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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" gd:etag="W/&quot;DkYHQX09eyp7ImA9WhRQGEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1243736586041348731</id><updated>2011-12-14T10:15:30.363+01:00</updated><category term="sci-fi" /><category term="real-life" /><category term="ghosts" /><category term="sexuality" /><category term="harry-potter" /><category term="hacking" /><category term="dreams" /><category term="teddybears" /><category term="novel" /><category term="blog" /><category term="spam" /><title>Pagine Oscure del Diario di Viaggio</title><subtitle type="html">Il luogo (e lo spazio) dei più pesanti, discutibili e profondi deliri di Grizzly: alcuni di essi potrebbero urtare la sensibilità di chi legge, pertanto le Pagine Oscure sono in secondo piano.&lt;br&gt;Comunque, come sul Diario di Viaggio sarete ospiti ben graditi.</subtitle><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/" /><link rel="next" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false&amp;v=2" /><author><name>Grizzly</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16043804098732468263</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="24" height="32" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2340/94/1600/grz.jpg" /></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>107</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/PagineOscure" /><feedburner:info xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" uri="pagineoscure" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><entry gd:etag="W/&quot;DE4MQn06fip7ImA9WhRTFkw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1243736586041348731.post-7045995287306978513</id><published>2011-11-06T22:30:00.000+01:00</published><updated>2011-11-06T23:03:03.316+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-11-06T23:03:03.316+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="teddybears" /><title>Orsacchiotti...</title><content type="html">&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-q8OfCMmgn94/TrcC0q4akSI/AAAAAAAAAjA/k-qFsVeStsE/s1600/Teddy+Bears+-+Protecting+Innocent+Children+From+Monsters+Under+The+Bed+Since+1902.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-q8OfCMmgn94/TrcC0q4akSI/AAAAAAAAAjA/k-qFsVeStsE/s1600/Teddy+Bears+-+Protecting+Innocent+Children+From+Monsters+Under+The+Bed+Since+1902.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Immagine di &lt;a href="http://begemott.deviantart.com/#/dp4fv7"&gt;Begemott, tratta da deviantart&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
Ogni tanto ci vuole qualcosa per ricordarsi che sono lì, in silenzio, piccoli ma pieni di coraggio [e in grado di fare il cu$etto a strisce a molti mostri... (((-: ]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
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Ma poi, finalmente, il percorso gira sulla sinistra e un grosso cespuglio di oleandro bianco sembra essere la giusta conclusione a questa strada. Da questo punto comincia la sabbia. Sabbia fine, rosata, pulita e poco movimentata dal vento. Una spiaggia, ma vedo il mare molto in lontananza: ci sono diverse centinaia di metri di sabbia.&lt;br /&gt;
La visione in sé è molto rilassante, ma quello che io sento è che devo fare presto, che devo arrivare alla mia destinazione prima che si alzi il sole. Sono vestito con dei jeans, una camicia e le scarpe antinfortunistiche, che mi permettono di camminare velocemente persino sulla sabbia, ma non le sento molto comode.&lt;br /&gt;
Mentre comincio ad affrontare la sabbia, tagliando diagonalmente la spiaggia verso sinistra, ma dirigendomi comunque verso il mare, il sole si sta alzando e comincia a farsi sentire addosso, anche se per il momento non sto sudando. È in questo momento che comincio a riflettere sui fatti della serata. A riflettere su come tutto è cominciato: le immagini di una piazza semideserta mi si parano davanti agli occhi.&lt;br /&gt;
La piazza è piccola, con una specie di fontana spenta al centro e qualche negozio circostante. Sono seduto al tavolino di un bar su un lato e, dal lato esattamente opposto, c'è un grosso appezzamento di terra incolto e abbandonato, pieno di sterpaglie. Siamo in notte inoltrata (sarà almeno mezzanotte: a parte il bar sono circondato da botteghe chiuse.&lt;br /&gt;
Con me ci sono quattro persone: un amico che non vedo da un sacco di tempo, una donna che non conosco e che l'amico mi ha detto essere sua moglie, e due ragazzine che (lo suppongo, ma non me l'ha detto) dovrebbero essere le loro due figlie.&lt;br /&gt;
Stiamo discutendo (anche un po' animatamente, devo dire) a proposito del genio della lampada di Aladino. Soprattutto di come vi siano varie interpretazioni della favola tratta da "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mille_e_una_notte"&gt;Mille e una notte&lt;/a&gt;" in proposito della presunta regola dei "tre desideri", che non appare nel racconto originale.&lt;br /&gt;
Seguo la discussione con poco interesse e molta noia. Poi mi accendo una sigaretta e guardo in direzione del cielo. È a quel punto che lo vedo: è un piccolo punticino azzurro, al centro del cielo, che si muove scendendo verso il basso.&lt;br /&gt;
Ma si espande, fino a diventare come un gigantesco fuoco d'artificio che cade verso il basso. E cominciano a notarlo tutte le persone che sono in piazza, e cominciano a zittirsi tutti.&lt;br /&gt;
Si avvicina, come se volesse colpire proprio quello squarcio di sterpaglie davanti a noi, e infatti qualcuno comincia a indietreggiare mentre questa sfera azzurra comincia a lasciarsi dietro un'inquietante scia di scintille azzurrognole.&lt;br /&gt;
E a questo punto l'amico e la moglie si alzano di scatto. Si comincia a sentire un sibilo sinistro: le due ragazzine appaiono congelate dalla paura e io comincio ad assistere a questa scena come se fossi uno spettatore che la vede in televisione: sento le urla di terrore di tutti quanti, vedo la gente che comincia ad alzarsi e scappare in direzione della strada alla nostra destra. Anche l'amico, e la moglie, e le figlie cominciano a correre.&lt;br /&gt;
Mi alzo, con molta calma. Ormai l'oggetto (un diametro di alcune decine di centimetri) è a poche centinaia di metri di altezza. Mi dirigo verso la strada a passo lento, faccio qualche decina di metri e poi mi giro, in tempo per vedere che si abbatte al centro di quel terreno incolto. Un lampo bianco-azzurro molto luminoso mi fa chiudere gli occhi per qualche istante, mentre uno schianto non molto rumoroso si spande tutto intorno. Quando riapro gli occhi la luce è cambiata: adesso ci sono i riflessi gialli e arancio di un mastodontico incendio, e dopo qualche istanto cominciano a risuonare scoppi cupi molto forti: in mezzo alle sterpaglie sta bruciando un bel cespo di canne, sicuramente.&lt;br /&gt;
A questo punto mi fermo, e rimango per qualche istante rapito dall'immagine di quell'incendio che cresce. Il fuoco che crepita sempre più forte, le fiamme sempre più alte, tutte immagini che mi lasciano a bocca aperta. Ma poi viene un leggerissimo vento contrario, e con esso il fumo. Per cui mi giro e continuo lungo la strada cui si sono diretti tutti.&lt;br /&gt;
E la passeggiata continua, ancora per poco, poi prendo l'auto e mi sposto.&lt;br /&gt;
Ritorno quindi sulla spiaggia. Mi sto avvicinando ormai alla linea del mare, e vedo una ampia battigia quasi pianeggiante. Le pochissime onde si infrangono sulla linea della spiaggia spostandosi pigramente in avanti, ma io finalmente vedo anche il punto che sto cercando. È proprio vicino alla battigia, a non più di una ventina di metri da dove mi trovo. Allungo il passo e ormai il sole è quasi del tutto alzato e il colore dell'alba quasi non si vede più.&lt;br /&gt;
Davanti a me, semisepolta nella sabbia, c'è una vecchia lampada ad olio: la &lt;i&gt;lampada di Aladino&lt;/i&gt;, a quanto pare. Anche perché so che è quella, e perché la prendo e tolgo qualche granello di sabbia dal bordo. Poi col palmo della mano le do una strisciata, e un'altra, e un'altra ancora.&lt;br /&gt;
Niente fumo, niente effetti speciali. No, niente di tutto questo. Solo una voce: "Io sono qui per te, padrone: comandami e sarai immediatamente servito".&lt;br /&gt;
La voce è alle mie spalle, ma io non mi giro neppure per controllare chi sia, mi limito a rispondere: "Per quanto tempo ti potrò comandare?"&lt;br /&gt;
La voce è argentina, dolce. Sembra la voce di un nonnino premuroso: "Fino a quando possiederai la lampada, potrai evocarmi e chiedermi di soddisfare qualsiasi tua esigenza. Hai un solo limite: non potrai chiedermi di farti del male, né di ucciderti. Ma se vorrai potrò assassinare qualcuno per te, mio padrone"&lt;br /&gt;
Un brivido mi corre lungo la schiena: "No, nessun omicidio, grazie. Limitiamoci a restare con i piedi per terra, ti prego."&lt;br /&gt;
A questo punto la voce si fa un po' più maliziosa: "E allora cosa preferisci? Forse il denaro? Il potere?"&lt;br /&gt;
Faccio un respiro profondo, poi comincio a ravanare fra le tasche dei pantaloni e della camicia. Ho l'impressione di indossare una camicia hawaiana, ma ad ogni modo quello che cercavo salta fuori dalla tasca sinistra dei pantaloni: sigarette ed accendino.&lt;br /&gt;
Con moltissima calma e misurata attenzione mi accendo una MS Club, poi inspiro profondamente e dopo qualche istante sbuffo nervosamente del fumo: "Direi che potremmo evitare quello che è successo stanotte in piazza."&lt;br /&gt;
"Mio signore, questo è impossibile"&lt;br /&gt;
"Mi hai detto che l'unico limite è che non puoi farmi del male, il mio desiderio è di evitare quel meteorite di stanotte"&lt;br /&gt;
"Ma io sono arrivato questa notte, proprio con quel meteorite."&lt;br /&gt;
"Cosa? Il meteorite è caduto a miglia e miglia [sì, ho usato questa unità di misura, ndG] da qui, e adesso l'incendio sarà ancora in corso. Tu sei su questa spiaggia, e sapevo da tempo che eri qui."&lt;br /&gt;
Il personaggio si gira, e mi si piazza davanti. Mi aspettavo un mostro gigante in una nuvola di fumo, e invece è un tizio alquanto anonimo in camicia bianca, giacca nera gessata e cravatta nera. Capelli radi, biondissimi, e occhi di un blu non dissimile dal mare che sto guardando.&lt;br /&gt;
Mi abbasso, spengo la sigaretta nella sabbia, poi metto il mozzicone fra i lacci delle scarpe. Mi alzo di nuovo e lo guardo, per qualche istante, prima di sbottare con una domanda a bruciapelo: "Quando dovrai andartene via?"&lt;br /&gt;
"Non potrò allontanarmi da te sino a quando avrai la mia lampada, ma potrò andarmene via qualora tu lo desiderassi. È questo che vuoi?"&lt;br /&gt;
"E posso liberarti? Farti diventare un normale essere umano?"&lt;br /&gt;
"Non credo che funzionerebbe. O almeno: probabilmente mi polverizzerei all'istante. Ho più di ventimila anni. Conosci uomini della mia età?"&lt;br /&gt;
Il sole è ormai alto, il caldo comincia a farsi sentire.&lt;br /&gt;
"Va bene. Non voglio averti chiamato per nulla. Non voglio il potere, né il denaro. Mi basta essere felice. Io non sono felice, o almeno non in questo momento. Puoi rendermi felice?"&lt;br /&gt;
Il genio alza il braccio destro: "Naturalmente, padrone".&lt;br /&gt;
Schiocca le dita. Mi sento qualcosa fra le braccia. Abbasso lo sguardo, e mi trovo Lucky fra le braccia. Il genio sembra perplesso: "Ah! Tutto qui? Bastava questo per renderti felice, padrone?"&lt;br /&gt;
"Sono uno che si accontenta di poco. Grazie, per ora puoi andare".&lt;br /&gt;
Abbraccio il cucciolo e guardo il mare, mentre il sole all'improvviso sembra essere partito per il tramonto, anche se non sono passati chiaramente che pochi minuti.&lt;br /&gt;
Chiudo gli occhi, e penso: "Ok, è ora di svegliarsi, adesso".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando riapro gli occhi la proiezione dell'ora segna le cinque meno cinque di mattina. Accendo la luce, alzo il braccio sinistro e guardo Lucky.&lt;br /&gt;
"Adesso tutta la mia felicità è stare in riva al mare abbracciando un orsetto di peluche? Certo che sei particolare, Lucky. Lo sai?"&lt;br /&gt;
Però devo dire che mentre ero in quella posizione, mi sentivo felice. Anche questo significa avere un orsetto di compagnia, forse. (-:&lt;br /&gt;
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Una delle cose che ho evidenziato, in passato, è una presunta paura di Lucky per temporali, fuochi artificiali et similia.&lt;br /&gt;
Ma voglio raccontarvi come è cominciato tutto. Lucky è stato il regalo di un cliente (ehm, &lt;b&gt;*una*&lt;/b&gt; cliente, per essere precisi) in occasione delle festività natalizie di tempo fa.&lt;br /&gt;
In quel periodo ero alquanto incasinato, e passai anche un capodanno schifoso a causa di un pesante raffreddore che mi aveva preso proprio il 31 dicembre, in cui ho dovuto lavorare con un piacevole 38 e passa di febbre, e che conclusi alla sera nell'orario di "cena canonica" (le 21, al più) con un po' di pastina in brodo, un actidue e il letto poco dopo, fino a risvegliarmi la mattina del primo gennaio alle sei, con molto meno mal di testa e la febbre quasi del tutto scesa.&lt;br /&gt;
Ma non divaghiamo, e arriviamo a pochi giorni dopo. Poche notti dopo, in effetti. Sarà stata la notte fra il quattro e il cinque gennaio, o quella immediatamente successiva. Erano circa le due e mezza di notte: dormivo, con Philippe sotto il braccio.&lt;br /&gt;
Aprii un occhio con circospezione perché un rumore mi aveva ridestato appena, e mentre lo facevo il secondo rumore mi chiarì la cosa: un tuono cupo e molto lungo attirò la mia attenzione, seguito dal rumore di uno scroscio di pioggia non indifferente. Sbuffai, poi mi rigirai sull'altro lato del letto e cercai una posizione comoda. In quel momento ci fu un tuono molto forte ed improvviso, segno di un fulmine caduto veramente vicino. E mi svegliai di soprassalto: non tanto per il tuono, quanto per l'improvvisa caduta di qualcosa sul letto. Ero da solo in casa, e quindi la cosa non mi era piaciuta per niente. Accesi la abat-jour e trovai Lucky a muso in giù sul piumone. Sorrisi, poi tranquillizato lo presi e lo rimisi sulla mensola sopra il letto, quindi spensi la luce e allungai una mano sulla mensola trovando le zampe degli altri cuccioli; pochi secondi dopo sentii nuovamente qualcosa che mi cadeva addosso, ma prima che potessi sbuffare un altro tuono molto forte scoppiò vicino alla casa. Riaccesi la luce e mi ritrovai di nuovo Lucky supino accanto a me.&lt;br /&gt;
Mi guardava.&lt;br /&gt;
Lo guardai anche io: "Che c'è, piccolo? Hai paura del temporale?"&lt;br /&gt;
Presi Philippe da sotto il piumone e lo posizionai delicatamente sulla mensola: "Scusa, Philippe: tu sei un veterano, e qui c'è qualcosa di più urgente...", poi presi Lucky e, dopo aver spento di nuovo la luce, mi girai sul fianco sinistro tenendo il cucciolo fra me e la parete, sotto il piumone. Lo accarezzai delicatamente sulla testa, e sentii pervadermi da una grande sensazione di rilassamento. Rimanemmo così qualche minuto: lo coccolai un po' e intanto sentivo il sonno che ritornava, ma ora mi sembrava di aver fatto la cosa giusta. Ancora adesso consento a Lucky di dormire con me nelle notti di pioggia, e se invece durante il giorno devo uscire e promette di arrivare un fortunale, mi accerto che sia comunque in compagnia degli altri cuccioli, e che la finestra della mia camera sia ben chiusa. Ci tengo ai miei cuccioli, anche per queste piccole cose. So che probabilmente ormai è più tranquillo nelle lunghe notti di pioggia, ma so anche che lo fa apposta a farmi credere di essere ancora terrorizzato: mi sa che gli piace dormire assieme a me mentre fuori tira un fortunale e io mi preoccupo che non tremi di paura (-:&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
È vietato utilizzare questo contenuto per opere derivate e/o a scopo commerciale (ivi compresa la ripubblicazione con banner pubblicitari) senza l'espressa autorizzazione scritta dell'autore.&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1243736586041348731-1713216421089700722?l=stuffed-bear.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PagineOscure/~4/2LymAbaf_KY" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/feeds/1713216421089700722/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1243736586041348731&amp;postID=1713216421089700722&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/1713216421089700722?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/1713216421089700722?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/2011/09/la-breve-storia-di-lucky.html" title="La breve storia di Lucky" /><author><name>Grizzly</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16043804098732468263</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="24" height="32" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2340/94/1600/grz.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkQERXY6eCp7ImA9WhdVE08.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1243736586041348731.post-8545918014230561672</id><published>2011-09-18T05:15:00.000+02:00</published><updated>2011-09-18T07:38:24.810+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-09-18T07:38:24.810+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="teddybears" /><title>Questo è il mio orsacchiotto...</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-D0VGWildz04/TnGEUb32fnI/AAAAAAAAAiU/uAtof-gEf64/s1600/15092011192.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-D0VGWildz04/TnGEUb32fnI/AAAAAAAAAiU/uAtof-gEf64/s200/15092011192.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il mio orsacchiotto. Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il mio orsacchiotto è il mio migliore amico. È la mia vita. Devo coccolarlo come vorrei essere coccolato io.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il mio orsacchiotto, senza di me, è inutile. Senza il mio orsacchiotto, io sono inutile. Devo dormire con il mio orsacchiotto. Devo dormire e non preoccuparmi degli spiriti maligni che vogliono farmi venire degli incubi. Lo farò....&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il mio orsacchiotto ed io sappiamo che quel che conta in questa nanna non sono i calci che ci daremo, né le carezze e tantomeno le coccole che ci scambieremo. Sappiamo che riposare è quello che conta. Riposeremo...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il mio orsacchiotto è umano, come me, poiché è la mia vita. Pertanto, imparerò a conoscerlo come un fratello. Imparerò i suoi punti deboli, i suoi punti di forza, le sue paure, le sue peculiarità, la morbidezza delle sue zampine e del suo pancino. Lo proteggerò anche dalle intemperie e da ciò che potrebbe rovinarlo, come farei con le mie gambe, le mie braccia, gli occhi ed il cuore. Terrò il mio orsacchiotto pulito e spazzolato. Diverremo una sola cosa. Lo diverremo...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
PS: grazie per avermi svegliato facendomi gli auguri, Rafael ((-: &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
È vietato utilizzare questo contenuto per opere derivate e/o a scopo commerciale (ivi compresa la ripubblicazione con banner pubblicitari) senza l'espressa autorizzazione scritta dell'autore.&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1243736586041348731-8545918014230561672?l=stuffed-bear.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PagineOscure/~4/ldcN3JSPTRQ" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/feeds/8545918014230561672/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1243736586041348731&amp;postID=8545918014230561672&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/8545918014230561672?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/8545918014230561672?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/2011/09/questo-e-il-mio-orsacchiotto.html" title="Questo è il mio orsacchiotto..." /><author><name>Grizzly</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16043804098732468263</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="24" height="32" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2340/94/1600/grz.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-D0VGWildz04/TnGEUb32fnI/AAAAAAAAAiU/uAtof-gEf64/s72-c/15092011192.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkQAQX8-fCp7ImA9WhdWFEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1243736586041348731.post-7967170993368058106</id><published>2011-09-08T05:59:00.000+02:00</published><updated>2011-09-08T05:59:00.154+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-09-08T05:59:00.154+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="dreams" /><title>Lisa Simpson emancipata</title><content type="html">Lisa Simpson e famiglia si trasferiscono a vivere qui da noi in Italia, per la precisione in Emilia Romagna, da qualche parte vicino Bologna.&lt;br /&gt;
Ma pochi giorni dopo il trasloco, a seguito di una pesante discussione con il padre, scoperto l'ennesimo grave danno compiuto da esso, Lisa scappa di casa decisa a non tornare mai più.&lt;br /&gt;
La ragazzina gira raminga per tutta la regione per due settimane poi, quando le ricerche della polizia si fanno più strette, comincia a muoversi sempre di più, arrivando fin quasi in Calabria, per poi salire dalla Puglia, Abruzzo e infine in qualche modo supera il confine e finisce a girare negli stati della ex Jugoslavia e non solo. L'ultimo posto dove finisce è la Lituania: nel frattempo il tempo passa, e mentre da una parte la famiglia continua a cercarla, dall'altra le cose cominciano a rompersi fra Marge e Homer perché i motivi della fuga della bambina cominciano ad essere chiari.&lt;br /&gt;
Il tempo passa, Lisa continua a vivere in un incredibile situazione nascosta in Lituania, e passano dieci anni.&lt;br /&gt;
A questo punto Bart, ormai ventenne, annuncia al padre che ha deciso di cercare di seguire le tracce della sorella, per tentare di ritrovarla, sicuro e convinto che non può essersi semplicemente volatilizzata. Essendo trascorsi dieci anni dalla sua scomparsa, peraltro, ci sono due condizioni che avvengono: il primo è che la ragazza fra poco sarà maggiorenne, e non più tenuta a rispondere alla propria famiglia; il secondo: Bart ha un lavoro incredibile (è diventato un personaggio famoso in un quartetto di ragazzi che fanno i cantanti e gli attori in una specie di fiction per ragazzi), ed è proprio prendendosi una pausa lavorativa di qualche mese che, grazie a un po' di attrezzatura e soldi messi da parte, può tentare di seguire le tracce della sorella.&lt;br /&gt;
E ci riesce, perché riesce a percorrere le stesse strade che ha fatto la giovane ragazzina sia in Italia, sia fino al confine. Determina che le ultime notizie che dovrebbe avere di lei sono in Lituania (soprattutto seguendo una strada: circa due anni prima una ragazza è stata ricoverata in una clinica di Vilnius, registrata sotto il nome di Gomi Lahus, non ben identificata ma che porta uno strano riferimento a Milhouse Van Houten).&lt;br /&gt;
Bart finisce una sera a girare in incognito in una grossa città lituana, quando viene riconosciuto da alcuni giovanissimi fan dei suoi film che portano un assedio all'albergo ove si sta appoggiando assieme a un collaboratore che lo aiuta con la lingua.&lt;br /&gt;
I due un giorno scappano alla chetichella dall'albergo, e si rifugiano nel paese vicino, dove cercano di non pensare per un momento alla giovane Lisa e vanno in un pub. Uscendo, Bart capisce di essere troppo ubriaco: il compare si è seduto in macchina sul lato passeggero e si è addormentato, mentre lui dopo aver aperto lo sportello fa cadere le chiavi in terra: non è ancora del tutto brillo, ma la stanchezza si fa sentire, e decide perciò di chiudersi in auto e chiamare in qualche modo un taxi per farsi venire a prendere e portare via. Ma a questo punto si inginocchia sotto l'auto per raccogliere le chiavi, e quello che vede attraverso la parte inferiore dell'auto è un paio di sandali rossi di una persona ferma davanti all'auto, dal lato passeggero.&lt;br /&gt;
