<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" version="2.0"><channel><title>prima della pioggia</title><description>Politica, storia, economia internazionale, Russia, Italia, Grecia</description><managingEditor>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</managingEditor><pubDate>Thu, 20 Feb 2025 09:02:46 -0800</pubDate><generator>Blogger http://www.blogger.com</generator><openSearch:totalResults xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">967</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">25</openSearch:itemsPerPage><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/</link><language>en-us</language><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:subtitle>Politica, storia, economia internazionale, Russia, Italia, Grecia</itunes:subtitle><itunes:owner><itunes:email>noreply@blogger.com</itunes:email></itunes:owner><item><title>Aljaksandr Lukašėnka rieletto Presidente della Bielorussia per la quinta volta</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2025/01/aljaksandr-lukasenka-rieletto.html</link><category>Bielorussia</category><category>dittatura</category><category>Lukašėnka</category><category>Post-comunismo</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Sun, 26 Jan 2025 10:53:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-4267505490011523328</guid><description>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhrLBRR9AM8LFYbplfigTkJUnAJ11_MXgmE18wG5h6QUxcHOBDyiSUV7KWsu-hsAMPxu7vC_-4lS_dfHG_MiaDVjnT97S7T4hV-CPlTZsrD2ZMzgR83UyNdtXn_j0m-SaYEb7mcQ9DO_t72CDq43B4bskXMWNcW8BXP4hs9jcSBkeF7UswAtHwSQiMRJDuR/s275/Unknown.jpeg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="183" data-original-width="275" height="272" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhrLBRR9AM8LFYbplfigTkJUnAJ11_MXgmE18wG5h6QUxcHOBDyiSUV7KWsu-hsAMPxu7vC_-4lS_dfHG_MiaDVjnT97S7T4hV-CPlTZsrD2ZMzgR83UyNdtXn_j0m-SaYEb7mcQ9DO_t72CDq43B4bskXMWNcW8BXP4hs9jcSBkeF7UswAtHwSQiMRJDuR/w408-h272/Unknown.jpeg" width="408" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Non poteva andare diversamente. Dopo la durissima repressione che colpì l'opposizione bielorussa cinque anni fa, Lukašėnka non teme più alcun male. Senza la minima vergogna il settantenne ultra-presidente o presidente a vita della Bielorussia viene rieletto con più dell'80% dei consensi in elezioni farsa, o non-elezioni, come più giustamente dovrebbero essere chiamate. Gli altri candidati, infatti, sono teste di legno, o ballerini di supporto, vicini al regime e che servono soltanto per dare una parvenza di verità a una pratica che di democratico non ha nulla. I cittadini sono costretti a votare, e a votare "giusto", dai luoghi di lavoro, di residenza, dalle scuole, le università ecc.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Lukašėnka è nato il 30 agosto 1954 a Kopyś, nel distretto di Orša, &amp;nbsp;e si è laureato in economia all'Istituto di Mahilëŭ nel 1974 (dalla giovane età del laureato, venti anni, si dovrebbe comprendere il livello della laurea, del tutto simile a quello delle nostre scuole superiori dell'epoca, e neanche delle migliori). Ha svolto il servizio militare ed è stato direttore di una azienda agricola collettiva, completando un nuovo ciclo di studi nel 1985 in agronomia. Nel 1990, approfittando delle riforme gorbacioviane, si candidò a deputato del Soviet bielorusso e in seguito fondò il partito-ossimoro "Comunisti per la Democrazia" che avrebbe dovuto guidare l'Unione Sovietica a diventare un Paese democratico seguendo i principi comunisti. Nel 1994, nella prima e unica elezione democratica della Repubblica bielorussa (6 furono i candidati al ruolo di Presidente), venne eletto presidente dopo una campagna elettorale in cui aveva denunciato la corruzione e promesso di difendere i salari dall'inflazione. Forte, a parole, fu anche l'opposizione alla privatizzazione selvaggia, che caratterizzò in quegli anni tutte le ex repubbliche sovietiche. Il paese, però, non risolse i suoi problemi principali, ossia la fortissima dipendenza dalla Russia, da dove importava gas e energia. Nel 1995, inoltre, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale sospesero i prestiti alla Bielorussia data la mancanza di riforme economiche. Le successive elezioni lo videro sempre trionfare, mentre la sua politica mise la Bielorussia nell'orbita di Mosca come stato quasi-federato, amico fedele e alleato numero uno. Questa è gente così, che pensa di essere indispensabile, di fare il bene del proprio popolo, e che se dovesse lasciare la Bielorussia cadrebbe in mano ostili. Intollerante verso il dissenso, è ormai diventato il capo di un governo criminale che soffoca ogni forma di opposizione, bloccando il paese in un inverno senza fine, osteggiando le menti più brillanti e favorendo l'ascesa di politicanti mediocri, capaci soprattutto di dare ragione al capo. Non si può mai dire, a volte le cose accadono comunque. Ma per adesso tutto lascia pensare che egli sarà presidente a vita.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;http://feeds.feedburner.com/PrimaDellaPioggia
&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhrLBRR9AM8LFYbplfigTkJUnAJ11_MXgmE18wG5h6QUxcHOBDyiSUV7KWsu-hsAMPxu7vC_-4lS_dfHG_MiaDVjnT97S7T4hV-CPlTZsrD2ZMzgR83UyNdtXn_j0m-SaYEb7mcQ9DO_t72CDq43B4bskXMWNcW8BXP4hs9jcSBkeF7UswAtHwSQiMRJDuR/s72-w408-h272-c/Unknown.jpeg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>L'Egiziano Al Masry Njeem Osama</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2025/01/legiziano-al-masry-njeem-osama.html</link><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Fri, 24 Jan 2025 04:50:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-112710808978844298</guid><description>&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj4wMTCVyj8IzKC0qppDgXzJtz6ugGB7yZezElTZG08X0CHZI4L9naSy3TGrQdwSlat-4OUNaLdKAq_noTvJXLET5hjLZUFUPAxGhYk3cQU840npxFI6tuIHezto2R3tLv6oE2-wb2VFF94hdc-vynujWCkAi6w59JsHdHpVQE_ft0CUke8vft8uQk5i3oR/s310/Unknown.jpeg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="163" data-original-width="310" height="242" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj4wMTCVyj8IzKC0qppDgXzJtz6ugGB7yZezElTZG08X0CHZI4L9naSy3TGrQdwSlat-4OUNaLdKAq_noTvJXLET5hjLZUFUPAxGhYk3cQU840npxFI6tuIHezto2R3tLv6oE2-wb2VFF94hdc-vynujWCkAi6w59JsHdHpVQE_ft0CUke8vft8uQk5i3oR/w461-h242/Unknown.jpeg" width="461" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;b&gt;Rientrato&lt;/b&gt; in Libia con un aereo del nostro Stato, &lt;b&gt;Al Masry&lt;/b&gt; (l'&lt;b&gt;Egiziano&lt;/b&gt; in arabo), appare sorridente, anzi raggiante. Si comprende perché. Ha rischiato di rispondere delle accuse direttamente di fronte alla Corte penale internazionale dell'Aja, che proprio l'Italia aveva contribuito a far nascere nel 1998, ospitando a Roma la conferenza fondativa. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; Al Masry era stato arrestato su mandato internazionale a Torino il 18 gennaio scorso. Si è trattato, evidentemente, di un errore, perché il governo italiano ha provveduto immediatamente al suo rilascio, ufficialmente per un problema procedurale.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;La legge 237 del 2012 sulla cooperazione tra l'Italia e la Corte stabilisce che le richieste della stessa sono gestite direttamente dal ministro della Giustizia, che deve trasmetterle al procuratore di Roma perché le esegua. Quindi gli uffici di Torino, dove è stato fatto l'arresto, avrebbero dovuto informare immediatamente il ministero. L'irregolarità, banale, poteva essere corretta in breve tempo, anche perché non violava alcun diritto dell'arrestato. Così, però, non è stato e il ministro non è intervenuto.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="text-align: left;"&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;Al Masry fino a oggi era un nome poco noto al grande pubblico, ma conosciuto tra le organizzazioni che difendono i diritti umani. Generale, capo della polizia giudiziaria libica, è stato accusato di torture all'interno della prigione di Mitiga, a Tripoli. La sua detenzione, però, avrebbe messo in pericolo l'accordo che l'Italia ha con la Libia sul contenimento della migrazione verso il nostro paese.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Gli arresti e le torture secondo l'accusa sono stati commessi con continuità e con il suo aiuto da membri della Special Deterrence Forces, o Rada. A dire dei giudici della Corte «I crimini hanno avuto luogo nella prigione di Mitiga contro persone detenute per motivi religiosi (come cristiani o atei) o per non aver rispettato l’ideologia religiosa della Rada (comportamenti immorali e omosessualità)». Episodi, dunque, gravissimi. La corte ha raccolto testimonianze sufficienti per l'incriminazione da parte di persone scampate in qualche modo alle violenze, oltre a filmati e racconti di operatori umanitari presenti nei centri di detenzione. Accanto a questo esistono a centinaia di referti medici che illustrano stupri e violenze. Mantenere quell'accordo, siglato anni fa da un governo di centro-sinistra, vuol dire complicità nella repressione o, quantomeno, ignavia. In Italia, viene da dire, i guai si combinano sempre in coppia. O il centro-sinistra fa una legge (o conclude un accordo come in questo caso) e la destra non la cambia, specie se è liberticida, o avviene il contrario.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; Il ministro ha dichiarato che l'espulsione è stata dovuta alla pericolosità del soggetto, che probabilmente avrebbe potuto organizzare una sala delle torture in un qualche carcere italiano, oppure avrebbe potuto arrestare cittadini innocenti, facendoli poi sparire come avviene in Libia. O forse no? Forse non glielo avremmo concesso. Nel dubbio, si è deciso per l'espulsione, che somiglia però a un rientro a casa concordato.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; L'Italia ha commesso una serie di errori in una vicenda cominciata male e conclusa peggio. Non è la prima volta. In casi simili nel passato sono stati coinvolti criminali nazisti o persone in fuga da regimi autoritari e restituite ai loro aguzzini per superiori motivi diplomatici.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Ne parleremo in un prossimo post.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;http://feeds.feedburner.com/PrimaDellaPioggia
&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj4wMTCVyj8IzKC0qppDgXzJtz6ugGB7yZezElTZG08X0CHZI4L9naSy3TGrQdwSlat-4OUNaLdKAq_noTvJXLET5hjLZUFUPAxGhYk3cQU840npxFI6tuIHezto2R3tLv6oE2-wb2VFF94hdc-vynujWCkAi6w59JsHdHpVQE_ft0CUke8vft8uQk5i3oR/s72-w461-h242-c/Unknown.jpeg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Libertà da Orenburg al Kazakhstan</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2025/01/liberta-da-orenburg-al-kazakhstan.html</link><category>Caso Set'. Viktor Filinkov. Orenburg. Anarchia</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Wed, 22 Jan 2025 10:38:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-1493964959571872083</guid><description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgHH_yi1SkZcPPQzX-zekFR12jQBTY2gC3o6N9qoS0tY1FViE7jAXelLBEBAmOljwAggmQI7omMd6t-2eQKX2DeymHpviDuOndg3BXPjtnqfdzMdY-aT-hazo1VHvuiyb5ChWjpwK9T1sX3ll3P0OCEkTfvvFKpE1z6Ep48eH6ii5K9RAaIUVLdBbZ55iDO/s1000/7214128750056659392.jpeg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="522" data-original-width="1000" height="281" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgHH_yi1SkZcPPQzX-zekFR12jQBTY2gC3o6N9qoS0tY1FViE7jAXelLBEBAmOljwAggmQI7omMd6t-2eQKX2DeymHpviDuOndg3BXPjtnqfdzMdY-aT-hazo1VHvuiyb5ChWjpwK9T1sX3ll3P0OCEkTfvvFKpE1z6Ep48eH6ii5K9RAaIUVLdBbZ55iDO/w534-h281/7214128750056659392.jpeg" width="534" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;Roma, inizio gennaio 2025. Ricevo una telefonata da Evgenija Kulakova, che conosco da tanti anni. Abbiamo lavorato insieme dentro Memorial, collaborato, condiviso. Per anni. Mi dice che Vitja, suo marito, finalmente sta per essere rilasciato e che non sanno dove andranno a vivere. Probabilmente si recheranno in Kazakhstan, dice, dove Vitja è nato e dove vive la madre. E così è andata, per adesso.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Orenburg, 22 gennaio 2025. Viktor Filinkov è libero. Era stato arrestato sette anni fa con l'accusa di terrorismo. Sarebbe stato uno dei componenti li gruppo "Set'" [Network o rete] e avrebbe addirittura avuto in mente di far saltare in aria l'edificio che sulla piazza Rossa ancora oggi ospita le spoglie di Lenin. Il mausoleo, che prima del 1991 era tappa forzata di ogni turista occidentale e che dopo tale data è diventato un luogo di ritrovo per nostalgici, ma sempre turisti. Non solo. Vitja e gli altri membri di Set', in tutto una decina di ragazzi sui vent'anni, avrebbero potuto/voluto sovvertire l'ordine costituzionale [!] russo. Perché un certo ordine, in effetti, esiste. Lo vedremo. In tutto per l'affare Set' sono stati condannati dieci ragazzi, gente di sinistra, anarchici, antifascisti. Compagni, insomma. Viktor, come gli altri, negò l'esistenza stessa di questa organizzazione e fu il primo a parlare pubblicamente di tortura subita subito dopo l'arresto. Per le violenze subite inizialmente riconobbe le accuse, ma pochi giorni dopo ritrattò e denunciò i suoi accusatori.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; Il processo si svolse a San Pietroburgo e in questa città Vitja conobbe Evgenija, militante in difesa dei diritti umani, che divenne sua difensora civica.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;La madre, Natalija, che come oggi viveva in Kazakhstan, aveva molta difficoltà raggiungere la seconda città russa.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; Dopo la condanna a sette anni di lavori forzati Vitja è stato trasferito a Orenburg in una colonia penale. Ogni due mesi Evgenija lo è andato a trovare. Nel corso della prigionia ha subito percosse e centinaia di giorni di isolamento e di cella di punizione. Una volta anche per aver sorriso mentre cuciva un vestito durante le le ore di lavoro (Vitja ha fatto il sarto in cattività). Dei 40 ricorsi per maltrattamenti, 20 sono stati vinti e il giudice gli ha riconosciuto 200mila rubli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; Nel 2023 Vitja e Evgenija si sono sposati in carcere. Appena libero, Vitja è stato accompagnato al confine con il Kazakhstan. Da lì i due ripartiranno per costruire la loro vita in libertà.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; Proprio il Kazakhstan sta diventando in questi anni di guerra uno dei luoghi in cui trovano più facilmente ricovero persone che non condividono la politica del Cremlino, ma che non vogliono lasciare del tutto l'areale russo per l'Europa occidentale.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;http://feeds.feedburner.com/PrimaDellaPioggia
&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgHH_yi1SkZcPPQzX-zekFR12jQBTY2gC3o6N9qoS0tY1FViE7jAXelLBEBAmOljwAggmQI7omMd6t-2eQKX2DeymHpviDuOndg3BXPjtnqfdzMdY-aT-hazo1VHvuiyb5ChWjpwK9T1sX3ll3P0OCEkTfvvFKpE1z6Ep48eH6ii5K9RAaIUVLdBbZ55iDO/s72-w534-h281-c/7214128750056659392.jpeg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>La securetate dei diritti umani e la malattia</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2020/12/la-securetate-dei-diritti-umani-e-la.html</link><category>DPCM</category><category>Pandemia</category><category>Richard Horton</category><category>securitate</category><category>Sindemia</category><category>umanesimo</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Sat, 5 Dec 2020 10:15:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-3609611416476332779</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;La pandemia, che Richard Horton, direttore della rivista “The Lancet”, ha recentemente chiamato forse più propriamente sindemia, sta progressivamente svelando il proprio volto. A differenza di quanto si pensava all’inizio, quando i paesi colpiti vennero divisi in democratici e autoritari, sovranisti e comunitari, è evidente che il virus si muove seguendo strutture portanti delle società. Colpisce e uccide quasi sempre persone con redditi bassi, socialmente emarginate, oppure affette da malattie croniche. È il risultato di politiche pubbliche pregresse, che nel corso della storia si sono consolidate a prescindere dai regimi su ambiente, salute, istruzione, lavoro. Le criticità fisiche appaiono strettamente legate all’ambiente e al tenore di vita; i malati cronici, gli obesi, i diabetici e i cardiopatici sono spesso persone a basso reddito, che si sono nutrite per decenni di cibo spazzatura, con accessi limitati o nulli a cure specifiche, persone sole, assistite – quando funzionano – dai servizi sociali. Una volta malate, esse stesse si sono ritrovate inabili al lavoro o a sforzi cognitivi per avere una istruzione o una riqualificazione, restando così ferme sulle proprie disgrazie. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;In questi mesi gli scienziati sociali hanno scomodato i nomi classici della sociologia, impegnandosi a spiegare come le politiche emergenziali possano condurre a una “ossessione securetaria” e a una “società immunitaria” quale “paradigma della modernità”; i giuristi si sono interrogati sui processi decisionali e sul loro eventuale contrasto con il dettato costituzionale, insistendo per esempio sul fatto che la forma del DPCM fosse meno corretta del decreto legge, che permette al Parlamento di conservare la sua sovranità decisionale con la conversione in legge nei tempi costituzionalmente fissati. Altri hanno addirittura messo in evidenza come fosse fuorviante parlare di un diritto soggettivo alla sicurezza, perché non rientrerebbe nella sfera dei diritti inviolabili. Insomma, ognuno ha dato profondità alla propria dottrina per sostenere o criticare le scelte politiche decise per fermare il diffondersi del virus. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;Nella fase che stiamo attualmente attraversando, quella di convivenza con l’agente patogeno, i provvedimenti di contenimento non sono molto diversi da quelli della prima fase. Dopo un allentamento estivo siamo infatti entrati in un confinamento più o meno moderato, che alla fine appare come l’unico mezzo efficace per contrastare il diffondersi del virus e che si può riassumere nello slogan: stare a casa il più possibile. Ma se questa è l’unica vera arma a disposizione del governo, a cosa servono le migliaia di parole spese fino ad oggi alla ricerca di significati più o meno plausibili sulle azioni di contenimento? A poco, se non a nulla. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;Il virus ha scoperto i limiti dello sviluppo liberista e ha portato alla luce le gravi mancanze del nostro sistema sanitario. Perché in realtà quella che stiamo vivendo è una crisi sanitaria senza precedenti, provocata sì dai tagli dei decenni passati, ma anche da una cattiva gestione dei fondi erogati, da spese male orientate, da professionalità non sempre all’altezza e dalla mancanza di una pianificazione/previsione che si inserisce pienamente nello strazio che ha subito il territorio, nelle novelle bombe d’acqua che sommergono case e automobili provocando morti ingiustificate, nel crollo di infrastrutture mal costruite e prive di manutenzione, passando per un sistema di trasporti pubblici che in alcune regioni è quasi inesistente, fino ad arrivare alle buche nelle strade di Roma. Sciatteria. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;La situazione che stiamo vivendo ha dimostrato in modo inequivocabile che in Italia ci sono moltissime persone che si sono trovate in passato nel posto giusto al momento giusto e che per questo hanno fatto carriera; ma adesso sono nel posto sbagliato al momento sbagliato, e contribuiscono al caos generale che porta a un aumento di casi e di morti. Dovremmo fermarci a rivedere il termine “sviluppo” e il suo significato, che non può essere solo ed esclusivamente sinonimo di crescita senza limiti – ma necessariamente ineguale – che non tiene conto del clima e dei suoi mutamenti; dovremmo rimediare al prolungarsi dell’aspettativa di vita, prevedendo istituzioni “umane” dove non regni il dolore e la solitudine, come in molte RSA, sostenendo le famiglie meno fortunate affinché possano prendersi cura dei loro anziani. Potremmo raccogliere il dolore di quanti vivono per strada o giungono da noi scappando dalla guerra, perché la loro parola è importante e perché hanno molto da dirci, ma per adesso se lo tengono per sé, in mancanza di auditorio. Dovremmo rivedere tutto, ma per farlo serve cominciare a dire le cose per come stanno. E partire da un punto: facciamo gestire la logistica della distribuzione dei vaccini all’esercito, che è l’unica istituzione che in questi casi funziona. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;http://feeds.feedburner.com/PrimaDellaPioggia
&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Ricordo di Rossanda. Sandro Padula</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2020/09/ricordo-di-rossanda-sandro-padula.html</link><category>ROSSANA ROSSANDA</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Mon, 21 Sep 2020 02:15:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-2301481645373217105</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;b style="font-family: Cambria; font-size: 12px; text-align: center;"&gt;In ricordo di Rossana Rossanda&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: center;"&gt;di Sandro Padula&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 14px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;Ero adolescente quando, per la prima volta, vidi e ascoltai Rossana Rossanda.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;Stavamo in un’assemblea dell’area del giornale e del gruppo politico denominato “Il Manifesto”, precisamente nel romano cinema Jolly a pochi passi dalla Stazione Tiburtina.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;“&lt;i&gt;Può forse un grande partito come il Partito Comunista Italiano accusarci di metterlo in difficoltà con la nascita, alla sua sinistra, della nostra piccola organizzazione? Non credo sarebbe giusto affermarlo! Un elefante non può accusare un moscerino se non riesce a muoversi!&lt;/i&gt;”&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;Qualcosa del genere, in un pomeriggio dei primissimi anni ’70, sentii con le mie orecchie dalla sua diretta voce, una voce senza dubbio ritmata da un’abile arte oratoria.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;Lei aveva pure un buon intuito su cosa fare e dove stare nelle principali battaglie politiche che, dopo il big bang del ’68-’69, attraversarono la Prima Repubblica.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;Nei primi anni ’70 stette dalla parte dell’anarchico Pietro Valpreda, accusato innocentemente di essere il responsabile della strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;La cosa più rivoluzionaria che fece in vita sua fu infatti proprio quella di far candidare lo stesso Valpreda nella lista del gruppo “Il Manifesto” alle elezioni politiche del 1972.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;“Il Manifesto”, risultato settimo fra i partiti, ottenne solo 224 mila voti ma contribuì, a modo suo, alla campagna della sinistra rivoluzionaria contro la strage di Stato.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;In seguito partecipò alle lotte di massa e referendarie per difendere la legge sul divorzio e quella sull’aborto.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;Nel big bang del movimento del 1977 contro le politiche economiche dell’austerità, a solo danno del proletariato, e la connessa formula governativa della “solidarietà nazionale”, rimase confusa assieme a tutta la sua specifica compagine politica.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;Durante il sequestro del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, nella primavera del 1978, fu in contrasto rispetto alla “linea della fermezza”, rigidamente orchestrata dai dirigenti della Dc e del Pci, e a favore della “linea della trattativa”.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;Tra la fine del 1980 e l’inizio del 1981, durante il sequestro del giudice D’Urso, organizzato dalle Brigate Rosse allo scopo di ottenere la chiusura del carcere speciale dell’Asinara, si comportò in modo analogo.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;Nella prima metà degli anni ’80, pur denunciando le torture, favorì il movimento della “dissociazione” da parte di svariati prigionieri politici della lotta armata e del sovversivismo rosso e quindi, sia pur indirettamente, favorì la successiva legge della “dissociazione” (18 febbraio 1987, n° 43), cioè una legge a sostegno dell’abiura.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;Per tutti gli anni ’80 e fino al 1991 sbagliò l’analisi sulla politica internazionale, prima dando giudizi positivi sulla Polonia di Walesa e poi sulla perestroika di Gorbaciov.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;In seguito, nel 1993, cercò di controbilanciare la situazione con il libro-intervista all’ex brigatista rosso Mario Moretti, persona tuttora in semilibertà dopo 40 anni di detenzione.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;Sì, parlò con alcuni prigionieri politici che non avevano usufruito della legge sulla “dissociazione” ma non è questo che dimostra il suo amore per la giustizia e per la libertà.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;La vera Rossana Rossanda, al di là dei frequenti errori di analisi sulla politica internazionale e al di là delle apparenze, è stata quella che ti guardava negli occhi e, se avevi difficoltà a causa della repressione statuale, ti dava il consiglio giusto al momento giusto.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;In questo senso, mettendo la storia con i piedi per terra, possiamo affermare che lei, “la ragazza del secolo scorso” fece parte dell’album di famiglia della compagneria.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;Non era lei a dover dire se ne facesse parte questa o quella componente della compagneria.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-family: Cambria; font-size: 12px; font-stretch: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;Era ed è la compagneria, almeno nella sua stragrande maggioranza, a pensarlo di lei.&lt;/p&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;http://feeds.feedburner.com/PrimaDellaPioggia
&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>BOLOGNA. LA BOMBA E IL MATERIALE ESPOSIVO</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2020/08/i-materiali-esplosivi-della-strage-di.html</link><category>Esplosivi</category><category>Pista mediorientale</category><category>Quarantesimo anniversario</category><category>SANDRO PADULA</category><category>STRAGE DI BOLOGNA</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Sun, 2 Aug 2020 02:11:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-2094729413405960300</guid><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I materiali esplosivi della strage di Bologna &lt;br /&gt;di Sandro Padula&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjvbmaY-hfQa99SIpN1bgkSzbOHLhCTv1oTR7iKB2Gd5IoLIuRZUIWKKhraMW2FCAO_2fvRaAx8ODsz92xBHL7Ae8ywFRZ186ls6na9aGxLT4teEtyNckJQjx_waYBmqXiYE91ZwtUWQV_3/s455/fiori-per-Lidia-Secci.jpeg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="455" data-original-width="341" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjvbmaY-hfQa99SIpN1bgkSzbOHLhCTv1oTR7iKB2Gd5IoLIuRZUIWKKhraMW2FCAO_2fvRaAx8ODsz92xBHL7Ae8ywFRZ186ls6na9aGxLT4teEtyNckJQjx_waYBmqXiYE91ZwtUWQV_3/s0/fiori-per-Lidia-Secci.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strage di Bologna del 2 agosto 1980, avvenuta alle 10:25 presso la Stazione Centrale, provocò la morte di 85 persone, ne ferì o mutilò oltre 200 e, secondo la sentenza di primo grado emessa l'11 luglio 1988, fu causata da una carica esplodente, collocata nella sala d'aspetto di seconda classe e probabilmente all'interno di una borsa-valigia. &lt;br /&gt;Di preciso, non sappiamo se oltre alla bomba collocata nella sala d’aspetto di seconda classe ce ne fosse un’altra, esplosa per “contagio”, nelle vicinanze.&lt;br /&gt;Possiamo, ad ogni modo, cercare di conoscere quali fossero i materiali esplosivi che provocarono quella colossale tragedia senza dover credere che si tratti di una scelta bizzarra. L’argomento è di per sé ostico ma affrontarlo ci permetterà di capire qualcosa in più a livello politico e storico.&lt;br /&gt;Mentre si potrebbero fare tante discussioni – per lo più indiziarie come purtroppo succede in Italia - sugli esecutori, sui mandanti, sulle motivazioni o sulla eventuale involontarietà della strage in questione, non c’è davvero molto da discutere sulla composizione dei materiali esplosivi che la provocarono.&lt;br /&gt;Per questo motivo, l’attenzione è qui concentrata sull’“arma del delitto”, l’unico punto rispetto al quale ci dovrebbero essere minori possibilità di errore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’odore del tritolo e la necessaria presenza anche del T4&lt;br /&gt;Prima delle perizie ufficiali, il maresciallo artificiere dell’esercito Salvatore Scrofani (“Un esplosivo molto facile da fabbricare”, Stampa Sera, 4 agosto 1980) e l’esperto Francesco Ricci (“Una bimba di 8 anni è l’ultima vittima”, Secolo d’Italia, 5 Agosto 1980) affermarono che l’esplosione sarebbe stata causata da un ordigno a base di nitrato ammonico, un materiale facilmente reperibile, di costo relativamente basso e di solito usato nelle cave.&lt;br /&gt;Scrofani e Ricci pensavano che, in tale ipotesi, fra i materiali esplosivi ci fosse soprattutto il tritolo (TNT) e, considerando la circostanza per cui solo 100 chili circa di tritolo avrebbero potuto provocare una strage così catastrofica, ipotizzarono che fosse basato sul nitrato ammonico. E secondo Scrofani avrebbe dovuto pesare almeno 40 chili.&lt;br /&gt;In effetti, diversi testimoni parlarono del tritolo: “Dice un ferroviere, appena sceso dalle macerie: «Subito dopo lo scoppiò si sentiva il classico odore della polvere da sparo». Un volontario, Antonio Teora, accorso in stazione appena saputo dell'esplosione. dice che anche lui e altri hanno sentito «l'odore di tritolo»” (“Si fruga con le pale e con le mani nella nube di polvere, tra le grida”, di Gian Pietro Testa, L’Unità, 3 agosto 1980).&lt;br /&gt;Altre persone esperte in materia, pur avendo saputo che l’odore del tritolo era stato sentito da svariati testimoni, ritenevano invece che fra i materiali esplosivi della strage di Bologna ci fosse anche una significativa presenza di T4 (RDX), un materiale assai più potente della nitroglicerina e della pentrite e più facilmente trasportabile.&lt;br /&gt;Sul T4, che nell’Italia del 1980 non era di facile reperibilità, una valutazione pubblicata in un articolo del quotidiano La Stampa parlava della sua possibile provenienza dalla Francia, dove “lo si trova con dovizia al mercato clandestino perché è usato diffusamente per certi lavori in cava, oltre che dall'esercito” (“Forse si è usato il T4, l'esplosivo impiegato contro De Gaulle” di Gianni Bisio, La Stampa, martedì 5 agosto 1980).&lt;br /&gt;Nel medesimo articolo, da quanto riporta il giornalista Gianni Bisio, due periti del tribunale di Torino, il prof. Aurelio Ghio e il dott. Ennio Mariotti, affermarono che “i reperti, accuratamente analizzati (anche chimicamente) potranno dire molto. Si potranno trovare tracce di clorati, perclorati o nitroderivati e stabilire subito la «famiglia» cui appartiene l'esplosivo usato. Il prof. Ghio fa osservare che anche sui finestrini dei vagoni dell'«Adria Express», investiti dallo scoppio, potrebbero esserci delle «microtracce» indicative.”&lt;br /&gt;Infine, sempre nel medesimo pezzo, l’autore chiese al professor Ghio se una valigia carica di esplosivo potesse scoppiare anche per cause accidentali e l’esperto rispose che tale eventualità sarebbe “tecnicamente possibile e le spiegazioni sono diverse: carenza di precauzioni, difetto nel «timer» nel detonatore chimico”.&lt;br /&gt;A quel punto, anche nella pur debole ipotesi che l’esplosione si fosse verificata per motivi accidentali, qualcuno avanzò l’ipotesi che i materiali esplosivi provenissero da un furto in “qualche santabarbara della Nato o di un reparto specializzato militare italiano” (“Il micidiale «T4» già usato dai fascisti a Peteano”, L’Unità, giovedì 7 agosto 1980).&lt;br /&gt;Prima delle perizie ufficiali, diverse persone quindi parlarono di T4 (RDX) e tritolo (TNT) come i materiali esplosivi più importanti che avevano provocato la strage alla stazione di Bologna.&lt;br /&gt;Intanto, già dal 4 agosto, stante un apposito incarico ricevuto dal capo della Procura di Bologna Ugo Sisti, Bruno Spampinato della direzione di artiglieria di Firenze e del Sismi, e il vicequestore aggiunto dott. Errico Marino, dirigente del centro regionale di polizia scientifica di Bologna, iniziarono a svolgere i rilevamenti sull'esplosione. Ad essi, che già avevano indagato sulla strage (con 12 morti) avvenuta nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974 sul treno Italicus, mentre quest’ultimo transitava presso San Benedetto Val di Sambro (Bo), in un secondo momento si aggiunsero altri due periti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La perizia depositata il 23 dicembre 1980&lt;br /&gt;Il 23 dicembre 1980 fu depositata una relazione di perizia chimico-esplosivistica il cui contenuto venne poi ripreso dalla sentenza di primo grado emessa in data 11 luglio 1988.&lt;br /&gt;“L'innesco della carica, composta da Kg. 20-25 di esplosivo gelatinato di tipo commerciale (costituenti principali: nitroglicerina, nitroglicol, nitrato ammonico, solfato di bario, Tritolo e T4 e, verosimilmente, nitrato sodico), era molto probabilmente costituito da un temporizzatore artigianale-terroristico di natura chimica. I citati componenti e le modalità di esecuzione consentono di escludere la mancanza di dolo, ovvero la accidentalità del fatto.” (sentenza di primo grado emessa l'11 Luglio 1988; cfr. verbale di deposito in PA, V1, C1, p21. formulati il 2 agosto ed il 16 settembre precedenti).&lt;br /&gt;Tale perizia ebbe però dei limiti abbastanza chiari.&lt;br /&gt;La carica esplosiva della strage alla stazione ferroviaria di Bologna, oltre a sbriciolare la sala d’aspetto di seconda classe e a sfondare quella di prima classe, aveva sventrato un ristorante e due vagoni del treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo sul primo binario.&lt;br /&gt;“È passato un quarto d'ora appena dall'esplosione. La palazzina, a fianco del corpo centrale della stazione, dove c'erano le sale d'aspetto di prima e seconda classe e l'entrata ai sottopassaggi, è ora un buco, attraverso il quale si vedono i treni fermi sui binari. Si vede la tettoia di ferro del primo binario completamente squarciata e sotto quella tettoia le carrozze 611 e 612 di prima classe dell’Adria Express, il convoglio straordinario n. 13534 che era in partenza e che la deflagrazione ha investito in pieno.” (“All’improvviso un boato terrificante e ho visto la stazione saltare in aria”, Gian Pietro Testa, L’Unità, 3 agosto 1980).&lt;br /&gt;Stante quello scenario, così come aveva sollecitato il perito del Tribunale di Torino Aurelio Ghio, (“Forse si è usato il T4, l'esplosivo impiegato contro De Gaulle” di Gianni Bisio, La Stampa, martedì 5 agosto 1980) le autorità competenti avrebbero dovuto fare in modo che si cercassero subito tutte le eventuali “microtracce” dei materiali esplosivi anche nella tettoia squarciata del primo binario e nelle carrozze 611 e 622 dell’Adria Express. Si mossero invece in modo molto diverso. Almeno a livello ufficiale, prelevarono solo dei residui di materiale inesploso ritrovato nel terriccio del cratere e su alcuni reperti raccolti nelle vicinanze del luogo dell'attentato. Elusero i criteri stabilititi dall’esplosivistica giudiziaria rispetto ai casi di esplosioni “concentrate”, i quali prevedono di setacciare in tempi relativamente rapidi l’area anche nel raggio di diverse decine di metri dagli epicentri acclarati. Per questo motivo, non prelevarono in tempi ragionevoli tutte le possibili “microtracce” di materiali esplosivi presenti sulle carrozze e sui carrelli del treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea.&lt;br /&gt;Secondo la sentenza emessa in data 11 Luglio 1988, le “microtracce” di esplosivo presenti sulle carrozze e sui carrelli del treno Adria Express furono prelevate solo il 19 settembre 1980 e, a rigor di logica, erano di quantità senza dubbio inferiore rispetto a quelle che si sarebbero potute trovare nei giorni successivi alla strage.&lt;br /&gt;Mentre rispetto alla strage di Brescia del 1974 i periti fecero dei rilevamenti solo dopo che qualcuno aveva ben lavato la piazza in cui, ad una manifestazione antifascista, morirono 8 persone e ne rimasero ferite altre 102, per la strage di Bologna i periti cercarono delle “microtracce” sulle carrozze e sui carrelli del treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea 48 giorni dopo la strage stessa!&lt;br /&gt;Dal 2 agosto al 19 settembre 1980, in quasi sette settimane, la situazione meteorologica bolognese cambiò diverse volte ma, senza dubbio, come possiamo verificare grazie ad una semplice ricerca su Internet, le giornate peggiori furono il 16 agosto con 12 mm di pioggia, il 28 agosto con 4 mm di pioggia, il 6 settembre con 7 mm di pioggia e il 10 settembre con 16 mm di pioggia.&lt;br /&gt;In quel contesto la pioggia eliminò diverse “microtracce” ma non certo il comportamento del tutto sbagliato di chi avrebbe dovuto fare in modo congruo i rilevamenti sui materiali esplosivi che avevano causato la strage alla stazione di Bologna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;https://www.ilmeteo.it/portale/archivio-meteo/Bologna/1980/Agosto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;https://www.ilmeteo.it/portale/archivio-meteo/Bologna/1980/Settembre&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I primi periti dissero di aver individuato i più probabili costituenti della carica esplosiva (“nitroglicerina, nitroglicol, nitrato ammonico, solfato di bario, Tritolo e T4 e, verosimilmente, nitrato sodico”) ma, stante l’eccessivo ritardo nei prelievi delle microtracce e visto che tale circostanza non poteva che condizionare i risultati della perizia stessa,&amp;nbsp; ritennero che la strage di Bologna sarebbe stata provocata dall’esplosione di una bomba costituita da “gelatinato di tipo commerciale”, un esplosivo da cava, rubato o acquistato sul mercato clandestino, che contiene solo una piccola percentuale di tritolo e di T4. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’operazione “terrore sui treni”&lt;br /&gt;La perizia depositata il 23 dicembre 1980 doveva essere segreta e conosciuta solo dai magistrati di competenza ma il colonnello Ignazio Spampinato diede al suo superiore Federico Mannucci Benincasa, capogruppo del Sismi di Firenze, e - tramite questi - a Giuseppe Santovito, direttore del Sismi, notizie e proprie valutazioni sui materiali&amp;nbsp; esplosivi della strage di Bologna.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;(https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/03/12/per-la-strage-di-bologna-indagato-ex.html ).&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Poco dopo, il 9 gennaio 1981, ci fu un incontro a Parigi fra il direttore del Sismi Giuseppe Santovito, l’agente segreto e faccendiere italiano Francesco Pazienza, Michael Ledeen (uomo della Cia, cittadino statunitense e israeliano, sostenitore del repubblicano Reagan nonché grande amico del democristiano Francesco Cossiga) e i servizi segreti militari francesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quel giorno, il signor Pietro Musumeci del Sismi si sentì legittimato a organizzare l’operazione “terrore sui treni”. Quest’ultima, messa in scena il 13 gennaio 1981 alla stazione ferroviaria centrale di Bologna, precisamente sul convoglio Taranto-Milano, consisteva nel far trovare proprio lì un mitra MAB, un fucile automatico da caccia, due biglietti aerei Milano-Monaco e Milano-Parigi, oggetti personali di due estremisti di destra, un francese e un tedesco, chiamati Raphael Legrand e Martin Dimitris (vedasi: Carlo Lucarelli, Nuovi misteri d'Italia. I casi di Blu Notte, Torino, Einaudi, 2004), connessioni a decine e decine di persone, per la maggior parte straniere e neofasciste ma perfino diverse di estrema sinistra come quelle collegate all’Eta, e degli esplosivi.&lt;br /&gt;Fra questi ultimi c’erano due barattoli contenenti gelatinato del tipo stabilizzato con solfato di bario, cioè “un esplosivo per impieghi civili”, e sei barattoli contenenti del Compound B, “un esplosivo di impiego militare” costituito molto probabilmente da “materiale di recupero dalla scaricamento di munizioni” (perizia chimico-esplosivistica comparativa).&lt;br /&gt;Con l’operazione “terrore sui treni”, il Sismi decise di mettere in pratica una strategia del caos che di fatto, in particolare dopo le contraddizioni emerse fra i paesi dell’Alleanza Atlantica a causa della strage di Ustica del 27 giugno 1980, quando un’azione bellica (probabilmente di un paese difensore dei “valori” dell’Occidente) abbatté a Ustica l’aereo civile DC 9 dell’Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo, ebbe il significato di suggellare una rinnovata unità fra il Sismi italiano, lo Sdece francese e, tramite Michael Ledeen, i servizi segreti statunitensi e logicamente anche quelli israeliani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti questi servizi segreti avallarono una falsa pista internazionale (per lo più contro i neofascisti) per diversi motivi: alimentare il caos sulle indagini relative alla strage di Bologna; attutire le precedenti contraddizioni fra di loro; far dimenticare quasi del tutto la strage di Ustica; non far sapere nulla del fallito golpe in Libia del 6 agosto 1980 per eliminare il regime di Gheddafi, considerato nemico assoluto soprattutto da paesi come la Francia, la Gran Bretagna e Israele e da reazionari italiani residenti in territorio libico come Aldo Del Re, personaggio in contatto con Roberto Rinani, a sua volta fedele collaboratore di quel Massimiliano Fachini di cui riparleremo in seguito; e, last but not least, chiudere gli occhi di fronte alle azioni del 1980 del terrorismo di Stato francese nel territorio italiano: attentati del 14 agosto dei servizi segreti francesi ai ripetitori radio posti sul monte Capanna sull’isola d’Elba e che risultavano appartenere ad alcune società dell'Eni, al servizio antincendi della Regione Toscana, alla Banca d’Italia, ai Vigili del fuoco, alla Guardia di finanza e ad alcune radio locali della provincia di Livorno e di una emittente; attentato del 28 ottobre a suon di esplosivi collocati da “uomini rana” dei servizi segreti francesi contro la nave militare libica «Dat Assawari» che si trovava a Genova per lavori di ristrutturazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo quadro, sulla base delle informazioni date dal perito Ignazio Spampinato a Federico Mannucci Benincasa, il Sismi usò degli esplosivi compatibili rispetto a quelli che avevano provocato la strage del 2 agosto 1980 nella stazione bolognese. Agì di certo in modo donchisciottesco, tanto da essere scoperto facilmente dalla magistratura, ma quasi nessuno ha mai riflettuto a sufficienza sul significato “segreto" dell’operazione “terrore sui treni” a livello politico. Quasi nessuno ha mai davvero capito a sufficienza che ogni depistaggio sulle stragi è la prosecuzione dello stragismo con altri mezzi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La perizia chimico-esplosivistica comparativa del 7 dicembre 1981&lt;br /&gt;Una successiva perizia chimico-esplosivistica, quella depositata il 7 dicembre 1981, fece un’analisi comparativa fra i materiali esplosivi considerati responsabili della strage di Bologna e quelli rinvenuti nella stessa città il 13 gennaio 1981 sul convoglio ferroviario Taranto-Milano.