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	<title>Paolo Barbarossa</title>
	
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	<description>Un uomo in mare</description>
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		<title>Un consiglio</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 17:44:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Quotidiana]]></category>

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		<description><![CDATA[« Sentivo la mia terra vibrare di suoni, era il mio cuore. » (Fabrizio De André, Il Suonatore Jones) Lo sanno tutti, nel gruppo musicale tutto parte dal batterista, che detta il tempo al bassista, che a sua volta compone la base melodica al chitarrista e così via. Non è una regola generale ma in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>« Sentivo la mia terra</em><br />
<em> vibrare di suoni, era il mio cuore. »</em><br />
<em> (Fabrizio De André, Il Suonatore Jones)</em></p>
<p>Lo sanno tutti, nel gruppo musicale tutto parte dal batterista, che detta il tempo al bassista, che a sua volta compone la base melodica al chitarrista e così via. Non è una regola generale ma in linea di massima è così, ognuno ha un suo riferimento così come ogni persona ha un batterista che scandisce il ritmo della propria esistenza, il cuore.</p>
<p>La velocità del cuore è dettata da una parte di noi che apparentemente non sembra esserci ma che in realtà è presente e domina sulla nostra persona, come se noi fossimo solo la punta dell&#8217;iceberg mentre tutta la polpa è lì, sotto l&#8217;acqua, che si nasconde.</p>
<p>Poiché ogni persona ha un ritmo nel fare le cose che è in sintonia con il proprio cuore e con la velocità di quest&#8217;ultimo, sono sempre più convinto che questo batterista sia il segreto di tutto. Ascoltare e rallentare il suo ritmo incalzante, vivere con lentezza, con passione, sensibilità e profondità sono gli spunti principali che ho tratto da questa brutta crisi che ci avvolge, perchè crisi significa opportunità e perché vivere secondo queste regole serve ad ingannare il tempo e a farci vivere meglio ma, soprattutto, con un atteggiamento che vado mano a mano scoprendo e che è quello della consapevolezza. Essere consapevoli dei propri bisogni, delle proprie azioni e delle proprie potenzialità. La meta della consapevolezza passa attraverso un percorso articolato segnato da moltissime tappe la prima delle quali credo sia soprattutto il cuore e quel batterista che lo governa.</p>
<p>Il consiglio che sempre più spesso mi do in questi giorni è: Ascolta il tuo battito, lascia tutto e seguiti! Non si può riassumere meglio di così. Ascolta il battito del tuo cuore e vedi cosa ha da dirti. Solo quando sarai in grado di farlo avrai la consapevolezza e la forza per lasciare tutto il superfluo e seguire finalmente il progetto della tua anima.</p>
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		<title>La Favola dei CALDOMORBIDI</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 12:56:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Omni]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;era una volta un luogo, molto, molto, molto tempo fa, dove vivevano delle persone felici. Fra queste persone felici ce n&#8217;erano due che si chiamavano Luca e Vera. Luca e Vera vivevano con i loro due figli Elisa e Marco. Per poter comprendere quanto erano felici, dobbiamo spiegare come erano solite andare le cose in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era una volta un luogo, molto, molto, molto tempo fa, dove vivevano delle persone felici. Fra queste persone felici ce n&#8217;erano due che si chiamavano Luca e Vera. Luca e Vera vivevano con i loro due figli Elisa e Marco.</p>
<p>Per poter comprendere quanto erano felici, dobbiamo spiegare come erano solite andare le cose in quel tempo e in quel luogo.<br />
Vedete, in quei giorni felici, quando un bimbo nasceva trovava nella sua culla, posto vicino a dove appoggiava il suo pancino, un piccolo, soffice e caldo sacchetto morbido. E, quando il bambino infilava la sua manina nel sacchetto, poteva sempre estrarne un… &#8220;caldomorbido&#8221;.<br />
I caldomorbidi in quel tempo erano abbondantissimi e molto richiesti perché, in qualunque momento una persona ne sentisse il bisogno, poteva prenderne uno e subito si sentiva calda e morbida a lungo.</p>
<p>Se, per qualche motivo, la gente non avesse ricevuto con una certa regolarità dei caldomorbidi, avrebbe corso il rischio di contrarre una strana e rara malattia. Era una malattia che partiva dalla spina dorsale e che lentamente portava la persona ad incurvarsi, ad appassire e poi a morirne.<br />
In quei giorni era molto facile procurarsi i caldomorbidi: se qualcuno li chiedeva, trovava sempre qualcun altro che li dava volentieri. Quando uno, cercando nel suo sacchetto, tirava fuori un caldomorbido, questo aveva la dimensione di un piccolo pugno di bambina ed un colore caldo e tenero. E subito, vedendo la luce del giorno, questo sorrideva e sbocciava in un grande e vellutato caldomorbido.<br />
E quando era posto sulla spalla di una persona, o sulla testa, o sul petto, e veniva accarezzato, piano piano si scioglieva, entrava nella pelle e subito la persona si sentiva bene e per lungo tempo.</p>
