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	<title>Query Online</title>
	
	<link>http://www.queryonline.it</link>
	<description>La scienza indaga i mysteri</description>
	<lastBuildDate>Wed, 22 May 2013 09:05:24 +0000</lastBuildDate>
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		<title>5×1000: Comunicati i dati del 2011</title>
		<link>http://www.queryonline.it/2013/05/22/5x1000-comunicati-i-dati-del-2011/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 09:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Query Online</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[5x1000]]></category>
		<category><![CDATA[CICAP]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie a chi ha voluto sostenerci devolvendo il 5x1000 al CICAP]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Sono stati resi noti i dati relativi al 5&#215;1000 delle dichiarazioni fiscali 2011, anno in cui per la prima volta anche il CICAP ha potuto accedere a questa forma di finanziamento. <b>A decidere di devolvere il loro 5&#215;1000 al Comitato sono state 401 persone, che ringraziamo di cuore, per un totale di 14.854,66 euro.</b> Come vedete, non si tratta di una cifra capace di cambiare le sorti del CICAP, ma certamente è un ulteriore contributo (che il CICAP riceverà tra un anno circa) che cercheremo di destinare a nuove iniziative e progetti.</p>
<p>C&#8217;è anche da dire che, tre anni fa, il CICAP aveva molti meno Soci e &#8220;followers&#8221; sui vari canali social dove siamo approdati solo di recente. Quest&#8217;anno, grazie a voi, ci auguriamo quindi di potere allargare il bacino delle persone che sceglieranno di devolvere il 5&#215;1000 al CICAP nella loro dichiarazione dei redditi. <b>Ricordiamo che compilando il 730, il Modello Unico o il CUD è sufficiente firmare nel riquadro &#8220;Sostegno del volontariato&#8230;&#8221; e indicare il codice fiscale del CICAP: 03414590285.</b></p>
<p>Grazie a tutti!</p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<h2><b>Da oggi puoi contribuire all&#8217;attività del CICAP senza spendere nulla: devolvi il 5 per mille della tua dichiarazione dei redditi al CICAP.</b></h2>
<p>Dal 2010 CICAP è stato riconosciuto come <b>Associazione di promozione sociale</b> dal Ministero del lavoro: significa che è possibile indicarlo nella dichiarazione dei redditi quale beneficiario del 5 per mille.</p>
<p>Non costa nulla perché è il 5 per mille delle tasse che già si pagano e che, se non viene destinato a un ente indicato dal contribuente, resta allo Stato. <b>Devolverlo al CICAP significa aiutarci a realizzare nuove iniziative per diffondere la cultura scientifica nel nostro Paese contrastando l&#8217;ignoranza, la superstizione e il pregiudizio.</b></p>
<p>Donare il 5 per mille al CICAP è facile:</p>
<ol>
<li>Compila il Modello Unico, 730 o CUD</li>
<li>Firma nel riquadro indicato come &#8220;Sostegno del volontariato&#8230;&#8221;</li>
<li>Indica nel riquadro il codice fiscale del CICAP: <b>03414590285</b></li>
</ol>
<p>Il CICAP darà notizia dell&#8217;impiego dei fondi devoluti con il 5 per mille attraverso il suo sito <a title="http://www.cicap.org" href="http://www.cicap.org" target="_blank" rel="nofollow">www.cicap.org</a> e la rivista <a title="http://www.queryonline.it/" href="http://www.queryonline.it/" target="_blank" rel="nofollow"><i>Query</i></a>.</p>
<p><b>Se vuoi ricevere un pro-memoria</b>, lasciaci il tuo numero di cellulare (<a title="mailto:info@cicap.org" href="mailto:info@cicap.org" rel="nofollow">info@cicap.org</a>; tel. 049-686870) ti manderemo un sms che indica scadenze e modalità di adesione.</p>
<p>Inoltre, <b>puoi segnalare questa iniziativa stampando e distribuendo</b> i <a title="/new/files/cicap-5x1000.pdf" href="http://www.cicap.org/new/files/cicap-5x1000.pdf" rel="nofollow">cartoncini che trovi qui</a> a tutti coloro che pensi possano condividere i nostri obiettivi.</p>
<h3><b>Il 5 per mille al CICAP: non costa nulla e per noi è un aiuto prezioso.</b></h3>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<h2>Sostieni il CICAP</h2>
<p>Se poi oltre al 5&#215;1000 desideri sostenere il CICAP con una donazione, <b>potrai detrarre l’importo dalla tua dichiarazione dei redditi.</b></p>
<p>L&#8217;art. 22 della legge 383/2000, che disciplina tali associazioni, stabilisce che ogni donazione fatta al CICAP potrà essere <b>detratta dall&#8217;imposta lorda ai fini IRPEF</b> per un importo pari al 19% dell&#8217;erogazione liberarle effettuata (sino a un valore massimo di € 2065,83) o, in alternativa, sono <b>deducibili dal reddito</b> complessivo del soggetto erogatore nel limite del 10 (dieci) % del reddito complessivo dichiarato, e comunque nella misura massima di 70.000,00 €/anno (legge 80/2005, art. 14, comma 1).<br />
E’ sufficiente effettuare un <a href="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=180028">bonifico bancario o postale al CICAP</a> per l’importo desiderato e il Comitato provvederà a fornire una ricevuta da allegare alla dichiarazione dei redditi.<br />
<b title="Il logo della donazione del 5x1000 per il CICAP">Ma che cosa fa il CICAP con i fondi che raccoglie?</b><br />
Vediamo in un anno tipico, il 2011, che cosa il CICAP ha fatto con le sole quote di adesione dei Soci. Si è trattato di un anno ricco di eventi e iniziative con un ottimo riscontro da parte del pubblico che vi ha partecipato. Il Convegno Nazionale CICAP <a title="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=273830" href="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=273830" target="_blank" rel="nofollow">“I conti non tornano. Il fascino dei numeri fra scienza e Mistero”</a> che si è svolto a ottobre a Torino, il corso per <a title="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=274092" href="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=274092" target="_blank" rel="nofollow">“Indagatori di misteri”</a> a Padova e la <a title="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=274675" href="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=274675" target="_blank" rel="nofollow">“Giornata Antisuperstizione”</a>, realizzata ogni anno in tutto il territorio italiano, sono stati fra gli eventi più noti che hanno coinvolto migliaia di persone e hanno potuto contare sulla partecipazione di esperti e scienziati provenienti da diverse città d&#8217;Italia.</p>
<p><a title="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=180029" href="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=180029" target="_blank" rel="nofollow">I gruppi locali</a> del Comitato hanno organizzato e partecipato a <b>oltre 200 attività in tutta Italia</b>, tra cui incontri, dibattiti, festival, fiere, cene, proiezioni cinematografiche e conferenze su argomenti “misteriosi” che spaziano dall’ufologia all’archeologia misteriosa, dalle teorie sui complotti alla psicologia dell’insolito, dalle truffe dei maghi ai rischi delle terapie alternative.</p>
<p>«Da oltre vent&#8217;anni indaghiamo sulle notizie più eclatanti legate al mondo del mistero e del paranormale, ma con il tempo l&#8217;oggetto delle nostre inchieste si è ampliato sempre più» spiega <b>Massimo Polidoro</b>, Segretario Nazionale e co-fondatore del CICAP. «Ora ci occupiamo di tantissimi argomenti come, per esempio, le leggende metropolitane, gli enigmi storici, le falsificazioni scientifiche fino ad arrivare all’esame delle sempre più persuasive teorie cospirative e di pericolose pseudoterapie alternative che ogni anno portano alla morte persone non informate o suggestionabili».</p>
