<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:blogger='http://schemas.google.com/blogger/2008' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686</id><updated>2026-05-10T13:23:06.975+02:00</updated><category term="Mondiali"/><category term="Musica"/><category term="PGS Stelle Azzurre"/><category term="presidente"/><category term="religione"/><title type='text'>PGS Enna</title><subtitle type='html'>Polisportive Giovanili Salesiane comitato di Enna &#xa;Tutto quello che vuoi sapere sull&#39;attivita&#39; sportiva delle PGS</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default?redirect=false'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>818</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-1470822983451475550</id><published>2013-08-02T08:46:00.000+02:00</published><updated>2013-08-02T08:46:18.848+02:00</updated><title type='text'>Papà, dove sei? L&#39;importanza della figura paterna per i bambini</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;entry-summary&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;La&amp;nbsp;figura paterna&amp;nbsp;è punto di riferimento etico
 e di traenza sociale per ogni adolescente. Se viene meno tale 
riferimento il cammino dei figli si fa incerto provocando inquietudine e
 smarrimento. I consigli della psicopedagogista Evi Crotti per i lettori
 e i genitori de ilGiornale.it&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;entry-summary&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;entry-summary&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;clear: left; float: left; font-weight: normal; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;img alt=&quot;&quot; height=&quot;132&quot; src=&quot;http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/large/public/foto/2013-08-01/1375351656-brent-and-daddy.jpg&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;span class=&quot;entry-content&quot;&gt;La &lt;strong&gt;figura paterna&lt;/strong&gt; è punto 
di riferimento etico e di traenza sociale per ogni adolescente. Se viene
 meno tale riferimento, se la figura paterna si offusca o se il suo 
ruolo diventa fragile o manca del tutto, il cammino dei figli si fa 
incerto provocando in loro inquietudine e smarrimento. &lt;span class=&quot;entry-content&quot;&gt;Questa sembra essere una condizione di 
questo periodo storico che ci deve rendere attenti osservatori della 
figura paterna indebolita o che sta perdendo quella forza virile, 
indispensabile per la costruzione dell&#39;identità, della stima e della 
fiducia verso se stessi e verso la Vita. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;L&#39;adolescente sente la necessità di 
affidarsi a lui, di poter conversare e di guardarlo in volto senza 
timore e senza riserve, per trovare sempre nuove rassicuranti conferme. 
Si tratta di un compito spesso arduo che spetta in prima persona al 
padre. La sua è una figura che rappresenta agli occhi del figlio 
l&#39;universo maschile in cui dovrebbe predominare la norma, la legge e, 
soprattutto, l&#39;indipendenza dai vincoli ricattatori e incestuosi, che 
stanno alla base della disarmonia nello sviluppo. Il padre è 
equiparabile a un rifugio &lt;b&gt;sicuro&lt;/b&gt;.&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;entry-content&quot;&gt;&lt;span class=&quot;entry-content&quot;&gt;&lt;span class=&quot;entry-content&quot;&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
Se la figura paterna è così necessaria per acquisire una propria 
identificazione, spinta indispensabile per l&#39;entrata nel sociale, perché
 tanti ragazzi hanno un vero e proprio rifiuto nel 
relazionarsi con la figura paterna? Lo si nota in alcune situazioni di 
protesta sociale, a volte anche violenta, dove l&#39;autorità andrebbe 
intesa come controfigura del padre e vissuta come avversario da 
combattere o da rifuggire; un rifiuto che sa tanto di richiesta 
esasperata dovuta alla sua mancanza.&lt;br /&gt;

La sicurezza che deriva da una figura paterna stabile e affidabile è assai importante per lo sviluppo relazionale
 del ragazzo. Infatti, è la sua la figura più adatta a fare da guida e 
da spalla per affrontare la realtà e confrontarsi con il mondo esterno, 
contribuendo così a formare nella sua mente un modello di riferimento 
diverso da quello materno primigenio.&lt;br /&gt;

La figura paterna rappresenta simbolicamente la legge e l’autorità, 
parola latina &quot;auctoritas&quot; che deriva dalla radice del verbo augeo, che 
significa &quot;far crescere&quot;. Egli è la norma, la mano 
forte che protegge, la roccia che non crolla, il braccio forte che 
stringe e che ognuno di noi, sin dall&#39;infanzia, ha portato dentro di sé e
 interiorizzandolo come modello. E’ una sorta di tavola delle leggi 
scolpita dentro di noi.&lt;br /&gt;

I disegni&amp;nbsp;che andremo a visionare ci parlano dell&#39;importanza della figura paterna. Tutti i disegni &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/gallery/rifiuto-paterno-nei-disegni-dei-bambini-940396.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;(guarda la gallery)&lt;/a&gt;
 riflettono un disagio e un&#39;immaturità emotiva. Evidentemente Maria ha 
subito un&#39;aggressione psicologica che l&#39;ha resa fragile e reattiva 
insieme; una situazione che richiede al mondo adulto comprensione e 
attenzione dei suoi bisogni reali per evitare la destrutturazione della 
personalità.&lt;br /&gt;

Con l&#39;aiuto della grafologia, &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/news/evi-crotti-vi-insegno-conoscere-i-vostri-figli.html&quot;&gt;interpretando correttamente&lt;/a&gt;
 l’evoluzione del disegno e della scrittura, potremo aiutare la madre e 
le insegnanti a trovare con pazienza una strada che permetta almeno di 
chetare la forte aggressività. La ragazza, infatti, è stata indirizzata 
verso la scherma e in questo modo ha trovato la possibilità da un lato 
d&#39;investire l&#39;eccesso di tensione e l&#39;aggressività in un&#39;attività fisica
 e dall&#39;altro di scoprire motivazioni che le permettono di credere in un
 possibile miglioramento.&lt;br /&gt;

L&#39;utilizzo dell&#39;interpretazione su base psicodinamica del disegno 
nell&#39;età evolutiva è di aiuto all&#39;educatore, all&#39;insegnante e al 
genitore per capire le vere ragioni dei disagi, purtroppo sempre più 
frequenti, che la famiglia può provocare.&lt;br /&gt;

La conoscenza è, come sostiene Albert Einstein, &quot;il bene più prezioso che l&#39;uomo possa avere&quot;.&lt;br /&gt;

