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        <title>Preferirei di no</title>
        <description>il diario infimo di bartelio</description>
        <link>https://blog.libero.it/bartelio/</link>
        <lastBuildDate>Tue, 09 Jun 2026 00:19:13 +0200</lastBuildDate>
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        <category>Arte�e�Cultura</category>
        <category>Filosofia�e�Letteratura</category>
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            <title>E' la fine</title>
            <link>https://blog.libero.it/bartelio/16874947.html</link>
            <description>&lt;p&gt;Sono passati vent'anni da quel primo post, una sciocchezzuola dedicata a Buzz Lightyear, uno dei miei eroi di quei giorni lontanissimi. Tra poco tutto ci&amp;ograve; scomparir&amp;agrave;, puff, senza lasciare traccia. Fa un po' venir da piangere, a pensarci. Del resto, &amp;egrave; ci&amp;ograve; che ci aspetta, no? Tempo qualche anno e puff, svaniti. Come se non fossimo mai passati di qui. E ci&amp;ograve; nonostante, un mare di affanni, di cazzate, di pianti, di fatiche, di rabbie, di rancori, di amori, di risate, tanto affanno, tanto rumore per nulla. Da tantissimo questo spazio giace morto e abbandonato, e se penso all'impegno e alla fatica profusi, beh, a che pro. Un'attivit&amp;agrave; che mi pareva, allora, indispensabile, alla quale ho dedicato tanto tempo. Vabb&amp;eacute;. E' finita. Inutile rimuginare.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dev'essere cos&amp;igrave; che tutto finisce, pi&amp;ugrave; o meno.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;E' una prova generale, prendiamola cos&amp;igrave;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Grazie di esserci stati, per quel poco o tanto. :,-)&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 23:04:22 +0200</pubDate>
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            <title>Bernoccoli, palme, tricicli: poesia mancata dei miei tre traumi (gi� nota come poesia del ...</title>
            <link>https://blog.libero.it/bartelio/10779906.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://digiphotostatic.libero.it/bartelio/med/deee7d3cdb_5511230_med.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;550&quot; height=&quot;413&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il bernoccolo, il triciclo e la palma sono i miei tre traumi. La poesia sarebbe dovuta partire da qui, con linguaggio molto piano: parole gi&amp;agrave; dette, ma con un altro tono di voce. E mentre le sussurravo, guardavo per terra, come a cercarne altre, ancora pi&amp;ugrave; basse. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Correvamo intorno alla giostra in direzioni contrarie ma confliggenti. Ci scontrammo con la testa: credevo che lui morisse. Ci vollero i miei genitori, lo videro pi&amp;ugrave; tardi a spasso coi suoi, per convincermi che non. Per&amp;ograve; ricordo la suora mi mise un cento lire sul bernoccolo e mi guard&amp;ograve; torva per tutto il pomeriggio. O fu immaginazione? Dio santo, vuoi vedere che fin da allora fosse tutta colpa mia e di nessun altro?&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La palma di fronte alla chiesa si incendi&amp;ograve; perch&amp;eacute; avvicinammo un cerino al pelo. Io, Saulo prete, Adriano Taini e Marco Bordin, che poi, da grande, avrebbe perso un braccio nella macchina della tipografia (me lo ricordo ancora quel pomeriggio all'ospedale, in piedi nella stanzetta, con sua mamma: non sapevo cosa dire, lui voltava la testa, guardava dalla finestra, la manica del pigiama vuota). Era carnevale, giravamo con le miccette, piccoli teppisti fiammiferai. Adriano fece in tempo a scappare. A Marco e a me, Don Angelo diede uno schiaffo, mentre a Saulo prete niente, perch&amp;eacute; Saulo era gi&amp;agrave; Paolo, nelle mani del Signore: vuoi mettere una palma immanente? Quanto soffersi per quella palma e quanto la osservai dalla finestra della camera dei miei genitori, con vista sui tetti che salivano verso la chiesa: passai una stagione a spiarla col binocolo, sperando non morisse. Quando in tarda primavera mise una piccola infiorescenza e infine gett&amp;ograve; una simil banana (o quel che fosse), mi scese il sangue dal naso per la felicit&amp;agrave;. La mia piccola anima immortale era salva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi il triciclo. Seduto gi&amp;agrave; grandicello sul triciclo di mia cugina Simona, che aveva tre, quattro anni meno di me, mi rimase in mano il manubrio. Mi ricordo come fosse adesso, il perno sporco di grasso nero e la sensazione di averla combinata grossa. Il triciclo era rosso. Simona aveva i capelli neri, i denti corti e tante gengive. Mia madre mi sgrid&amp;ograve;, sei grande, disse. Mio padre, non ricordo. Ma dovette essere un fatto davvero terribile. Quel perno, come una forcina per capelli, e tutto quel grasso, e il manubrio che ancora ruotava nelle mie mani, come una coda di lucertola. Potrei scrivere la parola &lt;em&gt;morisse&lt;/em&gt;, sospetto che nella versione originale della poesia ci fosse, ma ora mi sembrerebbe cos&amp;igrave; artificioso.&lt;/p&gt;</description>
        <category>Poesie del compleanno</category>
            <pubDate>Mon, 07 Nov 2011 01:24:04 +0200</pubDate>
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            <title>Il riflesso di Mario</title>