&lt;br /&gt;La sentenza emessa l’11 luglio 1988 ne recepì le considerazioni secondo cui l’esplosivo gelatinato, stabilizzato con solfato di bario, possedeva molti punti di contatto, per caratteristiche di composizione qualitativa, con quello da ritenersi utilizzato a Bologna il 2 agosto 1980, mentre una piccola quantità di Compound B (miscela di tritolo e T4) potrebbe “essere entrata nella composizione della carica esplosiva impiegata per la strage del 2 agosto 1980” (sentenza di primo grado emessa l’11 luglio 1988).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La perizia depositata il 22 aprile 1990&lt;br /&gt;Un paio di anni dopo la sentenza di primo grado, nel corso del primo processo di Appello, ci fu un’altra perizia che modificò la valutazione su quali fossero le caratteristiche della carica esplosiva usata per la strage del 2 agosto 1980.&lt;br /&gt;La perizia fatta eseguire dal tribunale di Bologna e depositata il 22 aprile 1990 affermava che la strage sarebbe stata causata dalla deflagrazione di una bomba composta da 18 chili di gelatinato per usi civili e da 5 chili di Compound B (vedasi pagina 27; Stragi e mandanti. La strage di Bologna: alla ricerca dei mandanti, a cura di Paolo Bolognesi e Roberto Scardova, 2012, editore Aliberti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella sentenza del primo processo di Appello del 18 luglio 1990 i neofascisti dei Nar Valerio Fioravanti e Francesca Mambro furono assolti dal reato di strage ma anche lì si affermava che “una piccola quantità di Compound B”, cioè della miscela di tritolo e T4, potrebbe “essere entrata nella composizione della carica esplosiva impiegata per la strage del 2 agosto 1980”.&lt;br /&gt;Si ricordò inoltre che fra i materiali esplosivi c’era senza dubbio il T4 ma circa il suo uso nella miscela esplosiva “i periti avevano proposto due ipotesi: 1) che con esso fosse stato confezionato un detonatore secondario; 2) che il T4 fosse entrato nella miscela esplosiva, frammisto al tritolo, componente principale. In tale ultima ipotesi, il tritolo sarebbe provenuto da recupero, cioè da sconfezionamento di cariche esplosive.” (sentenza II^ Corte di Assise di Appello di Bologna, 18 luglio 1990).&lt;br /&gt;Inoltre, secondo la perizia del 22 aprile 1990, il T4 era costoso e di solito non entrava a far parte di esplosivi per impieghi civili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo su T4 e Compound B della sentenza del secondo processo di Appello del 1994&lt;br /&gt;Nella sentenza del secondo processo di appello del 1994 un intero capitolo si riferiva espressamente al T4 e al Compound B.&lt;br /&gt;“(…) la Corte osserva che la presenza del T4 nell'ordigno scoppiato alla stazione di Bologna non è minimamente in discussione.”&lt;br /&gt;Ipotizzava però, contestando i periti, che la miscela esplodente non fosse costituita da gelatinato commerciale arricchito da T4 ma, attraverso un confezionamento artigianale, “da un esplosivo contenente gelatinato e Compound B miscelati in proporzioni 2:1.” (Sentenza del secondo Processo d’Appello, 16 maggio 1994).&lt;br /&gt;Sulla base di questo ragionamento, la sentenza del processo d’appello puntò il dito contro Massimiliano Fachini ma i giudici non trovarono allora prove sufficienti per condannarlo:&lt;br /&gt;“Il suddetto valore, conseguentemente, sarebbe tale da fornire un elemento di compatibilità con la provenienza dal Fachini dell'esplosivo della stazione. Il dato processuale ricavabile - è bene precisarlo, a scanso di equivoci - è, allo stato, soltanto teorico, posto che agli atti manca la necessaria verifica peritale.”&lt;br /&gt;(Sentenza del secondo Processo d’Appello, 16 maggio 1994).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1994 non fu stabilito con certezza se la carica esplosiva fosse stata prodotta da un’industria per scopi militari, da un’industria per scopi civili - ad esempio per la produzione di esplosivi da cava -&amp;nbsp; oppure in modo artigianale, ipotesi quest’ultima poi considerata come quella più probabile.&lt;br /&gt;Si capì che non poteva essere ritenuta esaustiva la perizia depositata il 23 dicembre 1980 secondo cui la carica esplosiva sarebbe risultata costituita da “gelatinato di tipo commerciale”.&lt;br /&gt;Si giunse alla conclusione che la carica esplosiva era composta sia da gelatinato che da tritolo e T4, ma sulle proporzioni fra il primo e i secondi vi furono diverse interpretazioni da parte della difesa, dell’accusa e dei giudici.&lt;br /&gt;Al tempo stesso ci furono diverse interpretazioni sulla presenza del Compound B nei materiali esplosivi della strage. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Compound B nella sentenza della Cassazione del 23 novembre 1995&lt;br /&gt;Nella sentenza della Cassazione del 23 novembre 1995 si affermò esplicitamente che disporre di residuati bellici contenenti Compound B significava poter da essi estrarre notevoli quantità di quel particolare tipo di esplosivo che era stato impiegato alla Stazione di Bologna.&lt;br /&gt;“… Massimiliano Fachini era stato coinvolto in altri procedimenti penali, perché accusato di avere partecipato ad alcuni attentati dinamitardi verificatisi nel 1978-1979 e 1980, nonché di disporre, sul lago di Garda, di un deposito di residuati bellici: quest'ultima accusa veniva ricollegata al fatto che nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, le forze anglo-americane avevano fatto largo uso del "compound B", una miscela di tritolo e T4, sicché disporre di residuati bellici significava poter da essi estrarre, in gran quantità, quel particolare tipo di esplosivo, che, per il suo alto potere distruttivo e frantumante, era stato impiegato alla stazione di Bologna ma che era difficile reperire sul mercato.” (sentenza della Cassazione del 23-11-1995 relativa al processo sulla strage di Bologna) &lt;br /&gt;Massimiliano Fachini, inizialmente considerato il possibile armiere degli stragisti di Bologna, alla fine fu assolto perché da una parte era stato nel frattempo scagionato dalle accuse di aver partecipato ad alcuni attentati dinamitardi verificatisi negli anni 1978-1979-1980 e dall’altra parte perché non solo lui ma svariate altre persone reazionarie ed atlantizzate del Triveneto disponevano, sul lago di Garda, di un deposito di residuati bellici.&lt;br /&gt;Le sentenze definitive – quella del 1995 contro Valerio Fioravanti e Francesca Mambro e quella del 2003 contro Luigi Ciavardini, un militante dei Nar che nel 1980 era addirittura minorenne – giunsero ad ipotizzare che l’ordigno della strage di Bologna potrebbe essere stato preso a Roma e portato a Venezia dalla coppia Fioravanti-Mambro prima di farlo giungere a Bologna.&lt;br /&gt;Lasciavano inoltre intendere che i Nar avrebbero avuto un’autonoma capacità di reperimento di materiali esplosivi ma non riuscirono a dimostrare che fra questi ultimi vi fosse il Compound B.&lt;br /&gt;Proprio su questo punto fecero leva svariati sostenitori dell’innocenza dei Nar rispetto alla strage di Bologna. Ecco, ad esempio, cosa scriveva Luca Telese: &lt;br /&gt;“(…) cosa avevano a che vedere i colpi di pistola e le bombe srcm (di quelle trafugate da Fioravanti durante il suo servizio militare) dell'Esquilino con l'esplosivo devastante (una miscela di 5 chili di tritolo e T4 detta «Compound b», potenziata da 18 chili di nitroglicerina a uso civile) utilizzato dai terroristi alla stazione di Bologna? Nulla. Dal punto di vista militare era come paragonare una fionda a una bomba atomica” (pagina 50 di “Giusva”, di Andrea Colombo, Francesco Patierno, Nicola Rao, Luca Telese; casa editrice Sperling &amp;amp; Kupfer, 2011; il passo citato è tratto da “Negli occhi dei Nar” di Luca Telese).&lt;br /&gt;Mentre però Luca Telese parlava di presenza del Compound B nell’esplosivo della strage di Bologna, qualche altro giornalista pensava che i Nar sarebbero stati innocenti anche nel caso in cui l’ordigno in questione fosse stato del “gelatinato di tipo commerciale”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ipotesi del gelatinato di tipo commerciale&lt;br /&gt;In realtà l’ipotesi del “gelatinato di tipo commerciale” (che paradossalmente ed erroneamente viene citata nella sentenza definitiva di condanna contro Luigi Ciavardini) sembrava in perfetta sintonia rispetto alle indagini che fecero gli inquirenti nell’ottobre 1980, al tempo delle accuse contro Francesco Furlotti, il neofascista romano detto «Chicco» e considerato da alcuni “pentiti” come un esperto di esplosivi.&lt;br /&gt;“Viene fatta dagli inquirenti l'ipotesi che l'esplosivo sia stato rubato in una cava di Tivoli. Un'indicazione in questo senso sarebbe emersa dopo gli interrogatori di Marco Mario Massimi, camerata quarantenne detenuto a Regina Coeli” (“Strage di Bologna ruolo di un aristocratico nero. Interrogato in carcere Francesco Furlotti. Su di lui pesa l'accusa di aver confezionato la bomba micidiale. Comunicazioni giudiziarie per Freda, Tuti e Bonazzi”, Vincenzo Tessandori, La Stampa , 29.10.1980).&lt;br /&gt;Le specifiche accuse contro Francesco Furlotti erano però prive di fondamento e lui fu poi scagionato.&lt;br /&gt;L’ipotesi del gelatinato di tipo commerciale avrebbe però potuto essere facilmente usata per accusare i fratelli Cristiano e Valerio Fioravanti, entrambi neofascisti dei Nar.&lt;br /&gt;A Roma “(...) tra fine ottobre e novembre 1978 sono compiuti tre attentati contro sezioni del Psi. Cristiano (Fioravanti; n.d.r.) racconterà: «Ricordo, in particolare, un attentato ad una sezione socialista, quella di Testaccio che fallì per difetto di esplosivo, ma che avrebbe potuto avere gravi conseguenze; (…) la bomba non esplose perché la polvere era umida. Se fosse esplosa avrebbe potuto uccidere o ferire molte persone». Quanto al «procacciamento di esplosivo posso solo dire che gli attentati fatti dal nostro gruppo (tre al Psi, uno al Pci-zona Alberone) furono fatti con esplosivo procurato nei seguenti modi: con balistite granulare ricavata da proiettili di contraerea pescati in più riprese nell’estate e inverno 1979 a Ponza su un relitto di nave americana. Mio fratello provvedeva a predisporlo ed a preparare l’ordigno che esplodeva con semplice miccia. A pescarlo provvedevamo io, mio fratello (Valerio Fioravanti; n.d.r.), Alibrandi e Tiraboschi. Per altri attentati (Acea, Centrale del latte) usammo il tritolo acquistato da Alibrandi. Per gli attentati a due sezioni di Autonomia Operaia utilizzammo esplosivo procurato presso una cava di Civitavecchia»” (nota 62, pagine 81-82, “Guerrieri 1975/1982. Storie di una generazione in nero”, Ugo Maria Tassinari, Immaginapoli 2005).&lt;br /&gt;Negli attentati alle due sezioni di Autonomia Operaia i Nar utilizzazono dell’esplosivo “procurato” presso una cava di Civitavecchia, cioè del gelatinato di tipo commerciale.&lt;br /&gt;In seguito, e stiamo già verso la fine del mese di luglio del 1980, a Milano ci fu un altro attentato con l’utilizzo di esplosivi.&lt;br /&gt;“La notte del 30 luglio, poco prima delle 2, esplode un’auto imbottita con 14 chili di esplosivo davanti a Palazzo Marino. Si è conclusa da qualche minuto una lunga seduta del consiglio comunale milanese. Alcuni frammenti raggiungono i tetti circostanti. Le indagini saranno indirizzate da alcuni “pentiti” contro una delle batterie che fanno capo a Giuliani. L’ordigno disintegra una 132, rubata ad Anzio sette giorni prima. Nei pressi è ritrovato un tubo di piombo e una tanica con 8 chili di esplosivo da cava (…). Sarebbero stati Silvio Pompei e Benito Allatta - con materiali forniti dal loro leader su mandato di Cavallini - a rifornire gli autori materiali, presunti avanguardisti milanesi” (pagina 179, “Guerrieri 1975/1982. Storie di una generazione in nero”, Ugo Maria Tassinari, Immaginapoli 2005).&lt;br /&gt;In questo caso, l’esplosivo non deflagrato era costituito da 8 chili di gelatinato di tipo commerciale, probabilmente anch’esso rubato in una cava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tritolo (TNT) e T4 (RDX) in altri attentati&lt;br /&gt;Dato però, come abbiamo accennato fin dall’inizio, che fra i materiali esplosivi della strage di Bologna avrebbero dovuto esserci delle significative quantità di Tnt e T4, è opportuno rammentare alcune altre vicende.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella strage avvenuta il 31 maggio 1972 a Peteano (Gorizia), che provocò la morte di tre carabinieri e il ferimento di altri due e di cui nel 1984 iniziò ad essere reo confesso il neofascista Vincenzo Vinciguerra, senza dubbio venne usato il T4 e non certo il Semtex H, lo stesso tipo di esplosivo sequestrato nei primissimi anni ’80 in diversi depositi di armi delle Brigate rosse, come vanamente cercò di far credere nel 1982, con un vero e proprio tentativo di depistaggio, l’esperto balistico Marco Morin.&lt;br /&gt;Nel settembre 1984 fu ordinata una nuova perizia, curata dai periti Brandimarte, Marino e Monitoro, che giunse alla conclusione secondo cui «l’esplosivo impiegato per l’attentato di Peteano era costituito da comune esplosivo da mina, potenziato, probabilmente nella zona di innescamento, con una aliquota di esplosivo al T4» (Salvi, La strategia delle stragi: dalla sentenza della Corte d’Assise per la strage di Peteano, Editori Riuniti, Roma 1989, p. 253.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A ciò bisogna aggiungere che “TNT e T4 furono ritrovati come residuo fra i reperti di numerosi attentati “minori” compiuti in quel periodo, come ad esempio quello in danno al periodico Il Borghese del 30 gennaio 1975, e altri attentati alle linee ferroviarie” (27 aprile 2012 liberoreporter – su Bologna e esplosivo; http://news.liberoreporter.eu/?p=25328).&lt;br /&gt;Ricordando l’attentato al periodico Il Borghese del 30 gennaio 1975, come se fosse stato opera dell’estrema sinistra, i giornalisti di “libero reporter” caddero in un clamoroso errore.&lt;br /&gt;“Nel gennaio 1975 sono compiuti a Roma attentati dinamitardi allo studio dell’avvocato di Soccorso rosso, Edoardo Di Giovanni (e autore con Marco Ligini del bestseller La strage di Stato), all’abitazione del giornalista Willy de Luca e presso la redazione del Borghese. Nell’inverno-primavera 1975 il Fulas colpisce anche la concessionaria Fiat di Catania, il catasto di Reggio Calabria, la redazione dell’Ora di Palermo. Alcuni attentati sono eseguiti in simultanea.” (nota 27, pagina 39, “Guerrieri 1975/1982. Storie di una generazione in nero”, Ugo Maria Tassinari, Immaginapoli 2005).&lt;br /&gt;Il Fulas (Fronte unitario di lotta al sistema), che fra l’altro fece l’attentato al periodico Il Borghese, era un’organizzazione clandestina neofascista e non certo un’organizzazione clandestina comunista o anarchica.&lt;br /&gt;Ovviamente il fatto che nel decennio precedente al 1980 alcuni gruppi neofascisti abbiano compiuto degli attentati dinamitardi usando il T4 o il tritolo insieme al T4 non significa affatto che quegli specifici gruppi siano stati responsabili di qualche strage.&lt;br /&gt;In altre parole, nell’Italia degli anni ‘70 molti neofascisti, come Pierluigi Concutelli, non erano stragisti; d’altra parte, esistevano alcuni neofascisti atlantizzati che divennero agenti dei servizi segreti, infiltrati nella destra e come minimo collusi con gli stragisti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’assoluzione di Massimiliano Fachini&lt;br /&gt;Massimiliano Fachini, uno di quei neofascisti atlantizzati, era imputato per la strage di Bologna ma fu assolto il 16 maggio 1994 dalla Corte d’assise d’appello e dalla Corte di Cassazione il 23 novembre 1995 perché ancora non si sapeva che lui fosse una delle poche persone in grado di disporre anche dei residuati bellici situati nei laghetti di Mantova (sentenza-ordinanza del giudice istruttore Guido Salvini del 1998) e neppure che fosse ben conosciuto dal “pentito” Carlo Digilio, anche se quest’ultimo – nelle confessioni rilasciate nella seconda metà degli anni Novanta, quando dichiarò di aver agito per conto del Comando delle forze terrestri alleate per il Sud Europa (FTASE) della NATO di Verona e si proclamò responsabile anche del preventivo controllo dell’ordigno esplosivo che a Milano provocò la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 - fece finta di non conoscerlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sentenza della Corte d’Appello di Bologna del 13.12.2004 contro Luigi Ciavardini&lt;br /&gt;Nella sentenza d’appello di condanna per Ciavardini, il quale essendo stato minorenne al tempo della strage di Bologna ebbe un processo a parte, si dice che il gruppo di Valerio Fioravanti aveva la disponibilità di “ingenti quantità di armi, munizioni ed esplosivo, anche del tipo di quello (T4 e nitrato sodico) che, secondo la perizia esperita nell’ambito delle indagini per la strage di Bologna (f. 3237), sarebbe stato usato in quella operazione criminale” (pagina 32 Sentenza Ciavardini, Corte d’Appello di Bologna, 13.12.2004).&lt;br /&gt;Qui la sentenza lascia intendere che fra i materiali esplosivi della strage di Bologna c’erano, fra l’altro, il T4 e il nitrato sodico. Poi entra di più nel merito e, sulla base delle “ perizie espletate al fine di accertare le modalità dello scoppio ed il tipo di esplosivo e di congegno utilizzati”, dichiara con certezza che “il quantitativo di esplosivo del tipo gelatinato, tra cui si annoverano anche tritolo e T4” , si aggirava tra i 20 e i 25 Kg; era molto potente “per l’alta velocità di detonazione e per il grande volume di gas capace di generare”; era racchiuso in una valigia; non poteva esplodere con un congegno a distanza “per l’impossibilità del segnale di attraversare ostacoli di scarsa permeabilità, come pareti, convogli ferroviari ed altro, né un congegno di tipo meccanico, attesa l’assenza di residui di fili e sistemi di alimentazione idonei ad erogare una congrua quantità di energia” e poteva esplodere con “un congegno di tipo chimico che richiedeva un’attivazione in loco dello stesso”.&lt;br /&gt;La sentenza inoltre precisa “che la bomba fu collocata sul tavolinetto porta-bagagli posto all’interno della sala d’aspetto di seconda classe, situato all’angolo posto a destra rispetto all’ingresso del locale, e non già abbandonata a contatto diretto con il pavimento”.&lt;br /&gt;Afferma per altro “che il posizionamento sul tavolinetto posto all’angolo della costruzione si è rivelato di particolare importanza per l’intensità distruttiva della carica esplosiva, in quanto la collocazione a ridosso di muri abbastanza robusti ha convogliato gran parte dell’energia distruttiva in una direzione abbastanza concentrata ( v. perizia f. 3227)”.&lt;br /&gt;Conclude dichiarando “che la scelta dei componenti dell’esplosivo e le modalità di esecuzione dell’attivazione della bomba portano ad escludere l’ipotesi di innesco fortuito della carica dovuta ad urti, riscaldamento, instabilità chimica della miscela, autocombustione, effetti di correnti vaganti o di campi magnetici (f. 3236).” &lt;br /&gt;(pag. 147-148-149 Sentenza Ciavardini, Corte d’Appello di Bologna, 13.12.2004)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perizia depositata il 27 giugno 2019 al processo a Gilberto Cavallini &lt;br /&gt;Sedici anni dopo la sentenza contro Luigi Ciavardini, cioè nel 2020, anche l’ex militante dei Nar Gilberto Cavallini è stato condannato per la strage di Bologna. Qui non entriamo nel merito della sufficienza o meno delle prove d’accusa contro gli ex Nar, anche se indubbiamente i processi su base indiziaria sono sempre di per sé molto discutibili. Qui si sta cercando di capire meglio come andarono le cose e si vuole, per il momento, concentrare l’attenzione sulle perizie esplosivistiche.&lt;br /&gt;Ebbene, la perizia depositata il 27 giugno 2019 aveva il non piccolo limite di dover andare oltre la circostanza per cui nel 2006, al termine di una fase processuale, fu deciso di eliminare ogni reperto raccolto al tempo della strage.&lt;br /&gt;Per tale motivo e affinché la loro perizia fosse almeno degna di questo nome, i periti nominati nel 2018, Adolfo Gregori e Danilo Coppe, ritennero inizialmente di avere cinque possibilità per la ricerca di nuovi reperti da analizzare: “1. realizzare nuovi carotaggi nell’area del cratere (…); 2. cercare oggetti possibilmente presenti nella ex sala d’attesa di 2^ classe; 3. cercare fra i ricordi delle vittime consegnati ai loro familiari senza sottoporli ad analisi; 4. cercare fra le macerie stoccate, all’epoca, in un’area militare nel Bolognese; 5. cercare reperti autoptici conservati a diverso titolo.” (pag. 11).&lt;br /&gt;Per ottemperare al punto 1, i periti avrebbero dovuto acquisire la documentazione tecnica dei lavori ma ciò non divenne possibile in quanto l’impresa che aveva preso in appalto “ i lavori di ripristino della sala d’attesa di 2^ classe, la Edilterra, fallì negli anni successivi. Il loro archivio tecnico, confluì in un’impresa cooperativa che a sua volta è fallita” (pag. 11).&lt;br /&gt;Rispetto al punto 2, “l’unico oggetto presente nella sala d’attesa o in sua prossimità, prima dell’esplosione, era un vecchio cartellone pubblicitario dell’Ente del turismo locale. Questo cartellone fu raccolto da un ferroviere e conservato per decenni in un ufficio” fino al momento in cui quell’uomo dovette andare in pensione, allorché lo consegnò “all’Associazione dei familiari delle vittime che lo mise sotto vetro e ricollocò nella nuova sala d’attesa.” (pag. 12).&lt;br /&gt;I periti fecero quindi delle ricerche sui campioni prelevati dal pannello fotografico che in origine, il 2 agosto 1980, si trovava nella sala d’attesa della stazione di Bologna e analizzarono i tamponi ottenuti dai lavaggi della superficie del pannello e riscontrarono che il Tritolo era presente in tre quadranti su venti (pag. 61).&lt;br /&gt;Per ottemperare al punto 3, i periti ricevettero l’aiuto dell’Associazione delle vittime del 2 agosto 1980 e in particolare riuscirono a recuperare: “a) una chitarra appartenuta a Davide Caprioli; b) una borsa in tela appartenuta a Sala Vincenzina; c) un borsone sportivo in tela con attrezzi sub e ginnici appartenuti a Lugli Umberto; d) un portafoglio con tessera appartenuti a Bonora Argeo; e) una borsetta vuota appartenuta a Marangon Maria Angela.” (pag. 12)&lt;br /&gt;I periti acquisirono dai parenti delle vittime un totale di 28 campioni (pagine 63 e 64) dalle cui analisi è stata evidenziata la presenza di tracce di Tritolo o TNT (12 campioni), RDX o T4 (11 campioni), HMX od ottogene (4 campioni), DNT (3 campioni) e PETN o pentrite (1 campione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In relazione al punto 4 recuperarono 16 campioni (polvere in busta, porzione di cemento, due parti di ceramiche e il resto costituito da parti di laterizi) dal deposito presso la Caserma di “Prati di Caprara” dalle cui analisi (pagine 64 e 65) è stata messa in rilievo la presenza di tracce di Tritolo o TNT (14 campioni), di RDX o T4 (7 campioni), di DNT – H (8 campioni), di PETN o pentrite (7 campioni), di MC (3 campioni), di HMX od ottogene (2 campioni) e di EC (un campione).&lt;br /&gt;Recuperarono una decina di reperti dall’archivio del RIS (Reparto Investigazioni Scientifiche) di Roma (Indagine tecnica 605/80 dalle cui analisi (pag. 67) è stata riscontrata la presenza di tracce di Tritolo o TNT (6 campioni), di DNT – H (6 campioni), di PETN o pentrite (4 campioni), di RDX o T4 (3 campioni), di HMX od ottogene (3 campioni).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Recuperarono due campioni presso l’Archivio di Stato all’interno del Volume nr. 94 dalle cui analisi (pag. 68) è stato possibile trovare tracce di HMX od ottogene (2 campioni), di Tritolo o TNT (un campione), di RDX o T4 (un campione), di EC (un campione), di MC (un campione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre fecero una ricerca su quattro campioni dei capelli recuperati dai resti della vittima della strage di Bologna Maria Fresu (o a lei attribuiti) dalle cui analisi (pag. 69) è stata evidenziata la presenza di tracce di NG o Nitroglicerina (un campione), di Tritolo o TNT (un campione), di RDX o T4 (un campione) e di PETN o pentrite (un campione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine confrontarono 10 campioni di cariche esplosive: 1) Tritolo carica da ½ libra (seconda guerra mondiale); 2) Tritolo da carica supplementare (seconda guerra mondiale); 3) Tritolo da mina CS42/3 (seconda guerra mondiale), composto da Tritolo e Pentrite; 4) Tritolo da mina tedesca da 311 gr. (seconda guerra mondiale), 5) Compound B carica cava 1944 (razzo antitank - seconda guerra mondiale), composto da Tritolo, RDX (T4) e HMX od ottogene; 6) Compound B 100 libre (bomba d’aereo seconda guerra mondiale), composto da Tritolo, RDX (T4) e HMX; 7) Tritolo Italia gr 200 (seconda guerra mondiale); 8) Tetritolo da blocco da demolizione M2 (seconda guerra mondiale), composto da Tritolo e Tetrile; 9) Balistite USA Cal. 20 – 1943, composto da Nitroglicerina (NG) e Etilcentralite (EC); 10) Compound B prodotto dopo la seconda guerra mondiale, da razzi anticarro, composto da Tritolo e RDX (T4) (vedasi tabella di pag. 71).&lt;br /&gt;Grazie a tale confronto, “le analisi hanno confermato che nei Compound B (campioni 5 e 6) della WWII (seconda guerra mondiale, n.d.r.) è effettivamente presente una percentuale (non determinata) di HMX. Invece il Compound B post bellico (Campione 10) non contiene alcuna traccia di HMX. Le altre cariche esplosive hanno mostrato una composizione in linea con i dati attesi, ad eccezione della carica nr.3 nella quale è stata riscontrata la presenza, non attesa, di pentrite. Si tratterebbe di Pentolite, esplosivo a base di Pentrite e Tritolo, che ha comunque un aspetto non distinguibile dal Tritolo solidificato”. (pag. 71)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conclusioni pubblicate nella perizia depositata il 27 giugno 2019&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sui reperti in esame, in sintesi, i periti Adolfo Gregori e Danilo Coppe riscontrarono la presenza delle seguenti tipologie di esplosivi: TNT o tritolo sulla maggior parte dei campioni positivi; RDX o T4 su gran parte dei campioni positivi; HMX&amp;nbsp; od ottogene sui campioni con alti valori di positività all’RDX; PETN o pentrite su molti campioni; NG o Nitroglicerina su 4 campioni. Inoltre registrarono la presenza di cariche di lancio sui campioni Etilcentralite (4 campioni) e Akardite (un campione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il TNT o tritolo e il RDX o T4 “appaiono essere presenti in quantità mediamente superiori alle altre componenti, e tali da poter ritenere, anche a distanza di circa 40 anni dall’evento, che potessero costituire la parte preponderante della carica esplosiva. (…) &lt;br /&gt;Sembra plausibile ritenere che la nitroglicerina rinvenuta su alcuni campioni (…) possa provenire dalla presenza di residui incombusti delle cariche di lancio, la cui nitrocellulosa, sulla quale la nitroglicerina è adsorbita, può aver trattenuto e preservato la NG dall’evaporazione. (…) &lt;br /&gt;Le tracce di esplosivo HMX sono quasi sempre presenti a livelli inferiori (almeno un ordine di grandezza) rispetto all’RDX (…).” (pag.72) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coloro che fecero la prima perizia chimico-esplosivistica “in alcuni casi non hanno cercato gli stabilizzanti delle cariche di lancio, o laddove le hanno cercate, non sono stati in grado di rilevarle per la scarsa sensibilità delle metodiche analitiche impiegate all’epoca (TLC).&lt;br /&gt;La mancanza di questo dato conoscitivo e l’errore di valutazione sulla presenza del solfato di bario ha indotto il primo collegio peritale a considerare come unica ipotesi plausibile quella dell’impiego di una gelatina civile fortificata con TNT e T4”. (pag. 73) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi risultati analitici, pubblicati nella perizia depositata il 27 giugno 2019, cioè quasi 40 anni dopo la strage di Bologna, sono abbastanza significativi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Escludono che i materiali esplosivi della strage di Bologna fossero costituiti solo ed esclusivamente da “gelatinato commerciale”; dimostrano che le percentuali di HMX od ottogene variabili tra il 5% e il 10% erano presenti nell’RDX (T4) impiegato durante la seconda guerra mondiale; infine eliminano le ipotesi fantapolitiche – come quelle avanzate da Paolo Cucchiarelli in “Ustica&amp;amp;Bologna. Attacco all’Italia” (2020, La nave di Teseo editore, Milano) – secondo cui fra i materiali esplosivi ci sarebbero stati dei prodotti successivi alla seconda guerra mondiale come il C4 e il Semtex H (composto per il 41,2% da&amp;nbsp; RDX e per il 40,9% da pentrite ) a disposizione dei palestinesi dell’OLP, delle italiane Br e di molti gruppi della sinistra rivoluzionaria dell’Europa occidentale.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Questi dati hanno di conseguenza indotto i periti a ritenere che le tracce di HMX od ottogene rilevate provengano dall’RDX o T4 “recuperato da ordigni bellici, e presente nella carica esplosa alla stazione di Bologna” (pag. 72).&lt;br /&gt;“Visti i risultati delle analisi che danno per certa la sostanziale presenza di Compound B, è evidente che si è trattato comunque di esplosivo detonante che necessita inevitabilmente di un detonatore. Di detonatori nel 1980 ne esistevano solo di due tipi commerciali in circolazione: a fuoco ed elettrici. Poi era possibile realizzare detonatori “home made” con entrambe le peculiarità di quelli commerciali” (pag. 137).&lt;br /&gt;“(…) In questo caso, anche il più imprudente fra gli attentatori, era uso a inserire fra la sorgente di elettricità (in questo caso una batteria) ed il detonatore, una “sicura di trasporto”.&lt;br /&gt;Fra le macerie di Prati di Caprara, è stato rinvenuto un interruttore” (pag. 140).&lt;br /&gt;I periti, a quest’ultimo proposito, così commentarono: “Dispositivi simili risultano essere stati presenti nell’ordigno destinato a Tina Anselmi e anche a quello trasportato dalla Christa Margot Fröhlich quando arrestata a Fiumicino” (pag. 141).&lt;br /&gt;In aula però, a luglio del 2019, il perito Danilo Coppe ha visionato una foto a colori che fa parte di alcuni verbali sul sequestro di esplosivo del 29 ottobre 1982 alla Frohlich (all’epoca militante della nuova sinistra della Germania Occidentale e poi assolta in Francia da ogni accusa relativa alla sua eventuale partecipazione all’organizzazione diretta dal venezuelano Carlos) infine ha dichiarato che “potrebbe trattarsi di una placca, piuttosto che di un interruttore". Di conseguenza, "del paragone con l'esplosivo utilizzato dalla Fröhlich mi prendo la responsabilità, ma se dovessi riscrivere la relazione non lo rifarei".&lt;br /&gt;https://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2019/07/10/perito-bomba-non-citerei-piu-frohlich_187fa8a6-cd33-4ede-b20c-cbe9815f8029.html&lt;br /&gt;A parte questo errore, riconosciuto come tale dallo stesso perito Danilo Coppe di fronte ai giudici, e al di là della scarsa conoscenza della storia della Prima Repubblica italiana e delle sue numerose stragi testimoniata dal vano tentativo di cercare paragoni con attentati avvenuti in Francia nel 1983, la relazione tecnica esplosivistica da lui elaborata assieme a Adolfo Gregori risulta essere comunque la più attendibile fra quelle ufficiali e la più logica stante quell’odore di tritolo (TNT) e la necessaria presenza anche del T4 (RDX) di cui alcuni parlarono subito dopo la strage del 2 agosto 1980.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto, al di là dell’esistenza o meno di un timer – che secondo i periti potrebbe essere stato di tipo meccanico – e dei suoi eventuali difetti o danneggiamenti che avrebbero potuto “determinare un’esplosione prematura/accidentale dell’ordigno” (pag. 157) ci sono sufficienti prove oggettive per capire quali fossero i materiali esplosivi recuperati da ordigni bellici del secondo conflitto mondiale che, in un’unica bomba (come ritengono i periti) o addirittura in due (come ritiene Paolo Cucchiarelli in “Ustica&amp;amp;Bologna. Attacco all’Italia”), costituivano i materiali esplosivi della strage di Bologna del 2 agosto 1980.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Dai risultati analitici e dalla disamina delle perizie precedenti il presente collegio peritale sostiene che l’ordigno esploso il 2 agosto 1980 alla Stazione di Bologna era costituito essenzialmente da Tritolite e/o Compound B (TNT + RDX o T4) di sicura provenienza da scaricamento di ordigni bellici (seconda guerra mondiale) e da una quantità apprezzabile di cariche di lancio (che giustifica la presenza di Nitroglicerina e degli stabilizzanti rinvenuti).&lt;br /&gt;Pentrite e Tetrile rinvenuti in alcuni campioni possono essere riconducibili alla presenza dei booster relativi agli ordigni stessi. I booster che in varie deposizioni degli indagati dell’epoca (Calore, Aleandri) vengono menzionati come utili per la detonazione di esplosivi sordi, come l’ANFO, e definiti come “preinnesco” o “innesco secondario”.&lt;br /&gt;Inoltre, non si può escludere completamente la presenza di una percentuale di gelatinato (civile o militare) a base di nitroglicerina”. (pag. 157)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di conseguenza, la principale domanda a cui si dovrebbe rispondere è la seguente: dato che l’esame dei materiali esplosivi dimostra la totale infondatezza della pista palestinese o rossa rispetto alla strage di Bologna, chi erano nell’Italia del 1980 coloro che, oltre ad avere ampia disponibilità di gelatinato a base di nitroglicerina, erano esperti nello svuotare degli ordigni bellici residuati della seconda guerra mondiale? &lt;br /&gt;Prendendo in considerazione soprattutto la sentenza-ordinanza del giudice istruttore Guido Salvini del Tribunale civile e penale di Milano del 3 febbraio 1998 sulla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, con cui si fa chiarezza su tante e successive vicende della storia italiana, l’ipotesi più probabile è che fossero personaggi reazionari atlantizzati e statalizzati, da parecchio tempo in stretti e organici rapporti con i servizi segreti, come Massimiliano Fachini e Carlo Digilio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Massimiliano Fachini, nato a Tirana il 6 agosto 1942 e morto a Grisignano di Zocco il 3 febbraio 2000, già nel novembre 1972 – secondo l’ex dirigente del gruppo neofascista Avanguardia Nazionale Stefano Delle Chiaie - collaborò con i carabinieri e il SID (sigla del servizio segreto militare di quel periodo) procurando i materiali esplosivi della provocazione di Camerino, laddove e allorché furono fatti rinvenire armi ed esplosivi assieme a materiale cifrato e a 604 moduli di documenti in bianco da attribuire ad esponenti&amp;nbsp; di gruppi di sinistra (prosciolti dalla corte di Assise di Macerata solo il 7 dicembre 1977),&amp;nbsp; moduli che il neofascista atlantizzato Guelfo Osmani – in contatto con l’onnipresente capo del controspionaggio di Firenze colonnello Federico Mannucci Benincasa - diede all’allora tenente dei carabinieri D’Ovidio e che facevano parte di uno stock di 4700 moduli rubati al Comune di Roma il 14 maggio 1972, uno dei quali – intestato a Enrico Vailati – fu rinvenuto a Sergio Picciafuoco, uomo che si trovava nella stazione di Bologna il 2 agosto 1980 durante l’esplosione della bomba tanto da esserne ferito e che in seguito, grazie anche all’aiuto ricevuto in carcere da Francesco Pazienza, fu assolto nel processo di cui era imputato per quella carneficina. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carlo Digilio, nato a Roma il 7 maggio 1937, fra il 17 dicembre 1981 e il 28 gennaio 1982 diede la caccia alle Br che avevano rapito il generale statunitense James Lee Dozier, comandante delle forze terrestri alleate per il Sud Europa (FTASE) della Nato, perché da molti anni era un mercenario della Nato; in seguito fuggì all’estero grazie all’appoggio dei servizi segreti; tornato in Italia si “pentì” solo rispetto ai reati per cui c’era la prescrizione; non confermò l’ultimo alibi di cui parlarono alcuni dei Nar accusati e poi condannati in maniera definitiva per la strage di Bologna, forse anche perché un alibi garantito da uno stragista ha ben poco valore e lo avrebbe messo in ulteriori guai giudiziari; infine morì a Bergamo nel 2005. Curiosamente cessò di vivere il 12 dicembre, nell’anniversario della strage di piazza Fontana del 1969, proprio della strage avvenuta a Milano nella Banca dell’Agricoltura a causa della deflagrazione di una bomba da lui stesso controllata in modo preventivo. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;http://feeds.feedburner.com/PrimaDellaPioggia
&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjvbmaY-hfQa99SIpN1bgkSzbOHLhCTv1oTR7iKB2Gd5IoLIuRZUIWKKhraMW2FCAO_2fvRaAx8ODsz92xBHL7Ae8ywFRZ186ls6na9aGxLT4teEtyNckJQjx_waYBmqXiYE91ZwtUWQV_3/s72-c/fiori-per-Lidia-Secci.jpeg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>LO STATO DI DIRITTO E LA VENDETTA DELLO STATO</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2020/07/lo-stato-di-diritto-e-la-vendetta-dello.html</link><category>CESARE BATTISTI</category><category>DAVIDE STECCANELLA</category><category>EMERGENZA</category><category>STATO DI DIRITTO</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Tue, 14 Jul 2020 06:27:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-5604509717813745023</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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Intervista all'avv. Davide Steccanella. Il Dubbio, 14 luglio 2020 &lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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«Faccio questo lavoro perché pensavo di stare in uno Stato di diritto. Ma alla luce di tutto quello che accade, cosa dovrei dire, che aveva ragione Battisti a contrapporsi allo Stato?». Davide Steccanella di mestiere fa l’avvocato. E difende una persona scomoda, Cesare Battisti, da sempre personaggio controverso, che solletica i peggiori istinti forcaioli. L’ultimo scandalo che lo riguarda – perché tale è diventato – è quello relativo al cibo. Il fatto è semplice: essendo malato di epatite e prostatite, racconta Steccanella al&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em data-reader-unique-id="24" style="max-width: 100%;"&gt;Dubbio&lt;/em&gt;, il cibo del carcere fa male alla sua salute. Vorrebbe avere, come gli altri detenuti, la possibilità di cucinare da sé, con un fornelletto, il cibo più adatto alle sue condizioni. Ma la cosa si è trasformata subito in qualcos’altro. Ovvero nella richiesta di un privilegio, di un trattamento di favore, agli occhi di chi, il giorno del suo arrivo in Italia, sfilava all’aeroporto come sopra un palco. Il tutto nonostante Battisti, da un anno, viva una condizione di isolamento illegittima. Per i giudici di esecuzione, il suo ergastolo – da scontare per omicidio e rapina, commessi ai tempi della sua militanza fra i Proletari armati per il comunismo – è uguale a quello di altri detenuti comuni. Niente 41 bis, niente isolamento. Ma il ministero della Giustizia, per lui, ha disposto l’alta sorveglianza, spedendolo in un carcere – quello di Massama, in Sardegna – dove è l’unico in tale condizione. E quindi da solo, nonostante il suo periodo di isolamento, stabilito da una sentenza, fosse di soli sei mesi. In quelle condizioni, dunque, il fornelletto in cella non è ammesso. Così come inutile è chiedere perché sia ancora isolato da tutti: nessuno risponde.&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="25" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;strong data-reader-unique-id="26" style="max-width: 100%;"&gt;Avvocato, come sono andati i fatti?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="27" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
Come sempre è stata fatta una strumentalizzazione vergognosa. Battisti ha fatto presente le sue condizioni di salute e non si è lamentato del menù in carcere, come qualcuno ha detto, ma ha semplicemente chiesto al magistrato di sorveglianza la possibilità di poter cucinare nella propria cella i cibi che gli vengono procurati e che sono più giusti per la sua alimentazione, cosa che viene concessa a tutti.&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="28" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;strong data-reader-unique-id="29" style="max-width: 100%;"&gt;Quindi non si trattava di una lamentela per il cibo cattivo?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="30" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;ins data-ad-client="ca-pub-1686010981233685" data-ad-format="auto" data-adsbygoogle-status="done" data-reader-unique-id="31" style="max-width: 100%;"&gt;&lt;ins data-reader-unique-id="32" style="max-width: 100%;"&gt;&lt;ins data-reader-unique-id="33" style="max-width: 100%;"&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="35" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
No e sarebbe stata una scemenza, anche perché non si va dal magistrato di sorveglianza a dire che non ti piace il menù del carcere. Reclamava il diritto, che hanno gli altri detenuti, di poter cucinare in cella gli alimenti compatibili con il proprio stato di salute, perché ha notato un peggioramento delle proprie condizioni a seguito della somministrazione del cibo carcerario. Che sarà buono o cattivo, ma non è quello il fatto in discussione: contiene un certo tipo di grassi che gli provoca dei disturbi. Questa era la notizia, che è diventata “Battisti si lamenta del menù”. E ieri sera, sinceramente, vedere il Tg5 intervistare il figlio di Torregiani mi è sembrato troppo.&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="36" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;strong data-reader-unique-id="37" style="max-width: 100%;"&gt;Torregiani è una vittima, perché per lei è sbagliato?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="38" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
Massimo rispetto per le vittime, ma cosa significa intervistarlo sul problema del cibo in carcere per Battisti? Cosa c’entra questo con il diritto della vittima ad avere giustizia? Cosa c’entra con la giustizia riparativa? È normale, da vittima, che risponda che è abituato a mangiare le ostriche. Ma non è giusto che rivendicare un diritto venga fatto passare come una lamentela. Così come se dice che è preoccupato del contagio, perché ha l’epatite, diventa uno che ne approfitta per andare a casa libero e bello per il Covid. Tutto, sin dall’inizio, è stato affrontato così. Sin dal suo arrivo in Italia, con il ministro che si faceva i selfie in aeroporto.&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="39" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;strong data-reader-unique-id="40" style="max-width: 100%;"&gt;Qual è lo status di Battisti, attualmente?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="41" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