<p>Gli interventi degli esperti del CICAP sono continuamente richiesti da numerose testate giornalistiche, trasmissioni radiofoniche e programmi TV. «Siamo ormai un punto di riferimento per giornalisti, insegnanti e per il pubblico in generale» continua Polidoro. <b>«Ogni giorno sono decine le richieste e le segnalazioni che ci arrivano tramite il nostro sito www.cicap.org, i vari social network su cui siamo presenti (come Facebook e Twitter) o i vari gruppi locali».</b></p>
<p>Tutto questo si traduce in <b>una media di oltre cento consulenze che il CICAP concede gratuitamente ogni mese</b> a tutti coloro che lo contattano. Inoltre, <b>nel 2011 sono stati oltre duecento gli interventi radiotelevisivi</b> degli esperti CICAP su tutti i canali Rai, Mediaset, La7, su vari canali della piattaforma Sky e su tutte le radio nazionali e molte di quelle locali. <b>Quasi altrettante le interviste o i pareri pubblicati dai quotidiani nazionali e dai principali periodici</b>. Per completare il quadro, gli utenti singoli che hanno consultato il sito del CICAP o quello della sua rivista <b><a title="http://www.queryonline.it" href="http://www.queryonline.it" target="_blank" rel="nofollow">“Query”</a></b> sono stati nello scorso anno <b>oltre un milione</b>.</p>
<p>Offrire informazione e approfondimenti affidabili per evitare la diffusione dell&#8217;irrazionale, della superstizione e del pregiudizio è una missione quotidiana per il CICAP. «<b>Il nostro obiettivo è quello di offrire al pubblico un punto di vista alternativo a quello sensazionalistico di certi media» conclude Polidoro. «Il punto di vista di chi non si accontenta di credere ciecamente a ciò che raccontano i giornali o la TV, ma vuole indagare per capire».</b></p>
<p><b>Un lavoro che gli esperti del CICAP portano avanti volontariamente con passione ma che richiede comunque continui investimenti per avviare le tante iniziative e per riuscire a fare funzionare l’amministrazione, oltre che per coprire le spese di gestione.</b> Parte di questi costi è coperto dalle quote associative e dalle iscrizioni a particolari eventi come il Convegno nazionale, ma per continuare a funzionare in maniera efficiente servirebbe ben altro. <b>E’ per questo che una donazione, una firma sul 5&#215;1000 o un lascito testamentario al CICAP possono davvero fare la differenza. Noi ci contiamo!</b></p>
<p><b>GRAZIE!</b></p>
<p><b><a title="/new/files/cicap-5x1000.pdf" href="http://www.cicap.org/new/files/cicap-5x1000.pdf" rel="nofollow">Stampate e distribuite i cartoncini pro-memoria per il 5&#215;1000 al CICAP</a></b></p>
<p><i>Per maggiori informazioni: <a title="mailto:amministrazione@cicap.org" href="mailto:amministrazione@cicap.org" rel="nofollow">amministrazione@cicap.org</a>; tel. 049-686870.</i></p>
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		</item>
		<item>
		<title>La rabdomanzia che uccide</title>
		<link>http://www.queryonline.it/2013/05/21/la-rabdomanzia-che-uccide/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 08:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sofia Lincos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[bomb detector]]></category>
		<category><![CDATA[che male fanno?]]></category>
		<category><![CDATA[effetto ideomotorio]]></category>
		<category><![CDATA[James McCormick]]></category>
		<category><![CDATA[rabdomanzia]]></category>

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		<description><![CDATA[Di pseudoscienza, purtroppo, si muore: la storia dell'ADE 651, un "bomb detector" basato sulla rabdomanzia]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://www.nytimes.com/2009/10/26/world/middleeast/26iraq.html?_r=2&amp;scp=1&amp;sq=oct.%2025%20bombings%20justice%20ministry&amp;st=cse">25 ottobre 2009</a> un gruppo di terroristi iracheni superò indenne alcuni checkpoint delle forze dell&#8217;ordine, fece saltare le due tonnellate di esplosivo che aveva con sé, e provocò 155 vittime. Due mesi dopo la scena si ripetè uguale; morirono 127 persone.</p>
<p>In entrambi i casi il carico di esplosivo era passato giusto accanto agli <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/ADE_651">ADE 651</a>, i <em>bomb detector</em> d&#8217;avanguardia usati da tutte le forze dell&#8217;ordine irachene. Dispositivi basati, per stessa <a href="http://www.guardian.co.uk/uk/2010/jan/22/bomb-detectors-iraq-arrest">ammissione</a> del costruttore James McCormick, sugli stessi principi della rabdomanzia.</p>
<p>A quattro anni di distanza, lo scorso 25 aprile, per McCormick è arrivata la <a href="http://www.bbc.co.uk/news/uk-22266051">condanna per truffa</a>: 10 anni di carcere, con l&#8217;accusa di aver venduto in tutto il mondo apparecchi non funzionanti.</p>
<p>La sua azienda, la britannica ATSC, prometteva dispositivi quasi miracolosi, a cominciare dall&#8217;ADE 651: un rilevatore formato da una bacchetta metallica oscillante su un supporto di plastica, in grado di avvertire la presenza di esplosivi, droga, avorio, armi, e di qualsiasi altro materiale. All&#8217;interno, veniva inserita una piastrina &#8220;caricata&#8221; con la sostanza da individuare: la cosiddetta &#8220;attivazione&#8221; veniva fatta lasciando insieme in un barattolo il dispositivo e l&#8217;oggetto da rilevare, per una settimana circa. Il tutto senza bisogno di batterie o di altre forme di energia: la carica elettrostatica dell&#8217;ambiente era sufficiente per il funzionamento, almeno secondo il produttore.</p>
<p>L&#8217;idea era <a href="http://doubtfulnews.com/2013/03/mccormick-fraud-trial-begins-source-of-devices-revealed-golf-ball-detectors/">stata presa</a> dal <em>golfinder</em>, una bacchetta da rabdomante usata per cercare palline perdute; un semplice giochino per i ricchi frequentatori dei campi da golf americani, venduto a 20 dollari al pezzo. James McCormick, ex ufficiale della Merseyside Police, ebbe l&#8217;idea di riciclare il dispositivo per il mercato militare. E così nacquero prima l&#8217;ADE 100 e l&#8217;ADE 101, poi l&#8217;ADE 651, prodotto di punta dell&#8217;azienda. Costo minimo: dai 7000 dollari in su, con punte di 60.000 dollari per il singolo dispositivo.</p>
<p>Dal 1997 ad oggi, i prodotti dell&#8217;ATSC sono stati venduti a eserciti e polizie di tutto il mondo. Tanto per fare qualche nome:  Iraq, Algeria, Belgio, Messico, Bangladesh, India, Kenya, Romania, Tunisia, Emirati Arabi, Vietnam. In alcuni di questi paesi l&#8217;azienda ha anche organizzato (a pagamento, si intende) speciali corsi di formazione per spiegare come usare al meglio i dispositivi; tecniche che prevedevano, ad esempio, un particolare modo di camminare trascinando i piedi, in modo da caricare il più possibile l&#8217;oggetro di energia elettrostatica.</p>
<p>Il successo di questi rilevatori risiede senza dubbio nella loro economicità: 7000 dollari sono tanti, ma sono nulla in confronto al prezzo di un reale <em>bomb detector</em>. E poi, come <a href="http://www.independent.co.uk/news/uk/crime/head-of-bomb-detector-company-arrested-in-fraud-investigation-1876388.html">ha dichiarato</a> il generale Jihad al-Jabiri dell&#8217;esercito iracheno:</p>