<p>La gente a quel tempo si frequentava molto e si scambiava reciprocamente caldomorbidi. Naturalmente questi erano sempre gratis ed averne a sufficienza non era mai un problema.<br />
Come dicevamo poc&#8217;anzi, con tutta questa abbondanza di caldomorbidi, in questo paese tutti erano felici e contenti, caldi e morbidi per la gran parte del tempo.<br />
Ma, un brutto giorno, una strega cattiva che viveva da quelle parti si arrabbiò, perché, essendo tutti così felici e contenti, nessuno comprava le sue pozioni e i suoi unguenti.<br />
La strega, che era molto intelligente, studiò un piano diabolico.<br />
Una bella mattina di primavera, mentre Vera giocava serena in un prato con i bambini, avvicinò Luca e gli sussurrò all&#8217;orecchio:<br />
&#8220;Guarda Luca, guarda Vera come sta sprecando tutti i caldomorbidi che ha, dandoli a Elisa. Sai, se Elisa se li prende tutti, può darsi che, a lungo andare, non ne rimangano più per te&#8221;.<br />
Luca rimase a lungo soprappensiero. Poi si voltò verso la strega e disse: &#8220;Intendi dire che può succedere di non trovare più caldomorbidi nel nostro sacchetto tutte le volte che li cercheremo?&#8221;.<br />
E la strega rispose: &#8220;Proprio così. Quando saranno finiti, saranno finiti. E non ne avrete assolutamente più&#8221;.<br />
Detto questo volò via, sghignazzando fra sé.</p>
<p>Luca fu molto colpito da quanto aveva detto la strega e da quel momento cominciò ad osservare e a ricordare tutti i momenti in cui Vera dava caldomorbidi a qualcun altro.<br />
Di lì in poi divenne timoroso e turbato, perché gli piacevano i caldomorbidi di Vera e non voleva proprio rimanere senza. E pensava pure che Vera non facesse una cosa buona a dare tutti quei caldomorbidi ai bambini e alle altre persone.<br />
Cosi cominciò ad intristirsi tutte le volte che vedeva Vera elargire un caldomorbido a qualcun altro. E poiché Vera gli voleva molto bene, essa smise dì offrire così spesso caldomorbidi agli altri, riservandoli invece per lui.<br />
I bambini, vedendo questo, cominciarono naturalmente a pensare che fosse una cattiva cosa dar via caldomorbidi a chiunque e in qualsiasi momento venissero richiesti o si desiderasse farlo e, piano piano, senza quasi nemmeno accorgersene, diventarono sempre più timorosi di perdere qualcosa.<br />
Così anch&#8217;essi divennero più esigenti. Tennero d&#8217;occhio i loro genitori e, quando vedevano che uno di loro donava un caldomorbido all&#8217;altro, anche loro impararono a intristirsi. Anche i loro genitori se ne scambiavano sempre di meno e di nascosto, perché così pensavano che non li avrebbero fatti soffrire.<br />
Sappiamo bene come sono contagiosi i timori. Infatti, ben presto queste paure si sparsero in tutto il paese e sempre meno si scambiarono caldomorbidi.<br />
Nonostante ciò le persone potevano comunque sempre trovare un caldomorbido nel loro sacchetto tutte le volte che lo cercavano, ma essi cominciarono a estrarne sempre meno, diventando nel contempo sempre più avari.<br />
Presto la gente cominciò a sentire mancanza di caldomorbidi e, di conseguenza, a sentire meno caldo e meno morbido. Poi qualcuno di loro cominciò ad incurvarsi e ad appassire e talvolta persino a morire. Quella malattia, dovuta alla mancanza dì caldomorbidi, che prima della venuta della strega era molto rara, ora colpiva sempre più spesso.</p>
<p>E sempre di più la gente andava ora dalla strega per comprare pozioni e unguenti, ma, nonostante ciò, non aveva l&#8217;aria di star meglio.<br />
Orbene, la situazione stava diventando di giorno in giorno più seria. A pensarci bene la strega cattiva in realtà non desiderava che la gente morisse (infatti pare che i morti non comprino balsami e pozioni), così cominciò a studiare un nuovo piano. Fece distribuire gratuitamente a ciascuno un sacchetto in tutto simile a quello dei caldomorbidi, ma questo era freddo mentre l&#8217;altro era caldo. Dentro il sacchetto della strega infatti c&#8217;erano i &#8220;freddoruvidi&#8221;. Questi freddoruvidi non facevano sentire la gente calda e morbida ma fredda e scontrosa. Comunque fosse, i freddoruvidi un effetto ce l&#8217;avevano: impedivano infatti che la schiena della gente si incurvasse più di tanto e, anche se sgradevoli, servivano a tenere in vita gli abitanti di quel paese che una volta era stato felice.<br />
Così tutte le volte che qualcuno diceva: &#8220;Desidero un caldomorbido&#8221;, la gente, arrabbiata e spaventata per il loro rarefarsi, rispondeva: &#8220;Non ti posso dare un caldomorbido, vuoi un freddoruvido?&#8221;.<br />
E, a volte, capitava persino che due persone a passeggio insieme pensavano che avrebbero potuto scambiarsi dei caldomorbidi, ma una o l&#8217;altra delle due, aspettando che fosse l&#8217;altra ad offrirglielo, finiva poi per cambiare idea, e si scambiavano dei freddoruvidi.<br />
Stando così le cose, ormai sempre meno gente moriva di quella malattia, ma un sacco di persone erano sempre infelici e sentivano molto freddo e molto ruvido.<br />
E&#8217; inutile dire che questo fu un periodo d&#8217;oro per gli affari della strega.</p>
<p>La situazione peggiorava ogni giorno. I caldomorbidi, che una volta erano disponibili come l&#8217;aria, divennero merce di grande valore e questo fece sì che la gente fosse disposta ad ogni sorta di cose pur di averne. In certi casi i caldomorbidi venivano estorti con l&#8217;inganno, in altri con violenza e, quando ciò avveniva, succedeva una cosa strana: questi non sorridevano più, sbocciavano poco e diventavano scuri.<br />
