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	<title>Kublai blog</title>
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		<title>Si conclude la nostra gestione di Progetto Kublai</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jan 2018 08:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Il Team]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[L’ATS composta da ECCOM, Italia Camp e Micro Progress Onlus ha concluso le sue attività relative a Progetto Kublai. La nostra gestione della piattaforma è terminata ad ottobre 2017, ed era legata all’aggiudicazione di un bando dell’Agenzia per la coesione territoriale (Ex DPS). Sono stati mesi intensi durante i quali abbiamo avuto l’opportunità di incontrare <a class="read-more-link" href="http://www.progettokublai.net/si-conclude-la-nostra-gestione-di-progetto-kublai/"><br />leggi di più</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">L’ATS composta da <a href="http://www.eccom.it">ECCOM</a>, <a href="https://italiacamp.com/">Italia Camp</a> e <a href="http://www.microprogress.org/">Micro Progress Onlus</a> ha concluso le sue attività relative a </span><strong>Progetto Kublai</strong><span style="font-weight: 400;">. La nostra gestione della piattaforma è terminata ad ottobre 2017, ed era legata all’aggiudicazione di un bando dell’<a href="http://www.agenziacoesione.gov.it/it">Agenzia per la coesione territoriale</a> (Ex DPS).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono stati mesi intensi durante i quali abbiamo avuto l’opportunità di incontrare la vostra community ed entusiasmarci per le vostre idee. Abbiamo conosciuto da vicino alcuni di voi e li abbiamo accompagnati per un pezzo di strada, il nostro team ha condiviso le proprie esperienze e conoscenze, abbiamo parlato di business plan, pitch, startup, finanziamenti e marketing. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma le cose che ricorderemo di più di questa esperienza sono la vostra </span><strong>creatività</strong><span style="font-weight: 400;"> e </span><strong>immaginazione</strong><span style="font-weight: 400;">, senza di esse nessun progetto potrebbe essere realizzato.  <br /></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un grazie sincero a tutti quelli che ci hanno seguito</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Il Team</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">  </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Harvard: le aziende dovranno assumere più umanisti</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Nov 2017 09:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gian Mario]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Kublai]]></category>
		<category><![CDATA[facoltà umanistiche]]></category>
		<category><![CDATA[harvard]]></category>
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		<description><![CDATA[L’idea è chiara: i computer sono destinati a sostituire molte operazioni tecniche e anche diverse attività di produzione di tecnologia. Quali capacità umane serviranno? Creatività, empatia, ascolto, visione… Capacità che si alimentano di cultura umanistica. Lo dice Tom Perrault sulla Harvard Business Review. “In today’s digitally driven world, companies are competing ferociously for technological skills. <a class="read-more-link" href="http://www.progettokublai.net/harvard-le-aziende-dovranno-assumere-piu-umanisti/"><br />leggi di più</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’idea è chiara: <strong>i computer sono destinati a sostituire molte operazioni tecniche e anche diverse attività di produzione di tecnologia</strong>. Quali capacità umane serviranno? Creatività, empatia, ascolto, visione… Capacità che si alimentano di cultura umanistica. Lo dice Tom Perrault sulla Harvard Business Review.</p>
<blockquote>
<p>“In today’s digitally driven world, companies are competing ferociously for technological skills. They believe the ability to create the hard code that makes a product come to life is at the heart of their success. Without code, after all, you merely have ideas on a napkin or a dream in your head.</p>
<p>It’s the same with data analysts and business intelligence engineers. What’s more important than taking the massive amounts of data that a company receives every day and making sense of it? Decoding this data, everyone tells us, will help companies pinpoint exactly what each consumer wants and will inform a product’s creation in turn.</p>
