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	<title>La Parola spezzata per te</title>
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	<description>Il blog di Paolo De Martino</description>
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		<title>Perduti nel cuore di Dio. XI domenica del tempo ordinario (anno A)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo De Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:46:35 +0000</pubDate>
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<p class="has-text-align-justify wp-block-paragraph">E&#8217; l&#8217;inizio del discorso missionario del Vangelo di Matteo.<br>Gesù vede persone stanche e sfiduciate. Di fronte a questo bisogno, chiama alcuni uomini, dodici, per fare ciò che già lui faceva. La domanda nasce spontanea: che bisogno aveva di chiamare altri? Era il figlio di Dio! Non bastava solo lui? No.<br>Gesù si rende conto che non può fare tutto da solo. Insomma anche Dio fa quel che può. Ha bisogno di me, di te che leggi. Non mi stancherò mai di ripeterlo: Dio fa tutto facendo fare tutto! Dio non può arrivare a tutti, ha bisogno di farsi aiutare, ha bisogno di discepoli che lo sostengano nel suo lavoro. Ecco manifestata in tutta la sua semplicità l&#8217;impotenza di Gesù di fronte alla necessità di annunciare il vero volto del Padre.<br>Alzi la mano a chi non è mai capitato di sbottare: &#8220;Ma non posso fare tutto io! Sono solo non ce la faccio!&#8221;. Colmi d&#8217;impegni, siamo stati costretti a dire dei &#8220;no&#8221;. Sono attimi in cui facciamo esperienza della nostra impotenza, del nostro limite. Che bello sapere che anche Gesù, il figlio di Dio, era consapevole di non poter fare tutto da solo. Non poteva fare tutto e arrivare a tutti e allora ha chiesto aiuto. Amico lettore, devi fare i conti con la tua impotenza: devi porti dei limiti. Quando le esigenze familiari e pastorali diventano troppe, come Gesù devi chiedere aiuto altrimenti devi dire di no.<br><strong>Messe</strong><br>Da piccolo mi chiedevo sempre cosa fosse la &#8220;messe&#8221; quando ascoltavo «la messe è abbondante». Essendo nato e cresciuto in città era un termine a me sconosciuto. Ho scoperto poi che la &#8220;messe&#8221; è l&#8217;operazione di falciare e raccogliere il grano, quando le spighe sono giunte a maturazione. Che bello! Dire che «l<em>a messe è abbondante</em>» allora significa che ogni uomo è maturo per vivere da figlio di Dio. Non bisogna aspettare tempi migliori. La messe è matura da sempre. Il tempo è compiuto, questo è il tempo della messe. Il mondo così com&#8217;è, è messe matura. La Chiesa è chiamata ad avere uno sguardo maturo, positivo sul mondo. Dio è già all&#8217;opera, l&#8217;altro non è un terreno vergine, qualcuno ha già seminato il buon seme.<br><strong>Improbabili</strong><br>L&#8217;elenco degli apostoli è a coppie, come pure saranno inviati a due a due.<br>Un elenco davvero strano. Chiunque di noi avrebbe scelto uomini culturalmente preparati, di spiccate virtù morali, sapienti, qualche scriba o fariseo cioè conoscitori della scrittura. E invece nulla di tutto questo. E&#8217; un gruppo davvero improbabile. Perché ha scelto proprio loro? Perché li ha scelti amando, senza fare calcoli sulla possibile efficacia.<br>Siamo onesti: nelle nostre parrocchie, quando scegliamo catechisti, animatori vogliamo che abbiano delle competenze, delle qualità più precise e che siano di provata onestà. Gesù invece li sceglie tra la gente comune, proprio perché è gente comune, che forma il popolo di Dio che è la Chiesa. La Chiesa, sarà sempre intrisa di santità e peccato perché è umana, molto umana e porterà sempre con sé la traccia del limite.<br>Eccoli allora i dodici apostoli: dodici come i figli di Giacobbe, come le tribù di Israele.<br><em>Pietro </em>è detto il primo (è il segno della sua autorità) che si rivelerà il più debole, il più fragile di tutti. Il primo a essere chiamato è suo fratello <em>Andrea</em>, un anonimo pescatore. <em>Giacomo </em>e <em>Giovanni</em>, i &#8220;Boanerghes&#8221; cioè &#8220;figli del tuono&#8221;, dal carattere focoso. Questi quattro erano gli amici più intimi di Gesù. Non è vero che bisogna essere uguali con tutti! Nella Chiesa non con tutti avremo lo stesso rapporto altrimenti sarebbe come dire che tu o un altro è la stessa cosa. <em>Filippo </em>è un greco; <em>Bartolomeo</em>, un ebreo (immagino il feeling tra due!). <em>Tommaso </em>vuol dire gemello, uno dalla doppia faccia. <em>Matteo </em>è pubblicano (un ebreo che riscuoteva le tasse agli ebrei per conto dell&#8217;invasore romano). <em>Simone </em>era uno Zelota (erano chiamati anche &#8220;Sicari&#8221;, poiché andavano in giro con i pugnali nascosti sotto la cappa e utilizzati per ferire o persino uccidere chiunque fosse colto a compiere sacrilegi, atti offensivi o anche omissioni nei confronti della fede giudaica). <em>Giacomo </em>di Alfeo (un secondo Giovanni Battista, un tradizionalista!), <em>Taddeo</em>, che vuol dire &#8220;animoso, uno che se la prende facilmente&#8221; (altri evangelisti hanno Giuda di Giacomo al suo posto) e <em>Giuda Iscariota </em>di cui è inutile aggiungere altro.<br>Un gruppo più sconclusionato di questo non poteva metterlo insieme che Gesù. Non avevano nessun motivo per stare insieme se non l&#8217;amore verso il maestro. Amico lettore, nella Chiesa non ci siamo scelti, ci ha scelto. Ecco perché, per stare insieme, dobbiamo trovare motivi più profondi. Nelle nostre comunità spesso dimentichiamo che lavoriamo tutti allo stesso compito. Spesso ci concentriamo sul &#8220;come&#8221; invece non dovremmo mai perdere di vista il &#8220;perché&#8221;. Che bello vedere che tra gli apostoli c&#8217;è chi è diventato Papa, chi ha scritto un vangelo, chi è rimasto nell&#8217;ombra ma tutti uniti per annunciare il vero volto di Dio!<br>Questa è la Chiesa, amico lettore. All&#8217;uomo che soffre, Gesù invia altri uomini fragili e feriti, trasfigurati dal Suo amore.<br><strong>Nome</strong><br>Questo elenco ci dice anche un&#8217;altra cosa: ciascuno è chiamato per nome. Davanti a Lui non siamo massa, siamo unici. Per Dio siamo tutti figli unici!<br>Con che metodo? «<em>Strada facendo, predicate</em>», cioè camminando. La missione è dinamica, non ammette soste spirituali, non ammette sedentarietà. La salvezza, (cioè la felicità) si diffonde con la vita, per contagio, camminando insieme. Il cristianesimo non può mai essere immobilismo, ma è vita, cammino vissuto seguendo le orme del Maestro. Ecco perché è un cammino senza fine, desiderio di un incontro che resta sempre acceso. Cristo è cammino!<br><strong>Vocazioni</strong><br>All&#8217;inizio Gesù aveva invitato a «pregare il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe».<br>Dite la verità: noi interpretiamo subito queste parole come un invito a pregare per le vocazioni sacerdotali. Non è così: noi preghiamo perché mandi me a lavorare nel suo campo! Mandi me, come sposo, come sposa, come prete, come diacono, come suora, come uomo, come donna.<br>La messe, lo ripeto, è abbondante. E&#8217; uno sguardo positivo quello del Signore. Noi vediamo chiese semivuote, Lui vede altro, vede già il grano che biondeggia nei campi dell&#8217;umanità. Ogni cuore è una zolla che può creare!<br>Amico lettore, io continuo ad amare la Chiesa nonostante le sue imperfezioni, nonostante le mie imperfezioni. E&#8217; da quei dodici improbabili discepoli che è partito il fiume di misericordia che è arrivato fino a noi. E&#8217; da quei dodici &#8220;ignoranti&#8221; che abbiamo ricevuto il ritratto del vero volto di Dio.<br>La bella notizia di questa domenica? Dio continua a servirsi di uomini e donne fragili e incostanti per annunciare la bella notizia!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per vedere il video commento <a href="https://www.youtube.com/watch?v=pdnPQcieRP0">clicca qui</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vi segnalo il nuovo libro: “<a href="https://www.paoline.it/blog/spiritualita/tenerezza-2.html" target="_blank" rel="noopener">Tenerezza. Il lieve tocco di Dio</a>” (Ed. Paoline)</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ecco una&nbsp;<a href="https://paolodemartino.wordpress.com/2026/03/03/esercizi-spirituali-5-11-luglio-2026/">proposta estiva</a>, nella splendida cornice del Santuario di Sant’Ignazio a Lanzo (To)</strong></p>
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		<title>L’Amore cerca casa. Solennità del Corpus Domini</title>