            <link>https://blog.libero.it/bartelio/10617680.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;iframe title=&quot;YouTube video player&quot; class=&quot;youtube-player&quot; type=&quot;text/html&quot; width=&quot;490&quot; height=&quot;380&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/TEXY50dBU1s&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowFullScreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ieri pomeriggio in treno c'era una donna nel mio quadriposto che leggeva &lt;em&gt;Infinite Jest&lt;/em&gt;. Io ridacchiavo su &lt;em&gt;Franny e Zooey &lt;/em&gt;di Salinger, non so se avete presente. Siamo saliti entrambi a Lambrate, mentre fuori il cielo era trasparente. Dal vetro fum&amp;egrave; enorme, alla mia destra, sua sinistra, entrava quel sole scintillante, enormissimo, residuo di temporali, che bruciava ogni recesso di intimit&amp;agrave;. Eravamo sfalsati, non dirimpetto, per via delle gambe, sapete. Le gambe allungate e il sole e il vetro fum&amp;egrave; e lo scintillio delle sei del pomeriggio. Di fianco c'era un tale che leggeva quattroruote, nell'altro quadriposto. Una lettura che va forte sul treno. Poi una ragazza con un ipod estremamente rumoroso. Dalla mia postazione osservavo lo schermo di un laptot, qualche posto pi&amp;ugrave; avanti, che riproduceva un film, o forse uno spot pubblicitario, che non sapevo identificare. C'erano due, uomo e donna, seduti in auto, lui guidava come un folle in strade che potevano essere lungomari di oceani, c'erano palme, e poi una ragazzina che attraversava di gran carriera per evitare di essere investita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La donna di &lt;em&gt;Infinite Jest&lt;/em&gt; aveva una gonna nera sotto il ginocchio, collant velati, una canottiera bianca a righe sottili e al collo una sorta di collana stranissima, tante roselline bianche di tessuto appiccicate a questa fascia-collana. Aveva i capelli castani lunghissimi, era magra ossuta. Delle scarpe nere basse tipo ballerine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io &lt;em&gt;Infinite Jest&lt;/em&gt; non sono mai riuscito a finirlo. Ci ho provato tre volte, ma mi sono arenato sempre nello stesso punto o forse in punti differenti, non ricordo bene. Ogni volta ho ricominciato da capo. Nel mio quarto tentativo ho deciso di leggerlo un pezzetto ogni tanto, quando mi vien voglia. Sono convinto che contenga cose bellissime. Ho l'edizione non-Einaudi, la prima uscita in Italia, l'edizione Fazi, che &amp;egrave; intrasportabile, non in borsa non in treno, un font pi&amp;ugrave; grande, un formato pagina pi&amp;ugrave; piccolo, meno alto, milletrecento pagine comprese le note maniacali. E' una fatica anche solo tenerlo in mano. Ha le dimensioni di una piccola cassa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ammiravo molto questa donna che era arrivata a pagina 914. Avrei voluto stringerle la mano e dirle congratulazioni, lei ce l'ha fatta, e poi addirittura in treno, ma come fa, io IJ lo leggevo solo al mattino, alle 9.00 del mattino, fresco e riposato dopo un sonno ristoratore e una buona colazione. Per&amp;ograve; non ho detto niente. Ho pensato che una donna che legge IJ fino a pagina 914 non &amp;egrave; accessibile alla conversazione da treno. Che avrei potuto dirle. Mi piace molto DFW, ho tutti i suoi libri, ho pianto quando s'&amp;egrave; impiccato. Ho anche tradotto una sua intervista. Per il mio blog. Il mio blog? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei lo teneva sulle ginocchia, aperto, stava aperto da solo, e teneva le braccia incrociate all'altezza del petto. Una distanza abissale, per quel che mi riguarda. Ho sbirciato l'inizio di pagina 914, diceva &lt;em&gt;al riflesso di Mario (Incandenza) nella finestra divisa in quattro&lt;/em&gt;. Non oso immaginare cosa succeda a pagina 914 al riflesso di Mario. &lt;br /&gt;Il treno &amp;egrave; partito da Lambrate in orario. Il finestrino era sempre scintillante e enormissimo. Ho scritto col tratto pen sul preventivo dell'assicurazione dell'auto quelle parole di pagina 914.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima fermata &amp;egrave; Pioltello, dopo meno di dieci minuti. Quando siamo entrati in Pioltello, la donna dormiva gi&amp;agrave; da qualche minuto. Infinite Jest sempre aperto. Il sole rischiarava. Non si &amp;egrave; pi&amp;ugrave; svegliata. Non equivocate, credo che a Bergamo sia poi scesa. Non ne ho la certezza ma credo sia cos&amp;igrave;. So per certo che a Dalmine sono sceso io e camminando sul marciapiede ho dato ancora una scorsa all'interno dello scompartimento. Niente. Occhi sempre chiusi. Ah, buon vecchio David Foster Wallace, che la terra ti sia soffice come cotone, o il loculo profumato di gelsomino, sob.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
        <category>david foster wallace</category>
        <category>In lovin\' memory</category>
        <category>Infinite Jest</category>
            <pubDate>Thu, 15 Sep 2011 13:07:32 +0200</pubDate>
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            <title>Io voto, e voto s� (a reti unificate :-D)</title>
