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	<title>Parole di un maniaco omicida</title>
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	<description>Richard Gekko, appoggiato al bancone del Titty Twister dal tramonto all'alba, racconta</description>
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		<title>L’Archeologo Musicale (Cap. 3): Giorgio Moroder e l&#8217;invenzione del futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 05:18:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Dance Floor]]></category>
		<category><![CDATA[EDM]]></category>
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		<category><![CDATA[Giorgio Moroder]]></category>
		<category><![CDATA[Italo Disco]]></category>
		<category><![CDATA[La storia infinita]]></category>
		<category><![CDATA[Musica Elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[Top Gun]]></category>
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					<description><![CDATA[Se nei primi due capitoli abbiamo esplorato la rete di relazioni (la Bologna Connection) e il camaleontismo di un singolo artista (Norman Cook/Fatboy Slim), qui arriviamo all&#8217;origine di tutto. Al &#8220;padre biologico&#8221; del suono contemporaneo. Senza l&#8217;uomo di Ortisei, non avremmo avuto la French Touch dei Daft Punk, il Big Beat anni &#8217;90 e forse [&#8230;]]]></description>
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<p>Se nei primi due capitoli abbiamo esplorato la rete di relazioni (la <em><a href="https://richardgekko.altervista.org/2026/05/08/larcheologo-musicale-perche-a-50-anni-la-musica-non-e-mai-stata-cosi-nuova/" data-type="post" data-id="2069">Bologna Connection</a></em>) e il camaleontismo di un singolo artista (<em><a href="https://richardgekko.altervista.org/2026/06/03/youve-come-a-long-way-mr-cook/" data-type="post" data-id="2074">Norman Cook/Fatboy Slim</a></em>), qui arriviamo all&#8217;origine di tutto. Al &#8220;padre biologico&#8221; del suono contemporaneo.</p>



<p>Senza l&#8217;uomo di Ortisei, non avremmo avuto la <em>French Touch</em> dei Daft Punk, il Big Beat anni &#8217;90 e forse nemmeno la musica dance per come la conosciamo. Questo terzo capitolo non parla di nostalgia o di semplici coincidenze: parla di pura <strong>Visione</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;anno zero: 1977 e la nascita della macchina</h3>



<p>C&#8217;è un prima e un dopo nella storia della musica pop, ed è marcato da una canzone: <em>“I Feel Love”</em> di Donna Summer.</p>



<p>Prima del 1977, la disco music era fatta di grandi orchestre, fiati, archi e turnisti in carne ed ossa. Poi arriva Moroder, si chiude in studio a Monaco con un sintetizzatore Moog modulare e decide di affidare tutto a un sequencer. Elimina i musicisti e lascia solo la cassa della batteria e il battito ipnotico, preciso e matematico della macchina. Brian Eno, ascoltando quel pezzo per la prima volta, disse a David Bowie: <em>&#8220;Ho sentito il suono del futuro. Questo brano cambierà la musica dei prossimi dieci anni&#8221;</em>. Aveva torto: l&#8217;ha cambiata per i successivi cinquant&#8217;altro.</p>



<p>Quando i <strong>Daft Punk</strong> nel 2013 hanno inserito la sua voce nel brano <em>“Giorgio by Moroder”</em> in <em>Random Access Memories</em>, non hanno fatto un&#8217;operazione nostalgia: hanno intervistato l&#8217;uomo che ha dato il &#8220;permesso&#8221; al mondo di considerare il sintetizzatore uno strumento dotato di un&#8217;anima.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il cortocircuito cinematografico: Da <em>Midnight Express</em> a <em>Top Gun</em></h3>



<p>La cosa che mi ha scioccato di più facendo l&#8217;archeologo sulla sua discografia è la sua incredibile schizofrenia stilistica (che poi schizofrenia non è, ma eclettismo geniale).</p>



<p>Come fa la stessa mente a comporre la colonna sonora oppressiva, cupa e claustrofobica di <em>“Fuga di Mezzanotte”</em> (<em>Midnight Express</em>, con cui vince l&#8217;Oscar nel 1979) o il tema oscuro di <em>“Scarface”</em>, e contemporaneamente firmare i successi più patinati, pop e &#8220;zuccherosi&#8221; degli anni &#8217;80?</p>



<p>Parliamo di pezzi come <em>“Take My Breath Away”</em> dei Berlin (<em>Top Gun</em>), <em>“Flashdance&#8230; What a Feeling”</em> o la sigla de <em><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/The_NeverEnding_Story_(song)" data-type="link" data-id="https://en.wikipedia.org/wiki/The_NeverEnding_Story_(song)">“La Storia Infinita”</a></em>.</p>



<p>Moroder ha capito prima di tutti che la musica elettronica non era un genere, ma un <strong>linguaggio visivo</strong>. Poteva generare un&#8217;ansia terribile o far sognare un adolescente davanti allo schermo. Gran parte dell&#8217;estetica <em>synthwave</em> che va di moda oggi non fa altro che ricopiare, con quarant&#8217;anni di ritardo, le sue intuizioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La lezione del &#8220;Click&#8221;</h3>



<p>C&#8217;è un aneddoto famoso che Moroder racconta spesso: quando ha iniziato, tutti gli dicevano che la musica fatta con le macchine era fredda, senza cuore, &#8220;sbagliata&#8221; perché seguiva un metronomo rigido (il famoso <em>click</em>). La sua intuizione è stata ribaltare il concetto: <strong>la precisione meccanica non uccide l&#8217;emozione, la amplifica.</strong> Crea una trance, un&#8217;ossessione ritmica su cui la voce umana può volare libera.</p>



<p>È la stessa lezione che Mauro Malavasi ha applicato nel funk e che Norman Cook ha esasperato nel campionamento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La morale del terzo capitolo</h3>



<p>Guardare a Giorgio Moroder con gli occhi dell&#8217;archeologo significa capire che il futuro non nasce mai per caso. Nasce quando qualcuno ha il coraggio di abbandonare le certezze del presente (le chitarre, le orchestre) per scommettere su uno strumento che tutti gli altri considerano solo un giocattolo rumoroso.</p>



<p>Moroder è il nonno dell&#8217;elettronica, ma quando ascolti i suoi bassi sintetizzati non senti il passato: senti la matrice di tutto quello che balliamo ancora oggi.</p>
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		<title>Bruno Campagnola: l’anima di Verona in 60 scatti in bianco e nero</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2026/08/24/bruno-campagnola-lanima-di-verona-in-60-scatti-in-bianco-e-nero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 04:57:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Arnoldo Mondadori Editore]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Campagnola]]></category>
		<category><![CDATA[L'Arena]]></category>
		<category><![CDATA[Verona]]></category>
		<category><![CDATA[Verona Fedele]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è un modo di guardare la realtà che non si limita a registrarla, ma la custodisce. A dieci anni dalla sua scomparsa, Verona torna a omaggiare uno dei suoi narratori visivi più attenti ed empatici: Bruno Campagnola. Ospitata nella cornice della Sala Protomoteca della Biblioteca Civica di Verona, la mostra fotografica “BRUNO CAMPAGNOLA. Volti e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è un modo di guardare la realtà che non si limita a registrarla, ma la custodisce. A dieci anni dalla sua scomparsa, Verona torna a omaggiare uno dei suoi narratori visivi più attenti ed empatici: <strong>Bruno Campagnola</strong>.</p>



<p>Ospitata nella cornice della <strong>Sala Protomoteca della Biblioteca Civica di Verona</strong>, la mostra fotografica <em>“BRUNO CAMPAGNOLA. Volti e luoghi veronesi”</em> è un viaggio nostalgico e profondamente umano attraverso la memoria collettiva della città e della sua provincia.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>«Fotografare, in fondo, è un atto effimero e potente in cui la luce del sole o del flash traccia forme che si fissano nel tempo, salvando un istante che altrimenti sparirebbe. Una scrittura universale, fatta non di lettere ma di toni e contrasti, dove ogni foto è una frase che racconta una traduzione del mondo&#8230;»</em></p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Un percorso artistico nato dalla passione</h2>



<p>Realizzata su iniziativa dei figli <strong>Sandro e Daniela Campagnola</strong>, con il patrocinio del <strong>Comune di Verona</strong> e del <strong>Circolo Fotografico Veronese BFI</strong> (con cui l&#8217;autore ebbe un costante e fecondo confronto), l&#8217;esposizione racchiude il cuore dell&#8217;attività artistica di Bruno Campagnola.</p>



<p>Il suo percorso prende vita negli anni ‘60 del Novecento e si sviluppa per oltre tre decenni. Conosciuto anche come reporter per la casa editrice <strong>Arnoldo Mondadori Editore</strong>, per il quotidiano <strong>L’Arena</strong> e per il settimanale <strong>Verona Fedele</strong>, Campagnola ha documentato la vita cittadina in ogni sua sfaccettatura: dai volti segnati dal lavoro ai contrasti sociali, dall&#8217;infanzia ai luoghi iconici, fino allo sport, con un fondamentale corpus su negativo dedicato all&#8217;<strong>Hellas Verona</strong> allo Stadio Bentegodi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;artigianalità del Bianco e Nero e la dimensione umana</h2>



<p>La rassegna presenta <strong>una sessantina di opere fotografiche originali in bianco e nero</strong>, scattate interamente con macchine fotografiche analogiche e <strong>stampate personalmente dall’autore nella sua camera oscura</strong>.</p>



<p>Ciò che emerge con forza in ogni scatto non è solo la tecnica pura, ma la straordinaria empatia con i soggetti ritratti. Bruno Campagnola cercava un contatto diretto, umano e partecipe: amava donare la foto finita alle persone che ritraeva, convinto che:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>«Senza la persona ritratta in quel momento e in quel luogo, la foto non esisterebbe.»</em></p>
</blockquote>



<p>Il percorso espositivo si snoda liberamente nella Sala Protomoteca attraverso <strong>sezioni tematiche</strong>, ciascuna arricchita da racconti ed aneddoti che guidano il visitatore dentro la narrazione di ogni singolo scatto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Info utili per la visita</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Titolo mostra:</strong><em> </em><em>BRUNO CAMPAGNOLA. Volti e luoghi veronesi</em></li>



<li><strong>Dove:</strong> Sala Protomoteca – Biblioteca Civica di Verona (Via Cappello, 43 – Verona)</li>



<li><strong>Periodo:</strong> Dal 23 luglio al 29 agosto 2026</li>



<li><strong>Ingresso:</strong> Gratuito</li>



<li><strong>Orari di apertura:</strong>
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Lunedì:</strong> 14:00 – 19:00</li>



<li><strong>Da martedì a sabato:</strong> 9:00 – 19:00</li>
</ul>
</li>
</ul>



<p><em>“Volti e luoghi veronesi”</em> non è soltanto un&#8217;esposizione fotografica: è un invito a rallentare lo sguardo, a osservare i dettagli e a lasciarsi emozionare dalla forza di una Verona autentica e senza tempo. Una mostra imperdibile per tutti gli amanti della fotografia d&#8217;autore e della storia locale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tre location, tre estati, nessuna orgia</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2026/08/03/tre-location-tre-estati-nessuna-orgia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 05:17:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[Erotismo]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Scambio di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Scambismo]]></category>
		<category><![CDATA[Swingers]]></category>
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					<description><![CDATA[Estate 1998: la baita in montagna Al piano di sotto, la birra e le sghignazzate del resto della compagnia facevano da sottofondo. Al piano di sopra, in quattro su un unico lettone matrimoniale, il clima era decisamente più denso. Eravamo tutti vestiti, ma i jeans Levis&#8217;s sbottonati lasciavano ampio spazio di manovra. Io baciavo la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Estate 1998: la baita in montagna</h3>



<p>Al piano di sotto, la birra e le sghignazzate del resto della compagnia facevano da sottofondo. Al piano di sopra, in quattro su un unico lettone matrimoniale, il clima era decisamente più denso. Eravamo tutti vestiti, ma i jeans Levis&#8217;s sbottonati lasciavano ampio spazio di manovra. Io baciavo la mia ragazza dell&#8217;epoca, ma ogni tanto la mano deviava, quasi avesse una vita propria, scivolando sul seno della sua amica. Risatine a fior di pelle. E dall&#8217;altra parte, il suo ragazzo faceva esattamente lo stesso con la mia.</p>



<p>Volavano dei &#8220;no&#8221;, pronunciati con bocche ammiccanti e smentiti subito dopo da un linguaggio del corpo che diceva tutt&#8217;altro. A vent&#8217;anni non mi chiedevo nemmeno cosa significassero davvero quelle smentite: nella mia testa quella non era una sessione di petting incrociato, era già l&#8217;inizio di una storia da tramandare. Poi, però, la manopola del gas è rimasta lì, bloccata a un passo dal &#8220;tutto aperto&#8221;. Ci siamo fermati alle toccatine, lasciando che l&#8217;orgia rimanesse confinata nello spazio stretto del mio cranio. Forse l&#8217;ormone era meno forte della paura di sperimentare.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ferragosto 2010: la stanza dell&#8217;hotel</h3>



<p>Cattolica, caldo asfissiante e idromassaggio a bordo piscina. Le rispettive figlie spedite al baby club e noi, io e la mia compagna insieme a un&#8217;altra coppia di amici, a perdere il conto dei cocktail. Risate facili, battute da spogliatoio, mani che si cercavano sotto le bolle d&#8217;aria per tastare il terreno. L&#8217;atmosfera era rovente.</p>



<p>Prima che l&#8217;alcol trasformasse l&#8217;erotismo in una sbronza triste, ci invitano nella loro camera per &#8220;riposare&#8221; — la nostra era troppi piani più in alto per fare tutta quella strada. Corpi abbronzati, umidi, coperti solo dai costumi. Ci stendiamo tutti e quattro sullo stesso letto. Mi ritrovo di fianco alla donna dell&#8217;altra coppia. Nel mio cervello si stava già girando il remake di un film a luci rosse. Poi lei mi guarda, sorride e frena in curva: <em>&#8220;Io no vicino a lui, sennò facciamo sesso veramente!&#8221;</em>. Un &#8220;no&#8221; limpido, solido, senza spazio per le risatine del &#8217;98. Peccato, ci speravo davvero. Anche perchè l&#8217;avverbio &#8220;veramente&#8221; pronunciato dalla signora ha sottolineato la spietata crudeltà della linea sottile che divide la potenza dall&#8217;atto. Ma la bolla si era defintivamente sgonfiata e ci siamo messi a dormire.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Estate 2026: l&#8217;attico con la piscina esterna</h3>



<p>Il terrazzo di una coppia di amici che conosciamo da un po&#8217;. Lui sulla cinquantina come me e la mia compagna, lei poco più che trentenne, un fisico mediterraneo da capogiro, fianchi morbidi e un seno generoso. Arriva a bordo piscina indossando una brasiliana che riduce il margine d&#8217;immaginazione allo zero per cento. Credo di averla fissata qualche secondo di troppo, perché il suo compagno mi fa l&#8217;occhiolino e spara la battuta: <em>&#8220;Le facciamo ubriacare e poi facciamo una gang bang tutti contro tutti&#8221;</em>. Risate generali, un po&#8217; per l&#8217;alcol, un po&#8217; per la tensione erotica nell&#8217;aria.</p>



<p>Ancora una volta, nella mia testa eravamo già tutti avvinghiati, spinti da una libido senza freni. La realtà? Una volta usciti dall&#8217;acqua ci siamo rivestiti ordinatamente, siamo saliti in auto e siamo andati a un festival rock. Dove, per la cronaca, la line-up della serata prevedeva la cover band di Vasco Rossi.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>E insomma, la storia della mia vita erotica si riassume così: un&#8217;infinita serie di premesse incandescenti che finiscono puntualmente con un gran buco nell&#8217;acqua. Vorrei essere un po&#8217; più sporcaccione, dare libero sfogo alla libido mia e della mia compagna — perché il vero feticcio, in fondo, sta proprio nel fare questo gioco insieme, al confine sottile dello scambio di coppia.</p>



<p>La complicità c&#8217;è, le intenzioni (sempre consensuali e rispettose, ci mancherebbe) pure. Ma poi la realtà ha un senso dell&#8217;umorismo tutto suo: ti prepara il set per un&#8217;orgia e ti manda a cantare <em>Siamo solo noi</em> insieme a quattrocentocinquanta persone.</p>



<p>Magari la prossima volta. O magari continuerò a farmi bastare il brivido dell&#8217;attesa, restando a guardare la fantasia che sfuma e ammettendo a me stesso che, anche stasera&#8230; <strong>«voglio una vita come quelle dei film»</strong>.</p>
</blockquote>



<p><em>Foto di copertina: <a href="https://500px.com/photo/235425335/-by-oleg-kovalenko" data-type="link" data-id="https://500px.com/photo/235425335/-by-oleg-kovalenko">Oleg Kovalenko / 500px</a></em></p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Amo l’estate (20 anni dopo)</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2026/07/25/amo-lestate-20-anni-dopo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 10:05:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[Estate]]></category>
		<category><![CDATA[Sagre Paesane]]></category>
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					<description><![CDATA[Allora scrivevo questo. Oggi va un po&#8217; rivisto.Amo l’estate. Amo il sole. Amo il caldo. Ma non troppo, come in questi giorni roventi: la colonnina sopra i 40 è troppo anche per me. Amo girare scalzo e vestito il meno possibile, anche se il fisicaccio di me trentenne oggi è solo un ricordo rimpiazzato da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="https://richardgekko.altervista.org/2006/06/19/amo_l_estate/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Allora scrivevo questo.</a><br><br>Oggi va un po&#8217; rivisto.<br>Amo l’estate. Amo il sole. Amo il caldo. Ma non troppo, come in questi giorni roventi: la colonnina sopra i 40 è troppo anche per me.</p>