		<link>https://paolodemartino.wordpress.com/2026/06/04/lamore-cerca-casa-solennita-del-corpus-domini-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo De Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 16:50:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vangelo della Domenica]]></category>
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<p class="has-text-align-justify wp-block-paragraph">Gesù condivideva il cibo e mangiava con tutti (con gli esattori delle tasse, i pubblicani, i peccatori, i farisei, i lebbrosi). Accolse persino una donna di cattiva fama durante uno di questi pasti e si invitava dai peccatori. Fu accusato per questo. Perché? Perché apriva la mensa a tutti. I suoi pranzi non erano per i perfetti, ma per quelli che tutti rifiutavano e che nessuno amava.<br>La Messa non è un club esclusivo di persone in grazia di Dio. Per Gesù è l’assemblea dei non salvati. Nel corso dei secoli l’abbiamo fatta diventare il pranzo dei puri.<br>L’Eucarestia è per chi si sente bisognoso, sofferente.<br>Vado a Messa perché ho bisogno del suo amore non perché sono in regola.<br>Nell’Eucarestia accogliamo il Signore con le nostre mani sporche e impure. E Lui viene lo stesso, si posa sulle mie mani non perché lo meriti ma perché ne ho bisogno perché Lui è più grande dei miei errori.<br>Ecco perché l’Eucarestia è festa, festa degli uomini amati non dei giusti.<br>Chi celebra l’eucaristia sa di non meritarla (“<em>O Signore, non son degno di partecipare alla tua mensa</em>…”) ma conosce quell’abbraccio che fa ripartire, che rimette in cammino, che traduce la debolezza in una potenza inaudita.<br>Allora il Corpo di Cristo è il pane consacrato, ma sono soprattutto le persone, gli uomini, le donne, io, il mio corpo.<br>Amare un pezzo di pane, è facile. Siamo sinceri, credere che lì c’è Dio non ci cambia poi così tanto la vita. Ma amare le persone è un’altra cosa. Credere, che dietro certi volti ci sia Dio è più impegnativo.<br>Madre Teresa diceva: “<em>Mi è difficile credere che la gente possa vedere il Corpo di Cristo in un pezzo di pane e non lo possa vedere nelle persone, negli uomini e nei volti</em>”. In fondo non è più facile vedere Dio nel volto di tua moglie, tuo marito che in un pezzo di pane? Non è più facile vedere Dio nel volto di tuo figlio che non in un pezzo di pane? Non è più facile vedere Dio in un tramonto, in uno sguardo, in un dialogo intimo, in una mano che ti aiuta, che non in un po’ di vino?<br>Amici, è possibile amare Dio senza amare l’uomo ma chi ama l’uomo certamente amerà anche Dio.<br>Dio si è fatto carne: ecco è il grande mistero che la chiesa professa.<br>La peculiarità del cristianesimo è credere che Dio si è incarnato. Dio ha preso corpo, non è rimasto lassù.<br>Il cristianesimo è la religione della mediazione.<br>Arriviamo a Dio attraverso il pane della Domenica, attraverso l’amore per una persona, attraverso un paesaggio, il pianto di un bambino, le lacrime di gioia ma la più grande mediazione è il corpo.<br>Il cristianesimo è la religione del corpo. Per secoli si è diviso materia e spirito.<br>Tutto ciò che era corpo era sporco, negativo, apparteneva al diavolo dimenticando che il mio corpo è il luogo di Dio. Lo spirito esiste solo in un corpo.<br>Quando faccio la comunione il Corpo di Cristo viene ad abitare in casa mia.<br>Allora se lo fa Dio, lo posso fare anch’io.<br>Se lui non si vergogna di venire qui dentro, se lui si degna di abitare nella mia casa, allora devo amare e accogliere questo mio copro, devo provare a volergli bene.<br>La domenica non solo ci viene detto: “<em>Corpo di Cristo</em>” e noi diciamo: “Sì”; ma anche: “Corpo di Paolo (ciascuno metta il suo nome)” e Cristo dice: “Sì”.<br>Dio è onorato di venire nel mio corpo. E il mio corpo è onorato di riceverlo.<br>E’ bello sperimentare ad ogni eucarestia Dio che mi cerca, Dio che arriva per avvolgere i dubbi del mio cuore. Anche Lui non può stare da solo. Ha bisogno di compagnia, una compagnia spesso fatta di silenzi perché ci mancano le parole.<br>Sembra incredibile eppure a Lui andiamo bene così, un intreccio di ombre e luce.<br>Di per sé noi non abbiamo nulla da offrire, solo una storia accidentata che ha bisogno di cure. A noi spetta solo accoglierlo.<br>A volte, durante la Messa, mi viene da sorridere pensando alla fantasia di Gesù.<br>Avrebbe potuto rimanere in mezzo a noi in mille modi, magari lasciandoci un segno potente e inequivocabile della sua presenza in modo da convincere tutti anche i più dubbiosi.<br>Invece no. Non sarebbe stato nel suo stile…<br>Gesù decide di rimanere in mezzo a noi, nel segno fragile e quotidiano del pane e del vino.<br>Tutto il Suo corpo, la Sua storia, la Sua vita appassionata d’amore sono lì, in quel fragile e insignificante pezzo di pane. Da mangiare. Da contemplare. Da custodire.<br>«<em>Ecco il mio corpo</em>», ha detto. Ci saremmo aspettati: «ecco la mia mente, la mia divinità» ma mai il povero corpo.<br>Nel corpo c’è tutto ciò che unisce una persona alle altre: parola, sguardo, gesto, ascolto, cuore. Ecco perché ci ha donato il Suo corpo. Ci ha dato tutta la sua storia.<br>Neppure il suo corpo ha tenuto per sé, neppure il suo sangue ha conservato.<br>Chissà cosa compresero gli apostoli quella sera. Gesù era al centro della tavola e per la prima volta li ha chiamati “figlioli” pur essendo uomini rudi.<br>Mai aveva parlato loro come in quella notte.<br>Peccato che a questo pane ci siamo abituati: a volte non dice più nulla. Spesso camminiamo distratti verso l’altare. Eppure Cristo non si nega. Siamo magari inaffidabili. Eppure Cristo non si nega.<br>La bella notizia di questa domenica? L’Amore cerca casa. La comunione, più che un mio bisogno, è un bisogno di Dio. Con l’Eucarestia divento colmo di Dio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vi segnalo il nuovo libro: “<a href="https://www.paoline.it/blog/spiritualita/tenerezza-2.html" target="_blank" rel="noopener">Tenerezza. Il lieve tocco di Dio</a>” (Ed. Paoline)</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ecco una&nbsp;<a href="https://paolodemartino.wordpress.com/2026/03/03/esercizi-spirituali-5-11-luglio-2026/">proposta estiva</a>, nella splendida cornice del Santuario di Sant’Ignazio a Lanzo (To)</strong></p>
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		<title>Dio in un abbraccio. Santissima Trinità (Anno A)</title>
		<link>https://paolodemartino.wordpress.com/2026/05/29/dio-in-un-abbraccio-santissima-trinita-anno-a/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo De Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 07:12:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vangelo della Domenica]]></category>
		<category><![CDATA[trinità]]></category>
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					<description><![CDATA[Concluso il tempo pasquale, riprendiamo il tempo ordinario.Eppure in queste domeniche, faremo delle soste significative e la prima fra tutte è questa Domenica: Festa della Trinità.Spiegare la Trinità è qualcosa di impossibile, come quando vogliamo spiegare il motivo per cui uno persona ama qualcun altro. Possiamo spiegare all&#8217;infinito che cos&#8217;è l&#8217;amore, ma lo comprendiamo realmente [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><a href="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-4.png"><img width="600" height="510" data-attachment-id="5942" data-permalink="https://paolodemartino.wordpress.com/2026/05/29/dio-in-un-abbraccio-santissima-trinita-anno-a/image-125/" data-orig-file="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-4.png" data-orig-size="600,510" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-4.png?w=600" src="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-4.png?w=600" alt="" class="wp-image-5942" style="width:835px;height:auto" srcset="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-4.png 600w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-4.png?w=150 150w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-4.png?w=300 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></figure>



