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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" gd:etag="W/&quot;DkMDQ3g9eCp7ImA9WxFaF04.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690</id><updated>2010-07-21T19:47:52.660+02:00</updated><title>Pepe Nero</title><subtitle type="html">... Era una notte buia e tempestosa ... (tipe tipe)</subtitle><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/" /><link rel="next" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false&amp;v=2" /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>398</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/PepeNero" /><feedburner:info xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" uri="pepenero" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><entry gd:etag="W/&quot;A0UMRno_eSp7ImA9WxFUE00.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-2074885691329976052</id><published>2010-06-23T18:08:00.000+02:00</published><updated>2010-06-23T18:08:07.441+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-06-23T18:08:07.441+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>Waving flag.</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se lassù c’è davvero qualcuno come ho sentito dire, lassù, oltre questa spessa coltre di nuvole grigie, bhè, che si mostri a noi, poveri esseri del sottobosco, che, oltre a sopportare i consueti mali della vita, subiamo da giorni l’emerito coglione che ha deciso, in occasione dei mondiali, di vendere trombette e tricolori.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se qualcuno lassù davvero esiste, qualunque sia il suo nome e la sua forma, che si mostri a noi sotto forma di saetta, abbastanza potente da annientare la persona e la mercanzia, sufficientemente silenziosa da non arrecare ulteriore molestia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-2074885691329976052?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/2074885691329976052/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/06/waving-flag.html#comment-form" title="3 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/2074885691329976052?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/2074885691329976052?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/06/waving-flag.html" title="Waving flag." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CE4AQngyfCp7ImA9WxFVGEw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-7465408574853060431</id><published>2010-06-17T22:20:00.003+02:00</published><updated>2010-06-18T00:15:43.694+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-06-18T00:15:43.694+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>La ruga del cretino.</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lombroso credeva che la tendenza al crimine fosse il frutto di una devianza talmente radicata nell’individuo da potersi desumere da precise caratteristiche anatomiche. A spulciare qualche immagine su internet ci si può facilmente rendere conto di come il buon Lombroso abbia condotto tutta la sua ricerca sulla considerazione dei criminali quali essere sostanzialmente brutti. &lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
L’idea, teorizzata in seno alla scuola positiva del diritto penale sul finire dell’Ottocento, ha dei precedenti molto risalenti al punto da poterne ritrovare traccia in uno dei capisaldi della letteratura occidentale, l’Iliade, in cui, al fianco di nobili guerrieri dalla bellezza sfrontata, il lettore più attento potrà scorgere la figura di un certo Tersite che accompagnava alla pessima considerazione che la collettività aveva delle sue capacità di guerriero anche una bruttezza ignobile. In epoca medioevale, ancora, v’era l’abitudine, tra due sospettati per il medesimo reato, di attribuire la responsabilità al più deforme. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oggi probabilmente non avremmo il coraggio di applicare simili meccanismi presuntivi nella aule di un tribunale ma è innegabile come l’aspetto esteriore rappresenti nel nostro intimo una formidabile fonte di conoscenza. Qualche giorno fa, ad esempio, durante una tratta in funicolare, mi è capitato di incrociare lo sguardo di un ragazzo e di aver colto nei suoi occhi, piccoli e vispi, un guizzo di insana follia. Vi assicuro che il mio (pre)giudizio è stato solo in parte alimentato dalla circostanza di averlo incontrato il giorno seguente in palestra intento a dominare, con lo stesso sguardo assassino, un &lt;i&gt;tapis roulant&lt;/i&gt; al massimo dell’inclinazione. Nessuno ha detto che per essere sani si debba solo sfiorare la superficie dell’attrezzo con ampie e rapide falcate, questo è vero, ma nessuno mi leva dalla mente l’immagine di questo ragazzo davanti ad un cadavere dilaniato da colpi di piccone …su un ripido sentiero di montagna. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si badi, il mio discrimine non è la bellezza o la bruttezza in sé e per sé considerate. Almeno nelle intenzioni, questo mio scritto non vuole minimamente scimmiottare quei trafiletti terrificanti da rivista femminile di quart’ordine: qui non si parla di bisturi facile o dell’effetto devastante dei media sulla considerazione del proprio essere quanto, piuttosto, di quella conversazione silenziosa che il nostro corpo, contenitore attraversato dal tempo, è capace di intrattenere con gli sguardi più attenti. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Insomma, mi percepisco improvvisamente sensibile a queste forme di esteriorità: un trucco troppo marcato mi fa capire che ho di fronte una persona che ha dei dubbi sul proprio conto; un eccessivo controllo della propria persona con una spiccata tendenza a mettere in evidenza determinati profili del proprio carattere o del proprio corpo, mi induce inevitabilmente a cercare di cogliere quegli aspetti che la persona che ho di fronte sta tentando di nascondere; chi ha il viso segnato dall’acne giovanile so già che avrà passato un’adolescenza di grande sofferenza; chi adora farsi le lampade state sicuri che sarà un vanesio a favore della chirurgia estetica e con un profilo facebook stracolmo di fotografie. Ma la tecnica deve essere ancora affinata: la mia analisi, infatti, ancora vacilla quando mi trovo di fronte a chi ha il vezzo di tenere le labbra a cuoricino, sia esso uomo o donna, oppure a creare un contatto fisico con il proprio interlocutore.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-7465408574853060431?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/7465408574853060431/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/06/la-ruga-del-cretino.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/7465408574853060431?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/7465408574853060431?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/06/la-ruga-del-cretino.html" title="La ruga del cretino." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkMBQ3o6eip7ImA9WxFWFE4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-5735724757394438528</id><published>2010-06-02T00:14:00.002+02:00</published><updated>2010-06-02T00:14:12.412+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-06-02T00:14:12.412+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Notizie" /><title>Tendenze.</title><content type="html">Ebbene sì. &lt;a href="http://seidimoda.repubblica.it/dettaglio/uomini-senza-calze/69685?subSkin=uomo"&gt;Dicono&lt;/a&gt; che l’uomo primavera/estate per essere veramente di moda non dovrà portare le calze. Qualcuno faccia qualcosa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-5735724757394438528?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/5735724757394438528?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/5735724757394438528?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/06/tendenze.html" title="Tendenze." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkYHQXo7cSp7ImA9WxFSF0s.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-4848892202573494996</id><published>2010-04-20T13:48:00.001+02:00</published><updated>2010-04-20T13:48:50.409+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-04-20T13:48:50.409+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>Oltraggio all'umile desco.</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le PENNETTE RIGATE N. 72 della Barilla con la loro inutile dimensione hanno appena funestato il modesto pasto del sottoscritto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Che siano ritirate dal commercio quanto prima!&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-4848892202573494996?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/4848892202573494996/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/04/oltraggio-allumile-desco.html#comment-form" title="7 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/4848892202573494996?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/4848892202573494996?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/04/oltraggio-allumile-desco.html" title="Oltraggio all'umile desco." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkAHRX88eCp7ImA9WxFSE0k.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-2080115729683709865</id><published>2010-04-15T16:12:00.000+02:00</published><updated>2010-04-15T16:12:14.170+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-04-15T16:12:14.170+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>Che qualcuno abbia pietà del mio semestre.</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Coloro che hanno avuto la sventura di incontrarmi in questi giorni sanno quanto la mia persona sia uscita particolarmente devastata, fisicamente e psichicamente, dalla chiusura (formale e non sostanziale) di questo secondo semestre di pratica forense. Pratica per un non pratico completamente disinteressato alla professione di avvocato.&lt;br /&gt;
Inizio a pensare che questa strana abitudine di colmarsi le giornate di impegni pseudo-professionali che richiedono una perniciosa attività di registrazione della propria presenza fisica in dati luoghi della città, oltre che rappresentare l’infame balzello imposto dalla crisi del mondo del lavoro, sia fondamentalmente il frutto del sadismo diabolico di chi si vuole sabotare.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-2080115729683709865?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/2080115729683709865/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/04/che-qualcuno-abbia-pieta-del-mio.html#comment-form" title="3 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/2080115729683709865?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/2080115729683709865?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/04/che-qualcuno-abbia-pieta-del-mio.html" title="Che qualcuno abbia pietà del mio semestre." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0ACQnwzeCp7ImA9WxBaFU0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-3312871686867438736</id><published>2010-03-25T09:29:00.000+01:00</published><updated>2010-03-25T09:29:23.280+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-03-25T09:29:23.280+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>Da quando vivo solo...</title><content type="html">non ho più il piacere di indossare calzini della stessa tonalità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E' un dato di fatto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-3312871686867438736?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/3312871686867438736?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/3312871686867438736?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/03/da-quando-vivo-solo.html" title="Da quando vivo solo..." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0AESX08fip7ImA9WxBVFkg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-4114771620530749303</id><published>2010-02-19T19:52:00.001+01:00</published><updated>2010-02-20T10:55:08.376+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-02-20T10:55:08.376+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="il domandone" /><title>Le mentos gialle a cosa servono?</title><content type="html">A rendere più desiderabili quelle rosa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-4114771620530749303?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/4114771620530749303?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/4114771620530749303?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/02/le-mentos-gialle-cosa-servono.html" title="Le mentos gialle a cosa servono?" /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkYBSXk-cCp7ImA9WxBVEkg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-4292031891886321729</id><published>2010-02-15T18:15:00.002+01:00</published><updated>2010-02-15T18:15:58.758+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-02-15T18:15:58.758+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>Giusto un cenno del capo</title><content type="html">per non farti intendere che di quello che hai detto ho percepito solo gridolini e squittii.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-4292031891886321729?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/4292031891886321729?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/4292031891886321729?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/02/giusto-un-cenno-del-capo.html" title="Giusto un cenno del capo" /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0ICQH85fCp7ImA9WxBWE08.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-1573056123039777299</id><published>2010-02-04T23:12:00.000+01:00</published><updated>2010-02-04T23:12:41.124+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-02-04T23:12:41.124+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="TV e cinema" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>Green porno.