<p>Amo girare scalzo e vestito il meno possibile, anche se il fisicaccio di me trentenne oggi è solo un ricordo rimpiazzato da quella panza che nemmeno le 5 uscite di corsa settimanali fanno calare. Però oggi ho molto più fiato di allora.</p>



<p>Amo i giorni che iniziano prestissimo e finiscono tardissimo. Beh, speriamo non proprio <em>così</em> tardissimo, che sennò poi mi spezza il ciclo sonno/veglia.</p>



<p>Amo ancora l&#8217;idea di sentire pochissimo il bisogno di dormire tipico dei giovani, però se adesso per sbaglio non dormo almeno 5/6 ore&#8230; poi la pago cara con gli interessi per i tre giorni successivi.</p>



<p>Amo tenere la finestra della mia camera spalancata la notte e sentire i grilli e gli uccelli notturni dall’altra parte della strada. Salvo quando fanno troppo rumore e fatico ad addormentarmi.</p>



<p>Amo le nottate passate nelle piazze ad ascoltare le cover band — meglio se funky o rock come in questi weekend — o fare un giro nei dj set all’aperto. Qui l&#8217;attitudine è rimasta la stessa: è la musica che è cambiata. Va di moda il reggaeton e la trap&#8230; a me fa cagare.</p>



<p>Amo inebriarmi di birra e grappette ai chioschi delle sagre paesane, perché sulle grappette, diciamolo, siamo ancora dei veri bomber.</p>



<p>Amo guardarmi intorno e constatare che l’euforia che mi pulsa nelle vene è la stessa di sempre. Certo, non guardo più le ragazzine&#8230; potrei essere loro padre. Adesso guardo le MILF, con tutto l&#8217;apprezzamento per l&#8217;esperienza.</p>



<p>Amo l’estate per le illusioni che regala: d’estate la vita sembra ancora bellissima e leggera, proprio come nel video di <em>Watermelon Sugar</em> di Harry Styles.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/stock-photo-1047085273.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="2088" src="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/stock-photo-1047085273-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-2088" srcset="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/stock-photo-1047085273-1024x683.jpg 1024w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/stock-photo-1047085273-222x148.jpg 222w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/stock-photo-1047085273-768x512.jpg 768w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/stock-photo-1047085273-1536x1024.jpg 1536w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/stock-photo-1047085273.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/v23.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="681" data-id="2091" src="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/v23-1024x681.jpg" alt="" class="wp-image-2091" srcset="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/v23-1024x681.jpg 1024w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/v23-222x148.jpg 222w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/v23-768x511.jpg 768w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/v23.jpg 1064w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/v21.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="681" data-id="2087" src="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/v21-1024x681.jpg" alt="" class="wp-image-2087" srcset="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/v21-1024x681.jpg 1024w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/v21-222x148.jpg 222w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/v21-768x511.jpg 768w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/07/v21.jpg 1064w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
</figure>



<p></p>



<p>foto credits:<br><a href="https://500px.com/photo/271816347/devushki-by-olga-nikulochkina">https://500px.com/photo/271816347/devushki-by-olga-nikulochkina</a><br><a href="https://500px.com/photo/1047085273/soleil-soleil-by-rf-th">https://500px.com/photo/1047085273/soleil-soleil-by-rf-th</a><br><a href="https://500px.com/photo/233824521/img-by-evgeniy-bubnov">https://500px.com/photo/233824521/img-by-evgeniy-bubnov</a><br><a href="https://500px.com/photo/273774513/am89-by-eric-g">https://500px.com/photo/273774513/am89-by-eric-g</a><br><a href="https://500px.com/photo/273774461/am88-by-eric-g">https://500px.com/photo/273774461/am88-by-eric-g</a></p>
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		<title>Il corpo di Madonna, il rosario e l’ipocrisia di chi vuole le settantenni &#8220;al loro posto&#8221;</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2026/06/06/il-corpo-di-madonna-il-rosario-e-lipocrisia-di-chi-vuole-le-settantenni-al-loro-posto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 05:32:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Ageismo]]></category>
		<category><![CDATA[Confessions II]]></category>
		<category><![CDATA[Femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[Madonna]]></category>
		<category><![CDATA[Pop Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Pride Month]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;altro giorno, per aprire il Pride Month, Madonna ha fatto quello che sa fare meglio: ha sconvolto le regole del gioco. Un concerto a sorpresa sul balcone di uno dei maxischermi più famosi del mondo. Nessun annuncio ufficiale, solo un misterioso countdown su Grindr e poi lei, che appare coperta da un velo rosa. Lo [&#8230;]]]></description>
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<p>L&#8217;altro giorno, per aprire il Pride Month, Madonna ha fatto quello che sa fare meglio: ha sconvolto le regole del gioco. Un concerto a sorpresa sul balcone di uno dei maxischermi più famosi del mondo. Nessun annuncio ufficiale, solo un misterioso countdown su Grindr e poi lei, che appare coperta da un velo rosa. Lo toglie e parte l’intro del suo nuovo singolo, traccia d’apertura dell’attesissimo album <em>Confessions II</em> (in uscita il 3 luglio):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Posso essere chiunque io voglia essere.”</em></p>
</blockquote>



<p>Quindici minuti di pura adrenalina. Ha cantato <em>Hung Up</em>, ha regalato le anteprime di <em>Love Sensation</em> e <em>I Feel So Free</em>. Coreografia millimetrica, trucco pesante, un fisico che sfida le leggi del tempo e della gravità.</p>



<p>Sessantasette anni.</p>



<p>E nel giro di poche ore, com’era prevedibile, internet si è spaccato in due. Da un lato chi ballava e celebrava la Regina, dall&#8217;altro l&#8217;esercito dei &#8220;benpensanti&#8221; da tastiera, pronti a spiegare con fare paternalistico perché, alla sua età, non avrebbe dovuto farlo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La libertà non ha una data di scadenza</h3>



<p>Sapete cosa vi dico? Ha ragione chi la difende. Ogni singola parola. <em>Hung Up</em> rimane uno dei singoli pop più perfetti degli ultimi trent’anni e chi ha costruito quel capolavoro ha il diritto sacrosanto di cantarlo dove vuole, quando vuole, vestita come le pare e davanti a chiunque.</p>



<p>La libertà non ha una data di scadenza. Madonna ha tutto il diritto di sentirsi libera, <strong>proprio come recita la sua canzone</strong>, di salire su quel balcone, togliersi il velo rosa e urlare al mondo chi è.</p>



<p>Il problema vero è che Madonna scandalizza molto di più oggi, a quasi settant&#8217;anni, di quanto facesse quarantaquattro anni fa. Perché a una donna giovane la società concede (e mercifica) la trasgressione. Ma a una donna anziana la stessa società chiede di &#8220;invecchiare con grazia&#8221;, che nel linguaggio patriarcale significa: <em>diventa invisibile, copriti e guarda lo specchio con rassegnazione.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;ipocrisia del doppio standard (e il &#8220;rosario in mano&#8221;)</h3>



<p>L&#8217;ipocrisia che circonda questa esibizione è disarmante. Nessuno si scandalizza, nessuno fa ironia e nessuno prova disgusto quando Mick Jagger, a ottant’anni suonati, corre sul palco con i pantaloni attillati e si muove come un ragazzino. Per lui è &#8220;energia rock&#8221;, è &#8220;eterna giovinezza&#8221;.</p>



<p>Se invece lo fa Madonna, con il suo corsetto e le sue forme di donna matura che ballano a tempo di musica, allora no. Allora arrivano i commenti viscidi di chi le consiglia di &#8220;accettare l&#8217;età che ha&#8221;.</p>



<p>Ma una donna, a 70 anni, non ha forse diritto alla propria sessualità? Non ha diritto alla trasgressione, al gioco, al godimento del proprio corpo?</p>



<p>Dalle mie parti, in Veneto, quando un anziano fa qualcosa considerato &#8220;da giovani&#8221;, i vecchi dicono: <em>&#8220;Ma tote un rosario in man!&#8221;</em> (prenditi un rosario in mano). Una frase ironica, ma che nasconde una verità triste: l&#8217;idea che l&#8217;unico modo socialmente accettabile per passare il tempo nella terza età sia prepararsi alla tomba, pregando in silenzio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il tabù definitivo</h3>



<p>Beh, andatevene a fanculo voi, il rosario e le vostre ipocrite convenzioni sociali.</p>



<p>Madonna sta facendo oggi la cosa più punk della sua intera carriera. Sta abbattendo l&#8217;ultimo tabù rimasto: il diritto di una donna anziana di essere un soggetto desiderante, potente, provocatorio e padrone assoluto del proprio corpo.</p>



<p>Ieri a Times Square non è andato in scena solo il lancio di un disco. È andata in scena una lezione di libertà. E chi non riesce a reggere la vista di un body rosa a 67 anni, farebbe meglio a guardare altrove.</p>



<p></p>
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		<title>You&#8217;ve Come a Long Way, mr Cook</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2026/06/03/youve-come-a-long-way-mr-cook/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 04:32:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Big Beat]]></category>
		<category><![CDATA[Dance Floor]]></category>
		<category><![CDATA[Fatboy Slim]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho sempre avuto una certa avversione per la gerontocrazia. Siamo abituati a pensare che il potere occupi le poltrone, lasciando i giovani a scalpitare nelle retrovie. Ma come fai a non cedere il trono a un personaggio come Quentin Leo Cook? Il signor Cook (aka Fatboy Slim), classe 1963, è il Santo Graal degli archeologi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ho sempre avuto una certa avversione per la gerontocrazia. Siamo abituati a pensare che il potere occupi le poltrone, lasciando i giovani a scalpitare nelle retrovie. Ma come fai a non cedere il trono a un personaggio come Quentin Leo Cook?</p>



<p>Il signor Cook (aka Fatboy Slim), classe 1963, è il Santo Graal degli archeologi musicali. La sua carriera è la dimostrazione vivente di come una persona sola possa attraversare vent&#8217;anni di storia della musica cambiando pelle a ogni giro di boa, lasciando lo zampino in generi che, sulla carta, non si parlerebbero mai.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Da bravo ragazzo dell&#8217;indie pop a Re del Big Beat</h3>



<p>Immagina di dire a qualcuno nell&#8217;autunno del 1986 che il timido bassista degli <strong>Housemartins</strong> — quelli di <em>Caravan of Love</em>, un pezzo pop <em>a cappella</em> da oratorio britannico — quindici anni dopo avrebbe fatto ballare 250mila persone su una spiaggia di Brighton a colpi di elettronica pesante e campionamenti selvaggi (<em>Big Beach Boutique II</em>, un evento storico). Ti avrebbero preso per matto.</p>



<p>La grandezza di Norman Cook (altro alias) sta nel fatto che non è mai stato un &#8220;purista&#8221;, ma un accumulatore seriale di vinili con un senso del ritmo pazzesco. Quando gli Housemartins si sciolgono, lui decide che il pop con le chitarre gli va stretto e inizia a esplorare i campionatori.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La metamorfosi in 4 tappe</h3>



<p>Guarda che cortocircuito temporale e di generi è riuscito a creare quest&#8217;uomo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Beats International (1990):</strong> Inventa questo progetto e sforna <em>Dub Be Good to Me</em> (un successo clamoroso). Cosa fa? Prende la linea di basso di <em>The Guns of Brixton</em> dei Clash, ci mette sopra il testo di <em>Just Be Good to Me</em> della S.O.S. Band e crea un pezzo dub/reggae/pop perfetto.</li>



<li><strong>Freak Power (1993):</strong> Cambia ancora. Insieme ad Ashley Slater si butta sull&#8217;acid jazz e sul funk sporco. Ti ricordi <em>Turn On, Tune In, Cop Out</em>? Diventò famosissima grazie a uno spot della Levi&#8217;s. Atmosfera sexy, fiati, fumo. Nulla a che fare con gli Housemartins.</li>



<li><strong>Pizzaman (1995):</strong> Qui Cook entra a piedi uniti nella house commerciale degli anni &#8217;90. <em>Trippin&#8217; on Sunshine</em> spacca i club di Ibiza.</li>



<li><strong>The Mighty Dub Katz (fine anni &#8217;90):</strong> Altro alias, altra declinazione house/latina con pezzi micidiali come <em>Magic Carpet Ride</em> o la stessa <em>Let the Drums Speak</em>, dove il ritmo diventa tribale.</li>
</ul>



<p>E poi, finalmente, si inventa <strong>Fatboy Slim</strong>. Prende tutto quello che ha imparato (il pop degli Housemartins, il dub dei Beats International, il funk dei Freak Power, la cassa dritta di Pizzaman), lo frulla insieme ed inventa il <strong>Big Beat</strong> (<em>Rockafeller Skank</em>, <em>Praise You</em>), di cui è il massimo esponente insieme a <strong>Prodigy </strong>e <strong>Chemical Brother</strong>.</p>



<p><strong>Fatboy Slim</strong> non è nato dal nulla: è il risultato di un ventennio di esperimenti, un frullatore umano che ha capito prima di tutti che, in musica, le etichette servono solo a chi deve vendere il prodotto, non a chi lo crea.</p>



<p>E se ancora aveste dubbi sulla sua statura umana, basti pensare che in tempi recenti, durante la pandemia, non ha esitato a mettersi il grembiule per lavorare come cameriere nel locale di famiglia. Niente jet privati o divismo da copertina: solo la voglia di tornare alla realtà, quella vera, fatta di persone e di contatto. Perché, <a href="https://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/fatboy-slim-non-ho-bisogno-che-qualcuno-mi-idolatri-ma-di-qualcuno-che-balli/1026644/" data-type="link" data-id="https://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/fatboy-slim-non-ho-bisogno-che-qualcuno-mi-idolatri-ma-di-qualcuno-che-balli/1026644/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come dice lui stesso in una bella intervista a Rolling Stone</a>, non ha bisogno di qualcuno che lo idolatri, ma di qualcuno che balli.</p>



<p>Quindi, la prossima volta che vi dicono che a cinquant&#8217;anni si finisce di scoprire la musica, fate sentire loro una traccia di Norman Cook e poi raccontate da dove viene. Scoprirete che, in fondo, l&#8217;archeologo musicale è l&#8217;unico vero giovane: perché è l&#8217;unico che non smette mai di scavare.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’archeologo musicale: perché a 50 anni la musica non è mai stata così &#8220;nuova&#8221;</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2026/05/08/larcheologo-musicale-perche-a-50-anni-la-musica-non-e-mai-stata-cosi-nuova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 13:39:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[B.B. & Q. Band]]></category>
		<category><![CDATA[Change]]></category>
		<category><![CDATA[Charlotte de Witte]]></category>
		<category><![CDATA[Daft Punk]]></category>
		<category><![CDATA[Justice]]></category>
		<category><![CDATA[Luther Vandross]]></category>
		<category><![CDATA[Phats & Small]]></category>
		<category><![CDATA[Pino D'Angiò]]></category>
		<category><![CDATA[Steve Ferrone]]></category>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è un mito da sfatare: quello secondo cui, superata una certa età, smettiamo di cercare nuovi suoni per rifugiarci nella nostalgia. Per quanto mi riguarda, sta succedendo l’esatto opposto. Non sono diventato pigro: sono diventato un archeologo. Oggi non cerco la &#8220;novità&#8221; nelle classifiche di Spotify, ma seguo i fili invisibili che collegano, ad esempio, un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>C&#8217;è un mito da sfatare: quello secondo cui, superata una certa età, smettiamo di cercare nuovi suoni per rifugiarci nella nostalgia. Per quanto mi riguarda, sta succedendo l’esatto opposto. Non sono diventato pigro: sono diventato un <strong>archeologo</strong>.</p>



<p>Oggi non cerco la &#8220;novità&#8221; nelle classifiche di Spotify, ma seguo i fili invisibili che collegano, ad esempio, un successo dance del 1999 a un seminterrato di Bologna nel 1980, o un duo elettronico parigino a un film di Dario Argento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché questo metodo &#8220;archeologico&#8221; funziona meglio dello streaming</h3>



<p>Oggi gli algoritmi ti propongono &#8220;brani simili&#8221;. Ma l&#8217;algoritmo è pigro: guarda solo la superficie (il genere, il ritmo). La mia ricerca, invece, segue il <strong>DNA della musica</strong>:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Le Persone:</strong> Seguire i turnisti (come Ferrone o Gianolio) ti porta a scoprire dischi che non avresti mai considerato.</li>



<li><strong>La Tecnica:</strong> Capire come un giro di basso di Davide Romani finisca in un pezzo house del 1999 ti fa capire che la musica è un flusso continuo, non una serie di compartimenti stagni.</li>



<li><strong>Il Contesto:</strong> Scoprire che la <strong>B.B. &amp; Q. Band</strong> (Brooklyn, Bronx &amp; Queens) era in realtà un progetto nato in gran parte in uno studio di registrazione a Bologna è quel genere di &#8220;corto circuito&#8221; che rende la scoperta elettrizzante.</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading">La tana del bianconiglio: Da Phats &amp; Small a Luther Vandross</h3>