<p class="has-text-align-justify wp-block-paragraph">Concluso il tempo pasquale, riprendiamo il tempo ordinario.<br>Eppure in queste domeniche, faremo delle soste significative e la prima fra tutte è questa Domenica: Festa della Trinità.<br>Spiegare la Trinità è qualcosa di impossibile, come quando vogliamo spiegare il motivo per cui uno persona ama qualcun altro. Possiamo spiegare all&#8217;infinito che cos&#8217;è l&#8217;amore, ma lo comprendiamo realmente solo quando facciamo quell&#8217;esperienza.<br>Lo stesso vale per Dio. Possiamo sprecare fiumi di parole, per spiegare che cosa sia la Trinità, ma Dio si comprende soltanto quando lo si sperimenta dentro la propria vita.<br>Essendo Dio solo Amore, le cose di Dio si capiscono amando, non dimentichiamolo mai!<br>Nel primo dei capolavori di Kieslowski ispirati ai Dieci Comandamenti, il bambino protagonista mentre sta giocando al computer chiede alla zia: «<em>Com&#8217;è Dio?</em>». La zia lo guarda in silenzio, gli si avvicina, lo abbraccia, gli bacia i capelli e tenendolo stretto a sé sussurra: «<em>Come ti senti, ora?</em>». Il bambino alza gli occhi e risponde: «<em>Bene, mi sento bene</em>». E la zia: «<em>Ecco, Dio è così</em>». Dio è un abbraccio, ecco la Trinità.<br>Solo dopo aver ricevuto il dono dello Spirito possiamo immergerci nel mistero di Dio, nel mistero del Dio raccontato da Gesù di Nazareth.<br>Solo Lui poteva dirci in modo profondo e definitivo chi è Dio.<br>Solo Lui poteva raccontarci la novità sorprendente che Dio è Trinità.<br>Da fuori vediamo un solo Dio ma in realtà sono tre persone, Padre, Figlio e Spirito Santo.<br>Il loro amore è talmente profondo che li rende uno! Questa è davvero una bella notizia perché solo Gesù poteva farci entrare nell&#8217;intimità di Dio.<br>Oggi è festa di Dio, festa di un Dio che è famiglia, relazione.<br>Dio non è come l&#8217;immaginavamo, un&#8217;entità solitaria ma una realtà viva, relazionale.<br>Dio non è un&#8217;infinita solitudine ma è un&#8217;infinita compagnia. Dio è famiglia.<br>Quando noi diciamo &#8220;famiglia&#8221; indichiamo una realtà dinamica. Ecco Dio è così!<br>Due persone che si amano a tal punto da generare vita, Amore (lo Spirito Santo).<br>La Trinità non è un problema matematico (1+1+1 non fa&#8217; 1!) ma è la plastica espressione dell&#8217;esperienza che tutti facciamo dell&#8217;amore. Nell&#8217;amore ciò che conta è essere uniti senza fondersi, senza annullarsi.<br>L&#8217;amore vero è trinitario: unito ma non uniforme; separato ma non diviso.<br>A questa comunione siamo invitati come singoli e come Chiesa.<br>La Trinità ci dice che noi siamo creati a immagine della trinità. Ecco perché non riusciamo a sopportare la solitudine.<br>La Trinità dice anche che la Chiesa si forma &#8220;Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo&#8221;. La Chiesa è l&#8217;immagine della Trinità, ecco il motivo della nostra comunione.<br>La Chiesa, coma la Trinità, è fatta da:<br>Persone. Non cifre. Non codici fiscali. Siamo persone, amate in modo unico da Dio.<br>Persone uguali. Ecco il perché dell&#8217;insistenza della Chiesa sull&#8217;uguaglianza? Siamo tutti uguali! E&#8217; la Trinità che imprime ad ogni uomo il sigillo dell&#8217;uguaglianza con Dio.<br>Persone uguali e distinte. Ogni uomo ha il suo volto e la sua storia, i suoi sogni e le sue fatiche, le sue aspirazioni e le sue paure. Dio ci conosce per nome, non per sigla.<br>Dietro alla Trinità, ma anche a tutte le dottrine e i dogmi, c&#8217;è l&#8217;esperienza di Dio. Cioè: prima vivi l&#8217;esperienza di Dio e poi capirai chi è. Inutile impegnarsi per capire cos&#8217;è la Trinità, quando non si conosce Dio perché Dio non è un pensiero, una filosofia ma è vita, esperienza.<br>La chiesa primitiva prima visse l&#8217;esperienza di Dio e poi capì cosa voleva dire. Fu questa l&#8217;esperienza dei primi discepoli: In Gesù di Nazareth sperimentarono che li c&#8217;era Dio. In lui sperimentarono un mondo d&#8217;amore così grande da non avere fondo e utilizzarono l&#8217;immagine che più poteva esprimere questa esperienza: la famiglia, con un padre, un figlio e il loro amore rappresentato dallo Spirito.<br>Amico lettore, ricordati che il dogma è la scala, ma la meta è Dio. La definizione è una strada che ti deve condurre alla meta.<br>Gesù se ne va senza aver detto e risolto tutto. E&#8217; bello sapere che ha fiducia in noi, non siamo dei semplici esecutori di ordini, ma, con lo Spirito, chiamati a solcare strade nuove, cammini inesplorati perché la verità è più grande delle formule che cercano di descriverla. Amico lettore, la verità tutta intera di cui parla Gesù non consiste in formule, ma in una sapienza del vivere.<br>Come potremmo essere diversi se ci lasciassimo stupire dal mistero della Trinità.<br>Potremmo finalmente convertirci al Dio amore rivelato da Gesù di Nazareth e liberarci dalle false immagini di Dio che ancora albergano nella nostra mentalità religiosa.<br>La Trinità ci spinge a non accontentarci più di un &#8220;cattolicesimo minimo&#8221; e ci invita a non andare alla ricerca degli scoop miracolistici. A volte ho l&#8217;impressione che il nostro sia un cristianesimo annacquato che ha svuotato la novità di Gesù, che ha barattato il coraggio dell&#8217;amore con il quieto vivere. Andiamo alle fondamenta della fede, alla scoperta di quel Dio amore che continua a creare a Sua immagine e scopriremo che siamo amati per amare.<br>Come disse don Tonino Bello, «<em>siamo chiamati a vivere sulla terra ciò che le tre persone divine vivono nel cielo: la convivialità delle differenze</em>».<br>Celebrare la Trinità significa riscoprire quali sono le priorità che rendono felice la nostra vita.<br>Allora proviamo a chiedercelo: quali sono le priorità su cui sto costruendo la mia vita? Nelle mie scelte famigliari e professionali si vede il mio DNA trinitario? Con quale stile gestisco le relazioni? Quanto tempo regalo alle persone e quanto ne investo per costruire relazioni sane? Domande un po&#8217; pungenti, lo so ma è la qualità delle nostre relazioni che ci darà una vita felice e realizzata!<br>La bella notizia di questa domenica? Davanti alla Trinità ci sentiamo piccoli, è vero, ma abbracciati come un bambino dal Mistero. La Sua impronta è in noi, non dubitiamone.</p>



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		<title>Siamo casa di Dio. Domenica di pentecoste (Anno A)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo De Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 08:39:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vangelo della Domenica]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[pentecoste]]></category>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><a href="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-3.png"><img loading="lazy" width="800" height="480" data-attachment-id="5936" data-permalink="https://paolodemartino.wordpress.com/2026/05/22/siamo-casa-di-dio-domenica-di-pentecoste-anno-a/image-124/" data-orig-file="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-3.png" data-orig-size="800,480" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-3.png?w=616" src="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-3.png?w=800" alt="" class="wp-image-5936" style="width:840px;height:auto" srcset="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-3.png 800w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-3.png?w=150 150w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-3.png?w=300 300w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-3.png?w=768 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p class="has-text-align-justify wp-block-paragraph">Eccoci giunti alla fine del tempo di Pasqua. Sono trascorsi 50 giorni da quella Domenica. Pentecoste è una parola greca che significa cinquantesimo giorno e si celebra, infatti cinquanta giorni dopo Pasqua. Per gli antichi il 50 era il numero della pienezza di un tempo.<br>A 50 anni a Roma si era dispensati dal servizio militare mentre per gli ebrei il cinquantesimo anno era l&#8217;anno del giubileo. Allora la Pentecoste indica che un tempo è finito. Il tempo del Gesù storico e delle sue apparizioni è finito e si apre il tempo della Chiesa. Insomma adesso tocca a noi.<br>Cos&#8217;era successo? Gesù era asceso. Aveva chiesto ai discepoli di continuare a fare quello che lui aveva fatto: annunciare la bella notizia di un Dio che ama l&#8217;uomo in modo folle e gratuito.<br>Gli apostoli erano scoraggiati, impauriti, delusi. E si chiesero: &#8220;E adesso, che si fa?&#8221;.<br>Quante volte ci troviamo in questa situazione e diciamo: &#8220;E adesso che si fa?&#8221;.<br>Abbiamo bisogno di un aiuto. Abbiamo bisogno del Suo amore, dello Spirito santo! Pentecoste è fidarsi di Gesù che dice: &#8220;Uscite, non abbiate paura, adesso avete la forza per farlo. Il mio Spirito è dentro di voi&#8221;.<br>Immagino che molti di voi stiano cercando di ricordare qualche traccia lasciata dal catechismo della Cresima, per trovare qualche informazione su questo illustre sconosciuto che è lo Spirito Santo. Magari troverete qualche bella definizione, ma lo Spirito ci tiene ad essere riconosciuto per quello che fa, più che per quello che si dice di Lui.<br>Insomma lo Spirito Santo non è una cosa, ma una persona, una presenza perché l&#8217;Amore è una persona, una presenza. L&#8217;Amore non possiamo definirlo.