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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456</atom:id><lastBuildDate>Mon, 23 Jan 2012 15:54:21 +0000</lastBuildDate><category>lily</category><category>Processi</category><category>Lo spettacolino imbarazzante</category><category>politica e dintorni</category><category>Ateneo Verona</category><category>Fumetti</category><category>CasaPound</category><category>Ateneo Siena</category><category>Elezioni europee</category><category>Lampedusa; Migrazioni</category><category>Berlusconi</category><category>Indignados</category><category>Racconti</category><category>Collettivo Facoltà Umanistiche</category><category>Patologia giudiziaria</category><category>Poesie</category><category>Governo</category><category>regina bianca dietro lo scialle</category><category>Da Verona</category><category>Ateneo Pisa</category><category>Centri Identificazione Espulsione</category><category>Cina</category><category>Dal mondo</category><category>MsdIUR</category><category>Onda anomala</category><category>Abruzzo e sisma</category><category>Corrispondenze</category><category>CAU</category><category>Ateneo Torino</category><category>Lampedusa</category><category>Economia</category><category>Capra nel traghetto</category><category>Ateneo Padova</category><category>Speciale Trenitalia</category><category>Le Scarpe dei Suicidi</category><category>G8</category><category>pulce_orecchio</category><category>Città</category><category>Pensieri</category><category>Lo scacciapensieri</category><category>Ateneo Roma</category><category>Panchine antidegrado</category><category>Dal burocratese</category><category>Passalacqua</category><category>Consigli comunali</category><category>Traforo Torricelle</category><category>Passeggiata col cane</category><category>Foto</category><category>Piazza Dante</category><category>No TAV</category><category>letture</category><category>Sonetto</category><category>Iran</category><category>Energie rinnovabili</category><category>Giurisprudenza  in prosa</category><category>Linguaggio</category><category>Ateneo Napoli</category><category>Ateneo Madrid</category><category>Roma</category><category>Le favole di Veronetta</category><category>La rivolta</category><category>Provvedimenti capolavoro</category><category>recensioni</category><category>Vignette</category><category>Crisi</category><title>Pagina/13</title><description /><link>http://pagina3dici.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Pagina/13)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>435</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/Pagina3dici" /><feedburner:info uri="pagina3dici" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><feedburner:browserFriendly></feedburner:browserFriendly><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-8308433865049694439</guid><pubDate>Mon, 23 Jan 2012 11:23:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-23T16:54:21.724+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Racconti</category><title>Terzo piano</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Matteo se ne sta seduto nel divano, come uno che deve prendere una qualche decisione importante. Il divano guarda il mobile e il muro che ci sta dietro, Matteo guarda un piattino di dieci centimetri di diametro sul proprio sostegno, il piattino è storto, gli dà fastidio come per i quadri, sul piattino c’è l’immagine di una città, sopra un nome. Il corpo è affossato nel divano, Maria va avanti indietro nella stanza facendo le sue cose. Ad un certo punto Matteo fa un grosso sospiro, di quelli che quando arrivi in cima al fiato il cuore ha un sussulto, forse spinto dal polmone dilatato o forse chissà. Forse non è il cuore, ma il polmone che spinge sulla cassa toracica. Finito il sospiro Maria è ancora lì che va avanti indietro. Per un attimo Matteo ci ha sperato. Ma non è successo. Nella stanza manca un orologio a muro, si sente che manca perché l’orecchio lo cerca, in compenso ci sono i passi pesanti di Maria (è leggera però lei) e le sue soste al tavolo, Matteo suppone, visto che non la vede, dalla sedia che si sposta, l’allontanarsi per un luogo remoto oltre la porta e il suo tornare. Ineluttabile. Matteo pensa a questo. Ineluttabile. Il viso si contrae in una smorfia misurata, Maria respira e si muove, manca un orologio nella stanza, Maria non vale un orologio. Quando poi si siede è silenzio completo. Dentro. Tra una macchina e un’altra è silenzio. Da dentro. Da fuori no. Le macchine passano irregolari e fanno diversi rumori, poi i motorini, qualche camion. Non sono prevedibili, per cui distolgono. Matteo cerca di allontanarle da sé, ma più ci pensa più le sente dentro, le sente passare da un orecchio all’altro, dentro la testa (e sentirle è niente, è collegare al rumore qualcosa, che frega). Come si fa a decidere qualcosa in queste condizioni? Maria tossisce, Matteo cerca di dire qualcosa; le prime parole gli muoiono nella gola secca.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Che palazzo strano. C’è un tizio che si chiama Montale. L’avevi notato? Sta su credo, al piano delle famiglie proprietarie. E’ sposato con una che si chiama Mereghetti. Come fai a chiamarti Montale? Credo anche di averlo visto l’altro ieri. Non poteva che essere lui. Già.” Silenzio. Maria sembra alzarsi dalla sedia diversamente che prima. I passi si allontanano verso il balcone, apre la porta ed esce. Entra rumore più forte, Matteo non può resistere, si volta. “Che c’è?” “Si sono fermati i Carabinieri sotto casa… Stanno andando all’altro ingresso.” “Lasciali perdere. Ti stavo dicendo” “Avevi finito” “Ti stavo dicendo di Montale e la Mereghetti, ma non sembra che ti interessi” “Non mi interessa”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Matteo torna a guardare il piattino, ma adesso non funziona più. “Prima stavo salendo dal garage, avevo appena messo via la bicicletta, ero piuttosto stanco, oggi fa caldo, ero un po’ storno, stavo salendo le due rampe di scale” “Scusa” “Che c’è?” “I carabinieri non hanno trovato chi cercavano. Stanno tornando in auto, ma non sembra che vogliano andar via. Ci sono anche i vicini sul balcone”. Le parole arrivano rotte dal rumore di fuori. “Ma mi ascolti o ti interessa solo di quei due lì sotto”. “Sono più di due”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Ero in cima alla seconda rampa di scale quando si apre l’ascensore ed esce quella ragazza carina che sta sua dalle famiglie, chissà forse è la figlia di Montale. Sarebbe divertente. Non so. Ci siamo quasi incrociati, dico quasi perché invece che passarla mi sono messo davanti a lei, l’ho fermata e l’ho salutata.” “Vengono di qua.” “L’ho salutata. Le ho chiesto come sta. Le ho detto che fa caldo. Poi le ho chiesto se le serve qualcosa. Mi sembrava affaticata, le ho sfiorato la mano, verso il polso, mi ha passato quasi di corsa, è uscita dalla porta e sono salito”. Il silenzio di dentro viene rotto violentemente dal campanello e il piccolo video sul citofono si accende. Il riflesso della lampadina sul piattino di dieci centimetri di diametro per un attimo si oscura, come se qualcuno avesse intercettato la traiettoria. “Vai tu ad aprire?”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Paugan&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-8308433865049694439?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2012/01/matteo-se-ne-sta-seduto-nel-divano.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-6978054010211162177</guid><pubDate>Mon, 23 Jan 2012 11:20:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-23T12:20:10.534+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Sonetto</category><title>addio</title><description>al cielo che si aggruma ciglio con ciglio macellano halalmente il pomeriggio le insegne di un locale vuoto nell'intermittente imbarazzo di un addio in ritardo in difetto fuori tempo massimo sempre dilaniate le muse su manifesti stracciati gli intonaci senza più unghie - perché era un addio, lo sappiamo entrambi - impiccati ad un telefono che è la misura del nostro essere precari perché chi ora lavora crepa uguale&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Niccolò&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-6978054010211162177?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2012/01/addio.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-7757405250362129314</guid><pubDate>Mon, 23 Jan 2012 11:16:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-23T12:16:23.963+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Pensieri</category><title>Montaggi del controllo</title><description>1.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si dà invenzione tecnica o tecnologica, né tanto meno implementazione di servizi, senza che esse comportino una diretta evoluzione dei montaggi di controllo. Che il controllo avvenga, del resto, tramite montaggi, tramite la concatenazione di invenzioni tra loro tanto discontinue quanto funzionalmente compatibili e innestabili le une sulle altre, è la più evidente delle lezioni desumibili dalle tecnologie della rete: ogni nuovo servizio, ogni espediente tecnologico scivola surrettiziamente, quale nuovo inaspettato ingranaggio, nel grande montaggio adibito al controllo dei viventi. Sì assiste così ad una inversione senza precedenti: se solo fino a pochi anni fa era la ricerca militare a fornire alla società civile i propri ritrovati, estesi così al punto da perdere ogni originario riferimento bellico (è il caso di Internet), ora è la stessa società civile a costituire, attraverso la pletora in espansione dei propri servizi, il più micidiale arsenale del controllo biopolitico. Non&lt;br /&gt;
passa giorno senza che il più innocuo dispositivo, una delle tanti opzioni delle quali non siamo mai&lt;br /&gt;
abbastanza full, si riveli inaspettatamente quale strumento incaricato di serrare ancor più le maglie del controllo – non soltanto quello economico e nemmeno quello puramente libidinale, ma il controllo diretto dei corpi, dei loro incontri e delle loro traiettorie, delle loro migrazioni e delle loro bio-grafie.&lt;br /&gt;
La principale caratteristica di simili montaggi è il loro carattere tanto intempestivo quanto in anticipabile, a fronte del quale ogni critica o lettura possibili risultano sempre sul punto di essere ridicolizzate dalle inaspettate pieghe dei montaggi, così come dai drastici cambiamenti funzionali. Del resto, è per lo stesso motivo che letture e critiche, decise a cogliere tali montaggi con la forza dell’evidenza, non possono che mancare costantemente tale movimento spesso aleatorio, appiattendosi così in complottismo, o in apocalittica. Sia il caso del dispositivo-autostrada: se le prime critiche ad esso rivolte miravano in particolare a stigmatizzarne la funzione di coercizione delle rotte e delle direzioni (la quale non si sarebbe data senza instaurare un nuovo partage psico- geografico), mai ci si sarebbe aspettati che un piccolo servizio quale il telepass – funzionale all’incremento della viabilità e delle performance di velocità – avrebbe implicato l’ennesimo salto di qualità del dispositivo, assurto ora a gigantesco registratore, ad archivio degli spostamenti di merci e individui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[continua]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-7757405250362129314?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2012/01/montaggi-del-controllo.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-4184086848207232333</guid><pubDate>Mon, 23 Jan 2012 11:14:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-23T12:25:42.833+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Pensieri</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Racconti</category><title>Fondamenta Sant'Angelo</title><description>&lt;div style="text-align: center;"&gt;Sull'ultimo ciglio del lago oscuro&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;stanno case dipinte che mai&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;furono abitate.