<p>Tutto è iniziato riascoltando <em>“Turn Around (Hey What&#8217;s Wrong With You)”</em> dei <strong>Phats &amp; Small</strong>. Un classico da pista del &#8217;99, certo. Ma cosa c&#8217;è &#8220;sotto&#8221;? Scavi e trovi i <strong>Change</strong> e la loro <em>“The Glow of Love”</em>.</p>



<p>Qui la scoperta diventa entusiasmante. Ti accorgi che dietro quel suono internazionale, incredibilmente cool e newyorkese, batte un cuore italiano: quello di <strong>Mauro Malavasi</strong>, <strong>Davide Romani</strong> e <strong>Paolo Gianolio</strong>. Questi &#8220;ragazzi terribili&#8221; partiti dall&#8217;asse Bologna-Modena hanno letteralmente insegnato agli americani come si faceva il funk di classe, arruolando un allora sconosciuto <strong>Luther Vandross</strong> e un batterista immenso come <strong>Steve Ferrone</strong> (che prima di diventare il braccio destro di Eric Clapton macinava groove con gli <em>Average White Band</em>).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Unire i puntini: La &#8220;Bologna Connection&#8221;</h3>



<p>La cosa incredibile di questo lavoro di archiviazione è vedere come i nomi ritornino. Scopri che lo stesso Malavasi che faceva ballare il mondo con la <strong>B.B. &amp; Q. Band</strong>, anni dopo è diventato il <em>deus ex machina</em> dietro i capolavori di <strong>Lucio Dalla</strong> (uno su tutti: l&#8217;album <em>Dalla</em> del 1980) e il successo globale di <strong>Andrea Bocelli</strong>.</p>



<p>È la dimostrazione che la qualità non ha genere: è un flusso che scorre dal dancefloor di New York alla melodia d&#8217;autore italiana.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I &#8220;nipotini&#8221; francesi: Justice e Daft Punk</h3>



<p>L’archeologia musicale ci insegna anche che i nuovi maestri sono, a loro volta, dei grandi scavatori. Prendete i <strong>Justice</strong>: il loro pezzo <em>“Phantom”</em> non sarebbe esistito senza il tema di <em>“Tenebre”</em> dei <strong>Goblin</strong>. Un filo rosso che collega l&#8217;elettronica distorta francese del nuovo millennio al cinema horror di <strong>Dario Argento</strong>.</p>



<p>E che dire dei <strong>Daft Punk</strong>? Attraverso <strong>Thomas Bangalter</strong> e la <em>French Touch</em>, hanno ripreso quella lezione di eleganza produttiva degli anni &#8217;70 e &#8217;80, filtrandola attraverso i sintetizzatori. Salvo poi ospitare nell&#8217;album <strong>Random Access Memories</strong> il chitarrista&nbsp;<strong>Nile Rodgers</strong> (che ha fondato e prodotto&nbsp;gli <em>Chic</em>, che erano i &#8220;rivali/colleghi&#8221; dei <em>Change</em> di Malavasi). Il cerchio si chiude sempre.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il colpo di scena: Il &#8220;papà&#8221; della Trance è Pino D&#8217;Angiò</h3>



<p>Ma la scoperta che mi ha davvero scioccato riguarda il presente. Se entrate oggi in un club, sentirete il remix di <strong>Charlotte de Witte &amp; Enrico Sangiuliano</strong> di <em>“The Age of Love”</em>. È il pezzo techno del momento.</p>



<p>Ebbene, l&#8217;originale del 1990 (considerato da Billboard il pilastro fondante del genere <strong>Trance</strong>) è stato prodotto da Bruno Sanchioni e&#8230; <strong>Pino D’Angiò</strong>. Sì, proprio il Pino D’Angiò di <em>“Ma quale idea”</em>. Lo stesso Pino ha ammesso: <em>“Era talmente lontano dai miei lavori classici che chiesi di pubblicarlo senza il mio nome, rimanendone solo autore”</em>. Pensateci: l&#8217;icona del funk italiano ha inventato, quasi per gioco, il suono che avrebbe dominato i festival di tutto il mondo trent&#8217;anni dopo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La morale della favola</h3>



<p>Essere un &#8220;ascoltatore archivista&#8221; è un privilegio. Significa non sentire solo una canzone, ma vedere la rete di collaborazioni, campionamenti e influenze che l&#8217;hanno generata.</p>



<p>Non sto ascoltando musica &#8220;vecchia&#8221;. Sto finalmente capendo come è stato costruito il presente. E vi assicuro che, visti da qui, i puntini formano un disegno meraviglioso.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il &#8220;Pioneer Factor&#8221;: Perché l&#8217;IA sta riscrivendo le regole del porno (e noi dovremmo osservare)</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2026/04/21/il-pioneer-factor-perche-lia-sta-riscrivendo-le-regole-del-porno-e-noi-dovremmo-osservare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 05:48:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Per Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Onlyfans]]></category>
		<category><![CDATA[Porno Biz]]></category>
		<category><![CDATA[Pornografia]]></category>
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					<description><![CDATA[Non è un segreto che l&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento per adulti sia da sempre il banco di prova per le tecnologie che useremo tutti domani. Se una tecnologia ha il potenziale per connettere, emozionare o semplicemente intrattenere, il porno la adotterà, la spremerà e la porterà al limite prima di chiunque altro. Oggi, quella frontiera si chiama [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p id="p-rc_b60f8f812b583eb2-39">Non è un segreto che l&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento per adulti sia da sempre il banco di prova per le tecnologie che useremo tutti domani. Se una tecnologia ha il potenziale per connettere, emozionare o semplicemente intrattenere, il porno la adotterà, la spremerà e la porterà al limite prima di chiunque altro. Oggi, quella frontiera si chiama <strong>Intelligenza Artificiale</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. Una storia di &#8220;Prime Volte&#8221;</h3>



<p>L&#8217;industria del porno non segue il progresso: lo anticipa.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Dalla stampa ai bit:</strong> Quando Gutenberg inventò la stampa a fine Quattrocento, gli opuscoli osceni furono tra i primi prodotti a uscire dai torchi.</li>



<li><strong>Guerra dei formati:</strong> I film per adulti sbarcarono su videocassetta nel 1977, un anno prima delle pellicole di Hollywood, dominandone le vendite iniziali.</li>



<li><strong>Precursori del web:</strong> Nei primi anni Ottanta, il Minitel francese (antenato di Internet) vedeva i servizi erotici occupare inizialmente dal 30% al 50% di tutto il traffico.</li>



<li><strong>Eventi e innovazione:</strong> Mentre il mondo guarda al CES per le novità tech, gli <strong>AVN Awards</strong> spesso mostrano come quelle stesse tecnologie vengano applicate in modo pratico (e redditizio) con giorni di anticipo. Che si tratti di realtà virtuale o di robotica, il &#8220;fattore porn&#8221; accelera l&#8217;adozione di massa.</li>



<li><strong>Oltre i confini terrestri:</strong> Già negli anni &#8217;90 venivano prodotti film in assenza di gravità (come <em><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/The_Uranus_Experiment" data-type="link" data-id="https://en.wikipedia.org/wiki/The_Uranus_Experiment">The Uranus Experiment</a></em>), anticipando di decenni l&#8217;interesse cinematografico commerciale per lo spazio.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">2. Dallo Streaming alla &#8220;Sintesi&#8221; su Misura</h3>



<p id="p-rc_b60f8f812b583eb2-43">L&#8217;IA non è una semplice evoluzione, ma una rivoluzione: permette di passare dal consumo passivo alla creazione di contenuti personalizzati su richiesta<sup></sup>.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Fantasie Custom:</strong> Oggi gli utenti possono &#8220;evocare&#8221; il partner ideale specificando carnagione, fisico, carattere e persino il tipo di relazione desiderata.</li>



<li><strong>Un mercato esplosivo:</strong> Il settore dei contenuti per adulti basati su IA varrà <strong>2,5 miliardi di dollari</strong> quest&#8217;anno, con una crescita prevista del 27% annuo fino al 2028. Anche giganti come xAI (con Grok) e OpenAI stanno aprendo le porte a contenuti erotici o &#8220;piccanti&#8221; per adulti verificati.</li>



<li><strong>Rischi Morali e Giuridici:</strong> Questa libertà ha però risvolti inquietanti. Le app di &#8220;nudify&#8221;, capaci di spogliare digitalmente persone vestite, si stanno diffondendo in modo allarmante, specialmente nelle scuole. A questo si aggiunge il pericolo dei <strong>deepfake</strong> usati per ricatti o per creare immagini di abusi, sfidando legislazioni come l&#8217;<strong>Ai Act</strong> europeo o il <strong>Take it down act</strong> statunitense.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">3. Sopravvivenza e l&#8217;Effetto &#8220;Vinile&#8221;</h3>



<p>Come ogni rivoluzione, l&#8217;IA sta dividendo il settore tra chi abbraccia il cambiamento e chi punta sull&#8217;autenticità.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>L&#8217;Avatar come Buen Retiro:</strong> La pornostar Vicky Vette ha lanciato un doppio digitale di se stessa: un avatar IA che può continuare a guadagnare mance e interagire con i fan, superando i limiti dell&#8217;età in un settore spesso discriminatorio.</li>



<li><strong>Efficienza per i Creator:</strong> Per chi lavora su piattaforme come OnlyFans, l&#8217;IA è un alleato prezioso. I chatbot gestiscono le chat private (spesso la parte più redditizia ma faticosa), permettendo ai creator di scalare l&#8217;attività senza esaurirsi.</li>



<li><strong>Il ritorno all&#8217;umano:</strong> Proprio come la radio e il vinile non sono morti, il &#8220;porno reale&#8221; potrebbe diventare un prodotto di lusso. Piattaforme come <strong>Lustery</strong> scommettono sul fatto che, in un web inondato di pixel sintetici, l&#8217;utente cercherà ancora quel legame umano che rende il sesso speciale.</li>
</ul>



<p id="p-rc_b60f8f812b583eb2-50">In definitiva, l&#8217;IA nel porno ci sta mostrando il futuro della nostra interazione con le macchine: una zona grigia tra desiderio, automazione e necessità di regole etiche ferree. Perché, come dice la fondatrice di <em>MakeLoveNotPorn</em> Cindy Gallop, &#8220;il sesso nel mondo reale è più sorprendente di quanto potrà mai essere il porno&#8221;<sup></sup>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Nord-Est: l&#8217;ennesimo ruggito del bifolco arricchito</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2026/03/25/nord-est-lennesimo-ruggito-del-bifolco-arricchito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 05:50:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Nord-Est]]></category>
		<category><![CDATA[Provincialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[Il verdetto referendario è arrivato e con esso la conferma di una spaccatura che non è solo politica, ma antropologica. Il SI alla riforma (o meglio, al &#8220;restyling del potere&#8221;) si è arroccato in tre sole regioni: Lombardia, Veneto e Friuli. Ma grattando la superficie della propaganda, emerge la solita, deprimente verità geografica: le città [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="https://elezioni.interno.gov.it/risultati/20260322/referendum/scrutini/italia/01" data-type="link" data-id="https://elezioni.interno.gov.it/risultati/20260322/referendum/scrutini/italia/01" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il verdetto referendario è arrivato</a> e con esso la conferma di una spaccatura che non è solo politica, ma antropologica. Il SI alla riforma (o meglio, al &#8220;restyling del potere&#8221;) si è arroccato in tre sole regioni: <strong>Lombardia, Veneto e Friuli</strong>. Ma grattando la superficie della propaganda, emerge la solita, deprimente verità geografica: le città respirano, le province soffocano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. L’Anagrafe del Ristagno</h3>



<p>Mentre le aree metropolitane bocciano il progetto, i piccoli centri (quelle enclave asfittiche dove il tempo sembra essersi fermato all&#8217;era pre-digitale) hanno risposto con un coro di obbedienza. È la vittoria del &#8220;paesino al chiuso&#8221;, dove il fermento culturale è sostituito dal brusio del bar e dove la paura dell&#8217;altro è diventata l&#8217;unico collante sociale. Qui non si vota per la Costituzione, si vota per la <strong>romanticizzazione orgogliosa dell&#8217;ignoranza</strong>, per quella xenofobia da sagra che scambia il progresso per una minaccia e l&#8217;ultradestra per un salvagente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. Provincialismo e il Primato del Bifolco</h3>



<p>Chi mi legge sa che uso quel minuscolo avamposto veneto di Zermeghedo come metro di paragone per il nostro provincialismo. Vedere oggi gli amministratori di queste <strong>megalopoli al contrario</strong> esibire percentuali bulgare mi strappa un sorriso di pura commiserazione. Citando il buon <strong>Lele Bullo</strong> dei <strong>Catarrhal Noise</strong> quando sbarcarono al mitico &#8220;Jack The Ripper&#8221; di Roncà per presentare l&#8217;album appena pubblicato: <em>&#8220;Anca chi el progreso no xe &#8216;ncora rivà!&#8221; (&#8220;Anche qui il progresso non è ancora arrivato!&#8221;</em>, traduzione di Richie). E forse non arriverà mai. Smettiamola di vantarci dell&#8217;operosità e del primato delle &#8220;regioni locomotiva&#8221;. La realtà è molto più brutale: tolti i fatturati e i capannoni, restiamo ciò che siamo sempre stati. <strong>Bifolchi arricchiti</strong>, convinti che avere il portafoglio gonfio ci autorizzi a manomettere la democrazia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. Cara Opposizione, non farti illusioni</h3>



<p>Il NO ha vinto perché la riforma era un gioco di prestigio per spostare poltrone, non una soluzione per i tribunali lumaca o l&#8217;incertezza del diritto. Ma un avvertimento ai leader del fronte del NO è d&#8217;obbligo: non scambiate questo risultato per un assegno in bianco. Se pensate che la strada per le prossime elezioni sia spianata, non avete capito <strong>un beneamato cazzo</strong> del segnale inviato dalla <strong>Gen Z</strong>. Loro non hanno votato per voi; hanno votato contro un sistema che non li rappresenta. Se la politica continuerà a ignorare i codici di una generazione che viaggia a una velocità diversa, questo NO rimarrà solo l&#8217;ennesimo capitolo di una guerra tra fantasmi del passato.</p>
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		<item>
		<title>Il tempismo è tutto (e l’universo è un troll)</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2026/03/05/il-tempismo-e-tutto-e-luniverso-e-un-troll/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 16:57:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[hr manger]]></category>
		<category><![CDATA[Linkedin]]></category>
		<category><![CDATA[recruiter]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umana]]></category>
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					<description><![CDATA[Avete presente quella sensazione di aver finalmente capito le regole del gioco, solo per scoprire che hanno cambiato sport? Ecco, io mi sento così ogni volta che apro LinkedIn. Ogni settimana, puntuali come le tasse, arrivano loro: le recruiter. Giovani, spigliate, sicure di sé, con quel tono tra il professionale e il &#8220;voglio davvero sapere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Avete presente quella sensazione di aver finalmente capito le regole del gioco, solo per scoprire che hanno cambiato sport? Ecco, io mi sento così ogni volta che apro LinkedIn.</p>



<p>Ogni settimana, puntuali come le tasse, arrivano loro: <strong>le recruiter</strong>. Giovani, spigliate, sicure di sé, con quel tono tra il professionale e il &#8220;voglio davvero sapere come stai&#8221;. Mi scrivono per sapere come mi trovo al lavoro, se sono soddisfatto, se ho voglia di &#8220;sperimentare nuove situazioni&#8221; o &#8220;affrontare nuove sfide&#8221;.</p>



<p>Ed è qui che scatta il cortocircuito nostalgico.</p>



<p><strong>Venticinque anni fa.</strong> Passavo i weekend a investire capitali in pizze e birre medie nella speranza di un cenno, un sorriso, o anche solo un &#8220;grazie, la margherita era buona&#8221;. All’epoca, ero io quello che scriveva messaggi (con i caratteri contati dei Nokia, tra l’altro), che aspettava risposte che arrivavano con la velocità di una connessione a 56k. Il silenzio era il mio unico compagno di merende.</p>



<p>Oggi, invece, il mio inbox è un fiorire di giovani donne entusiaste di conoscermi. Mi cercano, mi corteggiano (professionalmente, s&#8217;intende), vogliono capire cosa mi rende felice.</p>



<p><strong>La beffa è servita:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Io a 20 anni:</strong> &#8220;Ehi, ti andrebbe di uscire?&#8221; -&gt; <em>Visualizzato e ignorato (anche se il &#8216;visualizzato&#8217; non esisteva, lo sentivi nell&#8217;aria).</em></li>



<li><strong>Io oggi:</strong> &#8220;Non sono interessato a cambiare azienda.&#8221; -&gt; &#8220;Ma dai, parliamone, sei il profilo perfetto per noi!&#8221;</li>
</ul>



<p>Sia chiaro: non ce l&#8217;ho con loro. Anzi, ammiro la loro grinta e il fatto che, a differenza del me ventenne, sanno esattamente cosa vogliono (un candidato senior con 15 anni di esperienza in tecnologie nate l&#8217;altro ieri). È solo che vorrei spiegare a queste brillanti professioniste che il loro tempismo è tragico.</p>