<p>The current emphasis on these skills seems totally rational, as nothing happens without them and no company can ever hope to be successful in their absence. But what companies forget is that this won’t be true forever. In fact, it won’t be long before these very skills become commoditized. In the future, computers will take over more and more of these tasks, including programming and data crunching. The things that are foundational to a company’s success today will be replaced and automated by a machine tomorrow.</p>
<p>But there will be a limit to how far computers can replace human capabilities, at least in the near long term. What can’t be replaced in any organization imaginable in the future is precisely what seems overlooked today: liberal arts skills, such as creativity, empathy, listening, and vision. These skills, not digital or technological ones, will hold the keys to a company’s future success. And yet companies aren’t hiring for them. This is a problem for today’s digital companies, and it’s only going to get worse”.</p>
</blockquote>
<p>Attenzione, però. Non è un’analisi che possa essere consolatoria per quelle aziende italiane che abbiano più avvocati che ingegneri. Il punto di questo articolo non è che non servono gli ingegneri. Il punto è che il lavoro degli ingegneri è ciò che sta costruendo oggi il futuro. Quindi le aziende che oggi non capiscono la tecnologia sono fuori dal tempo. Immaginando che cosa sarà il mondo che stiamo costruendo, Perrault, pensa che <strong>diverranno più necessarie le skill umanistiche: ma in un mondo digitalizzato</strong>. <strong>Dunque stiamo parlando di <em>digital humanities</em></strong><em>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo tratto dal blog di Luca De Biase: http://blog.debiase.com/</em></p>
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		<title>Aspettando una rete in Italia per le telecomunicazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Oct 2017 10:49:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gian Mario]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Raccontano che oggi i due operatori che stendono la banda larga in Italia aspettano i permessi dei comuni e poi cominciano, come Maspes e Gaiardoni, a fare un surplace strada per strada per vedere dove passa l’altro o dove si intoppa scovando tubi e cavi di altre società: si spende meno se si aspetta di <a class="read-more-link" href="http://www.progettokublai.net/aspettando-una-rete-in-italia-per-le-telecomunicazioni/"><br />leggi di più</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Raccontano che oggi i due operatori che stendono la banda larga in Italia aspettano i permessi dei comuni e poi cominciano, come Maspes e Gaiardoni, a fare un surplace strada per strada per vedere dove passa l’altro o dove si intoppa scovando tubi e cavi di altre società: si spende meno se si aspetta di vedere dove l’altro sbaglia e si evita lo stesso errore. <strong>Ancora una volta è partita l’eroica costruzione di un’infrastruttura in italia</strong>. I soldi che insieme spenderanno saranno in grado di tornare grazie all’aiuto del pubblico e in base al fatto che comunque <strong>la domanda di banda è potenzialmente infinita</strong>.</p>
<p><strong>Arriverà poi il 5G e sarà un’altra storia ancora</strong>. Altri soldi. Anche gli investimenti sono potenzialmente infiniti. Una sola rete sarebbe meglio che due? Se fosse regolata in modo da dare accesso competitivo a tutti gli operatori? Probabilmente incontrerebbe i rischi di ogni cosa un po’ pubblica in Italia con tutte le esigenze di consenso politico che si sviluppano di default in queste cose. Ma sarebbe un passo avanti per qualche tempo. Non in assoluto.</p>
<p>Ma partendo dall’esperienza degli ultimi vent’anni, <strong>forse sarebbe un cambio di registro potenzialmente fruttuoso</strong>. La straordinaria capacità ingegneristica della Sip-Stet-TelecomItalia è riuscita a dare al paese una sorta di rete di telecomunicazioni nonostante i giochi di potere politici prima e speculativi poi che si sono succeduti al potere della grande azienda tecnologica italiana. Come ha detto a Capri, in occasione del convegno EY, il presidente della Telecom Italia Arnaud de Puyfontaine, la società ha disperso valore negli ultimi decenni. E la responsabilità è di chi l’ha governata, mentre chi ci ha lavorato è stato in larga misura in grado di reggere nonostante tutto.</p>