Si alza lentamente e la persona che si trova davanti è sua sorella Lisa. I lineamenti sono cambiati di poco, adesso però è una ragazza ben formata, in jeans e camicetta bianca, con una pettinatura stranissima con i capelli lisci e rossicci portati con una riga a destra. La ragazza sorride per qualche istante, poi con un inglese che risente moltissimo dell'influsso della lingua locale, gli dice "sapevo che quella notizia sui giornali non poteva essere sbagliata".&lt;br /&gt;
I due parlano per alcuni minuti. Lisa ha deciso di andare avanti per la sua strada fino in fondo, ha fatto la sua vita, ha avuto degli uomini a cui non si è concessa, ha vissuto per strada e in clandestinità per molto tempo, ha fatto i lavori più disparati ed ha imparato come funziona il mondo, ma soprattutto ha capito di aver finalmente trovato il suo posto, di aver trovato la sua vita e di voler, ora che sta per compiere diciotto anni, rivedere la sua famiglia perché gli è mancata. Il suo compleanno sarà fra due giorni, e solo in quell'occasione consentirà ai genitori e alla sorellina Maggie di poterla vedere. La ragazza se ne va, scomparendo nel buio di un parco vicino al parcheggio dell'auto di Bart mentre questi, rinfrancato, sorride per essere riuscito anche lui, alla fine, nel suo scopo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il suono della sveglia mi interrompe proprio mentre Bart prende il cellulare per chiamare un Taxi. Nel buio della camera mi rivolgo a Lucky, che sento ancora sotto il braccio: "Te l'ho già detto che questi sogni da sceneggiatore mi divertono molto? Sì? Bene, allora!". E gli accarezzo la schiena mentre spengo la sveglia: la giornata si avvia a cominciare ((-:&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
È vietato utilizzare questo contenuto per opere derivate e/o a scopo commerciale (ivi compresa la ripubblicazione con banner pubblicitari) senza l'espressa autorizzazione scritta dell'autore.&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1243736586041348731-7967170993368058106?l=stuffed-bear.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PagineOscure/~4/_wkdY2noP3U" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/feeds/7967170993368058106/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1243736586041348731&amp;postID=7967170993368058106&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/7967170993368058106?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/7967170993368058106?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/2011/09/lisa-simpson-emancipata.html" title="Lisa Simpson emancipata" /><author><name>Grizzly</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16043804098732468263</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="24" height="32" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2340/94/1600/grz.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;D04EQXw8eip7ImA9WhdWE0s.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1243736586041348731.post-3746450611696204974</id><published>2011-09-07T05:25:00.000+02:00</published><updated>2011-09-07T05:25:00.272+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-09-07T05:25:00.272+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="dreams" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="teddybears" /><title>La fuga a Catania</title><content type="html">Siracusa, in compagnia di alcuni amici (anche se so che conosco tutti, non una sola faccia mi dice qualcosa). Dovrebbe essere una specie di rimpatriata dei tempi di scuola, o qualcosa del genere: è sabato sera e siamo in un pub fuori Ortigia. Sono in piedi accanto al tavolo cui sono seduti tutti quanti, poi mentre tutti discutono mi allontano e mi avvicino al bancone. A un ragazzo in maniche corte e con le braccia ricoperte di tatuaggi chiedo una birra Corona liscia (senza sale &amp;amp; limone), e questo attira l'attenzione di una ragazza seduta al banco, alla mia destra.&lt;br /&gt;
È carina: una giovane brunetta sulla trentina con gli occhi color nocciola e un paio d'occhiali bordati di nero che non le danno la classica aria da intellettuale. Ha l'apparecchio ai denti e un bicchiere di un non ben identificato coctail davanti al naso.&lt;br /&gt;
Lei: "Questa è la prima volta che vedo qualcuno prendersi una Corona liscia..."&lt;br /&gt;
Mi giro, le sorrido e spiego: "Un amico siciliano anni fa si è trasferito in Messico. Quando ha spiegato loro che la birra Corona in Europa la beviamo così, i messicani si sono messi a ridere."&lt;br /&gt;
Da questo punto attacchiamo un po' bottone: io parlo del mio lavoro, lei mi parla del suo e sembra che ci sia una certa sintonia d'interessi (e di un certo odio per il lavoro a contatto col pubblico), e la discussione va avanti per diversi minuti. Ci scambiamo persino i numeri di telefono, ma dopo pochi minuti, mentre finisco la birra, appare un gruppetto di altre tre ragazze (mi dice che sono sue amiche), e che cercano di tirarsela indietro.&lt;br /&gt;
A questo punto la ragazza (ecco, non mi ricordo il suo nome: splendido!) comincia ad apparire triste e preoccupata, e mi dice che adesso devono rientrare tutti a Catania.&lt;br /&gt;
Io: "A Catania? Ma non mi hai detto di lavorare qui? Vivi a Catania?"&lt;br /&gt;
C'è qualcosa che non mi convince. Per niente. È come se dovesse tornare a casa da genitori-padroni. Ma non ho molto tempo per farmi questo genere di ragionamenti, poiché nel giro di neanche una decina di minuti lei e il gruppo di amiche sono semplicemente sparite.&lt;br /&gt;
Ritorno verso il tavolo degli amici, che prima fanno commenti e prese per i fondelli per il mio "rimorchio", ma poi notando tutti la mia espressione cominciano a porsi in maniera differente sull'argomento. Però la taglio lì: non ho voglia di parlarne.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mattina dopo, domenica, provo a chiamare la ragazza. Più volte, ma il telefonino le squilla senza alcuna risposta. Sento che c'è qualcosa di troppo strano: non so spiegare cosa sia: più che un'impressione è qualcosa legato all'atmosfera, all'aria che respiro. Sento che c'è qualcosa di sbagliato. All'ora di pranzo sono a casa, seduto a tavola e in compagnia di Francesco. Gli sto esponendo i miei dubbi, che culminano in una decisione: subito dopo pranzo ho intenzione di andare a Catania e cercare di raggiungerla.&lt;br /&gt;
Francesco cerca di farmi desistere: anzitutto non ho idea di dove abiti o si trovi, e soprattutto il fatto che sia catanese e con questo alone di mistero potrebbe significare anche qualcosa di brutto o pericoloso, che non posso affrontare così a cuor contento. Ma non voglio sentire discussioni, e subito dopo pranzo salgo in auto e parto, da solo, in direzione di Catania. Faccio il tragitto (che dopo augusta appare sulla vecchia strada e non sull'autostrada) cercando intanto di contattarla telefonicamente, ma come risultato immediato ne ottengo solo squilli a vuoto del telefono. Arrivato più o meno all'altezza del Torero, improvvisamente mi trovo davanti a un gigantesco cantiere con la strada completamente chiusa e ridotta a una specie di mulattiera sterrata e piena di mucchi di materiale di risulta. Sono costretto a lasciare l'auto e procedere a piedi, ma non mi faccio guidare da altro che da una preoccupazione che, essendo vicino a Catania, ora si fa crescente. La strada dopo poche centinaia di metri diventa quasi del tutto impercorribile anche a piedi, e sono costretto a spostarmi sulla destra procedendo lungo un percorso accidentato in mezzo alle sterpaglie. Per quasi due kilometri, addirittura, sono costretto a procedere avanzando lentamente lungo la scogliera.&lt;br /&gt;
Poi finalmente la mia caparbietà (o testardaggine?) ottiene la meglio, e finalmente giungo (devo dire non molto stanco, tra l'altro) al porto di Catania. Il sole è basso sull'orizzonte, ma direi che mancano almeno un altro paio d'ore al tramonto (deve essere fine maggio-inizio giugno: ho in mente un'immagine di qualche sparuto gruppetto di persone al mare dalle parti di Agnone Bagni). Comincio a camminare fino ad uscire dal porto ed avvicinarmi alla stazione ferroviaria, quando mi arriva un SMS. È lei, e il messaggio dice solo "Aiutami: corso XXXX" (no, non mi ricordo l'indirizzo esatto adesso, ma è qualcosa al centro di Catania, sulla collina; una strada che parallelamente sulla sinistra dà sull'Etna).&lt;br /&gt;
Sono a piedi, e giro ramingo per mezza Catania sino quasi a sentire il male ai piedi, ma poi a forza di chiedere notizie e informazioni in giro, raggiungo l'indirizzo. La strada non è più lunga di un trecento metri, e a poche decine di metri dall'inizio appare il portone di un albergo. Il sole sta per tramontare, per cui entro nell'albergo, lascio una caparra di trenta euro e chiedo di potermi fermare un paio di giorni.&lt;br /&gt;
Mi danno una camera al primo piano, ed è bellissima, molto ampia: un letto matrimoniale in fondo e un divano e un tavolo con quattro sedie all'ingresso. Accanto all'ingresso, sulla sinistra, ci sono il bagno e una porta-finestra, con l'invito a fumare in balcone. Estraggo il pacchetto di ms spiegazzato dalla tasca ed esco sul balcone: so che ho già cenato, e scrivo un SMS alla ragazza per dirle che adesso sono in quest'alberghetto, poi provo a chiamarla. Di nuovo il telefono squilla, ma stavolta noto qualcosa: c'è silenzio fuori, e non passano auto sulla strada. Sento una suoneria lontana, come se venisse dal palazzo di fronte. Chiudo la chiamata e s'interrompe la suoneria. Le reinvio un SMS e tendo le orecchie: dopo pochi istanti sento due beep lontani. Riprovo a chiamare e la suoneria riprende, e si spegne non appena chiudo la chiamata. È evidente: abita nel palazzo di fronte. Ma le finestre e i balconi che danno sulla strada, da dove sembra venire la suoneria del cellulare, sono tutte chiuse e scure. So che è tardi (anche se non ho guardato l'orologio) per cui decido di desistere, almeno per il momento. Non c'è molto caldo, però chiudo le imposte ma lascio aperta la porta-finestra. Poi vado a letto, più preoccupato che tranquillo.&lt;br /&gt;
Quando mi risveglio sono circa le cinque di mattina, e il sole non si è ancora alzato; per prima cosa vado a farmi la doccia, e quando esco sento del movimento, di fuori. Guardo dalle imposte e noto diverse auto della polizia parcheggiate fuori, al palazzo di fronte. C'è anche un'ambulanza. Mi vesto molto rapidamente, quando bussano alla porta. Apro stupito (ancora non si è alzato il sole) mentre mi sto abbottonando la camicia. Fuori c'è uno degli amici con cui siamo stati nel locale sabato sera. Non identifico l'amico, anche se so che ci conosciamo da molto tempo, e per prima cosa mi fulmina con delle parole tremende: "C'è stato un suicidio di gruppo nel palazzo di fronte. Credo che sia coinvolta anche la tua amichetta, e credo che sia successo già la notte scorsa, e se ne sono accorti solo poco fa. Ma per ora non pensarci e rilassati."&lt;br /&gt;
Le sue parole mi colpiscono con la forza di un maglio, e mi butto a sedere su una sedia accanto al tavolo, ma il suo semplice "per ora non pensarci e rilassati" mi risuona nella mente con una dolcezza infinita, e mi fa sentire automaticamente più tranquillo: persino l'intenzione di spostarlo e lanciarmi fuori dall'albergo e davanti al palazzo per vedere cos'è successo è improvvisamente passata. Restiamo fermi, uno di fronte all'altro, per pochi, interminabili, minuti.&lt;br /&gt;
Poi lui riprende la parola: "Usciamo in balcone, ci fumiamo una sigaretta..."&lt;br /&gt;
Mi trascino fuori sentendomi fuori dal mondo. In realtà avevo capito che doveva essere successo qualcosa di grave: una risposta violenta a tutte le mie preoccupazioni...&lt;br /&gt;
Il cielo comincia a illuminarsi, e vediamo arrivare altre due ambulanze, mentre comincia a uscire una lettiga completamente coperta da un lenzuolo bianco. Distolgo lo sguardo e lo porto verso sinistra, notando un'altra porta finestra.&lt;br /&gt;
Io: "E quella?"&lt;br /&gt;
Amico: "Beh, sarà la finestra della camera accanto, no?"&lt;br /&gt;
Io: "No, qua accanto c'è solo il corridoio..."&lt;br /&gt;
Mi avvicino, le imposte sono aperte e dentro appare buio, ma appare come una piccola stanzina. Mi appoggio alla finestra e scopro che è aperta. Entro, seguito dall'amico. C'è una stanzina che ha solo questa porta finestra e una finestrella sul lato opposto. Niente porte d'ingresso. Su un lato c'è una libreria che trabocca di vecchi libri, al centro un divano simile a quello che ho in camera, e davanti un tavolino di vetro. Sotto il tavolino e sulla parete opposta è pieno di scatoloni traboccanti di libri ed altre cose. Su uno degli scatoloni fa bella mostra di sé una vecchissima macchina fotografica &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ferrania_Technologies#Storia"&gt;tipo "instamatic"&lt;/a&gt;. Ci giriamo attorno per qualche minuto con un sorriso, rivedendo vecchi oggetti storici. Poi finalmente dico all'amico che comunque voglio uscire e vedere che sta succedendo.&lt;br /&gt;
Mentre arriviamo davanti alla reception, trovo la signora che mi ha accolto la sera prima e le chiedo di poter lasciare la camera, chiedendo quindi il conto.&lt;br /&gt;
La signora, con un sorriso, prende la calcolatrice e calcola il costo della camera, poi toglie i trenta euro di caparra che le ho lasciato la sera prima, ma a questo punto mi dice che per una tripla (in cui avrei dormito assieme ad altre due persone) le devo una cifra salatissima: qualcosa in più di 300 euro. Spalanco la bocca cercando di capire se devo riversare delle lamentele o degli insulti, quando all'improvviso alle mie spalle appare un altro amico (anche lui sabato sera era con noi, e anche lui non lo identifico, ma ha una faccia conosciuta), che senza battere ciglio estrae il portafogli dalla tasca posteriore dei jeans e mette sul banco un nutrito fascio di banconote da 50 e 20 euro. Quindi si gira e, con un sorriso, mi fa un cenno di seguirlo fuori.&lt;br /&gt;
Mentre arriviamo alla porta dell'albergo, l'amico che ha pagato si gira e mi fa: "Ora tranquillo: non c'è nient'altro da temere ed è finalmente l'ora di svegliarsi"&lt;br /&gt;
Lo guardo, sgrano gli occhi: "Lo sapevo che era un sogno. Solo in un sogno potevo rimorchiare una ragazza che si è suicidata la sera che mi ha conosciuto, cavoli..."&lt;br /&gt;
Amico: "Tranquillo, questo è stato uno stupido incubo, ma siamo riusciti comunque a tenerlo sotto controllo..."&lt;br /&gt;
Chiudo gli occhi, poi dopo qualche secondo li riapro. Sono sul letto, prono. Sono le cinque di mattina e sta per suonare la sveglia. Accendo la luce. Lucky (che abbracciavo quando mi sono addormentato) e Ivano (che era al lato del cuscino) sono caduti dal letto, mentre Rafael è ancora accanto al cuscino, e mi rendo conto che con la mano sotto il cuscino ero arrivato ad afferrargli una zampina: per questo le cose hanno cominciato a tornare sotto una buona luce verso la fine...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
È vietato utilizzare questo contenuto per opere derivate e/o a scopo commerciale (ivi compresa la ripubblicazione con banner pubblicitari) senza l'espressa autorizzazione scritta dell'autore.&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1243736586041348731-3746450611696204974?l=stuffed-bear.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PagineOscure/~4/Zp6ewKBUTdw" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/feeds/3746450611696204974/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1243736586041348731&amp;postID=3746450611696204974&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/3746450611696204974?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/3746450611696204974?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/2011/09/la-fuga-catania.html" title="La fuga a Catania" /><author><name>Grizzly</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16043804098732468263</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="24" height="32" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2340/94/1600/grz.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0EHQnw9fip7ImA9WhZaGE0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1243736586041348731.post-5204368543884568857</id><published>2011-07-04T21:50:00.000+02:00</published><updated>2011-07-04T22:00:33.266+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-07-04T22:00:33.266+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="real-life" /><title>E che schifo</title><content type="html">Di ritorno dall'assemblea di condominio. Si è posto il problema che una decina di giorni fa qualche disgraziato ha usato l'ascensore come bagno. Una decina di giorni fa. Rientro a casa e l'amara (e fetente, ma chiaramente umana) sorpresa è di nuovo lì&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Kwv4OBaWW6A/ThIbYSv6lTI/AAAAAAAAAhY/H1j9q_io_xE/s1600/04072011166.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-Kwv4OBaWW6A/ThIbYSv6lTI/AAAAAAAAAhY/H1j9q_io_xE/s320/04072011166.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Ma vaffanculo, porci!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
È vietato utilizzare questo contenuto per opere derivate e/o a scopo commerciale (ivi compresa la ripubblicazione con banner pubblicitari) senza l'espressa autorizzazione scritta dell'autore.&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1243736586041348731-5204368543884568857?l=stuffed-bear.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PagineOscure/~4/hHXten2STx4" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/feeds/5204368543884568857/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1243736586041348731&amp;postID=5204368543884568857&amp;isPopup=true" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/5204368543884568857?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/5204368543884568857?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/2011/07/e-che-schifo.html" title="E che schifo" /><author><name>Grizzly</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16043804098732468263</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="24" height="32" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2340/94/1600/grz.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-Kwv4OBaWW6A/ThIbYSv6lTI/AAAAAAAAAhY/H1j9q_io_xE/s72-c/04072011166.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0MBQHY7eyp7ImA9WhZWGE8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1243736586041348731.post-6691096419370246887</id><published>2011-05-19T19:00:00.030+02:00</published><updated>2011-05-19T19:17:31.803+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-05-19T19:17:31.803+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="blog" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="spam" /><title>Posizionamento del Diario di Viaggio</title><content type="html">Da: TEMPLATE****.com &amp;lt;info@template****.com&amp;gt;&lt;br /&gt;
Oggetto: ai primi posti su GOOGLE&lt;br /&gt;
Data: gio 19 mag 2011 8:01&lt;br /&gt;
------------------&lt;br /&gt;
&lt;blockquote&gt;Salve,&lt;br /&gt;
facendo una ricerca, ho notato che il Vs. sito non e' facilmente raggiungibile su GOOGLE e sui principali motori di ricerca utilizzando come parole chiave i vs. prodotti.&lt;br /&gt;
L'azienda con la quale collaboro ha aiutato molte aziende a raggiungere i primi posti sui principali motori di ricerca.&lt;br /&gt;
In caso foste interessati, rispondete a questa email, Vi farò avere un’analisi gratuita del Vs. sito web ed i consigli per raggiungere la massima visibilità sui motori di ricerca e per fare apparire il vs. sito web davanti a tutta la concorrenza.&lt;br /&gt;
Per effettuare l'analisi gratuita, Vi prego fornire in risposta alla presente i seguenti dati:&lt;br /&gt;
- indirizzo sito web&lt;br /&gt;
- vs. nome e cognome&lt;br /&gt;
- numero di telefono&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cordialmente,&lt;br /&gt;
S****** F*******&lt;br /&gt;
Template****.com&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
nota: ricevi questa email perchè hai richiesto un contatto a template****.com, se non desideri ricevere altre email, clicca qui per cancellare i tuoi dati&lt;/blockquote&gt;Ecco, al solito. A parte che non ho mai richiesto un contatto a questi rompiscatole, questa volta rido.&lt;br /&gt;
Rido, perché metà dei miei referrer sono ricerche su Google, e soprattutto a sentire un porcaio di gente rido: un porcaio di gente che mi dice "Cavoli! Qualsiasi cosa cerco su google, minimo ci trovo una pagina del tuo blog fra i risultati!"&lt;br /&gt;
Rido, perché apro il loro sito, vado sulla pagina "Contatti" e lì c'è un bel form:&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Lt5hiJhhS7w/TdVPwUCow_I/AAAAAAAAAgI/wcfIZxGsZXA/s1600/contatti.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-Lt5hiJhhS7w/TdVPwUCow_I/AAAAAAAAAgI/wcfIZxGsZXA/s1600/contatti.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;E quel &lt;i&gt;characters left&lt;/i&gt; tradotto con "caratteri a sinistra" mi fa veramente impazzire (((-:&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;MA PER CORTESIA!&lt;/b&gt; SAPETE COSA DOVETE FARCI CON LA VOSTRA PROPOSTA DI CONSULENZA?&lt;br /&gt;
Se volete ve la do io, una consulenza: volete sapere come evitare una querela per spam, la chiusura di tutti i vostri domini internet, la sospensione di tutti gli indirizzi di posta elettronica e un'altra lunga serie di problemi? Contattatemi e vi spiegherò tutto: i miei prezzi non sono molto modici, ma le mie consulenze funzionano, credetemi! (-:&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
È vietato utilizzare questo contenuto per opere derivate e/o a scopo commerciale (ivi compresa la ripubblicazione con banner pubblicitari) senza l'espressa autorizzazione scritta dell'autore.&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1243736586041348731-6691096419370246887?l=stuffed-bear.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PagineOscure/~4/VHBeyKw2AEs" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/feeds/6691096419370246887/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1243736586041348731&amp;postID=6691096419370246887&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/6691096419370246887?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/6691096419370246887?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/2011/05/posizionamento-del-diario-di-viaggio.html" title="Posizionamento del Diario di Viaggio" /><author><name>Grizzly</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16043804098732468263</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="24" height="32" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2340/94/1600/grz.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-Lt5hiJhhS7w/TdVPwUCow_I/AAAAAAAAAgI/wcfIZxGsZXA/s72-c/contatti.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0YDQXk7cSp7ImA9WhZSF0k.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1243736586041348731.post-7219900007779697510</id><published>2011-04-02T08:00:00.008+02:00</published><updated>2011-04-02T14:59:30.709+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-04-02T14:59:30.709+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="blog" /><title>Mi valutate il template?</title><content type="html">Se volete, mi sarebbe molto utile conoscere quello che pensate di questo nuovo tema di impaginazione del sito, che vorrei far diventare definitivo anche sul &lt;a href="http://www.g-sr.eu/"&gt;Diario di Viaggio&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://spreadsheets.google.com/viewform?formkey=dFJxWXd4Z00tLWY1M2FnRW9MemFlQ2c6MQ"&gt;Questo modulo on-line&lt;/a&gt; vi permette di esprimere il vostro parere su questo tema; grazie sin da ora: ci tengo molto a quello che pensano i miei lettori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