<p>Dove eravate quando avevo i capelli, non avevo il mal di schiena e la pizza non mi dava acidità notturna? Perché all&#8217;epoca l&#8217;unica &#8220;nuova situazione&#8221; che volevo sperimentare era un bacio a fine serata, mica un colloquio conoscitivo per un&#8217;azienda di consulenza a Cinisello Balsamo.</p>



<p>La vita è quel posto strano dove quando sei pronto a dare tutto, non ti chiama nessuno. Quando invece vuoi solo essere lasciato in pace a guardare una serie TV sul divano, diventi improvvisamente l&#8217;oggetto del desiderio di metà dei dipartimenti HR d&#8217;Europa.</p>



<p>Insomma, se volete trovarmi, sono su LinkedIn. Ma solo per il gusto di sentirmi dire che sono &#8220;interessante&#8221;. Con 25 anni di ritardo, ma ehi&#8230; meglio tardi che mai, no?</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0731-05_1800.jpg" target="_blank"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="2052" src="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0731-05_1800-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-2052" srcset="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0731-05_1800-1024x683.jpg 1024w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0731-05_1800-222x148.jpg 222w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0731-05_1800-768x512.jpg 768w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0731-05_1800-1536x1024.jpg 1536w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0731-05_1800.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0877-03_1800.jpg" target="_blank"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="2053" src="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0877-03_1800-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-2053" srcset="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0877-03_1800-1024x683.jpg 1024w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0877-03_1800-222x148.jpg 222w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0877-03_1800-768x512.jpg 768w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0877-03_1800-1536x1024.jpg 1536w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0877-03_1800.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0121-11_1800.jpg" target="_blank"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="2051" src="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0121-11_1800-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-2051" srcset="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0121-11_1800-1024x683.jpg 1024w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0121-11_1800-222x148.jpg 222w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0121-11_1800-768x512.jpg 768w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0121-11_1800-1536x1024.jpg 1536w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2026/03/0121-11_1800.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Pecunia non olet (ma il piacere sì): La crociata morale della &#8220;penna rossa&#8221;</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2026/02/02/pecunia-non-olet-ma-il-piacere-si-la-crociata-morale-della-penna-rossa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 06:41:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Per Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[Bunga Bunga]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Moralismo]]></category>
		<category><![CDATA[Olgettine]]></category>
		<category><![CDATA[PornTax]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Tassa Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Uguaglianza]]></category>
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					<description><![CDATA[Avete presente quel ticchettio fastidioso della penna rossa? Quello dell’autorità che, con un misto di sdegno e superiorità, sottolinea i tuoi &#8220;errori&#8221; perché si è auto-nominata custode della virtù pubblica. Ecco, immaginate che quella penna sia in mano a un professore d’altri tempi, un barone accademico celibe e impettito che, tra una lezione di etica [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Avete presente quel ticchettio fastidioso della penna rossa? Quello dell’autorità che, con un misto di sdegno e superiorità, sottolinea i tuoi &#8220;errori&#8221; perché si è auto-nominata custode della virtù pubblica. Ecco, immaginate che quella penna sia in mano a un <strong>professore d’altri tempi</strong>, un barone accademico celibe e impettito che, tra una lezione di etica e una citazione latina, decide di redigere il bilancio dello Stato.</p>



<p>Benvenuti nel magico mondo della <strong>Porn Tax</strong>. Una tassa &#8220;etica&#8221;. Perché in Italia, a quanto pare, la morale non si discute nelle accademie, si riscuote direttamente con l’F24.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il capolavoro del surrealismo politico</h3>



<p>Per capire quanto questa tassa sia assurda, bisogna guardare al &#8220;certificato di nascita&#8221;. La norma fu introdotta dal <strong>governo Berlusconi</strong>. Sì, avete letto bene. Il governo guidato dall&#8217;uomo che ha ridefinito il concetto di &#8220;scollacciato&#8221; nella TV commerciale e le cui cronache private (tra Olgettine e Bunga Bunga) hanno riempito i giornali per un ventennio, è lo stesso che ha deciso di punire fiscalmente il settore XXX in nome della moralità, come se ci fosse un &#8220;peccato&#8221; da espiare.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La crociata contro l&#8217;amoralità (altrui)</h3>



<p>Il legislatore ha deciso di vestire i panni del censore. Il presupposto è tanto arcaico quanto ipocrita: se produci contenuti per adulti, non sei un imprenditore digitale, sei un &#8220;soggetto moralmente discutibile&#8221;. E quindi devi pagare di più. Poco importa che la libertà di disporre della propria immagine sia un pilastro della dignità individuale; per lo Stato, quel business è un &#8220;peccato&#8221; da espiare tramite sovrattassa.</p>



<p>Ma qui scatta il cortocircuito. Come ho già sottolineato parlando di <a href="https://richardgekko.altervista.org/2025/03/25/relativismo-etico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relativismo etico</a>, chi stabilisce il confine della decenza in una società laica? Se oggi tassiamo il piacere, domani che faremo? Tasseremo chi mangia carne perché offende i vegani?</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Professore, la penna e il browser</h3>



<p>L’immagine è quasi cinematografica: il nostro severo professore, dopo aver firmato l’ennesima filippica contro la &#8220;deriva dei costumi&#8221;, si chiude nel suo studio. Al riparo da sguardi indiscreti, la stessa mano che impugnava la penna rossa inizia a scorrere avidamente i profili OnlyFans di ragazze che potrebbero essere sue nipoti.</p>



<p>È l&#8217;ipocrisia del <strong>Fisco guardone</strong>: lo Stato punta l’indice contro i creator XXX, definendoli &#8220;amorali&#8221; per giustificare un prelievo forzoso, mentre magari è lui stesso (nelle persone dei suoi rappresentanti) a rimpolpare il traffico di quei siti. Una mano firma la legge punitiva, l&#8217;altra tiene il mouse (o qualcos&#8217;altro).</p>



<h3 class="wp-block-heading">I piccoli pagano, i giganti ringraziano</h3>



<p>La realtà dietro questa crociata è la solita, deprimente ingiustizia: <strong>i piccoli pagano per i grandi</strong>. Mentre le piattaforme multinazionali dribblano il fisco con triangolazioni creative, il piccolo produttore italiano o il creator indipendente vengono mazzolati da un’addizionale IRES che sa di punizione corporale.</p>



<p>È una legge iniqua che non colpisce il vizio, ma la libertà d’impresa e il principio di <a target="_blank" rel="noreferrer noopener" href="https://richardgekko.altervista.org/2005/10/13/gli_uomini_e_le_donne_sono_uguali/">uguaglianza</a>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un colpo di spugna digitale</h3>



<p>È ora di smetterla di finanziare l&#8217;ipocrisia di chi vorrebbe riportarci all&#8217;indice dei libri (e dei video) proibiti. C’è un modo per togliere la penna rossa dalle mani di questi censori da tastiera e ristabilire un po&#8217; di equità.</p>



<p>Si può firmare per il referendum qui: <strong><a href="https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5600018" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">Abolizione della Porn Tax &#8211; Firma il Referendum</a></strong></p>



<p>Non stiamo difendendo solo una categoria professionale; stiamo difendendo il diritto di non essere giudicati (e tassati) in base ai pruriti morali di un legislatore che predica bene ma naviga &#8220;male&#8221;.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tre Dive, Un Sex Tape: la dura vita dell&#8217;iconografia Pornografica Perfetta (ai tempi nostri)</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2026/01/23/tre-dive-un-sex-tape-la-dura-vita-delliconografia-pornografica-perfetta-ai-tempi-nostri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 06:34:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Per Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[AVNAwards]]></category>
		<category><![CDATA[Celebrità]]></category>
		<category><![CDATA[Farrah Abraham]]></category>
		<category><![CDATA[Iconografia Pornografica]]></category>
		<category><![CDATA[James Deen]]></category>
		<category><![CDATA[Onlyfans]]></category>
		<category><![CDATA[Pippi Calzelunghe]]></category>
		<category><![CDATA[Pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[SexTape]]></category>
		<category><![CDATA[Stereotipi Pornografici]]></category>
		<category><![CDATA[Tila Tequila.Tami Erin]]></category>
		<category><![CDATA[Vivid Entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[Zero Tolerance]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://richardgekko.altervista.org/?p=2020</guid>

					<description><![CDATA[Oggi, vendere i momenti intimi di coppia è quasi la nuova normalità, un business legittimo con tanto di partita IVA e fan fidelizzati. Su OnlyFans ci sono coppie come Danika e Steve Mori, Leo e Lulu, Gaia on Top con suo marito Paolo, o Bella Tina e John Stwo (solo per citare i miei preferiti) [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi, vendere i momenti intimi di coppia è quasi la nuova normalità, un business legittimo con tanto di partita IVA e fan fidelizzati. Su OnlyFans ci sono coppie come <strong>Danika e Steve Mori</strong>, <strong>Leo e Lulu</strong>, <strong>Gaia on Top</strong> con suo marito <strong>Paolo</strong>, o <strong>Bella Tina</strong> e <strong>John Stwo</strong> (solo per citare i miei preferiti) che hanno trasformato l&#8217;intimità in un vero e proprio lavoro. Un&#8217;evoluzione (o regressione, dipende dal punto di vista) che 15 anni fa era ancora un terreno minato.</p>



<p>E non parliamo dei filmati &#8220;trafugati con sotterfugi&#8221;, che spesso si sono trasformati in tragedie (come il caso di <a href="https://www.ilpost.it/2016/09/15/storia-tiziana-cantone/" data-type="link" data-id="https://www.ilpost.it/2016/09/15/storia-tiziana-cantone/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">Tiziana Cantone</a>) o scandali di massa (tipo Belén Rodríguez o Pamela Anderson e Tommy Lee, sebbene il loro fu un caso di furto).</p>



<p>Qui, invece, prendiamo in esame tre casi di <strong>scelte consapevoli</strong>, tre celebrity che hanno deciso di monetizzare la propria performance sessuale. E, proprio analizzando queste &#8220;transazioni&#8221;, scopriamo quanto è ridicola l&#8217;aspettativa di perfezione pornografica imposta ai maschietti.</p>



<p>Il cast? La vincitrice <strong>Tila Tequila</strong>, l&#8217;eterna provocatrice <strong>Farrah Abraham</strong>, e la nostra <em>underdog</em> preferita, la Cenerentola del sex tape, <strong>Tami Erin</strong> (sì, l&#8217;attrice di <em>Pippi Calzelunghe</em>&#8230; la vita è strana).</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;Artificio vs. La Vita Vera: quando la realtà vende meno</h3>



<p>Partiamo dalle professioniste del <em>prodotto finito</em>: <strong>Tila Tequila</strong> e <strong>Farrah Abraham</strong>. Entrambe hanno venduto i diritti alla mega-produzione <strong>Vivid</strong>, e il risultato è scritto nella location: una <strong>camera d&#8217;albergo</strong>. Letti immacolati, luci studiate&#8230; insomma, l&#8217;opposto di un momento <em>candid</em>.</p>



<p>Per fugare ogni dubbio sulla natura commerciale dell&#8217;operazione, <strong>Farrah Abraham</strong> ha addirittura scelto di affiancarsi a un professionista del settore: <strong>James Deen</strong>. No, non un fidanzato d&#8217;infanzia o il commesso del panificio; un&#8217;icona del porno. Questo dettaglio è fondamentale. Non è un video di coppia, è un <strong>set cinematografico con protagonista e guest star</strong>. Movimenti che gridano &#8220;questa è una <em>performance</em>&#8220;, non un incontro appassionato. È porno confezionato, fatto per l&#8217;occhio maschile che cerca la coreografia e la perfezione irreale. È il tipo di video che ti fa pensare: <em>Ok, ma non ho visto le chiavi della macchina dentro allo svuota tasche sul tavolo&#8230; Bene, ma qui nessuno ha un amico pelosetto che fa photobombing all&#8217;improvviso?</em></p>



<h3 class="wp-block-heading">Tami Erin: l&#8217;eroina per caso</h3>



<p>Poi c&#8217;è <strong>Tami Erin</strong>. La sua storia è già un film a sé: un video amatoriale, venduto per evitare che l&#8217;ex fidanzato lo divulgasse a sua insaputa. Si, è ambientato &#8220;anche&#8221; in un resort a cinque stelle, ma per la maggior pare in un <strong>contesto familiare</strong>, una scena probabilmente probabilmente nel bagno &#8220;di servizio&#8221;, insomma, <strong>casa sua</strong>. E questo è il bello.</p>



<p>Il nastro è stato acquistato da Zero Tolerance e, incredibilmente, è stato nominato agli <strong>AVN Award 2014</strong> (il porno-Oscar) come <em>Best Celebrity Sex Tape</em>. Ha perso contro Tila Tequila, certo, ma il semplice fatto che sia entrato in lizza con la sua aria da <em>home video</em> dice tutto.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Addio Posizioni da Contorsionista!</h4>



<p>Nel video della Erin non ci sono acrobazie degne del Cirque du Soleil. Non ci sono le classiche pose da &#8220;libretto d&#8217;istruzioni per un amplesso&#8221; che vediamo nei porno. C&#8217;è una donna che sembra genuinamente impegnata nel <strong>dare piacere</strong> al suo partner. Lei si sbatte, è generosa, ma lui&#8230; beh, lui sembra un po&#8217; un <em>tronco d&#8217;albero</em>. Il che, diciamocelo, è terribilmente <strong>più realistico</strong> di qualsiasi supereroe del sesso che vedi su Pornhub. Finalmente, un uomo che non ha l&#8217;energia di un coniglio duracell, ma quella di un&#8230; uomo normale.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> lo spezzone di video in cui Tami accoglie dall&#8217;entrata posteriore il suo uomo, che nella foga balbetta <em>&#8220;I really love you doing this for me&#8221;</em> e, nel tentativo disperato di tenere ferma la videocamera, perde l&#8217;erezione rendendo difficile la penetrazione. <strong>Poesia della realtà.</strong></p>
</blockquote>



<h4 class="wp-block-heading">L&#8217;Importanza di un Finale Credibile (o, il cumshot della realtà)</h4>



<p>Ma il momento che davvero rende Tami Erin la nostra paladina della realtà sessuale è la conclusione.</p>



<p>Diciamo basta alle <strong>eiaculazioni pantagrueliche</strong> da <em>Fontana di Trevi</em> che infestano l&#8217;iconografia pornografica! Quelle che, a guardarle con un minimo di senso critico, fanno solo che <strong>molto ridere</strong> (o, più onestamente, mettono in dubbio l&#8217;esistenza del principio di conservazione della massa).</p>



<p>Nel video di Tami, si vedono i risultati di un momento privato che non è stato studiato per impressionare gli adolescenti. Non è un effetto speciale. È l&#8217;unica cosa che rende il video di Tami Erin non solo più <em>vero</em>, ma anche un <strong>manifesto ironico</strong> contro l&#8217;assurda aspettativa di perfezione che il porno maschile ha imposto al sesso.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Morale della favola:</strong> A volte, per trovare la vera &#8220;hotness&#8221;, devi guardare al di fuori dei set hollywoodiani e accettare che la realtà, con i suoi momenti impacciati e i suoi finali non esplosivi, è la cosa più divertente e sexy che ci sia.</p>
</blockquote>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Il ballo del dittatore: perché Trump ama i Village People senza capirli</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2026/01/14/il-ballo-del-dittatore-perche-trump-ama-i-village-people-senza-capirli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 06:41:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Pop]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti LGBTQ+]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Macho Man]]></category>
		<category><![CDATA[Musica e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica USA]]></category>
		<category><![CDATA[Società e Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Trump Dance]]></category>
		<category><![CDATA[Village People]]></category>
		<category><![CDATA[Y.M.C.A.]]></category>
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					<description><![CDATA[Succede ogni volta, puntuale come una tassa, ipnotico come un incidente stradale. Accendo la TV o scorro il feed di un social e mi imbatto in quella scena. Donald Trump, sul palco di un comizio, i pugni chiusi che pompano l&#8217;aria in modo asincrono, i piedi incollati al pavimento mentre il busto oscilla rigidamente. È [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Succede ogni volta, puntuale come una tassa, ipnotico come un incidente stradale. Accendo la TV o scorro il feed di un social e mi imbatto in <em>quella</em> scena. Donald Trump, sul palco di un comizio, i pugni chiusi che pompano l&#8217;aria in modo asincrono, i piedi incollati al pavimento mentre il busto oscilla rigidamente. È la &#8220;Trump Dance&#8221;. E la colonna sonora è, invariabilmente, il ritmo incalzante di <em>Y.M.C.A.</em> o <em>Macho Man</em>.</p>



<p><a href="https://www.vanityfair.it/article/donald-trump-ymca-village-people" data-type="link" data-id="https://www.vanityfair.it/article/donald-trump-ymca-village-people" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">Ho letto recentemente su <em>Vanity Fair</em></a> che Victor Willis, il &#8220;poliziotto&#8221; e frontman dei Village People, ha smesso di opporsi all&#8217;uso dei brani. Pecunia non olet: le royalties sono vagonate di soldi e Willis ha deciso di incassare. Se la logica del business è chiara, resta però un mistero insondabile sul piano simbolico.</p>