</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Queste pagine sono destinate a risentire degli alterni equilibri che ispirano la mia concezione del dovere e dell’ordine e, dunque, così come gli spazi ‘terreni’ in cui mi muovo passano dall’asettico rigore di una sala operatoria (in cui, tanto per dirne una, le matite sono tutte temperate e appuntite in modo identico) ad uno stato di disordine tale da confondere anche i pensieri, allo stesso modo in questo spazio virtuale si alternano periodi di onnipresenza a periodi di totale latitanza. Storie di ordinario bipolarismo. La verità, però, è che sono sempre qui. Sono come i grandi ricercati della mafia e della camorra: apparentemente lontanissimo ma, alla fine dei giochi, sempre nei dintorni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Giacché un blog poco aggiornato è come un paio di auricolari che non sono capaci di rimanere all’orecchio per più di trenta secondi, un cornetto con crema buttato in una pattumiera dopo appena due morsi, dei bicchieri di plastica lavati e messi a scolare – forme di autocoscienza della caducità del genere umano – faccio precedere qualunque altra dichiarazione da un invito, rivolto a tutti i lettori che non posseggono un blog ma che sono solleticati dalla voglia di condividere qualche pensiero con il mondo a desistere dall’impresa se non sono del tutto convinti di avere tempo adeguato da dedicarvi. Sebbene questa creaturina elettronica non abbia quattro zampe ma, soprattutto, non caghi a dispetto sul tappeto nel caso in cui ci si dimentichi delle sue esigenze, vi assicuro che il tempo che richiede può essere comunque troppo! Tra l’altro – e per inciso – dovete sapere che la maggior parte dei lettori arriveranno sul vostro blog non per aver fiutato la vostra capacità di scrivere ma, più probabilmente, per quel paio di esclamazioni del tipo «ma che cazzo!» oppure «mi stai sul culo» che mamma google, bontà sua, ha l’abitudine di indicizzare al di fuori del contesto senza tenere conto del fatto che il loro scopo non è mai stato quello di offrire intrattenimento sessuale a qualche orrendo nerd in cerca di ispirazione ma, molto più semplicemente, di manifestare un incontenibile disappunto nei confronti, faccio un esempio a caso, della portiera e di tutta la sua stirpe.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un paio di sere fa, proprio mentre la mia mente elaborava simili pensieri, ho avuto modo di rendermi conto, guardando l’intervista ad Isabella Rossellini, dei rischi di questo utilizzo ‘goliardico’ della rete che, di fatto, ci rende pubblico vulnerabile e alla mercè di creazioni misteriose come i &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=BckqviVaWl0"&gt;green porno&lt;/a&gt;. Sono dell’avviso che certe forme di estro creativo siano in realtà il frutto di menti sadiche che, ottenebrate da droghe potentissime, si pongono come obiettivo non solo quello di abbeverare lo stolto pubblico di minchiate cosmiche ma, soprattutto, di individuare il modo più sottile e subdolo per far passare oscenità come ammucchiate di pupazzi di cartapesta che si ingroppano goffamente in una forma di arte sublime.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Trovo il tutto pervaso da quel sottile senso di cattivo gusto che trova il suo unico precedente più drammatico in quei cartoni educativi sulla riproduzione sessuale interpretati da orsetti muniti di appena abbozzati peni e vagine che andavano tanto di moda una decina di anni fa. Non che mi sarebbe piaciuto vedere l’orsetto con un pene eretto di quaranta centimetri condurre l’orsetta maggiorata nel loro giaciglio color pastello, sia chiaro, il punto è che quest’uso politicamente corretto del sesso lo trovo inutile e mortificante: i giovani hanno strumenti adeguati per fare a meno di simili violenze visive frutto di menti perverse capaci di concepire tra le gambe di teneri orsetti apparati genitali umani con la pretesa, semmai, di insegnare qualcosa! Ma della distorsione logica gli autori dell’opera dovevano avere avuto almeno il sentore, dato che sull’indimenticabile copertina (che purtroppo non sono stato in grado di ritrovare su internet) avevano sbattuto questi due orsetti sconvolti che, con braccia penzoloni, si guardano in mezzo alle gambe con uno sguardo tra il disorientato e il dubbioso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma la cosa più grave è che questi documentari sono alla base di quei processi mentali un po’ perversi che inducono i genitori a maturare il dovere morale di imbarcarsi nell’impresa di spiegare il sesso ai propri figli. Chi ci è passato sa che le conseguenze di simili ‘pensate’, per lo più disastrose, vanno normalmente ad arricchire la serie di episodi improbabili che ciascun adolescente annoterà nel listone immaginario delle cose da non fare mai con la propria discendenza e sempre che l’evento non sia stato talmente traumatizzante da fargli preferire la strada della vasectomia o della chiusure d’ufficio delle tube.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-1573056123039777299?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/1573056123039777299/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/02/green-porno.html#comment-form" title="8 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/1573056123039777299?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/1573056123039777299?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/02/green-porno.html" title="Green porno." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0cAQH4-eip7ImA9WxBQGEQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-6923898067476580400</id><published>2010-01-19T09:50:00.000+01:00</published><updated>2010-01-19T09:50:41.052+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-01-19T09:50:41.052+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>Una colazione qualunque.</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È quando mi rendo conto che qualcuno ha finito la nutella senza dire niente che capisco che potrei essere in grado di uccidere.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Non è come nel mulino bianco: da queste parti, a colazione, ci si odia.&lt;/i&gt; &lt;i&gt;Punto&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-6923898067476580400?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/6923898067476580400/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/01/una-colazione-qualunque.html#comment-form" title="10 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/6923898067476580400?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/6923898067476580400?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/01/una-colazione-qualunque.html" title="Una colazione qualunque." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkAAQXozfSp7ImA9WxBQF00.