Evi Crotti&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;entry-content&quot;&gt;&lt;span class=&quot;entry-content&quot;&gt;&lt;span class=&quot;entry-content&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Psicopedagogista, scrittrice e fondatrice della scuola di grafologia morettina di Milano che tuttora dirige&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;font:http://www.ilgiornale.it/news/cultura/pap-dove-sei-limportanza-figura-paterna-i-bambini-940397.html &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;h2 class=&quot;entry-summary&quot;&gt;
&lt;/h2&gt;
</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/1470822983451475550/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/08/papa-dove-sei-limportanza-della-figura.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/1470822983451475550'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/1470822983451475550'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/08/papa-dove-sei-limportanza-della-figura.html' title='Papà, dove sei? L&#39;importanza della figura paterna per i bambini'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-9179056206242382309</id><published>2013-03-08T08:16:00.004+01:00</published><updated>2013-03-08T08:16:47.977+01:00</updated><title type='text'>Nicoletti: «Così comunica mio figlio autistico» </title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi8QgqUws-r7lsySqiCIFtF1S-VmK3fsqk-9d1yk-8hUGpC-SAGjDnLgadN3C-j93R76H3bAqDorQ4p-cDI7p4PI-J8rJzfXsNG9eN7kUoX-V2W_MHBRb34itzwl0UQJkR2LjDuGwBYe1o/s1600/images.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;200&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi8QgqUws-r7lsySqiCIFtF1S-VmK3fsqk-9d1yk-8hUGpC-SAGjDnLgadN3C-j93R76H3bAqDorQ4p-cDI7p4PI-J8rJzfXsNG9eN7kUoX-V2W_MHBRb34itzwl0UQJkR2LjDuGwBYe1o/s200/images.jpg&quot; width=&quot;193&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;ms-rtestate-field&quot; id=&quot;ctl00_PlaceHolderMain_ctl00_ctl10__ControlWrapper_RichHtmlField&quot; style=&quot;display: inline;&quot;&gt;
In
 un mondo diverso, Tommy sarebbe il miglior figlio possibile. A 15 anni 
appena compiuti, è già grande, grosso e instancabile, a patto di 
affidargli la missione giusta. «Sono sicuro che, con una lancia in mano,
 sarebbe un eccellente cacciatore», sostiene il papà, lo scrittore e 
giornalista Gianluca Nicoletti. Subito, però, si corregge: «Il 
guaio è che non viviamo più in una società tribale – dice –, tutto è 
diventato molto più complesso e questa complessità rappresenta un 
problema per un ragazzo autistico come lui». Chi segue Nicoletti nelle 
sue scorribande fra radio, blog e social network conosce già, almeno in 
parte, la storia di Tommy, il gigante gentile e silenzioso che ha 
rivoluzionato la vita di famiglia. Adesso in &lt;em&gt;Una notte ho sognato che parlavi &lt;/em&gt;(Mondadori,
 pagine 180, euro 16,50) il racconto del padre è completo, diretto, 
senza reticenze. Il libro viene presentato oggi alle 17 a Roma presso la
 sede del Centro Nazionale delle Ricerche (piazzale Aldo Moro 7), da un 
gruppetto di relatori che comprende Stefano Vicari, neuropsichiatra 
infantile al Bambin Gesù, l’ingegnere biomedico Giovanni Pioggia, e 
Annalisa Minetti. Proprio lei, la cantante, l’atleta paralimpica. «L’ho 
voluta con noi per due motivi – spiega Nicoletti –. Il primo è che 
mentre Tommy nasceva io ero a Sanremo, per seguire il Festival da cui 
Annalisa uscì vincitrice. La seconda ragione è che anche lei ha un 
fratello autistico, ora trentenne, di cui continua a occuparsi con molta
 tenerezza».&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;ms-rtestate-field&quot; id=&quot;ctl00_PlaceHolderMain_ctl00_ctl10__ControlWrapper_RichHtmlField&quot; style=&quot;display: inline;&quot;&gt;
&lt;strong&gt;Ma lei, Nicoletti, che cosa sapeva dell’autismo prima che la sindrome si manifestasse in Tommy?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Molto poco, come la maggior parte delle persone. Avevo visto &lt;em&gt;Rain Man &lt;/em&gt;e
 mi ero fatto l’idea che esistessero questi individui un po’ introversi,
 ma bravissimi in matematica. Non mi rendevo conto che esistessero 
ragazzi com’è oggi mio figlio, né di quanto fosse diffuso il problema. 
L’autismo, infatti, è la prima causa di handicap nel nostro Paese, 
eppure è una condizione che continua a essere vissuta in una solitudine 
terribile specie da parte dei genitori».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dal libro però emerge l’immagine di una sorta di comunità.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Il
 rischio è che la comunità ci sia, sì, ma che aggreghi persone isolate, 
per le quali la presenza di un autistico in casa rappresenta ancora 
motivo di vergogna. In questo senso, la prima alleanza che va rinsaldata
 è quella all’interno della coppia, la cui tenuta è messa duramente alla
 prova. Per non parlare dei fratelli, che spesso non sanno come spiegare
 la situazione agli amici. Con mia moglie e con l’altro nostro figlio, 
Filippo, abbiamo costruito un buon equilibrio, ma il fatto di entrare a 
contatto con la sofferenza di tante altre persone mi ha fatto capire che
 così non basta, non possiamo accontentarci di una soluzione che metta 
al riparo soltanto noi. Così è nata l’idea di Insettopia».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Prego?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«&lt;em&gt;Zeta la formica&lt;/em&gt;,
 non so se ha presente. È il cartone animato che Tommy in assoluto 
predilige. Buona parte della trama è occupata dalla ricerca di questa 
terra promessa degli insetti, che in realtà è un angolo di prato ai 
limiti di Central Park. Ecco, anche i ragazzi autistici avrebbero 
bisogno della loro Insettopia: un luogo ordinato, ben organizzato e 
gestito da personale competente, nel quale convogliare le risorse, anche
 economiche, che al momento sono disperse in una serie di interventi 
effimeri e, in fin dei conti, di scarsissimo aiuto per le famiglie».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E si può fare?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«In
 alcune città, come Novara, si fa già. A Roma abbiamo costituito una 
piccola onlus, Sguardi Laterali, che ha iniziato a dialogare con le 
istituzioni. A dirla tutta, io avrei anche adocchiato un’area dismessa 
del Bioparco, che sarebbe perfetta per il progetto. Ma non ne faccio una
 questione personale. I genitori degli autistici non lavorano mai per se
 stessi. Al contrario lavorano per quando loro, i genitori, non ci 
saranno più. L’obiettivo, in un certo senso, è lo stesso di ogni altro 
padre, di ogni altra madre: fare in modo che il figlio raggiunga 
l’autonomia. Solo che l’autonomia di un autistico è una faccenda 
piuttosto delicata. Significa, per esempio, immaginare un futuro in cui 
tuo figlio, ormai adulto, non sia costretto a giocare con i cubetti 
colorati, ma possa impegnarsi in attività più adatte alla sua 
intelligenza».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sempre di padri e figli si tratta, però.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Sì,
 ne sono convinto. Per me essere il papà di Tommy significa essere 
semplicemente padre, in un rapporto ridotto all’essenziale, spogliato di
 tutte le sovrastrutture che, di solito, emergono nell’adolescenza. 
L’antagonismo o addirittura l’invidia. Qui tutto è più scarno, ma anche 
più profondo E questo, tra l’altro, vale anche per la comunicazione».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il pregiudizio è che gli autistici non comunichino.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Comunicano,
 invece, ma in maniera molto selettiva. Hanno un unico scopo, che è il 
loro benessere. Ogni interferenza, compreso il disagio di chi si trova 
accanto a loro, è motivo di ansia. Può darsi che la mia sia la 
deformazione di chi, da molti anni, si occupa dei fenomeni di 
comunicazione “totale”, dalla televisione a Internet, però a volte mi 
sembra che le persone come Tommy siano l’avanguardia di un mondo in cui,
 per contrastare lo stress generato dall’attuale sovrabbondanza di 
informazioni, si decida finalmente di scegliere, si chiuda qualche 
canale con l’esterno e ci si accontenti di quello che è davvero e sempre
 necessario». &lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot; style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
         &lt;b&gt;Alessandro Zaccuri&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot;&gt;
&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot; style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&lt;i&gt;font:http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/nicoletti-cosi-comunica-mio-figlio-autistico.aspx &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/9179056206242382309/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/03/nicoletti-cosi-comunica-mio-figlio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/9179056206242382309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/9179056206242382309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/03/nicoletti-cosi-comunica-mio-figlio.html' title='Nicoletti: «Così comunica mio figlio autistico» '/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi8QgqUws-r7lsySqiCIFtF1S-VmK3fsqk-9d1yk-8hUGpC-SAGjDnLgadN3C-j93R76H3bAqDorQ4p-cDI7p4PI-J8rJzfXsNG9eN7kUoX-V2W_MHBRb34itzwl0UQJkR2LjDuGwBYe1o/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-8286861470227315392</id><published>2013-03-05T09:04:00.000+01:00</published><updated>2013-03-05T09:04:03.534+01:00</updated><title type='text'>IL VERO VOLTO DELLA CHIESA NEL SORRISO DI UNA RAGAZZA. CHIARA E IL CONCLAVE</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg0yDzqvOwuFDx2kIBagYjU4Thehtp6w9BH4fPcNQTyv45eJnMpJoL97KLoVAUDewDZZZxk1D4CbL_CaFxbvS6wnaN2MqcUbloB05bqJy9dO72QvReRZHS9V_pGfOSrYHBTaENePB04QZo/s1600/images.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;135&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg0yDzqvOwuFDx2kIBagYjU4Thehtp6w9BH4fPcNQTyv45eJnMpJoL97KLoVAUDewDZZZxk1D4CbL_CaFxbvS6wnaN2MqcUbloB05bqJy9dO72QvReRZHS9V_pGfOSrYHBTaENePB04QZo/s200/images.jpg&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
I mass media continuano a non capire la Chiesa, anche alla vigilia 
del prossimo Conclave. Per comprenderne il mistero bisognerebbe – per 
esempio – leggere un libro straordinario, “Solo l’amore resta” (Piemme),
 dove Chiara Amirante – 45 anni circa – racconta la sua storia. I giornali quasi non sanno chi sia Chiara, ma lo sanno benissimo 
migliaia di persone che per l’incontro con lei sono usciti dal buio e si
 sono convertiti (a me ricorda un po’ santa Caterina, un po’ Madre 
Teresa, ma lei respingerebbe con un sorriso e una battuta ironica il 
paragone).Anche il Papa conosce bene Chiara (l’ha nominata consultrice del 
Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione) e così pure molti 
importanti cardinali che la stimano davvero (il cardinale Ruini, da 
Vicario di Roma, ha aiutato e sostenuto la sua opera fin dall’inizio, 
quando lei era giovanissima).Invece i media no. Non capiscono cosa è la Chiesa, sebbene Benedetto 
XVI non si stanchi di indicare la presenza viva e misteriosa di Gesù 
Cristo.Ratzinger fin da cardinale continuava ad affermare che la Chiesa è 
“semper reformanda” (deve essere sempre rinnovata), ma sottolineando che
 è sempre stata rinnovata non dai riformatori (che hanno fatto 
disastri), ma dai santi.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
LA STORIA INSEGNA&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
I media non lo capiscono. Se fossero esistiti – per esempio – nel XVI
 secolo, tv, internet e giornali avrebbero raccontato solo trame, 
corruttele, nepotismi, prostitute e altre cose simili. E avrebbero 
diagnosticato che la Chiesa stava morendo. Intervistando ogni giorno 
Lutero.In effetti nessuna istituzione umana sarebbe mai sopravvissuta a tanta “sporcizia”.Invece la Chiesa uscì da quel secolo con una rinnovata giovinezza, 
con uno slancio e una bellezza travolgente e attraversa i secoli. Perché
 non è una istituzione umana, ma letteralmente una “cosa dell’altro 
mondo”.Per capirlo i media nel XVI secolo avrebbero dovuto spostare i 
riflettori su una quantità immensa di santi che, proprio in quegli anni,
 il Signore fece sgorgare nel giardino della sua Chiesa.Ne cito solo alcuni (ma ognuno di loro è stato un poema e un 
ciclone): Carlo Borromeo, Filippo Neri, Francesco di Paola, Luigi 
Gonzaga, Francesco Saverio, Ignazio di Loyola, Giovanni della Croce, 
Giovanni d’Avila, Teresa d’Avila, Tommaso Moro, Juan Diego, John Fisher,
 Paolo Miki, Caterina de’ Ricci, Pietro Canisio, Stanislao Kostka, 
Edmund Campion.Per questo dico che oggi – per capire qualcosa del futuro della 
Chiesa – bisognerebbe andare a cercare e a raccontare storie come quella
 di Chiara Amirante.Il suo libro è un abisso di luce. Eppure racconta, con una prosa 
semplice, una storia dei nostri anni, di una ragazza che è ancora oggi 
una giovane donna, del tutto normale.&lt;/div&gt;
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&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
CHIARA&lt;/div&gt;
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&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Un flash della sua storia. E’ una notte d’inverno del 1991, verso le 
tre. Una graziosa venticinquenne in motorino, a Roma, parte dalla 
stazione Termini e percorre un viale verso l’Appia quando viene 
avvicinata da un furgone che le taglia la strada per farla fermare.Le intenzioni dell’omaccione non lasciano dubbi e vengono dichiarate 
alla giovane dal finestrino. Lei, che è – come avrete capito – Chiara, 
accelera, scappa, cerca di darsi coraggio cantando, dice a se stessa 
(“ma no, non sono sola, il Signore è con me”).Poi, alla fine, lo guarda negli occhi e gli dice: “hai trovato la persona sbagliata, perché io ho consacrato la mia vita a Dio”.Sembrò che il tipaccio avesse avuto una mazzata in testa. Infatti si 
ferma più avanti con le mani alzate e – quasi intimorito – le dice: 
“Perdonami. Ma davvero tu hai consacrato la tua vita a Dio? Come è 
possibile? Una bella ragazza come te… Non ci posso davvero credere”.Ancor più sconvolto sarebbe stato se avesse saputo da dove veniva 
Chiara. Perché, così indifesa, o meglio, difesa dagli angeli, stava 
andando ogni notte nei sottopassaggi della stazione Termini che, in 
quegli anni, erano davvero gironi infernali, pericolosissimi per 
chiunque (tanto più per una ragazza sola).Ma come e perché Chiara si era lanciata in quell’avventura? Lo 
racconta nel suo libro e tutto sembra semplice e normale, ma in realtà i
 fatti che mette in fila sono sconvolgenti. Provo a enuclearli alla 
meglio.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
COME DIO CHIAMA&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Chiara cresce in una famiglia che vive nel movimento dei Focolari di 
Chiara Lubich. Fin dall’inizio attorno a lei – anche all’università di 
Roma – si raccolgono tanti giovani. Poco più che ventenne contrae una 
malattia gravissima agli occhi – l’uveite – che, oltre a dolori tremendi
 per quattro anni, secondo la diagnosi di tutti gli specialisti, la 
porterà presto alla cecità totale.Nonostante questa prova tremenda il cammino spirituale di Chiara si 
approfondisce. E perfino la sua gioia. Il suo sobrio racconto fa intuire
 esperienze che – più che sogni – hanno tutto l’aspetto di esperienze 
soprannaturali.Così, mentre matura in lei la vocazione ad andare da sola a cercare 
gli ultimi, i più derelitti e disperati (e il “popolo della notte” della
 Stazione Termini è il luogo che ha nel cuore), d’improvviso – dopo un 
pellegrinaggio al santuario del Divino Amore – le viene donata una 
guarigione improvvisa, totale e del tutto inspiegabile per i medici.Una guarigione che lei in fondo non aveva neanche chiesto, ma che 
interpreta come un segno: deve intraprendere subito la sua strada. E 
così diventa l’angelo degli inferni metropolitani. Si aggira col suo 
sorriso in luoghi pericolosissimi e sempre si sente protetta.Finché decide lei stessa di andare a vivere con questa povera gente, 
tra tossicodipendenti, malati di Aids, ragazze prostitute, derelitti al 
limite del suicidio, ex carcerati, gente che aveva frequentato sette 
sataniste, con tutte le conseguenze…I fatti che accadono attorno a Chiara sono sconvolgenti. Veramente si
 rende visibile la potenza dello Spirito Santo. Sono pagine tutte le 
leggere. Ma Chiara è chiamata ad andare avanti in quel cammino.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
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NUOVI ORIZZONTI&lt;/div&gt;
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&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Medjugorje è un altro dei suoi luoghi del cuore. E lì s’illuminano i 
nuovi passi di Chiara. Nasce “Nuovi orizzonti”, l’ideale di una comunità
 dove si vive con semplicità e integralità il Vangelo.C’è la freschezza di ogni inizio, in tutti i tempi, dai primi amici 
di Gesù a Francesco d’Assisi a Ignazio di Loyola…. C’è l’abbandono 
totale al Signore e la scelta radicale, da parte di Chiara e dei suoi 
amici, dei voti di povertà, castità, obbedienza e – in seguito – di 
gioia.Questo è solo l’inizio dell’avventura di Chiara, ma è nell’origine 
che si coglie davvero l’essenza di qualunque cosa. Oggi mettere in file i
 numeri di ciò che è nato da Chiara fa impressione: 174 centri di 
accoglienza e di formazione, 152 Equipe di servizio, 5 Cittadelle Cielo 
in costruzione in diversi continenti, più di 250 mila “Cavalieri della 
luce” che – come dice Chiara – sono impegnati a portare dovunque, nel 
mondo, “la rivoluzione dell’amore”.Ma tutto questo – che forse è quello che più interesserebbe i media –
 in realtà è solo un sovrappiù rispetto all’essenziale. Che è l’intima 
unione spirituale di Chiara con Gesù, la sua toccante umanità, la sua 
semplicità, la sua gioia contagiosa (pur dentro sofferenze fisiche 
tuttora molto pesanti).I “segni” che accadono attorno a Chiara poi fanno sperimentare davvero la vicinanza del Signore.Quella “Chiesa gerarchica” che oggi spesso viene messa sulla 
graticola dai media fin dall’inizio ha accolto Chiara come una figlia 
amatissima e ha riconosciuto e valorizzato il suo carisma.Oggi incontrando Chiara, leggendo la sua storia, guardando il suo 
volto e i tanti giovani che accanto a lei hanno trovato il senso della 
vita, viene da concludere che i media non raccontano cosa è davvero la 
Chiesa. Non la capiscono.Forse non la vogliono capire.Già i primi apologeti cristiani, durante le persecuzioni, dicevano: 
“i cristiani chiedono solo questo, di essere conosciuti prima di essere 
condannati”. Anche oggi sembra che non si conoscano i cristiani. Che 
sono “una cosa dell’altro mondo” in questo mondo.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Antonio Socci&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Da “Libero”, 26 febbraio 2013&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&lt;i&gt;font:http://www.antoniosocci.com/2013/02/il-vero-volto-della-chiesa-nel-sorriso-di-una-ragazza-chiara-e-il-conclave/ &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/8286861470227315392/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/03/il-vero-volto-della-chiesa-nel-sorriso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/8286861470227315392'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/8286861470227315392'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/03/il-vero-volto-della-chiesa-nel-sorriso.html' title='IL VERO VOLTO DELLA CHIESA NEL SORRISO DI UNA RAGAZZA. CHIARA E IL CONCLAVE'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg0yDzqvOwuFDx2kIBagYjU4Thehtp6w9BH4fPcNQTyv45eJnMpJoL97KLoVAUDewDZZZxk1D4CbL_CaFxbvS6wnaN2MqcUbloB05bqJy9dO72QvReRZHS9V_pGfOSrYHBTaENePB04QZo/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-6845824916573890986</id><published>2013-02-11T08:19:00.004+01:00</published><updated>2013-02-11T08:19:42.842+01:00</updated><title type='text'>L&#39;azzardo che fa morire.Uccide la madre per i soldi</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi7ZS6gUqp5NiiLcE3ZPswQdQFBau2k9p80Wlp4LvnKI-W517xh4ylotizNo_ZFSC45_EHG_0eoqCoIQZk4bURimYHX4wvoP5cC45q_omTD2TCkfh5yJogxKGxPdqcYUeyIKtuwml6hNGU/s1600/images.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;151&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi7ZS6gUqp5NiiLcE3ZPswQdQFBau2k9p80Wlp4LvnKI-W517xh4ylotizNo_ZFSC45_EHG_0eoqCoIQZk4bURimYHX4wvoP5cC45q_omTD2TCkfh5yJogxKGxPdqcYUeyIKtuwml6hNGU/s200/images.jpg&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;ms-rtestate-field&quot; id=&quot;ctl00_PlaceHolderMain_ctl00_ctl10__ControlWrapper_RichHtmlField&quot; style=&quot;display: inline; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&amp;nbsp;Vittima
 del videopoker è diventata carnefice della sua stessa madre. Per 
soddisfare il demone del gioco che si era impossessato di lei non ha 
esitato a uccidere una donna di 90 anni per rubare una catenina d’oro 
con cui pagare il vizio che le faceva trascorrere le ore davanti a una 
infernale macchinetta mangiasoldi. Maria Cristina Filippini è da ieri 
mattina rinchiusa nel carcere di Piacenza. C’è entrata dopo aver 
ripetuto al magistrato quello che già aveva confessato ai carabinieri: 
ha ucciso sua madre Giuliana Bocenti nella sua abitazione di Castel San 
Giovanni per sottrarle un piccolo monile che portava al collo da 
rivendere in un Compro Oro poco lontano da casa e con i soldi ricavati 
continuare a giocare. Una vicenda che getta, se ancora ce ne fosse 
bisogno, una luce sinistra sul gioco d’azzardo e sulle conseguenze che 
può avere sulle persone più fragili.Alla pista della rapina da parte di qualche sconosciuto o di una banda, i
 carabinieri del nucleo investigativo di Piacenza guidati dal capitano 
Rocco Papaleo, non avevano dato molto credito fin dall’inizio. Troppe le
 stranezze. A partire dalla porta d’ingresso che non presentava nessun 
segno di scasso per non parlare della camera da letto, l’unica stanza 
dell’appartamento di via Mameli ad essere messa a soqquadro come se 
l’assassino sapesse che negli altri locali non c’era nulla di valore. 
Infine l’omicidio stesso. Perché, si sono chiesti gli uomini del 
capitano Papaleo uccidere l’anziana? Di sicuro non poteva reagire e 
opporsi alla rapina. Il motivo più credibile era proprio quello di 
tapparle la bocca, di non permetterle di fare il nome di chi l’aveva 
rapinata.Per questo le indagini dal 4 febbraio scorso, non si erano dirette verso
 improbabili bande di rapinatori, ma avevano puntato sulla stretta 
cerchia della pensionata, parenti e badanti. E questo mentre la 
quarantottenne Maria Cristina - sposata con 3 figlie - spiegasse a 
chiunque avesse voglia di stare ad ascoltarla, quanto la madre - che 
l’aveva adottata quando aveva solo un anno - si fidasse di chiunque 
aprendo senza timore la porta di casa. Dichiarazioni rese anche alla 
televisione e che hanno contribuito non poco a metterla nei guai. La 
proprietaria del Compro Oro a cui aveva venduto la collanina (ricavato 
280 euro), l’ha infatti riconosciuta e ha avvertito gli investigatori. I
 quali, da parte loro, avevano già raccolto una serie di testimonianze 
sempre più precise sul vizio della donna. Chi la conosceva, infatti, 
sapeva della sua ossessione per il gioco d’azzardo. Ore e ore passate 
davanti alle macchinette del videopoker consumando fino all’ultimo i 
soldi che aveva in tasca e, proprio per questo, sempre alla ricerca di 
nuovi spiccioli da bruciare sull’ara di un sogno impossibile.È stata così che venerdì pomeriggio la donna è stata chiamata in caserma
 a Piacenza e qui le è stata mostrata la catenina recuperata al Compro 
Oro. In un primo tempo ha cercato di negare poi, incalzata da 
contestazioni sempre più precise, ha ammesso la colpa. Prima con i 
militari poi anche davanti al pubblico ministero, anche se ha dato la 
colpa a non meglio chiariti dissidi che c’erano tra lei e l’anziana. 
Quasi si vergognasse di ammettere che era diventata assassina per una 
partita di poker in più.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;