            <link>https://blog.libero.it/bartelio/10304421.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://digiphotostatic.libero.it/bartelio/med/deee7d3cdb_4943658_med.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;490&quot; height=&quot;490&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il miglior spot contro il nucleare credo lo abbia trasmesso sere fa  il TG3 delle 19. In apertura di giornale, un'intervista a Claudio  Scajola. Ve lo ricordate, Scajola, no? Ex ministro per il programma di  governo, ex-ministro dell'interno (sotto la sua gestione, il famigerato  G8 genovese del 2001), ex-ministro per lo sviluppo economico (ora non so  che incarico ricopra e francamente me ne impippo). Due volte costretto a  precipitose dimissioni, la prima dagli interni per l'affaire &lt;em&gt;Marco Biagi&lt;/em&gt;,  a cui tolse la scorta poco prima che venisse assassinato dalle BR e che  poi vaffanculeggi&amp;ograve; in un fuori onda; la seconda, recente, per una  oscura vicenda di pagamenti in nero di una casa romana vista Colosseo.  Potreste sempre dare un'occhiatina al &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Scajola&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;suo profilo di wikipedia&lt;/a&gt;,  se ne avete voglia. Potrebbe tornarvi alla mente il caso della tratta  Alitalia Fiumicino-Albenga (citt&amp;agrave; natale del ministro e suo collegio  elettorale), istituita ogni qualvolta Scajola si trovi a ricoprire  incarichi di ministero (e soppressa immediatamente dopo il venir meno  dell'incarico). Questo l'individuo, l'uomo a cui si deve, in parte, sia  chiaro, questo ritorno di fiamma del nucleare italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'intervista  al tg3, Scajola ricordava che s&amp;igrave;, lui continua a essere favorevole al  nucleare, come no. Mi tornava in mente il vecchio adagio, &lt;em&gt;comprereste mai un'auto usata da un uomo del genere?&lt;/em&gt;, e per estensione, &lt;em&gt;vi fareste mai costruire una centrale nucleare sotto casa da un uomo del genere&lt;/em&gt;?  Non penso all'energia nucleare come al male assoluto, intendiamoci, ma  come a un'energia pericolosa, tutt'altro che pulita e dai costi  nient'affatto irrisori. Dareste la gestione del nucleare in mano a gente  come Scajola e alla classe politica che rappresenta, al di l&amp;agrave; di tutto  ci&amp;ograve; che il nucleare in s&amp;eacute; pu&amp;ograve; o non pu&amp;ograve; rappresentare?&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Nel nostro  paese, infinita tristezza, a pensare male quasi sempre ci si azzecca.  Quali forze oscure tramano/hanno tramato perch&amp;eacute; si tornasse su questo  punto? La Germania, un paese con un senso civico e del bene comune molto  pi&amp;ugrave; solido e diffuso del nostro, decide di chiudere baracca e burattini  nucleari, ma noi no, noi non ci vogliamo far mancare proprio niente,  che diamine, vi pare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io non mi fido. Sia mai che ci facciano i  muri delle centrali con la sabbia, come per le case dell'Aquila. Di  sicuro verranno sperperati denari pubblici e ci sar&amp;agrave; chi si costruir&amp;agrave;  rotte private verso lucrosi conti bancari caraibici. Io non mi fido.  Voto s&amp;igrave;. A questo referendum e agli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perch&amp;eacute; anche il  legittimo impedimento &amp;egrave; una porcheria davvero super partes: che tu sia  di sinistra, destra o centro, come puoi non ammettere lo sconcerto e la  vergogna di un premier che si costruisce leggine personali per sfuggire  al giudizio della legge che, continua a esserci scritto nei tribunali, &amp;egrave;  uguale per tutti? Che differenza c'&amp;egrave; tra questa porcheria e le rotte  private Albenga/Fiumicino? Sono esempi di specchiata moralit&amp;agrave;? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'acqua,  poi. Oggi sui media Emma Marcegaglia non mancava di farci sapere che  una vittoria dei s&amp;igrave; al referendum sulla privatizzazione dell'acqua  riporterebbe l'Italia indietro di vent'anni. &lt;em&gt;E' un male&lt;/em&gt;, mi  chiedevo? Ci tornerei all'Italia di vent'anni fa, pre-berlusconiana,  l'Italia di Mani Pulite. Ci tornerei con la consapevolezza di ci&amp;ograve; che &amp;egrave;  successo dopo e con la speranza che, tornando sui fatti, si possa fare  qualcosa per &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=6XkyL47J3QQ&amp;amp;feature=related&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;evitare che accadano&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;ske01&quot;&gt;-A&lt;em&gt;llora dimmi, ragazzo del futuro, chi &amp;egrave; il Presidente degli Stati Uniti nel 1985?&lt;br /&gt;-Ronald Reagan.&lt;br /&gt;-Ronald Reagan? L'attore? Eh! E il vicepresidente chi &amp;egrave;? Jerry Lewis? Suppongo che Marilyn Monroe sia la First Lady&lt;/em&gt;&lt;em&gt; e John Wayne il Ministro della Guerra!&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi raccomando, se andate a votare, andateci &lt;strong&gt;prima di mezzogiorno&lt;/strong&gt;: tutto fa brodo per alzare l'affluenza alle urne e dare un segnale agli incerti!&lt;/p&gt;</description>
        <category>Acqua pubblica</category>
        <category>Legittimo impedimento</category>
        <category>Nucleare</category>
        <category>Referendum</category>
            <pubDate>Fri, 10 Jun 2011 13:27:48 +0200</pubDate>
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            <title>Piove</title>
            <link>https://blog.libero.it/bartelio/9940532.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe title=&quot;YouTube video player&quot; class=&quot;youtube-player&quot; type=&quot;text/html&quot; width=&quot;480&quot; height=&quot;315&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/xx0B56yo00U&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowFullScreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