Prima che la strega facesse la sua apparizione la gente era solita trovarsi in gruppi di tre o di quattro o anche di cinque persone senza minimamente preoccuparsi di chi fosse a dare i caldomorbidi. Dopo la venuta della strega la gente cominciò a tenere per sé tutti i propri caldomorbidi, e a darli al massimo ad un&#8217;altra persona. Qualche volta succedeva che quelli che davano a persone esterne dei caldomorbidi si sentivano in colpa perché pensavano che il proprio partner molto probabilmente ne sarebbe stato dispiaciuto e geloso. E quelli che non avevano trovato un partner sufficientemente generoso andavano a comprare i loro caldomorbidi e questo gli costava molte ore di lavoro per racimolare il denaro.<br />
Un altro fatto sorprendente ancora succedeva. Alcune persone prendevano i freddoruvidi, che si trovavano facilmente e gratuitamente, li camuffavano ad arte con un&#8217;apparenza piacevole e morbida e li spacciavano per caldomorbidi. Questi caldomorbidi contraffatti venivano chiamati caldomorbidi di plastica e finirono per procurare guai ulteriori.<br />
Per esempio, quando due persone si volevano scambiare reciprocamente dei caldomorbidi pensavano, è ovvio, che si sarebbero sentiti bene, ma, in realtà, nulla cambiava e continuavano a sentirsi come prima e forse anche un pochino peggio. Ma, poiché pensavano in buona fede di essersi scambiati dei caldomorbidi genuini, rimanevano molto confusi e disorientati, non comprendendo che il loro freddo e le loro sensazioni sgradevoli erano in realtà il risultato dell&#8217;essersi scambiati caldomorbidi di plastica.<br />
Così la situazione si aggravava di giorno in giorno.</p>
<p>I caldomorbidi erano sempre più rari e, a volte, anche guardati con sospetto, perché si confondevano con quelli di plastica, contraffatti. I freddoruvidi erano abbondanti e sgradevoli e tutti pareva volessero regalarli agli altri. C&#8217;era molta tristezza, paura e diffidenza e tutto questo era iniziato con la venuta della strega, che aveva convinto le persone che, a forza di scambiarsi caldomorbidi, un giorno non lontano avrebbe avuto la sorpresa di scoprire che erano finiti.<br />
Passò ancora del tempo e, un giorno, una donna florida e graziosa, nata sotto il segno dell&#8217;Acquario, giunse in quel paese sfortunato, portando il suo sorriso limpido e cordiale.<br />
Non aveva mai sentito parlare della strega cattiva e non nutriva alcun timore che i suoi caldomorbidi finissero. Li dava liberamente, anche quando non erano richiesti. Molti la disapprovavano perché pensavano che fosse sconveniente per i bambini vedere queste cose e temevano per la loro educazione<br />
Ma essa ai bambini piacque molto, tanto che la circondavano in ogni momento. E anche loro cominciarono a provare gusto nel dare agli altri caldomorbidi quando gliene veniva voglia. I benpensanti corsero ben presto ai ripari facendo approvare una legge per proteggere i bambini da un uso spregiudicato di caldomorbidi. Secondo questa legge era un crimine punibile dare caldomorbidi ad altri che non alle persone per cui si avesse avuto una licenza. E, per maggiore garanzia, queste licenze di darsi caldomorbidi si potevano avere per una sola persona e spesso duravano tutta la vita.<br />
Molti bambini comunque fecero finta di non conoscere la legge e, in barba a questa, continuarono a dare ad altri caldomorbidi quando ne avevano voglia o quando qualcuno glieli chiedeva. E, poiché c&#8217;erano molti, molti bambini &#8211; così tanti forse quanto i benpensanti &#8211; cominciò ad apparire chiaro che la cosa era molto difficile da contenere.</p>
<p>A questo punto sarebbe interessante sapere come andò a finire. Riuscì la forza della legge e dell&#8217;ordine a fermare i bambini? Oppure furono invece i benpensanti a scendere a patti? E Luca e Vera, ricordando i giorni felici dove non c&#8217;era limite di caldomorbidi, ricominciarono a donarli ancora liberamente?<br />
La ribellione serpeggiava ovunque nel paese e probabilmente toccò anche il luogo dove vivete. Se voi volete (e io sono sicuro che voi lo volete), potete unirvi a loro a offrire e a chiedere caldomorbidi e, in questo modo, diventare autonomi e sani senza più il rischio che la vostra schiena si ripieghi per la sofferenza e rischi di raggrinzirsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Claude Steiner, 1969. [<a title="Spazio PMR" href="http://www.spaziopmr.it/caldomorbidi.htm" target="_blank">Letto qui</a>]</p>
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		<title>Un saluto e un cordiale fanculo..</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 17:04:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; ..ad un altro Natale. (Cit.) [Canto di Natale - Modena City Ramblers]]]></description>
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<p style="text-align: center;">..ad un altro Natale. (Cit.)</p>
<p style="text-align: center;">[<a title="Canto di Natale" href="http://www.youtube.com/watch?v=EgMKfIy9tRk" target="_blank">Canto di Natale - Modena City Ramblers</a>]</p>