Si trova in isolamento, in maniera illegittima, da un anno. Perché il ministero lo ha classificato come “As2” (alta sorveglianza,&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em data-reader-unique-id="42" style="max-width: 100%;"&gt;ndr&lt;/em&gt;) in un carcere in cui sapeva non esserci altri detenuti nella stessa situazione. Il che significa che, scontati i sei mesi di isolamento stabiliti dal tribunale 41 anni fa, doveva essere messo in condizione di vivere la detenzione come tutti gli altri. Ma hanno fatto in modo di mandarlo in un isolamento, di fatto, irreversibile, che tuttora perdura. Ho scritto al presidente del Dap, al dirigente, al Garante, a tutti, segnalando l’illegittima detenzione in isolamento che dura da più da un anno. Nessuno mi ha risposto, esclusa una comunicazione verbale da parte del carcere con la quale è stato spiegato che la declassificazione è stata respinta.&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="43" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;strong data-reader-unique-id="44" style="max-width: 100%;"&gt;Perché?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="45" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
Quando ho chiesto di conoscere le motivazioni, dato che l’ultimo delitto di Battisti risale al 1979, in un periodo storico ben preciso, non ho ricevuto risposta. Sono state più di 6mila le persone condannate per i fatti di quegli anni, nessuno di loro è stato in alta sorveglianza, quindi vorrei capire perché farlo 40 anni dopo i fatti. Che alta sorveglianza ci vuole? Scrivetemelo! Ma non è possibile avere risposta. Non credo che uno Stato democratico possa permettersi di non fornire le motivazioni di un provvedimento.&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="46" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;strong data-reader-unique-id="47" style="max-width: 100%;"&gt;Che conseguenze ci sono?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="48" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
Intanto la vicenda del fornelletto, che di per sé potrebbe essere una stupidaggine, ma si riverbera sulla sua salute. Ma anche per poter parlare con il figlioletto di 5 anni in Brasile, in collegamento Skype, abbiamo fatto il diavolo in quattro. È riuscito a parlarci dopo oltre un anno di detenzione. È giusto che Battisti sconti la pena, ma perché deve farlo in un regime speciale 41 anni dopo il fatto? È questo che non comprendo. E dopo tutto questo, la soluzione che ventilano è di mandarlo a Rossano Calabro, ancora più lontano dalla famiglia – che non ha le risorse per sostenere le spese per le visite – e dal difensore. Quindi il soggetto non è condannato ad una forma, legittima, di detenzione, ma ad una tortura, perché è isolato da tutti. Senza nemmeno poter cucinare in cella.&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="49" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;strong data-reader-unique-id="50" style="max-width: 100%;"&gt;Ma tale regime speciale è frutto della decisione di un giudice?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="51" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;ins data-ad-client="ca-pub-1686010981233685" data-ad-format="auto" data-adsbygoogle-status="done" data-reader-unique-id="52" style="max-width: 100%;"&gt;&lt;ins data-reader-unique-id="53" style="max-width: 100%;"&gt;&lt;ins data-reader-unique-id="54" style="max-width: 100%;"&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="56" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
No: i magistrati di esecuzione, nel rigettare la mia richiesta di concedere i 30 anni di reclusione, così come sottoscritto dall’Italia con il Brasile, hanno stabilito che non deve essere sottoposto a regimi speciali, ma a quello ordinario, perché i fatti risalgono al 1979. Il ministero ha però deciso, a suo insindacabile giudizio, che va tenuto in regime di alta sorveglianza. E in alternativa di mandarlo a Rossano, insieme ai terroristi islamici. Ha senso questo? Io di mestiere faccio l’avvocato, sono figlio di un magistrato e ho fatto il carabiniere, devo credere nelle istituzioni, ma vedo un ex vice premier che di fronte ad una richiesta del genere dice «taci e digiuna, assassino vigliacco» e vedo che viene intervistato Torregiani perché venga a dire al pubblico che è abituato a mangiare le ostriche. Mi trovo ad assistere una persona il cui nome scatena gli istinti più beceri e quello che trovo grave è che lo Stato finisca per essere ostaggio dell’opinione pubblica. Perché questo trattamento ingiusto è frutto dell’incapacità di andare contro la pancia della gente. Non trovo altra spiegazione. Battisti viene presentato come un mostro, come se avesse inventato lui la lotta armata, ma mentre chi lo ha fatto evadere, nel 1981, ha continuato a combattere lo Stato, salvo poi magari pentirsi o dissociarsi scontando due anni di galera, lui è andato via dall’Italia, senza continuare quella lotta. Qual è la sua colpa, quella di non essersi costituito?&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="57" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;ins data-ad-client="ca-pub-1686010981233685" data-ad-format="auto" data-adsbygoogle-status="done" data-reader-unique-id="58" style="max-width: 100%;"&gt;&lt;ins data-reader-unique-id="59" style="max-width: 100%;"&gt;&lt;ins data-reader-unique-id="60" style="max-width: 100%;"&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="62" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;strong data-reader-unique-id="63" style="max-width: 100%;"&gt;Forse quella di aver passato tanti anni da uomo libero…&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="64" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
Ma lo Stato non può far scontare altro oltre alla pena che ha stabilito. Una volta che è stato preso, prendendo peraltro con il Brasile un impegno che non ha rispettato, ha pensato solo all’effetto retributivo della pena, non certo a quello rieducativo. Aveva 25 anni all’epoca, in un periodo storico decisamente diverso, che pericolo rappresenta, a 65 anni, per la collettività Cesare Battisti? Qual è il criterio per cui mettere un detenuto in alta sorveglianza? Il rischio che riprenda la lotta armata? Bisogna ricordare che nel frattempo è vissuto nella legalità, come libero cittadino, con tanto di documenti, che viveva alla luce del sole e che non ha più commesso un reato. L’ultimo risale al 1979.&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="65" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;strong data-reader-unique-id="66" style="max-width: 100%;"&gt;Perché secondo lei c’è questo regime speciale?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="67" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
Perché si vuole fargli pagare il fatto che per 40 anni non sono riusciti a prenderlo. Ma questo non è colpa sua. A parte che tutti dimenticano che, tra una cosa e l’altra, ha passato circa 10 anni di carcere. Mi va bene che sconti la sua pena, ma perché così? Oltretutto dovrebbe trovarsi a massimo 300 km di distanza dai parenti, invece così non può nemmeno ricevere visite.&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="68" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;strong data-reader-unique-id="69" style="max-width: 100%;"&gt;Ma tutto ciò non espone lo Stato al rischio di violazioni di legge?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="70" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;ins data-ad-client="ca-pub-1686010981233685" data-ad-format="auto" data-adsbygoogle-status="done" data-reader-unique-id="71" style="max-width: 100%;"&gt;&lt;ins data-reader-unique-id="72" style="max-width: 100%;"&gt;&lt;ins data-reader-unique-id="73" style="max-width: 100%;"&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="75" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
Certo, però qui il problema è prima di tutto pratico. E io mi aspetto che il ministero, seppur tardivamente, prenda atto dell’illegittimità di quello stato di detenzione e provveda. Invece gli negano la declassificazione e mi negano la possibilità di ricorso amministrativo. Non riesco a capire la motivazione, se non che si chiami Cesare Battisti. E questo nonostante appena rientrato in Italia, come primo atto, abbia chiamato, mio tramite, il procuratore Nobili, ammettendo di aver preso parte ai Pac, come peraltro non ha mai negato. Non rivendica nulla, ma qualsiasi cosa faccia viene immediatamente stigmatizzato. Sono allibito. E alla fine non è un problema solo di Battisti.&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="76" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;strong data-reader-unique-id="77" style="max-width: 100%;"&gt;In che senso?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="78" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
Se scardini la cultura del diritto del nostro Paese e consenti ad un leader politico di parlare così, senza indignazione, travolgi il sistema dei diritti e dopo i danni saranno per tutti. Un giorno ci accorgeremo delle conseguenze di ciò che abbiamo fatto per seguire questa pancia forcaiola. Ci rimetteremo tutti, ce ne pentiremo, ma sarà troppo tardi. Se vogliamo la giustizia sommaria, allora mettiamo francamente una forca in piazza, che ci costa anche meno. Ma da avvocato non voglio fare da complice, perché così fornisco un alibi, fingendo che vada tutto bene, perché data la mia presenza il diritto di difesa è garantito. Si dica chiaramente che per Battisti e Vallanzasca non valgono le regole, non servono avvocati né giudici e allora quei soldi spendiamoli per altre ragioni. Però si abbia il coraggio di dirlo, senza spacciarci per Stato di diritto: lo abbiamo abbandonato, il diritto, in questi casi. Uno Stato debole, che è soggetto alla pancia del Paese, per non scontentarlo, ha abdicato alla sua funzione. Battisti, a suo tempo, voleva combattere lo Stato, torna dopo 40 anni in Italia, lo convinco, contrariamente a quanto pensava allora, che è un Paese in cui il diritto esiste, cosa devo dire vedendo queste cose, che alla fine aveva ragione lui? Trovo a questo punto difficoltoso fare questo mestiere.&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="79" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;strong data-reader-unique-id="80" style="max-width: 100%;"&gt;Perché?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="81" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
Ho capito che finché non faccio cause che interessano mediaticamente la pancia del Paese allora posso stare tranquillo. Ma non appena difendo Vallanzasca o Battisti, che invece scatenano i peggiori istinti, si perde ogni ragione. Allora io dico: mi rivolgo ad uno Stato o mi rivolgo alla tribuna popolare del sabato sera? Cosa faccio, rinuncio al mandato per impossibilità di svolgere la mia funzione? Non è bello. C’è una continua costruzione del mostro ed è aberrante. Posso capire la stampa scandalistica e una certa propaganda politica, che però è ignobile, ma mi aspetto di avere uno Stato serio, che di fronte a queste cose si indigna.&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="82" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;strong data-reader-unique-id="83" style="max-width: 100%;"&gt;Dovrebbe risponderle il ministro della Giustizia…&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="84" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; orphans: auto; text-align: start; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
Ma visto che quando Battisti è arrivato in Italia si faceva i selfie la vedo un po’ dura. Il concetto è: buttate via la chiave. Se volete ripristinare la pena di morte, allora fatelo, facciamo prima. Ma non si può sventolare la Costituzione il giorno della festa e poi disattenderla in maniera così plateale. Non posso accettarlo. Non sono un eversore: voglio uno Stato serio e credibile, non uno Stato vendicativo da Far West.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;http://feeds.feedburner.com/PrimaDellaPioggia
&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title/><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2020/06/milano-rider-arrestato-in-stazione.html</link><category>#biciclette</category><category>#milano#</category><category>#rider</category><category>#trenord</category><category>#uber</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Mon, 15 Jun 2020 06:30:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-1514834373585538992</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
&lt;header class="detail_header" style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; box-sizing: inherit; caret-color: rgb(0, 0, 0); color: black; font-family: &amp;quot;Eugenio Sans Text&amp;quot;, &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Helvetica, sans-serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; orphans: auto; text-align: left; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;&lt;h1 class="detail_title" style="box-sizing: inherit; font-size: 30px; font-weight: 500; line-height: 36px; margin: 0px 0px 16px; padding: 0px;"&gt;
Milano, rider arrestato in stazione: ''Voleva salire sul treno con la bicicletta''&lt;/h1&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjcwIRsD79O0F4hkC0R1ZcXwAu1hxm4iqTxJY12evbHUU_KTX3kG7lF8VjShJc6eeNOxoh24eezeElwfo3w6ZwCM0vE0CqCUiGDRYEcuE-wMT4WXOl6zqZlVx-fVHkKNeAHqZsGoCJflcSV/s1600/02-vienna-biciclette.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="533" data-original-width="800" height="266" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjcwIRsD79O0F4hkC0R1ZcXwAu1hxm4iqTxJY12evbHUU_KTX3kG7lF8VjShJc6eeNOxoh24eezeElwfo3w6ZwCM0vE0CqCUiGDRYEcuE-wMT4WXOl6zqZlVx-fVHkKNeAHqZsGoCJflcSV/s400/02-vienna-biciclette.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;h1 class="detail_title" style="box-sizing: inherit; font-size: 30px; font-weight: 500; line-height: 36px; margin: 0px 0px 16px; padding: 0px;"&gt;
&amp;nbsp;&lt;/h1&gt;
&lt;h1 class="detail_title" style="box-sizing: inherit; font-size: 30px; font-weight: 500; line-height: 36px; margin: 0px 0px 16px; padding: 0px;"&gt;
&amp;nbsp;&lt;/h1&gt;
&lt;h1 class="detail_title" style="box-sizing: inherit; font-size: 30px; line-height: 36px; margin: 0px 0px 16px; padding: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;A causa di regolamenti ultrapassatisti e assolutamente privi di logica, resta difficile in alcune zone del paese portare le biciclette sui mezzi di trasporto pubblico come treni o metropolitane. Fuori dal nostro paese è da sempre consentito su appositi vagoni presenti su tutti i treni locali, sugli autobus e sulle metropolitane. Unica eccezione, i tram. Ciò permette una mobilità ragionata e logica, con la possibilità di spostarsi con mezzi propri (bici) e pubblici. Denunciamo una tendenza che si protrae da troppo tempo e che neanche quanto accaduto negli ultimi mesi, e che il decreto Rilancio sia andato nella direzione di favorire la mobilità su due ruote, sembra riuscire a invertire. Ieri ne ha fatto le spese un giovane rider nigeriano, che non potendo tornare a casa con il treno ha protestato. L'ultimo di una serie, è stato denunciato dopo l'intervento della polizia per resistenza, oltraggio a pubblico ufficiale e possesso di ,043 gr di ashish. &lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;
&lt;/header&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;http://feeds.feedburner.com/PrimaDellaPioggia
&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjcwIRsD79O0F4hkC0R1ZcXwAu1hxm4iqTxJY12evbHUU_KTX3kG7lF8VjShJc6eeNOxoh24eezeElwfo3w6ZwCM0vE0CqCUiGDRYEcuE-wMT4WXOl6zqZlVx-fVHkKNeAHqZsGoCJflcSV/s72-c/02-vienna-biciclette.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>WASHINGTON 6 GIUGNO 2020</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2020/06/washington-6-giugno-2020.html</link><category>#black</category><category>#manifestazioni #White House</category><category>#matters</category><category>#washigton</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Sun, 7 Jun 2020 10:05:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-1365543540151457105</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
Riceviamo da Washigton dalla cara amica Ljudmila Gordon e pubblichiamo le foto delle grandi manifestazioni di ieri, che forse segna l'inizio di una nuova storia&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
partendo dalle grate che difendono the White House&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh8dXn-sqqnUxXBE22Ivi304BI-BpqNFjAuJp09JjyYbWVLrrVwTv9QCCiOhlRVs-zzUjRKRbmfkM5MFJ65eLLZV5ieAdTmwW2b19X9DrBpKHhWK20DG3QMHJFKbUk_89R-f8gjhdoyTr_x/s1600/thumbnail_IMG_4446.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1280" data-original-width="960" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh8dXn-sqqnUxXBE22Ivi304BI-BpqNFjAuJp09JjyYbWVLrrVwTv9QCCiOhlRVs-zzUjRKRbmfkM5MFJ65eLLZV5ieAdTmwW2b19X9DrBpKHhWK20DG3QMHJFKbUk_89R-f8gjhdoyTr_x/s400/thumbnail_IMG_4446.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjJYj2CxROPIHlHkWLt88kvxEiaBnN9rqsl_LJ-ZeyX75vBA8G832GcRRNv8FjSdJ1P06dblz9PO6_X9ZCt-_lPhvFXQK20ybSUrEKICNmmnRd8UnzJAPc1lW6id_OwvDFfh_LwCZBT4-W5/s1600/thumbnail_IMG_4451.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1280" data-original-width="1228" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjJYj2CxROPIHlHkWLt88kvxEiaBnN9rqsl_LJ-ZeyX75vBA8G832GcRRNv8FjSdJ1P06dblz9PO6_X9ZCt-_lPhvFXQK20ybSUrEKICNmmnRd8UnzJAPc1lW6id_OwvDFfh_LwCZBT4-W5/s400/thumbnail_IMG_4451.jpg" width="383" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEifxRt4g73gsGH0naYvBATF81SBY1egvOIjjNX9phDncIxS-BbTC1w5frfq_zoeskDcXT96a67hl2EivuGP9wvtBN9wEMcEj-PuRl6U5SyqWF__60VPk_E1u3aKm6eFDyY-zaC1tAkcw3_K/s1600/thumbnail_IMG_4460.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1280" data-original-width="960" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEifxRt4g73gsGH0naYvBATF81SBY1egvOIjjNX9phDncIxS-BbTC1w5frfq_zoeskDcXT96a67hl2EivuGP9wvtBN9wEMcEj-PuRl6U5SyqWF__60VPk_E1u3aKm6eFDyY-zaC1tAkcw3_K/s400/thumbnail_IMG_4460.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi5rvItdJF4GyvWMpexIjwyzG1I3OVb7ixMSECTJe8GBTl1rZHqRCAvM1hsCdLvJ4qAuDnSU2UK_u50ghyphenhyphenQv2qg3fKoX7eOHcLJUNxKT6l2DzwfKOJ2Mz1wcI_i5lTC0IXTMYq4A-kSdSIR/s1600/IMG_4706.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1200" data-original-width="1600" height="300" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi5rvItdJF4GyvWMpexIjwyzG1I3OVb7ixMSECTJe8GBTl1rZHqRCAvM1hsCdLvJ4qAuDnSU2UK_u50ghyphenhyphenQv2qg3fKoX7eOHcLJUNxKT6l2DzwfKOJ2Mz1wcI_i5lTC0IXTMYq4A-kSdSIR/s400/IMG_4706.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiJjNa5UMZ6r7zdrAf7AGllaDytDRaoAw1Bou6DEv37gebEKSC3IZuXtXJtb5IB8js8EUffgYWYkkD4e7Q5-sdfhdk6ShAHrLzoJfUep-ZvYVDp-O6hJ_99M4qsPBHY5W2iYCvmkltoEngM/s1600/IMG_4697.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1396" data-original-width="1567" height="356" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiJjNa5UMZ6r7zdrAf7AGllaDytDRaoAw1Bou6DEv37gebEKSC3IZuXtXJtb5IB8js8EUffgYWYkkD4e7Q5-sdfhdk6ShAHrLzoJfUep-ZvYVDp-O6hJ_99M4qsPBHY5W2iYCvmkltoEngM/s400/IMG_4697.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgpYA-yvaXlRK7_Om9a3bYDiAiCDpTM50uu4XCMkmqEpRkeVXUB9sxXdsdBSFnB61uh2YtLfzLP4_Rri33qK1Oo2CAA9lpaEvnhwxHPnhnWrIwXUm1Vs4zsENaXVdTHZKx3jf4uAjr3AkzV/s1600/IMG_4727.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1265" data-original-width="1437" height="351" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgpYA-yvaXlRK7_Om9a3bYDiAiCDpTM50uu4XCMkmqEpRkeVXUB9sxXdsdBSFnB61uh2YtLfzLP4_Rri33qK1Oo2CAA9lpaEvnhwxHPnhnWrIwXUm1Vs4zsENaXVdTHZKx3jf4uAjr3AkzV/s400/IMG_4727.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhtToscp8kQLYqC_5t8bV5scyn54anIINuiomqCaPkDpqDzCwXodnTCY2xINLgN1Hay9fCWeuUy9_1u7sGDWagHqURUDDrtbL3m0ikI9fZgbBKKj8PLQCUh2uUv9Ixt73Hv6EAWXDlXPkMj/s1600/IMG_4557.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1303" data-original-width="1461" height="356" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhtToscp8kQLYqC_5t8bV5scyn54anIINuiomqCaPkDpqDzCwXodnTCY2xINLgN1Hay9fCWeuUy9_1u7sGDWagHqURUDDrtbL3m0ikI9fZgbBKKj8PLQCUh2uUv9Ixt73Hv6EAWXDlXPkMj/s400/IMG_4557.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi7wcm0bdWA618ae7P-5Lu20Hx3htN3NMlX_2T_r4k99fy7V5Ehs9hCXjGs3CMkbdZuHcwwK0TKMoHQNe38gEiYir1WajI1WcAthlpWkFh9uSMo56tFJTaLiG9S3XX92vMEhW55F_NrjzpP/s1600/IMG_4633.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1291" data-original-width="1412" height="365" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi7wcm0bdWA618ae7P-5Lu20Hx3htN3NMlX_2T_r4k99fy7V5Ehs9hCXjGs3CMkbdZuHcwwK0TKMoHQNe38gEiYir1WajI1WcAthlpWkFh9uSMo56tFJTaLiG9S3XX92vMEhW55F_NrjzpP/s400/IMG_4633.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi61NQDP_-l2kxST6FLTLcAEcvCI6iqrReYuO_8IwCba0XyGaVVoceeuPJuOoU9Dw8_Yr9DZpjmNnEAREc1Qm2aCtJyFbuRu9Frqw8dW0SEF_hLRchWe751Q7GeocAfWwG8EW7bgEKfcR1k/s1600/IMG_4652.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1600" data-original-width="1200" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi61NQDP_-l2kxST6FLTLcAEcvCI6iqrReYuO_8IwCba0XyGaVVoceeuPJuOoU9Dw8_Yr9DZpjmNnEAREc1Qm2aCtJyFbuRu9Frqw8dW0SEF_hLRchWe751Q7GeocAfWwG8EW7bgEKfcR1k/s400/IMG_4652.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiDK0-Fq-CmXUBI0vsMUEQ-Jbw2-U8K8M9VR58xKuk7L5zg7D-vBV9TeiXyBZm_5647B_x1vV7zL2hPvrurrfkZuSE7JZ8I5P1gjfxH-uRMNdfLo-yx1y8Ym95E8Bmg1EuE5fAeKU1lIF3S/s1600/IMG_4663.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1200" data-original-width="1600" height="300" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiDK0-Fq-CmXUBI0vsMUEQ-Jbw2-U8K8M9VR58xKuk7L5zg7D-vBV9TeiXyBZm_5647B_x1vV7zL2hPvrurrfkZuSE7JZ8I5P1gjfxH-uRMNdfLo-yx1y8Ym95E8Bmg1EuE5fAeKU1lIF3S/s400/IMG_4663.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgfo7pvIhmY97APv8dnKUvbJ20XdH73UC6J2rR9xNhCJZhN16PzlOJaYcHtPjTByXALOkWukNimI1DqFQFIXDMtfKANJwym29xx1Bl6yc1bGJN3Vvhl2qvrLmDDbYFDWudv_L7DNhZAUXdh/s1600/IMG_4672.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1200" data-original-width="1600" height="300" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgfo7pvIhmY97APv8dnKUvbJ20XdH73UC6J2rR9xNhCJZhN16PzlOJaYcHtPjTByXALOkWukNimI1DqFQFIXDMtfKANJwym29xx1Bl6yc1bGJN3Vvhl2qvrLmDDbYFDWudv_L7DNhZAUXdh/s400/IMG_4672.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgpzqqLrYHnkqjIklYvNEuitObyrh4fXzd8xNgxRiurV9blqoO-eHsMKpodiHpNQAYm5Bc7EHuArzhgbyY6UfocZYwP9sI2ePzBxRm33v5pWWT0RlHZ5F_YSwqIMEQOqq64jchAX8E198dS/s1600/IMG_4689.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1200" data-original-width="1600" height="300" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgpzqqLrYHnkqjIklYvNEuitObyrh4fXzd8xNgxRiurV9blqoO-eHsMKpodiHpNQAYm5Bc7EHuArzhgbyY6UfocZYwP9sI2ePzBxRm33v5pWWT0RlHZ5F_YSwqIMEQOqq64jchAX8E198dS/s400/IMG_4689.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgq7l81Pf2Q5UfJcrt7sw5jOvBZ47fkCpW5vnkNnWrVPyT7J2CGelbn7miyDqPevChQ9AxevWuayWIHKmXZmYYHZX1bguKL-N8cODcGHZdx9KnUSeZX03jU8tqYXQ_dQMloBWvobNN1HbcY/s1600/IMG_4694.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1600" data-original-width="943" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgq7l81Pf2Q5UfJcrt7sw5jOvBZ47fkCpW5vnkNnWrVPyT7J2CGelbn7miyDqPevChQ9AxevWuayWIHKmXZmYYHZX1bguKL-N8cODcGHZdx9KnUSeZX03jU8tqYXQ_dQMloBWvobNN1HbcY/s400/IMG_4694.jpg" width="235" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgFK7-OjteY6dEK6XvMqVBsENhAdJCGVPwkPihLpFUVgD67aIpxbT8sHB97MaPhYe9IvtltBX0T7eQNU3xH-Q-cjNddKVq_nhz1CzzJuPT7h_CEpS086Qk3pgkINYAPedCeCw-_2hFfTKTZ/s1600/IMG_4614.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1131" data-original-width="1450" height="311" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgFK7-OjteY6dEK6XvMqVBsENhAdJCGVPwkPihLpFUVgD67aIpxbT8sHB97MaPhYe9IvtltBX0T7eQNU3xH-Q-cjNddKVq_nhz1CzzJuPT7h_CEpS086Qk3pgkINYAPedCeCw-_2hFfTKTZ/s400/IMG_4614.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEihBnamMO3DjBN-TPwjFeyIBOeohPYR9RGSOzZc2cwJU2DGar8w84xGVmQF25sxbW7toj2Y95Nl7jqGhQOEClh8TBA1VLWoVg0l6inozmT0Y4PEG2Itvar25c6k4EH8lj8LizSi7lSctfv4/s1600/IMG_4602.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1200" data-original-width="1600" height="300" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEihBnamMO3DjBN-TPwjFeyIBOeohPYR9RGSOzZc2cwJU2DGar8w84xGVmQF25sxbW7toj2Y95Nl7jqGhQOEClh8TBA1VLWoVg0l6inozmT0Y4PEG2Itvar25c6k4EH8lj8LizSi7lSctfv4/s400/IMG_4602.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjW5awyprzUzw1WkzQrMpRENKpZ6lTfFXnc11r68FGCBkh6EkWOX4Z4g3EVAZC_VP_qqzAlvt_f6wmykSm71EIr4F2dCCQ3rafdBHmS2Gi6qaX3NcXg6CNzLYGLo5I8JS-1XXVoNsa0kinG/s1600/IMG_4598.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1200" data-original-width="1600" height="300" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjW5awyprzUzw1WkzQrMpRENKpZ6lTfFXnc11r68FGCBkh6EkWOX4Z4g3EVAZC_VP_qqzAlvt_f6wmykSm71EIr4F2dCCQ3rafdBHmS2Gi6qaX3NcXg6CNzLYGLo5I8JS-1XXVoNsa0kinG/s400/IMG_4598.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh9D1Pf-r19b5ZNmf7xYIOCWpa7Ap4-OBYbVqojR29gxJvnlCs5ErlOz040oVBdtZZCUSBM8MSUzhGx5e99lY_aD_OG2xICCQ5iQhLiGxyocp_3VTdPqvrtkd6n0zGiTxNEyW-OOfh1cTbS/s1600/IMG_4596.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1200" data-original-width="1600" height="300" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh9D1Pf-r19b5ZNmf7xYIOCWpa7Ap4-OBYbVqojR29gxJvnlCs5ErlOz040oVBdtZZCUSBM8MSUzhGx5e99lY_aD_OG2xICCQ5iQhLiGxyocp_3VTdPqvrtkd6n0zGiTxNEyW-OOfh1cTbS/s400/IMG_4596.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiidldhVr4QCUIiWx6PavV3KeNiL51IEgnh7vPrcZBto1J12uFBui1fwUANPHEISvqi2MlbvicZNH9GtPJGKWwEmfHqhok93URqXkhAW08ju6zOEndE0yV4nddPKuNccmU-u8jX_RN-4awE/s1600/IMG_4589.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1200" data-original-width="1600" height="300" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiidldhVr4QCUIiWx6PavV3KeNiL51IEgnh7vPrcZBto1J12uFBui1fwUANPHEISvqi2MlbvicZNH9GtPJGKWwEmfHqhok93URqXkhAW08ju6zOEndE0yV4nddPKuNccmU-u8jX_RN-4awE/s400/IMG_4589.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgYvQbrgugDPBN2s9vB56LcI1Ec9RE8F_jnsVw6IWBhtACbj8kBFoiMInCOzz9hyphenhyphenfcqQXgRuT5I2FNk4qaCCHhvtYcaNzRrQVVD-HsKVAlx_V06cnGnJBKMhekZmpxothYhgG7S0GGcHon2/s1600/IMG_4536.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1200" data-original-width="1600" height="300" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgYvQbrgugDPBN2s9vB56LcI1Ec9RE8F_jnsVw6IWBhtACbj8kBFoiMInCOzz9hyphenhyphenfcqQXgRuT5I2FNk4qaCCHhvtYcaNzRrQVVD-HsKVAlx_V06cnGnJBKMhekZmpxothYhgG7S0GGcHon2/s400/IMG_4536.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjbwHu8MXKrTMKH0RL6CMe4rAoiKWht2Q4xpecWCanEtwJ7SGpT5DngtOmY02_z6mhS_S6hVOoVp36k6pWAnQfP6KlN6DVbwGam376HCK-l8FN5xHAF3raCRmM1CbcKG5FVxlKEKcCEJd26/s1600/IMG_4565.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="970" data-original-width="1280" height="302" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjbwHu8MXKrTMKH0RL6CMe4rAoiKWht2Q4xpecWCanEtwJ7SGpT5DngtOmY02_z6mhS_S6hVOoVp36k6pWAnQfP6KlN6DVbwGam376HCK-l8FN5xHAF3raCRmM1CbcKG5FVxlKEKcCEJd26/s400/IMG_4565.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj3qe7q5ugc-AkNWIMZ-mvzJK7Vlh1ehwp9ijCVPOvrrtL8WlPbnwrQkGArIOQmtGRj-tvS6I4hUKABKA5q0YZVnmJjLFy-NxyBllYTJQK2StkYU0sglMh00pgoYWnf1i5h3BujSHHPdJar/s1600/IMG_4571.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1600" data-original-width="1200" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj3qe7q5ugc-AkNWIMZ-mvzJK7Vlh1ehwp9ijCVPOvrrtL8WlPbnwrQkGArIOQmtGRj-tvS6I4hUKABKA5q0YZVnmJjLFy-NxyBllYTJQK2StkYU0sglMh00pgoYWnf1i5h3BujSHHPdJar/s400/IMG_4571.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiJBzel2kpsMK-zz0j7iZG00uxxKRsXx2MsgNe5RjQI4_NrZ4JUJD2PmOHAh0hPR6dYlefH5Z-VbmPI0HzH3oNM2C-8YnY_FszdkvgLJNLO59wUN3-GTWqHNUzu0GTgkD8EG6E68L0gr8bC/s1600/IMG_4574.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1200" data-original-width="1600" height="300" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiJBzel2kpsMK-zz0j7iZG00uxxKRsXx2MsgNe5RjQI4_NrZ4JUJD2PmOHAh0hPR6dYlefH5Z-VbmPI0HzH3oNM2C-8YnY_FszdkvgLJNLO59wUN3-GTWqHNUzu0GTgkD8EG6E68L0gr8bC/s400/IMG_4574.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgr7IYJ3cRvqtwyax_r64MBl_0XjjPc5En45mRG5IzWnaOZq_rJKPzeDnEeRbOYpNYKA6Z18tJ82l-GMNactujyRmSgh92LD256U3E5a3LRdsNNfo4zX3ny1Jy5gURUP5mC_OYwhKDCHc5O/s1600/IMG_4579.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1025" data-original-width="1280" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgr7IYJ3cRvqtwyax_r64MBl_0XjjPc5En45mRG5IzWnaOZq_rJKPzeDnEeRbOYpNYKA6Z18tJ82l-GMNactujyRmSgh92LD256U3E5a3LRdsNNfo4zX3ny1Jy5gURUP5mC_OYwhKDCHc5O/s400/IMG_4579.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj9eZcqDSS5VxCfAjVQqXuM8bcrLdiSG1_pu7Sp7iE-5QhCHiv9W9Ph9lqcuFjj5GyQIIA0IxBck9iVVsXxJ9BKME9gCgUDX24V60pDppTHU0nFo1UBJdVoHxVvz7r-tH1UmnghJX4xyVfU/s1600/IMG_4586.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1600" data-original-width="1200" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj9eZcqDSS5VxCfAjVQqXuM8bcrLdiSG1_pu7Sp7iE-5QhCHiv9W9Ph9lqcuFjj5GyQIIA0IxBck9iVVsXxJ9BKME9gCgUDX24V60pDppTHU0nFo1UBJdVoHxVvz7r-tH1UmnghJX4xyVfU/s400/IMG_4586.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;http://feeds.feedburner.com/PrimaDellaPioggia
&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh8dXn-sqqnUxXBE22Ivi304BI-BpqNFjAuJp09JjyYbWVLrrVwTv9QCCiOhlRVs-zzUjRKRbmfkM5MFJ65eLLZV5ieAdTmwW2b19X9DrBpKHhWK20DG3QMHJFKbUk_89R-f8gjhdoyTr_x/s72-c/thumbnail_IMG_4446.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>PINO CASAMASSIMA SU CASAPOUND </title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2020/06/pino-casamassima-su-casapound.html</link><category>#antifascismo</category><category>#casamassima</category><category>#casapound</category><category>#sgombero</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Fri, 5 Jun 2020 10:23:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-8950687386709386163</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
&lt;h1 class="title" data-reader-unique-id="titleElement" style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; display: block; font-family: -apple-system-font; font-size: 1.95552em; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: bold; letter-spacing: normal; line-height: 1.2141em; margin-bottom: 0.5em; margin-top: 0px; max-width: 100%; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
Il rosso non è il nero, lo sgombero di CasaPound sia solo un inizio&lt;/h1&gt;
&lt;div class="metadata singleline" style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; display: block; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; margin-bottom: 1.45em; margin-top: -0.75em; max-width: 100%; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;div class="byline" data-reader-unique-id="44" itemprop="author" style="display: inline !important; font-size: 1em !important; font-style: normal !important; font-weight: bold; margin: 0px; max-width: 100%;"&gt;
&lt;span data-reader-unique-id="46" style="display: inline !important; font-size: 1em !important; font-style: normal !important; font-weight: normal !important; margin: 0px; max-width: 100%;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="metadata singleline" style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; display: block; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; margin-bottom: 1.45em; margin-top: -0.75em; max-width: 100%; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;div class="byline" data-reader-unique-id="44" itemprop="author" style="display: inline !important; font-size: 1em !important; font-style: normal !important; font-weight: bold; margin: 0px; max-width: 100%;"&gt;
&lt;span data-reader-unique-id="46" style="display: inline !important; font-size: 1em !important; font-style: normal !important; font-weight: normal !important; margin: 0px; max-width: 100%;"&gt;Pubblichiamo con il permesso dell'autore &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="metadata singleline" style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; display: block; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; margin-bottom: 1.45em; margin-top: -0.75em; max-width: 100%; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;div class="byline" data-reader-unique-id="44" itemprop="author" style="display: inline !important; font-size: 1em !important; font-style: normal !important; font-weight: bold; margin: 0px; max-width: 100%;"&gt;
&lt;span data-reader-unique-id="46" style="display: inline !important; font-size: 1em !important; font-style: normal !important; font-weight: normal !important; margin: 0px; max-width: 100%;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="metadata singleline" style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; display: block; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; margin-bottom: 1.45em; margin-top: -0.75em; max-width: 100%; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;div class="byline" data-reader-unique-id="44" itemprop="author" style="display: inline !important; font-size: 1em !important; font-style: normal !important; font-weight: bold; margin: 0px; max-width: 100%;"&gt;
&lt;a data-reader-unique-id="45" href="https://left.it/author/casamassima/" style="color: var(--body-font-color); display: inline !important; font-size: 1em !important; font-style: normal !important; font-weight: normal !important; margin: 0px; max-width: 100%; text-decoration: none;"&gt;&lt;span data-reader-unique-id="46" style="display: inline !important; font-size: 1em !important; font-style: normal !important; font-weight: normal !important; margin: 0px; max-width: 100%;"&gt;Pino Casamassima&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span class="delimiter" style="display: inline !important; font-size: 1em !important; font-style: normal !important; font-weight: normal !important; margin: 0.07em 0.45em 0px; max-width: 100%; padding: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;time class="date" data-reader-unique-id="47" datetime="2020-06-05" style="display: inline !important; font-size: 1em !important; font-style: normal !important; font-weight: bold; margin: 0px; max-width: 100%;"&gt;5 Giugno 2020, "Left"&lt;/time&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="metadata singleline" style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; display: block; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; margin-bottom: 1.45em; margin-top: -0.75em; max-width: 100%; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;time class="date" data-reader-unique-id="47" datetime="2020-06-05" style="display: inline !important; font-size: 1em !important; font-style: normal !important; font-weight: bold; margin: 0px; max-width: 100%;"&gt;&amp;nbsp;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg3B0W5eeJMjIcxEmeT3ojOERPw13XFQ1jS-OCqulGzRaflaQnKXmKfZSKdjDCUtvjTPpKOx3Z2hy6XdDUFx_70MyNQ04QJ34hOV5j1peP0z1a-phtN4tjqTvb7ebvwWbxjDOZ7BhG5nRlH/s1600/images.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="194" data-original-width="259" height="299" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg3B0W5eeJMjIcxEmeT3ojOERPw13XFQ1jS-OCqulGzRaflaQnKXmKfZSKdjDCUtvjTPpKOx3Z2hy6XdDUFx_70MyNQ04QJ34hOV5j1peP0z1a-phtN4tjqTvb7ebvwWbxjDOZ7BhG5nRlH/s400/images.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;lo hanno scritto loro&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;/time&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="12" style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="13" style="font-style: italic; max-width: 100%;"&gt;
Dalla caduta del Muro in avanti s’è andata espandendo una pandemia revisionista dal respiro corto – che tende a dare dignità politica ai neofascisti – il cui contagio non ha risparmiato nemmeno certe intelligenze della sinistra italiana&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="14" style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span data-reader-unique-id="15" itemprop="reviewBody" style="max-width: 100%;"&gt;«Ora però tocca ai compagni» titola&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em data-reader-unique-id="16" style="max-width: 100%;"&gt;il Giornale&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;coerentemente con le dolorose righe di&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em data-reader-unique-id="17" style="max-width: 100%;"&gt;Libero&lt;/em&gt;, che lamenta la disparità di trattamento riservata ai centri sociali. Dolori provocati dal provvedimento di sgombero per la sede romana di CasaPound, cioè dei «fascisti del terzo millennio» come loro stessi si qualificano. Dei dettagli sono piene le cronache e qui ci limitiamo al minimo per ragionare d’altro. «A conclusione di una indagine condotta dalla Digos della Questura di Roma – batteva una agenzia della&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em data-reader-unique-id="18" style="max-width: 100%;"&gt;Adnkronos&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;della mattina di giovedì 4 giugno – la Procura della Repubblica capitolina ha chiesto e ottenuto dal gip un sequestro preventivo, con riferimento al reato di occupazione abusiva, dell’immobile in via Napoleone III, sede di CasaPound». I suoi dirigenti sono inoltre indagati per istigazione all’odio razziale e occupazione abusiva di immobile. A latere, ma non troppo, la Corte dei Conti chiede un risarcimento di 4.6 milioni di euro per omessa disponibilità del bene immobile e la mancata riscossione dei canoni da parte del Demanio. La promessa dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini di far sgomberare «tutti gli stabili occupati di Roma» ha infine trovato applicazione – ovviamente – non sotto il suo regno, ché qualche tartaruga aveva nel frattempo ricordato al papetiano che in quei «tutti» ci sarebbe stato anche lo stabile «storico» di via Napoleone III, ma sotto quello di Virginia Raggi, che un anno fa, per portarsi avanti col lavoro, fece rimuovere la scritta CasaPound dallo stabile nero. Un provvedimento, quello del Gip, che ha scatenato un putiferio dai caratteri però surreali alla luce di quella Costituzione secondo cui «è vietata&amp;nbsp;la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». Pare chiaro, no? No.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="19" style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
Le gazzette di destra mettono infatti sullo stesso piano organizzazioni neofasciste e centri sociali. Eppure, la Costituzione vieta la riformazione del partito fascista, non demonizza opposti speculari. Esempio: quando il calciatore Lucarelli esultava col pungo chiuso non rischiava di commettere un reato diversamente da Di Canio col saluto romano (in base non alla Costituzione, questa volta, ma alla Legge Scelba, che considera reato anche il solo parlare del fascismo e/o dei suoi esponenti in termini positivi ). Ora, delle due l’una: o cambiamo la Costituzione o dichiariamo – coerentemente – fuori legge (nel senso di banditi, proprio) quei partiti/movimenti/organizzazioni/formazioni che si richiamano al fascismo. Per coerenza – nel caso in cui si modificasse la Costituzione togliendo quella sua «fastidiosa» cifra antifascista – andrebbero azzerate le leggi Scelba e Fiano.&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="20" style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
Negli anni sessanta avevano una certa fortuna «telefilm» della serie «Ai confini della realtà». Serie che riavrebbe successo se riproposta ispirandosi a quanto succede a volte in questo – strano – paese in cui si promulgano le Costituzioni fra le più belle del mondo e leggi contro il fascismo, l’odio razziale, la discriminazione, e poi ci si infila in dibattiti surreali relativamente alla loro applicazione. Stando quindi alla Costituzione e alle leggi in vigore, organizzazioni – orgogliosamente – fasciste quali CasaPound, non hanno possibilità d’esistenza, al pari di tutte le altre nei cui petti battono cuori repubblichini non repubblicani: dal Fronte Nazionale a quella Forza Nuova cui diversi dispiaceri ha recentemente dato la trasmissione di Rai 3 Report con una inchiesta sui finanziamenti e i collegamenti politici internazionali. In coda, ma ugualmente meritorie di un ban sociale oltre che una dannazione politica, altre formazioni, come il Movimento Fascismo e Libertà (che ossimoro!), e quei Fasci italiani del Lavoro capaci di esprimere nel 2017 una consigliera comunale a Sermide e Felonica, paese della bassa mantovana: tale Negrini Fiamma (quando si dice il nome…), poi destituita dal Tar di Brescia per appartenenza a un movimento di palese ispirazione fascista. Le summenzionate grida di dolore pro CasaPound non meravigliano se arrivano da ambienti con loro compiacenti (anche perché CasaPound significa un serbatoio di voti non trascurabile), meravigliano invece assai quando alte, sonanti (e fastidiose) arrivano da quelle gole che hanno – da tempo – ingoiato e poi espulso ogni residuo ideologico, ché il termine stesso ormai (ideologico) li manda in crisi respiratoria.&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="21" style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; caret-color: rgb(27, 27, 27); color: #1b1b1b; font-family: -apple-system-font; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
Dalla caduta del Muro in avanti s’è andata infatti espandendo una pandemia revisionista dal respiro corto, il cui contagio non ha risparmiato nemmeno certe intelligenze della sinistra italiana. E se non c’è da meravigliarsi se a sostenere le ragioni delle tartarughe nere è un filosofino pret-a-porter da tv talk col ditino similislamista sempre alzato, visto che, non casualmente, scrive per Il Primato Nazionale, il quotidiano sovranista di CasaPound, petulando senza vergogna la bestemmia del marxismo sovranista, si resta perlomeno perplessi di fronte alle levate di scudi da parte di chi un tempo raccomandava un «antifascismo militante» unitamente a una perenne «vigilanza». C’è da chiedersi insomma cosa significhino ormai queste parole, ché, in buona sostanza, sono state dismesse, mentre quella «appartenenza» che faceva (e per me continua a fare) da spartiacque fra un pensiero e un altro, una cultura e un’altra, una politica e un’altra, è stata infiltrata da pensieri che confliggono col «pensiero partigiano» di Gramsci. (E sarebbe legittimo se ci fosse l’onestà di dichiarasi da esso ormai lontani). Ideologia è diventata anche per costoro blasfemìa. E demonizzati sono i sostenitori della persistenza della «ideologia», che però non è una brutta parola (per conseguenti brutte azioni) ma il termine col quale prima il filosofo Destutt de Tracy indicava l’antimetafisica della coscienza, e poi Marx l’insieme delle convinzioni d’ordine confessionale, politiche, morali espresse nella Storia dalle diverse classi sociali. Orbene, «l’ideologia» cui ci sentiamo di appartenere contrasta in modo speculare con quella che pervade il pensiero delle tartarughe destinatarie di quel provvedimento di sgombero che tanto clamore ha suscitato anche fra molti dei suddetti «ex».&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;http://feeds.feedburner.com/PrimaDellaPioggia
&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg3B0W5eeJMjIcxEmeT3ojOERPw13XFQ1jS-OCqulGzRaflaQnKXmKfZSKdjDCUtvjTPpKOx3Z2hy6XdDUFx_70MyNQ04QJ34hOV5j1peP0z1a-phtN4tjqTvb7ebvwWbxjDOZ7BhG5nRlH/s72-c/images.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title/><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2020/06/lettera-al-direttore-negli-ultimi-tempi.html</link><category>#pandemia</category><category>#riaperture# salti nel buio</category><category>#università della Calabria</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Fri, 5 Jun 2020 01:53:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-2116493453895902502</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