<br>Quel giorno gli apostoli fecero un salto qualitativo. A livello materiale, Gesù non lo videro più come prima ma a livello spirituale lo avevano dentro di loro come amore, coraggio, passione.<br>La Pentecoste è l&#8217;invito ad ogni uomo di trasformare il materiale in spirituale.<br>Tutto è spirituale per chi ha lo Spirito nel cuore.<br>Tutto è materiale per chi non eleva il suo cuore.<br>Spirituale non vuol dire disincarnato, fuori del mondo.<br>Quando immaginiamo una persona spirituale pensiamo ad un monaco, un eremita che vive pregando tutto il giorno. La persona spirituale non è quella che prega molto, o fa cose religiose, frequenta la chiesa, o fa molti pellegrinaggi.<br>La persona spirituale vive facendo emergere ciò che le abita dentro. E&#8217; un modo di vivere.<br>Lo Spirito non è nient&#8217;altro che il modo con cui Dio abita in noi.<br>Madre Teresa, una volta, disse ad un giornalista: &#8220;<em>Vede, io Dio lo vedo chiaramente. E&#8217; qui in questo uomo che soffre o in quello lì, di quel letto lì, abbandonato da tutti. Dio è in me, Dio è in lei. Se lei non lo vede, non è un affare mio. Per me la cosa è così evidente!</em>&#8220;.<br>Ogni cosa è materia e spirito, luce ed energia.<br>Tutto è materia o tutto è spirito. Dipende da cosa vedi tu.<br>Materia è il pane che poniamo sull&#8217;altare. Spirito è quando io vedo in quel pane, Cristo.<br>Materia è quando al mattino vedo dinanzi solo un altro giorno di lavoro.<br>Spirito è quando vedo un&#8217;altra opportunità per amare ed essere amato.<br>La stessa vita può essere terribilmente materiale o meravigliosamente spirituale.<br>Tutto può essere materia o spirito, dipende dal mio cuore.<br>Con la Pentecoste, la presenza stessa di Dio fa un salto di qualità.<br>Non più il Dio &#8220;dinanzi a noi&#8221; (il Dio dell&#8217;A.T.) non solo il Dio &#8220;con noi&#8221;, (L&#8217;Emmanuele, il Dio del N.T.) ma addirittura il Dio &#8220;in noi&#8221;.<br>Che bello! Siamo diventati la casa di Dio!<br>Da quel giorno non facciamo più le cose &#8220;per&#8221; Dio ma possiamo fare le cose &#8220;di&#8221; Dio.<br>Da quel giorno non &#8220;dobbiamo&#8221; più amare, ma &#8220;possiamo&#8221; amare.<br>Gesù non darà nessuna istruzione sulle cose da fare (il Vangelo non è un manuale di comportamento!). I dieci comandamenti dicevano concretamente cosa fare e cosa non fare. Le otto beatitudini cristiane indicano un cammino, una direzione. Questa è la bellezza, il fascino ma anche la fatica del cristianesimo. Ora però possiamo vivere secondo Dio!<br>Come essere docili allo Spirito? Quattro atteggiamenti.<br>&#8220;<em>Si trovavano tutti insieme nello stesso luogo</em>&#8220;<br>Per preparaci alla comunione con Dio dobbiamo decidere di tornare uniti. E&#8217; una scelta!<br>Non i sarà nessuna Pentecoste se non decidiamo di ritornare a pensarci insieme, di riconoscere che il nostro destino è legato a quello di chi ci sta accanto. E&#8217; il &#8220;noi&#8221; che ci salverà.<br>&#8220;<em>Erano assidui e concordi nella preghiera</em>&#8220;<br>Torniamo a pregare! A mettere al centro della nostra vita un dialogo costante con Dio. Pregare non è dire preghiere. Pregare significa far maturare lo Spirito che è già nel nostro intimo e che reclama solo di potersi manifestare. Pregare però non solo con assiduità, ma &#8220;concordi&#8221;, cioè &#8220;con un cuore solo&#8221;. Insomma, dobbiamo tornare ad ascoltarci.<br>&#8220;<em>Erano assidui e concordi nella preghiera con Maria</em>&#8220;<br>Spesso, la presenza di Maria nella nostra vita è una presenza devozionale, decorativa. La Pentecoste rivela la sua presenza decisiva. E&#8217; bello pensare che Maria sia la fessura attraverso cui lo Spirito Santo irrompe. Maria, nella Pentecoste, ci riporta a una bellezza di fondo. Un pò come quando nostra mamma ci faceva andare a scuola ordinati e con i vestiti puliti. Ci sentivamo addosso la cura e l&#8217;amore di qualcuno.<br>A volte incontro comunità non particolarmente belle semplicemente perché ci si è dimenticati della maternità di Maria, o peggio, ce se ne ricorda con devozionismo, cioè senza che incida in modo esistenziale.<br>&#8220;<em>Come di vento che si abbatte gagliardo</em>&#8220;<br>Lo Spirito è vento, uragano, è più forte delle nostre divisioni e chiusure. Quando ci sentiamo angosciati e impotenti, ricordiamoci della potenza dello Spirito. Lo Spirito è più forte della nostra depressione, della nostra rassegnazione, della nostra incapacità.<br>La bella notizia di questa domenica? È lo Spirito che guida la Chiesa, nonostante gli uomini facciamo di tutto per ostacolarlo. Tranquilli, lo Spirito continuerà a soffiare. Alziamo le vele e lasciamoci guidare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per vedere il video commento <a href="https://www.youtube.com/watch?v=vvT6XUwE8Zk">clicca qui</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vi segnalo il nuovo libro: “<a href="https://www.paoline.it/blog/spiritualita/tenerezza-2.html" target="_blank" rel="noopener">Tenerezza. Il lieve tocco di Dio</a>” (Ed. Paoline)</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ecco una&nbsp;<a href="https://paolodemartino.wordpress.com/2026/03/03/esercizi-spirituali-5-11-luglio-2026/">proposta estiva</a>, nella splendida cornice del Santuario di Sant’Ignazio a Lanzo (To)</strong></p>
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		<title>Ora tocca a te. Ascensione del Signore (Anno A)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo De Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 07:05:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vangelo della Domenica]]></category>
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					<description><![CDATA[Eccoci giunti al termine del vangelo. Curiosamente Matteo non racconta l&#8217;Ascensione, non dice che Gesù ascende al cielo. E&#8217; una scena di congedo: Gesù se ne va e lascia le sue ultime parole, le più importanti, le più preziose.MonteI protagonisti di questo racconto sono gli undici, ne manca uno. Amico lettore, purtroppo la comunità è [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-2.png"><img loading="lazy" width="1024" height="1024" data-attachment-id="5929" data-permalink="https://paolodemartino.wordpress.com/2026/05/15/ora-tocca-a-te-ascensione-del-signore-anno-a/image-123/" data-orig-file="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-2.png" data-orig-size="1080,1080" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-2.png?w=616" src="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-2.png?w=1024" alt="" class="wp-image-5929" srcset="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-2.png?w=1024 1024w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-2.png?w=150 150w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-2.png?w=300 300w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-2.png?w=768 768w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-2.png 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="has-text-align-justify wp-block-paragraph">Eccoci giunti al termine del vangelo. Curiosamente Matteo non racconta l&#8217;Ascensione, non dice che Gesù ascende al cielo. E&#8217; una scena di congedo: Gesù se ne va e lascia le sue ultime parole, le più importanti, le più preziose.<br>Monte<br>I protagonisti di questo racconto sono gli undici, ne manca uno. Amico lettore, purtroppo la comunità è una realtà umana, è sempre imperfetta. Il peccato e il tradimento possono abitare anche tra chi è amico di Gesù. «<em>Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato</em>». La Galilea è il luogo in cui Gesù ha vissuto la sua vita nascosta (Mt 4,12-17). E&#8217; il luogo della Palestina più a contatto con quanti non appartenevano a Israele. Proprio da qui Gesù aveva iniziato la sua predicazione. Proprio da qui vuole che ricominci la missione dei suoi discepoli di &#8220;fare discepole tutte le genti&#8221;. Il monte designato da Gesù non è specificato. Che monte è? Il vangelo di Matteo conosce bene &#8220;il <em>monte</em>&#8221; (5,1): è il monte delle beatitudini. Su quel monte Gesù ha dato le linee chiave della vita cristiana. E&#8217; qui che Gesù &#8220;fissa&#8221; l&#8217;incontro. Chi s&#8217;incammina su questo monte, chi percorre il cammino dello spirito, &#8220;vede&#8221; il Signore. Amico lettore, se vuoi incontrare Dio, purifica la tua anima, rendi trasparente il tuo cuore, porta luce nel tuo buio.