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		<title>Noir</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 15:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si era sempre rifiutata di arredarla quella sua casa forse troppo grande per lei, aveva giusto comprato una lampada grande, da terra, e una più piccola, in stile liberty, da mettere accanto al suo letto: un materasso poggiato su di un grande tappeto bianco dalla consistenza voluminosa e soffice. La cucina, scarna, con una credenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si era sempre rifiutata di arredarla quella sua casa forse troppo grande per lei, aveva giusto comprato una lampada grande, da terra, e una più piccola, in stile liberty, da mettere accanto al suo letto: un materasso poggiato su di un grande tappeto bianco dalla consistenza voluminosa e soffice. La cucina, scarna, con una credenza digiuna di piatti, un frigo giallo in stile anni &#8217;50 e un lavandino.</p>
<p>Quando si era trasferita lì, in quell&#8217;appartamento, aveva deciso così; comprò quel poco di arredamento, un portatile, un buono stereo, e poi cuscini, un mare di cuscini, di ogni forma, colore, densità, grandezza. Aveva riempito la stanza principale, quella che lei chiamava &#8220;pensatoio&#8221;, di cuscini, e un tavolino in legno wengé, basso, da poterci stare in ginocchio o, come preferiva lei, a gambe incrociate.<br />
Tra il tavolo e la finestra la lampada da terra in stile classico completamente bianca e con il cappello bombato arancio dominava la stanza dalla sua altezza come un faro.</p>
<p>Quella sera mi aveva invitato a cena.</p>
<p>Quando suonai, qualcuno mi aprì dal citofono senza rispondere. Salite le scale notai la porta socchiusa, c&#8217;era musica che filtrava dalla fessura. Aprii la porta e fui invaso da un profumo d&#8217;incenso e musiche orientali, la melodia di un sitar che suonava ininterrottamente creando il rincorrersi di echi e cambi di tonalità. Nel piccolo atrio d&#8217;ingresso, vuoto e dalle pareti di un giallo caldo pastello, a sinistra della porta, inevitabile da notare come una guardiana, c&#8217;era la scarpiera che invitava a togliersi le scarpe e mettersi a proprio agio. Lo feci, come sempre, seguendo la sua volontà taciuta. Amavo quell&#8217;ambiente, non era ricolmo di ognicosa come succede nelle altre case, eppure era caldo e accogliente, un habitat che sentivo di poter dominare, di conoscere istintivamente alla perfezione. La luce nell&#8217;atrio era poca e le lampadine delle altre stanze, compresa quella in cui mi trovavo, tutte spente. Mi avviai verso la sala dalla quale proveniva quella musica ipnotica e quella luce tremolante come di un fuoco. Sulla parete adiacente la porta venivano riflessi i giochi di luce di una candela, le luci e le ombre che si alternavano davano movimento alla stanza, come se stesse danzando anch&#8217;essa al ritmo della musica riprodotta dallo stereo. Lei era lì di spalle all&#8217;ingresso, a gambe incrociate davanti al tavolo apparecchiato. Persino la lampada-faro era spenta e il perimetro del tappeto intervallato da candele accese, alcune tozze e basse, altre più strette e lunghe col moccolo pendente sul corpo. Era elegante e sicura nel suo ambiente e lo si percepiva. Captò subito la mia presenza sulla soglia della porta, forse a causa delle fiammelle che si mossero al mio arrivo e, senza voltarsi, esordì con un: ciao, che fai?<br />
Mi avvicinai lentamente per darle un bacio da dietro, sulla guancia. Aveva gli occhi chiusi. E non li aprì, si limitò ad accennare un sorriso monco tirando indietro la guancia destra. I suoi occhi, però, si distesero e sorrisero, colmando quella mancanza. Erano da sempre stati lo specchio della sua persona, la parte di lei alla quale non poteva sfuggire. Accarezzai sulla testa Morgana, il suo gatto nero, che nel frattempo si muoveva tra le mie gambe miagolando mestamente: il suo saluto; mi chinai per accarezzarlo con più attenzione avvicinando la mia faccia al suo naso; la luce fioca delle candele evidenziò uno dei suoi seducenti occhi felini verdi che improvvisamente sparirono nel buio della stanza.</p>
<p>Mi allungai al suo fianco, distendendo un lato del mio corpo sui cuscini e piegando l&#8217;altra gamba con il ginocchio all&#8217;insù; avvertii il calore che proveniva dal tappeto sotto il piede, in un istante tutta la tensione accumulata nella giornata svanì. Mi sentivo stanco. Chiusi gli occhi anch&#8217;io, spogliandomi della corazza difensiva che indossiamo ogni giorno, mi sentivo leggero e nudo; nessun bisogno di difese.</p>
<p>Restammo così, indipendenti, in orbite parallele e latenti per un po&#8217; fino a quando non terminò la musica. Un tempo trascorso inavvertitamente; nella stanza non c&#8217;erano orologi. Si diresse fuori dalla scena per tornare un attimo dopo con due coppette nere e lucide ricolme di cous cous e verdure. Me ne porse una, era di plastica, ancora calda. Versai del vino rosso. Lei avvicinò il naso al grosso calice per carpirne l&#8217;odore intenso, poi sorrise abbassando gli occhi e mi chiese:<br />
&#8220;Com&#8217;è questo bicchiere, mezzo vuoto o mezzo pieno?&#8221;<br />
risposi come tecnicamente il bicchiere fosse sempre pieno poiché nell&#8217;altra metà c&#8217;è sempre aria!<br />
Fece una smorfia di consenso e brindammo al suo nuovo lavoro. Sapeva essere così intensa e profonda da potersi permettere di usare le sue parole come lame taglienti se solo avesse voluto.</p>
