<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:blogger='http://schemas.google.com/blogger/2008' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107</id><updated>2026-10-15T08:02:39.706+02:00</updated><category term="Racconto Mirko"/><category term="Stanlio and Ollio"/><category term="amici"/><category term="bacini e punto."/><category term="cani"/><category term="canile"/><category term="cloro"/><category term="commisario rex"/><category term="contraccezione"/><category term="coppie"/><category term="finzioni"/><category term="follia"/><category term="frigge senza olio"/><category term="lassie"/><category term="lisbona"/><category term="lochness"/><category term="mare"/><category term="maternità"/><category term="menopausa"/><category term="mostri marini"/><category term="olio da cucina"/><category term="piscine"/><category term="pluto"/><category term="rimini"/><category term="rin tin tin"/><category term="silvia padrini"/><category term="sommozzatori"/><category term="verona"/><category term="vivere ad Oliosi"/><title type='text'>Archibugi Letterari</title><subtitle type='html'>Archibugi Letterari</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default?redirect=false'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false'/><author><name>P.Bear</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08506604790263238638</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhlI_Afh4_M4iFXlT5GP77t08BFqC10SINTBwK9q_DvgZ0Dbd4o5lDj9OtIwstjAaJ8nga4TDP6F_oQR21LIDPUplioGR-hSgqIabK2CnyUXNPU89SVwISXj2veCi04Zus/s1600/Grizzly_Cub_With_Salmon_1.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>219</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-8244208669255794719</id><published>2012-12-03T00:38:00.001+01:00</published><updated>2012-12-03T18:26:28.724+01:00</updated><title type='text'>Bip! [albideroga]</title><content type='html'>Bip! Un cellulare brandito come telecomando televisivo, a fingere di regolare contrasto, saturazione e fuoco, e un&#39;ombra dai contorni indistinti sull&#39;asfalto del cortile della scuola, nel sole del primo mattino, il cui proprietario è il destinatario della pretesa regolazione. Uno scherzo ormai frusto, ma sempre buono a suscitare ilarità nei bambini che lo praticano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bip! L&#39;elettrocardiografo bippetta inconsapevole. E&#39; un maschio!, il cuore è a posto signora, il suo bambino sembra del tutto sano, lo so, vediamo anche noi quel che vede lei, ma diamogli tempo, forse è solo un disturbo passeggero, il cordone ombelicale era perfettamente visibile, certo, è strano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bip! La sveglia sveglia il piccolo G., mamma e papà lo aspettano giù in soggiorno. Ormai va in prima, bisognerà cominciare a spiegargli che non è come tutti gli altri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La società di oggi è tollerante, aperta a qualsiasi istanza o diversità; siamo un paese fortunato, &quot;discriminazione&quot; è una parola che sta sparendo dal lessico comune. Tuttavia. &lt;br /&gt;
G. è in quarta elementare, e sopporta&amp;nbsp;
quotidianamente
le peggio angherie. Nessuno dei suoi compagni, interrogato in merito, saprebbe fornire un valido motivo di tanto accanimento. Nessuno dei suoi compagni è stato interrogato in merito, ma il ruolo del narratore permette di sorvolare su questi dettagli. Figli di ghanesi, di cingalesi, di assicuratori, di leghisti, di figuranti di forum, di prete spretato e suora mancata, di madre depressa e padre ignoto, figli di figli dei fiori; alla varietà della classe di G. non manca nemmeno un nerd degli scacchi, che ha dodici tic facciali diversi dimostrati, parla solo da solo e la cui attuale passione è l&#39;estensione del concetto di scacchiera a spazi con più di due &amp;nbsp;dimensioni; nonché l&#39;efebico figlio adottivo di una coppia eterosessuale che è sempre stata eterosessuale, fin da quando i genitori si conobbero nella stessa clinica specializzata in cambi di sesso, entrambi in attesa che la chirurgia sopperisse a quello che la natura aveva loro negato; nè il nerd, nè l&#39;efebico, che pure, se non per esperienza diretta in questa splendida società di uguali, quantomeno per vocazione ancestrale qualcosa da dire riguardo l&#39;essere diverso potrebbero averlo; ma i bambini sono candidi, e il candore in controluce è crudeltà; neppure loro trovano da eccepire nel trattamento riservato al nostro G, la cui descrizione verrà per senso del pudore prontamente omessa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il problema di G., o forse il problema del mondo nei confronti di G. è che G. è sfocato. &lt;br /&gt;
Avete presente una foto sfocata?, o le ombre che popolano i bagni casalinghi dietro quei vetri zigrinati?, o un sogno appena interrotto i cui contorni stanno già scomparendo dalla memoria? Ecco, così. Sfocato. Nessuno è mai riuscito a vederlo bene, con le sue esili sopracciglia brufoli peli forfora lentiggini nei imperfezioni varie. E&#39; un&#39;immagine sfuggente, una meteora su retine impreparate, un rompicapo per la scienza, un trafiletto per i giornaletti da ascensore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sua stretta di mano è strana. Si direbbe viscida, ma la sua mano non è sudata: un fisiologo che lo visitò, a corto di tecnicismi, la definì come un &quot;brancolare nella nebbia&quot;. &lt;br /&gt;
Il suo primo pianto di dolore, quando, nella sua culla sereno, l&#39;ostetrica gli piazzò sopra un&#39;altro neonato, perché &quot;non si era avveduta che c&#39;era già qualcuno&quot;.&lt;br /&gt;
G. è malvisto da tutti, e scusate il bisticcio di parole. Su di lui si raccontano storie, si riesumano leggende, si millantano malocchi, si invocano esorcismi.&lt;br /&gt;
G. non è mai riuscito a descrivere che cosa egli veda nello specchio di fronte a sè.&lt;br /&gt;
G. elabora teorie su di sè, le valuta, le falsifica.&lt;br /&gt;
G. è costretto a maturare anzitempo, a costruirsi corazze psicologiche, a fare buon viso a cattivo gioco, a diventare saggio.&lt;br /&gt;
&quot;Il problema &quot; - confessa una volta all&#39;amico immaginario del venerdì che si è inventato per poter conversare con qualcuno, ma non tutti i giorni per non abituarsi troppo bene - &quot;Il problema non è mio: come la bellezza sta negli occhi di chi guarda, così è evidentemente il resto del mondo, non io, che ha un problema alla vista; dovrebbero curarsi gli altri, non soffrire io.&quot; L&#39;amico del venerdì annuisce, ma l&#39;angolo assunto dall&#39;angolo della bocca tradisce la sua menzogna a fin di bene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
G. crede che la soluzione stia nel respiro - lui che ha sempre avuto un respiro un po&#39; affannoso e irregolare - deve respirare come gli altri. Cerca di sincronizzare il suo respiro con quello del suo compagno di banco, che stima di nascosto; assume un&#39;espressione assente, si concentra e si astrae, ma non gli riesce, è sempre in anticipo per l&#39;ansia di essere in ritardo. Guarda il compagno, si sintonizza su di lui con gli occhi e con gli orecchi; ne cronometra i moti toracici, ne indaga le variazioni del ritmo, crede di aver trovato una regola. G. riprende di nascosto i suoi tentativi grazie alla telecamera del cellulare. Sullo schermo, una macchia indistinta e il compagno. Per capire dal filmato quando lui stesso respira, G. alza e abbassa una matita rossa. Cerca di farlo con disinvoltura, il compagno lo nota ma non se ne cura. Ieri la sincronia è stata raggiunta con un margine d&#39;errore dello 0,2% per quasi tre minuti, ma non è successo nulla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
G. ha un&#39;altra teoria, se riuscirà a fotografarsi nell&#39;istante preciso in cui il primo raggio di sole tocca il suo viso in un giorno di luna crescente, il problema di vista del resto del mondo sparirà. Ogni mattina, prima dell&#39;alba G. si apposta sopra la collina nella speranza di prendere il primo raggio. Nemmeno oggi c&#39;è riuscito, ma il suo cuore ha avuto un sussulto nel vedersi avvicinare da una bambina sfocata come lui. Non si è ancora accorto che l&#39;aria pungente lo aveva fatto lacrimare.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/8244208669255794719/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/12/bip-albideroga.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/8244208669255794719'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/8244208669255794719'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/12/bip-albideroga.html' title='Bip! [albideroga]'/><author><name>Margniffo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08392902105862023429</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-5805104894581847250</id><published>2012-11-25T23:13:00.002+01:00</published><updated>2012-11-25T23:13:13.955+01:00</updated><title type='text'>Dolore</title><content type='html'>
 
 
 


&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
Bip bip bip. Il
suono di quella sveglia si insinua nelle fessure del mio sogno
lasciate aperte dai sensi, come una lama che lentamente trafigge le
carni. Va bene, smettila, sono sveglio! Allungo una mano verso il
comodino con gli occhi ancora socchiusi e con il tatto cerco di
evincere la posizione del rumoroso dispositivo. La luce dell&#39;alba
preannuncia l&#39;inizio di una nuova giornata. Mi metto a sedere sul
letto, con la testa fra le mani. Alcuni secondi in quella posizione
ed inizia la routine giornaliera, ciabattando lentamente verso la
cucina. 
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
Bip bip bip.
Sdraiato sulla branda sento il rumore provenire dall&#39;interfono
svegliare i chiassosi “ospiti” dell&#39;istituto carcerario. Io non
ne avevo bisogno, quella mattina avevo visto albeggiare. Perché
dormire a poche ore dal sonno eterno? Quella notte era stata lunga,
avevo riflettuto su molte cose ed ero stranamente sereno. Mi metto a
sedere sul letto, con la testa fra le mani. Recito la preghiera del
mattino, mi alzo in piedi facendo un profondo respiro.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
La cucina della mia
casa era esattamente come l&#39;avevo lasciata ieri sera. Piatti
accatastati nel lavello, avanzi di una frugale cena, briciole in
terra. Apro gli scuri della finestra facendo filtrare dapprima
lentamente, poi di colpo, la luce del mattino. Si respira un&#39;aria
fresca e pulita. Un peso invece mi schiaccia il petto, e tutto mi
appare molto più scuro di quanto non sia. Annaspo per catturare un
briciolo d&#39;ossigeno vitale. Forse un caffè mi farà bene. Con lo
sguardo perso nel vuoto e le spalle basse, mi dirigo verso il
fornello.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
La mia cella era
sempre pulita e ordinata, del resto ci tenevo molto. I miei pochi
vestiti stavano appesi ordinatamente nell&#39;armadietto, la Bibbia
giaceva sul tavolino, tutto era al suo posto. Mi avvicino alle grate,
guardando la luce di una splendida giornata che mi colpisce il viso
striata. Una fresca brezza mattutina mi sfiora, penetrando dolcemente
nei bronchi. Il panorama, fuori dalla cella, non è dei migliori. Una
fila di persone ordinate sta raggiungendo svogliata il posto di
lavoro nella grigia zona industriale. Guardo in alto, cerco di trarre
energia dai raggi solari. Un caffè potrebbe giovarmi. Il mio ultimo
caffè.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
Il rumore del caffè
che sale dalla cucina mi risveglia dal torpore cerebrale che mi
attanaglia. Ne verso una tazzina, la bevo. Ne verso un&#39;altra. Bevo
anche quella. Dopo la doccia e una rapida vestizione esco di casa
controllando di avere tutto. Per strada sembra che tutti guardino me,
abbasso lo sguardo, per evitare che mi guardino dentro. Un paesaggio
desolato gli si paleserebbe alla vista, l&#39;albero della mia vita
spoglio, come in un inverno perenne. Ma cosa mi manca? Ho tutto
quello che un uomo potrebbe volere, ma a quale fine? Non riesco più
a godere di quello che mi circonda: della mia casa, della mia
fidanzata, della mia vita. Nella testa di ognuno c&#39;è un bambino, e
il cervello è il suo parco giochi. Il bambino non dovrebbe saltare
dall&#39;altalena, o assumere atteggiamenti pericolosi, altrimenti si
potrebbe fare male. E noi, che quel bambino lo vigiliamo, non
dovremmo portarlo a sbucciarsi le ginocchia per nostra mancanza di un
limite. Questo per dire che alcuni ragionamenti profondi sappiamo che
ci faranno male ma decidiamo comunque di intraprenderli, lasciando
ferite indelebili al nostro bambino interiore. Una sigaretta stempera
la tensione prima di entrare al lavoro.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
Il rumore della
cella che si apre mi distrae dalla lenta degustazione del caffè. Un
secondino accompagna un sacerdote. Mi alzo in piedi. “Grazie, ho
già risolto i miei conti in sospeso con Dio”. Il sacerdote mi
guarda da capo a piedi, si fa il segno della croce ed esce dalla
cella. Spunta un altro secondino da dietro la porta che dice:
“Andiamo, è ora”. Allungo le mani per favorire l&#39;ammanettamento.
Percorrendo il corridoio tengo alto lo sguardo, Dio mi ha perdonato,
non ho nulla di cui vergognarmi. Il pentimento, sincero, mi regalerà
la vita eterna in paradiso. Entro nell&#39;ultima stanza che vedrò, un
lettino ed apparecchiatura medica ne sono il semplice arredamento.
Uno spesso vetro mi separa dalle persone che vogliono vedermi morto.
Il secondino mi chiede: “quali sono le sue ultime parole?”. Io mi
avvicino lentamente al vetro e, guardando una per una le persone
sedute a guardarmi dico:&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
“Padre nostro,&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
che sei nei cieli,&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
sia santificato il
tuo nome.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
Venga il tuo regno,&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
sia fatta la tua
volontà.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
Come in cielo,&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
così in terra.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
Dacci oggi il nostro
pane quotidiano&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
e rimetti a noi i
nostri debiti&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
come noi li
rimettiamo ai nostri debitori.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
Non ci indurre in
tentazione,&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
ma liberaci dal
male.”&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
Mi sdraio sul
lettino. Un medico mi dice: “Ora ti verrà somministrato un veleno
che ti  addormenterà lentamente, non sentirai dolore.” Sento
entrare l&#39;ago nella vena come una spada, il liquido iniettato mi
riscalda dolcemente. Sono stanco ma sorridente. Buonanotte.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
Arrivato in ufficio,
propongo finti sorrisi abbozzati a tutti coloro che incontro sulla
strada per la mia scrivania. Mi siedo e passo alcuni minuti a fissare
il monitor spento. La realtà che mi circonda è come spine che mi
trapassano da parte a parte, la vista delle persone mi rende ansioso
quando non mi disgusta. Si avvicina un collega alla scrivania. Mi
dice: “Hai visto il giornale? Oggi giustiziano l&#39;assassino della
tv!”. Giro lo sguardo da un&#39;altra parte, concentrandomi sui miei
pensieri. Sento l&#39;ago che entra nella carne, sento il dolore, sento
il cuore accelerare, sento i rumori dei macchinari, sento la notte
sopraggiungere sul giorno. Mi ispeziono. Nessuna reazione emotiva.
Penso: “io sono già morto”.&lt;/div&gt;
</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/5805104894581847250/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/11/dolore.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/5805104894581847250'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/5805104894581847250'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/11/dolore.html' title='Dolore'/><author><name>Alessandro &quot;Pajaja&quot; Palermo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15876888023470364933</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgyLwrd9rIz1HlVfcwrmrwuNCYdTBrQyi8qr_anyWIjFbtHVkiDUYkbMyURYCtxM9m4ff86ITI9TxxeoHmJRUkoGzDCk72BOdLu1VLd5kbr0WCKmIQT7eAq5_72t-V2vQ/s220/173913_1559626384_3974838_n.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-4964257888412783431</id><published>2012-06-11T10:50:00.001+02:00</published><updated>2013-03-13T00:11:43.254+01:00</updated><title type='text'>Fotografemo le cése prima che le casca</title><content type='html'>Fotografemo le cése prima che le casca, vói védarle ancora, che da &#39;sta carega no&#39; vedo gnanca pi&#39; el campanil co le só ore, ma almanco sento i rintochi, eco, el ghe n&#39;avea &#39;pena fati quatro st&#39;altra note che ghe n&#39;è scapà &#39;n altro par, e a mi che le gambe le me fale ma la testa la g&#39;ho ancora bòna, me gh&#39;era parso che al&#39;Igino &#39;l g&#39;avese ciapà un tremasso, e invese l&#39;era il leto che scurlava tuto, Maria Vèrgine ghe digo, ma lu&#39; po&#39; che el ghe sente póco, po&#39; che &#39;l tól quei tranquilanti &#39;meopatici, el me fa sì co la testa, po&#39; &#39;l se &#39;olta de galón e &#39;l ritaca a dormir come le piere de l&#39;adese, che mi ghe lo digo sempre, sa tóto &#39;ste robe che te te inveleni, che co&#39; no&#39; dormo mi te podaresi anca farme un póca de compagnia, che de note no&#39; gh&#39;è gnanca gnente da védar ala tele, che almanco quando l&#39;è ora de disnar gh&#39;è la clerici che la te spiega le ricete o i bocia che i seita a cantar le cansonete, che no i val un stinco del claudio villa, ma quei i era altri tempi sióra, col modugno e il dallara, quante &#39;olte lo gh&#39;ea dito al&#39;Igino de comprarme el disco de Litel Toni, ma lu&#39; &#39;l me disea che i dischi i era un scóasso de sighi e de lamenti e che &#39;el preferia metar via calche scheo par la bensina super, co quei otani in più da portar la siesento su par quele scaesagne che &#39;l savea lu&#39;, e &#39;naimo a vedar verona da l&#39;alto, e &#39;l me dàa qualche basin, ma gnente de più sala sióra, che l&#39;era un bocia da ben, e &#39;lora tra un basin e l&#39;altro mi pensaa che la musica la podea sentir anca in balera qualche altro sabo co&#39; la Flora e la Giustina, ma co&#39; che l&#39;me tocàa lu, delicatamente, valea ben la diferensa con tuti i modugni del mondo, e anca se dopo sposai no l&#39;m&#39;ha pi&#39; porta&#39; su le scaesagne, parché no ghe n&#39;era piassè de bisogno, e anca parché scominsiàa a esarghe trafico anca da chele parti là, che te parea d&#39;esar in via nóva dopo mesa, se ricordela che bele prediche don Faustino, l&#39;è morto anca lu&#39;, la próa a védar in quela cardensa che g&#39;arìa da &#39;érghe ancora incantona&#39; la foto de lùch&#39;el ne benedise al nostro matrimonio, col Walter in parte a far da testimonio, &#39;na bela testa anca lu&#39;, la se figura che la note prima de partir co i alpini el s&#39;era finto in leto mala&#39; e l&#39;era scapa&#39; a &#39;mbriagarse col me Igino el marangón a casa del Vito che &#39;l g&#39;avea le vigne fóra Quinsan, e i s&#39;avea impenì cósìta tanto che i ha regatà tuto il dì siguente, ma al Walter no gh&#39;è valso pregar, i l&#39;ha caricà sul treno dela sera e l&#39;è rivà in caserma dopo che il general el l&#39;avea sercà tuto il dì, e par compenso el g&#39;ha dato da far du&#39; mesi de sentinela noturna in te la garita sopraelevata, de otobre, col fredo che te lo racomando, e senza gnanca un schienal da posarghe le spale strache, e se no altro el g&#39;ha pasà la vóia de schersar, al pòro Walter, che quan l&#39;è tornà só ghe mancàa un tocheto de diel, ma &#39;l no&#39; l&#39;ha mai volùo parlàrghene, e mi no&#39; parlo, ma gnanca no&#39; taso quando digo che- ma la speta sióra, sèntela anca éla, n&#39;antro scurlón, no&#39; gh&#39;è pi&#39; pace co &#39;sto tremoto. Stanote el tranquilante al&#39;Igino ghe lo frego mi.