<br>Cielo<br>È bene dirlo con chiarezza: comprende la resurrezione soltanto chi ama. Paradossalmente anche un ateo può credere alla resurrezione. Persone assolutamente distanti dal cristianesimo si chiedono, dopo aver sperimentato l&#8217;amore, che senso ha un amore che non sia eterno; deve essere eterno! Per chi non fa esperienza dell&#8217;amore dato e ricevuto, la resurrezione sarà sempre e solo uno sterile dogma. La persona che amiamo, anche se non c&#8217;è fisicamente, è per noi molto più presente di tutti i presenti che ci stanno accanto. Ci sono persone magari lontanissime ma che per noi sono presenza viva. Questa è esperienza quotidiana; l&#8217;amore rende presenti, non la fisicità! Cristo non è fisicamente presente, ma per noi lo è se abbiamo fatto esperienza del suo amore. Chi dice di credere solo a quello che vede e tocca, allora non ha mai fatto esperienza dell&#8217;amore.<br>Con l&#8217;amore si fa esperienza non tanto del &#8220;Dio con noi&#8221;, quanto del &#8220;Dio in noi&#8221;. Ecco perché noi non siamo quello che pensiamo di essere: cattivi, peccatori, egoisti. Siamo molto di più, siamo figli adottivi di Dio; la nostra vera natura è ben altra, il problema è che non lo sappiamo. Allora l&#8217;unica vera domanda è questa: per fede so che Gesù è risorto, ma concretamente dove e come posso farne esperienza? Nel mio vivere qui e ora, nella mia Galilea: «<em>Là lo vedrete</em>». Gesù non è scomparso ma continua a vivere in mezzo alle nostre piccole e a volte sgangherate comunità. Gesù è asceso al cielo ma non possiamo pensare a questo fatto con le categorie che ci sono state insegnate magari a catechismo. Ovviamente il cielo ha un significato simbolico. Gesù è risorto e sta in mezzo ai suoi. Possiamo dire che noi siamo il cielo di Dio! Dove ci si ama, lì c&#8217;è Dio! «<em>Il Cristo risorto vive nella Comunità che vive</em>» (S. Fausti).<br>Tutto<br>Un aggettivo prorompe da Matteo: &#8220;tutto&#8221;. «<em>Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo</em>». C&#8217;è un sapore di totalità, un sapore d&#8217;infinito, una pretesa di assoluto, un superamento dei limiti di luogo, di materia, di tempo.<br>Il risorto non chiede agli apostoli di abbellire il sepolcro, né di moltiplicare attività ricreative, tanto meno di organizzargli feste: chiede di continuare quel ministero della Parola che aveva formato la sua principale attività, suscitando la fede nel cuore dei discepoli.<br>Il vangelo sembra chiudersi con questa sola cosa da fare da parte dei discepoli di ogni tempo e di ogni luogo: &#8220;insegnate&#8221;, cioè &#8220;predicate&#8221;. È possibile cambiare il mondo soltanto con la parola? Per noi ammalati di efficientismo, abituati all&#8217;uso della forza, al dispiegamento dei mezzi più efficaci, sembra piuttosto insignificante quel: &#8220;Predicate!&#8221;. Non c&#8217;è nulla di più debole della parola, e tuttavia non c&#8217;è nulla di più forte. Nulla di più indicativo per rivolgersi all&#8217;intelligenza e alla libertà della persona umana. Nessuno ci privi di questo diritto! Amico lettore, per quanto sei piccolo, quando annunci il vangelo dici parole infinitamente grandi perché hanno sapore d&#8217;eternità.<br>Presente<br>Il cristianesimo è la certezza che in tutti i giorni, in tutte le cose Cristo è presente. Gesù lascia sulla terra un gruppetto di uomini impauriti e confusi, che dubitano ancora, sottolinea Matteo: «<em>Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono</em>». A loro e a noi affida il mondo perché Gesù ha fede nell&#8217;uomo. Amico lettore, il Signore ha fiducia in te, più di quanta ne abbia tu stesso. Ti chiede di battezzare e insegnare a vivere ciò che ha comandato. Battezzare significa immergere. Allora immergi ogni uomo in Dio e insegnagli a lasciarsi amare e poi a dare amore.<br>A noi il Signore affida il vangelo, come un tesoro custodito in fragili vasi di creta. La via per ascendere al cielo è la discesa verso la terra: questo è stato l&#8217;esodo del Figlio di Dio, questo è l&#8217;itinerario proposto anche a noi. Tradizionalmente si usa dire che la vita spirituale sia un cammino per ascendere sempre più in alto e avvicinarsi a Dio. Sembra però che Dio stesso abbia stravolto questa visione delle cose. Siamo chiamati a essere la trascrizione visibile del risorto, narratori credibili di un incontro che ha cambiato la nostra vita (almeno così diciamo), trasparenza di un amore che ha inondato il nostro cuore con la dolcezza dello Spirito.<br>Dio è per sempre presente, ma è il nostro sguardo a dover guarire, perciò abbiamo bisogno del dono dello Spirito: per vedere.<br>Vangelo<br>In realtà il vangelo non è finito! Le nostre piccole comunità, che vivono di Cristo, sono il vangelo che continua. Noi siamo &#8220;vangelo&#8221;, noi che continuiamo a dire e a fare ciò che Gesù ha detto e fatto. Ogni nostra storia personale è il quinto vangelo!<br>Dio ha un sogno: che i poveri siano felici, i prigionieri liberi, che i ciechi riacquistino la vista, gli zoppi camminino, i malati siano guariti, i sordi riacquistino l&#8217;udito e i morti ritornino in vita.<br>Il sogno di Dio si è realizzato ma l&#8217;incarnazione non è terminata con l&#8217;umanità di Gesù, continua nell&#8217;uomo e attraverso l&#8217;uomo.<br>Il sogno di Dio si realizza con il nostro entrare nella storia degli uomini e &#8220;portare l&#8217;amore nel mondo&#8221;, come diceva Teilhard de Chardin.<br>La bella notizia di questa domenica? Amico lettore, hai la possibilità di continuare a realizzare il sogno di Dio, facendoti compagno di viaggio di tutti i crocifissi che incontri, prendendo parte alle loro storie ingarbugliate. Sarai tu il &#8220;quinto vangelo&#8221;, bella notizia per gli uomini che incontrerai.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vi segnalo il nuovo libro: “<a href="https://www.paoline.it/blog/spiritualita/tenerezza-2.html" target="_blank" rel="noopener">Tenerezza. Il lieve tocco di Dio</a>” (Ed. Paoline)</strong></p>



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		<title>L&#8217;amore cambia la storia. VI Domenica di Pasqua (Anno A)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo De Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 13:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vangelo della Domenica]]></category>
		<category><![CDATA[comandamento]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
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					<description><![CDATA[E&#8217; l&#8217;ultima cena.Il leader, il capofamiglia, se ne va e i dodici si chiedono se da soli ce la faranno.Tutti noi abbiamo bisogno di padri, di maestri, di riferimenti, di leggi, di regole chiare e precise.Ma lo scopo di un maestro è di fare dei suoi discepoli degli altri maestri.Chi ama ti vuole fare adulto, [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-1.png"><img loading="lazy" width="1024" height="573" data-attachment-id="5920" data-permalink="https://paolodemartino.wordpress.com/2026/05/07/lamore-cambia-la-storia-vi-domenica-di-pasqua-anno-a/image-122/" data-orig-file="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-1.png" data-orig-size="1920,1076" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-1.png?w=616" src="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-1.png?w=1024" alt="" class="wp-image-5920" srcset="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-1.png?w=1024 1024w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-1.png?w=150 150w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-1.png?w=300 300w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-1.png?w=768 768w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-1.png?w=1440 1440w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image-1.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="has-text-align-justify wp-block-paragraph">E&#8217; l&#8217;ultima cena.<br>Il leader, il capofamiglia, se ne va e i dodici si chiedono se da soli ce la faranno.<br>Tutti noi abbiamo bisogno di padri, di maestri, di riferimenti, di leggi, di regole chiare e precise.<br>Ma lo scopo di un maestro è di fare dei suoi discepoli degli altri maestri.<br>Chi ama ti vuole fare adulto, maturo, anche se questo ti portasse lontano da lui.<br>Non si può essere sempre discepoli, ciascuno deve diventare maestro della propria vita.<br>Gesù invita i suoi ad avere un amore forte verso la sua persona: «<em>se mi amate</em>» per evitare di amare un&#8217;ideologia, un coacervo di leggi, di norme, di precetti.<br>Dio non è un&#8217;idea, per quanto sublime, è una persona! È essere capace di relazione.<br>Il rischio è sempre quello di pensare al rapporto con la divinità come ad un rapporto con la religione, con dei concetti, delle idee.