<blockquote><p>Che sia magico o scientifico, ciò che importa è che rilevi le bombe. Non mi importa di ciò che dicono.</p></blockquote>
<p>Un discorso che, a ben vedere, non fa una grinza. Il problema è proprio che l&#8217;ADE 651 non funziona. Ovunque siano stati fatti controlli, è emerso che il <em>bomb detector</em> è in grado di rilevare correttamente gli esplosivi (così come le altre sostanze) <em>solo</em> quando il manovratore è già a conoscenza della loro ubicazione. Nelle prove in cieco, invece, l&#8217;ADE 651 si dimostra totalmente inutile. Sottoposti a test nei <a href="http://www.sandia.gov/index.html"><em>Sandia National Laboratories</em></a>, <a href="http://www.nytimes.com/2009/11/04/world/middleeast/04sensors.html?_r=0">il verdetto</a> è stato spietato:</p>
<blockquote><p>Nessuno di essi ha mai avuto prestazioni superiori a quelle di una scelta casuale.</p></blockquote>
<p>Lo stesso risultato è emerso in tutti gli altri laboratori che hanno analizzato il <em>bomb detector</em>. Così come nella rabdomanzia, l&#8217;illusione del loro funzionamento risiede nell&#8217;<a href="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=274057">azione ideomotoria</a>: la bacchetta viene spinta inconsapevolmente dalla persona che la tiene in mano.</p>
<p>Il <em>Computer Laboratory</em> dell&#8217;università di Cambridge si è preso la briga di <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/newsnight/8471187.stm">esaminare</a> anche la piastrina di memorizzazione. Risultato: si tratta di una semplice <em>security tag</em>. Per intenderci, è la stessa &#8220;etichetta antifurto&#8221; che potete trovare in tutti i negozi di vestiti: un dispostivo che non ha una memoria nè un microprocessore, e che non può in alcun modo registrare informazioni sulla sostanza da individuare.</p>
<p>In un&#8217;inchiesta del <a href="http://www.nytimes.com/2009/11/04/world/middleeast/04sensors.html?_r=0"><em>New York Times</em></a>, poi, due persone si sono dimostrate in grado di trasportare una coppia di fucili AK-47 attraverso nove checkpoint della polizia irachena, senza che i dispositivi in uso ne avessero sentore.</p>
<p>La stessa situazione è accaduta, purtroppo, anche in casi reali: i rilevatori &#8220;rabdomantici&#8221; sono sotto accusa per non aver funzionato in occasione di diversi attentati. McCormick non è solo colpevole di aver venduto apparecchi inutili per milioni e milioni di dollari; i suoi ADE 651 sono stati usati in situazioni di guerra e di pericolo, sostituendo bomb detector effettivamente funzionanti e provocando, di conseguenza, un numero imprecisato di vittime.</p>
<p>Nonostante questo, gli ADE651 continuano a essere usati, e non solo loro: ai rilevatori di McCormick si sono aggiunti nel tempo una moltitudine di dispositivi simili, messi in commercio da aziende concorrenti. Ne sono un esempio il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/GT200">GT200</a> e l&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alpha_6">Alpha 6</a>, usati dalle polizie di Messico e <a href="http://doubtfulnews.com/2013/04/bomb-detection-device-procurement-under-investigation-in-thailand/">Thailandia</a>.</p>
<p>Contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettato, purtroppo, la condanna di McCormick non ha portato al bando dei suoi prodotti. Mentre alcuni paesi hanno rinunciato al loro impiego dopo aver verificato la loro inefficacia (è il caso del Belgio, che aveva acquistato alcuni ADE 651 per la lotta agli stupefacenti), altri continuano imperterriti a usarli, come il <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-africa-22306632">Kenya</a> e l&#8217;<a href="http://stream.wsj.com/story/latest-headlines/SS-2-63399/SS-2-222858/">Iraq</a>.</p>
<p>Se in qualche aeroporto internazionale vedete un poliziotto con in mano una strana bacchetta oscillante, cominciate pure a preoccuparvi.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Brevettare la fusione fredda</title>
		<link>http://www.queryonline.it/2013/05/20/brevettare-la-fusione-fredda/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 07:57:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cappello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[brevetti]]></category>
		<category><![CDATA[cattiva scienza]]></category>
		<category><![CDATA[fusione fredda]]></category>
		<category><![CDATA[LENR]]></category>

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		<description><![CDATA[Un brevetto può sostituire un articolo scientifico?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 16 Aprile l’ufficio brevetti degli Stati Uniti d’America ha assegnato la licenza numero US8419919B1 ad un progetto dal titolo <i>System and method for generating particles </i>(sistema e metodo per la generazione di particelle). Dietro il nome magari poco accattivante si nasconderebbe però l’ennesimo rientro in gloria della fusione fredda. In un articolo di inchiesta del settimanale <i>Left </i>dell’11 Maggio<i> </i>(<a title="left" href="http://www.left.it/2013/05/09/la-rivincita-della-fusione-fredda/10274/" target="_blank">qui</a>  un estratto dal sito della testata e <a title="leftCompleto" href="http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-171642527" target="_blank">qui</a> il testo completo in rassegna stampa) si legge infatti:</p>
<blockquote><p>Ha dovuto cambiare nome, come i testimoni scomodi. Ma dopo 24 anni di ignominia, la fusione fredda ha ottenuto il suo primo riconoscimento ufficiale dal governo americano: il 16 aprile l’ufficio brevetti Usa ha assegnato agli «Stati Uniti d’America rappresentati dal segretario della Marina militare» una licenza dal titolo “Sistema e metodo per generare particelle”.</p></blockquote>
<p>I processi ipotizzati un tempo con il nome di <i>fusione fredda </i>sono oggi più propriamente indicati con l’acronimo LENR, ovvero <i>Low Energy Nuclear Reactions </i>(reazioni nucleari a bassa energia). Questo dettaglio &#8220;anagrafico&#8221; non ha a che fare però con una caccia alle streghe ai danni della fusione fredda, quanto piuttosto con una questione di rigore: la fusione nucleare è infatti solo una delle possibili reazioni nucleari con rilascio di energia e produzione di particelle.</p>
<p>Un’altra e più generale questione riguarda il sistema dei brevetti. Più e più volte ci imbattiamo in invenzioni spesso di dubbia utilità e di dubbio funzionamento cui si pretende di attribuire credibilità e fondamento scientifico in base al fatto di avere ottenuto un brevetto. Un brevetto non è in alcun modo un sostituto di un articolo scientifico in <i>peer review</i> e non è un attestato di riconoscimento del funzionamento da parte dello stato che lo rilascia. Ciò che viene riconosciuto con il brevetto, a seguito del pagamento di una imposta periodica, è esclusivamente la paternità dell’invenzione depositata assieme ai diritti giuridici ad essa connessi (che variano a seconda dei casi). In ogni caso l&#8217;Ufficio Brevetti non verifica (e non può verificare, servirebbero conoscenze enciclopediche) che l&#8217;invenzione funzioni.</p>