        &lt;br /&gt;
        &lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot;&gt;
         &lt;b&gt;Davide Parozzi&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot;&gt;
&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot; style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&lt;i&gt;font: http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/uccidelamadrepc.aspx &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/6845824916573890986/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/02/lazzardo-che-fa-morireuccide-la-madre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/6845824916573890986'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/6845824916573890986'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/02/lazzardo-che-fa-morireuccide-la-madre.html' title='L&#39;azzardo che fa morire.Uccide la madre per i soldi'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi7ZS6gUqp5NiiLcE3ZPswQdQFBau2k9p80Wlp4LvnKI-W517xh4ylotizNo_ZFSC45_EHG_0eoqCoIQZk4bURimYHX4wvoP5cC45q_omTD2TCkfh5yJogxKGxPdqcYUeyIKtuwml6hNGU/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-2355985283451049386</id><published>2013-01-25T15:32:00.004+01:00</published><updated>2013-01-25T15:32:43.875+01:00</updated><title type='text'> FAMIGLIA Con i padri separati in cerca di speranza</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;ms-rtestate-field&quot; id=&quot;ctl00_PlaceHolderMain_ctl00_ctl10__ControlWrapper_RichHtmlField&quot; style=&quot;display: inline;&quot;&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
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&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
È
 possibile coltivare la speranza anche quando tutto sembra perduto e 
l’unica voce è un grido di dolore che sale dal profondo per dare sfogo 
al delirio in cui si è precipitati? È dura, a volte terribilmente dura, 
ma è possibile. Lo dimostrano le storie di padri separati raccolte nel 
volume “Il delirio e la speranza” (Erga edizioni), che hanno in comune 
l’angoscia di uomini che, dopo la separazione, sono stati strappati 
dall’affetto dei figli e, in alcuni casi, hanno dovuto aspettare anni 
per poterli riabbracciare.&lt;br /&gt;«Fa veramente impressione – scrive 
nell’introduzione Miriam Pastorino, curatrice del volume – vedere con 
quanta leggerezza e con quanta ostinazione certe madri costringano di 
fatto la prole nella condizione dell’orfano di padre. Questi racconti – 
prosegue – vogliono far riflettere sugli inutili dolori innescati da un 
malinteso senso di autoaffermazione della donna, solo parzialmente 
giustificato dalla sua storica condizione d’inferiorità». Alla fine, 
sottolinea la curatrice dell’opera, con il loro comportamento, queste 
madri diventano esse stesse «strumenti d’angoscia e infelicità per i 
loro figli».&lt;br /&gt;Una deriva che, purtroppo, coinvolge un numero molto
 alto di minori, “contesi” da adulti che, troppo impegnati ad odiarsi 
(come ben testimoniano alcune delle storie raccontate nel libro), 
dimenticano di essere anche genitori. Una condizione che, invece, non 
termina con il venir meno del legame matrimoniale.&lt;br /&gt;«L’unico modo per 
dare un senso di speranza anche a vicende dolorose, come la fine di un 
matrimonio, è tornare a volersi bene». Così ha fatto Emanuele Scotti, 
autore di una delle storie de “Il delirio e la speranza”, riuscito a 
riemergere, persino rafforzato, da un’esperienza di separazione. 
Genovese, 48 anni, Scotti è stato per anni vice-presidente 
dell’associazione Famiglie separate cristiane, realtà che si pone 
accanto ai separati per sostenerli nei momenti di massima crisi. Che non
 sono certo mancati nemmeno nella vicenda di Scotti, separato da undici 
anni, dopo un matrimonio durato sette e padre di un ragazzo oggi 
quindicenne.&lt;br /&gt;«Per me è stata fondamentale la riscoperta della fede – 
racconta –. Nel dolore della separazione, mi ha aiutato a vedere l’altro
 non come un nemico da abbattere a tutti i costi, ma come una persona 
con cui cercare comunque un percorso di dialogo e confronto».&lt;br /&gt;Un 
cammino che Scotti ha fondato su convinzioni religiose profonde ma che è
 percorribile anche da chi non è sostenuto dal dono della fede. «In 
fondo – ricorda il genovese – si tratta di atteggiamenti profondamente 
umani che aiutano a recuperare rapporti che si considerava perduti per 
sempre. Riuscire a trovare cinque minuti di dialogo accettabile è già un
 primo passo importante verso la normalizzazione di un rapporto; fa bene
 agli stessi ex-coniugi ma, soprattutto, ai loro figli».&lt;br /&gt;Sempre 
l’esperienza di Scotti suggerisce che non servono grandi discorsi o 
gesti eclatanti. A volte basta riuscire a dire alla propria ex-moglie 
«Sei una brava mamma», per cominciare ad abbattere quel muro di 
incomunicabilità, se non di aperta conflittualità, che spesso separa chi
 vede frantumare il proprio progetto matrimoniale.&lt;br /&gt;«Compiere 
questi gesti e dire queste parole – conclude Emanuele Scotti – non è 
solo un segno di rispetto per il proprio ex-coniuge, ma anche e 
soprattutto un grande gesto d’amore per i figli, il cui equilibrio è 
messo a dura prova dalla separazione dei genitori. Certo, in alcuni casi
 anche queste attenzioni non producono il risultato sperato e il 
riavvicinamento non avviene. Ma chi le mette in atto stia sicuro: questi
 gesti d’amore non andranno perduti».&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
        &lt;div class=&quot;article-signature&quot;&gt;
         Paolo Ferrarrio&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot; style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&amp;nbsp;&lt;i&gt; font:http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/con-i-padri-separati-in-cerca-di-speranza.aspx &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/2355985283451049386/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/01/famiglia-con-i-padri-separati-in-cerca.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/2355985283451049386'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/2355985283451049386'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/01/famiglia-con-i-padri-separati-in-cerca.html' title=' FAMIGLIA Con i padri separati in cerca di speranza'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg6PrnMjh0dPE4gNhAdI4Nb11boGISF0ywFY-0UZ2yvoGcKl7YmxaWbI-O5mM8W_NZeYoNZP6IS11zsBZGNcWOjrZhb975N6T8jFCfxsbMSghttLWyx4BCbDF0fN6cb-ml2vlNssUPcblY/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-7979583715401726798</id><published>2013-01-24T13:35:00.003+01:00</published><updated>2013-01-24T13:35:15.581+01:00</updated><title type='text'>La spalla del boia</title><content type='html'>&lt;b&gt;Foto da Teheran. E precipitiamo nella notte, nel dolore, nella preghiera&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEikLPQnkghWcVXoR0v94Kb7zxob9X4QvEKWcjhhEFBEXQU2iHqBEzoEQPE2rUT8mb7NTPKzyk2qTP3ac7j-2a5CgjgKGagBVum1cnAK5Iep3JSdQW9s0FYrkqPOo9dOQlUeSlBVZF7jm4o/s1600/images.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;133&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEikLPQnkghWcVXoR0v94Kb7zxob9X4QvEKWcjhhEFBEXQU2iHqBEzoEQPE2rUT8mb7NTPKzyk2qTP3ac7j-2a5CgjgKGagBVum1cnAK5Iep3JSdQW9s0FYrkqPOo9dOQlUeSlBVZF7jm4o/s200/images.jpg&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&amp;nbsp;L’immagine
 della Associated Press è di quelle che attanagliano il cuore, e su cui 
ci si ferma, anche se non lo si vorrebbe, perché già al primo sguardo 
sai che ne trarrai dolore. Teheran, 21 gennaio, pubblica impiccagione di
 due giovani accusati di rapina. Dentro una notte senza luci, nera come 
se non dovesse più sorgere l’alba, solo il flash proietta la sua fredda 
luce. I condannati, che dimostrano vent’anni, vengono condotti alla 
forca, accompagnati ciascuno dal proprio boia col volto nascosto da un 
cappuccio. È un non-volto dunque, una maschera, l’ultima presenza 
accanto ai condannati.Uno dei prigionieri mostra all’obiettivo,
 sulla faccia da ragazzo, una smorfia di terrore e di angoscia. Sembra 
così giovane che, qualsiasi cosa abbia anche fatto, chi guarda si 
ribella: è ancora più intollerabile giustiziare un ragazzo, che avrebbe 
tutta la vita per cambiare. (Già però, dietro di lui, sulle spalle del 
boia si intravede, pronto, il cappio).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Ma è l’altro condannato, 
che turba più profondamente. Nella disperazione di chi si vede davanti 
la morte, appoggia, inerme come un ragazzino, la testa sulla spalla del 
boia, a domandare, proprio a lui, conforto. E il boia mascherato, il 
non-volto, non si ritrae, anzi con una mano gli cinge la spalla. Il 
carnefice sembra avere pietà della vittima, e desiderare, forse, che il 
suo terribile compito gli sia tolto. C’è una umanità struggente, fra i 
due, nell’istante catturato dal fotografo; un ritrovarsi, sotto la più 
feroce legge, per un momento tuttavia fratelli, dentro a una legge 
anteriore e più grande. Ma tutto questo dura pochi secondi; un 
regime come quello iraniano non tollererebbe debolezze nei suoi boia. La
 pubblica conferma di un terrore eretto a sistema è del resto la ragione
 di quella esecuzione in piazza di due, forse, giovani banditi da 
strada.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&amp;nbsp;Intanto il fotografo si è voltato a riprendere il 
pubblico: una gran folla da stadio, e come allo stadio eccitata, i pugni
 alzati a domandare vendetta, le facce ansiose che &quot;giustizia&quot; sia 
fatta. L’eccitazione della folla gela il sangue, e, per contrasto, 
sottolinea l’istante di pietà del carnefice. Solo tre volti sono del 
tutto estranei a questa ebbrezza di sangue: quelli di tre donne.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Dietro 
alle sbarre che separano la piazza dal patibolo, una ha il volto chino, 
nascosto nel pianto; una, giovane, si copre la faccia con le mani, per 
non vedere oltre; una terza, giovanissima, singhiozzante, nel suo 
strazio ha le fattezze delle donne ai piedi della Croce, nelle tele dei 
pittori antichi. Una accanto all’altra le tre – sorelle, spose? – 
testimoni di un antico femminile destino, volti di pietà là dove la 
violenza e il potere pretendono l’ultima parola. Il fotografo non può o 
non vuole cogliere l’istante della esecuzione. Solo ci mostra, in un 
ultimo scatto, notturno, immoto e appeso al cappio, il corpo del ragazzo
 che s’appoggia alla spalla del boia.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Tre foto che ammutoliscono.
 Ed è solo, pensi, uno squarcio aperto su quella grande parte di mondo 
che sfugge generalmente agli obiettivi; è solo una tessera nella ferocia
 che ogni giorno – noi non vedendo – opera in Siria, o in lontani Paesi 
africani. Nell’oggi, in questo istante, contemporanea a noi. Come stare 
davanti a questo male, da cristiani? Nel suo &quot;Diario&quot; Etty 
Hillesum, giovane ebrea olandese morta ad Auschwitz dopo una 
sbalorditiva maturazione interiore, scrisse, in una delle notti in cui i
 suoi amici lasciavano Amsterdam per i campi di raccolta: «Stanotte non 
si dovrebbe poter chiudere occhio. Si dovrebbe soltanto poter pregare». 
La notte più grande e atroce era, allora, sul popolo ebraico, 
sull’Europa, su noi. Ma quante notti, grandi o ignote, o ignorate, 
scorrono nell’oggi, in regimi di terrore, in genocidi e stragi, lontano 
dai nostri occhi? Quei tre scatti da Teheran, quei due ragazzi, la folla
 che urla e aspetta il sangue. Forse anche noi dovremmo, per tutte le 
notti che non sappiamo, ogni sera, per un momento non distratti, 
inginocchiarci e pregare.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
         Marina Corradi
        &lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&lt;i&gt;font:http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/LA-SPALLA-DEL-BOIA.aspx &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/7979583715401726798/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/01/la-spalla-del-boia.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/7979583715401726798'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/7979583715401726798'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/01/la-spalla-del-boia.html' title='La spalla del boia'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEikLPQnkghWcVXoR0v94Kb7zxob9X4QvEKWcjhhEFBEXQU2iHqBEzoEQPE2rUT8mb7NTPKzyk2qTP3ac7j-2a5CgjgKGagBVum1cnAK5Iep3JSdQW9s0FYrkqPOo9dOQlUeSlBVZF7jm4o/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-8603051827050333115</id><published>2013-01-16T09:32:00.000+01:00</published><updated>2013-01-16T09:32:44.352+01:00</updated><title type='text'>Povia - Baccini &quot;Uniti&quot;</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;iframe allowfullscreen=&#39;allowfullscreen&#39; webkitallowfullscreen=&#39;webkitallowfullscreen&#39; mozallowfullscreen=&#39;mozallowfullscreen&#39; width=&#39;420&#39; height=&#39;366&#39; src=&#39;https://www.blogger.com/video.g?token=AD6v5dxLwcfKERlon5exyrI6Yh8OIocJA6aGvSevoM0GR5cPTqdNIBxlQUo0NQpOYeW3hFtUpDE3wNbXbBGYIEStDQ&#39; class=&#39;b-hbp-video b-uploaded&#39; frameborder=&#39;0&#39;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/8603051827050333115/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/01/povia-baccini-uniti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/8603051827050333115'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/8603051827050333115'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/01/povia-baccini-uniti.html' title='Povia - Baccini &quot;Uniti&quot;'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-7900938886433829396</id><published>2013-01-15T13:31:00.006+01:00</published><updated>2013-01-15T13:31:53.960+01:00</updated><title type='text'>Addio Alice, la ragazza malata morta senza alcun rimpianto</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;entry-summary&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Da sei anni sapeva di essere condannata. Così 
aveva stilato sul web la lista dei desideri: dall’incontro con i Take 
That a quello con le balene. Li ha soddisfatti tutti&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;entry-summary&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgOEvWN1BziuzPJxk6iCGlIqO6G3uKJdTwbFECAtuyujBp6ZHrRrYeytAyB6d5imRtAOpYh22qnK125spA6tIS-X-1Fu0Z0-WMILbRX3eK4adLppqZvogKRa9MlfBtqMCZ7Pk6hR4Pmg_c/s1600/images.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;106&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgOEvWN1BziuzPJxk6iCGlIqO6G3uKJdTwbFECAtuyujBp6ZHrRrYeytAyB6d5imRtAOpYh22qnK125spA6tIS-X-1Fu0Z0-WMILbRX3eK4adLppqZvogKRa9MlfBtqMCZ7Pk6hR4Pmg_c/s320/images.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Alice
 se n&#39;è andata sabato sera, chiudendo sul nascere una vita brevissima,diciassette anni appena. Con questo nome si sarebbe meritata un suo 
paese delle meraviglie, come se lo meritano tutte le creature di un&#39;età 
così fresca, anche quelle che portano un altro nome. &lt;/span&gt;Invece le è toccato qualcosa di ben diverso: un linfoma 
rarissimo e famigerato, detto di Hodgkin, tre casi su centomila e 
nessuna possibilità di uscirne. Quando le hanno comunicato la condanna 
aveva quattordici anni. A quel punto, Alice ha ritenuto di doversi 
costruire in proprio, accelerando un poco le procedure, stringendo di 
molto i tempi, il personalissimo paese delle meraviglie. Ognuno ha la 
sua bucket list, si dice dalle sue parti, in Inghilterra: la lista del 
secchio, questo secchio che possiamo riempire di qualunque cosa, ma che 
in un giorno qualunque saremo chiamati a gettare via con un calcio, per 
sempre.&lt;br /&gt;All&#39;improvviso, Alice si è ritrovata un secchio ristretto, 
poco capiente, fragilissimo. Ma non per questo si è rassegnata a 
lasciarlo vuoto. Anzi, ha fatto di tutto per stiparlo fino all&#39;orlo, 
pressandoci dentro i desideri di una vita, per quanto breve, per quanto 
ingiusta&lt;br /&gt;Non mi resta molto tempo, vediamo di non scordare niente: 
prima di tutto i miei miti, vorrei conoscerli di persona, magari non 
proprio tutti, diciamo gli imperdibili, Paul McCartney per primo, poi 
Robbie Williams e i Take That. Che altro: ma sì, partecipare alla prom 
night, la famosa serata di gala organizzata dai licei americani, e 
magari dare vita a un&#39;associazione benefica che aiuti in futuro le 
ragazze con il mio stesso destino. Sì, così può andare. Però mi voglio 
concedere anche una sfizio, perché non c&#39;è vita degna senza neppure una 
fantasia bambina: mi piacerebbe un sacco vedere da vicino le balene, 
mentre nuotano nei loro mari.Sabato sera la piccola ingorda delle emozioni se n&#39;è andata, ma non 
prima di aver comunicato a tutto il mondo, perché ormai tutto il mondo 
seguiva via Internet la sua bellissima corsa, le parole più attese: ce 
l&#39;ho fatta, la mia lista del secchio è realizzata, ho esaudito tutti i 
sogni.&lt;br /&gt;Alice ha chiuso gli occhi serena, mentre i suoi genitori e 
l&#39;inseparabile sorella si premuravano di comunicarlo ai milioni di amici
 sparsi ovunque, fossero star della canzone o anonimi ragazzi di estremi
 continenti, in tanti impegnati a rendere possibili i desideri: «Il 
nostro angelo ha chiuso le ali. Siamo devastati. Da ora in poi la nostra
 vita non potrà più essere la stessa».Chi voglia versare qualche lacrima vera, un po&#39; diversa da quelle che
 scorrono a gettone nella televisione delle carrambate e delle liti 
sentimentali, può farsi un giro sul blog &lt;b&gt;«AlicePyne»&lt;/b&gt;. Vi si leggono i 
passi più significativi della storia, nonché tanti dialoghi edificanti 
con gente di ogni dove. Soprattutto, vi si trova questo motto personale,
 lanciato come esclamazione assordante: «You only have one life: live 
it!», hai una sola vita, vivila!&lt;br /&gt;È un grido più forte di ogni male, 
di ogni destino infame, più forte della stessa morte. È la conferma che 
una vita non si misura in anni, ma in densità. Non è indispensabile 
avere il secchio della Montalcini, capiente più di cent&#39;anni, per 
lasciare un&#39;impronta sul mondo. Ne basta uno minuscolo, purchè senza 
vuoti, riempito bene: di pensiero, di sogni, e dell&#39;inguaribile voglia 
di vivere. Anche Alice, come la Montalcini, certamente ora riposa nel 
paradiso delle indimenticabili, grandi donne.&lt;/div&gt;
&lt;h2 class=&quot;entry-summary&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;entry-content&quot;&gt;&lt;div class=&quot;field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden&quot;&gt;
&lt;div class=&quot;field-items&quot;&gt;
&lt;div class=&quot;field-item even&quot;&gt;

