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	<description>SEO e Web Marketing</description>
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	Sat, 06 Apr 2019 19:48:48 +0000	</lastBuildDate>
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		<title>Il web è semplice ma non per tutti</title>
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				<pubDate>Sat, 16 Mar 2019 11:22:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[usabilità]]></category>

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				<description><![CDATA[<p><img class="flotta" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2019/03/web-semplice.jpg" alt="" width="345" height="308" />Ho creato tre landing page nell’ultimo mese. E ho deciso di <strong>non rendere visibile il numero di telefono</strong> se non alla fine della pagina, nel footer.</p>
<p>In above the fold, in luogo del numero di telefono ho inserito un tastone con l’etichetta “Premi qui per telefonare” con un hover piuttosto evidente, manca solo un tocco di glitter&#8230; :D</p>
<p>Potevo utilizzare l’abusato “Clicca qui…”, ma ho preferito soprassedere. E non solo perché lo sconsigliava Jacob Nielsen in un libro di tanti anni fa che ha cambiato il mio modo di comprendere il web (Web Usability), ma, più semplicemente, perché trovo “clicca qui” una formula orrenda, un termine anglofono italianizzato, disgustoso…</p>
<p>Ma veniamo al dunque, ho mostrato la pagina, come al solito, prima a colleghi e a esperti (più o meno) del settore e, praticamente tutti, hanno considerato quel “premi” come pleonastico: tanto la gente sa che con uno smartphone se premi un numero di telefono poi telefoni automaticamente.</p>
<p>Insomma per loro &#8230; <a href="https://www.ranked.it/usabilita/web-semplice-non-per-tutti/" class="read-more">Continua a leggere l'articolo </a></p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><img class="flotta" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2019/03/web-semplice.jpg" alt="" width="345" height="308" />Ho creato tre landing page nell’ultimo mese. E ho deciso di <strong>non rendere visibile il numero di telefono</strong> se non alla fine della pagina, nel footer.</p>
<p>In above the fold, in luogo del numero di telefono ho inserito un tastone con l’etichetta “Premi qui per telefonare” con un hover piuttosto evidente, manca solo un tocco di glitter&#8230; :D</p>
<p>Potevo utilizzare l’abusato “Clicca qui…”, ma ho preferito soprassedere. E non solo perché lo sconsigliava Jacob Nielsen in un libro di tanti anni fa che ha cambiato il mio modo di comprendere il web (Web Usability), ma, più semplicemente, perché trovo “clicca qui” una formula orrenda, un termine anglofono italianizzato, disgustoso…</p>
<p>Ma veniamo al dunque, ho mostrato la pagina, come al solito, prima a colleghi e a esperti (più o meno) del settore e, praticamente tutti, hanno considerato quel “premi” come pleonastico: tanto la gente sa che con uno smartphone se premi un numero di telefono poi telefoni automaticamente.</p>
<p>Insomma per loro la cosa migliore era pubblicare il numero di telefono, nudo e crudo…</p>
<p>Illusi!</p>
<p>La seconda parte del test l’ho condotta al solito, rompendo le scatole al primo malcapitato che avevo a tiro: mio padre, l’idraulico, un amico avvocato, un altro direttore di albergo, un vicino barman, mia nipote, mio zio e altri simpatici personaggi che si sono prestati al gioco…</p>
<p>Ebbene la maggioranza di essi non aveva la minima idea della cosa, cioè che se premi un numero di telefono sullo schermo dello smartphone (ovviamente se l’html è ben codificato) parte una chiamata…</p>
<p>E così ad alcuni ho pure mostrato una di queste landing e con mio sommo gaudio quasi tutti hanno affermato che se l’avessero navigata prima di aver ottenuto quella consapevolezza avrebbero comunque compreso appieno il senso e il risultato di quel premi…</p>
<p>Tranne uno… Ma non dico chi.</p>
<p>Ebbene, nonostante il messaggio “premi per telefonare” sia abbastanza chiaro, almeno a parer mio, questi ha ammesso candidamente che <strong>non avrebbe inteso a che risultato l’avrebbe condotto la sua pressione</strong>. Badate bene, non si tratta di incapacità, di analfabetismo funzionale, ma di una forma di miopia, anzi, forse più di astigmatismo, verso la tecnologia.</p>
<p>In altri “esperimenti casarecci” ho notato che certe operazioni pur semplici non vengono comprese per vari motivi: bias, dissonanze, ma più in generale, tirando in ballo forse impropriamente la Gestalt, per l’incapacità di comprendere che il tutto è maggiore della somma delle parti, che esiste un significato più profondo che trascende la somma degli elementi visibili…</p>
<p>Un po’ come tirare un dado e “vedere” il numero. La maggioranza di noi ci arriva tranquillamente: non si conta, si vede il tre, il quattro, il cinque e via di questo passo. È un pensiero veloce, come dice Kahneman, per la maggioranza delle persone. Ma non lo è per una minoranza che è “costretta a contare” o, addirittura, <strong>non ha ancora ottenuto la consapevolezza che si può contare</strong>.</p>
<p>Queste persone, volenti o nolenti, subiscono loro malgrado questo fenomeno, sono persone anche intelligentissime e non necessariamente anziane. Possono essere fenomeni in altri campi, però hanno questo limite. Del resto io ho un grosso limite in ambito musicale, datemi una chitarra in mano e il massimo che posso ottenere è la rottura di una corda…</p>