<br>La chiesa non dovrebbe tanto dare un Dio già fatto, solo da credere, già confezionato, ma dovrebbe insegnare a scoprirlo, a cercarlo, a trovarlo, perché chi trova Dio, il vero Dio, non lo lascia più.<br>Il cristianesimo non ti dà la verità, ma ti insegna a vederla, se lo vuoi.<br>Il cristianesimo non ti dà Dio, ma ti insegna a cercarlo e per questo delude molti.<br>Il cristianesimo non ti da le regole di vita, ma ti invita a vivere.<br>Il maestro non è colui che ti guida, bensì colui che ti aiuta a scoprire te stesso, la realtà e a incontrare Dio. Perché Dio c&#8217;è già dentro di noi, dobbiamo essere aiutati a scoprirlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Fra un poco non mi vedrete più. Ma voi mi vedrete perché io vivo, vivo in voi e voi vivr</em>ete&#8221;.<br>Gesù, cioè, sentiva che gli apostoli gli volevano bene.<br>Anche se erano uomini pieni di paura, gretti, però gli volevano bene, e questo bastava.<br>Gesù sentiva che la sua vita li affascinava, che erano innamorati, anche se impauriti.<br>Ci sono delle cose che sono con noi per sempre.<br>Chi ci ha amato per davvero, rimarrà per sempre con noi, vivrà in noi.<br>Chi ci ha guarito dalle nostre catene, rimarrà per sempre con noi.<br>Chi ci ha appassionato il cuore, rimarrà per sempre con noi.<br>Queste persone, questi fatti neppure la morte ce li toglierà.<br>La preghiera &#8211; in questo contesto &#8211; non sarà più un tributo dovuto a Dio per farlo contento, ma la disponibilità concessa a Dio di entrare in relazione con me.<br>Gesù sta dicendo: &#8220;Se amandomi, mi permettete di amarvi, allora osserverete i miei comandamenti&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto nasce una domanda: Gesù ci ha lasciato dei comandamenti?<br>Sì, uno solo, quello dell&#8217;amore: «<em>Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri</em>» (Gv 13, 34).<br>Perché si parla di comandamenti (plurale) se in realtà ce ne ha lasciato uno solo?<br>Semplicemente perché nel nostro quotidiano noi dobbiamo declinare questo amore in mille rivoli diversi; noi riceviamo la fonte dell&#8217;amore ma poi questo amore va vissuto a seconda delle situazioni in cui ci troviamo, delle persone che incontriamo, delle scelte che facciamo, delle parole che diciamo.<br>Il comandamento dell&#8217;amore si traduce in comandamenti dell&#8217;amore.<br>La parola comandamento ci crea sempre un po&#8217; di problemi&#8230;<br>Stiamo attenti, Gesù non ha detto: &#8220;Vi comando di amarvi&#8221;, ma &#8220;<em>Vi do un comandamento</em>&#8220;, quello dell&#8217;amore. Ciò che ci viene comandato di vivere, ci viene prima donato, è un dono!<br>Siamo prima amati!<br>A volte si prova invidia per i discepoli che hanno vissuto con Gesù, l&#8217;hanno visto, gli son stati accanto, ma in realtà siamo più fortunati noi.<br>Loro lo avevano a fianco, noi lo abbiamo dentro.<br>Loro hanno vissuto il Dio con noi, noi viviamo grazie allo Spirito, il Dio in noi.<br>Possiamo vedere il Signore, questa è la promessa.<br>Tranquilli, amici, non stiamo parlando di apparizioni, ma della possibilità che ci è data di entrare in quella dimensione che è lo Spirito, la dimensione più profonda e autentica di noi stessi<br>Viviamo tempi difficili, inutile negarlo. Difficili umanamente, difficili cristianamente.<br>Il futuro è denso di nubi scure e il rischio di vedere sempre e solo il negativo rischia di contagiare anche i cristiani più virtuosi.<br>Gesù è chiaro: il mondo non lo vede presente, parla di lui come di un grande personaggio del passato, come di un simpatico profeta finito male ma i discepoli, continuano a vederlo, lo riconoscono, lo annunciano, lo ascoltano, lo pregano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo dono che Gesù promette ai discepoli intimoriti è il Paraclito, cioè il Consolatore.<br>Il Paraclito, mi assicura che metterà nella mia strada delle consolazioni, cioè metterà qualcuno che ha la mia stessa sensibilità, qualcuno che mi aiuterà, qualcuno che mi difenderà, qualcuno che mi proteggerà, qualcuno che entrerà nel mio mondo con rispetto e che lo capirà.<br>Dio ci consola mettendo nel nostro cammino dei suoi angeli, persone che ci aiutano, che condividono la strada, la passione, che ci aiutano.<br>Lui non c&#8217;è più, ma ci sono i suoi angeli.<br>Se tu ti fidi di questo, in alcuni giorni ti sentirai solo, ma non sarai mai solo.<br>Consolatore vuol dire proprio: stare con chi è solo.<br>Allora: guardati attorno! Dio non c&#8217;è, ma si nasconde sotto altri nomi.<br>Lo riconosci? Lo vedi? Chi sono i tuoi angeli?.<br>Di questo abbiamo bisogno, urgente: di un aiuto che ci aiuti a leggere la grande storia e la nostra storia personale alla luce della fede.<br>Se è davvero così, allora, la difficoltà può diventare straordinaria opportunità, occasione di annuncio, ragione di conversione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne sa qualcosa Filippo che, a causa della persecuzione che si è scatenata contro la primitiva comunità, è fuggito e si ritrova in Samaria, la terra abbandonata, la terra eretica.<br>La fuga diventa luogo per l&#8217;annuncio e conversione di nuovi discepoli.<br>Se anche noi, nell&#8217;attuale complessa situazione storica, la smettessimo di lamentarci, e ricominciassimo semplicemente a fare la Chiesa, cioè ad annunciare nella gioia Gesù Cristo, semplificando il proprio linguaggio, alleggerendo le nostre strutture, forse potremmo fare la stessa esperienza che ha fatto Filippo.<br>Ad una condizione, come ammonisce Gesù: restare fedeli al comandamento dell&#8217;amore, ad ogni costo.<br>Solo il comandamento dell&#8217;amore, in questi tempi, è in grado di perforare la spessa corazza anticristiana che abita la nostra società fintamente cristiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La bella notizia di questa Domenica? Lui vive e noi viviamo! Questo rende conto della mia speranza. Io appartengo a un Dio vivo e Lui a me e queste parole ci fanno dolce compagnia</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per vedere il video commento <a href="https://www.youtube.com/watch?v=B3tzs7ObqoQ">clicca qui</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vi segnalo il nuovo libro: “<a href="https://www.paoline.it/blog/spiritualita/tenerezza-2.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tenerezza. Il lieve tocco di Dio</a>” (Ed. Paoline)</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ecco una&nbsp;<a href="https://paolodemartino.wordpress.com/2026/03/03/esercizi-spirituali-5-11-luglio-2026/">proposta estiva</a>, nella splendida cornice del Santuario di Sant’Ignazio a Lanzo (To)</strong></p>



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		<title>Viviamo da salvati! V Domenica di Pasqua (Anno A)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo De Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 07:16:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vangelo della Domenica]]></category>
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					<description><![CDATA[E&#8217; uno stralcio di un discorso molto lungo che Gesù fa durante l&#8217;ultima cena.Giuda scappa e i discepoli, sono in preda alla paura e al terrore.Sentono che sta per succedere qualcosa di terribile, di irreparabile e si sentono persi. Pietro inizia a dirgli: &#8220;Signore, dove vai?&#8221; (13,36). Tommaso dice: &#8220;Signore non sappiamo dove vai e [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image.png"><img loading="lazy" width="1024" height="682" data-attachment-id="5914" data-permalink="https://paolodemartino.wordpress.com/2026/05/01/viviamo-da-salvati-v-domenica-di-pasqua-anno-a/image-121/" data-orig-file="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image.png" data-orig-size="2560,1707" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image.png?w=616" src="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image.png?w=1024" alt="" class="wp-image-5914" srcset="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image.png?w=1024 1024w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image.png?w=2048 2048w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image.png?w=150 150w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image.png?w=300 300w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image.png?w=768 768w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/05/image.png?w=1440 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="has-text-align-justify wp-block-paragraph">E&#8217; uno stralcio di un discorso molto lungo che Gesù fa durante l&#8217;ultima cena.<br>Giuda scappa e i discepoli, sono in preda alla paura e al terrore.