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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-8311653</atom:id><lastBuildDate>Sat, 17 Oct 2009 00:50:14 +0000</lastBuildDate><title>Pasta mista</title><description>Volevo scrivere. Invece errai</description><link>http://pastamista.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (maje)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>674</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" href="http://feeds.feedburner.com/PastaMista" type="application/rss+xml" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com" /><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-2154567157856934597</guid><pubDate>Sun, 04 Oct 2009 16:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-05T21:32:09.666+02:00</atom:updated><title>Il tagliatore</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SsjOd1CtxXI/AAAAAAAAAPQ/BkkKHDnZWrM/s1600-h/vv+012rit.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 304px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SsjOd1CtxXI/AAAAAAAAAPQ/BkkKHDnZWrM/s400/vv+012rit.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5388783965998794098" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Celimontana"&gt;Villa Celimontana&lt;/a&gt; è un parco semplice, uno dei tanti che a Roma sono dominati da un villone (in questo caso ospitante la &lt;a href="http://www.societageografica.it/index.htm"&gt;Società Geografica Italiana&lt;/a&gt;) dipinto nei soliti rosa-e-crema o mattone-e-crema, con i soliti vasi di bosso e gli archi rinascimentali, e il travertino che diventa rosa a ottobre e bianco stupefacente ad agosto. Il parco ha degli alberi stupendi e centenari, erba dove riposare dopo un picnic improvvisato di domenica, fontane e vasche con le solite 20 carpette e una carpa-squalo (controllate le vasche con le carpe. C'è sempre una gigante), parco bambini e tantissima polvere. Negli estremi di una immaginaria linea tra le due entrate, ci sono Santa Maria in Domnica e San Pietro e Paolo, tra le chiese più antiche e più belle di Roma: e capita spesso di vedere neosposi buttati in aria dagli amici o la coppia che fa finta di essere separata dai gruppi di parenti sotto gli occhi di un immaginativo (sic) fotografo di matrimoni, mentre il sole picchia implaccabile, ad imperituro ricordo di cotanta emozione. Ma nel parco ci possono essere anche &lt;a href="http://www.villacelimontanajazz.com/"&gt;famosi festival di jazz estivi&lt;/a&gt;, mesti primi-maggio e moltitudinarie manifestazioni: oggi, terrorizzati standisti aspettavano, nella frechezza della mattina autunnale, l'avvio di &lt;a href="http://citta.romaincampagna.it/"&gt;La campagna in città&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sento nominare, alla gente che passeggia, mentre gironzolo tra mieli alla fragola e gelati cacio-e-pepe*, certe cose che attivano alcune zone del cervello e non altre; non ovunque, soltanto qui, in una zona delimitata dagli acquedotti romani e dalle strade consolari che partono a raggiera fino ai confini del mondo conosciuto. Mattina o sera, le lucine si accendono su certe parole, che sono sicura avrà sentito persino il &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Villani"&gt;Villani&lt;/a&gt;: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;panino con la porchetta&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fila è sempre sterminata agli stand di ogni manifestazione in cui si mangia. Gli addetti, sopraffatti; i bambini, scatenati. Odore di porchetta appena tirata fuori dalla carta marrone, dalle umili cordicelle. Il tagliatore di porchetta è un colosso che compie un sacrificio non diverso da quelli degli achei nelle pianure di fronte a Troia: ma qui agli dei non è offerto niente. Siamo noi, gli dei. Ci allontaniamo con i nostri panini, inebriati e dimentichi di offese e di vendette, di clangore ed orgoglio delle armi, unti e ignaramente felici nel sole autunnale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*il gelato sapeva di buon pecorino ed aveva pezzetti di pepe. Una libidine. Ci sono andata, alla &lt;a href="http://www.gelateriagreed.com/"&gt;casa madre&lt;/a&gt;, nel pomeriggio, e non riuscivo ad uscire (alla ricotta de pecora, per esempio. Ero paralizzata da quanto è buono). Al momento lo metto in alto alla mia classifica delle gelaterie romane.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-2154567157856934597?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/KdHLXHSLC3M/il-tagliatore.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SsjOd1CtxXI/AAAAAAAAAPQ/BkkKHDnZWrM/s72-c/vv+012rit.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2009/10/il-tagliatore.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-4560231080954713076</guid><pubDate>Mon, 14 Sep 2009 17:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-09-14T19:52:53.348+02:00</atom:updated><title>Garage ospiti - Da 1 a 29</title><description>Non sono cattiva, io. E' soltanto che non dimentico. Da qualche parte, in un cassettino tra tanti ricordi che so di avere e che stanno lì pronti per la vecchiaia, c'è anche quella volta che mi hai ignorato ostentatamente, che mi hai ferito, che ti sei permesso. Passa il tempo. Il ricordo dorme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi un giorno, come in un cartone animato, c'è un gran fuoco di artificio di risveglio, e soprattutto quei collegamenti tra ragione ed emozione, infinitesimali, a noi quasi sempre sconosciuti fin quando non si rivelano in un'azione:  nel disegno che mi faccio di questi nanotempi c'è qualcosa di oltre-la-velocità-del-suono che percorre il corpo intero, senza che io ne abbia alcun potere né conoscenza; divento lucida sicuramente, brillo di luce propria in un istante di potenza a me stessa nascosta, e poi, con un gesto della mano morbida, tra l'elegante ed il puro scimmiesco, rifiuto un invito, l'offerta di una pasta, uno sguardo pieno dell'umano che sei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non me ne sono accorta, lo giuro. Mi sveglio nella notte. C'è qualcosa che mi preoccupa, un gesto che ho fatto, un successivo sguardo, l'aria poi gelida.....  quanto è meraviglioso il cervello che ricostruisce ogni pezzo... alla fine, annientata, diversa da me stessa, mi cerco negli specchi con in mano una tazza di caffé vecchio, come una madre che attende, frastornata dal sonno e dal silenzio, un impossibile ritorno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-4560231080954713076?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/pVTdK0Ll7LA/garage-ospiti-da-1-29.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2009/09/garage-ospiti-da-1-29.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-1279427404202917820</guid><pubDate>Tue, 23 Jun 2009 17:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-06-23T19:53:38.510+02:00</atom:updated><title>Sono viva abbastanza (cit.)</title><description>E' pericoloso, il cielo nero così, di un grigio canna di fucile, no, azzurrino, no, color vestito di venti estati fa; devo accostare con la macchina, cercare una inquadratura che non c'è, invidiare la possibilità degli addetti alle gru di salire fino a dove i miei occhi vorrebbero stare, farmi venire un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;microcolpo&lt;/span&gt; di emozione per quanto sembrano più intensi i colori degli alberi contro le spatolate stratificate in verticale, con in fondo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;filini&lt;/span&gt; di pioggia che sembrano innocui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cielo così, sono io, questa inquietudine e mutabilità, la voglia di starsene sdraiati a bordo di qualcosa (un campetto di fiori, il mare) e sentire il tempo che passa, che ripulisce e risana, forma quella sensazione che da piccoli sentivamo "vacanza". Il cielo così ci rende silenziosi; vedo in giro le persone che guardano in su e interrogano inconsciamente le nuvole strascinate, torreggianti, spizzicate, puntinate, cumulate una sull'altra come i materassi della principessa. Persino quella donna che attraversa, con il cane tirante il guinzaglio, elegante come un disegno di &lt;a href="http://www.renegruau.com/gruau_artist/index.html"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Gruau&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, e che mi guarda mentre sta per accendersi una sigaretta che annuvolerà per un lungo secondo le labbra rosse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cielo così è la città, la sento sospesa in attesa di una chiarezza meteorologica. Una urgenza la percorre, di &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;accelerare&lt;/span&gt; i giorni, di riempirsi di parcheggi vuoti e di cicale. Passeggio tornando a casa sotto i ligustri scoppianti di profumo, e penso ad agosto, al cielo di porcellana blu sulle rovine e il sonnecchiare del fiume.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-1279427404202917820?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/mvcczliAtr0/sono-viva-abbastanza-cit.