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;E i locandieri dissepolti&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;nelle fondamenta dove adornano le onde&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;riparano ogni notte nelle&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;cantine, dagli urli dei gabbiani&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;della Laguna.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;In calle Larga della Chiesa in Saca&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;i ripiani di luci e terrazze&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;s'incastrano tra i rami ad una&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;stella cometa distante.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Calle Larga dei Lavraneri.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Fra fili tesi nei ponti &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;sciacquano di mareggiate&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;i marmi chini del canale&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;secondini a riposo di notte. &lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-hUEqCBG4Upk/Tx1A10Usm9I/AAAAAAAAApM/tNadgYgeqJU/s1600/LASACA5.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" src="http://3.bp.blogspot.com/-hUEqCBG4Upk/Tx1A10Usm9I/AAAAAAAAApM/tNadgYgeqJU/s400/LASACA5.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Rughe&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-4184086848207232333?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2012/01/fondamenta-santangelo.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-hUEqCBG4Upk/Tx1A10Usm9I/AAAAAAAAApM/tNadgYgeqJU/s72-c/LASACA5.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-8284138415702279231</guid><pubDate>Mon, 16 Jan 2012 23:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-17T00:52:27.730+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Racconti</category><title>Con la luna piena</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quella sera il tramonto aveva colorato l'Adige, ca era nu pantànu d'acqua róssa. Assunta si aggirava tranquilla dalle parti di Ponte Pietra, sperando di incontrarlo, di conoscerlo. In realtà, si sarebbe accontentata di guardarlo da lontano, di amarlo da lontano. Voci le avevano raccontato la sua clandestinità, il suo camminare leggero per rendersi invisibile ad occhi giudicanti, i suoi vestiti anonimi per non catturare l'attenzione di persone ostili. Non aveva idea di quale fosse il suo paese di provenienza. Sai che a 20 metri in linea d'aria da casa mia abitava una signora che trovarono morta massacrata sulle scale della cantina? Le piacevano i suoi capelli nerissimi, gli occhi che poche volte era riuscita ad incontrare con i suoi (abbassandoli subito per l'imbarazzo), la corporatura un po' smilza per i pasti saltati, la bicicletta da oliare con cui girava per il centro. Festività &lt;fe.sti.vi.tà&gt; s.f., invar. - CALENDARIO Giorno di festa in cui si celebra solennemente una ricorrenza religiosa o civile S festa, ricorrenza, vacanze (pl.): le festività natalizie; la festività del primo maggio.&amp;nbsp;&lt;/fe.sti.vi.tà&gt;&lt;/div&gt;&lt;fe.sti.vi.tà&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si diceva che volesse volare ma non ci riuscì, e non so per quale motivo...fu così che si fracassò sulle scale. Non so se sia vero, comunque io ero piccolo quando lei era viva.  Ad un certo punto apparve e si diresse proprio verso di lei. No, non si fermò, la guardò solamente per qualche istante e proseguì. Si fermò invece poco dopo. Si voltò e le fece cenno di avvicinarsi.  Quindi successe realmente, più o meno una quindicina di anni fa e il figlio, attualmente vivo, ha modi barbari, è un personaggio particolare... si dice ancora che la madre fosse una janara. Scopa &lt;scò.pa&gt; s.f. - UTENSILI Attrezzo per la pulizia dei pavimenti, costituito da un mazzo di filamenti in fibre naturali o sintetiche, fissato all'estremità di un lungo manico: prendi la scopa e aiutami a pulire il salotto. Assunta non sapeva nemmeno il suo nome, ma con estrema lentezza mosse un piede, poi l'altro, camminando con le gambe rigide per la tensione: e 'ddrà l'aspittàva lu Cifru, cu li ccòrna lòngh'e tturciniàti e l'uócchji lucènt com'a lu ffuócu, ca pareva nu zurru viécchju; la 'ncarzàva a lu trittu e la faceva cacà lu ssale*, senza alcun riguardo. Li arrestarono. Ma capirono che era meglio rilasciarli. La notizia del suo decesso ha fatto scalpore ma poi è morta lì. Le janare sono le streghe, si dice così nel nostro dialetto. Parecchie persone anziane qui, almeno fino a quando facevo le scuole medie, mettevano i chicchi di sale o una scopa davanti alla porta la sera, prima di andare a letto. Si diceva le janare entrassero in casa e si accanissero contro i neonati, storcendo loro i piedi e impedendone la crescita . Criniera &lt;cri.niè.ra&gt; s.f. ZOOLOGIA La frangia dei peli pendenti dal margine superiore del collo del cavallo e di altri animali, in particolare del leone maschio: il cavallo, nitrendo, scuoteva la criniera. Il giorno dopo si ripetè la scena. Non li arrestarono. Erano liberi di fare, con un guinzaglio al collo. Dovevano ringraziare, e ringraziare. Si amavano deturpati nelle loro azioni, loro che avevano osato oltrepassare i confini. Lui quelli terreni, geografici, lei quelli divini. O forse il contrario. O forse entrambi. Però ora potevano tutto, con un ago nel fegato. "Grazie, mio Signore". Assunta era nata nella notte di Natale, e solo una maledizione poteva accogliere tutte le persone nate in quel momento, il momento dedicato esclusivamente a Cristo. Con il sale e la scopa non c'era pericolo: le streghe infatti dovevano contare i granelli di sale e i filamenti della scopa per intero prima di entrare, ma non riuscendoci mai prima dell'alba restavano fuori. Assunta era una creatura del male, una puttana sorella dei lupi mannari che calpestava ostie cu la luna chjéna. E faceva l'amore col diavolo, col diverso, un essere dalla fisionomia animalesca. Le piaceva inoltre, perversa, intrecciare le criniere dei cavalli. Era solita farlo anche a Verona, in ricordo del suo paese natìo beneventano. Non metteva il sale nell'impasto per il pane, "sciocco" come la sua vita da quel giorno. L'accuntàvun'a tiémp'antichi li viécchji di lu paese.&lt;/cri.niè.ra&gt;&lt;/scò.pa&gt;&lt;/div&gt;&lt;scò.pa&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Giovanna Fucci&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;cri.niè.ra&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;*"E là l'aspettava Lucifero, con le corna lunghe e attorcigliate e gli occhi lucenti come il fuoco, che sembrava un vecchio caprone, poi la metteva allo stretto e se la montava"&lt;/div&gt;&lt;/cri.niè.ra&gt;&lt;/scò.pa&gt;&lt;/fe.sti.vi.tà&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-8284138415702279231?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2012/01/con-la-luna-piena.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-2112959556949057416</guid><pubDate>Mon, 16 Jan 2012 23:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-17T00:49:50.014+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">CasaPound</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Racconti</category><title>Le violenze razziste, la strage di Firenze, le responsabilità di CasaPound</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pietro Grossi, scrittore fiorentino, scrive sul Corriere della Sera del 14 Dicembre che "il razzismo in Italia non esiste" e che il duplice assassinio di Firenze "è da ritenersi il gesto di un pazzo, non di un invasato razzista". Scrive ancora che "il razzismo, quello vero, è un'altra cosa" e che "appiccicare alla strage di Firenze il cartellino di razzismo, significa contribuire all'esistenza del razzismo stesso". &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il giorno precedente, lunedì, Gianluca Casseri, militante di CasaPound (associazione i cui membri e simpatizzanti si definiscono fascisti del terzo millennio, e le cui aggressioni di stampo politico, omofobo e razzista si succedono sin dall'anno della sua nascita), autore di scritti deliranti sulla razza bianca, antisemita e negazionista, aveva ucciso a colpi di pistola due ragazzi senegalesi, ferendone altri tre nella sparatoria, per poi suicidarsi nella sua auto. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Circa una settimana prima, a Torino, il campo nomadi della Continassa era stato dato alle fiamme per vendicare il presunto stupro di una ragazzina, che aveva indicato genericamente alcuni "zingari" come i responsabili dell'accaduto. Poco dopo la ragazzina avrebbe confessato che si era inventata tutto. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quattro giorni dopo la strage di Firenze, a Verona, quattro ragazzini aggrediscono un tredicenne srilankese, prima spintonandolo, poi colpendolo con una spranga di ferro, ed infine versandogli addosso della birra da una bottiglia. Il giorno prima si erano rivolti al ragazzino con insulti razzisti. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A questo punto, bisogna innanzitutto capire che tipo di stupefacente avesse assunto Grossi prima di scrivere l'articolo, ma soprattutto (e l'analisi dell'articolo preso in considerazione serve proprio a questo) bisogna chiedersi per quale motivo, anche dopo gli ennesimi fatti di cronaca di questo tipo, una grossa fetta dell'opinione pubblica la pensi ancora come lo scrittore fiorentino, derubricando tali orrori come semplici ed imprevedibili atti di follia, che nulla hanno a che vedere con una "vera" violenza razzista. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Inoltre, nel caso specifico dei fatti di Firenze, il responsabile della strage non si può affatto definire una persona isolata dal mondo esterno, in quanto militante di un gruppo (CasaPound) che in questi ultimi anni (sul sito ideodromocasapound.org) aveva accolto a braccia aperte i suoi deliranti contributi "intellettuali" (Gianluca Iannone, leader di CasaPound, in un'intervista di Lucia Annunziata definisce Casseri proprio un intellettuale). Quindi, sostenere che il duplice assassinio è da considerare semplicemente il "gesto di un folle" (parole, queste, anche del sindaco di Firenze Matteo Renzi), significa chiudere gli occhi anche su questa realtà, la quale, mascherandosi da Associazione di Promozione Sociale, veicola e si fa portatrice di ideologie di chiara (e rivendicata) ispirazione fascista, che presentano, al loro interno, tutte le peggiori declinazioni e mitologie derivanti dal mondo dell'estrema destra. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come scrive Saverio Ferrari sul Manifesto: “Ieri notte da Roma è stata indirizzata a tutti i responsabili locali di CasaPound la seguente email: «Comunicazione interna urgente e riservata. Fare quadrato ora significa: negare la sua (di Casseri, ndr) appartenenza al movimento, cancellare ogni traccia, stare zitti e far parlare solo i dirigenti autorizzati». Troppo tardi.”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Chopin Hauer&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-2112959556949057416?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2012/01/le-violenze-razziste-la-strage-di_17.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-3051549875706298344</guid><pubDate>Mon, 16 Jan 2012 23:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-17T00:47:47.401+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Crisi</category><title>Gianpaolo Di Paola: che bel nome, decisamente simpatico</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Portrebbe entrare in una fiaba per bambini. In realtà, per ora, è entrato nel governo tecnico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Essendo un valoroso servitore della patria, il generale Gianpaolo, è stato nominato ministro della difesa.  Ecco qui: un militare al governo. Bello! Ministro e generale Gianpaolo Di Paola! Che ridere!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pensate che Papandreou, dopo l'annuncio del referendum sulle politiche di austerity e prima dell'avvento di Papadimos (il Monti greco), ha licenziato i vertici delle forze armate. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da noi, invece,  è stato nominato ministro, tra applausi bipartisan, il buon Di Paola, generale organico alla Nato, il quale non crede nella riduzione delle spese militari. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gianpaolo non crede. Così ha risposto a dei giornalisti che lo interrogavano sulla possibilità che il governo rinunci a nuovi strumenti di guerra. Ha detto testualmente: "non credo proprio". &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Subito mi sono detto: bè almeno è stato onesto. Poi però ho riflettutto sull'uso del verbo "credere". Che significa credere o non credere nelle spese militari? Si tratta di un atto di fede?! &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Io penso piuttosto che si tratti di volontà politica. Il Di Paola Gianpaolo generale e ministro avrebbe dovuto, secondo me, rispondere "non voglio proprio". E che il ministro Di Paola generale Gianpaolo non voglia ridurre le spese militari è cosa assai plausibile. Tanto è vero che dei 131 nuovi caccia f-35, che la nostra marina sta per comprare, il ministro Gianpaolo è un fun della prima ora. Pensate infatti che nel lontano 2002 fu proprio lui, il Gianpaolo generale, a recarsi al Pentagono per firmare il secondo memorandum d'intesa per la fabbricazione degli f-35  per conto del governo Berlusconi. Il primo memorandum, nel '98, fu una preoccupazione del D'alema. Riconfermata l'intesa nel 2007 dal Prodi le trattative si sono concluse nel 2009 con il Berlusconi che delibera l'acquisto di 131 aerei da combattimento per un ammontare di 15 miliardi di euro. 15 miliardi. Una cifra che da sola vale metà dell'austera manovra montiana. Il tecnico governo potrebbe ora rinunciarci, ma a quanto pare non ci crede, o per meglio dire, non vuole.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non mi fa più ridere niente. Nemmeno tutte le possibili combinazioni delle parole Di Paola, Gianpaolo, ministro e generale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;per info sulle spese militari:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;www.sbilanciamoci.org&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;www.disarmo.org&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;"Rifiuto"&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-3051549875706298344?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2012/01/gianpaolo-di-paola-che-bel-nome.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-5643855360598983217</guid><pubDate>Tue, 13 Dec 2011 10:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-13T11:36:52.968+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Racconti</category><title>Bernardo</title><description>Nel pomeriggio mentre lavoravo al computer mi arrivò una telefonata di Claudia. &lt;br /&gt;
• Si?&lt;br /&gt;
• Ciao bello, volevo invitarti stasera per una cenetta tranquilla..siamo in una decina di persone, verresti? - &lt;br /&gt;
• Si, ok. Porto una bottiglia di vino. Bianco o rosso? - &lt;br /&gt;
• mm, rosso. Ultimamente preferisco il rosso. - &lt;br /&gt;
• Bene, a che ora? - &lt;br /&gt;
• Per le 8,30. - &lt;br /&gt;
• Perfetto. A dopo.  - &lt;br /&gt;
• Ciao. - &lt;br /&gt;
• Ciao. - &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Finì il lavoro al computer e avvolgendomi nella mia enorme sciarpa grigia, mi recai al supermercato sotto casa per comprare una bottiglia di vino. Entrando salutai il ragazzo indiano che stava alla cassa poi mi lanciai deciso nel reparto vini. Pur essendo un piccolo supermercato perdevo sempre un sacco di tempo per decidere cosa comprare. Eppure aveva quattro vini in croce, e tutte le volte stavo lì impalato di fronte agli scaffali mentre tutti quelli dietro di me mi urtavano delicati sussurrandomi  “mi scusi”, “ permesso” mentre io ero indeciso tra il Custoza e il Nero d’avola dei quali conoscevo benissimo sia la qualità che il prezzo quindi la mia indecisione era totalmente priva di senso.&lt;br /&gt;
Alla fine optai per il Nero d’Avola.  Recandomi alla cassa notai che il ragazzo indiano che aveva sempre un sorriso per tutti, stavolta mi guardava un po’ affranto.&lt;br /&gt;
• Salve, ehm, tutto bene?&lt;br /&gt;
• Si.  Perché? –  risposi sorridendo.&lt;br /&gt;
•  Non ha una bella cera, la vedo un po’ pallido. – &lt;br /&gt;
• Pallido? – domandai.&lt;br /&gt;
• Si, un po’ grigiolino… – continuò lui. &lt;br /&gt;
• Bho. Mi sento benissimo – dissi tirando fuori dal portafoglio i soliti 5 euro.&lt;br /&gt;
• mm. – mugugnò lui mentre mi dava il resto e lo scontrino. –&lt;br /&gt;
Presi la bottiglia di vino e senza neanche salutare andai via mentre il ragazzo indiano continuava a guardarmi.  &lt;br /&gt;
Tornato a casa, posata la bottiglia di vino  e le chiavi sul tavolo bianco, mi guardai allo specchio del corridoio. Non notai nulla di particolare nel mio aspetto.  Il mio colorito mi sembrava quello di sempre, non particolarmente radioso ma neanche da malato terminale. &lt;br /&gt;
• Bho. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alle 8,30, nonostante il freddo di Novembre presi la bicicletta e con un sacchetto di tela con la bottiglia di vino dentro, mi recai a casa di Claudia. Sebbene facesse più freddo di quanto pensassi, non mi dispiacque pedalare con i Black Heart Procession nel lettore mp3. &lt;br /&gt;
Arrivai a casa di Claudia, scesi dalla bicicletta accaldato, tirai fuori il cellulare per farle uno squillo. Lei e i suoi coinquilini svampiti avevano il campanello rotto da un’eternità e quindi il telefono ne era diventato il sostituto. Notai Claudia che si affacciò alla finestra ma non mi notò poiché ero nascosto dalla colonna del cancello. &lt;br /&gt;
Aperto il portone, in due minuti ero di fronte alla porta dell’appartamento. Mi aprì la porta Marco. Il suo sorriso di benvenuto si trasformò in una smorfia di afflizione. &lt;br /&gt;
• Mio dio. – &lt;br /&gt;
• Eh?&lt;br /&gt;
• Cosa…ma stai bene? Mio dio. Entra, entra…-&lt;br /&gt;
Entrai mentre Marco mi squadrava. Attraversato il corridoio oscuro e la sala con le luci basse entrai in cucina posando la borsa di tela con la bottiglia di vino sul tavolo. &lt;br /&gt;
Claudia che aveva il naso nel frigorifero si volto per salutarmi. Le zucchine che aveva in mano le caddero per terra mentre, atterrita, si portava una mano alla bocca.&lt;br /&gt;
Marco continuava a guardare prima me poi lei. &lt;br /&gt;
• Ragazzi, cosa sta succedendo? -  dissi ridacchiando.&lt;br /&gt;
Non era la prima volta che si comportavano così. Inventavano sempre qualcosa, finti litigi, finte urla di dolore, simulazione di orgasmi provenienti dalle camere da letto e altre varianti di sorta. &lt;br /&gt;
• No, guarda che non…&lt;br /&gt;
Suonò il cellulare di Claudia.&lt;br /&gt;
• È Luca. – &lt;br /&gt;
• Vado io. – disse Marco.&lt;br /&gt;
• Tu siediti. – disse invece Claudia guardandomi torva. – Tu non stai bene e non sto scherzando, che hai combinato?- &lt;br /&gt;
• Dai…basta.-  risposi ridendo.&lt;br /&gt;
• No, guarda che non c’è nulla da ridere.-  sentenziò lei.  &lt;br /&gt;
In cucina entrò Marco con Luca. Luca per poco non cacciava fuori un urlo mentre gli cadeva dalle mani una scatola di biscotti. Il rumore della latta sul pavimento fu fastidiosissimo.&lt;br /&gt;
Luca, Marco e Claudia erano di fronte a me, mi guardavano con gli occhi sgranati. &lt;br /&gt;
• Ma come fa a parlare ?! – disse Luca rivolgendosi agli altri due.&lt;br /&gt;
• Non so da dove esca la voce…- rispose Claudia con un filo di voce. Marco raccolse la scatola dei biscotti con la mano tremante, continuando a guardarmi. &lt;br /&gt;
• Ragazzi…vi giuro, non capisco. – &lt;br /&gt;
• Ok. Portiamolo davanti allo specchio.- disse Claudio.&lt;br /&gt;
Marco e Luca mi alzarono di peso dalla sedia, trascinandomi quasi. Non capivo. Non riuscivo ancora a distinguere se si trattava di una delle loro solite sceneggiate pre-cena o se parlavano seriamente…Claudia aprì la porta del bagno e accese tutte le luci. &lt;br /&gt;
Marco e Luca mi spinsero dentro, quasi di forza, violenti.  Rimasero tutti e tre affacciati alla porta mentre ci guardavamo increduli a vicenda. Mi voltai, lentamente, finalmente davanti allo spec….&lt;br /&gt;
• ARGH! -  urlai – dov’è la mia testa?! – &lt;br /&gt;
Non avevo la testa, eppure parlavo, sentivo, vedevo tutto! Sopra il mio collo vi era il vuoto, non c’era sangue, non c’era niente, solo aria. &lt;br /&gt;
Mi voltai, mozzato, verso gli altri, increduli quanto me. Poi, Claudia, incrociò le braccia e guardandomi, per così dire, sussurrò quasi singhiozzando:&lt;br /&gt;
• Da quando ti ha lasciato hai perso veramente la testa…- &lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Kafka's Colpa&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-5643855360598983217?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/12/bernardo.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-8219136787939475930</guid><pubDate>Tue, 13 Dec 2011 10:34:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-13T11:34:48.761+01:00</atom:updated><title /><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-G9NeYBfbvgY/TucqOaoBDEI/AAAAAAAAApE/mAWldLyQanU/s1600/pag_13.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="640" src="http://4.bp.blogspot.com/-G9NeYBfbvgY/TucqOaoBDEI/AAAAAAAAApE/mAWldLyQanU/s640/pag_13.jpg" width="448" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-8219136787939475930?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/12/blog-post.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-G9NeYBfbvgY/TucqOaoBDEI/AAAAAAAAApE/mAWldLyQanU/s72-c/pag_13.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-4520965526324915137</guid><pubDate>Tue, 13 Dec 2011 10:33:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-13T11:33:47.344+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Sonetto</category><title>doppio sonetto al sonno italiano (materiali per le celebrazioni)</title><description>quando il mare comincia a restituire&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;il trattamento non deve essere&lt;/div&gt;i primi cadaveri in una bara&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;sintetizzato da dente per dente&lt;/div&gt;d'acciaio che non ha nome ma solo&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;ma bensì da testa per dente lui&lt;/div&gt;un numero un buco con un diametro&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;grida Italia e tutti devono alzare &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
di circa un metro e mezzo e decine&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;il pollice e rispondere uno un&lt;/div&gt;di corpi alcuni ridotti a brandelli&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;cavallo bardato per l'occasione&lt;/div&gt;di coloro per i quali la morte&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;rotolò a terra mentre attualmente&lt;/div&gt;non è completamente accertata&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;è consentito a chiunque di dire &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
una ferita lacero-contusa&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;quello che pensa a marzo lo sterminio&lt;/div&gt;di forma irregolarmente stellata&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;degli indovini e dei cantastorie&lt;/div&gt;con frattura di alcune falangi&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;che stavano annunciando nelle loro &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