<p>Ottenere un brevetto per un’invenzione è dunque molto più semplice che far riconosce una teoria da parte della comunità scientifica attraverso il corretto iter di sperimentazioni e pubblicazione dei risultati ed è per questo che il brevetto è stato spesso usato come escamotage per rendere pubblica ed in un certo senso ufficiale una teoria o una scoperta controversa: proprio come nel caso in questione, si brevetta infatti un metodo o uno strumento lasciando intendere che, siccome questo funzionerebbe solo se la teoria sottostante fosse valida, l&#8217;accettazione del brevetto comporti anche un&#8217;implicita accettazione della validità della teoria. Dalla lettura di  un brevetto è comunque impossibile valutare la correttezza delle ipotesi di fondo, e, è il caso di ripeterlo, non esiste nessuna garanzia che l’invenzione si comporti come asserito.</p>
<p>Quello descritto nel brevetto del 16 Aprile (<a title="testo brevetto" href="http://www.freepatentsonline.com/8419919.html" target="_blank">qui</a> una copia pdf) è un sistema produttore/rivelatore di particelle (presumibilmente protoni e particelle alfa): la rivelazione è affidata al CR-39, un materiale plastico già ampiamente usato in applicazioni dosimetriche nonché in ottica (le lenti infrangibili per occhiali sono realizzate con questo materiale), mentre la produzione è essenzialmente appannaggio di una cella elettrolitica con sali di Palladio in acqua pesante. Su uno dei due elettrodi si realizza una deposizione di Palladio, che, secondo i teorici delle LENR, si comporterebbe da trappola per protoni o deutoni consentendo il raggiungimento di concentrazioni sufficienti da far avvenire le reazioni a bassa energia. Dettagli a parte, niente di particolarmente innovativo rispetto alla cella di Fleishmann e Pons del 1989. L’unica effettiva novità consiste nell’accoppiare il normale campo elettrico di alimentazione della cella con un campo magnetico: una soluzione tecnica che dovrebbe apportare il vantaggio di una maggiore velocità nel processo di deposito.</p>
<p>Per quanto detto, dunque, non sembra che il recente ottenimento di un brevetto, per altro in coda dal 2007, aggiunga molto alla discussione sull&#8217;effettiva esistenza delle LENR e sulla loro validità come fonte energetica. Non possiamo di certo parlare di un riconoscimento ufficiale né da parte del governo degli Stati Uniti, né tantomeno da parte della comunità scientifica.</p>
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		<title>Le fontane del Paradiso</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 17:53:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Mure</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fanta-scienza]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Una stazione spaziale in orbita non sincrona, ancorata a terra con un cavo lungo venticinquemila chilometri. Un progetto visionario che però trova un ostacolo inatteso. Ce lo racconta Arthur Clarke nel suo Le fontane del Paradiso.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per la quarta volta <em>Urania Collezione</em> pubblica un romanzo di Arthur C. Clarke. <span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Considerando che nella collana dedicata ai più grandi classici della fantascienza è apparsa anche una sua antologia, è evidente che lo scrittore inglese gode di ottima fama dalle parti di Segrate, sede storica della Mondadori.</span></p>
<p><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">In questo fantastico poker, <em>La città e le stelle</em> era ambientato in un lontanissimo futuro, senza alcun contatto con i nostri tempi. Le altre tre storie, compreso <em>Le fontane del Paradiso</em>, si svolgono in uno scenario molto simile, tipico di molti romanzi di Clarke. </span>Siamo circa un centinaio di anni nel futuro, in un sistema solare che inizia a essere colonizzato in modo massiccio, una situazione se non probabile per lo meno possibile. Per quanto la visione di quello che ci aspetta sia ottimistica, secondo Clarke in futuro molti problemi odierni saranno risolti e la società sarà più stabile, le difficoltà non mancano mai, specie per chi vuole aprire nuove strade.</p>
<p>Taprobane è una piccola isola colma di storia, spesso sanguinosa, che vive un presente finalmente tranquillo, immersa nella luce e nel caldo dell’equatore. La fine della pace arriva negli improbabili panni di un ingegnere, Vannevar Morgan, l’audace e geniale progettista del ponte sullo stretto di Gibilterra, ed è proprio la posizione dell’isola che la candida (o meglio la condanna) a diventare protagonista di un progetto straordinario. Morgan è un visionario, capace di anticipazioni vertiginose, ma per quello che ha in mente termini come audace e straordinario sono insufficienti: il progettista ha in mente di costruire un ascensore verso le stelle.</p>
<p>Una stazione spaziale in orbita non sincrona, ancorata a terra con un cavo lungo venticinquemila chilometri, permetterebbe di inserire in orbita pesanti carichi a un costo irrisorio e senza danni per l&#8217;ambiente. Sfortunatamente un solo punto della Terra ha le caratteristiche ideali per un ancoraggio sicuro, e proprio sulla montagna prescelta da Morgan vive da secoli una comunità di monaci buddisti. Anche in un mondo ipertecnologico e moderno la religione è una forza potente: una sentenza della Corte Mondiale vieta di costruire l&#8217;elevatore spaziale ancorandosi attorno al monastero. Un&#8217;amara sconfitta per Morgan, che tuttavia non smette di lottare, anche se ormai solo un miracolo potrebbe rovesciare la situazione e permettergli di realizzare il suo sogno.</p>
<p>Sebbene non disdegni altri tipi di storie, Clarke privilegia i romanzi ambientati in un futuro non troppo lontano, quando l&#8217;umanità ha colonie e avamposti su satelliti e pianeti in tutto il sistema solare. Una grande idea iniziale, sviluppata con rigore scientifico, un pizzico di colpi di scena e massima attenzione alla trama e allo sviluppo logico della storia. Con questi ingredienti lo scrittore inglese ha confezionato diversi romanzi, quasi tutti ottimi.</p>
<p>In particolare <em>Le fontane del Paradiso</em> ha numerosi punti di contatto con <em>Incontro con Rama</em>: oltre all&#8217;ambientazione condivide un colpo di scena esterno che non influenza più di tanto la storia, numerose difficoltà e sorprese e la missione solitaria.</p>
<p><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Clarke riesce perfino a dare un altro duro colpo al patrimonio artistico italiano, dopo la distruzione di Venezia stavolta tocca alla torre di Pisa, secondo lui destinata a cadere in un prossimo futuro. </span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">E come <em>Incontro con Rama</em> anche <em>Le fontane del Paradiso</em> ha un fascino sottile e quasi inspiegabile. L&#8217;unico personaggio ben delineato è Morgan, l&#8217;avventura latita e il ritmo è tutto meno che indiavolato, gli amanti delle storie d&#8217;azione potrebbero restare delusi, ma spesso non è così.</span></p>
<p>La storia vive sull&#8217;idea dell&#8217;elevatore spaziale e sulle descrizioni tecnologiche, Clarke è maestro nello spiegare le tecnologie che nessuno ha mai visto, e le inserisce nella storia in modo inavvertibile.<br />