È vietato utilizzare questo contenuto per opere derivate e/o a scopo commerciale (ivi compresa la ripubblicazione con banner pubblicitari) senza l'espressa autorizzazione scritta dell'autore.&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1243736586041348731-7219900007779697510?l=stuffed-bear.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PagineOscure/~4/xeFR1nvjJDI" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/feeds/7219900007779697510/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1243736586041348731&amp;postID=7219900007779697510&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/7219900007779697510?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/7219900007779697510?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/2011/04/mi-valutate-il-template.html" title="Mi valutate il template?" /><author><name>Grizzly</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16043804098732468263</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="24" height="32" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2340/94/1600/grz.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0EBQH8_cSp7ImA9WhZTGUU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1243736586041348731.post-5182434207278572489</id><published>2011-03-24T16:30:00.000+01:00</published><updated>2011-03-24T16:47:31.149+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-03-24T16:47:31.149+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="dreams" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="teddybears" /><title>Un orsacchiotto mi protegge, X</title><content type="html">Decimo capitolo dei racconti che spiegano perché è il caso di dare un po' di fiducia al proprio totem-acchiappasogni. Spero vi faccia provare le sensazioni che ho provato anche io.&lt;br /&gt;
Tutto cominciò in una freddissima notte d'inverno.&lt;br /&gt;
Il televisore non mi da più nessuna compagnia, per cui sotto il piumone avevo trovato il piacevole tepore di un buon libro (sì e no: lo ammetto. Stavo rileggendo "&lt;a href="http://www.lulu.com/product/paperback/lessenza-oltre-il-buio/6328393"&gt;L'essenza oltre il buio&lt;/a&gt;"). Poi la stanchezza si è fatta sentire, e gli occhi sempre più pesanti mi convinsero a lasciare il compagno pieno di pagine e parole, per dedicarmi al compagno pieno di pelo e occhioni neri e profondi. (-:&lt;br /&gt;
Dopo aver spento la luce, trovato una posizione comoda e poggiato Rafael alla parte sinistra del torace, mi abbandonai al sonno. Questo sogno, però, è venuto quando ormai si avvicinava l'orario del risveglio mattutino.&lt;br /&gt;
&lt;hr /&gt;Cortile. Mattina inoltrata (saranno almeno le dieci). Mi sono appena sentito telefonicamente [ma il sogno comincia quando in realtà il contatto c'è già stato: so che ho questo impegno, e che lo ho preso poco prima] con un amico, che è anche scout.&lt;br /&gt;
In pratica mi ha "coinvolto" nella collaborazione a una recita (dato l'argomento penserei una cosa tipo "Civitoti in pretura"), chiedendomi di fare la parte di un "giurato popolare", ma è anche una cosa non tanto scrausa, dato che devo presentarmi in giacca &amp;amp; cravatta.&lt;br /&gt;
Ora sto uscendo per raggiungerlo e seguire le prove della recita.&lt;br /&gt;
Giro a destra e mi dirigo verso il parcheggio della mia auto, notando senza darci troppo peso che ci sono moltissimi condomini giù in cortile che discutono, soprattutto alcuni vicini alle loro auto.&lt;br /&gt;
Ma dopo aver fatto pochi altri passi, pur rimanendo a circa dieci metri dalla mia auto, comincio ad avere il sentore dei toni non esattamente amichevoli con cui si tiene questa discussione. Affretto leggermente il passo e raggiungo la mia auto, guardando la fiancata della mia auto ammaccata, graffiata e - letteralmente - martoriata da un qualcosa che ci è passato attaverso lasciando abbondanti segnacci di un rosso acceso tutto intorno&lt;br /&gt;
Mi giro, guardando dietro di me e in direzione del lato centrale del cortile interno, dove era condensata la maggior parte dei condomini più sbraitanti, appurando che fa bella mostra di sé una vecchissima Apecar rossa, con una sfilata di modifiche al cassone e alla cabina di guida (appaiono diversi giri di filo metallico, assi di legno, chiodi e bulloneria varia).&lt;br /&gt;
Un tizio che non deve essere molto anziano, ma ha la faccia scavatissima di rughe, sta parlando mogio mogio al cellulare.&lt;br /&gt;
Molte delle persone presenti mi dicono che è lui il responsabile di tutto questo karaoke, e lui stesso dopo qualche istante mette via il cellulare e cerca di calmare tutti quanti.&lt;br /&gt;
Mi colpisce una sua frase: "Tranquilli, è tutto a posto, adesso sta venendo il perito della mia assicurazione, non vi preoccupate."&lt;br /&gt;
Con le pive nel sacco, prendo il telefonino e sto per chiamare l'amico scout per dirgli che ritardo, ma nello stesso istante suona il cellulare ed è lui che mi avverte che l'appuntamento è saltato, per cui prendo un paio di condomini e li porto in direzione del bar per un caffettino veloce.&lt;br /&gt;
Ritorniamo dopo qualche minuto, e un tizio in giacca&amp;amp;cravatta armato di macchina reflex è già impegnato ad immortalare tutta la scena, mi avvicino alla mia mia auto (una delle ultime prima di raggiungere l'Ape) e questo tizio (più o meno avrà la mia età. Pizzetto di una simmetria irreale, occhiali con montatura di metallo lucidissimi, capelli che sembrano finti talmente sono pettinati in linea. Mi guarda e mi tende la mano: "Sì, questa è la sua auto, giusto? Allora, consideri che come assicurazione abbiamo deciso di non pagare i danni per fare le riparazioni, bensì di sostuirvi il veicolo con uno nuovo di pari caratteristiche. Le faremo avere in settimana una nuova Ford Mondeo, però l'avverto che potremmo avere qualche problema per il colore blu. Eventualmente le va bene grigio metallizzato?"&lt;br /&gt;
Faccio un respiro profondo, pensando che il tizio mi stia prendendo in giro, ma a questo punto tutta l'immagine vacilla e...&lt;br /&gt;
... mi ritrovo steso sul mio letto con la calda sensazione di Rafael sotto al braccio destro.&lt;br /&gt;
"Beh, adesso pure la macchina nuova? Tranquillo, che fra un po' la cambio..." (((-:&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
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Non conosco le persone che ci sono assieme a noi, ovvero: non le ho mai viste prima, ma nel sogno so benissimo di conoscere tutti da un sacco di tempo. &lt;br /&gt;
Non è estate, direi che è piuttosto autunno inoltrato: il cielo è molto nuvoloso, il vento va lentamente a peggiorare e nel giro di pochi minuti le onde, che erano già una brutta increspatura della superficie marina, diventano alti cavalloni che sferzano l'imbarcazione da ogni lato.&lt;br /&gt;
Io non sto conducendo, ma sono accanto al pilota e gli grido delle indicazioni, sovrastando il rumore del vento e dell'acqua, e le voci delle altre persone che si stanno occupando di non cadere fuori bordo e di verificare anche che la barca non si ribalti né vada a sbattere contro qualcosa (almeno una volta ho in mente la voce di uno dei sei che ci grida di scartare sulla sinistra, perché a destra ci avviciniamo a uno scoglio). Non ci sono altre imbarcazioni in acqua e, sebbene ci troviamo vicini ad una insenatura che permetterebbe di approdare, ho l'impressione che anche la città sia mezza deserta.&lt;br /&gt;
Con un clamoroso colpo di mano mi allontano dal pilota in direzione della fiancata sinistra della barca, che si sta ponendo parallelamente alla linea di costa. Prendo al volo il gancio/pagaia e ne allungo il manico telescopico, poi (mentre le oscillazioni della barca rischiano veramente di farci volare tutti quanti fuori) inficco il gancio in acqua due o tre volte e riesco, alla fine, ad acchiappare una corda sintetica che ho intravisto galleggiare in acqua già da un pezzo.&lt;br /&gt;
Il colpo di mano riesce: siamo a circa venti metri dalla costa, e questa corda è lunga almeno il doppio e finisce in costa, dove è attaccata stabilmente a una bitta che appare in mezzo agli scogli.&lt;br /&gt;
Comincio a tirare questa corda, e grido agli altri di darmi una mano, per cui tutti (pilota compreso) si accodano e tirando questa cima ci trasciniamo con tutta la barca dentro l'insenatura e ormeggiamo, riuscendo con non poca difficoltà a scendere a terra. Poi, con molta fatica riusciamo persino a tirare in secca l'imbarcazione. Da quando siamo riusciti a scendere a terra il vento si è placato, ma in compenso comincia a piovere con una certa decisione.&lt;br /&gt;
A questo punto, come se non fosse letteralmente successo niente, ci salutiamo e io raggiungo una camera d'albergo che da sul mare quasi di fronte a dove abbiamo lasciato la barca. La pioggia battente ci ha reso letteralmente zuppi (siamo vestiti con abiti normali: niente cerata, niente stivali, niente di utile a ripararci come si deve), per cui quando arrivo in albergo mi spoglio, mi faccio una doccia rovente e infine mi cambio. Saranno passate un paio d'ore, e vengo raggiunto in camera da uno degli amici con cui eravamo in barca. Il tempo si è calmato quasi del tutto, e io esco sul balcone della camera d'albergo per fumare una sigaretta. È in questo frangente che mi rendo conto di una cosa: l'insenatura è sulla destra, e ancora più sulla destra, un tantinello al largo, in mezzo al mare si alza una gigantesca colonna d'acqua (una specie di fontana dal diametro di una decina di metri che vomita acqua a un'altezza di circa una ventina di metri. L'immagine della colonna d'acqua in mezzo al mare mi lascia a bocca aperta, ma prima che possa dire mezza parola, è l'amico che mi ha raggiunto che mi spiega di che si tratta.&lt;br /&gt;
C'è un tubo dell'acquedotto sottomarino, che dovrebbe dare acqua in Ortigia, e che si è danneggiato a causa del maltempo: quello che vediamo è il risultato della pressione non indifferente dell'acqua.&lt;br /&gt;
Mentre sto per chiedermi quando avrebbero intenzione di chiudere l'acqua per capire come effettuare una riparazione, l'amico mi batte una pacca sulla spalla. Il gesto mi sveglia, e mi ritrovo sul mio letto in una fredda domenica pomeriggio d'inverno. Mah, di tutti i sogni strani, questo secondo me meritava un po' d'attenzione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
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Salotto.&lt;br /&gt;
Una televisione accesa, su un canale locale. Passa uno spot pubblicitario, con degli sportivi in casacca da gioco che corrono per una cittadina, in mezzo ai palazzi. Ogni tanto qualcuno inforca un portone d'ingresso e si eclissa, mentre il claim recita: "Caldaie a gas metano e allaccio in tutti i luoghi: palazzi antichi, condomini, villette unifamiliari: PROPONETECI LA VOSTRA SFIDA!"&lt;br /&gt;
Mentre il claim si conclude, appaiono cucine a gas e caldaie ritagliate in ogni spazio di case signorili di fine settecento, inserite nell'arredamento con le stesse sensazioni che avrebbe dato un quadro antico.&lt;br /&gt;
La signora spegne la televisione, ed esce di casa.&lt;br /&gt;
Quando ritorna, diverse ore dopo, il sole è tramontato, l'ora di cena si avvicina e il marito, seduto su una poltrona vicino al camino, sta leggendo con calma e relax un libro.&lt;br /&gt;
-Ciao, cara. Hai preso appuntamento con l'idraulico, alla fine?&lt;br /&gt;
-Molto meglio.&lt;br /&gt;
Dicendo queste due criptiche parole, tirò fuori dalla borsa una carpetta bianca con il marchio di una società del mercato libero dell'energia.&lt;br /&gt;
L'uomo strabuzzò gli occhi: -Ma... Marta, che significa?&lt;br /&gt;
-Ho ordinato una caldaia a gas metano. Verranno in settimana a fare l'allaccio: mi hanno detto che non c'è nessun problema!&lt;br /&gt;
-L'allaccio? Ma... ma come avrebbero intenzione di fare?&lt;br /&gt;
La signora è convintissima di quello che ha fatto scendendo in città: -Non c'è nessun problema: ci portano il gas tranquillamente fin dentro casa!&lt;br /&gt;
-Il gas? Quale gas? Marta qui a Gefrano non c'è la rete del metano, cavoli!&lt;br /&gt;
Il problema della mancanza del gas nella frazione, diventa il minore. Quello più importante si visualizza pochi giorni dopo, quando la finanziaria che ha avviato la pratica per l'acquisto della caldaia chiede e pretende il pagamento delle rate. Tutto per l'acquisto di una caldaia che, tra l'altro, non può neppure essere convertita per funzionare a GPL, mentre la società che si occupa della distribuzione del metano e dell'installazione delle caldaie (ah, il mercato libero!) rifiuta di onorare l'accordo con un laconico "la vostra richiesta di allaccio è andata in KO".&lt;br /&gt;
Passano alcuni mesi. Alcuni mesi durante i quali la famiglia si trova a dover sbattere contro il muro di gomma della società del gas, contro quello della finanziaria, contro quello, infine, di non poter manco dichiarare risoluto il contratto perché la società chiede una pesantissima penale in caso di recesso senza allaccio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi intervengono i giornali, e la famiglia viene contattata da un avvocato di un movimento nazionale consumatori che offre gratuitamente il suo patrocinio in questo caso, riuscendo a trascinare in tribunale le società coinvolte (anzi no, la società coinvolta, perché la finanziaria, non appena arriva il primo avviso di atti giudiziari dichiara concluso il finanziamento e rilascia immediatamente abbondante ed esaustiva liberatoria).&lt;br /&gt;
In tribunale, il giudice di pace determina delle cose inquietanti.&lt;br /&gt;
Anzitutto il contratto stipulato fra la famiglia e la società è assolutamente privo di qualsivoglia valenza per una serie impressionante di clausole palesemente vessatorie, compreso il prevedere una penale da parte dell'utente in caso di recesso anticipato, ma non trattando in nessun caso l'impossibilità della controparte a dar seguito al contratto per mancato o impossibile allaccio.&lt;br /&gt;
In solo due udienze (la prima rinviata per consentire alla società di produrre della documentazione aggiuntiva), la società viene condannata senza pietà al pagamento di una cospicua multa, oltre a dover risarcire tutti i danni morali e materali alla famiglia con una cifra contente diversi zeri.&lt;br /&gt;
Come secondo punto, moltissimi abitanti dei paesi limitrofi segnalano all'Autorità per le Garanzie sulla Concorrenza e il Mercato lo spot pubblicitario che riempie i canali televisivi locali del circondario, il quale viene immediatamente sospeso e sanzionato perché palesemente ingannevole.&lt;br /&gt;
Altre situazioni, lentamente, vengono a galla, e decine di casi del tutto simili a quelli della famigliola di Gefrano diventano di dominio pubblico, gettando se possibile ancora più fango sull'immagine della società, portandola lentamente sull'orlo del tracollo...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Suona la sveglia. Sono le cinque e dieci di mattina. Arruffo la testa a Philippe: -Cos'era? Il sogno di uno che non fa altro che sbattere la testa contro le ingiustizie fino a coinvolgere le unioni consumatori?&lt;br /&gt;
Però mi sono divertito. E voi no?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
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Direttore di filiale da solo un giorno: un gran risultato per un uomo che in banca c'era entrato una decina di anni prima facendo la gavetta con l'inizio dalla cassa.&lt;br /&gt;
Un gran risultato, indubbiamente. E questo nuovo sistema informatico installato da appena una settimana aveva reso l'efficienza della rete bancaria ancora più affidabile: tutte le filiali collegate con la sede in tempo reale, e controlli duplici su ogni singola transazione.&lt;br /&gt;
Quel lunedì passò come era normale, senza alcun problema, e alla chiusura alle 17 l'italo-americano Valletto tornò nella sua villa patronale poco fuori New York.&lt;br /&gt;
I problemi cominciarono il martedì mattina, quando tutti i terminali della filiale semplicemente non volevano aprirsi, con un laconico "Errore 219".&lt;br /&gt;
La mattina andava male, e fino alle 10:30 non si riusciva a venirne a capo, nonostante l'immediato intervento di un team tecnico altamente specializzato, ci vollero diversi reset, ripristini e recovery di km e km di nastri di backup per cercare di venirne a capo, ma almeno il geniale direttore Valletto verso le 9 di quella stessa mattina, vista la folla non indifferente di gente che premeva agli sportelli, aveva deciso intanto di operare manualmente e telefonicamente: certo, le cose non andavano ad una velocità decente, ma potevano funzionare.&lt;br /&gt;
Le operazioni in contanti erano però limitate, perché la cassaforte temporizzata, collegata anch'essa al sistema elettronico, non voleva saperne di aprirsi...&lt;br /&gt;
Finalmente verso le 11:30 il sistema si piegò al volere del team tecnico e, con molta lentezza, decise di collaborare e anche la cassaforte decise di aprirsi.&lt;br /&gt;
Il mercoledì andrò peggio.&lt;br /&gt;
Dopo aver trovato il medesimo difetto del giorno prima, i tecnici tentarono subito la strada avviata il giorno precedente, ma dopo qualche istante di sblocco, il sistema tornava ad essere caparbiamente congelato. Fu un giorno inutile, e costò non soltanto molte lamentele da parte di tutti i clienti, ma anche la perdita di qualcuno.&lt;br /&gt;
Al termine di una giornata non facile, il team tecnico aveva identificato il baco nella procedura del database dipendenti, ma non erano venuti a capo del motivo per cui la procedura si incartasse non appena andava a leggere l'elenco dei nomi, ove peraltro non apparivano errori di inserimento o codice sql malevolo iniettato in giro.&lt;br /&gt;
Ma pur non avendo in mente il motivo di questo blocco, il giovedì mattina il sistema era stato ripristinato usando la forza bruta: l'agenzia doveva saltare il controllo del database dipendenti, e grazie a questa forzatura la giornata andò avanti tranquilla e il povero Valletto riuscì a riprendere fiato.&lt;br /&gt;
La catastrofe, però, era dietro l'angolo. E venne venerdì mattina sulla scrivania del direttore, sotto forma di una bella lettera in procedura automatica: licenziamento in tronco del direttore Frank M. Valletto per "violazione della procedura 219".&lt;br /&gt;
Frank andò su tutte le furie e passò il tempo a farsi rimpallare fra i vari uffici dell'amministrazione, ove praticamente tutti i consiglieri cascavano dalle nuvole, e alla disperata ricerca del segretario che aveva firmato la lettera di licenziamento.&lt;br /&gt;
Ma neanche trovare quel segretario servì a molto: aveva firmato la lettera perché era giunta con la normale procedura interna postale, assieme a decine di altre comunicazioni, per cui si era attenuto semplicemente alla procedura di portare alla firma del presidente tutti gli incartamenti della giornata, e quindi aveva inviato per posta tutto quanto.&lt;br /&gt;
Quella mattina, nel frattempo, finalmente uno dei tecnici del team venne a capo di quella oscura "direttiva 219": significa "Bisogna imparare con l'esperienza".&lt;br /&gt;
Il punto è che attenendosi a questo regolamento interno del team di programmazione del sistema, un programmatore con seri problemi aveva realizzato nella procedura di controllo dei nominativi di clienti e dipendenti una blacklist basata su determinati nomi. Fra cui "Mussolini", ossia il secondo nome dell'attuale direttore di filiale Frank Mussolini Valletto. La scheda di Valletto era stata caricata il martedì, quando il sistema era già stato avviato, e per questo non c'erano stati problemi. Viceversa il mercoledì il sistema non si era voluto avviare fino a venirne convinto con la forza dai tecnici, e il giovedì addirittura praticando la regola di imparare dall'esperienza, aveva bloccato anche le procedure usuali di sblocco manuale.&lt;br /&gt;
La situazione non era semplice, e il direttore si sentì discriminato palesemente e trascinò in causa il CdA della banca.&lt;br /&gt;
Durante il processo si determinò che la lettera di licenziamento era palesemente non valida, perché non esisteva una specifica richiesta da parte del CdA, bensì era stata emessa automaticamente dal computer, e nessuno si era preoccupato di visionarla, limitandosi a porre le firme e i contrassegni necessari per validarla. La cosa inquietante che si scoprì dopo pochi giorni dall'inizio del processo fu che invece molte delle persone coinvolte nella lettera non si fossero poste alcun dubbio sull'operato dei colleghi nell'emettere un licenziamento in tronco, supponendo che si trattasse di una giusta sanzione disciplinare nei confronti di Frank Mussolini Valletto, perché la filiale era rimasta chiusa due giorni di fila, e diversi clienti avevano chiuso i loro conti correnti e le loro linee di credito. Nessuno si era posto il problema che, nonostante la rigida e severa procedura interna, non fosse stata convocata alcuna assemblea dei membri per deliberare su un argomento tanto scottante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mesi dopo, il processo si conclude, e con esso il gigantesco tracollo finanziario della banca ormai boicottata da metà degli Stati Uniti per via del suo comportamento palesemente xenofobo.&lt;br /&gt;
Frank entrò nell'ufficio spoglio e si trovò faccia a faccia con quello che ormai era il suo ex presidente. Questi firmò un assegno di oltre 260 milioni di dollari, come risarcimento previsto dalla corte federale per il comportamento tenuto, e la lettera di licenziamento inviata con tanta leggerezza.&lt;br /&gt;
Era una cifra importante, ma soprattutto era l'ultima cifra che il gruppo bancario poteva permettersi. Per sempre, visto che Frank Valletto uscì da quell'ufficio con l'assegno ben nascosto nel taschino della giacca, e un sorriso sardonico a un lato della bocca, mentre una nutrita schiera di ufficiali giudiziari entrava nell'ufficio sequestrando, peraltro, la sedia del presidente del gruppo, nonché la stessa scrivania su cui l'uomo aveva appena firmato quell'assegno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi mi girai sulla destra, ritornando sul mio letto e sentendo il caldo pancino di Rafael contro il mio torace. Le cinque di mattina: è ora di alzarsi e non pensare più a questi sogni assurdi ((-:&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
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E.S., presidente di una grossa corporazione che gestisce centri commerciali in metà Europa è nel suo ufficio. Sono le nove di mattina.&lt;br /&gt;
Improvvisamente bussano alla porta: una persona trafelata si fionda quindi dentro l'ufficio con una serie di cartellette e incartamenti in mano: -Mi scusi, signore: c'è un traffico tremendo per via della vigilia, ed ho trovato pure la neve per strada.&lt;br /&gt;
E.S. alza lo sguardo dallo schermo del portatile che ha sulla scrivania, e tira un'occhiataccia al suo segretario, poi ritorna con lo sguardo e la concentrazione alle immagini del computer.&lt;br /&gt;