e lesione da taglio al primo dito&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;profezie la fine: nessuno è&lt;/div&gt;e la cui pelle non conta mai niente&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;stato condannato nessuno è&lt;/div&gt;di fronte ai dividendi dei padroni&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;stato allontanato nessuno è&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-4520965526324915137?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/12/doppio-sonetto-al-sonno-italiano.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-8624387198631495070</guid><pubDate>Tue, 13 Dec 2011 10:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-13T11:37:46.975+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Ateneo Torino</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Racconti</category><title>Nel quartiere delle Vallette di Torino, i gruppi di edifici e case si stringono</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-osFSUeILbWk/Tuco3yVph_I/AAAAAAAAAo4/D7_RCh04xZ8/s1600/vallette1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" src="http://2.bp.blogspot.com/-osFSUeILbWk/Tuco3yVph_I/AAAAAAAAAo4/D7_RCh04xZ8/s400/vallette1.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;in cortili ombrati dalle terrazze. Ogni strettoia è il luogo dell'incontro tra i popolani. Le fondamenta dei palazzi sono vuote, i viali enormi e disadorni. Una città orizzontale, sdraiata tra i muretti ed i mattoni delle costruzioni. Nello slargo centrale, dove si esaurisce la linea 3 del tram urbano, una solo chiesa e dei graffiti attorno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poco lontano si organizzano squadre di tifoseria periferica, i nuclei ordinati degli abitanti. In inverno il sole del pomeriggio, alla discesa, crea vampe arancio su i palazzi di tutta l'area.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nelle vicinanze, un campo nomadi circondava una parte dei ruderi dell'antico campo da calcio. Ora la struttura è nuova, rimessa in moto, e famosa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il campo si sposta nella boscaglia poco discosta: ne nasce un villaggio di roulotte ed uno stabilimento centrale. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In una notte di dicembre questo incendia dopo una fiaccolata torinese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Rughe&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-8624387198631495070?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/12/nel-quartiere-delle-vallette-di-torino.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-osFSUeILbWk/Tuco3yVph_I/AAAAAAAAAo4/D7_RCh04xZ8/s72-c/vallette1.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-3766446422406451769</guid><pubDate>Wed, 07 Dec 2011 03:07:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-07T04:07:48.925+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Città</category><title>Potrebbe essere chiunque</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La proliferazione sistematica dei sistemi di sorveglianza e controllo abbraccia un'economia della paura perenne, del terrore permanente. Essa a sua volta si poggia sulla mancata conoscenza del preciso pericolo. Il punto di leva che innesca la macchina è proprio l'alone di incertezza che viene calato su chiunque, sul qualunque, sull'indeterminato. Presentato come tale, la macchina agisce per proteggerlo ed al tempo stesso per proteggere da lui; egli è il perno centrale ed al tempo stesso la macchina in atto. La macchina necessita di tutti i corpi, si inscrive in essi che ne diventano vettori, costituendo tutti insieme la macchina stessa. Chiunque è protetto da chiunque, per proteggere chiunque viene stretta la presa su chiunque, ed è chiunque che lo vuole e chiunque che lo fa. In questo meccanismo chiunque è chiunque, perché è solo come tale che partecipa a questa macchina. Anche quando viene posto in relazione con un nome (terrorista, sovversivo, pazzo, o anche più preciso, con nome e cognome), la sua identità e l'identità dei protetti tornano comunque ad essere diluite nel chiunque, espandendo nuovamente un'onda di paura-sorveglianza-protezione perché chiunque è il/in pericolo, chiunque è da proteggere, e si protegge da chiunque. Chiunque è il nemico da cui ci proteggiamo, ogni relazione è un'invasione, gli amici possono solo tradire. E alimentiamo questa macchina, e alimentiamo noi stessi. Paura-sorveglianza-protezione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Uno&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-3766446422406451769?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/12/potrebbe-essere-chiunque.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-4974100661146901859</guid><pubDate>Wed, 07 Dec 2011 03:06:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-07T04:06:33.560+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Città</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Racconti</category><title>I vicini dispari di calle San Pedro</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come tutte le vie di tutti i quartieri di tutte le città, calle San Pedro aveva abitazioni su entrambi i lati della via. Da un lato le case pari, dall'altro quelle dispari. La via apparteneva a un piccolo paesino di mare, che la città ha assorbito negli anni integrandolo come quartiere. Questo, porta sul mare della città, fu tradizionalmente un paesino di pescatori e di gente che costruiva la sua vita affacciata sul Mediterraneo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La vicinanza al mare, che dai palazzi della città è stata sempre considerata come una mera circostanza pittoresca, guadagnò improvvisamente un'importanza tutta nuova. Presto il dimenticato quartiere di pescatori si convertì in un territorio chiave per l'espansione e lo sviluppo urbano. La risorsa delle spiagge, i turisti, gli hotel, lo spettacolo e il glamour erano opportunità che sarebbe stato stupido lasciarsi sfuggire.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si disse agli abitanti che il vecchio quartiere sarebbe stato rivalutato, che da spazio aneddotico sarebbe diventato uno dei punti di riferimento della nuova città. Grandi costruzioni, nuovi negozi, zone verdi e una grande via centrale con il nome di uno dei paesani più illustri che il quartiere abbia mai dato alla luce, avrebbe attraversato l'antico paesino di mare da parte a parte.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come in ogni altra via del Cabanyal (così si chiama questo famoso quartiere), in calle San Pedro tutti i vicini si conoscevano, facevano vita comune e mangiavano porta a porta, con i propri bei e brutti momenti. E come in qualsiasi altra via la notizia della trasformazione imminente del proprio quartiere fu presa in maniere differenti. In particolare calle San Pedro si vedeva toccata in primis dal nuovo piano. I vicini delle porte pari avrebbero mantenuto le proprie abitazioni, al contrario dei vicini di fronte che le avrebbero perse per far spazio ad un parco.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I vicini dispari di calle San Pedro protestarono, si rifiutarono di essere espulsi dalle proprie case, dove avevano sempre vissuto, e si opposero alle demolizioni. Chiesero solidarietà ai vicini delle porte pari, coi quali avevano condiviso la vita per intere generazioni. Questi gli negarono ogni appoggio. Non erano le loro case ad essere minacciate e oltretutto la costruzione di un bel giardino avrebbe dato più eleganza alle loro abitazioni. A nulla valsero le discussioni, le lamentele e le richieste di solidarietà e unione. Le vecchie invidie, l'ignoranza, la freddezza e l'individualismo crebbero nella piccola via. Tra i vicini pari ci fu chi volle solidarizzare, appendendo cartelli rivendicativi al balcone, ma non tardarono le minacce e le intimidazioni per toglierli. Nel Comune intanto si sfregavano le mani.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le espropriazioni, i primi abbandoni, i primi vinti, quelli che decisero di abbandonare le proprie case per tanto invivibile che si fece la situazione, lasciarono spazio alle prime demolizioni e all'arrivo dei nomadi trafficanti. Poco a poco si chiusero tutti i negozi e le attività commerciali e la via si riempì di case in rovina, tanto tristi quanto pericolose, e terreni ripuliti dalle macerie, trasformando calle San Pedro nell'ombra, nel fantasma di quello che fu.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I vicini pari ancora attendono il famoso parco che darà glamour alle case ormai uccise dalle rovine. Calle San Pedro è il riflesso del danno che la avarizia e la paura pretendono fare nelle altre vie del quartiere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma ancora c'è chi resiste, chi tiene duro all'irrazionalità alla perdita di umanità. C'è ancora chi da tanto tempo dice che non vende, che non abbandona, che non se ne va. Non credono alle menzogne, non si intimoriscono davanti alle minacce. Difendono il quartiere, dove vogliono continuare a vivere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Eleuterio Gabón&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;---&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;i&gt;Articolo uscito come introduzione ad una puntata di Dal Mort Al Degollat, programma di controinformazione e umore acido in onda dal 2007 al 2010 su Radio Malva, a Valencia.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-4974100661146901859?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/12/i-vicini-dispari-di-calle-san-pedro.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-8478798808152367790</guid><pubDate>Wed, 07 Dec 2011 03:05:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-07T04:05:07.868+01:00</atom:updated><title>Mobilitazione totale, tecnicizzazione totalitaria</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Quello che avviene ora è che il capitale in quanto selbstzweckmaschine (macchina che ha il suo fine in se stessa) si è unito con la circolarità della vita. Questa realtà che ci si presenta come pura ovvietà la (ri)produciamo semplicemente vivendo, più precisamente, vivendo la nostra vita.»&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Lopez Petit&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;* * *&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si potrebbe rubricare tale evento quale diretta espansione di un principio di utilizzabilità generalizzata. In altri termini, ciò che qui viene a compiersi è niente meno che un'opera di tecnicizzazione senza eguali, all'interno della quale ogni movimento, singola pulsione o abbozzo di divenire, devono essere da sempre ripresi all'interno di un regime di utilizzabilità. Se la mobilitazione del corpo ha sempre costituito il mezzo più efficace che il potere potesse annoverare nel proprio arsenale, questa mobilitazione si è sempre dimostrata – pur nel suo darsi come totale – alquanto parziale: sia nella società disciplinare, dove la repressione si scagliava contro i corpi per ghermirli, sia nella società del controllo, attraverso la quale la normalizzazione perseguita incideva i corpi fino a torcerli contro se stessi (individui schizo e intermittenti), il movimento di mobilitazione incontrava già nel suo darsi le proprie zone di opacità, i propri residui inutilizzabili o rivoltanti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Diversamente da ciò, la mobilitazione ipermoderna si è spinta là dove nessuna precedente mobilitazione totale era riuscita a penetrare: nella tecnicizzazione totalitaria, non tanto del corpo o dell'individuo, quanto piuttosto delle stesse forme-di-vita. Tecnicizzazione a tal punto totalitaria da confondersi – se non compiutamente, per lo meno continuamente – con le nostre stesse vite, rese trasparenti a se stesse. Rese trasparenti (con tutta la violenza mostrata da questo participio presente) in ogni respiro, in ogni battito, fino all'infima pulsazione, finché tutto ciò non tra-sparirà nella giusta adeguatezza a quel movimento di cui le forme-di-vita desiderano farsi carico - movimento che, in realtà, quale prezzo insito in ogni tecnicizzazione, si farà a suo turno carico delle stesse forme-di- vita. Circolarità (del) capitale della vita.