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	<title>Paolo Nori</title>
	
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	<description>Scuola elementare di scrittura emiliana</description>
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		<title>Non si dipinge</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 22:02:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Rothko]]></category>
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		<description><![CDATA[Non si dipinge per gli studenti di disegno o per gli storici ma per gli esseri umani e la reazione in termini umani è la sola cosa che dà veramente soddisfazione. [Mark Rothko, Scritti sull'arte, a cura di Miguel López-Remiro, edizione italiana a cura di Riccardo Venturi, Roma, Donzelli 2006, p. 105]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2012/05/rotko.jpeg"><img src="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2012/05/rotko.jpeg" alt="" title="rot&#039;ko" width="192" height="192" class="alignnone size-full wp-image-14306" /></a></p>
<p>Non si dipinge per gli studenti di disegno o per gli storici ma per gli esseri umani e la reazione in termini umani è la sola cosa che dà veramente soddisfazione. </p>
<p>[Mark Rothko, Scritti sull'arte, a cura di Miguel López-Remiro, edizione italiana a cura di Riccardo Venturi, Roma, Donzelli 2006, p. 105]</p>
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		<title>I ladri</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:33:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Presente]]></category>
		<category><![CDATA[Raffaello Baldini]]></category>

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		<description><![CDATA[E a me, questa cosa, faceva pensare a mondo dove c’erano, non so, la domenica mattina in tutte le case si veniva svegliati dal rumore delle lucidatrici, dove c’erano i bicchieri infrangibili, i telefoni a gettone, dove i maschi andavano al bar, e costituivano la famosa clientela dei bar, dove i barbieri si chiamavan barbieri, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2012/02/presente.jpg"><img src="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2012/02/presente-192x300.jpg" alt="" title="presente" width="192" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-13327" /></a></p>
<p>E a me, questa cosa, faceva pensare a mondo dove c’erano, non so, la domenica mattina in tutte le case si veniva svegliati dal rumore delle lucidatrici, dove c’erano i bicchieri infrangibili, i telefoni a gettone, dove i maschi andavano al bar, e costituivano la famosa clientela dei bar, dove i barbieri si chiamavan barbieri, e le pettinatrici pettinatrici, dove la domenica se suonava qualcuno al campanello di casa era probabile che fosse uno che ti veniva a vendere l’Unità, a domicilio, e tu la compravi non perché ti interessasse l’Unità, ma perché ti sembrava bello quel gesto lì, di andare in giro a vendere un giornale senza guadagnarci niente, dove la scuola dell’obbligo finiva alle medie, e alle superiori tutti si erano sentiti dire la celebre frase Questa non è più la scuola dell’obbligo, dove il lavoro in genere veniva pagato, dove la gente era talmente disperata che qualcuno si metteva a collezionare delle bottiglie mignon di liquori, e ne aveva tantissime, dove le partite di calcio cominciavano tutte lo stesso giorno alla stessa ora, dove fuori dallo stadio vendevano i ceci caldi, d’inverno, dentro dei cartocci di carta unta e gialla a pallini neri, e uno spruzzo di sale, sopra, dove una cubista era una pittrice con delle nostalgie dei primi del secolo, dove i pediatri consigliavano il latte in polvere perché era il progresso, dove quando era comparso il fax era sembrata la fine di tutti i problemi, come se non si dovesse neanche più lavorare, dove gli uomini politici erano quasi tutti avvolti in una specie di cappa grigia, e parlavano quasi tutti una lingua incomprensibile, e sembrava che dovesse andar bene così, dove c’erano i mangiadischi che andavano pile, e, per la maggior parte, chissà come mai, erano di colore arancione, dove il lucido da scarpe sembrava una cosa della quale non si sarebbe potuto assolutamente mai fare a meno, dove le donne si mettevan le calze, e prima di sedersi si passavano una mano di dietro, a mettere a posto la gonna, che non eran delle cose che andavano bene per forza. <span id="more-14302"></span></p>