        <category>Giacomo Nanni</category>
            <pubDate>Mon, 28 Feb 2011 22:46:48 +0200</pubDate>
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            <title>Poesia del cantante di Crescenzago</title>
            <link>https://blog.libero.it/bartelio/9334053.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Celentano nel Sessantuno, &lt;br /&gt;si present&amp;ograve; a Sanremo per la prima volta,&lt;br /&gt;con ventiquattromila baci. &lt;br /&gt;Aveva un vestito scuro fuori taglia, &lt;br /&gt;una cravatta da cowboy,&lt;br /&gt;l'aspetto di un morto vivente con la frangetta.&lt;br /&gt;Nel cambio di ritmo della canzone,&lt;br /&gt;inquadratura convenzionale dell'orchestra, &lt;br /&gt;orchestra che sembrava fare altro, &lt;br /&gt;quasi assopita,&lt;br /&gt;Celentano fece un salto, &amp;nbsp;&lt;br /&gt;mostr&amp;ograve; il culo al pubblico, &lt;br /&gt;prese a muoversi come se avesse perso le viti&lt;br /&gt;che tenevano assieme braccia e gambe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cantante di Crescenzago&lt;br /&gt;sale nel tratto scoperto,&lt;br /&gt;prima che il metr&amp;ograve; verde si inabissi.&lt;br /&gt;E' mediamente disperato, &lt;br /&gt;giacca sfatta, camicia fuori dai pantaloni, &lt;br /&gt;scarpe marrone chiaro tipo timberland. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha un lettore cd portatile in una mano, &lt;br /&gt;nell'altra un microfono, &lt;br /&gt;sulle spalle uno zaino con le casse. &lt;br /&gt;L'ho visto altre volte,&lt;br /&gt;&amp;egrave; alto, corpulento, &lt;br /&gt;una cinquantina d'anni,&lt;br /&gt;capelli grigi, radi e un po' scarmigliati,&lt;br /&gt;un reticolo di capillari scuri sulle guance. &amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si accomoda vicino a una porta,&lt;br /&gt;schiaccia il pulsante del lettore,&lt;br /&gt;fa partire la musica, &lt;br /&gt;una nenia balcanica su base elettrodance, credo. &lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ondarock.it&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Ondarock&lt;/a&gt; catalogherebbe come &lt;br /&gt;balcan-psych-elettro-shoegaze &lt;br /&gt;o qualcosa del genere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cantante aspetta un minuto di nenia,&lt;br /&gt;sino a che dal lettore non esce una voce lamentosa,&lt;br /&gt;monocorde.&lt;br /&gt;E' il suo momento: &lt;br /&gt;l'uomo attacca a cantare, &lt;br /&gt;canta sopra la voce, &lt;br /&gt;come in un playback finto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Canticchia piano, pianissimo,&lt;br /&gt;in una lingua che potrebbe essere serbo, &lt;br /&gt;o arabo, non so dire.&lt;br /&gt;Mi viene da pensare &lt;br /&gt;che la musica sia in realt&amp;agrave; una nenia maghrebina,&lt;br /&gt;ma l'uomo non ha l'aspetto del nord-africano,&lt;br /&gt;no.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si muove ancora un po'&lt;br /&gt;nella luce verde delle sei del pomeriggio.&lt;br /&gt;E' stonato, lamentoso, monocorde,&lt;br /&gt;canta come canterebbe un uomo al volante,&lt;br /&gt;uno che lavasse i piatti,&lt;br /&gt;come fosse l&amp;igrave; per caso,&lt;br /&gt;o non gli importasse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre fa tutto questo, &lt;br /&gt;la gente intorno,&lt;br /&gt;le persone, voglio dire, &lt;br /&gt;si guardano le scarpe&lt;br /&gt;chiacchierano &lt;br /&gt;appena un po' nervose. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo Cimiano, il metr&amp;ograve; si inabissa &lt;br /&gt;e la voce dell'uomo viene coperta dal rumore inumano del ferro, &lt;br /&gt;dallo stridio delle rotaie,&lt;br /&gt;dei freni o di chiss&amp;agrave; che cosa, &lt;br /&gt;amplificato in galleria.&lt;br /&gt;Si percepisce solo la musica arabo-balcanica,&lt;br /&gt;poco pi&amp;ugrave;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' qui che mi viene da chiedergli &lt;br /&gt;se nel cd c'&amp;egrave; lui, la sua voce. &lt;br /&gt;E poi quale strada lo ha portato &lt;br /&gt;fino alla linea del metr&amp;ograve;, &lt;br /&gt;verde. &lt;br /&gt;Mi vengono le domande che fanno tutti, &lt;br /&gt;prima che lui finisca di cantare,&lt;br /&gt;spenga il lettore a fatica, &lt;br /&gt;passi col sacchetto delle monete &lt;br /&gt;e si prepari per un altro vagone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Me ne sto zitto, invece,&lt;br /&gt;e penso solo che se capitasse a me, &lt;br /&gt;una linea del metr&amp;ograve; verde di una citt&amp;agrave; di Milano chiss&amp;agrave; dove, &lt;br /&gt;se mi capitasse vorrei essere Celentano, &lt;br /&gt;pensa la cazzata, mi dico, &lt;br /&gt;come nel Sessantuno a Sanremo, &lt;br /&gt;dio bastardo,&lt;br /&gt;muovermi in quel modo, &lt;br /&gt;girare il culo alla gente, &lt;br /&gt;fare un sorriso storto, &lt;br /&gt;mandare ventiquattromila baci &lt;br /&gt;e passare in un altro vagone.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;object width=&quot;180&quot; height=&quot;166&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/JOVb3HeECrc?fs=1&amp;amp;hl=it_IT&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;wmode&quot; value=&quot;transparent&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.youtube.com/v/JOVb3HeECrc?fs=1&amp;amp;hl=it_IT&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; wmode=&quot;transparent&quot; width=&quot;180&quot; height=&quot;166&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/p&gt;</description>
