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	<title type="text">Palazzo Apostolico - Diario Vaticano di Paolo Rodari</title>
	<subtitle type="text">Diario Vaticano di Paolo Rodari - Vatican Blog</subtitle>

	<updated>2010-09-06T20:17:54Z</updated>

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		<author>
			<name>Paolo Rodari</name>
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		<title type="html"><![CDATA[&#8220;Attacco a Ratzinger&#8221; secondo Sandro Magister]]></title>
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		<updated>2010-09-06T20:17:54Z</updated>
		<published>2010-09-06T20:17:21Z</published>
		<category scheme="http://www.paolorodari.com" term="BLOG" />		<summary type="html"><![CDATA[&#8220;Perché mi attaccano&#8221;. Autobiografia di un pontificato di Sandro Magister Sono usciti questa estate, negli Stati Uniti e in Italia, due libri che ricostruiscono e analizzano gli attacchi sferrati da più parti contro Benedetto XVI fin dall&#8217;inizio del suo pontificato, con un crescendo che ha toccato l&#8217;acme quest&#8217;anno. Il libro di Gregory Erlandson e Matthew [...]]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.paolorodari.com/2010/09/06/attacco-a-ratzinger-secondo-sandro-magister/">&lt;p&gt;&lt;a href="http://bit.ly/9k7mWQ"&gt;&lt;img class="size-full wp-image-3192 alignleft" title="Attacco a Ratzinger" src="http://www.paolorodari.com/wp-content/uploads/2010/08/Attacco-a-ratzinger.jpg" alt="" width="540" height="296" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&amp;#8220;Perché mi attaccano&amp;#8221;. Autobiografia di un pontificato&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di Sandro Magister&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sono usciti questa estate, negli Stati Uniti e in Italia, due libri che ricostruiscono e analizzano gli attacchi sferrati da più parti contro Benedetto XVI fin dall&amp;#8217;inizio del suo pontificato, con un crescendo che ha toccato l&amp;#8217;acme quest&amp;#8217;anno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il libro di Gregory Erlandson e Matthew Bunson, editori di testate cattoliche molto diffuse negli Stati Uniti, si concentra sullo scandalo degli abusi sessuali del clero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il libro dei vaticanisti italiani Paolo Rodari e Andrea Tornielli estende invece l&amp;#8217;analisi a una decina di attacchi contro altrettanti atti e discorsi di Benedetto XVI: dalla lezione di Ratisbona alla liberalizzazione della messa in rito antico, dalla revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani alla condanna del preservativo anti-AIDS, dall&amp;#8217;accoglienza degli anglicani nella Chiesa cattolica allo scandalo della pedofilia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di ciascuno di questi episodi Rodari e Tornielli forniscono una ricostruzione molto accurata, con retroscena anche inediti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La loro conclusione è che sono in atto tre diversi attacchi contro Benedetto XVI, ad opera di tre diversi nemici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il primo e principale è il nemico esterno. Sono le correnti d&amp;#8217;opinione e i centri di potere ostili alla Chiesa e a questo papa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il secondo nemico sono quei cattolici – tra i quali non pochi sacerdoti e vescovi – che vedono in Benedetto XVI un ostacolo al loro progetto di riforma &amp;#8220;modernista&amp;#8221; della Chiesa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il terzo nemico sono infine quei funzionari della curia vaticana che invece di aiutare il papa gli portano danno, per incapacità, per insipienza o anche per opposizione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non risulta che questi tre fronti rispondano a un&amp;#8217;unica regia. Ciò non impedisce però di cercare se vi sia una ragione unificante che spieghi attacchi così aspri e continui, tutti concentrati sull&amp;#8217;attuale papa. È quanto fanno Rodari e Tornielli nell&amp;#8217;ultimo capitolo del loro libro, raccogliendo i pareri di vari analisti e commentatori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma non meno importante è sapere come lo stesso Benedetto XVI interpreta gli attacchi portati contro di lui.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;*&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nell&amp;#8217;omelia della messa conclusiva dell&amp;#8217;Anno Sacerdotale, lo scorso 11 giugno, anche Benedetto XVI si è riferito a un &amp;#8220;nemico&amp;#8221;. Così:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8220;Era da aspettarsi che al &amp;#8216;nemico&amp;#8217; questo nuovo brillare del sacerdozio non sarebbe piaciuto; egli avrebbe preferito vederlo scomparire, perché in fin dei conti Dio fosse spinto fuori dal mondo. E così è successo che, proprio in questo anno di gioia per il sacramento del sacerdozio, siano venuti alla luce i peccati di sacerdoti, soprattutto l’abuso nei confronti dei piccoli, nel quale il sacerdozio come compito della premura di Dio a vantaggio dell’uomo viene volto nel suo contrario&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E così il papa si è espresso all&amp;#8217;inizio del suo viaggio a Fatima, lo scorso 11 aprile:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8220;Non solo da fuori vengono attacchi al papa e alla Chiesa,. [...] La più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa. E quindi la Chiesa ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Già da qui si intuisce che per Benedetto XVI anche l&amp;#8217;orribile 2010 è da viversi come un anno di grazia, al pari degli anni precedenti, anch&amp;#8217;essi costellati da attacchi alla Chiesa e al papa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per lui tutto si tiene. La tribolazione prodotta dal peccato è la condizione dell&amp;#8217;umanità bisognosa di salvezza. Una salvezza che viene solo da Dio ed è offerta nella Chiesa con i sacramenti amministrati dai sacerdoti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per questo – fa capire il papa – il rifiuto di Dio coincide così spesso con un attacco al sacerdozio e a ciò che pubblicamente lo contrassegna, il celibato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo scorso 10 giugno, nella veglia di chiusura dell&amp;#8217;Anno Sacerdotale, Benedetto XVI ha detto che il celibato è un&amp;#8217;anticipazione &amp;#8220;del mondo della risurrezione&amp;#8221;. È il segno &amp;#8220;che Dio c’è, che Dio c’entra nella mia vita, che posso fondare la mia vita su Cristo, sulla vita futura&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per questo – ha detto ancora – il celibato &amp;#8220;è un grande scandalo&amp;#8221;. Non solo per il mondo di oggi &amp;#8220;in cui Dio non c’entra&amp;#8221;. Ma per la stessa cristianità, nella quale &amp;#8220;non si pensa più al futuro di Dio e sembra sufficiente solo il presente di questo mondo&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Che &amp;#8220;rendere Dio presente in questo mondo&amp;#8221; sia la priorità della sua missione, papa Joseph Ratzinger l&amp;#8217;ha detto più volte, in particolare nella memorabile lettera da lui rivolta ai vescovi di tutto il mondo il 10 marzo 2009.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma legare alla questione di Dio quella del sacerdozio e del celibato sacerdotale non è così scontato. Eppure è proprio ciò che Benedetto XVI fa costantemente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad esempio, alla fine del 2006, tracciando un bilancio del suo viaggio in Germania che aveva fatto colpo per la lezione di Ratisbona, dopo aver sottolineato che &amp;#8220;il grande problema dell&amp;#8217;Occidente è la dimenticanza di Dio&amp;#8221;, ha proseguito dicendo che &amp;#8220;è questo il compito centrale del sacerdote: portare Dio agli uomini&amp;#8221;. Ma il sacerdote &amp;#8220;può farlo soltanto se egli stesso viene da Dio, se vive con e da Dio&amp;#8221;. E il celibato è segno di questa dedizione piena:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8220;Il nostro mondo diventato totalmente positivistico, in cui Dio entra in gioco tutt’al più come ipotesi ma non come realtà concreta, ha bisogno di questo poggiare su Dio nel modo più concreto e radicale possibile. Ha bisogno della testimonianza per Dio che sta nella decisione di accogliere Dio come &amp;#8216;terra&amp;#8217; su cui si fonda la propria esistenza&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non sorprende quindi che, nell&amp;#8217;imminenza della sua elezione a papa, Ratzinger abbia invocato una riforma della Chiesa che cominciasse col purificare dalla &amp;#8220;sporcizia&amp;#8221; anzitutto i ministri di Dio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non sorprende che abbia inventato e indetto un Anno Sacerdotale finalizzato a condurre il clero a una vita santa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non sorprende che la liturgia sia così centrale, in questo pontificato. Per la liturgia il sacerdote vive. È al sacerdote che Dio &amp;#8220;ha dato di preparare la mensa di Dio per gli uomini, di dare loro il suo corpo e il suo sangue, di offrire loro il dono prezioso della sua stessa presenza&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La liberalizzazione della messa in rito antico, la revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani, l&amp;#8217;accoglienza data alle comunità anglicane più legate alla tradizione sono parti di questo stesso disegno. E puntualmente sono tutte oggetto di attacco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C&amp;#8217;è una misteriosa lucidità di visione che unifica gli attacchi all&amp;#8217;attuale pontificato. Come se in essi agisse una &amp;#8220;mano invisibile&amp;#8221;, nascosta ai suoi stessi attori. Una mano, una mente, che intuisce il disegno di fondo di Benedetto XVI e quindi fa di tutto per contrastarlo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel Vangelo di Marco c&amp;#8217;è un &amp;#8220;segreto messianico&amp;#8221; che accompagna la vita di Gesù e resta celato ai suoi stessi discepoli. Ma non al &amp;#8220;nemico&amp;#8221;. Il diavolo è colui che riconosce da subito in Gesù il Messia salvatore. E lo grida.