<p>C&#8217;era, non so, mi veniva in mente, lì a Santarcangelo, una poesia di un poeta di Santarcangelo, Raffaello Baldini, la poesia si chiamava I ladri, non l&#8217;avevo mai letta in pubblico, e non c&#8217;entrava forse niente, se non per il fatto che eravamo lì a Santarcangelo e che parlava di un mondo che mi era venuto in mente a me, che forse non c&#8217;entrava niente, però io la leggevo, una sera, lì a Santarcangelo, e faceva così: </p>
<p>I ladri</p>
<p>Bisogna pregare che non vengano, ma se vengono, è una cosa, ragazzi, i ladri in casa, non è neanche quel che rubano, è quello che lasciano, come fosse passata la tempesta, spaccano, rompono, cagano, io, da me, hanno cagato, per dispetto, davvero, nel salotto, no, se non le provi, certe cose bisogna provarle, non me lo dimenticherò mai quel mercoledì sera, è stato alla fine di maggio, ho capito subito, quando ho girato al roccolo, che ho visto la luce accesa in una camera e la porta accostata che dondolava, mi sono fermato lì appoggiato al muro come se m&#8217;avessero inchiodato, non m&#8217;arrischiavo a entrare, se c&#8217;erano ancora? ho aspettato un bel pezzo, poi per fortuna è venuto su Cornelio, ha visto tutto, ha capito, è voluto andare avanti lui, poi mi ha chiamato, e quel che ho trovato, è la mia casa, questa? non si capiva più niente, il finimondo, e lì, vuoi piangere? mi sono tolto la giacca, mi sono fatto all&#8217;ingresso, dal cassettone, che l&#8217;avevano svuotato, tutta la roba in giro, poi il corridoio, le camere, e sta&#8217; buono che la Dina era fuori, a Rimini, a trovare sua sorella, ci stava anche a dormire, sono andato avanti tutta la notte, alle tre, oh, adesso ci siamo, è ancora la mia casa, e la mattina dopo, quando è arrivata, sì, avevano rotto qualche piatto, una zuppiera, due tre bicchieri, il vetro del diploma, avevano anche squartato i cuscini del divano, chi sa quel che credevano, che tenessimo i soldi ancora nella calza, alle otto era venuto Curio della Seconda a riparare la serratura, insomma, lei non s&#8217;era accorta di niente, aveva un mazzo di fiori, è andata dritto in cucina, li ha posati nel catino, ha fatto correre l&#8217;acqua, ha brontolato che avevo tenuto tutto chiuso, ha messo a posto delle cose sulla credenza, e io zitto, aspettavo il momento buono, non volevo spaventarla, ma è venuta la Morena, apriti cielo, gli strilli, le esclamazioni, che l&#8217;ho sgridata, la Dina era diventata bianca come un panno lavato, s&#8217;è toccata la collana, i braccialetti, s&#8217;è guardata attorno, è andata nella nostra camera, apriva tutto, era un carabiniere, poi nelle altre camere, contava, coperte, lenzuoli, federe, tovaglie, asciugamani, camicie, giacche, tutto, ha contato, ha ricontato, non mancava niente, s&#8217;è buttata a sedere su una sedia, seria, poi di colpo una risata: «ci volevano i ladri, quei cuscini, va là, erano andati, e cambiamo anche il divano, questo non ne può più, poi m&#8217;ha stufato, tu cosa dici?», «che hai ragione», dopo sono uscito, sono arrivato in piazza, che m&#8217;avranno fermato in cento, e la sera siamo andati a mangiar fuori, alla faccia dei ladri, ma il giorno dopo ci ho ripensato, tutto questo casino per niente? sono venuti per niente? che, figurati, quelli sono gente che la studia prima di muoversi, vanno a colpo sicuro, loro qui hanno preso, che io non lo so, ma lo sanno