<p>Com&#8217;è possibile che l&#8217;uomo che ha fatto della lotta alla &#8220;fenomenologia queer&#8221; e ai diritti LGBTQ+ uno dei pilastri della sua amministrazione, abbia scelto come inno personale il manifesto mondiale della cultura gay del Greenwich Village? Non è solo ironia della sorte; è un cortocircuito culturale che merita di essere psicanalizzato.</p>



<p>Proviamo a smontare questa ossessione in quattro passaggi psicologici.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. La cecità selettiva e il Narcisismo</h3>



<p>La prima spiegazione è che Trump soffra di una forma acuta di dissociazione cognitiva. Trump non ascolta il <em>testo</em> (&#8220;Young man, there&#8217;s a place you can go&#8230;&#8221;), né tantomeno il <em>sottotesto</em> (il <em>cruising</em> gay, gli incontri nei bagni turchi delle palestre YMCA). Lui ascolta il <em>beat</em>. Ascolta l&#8217;adorazione della folla.</p>



<p>Nella sua mente, il significato originale della canzone viene cancellato e sovrascritto dall&#8217;uso che lui ne fa. È una forma di appropriazione narcisistica totale: l&#8217;oggetto perde la sua storia per diventare un&#8217;estensione del leader. Se la usa Trump, non è più una canzone gay; diventa un inno &#8220;MAGA&#8221; per il semplice fatto che lui l&#8217;ha toccata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. L&#8217;ossessione per l&#8217;archetipo &#8220;Macho&#8221;</h3>



<p>L&#8217;uso di <em>Macho Man</em> è ancora più rivelatore. I Village People giocavano con gli stereotipi della mascolinità americana (il cowboy, l&#8217;operaio, il poliziotto) per farne una parodia <em>camp</em>, esagerata e omoerotica.</p>



<p>Il cortocircuito nasce qui: Trump prende quegli archetipi <strong>letteralmente</strong>. Ossessionato dalla forza, dalla dominanza e dalla virilità fisica, Trump non coglie l&#8217;ironia di fondo. Per lui, <em>Macho Man</em> non è una caricatura, ma un&#8217;aspirazione. È la colonna sonora del suo ego. È come se qualcuno guardasse un film satirico e facesse il tifo per il cattivo perché &#8220;sembra forte&#8221;, perdendosi completamente la battuta.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. La politica come Wrestling</h3>



<p>Non dimentichiamo che Trump è nella Hall of Fame della WWE. La sua politica segue le regole del wrestling: non serve coerenza narrativa, serve &#8220;gasare&#8221; il pubblico. La musica d&#8217;ingresso deve essere riconoscibile, rumorosa, trionfale.</p>



<p>Inoltre, c&#8217;è una affinità estetica involontaria. I Village People erano <em>Camp</em> intenzionale (l&#8217;amore per l&#8217;artificio e l&#8217;esagerazione). Trump, con la sua pelle arancione, le cravatte troppo lunghe e gli arredi dorati, è un <em>Camp</em> accidentale. Psicologicamente si sente a casa in quell&#8217;estetica dell&#8217;eccesso, anche se i vettori politici sono diametralmente opposti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. La nostalgia &#8220;sanitizzata&#8221;</h3>



<p>Infine, c&#8217;è il fattore nostalgia. <em>Y.M.C.A.</em> (1978) evoca per l&#8217;elettorato boomer di Trump un&#8217;epoca pre-AIDS e pre-dibattito sul <em>politically correct</em>. Utilizzare questo brano permette di attingere all&#8217;energia degli anni &#8217;70 ripulendola però della lotta per i diritti civili che l&#8217;ha generata.</p>



<p>È un&#8217;operazione di &#8220;sanitizzazione&#8221; della memoria: si tengono i lustrini e il ritmo della disco music, ma si lascia fuori dalla porta la comunità che l&#8217;ha creata. È il trionfo della forma sul contenuto, perfetto per un comizio che vende un passato mitico che non è mai esistito davvero in quei termini.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La conclusione psicologica è che questa ossessione non è un controsenso, ma una conferma del suo solipsismo: nel mondo di Trump, le cose non significano quello che significano per gli altri (o per la storia), ma significano quello che Lui decide che significhino in quel momento. <em>Y.M.C.A.</em> smette di essere un inno gay e diventa l&#8217;inno MAGA semplicemente perché lui ha deciso così.</p>
</blockquote>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Vent&#8217;anni e centomila bolle: le 10 cose che ho imparato frequentando Terme e SPA</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2025/12/22/ventanni-e-centomila-bolle-le-10-cose-che-ho-imparato-frequentando-terme-e-spa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Dec 2025 06:21:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Alto Adige]]></category>
		<category><![CDATA[Bagno Turco]]></category>
		<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Brunico]]></category>
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		<category><![CDATA[San Martino Buon Albergo]]></category>
		<category><![CDATA[Sauna]]></category>
		<category><![CDATA[SPA]]></category>
		<category><![CDATA[Terme]]></category>
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					<description><![CDATA[Vent&#8217;anni fa, il sottoscritto (allora un giovanotto con più peli superflui che consapevolezza di sé) varcava per la prima volta la soglia di un parco termale e ne scriveva in presa diretta sul blog. Ripensandoci, ero un neofita timido. Oggi, dopo una media di un bagno all&#8217;anno, sono un maniaco termale senior, quasi un sommelier [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Vent&#8217;anni fa, il sottoscritto (allora un giovanotto con più peli superflui che consapevolezza di sé) <a href="https://richardgekko.altervista.org/2005/06/08/il_maniaco_va_alle_terme/" data-type="link" data-id="https://richardgekko.altervista.org/2005/06/08/il_maniaco_va_alle_terme/">varcava per la prima volta la soglia di un parco termale e ne scriveva in presa diretta sul blog</a>. Ripensandoci, ero un neofita timido. Oggi, dopo una media di un bagno all&#8217;anno, sono un <strong>maniaco termale</strong> <em>senior</em>, quasi un <em>sommelier</em> di vapori e sfioramenti.</p>



<p>È tempo di bilanci, amici. Ho provato vasche, saune, massaggi (e massaggiatrici) in ogni salsa. Ecco le 10 perle di saggezza (o di pura libidine) che ho raccolto in due decenni di <em>frequentazioni termali</em>.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">1. La Massaggiatrice Thai-Padovana è una forgiatrice di anime (e di schiene)</h3>



<p>Ho sempre preferito, per una questione di vibrazioni, il massaggio uomo/uomo e donna/donna quando andiamo in coppia. Ma c&#8217;è stata l&#8217;eccezione a Montegrotto che ha confermato la regola: una minuta signora Thai con inflessione <em>molto</em> padovana.</p>



<p>Mi ha <em>rivoltato come un calzino sporco</em>. Mi ha piantato le ginocchia sulla schiena con la dolcezza di un fabbro. Il primo mezzo secondo pensi: &#8220;Sto per morire&#8221;. Il secondo dopo senti che la tua colonna vertebrale rinasce. Non so cosa usi, forse un mix di erbe orientali e bestemmie venete, ma funziona. <strong>Dolore piacevole è la nuova frontiera.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">2. La &#8220;Femmina del Sud&#8221; non la batte nessuno</h3>



<p>Con tutto il rispetto per il <strong>vichingo barbuto e rosso di Merano</strong>, un marcantonio di due metri che mi massaggia benissimo (e mi fa sentire una figurina), nulla batte il calore di una donna del Sud. L&#8217;ultima volta, una quarantenne solare, professionale, ma con un tocco&#8230; <em>caliente</em>. Sentivo il suo respiro sulla pelle, il calore della mano. Era un massaggio di coppia come gli altri, ma la mia mente era già a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/La_lupa_(film_1996)" data-type="link" data-id="https://it.wikipedia.org/wiki/La_lupa_(film_1996)" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La lupa</a> impersonata di <strong>Monica Guerritore</strong>. Un&#8217;esperienza sensoriale che va oltre i nodi muscolari.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. La Nudità in Alto Adige è Meravigliosa e Liberatoria</h3>



<p>Merano e Brunico, vi amo per questo. La regola del &#8220;girare come mamma t&#8217;ha fatto&#8221; è una benedizione. Sarò sincero: <strong>sono un po&#8217; esibizionista</strong>, mi piace esibire i miei genitali. E lì nessuno ti giudica, anzi. È il trionfo dell&#8217;accettazione del corpo in ogni sua forma, tra una sauna al fieno e un tuffo nella vasca gelida. Un&#8217;esperienza che a sud del Brennero è ancora percepita come un tabù (e che tabù! <em>NdR</em>).</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. Brunico Terme: Paesaggio da Fiaba (e Sauna Estrema)</h3>



<p>C&#8217;è stato un anno in cui a Brunico c&#8217;era tanta, <em>tanta</em> neve. Ricordo che, dopo una sauna a 90°C, andavi fuori completamente nudo e ti facevi una passeggiata in un paesaggio immacolato, come in un quadro. La neve sotto i piedi, il vapore che usciva da ogni poro, il freddo che pizzica, ma dentro hai un vulcano. <strong>È l&#8217;equivalente termale di farsi una doccia fredda con una pelliccia addosso.</strong> Imperdibile.</p>



<h3 class="wp-block-heading">5. La Linea Sottile tra SPA di Lusso e Piscina Comunale</h3>



<p>A Pescantina ho toccato con mano il lato oscuro della terme <em>mainstream</em>. Al piano vasche, era più una piscina comunale affollata di &#8220;bimbominkia starnazzanti&#8221; che un luogo di relax. Urla, schiamazzi, zero Zen. Però&#8230; ultimamente neppure Merano e quelle minuscole SPA a San Martino Buon Albergo si salvano: passi più tempo a fare &#8220;Sssshhhh&#8221; nella penombra che a rilassarti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">6. La Sociologia Termale: Coppie, Escort e Amore</h3>



<p>Salendo ai piani alti, nel lusso delle SPA e delle suite per massaggi, si fanno interessanti riflessioni sociologiche.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Una volta a Pescantina, dopo un massaggio al cioccolato, ho incrociato due coppie dove la &#8220;lei&#8221; di turno era palesemente una <strong>escort di alto livello</strong>, come già notato anni fa a Colà di Lazise. Le terme sono anche questo: un microcosmo dove si intersecano il benessere e le transazioni.</li>



<li>Poi c&#8217;è il <strong>Sabato Mattina a Merano</strong>: è il giorno delle coppie gay. Ed è bellissimo. Vederli scambiarsi gesti di tenerezza con una naturalezza totale è la cosa più <em>Zen</em> che si possa trovare. Se c&#8217;è una cosa che ho imparato è che <strong>l&#8217;amore è bello, in ogni sua forma e in ogni tipo di vasca idromassaggio</strong>.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">7. L&#8217;Odore di Cloro Sulla Coppia</h3>



<p>Non importa quanto sia lussuosa la SPA, l&#8217;unica costante termale che resta è: <em>quell&#8217;odore di cloro che ti si attacca alla pelle</em>. Non è brutto, è semplicemente l&#8217;odore ufficiale del nostro &#8220;staccare la spina&#8221;. Per me, quel profumo è ormai associato a: <strong>massaggio, relax, sonnellino post-pranzo in accappatoio e sguardo complice con la mia compagna.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">8. L&#8217;Accappatoio è il tuo Miglior Amico (e nemico)</h3>



<p>L&#8217;accappatoio è la tua unica difesa contro il mondo esterno, il tuo scudo. Finché è asciutto. Appena si inzuppa, diventa un fardello pesantissimo, un <strong>cappotto di lana bagnata</strong> che ti trascini dietro. Impari presto a dosare l&#8217;uso per evitare di sembrare l&#8217;Uomo Michelin dopo il diluvio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">9. Mai Fidarsi del &#8220;Vasca-Senza-Nessuno&#8221;</h3>



<p>Entri in una vasca e dici: &#8220;Evvai, sono l&#8217;unico! Relax totale!&#8221;. Tempo 30 secondi e arrivano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>I due cinquantenni che parlano di mutui ad alta voce.</li>



<li>La suocera che ti chiede un parere sulle bolle d&#8217;aria.</li>



<li>Il bimbominkia (vedi punto 5) che fa la gara di apnea.La lezione: la solitudine termale è una chimera. Accetta la compagnia e medita sul tasso d&#8217;interesse del mutuo.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">10. La Terapia Funziona: È un Ottimo Anti-Stress Annuale</h3>



<p>Dopo vent&#8217;anni, la statistica è chiara: una volta all&#8217;anno ci vuole. Sauna, bagno turco, idromassaggio. È un reset fisico e mentale. È il nostro modo di dire al mondo: &#8220;Caro mondo, ora mi rilasso e non ti rispondo. Ci vediamo tra 8 ore, quando avrò la pelle liscia come un neonato e la schiena a posto grazie a quella Thai-Padovana&#8221;.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tutto torna (anche se con più BPM)</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2025/12/04/tutto-torna-anche-se-con-piu-bpm/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 05:58:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Dance Floor]]></category>
		<category><![CDATA[Disco Music]]></category>
		<category><![CDATA[Sagre Paesane]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è una cosa che mi diverte sempre quando si parla di musica:i vecchi che si lamentano dei giovani e dei loro gusti musicali.È un film che si ripete uguale da settant’anni, solo cambiano i protagonisti e i dischi sul piatto. Negli anni ’60 i ragazzi impazzivano per il rock’n’roll e per Elvis, i Beatles, i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è una cosa che mi diverte sempre quando si parla di musica:<br>i vecchi che si lamentano dei giovani e dei loro gusti musicali.<br>È un film che si ripete uguale da settant’anni, solo cambiano i protagonisti e i dischi sul piatto.</p>



<p>Negli anni ’60 i ragazzi impazzivano per il rock’n’roll e per Elvis, i Beatles, i Rolling Stones.<br>E i genitori? Tutti a dire:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Ma cos’è ’sto baccano? Questi non sanno più suonare! Si stava meglio con l’orchestra e i bei balli di una volta!”</p>
</blockquote>



<p>Oggi gli stessi che allora portavano i capelli lunghi e facevano arrabbiare il parroco del paese… sono diventati loro i “vecchi” che guardano storto il rap, la trap o il reggaeton.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Come fate a sentire quella roba lì?”</p>
</blockquote>



<p>La verità è che ogni generazione difende la musica con cui è cresciuta come fosse un marchio di identità.<br>Quella musica racconta la loro giovinezza, i sogni, le ribellioni, le serate finite all’alba.<br>E quando arriva qualcosa di nuovo, è come se qualcuno mettesse mano al loro album dei ricordi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalle sagre col liscio alle serate Afro</h3>



<p>Frequentando le sagre di paese, che per me sono un osservatorio sociologico oltre che musicale, ho notato una cosa curiosa:<br><strong>è sparita la serata del liscio.</strong></p>



<p>Una volta era un appuntamento fisso: c’era sempre una sera “per i grandi”, con le coppie che ballavano strette-strette, “Romagna mia” o “Ciao Mare” sotto le lanterne colorate. La serata dedicata alla generazione Boomer.</p>



<p>Oggi invece quella sera lì è stata sostituita da qualcosa che, sulla carta, sembrerebbe il contrario: le serate <strong>Afro / Cosmic / Tribal / Downtempo</strong>.<br>Eppure, guarda un po’ chi c’è sotto il palco: sempre i cinquantenni, gli adulti.<br>Solo che adesso non ballano più in coppia, ma da soli o in cerchio, occhi chiusi, avvolti nel ritmo.</p>



<p>È come se la generazione X, i figli dei Boomer, avesse trovato una nuova forma di ballo popolare: non più il valzer o la mazurca, ma la trance collettiva sotto un basso rotondo.<br>Un modo diverso per sentirsi vivi, liberi, e ancora parte della musica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La disco non muore mai (cambia solo nome)</h3>



<p>E qui entra in scena un’altra verità musicale: <strong>niente muore davvero, tutto ritorna.</strong></p>



<p>Prendiamo la <strong>disco music</strong>.<br>Alla fine degli anni ’70 è esplosa in tutto il mondo: luci stroboscopiche, pantaloni a zampa, glitter e balli infiniti.<br>Poi, dopo qualche anno, tutti a dire che la disco era finita, superata, “roba commerciale”.<br>Negli USA nacquero addirittura i comitati “Disco Sucks!”, con falò di vinili e proteste nei campi da baseball.</p>



<p>Ma la musica, quando è buona, non muore mai.<br>Si trasforma, cambia abiti e torna sotto altra forma.<br>È rientrata dalla finestra con la <strong>House</strong>, poi con la <strong>Dance</strong>, poi ancora con la <strong>Deep</strong>, la <strong>Nu-Disco</strong> e oggi con l’Afro.<br>Ogni volta più minimale, più sporca o più spirituale, ma con lo stesso cuore pulsante: il groove.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La morale del beat</h3>



<p>Alla fine, tutto è ciclico.<br>Le chitarre che scandalizzavano i nonni sono diventate classici;<br>le drum machine che facevano arricciare il naso ai rocker sono storia della musica elettronica;<br>e chissà, magari tra vent’anni i ragazzi difenderanno la trap come oggi difendiamo il funky o la disco.</p>



<p>Perché la musica, più che cambiare, <strong>si reincarna</strong>.<br>E noi con lei.</p>



<p>Noi che siamo passati dal rock al funky, dal liscio all’Afro,<br>continuiamo a ballare&#8230; solo con un po’ più di BPM e, va detto, un po’ meno ginocchia.</p>