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2009/06/sono-viva-abbastanza-cit.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-6642395579067504139</guid><pubDate>Sun, 21 Jun 2009 20:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-06-21T22:30:44.523+02:00</atom:updated><title>Era uno sguardo morbido come un bacio</title><description>Li guardo, quanto spesso, e spesso senza vederli; nel traffico, tra gli scaffali dei supermercati e perfino al lavoro, quel luogo dove pochi guardano dentro gli occhi. Vedo gli sguardi e vedo in fondo agli sguardi, in quel secondo esatto s'incontrano due mondi,  così vicini, in quel momento, da generare una bruciatura; vorrei fermarmi, avere un tempo extra, quel che tutti in un dato o in certi dati momenti vogliamo così intensamente. Un'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;infinitudine&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quei momenti vale, nella mia lista di cose per cui vale, anche la giornata che passa senza gloria, oppure anche la sera in cui sono abbattuta, oppure quei momenti in cui tutti da me vogliono qualcosa e mi sento sfilare il sangue dalle vene; per quei momenti va vissuta la vita. Nel pomeriggio fresco di oggi, nel addormentata lentezza delle strade di domenica, oggi mi hanno guardato, in quel tal modo; e ancora vago, insonne, per i luoghi consueti, in preda a un desiderio che non so nominare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-6642395579067504139?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/JbHtHMjl8S8/era-uno-sguardo-morbido-come-un-bacio.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2009/06/era-uno-sguardo-morbido-come-un-bacio.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-8057561398348718334</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 19:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-09T08:36:31.513+01:00</atom:updated><title>Oggetto di malinconia</title><description>Si mise a suonare la &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sonata_per_pianoforte_n._21_%28Beethoven%29"&gt;Waldstein,&lt;/a&gt; e fu preso dalla smania, il furore, la bellezza piena di energia. Poggiato sul pianoforte, su di un Blackberry aperto su Twitter poteva seguire gli aggiornamenti di lei; la vedeva aggirarsi per la cucina, in pigiama e vestaglia, mentre lottava con sé stessa su quando cominciare un lavoro di correzione che sarebbe durato tutta la notte. Le spalle, che tante volte aveva accarezzato, erano sicuramente alte nella tensione. Scrisse che beveva un thé, rimandando la decisione, e lui, gli occhi chiusi sul finale del primo movimento, sentiva l'odore affumicato del &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lapsang_souchong"&gt;Lapsang Souchong&lt;/a&gt;, spegneva le luci dietro di lei, l'accompagnava per il corridoio in penombra fino allo scrittoio dove, sapeva, avrebbe accesso una luce dal paralume verde.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mani di lei non erano per la tastiera. Erano mani per la terra e per modellare un cuore: il suo tocco apriva il sole, oppure lo chiudeva in una collezione di nuvole gialle e rosa su di un cielo così turchese da togliere ogni pensiero, da permettere la nostalgia; e così lui sognava spesso di poterle tenere tra le sue, e che poi si perdessero negli angoli e le ombre del suo corpo. Sentiva il momento in cui apriva una pagina bianca e si metteva a scrivere, e lo sbuffo di sempre davanti al testo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salì e scese un gruppo di note, fu deciso e poi morbido sugli accordi. Le dita cercavano e contenevano il motivo principale, che tornava e prendeva le forme di quella volta che l'aveva pettinata in giardino... Ora, quasi alla fine, sentii la sua assenza: tornavano altri odori, e la luce su tutto. Lei scriveva: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;si sente mancare per l'assenza di qualcuno che ama. stasera sarà difficile sopportare il passo della notte&lt;/span&gt;". Lasciando incompiuta la sonata, si affacciò al balcone, a guardare le luci della città che tremavano come stelle colorate nelle sue lacrime.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-8057561398348718334?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/2PTB7_xEgfs/oggetto-di-malinconia.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2009/03/oggetto-di-malinconia.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-6114146163199453811</guid><pubDate>Fri, 06 Mar 2009 09:10:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-06T10:33:48.672+01:00</atom:updated><title>Comunicazione di servizio_25</title><description>Blog temporaneamente paralizzato per manutenzione della qui scrivente, anche se ogni tanto mi affaccio al solito &lt;a href="http://twitter.com/pastamista"&gt;Twitter&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nota per te che leggi ed improvvisamente, perché è ora di pappa, hai fame: &lt;a href="http://www.secondome.com/la-montecarlo/"&gt;La Montecarlo&lt;/a&gt; è veramente una pizzeria da provare (per poi adottare, per sempre). Esci e vai. Davanti a te passeranno frotte di studenti francesi e gruppi organizzati con la guida, coppie di danesi e famiglie che hanno lasciato il SUV sul lungotevere (bambini paralizzati e genitori che scrivono compulsivamente messaggi al cellulare ipertecnologico e parlano di incontrare a-s-s-o-lu-ta-mente Tizio o Caio altrimenti la cosa non decolla) e forse vedrai, nel centro di Roma, giocare a pallone due bambini, davanti, nel vicolo: e se chiedi loro di che squadra sono... beh.... I camerieri sono bionici come in tutte le vere pizzerie e rosticcerie romane. La saletta ribolle a tutte le ore del giorno di gente che parla, mangia, entra ed esce, e il rumore delle sedie e dei pesanti tavoli di legno copre ogni possibile conversazione seria: non andare lì a dichiararti alla tua ragazza, o per discutere di fisica teorica. Pensa soltanto che sei, più o meno, nel Colosseo della pizza di Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ti può capitare, come a me, di addentare la tua margherita mentre vieni osservato dalla foto di un &lt;a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=529"&gt;bell'attore&lt;/a&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;romano-de-Roma&lt;/span&gt; che mangia gli spaghetti...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-6114146163199453811?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/xXnIbCJDyvg/comunicazione-di-servizio25.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2009/03/comunicazione-di-servizio25.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-9034451018979480026</guid><pubDate>Mon, 23 Feb 2009 18:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-23T19:14:00.886+01:00</atom:updated><title>Musica concreta</title><description>Ancora, negli occhi, l'immagine di un gigantesco stormo di storni che mi passa sopra (e il rumore delle loro ali mi ricorda quello delle onde del mare) mentre come al solito zig-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;zaggo&lt;/span&gt; su Via di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;TorCervara&lt;/span&gt; tentando di evitare le buche. Loro si muovono, io mi muovo - un tempo non &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;misurabile&lt;/span&gt; in cui mi viene la vertigine, come tutte le volte che prendo coscienza del fatto che tutto si muove contemporaneamente e nulla sta fermo - e con la coda dell'occhio, ora sul &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;curvone&lt;/span&gt; della rampa di accesso, ora sull'autostrada, li vedo posarsi sugli alberi della &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Riserva_naturale_Valle_dell%27Aniene"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Cervelletta&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; e rimanere lì, sui rami spogli, come tante note, come un ammasso di stelle in negativo; mentre io, che non posso volare, stringo gli occhi e i denti di rabbia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E voglio immaginare che un giorno, forse, sono stata &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;anch&lt;/span&gt;'io capace di volare, e mentre passavo sopra una macchina impolverata ho intravisto la luce del sole riflettersi in degli occhiali, ed è stata una gioia da storno, un secondo di essere, insieme, vivi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-9034451018979480026?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/dhtWn3i5lsA/musica-concreta.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2009/02/musica-concreta.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-5697227075060376594</guid><pubDate>Mon, 16 Feb 2009 21:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-16T22:12:20.932+01:00</atom:updated><title>Una sei tu</title><description>Alle volte non riesco a parlare. Rimango così chiusa che poche persone, persone vere, possono riaprirmi e farmi risorridere. Alle volte non basta pensare, curiosare, amar fare delle cose, parlare delle cose che si amano, emozionarsi. Come se ci fosse, in certi periodi, un &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dissennatore#Dissennatore"&gt;dissennatore&lt;/a&gt; in casa, nebbioso e freddo, dietro alla porta. Sono lunghi periodi, sempre uguali, rischiarati da pochissimo sole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' perché fa freddo e odii il freddo.