<p>Dal tempo del nocciolino durino del “very powerful executive president” Gian Mario Rossignolo, agli “scalatori coraggiosi” di Mantova e Brescia, dal padrone della Pirelli Real Estate e altre società alle banche distrattamente interessate, e poi tutti gli altri: chi più chi meno ha dato alla Telecom un po’ ma si è preso dalla Telecom molto. Fino ai francesi che dichiarano ogni buona dichiarazione sia possibile fare oggi, ma ovviamente non escluderebbero mai di essere aperti a una possibile rivendita agli spagnoli dopo essersi portati a casa un risultato per il loro vero business nei media. E magari dopo aver mollato finalmente la rete a una struttura semipubblica, insieme a un po’ di debiti. <strong>Qualunque sia il percorso, una rete unica in Italia sarebbe una buona idea</strong>. Forse. Il governo si sta attivando con un piglio più deciso di quanto non fosse avvenuto in passato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo tratto dal blog di Luca De Biase: http://blog.debiase.com/</em></p>
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		<title>Il lavoro del futuro e l’ecosistema</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 14:10:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gian Mario]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La grande azienda espelle manodopera. Ma non necessariamente riduce l’occupazione. Questa apparente contraddizione si scioglie se la grande azienda si trasforma in una piattaforma che alimenta un ecosistema e abilita la fioritura di iniziative esterne che complessivamente danno più lavoro di quanto la grande impresa ne espelle. È un ragionamento che deriva dall’unione dell’esperienza tipica <a class="read-more-link" href="http://www.progettokublai.net/il-lavoro-del-futuro-e-lecosistema/"><br />leggi di più</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La grande azienda espelle manodopera. Ma non necessariamente riduce l’occupazione</strong>. Questa apparente contraddizione si scioglie se la grande azienda si trasforma in una piattaforma che alimenta un ecosistema e abilita la fioritura di iniziative esterne che complessivamente danno più lavoro di quanto la grande impresa ne espelle.</p>
<p><strong>È un ragionamento che deriva dall’unione dell’esperienza tipica delle grandi piattaforme digitali</strong>, nella quale la comunità degli sviluppatori è spesso più grande dell’azienda che crea la tecnologia che li accomuna. La Microsoft è l’esempio di questa relazione. Ma la stessa cosa si sta estendendo al mondo delle piattaforme online. Ebbene: può essere possibile guardare in un modo simile alla piattaforma della mobilità? O alla piattaforma dei servizi della pubblica amministrazione? O alla piattaforma delle telecomunicazioni?</p>
<p>Un tempo quelle attività erano svolte da grandi organizzazioni che si sono trovate a cambiare radicalmente lasciando andare molte persone oppure riducendo il turn over: ma guardando avanti, <strong>queste realtà possono trasformarsi in acceleratori di imprese che svolgono servizi nel loro ecosistema</strong>.</p>
<p>[...]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo tratto dal blog di Luca De Biase: http://blog.debiase.com/</em></p>
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		<title>Il Territorio per il lavoro del futuro</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 13:57:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una dimensione che si rivela fondamentale per affrontare il tema del lavoro del futuro è quella territoriale. Il territorio è il luogo delle relazioni più intense tra la tradizione e l’innovazione, tra le imprese e le università, tra le istituzioni e la società. Se funzionano queste relazioni consentono di mettere insieme quel poco che si <a class="read-more-link" href="http://www.progettokublai.net/il-territorio-per-il-lavoro-del-futuro/"><br />leggi di più</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Una dimensione che si rivela fondamentale per affrontare il tema del lavoro del futuro è quella territoriale. <strong>Il territorio è il luogo delle relazioni più intense tra la tradizione e l’innovazione</strong>, tra le imprese e le università, tra le istituzioni e la società. Se funzionano queste relazioni consentono di mettere insieme quel poco che si sa del futuro e di agire di conseguenza. Difendendo centimetro per centimetro quello che si sa fare e investendo per farlo diventare ancora più importante.</p>
