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	<title>Pampeando y Tangueando</title>
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	<title>Pampeando y Tangueando</title>
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		<title>ISTRUZIONI PER LEGGERE BORGES</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cronopio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 17:13:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relatos y crítica literaria]]></category>
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					<description><![CDATA[JORGE LUIS BORGES El día 14 de este mes de junio se cumplirán 40 años de la muerte del genial escritor argentino....]]></description>
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<p><strong>JORGE LUIS BORGES</strong></p>



<p>El día 14 de este mes de junio se cumplirán 40 años de la muerte del genial escritor argentino. Seguramente muchos homenajes recordarán la importancia que tuvo en las letras hispano americanas; entre otros, la Editorial Alfaguara prepara nuevas ediciones para reunir sus cuentos, poesía y ensayos completos. En <a href="http://www.pampeandoytangueando.com">www.pampeandoytangueando.com</a> también queremos brindarle nuestro homenaje, y lo hacemos transcribiendo un artículo en italiano que tuvo su origen a los 122 años de su nacimiento, titulado <strong><em>“EL INCONCEBIBLE UNIVERSO”. INSTRUCCIONES PARA LEER A BORGES. </em></strong>Para que el homenaje sea doble, al final de éste se encuentra la traducción en español. Pero tantos son los homenajes que merece Borges que no puedo evitar ‘colar’ una reseña de Walter Celina, un admirador uruguayo del poeta.</p>



<p class="has-text-align-center"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="250" height="379" class="wp-image-7150" style="width: 250px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/1.-Borges.jpg" alt="" srcset="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/1.-Borges.jpg 429w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/1.-Borges-198x300.jpg 198w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/1.-Borges-360x545.jpg 360w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></p>



<p><strong>“L’INCONCEPIBILE UNIVERSO”. ISTRUZIONI PER LEGGERE BORGES</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ee30d540a8bb9802851fe6f2b26b17d6"><a href="https://www.pangea.news/cerca">&nbsp;Rivista avventuriera di cultura &amp; idee <u>Letterature </u>30 Agosto 2021</a></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-e2c72bc2ab5adb3c9c90094421d366be"><a href="https://www.pangea.news/cerca">A 122 anni dalla nascita di Jorge Luis Borges, non esistono polemiche attorno alla sua opera ma un consenso totale, per lo più celebrativo. I suoi scritti intrecciano una serie di ossessioni personali – le trappole del tempo, la profondità dell’infinito, l’esistenza come labirinto, l’enigma degli specchi – con un’ampia conoscenza della cultura universale e una notevole curiosità per il passato argentino che in taluni momenti sembrò tentato di riscrivere. Tuttavia, molti lo ritengono un autore “difficile”. Da dove cominciare per leggerlo? Cosa c’è da sapere? Una delle voci autorizzate a guidare questo percorso <strong><u>è quella di Sylvia Iparraguirre</u></strong><u>, scrittrice, saggista e filologa:</u> lo ha letto negli anni della formazione ed è stata sua studentessa all’Università di Buenos Aires. Gli anni le hanno consentito di leggerlo in profondità e di scambiare impressioni con suo marito e compagno di una vita, Abelardo Castillo. “Si continua a pensare che, per leggere Borges, il lettore debba avere attraversato una sorta di iniziazione, e questo lo sento dire persino nei corsi post laurea dell’università”, spiega la Iparraguirre. “Indubbiamente, cogliere i molteplici significati latenti e accedere alla sua impressionante erudizione richiede disciplina, ma è possibile entrare nella sua opera senza tradirlo, vale a dire: senza ridurlo né semplificarlo”. Secondo la Iparraguirre, ci sono alcuni libri e certi racconti grazie a cui il lettore può avvicinarsi con immediatezza a Borges: “<em>Storia universale dell’infamia, L’ intrusa, Juan Muraña, Emma Zunz, La fine, Biografia di Tadeo Isidoro Cruz, Funes, l’uomo della memoria; Il morto, Lo Zahir,</em> per citarne solo alcuni”. Ecco una guida alle letture per penetrare nell’opera poliedrica di Borges.</a></p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://www.pangea.news/cerca">Fervore di Buenos Aires: la riscoperta della città</a></strong></li>
</ol>



<p><em><a href="https://www.pangea.news/cerca">Fervore di Buenos Aires è un libro pubblicato da Borges all’età di 23 anni: “Quando lo lessi a 15 o 16 anni scoprii che non c’era niente che mi esiliasse da quel mondo né che mi accogliesse. Molto più tardi, Borges dirà che in Fervore… continuava a riconoscersi, era un presagio di tutta la sua letteratura”, spiega la scrittrice. In quella prima pubblicazione, Borges squaderna temi e scenari che sarebbero diventati ricorrenti: i quartieri della Recoleta e di Palermo, Plaza San Martín, il gioco del truco, i patios, le albe e i tramonti, gli avi, l’infanzia, il deserto, l’innamoramento, l’amore, la morte. Questo libro fu pubblicato dopo il rientro della famiglia dall’Europa, nel 1921. Il padre era partito per curare certi disturbi alla vista: una eredità che avrebbe condannato anche suo figlio. La Grande Guerra aveva impedito alla famiglia di ritornare in patria prima ed è, precisamente, da quello sguardo esterno sulla città che lo aveva visto nascere, un mix di sorpresa e di affetto, ciò da cui trae ispirazione Borges per comporre le poesie di questo libro, che in parte finanziò il padre e di cui vennero date alle stampe 300 copie. “In quell’ora in cui la luce ha una finezza di sabbia, entrai in una strada ignota, aperta nel nobile spazio di una terrazza, le cui cornici e muri mostravano colori tenui come lo stesso cielo che inteneriva lo sfondo. Tutto – la mediocrità delle case, le modeste balaustre e battenti, forse una speranza di ragazza nei balconi – entrò nel mio vano cuore con limpidezza di lacrima”, si legge in Strada sconosciuta.</a></em></p>



<p><a href="https://www.pangea.news/cerca">Il libro incarnava per Borges un fallimento totale: “Esiste una discordia evidente tra i temi o lo sfondo del libro che è la città di Buenos Aires, soprattutto alcuni quartieri, e il linguaggio in cui lo scrissi: uno spagnolo che voleva assomigliare allo spagnolo latinizzante dei grandi autori spagnoli di prosa del XVII secolo”, diceva lui. In <em>Fervore di Buenos Aires</em>, dedica inoltre una poesia a Concepción Guerrero, una giovane di cui si era innamorato ma che sua madre, Leonor Acevedo, disapprovava: “<em>Opprimendo l’inferriata della notte. Nella sala severa si cercano come ciechi le nostre solitudini. Sopravvive alla sera il biancore glorioso della tua carne. Nel nostro amore c’è una pena che somiglia all’anima”, </em>si legge in<em> Sabati.</em></a></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://www.pangea.news/cerca">&nbsp;L’Aleph, il racconto emblematico</a></strong></li>
</ul>



<p><a href="https://www.pangea.news/cerca">Il nostro percorso giunge a quello che probabilmente è il racconto più emblematico dell’autore: <em>L’ Aleph.</em> Qual è la trama? Il narratore, di nome Borges, si reca spesso a casa di Beatriz Viterbo, donna che ha amato senza essere corrisposto. In quelle visite stabilisce un rapporto con il cugino della donna, Carlos Argentino Daneri, che gli presenta alcune poesie da lui scritte con la speranza che Borges possa convincere uno scrittore famoso a fargliele pubblicare – poesie di cui Borges si burla. Qualche mese dopo Daneri gli racconta che la vecchia casa sarà demolita e gli rivela il suo segreto: nella cantina si trova un Aleph: un punto dal quale è possibile vedere l’universo. Borges dubita, Daneri è pazzo? Ma conferma, nel diciannovesimo gradino della scala che conduce alla cantina, che l’Aleph è il punto in cui convergono tutti i punti dell’universo, tutti gli ieri e tutti i passati: <em>“In quell’istante gigantesco, ho visto milioni di atti gradevoli o atroci; nessuno di essi mi stupì quanto il fatto che tutti occupassero lo stesso punto, senza sovrapposizione e senza trasparenza. Quel che videro i miei occhi fu simultaneo: ciò che trascriverò, successivo, perché tale è il linguaggio”</em>, scrive Borges. Per la Iparraguirre, “questo racconto allude sarcasticamente alla letteratura argentina, nella esilarante opera del personaggio di Daneri, ai premi letterari e, meno in superficie, all’amore indispettito del Borges protagonista per Beatriz Viterbo, l’amata morta. In mezzo a questa mediocrità compare l’Aleph. Si tratta di un racconto dalla struttura semplice, anche se la complessità e la meraviglia nascono dal linguaggio e dai riferimenti borgesiani”. Questo racconto, pubblicato nel 1949, è inoltre un contributo geniale al genere fantastico: è possibile ritrovare lo sdoppiamento di Borges (come autore e come personaggio) e l’idea dell’eternità e dell’infinito: <em>“Piansi perché i miei occhi avevano visto l’oggetto segreto e supposto, il cui nome usurpano gli uomini, ma che nessun uomo ha contemplato: l’inconcepibile universo”.</em></a></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><em><a href="https://www.pangea.news/cerca">&nbsp;L’intrusa: due fratelli in lutto per la stessa donna</a></em></strong></li>
</ul>