&lt;br /&gt;E' perché non lo senti ma lo pensi.&lt;br /&gt;E' perché vorresti ma non vuoi, e insomma in fondo ti sta bene.&lt;br /&gt;E' perché sono le dieci passate e vorresti fossero altre dieci passate, altrove.&lt;br /&gt;E' perché la solitudine a volte è bella quanto sterile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oh, basta con gli alti lai. Meglio un buon sonno, per adesso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-5697227075060376594?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/r1gJz6nVM80/una-sei-tu.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2009/02/una-sei-tu.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-4193127757991633977</guid><pubDate>Sat, 07 Feb 2009 16:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-07T18:30:45.045+01:00</atom:updated><title>Fenomenologia del(la) tifoso(a)</title><description>Oggi è cominciato il &lt;a href="http://www.rbs6nations.com/en/home.php"&gt;6 Nazioni&lt;/a&gt;. E da come mi comporto mi rendo conto che dopo un po' di anni sto diventando come quei signori che vedevo passeggiare da piccola, la domenica pomeriggio con la radiolina nell'orecchio a sentire le partite di calcio. Io che sono una tipa 100% controlled, mi ritrovo a sbuffare, a mettermi le mani in faccia quando ci sono gli errori, ad arrabiarmi con l'avversario, a saltare quando si fanno le mete sofferte e così via. Ma oggi, con la solita squadra che perde la palla o lascia aperto uno spazio stupidamente all'avversario, e anche se questa squadra è l'Inghilterra che di solito gioca un rugby fantastico, alla fine ero affranta, ero con loro che si sono difesi come leoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per dire, così affranta che nemmeno ho voglia di fare la torta del sabato &lt;a href="http://pastamista.blogspot.com/2005/03/ho-pure-perso-una-scommessa.html"&gt;mentre-vedo-la-partita&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E vi condivido &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.alessandrofusco.com/blog/"&gt;qualcuno&lt;/a&gt; dei miei &lt;a href="http://rightrugby.blogspot.com/"&gt;links&lt;/a&gt; dedicati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-4193127757991633977?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/IQ7sh4TbJLI/fenomenologia-della-tifosoa.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2009/02/fenomenologia-della-tifosoa.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-7749805653472258129</guid><pubDate>Wed, 04 Feb 2009 18:10:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-04T20:59:40.842+01:00</atom:updated><title>Camminare il mondo con le scarpe basse</title><description>Ci sono giorni come oggi, che se rappresentati sarebbero una gran tazza da thé di tempo: li tengo nelle mani, guardo altrove, soffio sul fumo profumato. Occupo tutto il cielo e la terra in questo mio vivere alle volte così sospesa che non saprei dire nemmeno il mio nome ad un amico; sono introflessa ed estromessa a me. Guardo nella metro, là nel fondo degli occhi altrui - dove qualche volta trovo personcine nascoste, veri sguardi in cui vince la passione e che mi lasciano stanca come da ogni lotta emozionale - cercando uno sguardo che mi riconosca, che mi costruisca, subito, perché intanto mi sto trascinando fuori sulla scala mobile, mi sento uno scivolare a rovescio di liquido vitale, mi fotografo in parole mentre immagino cadere dalle mie mani i libri appena comprati, sparire le pareti luminose dell'atrio, un girare di colori che brancola, diventa buio e riaffiora in un altrove di nuvole; istanti di malessere. Togliti, ragione, lasciami sfiorare quel mondo esprimibile soltanto a parole, e soltanto dagli scrittori mancati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mi può dire che ora è, per favore? &lt;/span&gt;- è una ragazzina col bomber bianco e capelli già tinti di nero corvino. Dietro a lei passano le righe delle luci del traffico. Le nuvole si muovono.&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le cinque e mezza, circa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Grazie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incidente banale che mi riversa in me, come in quei sogni in cui ho l'impressione di cadere su me stessa e poi svegliarmi. Il giubotto ancora trema, il sangue si ferma, le cellule mi aspettano. Viene giù dai tetti ormai sfuocati una notte blu. Il risveglio è accompagnato da un profumo di spezie che mette in moto ogni sistema e mi porta, con il vecchio sorriso interno che mi tengo per me sola, per me sorella, verso casa...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-7749805653472258129?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/44e2eVwdyMU/camminare-il-mondo-con-le-scarpe-basse.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2009/02/camminare-il-mondo-con-le-scarpe-basse.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-6672654922582613153</guid><pubDate>Sun, 25 Jan 2009 19:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-25T21:55:52.523+01:00</atom:updated><title>Il mercato che fu di Gargantua</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SXzOnSPXFfI/AAAAAAAAAOs/W3cQ42228rU/s1600-h/IMG_0180.JPG"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SXzOnSPXFfI/AAAAAAAAAOs/W3cQ42228rU/s400/IMG_0180.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295334436187346418" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Un banchetto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(153, 0, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ci sono due modi di affrontare il mercato di Porta Portese: con o senza i soldi. Con, preparatevi prima una lista - in un momento di serenità - di cose che vi piacerebbe avere, che vi farebbero felici. La lista può essere lunga e avete a disposizione tutto il tempo: tanto, c'è tutto. Senza, vestitevi comodi e siate pronti a sognare e a sorridere. Attraversate la &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Porta_Portese"&gt;porta&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intorno al mercato ci sono sempre cani e gabbiani. La strada, che nella settimana è uno dei tanti anonimi nastri asfaltati malati di doppiafila e motorini, prima diventa una Champs-Elysées del vestiario a buon mercato, collane e cinturone, scarpe e porchettari. Poi si restringe, inghiotte ragazzi con capelli da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mod&lt;/span&gt; e vocianti sudamericane che fanno dell'acquisto di un orchidea una gioia stellare, bambini gemelli nei passegini e gli onnipresenti pizzardoni bardati di ogni loro bene tecnologico. Poi si biforca e mostra tutte le piume: vestiti da teatro, lustrini e libri vecchi, dvd in torri da 100, montagne di pentolame, cocorite e colletti &lt;span style="font-style: italic;"&gt;hand-made&lt;/span&gt; di cuoio rosso, interminabili montagne di pietre dure e fili di perle ed occhiali ed un altro porchettaro con i cartelli scritti sulla carta oleata. E poi giù tavolini con la base fatta da rose dorate, armadi, un vecchio fax, avori e lucidalabbra, il banchetto dei guanti, ferramenta spicciola e finte &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dr._Martens"&gt;Dr. Martens&lt;/a&gt;. Sei perso, sei finito, in ognuno dei due modi gli occhi ti si sono riempiti così tanto che vuoi anche fuggire, che vorresti scappare, e invece vieni abbracciato e stritolato e lanciato in cielo da un immaginario tappetone tenuto da sospettosi orafi bengalesi e svuotatori di cantine sessantenni: è l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Encyclopédie&lt;/span&gt; romana, unica al mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Porta Portese è il trionfo della storia. Nei centri commerciali asettici non si percepisce il passaggio del tempo: qui sì,  eccome. Così tanto e così forte che le sue strade, riempite di carabattole e di ricordi, dischi, foto ed echi degli stornelli del &lt;a href="http://www.ponentino.org/"&gt;Ponentino Trio&lt;/a&gt;, ti ondeggiano davanti e ti disperdono. Se, come spesso accade con le strade romane, sono gentili, possono anche portarti fino ad un laboratorio di pasticceria, dove ci si può arrendere davanti ai bigné o alle crostate; se invece no, toccherà fare qualche giro di più. E io nel mentre pensavo quanto mi piacerebbe portare con me per la città uno con la sufficiente faccia tosta  da fare le domande che io non sono capace di formulare - per esempio, al venditore di panni ultra-assorbenti ed ignifughi che fa solo questo in tutti i mercati e che usa metodi di convinzione ancora umani - e un altro che fissa queste realtà in foto serie, come &lt;a href="http://www.vm21contemporanea.com/opere_basilico.htm"&gt;Basilico&lt;/a&gt; ma sugli uomini. Per sentire che siamo stati loro, che siamo loro, che un giorno saremo loro: e tutto ciò rimarrà, perché lo avremo raccontato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-6672654922582613153?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/xByv2sSFsE4/il-mercato-che-fu-di-gargantua.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SXzOnSPXFfI/AAAAAAAAAOs/W3cQ42228rU/s72-c/IMG_0180.JPG" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2009/01/il-mercato-che-fu-di-gargantua.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-6139315412439459972</guid><pubDate>Fri, 23 Jan 2009 17:20:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-23T18:19:34.636+01:00</atom:updated><title>Scivolare di un tango</title><description>Lo so che il cielo non &amp;#232; piatto, che non ha una superficie. Non &amp;#232; quel che mi sembra, mentre percorro la solita autostrada: il cielo non si piega come una sfoglia grigia, non ha la consistenza di qualcosa di plasmabile; non sono solide queste sue righe, le mie mani non possono prenderle, scolpirlo, non si pu&amp;#242; modificare la capigliatura del cielo creando ciocche lucide con questo gel spesso, grigio, dal quale scendono attoniti gli aerei verso Ciampino e che nesuno guarda tranne me. 