Verona, 3 giugno 2012</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/4964257888412783431/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/06/fotografemo-le-cese-prima-che-le-casca.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/4964257888412783431'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/4964257888412783431'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/06/fotografemo-le-cese-prima-che-le-casca.html' title='Fotografemo le cése prima che le casca'/><author><name>Margniffo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08392902105862023429</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-9161755954035734136</id><published>2012-04-08T17:44:00.001+02:00</published><updated>2012-04-08T17:46:54.287+02:00</updated><title type='text'>Avrebbe voluto non crederci</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span &gt;Andrea contemplava la strada deserta attraverso i vetri della finestra.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Era proprio soddisfatto della scelta. La sua nuova casa gli piaceva proprio tanto, e lo si poteva notare dal sorriso che gli si formava sulle labbra, non appena allungava lo sguardo verso il fondo della via, fino all’incrocio che si poteva scorgere nei giorni più limpidi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Era da molto tempo che sognava quel momento, quella svolta, che finalmente era arrivata, sottoforma di una nuova casa, di una nuova città, di una nuova vita.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Aveva dovuto superare difficoltà economiche che l’avevano costretto fino a pochi giorni prima a rimanere rinchiuso tra quattro mura che ormai odiava, in compagnia di persone con cui condivideva solamente l’aria che respirava, nient’altro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Aveva anche lasciato un lavoro che lo stava consumando. Era riuscito a trovarne un altro, in un negozio del centro, con orari più che accettabili, che gli permettevano di condurre una vita sociale più “normale” di quella precedente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Era sicuramente più sereno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Aveva avuto poco tempo per visitare la città fino a quel momento, ma non aveva fretta. Intanto spulciava piano piano le viuzze del suo quartiere, alzandosi sulle punte quando passava vicino alle recinzioni più alte, per osservare i giardini dei suoi nuovi vicini, alcuni molto curati, altri meno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Quel giorno, mentre guardava dalla finestra, si immaginava le prime conoscenze che avrebbe fatto: al lavoro, al corso di pittura, a teatro, ai concerti. Fantasticava sulla simpatia dei ragazzi e sulla bellezza delle ragazze. Le ragazze, appunto. “Chissà”, pensava, “se finalmente conoscerò quella giusta!”, adesso che avrebbe avuto molto più tempo da dedicarle, per cercare di costruire una relazione stabile, di cui sentiva ogni giorno più forte il bisogno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Era anche contento dei coinquilini che gli erano capitati. Il ragazzo con cui divideva la stanza, Cesare, studiava medicina. Era tranquillo, non parlava molto, ma dava l’idea di essere un tipo intelligente, o almeno sopra la media. Degli altri due coinquilini, uno lavorava full time in un museo di storia dall’altra parte della città, e l’altra era una ragazza che non aveva ancora avuto modo di conoscere. Di lei sapeva solo il nome, Marta, e che sarebbe arrivata un giorno di quella settimana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Fuori dalla finestra si vedeva il vento che soffiava e piegava le fronde degli alberi davanti alla casa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Andrea stava pensando di chiedere a Cesare cosa avrebbe fatto quella sera, sentendo una certa voglia di festeggiare quel nuovo inizio con una buona dose di alcool. Gli avrebbe scritto un messaggio, dal momento che non era ancora tornato, ma intanto rimaneva incollato al vetro a scrutare le poche persone che passeggiavano lungo il marciapiede sottostante.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Si soffermò un attimo di più su una ragazza che si stava avvicinando lentamente con una borsetta in mano. Notò il passo particolarmente elegante, che schivava con agilità i rami e le foglie ammucchiati per terra, e per un attimo distolse lo sguardo. Collegò quel passo a un ricordo che non riuscì a recuperare dalla sua memoria, e riprese ad osservare la ragazza. Indossava un vestito che contro la luce del sole pareva tutto bianco, quasi panna, che le finiva all’altezza delle ginocchia. Era parecchio alta. Aveva capelli corti e chiari, che come il vestito rilucevano al sole in piccoli lampi dorati. Distolse ancora una volta lo sguardo per pensare. C’era un altro ricordo che quei capelli richiamavano, un qualcosa di lontano, ma ancora troppo vago e non decifrabile. Andrea rituffò gli occhi giù per la strada.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;La ragazza si stava avvicinando. A quell’altezza Andrea riusciva a distinguere il colore delle scarpe e della borsetta. Il profilo del viso e del corpo, le linee dei seni e delle cosce si stagliavano sempre più chiaramente in controluce. Andrea per l’ennesima volta stette per ritirare lo sguardo e concentrarsi su quel ricordo insistente che gli arrivava da lontano, ma ci rinunciò.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;La ragazza, arrivata all’altezza della casa, dall’altra parte della strada, la attraversò, voltandosi in direzione della finestra e di Andrea. Aveva mosso i primi passi sull’asfalto. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Andrea volle non crederci.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Marta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Erano passati tre anni, ma il dolore era quello di sempre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Marta salì il gradino del marciapiede, fece due passi verso il portone e tirò fuori la chiave. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Prima di entrare infilò la mano nella buca delle lettere per controllare la posta. Sulla cassetta il nome di Andrea era stato da poco aggiunto a penna, a fianco del suo. Afferrò una busta e chiuse dietro di sé la porta. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Andrea dopo pochi secondi sentì il rumore della chiave nella serratura, appena oltre la porta della sua stanza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Andrea avrebbe voluto non crederci.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/9161755954035734136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/04/avrebbe-voluto-non-crederci.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/9161755954035734136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/9161755954035734136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/04/avrebbe-voluto-non-crederci.html' title='Avrebbe voluto non crederci'/><author><name>B. Renoir</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06226769186485729510</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='18' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg26hGumlkNlWu0w_XFNzqCn7iwV7wHj7vMKPz7jDdOqtouJCAaGiZPQUixjak6ISJIamM-w9cNhMMS_dGRL1CB4G29hWg4C8iJtpPNy-GMH8vj-1ultIIBWgkKzCvufg/s220/B.+Renoir.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-9184888464845528509</id><published>2012-03-26T12:01:00.000+02:00</published><updated>2012-03-26T12:01:08.220+02:00</updated><title type='text'>Il tacchino induttivista</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhqczmSXAMs_xHZb16Jbgqaf1fXp1sN5DkNtpusTHJzGw3kv1mDjLT3a5X76bspqfdxNfFLvNNo9ryOHHLC4K0ebdaAquuNG9Ia6eOc7Vj_SJtKTkBSjLa7AGFEoVetAdId34tG4CJZkI4/s1600/russell.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; width=&quot;267&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhqczmSXAMs_xHZb16Jbgqaf1fXp1sN5DkNtpusTHJzGw3kv1mDjLT3a5X76bspqfdxNfFLvNNo9ryOHHLC4K0ebdaAquuNG9Ia6eOc7Vj_SJtKTkBSjLa7AGFEoVetAdId34tG4CJZkI4/s320/russell.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;

&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
“Sono di nuovo le nove… Non posso proprio esserne sicuro ma adesso ci porteranno da mangiare!”. &lt;/blockquote&gt;
Dal fondo della fattoria si avvicinava la moglie del fattore. Donna particolarmente pienotta e con un vestito molto vaporoso di colore azzurro. Sopra un grembiule bianco dalle quali tasche fuoriuscivano erbe da campo. &lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
“Eccola, sta arrivando! L’avevo detto! Nove in punto! La campana ha smesso di fare il suo nono rintocco!” – poi sottovoce si disse: “ Va bene, calma le arie stupido di un tacchino. La signora viene tutti i giorni alle nove, da una settimana, e dalle sue mani gonfie viene lanciato dell’ottimo mangime.”&lt;/blockquote&gt;
Il tacchino si appoggiò un’ala sotto al mento, becco all’aria, pensieroso. Cominciò a girare avanti ed indietro per l’aia, sgranocchiando di tanto in tanto qualche seme colto dal terreno.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
“Quando potrò sapere che la signora segue sempre questa fantastica regola? Quando potrò prevedere con precisione l’attimo in cui la vedrò sbucare dalla casa padronale con il suo secchio di spettacolari leccornie?”&lt;/blockquote&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
“Mai caro mio, mai!” &lt;/blockquote&gt;
disse Bertrand, un tacchino spuntato fuori dalla casetta in legno. Aveva un paio di folti baffi, era un giovane brillante che quando parlava ci sapeva dannatamente fare con le parole. Quella volta invece destò subito sdegno nel volto dell’altro giovane induttivista. &lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
“Guarda caro che io sono qua da molto più tempo di te sai e non mi frega nessuno! Io tutti i giorni vedo la signora arrivare, ogni giorno allo scoccare della nona ora! Se prima poco ci mancava all’essere convinto ora lo sono proprio! Posso prevedere con assoluta certezza che domani la signora arriverà alle nove!”&lt;/blockquote&gt;
Il silenzio calò nel pollaio. Chi aveva osato sfidare il giovane Bertrand, che con la sua arte oratoria tutti deliziava di colti ragionamenti! Il gruppo si radunò intorno ai due, gli allibratori aspettavano silenziosamente le parole di Bertrand per poi piazzare le quote per il vincitore.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
“Guarda, potresti anche avere ragione, io però non mi fiderei più di tanto…” – disse allontanandosi.&lt;/blockquote&gt;
Il gruppo di tacchini sopraggiunti si disperse, tornando al loro beccare e chiacchierare. L’induttivista spavaldo invece si pavoneggiava, scuoteva in alto il suo becco con aria di vittoria. Iniziò subito a fare caso al tempo che scorreva, lentamente, aspettando solo di poter dire: “te l’avevo detto!”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La notte passò serena per tutti a parte che per Bertrand che si rigirava nel letto. Che interesse poteva averne quella brutta signora della nostra pancia da riempire?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mancava poco ormai alla nona ora, e tutti i tacchini si misero a guardare nella direzione della casa seguendo il consiglio del buon calcolatore. Allo scoccare della campana la porta della casa si aprì e la signora iniziò ad avvicinarsi al pollaio. Bertrand se ne stava in disparte, quando ad un certo punto guardò bene colei che piano si avvicinava.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
“Ehi, ma dov’è il nostro cibo?”&lt;/blockquote&gt;
Tutti iniziarono a guardarsi intontiti. Che Bertrand avesse avuto ragione anche questa volta? La signora nel mentre era entrata nel recinto scrutando per bene tutti i tacchini. Pian piano si avvicinò a Bertrand e lo afferrò alzandolo ad un metro e mezzo da terra. Da quella prospettiva poteva vedere tutto. Poteva guardare il rosso tetto della casa, il bianco muretto di confine, l’altalena nel giardino e quella scritta sull’uscio di casa: “Buon Natale”.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/9184888464845528509/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/il-tacchino-induttivista.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/9184888464845528509'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/9184888464845528509'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/il-tacchino-induttivista.html' title='Il tacchino induttivista'/><author><name>Alessandro &quot;Pajaja&quot; Palermo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15876888023470364933</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgyLwrd9rIz1HlVfcwrmrwuNCYdTBrQyi8qr_anyWIjFbtHVkiDUYkbMyURYCtxM9m4ff86ITI9TxxeoHmJRUkoGzDCk72BOdLu1VLd5kbr0WCKmIQT7eAq5_72t-V2vQ/s220/173913_1559626384_3974838_n.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhqczmSXAMs_xHZb16Jbgqaf1fXp1sN5DkNtpusTHJzGw3kv1mDjLT3a5X76bspqfdxNfFLvNNo9ryOHHLC4K0ebdaAquuNG9Ia6eOc7Vj_SJtKTkBSjLa7AGFEoVetAdId34tG4CJZkI4/s72-c/russell.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-3472663215730609985</id><published>2012-03-19T21:34:00.000+01:00</published><updated>2012-03-19T21:36:30.689+01:00</updated><title type='text'>precauzioni</title><content type='html'>&lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;ADVcompany, buongiorno.&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; &quot;&gt;&quot;Buongiorno a lei, qui è il Vaticano.&quot;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Senta,mi scusi, non ho tempo da perdere. O fa il serio,sennò metto giu.&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Sia seria lei! Io sono il Papa ed ho un urgente bisogno di una campagna pubblicitaria e voi siete o non siete un&#39;agenzia?&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Si lo siamo, ma come faccio a sapere che lei è davvero il Papa? Può essere un imbecille qualsiasi che lo imita&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Senta, se vuole le posso recitare il Magnificat o spiagare il Catechismo. Mi passi il direttore creativo.&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Un momento.&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;La centralinista mise in attesa la telefonata e chiamò il direttore creativo all&#39;interno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Rick,ho uno in attesa che dice di essere il Papa e vuole parlarti. Che faccio?&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Passamelo. Oggi mi sto davvero rompendo i coglioni, almeno mi farò quattro risate con questo simpaticone.&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Ok,capo!&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;Kate, così si chiamava la ragazza, continuò il suo lavoro come ogni giorno tra le scartoffie da ordinare e gli appuntamenti da prendere fino alle sei .. e come sempre prima di andare passò dall&#39;ufficio del direttore a vedere se c&#39;erano delle novità. Entrò, al solito senza bussare, e trovò Rick immerso tra i fogli pieni di schizzi e carico d&#39;euforia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Oddio, che ti succede?&quot; gli chiese lei.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Non puoi capire. Non puoi capire. Abbiamo risolto tutti i nostri problemi. Se questa va in porto abbiamo lavoro almeno per i prossimi 2000 anni! Quello di prima era DAVVERO il Papa! Vogliono un prospetto per una campagna su un loro tema. Ma ti rendi conto? Ho ricevuto il brief direttamente dal Papa!&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;oh,Porcaputtana! E adesso?&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Intanto evita questo linguaggio .. siamo l&#39;agenzia del Clero!&quot; e scoppiò in una risata fragorosa ed isterica.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Senti,Rick, io vado a casa tanto qui non ti servo. Quando ci vediamo con sua santità?&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Domattina.&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Cosa? E io come faccio a sistemare l&#39;agenzia? E soprattutto, come fai tui senza il tuo copy?&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Senti, Kate. Mi arrangerò.. è un&#39;occasione che non possiamo perdere. Adesso vai e lasciami concentrare che alle alle dieci di domattina arriva la delegazione dal Vaticano.&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; &quot;&gt;Kate se ne andò e lo lasciò alla sua isterica euforia. Ma nessuno dei due dormì quella notte.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; &quot;&gt;La mattina dopo Kate alle 7 era già in ufficio: lavò i pavimenti, sistemò tutto ed ordinò la sala riunioni .. che di lì a poche ore sarebbe stato il&quot;campo di battaglia&quot; in cui combattere la crociata. &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; &quot;&gt;Finita la sessione di pulizie,  provò ad aprire la porta dell&#39;ufficio di Rick per dare un spolveratina, ma la trovò chiusa. Temeva che quel cretino avesse lavorato tutta la notte e si fosse addormentato li dentro il che avrebbe significato un direttore creativo impresentabile. E invece dopo dopo arrivò con il pc sotto il braccio ed in mano una cartellina piena cartoncini sui quali era spiegato lo storyboard.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Ciao Kate. Io vado in ufficio a ripassare.. tu sistema tutto poi quando arrivano stacca il centralino e vieni in sala riunioni con me. Devi essere la mia assistente, dato che il nostro copy è in ferie e io mi sono fatto tutto  da solo.&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Bene,Rick .. come vuoi.&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;Passarono le ore senza che se ne accorgessero ed alle 9.55 precise suonò il campanello dell&#39;agenzia. Kate andò ad aprire con una naturalezza mal dissimulata e fece accomodare Papa, Vicepapa e guardie del corpo in sala riunioni, dove Rick li stava  già aspettando. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; &quot;&gt;Lei staccò il centralino e si infilò in sala.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; &quot;&gt;Rick stava illustrando alle loro Santità lo storyboard dello spot che gli avevano commissionato. &quot;Cazzo - penso lei- Rick è proprio un genio quando ci si mette ..&quot;. &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; &quot;&gt;Lo spot che Rick aveva inventato e stava raccontando non aveva parole ma comunicava benissimo con le immagini il messaggio che il clero voleva comunicare: la castità prematrimoniale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;Ora mancava solo il claim finale, la frase ad effetto, la chiusura di quello spot così perfetto.. Rick non poteva sbagliare. Kate sapeva però che lui non etra un copy,  non era esattemente un maestro con le parole quindi incrociò strattissimamente le dita perchè Rick stava arrivando  alla fine della sua presentazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;&quot;Ed ecco a voi, Santità- stava dicendo Rick proprio in quel momento- lo spot si chiude poi con l&#39;ultimo fotogramma: sfondo nero ed il claim: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; &quot;&gt;&quot;&lt;b&gt;Anche prendendo le dovute precauzioni, un rischio c&#39;è sempre&lt;/b&gt;. Scegli la strada della castità.&quot;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;Il Papa rimase in silenzio ed annuì. Gli era piaciuto. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; &quot;&gt;Quando se ne andarono i prelati Kate e Rick si abbracciarono. Lei si complimentò con lui ma non potè fare a meno di chiedergli: &quot;Ma da dove cazzo hai tirato fuori una claim del genere!?&quot;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-weight: normal; font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span &gt;Lui le rispose: &quot;Beh,era una vecchia idea per una campagna .. che quelli della Durex mi avevano bocciato!&quot;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/3472663215730609985/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/precauzioni.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/3472663215730609985'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/3472663215730609985'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/precauzioni.html' title='precauzioni'/><author><name>snuz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00932656807955577870</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiDllEYkiM6wEvKZG5c388RZrQUhZ5NQzRxShD4PF_6Y2nRplNy_xvmSYoDw-aZRuJgBHicOomDN_oq5Lc00YkaXcWsQ0XZ_LQQEqvW2o33aFk75HM1XpU2n4Wi-33Lkw/s220/attesa_lupo.jpeg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-3915431287160927425</id><published>2012-03-19T20:47:00.000+01:00</published><updated>2012-03-19T20:51:41.128+01:00</updated><title type='text'>Primo raccontino</title><content type='html'>“Non c’è nulla da temere dall’ignoto”.&lt;br /&gt;L’uomo continuava a ripeterselo mentre procedeva da solo lungo il ciglio della strada.&lt;br /&gt;Camminava all’indietro, in modo da poter vedere le vetture che giungevano e poter così esibire in tempo il pollice alzato.&lt;br /&gt;Cercava qualcuno che gli offrisse un passaggio.&lt;br /&gt;La destinazione non aveva importanza.&lt;br /&gt;La sola cosa che importava era la persona che l’avrebbe accolto in macchina, perché quella persona sarebbe stata la sua prossima vittima.&lt;br /&gt;L’uomo era un assassino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tempo, quando era ancora ragazzo, le parti erano invertite.&lt;br /&gt;Lui era quello che guidava, e le sue vittime gli ignari autostoppisti.&lt;br /&gt;Ma le cose non potevano funzionare in quel modo.&lt;br /&gt;Anzitutto non era mai certo di trovare qualcuno bisognoso di un passaggio, e i suoi bisogni non potevano attenersi al caso.&lt;br /&gt;Inoltre, anche se si prometteva sempre di non ricascarci, stando alla guida aveva modo di effettuare una selezione sulle sue prede.&lt;br /&gt;Gli autostoppisti a lato della strada sfilavano davanti a lui come pietanze sul banco self-service di un ristorante, e lui poteva sempre scegliere ciò che preferiva: dolce o salato, uomo o donna, carne o verdura, giovane o vecchio.&lt;br /&gt;In questo modo però si era ridotto, nel corso degli anni, a scegliere sempre la stessa tipologia di individui, che risultava ormai quasi una pietanza insipida.&lt;br /&gt;Ormai era diventata una noiosa routine.&lt;br /&gt;Quella notte, quindi, aveva deciso di cambiare, di cercare una nuova emozione, mettendosi nei panni di quella che solitamente era la sua preda.&lt;br /&gt;Si sarebbe aspettato di essere spaventato, ma non lo era.&lt;br /&gt;Provava solo una lieve euforia.&lt;br /&gt;D’altronde, si ripeteva, non c’era nulla da temere dall’ignoto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finalmente un’auto si fermò accanto a lui.&lt;br /&gt;“Dove stai andando?” chiese il ragazzo  alla guida.&lt;br /&gt;L’uomo lo guardò. Aveva un aria familiare, dove l’aveva già visto? “Vado dove vai tu”.&lt;br /&gt;“Ok, allora salta su” disse il ragazzo aprendogli la portiera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Il principio alla base dell’autostoppismo è la fiducia reciproca. Chi accoglie uno sconosciuto nella sua auto non può sapere quali siano le sue reali intenzioni, ma allo stesso modo anche la persona che sale ignora quelle del conducente.&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Non appena la macchina ripartì l’uomo si mise a osservare il ragazzo al suo fianco, la sua prossima vittima.