&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;div class=&quot;entry-summary&quot; style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;i&gt;font:http://www.ilgiornale.it/news/interni/874956.html&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/7900938886433829396/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/01/addio-alice-la-ragazza-malata-morta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/7900938886433829396'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/7900938886433829396'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2013/01/addio-alice-la-ragazza-malata-morta.html' title='Addio Alice, la ragazza malata morta senza alcun rimpianto'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgOEvWN1BziuzPJxk6iCGlIqO6G3uKJdTwbFECAtuyujBp6ZHrRrYeytAyB6d5imRtAOpYh22qnK125spA6tIS-X-1Fu0Z0-WMILbRX3eK4adLppqZvogKRa9MlfBtqMCZ7Pk6hR4Pmg_c/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-6279836635103102549</id><published>2012-12-19T08:56:00.001+01:00</published><updated>2012-12-19T08:56:45.384+01:00</updated><title type='text'>Daniela, la donna che visse due volte</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;ms-rtestate-field&quot; id=&quot;ctl00_PlaceHolderMain_ctl00_ctl10__ControlWrapper_RichHtmlField&quot; style=&quot;display: inline;&quot;&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEisS9EPYcn7nkP5koIeYfQXNLe_qz8SmSVoorXaKFVlnlwvHUm25dYyeh6UrHR2gC9Aci352GYkb2ODLmPTscSTH5fbLXbR8O_DTC3kvpMCSX3tvW0CFN6449Pw70w9HGL-l7kmem6L8c4o/s1600/images.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEisS9EPYcn7nkP5koIeYfQXNLe_qz8SmSVoorXaKFVlnlwvHUm25dYyeh6UrHR2gC9Aci352GYkb2ODLmPTscSTH5fbLXbR8O_DTC3kvpMCSX3tvW0CFN6449Pw70w9HGL-l7kmem6L8c4o/s1600/images.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Nel
 caldo salone arredato con gusto, il fuoco di legna crepita. Al centro 
Daniela, seduta sulla sedia a rotelle, appare immobile e assente, gli 
occhi ancora belli fissi nel vuoto. Prima di entrare ci eravamo 
ripromessi di non fare &lt;em&gt;gaffe&lt;/em&gt; e di rivolgerci direttamente a lei
 («capisce tutto», sosteneva infatti il marito, Luigi Ferraro), ma ora 
l’impressione è di parlare da soli... «Ciao, Daniela, sono venuta ad 
assistere all’esperimento». &lt;br /&gt;Da lei nessuna reazione, si direbbe,
 a parte un rapidissimo sfarfallio di ciglia, ma Luigi traduce sicuro: 
«Benvenuta, Lucia». Illusione? Subito le mostriamo un biglietto che per 
lei ci ha consegnato Max Tresoldi, il ragazzo milanese tornato da dieci 
anni di &quot;stato vegetativo&quot;, da un mondo lontano e profondo come profonda
 può essere solo la coscienza di un uomo. Lo vedrà davvero?&lt;br /&gt;L’esperimento
 intanto comincia: dalla Germania è venuta apposta la neuroscienziata 
Andrea Kübler. Proverà ad aprire un canale di comunicazione tra la 
coscienza nascosta di Daniela e noi che viviamo all’esterno, intorno al 
suo corpo silenzioso. Utopia? &lt;br /&gt;L’attesa è palpabile, Luigi dà una
 mano, Leonardo, 17 anni, e Camilla, 7, guardano la mamma. La scienziata
 le applica al polso un tubicino che emette infrarossi: «Quando il 
raggio viene interrotto, sul monitor il cursore si ferma sulla lettera 
scelta», spiega a noi e a Daniela. Poi le fa la prima domanda: «Sei 
stanca?». Lievemente il pollice sinistro si alza e sbarra il passaggio 
al raggio, sul monitor la prima lettera, una P. Coincidenza? &lt;br /&gt;Ci 
vogliono minuti e tanti movimenti di pollice – l’unica parte del corpo 
che Daniela muove – ma la risposta prende forma: «Per ammazzare me ci 
vuole una mazzata in testa!». E stavolta anche a noi è evidente che 
Daniela – viso immobile e occhi nel vuoto – in realtà sta ridendo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;UN PASSO INDIETRO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Tutto ha avuto inizio il 
27 agosto del 2005, lo stesso giorno in cui Daniela Gazzano, 39 anni, ha
 dato alla luce Camilla. Cinque ore dopo il parto, un’imprevedibile 
emorragia cerebrale al tronco encefalico l’ha sprofondata in pochi 
istanti dalla gioia più intensa a quello che i neurologi definirono 
stato vegetativo. Nessun contatto col mondo esterno, non comprende nulla
 e nulla sente, assicuravano all’ospedale di Cuneo, dove rimase 40 
giorni. Poi, come sempre in questi casi, la dimissione di quella 
paziente &quot;senza speranza&quot; e la drammatica ricerca da parte della 
famiglia di una struttura ad hoc. «In quei mesi mia moglie, considerata 
priva di ogni percezione, veniva trattata come un oggetto inanimato e 
non riceveva dagli infermieri nessuna delle attenzioni naturalmente 
riservate a un essere vivente e consapevole», racconta Luigi, che contro
 ogni logica e nozione scientifica continuava a nutrire la speranza: «Le
 parlavo sempre, cercavo in ogni modo di stimolarla. Speravo che in 
qualche profondità la sua coscienza mi ascoltasse, anche se non poteva 
rispondermi».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;REGALO DI COMPLEANNO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Finché il primo marzo 
del 2006, giorno in cui Daniela compie gli anni, Luigi ha 
un’illuminazione. Se mi senti – le chiede quasi senza crederci – chiudi 
le palpebre quando dico la lettera giusta. E inizia a recitare 
l’alfabeto. Ci vuole qualche minuto, ma alla fine quegli occhi 
compongono una domanda, la prima dal giorno del coma: «Perché ho sempre 
tanto sonno?». «Non capivo più niente dalla gioia, Daniela c’era sempre 
stata ma per mesi aveva subìto il dramma di non poterci avvertire. Aveva
 ascoltato le diagnosi infauste, le rinunce dei medici, le parole di chi
 mi diceva: non sente niente». Una scoperta così incredibile che i 
neurologi la negano: secondo la scienza il suo cervello è disconnesso 
per sempre. Ma è ora che inizia il peggio, quando la lotta contro la 
malattia diventa guerra. Guerra contro una burocrazia che ammazza più 
del coma.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IN FUGA VERSO LA VITA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Se i medici non 
credono all’evidenza, non resta che &quot;evadere&quot;. Così Luigi si rivolge di 
nascosto alla Casa dei Risvegli Luca De Nigris di Bologna e, grazie al 
direttore Fulvio De Nigris, porta sua moglie da uno specialista, che 
immediatamente capisce: Daniela è un caso di Locked-in, la &quot;sindrome del
 chiavistello&quot;, è &quot;chiusa&quot; in un corpo apparentemente inanimato ma in 
realtà è lucidissima. L’odissea prosegue con battaglie estenuanti prima 
per ottenere il permesso di portarsela a casa, poi per ricevere la 
giusta assistenza: secondo l’Asl un’ora a settimana di fisioterapia è 
sufficiente e, se non fosse per i trenta volontari che tutti i giorni 
lavorano con Daniela, («la più bella sorpresa di questa storia»), non 
avrebbe mai ottenuto gli epocali passi avanti. Come quel pollice che, 
dopo anni di esercizi, da qualche mese si muove e oggi le ha permesso di
 interrompere il magico raggio di luce rossa.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;INCONTRI RAVVICINATI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Anche Max Tresoldi, 
l’uomo &quot;risvegliato&quot; dopo dieci anni, fa parte del 40% di diagnosi 
errate, di quei falsi &quot;stati vegetativi irreversibili&quot; che in realtà 
erano sempre rimasti tra noi. Max e Daniela sono vissuti a lungo ai 
margini di un mondo che non li ascoltava, entrambi sono tornati da una 
vita parallela in cui loro vedevano noi e noi non captavamo i loro 
segnali di vita. Ha qualcosa di struggente il momento in cui, oggi, 
Daniela riceve quel suo biglietto: &quot;Un caro saluto da Max, Buon Natale&quot;.
 Muovendo lentamente il pollice, traccia sul monitor la cosa più vicina a
 un miracolo: &quot;CIAO MAX&quot;. Incontri ravvicinati del terzo tipo. E noi, 
muti, assistiamo al prodigio che sconfessa la scienza.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
        &lt;div class=&quot;article-signature&quot;&gt;
         Lucia Bellaspiga&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot;&gt;
&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot; style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&lt;i&gt;font:http://www.avvenire.it/Vita/Pagine/la-mia-storia-raccontata-con-26-mila-battiti-di-ciglia.aspx &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/6279836635103102549/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/12/daniela-la-donna-che-visse-due-volte.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/6279836635103102549'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/6279836635103102549'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/12/daniela-la-donna-che-visse-due-volte.html' title='Daniela, la donna che visse due volte'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEisS9EPYcn7nkP5koIeYfQXNLe_qz8SmSVoorXaKFVlnlwvHUm25dYyeh6UrHR2gC9Aci352GYkb2ODLmPTscSTH5fbLXbR8O_DTC3kvpMCSX3tvW0CFN6449Pw70w9HGL-l7kmem6L8c4o/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-492829059609223734</id><published>2012-12-11T14:22:00.004+01:00</published><updated>2012-12-11T14:22:54.602+01:00</updated><title type='text'>Si può ricavare acqua dalla nebbia prendendo esempio da un coleottero</title><content type='html'>&lt;h3 style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhY7rN4sqsAeioHD6k2eo5UYBxRqF7xqKZJTdPXgm3RP3pYFoX0ZzWITS_RSo2PCTa3AsprgImiD8jJPgCPYMr6YfAMLGd9ONsqzbWyizW51TUhGp8Fh4FEnjMdXjVjfWWJRCprts27zJY/s1600/images.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;150&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhY7rN4sqsAeioHD6k2eo5UYBxRqF7xqKZJTdPXgm3RP3pYFoX0ZzWITS_RSo2PCTa3AsprgImiD8jJPgCPYMr6YfAMLGd9ONsqzbWyizW51TUhGp8Fh4FEnjMdXjVjfWWJRCprts27zJY/s200/images.jpg&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;La ricerca è stata condotta da scienziati britannici. È stato 
riprodotto il tessuto con cui l&#39;insetto è in grado di bere acqua che il 
proprio corpo produce raccogliendo l&#39;umidità e la condensa. La bottiglia
 hi-tech, che imita la forma del dorso della &lt;em&gt;Stenocara gracilipes, &lt;/em&gt;è in grado di produrre quasi tre litri d&#39;acqua ogni ora.&lt;/h3&gt;
&lt;h3 style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&amp;nbsp;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Ottenere dell&#39;acqua potabile in climi estremi dove di acqua non ce n&#39;è. 
Un desiderio apparentemente banale che renderebbe possibile, o comunque 
meno disagevole, la vita dell&#39;essere umano nelle realtà desertiche del 
pianeta. Alcuni ricercatori hanno scoperto che in fondo ci aveva già 
pensato la natura a rispondere a questa esigenza. Imitando il 
meccanismo con il quale un insetto della Namibia riesce a bere e 
conservare l&#39;acqua prodotta dall&#39;evaporazione della condensa, alcuni 
scienziati hanno sintetizzato un tessuto artificiale che consente di 
raccogliere l&#39;acqua prodotta dall&#39;umidità e dalla nebbia. &lt;br /&gt;La &lt;em&gt;Stenocara gracilipes&lt;/em&gt;
 è un coleottero del Naib, dove l&#39;aria fredda e umida dell&#39;Oceano 
portata verso il continente incontra l&#39;aria calda del deserto formando 
una coltre di nebbia. L&#39;umidità che si genera quando il sole va a 
dissipare questa nebbia si condensa sull&#39;estremità dell&#39;addome della &lt;em&gt;Stenocara&lt;/em&gt;
 formando delle piccole gocce, che scivolando sul suo dorso altamente 
idrorepellente giungono per gravità alla bocca del coleottero 
dissetandolo. Questo stratagemma consente all&#39;animale di arrivare a 
vivere anche otto o nove anni in zone del deserto dove cadono meno di 40
 millimetri di pioggia ogni anno. Ed è proprio il complicato tessuto del dorso della &lt;em&gt;Stenocara&lt;/em&gt;,
 dove si alterna una striatura di microaree idrorepellenti e non 
idrorepellenti, che ha ispirato diversi studi e ricerche scentifiche per
 produrre tessuti artificiali che ottimizzino la rapidità   di condensazione del vapore acqueo. &lt;br /&gt;La ricerca.
 Ma come può questo tessuto essere insieme impermeabile e non 
impermeabile? Nel novembre 2001, due ricercatori - Chris Lawrence, 
scienziato della società QinetiQ, e Andrew Parker, zoologo 
dell&#39;università di Oxford - hanno chiarito il mistero: con un 
microscopio elettronico hanno ottenuto un&#39;immagine dettagliata del 
tessuto che è risultato rivestito da uno strato super-idrofobico, fatto 
da lamelle di cera appiattite disposti come tegole di un tetto. La 
QinetiQ, azienda privata che fa ricerca per conto della Difesa 
britannica, ha brevettato il tessuto artificiale di una &quot;&lt;em&gt;Stenocara&lt;/em&gt;
 hi-tech&quot;, così da ricreare con polimeri che imitano la superficie del 
coleottero, una varietà di dispositivi per raccogliere vapore, 
condensabile in acqua potabile o per l&#39;irrigazione agricola in regioni 
inospitali. &lt;br /&gt; Oggi, più di dieci anni dopo, questo meccanismo è 
stato sfruttato da un team della Nbd Nano, una società britannica che 
crea tessuti sperimentali, che ha creato il prototipo di una bottiglia 
che si auto-riempie d&#39;acqua, riuscendo a immagazzinare fino a tre litri 
di acqua ogni ora. La speciale bottiglia è un prodotto della cosiddetta 
Bio-imitazione e si ispira nella forma al guscio della&amp;nbsp;&lt;em&gt;&lt;em&gt;Stenocara gracilipes&lt;/em&gt;.&lt;/em&gt;La
 bottiglia è in grado di accumulare acqua senza sosta, utilizzando una 
superficie su nano-scala che aumenta lo sfruttamento della condensazione
 dell&#39;acqua. La superficie della bottiglia è coperta da materiali 
idrofili che attraggono l&#39;acqua e materiali idrofobi e idrorepellenti.&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;h3 style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&amp;nbsp;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;i&gt;font:http://www.repubblica.it/scienze/2012/12/11/news/un_tessuto_artificiale_imita_un_coleottero_si_pu_ricavare_acqua_dalla_nebbia-47490786/ &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;
</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/492829059609223734/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/12/si-puo-ricavare-acqua-dalla-nebbia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/492829059609223734'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/492829059609223734'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/12/si-puo-ricavare-acqua-dalla-nebbia.html' title='Si può ricavare acqua dalla nebbia prendendo esempio da un coleottero'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhY7rN4sqsAeioHD6k2eo5UYBxRqF7xqKZJTdPXgm3RP3pYFoX0ZzWITS_RSo2PCTa3AsprgImiD8jJPgCPYMr6YfAMLGd9ONsqzbWyizW51TUhGp8Fh4FEnjMdXjVjfWWJRCprts27zJY/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-6065994697833859345</id><published>2012-11-20T08:13:00.003+01:00</published><updated>2012-11-20T08:13:53.999+01:00</updated><title type='text'>«Papà, raccontami il gol» </title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi0j_4jHPXndB1FvP6grqu4iYdi5JNDP14g3oDubjzYU2IiEoF0px37_VholuzuLKAc3EXNHtaGtHFKwK0b4MMLzVYkxrAjEOngLqjlHct7QvNlxzgziC-xu-eCbPmqMQgVwZoNbbIimDM/s1600/images.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;126&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi0j_4jHPXndB1FvP6grqu4iYdi5JNDP14g3oDubjzYU2IiEoF0px37_VholuzuLKAc3EXNHtaGtHFKwK0b4MMLzVYkxrAjEOngLqjlHct7QvNlxzgziC-xu-eCbPmqMQgVwZoNbbIimDM/s320/images.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Se
 tutti i violenti degli stadi si fermassero per un attimo a leggere 
questa storia, forse capirebbero quante domeniche hanno gettato via, 
senza alcun senso. È la storia di un padre, Claudio, che tutte le 
domeniche accompagna suo figlio, Matteo, allo stadio di San Siro: perché
 il suo ragazzo è un non vedente dalla nascita. «Ecco Matteo, ora 
capitan Zanetti avanza sulla fascia destra si accentra e serve Milito 
che carica il tiro, e gol… Noooo… Fuori di poco». È la 
“telecronaca” tenera e accalorata di Claudio Mussi, il papà di Matteo, 
16 anni, capelli lunghi tenuti su da un cerchietto sopra gli occhialini 
dalle lenti spesse, a immaginare il mondo. Da sei stagioni papà e 
figlio, dall’anello blu di San Siro, non perdono una gara casalinga 
della loro «pazza e amata Inter». Arrivano in auto da Alessandria: 
duecento chilometri tra andata e ritorno. Claudio di mestiere fa 
l’operaio per Trenitalia e sua moglie Silvia dopo mesi di disoccupazione
 ha ripreso da poco a lavorare, subagente in un’assicurazione. «Un 
sacrificio anche economico certo, ma Matteo è il nostro sole...», 
dicono. Gianfelice Facchetti ha voluto Claudio e Matteo alla premiazione
 del “Premio Giacinto Facchetti”, consegnato a capitan Javier Zanetti. 
Un nome che ricorre nelle loro “telecronache”. &lt;br /&gt;Matteo con la sua
 inesauribile fantasia se li immagina uno per uno i suoi beniamini in 
campo, ma se gli chiedono chi è l’idolo, ammette cauto: «Mi piacciono 
tutti alla stessa maniera, quello che conta alla fine è che facciano 
vincere la squadra». Una risposta alla Stramaccioni, che ha appena 
abbracciato alla Pinetina, dove quando può fa capolino con 
l’inseparabile papà. «Però le sensazioni che proviamo nei 90 minuti a 
San Siro io e “Matte”, come lo chiamiamo a casa, faccio fatica a 
spiegarle a parole. Mentre gli descrivo le azioni è una sensazione 
meravigliosa sentire la sua mano stringere la mia, per tutta la partita.
 Quella mano che trema a seconda del crescere e il calare dell’intensità
 del tifo sugli spalti... Queste emozioni condivise rappresentano la mia
 vera vittoria». &lt;br /&gt;Claudio ha i lucciconi agli occhi, Matteo 
sorride. Ma in casa Mussi non si vive di solo calcio. Matteo a sei anni 
aveva già gli sci ai piedi e con le immersioni da sub è sceso fino a 10 
metri di profondità. E poi dopo la mattina al Liceo, c’è la musica. 
«Frequento una scuola di canto e di batteria e con degli amici ho messo 
su una band rock. Come ci chiamiamo? I “Name Less”, i senza nome...», 
sorride divertito. E il primo fan della boy band non poteva essere che 
Claudio. «Un paio di anni fa gli ho creato una web-radio (&lt;a href=&quot;http://www.radiosalaprove.it/&quot;&gt;www.radiosalaprove.it&lt;/a&gt;)
 e un piccolo studio di registrazione. Ha funzionato. Alla sera Matteo 
si diverte a fare il dj e trasmette le sue canzoni preferite. È una 
finestra in più aperta sul mondo, perché la difficoltà maggiore per 
ragazzi non vedenti è proprio la socializzazione. Viviamo in una società
 individualista e spesso falsamente attenta alle disabilità». Cattivi 
pensieri che purtroppo sfiorano anche Silvia: «Fa rabbia l’indifferenza,
 specie quella a scuola della maggior parte dei professori. Sono 
preoccupati solo del profitto dei ragazzi. E non capiscono che è lo 
stare insieme agli altri che li aiuterà a crescere e ad integrarsi». &lt;br /&gt;Problemi
 che non si risolvono, come una partita dell’Inter, con un gol di Milito
 . Ma l’amore dei suoi genitori, la musica, gli amici della band e le 
domeniche a San Siro, riempiono gli spazi purtroppo sempre bui della 
vita di Matteo. E con la sua storia, il calcio torna ad essere poesia. 
Una poesia d’amore, come i versi che da piccolo gli ha dedicato sua 
madre: «Quando al mattino sorridi nel sonno, il mio pensiero vola 
lontano e penso che tu ci veda come tutti gli altri bambini... Le tue 
manine così avide di conoscenza diventano ogni giorno più abili. Le tue 
manine preziose, i tuoi occhi».
        &lt;br /&gt;
        &lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot; style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
         Massimiliano Castellani&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot; style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot; style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
&lt;i&gt;font:http://www.avvenire.it/Sport/Pagine/pap%C3%A0-raccontami-il-gol.aspx &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/6065994697833859345/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/11/papa-raccontami-il-gol.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/6065994697833859345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/6065994697833859345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/11/papa-raccontami-il-gol.html' title='«Papà, raccontami il gol» '/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi0j_4jHPXndB1FvP6grqu4iYdi5JNDP14g3oDubjzYU2IiEoF0px37_VholuzuLKAc3EXNHtaGtHFKwK0b4MMLzVYkxrAjEOngLqjlHct7QvNlxzgziC-xu-eCbPmqMQgVwZoNbbIimDM/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-2444172991691639379</id><published>2012-11-14T08:19:00.007+01:00</published><updated>2012-11-14T08:19:49.912+01:00</updated><title type='text'>Uomo in stato vegetativo da 12 anni Comunica con i medici: &quot;Non soffro&quot; </title><content type='html'>&lt;h3 style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Un caso 
clinico eccezionale al Brain and Mind Institute dell&#39;University of 
Western Ontario, in Canada. Il paziente ha 39 anni e ha subito diverse 
lesioni dopo un incidente automobilistico. E&#39; la prima volta che una 
persona, che si ritiene priva di coscienza, trasmette informazioni 
rilevanti sul suo stato di salute &lt;em class=&quot;author&quot;&gt;di VALERIA PINI&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;h3 style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;em class=&quot;author&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Scott Routley (Foto Bbc)&amp;nbsp;&lt;/span&gt; &lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;div class=&quot;sidebar-cont&quot;&gt;
&lt;div class=&quot;sidebar&quot;&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjah5aMufpCOruYFdKQBSqRNG5XrTfX5uu8oaC2DnICEQHZRYaf1t6rqbDc5PlO9l1SpYSDI10roAHkxzmDBmjKEzOzlpyutnz4xZojm0iH1lFbmCSj_FPhkqThppRhX2FdRgzTBx2pAaE/s1600/images.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjah5aMufpCOruYFdKQBSqRNG5XrTfX5uu8oaC2DnICEQHZRYaf1t6rqbDc5PlO9l1SpYSDI10roAHkxzmDBmjKEzOzlpyutnz4xZojm0iH1lFbmCSj_FPhkqThppRhX2FdRgzTBx2pAaE/s1600/images.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;

                           
                           
                       
                  
                 
                 
                 
             &lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;sidebar-storie&quot;&gt;
             
                
                
                









    



    
        
        
            
        
    



    



    



    














    
        