Mentre l'uomo appena arrivato deposita tutte le cartellette sulla scrivania accanto a quella presidenziale, e si avvicina alla parete per appendere il cappottone imbiancato dalla neve che sta cercando di togliersi velocemente, però, E.S. riprende la parola senza distogliere lo sguardo: -Lo so che c'è confusione, Mike. Ma lo sapevi anche tu che sarebbe stato così oggi. Potevi organizzarti meglio e partire qualche minuto prima, o forse vorresti dirmi che dovevi accompagnare i tuoi figli a scuola?&lt;br /&gt;
Mike si ferma vicino alla parete con la giacca in mano: -Ha ragione, signore. Mi scusi, non si ripeterà più.&lt;br /&gt;
-È già pronto tutto? Lo sai che domani non possiamo sbagliare. Ci sarà un sacco da lavorare, però.&lt;br /&gt;
Il repentino cambio di argomento da parte di E.S. lascia per un istante il giovane segretario con le sopracciglia alzate, ma poi torna l'abitudine al lavoro e subito risponde: -Naturalmente. Tutto organizzato sin nei minimi dettagli: domani mattina alle otto in punto saremo tutti quanti qui; non un solo dipendente si è azzardato di proporre scuse o prendere giorni di malattia. Sappiamo tutti quanti che ci sarà del lavoro duro da fare, ma siamo tutti pronti, stia sicuro, signore.&lt;br /&gt;
Il presidente accenna una specie di abbozzo di sorriso e poi i due cominciano la giornata analizzando conti e studiando strategie commerciali da applicarsi con l'anno nuovo.&lt;br /&gt;
Giunge finalmente la sera, si fanno le 19 e il grande edificio di uffici chiude. Mike e il presidente escono dallo stabile deserto.&lt;br /&gt;
-Uff, si è fatto tardi, ma è la sera della Vigilia. Signore, è sicuro di non voler venire da noi in questa cena di Natale?&lt;br /&gt;
Mike si rivolge con un sorriso amichevole al suo presidente, nonostante l'espressione stanca di entrambi, ma quest'ultimo lo guarda di sottecchi con un'espressione scura: -Sai bene cosa ne penso di Natale, per cui lasciami perdere. A domani.&lt;br /&gt;
E.S. arriva davanti alla casa, un po' defilata dal centro città. Grande, austera e vuota. Si avvicina alla porta e guarda il battacchio di ottone in stile antico. Il solito leone che tiene l'anello gli fa l'occhiolino.&lt;br /&gt;
E.S. rimane surgelato davanti alla porta e comincia a guardare il fregio, che appare statico e freddo come al solito. L'uomo fa spallucce e varca la porta d'ingresso, chiudendosela alle spalle con un colpo secco.&lt;br /&gt;
Serata. E.S. è da solo, in casa, in vestaglia e davanti al caminetto acceso in un salone molto grande. Si siede in poltrona con un bicchiere di brandy in mano, quando all'improvviso sente un rumore secco che risuona dalla stanza adiacente.&lt;br /&gt;
-Ma che...?&lt;br /&gt;
La porta si spalanca con un colpo secco e una figura evanescente si fionda dentro la camera, trascinandosi appresso delle catene attaccate a dei grossi macigni.&lt;br /&gt;
E.S. è letteralmente paralizzato da questa visione: l'uomo si avvicina al piano-bar, si versa una copiosa dose di scotch in un bicchiere e poi si posiziona malamente sulla poltrona da cui E.S. è schizzato via quando ha assistito a quella visione assurda.&lt;br /&gt;
Una veloce sgargarozzata di quasi tutto il bicchiere, un commentaccio a proposito del bicchiere che il fantasma continua a tenere con la mano sinistra, e poi stende il braccio puntandolo verso l'uomo, che sta abbandonando il terrore per cercare di capire chi sia quell'entità. Poi il fantasma comincia a parlare, come un fiume in piena avvolge l'uomo di parole: -Ebenizer Scrooge: suppongo che tu ti stia ricordando di me, sono Jacob, il tuo vecchio socio. Sono qui per lanciarti un messaggio: non fare il mio stesso errore, mio buon amico. Non isolarti e non morire da solo come ho fatto io. Non puoi portarti i soldi nella tomba, e finirai come me e a cercare di vedere la luce nell'oscurità dell'aldilà, senza una meta fino alla fine dei tempi. Questa notte riceverai la visita di altri tre spiriti, come me, che ti mostreranno come puoi cambiare. Ora devo andare, vecchio bastardo. Ricordati delle mie parole: i tuoi soldi non ti seguiranno nella tomba.&lt;br /&gt;
La figura evanescente scompare come in una specie di dissolvenza. Il bicchiere che stringeva in mano con un residuo di whisky cade sulla moquette con un tonfo sordo e macchiando in terra. Ci vogliono diversi minuti prima che E.S., sconvolto, si riscossa dalla sua catatonia.&lt;br /&gt;
-Il mio ex socio... Jacob?&lt;br /&gt;
Passano un paio d'ore, l'uomo molto preoccupato da questa strana storia è ormai in camera da letto, e sta per infilarsi fra il calore del piumone, quando uno scricchiolio scuote il corridoio fuori dalla camera.&lt;br /&gt;
La porta della camera da letto (chiusa a chiave, nonostante l'uomo fosse da solo) si spalanca di schianto con un rumore violentissimo. Ne entra una figura simile a una bambina di neanche dodici anni, meno incorporea del fantasma che ha visitato l'uomo solo un paio d'ore prima; si avvicina, gli acchiappa una mano e comincia: -Buona sera, Ebenizer. Io sono lo spirito dei natali passati e sono qui per farti rivedere come hai vissuto questo periodo dell'anno nel passato.&lt;br /&gt;
-Ma, ma io...&lt;br /&gt;
-Oh, taci, abbiamo fretta.&lt;br /&gt;
La ragazzina da uno strattone al braccio di E.S., la stanza cade nell'oscurità e improvvisamente i due si trovano sul balcone di un grosso condominio. La bambina continua: -Non possono vederci, né toccarci, ma noi potremo vivere questa storia in tempo reale, come un film. Vieni, Ebenizer: entriamo.&lt;br /&gt;
-Ma io...&lt;br /&gt;
-Non discutere, brutto idiota, guarda che cosa succedeva a Natale quando eri piccolo. Vedrai se non ti commuoverai quando rivedrai i tuoi genitori!&lt;br /&gt;
La scena è molto semplice: i due genitori e il ragazzino dai lineamenti molto simili a quelli di E.S. sono seduti intorno alla tavola. Su un mobile alla parete un televisore a colori da 28" manda in onda il telegiornale della sera. Uno sparuto albero di natale con quattro palline e quattro luci è nell'angolo opposto della cucina. Padre e figlio stanno discutendo piacevolmente.&lt;br /&gt;
-Papà... io glielo ho spiegato che pensare ad essere buoni una volta l'anno, e dimenticarsi degli affetti per il resto dell'anno è molto ipocrita, ma non ci sono santi di farglielo capire a quella testaccia dura.&lt;br /&gt;
-Sai bene che gli atei come noi sono sempre visti di cattivo occhio da chi non riesce a guardare oltre il lume del proprio naso, ma che cosa ci vuoi fare?&lt;br /&gt;
-Niente: l'importante è andare avanti per la propria strada tenendo il massimo rispetto per coloro i quali hanno invece deciso di seguire altre strade. Finché c'è rispetto, c'è tutto.&lt;br /&gt;
-Bravo, belle parole. E tanto ormai negli ultimi anni il valore spirituale di questa festa è andato sempre più scemando, in favore del valore commerciale. E secondo me invece non dovresti sottovalutare questa funzione, specie in vista di future ipotesi lavorative nel campo della grande distribuzione.&lt;br /&gt;
-Ma certo! Un'occasione del genere non ho nessuna intenzione di farmela sfuggire. Vaben, io sono stanco, finiamo di mangiare che vado a dormire.&lt;br /&gt;
La bambina guarda E.S. sconvolta: -Ma... ma.... ma che razza di cena della Vigilia sarebbe mai questa?&lt;br /&gt;
-Ma noi da sempre siamo at...&lt;br /&gt;
E.S. si interrompe, mentre la bambina comincia a singhiozzare rumorosamente, e quindi scoppia in un pianto disperato, prende per il braccio E.S. e lo tira indietro. Un istante di buio e i due si trovano di nuovo nella camera da letto di E.S., che si avvicina alla bambina e cerca di abbracciarla per rincuorarla un po', ma scopre che ella è evanescente come un fantasma, e non è in grado di toccarla.&lt;br /&gt;
Passano pochissimi istanti, e una seconda figura supera la porta della camera da letto. È un uomo altissimo, quasi un gigante: sarà alto almeno due metri e trenta, ha dovuto piegarsi in avanti per passare dall'uscio e ora rischia di dare una sonora capocciata al lampadario in vetro di Murano che scende dal tetto della camera. Non è solo altissimo, è letteralmente enorme: ha una rotondità non indifferente e il fisico di un camionista norvegese in piena attività. Non appena entra e assiste a quella scena, diventa furioso: -Ma che cosa succede? Ma questo non mi era mai successo! Ebenizer, che cosa hai combinato?&lt;br /&gt;
-Ma io non...&lt;br /&gt;
Afferra l'esile (in confronto...) E.S. per il braccio sinistro e lo scuote violentemente: -A quanto pare con te sarà più difficile del previsto, eh? Bene, niente paura: io sono lo spirito del natale presente e ti farò scoprire che cosa ne pensa di te chi lavora con te, i tuoi collaboratori e soprattutto... vieni con me!&lt;br /&gt;
Un altro strattone, di nuovo buio, e di nuovo luce. In mezzo alla strada, nel quartiere dove abita Mike. Lo spirito del Natale presente prende E.S. di peso e lo spinge contro la porta di casa. E.S. la attraversa come un fantasma, ma poi si spalma contro la parete opposta a circa un metro con un tonfo secco.&lt;br /&gt;
Mentre il povero E.S. si allontana dalla parete e comincia a tastarsi il naso per capire se è tutto intero (rendendosi conto che la sua immagine non si riflette nello specchio accanto al punto ove è andato a sbattere) il fantasma lo prende per l'avambraccio destro e lo tira sulla sua destra, fino a raggiungere il salone della casa di Mike.&lt;br /&gt;
La tavola è apparecchiata, e sono presenti varie decorazioni natalizie, compreso un albero di natale piacevolmente decorato, delle calze rosse attaccate a una mensola sulla parete e persino due palline rosse attaccate alla carrozzina parcheggiata a capotavola.&lt;br /&gt;
Mike e la moglie sono in piedi ai lati della carrozzina, su cui è seduto un bambino dell'apparente età di otto anni, senza capelli né sopraciglia, con degli occhi di un blu così profondo che potresti annegare nel suo sguardo. La sua espressione è molto serafica, e mentre gli altri parenti stanno discutendo del posto di lavoro di Mike, prende la parola con qualche difficoltà ma un tono risoluto: -Smettetela. D'accordo, non è venuto qui, ma ha comunque rispetto di noi, e noi dobbiamo rispettare le sue scelte spirituali. Prima di tutto perché noi non possiamo giudicare un uomo solo perché ha deciso di non festeggiare il Santo Natale, giudicare è un compito di Dio. Secondo, perché comunque è Natale, e dobbiamo mostrarci comprensivi e rispettosi per il nostro prossimo, soprattutto per l'uomo che ha fatto così tanto per la nostra famiglia.&lt;br /&gt;
Commenti di approvazione girano per la tavola, sopra tutti quanti quello della madre: -Bravo Timmy. Belle parole, le tue. E in fondo anche se domani tuo padre sarà in ufficio già di mattina presto, sarà comunque un Natale splendido.&lt;br /&gt;
Lo spirito del natale presente guarda la scena strabuzzando gli occhi, poi si gira di scatto verso E.S.: -Ebenizer vuoi spiegarmi che diavolo significa?&lt;br /&gt;
Gli da uno spintone e in un breve istante di oscurità ritornano nella camera da letto, dove la bambina è ancora lì in lacrime. Una terza figura con un saio nero e incappucciato entra nella stanza, mentre E.S. prende la parola: -È quello che sto cercando di dire da un pezzo. Prima di tutto io...&lt;br /&gt;
E.S. si ferma osservando la figura incappucciata che lo guarda puntandogli contro una mano ossuta che fa capolino da una manica troppo larga.&lt;br /&gt;
-Spirito del natale futuro, eh? E vuoi portare Ebenizer Scrooge con te a mostrargli che cosa lo aspetta nel natale del futuro, giusto? Bene. Aspetta uno stramaledetto istante, adesso.&lt;br /&gt;
Un ruggito cupo risuona per la stanza, ma lo spirito del natale presente gli indica la bambina che piange e gli fa: -Un minuto, Bruce. C'è qualcosa che non va...&lt;br /&gt;
-Ecco, appunto. Intanto io non so chi diavolo sia questo Ebenizer Scrooge che continuate a cercare, anche perché io mi chiamo Erbert Soorce! E avevo cercato di spiegarlo a quell'altro squinternato di... come si chiama, Jack?&lt;br /&gt;
-Jacob- lo corregge lo spirito del natale futuro con una voce cupa.&lt;br /&gt;
-Sì, Jacob. Il mio ex socio? Ma quale ex socio? Io vinsi alla lotteria dieci anni fa e ho aperto i grandi magazzini Soorce da solo! Quale cavolo di socio?&lt;br /&gt;
Si gira, guardando in direzione del terzo spirito: -E ora? Vuoi farmi vedere il natale futuro? Andiamo pure! Vuoi mostrarmi Mike e la moglie che piangono sulla tomba del piccolo Timmy? Lo so già. Lo sappiamo già tutti quanti: Timmy è un malato terminale di cancro. Gli hanno amputato le gambe, e ogni settimana si sottopone a massacranti cicli di chemioterapia e radioterapia, che lo lasciano debilitato anche per due giorni. Eppure lui per primo se ne è fatta una ragione. Ha una forza incredibile, quel povero bambino: il suo semplice sorriso mi ha insegnato più cose di quante abbiate cercato di farmene imparare voi tre, anzi quattro squinternati in una intera stramaledetta serata. Altrimenti perché pensate che sono io a pagare tutte le sue costosissime spese mediche?&lt;br /&gt;
La bambina, continando a singhiozzare, alza lo sguardo e chiede, incredula: -Sei tu che paghi le sue spese mediche?&lt;br /&gt;
-Andiamo: Mike con il solo stipendio di segretario non riuscirebbe a donare alla  sua famiglia quella dignità che li fa andare avanti ogni giorno! Lo considero un brav'uomo, che non merita di vivere un dolore così grande!&lt;br /&gt;
Dalla porta spuntò Jacob, puntando baldanzoso il dito contro Erbert: -Ma Mike domani sarà al lavoro, anzi lo saranno tutti quanti. L'hai detto tu stamattina, e lui l'ha confermato. Avete detto che ci sarà molto da lavorare! Mike sarà lontano dalla famiglia...&lt;br /&gt;
-E certo! Le decorazioni non si metteranno da sole in sala, e c'è bisogno di cucinare per tutti i dipendenti, ma siamo tutti quanti felici di poter passare una giornata in compagnia e in allegria, forse in nome del natale, ma soprattutto in nome del rapporto di fiducia e amicizia che ci lega tutti quanti. Mike mi ha promesso che con molti dipendenti verranno di mattina presto, mentre i familiari ci raggiungeranno solo a ora di pranzo!&lt;br /&gt;
-Cosa?&lt;br /&gt;
-Domani abbiamo il pranzo aziendale di natale, nonché la festa per tutti i figli dei dipendenti. Come ho già fatto negli ultimi cinque anni mi vestirò da Babbo Natale e consegnerò regali a tutti i bambini dei dipendenti.- Erbert si fermò, fece un sospiro e i suoi occhi divennero lucidi. -Me lo chiese Timmy quando era più piccolo, e io non ho avuto bisogno di pensarci un solo istante, prima di promettergli che avrei organizzato la festa di natale aziendale ogni anno. Visto? Non c'è bisogno di spiritualità per fare delle buone azioni.&lt;br /&gt;
I quattro fantasmi uscirono dalla stanza, visibilmente commossi, tenendosi spalla su spalla. Aver sbagliato il proprio lavoro è seccante, ma aver cercato di lanciare un messaggio a una persona come Erbert Soorce era stato l'errore più stupido che mai si potesse fare. L'ultima frase che echeggiò nella stanza, prima che la porta si richiudesse, fu quella di Erbert, che concludeva: -Ad ogni modo, se vorrete unirvi a noi domani, ne saremo molto lieti tutti quanti. Per me il natale non è altro che un giorno festivo sul calendario, in cui si chiude bottega. Ma questo non ci proibisce di riunirci tutti insieme per un momento di spensieratezza, lontani dallo stress e dal tran tran quotidiano del lavoro, riscoprendo l'altissimo valore dell'amicizia, e della famiglia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
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Poi, finalmente, arriva. Si tratta di una vecchissima Peugeot 205 rossa, mezza arrugginita, mezza scassata e con i segni di un tamponamento sulla fiancata anteriore sinistra molto violento, riparato alla pene di segugio, e con segni di ruggine che fanno intendere si tratti di un incidente molto vecchio.&lt;br /&gt;
Gaetano ha attirato la mia attenzione indicandomi l'auto che arranca verso un parcheggio poco scostato davanti a noi: -È il momento. Tieniti pronto e andiamo.&lt;br /&gt;
Guardo l'auto con molta indecisione: mi viene molto difficile credere che sia la porta verso quella che promette di essere un'avventura, ma non solo per rappresentare un modo interessante di trascorrere una notte, quanto piuttosto per capire una volta per tutte che cosa succede lì sotto in Ortigia, dove dovremmo essere diretti fra poco.&lt;br /&gt;
La persona che scende dalla 205 è un uomo basso, tarchiato, sulla sessantina. Pochi capelli bianco-giallognoli e una barba incolta che incornicia una faccia piena di rughe e nei; due occhietti neri e sorcini che sembrano scrutare in tutte le direzioni. Sbatte in malo modo lo sportello e si allontana in direzione di un portone sulla sinistra. Ci sono delle palazzine di due-tre piani che sembrano il risultato dell'edilizia moderna degli anni '90, e appaiono con colori gradevoli che non si stagliano bene nell'oscurità, e l'interno dell'androne da cui si riesce a vedere dall'esterno le pareti di cemento armato lasciate grezze e con il segno delle assi di carpenteria che hanno creato il box per il calcestruzzo.&lt;br /&gt;
Restiamo fermi in auto, in attesa. La luce sulla scala si spegne e rimane solo la fioca illuminazione interna. Non guardo Gaetano, sul sedile del passeggero, ma è a lui che mi rivolgo: -Ma... non l'ha neppure chiusa a chiave?&lt;br /&gt;
-Non credo che la serratura dello sportello funzioni. Anzi: guarda in che condizioni la tiene: pensa che nessuno potrebbe mai rubargliela.&lt;br /&gt;
Gaetano esce silenziosamente dall'auto. Lo seguo e ci avviciniamo con fare furtivo a quel catorcio, poi quasi strisciando la raggiungiamo e montiamo a bordo. Solo un attimo, e poco prima che Gaetano provi a strappare i cavetti per accenderla, mi scopro a fare un gesto molto americano: abbasso il parasole consunto sul lato guidatore, e il mazzo di chiavi ne salta fuori laconico.&lt;br /&gt;
Ci guardiamo nell'oscurità, soffocando una risata, poi con molta attenzione Gaetano inserisce le chiavi e accende il quadro. Un respiro profondo e gira la chiave. Il motore parte al primo colpo: retromarcia e ci allontaniamo lentamente e silenziosamente, poi usciamo dal palazzo e via a tutta velocità.&lt;br /&gt;
Percorriamo strade non ben identificate, in mezzo ad agglomerati di case, per quasi un'ora, giungendo infine a Siracusa dal lato del Villaggio Miano. Gaetano continua tranquillo in direzione di Ortigia, poi finalmente prendiamo la sopraelevata che, accanto al ponte umbertino, sale in direzione del retro di Ortigia.&lt;br /&gt;
L'isola di Ortigia appare come un agglomerato di periferia di un ambiente modernissimo. Ci sono grattacieli, ma in mezzo sbucano palazzi antichi e reperti archeologici (la sopraelevata ha un gigantesco pilone di metallo che si spalma al centro del Tempio di Apollo (mafia e interessi economici hanno prevaricato sull'interesse storico?). Arriviamo quasi all'altezza del lungomare, e ci fermiamo. Qualcuno arriva da un bugigattolo fra due grattacieli, ove appare una piccola costruzione mezza diroccata. Non facciamo domande, e neanche lui ne fa a noi: si limita ad accompagnarci dentro la costruzione.&lt;br /&gt;
Prendiamo una scala, e scendiamo subito sotto al livello della strada. A questo punto percorriamo un corridoio molto lungo, scarsamente illuminato e con diverse infiltrazioni d'acqua e macchie di muffa in giro, anche se appare come di muratura.&lt;br /&gt;
Dopo diversi minuti di camminata arriviamo davanti ad una porta. Il tizio che ci accompagna apre la porta e ci fa cenno di entrare, poi la chiude rimanendo fuori.&lt;br /&gt;
Siamo in una specie di montacarichi in metallo arrugginito. C'è una sola lampadina che pende dal tetto: Gaetano mi guarda con un'espressione interrogativa. Io mi avvicino alla porta, ove c'è una pulsantiera consunta con solo due tasti. Premo quello più in alto e il montacarichi si avvia con uno scossone e una serie inquietante di cigolii di metallo: -Ormai siamo arrivati a questo punto, non possiamo fermarci...&lt;br /&gt;
L'ascensore si muove ad una velocità più o meno normale, e davanti all'ingresso scorre solo una parete impolverata e bisunta. Passano almeno cinque minuti, quando finalmente ci troviamo davanti ad un'apertura con la porta scardinata e una serie di fili elettrici che vengono fuori dalla serratura. Stiamo per saltare fuori al volo, ma l'ascensore si ferma all'altezza di questo strano piano. Scendiamo e giriamo lungo un corridoio che ha una parete sulla destra e una serie di finestre sulla sinistra. Dalle finestre filtra la luce notturna, ma il cielo appare lentamente illuminarsi, e mentre camminiamo il sole comincia molto lentamente ad alzarsi.&lt;br /&gt;
In contrasto con la porta dell'ascensore arrugginita e scardinata, questo ambiente appare molto pulito e ordinato.&lt;br /&gt;
Passano ancora diversi minuti di percorso, poi il corridoio finisce su una specie di porta-finestra che da su una passerella di metallo. Apro questa porta e continuiamo lungo la passerella, mentre i primi raggi di sole rossastri sulla nostra sinistra stanno illuminando l'ambiente.&lt;br /&gt;
Non siamo ad un'altezza eccessiva (più o meno all'altezza di un quarto piano medio), e la passerella finisce sul tetto dell'edificio di fronte a noi. Dietro di noi c'è un grattacielo di vetro e cemento, la costruzione ove ci dirigiamo invece cade letteralmente a pezzi.&lt;br /&gt;
Appena lasciamo la passerella e cominciamo a calpestare la terrazza, ci sono diversi inquietanti scricchiolii che vengono dal pavimento: diverse volte ci muoviamo con molta circospezione, trattenendo letteralmente il respiro. Finalmente arriviamo in una specie di costruzione con una porta, e la apriamo trovando una scala che scende al piano inferiore. Entriamo tranquillamente e scendiamo, trovandoci in un ambiente molto grande. Sulla sinistra c'è una specie di porta-finestra che da su un balcone a raso (praticamente una vecchia ringhiera su una struttura di 10cm). Sul lato destro vicino alla finestra scende una scala, mentre al centro della grande stanza c'è una struttura stranissima. All'altezza di circa 50cm dal pavimento c'è un grosso piano inclinato, che appare come una specie di gigantesco scivolo che percorre verso il piano inferiore. Sulla superficie appaiono delle scritte in vernice bianca con delle frecce che indicano la discesa e un paio di volte appare la parola "USCITA".&lt;br /&gt;
Davanti a noi, avvicinandosi a questo piano, c'è un punto dal quale si potrebbe saltare, e c'è una specie di ringhiera di metallo dipinta di giallo, alta 15-20cm rispetto al piano, e mi sono avvicinato ad un punto in cui c'è un cartello di lamiera metallizzata con un cartello di senso vietato e le parole "DIVIETO DI ACCESSO".&lt;br /&gt;
Mi giro verso Gaetano: -Io non sono qui per rispettare dei divieti. Andiamo di qua, o vuoi prendere le scale e vediamo come va a finire?&lt;br /&gt;
Gaetano mi risponde con circospezione: -Preferisco affrontare le scale.&lt;br /&gt;
Quindi si gira e torna indietro verso la rampa di scale. Lo seguo con lo sguardo finché sparisce, poi mi guardo intorno nell'ambiente e, infine, salgo sulla struttura e metto la mano destra sul corrimano sopra il cartello di divieto per spingermi e scavalcarlo, ma in quella una voce mi fa girare di scatto: -Da lì non è consentito. Conosci le regole del gioco, dobbiamo fare le scale.&lt;br /&gt;
C'è una ragazza. Capelli biondi, lisci, lunghi fino alle spalle. È vestita in modo pressoché normale, ed ha in mano una cartelletta con, legato in punta, una specie di apparecchio.&lt;br /&gt;
-A dire il vero non mi sono state spiegate bene le regole, e comunque non credevo di fare niente di male.&lt;br /&gt;
-Non mi interessa. Devo multarti: mi devi cinque euro.&lt;br /&gt;