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-4995527777715554856</id><published>2010-01-17T04:59:00.001+01:00</published><updated>2010-01-17T04:59:00.485+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-01-17T04:59:00.485+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>Una mattina.</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli occhi si schiudono appena. I consueti suoni sordi e morbidi sono tornati a disturbare il torpore e a rinnovare la gravità del peggior sopruso. Quanto è ingiusto dover assistere, privi di coscienza, allo spettacolo indecoroso dei sogni che si dissolvono, quanto incredibilmente faticoso il cercare di afferrarli per le gambe mentre loro si confondono con le cose della vita, maledettamente vera. E fredda.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-4995527777715554856?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/4995527777715554856?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/4995527777715554856?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/01/una-mattina.html" title="Una mattina." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEAGRXg6fip7ImA9WxBQEEk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-1917732726554839616</id><published>2010-01-05T22:57:00.001+01:00</published><updated>2010-01-09T14:12:04.616+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-01-09T14:12:04.616+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>Natale ex post. L'albero.</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Normalmente si fa l’otto dicembre ma non è escluso che si possa fare un po’ prima o un po’ dopo. Conosco persone che lo fanno il ventitre. &lt;i&gt;Roba da pazzi&lt;/i&gt;: è come quando ci si scaraventa nella prima Feltrinelli disponibile per fare incetta di quei terribili libri-calendari con foto di pulcini e gattini appena nati (per non parlare di quegli orrendi bambini paffuti e rubicondi!): nessuno avrebbe mai il coraggio di dire qualcosa di male di un libro del genere – sono libri infidi e bastardi proprio per questo – ma, diciamocelo, è la più palese manifestazione di noncuranza e molesta imposizione di un proprio (dubbio) gusto! Tutte queste parole per dire che ho sempre ritenuto l’albero di natale “messo su” qualche attimo prima della vigilia il frutto di una diligenza un po’ perversa alla stregua di un libro comprato ‘a cazzo’ qualche attimo prima di regalarlo in nome di quella creanza molto borghese che ci fa credere più discutibile il presentarsi a mani vuote che il presentarsi con un simile dono.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’albero di Natale è generalmente finto. E questo non per quel misterioso rigurgito di sottomesso rispetto che sale a galla nel periodo natalizio ma, piuttosto, perché chi ha sperimentato (come me) l’albero brutalmente sradicato dalle madre terra ha trovato oltremodo patetico e triste, il giorno di santo Stefano, vedere tenebrosamente reificato in un simbolo rinsecchito quel senso di terribile inappropriatezza che con fatica i più cercano di tenere nascosto.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La cosa più brutta dell’albero è fare l’albero. Dalle mie parti, per lo meno, è una gran rottura di coglioni che porta da sempre con se imbarazzanti tentativi di coinvolgimento in un gioco in cui a soccombere è il più debole: i più risoluti e resistenti cercano, nei giorni subito precedenti, di captare i segni inconfondibili dell’inizio delle operazioni di assemblaggio e decoro al solo fine di volatilizzarsi senza destare troppi sospetti. I più banali, invece, aspettano che le attività abbiano inizio per denunciare lancinanti mal di pancia o l’esigenza impellente di rinchiudersi in un gabinetto. Ma anche coloro che per tradizione non dimostrano una particolare prontezza riescono spesso a farla franca dimostrando una creatività sfrontata: « facciamo un mucchietto di palline ai piedi dell’albero! » oppure « lanciamo le palline verso l’albero e facciamo fare al caso ».&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo devo dire: l’albero di natale che troneggia nella stanza accanto mi suscita un senso di fastidioso tedio. L’albero – simbolo incontrastato delle festività natalizie – quest’anno non è stato altro che un inutile orpello: se non fosse stato per il mio irrimediabile senso del dovere giuro che lo avrei già smontato da un pezzo.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-1917732726554839616?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/1917732726554839616?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/1917732726554839616?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/01/natale-ex-post-lalbero.html" title="Natale ex post. L'albero." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUEEQ38yeSp7ImA9WxBRFE8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-4631732679667721499</id><published>2010-01-02T11:18:00.002+01:00</published><updated>2010-01-02T11:20:02.191+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-01-02T11:20:02.191+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>Chi scrive il secondo dell'anno scrive tutto l'anno.</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vorrei evitare di soffocare nei dolci dell’epifania i buoni propositi con cui do tradizionalmente inizio al nuovo anno. Per una questione scaramantica (ma anche per la consapevolezza del disinteresse della collettività) manterrò uno stretto riserbo sulle questioni personali limitando le rivelazioni ad inutili cosette da blog. Infatti, per quanto riguarda questo spazio, cercherò di essere un po’ più metodico negli aggiornamenti, sintetico negli interventi, severo nelle public relations. Vi rivelo una cosa: su dieci blog che ho seguito in passato, al massimo due hanno destato in me un tiepido coinvolgimento, gli altri li ho sempre considerati inutile spreco di spazio. Ne va da se che i commenti che io stesso ho fatto ma che più spesso ho ricevuto sono da annoverare nel ‘tempo gettato al vento’: dichiarazioni inutili e di circostanza manco fossimo signore in una sala da the. I commenti, dunque, saranno spesso chiusi ma sappiate che sarò ben contento di ricevere, come ho sempre fatto, le vostre mail: vi basterà cliccare sulla voce ‘scrivimi’ nel menù in cima alla pagina.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ah, auguri.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-4631732679667721499?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/4631732679667721499?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/4631732679667721499?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2010/01/chi-scrive-il-secondo-dellanno-scrive.html" title="Chi scrive il secondo dell'anno scrive tutto l'anno." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkEBQn4_fip7ImA9WxBSEE4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-8863114791898605029</id><published>2009-12-17T00:32:00.004+01:00</published><updated>2009-12-17T09:30:53.046+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-12-17T09:30:53.046+01:00</app:edited><title>Una foto.