&lt;br /&gt;Doveva avere circa vent’anni, ed aveva una corporatura simile alla sua. Ma sopraffarlo non sarebbe stato un problema: lui aveva dalla sua l’esperienza.&lt;br /&gt;Quello che lo turbava era l’idea di averlo già visto da qualche parte. Dove poteva averlo già incontrato?&lt;br /&gt;Pensò che negli anni aveva viaggiato in lungo e in largo per la nazione, e quindi era facile che il volto gli ricordasse qualcuno che aveva conosciuto.&lt;br /&gt;Ma no, non poteva essere quella la spiegazione. Il ragazzo aveva un’aria troppo familiare, sembrava un amico, un fratello perduto.&lt;br /&gt;Malgrado questi dubbi, si disse, doveva procedere, doveva portare avanti il suo intento. Arrivati a questo punto doveva solo convincere il ragazzo ad accostare con la scusa di prendere qualcosa dalla borsa che aveva messo nel bagagliaio, poi l’avrebbe convinto a uscire dall’auto e…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma proprio mentre rifletteva sul da farsi si rese conto che il ragazzo alla guida era uscito dalla strada principale per imboccare una via secondaria. Poco dopo abbandonò anche quella strada per prenderne una sterrata, ed infine si fermò in un luogo isolato.&lt;br /&gt;L’uomo non capiva perché il ragazzo avesse fatto ciò, ma si disse che era un problema in meno per lui.&lt;br /&gt;D’un tratto il ragazzo scese dall’auto.&lt;br /&gt;Perché l’aveva fatto?&lt;br /&gt;Non aveva importanza, pensò l’uomo scendendo a sua volta.&lt;br /&gt;Era giunto il momento di compiere l’ennesimo omicidio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si girò verso il ragazzo, ma proprio mentre stava per fare la sua mossa lui lo precedette.&lt;br /&gt;L’uomo ebbe solo un attimo per vederlo, per vedere lo stesso sguardo folle che anche lui riservava alla sue vittime prima di aggredirle, poi il ragazzo si lanciò su di lui.&lt;br /&gt;Con un movimento istintivo si scansò, e rapidamente si voltò per vedere il suo aggressore.&lt;br /&gt;Il ragazzo stava di fronte a lui con in mano un coltello.&lt;br /&gt;Voleva uccidere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I due iniziarono a lottare, ma in breve l’uomo ebbe la meglio sul ragazzo. Gli strappò il coltello di mano e glielo puntò al petto.&lt;br /&gt;Il ragazzo lo guardo disperato, e finalmente il suo volto fu a una distanza tale da essere riconoscibile.&lt;br /&gt;Quel volto, l’uomo l’aveva visto ogni volta che si era guardato allo specchio.&lt;br /&gt;Quel volto era il suo.&lt;br /&gt;Quel ragazzo era lui.&lt;br /&gt;Era lui da giovane.&lt;br /&gt;E ora si divincolava sotto di lui.&lt;br /&gt;Non poteva ucciderlo.&lt;br /&gt;Che ne sarebbe stato di lui se avesse ucciso il sé stesso del passato?&lt;br /&gt;“Non c’è nulla da temere dall’ignoto” si disse.&lt;br /&gt;E affondò la lama nel petto del ragazzo.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/3915431287160927425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/primo-raccontino.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/3915431287160927425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/3915431287160927425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/primo-raccontino.html' title='Primo raccontino'/><author><name>Lord Paul Porridge &#39;R&#39; Kelly</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00182736509075457078</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-6930178545513691667</id><published>2012-03-19T00:03:00.001+01:00</published><updated>2012-03-19T00:03:55.210+01:00</updated><title type='text'>I diari di Gauss</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhecEcSXgf9l3NLNhwAQYXfISjova6UfbWn-dz1Fr2H2WL2w6ue3dVxkoMUIPMvx7jiCsEwPKSnnP6efqnUQqhNeBL2gfUailyQDltXyVP1qGtMC0nCShWaHgnRQAwheoCpP_rcEFEmNWg/s1600/Karl_Friedrich_Gauss.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;307&quot; width=&quot;227&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhecEcSXgf9l3NLNhwAQYXfISjova6UfbWn-dz1Fr2H2WL2w6ue3dVxkoMUIPMvx7jiCsEwPKSnnP6efqnUQqhNeBL2gfUailyQDltXyVP1qGtMC0nCShWaHgnRQAwheoCpP_rcEFEmNWg/s320/Karl_Friedrich_Gauss.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;

La maestra sbuffò dalle narici lentamente, a svuotare i polmoni e a calmare le tensioni. Appoggiò il gomito sulla cattedra e con la mano si resse il mento. Avrà avuto vent&#39;anni, non di più. I bambini spaventati dall&#39;atteggiamento dell&#39;educatrice avevano frettolosamente alzato l&#39;asse di legno dei banchi per accedere ai quaderni posti sotto. Come perfette macchinette sincronizzate avevano impugnato la matita ed avevano diligentemente iniziato a computare una lunga sequenza di numeri. Defilato completamente dall&#39;atteggiamento dei suoi piccoli colleghi, Carl se ne stava fisso a guardare fuori dalla finestra ogni foglia staccarsi dai rami del maestoso albero che si ergeva nel giardino della scuola. Ogni foglia cadendo compiva circonvoluzioni diversificate dalla propria forma, altezza e dalle condizioni di vento. Com&#39;era magnifico quel avvitarsi su sé stessa per poi fare cumulo con le altre, già adagiate sulla terra. Carl aprì rumoreggiando il suo banco e ne estrasse il blocco per gli appunti, facendo ridacchiare i suoi compagni di classe dato la maestra l&#39;aveva guardato storto. Passò una mano sulla ruvida copertina di cartone, sul quale aveva riportato il suo nome e il suo indirizzo. Una piccola scritta sul retro indicava “Se trovate questo quaderno, prego restituirlo alla famiglia Gauss”. Carl non l&#39;avrebbe mai perso. Il suo maniacale perfezionismo lo costringeva ad avere tutto sotto controllo, neppure una foglia ai piedi dell&#39;albero non era stata osservata e contata. Sapeva addirittura quanti passi doveva compiere dalla sua abitazione al quartiere della scuola.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

“Che noia” - pensò fra sé e sé - “non c&#39;è modo migliore per farci odiare la materia. Che senso ha avere testa per pensare quando poi ti vengono chieste simili banalità meccaniche! Qual&#39;è la somma dei primi CENTO numeri poi? Perché non mille, diecimila, centomila?! Lo so io il perché. Sommare cento numeri è un lavoro lungo e fra un&#39;ora quell&#39;odiosa maestra si sarà sbarazzata di noi mandandoci a casa.”&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Iniziò a pensare quando aveva acquistato quel blocco, nella bottega di fronte alla scuola. Ogni giorno ci passava davanti sognando di avere un quadernino come quello degli altri studenti, con la copertina in pelle e le pagine candide e profumate di nuovo. Un giorno ci era pure entrato, chiedendo i prezzi di quasi tutto quello che vedeva. Aveva poi cacciato le mani nelle tasche contando rapidamente i soldi che conteneva passando le monete fra le dita. Non avrebbe potuto permettersi nemmeno il più infimo fra i blocchetti di quel rivenditore. Vide poi un ingiallito quaderno vicino alla cassa, con la grigia copertina di cartone.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

“Me lo vende quello?” - disse, rivolgendosi al commerciante.&lt;br&gt;
“Cosa? Questo vecchio blocchetto che uso per i miei conti?” rispose con uno sguardo di stupore.&lt;br&gt;
“Vedo che è appena iniziato. Vende gli accessori per scrittura più belli di tutta la città e si riduce a scrivere le sue cose su un bisunto straccio di carta?” lo incalzò il piccolo Carl.&lt;br&gt;
“Va bene, come vuoi tu! Quanto mi dai?”&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Carl si limitò a svuotare le tasche rovesciando poi gli spicci sul bancone.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

“Affare fatto.” disse il venditore strappando le tre pagine di conti scarabocchiati.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Il bambino afferrò avidamente il quaderno uscendo dal negozio soddisfatto. Ora anche lui aveva un diario personale dove annotare i suoi pensieri. Passando di fronte alla grande biblioteca della città, si era fermato per guardare i libri, sfogliarli, assaporarne l&#39;aroma. Aveva poi passato un dito sul grosso tomo di Euclide, quello famoso per i postulati. Si accorse quanta polvere vi si era depositata sopra e di quanta poca sotto. Si sedette ad un piccolo scrittoio, aprì il libro e iniziò a riportare le geniali intuizioni di quel matematico antico, che sentiva simile a lui. Fu l&#39;unica cosa di terzi che scrisse sul suo quaderno, quasi per onorare quel grande genio. &lt;br&gt;&lt;br&gt;

Ora doveva fare quello stupido conto. Stancare la mano e non la mente a scuola, in quel posto di cultura! Carl non sapeva ancora quante cose avrebbe scoperto, ma in quel momento pensava solo a quanto i numeri, i suoi amati, gli fossero di intralcio.&lt;br&gt;
Si arrabbiò, pensando “Siamo i divini creatori di questo mondo di regole, di schemi, di numeri. Siamo gli allegri pittori di questa tela di intuizioni, di queste opere d&#39;arte della fantasia. I numeri però, seppur da noi creati, godono di proprietà che non avevamo previsto, come se avessero preso vita. Magari proprio adesso stanno cercando di parlarmi, di dirmi che questo conto non è necessario, che ci sono altre vie che loro stessi hanno inventato per semplificare”&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Poi, ad un tratto, i numeri iniziarono a sposarsi. Il più piccolo con il più grande, formando sempre la stessa coppia. Come accompagnati da una strana musica, cento iniziò a ballare con uno, novantanove con due e così via. Avevano iniziato questa quadriglia dove tutte le coppie erano identiche, seppur composte da elementi diversi. Cinquanta volte centouno! Scrisse il risultato sul quaderno, e lo portò alla maestra, allibita.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

“Carl, ti stai giocando di me?” disse la giovane educatrice battendo la stecca sulle nocche del povero bambino. “Non puoi averlo fatto a mente! Vai al posto e non ci provare più!”&lt;br&gt;&lt;br&gt;

La maestra non conosceva il risultato dell&#39;operazione, ma sicuramente un bambino di dieci anni non avrebbe potuto metterci così poco. Gauss, dal canto suo, capì come la maestra non potesse crederci se non dimostrato. Si mise quindi a creare uno schema e giustificò il suo risultato. La giornata di scuola era ormai finita e la maestra scoprì che cinquemilacinquanta era proprio il risultato corretto, andando a casa chiedendosi come quel piccolo scolaro avesse fatto.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Gauss diventò un famosissimo matematico, noto a tutti i popoli a venire. Il suo blocco per gli appunti venne riempito di favolose innovazioni, dalla curva tanto odiata dagli studenti di statistica alla negazione del quinto postulato di Euclide. A volte non serve un quaderno costoso per scrivere grandi idee.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/6930178545513691667/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/i-diari-di-gauss.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/6930178545513691667'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/6930178545513691667'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/i-diari-di-gauss.html' title='I diari di Gauss'/><author><name>Alessandro &quot;Pajaja&quot; Palermo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15876888023470364933</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgyLwrd9rIz1HlVfcwrmrwuNCYdTBrQyi8qr_anyWIjFbtHVkiDUYkbMyURYCtxM9m4ff86ITI9TxxeoHmJRUkoGzDCk72BOdLu1VLd5kbr0WCKmIQT7eAq5_72t-V2vQ/s220/173913_1559626384_3974838_n.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhecEcSXgf9l3NLNhwAQYXfISjova6UfbWn-dz1Fr2H2WL2w6ue3dVxkoMUIPMvx7jiCsEwPKSnnP6efqnUQqhNeBL2gfUailyQDltXyVP1qGtMC0nCShWaHgnRQAwheoCpP_rcEFEmNWg/s72-c/Karl_Friedrich_Gauss.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-3812220504286359410</id><published>2012-03-13T00:04:00.002+01:00</published><updated>2012-03-13T00:14:40.508+01:00</updated><title type='text'>la porta scorrevole</title><content type='html'>Non c&#39;è nulla da temere dall&#39;ignoto.&lt;br /&gt;mattina, 8 ottobre 2010, ore 10&lt;br /&gt;sera, 26 giugno 2011, ore 22.35&lt;br /&gt;pomeriggio, 2 febbraio 2012 ore 16.30&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;una mano che saluta, una corsa o dei palloncini, una lacrima, nella mente le immagini si confondono ma la sensazione rimane la stessa. L&#39;ignoto che si fa bagaglio, troppo grande, troppo piccolo, sempre troppo pesante. Il metal detector, il tornare indietro, il palpaggio della poliziotta, è sempre il braccialetto argento, maledizione. Le scale mobili, il beauty free e l&#39;attesa sulle sedioline di plastica blu. Le mani prudono e il cuore è in tumulto. Poi le nuvole, sempre diverse, le luci della città, il mare che si fa oceano. Il sonno che arriva e la mente si assopisce. &lt;br /&gt;La lotta per il bagaglio a mano e poi la porta scorrevole. Al di là una faccia, una città, un&#39;ignoto. Un&#39;ignoto che eccita e fa tremare la gola, i calzini sono troppo caldi o troppo freddi, non sapere cosa accadrà, come la piccola me affronterà la grande me. Come l&#39;innocenza coinciderà con lo scetticismo. L&#39; ignoto fa paura, stronzate a chi dice il contrario. Che fosse l&#39;8 ottobre, il 26 giugno o il 2 febbraio la mia mente non sa distinguere, il tremore era lo stesso, due secondi di esitazione dietro quella porta, sapendo che in dieci piccoli passi l&#39;ignoto sarebbe diventato realtà, una realtà. La vecchia me sarebbe diventata una me più saggia, più confusa, certamente sempre più alla ricerca.&lt;br /&gt;Perchè è vero che l&#39;ignoto fa paura, ma è fottutamente irresistibile.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/3812220504286359410/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/la-porta-scorrevole.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/3812220504286359410'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/3812220504286359410'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/la-porta-scorrevole.html' title='la porta scorrevole'/><author><name>giuli noccioline</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10457706985571700866</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhcIxHSAHR7KHcsO6-fV2oqx5sbm6VpsW7Gg5V2J8qJV0ukEG75-O2rtqhdxZtslKDfkPeL6ZapUiWmodeXTGksHF6ptS6aVqPEHX2hdvBqoL1GZJz4a_PSBK7pMTV7sA/s220/IMG_3402.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-4859511605039574915</id><published>2012-03-12T00:22:00.000+01:00</published><updated>2012-03-12T00:28:22.078+01:00</updated><title type='text'>Un giglio appassito</title><content type='html'>&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgjUCqsyRoUKC4kafqT_2-rkdQ275fLOsold-GmR4adLSJLSW3vPwWSfuvTCR1XuYvF6Oi-yikAu55Jb6XhK8P4zNbbfQ-gnyr4-1sqlvu9MFraovWDH6_F8uR8JFTHYUv3WpVONzHz6j8/s1600/Hilbert.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgjUCqsyRoUKC4kafqT_2-rkdQ275fLOsold-GmR4adLSJLSW3vPwWSfuvTCR1XuYvF6Oi-yikAu55Jb6XhK8P4zNbbfQ-gnyr4-1sqlvu9MFraovWDH6_F8uR8JFTHYUv3WpVONzHz6j8/s320/Hilbert.jpg&quot; width=&quot;264&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
La fronte corrugata di David lasciò trasudare una goccia salata, che, cadendo, andò a macchiare l&#39;inchiostro dei fogli confusamente sparpagliati sulla sua scrivania. Il sudore che pian piano veniva assorbito dalla porosità della carta lo fece destare dalla profondità del suo complicato ragionamento. Guardò fuori dalla finestra, dove le prime luci dell&#39;alba iniziavano a filtrare dalle ingiallite persiane. Estrasse dal taschino un piccolo orologio, eredità del vecchio padre defunto. Era giorno, di nuovo. Si alzò dalla sedia guardando ancora un attimo ciò che aveva scritto, poi passò una mano fra i capelli scompigliati dalla nottata in bianco. Andò al lavello, ci versò un po&#39; d&#39;acqua dentro, e con due mani si sciacquò la faccia stropicciandosi gli occhi. Si spolverò accuratamente le spalle, prese degli appunti ed uscì di casa. La città si presentava ancora come un disordinato scenario postbellico, macerie erano ancora in mezzo alla strada e nel tragitto per l&#39;università non era difficile trovare qualche frammento rugginoso di bomba. Di quella guerra finita due anni prima più nulla interessava a David, che era soldato di un&#39;altra guerra ormai. La crisi dei fondamenti della matematica. La bomba era arrivata dal Galles, vent&#39;anni prima, da un giovane filosofo chiamato Bertrand Russell. Quel paradosso, che ancora oggi interrogava ed interessava i matematici di tutto il mondo diede l&#39;impressione che il periodo d&#39;oro della logica e della matematica erano ormai tragicamente finiti. Dall&#39;idea di scienziato che, sopra le parti, era l&#39;unico prescelto a capire e spiegare le complessità del mondo, si era passati alla confusione nella quale la madre di tutte le scienze era rimasta screditata. David aveva gli occhi fissi, si muoveva come un automa, mentre nella sua mente un mare di antinomie lo impensieriva. Una volta giunto di fronte alla facciata dell&#39;Università di Gottinga si fermò, volse lo sguardo verso l&#39;alto e la guardò interamente. Quanti secoli di storia erano passati fra quei bassorilievi, quanti colleghi lo avevano preceduto fra i colonnati del chiostro. Ancora il fascino di Gauss e Riemann non erano svaniti, nell&#39;aria aleggiavano i loro pensieri rivoluzionari, le loro ipotesi, i loro teoremi. Qualche vecchio professore ormai segnato cerebralmente dall&#39;età avanzata, diceva di averci lavorato insieme, di averli visti fissare quella facciata così come faceva David in quel momento. Sistemò la cravatta e si addentrò nell&#39;atrio dell&#39;edificio che portava al chiostro attraverso una porta di vetro laterale. Arrivato lì si sedette su una panchina mentre studenti e professori gli passavano a fianco intenti a raggiungere le proprie aule. David non si curò di loro, estrasse nuovamente i suoi appunti e si mise a fissarli, ritornando subito nella concentrazione più assoluta. Qualsiasi cosa avrebbe potuto succedergli davanti, non l&#39;avrebbe disturbato. Dopo pochi minuti, una mano gli si appoggiò sulla spalla mentre una voce di donna lo chiamava.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
“Professore? Mi dispiace disturbarla ma eravamo d&#39;accordo di trovarci qui alle 8.00”&lt;/blockquote&gt;
David, per un momento si indispettì. Chi aveva avuto l&#39;insolenza di toccarlo disturbandolo dal suo pensiero? Alzò lo sguardo velocemente fino ad incrociare quello della ragazza, che lo guardava timidamente. Subito si intirizzì sulla panchina, sistemando goffamente i fogli che aveva raccolto dalle ginocchia.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
“Buon... buongiorno carissima Linda”&amp;nbsp;&lt;/blockquote&gt;
disse con voce sommessa. Prese il cumulo disordinato di carta e lo spinse all&#39;interno della borsa di pelle marrone estraendone un piccolo fiore appassito.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
“Questo l&#39;ho colto per lei”&amp;nbsp;&lt;/blockquote&gt;
le disse, porgendoglielo. Il bel giglio che aveva colto la sera prima era ormai morto, aveva i colori spenti, come se fosse rimasto tutta la notte in quella borsa.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
“Ieri questo fiore era come lei: fresco, profumato, bellissimo. Oggi assomiglia più a me: rinsecchito, spento. Mi dispiace non averlo tenuto al fresco, ma il fatto che sia vecchio spero non lo renda meno affascinante.”&lt;/blockquote&gt;
David era una persona molto intelligente, dall&#39;ineffabile arte di pensiero ed oratoria, ormai prossimo ai sessant&#39;anni d&#39;età. Linda era una giovane dottoranda in matematica. Aveva la pelle candida e pulita, due occhi grandi e profondi. I suoi capelli, non troppo lunghi, venivano giù come una cascata, leggermente mossi e con un risvolto verso l&#39;alto in fondo. Quando si avvicinava alle persone un dolce profumo inebriava le narici degli astanti, che ne rimanevano visibilmente colpiti. Anche lei era molto intelligente, bene sapeva reggere una discussione con il vecchio professore. Alla vista di quel fiore appassito la ragazza spalancò gli occhi e prese a pensare profondamente. Era visibilmente imbarazzata da quel gesto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel mentre David, che aveva colto la fissità nello sguardo di Linda si disse fra sé e sé:&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
“Perché non è tutto semplice come la matematica! Certo, ci vuole un po&#39; per impararla e introiettarla ma poi la si padroneggia da maestri. Con cose semplici si costruiscono cose via via sempre più complesse, è questo il bello. Bastano poche regole per fare tutto. Assiomatizzare la vita, ecco cosa servirebbe.”&lt;/blockquote&gt;
La ragazza si schiarì la voce con un colpo di tosse e disse:&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
“Caro professore, non ho capito perfettamente quali siano le sue intenzioni, e sebbene sia una persona affascinante e intelligente forse ha frainteso i miei comportamenti. Il mio interesse per lei è puramente accademico. Sto per fidanzarmi con un letterato, le nostre famiglie sono già informate. Guardi, non ne abbia a male, spero che voglia ancora dedicarmi il suo tempo.”&amp;nbsp;&lt;/blockquote&gt;
Si alzò, sollevando leggermente un lembo della lunga gonna in segno di riverenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
David aveva ancora gli occhi fissi. Quella parola, “assiomatizzare”, l&#39;aveva bloccato. Tirò fuori gli appunti e li dispose per terra di fronte a sé, sull&#39;erba. Si alzò per poi abbassarsi in tensione sulle ginocchia, guardando il proprio lavoro. Quella era la risposta, il modo di uscire dalla crisi. Formalizzare tutto. Assiomatizzare tutta la matematica a poche regole che sarebbero poi servite per dedurre tutte le altre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcuni anni dopo David venne a sapere che Linda aveva lasciato il dottorato in matematica per scrivere poesie. Questa notizia lo fece sorridere, pensando al giglio che aveva lasciato marcire nella sua borsa prima di disfarsene, come se quel fiore rappresentasse il lento degradarsi dei suoi sentimenti per lei. Disse:&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