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il paradosso degli attacchi di oggi alla Chiesa è che, proprio mentre la vogliono ridurre all&amp;#8217;impotenza e al silenzio, ne svelano l&amp;#8217;essenza, come luogo del Dio che perdona.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8220;Dottore serafico&amp;#8221; è l&amp;#8217;epiteto di san Bonaventura da Bagnoregio, uno dei primi successori di san Francesco alla testa dell&amp;#8217;ordine da lui fondato. Potrebbe essere applicato anche a Benedetto XVI, per come guida la Chiesa nella tempesta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella catechesi da lui dedicata lo scorso 10 marzo a questo santo – da lui molto studiato già da giovane teologo – papa Ratzinger ha espresso il suo pensiero anche sui &amp;#8220;nemici&amp;#8221; interni alla Chiesa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A quelli che, scontenti, pretendono una palingenesi radicale della Chiesa, un nuovo cristianesimo spirituale fatto di nudo Vangelo senza più gerarchie né precetti né dogmi, Benedetto XVI ha detto che dallo spiritualismo all&amp;#8217;anarchia il passo è breve. La Chiesa &amp;#8220;è sempre Chiesa di peccatori e sempre luogo di grazia&amp;#8221;. Progredisce ed evolve, ma sempre in continuità con la tradizione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A quelli che per riformare la Chiesa puntano tutto su nuove strutture di comando e nuovi comandanti, ha detto che &amp;#8220;governare non è semplicemente un fare, ma soprattutto pensare e pregare&amp;#8221;: cioè &amp;#8220;guidando e illuminando le anime, orientando a Cristo&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli attacchi che si concentrano su papa Benedetto sono per lui la prova di quanto sia alta la scommessa che egli lancia agli uomini d&amp;#8217;oggi, a tutti, anche agli increduli: &amp;#8220;vivere come se Dio ci fosse&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;code&gt;Pubblicato su chiesa.espresso.repubblica.it venerdì 3 settembre 2010&lt;/code&gt;&lt;/p&gt;
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		<title type="html"><![CDATA[In classifica]]></title>
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		<published>2010-09-06T14:29:20Z</published>
		<category scheme="http://www.paolorodari.com" term="BLOG" />		<summary type="html"><![CDATA[Sabato &#8220;Attacco a Ratzinger&#8221; è entrato in classifica. In &#8220;saggistica&#8221; è al quarto posto. Leggi qui: &#8220;Le classifiche&#8220;. Pubblicato su palazzoapostolico.it lunedì 6 settembre 2010]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.paolorodari.com/2010/09/06/in-classifica/">&lt;p&gt;Sabato &amp;#8220;Attacco a Ratzinger&amp;#8221; è entrato in classifica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In &amp;#8220;saggistica&amp;#8221; è al quarto posto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Leggi qui: &amp;#8220;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/09/04/le-classifiche.html"&gt;Le classifiche&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&amp;#8220;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;code&gt;Pubblicato su palazzoapostolico.it lunedì 6 settembre 2010&lt;/code&gt;&lt;/p&gt;
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		<title type="html"><![CDATA[&#8220;Attacco a Ratzinger&#8221;, Foa risponde a Melloni]]></title>
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		<updated>2010-09-06T11:37:00Z</updated>
		<published>2010-09-06T11:36:42Z</published>
		<category scheme="http://www.paolorodari.com" term="BLOG" />		<summary type="html"><![CDATA[Nessun complottismo ma sul Club Bilderberg serve chiarezza di Marcello Foa Questa è la storia di un piccolo, significativo equivoco. Riguarda un’associazione di cui la maggior parte dei lettori non conosce nemmeno l’esistenza: il Bilderberg Group. Sul Corriere della Sera di ieri, Alberto Melloni, recensendo il bel libro di Andrea Tornielli e Paolo Rodari Attacco [...]]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.paolorodari.com/2010/09/06/attacco-a-ratzinger-foa-risponde-a-melloni/">&lt;p&gt;&lt;a href="http://bit.ly/9k7mWQ"&gt;&lt;img class="size-full wp-image-3192 alignleft" title="Attacco a Ratzinger" src="http://www.paolorodari.com/wp-content/uploads/2010/08/Attacco-a-ratzinger.jpg" alt="" width="540" height="296" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Nessun complottismo ma sul Club Bilderberg serve chiarezza&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di Marcello Foa&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa è la storia di un piccolo, significativo equivoco. Riguarda un’associazione di cui la maggior parte dei lettori non conosce nemmeno l’esistenza: il Bilderberg Group.&lt;br /&gt;
Sul Corriere della Sera di ieri, Alberto Melloni, recensendo il bel libro di Andrea Tornielli e Paolo Rodari Attacco a Ratzinger (Piemme), mi ha accusato di aver sostenuto tesi complottiste ovvero che la campagna mediatica contro il Papa sia stata orchestrata dal Bilderberg Group.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’accusa è ingiustificata e fuorviante. Per ragioni che non riesco nemmeno ad immaginare, Melloni ha estrapolato una mia citazione, pubblicata nel saggio di Tornielli e Rodari, senza contestualizzarla e omettendo altre citazioni, più significative.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad esempio quella in cui, sostengo che è impossibile valutare le tesi sul Bilderberg in quanto «mancano studi credibili su questo misterioso gruppo». L’ho scritto e lo ribadisco: non credo all’esistenza di un Grande Fratello.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma non posso non osservare che non appena si affronta l’argomento del Bilderberg scattano dei meccanismi quasi pavloviani. Da un lato c’è chi si esalta nella persuasione di aver scoperto il governo occulto del mondo; d’altro canto c’è chi si indigna e alza muri preventivi, talvolta senza nemmeno sapere cosa sia davvero il Bilderberg e nella presunzione che le élite politiche, finanziarie ed economiche siano composte solo da persone integerrime, disinteressate, esemplari nella difesa delle istituzioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La realtà è molto complessa. La globalizzazione provoca la continua erosione della sovranità degli Stati e di istituzioni antiche come la Chiesa cattolica. In quale misura questi fenomeni sono indotti e in quale provocati? Non lo sappiamo. Negli anni Novanta due studiosi cinesi pubblicarono un saggio, Guerra senza limiti, segnalato dal generale Fabio Mini, in cui spiegavano l’importanza cruciale delle «guerre asimmetriche» ovvero del terrorismo, della pirateria sul web e dell’arte di influenzare i media. Chi vuol fare buon giornalismo deve conoscere lo spin, ovvero le tecniche di comunicazione capaci di condizionare non un giornale, ma l’insieme dei mezzi di informazione. Nel saggio Gli stregoni della notizia (Guerini editore, 2006), sostengo la tesi che i giornalisti non sono preparati per capire e neutralizzare lo spin. Per questo Tornielli e Rodari mi hanno interpellato. Una penna autorevole come Nick Davies del Guardian, nel suo Flat Earth news, sostiene la stessa tesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Né Davies, né io condividiamo le tesi cospirazioniste. Ma non possiamo nemmeno chiudere gli occhi. Ricordate il Millenium bug? E l’influenza suina? E l’aviaria? False notizie (tra tante altre) che hanno condizionato il mondo, pur essendo montate ad arte. Chi le ha orchestrate? Ancora oggi non lo sappiamo. Ma interrogarsi è doveroso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo stesso approccio dovrebbe valere per il Bilderberg, un club fondato nel 1954 dalla famiglia Rockefeller e che riunisce una volta all’anno alte personalità americane ed europee del mondo della politica, dell’economia e della finanza per analizzare la situazione internazionale. Nulla di anomalo, altre organizzazioni fanno altrettanto. Ma il Bilderberg ha una particolarità: opera nel segreto assoluto. Per cinquant’anni non si è saputo nemmeno che esistesse. Solo di recente ha aperto un sito, anodino peraltro. Non si conoscono le sue finalità, i suoi membri, curiosamente, non vantano l’appartenenza nei curriculum vitae. E quando il Club si riunisce in seduta plenaria i giornalisti che tentano di avvicinarsi vengono cacciati brutalmente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sia chiaro: l’ipotesi che sia il vero centro del potere mondiale non regge. È improbabile che circa 150 leader decidano le sorti del pianeta vedendosi una volta all’anno. Ma nell’era della comunicazione non si può nemmeno credere che ministri, banchieri centrali, finanzieri, grandi manager, opinon leader si riuniscano per bere il tè assieme.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È verosimile che il Bilderberg serva soprattutto a creare una rete di contatti tra chi promuove e ha interesse nella globalizzazione. Ma la riservatezza maniacale alimenta il sospetto. E il mistero. Che in democrazia è malsano. È davvero così scandaloso, in un’ottica autenticamente liberale, chiedere di saperne di più?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;code&gt;Pubblicato sul Giornale venerdì 3 settembre 2010&lt;/code&gt;&lt;/p&gt;