<p>Mi spiegò come, essendo andata via la luce, aveva pensato di accendere le candele e creare l&#8217;atmosfera, ma io, pur con un sorriso, non le avevo creduto. Iniziammo a parlare dei nostri giorni e di quelli dei nostri conoscenti, io masticavo avidamente il cous cous con quel cucchiaino troppo piccolo per le mie tendenze e mandavo giù con un sorso di vino, lei invece, ricettiva e sensoriale, assaporava lentamente.<br />
Le parlai di Andrea, rimasto senza lavoro a causa di quella sua passione per il Martini bianco e del sogno imprenditoriale di Paolo concepito, a suo dire, in macchina, durante una trasferta di lavoro solitaria.<br />
Non avevo mai accettato quella routine che creiamo intorno alla nostra vita secondo la quale ci riduciamo a cercare in macchina la nostra intimità assicurando i nostri momenti di riflessione ad un viaggio; crediamo scioccamente che quello sia il momento migliore della giornata per scoprire qualcosa in più di noi, magari accompagnati dal giusto sottofondo musicale.</p>
<p>&#8220;E&#8217; così bella la semplicità&#8221; rispose. &#8220;Anche se troppo spesso viene confusa con la superficialità! Per me semplicità significa andare all&#8217;essenza delle cose ed avere conferma sulla loro utilità, capire il loro vero significato, quanto esse siano necessarie e scartarle in caso contrario. Sono convinta che ridursi al minimo in realtà significa trarre il massimo da tutto, analizzando l&#8217;intimità di se stessi, di ogni cosa. E&#8217; un atto di profonda sensibilità e interiorità.&#8221;</p>
<p>Era così. E quelle sue idee trovavano conferma ovunque nella sua vita.<br />
&#8220;Cosa vuoi che ti dica? Sei una donna difficile!&#8221; Dissi scherzando.<br />
Rise di cuore e parlammo di Giulia e del suo intervento all&#8217;anca, dopo più di un anno di visite mediche preparatorie, autotrasfusioni e cure, era riuscita a sostenere l&#8217;intervento con esito positivo e rimediare a quel difetto che sin dalla nascita le aveva condizionato così tanto l&#8217;esistenza impedendole di stare troppo tempo in piedi. Ora Giulia stava riscoprendo il piacere di fare lunghe camminate, per lei c&#8217;era sempre il sole, era dimagrita, aveva un portamento da modella. Era bella.</p>
<p>Fissai per un po&#8217; la stanza semi buia.<br />
&#8220;Eppure ci ostiniamo a chiedere: come stai? e ci ostiniamo a rispondere, tutto bene, come faceva Giulia.&#8221;</p>
<p>Interrogò i miei occhi prima di rispondere: &#8221;Sono le donne difficili, le dannate, quelle che hanno più amore da dare, quelle con l&#8217;anima vicino alla pelle, quelle che vedono la vita a colori e che la sera cenano a lume di candela, sempre, anche da sole, e spengono, notte e candele, esprimendo un desiderio che sia sempre lo stesso o che sia sempre diverso. Mentre noi, con i nostri sogni racchiusi dentro bolle di sapone dai riflessi colorati, restiamo fermi lì, ad osservarli scappare liberi nel cielo e andare via. Instancabilmente carichi di buone notti, proiettiamo la nostra bella vita sempre al domani, a quello che il giorno ci concederà e che noi ci accingeremo a vivere più o meno nolenti, più o meno volenti.&#8221;</p>
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		<title>Bologna</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 13:56:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omni]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[Bologna è una signora colta vestita di eleganza, che rivolge alla libertà la propria esistenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bologna è una signora colta vestita di eleganza,<br />
che rivolge alla libertà la propria esistenza.</p>
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		<title>Il piccolo mago</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 15:27:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita Quotidiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Da bambino mi regalarono &#8220;Il piccolo mago&#8221;, un gioco in scatola che si presentava come una raccolta di simpatici intrattenimenti ludici per i più piccoli con una serie di illusioni e giochi di prestigio da proporre via via alle persone che si sarebbero poi alternate come pubblico nelle varie occasioni. Mi piacevano queste cose, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da bambino mi regalarono &#8220;Il piccolo mago&#8221;, un gioco in scatola che si presentava come una raccolta di simpatici intrattenimenti ludici per i più piccoli con una serie di illusioni e giochi di prestigio da proporre via via alle persone che si sarebbero poi alternate come pubblico nelle varie occasioni. Mi piacevano queste cose, un curiosone come me non poteva lasciarsele scappare!</p>
<p>Col tempo diventai bravino, riuscivo a stupire, per quanto semplici potessero essere quei trucchi erano d&#8217;effetto e destavano divertimento. Ma la parte più bella per un mago è avere un pubblico, ché uno i trucchi non li fa solo per se stesso per vedere se gli son riusciti bene, allora mi divertivo nelle rimpatriate di famiglia a mettermi di fronte al pubblico a far scomparire e poi riapparire fazzoletti colorati, slegare catenine di ferro ad occhi bendati e via dicendo!</p>