<p>La foto è di quel figaccione di <a href="https://500px.com/photo/236660489/funky-grandma-dj-twin-ready-to-party-by-dubassy" data-type="link" data-id="https://500px.com/photo/236660489/funky-grandma-dj-twin-ready-to-party-by-dubassy" target="_blank" rel="noreferrer noopener">DUBASSY</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Isabella Di Capua e l’arte di proteggere la propria identità</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2025/11/18/isabella-di-capua-e-larte-di-proteggere-la-propria-identita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 05:34:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Per Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[Claudia Sorrento]]></category>
		<category><![CDATA[Isabella Di Capua]]></category>
		<category><![CDATA[Porno Biz]]></category>
		<category><![CDATA[Pornografia]]></category>
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					<description><![CDATA[La stagione delle produzioni italiane 2009–2010 Tra il 2009 e il 2010 alcune case di produzione importanti, come Showtime e FM Video, pubblicarono una decina di film che avevano come protagonista una performer accreditata con lo pseudonimo di Isabella Di Capua.Un nome chiaramente fittizio, che in alcuni titoli veniva addirittura sostituito con altri alias: Anna, [&#8230;]]]></description>
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<h3 class="wp-block-heading">La stagione delle produzioni italiane 2009–2010</h3>



<p>Tra il 2009 e il 2010 alcune case di produzione importanti, come <strong>Showtime</strong> e <strong>FM Video</strong>, pubblicarono una decina di film che avevano come protagonista una performer accreditata con lo pseudonimo di <em>Isabella Di Capua</em>.<br>Un nome chiaramente fittizio, che in alcuni titoli veniva addirittura sostituito con altri alias: <em>Anna</em>, <em>Claudia Sorrento</em>, <em>Ginevra</em>, <em>Rosa Palma</em>.</p>



<p>Questa prassi non era insolita: l’uso di più pseudonimi permetteva sia di “testare” l’accoglienza del pubblico sia di moltiplicare le occasioni commerciali per lo stesso volto senza dare la percezione di “inflazione” di un nome unico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I registi di punta dell’epoca</h3>



<p>A dirigerla furono alcuni nomi molto in vista nella scena italiana:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Andy Casanova</strong>, noto per il suo stile esplicito e diretto, con una regia che privilegiava la spontaneità delle performer.</li>



<li><strong>Omar Galanti</strong>, all’epoca già una figura di riferimento anche come attore, capace di dare ai film una forte impronta personale.</li>



<li><strong>Marzio Tangeri</strong>, regista che si muoveva tra set tradizionali e produzioni più di nicchia, contribuendo a creare un catalogo di titoli che oggi fotografano bene quell’epoca del settore.</li>
</ul>



<p>I loro film non sono considerati “capolavori” dal punto di vista artistico, ma sono importanti perché segnarono una fase di relativa vitalità per il porno italiano, ancora in grado di produrre e distribuire con regolarità, prima dell’avvento delle tube sites e della diffusione massiccia del free streaming.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Lo svelamento dello pseudonimo: un problema etico</h3>



<p>Dopo quella breve ma intensa stagione, <em>Isabella Di Capua</em> sparisce dalle scene. Come spesso accade, però, qualcuno della sua cerchia diffonde notizie personali che permettono di collegare il nome d’arte a un’identità reale: anno di nascita, città di residenza, luogo di lavoro.<br>Qui si apre un problema enorme: se una persona sceglie di lavorare con uno pseudonimo, rivelarne le generalità senza consenso significa violarne la privacy in modo gravissimo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Lo scandalo Phica.net e il voyeurismo online</h3>



<p>La vicenda si intreccia anche con lo scandalo di <strong>Phica.net</strong>, emerso quando il sito finì sotto i riflettori per aver ospitato discussioni e materiali non autorizzati.<br>In quelle pagine alcuni utenti raccontavano di contattare la performer in privato per “verificare se escorteggiasse” – una dinamica tossica che mostra come spesso si travalichino i confini tra consumo di pornografia e pressione indebita verso chi la produce.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Porno, prostituzione e pregiudizi</h3>



<p>Personalmente non giudico chi sceglie la prostituzione. Da libero professionista so bene che, in un certo senso, tutti “vendiamo” competenze, tempo o energie. Che sia cervello o corpo, rimane uno scambio regolato da un do ut des.<br>Ma il punto è un altro: <strong>perché mai una donna che decide di esplorare la sua sessualità davanti a una telecamera dovrebbe automaticamente essere vista come disponibile ad avere rapporti a pagamento con sconosciuti?</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Il meccanismo malato: “gli dai una mano e si prendono il braccio”</h3>



<p>La risposta sta in un meccanismo culturale profondo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Confusione tra rappresentazione e realtà</strong>: per molti spettatori, ciò che vedono sullo schermo viene interpretato come un riflesso diretto della disponibilità privata della performer.</li>



<li><strong>Oggettificazione totale</strong>: se una donna appare in un porno, alcuni uomini credono che abbia rinunciato al diritto di porre limiti, di dire no, di separare lavoro e vita personale.</li>



<li><strong>Sessismo radicato</strong>: persiste l’idea che la sessualità femminile, se espressa apertamente, debba essere disponibile a chiunque.</li>
</ul>



<p>È un cortocircuito tossico: da un lato si celebra la libertà sessuale delle performer, dall’altro le si punisce con stigma, violazioni della privacy e richieste indebite.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’arte dello pseudonimo: un piccolo capolavoro di trolling</h3>



<p>Un aspetto che merita un applauso è proprio la scelta del nome d’arte. <em>Isabella Di Capua</em> non è un’invenzione casuale: è il nome di una nobildonna realmente esistita, una figura illustre ma non così nota da essere immediatamente riconosciuta dal grande pubblico.<br>Il risultato? Migliaia di “utonti” che cercano informazioni sull’attrice hard finiscono inondati di risultati legati alla nobiltà partenopea e alla storia, anziché trovare subito la performer.<br>Un piccolo colpo di genio: un modo elegante e sottilmente ironico per confondere i “porcelloni” troppo curiosi. <strong>Chapeau!</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Il diritto alla separazione tra lavoro e vita privata</h3>



<p>Alla fine, il punto cruciale è semplice: <strong>ognuno ha diritto a separare la propria identità professionale dalla propria vita privata</strong>, qualunque sia il lavoro svolto.<br>Vale per un insegnante che non vuole che i suoi studenti curiosino nel suo profilo personale, per un avvocato che distingue il ruolo in aula dalla sua quotidianità, e dovrebbe valere allo stesso modo per una performer che sceglie di recitare in film per adulti.</p>



<p>Usare uno pseudonimo è un modo legittimo per creare quella barriera di protezione. Violare questo confine – collegando l’identità di scena alla persona reale – non è un atto di “trasparenza”, ma una <strong>lesione della dignità</strong>.<br>Il porno può essere una forma di espressione, un lavoro o un esperimento personale, ma ciò non autorizza nessuno a pretendere accesso al privato della performer.</p>



<p>Forse la sfida vera, per la società e per chi consuma contenuti per adulti, è imparare a rispettare i limiti: riconoscere che un ruolo sullo schermo non equivale a un invito personale.<br>Solo così si potrà parlare davvero di libertà sessuale senza trasformarla nell’ennesima gabbia di pregiudizi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Poco Dio”, molto sax: il filo rosso tra Labnormal e Niù Tennici</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2025/11/01/poco-dio-molto-sax-il-filo-rosso-tra-labnormal-e-niu-tennici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2025 09:17:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Labnormal]]></category>
		<category><![CDATA[Niù Tennici]]></category>
		<category><![CDATA[Punk attitude]]></category>
		<category><![CDATA[Verona]]></category>
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					<description><![CDATA[Il live: quando il punk incontra il dialetto (e un po’ di fantozziana veronesità) Qualche settimana fa ho fatto un tuffo in piena veronesità: sono andato a vedere i Labnormal dal vivo. Momento che aspettavo da tempo, perchè me ne avevano parlato dicendo che l&#8217;etichetta &#8220;Punk à la Skiantos&#8221; era riduttiva. Chi me li aveva [&#8230;]]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading">Il live: quando il punk incontra il dialetto (e un po’ di fantozziana veronesità)</h2>



<p>Qualche settimana fa ho fatto un tuffo in piena veronesità: sono andato a vedere i Labnormal dal vivo. Momento che aspettavo da tempo, perchè me ne avevano parlato dicendo che l&#8217;etichetta &#8220;Punk à la Skiantos&#8221; era riduttiva. Chi me li aveva presentati l&#8217;aveva fatto in questi termini: prendi i Sex Pistols – condiscili con i CCCP dell’era Maroccolo – e lasciali affumicare con il vento de Il Teatro degli Orrori.<br>Durante l’esibizione hanno fatto anche <strong>“Rengheton”</strong> — che per chi non mastica veronese lo traduce a “aringhe e tonno” — una presa in giro geniale al genere “reggaeton”. Ecco il mood: ironia tagliente, risate, musica che spacca, un po’ di sarcasmo, e – udite udite – temi più profondi sotto il tappeto di battute: crisi climatica, nuovi fascismi, ingiustizie sociali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La chiacchiera col sassofonista: “non “tennici” lo capiranno!”</h2>



<p>Dopo lo show ho preso coraggio (o troppi bicchieri di birra) e ho fatto due chiacchiere con il sassofonista. Tra una sbuffata e l’altra, è uscita la frase che ha dato il colpo finale al mio déjà vu culturale:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“&#8230; in modo che lo possano capire anche i non ‘tennici’.”</p>
</blockquote>



<p>Ovvero: il pubblico “non ten­nico” (facendo riferimento alla “Generazione Silenziosa” – quelli nati dopo la prima guerra mondiale, con poca scolarizzazione, che non parlerebbero un italiano perfetto) deve capire lo spettacolo, altrimenti che senso ha.</p>



<p>E lì mi si è accesa la lampadina: <em>“Aspetta un attimo… qui a Verona una volta c’erano i Niù Tennici!”</em></p>



<p>Non bastava: la faccia del sassofonista si illumina. “Io ho suonato nei Niù Tennici.”<br>Io: “Maddai! Il mio pezzo preferito? <em>Poco Dio</em>.”<br>Lui: “L’ho scritto io.”<br>Io (con la mandibola a terra): “Eh?!”</p>



<p>Sì, l’ho sentito con le mie orecchie, la voce, la conferma, tutto. Da lì, la mia curiosità è diventata un’ossessione digitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La scoperta: Franco Veronese / Uilli</h2>



<p>Smanettando in rete, scopro che <strong>Franco Veronese</strong>, alias <strong>Uilli</strong> (o Willy, nelle discografie), non è un nome che gira per caso: è presente nei credits dei Niù Tennici come figura storica, co-autore anche di &#8220;Noi siamo sexy&#8221;, è “giardiniere florovivaista” di giorno, ma nei momenti liberi scrive romanzi di fantascienza, racconti e il suo romanzo <em>“L’Avvicinamento”</em> figura tra i finalisti del premio Urania 2021.</p>



<p>Insomma: giardiniere di giorno, sassofonista di notte, scrittore di fantascienza nei ritagli di tempo. Batman gli fa un baffo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra musica, dialetti e ironia: il filo rosso</h2>



<p>Quello che mi colpisce più di tutto è il modo in cui due mondi “apparentemente” distanti si incontrano: il punk/gara­ge ironico e sfacciato dei Labnormal e il reggae con radici dialettali dei Niù Tennici, gruppo reggae / raggamuffin formato a Verona negli anni ’80, divenendo uno dei pionieri italiani del genere, di cui su queste pagine avevamo parlato altre voltre.</p>



<p>Quel sassofonista che dice “lo facciamo capire anche ai non ‘tennici’” mi pare simbolico: musici che sanno parlare al popolo, senza snobismi, con battute, parodie, stacchi dialettali. Il fatto che in mezzo a tutto ciò ci si possa “incrociare” con la storia musicale veronese — e scoprire che uno di loro è stato parte di un mito locale — è roba da film indipendente.</p>



<p>Ecco perché certi concerti non sono solo musica: sono carambate culturali che ti riportano indietro e ti fanno scoprire pezzi di storia locale che non sapevi di avere dietro casa.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Eros Veneziani e la notte in cui imparai il product placement</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2025/10/18/eros-veneziani-e-la-notte-in-cui-imparai-il-product-placement/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2025 06:57:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Per Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[899]]></category>
		<category><![CDATA[BDSM]]></category>
		<category><![CDATA[Eros Veneziani]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Angel]]></category>
		<category><![CDATA[Miss Priscilla]]></category>
		<category><![CDATA[Mistress]]></category>
		<category><![CDATA[Pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[Product placement]]></category>
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					<description><![CDATA[Prima della delibera del 2007 dell’AGCOM non era raro, facendo zapping a notte fonda sulle reti private regionali, imbattersi nella solita cartomante, nei capisaldi della commedia sexy all’italiana, nelle promo dei telefoni 899 o addirittura in veri e propri film porno (in versione softcore: solo il dettaglio anatomico della penetrazione non viene mostrato). Ricordo che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Prima della <a href="https://www.agcom.it/provvedimenti/delibera-23-07-csp" data-type="link" data-id="https://www.agcom.it/provvedimenti/delibera-23-07-csp" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">delibera del 2007 dell’AGCOM</a> non era raro, facendo zapping a notte fonda sulle reti private regionali, imbattersi nella solita cartomante, nei capisaldi della <em>commedia sexy all’italiana</em>, nelle promo dei telefoni 899 o addirittura in veri e propri film porno (in versione softcore: solo il dettaglio anatomico della penetrazione non viene mostrato).</p>



<p>Ricordo che una sera, riportando a casa la mia prima fidanzatina poco dopo la mezzanotte, trovammo suo padre in salotto, sintonizzato su <strong>Telenuovo Verona</strong>. Era intento a guardare il film per adulti <em>Lingerie</em> (distribuito in Europa come <em>Das Model</em>), diretto da <strong>Luca Damiano</strong> e uscito qualche anno prima, nel 1999.<br>La protagonista principale era quel gran pezzo di fagiana di <strong>Laura Angel</strong>, made in Repubblica Ceca.</p>



<p>La trama era semplice: Maria lavora duramente in una fabbrica di lingerie ma sogna di diventare una modella famosa. Quando un’azienda cerca un nuovo volto per la sua collezione, i sogni di Maria sembrano potersi realizzare. Ma per arrivarci dovrà affrontare concorrenti agguerrite — e molto sexy.</p>



<p>Inutile dire che Maria (Laura Angel) finisce per concedere le sue grazie a tutto il consiglio di amministrazione, e naturalmente all’amministratore delegato, pur di coronare il suo sogno.<br>Ha dovuto mettere da parte ogni inibizione per sbaragliare le rivali, ognuna pronta a giocare la stessa carta della seduzione.</p>



<p>Il film è ambientato negli stabilimenti di <strong>Eros Veneziani</strong>, noto brand bresciano di lingerie sexy — probabilmente uno dei migliori casi di <em>product placement</em> ante litteram.</p>



<p>Ma tornando a quella sera: il padre della mia ragazza, per nulla imbarazzato, ci chiese dettagli sulla nostra uscita mentre sullo schermo scorrevano corpi bellissimi intenti alla copula. Con un occhio seguiva il film, con l’altro (e un orecchio) ascoltava noi raccontargli del locale in cui eravamo stati e del gossip paesano che avevamo raccolto.<br>Sorrido ancora se ripenso alla scena.</p>



<p>Ora, tornando al brand nominato più volte nel film: la leva di marketing funzionò eccome.<br>Qualche anno dopo, preso dal desiderio di emulare <em>Full Monty</em> e provare il brivido dell’esibizionismo, mi comprai un perizoma animalier proprio di <strong>Eros Veneziani</strong>.</p>



<p>Non solo: per noi cresciuti con l’erotismo a buon mercato delle modelle in intimo di Postalmarket, il sito del brand divenne una tappa fissa. Di tanto in tanto ci tornavo, giusto per rifarmi gli occhi al cambio di stagione.</p>



<p>Qualche anno fa una delle modelle mi colpì particolarmente.<br>Nell’era dei social feci una banale ricerca per trovarla online, nella speranza di scoprire qualcosa in più su di lei.</p>



<p>Bingo.<br>Lei era <a href="http://www.mistresspriscilla.com/" data-type="link" data-id="http://www.mistresspriscilla.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">Miss Priscilla</a>, una capricciosa <em>mistress</em> della sponda bresciana del lago di Garda.</p>



<p>Da allora, ogni volta che passo per Desenzano, mi viene spontaneo un pensiero: altro che <em>Eros Veneziani</em>, qui il vero <em>product placement</em> è stato il mio.</p>



<p>Oggi le notti sono piene di serie Netflix e di influencer in pigiama. Ma io, lo confesso, un po’ rimpiango quando bastava Telenuovo e una Laura Angel per addormentarsi (appagati).<br><br></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quando tutto va storto: cosa ho imparato suonando a un matrimonio</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2025/10/05/quando-tutto-va-storto-cosa-ho-imparato-suonando-a-un-matrimonio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2025 06:35:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[DJ]]></category>
		<category><![CDATA[Matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[Wedding]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://richardgekko.altervista.org/?p=1971</guid>