        <category>a me montale mi fa una pippa</category>
        <category>andare a capo ogni tanto</category>
            <pubDate>Fri, 01 Oct 2010 13:25:13 +0200</pubDate>
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            <title>Timbrare il biglietto</title>
            <link>https://blog.libero.it/bartelio/9215392.html</link>
            <description>&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;https://blog.libero.it/bartelio/getmedia.php?%27or%60zo%2Cgm%7DKg%60w_gh%7D5%7C%60%3A%2793158c-%3B8110k%25aied-ozglitecphc%3F%27%3D0%27z%05kgonmghom%05jO&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla stazione di Dalmine c'&amp;egrave; una sola timbratrice funzionante. E' all'esterno, al termine della piattaforma. In realt&amp;agrave; ce ne dovrebbero essere altre due, nella sala d'aspetto: peccato che la sala d'aspetto sia chiusa da mesi &quot;causa lavori di ristrutturazione&quot;. Ogni mattina si forma cos&amp;igrave; un codazzo. E' meglio non arrivare in ritardo se vuoi timbrare per bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Agosto, niente abbonamento mensile. Lavoro una sola settimana su quattro, non &amp;egrave; conveniente. Opto per un abbordabile settimanale, pi&amp;ugrave; un paio di biglietti giornalieri. Nel momento in cui mi avvicino alla timbratrice (obliteratrice, starete forse pensando, immagino: c'&amp;egrave; qualcuno che si vuole unire al sottoscritto nella raccolta di firme per l'abolizione di questo lemma orribile, perch&amp;eacute; scompaia per sempre nelle spire dell'oblio, un bel referendum abrogativo, che dite?) penso: mi devo ricordare, questa sera, mi devo assolutamente ricordare di timbrare il biglietto del ritorno. Badate bene, so gi&amp;agrave; che me ne dimenticher&amp;ograve;, ma ugualmente incido in una piccola parte di me, quella degli atti mancati, incido questa frase a lettere d'oro: devi ricordare di timbrare il biglietto di ritorno, senn&amp;ograve; sono cazzi. Bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infilo il biglietto nella macchinetta gialla, che produce un rumorino familiare, brr trr sgrissigr&amp;igrave;. Ritiro il biglietto e noto che tale sforzo onomatopeico coincide con uno sbuffo talmente modesto su un angolo del tagliando da sembrare una presa in giro. Gi&amp;agrave; mi ci vedo di fronte al controllore, a giustificare: veda, &amp;egrave; chiaro, 31 agosto 2010, non c'&amp;egrave; ambiguit&amp;agrave;. S&amp;igrave;, risponde quell'uomo orribile, s&amp;igrave;, fanno cinque euro, grazie. Insomma, niente. Provo a infilare di nuovo il biglietto, conscio dei rischi che possono seguirne, ma niente onomatopee, stavolta. La timbratrice resta muta. Riprovo da varie angolazioni, ma niente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dietro di me una donna di una cinquantina d'anni aspetta col biglietto in pugno: mi scanso, le faccio posto e le auguro una fortuna migliore. La signora inserisce il tagliando, ma nulla: lo stesso silenzio piccato. S'avvicina quindi un baldo giovane, il giovane che aiuta le signore a attraversare la perigliosa strada, che si offre di timbrare il biglietto al posto della signora. Col biglietto in mano fa un paio di movimenti ondulatori sussultori col polso, lo introduce quasi sfiorando la fessurina (dice cos&amp;igrave;, ahem) e morbidamente si avvicina al lato sinistro. La timbratrice ha un sussulto, un fremito improvviso, fa brr ttrrrr sgrissigritrr. Il baldo giovane estrae il biglietto, perfettamente timbrato. Lo ammetto, non ho alcuna decenza, n&amp;eacute; dignit&amp;agrave;: gentile giovine, vorrebbe farmi il favore di timbrare pure il mio, e cos&amp;igrave; riesco a montare sul treno per tempo e con il mio bravo timbro. &lt;br /&gt;E' ovvio: per tutta la durata del viaggio verso Milano, non ci sar&amp;agrave; alcuna traccia del controllore, il quale invece si sarebbe manifestato certamente se avessi avuto il biglietto mal timbrato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre salgo a bordo e mentre mi accomodo e per una buona parte del viaggio e comunque ogni volta che tocco casualmente il portafoglio, mi dico: devi ricordare di timbrare il biglietto del ritorno. Mi sovviene che potrei fare un timbro preventivo, in mattinata, alla stazione di Lambrate e togliermi il pensiero, ma sul tagliando trovo scritto inequivocabile, &quot;il timbro scade dopo tre ore&quot;. Niente da fare. Devo ricordarmi di timbrare eccetera, ripeto, e affronto con questo tarlo la giornata di lavoro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verso sera esco dall'ufficio, mi accendo l'ipod, penso 'che bellino questo disco dei frightned rabbit' e m'incammino verso il metr&amp;ograve;. Sulla strada mi raggiunge un collega. Spengo l'ipod, facciamo quattro chiacchiere cammin facendo e intanto mi capita di toccare casualmente la tasca posteriore con il portafoglio: devo ricordarmi di timbrare eccetera. Il collega mi dice svariate cose circa la caduta dei margini di guadagno dell'azienda, lo sviluppo della tecnologia e in particolare di quella informatica, mi dice che i combustibili a disposizione, da qualche decennio, sono sempre quelli e ogni altra forma di progresso non &amp;egrave; data. Parliamo di spazio 1999, del telecomando e di come ancora le persone non girino nelle tutine gialle dei protagonisti della serie, bench&amp;eacute; ci sia