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;* * *&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il principio di utilizzabilità generalizzata (o di tecnicizzazione totalitaria) coincide con il nuovo Führerprinzip ad uso delle novelle aspiranti forme-di-vita, confezionate su misura per l'individuo che, preso in un incessante movimento di appropriazione, vuole afferrare e governare la propria esistenza (e la configurazione di uno «Stato paranoico che – estraendo dai segni erratici, emessi dalla realtà, un “tutto ha senso” - inventi continuamente nemici da attaccare», non è altro che la sua controparte così come il suo complemento). (Del resto, dimenticare ciò significherebbe mancare del tutto la portata di un concetto quale quello di “società spettacolare”: mancare, in primo luogo, il conflitto che abita ogni forma-di-vita, nel momento in cui questa si spinge fino ad offrire – ed offrirsi - se stessa quale Spettacolo.) «Il fascismo postmoderno non produce individui normalizzati ma esattamente l'opposto, individui con iniziative e inquietudini, in altre parole, capitalisti di se stessi». Il passaggio dalla fabbrica all'impresa, l'impero del Management, non alludono che a questo: alla compiuta realizzazione della forma-di-vita gestionale e non più – o meglio: non più solamente - gestita. Non più uomo recluso, non semplice uomo indebitato, bensì uomo capitalizzato, nel quale ogni divenire, ogni slittamento è colto solo nell'atto della sua capitalizzazione, della sua tecnicizzazione. Le due operazioni, del resto, procedono congiuntamente, poiché all'interno del regime capitalista l'evocazione volontaria dei divenire e degli slittamenti delle vite si da sempre quale strumento nelle mani del fascismo postmoderno. (E' così sui divenire e sugli slittamenti, ben prima di ghermire i corpi, che si abbatte in modo privilegiato il peso della disciplina.) Non più recluso, dunque: poiché nessuna immaginazione di un fuori interverrà a lenire il suo disagio. Non semplicemente indebitato, poiché nessun creditore potrà mai rimettere la sua condizione, risolvere o deporre il legame che lo cinge. Se «vivere la nostra vita» deve così giocoforza comportare tanto la «nostra» impossibile reclusione quanto il «nostro» ineluttabile stato-di-debito, ciò è perché di questa «nostra vita» è stato fatto – non senza una certa dose di malizia pubblicitaria – un «proprio» appropriabile solo al prezzo di neutralizzarne l'aspetto comune e tecnicizzarne i residui inammissibili, inutilizzabili.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;* * *&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Tranne poche eccezioni, però, simili atteggiamenti caricaturali sono diventati la principale ragione di vita, di lavoro e di sofferenza per chiunque manchi del coraggio di votare la società ammuffita in cui vive a una distruzione rivoluzionaria. Intorno alle banche moderne, come intorno agli alberi totemici dei kwakiutl, il medesimo desiderio di offuscare gli altri anima gli individui e li trascina in un sistema di piccole parate che li acceca reciprocamente.»&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Bataille&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-8478798808152367790?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/12/mobilitazione-totale-tecnicizzazione.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-1197147952174292827</guid><pubDate>Wed, 07 Dec 2011 02:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-07T03:58:53.904+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Città</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Pensieri</category><title>Era  una situazione simile a quella d'un esploratore</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-mRAw4R4OnJQ/Tt7WUkq7I2I/AAAAAAAAAos/U4_WZ9LzD7s/s1600/sangone+a+sud+1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" src="http://4.bp.blogspot.com/-mRAw4R4OnJQ/Tt7WUkq7I2I/AAAAAAAAAos/U4_WZ9LzD7s/s400/sangone+a+sud+1.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Era  una situazione simile a quella d'un esploratore, che volesse ricavarsi un luogo nel vivo d'una foresta vergine: con quanto più accanimento lavorasse d'accetta, tanto più folta e possente la foresta gli ricrescerebbe d'intorno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Scoppiano proiettili, i bambini di cartone, i tubi del petrolio sotterranei nel ghiaccio e le scintille, che le nonne al riparo disfano i fili ed il freddo di dicembre divora i muretti.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le luminarie già pomeridiane delle vie eterne, i perimetri dei corsi che separano le dentellature di case popolari, magazzini, muri di cinta e torri di mattoni e cemento irto ed acuto. Luci delle cucine ed addobbi ad intermittenza respingono gli scatti dei semafori, i riflettori delle automobili e gli scuri volti inesistenti dei pedoni. Agli angoli di Mirafiori urlano dai tombini tori ed uccelli senza direzione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel quartiere gli individui notturni fuoriescono da basamenti scavati, cortili di detriti, intricati corridoi divelti e muri, come maschere d'oggetti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le case immobili rimangono invisibili, ciò che ciondola acquista volto, come una minaccia, solo all'orlo dello schianto. Minuscoli popoli imbragati dal buio del confine meridionale della città. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'aumento precipitoso degli abitanti delle case popolari è coinciso con un tumultuoso incremento di occasioni di incontro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dalle scale ai cortili, le piazzette ed i marciapiedi, i cancelli, le ringhiere ed i praticelli incolti ed incolori. Solo la nebbia rimandava l'idea che qualcosa fosse ancora gelido tra i cittadini e le loro dimore come castelli monolitici.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel momento in cui il quartiere si dimostra un tentativo riuscito di neutralizzazione e distruzione psichica della sua popolazione nuova, migrante, ecco che la lotta al suo interno è non già più sabotaggio, quanto affermazione violenta, fino all'assassinio di classe. c'è un'urgenza di esserci, in qualche modo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il quartiere lentamente venne disciplinato e governato con l'immissione di corpi speciali di controllo e sorveglianza, inedite leggi e costruzioni urbane. Poi venne il tempo dello svuotamento e del benessere per alcuni dei rimanenti. Qualcosa si ruppe nel dinamismo degli incontri e sopravvenne lo spettrale spazio odierno di condomini in ombra, strade piene d'auto e negozi che s'armano di natale. Il conflitto è assunto in risentimento individuale verso il prossimo, per il vicino abbruttito.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella pace del fiume (Sangone) si ritrova il silenzio che la foresta non concede all'esploratore.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-1197147952174292827?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/12/era-una-situazione-simile-quella-dun.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-mRAw4R4OnJQ/Tt7WUkq7I2I/AAAAAAAAAos/U4_WZ9LzD7s/s72-c/sangone+a+sud+1.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-8482294991218506294</guid><pubDate>Wed, 07 Dec 2011 02:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-07T03:57:08.353+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Città</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Pensieri</category><title>Nascondino</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Provateci e prendetelo come un gioco. Provate a fare una passeggiata in città, da soli, in coppia o in gruppo, non importa, e tentate di attraversare la città come fate normalmente, ma con una piccola clausola: evitare la videosorveglianza. Camminare non prestando il proprio viso, il proprio corpo, il proprio muoversi, alla cattura, alla fotografia, all'osservazione, alla registrazione. Evitate che la vostra traccia sia archiviata e sterilizzata, che perda il suo essere un passaggio sentito, percepibile ed esperienziale, che modifica, che incide, in favore di una semplice immagine d’archivio. Evitate telecamere di ogni tipo, evitate gli occhi elettronici, ovunque essi si trovino.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se avete ben schivato l’ossessivo sguardo normalmente puntato insistentemente su di noi, se avete ben giocato, beh, è una città tutta particolare. Niente banche e niente sportelli innanzitutto. Edifici universitari assenti, edifici governativi ed amministrativi pure, poche scuole, pochi cinema e teatri, ma forse neppure le discariche, neppure le zone private in cui i supermercati ed i centri commerciali gettano i rifiuti (quante telecamere inaspettatamente puntate sui cassonetti e quanti cancelli a chiuderli). Pochi monumenti, poche piazze, poche strade grandi e larghe, e poche vie del centro storico. Sedi televisive, dei giornali, uffici importanti, palazzine di avvocati e contabili? No. Questure, basi militari, caserme? Neppure. Qualche villa storica, qualche casa dei ricconi, solo qualche nuovo complesso formato da cinquanta nuove villette a schiera, tutte uguali ed ugualmente amabili. Parchi, aree verdi, parcheggi? Forse, alcuni, ma non certo passando dal cancello principale. Stazioni dei treni, metro, ed altri simili mezzi di trasporto? No.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cosa vi resta, che città rimane? La città al buio, la città oscura(ta), non certo notturna, ma neppure esposta al Sole. Che sensazione dona questa nuova città? Città che resta nell’ombra, buia, non illuminata neppure di giorno. Zone dimenticate? Zone morte, annoiate di se stesse? Zone libere? Zone in cui non succederà mai nulla? Zone in cui è già successo ma si è anche già dimenticato? Periferie dello sguardo assoluto, situate qualche grado troppo in là rispetto all’arco dell’osservabile? Zone in cui il “pubblico”(in ogni sua sfumatura) non è di casa? Non so, però provateci.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Essaye&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-8482294991218506294?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/12/nascondino.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-5711439099650803738</guid><pubDate>Mon, 28 Nov 2011 06:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-28T07:02:00.212+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Pensieri</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Racconti</category><title>L’arte: un sollievo alla tragicità della vita</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel corso della sua storia l’uomo ha sempre cercato la bellezza nell’Arte, nella rappresentazione delle emozioni, dei sentimenti e delle passioni, in una tela come su un foglio di carta, o sulle corde di un violino o sui tasti di un pianoforte.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ogni espressione umana ha come criterio la bellezza, così come ogni opera ha, in essa, il suo fine.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’Arte è desiderio, fantasia, sogno di una realtà perfetta, che non esiste in alcun posto se non nello spirito, nell’anima di ogni individuo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’Arte è l’esaltazione dell’individualità, l’espressione dell’io per eccellenza, e per questo l’uomo ha sempre avuto bisogno di essa, perché l’essere umano è individuo, è singolarità prima che pluralità, comunità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La società è un insieme di individualità che interagiscono tra loro, che comunicano attraverso il suono delle parole, i movimenti del corpo, i colori e le forme delle immagini. L’uomo, quindi, oltre che individuo è anche “animale sociale”, ovvero possiede un bisogno necessario di relazionarsi con l’esterno, per capire sé stesso, per riconoscere, hegelianamente, la propria essenza, la coscienza di sé.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’Arte esprime, allora, la totalità dei bisogni umani, perché con essa l’uomo ha la capacità di esprimere sé stesso, relazionarsi con gli altri e cercare o sognare la perfezione, la bellezza, l’Assoluto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Essa è forma dell’irrazionalità e mezzo e fine della realtà; rappresentazione della soggettività e strumento di relazione della molteplicità; insomma, è l’essenza della vita stessa, la sostanza dell’uomo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’Arte, per usare un’espressione del Verga, è la “manifestazione dei propri gusti, una forma di benessere, di civiltà, in fondo alla quale non c’è altro che il godimento materiale”; essa, come ricerca della bellezza, si configura allora anche come ricerca del piacere, ovvero come il tentativo di soddisfazione dei propri bisogni - materiali e intellettuali - volto al raggiungimento di un equilibrio, di un sollievo, di una pace interiore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La bellezza è utopia, desiderio, irrazionalità allo stato puro, idealità per eccellenza, cui l’uomo tende per natura e che si ostina a cercare ed identificare con l’unico mezzo in suo possesso: la materialità, cadendo, inevitabilmente, nell’imperfezione, in una contraddizione impossibile da sciogliere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La realtà non è mai bellezza: le si può avvicinare, ma non sarà mai perfezione assoluta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Della bellezza le manca l’essere eterno e immutabile, l’ordine, la provvidenzialità, la semplicità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La realtà è invece complessa, caotica, immediata, a volte senza un senso, un nesso, senza un perché.