<p>[...]</p>
<p><strong>Un esempio è quello delle grandi aziende delle due e quattro ruote del territorio</strong> – tra le quali Dallara, Ferrari, Lamborghini, Ducati, e così via – che si danno un salto di qualità tecnico culturale con un’università dedicata all’automobile realizzata in collaborazione con le quattro università emiliane e la Regione. Mettono insieme quell’idea di lavoro del futuro che hanno e si impegnano per preparare persone di talento a quell’avvenire. Il percorso è fatto di visione e cura dei dettagli, orgoglio tecnico e apertura umanistica, competenza robotica e sensibilità umana…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo tratto dal blog di Luca De Biase: http://blog.debiase.com/</em></p>
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		<title>Due scenari per il lavoro del futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Oct 2017 09:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gian Mario]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passati quasi vent’anni dalla pubblicazione de “Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro” di Ulrich Beck. Il sottotitolo dell’edizione italiana curata da Einaudi era “Tramonto delle sicurezze e nuovo impegno civile”: la prima parte della frase si è avverata. Il corpo del libro era dedicato all’analisi di scenari collegati all’emergere di un’economia basata sull’informazione. <a class="read-more-link" href="http://www.progettokublai.net/due-scenari-per-il-lavoro-del-futuro/"><br />leggi di più</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati quasi vent’anni dalla pubblicazione de “<em>Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro</em>” di Ulrich Beck. Il sottotitolo dell’edizione italiana curata da Einaudi era “Tramonto delle sicurezze e nuovo impegno civile”: la prima parte della frase si è avverata. Il corpo del libro era dedicato all’analisi di scenari collegati all’<strong>emergere di un’economia basata sull’informazione</strong>.</p>
<p>La discussione non si è molto allontanata dalle questioni sollevate da Beck: l’informatica modifica le logiche del lavoro, mette in discussione i posti di lavoro tradizionali, aumenta le possibilità di progettare forme di lavoro inquadrate in un’economia attenta alla sostenibilità, ma suggerisce anche forme di autoimpiego che si alternano tra la retorica dell’”imprenditore di sé stesso” e la <strong>trappola della “flessibilità precaria”</strong>. Mauro Magatti, autore di “Cambio di paradigma. Uscire dalla crisi pensando il futuro” (Feltrinelli, 2017). Sottolinea a sua volta due scenari: “efficienza per sicurezza” e “sostenibile contributivo”. Il primo scenario è descritto dal grande pensatore francese Bernard Stiegler con il termine “grammatizzazione”: «L’insieme delle dinamiche di registrazione, formalizzazione e discretizzazione che permettono l’archiviazione e la riproducibilità di gesti e linguaggi» che il digitale porta alle estreme conseguenze. «Per questa via, la soluzione alla crisi nella quale ci troviamo potrebbe prendere la forma di un neotaylorismo digitale». Quello che per il sociologo Antonio Casilli conduce gli umani a lavorare al servizio delle macchine. L’altro scenario, invece, discende dalla «convinzione, come ha di recente ricordato Joseph Stiglitz, che l’unica prosperità possibile è quella condivisa».</p>
<p><strong>E la chiave di tutto è nella sostenibilità</strong>. In questo scenario la produzione di beni si arricchisce di una dimensione ulteriore. Oltre l’economia del mercato e quella dello stato, esiste uno spazio intersoggettivo nel quale si perseguono finalità orientate alla qualità della vita. Per esempio, l’edilizia che non produce più soltanto nuove case ma riqualifica quelle esistenti dal punto di vista energetico e ristruttura i quartieri per creare spazi di relazione al servizio di una popolazione che invecchia si muove nella direzione della qualità della vita ma non in relazione a una domanda individuale o statale: dipende da una complessità di spinte che coinvolgono capitali per gli investimenti, organizzazioni di comunità, incentivi fiscali e molto altro. Chi organizza la domanda per l’edilizia del futuro svolge un lavoro che merita un compenso, anche se il committente non è lo stato e anche se la prestazione non è di mercato. L’economia della felicità ritorna a far sentire la sua ispirazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo tratto dal blog di Luca De Biase: http://blog.debiase.com/</em></p>