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		<title type="html"><![CDATA[&#8220;Attacco a Ratzinger&#8221; secondo il Corriere]]></title>
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		<updated>2010-09-05T19:01:03Z</updated>
		<published>2010-09-05T18:51:33Z</published>
		<category scheme="http://www.paolorodari.com" term="BLOG" />		<summary type="html"><![CDATA[I nemici di Benedetto XVI di Alberto Melloni La compassione per il Papa è un sentimento che ha ispirato artisti e letterati da due secoli. Le incisioni su Pio VII recluso a Savona animano lo sgomento popolare davanti all’irruzione al Quirinale il 6 luglio 1809, cuore del panegirico per quel Papa del giovane Rosmini. Quando [...]]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.paolorodari.com/2010/09/05/attacco-a-ratzinger-secondo-il-corriere/">&lt;p&gt;&lt;a href="http://bit.ly/9k7mWQ"&gt;&lt;img class="size-full wp-image-3192 alignleft" title="Attacco a Ratzinger" src="http://www.paolorodari.com/wp-content/uploads/2010/08/Attacco-a-ratzinger.jpg" alt="" width="540" height="296" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;I nemici di Benedetto XVI&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di Alberto Melloni&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La compassione per il Papa è un sentimento che ha ispirato artisti e letterati da due secoli. Le incisioni su Pio VII recluso a Savona animano lo sgomento popolare davanti all’irruzione al Quirinale il 6 luglio 1809, cuore del panegirico per quel Papa del giovane Rosmini. Quando Pio IX fugge a Gaeta nel 1849, durante la effimera Repubblica romana, un’onda di tristezza per il Papa si fa strada sulle tele e quando nel 1870 quello che Garibaldi liquidava col turpiloquio perde il potere temporale, si piange la sua sorte. Ai pellegrini del Giubileo del 1900 arrivati da Bologna viene offerta sui banchetti la paglia su cui dorme Leone XIII, l’Augusto prigioniero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tuttavia anche dopo la Conciliazione il Papa viene guardato come un alter Christus in pena e in pericolo: minacciato dai nemici interni, come quelli che passano a Indro Montanelli le veline per i suoi articoli contro Giovanni XXIII dell’autunno 1962, dalle coltellate dalle quali si salva Paolo VI, dai colpi sparati da Alì Agca il 13 maggio 1980. Il Papa è, insomma, il bersaglio di nemici che nel tempo cambiano (i liberali, i massoni, gli ebrei, le lobbies) ma volta a volta vedono in lui l’ostacolo da abbattere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche Benedetto XVI, ovviamente, è circondato da questo alone. C’è chi giura che nella serie ormai lunga di inciampi che hanno ritmato i primi cinque anni di pontificato, con polemiche di stampa violente, ci sia un complotto. Anzi: Marcello Foa, docente di giornalismo a Lugano, sa anche da dove viene: dal «Bilderberg Group, ovvero il gruppo riservatissimo che seleziona l’élite politica, economica e finanziaria (sic) degli Stati Uniti» e che «vedrebbe con favore la diffusione di una religione universale, con principi tratti dalle religioni conosciute, ma priva di una chiesa centrale». A questa congrega, descritta con toni che ricordano i Protocolli dei savi di Sion, farebbe concorrenza, secondo un collaboratore dell’agenzia Asianews, il blocco americano-israeliano: che avrebbe scatenato i propri «impiegati» del «New York Times» per coprire spostamenti di bombe in vista della guerra all’Iran.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bazzecole, comunque, in confronto alla potenza delle quattro lobbies ( nec plures nec pauciora: quelle dell’aborto, della pillola Ru 486, dei gay e del progressismo cattolico) che secondo il Cesnur muovono quello che un bel reportage di Andrea Tornielli e Paolo Rodari chiama Attacco a Ratzinger (Piemme, pagine 320, euro 18).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’articolata inchiesta, prima di far sentire queste voci, ripercorre la dozzina di casi nei quali una frase, un gesto, un atto di Benedetto XVI hanno generato discussioni, conflitti, reazioni, scuse, precisazioni. Ratisbona e i lefebvriani, la pedofilia e il chiacchiericcio, le accuse fra cardinali e le nomine fallimentari di Varsavia o Linz, l’orrore del caso Maciel, la capitalissima questione degli anglicani e la mariologia sono solo alcuni degli episodi ricostruiti dai due vaticanisti, con cura per ciò che sta dietro questi casi e con prudenza quando si tratta di dire cosa c’è dentro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Diffidente verso le teorie del complotto, Attacco a Ratzinger vede comunque tre linee di fuoco sul Papa tedesco: una lontana e nemica, come quella dei gruppi che sperano di chiedere l’arresto di Benedetto XVI durante il suo viaggio in Inghilterra; una seconda interna al cattolicesimo (liberal o progressista secondo gli autori e le loro fonti), che farebbe pagare al vecchio teologo tedesco la sua resistenza alle mode postconciliari; la terza interna all’entourage pontificio, che gestirebbe male la comunicazione con i giornalisti, fonte di molte delle impressioni raccolte dal volume.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Che errori di comunicazione ci possano essere stati è un dato di fatto: con carte riservate si documenta una netta sottovalutazione della velocità dell’informazione; ma la questione va ben al di là del ruolo della Sala stampa o della regia che la dovrebbe guidare. Ed è questione tutta ecclesiologica. Al di là della abusatissima ed equivocatissima citazione di Benedetto XVI sull’ermeneutica del Vaticano II (ermeneutica della riforma e della continuità contro ermeneutica della rottura del soggetto Chiesa, ontologicamente inteso) è al Concilio, e alle difficoltà incontrate dal governo di questo Papa ed evitate dal predecessore, che si è rinviati. Il punto non è cosa conviene fare alla Chiesa per passarla liscia o guadagnare consenso o evitare pasticci: ma come colmare quel deficit di comunione di cui lo stadio ancora embrionale di collegialità operante nel cattolicesimo e l’ossessione del nemico interno sono la riprova. Di questi, che non sono attacchi, ma fatti, soffre il Papa, e non solo lui.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;code&gt;Pubblicato sul Corriere della Sera giovedì 2 settembre 2010&lt;/code&gt;&lt;/p&gt;
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		<category scheme="http://www.paolorodari.com" term="BLOG" />		<summary type="html"><![CDATA[Joseph Ratzinger: com&#8217;è dura la vita di un Papa teologo di Paolo D&#8217;Andrea Nella quiete operosa di Castel Gandolfo Benedetto XVI trascorre i suoi scampoli d&#8217;estate guardando avanti, tutto proteso verso giorni già densi di appuntamenti e cose da fare: il viaggio Oltremanica, il sinodo sui cristiani in Medio Oriente, un Concistoro a novembre per [...]]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.paolorodari.com/2010/09/05/attacco-a-ratzinger-sul-secolo-ditalia/">&lt;p&gt;&lt;a href="http://bit.ly/9k7mWQ"&gt;&lt;img class="size-full wp-image-3192 alignleft" title="Attacco a Ratzinger" src="http://www.paolorodari.com/wp-content/uploads/2010/08/Attacco-a-ratzinger.jpg" alt="" width="540" height="296" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt; Joseph Ratzinger: com&amp;#8217;è dura la vita di un Papa teologo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di Paolo D&amp;#8217;Andrea&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella quiete operosa di Castel Gandolfo Benedetto XVI trascorre i suoi scampoli d&amp;#8217;estate guardando avanti, tutto proteso verso giorni già densi di appuntamenti e cose da fare: il viaggio Oltremanica, il sinodo sui cristiani in Medio Oriente, un Concistoro a novembre per fare nuovi cardinali, un libro di colloqui con l&amp;#8217;intervistatore ufficiale Peter Seewald annunciato per la fine dell&amp;#8217;anno…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il passo tranquillo del Papa ultra-ottuagenario verso il futuro non appare irretito dalla domanda che pure legittimamente può venire in mente a chiunque si soffermi a considerare le ultime, turbolente stagioni del suo pontificato: c&amp;#8217;è un attacco contro la Chiesa di papa Ratzinger? Da chi è orchestrato?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E quale sarà il prossimo pretesto per riportare sulla graticola mediatica l&amp;#8217;anziano successore di Pietro?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Due vaticanisti tra i più informati e intraprendenti &amp;#8211; Paolo Rodari del Foglio e Andrea Tornielli de il Giornale &amp;#8211; hanno passato al setaccio il primo quinquennio del pontificato ratzingeriano per ricostruire dinamiche degli innumerevoli incidenti di percorso che hanno punteggiato il cammino della Chiesa da quando un ex professore di teologia è salito sulla cattedra di Pietro, per cercare di decifrare se tale catena di intoppi sia solo frutto del destino beffardo, o se si tratti di una sistematica campagna di aggressione orchestrata ad arte da mandanti che evitano con cura ogni rivendicazione. Il frutto del loro lavoro (Attacco a Ratzinger. Accuse, scandali, profezie e complotti contro Benedetto XVI, edizioni Piemme, euro 18) è un libro-inchiesta con più di 300 pagine di documenti, testimonianze inedite e analisi che svelano retroscena e propongono chiavi di lettura inedite delle crisi e degli attacchi mediatici che hanno fin qui scandito il tempo del papato corrente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A scrivere sono due giornalisti avvezzi all&amp;#8217;indagine incalzante, e il merito indiscusso del loro tentativo di bilancio provvisorio delle ultime tormentate stagioni ecclesiali è quello documentario.&lt;br /&gt;