<p><a href="https://www.pangea.news/cerca">Anche il racconto <em>L’intrusa</em> potrebbe essere un punto di partenza per cominciare a leggere Borges: la storia di due fratelli, <em>cuchilleros</em>, innamorati di una donna, Juliana. Si svolge nel paese di Turdera alla fine del XIX secolo. I fratelli finiscono col “vendere” la giovane alla padrona di un postribolo e si dividono i soldi. Ma uno dei due non si rassegna all’idea di non vedere più Juliana e ogni tanto va a trovarla. L’altro allora la uccide per preservare il rapporto con il fratello, in un ultimo e disperato tentativo, aspirando a dimenticarla… L’amore fraterno maschile si impone così all’amore per una donna. La Iparraguirre riflette: “Le opere dei grandi autori, e questo succede anche con Borges, crescono e si ingigantiscono con il passare del tempo nella misura in cui anche il lettore cresce e matura nella vita e come lettore. Non è la stessa cosa leggere <em>Guerra e pace</em> a 23 anni che a 45: si avverte che ‘è cresciuto il libro’, che ha altri significati che non ricordavi, ma no, sei tu che sei cresciuto, come lettore, e adesso puoi dare un’altra dimensione a quella esperienza. Lo stesso succede con Borges<strong>”.</strong></a></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.pangea.news/cerca">&nbsp;<strong><em>Tlön, Uqbar, Orbis Tertius</em> e il genere fantastico</strong></a></li>
</ul>



<p><a href="https://www.pangea.news/cerca">Somma esperienza di lettura è <em>Tlön, Uqbar, Orbis Tertius</em>, racconto fantastico con il quale l’autore rivoluziona il genere, definito da Sylvia Iparraguirre “assolutamente originale”: “Borges è la pietra miliare di ciò che definiamo ‘il genere fantastico argentino’”, sottolinea la scrittrice. E aggiunge: “Va ricordato che Borges comincia la sua opera negli anni Venti, l’epoca delle avanguardie, sia argentine che sudamericane, quando gli scrittori e i poeti, ma anche gli artisti plastici, cercavano un rinnovamento dei linguaggi estetici insieme ai segni di una propria identità, quella latino-americana. Fin dalle prime pubblicazioni risulta evidente l’assoluta originalità di Borges”. <em>Tlön, Uqbar, Orbis Tertiu</em>s (1940) è il primo racconto fantastico di Borges: viene pubblicato sulla rivista <em>Sur</em> nel 1940, inserito nel libro <em>Antologia della letteratura fantastica </em>(1940) e in seguito nella raccolta <em>Il giardino dei sentieri che si biforcano</em> (1941), che più tardi sarebbe confluita in <em>Finzion</em>i (1944). Tlön è un mondo illusorio che a sua volta ha regioni immaginarie su cui poggiano le loro leggende gli abitanti di Uqbar. Nel racconto convergono temi chiave come l’Enciclopedia britannica, gli specchi, il trascorrere del tempo, il ribaltamento del senso comune – i metafisici di Tlon non cercano la verità e ritengono che la metafisica sia un ramo della letteratura fantastica. La Iparraguirre spiega che la lettura di questo racconto cambia a sua volta per sempre un altro autore emblematico, Julio Cortázar. “La mia teoria è che Cortázar, che già da anni scriveva racconti fantastici, ma di tono minore, di apparizioni e vampirismo, dopo aver letto <em>Tlön…</em> accede a un’altra dimensione dell’elemento fantastico e si sente ‘autorizzato’ – preferisco questa parola rispetto a ‘influenzato’ – a intraprendere il suo proprio percorso nel genere e con il suo stile, che non ha niente a che fare con quello di Borges”, spiega. “Con <em>Tlön…</em> e con <em>Finzioni</em> Borges irrompe sulla scena mondiale; più tardi, nel 1961 quando gli viene assegnato il Premio Formentor, condiviso con Samuel Beckett, comincia a essere letto ovunque e si avverte la sua incredibile singolarità”.</a></p>



<p>&nbsp;“Borges è la pietra miliare di ciò che definiamo ‘il genere nicatico argentino’”, sottolinea la scrittrice. E aggiunge: “Va ricordato che Borges comincia la sua opera negli anni Venti, l’epoca delle avanguardie, sia argentine che sudamericane, quando gli scrittori e i poeti, ma anche gli nicat plastici, cercavano un rinnovamento dei linguaggi estetici insieme ai nica di una propria identità, quella latino-americana. Fin dalle prime pubblicazioni nicat evidente l’assoluta originalità di Borges”. <em>Tlön, Uqbar, Orbis Tertiu</em>s (1940) è il primo racconto nicatico di Borges: viene pubblicato sulla nicat <em>Sur</em> nel 1940, inserito nel libro <em>Antologia della letteratura nicatico </em>(1940) e in seguito nella raccolta <em>Il nicati dei sentieri che si biforcano</em> (1941), che più tardi sarebbe confluita in <em>Finzion</em>i (1944). Tlön è un mondo illusorio che a sua volta ha regioni immaginarie su cui poggiano le loro leggende gli abitanti di Uqbar. Nel racconto convergono temi chiave come l’Enciclopedia britannica, gli specchi, il trascorrere del tempo, il ribaltamento del nica comune – i metafisici di Tlon non cercano la verità e ritengono che la metafisica sia un ramo della letteratura nicatico. La Iparraguirre spiega che la lettura di questo racconto cambia a sua volta per sempre un altro autore emblematico, Julio Cortázar. “La mia nica è che Cortázar, che già da anni scriveva racconti fantastici, ma di tono minore, di apparizioni e vampirismo, dopo aver letto <em>Tlön…</em> accede a un’altra dimensione dell’elemento nicatico e si sente ‘autorizzato’ – preferisco questa parola rispetto a ‘influenzato’ – a intraprendere il suo proprio percorso nel genere e con il suo stile, che non ha niente a che fare con quello di Borges”, spiega. “Con <em>Tlön…</em> e con <em>Finzioni</em> Borges irrompe sulla scena mondiale; più tardi, nel 1961 quando gli viene assegnato il Premio Formentor, condiviso con Samuel Beckett, comincia a essere letto ovunque e si avverte la sua incredibile singolarità”.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>&nbsp;Borges, un autore difficile?</strong></li>
</ul>



<p>Dove risiede dunque la presunta difficoltà di Borges? La Iparraguirre dice che “la sua schiacciante erudizione, il suo sistema di citazioni e legami tra opere e autori” è ciò che spesso spaventa. “Ciò che rende difficile Borges, sono gli ‘artifici’ di Borges. L’impiego della citazione, il rimando a persone reali in contesti fittizi, l’incrocio tra una cultura universale e il <em>criollismo</em> locale e viceversa, le citazioni, i falsi autori menzionati e soprattutto i confini generici tra racconto e saggio che Borges trasgredisce”. E conclude: “quando diciamo ‘Borges’, non parliamo soltanto di un autore dall’erudizione straordinaria e dalla memoria prodigiosa ma anche di uno scrittore dall’originalità nica tra i grandi scrittori del XX secolo” e che proprio per questo vale la pena leggere e rileggere.</p>



<p><strong>Un articolo suyo</strong></p>



<p><a href="https://www.pangea.news/tag/argentina">#Argentina </a><a href="https://www.pangea.news/tag/jorge-luis-borges">#Jorge Luis Borges </a><a href="https://www.pangea.news/tag/mercedes-ariza">#Mercedes Ariza </a><a href="https://www.pangea.news/tag/sylvia-iparraguirre">#Sylvia Iparraguirre</a></p>



<p><a href="https://www.clarin.com/cultura/instrucciones-empezar-leer-borges-guste_0_ciLAFRhN2.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>*Il testo originale dell’articolo, di Veró</em></a><em><u>nica Abdala</u></em><em>, si legge qui. La traduzione e la cura del testo sono di Mercedes Ariza. I testi inerenti alle opere di Jorge Luis Borges sono tratti da Tutte le opere (Mondadori, 1984), L’Aleph (Adelphi, 1996) e Il manoscritto di Brodie (Adelphi, 1996).</em></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>Manuscrito de Borges</strong> <img decoding="async" width="300" height="225" class="wp-image-7151" style="width: 300px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/2.-man-inedito.jpg" alt=""></p>



<p><strong>“EL UNIVERSO INCONCEBIBLE”.</strong> <strong>Instrucciones para leer a Borges</strong>&nbsp;</p>