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La realtà, però, può essere mascherata da bellezza, e pur restando apparenza, “fuggevolezza”, spesso viene accettata o creduta come tale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma l’inganno, prima o poi, sarà comunque rivelato, dal tempo e dalla natura stessa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ne è l’esempio la storia di Nanà, un romanzo del 1880 del naturalista Emile Zola, che racconta di una giovane e bellissima donna, incapace di amare, che dall’infanzia misera raggiunge l’elite della società recitando a teatro e accettando la corte di ricchi spasimanti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In questo modo vive mantenuta fino alla morte, avvenuta per malattia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La ragazza, che non a caso interpreta la dea Venere nelle sue opere teatrali, è oggetto di desiderio degli uomini e del pubblico, che ogni sera aspetta ansioso la sua entrata in scena per poterla ammirare; ma il vaiolo, che rapidamente la porta alla morte, rovina la sua bellezza, rendendola irriconoscibile, se non attraverso il richiamo di quei capelli che “conservavano il loro fiammeggiare di sole”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di lei resterà un “carnaio”, “carne marcia” buttata su un cuscino, tant’è che l’inserviente mormorerà: “ah! È cambiata, è cambiata!”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sul letto di morte Nanà avrebbe potuto arrivarci in tutto il suo candore, in tutta la sua bellezza divina, ma il caso, la natura, la vita, ha deciso di riservarle una fine impietosa, indegna, per un motivo incerto, senza un vero perché.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di fronte alla tragicità della vita, alla crudele casualità della realtà, l’uomo cerca di risolvere la sua impotenza attraverso l’Arte, con cui esso finalmente può decidere, anche se non del tutto, la sorte della sua opera e, con essa, rallentare il tempo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right" class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Alessandro Rigo&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-5711439099650803738?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/11/larte-un-sollievo-alla-tragicita-della.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-4468518465400436171</guid><pubDate>Mon, 28 Nov 2011 06:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-28T07:01:00.064+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Le favole di Veronetta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Pensieri</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Racconti</category><title>Le favole di Veronetta</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Personaggio 2&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fëdor / Il guardiano dei ponti&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono anni che i miei studi mi hanno portato ad abbandonare le mie lande desolate e innevate per trasferirmi a Verona. Sono anni che abito in Veronetta, forse troppi. Sono anni che vedo, osservo e continuo a scoprire i personaggi che bazzicano per questo “magico” quartiere. Sono anni che incontro il “doganiere” di Veronetta, anche soprannominato Dostoevskij. L’avrete visto senz’altro anche voi almeno una volta, difficilmente passa inosservato. Alto, magro, capelli lunghi castani, sempre legati a coda ed una lunga e folta barba che nasconde la sua bocca. Per quanto riguarda l’abbigliamento poi, come i personaggi dei cartoni animati, è sempre vestito uguale, polo rosa salmone e pantaloni beige. È talmente affezionato al suo abbigliamento, che anche nelle stagioni più fredde, nonostante abbia una giacca per coprirsi, è possibile notare la sua polo rosa salmone, fare capolino da sotto i suoi indumenti invernali. Il nostro Dostoevskij  è un doganiere perchè è possibile trovarlo nel bel mezzo di ponte navi o ponte nuovo, fermo a scrutare le persone che lasciano la zona bene di Verona per entrare nella tanto bistrattata Veronetta. Vigile e attento osserva la persone che passano, senza proferire mai una parola, tant’è che fino a qualche mese fa mi era venuto addirittura il dubbio che fosse muto. In una giornata anonima di settembre i miei dubbi sono stati smentiti. Stavo entrando in Veronetta passando su ponte nuovo ed eccomi comparire davanti il nostro Fëdor, non era solo. Era con una donna con la quale stava intrattenendo una conversazione! Dopo anni che lo vedevo sempre silenzioso e solitario, per la prima volta l’ho visto e sentito parlare e la cosa più sconvolgente è che ha una voce giovanile! È proprio vero che la barba invecchia le persone, infatti credevo che avesse più di quarant’anni, mentre invece il suo timbro di voce si avvicinava di più a quella di un trentenne. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Abitanti di Veronetta dormite pure sogni tranquilli, a vigilare su di noi c’è sempre presente il nostro Fëdor Dostoevskij che controlla chi entra e chi esce dal quartiere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Matte&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-4468518465400436171?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/11/le-favole-di-veronetta.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-7553219686874422576</guid><pubDate>Mon, 28 Nov 2011 06:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-28T07:00:04.850+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Racconti</category><title>Bulgagov*</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Avevo fame. Tanta fame, troppa fame. Quella fame che ti alzi dalla sedia ed inizi ad aprire tutte le ante e gli stipi e gli armadietti e il frigorifero e non c’è mai un cazzo, per intenderci. E quindi ti aggiri, nuovamente, per casa, rabbioso, aprendo ante, stipi, armadietti e frigorifero e ancora una volta non c’è niente sebbene tu abbia sperato di trovare quanto meno delle fette biscottate da mangiare così, a secco. E invece neanche quelle. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Compro qualcosa!-  urli. – un kebab!-  urli più forte. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Prendi il portafoglio, lo apri, e le tue finanze si aggirano intorno ai 70 centesimi, arrotondando.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Imprechi, però puoi andare sempre a prelevare al bancomat, in piazza, sotto casa. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poi vedi la tua immagine riflessa nello specchio della camera e ti rendi conto che hai l’espressione di un fumatore d’oppio e il pigiama con i puffi. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- No. Effettivamente non ho nessuna voglia di cambiarmi, né di uscire di casa. Ho fame adesso. La mia fame è qui, ora. –&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Apri di nuovo il frigo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- dai! Non è possibile che non ci sia nulla!- &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I ripiani dei miei coinquilini, partiti per Amsterdarm, stì stronzi, vuoti, come i loro cervelli, in questo momento probabilmente. Sento persino le loro risate fastidiose, in lontananza, distorte, prolungate, con gli angoli della bocca che gli arrivano alle orecchie.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- ma andate a cagare. – &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poi, ecco che improvvisamente cambia tutto. Provate ad ascoltare la canzone don’t be light  degli Air e capirete di quale atmosfera parlo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Eccolo, il Santo Gral degli affamati. Una busta in fondo al frigo. Un sacchetto di plastica, bianco e immacolato come la Vergine Maria. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Afferro subito il mio tesoro egizio avvolto nella plastica. Chiudo il frigo con il piede mentre apro la fatidica busta. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo sgomento e il terrore. Delle stramaledette u o v a. Quattro uova racchiuse in una scatola di cartone grigia recante la dicitura: L’uovo Biologico! La natura direttamente a casa tua! &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- ma andate a cagare! -  ripeto, di nuovo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho un problema con le uova. E non è colpa mia, bensì della mia immaginazione. Quando rompo le uova credo sempre di trovarvi qualcosa di strano e orribile. Feti di pulcini, zampette di qualcosa, mostri vari, macchie strane, bolle altrettanto strane. Una volta, osservando bene una di queste macchiette  mi ero convinta che ci fosse qualcosa di assolutamente alieno tanto da buttare l’uovo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Solitamente quando racconto questa cosa agli amici, sorgono due scuole di pensiero. La prima, quella degli scettici mi guarda male e risponde:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Ok. Sei imbecille. -&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La seconda, quella dei curiosi, sebbene mi guardi comunque male, risponde:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Effettivamente potrebbe accadere…- &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La mancanza di un’idea precisa e dati scientifici sull’argomento mi impedisce di pensare in maniera razionale quando mi trovo dinanzi ad un uovo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sperando di poterle buttare, controllo la data di scadenza ma questa è ben lungi dall’essere vicina. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono veramente costretta a mangiarle. Almeno due. Potrei fare una frittatina, o farle bollire, giusto per sopravvivere a questa domenica di Ottobre. Eppure l’idea di aprirle, di sentire quel “crack” del guscio che si infrange sul bordo del piatto, il bianco lattescente che si spande lento e il tuorlo che si piazza lì, al centro, ballando un po’…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non posso più esitare però, ho troppa fame. E dunque, prendo un piatto, una forchetta, afferro queste uova fatali* le guardo, con calma, cerco di prendere aria, chiudo gli occhi,  il guscio sta per rompersi….&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;2 GIORNI DOPO.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Ma come? Non l’hai saputo?-&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- No. Cosa?-&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- è scoppiata la caldaia, domenica. C’era solo lei in casa, gli altri erano ad Amsterdam, pare che in mezzo al macello abbiano trovato un sacchetto con delle uova, integro. Assurdo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Kafka's colpa&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-7553219686874422576?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/11/bulgagov.