I dieci principali episodi della via crucis ratzingeriana &amp;#8211; dal discorso di Ratisbona allo tsunami sulla pedofilia del clero, dalle nomine contestate (come quella di Stanislaw Wielgus, arcivescovo di Varsavia) alle polemiche sulla liberalizzazione delle liturgie preconciliari, dalla revoca della scomunica al vescovo lefebvriano negazionista Williamson fino al barrito di dolore di alcuni governanti dell&amp;#8217;Europa cristiana davanti alle parole papali sull&amp;#8217;utilità del condom nella lotta all&amp;#8217;Aids &amp;#8211; vengono ricostruiti minuziosamente con l&amp;#8217;aggiunta di dettagli inediti, che spesso gettano nuova luce o aprono nuove domande su vicende malamente manipolate dalle breaking news del media system globale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Così, ad esempio, veniamo a sapere che la catastrofe del caso Williamson si sarebbe potuto con facilità evitare: le notizie sulle affermazioni negazioniste del prelato tradizionalista erano già state diffuse da testate internazionali come Der Spiegel, quando una riunione ad altissimo livello di funzionari vaticani &amp;#8211; Tornielli e Rodari ne pubblicano integralmente il verbale &amp;#8211; decise che il decreto papale di revoca delle scomuniche ai vescovi lefebvriani andava pubblicato senza indugio e sine glossa, senza porre in atto alcuna strategia comunicativa che tutelasse la decisione magnanima del Papa da ogni sciagurata commistione con le farneticazioni del vescovo scismatico &amp;#8220;graziato&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ripercorrendo in sequenza incalzante la lista nera dei &amp;#8220;fattacci&amp;#8221; in questione, non si può fare a meno di registrare le tante animosità preconcette, le pregiudiziali manifestazioni di ostilità intra-ecclesiali e da parte di gruppi e poteri mondani che hanno accolto papa Ratzinger fin dal suo esordio sul soglio di Pietro. Ma la multiforme schiera dei detrattori del Papa può essere identificata come un partito unico, o una loggia occulta? Nel capitolo finale gli autori raccolgono pareri e congetture di chi intravede dietro ai guai del pontificato la regia di qualche centrale ostile, più o meno identificabile. L&amp;#8217;analista di politica internazionale Marcello Foa, spiegando il «processo di continua erosione del prestigio del Vaticano» chiama in causa il club Bilderberg, il «gruppo riservatissimo che seleziona l&amp;#8217;élite politica, economica e finanziaria di Stati Uniti ed Europa» e che «vedrebbe con favore la diffusione di una religione universale, con principi tratti dalle diverse religioni conosciute, ma priva di una Chiesa centrale di riferimento».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Maurizio D&amp;#8217;Orlando, citato dall&amp;#8217;agenzia Asianews, fa balenare l&amp;#8217;idea che i filoni dello scandalo pedofilia tirati fuori dal New York Times con l&amp;#8217;intento di coinvolgere direttamente Ratzinger siano in realtà bombe mediatiche a orologeria fatte esplodere per &amp;#8220;coprire&amp;#8221; le notizie filtrate proprio in quei giorni su traffici di bombe nucleari gestiti da Israele in vista di un possibile attacco all&amp;#8217;Iran. Poi c&amp;#8217;è anche il vaticanista irlandese Gerard O&amp;#8217;Connell secondo cui «Ratzinger si è messo contro le lobby gay»,&lt;br /&gt;
E l&amp;#8217;arcivescovo Rino Fisichella che parla di «rappresaglia» contro un Pontefice e una Chiesa che si batte per la vita. Mentre il teocon statunitense George Weigel indica come fattore scatenante «la lotta di Ratzinger contro il relativismo».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I due autori strizzano l&amp;#8217;occhio ai cospirazionismi di varia fattura, ma evitano di assumerli come fonte ispirativa della propria indagine. «Questo libro» scrivono nella premessa «non intende presentare una tesi precostituita. Non intende accreditare in partenza l&amp;#8217;ipotesi del complotto ideato da qualche &amp;#8220;cupola&amp;#8221; o spectre, neanche quella del &amp;#8220;complotto mediatico&amp;#8221;, divenuto spesso il comodo lasciapassare dietro al quale alcuni collaboratori del Pontefice si trincerano per giustificare ritardi e inefficienze».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se proprio si deve trovare un &amp;#8220;responsabile&amp;#8221; &amp;#8211; lasciano intendere i giornalisti &amp;#8211; occorre guardare proprio all&amp;#8217;inner circle dei fedelissimi del Papa: nella distribuzione delle percentuali di responsabilità per gli infortuni occorsi, a guardar bene la parte del leone la fa proprio l&amp;#8217;insulsaggine di certi alti prelati così persi nelle loro guerricciole cannibaliche e nei loro protagonismi da primedonne da essere presi sempre in contropiede dagli eventi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La cronica incapacità di prevenire gli incidenti più &amp;#8220;dribblabili&amp;#8221; è tutta addossabile a collaboratori che hanno finito spesso per lasciare al Papa il ruolo ingrato di parafulmine dell&amp;#8217;indignazione mediaticamente veicolata. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;D&amp;#8217;altro canto, appaiono fuorvianti le letture del libro che riconducono tutto a una questione di gestione dell&amp;#8217;immagine o di governance. Come se il tallone d&amp;#8217;Achille della Chiesa di Ratzinger, rappresentata alla stregua di una lobby qualsiasi, sia stato quello di non essersi fornita di un adeguato ufficio di pubbliche relazioni. Letture del genere finiscono per perdersi il meglio, per oscurare quella discontinuità che si è potuta registrate proprio nella fase più virulenta della tempesta, mentre tutta la Chiesa appariva squassata dall&amp;#8217;onda anomala degli scandali per gli abusi sessuali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proprio in quel frangente lo stesso Benedetto XVI, davanti ai plotoni di giornalisti-inquisitori, non ha avuto un solo cenno di recriminazione, non ha accarezzato vittimismi e sindromi d&amp;#8217;accerchiamento, né ha chiamato i &amp;#8220;suoi&amp;#8221; all&amp;#8217;arroccamento. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ha invece indicato a tutti i cristiani la via della penitenza e della richiesta di perdono, i mezzi con cui la Chiesa ha sempre confessato anche davanti al mondo la propria inabilità a salvarsi e a auto-rigenerarsi da sola. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da quel momento, tutta una serie di ostilità incallite e supponenti sono apparse improvvisamente depotenziate, hanno perso mordente e forza d&amp;#8217;urto. Anche i complotti più sofisticati e agguerriti del mondo possono afflosciarsi su se stessi come castelli di carta davanti un Papa che non si presenta come il capo di un impero armato, ma come il semplice successore del pescatore di Galilea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;code&gt;Pubblicato sul Secolo d'Italia venerdì 3 settembre 2010&lt;/code&gt;&lt;/p&gt;
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		<title type="html"><![CDATA[&#8220;Attacco a Ratzinger&#8221; su Die Tagespost]]></title>
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		<updated>2010-09-05T18:43:15Z</updated>
		<published>2010-09-05T18:42:50Z</published>