</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho trovato una foto in un libro comprato per caso: è un ragazzino impettito con una divisa militare.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un viso ripulito per un’importante occasione. Aristocrazia fasulla in cui rimbomba un tragico destino.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non è più che un foglio macchiato da un orlo marrone, increspato e irrimediabilmente imperfetto. Porta con sé la colpa della disattenzione, è il sacrificio di una protezione vana. È la nostra meschinità, la piccolezza, l’inutilità.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa immagine ha di sicuro avuto un senso prima di impregnarsi dell’odore attraente e insopportabile della muffa e della dimenticanza; avrà incrociato gli occhi di una madre orgogliosa, di una donna innamorata. Questa foto sarà stata oggetto di ammirate attenzioni prima di diventare niente più che un pezzo di carta qualunque tra le mani di uno sconosciuto che ha pensato di buttarla.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-8863114791898605029?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/8863114791898605029?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/8863114791898605029?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/12/ua-foto.html" title="Una foto." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0cGSH0zeyp7ImA9WxBTF0Q.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-6656854316338682677</id><published>2009-12-14T11:31:00.001+01:00</published><updated>2009-12-14T14:57:09.383+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-12-14T14:57:09.383+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Politica" /><title>Con un souvenir del Duomo??</title><content type="html">huhuuhuh&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/pHXdvgT2ppw&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/pHXdvgT2ppw&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che dire... &lt;i&gt;we always love you&lt;/i&gt; mr. B.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-6656854316338682677?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/6656854316338682677/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/12/con-un-souvenir-del-duomo.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/6656854316338682677?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/6656854316338682677?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/12/con-un-souvenir-del-duomo.html" title="Con un souvenir del Duomo??" /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkMNR38-fCp7ImA9WxBTEUQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-1739898059806336373</id><published>2009-12-07T13:54:00.000+01:00</published><updated>2009-12-07T13:54:56.154+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-12-07T13:54:56.154+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>Senza titolo.</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Qualcosa di vivo e di antico riempie tutti gli spazi di un senso così gioioso eppure così ineffabile e lontano, da suscitare quasi indifferenza. Che vite incredibilmente comode le nostre, finte ma verosimili come le foglie di una pianta di plastica che al vento sembrano quasi vivere di vita propria. Vorrei credere in loro, davvero, ma il colore è insopportabilmente sbiadito e quei contorni terribilmente sfilacciati.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-1739898059806336373?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/1739898059806336373/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/12/senza-titolo.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/1739898059806336373?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/1739898059806336373?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/12/senza-titolo.html" title="Senza titolo." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkAHSX07eip7ImA9WxNaEU0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-6597819876547726803</id><published>2009-11-25T00:18:00.000+01:00</published><updated>2009-11-25T00:18:58.302+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-25T00:18:58.302+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Citazioni" /><title>Michel de Montaigne</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;cite&gt;È come una gabbia: si vede che gli uccelli all'esterno cercano disperatamente di entrare, e che altrettanto disperatamente quelli all'interno cercano di uscire.&lt;/cite&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-6597819876547726803?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/6597819876547726803/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/11/michel-de-montaigne.html#comment-form" title="4 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/6597819876547726803?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/6597819876547726803?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/11/michel-de-montaigne.html" title="Michel de Montaigne" /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0YHRnk9cCp7ImA9WxNbFUo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-8064990431918420553</id><published>2009-11-18T20:05:00.000+01:00</published><updated>2009-11-18T20:05:37.768+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-18T20:05:37.768+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="La posta dell'offeso" /><title>La posta dell'offeso.</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cercherò di sintetizzare le molte prevedibili domande del tipo «chi è l’offeso?» «perché offeso?» «chi se ne fotte?» dicendo solo che il titolo è da ricondurre alla decisione di rispondere pubblicamente e senza troppi peli sulla lingua alle mail più bizzarre che inspiegabilmente mi capita di ricevere da qualche anno a questa parte e, in generale, di organizzare (anche grazie al vostro aiuto) una raccolta dei quesiti più interessanti scovati in rete.  &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;L’offeso, si sa, è soggetto particolarmente disposto a rispondere sinceramente e non perché sia incapace di mentire, si badi: in realtà è tutta una questione di scazzo. Prima di aprire la mail-box cercherò, quindi, di pensare a tutti i drammi della mia esistenza (e del mondo in generale) così da rendere l’approccio ai quesiti quanto più sgradevole sarà possibile.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Caro offeso,&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;negli ultimi tempi riesco a stento a trattenere il nervosismo. Me ne esco spesso con gesti strani e scatti di ira improvvisi: l’altra sera, ad esempio, ho provato l’impulso di far del male al mio coinquilino con un ombrello e per evitare di commettere un reato mi sono limitato a buttargli una giacca in faccia. Cosa devo fare?