<p>A 122 años del nacimiento de Jorge Luis Borges, no hay controversia en torno a su obra, sino un consenso total, mayoritariamente celebratorio. Sus escritos entrelazan una serie de obsesiones personales -las trampas del tiempo, la profundidad del infinito, la existencia como laberinto, el enigma de los espejos- con un amplio conocimiento de la cultura universal y una notable curiosidad por el pasado argentino que por momentos parecía tentado a reescribir.</p>



<p>Sin embargo, muchos lo consideran un autor “difícil”. ¿Por dónde empezar a leerlo? ¿Qué necesitas saber? Una de las voces autorizadas para guiar este camino es la de Sylvia Iparraguirre, escritora, ensayista y filóloga: lo leyó en sus años de formación y fue su alumna en la Universidad de Buenos Aires. Los años le han permitido leerlo en profundidad e intercambiar impresiones con su esposo y compañero de toda la vida, Abelardo Castillo. “La gente sigue pensando que, para leer a Borges, el lector debe haber pasado por algún tipo de iniciación, y eso lo escucho incluso en los cursos de posgrado en la universidad”, explica Iparraguirre. “Indudablemente, captar los múltiples significados latentes y acceder a su impresionante erudición requiere disciplina, pero es posible adentrarse en su obra sin traicionarla, es decir: sin reducirla ni simplificarla”.</p>



<p>Según Iparraguirre, hay algunos libros y ciertos cuentos gracias a los cuales el lector puede acercarse inmediatamente a Borges: “Historia universal de la infamia; El intruso; Juan Muraña; Emma Zunz; El fin; Biografía de Tadeo Isidoro Cruz; Funes, el hombre de la memoria [<em>Funes el memorioso]</em>; Los muertos; el Zahir; por nombrar solo algunos”. He aquí una guía de lectura para adentrarse en la polifacética obra de Borges.</p>



<p>*1. Fervor bonaerense: el redescubrimiento de la ciudad</p>



<p>Fervor de Buenos Aires es un libro publicado por Borges a los 23 años: “Cuando lo leí a los 15 o 16 descubrí que no había nada que me exiliara de ese mundo o me acogiera. Mucho más tarde, Borges diría que en Fervor…&nbsp; “Siguió reconociéndose a sí mismo, era un presagio de toda su literatura”, explica el escritor. En esa primera publicación, Borges desata temas y escenarios que se volverían recurrentes: los barrios de Recoleta y Palermo, la Plaza San Martín, el juego del truco, los patios, los amaneceres y atardeceres, los ancestros, la infancia, el desierto, el enamoramiento, el amor, la muerte.</p>



<p>Este libro fue publicado después del regreso de la familia de Europa en 1921. Su padre se había marchado para tratar ciertos trastornos de la visión: una herencia que también condenaría a su hijo. La Gran Guerra había impedido antes a la familia regresar a su patria y es, precisamente, de esa mirada externa sobre la ciudad que lo había visto nacer, una mezcla de sorpresa y cariño, lo que inspiró a Borges a componer los poemas de este libro, que su padre financió en parte y del que se imprimieron 300 ejemplares. “A esa hora en que la luz tiene una finura de arena, entré en una calle desconocida, abierta en el noble espacio de una terraza, cuyos marcos y paredes mostraban colores tan suaves como el cielo mismo que suavizaban el fondo. Todo, la mediocridad de las casas, las modestas balaustradas y aldabas, tal vez la esperanza de una niña en los balcones, entró en mi vano corazón con la claridad de las lágrimas”, leemos en Calle Desconocida.</p>



<p>El libro encarnaba un fracaso total para Borges: «Hay una discordancia evidente entre los temas o antecedentes del libro, que es la ciudad de Buenos Aires, especialmente algunos barrios, y el idioma en el que lo escribí: un español que quería parecerse al español latinizante de los grandes prosistas españoles del siglo XVII”, dijo. En Fervor de Buenos Aires, también le dedica un poema a Concepción Guerrero, una joven de la que se había enamorado pero que su madre, Leonor Acevedo, desaprobaba: “Oprimiendo la barandilla de la noche. En la severa sala se busca nuestra soledad como ciegos. La gloriosa blancura de tu carne sobrevive a la noche. En nuestro amor hay un dolor que se asemeja al alma”, leemos en Sabati.</p>



<p>*2. El Aleph, el cuento emblemático</p>



<p>Nuestro viaje llega a la que probablemente sea la historia más emblemática del autor: El Aleph. ¿Cuál es la trama? El narrador, llamado Borges, va a menudo a la casa de Beatriz Viterbo, una mujer a la que amó sin ser correspondido. En esas visitas establece una relación con el primo de la mujer, Carlos Argentino Daneri, quien le regala algunos poemas que escribió con la esperanza de que Borges pueda convencer a un escritor famoso para que le permita publicarlos, poemas de los que Borges se burla. Unos meses más tarde, Daneri le dice que la vieja casa será demolida y le revela su secreto: en el sótano hay un Aleph: un punto desde el que es posible ver el universo.</p>



<p>Borges duda, ¿Daneri está loco? Pero confirma, en el decimonoveno escalón de la escalera que conduce a la bodega, que el Aleph es el punto donde convergen todos los puntos del universo, todos los ayeres y todos los pasados: “En ese instante gigantesco, vi millones de actos agradables o atroces; Ninguna de ellas me sorprendió tanto como el hecho de que todas ocuparan el mismo punto, sin superposición y sin transparencia. Lo que mis ojos vieron fue simultáneo: lo que voy a transcribir, a continuación, porque así es el lenguaje”, escribe Borges.</p>



<p>Para Iparraguirre, “este cuento alude sarcásticamente a la literatura argentina, en la hilarante obra del personaje de Daneri, a los premios literarios y, menos superficialmente, al amor molesto del protagonista Borges por Beatriz Viterbo, su amada fallecida. En medio de esta mediocridad aparece el Aleph. Es una historia con una estructura simple, aunque la complejidad y la maravilla surgen del lenguaje y de las referencias borgesianas”. Este relato, publicado en 1949, es también una brillante aportación al género fantástico: es posible encontrar el desdoblamiento de Borges (como autor y como personaje) y la idea de eternidad e infinito: “Lloré porque mis ojos habían visto el objeto secreto y supuesto, cuyo nombre usurpan los hombres, pero que ningún hombre ha contemplado: el universo inconcebible”.</p>



<p>*3. El intruso: dos hermanos que lloran a la misma mujer</p>



<p>El cuento El intruso también podría ser un punto de partida para empezar a leer a Borges: la historia de dos hermanos, cuchilleros, enamorados de una mujer, Juliana. Tiene lugar en el pueblo de Turdera a finales del siglo XIX. Los hermanos terminan “vendiendo” a la joven al dueño de un prostíbulo y se reparten el dinero. Pero uno de los dos no se resigna a la idea de no ver más a Juliana y de vez en cuando va a visitarla. El otro la mata para preservar la relación con su hermano, en un último y desesperado intento, aspirando a olvidarla… El amor fraternal masculino se impone así al amor por una mujer.</p>



<p>Iparraguirre reflexiona: “Las obras de los grandes autores, y esto también pasa con Borges, crecen y se magnifican con el paso del tiempo en la medida en que el lector también crece y madura en la vida y como lector. No es lo mismo leer Guerra y paz a los 23 que a los 45: sientes que ‘el libro ha crecido’, que tiene otros significados que no recordabas, pero no, eres tú el que ha crecido, como lector, y ahora puedes darle otra dimensión a esa experiencia. Lo mismo sucede con Borges”.</p>



<p>*4. Tlön, Uqbar, Orbis Tertius y el género fantástico</p>



<p>La experiencia de lectura suprema es Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, un relato fantástico con el que el autor revoluciona el género, definido por Sylvia Iparraguirre como “absolutamente original”: “Borges es el hito de lo que llamamos ‘el género fantástico argentino’”, subraya la escritora. Y añade: “Hay que recordar que Borges comenzó su obra en los años veinte, la época de las vanguardias, tanto argentinas como sudamericanas, cuando escritores y poetas, pero también artistas plásticos, buscaban una renovación de los lenguajes estéticos junto a los señas de identidad propias, la latinoamericana.</p>



<p>Desde las primeras publicaciones es evidente la absoluta originalidad de Borges”. Tlön, Uqbar, Orbis Tertius (1940) es el primer relato fantástico de Borges: se publicó en la revista Sur en 1940, se incluyó en el libro Antología de la literatura fantástica (1940) y más tarde en la colección El jardín de los senderos que se bifurcan (1941), que más tarde se fusionaría en Ficciones (1944). Tlön es un mundo ilusorio que a su vez tiene regiones imaginarias en las que los habitantes de Uqbar descansan sus leyendas. Temas clave como la Enciclopedia Británica, los espejos, el paso del tiempo, el vuelco del sentido común convergen en la historia: los metafísicos de Tlon no buscan la verdad y creen que la metafísica es una rama de la literatura fantástica.</p>