ALtro elemento di interesse sono i richiami al passato e il contrasto tra necessità tecnologiche e la religione, conflitto che vede Clarke schierato dalla parte della scienza. Il modo paradossale in cui si risolve il braccio di ferro tra il monastero buddista e Morgan rappresenta l&#8217;irrazionalità della religione, che si condanna da sola.</p>
<p>Straordinarie le descrizioni dei panorami e dei tesori artistici di Taprobane. Qui Clarke gioca in casa, l&#8217;isola è modellata su un luogo ben conosciuto, dato che lo scrittore ha vissuto per più di mezzo secolo a Ceylon, l&#8217;attuale Sry Lanka nonché ispirazione per Taprobane. In definitiva uno dei migliori romanzi di uno dei più grandi scrittori di fantascienza.</p>
<p><strong>Giampaolo Rai</strong></p>
<p>Arthur Charles Clarke, <em>Le fontane del Paradiso</em> (<em>The fountains of Paradise</em>, 1979) &#8211; FANTASCIENZA &#8211; Mondadori &#8211; Urania Collezione &#8211; 2013 &#8211; traduttore: Vittorio Curtoni &#8211; pagine 264 &#8211; prezzo 5,90 euro</p>
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		<title>Venerdì 17 maggio: “Quinta giornata Anti-superstizione del CICAP”</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 16:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Query Online</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[CICAP]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata Anti Superstizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli eventi per il prossimo venerdì 17, quinta giornata anti-superstizione del CICAP]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«Non è vero&#8230; e non ci credo!» è questo il motto della<b> &#8220;Giornata Anti-superstizione&#8221;</b> che il <a title="http://www.cicap.org" href="http://www.cicap.org" target="_blank" rel="nofollow">CICAP</a>, per il quinto anno consecutivo, organizza in occasione di venerdì 17 maggio.</p>
<p>L&#8217;obiettivo ancora una volta è quello di comunicare al grande pubblico in modo ironico e sdrammatizzante quello che per gli esperti è un dato di fatto: «Essere superstiziosi porta male». Lo dice scherzando <b>Massimo Polidoro</b>, segretario nazionale del CICAP già docente di Psicologia dell&#8217;insolito all&#8217;Università di Milano-Bicocca, ma la questione è seria: «Quando qualcuno crede che un oggetto, una persona, una frase o un comportamento abbiano il potere di portare sfortuna non fa che condizionarsi, e così, ritenendosi sfortunato, altera inconsapevolmente il suo comportamento e finisce per provocare gli eventi sfortunati che tanto lo spaventano».</p>
<p>Ed è proprio per combattere la superstizione che, ormai da cinque anni, il CICAP organizza ogni venerdì 17 una “Giornata Anti-superstizione”. In alcune città, tra cui Pescara, Trieste, Novi Ligure e Cueno i gruppi locali del CICAP organizzeranno eventi di vario tipo: incontri, conferenze, dibattiti e dimostrazioni &#8220;pratiche&#8221;. Per la prima volta, inoltre, la Giornata Anti-superstizione arriverà al <b>Salone del libro di Torino,</b> che da sempre ospita uno stand dedicato al lavoro e alle iniziative del CICAP. Al Salone, dunque, oltre a presentare le sue attività e le nuove pubblicazioni (tra cui un dvd dedicato al recente tour italiano di <b>James Randi</b>, il più famoso smascheratore di ciarlatani al mondo), con un incontro previsto per sabato 18 maggio, alle 21.00, il CICAP offrirà la possibilità venerdì 17 di prendere parte a una serie di prove pratiche piuttosto singolari.</p>
<p>«Caratteristica di molti appuntamenti» spiega <b>Marta Annunziata</b>, coordinatrice dei gruppi locali del CICAP, «è proprio il fatto che, per accedervi, è necessario compiere un vero e proprio “Percorso a ostacoli per superstiziosi”. Si passa, per esempio, sotto una scala aperta, si rompe uno specchio, si versa a terra del sale, si fa in mille pezzi una lettera con la classica catena di sant’Antonio, si apre un ombrello al chiuso e così via. In alcuni casi i partecipanti dovranno eseguire un totale di 13 gesti e azioni ritenute fortemente pericolose dai superstiziosi e potranno ricevere un diploma di Anti-Superstiziosi».</p>
<p>Trovate che possono fare sorridere, certo, ma che possono anche rappresentare un modo allegro e simpatico per svelare la pochezza di certi rituali che, se presi troppo sul serio, finiscono per condizionare negativamente la vita delle persone. Occorre infatti ricordare che, dagli ultimi rilevamenti di Eurobarometro, il servizio di sondaggi e analisi della Commissione europea, dedicato alla scienza e alla ricerca, emerge un dato che la dice lunga su abitudini e credenze dell&#8217;italiano medio: nel nostro paese 58 persone su 100 ammettono di essere attratte da “idee irrazionali e superstizioni”, di fronte al 40 per 100 della media europea. Siamo il paese più superstizioso d&#8217;Europa? Non proprio, ma ci piazziamo saldamente al terzo posto, dietro la Lettonia (60%) e a un passo dalla Repubblica Ceca (59%).</p>
<p>«Ecco perché» osserva Polidoro «da quasi 25 anni il CICAP è impegnato a combattere l’irrazionalità, la superstizione e il pregiudizio con le armi della scienza e della ragione. Normalmente lo facciamo attraverso libri, articoli, interventi radiotelevisivi, esperimenti, indagini, conferenze, convegni, corsi e workshop ma, qualche volta, anche con esperienze insolite e divertenti come la Giornata Anti-superstizione».</p>
<p>Per concludere, <b>Piero Angela</b>, che del CICAP è il fondatore, osserva che: «La funzione che esercita il CICAP, una funzione di verifica delle notizie, di corretta informazione, di denuncia di truffe e imbrogli e di tutela dei più deboli, è troppo importante per essere trascurata. Da quasi un quarto di secolo il Comitato porta avanti le sue campagne con impegno e passione ma potendo contare unicamente sulle proprie forze. Questa indipendenza ci ha permesso di non subire pressioni o influenze, ma in questo momento di crisi mette a rischio la possibilità di portare avanti il nostro lavoro. Per questo, sollecito chiunque condivida e apprezzi la nostra attività a dimostrarcelo aderendo al CICAP (<a title="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=275201" href="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=275201" target="_blank" rel="nofollow">qui tutte le informazioni necessarie</a>) e, perché no, donando al Comitato il suo <a title="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=2740665x1000" href="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=2740665x1000" target="_blank" rel="nofollow">http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=2740665&#215;1000</a> (codice fiscale 03414590285): non costa nulla e per noi è una boccata di ossigeno indispensabile per la nostra sopravvivenza».</p>
<p><b>VENERDì 17 MAGGIO &#8211; CALENDARIO DEGLI EVENTI</b></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">ABRUZZO</span><br />
Venerdì 17 maggio, ore 17-19 circa c/o Libreria “Qui Abruzzo”, via De Amicis 96, Pescara. Colloquio sul tema della superstizione con il prof. Aristide Saggino, professore di psicometria presso la Facoltà di Psicologia dell&#8217;Università “G. d&#8217;Annunzio” di Chieti-Pescara e presidente del CICAP Abruzzo Molise, e con Luca Menichelli, vicepresidente del gruppo. Conduce Luciano Di Tizio, giornalista e presidente WWF Abruzzo. Seguirà dibattito.<br />