internet, l'ipod-pad, il mondo globalizzato, l'email, lo scanner e il blackberry. A Lambrate scendo, faccio le cose solite, scale mobili, piazza bottini, giretto alla libreria mondadori, corsetta al binario sette, treno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salgo e trovo un posto bellissimo, in una carrozza bellissima, con i sedili in plastica bianca e tessuto verde: i migliori. La carrozza &amp;egrave; condizionata, evviva. Il posto &amp;egrave; il primo, al piano sopra, all'ingresso nello scompartimento: un sacco di spazio avanti a te per allungare le gambe. Mi distendo, tolgo il libro di somerset maugham, faccio per toccare il portafoglio e mi colpisce l'evidenza: ho dimenticato di timbrare il biglietto di ritorno. Deglutisco amaro, ripongo il libro in borsa, abbandono i miei vicini di triposto, chino il capo e scendo le scale: la regola vuole infatti che noi uomini probi, retti, vuole che si cerchi il controllore e si faccia atto di pubblica contrizione, sperando di ricavarne l'assoluzione e nessuna ammenda. Per dare testimonianza della mia assoluta buona fede, non bastassero i tre anni e mezzo di abbonamenti regolarmente acquistati e timbrati, attraverso ben due scompartimenti alla ricerca dell'uomo. Passo anche da un vagone all'altro, per tramite della passerella sospesa sulle rotaie, e ho una vaga visione di precipitamento: immagino la piattaforma dischiudersi e i binari inghiottirmi, uomo onesto precipita e si stritola nell'adempimento del proprio dovere, breve servizio su rai tre regione e un trafiletto sulle pagine milanesi di repubblica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Apro una porta, salvo, e lo vedo, ecce homo. E' in piedi tra la gente, cappello e borsello, e sta elevando una contravvenzione a un tizio che evidentemente &amp;egrave; manchevole di qualcosa. Il tizio riceve la copia gialla di un verbalino e passa dieci euro al controllore. Mentre questi cerca il resto nel palmo, mi avvicino e dico, mi perdoni ho dimenticato di timbrare. Il controllore, senza alzare l'occhio dal palmo, dice, e che devo fare. Dice cos&amp;igrave;, senza guardarmi. &lt;br /&gt;Ho il sospetto che la domanda sia rivolta al tizio o alle monete, che l'uomo non sappia ancora districarsi con l'euro e quindi faccio finta di nulla e aspetto. Quand'ha finito col palmo, si volta, mi guarda e ripete, e che devo fare. Chiaramente, parlava con me. &lt;br /&gt;Devo fare il controllore o il buono, dice ancora. &lt;br /&gt;A questo punto, mi innervosisco: senta, faccia quel che crede opportuno, io sono venuto a cercarla, ero seduto di l&amp;agrave; (faccio un vago gesto oltre le mie spalle, come a indicare l'altra sponda del mar rosso, un'enormit&amp;agrave; di scompartimenti e vagoni), credo che sia sufficiente come segno della mia buonafede, non trova? Se avessi voluto fare il furbo, me ne sarei rimasto seduto, non crede. Sorvolo sul posto in pole position e sul condizionamento perfetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il controllore fa un ghigno come a dire, eh ne ho visti di furbetti, scarabocchia qualcosa sul mio biglietto, me lo restituisce e si volta da un'altra parte. Gli metto una mano sull'avambraccio, una cosa fastidiosa, ma sapete com'&amp;egrave;: guardi che sono quattro anni (esagero per esigenze teatrali) che faccio questa linea e ho sempre comprato abbonamenti e timbri, che crede. Manca solo che aggiunga, lei non sa chi sono io. Mi accorgo di parlare alle mie scarpe. Non ho l'animo del piazzista di sceneggiate. Lascio l'avambraccio e torno verso il mio posto. Occupato, ovviamente. Mi devo accontentare della carrozza successiva, con refrigerazione modesta, seduto di fronte a una tizia proterva, ben decisa a difendere lo spazio conquistato per le sue gambe distese. Faccio il viaggio anchilosato, in imbarazzante intimit&amp;agrave; col ginocchio della tizia, che chiusi gli occhi, sistemato l'ipod, se la dorme della grossa.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E' inutile che vi dica che il controllore non passer&amp;agrave; in quello scompartimento per tutta la durata del viaggio: la legge morale &amp;egrave; dentro di me, ah. Il cielo stellato sopra, credo, per quanto siano solo le sei del pomeriggio.&lt;/p&gt;</description>
        <category>cose che volio raccontare</category>
        <category>diario infimo estivo</category>
        <category>il mio diario infimo</category>
        <category>scusate la logorrea</category>
        <category>Treni</category>
            <pubDate>Wed, 01 Sep 2010 13:19:18 +0200</pubDate>
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            <title>In fumo</title>
            <link>https://blog.libero.it/bartelio/8960211.html</link>