“Non sono sorpreso. Non aveva abbastanza immaginazione per diventare un matematico”.&lt;/blockquote&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/4859511605039574915/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/un-giglio-appassito.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/4859511605039574915'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/4859511605039574915'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/un-giglio-appassito.html' title='Un giglio appassito'/><author><name>Alessandro &quot;Pajaja&quot; Palermo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15876888023470364933</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgyLwrd9rIz1HlVfcwrmrwuNCYdTBrQyi8qr_anyWIjFbtHVkiDUYkbMyURYCtxM9m4ff86ITI9TxxeoHmJRUkoGzDCk72BOdLu1VLd5kbr0WCKmIQT7eAq5_72t-V2vQ/s220/173913_1559626384_3974838_n.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgjUCqsyRoUKC4kafqT_2-rkdQ275fLOsold-GmR4adLSJLSW3vPwWSfuvTCR1XuYvF6Oi-yikAu55Jb6XhK8P4zNbbfQ-gnyr4-1sqlvu9MFraovWDH6_F8uR8JFTHYUv3WpVONzHz6j8/s72-c/Hilbert.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-2654511663420518225</id><published>2012-03-11T22:38:00.002+01:00</published><updated>2012-03-11T22:43:38.332+01:00</updated><title type='text'>Domeniche e Dolciumi.</title><content type='html'>Non c&#39;è nulla da temere dall&#39;ignoto. L&#39;ignoto è il Nuovo.&lt;br /&gt;Ed è così bello, imparare cose nuove... ad esempio, questa sera, mi trovavo sulla via di casa, della casa di Torino s&#39;intende, quando.... non ho potuto fermare un pensiero. Le ore precedenti erano state segnate da un viaggio in treno tremendamente lungo, su un vagone carico di corpi assonnati e troppo vicini: impossibile dormire, impossibile stare del tutto svegli. Su quel treno era impossibile persino fare pipì, non si trovava un posto adatto per farla, e -se c&#39;era- era materialmente irraggiungibile per le troppe carrozze buie e chiuse che c&#39;erano di mezzo. Anche gli ormoni a volte giocano brutti scherzi, sai. Puoi sentirti infelice e nervoso e non capirne la ragione. Una maledettissima ragione alle volte non c&#39;è. Irreperibile. Latitante. Trasparente. Ma fastidiosa. Come dicevo: stavo tornando a casa. L&#39;umore non era dei migliori. L&#39;umore aveva semplicemente chiuso le porte della percezione in una penombra ferma, aspettando che la giornata finisca, come finisce una guerra persa. Camminavo. Guardavo più in basso del solito. Volevo solo arrivare - finalmente - a casa.&lt;br /&gt;Un attimo! sono senza calze. Sono senza calze e sono a Torino e generalmente di calze ne porto due paia che con i piedi freddi non si ragiona bene. Senza calze...i piedi appoggiano la pianta sulla suola delle scarpette senza alcun brivido, alcun tremore, alcun malessere. Anzi, il collo del piede riceve, nudo, il vento lieve delle 9 di sera e si fa sfiorare felice da un aria benevola, per nulla rigida. Che meraviglia, penso, primo giorno senza calze! In effetti, ci sono 16 gradi e per essere sera è una bellissima promessa.&lt;br /&gt;Cammino ancora.&lt;br /&gt;Le persone si aspettano davanti ai portoni dei palazzi del centro di Torino: &quot;Scendi, sono qui!&quot;, &quot;Si, un minuto e arrivo.&quot; Qualcuno andrà al cinema, qualcuno farà semplicemente una passeggiata.&lt;br /&gt;è domenica.....già. La domenica non mi piace. Ma la domenica sera...quella si. C&#39;è una calma così naturale... Non si deve correre da un&#39;ansia di prestazione all&#39;altra come durante la settimana e non si deve sfoggiare tutta l&#39;energia di cui si è capaci come nel weekend. La domenica sera è quando il proprio sedere fa i conti con una poltrona morbida. Che sia di casa, del cinema o di un circolo letterario, il momento culo-poltrona è tra i più veri che ci possano essere. Penso a queste cose mentre continuo a camminare e, finiti i portici, attraverso corso Palestro che la mattina ospita il mercato dei contadini. Nel mezzo, il baraccone dei dolciumi. è bianco, ha delle scritte rosse e delle enormi caramelle -di quelle gommose - disegnate sulle pareti. è chiuso, ora. Quanto mi piace questo posto. Probabilmente prendere un sacchetto di caramelle lì mi regalerebbe una settimana di reclusione forzata al bagno, ma attraversare con calma il corso deserto, voltare lo sguardo a sinistra e vedere il grande banco dei dolciumi e la strada che prosegue -orgogliosamente poco illuminata- per andare a sbucare da qualche parte che ancora non conosco (proposito: esplorare al più presto tutto il corso fino alla fine!) fa viaggiare la mia mente verso un sorriso e una tranquillità che potrebbero trasmettermi soltanto dei tendoni da circo in una mia Potsdamer Platz immaginaria... ...quindi: sorrido. Senza accorgermene, il mio sguardo si è alzato in modo deciso, i miei piedi non desiderano più arrivare a casa in fretta ma godersi l&#39;aria tiepida che ammicca alla primavera e il mio umore ha improvvisamente spalancato tutte le porte delle percezioni esterne. Non penso più al treno, non penso più alla casa. Penso solo alla bellezza di un banco di dolciumi chiuso, in una domenica sera, in una città semideserta che potrebbe essere qualsiasi città. E tutto questo succede per un motivo. Perchè è bello imparare cose nuove.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/2654511663420518225/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/domeniche-e-dolciumi.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/2654511663420518225'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/2654511663420518225'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/domeniche-e-dolciumi.html' title='Domeniche e Dolciumi.'/><author><name>silvia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10537423259296822037</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-8952540488847399363</id><published>2012-03-06T18:25:00.001+01:00</published><updated>2012-03-06T18:26:43.459+01:00</updated><title type='text'>Giovanni e l&#39;ignoto</title><content type='html'>&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Non c&#39;è nulla da temere dall&#39;ignoto&lt;/span&gt; e Giovanni, dall&#39;alto dei suoi 8 anni, lo sapeva bene.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;Lo sapeva meglio di sua mamma che, diversamente da lui, aveva paura di tutto. Sua mamma per esempio non faceva mai la spesa in un supermercato diverso dal solito perchè non sapeva se i prezzi e le cassiere del secondo sarebbero stati meglio o peggio del primo. E così continuava a comprare pane e latte nella bottega vicino casa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;Lo sapeva anche meglio di sua sorella Valeria, che non usciva mai con nessuno degli ragazzi che la invitava perchè era spaventata dall&#39;idea che si era fatta ascoltando i racconti delle sue amiche.. ma che non era mai uscita con nessuno prima.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;Giovanni non era d&#39;accordo con il modo di vivere di sua mamma e sua sorella e quindi cercava di far capire loro che si stavano perdendo un sacco di belle cose. Giovanni argomentava dicendo che non potevano avere paura senza aver prima provato e quindi si era offerto di accompagnare sua mamma al supermercato un paio di isolati più lontano da casa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;Ma non c&#39;era niente da fare, le due rimanevano della loro idea.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;Provò allora con una dimostrazione teorica. Un giorno a pranzo prese la parola e disse:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;“&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;Mamma,Valeria..c&#39;è molto più da temere nelle cose che si conoscono che in quelle che non si conoscono. Io per esempio so bene che se mi capita di dire una parolaccia in mezzo alla gente, nessuno di quegli estranei che mi sono intorno mi sgriderà. Se invece mi capita di dire una parolaccia quando sono vicino a voi o alla maestra sono certo che mi sgriderete. Capite che non c&#39;è da avere paura dell&#39;ignoto? Tante volte le persone e la cose che non conosciamo ci trattano meglio di quelle che conosciamo”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;Valeria gli disse che lui era solo un bambino e che non poteva dare a lei lezioni di vita. La mamma invece reagì mettendogli una fetta di torta nel piatto.. quello era un metodo infallibile per fermare i suoi sermoni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;Giovanni però non era tipo da arrendersi facilmente. Passarono un paio di settimane e tornò all&#39;attacco.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;Disse che doveva andare da un suo compagno di classe a fare una ricerca sui Carpazi e che sua mamma avrebbe dovuto andarlo a prenderlo prima di cena. Lasciò alla signora un bigliettino con l&#39;indirizzo e non le diede altre indicazioni. Sapeva che, per quanto l&#39;ignoto spaventasse la sua debole madre, non avrebbe mai lasciato il suo bambino in casa di estranei oltre l&#39;orario consentito dalla buona educazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;Si prese su Valeria (visto che doveva affrontare l&#39;ignoto,meglio farlo in due) e partì. Imboccò il viale e svoltò a destra,verso una quartiere nel quale non era mai stata. Prese la salita,cazzo pure la salita le toccava fare.. via Enna,no. Via Palermo,no. Ecco via Milazzo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;Scesero dalla macchina e-dato che il piccolo Giovanni non era ancora stato dotato di cellulare-si videro costrette ad entrare. Bussarono ma nessuno rispose. Provarono allora ad aprire di pochi cm la porta infilando dentro la testa e chiedendo: “E&#39; permes..?”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;Non finirono la frase .. un grido si alzò dalla stanza : SORPRESAAAA!. La mamma e Valeria fecero un mezzo infarto ma capirono subito la ragione di tutta quella festa:Giovanni aveva spiegato loro con i fatti che non c&#39;era da temere l&#39;ignoto. Brindarono alla salute della paura che avevano sconfitto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;Nella stanza, però c&#39;erano anche delle persone che le due donne non conoscevano. Chiesero a Giovanni, ma lui rispose che l&#39;avrebbero capito di li a poco. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;Passarono pochi minuti e si avvertì nella stanza un brivido di euforia. Qualcuno gridò “presto, nascondiamoci!”. Giovanni prese per mano le sue donne e le aiutò a nascondersi dietro il divano, sussurrando loro: “questo posto qui è un posto magico:è una circolo in cui ci si fanno le sorprese.. è per quello che vi ho portate. Così oltre che imparare a non avere paura dell&#39;ignoto.. per una volta sarete anche voi l&#39;ignoto di qualcuno!”. Sentirono bussare, non risposero e appena persona entrò scattarono tutti in piedi (mamma e Valeria comprese) urlando “AUGURI NICOOO!”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.37cm; widows: 2; orphans: 2&quot; align=&quot;JUSTIFY&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;Così si brindò anche alla salute di quel ragazzo che compiva, proprio quel giorno, una quantità ICS di anni che non diremo. Alla salute!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/8952540488847399363/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/giovanni-e-lignoto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/8952540488847399363'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/8952540488847399363'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/03/giovanni-e-lignoto.html' title='Giovanni e l&#39;ignoto'/><author><name>snuz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00932656807955577870</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiDllEYkiM6wEvKZG5c388RZrQUhZ5NQzRxShD4PF_6Y2nRplNy_xvmSYoDw-aZRuJgBHicOomDN_oq5Lc00YkaXcWsQ0XZ_LQQEqvW2o33aFk75HM1XpU2n4Wi-33Lkw/s220/attesa_lupo.jpeg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-8069452763104102563</id><published>2012-02-28T00:09:00.002+01:00</published><updated>2012-02-28T00:14:04.776+01:00</updated><title type='text'>La storia cambia, tra uno squillo di trombetta e l&#39; altro.</title><content type='html'>&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;span &gt;Si sarebbe detta una grande avventura, con tanto di squilli di tromba; il premio la mano della principessa di Castiglia, il torneo combattuto il giorno 28 marzo dell&#39; anno domini 1469.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;Carne tenera, sconosciuta terra del piacere, aspettava dietro le transenne. Altro che la scoperta dell&#39; America.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;Ferdinando spiava da dietro la tenda, ove il suo fido destriero sbuffava dalle narici, emanando un fetore poco piacevole e si sarebbe detto, visti i pensieri del nostro eroe, assolutamente fuori luogo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;Capelli biondi come le spighe del grano, occhi grandi e scuri  come le profumate terre della Castiglia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt; Isabella sedeva dignitosa sul trono che le pareva costruito intorno, tanto granitica risultava essere la sua presenza. Il naso rotondo annusava  l&#39; aria con discreto movimento della narice destra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;La più  grande organizzatrice di combattimenti di galli ruspanti della Spagna si nascondeva dietro un ventaglio di sottili ricami.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span&gt;Nello spazio interno alla sua corte era usanza ormai datata radunare attorno a se le ancelle, i paggi e i cuochi di corte e dare il via alle scommesse.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span&gt; L&#39; eleganza non le si addiceva. Avrebbe sempre voluto crescere in campagna, rincorrere i cani. Pisciare tra i cavolfiori selvatici alzando di poco la gonnella. &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;Invidiava i contadini,  spiati dalla finestra che, tornando dal lavoro, davano libero sfogo ai propri istinti. Sputando per terra ed imprecando alla maschia maniera contro i santi e le madonne.  Un dito nel naso era così liberatorio, di tanto in tanto...&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;Ma tutto questo Ferdinando non lo sapeva. Aspettava il momento propizio per colpire al cuore l&#39; avversario e conquistare cotanta ricchezza, magnificenza delle terre ove non tramontava &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial; &quot;&gt;mai il sole.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;Ferdinando era cresciuto in Aragona, e suo padre Ferdinando il grande gli aveva insegnato ad andare a cavallo, a colpire di spada.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;Un giorno- diceva F. il grande- dovrai conquistare la mano della principessa più ricca dei cinque regni, e permettere alla nostra dinastia di crescere nelle ricchezze e nel potere. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;Così era ,dai secoli dei secoli.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt; Ogni Ferdinando si distingueva per il sangue freddo e la lealtà verso la corona, che cotanto pesava sul capo minuto tipico della dinastia D&#39; Aragona.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;Aspetto fiero e importante del viso, accompagnato ad un fisico altrettanto elegante, Ferdinando avrebbe voluto ritirarsi in un angolo e scoppiare a piangere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;Il torneo era vicino all&#39; inizio, e a lui sarebbe toccato confrontarsi con Ramonez, il temibile principe di Valencia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;Chinarsi sul velluto del mantello di Francesco e  sprofondare il viso tra i capelli e il precipizio del suo collo, era tutto ciò che avrebbe potuto alleviare il suo dolore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt; Il capo delle  guardie, con cui era cresciuto, portava con  se il grande segreto del loro affetto, cresciuto tra il retro delle cucine e i giardini del palazzo reale. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;Un affetto da soffocare, destinato a rimanere incompreso e inspiegabile. Poteva l&#39;amore essere condiviso da un principe ed una guardia del re?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;Gianfrinosse suonò la trombetta per la prima volta nella sua vita. Il che, per un semplice scudiero, rappresentava un onore; il suo nome  sarebbe stato ricordato alla corte della principessa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;Un suono stridulo, sgradevole e prolungato accompagnò l&#39; inizio del torneo. Un suono che riportò ognuno alla regale normalità.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;span&gt;Gianfrinosse ammirò da lontano l&#39; aspetto vagamente altezzoso di sua maestà Isabella, esplorando la delicatezza dei tratti del suo volto. &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;Nello stesso momento Ferdinando uscì al galoppo dalla tenda,  nell&#39;aria di quella giovane mattina di primavera, lasciandosi alle spalle i tiepidi ricordi d&#39; amore, correndo incontro alla rabbia e al disprezzo della sua prossima infelicità.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; &quot;&gt;&lt;span &gt;La fine di questo racconto la trovate su wikipedia, o su un manuale di storia moderna. Descrive &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial; &quot;&gt;un regno glorioso condiviso da Isabella e Ferdinando, coniugi per quasi trent&#39; anni. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/8069452763104102563/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/la-storia-cambia-tra-uno-squillo-di.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/8069452763104102563'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/8069452763104102563'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/la-storia-cambia-tra-uno-squillo-di.html' title='La storia cambia, tra uno squillo di trombetta e l&#39; altro.'/><author><name>Khorakané</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15664351780956863460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-544471288083674026</id><published>2012-02-13T21:43:00.002+01:00</published><updated>2012-02-13T21:47:29.587+01:00</updated><title type='text'>Un&#39;amorevole ingenuità</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span &gt;Anna diceva di no, ma era evidente. Il suo sguardo spento comunicava chiaramente uno stato di disagio. Tutti noi sapevamo che il motivo era Stefano, ma lei cercava di nasconderlo dietro ad un sorrisetto stupito, accompagnato da risposte del tipo: “Pensi che mi interessi qualcosa?” e via dicendo. A me personalmente faceva molta pena, ma sapevo che le sarebbe passata.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Giorgio invece si vedeva da lontano un chilometro che si stava annoiando a morte. D’altronde gli invitati alla festa erano gente che non aveva mai visto prima, e che peraltro non aveva alcuna intenzione di conoscere. Era imbarazzante quando il festeggiato, Luca, lo raggiungeva al tavolo per chiedergli se si stesse divertendo. Giorgio, spalancando gli occhi e andando su e giù con la testa, riusciva a malapena a contraffare l’espressione di una convinta approvazione, per poi, dopo che Luca se n’era andato, rituffare gli occhi nel bicchiere, e sorseggiare lentamente la sua terza, quarta o quinta birra.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Carmine era ridicolo. Ad ogni festa beveva sempre più di tutti e con il suo accento meridionale si ostinava a blaterare: “Ma io nun sò ubbriaco, manco pe’ nniente!”. Malgrado tentasse di controllare i movimenti del corpo in uno sforzo di sincronizzazione degli arti, i risultati erano molto scarsi. Gli occhi li aveva velati, lo sguardo era ormai ebbro, il suo viso lasciava facilmente intuire il numero di Americani o Negroni che si era scolato fin lì.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Giulia, seduta al tavolo di legno con un amaro in mano, parlava distrattamente con alcune sue amiche, mentre con la coda dell’occhio studiava i movimenti di Filippo: appena lui si sarebbe alzato, lei avrebbe fatto lo stesso, fingendo un’espressione sorpresa al momento dell’incontro, che sarebbe avvenuto al tavolo del piccolo buffet. Mi accorgevo, in quegli istanti in cui la osservavo, di quanto è buffo sforzarsi di rendere casuale un incontro che al contrario si brama con tutto il cuore, come si fa spesso per far capire all’altro che in fondo, anche se non ci si fosse incontrati, la cosa non avrebbe avuto grande importanza. Nel frattempo, seguendo il copione dell’attrice che era, Giulia aveva sfiorato la mano di Filippo in prossimità di un piatto di tramezzini, e gli si era rivolta con un “Ma guarda chi si vede!”. Faceva molto ridere, Giulia, ma era tanto carina, nella sua recita venuta male.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Io ero appoggiato col sedere al muro, con del vino in una mano e una sigaretta accesa nell’altra. Rispondevo con entusiasmo a Luca che andava tutto bene, stirando la bocca in un sorriso innaturale, quando in realtà ero più annoiato di Giorgio, che almeno lui ormai era ubriaco.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Erano le dieci e venti e gli ultimi invitati erano appena arrivati.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Tutti a quella festa sembravamo concentrati nel nascondere agli altri informazioni che probabilmente ci avrebbero messi in imbarazzo. Dietro ad uno sguardo o a una risposta, ad una risata, a un movimento. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Tutto per celare segnali, pensieri, sentimenti da noi ritenuti inopportuni, chissà poi secondo quale criterio!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Ahinoi però, ogni nostro sforzo, seppur degno di un posto da protagonista in una qualsivoglia opera di Brecht, falliva abbastanza miseramente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span &gt;Del resto, bisogna ammettere che ha ragione quell’infausto incipit, che ci ricorda che la fuga di notizie (nel nostro caso la fuga dei segreti da noi custoditi) è il nostro grande guaio, anche se, nel contempo, questa stessa fuga ci rende così amorevolmente ingenui, che è difficile rinunciarvi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/544471288083674026/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/unamorevole-ingenuita.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/544471288083674026'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/544471288083674026'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/unamorevole-ingenuita.html' title='Un&#39;amorevole ingenuità'/><author><name>B. Renoir</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06226769186485729510</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='18' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg26hGumlkNlWu0w_XFNzqCn7iwV7wHj7vMKPz7jDdOqtouJCAaGiZPQUixjak6ISJIamM-w9cNhMMS_dGRL1CB4G29hWg4C8iJtpPNy-GMH8vj-1ultIIBWgkKzCvufg/s220/B.+Renoir.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-2915200576947699191</id><published>2012-02-12T22:34:00.001+01:00</published><updated>2012-02-12T22:34:38.357+01:00</updated><title type='text'>Un autobus chiamato Italia - Dialogo teatrale a più voci</title><content type='html'>&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;i&gt;Autobus urbano. Linea S. Ora di
traffico intensivo. Gente affrettata sale e scende dalla vettura.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;i&gt;Entra il controllore.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; Biglietti,
biglietti!&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;i&gt;Tutti rimangono assorti nelle
proprie attività, alcuni leggono il giornale, altri guardano fuori
dal finestrino pensando che il controllore così non li veda.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; Lei, signore, parlo
proprio con lei. Mi faccia vedere il biglietto&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Personaggio A:&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(con marcato
accento veneto)&lt;/i&gt; Mi? Pensa ti, la prima volta che me inciucco e
che monto sora el bus i me chiede il biglietto. Vuto vidar el
bijietto? Non ghe l&#39;ho! Elo contento? Se vedeva che el me volea far
la multa. Poi son meso &#39;mbriago. Non son sicuro nemmeno che lu sia el
controllor, vero? Sempre a mi g&#39;ha da capitarme! Seto che son drio a
tornar a casa? Che ho laorà i campi tutto el dì? E poi sa vollo, se
ciacola, se suga ala briscola e se beve, non fo mia del mal a nissuni
mi! Comunque se proprio vol saverla tutta, vada a vidar in fondo
all&#39;autobus. Ho visto che uno l&#39;è entrà. Uno strano salo? G&#39;avea il
collo talmente lungo che parea che qualche d&#39;uni ghe l&#39;avesse tirà.