ben loro, ed è un po&#8217; che, alla Dina non ho detto niente, ma quando non c&#8217;è, che esce, vado per tutta la casa, guardo, tocco, cerco di mettermi nei loro panni, dei ladri, cosa c&#8217;era qui che gli poteva piacere? e che adesso non c&#8217;è più? delle volte faccio una prova, sto con gli occhi chiusi un bel po&#8217;, poi li apro di colpo, che così, secondo me, si vede meglio se qualcosa non è al suo posto, ho in mente anche di metter giù su un quaderno, camera per camera, tutto, sino a un bottone, che non so ancora a cosa potrà servire, ma intanto, quando è tutto scritto, che poi loro, chissà, magari hanno preso una cosa che io non ci facevo nessun conto, che non sapevo nemmeno d&#8217;averla, e invece loro, per loro era un valore, solo che cercare alla cieca, ma cerco sempre, non ho pace, passano i giorni, delle volte dico: e scrivergli? se si potesse, ai ladri, ma non si può, dove gliela mandi? o se no un volantino, porca puttana, non ci avevo pensato, davvero, un volantino, di carta colorata, lo lasci in giro, quello prima o poi lo leggono, scritto bene in grande, da dirgli: quel che è successo non ne parliamo, non voglio indietro niente, adesso è roba vostra, ormai è fatta, chiuso, ma datemi soddisfazione, una domanda sola, che mi potete rispondere solo voi: cosa avete portato via? cosa m&#8217;avete rubato?</p>
<p>[Presente, luglio]</p>
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		<title>Ai primi freddi</title>
		<link>http://www.paolonori.it/ai-primi-freddi/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 22:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Previdi]]></category>
		<category><![CDATA[tante belle cose]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi piace da matti a me ai primi freddi stare in casa girare le braghe bagnate sul termo come una salamella sulla brace far bollire due patate tutto un vapore! con i vetri che sembra che sudino aspettare che qualcuno mi dia un colpo di telefono. [Giovanni Previdi, Tante belle cose, numero 1, p. 24]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2012/05/tante-belle-cose.jpeg"><img src="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2012/05/tante-belle-cose.jpeg" alt="" title="tante belle cose" width="124" height="166" class="alignnone size-full wp-image-14249" /></a></p>
<p>Mi piace da matti<br />
a me<br />
ai primi freddi<br />
stare in casa<br />
girare le braghe bagnate sul termo<br />
come una salamella sulla brace<br />
far bollire due patate<br />
tutto un vapore!<br />
con i vetri che sembra che sudino<br />
aspettare che qualcuno<br />
mi dia un colpo di telefono. </p>
<p>[Giovanni Previdi, Tante belle cose, numero 1, p. 24]</p>
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		<title>Prolegomeni a una storia della letteratura italiana</title>
		<link>http://www.paolonori.it/prolegomeni-a-una-storia-della-letteratura-italiana/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 23:51:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Prolegomeni a una storia della letteratura italiana dal dopoguerra ad oggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Giancarlo Narciso è nato a Milano. Dopo aver viaggiato in tutto il mondo ed essersi stabilito alcuni anni a Singapore, vive attualmente tra Riva del Garda e l’Indonesia. Di Narciso Fazi Editore ha già pubblicato Sankhara (2002) e Singapore Sling (2002). Paolo Cognetti è nato a Milano nel 1978. Nella sua prima vita è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giancarlo Narciso è nato a Milano. Dopo aver viaggiato in tutto il mondo ed essersi stabilito alcuni anni a Singapore, vive attualmente tra Riva del Garda e l’Indonesia. Di Narciso Fazi Editore ha già pubblicato Sankhara (2002) e Singapore Sling (2002).</p>