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;Sono movimenti scivolosi. E se guardo gi&amp;#249; ne vedo altri, brevi gesti delle persone che i finestrini inghiottono, e se mi concentro posso, come sempre, carpire il nervosismo della mano sul carrello della spesa di una ragazza baciata in mezzo alla strada dal ragazzo che la tiene stretta, o la concentrazione nell&amp;#39;evitare gesti dolorosi di quel signore che sale le scale dentro un androne dipinto di verde. O la tristezza di una Panda che ho visto procedere lentissima, a fari spenti, dentro quel palcoscenico polveroso che &amp;#232; il tunnel del Muro Torto, in una solitaria domenica.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;Includo in me questo vedere, questa vita per la maggior parte del tempo ignota anche a noi stessi; questo vivere puro, senza scudi, preso secondi prima di alzare le nostre solite difese. E lo considero come un lento, interminabile tango...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-6139315412439459972?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/sXwiQs3bAOk/scivolare-di-un-tango.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2009/01/scivolare-di-un-tango.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-4912578278599281015</guid><pubDate>Thu, 08 Jan 2009 21:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-08T22:57:29.866+01:00</atom:updated><title>c=relaxed/relaxed</title><description>Non ci siamo resi conto, presi dalle conversazioni infinite, o piuttosto io mi sono staccata, concentrata sulla tua voce mentre passavamo sopra una specie di pista di laterite, mentre costeggiavamo case nei cui giardini ancora razzolano le galline, condomini cicciotti posti ai bordi della strada, schivando le machine che mi si buttano addosso dalle strade laterali, e l'intorcinamento dei lavoratori automuniti presi nel caos del turno di pomeriggio: passiamo vicino a una pagina di libro schiacciata nella melma acquosa, e immagino le parole, mi  gusto la caramella mentale di una metafora, mentre saluto la guidatrice che mi ha permesso di svoltare a sinistra e fiondarmi nello stradone che porta da TorCervara all'autostrada; affronto il curvone, alzo tende d'acqua dalle pozzanghere, sono insieme le mie dualità atterrita-incosciente nella pressione del piede sull'acceleratore, sono sulla corsia ottusamente grigia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tu parli di cose che mi piacciono e per cui non ho tempo, una coscienza che mi ferisce come questi indefiniti corpi metallici che sorpasso - nemmeno posso vedere gli occhi degli altri sugli specchietti - mentre sto su una fioritura di luci rosse come fosse seguire pedissequamente le righe di un programma, e tu parli e io penso ad una pagina di un libro di Roth che ti riguarda completamente, è ritagliata su di te come uno scoppio di risata, e so che non potrò mai raccontartela, chinati complici su di un thé o una birra o anche niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché il tempo ci trascina in un infinito atterraggio su piste puzzle istantaneo, così vicini e così lontani, ed è così caldo il mio palmo di un solo essere stato sfiorato che brucia e si perfora mentre ti allontani nella pioggia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-4912578278599281015?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/vZGajn-lT3Y/crelaxedrelaxed.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2009/01/crelaxedrelaxed.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-3523275893225711114</guid><pubDate>Mon, 05 Jan 2009 20:53:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-05T22:50:07.258+01:00</atom:updated><title>Bimbi, befane e le molle delle sospensioni</title><description>Di solito io sono una tollerante, anche troppo, pure vigliacca diciamo. Ma i mezzi pubblici mi danno certi nervi... Oggi tornavo da una &lt;a href="http://www.scuderiequirinale.it/canale.asp?id=774"&gt;mostra&lt;/a&gt; nella quale ho dovuto camminare come su gusci di uova per non urtare la quantità di persone presenti, e quel che più ho sentito, nel lieve buio delle sale (al quale non si è abituati, ok, ma l'illuminazione dei quadri, nel periodo storico in cui furono dipinti, era probabilmente quella), è "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Scusi&lt;/span&gt;", "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Prego&lt;/span&gt;" e "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ma le cornici sono quelle autentiche?&lt;/span&gt;". Uscita e fatta una camminata veloce, ho affrontato il tabellone della fermata, una buona invenzione che, se il tuo autobus è a 22 minuti dall'arrivare, permette di andare a prendere un buon caffé a due metri dalla casa di &lt;a href="http://www.specchioromano.it/Fondamentali/Lespigolature/2004/Settembre/Memorie%20napoleoniche%20a%20Roma%20-%20il%20Palazzo%20di%20Letizia%20Bonaparte.htm"&gt;Madame Mère&lt;/a&gt;. Poi, schiacciata all'inverosimile, con i gomiti di altri nelle costole e sbatacchiata come in un tritaghiaccio, senza poter nemmeno riflettere un secondo su altro che non fosse la semplice sopravvivenza spaziale, ho espresso un desiderio alla Befana dei grandi, che c'è, anche se di solito dorme. Perché mi mancava un po' di musica e lo sfrecciare adrenalinico nella solita Calcutta del traffico, ma anche il bello di una città più umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché non mi piace, ma finché gli autobus non passeranno, nelle ore di passeggiata-vascheggio-saldi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;and so on&lt;/span&gt;, ogni dieci minuti o anche meno, io non mollerò la macchina. E finché gli autobus elettrici non saranno la maggioranza, in centro, con una frequenza anche maggiore, un po' più grandi e con le sospensioni a posto (per dire, sono sicura che i camion di &lt;a href="http://www.overland.org/"&gt;Overland&lt;/a&gt; le hanno migliori) io non mollerò la macchina. Soltanto così, forse, la città potrebbe respirare..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-3523275893225711114?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/ZuPNBg76vR8/bimbi-befane-e-le-molle-delle.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2009/01/bimbi-befane-e-le-molle-delle.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-6092834724224011308</guid><pubDate>Wed, 31 Dec 2008 13:45:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-05T23:27:25.138+01:00</atom:updated><title>Primo: non sprecarsi</title><description>Adesso vi racconto una storia vecchia: c'era una volta il blog come condominio di casette fate a mano, collocato fuori città, raggiungibile facilmente e che gli abitanti tentavano, infantilmente, di trasformare in una comune, dividendo colori, esperienze e sensazioni. Poi arrivarono i classificatori, che diedero nomi all'innominato - creando un preciso linguaggio, e con esso, un potere collegato - presero misure e  fecero valutazioni, e coloro che abitavano negli attici ma anche coloro che si affacciavano ai primi piani, presi dai flash sparati dagli sconosciuti e dagli sforzi per mantenersi giovani, evitarono di sistemare le perdite d'acqua che gravavano sui vicini di sotto, e non c'era più nessuno quando finiva lo zucchero al vicino. Un temporale, un maelstrom: galassie venivano create e buchi neri inghiottivano la materia delle conversazioni...  