					<description><![CDATA[L’attesa di una serata perfetta Un paio di amici mi hanno chiesto di fare il DJ al loro ricevimento nuziale.Il contesto era l’after party: due band punk rock a scaldare la scena, e poi il mio set conclusivo da 90 (forse 120) minuti. Davanti un pubblico di trentenni e quarantenni che si aspettava un repertorio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">L’attesa di una serata perfetta</h2>



<p>Un paio di amici mi hanno chiesto di fare il DJ al loro ricevimento nuziale.<br>Il contesto era l’after party: due band punk rock a scaldare la scena, e poi il mio set conclusivo da 90 (forse 120) minuti. Davanti un pubblico di trentenni e quarantenni che si aspettava un repertorio <strong>classic disco</strong>. Io avevo preparato una sorpresa: un viaggio in quattro “onde” musicali, tra remix moderni e brani che campionano i grandi classici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Strategia del set</h2>



<p>Un impianto narrativo e musicale curato con maniacale attenzione, pensato per fondere <strong>nostalgia e sorpresa</strong>.</p>



<p><strong>Intro / Riaccensione Soft Funk (5–8 min)</strong><br>Groove elegante, sorrisi e piedi che iniziano a muoversi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Jonas Dunkel – <em>Round &amp; Round (Funky Filtered Disco Edit)</em></li>



<li>Millie Jackson – <em>We Got To Hit It Off (Dimitri From Paris Mix)</em></li>



<li>Babert – <em>Disco Save My Life</em></li>
</ul>



<p><strong>Onda 1: Classy House-Disco Warm-Up (20 min)</strong><br>Accenni vocali familiari, ma in veste chic:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Room 5 / Oliver Cheatham – <em>Make Luv</em></li>



<li>Modjo – <em>Lady (Hear Me Tonight)</em></li>



<li>Spiller – <em>Groovejet</em></li>



<li>Full Intention – <em>The Guitar (Hi Edit)</em></li>



<li>Mark Knight / James Hurr – <em>You Take Me Higher</em></li>
</ul>



<p><strong>Onda 2: Peak Disco Remixed (25–30 min)</strong><br>Nostalgia + energia, “la conosco!” ma reinventata:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Duck Sauce – <em>Barbra Streisand</em></li>



<li>Earth, Wind &amp; Fire – <em>September ’99 (Phats &amp; Small Remix)</em></li>



<li>Bee Gees – <em>You Should Be Dancing (Ku De Ta Remix)</em></li>



<li>Gloria Gaynor – <em>I Will Survive (FederFunk Remix)</em></li>



<li>Madonna – <em>Hung Up</em></li>



<li>Stardust – <em>Music Sounds Better With You</em></li>



<li>Phats &amp; Small – <em>Turn Around</em></li>
</ul>



<p><strong>Onda 3: Sample Culture &amp; French Touch (20 min)</strong><br>Loop, filtri, citazioni colte da dancefloor:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Daft Punk – <em>One More Time</em></li>



<li>The Bucketheads – <em>The Bomb!</em></li>



<li>Bob Sinclar – <em>I Feel for You</em></li>



<li>Martin Solveig – <em>Jealousy</em></li>



<li>Boys Noize – <em>Mvinline</em></li>
</ul>



<p><strong>Onda 4: Soulful Closure / Sorpresa Finale (15–20 min)</strong><br>Vocal house, abbracci e sorrisi finali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Todd Terry / Jocelyn Brown – <em>Keep On Jumpin’</em></li>



<li>Ministers de la Funk / Jocelyn Brown – <em>Believe (Ministers Vocal Mix)</em></li>



<li>The Supermen Lovers – <em>Starlight</em></li>



<li>Alcazar – <em>Crying at the Discoteque</em></li>



<li>Majestic x Boney M. – <em>Rasputin</em></li>



<li>Madison Avenue – <em>Don’t Call Me Baby</em></li>
</ul>



<p><strong>Bonus Tracks</strong> (per improvvisare il finale):</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Serge Funk – <em>Move On Up (Da Lukas Remix)</em></li>



<li>Billy Ocean – <em>Stay The Night (Elo Rework)</em></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">La realtà (imprevedibile)</h2>



<p>La location era da sogno: una villa con parco, vista mozzafiato sulla pianura veronese e sulla Lessinia. Il pubblico era pronto, la scaletta perfetta.<br>Poi è arrivata la pioggia.</p>



<p>Abbiamo dovuto abbandonare 3/4 dell’impianto montato nel parco e ricablare al volo dentro le sale. Invitati compressi, acustica pessima, zero soundcheck. Il mio set è iniziato con un’ora di ritardo, e con il vincolo di <strong>spegnere la musica entro l’una</strong>. La scaletta maniacale non era più sostenibile: ho dovuto buttarmi a bruciapelo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa ho suonato davvero</h2>



<p>Dopo il primo ballo e il ballo con il padre della sposa (<em>Perfect Day – Lou Reed, You’re The One That I Want – Grease OST, You Never Can Tell – Chuck Berry</em>), ho avuto poco più di mezzora.<br>Questa la tracklist reale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Chic – <em>Le Freak</em></li>



<li>Earth, Wind &amp; Fire – <em>September ’99 (Phats &amp; Small Remix)</em></li>



<li>Duck Sauce – <em>Barbra Streisand</em></li>



<li>Bee Gees – <em>You Should Be Dancing (Ku De Ta Remix)</em></li>



<li>Gloria Gaynor – <em>I Will Survive (FederFunk Remix)</em></li>



<li>Madonna – <em>Hung Up</em></li>



<li>Modjo – <em>Lady (Hear Me Tonight)</em></li>



<li>Spiller – <em>Groovejet</em></li>



<li>Il Pagante – <em>Settimana Bianca</em> (richiesta)</li>



<li>Loredana Bertè – <em>In alto mare</em> (richiesta)</li>



<li>Black Eyed Peas – <em>I Gotta Feeling</em> (richiesta)</li>



<li>Daft Punk – <em>One More Time</em> (il pubblico: “se non metti l’ultima noi non ce ne andiamo”)</li>



<li>Puff Daddy &amp; Faith Evans – <em>I’ll Be Missing You</em> (chiusura soft)</li>
</ul>



<p>Le richieste hanno stravolto la direzione, ma hanno anche tenuto viva la pista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lezione</h2>



<p>Ero deluso: avevo preparato un viaggio raffinato e non ho potuto eseguirlo.<br>Poi ho capito:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un DJ non è chi mette solo le tracce perfette.</li>



<li>Un DJ è chi <strong>tiene insieme la festa anche quando tutto si rompe</strong></li>
</ul>



<p>Quella sera ho suonato con un impianto dimezzato, acustica ingestibile, slot ridotto a metà. Eppure la gente ha ballato, cantato, chiesto ancora. Ho accolto le richieste con empatia, e ho chiuso con grazia.</p>



<p>La morale?<br>Il DJ ha il potere di rovinare la festa… ma anche di <strong>salvarla</strong>, quando tutto sembra perso.<br>E quella notte, nonostante tutto, la festa l’ho salvata.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Hai fatto successo? Bravo. E ora spiegaci come fare soldi con i tuoi soldi</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2025/09/13/hai-fatto-successo-bravo-e-ora-spiegaci-come-fare-soldi-con-i-tuoi-soldi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2025 06:05:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Capitale simbolico]]></category>
		<category><![CDATA[Consulenze e mentorship]]></category>
		<category><![CDATA[Corsi online]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura della performance]]></category>
		<category><![CDATA[Dunning-Kruger]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Fuffa motivazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Hustle culture]]></category>
		<category><![CDATA[Masterclass]]></category>
		<category><![CDATA[Narcisismo digitale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://richardgekko.altervista.org/?p=1862</guid>

					<description><![CDATA[Viviamo in un’epoca curiosa: se hai fatto qualcosa di interessante, non ti basta più farlo. Devi insegnarlo. Vendere corsi. Aprire una newsletter. Costruire un funnel. Meglio ancora: diventare un guru. E non importa se la tua esperienza nasce dallo sport, dalla musica, dalla tecnologia o persino dalla sfera più intima. Una volta raggiunta la vetta, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Viviamo in un’epoca curiosa: se hai fatto qualcosa di interessante, non ti basta più farlo. Devi insegnarlo. Vendere corsi. Aprire una newsletter. Costruire un funnel. Meglio ancora: diventare un guru.</p>



<p>E non importa se la tua esperienza nasce dallo sport, dalla musica, dalla tecnologia o persino dalla sfera più intima. Una volta raggiunta la vetta, scatta la metamorfosi: dal praticante al predicatore.</p>



<p>Lo vedo da tempo in molti settori. E, sorpresa: lo schema è sempre lo stesso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal fitness alla filosofia di vita</h2>



<p>Il caso più emblematico resta quello dei fitness e lifestyle influencer.<br>Persone che hanno iniziato condividendo la loro routine (allenamenti, diete, rituali quotidiani) e che, dopo aver trovato un pubblico enorme, hanno fatto il passo successivo: trasformarsi in guru della crescita personale e fisica.</p>



<p>Alcuni oggi campano vendendo programmi e consulenze. Fin qui, tutto legittimo. Ma poi… ecco l’evoluzione: vendere “pillole di saggezza” su come fare ciò che loro hanno già fatto.</p>



<p>Dal tipo virale per le sue “morning routines” estreme (ice-bath e banana facial…), a quella che dopo la lotta contro l’anoressia è diventata TEDx speaker, fino all’ex bodybuilder che smonta i falsi miti del fitness: sono partiti da zero, hanno trovato un pubblico e, una volta trovata la formula… l’hanno messa in vendita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">IT, LinkedIn e la fuffa con le slide</h2>



<p>La stessa dinamica esplode nel mondo tech.<br>Appena qualcuno configura un Kubernetes o integra un SSO con Azure, parte la newsletter.</p>



<p>C’è chi lavora 18 mesi con un framework e poi scrive “la guida definitiva”.<br>C’è chi alterna post motivazionali su LinkedIn (“non arrenderti mai!”) a caroselli con “i 5 tool per fare DevOps nel 2025”.</p>



<p>L’apice? Il funnel perfetto: masterclass gratuita → gruppo Telegram → videocorso a pagamento → mentorship esclusiva a 1.997 €.</p>



<p>Il codice? Secondario. Ora l’attività principale è vendere il fatto di sapere. O di sembrare di sapere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">DJing e musica: dal vinile al funnel</h2>



<p>Anche la musica non è immune.<br>Il web pullula di DJ di lungo corso che hanno spostato il business dai club a YouTube: corsi su come fare il DJ, videocorsi per “impostare la tua carriera musicale”, guide per trasformare le playlist in personal brand.</p>



<p>Ormai la vita del DJ è 90% self-promotion e solo 10% eventi dal vivo.<br>Conta meno saper mixare, più saper monetizzare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sessualità e relazioni: dal privato al pitch</h2>



<p>E persino la sfera più intima si è trasformata in un mercato del know-how.<br>Coppie che iniziarono condividendo la loro intimità finiscono a vendere consulenze su “come tenere viva la passione”.<br>Coach del tantra, masterclass sull’orgasmo consapevole, workshop per “impostare una strategia che ti consenta di monetizzare da subito (magari partendo dai piedi) su OnlyFans”. Pornostar che insegnano a diventare pornostar: Siffredi Academy, Priscilla Salerno Academy, ShinraTensei98 Academy (aka Vittoria Marabotti con il compagno Matteo).</p>



<p>Il messaggio è sempre lo stesso: non basta vivere l’esperienza, devi trasformarla in metodo, replicabile e vendibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutto il mondo è paese?</h2>



<p>Sembrerebbe di sì.<br>Gli stessi comportamenti li ritrovo anche nella fotografia: là fuori è pieno di professionisti più o meno affermati che propongono workshop per le nicchie più in voga — maternity, newborn, glamour.</p>



<p>E se apro il profilo di un ex concorrente di MasterChef, scommetto che nel giro di tre post mi compariranno corsi e consulenze di cucina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una metamorfosi sociale: da pioniere a guru</h2>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Una volta si diceva: <em>“chi sa fare fa, chi non sa fare insegna”</em>. Oggi sarebbe più corretto: <em>“chi sa fare vende corsi su come fare”</em>.</p>
</blockquote>



<p>Perché succede tutto questo?</p>



<p>Non è solo fame di soldi. È un riflesso culturale molto più profondo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Capitale simbolico (Bourdieu):</strong> una volta raggiunto uno status, la società ti spinge a monetizzarlo. La tua autorevolezza diventa merce.</li>



<li><strong>Effetto Dunning-Kruger al contrario:</strong> più diventi competente, più smetti di fare e inizi a vendere il come-fare.</li>



<li><strong>Narcisismo scalabile:</strong> oggi il business non è fare qualcosa, ma essere qualcuno che ha fatto qualcosa. Non vendi un prodotto, ma una narrazione.</li>
</ul>



<p>Ecco la metamorfosi: se sei bravo, non basta dimostrarlo. Devi anche trasformarti in guida, metodo, esempio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">C’è qualcosa di male in tutto questo?</h2>



<p>Dipende.</p>



<p>Da un lato, chi ha aperto strade ha il diritto di trasmettere ciò che sa. Se c’è un mercato, perché non approfittarne?<br>Dall’altro, però, il rischio è che ogni esperienza diventi un pitch. Che il sapere smetta di essere condiviso per essere venduto.</p>



<p>E poi resta il cortocircuito comico: se sei così bravo in quello che fai, perché devi arrotondare con i corsi? Non basterebbe continuare a farlo?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione: è tutto un funnel?</h2>



<p>Forse dovremmo accettarlo: oggi tutto può essere monetizzato. Anzi: soprattutto la nostra storia.</p>



<p>La vera svolta non è guadagnare con ciò che sai fare, ma guadagnare insegnando agli altri a guadagnare con ciò che tu sai fare.</p>



<p>Che si tratti di fitness, IT, musica o sessualità, lo schema è sempre lo stesso.<br>E non c’è nulla di male nel diventare guru.<br>Basta non dimenticare che i maestri migliori non hanno bisogno di dirti che lo sono.</p>



<p>E, soprattutto, che a volte chi davvero sa fare… continua semplicemente a fare. In silenzio.</p>



<p><strong>PS:</strong><br>Se questo articolo ti ha insegnato qualcosa, fammelo sapere.<br>Altrimenti sto pensando di aprire una masterclass su come scrivere articoli su chi fa masterclass.<br>Posti limitati.</p>



<p>Photo credits: <a href="https://500px.com/photo/227266357/winti-2017-by-yaser_951" data-type="link" data-id="https://500px.com/photo/227266357/winti-2017-by-yaser_951">yaser_951</a></p>



<p></p>
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		<title>Quando indignarsi non basta più</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2025/09/01/quando-indignarsi-non-basta-piu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 05:35:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Imperialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[Durante un concerto, il musicista nigeriano Seun Kuti si è rivolto ai giovani europei con parole che pesano come pietre: «Ho un consiglio per i giovani europei: so che volete liberare la Palestina, liberare il Congo, liberare l’Iran, ce n’è una nuova ogni settimana… Liberate prima l’Europa! Liberatela dall’estrema destra, dal fascismo, dal razzismo, dall’imperialismo». [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Durante un concerto, il musicista nigeriano <strong>Seun Kuti</strong> si è rivolto ai giovani europei con parole che pesano come pietre:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Ho un consiglio per i giovani europei: so che volete liberare la Palestina, liberare il Congo, liberare l’Iran, ce n’è una nuova ogni settimana… Liberate prima l’Europa! Liberatela dall’estrema destra, dal fascismo, dal razzismo, dall’imperialismo».</p>
</blockquote>



<p>Parole che colpiscono al cuore e che mettono a nudo l’ipocrisia che viviamo ogni giorno. Mentre i governi europei — e quello italiano in primis — si riempiono la bocca di dichiarazioni altisonanti contro la violenza, mentre fingono di indignarsi di fronte agli eccessi dell’IDF o agli ordini folli di Netanyahu, la realtà è un’altra: <strong>con i fatti, si piegano, si assoggettano, collaborano</strong>.</p>



<p>Collaborano con Israele e con gli Stati Uniti, che da decenni si arrogano il diritto di giustificare l’ingiustificabile: occupazioni, bombardamenti, repressione. E lo fanno non per valori, non per giustizia, ma per calcoli di potere, interessi geopolitici ed economici, convenienze momentanee.</p>



<p>In nome di questa complicità, si tollera l’inaccettabile. Si chiudono gli occhi davanti allo spargimento di sangue, si trasforma la sofferenza di interi popoli in un capitolo di politica estera, si preferisce non disturbare l’alleato di turno pur di mantenere una poltrona o un fragile equilibrio di governo.</p>



<p>Seun Kuti ci mette davanti a uno specchio: come possiamo pretendere di “liberare” altri, quando <strong>non siamo capaci di liberarci noi stessi</strong> dall’ipocrisia dei nostri leader, dall’asservimento all’imperialismo, dalla connivenza col potere che opprime?</p>



<p>L’Europa non è solo spettatrice, è complice.<br>E indignarsi non basta più.</p>



<p>Qui si supporta apertamente la <a href="https://globalsumudflotilla.org/">https://globalsumudflotilla.org/</a> </p>