            <description>&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;https://blog.libero.it/bartelio/getmedia.php?%20or%60zo%2Cgm%7DKg%60w_gh%7D5%7C%60%3B%2503429i-%3A2410k%25aied-ozglitecphc%3F%27%3D0%27z%05kgonmghom%05jL&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venerd&amp;igrave; non &amp;egrave; un giorno come gli altri. Siedo in un esaposto turandomi il naso -macchie scure enormi su tutte le poltrone, ahim&amp;eacute;. Davanti, un tale pelato color olivastro rannicchia le gambe; inavvertitamente, con un dito gli sfioro il ginocchio -sapete lo spazio, sui treni pendolari- e il pelato ruota le rotule e le dispone in diagonale, consentendomi, va detto, una comodit&amp;agrave; inusitata, da principe povero, ma costringendosi a una posa innaturale da ernia discale o stiramento del retto femorale: ma tanto &amp;egrave; vita mea, mors tua, eccetera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa faccenda degli esaposto va chiarita, m'accorgo. Ogni tanto (sempre pi&amp;ugrave; spesso) ci rifilano questi treni strani, composti da carrozze asimmetriche; da un lato&amp;nbsp; del corridoio hanno, appunto, gli esaposto, che in realt&amp;agrave; si trasformano in quadriposto perch&amp;eacute; sono stretti e pi&amp;ugrave; di quattro ci si sta male; dall'altro lato avrebbero dei biposto, che per&amp;ograve; spesso la gente scambia per quadriposto, anche se pi&amp;ugrave; di due ci si sta male. Ergo, &amp;egrave; un treno carrozza confuso: capienza teorica dieci (10), capienza reale sei (6), quindi due in meno delle tradizionali carrozze con doppi quadriposto. Valli a capire. &lt;br /&gt;Tutto ci&amp;ograve; rientra, credo, nel disegno preciso che mira a ridurre numericamente, a fiaccare il popolo dei pendolari, costringendolo presto o tardi all'estinzione. Il posto lasciato vacante verr&amp;agrave; immediatamente occupato da una schiera di rapidissimi, pulitissimi, logicissimi Frecciarossa, argomento sul quale ho gi&amp;agrave; dato in passato (&lt;a href=&quot;http://blog.libero.it/bartelio/6413221.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;link&lt;/a&gt;). Un po' come l'arrivo della ferrovia nel selvaggio West, solo che nel nostro caso si tratta di un evidente rimpasto: il vecchio accelerato delle 17.45 per Bergamo, con codazzo maleodorante di pendolari abbruttiti da ogni genere di vessazione, verr&amp;agrave; preso da un mostro ipertecnologico e profumato, a bordo del quale si parler&amp;agrave; solo di brand, e-procurement e core business.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre al pelato olivastro di cui sopra, di fianco ho un altro pelato (evidente segno del declino scritto nella carne del pendolare), corpulento, in ciabatte e piede nudo, che a un certo punto toglie dalla borsa Superdrive, rivista di motociclette, e un player nero con musica non identificata. Di fronte a costui, una donna, pantaloni rossi, occhiale scuro, immersa nella lettura di City, il quotidiano gratuito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Pioltello, da sotto la carrozza si alza un fumo acre, fastidioso, c'&amp;egrave; puzza di plastica bruciata. Tutti i finestrini si abbassano, con l'effetto di riempire ancora di pi&amp;ugrave; lo scompartimeto di fumo. Mentre scrivo ho ancora il lezzo sulla maglietta buona, dannazione.&lt;br /&gt;La donna chiude gli occhi e appoggia il giornale sul sedile. Il pelato olivastro si aggiusta nervosamente gli occhiali, mentre l'altro arrotola Superdrive e se lo batte sul palmo della mano, minaccioso.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Due tre ferrovieri arrivano trafelati -vabb&amp;eacute;- e ruotano manovelle, guardano sotto il treno, scuotono la testa, dicono termini tecnici misteriosi, come camoretta pistricchio salamanna oriputto, roba cos&amp;igrave;, fino a che uno preme il tasto giusto e si alza la voce, &amp;egrave; finito &amp;egrave; finito capo si pu&amp;ograve; risalire si riparte!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pelato olivastro, rotti gli indugi, chiede alla donna a fianco se possa dare un'occhiatina a City. Lei fa, certo! e sorride, e forse una nuova coppia s'&amp;egrave; formata. Io scendo a Lambrate, come Superdrive, e li lascio discretamente soli.&lt;/p&gt;</description>
        <category>treno</category>
            <pubDate>Fri, 18 Jun 2010 13:19:32 +0200</pubDate>
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            <title>Elaborazione teorico pratica</title>
            <link>https://blog.libero.it/bartelio/8938209.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;a title=&quot;alice&quot; href=&quot;http://foto.libero.it/bartelio/Foto-profilo/alice0&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img title=&quot;alice&quot; src=&quot;http://digiphotostatic.libero.it/bartelio/sml/deee7d3cdb_3318460_sml.jpg&quot; alt=&quot;alice&quot; width=&quot;350&quot; height=&quot;263&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;[omissis] ...gentili colleghi, sulla scorta di quanto riportato da John Dewey nella sua 'Scienza dell'educazione' circa l'elaborazione teorica dello stato precosciente dell'infante, aggiungo ora tutta una serie di considerazioni nate dall'esperienza sul campo maturata, come &amp;egrave; noto, negli ultimi mesi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il bambino-l'infante-il neonato piange, ci&amp;ograve; significa che sta sperimentando a contatto col mondo il legame causa/effetto; quindi sa che un dolore improvviso al pancino scatena un pianto catastrofico, la cui intensit&amp;agrave; &amp;egrave; direttamente proporzionale al dolore provato al pancino medesimo. Ora, questo pianto altro che sommesso scatena la reazione di un'entit&amp;agrave; che, inter nos, chiameremo essere-umano-di-stazza-mediamente-robusta. Va da s&amp;eacute;, sempre inter nos, che il neonato non possieda cognizione esatta di cosa sia la stazza, n&amp;eacute; saprebbe dire, pur se messo alle strette, cosa sia esattamente un essere umano. Il Coso (immaginate fatidiche virgolette a trattenere il lemma), tale &amp;egrave; di fatto la percezione del neonato, accorre e lo solleva dalla posizione raccolta e mette in atto tutta una serie di movimenti