Ore 21.30-23.00: programma in diretta tv su Rete 8 dedicato alle attività del CICAP. Conduttore del programma è il giornalista de Il Messaggero Paolo Mastri e con Luciano Di Tizio interverranno il Prof Saggino e Luca Menichelli, del CICAP Abruzzo-Molise.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">FRIULI VENEZIA GIULIA</span><br />
Il giorno 16 maggio, alle ore 9.40, nell&#8217;ambito della trasmissione &#8220;Calle degli orti grandi&#8221;, l&#8217;emittente radiofonica Radio Capodistria (emittente pubblica slovena in lingua italiana) trasmetterà un&#8217;intervista a Fulvio Stel, presidente del CICAP F.-V.G. Si parlerà dei temi della Giornata anti-superstizione, e delle credenze legate ai grandi eventi astronomici.<br />
Il giorno seguente, alle 17.30, presso la sala conferenze della BCC di Staranzano e Villesse, in via Roma 20, 1º piano, a Trieste, il presidente del gruppo CICAP F.V.G., Fulvio Stel, fisico, terrà una relazione dal titolo: &#8220;Credenze popolari legate ai grandi eventi astronomici&#8221;.La conferenza sarà preceduta da un breve intervento del coordinatore del gruppo, che introdurrà la &#8220;Giornata antisuperstizione&#8221;. Al termine della relazione ci sarà un dibattito con il pubblico.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">PIEMONTE</span><br />
<em>TORINO</em><br />
A Torino la Giornata Anti Superstizione si terrà all&#8217;interno del Salone del Libro, dove il CICAP come tutti gli anni sarà presente con uno stand (Padiglione 1, stand D42). All&#8217;interno dello spazio dedicato al CICAP i nostri visitatori potranno sfidare le credenze popolari compiendo azioni ritenute particolarmente pericolose dai superstiziosi. Presso lo stand sarà possibile aderire al CICAP, reperire tutte le pubblicazioni del Comitato, incontrare i soci, ricevere informazioni sulle conferenze future, e conoscere qualche anteprima relativa alle prossime iniziative. Il Salone sarà aperto da giovedì 16 a lunedì 20 maggio e si terrà presso Lingotto Fiere, via Nizza 280, Torino.</p>
<p><em>CUNEO</em><br />
Conferenza dal titolo “Sarà vero? Quattro chiacchiere tra misteri e magia” alle ore 20.30 presso il salone Sobrero, comune di Murello (CN). Relatori dell’incontro saranno Fabrizio Bonetto (segretario CICAP Cuneo) e Alberto Allione (prestigiatore).</p>
<p><em>NOVI LIGURE (AL)</em><br />
E&#8217; un Venerdì, è il 17&#8230; Paura? No, è un giorno come gli altri, con in più la possibilità di degustare un ottimo aperitivo mentre Silvano FUSO ci parla di superstizioni e falsa scienza, presentando il suo ultimo libro, LA FALSA SCIENZA. Serata organizzata da OVO CENTER (http://www.ovocenter.it/) in collaborazione con il CICAP Liguria ed il gruppo CICAP di Novi Ligure.</p>
<p>Per maggiori informazioni sulla Giornata anti-superstizione: www.cicap.org &#8211; tel. 049-686870 – info@cicap.org</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Una spiegazione per gli UFO sudamericani del 10 maggio?</title>
		<link>http://www.queryonline.it/2013/05/13/una-spiegazione-per-gli-ufo-sudamericani-del-10-maggio/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 17:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sofia Lincos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Cygnus]]></category>
		<category><![CDATA[NASA]]></category>
		<category><![CDATA[Stazione Spaziale Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[UFO]]></category>

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		<description><![CDATA[I video girati in Cile e Argentina alcuni giorni fa potrebbero aver ripreso il rientro di un modulo spaziale di simulazione]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nella notte tra il 9 e il 10 maggio una flotta di UFO ha fatto la sua comparsa nei cieli del Sud America. Gli oggetti luminosi, catalogati da alcuni <a href="http://www.segnidalcielo.it/2013/05/10/avvistamento-ufo-massivo-in-sud-america-i-video/">siti ufologici</a> come &#8220;sfere di luce&#8221;, sono stati ripresi in due video girati rispettivamente a <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=SEhfsT7XL1E">Temuco, in Cile</a>, e a <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=Gsqb1K-tlro">Neuquen, in Argentina</a>. Nei filmati si vedono alcuni puntini attraversare il cielo, in traiettoria discendente verso la terra.</p>
<p>La loro identità è stata spiegata da Phil Plait su <a href="http://www.slate.com/blogs/bad_astronomy/2013/05/11/video_satellite_re_entry_looks_like_ufos_over_south_america.html"><em>Bad Astronomy</em></a>:</p>
<blockquote><p>E&#8217; con qualche sollievo che posso dire che non si tratta di una flotta di astronavi aliene in procinto di schiavizzare il genere umano, o magari di divorarci. Non è neanche uno sciame di meteore: ciò che state vedendo qui è un satellite che si disintegra drammaticamente al rientro nell&#8217;atmosfera terrestre. Ed <a href="http://satobs.org/seesat/May-2013/0104.html">è stato identificato</a>: si trattava del <em>Cygnus mass simulator</em>, un modulo lasciato nello spazio dal razzo <em>Antares</em> ad aprile!</p></blockquote>
<p>Il razzo <em>Antares</em> è stato progettato per portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale tramite <em>Cygnus</em>, un cargo spaziale studiato appositamente per questo scopo in seguito al &#8220;pensionamento&#8221; dello Space Shuttle. Per mettere alla prova il sistema, il 21 aprile è stato lanciato il <a href="http://www.orbital.com/Antares-Cygnus/files/Pre-Launch-Guest-Briefing.pdf">razzo Antares</a> insieme a un modulo con la stessa massa di <em>Cygnus</em>. Questo modulo di simulazione è proprio quello che si vede nel video.</p>
<p>Pochi i dubbi sull&#8217;identificazione. Spiega Phil Plait:</p>
<blockquote><p>Tempistiche, direzione e velocità sono tutte consistenti con il fatto che si tratti del modulo di Antares, quindi sembra proprio che possiamo spostare questo evento dalla categoria degli UFO a quella degli IFO.</p>
<p>Ho visto centinaia di meteore, e il loro aspetto mi è abbastanza familiare. Ho assistito solo a un paio di rientri di satelliti, e non c&#8217;è possibilità di confonderli! Le meteore si muovono a una velocità interplanetaria, e sfrecciano rapide in cielo. I satelliti sono più maestosi, si muovono a una frazione della velocità di una meteora, e si possono comunemente vedere i piccoli pezzi e i frammenti bruciare e poi svanire mentre passano. E&#8217; stupefacente.</p></blockquote>
<p>Il modulo di prova è stato posizionato su un&#8217;orbita molto bassa, e non stupisce che sia stato rallentato dall&#8217;atmosfera fino a precipitare. Per ora non sono ancora arrivate conferme ufficiali, ma tutti i dati sembrano convergere su questa spiegazione.</p>
<p><em>Immagine: modulo Antares A-ONE per la missione di simulazione. Credits: NASA.</em></p>
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		<title>La storia di Max Tomlinson raccontata da Salvo Di Grazia</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 17:36:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Query Online</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il terzo occhio]]></category>
		<category><![CDATA[che male fanno?]]></category>
		<category><![CDATA[Max Tomlinson]]></category>