        
        
        

        
            
                
                
                
                
            
        
    

   
    














                
                









    



    
        
        
            
        
    



    



    



    



    



    










    
        
        
            
                
                
                
            
            
        
        
        

        
    

   
    
     
         
             
         
         
         
     
    














                
                









    



    
        
            
        
        
    



    



    



    



    



    










    
        
        
        
            
            
        
        

        
    

   
    
     
         
             
         
         
         
     
    













            &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&quot;E&#39;
 la prima volta che un paziente incapace di parlare e gravemente 
cerebroleso è stato in grado di dare risposte clinicamente rilevanti ai 
sanitari&quot;, spiegano i medici del &lt;a class=&quot;footnote&quot; href=&quot;http://www.uwo.ca/its/brain/&quot;&gt;&lt;em&gt;Brain and Mind Institute dell&#39;University of Western Ontario&lt;/em&gt;, &lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt; in Canada, intervistati dalla Bbc.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;strong&gt;In coma da 12 anni. &lt;/strong&gt;L&#39;uomo
 protagonista di questo caso clinico eccezionale si chiama Routley 
Scott, ha 39 anni e aveva subito una grave lesione cerebrale 12 anni fa,
 in un incidente stradale. E&#39; riuscito a rispondere ai medici mentre la 
sua attività cerebrale era controllata grazie a una risonanza magnetica.
 Di solito i pazienti vegetativi emergono dal coma in una condizione in 
cui hanno periodi di veglia apparente. Hanno gli occhi aperti, ma non 
hanno la percezione di se stessi o del mondo esterno. Nessuna delle 
valutazioni fisiche condotte su Scott aveva mostrato in lui   segni di 
consapevolezza, o la capacità di comunicare. Ma secondo il 
neuroscienziato Adrian Owen, che ha guidato il team del Brain and Mind 
Institute, University of Western Ontario, Rutley non era in stato 
vegetativo.&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La &#39;lettura&#39; del cervello. &lt;/strong&gt;L&#39;esperimento
 è stato possibile grazie alla tecnica messa a punto dallo stesso Owen 
che da tre anni la sperimenta per &#39;leggere&#39; la mente di persone in stato
 vegetativo. Tramite un&#39;avanzata scansione del cervello con la risonanza
 magnetica funzionale, gli scienziati dell&#39;università di Cambridge hanno
 dimostrato che i pazienti stavano pensando e potevano interagire con 
loro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il dialogo con Routley.&lt;/strong&gt; Dopo aver pubblicato i risultati di questo primo studio sul &lt;a class=&quot;footnote&quot; href=&quot;http://www.nejm.org/&quot;&gt;&lt;em&gt;New England Journal of Medicine&lt;/em&gt;  &lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;nel 2010, Owen è andato in Canada per continuare la sua ricerca presso il &lt;em&gt;Brain and Mind Institute of Western Ontario&lt;/em&gt;,
  dove ha esaminato il caso di Routley. Anche se i suoi occhi erano  
aperti e seguiva il normale ciclo sonno-veglia, tutti i test  
convenzionali, con stimoli visivi, uditivi, tattili, non producevano  
alcuna risposta. Con la sua tecnica, Owen ha verificato che Routley  
aveva una qualche consapevolezza mentre gli si davano delle istruzioni e
  si monitorava la sua attività cerebrale. I medici gli facevano delle 
domande e  gli chiedevano di immaginare due scenari diversi, cioè 
giocare a tennis e  camminare verso casa, a seconda che la risposta 
fosse &#39;Sì&#39; o &#39;No&#39;. Hanno  così innescato uno &#39;schema&#39; di attività in 
diverse aree del cervello che  sono state mappate dalla risonanza, 
permettendo agli scienziati di  comunicare con il paziente. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&quot;Una mente conscia e pensante&quot;.&lt;/strong&gt;
 &quot;Scott è stato in grado di dimostrare che ha una mente conscia e  
pensante. Lo abbiamo analizzato più volte e il suo modello di attività  
cerebrale mostra che sta chiaramente scegliendo di rispondere alle  
nostre domande. Crediamo che sappia chi è e dove si trova&quot;, spiega Owen,
  soprannominato anche il &#39;lettore della mente&#39; per i suoi studi sui  
pazienti con lesioni cerebrali. &quot;Da anni abbiamo lottato per capire cosa
 provassero i malati. In futuro potremmo porre loro domande per riuscire
 a migliorare la loro qualità di vita. Potrebbero essere cose semplici 
che riguardino, ad esempio, la frequenza in cui nutrirli o lavarli&quot;, ha 
aggiunto Owen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&quot;Sono rimasto molto colpito quando ho visto che Scott stava dando risposte precise&quot;, ha detto il professor&amp;nbsp; Bryan Young dell&#39;&lt;em&gt;University Hospital,&lt;/em&gt; di Londra, che da dieci anni segue Routley.

              
              
          
    
    

    
    

    &lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;disclaimer clearfix&quot;&gt;
        
            &lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;disclaimer clearfix&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;disclaimer clearfix&quot;&gt;
&lt;i&gt;&lt;span&gt;font:http://www.repubblica.it/scienze/2012/11/13/news/un_uomo_in_stato_vegetativo_da_12_anni_parla_con_i_medici_non_soffro-46540804/&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;
        
        &lt;/div&gt;
</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/2444172991691639379/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/11/uomo-in-stato-vegetativo-da-12-anni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/2444172991691639379'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/2444172991691639379'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/11/uomo-in-stato-vegetativo-da-12-anni.html' title='Uomo in stato vegetativo da 12 anni Comunica con i medici: &quot;Non soffro&quot; '/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjah5aMufpCOruYFdKQBSqRNG5XrTfX5uu8oaC2DnICEQHZRYaf1t6rqbDc5PlO9l1SpYSDI10roAHkxzmDBmjKEzOzlpyutnz4xZojm0iH1lFbmCSj_FPhkqThppRhX2FdRgzTBx2pAaE/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-5749529025562721714</id><published>2012-07-23T08:08:00.006+02:00</published><updated>2012-07-23T08:08:53.242+02:00</updated><title type='text'>Paralizzato da ictus, si riprende imitando figlioletta</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhHU980hapcuFApE-9Lu4lOWj_nY9HsC4toNteqKFEBqFdmYD3YmYUVJSS-H7ShHsSMzZTKpCED5BpFo9aN1SF6eYpRavyhs3i9mxNOyYHfEj4VpFIaprvtbY4mmZrSsZHGI6zTb7rzuTw/s1600/images.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;273&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhHU980hapcuFApE-9Lu4lOWj_nY9HsC4toNteqKFEBqFdmYD3YmYUVJSS-H7ShHsSMzZTKpCED5BpFo9aN1SF6eYpRavyhs3i9mxNOyYHfEj4VpFIaprvtbY4mmZrSsZHGI6zTb7rzuTw/s320/images.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Completamente paralizzato dopo un ictus, riprende a camminare a parlare 
imitando suoni e movimenti di sua figlia nata da poco: è la storia a 
lieto fine di Mark Ellis, 24enne inglese, colpito dalla malattia a due 
settimane dalla nascita della sua Lola-Rose, che l&#39;ha salvato. Lo 
riporta il The Week Magazine online. Poco dopo la nascita della piccola,
 Mark iniziò a soffrire di emicranie finché non fu colpito da ictus. I 
dottori lo tennero in coma indotto per un po&#39;, senza dare alcuna 
speranza alla moglie Amy e quando si svegliò dissero che comunque 
sarebbe rimasto per sempre prigioniero della sindrome &#39;locked-in&#39;, 
ovvero sarebbe stato prigioniero del suo corpo. Mark era cosciente, ma 
riusciva a muovere solo gli occhi, con cui esprimeva i &#39;si&#39;&#39; e i &#39;no&#39;. 
Ma il contatto con la sua bambina che nel frattempo aveva quasi un anno,
 lo ha &#39;miracolato&#39;, inducendolo ad una fisioterapia riabilitativa di 
estrema efficacia: non appena la piccola ha mosso i primi passi, anche 
il suo papà è riuscito, imitando i suoi movimenti, e lo stesso con le 
parole, venute dopo settimane passate ad imitare i suoni di Lola-Rose. 
&quot;Ora usano giocattoli, libri, giochi e iPad insieme, per imparare come 
comunicare con il mondo&quot;, ha detto la moglie&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&lt;i&gt;font:http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/07/22/Paralizzato-ictus-riprende-imitando-figlioletta-_7221946.html &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/5749529025562721714/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/07/paralizzato-da-ictus-si-riprende.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/5749529025562721714'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/5749529025562721714'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/07/paralizzato-da-ictus-si-riprende.html' title='Paralizzato da ictus, si riprende imitando figlioletta'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhHU980hapcuFApE-9Lu4lOWj_nY9HsC4toNteqKFEBqFdmYD3YmYUVJSS-H7ShHsSMzZTKpCED5BpFo9aN1SF6eYpRavyhs3i9mxNOyYHfEj4VpFIaprvtbY4mmZrSsZHGI6zTb7rzuTw/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-3588118228336670677</id><published>2012-06-12T11:41:00.000+02:00</published><updated>2012-06-12T11:41:12.775+02:00</updated><title type='text'>Jason Becker, il genio della chitarra prigioniero della Sla</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjCPPF63fFVsXggAFv6vqZmawynj2cSXCl7DMVpusYYUjkYG7Pkx-8U_pjdEd-UalmB7ksu9zwMfjcb-dWxCkeCr6MNKuc6zpbzLj_NObT5N2wBCFyPR9OeY630kjmVy-x27GufijNX8FE/s1600/images.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;283&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjCPPF63fFVsXggAFv6vqZmawynj2cSXCl7DMVpusYYUjkYG7Pkx-8U_pjdEd-UalmB7ksu9zwMfjcb-dWxCkeCr6MNKuc6zpbzLj_NObT5N2wBCFyPR9OeY630kjmVy-x27GufijNX8FE/s320/images.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
Quando
 nel 1988 i medici gli diagnosticarono la Sclerosi laterale amiotrofica,
 Jason Becker aveva solo 19 anni ma era già una stella fra gli “addetti 
ai lavoro”, considerato uno dei più talentuosi chitarristi rock sulla 
scena.&lt;br /&gt;Nato a Richmond, in California, Jason era stato scoperto da un
 talent scout di giovani fenomeni della sei corde, Mike Varney. A 16 
anni aveva formato un duo insieme a un&amp;nbsp; chitarrista di 7 anni più grande
 di lui&amp;nbsp;e che avrebbe fatto strada, Marty Friedman. I due, sotto la 
sigla “Cacophony”, incisero nel 1987 e nel 1988 un paio di album 
strumentali che stupirono per la qualità e la giovanissima età degli 
autori. Nel 1988 Jason&amp;nbsp;destò impressione&amp;nbsp;anche&amp;nbsp;con un album solista, 
“Perpetual Burn”, un piccolo capolavoro di virtuosismo e 
metal&amp;nbsp;neo-classico che gli valse un ingaggio da parte&amp;nbsp;David Lee Roth, ex
 cantante dei Van Halen, per il suo nuovo tour. Un impegno che Jason non
 riuscì a portare a termine a causa di uno strano indolenzimento delle 
mani. Dopo una serie di esami arrivò la diagnosi fatale: morbo di Lou 
Gehrig e&amp;nbsp;un’aspettativa di vita, secondo i medici, di pochi anni.&lt;br /&gt;Ritiratosi
 dalle scene e persa lentamente la mobilità, Jason Becker non è rimasto 
solo una leggenda per gli appassionati di chitarra elettrica, ma è 
rimasto strenuamente legato alla musica. Grazie alle apparecchiature 
acquistate con il contributo economico degli amici e dei fan, ha 
continuato a comporre attraverso il movimento degli occhi e delle 
palpebre. Le sue condizioni di salute si sono stabilizzate alla fine 
degli anni ’90 e 22 anni dopo la scoperta della malattia continua a 
vivere, accudito dai genitori e dalla sorella. &lt;br /&gt;“Not dead yet”, non 
ancora morto, è il toccante film-documentario sulla sua vita uscito in 
America all’inizio dell’anno e che in Italia viene presentato in 
anteprima stasera (11 giugno), al Biografilm di Bologna (&lt;a href=&quot;http://www.biografilm.it/&quot;&gt;www.biografilm.it&lt;/a&gt;)
        &lt;br /&gt;
        &lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;video-signature&quot;&gt;