LETTERA AL DIRETTORE&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli ultimi tempi all'università della Calabria si leggono interventi che chiedono la riapertura prima dela fine della pandemia. Noi la pensiamo diversamente, e lo abbiamo manifestato con questa lettera al direttore che voglio condividere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhE6c7rsgp31f_VPkwUrFuWNlTZh8hqCQpswsTJC4Rw07LFJqzn1Q0_GyhkwE6gyObMmuBz4rugyC9n8dstzZ61t9hFjRXMao-naJrEpk7UG8bAtXPzhnnWNMm8FCuA1qRwM_QcNNyEbzI_/s1600/unical-calabria-05.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="320" data-original-width="640" height="200" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhE6c7rsgp31f_VPkwUrFuWNlTZh8hqCQpswsTJC4Rw07LFJqzn1Q0_GyhkwE6gyObMmuBz4rugyC9n8dstzZ61t9hFjRXMao-naJrEpk7UG8bAtXPzhnnWNMm8FCuA1qRwM_QcNNyEbzI_/s400/unical-calabria-05.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Caro direttore&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 13px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;negli ultimi tempi registro un interessante pressing da parte di alcuni esponenti del dipartimento che lei dirige, finalizzati a dare una scossa (così almeno mi permetto di interpretare questa attività), per sensibilizzare a rientrare al più presto dentro le aule della nostra università.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Credo che si tratti di un atteggiamento errato nei modi e nei tempi, e soprattutto sbagliato da un punto di vista sanitario.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 13px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Cercherò di analizzare punto per punto, chiarendo che direi le stesse cose se abitassi a Cosenza e che avrei preferito correre a piedi i mille chilometri che mi separano da Rende anziché vivere quello che stiamo vivendo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 13px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Quello che il mondo sta passando non accadeva dal 1920. Siamo nel mezzo di una pandemia provocata da un virus aviario che, a differenza dei precedenti SARS e MERS, si diffonde anche per mezzo di persone asintomatiche. Per questa sua capacità, il SarsCov2 provoca epidemie locali che crescono in modo esponenziale. L’Italia è stata tra i paesi più colpiti, e per numero di morti si trova ai primi posti della graduatoria mondiale. In questo momento il virus, che probabilmente si comporta in modo stagionale, sta colpendo paesi come il Brasile e il Perù, oltre a non essere ancora sotto controllo né in Russia, né negli Stati Uniti, né mi sembra nella Svezia del tutto aperto (o quasi). Mentre diminuiscono i casi da noi, aumentano altrove e la media giornaliera di nuovi casi nel mondo si attesta da tempo intorno ai 115.000, con circa 5000 decessi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 13px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Non è finito niente. Le epidemie locali sono violente e non abbiamo ancora una difesa: non abbiamo un farmaco, non possediamo un vaccino, ossia non abbiamo né una cura, né una prevenzione. In realtà, non sappiamo neanche quanti siano veramente i casi cosiddetti “asintomatici” e quindi non possiamo fare alcun ragionamento su eventuali immunità di gregge.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 13px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Questo non significa che necessariamente ci sarà una seconda ondata in Italia. Potrebbe non esserci e tutti speriamo che non ci sia. Ma non significa neanche che si possa abbassare la guardia. Come ha scritto il prof. Giraudi, perché una pandemia sia dichiarata ufficialmente cessata, serve almeno una di queste due condizioni: nessun caso per tre cicli di quarantena, quindi nel nostro caso 42 giorni, oppure la trasformazione del virus in un virus buono, capace di convivere con il nostro organismo senza uccidere o provocare danni pesanti. Al momento non si registra nessuna di queste due condizioni.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 13px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Questo significa che non possiamo riprendere la nostra normale vita (non mi interessa qui il discorso se la vita normale sia meglio o peggio e di quale normalità si parli).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 13px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Leggo in una di queste interviste che sembra paradossale si possa andare al supermercato o prendere un treno, andare al ristorante o in palestra, e non si possa frequentare l’università (questo è virgolettato.&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;Certo, lo dico sottovoce, io avrei preso le distanze, certo, non avrei condiviso, ma è tutto un altro discorso, me ne rendo conto&lt;/i&gt;). Ecco, in realtà le cose non stanno così. Non si può andare al supermercato se non si ha una mascherina e non si indossano i guanti, non si può andare in palestra senza prenotazione, non si può entrare in un ristorante se non distanziati, con menù elettronici, lasciando nome e numero di telefono al ristoratore che deve conservarlo per due settimane. Per prendere un treno viene controllata la temperatura, si deve indossare una mascherina, meglio se una FFP2 e non si può stare seduti accanto a un altro passeggero. Nulla è normale. Qualsiasi attività si svolga, la si svolge in un modo completamente nuovo e così sarà fino a quando non si verifichi almeno una delle condizioni che menzionavo sopra. Non si possono neanche abbracciare i nonni, perché sono considerati, giustamente, persone a rischio e i nipoti, specialmente se piccoli, possibili vettori del virus.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Allora, tutto questo mi fa pensare che prima del diritto allo studio (che non voglio certo ignorare e dirò subito come) qui si debba parlare di diritto alla salute e di diritto a non uccidere, a non mettere in pericolo la vita di altre persone, sconosciute o parte della propria famiglia. È quello che abbiamo fatto restando a casa, o andando in prima linea ad aiutare, opponendo i nostri corpi sani per mantenerne altri sani e permettere che quelli malati fossero curati al meglio. E siccome basta un caso fuori controllo che in pochissimi giorni parta l’esponenziale, non possiamo permetterci più di sbagliare. Lo abbiamo già fatto una volta, può bastare.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 13px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il fatto che noi si sia studiosi, si sia scienziati, ci impone, a mio umile parere, di pensare che forse le nostre personali aspirazioni accademiche, i nostri luoghi di modestissimo personale poterucolo che gestiamo da un qualche decennio, dovrebbero essere messi momentaneamente da parte fino a quando non passi la notte, proprio come estremo atto di responsabilità che garantisca la salute di tutti.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 13px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;E veniamo al diritto allo studio. Non voglio parlare della mia personale esperienza, perché è stata splendida e vi potrei solo dire di aver avuto studenti meravigliosi. Voglio dire, più in generale, che grazie ai mezzi che avevamo a disposizione da anni, siamo stati in grado di garantire in sicurezza una didattica di qualità a tutti i nostri studenti. E sottolineo, in sicurezza, perché non ci può essere sicurezza, oggi, in una didattica in presenza con persone costrette a viaggiare tra regioni o nella regione in quanto, come detto, il virus circola ancora. Quindi nessuno può dire in alcun modo, frasi di questo tipo: “Le soluzioni di ripristino della didattica in presenza in condizioni di sicurezza, tutto sommato, non sembrano impossibili da ricercare e da organizzare […]” (mi scuso in anticipo se cito male).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 13px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;La verità è che sono proprio impossibili. Chi ha scritto o scriverà che non lo siano, chiedo, è in grado di garantire al 100% che non ci sarà mai un positivo dentro l’Unical fino alla fine della pandemia? Non credo proprio.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 13px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Non è una questione di aule o di sanificazione. Sanificare un ambiente (uno, ma qui si parla di decine o centinaia) comporta spese e tempi che non sono sostenibili con le esigenze di didattica. Insegnare di domenica, poi, mi sembra bizzarro due volte. Una, perché è di domenica e la domenica, ora che le chiese sono riaperte e i parchi pure, la si dedica o al Signore o alla famiglia; la seconda, perché significa ammettere che siamo in emergenza, e lo siamo; ma allora, se siamo in emergenza, si dovrebbero usare soluzioni più alla portata e più semplici, che ci permettano di limitare le conseguenze negative dell’emergenza. E la soluzione esiste; è la tecnologia che ci permette di organizzare una classe virtuale in orari canonici e collegarsi, facendo lezione normalmente, operando sullo schermo con filmati o fotografie, interagendo in diretta con ogni studente, stimolandolo a seguire, a intervenire, a dire la sua e a fare domande, potendo insieme guardare sulla rete qualcosa che magari in quel momento sfugge alla docente. Certo, il docente deve lavorare di più, è indubbio. Ha necessità di preparare lezioni di un altro livello rispetto al passato, lezioni diverse, più complesse, per renderle più chiare agli studenti. Ma la cosa positiva è duplice. Si garantisce il diritto allo studio e ciò non è per sempre, ma solo fino alla fine dell’emergenza.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Certo, se qualcuno usasse lo strumento anziché per fare didattica in smart, per postare powerpoint da assumere passivamente, decade tutto quello che ho detto, ma qui sta alla sensibilità di ogni collega, nella quale non posso entrare, pur conservando un mio personale giudizio.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 13px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Restano un paio di problemi ai quali non mi voglio sottrarre; il primo è la questione legata ai collegamenti e ai computer. Ora, mi sembra abbastanza curioso che uno studente universitario non abbia un computer e un collegamento internet. Lo dico senza naso all’insù. Negli US gli studenti prendono appunti in aula da 20 anni con i PC, in Russia da una decina, in Grecia da qualche anno; in Egitto lo fanno in molti. Oggi tutti possediamo uno smartphone e se una studentessa o uno studente si iscrivono all’università e non hanno a disposizione un PC, insomma mi sembra davvero un caso limite. Ma poniamo anche che ciò possa accadere. Se le cose stanno così, possiamo tranquillamente intervenire sul territorio aiutando chi non ha un computer semplicemente comprandoglielo con i fondi in arrivo grazie al decreto rilancio. Io personalmente sono pronto a offrire una parte di un mese di stipendio, se serve, per comprare un computer a chi non ce l’ha. Allo stesso tempo, possiamo intervenire lì dove le reti non sono adeguate, chiedendo alla Regione di aiutarci a cablare meglio le zone. Sono cose semplici, che si possono fare velocemente, volendole fare. Così come è possibile sospendere le rate universitarie per un periodo, o ridurle (dovrebbero intervenire i ragionieri per dirci cosa sia sostenibile e cosa no) in modo da aiutare le famiglie bisognose da sempre, o in difficoltà dopo il lockdown. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 13px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;L’altro problema in realtà è collegato al primo. La possibilità offerta dalle tecnologie da qui in poi ci consentirà di risparmiare molti soldi da spendere in questa situazione eccezionale per gli studenti, perché non avremo più necessità di invitare decine di persone in presenza per un convegno, organizzare cene, stanze di albergo e treni. Basta un clic e la persona è con noi, interviene, discute, condivide il suo sapere. Così come possiamo invitare con un clic chiunque da qualsiasi parte del mondo a lezione o per un seminario. Si tratta di scenari che ancora non conosciamo bene, ma di potenzialità enormi. In questi mesi sto seguendo lezioni in tutto il mondo e ho partecipato alle esequie di un grande economista da poco scomparso negli US.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 13px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-moz-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; min-height: 13px; text-align: justify; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px; color: black; font-family: Helvetica; font-size: 11px; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; margin: 0px; orphans: auto; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: auto; word-spacing: 0px;"&gt;
&lt;span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Cordiali saluti, direttore &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;http://feeds.feedburner.com/PrimaDellaPioggia
&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhE6c7rsgp31f_VPkwUrFuWNlTZh8hqCQpswsTJC4Rw07LFJqzn1Q0_GyhkwE6gyObMmuBz4rugyC9n8dstzZ61t9hFjRXMao-naJrEpk7UG8bAtXPzhnnWNMm8FCuA1qRwM_QcNNyEbzI_/s72-c/unical-calabria-05.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>IN MORTE DI UN MEDICO</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2020/06/in-morte-di-un-medico.html</link><category>#covid 19</category><category>#Hu Weifeng</category><category>#Wuhan</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Tue, 2 Jun 2020 10:49:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-447232526383439316</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
1 - Passeggeri positivi, la Grecia sospende i voli dal Qatar &lt;br /&gt;La
 Grecia ha sospeso oggi tutti i voli da e per il Qatar dopo che 12 
passeggeri su 91 di un volo Doha-Atene della Qatar Airways sono 
risultati positivi al coronavirus. L'aereo era atterrato ieri ad Atene. 
Lo stop durerà almeno fino al 15 giugno.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
2
 - Cina, morto sesto medico del Wuhan Hospital. È morto a causa del 
Covid Hu Weifeng, uno dei medici in prima linea dall'inizio a Wuhan e 
collaboratore dell'oculista eroe Li Wenliang, non creduto sulla strana 
malattia che gli ricordava la Sars del 2003. Hu, urologo, era diventato 
noto anche per lo strano caso del cambio di colore della pelle, 
diventata nera tra farmaci e fegato danneggiato. Il decesso, secondo i 
media cinesi, è avvenuto questa mattina: Hu è il sesto medico del Wuhan 
Central Hospital a morire a causa degli effetti del virus.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEheIdZnWY9TlW4Zj_aaTrkOFTHs3BR7B01Gq3yZy0XVVd_lEl76Mi5fxDCAa8IR71kOThsaGhqF5ONRd1NvAOH5_mkYhj0VwDHK7IqbjaDWCry5-UlsP29lZ1VxH2uk_mFieJSXPFgYHHxw/s1600/FotoJet-5-900x600.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="600" data-original-width="900" height="266" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEheIdZnWY9TlW4Zj_aaTrkOFTHs3BR7B01Gq3yZy0XVVd_lEl76Mi5fxDCAa8IR71kOThsaGhqF5ONRd1NvAOH5_mkYhj0VwDHK7IqbjaDWCry5-UlsP29lZ1VxH2uk_mFieJSXPFgYHHxw/s400/FotoJet-5-900x600.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Le notizie di oggi che possono avere un riscontro preoccupante in futuro. Sono particolarmente dispiaciuto per la morte di Hu Weifeng, giovane e coraggioso. Segue una pagina che avevo scritto, dedicata al suo collego Li, la prima vittima e idealmente ora c'è dentro anche Hu.&amp;nbsp; &lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: center;"&gt;
***&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Quando ci penso confondo ancora lo sfondo con il soggetto, l’ospite con il protagonista. Non è facile capire. È stato un colpo di pistola alla nuca, non lo senti e ti ritrovi giù. Misura da 50 a 200 nanometri, il nulla. Un raffreddore, una febbre, decessi stagionali. Siamo tutti garantiti; nel nostro tempo una febbre strana te la devi andare a cercare in qualche paese sfigato dove la medicina dei bianchi non è ancora arrivata. O in qualche parte della Cina, perché lì, dicevano, si mangiano i topi vivi. &lt;br /&gt;Ora che ne ha ammazzati tanti, non la dicono più questa cosa. Tante cose non dicono più. Il fatto è che il sistema è saltato così bene che neanche s’è capito. Sì, ci sono gli eroi, gli angeli. Ma alla fine siamo qui con le fabbriche semiaperte, gli aerei a terra, le navi in porto e gli alberghi pieni di persone in quarantena. C’è dell’estro in tutto questo. Non siamo in grado di capire bene il mondo che verrà e forse non è neanche importante. Alcuni lo pensano come fotocopia di quello che c’era prima, solo con un piccolo carico di morti in più. Sbagliano. Sarà diverso.&lt;br /&gt;Cominciamo dall’inizio. Un giovane oculista, non un virologo, neanche 35 anni. È accaduto ieri, ma sembrano dieci anni. Il primo di un lungo elenco di medici morti in queste settimane che lascia un padre, una madre, una moglie incinta e un bimbo piccolo. Una morte come accade anche qui e tutti sanno cos’è, ma prima, pochi mesi fa, solo lui fu in grado di diagnosticarne la causa mentre gli altri preferivano dire «qualcosa di fulminante». Lo vedemmo morire tutti. È rimasta la foto, che continua a girare su internet mentre lui è cenere. Piansi quando mi resi conto che se l’era portato via il suo talento. Lui aveva capito. In quelle ore Roma aveva ancora tre voli alla settimana da e per Wuhan, dove lui, Li Wen Liang, esercitava la professione.&lt;br /&gt;Tra novembre e dicembre del 2019 si erano presentati nel suo ambulatorio pazienti con una brutta infezione oculare e febbre alta. Si ricordò che quando aveva cominciato a studiare medicina, nel suo paese era scoppiata un’epidemia che poi come per miracolo si era interrotta con il primo caldo, la Sars, sindrome respiratoria acuta grave; e aveva compreso segnalando ai suoi colleghi che probabilmente si trattava di un virus simile a quello, ma forse nuovo. Lo fermarono, gli dissero di farsi gli affari suoi e lo invitarono a curare i pazienti di Covid-19 (che però non la chiamavano così) che si presentavano con problemi agli occhi. Si prese scariche di virus e si ammalò; così tanto che il 6 febbraio 2020 morì. Comparvero migliaia di post in rete sotto l’hashtag «vogliamo libertà di parola», mentre si perdevano i riferimenti al pericolo incombente della malattia. Noi guardammo e passammo oltre. Ci sentivamo sicuri. Non sarebbe mai arrivato qui, e neanche capivamo bene cosa dovesse poi arrivare. Wuhan, intanto, era stata chiusa da due settimane.&lt;br /&gt;Non ci abbiamo creduto; come quelle ombre notturne che sai che sono passate ma poi ti volti e vai, tanto non sono pericolose. E quindi niente, perché è più facile, perché dovevamo fare e non facevamo, dovevamo correre e non correvamo, eravamo lì e non dicevamo neanche le cose giuste, figuriamoci metterle in opera. Siamo stati un disastro. Non Li, il giovane oculista no. Cosa doveva fare quando gli si mise per traverso il sistema? Non è una questione di coraggio ma di martello. Lo sappiamo molto bene. Mentre era ricoverato, Li prese una penna e scrisse che avrebbe rivolto gli occhi al cielo al termine della battaglia. Ricordò i pazienti che lo guardavano pieni di speranza e poi si lasciavano andare alla malattia. Poi se stesso, il suo corpo, domande retoriche: «Dove sono i miei genitori? E la mia cara moglie?». Poi la realtà, la perdita del marito per sua moglie, senza il quale avrebbe dovuto crescere i due figli piccoli; l’addio a Wuhan, la città che amava: «Spero che, dopo il disastro, ti ricorderai che qualcuno ha provato a farti sapere la verità il prima possibile. Spero che, dopo il disastro, imparerai cosa significa essere giusti […]&amp;nbsp;Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede». Così è morto il cristiano Li. Ma non ce ne siamo accorti da questa parte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;http://feeds.feedburner.com/PrimaDellaPioggia
&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEheIdZnWY9TlW4Zj_aaTrkOFTHs3BR7B01Gq3yZy0XVVd_lEl76Mi5fxDCAa8IR71kOThsaGhqF5ONRd1NvAOH5_mkYhj0VwDHK7IqbjaDWCry5-UlsP29lZ1VxH2uk_mFieJSXPFgYHHxw/s72-c/FotoJet-5-900x600.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>LE PAROLE DEL COVID</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2020/06/le-parole-del-covid-19-2.html</link><category>#covid 19 #immuni</category><category>#covid 19 #lombardia #fase 1 #fase 2 #al tempo del #le parole</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Mon, 1 Jun 2020 03:10:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-1288988220654751096</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhxX33NZacCtZtXgA4W_3nNaT56L1mJc-TjlYW_NdfzdIQjdq7JxkT6L58T7chcqnDpU2Rq4sAKRMgURW1JLN9tzkqvGAivGLSQ-QG61JPyOp70nm9yOJnTiBH6RcCGl7f8xh7w5QfJnEgU/s1600/19mag-nychospitals-queens-02-jumbo-v4.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1024" data-original-width="1024" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhxX33NZacCtZtXgA4W_3nNaT56L1mJc-TjlYW_NdfzdIQjdq7JxkT6L58T7chcqnDpU2Rq4sAKRMgURW1JLN9tzkqvGAivGLSQ-QG61JPyOp70nm9yOJnTiBH6RcCGl7f8xh7w5QfJnEgU/s400/19mag-nychospitals-queens-02-jumbo-v4.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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Le parole del Covid-19&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La storia in questo 2020 corre troppo veloce per afferrarla. Non mostra il fianco e si dovrà attendere la fine per affrontarla, anche se le conseguenze si trascineranno a lungo. Eppure si deve provare a capire e analizzare, perché è il nostro lavoro e perché questo scritto, come altri, resteranno in memoria come tentativi, umili, di gettare un po’ di luce in una notte tremenda. Il tema del saggio è il processo di comunicazione e il sistema di significazione durante l’epidemia di Covid-19 in Italia. Il processo di comunicazione, lo possiamo anticipare con una certa convinzione, è stato poco articolato e le parole che hanno caratterizzato la crisi [parole del Covid – PdC] si sono distinte in quanto a banalità, incapacità di descrizione della realtà e di cogliere l’essenza della tragedia che stavamo vivendo, assumendo un significato prettamente situazionale (Eco 1996, p. 68). Le parole, a differenza delle persone, si sono assembrate in un crescendo esponenziale su tutti i mezzi di informazione, dalla carta stampata alla tv, dai social come facebook a quelli più politicizzati come twitter, confermandone la valenza come libera arena. &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Una tendenza che ha addirittura trasceso i social, ritornando sui tradizionali mezzi di informazione come la radio o la tv dove, in trasmissioni quali La zanzara, condotta su Radio24 da G. Cruciani e D. Parenzo, le opinioni dell’uomo della strada sono equivalenti a quelle di studiosi ed esperti (uno vale uno), o in alcuni programmi di prima serata delle reti Mediaset o di La7, nei quali politici e giornalisti si sono lasciati andare a violente reciproche offese e considerazioni sopra le righe. Questa condizione ha inciso sulla produzione delle PdC, che si sono immediatamente trasformate in strumenti di lotta per il consenso politico.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Se i media e i politici hanno creato o ricreato e rilanciato sintagmi, le vittime del contagio hanno per lo più taciuto. I pazienti entrati in ospedale, si sono visti vietare qualsiasi rapporto con il mondo esterno per ragioni sanitarie e in pochi sporadici casi sono stati in grado di comunicare con i famigliari attraverso un dispositivo elettronico. Una volta ricoverati in terapia intensiva, anche questa possibilità è venuta meno e dopo il decesso sono stati infilati in un sacco di plastica, incassati, portati via e inceneriti. I familiari sono stati avvertiti da una telefonata e con ciò si è concluso il loro rapporto con l’ospedale. Per dirla con M. Blanchot, sono morti fuori la comunità, perché «non vi potrebbe essere comunità se non fosse comune l’evento primo e ultimo che interrompe il poter essere di ognuno» (Blanchot 2002, pp. 40-41). &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il dramma sociale e personale provocato dal Covid nella morte, una morte che ha lasciato fuori da sé familiari in perenne rimorso per non esserci stati, è rimasto, con qualche eccezione, ai margini dalla cronaca e non ha lasciato tracce profonde nelle PdC, rappresentando la parte fenomenologica esclusa e celata dal nuovo lessico. Una non esperienza privata anche del riscontro in un significante capace di descriverla. &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Come si diceva all’inizio, quanto accaduto andrà esaminato di fronte. Solo così chi volesse ricostruire l’evoluzione e gli esiti della vicenda avrebbe a disposizione molte fonti qualitativamente differenti, come il materiale documentale prodotto dal governo o dalle amministrazioni locali, i documenti delle aziende sanitarie, le autopsie (parola latente in questa crisi), quando sono state eseguite addirittura fuori protocollo, le testimonianze di persone guarite. Per quanto riguarda i deceduti, però, le parole restano incolori, riducendosi a due concetti: da una parte i sanitari, che ricordano gli ultimi sguardi supplicanti del paziente prima di essere intubato e posto in coma farmacologico, e dall’altra quello dei familiari, che si rammaricano di aver lasciato solo il loro caro. È accaduto sotto i nostri occhi ed è stato raccontato attraverso parole raramente nuove, spesso recuperate e riempite di nuovo significato, altre improvvisate. Il nostro scopo è quello di capire il processo attraverso il quale ciò è avvenuto, inserendolo in un contesto semantico formato da malattia, possibilità, guarigione, inclusione, esclusione (interdizione), punizione, controllo e liberazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gruppi di significanti. Le parole e le locuzioni della crisi possono essere divise in tre gruppi: quelle appartenenti alla fase zero (emergenza pura), alla fase uno e alla fase due. Per la fase zero sono caratteristiche parole come guerra, fronte ecc. Per la fase uno ricordiamo quarantena/lockdown, untore, tampone, smartworking, positivo e il sottogruppo formato da competenze, esperti, task force. Per la fase due cito distanziamento sociale, appiattire la curva, ripartire, filiera, ricostruzione, immunità di gregge, vaccino, in maniera rigorosa, sanificazione. Non le possiamo analizzare tutte per motivi di spazio, ma cercheremo di dare alcune risposte alle nostre intenzioni di partenza. &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il primo gruppo di locuzioni che analizziamo sono le espressioni marziali come siamo in guerra e senza precedenti, affiancate da parole amplificanti come fronte, tsunami, patria e, il 23 maggio, bomba atomica (Gallera, Conferenza stampa). Le locuzioni, ripetute nei primi giorni della crisi sanitaria in maniera ossessiva, hanno trasmesso ai cittadini l’idea di uno stato di eccezione (guerra) che andava al di là della normale comprensione (senza precedenti), interrompendo violentemente l’idea di avvenire. Dopo la scoperta dei primi focolai in Lombardia e in Veneto e la chiusura dei relativi comuni (23 febbraio), una settimana di indecisioni e la richiesta di “normalità” (parola che tornerà con un nuovo significato in seguito), la crescita esponenziale dei contagi ha mandato nel panico autorità politiche e popolazione e rotto gli argini ai significanti, che si sono riversati, loro sì come uno tsunami, sopra la cittadinanza, sommergendola. Chi l’ha vissuto in Lombardia, come chi scrive, ha avuto l’impressione di precipitare dentro una notte senza fine, dove la ricerca della verità veniva costantemente alterata dalla profondità del dolore condiviso.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; In quei giorni si è manifestato sui mezzi di informazione un profondo pessimismo sulle misure da adottare. Si è sostenuto che la Cina avesse chiuso la regione dell’Hubei perché era una dittatura, mentre da noi, che siamo una democrazia, la cosa non avrebbe funzionato. In effetti, la lotta alle epidemie in una società totalitaria assume caratteristiche che ne semplificano la gestione, ma che in seguito la rendono più complessa. Da un lato, il potere esercitato normalmente dallo Stato sulla persona facilita l’introduzione di quarantene, vaccinazioni di massa e altre misure. D’altra parte, l’atmosfera di sfiducia e segretezza caratteristica di tali società provoca voci di panico e la paranoia dilagante influisce negativamente sull’efficacia delle misure. Quello che abbiamo scoperto, con meraviglia, è che una società democratica reagisce più o meno allo stesso modo: impone rigide misure, le fa rispettare con il controllo e la punizione, ma sorgono paranoie di ogni genere grazie alla forza dei social, che da parlatorio generale diventano l’unico mezzo di comunicazione tra le persone in cattività. Nonostante gli esiti simili – da inserire in differenze strutturali forti tra i due paesi di cui non possiamo trattare – in Cina, stando almeno ai dati ufficiali, si è riusciti a mantenere il disastro sanitario entro limiti che con il tempo sono diventati più che accettabili; in Italia, a differenza che in altri paesi democratici, la situazione è completamente sfuggita di mano. &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Tutto accade come se una società avesse «la mortalità che le compete», mentre il numero di morti e la loro ripartizione tra le differenti età riflette l’importanza che una società dà al prolungamento della vita (Halbwachs 2013, pp. 94-97). Se ciò contiene un minimo di verità, la durata media della vita non è la durata della vita biologicamente normale, ma la «durata della vita socialmente normativa» (Canguilhem 1994, p. 136). Dico questo, perché nei giorni tragici di marzo si è cercato di spiegare l’alta letalità italiana rispetto ad altri paesi, come la Corea del Sud, con il fatto che in Italia l’età media fosse più alta. In realtà la differenza tra l’età media in Italia e in Corea del Sud è di soli 3 anni (45 contro 42), mentre l’aspettativa di vita nel 2017 era equivalente (circa 82 anni), dati che quindi non spiegano la così significativa differenza di letalità (il 9 maggio era rispettivamente 13,92 e 2,36; il 1° giugno 14,34 e 2,35).&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Si può ipotizzare che sia mancato un approccio razionale alla malattia e alla cura (parole poco presenti tra le PdC) dovuto alla impreparazione della sanità, lombarda in particolare, alla rigidità dei protocolli e alla politica che si è appiattita sulle disposizioni dell’OMS e dell’ISS, senza prefigurarsi la necessità di assumere nuove decisioni rispetto a una situazione in forte evoluzione. Di per sé la malattia è un elemento costante per un sistema sanitario, che vive di criticità e del loro superamento. La crisi Covid in Italia, però, oltre ad aver messo a nudo i limiti della sanità, ha mostrato la grave commistione della sanità stessa con la politica, che controlla una quota non trascurabile della libertà di cura. Basti pensare che il paziente uno è stato scoperto, com’è noto, grazie al coraggio di Annalisa Malara, anestesista dell’ospedale di Codogno, che ha violato il protocollo. La dottoressa, assieme ai colleghi che hanno affrontato lo tsunami, è diventata un eroe di prima linea, in una guerra contro un nemico sconosciuto in una situazione senza precedenti per la nostra patria. Il pacchetto di significanti così confezionato, caratteristico della fase zero, ha messo al sicuro la politica da conseguenze fatali per gli eventuali errori, errori che in questo caso hanno significato migliaia di decessi. &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Annalisa Malara ha agito da medico come «colui che meno ricerca il senso delle parole salute e malattia. Dal punto di vista scientifico egli si occupa dei fenomeni vitali» (Jasper 1994, p. 6). Ella si è discostata dal protocollo, dalla rigidità del formalismo politico-sanitario e ragionando con la propria sensibilità, provando l’impossibile, e risalendo da «un precipizio di impotenza», ha salvato un numero di vite non quantificabile, ma alto. &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Con la scoperta del paziente uno, il governo si è trovato il nemico in casa; Palazzo Chigi, che aveva già dichiarato lo stato di emergenza sanitaria senza pubblicizzarlo, è piombato nel panico e la risposta è stata il lockdown, prima dei comuni interessati, quindi di quello che era stato il Regno Lombardo-Veneto più due province dell’ex Stato Pontificio, infine dell’Italia. Il riferimento al passato non è casuale: la crisi è stata dirompente per il rapporto tra centro e regioni e molti presidenti hanno approfittato della situazione per rivendicare maggiore autonomia. Mentre si giocava questa partita sopra le teste dei cittadini, le misure si susseguivano e al 9 maggio, accanto ai 26 provvedimenti del governo, se ne registravano 57 della protezione civile, 71 del ministero della Salute, 21 del ministero dell’Interno; a questi si devono aggiungere più di 1.300 ordinanze regionali, di cui 541 della sola Lombardia.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il senso di questi provvedimenti, di queste «ulteriori misure», era limitare gli spostamenti dei cittadini ed evitare ulteriori possibilità di contagio. La fragilità del sistema sanitario e il dolore dei malati non sono contemplati, senza contare la ripetuta confusione in cui è caduta la cittadinanza per le contraddizioni presenti nei provvedimenti dei vari organismi.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; L’insicurezza generale scatenata dalla quarantena ha riportato al centro dell’attenzione morbosa del pubblico figure come l’untore, l’infame, il sui generis. In Europa il diverso per eccellenza è stato l’ebreo, che in terra imperiale divenne l’untore della peste nera e fu oggetto di feroci massacri a Strasburgo e Colonia. Secoli dopo l’untore fu denunciato, torturato e ucciso a Milano, e al posto della sua casa venne edificata una colonna, a monito perenne della sua infamia. Oggi il meccanismo paranoico di individuazione ed esclusione si è ricreato intorno alla figura del runner, al quale la parola untore è stata sovrapposta anzitutto dai presidenti di regione. Nel corridore solitario, che mai avrebbe potuto infettare o infettarsi, è stata individuata la minaccia alla norma perché il gesto innocuo rappresentava involontariamente la libertà e l’emancipazione e la società ha condannato il correre di Emil Zátopek, con il quale il campione olimpico partecipò alla resistenza clandestina nella Cecoslovacchia invasa dal Patto di Varsavia.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il passaggio dalla fase uno alla fase due ha significato un cambio di registro nelle dichiarazioni (non del governo dobbiamo ammettere, che ha manifestato prudenza e perplessità rispetto alle sue scelte, mentre la stessa cosa non si può dire delle regioni) e nel lessico, che è diventato improvvisamente più ottimista. La lingua del Covid ha compiuto uno spillover dalla specie marziale a quella civile e dalle trincee ci si è svegliati nei cantieri della ricostruzione, simboleggiati dalla posa dell’ultimo tratto del nuovo ponte di Genova, che ha rotto il lockdown e dato il via alla ripartenza.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;Ripartenza che ha reso palpabile una crisi economica senza precedenti, mentre gli untori di prima sono diventati innocui sportivi; il pericolo è stato declinato nella passeggiata sui Navigli o sul lungomare di Napoli, poi nelle spiagge affollate del Sud dove il virus, ormai, non circola praticamente più (23 maggio).&amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il DPCM “congiunti” del 26 aprile, che ha segnato il passaggio formale alla fase due, oltre ad aver generato la solita confusione nelle persone per un uso sbagliato di alcune locuzioni, ha contribuito a fissare i punti della nuova epoca; punti che nascondono un inganno. La responsabilità personale, per esempio, è un vuoto a perdere: se andrà bene, (e tutto fa pensare che andrà bene) sarà stato grazie al governo che ha azzeccato i tempi, ma se andasse male, la colpa sarebbe dei cittadini irresponsabili. La cura dei morti (15 persone per funerale) è diventata notizia solo quando ha fatto da detonatore per un cluster, come accaduto a Roma Nord (fake news tra l’altro, in quanto si trattava di quattro famiglie che abitano nella stressa palazzina e che si sono contagiate con tutta probabilità in precedenza, durante o prima della quarantena), mentre la società prendeva confidenza con la filiera produttiva. In questo passaggio alla ricerca di una nuova normalità, l’esposizione indica la probabilità di venire in contatto con fonti di contagio. La prossimità, considerata negativa, è il contrario del distanziamento sociale (cosa buona). L’aggregazione non è un insieme di persone che la pensano in modo simile, ma la predisposizione a offrire contatti con persone diverse dai lavoratori della stessa azienda, come nel caso per esempio di addetti alla ristorazione o del commercio. Così il rigore, la sanificazione e la già ricordata ripartenza costituiscono un nuovo lessico del lavoro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il lavoro rende sani. Nella preparazione della fase due, il 19 aprile il «Corriere della sera» dava notizia di uno studio per il quale sarebbero stati solo i primi 17 giorni successivi all’applicazione delle misure di contenimento a determinare l’entità della diffusione del contagio, che sembrerebbe dipendere dai focolai divampati nei primi giorni e non dalle differenze nel rigore del lockdown. Di conseguenza, proseguiva il pezzo, qualsiasi misura restrittiva applicata dopo i primi 17 giorni avrebbe inciso poco o nulla sull’andamento dei contagi e sul numero finale delle vittime. Lo studio in questione, però, afferma altro, ossia che i modelli matematici usati per fare una previsione si basavano sulle progressioni numeriche dei primi 17 giorni dopo il lockdown, ma insisteva sulla differenza che avrebbe comportato una apertura prima del tempo. Nelle stesse ore usciva un articolo sul «Sole24ore» a firma di P. Becchi e G. Zibordi intitolato L’economia ferma e il dubbio sui decessi in Italia. Il pezzo, dal quale la redazione del «Sole» prese le distanze con un comunicato sindacale, allarmava la collettività con previsioni del calo di PIL italiano doppie rispetto a quelle del FMI e sosteneva che in Italia c’era stata una chiusura del tipo di Wuhan (mentre è vero che il 52% delle aziende avevano proseguito a funzionare, contribuendo alla lentezza della discesa della curva epidemica); riportava, inoltre, che secondo l’ISTAT in Italia i decessi non erano diminuiti rispetto agli anni precedenti, cosa che poi si è rivelata largamente infondata. Le variazioni ISTAT dei decessi dal 20 febbraio al 31 marzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente nelle zone più colpite indicano un aumento a Pavia del 132,9%, a Brescia del 290%, a Bergamo del 567,6%, a Milano del 92,6%, a Mantova del 122,1%, a Parma del 208,4%, a Reggio nell’Emilia del 79,7%, a Piacenza del 264%, a Rimini del 68,2%, a Pesaro Urbino del 120,4% e a Imperia del 70,6%.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La sera di quello stesso giorno il neoeletto presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, riuscì a dichiarare nel corso di una trasmissione televisiva che «il lavoro è salute». Il 19 aprile, che indico come il giorno della virata compiuta dalla grande stampa e dalle organizzazioni industriali verso la riapertura, l’Italia aveva registrato 23.660 decessi per Covid 19 in meno di due mesi e con Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Francia, Turchia, Iran, Russia e Belgio non controllava l’epidemia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una muta solitudine. La banalizzazione del lessico, la genericità di certe assunzioni, la riproposizione sotto forma più articolata dell’andrà tutto bene e il saremo migliori, caratteristici della fase uno, hanno reso amorfe e atone le parole, incapaci di prospettare alcun cambiamento; la banalità è divenuta maggioritaria, rappresentando l’espressione di un potere che ha ritrovato finalmente il suo centro. La banalità, l’arroganza e la violenza verbale (si pensi a quanto accaduto per la liberazione di Silvia Romano) si sono scoperte proporzionali a R0. È l’unica certezza, fino a oggi, che ci ha lasciato la SarsCoV2, che può essere formulata con il seguente assioma: a una qualunque decrescita dell’indice di contagiosità R0, aumenta nella società l’indice che misura la violenza, la mancanza di empatia e l’arroganza. Un altro piccolo segnale di questa inversione è rappresentato dal clamoroso ritorno del piuttosto che usato con valore disgiuntivo al posto di o, praticamente scomparso durante l’emergenza, quando il mondo non presentava opzioni orizzontali, ma una scelta precisa: vita o morte. Forse chiuderà il cerchio la fine delle illusioni che ci siamo fatti durante la quarantena, quando ci sembrava impossibile non uscire migliorati da questa vicenda. La suggestione è stata enorme e abbiamo sottovalutato il destino che incombe su ogni è possibile, ossia di essere delusi dalla sua mancata realizzazione; perché niente crea più rancore di una possibilità rimasta inattesa.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Le parole vere, quelle intrise dalla capacità di ascoltare il dolore altrui, quelle ci sono state sottratte e servirà tanto lavoro per riappropriarcene, se mai, un giorno. E come siamo entrati soli in quarantena, così ne stiamo uscendo e, con ogni probabilità, così resteremo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Milano, maggio 2020&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bibliografia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Blanchot, M., 2002&lt;br /&gt;La comunità inconfessabile, SE, Milano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eco, U., 1996 &lt;br /&gt;Semiotica e filosofia del linguaggio, Einaudi, Torino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Canguilhem, G., 1994&lt;br /&gt;Il normale e il patologico, Einaudi, Torino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Halbwachs, M., 2013, &lt;br /&gt;La Théorie de l'homme moyen. Essai sur Quételet et la statistique morale, BNF, Nancy&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jaspers, K., 1994, &lt;br /&gt;Psicopatologia generale, Il pensiero scientifico, Roma&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parole chiave&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lavoro, Parole, Solitudine&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div data-reader-unique-id="4" style="color: #1b1b1b; font-size: 18px; font-style: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; max-width: 100%; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;