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Passaggio obbligato per un’esistenza consapevole è il capire che &lt;b&gt;il pianeta è abitato da almeno un sessanta per cento di gente totalmente folle&lt;/b&gt;. Ma, si badi, la follia che affligge il mondo non è quella di chi si lancia da un ponte attaccato ad una corda o quella del buontempone che preme tutti i pulsanti del citofono o, ancora, quella di chi ha il brutto vizio di lanciare profilattici pieni d’acqua dal balcone. Io parlo di quello squilibrio mentale, decisamente meno frizzante, che pervade le menti della giovane e agiata borghesia metropolitana: una &lt;i&gt;upper class&lt;/i&gt; che associa ad una scarsezza di problemi ‘materiali’ una problematicità spirituale talmente profonda e radicata da rendere a tratti invidiabile la condizione mentale di un &lt;i&gt;clochard&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da una simile condizione esistenziale non si esce e questo credo sia meglio saperlo prima di scoprirlo. Ma &lt;b&gt;se è vero che di questa follia non si muore è anche vero che da questa follia bisogna guardarsi bene &lt;/b&gt;perché le strade sono due e solamente due: o si canalizza questa irrequietezza in un’attività produttiva in grado di diventare brillante sfogo oppure si finisce con l’essere trasportati dal maremoto di una pazzia senza speranza.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Brandire un ombrello a mo di spada e dirigersi con occhi sbarrati verso il coinquilino che probabilmente tenta a sua volta, e non senza difficoltà, di reprimere il proprio stato psicologicamente provato o gettargli una giacca appallottolata sulla faccia per il solo fatto che si sta facendo beatamente i fatti suoi, per esempio, è ciò che io definirei il segno di una follia che è sfuggita decisamente di mano. &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Cosa consigliare&lt;/b&gt;, dunque, all’amico L. che mi scrive da Napoli e che mi confessa di essere completamente fuori di testa&lt;b&gt;? Il contegno&lt;/b&gt;. Più di una vita è stata formalmente salvata dal contegno. Le signorine di altri tempi ingollavano, prima di ogni festicciuola, un paio di uova sode – rigorosamente intere – al solo scopo di poter, davanti ad una lauto pasto, avere la forza mentale di distribuire mossette e inappetenti boccucce a cuoricino e fingere una natura celestiale. Eppure, ora come allora, si sa che non esistono esseri viventi in grado di cagare saponette: siamo tutti, chi più, chi meno, afflitti da un qualche problema inutile e basta semplicemente guardarsi intorno per capire che la maggior parte delle persone riesce a vivere un vita serena, addirittura a sposarsi e a procreare, solo ed elusivamente perché qualcuno, o la vita, gli ha insegnato la segreta arte del contegno. &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-8064990431918420553?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/8064990431918420553/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/11/la-posta-delloffeso.html#comment-form" title="7 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/8064990431918420553?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/8064990431918420553?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/11/la-posta-delloffeso.html" title="La posta dell'offeso." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUYDSHo6cCp7ImA9WxNbFEk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-3497785106089678685</id><published>2009-11-17T09:39:00.000+01:00</published><updated>2009-11-17T09:39:39.418+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-17T09:39:39.418+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>'Uno straniero che si fida della mia compagnia'</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’assenza da questo spazio non è dipesa tanto dalla mancanza prolungata di una connessione internet nella casa in cui mi sono trasferito né dal tempo richiesto per renderla più confortevole e vicina alla mia idea di abitabilità quanto, piuttosto, dall’esigenza di riflettere sull’opportunità di abbandonare anche questi due o tre vani con affaccio sulla blogosfera che ho iniziato a costruire, &lt;i&gt;pixel&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; dopo &lt;/span&gt;&lt;i&gt;pixel&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;, circa cinque anni fa quando, finita la scuola, e pronto ad iniziare l’università rimasi affascinato da questa specie di siti che siti non sono e di cui, ad oggi, non credo di aver colto ancora i tratti distintivi. Qualunque cosa voglia dire la parola ‘blog’ la verità è che non me ne sono ancora del tutto stancato e quindi potete finalmente smettere di &lt;/span&gt;&lt;i&gt;svacantare&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; nei vostri gabinetti i secchi stracolmi delle lacrime versate in questi mesi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-3497785106089678685?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/3497785106089678685/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/11/uno-straniero-che-si-fida-della-mia.html#comment-form" title="5 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/3497785106089678685?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/3497785106089678685?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/11/uno-straniero-che-si-fida-della-mia.html" title="'Uno straniero che si fida della mia compagnia'" /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUEARX06eyp7ImA9WxNXEUk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-3906116967538417384</id><published>2009-09-28T16:20:00.000+02:00</published><updated>2009-09-28T16:20:44.313+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-09-28T16:20:44.313+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>Tremate, tremate, le streghe son tornate.</title><content type="html">La &lt;i&gt;pita souvlaki&lt;/i&gt; di ieri sera mi ha reso un essere inavvicinabile e cattivo.&lt;br /&gt;
Al mio passaggio si &lt;i&gt;spengono&lt;/i&gt; i sorrisi e si &lt;i&gt;accendono&lt;/i&gt; i capelli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cazzo, ci sono cascato &lt;a href="http://www.pepeneroblog.com/2009/03/la-ricetta-della-domenica.html"&gt;di nuovo&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-3906116967538417384?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/3906116967538417384/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/09/tremate-tremate-le-streghe-son-tornate.html#comment-form" title="12 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/3906116967538417384?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/3906116967538417384?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/09/tremate-tremate-le-streghe-son-tornate.html" title="Tremate, tremate, le streghe son tornate." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUIFRXs5fSp7ImA9WxNQFUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-59621421938555716</id><published>2009-09-21T22:03:00.002+02:00</published><updated>2009-09-21T22:05:14.525+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-09-21T22:05:14.525+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Lezioni di stile" /><title>Luì Vittòn.