<p>Paolo Cognetti è nato a Milano nel 1978. Nella sua prima vita è stato alpinista e matematico, e a volte pensa di non avere mai smesso di essere nessuno dei due. Nella seconda, lavora nel cinema indipendente milanese come autore di documentari, sceneggiatore e montatore di cortometraggi, cuoco. Insieme a Giorgio Carella è fondatore della casa di produzione cameracar. Ha deciso di fare lo scrittore in un cinema parrocchiale, dopo la proiezione del film L&#8217;attimo fuggente, nel 1992. Ha passato gli anni successivi alla ricerca del suo capitano, fino al giorno in cui, nel 1997, ha scoperto Raymond Carver. Da allora ama la letteratura americana e scrive racconti. Questo è il suo primo libro.</p>
<p>Antonella Clerici è nata a Legnano (Milano). Da vent’anni è uno dei volti più amati della televisione italiana. Ha condotto numerose trasmissioni di grande successo, da La Prova del Cuoco al Festival di Sanremo.<span id="more-14280"></span></p>
<p>Gianfranco Bettin. nato a Marghera 54 anni fa, ha vissuto a Venezia e abita a Mestre. Consigliere regionale da due legislature, ha prima insegnato e lavorato a lungo nel campo della ricerca e delle scienze politiche e sociali (all’Università di Padova e con i principali istituti di ricerca pubblici e privati), giornalista pubblicista, collabora a diversi quotidiani e riviste, narratore e saggista ha pubblicato romanzi e saggi (tra i quali “Dove volano i leoni. Fine secolo a Venezia”, Garzanti editore). I saggi più recenti sono “Il clima è uscito dai gangheri” (editore Nottetempo), un saggio sui mutamenti climatici; “Gorgo. In fondo alla paura” (editore Feltrinelli), un reportage narrativo sull’insicurezza e lo spaesamento nel Nordest; “Duemilauno. Politica e futuro” (Feltrinelli), una riflessione sulla politica nell’epoca del federalismo necessario, scritto con Massimo Cacciari. E’ stato deputato al parlamento, assessore comunale alle politiche sociali e prosindaco di Mestre. In questi ruoli nell’amministrazione locale è stato, in particolare, tra i protagonisti della riorganizzazione e del potenziamento del sistema del welfare municipale, di politiche forti di lotta alla criminalità, della riqualificazione urbana di Mestre e della terraferma, della riconversione e bonifica del polo e delle aree industriali di Marghera, della salvaguardia della laguna e della rivitalizzazione di Venezia</p>
<p>Paolo Cioni è nato in Liguria (Loano, 1967), è cresciuto in Emilia e si è laureato in architettura a Firenze. Vive a metà strada fra Salsomaggiore e Fidenza, dove dirige la rivista multisensoriale “Experience”.</p>
<p>Pino Cacucci (1955) vive tra Bologna e l’America Latina.</p>
<p>Carlo Lucarelli è nato a Parma nel 1960 e vive tra Mordano (Bo) e San Marino.</p>
<p>Luciano Ligabue (Correggio, Reggio Emilia, 1960) è il più importante cantautore rock della scena italiana. L’ultimo album è il doppio live «Sue e giù da un palco» e questo è il suo primo libro.</p>
<p>Ivano Bariani è nato a Reggio Emilia nel 1981. Ha fondato l&#8217;attivissima rivista letteraria on-line FaM – Frenulo a mano, ha fatto il meccanico di biciclette, il commesso in un supermercato, il portiere di notte e poi si è trasferito a Roma. È anche l&#8217;esordiente che ha ricevuto più consensi nell&#8217;ultima edizione di Ricercare. 16 vitamine è il suo primo romanzo.</p>
<p>Francesco Venturi è nato a Bologna nel 1971, toro ascendente toro. Dopo il diploma scientifico si è iscritto a giurisprudenza, ma ancora non ne è uscito.</p>
<p>Riccardo Raccis nasce nel 1979 a Firenze, dodici giorni prima dell&#8217;inizio degli anni &#8217;80, durante i quali continua ad avere la sensazione di perdersi qualcosa. Negli anni &#8217;90 impara a suonare il sassofono, frequenta il liceo scientifico, passa dai Queen a Alice Cooper e scopre la caffeina. Più o meno nello stesso periodo comincia a scrivere sistematicamene &#8211; i due eventi non sono necessariamente collegati. Nel 1998 si iscrive alla facoltà di Fisica di Firenze. Nel 2004 pubblica Il Paradosso di Plazzi, lancia www.RaccisWorld.com e continua a studiare Fisica. Ascolta heavy metal e musica anni &#8217;80. Amministra il primo forum online sui Motörhead. Non suona il sassofono. Ama la tecnologia. Beve Red Bull, che contiene molta caffeina, e ha una lunga, lunga lista di cose da scrivere.</p>