La mattina del 28 maggio 1980 il cronista del&amp;nbsp;Corriere della Sera&amp;nbsp;e presidente dell’Associazione&amp;nbsp;lombarda dei giornalisti,&amp;nbsp;Walter Tobagi, un uomo cattolico e di area socialista a cui nel gennaio 1979 – dopo il recupero di una valigetta attribuita ai&amp;nbsp;Reparti Comunisti d’attacco&amp;nbsp;– venne proposta una scorta che lui non volle, fu vittima di un attentato mortale nella città di Milano, e precisamente in via Solari.&lt;br /&gt;La responsabilità dell’omicidio venne assunta da un gruppetto che, con esplicito richiamo alla data del 1980 in cui a Genova erano stati uccisi quattro brigatisti rossi, si autodefinì&amp;nbsp;Brigata 28 marzo.&lt;br /&gt;In questa circostanza le indagini della Procura e dei carabinieri si focalizzarono subito, in alcuni giorni, sull’area delle ex&amp;nbsp;Formazioni Comuniste Combattenti,&amp;nbsp;organizzazione in cui aveva militato Corrado Alunni,&amp;nbsp;e&amp;nbsp; su Marco Barbone, il fondatore della&amp;nbsp;Brigata 28 marzo. Durarono alcuni mesi, ma soltanto allo scopo di ottenere il maggior numero possibile di prove d’accusa e informazioni.&lt;br /&gt;Secondo Armando Spataro, il Pubblico Ministero del processo ai responsabili dell’omicidio Tobagi, il merito nell’individuazione della “pista giusta” sarebbe stato dell’allora capitano dei carabinieri Alessandro Ruffino. &lt;br /&gt;Costui, sempre a parere di tale magistrato, avrebbe scoperto&amp;nbsp;“che la particolare grafia con cui erano stati scritti gli indirizzi sulle buste spedite per la rivendicazione degli attentati a firma&amp;nbsp; Guerriglia Rossa era identica (non vi fu neppure bisogno di una perizia) a quella di un documento che era stato trovato anch’esso, nel settembre 1978, nel covo di Alunni di via Negroli (…) . Fu possibile anche attribuire quella calligrafia a Marco Barbone: un campione era stato acquisito dai carabinieri nel corso delle indagini in precedenza svolte sulla sua fidanzata Caterina Rosenzweig con la quale lui viveva.”&amp;nbsp;(pag. 83 di&amp;nbsp;Ne valeva la pena, A. Spataro, editori Laterza, 2010)&lt;br /&gt;A dire il vero, individuare l’autore di una grafia fra centinaia di possibili responsabili, e addirittura senza nemmeno una perizia, non è possibile se non ci sono delle precedenti e più precise informazioni che in qualche modo indirizzino su lui. Specie con le tecnologie d’allora…&lt;br /&gt;In realtà, il capo della&amp;nbsp;Brigata 28 marzo&amp;nbsp;era talmente controllato dagli uomini del generale Dalla Chiesa che quest’ultimo, in un’intervista rilasciata a&amp;nbsp;Panorama&amp;nbsp;il 22 settembre 1980,&amp;nbsp;giunse ad esaltare la propria tecnica di “massima riservatezza, conoscenza anche culturale dell’avversario, infiltrazione”.&lt;br /&gt;Negli stessi giorni, creando con ciò sconcerto nella Procura di Milano,&amp;nbsp;L’Espresso&amp;nbsp;pubblicò un articolo dal quale si capiva che le indagini per l’omicidio di Tobagi erano concentrate sull’area delle ex&amp;nbsp;Formazioni Comuniste Combattenti.&lt;br /&gt;Marco Barbone, figlio ventiduenne di un alto dirigente della casa editrice&amp;nbsp;Rizzoli, costituiva il principale indagato e, per evitarne la possibile fuga, fu arrestato il 25 settembre 1980 con imputazioni che poi saranno relative ad altri reati: rapina e partecipazione a banda armata precedente e diversa rispetto alla&amp;nbsp;Brigata 28 marzo.&lt;br /&gt;In seguito, nella prima metà di ottobre del 1980, quel giovane confermò di essere l’omicida di Tobagi e diede inizio a un “pentimento” che ebbe l’effetto di portare in carcere prima gli altri militanti della&amp;nbsp;Brigata 28 marzo&amp;nbsp;e poi, nell’arco grosso modo di un anno, oltre un centinaio di persone legate ad una vasta area del sovversivismo milanese e lombardo.&lt;br /&gt;A questi fatti, già di per sé molto significativi, se ne aggiunsero altri di particolare rilievo.&lt;br /&gt;Caterina Rosenzweig, la fidanzata e convivente di Marco Barbone, non comparve mai al maxi processo&amp;nbsp;Rosso-Tobagi.&amp;nbsp;Lei non fu imputata rispetto ai reati compiuti dalla&amp;nbsp;Brigata 28 marzo&amp;nbsp;perché, dalle parole dei “pentiti”, non risultava che avesse fatto parte di tale organizzazione. Fu imputata a piede libero per un “esproprio proletario”, rivendicato da un altro e precedente gruppo, e poi assolta per insufficienza di prove. &lt;br /&gt;Era una ragazza dell’alta borghesia che, alcuni anni prima della nascita della&amp;nbsp;Brigata 28 marzo,&amp;nbsp;aveva conosciuto direttamente, per motivi di lavoro, il giornalista de&amp;nbsp;La Repubblica&amp;nbsp;ed ex militante di&amp;nbsp;Lotta Continua&amp;nbsp;Guido Passalacqua e, per motivi di studio universitario, lo stesso Walter Tobagi. Il quale, oltre ad essere giornalista, era anche professore di storia moderna alla Statale di Milano. Il primo fu ferito alla gambe il 7 maggio del 1980 dalla&amp;nbsp;Brigata 28 marzo&amp;nbsp;e il secondo, come abbiamo detto, ucciso ventuno giorni dopo.&lt;br /&gt;La sentenza di primo grado del processo&amp;nbsp;Rosso-Tobagi&lt;br /&gt;Il 28 novembre 1983, quando si concluse il primo grado del processo&amp;nbsp;Rosso-Tobagi, il giudice Cusumano concesse a sei “pentiti” (fra cui Marco Barbone, Paolo Morandini e Rocco Ricciardi) «il beneficio della libertà provvisoria ordinandone l’immediata scarcerazione».&lt;br /&gt;Nell’aula bunker di piazza Filangeri, dove mancava la scritta&amp;nbsp;La legge è uguale per tutti&amp;nbsp;(vedasi pag. 360 del secondo volume de “La Mappa Perduta”, casa editrice&amp;nbsp;Sensibili alle Foglie, Roma, 1995), solo tre ex militanti della&amp;nbsp;Brigata 28 marzo&amp;nbsp;ricevettero lunghe condanne detentive: Manfredi De Stefano, poi morto il 6 aprile 1984 nell’ospedale di Udine dopo una traduzione d’urgenza dal carcere in cui stava scontando la pena, Francesco Giordano, Daniele Laus.&lt;br /&gt;La sentenza, considerata da Armando Spataro una “delle più equilibrate e difficili” (pag. 198 di&amp;nbsp;Ne valeva la pena, A. Spataro, editori Laterza, 2010), suscitò lo sgomento di Ulderico Tobagi, padre di Walter, e una rinnovata serie di polemiche.&lt;br /&gt;Qualche giorno dopo Bettino Craxi, all’epoca Presidente del Consiglio e segretario del Partito Socialista, riportò in modo approfondito una notizia da lui vagamente anticipata nel mese di giugno, in piena campagna elettorale. Si trattava dell’esistenza di un’informativa dei carabinieri di Milano, datata 13 dicembre 1979, secondo la quale un confidente aveva detto a un sottufficiale dei carabinieri che un gruppo sovversivo era operante in via Solari, dove abitava Walter Tobagi, con la probabile intenzione di sequestrare o uccidere il giornalista del&amp;nbsp;Corriere della Sera. &lt;br /&gt;Stando alle dichiarazioni in parlamento del 19 dicembre 1983 da parte dell’allora ministro degli Interni Oscar Luigi Scalfaro, quell’informativa esisteva effettivamente ma il Comando Generale dei carabinieri l’avrebbe considerata alla stregua di una insignificante illazione e comunque sbagliò a non comunicarla alla magistratura.&lt;br /&gt;Fedele alla “linea della fermezza” il Pci continuò invece ad appoggiare la versione ufficiale fornita dalla Procura di Milano. Convinto che l’omicidio Tobagi fosse frutto di un “contesto inquinato”, come aveva suggerito il direttore del&amp;nbsp;Corriere della Sera&amp;nbsp;Franco Di Bella (poi rivelatosi uomo della P2), il Psi continuò invece a pensare che per l’omicidio di Tobagi ci fossero dei mandanti esterni alla&amp;nbsp;Brigata 28 marzo,&amp;nbsp;addirittura fra i giornalisti dell’area del Pci, e che il Procuratore Spataro avesse contrattato col “pentito” Barbone allo scopo di nascondere quei presunti mandanti.&lt;br /&gt;In seguito emersero fatti nuovi che precisarono meglio i contorni della vicenda. La polemica anti-Pci aveva fuorviato i craxiani, ma l’intuizione che dietro la morte di Tobagi vi fossero molti aspetti da chiarire da parte delle Istituzioni non era sbagliata.&lt;br /&gt;Avvenne pure, come abbiamo già accennato,&amp;nbsp; la morte dell’imputato Manfredi De Stefano.&lt;br /&gt;La morte di Manfredi De Stefano&lt;br /&gt;Manfredi morì il 6 aprile 1984 nell’ospedale di Udine, dopo una traduzione d’urgenza dal carcere in cui stava scontando la pena. Lui era in attesa del processo di Appello, ma cessò di vivere ben prima del suo inizio;&amp;nbsp; si sentì male per motivi naturali nella cella in cui era alloggiato e, secondo la perizia ufficiale, morì per un aneurisma.&lt;br /&gt;A confermare ciò c’erano cinque compagni della medesima cella e alcune persone della polizia&amp;nbsp; penitenziaria.&lt;br /&gt;Molti anni dopo, nel 2009, ci fu un’esternazione di Giorgio Caimmi, a suo tempo giudice istruttore nel processo&amp;nbsp;Rosso-Tobagi, secondo cui Manfredi De Stefano si sarebbe suicidato (dichiarazione riportata in maniera scandalizzata da Benedetta Tobagi nel numero speciale n. 4, luglio-agosto 2009 di&amp;nbsp;Ristretti Orizzonti&amp;nbsp;e a pag. 281-282 del suo libro intitolato “Come mi batte forte il tuo cuore”, Einaudi, 2009), ma finora è rimasta priva di fondamento.&lt;br /&gt;Passiamo perciò a vedere cosa successe alla ripresa del processo “Rosso-Tobagi”.&lt;br /&gt;L’infiltrato Rocco Ricciardi e il “pentito” Marco Barbone&lt;br /&gt;Nel processo di Appello “Rosso-Tobagi”, e siamo nel 1985, emerse pubblicamente che il “confidente” dei carabinieri era, per propria ammissione, il “pentito” Rocco Ricciardi, un imputato che prima di finire in carcere – fatto avvenuto nel novembre 1981, cioè dopo circa un anno dal “pentimento” di Barbone – aveva abitato nel varesotto.&lt;br /&gt;Da quel momento si capì che il ruolo di questo personaggio, divenuto “confidente” dei carabinieri dopo una perquisizione ordinata nel marzo 1979 da Armando Spataro e ufficialmente all’insaputa di quest’ultimo (vedasi pag. 92 del citato&amp;nbsp;Ne valeva la pena), era stato messo in secondo piano dalle chiacchiere sulla presunta spontaneità del “pentimento” di Barbone e sull’eventuale esistenza di mandanti del Pci nell’omicidio di Walter Tobagi. In realtà si trattava di un ex sovversivo e di un vero e proprio infiltrato dei carabinieri.&lt;br /&gt;Il 27 maggio 1979 Rocco Ricciardi aveva un appuntamento con diversi esponenti delle&amp;nbsp;Formazioni Comuniste combattenti&amp;nbsp;presso il Bar Umberto I, in piazza Matteotti, a Como. Non ci andò e fece arrestate sette persone.&lt;br /&gt;Il 13 dicembre del 1979 invece lui mise al corrente un sottufficiale dei carabinieri di un colloquio avuto con Pierangelo Franzetti. Costui, allora esponente dei&amp;nbsp;Reparti comunisti d’attacco (Rca),&amp;nbsp;un gruppo formato nella seconda metà del 1978 da alcuni militanti usciti dalle&amp;nbsp;Formazioni Comuniste Combattenti,&amp;nbsp;gli avrebbe fatto cenno di un progetto d’azione armata a Milano, operativo nella zona di via Solari e ideato dai&amp;nbsp;Rca.&lt;br /&gt;A tale riguardo, Ricciardi fornì l’ipotesi secondo cui quel progetto avrebbe potuto essere contro Tobagi e, per meglio motivare la propria congettura, raccontò che a gennaio o a febbraio del 1978 lui stesso, Marco Barbone e Caterina Rosenzweig avevano tentato di sequestrare il cronista del&amp;nbsp;Corriere della Sera. Tale azione avrebbe dovuto essere rivendicata con la sigla delle&amp;nbsp;Formazioni Comuniste combattenti, organizzazione al cui vertice c’era anche Barbone, ma fallì a causa dell’imprevista presenza di una volante della polizia.&lt;br /&gt;Nel processo di Appello “Rosso-Tobagi” e nei giornali, grazie ad una serie di altri dati e riscontri, emerse anche una sottovalutata ricostruzione di alcune vicende successive al tentato sequestro di Tobagi.&lt;br /&gt;Barbone fu espulso dalle&amp;nbsp;Formazioni Comuniste Combattenti.&amp;nbsp;Caterina Rosenzweig era stata arrestata per partecipazione a un attentato compiuto nel marzo del 1978, nel varesotto, contro la Bassani Ticino, ma lui non volle diventare clandestino a tutti gli effetti. Ebbe invece una corrispondenza postale con la fidanzata fino a maggio, allorché lei fu scarcerata e sottoposta per alcuni mesi a libertà vigilata. &lt;br /&gt;Si sentiva molto sicuro del fatto suo ed ebbe modo di darne prova anche dopo il 13 settembre 1978, giorno in cui le forze dell’ordine irruppero in un appartamento di via Negroli, misero in manette il dirigente delle&amp;nbsp;Formazioni Comuniste combattenti&amp;nbsp;Corrado Alunni e, fra le altre cose, rinvennero il volantino di rivendicazione dell’azione compiuta a marzo da Caterina Rosenzweig.&lt;br /&gt;Pur essendo già schedato e facilmente controllabile dalle forze dell’ordine, Barbone continuò ad agire come se nulla fosse accaduto. Dapprima svolse un’attività il cui scopo era quello di formare un gruppo con idee simili alle sue; poi divenne capo di una micro-organizzazione che mise in atto e rivendicò alcuni sabotaggi ad automezzi adibititi alla distribuzione di quotidiani e contro un’agenzia pubblicitaria: quella&amp;nbsp;Guerriglia Rossa&amp;nbsp;in cui, dalla primavera del 1979 al 28 marzo del 1980, militarono diversi fra coloro che, assieme ad altri provenienti da esperienze diverse, andranno poi a formare la&amp;nbsp;Brigata 28 marzo(vedasi pag. 240 del primo volume de “La Mappa Perduta”, casa editrice&amp;nbsp;Sensibili alle Foglie, Roma, 1994).&lt;br /&gt;Una sostanziale linea di continuità si ebbe dunque, soprattutto per mezzo delle attività di Marco Barbone, fra il tentativo di sequestro di Tobagi del 1978, il gruppo&amp;nbsp;Guerriglia Rossa&amp;nbsp;e la&amp;nbsp;Brigata 28 marzo.&lt;br /&gt;All’Appello del processo&amp;nbsp;Rosso-Tobagi&amp;nbsp;Rocco Ricciardi disse poi la banale verità secondo cui nel dicembre 1979 non aveva ancora mai sentito parlare della&amp;nbsp;Brigata 28 marzo, sigla nata nel 1980 dopo la strage avvenuta nella genovese via Fracchia.&lt;br /&gt;Inoltre affermò che dopo la morte di Tobagi i carabinieri gli chiesero se ne sapesse qualcosa e lui avrebbe fatto queste dichiarazioni:&lt;br /&gt;“Non avevo alcun elemento. Più tardi, un militante dei Reparti comunisti d’attacco, Luciano Marchettini, mi raccontò che un certo Manfredi Di Stefano aveva cercato un collegamento con la loro struttura, presentandosi come uno della “28 marzo”. Lo riferii. La notizia non fu presa sul serio. Fecero qualche accertamento. Mi mostrarono anche una fotografia e riconobbi Di Stefano che avevo conosciuto anni prima“. (La Repubblica, 14 giugno 1985)&lt;br /&gt;Quasi un decennio dopo l’ex carabiniere Dario Covolo, una vecchia conoscenza di Rocco Ricciardi, ha ribadito l’ipotesi, diffusa da Craxi e dal Psi a partire dal 1983, secondo cui le autorità competenti non avrebbero fatto nulla per impedire l’omicidio di Tobagi.&lt;br /&gt;Il lavoro giornalistico di Renzo Magosso sull’omicidio di Tobagi&lt;br /&gt;Nell’ambito di un’intervista pubblicata sul settimanale&amp;nbsp;Gente&amp;nbsp;il 17 giugno 2004 e rilasciata a Renzo Magosso, Dario Covolo ha detto che nel dicembre 1979 aveva trasmesso ai propri superiori, gli allora capitani Umberto Bonaventura e Alessandro Ruffino, l’informativa di Rocco Ricciardi sull’esistenza di un gruppo che avrebbe voluto sequestrare o uccidere Walter Tobagi. Un’informativa di cui quest’ultimo – sia detto da noi oggi, per inciso – non seppe nulla.&lt;br /&gt;A quell’intervista ha fatto seguito una querela per diffamazione presentata da Alessandro Ruffino, nel frattempo diventato generale dei carabinieri in pensione,&amp;nbsp; e dalla sorella del generale Umberto Bonaventura, deceduto. &lt;br /&gt;Il 20 settembre 2007 Renzo Magosso e l’ex direttore di&amp;nbsp;Gente,&amp;nbsp;Brindani, sono stati poi condannati a una pena pecuniaria dal tribunale di Monza. Il 22 settembre dello stesso anno, in un procedimento stralciato, ma sempre dal tribunale di Monza, è stato condannato allo stesso tipo di pena anche Dario Covolo. &lt;br /&gt;Secondo le sentenze, confermate in Appello il 3 novembre 2009, la ricostruzione oggetto della querela era stata contestata da altre persone e questo avrebbe dovuto essere ricordato nell’intervista.&lt;br /&gt;Al di là di queste decisioni della magistratura italiana, la ricostruzione dei fatti dovrebbe essere sempre essere basata su prove concrete e non su altro.&lt;br /&gt;Di certo, la verità giudiziaria non corrisponde alla verità storica e non di rado la stessa verità giudiziaria italiana è contestata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.&lt;br /&gt;Non a caso, il 16 gennaio 2020 la CEDU&amp;nbsp; ha condannato lo Stato italiano per violazione del diritto alla libertà d’espressione&amp;nbsp; nei confronti del giornalista Renzo Magosso e dell’ex direttore di&amp;nbsp;Gente&amp;nbsp;Brindani. (https://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/sentenza/sintesi_sentenzas/000/000/739/Magosso.pdf)&lt;br /&gt;Entusiasta di quest’ultima sentenza, Magosso si è poi lasciato andare ad alcune dichiarazioni,&amp;nbsp; riportate dal giornale&amp;nbsp;Il Dubbio&amp;nbsp;del 19 gennaio 2020, fra cui queste:&lt;br /&gt;“A giugno del 1980 venni contattato dal direttore del Corriere, Franco Di Bella, che mi disse: il generale Dalla Chiesa mi ha detto che ad ammazzare Tobagi è stato il figlio del nostro direttore generale Donato Barbone. Così andai a verificare con Umberto Bonaventura, che confermò la circostanza, aggiungendo di essere arrivato a Barbone tramite un manoscritto anonimo su un attentato mai avvenuto ordito dalle Fcc nel quale riconobbe la calligrafia del giovane. Non ci ho creduto, ma lui mi disse che era un’informazione sicura che veniva da Varese. Così gli chiesi di informarmi dell’arresto, cosa che fece. Su L’Occhio scrissi: preso Marco Barbone delle Br, l’informazione viene da Varese. Otto giorni prima che confessasse.”.&lt;br /&gt;Queste&amp;nbsp; ricostruzioni di Magosso sul caso Tobagi non sono risultano però corrette.&lt;br /&gt;A giugno del 1980 il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa (che, secondo gli atti della Commissione Anselmi sulla P2, per motivi mai chiariti, fece richiesta di iscrizione alla Loggia P2 in datata 28 ottobre 1976) potrebbe aver commesso un’imprudenza nel parlare in quel modo al direttore del&amp;nbsp;Corriere della Sera,&amp;nbsp;Franco Di Bella (a quel tempo già membro della Loggia P2), ma non sembra qualcosa di particolarmente strano fra chi apparteneva alla classe dirigente italiana.&lt;br /&gt;La circostanza secondo cui l’allora capitano dei carabinieri Umberto Bonaventura sarebbe arrivato a Marco Barbone tramite delle analisi della calligrafia, a differenza di quanto affermato da Armando Spataro secondo cui quel merito lo avrebbe avuto Alessandro Ruffino, qui sembra realistica solo allorché si precisa che sarebbe basata su “un’informazione sicura che veniva da Varese”&amp;nbsp;e quest’ultima potrebbe riferirsi all’estate del 1980, dopo la morte di Tobagi e prima dell’arresto dei militanti della&amp;nbsp;Brigata 28 marzo,&amp;nbsp; e nello specifico alle cose che, sulla militanza di Manfredi De Stefano nella&amp;nbsp;Brigata 28 marzo,&amp;nbsp;Rocco Ricciardi apprese da Luciano Marchettini.&lt;br /&gt;Senza dubbio, invece, è del tutto falsa la notizia secondo cui Marco Barbone sarebbe stato un militante delle Br.&lt;br /&gt;Vediamo perciò come invece stavano e stanno le cose.&lt;br /&gt;Verso una più precisa verità storica&lt;br /&gt;Sul piano storico, volendo solo parlare di fatti acclarati e non di polemiche trite e ritrite, abbiamo le prove inconfutabili dell’esistenza di un tentato sequestro di Tobagi nel 1978, del fidanzamento fra Marco Barbone e la pregiudicata Caterina Rosenzweig e della loro passata esperienza nelle&amp;nbsp;Formazioni Comuniste combattenti.&amp;nbsp;Cioè di elementi cognitivi sufficienti alle forze di polizia per controllare meglio Barbone almeno dal 13 dicembre 1979 e soprattutto in seguito al ferimento compiuto il 7 maggio 1980, ai danni del giornalista Passalacqua e rivendicato dalla&amp;nbsp;Brigata 28 marzo.&lt;br /&gt;Di conseguenza, pure al di là&amp;nbsp; di quali siano state eventualmente le singole responsabilità dei carabinieri e dei loro vertici, la domanda fondamentale a questo punto è:&amp;nbsp;che uso si fece di tutte quelle ampie informazioni su Marco Barbone e dell’infiltrato Rocco Ricciardi? &lt;br /&gt;Una risposta precisa e logica è venuta da alcuni giornalisti addetti a seguire le udienze del processo&amp;nbsp;Rosso-Tobagi. In particolare da Guido Vegani che nel 1985 così scriveva: “Se si sta alla verità di Ricciardi, è legittimo pensare che i carabinieri abbiano, sbagliando, evitato di analizzare quell’abortito sequestro. Se lo avessero fatto, avrebbero automaticamente puntato gli occhi su Marco Barbone che era stato partecipe, e non come comparsa, di quel progetto e che, insieme a Mario Marano, avrebbe, nel maggio del 1980, sparato su Tobagi. &lt;br /&gt;Ma la realtà più logica potrebbe essere un’ altra.&amp;nbsp;L’errore dei carabinieri (lo è, anche se ci si pone nell’ottica di quegli anni di piombo, in cui mille erano i possibili “obbiettivi” del terrorismo e tante le “soffiate” basate su deduzioni) può essere stato dettato anche dalla volontà di non bruciare quel confidente su piste considerate minori, mentre lo si stava usando per tentare di accerchiare la “Brigata Walter Alasia”, la punta milanese delle Br.” (Milano, depone al processo d’appello Rocco Ricciardi, confidente dei carabinieri. “Tobagi? Dovevamo rapirlo“,&amp;nbsp;La Repubblica, 18 giugno 1985).&lt;br /&gt;Si può quindi leggere con una nuova e più chiara ottica cosa intendesse il generale Dalla Chiesa quando, nella citata intervista a&amp;nbsp;Panorama&amp;nbsp;del 22 settembre 1980, parlava della tecnica di «massima riservatezza, conoscenza anche culturale dell’avversario, infiltrazione».&lt;br /&gt;La “massima riservatezza” era tale che il tentato sequestro di Tobagi del 1978 rimase sconosciuto persino al diretto interessato e, per diversi anni, almeno a livello ufficiale, alla stessa magistratura. L’infiltrazione era quella di Rocco Ricciardi. &lt;br /&gt;La “conoscenza anche culturale dell’avversario” significava invece che da tempo i carabinieri avevano molte informazioni a proposito di Barbone. D’altra parte fecero degli errori proprio di carattere culturale. Essendo concentrati nel portare l’attacco alle Brigate Rosse, sottovalutarono il rischio che Barbone potesse realizzare un’azione omicida.&lt;br /&gt;Il cono d’ombra che ancora oggi opacizza la verità sulla morte di Walter Tobagi e sulle dinamiche del processo “Rosso-Tobagi” trova quindi la propria origine fondamentale nella strategia antiguerriglia condotta dai carabinieri, avente come obiettivo principale l’accerchiamento e la distruzione delle Brigate Rosse, e nella connessa “legislazione dell’emergenza”, entrambe avallate e sostenute soprattutto dalla Dc e dal Pci.&lt;br /&gt;Se poi qualcuno pensò di controllare e usare personaggi come Marco Barbone allo scopo di giungere alla colonna milanese delle Br, fece male i conti rispetto alla cultura politica dei brigatisti rossi di quel tempo. &lt;br /&gt;Agli occhi delle Br, almeno dal 1976 al 1981, radicali e socialisti, il cosiddetto “partito della trattativa”, apparivano come le forze istituzionali in grado di proporre dignitose soluzioni politiche, ad esempio nel 1978 durante il sequestro Moro e, tra la fine del 1980 e l’inizio del 1981, nel corso del sequestro D´Urso.&lt;br /&gt;Nella primavera del 1978 lo stesso Walter Tobagi aveva collaborato strettamente con Giannino Guiso, avvocato a quel tempo di alcuni brigatisti rossi detenuti, e fu una delle poche persone che in Italia fece pubblicare tutte le notizie utili per una soluzione politica rispetto al sequestro di Aldo Moro.&amp;nbsp;Di conseguenza, era del tutto improbabile che le Br potessero aprire spazi o varchi ad esperienze come quelle vissute da Marco Barbone.&lt;br /&gt;Rocco Ricciardi continuò nel frattempo a dare informazioni all’antiguerriglia.&lt;br /&gt;Ad esempio, come ha riferito l’ex carabiniere Covolo in una udienza del 11 luglio 2007 presso il Tribunale di Monza, Rocco Ricciardi&amp;nbsp;“ci fece pedinare il Serafini Roberto con il Pezzoli Walter, che poi purtroppo furono oggetto di conflitto a fuoco.”&lt;br /&gt;Questa affermazione, mai smentita dai carabinieri e dallo stesso Rocco Ricciardi, era senza dubbio vera e come tale bisogna considerarla anche oggi.&lt;br /&gt;Serafini e Pezzoli erano i due brigatisti rossi che furono uccisi dai carabinieri la sera dell’11 dicembre 1980, in via Varesina, a Milano. Ricciardi aveva detto che Serafini, ex militante delle&amp;nbsp;Formazioni Comuniste Combattenti&amp;nbsp;e suo ex amico.&amp;nbsp;era un buon tiratore e per questo motivo non ci fu alcun tentativo di arresto ma una mattanza nella quale, oltre ai due brigatisti, morì pure un cane.&lt;br /&gt;In pratica, la lotta dello Stato contro il sovversivismo e il brigatismo rosso a Milano e in Lombardia, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, fu condotta attraverso infiltrati come Rocco Ricciardi e il controllo di gruppetti come quelli di cui fece parte Marco Barbone dalla primavera del 1979 in poi.&lt;br /&gt;L’antiguerriglia si avvalse anche delle “leggi dell’emergenza” a favore dei “pentiti”, ma se Marco Barbone ebbe un altissimo “potere di contrattazione” fu perché, come ben sapevano i vertici dei carabinieri, il “pentito” avrebbe potuto accusare subito Rocco Ricciardi, ma quest’ultimo doveva ancora dare il proprio contributo per giungere alla colonna milanese delle Br. &lt;br /&gt;Fatto che avvenne nella sanguinosa giornata dell’11 dicembre del 1980.&lt;br /&gt;Ultima modifica:&amp;nbsp;28 Maggio 2020, ore 13:03&amp;nbsp;stampa&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEicZyaRaAzBPf7uoZHHaf3QphKFEEzTLXRdZKupjVoOzySTSv5ID9omk7RVK_Z7u5wfcbO4zgx-JiKkDc1JqIGWsmlUwkSART07HqKOgX1lNrEDPDiBVFxoPx40F_eqAg5XM__b6Ae7iuA0/s72-c/walter-tobagi-656x300.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Immuni</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2020/04/immuni.html</link><category>#covid 19 #immuni</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Mon, 20 Apr 2020 10:20:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-7504396020174329136</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
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Il 4 maggio è stato programmato, sebbene ancora in modo ufficioso, l’inizio della Fase 2, che significa apertura del sistema produttivo e progressivo allentamento delle misure sociali di lockdown. La situazione da cui si parte non sarà di piena sicurezza. Bene che va, avremo ancora più di mille persone in terapia intensiva, decine di migliaia di persone malate in evoluzione e almeno 250 decessi al giorno. Il virus, scappatoci di mano a febbraio, non è stato ancora ripreso. In effetti le premesse per riaprire non ci sono, se non in alcune, poche regioni, come Umbria, Basilicata, Molise e forse Calabria, dove l’epidemia o non c’è stata o è sotto controllo. Il governo per garantire la sicurezza sta decidendo se rendere o meno obbligatoria l’installazione della App “Immuni” con la quale tracciare i contatti dei cittadini ed essere in grado di avvertire i soggetti in caso di positività di uno dei contatti nei tre giorni precedenti. L’App si affiancherebbe alle misure di distanziamento sociale, al contingentamento delle presenze nei trasporti e dentro i negozi e al rispetto delle norme di sicurezza anti Covid-19 nei luoghi di lavoro, oltre al mantenimento dello smartworking dove possibile. &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Non sembra che, messa così, il governo stia per garantire sicurezza. Con una epidemia ancora in corso nelle regioni più industrializzate, la certezza di perdere nuovamente il controllo del virus è più che concreta. Secondo modelli matematici che fino ad oggi hanno avuto margini di errore minimi, come quello messo a punto da alcuni ricercatori e consultabile al sito https://www.predictcovid19.com, se si allentassero le misure di lockdown da maggio a luglio in Italia si avrebbero 20.000 decessi in più rispetto al mantenere. Ieri il “Corriere della sera”, nel dare notizia di questo studio equivocava completamente le argomentazioni degli studiosi, affermando che «sarebbero solo i primi 17 giorni successivi all’applicazione delle misure di contenimento a determinare l’entità della diffusione del contagio nella pandemia di Covid-19, che sembrerebbe dipendere dunque esclusivamente dai focolai divampati per caso nei primi giorni (come quello successo all’ospedale di Codogno o la partita Atalanta–Valencia) e non dalle differenze nel rigore del lockdown. Di conseguenza, qualsiasi misura restrittiva applicata dopo i primi 17 giorni (come la chiusura delle industrie o i divieti alla libertà di movimento dei cittadini) inciderebbe poco o nulla sull’andamento dei contagi e sul numero finale delle vittime». Niente di più sbagliato; lo studio afferma che i suoi modelli matematici si basano sulle progressioni numeriche dei primi 17 giorni dopo il lockdown, ma insiste sulla grande differenza che comporterebbe una apertura prima del tempo, dati quei numeri. Delle stesse ore è un articolo uscito sul “Sole24ore” a firma di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi intitolato “L’economia ferma e il dubbio sui decessi in Italia”. Il pezzo, dal quale la redazione del Sole ha preso le distanze con un comunicato sindacale, raddoppia le previsioni del calo di PIL rispetto a quelle dell’FMI, parlando del 20%, afferma che in Italia si sia avuta una chiusura del tipo di Wuhan, mentre è vero che il 52% delle aziende ha proseguito a funzionare, e sostiene che secondo l’Istat in Italia i decessi siano diminuiti rispetto agli anni precedenti. Non voglio neanche entrare nella polemica su questi ultimi dati, limitandomi a ricordare i conteggi svolti nelle anagrafi della provincia di Bergamo che hanno evidenziato un aumento di decessi rispetto al passato superiori al 100%. &lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; A questo punto appare necessario ricordare che l’Italia ha fino ad ora registrato 23660 decessi per Covid-19 in meno di due mesi e che assieme a Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Francia, Turchia, Iran, Russia e Belgio al momento non controlla l’epidemia. Per ripartire, dunque, servirebbe controllarla o, quantomeno, la certezza di una convivenza il più possibile sicura con il virus. A parte il distanziamento sociale, il divieto di assembramento e riunione e il contingentamento degli ingressi nei negozi e nei mezzi pubblici, come detto all’inizio è stata adottata una App, Immuni, che si sta pensando di rendere obbligatoria. L’App registrerebbe i dati in modo anonimo, ma la sua obbligatorietà avrebbe ripercussioni importantissime sulla libertà personale. Un cittadino che volesse prendere un mezzo pubblico, infatti, oltre a vedersi controllata la temperatura corporea, dovrebbe poter mostrare il contenuto del proprio telefono agli addetti ai controlli, o a un poliziotto in strada mentre cammina. Si protrarrebbe, in altre parole, lo stato di limitazione della libertà personale che già dura da più di un mese per il lockdown. Ma con il lockdown tutti abbiamo rinunciato a parte della nostra libertà al fine di salvare vite umane, alleggerire la pressione sul sistema sanitario e non ammalarci. Limitazione in cambio di sicurezza. Nel caso della App, invece, non solo aumenteremo in modo esponenziale i decessi, non solo rischiamo di farci nuovamente sfuggire di mano il virus proprio ora che stiamo per riprenderlo, ma non riceviamo in cambio alcuna sicurezza. Nessuno, infatti, mi garantirebbe di non incontrare il virus in un vagone di un treno; l’unica cosa è che se qualcuno si ammalasse tra i passeggeri nei tre giorni successivi, sarei avvisato. A quel punto, poi, che succederebbe? Qualcuno potrebbe violare il mio domicilio e costringermi a seguirlo in quarantena? Garantire circa 20.000 decessi e allargare ancora di più la rinuncia alla propria libertà personale perché riprenda la produzione, non mi sembra una grande idea. Non vorrei sentirmi complice di una strage in nome del capitale e preferirei, allora, continuare a sacrificarmi per salvare altre vite e portare a zero i contagi, cosa che avverrebbe, se mantenessimo il lockdown, solo alla fine di giugno anche in Lombardia e nelle Marche. Il 19 aprile il nuovo presidente di Confindustria, Bonomi, ha dichiarato che “il lavoro è salute”; in questa fase così drammatica risuona sinistro e ricorda altri slogan, mentre il governo ci offre una App che non salva, mettendo tutti nuovamente in pericolo. &lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>La fase 2 e il futuro che ci aspetta</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2020/04/la-fase-2-e-il-futuro-che-ci-aspetta.html</link><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Mon, 20 Apr 2020 10:16:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-2635795256322340290</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
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&lt;br /&gt;Perché ripetere che la malattia Covid-19 muterà la nostra vita per sempre? Non lo sappiamo. La sta cambiando adesso, ma per il futuro non esiste nessuna certezza. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Stanno morendo persone che senza il coronavirus sarebbero rimaste in vita; secondo i dati Istat diramati il 17 aprile 2020, in alcune zone dell’Italia la mortalità tra il primo marzo e il 4 aprile è aumentata del 20% rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019. Dall’inizio dell’epidemia nel nostro paese e fino al 17 aprile sono decedute ufficialmente 22.745 persone, con il coronavirus o per il coronavirus, differenza che per il nostro discorso è di scarso rilievo. Per queste persone e per i loro familiari la vita è cambiata e per questi ultimi sarà segnata per sempre. Lo stesso accade per quanti si sono ammalati in maniera grave e sono riusciti a guarire, affrontando settimane di paura e di incognite. Non ne conosciamo il numero, ma si tratta di decine di migliaia di persone. Tutti gli altri, tralasciando coloro che si sono ammalati in forma lieve, hanno visto cambiare le loro vite perché costretti a restare nelle proprie abitazioni per un tempo lungo, circa due mesi; tutti, a volte in maniera inconsapevole, hanno contribuito a salvare un numero non basso, sebbene imprecisato di vite, perché grazie al loro sacrificio la corsa del virus è rallentata e il fattore R0, ossia il tasso di contagiosità, è precipitato in febbraio in zone come la Lombardia da circa 3 a poco più di 1. Il pericolo, però, mentre scrivo non è ancora passato, perché fino a quando non scenderà sotto l’1 vivremo la minaccia, anzi, la certezza, che in un tempo relativamente breve il nostro sistema sanitario si ingolferà ancora, provocando una nuova emergenza. La nazione, dunque, ha dimostrato maturità e responsabilità, aderendo a richieste inedite per salvare vite. Le violazioni amministrative registrate in questo periodo sono marginali. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Quale è stato il prezzo pagato a livello di diritti? L’articolo 13 della Costituzione afferma che la libertà personale è inviolabile e non sono ammesse forme di detenzione, ispezione o perquisizione, né di restrizione della libertà, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. Il lockdown, invece, è stato deciso per decreto e non in forza a una legge dello Stato, tanto che la sanzione penale per i trasgressori prevista inizialmente costituì un atto incostituzionale che dovette essere corretto successivamente, trasformandola in ammenda amministrativa. Non è un dettaglio, perché illustra il grado di conoscenza delle norme da parte dei tecnici che hanno lavorato al decreto e dei politici che lo hanno avallato. Politici, peraltro, che sono in alcuni casi accademici del diritto. Pazienza, nel caos delle prime settimane anche qualcosa che non dovrebbe accadere, può succedere. L’importante è averlo corretto in tempo. Ma è anche e soprattutto importante che la cittadinanza si sia unita nel salvare vite e che si sia riusciti nell’intento. Cosa è accaduto nel frattempo? Lasciamo da parte la questione delle dispute tra regioni e governo centrale e vediamo se noi cittadini, che abbiamo rinunciato a un diritto costituzionale per soccorrere altri cittadini più deboli, siamo stati trattati come tali. Alcuni governatori, così come alcuni sindaci, si sono prodigati per manifestare in maniera forte la loro determinazione a mantenere tutti chiusi in casa nel rispetto delle nuove regole. In che modo? Rispettando i loro concittiadini-elettori o facendoli sentire degli “untori” volontari? &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il presidente della regione Campania, Vincenzo de Luca, ha dichiarato il 20 marzo 2020 quanto segue: «mi arrivano notizie che qualcuno vorrebbe preparare la festa di laurea. Mandiamo i carabinieri, ma li mandiamo con i lanciafiamme». Cosa voleva dire? Che aveva il potere di interrompere una festa di laurea (presunta) inviando egli stesso i carabinieri? Che le persone che stavano organizzando la festa di laurea meritavano di essere bruciate vive? Che bastava la minaccia, anche se pesante, di bruciare loro la casa? Non lo sappiamo. Nessun presidente di regione, però, ha il potere di inviare in una casa privata i carabinieri, specialmente se armati di lanciafiamme. Attilio Fontana, suo omologo lombardo, lo stesso giorno si è scagliato contro la categoria dei podisti, che all’inizio della quarantena è stata ritenuta da politici e da parte dei mezzi di informazione come possibile responsabile dell’aumento dei casi di Covid-19; nel corso di una telefonata con il presidente del consiglio, Conte, egli avrebbe affermato di aver chiesto un «massiccio utilizzo dell'Esercito come presidio,&amp;nbsp;insieme alle forze dell'ordine, per garantire il ferreo rispetto delle regole vigenti, partendo dalle 'corsette' e dalle passeggiate in libertà». Eppure nessun intervento del governo centrale ha mai vietato l’attività motoria all’aperto, limitandola in seguito al giro del palazzo a causa delle richieste, a mio giudizio assurde, di molti presidenti di regione. Fatto sta, al di là del merito riguardante la possibilità di un runner di infettare qualcuno in una strada poco frequentata, che anche in questo caso si chiede un intervento repressivo, addirittura dell’esercito con il supporto della polizia giudiziaria, per garantire “il ferreo rispetto” di regole limitative della libertà personale alla quale, è bene ripeterlo, noi cittadini abbiamo rinunciato volontariamente per salvare vite. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; In occasione della Pasqua ancora Fontana ha diffuso un video in cui, rivolgendosi ai lombardi, si è espresso nel modo seguente: «Amici, le giornate sono belle, la primavera è iniziata la voglia di uscire è tanta. Ma non si può. Non si può ancora, non abbiamo ancora raggiunto nessun obiettivo. Dobbiamo concludere la nostra opera […]. Vi prego ed insisto, non uscite di casa». Proprio a ridosso della stessa festività un’altra amministratrice locale, la sindaca di Roma Virginia Raggi, aveva dichiarato in un twitter: «A Roma potenziati i controlli della Polizia Locale per le festività di Pasqua e Pasquetta. Verifiche ci saranno anche di notte. Se fate i furbi vi pizzichiamo. Non vanifichiamo tutti i sacrifici fatti finora. Non è il momento di abbassare la guardia». Il termine “furbo” appare ricorrente nei suoi twitter. Lo aveva usato il 21 febbraio scorso: «I ricavi di Atac continuano a crescere, di pari passo con la lotta ai furbetti che non pagano il biglietto». E l’11 aprile, sui buoni spesa: «Vorrei fosse chiara una cosa: nessuno pensasse di fare il furbo sui buoni spesa, perché vi becchiamo. Facciamo controlli molto scrupolosi sulle dichiarazioni che ci arrivano. Se sono false ce ne accorgiamo». &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Questo tipo di interventi manifestano un paternalismo non giustificato nei confronti di quelli che, a seconda del momento, sono chiamati concittadini, elettori, romani, italiani, lombardi e, anche, furbetti. Tutti, indistintamente, proiettando nel futuro immediato il giudizio su un loro eventuale errore. Manca sempre il necessario distacco verso il cittadino e il rispetto per il suo senso di responsabilità dimostrato con coscienza in questo tempo in cui il primo fine è salvare vite. Ma lo è veramente, e lo sempre? &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nella settimana seguente la Pasqua si è cominciato a discutere di fase 2. Cosa è la fase 2 e quali sono le condizioni? La fase 2 è il periodo successivo al lockdown, in cui riprenderanno le attività economiche ma il virus non sarà scomparso e quindi nessun lavoratore sarà veramente garantito. I numeri, che sono stati giustamente ricordati dai presidenti di regione in molte occasioni, sono così differenti da pochi giorni o da una o due settimane fa, da prospettare una riapertura a breve? &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Non sembra. Intanto, come si è detto, R0 deve essere minore di 1 per consentire una riapertura che non metta nuovamente in crisi in breve tempo il sistema sanitario, e ancora non ci siamo. In secondo luogo, i dati quotidiani non si discostano molto da quelli del passato, se non per un elemento non secondario, ma che da solo non basterebbe a farci allentare la chiusura, quello delle terapie intensive, in calo da alcuni giorni. Prendiamo i numeri dei decessi, senza porci il problema se siano sottostimati, come molti dicono: un mese fa, il 16 marzo, erano stati 349 e il 17 marzo 345; il 16 aprile 525, il 17 aprile 575. Il 27 marzo è stato il giorno che ha registrato più decessi: 919; dopo è cominciata una irregolare discesa fino al 12 aprile, con 431, ma dal 13 sono nuovamente aumentati sempre abbondantemente sopra i 500. Non siamo fuori dall’emergenza e forse siamo appena entrati nella fase di plateau. I decessi, così come i positivi ufficiali, salgono e scendono in modo irregolare. Tra l’altro, abbiamo capito con molto ritardo, perché non siamo stati informati prima, che i nuovi positivi corrispondono in linea di massima ai nuovi ricoveri di persone già malate da tempo che si trovano in casa con sintomi meno gravi, senza essere tamponate, e che di giorno in giorno peggiorano. Non sappiamo, invece, la percentuale, tra quanti escono dalle terapie intensive, di persone decedute o migliorate; né conosciamo il loro numero assoluto e il numero di quanti, peggiorando, entrano quotidianamente in terapia intensiva. Dunque, se da una parte i cittadini sono trattati come furbetti potenziali untori senza senso di responsabilità e pronti a vendere la pelle del vicino per una passeggiata in più, dall’altra non sono informati in modo preciso da chi avrebbe il dovere di farlo sulla reale evoluzione dell’epidemia. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Grazie a questa ignoranza generalizzata, la fase 2 viene prospettata in modi diversi; sarà un periodo lungo, si dice, in cui dovremo convivere con il virus, in cui ci saranno nuovi focolai mentre ognuno di noi sarà seguito, contingentato, limitato nei movimenti, controllato nelle sue condizioni di salute, multato in caso di violazione di una nuova norma. Dal punto di vista della limitazione della libertà personale, la fase 2 si presenta come il proseguimento della fase 1 con altri mezzi. Sarà determinante per cambiare le nostre esistenze? Cerchiamo di capire cosa intendiamo con la parola “cambiamento”. Se intendiamo che le nostre esistenze saranno limitate nel diritto costituzionale che riconosce come inviolabile la libertà personale, sì, sarà così. Se, invece, intendiamo che la fase 2 e il mondo che ci aspetta durante e dopo sarà diverso, la risposta è no. La fase 2, verso la quale spinge da tempo Confindustria e diversi dirigenti politici locali specialmente al Nord nelle regioni più colpite e quindi meno sicure, non è pensata per permettere al cittadino di fare una passeggiata al parco con amici o figli ma per rimettere in moto la macchina produttiva del paese, con la promessa, impossibile da mantenere, di impiegare la forza lavoro nel rispetto di norme sanitarie aggiuntive a quelle di sicurezza che già dovrebbero essere presenti nei luoghi di lavoro. Si tratta di un ponte pieno di incognite verso la fase 3, quella del vaccino o più probabilmente della cura, che permetterà di tornare al dicembre 2019, quando tutto potrà ricominciare come prima. In questo modo la presa di coscienza di quanto sta accadendo, ossia che stiamo salvando ogni giorno migliaia di vite, che lo stiamo facendo tutti insieme e che questo è il nostro principale dovere e merito, passerà in secondo piano. Lo Stato non interverrà in soccorso delle famiglie in difficoltà, perché “permetterà” loro, a rischio della vita, di tornare a lavorare; anzi, toglierà loro il merito del grande sacrificio fatto, di aver impiegato la propria libertà a favore degli altri, e farà credere che tutto si risolva con la ripresa delle attività produttive. Porterà esempi, attraverso i mezzi di informazione, raccontando che in fondo si rischia la vita anche in autostrada e non per questo si vietano le automobili, e si disimpegnerà dal dovere di curare i malati e proteggere i deboli, lasciando che il virus circoli liberamente purché il PIL riprenda a crescere fino al raggiungimento (ma nessuno sa con certezza se esistono le premesse scientifiche) della immunità di comunità, o fino alla scomparsa del virus per un qualche colpo di fortuna. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Stando a casa e osservando bene la vita, però, ci stiamo accorgendo che non abbiamo bisogno di vestiti nuovi, di scarpe, di Europa e di Banche centrali, del campionato di calcio e degli aerei, forse neanche delle vacanze. Non abbiamo bisogno neanche di trasporti locali contingentati, di controlli della temperatura costanti o di plexiglas nei bar e nei luoghi di ritrovo. Tutto quello che ci viene presentato come parte della fase 2 è irrealizzabile da un punto di vista organizzativo, a meno che non si rinunci alla propria libertà personale a tempo indeterminato, ponendola nelle mani di chi fino ad ora non ha dimostrato rispetto per la nostra volontaria rinuncia.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Se vogliamo davvero che questa vicenda muti le nostre esistenze, dobbiamo prendere coscienza del valore del nostro sacrificio e sapere che ogni giorno passato in casa ha contribuito a quanto di più grande e profondo possa fare un essere umano per un altro essere umano; che questo è il grande aumento di PIL nel 2020, e che il nemico non è il virus ma sono quei politici che continuano a non rispettarci, a trattarci da volgo e a convincerci che il lavoro e la produzione sono più importanti della vita stessa. Se non capiremo ciò, tutto questo dolore non sarà servito a cambiare né noi, né il mondo che sta arrivando.&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>LA FINE E L'INIZIO. LABORATORIO ITALIA</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2018/06/la-fine-e-linizio-laboratorio-italia.html</link><category>5Stelle</category><category>CASALEGGIO ASSOCIATI</category><category>GOVERNO CONTE</category><category>LEGA</category><category>POPULISMO</category><category>SOVRANISMO</category><category>TAP</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Sat, 2 Jun 2018 01:50:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-8419923213180446135</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