		<category><![CDATA[naturopatia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2004  il naturopata Max Tomlinson e sua moglie si trovarono a rifiutare i consigli dei medici: una scelta con terribili conseguenze]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://medbunker.blogspot.it">Salvo Di Grazia</a> racconta sul suo blog la storia di <a href="http://www.bbc.co.uk/wales/raiseyourgame/sites/preparation/healthybody/pages/max_tomlinson.shtml">Max Tomlinson</a>, un naturopata, omeopata e nutrizionista molto famoso nel Regno Unito. Nel 2004 lui e sua moglie si trovarono a scegliere tra un parto naturale e uno indotto. Purtroppo l&#8217;estrema fiducia di Tomlinson nella natura e nei suoi principi lo spinse a rifiutare i consigli medici, con gravi conseguenze.</p>
<blockquote><p>Filipa, la moglie di Tom è in gravidanza e suo marito fa di tutto per convincerla a partorire a casa. Ricordo che il parto a casa (ovvero partorire senza recarsi in ospedale, generalmente assistiti da un&#8217;ostetrica), presenta un lieve rischio di complicanze superiore al parto &#8220;canonico&#8221; (oggi) in ospedale. Il problema è essenzialmente statistico (e si può estendere anche ad altri ambiti della medicina): se tutto va bene si può partorire anche in mezzo alla strada. Il problema sorge quando va male qualcosa, sorge una complicanza, cosa sempre possibile anche in un parto, evento fisiologico e naturale. In quel caso trovarsi in ospedale fa la differenza tra poter provare a rimediare o non fare nulla e quando non si fa nulla in presenza di una complicanza la natura non perdona, è un problema serio.</p>
<p>Filipa, nonostante qualche suo dubbio, <i>acconsente </i>al parto in casa, per il marito il &#8220;parto omeopatico&#8221; (lui lo definisce così) è sicuro, naturale e senza pericoli.</p></blockquote>
<p>La coppia rimane fedele alla sua decisione, anche quando alla donna viene diagnosticata una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Colestasi_gravidica">colestasi gravidica</a>, un problema epatico che aumenta il rischio di complicazioni. L&#8217;ipotesi del parto indotto viene scartata come &#8220;non naturale&#8221;, nonostante le linee guida lo consiglino in queste circostanze.</p>
<blockquote><p>Neanche a farlo apposta, passano solo 5 ore ed il travaglio inizia naturalmente, tutto sembra dare ragione al &#8220;naturopata&#8221; ma dopo qualche ora tutto si ferma, la dilatazione del collo uterino raggiunge i 5 centimetri (fisiologicamente siamo a &#8220;metà strada&#8221;, la dilatazione completa per il parto è di 10 centimetri) e le contrazioni scompaiono, passano ben 10 ore di ulteriore attesa, la situazione è grave e, nonostante la dilatazione sia progredita, non va come dovrebbe andare, la condizione della madre inoltre, espone il nascituro a rischi non indifferenti.</p>
<p>Solo a quel punto la coppia e l&#8217;ostetrica omeopata decidono di recarsi in ospedale (anche se non dicono ai medici ciò che era successo e che erano passate già 15 ore di travaglio, ben al di sopra dei limiti fisiologici, senza dimenticare la patologia della donna). Ma più di 17 ore di travaglio sono state fatali e Jaspar, questo il nome del figlio della coppia, sta male, ha sofferto e nasce con una paralisi cerebrale che gli provoca un gravissimo stato generale, convulsioni e la necessità di ricoveri continui. Un dramma evitabile ma non impedito solo per una questione di principio e di false convinzioni. La descrizione che il naturopata fa del figlio alla nascita è terribile e la risparmio, pensate che parla di &#8220;buchi nel cranio&#8221; e che il bambino sembrava fosse stato picchiato&#8230; la sostanza è che Jaspar, oggi un bambino, non cammina ed ha importanti problemi neurologici.</p></blockquote>
<p>Per chi volesse approfondire, l&#8217;articolo completo è <a href="http://medbunker.blogspot.it/2013/05/la-tragica-coerenza-di-un-naturopata.html">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il più piccolo film del mondo</title>
		<link>http://www.queryonline.it/2013/05/10/il-piu-piccolo-film-del-mondo/</link>
		<comments>http://www.queryonline.it/2013/05/10/il-piu-piccolo-film-del-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 May 2013 07:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Mure</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fanta-scienza]]></category>
		<category><![CDATA[atomi]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>

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		<description><![CDATA[Dai laboratori di IBM arriva A Boy and His Atom, un corto i cui protagonisti sono atomi. Ecco come è stato realizzato.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È il più piccolo film del mondo, poco ma sicuro. Questo perché i protagonisti di <em>A Boy and His Atom</em> sono atomi. Migliaia di atomi, collocati con precisione, per creare circa 250 fotogrammi di ripresa con la tecnica dello stop motion. Il corto racconta la storia di un essere umano chiamato — indovinate un po&#8217;? — Atomo, il quale fa amicizia con un singolo atomo e, insieme, ballano, giocano a palla e saltano su un trampolino.</p>
<p>Il progetto è stato realizzato nei laboratori IBM con un miscrospio a scansione a effetto tunnel inventato da IBM stessa (e lo strumento ha fatto vincere a Big Blue il premio Nobel, per la cronaca). &#8220;Il microscopio — spiega Christopher Lutz, Research Scientist, IBM Research — pesa due tonnellate, funziona a una temperatura di meno 268 gradi Celsius e ingrandisce la superficie dell’atomo di oltre 100 milioni di volte. La capacità di controllare la temperatura, la pressione e le vibrazioni a livelli esatti fa del nostro laboratorio IBM Research uno dei pochi posti al mondo in cui è possibile spostare gli atomi con tale precisione.&#8221;</p>
<p>I ricercatori IBM hanno utilizzato il microscopio, controllandolo remotamente da un computer, per muovere un ago lungo una superficie di rame e &#8220;sentire&#8221; gli atomi. A solo un nanometro dalla superficie, che equivale a una distanza di un miliardesimo di metro, l&#8217;ago può attirare fisicamente gli atomi e le molecole verso la superficie e quindi posizionarli in un punto specifico. Il &#8220;trascinamento&#8221; di un atomo genera un suono caratteristico che fornisce un feedback essenziale per determinare l&#8217;entità dello spostamento. Durante la creazione del film, gli scienziati hanno reso immagini fisse degli atomi posizionati individualmente, producendo 242 fotogrammi.</p>
<p>&#8220;Questo film è un modo divertente per condividere il mondo su scala atomica, aprendo un dialogo con studenti e altri interlocutori sulle nuove frontiere della scienza e della matematica,&#8221; spiega Andreas Heinrich, Principal Investigator, IBM Research.</p>
<p>Ad aiutare gli scienzati negli aspetti più narrativi è stata chiamata l&#8217;agenzia Ogilvy &amp; Mather e Nico Casavecchia, regista argentino titolare della casa di produzione 1st Avenue Machine di New York. Interessante cogliere il lato artistico del film: &#8220;Dopo ore di riunioni — racconta Casavecchia — abbiamo iniziato a capire potenzialità e limitazioni del microscopio. Abbiamo per esempio capito che non avremmo potuto superare cinquemila movimenti di singoli atomi, per cui dovevamo realizzare una sceneggiatura che riducesse al minimo il numero di operazioni per frame. Da qui siamo partiti per costruire una storia realizzabile, che potesse fra l&#8217;altro essere compresa da qualsiasi cultura, senza l&#8217;esigenza di parole, e che trasmettesse emozioni. Dovevamo raccontare qualcosa con pochi pixel e un solo colore: ecco perché ci siamo messi a studiare i videogiochi degli anni Ottanta, anche se gli atomi — abbiamo imparato — non possono essere allineati in modo ortogonale come i pixel, ma solo in modo esagonale. Dovevamo mettere in conto anche questo&#8221;.</p>