         Andrea Galli&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;video-signature&quot;&gt;
&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;video-signature&quot; style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&lt;i&gt;font:http://www.avvenire.it/video/Pagine/Becker-chitarrista-malato-di-sla.aspx &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/3588118228336670677/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/06/jason-becker-il-genio-della-chitarra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/3588118228336670677'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/3588118228336670677'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/06/jason-becker-il-genio-della-chitarra.html' title='Jason Becker, il genio della chitarra prigioniero della Sla'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjCPPF63fFVsXggAFv6vqZmawynj2cSXCl7DMVpusYYUjkYG7Pkx-8U_pjdEd-UalmB7ksu9zwMfjcb-dWxCkeCr6MNKuc6zpbzLj_NObT5N2wBCFyPR9OeY630kjmVy-x27GufijNX8FE/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-4586715094569557814</id><published>2012-06-11T16:26:00.001+02:00</published><updated>2012-06-11T16:26:26.350+02:00</updated><title type='text'>Così gli sceicchi cancellano i simboli cristiani</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEilIJAXDVmg8iCnwEhRrckhQLBjGgZhNszyZjCnVwHb8-d4quyIjT7Y7pxgoDsSWjyEOeskL9jJu2yBqwVkQOlB0lY-clk1dpG8m_aqZ_xaTLFl3sJSgMfS1G_8mCeqkCKEvqX9E9CSsMo/s1600/images.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEilIJAXDVmg8iCnwEhRrckhQLBjGgZhNszyZjCnVwHb8-d4quyIjT7Y7pxgoDsSWjyEOeskL9jJu2yBqwVkQOlB0lY-clk1dpG8m_aqZ_xaTLFl3sJSgMfS1G_8mCeqkCKEvqX9E9CSsMo/s1600/images.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
«Toglieteci
 tutto, ma non la croce cristiana». È questo l’appello accorato che da 
Madrid sta girando per l’Europa del pallone, da tempo divenuta la nuova 
terra di conquista degli sceicchi islamici. D’accordo che per il vil 
denaro il mercenariato del calcio è disposto a tutto, ma addirittura 
rinunciare alla storia e alla tradizione, in questo caso “sacra”, del 
proprio simbolo, questo è inaccettabile. Eppure il club più noto e amato
 del pianeta calcio, il Real Madrid, alla faccia dei suoi 150 milioni di
 tifosi sparsi per il mondo (dei quali in Spagna il 30% si dichiarano 
«cattolici praticanti») lo ha fatto. &lt;br /&gt;
Via quella croce dalla 
corona concessa dalla Chiesa in via del tutto straordinaria al re 
Alfonso XIII - nel 1920 - per non offendere la religione dei “fratelli 
musulmani”, entrati a suon di petrodollari nella stanza dei bottoni del 
club del patron Florentino Perez. Come non accontentare lo sceicco che 
ha già promesso alle “Merengues” aiuti sostanziosi da qui all’eternità e
 la possibilità immediata di far partire un progetto di una seconda 
“Casa Blanca” (modernissimo centro sportivo) nell’isola di Ras Al 
Khaimah, una delle “sette sorelle” che formano gli Emirati Arabi. &lt;br /&gt;
E
 gli acerrimi nemici del Real, il Barcellona, che per un secolo (112 
anni per l’esattezza) hanno tenuto alto il vessillo dell’indipendenza 
catalana, persino dagli sponsor più opulenti, ma adesso nell’era del 
“calcioshowbiz” sventolano bandiera bianca. Nella finale del torneo di 
Abu Dhabi, Messi e compagni sono scesi in campo con una maglia alla 
quale era stata tassativamente vietata l’esposizione dello stemma 
classico del Barça, quello con la croce di Sant Jordi. Via anche
 qui il simbolo cattolico, divieto di farsi anche il segno della croce o
 di pregare in campo e massima fierezza invece nell’esporre la 
sponsorizzazione, “Qatar Foundation”, sulla gloriosa casacca blaugrana. 
Il presidente Laporta per fortuna non ha archiviato lo sponsor solidale,
 Unicef, al quale il Barcellona continua a dare il suo generoso 
contributo, ma come poteva rinunciare ai 166 milioni che nel prossimo 
quinquennio sborserà la holding a cui fa capo il munifico Tamin bin 
Hamad Al-Thani? Il principe ereditario e futuro Re del Qatar, classe 
1980, è partito da un pezzo alla conquista del mondo del pallone. &lt;br /&gt;
L’obiettivo
 finale, peraltro già raggiunto: i Mondiali di calcio del Qatar, nel 
2022. «Il Mondiale impossibile», secondo i benpensanti, smentiti e reso 
reale dagli appoggi del famelico e venalissimo presidente della Fifa, 
Joseph Blatter che si è inginocchiato dinanzi allo stemma dell’impero 
degli Al-Thani. Un tesoro da 40 miliardi di euro, dei quali una “piccola
 parte”, peraltro molto sostanziosa, finisce nella “Qatar Sport 
Investiments”. &lt;br /&gt;
Il giocattolino di Tamin, rampollo di una 
famiglia a capo di un Paese, indipendente dall’Inghilterra dal 1971, 
dove risiedono stabilmente appena 1,7 milioni di abitanti, ma che 
possiede un tasso di crescita che nel 2010 si attestava intorno a un 
magnifico più 16,3%. Numeri che fanno capire come sia facile per la 
famiglia Al-Thani scalare e convertire il Barcellona che dopo la Febbre a
 90° contrae pericolosamente quella dell’oro. &lt;br /&gt;
Ancora più 
semplice per i discendenti dei mori regalarsi, sempre nella Liga 
spagnola, il Malaga, e poi puntare in Francia e mettere le mani sul 
Paris Saint Germain, con la benedizione dell’amico, l’ex Presidente 
Sarkozy e un assegnuccio da 70 milioni di euro, giusto per controllare 
almeno il 70% del club. Il direttore generale del PSG, il cattolicissimo
 brasiliano Leonardo, con un contratto da 5 milioni a stagione per i 
prossimi quattro anni, non ha esitato a mettersi a completa disposizione
 del principe del Qatar che per allenatore ha ingaggiato anche il nostro
 Carlo Ancelotti, rendendolo, tra i malumori dell’opinione pubblica 
transalpina, l’uomo dallo stipendio più alto di Francia: 6 milioni di 
euro. Ma lo sponsor sulla maglia del PSG, “Fly Emirates”, lo 
forniscono gentilmente i fratelli musulmani di Dubai che fino al 2015 
sono legati anche al Milan con un contratto da 60 milioni di euro. 
Finora il “diavolo” simbolo della società del presidente Silvio 
Berlusconi, a quelli di Dubai pare non dia fastidio, ma non è escluso 
che prima o poi possano emettere una “fatwa”, come quella che due anni 
fa colpì i rossoneri in Malesia. Due imam, feroci quanto le tigri di 
Mompracen bandirono dai campetti malesi la maglia del Milan: «Perchè un 
musulmano - disse il leader religioso Nooh Gadot - non deve venerare 
simboli di altre religioni o il diavolo». I signori di Dubai 
sponsorizzano anche l’Amburgo nella Bundesliga e per 90 milioni di euro 
hanno acquistato il club spagnolo del Getafe. &lt;br /&gt;
Ma il capolavoro 
del gruppo è stato la conquista del title-sponsor dello stadio 
dell’Arsenal che per i prossimi 15 anni (per un totale 100 milioni di 
euro) recherà l’intitolazione “Emirates Airlaines”. Volano le azioni e 
gli investimenti in nome di Allah anche da Abu Dhabi. Dalla sua regale 
dimora, lo sceicco Mansour ha deciso di spendere e spandere per rendere 
il Manchester City una potenza mondiale del football. E finalmente i 
250milioni di sterline (23 dei quali serviti per acquistare Mario 
Balotelli), dopo 44 anni di attesa, hanno fruttato la tanta agognata 
conquista della Premier da parte del City allenato da Roberto Mancini. 
Dal Bahrain sono partiti con una cifra e un profilo più basso, 
accontendadosi di rilevare in Spagna il piccolo “Real”, quello del 
Racing Santander. Per ora i magnati della Western Gulf 
preferiscono i motori (Dal 2004 organizzano il GP di Formula 1 del 
Bahrain) come dimostra il 30% delle loro azioni nella McLaren. Ma dove 
c’è sport, ormai, lì c’è la casa del “sultano”. Maragià che arrivano con
 le loro truppe cammellate per stipulare contratti faraonici, ma 
imponendo sempre il proprio credo che non tiene mai conto della storia e
 tanto meno della tradizione religiosa del Vecchio Continente, così in 
crisi da accettare di tutto. Tanto è lo sceicco che paga.
        &lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot;&gt;
&lt;b&gt;Massimiliano Castellani&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot; style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&lt;i&gt;font: http://www.avvenire.it/Sport/Pagine/Cosi-gli-sceicchi-cancellano-i-simboli-cristiani.aspx&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/4586715094569557814/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/06/cosi-gli-sceicchi-cancellano-i-simboli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/4586715094569557814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/4586715094569557814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/06/cosi-gli-sceicchi-cancellano-i-simboli.html' title='Così gli sceicchi cancellano i simboli cristiani'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEilIJAXDVmg8iCnwEhRrckhQLBjGgZhNszyZjCnVwHb8-d4quyIjT7Y7pxgoDsSWjyEOeskL9jJu2yBqwVkQOlB0lY-clk1dpG8m_aqZ_xaTLFl3sJSgMfS1G_8mCeqkCKEvqX9E9CSsMo/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-3937932899898460315</id><published>2012-06-05T08:08:00.001+02:00</published><updated>2012-06-05T08:08:13.465+02:00</updated><title type='text'>I fantastici 400 metri di Matt: la lezione di un piccolo disabile</title><content type='html'>&lt;h3&gt;
Il suo cognome non è noto, ma la sua impresa, immortalata in un 
filmato, sta facendo il giro del mondo. Affetto da paralisi spastica 
cerebrale, il bambino ha gravissime difficoltà motorie. ma partecipa 
alla gara di corsa. Arriva ultimo, ma è un trionfo di umanità&lt;/h3&gt;
&lt;em class=&quot;author&quot;&gt;di PAOLO GALLORI&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj4LVRsbyELcQkz59Oe2KwltnVuJqnC7tdM16blgRz_UaMOQy0U92lr-d-VLXvmv0YduaYAuV21Cgwlco0i_F-CaVAc5N3bBlcmA3M_mcx4cekKmpa1GjWBGRV1ccfukUtnq9Gtp3ONMVU/s1600/IMG_8082.JPG&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj4LVRsbyELcQkz59Oe2KwltnVuJqnC7tdM16blgRz_UaMOQy0U92lr-d-VLXvmv0YduaYAuV21Cgwlco0i_F-CaVAc5N3bBlcmA3M_mcx4cekKmpa1GjWBGRV1ccfukUtnq9Gtp3ONMVU/s1600/IMG_8082.JPG&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em class=&quot;author&quot;&gt; &lt;/em&gt;IO ESISTO. E sono come voi. Forse non vi batterò 
mai. Ma, in fondo, esiste un essere umano sicuro di poter affermare che 
su questa terra non esista nessuno in grado di superarlo in qualsiasi 
prova d&#39;abilità, intelligenza o coraggio? Forse era questo il mantra che
 il piccolo Matt si ripeteva mentre arrancava e osservava i suoi 
compagni di scuola corrergli davanti e sparire già dopo la prima curva. 
Ma lui non se curava. Lui era in gara con la vita. E grazie a lui, la 
vita ha vinto.&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt; &lt;a class=&quot;footnote&quot; href=&quot;http://video.repubblica.it/sport/la-corsa-di-matt-contro-la-malattia/97049?video&quot;&gt;GUARDA IL VIDEO &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Matt,
 cognome sconosciuto, frequenta le scuole elementari &quot;Colonial Hills&quot; di
 Worthington (Ohio). Ha un bellissimo viso, tratti sottili e gentili. E&#39;
 completamente calvo, ma non ci fa caso nessuno. Perché Matt è affetto 
da una grave forma di paralisi spastica cerebrale. In pratica, Matt ha 
enormi difficoltà motorie, perché non riesce a controllare e comandare 
gli arti. Per questo, chi lo osserva per la prima volta non fissa i suoi
 occhi, non nota quella bella testolina lucida. L&#39;attenzione è tutta per
 gli sforzi che fa nel semplice camminare, caracollando passo dopo passo
 come un soldatino di latta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Matt è abituato a quegli sguardi, la
 curiosità e la pietà degli altri non gli interessano. Perché lui crede 
in se stesso e nelle sue gambe. Ci crede al punto da iscriversi alla 
gara dei quattrocento metri piani ai giochi della gioventù del suo 
istituto. Eccolo, &lt;div class=&quot;adv adv-middle-inline&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;




&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;

  sulla linea di partenza, assieme a un pugno di avversari. Davanti a 
sé, Matt ha una pista nell&#39;erba lunga 200 metri, da correre a perdifiato
 per due volte. Un insegnante nel ruolo di starter avverte i 
concorrenti: &quot;Vi dirò semplicemente GO!&quot;. &lt;br /&gt;&quot;Go, vai! In fondo è 
facile, devo semplicemente scattare e lasciar andare le gambe&quot;. 
L&#39;insegnante dà il via alla competizione, pochi metri e Matt già mangia 
la polvere sollevata dalle scarpette dei coetanei. Da quel momento, in 
pista restano solo lui e la sua sfida. Le ginocchia di cemento, cosce e 
polpacci, sottilissimi, piegati rigidamente a elle, è come se Matt stia 
correndo su piccoli trampoli, occhi sempre puntati a terra, un metro 
davanti ai piedi.&lt;br /&gt;Gli altri sono già arrivati al traguardo quando
 Matt non ha ancora completato il primo giro. Dopo il primo scatto 
entusiasta, ha rallentato, sbuffa e barcolla, quasi si ferma mentre 
intorno è silenzio. Un silenzio che non dura molto. Dapprima è il signor
 Blayne, l&#39;insegnante di ginnastica, ad avvicinarsi a Matt. Forse vuole 
solo sincerarsi delle sue condizioni, forse vuole incoraggiarlo. O forse
 gli dice che &quot;va bene così, sei stato bravo&quot;. Matt fa un cenno col capo
 e riprende la sua corsa, taglia il traguardo e prosegue per il secondo 
giro.&lt;br /&gt;Ed è a questo punto che la scena cambia radicalmente. Un 
bambino dopo l&#39;altro, i ragazzini della Colonial Hills si avvicinano a 
Matt, sono sempre di più, dieci, venti, cinquanta. Scandiscono in coro 
il suo nome, battono ritmicamente le mani, quasi a dettare l&#39;andatura al
 loro compagno. Ma nessuno, nessuno, si permette di precederlo. Sono 
tutti lì, dietro Matt, a spingere, osservando il numero di gara sulla 
schiena del loro piccolo Dorando Pietri o Forrest Gump, un cartoncino 
attaccato con una spilla. &lt;br /&gt;Finché Matt taglia il traguardo e 
viene travolto dall&#39;abbraccio di bambini bianchi, neri, maschietti, 
femminucce. Diversi e uguali, come in fondo tutti siamo su questa 
scheggia di pietra lanciata nello spazio. L&#39;impresa di Matt e il clima 
di serenità in cui si svolge, rappresentano un messaggio potente. E una 
vittoria di tutti. Ma in fondo, visto che siamo negli Usa, ha ragione lo
 slogan di molti tifosi del footbal americano che allo stadio masticano 
arachidi e bevono birra: &quot;Vincere, perdere...Ma a chi interessa?&quot;.

              
              
          
    
    

    
    

    
        