		<category scheme="http://www.paolorodari.com" term="BLOG" />		<summary type="html"><![CDATA[Angriff auf Ratzinger di Guido Horst Rom (DT) Es ist ein Thema der „Insider“ – aber nicht nur: Medienleute im und rund um den Vatikan fragen sich, warum sich Papst Benedikt in der säkularen Öffentlichkeit der westlichen Welt mit seiner eigentlichen Botschaft kein Gehör verschaffen kann, sondern seit nunmehr vier Jahren eher für Negativ-Schlagzeilen sorgt. [...]]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.paolorodari.com/2010/09/05/attacco-a-ratzinger-su-die-tagespost/">&lt;p&gt;&lt;a href="http://bit.ly/9k7mWQ"&gt;&lt;img class="size-full wp-image-3192 alignleft" title="Attacco a Ratzinger" src="http://www.paolorodari.com/wp-content/uploads/2010/08/Attacco-a-ratzinger.jpg" alt="" width="540" height="296" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt; Angriff auf Ratzinger&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di Guido Horst&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rom (DT) Es ist ein Thema der „Insider“ – aber nicht nur: Medienleute im und rund um den Vatikan fragen sich, warum sich Papst Benedikt in der säkularen Öffentlichkeit der westlichen Welt mit seiner eigentlichen Botschaft kein Gehör verschaffen kann, sondern seit nunmehr vier Jahren eher für Negativ-Schlagzeilen sorgt. Zwei der rührigsten Vatikanberichterstatter italienischer Zeitungen, Andrea Tornielli (Il Giornale) und Paolo Rodari (Il Foglio), haben dazu jetzt ein Buch vorgelegt, dem der herausgebende Verlag Piemme den Titel „Attacco a Ratzinger“ – „Angriff auf Ratzinger“ – gegeben hat.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Doch die 320 Seiten umfassende Arbeit ist beileibe kein Nachweis eines medialen Komplotts oder einer Verschwörung dunkler Mächte gegen den deutschen Papst. Zunächst ist sie eine gründliche Recherche, die nochmals bis in die Einzelheiten die Krisenmomente im Pontifikat Joseph Ratzingers rekonstruiert – angefangen von der Regensburger Vorlesung, dem Rücktritt des gerade erst ernannten Erzbischofs von Warschau wegen der Zusammenarbeit mit dem polnischen Geheimdienst in kommunistischer Zeit über das Motu proprio zur Wiederzulassung des alten Messritus und den Fall Williamson bis hin zur Empörung über die Äußerungen des Papstes zum Kondom auf dem Flug nach Afrika und dem Missbrauchsskandal der vergangenen Monate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Experten sehen keine zentral gesteuerte Medienkampagne&lt;br /&gt;
Wie konnte es kommen, so fragen die Autoren, dass Benedikt XVI., der Ausdrücke wie „Liebe“, „Freude“, „Schönheit“ zu Schlüsselbegriffen seiner Verkündigung gemacht hat, der demütig, milde und fast schüchtern auftritt, sowie einer der gelehrtesten Geister der katholischen Welt ist, immer wieder als rückwärts gewandter Restaurator und letztlich als der unbeugsame „Panzerkardinal“ dargestellt wird, wie das die Medien schon mit dem Glaubenspräfekten Joseph Ratzinger taten. Fall für Fall wird nochmals durchleuchtet. Zudem haben Tornielli und Rodari Beobachter, Kollegen und Gelehrte eingeladen, ihr Urteil zu den einzelnen Stationen einer sich seit Herbst 2006 hinziehenden Negativberichterstattung abzugeben. Insgesamt ergibt sich somit ein differenziertes Bild. Die beiden Autoren wie die zu Wort kommenden Experten lehnen es ab, von einer zentral gesteuerten Kampagne gegen den Papst zu sprechen. Aber es waren auch keine Zufälligkeiten, die zu den schwierigen Augenblicken im deutschen Pontifikat führten. Und nicht immer hatten diese direkt etwas mit der Person Benedikts XVI. zu tun.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;So heißt es in einem bilanzierenden Kapitel gegen Ende des Buchs, dass seit den neunziger Jahren des vergangenen Jahrhunderts generell eine Erosion des Ansehens des Vatikans festzustellen sei. Waren Rom und der polnische Papst in der Hochphase des Kalten Kriegs ein moralischer Bezugspunkt für den freien Westen und ein Stachel in der Flanke der Sowjetunion, so habe der Vatikan nach dem Fall der Mauer diese Bedeutung verloren. Einflussreiche Kreise wie die Bilderberg-Gruppe, die eine gewisse Kontrollfunktion über die politischen, finanziellen und wirtschaftlichen Eliten Europas und der Vereinigten Staaten ausübt, seien durchaus an einem friedlichen Nebeneinander der verschiedensten Religionen interessiert, nicht aber an einer Weltkirche mit einer zentralen Leitung, die zudem den Anspruch erhebt, wirtschaftliche und politische Vorgänge zu beurteilen. Die Stimmung in den säkularen Medien, vor allem in der angelsächsischen Welt, sei nicht die, Kirche und Vatikan zu erklären und objektiv darzustellen, sondern vor allem die Zentrale in Rom dazu zu zwingen, sich fortwährend verteidigen und rechtfertigen zu müssen. Die Berichterstattung über die Regensburger Vorlesung und die Missbrauchsskandale haben das beispielhaft vorexerziert.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Abgesehen von diesem zeitgeschichtlichen Rahmen weisen Tornielli und Rodari aber auch darauf hin, dass gerade Benedikt XVI. von Anfang an in ein Klischee gepresst wurde. Kaum war er Papst, geisterte jenes Foto durch das Internet und die Medien, das den jungen Priester Joseph Ratzinger beim Erteilen des Primizsegens zeigt, wobei jedoch der linke Arm weggeschnitten wurde, so dass es aussah, als habe er den rechten zum Hitler-Gruß erhoben. Vorurteile gegen einen deutschen Papst mögen da genauso eine Rolle gespielt haben wie der gezielte Versuch, das Bild eines rechten, konservativen und reaktionären Manns auf dem Stuhl Petri zu zeichnen. Wenn Benedikt XVI. dann über den Umweltschutz und die Bewahrung der Natur sprach, einen versöhnlichen Ton gegenüber dem Regime in Peking und der Patriotischen Vereinigung in China anschlug oder wegen seiner jüngsten Enzyklika zu sozialen und wirtschaftlichen Fragen von rechts stehenden Politikern kritisiert wurde, dann passte das nicht ins Klischee und fand in der Berichterstattung keine Erwähnung.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Als ein weiteres Bündel von Gründen für die negative Berichterstattung über den deutschen Papst machen die Autoren innerkirchliche Widerstände aus. Das Buch beginnt mit dem Zitat eines damals hochgestellten, aber nicht namentlich genannten italienischen Kardinals im Vatikan, der kurz nach der Wahl Papst Benedikts zu seiner Umgebung sagte: „Nur zwei, drei Jahre&amp;#8230; Das dauert nur zwei, drei Jahre“, und dabei mit den Händen eine Geste machte, als wolle er das Pontifikat Joseph Ratzingers minimalisieren. Die Wiederzulassung der Messe nach dem außerordentlichen Ritus, die Gespräche mit der traditionalistischen Pius-Bruderschaft, vor allem aber die Interpretation der Texte des Zweiten Vatikanischen Konzils im Licht der Tradition der Kirche sind die wichtigsten Themen, anhand derer die Autoren die Widerstände durchspielen, die Papst Benedikt nicht nur an der kirchlichen Basis, sondern bis in die obersten Etagen des Vatikans hinein entgegenschlagen.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Damit sind die Autoren dann bei der dritten Ebene angelangt, wo sie die Ursache für manchen schweren Augenblick im Pontifikat Papst Benedikts sehen: der der engsten Mitarbeiter im Vatikan. Hier zeigen Tornielli und Rodari, warum sie zu den bestinformierten „vaticanisti“ im Umfeld der römischen Kurie gehören. So zitieren sie ausführlichst aus einem Protokoll des Staatssekretariats, das den Verlauf einer Sitzung wiedergibt, an der – in Abwesenheit des Papstes – alle mit der Aufhebung der Exkommunikation der vier Lefebvre-Bischöfe befassten Kardinäle und Erzbischöfe des Vatikans teilnahmen – und zwar nach der Übergabe des entsprechenden Dekrets an den Oberen der Pius-Bruderschaft und vor der Veröffentlichung des Dekrets. Obwohl an dem Tag dieser Sitzung die unsäglichen Äußerungen eines der vier vom Kirchenbann befreiten Bischöfe über den Holocaust im Staatssekretariat bekannt waren, wurde dessen Interview mit einem schwedischen Fernsehsender in jener Sitzung mit keinem Wort erwähnt und es fiel der Beschluss, das Dekret ohne Pressekonferenz und weitergehende Erläuterungen zu veröffentlichen, weil es, so die Fehleinschätzung, sich selber erkläre. Eine Fehleinschätzung mit weitreichenden Folgen, für die einer dann schließlich die Verantwortung übernahm: Papst Benedikt selber, in seinem Brief an den Weltepiskopat vom März vergangenen Jahres, in dem er sich schützend vor seine engsten Mitarbeiter stellte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Kampfansage an die Diktatur des Relativismus&lt;br /&gt;
Das Buch von Tornielli und Rodari ist wie ein Nachschlagewerk, in dem detailliert festgehalten ist, was man seit Herbst 2006 über das Kapitel „Pleiten, Pech und Pannen“ im Pontifikat des deutschen Papstes sagen kann. Wobei auch festgehalten wird, dass es dem Vatikan und Benedikt XVI. gelungen ist, die Verstimmung in der muslimischen Welt nach dem Mohammed-Zitat des Papstes in Regensburg weitestgehend zu lösen. Aber mit den Kommentaren der Experten und Kollegen von Tornielli und Rodari geht das Buch über eine bloße Datensammlung hinaus. So etwa – nur ein Beispiel von vielen – mit der Einschätzung des Vatikan-Korrespondenten der französischen Zeitung „Le Figaro“, Jean-Marie Guenois. Er sieht keinen „Angriff“ des „main- streams“ der westlichen Welt auf Benedikt XVI., sondern umgekehrt einen „Angriff“ Joseph Ratzingers auf die vorherrschende Kultur, als dieser in seiner programmatischen Predigt kurz vor dem Einzug ins Konklave der Diktatur des Relativismus den Kampf ansagte. Da hat Guenois Recht. Die Verkündigung des deutschen Papstes ist eine beständige Provokation des vorherrschenden Denkens im industrialisierten Westen. Wen wundert es da, dass Benedikt XVI. in dieser Weltregion eine schlechte (säkulare) Presse hat?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;code&gt;Pubblicato su Die Tagespost mercoledì 1 settembre 2010&lt;/code&gt;&lt;/p&gt;