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L’Italia è di nuovo laboratorio politico. Se ci fermiamo alla fine della guerra fredda, abbiamo avuto Berlusconi e una certa idea di democrazia e di potere, un’idea che ha messo in crisi l’opposizione, convinta di combatterlo sul piano giudiziario, lasciando ampi spazi politici alla magistratura, ma anche a altre potenziali forze politiche, che hanno trovato uno sviluppo impressionante negli ultimi dieci anni. Oggi siamo punto e capo, ma con la differenza, positiva, che la magistratura non ha più lo spazio degli anni berlusconiani. Al potere ci sono forze sovraniste (un nuovo modo di chiamare il nazionalismo novecentesco, di cui sono l’evoluzione), e populiste. Chiariamo cosa si debba intendere con questa ultima espressione, perché se ne sono sentite di ogni. Non c’entra nulla il populismo russo del XIX secolo, il “narodnichestvo”, al quale si sono richiamati alcuni importanti giornalisti. Senza entrare in lezioni di storia, quello era un piccolo movimento di persone illuminate che esortavano una “andata al popolo” (un popolo a loro abbastanza alieno) per trarlo fuori dalla propria ignoranza. &lt;br /&gt;Oggi le forze populiste sono sostenute dal popolo, dalla gente, che di fronte a problemi sociali enormi, come la disoccupazione, la povertà e l’emarginazione ha trovato risposte facili: «sono i politici che rubano, sono gli immigrati che ci tolgono lavoro, è l’Europa che ci opprime». Le due forze che rappresentano in modo diverso queste istanze sono ad oggi il più vecchio partito italiano (Lega), con un presidente a vita - Bossi -, e un movimento nuovissimo, i 5S, che è un marchio registrato della Casaleggio Associati, che può concedere a chiunque il logo e la lista, ma può anche toglierlo in qualsiasi momento. È un nuovo modo di far politica alleato alla tradizione della Lega. Ma anche la Lega parla direttamente ai propri elettori in una sorta di campagna elettorale permanente. L’organizzazione della macchina propagandistica è fondamentale e la crisi dell’intermediazione (i politici rubano) è sostituita con una sorta di democrazia diretta (altro elemento di populismo) che si muove all’interno degli umori immediati della gente. A coordinare il tutto - un primo ministro sconosciuto fino a poche settimane fa, la figura ideale per dimostrare ai propri sostenitori che in fondo l’esperienza non serve, che il politico di professione (ricordate Berlusconi?) è un male non necessario e che se si è onesti e si segue un programma tutti possono fare tutto.&lt;br /&gt;In questo contesto di democrazia diretta alle piazze e ai mercati della Lega si sono affiancati i social media, che non sono altro che la forma ultramoderna del megafono da piazza: dirette facebook e tweet hanno contribuito a cambiare paradigma e fase di sviluppo, al punto che il presidente della repubblica è stato accusato di tradimento attraverso una telefonata a Fabio Fazio. Almeno Berlusconi lo aveva chiamato, ormai secoli fa, per protestare contro di lui e il suo modo di condurre. Oggi si è lasciato usare come megafono.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Non esiste un ministero propaganda solo perché non ce n’è più bisogno. La comunicazione è libera e inarrestabile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un punto di vista politico vedremo cosa vorrà fare questo governo Jamaica. Il primo obiettivo del neo ministro Salvini è l’aumento degli stipendi della PS e la caccia agli immigrati clandestini: legge e ordine, ovviamente a discapito dei più deboli. Poi c’è lo stop alle grandi opere: Barbara Lezzi, ministro del Mezzogiorno, vuole la chiusura del Tap. Il gasdotto in costruzione che arriva in Puglia e i cui lavori sono stati contestati da una parte della popolazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi si cercheranno i fondi per la riforma fiscale e per il reddito di cittadinanza, mentre il rapporto con l’Europa è tutto da scrivere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo, l’opposizione è inesistente, priva di bussola, ritardataria, isterica e risentita, ma di slogan e ideologia straripano i fiumi della storia. Oggi servono idee e iniziative. &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjoBD2GZ3Ue6jbvwyWyxd7HWMD98EDND-YWG_3ZtO7aubs_gzNxBJGQtmTXDzVXwuaHf_tNCh7iLAeiUAv_TWDF_6p7bPs_42LFt9iN5_edkILP5581Aor8Sx7caUbQJEXO6TTOLb_6EaLL/s72-c/Laboratorio-Italia.png" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>LA MARCIA SULLA REPUBBLICA</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2018/05/la-marcia-sulla-repubblica.html</link><category>2 GIUGNO</category><category>CINQUE STELLE</category><category>GOLPE</category><category>MATTARELLA</category><category>Quirinale</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Tue, 29 May 2018 00:28:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-3226546544744048196</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhnOwjaEDHbdxr2A1eOUg9Czpn4i2bgRb6A8GqOpfHCFedzd_8IwSMeJ1K8F7kMjz_od1wvb7IAlwL0bBqdBiYnr2gkwa41WpTDjmNXu2MpxEiSy2P32z0A09nT8zGvQ6uqQcSNfkxFvYYb/s1600/BANZAILIQSOLD1_20160425094633963.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="400" data-original-width="800" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhnOwjaEDHbdxr2A1eOUg9Czpn4i2bgRb6A8GqOpfHCFedzd_8IwSMeJ1K8F7kMjz_od1wvb7IAlwL0bBqdBiYnr2gkwa41WpTDjmNXu2MpxEiSy2P32z0A09nT8zGvQ6uqQcSNfkxFvYYb/s1600/BANZAILIQSOLD1_20160425094633963.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br class="Apple-interchange-newline" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #1d2129; display: inline; float: none; font-family: , , &amp;quot;blinkmacsystemfont&amp;quot; , &amp;quot;.sfnstext-regular&amp;quot; , sans-serif; font-style: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;LEGA
 e 5S stavano colpendo&amp;nbsp; le nostre istituzioni: hanno delegittimato&amp;nbsp; il 
ruolo del parlamento. Questa crisi è stata tutta extraparlamentare; i 
presidenti delle camere non hanno detto una parola, i capigruppo 
neanche; ruolo: meno di zero.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #1d2129; display: inline; float: none; font-family: , , &amp;quot;blinkmacsystemfont&amp;quot; , &amp;quot;.sfnstext-regular&amp;quot; , sans-serif; font-style: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;Hanno
 delegittimato il ruolo del presidente del consiglio. Uno qualunque 
vuole dire: ci può andare anche il mio vicino Totoro. Non è lì che si 
decide. Stavano delegittimato il ruolo del presidente della Repubblica: 
prima imponendo Conte, poi non cedendo su Savona, provocando Mattarella e
 mettendolo in un angolo.&amp;nbsp; Se il capo dello stato cedeva su Savona non 
contava più niente, e con lui il suo ruolo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #1d2129; display: inline; float: none; font-family: , , &amp;quot;blinkmacsystemfont&amp;quot; , &amp;quot;.sfnstext-regular&amp;quot; , sans-serif; font-style: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;Dopo
 20 minuti dal fallimento di Conte sono partite le prime ipotesi di 
impeachment. Una reazione immediata, politicamente grave, anche se 
costituzionalmente prevista. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #1d2129; display: inline; float: none; font-family: , , &amp;quot;blinkmacsystemfont&amp;quot; , &amp;quot;.sfnstext-regular&amp;quot; , sans-serif; font-style: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;Si
 è aggiunto, quindi, il richiamo a Roma per il 2 giugno, la festa della 
Repubblica. Mentre ai Fori Imperiali sfileranno i carri e i militari, di
 fianco ci saranno i 5S con le bandiere italiane contrapposte a 
Mattarella e a questa Repubblica.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #1d2129; display: inline; float: none; font-family: , , &amp;quot;blinkmacsystemfont&amp;quot; , &amp;quot;.sfnstext-regular&amp;quot; , sans-serif; font-style: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;&amp;nbsp;Siamo
 di fronte a una spaccatura netta del paese sul nostro futuro. Il nostro
 modo di pensare, i nostri valori, il nostro rapporto con le istituzioni
 sono messe in discussione dai sostenitori di uno Stato etico nel quale 
pochi hanno in tasca i paradigmi di convivenza mentre il popolo bue li 
segue. Scardinando l'euro e costringendo Roma a uscire dall'UE si mette 
il paese in ginocchio economicamente. Chiuderanno le frontiere prima ai 
capitali, poi alle persone. La povertà spingerà il popolo a chiedere un 
governo ancora più forte in grado di proteggerle dal nemico esterno. 
Prima erano i migranti, poi la politica europea che permetteva gli 
sbarchi, infine gli stranieri europei di Berlino e Parigi. Il nemico 
esterno è impalpabile, inosondabile, invisibile e dunque sempre 
presente, dunque sempre minaccioso. Un paese già impaurito avrà sempre 
più timore e sarà manipolabile più facilmente. Il 2 giugno i 5S e i 
Leghisti non vanno a difendere la costituzione ma a darle una prima 
spallata sfidando il Quirinale a casa sua nel suo giorno. È la prima 
marcia sul colle, alla quale ne seguiranno altre. Prepariamoci a 
difenderci.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #1d2129; display: inline; float: none; font-family: , , &amp;quot;blinkmacsystemfont&amp;quot; , &amp;quot;.sfnstext-regular&amp;quot; , sans-serif; font-style: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"&gt;MC &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;http://feeds.feedburner.com/PrimaDellaPioggia
&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhnOwjaEDHbdxr2A1eOUg9Czpn4i2bgRb6A8GqOpfHCFedzd_8IwSMeJ1K8F7kMjz_od1wvb7IAlwL0bBqdBiYnr2gkwa41WpTDjmNXu2MpxEiSy2P32z0A09nT8zGvQ6uqQcSNfkxFvYYb/s72-c/BANZAILIQSOLD1_20160425094633963.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>VIA FANI. L'AVVOCATO DI FAMIGLIA</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2018/03/via-fani-lavvocato-di-famiglia.html</link><category>1896</category><category>CASO MORO</category><category>PROCESSI BREIGATE ROSSE</category><category>VIA FANI</category><category>VITTIME DEL TERRORISMO</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Mon, 26 Mar 2018 04:05:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-2347528155977017106</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;header class="entry-header" style="color: #373737; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;h1 class="entry-title" style="border: 0px; clear: both; color: #222222; font-family: inherit; font-size: 26px; font-style: inherit; line-height: 1.5em; margin: 0px; outline: 0px; padding: 15px 76px 0.3em 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;a href="https://insorgenze.net/2018/03/24/via-fani-quando-lavvocato-della-famiglia-ricci-accusava-moro-per-la-nauseante-puzza-di-petrolio-che-si-sentiva-in-aula/" rel="bookmark" style="border: 0px; color: #222222; font-family: inherit; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Via Fani, quando l’avvocato della famiglia Ricci accusava Moro «per la nauseante puzza di petrolio che si sentiva in&amp;nbsp;aula»&lt;/a&gt;&lt;/h1&gt;
&lt;div class="entry-meta" style="border: 0px; clear: both; color: #666666; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; line-height: 18px; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px 76px 0px 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
By Paolo Persichetti&lt;/div&gt;
&lt;div class="comments-link" style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;a href="https://insorgenze.net/2018/03/24/via-fani-quando-lavvocato-della-famiglia-ricci-accusava-moro-per-la-nauseante-puzza-di-petrolio-che-si-sentiva-in-aula/#respond" style="background-color: #eeeeee; background-image: url(https://s0.wp.com/wp-content/themes/pub/twentyeleven/images/comment-bubble.png); background-repeat: no-repeat no-repeat; border: 0px; color: #666666; font-family: inherit; font-size: 13px; font-style: inherit; height: 36px; line-height: 35px; margin: 0px; outline: 0px; overflow: hidden; padding: 0px; position: absolute; right: 0px; text-align: center; text-decoration: none; top: 1.5em; vertical-align: baseline; width: 43px;"&gt;&lt;span class="leave-reply" style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline; visibility: hidden;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/header&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="entry-content" style="border: 0px; color: #373737; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 15px; margin: 0px; outline: 0px; padding: 1.625em 0px 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;h1 style="border: 0px; clear: both; color: black; font-family: inherit; font-size: 15px; font-style: inherit; margin: 0px 0px 0.8125em; outline: 0px; padding: 0px; text-align: justify; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="border: 0px; color: navy; font-family: inherit; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;Rivelazioni – Il carteggio tra l’avvocato Edoardo Ascari, legale della famiglia dell’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci e il Vice comandante dell’Arma dei carabinieri, generale De Sena. Un inedito che apre nuovi squarci sulla genesi del paradigma vittimario&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;a href="https://insorgenze.net/?attachment_id=16671" rel="attachment wp-att-16671" style="border: 0px; color: #dd3333; font-family: inherit; font-style: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-large wp-image-16671" data-attachment-id="16671" data-comments-opened="1" data-image-description="" data-image-meta="{&amp;quot;aperture&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;credit&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;camera&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;caption&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;created_timestamp&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;copyright&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;focal_length&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;iso&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;shutter_speed&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;title&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;orientation&amp;quot;:&amp;quot;1&amp;quot;}" data-image-title="Moro puzza di petrolio" data-large-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/moro-puzza-di-petrolio.jpg?w=584&amp;amp;h=216" data-medium-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/moro-puzza-di-petrolio.jpg?w=300" data-orig-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/moro-puzza-di-petrolio.jpg" data-orig-size="3075,1135" data-permalink="https://insorgenze.net/2018/03/24/via-fani-quando-lavvocato-della-famiglia-ricci-accusava-moro-per-la-nauseante-puzza-di-petrolio-che-si-sentiva-in-aula/moro-puzza-di-petrolio/" height="216" sizes="(max-width: 584px) 100vw, 584px" src="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/moro-puzza-di-petrolio.jpg?w=584&amp;amp;h=216" srcset="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/moro-puzza-di-petrolio.jpg?w=584&amp;amp;h=216 584w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/moro-puzza-di-petrolio.jpg?w=1168&amp;amp;h=432 1168w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/moro-puzza-di-petrolio.jpg?w=150&amp;amp;h=55 150w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/moro-puzza-di-petrolio.jpg?w=300&amp;amp;h=111 300w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/moro-puzza-di-petrolio.jpg?w=768&amp;amp;h=283 768w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/moro-puzza-di-petrolio.jpg?w=1024&amp;amp;h=378 1024w" style="border: 1px solid rgb(221, 221, 221); display: inline; float: left; height: auto; margin-bottom: 1.625em; margin-right: 1.625em; margin-top: 0.4em; max-width: calc(100% - 14px); padding: 6px; width: auto;" width="584" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;blockquote style="border: 0px; font-family: Georgia, &amp;quot;Bitstream Charter&amp;quot;, serif; font-style: italic; margin: 0px 3em; outline: 0px; padding: 0px; quotes: &amp;quot;&amp;quot; &amp;quot;&amp;quot;; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; text-align: justify; vertical-align: baseline;"&gt;
(&lt;span style="border: 0px; color: #333399; font-family: inherit; font-style: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;Acs, Migs, Busta 11, E. Ascari, Lettera al Vice comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale Mario De Sena, p. 3&lt;/span&gt;)&lt;/div&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; text-align: justify; vertical-align: baseline;"&gt;
Era franco e diretto l’avvocato Edoardo Ascari, autore delle parole indicate nel riquadro, scritte per conto della signora Maria Rocchetti, vedova dell’appuntato dei Carabinieri Domenico Ricci ucciso la mattina del 16 marzo 1978 in via Fani da un gruppo di fuoco delle Brigate rosse mentre conduceva la Fiat 130 con a bordo il presidente del Consiglio nazionale della Dc Aldo Moro. Originario di Modena, ritenuto un principe del foro, ex ufficiale degli alpini scampato alla campagna di Russia, difensore storico dell’Arma dei Carabinieri, Ascari è scomparso nel 2011 all’età di 89 anni. I cronisti della giudiziaria lo consideravano uno dei “quattro moschettieri” dell’avvocatura, insieme a Franco Coppi, Vittorio Chiusano e Gioacchino Sbacchi. Nella sua lunga carriera di penalista, oltre al processo Moro aveva seguito altre importanti vicende giudiziarie che segnarono la storia della prima Repubblica: nel primo dopoguerra si era occupato dei procedimenti contro i partigiani accusati delle uccisioni di ex esponenti del regime fascista nel cosiddetto “triangolo della morte” (Castelfranco, Manzolino, Rastellino), successivamente patrocinò le parti civili nel giudizio sul disastro del Vajont, sostenne anche i parenti di undici dei sedici morti nella strage fascista di Piazza Fontana, prese parte al processo per il sequestro dell’Achille Lauro da parte di un gruppo di guerriglieri palestinesi, partecipò al giudizio sulla morte del commissario Calabresi e difese Giulio Andreotti, insieme a Franco Coppi, accusato della morte di Mino Pecorelli.&lt;/div&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; text-align: justify; vertical-align: baseline;"&gt;
Ma torniamo al 6 dicembre 1985 quando, incassata da pochi settimane (il 15 novembre 1985) la sentenza di Cassazione che metteva fine all’iter giudiziario del primo processo Moro, nel quale erano confluite le istruttorie Moro 1 e 1 bis, confermando per i 57 imputati chiamati a giudizio i 22 ergastoli pronunciati in appello, sommati ad altre centinaia di anni di carcere (per 17 di loro ci fu un rinvio in appello per una nuova rideterminazione della pena), l’avvocato Ascari scriveva una lettera al Vice comandante dell’Arma dei carabinieri, Generale De Sena, lamentando il comportamento delle altre parti civili.&lt;/div&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; text-align: justify; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;a href="https://insorgenze.net/?attachment_id=16686" rel="attachment wp-att-16686" style="border: 0px; color: #dd3333; font-family: inherit; font-style: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-16686" data-attachment-id="16686" data-comments-opened="1" data-image-description="" data-image-meta="{&amp;quot;aperture&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;credit&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;camera&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;caption&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;created_timestamp&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;copyright&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;focal_length&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;iso&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;shutter_speed&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;title&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;orientation&amp;quot;:&amp;quot;1&amp;quot;}" data-image-title="Ascari 1" data-large-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-1.jpg?w=584" data-medium-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-1.jpg?w=232&amp;amp;h=300" data-orig-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-1.jpg" data-orig-size="1702,2199" data-permalink="https://insorgenze.net/2018/03/24/via-fani-quando-lavvocato-della-famiglia-ricci-accusava-moro-per-la-nauseante-puzza-di-petrolio-che-si-sentiva-in-aula/ascari-1/" height="300" sizes="(max-width: 232px) 100vw, 232px" src="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-1.jpg?w=232&amp;amp;h=300" srcset="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-1.jpg?w=232&amp;amp;h=300 232w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-1.jpg?w=464&amp;amp;h=600 464w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-1.jpg?w=116&amp;amp;h=150 116w" style="border: 1px solid rgb(221, 221, 221); display: inline; float: left; height: auto; margin-bottom: 1.625em; margin-right: 1.625em; margin-top: 0.4em; max-width: calc(100% - 14px); padding: 6px;" width="232" /&gt;&lt;/a&gt;Nella missiva contestava la posizione minimalista tenuta dagli avvocati Fausto Tarsitano, Guido Calvi, Giuseppe Zupo,&amp;nbsp;Armando Costa, Luciano Revel e Antonio Capitella, che su mandato del Partito comunista – secondo quanto scrive Ascari – avevano rappresentato nel processo gli interessi dei familiari degli agenti di polizia Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino e Giulio Rivera, oltre che della famiglia del giudice Palma. In sostanza, il legale della famiglia Ricci, a sua volta incaricato dall’Arma dei Carabinieri, riteneva che «gli avvocati di ubbidienza comunista» avevano operato nel corso del processo «in modo da non danneggiare le tesi del loro partito […] avendo il Pci sposato la causa di pentiti e dissociati», come sintetizza il rapporto [pubblicato a fine articolo] che accompagnava la lettera di Ascari, redatto il 23 dicembre 1985 dal II Reparto dello Stato maggiore, Ufficio criminalità organizzata dei Carabinieri, testo che porta, tra gli altri, timbro e sigla dell’allora Capo sezione coordinamento, tenente colonnello Mario Mori (Acs, Busta 11).&lt;/div&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
Scriveva Ascari:&lt;/div&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;a href="https://insorgenze.net/?attachment_id=16675" rel="attachment wp-att-16675" style="border: 0px; color: #dd3333; font-family: inherit; font-style: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-large wp-image-16675" data-attachment-id="16675" data-comments-opened="1" data-image-description="" data-image-meta="{&amp;quot;aperture&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;credit&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;camera&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;caption&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;created_timestamp&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;copyright&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;focal_length&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;iso&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;shutter_speed&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;title&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;orientation&amp;quot;:&amp;quot;1&amp;quot;}" data-image-title="Tarsitano" data-large-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/tarsitano1.jpg?w=584&amp;amp;h=202" data-medium-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/tarsitano1.jpg?w=300" data-orig-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/tarsitano1.jpg" data-orig-size="1376,477" data-permalink="https://insorgenze.net/2018/03/24/via-fani-quando-lavvocato-della-famiglia-ricci-accusava-moro-per-la-nauseante-puzza-di-petrolio-che-si-sentiva-in-aula/tarsitano-2/" height="202" sizes="(max-width: 584px) 100vw, 584px" src="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/tarsitano1.jpg?w=584&amp;amp;h=202" srcset="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/tarsitano1.jpg?w=584&amp;amp;h=202 584w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/tarsitano1.jpg?w=1165&amp;amp;h=404 1165w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/tarsitano1.jpg?w=150&amp;amp;h=52 150w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/tarsitano1.jpg?w=300&amp;amp;h=104 300w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/tarsitano1.jpg?w=768&amp;amp;h=266 768w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/tarsitano1.jpg?w=1024&amp;amp;h=355 1024w" style="border: 1px solid rgb(221, 221, 221); display: inline; float: left; height: auto; margin-bottom: 1.625em; margin-right: 1.625em; margin-top: 0.4em; max-width: calc(100% - 14px); padding: 6px; width: auto;" width="584" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;blockquote style="border: 0px; font-family: Georgia, &amp;quot;Bitstream Charter&amp;quot;, serif; font-style: italic; margin: 0px 3em; outline: 0px; padding: 0px; quotes: &amp;quot;&amp;quot; &amp;quot;&amp;quot;; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; text-align: justify; vertical-align: baseline;"&gt;
«Anzitutto i patroni delle famiglie degli Agenti di P. S. Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera –&amp;nbsp;&lt;span class="skimlinks-unlinked" style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;Avv.ti&lt;/span&gt;&amp;nbsp;Tarsitano, Calvi ed altri – hanno semplicemente letto le loro conclusioni senza discuterle. Il fatto è che il P.C.I., che era il vero mandante – era dalla parte dei “dissociati” e dei “pentiti” e, quindi, l’Avv. Tarsitano e i suoi colleghi hanno preferito ubbidire agli ordini del Partito che li pagava, anziché ai doveri che loro derivavano dal mandato ricevuto, almeno formalmente, dalle famiglie degli Agenti di P.S. assassinati».&lt;/div&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
A questo punto il legale della famiglia Ricci rivelava al Generale De Sena un episodio accaduto prima dell’avvio del processo Moro in Corte d’Assise, nel 1983:&lt;/div&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;a href="https://insorgenze.net/?attachment_id=16676" rel="attachment wp-att-16676" style="border: 0px; color: #dd3333; font-family: inherit; font-style: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-large wp-image-16676" data-attachment-id="16676" data-comments-opened="1" data-image-description="" data-image-meta="{&amp;quot;aperture&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;credit&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;camera&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;caption&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;created_timestamp&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;copyright&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;focal_length&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;iso&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;shutter_speed&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;title&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;orientation&amp;quot;:&amp;quot;1&amp;quot;}" data-image-title="Corsini Rognoni" data-large-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/corsini-rognoni.jpg?w=584&amp;amp;h=155" data-medium-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/corsini-rognoni.jpg?w=300" data-orig-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/corsini-rognoni.jpg" data-orig-size="3159,836" data-permalink="https://insorgenze.net/2018/03/24/via-fani-quando-lavvocato-della-famiglia-ricci-accusava-moro-per-la-nauseante-puzza-di-petrolio-che-si-sentiva-in-aula/corsini-rognoni/" height="155" sizes="(max-width: 584px) 100vw, 584px" src="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/corsini-rognoni.jpg?w=584&amp;amp;h=155" srcset="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/corsini-rognoni.jpg?w=584&amp;amp;h=155 584w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/corsini-rognoni.jpg?w=1168&amp;amp;h=310 1168w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/corsini-rognoni.jpg?w=150&amp;amp;h=40 150w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/corsini-rognoni.jpg?w=300&amp;amp;h=79 300w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/corsini-rognoni.jpg?w=768&amp;amp;h=203 768w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/corsini-rognoni.jpg?w=1024&amp;amp;h=271 1024w" style="border: 1px solid rgb(221, 221, 221); display: inline; float: left; height: auto; margin-bottom: 1.625em; margin-right: 1.625em; margin-top: 0.4em; max-width: calc(100% - 14px); padding: 6px; width: auto;" width="584" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;blockquote style="border: 0px; font-family: Georgia, &amp;quot;Bitstream Charter&amp;quot;, serif; font-style: italic; margin: 0px 3em; outline: 0px; padding: 0px; quotes: &amp;quot;&amp;quot; &amp;quot;&amp;quot;; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; text-align: justify; vertical-align: baseline;"&gt;
«Desidero qui ricordare che la cosa, da me largamente prevista, dette luogo a un aspro – molto aspro – scambio di “opinioni” tra il Gen. Corsini [capo di Stato maggiore dell’Arma dei Carabinieri] e l’allora Ministro dell’Interno Rognoni: l’episodio accadde quando io segnalai che il P.C.I. si era attivato avvicinando le famiglie degli Agenti,&amp;nbsp;&lt;u&gt;lasciate sole&lt;/u&gt;, sussidiandole e promettendo loro ogni assistenza gratuita».&lt;/div&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; text-align: justify; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;a href="https://insorgenze.net/?attachment_id=16687" rel="attachment wp-att-16687" style="border: 0px; color: #dd3333; font-family: inherit; font-style: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-16687" data-attachment-id="16687" data-comments-opened="1" data-image-description="" data-image-meta="{&amp;quot;aperture&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;credit&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;camera&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;caption&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;created_timestamp&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;copyright&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;focal_length&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;iso&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;shutter_speed&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;title&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;orientation&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;}" data-image-title="Ascari 2" data-large-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-2.jpg?w=584" data-medium-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-2.jpg?w=225&amp;amp;h=300" data-orig-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-2.jpg" data-orig-size="3715,4963" data-permalink="https://insorgenze.net/2018/03/24/via-fani-quando-lavvocato-della-famiglia-ricci-accusava-moro-per-la-nauseante-puzza-di-petrolio-che-si-sentiva-in-aula/ascari-2/" height="300" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" src="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-2.jpg?w=225&amp;amp;h=300" srcset="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-2.jpg?w=225&amp;amp;h=300 225w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-2.jpg?w=450&amp;amp;h=600 450w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-2.jpg?w=112&amp;amp;h=150 112w" style="border: 1px solid rgb(221, 221, 221); display: inline; float: left; height: auto; margin-bottom: 1.625em; margin-right: 1.625em; margin-top: 0.4em; max-width: calc(100% - 14px); padding: 6px;" width="225" /&gt;&lt;/a&gt;Nella seconda parte della lettera Ascari rivendicava a sé (escludendo polemicamente tutte le altre parti civili, compreso il collega patrocinante la vedova del maresciallo dei carabinieri Leonardi) il merito di aver condotto la Suprema Corte, presieduta per l’occasione da Corrado Carnevale, a rivedere la propria giurisprudenza restrittiva sulla disciplina del concorso morale, estendendola «ai capi promotori» per i delitti commessi dagli altri associati sulla semplice base di questa «loro qualità». Impostazione che in due precedenti sentenze non era stata recepita dai giudici di Cassazione.&lt;br /&gt;
La corte d’Assise, presieduta da Severino Santiapichi, aveva comminato ben 32 ergastoli. Sempre in primo grado vennero inflitte 27 condanne per un episodio mai avvenuto [leggi&amp;nbsp;&lt;a href="https://insorgenze.net/2015/03/11/quel-parabrezza-senza-colpi-di-pistola-e-il-tentativo-di-cambiare-la-storia-di-via-fani-4a-puntata/" style="border: 0px; color: #dd3333; font-family: inherit; font-style: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;qui,&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="https://insorgenze.net/2015/04/23/la-colonna-sonora-di-via-fani-dei-nuovi-documenti-smontano-la-storia-della-honda-e-le-fantasie-del-supertestimone-marini/" style="border: 0px; color: #dd3333; font-family: inherit; font-style: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;qua&lt;/a&gt;&amp;nbsp;e ancora&amp;nbsp;&lt;a href="https://insorgenze.net/2015/04/25/ecco-la-prova-che-nessuno-sparo-al-motorino-di-marini-in-via-fani/" style="border: 0px; color: #dd3333; font-family: inherit; font-style: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;qui&lt;/a&gt;], come i fantomatici spari che da una moto sarebbero stati indirizzati contro Alessandro Marini, un occasionale passante che transitava all’incrocio tra via Fani e via Stresa. Nel successivo giudizio di appello, una più attenta definizione delle responsabilità personali e l’applicazione della legislazione premiale sulla dissociazione e la collaborazione permisero una parziale riduzione del numero degli ergastoli e dello stratosferico monte pene iniziale.&lt;/div&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; text-align: justify; vertical-align: baseline;"&gt;
Ma è la parte finale della lettera che riserva le maggiori sorprese:&lt;/div&gt;
&lt;blockquote style="border: 0px; font-family: Georgia, &amp;quot;Bitstream Charter&amp;quot;, serif; font-style: italic; margin: 0px 3em; outline: 0px; padding: 0px; quotes: &amp;quot;&amp;quot; &amp;quot;&amp;quot;; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; text-align: justify; vertical-align: baseline;"&gt;
«Per quanto riguarda i patroni della famiglia Moro, il loro comportamento è stato vicino alla vergogna.&lt;br /&gt;
Infatti, essi hanno chiesto sostanzialmente alla Corte di dichiarare che Moro era un brav’uomo – il che non è, anche per la nauseante puzza di petrolio che si sentiva in aula – e che i terroristi, poi, in fondo, andavano “compresi” nelle loro motivazioni e nei loro “retroterra culturali”.&lt;br /&gt;
Quanto, poi, ai dissociati, il perdono della famiglia doveva portare con sé tutti gli altri perdoni umani e divini.&lt;br /&gt;
Per dire le cose da vecchio alpino, uno schifo».&lt;/div&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; text-align: justify; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;a href="https://insorgenze.net/?attachment_id=16688" rel="attachment wp-att-16688" style="border: 0px; color: #dd3333; font-family: inherit; font-style: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-16688" data-attachment-id="16688" data-comments-opened="1" data-image-description="" data-image-meta="{&amp;quot;aperture&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;credit&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;camera&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;caption&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;created_timestamp&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;copyright&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;focal_length&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;iso&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;shutter_speed&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;title&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;orientation&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;}" data-image-title="Ascari 3" data-large-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-3.jpg?w=584" data-medium-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-3.jpg?w=224&amp;amp;h=300" data-orig-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-3.jpg" data-orig-size="3692,4955" data-permalink="https://insorgenze.net/2018/03/24/via-fani-quando-lavvocato-della-famiglia-ricci-accusava-moro-per-la-nauseante-puzza-di-petrolio-che-si-sentiva-in-aula/ascari-3/" height="300" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" src="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-3.jpg?w=224&amp;amp;h=300" srcset="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-3.jpg?w=224&amp;amp;h=300 224w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-3.jpg?w=448&amp;amp;h=600 448w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/ascari-3.jpg?w=112&amp;amp;h=150 112w" style="border: 1px solid rgb(221, 221, 221); display: inline; float: left; height: auto; margin-bottom: 1.625em; margin-right: 1.625em; margin-top: 0.4em; max-width: calc(100% - 14px); padding: 6px;" width="224" /&gt;&lt;/a&gt;Ascari non risparmiava parole per censurare la linea processuale dei legali della famiglia Moro, accusata di avere avuto attenzione solo per la tutela della onorabilità dello statista e ritenuta troppo disponibile al perdono verso i dissociati. Attaccava pesantemente la stessa figura del leader democristiano, alludendo al suo coinvolgimento nello “scandalo petroli”, un gigantesco giro di frodi fiscali (2 mila miliardi di lire) venuto alla luce nei primi anni 80 e da cui scaturivano anche finanziamenti occulti per alcune correnti Dc. L’inchiesta e il successivo processo videro coinvolti Sereno Freato, capo della segreteria personale di Moro, altri dipendenti dello studio personale dello statista democristiano, situato in via Savoia, il capo del servizio informazioni della Guardia di Finanza, Donato Lo Prete, il Generale Raffaele Lo Giudice, Comandante generale della Guardia di Finanza, numerosi petrolieri, tra cui Bruno Musselli, grande elemosiniere della corrente politica del dirigente democristiano, molto attivo nei giorni del sequestro quando fornì la propria disponibilità a coprire una eventuale richiesta di riscatto, al pari dell’avvocato Agnelli. Alla fine dell’iter giudiziario, dopo la metà del decennio 80, Freato che trascorse anche un periodo in carcere uscì indenne dalle accuse di partecipazione diretta alla frode e alla truffa. Il processo lambì la stessa moglie dello statista democristiano. Anche se le responsabilità politiche non vennero evidenziate, l’episodio in qualche modo annunciò quanto sarebbe accaduto di lì a pochi anni con le inchieste di “Mani pulite” che travolsero il sistema politico della Prima repubblica.&lt;/div&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; text-align: justify; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;a href="https://insorgenze.net/?attachment_id=16683" rel="attachment wp-att-16683" style="border: 0px; color: #dd3333; font-family: inherit; font-style: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-16683" data-attachment-id="16683" data-comments-opened="1" data-image-description="" data-image-meta="{&amp;quot;aperture&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;credit&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;camera&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;caption&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;created_timestamp&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;copyright&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;focal_length&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;iso&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;shutter_speed&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;,&amp;quot;title&amp;quot;:&amp;quot;&amp;quot;,&amp;quot;orientation&amp;quot;:&amp;quot;0&amp;quot;}" data-image-title="De Sena" data-large-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/de-sena.jpg?w=584" data-medium-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/de-sena.jpg?w=240&amp;amp;h=300" data-orig-file="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/de-sena.jpg" data-orig-size="3750,4688" data-permalink="https://insorgenze.net/2018/03/24/via-fani-quando-lavvocato-della-famiglia-ricci-accusava-moro-per-la-nauseante-puzza-di-petrolio-che-si-sentiva-in-aula/de-sena/" height="300" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" src="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/de-sena.jpg?w=240&amp;amp;h=300" srcset="https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/de-sena.jpg?w=240&amp;amp;h=300 240w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/de-sena.jpg?w=480&amp;amp;h=600 480w, https://insorgenze.files.wordpress.com/2018/03/de-sena.jpg?w=120&amp;amp;h=150 120w" style="border: 1px solid rgb(221, 221, 221); display: inline; float: left; height: auto; margin-bottom: 1.625em; margin-right: 1.625em; margin-top: 0.4em; max-width: calc(100% - 14px); padding: 6px;" width="240" /&gt;&lt;/a&gt;Seguendo le indicazioni dell’ufficio che aveva redatto un’analisi dei contenuti della lettera, e nella quale si segnalava come Ascari sottolineasse di «essersi trovato col solo appoggio del PM a sostenere i buoni diritti delle vittime dei terroristi» (accanto alla frase si legge una glossa manoscritta, «posizione giustificabile»), e auspicasse «che il comportamento delle parti civili sia reso noto in opportuna sede», a fine anno il Generale De Sena rispose con un diplomatico ringraziamento – preparato dallo stesso ufficio – per «le notizie fornitemi» congratulandosi con il legale per il suo operato processuale. (Acs, Migs, Busta 11)&lt;/div&gt;