<p>Presto, questo aspetto esibizionista del gioco mi stancò. Non capivo il motivo, ma il mettermi lì davanti a quei quattro o cinque sfortunati seppur stupiti spettatori non mi aggradava. Ci voleva una ragione più nobile per mettersi in mostra, per giustificare quell&#8217;emozione che riscalda e fa arrossire le guance quando tutti ti osservano e tu speri di non fare cazzate. Bisogna essere perfezionisti per pensarlo, in fondo era solo un gioco ma per un bimbo è una cosa seria! Sicchè mano a mano vestivo i panni dell&#8217;aspirante mago solo nelle occasioni che ritenevo più opportune, come i compleanni degli amici di scuola, ma non a tutti era riservato tale trattamento, bensì solo a quelli a cui tenevo di più! Che onore, avrò forse pensato, far sentire il festeggiato come un re con la sua corte e il suo giullare, il suo mago, che intrattiene e diverte la sua festa! La scelta si rilevò vincente per un po&#8217;, mi chiedevano di  far parte ai vari compleanni con bigliettini colorati a mano con sopra esplicite richieste di intrattenimento! Poi un pomeriggio di gennaio, per il compleanno del mio migliore amico, quello con il quale ero culo e camicia da sempre senza sapere il perché, dopo molto tempo che non portavo più gli &#8220;attrezzi del mestiere&#8221; con me, decido che sì, porcamiseria, sarebbe stato propio bello fare una sorpresa, sarebbe stato magico!</p>
<p>La festa passò, avvertii che qualcosa non era andata, lo avevo capito dal modo in cui mi guardava la sorella del mio migliore amico di allora e dalla fretta con la quale sua zia si apprestò a sparecchiare baracche e burattini nel bel mezzo di un gioco d&#8217;illusioni perchè, a suo dire, si doveva servire la torta. Restammo tutti basiti, poi la torta inevitabilmente ebbe la meglio! Mi ero lasciato scivolare la cosa senza rendermene conto.</p>
<p>A scuola qualche tempo dopo mi disse dell&#8217;antipatia che provavano nei miei confronti le sue sorelle e sua zia: &#8220;.. quello lì vuole stare sempre al centro dell&#8217;attenzione, ma chi si crede di essere?!&#8221;</p>
<p>Non giocai più al piccolo mago. Neanche da solo. Non mi avevano ferito quelle parole ma il fatto che non ne si capisse quella che era la causa di quel comportamento, una mera e completa dimostrazione d&#8217;affetto e l&#8217;occasione concreta per manifestarla.</p>
<p>Ieri sera ho ripensato a questa storia durante la festa di laurea di una cara amica. Io in mezzo ad archeologi, dottorandi ed aspiranti tali, ancora una volta ho avvertito quel senso di profonda umanità nei discorsi di quelle persone. Ragazzi con un punto di vista così diverso dal mio che a volte trovo cinico e razionale. Inevitabilmente sono rimasto attratto dal modo con il quale chi studia il passato è portato a dare una descrizione del presente così chiara e ironica. Questa sarà ricordata veramente come l&#8217;età Kittyana?! Penseranno davvero che noi poveri mortali adoravamo Hello Kitty come una divinità?! Vagavo nei discorsi rubati dai gruppi adiacenti al mio tavolo a quelli nei quali invece prendevo parte anche solo come spettatore ed era divertente osservare. Osservavo quel susseguirsi di amici di studio della laureata che si alternavano su un palchetto improvvisato con l&#8217;unico obiettivo di far divertire la festeggiata e i suoi invitati. C&#8217;era chi cantava liriche dai testi sarcastici e un po&#8217; spinti e chi suonava strumenti musicali di altri tempi, culture e tradizioni. Hanno cantato e la festeggiata ha ballato, libera e senza pensieri, senza morali imposte, al ritmo di una cornamusa che qualcuno suonava solo per lei. C&#8217;era quel senso in me che mi diceva: la stanno omaggiando con la loro presenza e la loro arte e non c&#8217;è niente che possa farla sentire più felice in questo momento! Tutto ciò è magico pensavo! Una magia fatta non da un piccolo mago ma da grandi ragazzi legati da sentimenti veri e così forti tra di loro.</p>
<p>Questa mattina riflettevo in macchina, quelle mie teorie di bimbo avevano avuto conferma ieri sera, non c&#8217;è modo più nobile di festeggiare l&#8217;altrui amicizia o semplicemente l&#8217;altrui felicità che facendo divertire la persona a cui si vuol bene, prestandosi al proprio divertimento e assecondandolo. E&#8217; una cosa rara. Bellissima.</p>
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		<title>Democrazia</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Nov 2010 14:50:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[contraddizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[paradosso]]></category>

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		<description><![CDATA[Che gran fregatura! E&#8217; che il paradosso è insito in se stessa, infatti, se la maggioranza delle persone desiderasse un governo antidemocratico, la democrazia cesserebbe di esistere. Tuttavia se si opponesse cesserebbe di essere democrazia in quanto andrebbe contro alla volontà della maggioranza. Un esempio di questo tipo è quello di un Paese con una forte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che gran fregatura! E&#8217; che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Democrazia#Le_contraddizioni_della_democrazia" target="_blank">il paradosso</a> è insito in se stessa, infatti, se la maggioranza delle persone desiderasse un governo antidemocratico, la democrazia cesserebbe di esistere. Tuttavia se si opponesse cesserebbe di essere democrazia in quanto andrebbe contro alla volontà della maggioranza. Un esempio di questo tipo è quello di un Paese con una forte maggioranza di una religione nel quale un partito porta i leader religiosi al potere, disconosce la laicità dello Stato, e desidera instaurare una teocrazia; oppure di un orientamento politico che rifiuta la Costituzione e di indire nuove elezioni democratiche.</p>