Vada a vidar se quelo ha timbrà il bijetto! Vada a vidar quelo a cui
el g&#39;ha pestà el diton! L&#39;è lì tutto incassà!&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; Andrò a
controllare, lei comunque prenderà la multa.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Personaggio A:&lt;/b&gt; Te parea!
&lt;i&gt;(sottovoce)&lt;/i&gt; Ma va in mona!&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; Cosa ha detto?&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Personaggio A:&lt;/b&gt; Ho dito che
pagarò.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; Lei? Mi fa vedere
il suo biglietto?&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Personaggio B:&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(accento
lombardo, con la r moscia)&lt;/i&gt; Uè baluba! Parla con me? Gli pare che
non abbia il biglietto? Guardi che io lavoro sa? Posso permettermi il
biglietto da barbone di questo autobus lercio, pieno di meridionali
scrocconi. Poi sto andando a lavorare. Normale no? Dai dai,
circolare!&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; Guardi che non mi
muovo da qui finché non me lo fa vedere.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Personaggio B:&lt;/b&gt; Oh, bisogna
proprio essere proprio dei barboni! Son l&#39;unico su tutto l&#39;autobus
che lo paga! Vuole vederlo? Tiè, lo guardi bene. Questo autobus
quasi lo mantengo io!&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; Questo biglietto è
stato timbrato più di un mese fa.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Personaggio B:&lt;/b&gt; Beh, allora?
Guardi che ho chiamato il capo della filovia e mi ha detto che potevo
salire rilassato su questo autobus, che tanto conoscevo lui.
Romanelli, le dice niente? Si muova, circolare! Se non vuole che la
faccia licenziare.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; Non mi interessa,
io le devo fare la multa.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Personaggio B:&lt;/b&gt; Voglio proprio
vedere cosa dirà a quell&#39;Africa che mi ha pestato il piede. Sto già
chiamando il mio avvocato per vedere se ci sono gli estremi di una
causa. Lo riconoscerà di sicuro! Ha una corda sul cappello, al posto
del nastro.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; Lei intanto rimanga
qui, poi torno a farle la multa. (girandosi verso un passeggero) Lei,
si, lei. Biglietto prego!&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Personaggio C:&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(accento
toscano)&lt;/i&gt; Ma che stà a dire? Ma guarda questo! Io sò artista! Le
sembra che l&#39;artisti c&#39;abbiano da pagà il biglietto? Mi pareva ci
fosse una legge a riguardo. Noi siamo esonerati! 
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; Non credo proprio,
guardi. Me lo documenti.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Personaggio C:&lt;/b&gt; Cos&#39;è che c&#39;ho
da fare? Documentare che? Non si vede che so artista? L&#39;avrà viste
anche lei le mie opere d&#39;arte! 
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; Non le conosco.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Personaggio C:&lt;/b&gt; Allora si
informi. Poi sono il cugino del fratello del cognato di Pablo
Picasso. Lo conosce almeno Picasso? Vorrà mica farmi la multa? Lei è
proprio prevenuto contro l&#39;arte! Guardi, ultima offerta. La invito a
casa mia per una bella cecina. Dicono che sappia cucinare bene! Le
piace la farinata di ceci? Le posso fare altrimenti un bel
cinghialino ben innaffiato da una nostra bottiglia di vino fatta in
casa. Quel puzzone l&#39;ha visto poi? Quello che s&#39;è seduto in fondo
all&#39;autobus? Lui viene qui e ci ruba i posti e rovina l&#39;aria di
questa vettura con il suo olezzo incredibile. Ha un tono lamentoso il
tizio.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(con tono
toscano)&lt;/i&gt; No, lei è molto gentile ma... &lt;i&gt;(schiarendo la voce e
tornando a parlare normale)&lt;/i&gt; Non mi interessa. Che schifo fa
questo autobus! Ma il biglietto l&#39;ha pagato qualcuno? Prenderete
tutti la multa!&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Personaggio D:&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(tono
straniero)&lt;/i&gt; Io pagato il biglietto, io rispettare regole, essere
buon cittadino.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; Eccolo qua! È lei
che ha pestato il piede al signore senza neanche scusarsi?&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Personaggio D:&lt;/b&gt; Io pestato piede
solo perché signore fatto lo sgambetto. Ecco biglietto. Controllare
se non crede.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; Beh, effettivamente
il suo biglietto è valido ed obliterato correttamente. Domani
comunque ci sarà l&#39;aumento. Se ha altri biglietti di questo tipo li
dovrà buttare!&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Personaggio D:&lt;/b&gt; Io sapevo! Unico
che paga biglietto, unico che paga aumento. Io volevo prendere altro
autobus. In altri autobus funziona meglio.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; Non mi interessa.
Lei è su questo autobus e segue le nostre regole.&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;i&gt;L&#39;autobus si ferma.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Controllore:&lt;/b&gt; Signori, mi avete
stufato! Non posso mica stare dietro a tutti! Andate via! Siamo
arrivati. “RECESSIONE”. È il capolinea.&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/2915200576947699191/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/un-autobus-chiamato-italia-dialogo.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/2915200576947699191'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/2915200576947699191'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/un-autobus-chiamato-italia-dialogo.html' title='Un autobus chiamato Italia - Dialogo teatrale a più voci'/><author><name>Alessandro &quot;Pajaja&quot; Palermo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15876888023470364933</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgyLwrd9rIz1HlVfcwrmrwuNCYdTBrQyi8qr_anyWIjFbtHVkiDUYkbMyURYCtxM9m4ff86ITI9TxxeoHmJRUkoGzDCk72BOdLu1VLd5kbr0WCKmIQT7eAq5_72t-V2vQ/s220/173913_1559626384_3974838_n.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-5885614891158721933</id><published>2012-02-12T17:18:00.001+01:00</published><updated>2012-02-12T17:23:38.627+01:00</updated><title type='text'>IDROFOBIA</title><content type='html'>&lt;style type=&quot;text/css&quot;&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --  &lt;/style&gt;    &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot; align=&quot;LEFT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;Marco è un ragazzo di 14 anni che ha da poco cominciato a frequentare l&#39;istituto alberghiero, scelta presa dopo aver affrontato vari test attitudinali che hanno messo in risalto la sua attitudine al comando. Il suo sogno è quello di diventare capo cuoco di un grande ristorante, uno di quei posti in cui potrà comandare tutti senza sporcarsi le mani e ricevendo lodi da tutti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot; align=&quot;LEFT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;In aula è sempre seduto in fondo, nell&#39;angolo destro, vicino alla finestra costantemente socchiusa. Affianco a lui siedono Giorgio ed Eugenio, suoi compagni fin dalle medie. Sono gli unici amici che ha, gli unici disposti ad ascoltarlo parlare esclusivamente dei suoi progetti futuri, che prevedono loro come sottoposti, e della sua passione: i profumi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot; align=&quot;LEFT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;Possiede 200 mini boccette da collezione, 163 flaconi da 150 ml, 97 flaconi da 50 ml, 43 colonie, due scatoloni pieni di campioni-prova e 72 differenti essenze suddivise in: fiori, frutti, cortecce, radici, muschi e spezie.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot; align=&quot;LEFT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;Nei pomeriggi liberi dagli impegni scolastici ha l&#39;abitudine di fare un percorso ben programmato nelle tappe e nei tempi. Comincia sempre dalla cartoleria all&#39;angolo, entra, sfoglia le riviste di moda e se all&#39;interno trova dei campioni-prova si dirige alla cassa per l&#39;acquisto. Successivamente si reca nelle due profumerie del suo quartiere, ma spesso rimane deluso perché sono prive delle ultime novità. Infine suona il campanello in tutti i centri estetici nelle vicinanze per chiedere se hanno campioni della sua nuova scoperta, le creme profumate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot; align=&quot;LEFT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;Questa mania era nata per colpa di sua madre che fin dai primi mesi di vita aveva l&#39;abitudine di cospargerlo di olii profumati e borotalco. Marco quando vedeva l&#39;acqua impazziva e urlava come un&#39;aragosta immersa in una pentola in ebollizione, così la madre lo lavava il minimo necessario. Suo padre gli racconta sempre di quando aveva tre anni ed erano andati in vacanza al mare perché speravano che vedendo quella meravigliosa distesa d&#39;acqua Marco non avrebbe resistito e avrebbe superato quella strana fobia. Nel momento in cui si era trovato davanti il mare, invece di gioire lui si era messo ad urlare che lo volevano uccidere ed era andato a nascondersi sotto lo sdraio di due ragazze. Suo padre si rese conto che le loro speranze erano un assurdità dato che il bambino  si rifiutava anche di bere e preferiva convivere un sondino naso gastrico.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot; align=&quot;LEFT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;Il 21 novembre dello scorso anno qualcosa cambiò. Quel pomeriggio i suoi amici erano assenti da scuola per evitare l&#39;interrogazione di tedesco, così lui si ritrovò da solo durante la lezione pratica di cucina. Normalmente non s&#39;occupavano di tutto ciò che riguardava l&#39;uso dell&#39;acqua, Giorgio ed Eugenio dovevano sempre lavare gli alimenti, cucinare ciò che doveva essere cotto a vapore, bollito e impastato. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot; align=&quot;LEFT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;Quel pomeriggio si dovette accontentare di lavorare con una compagna di cui ricordava a malapena il nome. Sfortunatamente lei non era d&#39;accordo con la suddivisione di ruoli imposta da Marco, pure lei voleva comandare. Gli fece scolare la pasta, misurare il grado di cottura delle zucchine lessate immergendo in esse la forchetta, obbligandolo così ad avvicinarsi pericolosamente all&#39;acqua e rendendolo sempre più nervoso, minuto dopo minuto. Marco raggiunse il picco di stress quando dovette impastare a mano il pane, mischiare l&#39;acqua e la farina lo urtarono pesantemente ma perse completamente la ragione quando il professore lo obbligò a lavarsi le mani sotto l&#39;acqua corrente. In quel momento pensò che aveva decisamente sbagliato scuola, cadde a terra in preda a una crisi respiratoria e infine svenne.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot; align=&quot;LEFT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;Riprese coscienza quando lo avevano già caricato su una barella per portarlo al pronto soccorso. I medici notando il suo stato di sporcizia si rifiutarono di visitarlo e lo mandarono a casa con due prescrizioni,incontri con uno psicologo e l&#39;obbligo di fare una doccia al giorno. Ovviamente Marco non aveva alcuna intenzione di seguire la cura e arrivato a casa si mise subito a letto. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot; align=&quot;LEFT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;Il mattino seguente sua madre lo svegliò più tardi del solito per lasciarlo riposare. Marco s&#39;arrabbiò, la insultò, uscì di corsa di casa e riuscì a prendere l&#39;abituale autobus. Nell&#39;istante in cui timbrò il biglietto si rese conto che si era dimenticato di cospargere il suo corpo con gli abituali profumi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot; align=&quot;LEFT&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;Quella mattina dello scorso novembre l&#39;odore che proveniva dai piedi di Marco era talmente forte che i suoi compagni di banco dovettero cambiare posto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/5885614891158721933/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/idrofobia.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/5885614891158721933'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/5885614891158721933'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/idrofobia.html' title='IDROFOBIA'/><author><name>Betz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03551920059555955559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjYn5CdM51Op886B2eDmZEuhQTfttFBg7KqLcD1BhX4MGkWuasLEGKmivKtISGu-zAChZgIaqLLHUx_9-xPA0Z4u98tR7uHt7EHavSKG1fun0eicZ4dlepeQJjXXjbeTIU/s220/montgomeryindiavolato.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-5212760474726386928</id><published>2012-02-11T17:11:00.002+01:00</published><updated>2012-02-11T17:13:30.313+01:00</updated><title type='text'>ERA Di MARZO, D&#39;APRILE, O NON SO</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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Buona lettura.)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;Default&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 14.2pt;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;Default&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 14.2pt;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;Default&quot; style=&quot;text-align:justify;text-indent:14.2pt&quot;&gt;Un giorno di ordinaria follia inizia sempre, ve lo posso garantire, con un qualsiasi sbadiglio. E di solito si trascina lento nella luce stanca e insofferente del mattino. Ed è già passato, già non ci si ricorda che qualche dettaglio superfluo: ci si addormenta ancora una volta pensando &quot;a domani!&quot; &lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;Default&quot; style=&quot;text-align:justify;text-indent:14.2pt&quot;&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;Default&quot; style=&quot;text-align:justify;text-indent:14.2pt&quot;&gt;Come la storia d&#39;amore di due ragazzi inizia veramente solo molte settimane dopo l&#39;epilogo, cosi un giorno di ordinaria follia diventa tale in un momento distante, e grazie a un appiglio esteriore, un&#39;esclamazione, un fischio, un silenzio prolungato. E la storia d&#39;amore, che ci volete fare?, è per forza di cose unica solida base di un giorno di ordinaria follia. &lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;Default&quot; style=&quot;text-align:justify;text-indent:14.2pt&quot;&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align:justify;text-indent:14.2pt;line-height: normal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:12.0pt;font-family:&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;&quot;&gt;Il ragazzo pensa sempre a Lei, o a qualcosa che riguarda Lei senza volerLa riguardare: perché Lei è in ogni cosa: la parete bianca ne è la prova più convincente, ma anche il possente albero squassato dal vento ricorda al ragazzo che Lei è nel mondo: ma il ragazzo è uno stoico figlio di puttana, quindi non si da per vinto e continua a recitare a memoria poesie filosofiche, e sistema la propria personale metafisica come fosse un archivista stipendiato da qualche ministero. Niente da fare, il ragazzo maledice le sue passioni e continua a sbadigliare stentoreo, fosse stato un amante della logica i suoi dilemmi sarebbero tanto diversi ora da essere identici a quelli che già sono. Vedere una persona nella corteccia di un albero, nei suoi folti rami spettinati di foglie ribelli, sradica qualsivoglia sistema metafisico, e il ragazzo è per principio un asistematico, un&#39;amara punta di fatalismo e un socratico decostruirsi per costruirsi caratterizzano la sua spina dorsale: fragile ma robusta, esile ma resistente: il ragazzo si lascia andare alla formulazione facile di vani ossimori, un modo come un altro di passare il tempo senza prendere sul serio l&#39;eventualità di lasciarsi andare a una sbronza da paura. E di paura ce n&#39;è tanta. E comunque un primo mezzo litro di quello rosso forte se n&#39;è andato, irrecuperabile nei meandri di un esofago verticale. Tra l&#39;altro il ragazzo passeggia da sembrare allegro, visita certi locali conosciuti come &lt;i style=&quot;mso-bidi-font-style:normal&quot;&gt;sempre gli stessi&lt;/i&gt; e gli capita di fermarsi ad espletare la pratica inutile, talvolta irritante, del chiacchiericcio. Sarà strano che Bacco gli infonda veemenza declamatoria &lt;span style=&quot;mso-spacerun:yes&quot;&gt; &lt;/span&gt;e certo fascino &lt;i&gt;maudit&lt;/i&gt;? Del resto chi barcollando prima del tramonto parla di Reiner Maria Rilke e gorgheggia l&#39;infinito Leopardi desta sempre una qualche attenzione. E il tramonto sorprende il ragazzo in atteggiamento almeno apparentemente edonico a un tavolo di legno, ma: indovinate cosa scrutano i suoi occhi nel cambio di colori, nel trapasso, ordinario e straordinario, tra la luce e il buio. Questo è un vero compito da lettori: serve attenzione, sensibilità e il giusto grado di intuizione. Scommetto che il gioco è fatto! L&#39;edonismo del ragazzo, quella bottiglia offertagli da un improvvisato Dioniso, quel fumante tabacco tra le labbra sorridenti, addirittura quella qualsiasi ragazza ammiccante che con un ginocchio (mirabile visione: nudo!) gli sfiora uno a caso dei ginocchi, non traggano in inganno: la sua mente è ancora impegnata nell&#39;ordinare fogli svolazzanti nel vento e flash-back di rara malinconia: sappiatelo: la storia finita deve ancora incominciare, lo si era già detto su, da qualche parte! E la storia finita incomincia minuto dopo minuto e ancora e ancora, e il possente albero ha il viso di Lei e il ragazzo vorrebbe soltanto, o almeno cosi crede, forse già maltrattato dai fumi dell&#39;alcool, affondare in qualcosa di più superfluo: la stupidità per sconfiggere il dolore, quanti avranno teorizzato tale terapia? E&#39; così che dopo circa un&#39;ora (si fa per dire, tempo al tempo, la goccia ora nell&#39;oceano vita può assumere significati stravaganti) la qualsiasi ragazza dalle nude ginocchia stringe la mano del ragazzo e ride, e anche lui ride anche se non sa di cosa, né si interessa di capirlo: e lei ripete casa mia casa mia! e lui annuisce, o qualcosa del genere, annuisce e inciampa e si rialza, mentre lei dice che bello averti conosciuto e a lui non importa niente, perché è giunta la follia e lui lo saprà solo chissà tra quanto tempo, in un moto di fastidio e tristezza, ma ora non può che fingere senza saperlo e le immagini improvvise di Lei, come botte in testa, faranno male domani, domani faranno peggio, e il possente albero avrà foglie d&#39;oro e sangue, e lui in ginocchio bacia le nude ginocchia e morde i polpacci anch&#39;essi nudi e lei ride con una mano tra i suoi capelli, meno male che ti ho incontrato oggi, meno male che sei cosi perfetto oggi, e il ragazzo non ha più occhi né orecchie, solo denti e lingua e organi turgidi pronti a esplodere e non è più stoico né materialista, è solo un perfetto idiota che s&#39;immerge nella sua idiozia come un perfetto idiota, e scusate ma la tautologia è nata spontanea. E cosi se ne va a finire il giorno di ordinaria follia, e di ordinario in questo giorno ci si trova soltanto la solita folle follia: la consapevolezza che non si scappa da e verso nessun luogo, perché non si può. E buonanotte, o buongiorno, vi siete mai&lt;/span&gt; resi conto che si tratta &lt;i style=&quot;mso-bidi-font-style:normal&quot;&gt;sempre&lt;/i&gt; di un eufemismo? Allora addio.&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/5212760474726386928/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/era-di-marzo-daprile-o-non-so.