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-5620605849529103079</guid><pubDate>Wed, 23 Nov 2011 16:22:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-23T17:22:45.179+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Berlusconi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Governo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Racconti</category><title>10 maggio 1994 – 12 novembre 2011</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quest’uomo vogliamo ricordarlo così:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;nato povero, si è costruito da solo, che si interessa di calcio, amante della vita e del divertimento (ah quante donne ha ammaliato, e quante ne ha fatte felici a suon di spicci), simpatico (come dimenticare le sue insuperabili battute e barzellette ed i suoi divertenti scherzi a figure politiche nostrane e straniere), con un po’ di grano (Gates,  Zuckerberg, russi e sceicchi, magari son più ricchi di lui, ma si difende bene lo stesso, poi se non avesse così tante spese legali...) e le leggende narrano che ci sappia fare. Un torero impavido, niente e nessuno poteva anche solo impensierirlo. Per questo una sera, facendosi annusare la mano da Vespa, disse che quello che stava annusando il portiere di porta a porta era odore di santità. È stato modesto quella sera, d’altronde un invincibile, beh potrebbe essere benissimo una divinità, non un semplice santo. Invece si è rivelato un mortale. È stato sconfitto ed ha dovuto abdicare...Grazie, e ora  anche tutti gli altri politici ti seguano e anche loro se ne tornino a casa. Tutti, ma proprio tutti. C’è bisogno di fare tabula rasa e di trovare qualche persona nuova, nella speranza che arrivino anche idee nuove, rivoluzionarie. C’è davvero la necessità di rinnovare in toto la classe dirigente. I personaggi dei Monti della Goldman Sachs non sono una soluzione accettabile, i ristoranti si svuoteranno e si riempiranno le bare dei disperati, dei senza lavoro, dei licenziati, degli studenti, degli ospedali...grazie alla loro politica di tagli ad occhi chiusi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;M.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-5620605849529103079?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/11/10-maggio-1994-12-novembre-2011.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-8098917125325510463</guid><pubDate>Wed, 23 Nov 2011 16:21:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-23T17:21:17.575+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Città</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Racconti</category><title /><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-30l147xbfXs/Ts0dIzU7M-I/AAAAAAAAAok/DyIUSCM1cJw/s1600/la-press-2-1479626_0x410.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="211" src="http://3.bp.blogspot.com/-30l147xbfXs/Ts0dIzU7M-I/AAAAAAAAAok/DyIUSCM1cJw/s320/la-press-2-1479626_0x410.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La prospettiva è parziale: ad ogni svolgimento di fatti, ai fatti s'incasellano gli uomini, le cose, i luoghi, i momenti. Sembra davvero difficile riuscire ad affiancarsi agli accadimenti senza la pretesa di inquadrarli in cornici più grandi. Rimanere parti parziali degli svolgimenti  e non curatori, tutori di essi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se una folla si muove da una piazza ad un altra, bruciando i margini della strada, svellendo il cemento ed i sassi per farne un'arma; se degli uomini in un angolo pregano ed insieme coprono con la bandiera di un paese arabo; se le donne urlano a bocca scoperta oppure attendono in casa il ritorno del marito con il cibo pronto. Ci sono cortili di intonaco che divengono moschee, dove al mattino, alla sera si odono le invocazioni; nella piazza al calare del sole svaniscono le donne, le porte delle case rimangono socchiuse, il rumore finisce.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I movimenti delle mamme giunte in solidarietà ad una famiglia in sfratto sembrano quelli dei galleggianti nel mare: prima sotto, vicini ai muri e ai bambini, poi sopra riemergono, si allontanano timorose, di un codice civile e penale (poliziesco) e di un confine religioso e familiare che ha dei margini estremamente chiari.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le città italiane che cominciano a sperimentare l'immigrazione devono aprirsi. Non esiste più alcuna categoria valida per rinchiudere in maniera anche solo approssimativa i generi del cittadino. Non può dirsi studente senza riguardare l'immigrato, non può chiamare rivolta se non con gente totalmente straniera ed ignota. E chi lavora, come lavora, che lavoro, come si intende l'impiego che dona sussistenza quando la sussistenza stessa non è intesa al pari dal cittadino.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se al di sotto delle categorie urbane si crea un vuoto, perché il vuoto è già nelle città (nel momento in cui alla popolazione esistente non esiste una controparte esattamente contabilizzata), allora forse è in quel punto che c'è da farsi parte.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Senza pretese, archi tesi e frecce scagliate al centro,  di dargli un volto (che sia disagio, che sia sicurezza, che sia rivolta, che sia periferie) ma mescolando il proprio volto in quell'ignoto, che è presupposto per l'avvicinamento, e forse, per la massa.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Rughe&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-8098917125325510463?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/11/la-prospettiva-e-parziale-ad-ogni.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-30l147xbfXs/Ts0dIzU7M-I/AAAAAAAAAok/DyIUSCM1cJw/s72-c/la-press-2-1479626_0x410.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-1097528214863318569</guid><pubDate>Wed, 23 Nov 2011 16:18:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-23T17:18:12.034+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">recensioni</category><title>Zen Circus – “Nati per subire”. Analisi semiseria di un album.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Io ci provo, non è detto che il risultato sia da prendere in considerazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tratto male l’album, lo spezzetto, lo considero solo come un mero contenitore. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Parlo solo delle singole canzoni (e tratto male anche quelle), finita una, inizia l’altra, e così via fino alla fine. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chiedo perdono se ho peccato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;| Traccia 1, “Nel paese che sembra una scarpa”: un testo che coinvolge, interpretato con rabbia. La storia di “un amore disperato per tutta questa farsa”, di cui anche noi siamo i protagonisti, ogni giorno. Il sottofondo western è perfetto, accompagna molto bene il testo, le acustiche nei ritornelli spingono al punto giusto e l’intro composto da Enrico Gabrielli impacchetta il tutto. La fissazione del ragazzo per la nonna che regala i guanti è preoccupante, bisognerà aiutarlo a superarla.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;| Traccia 2, “L’amorale”: a mia nonna non piace. Fatto sta che il coro “dio non esiste, lasciatelo dire”, cantato assieme ai Ministri, è forse quello che urli di più di tutto l’album, è una sorta di liberazione, in tutti i sensi, che ti fa stare meglio. Per il resto la canzone è semplice, giocata sempre tra acustiche e riff (altrettanto semplici) di elettrica, ma va bene così, perché complicarla?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;| Traccia 3, “Nati per subire”: Appino racconta storie di donne e uomini con vite non propriamente felici. Sotto Karim con suono sporco infila rullate rabbiose e molto azzeccate. Ufo come sempre accompagna di sottecchi il tutto. La canzone cresce due volte, per arrivare a sfatare altrettanti luoghi comuni con due esclamazioni che si fanno cantare, sopra un ritmo fortemente scandito in quarti, che sembrano fare da colonna sonora al destino impietoso di gente nata per subire ed “incazzata come solo certi ebrei”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;| Traccia 4, “Atto secondo”: per concludere il discorso iniziato nello scorso album con “Andate tutti affanculo”, gli Zen invocano un gommone per andarsene da questa città (perché pensi subito a Verona? Loro parlano in generale dai…) Il ritmo dell’acustica sorregge la canzone, che finisce con due bei minuti di parte strumentale in cui entrano anche i bonghi che danno il tocco in più. “Agli sceriffi di paese, con la casetta verde / che fa rima con ‘merde’ ma noi siamo educati”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;| Traccia 5, “I qualunquisti”: forse la parte cantata delle strofe può sembrare tanto ripetitiva e alla lunga può stancare. Ma è anche la parte cantata in cui si dice “e come disse Gandhi: vincere e vinceremo!”, quindi recupera senza dubbio lo svantaggio. Il ritornello poi scivola via liscio che lo si canta molto volentieri, e la canzone finisce senza prendersi troppo sul serio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;| Traccia 6, “La democrazia semplicemente non funziona”: sì, forse è vero, però forse non funziona nemmeno la canzone…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;| Traccia 7, “Il mattino ha l’oro in bocca”: bella la musicalità. Gli arpeggi, anche se semplici, sono piacevoli. Carini gli archi che accompagnano e terminano il pezzo e la batteria “sotterrata”, però mi è già capitato, arrivato a questo punto, di premere il tasto ‘avanti’ dello stereo, non riuscendo a comprenderne il senso. Le frasi sembrano sconnesse. Può anche essere che sia io a non capirle, ma finchè Appino non viene e me le spiega, io passo alla 8, embè.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;| Traccia 8, “Franco”: Alessandro Fiori è fantastico, dice quelle quattro frasi, a metà e alla fine, e cambia il volto della canzone. Non che diventi il pezzo più bello dell’album, ma assume sicuramente una connotazione più definita.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;| Traccia 9, “Milanesi al mare”: anche qui storco il naso. Perché milanesi al mare? Perché?? Ma, a parte questo e il mio chiodo fisso sulla comprensione dei testi, anche la parte strumentale lascia un po’ a desiderare. Il ritornello non alza la voce quando invece sembra poterlo, ma soprattutto doverlo fare, lasciando la canzone sospesa in un limbo di incompiutezza. Sono troppo cattivo? Ditemelo eh… &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;| Traccia 10, “Ragazzo eroe”: la linea di voce è molto cadenzata e particolare. L’accompagnamento ha un’ottima ritmica, che si esaspera nel ritornello con accenti molto forti richiamati dal testo, e l’assolo finale non è messo lì solo per riempire (finalmente) ma è invece molto ben studiato. Tra tutti i ragazzi citati, ne manca uno… “Vieni con me, ragazzo eroe veronese, dai tuoi padri hai imparato che ad accettare l’altro non c’è gusto”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;| Traccia 11, “Cattivo pagatore”: “Chissà che cos’è che non ha funzionato / il futuro te l’han pignorato, è andata così” …è andata così.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Qualcuno mi chiederà se dopo tutte le critiche e gli elogi, dopo tutte queste noiose analisi, nonostante il prezzo dei cd e della benzina, e malgrado la candidatura di Monti, abbia senso accaparrarsi questo pezzo di plastica. Orbene, le/gli risponderò di sì, sottovoce.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Chopin Hauer&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-1097528214863318569?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/11/zen-circus-nati-per-subire-analisi.