Seguì un epoca di assestamento: alcuni fuggirono, altri provarono a specializzarsi diventando così indispensabili artigiani; altri rimasero esempio da tenere sul comodino, un po' alieni ma sempre coerenti. Nel condominio serpeggiava e poi colpì ogni androne ed ogni pianerottolo una malattia subdola e curabile soltanto con l'amputazione: la superficialità, il perdere di vista uno degli obiettivi umani migliori, che è dare qualcosa all'altro, ed eventualmente riceverne qualcosa in cambio. Crebbero le applicazioni sociali che presto si trasformarono in bar, macchinette del caffè e portierati virtuali dove ci si radunava per cincischiare e fazionare: e io, sempre più spesso,  mentre chiudevo il computer per andare a leggere come tutte le sere, sentivo che era ora di fare lo zaino e scoprire nuovi mondi, meno inquinati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Detto questo, procedo a ridurre tutto il non indispensabile: presenza assidua su FriendFeed, e rischio di chiuderlo, perché quel che scrivo o condivido non interessa a nessuno (quel che mi interessa davveroposso sempre trovarlo a casa degli autori, ma in alcuni casi lo trovo lì) e per il troppo rumore; molti feeds, perché voglio rispettare coloro che scrivono e che aggrego leggendoli, non marchiandoli come già letti; e un sacco di twitters che cinguettano cose che alla fine non suscitano in me grande curiosità, oppure le fonti di informazione, che mi riempiono la pagina di notizie e oscurano le voci di chi voglio ascoltare. Come chi pota i rami di un albero cresciuto senza tutore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il blog rimane, scarno come sempre, senza filmati, senza pubblicità, brutto; anche se di questi tempi i blog sono nuvole sparse e non più luoghi curiosi da esplorare, esso rimane la stanza tutta per me, e alla mia casetta virtuale ci tengo. Sarà un blog senza &lt;span style="font-style: italic;"&gt;trackbacks&lt;/span&gt;, il diario silenzioso, banale, di una che ama compulsivamente alcune persone, e poi leggere, le città, e la musica tutta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questo, saluto ed auguro a voi tutti, amici, vicini, ex-vicini, passanti occasionali, un &lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 102, 102);"&gt;B&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 153, 51);"&gt;u&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);"&gt;o&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 255);"&gt;n&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);"&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;2&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);"&gt;0&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 51, 204);"&gt;0&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;9&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-6092834724224011308?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/cE0l-aMY6F4/primo-non-sprecarsi.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2008/12/primo-non-sprecarsi.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-3969614723985045072</guid><pubDate>Mon, 29 Dec 2008 20:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-29T22:03:31.820+01:00</atom:updated><title>Era una cosa cozza, una tirata brutta</title><description>Non bisogna pensare che io ami questa città incondizionatamente senza vederne le sue brutture, fatte non soltanto di periferie e di campi, o di incuria totale nel trattare la memoria, o di un perenne atteggiamento di odio-amore nei riguardi di chi viene ad ammirarla. C'è una faccia brutta della città che parla con un rumore basso, soffocante, che spappola ogni razionalità e ci spinge come animali dentro trappole profumate e colorate: i centri commerciali. Oggi, convinta che forse era finita, che forse avevamo mangiato e bevuto abbastanza e riso in faccia a tutte le notizie di crisi, sono andata a Porta di Roma, all'ufficio postale, con l'idea di fare anche una piccola spesa di cui tenevo la lista in tasca. Il parcheggio inferiore era gremito oltre le mie più orride aspettative. Noi guidatori, la specie più feroce di romani, ci affrontavamo come gladiatori, pronti al colpo di volante che ci avrebbe attribuito l'agognato posto, imprecando contro quelli che si erano messi larghi-larghi, a cavallo di tre posti, sotto una lucina verde che era invece segno della trappola per topi; sbuffavamo per le assurde giravolte dei percorsi che soffocano ogni tentativo di scavalco di corsia alla "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;l'ho visto prima io&lt;/span&gt;". Mi è anche toccato manovrare in posti parcheggio messi negli angoletti più nascosti, fuggendo dai pilastri traditori che lambivano le fiancate dello squalo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Agli antipodi delle luccicanti facciate, finalmente, trovo un parcheggio. Posso entrare e sbrigarmi velocemente, credo. Che ingenua. Già file strabocchevoli riempiono le scale mobili, bambini trascinati con ai piedi i pattini nuovi, coppie giovincelle al primo incontro che vanno a prendere il caffé dio-sa-dove, gruppetti che sbirciano le vetrine, soppesano profumi, fanno la fila fuori dalla minuscola tintoria (fanno lavare, lì per lì, il giaccone, mentre mangiano una pizzetta e si leggono il giornale?), si siedono nelle fioriere-panchine-punti di raccolta. C'è un mare di gente nell'ufficio postale, con i suoi addetti ieratici che riescono non so come ad ignorare la calca che faticosamente si controlla, nello spazio angusto, dallo scoppiare in un attacco collettivo di territorialità. Prendo un caffé banale mentre penso a coloro che in questi posti soffrono attacchi di panico, e ai commessi del supermercato che immagino allenati come poliziotti di reparti speciali, in stanze anecoiche in cui vengono bombardati da un misto di risate, strilli e di frasi tipo come "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;sei sicura che non abbiamo finito lo shampoo?&lt;/span&gt;", "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di questo ne ho preso tre, era in offerta&lt;/span&gt;", "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;lascia le caramelle!.. va bene, quelle sì&lt;/span&gt;", finché il mondo esterno diventa loro totalmente indifferente, come quando sfogli le pagine di un libro che non ti piacerà mai: e davanti alla mia spesa normale, piccola, mi chiedono "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;fino a dove, signora&lt;/span&gt;"? come fanno con quelli che riempiono tre volte il nastro trasportatore e il cui conto si arrotola come un ricciolo di gesso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torno lentamente sul Raccordo semivuoto, in cui si sente davvero quando qualcosa succede alla città. E penso a questi posti che sono per me il male, qualcosa che mi strappa le budella e mi fa aborrire il genere umano in quel momento; li fuggo perché non sono disumana, ma generosa, e lì nulla viene dato, ma sottratto con un sorriso da Joker, per poi buttare via i gusci vuoti...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-3969614723985045072?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/Ls78RO3fCpY/era-una-cosa-cozza-una-tirata-brutta.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2008/12/era-una-cosa-cozza-una-tirata-brutta.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-2787586673866491016</guid><pubDate>Tue, 23 Dec 2008 20:18:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-24T14:27:07.978+01:00</atom:updated><title>Is Christmas? - Ouch</title><description>Adesso, io andrei a rifugiarmi nel letto, e non riemergerei che il 1 gennaio, per andare al cinema nel pomeriggio.&lt;br /&gt;Oppure se ero in Castiglia, sarei uscita fuori casa, all'assoluto silenzio dell'altipiano, un territorio senza feste né ricorrenze che contiene però la visione, e la percezione che mozza il respiro, del continuo girare della terra.&lt;br /&gt;O mangerei da sola in un ristorante che sta per chiudere, con il personale che mi guarda stupito dall'oblò della cucina e fuori si raggiunge il culmine della tregua natalizia.&lt;br /&gt;O anche: di notte in un treno, che il macchinista ferma a mezzanotte per un breve momento: e da qualche parte si sentono evviva e lo stappare di uno spumante, e mi potrei sentire come in un capitolo di racconto di Carver ambientato in mezzo al deserto del Mojave.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, farò invece cose normali, stabili; vivrò scene che un giorno studieranno gli storici e gli esperti sociologi.&lt;br /&gt;Che scriveranno di auguri scritti nei blog e ne faranno un'analisi esegetica per fasce di età, livello economico e titolo di studio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi passa di qua sappia che non soltanto oggi, che non soltanto domani e che per altri 363 giorni è ricevuto con un sorriso e, se si comporta bene, anche una pacca sulla spalla e ascolto illimitato.  &lt;span style="color: rgb(204, 0, 0); font-weight: bold;"&gt;Auguri, a 'bbelli e bbelle&lt;/span&gt;. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Que sea leve.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-2787586673866491016?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/kKEWfxcxGyE/is-christmas-ouch.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2008/12/is-christmas-ouch.