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/5212760474726386928'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/5212760474726386928'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/era-di-marzo-daprile-o-non-so.html' title='ERA Di MARZO, D&#39;APRILE, O NON SO'/><author><name>homosacer</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17911087978329223179</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-1708843397413183314</id><published>2012-02-06T18:46:00.001+01:00</published><updated>2012-02-06T18:49:38.801+01:00</updated><title type='text'>hgewfhgfeg Laura. 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Beh, sì, il negozio apre alle 3.. facciamo dal pakistano?»«Sì, va bene. Alle 2, allora». Una faccina contenta, la sua, il solito cappotto blu, la solita andatura camminata portamento innaturale (un due piede avanti – punta – avanti l’altro) per la quale in molti erano a commentare eroticamente quei passi che fino a quel mese sentivo anche un po’ miei. Si toglie gli occhiali da miope, annebbiati, ordina un caffè «uno anche per me, grazie», e poi, quando il giovane arriva al nostro tavolo, la scena dai vetri del locale poteva più o meno sembrare questa: una ragazza che gira il suo cucchiaino nella tazzina, ne beve l’amaro contenuto e dice qualcosa al protagonista; ecco la giovane prendere la sua borsa di tela lasciare il soldo sul tavolo e andarsene. E io la guardai prendere la via d’uscita, e cosa potevo fare secondo voi?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-bidi-font-family:Calibri;mso-bidi-theme-font: minor-latin&quot;&gt;Poche ore dopo mi accorsi dell’accaduto. Troppe cose dopo quella frase di addio: pagare la consumazione, andare all’auto, cercai di uscire dal parcheggio, piansi perché la mia macchina si era scontrata con il parafango della Panda che avevo dietro. Non vidi semafori, non vedo un amico che su via Aliprandi mi saluta. Occhi annebbiati, occhi che… C’era da aprire il negozio, il signor Malaschini venne puntuale a prendere le sue camicie stirate. Classici profumi da lavasecco, «e guardi che se non leva il cappuccio noi non possiamo poi farci niente se con il tetracloroetilene poi si rovina il tessuto, signora». Lo dissi per tre volte, quella giornata, e Laura stava nei solventi, nei silossani e nell’anidride carbonica liquida, in quel vestito di seta che fu appeso in negozio aspettando che una certa signora Maldrés venisse a riprenderselo, nei 230 gradi del lino, nei 148 di lana e viscosa, nei 204 del cotone. Arrivai a casa, stremato. Mangiai perché non avevo fame, in fondo Laura stava anche in quella scatoletta di tonno e piselli, e cercai di capire perché.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-bidi-font-family:Calibri;mso-bidi-theme-font: minor-latin&quot;&gt;Perché Laura mi aveva lasciato?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Provai a pensare a tutti i motivi per i quali avrebbe potuto fare una cosa simile: tra di noi era finito l’amore? Si era innamorata di qualcun altro? Pensavo fosse impossibile: no, Laura questo me lo avrebbe detto, i fatti potevano smentire questo dubbio, a consumarci tra i sedili giusto una settimana prima, i nostri piedi incastrati tra i tappetini dell’auto, occhiate delle diciottenni a noi addossati alle pareti del Garten, rossetto slabbrato sul suo viso pallido, e poi a casa, finivamo discorsi lasciati a metà e là tra le lenzuola i suoi capelli neri, parole sublimate, e nei suoi occhi nessun altro traspariva, nessun altro figlio posticcio di Graham Coxon&lt;span style=&quot;mso-spacerun:yes&quot;&gt;  &lt;/span&gt;poteva entrare nel suo cuore, era impossibile che si fosse innamorata di un cliente del suo negozio. &lt;span style=&quot;mso-spacerun:yes&quot;&gt; &lt;/span&gt;Che cosa, allora? Non mi piaceva la sua famiglia, certo, e lo sapeva: quel fratello così perfetto, laurea in economia e un posto in banca, e il padre e quelle sue maniere in decomposizione e io &lt;span style=&quot;mso-bidi-font-family:Calibri;mso-bidi-theme-font:minor-latin&quot;&gt;«&lt;/span&gt;Porto fuori Laura&lt;span style=&quot;mso-bidi-font-family:Calibri;mso-bidi-theme-font:minor-latin&quot;&gt;»&lt;/span&gt; ma nessuno ascolta, e se mangiare da loro la domenica significava trascorrere il pomeriggio a dibattere di calcio e politica, i due maschioni della compagnia con i loro capelli a spazzola, allora io e Laura fuggivamo. &lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;I litigi accadevano per motivi disparati. Il gatto Milou che non volevo tenere nel mio appartamento, la musica da far girare per casa, le stanze che andrebbero arieggiate con qualcos’altro mi diceva, &lt;span style=&quot;mso-bidi-font-family:Calibri;mso-bidi-theme-font:minor-latin&quot;&gt;«Ma perché sempre Risingson, sempre quel dannato disco..» un giorno tornai e cerco ma chissà dov’è finito. «Boh, cosa pretendi di trovare in tutto quel casino che hai..» ma tutto finì lì. Altre volte ci si pungeva per i ritardi comuni, film saltati ai titoli di testa perché Laura non arrivava agli orari stabiliti, e io che andavo a prenderla quando i concerti erano già iniziati. E, qualche giorno prima dell’addio, la questione di quel ridicolo maglione verde. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Laura diceva che era bellissimo, appena arrivato in negozio lo aveva messo da parte per me. Si trattava di un maglione taglia L verde erba vivo. Vivo, sì: non era fatto di lana, cotone, angora, cashmere; la sua composizione era unicamente di materiale biodegradabile, mi spiegò Laura. &lt;span style=&quot;mso-bidi-font-family:Calibri;mso-bidi-theme-font:minor-latin&quot;&gt;«&lt;/span&gt;Un importante designer australiano realizza questi capi di vestiario partendo da una base di terreno racchiusa in una maglia di fibre vegetali, e da un’innaffiatura con canaletti interni ad essa ne fa spuntare l’erba in superficie&lt;span style=&quot;mso-bidi-font-family:Calibri;mso-bidi-theme-font:minor-latin&quot;&gt;»&lt;/span&gt;. Il pullover presentava infatti qua e là ciuffi di erbe più o meno curate, e Laura era tutta contenta a spiegarmi come le erbe usate fossero cicoria (piccoli fiori blu erano sparpagliati qua e là sui polsini e sulle cuciture delle maniche) e verbena. A guardare più da vicino, si notavano dei piccoli animaletti camminare sulla superficie del maglione, moscerini volteggiavano su una fogliolina quadrilobata all’altezza del girocollo; ma la mia sorpresa fu grande quando scoprii la vita all’interno del maglione appoggiato sul tavolo. Risvoltandolo con cautela, scoprii che l’interno era innervato di piccolissime radici che si allargavano per tutta la lunghezza del mio regalo di compleanno. La sottile rete fibrosa riusciva a trattenere in maniera egregia il terriccio che consentiva all’erba di poter costituire la superficie del golf, ma attraverso piccoli movimenti di essa erano visibili alcuni vermetti scuri che si agitavano nel sottobosco di quel maglione. &lt;span style=&quot;mso-bidi-font-family: Calibri;mso-bidi-theme-font:minor-latin&quot;&gt;«&lt;/span&gt;Starai caldissimo con questa maglia e credimi, è davvero un capo molto originale&lt;span style=&quot;mso-bidi-font-family: Calibri;mso-bidi-theme-font:minor-latin&quot;&gt;» mi diceva Laura tutta contenta per quell’assurdo affare che avevo tra le mani. Non aveva l’aria di prendermi in giro, questo lo si vedeva da una luce di contentezza che le si leggeva negli occhi, ma credo neppure avesse avuto un briciolo di lucidità nel pensare che io avrei potuto indossare una cosa vivente a contatto con la mia pelle. E poi, come avrei fatto a lavarlo a secco? &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Le dissi che io no, io comunque non avrei indossato maglioni verdi… &lt;span style=&quot;mso-bidi-font-family:Calibri;mso-bidi-theme-font:minor-latin&quot;&gt;«&lt;/span&gt;Credimi Laura, l’idea dell’erba è bellissima, ma a me questo verde non piace. L’autore dell’incipit di questo racconto vuole..vuole che io trovi una metafora per questo verde..e davvero penso che solo un soldato&lt;span style=&quot;mso-spacerun:yes&quot;&gt;  &lt;/span&gt;possa permettersi di portare un capo così perfettamente mimetico; scusami, ma io non posso accettarlo&lt;span style=&quot;mso-bidi-font-family:Calibri;mso-bidi-theme-font:minor-latin&quot;&gt;». Appallottolai in qualche maniera il maglione che mi ritrovavo nelle mani, cercando di non toccare le formiche che sgattaiolavano qua e là nelle placche di quel piccolo terremoto che creavo nell’erba continuando a maltrattare il pullover, e riconsegnai a Laura il mio regalo di compleanno. «Scusami», le dissi, ma davvero quel maglione mi ripugnava fortemente. Non seppi se in quel momento lei se la prese o meno, mise nel suo sacchetto il golf e mangiammo, senza gusto, senza dire una parola. Non uscimmo, dovevamo raggiungere degli amici per poi andare a ballare e festeggiare, ma restammo a casa. Non abbiamo fatto l’amore quella notte, Laura se andò prestissimo con la sua auto, e dai suoi occhi capivo di averle dato una cocente delusione. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-bidi-font-family:Calibri;mso-bidi-theme-font: minor-latin&quot;&gt;Il giorno dopo mi telefonò al Lavaggio a Secco, mi chiede come sto, si scusa per quel regalo, dice di averlo venduto ad un signore che ogni domenica si fissa davanti a Lineaverde e lascia andare a messa, da sola, la moglie. Ma qualcosa è cambiato, nella sue parole, e mi sembrò di sentire un lieve tono dimesso. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-bidi-font-family:Calibri;mso-bidi-theme-font: minor-latin&quot;&gt;Fino a quel giorno in quel bar. Ma non poteva essere certo per quel maglione. Ma allora perché Laura mi aveva lasciato? &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/1708843397413183314/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/hgewfhgfeg-laura-erba-hfhhdn-maglione.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/1708843397413183314'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/1708843397413183314'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/hgewfhgfeg-laura-erba-hfhhdn-maglione.html' title='hgewfhgfeg Laura. Erba hfhhdn maglione: herffrgb compleanno.'/><author><name>[Nicomar Chiori]</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04435739327939471043</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEihGzIjOxyvvr3bBz3oT2x5siBO6awlyHxtXTXqQh2bs7PRCR0YsnoVDZnR2p6SjQiunNrFFlxrL9mtM03Zjr3yaI1QbCB0AsebOAXfpwvx69T-7Y4QGFtNSfwa22YTbOw/s220/tumblr_lapnk0D8yO1qbsn6lo1_500.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-5121540227048582295</id><published>2012-02-06T16:10:00.000+01:00</published><updated>2012-02-06T16:11:00.966+01:00</updated><title type='text'>Verde Miranda</title><content type='html'>&quot;Io comunque non avrei indossato maglioni verdi. Indossare maglioni verdi è fuori luogo: come mettere dei pantaloni a zampa negli anni 80.” Era iniziata così l’arringa di Miranda: la più cattiva di tutte le avvocatesse, la più spietata di tutte le giuriste del tribunale delle moda. A lei non sfuggiva nessun dettaglio ed era pronta a trascinare in tribunale chiunque commettesse l’errore di passare davanti ai suoi occhi con qualche cosa di fuori posto nel suo outfit.&lt;br /&gt;“Un maglione verde – continuò Miranda - è il simbolo di provincialità e bruttezza, secondo solo al calzino di spugna con sandalo alla tedesca. Vostro Onore, la realtà è che mettere un maglione verde al giorno d’oggi è attività che andrebbe punita con l’ergastolo. E ciò, mi sia permesso dirlo, non può contare su nessun tipo di attenuante.. la sua inadeguatezza vale per ogni tonalità:&lt;br /&gt;verde acido : il fatto che stia bene a qualche donna è da considerarsi spia d’allarme&lt;br /&gt;verde bottiglia : accettabile solo dopo averne svuotate un paio&lt;br /&gt;verde erba : inguardabile, buono solo da fumare&lt;br /&gt;verde foresta : piace solo agli indigeni che ci vivono in mezzo&lt;br /&gt;verde mare : siamo a sottomarina, non di porto cervo&lt;br /&gt;verde medico : fatti curare&lt;br /&gt;verde mela : l’errore di stile da cui iniziò l’eterna dannazione&lt;br /&gt;verde muffa : una realtà da bonificare&lt;br /&gt;verde muschio : accettabile solo sul presepe&lt;br /&gt;verde oliva : aperitivo che preannuncia abbuffate di cattivo gusto&lt;br /&gt;verde pera : piace solo in coppia&lt;br /&gt;verde petrolio : sfortunatamente questo è un colore rinnovabile&lt;br /&gt;verde pisello : seppelliamolo sotto 7 materassi&lt;br /&gt;verde semaforo : da sempre il via libera ad outfit imbarazzanti&lt;br /&gt;verde smeraldo : il peggiore, inganna legando il suo nome ad un pietra preziosa ma è una patacca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vostro Onore, troverete conferma della mia tesi nei cataloghi Autunno/Inverno di Gucci, Prada, Zara ed H&amp;amp;M che vi ho portato come prove. Nessuno, ma dico nessuno, ha previsto dei capi che ricordino una sola di queste tonalità.. e non sto parlando solo di haute couture, ma anche di grande distribuzione. Il verde è assolutamente bandito e chiunque lo indossi va punito, ed è per questo che richiedo il carcere immediato per l’imputata in attesa di una pena esemplare.. perché la moda non ammette ignoranza.”&lt;br /&gt;“Signorina, signorina!”, una voce la chiamò.&lt;br /&gt;Miranda fece un mezzo coccolone. Si destò dal suo “sovrappensiero” e realizzò che non era in tribunale, ma in negozio.. come tutti i giorni. Miranda, infatti, non era una giurista ma faceva la commessa in un grande magazzino e quella che la chiamava era la signora Cinzia alla quale poco prima aveva indicato i camerini di prova. La signora Cinzia, che ad occhio portava una 48, si era voluta provare un maglione di lana verde scuro, taglia 44. Come potete voi stessi immaginare la signora assomigliava più ad un enorme carciofo che ad una modella da catalogo. “Allora, signorina? Che dice, mi sta bene?”, insistette la signora che cercava disperatamente un’approvazione. Miranda fece uno sforzo per dimenticare il suo sogno e rientrò nei panni della brava commessa: “Signora, me lo lasci dire.. questo maglione le sta divinamente. E poi il verde quest’anno è proprio di moda!” e chiuse il tutto con un sorrisone. Aveva fatto felice un’ altra cliente e venduto un altro maglione per la gioia del suo portafoglio ma le veniva da piangere: odiava sacrificare lo stile.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/5121540227048582295/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/verde-miranda.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/5121540227048582295'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/5121540227048582295'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/verde-miranda.html' title='Verde Miranda'/><author><name>snuz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00932656807955577870</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiDllEYkiM6wEvKZG5c388RZrQUhZ5NQzRxShD4PF_6Y2nRplNy_xvmSYoDw-aZRuJgBHicOomDN_oq5Lc00YkaXcWsQ0XZ_LQQEqvW2o33aFk75HM1XpU2n4Wi-33Lkw/s220/attesa_lupo.jpeg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-690895515460237789</id><published>2012-02-06T01:42:00.000+01:00</published><updated>2012-02-06T10:29:26.821+01:00</updated><title type='text'>1912 - 1954</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: left;&quot;&gt;
“Sta uscendo quello schifoso!” disse uno dei ragazzi nella folla fissando la cima delle scale del commissariato di polizia. L&#39;animo di tutti si scaldò in un attimo, alcuni alzarono velocemente dei cartelli di cartone improvvisati, altri iniziando a gridare frasi irripetibili. “Devi morire, schifoso pederasta!” disse il più giovane del gruppo, tentando di lanciare un uovo. Afferrai il braccio del ragazzino, strattonandolo. L&#39;uovo, che ormai aveva ricevuto la forza sufficiente per spiccare il volo, partì roteando verso la direzione del povero Alan, che scendeva la scalinata con una mano nella tasca. Colpita la fronte, l&#39;uovo si ruppe in mille pezzi, macchiando di albume e tuorlo la sua elegante giacca, nonché rovinando la pettinatura pressocché perfetta dei suoi capelli bruni divisa in due parti da una riga. Neanche la vista della sua cravatta irrimediabilmente rovinata ne tolse lo sguardo pensieroso dal volto. Quello sguardo lo conoscevo bene, erano ormai alcuni anni che lavoravo con lui, dalla fine della guerra. Matematico illustre, filosofo eccezionale, iniziai a seguire il suo lavoro da metà degli anni trenta, mentre riceveva il suo dottorato in ricerca. Io allora ero un semplice studente non ancora laureato di Cambridge ma quel ragazzo iniziò ad affascinarmi, con la sua aria assorta ma con la sua mente geniale. “Smettetela, il dottor Turing non è solo un genio, è un eroe!” dissi, facendomi spazio spintonando la folla che tentava di sfondare il cordone di polizia che lo proteggeva da una sicura linciata. “Alan!” gridai, allungando un braccio verso di lui attraverso le guardie, sfiorandone leggermente la morbida e rasata pelle del volto. Lui non se ne accorse nemmeno. Avrei dato migliaia di sterline per sapere che cosa avesse nella testa in quegli istanti. La fulminea intuizione seguita da un lento ed accurato lavoro universitario, ne consacrarono il successo. Una macchina che potesse essere “universale”, che potesse risolvere qualsiasi problema l&#39;uomo le insegnasse a risolvere grazie ad un numero finito di regole. Sicuramente Gödel sarà schizzato sulla sedia, alla lettura di quell&#39;articolo. Poi certo, iniziò la guerra e di tempo per stupefacenti formalismi e macchine ideali ad Alan non ne rimase poi molto. Se non fosse per lui oggi parleremo tutti tedesco, ne sono sicuro, scommetterei la mia stessa vita per dichiararlo. Aver rubato una di quelle macchine da scrivere cifranti naziste fu importante, ma non quanto averla data in mano al giusto gruppo di ricerca, che in poco tempo grazie alla formidabile propensione di Alan alla crittanalisi riuscì a “scardinare” il codice, permettendo di intercettare e decodificare tutte le comunicazioni tedesche. È possibile che debba ricordarlo io a questi bigotti ignoranti che ora lo insultano? Ormai membro della società reale, iniziai ad assisterlo nei suoi lavori. Non che ce ne fosse bisogno, sia chiaro, ma una mente così sovraccarica di idee doveva essere seguita da una che invece tentasse di riportare le intuizioni e darne una forma stampabile. Così pensieroso non si accorse mai veramente della mia presenza, mentre ero lì a ricopiare le sue infinite lavagne prima che le cancellasse preso dalla smania di completare una dimostrazione. Ero lì ad ascoltare anche mentre ad alta voce parlava da solo di come un test basato sul gioco dell&#39;imitazione potesse definire una macchina “pensante” oppure no. 1950. Nelle case ancora non arrivava l&#39;acqua potabile e lui pensava già alle “macchine pensanti”, all&#39;intelligenza artificiale. Poi arrivò quel dannato criminale, quel ragazzino, Arnold. Con l&#39;inganno si fece invitare a casa di Alan per rubargli tutto, dopo ovviamente avergli fatto credere che l&#39;amava. Va bene, qui Turing peccò di ingenuità, andando a denunciare il furto alla polizia dichiarando la sua relazione co il giovane Arnold. Che cosa avrà pensato di ottenere? L&#39;avrà saputo che relazioni di quel tipo sono perseguite dalla legge al giorno d&#39;oggi. Comunque, dopo la condanna per atti osceni decisero di offrirgli un alternativa farmacologica al carcere, per “curare” la sua condizione. Oggi sarà finalmente libero, potrò finalmente ricominciare a lavorare con lui, ad ascoltare affascinato ogni logica parola uscire dalle sue labbra. Non so&amp;nbsp;come andrà a finire ma il dottor Alan Turing ci stupirà ancora.&lt;/div&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&amp;nbsp;“Hyperboloids of wondrous Light Rolling for aye through Space and Time Harbour those Waves which somehow Might Play out God&#39;s holy pantomime”&amp;nbsp;&lt;/blockquote&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Il 7 giugno 1954 il matematico Alan Mathison Turing muore suicida ingerendo una mela avvelenata con il cianuro dopo gli enormi scompensi fisici causati dalla cura a base di estrogeni.