            &lt;span&gt;(02 giugno 2012)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em class=&quot;author&quot;&gt;font:http://www.repubblica.it/esteri/2012/06/02/news/usa_i_400_metri_di_matt-36386626/ &lt;/em&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/3937932899898460315/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/06/i-fantastici-400-metri-di-matt-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/3937932899898460315'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/3937932899898460315'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/06/i-fantastici-400-metri-di-matt-la.html' title='I fantastici 400 metri di Matt: la lezione di un piccolo disabile'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj4LVRsbyELcQkz59Oe2KwltnVuJqnC7tdM16blgRz_UaMOQy0U92lr-d-VLXvmv0YduaYAuV21Cgwlco0i_F-CaVAc5N3bBlcmA3M_mcx4cekKmpa1GjWBGRV1ccfukUtnq9Gtp3ONMVU/s72-c/IMG_8082.JPG" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-4222245162958808946</id><published>2012-06-01T13:00:00.002+02:00</published><updated>2012-06-01T13:00:13.709+02:00</updated><title type='text'>Educazione: Ragazze, c&#39;è papà di guardia</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;ms-rtestate-field&quot; id=&quot;ctl00_PlaceHolderMain_ctl00_ctl10__ControlWrapper_RichHtmlField&quot; style=&quot;display: inline; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEins_gW4tygPZHOLo_0FDhjVeReXz7H22I5I9Lw_tQg5uWHkbcu_DmW3dfqKhdHmpjKrEFsHmfvbH_lktedPYnhG5jZR4O0VLNavm8zP24Qq1RsbjYt_CZcnl9Be4u2RZYjq71RwwaLB7U/s1600/IMG_8082.JPG&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;199&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEins_gW4tygPZHOLo_0FDhjVeReXz7H22I5I9Lw_tQg5uWHkbcu_DmW3dfqKhdHmpjKrEFsHmfvbH_lktedPYnhG5jZR4O0VLNavm8zP24Qq1RsbjYt_CZcnl9Be4u2RZYjq71RwwaLB7U/s320/IMG_8082.JPG&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Lei
 ha 16 anni, la sera esce con gli amici. Ma se all’una e un quarto di 
notte – 15 minuti dopo il tempo stabilito – non è ancora tornata, un 
padre «come si deve» non aspetta inerte in salotto, ma sale in macchina e
 la va a cercare. E quando lei uscirà con un ragazzo – perché capiterà, 
prima o poi: le figlie non vanno alle elementari in eterno –, lo stesso 
padre non permetterà che lui l’attenda in strada: pretenderà invece che 
entri in casa, che si presenti e, guardandolo negli occhi, gli farà 
capire che lo ritiene responsabile di quello che succederà alla sua 
bambina. Bambina, sì, perché a 16 anni (ma anche a 18 o a 20) le ragazze
 hanno bisogno ancora e sempre di una guida. Quindi, padre (spesso 
confuso) di un’adolescente, occorre restare sul campo di battaglia. 
Proteggerla. Difenderla. Intervenire. Alzare barriere intorno a lei. Non
 lasciarla sola, alla mercé di sé stessa e di una società che la vuole 
far crescere prima del tempo. Una prospettiva rivoluzionaria, in tempi 
di disimpegno educativo come quelli che viviamo. In tempi in cui padri 
(e madri) si dedicano a spa e massaggi, &lt;i&gt;running&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;free climbing&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;bungee-jumping&lt;/i&gt;,
 convinti (o, meglio, speranzosi…) che il loro compito termini quando i 
figli sono alle superiori. Che, dopo essere diventati degli assi a 
cambiare pannolini e a preparare pappe – i giovani papà questo l’hanno 
imparato, ed è già stata una conquista – beh, adesso tocca a loro 
giocarsi la partita. Soprattutto se femmine, perché quando crescono la 
delega alla madre diventa in bianco: i padri, semmai, si limitano a un 
ruolo «di spalla», perché donna con donna ci si capisce di più. 
Sbagliato, sbagliatissimo. È vero esattamente il contrario: il bello, 
per padri di figlie femmine, viene proprio con l’adolescenza. Sono loro a
 costruire il modello di uomo a cui in futuro le figlie si 
avvicineranno. È sotto lo sguardo del padre che una bambina diventa 
donna. Dunque, come non si può disertare al ruolo di padre accanto ai 
figli bambini, questo vale ancora di più con i teenager. La chiamata dei
 padri alle armi arriva da una pediatra americana di lunga esperienza, 
Meg Meeker, madre di quattro figli. Nell’ultimo decennio ha visto il suo
 studio riempirsi di quattordicenni depresse, anoressiche, bulimiche, 
con il cuore a pezzi. Colpa della libertà in cui vivono e anche del 
fatto che nessuno dice loro con fermezza e autorevolezza quali sono le 
regole della casa e, soprattutto, che le facciano rispettare. Cari 
padri, chiede la Meeker in &lt;i&gt;Papà sei tu il mio eroe&lt;/i&gt; (Ares, pp. 
256, euro 16), volete questo destino di infelicità per le vostre figlie?
 Volete chiudere un occhio quando passerà le notti in bianco in 
discoteca? Volete che all’università passi il tempo a imbastire &quot;storie&quot;
 perdendo di vista l’obiettivo? Volete vederle uscire di casa a 12 anni 
in minigonna e top? I padri possono impedire tutto questo, sostiene con 
piglio tutto americano la Meeker. Lo possono fare perché proprio da loro
 – gli uomini di casa – le figlie cercano l’autorità, la fermezza. Non 
l’amicizia, non la complicità: proprio le regole. Li odieranno, ma li 
rispetteranno. E sapranno che c’è qualcuno che le ama.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Però 
occorre rimboccarsi le maniche e capire, come scrive nella prefazione 
Mariolina Ceriotti Migliarese, «qual è la parte che compete loro nei 
confronti delle meravigliose piccole donne di oggi, così sfrontate, così
 vulnerabili, così esigenti, così belle...».&amp;nbsp; L’adolescente, spiega la 
Ceriotti Migliarese, «ha bisogno che iI padre, primo rappresentante per 
lei del mondo maschile, ottenga la sua stima e le insegni cosa può e 
deve aspettarsi da un uomo; che le insegni il rispetto di sé stessa 
attraverso il rispetto che lui le dimostra». Una donna che è stata amata
 e rispettata dal proprio padre «non ha bisogno di lottare contro il 
maschile perché può riconoscerlo complementare a sé». Sembra facile, ma 
per stare accanto in modo consapevole a una teenager bisogna 
attrezzarsi. Nella pratica, occorre dimostrare affetto e accoglienza ma 
nella fermezza. Niente pigiama party a 13 anni, niente discoteche fino a
 16, niente vacanze «solo ragazzi», orari ferrei per il rientro alla 
base. Se da un’amica, durante un ritrovo, la piccola ha bevuto troppe 
birre, be’, in quella casa non ci entrerà più. Se c’è bisogno di una 
punizione, nessuna paura a darla. Nessun imbarazzo a dirle che il suo 
corpo esige rispetto, che deve aspettare e non cedere alle pressioni dei
 ragazzi. Sono le regole di casa, dovrà rispettarle. Ma perché deve 
essere proprio il padre a sobbarcarsi il «lavoro sporco»? Perché la sua 
presenza attiva in famiglia è una buona assicurazione contro la 
devianza, l’abbandono scolastico e, per entrare in ambito di 
comportamenti sessuali, la promiscuità, i rapporti e le gravidanze 
precoci. E poi perché quella del padre è l’immagine di uomo con la quale
 la figlia crescerà. Se sarà autorevole e determinato, cercherà un 
compagno di vita autorevole e determinato. Se sarà distratto e 
superficiale, menefreghista e poco affettuoso, è probabile che anche lei
 si accontenterà di un marito così, andando incontro a disastri 
sentimentali. Potrebbero sembrare semplificazioni all’americana, ma 
queste considerazioni sono supportate da una gran mole di ricerche. 
Regole, controllo, severità. Ma il padre di una teenager sa come può 
essere duro tutto questo, quali scenate e pianti e urli e ricatti 
emotivi si scatenano in casa. L’importante è non arrendersi e 
accompagnare le regole con il dialogo e con le giuste motivazioni. Ne 
vale la pena. I padri che sogna la Meeker sono gli stessi che immaginava
 Barack Obama quando in un discorso in campagna elettorale (era il 2008)
 disse: «Padri, siate migliori».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un richiamo giusto, soprattutto 
se cade in una società come quella americana, in cui il 70% dei giovani 
non vive con il proprio padre naturale. A maggior ragione, essere un 
padre efficace vuol dire togliersi del tempo per stare con le figlie, 
concentrarsi su di loro, mettere a punto un piano educativo fin da 
quando sono piccole, non mettere al primo posto né carriera né sport né 
vita sociale ma proprio loro.&amp;nbsp; Dell’importanza della figura del padre si
 parla ormai da anni, anche in Italia non mancano studi (anche se, per 
la verità, concentrati sui figli piccoli), ma quel che conta, alla resa 
dei conti, è la pratica: e questo libro insegna come un padre può 
tornare a essere, come è sempre stato, quello che detta le regole in 
casa. Con una nuova amorevolezza, certo, con un nuovo coinvolgimento 
affettivo, ma pur sempre con autorità e fermezza.&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;article-signature&quot; style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Antonella Mariani&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
&lt;i&gt;font: http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/ragazze-papa-di-guardia.aspx &lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
&lt;i&gt;font foto:http://cresimadimatilde2010.blogspot.it/2010_05_01_archive.html&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/4222245162958808946/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/06/educazione-ragazze-ce-papa-di-guardia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/4222245162958808946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/4222245162958808946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/06/educazione-ragazze-ce-papa-di-guardia.html' title='Educazione: Ragazze, c&#39;è papà di guardia'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEins_gW4tygPZHOLo_0FDhjVeReXz7H22I5I9Lw_tQg5uWHkbcu_DmW3dfqKhdHmpjKrEFsHmfvbH_lktedPYnhG5jZR4O0VLNavm8zP24Qq1RsbjYt_CZcnl9Be4u2RZYjq71RwwaLB7U/s72-c/IMG_8082.JPG" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-2570624963596985362</id><published>2012-05-22T09:14:00.001+02:00</published><updated>2012-05-22T09:14:13.207+02:00</updated><title type='text'>Salviamo la &#39;banda&#39; Zeman</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjmy8b36pzX7zk8lyxxnl2kHaFZcbxmILK13bHus0vYzgTguUrovVlkk0Tcviue44-kg3CukSoICsGjuwGdxQ-zv_OJuhdza4LMxkLSNcWVINmso-qhDlXnPMukEz-oJ0cWL6citWsheZA/s1600/images.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjmy8b36pzX7zk8lyxxnl2kHaFZcbxmILK13bHus0vYzgTguUrovVlkk0Tcviue44-kg3CukSoICsGjuwGdxQ-zv_OJuhdza4LMxkLSNcWVINmso-qhDlXnPMukEz-oJ0cWL6citWsheZA/s1600/images.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
La domenica calcistica ha regalato&amp;nbsp; la promozione in 
serie A del Pescara di Zeman. Una storia bellissima perché è la vittoria
 di una squadra ma soprattutto di personaggio scomodo, almeno per quello
 che possiamo vedere dall&#39;aspetto pubblico e da ciò che appare (io non 
ho la fortuna di conoscerlo personalmente). E&#39; un risultato 
straordinario per il calcio che a me piace, quello fatto di proposta 
offensiva, di difesa diversa della   palla e della porta. È il calcio 
che dovrebbe sempre vincere, proprio perché invece è molto più facile 
impedire di essere dribblati che dribblare. E Zeman in questo è stato un
 precursore, un allenatore che ha sempre preteso dai proprio uomini un 
gioco d&#39;attacco fatto di gol. Per la verità nelle grandi squadre che ha 
guidato non è riuscito a coniugare l&#39;equilibrio tra la fase offensiva e 
quella difensiva, ma il campionato vinto a Pescara è quello che serve al
 nostro pallone, ancora di più a un campionato come la serie B, che 
dovrebbe dimenticare tatticismi e l&#39;ansia di fare risultato a tutti i 
costi: tutte le squadre dovrebbero imparare e vincere con il bel gioco. 
Perché la serie B dovrebbe diventare, mi auguro, il bacino dei talenti 
futuri del calcio italiano.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
La quasi totalità della rosa del 
Pescara è composta di giocatori italiani (solo tre gli stranieri), 
uomini che in quasi tutti i campionati europei il prossimo anno 
giocherebbero titolari. Invece è sotto gli occhi di tutti che i 
campioncini della squadra di Zeman nella prossima stagione, se 
cambieranno maglia, in Italia faranno panchina. Vedi Verratti, 
&#39;bloccato&#39; da Pirlo se andrà alla Juve, o Insigne e Immobile con Cavani e
 Hamsik al Napoli. Sono tutti invece calciatori che, per la loro 
crescita e per la Nazionale, sarebbe bello che giocassero titolari. Il 
mio sogno è che possano continuare a farlo nel Pescara di Zeman in serie
 A. Sarebbe bellissimo vedere questi ragazzi giocare alla stessa maniera
 anche massimo campionato, affrontare le grandi squadre e i grandi 
appuntamenti, con risultati soddisfacenti per i tifosi, l&#39;allenatore e 
per loro stessi. E poi mi piacerebbe che la squadra non venisse 
smembrata e magari riempita di giocatori che vengono presi all&#39;estero, 
dal Sudamerica o in altri mercati meno importanti, dove attingono la 
maggior parte delle società medio-piccole per motivi che sono chiari a 
tutti.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&lt;i&gt;font:http://www.repubblica.it/rubriche/visti-dallala/2012/05/21/news/banda_zeman_vittoria_napoli-35639670/?ref=HRLS-3 &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/2570624963596985362/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/05/salviamo-la-banda-zeman.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/2570624963596985362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/2570624963596985362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/05/salviamo-la-banda-zeman.html' title='Salviamo la &#39;banda&#39; Zeman'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjmy8b36pzX7zk8lyxxnl2kHaFZcbxmILK13bHus0vYzgTguUrovVlkk0Tcviue44-kg3CukSoICsGjuwGdxQ-zv_OJuhdza4LMxkLSNcWVINmso-qhDlXnPMukEz-oJ0cWL6citWsheZA/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-8077360359595747836</id><published>2012-03-22T13:53:00.001+01:00</published><updated>2012-03-22T13:55:04.055+01:00</updated><title type='text'>PGS Liguria:In marcia nel Parco delle Cinque Terre</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjAB4Ig2W4bQaVlDNK5d0aA9Sxzz7PmCTjwG8Q3VKs3Yvhcix_EGhTV5k18WVr2EVDheiqE2uL_Tg04z4vAlUau3qNby_PDqsMYXmEHBqAc3P3nU-9RixY-U5qyRFRJezaFXuMVJ2wwPsQ/s1600/images.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 123px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5722704111914630978&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjAB4Ig2W4bQaVlDNK5d0aA9Sxzz7PmCTjwG8Q3VKs3Yvhcix_EGhTV5k18WVr2EVDheiqE2uL_Tg04z4vAlUau3qNby_PDqsMYXmEHBqAc3P3nU-9RixY-U5qyRFRJezaFXuMVJ2wwPsQ/s200/images.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt; Il gruppo Pgs Marce La Spezia, con il patrocinio del Comune di Riomaggiore e del Parco Nazionale delle Cinque Terre, organizza domenica 25 marzo la marcia non competitiva a passo libero (km. 5 – 8 – 18 – 25). I percorsi si snoderanno attraverso i sentieri del Parco tra vigneti, uliveti, castagneti e macchia mediterranea. I partecipanti avranno la possibilità di passeggiare lungo viottoli e scale centenarie che fino a qualche anno fa erano le uniche vie di collegamento tra i borghi di questo tratto dell’estremo levante ligure; di immergersi nei borghi marinari di Riomaggiore e Manarola, collegati fra loro dalla famosa “Via dell’ Amore”; di visitare le frazioni collinari di Groppo e Volastra, di Porciana e Pianca immerse nel verde dei vigneti a terrazza, con panorami unici sulla Costa Ligure, sull’ Arcipelago Toscano, sulle isole Palmaria e Tino, sulla Corsica e sugli altri paesi delle Cinque Terre. La marcia, valida per i concorsi ”Palio del Marciatore” – Internazionali IVV - Nazionali FIASP - Piede Alato - Brevetto Stramarciatore di Viareggio, avrà luogo con qualsiasi condizione metereologica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;font:&lt;a href=&quot;http://www.mondointasca.org/articolo.php?ida=22307&amp;amp;sez=15&quot;&gt;http://www.mondointasca.org/articolo.php?ida=22307&amp;amp;sez=15&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/8077360359595747836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/03/pgs-liguriain-marcia-nel-parco-delle.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/8077360359595747836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/8077360359595747836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/03/pgs-liguriain-marcia-nel-parco-delle.html' title='PGS Liguria:In marcia nel Parco delle Cinque Terre'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjAB4Ig2W4bQaVlDNK5d0aA9Sxzz7PmCTjwG8Q3VKs3Yvhcix_EGhTV5k18WVr2EVDheiqE2uL_Tg04z4vAlUau3qNby_PDqsMYXmEHBqAc3P3nU-9RixY-U5qyRFRJezaFXuMVJ2wwPsQ/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-8377418284967219924</id><published>2012-03-21T13:07:00.002+01:00</published><updated>2012-03-21T13:10:35.507+01:00</updated><title type='text'>PGS Piemonte - Pattinaggio: Asti, i &quot;verdetti&quot; dei campionati provinciali</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEheRv1s4zS4VZ1EZ69N-Xcnnh3g7XuLOoD60thlyUVkl0855SiFn3hARWkh85a-LIJMrlQE5VUYIKb-YSmJZoSb2iCS-eEnwWUI9N4m9eE4r_1ClSNwQvObJrUDmhUMcPggi-MF-4ZB6vI/s1600/images.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 229px; FLOAT: left; HEIGHT: 155px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5722321192445842866&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEheRv1s4zS4VZ1EZ69N-Xcnnh3g7XuLOoD60thlyUVkl0855SiFn3hARWkh85a-LIJMrlQE5VUYIKb-YSmJZoSb2iCS-eEnwWUI9N4m9eE4r_1ClSNwQvObJrUDmhUMcPggi-MF-4ZB6vI/s200/images.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;Il Palameridiana di Settime ha visto impegnati una settantina di giovani pattinatori. Assenti giustificati, per impegni in Nazionale, Noemi Mattina, Federico Trento e Andrea Nicastro.Tutti i vincitori delle singole categorie&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Si sono svolti nella cornice dell’impianto sportivo “Palameridiana” di Settime d’Asti i Campionati Provinciali di pattinaggio artistico 2012: la due giorni di gare, organizzata congiuntamente da Blue Roller, New Asti Skating e &lt;strong&gt;PGS Nicese&lt;/strong&gt;, ha visto misurarsi circa 70 giovani atleti di cui molti alla loro prima esperienza in una gara ufficiale. Nella giornata di sabato hanno gareggiato i più giovani atleti, delle categorie dei Giovanissimi ed i Esordienti. Nella categoria Giovanissimi A femminile ha vinto il titolo provinciale Piatto Marta (New Asti Skating) che, prima negli esercizi obbligatori e seconda negli esercizi liberi, si è imposta sulle compagne di squadra Damasio Antonella, Zichitella Martina (rispettivamente seconda e terza), Provenzano Eleonora e Sanfilippo Desiree’.&lt;br /&gt;La Categoria Giovanissimi B Femminile ha visto affermarsi Staccione Sara (Blue Roller) prima sia negli esercizi liberi che negli obbligatori, sulle compagne di squadra Sgrinzi Sara e Cavalli Giorgia (seconda e terza) a seguire Mondo Valentina, Cavallo Giulia Rita (Blue Roller) e Stradella Alice (New Asti Skating), vincitore della categoria Maschile è risultato Grimaldi Alberto (PGS Nicese).&lt;br /&gt;Nella categoria Esordienti A Femminile El Fouton Gaia Nesrin (Blue Roller) con due vittorie in libero e obbligatori si è affermata su Ruscalla Veronica e Russo Federica (New Asti Skating) a seguire Bincoletto Irene, Pisana Alessia, Bernardini Alessia e Bernardini Gaia (New Asti Skating).&lt;br /&gt;Nella Categoria Esordienti B Femminile Cavagnero Chiara (Blue Roller), vincitrice della gara di libero, si è affermata di misura nella classifica di combinata su Bologna Giada (New Asti Skating) vincitrice della gara di esercizi obbligatori.&lt;br /&gt;Nella categoria Esordienti B maschile Matteo Penasso (Blue Roller) si è aggiudicato il titolo provinciale con una gara lineare e senza sbavature, eseguendo un esercizio libero di ottimo livello. Nella divisione Nazionale A Coppia Danza ha vinto la coppia composta da Brovero Matilde e Gasparin Marco (Blue Roller).&lt;br /&gt;Nella giornata di domenica hanno gareggiato le Categorie Esordienti regionali, Allievi A, Allievi B, Allievi Regionali, ed i più esperti atleti che militano nelle Divisioni Nazionali e nelle Categorie Effettive.&lt;br /&gt;Esordienti Regionali, nella vivacissima gara di esercizi obbligatori che con ben 16 atleti iscritti è stata la più partecipata si è affermata Forno Beatrice (New Asti Skating) seconda e terza rispettivamente Bravo Clelia (Blue Roller) e Conta Camilla (PGS Nicese) a seguire Todeschini Asia (Blue Roller), Valente Rachele Sigliano Federica (Blue Roller), De Rensis Martina, Bortolomai Gaia (New Asti Skating), Piccarollo Sofia Giulia (PGS Nicese), Albano Francesca (Blue Roller), Bortolomai Ilaria Massa Federica, Ambrosone Giorgia, Bruni Stefania (New Asti Skating), Biscione Eleonora (PGS Nicese) e Montanella Giulia (New Asti Skating).&lt;br /&gt;Nella stessa categoria la gara di Libero è stata vinta da Todeschini Asia (Blue Roller) seconda Conta Camilla (PGS Nicese) e terza Bravo Clelia (Blue Roller) davanti alle compagne di squadra Sigliano Federica e Albano Francesca.&lt;br /&gt;La gara Allievi A femminile ha visto affermarsi Berta Alessandra (PGS Nicese), mentre la combattutissima gara delle Allieve B ha visto prevalere nella combinata aggiudicandosi il titolo provinciale Celeste Melissa (PGS Nicese) davanti a Romito Aurora (New Asti Skating) e Marchelli Chiara (PGS Nicese).&lt;br /&gt;Tra Allieve Regionali ha vinto la gara di Obbligatori Franco Francesca (Blue Roller) a seguire Brovero Matilde (Blue Roller), Limasco Melissa (PGS Nicese), Alloisio Ilaria, El Fouton sabrina (Blue Roller), Salatin Valentina e Bisacco Sara (PGS Nicese). Nella stessa categoria la gara di libero è stata vinta da Alloisio Ilaria al secondo e terzo posto Brovero Matilde ed El Fouton sabrina (Blue Roller) a seguire Limasco Melissa, Salatin Valentina, Bisacco Sara e Grimaldi Veronica (PGS Nicese).