<p>Massimiliano Parente. Il più scomodo e geniale degli scrittori italiani contemporanei. Collaboratore fisso de Il Domenicale.</p>
<p>Niccolò Ammaniti è nato e vive a Roma. Ha pubblicato Nel nome del figlio, un saggio sull’adolescenza scritto insieme al padre (1995, Mondadori); Fango (1996, Mondadori), e racconto nell’antologia Gioventù cannibale. Vive con Marcello, una grosse e vorace salamandra messicana.</p>
<p>Alessando Boffa è nato a Mosca. Ha fatto il biologo in Italia, vive tra la Thailandia e Roma. Questo è il suo primo libro.</p>
<p>Giancarlo De Cataldo, 46 anni, vive a Roma. Giudice presso la Corte d’Assise, ha scritto romanzi, racconti, sceneggiature, saggi, testi teatrali.</p>
<p>Giuseppe d&#8217;Onofrio è nato a Roma, dove vive da 55 anni. Insegna ematologia e medicina di laboratorio all&#8217;Università Cattolica. E&#8217; direttore del Servizio di Emotrasfusione del Policlinico Gemelli di Roma. Per oltre trent&#8217;anni si è occupato dell&#8217;analisi del sangue con tecnologie innovative e della diagnosi delle malattie ematologiche, pubblicando numerosi lavori scientifici e tenendo conferenze in tutto il mondo. Ha pubblicato il trattato Morfologia del sangue (Verduci, 1997), che è stato tradotto anche in inglese. E&#8217; stato consulente della Federcalcio e perito ematologo in diversi processi per doping. E&#8217; autore della raccolta di poesie Prigioniero del nero (Lepisma, 2004).</p>
<p>Anna Lamos è nata a Lisbona nel 1959 e vive a Roma dal 1980. Figlia di un diplomatico, ha viaggiato durante tutta la sua infanzia e adolescenza. Ha studiato Scienze politiche all&#8217;Università La Sapienza di Roma per poi lavorare come giornalista presso l&#8217;Agenzia di stampa portoghese. Ha inoltre fatto parte del gruppo di poesia LARP e ha pubblicato una raccolta di versi dal titolo La morte e la minestra (Edizioni del Giano, 1990).</p>
<p>Bruno Vespa ha iniziato a sedici anni il mestiere di giornalista e a diciotto la collaborazione con la RAI. Laureatosi in giurisprudenza, nel 1968 si è classificato al primo posto in un concorso nazionale per radiotelecronisti ed è stato assegnato al telegiornale. Dal 1990 al 1993 ha diretto il Tg1. Dal 1996 la sua trasmissione “Porta a Porta” è il programma di politica, attualità e costume più seguito. Per la prima volta nella storia vi è intervenuto un papa, Giovanni Paolo II, con una telefonata in diretta. Da Mondadori ha pubblicato: Telecamera con vista (1993), Il cambio (1994), Il duello (1995), La svolta (1996), La sfida (1997), La corsa (1998), Dieci anni che hanno sconvolto l’Italia 1989-2000 (1999), Scontro finale (2000), La scossa (2001), Rai, la grande guerra (2002), La grande muraglia (2002), Il cavaliere e il professore (2003, Premio Bancarella 2004), Storia d’Italisa da Mussolini a Berlusconi (2004), Vincitori e Vinti (2005), L’Italia spezzata (2006), L’amore e il potere (2007), Viaggio in un’Italia diversa (2008), Donne di cuori (2009), nel segno del cavaliere (2010).</p>
<p>[Da Prolegomeni a una storia della letteratura italiana dal dopoguerra ad oggi, in preparazione]</p>
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		<title>Un inizio</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 23:50:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzo rosa]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Bertola]]></category>