La ragazza preme qualche tasto sull'apparato nella cartelletta, poi si avvicina tendendo la mano destra verso di me. Infilo una mano in tasca e le rispondo: -Allora dammi tu quindici euro, perché ne ho venti addosso.&lt;br /&gt;
-Non c'è problema.&lt;br /&gt;
La ragazza si infila la mano in tasca, prende il portafogli e ne toglie due banconote: una da dieci e una da cinque.&lt;br /&gt;
Io prendo il portafogli, guardo i venti euro, poi le restituisco i dieci euro che mi ha dato lei: -Ah, no. Ricordavo male: ho dieci euro. Tengo i cinque di resto.&lt;br /&gt;
Lei non batte ciglio e riprende in mano i dieci euro, li rimette nel portafogli soddisfatta e poi mi indica la scala da cui è sparito Gaetano un minuto prima: -Vogliamo andare, adesso?&lt;br /&gt;
-Naturalmente.&lt;br /&gt;
La seguo. Cominciamo a scendere la scala: sono due rampe contrapposte che riportano davanti alla porta-finestra del balcone del terzo piano, ma a questo punto l'ambiente appare come un piccolo androne di piano, con delle pareti accanto alla finestra e delle porte di legno. Il legno appare marcio, bucato e danneggiato dal tempo e dall'umidità. Mi avvicino alla continuazione della rampa per scendere di un altro piano, ma la ragazza mi ferma: -Aspetta. Sai che dobbiamo tirare i dadi ogni volta, e dovresti raccogliere qualcosa da ogni piano.&lt;br /&gt;
La ragazza si infila una mano in tasca e ne estrae tre dadi (sono tre sassolini scolpiti a forma di cubo alla peggio, con i puntini sulle facce che sembrano piuttosto delle macchie di unto). Li getta e li raccoglie non appena si fermano, mentre io mi avvicino alla porta-finestra e la apro con attenzione. La porta si scardina e acchiappo al volo il vetro che sta per cadere. Lo poggio a terra, poi mi inginocchio e guardo la base della ringhiera, dove il balcone appare diroccato e seminato di sassolini. Prendo un sasso grosso come mezzo limone, e lo porgo alla ragazza: -Dammi subito quei dadi, d'ora in avanti li tengo io. Tu tieni questo.&lt;br /&gt;
Mi guarda con stizza, come se le avessi rovinato il gioco, ma mi porge i dadi. Le do il sasso e mi dirigo di nuovo sulla scala. Scendiamo al secondo piano e lancio i dadi in terra. Cinque, cinque, due. Dodici, li raccolgo con la mano destra, mentre con la sinistra prendo una scheggia di vetro che c'è per terra e la porgo di nuovo alla ragazza. Lei la prende in silenzio, ma mentre mi avvicino alla scala per scendere ancora, lei tira un calcio ben assestato alla porta finestra. Una delle due ante di legno e la ringhiera si staccano di netto e precipitano rumorosamente. Guardo la ragazza con un'espressione stupita, ma lei mi supera sulle scale e scende al piano inferiore. Lì le scale sono finite, e la porta finestra conduce a una specie di pozzo luce. Da una porta a sinistra delle scale esce Gaetano, in silenzio. Non mi guarda neppure, né da qualche cenno di saluto, e io faccio altrettanto. La ragazza esce sul pozzo luce, camminando tranquillamente sulle macerie della porta e della ringhiera cadute dal piano superiore. Noto che sta calzando degli stivaletti di pelliccia nera. Usciamo io e Gaetano, e raggiungiamo un punto sul terrazzino che da su una specie di grosso tombino segmentato sul lato opposto alla finestra.&lt;br /&gt;
Gaetano e io ci avviniamo al lato sinistro di questo tombino, largo una settantina di centimetri e lungo un paio di metri. Ci sono una quindicina di coperchi di metallo che sembrano collegati fra di loro, con una specie di meccanismo telescopico.&lt;br /&gt;
Affrontiamo il primo coperchio, che ha una specie di serratura arrugginita: un paio di calci ben assestati e si sgancia. Cominciamo a far scorrere tutti questi coperchi sulla sinistra, che si sovrappongono uno sull'altro.&lt;br /&gt;
Subito sotto appare una specie di scaletta pieghevole: sull'estremo destro c'è un gancio che molliamo, e lentamente facciamo scendere questa scaletta, che si appoggia a una scala in muratura poco più larga che appare in basso.&lt;br /&gt;
Io e Gaetano ci guardiamo, e in quella la ragazza mi si fionda letteralmente addosso, gridando: -Fermi! Non possiamo andare avanti, non prima di aver tirato i dadi! Non sappiamo che cosa potrebbe succedere!&lt;br /&gt;
Mi strappa letteralmente di mano i dadi e li lancia a casaccio, tanto che uno casca proprio dentro questo tombino e finisce da basso, ma ora lei appare più tranquilla.&lt;br /&gt;
Guardo in alto: i balconi appaiono molto vicini sulla nostra destra (meno di due metri) e dall'esterno è molto più evidente la condizione precaria in cui si trova l'intero palazzo. Faccio un segno a Gaetano, che mi fa subito il segno del pollice in alto, poi si infila nel tombino senza toccare la scala e mette i piedi sul lato destro della scala di muratura, nel poco spazio che c'è fra la scala stessa e la struttura di metallo che ci si è appoggiata sopra. Guardiamo in basso: sotto la scala c'è una specie di vetrata a gradini, e sotto la vetrata appare la Carrozza del Senato.&lt;br /&gt;
-Eh? Ma siamo finiti a Palazzo Vermexio?&lt;br /&gt;
Gaetano scuote la testa: -No, ma siamo comunque vicini: già da qualche anno era stata nascosta. Però c'è qualcosa che non mi convince.&lt;br /&gt;
Gaetano si piega sulle ginocchia, e appoggia con molta delicatezza una mano al centro di uno scalino della scala metallica, premendo verso il basso. Subito uno scricchiolio sinistro e un piccolo fiotto di polvere bianca si molla da sotto la scala e si spalma sul vetro sotto di noi: -È in condizioni disastrate: forse la scala di metallo regge, ma quella sotto crollerà di netto seppellendo la carrozza.&lt;br /&gt;
-Certo, e guarda in alto- lo interrompo. -Tutti i balconi sono cadenti, e la vibrazione di quel crollo tirerà giù tutto il resto. Anche questa brava ragazza ha tentato di smuovere le acque con quella pedata.&lt;br /&gt;
La ragazza ci guarda con un'espressione inquientata, e poi si gira per scappare in direzione della porta-finestra da cui siamo usciti, ma subito Gaetano balza fuori e la spinge in avanti, mentre le stendo la gamba sinistra davanti ai piedi, facendola inciampare e cadere con violenza a terra.&lt;br /&gt;
Cerca di rialzarsi, ma Gaetano le è sulla schiena subito. Riesce ad alzare la testa (il naso le comincia a sanguinare lentamente) e mi guarda, mentre io prendo la radio dalla giacca e chiamo: -Ok, potete raggiungerci tutti subito. Situazione sotto controllo.&lt;br /&gt;
Mentre giunge un "ricevuto" dall'altra parte, la ragazza, sconvolta, mi chiede quasi gridando: -Ma come? Non è possibile! Conoscevi le regole: niente telefonini cellulari.&lt;br /&gt;
La guardo con un sorriso: -Primo, le regole le conosce quel cretino a cui abbiamo fregato la macchina un paio d'ore fa. Secondo, questo non è un cellulare, e terzo non dovevo rispettare nessuna regola, e non l'ho fatto sin dall'inizio: mi hai fatto una multa di cinque euro, ma sei tu che hai pagato cinque euro a me, e non io a te.&lt;br /&gt;
Mi guarda, e io mi giro di nuovo a guardare i balconi sopra di noi.&lt;br /&gt;
Poi il buio&lt;br /&gt;
Apro gli occhi, e cerco di mettere a fuoco la proiezione dell'ora: sono le quattro e venti di mattina... sento il caldo di Lucky sotto al braccio, lo tiro un po' su: -Buongiorno Lucky. Io sono stanco di dirti che non è possibile che mi fai fare sogni del genere ogni volta che ti permetto di dormire insieme a me... ma ti rendi conto che adesso perderò diverse ore solo per digitarlo? (-:&lt;br /&gt;
Ma come sempre, mi sono divertito molto! ((-:&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
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Antefatto:  a Siracusa l'acqua di rubinetto è potabile molto al limite, un po'  troppo ricca di calcio e calcare e, soprattutto, ha un saporaccio.&lt;br /&gt;
Siamo quindi costretti a bere acqua minerale, in sintesi.&lt;br /&gt;
Ora,  ci sono decine e centinaia di marche di acqua da cui scegliere, e nel  tempo ho provato non voglio dire tutte, ma quasi tutte.&lt;br /&gt;
Fino a  trovare un punto di equilibrio: da quattro anni a questa parte compro  l'acqua Fabrizia (in bottiglie da due litri viene fra gli €0,33 e gli  €0,38 a bottiglia, a seconda del periodo). Non è fra le più economiche  ma, posso dirlo con il cuore, la trovo di buon sapore, di buon valore  diuretico (mi calo circa 3~4 litri d'acqua al giorno), e soprattutto non ha retrogusti strani come altre acque minerali disponibili in zona, sia più economiche che più costose.&lt;br /&gt;
Stamattina, dato che ho finito l'acqua, mi sono recato al supermercato dove la prendo di solito (non è facile trovarla in giro a Siracusa, se devo essere sincero), ossia il Simply di via Lentini.&lt;br /&gt;
Parcheggio, prendo un carrello, mi avvicino alla postazione e prendo tre confezioni d'acqua. Poi scendo in cassa.&lt;br /&gt;
Mentre aspetto il turno della persona che mi precede, chiedo al cassiere se ha bisogno che salga una confezione sul nastro o ha il codice. Lui è laconico:&lt;br /&gt;
Ca: "Di acqua ne può prendere solo due confezioni."&lt;br /&gt;
Io: "Eh? Come solo due, scusi?"&lt;br /&gt;
Ca: "Solo due confezioni, sono le disposizioni..."&lt;br /&gt;
Io: "E una che faccio? Gliela lascio?"&lt;br /&gt;
Ca: "Lei può fare quello che vuole. E comunque è scritto anche sul volantino."&lt;br /&gt;
Io: "Volantino? E chi l'ha visto il volantino? Perché, c'è qualche offerta con due? Non mi interessa l'offerta, gliele pago piene, e se no gliele lascio tutte, eh? [ancora ho toni pacati, ma risoluti, ndG]" &lt;br /&gt;
Ca: "Queste sono le disposizioni, non la posso aiutare"&lt;br /&gt;
Io: "Le disposizioni? E perché non le avete messe all'ingresso o vicino all'acqua? Io mica l'ho letto il volantino..."&lt;br /&gt;
Ca: "Ci sono scritte in entrambi i posti"&lt;br /&gt;
Con fatica (il braccio destro è zifolino, ricordate?) tolgo una confezione e la metto sul nastro dell'altra cassa, imprecando: "AHI! Ma guarda che mi tocca fare..."&lt;br /&gt;
Ca: "E ora me ne metta una sul nastro, che non ho il codice..."&lt;br /&gt;
Io: "Scusa, ma... giochiamo? Lo vedi il braccio? Ma che devo fare su e giù? Sai che c'è di buono? Tienitele tutte! [tono seccato]"&lt;br /&gt;
Alzo le altre due confezioni e le metto assieme alla prima.&lt;br /&gt;
Ca: "E che me le lasci sulla cassa? [stizzito]"&lt;br /&gt;
Io: "Ma lo vedi il braccio? Ho una spalla in pezzi, ma devo continuare a fare su e giù? Ti ho detto di tenertela, non andare avanti. Non mi interessa la vostra acqua"&lt;br /&gt;
Ca: "Ma a me cosa interessa se..."&lt;br /&gt;
Io: "Ancora! Ho una spalla in pezzi, ma ti pare che mi sono venuto a comprare l'acqua per farti una cortesia? Tienitela e non dire altro, che è meglio!"&lt;br /&gt;
Mi allontano con il carrello vuoto, questo continua a richiamarmi nervosamente, e a questo punto esplodo, a voce molto alta.&lt;br /&gt;
Io: "Basta così. Basta, o chiamo la finanza. Ma che stiamo scherzando? Basta, smettila, non hai altro da dire, questo è assurdo! Con una spalla rotta mi devo mettere anche a seguire le tue direttive? Basta! Smettila o chiamo la finanza subito."&lt;br /&gt;
Uscendo controllo bene l'ingresso, ove non c'è nessuna indicazione sul limite di due confezioni d'acqua, e sinceramente non ricordo d'averlo visto neanche in prossimità dell'acqua. Ma ciò non toglie che ho detto chiaramente "Non mi interessa l'offerta, gliele pago piene", per cui se l'offerta è per massimo due confezioni, io ne prendo tre e te le pago a prezzo pieno, stop. Altro che togliere acqua dal carrello.&lt;br /&gt;
Ma quando mai s'è visto che uno deve togliere la roba dal carrello perché non gli permettono di pagarla? Anche questa dovevo vedere, eh?&lt;br /&gt;
Me ne vado, arrivo in ufficio e sono ancora alquanto incavolato, per cui penso bene di fare quello che so fare bene in questi casi: lamentarmi.&lt;br /&gt;
Prendo il sito del &lt;a href="http://www.simplymarket.it/"&gt;Simply&lt;/a&gt;, e alla voce "Contatti" trovo, oltre al form, il numero verde (800-82 40 39).&lt;br /&gt;
Chiamo il numero verde, mi risponde un'operatrice gentilissima a cui spiego che vorrei esprimere un reclamo per quanto mi è appena successo.&lt;br /&gt;
Tranquillamente lascio il mio nome e cognome, il mio numero di cellulare e il mio indirizzo e-mail, identifichiamo il punto vendita (tecnicamente è in via Lentini, ma alla sede centrale risulta "viale Scala Greca") e ripeto questa storia punto per punto, sottolineando come a me interessava comprare l'acqua, e dato che non mi interessava l'offerta bensì le tre confezioni, ero disposto a pagarla a prezzo pieno; ma sottolineando anche che con una spalla rotta non potevo fare su e giù con le confezioni d'acqua (che pesano) perché a dire del cassiere la direttiva è che "devo togliere dal carrello le confezioni d'acqua in eccesso".&lt;br /&gt;
La signorina si emette in una giusta profusione di scuse, mi assicura che quanto prima saranno presi provvedimenti ma, soprattutto, mi lascia un numero di segnalazione, così che sarò sicuro che tale segnalazione sarà presa in visione (come d'altronde mi era successo in passato per cose differenti).&lt;br /&gt;
Resta il fatto che l'offerta sull'acqua Fabrizia finirà il 13 novembre, e a questo punto non andrò a comprarla fino a giorno 13, alla fine dell'offerta, salvo contatti da parte dell'assistenza clienti per chiarire questa storia.&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;[Aggiornamento: 14 novembre 2010]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Ieri mattina mi ha chiamato il direttore di filiale al cellulare. Si è scusato per il comportamento del cassiere e mi ha spiegato la direttiva delle due confezioni per aderire all'offerta, ma io ho sottolineato: "sono d'accordo, ma se voi praticate un'offerta su un massimo di due confezioni, nel caso in cui io richieda più di due confezioni, e sono d'accordo a non far praticare l'offerta, lei non può farmi ingollare l'offerta con il cucchiaino. Le pago le confezioni d'acqua che ritengo opportuno mi servano, e gliele pago a prezzo intero, stop."&lt;br /&gt;
Non c'è stato uno specifico chiarimento, e io a questo punto sono stato risoluto.&lt;br /&gt;
Io: "Senta, facciamo una cosa: l'offerta è dal 3 al 13 novembre, se io vengo giorno 14 posso comprare l'acqua a prezzo pieno?"&lt;br /&gt;
Dir: "Ma lei può venire anche oggi, non c'è problema se percaso..."&lt;br /&gt;
Io: "No, no: io per &lt;b&gt;per principio&lt;/b&gt; voglio comprare l'acqua senza offerte né limitazioni, mi da conferma che l'offerta finisce il 13, e io giorno 14 posso venire e trovarla senza l'offerta?"&lt;br /&gt;
Il direttore, profondendosi ancora in scuse [anche lui è d'accordo che se c'era questa situazione della spalla e delle due confezioni 1) il cassiere poteva girare e sollevarsi lui una confezione sul nastro e, soprattutto 2) poteva sollevare una confezione lasciandomene due sul carrello, usare quella sul nastro per il codice e mettersela di lato, anziché farmene tirare su due], mi conferma, per cui stamattina (domenica 14 novembre) sono andato a fare un po' di spesa, prendere quattro fesserie e quattro confezioni di acqua.&lt;br /&gt;
C'è scritto molto chiaramente "ACQUA FABRIZIA, sottocosto € 0,19/bottiglia, max 12 bottiglie, dal 3 al 13 novembre".&lt;br /&gt;
Passano in cassa, prendo lo scontrino e... magia; "24 x FABRIZIA 2lt €0,40 = 9,60; sconto a valore: € 5,04".&lt;br /&gt;
Beh, vale il principio, per cui ho restituito le quattro confezioni d'acqua, anche perché mi hanno detto "no, l'offerta termina lunedì". Riproviamo lunedì, se no amen.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
È vietato utilizzare questo contenuto per opere derivate e/o a scopo commerciale (ivi compresa la ripubblicazione con banner pubblicitari) senza l'espressa autorizzazione scritta dell'autore.&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1243736586041348731-5205823686236057400?l=stuffed-bear.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PagineOscure/~4/muiPPzQrEVU" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/feeds/5205823686236057400/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1243736586041348731&amp;postID=5205823686236057400&amp;isPopup=true" title="2 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/5205823686236057400?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/5205823686236057400?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/2010/11/questa-me-la-devo-segnare.html" title="Questa me la devo segnare..." /><author><name>Grizzly</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16043804098732468263</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="24" height="32" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2340/94/1600/grz.jpg" /></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0EBRH44fCp7ImA9Wx5bEE0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1243736586041348731.post-7354587041839314985</id><published>2010-10-24T12:00:00.000+02:00</published><updated>2010-10-25T12:14:15.034+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-10-25T12:14:15.034+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="real-life" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="blog" /><title>Fumatrici inca...te: "lli" o "zza"? (-:</title><content type="html">Capisco che bisogna mettere dei messaggi sulle confezioni dei tabacchi da fumo, e capisco che spesso questi messaggi sono precaricati sulla macchina tipografica che stampa le confezioni, e vengono quindi fuori senza una logica ben precisa, ma...&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_3m8ZoSlTDFs/TMVWIGm-u5I/AAAAAAAAAa0/tcRbrY9B9nE/s1600/Toscanelli.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/_3m8ZoSlTDFs/TMVWIGm-u5I/AAAAAAAAAa0/tcRbrY9B9nE/s320/Toscanelli.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;... con tutta la buona volontà, di persone incinte che fumano ne ho viste, ma sono sicuro che se mai incontrassi una tizia col pancione che si spippa un toscanello quattro paroline non molto dolci gliele direi... anche se non ci fosse scritto sulla scatola.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
È vietato utilizzare questo contenuto per opere derivate e/o a scopo commerciale (ivi compresa la ripubblicazione con banner pubblicitari) senza l'espressa autorizzazione scritta dell'autore.&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1243736586041348731-7354587041839314985?l=stuffed-bear.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PagineOscure/~4/LWCjHT9aATU" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/feeds/7354587041839314985/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1243736586041348731&amp;postID=7354587041839314985&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/7354587041839314985?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/7354587041839314985?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/2010/10/fumatrici-incate-lli-o-zza.html" title="Fumatrici inca...te: &quot;lli&quot; o &quot;zza&quot;? (-:" /><author><name>Grizzly</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16043804098732468263</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="24" height="32" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2340/94/1600/grz.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_3m8ZoSlTDFs/TMVWIGm-u5I/AAAAAAAAAa0/tcRbrY9B9nE/s72-c/Toscanelli.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUcBQ3c_eyp7ImA9Wx5UE0o.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1243736586041348731.post-4254446370559210910</id><published>2010-10-18T05:00:00.122+02:00</published><updated>2010-10-18T06:44:12.943+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-10-18T06:44:12.943+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="dreams" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="teddybears" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="novel" /><title>Un orsacchiotto mi protegge, IX</title><content type="html">Sera. Siamo un gruppo di amici, sul balcone dello studio di casa mia.&lt;br /&gt;
Il gruppo di amici è molto eterogeneo (oddio, in realtà ci sono molte persone, compresa mia madre, ma a parte lei so di conoscere tutti gli altri, ma nessuno di essi è uno dei miei amici "classici". Tuttavia è presente un ragazzo basso che ho già visto altre volte: in altri sogni. Appena mi giro verso di lui durante la discussione mi fa l'occhiolino e con un gesto molto leggero si indica la mano destra. Guardo la mia mano destra, e mancano anello ed orologio: alle solite... Uno sguardo d'intesa e lascio che la discussione scorra. Da quel momento sulla sedia del ragazzo basso, io vedo solo Lucky, pacioso, che ascolta con interesse tutta la discussione.&lt;br /&gt;
Stiamo parlando di una storia. Non so bene se sia un film, o un fatto reale del periodo della guerra, sta di fatto che mentre parliamo di questa storia, davanti ai miei occhi scorre la ricostruzione di questa storia come se fosse un film. Fisicamente un film, dato che vedo come personaggi principali della vicenda &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Troisi"&gt;Massimo Troisi&lt;/a&gt; e un attrice italiana che ha il volto molto noto ma della quale proprio non mi viene il nome.&lt;br /&gt;
La vicenda è questa: si parla di un paesino da difendere durante gli attacchi tedeschi. Questo paesino, di qualche striminzita provincia siciliana, è famoso per la presenza di alcuni cannoni molto precisi e micidiali.&lt;br /&gt;
L'attrice si presenta in paese, di notte, dicendo d'essere un'esperta in bocche da fuoco, mandata da un gruppo di partigiani per cercare di sostenere la difesa del paesino in prossimità di una possibile liberazione dall'invasore tedesco. Troisi (in realtà nel sogno costui ha un altro nome, ma non me lo ricordo), invece è venuto la stessa notte portandosi da solo quattro compatte bocche da fuoco, e i due si sono incontrati in campagna vicino alle mura fortificate. La ragazza spiega il motivo per cui è lì, ma chiede al giovane per quale motivo stia faticando tutta la nottata trascinandosi quei compatti cannoni da almeno una quarantina di chili l'uno, per tutta la campagna notturna.&lt;br /&gt;
La risposta di Troisi lascia senza parole: il paese non ha mai avuto nessun cannone a baluardo di difesa. Le immagini rubate dalle spie tedesche durante le notti d'estate sono state di... tronchi d'albero cavi dipinti di scuro e posizionati come cannoni lungo le mura fortificate fuori città. Era una manovra psicologica, ma ora che il pericolo si fa reale, lentamente sono stati fatti arrivare dei pezzi d'artiglieria in bronzo e ferro, compatti ma funzionali.&lt;br /&gt;
La scena continua: i due si sono incontrati di notte, ma in realtà non è proprio notte inoltrata (saranno appena le 22, forse le 22:30) per cui i due dopo aver lasciato i cannoni e fatto amicizia, prima di cominciare a montarli, per superare il freddo della sera vanno nella vicina osteria e si fanno lasciare una fiaschetta di vino. La scena successiva vede Troisi che guarda la ragazza mentre posiziona uno dei cannoni lungo la base di un muro come se pesasse un grammo (ma per mezzo di un sistema di corde e contrappesi sapientemente ben fatto, a piena dimostrazione che non solo sa il fatto suo, ma soprattutto che effettivamente è l'esperta di armi che dice d'essere).&lt;br /&gt;
Troisi a questo punto l'avverte, con la voce vagamente impastata dall'alcol, che non è sicuro della funzionalità di quei pezzi d'artiglieria: -Il sindaco li ha fatti venire da Messina, e dopo ha ordinato i proiettili, ma al momento non si ricorda manco se c'è una corrispondenza della... oddio... dimensione dell'interno.&lt;br /&gt;
Il giovane barcolla un po' mentre la ragazza solleva la fiaschetta e si ingola una robusta dose di vino, prima di rispondere con la voce ancora più impastata: -Il calibro, eh? E allora lo proviamo.&lt;br /&gt;