&lt;br /&gt;Nella Divisione Nazionale A femminile ha vinto la gara di obbligatori e la combinata Greta Salimbene (New Asti Skating) seguita dalla compagna di squadra Bologna Giada, vincitrice del gara di libero Carlotta Mazzon (PGS Nicese).&lt;br /&gt;Nella Divisione Nazionale B m. ha vinto il titolo di libero Boido Giacomo (PGS Nicese). Divisione Nazionale B femminile in una gara molto combattuta il titolo di combinata è andato a Gavelli Giulia (PGS Nicese) mentre obbligatori è andato a Romito Barbara (New Asti Skating), nella gara di libero vinta da Marta Mingolla (New Asti Skating) ha ben figurato anche la compagna di squadra Pippia Sara.&lt;br /&gt;Nella divisione Nazionale C femminile si è affermata in Obbligatori, Libero a e Combinata Erika Cerutti (PGS Nicese), seguita da Pippia Jessica (New Asti Skating). Divisione Nazionale D femminile titolo di Obbligatori a Nicolò Sara (Blue Roller). Nella Categoria Cadetti femminile, ha vinto obbligatori, libero e combinata Borsello Celeste (New Asti Skating)&lt;br /&gt;Nella Categoria Jeunesse femminile. ha vinto la gara di obbligatori Mingolla Marta (New Asti Skating) seguita dalla compagna di squadra Pippia Sara. Nella Categoria Juniores femminile si è affermata nella gara di obbligatori Pippia Jessica (New Asti Skating).&lt;br /&gt;&quot;Si è trattato se di un campionato Provinciale ricco di luci e con alcune ombre - spiega Giancarlo Trento, delegato provinciale FIHP - per un verso emergono segnali confortanti per il pattinaggio astigiano per il numero dei giovani atleti che si sono affrontati nelle gare e per gli ottimi livelli di pattinaggio che tutti, aldilà delle classifiche, hanno saputo dimostrare per altro verso manifestano le già note difficoltà di utilizzo della pista di allenamento della PGS Nicese che oltre che creare difficoltà ad una atleta di livello internazionale come Noemi Mattina, pesano sulla possibilità di svolgere attività per i più giovani&quot;.&lt;br /&gt;Certamente positivo in questi campionati è stato registrare una crescita del livello tecnico degli atleti di tutte le società, che fa ben sperare per il futuro; una punta di rammarico per non aver potuto vedere in pista tre degli atleti di punta del pattinaggio Astigiano Noemi Mattina (PGS Nicese), Andrea Nicastro e Federico Trento (Blue Roller) impegnati a Calenzano (FI) con il raduno della Nazionale. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;font:&lt;a href=&quot;http://www.atnews.it/2012/03/21/leggi-notizia/argomenti/sport-4/articolo/pattinaggio-asti-i-verdetti-dei-campionati-provinciali.html&quot;&gt;http://www.atnews.it/2012/03/21/leggi-notizia/argomenti/sport-4/articolo/pattinaggio-asti-i-verdetti-dei-campionati-provinciali.html&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/8377418284967219924/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/03/pgs-piemonte-pattinaggio-asti-i.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/8377418284967219924'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/8377418284967219924'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/03/pgs-piemonte-pattinaggio-asti-i.html' title='PGS Piemonte - Pattinaggio: Asti, i &quot;verdetti&quot; dei campionati provinciali'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEheRv1s4zS4VZ1EZ69N-Xcnnh3g7XuLOoD60thlyUVkl0855SiFn3hARWkh85a-LIJMrlQE5VUYIKb-YSmJZoSb2iCS-eEnwWUI9N4m9eE4r_1ClSNwQvObJrUDmhUMcPggi-MF-4ZB6vI/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-1956243995321691178</id><published>2012-01-26T15:24:00.007+01:00</published><updated>2012-01-26T15:30:39.682+01:00</updated><title type='text'>Apple, la Cina e i costi umani per iPad e iPhone</title><content type='html'>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;Incidenti mortali, suicidi e turni di 24 ore sette giorni su sette nella fabbriche dove vengono prodotti tablet e telefono&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiVhZSbDCuNRMU9f_WSaPGYhS0o999ma-b0Yhg126MnsbQXf8zKEfTqQchhzUdRKgx7yNN0LtVV7s6tcqKNMBFDNJJ1XRNMD5HoCSQPdSaK3EOrb23bTrvumDBKmhyH22DE_tdAynFeRu0/s1600/images.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 180px; FLOAT: left; HEIGHT: 140px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5701947687700244114&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiVhZSbDCuNRMU9f_WSaPGYhS0o999ma-b0Yhg126MnsbQXf8zKEfTqQchhzUdRKgx7yNN0LtVV7s6tcqKNMBFDNJJ1XRNMD5HoCSQPdSaK3EOrb23bTrvumDBKmhyH22DE_tdAynFeRu0/s200/images.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;PECHINO -&lt;/strong&gt; Semplici eppure geniali. Oggetti di cui non si può più fare a meno: iPad, iPod, iPhone, per citare soltanto i più noti, i più apprezzati, i più rincorsi. Oggetti dalle linee pulite entrati nell’immaginario collettivo. Tecnologia cult che contribuisce a modificare il nostro stile di vita. Ma anche, come un moderno, perverso contrappasso, lo stile di vita chi li produce in conto terzi, ovvero milioni di lavoratori cinesi costretti a rispettare turni estenuanti in condizioni che nessuno, in Occidente, potrebbe nemmeno figurarsi, tanto meno accettare. È il New York Times a far cadere un velo che, per la verità, appare davvero sottile, su una realtà al limite dell’incredibile con una lunga e dettagliata&lt;a href=&quot;http://www.nytimes.com/2012/01/26/business/ieconomy-apples-ipad-and-the-human-costs-for-workers-in-china.html?ref=global-home&quot; rel=&quot;nofollow&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt; inchiesta&lt;/a&gt; cui, finora, la Apple, principale committente di prodotti che ne hanno decretato l’inarrivabile successo degli ultimi dieci anni (utili a 13 miliardi di dollari), non ha voluto replicare ufficialmente.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L&#39;INCHIESTA-&lt;/strong&gt; Questa realtà parla di incidenti, spesso mortali, nelle differenti aziende che lavorano per il gigante americano dell’elettronica stilosa. Con un’attenzione particolare alla Foxconn, se non altro perché è la più grande fabbrica della Repubblica Popolare (un milione e 200 mila tra operai e addetti) che, oltre a quelli della Apple, assembla i prodotti di industrie come Amazon, Dell, Hewlett-Packard, Nintendo, Nokia e Samsung. La Foxconn, entrata nelle cronache per una «epidemia» di suicidi tra i suoi dipendenti, ha il suo centro nevralgico a Chengdu, metropoli di 12 milioni di abitanti nella provincia del Sichuan, ma ha fabbriche ovunque in Cina e, scrive il New York Times, dai suoi capannoni esce il 40% di tutti i prodotti di elettronica venduti nel mondo con svariati marchi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;TURNI MASSACRANTI-&lt;/strong&gt; Ma i «gioielli» restano ovviamente i colorati oggetti partoriti dal genio del compianto Steve Jobs. Che probabilmente ignorava le condizioni in cui venivano realizzati se è vero che, in passato, aveva lodato la struttura produttiva cinese: «Le loro fabbriche hanno mense, cinema, piscine», aveva detto durante un convegno. Vero, verissimo. Soltanto che il prezzo pagato dai lavoratori è al di là di ogni immaginazione (occidentale). Basta leggere il cartello che mette in guardia gli operai, come una riedizione del dantesco «Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate». Dice: «Lavorate duramente oggi o duramente trovatevi un altro lavoro domani». Poi il New York Times elenca con precisione come lavorano i dipendenti: turni sulle 24 ore, sei giorni su sette, 12 ore per turno, senza potersi mai sedere, punizioni per i ritardatari, costretti a scrivere umilianti lettere di scuse, dormitori affollati all’inverosimile.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LA DIFESA-&lt;/strong&gt; La Foxconn si difende negando di «maltrattare gli operai» e anzi affermando di «rispettare le leggi della Repubblica Popolare». D’altro canto, la Apple ha varato un codice di condotta aziendale che vieta di servirsi di fornitori che impongano condizioni disumane ai dipendenti. Evidentemente, fa capire il New York Times, non sempre queste condizioni vengono verificate puntualmente. Altrimenti la Foxconn non sarebbe tra i fornitori della Casa di Cupertino. Quando il britannico Mail on Sunday ha pubblicato un&#39;inchiesta sui metodi impiegati in un impianto della Foxconn a Shenzhen (turni infiniti e persino punizioni fisiche, come l’obbligo di fare flessioni in stile caserma), alcuni dirigenti della Apple si sono detti «scioccati: non sapevamo che cosa succedesse davvero in Cina, tutto questo deve essere cambiato».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;«APPLE NON SI PREOCCUPA»&lt;/strong&gt; - Nella realtà, poco può essere modificato seguendo la logica del profitto imposta dall’industria fondata da Jobs. Perché i margini per il fornitore sono esigui e possono aumentare soltanto riducendo i costi di produzione. In Cina questo viene fatto a spese dei lavoratori, costretti a turni inaccettabili, a utilizzare prodotti chimici pericolosi, a subire soprusi per lavorare di più e meglio. «Una volta che la Apple ha scelto un fornitore - spiega al New York Times un anonimo (ex) manager - difficilmente si preoccupa se il codice di condotta è rispettato come garantito prima di firmare il contratto». Essenziale, prima di tutto, è che iPod e iPad siano a regola d’arte. O che gli iPhone piacciano al pubblico. Che nulla sa del sudore e della sofferenza nascosti nei circuiti interni.&lt;br /&gt;Paolo Salom26 gennaio 2012 &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;right&quot;&gt;&lt;br /&gt;font:&lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/esteri/12_gennaio_26/apple-salom_a2c196d2-4802-11e1-9901-97592fb91505.shtml&quot;&gt;http://www.corriere.it/esteri/12_gennaio_26/apple-salom_a2c196d2-4802-11e1-9901-97592fb91505.shtml&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/1956243995321691178/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/01/apple-la-cina-e-i-costi-umani-per-ipad.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/1956243995321691178'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/1956243995321691178'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/01/apple-la-cina-e-i-costi-umani-per-ipad.html' title='Apple, la Cina e i costi umani per iPad e iPhone'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiVhZSbDCuNRMU9f_WSaPGYhS0o999ma-b0Yhg126MnsbQXf8zKEfTqQchhzUdRKgx7yNN0LtVV7s6tcqKNMBFDNJJ1XRNMD5HoCSQPdSaK3EOrb23bTrvumDBKmhyH22DE_tdAynFeRu0/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-5857518549450102809</id><published>2012-01-13T15:27:00.000+01:00</published><updated>2012-01-13T15:29:33.773+01:00</updated><title type='text'>Sei chili di ghiaccio secco in una vasca di acqua bollente.</title><content type='html'>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;E&#39; nella top ten dei video più visti su YouTube, e rimbalza da ore su tutti i social network. Protagonisti del video sono alcuni ragazzi italiani che decidono di fare un esperimento: versare sei chilogrammi di ghiaccio secco in una vasca da bagno piena di acqua bollente. Il risultato? E&#39; visibile... e dal bagno, rapidamente, abbraccia tutta la casa...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width=&quot;550&quot; height=&quot;330&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/CQmjgJ1bUSY&amp;amp;hl=en_US&amp;amp;feature=player_embedded&amp;amp;version=3&quot;&gt;&lt;param name=&quot;allowFullScreen&quot; value=&quot;true&quot;&gt;&lt;param name=&quot;allowScriptAccess&quot; value=&quot;always&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.youtube.com/v/CQmjgJ1bUSY&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;version=3&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; allowfullscreen=&quot;true&quot; allowscriptaccess=&quot;always&quot; width=&quot;550&quot; height=&quot;330&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;font:http://www.youtube.com/watch?v=CQmjgJ1bUSY&amp;amp;feature=player_embedded</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/5857518549450102809/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/01/sei-chili-di-ghiaccio-secco-in-una.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/5857518549450102809'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/5857518549450102809'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/01/sei-chili-di-ghiaccio-secco-in-una.html' title='Sei chili di ghiaccio secco in una vasca di acqua bollente.'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-7403542000798874472</id><published>2012-01-12T15:17:00.004+01:00</published><updated>2012-01-12T15:21:57.729+01:00</updated><title type='text'>Video shock: ecco i danni provocati da una sola sigaretta - video</title><content type='html'>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;I danni causati dal fumo sono stati ormai ampiamente evidenziati, trattasi di un vizio che vanta un tasso di mortalità elevatissimo in tutto il mondo. Ciò che colpisce in questo video amatoriale, fra i più visti quest&#39;oggi su youtube, sono le immediate conseguenze che una singola sigaretta è in grado di provocare ai polmoni umani, sostituiti in questo caso con dei recipienti di plastica. Un video che sicuramente merita una riflessione&lt;br /&gt;&lt;object width=&quot;550&quot; height=&quot;330&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/qdRcc58DxP0&amp;amp;hl=en_US&amp;amp;feature=player_embedded&amp;amp;version=3&quot;&gt;&lt;param name=&quot;allowFullScreen&quot; value=&quot;true&quot;&gt;&lt;param name=&quot;allowScriptAccess&quot; value=&quot;always&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.youtube.com/v/qdRcc58DxP0&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;version=3&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; allowfullscreen=&quot;true&quot; allowscriptaccess=&quot;always&quot; width=&quot;550&quot; height=&quot;330&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;font:http://www.youtube.com/watch?v=qdRcc58DxP0&amp;feature=player_embedded</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/7403542000798874472/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/01/video-shock-ecco-i-danni-provocati-da.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/7403542000798874472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/7403542000798874472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2012/01/video-shock-ecco-i-danni-provocati-da.html' title='Video shock: ecco i danni provocati da una sola sigaretta - video'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-4630435127274497477</id><published>2011-12-27T15:57:00.004+01:00</published><updated>2011-12-27T16:00:11.074+01:00</updated><title type='text'>La storia:avevano deciso l&#39;aborto poi la parrocchia «adotta» bambino</title><content type='html'>&lt;strong&gt;I genitori ripensano alla loro decisione, dopo che padre Nike si impegna a comprare per il bambino quanto serve&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjLTJeSVaRzFn0yKAl_tHZPRtvpPKg1AmXyx-Qazjt-22TjOEdJgPvk0JvtWsc7t8VwiGKoeygtAQS-eHnBFtL62bqTHy3BmXFFvJ42ubwfPodVOC7gyHp9pHTCg53KyxA-c1C4-nf3c9k/s1600/images.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 190px; FLOAT: left; HEIGHT: 130px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5690822845879331570&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjLTJeSVaRzFn0yKAl_tHZPRtvpPKg1AmXyx-Qazjt-22TjOEdJgPvk0JvtWsc7t8VwiGKoeygtAQS-eHnBFtL62bqTHy3BmXFFvJ42ubwfPodVOC7gyHp9pHTCg53KyxA-c1C4-nf3c9k/s200/images.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;LIVORNO -&lt;/strong&gt; Una famiglia già numerosa, un solo lavoro, una gravidanza inaspettata in un periodo di crisi. Ma l&#39;aborto, già deciso con tanto di appuntamento fissato in clinica, è stato fermato dopo l&#39;intervento di «padre Nike», al secolo don Maurizio De Sanctis, il sacerdote-ballerino al quale la coppia aveva deciso di comunicare la loro decisione.&lt;br /&gt;È successo a Livorno, nel quartiere «rosso» della Rosa, dove sarà la parrocchia ad adottare il nascituro. «La mia comunità parrocchiale ha un mutuo di 200 mila euro, ma un cuore più grande: oggi abbiamo salvato la vita di un bambino» ha scritto padre Nike sulla sua bacheca di Facebook il 20 dicembre, raccontando poi la storia ai fedeli della chiesa di Santa Rosa durante la messa di Natale. La coppia abita proprio in zona, alla Rosa, storicamente tra le più a sinistra della città quando si aprono le urne, ma intorno alla cui chiesa gravitano almeno 5 mila persone. «Compreremo noi ciò che serve al bambino: la carrozzina, l&#39;abbigliamento, il biberon. Tutto ciò che serve quotidianamente - assicura don Maurizio, laureato peraltro in psicologia, oltre che in filosofia e teologia - Solo così sono riuscito a convincere i genitori». Il dialogo tra il prete e la coppia è durato per ore, ma pur condividendo le idee del parroco sul valore della vita, i due erano rimasti scettici: lui lavora, lei no e le spese con tre figli sono già considerevoli. «Così mi sono giocato l&#39;ultima carta e ho detto loro che li avremmo aiutati. Abbiamo fatto di questo Natale il nostro Natale - chiosa padre Nike - È stato come accogliere Gesù».&lt;br /&gt;font:&lt;a href=&quot;http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2011/27-dicembre-2011/avevano-deciso-aborto-poi-parrocchia-adotta-bambino-1902671597480.shtml&quot;&gt;http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2011/27-dicembre-2011/avevano-deciso-aborto-poi-parrocchia-adotta-bambino-1902671597480.shtml&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/4630435127274497477/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2011/12/la-storiaavevano-deciso-laborto-poi-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/4630435127274497477'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/4630435127274497477'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2011/12/la-storiaavevano-deciso-laborto-poi-la.html' title='La storia:avevano deciso l&#39;aborto poi la parrocchia «adotta» bambino'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjLTJeSVaRzFn0yKAl_tHZPRtvpPKg1AmXyx-Qazjt-22TjOEdJgPvk0JvtWsc7t8VwiGKoeygtAQS-eHnBFtL62bqTHy3BmXFFvJ42ubwfPodVOC7gyHp9pHTCg53KyxA-c1C4-nf3c9k/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-328518482269918686.post-4891443059546088694</id><published>2011-12-23T12:27:00.003+01:00</published><updated>2011-12-23T12:30:27.679+01:00</updated><title type='text'>Ha preso il via all’Oratorio S.Anna il Memorial “Alberto Cappello”</title><content type='html'>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjIb3xY828QDFzZ-VJQ5yhhG6XuJMR3clRk5ZLWLEEvrz4ic4YMRwYiRmU8WMbJqnASpRo-DCqcpCeJJ5rhKSEPfE0ESNRZkfSGqFQaTsjT9uD45beu74QKZVng2n5E6ZEWDkyeVD6ln18/s1600/images.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5689284595448804578&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjIb3xY828QDFzZ-VJQ5yhhG6XuJMR3clRk5ZLWLEEvrz4ic4YMRwYiRmU8WMbJqnASpRo-DCqcpCeJJ5rhKSEPfE0ESNRZkfSGqFQaTsjT9uD45beu74QKZVng2n5E6ZEWDkyeVD6ln18/s200/images.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt; &lt;strong&gt;Modica -&lt;/strong&gt; La manifestazione organizzata dal Gruppo Pgs è tornata a disputarsi dopo 19 anni dalla sua prima edizione in memoria del giovane centauro modicano che perse la vita in un incidente stradale nella Via Boccone del Povero.Mercoledì sera la cerimonia inaugurale che ha visto la presenza dei genitori e familiari di Alberto Cappello, Padre Scarso, del sindaco di Modica, Antonello Buscema, dell’Assessore allo Sport, Giovanni Spadaro che è anche vicepresidente della PGS, dei responsabili della Pgs Don Bosco, Emanuele Giannì e Sergio Cappello, fratello del compianto Alberto. Ad inizio cerimonia Padre Scarso ha riunito tutti i presenti in un momento di preghiera nel ricordo di Alberto; il capitano della squadra di casa la Don Bosco, Carlo Avola, ha consegnato un omaggio floreale ai genitori di Alberto e si è proseguito con il saluto delle 17 squadre partecipanti al memorial per un totale di oltre 170 atleti che disputeranno le loro gare in notturna a partire dalle 20.00. L’incontro inaugurale ha visto in campo le formazioni della Don Bosco e della Sea Friends concluso con la vittoria della Don Bosco per 6 a 1. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;font:&lt;a href=&quot;http://www.ilgiornalediragusa.it/notizie/sport/38428-ha-preso-il-via-alloratorio-sanna-il-memorial-alberto-cappello-di-calcetto.html&quot;&gt;http://www.ilgiornalediragusa.it/notizie/sport/38428-ha-preso-il-via-alloratorio-sanna-il-memorial-alberto-cappello-di-calcetto.html&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pgs-enna.blogspot.com/feeds/4891443059546088694/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2011/12/ha-preso-il-via-alloratorio-sanna-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/4891443059546088694'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/328518482269918686/posts/default/4891443059546088694'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pgs-enna.blogspot.com/2011/12/ha-preso-il-via-alloratorio-sanna-il.html' title='Ha preso il via all’Oratorio S.Anna il Memorial “Alberto Cappello”'/><author><name>PGSEnna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02851223160470608525</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='19' src='http://4.bp.blogspot.com/_K6b3RLzCh3Y/SwaAipctKpI/AAAAAAAAACY/TX3_ykZxc8I/S220/Senza+nome-1.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjIb3xY828QDFzZ-VJQ5yhhG6XuJMR3clRk5ZLWLEEvrz4ic4YMRwYiRmU8WMbJqnASpRo-DCqcpCeJJ5rhKSEPfE0ESNRZkfSGqFQaTsjT9uD45beu74QKZVng2n5E6ZEWDkyeVD6ln18/s72-c/images.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>