&lt;div style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin-bottom: 1.625em; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;strong style="border: 0px; font-family: inherit; font-style: inherit; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;Il rapporto dell’ufficio tecnico dello Stato maggiore dei CC che analizza la lettera dell’avvocato Ascari (Acs, Migs, Busta 11):&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>CI SEGNALANO E PUBBLICHIAMO VOLENTIERI</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2018/01/ci-segnalano-e-pubblichiamo-volentieri.html</link><category>CASO MORO</category><category>Clementi</category><category>EBREI DI RODI</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Thu, 11 Jan 2018 09:27:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-5022336167117716759</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh3FJ3le-xnLdiUqD_zy8TMFb-y881l_Pylz1qtsRBHQhLphZOAo-nceQxihLzmLr0aQeT4Xq3zICIOftT_oyMx6LPvYg8kakpXfjxrBkkeMlAyVe_B-d0JC0emfmuIrSAdcajvpSkVQx4X/s1600/10001%2528830%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh3FJ3le-xnLdiUqD_zy8TMFb-y881l_Pylz1qtsRBHQhLphZOAo-nceQxihLzmLr0aQeT4Xq3zICIOftT_oyMx6LPvYg8kakpXfjxrBkkeMlAyVe_B-d0JC0emfmuIrSAdcajvpSkVQx4X/s1600/10001%2528830%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh3FJ3le-xnLdiUqD_zy8TMFb-y881l_Pylz1qtsRBHQhLphZOAo-nceQxihLzmLr0aQeT4Xq3zICIOftT_oyMx6LPvYg8kakpXfjxrBkkeMlAyVe_B-d0JC0emfmuIrSAdcajvpSkVQx4X/s72-c/10001%2528830%2529.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>ROBERTO GUERRA DETTO BIBBI</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2018/01/roberto-guerra-detto-bibbi.html</link><category>ROBERTO GUERRA</category><category>ROTARY AMATRICE</category><category>SCARPONE D'ORO</category><category>TERREMOTO</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Mon, 8 Jan 2018 14:06:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-89333518197053487</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
Dopo il terremoto del 2016 si sono avute moltissime manifestazioni di impegno e solidarietà. Oggi il Rotary Club di Amatrice ha deciso di premiare alcune persone particolari. Per questo serve il nostro sostegno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invito i lettori a collegarsi alla pagina&amp;nbsp;http://www.rotaryeclubamatriceitalia.org e votare per Roberto Bibbi Guerra, un amico, un fratello, a cui tutti vogliamo bene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi8j0q5GTWQMxxVpcnS6-HigYRyjTJNx82tU0NIQeFT_ePRwvcBipueD8uRyaVW2echUnNvbYUNMs7gQo_Pb0L7EVxMv0KXKqBmmDhyphenhyphenM0aKdYkGaaGe_NWyZ0cYnmPkHoBsp23ekUjTj2D7/s1600/26731675_947752118711322_8382075275814279018_n.jpg" imageanchor="1"&gt;&lt;img border="0" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi8j0q5GTWQMxxVpcnS6-HigYRyjTJNx82tU0NIQeFT_ePRwvcBipueD8uRyaVW2echUnNvbYUNMs7gQo_Pb0L7EVxMv0KXKqBmmDhyphenhyphenM0aKdYkGaaGe_NWyZ0cYnmPkHoBsp23ekUjTj2D7/s1600/26731675_947752118711322_8382075275814279018_n.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: Cambria; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="-webkit-font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Roberto Guerra, detto Bibbi, è nato a Roma l’8 gennaio 1964. Primo Maresciallo dell’Aeronautica, è da sempre Capricchiaro e Amatriciano ed è conosciuto praticamente in tutte le frazioni. Fin da adolescente, spinto dalla volontà di &lt;i&gt;fare&lt;/i&gt; per il proprio paese, ha organizzato un solido gruppo di giovani che, affiancati alla Pro Loco di Capricchia, ha sensibilmente migliorato la frazione: campi di calcio, un campo da tennis e uno di pallavolo, giochi per i più piccoli e, quando sono state progressivamente chiuse le osterie, un bar con spazi per i giochi di carte e il forno per le pizze. Da 25 anni organizza l’estate capricchiara, che ha come fiore all’occhiello la Sagra della panonta. Dopo essere stato presidente della Pro Loco di Capricchia, nel 2015 ha favorito la riorganizzazione del comitato con l’ingresso di una nuova generazione di capricchiari.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: Cambria; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-tab-span" style="white-space: pre;"&gt; &lt;/span&gt;La notte&amp;nbsp; del 24 agosto 2016 Roberto si trovava ad Amatrice, dove aveva appena finito di lavorare al festival delle frazioni per lo stand di Capricchia. Dopo la scossa è riuscito a mettere in salvo sé e la sua famiglia e ha aiutato persone in gravissima difficoltà. Da quel momento si è trasferito a Capricchia, prima facendosi distaccare presso il 3 stormo di Villafranca, impegnato ad Amatrice, quindi ottenendo il trasferimento presso la stazione dell’Aeronautica del Terminillo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: Cambria; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-tab-span" style="white-space: pre;"&gt; &lt;/span&gt;A Capricchia, Roberto ha assistito moltissimi capricchiari che venivano a recuperare qualcosa nelle case, ma soprattutto si è occupato della logistica, della razionalizzazione degli aiuti e di tenere aperta per tutto il 2016 e il 2017 la Pro Loco, che ha fornito un numero indefinibile di pasti a squadre di soccorso, amatriciani, forze dell’ordine e giornalisti; inoltre, dalla mattina del 24 agosto e fino al 7 agosto 2017 il bar è rimasto aperto e gratuito per tutti. Unendo i suoi sforzi a quelli delle associazioni &lt;i&gt;Capricchia nel Cuore&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Pro Loco&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;SOS Capricchia&lt;/i&gt;, la frazione non solo è rimasta viva, ma è cresciuta come numero di abitanti rispetto a prima del sisma, né ha ceduto dopo i terremoti di ottobre e del gennaio 2017. Proprio nel 2017 è stata organizzata una nuova estate capricchiara con presenze medie giornaliere di 70 persone.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: Cambria; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-tab-span" style="white-space: pre;"&gt; &lt;/span&gt;Oggi Roberto vive assieme alla famiglia a Capricchia in una SAE, dove continua a svolgere la sua attività di sostegno al paese.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;http://feeds.feedburner.com/PrimaDellaPioggia
&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi8j0q5GTWQMxxVpcnS6-HigYRyjTJNx82tU0NIQeFT_ePRwvcBipueD8uRyaVW2echUnNvbYUNMs7gQo_Pb0L7EVxMv0KXKqBmmDhyphenhyphenM0aKdYkGaaGe_NWyZ0cYnmPkHoBsp23ekUjTj2D7/s72-c/26731675_947752118711322_8382075275814279018_n.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>CRONACHE DALLA RIVOLUZIONE 3</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2017/11/cronache-dalla-rivoluzione-3.html</link><category>CCCP</category><category>LENINGRADO</category><category>PIRONE</category><category>POLITICA E RIVOLUZIONE</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Mon, 6 Nov 2017 05:55:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-2227286075415739061</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgCGnX-wCFIlosj7TaySKHuZNs1r050EokwuTxbkgUYWI7LCl6JPithmxcVu-7F2NyxnVrTQxJhBYrRqkWb9W72deeNH4p_QWUDlppf5a7ht1u6jBANYSYzRADrIcoKxoipiXlUx_vDQnOZ/s1600/134865-md.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="738" data-original-width="1024" height="460" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgCGnX-wCFIlosj7TaySKHuZNs1r050EokwuTxbkgUYWI7LCl6JPithmxcVu-7F2NyxnVrTQxJhBYrRqkWb9W72deeNH4p_QWUDlppf5a7ht1u6jBANYSYzRADrIcoKxoipiXlUx_vDQnOZ/s640/134865-md.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none; font-size: large;"&gt;Dopo la partenza della missione diplomatica italiana da Pietrogrado, il consolato italiano fu posto alle dipendenze della legazione svizzera funzionando come II sezione dell’ambasciata. Pirone fu aiutato nel suo lavoro da Angelo Fratini, un italiano che viveva a Pietrogrado da molti anni e che sarebbe rimasto, da vice presidente della comunità italiana, anche dopo la conclusione della guerra civile, e da Giacomo Bastucchi. Essi cercarono di proteggere, tra l’altro, anche gli interessi dei pochi greci del &lt;i&gt;Dodecaneso&lt;/i&gt; «contro l’applicazione di tasse di guerra, contribuzioni per la rivoluzione, leggi fiscali sul lavoro obbligatorio» e se in questo si riuscì sempre nell’intento, molto «più difficile fu lottare contro la confisca di beni terrieri in provincia o di esercizi di vendita in città: confische che rivestirono spesso il carattere di violenta rapina».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none; font-size: large;"&gt;Come a Mosca, anche a Pietrogrado, del resto, l’attitudine delle autorità bolsceviche verso gli stranieri peggiorava con i mutamenti della situazione politica e strategica in Russia e quando ai primi di luglio del 1918 scoppiò a Pietrogrado la rivolta armata dei socialisti-rivoluzionari, prontamente repressa, Zinov’ev, («altro ebreo, di cognome Apfelbaum», commentò Pirone), e il capo della Čeka Urickij ricevettero poteri straordinari, divenendo in pratica i veri padroni. Cominciò anche lì «il periodo terribile dell’estate – autunno 1918: una sequela di delitti impressionanti, di violenze, di vendette».&amp;nbsp; Pietrogrado «che durante la guerra aveva visto pulsare più intensa la sua vita; che durante la rivoluzione parve presa in un turbine di follia, col terrore cominciò a morire: decadde, si spopolò, tra gli arresti e l’esodo della popolazione, cambiò aspetto, divenne tetra, soffocante [...]. Cadevano morti per fame i cavalli delle vetture, sempre più rare, e le carogne abbandonate, furono dapprima preda dei cani, più tardi degli uomini [...]. Spesso, con gli animali, cadevano per fame gli uomini; ma a questi si badava meno. I rari passanti, se della vecchia società, si riconoscevano al portamento signorile [...]; se della nuova borghesia dei soviety, la «sovbur», spiccavano per lo sguardo sfacciato ed insolente e assai più per i lineamenti tipici della razza ebraica, per il viso completamente raso e quegli occhiali a stanghetta, che non so se fossero moda o camuffamento di tutti gli ebrei del partito comunista». Raffaele Pirone ricorda, poi, che a partire dall’attentato a Lenin «la violenza vendicativa dei bolscevichi non ebbe più limiti: [...] migliaia di vittime cristiane furono sacrificate ai mani di Urickij ebreo; barconi interi di arrestati furono affondati allo sbocco della Neva fra Pietrogrado e Kronštadt; centinaia di inermi, ammassati sulla spiaggia di Oranienbaum e massacrati con le mitragliatrici». Il 4 settembre (il 31 agosto, secondo Pirone), poi, fu invasa l’Ambasciata britannica di Pietrogrado, fatto che costò la vita dell’addetto navale, il capitano F.A. Cromie, mentre lo stato maggiore del consolato britannico e della missione fu arrestato. «Ricordo», stigmatizzò da Mosca Majoni, «il gatto schiacciato dall’autocarro, fra le esclamazioni di commiserazione della folla. Il cadavere dell’ufficiale dilaniato non suscita invece nemmeno un timido richiamo al più elementare senso di umanità». I funerali, che si svolsero il 6 settembre, segnarono una nuova svolta negativa, perché da quel giorno «tutti i consoli cominciarono ad esser pedinati».&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none; font-size: large;"&gt;I diplomatici rimasti in città poterono poco: essi si recarono ripetutamente da Zinov’ev per protestare contro la violazione del diritto internazionale (molto significativo fu il fatto che le legazioni di Germania e Austria-Ungheria si unirono alla protesta), ma non riuscirono a ottenere la liberazione dei cittadini stranieri arrestati. Fu quello il momento in cui moltissimi italiani, decisi a restare in Russia nonostante la rivoluzione, furono infine «presi dalla febbre della partenza».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none; font-size: large;"&gt;Coinvolto in prima persona anche negli affetti Pirone, che conosceva la Russia dal di dentro per avervi abitato diversi anni, cercò di leggere gli avvenimenti dando loro una spiegazione non contingente, ma di principio, proprio com’è abitudine dei russi dai quali, in parte, raccolse il giudizio, sebbene con alcune varianti. Egli, infatti, attribuì lo scoppio del terrore «all’odio degli ebrei per la Russia, da cui non avevano avuto che ingiustizie ed oppressione; e se ne adduceva a fondamento il fatto che gli autori del colpo di mano di ottobre fossero quasi tutti ebrei, proscritti o perseguitati dal regime zarista», ed era possibile, aggiungeva il console di Avellino, «che in ciò vi sia del vero», ma al contrario dei russi vide anche nel comportamento «agnostico» delle Potenze un contribuito decisivo all’ascesa dei bolscevichi dopo il 7 novembre: «se, invece della solita politica del fare e non fare, i governi occidentali l’avessero davvero rotta con la Russia, ma di un colpo, e seguendo una linea concorde; e se, infine, invece di tentare di uccidere il mostro con irritanti ferite, avessero pensato veramente al colpo mortale, forse il terrore non sarebbe stato quello che fu: lo scatenamento della più cieca e cinica barbarie. Io che ho assistito a strazi, dolori, rovine inenarrabili, ritengo che migliaia di vittime sarebbero state risparmiate, molte rovine evitate, se dal 1918 i bolscevichi non fossero rimasti senza controllo, assoluti padroni di una terra immensa». Il grave giudizio, dettato dall’emotività di chi ha vissuto in prima persona quelle vicende, attribuisce agli Alleati facoltà che essi non ebbero (decidere con la loro azione i destini di un Paese), né tiene conto di alcune contingenze ben precise in parte già osservate ma che è bene ripetere: tra il 1917 e il 1918 la guerra mondiale influì in modo profondo sulla politica delle Potenze, le quali non potendo concentrare gli sforzi nelle vicende russe, furono costrette ad agire in una situazione geopolitica poco chiara. Per loro, come si è già evidenziato, era fondamentale la prosecuzione della guerra da parte della Russia, ma quando questa firmò la pace con la Germania, la paura che i bolscevichi si trasformassero in pedine in mano al nemico condizionò nuovamente le decisioni degli uomini dell’Intesa. Le Potenze, inoltre, si trovavano ad agire in una terra che diventava per loro sempre più ostile, ed erano impossibilitate a usare i loro eserciti, impegnati altrove; cercarono, quindi, di appoggiare quelle forze russe che contrastavano i bolscevichi dal di dentro, senza, peraltro, riuscire a proteggerle in modo decisivo. I fronti, inoltre, come i governi in Russia in quel periodo, erano molteplici e poco chiara la situazione di vaste regioni come il Caucaso, occupato nel 1918 dai tedeschi, o l’Ucraina, divisa tra tedeschi, bolscevichi e truppe leali al governo provvisorio di Kerenskij, o i Paesi baltici. Le Potenze, insomma, non solo non poterono agire in modo deciso durante l’ultimo anno di guerra per cercare di destabilizzare il regime sovietico ma non poterono intervenire neanche dopo il novembre 1918 in quanto nessuno era disposto a impegnarsi in un nuovo conflitto dopo quattro anni di tragedie mentre anche l’epidemia di febbre spagnola, che mieté milioni di vittime, contribuì ad allargare i margini&amp;nbsp; della catastrofe europea. Si perse in tal modo nuovamente del tempo prezioso e quando, infine, il regime bolscevico si stabilizzò, furono troppi gli uomini politici, specialmente di sinistra, che a ovest descrissero, in buona o cattiva fede, la nuova realtà come un sistema diverso da quello che era, suscitando in alcuni strati della società europea infondate speranze e in altri, forse, insperati allarmi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none; font-size: large;"&gt;Il giudizio di Pirone appare dettato dalla disperazione di chi si sentì abbandonato dai suoi superiori e visse in prima persona le drammatiche esperienze della guerra civile russa. L’autunno del 1918, poi, segnò l’inizio di nuovi e più drammatici avvenimenti. Dopo aver saccheggiato i palazzi dell’aristocrazia, racconta Pirone nelle sue memorie, «i proletari si dettero alla distruzione delle case di legno, per ricavarne il legname, che vendevano poi a prezzi favolosi e sempre più alti con l’incalzare del freddo. L’inverno del 1918 – 1919! Un inverno senza luce: mancava elettricità per mancanza di combustibile; mancava il petrolio; le candele steariche, una rarità, [...] si mangiavano invece del grasso [...]. Che non si mangiò allora! La putrida carne di cavallo era una ghiottoneria. L’olio di ricino rancido, che una cooperativa straniera [...] vendeva a prezzo d’oro, era un grasso ricercatissimo. Cereali non ve ne erano. Il pane, un tritume di paglia, segatura di legno e crusca, non si aveva tutti i giorni. Le patate fradice andavano a ruba». Convinto di poter comunque lasciare Pietrogrado, dopo l’evacuazione di un congruo numero di italiani avvenuta verso la fine del 1918 Pirone si rese conto di essere divenuto un ostaggio «sia per gli italiani partiti, sia per gli atti di ostilità che l’Italia compiva verso la Russia con l’occupazione insieme agli ex alleati di Arkangel’sk e la partecipazione dei nostri soldati, partiti per la Siberia, alle mosse di Kolčak».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none; font-size: large;"&gt;Con il 1919 Pietrogrado la situazione di Pietrogrado peggiorò ulteriormente, tanto che all’inizio di febbraio fu abbandonata anche dalle rappresentanze dei paesi neutrali; partì, con esse, la legazione svizzera e solo i pochi consoli «o piuttosto una finzione di corpo consolare», commenta Pirone, «rimasero ormai il tenue filo che legava ufficiosamente i bolscevichi all’Europa». Prima di partire l’ambasciatore svizzero Jounod convocò i rappresentanti consolari di Italia, Belgio, Gran Bretagna e Olanda per un incontro con il rappresentante del commissariato agli Esteri della comune di Pietrogrado, Šlovskij, che chiese ufficialmente il riconoscimento del governo rivoluzionario. Questi parlò anche di una tassa di guerra da applicare agli stranieri, abbastanza onerosa e diversa a seconda si trattasse o meno di appartenenti a uno stato belligerante. Šlovskij promise la sicurezza degli immobili e delle persone e Pirone ebbe l’impressione che questi «volesse trattare con noi a ogni costo e con ogni mezzo». Gli sembrò anche che la Svizzera, in definitiva, non era aliena all’idea di entrare in trattative con il governo bolscevico «e non con il solo scopo di compenso per l’esonero degli svizzeri dalla tassa straordinaria». A distanza di poche ore, però, Pirone mandava un’ulteriore e più drammatica nota a Roma dove parlava della soppressione morale «di ogni libertà umana» e di una vita «ridotta a una primitività che fa pensare all’uomo delle caverne». Pietrogrado «è squallore, miseria, desolazione, rovina; vi si muore di fame e freddo più che di tifo petecchiale e vaiolo», mentre il prezzo degli alimenti era salito ad altezze inverosimili. I negozi, per la maggior parte, erano stati requisiti e chiusi e la merce confiscata era finita al mercato nero. Il denaro latitava in quanto il sistema bancario era bloccato e continuava una certa fuga di capitale all’estero. Fu quella, commenta Pirone, «l’epoca in cui le autorità stesse divennero rigidissime in fatto di partenze degli stranieri, ciò che contribuì a rendere la posizione di molti nazionali quanto mai critica». Restavano a Pietrogrado una trentina di famiglie, circa 150 persone, per lo più «malate o rovinate dalle sofferenze e dalle privazioni che non sono assolutamente in condizione di tentare un lungo viaggio». In questo contesto il console rammenta che la società di beneficenza di Pietroburgo di cui era presidente aveva esaurito i fondi «dopo aver per cinquant’anni esplicato un’opera altamente patriottica e filantropica, per la quale non vi saranno mai lodi sufficienti».&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none; font-size: large;"&gt;Nei mesi successivi la realtà della Russia si incupì ulteriormente. Nel marzo 1919 Pirone si ammalò; fu dapprima colpito da una retinite all’occhio sinistro, quindi da un attacco di appendicite. Ciò nonostante il medico e console italiano continuava il lavoro, dopo essere riuscito ad ottenere dal rappresentante a Pietrogrado del commissariato agli Esteri nuove immunità per sé e per il consolato e dal commissiariato agli Approvvigionamenti il permesso per gli italiani di acquistare mensilmente viveri nelle cooperative sovietiche attraverso una tessera. «Mi vedevo talvolta al consolato», ricorda Pirone, «facce sospette di ebrei, che venivano a domandarmi le cose più insignificanti; altra volta mi accorgevo per via di essere pedinato. Non vi era notte senza perquisizioni, arresti di conoscenti o amici, con interrogazioni dirette o indirette sulle relazioni con me». I sospetti del console si rivelarono esatti e dopo qualche tempo i bolscevichi, in risposta all’offensiva delle truppe bianche contro Pietrogrado cominciata il 13 maggio, decisero di procurarsi dei nuovi ostaggi. Il 2 giugno 1919 Pirone e gli altri consoli alleati rimasti a Pietrogrado furono arrestati dalla Čeka. Di ritorno dall’Istituto, egli trovò l’abitazione piena di agenti diretti da un uomo e una donna, «faccia e&amp;nbsp; portamento degli ebrei di bassa provenienza: lui era il commissario, lei era la segretaria, interprete, non so». Nel corso della perquisizione che seguì furono trovate, tra l’altro, minute di articoli scientifici scritti da Pirone, oltre che in italiano, in tedesco, francese e inglese; anche in questo caso il medico italiano non nasconde la propria attitudine verso i bolscevichi: «Mi domanda perché scrivessi in tante lingue oltre il russo; e poi perché avessi tanti libri stranieri, e tante vedute, e carte geografiche di vari Paesi. Era la curiosità dell’inquisitore, o quella dell’ebreo vissuto fino allora in qualche oscuro fondaco di rigattiere, e portato di botto alla luce del giorno dai confratelli della rivoluzione bolscevica?». Mentre la perquisizione procedeva anche il vice console Angelo Fratini fu condotto con la forza in casa di Pirone e fino al 4 giugno entrambi furono trattenuti in casa mentre il consolato italiano veniva saccheggiato. Una collega di Pirone, la dottoressa Nakonečnaja, che sarebbe divenuta in seguito la sua seconda moglie, fu arrestata, mentre lo stesso medico italiano, dopo un ennesimo attacco di appendicite, fu trasferito in un ospedale per essere operato dal suo amico, il dottor Gol’dberg, dove ebbe modo di conoscere la figlia di un degente suo vicino di letto; la descrizione che egli fa di un colloquio con lei merita di essere riletta: «Era una israelita e, come molti correligionari, lontana dalla sinagoga; ma lontana pure dal tempio di Cristo. Sentiva, però, l’aridità del suo spirito ed il bisogno di sollevarsi; e non nascondeva la sua poca simpatia per le idee del padre: un rigido sionista ed osservante al punto da imporre al figlio, fidanzatosi con una ortodossa, che questa passasse all’ebraismo per essere degna di entrare nella casa loro. Parlammo dell’Italia, di Roma, dove lei sognava di andare per vedere soprattutto San Pietro, i musei vaticani e il papa, specialmente questi. Chissà, forse perché il padre affermava che i papi erano stati assai più remissivi verso gli ebrei di molti liberalissimi príncipi?».&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none; font-size: large;"&gt;Nonostante l’interessamento dell’Istituto dove lavorava, dell’Accademia delle scienze e dell’associazione dei medici russi, Pirone non fu rilasciato e poco dopo l’operazione, il 28 giugno, fu prelevato dalla polizia politica e portato al carcere della Spalernaja. Ancora convalescente fu rinchiuso in una cella di isolamento le cui pareti erano «muffite, sozze; un telaio di ferro fissato al muro con su un lurido sacco era il giaciglio; uno sgabello di ferro pure attaccato al muro; in un angolo del pavimento una buca aperta da cui esalava un fetore pestilenziale [...]. Guardai il sacco prima di buttarmici su, formicolava di insetti». L’infermiere che lo venne a trovare poco dopo il suo ingresso era «un ebreo; guardò attorno nella cella e mi domandò, prima di tutto, perché avessi gettato via il pagliericcio; gli feci vedere che era pieno di insetti; egli scattò violento e mi disse che ero in carcere, e non in un sito di villeggiatura, dove mi sarei potuto far passare i miei capricci borghesi».&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none; font-size: large;"&gt;Nonostante l’accoglienza, in pochi giorni Pirone riuscì a farsi trasferire nell’infermeria del carcere, dove incontrò personaggi a lui noti, tra cui un vecchio funzionario del regime zarista, un chirurgo professore della Facoltà di Medicina, il lettore di inglese della facoltà di Lingue e un «professore dell’Istituto elettrotecnico, vittima di un suo ex alunno ebreo, diventato uno dei più duri commissari della Ceka».&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none; font-size: large;"&gt;All’inizio di luglio Pirone fu trasferito assieme ad altri reclusi a Mosca. Il viaggio, in condizioni estreme, durò tre giorni, dal 6 al 9, finché il convoglio di prigionieri giunse in un sobborgo della capitale, il campo di Novopeskovskij; questo «campo deposito» somiglia, nella descrizione di Pirone, a tutti i campi di concentramento che a diverse latitudini e in periodi differenti del secolo appena trascorso hanno segnato le vite di tanti uomini: «era un fabbricato mezzo diruto che, durante la guerra, era stato un lazzaretto per disinfezioni; e conservava della primitiva destinazione una stufa a vapore, un bagno a doccia e la conduttura d’acqua. Il dormitorio era un’unica sala, malridotta, che avrebbe potuto contenere forse duecento persone, ma dovette accoglierne più di quattrocento». La permanenza in questo &lt;i&gt;lager&lt;/i&gt; non durò molto e già il 14 luglio il medico fu trasferito, senza un processo o una precisa accusa ai lavori forzati al campo dell’Andronevskij Monastyr, uno dei monasteri più antichi di Mosca, trasformato dai bolscevichi prima in caserma, quindi in campo di concentramento. «Nel 1919», ha scritto Solženicyn, «ramazzando intorno a veri e presunti complotti [...] a Mosca, a Pietrogrado e altre città si fucilava secondo elenchi (ossia si prendeva chiunque, direttamente, per la fucilazione) e si rastrellava l’&lt;i&gt;intelligencija&lt;/i&gt; cosiddetta &lt;i&gt;paracadetta&lt;/i&gt;», ossia «tutta la cerchia scientifica, universitaria, artistica e letteraria». Pirone, però, si salvò grazie alla sua professione; svolse all’interno del campo le mansioni di medico, arrivando a percepire un paradossale salario «da quel governo che, in nome della stessa legge, mi aveva privato della libertà e depredato di tutto». Per i reclusi, del resto, la vita inizialmente non fu molto dura; le donne e gli uomini dai 18 ai 52 anni, infatti, cominciavano il lavoro dopo le otto indistintamente dentro o fuori dal campo. Si pulivano i cortili, i viali del cimitero, si andava in città a comprare, o a cercare, le cose più diverse «specialità dei reclusi ebrei», commenta Pirone, «che sapevano far sorgere ogni giorno nuove necessità per tentare di uscire». L’amministrazione cittadina, comunque, richiedeva anche uomini di fatica per le stazioni ferroviarie o i mercati, che erano forniti dal campo di concentramento. Tutto questo, però, durò pochi mesi: il liberalismo delle autorità, infatti, era direttamente proporzionale alla situazione militare, e a ogni avanzata delle truppe bianche, tanto a sud sotto la guida di Denikin, quanto a nord con Judevic, corrispondeva un giro di vite nei confronti dei prigionieri. A peggiorare le cose si aggiunse l’epidemia di tifo che colpì il campo a partire dalla fine del luglio 1919. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none; font-size: large;"&gt;In qualità di medico Pirone ebbe modo di conoscere tutti gli uomini del GULag, tra i quali si distingueva «il fior fiore dell’aristocrazia russa» o, almeno, il fiore che non era riuscito ad emigrare in tempo. Tra gli altri sono ricordati un principe Dolgorukij, un Gorčakov, un Volkonskij, un Gagarin e un Šerinskij – Šachmatov. Vi erano anche governatori di provincia, generali e ammiragli, magistrati, senatori, professori universitari, industriali. Era l’inizio di quella grande purga che avrebbe colpito dapprima la società russa, quindi lo stesso partito bolscevico, per trasformare il Paese in altro da sé nel giro di un paio di lustri. Si colpì, dunque, la base sociale più solida, il nucleo produttivo e intellettuale, per sostituirlo con la nuova leva di direttori – burocrati, i futuri uomini del regime stalinista o, per dirla con Milovan Gilas, la «nuova classe». Quando Denikin prese ad avanzare, il campo si riempì ulteriormente di nuovi arrivati, tutti «testimoni di strazi, di uccisioni, di orrori», tra cui «i più avevano anche subito sevizie inaudite».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none; font-size: large;"&gt;La precaria situazione e il clima generale sempre più cupo influirono direttamente sui giudizi di Pirone in merito agli ebrei russi: se fino a poche settimane prima vedeva in essi i principali capi della rivoluzione, il GULag gli sottopose soggetti diversi, come un certo Israil Haikin, che «veniva dalla zona di confino degli ebrei; era proprio uno di quei paria della sua razza di cui vi erano in Russia più di quanto non si credesse. Conosceva gli orrori dei &lt;i&gt;pogromy&lt;/i&gt; ed era fuggito con la moglie e i figlioletti dinanzi al saccheggio della sua terra da parte dei russi, che gli avevano tolto ogni cosa e gli avevano ucciso perfino il vecchio padre». Gli ebrei prigionieri, secondo Pirone, finirono per creare una rete di informazioni in grado di riportare con una certa correttezza quanto stesse accadendo al fronte; oltre a loro, comunque, era indice degli sviluppi esterni la stessa frequenza con la quale venivano condotti nuovi reclusi, il cui numero cresceva proporzionalmente ai successi dei bolscevichi. Si giungeva, a volte, alla paradossale situazione per la quale l’aumento della sorveglianza e del rigore era salutato dai prigionieri come l’indice di una prossima probabile liberazione, mentre la mollezza e l’indisciplina come il segno che tutto fosse passato e che sarebbe tornato l’ordine rivoluzionario.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none; font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-tab-span" style="white-space: pre;"&gt; &lt;/span&gt;Verso la fine dell’estate la gestione dei campi di concentramento passò direttamente in mano alla Čeka e tutto cambiò: furono introdotte nuove regole, fu vietato il lavoro esterno e fu avviata una certa campagna propagandistica tesa al «recupero» dei borghesi e degli aristocratici che attraverso il duro lavoro avrebbero «finalmente» compreso la realtà della nuova società socialista. In ogni angolo dei GULag comparve perfino la frase, firmata «Lenin», «kto ne rabotaet, tot ne est», ossia «chi non lavora non mangia», in un Paese dove «mangiare» diventava comunque ogni giorno più complicato.&amp;nbsp; In quel periodo il campo divenne qualcosa «fra la casa di pena, il domicilio coatto, i lavori forzati, la casa di correzione, il deposito temporaneo di giudicabili», dove si trovavano insieme politici e delinquenti comuni, civili e prigionieri di guerra, «galantuomini e omicidi e ladri, gentildonne e prostitute», ma Pirone non poté più seguire l’evoluzione di quella realtà perché il 22 agosto giunse per lui l’ordine di trasferimento in un nuovo monastero moscovita, l’Ivanovskij, fondato nel XVI secolo sotto il gran principe Vasilij III.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none; font-size: large;"&gt;







&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none; font-size: large;"&gt;La situazione che l’ormai ex console italiano incontrò nel nuovo GULag, dove avevano stazionato Fratini e Bastucchi, liberati prima del suo arrivo,&amp;nbsp; era notevolmente peggiore rispetto a quella lasciata all’Andronevskij; il campo era sporco oltre ogni limite e la gente, polacchi, inglesi, americani, serbi, romeni, svizzeri, francesi, cechi e slovacchi, dormiva per terra in mezzo ai rifiuti e all’umidità. Pirone era lì da pochi giorni quando la pessima situazione sanitaria impose l’inizio di una&amp;nbsp; vaccinazione di massa tra la popolazione carceraria, in quanto le epidemie di&amp;nbsp; tifo e colera scoppiate a Mosca si erano ormai estese anche al campo. All’inizio di ottobre, poi, si assisté a un nuovo giro di vite. Il 28 settembre 1919 le truppe bianche comandate dal generale Judenič lanciarono una possente controffensiva dall’Estonia e riuscirono a conquistare i sobborghi di Pietrogrado. La situazione nel campo divenne pessima, in quanto i bolscevichi annunciarono, in caso di sconfitta, una rappresaglia nei confronti dei detenuti. Il 15 ottobre l’ufficio politico del comitato centrale del Partito comunista russo bolscevico ordinò alle truppe impegnate nella difesa della città di non arrendersi, mentre il 19 ottobre fu pubblicato l’appello di Lenin «Agli operai e ai soldati della guardia rossa di Pietrogrado» nel quale il capo bolscevico chiedeva di resistere fino all’ultima goccia di sangue. Il 21 ottobre, infine, cominciò la controffensiva bolscevica, che si concluse con una schiacciante vittoria sulle truppe bianche. Come previsto, gli arresti e le esecuzioni sommarie si moltiplicarono e i campi di concentramento si gonfiarono di nuovi inquilini: «Con i soldati e ufficiali di Denikin sempre affamati, laceri, disfatti fisicamente e moralmente, cominciarono a venire da Kronštadt, dalle frontiere della Finlandia, da Luga, da Pskov ostaggi in gran numero, in massima parte donne. Vedove e orfane di ufficiali di marina, uccisi a Kronštadt, le quali dovevano aver conosciuto chi sa quali orrori della fame, per trovare un tesoro il nostro già scarso e orribile cibo [...]. E poi vecchie cadenti e bambini che non sapevano neppure dire dove fossero e perché; e contadine della Carelia, che spesso non parlavano una parola di russo. Fra queste, una aveva un bambino di poco più di una settimana che le agonizzava fra le braccia per il freddo e la fame». Il numero dei prigionieri del campo triplicò in breve tempo e tutto prese l’aspetto di «qualcosa tra la fiera, la piazza, il marciapiede e talora la bolgia, in cui una accozzaglia di gente si moveva, si agitava, si esprimeva nei più diversi modi e nelle più diverse lingue». Gli uomini e le donne presenti provenivano dalle parti più lontane di quello che era stato l’Impero russo ed erano di nazionalità e astrazione sociale le più diverse: «[...] ebrei e tartari; armeni e russi; polacchi, ucraini, stranieri; ufficiali con la divisa a brandelli e borghesi stracciati; monaci e preti, vecchi gentiluomini che conservavano, sotto i vestiti laceri, residui di nobiltà nel portamento, e sfacciati bolscevichi che male nascondevano, sotto la divisa delle guardie rosse, la loro criminalità [...]. E fra le donne: donne del popolo sguaiate e sciatte e dame della vecchia aristocrazia compassate e raccolte nei loro cenci; contadine del litorale estone-finlandese [...] e delle province baltiche; ucraine nei loro costumi e signore della nobiltà polacca; propietarie di campagna della Siberia e operaie della città; suore di carità e donne equivoche; e poi artiste, letterate, studentesse [...]». Nel giro di pochi giorni quelle persone diventarono «anime a nudo» impegnate in «bassezze morali e viltà», in «manifestazioni di egoismo brutale», mentre dilagavano «immoralità e vizio [...] nelle forme più basse e senza ritegno dal fondo della putredine»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgKJNZ3sAK_Vl1cdGurabkswvD9M5g-PU82_K2n4I7mkIHq1WWPkfsuu8GkvO8EWccz5Mg5sPHSTDc1CCXpkrtKDrsu9gVxgbC8O6otjgoRT3YhKFTs_C-92UZeiSQABv5PAzbOzIVOM6Gc/s1600/images.jpeg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="180" data-original-width="281" height="256" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgKJNZ3sAK_Vl1cdGurabkswvD9M5g-PU82_K2n4I7mkIHq1WWPkfsuu8GkvO8EWccz5Mg5sPHSTDc1CCXpkrtKDrsu9gVxgbC8O6otjgoRT3YhKFTs_C-92UZeiSQABv5PAzbOzIVOM6Gc/s400/images.jpeg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="-webkit-font-kerning: none;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La missione militare italiana&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; min-height: 15px; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Accanto alla diplomazia italiana, i membri della missione militare guidata dal generale Giovanni Longhena Romei svolsero un ruolo non secondario, distinguendosi per una certa capacità analitica e una professionalità che, salvo rare eccezioni, consentì loro di limitare l’osservazione quasi asettica alla sola evoluzione degli avvenimenti, senza nulla aggiungere di quanto, se non dimostrabile, avrebbe potuto insinuare la sostanza delle loro parole.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Romei, che si trovava a Stavka, sede dello Stato maggiore dell’esercito russo fedele al governo provvisorio, fu informato del rivolgimento dal capitano Laderghi Ruggeri, presente nella capitale; era il 6 novembre quando questi gli comunicò l’inizio del movimento massimalista e il prossimo arresto dei membri del governo provvisorio. Il 7 parlò dell’occupazione di alcune stazioni ferroviarie e delle banche e anche di «pochi torbidi», quindi di «barricate e fucilate». Le truppe bolsceviche «hanno occupato e presidiano centro della vita. Loro automitragliatrici blindate percorrono le vie della città. Deboli tentativi di resistenza». Anzi, «situazione resa più angosciosa e ne accresce l’importanza il fatto che con sopraggiunti elementi massimalisti operano oltre elementi tedeschi anche elementi monarchici russi e reazionari». Il 10 novembre Ruggeri telegrafò al superiore l’avvenuta conquista della capitale: «massimalisti sono padroni tutti centri di vita. Qualche fucilata ed esplosione di panico», quindi il giorno dopo lo ragguagliò degli ulteriori sviluppi: «Non circolano che proclami del partito massimalista. Riesce pertanto difficile rendersi contro della situazione analoga a quella d’una città assediata. Tuttavia partito massimalista si rivela incapace mantenere potere e troppo debole per opporre resistenza a truppe del governo se queste agiranno. Tutta opinione pubblica si mostra contraria ai massimalisti [...]. Alcuni reparti che erano massimalisti hanno dichiarato che aderivano a movimento delle truppe del governo [...]. Corre voce che direzione massimalista tra cui Lenin e Trockij tentino fuggire [...]. Nei sobborghi combattimenti fomentati da operai e da teppisti». Poi, il 12, in modo enfatico: «In città panico e disordini causati da teppisti. Le vie d’accesso a Pietrogrado sono presidiate da truppe massimaliste [...] decisi di battersi sino la raggiungimento del loro scopo». Il 13 si parla ancora di lievi disordini causati da «teppisti», mentre «le banche, i telefoni e altri importanti centri della vita pubblica hanno cessato di funzionare». Ruggeri comunica l’imminente arrivo di forze governative, ma ne ignora la consistenza, mentre il 14 registrò la «paralisi quali completa della vita pubblica». Costretto per motivi burocratici a recarsi allo Smol’nyj, cautelativamente in borghese, raccolse in quei giorni anche alcune informazioni dirette sulle intenzioni dei bolscevichi, che sembravano desiderare una pace separata e speravano che il loro «trionfo possa agevolare causa del proletariato contro capitalismo in Germania et Austria». Se dopo più di una settimana sembrava essersi stabilizzata solo l’incertezza («situazione generale invariata. Massimalisti tengono città in loro potere malgrado ostilità maggioranza popolazione e agitazioni alcuni comitati tra cui attivissima la Duma cittadina», scriveva Ruggeri), la necessità di continuare in qualche modo il lavoro e la comunicazione con i comandi supremi costrinse i rappresentanti delle missioni militari alleate a riunirsi il 16 novembre a Pietrogrado per trovare il modo di entrare in «relazione con partito massimalista perché questo permetta senza diritto veto e senza controllo scambi telegrammi delle missioni militari e dello stato maggiore russo tra Stavka e Pietrogrado et estero».&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; min-height: 15px; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Le prime difficoltà&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; min-height: 15px; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Pirone, con i militari italiani, fu tra i pochi a comprendere che i bolscevichi costituissero già dai primi giorni di novembre «l’unico gruppo di gente mossa da un ideale concreto da raggiungere, al quale erano riusciti a far aderire quanti si poteva della pesante, inerte massa dei soldati e dei contadini». Fin dal principio «vi fu chi altezzosamente manifestava per essi il disprezzo che i russi sentono per gli ebrei, ed ebrei erano quasi tutti i capi del colpo bolscevico [...]. E non si pensava che questi ebrei erano audacissimi; che da circa un anno lavoravano per impadronirsi del potere; che presolo, mostrarono immediatamente una volontà ferrea, ed una energia di cui da tempo non si aveva esempio». La mattina dell’8 novembre era possibile vedere nel centro di Pietrogrado i segni della violenza: «gli edifizi pubblici, il Palazzo imperiale in particolare modo, avevano i vetri infranti, le facciate crivellate di colpi: per le strade, sui marciapiedi, lungo le case, macchie e grumi di sangue congelato [...]. La città pareva morta; chiusi i magazzini, le vie deserte: s’incontravano solo gruppi, o pattuglie di marinai armati, qualcuno ancora ubriaco o ferito, i quali sui ponti, o ai crocicchi delle strade principali, fermavano i passanti, per domandare loro i documenti, perquisirli, arrestare i sospetti».&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;I bolscevichi manifestarono nei giorni immediatamente successivi al rivolgimento del 7 novembre una particolare insofferenza nei confronti degli stranieri, indistintamente dalla loro nazionalità, che venivano fermati con ogni pretesto, condotti presso la sede dei Soviet e rilasciati dopo l’interessamento della relativa ambasciata; la dinamica veniva usata dagli estremisti per essere avvicinati dai rappresentanti delle Potenze europee che si erano rifiutate di riconoscere il loro governo e Pirone fu costretto a recarsi ripetutamente allo Smol’nyj per parlamentare la liberazione di alcuni connazionali, non mancando in ogni circostanza di marcare la propria attitudine verso gli ebrei. «Com’era cambiato» afferma Pirone dello Smol’nyj; «Nell’ampio e solitario cortile non più l’aria di pace e tranquillità dei giorni antichi; ma cannoni e mitragliatrici. Nel porticato, qualche cosa fra la caserma ed il bivacco, un’aria greve e triste; marinai e soldati armati, la più parte facce da criminali [...]. In un angolo un tavolino; seduta ad esso un’ebrea [...] verificava i documenti di coloro che avevano bisogno di penetrare in quella bolgia». La prima volta che si incontrò con M. C. Urickij, vice di Trockij e futuro capo della &lt;i&gt;VČK&lt;/i&gt; (meglio nota come Čeka), lo descrisse come un uomo «piccolo, deforme, lo sguardo duro e maligno, i lineamenti e il parlare tipico degli ebrei di bassa provenienza, con un’aria tra sprezzante ed ironica». Dopo qualche settimana conobbe Trockij, sempre allo Smol’nyj e ancora in occasione di una protesta ufficiale a seguito di un saccheggio perpetrato nei confronti della casa di un segretario dell’Ambasciata italiana. Il capo bolscevico lo accolse «con una certa garbatezza, pur conservando una fisionomia tra accigliata e contratta, che metteva in maggior rilievo i tratti della stirpe. Urickij, con la sua improntitudine, aveva finito per mettermi di buon umore; Trockij mi ispirò una istantanea ripugnanza [...]. I suoi occhi neri, piccoli, mobili, che non fissavano, sfuggivano anzi il mio sguardo; l’accenno di sorriso tra ironico e maligno, che errava sulle sue labbra, quando parlava ed accentuava la durezza della sua fisionomia, mi parvero in tale contraddizione con quel che diceva, che mi affrettai a porre termine alla visita». Centro temporaneo della vita politica della Russia, lo Smol’nyj fu visitato in quei giorni anche da Taliani, per ricevere dalle autorità bolsceviche il permesso di condurre l’auto in città: «Facce sulla porta. Uomini di mezza età dalle lunghe barbe, facchini mongoli, rivenduglioli ebrei, donne discinte che si agitano chiamandosi con un urlo».&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Sinossi del clima che in quel periodo si respirava un po’ ovunque in Europa, a prescindere dalla longitudine o dalla nazionalità di chi scriveva, simili giudizi razziali apparvero in quei giorni in Italia con una certa enfasi sulle colonne de «il Popolo d’Italia». L’11 novembre 1917 Mussolini si esprimeva nei confronti dei fatti appena accaduti: «A Pietrogrado è tornato Lenin, o altrimenti detto Uljanov o, col vero nome di battesimo e di razza, Ceorbaum. Colla odierna rivolta dei massimalisti la Germania ha conquistato senza colpo ferire Pietrogrado. Gli altri tre signori che compongono la tetrarchia bolscevica hanno questi nomi: Apfelbaum, Rosenfeld, Bronstein. Siamo, come ognuno vede, in piena, autentica tedescheria [...]. L’avvento al potere degli estremisti russi può significare la pace separata. In fondo questa pace separata è ormai un fatto compiuto, dal momento che i soldati russi invece di battersi tengono dei comizi o fraternizzano coi tedeschi [...] non v’è dubbio che il movimento massimalista a Pietrogrado è ispirato, sovvenzionato, armato dalla Germania. Non v’è dubbio che la Germania difenderà con tutti i mezzi il colpo di stato di Lenin». Il 3 dicembre 1917 così parlò di Nikolaj Vasil'evič Krylenko, da poco diventato commissario della guerra e chiamato il &lt;i&gt;napoleone della viltà&lt;/i&gt;: «Meravigliosa carriera quella dell’aspirante Krylenco. Un momento. È venuto fuori anche il vero nome di costui. Ci aspettavamo di sapere che si chiamasse Schoenberg o Zimmermann. Invece si chiama Abram. Altro impasto di lettere che puzza di tedesco e di sinagoga». Il giorno dopo fu di nuovo la volta di Lenin: «Il governo di Lenin è tedesco. Bisogna sempre ricordare che Uljanov è tornato in Russia attraverso la Germania. La Germania conclude in realtà un armistizio con se stessa, in quanto che il Governo di Pietrogrado è creatura della Germania».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="-webkit-font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-tab-span" style="white-space: pre;"&gt; &lt;/span&gt;Se il ruolo della Germania e il “colpo di mano ebraico” sembrano costituire il filo conduttore di una certa interpretazione che andava per la maggiore tra gli osservatori occidentali sulla situazione russa, la diplomazia ufficiale si consumava in una dicotomia che presto l’avrebbe condotta verso l’&lt;i&gt;impasse&lt;/i&gt;. Impegnati a cercare di comprendere le future intenzioni dei bolscevichi, i governanti dell’Intesa cullarono a lungo la speranza che il nuovo potere fosse solo una parentesi temporanea e persero l’occasione di incidere sulla sua politica, nella convinzione di poter convincere comunque la Russia a mantenere in vita il fronte orientale con la Germania. La guerra e la sua continuazione, anzi, divennero presto l’argomento fondamentale attorno al quale ruotarono le decisioni riguardo all’atteggiamento da mantenere di fronte ai bolscevichi e per questo motivo fu convocato a Parigi per la fine di novembre 1917 un vertice dei capi di stato alleati dove, lo si vedrà, le decisioni prese segnarono una svolta negativa nei loro rapporti con il governo di Pietrogrado.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;http://feeds.feedburner.com/PrimaDellaPioggia