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		<title>Imprese sociali, la sfida della rete</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Oct 2017 12:45:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gian Mario]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le persone che non sono nutrite a sufficienza nel mondo sono diminuite negli ultimi 15 anni da un miliardo a 800 milioni. Ma il World Food Programme – sulla scorta della strategia dell’Onu – è impegnato a contribuire a ridurre a zero quel numero entro il 2030. Quindi, per riuscire, investe nell’accelerazione di startup e <a class="read-more-link" href="http://www.progettokublai.net/imprese-sociali-la-sfida-della-rete/"><br />leggi di più</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le persone che non sono nutrite a sufficienza nel mondo sono diminuite negli ultimi 15 anni da un miliardo a 800 milioni. Ma il World Food Programme – sulla scorta della strategia dell’Onu – è impegnato a contribuire a ridurre a zero quel numero entro il 2030.</p>
<p>Quindi, per riuscire,<strong> investe nell’accelerazione di startup e tecnologie per migliorare la distribuzione di cibo</strong> e il controllo dei flussi monetari destinati all’acquisto di cibo: punta sui big data, la blockchain, la tecnologia idroponica. Il che presuppone l’idea che anche nei posti più poveri del mondo si stia arrivando alla digitalizzazione, come testimonia Robert Opp direttore dell’innovazione al Wfp.</p>
<p>[ ... ]</p>
<p><strong>I dati non cessano di ricordarci che siamo digitali</strong>, sebbene in modo polarizzato. La complessità del contesto internettiano è ampia e profonda: ma è la realtà. E con essa devono fare i conti le imprese sociali che vogliono raccogliere fondi e aiutare in modo efficiente le persone che sono connesse alla rete.</p>
<p>Il futuro ha bisogno di investimenti nella conoscenza che anche nel non profit cominciano a essere sfidanti. La nozione di intelligenza collettiva, per esempio, in questo contesto, appare una frontiera decisiva per le organizzazioni socialmente impegnate che fanno dell’innovazione il loro ruolo strategico: si può migliorare la modalità con la quale le persone decidono insieme investendo nel design di migliori piattaforme per lo scambio di informazioni di qualità destinato al coordinamento delle decisioni collettive? Alcune grandi fondazioni italiane, Cariplo e Compagnia di Sanpaolo in testa, stanno lavorando alla loro agenda digitale.</p>
<p><strong>Per avere un impatto, le imprese sociali devono conoscere internet, avere una presenza consapevole online</strong>, comprendere la trasformazione della rete con l’avvento del mobile, competere in ordine all’efficienza con le piattaforme commerciali, vincere con i valori ma anche con la semplicità d’uso e l’attrattività dei servizi. <strong>Perché restando fuori dalla rete, le imprese sociali perdono occasioni di fare il loro lavoro oggi</strong>: ma soprattutto accorciano il loro domani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Articolo di Luca De Biase tratto da Nova24</i></p>
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		<title>iF Social Impact Prize, 50K a progetti che migliorano la società</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Sep 2017 08:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Il Team]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bandi e Finanziamenti]]></category>
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		<description><![CDATA[C’è tempo per candidarsi fino al 15 novembre 2017, possono partecipare aziende, organizzazioni e fondazioni con idee innovative ed efficaci per problemi sociali iF Social Impact prize 2017 è promosso da iF Design, (Organizzatore di If Design Award, evento internazionale di design) ed è un premio destinato ad idee che riescano a “calare” un progetto <a class="read-more-link" href="http://www.progettokublai.net/if-social-impact-prize-50k-a-progetti-che-migliorano-la-societa/"><br />leggi di più</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><i><span style="font-weight: 400;">C’è tempo per candidarsi fino al 15 novembre 2017, possono partecipare aziende, organizzazioni e fondazioni con idee innovative ed efficaci per problemi sociali</span></i></p>