&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhABX3syuWpUzzqa8zWxeMIfUsLjqxarqWLhnZSh6qkrKNQctVfgOYzgZ5p0_nF3iygiVFou__hMPpFYlvZSjaCnmcWaUZuvlDQ-Quk4BCBVpwBsA7D-Ba2IFqbjKBWOhfXtC4AzpUh6Qs/s1600/alan-turing1.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhABX3syuWpUzzqa8zWxeMIfUsLjqxarqWLhnZSh6qkrKNQctVfgOYzgZ5p0_nF3iygiVFou__hMPpFYlvZSjaCnmcWaUZuvlDQ-Quk4BCBVpwBsA7D-Ba2IFqbjKBWOhfXtC4AzpUh6Qs/s320/alan-turing1.jpg&quot; width=&quot;256&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/690895515460237789/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/1912-1954.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/690895515460237789'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/690895515460237789'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/02/1912-1954.html' title='1912 - 1954'/><author><name>Alessandro &quot;Pajaja&quot; Palermo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15876888023470364933</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgyLwrd9rIz1HlVfcwrmrwuNCYdTBrQyi8qr_anyWIjFbtHVkiDUYkbMyURYCtxM9m4ff86ITI9TxxeoHmJRUkoGzDCk72BOdLu1VLd5kbr0WCKmIQT7eAq5_72t-V2vQ/s220/173913_1559626384_3974838_n.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhABX3syuWpUzzqa8zWxeMIfUsLjqxarqWLhnZSh6qkrKNQctVfgOYzgZ5p0_nF3iygiVFou__hMPpFYlvZSjaCnmcWaUZuvlDQ-Quk4BCBVpwBsA7D-Ba2IFqbjKBWOhfXtC4AzpUh6Qs/s72-c/alan-turing1.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-5961728979783076478</id><published>2012-01-30T18:04:00.003+01:00</published><updated>2012-01-30T18:10:08.257+01:00</updated><title type='text'>Chiavi in tasca.    (Un età che non passa mai)</title><content type='html'>&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Il faccino più bello della Renania usava sollazzarsi nelle giornate odorose di margherite e Lillà, lungo il torrrente che correva oltre le mura della sua tenuta di campagna.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Ivi portava con sé le sue ancelle, adornate delle migliori trine e trame d&#39; oriente e d&#39; occidente.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Il suo liuto poggiava svogliatamente sul grembo. Era stato costruito con i migliori e più pregiati legnami del paese, odoroso di mugo selvatico.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Se appoggiavi l&#39;orecchio alla noce pregiata potevi udire distintamente il vento che ancora carezzava delicatamente le cime degli abeti neri.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;E poi Il suo volto.. il..suo...sguardo di frontiere sconosciute e inavvicinabili..&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;S. attendeva con ansia il momento in cui questa stronzata avrebbe finalmente abbandonato i suoi pensieri.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;Tamburellava le dita agitate sul volante, controllando sul cruscotto i minuti fuggitivi che la separavano dalla destinazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;Gli ac dc erano decisamente monotoni, nati per inibire il sistema nervoso centrale e rimbecillire i padiglioni auricolari. Abbassò con un gesto infastidito il volume, aprendo la via al silenzio che proveniva dalle piantagioni di kiwi della campagna circostante.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;La nebbia procedeva lenta,lasciando spazio al buio dei prati infiniti a cui faceva da grigio confine.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;-Merda- urlò S.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;Ancora una volta quel viso di porcellana si ripropose, ghignante e malizioso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;Perfetta Bambola, nella delicatezza dei capelli che ricadevano graziosamente attorcigliati sulle spalle.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;Magnifica grazia con cui i suoi piedi toccavano il terreno senza produrre rumore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;Sovrana della perfezione,incarnazione dell&#39; arte pura e fine a sè stessa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;La mano di S. giaceva ripiegata sul petto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt; IL suo seno cadeva verso il basso, noncurante del vestito che aveva sicuramente previsto mammele dritte sull&#39; attenti come soldati alla guerra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;Passò un dito sotto l&#39; occhio sinistro, e si accorse del dolorante punto di gonfiore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;Il mascara metteva in risalto i suoi grandi occhi marroni, ma non era riuscita a farla diventare una donna.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;“Baby Dolls fashion” professava Dior. “Cat eyes style” prometteva  Maybelline new york.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;Ma Battendo le ciglia impregnate di poltiglia scura e puzzolente nello specchietto destro, vedeva sempre e solo lo stesso quadro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;E il seno di lei. E Le sue mani sulla chitarra. La gola tesa di usignolo che incantava un pubblico solo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;Così, nel bel mezzo del nulla, la sua  vecchia macchina decise di spegnersi prima di arrivare a destinazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;O sarebbe meglio dire che S. prese le chiavi e le mise nella tasca.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;E aspettò che tutto passasse, rassicurata dall&#39;aria calda che sputava fuori la sua twingo a gasolio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;La serata sarebbe proseguita senza S.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;background-color: rgba(255, 255, 255, 0.917969); line-height: 16px; margin-right: 0px; color: rgb(51, 51, 51); margin-left: 0px; margin-bottom: 0px; margin-top: 0px; &quot;&gt;&lt;span&gt;Perchè Bisogna esserci predisposte, a fare la regina.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/5961728979783076478/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/01/chiavi-in-tasca-un-eta-che-non-passa.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/5961728979783076478'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/5961728979783076478'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/01/chiavi-in-tasca-un-eta-che-non-passa.html' title='Chiavi in tasca.    (Un età che non passa mai)'/><author><name>Khorakané</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15664351780956863460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-4299593032454096434</id><published>2012-01-30T10:29:00.001+01:00</published><updated>2012-01-30T10:31:09.049+01:00</updated><title type='text'>fabbisogno energetico.</title><content type='html'>&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:10.0pt;line-height:115%;font-family: KaiTi;background:white&quot;&gt;Mi trovavo nel bel mezzo del nulla, quando la mia vecchia fedele auto decise di spegnersi definitivamente. Bene. Esclamai. Molto bene. E adesso? Provai a rimetterla in moto. Nulla. Insistei ancora e ancora, ma nulla di nuovo. L’idea di mettere mano a motori e olii e marmitte aveva il gusto di inutilità e possibile sterilità a vita della mia fida compagna auto. Cosicché m’ accomodai in posizione comoda e rilassata, e mi misi in attesa. Qualcuno prima o poi sarebbe passato: la possibilità di essenza del nulla era stata già falciata dalla mia presenza; l’inesistenza aveva perso la sua verginità e, da che mondo è mondo, la purezza, una volta sporcata, dimentica prestissimo il suo candore. Qualcuno sarebbe passato. Si trattava solo di aspettare. E l’attesa è di gran lunga più morbida e confortevole di un cofano sporco e fumante. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:10.0pt;line-height:115%;font-family: KaiTi;background:white&quot;&gt;Con testa incappucciata, corretta dal finestrino, immobile, cominciai a immaginare la configurazione del futuro e sicuro buon sammaritano: un scuolabus di suore che m’avrebbe portato direttamente alla redenzione eterna e un pulmino di fricchettoni che dall’Andalusia andava in India, passando per la Patagonia, erano, rispettivamente, al terzo e secondo posto della classifica incontri-salvezza eccezionali. Il primo posto era occupato (per simpatia non per altro) dalla ragazza bella e provocante, ereditiera di film porno di una certa e quantomeno indiscutibile fattezza, , con 2 puppe che escono dal porta tette di due taglie in meno rispetto a quelle richieste (senza considerare il fatto che, in una giornata urtata dall’inverno, il bikini striminzito fosse di certo l’equipaggiamento più consone alle passeggiate domenicali nella terra del nulla). Immaginavo la scena: l’ abbassamento del finestrino accolto con un bel ciaoooo bel maschione. Hai problemi?. Si pupa. Tu invece hai delle belle poppe. Il mio problema è che ho la cappella in fiamme.  E dopo questo scambio d’intellettualità affini, manifestazioni di gestualità erotiche ripetute e ripetute.  &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:10.0pt;line-height:115%;font-family: KaiTi;background:white&quot;&gt;Inutile dire che tutto ciò non avvenne. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:10.0pt;line-height:115%;font-family: KaiTi;background:white&quot;&gt;Intanto il tempo scorreva. E il disegno di ombre umane permaneva sogno. Orami avevo la consapevolezza, o l’illusione,  di conoscere in ogni sua parte il sistema formato da auto e me medesimo: conoscevo il mio mondo in qualsivoglia suo particolare: avevo dialogato e ridiscusso con Ella Fitzgerald, unica audio casetta presente in macchina, avevo già nove pezzi da poter incidere in un sensazionale ipotetico Lp, dove la musicalità prodotta dalle meccaniche dell’auto era unica voce e poli strumento, avevo già tracciato di tratteggi e schizzi l’asfalto del nulla con gli sputi. Ciò dava sicurezza. In che modo avrei potuto lasciare questa sicurezza? Lasciare il certo per l’ignoto? Ma che cazzata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:10.0pt;line-height:115%;font-family: KaiTi;background:white&quot;&gt;Restavo ancora lì. Passarono giorni e settimane. Le proprietà del conosciuto duellavano con la noia. Ero diventato irrequieto scontroso insensibile. Immobile nell’attesa. Ma perché diavolo non passa nessuno? Perché? L’attesa porta sempre a qualcosa no? A quanto pareva l’unico incontro promosso dall’attesa era con la signorina autocommiserazione: quel velcro che t’abbraccia e t’attornia e t’ingloba. Ti regala la sensazione di dispiacere senza che esso si manifesti, poichè indossatore di vestiti silenti e trasparenti, brutali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:10.0pt;line-height:115%;font-family: KaiTi;background:white&quot;&gt;Dopo settimane, il sistema sicuro fornito dall’auto dominava sulla mia persona, oramai priva di qualsivoglia spinta vitale. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:10.0pt;line-height:115%;font-family: KaiTi;background:white&quot;&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:10.0pt;line-height:115%;font-family: KaiTi;background:white&quot;&gt;Sarà stato spirito di sopravvivenza. Non so. So che ad un certo punto mi strascicai fuori dall’auto, e iniziai a camminare, abbandonando quella struttura che mi partorì ma che voleva anche il mio assassinio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:10.0pt;line-height:115%;font-family: KaiTi;background:white&quot;&gt;M’accorsi che nel camminare mi stavo ri-creando: i muscoli atrofizzati rioccupavano l’accento della loro funzione, gl’occhi si liberavano dal monoteismo e l’immaginazione reiterava la sua fertilità. Crea marco. Crea! Ri – creati marco! Ri-creati! Promuovi una tua visione marco! Cosa vedi? Cosa vedi marco? Ogni gesto è una tua ri-creazione è una tua visione! Che bello marco! Che bello! Continua si così. Hai la bacchetta magica marco. Tutti l’abbiamo.  Dopotutto anche dio provò la noia. E decise di creare. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/4299593032454096434/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/01/fabbisogno-energetico.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/4299593032454096434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/4299593032454096434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/01/fabbisogno-energetico.html' title='fabbisogno energetico.'/><author><name>g.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07745406901265799546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi6pMhN-FjAuUPSluTqtFohjNq8RE96K9ILY1AT5Zx2ZoOzSpLvKpuPCJvOUUb-mmUUbPOStqXfgyCYhfjZ--RLGZyP1RoRNyCuhZBc7Pb_u86g3qQ0GQleF0jpmTKdug/s220/IMG_2756.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-2596303809666907293</id><published>2012-01-29T23:53:00.002+01:00</published><updated>2012-01-30T00:06:39.523+01:00</updated><title type='text'>Peggy</title><content type='html'>&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm; line-height: 115%&quot;&gt;&lt;span  &gt;&lt;i&gt;Si trovava nel bel mezzo del nulla, quando la sua vecchia fedele auto decise di spegnersi definitivamente. &lt;/i&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; text-align: left; &quot;&gt;Provò a rigirare la chiave, ma niente. Scese e le tirò due calci per spronarla, ma ancora nulla. Allora passò a metodi più spirituali. Prima bestemmiò e poi pregò, nell&#39;ordine:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;text-align: justify;margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; text-align: left; &quot;  &gt;santa Giuditta, patrona della marmitta&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; &quot;&gt; &lt;span  &gt;san Sebastiano, protettore del freno a mano&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana; font-size: small; line-height: 115%; text-align: left; &quot;&gt;e san Costante, protettore del volante.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; text-align: left; &quot;  &gt;Ma niente, nemmeno coi santi c&#39;era nulla da fare.. quella maledetta Peugeout non voleva ripartire. Certo, un po&#39; gli scocciava dover cambiare macchina all&#39;improvviso, ma ormai c&#39;era da aspettarselo perché quella carretta aveva quasi vent&#39;anni. Così si arrese e chiamo il carroattrezzi. Fine.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; &quot;&gt; &lt;span  &gt;Per Peggy quella era proprio la fine. Sì, perchè lui non stava solo chiamando un carroattrezzi.. stava dichiarando la  morte di Peggy, ma questo lui non lo immaginava nemmeno lontanamente. &lt;span style=&quot;line-height: 115%; text-align: left; &quot;&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; text-align: left; &quot;&gt;Gli uomini non si rendono mai conto delle conseguenze delle loro azioni”, fu il pensiero di Peggy agonizzante. Peggy comunque era pronta e non aveva paura della morte perchè sapeva che la sua era stata una vita onesta. Non aveva mai lasciato a piedi il suo guidatore ed era sempre stata onesta nel segnalare per tempo quando la benzina stava finendo, in modo da non provocare sessioni di bestemmie che avrebbero negato il paradiso al suo guidatore. Nel giro di un&#39;ora arrivò il traghettatore di anime meccaniche (che noi chiameremmo carroattrezzi) a prendersi la Peggy. Il meccanico accompagnò a casa il guidatore e poi traghettò Peggy oltre l&#39;Archeronte, posandola tra una  Panda del 92 ed una Golf che non era evidentemente morta di vecchiaia. Il meccanico parcheggiò il traghettatore al suo posto e se ne andò, lasciando le automobili sole finalmente libere di esprimersi. Un vecchio furgone Westfalia, che ormai stava da anni nella rimessa ed era la guida spirituale del gruppo, diede il benvenuto a Peggy benedicendo la sua anima. Tutti sapevano che per lei quelli erano gli ultimi istanti, certe cose tra simili si capiscono. E così le lasciarono tutto il tempo di cui aveva bisogno per esprimere le sue ultime volontà.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; &quot;&gt; &lt;span  &gt;Peggy parlò con quel poco di fiato che le restava, ringraziando l&#39;esistenza per la bella vita che aveva avuto e chiedendo alle sue compagne di avere cura di ciò che restava di lei. Poi, quando la luna calò sul parcheggio, Peggy spirò. Nel parcheggio fu un gran sgambettare di tergicristalli per scacciare via le lacrime che rigavano i vetri di tutti, poi il vecchio Westfalia ruppe il silenzio. “Ragazzi, sono poche le cose che possiamo fare in casi come questo. Noi siamo solo delle particelle nell&#39;universo infinito della meccanica e per tutti noi è previsto un destino.. quindi non dobbiamo essere tristi per la partenza della nostra sorella Peggy, perchè sicuramente per lei è già stato segnato un itinerario nella grande autostrada della vita..” come sempre, poi, il vecchio Westfalia divagò ricordando i gran bei tempi in cui accompagnava ai raduni hippie i suoi guidatori. Tutte le altre auto, che ben conoscevano i suoi sermoni, smisero di ascoltarlo dopo il primo quarto d&#39;ora anche perchè non è che credessero molto a quelle storie sul destino e l&#39;autostrada della vita. Molti  infatti erano convinti che per tutte loro non ci sarebbe stata altra vita che quella della loro resistenza meccanica. Il vecchio Westfalia continuò la sua filippica fino ad addormentarsi, cosa che gli altri mezzi avevano già fatto da un po&#39;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; &quot;&gt; &lt;span  &gt;Calò la luna e sorse il sole sulla rimessa, quando quel menagramo della Mercedes E190 longuette (che noi chiameremmo carro funebre) svegliò tutti con un colpo di clacson. “Ragazzi – annunciò con la flemma che gli era propria -  guardate: Peggy non c&#39;è più.” Dalla rimessa si levò un vocio indistinto  e incontrollato perchè ognuno stava dicendo la sua:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; &quot;&gt; &lt;span  &gt;la Panda, che era appartenuta ad una dolce vecchietta di indubbia fede, gridò al miracolo citando un certo Gesù ed un tale Lazzaro;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; &quot;&gt; &lt;span  &gt;il Furgoncino dei surgelati, che invece era notoriamente un freddo e lucido ateo, sostenne che erano tutte cazzate, che non c&#39;erano né miracoli, né resurrezione e che semplicemente Peggy era stata demolita;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; &quot;&gt; &lt;span  &gt;la Cady (che da giovane era stata una gazzella della polizia e dal suo servizio aveva ereditato l&#39;atteggiamento tipico del poliziotto) disse “non c&#39;era mica da stupirsi di questi tempi: saranno stati gli zingari  a rubarla.. quelli pur di avere un tetto si fregano anche le macchine defunte.”