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		<title type="html"><![CDATA[&#8220;Attacco a Ratzinger&#8221; sul Tempo]]></title>
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		<updated>2010-09-05T18:37:27Z</updated>
		<published>2010-09-05T18:36:48Z</published>
		<category scheme="http://www.paolorodari.com" term="BLOG" />		<summary type="html"><![CDATA[Un cancro interno dal quale la Chiesa istituzione sembra non abbia imparato ancora a difendersi di Andrea Gagliarducci «Attacco a Ratzinger. Accuse e scandali, profezie e complotti» (Piemme), scritto dai vaticanisti Andrea Tornielli e Paolo Rodari (rispettivamente del Giornale e del Foglio) rimette ordine in cinque anni di pontificato. Indietro nel tempo, a guardare tutte [...]]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.paolorodari.com/2010/09/05/attacco-a-ratzinger-sul-tempo/">&lt;p&gt;&lt;a href="http://bit.ly/9k7mWQ"&gt;&lt;img class="size-full wp-image-3192 alignleft" title="Attacco a Ratzinger" src="http://www.paolorodari.com/wp-content/uploads/2010/08/Attacco-a-ratzinger.jpg" alt="" width="540" height="296" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt; Un cancro interno dal quale la Chiesa istituzione sembra non abbia imparato ancora a difendersi&lt;br /&gt;
&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di Andrea Gagliarducci&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;«Attacco a Ratzinger. Accuse e scandali, profezie e complotti» (Piemme), scritto dai vaticanisti Andrea Tornielli e Paolo Rodari (rispettivamente del Giornale e del Foglio) rimette ordine in cinque anni di pontificato. Indietro nel tempo, a guardare tutte le bucce di banana messe sul cammino di Benedetto XVI, dal caso Ratisbona alla questione Wielgus, dal caso Williamson dopo la revoca della scomunica ai lefevbriani fino agli ultimi attacchi al Papa sul tema della pedofilia. Bucce di banana che la comunicazione della Santa Sede non è stata in grado di evitare. Come, ad esempio, nel discorso di Ratisbona.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Considerato «pericoloso» dai giornalisti che si erano visti recapitare il testo in anticipo e si erano affrettati a parlare con i loro riferimenti in Segreteria di Stato, per avvertire di un possibile scandalo diplomatico. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Avvertimenti rimasti senza conseguenze.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Eppure, quel discorso rappresenta ancora oggi una pietra milliare del pontificato di Ratzinger. Prima di Ratisbona, si aveva persino paura a parlare di Islam. Dopo, la Chiesa ha potuto intavolare un dialogo con l&amp;#8217;Islam moderato. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il libro di Tornielli e Rodari è denso di indiscrezioni che testimoniano non solo l&amp;#8217;attacco mosso verso il Papa, ma anche la scarsa perizia di chi dovrebbe prenderne le difese. Da segnalare, in particolare, l&amp;#8217;eco che ha avuto la revoca della scomunica ai lefevbriani, a causa anche delle frasi antisemite e negazioniste di uno dei vescovi cui la scomunica è stata revocata, Williamson. Dichiarazioni rese alla fine del 2008, e anticipate dallo Spiegel, rivista tedesca, il 20 gennaio. Il 22 gennaio, l&amp;#8217;intervista viene ripresa dalle agenzie italiane, mentre già in mattinata gli autori del libro avevano anticipato sui loro quotidiani la notizia della revoca della scomunica. «Nonostante &amp;#8211; scrivono Tornelli e Rodari &amp;#8211; vi siano stati almeno due giorni per riflettere sul da farsi ed eventualmente correre ai ripari, nessuno in Vaticano sembra preoccuparsi troppo per ciò che potrebbe accadere e per le reazioni del mondo ebraico. Nessuno in Segreteria di Stato sembra pensare che sia necessario spiegare bene i termini e le conseguenze della revoca della scomunica».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli autori scrivono che il Papa non può essere avvertito delle polemiche perché il suo segretario, mons. Gaenswein, è a letto con una fastidiosa forma influenzale che lo tiene isolato. Suona difficile pensare che le comunicazioni siano interrotte, ma è un passaggio che lascia dedurre una certa incuria da parte del resto dell&amp;#8217;apparato. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sempre il 22 gennaio, c&amp;#8217;è una riunione in Segreteria di Stato. Dal verbale riportato dagli autori &amp;#8211; una copia di quello a loro mostrato dal cardinal Dario Castrillòn Hoyos, al tempo presidente di Ecclesia Dei, organismo che si occupava del dialogo con i lefevbriani &amp;#8211; si notano due particolari importanti. Primo: non è presente padre Federico Lombardi, portavoce della Sala Stampa, che deve spiegare la decisione ai media, e che &amp;#8211; stando alla ricostruzione degli autori &amp;#8211; aveva avvertito comunque per tempo la Segreteria di Stato. Secondo: nessuno si prende la briga di scavare nel passato di Williamson, sapendo che i giornalisti lo avrebbero fatto. Manca, in fondo, quel collegamento diretto tra Sala Stampa e appartamento papale che aveva fatto la fortuna di Joaquin Navarro Valls. I due autori avvertono che il libro «non presenta una tesi pre-costituita», ma le critiche al ruolo della Sala Stampa della Santa Sede, al suo scollamento con la Segreteria di Stato, sono evidenti. A onor del vero, non vengono solo dai due autori. I quali hanno l&amp;#8217;indubbio merito di rimettere insieme i pezzi di un Papato che ha avuto molte pietre di intralcio nella sua strada. Ma c&amp;#8217;è una riflessione che viene da fare, al termine della lettura: è vero che questo Papa, attaccato da tutti i fronti, ha un problema di immagine. Ma quanto influiscono i giornalisti stessi su questo problema di immagine? Quanto anticipazioni gratuite, fughe di notizie delle quali si dà conto senza considerare il modo in cui possano essere strumentalizzate, non costituiscono parte del cancro interno della Chiesa?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;code&gt;Pubblicato sul Tempo venerdì 3 settembre 2010&lt;/code&gt;&lt;/p&gt;
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		<author>
			<name>Paolo Rodari</name>
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					</author>
		<title type="html"><![CDATA[&#8220;Attacco a Ratzinger&#8221; secondo Salvatore Izzo]]></title>
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		<updated>2010-09-04T22:04:12Z</updated>
		<published>2010-09-04T22:03:43Z</published>
		<category scheme="http://www.paolorodari.com" term="BLOG" />		<summary type="html"><![CDATA[Papa: vaticanisti denunciano, è sotto attacco perché vuole cambiamenti di Salvatore Izzo (Agi) &#8220;Solo a scorrere le rassegne stampa internazionali, bisogna ammettere l&#8217;esistenza di un attacco contro Papa Ratzinger. Un attacco dimostrato dal pregiudizio negativo pronto a scattare su qualsiasi cosa il Pontefice dica o faccia. Pronto a enfatizzare certi particolari, pronto a creare dei [...]]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.paolorodari.com/2010/09/05/attacco-a-ratzinger-secondo-salvatore-izzo/">&lt;p&gt;&lt;a href="http://bit.ly/9k7mWQ"&gt;&lt;img class="size-full wp-image-3192 alignleft" title="Attacco a Ratzinger" src="http://www.paolorodari.com/wp-content/uploads/2010/08/Attacco-a-ratzinger.jpg" alt="" width="540" height="296" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt; Papa: vaticanisti denunciano, è sotto attacco perché vuole cambiamenti&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di Salvatore Izzo (Agi)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8220;Solo a scorrere le rassegne stampa internazionali, bisogna ammettere l&amp;#8217;esistenza di un attacco contro Papa Ratzinger. Un attacco dimostrato dal pregiudizio negativo pronto a scattare su qualsiasi cosa il Pontefice dica o faccia. Pronto a enfatizzare certi particolari, pronto a creare dei &amp;#8216;casi&amp;#8217; internazionali&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo scrivono i vaticanisti Andrea Tornielli e Paolo Rodari che hanno raccolto in un volume edito da Piemme &amp;#8220;documenti e testimonianze inedite&amp;#8221; che &amp;#8220;svelano i retroscena delle crisi che hanno caratterizzato i primi cinque anni di questo Pontificato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La tesi e&amp;#8217; che ci sia &amp;#8220;un attacco concentrico&amp;#8221; che &amp;#8220;ha origine fuori, ma spesso anche dentro la Chiesa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ed e&amp;#8217; (inconsapevolmente) aiutato dalla reazione, a volte scarsa, di chi attorno al Papa potrebbe fare di piu&amp;#8217; per prevenire le crisi o per gestirle in modo efficace&amp;#8221;. Un attacco, inoltre, &amp;#8220;inconsapevolmente aiutato dalla mancanza di una regia e di una strategia comunicativa&amp;#8221; da parte della Santa Sede.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il libro contiene alcune rivelazioni, come la bozza di una riunione presieduta dal segretario di Stato Tarcisio Bertone, nella quale, nel gennaio del 2009, i capi dicastero della Curia Romana non seppero prevedere le reazioni negative alla revoca della scomunica ai lefebvriani, e la notizia che durante il viaggio in Africa del marzo dello stesso anno al Papa non fu detto delle polemiche innescate dai media occidentali riguardo alle sue parole sulla prevenzione dell&amp;#8217;Aids. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E descrive anche il &amp;#8220;clima&amp;#8221; non favorevole al Pontefice che si respira in alcuni ambienti cattolici: quando fu eletto, riportano ad esempio i due vaticanisti, si riteneva potesse regnare solo per un paio d&amp;#8217;anni e non cambiare nulla. Le cose sono andate diversamente e il libro documenta quanto invece sia determinato Papa Ratzinger nel guidare la Chiesa verso una &amp;#8220;purificazione&amp;#8221;, sia sul piano dei comportamenti etici che su quello di una maggiore fedelta&amp;#8217; alla sua Tradizione. Dalla ricostruzione dettagliata dei singoli &amp;#8220;incidenti&amp;#8221; emerge nel libro proprio l&amp;#8217;esistenza di una sorta di sinergia tra gli oppositori &amp;#8220;interni&amp;#8221; ai cambiamenti che Papa Ratzinger intende imprimere (e al recupero sia della Fraternita&amp;#8217; San Pio X fondata da mons. Marcel Lefebvre che di numerose comunita&amp;#8217; anglicane che chiedono la piena comunione con Roma) e espressioni laiciste ostili alla dottrina cattolica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il libro dedica ampio spazio in particolare al motu proprio &amp;#8220;Summorum pontificum&amp;#8221; che ha liberalizzato l&amp;#8217;uso del messale di San Pio V e riporta in proposito le parole &amp;#8211; in questo caso ignorate &amp;#8211; che il Pontefice pronuncio&amp;#8217; nel volo verso Parigi, nel settembre 2008: &amp;#8220;non c&amp;#8217;e&amp;#8217; alcuna opposizione tra la liturgia rinnovata del Concilio Vaticano II e questa liturgia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ogni giorno i padri conciliari hanno celebrato la messa secondo l&amp;#8217;antico rito e, al contempo, hanno concepito uno sviluppo naturale per la liturgia, una realta&amp;#8217; viva che si sviluppa e esclude una contraddizione, un&amp;#8217;opposizione tra la liturgia rinnovata e la liturgia precedente&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Credo in ogni caso &amp;#8211; aveva detto ancora Benedetto XVI durante il volo &amp;#8211; che vi sia una possibilita&amp;#8217; di arricchimento da ambedue le parti. Da un lato gli amici dell&amp;#8217;antica liturgia possono e devono conoscere i nuovi santi, le nuove prefazioni della liturgia. Dall&amp;#8217;altra, la liturgia nuova sottolinea maggiormente la partecipazione comune ma sempre non e&amp;#8217; semplicemente un&amp;#8217;assemblea di una certa comunita&amp;#8217;, ma sempre un atto della Chiesa universale, in comunione con tutti i credenti di tutti i tempi, e un atto di adorazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In tal senso mi sembra che vi sia un mutuo arricchimento, ed e&amp;#8217; chiaro che la liturgia rinnovata e&amp;#8217; la liturgia ordinaria del nostro tempo&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8220;Le critiche aspre al motu proprio &amp;#8211; scrivono Tornielli e Rodari &amp;#8211; arrivano dall&amp;#8217;interno ma anche dall&amp;#8217;esterno, perche&amp;#8217; il motu proprio finisce per toccare diverse sensibilita&amp;#8217;. Tra queste, quella ebraica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gia&amp;#8217; prima che il testo papale venisse pubblicato, esponenti del mondo ebraico avevano reso note diverse riserve. Successivamente, diversi rabbini nel mondo si dicono scandalizzati dal fatto che il Papa torni ad approvare preghiere che il Vaticano II aveva abolito&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8220;Attacco a Ratzinger&amp;#8221;, comunque, &amp;#8220;non intende presentare una tesi precostituita. Non intende accreditare in partenza l&amp;#8217;ipotesi del complotto ideato da qualche cupola o spectre, neanche quella del &amp;#8216;complotto mediatico&amp;#8217;, divenuto spesso il comodo lasciapassare dietro al quale alcuni collaboratori del Pontefice si trincerano per giustificare ritardi e inefficienze&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo i due vaticanisti, tuttavia, &amp;#8220;di bufera in bufera, di polemica in polemica, l&amp;#8217;effetto e&amp;#8217; stato quello di &amp;#8216;anestetizzare&amp;#8217; il messaggio di Benedetto XVI, schiacciandolo sul cliche&amp;#8217; del Papa retrogrado, depotenziandone la portata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E soprattutto dimenticando slanci e aperture dimostrati da Ratzinger in questi primi cinque anni di pontificato sui grandi temi&amp;#8221; che ha saputo affrontare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;code&gt;Pubblicato dall’Agi giovedì 26 agosto 2010&lt;/code&gt;&lt;/p&gt;
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			<name>Paolo Rodari</name>
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		<title type="html"><![CDATA[&#8220;Attacco a Ratzinger&#8221; secondo Marco Tosatti]]></title>
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		<updated>2010-09-04T22:02:33Z</updated>
		<published>2010-09-02T20:48:27Z</published>
		<category scheme="http://www.paolorodari.com" term="BLOG" />		<summary type="html"><![CDATA[Papa, nuovo libro intervista di Marco Tosatti Ho letto il bel libro che Andrea Tornielli e Paolo Rodari hanno scritto su alcuni momenti particolarmente difficili del primo quinquennio di regno di Benedetto XVI. Il titolo scelto, “Attacco al Papa”, e la foto di copertina (papa Ratzinger visto di schiena, quasi a suggerire l’idea di un’aggressione [...]]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.paolorodari.com/2010/09/02/attacco-a-ratzinger-secondo-marco-tosatti/">&lt;p&gt;&lt;a href="http://bit.ly/9k7mWQ"&gt;&lt;img class="size-full wp-image-3192 alignleft" title="Attacco a Ratzinger" src="http://www.paolorodari.com/wp-content/uploads/2010/08/Attacco-a-ratzinger.jpg" alt="" width="540" height="296" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Papa, nuovo libro intervista&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di Marco Tosatti&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ho letto il bel libro che Andrea Tornielli e Paolo Rodari hanno scritto su alcuni momenti particolarmente difficili del primo quinquennio di regno di Benedetto XVI.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il titolo scelto, “Attacco al Papa”, e la foto di copertina (papa Ratzinger visto di schiena, quasi a suggerire l’idea di un’aggressione alle spalle. E’ un volume ovviamente ben scritto, molto documentato; ricco di spunti “interni” al di là di quello che tutti, o molti sapevano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E’ un libro agghiacciante. Non tanto per quanto può suggerire il titolo – gli attacchi ai papi, di ogni genere, sono una costante nella storia della Chiesa – quanto per ciò che in maniera molto semplice, diretta ed evidente porta a concludere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E cioè che la maggior parte, se non la totalità di queste “crisi” avrebbero potuto essere evitate con una gestione più accurata, intelligente, professionale e laica della comunicazione del Pontefice.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La “vendetta” curiale nei confronti di Joaquin Navarro Walls, mal visto e spesso sopportato con fatica da molti ambienti clericali, ha portato frutti avvelenati. Navarro ha fatto appena in tempo a evitare a Benedetto XVI una gaffe clamorosa nel viaggio in Polonia (nel discorso ad Auschwitz non c’era la parola “shoah”, che poi il Papa ha pronunciato tre volte); non ha potuto fare altrettanto a Regensburg, nel famoso incidente su Maometto e l’Islam.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E qui possiamo aggiungere, a quanto scrivono Tornielli e Rodari, che non è stato solo dalla mattina presto (quando il testo della “Lectio magistralis” è stato consegnato ai giornalisti) si è cercato di mettere in guardia la Santa Sede dal pericolo di una bomba mediatica. Già la sera precedente alcuni cronisti che seguivano il viaggio pontificio avevano potuto disporre, per mezzi propri, del testo che Benedetto XVI avrebbe pronunciato il giorno seguente, e ne avevano messo in rilievo la potenziale pericolosità telefonando a propri referenti in Segreteria di Stato. Evidentemente senza successo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Uno dei momenti più drammatici degli ultimi anni è stato costituito dal caso Williamson. Benedetto XVI ha deciso di togliere la scomunica che gravava sui seguaci di mons. Lefbvre, e fra di loro il vescovo Williamson, che proprio mentre il provvedimento veniva preso guadagnava la prima pagina in tutto il mondo con le sue dichiarazioni negazioniste sull’Olocausto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dalla riunione in cui si decise di togliere la scomunica il Direttore della Sala Stampa, padre Federico Lombardi, fu escluso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E il verbale della riunione, offerto dal libro, conclude: “Si è escluso di rilasciare interviste, come pure di presentare alla Stampa il documento, che di per sé appare sufficientemente chiaro&amp;#8230;”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In tutta la riunione, secondo il verbale, il problema Williamson non appare. È il tardo pomeriggio del 22 gennaio, «Der Spiegel» ha già anticipato da due giorni la notizia delle dichiarazioni negazioniste del vescovo Williamson sulle camere a gas, la tv le ha trasmesse la sera precedente, le agenzie di stampa hanno rilanciato le sue parole, eppure cardinali e vescovi coinvolti non ritengono ci sia nulla da spiegare alla stampa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La campagna di aggressione scatenata contro Benedetto XVI personalmente, e la Chiesa in generale dal New York Times e altri organi di stampa anglosassoni ha offerto altri esempi di questa straordinaria insensibilità curiale ai meccanismi dell’informazione. Sarebbe lungo, e Tornielli e Rodari sono certamente esaustivi sul tema, presentare tappa per tappa questo calvario. Ma basta ricordare che nelle accuse relative al caso “Kiesle” (l’«Associated Press» affermava di avere in mano la prova che Benedetto XVI, quando era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, aveva coperto un prete pedofilo californiano, Stephen Kiesle, di Oakland. A supporto dell’accusa, l’Ap presenta una lettera scritta in latino e datata 6 novembre 1985) è dovuto intervenire il vaticanista di un’agenzia di stampa italiana, per mettere in luce la verità sul caso, smontando le accuse.