<p><a href="http://my.ifdesign.de/www/my_if/pages/wcms/if-social-impact-prize-2017-application-details"><span style="font-weight: 400;">iF Social Impact prize 2017</span></a><span style="font-weight: 400;"> è promosso da </span><a href="http://ifworlddesignguide.com/"><span style="font-weight: 400;">iF Design</span></a><span style="font-weight: 400;">, (Organizzatore di </span><i><span style="font-weight: 400;">If Design Award, </span></i><span style="font-weight: 400;">evento internazionale di design) ed è un premio destinato ad idee che riescano a “calare” un progetto di design dentro un progetto che affronta e risolve un problema sociale.  <br /></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Al vincitore vanno 50.000 euro</strong>, ma per per capire se la vostra proposta è adatta alla competizione basta consultare un questionario di autovalutazione, se rispondete positivamente ad una o più domande vuol dire che siete sulla strada giusta:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;"><i><i><span style="font-weight: 400;">Risolve un problema rilevante?</span></i></i></li>
<li style="font-weight: 400;"><i><span style="font-weight: 400;">Riflette standard etico-morali?</span></i></li>
<li style="font-weight: 400;"><i><span style="font-weight: 400;">Rafforza le relazioni di gruppo?</span></i></li>
<li style="font-weight: 400;"><i><span style="font-weight: 400;">Crea un’esperienza positiva?</span></i></li>
<li style="font-weight: 400;"><i><span style="font-weight: 400;">Bilancia lo sforzo e usa il valore?</span></i></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Il premio di 50.000 euro sarà <strong>assegnato a uno o a più progetti sviluppati</strong> nelle seguenti aree: </span><strong>Life&amp;work, Health&amp;Demographic Change, Places&amp;Cities, Nature&amp;Planet</strong><span style="font-weight: 400;">. Verrà valutata la sostenibilità dell’iniziativa e soprattutto l’efficacia nella risoluzione di un problema che riguardi un target ampio di persone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La call è destinata ad aziende, studi di design, organizzazioni non governative, fondazioni. Il progetto presentato sarà anceh pubblicato sull’</span><em>iF World Design Guide</em><span style="font-weight: 400;"> e rimarrà visibile da parte del pubblico e della community fino al suo inserimento nella collezione “Public&amp;Social Value”. </span></p>
<p><strong>La deadline per le candidature è fissata per 15 novembre 2017</strong><span style="font-weight: 400;">, è comunque possibile modificare la propria applicazione in qualsiasi momento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per partecipare al premio basta compilare la</span><a href="http://my.ifdesign.de/www/my_if/login.php?redirect=L3d3dy9teV9pZi9hbm1lbGR1bmdfc29jaWFsX2ltcGFjdF9wcml6ZS5waHA="><span style="font-weight: 400;">domanda online</span></a><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
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		<title>Start Cube, l’incubatore d’impresa dell’Università di Padova</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Sep 2017 10:55:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Il Team]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Coworking]]></category>
		<category><![CDATA[Kublai news]]></category>
		<category><![CDATA[Mentoring]]></category>
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		<description><![CDATA[Start Cube è l’incubatore universitario dell’università di Padova nato con il supporto Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Fornisce spazi, attrezzature e servizi di tutoring. Start Cube è dedicato ad aziende appena nate o in via di costituzione che offrono un prodotto o servizio innovativo. La mission dell’incubatore è quella di sostenere i <a class="read-more-link" href="http://www.progettokublai.net/start-cube-lincubatore-dimpresa-delluniversita-di-padova/"><br />leggi di più</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><i><span style="font-weight: 400;">Start Cube è l’incubatore universitario dell’università di Padova nato con il supporto Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Fornisce spazi, attrezzature e servizi di tutoring.</span></i></p>