<br>Sentono che sta per succedere qualcosa di terribile, di irreparabile e si sentono persi. Pietro inizia a dirgli: &#8220;<em>Signore, dove vai?</em>&#8221; (13,36). Tommaso dice: &#8220;<em>Signore non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?</em>&#8221; (14,5). Filippo: &#8220;<em>Mostraci il Padre e ci basta</em>&#8221; (14,8).<br>Sono cuori pieni di paura.<br>Il verbo greco <em>tarasso</em>=turbare indica una profonda agitazione: è la tempesta.<br>E&#8217; per questo che si pongono molte domande: &#8220;Che ne sarà di noi? Cosa ci accadrà? Dove andremo a finire? Finirà tutto? E tutto quello che c&#8217;è stato? Ci siamo sbagliati a credere in Gesù?&#8221;.<br>I discepoli vorrebbero delle certezze: &#8220;Dicci la strada&#8230; dicci come fare&#8230; dacci regole chiare&#8230; dicci dove andare, cosa fare, cosa essere, e noi lo faremo&#8230; facci vedere Dio e non avremo più dubbi&#8230;&#8221;.<br>In questa situazione Gesù risponde: &#8220;Non abbiate paura. Abbiate fiducia in me e in Dio&#8221;.<br>Non so a voi, ma a me queste parole allargano il cuore.<br>Lui non ci chiede di essere sempre all&#8217;altezza di tutto: pronti, competenti e combattivi.<br>Lui non ci pesa in base a quanto rendiamo o produciamo.<br>Lui non valuta i nostri risultati come un professore arcigno e pignolo.<br>Lui ci chiede di stare nella pace.<br>Gesù li rassicura: &#8220;Abbiate fede in me, ci rivedremo, state tranquilli. Ma volete vi lasci proprio adesso? State tranquilli, abbiate fede! Vi ho mai traditi? Vi ho mai lasciati? Chi si ama non lo si perde mai per sempre&#8221;.<br>Questo è l&#8217;amore! L&#8217;amore è la fiducia certa e sperimentata. Hai percepito qualcosa di certo, di forte, di solido, e sai che puoi fidarti e lasciarti andare, anche se non capisci perché, sai che terrà.<br>Esiste qualcosa di sicuro su questa terra? No. Quando ci si sposa o quando ci si consacra diciamo: &#8220;Per sempre&#8221;, ma è un desiderio, un impegno, non una certezza.<br>Il &#8220;per sempre&#8221;, è da costruire e non un dato già acquisito, già fatto solo perché ci siamo detti &#8220;per sempre&#8221;.<br>C&#8217;è una cosa che è &#8220;per sempre&#8221;? Sì, l&#8217;a-more. L&#8217;amore, la non-morte a (privativo) mors, mortis,(morte) è l&#8217;unica forza in grado di valicare il limite e la separazione.<br>L&#8217;amore è l&#8217;unica forza che valica il limite, la morte, la distanza, il distacco.<br>Allora solo nell&#8217;amore si regge il &#8220;per sempre&#8221;. Dove non c&#8217;è amore non c&#8217;è neanche il &#8220;per sempre&#8221;. E&#8217; l&#8217;amore che fonda la fedeltà e non la fedeltà che fonda l&#8217;amore.<br>Poi Gesù dice: &#8220;<em>Nella casa del Padre mio ci sono molti posti</em>&#8221; (Gv 14,2).<br>Di solito questi versetti si interpretano come se Gesù ci stesse dicendo: &#8220;Tranquilli, vado a prepararvi un posticino in paradiso. Fra un po&#8217; torno e vi porto tutti con me lassù&#8221;.<br>No! Questo non è Vangelo! Gesù non ci va a preparare un posto in paradiso ma ce lo ha preparato qui con la sua croce! La casa del Padre è Gesù stesso, perché Gesù è l&#8217;amore e Dio sta di casa dove si vive l&#8217;amore, e dove l&#8217;amore è riamato.<br>Chi vive nell&#8217;amore, vive già in Dio quaggiù e quando verrà per ciascuno la morte biologica, nessun problema: chi ha vissuto nell&#8217;amore (cioè nel Padre) continuerà a vivere nel Padre per l&#8217;eternità. Noi siamo di casa nell&#8217;amore!<br>Ci sono molte vie per arrivare a Dio.<br>C&#8217;è chi arriva a Dio attraverso la parrocchia e chi arriva attraverso il travaglio della vita magari accudendo tutta una vita un figlio malato; c&#8217;è chi arriva con una vita monastica, c&#8217;è chi arriva passando per una vita mondana; c&#8217;è chi arriva dedicandosi solo a Dio, c&#8217;è chi arriva amando un altro essere umano (che non è mai in contrapposizione a Dio).<br>C&#8217;è chi arriva a Dio pregando con molte parole; c&#8217;è chi arriva attraverso il silenzio.<br>E c&#8217;è chi non c&#8217;arriva mai&#8230; ma Dio arriva a tutti.<br>Infine interviene Filippo «<em>Mostraci il Padre, e ci basta</em>».<br>È bello che gli Apostoli chiedano, che vogliano capire, come noi.<br>Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre. Guardiamo a lui per capire Dio!<br>Guarda come ha vissuto, come ha amato, come ha accolto, come è morto e capisci Dio.<br>Ogni uomo ha un&#8217;idea spontanea, naturale, di Dio, ma l&#8217;immagine spontanea, inconscia che abbiamo di Dio è, mediamente, orribile.<br>È l&#8217;idea di un onnipotente egoista, bastante a se stesso, misterioso e scostante, irritabile e incomprensibile, da tenere buono, un Dio che ignora la sofferenza, che permette la morte degli innocenti. Gesù è venuto a cambiare radicalmente e definitivamente questa idea di Dio per svelarci il suo vero volto: chi vede lui ha visto il Padre&#8230;<br>A livello antropologico questo è importante: noi possiamo stare una vita con una persona, dicendo anche di amarla, ma rischiamo di proiettare su lei le nostre immagini, i nostri deliri, le nostre aspettative, non arrivando mai a comprendere veramente l&#8217;altro perché offuscato dai nostri pregiudizi. Allo stesso modo rischiamo di stare una vita con Gesù, facendo anche tante cose per lui, ma impedendogli di rivelarsi come lui vorrebbe.<br>La domanda che Gesù fa a Filippo, la rivolge a me oggi: &#8220;Da tanto tempo sono con te e tu non mi hai conosciuto?&#8221;.<br>Il vangelo si conclude così: &#8220;<em>Voi farete quello che compio io e cose più grandi</em>&#8221; (14,12).<br>La maggior parte di noi non crede a questo: &#8220;Dai, non scherziamo. Gesù è stato Gesù! e io sono io&#8221;.<br>Eppure sono parole di Gesù tanto quanto le altre. Se le ha dette vuol dire che sono vere.<br>La maggior parte delle persone non crede di essere potente, importante, di poter fare grandi cose. Guardiamoci allo specchio: cosa vedete? &#8220;Ah se fossi un po&#8217; più intelligente, se sapessi un po&#8217; di più, se non avessi quel problema, se avessi l&#8217;intelligenza di quel tale o la fortuna di quel tal&#8217;altro, se sapessi parlare meglio, se si sapesse che ho fatto questa cosa, se si sapesse che faccio questi pensieri, se venisse fuori che io sono&#8221;. Per cui la conclusione che traiamo è: &#8220;Posso ma non tanto; qualcosa sì ma non più di tanto&#8221;.<br>Gesù però non ci vede così, ricordiamocelo. Noi possiamo fare le cose di Dio!<br>Possiamo vivere e affrontare tutte le cose alla maniera di Dio, anche nei momenti più negativi.<br>La bella notizia di questa domenica? Il Risorto non ci chiede di salvare il mondo &#8211; quello l&#8217;ha già fatto Lui! &#8211; ma di vivere nel mondo come uomini e donne salvati dall&#8217;amore.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vi segnalo il nuovo libro: “<a href="https://www.paoline.it/blog/spiritualita/tenerezza-2.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tenerezza. Il lieve tocco di Dio</a>” (Ed. Paoline)</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ecco una&nbsp;<a href="https://paolodemartino.wordpress.com/2026/03/03/esercizi-spirituali-5-11-luglio-2026/">proposta estiva</a>, nella splendida cornice del Santuario di Sant’Ignazio a Lanzo (To)</strong></p>
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		<title>Il pastore bello. IV Domenica di Pasqua (Anno A)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo De Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 14:38:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vangelo della Domenica]]></category>
		<category><![CDATA[Buon pastore]]></category>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><a href="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/04/image-3.png"><img loading="lazy" width="735" height="412" data-attachment-id="5909" data-permalink="https://paolodemartino.wordpress.com/2026/04/24/il-pastore-bello-iv-domenica-di-pasqua-anno-a/image-120/" data-orig-file="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/04/image-3.png" data-orig-size="735,412" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/04/image-3.png?w=616" src="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/04/image-3.png?w=735" alt="" class="wp-image-5909" style="width:839px;height:auto" srcset="https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/04/image-3.png 735w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/04/image-3.png?w=150 150w, https://paolodemartino.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/04/image-3.png?w=300 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></a></figure>