<p>Realizzata la storyboard, è iniziato un processo collaborativo per tradurla in un linguaggio comprensibile dal computer che controlla il microscopio. Finita poi la fase delle &#8220;riprese&#8221; con gli atomi a cura degli scienziati, Casavecchia si è occupato del montaggio.</p>
<p>Ed ecco <em>A Boy and His Atom</em>, il film più piccolo del mondo: <a href="http://vimeo.com/65244953">clicca qui</a>.</p>
<p><strong>Alessandro Muré</strong></p>
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		<title>Il mostro spiaggiato della Nuova Zelanda</title>
		<link>http://www.queryonline.it/2013/05/08/il-mostro-spiaggiato-della-nuova-zelanda/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 13:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sofia Lincos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[mostri]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Zelanda]]></category>
		<category><![CDATA[scetticismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Identificato il "mostro preistorico" ritrovato a fine aprile nella baia di Plenty]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A fine aprile, una misteriosa carcassa è apparsa sulle spiagge intorno alla baia di Plenty, in Nuova Zelanda. In Italia ne hanno parlato oggi <em><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/920325/il-mostro-marino-della-nuova-zelanda/">Giornalettismo</a></em> e <em><a href="http://www.diregiovani.it/rubriche/fotogallery/22334-mistero-del-mostro-della-nuova-zelanda.dg">DireGiovani</a></em>, che lo presenta così:</p>
<blockquote><p>Quasi del tutto sepolto nella sabbia, l&#8217;animale ha delle caratteristiche inquietanti: lungo circa 9 metri, con la testa priva di occhi, presenta una mascella spalancata che mette in mostra una dozzina di denti a forma di &#8220;cono&#8221;.<br />
Che sia un mostro? Un animale preistorico? Uno scherzo?</p></blockquote>
<p>Il video della carcassa misteriosa è apparso su <em><a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=sumif3fCDH4">Youtube</a></em> il 28 aprile, con un richiesta di aiuto:</p>
<blockquote><p>Chi può aiutarci a capire che animale è?</p></blockquote>
<p>La risposta non si è fatta attendere. L&#8217;animale è stato <a href="http://www.3news.co.nz/Prehistoric-animal-mystery-solved/tabid/1160/articleID/296049/Default.aspx">identificato</a> come un&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Orcinus_orca">orca </a>da Anton van Helden, esperto di mammiferi marini, grazie alla dentatura e a una pinna rimasta intatta.</p>
<p>A quanto pare la scopritrice, Mrs Lovell-Dewes, ne è rimasta piuttosto delusa.</p>
<blockquote>
<div>È noioso, non è vero? Non è l&#8217;animale preistorico che pensavo.</div>
</blockquote>
<div>Molto interessante la risposta di Sharon Hill su <a href="http://doubtfulnews.com/2013/05/it-may-look-prehistoric-but-odds-are-its-just-recently-dead/">Doubtful News</a>:</div>
<blockquote><p>No, non è noioso. È la verità. Ogni carcassa che rimane spiaggiata è interessante, perché non abbiamo spesso la possibilità di vedere cose simili così da vicino, nè di constatare direttamente come la natura si riprenda ciò che è suo. È deludente quando la gente presume che una storia non sia interessante se ha una spiegazione naturale. Penso che la finzione ci abbia fatto il lavaggio del cervello. Io sarei stata <em>elettrizzata</em> a fare un ritrovamento del genere, e non avrei supposto selvaggiamente di aver scoperto un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mosasaurus">mosasauro</a> o un altro mostro marino estinto. È quello che è, ed è già sufficientemente affascinante.</p></blockquote>
<p>Siamo davvero così bisognosi di misteri da non riuscire più ad apprezzare la natura per come è?</p>
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		<title>“L’universo è fatto di storie non solo di atomi”: un libro di Stefano Ossicini</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 07:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Query Online</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[cattiva scienza]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Un libro sulla scienza patologica e le truffe scientifiche.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;universo è fatto di storie non solo di atomi</em><br />
Stefano Ossicini<br />
Neri Pozza, 2012<br />
pp. 286<br />
€ 18</p>
<p><em><strong>Recensione di Olmes Bisi</strong></em></p>
<p>Come è possibile che nel 1903 René Blondlot, colui che riuscì per primo a misurare la velocità di propagazione dei raggi X, abbia “scoperto” e descritto nei dettagli i raggi N, una radiazione inesistente ? Quali meccanismi hanno portato uno scienziato affermato, uno dei dieci membri corrispondenti dell’Accademia di scienze della Francia, a varcare il confine tra la scienza verificabile e riproducibile e la scienza patologica, costituita da idee sbagliate di cui è difficile liberarsi ?<br />
Un secondo caso, ancora più grave è quello di un pluripremiato giovane ricercatore dei laboratori Bell, Jan Schön, che nel periodo tra il 1998 ed il 2002 annunciò decine di impressionanti scoperte nel campo della nanofisica. Solamente dopo la pubblicazione di un centinaio di lavori pubblicati sulle riviste scientifiche più autorevoli ci si rese conto che i dati non erano frutto di misure, ma inventati.<br />
Non sono casi isolati. Il libro “L&#8217;universo è fatto di storie non solo di atomi. Breve storia delle truffe scientifiche” di Stefano Ossicini espone questi ed altri casi, undici in totale, inquadrabili nella scienza patologica e nelle truffe scientifiche. Ogni capitolo presenta una descrizione del contesto scientifico in cui l’episodio si colloca, presentata in modo comprensibile nonostante la complessità dell’argomento. Il linguaggio è accessibile, ma il rigore è notevole e gli strumenti che il libro offre per ulteriori indagini sono rilevanti (la bibliografia è composta da 52 pagine di referenze). Ogni episodio illustrato viene descritto partendo dalla biografia del protagonista, senza un atteggiamento preconcetto ma con equilibrio nella descrizione dei fatti e nel giudizio conseguente.<br />
L’ultimo capitolo contiene una riflessione dell’autore sulle caratteristiche della scienza odierna, e delle radicali trasformazioni in atto; dalla ricerca scientifica del dopoguerra, descritta con l’acronimo CUDOS (comunitarismo, universalismo, disinteresse, originalità, scetticismo) si è passati alla configurazione attuale delineata con il termine PLACE (proprietaria, locale, autoritaria, commissionata, esperta). L’autore si confronta con i temi di questa trasformazione e con le conseguenze profonde che essa comporta.<br />
Il libro appare non solo originale ed interessante, ma grazie ad una narrazione affascinante e coinvolgente risulta di piacevole lettura.</p>
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