<p><a href="http://www.startcube.it/"><span style="font-weight: 400;">Start Cube </span></a><span style="font-weight: 400;">è dedicato ad aziende appena nate o in via di costituzione che offrono un prodotto o servizio innovativo. La mission dell’incubatore è quella di <strong>sostenere i giovani imprenditori affiancando le startup</strong> con programmi di affiancamento/consulenza e <span style="font-weight: 400;">riducendo le spese derivanti dall’avvio dell’attività.</span> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In quella che viene definita “<strong>Incubazione Reale”</strong> dal team di Start Cube è compresa l’offerta una serie di servizi di <strong>mentoring e tutoring</strong> funzionali alla costituzione e all’avvio della propria iniziativa imprenditoriale. In questa formula è garantito anche l’<strong>utilizzo di uffici attrezzati</strong> modulari che possono essere affittati a soggetti interessati a prezzi contenuti (dai 12 ai 18 euro al mese + IVA a seconda dello spazio). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I criteri di ammissione sono stabiliti dal Consiglio Direttivo che periodicamente valuta le domande presentate. La decisione può essere di ammissione, di rifiuto oppure di invito a rivedere alcune parti del progetto per ripresentarlo successivamente. Se l’esito è positivo l’impresa deve iniziare l’attività </span><strong>entro 6 mesi dall’inizio del rapporto di incubazione</strong><span style="font-weight: 400;">, per le aziende già costituite il<strong> limite di permanenza in Start Cube è di 1 anno</strong> dalla data di ingresso, eventualmente prolungabile con cadenza annuale a discrezione del Consiglio direttivo dell’incubatore.  <br /></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>“L’Incubazione Virtuale”</strong> (100 euro al mese + IVA) è dedicata invece alle imprese nella prima fase di crescita che non richiedono un luogo fisico ma necessitano di consulenze  e supporto, ma di solito l’incubazione virtuale è anticamera dell’incubazione reale ed è per questo che le aziende interessate possono beneficiare di altri servizi come: </span><i><span style="font-weight: 400;">ubicazione presso Start Cube della sede legale della società, segreteria, centralino, utilizzo delle sale riunioni, spazio web nel sito Start Cube, smistamento della corrispondenza.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La domanda può essere presentata in qualunque momento utilizzando il modulo scaricabile dal sito web nella sezione &#8220;</span><a href="http://www.startcube.it/wp-content/uploads/Bando-Start-Cube-def.pdf"><span style="font-weight: 400;"><strong>Bando di Ammissione</strong>&#8220;</span></a><span style="font-weight: 400;">, qui invece trovate il </span><a href="http://www.startcube.it/?page_id=432"><span style="font-weight: 400;"><strong>regolamento.</strong> </span></a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Start Cube è la divisione del Parco Scientifico e Tecnologico Galileo – </span><a href="http://www.galileovisionarydistrict.it/"><span style="font-weight: 400;">Galileo Visionary District</span></a><span style="font-weight: 400;"> dedicata al sostegno della capacità competitiva delle imprese del territorio attraverso servizi innovativi nei seguenti campi: </span><i><span style="font-weight: 400;">New Business, Education, Ricerca e Sviluppo, Social Innovation.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per avere un’idea delle start up incubate potete consultare questo </span><strong><a href="http://www.startcube.it/?page_id=707">link</a>.</strong></p>
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		<title>Intesa SanPaolo: dal fondo di beneficenza contributi per cultura, sociale, religione e ricerca</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Sep 2017 07:29:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Il Team]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bandi e Finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Kublai news]]></category>
		<category><![CDATA[opportunità]]></category>