Vedo l'immagine di un piccolo cannone inquadrato dall'alto; un affare a retrocarica di un calibro ampiamente fuori-standard che appare come una sorta di 65mm di bocca per 1500mm di lunghezza volta-culatta.&lt;br /&gt;
La giovane inserisce perfettamente nell'imboccatura un affare di metallo colorato di rosso che appare come la via di mezzo fra un proiettile da caccia cal 12 troppo cresciuto e un bossolo da carro armato molto più corto. Si tratta di un monoblocco di metallo (direi: ottone) dipinto di rossiccio minio. Sembra terminare senza la palla, ma quando lo inserisce lo piega verso il basso evidenziando un cilindro a ogiva ficcato dentro la punta del proiettile per farlo a raso con il margine (forse per permettere un più agevole trasporto?) e il colpo si appaia perfettamente alla canna.&lt;br /&gt;
L'impressione è che sia per un'arma automatica, ma poi i due danno fondo alla fiaschetta e quindi la ragazza chiude la culatta (è piegata in basso sul cannone, e sembra sostenuta da delle corde) e ci ficca una miccia a lenta combustione.&lt;br /&gt;
Troisi la guarda con preoccupazione, e questa accende un fiammifero contro la culatta e ci si butta sulla miccia, che comincia a bruciare malamente.&lt;br /&gt;
Si sentono voci tedesche in lontananza, e la giovane mentre la miccia sta bruciando prende il cannone con le mani e, sfruttando il sistema di contrappesi, lo gira in direzione della strada, sulla sinistra e in basso, poi si allontana per raggiungere Troisi e urla: -Tappati le orecchie!&lt;br /&gt;
In una scena grottesca vedo il giovane, appoggiato a delle botti di una specie di polveriera, che guarda con soggezione il cannone a una decina di metri avanti a sé, si infila le dita nelle orecchie e, improvvisamente, con una strana sensazione si toglie l'indice destro e lo guarda, poi lo striscia sul coperchio della botticella che ha davanti a sé (quella su cui teneva la mano appoggiata) e lo guarda strabuzzando gli occhi: -Ehi! Ma questa non è polvere da sparo: è polvere d'oro! Ma che diavolo sta succedendo?&lt;br /&gt;
La scena ritorna sul balcone, sulla sedia davanti a me appare mio padre, che a quanto pare sino a quel momento è rimasto ad ascoltare la ricostruzione (un po' da parte di tutti) in silenzio, ma che ora all'improvviso con molta convinzione e molta maleducazione comincia a criticare tutti quanti dicendo che nessuno dei fatti raccontati è vero.&lt;br /&gt;
Tutti (meno me e Lucky) sembrano rassegnati. Mia madre non c'è (credo sia entrata in casa), ma io improvvisamente mi prendo la situazione di petto: -Piantala!&lt;br /&gt;
Mio padre mi guarda con rammarico: -Guarda che non ti devi permettere di interromperm....&lt;br /&gt;
Lucky mi passa il maniglione per aprire la tenda del balcone, che punto contro mio padre con stizza praticamente davanti all'occhio destro: -Sei tu che sta interrompendo il mio sogno, e se non sparisci facciamo l'esperimento di vedere se riesco a spaccarti la testa, o se sei impalpabile come un fantasma. Sono io che sto sognando, e non mi pare di averti invitato, sai?&lt;br /&gt;
Mi guarda con preoccupazione, allunga una mano per allontanarsi il maniglione dalla faccia, ma subito io annuncio: -Non ci riuscirai neanche volendo: non puoi toccarlo.&lt;br /&gt;
Mi sarei aspettato una scena di attraversamento del metallo come un fantasma, invece mio padre ritira indietro la mano come se tenessi un pungolo ad altissima tensione elettrica. Mi giro verso Lucky con espressione interrogativa, ma lui mi rassicura: -Tranquillo, non è manco uno spirito maligno... a malapena sarà un fondo di ricordo di qualcosa.&lt;br /&gt;
Quando mi giro di nuovo in direzione opposta, sto tenendo il maniglione puntato a una sedia vuota.&lt;br /&gt;
Sbuffo in un sorriso, poi poso quell'affare e annuncio ai ragazzi: -Ok. E ora: che ne dite di una partitina a carte?&lt;br /&gt;
Voci di approvazione, ma in mezzo a queste Lucky che zompetta sul tavolo e mi si avvicina: -Sarebbe bello, ma...&lt;br /&gt;
Lo interrompo: -Lo so, lo so... cavoli è già ora di svegliarsi, eh? Va bene, va bene...&lt;br /&gt;
Gli afferro la testa e gliela arruffo energicamente, poi chiudo gli occhi e mi ritrovo sul letto. La proiezione dell'ora segna 4:57.&lt;br /&gt;
Ma sì: aveva ragione Lucky: ieri sera la cena cinese era buona, ma i tre tazzotti di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sake"&gt;sake&lt;/a&gt; caldo ingurgitati coll'antico metodo dei monaci shinto o della yakuza&amp;nbsp; [no, non ve lo spiego, chiedete al vostro amico nipponico di fiducia ((-: ] mi hanno fatto veramente costruire qualcosa di assurdo...&lt;br /&gt;
... però quella della spranga di ferro è stato, a parer mio, veramente geniale! ((-:&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
È vietato utilizzare questo contenuto per opere derivate e/o a scopo commerciale (ivi compresa la ripubblicazione con banner pubblicitari) senza l'espressa autorizzazione scritta dell'autore.&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1243736586041348731-4254446370559210910?l=stuffed-bear.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PagineOscure/~4/kKWiDyMQg4Y" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/feeds/4254446370559210910/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1243736586041348731&amp;postID=4254446370559210910&amp;isPopup=true" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/4254446370559210910?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1243736586041348731/posts/default/4254446370559210910?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://stuffed-bear.blogspot.com/2010/10/un-orsacchiotto-mi-protegge-ix.html" title="Un orsacchiotto mi protegge, IX" /><author><name>Grizzly</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16043804098732468263</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="24" height="32" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2340/94/1600/grz.jpg" /></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0UARXs6fCp7ImA9Wx5VGEQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1243736586041348731.post-3725081623553539537</id><published>2010-10-12T15:44:00.002+02:00</published><updated>2010-10-12T18:00:44.514+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-10-12T18:00:44.514+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="dreams" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="novel" /><title>Pirati... del mediterraneo</title><content type="html">La goletta beccheggia dolcemente nella più profonda oscurità notturna. Intorno a noi solo mare, il cielo poco stellato e molto nuvoloso. Il primo ufficiale sta governando il timone, il mozzo zompetta sul ponte lentamente fumando una mezza pipa di tabacco e oppio, ed io solo da qualche minuto ho lasciato la mia cabina di poppa per salire e prendere un po' di fresco. Gli uomini, frattanto, sono tutti sottocoperta in frenetiche attività: il primo turno sta andando a dormire, mentre il secondo si sta preparando a tornare all'erta per gestire la notte.&lt;br /&gt;
Tutto quanto appare rilassato. Ho seguito con lo sguardo per un po' il mio primo ufficiale, poi mi sono allontanato e seduto sulla parete di margine, lasciando che la piacevole brezza notturna mi rinfrancasse dal terribile caldo estivo di quella mattinata.&lt;br /&gt;
-Capitano, intravedo qualcosa dietro di lei...&lt;br /&gt;
La voce del primo ufficiale era suonata attenta e preoccupata. Mi voltai dandogli la schiena e strinsi gli occhi per meglio sceverare nell'oscurità di quella notte senza luna, ma poi notai chiaramente i riflessi rossastri delle lampade di quell'imbarcazione lontana, ma non troppo.&lt;br /&gt;
-Non mi piace. Non mi piace per niente.&lt;br /&gt;
Afferrai da sotto il piantone del timone un cannocchiale, e lo aprii guardando verso nord, in direzione di quelle luci. Fu solo un breve bagliore delle lanterne ad illuminarne il Jolly Roger sul pennone dell'albero maestro, ma bastò per farmi provare un brivido lungo la schiena.&lt;br /&gt;
Il mozzo comparve in timoneria, in una nuvola di dolciastro fumo di pipa, guardandoci con espressione tesa.&lt;br /&gt;
-Signor Lancardi, suonate la campana: un brigantino pirata si avvicina da nord.&lt;br /&gt;
Il marinaio impallidì, fece letteralmente cascare la pipa sul pavimento e si caracollò giù dalle scale afferrando la stoppa del campanaccio che prese a suonare scoordinatamente.&lt;br /&gt;
Tutti gli uomini del secondo turno apparvero da sottocoperta ancora impastati di sonno, ma ben pronti ad agire, seguiti da uno sparuto ma efficace gruppo di ragazzi del primo turno.&lt;br /&gt;
-Comandante, che succede?&lt;br /&gt;
-Una nave pirata non identificata si avvicina da nord. Non sappiamo che intenzioni abbiano, per cui voglio tutti quanti pronti ai posti di difesa.&lt;br /&gt;
Il primo ufficiale continuò a tenere il timone con espressione serafica, e quando gli uomini cominciarono a spostarsi verso i cannoni e la polveriera, disse, rivolto a nessuno in particolare: -Adesso abbiamo paura anche dei nostri fratelli?&lt;br /&gt;
Lo guardai cercando di mantenere la sua stessa calma: -Siamo pirati, è vero. Ma come noi andiamo alla ricerca di un valido bottino, non è detto che gli altri si accontentino di qualche avventura o invece non preferiscano piuttosto depredare chi ha fatto la maggior fatica a recuperare l'oro e i gioielli. Sai bene che non considero fratelli gli altri pirati.&lt;br /&gt;
-E tu sai bene che non è stato sempre così, mio capitano.&lt;br /&gt;
Lo guardai con un po' di stizza, poi feci un respiro profondo e riportai l'attenzione con il cannocchiale a nord. Poi indietreggiai lentamente di qualche passo, abbassando il cannocchiale: -No.&lt;br /&gt;
Il mozzo e i pochi uomini rimasti sul ponte videro il mio gesto provando quasi terrore.&lt;br /&gt;
-Lancardi! Va subito da quell'ubriacone del cannoniere. Digli di ricordarsi di quella maledetta notte di maggio: otto cannoni di babordo pronti a fare fuoco appena li avremo a portata: si affiancheranno a poche decine di metri in qualche minuto! Sbrigati.&lt;br /&gt;
Di nuovo il mozzo si caracollò sottocoperta per raggiungere il livello dei cannoni, mentre gli uomini cominciarono a caricare i moschetti e sfoderarono le spade. Con stizza li ripresi tutti: -Mettete immediatamente via le armi, e le spade. Molti di voi ricordano quella maledetta notte, e chi non lo sapesse, non discuta: via tutto quanto.&lt;br /&gt;
Sei o sette uomini posarono i fucili scoppiando a ridere rocamente, mentre altri due o tre li guardarono tenendo le sciabole sguainate, con espressione interrogativa.&lt;br /&gt;
-Avete sentito il capitano: via tutte le armi. Fidatevi del nostro comandante, sa quello che sta facendo.&lt;br /&gt;
Al piano dei cannoni giunse il mozzo, che subito si rivolse al cannoniere: -Il capitano ha ordinato di preparare almeno otto cannoni a babordo per...&lt;br /&gt;
Il cannoniere lo interruppe, gridando per sovrastare il clamore degli uomini che si stavano avvicendando intorno alle micidiali bocche di fuoco: -La notte di maggio è arrivata, stavolta in ottobre, eh? Me lo aspettavo... Uomini! La prima fila di babordo: mezza carica e togliete le palle.&lt;br /&gt;
Improvvisamente il clamore si interruppe, e il silenzio per qualche istante apparve persino palpabile. Il mozzo riprese la parola: -Ma hai sentito quello che ti ho appena detto?&lt;br /&gt;
-E tu hai sentito che cosa ho appena ordinato? Mezza carica sugli otto centrali di babordo e togliete le palle. Solo polvere. Non dobbiamo discutere gli ordini del capitano, mezza spugna della malora!&lt;br /&gt;
Lancardi, con un'espressione di vivo stupore uscì per tornare in coperta, mentre gli uomini, mogi mogi, caricavano i cannoni con metà polvere e toglievano dalle bocche le palle di ferro e granito. Raggiunse il posto di comando e si avvicinò al capitano, mentre la vedetta, con voce impastata gridò verso il basso: -Il vascello del capitano Anaridio ci affiancherà in meno di un minuto, capitano.&lt;br /&gt;
-Signor capitano, non so che cosa si sia messo in testa quel fumato di Soriano, ma ha detto che...&lt;br /&gt;
-Che gli ordini vanno rispettati- lo interruppi -senza discuterli. Otto cannoni a mezza carica senza palla. Non ti avevo detto di ricordargli di maggio?&lt;br /&gt;
Sorrisi a mezza bocca, poi gli poggiai una mano sulla spalla lercia.&lt;br /&gt;
-Tranquillo, Lancardi. Grizzly sa benissimo quello che sta facendo.- il primo ufficiale non riuscì a trasmettere la calma al mozzo, eppure questi cominciò ad osservarlo mentre continuava a tenere il timone come se niente fosse.&lt;br /&gt;
Mentre ormai le luci del brigantino nemico illuminavano tratti del nostro stesso vascello, raggiunsi la mia cabina sotto la timoneria. Otto colpi secchi in sequenza, palesemente smorzati, risuonarono nel silenzio della notte, illuminando spettralmente con lampi giallo-rossastri il buio mare notturno.&lt;br /&gt;
Dopo alcuni secondi giunse la risposta: tre colpi di moschetteria, anch'essi smorzati e con delle fiammate dirette decisamente verso l'acqua piuttosto che verso la nave nemica poco accanto.&lt;br /&gt;
Un urlo squarciò la notte: -Maledetto Grizzly, questa volta ti è andata bene: questi inutili moschetti spagnoli si sono inceppati.&lt;br /&gt;
Mi affacciai dalla finestra di poppa mentre ormai la prua del capitano Anaridio stava scomparendo nel buio alle nostre spalle, e gridai anche io: -Quei balordi dei miei uomini hanno fatto bagnare la polvere, pensi forse che sia fortuna la nostra? Non ci sarà un'altra volta, vecchio bucaniere!&lt;br /&gt;
Un paio di risate roche si spensero nel buio delle rispettive imbarcazioni.&lt;br /&gt;
Trascorsero diversi minuti, poi due picchiate secche sulla porta della mia cabina mi riportarono a girare indietro e chiudere la finestra: -Venite avanti.&lt;br /&gt;
Il mozzo Lancardi, vistosamente sudato, rimase sulla porta.&lt;br /&gt;
-Entra, buon uomo. E chiudi la porta.&lt;br /&gt;
Fece altri due passi e si tirò la porta dietro la schiena guardandomi con grandissima preoccupazione. Mi alzai lentamente e gli porsi una sedia: -Siedi, ti ascolto.&lt;br /&gt;
-Capitano, io non capisco...&lt;br /&gt;
-Lancardi, quanto tempo è che servi con onore la mia ciurma di esaltati?&lt;br /&gt;
-Ehm, tre anni, mio signore.&lt;br /&gt;
-Esatto. Tre anni. Tu sei uno di quegli uomini che non era con me, quella maledetta notte di maggio di quattro anni fa. Ma stai felice: il debito di Anaridio è stato saldato, ora più nulla potrà distoglierci dalle nostre razzie.&lt;br /&gt;
-Debito, mio signore?&lt;br /&gt;
Mi sedetti anche io, poi con molta calma estrassi dalla bisaccia alla cintura un po' di tabacco sgualcito e mi rollai una sigaretta con un pezzo di carta bisunta.&lt;br /&gt;
-Quattro anni fa, una notte di maggio, una notte senza luna come questa, buia...&lt;br /&gt;
Accesi un fiammifero rompendo il buio della cabina, appena interrotto da un mozzicone di candela in una lanterna sul tavolo. Me lo portai alla sigaretta e ne aspirai molto fumo.&lt;br /&gt;
-Anaridio aveva attaccato l'Isola di Flori. Era un nostro obiettivo, ossia, anche un nostro obiettivo, ma due giorni di maledetta bonaccia sulla rotta sbagliata ci avevano fatto perdere molto tempo prezioso: quel capitano meno assennato aveva preso una rotta più lunga, per evitare la bonaccia. Di un giorno più lunga, ma sempre un giorno di bonaccia in meno di noi: di quel solo giorno ci siamo mancati. Ma c'è un problema. La settimana prima ci eravamo incontrati al porto di Rowana. E allora girava la voce che quel pazzo voleva assaltare l'isola di Flori, ma soprattutto girava la voce che qualcuno della Marina di sua Maestà aveva infiltrato un uomo di fiducia per mettergli i bastoni tra le ruote. Già, girava voce: era l'unico argomento di discussione dopo che quel pazzo era uscito dall'osteria col suo primo ufficiale, entrambi cotti dal grog... Quello che non avrebbe mai immaginato nessuno era che razza di bastoni gli avrebbe messo quello sporco traditore.&lt;br /&gt;
-Cosa era successo?&lt;br /&gt;
-Il peggio del peggio. Ricordiamo tutti quanti il nostro arrivo, in quella tremenda notte. Le scialuppe di Anaridio si stavano riavvicinando alla loro nave. Ormai buona parte del bottino (e degli uomini) erano saliti a bordo, e stavano per cominciare a festeggiare. Avremmo dovuto raccogliere solo un pugno di mosche, quando lo vedemmo tutti quanti. Un bagliore, giallo. Non era fuoco, o almeno, non il fuoco che ci aspettavamo. No. Era una miccia. Una miccia accesa sopra la polveriera del vascello di Anaridio.&lt;br /&gt;
Feci un gesto nervoso con le spalle, poi aspirai un altro po' di fumo dalla sigaretta stentata che stringevo fra le dita, e continuai: -Quel bastardo del suo mozzo si era venduto per poche monete d'oro, e naturalmente con quelle monete s'era comprato un paio di bottiglie di rum. Era così ubriaco che non guardò neppure la misura della miccia, e sebbene avrebbe dovuto aspettare che salisse il capitano e trovare una scusa per gettarsi in acqua, di nascosto, fece tutto in coperta. Quel topo di fogna si fece saltare in aria con tutta la barcaccia di quel filibustiere. Lui, il tesoro, gli uomini della ciurma, per un soffio anche il capitano stesso, che impotente vide il suo vanto e i suoi uomini distrutti dalla polvere. Non so che cosa pensammo quella notte. Ce l'avevamo con quella ciurma, in fondo. Erano riusciti dove noi avevamo fallito, forse non meritavano quello che abbiamo fatto. Ma il mare ha un codice d'onore, che tutti noi dobbiamo rispettare. Quella notte raccogliemmo i feriti. Quella notte soccorremmo i superstiti, e quella notte piangemmo i morti, tutti quanti, tutti assieme. Perché i morti non hanno colore, e il mare li accoglie tutti quanti...&lt;br /&gt;
L'ultima immagine che avevo davanti agli occhi di quella terribile notte di maggio svanì, per farmi tornare a guardare il mozzo, con gli occhi palesemente lucidi. Si riscosse, e concluse: -Aveva ragione, capitano: la polvere si è bagnata e non siamo riusciti a colpire la nave nemica, ma non abbia timore: non ci sarà di nuovo uno sbaglio del genere!&lt;br /&gt;
Uscì dalla porta a passo svelto, tirando su palesemente col naso. Il rumore della porta che sbatteva mi riscosse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi sono svegliato, ho guardato la proiezione dell'ora: le 4:55 circa. Ho sentito sul torace la calda sensazione di Lucky, mentre alle orecchie mi giungeva il rumore della pioggia.&lt;br /&gt;
-Lucky, senti un po': io capisco che tu dormi con me quando piove perché mi dici di aver paura del temporale, e dei tuoni. E a me questo dispiace, per cui sono favorevole a coccolarti e rassicurarti mentre ci addormentiamo, ma non possiamo fare che ogni volta che dormi con me mi fai fare sogni del genere... Io sono ancora un tecnico informatico, mica posso diventare uno sceneggiatore!&lt;br /&gt;
Gli ho dato un buffetto sul muso, poi ho ripreso: -Anzi no, continua così che mi diverto sempre un mondo!!! ((((((-:&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
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La didascalia recita: &lt;i&gt;"Private Stages" è il progetto del tedesco Peter Freitag nel quale l'artista "ripulisce" immagini pornografiche trovate sul web dai corpi nudi, coprendoli con un collage realizzato digitalmente. Il nudo si oscura così diventando parte di un sfondo che evoca le ambientazioni del porno pur senza mostrare altro che una silhouette camuffata. Il risultato è un effetto "free porno" che mette in discussione il concetto di voyeurismo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
Ma qui casca l'asino, perché in mezzo alle foto ripulite dai nudi maschili o femminili, compare una foto in cui il nostro amico ha pensato bene di lasciare l'orsetto col dildo...&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_3m8ZoSlTDFs/TKq3PmvUN5I/AAAAAAAAAac/78R9a5sJYNY/s1600/porno_orso.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/_3m8ZoSlTDFs/TKq3PmvUN5I/AAAAAAAAAac/78R9a5sJYNY/s200/porno_orso.jpg" width="133" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Pubblicare una foto del genere, anche se c'è il vedo e non vedo che funziona per gli adulti... non lo so: l'immagine dell'orsacchiotto sorridente dato un cazzone eretto non credo che sia adatta a tutto il pubblico...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
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Sono arrivato a casa da un bel pezzo. Ho mangiato poco e male, perché nonostante la voglia di cucinare, il mal di testa e un principio di mal di stomaco mi hanno fatto puntare piuttosto a un po' di tortiglioni al burro e formaggio grana, seguito da un filetto di petto di pollo scondito alla griglia, e un po' di insalata. Sono riuscito solo a spiluccare un po'.&lt;br /&gt;
Avevo acceso la TV, tanto per seguire almeno un pezzo di telegiornale, ma l'ho spenta dopo qualche minuto, rendendomi conto che ogni consonante pronunciata dal giornalista mi scoppiava nel cervello come una mina.&lt;br /&gt;
Cerco di rilassarmi, nella prima fase dopo cena, ma dopo aver lavato i piatti il mal di testa è rimasto identico, tanto che mi convinco a prendere un'aspirina e cercare il relax davanti a un buon libro. La cosa sembra funzionare, perché dopo una mezzoretta buona mi ritrovo persino davanti al computer con una voglia non eccessiva ma sufficiente, e riesco a stilare un paio di documenti e a scrivere qualcosa sul Blog, oltre a controllare con calma la posta elettronica (operazione che di solito demando alla mattina alle sei).&lt;br /&gt;
Poi comunque è la stanchezza quella che mi guida, per cui spengo il computer e mi dilungo sul letto; l'idea sarebbe quella di leggere qualcosa prima di spegnere la luce, ma non appena mi ritrovo un libercolo in mano, lo poggio subito sul comodino sentendo che il cerchio alla testa l'aspirina me lo ha di certo attenuato, ma non fatto passare del tutto, per cui decido che è il caso di spegnere la luce e amen.&lt;br /&gt;
Vicino al comodino, accanto al cuscino, è seduto Philippe, mentre Gerhard sta dormendo sotto la coperta, per cui lo sposto delicatamente accanto al cuscino, mentre tengo Philippe in braccio; abbraccio il cucciolo e spengo la abat-jour, cominciando a sentire anche il disagio di una giornata lavorativa non esattamente eccezionale. Ho avuto troppe interruzioni, ho avuto discussioni con colleghi, clienti, familiari... gli stringo forte una zampina con la mano destra, poi comincio ad accarezzarlo cercando di portare la mia mente lontana dalla giornata che è appena trascorsa.&lt;br /&gt;
Passiamo così almeno una ventina di minuti (durante la quale nonostante cercassi di rilassarmi pensando ad altro, una buona decina di volte mi sono tornati in mente i clienti o colleghi della giornata appena trascorsa, e in questo frangente ritengo decisamente di averlo stritolato un po'). Dopo appunto quella ventina di minuti (non è molto tardi, saranno appena le 23) decido che ho bisogno di rilassarmi molto di più; la fase di dormiveglia si avvicina, e in queste serate così sfiancanti talvolta mi aiuta giocare con la mia mente, con la mia fantasia, cercando di guidare il mio intelletto lungo il percorso di un &lt;i&gt;sogno lucido&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
Mi appoggio meglio lungo la parete laterale al letto, e sento il calore dell'orsacchiotto a contatto del torace. Sorrido e cerco di focalizzare la mia mente su un punto.&lt;br /&gt;
Di solito mi serve poco per cominciare questo ciclo, ma questa volta (complice la stanchezza e, pertanto, la fase di dormiveglia più veloce) non riesco a fare il primo passo.&lt;br /&gt;