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-8138684844134437291</guid><pubDate>Sun, 14 Dec 2008 18:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-14T19:57:33.824+01:00</atom:updated><title>Del riuso della penna stilografica</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SUQmRG8RYvI/AAAAAAAAALk/GE2qU2X6fz0/s1600-h/PB250002b.JPG"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 170px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SUQmRG8RYvI/AAAAAAAAALk/GE2qU2X6fz0/s400/PB250002b.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5279386738548105970" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0); font-style: italic;"&gt;Dalla macchina, sotto la pioggia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri mi è capitato di dover andare alle Poste centrali a spedire un pacco. Non ho &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;permessi&lt;/span&gt; per la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;ZTL&lt;/span&gt; e dunque ho lasciato la macchina a dormire in garage fino a lunedì. Mi sono avviata con i miei cinque chili circa di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;pacchettone&lt;/span&gt; e quasi subito si è messo a piovere alla grande. Rifugiata sotto la pensilina della fermata dell'autobus (e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;mumble&lt;/span&gt;-maledicevo i mezzi pubblici con la spocchia del guidatore romano abituato a correre-svicolare-strizzare il tempo come un asciugamano) sentivo il tempo che passava, non sapevo se mollare tutto e tornare a casa, passavano i soliti bus vuoti che tornano in rimessa quando alle fermate c'è un sacco di gente che aspetta, passavano dall'altra parte due, tre, quattro bus di ritorno e giù a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;rosicare&lt;/span&gt;, occhiate all'orologio, frasi di consolazione-&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;rassegnazione&lt;/span&gt; dette a mezza voce. Ed ecco finalmente il torpedone. Appoggio il pacco sui piedi. Lasciamo spazio e posto ad una signora anziana. Si &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;chiacchiera&lt;/span&gt;. Salgono due ragazzini coi capelli bagnati. Salgono due giovani spagnole in vacanza, bionde, seccate dalla pioggia. La signora anziana incuriosita le interpella, vuole capire da dove vengono. Dopo un po' non resisto ed intervengo: e parte una conversazione in cui si mischiano Ostia Antica e la mancanza di informazioni, la muratura romana, l'effetto "abbiamo troppe cose per curarle tutte" e giù capitelli e pezzi di colonne  &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;dappertutto&lt;/span&gt;, la Scala Santa, la Chiesa dei Cappuccini e le scaramanzie italiane contro la morte. Chi ci circonda interviene, o ascolta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pero &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;es&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;que&lt;/span&gt; con &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;esta&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;lluvia&lt;/span&gt; no &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;es&lt;/span&gt; lo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;mismo&lt;/span&gt;...&lt;/span&gt;* - e guardano nel buio, verso i Fori. Guardo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;anch&lt;/span&gt;'io e so che cerco la stessa cosa: il sole, sangue della città senza il quale ogni pietra è morta, ogni gloria sepolta. Le "invio" a Sant'Ignazio, a vedere l'affresco della volta che si muove e si sposta per effetto prospettico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche alla Posta parliamo tra sconosciuti, nella fila: chi con un fascio di raccomandate, chi un vaglia. Persone che trovano fili comuni e che in dieci minuti raccontano incontri, sensazioni e vissuti. E mi rendo conto di essere in un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;FriendFeed&lt;/span&gt; istantaneo della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;VitaVera&lt;/span&gt; del Centro, e riprendo vecchie abitudini prendendomi un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;caffé&lt;/span&gt; al &lt;a href="http://www.mercedes-benz.it/vetture/mondo_mb/cafe/home.htm"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;Mercedes&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;Caffé&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - dove troneggiano vassoi di stuzzichini e l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;ambiance&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;è come sempre tranquilla e gradevole - e commentando del nuovo arredamento con i baristi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrivo veloce sul taccuino regalo-di-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;Kurai&lt;/span&gt;-all'intero-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;RomeCamp&lt;/span&gt; con una stilografica regalata dal &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;my&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;wise&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, mentre ritorno. E penso che il mondo è ricco per chi ne è curioso, per chi è aperto a capire, dentro e fuori dalla rete. E che bisogna per un po' staccare, lasciare le chiacchiere virtuali e il tempo usato nell'osservarle &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;crescere&lt;/span&gt; e morire per guardare fuori. La vita è altrove.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Con questa &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;pioggia&lt;/span&gt; non è la stessa cosa..&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-8138684844134437291?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/qcir20H3F6g/del-riuso-della-penna-stilografica.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SUQmRG8RYvI/AAAAAAAAALk/GE2qU2X6fz0/s72-c/PB250002b.JPG" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2008/12/del-riuso-della-penna-stilografica.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-999400284233645030</guid><pubDate>Sat, 13 Dec 2008 20:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-14T00:36:12.475+01:00</atom:updated><title>Forse il cielo di una mattina qualunque in cui non sono sotto il neon a dimenticarlo</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SUQgZU380cI/AAAAAAAAALc/0K1qIc1-QP0/s1600-h/PB240017c.JPG"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 277px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SUQgZU380cI/AAAAAAAAALc/0K1qIc1-QP0/s400/PB240017c.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5279380282657264066" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Via Donna Olimpia, una casa popolare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Monteverde è una bolla, un'idea di quartiere che esplode verso fuori, spintonato e insieme accocolato verso Villa Pamphili; sale e scende in due-tre collinette raggruppate, discreto perché non cambi il comune sapere dei sette-colli, quella cosa per turisti. Ma io so benissimo che in questa città non bisogna aspettarsi regole o indicazioni. Nulla è scritto che mostri quel che deve essere scoperto per caso, con lo sguardo assonnato che sfugge, o all'interno di un cortile dismesso: chi va veloce per i vialoni non può trovare le scale elicoidali, i balconi con la mostra dei cactus, i cartoni di chi ha dormito all'addiaccio. E ci sono tante volte che vado veloce ma lascio appesi sguardi come post-it, perché prima o poi ripasserò e potrò fermarmi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quest'ora ci sono anche i posti di parcheggio. Degli adolescenti si attardano mangiando ciambelle nel bar, lasciandoci dentro una ragnatela di conversazioni. Rumore di tastiere infinite di computer, odore della polvere degli uffici e delle case, il tlac tlac dei carrelli della spesa. Entro in quelle case costruite prima di ogni altra casa, enormi palazzoni dalle facciate sbiadite, volendo essere invisibile e che nessuno mi noti mentre entro nella memoria. Mi è impossibile non guardare dentro questo passato, dove le generazioni sono cresciute ed invecchiate: impossibile non vedere i parchetti e gli anfratti, gli angoletti dove d'estate è fresco e d'inverno si possono coltivare le rose, o le scale maestose che, quando non c'era l'ascensore, erano l'agorà di rumori e sospetti, la socialità cui non si poteva fuggire. Tutto ciò mi resta dentro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A &lt;a href="http://www.sanpancrazio2.org/index.asp?vedi=storia_basilica"&gt;San Pancrazio&lt;/a&gt; grandi restauri. Le pareti dipinte con tende rosse e colonne sui pilastri, una finzione di profondità tipica del 600-700. Silenzio assoluto e buio necessario. Dietro le mura spesse dorme &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Doria-Pamphili"&gt;l'immenso parco&lt;/a&gt;, senza nulla curarsi del cielo blu che preme contro la coltre grigia che alla fine  si sfilaccia, rendendo vivi gli attici e le villette colorati come fiori che stanno ai piedi delle mura Leonine, inaffiati da invidie come la mia. E poi mi perdo, tanto prima o poi si trova una discesa, si viene risucchiati dalla fretta, dal fluttuare di un sole che resiste, ma poco durerà, alla pioggia...