&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; &quot;&gt; &lt;span  &gt;Il vecchio Westfalia tirò due colpi di clacson per calmare la anime e tutti si zittirono: anche se nessuno di loro condivideva a pieno le sue idee da hippie, tutti nutrivano per lui un certo rispetto e gli erano grati per aver portato un po&#39; di spiritualità tra quelle lamiere ammaccate. “Fratelli miei, non agitatevi - esordì – avete tutti ragione e avete tutti torto. Il grande spirito ci ha sorpreso anche questa  volta: durante la notte è successo qualcosa che va oltre le nostre capacità di comprensione. Peggy è stata prelevata dal meccanico ..” “Bello stronzo!”, gridarono dalle retrovie. &lt;span style=&quot;line-height: 115%; text-align: left; &quot;&gt;Il vecchio Westfalia riprese: “uomo di poca fede,tu laggiù! Il meccanico è venuto all&#39;alba, ben sapendo quel che faceva. Lui, che ci conosce e sa quello che pensiamo, ha scelto proprio la nostra Peggy per darle la possibilità di reincarnarsi.” &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; text-align: left; &quot;&gt;Il silenzio generale calò sulla rimessa. Quando il vecchio Westfalia parlava per enigmi in questo modo nessuno riusciva a ribattere, anche se nessuno poteva avere la certezza che quella fosse la verità.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;JUSTIFY&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; text-align: left; &quot;  &gt;La risposta arrivò qualche settimana dopo. Era un giorno come cento altri e, come sempre la moglie del meccanico venne a portargli il caffè di metà mattina. La signora era all&#39;ottavo mese di gravidanza, ma il bambino aveva una gran voglia di nascere e così la signora ruppe le acque. Suo marito, preso dalla gioia e dal panico, chiamò l&#39;ambulanza .. che in cinque minuti fu lì col suo bel carico di paramedici. Finchè i soccorritori armeggiavano tra le gambe della signora, l&#39;ambulanza aspettava nel piazzale tra le altre auto posteggiate. Il vecchio Westfalia la saluto e le chiese come stava, si vedeva che infatti aveva subito da poco dei trapianti di pezzi che l&#39;avevano rimessa a nuovo. Mentre l&#39;ambulanza raccontava, il vecchio Westfalia sorrideva perchè sapeva già quello che gli altri avrebbero capito dopo poco. L&#39;ambulanza raccontò infatti che era stata salvata proprio da quel meccanico, ma che doveva la sua salvezza al destino che aveva fatto arrivare proprio poco prima una Peugeout, dalla quale espiantare i pezzi. Il pensiero di tutti volò a Peggy e tutti finalmente capirono cosa aveva voluto dire il vecchio Westfalia con “reincarnazione”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/2596303809666907293/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/01/peggy.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/2596303809666907293'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/2596303809666907293'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/01/peggy.html' title='Peggy'/><author><name>snuz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00932656807955577870</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiDllEYkiM6wEvKZG5c388RZrQUhZ5NQzRxShD4PF_6Y2nRplNy_xvmSYoDw-aZRuJgBHicOomDN_oq5Lc00YkaXcWsQ0XZ_LQQEqvW2o33aFk75HM1XpU2n4Wi-33Lkw/s220/attesa_lupo.jpeg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-1684383121205046688</id><published>2012-01-23T01:05:00.000+01:00</published><updated>2012-01-23T01:05:03.430+01:00</updated><title type='text'>L&#39;ultima foglia</title><content type='html'>Cade l&#39;ultima foglia dall&#39;ormai spoglio e rinsecchito albero che mi sovrasta con le sue enormi fronde. L&#39;ultimo acceso colore d&#39;autunno lascia il posto al grigiore d&#39;inverno. Fisso la foglia che lenta si deposita sulla terra, insieme a quelle che già hanno subito la stessa sorte. Le venature dorate ne segnavano tutta la superficie bruna, quasi accartocciata su sé stessa, fredda, morta. Un debole raggio di luce si faceva spazio fra le nubi, colorando tutto di un tenue color rosso/arancione preannunciando l&#39;imbrunire. Seduto sull&#39;umida panchina che ormai aveva macchiato il datato impermeabile che indossavo, componevo nella mia mente il puzzle della mia vita ormai in conclusione. Con la punta del dito seguivo la lunga ruga che partiva da sotto al mento e finiva proprio sopra la tempia. È curioso come apprezzi ora le mie rughe, quando a quarant&#39;anni già mi crucciavo della loro prima comparsa. Forse oggi mi ricordano gli attimi felici e quelli tristi, le giornate di sole e quelle di pioggia. Alcuni ricordi riaffiorano da quelle trincee sul mio volto dove il tempo ha svolto la sua guerra. La mia prima barba, con il rasoio di mio padre, mentre lui mi teneva la mano. La pelle pareva lacerarsi sotto quella lama affilatissima, doloroso punto di svolta del mio futuro, peluria destinata a crescere in eterno. “Sei un uomo ora”, mi disse, accarezzandomi il volto con un caldo asciugamano bagnato. Da quel giorno sempre più spesso mi trovai di fronte a quello specchio, impugnando saldamente un rasoio. La soglia del dolore di quel gesto si abbassava sensibilmente ogni anno di più. La pelle, per quanto tentiamo di proteggerla, rimane esposta alle intemperie che ne tolgono sensibilità, ma che la rinforzano. Guardando al tempo trascorso alle mie spalle, mi sembra che sia passato un battito di ciglia da quei momenti a questa panchina. Ho tentato quanto più possibile di mantenere aperti gli occhi, lacrimanti dalla fatica, ma alla fine il fisico ha ceduto, ho sbattuto le palpebre ed ero vecchio. Quante volte ho visto sorgere il sole o tramontare, lo faceva prima e continuerà a farlo senza di me. Ho sempre creduto nell&#39;evidenza dei fatti, che palese si manifestava alla mia vista, mai ad un ingannevole dio onnipotente che prima si affatica alla creazione e poi si cela dalla vista del suo creato. Dove non poteva arrivare la logica deduttiva ci arrivava il buon senso. Alla mia dipartita, questo albero si rinfoltirà per poi spogliarsi nuovamente, come se la mia presenza non abbia mai fatto alcuna differenza per lui. Anche se tutto questo quindi non ha avuto molto senso, un po&#39; mi dispiace di essere giunto al capolinea. Gli attimi felici con Laura, seppur effimeri e volatili come la nostra esistenza, sono proprio i momenti che mi piace ricordare, per sviare il pensiero che vorticoso nella mia mente grida che non abbiamo via di scampo. Chissà cosa penserà, quando l&#39;abbandonerò a vagare alla ricerca di un&#39;ultima disperata risposta, che puntualmente sarà che non esiste risposta. Quanto dolore proverà nel petto, quando apprenderà l&#39;infelice notizia? Sebbene anche il cuore subisca le intemperie dei sentimenti, rimane all&#39;interno, riparato, personale, e non sarà mai totalmente insensibile. Una lacrima sgorgherà dai suoi occhi, rimpiangendo il giorno in cui mi disse di no, respingendo il calore delle mie braccia. Se poi non piangerà, poco male, non sarò qui per subire questa crudeltà. Questa debole brezza di una serata appena iniziata mi sta penetrando nelle ossa, richiamando a galla tutti i dolori che sono sorti in vecchiaia. Tento di stiracchiarmi, passo una mano sugli occhi, stropicciandoli. Li riapro e sono ancora in quel bagno, con mio padre che mi toglie l&#39;asciugamano dal volto. “Sei un uomo ora”. Ed effettivamente ora lo sono. La pelle si inspessirà e diventerà più dura del cuore. Oggi vedrò Laura, alla quale mi dichiarerò. Guardo fuori dalla finestra l&#39;ultima foglia staccarsi da un ramo. È inverno. Ma non per me.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/1684383121205046688/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/01/lultima-foglia.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/1684383121205046688'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/1684383121205046688'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/01/lultima-foglia.html' title='L&#39;ultima foglia'/><author><name>Alessandro &quot;Pajaja&quot; Palermo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15876888023470364933</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgyLwrd9rIz1HlVfcwrmrwuNCYdTBrQyi8qr_anyWIjFbtHVkiDUYkbMyURYCtxM9m4ff86ITI9TxxeoHmJRUkoGzDCk72BOdLu1VLd5kbr0WCKmIQT7eAq5_72t-V2vQ/s220/173913_1559626384_3974838_n.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4019096356705795107.post-7523297827744998237</id><published>2012-01-18T18:43:00.000+01:00</published><updated>2012-01-18T18:45:49.029+01:00</updated><title type='text'>il tema di marco</title><content type='html'>&quot;...un coltello, una forbice, o forse un taglierino. Accidenti, non so mai cosa usare in questi casi!&quot; questa è stata una delle ultime frasi che ha gridato mia mamma l’altro giorno e poi è morta. Siamo arrivati al centro commerciale con la familiare verde di mio papa la volvo che abbiamo da 21 anni è talmente felice di possederla che ogni volta che parcheggia riesce a strisciarla contro qualche palo di ferro o qualsivoglia tubo che sporge dal muro. In realtà lui la vorrebbe cambiare auto ma mia mamma glielo impedisce. Dice che non ci sono i soldi per farlo e lui allora pensa male di lei e continua a scontrare la fiancata destra perché lui pensa che probabilmente la porta prima o poi verrà giù. Più volte in macchina con lui mentre alla domenica andiamo a messa nella chiesa del paese dove va anche mia nonna mi ha detto che lui non vuole più bene alla mamma finchè lei non gli lascia vendere la macchina e comprarne un’altra. Ma mia mamma non gli lascia vendere l’auto e così gli tocca andare al lavoro con la vecchia volvo verde che si è comprato molti anni prima che io nascevo. Ma mia mamma  spesso va via con la volvo e l’ha presa su anche l’altro giorno quando siamo andati al centro commerciale. Abbiamo caricato anche la sorella di mia mamma che ogni volta che vede me e mia sorella ci chiede se andiamo bene a scuola e ci dice che siamo belli e sembriamo due angeli. Nostra zia non ha figli e penso che riversi il suo amore per i bambini proprio su noi due. Arrivati nel parcheggio mia mamma ha girato molte volte tra i posti occupati cercando un posto libero ma di qua e di là c’erano dappertutto macchine parcheggiate e mia mamma dopo un po’ ha cominciato a dire parolacce alle ragazze che non sanno parcheggiare e occupano due posti con la loro utilitaria e poi si è accesa una sigaretta perché quando è nervosa sente il bisogno di fumare poi mia zia ha tirato giù il finestrino e noi abbiamo potuto respirare ancora. Io e mia sorella ci siamo messi a fare le linguacce a quelli che passavano vicino alla nostra auto parcheggiata in doppia fila che attendeva che qualcuno arrivasse e che andasse via. Dopo un po’ ci siamo stufati e abbiamo giocato con i cd di mio papà lanciandoli ai posti davanti come se era un boomerang come faceva il protagonista di un film coi coccodrilli che ci ha fatto vedere il papà. Poi un uomo è andato via con il furgone bianco vicino alla porta di entrata e mia mamma ha riacceso il motore facendo rumore con le ruote sul pavimento e si è parcheggiata lì e per sbaglio ha preso dentro a un carrello della spesa che due sposi hanno lasciato un po’ spostato dalla loro macchina. Mia mamma si è scusata con loro perché loro erano molto gentili e così lei ha detto “scusate” “scusate” e loro gli hanno detto “niente paura” “niente paura”.  Poi mia mamma ha fatto scendere sua sorella perché la maniglia l’aveva rotta parcheggiando male mio papà e poi ha fatto scattare la sicura dei posti dietro e siamo scesi anche io e mia sorella. Siamo andati tutti quanti dove ci sono le porte che si aprono da sole se tu ti metti sotto di loro con il piede ma mia mamma ci ha chiamati perché doveva  finire la sigaretta e poi la zia gli ha messo a posto la frangia e gli ha abbottonato la giacca e intanto io e mia sorella abbiamo fatto la gara a chi arrivava per primo al baule della macchina per poi tornare di ritorno e gridare “arrivato” e ovviamente sono arrivato prima io perché questi esercizi ce li fanno sempre fare a calcio dalla porta che c’è in fondo fino alla linea di centrocampo e se non riusciamo a farli il nostro allenatore ci chiama e ci mette in un angolo e ci dice di fare 20 palleggi con il pallone di cuoio durissimo perché i palloni di calcio della nostra squadra sono sempre gonfiati tantissimo perché il vecchio che aiuta a tenere il campo apposto ha sempre un cerotto sul dito perché si taglia con la macchina che mette il gesso sull’erba e non riesce a togliere la valvola dal pallone quando è abbastanza gonfio e si può prendere anche con il collo del piede senza farsi male e fare gol come il mio amico Marco che gioca in attacco con la maglia numero nove. Dopo che io ho vinto mia sorella ha un po’ fatto il muso ma poi gli ha passato e siamo entrati e mia mamma ha tenuto per mano la Sara perché ha detto che ci sono tanti zingari in quel supermercato che rapiscono i bambini e li tagliano per darli da mangiare ai loro cani. Io spesso ho paura quando mia mamma dice così perché anche noi abbiamo un cane che sembra buono e però diventa cattivo e salta addosso a mio papà quando gli da mangiare e spesso va a prendere il mangiare in garage e penso che lì ci sono tanti bambini che lui ha comprato dagli zingari del centro commerciale. Ma non ci ho pensato più e siamo entrati finalmente e siamo andati sulla scala mobile e io avevo davanti mia mamma e mia sorella e dietro avevo mia zia e poi dietro c’erano due signori anziani con una pianta in mano. Mia sorella all’inizio della scala mobile si è girata e mi ha pestato le scarpe. Mia zia l’ha sgridata e gli ha detto di stare ferma. Lei si è girata e guardava avanti ma poi un po’ più avanti si è girata verso di me e mi ha di nuovo pestato le scarpe. Io allora non ci ho più visto perché anche se voglio bene a mia sorella odio quando mi fanno male le bambine e così gli ho dato un calcione forte con la punta del piede dietro dove si piega la gamba. Lei si è fatta male ha cominciato a piangere e mia zia mi ha mollato una sberla dove c’è il dietro della testa ma io non mi sono accorto che quando ho tirato il calcio a mia sorella per sbaglio mi sono tirato il laccio della scarpa con quell’altro piede che è rimasto per terra e poi il laccio è finito nella scala mobile e non me ne sono accorto fino alla fine della scala mobile quando mia mamma ci ha detto “stupidi adesso si scende attenti a non farvi male proprio ora”. Ma quando toccava a me di alzare le gambe per scavalcare l’ultimo gradino il laccio si è bloccato nell’incranaccio e poi mi ha tirato in giù il piede e io ho provato a tirare su il piede ma non ci riuscivo e sono andato addosso alla zia perché la scala mi tirava in giù. Io ho avuto sempre più paura e mi sono messo ad urlare “mamma” “mamma” e i due vecchi hanno lanciato la pianta per terra e sono caduti addosso a mia zia perché non riuscivano a tornare indietro. Mia mamma quando si è accorta di quello che è successo è tornata indietro e si è messa a gridare anche lei “aiuto” “aiuto” e tanti sono corsi lì ma tutti stavano a guardare e io avevo paura di morire perché ho visto una scena simile nelle puntate del dottor house ma lui ha dovuto tagliare la gamba alla vecchia che si era incastrata nella scala mobile con la calza di nylon che aveva addosso. Io mi faceva male tantissimo alla gamba e la gamba era tutta storta e i gins erano strappati dove c’è il ginocchio e c’era tanto sangue e addirittura si vedeva l’osso che usciva dalla gamba perché mia zia era riuscita a liberarsi dalla presa della vecchia che l’aveva tenuta per non cadere nel vuoto e lei gli aveva staccato le mani dalle sue spalle ma scavalcandomi mi aveva pestato il ginocchio e me lo aveva rotto. Mia sorella mi guardava e piangeva tantissimo e sembrava una cascata. Mia mamma intanto aveva preso la borsa e aveva tirato fuori varie cose le chiavi le sigarette lo specchietto i santini di santantonio e aveva rovesciato tutto per terra ma era molto agitata e per fortuna aveva un po’ deciso di lasciare da una parte un coltellino che diceva sempre che lei avrebbe usato se faceva un incidente perché poteva tagliare la cintura e scappare e lasciare lì la volvo che bruciava e magari l’assicurazione poteva pagare anche la macchina nuova a mio papà che sperava che succedeva questa cosa a mia mamma e poi ha tirato fuori l’accendino e la forbice che mi tagliava le unghie prima di andare a scuola e mi faceva male perché lei voleva che mi venivano rotondate ma mi prendeva solo la carne e io piangevo. Mia mamma poi ha detto “&quot;...un coltello, una forbice, o forse un taglierino. Accidenti, non so mai cosa usare in questi casi!&quot; e mentre tutti la guardavano e urlavano lei ha preso il coltellino e mi ha tagliato il laccio e poi mi ha tirato verso di lei dal braccio e mi ha fatto male perché avevo la gamba rotta e poi ha salvato anche i due vecchi e ha tirato in qua anche il vaso con la pianta che avevo ancora un po’ di terra addosso. Io ero per terra e poi anche i vecchi stavano a terra e mia mamma poi si è alzata e ha detto a un signore che aveva male al cuore e poi si è distesa e è morta.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/feeds/7523297827744998237/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/01/il-tema-di-marco.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/7523297827744998237'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4019096356705795107/posts/default/7523297827744998237'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viamilazzo5.blogspot.com/2012/01/il-tema-di-marco.html' title='il tema di marco'/><author><name>[Nicomar Chiori]</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04435739327939471043</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEihGzIjOxyvvr3bBz3oT2x5siBO6awlyHxtXTXqQh2bs7PRCR0YsnoVDZnR2p6SjQiunNrFFlxrL9mtM03Zjr3yaI1QbCB0AsebOAXfpwvx69T-7Y4QGFtNSfwa22YTbOw/s220/tumblr_lapnk0D8yO1qbsn6lo1_500.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry></feed>