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non solo: sono passati giorni, se non settimane di bufera, prima che la Santa Sede si decidesse di pubblicare (on line, e certamente non in grande evidenza) le linee guida, già operative dal 2001, messe in atto per affrontare il problema dei preti coinvolti in abusi sessuali. E’ evidente che se fossero state pubblicate all’inizio della tempesta il contesto mediatico successivo sarebbe stato bene diverso…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma di esempi di masochismo mediatico questi cinque anni sono ben ricchi. Proviamo a tirare qualche conseguenza. Senza voler accusare il destino, il mondo cattivo e che non capisce e i lupi. Che ci sono, di sicuro; ma forse è necessario dotarsi di cani da pastore, perché, come recita l’adagio, chi pecora si fa…. Il magistero di Benedetto XVI è chiaro, espresso senza ambiguità, e tale nei suoi contenuti ( e anche nella forma, talvolta) da irritare molti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non è un magistero – e un Papa – che possano affidarsi a una strategia della comunicazione puramente passiva, di semplice reazione, e non sempre tempestiva ed efficace; non sono un magistero, e un papa, che possano pensare di non coinvolgere quotidianamente nel suo lavoro uno specialista della comunicazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’impressione è che si voglia gestire la comunicazione della Chiesa come se il mare in cui naviga la barca di Pietro fosse liscio e tranquillo, e non come se le parole e le decisioni di Benedetto XVI non fossero tali, con cadenza periodica, da suscitare tempeste e reazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il periodo più felice nella sua comunicazione esterna la Chiesa l’ha vissuto con un modulo che presentava alcune caratteristiche. La prima: coscienza dell’importanza della comunicazione come strumento essenziale del governo della Chiesa stessa, all’interno e all’esterno. Poi la scelta di un responsabile della comunicazione che provenga dal mondo dell’informazione secolare, la conosca nelle sue caratteristiche e difetti, forza e debolezze, e che abbia un rapporto privilegiato con il protagonista principale dell’informazione della Chiesa, e cioè il Papa. E giovane, che si dedichi solo a questo compito, che fa tremare vene e polsi, ventiquattro ore su ventiquattro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Terzo: una strategia che prevenga e preveda il problema, non che risponda semplicemente ad eventuali reazioni e critiche. E, probabilmente, in questo settore, “laico è meglio”; checché ne pensino i protagonisti di una qualche forma di revanscismo clericale dietro le Mura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma se al vertice non ci si convince dell’importanza strategica della comunicazione, e della necessità di trarre le conseguenze operative dovute, c’è solo da attendere la crisi prossima ventura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;code&gt;Pubblicato su San Pietro e dintorni (il blog di Tosatti) martedì 31 agosto 2010&lt;/code&gt;&lt;/p&gt;
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			<name>Paolo Rodari</name>
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					</author>
		<title type="html"><![CDATA[&#8220;Attacco a Ratzinger&#8221; secondo Giacomo Galeazzi]]></title>
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		<published>2010-09-02T14:33:39Z</published>
		<category scheme="http://www.paolorodari.com" term="BLOG" />		<summary type="html"><![CDATA[Un libro-choc dei vaticanisti Rodari e Tornielli sulla campagna fuori e dentro i Sacri Palazzi contro Benedetto XVI di Giacomo Galeazzi Doveva durare solo due o tre anni. Qualcuno lo disse nei corridoi della Curia romana all&#8217;indomani della sua elezione. E Joseph Ratzinger stesso, da poco eletto Papa Benedetto XVI dopo un conclave lampo durato [...]]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.paolorodari.com/2010/09/02/attaco-a-ratzinger-secondo-giacomo-galeazzi/">&lt;p&gt;&lt;a href="http://bit.ly/9k7mWQ"&gt;&lt;img class="size-full wp-image-3192 alignleft" title="Attacco a Ratzinger" src="http://www.paolorodari.com/wp-content/uploads/2010/08/Attacco-a-ratzinger.jpg" alt="" width="540" height="296" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Un libro-choc dei vaticanisti Rodari e Tornielli sulla campagna fuori e dentro i Sacri Palazzi contro Benedetto XVI&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di Giacomo Galeazzi&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Doveva durare solo due o tre anni. Qualcuno lo disse nei corridoi della Curia romana all&amp;#8217;indomani della sua elezione. E Joseph Ratzinger stesso, da poco eletto Papa Benedetto XVI dopo un conclave lampo durato appena un giorno, pronunciò queste parole nella messa inaugurale del 24 aprile 2005: “Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”. Fu profetico Benedetto XVI, i lupi sarebbero arrivati. In Attacco a Ratzinger, due autorevoli vaticanisti, Paolo Rodari e Andrea Tornielli, documentano ciò che è avvenuto nei sacri palazzi da quella primavera di ormai cinque anni fa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cinque anni di crisi della Chiesa che i due giornalisti ricostruiscono in un&amp;#8217;inchiesta a tutto campo attraverso interviste, documenti e testimonianze inedite, parlando di attacco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un attacco alla Chiesa, al papato e più in particolare alla figura del Pontefice che, però, non nasconderebbe un complotto ideato da chicchessia: piuttosto, sostengono i due esperti, Papa Benedetto XVI sarebbe stato lasciato solo troppe volte in un&amp;#8217;assenza totale di “regia”. Così, bufera dopo bufera, polemica dopo polemica, il messaggio del Papa sarebbe stato anestetizzato e la sua figura schiacciata sul cliché del Papa retrogrado mentre la domanda più frequente a suo riguardo sarebbe diventata: a quando la prossima crisi?Le polemiche suscitate dal discorso di Ratisbona; il caso clamoroso delle dimissioni dell&amp;#8217;arcivescovo di Varsavia Wielgus che aveva collaborato con i servizi segreti comunisti; le critiche mosse alla pubblicazione del documento che liberalizza l&amp;#8217;uso della messa antica; la revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani, coincisa con la diffusione dell&amp;#8217;intervista negazionista di uno di loro; la crisi diplomatica per le dichiarazioni sul preservativo durante il viaggio in Africa; il dilagare dello scandalo degli abusi sui minori.Basta scorrere le prime pagine dei giornali e le rassegne stampa internazionali per accorgersi di come sia in atto, fin dagli inizi del pontificato di papa Ratzinger un attacco al Papato e al Papa. Nonché alla Chiesa in generale.Un attacco mosso dal pregiudizio negativo, pronto a scattare su qualsiasi cosa il Papa dica o faccia, pronto a enfatizzare e creare “casi internazionali”. C&amp;#8217;è una strategia orchestrata dietro questo attacco? O piuttosto un&amp;#8217;assenza di regia e di strategia comunicativa? E questo attacco ha origine solo fuori della Chiesa o nasce anche all&amp;#8217;interno degli ambienti ecclesiali? Paolo Rodari È il vaticanista del quotidiano Il Foglio, dopo esserlo stato per tre anni a Il Riformista. Ha collaborato con Il Sole 24 Ore, Il Tempo e con le agenzie il Velino e Fides. È titolare del blog Palazzo apostolico (http:// www.paolorodari.com/). Andrea Tornielli Inviato e vaticanista del quotidiano Il Giornale, collabora con varie riviste italiane e internazionali. Numerose le sue pubblicazioni, tra cui ricordiamo Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro (Mondadori, 2007), Paolo VI. L&amp;#8217;audacia di un Papa (Mondadori, 2009). Tra i volumi pubblicati presso Piemme ricordiamo: Pio XII. Il Papa degli Ebrei (2001), La scelta di Martini (2002), Papa Luciani. Il sorriso del santo (2003), Benedetto XVI. Il custode della fede (2005) e Il segreto di Padre Pio e Karol Wojtyla (2006).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;code&gt;Pubblicato su Oltretevere (il blog di Galeazzi) mercoledì 25 agosto 2010&lt;/code&gt;&lt;/p&gt;
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