&lt;a href="http://www.blogitalia.it/" target="_blank" title="BlogItalia - La directory italiana dei blog"&gt;&lt;img src="http://www.blogitalia.it/images/antipixel.gif" width="80" height="15" alt="BlogItalia - La directory italiana dei blog" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgKJNZ3sAK_Vl1cdGurabkswvD9M5g-PU82_K2n4I7mkIHq1WWPkfsuu8GkvO8EWccz5Mg5sPHSTDc1CCXpkrtKDrsu9gVxgbC8O6otjgoRT3YhKFTs_C-92UZeiSQABv5PAzbOzIVOM6Gc/s72-c/images.jpeg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>CRONACHE DALLA RIVOLUZIONE (1)</title><link>http://primadellapioggia.blogspot.com/2017/10/cronache-dalla-rivoluzione-1.html</link><category>DIPLOMAZIA</category><category>MAJONI</category><category>PIRONE</category><category>RIVOLUZIONE RUSSA</category><category>SOLDATI ITALIANI IN RUSSIA</category><author>noreply@blogger.com (MC. Marconista)</author><pubDate>Tue, 17 Oct 2017 23:57:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1198899610481092357.post-1477022073207957643</guid><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;
&lt;b style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif;"&gt;CRONACHE DALLA RIVOLUZIONE&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiZ9JSReZvR8rN6TnOuyFCwJjYFyUT3N3L4CUAPjNgPn8bNbnFN9IsYZUpjy4oqVwb-dbeTktPqVetowlnIMuqZoDtd3fMJHQ2t-pGBa7sUO1OZPKMQD9EkOiHpjYHOHLaf4a7sk_u6zMX7/s1600/0_ad213_7d35dce_XXXL.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="196" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiZ9JSReZvR8rN6TnOuyFCwJjYFyUT3N3L4CUAPjNgPn8bNbnFN9IsYZUpjy4oqVwb-dbeTktPqVetowlnIMuqZoDtd3fMJHQ2t-pGBa7sUO1OZPKMQD9EkOiHpjYHOHLaf4a7sk_u6zMX7/s320/0_ad213_7d35dce_XXXL.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif;"&gt;Dopo 100 anni siamo qui a chiederci cosa resti oggi di attuale della Rivoluzione di Ottobre. Poco, probabilmente quasi niente. Ma noi siamo storici e ci interessa di più cosa cambiò allora, in Russia e nel mondo. Comincia oggi una cronaca di quei giorni, vista attraverso gli occhi dei nostri diplomatici.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;b style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif;"&gt;Si tratta di un lavoro originale preparato per il blog e che sarà pubblicato solo su queste pagine.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: left;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjCoGYyeUWpksIy8nQVkjr6s7mnql__ZH_LFoBXGEDg5FJuqtIRikFjXgVU8PAmlsXfrKIaDepZ3GTZNFEvxmsYbEiiohrcQLiSU7RcJskZLcaq1rNAiu7IholVbgkjoQVBt6EvnFz9MFXl/s1600/%25D1%2588%25D1%2582%25D1%2583%25D1%2580%25D0%25BC2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="310" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjCoGYyeUWpksIy8nQVkjr6s7mnql__ZH_LFoBXGEDg5FJuqtIRikFjXgVU8PAmlsXfrKIaDepZ3GTZNFEvxmsYbEiiohrcQLiSU7RcJskZLcaq1rNAiu7IholVbgkjoQVBt6EvnFz9MFXl/s320/%25D1%2588%25D1%2582%25D1%2583%25D1%2580%25D0%25BC2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="-webkit-font-kerning: none;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Sferragliando, cigolando e stridendo&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: left;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;cala sopra la Storia della Russia&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: left;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;una cortina di ferro.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: left;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Lo spettacolo è finito&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: left;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il pubblico si è alzato.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: left;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E’ ora di mettersi la pelliccia e tornare a casa&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: left;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ci si guarda intorno.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: left;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ma non ci sono più né pellicce, né case&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: left;"&gt;
&lt;span style="-webkit-text-stroke-width: initial; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: left;"&gt;
&lt;span style="-webkit-text-stroke-width: initial; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Vasilij V. Rozanov,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="-webkit-text-stroke-width: initial; font-size: large;"&gt;un certo giorno dopo la rivoluzione&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: left;"&gt;
&lt;span style="-webkit-text-stroke-width: initial;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: left;"&gt;
&lt;span style="-webkit-text-stroke-width: initial;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 36px;"&gt;
&lt;span style="-webkit-font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La Pietrogrado dell’ottobre del 1917 da un punto di vista iconografico era qualcosa di assolutamente originale se paragonata a quella che era stata la capitale dell’Impero zarista. Su molte statue che ne abbellivano le piazze erano state montate delle bandiere rosse mentre grandi striscioni con le parole d’ordine rivoluzionarie sventolavano dai palazzi del centro; gli stemmi zaristi con le aquile bicefale che ornavano la città erano stati tolti o, a volte, ricoperti con un telo. Dal febbraio la Russia non era più una monarchia sebbene, nell’attesa dell’Assemblea costituente, nessuno ancora poteva dire se sarebbe divenuta una repubblica parlamentare, presidenziale o a sistema misto. La famiglia imperiale era stata inviata a Tobolsk, ma l’esercito continuava a combattere e la burocrazia zarista garantiva con la sua presenza la continuità dello Stato. La Russia, insomma, era cambiata, ma ancora non si vedevano i concreti effetti della trasformazione: all’inizio di luglio i bolscevichi avevano tentato, fallendo, un colpo di mano contro il governo provvisorio e Lenin era stato costretto a riparare in Finlandia, ma le sconfitte militari, che incidevano sempre di più sul morale dei soldati, stanchi e poco propensi a resistere al nemico, e la presenza dei Soviet, che costituivano un vero contropotre&amp;nbsp; specialmente nei quartieri operai della capitale «Viborskij» e «Nevskij», erano il segnale della possibile ulteriore evoluzione di una situazione fluttuante. In città, poi, la vita cominciava a farsi difficile; la svalutazione del rublo e l’inflazione, unite allo stato di guerra, costringevano le fasce più deboli della popolazione a munirsi di mezzi di sussistenza eccezionali e mentre la povertà generale aumentava, la rete assistenziale zarista crollava, sia per mancanza di fondi, sia per l’impreparazione di fronte alle nuove condizioni create dalla guerra e dalla rivoluzione di febbraio.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-tab-span" style="white-space: pre;"&gt; &lt;/span&gt;I partiti rivoluzionari che avevano dato vita ai Soviet si erano stabiliti nell’ex collegio dell’Istituto Smol’nyj della capitale, sostituendo nella prestigiosa scuola femminile le figlie dell’aristocrazia con quadri menscevichi, socialisti democratici, bolscevichi, socialisti rivoluzionari e anarco-comunisti. Il 25 ottobre/7novembre si sarebbe aperto il II Congresso panrusso dei Soviet. Per quel giorno i bolscevichi guidati militarmente da Trockij programmarono una nuova insurrezione e se, come si vedrà, l’azione ebbe successo, seguirono anni di guerra civile e torbidi, il sorgere di diversi governi in varie parti dell’ex impero e l’occupazione straniera di vaste regioni, a dimostrazione che il destino della Russia fosse tutt’altro che segnato e che l’impreparazione del governo provvisorio a fronteggiare una situazione rivoluzionaria fosse quantomeno relativa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-tab-span" style="white-space: pre;"&gt; &lt;/span&gt;In tale caotica temperie le varie missioni diplomatiche dell’Intesa seguirono gli avvenimenti con fatica, nel tentativo di comprenderne la portata, ma la loro opera si rivelò insufficiente al compito richiesto, tanto per motivi oggettivi, come la pessima situazione alimentare, le epidemie, l’isolamento, gli arresti e il terrore, quanto per la miope posizione dei governi rappresentati, interessati, come si vedrà, soprattutto al proseguimento della guerra sul fronte orientale. Per quanto riguarda la missione diplomatica italiana, poi, alle difficoltà generali se ne aggiunsero presto altre peculiari: non solo, infatti, l’ambasciatore Andrea Carlotti era stato assegnato ad altra sede [Madrid], e avrebbe lasciato inspiegabilmente la Russia il 9 novembre nonostante gli accadimenti, ma anche le notizie provenienti dal fronte italiano, riguardanti la sconfitta di Caporetto, avevano già contribuito a creare un certo sconvolgimento nelle fila della diplomazia della penisola e nel novembre 1917 Roma era distolta dagli avvenimenti internazionali in quanto lo &lt;i&gt;shock &lt;/i&gt;provocato da Caporetto non era stato superato. Moltissimi erano i profughi provenienti dalle zone invase dagli austriaci e, mentre in Russia il potere passava nelle mani dei comunisti, i muri delle città italiane si riempivano di manifesti, di cui quello apparso a Desio il 14 novembre 1917 ne costituisce un paradigma: «Con una violenza superiore ad ogni previsione, dileggiando ed insultando il nome nostro, il più brutale nemico ha invaso la bella contrada friulana apportandovi ovunque minacce e terrore. Il popolo nostro che già con animoso esempio seppe mostrare nel lungo periodo della guerra come non gli sia grave nessun sacrificio, si mantenne fermo anche nella presente strettezza ed anzi si riaffermò unanime in quel sentimento di nazionalità che fa sacro ogni palmo del suolo della patria, in quel sentimento che sarebbe profondamente ferito ove la minimissima parte d’Italia dovesse cadere sotto il giogo straniero. [...] I barbari saranno ricacciati al di là delle alpi, assicurata una libertà durevole, il mantenimento dell’ordine e dell’esistenza [...] mentre però le provincie occupate dal nemico sono in preda al lutto ed alla desolazione, vada il nostro soccorso a mitigare il loro dolore e ad unirci sempre più in scambievole affetto fraterno». Ancora alla vigilia del 7 novembre l’ambasciata italiana a Pietrogrado era impegnata nel lavoro di propaganda al fine di far passare sui giornali russi le veline che in qualche modo ridimensionassero la catastrofe di Caporetto e gran parte del corpo diplomatico si trovò spiazzata dagli avvenimenti. Quando nel dicembre 1917 giunse a Pietrogrado il nuovo reggente l’ambasciata italiana, Pietro Tommasi della Torretta, egli non poté che adeguarsi all’impostazione generale data al momento dello scoppio della rivoluzione bolscevica di comune accordo da tutte le Potenze e che si può riassumere nella speranza che si trattasse di un passaggio transitorio, un incidente di percorso che nulla avrebbe mutato nel più generale quadro strategico europeo. Mancò, allora, la visione ampia di una situazione assolutamente complicata, il colpo del diplomatico geniale in grado di adeguare azione e previsioni alla realtà così bruscamente rinnovata rispetto ai mesi precedenti. Latitò, insomma, quella libertà intellettuale, unita alla spregiudicatezza, arma necessaria dell’uomo politico, per comprendere che il governo dei soviet, per quanto avverso, fosse davvero l’unico soggetto che avesse una linea politica in grado di poter decidere per la Russia. Né, d’altro canto, rifiutando la realtà si agì in modo aperto, deciso e forte per contrastarla. Insomma, e questa è certamente la critica maggiore che si può fare alle diplomazie occidentali, si tentò di mantenere in vita le motivazioni della guerra del 1914 in un mondo che nel 1917 non era più lo stesso. E se è vero che furono la guerra mondiale e le sconfitte patite dall’impero zarista a preparare il terreno per il colpo di mano bolscevico, si deve chiarire che il mondo mutò non solo per il corso della guerra, ma per il conflitto in sé, che con la sua violenza inaudita in precedenza pose gli uomini di fronte a valori completamente diversi rispetto a quelli che solo tre anni prima ne guidavano le coscienze. Tra i funzionari italiani che ebbero la ventura di seguire in prima persona l’evolversi della situazione in Russia non ci fu una personalità in grado di emergere dal grigiore generale che ben presto divenne caratteristica peculiare dei quadri governativi. Il console di Pietrogrado, Raffaele Pirone, da anni viveva sulle rive della Neva ma era un medico e non un diplomatico di carriera. Conosceva certamente la Russia imperiale empiricamente, ma non dimostrò, né allora né in seguito, di aver colto i bagliori del nuovo che avanzava e le motivazione dei giovani estremisti, bolscevichi o socialisti rivoluzionari, che stavano prendendo il potere. Affrontò con coraggio un destino tragico, ma il risentimento e la collera che si portò dentro, e che esplosero negli anni successivi nel corso della stesura dei suoi ricordi, furono indirizzati più che altro contro gli ebrei russi, indicati come i colpevoli delle sue sofferenze in una visione fideista di un mondo diviso in buoni e giusti e dannati, perché diversi e quindi avversi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal;"&gt;


&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="-webkit-font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-tab-span" style="white-space: pre;"&gt; &lt;/span&gt;Lo stesso discorso vale per Cesare Majoni, console italiano a Mosca e, secondo le parole di Vladimir Zabughin, il funzionario italiano di chiare origini russe, «più energico, più americamente indefesso che conobbi all’estero», che profuse un grande impegno e un’energia adeguata alla situazione, ma che rivelò nelle pagine del diario la sua vera natura di uomo avverso per principio agli ebrei, che riteneva la causa di ogni male. Zabughin si differenzia da questi uomini solo perché, originario della Russia, aveva quel paese nel sangue, ma non dimostrò alcuna qualità peculiare e le sue analisi risultano oggi prevedibili, superficiali e distorte dal pregiudizio.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="-webkit-font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="-webkit-font-kerning: none;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="-webkit-font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi_C90lk6w01j-r91_LBrqMOxO7OGmACFuwld0ZX-1yRkDQB6yOiVWL9fYs7vr_pXZp2XSRz8-hKu7WLQOnTm0fY7HoYfoifPYJvsl3KeZU_yuOF6WU2VnZxrg_NV3gwSBa7ulHj-3bklxD/s1600/Hunting-in-the-trenches..png" imageanchor="1"&gt;&lt;img border="0" height="278" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi_C90lk6w01j-r91_LBrqMOxO7OGmACFuwld0ZX-1yRkDQB6yOiVWL9fYs7vr_pXZp2XSRz8-hKu7WLQOnTm0fY7HoYfoifPYJvsl3KeZU_yuOF6WU2VnZxrg_NV3gwSBa7ulHj-3bklxD/s400/Hunting-in-the-trenches..png" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="-webkit-font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="-webkit-font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il 7 novembre 1917, come detto, era prevista l’apertura del II congresso panrusso dei soviet. Quella data fu scelta da Lenin e dalla direzione del partito comunista russo bolscevico come la più opportuna per rovesciare il governo provvisorio. Si trattò, più che di un’insurrezione di popolo, di un’operazione militare che previde l’uso dei cannoni da sei pollici di cui era munita l’&lt;i&gt;Aurora&lt;/i&gt;, alla rada di fronte al Palazzo d’Inverno, mentre altre torpediniere pattugliavano la zona di fiume tra l’isola Vasil’evskij e il Nevskij, in una situazione di assoluta anarchia nella quale i bolscevichi del soviet ebbero buon gioco affermando di difendere la rivoluzione: «Si prepara un colpo di alto tradimento contro il soviet di Pietrogrado», recitava un proclama dello Smol’nyj; «un complotto controrivoluzionario è diretto contro il Congresso panrusso dei Soviet alla vigilia della sua apertura, e contro l’Assemblea costituente, contro il popolo. Il Soviet di Pietrogrado monta la guardia alla rivoluzione».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="-webkit-font-kerning: none;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="-webkit-font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-tab-span" style="white-space: pre;"&gt; &lt;/span&gt;Pietrogrado fu divisa in settori controllati dalla guardia rossa e verso le due del mattino del 6 novembre cominciarono le operazioni principali. Furono occupate le stazioni, la centrale elettrica, gli arsenali, i depositi dei viveri, alcuni ponti, tra cui quello che collegava la piazza del Palazzo all’Isola Vasil’evskij, la Banca di Stato, la Posta. Tutto accadde in una tale fretta, che Lev Trockij poté affermare anni dopo che «i resoconti sugli episodi di quella notte sono miseri e incolori: sembrano verbali di polizia. Tutti i protagonisti sono presi da una febbre nervosa. Nessuno ha il tempo di osservare e di registrare». Quasi tutto il centro cittadino fu posto sotto il controllo delle forze rivoluzionarie, che organizzarono posti di blocco e il giorno dopo i giornali uscirono con un certo ritardo, così come la città stentava ad animarsi. Verso la fine della mattinata del 7 novembre l’occupazione dei posti chiave fu completata: furono sbarrate molte strade adiacenti a Palazzo Mariinskij, dove i membri del preparlamento erano in procinto di dar vita a una riunione, interrotta prontamente da marinai della guardia rivoluzionaria; le strade intorno al Palazzo d’Inverno, poi, furono pattugliate dai marinai e dai soldati del reggimento Pavloskij, fedeli al soviet. Nel primo pomeriggio il Nevskij cominciò a ripopolarsi: «l’insurrezione?» si chiedeva la gente, «ma questa è un’insurrezione? Si tratta solo di un cambio della guardia tra le sentinelle di febbraio e quelle di ottobre», al punto che in serata la via principale della città era di nuovo affollata e si «concedeva ai bolscevichi tre giorni di vita». Anzi, le truppe della guardia rossa «non facevano più paura» e sebbene attorno al Palazzo d’inverno cominciasse a concentrarsi una certa forza, la gente, secondo le parole di Trockij, non sembrava preoccuparsi più di tanto. Claude Anet, un giornalista francese, «era sinceramente stupito: questi assurdi russi fanno una rivoluzione in modo diverso da quello che raccontano i libri. &lt;i&gt;La ville est tranquille&lt;/i&gt;».&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Se la memorialistica vicina ai bolscevichi tese a dipingere la presa del potere del partito di Lenin come un indolore, e quindi «naturale» passaggio tra il vecchio e il nuovo, i più attenti osservatori tra coloro che si trovarono allora a Pietrogrado hanno lasciato molte pagine in cui raccontano, assieme alle proprie vicende, quelle del Paese che li ospitava all’interno di una cornice fatta di impressioni generali e tentativi di spiegazione degli avvenimenti, che offrono la possibilità di ricostruire, accanto a quei frangenti, il retroterra culturale, il retaggio politico che in quegli anni sembrò essere denominatore comune per tutti loro. E ne risulta, &lt;i&gt;intanto&lt;/i&gt;, che al città, quel giorno, fosse tutt’altro che «tranquilla».&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il 7 novembre Raffaele Pirone si trovava nei locali della legazione italiana, di fronte al Conservatorio e al Teatro Mariinskij, relativamente distante dal Palazzo d’Inverno, quando qualcuno lo chiamò al telefono esortandolo a tornare a casa, perché sarebbero stati levati i ponti, tagliando in due la città, mentre presto il coprifuoco e la sospensione della circolazione dei tram avrebbero reso impossibile qualsiasi movimento. Pirone scese immediatamente in strada: «I passanti», raccontò, «si affrettavano tenendosi lungo le case, sicché le vie larghe apparivano anche più deserte; agli angoli del ponte Nicola un po’ di folla era tenuta d’occhio da pattuglie di marinai delle navi da guerra ancorate in mezzo alla Neva; su tutti i volti una preoccupazione, una tristezza, resa anche più cupa da un cielo scuro, e da un vento di tempesta, che urlava come solo sulla Neva sa fare». Secondo il più famoso testimone del colpo di mano bolscevico, John Reed, invece, «i tram correvano sul Nevskij; uomini, donne, fanciulli si aggrappavano a ogni sporgenza. I negozi erano aperti e la folla, nella strada, pareva molto meno inquieta che la vigilia. La notte aveva fatto sbocciare sui muri una nuova fioritura di appelli ai contadini, ai soldati del fronte e agli operai di Pietrogrado contro l’insurrezione».&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Verso la parte alta del Nevskij, dopo il canale Ekaterinskij, si vedevano ancora «la folla, le vetrine illuminate, le réclame elettriche dei cinematografi; la vita continuava come al solito». Tutta la città, anzi, «sembrava essere uscita a passeggiare sul Nevskij. A ogni angolo di strada folle immense si accalcavano attorno a gruppetti che discutevano animatamente. Ai crocicchi, picchetti di soldati con le baionette in canna, uomini anziani avviluppati in pellicce lussuose, tendevano i pugni contro di essi, rossi di furore. Donne eleganti li ingiuriavano». Solo verso l’imbrunire, poco prima che Pirone scendesse in strada, all’angolo tra il Nevskij e la via Morskaja fu sistemata un’autoblinda. Alcune altre sopraggiunsero (portavano i nomi dei primi condottieri kieviani, Oleg, Rjurik, Svjatoslav), mentre i tram smisero di circolare e i passanti si fecero più rari.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Quel 7 novembre si trovava a Pietrogrado un altro funzionario del governo italiano, F. M. Taliani, inviato in Russia con incarichi speciali, che fu messo al corrente degli eventi in modo analogo a Pirone: «Sono ancora a letto quando una voce che non riconosco mi annunzia per telefono che i bolscevichi hanno assediato il palazzo del Governo. Mi precipito fuori. Nella piazza del Teatro, nelle strade adiacenti non c’è nessun sintomo nuovo. Continuo verso il centro: strade tranquille. All’imbocco della Morskaja un soldato mi viene incontro [...]. Mi dice che non solo il palazzo del Governo ma tutta la città è in mano ai bolscevichi [...]. Soldati appaiono a poco a poco dovunque: sbarrano i ponti e i crocevia, tengono sgombra la Prospettiva Nevskij. Qualche colpo di fucile [...] mi hanno fermato tre volte per chiedermi il passaporto». Taliani provò repentino disprezzo per i primi rappresentanti del nuovo potere; la guardia rossa era composta da «operai di ogni età, facce scavate dalla miseria, occhi bruciati, sventolare di stracci, grida rauche: sono armati di vecchi fucili, di carabine rugginose»; è «un’accozzaglia nella quale sono stati gettati i rifiuti della società». Proseguendo nel suo cammino vide un’autoblinda guidata dagli &lt;i&gt;junker&lt;/i&gt; che «ferma all’imbocco di un ponte, lo spazzava con la sua mitragliatrice. Allora dieci guardie rosse strisciando sull’asfalto l’hanno aggirata [...]. Dallo spiraglio hanno scaricato nell’interno i revolver [...]. I quattro &lt;i&gt;junker&lt;/i&gt; sono stati tirati fuori che si dibattevano ancora e gettati nella Mojka». Taliani e Pirone si trovarono negli stessi minuti intorno al Palazzo d’Inverno, dove stava per raccogliersi il governo provvisorio per una seduta di emergenza e videro entrambi le prime sparatorie, sempre più fitte finché esse, come ricorda Pirone, «verso le 10 [le 22] si intramezzarono con fuochi di mitraglia nutriti e colpi di cannone sempre più frequenti tirati da vari punti, ma specialmente dalle navi. Noi potevamo vedere i tiri, perché l’incrociatore Aurora si trovava proprio dirimpetto alla nostra casa. Né fu difficile capire che si tirava sul Palazzo Imperiale, la cittadella della resistenza, guardato dalle uniche truppe fedeli al governo provvisorio: i cadetti delle scuole militari. Verso le 4 del mattino l’uragano scemò, i colpi si diradarono e si ebbero le prime notizie. Forti nuclei di bolscevichi dalle caserme, dalle navi, armati come per un vero e proprio assalto […] si erano impadroniti dei punti nodali della città, poi avevano fatto convergere i loro sforzi sul palazzo imperiale, la cui difesa aveva dovuto cedere. Gli assalitori, durante l’attacco, non avevano dimenticato le cantine del palazzo e, nell’ubriachezza, si erano perfino uccisi tra loro. Infine si erano abbattuti sui difensori e ne avevano fatto scempio in un’orgia di sangue, di cui molti più tardi menarono vanto».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dall’ambasciata italiana partirono immediatamente i primi, confusi rapporti sugli avvenimenti. Il 7 novembre l’ambasciatore Carlotti informò Sonnino che le truppe di Pietrogrado e «masse disordinate e imbelli» passate dalla parte dei bolscevichi, avevano occupato e tenevano sotto controllo alcuni uffici governativi. Di Kerenskij si diceva che avesse abbandonato la città per porsi alla testa delle truppe fedeli al governo provvisorio, con le quali avrebbe presto riconquistato la capitale. Destava, comunque, preoccupazione, il fatto che il governo «avrebbe da tempo potuto padroneggiare situazione ove avesse proceduto con energia contro i perturbatori». Come detto, però, Carlotti non poté dare un ulteriore contributo perché lasciò inspiegabilmente la capitale russa il 9 novembre; la direzione della legazione italiana fu provvisoriamente presa dal&amp;nbsp; consigliere Giuseppe Catalani, che il 10 novembre scriveva a Roma di aver incontrato il ministro del Belgio Jules Destrée; questi lo aveva rassicurato riguardo alla decisa intenzione dei funzionari statali e degli ufficiali di boicottare il nuovo potere, destinato, quindi, a fallire. Non si escludeva, inoltre, un intervento diretto della Germania al fine di rovesciare i comunisti e occupare Pietrogrado. Sempre in quel giorno Catalani confermava la prossima fine del movimento bolscevico, il ritorno di Kerenskij, ormai a Carskoe Selo, pochi chilometri a sud di Pietrogrado, e la fuga di Lenin e Trockij verso un luogo imprecisato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Tra i funzionari italiani presenti a Pietrogrado il 7 novembre un posto particolare è occupato dal già ricordato Zabughin, inviato nel maggio 1917 in Russia da Vittorio Scialoja, ministro senza portafoglio per la Propaganda di guerra, con incarichi di propaganda da assolvere a stretto contatto con la diplomazia ufficiale e la missione militare. Giunto Russia, dopo aver lavorato in diverse regioni russe nonché in Romania per tutta l’estate, era rientrato nella zona delle due capitali poco prima del 7 novembre. A Mosca aveva seguito per diversi giorni le manifestazioni che si susseguivano in attesa dell’apertura del congresso dei Soviet a Pietrogrado ed era stato colpito dal discorso «caldo, forte, convincente» di «un avvocato ebreo di Mosca, uno di quegli ebrei che non vollero mai cambiare cognome, come fecero tanti suoi correligionari», a parere del quale, la Russia era in grave pericolo perché i veri Russi, «l’ex razza dominante» sarebbe decaduta «per l’abuso della vodka, per il groviglio di sfacciate bugie onde fu avvelenato l’animo suo e per la sfrenata bestiale ingordigia. Se la Russia sarà salva, lo sarà per opera dei polacchi, degli ebrei, dei piccoli russi, dei fratelli slavi oppressi d’oltre confine: mai per opera della Grande Russia»; «La civilissima Mosca», del resto, «vedeva dilagare un cocainismo e morfinismo epidemico, un’orgia di perversioni più atroci», e neanche la capitale, da cui Zabughin scrisse il 5 novembre, sembrava foriera di novità positive: «Degli umori dell’enorme folla assiepata sulla piazza Kazan’ un osservatore europeo avrebbe potuto indurre la possibilità di un colossale massacro degli ebrei [...]. Mi ricorderò finché avrò vita una donna sulla quarantina [...] che arringava un gruppetto di studenti, di commessi del Gostinnyj Dvor e di impiegatucci: «I maledetti – urlava – non ci lasciano nemmeno pregare! Aspettate ancora, chiuderanno le nostre chiese e vorranno essere pagati per lasciarci entrare [...]. Ci vorranno convertire al giudaismo»». La notte tra il 5 e il 6 novembre Zabughin vide Pietrogrado «percorsa da decine di automobili, blindate ed ordinarie, piene di gente seria, affaccendata, cupa [...]. Sulle vie principali una folla fitta, taciturna, curiosa, stazionava avida di sensazioni e di novità», mentre la sera del 7 novembre registrò le medesime impressioni di Pirone e Taliani: «il fracasso era infernale. Cannonate di medio calibro, mitragliatrici, fucilate. Credevo che al riapparire del giorno almeno mezza Pietrogrado sarebbe [stata] demolita. L’albergo tremava, i vetri tentennavano, il pubblico, benché avvezzo alle più apocalittiche situazioni, s’informava premurosamente delle prossime partenze dei treni. Una notte d’inferno, insonne». Nell’alba leninista, poi, «si ammazzava alla spicciolata», si violentava «alla tedesca», come pure «teutonica fu la sorte riservata agli allievi ufficiali». Gli uomini di Lenin sono definiti senza mezzi termini «agenti turco-teutonici» e «fanatici imbottiti di denaro tedesco», mentre «la storia insegnerà un giorno l’esatta portata dell’aiuto prestato ai cavalieri della Germania [...]. La presenza di ufficiali tedeschi tra le guardie rosse mi viene affermata da buona fonte, né credo che senza un comando straniero codesta plebaglia si sarebbe battuta così bene [...]. Non saranno stati molti: ma bastarono». L’8 novembre Zabughin si recò assieme all’ambasciatore italiano alla vigilia della sua partenza al commissariato agli Esteri e osservò che molte guardie non sapessero bene quale governo servissero: «chiedevano meticolosamente dei lasciapassare, accontentandosi però, come di prammatica, di qualunque carta timbrata», mentre «una folla discreta stazionava dinanzi al Palazzo d’Inverno, il naso per aria, a mirare le impercettibili screpolature della facciata [...]. Manifesti bianchi e gialli ingiungevano al popolo di riprendere le abituali occupazioni, annunziandogli altresì in termini pomposi la caduta del regime borghese e l’avvento dell’era millenaria sotto un Governo operaio e contadino. [...] Tutti aspettavano Kerenskij. Dov’era?». La domenica, quattro giorni dopo il colpo di mano bolscevico, la situazione era tale da far pensare ad una imminente riconquista di Pietrogrado, ma arrivò il lunedì, e «Kerenskij non si faceva ancora vivo». Ormai prossimo alla partenza, Zabughin ebbe un incontro con Trockij allo Smol’nyj, dove si era recato il 14 novembre per ottenere i visti di uscita. La sede del governo sembrava «un festino aristocratico dei più bei tempi dell’impero. Nell’interno era un formicaio operoso [...]. Membri del Soviet che correvano alla seduta; facce convinte della propria alta missione, unti dal Signore, per davvero, seri e composti, soldati, marinai [...]. Trockij [...] è in rendigote, come si conviene a una non eccellenza socialista, e ha l’aria annoiata di colui che aspetta un mondo d’affari, senza che ne venga neppur uno. [...] Il compagno è chiomato, barbuto e molto brizzolato: somiglia vagamente al Černov». Dopo aver ottenuto il permesso di partire Zabughin si recò in un ufficio per la vidimazione del visto: «un estremo lembo porporino fendeva netto le nubi nerissime. Il mio interlocutore era chino sulla tavola, pensoso. Era piccolo, grassoccio, simpatico. Un anno fa doveva appartenere a qualche Lega di Michele Arcangelo per lo stermino degli Ebrei», ma ora tutto era mutato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify; text-indent: 35.4px;"&gt;
&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Secondo l’analisi di Zabughin, contenuta anche in un rapporto compilato per il ministero romano (e coincidente con il giudizio di Taliani), la rivoluzione bolscevica era non giunta inattesa: «Il suo graduale appressarsi e le misure di precauzione che il governo provvisorio di coalizione [...] era in dovere di adottare, mi tolsero la possibilità di proseguire l’opera mia di propaganda nelle scuole militari e nelle caserme di Pietrogrado». La rivoluzione «la prevedevano tutti sino dal mese di agosto». La «fenomenale illimitata insipienza e debolezza del governo provvisorio, basato sul vuoto e scevro di qualsiasi autorità in provincia, la criminosa condiscendenza del ministro di grazia e giustizia Maljantovič, che man mano rimise in libertà dietro cauzione quasi tutti i capi bolscevichi arrestati dopo i moti di luglio [...] il crescente disagio delle masse popolari, tra le quali la propaganda pro “pane e pace” [...] esercitava l’effetto di una lampada accesa su di uno stuolo di farfalle, tutto insomma cospirava ad affrettare l’avvento al potere di codesti cavalieri dell’Elmo Chiodato». Nessuno, però, si sarebbe aspettato una durata sensibile dei bolscevichi, essendo due settimane il massimo «che si concedeva di governo alla lega tedesco-romanovista-anarchico-ladresca». Infatti Lenin giunse al potere per demerito altrui, sebbene Kerenskij «difficilmente avrebbe potuto agire, nei giorni di martedì 6 e mercoledì 7 novembre diversamente dal come si comportò scappando cioè sotto bandiera americana». Il giudizio sugli uomini della diplomazia occidentale, comunque, in parte responsabili secondo Zabughin di non aver contrastato il colpo di stato bolscevico, è negativo: l’ambasciatore inglese George Buchanan, che è considerato «ostetrico e padrino della prima rivoluzione di marzo», addirittura «aveva perso quella non eccessivamente grande quantità di cervello che tiene in testa. Agevolò indirettamente la defezione dei cosacchi, giacché in un ricevimento solenne [...] li assicurò che l’Inghilterra non li avrebbe mai abbandonati né avrebbe fatto una pace separata a spese della Russia». Ma come Buchanan, neanche gli altri diplomatici, digiuni di cultura e storia russa, potevano comprendere la gravità di quanto stava accadendo. Anche nel rapporto ministeriale, infine, Zabughin tornò sulla presenza tedesca accanto ai bolscevichi: l’assalto al potere «si svolse con un programma prestabilito con un’accuratezza tedesca e con disciplina idem» e la presa stessa del Palazzo d’inverno fu condotta «sembra, sotto il comando di ufficiali germanici».&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="-webkit-text-stroke-color: rgb(0, 0, 0); -webkit-text-stroke-width: initial; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-stretch: normal; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;
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&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questo, in sintesi, il suo giudizio sulla rivoluzione bolscevica. Come altri suoi colleghi, il funzionario non sembra brillare per equilibrio e si ha la sensazione che ricavasse le impressioni fondendo le voci di strada con l’osservazione empirica, senza un riscontro oggettivo. A cavallo tra la vendetta ebraica e il complotto filotedesco, neanche per lui la rivoluzione di ottobre fu «una storia russa», bensì «anzitutto una Rivoluzione asiatica». Per questo, enfatizzava, «gli alleati non possono abbandonare la Russia al suo triste destino [...]. Essi debbono lottare anche sul teatro orientale per restituire la Russia a se stessa, alle sua forze sane, ai suoi uomini onesti. Unico mezzo è [...] un intervento rapido, energico, compiuto d’accordo tra le potenze dell’intesa, ma soprattutto da forze americane e giapponesi. [...] Se vogliamo, e dobbiamo volerlo a ogni costo, che il mostro teutonico sia schiacciato per sempre, dobbiamo aiutare la parte migliore della Russia a darsi un governo degno di lei e aiutare l’esercito russo a guarire e ricostruirsi. [...] Cosacchi, vecchi credenti, polacchi, romeni, caucasiani - ecco quanto basterebbe per tenere a bada assieme a qualche armata americana e giapponese, le scarsissime forze tedesche sulla fronte russa, anzi, per batterle e togliere a esse parte del frutto delle facili vittorie [...] occorre anche un intenso e continuo apostolato intellettuale».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh010lLtlcdVhiCg2bgK50aHswbKrwXuMK4keGd8lxVGZOtdc7Tz609BqUD5r1stjwOlhnBtLp14pSXldUfu5ErCA8qVwMFUMgnseBR0G_ab-FYTdrBbdGjb7bPwaH6Z-Vg31Ig02RadwQn/s1600/Unknown.jpeg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="169" data-original-width="298" height="362" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh010lLtlcdVhiCg2bgK50aHswbKrwXuMK4keGd8lxVGZOtdc7Tz609BqUD5r1stjwOlhnBtLp14pSXldUfu5ErCA8qVwMFUMgnseBR0G_ab-FYTdrBbdGjb7bPwaH6Z-Vg31Ig02RadwQn/s640/Unknown.jpeg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="-webkit-text-stroke-width: initial; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="-webkit-text-stroke-width: initial; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-kerning: none;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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C'è un errore di fondo nelle analisi mainstream che si leggono in questi giorni e cioè che l'elezione di Macron avrebbe fermato il populismo della Marine Le Pen e contribuito a salvare l'Europa. Non credo che con Marine presidente della Repubblica Francese l'Europa sarebbe stata fritta in qualche festa di partito: non ci sono dichiarazioni al riguardo da parte della donna politica, né la cosa appare così semplice da realizzare, visto anche quello che sta accadendo in Gran Bretagna dove la May, ovviamente per considerazioni solo elettorali (si vota tra poco), sta resistendo all'applicazione delle regole. Ma il discorso va oltre, nel campo più concreto dello sviluppo politico reale e immediato. Tralascio la questione del banchiere perché ci porterebbe a parlare per slogan, cosa che in questo momento non serve a nessuno, e mi soffermo brevemente su due punti: la distruzione del passato e le analogie con gli Stati Uniti d'America.&lt;br /&gt;
Macron ha "finalmente" realizzato quello che da due decenni si va dicendo in lungo e in largo, ossia che non esistono più la destra e la sinistra e che i partiti tradizionali sono superati. E' accaduto proprio questo: ha sbaragliato i partiti tradizionali, infischiandone del passato e guardando giustamente avanti, come un neanche quarantenne può a ben diritto fare. In Italia abbiamo assistito a un fenomeno simile con i 5S con la differenza che non sono riusciti a vincere le elezioni per governare il paese. Inoltre, essendo il loro leader un ultrasessantenne, non guardano avanti ma indietro: vogliono distruggere i partiti tradizionali, meno pensano a un programma di governo.&lt;br /&gt;
Negli Stati Uniti e in Francia si sono scontrati un uomo e una donna e in entrambi i casi ha vinto l'uomo. A Washington si è parlato della predisposizione del nuovo presidente per le gonne fuori dal matrimonio; in Francia per il rapporto con una donna ben più grande di lui. In nessun caso la nostra presidente della Camera ha preso cappello indignata perché le due società si sono apertamente dimostrate maschiliste, relegando le donne al ruolo di perdenti. Ancora, forse, negli Usa il rammarico per la non elezione della Clinton è stato quasi sincero, ma in Francia la Le Pen, essendo di destra, perde proprio la connotazione femminile e diventa un ibrido asessuato.&lt;br /&gt;
Macron non è una rottura del trend del 2017; lo sarebbe stata l'elezione di Marine. Macron è la continuazione di una linea politico-sociale che è partita in sordina con Berlusconi in Italia (sempre all'avanguardia per le deformazioni politiche), ha raggiunto l'apogeo con Trump (passando per esempi minori in Asia) e si conferma con Macron. L'alta finanza del mondo globalizzato in un sistema capitalistico in crisi ha necessità del controllo diretto delle leve politiche. Diretto, non mediato dai partiti che più o meno la rappresentano e che oggi non servono più, perché non rappresentano più. Le classi subalterne sono istericizzate dalla presenza dell'immigrato e non si accorgono che quella guerra che costringe i fratelli africani e asiatici a scappare riguarda anche loro; le classi dirigenti sono povere di spirito, di cultura politica e di prospettiva, impegnate in una rincorsa affannosa di una gestione del potere che si fa sempre più lontana e complicata. Hanno perduto il passo nel 2008 e adesso devono lasciare la strada al nuovo corso del capitale. &lt;br /&gt;
Triste dirlo, ma Marine è stata un'occasione persa. Il populismo, come vedete, non c'entra niente. Anzi, è solo fantasia.&lt;br /&gt;
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