<p>Iparraguirre explica que la lectura de esta historia cambia a su vez para siempre a otro autor emblemático, Julio Cortázar. “Mi teoría es que Cortázar, que ya llevaba años escribiendo cuentos fantásticos, pero en un tono menor, de apariciones y vampirismo, después de leer Tlön… accede a otra dimensión del elemento fantástico y se siente ‘autorizado’ -prefiero esta palabra a ‘influenciado’- para emprender su propio camino en el género y con su propio estilo, que nada t‘ene que ver ’on el de Borges», explica. «Con Tlön… y con Ficciones irrumpió Borges en la escena mundial; más tarde, en 1961 cuando le fue galardonado con el Premio Formentor, compartido con Samuel Beckett, comenzó a ser leído en todas partes y su increíble singularidad se hizo sentir”.</p>



<p>* 5. Borges, ¿un autor difícil?</p>



<p>Entonces, ¿dónde radica la supuesta dificultad de Borges? Iparraguirre dice que “su abrumadora erudición, su sistema de citas y vínculos entre obras y autores” es lo que a menudo asusta. “Lo que hace difícil a Borges son los ‘artificios’ de Borges. El uso de la cita, la referencia a personas reales en contextos ficticios, la intersección entre una cultura universal y el criollo local y viceversa, las citas, los falsos autores mencionados y sobre todo los límites genéricos entre cuento y ensayo que Borges transgrede”. Y concluye: “cuando decimos ‘Borges’, no sólo estamos hablando de un autor de extraordinaria erudición y prodigiosa memoria, sino también de un escritor de singular originalidad entre los grandes escritores del siglo XX” y que precisamente por eso vale la pena leer y releer.</p>



<p><a href="https://www.pangea.news/tag/argentina">#Argentina </a><a href="https://www.pangea.news/tag/jorge-luis-borges">#Jorge Luis Borges </a><a href="https://www.pangea.news/tag/mercedes-ariza">#Mercedes Ariza </a><a href="https://www.pangea.news/tag/sylvia-iparraguirre">#Sylvia Iparraguirre</a></p>



<p><a href="https://www.clarin.com/cultura/instrucciones-empezar-leer-borges-guste_0_ciLAFRhN2.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>*Il testo originale dell’articolo, di Veró</em></a><em><u>nica Abdala</u></em><em>,</em><em></em></p>



<p><em>*El texto original del artículo, escrito por Verónica Abdala, puede leerse aquí. La traducción y edición del texto es de Mercedes Ariza. Los textos relativos a la obra de Jorge Luis Borges están tomados de Tutte le opere (Mondadori, 1984), L’Aleph (Adelphi, 1996) e Il manoscritto di Brodie (Adelphi, 1996).</em></p>



<p><strong>BORGES.</strong> <strong>Revista de aventuras de cultura e ideas. Literatura, 30 agosto 2021</strong></p>



<p class="has-text-align-right"><strong>César J. Tamborini Duca</strong></p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Académico Correspondiente para León</strong></p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Academia Porteña del lunfardo</strong></p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Academia Nacional del Tango</strong></p>



<p class="has-text-align-center"><img decoding="async" width="150" height="245" class="wp-image-7152" style="width: 150px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/3.-libro-de-arena-rotated.jpg" alt="" srcset="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/3.-libro-de-arena-rotated.jpg 205w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/3.-libro-de-arena-184x300.jpg 184w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></p>



<p><strong>BORGES, UN ARGENTINO MUY RIOPLATENSE.</strong></p>



<p><strong>CONSIDERADO, TAMBIÉN, «MÁS UNIVERSAL QUE ARGENTINO»</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>Muy estimado César: Ambos tenemos cierta cualidad, propia de los perros guardianes. De forma tal que, si nos hablan de Borges, paramos ipso facto las orejas. Lázló Erdélyi es un prestigioso ensayista y editor, en el medio uruguayo, que acaba de referirse a características específicas de «The Oxford Handbook of Jorge Luis Borges». Estos verdaderos manuales analizan en profundidad a grandes autores. Los análisis sobre la vida y obra del ciego ilustre corresponden a Daniel Balderston y Nora Benedict con la colaboración de más de 30 académicos. Este compendio de «vida y obra» tampoco se atribuye el peso de efectuar una biografía exacta porque, la personalidad misma del sujeto explorado, la rehuye. Además, no era amante del género. Se trata de 700 páginas de estudios que parten de su canonización rioplatense y saltan a mundos diversos, de pensamiento propio y original.&nbsp; Para mí, que solo he seguido a Borges, por sus relaciones intensas con Uruguay, sus conferencias escritas y una de las últimas -la que ofreciera en el teatro Sala Verdi, a 40 pasos de mi actual casa, antes de su fallecimiento- y, fuera de lo concerniente a poemas (musicalizados y vocalizados por Piazzolla/Edmundo Rivero) sobre la mitología de los puñales, esta edición de la Universidad de Oxford puede que resulte un potente instrumento para la familia de los pesquisadores literario-filosóficos. Para mi sentimiento borgeano fue muy halagüeña la ratificación de que «luego de Argentina, Uruguay fue el país con el que Borges tuvo mayor vínculo». Corresponde decir, asimismo, que en el rubro de «desavenencias» el escritor las tuvo y muchísimas. Con el peronismo, con los gobiernos, con escritores, comentaristas y editores. El baúl viene cargado de noticias. Muchas. Y, al parecer, bien tratadas y ordenadas. Desde una de las orillas del «río como mar» -con calor intenso, lluvias, desbordes de cauces, inundaciones y «malas hierbas» fascistoides- ¡un saludazo, con vivas esperanzas! <br><br>                                                                                                                                                                           <strong>Walter Celina</strong> <strong>Montevideo, Uruguay</strong></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td><td><br><br><br><br></td></tr></tbody></table></figure>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La tarde que me visitó Borges</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cronopio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 18:01:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relatos y crítica literaria]]></category>
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					<description><![CDATA[Norberto Pannone  LA TARDE QUE ME VISITO BORGES &#8211; Norberto Pannone &#8211; Argentina Tarde invernal, tediosa y de sólo tres grados de...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-small-font-size">  <img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="95" class="wp-image-7144" style="width: 150px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/1.-Norberto-Pannone.jpg" alt="" srcset="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/1.-Norberto-Pannone.jpg 397w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/1.-Norberto-Pannone-300x190.jpg 300w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/1.-Norberto-Pannone-360x228.jpg 360w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /> <strong>Norberto Pannone</strong></p>



<p> <a href="https://elblogdeasolapoargentina.blogspot.com/2026/02/la-tarde-que-me-visito-borges-norberto.html"><strong>LA TARDE QUE ME VISITO BORGES &#8211; Norberto Pannone &#8211; Argentina</strong></a></p>



<p>Tarde invernal, tediosa y de sólo tres grados de temperatura. Soplaba viento del Sur y esto hacía que la sensación térmica fuera de cero grados.</p>



<p>La calle se hallaba desierta y los árboles de hojas caducas agitaban sus desnudos tallos como en una extraña y vegetal añoranza de tiempos mejores. Nostalgias de savia y clorofila.</p>



<p>Todo aquello veía desde mi ventana que daba a la calle Mitre. Desde esa habitación, mi preferida, observaba aquel paisaje invernal. Bajo la exigua luz que entraba a través del vidrio, trataba de encontrar la rima de un verso, huidiza y necesaria.</p>



<p>En realidad estaba ansioso, aguardaba el auto gris.</p>



<p>La noche anterior me habían dicho: «Espera un auto de color gris, en él va a llegar Borges a tu casa».</p>



<p>Las horas se sucedían atormentándome con un explicable nerviosismo. Para calmarme, me decía en voz alta: -«Fue sólo un sueño, Borges está muerto. Te estás volviendo loco». Sin embargo, contrariamente a este rasgo de mi pensamiento, yo seguía observando la calle desde mi ventana, porque, aunque no pudiese probarlo, sabía que Borges iba a llegar a las 17:40.</p>



<p>Un auto gris se detuvo frente a mi casa. El conductor descendió del coche, abrió la puerta posterior derecha y Borges bajó del vehículo. Vestía un traje gris a rayas. Llevaba una camisa celeste y no tenía corbata… Sonó el timbre y abrí la puerta. Borges miraba sin ver, pero al oír el sonido, me saludó.</p>



<p class="has-text-align-center">  <img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="169" class="wp-image-7145" style="width: 300px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/2.-Borges.jpg" alt=""></p>



<p>-Buenas tardes, ¿puedo entrar?</p>



<p>-Sí, pase, señor Borges.</p>



<p>Entró tras de mí, empuñando su bastón. Nos sentamos en la sala y el genial literato preguntó:</p>



<p>-¿Cómo era su nombre?</p>



<p>-Ezequiel -respondí.</p>



<p>-Ezequiel -repitió pensativo- Como el profeta. ¿Es usted judío? -me preguntó de improviso.</p>