<p></p>
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		<title>La crisi di mezza età è servita</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2025/08/27/la-crisi-di-mezza-eta-e-servita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2025 15:02:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[cinquantenni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi di mezza età]]></category>
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					<description><![CDATA[Come sempre, gli indizi li hai tutti sotto gli occhi, ma non ci fai caso.Poi un giorno ti svegli, ti avvicini ai 50 e… zac, scopri che sei entrato nella fase che un tempo associavi agli zii con la pancia e i sandali coi calzini bianchi. Le incombenze famigliari si alleggeriscono: i figli diventano grandi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come sempre, gli indizi li hai tutti sotto gli occhi, ma non ci fai caso.<br>Poi un giorno ti svegli, ti avvicini ai 50 e… zac, scopri che sei entrato nella fase che un tempo associavi agli zii con la pancia e i sandali coi calzini bianchi.</p>



<p>Le incombenze famigliari si alleggeriscono: i figli diventano grandi, non ti chiedono più di portarli ovunque, e improvvisamente ti ritrovi con del tempo libero. Tempo libero… un concetto che non maneggiavi dai tempi dell’università. Che ci fai? Riscopri gli hobby di gioventù. Nel mio caso, il djing e lo sport all’aria aperta: hiking, mountain bike, corsetta domenicale (quella che fino a poco tempo fa chiamavo “camminata veloce con l’illusione di correre”).</p>



<p>Poi smetti di fumare, dopo trent’anni di sigarette. E qui, più che una decisione, sembra un miracolo pasquale.<br>Naturalmente il corpo ti presenta il conto: ti guardi allo specchio e scopri di avere accumulato chili che non sapevi di avere. (O meglio: lo specchio lo sapeva, tu facevi finta di no).</p>



<p>Allora decidi di rimetterti in forma. Gradualmente, eh. Peccato che il tuo fisico non abbia ricevuto la notifica che stai cercando di fare del bene. Ogni muscolo protesta, le ginocchia urlano vendetta, e tu maledici il firmamento intero. Ma non demordi.<br>Dopo un bel po’ di tempo (nell&#8217;ordine dei mesi), qualche risultato arriva: perdi qualche chilo, riesci a correre dieci chilometri in un’ora senza sentirti un reduce di guerra appena superato il traguardo.</p>



<p>E senza nemmeno accorgertene, ti ritrovi a pianificare una mezza maratona.<br>Perché? Perché la verità è che dentro la tua testa è scattato qualcosa: superare i limiti, dimostrare che hai ancora benzina, che puoi competere con i giovani.</p>



<p>Ed eccola lì, in tutto il suo splendore, la crisi di mezza età. Non la Ferrari rossa, non la moto da 200 cavalli, non la fidanzata ventenne. No. Nel mio caso si manifesta così: con le scarpe da running, il Garmin al polso e la playlist Spotify con i successi anni ’90/&#8217;00.</p>



<p>Forse è un modo di dire a me stesso che sì, ho quasi cinquant’anni… ma la partita non è ancora finita. Anzi: il secondo tempo è appena cominciato.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il seno di Rebecca Baby e il dito medio dell’umanità evoluta</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2025/08/01/il-seno-di-rebecca-baby-e-il-dito-medio-dellumanita-evoluta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Aug 2025 04:50:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Click Baiting]]></category>
		<category><![CDATA[Free the Nipple]]></category>
		<category><![CDATA[Lina Esco]]></category>
		<category><![CDATA[Lulu Van Trapp]]></category>
		<category><![CDATA[topless]]></category>
		<category><![CDATA[Voyeurismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Non so se è più vergognoso il gesto in sé (la molestia intendo, sia chiaro!) o la reazione collettiva. Rebecca Baby, cantante francese, scende tra il pubblico durante un live, viene palpeggiata da un idiota, torna sul palco e continua a cantare a seno nudo, come risposta artistica e politica a ciò che ha appena [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non so se è più vergognoso il gesto in sé (la molestia intendo, sia chiaro!) o la reazione collettiva.</p>



<p>Rebecca Baby, cantante francese, scende tra il pubblico durante un live, viene palpeggiata da un <strong>idiota</strong>, torna sul palco e continua a cantare <strong>a seno nudo</strong>, come risposta artistica e politica a ciò che ha appena subito.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>E la rete? La rete che fa?</p>



<p>Titola: <em>“Rebecca Baby canta in topless!”</em></p>



<p>Non: <em>“Rebecca Baby palpeggiata durante un concerto, reagisce con forza e dignità.”</em></p>
</blockquote>



<p>Ecco a voi il <strong>giornalismo del capezzolo</strong>, signore e signori. L’informazione 3.0: togli il contesto, amplifica lo scandalo, ignora la violenza. Una perfetta parabola del degrado culturale in cui anneghiamo tutti quanti con l’aria compunta di chi si crede progressista, ma in realtà ha il cervello ancora ancorato al medioevo dei “clic facili”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="http://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/08/lulu_van_trapp-1200x900-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="http://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/08/lulu_van_trapp-1200x900-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1828" srcset="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/08/lulu_van_trapp-1200x900-1-1024x768.jpg 1024w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/08/lulu_van_trapp-1200x900-1-222x167.jpg 222w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/08/lulu_van_trapp-1200x900-1-768x576.jpg 768w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/08/lulu_van_trapp-1200x900-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Rebecca Baby e i suoi Lulu Van Trapp</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Il gesto di Rebecca è un atto di resistenza</h3>



<p>Esporre il seno in un contesto pubblico, in risposta a una molestia, è un gesto potente. E non lo dico da voyeur, lo dico da essere umano che ha scelto di evolversi.</p>



<p></p>



<p>Io sto con Rebecca Baby. E con tutte le donne che stanno provando a <strong>de-sessualizzare il seno femminile</strong>, non per provocazione ma per libertà. Ho abbracciato questa causa da quando, anni fa, ho scoperto Lina Esco e il suo movimento <em><a href="https://www.wired.it/attualita/politica/2015/08/28/free-the-nipple-la-rivoluzione-dei-capezzoli/" data-type="link" data-id="https://www.wired.it/attualita/politica/2015/08/28/free-the-nipple-la-rivoluzione-dei-capezzoli/">Free the Nipple</a></em>. Un’attrice, sì. Ma prima ancora una combattente, che ha messo il proprio corpo e la propria voce contro secoli di ipocrisia.</p>



<p>Il seno non è un’arma, non è una trappola, non è una minaccia. È <strong>parte di un corpo umano</strong>, e come tale va trattato. Punto.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="578" src="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/08/636442898583953393-GettyImages-450912832-1024x578.webp" alt="" class="wp-image-1831" srcset="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/08/636442898583953393-GettyImages-450912832-1024x578.webp 1024w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/08/636442898583953393-GettyImages-450912832-222x125.webp 222w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/08/636442898583953393-GettyImages-450912832-768x434.webp 768w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/08/636442898583953393-GettyImages-450912832-1536x868.webp 1536w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/08/636442898583953393-GettyImages-450912832-2048x1157.webp 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lina Esco, Free the Nipple</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Confessione di un maschio pentito</h3>



<p>E ora viene la parte più difficile. La parte in cui non posso limitarmi a puntare il dito sugli altri.</p>



<p>Perché da giovane, anche io, nella penombra delle discoteche, tra alcol e ignoranza, ho <strong>molestato</strong>. Ho toccato senza consenso. Ho approfittato di corpi femminili che non mi avevano invitato, che magari tacevano per paura o rassegnazione.</p>



<p>E sì, oggi provo <strong>vergogna</strong>. Ma questa vergogna la offro pubblicamente, come atto di consapevolezza e di responsabilità.</p>



<p>Perché il problema non sono solo “gli altri”. Il problema è dentro molti di noi, maschi cresciuti a porno, virilismo e cultura del possesso. Il problema siamo noi che, per troppo tempo, abbiamo confuso il desiderio con il diritto, il silenzio con il consenso.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un invito alle donne. Un invito agli uomini.</h3>



<p>Donne: <strong>ribellatevi</strong>, sempre. Urlate, reagite, sputate, denunciate. Ogni volta che potete, ogni volta che serve. Anche quando il mondo vi dice che &#8220;è solo uno scherzo&#8221;, che &#8220;non è successo niente&#8221;.</p>



<p>Uomini: <strong>guardiamoci allo specchio</strong>. Chiediamoci, sul serio, quanti gesti abbiamo compiuto senza davvero chiederci se fossero violenti. Impariamo a fermarci. A educarci. A disimparare la dominazione.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Nel dettaglio: quante <strong>occhiate</strong> abbiamo lanciato con quella stessa dinamica del possesso, della dominazione?</p>



<p>Perché non è solo la mano che palpa a essere violenta.<br>Lo è anche <strong>lo sguardo che spoglia</strong>.<br><strong>Il commento fatto ad alta voce</strong> quando passa una donna senza reggiseno.<br>La <strong>morbosità che trasformiamo in ironia da spogliatoio</strong>.<br>La <strong>curiosità malata</strong> che si maschera da diritto a “guardare, tanto non sto toccando”.</p>



<p>No. Anche quello è violenza. Anche quello è <strong>invasione del corpo e della libertà</strong>.</p>



<p>Finché una donna, al mattino, sceglierà il reggiseno non per comodità o gusto, ma <strong>per paura di sentirsi addosso gli occhi di milioni di morti di figa</strong>, questa società non sarà mai libera.<br>Finché il suo capezzolo sarà un problema nostro e non un suo dettaglio anatomico, <strong>non siamo uomini, siamo spettatori tossici</strong>.</p>
</blockquote>



<p>Rebecca Baby ha cantato a seno nudo, ma a essere davvero messi a nudo siamo noi: con tutta la nostra ignoranza, la nostra indifferenza, e il nostro moralismo da tastiera.</p>



<p>E francamente, non c&#8217;è nulla di sexy in questo.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Curvy, cioccolato e altri stereotipi da meme vintage</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2025/07/23/curvy-cioccolato-e-altri-stereotipi-da-meme-vintage/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 12:28:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zibaldone]]></category>
		<category><![CDATA[Beyoncè]]></category>
		<category><![CDATA[Rihanna]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://richardgekko.altervista.org/?p=1813</guid>

					<description><![CDATA[Avviso: qui il sarcasmo spara a salve, ma i cliché cadono al primo colpo. Oggi puntiamo i fari sui luoghi comuni sul corpo delle donne nere. Affilate la clickbait attitude e preparatevi al boomerang di ironia. 1. “Tutte Beyoncé: twerk, bootilicious e pagelle alte” Sembra che la genetica “africana” ti consegni automaticamente il corpo da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Avviso: qui il sarcasmo spara a salve, ma i cliché cadono al primo colpo. Oggi puntiamo i fari sui luoghi comuni sul corpo delle donne nere. Affilate la clickbait attitude e preparatevi al boomerang di ironia.</p>



<p><strong>1. “Tutte Beyoncé: twerk, bootilicious e pagelle alte”</strong></p>



<p>Sembra che la genetica “africana” ti consegni automaticamente il corpo da pop star. Tra&nbsp;Destiny’s Child (“Bootylicious”) e Beyoncé che costruisce interi visual album come Lemonade basati sulla celebrazione del corpo nero, cosa resta per le comuni mortali?</p>



<p>Realtà: mica tutte ballano squat, non tutte hanno glutei che possono “break the internet” o diventare #BrownSkinGirl viral. Ma la narrazione mediatica vuole solo la versione potenziata.</p>



<p><strong>2. “Soul nel sangue” = ritmo obbligatorio</strong></p>



<p>Noi ci svegliamo con yogurt alla frutta, non con tamburi ancestrali. Sembra che il locale lounge sia una rave africana itinerante. Spoiler: ci sono tantissime donne nere che non sanno nemmeno che cos’è il twerk. Ironia: moderno Spider‑Man, ma con i tamburi invece dei ragni.</p>



<p><strong>3. “Posso toccarti? Sei un cioccolatino”</strong></p>



<p>Sì, c’è gente che ancora associa la pelle nera a velluto ex‑IKEA o al ciccolato. Ma hey: la pelle nera si sciupa con l’inverno, si secca al sole e grida “ouch!” se pizzicata. Non è una texture da catalogo!</p>



<p><strong>4. “Blackfishing e appropriazione travestita da moda”</strong></p>



<p>Ricordi Kim Kardashian &amp; co che costruiscono imperi girando attorno a un sedere “curvy”? Ebbene, non è solo “body positivity”: è estetica mainstream fatta indossare anche a chi non vive il razzismo sistemico che accompagna quei corpi. Attenzione: vantaggi estetici + mancanza di impegno sociale = appropriazione pura.</p>



<p><strong>5. “Sapphire / Angry Black Woman”: la scusa per ignorare il disagio</strong></p>



<p>Quando una donna nera si arrabbia per ingiustizie o microaggressioni, parte lo show: “ma guarda l’energica iperemotiva”. Niente contesto, niente storia—solo la caricatura del “Sapphire”, l’eterna arrabbiata.</p>



<p><strong>6. Meme + GIF = schizofrenia affettiva</strong></p>



<p>Sui social l’ebollizione emotiva delle donne nere è intrattenimento per cronache da “digital blackface”: un’immagine satura di emoji arrabbiate, cringe, over‑the‑top. Poi però, quando c’è da discutere di razzismo o violenza, improvvisamente svaniscono i “sassy queen”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="http://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/07/dsc_1207-scaled.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="681" src="http://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/07/dsc_1207-1024x681.jpg" alt="" class="wp-image-1795" srcset="https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/07/dsc_1207-1024x681.jpg 1024w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/07/dsc_1207-222x148.jpg 222w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/07/dsc_1207-768x511.jpg 768w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/07/dsc_1207-1536x1022.jpg 1536w, https://richardgekko.altervista.org/_altervista_ht/2025/07/dsc_1207-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Il corpo della donna nera non è un entertainment package da montare con GIF, meme o remix Kardashian. È carne, anima, orgoglio e – sì – qualche twerk spontaneo (ma solo se ha voglia). Quindi, anziché pensare “tutta Beyoncé o tutta Rihanna”, provate a vedere tutte le Beyoncé e Rihanna&#8230; e poi ricordate che la versione beta è già perfetta così com’è.</p>



<p>#NotYourMemePrincess: chi condivide rigetta gli stereotipi e celebra le versioni reali.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Arrivederci Michael Madsen, volto duro e tormentato del cinema</title>
		<link>https://richardgekko.altervista.org/2025/07/05/arrivederci-michael-madsen-volto-duro-e-tormentato-del-cinema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Richard Gekko]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jul 2025 09:54:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Donnie Brasco]]></category>
		<category><![CDATA[Kill Bill]]></category>
		<category><![CDATA[Le Iene]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Madsen]]></category>
		<category><![CDATA[Quentin Tarantino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://richardgekko.altervista.org/?p=1800</guid>

					<description><![CDATA[&#8220;Quella donna merita la sua vendetta, e noi meritiamo di morire&#8221;. Budd in Kill Bill Volume 2 Con il suo sguardo tagliente, la voce roca e il carisma oscuro, Madsen ha incarnato per oltre quattro decenni l’archetipo del “duro” tormentato, spesso violento, ma mai privo di una profonda umanità. La sua carriera è indissolubilmente legata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em><strong>&#8220;Quella donna merita la sua vendetta, e noi meritiamo di morire&#8221;</strong></em>.</p>



<p>Budd in Kill Bill Volume 2</p>
</blockquote>



<p>Con il suo sguardo tagliente, la voce roca e il carisma oscuro, Madsen ha incarnato per oltre quattro decenni l’archetipo del “duro” tormentato, spesso violento, ma mai privo di una profonda umanità.</p>



<p>La sua carriera è indissolubilmente legata a Quentin Tarantino, che lo consacrò con il ruolo di Mr. Blonde ne <em>Le Iene</em> (1992): la famigerata scena della tortura, accompagnata da &#8220;Stuck in the Middle with You&#8221;, resta una delle più disturbanti ed emblematiche della storia del cinema contemporaneo. Ma vale la pena ricordarlo anche per le sue interpretazioni in <em>Thelma &amp; Louise</em> e in <em>Donnie Brasco</em>.</p>



<p>Dopo &#8220;Le Iene&#8221;, Madsen fu chiamato in <em>Kill Bill</em>, <em>The Hateful Eight</em>, <em>Once Upon a Time in&#8230; Hollywood</em>, e in numerosi altri film di culto, spesso in ruoli da criminale o antieroe, figure solitarie e crepuscolari in cui sembrava riconoscersi. Ma dietro la maschera di ferro, Madsen era anche poeta, fotografo e padre.</p>



<p>Instancabile, aveva lavorato in decine di pellicole, alternando titoli indipendenti a blockbuster, spesso accettando ruoli minori per passione o per bisogno, senza mai rinunciare alla sua identità artistica. La sua voce, profonda come un bicchiere di bourbon in un bar deserto, è stata prestata anche ai videogiochi e alla narrazione poetica.</p>



<p>La sua morte lascia un vuoto nel cuore di chi ama un cinema sincero, crudo, scomodo. Michael Madsen era un uomo in frantumi che aveva fatto della sua fragilità una forza espressiva. Non era una star patinata, ma una leggenda underground. Un lupo solitario che sapeva rendere memorabile anche una singola battuta.</p>



<p>Ci lascia con lo stesso passo con cui è vissuto: fuori dal sistema, fuori dagli schemi, con un accendino consumato in tasca e una poesia non ancora finita nel cassetto.</p>



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