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		<description><![CDATA[Per scrivere un romanzo rosa in una settimana ci vogliono otto giorni. [Stefania Bertola, Romanzo rosa, Torino, Einaudi 2012, p. 3]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2012/05/bertola.jpeg"><img src="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2012/05/bertola.jpeg" alt="" title="bertola" width="181" height="278" class="alignnone size-full wp-image-14282" /></a></p>
<p>Per scrivere un romanzo rosa in una settimana ci vogliono otto giorni. </p>
<p>[Stefania Bertola, Romanzo rosa, Torino, Einaudi 2012, p. 3]</p>
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		<title>Il voto a Parma</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 12:43:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Banda del formaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse chi ha scritto questo articolo, sull&#8217;Unità, (clic), ha inteso la mia critica al programma del Movimento 5 stelle di Parma (clic) come un appoggio alla candidatura a sindaco del presidente della provincia di Parma Bernazzoli. Se è così, si è sbagliato, non appoggio Bernazzoli; non abito a Parma, ma se abitassi a Parma non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse chi ha scritto questo articolo, sull&#8217;Unità,  (<a href="http://www.unita.it/italia/gene-gnocchi-in-campo-per-il-pd-bernazzoli-1.410513">clic</a>), ha inteso la mia critica al programma del Movimento 5 stelle di Parma (<a href="http://www.paolonori.it/parmigiani-e-5-stelle/">clic</a>) come un appoggio alla candidatura a sindaco del presidente della provincia di Parma Bernazzoli. Se è così, si è sbagliato, non appoggio Bernazzoli; non abito a Parma, ma se abitassi a Parma non andrei a votare, perché nessuno dei due candidati mi sembra abbia il requisito minimo che io ritengo indispensabile per aver fiducia di un politico, che quel politico non abbia la faccia tosta di presentarsi come candidato. Uno così, potrei anche votarlo, uno che si presenta, non ci penso nemmeno, Bernazzoli compreso. </p>
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		<title>Presente</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:33:55 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Garofalo]]></category>

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		<description><![CDATA[Due minuti di lettura da Presente filmati da Mauro Garofalo nella hall di un albergo torinese per uomini d&#8217;affari: Clic]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2012/02/presente.jpg"><img src="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2012/02/presente-192x300.jpg" alt="" title="presente" width="192" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-13327" /></a></p>
<p>Due minuti di lettura da Presente filmati da Mauro Garofalo nella hall di un albergo torinese per uomini d&#8217;affari: <a href="http://maurogarofalo.nova100.ilsole24ore.com/2012/05/paolo-nori-alla-fiera-del-libro-di-torino.html">Clic</a> </p>
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		<title>Cose elettroniche</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 22:45:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Libero]]></category>

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		<description><![CDATA[Al salone del libro di Torino, il tema di quest&#8217;anno, La primavera digitale, uno lo può anche tradurre come La paura che fanno gli ebook, i libri elettronici. Che siccome c&#8217;è stato, in questi ultimi anni, in concomitanza con la comparsa degli ebook, un calo di vendite dei libri di carta, calo che ha determinato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al salone del libro di Torino, il tema di quest&#8217;anno, La primavera digitale, uno lo può anche tradurre come La paura che fanno gli ebook, i libri elettronici. Che siccome c&#8217;è stato, in questi ultimi anni, in concomitanza con la comparsa degli ebook, un calo di vendite dei libri di carta, calo che ha determinato perfino la chiusura di qualche libreria, può venire naturale mettere in relazione le