</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Si sa che la Louis Vuitton quanto a testimonial non bada a spese: scatti d’autore di personaggi più che noti. Ma la crisi (crisi? Quale crisi?) non perdona. Si sa. Per abbattere i costi di produzione proporrei una campagna &lt;i&gt;chip&amp;amp;chic&lt;/i&gt; – forse solo &lt;i&gt;chip&lt;/i&gt; – che però ha il pregio di scendere in piazza. Se per ipotesi decidessi di farmi un giro nella sede napoletana della &lt;i&gt;griffe&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="IT"&gt; francese, infatti, dubito che troverei Sean Connery, Madonna, Uma Thurman, &lt;i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Catherine Deneuve&lt;/span&gt; &lt;/i&gt;a fare la fila… molto più probabilmente verrei subito dopo il camorrista (e la gentile consorte) della foto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_XlHiS0dg2t8/Srfb39tpaMI/AAAAAAAAAhM/3nBiOb-UqLM/s1600-h/1247739692747_clan_sarno_arresti_010.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_XlHiS0dg2t8/Srfb39tpaMI/AAAAAAAAAhM/3nBiOb-UqLM/s320/1247739692747_clan_sarno_arresti_010.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-59621421938555716?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/59621421938555716/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/09/lui-vitton.html#comment-form" title="14 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/59621421938555716?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/59621421938555716?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/09/lui-vitton.html" title="Luì Vittòn." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_XlHiS0dg2t8/Srfb39tpaMI/AAAAAAAAAhM/3nBiOb-UqLM/s72-c/1247739692747_clan_sarno_arresti_010.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>14</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkQFR3Y8eip7ImA9WxNQEkU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-7045592180263577257</id><published>2009-09-18T10:27:00.002+02:00</published><updated>2009-09-18T17:38:36.872+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-09-18T17:38:36.872+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>Incidenti domestici</title><content type="html">Che dire, sono stato capace di tagliarmi un dito aprendo un vasetto di yogurt.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Per oggi non aggiungerei altro.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-7045592180263577257?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/7045592180263577257/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/09/incidenti-domestici.html#comment-form" title="7 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/7045592180263577257?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/7045592180263577257?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/09/incidenti-domestici.html" title="Incidenti domestici" /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkQDQXsyeyp7ImA9WxNRGUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-7376254747409256475</id><published>2009-09-14T23:39:00.000+02:00</published><updated>2009-09-14T23:39:30.593+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-09-14T23:39:30.593+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>Modernità, progresso, evoluzione tecnologica, ritorno alle origini.</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ovvero, un processo logico adatto a rappresentare il mio difficile rapporto con il ciclomotore.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto è iniziato quando ho deciso di abbandonare il vecchio e fidato &lt;i&gt;cinquantino&lt;/i&gt; per un mezzo nuovo di zecca, ultimo ritrovato in fatto di trasporto su due ruote. L’esigenza di procedere più spedito e il desiderio di diffondere per le vie della città un’immagine di me un po’ meno precaria e sgangherata mi hanno indotto a percorrere, rigorosamente &lt;i&gt;by foot,&lt;/i&gt; la strada del più meschino fallimento. Galeotta fu la vanità… e la batteria! &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il principio in base al quale una cosa deve essere sostituta solo quando irrimediabilmente rotta assurge a verità assoluta, a massima di vita, a Verbo inconfutabile e incontestabile della mia esistenza su questo pianeta. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vi starete chiedendo: perché questo sconosciuto sta scaricando su di noi questa vagonata di drammi? Bhè, una risposta non ve la saprei dare ma il fatto è che ho appena ricevuto la chiamata del meccanico, tale Davide, che con il fare dell’amico fraterno – leggi: una buona dose di molesta confidenza – mi ha appena comunicato che dovrò spendere centottanta euro per riparare l’alimentatore della batteria. Centottanta euro che vengono dopo gli ottanta spesi due mesi fa per cambiare la batteria che vengono dopo quelli spesi nei tre mesi ancora precedenti per la stessa ragione. Avrò pure il diritto di maledire il maledibile, no?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La verità è che il mio meccanico è un autentico lestofante e io fondamentalmente lo odio. Pur di fargli mettere a frutto le sue indiscusse capacità con qualche ‘manovra’ in grado di trasformare il latrocinio in una spesa lontanamente utile, mi vedo puntualmente costretto a fargli da balia durante le operazioni di montaggio/smontaggio e, peggio, ad annuire con un lontanissimo interesse a tutte le sue stronzate. C’è un qualcosa di sadico e perverso in quell’uomo così ignorante eppure così tremendamente egocentrico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il vecchio motorino, invece, maltrattato come alla vigilia di Natale può essere maltrattato il vecchio pupazzo di pezza accostato ad un appena scartocciato &lt;i&gt;action man &lt;/i&gt;(il più grande degli eroi) non ho mai avuto il coraggio di buttarlo, regalarlo, rottamarlo. Giace nel cortile del palazzo pieno di polvere, senza assicurazione e con un residuo di benzina che si ricorda la scoperta dei primi giacimenti di petrolio. Ebbene, quel catorcio incartapecorito parte al primo tocco. Parte quasi a comando vocale, cazzo. Non c’è dubbio, prima o dopo tornerò da lui. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-7376254747409256475?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/7376254747409256475/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/09/modernita-progresso-evoluzione.html#comment-form" title="12 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/7376254747409256475?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/7376254747409256475?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/09/modernita-progresso-evoluzione.html" title="Modernità, progresso, evoluzione tecnologica, ritorno alle origini." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CE8DRHY8cSp7ImA9WxNREEw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-454074708819493671</id><published>2009-09-03T10:41:00.001+02:00</published><updated>2009-09-03T23:21:15.879+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-09-03T23:21:15.879+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>La ripresa.</title><content type="html">La mia agenda è già un concentrato di impegni disattesi e di speranze sfumate.&lt;br /&gt;E dicono che avrò anche Saturno contro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-454074708819493671?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/454074708819493671/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/09/la-ripresa.html#comment-form" title="14 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/454074708819493671?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/454074708819493671?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/09/la-ripresa.html" title="La ripresa." /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>14</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkMERnY7eSp7ImA9WxNSF0Q.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-16314690.post-6280703031111402687</id><published>2009-09-01T09:31:00.002+02:00</published><updated>2009-09-01T09:33:27.801+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-09-01T09:33:27.801+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diario di bordo" /><title>Un maligno calabrone</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;/ agitando il pungiglione / senza un valido perché / lui puntava proprio me! / ronza ronza mi minaccia / ahi di pungermi la faccia! / Ma sarebbe un’indecenza / una tale confidenza! / Uh uh uh ma che vuoi / uh uh uh fatti i fatti tuoi. [...]&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ben ritrovati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
Tra i ricordi della fanciullezza occupa un posto di tutto riguardo la malinconica nenia appena citata. La canzone, dedicata al difficile rapporto tra il calabrone e l’essere umano, è tornata alla ribalta da quando mi sono avveduto della carica attrattiva che esercito sulla famiglia dei vespidi: calabroni, api e derivati hanno intristito più di un momento lieto delle mie vacanze. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La storia del maligno calabrone, di autore ignoto, deve essere annoverata nel ciclo della &lt;i&gt;chanson-trista&lt;/i&gt;, ovvero quel ciclo di litanie malinconiche nate praticamente dal nulla e al solo scopo di far precipitare bambini e adolescenti nel tunnel di una prematura depressione. Il motivo per cui qualcuno dovrebbe sentire il bisogno di cantare o insegnare ad un proprio figlio la storia di un calabrone particolarmente insolente non l’ho ancora colto, ma credo che le mie difficoltà dipendano dalle profondamente mutate tecniche di educazione dei bambini: ai tempi dei miei genitori i bambini seguivano un percorso di crescita costellato da proibizionismo e senso di colpa che trovava in tristi aneddoti postbellici, struggenti luoghi comuni e drammoni musicali come il maligno calabrone un infallibile lasciapassare che a tratti e indirettamente ci siamo dovuti sorbire anche noi nati negli anni Ottanta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Destino ben diverso per i nati nel nuovo millennio: anziani nanoformi con cui i genitori &lt;i&gt;ragionano&lt;/i&gt;. Eh sì perché dovete sapere che oggi il pacchero non si usa più: si discute, si sviscera, si analizza. Il risultato è la creazione di questi piccoli mostri arroganti che imparano a giocare a burraco prima ancora di capire il funzionamento del vasino, a disquisire di politica nazionale prima ancora di capire che la cicogna, in realtà, è solo una testa di paglia e a preoccuparsi del proprio futuro lavorativo quando il Problema dovrebbe essere quello di riuscire a non fare pipì a letto. Davvero non so che adulti ne verranno fuori. Sia chiaro: non credo di percorrere, insieme a tutti i miei coetanei, la strada della serenità mentale: tra amici e conoscenti ho imparato a capire che almeno due su tre farebbero molto bene a frequentare stabilmente uno psicologo bravo (io sono tra i due ovviamente) ma questo rapporto alla pari con i genitori mi ha sempre insospettito.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Prima o dopo, lo so già, torneremo alle tecniche educative di un tempo, agli schiaffoni, alle cinghiate e a fiabe piacevoli quanto un pugno nello stomaco come quella che segue dei fratelli Grimm.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;C’erano una volta due sorelle: una non aveva figli ed era ricca, mentre l'altra aveva cinque figli, era vedova e cosi povera che non aveva neanche il pane per sfamare se stessa e i suoi bambini. Allora, in quegli stenti, andò dalla sorella e disse:&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;- Io e i miei bambini patiamo la fame. Tu sei ricca, dammi un po' di pane. &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Ma la riccona aveva anche il cuore di pietra e disse: &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;- Anch'io non ho niente in casa. &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;E scacciò la povera in malo modo. Dopo un po', rincasò il marito della sorella ricca e voleva tagliarsi un pezzo di pane. Ma non appena vi affondò il coltello, ne uscì sangue vermiglio. A quella vista, la donna inorridì e raccontò quel che era successo. Egli allora corse dalla vedova per darle aiuto, ma entrando nella stanza la trovò che stava pregando: teneva in braccio i due bambini più piccoli, mentre i tre più grandi giacevano a terra morti. Egli le offrì del cibo, ma ella rispose: &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;-       Non abbiamo più bisogno di cibo terreno: Dio ne ha già saziati tre, e presto esaudirà anche le nostre preghiere. &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Aveva appena pronunciato queste parole, che i due piccini resero l’ultimo respiro, e subito dopo si spezzò anche il suo cuore ed ella cadde morta.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16314690-6280703031111402687?l=www.pepeneroblog.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.pepeneroblog.com/feeds/6280703031111402687/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/09/un-maligno-calabrone.html#comment-form" title="7 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/6280703031111402687?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/16314690/posts/default/6280703031111402687?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pepeneroblog.com/2009/09/un-maligno-calabrone.html" title="Un maligno calabrone" /><author><name>Pepenero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05769950764508394560</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14841389983783384329" /></author><thr:total>7</thr:total></entry></feed>