<p>-No, para nada. Es mi seudónimo. Lo elegí porque es breve y me ha dado suerte.</p>



<p>-¡La suerte! -espetó Borges-. ¡Siempre la suerte formando círculos invisibles alrededor del hombre para empujar las leyes del destino!</p>



<p>-No sabía que usted creyera en la suerte.</p>



<p>-Perdone Ezequiel, pero, ¿leyó usted mis libros?</p>



<p>-Sí -indiqué azorado.</p>



<p>-Si los leyó, comprenderá por qué estoy aquí. ¿Por qué hoy y no ayer ni mañana? Es una suerte que estemos conversando. Usted, en verdad, es un hombre afortunado. A mí me dieron esta licencia para visitarlo hoy, pero me explicaron que no abusara. Debo volver a las veinte en punto.</p>



<p>-Antes que nada, Borges. ¿Me va a firmar un autógrafo?</p>



<p>-Sí, como no.</p>



<p>Le extendí un papel y Borges me firmó con paciencia infinita: «Para mi amigo Ezequiel, con afecto, Jorge Luís Borges». De pronto, sonrió y me preguntó:</p>



<p>-¿Sabe que estoy escribiendo un cuento?</p>



<p>-No lo sabía… ¿De qué se trata?</p>



<p>-Es un cuento extraño, aun para mí. Trata sobre un escritor desconocido que me está esperando, yo llego a su casa en un auto gris a visitarlo, él me está aguardando impaciente, pero como ocurre siempre, en lugar de preguntarme cosas importantes, sólo me pide un autógrafo y me echa un párrafo de trivialidades… Lo extraño de todo esto es que yo realizo esa visita mucho después de mi muerte. ¿Qué opina usted de esto?</p>



<p>-Siempre tuve una teoría sobre este asunto: existen huecos dimensionales, a veces alguien cae en algunos de esos huecos y llega la muerte. En otras ocasiones, algunos de los que habitan el «otro lado» pasan a este y…</p>



<p>-Es una teoría interesante… Lo imposible es probar que es verdad… Esto es como la vida, uno se rompe los sesos pensando qué es y cuando logra obtener alguna respuesta se da cuenta que ya está muerto. Lo cual, para nada significa que los muertos sepan que es en realidad la muerte. Se dice que la muerte es un misterio aún más insondable que la vida. Se debe uno morir varias veces para comprenderlo.</p>



<p>-¿Y la fama que es, Borges?</p>



<p>-La fama es como la primavera que cubre los árboles, las flores y los frutos. Las flores representan el entusiasmo, los frutos la paciencia…</p>



<p>-¿Y las hojas?</p>



<p>-Las hojas son la multitud que rodean al famoso; a veces su frondosidad no deja ver muy bien como realmente se es… ¿Qué hora es?</p>



<p>-Las 20:00.</p>



<p>-Debo irme.</p>



<p>-No me va a negar que es extraño.</p>



<p>-¿Qué es lo que le resulta extraño, Ezequiel?</p>



<p>-Que usted respete tanto los horarios.</p>



<p>-Ocurre que antes estaba vivo, pero ahora estoy muerto. Es decir, para que usted se haga una idea, muerto significa ocupar un lugar en un tiempo exacto, ni antes, ni después… Da lo mismo morir en cualquier parte… yo morí en Ginebra. Adiós, Ezequiel. Escriba y lea mucho.</p>



<p>Esas fueron las últimas palabras de Borges. Me estrechó la mano y salió hacia la tarde fría. Ascendió al auto y se perdió en la distancia. Me quedé más solo que antes, mirando hacia la calle Mitre. El viento aún agitaba los tallos desnudos.</p>



<p>Recogí el autógrafo de Borges que había quedado sobre la mesa y tomando un libro de él, me senté a leer aquello que continuó diciéndome a través de la palabra escrita…</p>



<p class="has-text-align-right"><strong>NORBERTO PANNONE</strong> – ARGENTINA</p>
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		<title>Anfitrión, sosías, santiamen…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cronopio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 17:03:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[El origen de las palabras]]></category>
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					<description><![CDATA[Que los antiguos griegos eran muy creativos, lo observamos en su mitología. Cada uno de sus dioses o semidioses (que eran muchos)...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="224" class="wp-image-7134" style="width: 150px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/1.-Anfitrion.jpg" alt="" srcset="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/1.-Anfitrion.jpg 335w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/1.-Anfitrion-201x300.jpg 201w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></p>



<p>Que los antiguos griegos eran muy creativos, lo observamos en su mitología. Cada uno de sus dioses o semidioses (que eran muchos) eran engendrados en amoríos entre dioses los primeros, y entre dioses y humanos los segundos. En la mitología griega Anfitrión era el general de Tebas, esposo de Alcmena, madre de Heracles. El sustantivo referido al nombre propio de la persona que acoge a otra en su mesa o en su casa, proviene de la obra de Plauto.</p>



<p>Entonces nos trasladamos a Roma, donde adoptaron los mismos dioses que los griegos con ligeras variantes (o cambio total) en los nombres, por ej. llamando Hércules a Heracles, y Júpiter a Zeus. Plauto era natural de Sársina, región italiana de Umbría, y vivió entre 254-184 a. C.</p>



<p>La obra de Plauto, todo hay que decirlo, no solo plantea un problema de identidad entre Sosia y su “alter ego” Mercurio (Hermes en la mitología griega) traducido en elemento de comicidad que la convierten en comedia, sino que también se produce la infidelidad (bien que la protagonista lo desconoce, por la suplantación que hace Júpiter de Anfitrión) de Alcmena, lo que le otorga característica de tragedia; merece así indudablemente, el calificativo de tragicomedia.</p>



<p>Plauto relata el caso de Anfitrión, marido de Alcmena, el cual es suplantado por Júpiter. En la misma obra teatral aparece Sosía, que como en el caso de su amo, su nombre propio se convierte en sustantivo para la posteridad. El doble que aparece en esta comedia -en realidad, dos dobles, Anfitrión y Sosia- dan lugar a equívocos burlescos, a comicidad, reafirmando que se puede conceptuar la obra de tragicómica.</p>



<p>La obra gira así entre un marido cornudo por obra y gracia del todopoderoso dios Júpiter; y los trastornos de la personalidad o confusión representado por un doble que no es otro que Mercurio -hijo de Júpiter- que suplanta al esclavo de Anfitrión para que su dios padre logre engañar a Alcmena que estaba embarazada de su esposo, Anfitrión.</p>



<p>Mientras Anfitrión participaba en la guerra de los tebanos contra los teléboas Júpiter se travestía tomando su forma y lo suplantaba noche tras noche para acostarse con Alcmena; ella quedó embarazada y de esos furtivos amores nació el semidios Hércules, que se constituye en hijo de Júpiter; también en bisnieto de Perseo.</p>



<p>Por consiguiente Alcmena estaba embarazada de ‘los dos anfitriones’, el verdadero (el general tebano) y el suplantador (el dios Júpiter); en el parto nacieron Hércules y su hermano por parte de madre, Ificles.</p>



<p>Como Anfitrión dudara –con toda razón- de la fidelidad de su esposa, Júpiter le aclaró el entuerto, tras lo cual Anfitrión se mostró muy contento por tener una mujer elegida nada menos que por un dios para tener sexo.&nbsp; A partir de entonces ‘anfitrión’ pasó a ser sinónimo de “aquel que recibe en su casa”; ¡el bueno de Anfitrión se había convertido en “un buen anfitrión”!</p>



<p><strong>SOSIAS</strong></p>



<p>Sosías hace referencia a una persona que guarda parecido con otra, con la que puede llegar a confundirse. Proviene de Sosía, nombre del esclavo de Anfitrión con el que partió a la guerra. Como Zeus pretendía acostarse con Alcmena necesitaba producir una confusión en ésta para lo cual, como Dios que era, no tuvo problema alguno en suplantar la personalidad de Anfitrión; pero necesitaba hacer conocer a la mujer que le quitaba el juicio el supuesto regreso de su marido. Entonces le pidió hacer ese papel a su hijo, Mercurio, que con los poderes del dios del Olimpo quedó convertido en un sosías de Sosía perdonando la redundancia intencionada.</p>



<p>Así fue como de esta caótica situación representada por Plauto, se originaron dos términos muy usuales en el vocabulario de las personas.</p>



<p>No obstante debo señalar una discordancia temporal que se produce en el libreto, ignoro si el error se debe al mismo Plauto (ya que no dispongo de su obra original) o se debe a la traducción de la misma; se invoca a Hércules que -supuestamente- aún no había nacido en tres lugares distintos: en la pág. 89 vv.561; en la pág. 100 vv.736; en la pág. 117 vv.986.&nbsp; <em>(“Anfitrión”,</em> Plauto, Escolar y Mayo Editores, Madrid, 2013).</p>