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-2249884324148558491</guid><pubDate>Tue, 18 Oct 2011 09:12:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-10-18T11:12:09.604+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Città</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Da Verona</category><title>…cosa sta succedendo in Veronetta</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mercoledì 12 Ottobre ore 21.25: la polizia entra al circolo Arci Cañara dove è in corso la festa del collettivo StudiareConLentezza, a seguito di diverse segnalazioni arrivate (dice il poliziotto) a partire dalle ore 7 per il disturbo provocato dalla musica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Punto primo: alle ore 7 la musica era spenta, perchè erano ancora in corso i preparativi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Punto secondo: il locale ha il permesso di fare musica fino a tardi, ma nonostante questo la polizia ha ritenuto opportuno assecondare le lamentele di presunti vicini e segnalare il “reato” in centrale, minacciando la possibilità di una multa al locale. Erano le 9 e mezza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;---&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vogliono far chiudere il Malacarne. Nell’articolo sull’Arena uscito il 13 Ottobre si parla di un comitato di residenti che ha indicato il locale come il responsabile dell’invivibilità notturna di Veronetta e dello spaccio di droga che avviene nei dintorni. Il Comune sembrerebbe avere già un provvedimento pronto per farlo chiudere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chi frequenta il Malacarne avrà notato da subito l’assurdità di tali denunce (manovrate dall’alto?) sporte soltanto nei confronti di questo bar/associazione culturale, che rappresenta una delle poche resistenze nel panorama di bar e locali fighetto-universitari in continua proliferazione, che rimangono intoccabili visti gli agganci dei loro gestori con le persone che contano all’interno del Comune, e che invece, proprio per quanto riguarda il disturbo alla quiete pubblica e lo spaccio di droga, dovrebbero essere i primi nella lista dei controlli della polizia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma si capisce come l’intento di Tosi e dei suoi colleghi leghisti sia quello di eliminare qualsiasi realtà ritenuta pericolosa e portatrice di pensieri non sintonizzati sui canali della cultura xenofobo-securitaria dominante. E purtroppo questo intento, se non ci si muove per fermarlo, lentamente raggiungerà i suoi risultati, in un’indifferenza come sempre sconcertante, tipica del veronese medio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Bisogna muoversi, in tempo, contro queste politiche mafiose che questa giunta leghista continua a portare avanti per far tacere le voci del dissenso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Saranno servite queste mie parole? Non lo so, ma sentivo di doverle scrivere.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Chopin Hauer&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-2249884324148558491?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/10/cosa-sta-succedendo-in-veronetta.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-3234482453071263865</guid><pubDate>Tue, 18 Oct 2011 09:10:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-10-18T11:10:38.865+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Racconti</category><title>Smarrimento cap. 1</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tornai a casa dopo aver bevuto uno spritz nel baretto in Piazza Isolo, con vista sulla banca, avvolta nelle luci del tramonto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In piedi in cucina, portai la mano alla tasca per estrarvi le chiavi e riporle sul tavolo, ripetei lo stessi gesto con la tasca posteriore dei jeans in cerca del portafoglio. Tastai sia la tasca destra che la sinistra ma del mio portafoglio non vi era traccia. Imprecai con cura e lentamente. Afferrai le chiavi con forza e volando per la scala ero di nuovo in strada. Corsi verso il bar preoccupandomi prima di mandare a cagare l’omino del semaforo rosso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Percorsi Piazza Isolo e il suo pallore con calma sperando che il mio portafoglio si fosse adagiato da qualche parte in mia attesa ma naturalmente le mie speranze erano piuttosto vane.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mi guardai intorno, credendo che tutti i passanti fossero lì per me, ad aspettare il proprietario di quel portafoglio trovato giusto 5 minuti fa, la piazza invece era incredibilmente vuota.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mi avvicinai al bar, c’era il proprietario fuori, seduto sullo sgabello di legno, che fumava rilassato una sigaretta mentre i suoi clienti bevevano l’arancio dello spritz dai loro calici colmi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mi guardò sorpreso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- scusi, ha per caso trovato un portafoglio?-&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;il tizio ridacchiò.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- un altro?-  rispose.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Come un altro?-&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Ehi, bello. Forse hai bevuto troppi spritz-&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Cosa?- &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Notai che un signore del tavolo vicino mi osservava insistentemente, anche lui sorpreso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- giovanotto, sta bene?- mi chiese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Cosa?- dissi di nuovo. – sto benissimo, ho perso il portafoglio e dato che giusto 5 minuti fa ho bevuto uno aperitivo qui, sono tornato a cercarlo, sperando che ci sia. –&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il signore mi guardò quasi confuso, poi scosse la testa e rivolgendosi al proprietario disse:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- quanto ha bevuto, scusi? -&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;il proprietario rise.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Giovanotto - continuò il signore – lei è già venuto qui, non si ricorda? Il suo portafoglio le è stato restituito. -&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- cosa?- urlai quasi – ma no! Si è trattato  di qualcun’altro! Non ho il mio portafoglio! –&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cominciai a sospettare che il signorotto e il proprietario del bar fossero d’accordo. Immaginavo i miei documenti venduti ad un clandestino e i miei soldi nelle tasche del proprietario. Forse era il caso di chiedere almeno la restituzione dei documenti o forse era il caso di chiamare la polizia?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- ok, ok. Calma-  dissi passandomi nervosamente un mano tra i capelli. – ehm, non farò storie…ridatemi almeno i miei documenti.- chiesi quasi sussurrando.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il proprietario spalancò gli occhi e si alzò di scatto dallo sgabello. Il signorotto per poco non mi lanciava addosso il posacenere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Senti, mi hai stancato, Bello lo scherzetto, adesso muovi il culo e vattene.-&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il signorotto si limitò a guardarmi torvo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- pezzi di merda.- dissi tra i denti. Incassando la testa tra le spalle, imboccai la strada di casa, nel mentre però telefonai ai carabinieri.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ad un certo punto il proprietario mi piombò alle spalle.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- che cazzo fai? Eh? Chi chiami?-&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- non sono affari che la riguardano. –&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- ah, i carabinieri magari! Guarda che ti faccio internare! Sei venuto qui 10 minuti fa e ti ho restituito il portafoglio! cosa ti serve? Droga? Eh? –&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mi fermai e guardai il ragazzo di fronte a me, teso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- stai scherzando, vero? Non sono venuto qui e non mi avete dato nessuno portafoglio! perché sarei dovuto tornare!? -&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- ok, amico. Tu non stai bene. Va dal medico, se vuoi faccio chiamare l’ambulanza…veramente.-&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il suo tono era improvvisamente cambiato, sembrava seriamente preoccupato per la mia salute, pensava fossi vittima di un qualche incidente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- ma io sto benissimo, non ho nessuna botta in testa.-&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- ok, comunque ti giuro che sei già passato dal bar, hai trovato da solo il portafoglio che avevi lasciato sul tavolo. –&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- si, si. Certo, come no.- dissi spingendolo via e andando dritto verso la strada di casa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tornato a casa, mi infilai in doccia cercando di far passare l’arrabbiatura.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Domani vado a far denuncia ai Carabinieri, mi dissi sotto l’acqua calda.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Kafka's colpa&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-3234482453071263865?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/10/smarrimento-cap-1.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6290585290436509456.post-2841050470024430766</guid><pubDate>Tue, 18 Oct 2011 09:08:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-10-18T11:08:30.735+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Città</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Pensieri</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Racconti</category><title>Cantine ed armadi</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ben più di quella rivolta agli animali, la confidenza acquisita nei confronti delle case è un traguardo tanto  difficile  da  raggiungere  quanto  da  mantenere.  Prova  ne  è  l'indelebile  sapore  amaro  che accompagna il ritorno a casa dopo un lungo viaggio: come se la casa avesse smesso di riconoscerci ed accoglierci, allo stesso modo con cui noi ci comportiamo con lei. Ancora oggi, dopo sette anni, provo un certo disagio nei confronti della casa di Silvia, tipica  villetta costruita su più piani e delimitata in verticale dalla cantina e dalla soffitta. Tale malessere si acuisce nelle  ore notturne, quando gli incalcolabili rumori della casa mi assalgono e dall'alto e dalle profondità dell'edificio: allora  fatico, con una certa vergogna, a reprimere una paura tanto infantile quanto innocente, al limite del comunicabile.  In  questa casa dai confini insondabili, la cantina e la soffitta sono così l'omologo dell'armadio o del sotto-il-letto per il bambino: un luogo talmente prossimo e allo stesso momento talmente inquietante proprio in favore di questa prossimità insondabile. Da lì provengono le ombre e gli spettri notturni, è per mezzo di loro che l'ambiente familiare rivela il proprio lato perturbante. E' come se tali luoghi costituissero il tramite privilegiato per affrontare le  paure più proprie:  quelle  proveniente  dal  territorio  del  proprio,  del  familiare  così  come  della  proprietà. L'insistenza di  questi  terrori  notturni è qui  a ricordarci come la  sicurezza  non  è qualcosa da conquistare nei confronti di un fuori, bensì un semplice miraggio minato fin dalle fondamenta, al cuore stesso di ciò che noi reputiamo familiare. Solo la sterminata proliferazione urbana di piccoli appartamenti, unità abitative estese su un solo piano, ha potuto diffondere tale certezza. Al riparo dalle proprie cantine così come dalle proprie soffitte, l'uomo nero è stato relegato all'esterno della casa, in agguato dietro le finestre, intento a bussare alla propria porta blindata. La riduzione dello spazio della casa, e la sua estensione puramente orizzontale, hanno così alimentato la convinzione di una sua trasparenza e di una sua perfetta visibilità: basterà a questo punto difenderne i confini per pacificare  le  paure.  Ora,  il  terrore  notturno  non  riguarda  più  ciò  che  da  sempre  si  nasconde all'interno  della  nostra  casa,  bensì  ciò  che  là  fuori,  nella  terra  dei  leoni,  minaccia  di  entrare compromettendo la nostra integrità. Disabituati ad avere paura di ciò che risiede in noi, ci siamo facilmente adattati a quella che comanda di diffidare di tutto ciò che non ci appartiene – a tal punto da costruire attorno ad essa un'intera politica... [continua]&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Baubau&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6290585290436509456-2841050470024430766?l=pagina3dici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pagina3dici.blogspot.com/2011/10/cantine-ed-armadi.html</link><author>noreply@blogger.com (Pagina/13)</author><thr:total>0</thr:total></item></channel></rss>