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		<title>MUB – Festival della Mobilità Urbana in Bicicletta</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 21:54:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita Quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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		<category><![CDATA[Mobilità alternativa]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri pomeriggio ho partecipato alla prima edizione del Mub, il Festival della mobilità urbana in bicicletta che si è tenuto qui a Pescara, presso il Museo delle Genti d&#8217;Abruzzo, un&#8217;iniziativa sicuramente molto interessante per la quale faccio i miei complimenti in primo luogo ad Alessandro il quale ha curato la direzione artistica con convegni, mostre, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="float: left; margin-right: 8px;" title="comunicazione mub" src="http://www.paolobarbarossa.com/wp-content/uploads/2010/10/comunicazione-mub.jpeg" alt="comunicazione mub" width="218" height="300" />Ieri pomeriggio ho partecipato alla prima edizione del <a title="Mub" href="http://www.mubfestival.it/MubFestival/homeMub.html" target="_blank">Mub</a>, il Festival della mobilità urbana in bicicletta che si è tenuto qui a Pescara, presso il Museo delle Genti d&#8217;Abruzzo, un&#8217;iniziativa sicuramente molto interessante per la quale faccio i miei complimenti in primo luogo ad <a href="http://www.borraccedipoesia.it/Chi.html" target="_blank">Alessandro</a> il quale ha curato la direzione artistica con convegni, mostre, spettacoli, ma anche a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell&#8217;evento e all&#8217;agenzia <a href="http://www.dispenserstudio.it/" target="_blank">Dispenser</a> che ha curato la comunicazione con creatività e gusto.</p>
<p>Sono stati interessantissimi i contributi di Natalino Russo, autore del libro &#8220;Nel mezzo del Cammino di Santiago &#8211; In bicicletta verso Compostela tra viandanti e pellegrini&#8221;, e di Bibi Bellini, giornalista gran cultore della bicicletta e curatore del portale <a href="http://www.ilikebike.org/" target="_blank">I Like Bike</a>. Si è parlato di Mobilità urbana alternativa, di quelli che sono i pregi, di quelli che potrebbero essere gli sviluppi futuri per una maggiore sostenibilità nel rispetto dell&#8217;ambiente e di se stessi e di quelle che sono altre realtà come ad esempio la regione Emilia Romagna o la città di Bolzano dove il 28% dei cittadini oggi sceglie di spostarsi in bici lasciando a casa l&#8217;automobile.</p>
<p>E&#8217; stato un vero peccato, invece, non esser stato presente al convegno sulla mobilità urbana che si è tenuto ieri mattina sempre presso l&#8217;auditorium del Museo. Da quel che mi è stato riferito, forse un tantino fuori luogo le proteste contro il filobus lungo la strada parco da parte dei manifestanti, sarebbe stato interessante invece ascoltare quelle che sono le idee e le opinioni di chi è attualmente  al comando del comune di Pescara e quali sarebbero le scelte organizzative atte a far si che anche la nostra città veda uno sviluppo verso queste tematiche. Le opinioni degli assessori, dei Sindaci di Pescara e di altre città d&#8217;Abruzzo, sono state raccolte in un supplemento alla rivista &#8220;Risorse d&#8217;Abruzzo&#8221; che vi consiglio vivamente.<br />
Per gli amici pescaresi sul web o per chi voglia approfondire, se ci sarà una copia digitale del supplemento vi terrò sicuramente aggiornati!</p>
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		<title>Lunatico</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 17:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attimi]]></category>
		<category><![CDATA[Calvino]]></category>
		<category><![CDATA[La Luna come un fungo]]></category>

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		<description><![CDATA[Si davano i compiti da fare per le vacanze estive, a giugno, quando la scuola finiva e ci si rivedeva a settembre. Erano i tempi delle medie, e forse nessuno li faceva quei compiti e nessuno li controllava poi all&#8217;inizio dell&#8217;anno successivo! Le insegnanti di italiano facevano girare una lista di libri che potevano o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si davano i compiti da fare per le vacanze estive, a giugno, quando la scuola finiva e ci si rivedeva a settembre. Erano i tempi delle medie, e forse nessuno li faceva quei compiti e nessuno li controllava poi all&#8217;inizio dell&#8217;anno successivo! Le insegnanti di italiano facevano girare una lista di libri che potevano o dovevano essere letti, non ho mai ben capito.. fatto sta che in quella lontana estate, per scrupolo o per curiosità, un libro lo comprai: Calvino, Il Visconte Dimezzato. Bel libro, scorrevole, corto, finito lì.</p>
<p>Poi vengono le superiori, qui invece la prof. ci obbligò di leggere Il Visconte Dimezzato di Italo Calvino e: &#8220;checulo!!&#8221; pensai &#8220;ce l&#8217;ho già!!&#8221; ché ai tempi non ancora avevo capito che uno i libri se li legge per piacere, se li legge per capire, se li legge per sognare..<br />