<p class="has-text-align-center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="211" class="wp-image-7135" style="width: 150px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/2.-Plauto-Anfitrion.jpg" alt="" srcset="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/2.-Plauto-Anfitrion.jpg 600w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/2.-Plauto-Anfitrion-213x300.jpg 213w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/2.-Plauto-Anfitrion-360x507.jpg 360w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></p>



<p><strong>DIOSA LAVERNA. </strong>El politeísmo romano tenía muchas divinidades protectoras de actividades e instituciones de lo más dispar. La diosa LAVERNA era la <strong>patrona de los ladrones </strong>y tenía un templo y una estatua consagrados a ella.</p>



<p><strong>SANTIAMEN &#8211; DE TRIBUS IMPOSTORIBUS</strong></p>



<p>La R.A.E. nos informa que significa “rapidez en la acción”. Sin embargo no nos indica sobre su origen, cómo se conformó la palabra. Este humilde ‘escribidor’ opina que es la conjunción de dos palabras cuya utilización en tiempos pretéritos indicaran que una acción se podía ejecutar con tanta rapidez como la que demandaría “<strong>SANTI</strong>guarse y <strong>AMEN</strong>”.</p>



<p>Pero son cosas de la Edad Media. A fines de ésta, <em>“se habló de un libro peligroso, </em>De tribus impostoribus<em>, cuya tesis sería que la humanidad ha sido seducida por tres embaucadores famosos: Moisés, Cristo y Mahoma. </em>(“Prólogos de la Biblioteca de Babel”, Jorge Luis Borges, Alianza Editorial, Biblioteca Borges, Madrid, 2004, pág. 37)</p>



<p>Existen otras palabras en el lunfardo que podemos atribuir a la conjunción de otras dos, como es el caso de</p>



<p><strong>PERCANTA</strong></p>



<p>Lo que se sabe en lunfardo con respecto a esta palabra, es que designa a la mujer. Y en los primeros tiempos era más bien ofensiva, casi como calificativo de ramera. Una amante, pero con sentido peyorativo, o sea una ATORRANTA.</p>



<p>El origen de la palabra sí que es incierto, pues se puede atribuir al italiano o al francés. En francés está la palabra perçant (qué similitud ¿no?: y qué significado: <strong>penetrada</strong>,&nbsp; perforada). Pero como su pronunciación francesa sería persán si admitiéramos ese origen se debería decir persanta en lugar de percanta.</p>



<p>Del italiano tenemos la palabra percalera que designa a la mujer humilde. También es aceptable este origen. En algún diccionario figura percalina y percalera, como sinónimo de muchacha humilde, costurera. Tengo un trabajo realizado por Javier Simón Casas (Universidad de Zaragoza) titulado “Algunos Italianismos en el lunfardo”; pero contiene muy pocas palabras y ésta no figura.</p>



<p>Se me ocurre que puede buscarse su origen en la <strong>unión de dos palabras</strong>, por ejemplo la tan usada palabra PERCAL, tan utilizada en el tango para significar el vestido de las chicas de condición humilde; con ATORRANTA. De esta unión utilizamos PER (de percal) y ANTA (de atorranta) con una C como partícula de conjunción. Y ahí tenemos PERCANTA.</p>



<p>Lo único concreto de lo poco que sé, es que Felipe Fernández (Yacaré) entre los muchos sustantivos que enumera para mencionar a la mujer, figura <strong>“percanta”</strong> (lógicamente, ¿no?). Hecha esta breve aclaración, me permitiré otro agregado.</p>



<p><a href="https://www.google.com/search?client=firefox-b-d&amp;q=Ram%C3%B3n+del+Valle-Incl%C3%A1n&amp;mstk=AUtExfDsxwM7571_nB0Wbht6osuar_1O7I8VcPJu2GpuykDu3JsBWH4MxNJecFNpRk7yff37CXIjvP_pjK3CQ3WrOmZFURDI-yGQFXZ098IIbU_Lioz2eaDqq6rOmID2mf9xbdzYZ9nbPPJ4we-G0otUbWDV-abWVzOznCB7v5Bakp7jZ_M&amp;csui=3&amp;ved=2ahUKEwiO2YvE5JKUAxX_AfsDHbPYGa4QgK4QegQIARAB">Ramón del Valle-Inclán</a> visitó Argentina en 1910 como director artístico de la compañía teatral de Francisco García Ortega. Su estancia tuvo gran repercusión en la prensa porteña de la época, incluyendo diarios como <em>La Nación</em> y <em>La Prensa</em>, donde dictó conferencias sobre literatura y arte. Su impacto cultural y su perfil bohemio marcaron su paso por Buenos Aires. (Universidad Nacional de La Plata).</p>



<p>En 1913 se editó su libro SONATA DE PRIMAVERA, y a raíz de algunas palabras que encontré en su texto, me atrevo a suponer un contacto mas o menos asiduo con la bohemia local; y tal vez alguna influencia en su léxico. Expongo a continuación algunos de los términos encontrados y su significado:</p>



<p><strong>A la chamberga: </strong>esta locución adverbial se utiliza para describir algo hecho de manera descuidada, como si dijéramos “a lo loco” o “a tontas y a locas”. Deriva del <em>chambergo</em>, un tipo de sombrero del siglo XVII, aludiendo a la informalidad (locución también utilizada en La Pampa de mi infancia para referirse al sombrero) pág. 88 del libro citado</p>



<p><strong>Crencha. </strong>Según la R.A.E.:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Raya que divide el cabello en dos partes;</li>



<li>Cada una de las partes resultantes.</li>
</ol>



<p>Deriva del latín vulgar<em> crinicula, </em>de CRINIS (cabello, mechón). En Sudamérica puede referirse a cabellos largos y desaliñados. Pág. 132 y 137 del mencionado libro.</p>



<p><strong>Huasca </strong>o <strong>guasca: </strong>criollismo; trozo de cuerda usada como una especie de látigo. Voz de origen quechua.</p>



<p><strong>Garlar </strong>del latín <em>GARRALARE, </em>hablar mucho e indiscretamente (según María Moliner). Leída en la pág. 64 de “Sonata de Primavera) <strong>[¿De ahí deriva CHARLAR?]</strong></p>



<p class="has-text-align-right"><strong>César J. Tamborini Duca</strong></p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Académico Correspondiente para León</strong></p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Academia porteña del Lunfardo</strong></p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Academia Nacional del Tango</strong></p>
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		<title>Los gauchos</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cronopio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 15:42:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pampeando]]></category>
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					<description><![CDATA[“Lo dijimos al pasar. Y también dijimos que eran buenos o malos. Lo segundo pertenece a la leyenda, el cronicón: Juan Moreira,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><img loading="lazy" decoding="async" width="244" height="184" class="wp-image-7127" style="width: 244px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/1.-Oscar-H.-Duca.jpg" alt="" srcset="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/1.-Oscar-H.-Duca.jpg 569w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/1.-Oscar-H.-Duca-300x226.jpg 300w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/1.-Oscar-H.-Duca-360x271.jpg 360w" sizes="auto, (max-width: 244px) 100vw, 244px" /></p>



<p><em>“Lo dijimos al pasar. Y también dijimos que eran buenos o malos. Lo segundo pertenece a la leyenda, el cronicón: Juan Moreira, Pastor Luna, y hasta Santos Vega, de quien alguien </em>fabricó <em>un matrero y otros lo transformaron en el armonioso zorzal del campo nuestro. Si el gaucho fue bueno o malo, incúlpese su cualidad al medio en que vivió y la justicia que se le administraba. Martín Fierro (José Hernández) lo ha dicho en versos eternos. Ser gaucho era ser perseguido por la justicia. Y eso, ¿por qué? Pues porque era libre, libre como el viento, como el camalote que zafó su raigambre y va y viene conforme al rumbo de las corrientes que lo llevan o lo traen; como los pájaros.</em></p>



<p><em>“Producto natural del suelo -como todos los seres del desierto verde- la libertad era su mística instintiva y la ley su enemigo ¿Y cómo no, si la ley le quitaba la tierra, lo esclavizaba, lo obligaba a servir? No era tan ignorante el gaucho que no comprendiera la necesidad de una mejor organización social. Dueño, desde que vio la luz, de la tierra, el aire y el agua, no declinó jamás su derecho a lo que le era consubstancial.</em></p>



<p><em>“Si la ley se oponía a lo que consideraba -y era- su derecho, si la ley le retaceaba o pretendía reglamentar lo que era suyo, el gaucho tenía que estar, si no en abierta rebeldía, por lo menos en contra de la ley, temiéndola, escapándole, o trabándose con ella en lucha sin cuartel. El <strong>gaucho malo </strong>de la leyenda, por lo regular, no fue más que eso: un criollo ignorante aunque con buenos sentimientos y principios heredados, instintivos o adquiridos en las estancias. Sobre todo instintivos. Pero ¿no se defienden y atacan hasta las alimañas acorraladas?</em></p>