ondulatori/sussultori che hanno come effetto il cessare del dolore al suddetto pancino. Nella relazione con il predetto Coso, il neonato coglie altres&amp;igrave;: che il predetto se accostato al viso produce un senso vivo di fastidio: potesse elaborare in termini di linguaggio comune, il neonato direbbe che il predetto Coso punge (altre fatidiche virgolette). Il predetto, il Coso, diciamo, si relaziona al neonato attraverso un linguaggio primordiale fatto di sssccc sssst ciccci ccciiiccc pep&amp;egrave; sssccc, che il neonato non comprende, ovviamente, eccetera ... [omissis]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pare evidente che, se questo &amp;egrave; il legame causa/effetto, dolore al pancino, accorrere del Coso, movimento rotatorio/sussultorio, fine del dolore, questo primo fondamentale legame con la realt&amp;agrave; non pu&amp;ograve; essere spezzato da ritardi nell'accorrere: se infatti il Coso ritarda, in particolare nelle ore notturne, ma pure in altri momenti della giornata, il delicato equilibrio psicofisico del neonato risulter&amp;agrave; inevitabilmente compromesso. Altres&amp;igrave;, il delicato legame e la costruzione teorico-pratica sulla quale il neonato costruisce il proprio mondo e la relazione con esso, si sfalda e con esso si sfalda il mondo reale tout court, che assume presto le sembianze brute di una non-cosa, non esperibile in alcun modo, non regolata da leggi riproducibili, quindi in definitiva un ritorno al caos primigenio, nonch&amp;eacute; al dolore e al dolore del pancino in particolare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va aggiunto come ai neonati manchi del tutto il senso del tempo, del suo fluire, del concatenarsi di eventi; fa loro difetto la memoria del passato e la prospettiva futura; essi neonati, vivono un eterno presente fatto di fame (quella sensazione di vuoto che provano e che li porta a piangere), di dolore ai pancini, di corse del Coso, di avvicinarsi di un'altra Cosa, pi&amp;ugrave; gentile, pi&amp;ugrave; profumata, meno pungente e di solito dai modi meno spicci, che riesce a relazionarsi al neonato altrimenti che con quel linguaggio primordiale, riesce a modulare un canto, una prosodia, bench&amp;eacute; costituita di pochi elementi, che si strutturano attraverso forme ricorrenti quali ninna nanna ninna oh questa bimba a chi la do; oppure anche, in casi molto particolari, prendono la forma di un addio lugano bella o dolce terra pia scacciati senza colpa gli anarchici van via eccetera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dicevamo che questo eterno presente presuppone che se il legame causa/effetto si rompe e quindi il dolore non si&amp;nbsp; riversa nella corsa delle Cose, e del Coso soprattutto, e il dolore persiste, questo dolore &amp;egrave; il dolore eterno, &amp;egrave; per sempre e non vi &amp;egrave; scampo alcuno. Di qui l'effetto devastante sulla vita psicofisica del neonato dovrebbe essere a questo punto chiaro a tutti ... [omissis]&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;(Tratto dagli atti del convegno &quot;L'infante, il coso, il pianto e il pancino nella percezione psicosomatica delle cose ultime&quot;, a cura di Associazione Studi Bartelici, 2010, Bergamo)&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske01&quot;&gt;&lt;em&gt;(nella foto, Alice, in uno dei suoi molteplici travestimenti: qui impersona Hattie McDaniel, meglio nota come Mami, in Gone with the wind, 1939)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Sun, 13 Jun 2010 04:09:24 +0200</pubDate>
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            <title>Del nostro tempo rubato</title>
            <link>https://blog.libero.it/bartelio/8922286.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a title=&quot;perturbazione&quot; href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=G_nIbCmDus4&amp;amp;feature=related&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img title=&quot;perturbazione&quot; src=&quot;http://digiphotostatic.libero.it/bartelio/sml/deee7d3cdb_3302540_sml.jpg&quot; alt=&quot;perturbazione&quot; width=&quot;350&quot; height=&quot;261&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;per&amp;ograve; vorrei voltare pagina.&lt;br /&gt;non &amp;egrave; la fatica &amp;egrave; lo spreco&lt;br /&gt;che mi fa imbestialire&lt;br /&gt;non &amp;egrave; la fatica, &amp;egrave; lo spreco.&lt;br /&gt;sarebbe bello ridere di noi&lt;br /&gt;di tutto il tempo rubato&lt;br /&gt;al nostro tempo a venire&lt;br /&gt;sarebbe meglio ridere di noi&lt;br /&gt;ma mi si stringe la gola&lt;br /&gt;non riesco a dire&lt;br /&gt;una parola buona.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa canzone &amp;egrave; tratta da &quot;&lt;strong&gt;Del nostro tempo rubato&lt;/strong&gt;&quot;, il nuovo (grandissimo!) album dei &lt;strong&gt;Perturbazione&lt;/strong&gt;. E' talmente bella che meriterebbe di essere disegnata da Gipi. Gli elementi ci sono tutti, incluso il dialogo tra due fratelli, un musicista rock e un operaio della catena di montaggio (ora, &lt;em&gt;automazione&lt;/em&gt;). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;ske01&quot;&gt;&lt;em&gt;(Clic sull'immagine per ascoltarla)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske01&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
        <category>Musica</category>
            <pubDate>Wed, 09 Jun 2010 02:34:05 +0200</pubDate>
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