Però fortunatamente in quel periodo c&#8217;era anche il pianoforte. E c&#8217;era la luna, era lì anche allora, senza che me ne rendessi conto, che si mescolava con quelle sensazioni che non riuscivo bene a percepire ma che mi attiravano dannatamente, quando Chopin significava solo &#8220;sonate al chiaro di luna&#8221;, e ci sentivo dietro e avanti e dentro la musica, tutta la malinconia e il sentimento e il fascino che la luna dà quando uno la guarda.. ma lo si intuiva solamente ai tempi, non era chiara la visione..</p>
<p>E la vita, se la assapori per bene, ti mette sempre di fronte a persone nuove da scoprire, da conoscere, e a un nome, che al solo pronunciarlo provocava turbamenti, ansie e passioni e che ancora oggi ha la sua importanza ma si ripresenta sotto una veste nuova a farti capire che tutti hanno bisogno di un lato al femminile accanto ma soprattutto dentro, una donna elegante che seduca e che affascini e vada a bilanciarsi con il giusto ritmo di vita, proprio come la luna, quella narrata da Calvino e musicata da Chopin.</p>
<p>Sicché, ieri sera a tarda ora, tra gli schiamazzi delle persone sul lungomare, le canzoni e le grida mi sono fermato un attimo con la mente quando me la sono trovato davanti, lì sul mare, la luna. L&#8217;ho guardata un momento come ipnotizzato, quella falce rossa che galleggiava adagiata sulla propria schiena e ho subito ripensato a come l&#8217;avevo immaginata qualche mese fa quando lei che mi accompagnava aprì una pagina delle &#8220;Cosmicomiche&#8221; in una libreria per farmi leggere quella conclusione stupenda e così profonda che Calvino aveva dato ad un suo racconto pensando a lei, pensando a Luna:</p>
<p><em>«Alle volte alzo lo sguardo alla Luna e penso a tutto il deserto, il freddo, il vuoto che pesano sull&#8217;altro piatto della bilancia, e sostengono questo nostro povero sfarzo. Se sono saltato in tempo da questa parte è stato un caso. So che sono debitore alla Luna di quanto ho sulla Terra, a quello che non c&#8217;è di quel che c&#8217;è.» </em>(I. Calvino)</p>
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		<title>Youth in Action @ Lisboa!</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 10:47:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita Quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[environmentalism]]></category>
		<category><![CDATA[human rights]]></category>
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		<category><![CDATA[sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[un ponte per]]></category>
		<category><![CDATA[youth in action]]></category>

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		<description><![CDATA[“Sustainable Rights” Youth exchange &#8211; environmentalism and human rights for a sustainable development è un progetto che mira a riunire a Lisbona &#8211; Portogallo, durante 7 giorni, 25 giovani tra i 18 e i 30 anni provenienti da Portogallo, Italia, Serbia, Bosnia-Erzegovina e Turchia. L&#8217;obiettivo è quello di far si che il confronto con altri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Sustainable Rights” Youth exchange &#8211; environmentalism and  human rights for a sustainable development</strong> è un progetto che mira a riunire  a Lisbona &#8211; Portogallo, durante 7 giorni, 25 giovani tra i 18 e i  30 anni provenienti da Portogallo, Italia, Serbia, Bosnia-Erzegovina e Turchia.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è quello di far si che il confronto con altri ragazzi europei sulla relazione tra tutela dei diritti  umani e sviluppo sostenibile dia modo di comprendere, attraverso una serie  di attività non formali, l&#8217;interdipendenza tra le questioni ambientali e la  salvaguardia  dei diritti umani. L&#8217;approfondimento di  questi due temi potrà fornire un valido strumento per accrescere  la partecipazione attiva dei giovani e la promozione di una cittadinanza consapevole in grado di difendere la <strong>Dichiarazione Universale dei  Diritti  Umani</strong>.</p>
<p>Ci saranno momenti  di condivisione su esempi di “buone prassi” realizzate dalle  organizzazioni, dai governi locali, e dai gruppi di iniziativa dei  cittadini  e dei giovani.<br />
Questo processo di  apprendimento  interculturale sarà arricchito da attività quali giochi di ruolo,  laboratori artistici, forum teatro, attività all&#8217;aria aperta e altro,  proprio per sperimentare strumenti educativi alternativi e non formali.</p>
<p>Come partecipante alle selezioni della <em>ONG</em> <a href="http://www.unponteper.it/">&#8220;Un ponte per..&#8221;</a>, referente e promotrice per l&#8217;italia di questo scambio giovanile, sono stato selezionato come uno dei cinque ragazzi italiani che parteciperà al soggiorno a Lisbona il prossimo 18 Giugno! Tra le motivazioni della scelta, sensibilità verso le tematiche trattate e la mia &#8220;presenza&#8221; attiva nei nuovi media, blog e quant&#8217;altro.. Probabilmente dovrò occuparmi della realizzazione di un blog dedicato per agevolare la divulgazione del progetto prima durante e dopo, ma vi aggiornerò prossimamente in merito con maggiori dettagli!</p>
<p title="A presto amici miei">Até logo meus amigos!</p>
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