Faccio un respiro profondo, provo a stiracchiarmi un po', notando un palese intorpidimento che dovrebbe presagire l'ingresso in una fase di sonno più profondo. Quindi cerco di nuovo di focalizzare la mia mente su un punto, ma a questo punto il punto che mi fa capolino è "&lt;b&gt;domani mattina andrà peggio&lt;/b&gt;".&lt;br /&gt;
Perdo il sorriso, faccio un altro respiro profondo. La camera da letto è immersa nella più cupa oscurità, la mia mente anche. Sento i muscoli sempre più intorpiditi, e comincio a non sentire le gambe. Comincio ad avere paura, ma improvvisamente in questa profonda oscurità intravedo la luce: "Lucky mi saprà aiutare!".&lt;br /&gt;
Non accendo neanche la luce: allungo il braccio verso l'alto e pesco dalla mensola il piccolo Lucky, posizionadovi gentilmente Philippe, a cui accarezzo fugacemente la testa ripensando a quanto l'ho massacrato fino a quel momento; mi posiziono ancora una volta sul fianco, col nuovo orsacchiotto fra me e il muro. Passo i minuti successivi cercando una posizione comoda, a un certo punto ho la sensazione del nasino freddo del pupazzo sulla mia fronte.&lt;br /&gt;
Io: "Lucky. Sai che sono un giocherellone, ma questa volta ho bisogno di aiuto. Questa volta ho paura: non riesco a rilassarmi e so che se vado avanti così passerò una notte costellata da incubi"&lt;br /&gt;
Lu: "Non scherzare. Sai bene che quando ti stiamo tutti vicino, nessuno spirito maligno riesce a passare..."&lt;br /&gt;
Io: "Sì, lo so. E ho scelto te per farmi compagnia stanotte perché sei uno dei miei cuccioli di cui mi fido di più per fare i proverbiali sogni d'oro, ma stavolta è diverso. Io ho veramente paura, e ti voglio chiedere un grandissimo favore."&lt;br /&gt;
Lu: "Rilassati. Sei ormai prossimo alla fase di sonno profondo [e &lt;b&gt;lo so: non perché sto parlando con l'orsetto&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;ma&lt;/b&gt; più che altro &lt;b&gt;perché mi risponde!&lt;/b&gt; (-: ndG], e conosci qualche trucco per poter guidare i tuoi sogni. Io ti sono vicino."&lt;br /&gt;
Io: "Naturalmente. E di questo ti ringrazio. Ma ti ripeto: io stasera ho veramente paura, ed ho bisogno di sicurezza. Ti prego, stanotte non dormire: rimarresti sveglio a fare la guardia? Mi sentirei molto meglio."&lt;br /&gt;
Sento qualche istante di silenzio, e sto per riprendere la parola, ma di nuovo giunge una risposta. &lt;br /&gt;
Lu: "Sai bene che noi orsacchiotti dovremmo SEMPRE restare svegli e vigilare sul sonno del nostro padroncino, e sai anche che sei stato tu a darci il permesso di dormire, sapendo che comunque gli spiriti maligni hanno una fifa maledetta di noi. Rilassati e non aver paura: sì, rimarrò sveglio. Anzi rimarremo svegli tutti quanti, e faremo buona guardia. Ora porta la tua mente a focalizzarsi su un punto."&lt;br /&gt;
Io: "Ci sto provando, ma non riesco a trovare un punto d'inizio..."&lt;br /&gt;
Lucky mi interrompe, ma in realtà l'idea viene contemporaneamente ad entrambi.&lt;br /&gt;
Lu: "Un lago. Comincia da quello, e vediamo dove andiamo a finire."&lt;br /&gt;
E lo faccio. Visualizzo un lago nella mia mente, e sento il torpore che si sta prendendo tutto il mio corpo e la mia mente, ma lascio intanto che la mia fantasia navighi sopra un immenso lago, come a volo di deltaplano.&lt;br /&gt;
Ma la cosa si ferma lì. Allora ripenso al Lago di Terlago, vicino casa; al bar, al gelato buonissimo, al minigolf dove andavo sempre da piccolo...&lt;br /&gt;
Non ne sono molto convinto, ma qualcosa si muove. Se prima vedevo solo una barchetta in mezzo al lago, improvvisamente la mia visione si sposta a bordo di un'auto, mentre percorro un lungolago; mi da l'idea della gardesana, ma a tratti somiglia piuttosto al circondario di Caldonazzo.&lt;br /&gt;
Il cielo sta tramontando, intravedo delle luci lungo la sponda opposta del lago, che saranno dei paesini, e nel frattempo entro in un paese (in realtà appare come un agglomerato di case, non c'è neppure un nome), sulla sponda che sembrerebbe dover portare a Calceranica.&lt;br /&gt;
Dopo un centinaio di metri, mi fermo a un bar. Scendo dall'auto per prendere un caffettino, e finalmente mi rendo conto che sul sedile anteriore, accanto a me, è seduto Lucky. Con la cintura di sicurezza allacciata [bravo il mio cucciolotto! ((-: ]; l'auto è una station-wagon grigio metallizzato (non la identifico bene, mi sembra una Renaul Laguna SW nuova serie). Mentre chiudo lo sportello l'orsetto si gira e mi sorride, per cui non chiudo a chiave e mi dirigo nel locale.&lt;br /&gt;
Chiedo solo un caffè, senza specificare nulla, ma la signorina in pochi istanti mi mette sul banco un bicchierino con la perfetta misura del mio amato caffè ristrettissimo. Ed è buono, non c'è che dire.&lt;br /&gt;
Sorbisco il caffè lentamente, poi mi guardo intorno. Il locale è deserto, c'è una radio accesa che manda il coro di &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=y0geyHa9H6o"&gt;"The promise you made" di Cock Robin&lt;/a&gt;; la ragazza al banco è rilassata mentre sta lavando dei bicchieri. Mi infilo una mano in tasca e trovo una moneta (forse un euro), che metto sul bancone allontanandomi lentamente, senza neppure aspettare resto, scontrino o altro. Nell'altra tasca dei pantaloni trovo un pacchetto di MS Club sgualcito, da cui estraggo una sigaretta scafazzata e storta (la famosa &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Daisuke_Jigen"&gt;sigaretta alla Jigen&lt;/a&gt;) e comincio a rigirarmela tra le mani mentre supero la porta e mi avvicino all'auto.&lt;br /&gt;
Mi siedo a lato del cofano, e mi giro a guardare la spiaggia, alle spalle del bar, a pochi passi. Poi mi allontano proprio in direzione del lago stesso e mi avvicino al ghiaietto artificiale con cui si delinea una specie di spiaggia, separata dalla strada dal guard-rail e da alcuni alberi e un po' di praticello. Rimango affascinato dalle luci del paese lontano mentre ormai il tramonto è quasi del tutto completato e il cielo si fa sempre più scuro; rimango letteralmente ipnotizzato dallo sciabordio dell'acqua del lago, dal rumore delle sparute onde che si infrangono con delicatezza un paio di metri avanti a me, o dalla risacca che le sposta indietro.&lt;br /&gt;
Mi sposto sulla sinistra di un paio di metri, e mi avvicino ad un piccolo frassino ben curato che fa capolino dalla ghiaia. Mi siedo per terra, e appoggio la schiena al tronco della pianta; un rumore alla mia destra attira la mia attenzione: è lo sportello della (mia) auto che si richiude. Lucky si sta avvicinando lentamente, ma quella che intravedo è solo la sua ombra proiettata dai faretti esterni al bar. Torno a guardare il lago. Ormai il cielo è quasi del tutto scuro; metto la sigaretta in bocca mentre l'orsetto mi supera e si siede alla mia sinistra, a circa un metro di distanza. Infilo una mano nella tasca del gilet e prendo l'accendino, poi punto alla sigaretta e l'accendo. Mentre aspiro la prima boccata una lieve brezza sul lago mi viene incontro, e fa oscillare le foglie del frassino, in un rumore soffice e inebriante.&lt;br /&gt;
Rimango così per diversi minuti, fumando silenziosamente la sigaretta. Poi con un colpo deciso la getto in direzione del lago, osservando la sua brace che rotea lentamente fino a spegnersi sul filo dell'acqua. Un altro colpo di brezza scuote le foglie e una sensazione fresca alle braccia, alla faccia e al torace mi sferza. Alzo le ginocchia e faccio un respiro profondo, cercando di far entrare quelle sensazioni fino a dentro i miei polmoni, in un movimento che appare ben più piacevole del fumo della sigaretta. Guardo alla mia sinistra verso Lucky, che nell'oscurità ormai quasi totale appare come un fagottino sull'erba poco discosto da me. Sta guardando il cielo; sorrido e alzo lo sguardo anche io. In cielo ci sono stelle poco luminose, ma riesco a trovare sul lato sinistro, davanti a me e basso sulla linea d'orizzonte, il &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_Carro"&gt;Gran Carro&lt;/a&gt; che si staglia poco sopra le montagne sull'orizzonte. Allungo lo sguardo verso destra, in alto e quasi dietro di me, e intravedo negli ultimissimi sprazzi di luce che sparisce, anche la &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cintura_di_Orione"&gt;Cintura di Orione&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
Un pensiero fugace: "praticamente ho la fascia centrale di passaggio delle &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Perseidi"&gt;Perseidi&lt;/a&gt; davanti al naso". Molto fugace, perché mentre sto facendo mentalmente questa considerazione, un piccolo bolide non molto luminoso si sposta lungo una linea obliqua dall'alto verso il basso.&lt;br /&gt;
Io: "Potrebbe essere una notte ideale per le stelle cadenti, lo sai?"&lt;br /&gt;
Lu: "Sì, ne ho già viste un paio non molto luminose, ma fra un po' andrà di certo meglio."&lt;br /&gt;
Rimaniamo così, uno accanto all'altro, per un tempo molto lungo. Continuo a scrutare il cielo, e più volte abbiamo intravisto delle belle scie luminose. Dopo almeno un paio d'ore di osservazione la temperatura comincia a farsi più frizzante, per cui srotolo le maniche della camicia e mi abbottono i polsi, poi pesco un'altra sigaretta.&lt;br /&gt;
Lu: "Fammi sapere quando hai finito di impuzzolentire la serata, che fa freschino ed ho voglia di starti un po' più accanto."&lt;br /&gt;
Stiamo guardando entrambi il cielo. Non mi giro verso di lui mentre gli rispondo. &lt;br /&gt;
Io: "Ehm... se me lo dicevi prima non me la sarei neppure accesa..."&lt;br /&gt;
Lu: "Non ti preoccupare. Per ora fuma tranqui... WOW!"&lt;br /&gt;
Io: "BELLISSIMA!"&lt;br /&gt;
Una scia luminosissima e quasi orizzontale taglia in due il cielo da destra a sinistra, sgretolandosi come la scia di un fuoco artificiale. Ho la sigaretta in mano ma sono quasi tentato persino di applaudire. (-: E ce la siamo vista dall'inizio alla fine...&lt;br /&gt;
Passano ancora altri minuti [direi almeno mezz'ora. Sento l'orologio al polso ma non ho nessuna voglia di guardare l'ora; in realtà non mi chiedo (né mi interessa saperlo) neppure se sto sognando o sono sveglio]; Lucky si avvicina e mi si siede sulla pancia. La prima sensazione è fresca come la brezzolina che ci sferza entrambi a ondate di pochi istanti ogni decina di minuti, successivamente diventa calda e rilassante. Lo cingo col braccio sinistro e comincio ad accarezzargli delicatamente il fianco, mentre rimaniamo entrambi in silenzio ad osservare il cielo, e le stelle cadenti che lo attraversano. Qualcuna poco luminosa, qualcuna più luminosa e che percorre una tratta più lunga.&lt;br /&gt;
A un certo punto guardo sulla mia destra, in direzione del bar. Le luci esterne sono sempre accese (ma appaiono un po' più fievoli di quando sono arrivato), mentre dall'interno continua a filtrare la luce accesa, ma nessun rumore e una sensazione lontana di musica che viene dalla radio. Non ci ho fatto molto caso, e neanche si sente tanto bene, ma in qualche modo mi ricorda &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=g0-YjyGS5_w"&gt;"Shine a little love" degli ELO&lt;/a&gt;... [cavoli, sono brani che non sento dai tempi delle calende greche! Hanno fatto parte della mia infanzia (-: ndG]; vicino al bar c'è l'auto parcheggiata. Silenzio. Non un'altra auto, non una persona, non il verso di qualche animale notturno.&lt;br /&gt;
Riporto la mia attenzione su Lucky, che mi sta seduto sulle gambe e guarda il cielo con un espressione molto soddisfatta. Gli sorrido e solletico debolmente il pancino, poi alzo di nuovo lo sguardo in direzione della sponda opposta del lago, notando che le case illuminate sono sempre di meno (quasi rimangono solo le luci stradali). Proprio in questo frangente improvvisamente un'auto ci passa alle spalle, sulla stessa strada del bar, ma non si ferma e continua allontanandosi. In realtà non vedo l'auto, ma solo i fari che si riflettono sull'acqua del lago, e la sensazione di un motore diesel common-rail in marcia non eccessivamente vivace.&lt;br /&gt;
Dopo qualche istante in cui il rumore dell'auto è ormai sparito, coperto dal rilassante rumore del lago e delle foglie, abbasso di nuovo la testa verso l'orsetto.&lt;br /&gt;
Io: "Torniamo a casa? Sei stanco?"&lt;br /&gt;
Lu: "Ormai tanto vale che aspettiamo, no?"&lt;br /&gt;
Io: "Aspettiamo cos...?"&lt;br /&gt;
La mia frase si interrompe mentre un lampo azzurrognolo breve e molto luminoso illumina per un brevissimo istante tutto il circondario, come il flash di una gigantesca macchina fotografica. Giro lo sguardo verso le sponde del lago, poi lo alzo al cielo, sul lato destro, ma vedo solo le stelle, porto lentamente lo sguardo verso sinistra, mentre il vento si alza nuovamente. Non capisco cosa sia stato, mentre Lucky velocemente si trova una posizione un po' più comoda e poi, tranquillo, commenta.&lt;br /&gt;
Lu: "Sta cominciando..."&lt;br /&gt;
Abbasso di nuovo lo sguardo verso l'orsetto che ho seduto praticamente in braccio.&lt;br /&gt;
Io: "Cosa? Un temporale? Ma se non c'è una nuvo..."&lt;br /&gt;
Una luce, giallognola e molto luminosa lo illumina.&lt;br /&gt;
Illumina tutto quanto: pare quasi giorno.&lt;br /&gt;
Il cucciolo alza lo sguardo, soddisfatto. Giro la testa verso la direzione in cui guardava, e inquadro il gigantesco fuoco artificiale che si sta aprendo sul lago, a poche centinaia di metri da dove ci troviamo, mentre il colpo secco di questa prima apertura scuote il terreno e il frassino, ripetuto dall'eco delle montagne alle nostre spalle.&lt;br /&gt;
Io: "Eh? Ah, però!"&lt;br /&gt;
Gli solletico di nuovo la pancia, poi mi metto comodo, ed entrambi seguiamo i diversi minuti di fuochi artificiali sul lago. Le stelle cadenti continuano, e mi ritornano in mente i &lt;i&gt;giri pirotecnici&lt;/i&gt; a Cisternazza, con fuochi d'artificio sulla linea di cinque o sei paesi, e le stelle cadenti in mezzo. Mentre il cielo si illumina degli ultimi fuochi, sento la zampina di Lucky che mi tocca il braccio sinistro, e abbasso lo sguardo verso di lui.&lt;br /&gt;
Lu: "Direi che ormai è ora di andare..."&lt;br /&gt;
Io: "Ok."&lt;br /&gt;
Mi alzo, tenendo il cucciolo in braccio, e mentre l'ultimo botto si smorza nella vallata, mi giro in direzione del bar e dell'auto. Il locale è chiuso, solo i faretti esterni sono accesi, ma non ho fatto caso a qualcuno che andasse via. Raggiungiamo l'auto e saliamo, poi metto in moto (sì, è una Renault: freno e "Start/Stop").&lt;br /&gt;
Lu: "Vuoi tornare subito a casa?"&lt;br /&gt;
Io: "Non lo so. Ti va di fare un piccolo giretto, prima?"&lt;br /&gt;
Lu: "Sì. Una passeggiata ci vuole..."&lt;br /&gt;
Riparto, e continuo il giro oltrepassando il paese [ho ingranato la retro, poi ripartendo ho portato pomello in avanti, ma a questo punto mi limito a guidare senza più toccare la leva... decisamente una Laguna col cambio automatico... (-: ]. L'oscurità è ormai la nostra compagna, e lentamente uscendo dal paese ci dirigiamo lungo strade che non portano più a nulla, se non a paesaggi che si stagliano nell'oscurità del cielo.&lt;br /&gt;
Dopo alcuni minuti che siamo in viaggio, apro il finestrino e mi lascio sferzare un po' dall'aria fresca che viene dall'oscurità.&lt;br /&gt;
Poi rallento, e prendo una strada laterale sulla sinistra, inerpicandomi lungo una salita tortuosa, che dopo alcuni minuti ci porta in quota in un luogo molto panoramico. Scendo dall'auto, mentre Lucky abbassa il finestrino e si affaccia dallo sportello. È una notte senza luna, per cui in realtà il panorama è un oscuro stagliarsi dei confini delle dolomiti sul cielo stellato, con qualche sparuta luce stradale o di piccoli agglomerati di casette in basso. Tutto quanto mi da un'impressione molto rilassante; mi avvicino allo sportello del lato passeggero e do un'arruffatina alla testa dell'orsetto.&lt;br /&gt;
Io: "Più di venti minuti di fuochi d'artificio e non hai fatto una piega. Invece se piove al primo tuono ti vai a nascondere, vero?"&lt;br /&gt;
Lu: "Non lo so, ero troppo rilassato per dire qualcosa. E poi, tanto, mi coccolavi lo stesso..."&lt;br /&gt;
Io: "Lo so io, lo so... Tu te ne approfitti perché sai che non ti direi mai nulla! Secondo me manco dei tuoni hai paura, guarda..."&lt;br /&gt;
Tiro un respiro profondo, poi mi infilo una mano in tasca e ne estraggo l'accendino, che comincio a rigirarmi fra le dita della mano. Avrei voglia di una sigaretta ma per ora salto, lasciandomi invece inebriare dal leggero vento fresco in quota. Continuo a guardare il cielo stellato, anche se adesso non intravedo più stelle cadenti.&lt;br /&gt;
Lu: "Direi che è ora..."&lt;br /&gt;
Io: "Di tornare? No, dai, rimaniamo qui ancora un po'."&lt;br /&gt;
Mi inginocchio accanto allo sportello e mi porto all'altezza del musetto di Lucky, che mi sorride.&lt;br /&gt;
Lu: "No, non di tornare, di svegliarsi..."&lt;br /&gt;
Sorrido.&lt;br /&gt;
Stendo il braccio destro e abbraccio Lucky, poi mi avvicino allo sportello e chiudo gli occhi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sensazione della mia posizione cambia. Quando riapro gli occhi sono sul mio letto. Impiego qualche istante prima di mettere a fuoco la proiezione dell'ora: mancano pochi minuti alle cinque di mattina.&lt;br /&gt;
Sento ancora il calore di Lucky contro il petto.&lt;br /&gt;
Io: "Grazie, Lucky. Mi ci voleva proprio."&lt;br /&gt;
Faccio un respiro profondo. Qualcuno mi ha risposto chiaramente "Figurati", o me lo sono immaginato? L'&lt;a href="http://stuffed-bear.blogspot.com/2008/11/un-orsacchiotto-mi-protegge-v.html"&gt;altra volta è stato diverso&lt;/a&gt;: questa volta sono sufficientemente sicuro di essermelo immaginato. Ma questa volta, mentre accendo la luce e disattivo l'allarme della sveglietta che suonerà di lì a un quarto d'ora, sento anche gli occhi umidi. Ho scaricato spesso la mia tensione nervosa su un pupazzo di peluche, ma questa è una di quelle rare occasioni in cui un orsacchiotto non mi aiutato soltanto a scaricare la tensione, e sento un profondo senso di gratitudine.&lt;br /&gt;
Prima di alzarmi e fare la doccia raccolgo le idee e prendo tutti gli appunti che mi servono per ricordarmi di questa storia, ma poi li accantono: non so se me la sento di raccontare questa cosa sul blog [all'epoca non avevo ancora deciso l'apertura delle Pagine Oscure], e sebbene mi piaccia molto raccontare dei miei sogni più particolari, questo lo vivo come un momento un po' più particolare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualche giorno fa ho ritrovato, nel vecchio bloc notes, gli appunti.&lt;br /&gt;
Questa è una cosa che faccio sempre: dormo con un blocco e una penna nel cassetto del comodino, sempre a portata di mano e pronti a cogliere le prime impressioni e tutti i ricordi che ho a mente fresca, appena svegliato [ed è un gioco che vi consiglio, se volete imparare anche voi a ricordare meglio i vostri sogni e a scoprire quali idee meravigliose è in grado di partorire il vostro subconscio (-: ], e mentre lo scorro prima di decidere se è il caso di buttarlo via, trovo proprio gli appunti di questo sogno.&lt;br /&gt;
Alla fine ho deciso di non buttarlo via. Ho deciso di cercare di ricordare le sensazioni, i momenti, i passaggi. Ma soprattutto ho deciso di rendere tutti voi partecipi di questa mia elucubrazione; c'è chi sogna di volare, chi di essere un mago, un eroe coraggioso: io, come tutti voi ben sapete, lascio che la mia tensione nervosa si scarichi sui miei orsetti di peluche, ed essendo spesso proprio loro il mio ultimo pensiero prima di addormentarmi, portano il mio subconscio a situazioni del genere.&lt;br /&gt;
Ho imparato, nel tempo, a vivere in un certo modo la mia vita "onirica", soprattutto con la pratica dell'esercizio del sogno lucido (che faccio da lunghissimo tempo, sappiatelo. Parliamo di poco prima del 2003...), ma soprattutto ho imparato a non lasciarmi condizionare dai miei sogni nella vita reale, e ad usarli come profonda valvola di sfogo.&lt;br /&gt;
Soprattutto, come avrete notato, mi diverto moltissimo a farlo... ((((-:&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
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Ma sono seduto sul marciapiede. Siamo sul ciglio della strada. Un po' come quello che avviene nelle serate dei paesi siculi, in cui si cerca un minimo di refrigerio anche in questo modo, ma un po', anche perché dall'illuminazione sembra piuttosto pomeriggio inoltrato (ma non quasi al tramonto).&lt;br /&gt;
C'è qualcuno sulla mia destra. Quasi accanto a me, una figura irreale della quale percepisco l'ombra. Non sto guardando questa persona: guardo per strada le sparute auto che passano dalla strada, o uno sparuto gruppetto di ragazzini (12-14 anni) che su questa strada così poco trafficata stanno giocando.&lt;br /&gt;
Li osservo perché qualcosa di strano sta avvenendo: non riesco ad identificare il loro gioco (sembrerebbe che stiano tirando quattro calci a un pallone, ma sono lì che urlano e si inseguono senza che ci sia nessun pallone fra di loro).&lt;br /&gt;
Chi mi sta accanto (lo "&lt;b&gt;SC&lt;/b&gt;onosciuto") mi rivolge la parola, e cominciamo questa lunga dissertazione.&lt;br /&gt;
SC: "Cosa c'è che ti lascia così perplesso?"&lt;br /&gt;
Io: "Loro, ovviamente"&lt;br /&gt;
SC: "Non hai mai visto dei ragazzini che giocano? Ma scusa, non sei tu quello che dice sempre di essere un gran giocherellone?"&lt;br /&gt;
Io: "Sì, ma se dovessi gestire una cosa del genere, sarebbe probabilmente una scenetta di meno di un minuto per far impazzire qualche amico: 'ehi, che c'è: non vuoi dare anche tu due calci al pallone?', 'Ma quale cazzo di pallone? Ma siete scemi voi o sono orbo io?'"&lt;br /&gt;
SC: "Adesso che c'entra il pallone? Non vedi che cosa fanno?"&lt;br /&gt;
Mi giro verso il mio lato destro, ma non appena comincio a farlo ne ottengo una sensazione molto sgradevole, e subito provo una paura incontenibile di ciò che ci può essere sulla mia destra. Abbasso lo sguardo e cerco di ritornare a guardare avanti a me, ma ormai ho intravisto un paio di gambe e piedi vicino a me, sulla destra. Anzi no, non sono delle gambe o dei piedi, ma piuttosto delle gigantesche zampe. Brutte, nere, pelose, sporche, storte, inquietanti. Qualcosa di mostruoso è accanto a me: adesso ne ho il sentore, ma non ho il coraggio di guardarlo e ora, che ne ho visto solo un breve tratto, non so se ho il coraggio di scappare. Sento il cuore che comincia a battere più forte. Cerco di concentrarmi sui ragazzini che giocano. L'immagine appare sfocata per qualche istante (ma l'impressione che ho è che sia stata la scarica di adrenalina per la vista di quella mostruosità ad annebbiarmi per qualche istante la vista), ed in quel frangente mi rendo conto che non riesco a delineare bene la figura di ciascuno di quei bambini. L'impressione è che ogni volta che provo a guardarne uno in faccia, la mia vista venga deviata da qualcosa di più importante, non riuscendo a focalizzarsi su un punto comune. Gli stessi vestiti: quando cerco di guardarne un singolo ragazzino, appare vestito con una felpa verde, jeans, sneakers bianche e nere. Gli altri mi danno l'impressione di abiti diversi (anzi, ho anche l'impressione che siano maschi e femmine), ma quando provo a soffermare la mia concentrazione su qualcun altro dei ragazzini, gli abiti che vedo sono sempre la medesima felpa, i medesimi jeans e le medesime sneakers.&lt;br /&gt;
Cerco di rilassarmi, e di lasciare che il cuore mi ritorni a un regime di battito normale. Tutto questo credo che sia durato pochi secondi, perché chi mi è accanto ricomincia a parlare subito, mentre io stendo le braccia in alto, poi mi porto le mani al collo e mi gratto la nuca.&lt;br /&gt;