<p class="has-text-align-justify wp-block-paragraph">La figura centrale di questa domenica è quella del Buon Pastore, colui che offre la propria vita per le sue pecore. Il Vangelo lo definisce, in modo letterale, il &#8220;pastore bello&#8221;.<br>Il termine greco kalòs, che significa bello, ricorre molte volte nel Nuovo Testamento.<br>La vera bellezza consiste nel rendere visibile l&#8217;altro, nel farlo emergere: non chiudere la realtà su sé stessa, ma, attraverso una relazione d&#8217;amore, permettere all&#8217;altro di manifestarsi.<br>Gesù, per comunicare le verità più profonde su Dio, si serve di immagini semplici e quotidiane, tratte dalla vita del suo tempo.<br>L&#8217;immagine del pastore, tuttavia, oggi ci parla meno, perché non apparteniamo più a una cultura legata alla pastorizia o all&#8217;agricoltura.<br>Tutti noi abbiamo un pastore, qualcuno che ci guida: scegliamocelo bene. Subito, credo, ci viene da rispondere: &#8220;Io non ho pastori, me la cavo da solo, sono libero e adulto&#8230;&#8221; .Andiamo! Pastore può essere la mia carriera professionale, il giudizio degli altri, i miei appetiti, i miei sentimenti&#8230; se guardiamo bene scopriamo che dietro ogni nostra azione esiste qualcosa o qualcuno che ci ispira.<br>Spesso, troppo spesso, siamo condotti dai bisogni suscitati dal mercato: cerco di apparire più piacevole, di essere più alla moda, di farmi accettare. È normale, in parte giusto. Ma ai discepoli, a coloro che sulla loro strada hanno incontrato il Risorto, a coloro che hanno superato la tristezza, il Signore chiede di non seguire i falsi profeti, di saper distinguere le voci suadenti di chi la felicità la vende, di chi ti chiede adesione ad un sogno improbabile da chi la vita vera &#8211; in abbondanza &#8211; te la dona.<br>Viviamo in un mondo in cui per essere felici basta poco, e sembra che tutti ne conoscano la via: bellezza, fisicità, intelligenza, salute, lavoro, soldi tanti soldi. Pensate che c&#8217;è gente che addirittura ci crede! Gente che passa la vita a dire che la ragione ultima della propria infelicità è il fatto di non essere sufficientemente magro, o alto, o di guadagnare poco&#8230;<br>Ne siete sicuri? Gesù pretende di essere l&#8217;unico in grado di colmare il nostro cuore!<br>A chi sto veramente a cuore?<br>Per chi sono veramente prezioso? Istintivamente cerchiamo qualcuno che sia disposto ad accoglierci, a valorizzarci, ad amarci al di là e al di dentro delle nostre inevitabili povertà.<br>Ecco la novità sconcertante. L&#8217;inattesa rivelazione: a Dio sto a cuore.<br>Il buon pastore chiama le sue pecore, ciascuna per nome.<br>Non l&#8217;anonimato del gregge, ma nella sua bocca il mio nome proprio, il nome dell&#8217;affetto, dell&#8217;unicità, dell&#8217;intimità, pronunciato come nessun altro sa fare.<br>Chi di noi ha più di un figlio lo sa&#8217;&#8230;non ama i suoi figli indistintamente. Ma uno per uno.<br>L&#8217;immagine centrale del vangelo di oggi è la porta: &#8220;<em>Io sono la porta!</em> (10,7.9).<br>La porta è un simbolo del passaggio da una sfera, da un luogo, da una situazione ad un&#8217;altra. Gesù è la porta di entrata verso se stessi. Gesù ti porta verso di te.<br>Ma Gesù ti porta anche fuori di te (&#8220;entrerà ed uscirà&#8221;).<br>Chi è in contatto con sé&#8230;. è in contatto anche con gli altri.<br>Chi va verso di sé&#8230; va anche verso gli altri.<br>Incontrare Gesù è incontrarsi.<br>Ci sono delle porte della nostra vita chiuse a chiave, serrate con tutti i lucchetti possibili e che mai vorremmo aprire.<br>Ma viene un momento in cui è necessario aprire quelle porte, anche se ci fa paura, anche se siamo terrorizzati da ciò che incontreremo, anche se faremmo di tutto pur di non aprirle.<br>Ci sono dei passaggi che bisogna fare costi quel che costi: ne va della nostra vita.<br>La vita ci mette di fronte a certe porte: se vuoi andare avanti &#8220;devi&#8221; passare per di qui.<br>Io vorrei evitarla, entrare da un&#8217;altra parte, trovare una soluzione alternativa, ma non si può. Se vuoi progredire devi passare di qui. Altrimenti ti fermi.<br>Certi passaggi sono le &#8220;forche caudine&#8221;: non c&#8217;è alternativa bisogna affrontarli.<br>Certe porte ci fanno una paura enorme: eppure dobbiamo incontrare proprio ciò che ci fa paura. Non c&#8217;è alternativa, dobbiamo passare di lì, entrare in quella stanza che magari da anni abbiamo tenuto chiuso a chiave, e fidarci che proprio lì dove non crederemmo, troveremo la vita piena e abbondante<br>Dio è porta. Cioè: se incontro Dio, Dio mi manda fuori, mi fa diverso, mi trasforma, mi cambia, e mi manda là dove neppure immagino; mi apre porte sconosciute; apre tutte le stanze della mia anima, e orizzonti e incontri neppure immaginati prima.<br>&#8220;<em>Ho altre pecore che non provengono da questo recinto</em>&#8220;. Dio non fa preferenza di persone (cfr. Rm 2, 11).<br>L&#8217;amore non può essere rinchiuso in un recinto. Gli amati non s&#8217;identificano con una parte.<br>Dinanzi a Dio non ci sono migliori o peggiori, preferiti o reietti.<br>C&#8217;è un particolare di questo testo che attira sempre la mia attenzione.<br>Il buon pastore ripete per due volte che conduce le pecore &#8220;<em>fuori</em>&#8221; dal recinto. Strano&#8230;<br>Istintivamente mi verrebbe da pensare che il pastore voglia soprattutto chiudere al sicuro le sue pecore dentro un recinto ben protetto. Invece no. Gesù ci conduce &#8220;<em>fuori</em>&#8220;.<br>Fuori dalla chiusura del peccato&#8230;.Fuori dai pettegolezzi e dalle piccolezze dei nostri giudizi.<br>Fuori dai nostri egoismi e dalle nostre presunzioni.<br>Fuori dalle secche di una religiosità fatta di pratiche sterili.<br>Gesù ci conduce &#8220;<em>fuori</em>&#8221; e si mette davanti a noi.<br>Questo ci fa capire che l&#8217;esperienza cristiana autentica non si fonda su un intruppamento dentro i recinti dell&#8217;osservanza, ma su un cammino serio e sereno sui passi di Gesù.<br>Il cristianesimo è troppo spesso ridotto ad un ricettario di comportamenti morali e la stragrande maggioranza dei cristiani vive la sua fede come una «cosa da fare», come un adempimento di precetti. La Parola di oggi dice una cosa ben diversa (per fortuna!): il cristiano è chi segue Gesù, è chi sceglie Lui come suo unico pastore!<br>La fede allora non è semplicemente fare o non fare qualcosa, rispettare una regola in più o in meno, ma è incontrare Qualcuno che ti ribalta la vita e te la riempie di gioia!<br>E poi la conclusione: <em>Sono venuto perché abbiano la vita e l&#8217;abbiano in abbondanza</em>. Non solo la vita necessaria, la vita indispensabile, quel minimo senza il quale la vita non è vita, ma la vita esuberante, magnifica, eccessiva.<br>Così è nella Bibbia: manna non per un giorno ma per quarant&#8217;anni nel deserto, pane per cinquemila persone, carezza per i bambini, pelle di primavera per dieci lebbrosi, pietra rotolata via per Lazzaro, cento fratelli per chi ha lasciato la casa, perdono per settanta volte sette, vaso di nardo per 300 denari sui piedi di Gesù.<br>In una piccola parola è sintetizzato ciò che oppone Gesù, il pastore vero, a tutti gli altri, ciò che rende incompatibili il pastore e il ladro. La parola immensa e breve è «<em>vita</em>»!<br>«<em>Non ci interessa un divino che non faccia anche fiorire l&#8217;umano. Un Dio cui non corrisponda il rigoglio dell&#8217;umano non merita che ad esso ci dedichiamo</em>» (Bonhoeffer).<br>Allora urge cambiare il riferimento di fondo della nostra fede: non è il peccato dell&#8217;uomo il movente della storia di Dio con noi, ma l&#8217;offerta di più vita.<br>La bella notizia di questa domenica? Anche io sono chiamato a diventare pastore di vita per il mio piccolo, gregge (la mia famiglia, la mia comunità, gli amici) che Lui ha affidato alle mie cure. Vocazione di Cristo e dell&#8217;uomo è di essere nella vita datori di vita.</p>



<p class="has-text-align-justify wp-block-paragraph"><em><strong>Vi segnalo che è uscito il nuovo libro: &#8220;<a href="https://www.paoline.it/blog/spiritualita/tenerezza-2.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tenerezza. Il lieve tocco di Dio</a>&#8221; (Ed. Paoline)<br><br>La tenerezza è il segreto del cristianesimo perché è quell&#8217;atteggiamento capace di osare, di reggere il peso della vita senza indurirsi. Siamo nati da un gesto di tenerezza e solo restando fedeli a quel linguaggio possiamo restare umani. Dostoevskij diceva che «la bellezza salverà il mondo», e credo che questa bellezza abbia un volto: quello di Gesù Cristo, la tenerezza di Dio fatta carne.</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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