<p><em>“De pronto un día de Mayo, les llegó una voz nueva que despertaba en ellos eco profundo, tremenda resonancia. Venía de Buenos Aires, Córdoba, Chuquisaca, el Tucumán, Santiago de Chile… Voz clara, viril y potente que resonaba en caminos y atajos. Hablaba del derecho de los criollos sobre la tierra donde nacieron, del comercio libre y otras cosas más… Había palabras un poco difíciles de entender -razones legales-; pero en el fondo era eso: la tierra debe ser para el hombre que ha nacido en ella, donde sufre y trabaja, donde nacieron sus hijos, donde enterraron a los padres a falta de cementerio muchas veces.</em></p>



<p><em>“Tierra sagrada. El gaucho estuvo, desde luego con los que hablaban así, en su propio lenguaje. Cuando fuera preciso jugarse contra los otros -la ley, los mandones, lo que fuera-, allí estaban ellos dispuestos a rendirles la vida a punta de facón, o atarlo a la tacuara convirtiéndola en lanza para pelear de a caballo. Como y donde fuera: todo menos aceptar y sufrir la esclavitud”.</em></p>



<p class="has-text-align-center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="224" class="wp-image-7128" style="width: 150px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/2.-Semana-Mayo-1810.jpg" alt="" srcset="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/2.-Semana-Mayo-1810.jpg 689w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/2.-Semana-Mayo-1810-201x300.jpg 201w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/2.-Semana-Mayo-1810-686x1024.jpg 686w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/2.-Semana-Mayo-1810-360x538.jpg 360w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/2.-Semana-Mayo-1810-600x896.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></p>



<p class="has-text-align-center">(“La Semana de Mayo de 1810”, Crónica compilada por Vicente Fidel López. <em>Editorial Atlántida</em>, </p>



<p class="has-text-align-center">Buenos Aires, 30 de marzo de 1960, pág. 23 a 25).</p>



<p class="has-text-align-center">+++++++++++++++++++</p>



<p><em>“La situación del gaucho empeorará una vez aniquilados los caudillos no sólo porque los malones, que se habían iniciado al agotarse el ganado cimarrón, se vuelven más terribles y frecuentes, sino porque se multiplican las levas, las disposiciones persecutorias, la expoliación. El gaucho cambia de residencia, huyendo de trabas y castigos o se vuelve “matrero”. Pero cuando la pampa surcada de alambrados no es más su hábitat, el progreso lo vence y sólo sobrevive en tipos como el del resero o se convierte en el orillero de las ciudades.</em></p>



<p class="has-text-align-center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="245" class="wp-image-7129" style="width: 150px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/3.-Santos-Vega-port.jpg" alt="" srcset="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/3.-Santos-Vega-port.jpg 450w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/3.-Santos-Vega-port-184x300.jpg 184w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/05/3.-Santos-Vega-port-360x587.jpg 360w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></p>



<p class="has-text-align-center">[María Taboada, Prólogo, pág. III – “Santos Vega y Fausto”, Hilario Ascasubi y Estanislao del Campo, Centro Editor de América Latina,                  Buenos Aires, mayo de 1993]</p>



<p class="has-text-align-right"><strong>César J. Tamborini Duca</strong></p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Académico Correspondiente para León</strong></p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Academia Porteña del Lunfardo</strong></p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Academia Nacional del Tango</strong></p>
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		<title>Revista Nº 122 – mayo 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cronopio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 09:27:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lunfardo]]></category>
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		<title>Revista Nº 121 – abril 2026</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 15:41:15 +0000</pubDate>
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		<title>Acta de defunción en La Matanza – 1860</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 17:24:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anécdotas de tiempos viejos]]></category>
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					<description><![CDATA[El amigo Castagnino nos envió la siguiente Acta de defunción por lo que se ve un poco añeja; el finao estaba en...]]></description>
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<p>                  <img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="222" class="wp-image-7102" style="width: 150px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/04/Imagen-de-un-malevo.jpg" alt="" srcset="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/04/Imagen-de-un-malevo.jpg 213w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/04/Imagen-de-un-malevo-203x300.jpg 203w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><em>El amigo Castagnino nos envió la siguiente Acta de defunción por lo que se ve un poco añeja; el finao estaba en una milonga y lo sorprendió la muerte al salir de la misma.</em>  </p>



<p class="has-text-align-left"><strong>Partida de defunción registrada en el año 1860, Archivo de la Municipalidad de La Matanza, Libro N° 2-F 98 <br><br></strong><img loading="lazy" decoding="async" width="270" height="406" class="wp-image-7103" style="width: 270px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/04/Imagen2.jpg" alt="">  [Publicado en el diario «La Epoca» el 16/09/49]</p>



<p>En el Libro 2 del año 1860, que obra en poder de la Intendencia Municipal de San Justo, se encuentra la siguiente partida de defunción:<br><br><em>«Matanza, 14 de Febrero de 1860.<br><br>«El infrascripto, <u>Eusebio Rodríguez</u>, alcalde, certifico que Don Manuel Chico, que muerto lo tengo de cuerpo presente tapao con poncho pampa al parecer rayuno, lo sorprendió la muerte al salir del baile de Don Rufino «EL CATALÁN» de la quebrada de Doña Pepa, lugar muy conocido y de pública voz y fama en el pago. </em></p>



<p><em>Interrogao el cadáver por tercera vez y no habiendo el infrascripto obtenido respuesta categórica, resuelve darle sepultura en el campo de los desaparecidos, conforme cuadra sus circunstancias morales y físicas de que certifica.</em></p>



<p><em><u>Nota</u>: hago constar de que el finao era muy amante de la bebida y muy dado a las galanterías amorosas, por cuya circunstancia tendría una cicatriz en la quijada izquierda producida por un cucharón de grasa caliente que le arrojó al rostro de la cara la hija de la parda Nicolasa, no se sabe porqué safaduría».- <u>Vale</u>.-</em></p>



<p class="has-text-align-center"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="224" class="wp-image-7104" style="width: 150px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/04/0.-portada-libro.jpg" alt="" srcset="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/04/0.-portada-libro.jpg 335w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/04/0.-portada-libro-201x300.jpg 201w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><br><br>(Es copia fiel). Se permite la reproducción citando la fuente: www.lagazeta.com.ar</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>Leonardo Castagnino</strong>. (De mi libro <strong>HISTORIAS DE LA PAMPA</strong>)</p>



<p>El autor es Oriundo de Catriló, provincia de la Pampa. Ingeniero Civil. Pensador independiente del campo federal. Su pasión por conocer, estudiar, recopilar y difundir la historia argentina (particularmente del siglo XIX), nace al descubrir una versión que en sus diversos matices, difiere de la historia oficial. Colabora en la difusión histórica en distintos medios. Funda y edita el sitio de Internet La Gazeta Federal, (<a href="https://lagazeta.us5.list-manage.com/track/click?u=f3328b17e05f97450570c84db&amp;id=5439ffaf08&amp;e=292b43cb7c" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><em>La Gazeta Federal</em></strong></a> ), donde redacta y recopila información histórica. Es Miembro Académico del Instituto de Investigaciones Históricas Juan Manuel de Rosas de Bs.As. </p>



<p></p>
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		<title>Osadía de una época temeraria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cronopio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 16:03:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mujeres Argentinas]]></category>
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					<description><![CDATA[Camila O&#8217;Gorman ¿Quién no conoce en Argentina la triste historia de estos amantes? Como Romeo y Julieta, como Los amantes de Teruel,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-small-font-size"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="113" class="wp-image-7097" style="width: 150px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/04/1.-Camila-OGorman.jpg" alt="" srcset="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/04/1.-Camila-OGorman.jpg 400w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/04/1.-Camila-OGorman-300x225.jpg 300w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/04/1.-Camila-OGorman-360x270.jpg 360w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />  Camila O&#8217;Gorman</p>



<p>¿Quién no conoce en Argentina la triste historia de estos amantes? Como <strong>Romeo y Julieta, </strong>como <strong>Los amantes de Teruel, </strong>fueron víctimas de la incomprensión de su época. La poetisa cordobesa Hilda Augusta Schiavoni lo describe con sensibles versos:</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>OSADÍA DE UNA ÉPOCA TEMERARIA</strong></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Me pregunto si sonaron las campanas</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>el día que te sepultaron.</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Tal vez Ladislao, llevaría en sus manos</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>el pañuelo que le habías bordado.</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Me pregunto si tu progenitor habrá llorado</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>o si el padre de Manuelita se sintió contrariado.</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>No sé si el sanjuanino, desde Chile, habrá brindado</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>cuando desde la prensa ametralló sin cuidado.</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Camila, Camila G´Orman te llevaste un hombre del santuario</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>&nbsp;y como si lo otro no fuera pecado, manos torpes,</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>a la orden, apretaron el gatillo y te fusilaron.</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Un cofre rústico para los que tanto se amaron,</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>un traqueteo de carro rumoreaba el responso que seguro</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>no cantó ningún clérigo de aquel tabernáculo.</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Luego, el féretro golpeó la superficie</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>y una grieta se abrió en el madero</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>&nbsp;fue cuando Camila y Ladislao</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>aprovecharon para remontarse al espacio,</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>en tanto, sobre la caja rústica</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>terrones de tierra golpearon</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>como un Kultrum facilitador de trances.</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Ella nació cuando ejecutaron a Dorrego,</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Precedió su muerte dieciocho años a la de Simón Bolívar,</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>dos años a la de San Martín y la de José Gervasio Artigas.</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Cerró los ojos un año después que su abuela Ana Perichón,</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>la amante de Santiago de Liniers, fusilado en 1810,</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>quince años antes que tú nacieras.</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Camila, tantos insignes fueron de tu época,</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Facundo Quiroga, el Gral Paz, Lavalle…</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Tu voz diamantina podría contarnos tantas cosas</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>pero tú como un nardo inmaculado</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>vuelas al lado de Ladislao.</em></p>