SC: "Tu sei troppo nervoso. Rilassati. Pensi che succederà qualcosa di brutto?"&lt;br /&gt;
Io: "Non posso saperlo, ma ovviamente ritengo che no, non succederà niente di particolare. Perché me lo chiedi? C'è forse qualcosa che fa paura a te?"&lt;br /&gt;
Ho sentito un tono di voce strano in quest'ultima domanda del tizio, ed ho cercato di approfondire. Soprattutto perché grattandomi la nuca ho sentito la catenina al collo, ma poi nel tirare giù le mani ho intrecciato le dita e mi sono stiracchiato le braccia, accorgendomi sin da subito di una cosa.&lt;br /&gt;
SC: "A me? Nulla. E a te? Quali sono le tue paure intrinseche?"&lt;br /&gt;
Io: "Perché dovrei dirle a te?" Stendo il collo verso l'alto. Intravedo a malapena il tetto dell'edificio che c'è alle mie spalle (deve essere praticamente alto solo quanto il primo piano e finisce subito) e sopra di noi il cielo appare molto nuvoloso e con degli strani riflessi giallo-rossicci molto lontani.&lt;br /&gt;
Io: "Non mi hai risposto. Perché dovrei dirti quali sono le mie paure intrinseche? Perché vuoi sentire che io magari ho paura di morire, oppure di essere un pessimo genitore, o più semplicemente..." riporto gli occhi al cielo "... che magari ho paura del buio?". Il cielo sembra essersi portato su un maggior numero di riflessi giallo-rossicci, come se si avvicinasse il tramonto. Faccio un respiro profondo, cerco di rilassare il mio corpo e la mia mente, stendo il mio braccio destro sul torace, e succede. I ragazzini che giocano fanno molto rumore, e anche quando si fanno un po' di lato e passa una macchina c'è molto rumore, ma io lo stesso in lontananza sento, come un suono di sottofondo, quello che c'è veramente, e sotto la mano destra non c'è nessuna sensazione finché non faccio un altro respiro profondo e mi alzo di colpo dalla sedia. Ora qualcosa c'è. (-:&lt;br /&gt;
SC: "Che minchia stai facendo?"&lt;br /&gt;
Io: "O magari pensi forse che io possa avere paura di te, non è vero?"&lt;br /&gt;
Mi giro di scatto, e guardo fisso sulla mia destra. La sensazione di paura, di disagio, di cuore in gola ritorna fino in fondo, ma io guardo lo stesso. C'è una persona, un uomo che appare quasi normalissimo. Indossa un paio di pantaloni a frange nere e capisco che l'immagine delle brutte zampacce pelose era stata solo un'impressione. Il tizio mi guarda con stizza, dall'alto in basso.&lt;br /&gt;
SC: "Qual è la cosa che più ti mette a disagio? Non vuoi dirmelo?"&lt;br /&gt;
Io: "Perché tu ci faccia qualcosa per rendermi più nervoso, più preoccupato, magari più impaurito? Scoprila."&lt;br /&gt;
In questa fase il vociare dei ragazzini si è interrotto. Faccio di nuovo un respiro profondo, ma sbuffo via l'aria dalle narici con un'espressione minacciosa. Poi mi giro di nuovo verso la strada. Verso i ragazzini che giocavano.&lt;br /&gt;
Tutto avviene in un attimo: sto ancora ruotando la testa e il busto in direzione di quel punto della strada, quando lo vedo.&lt;br /&gt;
Uno dei ragazzini ha in mano un grosso revolver. Lo punta in alto e spara un colpo. Un rumore secco molto forte scuote l'aria: tutti gli altri ragazzini sobbalzano, poi fanno in coro un urlo di giubilo. Osservo la scena surgelato: molti altri ragazzi stanno tirando fuori delle pistole, e nel giro di pochi istanti cominciano anche loro a sparare in aria.&lt;br /&gt;
Io: "Beh, sì. Trovarmi di fronte a delle armi da fuoco mi fa sentire un po' a disagio, ma non credo che dei ragazzini che sparano a salve dovrebbero inquietarmi..."&lt;br /&gt;
Quasi come a risposta, il ragazzino che ha sparato il primo colpo di pistola abbassa il revolver e spara un altro colpo in direzione di una ragazzina che ha alla sua sinistra. La ragazzina, colpita in pieno volto, si accascia a terra in una pozza di sangue. Tutti gli altri ragazzi stanno continuando a sparare con diverse armi. Il rumore sembra quello di un inquietante uscita di santo, anzi, comincia a crescere di intensità. Una ragazzina punta nella nostra direzione una Desert Eagle cromata, la sua pistolettata risuona così violenta da farmi sobbalzare, e inoltre ho sentito chiaramente il proiettile sibilarmi a pochi centimetri dall'orecchio sinistro. Mi giro di nuovo in direzione dello sconosciuto.&lt;br /&gt;
Io: "E questo cosa significa?"&lt;br /&gt;
I colpi di pistola che risuonano nella strada diventano insopportabili. Ogni volta che una pistola tira un colpo, risuona come una cannonata: i timpani mi saltano ad ogni colpo, sento le orecchie che mi fischiano fastidiosamente. Cerco di tapparmi le orecchie, ma non riesco a muovere le braccia. Adesso la strada risuona di colpi sempre più forti e vicini. Appare come un lungo tuono. Guardo ancora lo sconosciuto.&lt;br /&gt;
Io: "Smettetela, altrimenti dovrò fare qualcosa che non ti piacerà."&lt;br /&gt;
I colpi si interrompono per qualche secondo, mentre lo sconosciuto mi dice solo una frase:&lt;br /&gt;
SC: "E che cosa vorresti fare?"&lt;br /&gt;
Ricomincia la sparatoria. Ogni colpo è sempre più forte. Le orecchie mi fanno male, e sento un fischio costante e molto fastidioso. Quasi mi gira la testa, ma punto un piede in avanti.&lt;br /&gt;
Io: "E se tutte le armi improvvisamente si inceppassero?"&lt;br /&gt;
Sto guardando lo sconosciuto con un'espressione di puro odio, e dopo una frazione di secondo improvvisamente il rumore delle pistolettate diventa un debole ticchettio di armi scariche. Poi sento le voci di alcuni dei ragazzini, e mi giro verso di loro.&lt;br /&gt;
Quattro di loro giacciono a terra, c'è molto sangue. Tutti i ragazzi in piedi (alcuni sanguinano dalle braccia) stanno guardando le loro pistole come se fossero delle sculture di arte moderna.&lt;br /&gt;
Io: "Oppure quelle armi potrebbero diventare qualcosa di più interessante!"&lt;br /&gt;
Stendo il braccio sinistro in avanti, indicando il gruppetto di ragazzini che adesso comincia a scappare verso sinistra, raggiungendo il fondo della strada. I ragazzi a terra e il sangue sono spariti. Anche le pistole sono sparite, e al loro posto adesso ci sono dei serpenti che inseguono il gruppetto.&lt;br /&gt;
SC: "Ma come hai...?"&lt;br /&gt;
Io: "Fatto? Semplice. Già da un pezzo sapevo che questo era solo un sogno. E come tale, so che mi basta poco per riprenderne il controllo. Perché voi spiriti degli incubi continuate a fare sempre gli stessi errori."&lt;br /&gt;
SC: "Ma tu non eri..."&lt;br /&gt;
Io: "So che dovrei crescere, ma per ora mi rilassa molto dormire con un bell'acchiappasogni. Anche se talvolta mi scappa via. Perché voi incubi ne avete una fifa fottuta, e pur di non rischiare l'aggressione fate ogni genere di cazzata. Questa però è stata proprio stupida, lasciatelo dire."&lt;br /&gt;
Stendo il mio braccio destro davanti a lui, lo giro e oscillo le dita.&lt;br /&gt;
Io: "E poi che spacchio sei? Non lo vedi? Niente orologio, e niente anello del nonno. Ma che cosa ti sei messo in mente quando sei venuto a trovarmi nel mio subconscio? Non me li tolgo mai: in questo momento sto dormendo indossandoli entrambi! E dire che quando ho sentito la catenina al collo ancora ancora stavo per convincermi che questo non fosse un sogno."&lt;br /&gt;
Lo sconosciuto sembra assumere un'espressione contrita, nervosa.&lt;br /&gt;
SC: "Non finisce qui, anche io ho il controllo..."&lt;br /&gt;
Io: "Sì, il controllo di questi ciufoli in carriola!"&lt;br /&gt;
Punto di colpo le mani in avanti, lo spostamento d'aria che ho generato con questo gesto è così amplificato che fa cadere a terra lo sconosciuto, ma sbilancia anche me, che faccio due passi e mi sento cadere in avanti.&lt;br /&gt;
E così che mi sveglio. Mi ritrovo sul lettone della camera di Cadine. Sono in una posizione molto scoordinata: prono, impastato fra le coperte, con le gambe storte e il braccio destro steso verso il lato opposto del letto. Apro gli occhi, ma l'oscurità è ovviamente totale. Il rumore della pioggia battente mi colpisce le orecchie dopo qualche istante, mentre i sensi si riprendono. E dopo qualche altro istante un tuono basso, lungo e profondo scuote la notte. Nonostante l'oscurità mi rendo conto che la mano destra è andata a riprendere la zampina di Rafael: durante la notte sono riuscito ad allontanarlo (ma non a buttarlo giù dal letto: semplicemente lo ho spinto sull'altra "piazza" del lettone) ma quando sognavo e cercavo di trovare un punto d'appoggio, dovevo essere in uno stato di dormiveglia sufficiente per stendere il braccio e ravanare cercandolo.&lt;br /&gt;
Stendo a sinistra la mano e trovo il comodino, con l'interruttore della abat-jour. Poi guardo sulla mia destra il "piccolo" (ehm, si fa per dire) orsetto cui tengo ancora la zampa destra con la mano. Mi rialzo, sistemo un po' meglio le coperte, mi riavvicino il pupazzo, e poi spengo la luce di nuovo, mentre un altro tuono risuona molto più forte e vicino a casa. Poi ci penso, e do un buffetto sul muso dell'orsacchiotto, commentando: "non ti preoccupare. Anche se ti ho allontanato e ho quindi fatto avvicinare quello spirito maligno, sono riuscito a tenere la situazione sotto controllo lo stesso. E se ci sono riuscito è stato anche perché tu comunque mi stavi vicino. Buona notte, Rafael: vedrai che adesso saranno solo sogni d'oro".&lt;br /&gt;
La funzione di acchiappasogni dell'orsacchiotto di peluche è un po' più sottile di quella del classico &lt;a href="http://g-weblog.blogspot.com/2006/07/lacchiappasogni.html"&gt;giocattolino indiano&lt;/a&gt;, tanto che mi sono sempre chiesto che cosa succederebbe a tenere un bell'acchiappasogni in prossimità della finestra e con piantato davanti un bell'orsacchiotto di peluche di quelli con spiccate capacità anti-incubo (tipo il mio preferito per questa attività, il coraggiosissimo Lucky): sono sicuro che gli spiriti maligni invischiati nelle trame di quel cantro si troverebbero anche terrorizzati dalla presenza del pupazzo per tutta la notte, fino all'alba. Ma vedete, non so se riuscirei a fare una cosa del genere: mi diverto con gli incubi, quando vanno a finire così, e forse un giorno crescerò e la smetterò di credere che un piccolo pupazzo di peluche possa avere funzioni così elevate. Anche perché lo so che non è così: è solo un palese effetto placebo. Ma so anche che ogni sera quando sto per addormentarmi, avere la possibilità di strizzare, smauzzolare, coccolare e consumare un peluche mi aiuta tantissimo a scaricare la tensione nervosa accumulata durante il giorno, e mi fa sentire bene con me stesso (d'altronde, come contrasto, io adoro coccolare ogni animale, e i cani di moltissimi miei amici ne sanno qualcosa, dato che generalmente sono io che faccio le feste al cane di casa, prima che sia lui a farle a me).&lt;br /&gt;
Anche se crescerò, comunque, questi piccoli aneddoti resteranno comunque nel mio cuore, a ricordarmi un momento un po' particolare della mia vita. (-:&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
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Sono un radioascoltatore con licenza SWL da un paio d'anni. Un paio d'anni che spazzolo le frequenze radioamatoriali, e da sempre rappresenta un'ambiente interessante quello dei ponti radio ministeriali.&lt;br /&gt;
I ponti radio ministeriali dovrebbero essere utilizzati solo per verifiche di transito (e tanto poi sono sicuro che se sto facendo servizio antincendio e non prende il cellulare, se mi azzardo a transitare sull'RU2 per parlare col campo base, viene qualcuno a rompermi i marroni nonostante lo scopo dei ponti ministeriali sia proprio quello di creare un'infrastruttura di comunicazioni utile in caso di emergenza), ma sempre più spesso coloro i quali si ergono a signori e padroni dell'etere li utilizzano per le loro chiaccherate degne dei tempi delle ruote sulla CB degli anni d'oro.&lt;br /&gt;
E se non è così, spiegatemi perché stamattina mentre scendevo a Trento per fare colazione mi sono fatto una cultura sui piloti d'aereo della seconda guerra mondiale e di quelli che poi hanno continuato facendo i piloti civili per aerei da turismo fino alla metà degli anni '60.&lt;br /&gt;
Ma veramente mi passa la voglia di patentarmi, anche se so che con una patente in tasca potrei avere anche un VHF in mano ed esprimere tutto il mio amore per questi sani sperimentatori che hanno fatto del radiantismo una cultura profonda e ricca.&lt;br /&gt;
Continuiamo ad ascoltare, va, vediamo che cosa propone il mercato...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
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-Forse. Ma comunque è stato concepito. E  se qualcuno è stato in grado di pensarlo, qualcun altro potrà anche  svelarne i segreti. Non vedo perché non potrei essere io, quel qualcuno.&lt;br /&gt;
Lo  guardai di sottecchi, con l'attenzione rivolta allo schermo del  terminale portatile anche per non soffermarmi sulla terribile visione  d'insieme. Era sporco, indossava abiti lerci e consumati, aveva due  scarpe differenti, la barba incolta di almeno tre settimane. Solo a  guardarlo faceva tanto di quel ribrezzo da farti venire voglia di  allontanarti di almeno cento metri, e persino l'odore che emetteva ti  faceva valutare seriamente quella ipotesi.&lt;br /&gt;
Ma lo ammiravo. Lo  ammiravano tutti. Era un mito. Seduto su una pietra infangata con le  gambe incrociate, sulla vetta della collina, le mani consumate dal  lavoro sulla terra, un sigaretto consunto e fetente che teneva fra le  dita tremolanti della mano sinistra, e gli occhi.&lt;br /&gt;
I suoi occhi  blu, profondi.&lt;br /&gt;
Come il più misterioso degli oceani. Come  l'immagine rilassante del cielo nello sfondo dei sistemi multilivello  basati su quella nuova versione del sistema operativo.&lt;br /&gt;
I suoi  occhi ti lasciavano senza fiato.&lt;br /&gt;
Aveva l'espressione rilassata,  l'aspetto di un vecchio agricoltore sul suo terreno che si gode una  meritata pausa dopo una giornata trascorsa sui campi. Ma i suoi occhi.&lt;br /&gt;
Avevi  paura dei suoi occhi.&lt;br /&gt;
Pensavi che ti avrebbe potuto uccidere con i  suoi occhi. Ucciderti. Con la sola profondità del suo sguardo, anche a  miglia e miglia di distanza.&lt;br /&gt;
Riportai lo sguardo che fugacemente  si era soffermato su di lui, sul terminale.&lt;br /&gt;
Gli eventi degli  ultimi sei giorni avevano cambiato completamente la mia vita. Mentre  osservavo quei simboli, il mio raziocinio sapeva che avrei dovuto  occuparmi di decifrare quel codice, ma la mia mente divagò quasi subito,  tornando al primo giorno. Tornando a come era cominciato tutto quanto. E  come non tornare indietro? Era passata meno di una settimana, da quando  era cominciato tutto quanto.&lt;br /&gt;
Il mio nome, non ha importanza.  Quello della larva umana che mi stava davanti con quegli occhi blu  fumando un minibido, neppure. Numeri. Ecco quello che siamo. Solo  numeri.&lt;br /&gt;
Io sono stato un numero uno, nel mio campo. Nel mio  piccolo.&lt;br /&gt;
Ho una famiglia.&lt;br /&gt;
Una moglie amorevole. &lt;br /&gt;
Una  magnifica bambina di sette anni.&lt;br /&gt;
Una casa: una bella villa in  periferia, dotata di ogni comfort.&lt;br /&gt;
Auto sportive.&lt;br /&gt;
Moto,  computer, dipendenti.&lt;br /&gt;
Un intero impero nelle mie mani.&lt;br /&gt;
Che  schifo!&lt;br /&gt;
Ora che guardo l'uomo che è stato (ed è) la guida  spirituale per tantissimi, provo schifo e vergogna per me stesso.&lt;br /&gt;
Sono  arrivato a questo punto con anni di duro lavoro e sudore della mia  fronte, senza dover mai dare conto a nessuno di quello che facevo. Come  lui. Sono riuscito a superare molte sfide, molte analisi, grazie al  raziocinio. Grazie alle conoscenze in ambito tecnico ma, soprattutto,  grazie alla mia mente fredda e matematica. Anni di tecnologie sempre più  evolute hanno insegnato a tutti come appiattire la vita e renderla un  lento e noioso fluire dalla mattina alla sera nel solito tran-tran  quotidiano.&lt;br /&gt;
Un lento e noioso fluire dei giorni, delle settimane,  dei mesi, degli anni. Novità? No, le solite cose, sai.&lt;br /&gt;
E invece  no! Porcaccia miseriaccia: per una volta no!&lt;br /&gt;
Non dopo aver visto  come chiudere con tutto e con tutti, non quando è finalmente possibile  scandire la propria vita senza temi, senza titoli, senza 140caratteri,  senza la tastiera del computer, senza smartphone, senza terminale, senza  terminazione, senza corrente elettrica, perché no?&lt;br /&gt;
Il raziocinio.  Ritrovare il raziocinio, scoprire che la mente umana è un'arma  meravigliosa e terribile, anzi riscoprirlo. Scoprire che forse la radice  quadrata di 78432 non è "batteria della calcolatrice scarica". Anzi no,  scoprire proprio che non serve una macchina per tenere in esercizio la  mente.&lt;br /&gt;
Isolamento.&lt;br /&gt;
Questo ci vuole, per capire, per pensare,  per ragionare. No, isolamento per sentire i propri pensieri, per  sentire in mezzo alle onde wi-fi, bluetooth e hyperlan che c'è ancora  del raziocinio. Che l'uomo può ancora pensare.&lt;br /&gt;
Che esiste ancora  la fantasia.&lt;br /&gt;
Sei giorni fa ho lasciato tutto. Ho lasciato tutti.  Ho lasciato tutti e tutto, e sono entrato nel "monastero".&lt;br /&gt;
Che bel  nome. Antico. Altisonante. D'altronde, mi hanno detto che l'edificio  molti, tanti, troppi anni fa ospitava proprio un monastero. E ora quello  che serve è solo silenzio, una cella fredda, un letto duro, e niente  tecnologia. Niente corrente, niente telefoni, niente terminali, niente  di niente.&lt;br /&gt;
-Le notti a lume di un mozzicone di candela e i giorni  scanditi solo dallo scorrere del sole e dal bisogno di respirare a pieni  polmoni a stretto contatto con la natura, sono duri. All'inizio per  tutti sono duri. Il primo giorno è quello in cui decidi se hai  carattere. Se sei carismatico. Molti vengono al monastero, pochissimi  superano il primo giorno. Io sono il Priore. Da quando uscirai da questa  cella, sarai solo tu, la tua mente e gli altri, se vorrai rapportarti  con loro. Qui vige solo una regola: coloro che alzano il cappuccio del  saio sulla testa applicano la regola del silenzio. Non potrai parlare  con loro: loro non parleranno con te.&lt;br /&gt;
Che belle parole. Alzai il  cappuccio sulla testa non appena giunsi all'arcata della porta per  uscire, e da allora per tutti i sei giorni di permanenza non lo abbassai  mai.&lt;br /&gt;
Il primo giorno passò. Lento, omologo, poco efficace, e il  terrore che mi fece tremare la colonna vertebrale fu quello che in  qualche modo nel monastero si cooperasse solo per costruire l'ennesimo  cliché di vita preconfezionata e dettata da regole di ripetitività  generica. Ma superai il mio primo giorno dimostrando una forza d'animo  mai vista in anni di monastero.&lt;br /&gt;
Nessuno me lo disse, perché  invitando a rispettare la mia scelta del silenzio portavo sempre il  cappuccio del saio sdrucito ben alzato sul collo e sui capelli corti e  spettinati, che in quei sei giorni giunsero anche a un opportuno livello  di lerciume non dissimile a quello del personaggio che ora, alla fine  di tutto, mi stava osservando. Anche una settimana di barba cominciava a  darmi fastidio, ma era una sensazione lontana, assente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli ero vicino lo stesso. Nonostante il fetore che emanava.  Nonostante desse l'impressione di essere un pazzo. Ma gli stavo vicino  perché avevo provato quelle sensazioni anche io. E se io avevo  assaggiato la profondità di quello stato dopo sei giorni, pur sapendo di  non avere la forza di affrontare una vita di privazioni, ascetica come  quella della nostra guida spirituale, lo ammiravo. Lo ammiravo proprio  perché aveva trovato il coraggio di allontanarsi da tutto. Di  allontanarsi così tanto da essere riuscito a capire il passato, il  presente e il futuro della tecnologia senza neppure bisogno di esserne a  contatto.&lt;br /&gt;
Il secondo giorno rimasi a passeggiare nel giardino  interno del monastero. Cercavo di mettere in ordine la mia testa.  Cercavo di trovare il bandolo della matassa di pensieri e ragionamenti  che - finalmente - urlavano dall'interno del mio cervello cercando di  uscirne tutti assieme appassionatamente.&lt;br /&gt;
E fu dura, ma quando  giunsi alla sera e mi ritirai nella mia cella, in attesa di  addormentarmi sul duro letto di pietra e fieno, cominciavo già ad  assaporare un senso differente del tempo.&lt;br /&gt;
-Non cercare di trovare  segni di una profondità disarmante. Non immaginare chissà quali  allitterazioni metafisiche, né intricate e poco controvertibili formule  trigonometriche sviluppate in codice esadecimale o che coinvolgano  magari anche l'insieme dei numeri complessi coniugati: la strada è molto  meno complessa di quanto possa apparire al primo sguardo. Non è una  strada semplice, e non a caso ti dico che sinora in centinaia di anni  che si tramanda questo codice, nessuno è mai riuscito nell'intento.  Cadiamo nella superstizione, nella leggenda e profezia che vuole  dell'esistenza di un uomo dalla mente contorta eppure pura, forse un  pazzo. Un uomo che potrà decifrare questo codice senza bisogno di  studiarlo. Un codice concepito da una mente superiore...&lt;br /&gt;
-No. Non è  opera di una mente superiore, è opera di una mente libera, ma  inferiore. Vuoi la verità? Quello che non vi tramandate dai secoli è un  rasoio di Occam: questo codice è stato concepito da un uomo che non ha  mai conosciuto la tecnologia, la tecnica, la matematica. Nulla. Forse da  un uomo che non era neppure in grado di leggere né scrivere, o fare di  conto.&lt;br /&gt;
Il terzo giorno. Oh, il terzo giorno, come mi ricordo il  terzo giorno. Come dimenticarsi quel giorno in cui uscii dal monastero  solo per passeggiare fino al limitare del bosco? Solo per scoprire che  c'è ancora un sole che splende alto nel cielo, solo per scoprire che ci  sono ancora uccelli che cinguettano. Per scoprire che la natura esiste, e  va avanti secondo un disegno che non si può sintetizzare in una formula  matematica. Che non si può sintetizzare in 140 caratteri, che non si  può far diventare un concetto.&lt;br /&gt;
E il quarto giorno, che  semplicemente passò.&lt;br /&gt;
E il quinto. No. Il quinto no, il quinto fu  il giorno difficile: sapevo che mi rimanevano solo ventiquattrore prima  di dover incontrare di nuovo il maestro. Sapevo che avrei dovuto trovare  una risposta, e che la risposta non era solo e semplicemente dettata  dalla quiete interiore che stavo raggiungendo. Che non era solo dettata  dai miei pensieri che finalmente avevano trovato il loro spazio e la  loro realtà, senza bisogno di urlare per cercare di venire fuori da una  mente offuscata dai tempi e dai ritmi della tecnologia.&lt;br /&gt;
Ma quel  sesto giorno, all'alba, fu il giorno. Ero uscito di corsa dalla cella,  di nascosto. Avevo camminato per delle ore fino ad arrivare dal maestro.  Ero sudato, la bocca impastata, la gola riarsa. In piedi, davanti al  maestro guardavo il terminale e leggevo il codice.&lt;br /&gt;
No. Guardavo il  terminale, tenendolo il mano come un oggetto sconosciuto. Solo sei  giorni avrebbero potuto cambiare radicalmente la mia vita, il mio  rapporto con la tecnologia, forse persino il mio rapporto con l'intero  universo.&lt;br /&gt;
Ma poi, all'improvviso tutto divenne chiaro. Come se  quell'accozzaglia di caratteri casuali fosse diventato all'improvviso  uno di quei pensieri-in-140-caratteri da social network tanto di moda.  Breve, conciso, forse persino ridicolo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Feed per un articolo tratto da "Pagine Oscure del Diario di viaggio", un blog di Grizzly - Tutti i diritti riservati - &lt;a href="http://wwww.g-sr.eu/"&gt;http://wwww.g-sr.eu/&lt;/a&gt;
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