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		<category><![CDATA[sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Le risorse stanziate dal Fondo sono destinate a sostegno di iniziative filantropiche che perseguono finalità ambientali e sociali, assistenziali, educative e culturali, di ricerca scientifica, di valorizzazione delle arti e dei mestieri. La scelta dei progetti da parte del Fondo di Beneficenza di Intesa SanPaolo avviene seguendo due priorità: da un lato vengono premiate le <a class="read-more-link" href="http://www.progettokublai.net/intesa-sanpaolo-dal-fondo-di-beneficenza-contributi-per-cultura-sociale-religione-e-ricerca/"><br />leggi di più</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><i><span style="font-weight: 400;">Le risorse stanziate dal Fondo sono destinate a sostegno di iniziative filantropiche che perseguono finalità ambientali e sociali, assistenziali, educative e culturali, di ricerca scientifica, di valorizzazione delle arti e dei mestieri.</span></i></p>
<p>La scelta dei progetti da parte del <a href="http://www.group.intesasanpaolo.com/scriptIsir0/si09/banca_e_societa/ita_fondo_beneficenza_contributo.jsp#/banca_e_societa/ita_fondo_beneficenza_linee_guida.jsp"><span style="font-weight: 400;">Fondo di Beneficenza di Intesa SanPaolo</span></a><span style="font-weight: 400;"> avviene seguendo due priorità: da un lato vengono premiate le proposte con la migliore <strong>articolazione progettuale</strong> e dall’altro saranno valutati attentamente (ex ante) i risultati, l’<strong>impatto sociale e l’utilizzo delle risorse.</strong></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I progetti dovranno avere la durata di un anno, mentre il limite massimo del sostegno garantito è di tre anni consecutivi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L</span><i><span style="font-weight: 400;">&#8216;</span></i><b>Area Culturale ed Educativa </b><span style="font-weight: 400;">è dedicata a:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;"><em>progetti sociali rivolti a persone con insufficiente disponibilità economica o soggetti fragili ed emarginati;</em></li>
<li style="font-weight: 400;"><em>progetti finalizzati all’accesso, alla fruizione del patrimonio culturale e alla diffusione della cultura;</em></li>
<li style="font-weight: 400;"><em>progetti rivolti alla formazione culturale di giovani eccellenze nel campo della conservazione e del restauro del patrimonio artistico, nuove figure professionali del teatro, dell’opera lirica, del balletto e della musica.</em></li>
</ul>
<p>Per quanto riguarda l<b>’Area Sociale e Ambientale </b>il fondo punta ad intervenire <span style="font-weight: 400;">sulle seguenti tematiche:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;"><i><i><span style="font-weight: 400;">attività di sostegno alle popolazioni terremotate del centro Italia</span></i></i></li>
<li style="font-weight: 400;"><i><span style="font-weight: 400;">inclusione sociale ed economica dei migranti e degli immigrati</span></i></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Fondo rimane aperto a interventi utili a supportare anche altri temi: </span><span style="font-weight: 400;">l</span><span style="font-weight: 400;">’occupazione, il disagio abitativo, la povertà sanitaria, la prevenzione delle malattie, l’assistenza, la cura e il benessere dei malati e delle loro famiglie, l’inclusione sociale, la lotta alla povertà educativa, alla dispersione e all’abbandono scolastico, il supporto alla disabilità fisica e intellettiva, la prevenzione e il contrasto della violenza, la tutela dell’ambiente e della biodiversità, lo sport dilettantistico (solo a livello territoriale).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L</span><b>’Area religiosa e di beneficenza </b><span style="font-weight: 400;">sostiene invece enti religiosi di qualsiasi credo o fede. Nelle iniziative di beneficenza devono prevalere la <strong>natura sociale</strong> dell’intervento e una <strong>visione solidaristica incentrata sulla persona</strong>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Spazio anche alla </span><b>Ricerca</b><span style="font-weight: 400;"> per progetti di ricerca proposti da istituzioni qualificate, che hanno come fine il miglioramento della vita degli individui. </span></p>
<p> <span style="font-weight: 400;">Le richieste devono essere inoltrate cliccando </span><a href="http://ow0ohrbcaz28.optimytool.com"><b>qui</b></a><span style="font-weight: 400;">, ma prima date un&#8217;occhiata alle </span><a href="http://www.group.intesasanpaolo.com/scriptIsir0/si09/contentData/view/Linee%20Guida%202017-2018.pdf?id=CNT-05-00000004D2E56&amp;ct=application/pdf"><span style="font-weight: 400;">Linee Guida 2017 &#8211; 2018</span></a><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
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