiana di Occidente che è fondata su certi valori che entrano in contrasto con gli spregiudicati metodi di dominio internazionale.</p>
<p>Tutta questa situazione sta uscendo allo scoperto. Il sospetto che buona parte della classe politica sia sottomessa a queste strategie infami in cambio d’interessi strettamente personali provoca disincanto e sfiducia nella politica ma anche radicalizzazione verso gli estremismi di destra e di sinistra, così come anche la scelta dell’antipolitica come sistema. E le ultime elezioni nei diversi paesi europei lo dimostrano senza ombra di dubbio.</p>
<p>Insomma, i problemi legati a questa situazione sono tanti, dall’economia alla politica, dalla società alla religione. Le conseguenze catastrofiche; molte di esse le ho già elencate prima. I tempi sono duri e temo che lo saranno ancora a lungo. La Provvidenza, però, ha in mano i fili della storia. Al Signore dobbiamo affidarci; in Lui radica la nostra speranza. Non ci abbattiamo, non ci scoraggiamo! Questa crisi è stata paragonata a una guerra. Come dicevo nel mio articolo precedente, in questo momento c’è bisogno di “proteggere noi e i nostri cari e, poi, di essere solidali con le vittime che questo bellico scontro finanziario, per il nuovo ordine mondiale, lasci strada facendo…&#8221;</p>
<p><em>P. Miguel Cavallé Puig, L.C.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Alcune brevi riflessioni personali sull’attuale crisi economica e sulla nuova guerra mondiale.</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 18:51:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>P. Miguel</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333;"><a href="http://www.miguelcavalle.com/2012/04/alcune-brevi-riflessioni-personali-sullattuale-crisi-economica-internazionale-e-la-nuova-guerra-mondiale-in-atto/imgres" rel="attachment wp-att-1473"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1473" title="imgres" src="http://www.miguelcavalle.com/wp-content/uploads/2012/04/imgres-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a></span>Il Corriere della Sera di oggi, 17 aprile 2012, parla di un vero &#8220;bollettino di guerra&#8221; nella nostra Italia e afferma che centinaia di persone, negli ultimi anni (e nel 2012 i dati sono ancora peggiori), si sono suicidate per colpa della crisi economica. Sì, si parla di bollettino di guerra cioè di caduti in guerra perché, infatti, siamo in guerra. Una guerra senza il solito armamento militare ma non per questo meno violenta. Una guerra crudele che lascia morti, povertà, distruzione&#8230; come le guerre di sempre. È una guerra che si combatte ahimè con l&#8217;economia.</p>
<p>I nuovi imperatori tiranni esistono. Stanno conquistando il mondo con le armi delle finanze. Hanno provocato la crisi. Stanno impoverendo le nazioni con le strategie belliche della moneta. Nel 2010, Charles Ferguson presentò il film &#8220;Inside Job&#8221; al Festival di Cannes e al Festival di Roma e fu vincitore dell&#8217;Oscar al miglior documentario nel 2011. Questo film indaga le cause della crisi economica del 2008-2010 e mette a nudo la corruzione sistemica negli Stati Uniti attuata dall&#8217;industria dei servizi finanziari e le conseguenze di questa corruzione sistemica. In questo documentario, quindi, si spiega tra l&#8217;altro come gli strateghi della guerra fredda passarono a lavorare per alcune potenti banche, quando fu superato il muro di Berlino, per creare strategie di guerra finanziaria.</p>
<p>E così fu. E cominciò la guerra tra le banche, le strategie di crediti e fondi derivati e quant&#8217;altro. E mentre questi tiranni si sono arricchiti a dismisura, il sistema finanziario è crollato. A questo aggiungiamo che, in Europa, con la strategia della moneta unica, i nuovi imperatori delle finanze hanno indebitato gli Stati, sottratto progressivamente le loro sovranità nazionali, e provocato una destabilizzazione dei mercati. Gli Stati appartenenti, ormai, hanno scarsissime possibilità reali di abbandonare l&#8217;euro senza precipitare verso situazioni di isolamento ancora peggiori. Ed ecco il cocktail perfetto che ha distrutto il sistema. Per ricuperare il terreno perso, dicono, è necessario aumentare le tasse ai cittadini, coloro che meno colpa hanno in questa crisi.</p>
<p>Non sanno che con l&#8217;aumento delle tasse arretra ancora di più l&#8217;economia, si scoraggia l&#8217;imprenditoria privata, si ferma la circolazione della moneta, si crea disoccupazione? Direi di sì. Non sanno che lo Stato dovrà venire incontro a questa emergenza sociale con più assistenza se non vuole la rivolta sociale? Direi di sì. E non sanno che facendo così lo Stato si impoverisci ed indebita ulteriormente? Direi di sì. E allora? Perché lo fanno? La risposta che mi viene subito in mente è: per impoverire gli Stati e per impoverire i cittadini sempre di più. Impoverendoli, questi disgraziati, cioè i cittadini e questi Stati, non avranno altra scelta che la richiesta supplicante di nuovi crediti e dunque di nuovi indebitamenti. A chi? A coloro che li hanno impoveriti e che hanno i soldi per poter offrire questi crediti. In parole povere&#8230; ci portano verso una schiavitù economica sempre maggiore, una spirale di distruzione di dimensioni colossali.</p>
<p>Questa strategia è molto simile a quella che gli organismi internazionali monetari usarono nei decenni scorsi con i paesi del Terzo Mondo per indebitarli e, quindi, ricattarli continuamente per le loro strategie internazionali di governo mondiale.</p>
<p>I gruppi di potere si arricchiscono sempre di più ed impoveriscono gli altri portandoli gradualmente verso forme di neofeudalismo o di neoschiavismo, mettendoli nella condizione di essere facilmente ricattabili anche in ambito politico, culturale e sociale. Fanno cadere governi, promuovono campagne ideologizzate, manipolano l&#8217;informazione, ecc. secondo i loro piani e le loro strategie di controllo.</p>
<p>In queste righe non c&#8217;è uno studio scientifico della situazione ma soltanto alcune riflessioni di un dato di fatto che, più o meno, tocca la vita di tutti noi. E ognuno deve prenderne atto. Non sono fantasie, paranoie complottistiche o cose del genere. È una realtà che si sta verificando e che basta aprire gli occhi per vederla: alcuni gruppi bancari strapotenti stanno facendo la guerra agli Stati e gli Stati per combatterla stanno succhiando i soldi ai cittadini&#8230; Essere consapevoli è il primo passo per sopravvivere a questa guerra in cui, consapevoli o meno, siamo coinvolti e finiremo sconvolti. Per combattere non sono necessarie le armi. È indispensabile ricuperare, questo sì, l&#8217;intelligenza e l&#8217;amore per l&#8217;autentica libertà. Perché? Per proteggere noi ed i nostri cari e, poi, per essere solidali con le vittime che questo bellico scontro finanziario, per il nuovo ordine mondiale, lasci strada facendo&#8230;</p>
<p><em>P. Miguel Cavallé Puig, L.C.</em></p>
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