due cose. Solo che, io non ne so niente, ma ho l&#8217;impressione che la chiusura delle librerie e il calo delle vendite siano da mettere in relazione con una situazione più generale, che ha determinato, per esempio la chiusura di alcuni locali pubblici e di alcune agenzie immobiliari, a spiegare le quali non è comparso nessun concorrente elettronico (aperitivi elettronici o appartamenti elettronici). Ho, insieme al mio amico Alessandro Bonino, una piccola casa editrice elettronica, per questo conosco i dati di vendita dei libri elettronici, in Italia, e sono grandezze che mi sembra non giustifichino la chiusura di niente. Dopo poi le paure son belle perché non costano niente, e una cosa nuova, un nuovo arrivato, una delle cose a cui serve è prendersi la colpa di tutto quel che succede. Si stava così bene, prima. </p>
<p>[Uscito su Libero di ieri]</p>
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		<title>13 maggio – Torino</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 12:28:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio pubblici discorsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 13 maggio, a Torino, al Salone del libro, al padiglione 2, alle 11 e 30, nello spazio book to the future Storia del partito del progresso moderato nei limiti della legge con Alessandro Bonino e Paolo Nori (clic)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 13 maggio,<br />
a Torino,<br />
al Salone del libro,<br />
al padiglione 2,<br />
alle 11 e 30,<br />
nello spazio<br />
book to the future<br />
Storia del partito<br />
del progresso moderato<br />
nei limiti della legge<br />
con Alessandro Bonino<br />
e Paolo Nori<br />
(<a href="http://www.salonelibro.it/it/organizza-la-visita/programma/details/4387-storia-del-partito-del-progresso-moderato-nei-limiti-della-legge-book-to-the-future.html">clic</a>)</p>
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		<title>Uomini d’affari</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 22:58:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Libero]]></category>

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		<description><![CDATA[Stamattina, sabato mattina, parto per la fiera del libro di Torino, e stanotte, sabato notte, dormirò in un albergo vicino al Lingotto, quell&#8217;ex fabbrica della Fiat che è diventata una specie di mega centro congressi. È un albergo dove sono già stato, geometrico, pulito, con un asceensore panoramico, un albergo da uomini d&#8217;affari. Prima di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina, sabato mattina, parto per la fiera del libro di Torino, e stanotte, sabato notte, dormirò in un albergo vicino al Lingotto, quell&#8217;ex fabbrica della Fiat che è diventata una specie di mega centro congressi.  È un albergo dove sono già stato, geometrico, pulito, con un asceensore panoramico, un albergo da uomini d&#8217;affari. Prima di cominciare a scrivere dei libri, io ero un uomo d&#8217;affari: ero il responsabile amministrativo di una joint venture franco-italiana che doveva posare un gasdotto nel sud della Francia, e uno dei motivi per cui mi son messo a scriver dei libri, è non avere più niente a che fare con gli uomini d&#8217;affari, fuori e dentro di me. Perché a me sembra che la letteratura, più che nei centri congressi, sia più facile trovarla nella spazzatura, nei cassonetti, negli ospedali, sui filobus, nelle sale d&#8217;attesa degli ambulatori veterinari, nei bagni dei cinema, nei sottopassaggi abbandonati, sotto i cavalcavia, nei prati dopo che hanno smontato i tendoni dei circhi, nelle tabaccherie, nelle collezioni di francobolli, negli espositori delle cartoline, nei pavimenti dei bar quando sono cosparsi di segatura e in tanti altri posti ancora, ma è finito lo spazio di questo articolo. </p>
<p>[uscito ieri su Libero]</p>
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