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-999400284233645030?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/kSN-OuT6MGc/forse-il-cielo-di-una-mattina-qualunque.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SUQgZU380cI/AAAAAAAAALc/0K1qIc1-QP0/s72-c/PB240017c.JPG" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2008/11/forse-il-cielo-di-una-mattina-qualunque.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-1868777789015683946</guid><pubDate>Wed, 10 Dec 2008 20:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T23:59:32.852+01:00</atom:updated><title>Anch'io ho appuntito la mia piumetta</title><description>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;Io sono di poche parole e spesso dette in fretta: mi piace ascoltare. E in questo caso, leggere. Che &lt;a href="http://www.blogsquonk.it/"&gt;SirSquonk&lt;/a&gt; sia lodato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ad aeternum&lt;/span&gt; per essere uno di quelli che fanno un sogno, e poi altri lo fanno realtà (anche se tocca a lui impaginarlo): è il &lt;a href="http://www.blogsquonk.it/PostSottoAlbero2008.pdf"&gt;Post sotto l'Albero 2008&lt;/a&gt;. Sentite (e non mi riferisco all'udito) &lt;a href="http://www.blogsquonk.it/?p=2721"&gt;le sue parole&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anch'io ci ho messo qualcosa, che nel diventare del bel tomo è passata da &lt;span style="color: rgb(51, 153, 153); font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;mattina&lt;/span&gt; a &lt;span style="color: rgb(0, 0, 102); font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;sera&lt;/span&gt;, forse per reminiscenze &lt;a href="http://www.blognatale.com/dblog/articolo.asp?articolo=65"&gt;Belliane&lt;/a&gt;... Per sfogliarlo come un catalogo da supermercato (ma è comodissimo, giuro) &lt;a href="http://issuu.com/francesco_laviano/docs/postsottoalbero2008"&gt;qui&lt;/a&gt;*.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*grazie a &lt;a href="http://www.botulinux.net/8e49/"&gt;Botulinux&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-1868777789015683946?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/KYSr_b_AiuY/anchio-ho-appuntito-la-mia-piumetta.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2008/12/anchio-ho-appuntito-la-mia-piumetta.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-3130989576449452177</guid><pubDate>Fri, 05 Dec 2008 19:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-06T18:34:04.851+01:00</atom:updated><title>Una citazione</title><description>"Anche quando i guai ci capitano addosso alla sprovvista, sappiamo benissimo che c'erano anche prima, e che altri ci aspettano nel futuro, già pronti a cascarci sulla testa; e sì che noi ci prepariamo ma, ugualmente, quando un problema ci perseguita come un incubo, quando ci troviamo in preda a una sorta di solitudine senza speranza, letale, continuiamo a fingere che il fatto di condividere questi guai con altri possa renderci felici."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Orhan Pamuk, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il libro nero&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un libro denso di emozioni densificate, lasciate galleggiare dal profondo, un viaggio in sentimenti che sono di tutti anche se descritti in un paese lontano, e una traduzione, a mio avviso, eccezionale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-3130989576449452177?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/zI7lSMhim6c/una-citazione.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2008/12/una-citazione.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-6381015783155459434</guid><pubDate>Thu, 04 Dec 2008 20:17:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-04T22:03:35.480+01:00</atom:updated><title>E cominciarono i giorni a diventare sabbia</title><description>Il mare viene ai miei piedi, le onde piano piano s'immergono nella sabbia, finsicono, una dietro l'altra, meste. E' un tramonto morbido d'estate, che promette un'altra giornata altrettanto mollemente adagiata sulle vacanze o le possibilità delle vacanze. Guardo il mare con in mano un flacone di Chanel n° 5 che non oso aprire, me lo tengo per l'intimità della mia stanzetta, nel mio pianterreno, lontana dal mio gatto che odia i profumi: è stato il primo regalo. E anche abbracci e sorrisi di amiche che non ricordo, di altre che non ci sono, di persone che ora nemmeno saprei riconoscere per strada. Matite per gli occhi e pennelli per il fard, tutti tentativi dei miei compagni di questo periodo di tempo, com'è poi sempre stato, di migliorarmi, di togliermi i capelli dal viso, di tirar fuori lo sguardo da dietro gli occhiali, e forse anche un sorriso. E' tutto molto bello, la festa organizzata includendomi in un'altra ("&lt;span style="font-style: italic;"&gt;così lo celebrate tutt'e due insieme&lt;/span&gt;" - e ora nemmeno ricordo chi era lei), cibo e musica e quel tramonto che mi entrava dentro al cuore come una lama; e immagino, perché nulla ricordo e tutto ho rimosso con ferocia, mi sembra ad un certo punto sono come sempre fuggita, baciato ed abbracciato e ringraziato tutti - perché sono educata - e subito già lontana, sola con me a tamponare la confusione e a dirmi che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;in fondo hai detto sì&lt;/span&gt;, che è tutto indifferente, che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;dopo tutto hai soltanto compiuto trent'anni&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non era niente. E' adesso so che le onde venivano a me come un ammonimento, che avrei abbandonato l'odore delle strade per entrare nelle cartoline del'ipocrisia. Che avrei avuto un'altro tipo di ansia e le avrei guardate con il pensiero altrove. Lo smarrimento del futuro s'insinuava nella brezza. E la sabbia era il tempo che cominciava a scorrere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-6381015783155459434?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/SFQyWYlVKpI/e-cominciarono-i-giorni-della-sabbia.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2008/12/e-cominciarono-i-giorni-della-sabbia.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-5626055239185593164</guid><pubDate>Sat, 22 Nov 2008 18:26:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-24T15:23:43.534+01:00</atom:updated><title>I social-aliens passano col giallo</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SShVrljApXI/AAAAAAAAAK8/-k9W44zvkDQ/s1600-h/P3160031.JPG"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SShVrljApXI/AAAAAAAAAK8/-k9W44zvkDQ/s400/P3160031.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5271557571138856306" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Facoltà di Economia RomaTre, sede del RomeCamp2008&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi stanno davanti nella configurazione dei &lt;a href="http://www.theverve.co.uk/"&gt;Verve&lt;/a&gt; nel video che li rese famosi: prima un adolescente smunto, risoluto, le labbra strette; dietro i sodali compagni, dinoccolati tutti, padroni della loro strada. Si avviano verso il mercato di via Sannio che a quest'ora di quasi pranzo fermenta di persone che consumano misteriosi cartocci o telefonano passeggiando in mezzo alla strada; mi toccano le occhiate intelligenti di lunghi uomini di colore svegli, o di coloro che chiedono l'elemosina al semaforo mentre scannerizzano l'interno della mia macchina. Una socialità pulsante e amalgamata di emozioni dal banale all'assurdo in pochi metri all'ombra delle mura romane, dei marmi di SanGiovanni, chiasso contro il silenzio borrominiano, micro-kasbah.