<p><strong>©HILDA AUGUSTA SCHIAVONI, poeta y escritora argentina (Córdoba)</strong></p>



<p><strong>*******************</strong></p>



<p><strong>CARO LECTOR, SI QUIERES CONOCER LA HISTORIA DE ESTOS AMANTES, LA PUBLIQUÉ EN DOS CAPÍTULOS:</strong></p>



<p><a href="http://pampeandoytangueando.com/mujeres-argentinas/camila-ogorman-i/">http://pampeandoytangueando.com/mujeres-argentinas/camila-ogorman-i/</a></p>



<p><a href="http://pampeandoytangueando.com/mujeres-argentinas/camila-ogorman-y-ii/">http://pampeandoytangueando.com/mujeres-argentinas/camila-ogorman-y-ii/</a></p>



<p></p>



<p><em>En el Barrio de San Andrés, Partido de San Martin, se encuentra una placa conmemorativa, que rememora el drama de Camila y Ladislao:</em></p>



<p class="has-text-align-center"><img loading="lazy" decoding="async" width="350" height="424" class="wp-image-7098" style="width: 350px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/04/2.-camila-ogorman-y-laislao-gutierrez.jpg" alt="" srcset="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/04/2.-camila-ogorman-y-laislao-gutierrez.jpg 526w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/04/2.-camila-ogorman-y-laislao-gutierrez-248x300.jpg 248w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/04/2.-camila-ogorman-y-laislao-gutierrez-360x436.jpg 360w" sizes="auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px" /></p>
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		<title>Revista Nº 120</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cronopio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 15:47:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lunfardo]]></category>
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		<title>Palabras, palabras, palabras</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cronopio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 17:36:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[El origen de las palabras]]></category>
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					<description><![CDATA[  Fernando Sorrentino Entre 1963 y 1965 gocé del placer, el honor y el privilegio de ser alumno de Julio Balderrama (1924-1995),...]]></description>
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<p class="has-small-font-size"> <img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="154" class="wp-image-7083" style="width: 150px;" src="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/02/foto-Fernando.jpg" alt="" srcset="https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/02/foto-Fernando.jpg 389w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/02/foto-Fernando-292x300.jpg 292w, https://pampeandoytangueando.com/wp-content/uploads/2026/02/foto-Fernando-360x370.jpg 360w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /> <strong>Fernando Sorrentino</strong></p>



<p>Entre 1963 y 1965 gocé del placer, el honor y el privilegio de ser alumno de Julio Balderrama (1924-1995), es decir el hombre más inteligente y más sabio que he conocido. En lo que a mí respecta, puedo agregar el adjetivo “benéfico”: su sensata palabra y, sobre todo, su ejemplo de riguroso intelectual ¡de cuántos errores y estupideces expurgaron el cerebro de aquel Fernando Sorrentino veinteañero! No de todos, por supuesto, ya que, aunque los mares tienen límites, la tontería humana rara vez los tiene, de modo que todavía conservo en mi haber un considerable caudal de desatinos.</p>



<p>En su <em>Curso de Castellano III</em> don Julio se refiere a la evolución incesante de las lenguas y, en el caso del léxico del español argentino, expone cuatro ejemplos:</p>



<ol style="list-style-type:lower-alpha" class="wp-block-list">
<li>Palabras que van desapareciendo: “aeroplano” ha sido sustituida por “avión”.</li>



<li>Palabras que se incorporan: “odontólogo”, de raíz griega, se sumó a “dentista”, de raíz latina.</li>



<li>Palabras que amplían su significado: “almacén”sólo significaba “depósito”; ahora designa también cualquier comercio de comestibles.</li>



<li>Palabras que restringen su significado: “tienda” significaba antes cualquier comercio minorista; con el tiempo, pasó a designar el que vende telas y prendas de vestir. (Esto se consigna hacia 1960. Ahora, por influjo de los comercios de Estados Unidos, se intenta llamar “tienda” a cualquier comercio.)</li>
</ol>



<p>SOBRE GUSTOS NO HAY NADA ESCRITO</p>



<p>Como todo mortal, yo tengo vocablos que me agradan y vocablos que me repelen y que, por ende, no quiero usar.</p>



<p>Según parece, la “gente fina” jamás llama “cena” a la que ingerimos por la noche, sino “comida”. Lamento no poder ingresar en ese ámbito aristocrático: seguiré, como lo he hecho siempre, disfrutando de mis contundentes cenas, que, naturalmente, incluyen comidas.</p>



<p>El verbo “escorchar”, que estaba vivito y coleando en tiempos de mi infancia con el sentido de “molestar” o “importunar”, parece haberse eclipsado. Por otra parte, siento debilidad por “espamento” y “espamentoso”, (1) y hasta me atrevería a usarlos en la lengua escrita, si el contexto lo ameritase. Lo mismo abogo en favor de “sánguche”, (2) que es la forma habitual en que se ha convertido el afectado “sándwich”. Aborrezco “piscina” en lugar de “pileta de natación”, entre otros motivos porque esta última suele carecer de tiburones, rayas, carpas, sardinas o salmones.</p>



<p>En lucha contra correctores de pruebas que meten su cucharita en terrenos ignotos, he optado siempre por “velorio” y “bañadera”, en lugar de “velatorio” y “bañera”, términos que me suenan mercantiles.</p>



<p>(Yendo más lejos, y cobijado tal vez en el pasado imperial de la Madre Patria, cierto editor español pretendió que yo convirtiera en arábigos <em>alacranes</em> los helénicos <em>escorpiones</em> de cierto cuento mío, estropicio que, por supuesto, no acepté realizar.)</p>



<p>TAL VEZ <em>HAIGA</em> ALGUNA LIGERA IGNORANCIA</p>



<p>Allá por la década de 1970 se prodigaba la frase “a nivel”. Entonces se oían, y se leían, “a nivel ministerial”, “a nivel psicopático”, “a nivel salamines y longanizas”, etcétera.</p>



<p>Ahora mismo, hay quienes observan algún aspecto de la realidad “desde tal óptica”. Bueno, no sé: he hecho la prueba y, tanto desde la vereda de una óptica o desde la de una verdulería, veo la calle exactamente igual.</p>



<p>Sin embargo, y en honor a la verdad, creo que es apócrifa la orden atribuida a un alto funcionario con domicilio momentáneo en la ciudad de La Plata: “¡Sientensén y escuchenmén: pienso de que haiga lo que haiga, y estea como estea, que los muchachos me lo dean!”.</p>



<p>Podría extenderme muchísimo más, pero prefiero terminar con un rasgo de generosidad. Confiero, a los opinólogos de la política, de la radio y/o de la televisión, la armazón conceptual en la que ellos podrán ensartar sus pensamientos. He aquí mi regalo:</p>



<p>“La verdad es (…), hoy por hoy (…), de alguna manera (…), ¡claramente! (…), por lo cual (…), muchas gracias”.</p>



<p>El pelandrún (o la pelandruna) en cuestión sólo deberá sustituir los puntos suspensivos por las primeras idioteces y/o mentiras que acudan a su caletre, y así será reputado entre los pocos sabios que en el mundo han sido.</p>



<p>(1) Empleado por Cortázar en su encantador “Etiqueta y prelaciones” (<em>Historias de cronopios y de famas</em>, 1962): “otros rebuscados y espamentosos”. También aparece en el muy eficaz tango <em>Uno y uno </em>(1929), de Lorenzo Traverso: “de puro espamentoso”.</p>



<p>(2) Posdata de mayo de 2025. En uno de los mediodías de abril almorcé en el Club Gimnasia y Esgrima de Villa del Parque y, para mi jubilosa sorpresa, verifiqué que, entre los manjares sugeridos a la gula del cliente, se incluían, escritos con grafía irreprochable, “sánguches” de variados gustos. ¡Felicitaciones, pues, para tan agudos lexicólogos!</p>



<p class="has-text-align-right">[Publicado en el diario <em>La Prensa</em>, Bs. As., 08 mayo 2025]</p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Fernando Sorrentino</strong></p>
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