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' lì dove una come me sta meglio, guardando come indifferente ma vigile, tesa a non farmi scappare i gesti premonitori delle azioni. Nessuno mi guarda, nulla mi è dovuto. Il fiume scorre come al solito, ognuno in fondo preso dentro i fatti suoi e molto concentrato sui limiti territoriali: sociali ed umani, solitari e non. Il &lt;a href="http://www.barcamp.org/romecamp2008"&gt;RomeCamp&lt;/a&gt;, una parentesi bianca e rossa nelle mie giornate ultrapiene, mi ha dato l'occasione di essere come sempre ultrastranita (reduce da una notte senza sonno) ma anche di sentire talk interessanti e verificare che, come al solito, si raduna un sacco di gente che si conosce, dinastie di trentenni che si sono fatti le ossa o se le fanno ancora sul web; c'è che scrive bene e guarda al futuro, chi comunica h24 ed è conosciuto da tutti, e poi ci sono tutti gli avventizi, caciaroni, new entry e social-alieni come me. Su tutto una organizzazione perfetta, seria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho salutato alcuni ed ignorato altri. Sentivo un gran bisogno di calore, d'intimità e di silenzio. Superare l'imbarazzo, ecco un problema che i social network in parte risolvono: approccio di conoscenza e confronto che poi si porta nella Vita Vera. Succede spesso. Difficilmente a me, curiosa ma tendenzialmente solitaria. I talk potevano essere seguiti in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;streaming&lt;/span&gt; (tecnici e personale ammirevoli) cioè, a casetta mentre si cucina, per dire. Che fosse il caso di fare un BarCamp in cui si parla di tecnologia senza che la stessa ci si sovrapponga? Eppure so che così potrò sempre seguire un tema che m'interessa. E non ho mollato il Blackberry un secondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le conversazioni si possono seguire &lt;a href="http://www.technorati.com/search/romecamp2008?authority=a4&amp;amp;language=it"&gt;qui&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://it.blogbabel.com/discussions/discussion/44731/page=4/"&gt;qui&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://magazine.liquida.it/2008/11/21/romecamp-2008-le-prime-reazioni-a-caldo-della-blogosfera/"&gt;qui&lt;/a&gt; o anche &lt;a href="http://www.google.it/blogsearch?hl=it&amp;amp;ie=UTF-8&amp;amp;lr=&amp;amp;q=Romecamp2008&amp;amp;spell=1&amp;amp;oi=spell&amp;amp;sa=X"&gt;qui&lt;/a&gt;; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;abstracts&lt;/span&gt;, notizie, riflessioni nel &lt;a href="http://www.romecamp.it/"&gt;blog&lt;/a&gt; del RomeCamp; le foto, quando ci saranno, &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/tags/romecamp2008/"&gt;qui&lt;/a&gt;. L'archivio dei talk &lt;a href="http://romecamp.ilcannocchiale.tv/"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-5626055239185593164?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/jlpzwsrkdEQ/i-social-aliens-passano-col-giallo.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SShVrljApXI/AAAAAAAAAK8/-k9W44zvkDQ/s72-c/P3160031.JPG" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2008/11/i-social-aliens-passano-col-giallo.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-3365661933006343086</guid><pubDate>Sun, 16 Nov 2008 17:33:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-16T19:57:59.928+01:00</atom:updated><title>In cielo l'intero mappamondo delle nuvole</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SSBtKVEMrLI/AAAAAAAAAKc/Ro8MLIj-oSY/s1600-h/PB160036.JPG"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SSBtKVEMrLI/AAAAAAAAAKc/Ro8MLIj-oSY/s400/PB160036.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5269331588244352178" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0); font-style: italic;"&gt;Anzio, parco davanti al mare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'inverno Roma dimentica di avere vicino il mare. E più che mai domenica. Guido verso Anzio in questa mattina appena velata di strice pannose di nuvole e su tutto un blu accogliente, pensando che sotto i pini schiacciati della Pontina sarò passata tante di quelle volte, sempre con lo sguardo distratto da un amore vicino o dal colore delle terre seminate, sempre con una striscia aperta di finestrino, l'aria intorno che mi riconosce e mi tocca. Strisce di pini, salite e discese, l'asfalto ferito dai camion brontola sotto le ruote. Pomezia, la torre del Comune inghiottita dai palazzoni che la proteggono e rinchiudono come un muro di cinta; baretti e fabricchette, erbacce e spazzature buttate ai bordi della strada, e sempre qualche simpaticone che spinge le macchine a buttarsi a destra e sparisce a duemila verso l'orizzonte, senza alcun autovelox che lo multi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Nettunense è una strada che va giù. Con accanto una ferrovia che va giù e un sacco di stradine tronche in uno dei cui incroci sosta, come aspettando un autobus, una donna stretta nel bomber bianco dal cappuccio bordato di pelliccia. Erbacce, platani arrugginiti dall'autunno e la presenza del mare che mi arriva non soltanto ad odori, ma nei colori delle borgatine dalle case squadrate e condonate gialle, rossiccie, color pittura stinta sul cemento. Gli stenditoi non hanno alcun costume colorato appeso. Un ragazzo sosta ad una fermata, bardato con uno zaino da viaggiatore, pesante, e lo sguardo di chi ha dormito in una stazione. Due rotonde con cartelli invitanti al disperdersi. Al porto, van le ruote. Non sirene: le attirano i gabbiani. Al porto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E che sarà. Ma prima prendo un cappuccino eccezionale. La banda cittadina suona un pezzo davanti al duomo e poi entra, a messa, dispersi dietro i bambini che la circondavano e guardavano come formando già il ricordo futuro con lo sguardo. Gli ottoni al sole brillano e io sono sicura che tutti i santi che hanno da fare con il mare li adorano. L'ottone lucido sulle barche a vela. L'orizzonte pieno di micro-vele  di una scuola che è uscita malgrado le ondette insidiose. Le reti avvolte nelle grosse pulegge dei pescherecci. La solitudine delle mura romane, del parco solitario che guarda il mare, dove qualche coppia (la mattina si è più timidi) gioca a rincorrersi sulla sabbia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ragazza del bomber sta ancora lì, quando ritorno. I campi verdeggiano di più sotto una breve pioggia. Le stradine laterali si aprono umili, m'invitano a perdermi. Ci vuole il Koln concert, la musica della rassegnazione disperata, della bellezza della solitudine. Non vorrei più andare da nessuna parte. E Roma quando arrivo mi sembra estranea, gelosa di mie emozioni. Cancellata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-3365661933006343086?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/F7N95Ko2Ggc/httpwwwbloggercompost.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_6qr5Dv86IqQ/SSBtKVEMrLI/AAAAAAAAAKc/Ro8MLIj-oSY/s72-c/PB160036.JPG" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2008/11/httpwwwbloggercompost.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8311653.post-887095418271382907</guid><pubDate>Sat, 15 Nov 2008 00:26:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-20T21:32:04.548+01:00</atom:updated><title>Run, every day every time you gotta run</title><description>La pensilina viene verso la mia destra. Luci davanti, rosse e bianche così accecanti che se chiudo gli occhi per un momento, sulla palpebra nera rimangono proiettate come ultimi bagliori di fuochi d’artificio, presi in quell’attimo prima dell’alzarsi di altri colori scoppiettanti: il secondo di attesa del meraviglioso. Chiudo e rivedo i colori nei tempi morti del traffico. I rumore dell’acqua amalgama tutto e ci dice: è un giorno di pioggia. E mi dice: vorrei stare ovattata da qualche parte al caldo. Dalla pensilina si riversano strisce tubolari di gocce come di vetro fuso. Guardo le facce di coloro che aspettano interessarsi brevemente alle macchine di una bisarca, alla maglietta fluo di un ragazzo in motorino, che inzuppato e curvo sul manubrio, si accosta a parlare in un cellulare vicino a me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-&lt;span style="font-style: italic;"&gt; A ma’, adesso arrivo, me so’ preso tutta la pioggia, so’ ggelato&lt;/span&gt; – e riparte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non portano a te, queste strade. Guardo le macchine così lucide di pioggia da sembrare tutte modellini di un plastico gigante: qua un fioraio, lì una macchia di oleandri, là mettiamo un supermercato, vroom passano i camion alzando l’acqua delle pozzanghere in immense sezioni di circonferenza - e così la mamma ci sgrida, ma come mi sono divertito….. Ma le strade non mi parlano, le facciate sono piatte, le cornacchie sono cornacchie. Una come rassegnazione, un come generale abbattersi delle spalle mentre da qualche parte sconosciuta mi viene su un bruciore di rabbia. Poter vederti perfettamente mentre adesso fai un gesto con la testa e le mani come fossi un danzatore, ma ignaro di esserlo: lontana, la tua grazia mi arriva come un pensiero insistente che tornasse a  galla dopo una notte di sonno in cui abbiamo voluto affogarlo. Stringo le mani sapendo che dentro mi sono rimaste particelle di un calore tuo e lontanissimo, che mai si staccheranno perché le tiene unite a me la mia memoria; stringo il volante che mi risponde come un cane; m'immagino che esprima una parvenza di calore, come di consolazione per i giorni che avrei potuto rivederti come in un vecchio album di figurine e che invece furono ingoiati, anche autoingoiati come i figli di Crono. Mentre giro e m'immetto in quel rally cittadino che è Via di Tor Cervara, con i suoi camion bianchi scatenati e le case di riposo dalle finestre sbarrate, mi prometto di non volere più, e poi mi perdono per volere, perché non smetterò mai veramente...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8311653-887095418271382907?l=pastamista.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/PastaMista/~3/ty2oXlujc4A/run-every-day-every-night-you-gotta-run.html</link><author>noreply@blogger.com (maje)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://pastamista.blogspot.com/2008/11/run-every-day-every-night-you-gotta-run.html</feedburner:origLink></item></channel></rss>