<p>Ebbene, per concludere. chi fa web deve accettare il fenomeno, comprenderlo, tentare di ridurlo sino ad eliminarlo, laddove possibile. Insomma il web, e più in generale la tecnologia, deve essere costruita anche a misura di queste persone, che, si badi bene, lo ripeto, sono intelligenti, assolutamente normodotate (ovviamente ancora di più deve essere fatto per chi normodotato non è) e non necessariamente anziane. Questo per una questione etica primariamente, ma anche per una commerciale: comprano o saranno costrette a comprare anche loro servizi e prodotti via web…</p>
<p>E così continuerò a sperimentare nuovi modi di persuadere l&#8217;utente a premere quel tastone, sia a livello di copy che grafici!</p>
<p><a href="https://it.freepik.com/foto-vettori-gratuito/design">La foto è fornita da freepik &#8211; it.freepik.com</a></p>
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		<title>Google Ricerca presto a pagamento</title>
		<link>https://www.ranked.it/google/google-ricerca-pagamento/</link>
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				<pubDate>Thu, 31 Mar 2016 08:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[google search]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca google]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>La prendo un po&#8217; larga, per cui prestate la massima attenzione altrimenti risulta difficile capire il ragionamento che mi porta ad affermare che, quasi certamente, <strong>Google farà pagare le ricerche ai propri utenti</strong>.</p>
<p><img class="flotta" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2016/03/mind.png" alt="mind" width="300" height="176" />Partiamo dalla recente vendita di <strong><a href="http://www.dday.it/redazione/19417/google-vende-boston-dynamics-amazon-e-toyota-papabili-acquirenti">Boston Dynamics</a></strong> da parte di Google / Alphabet a distanza di soli due anni dalla sua acquisizione; in molti hanno considerato che la cessione sia dovuta alla mancanza di introiti certi nel breve / medio periodo. Verità sacrosanta, ma è altrettanto vero e <strong>non rilevato da nessuno</strong> che l&#8217;Esercito degli Stati Uniti ha garantito all&#8217;azienda di Mountain View circa un miliardo di dollari l&#8217;anno per tre anni per la creazione di un androide soldato. Pertanto il business sarebbe stato sempre e comunque profittevole. La realtà è molto più semplice: <strong>Google ha bisogno di soldi, tanti soldi!</strong></p>
<p>Volete sapere il perché? Semplice, il nuovo e ambizioso business di Google è costosissimo: la società sta investendo capitali ingentissimi per studiare i processi che &#8230; <a href="https://www.ranked.it/google/google-ricerca-pagamento/" class="read-more">Continua a leggere l'articolo </a></p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>La prendo un po&#8217; larga, per cui prestate la massima attenzione altrimenti risulta difficile capire il ragionamento che mi porta ad affermare che, quasi certamente, <strong>Google farà pagare le ricerche ai propri utenti</strong>.</p>
<p><img class="flotta" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2016/03/mind.png" alt="mind" width="300" height="176" />Partiamo dalla recente vendita di <strong><a href="http://www.dday.it/redazione/19417/google-vende-boston-dynamics-amazon-e-toyota-papabili-acquirenti">Boston Dynamics</a></strong> da parte di Google / Alphabet a distanza di soli due anni dalla sua acquisizione; in molti hanno considerato che la cessione sia dovuta alla mancanza di introiti certi nel breve / medio periodo. Verità sacrosanta, ma è altrettanto vero e <strong>non rilevato da nessuno</strong> che l&#8217;Esercito degli Stati Uniti ha garantito all&#8217;azienda di Mountain View circa un miliardo di dollari l&#8217;anno per tre anni per la creazione di un androide soldato. Pertanto il business sarebbe stato sempre e comunque profittevole. La realtà è molto più semplice: <strong>Google ha bisogno di soldi, tanti soldi!</strong></p>
<p>Volete sapere il perché? Semplice, il nuovo e ambizioso business di Google è costosissimo: la società sta investendo capitali ingentissimi per studiare i processi che sottendono la lettura del pensiero e la linea di produzione denominata &#8220;The Machine&#8221; fa pensare che stiano progettando una &#8220;macchina&#8221; che permetta di ottenere l&#8217;obiettivo.</p>
<p>Come sottolinea <strong>Guy Coldfish</strong> di <strong>Past Company</strong> questo sarebbe il motivo per il quale Google ha assunto a peso d&#8217;oro il Professor <strong>Jack Pappalardo</strong>, ex ricercatore del MIT. Si deve al lui l&#8217;invenzione (ancora da perfezionare, sia chiaro) di <strong>Pocket MRI</strong>, una macchina per la risonanza magnetica del peso di soli 200 grammi in grado di garantire una resa senza paragoni: una scansione magnetica, in pochi secondi, della zona su cui è applicata. Una simile invenzione potrebbe rivoluzionare il mondo della medicina se ci pensate, ma non è certamente questo l&#8217;obiettivo di Google! C&#8217;è però un problema, la macchina, per poter funzionare necessita di un composto che deriva dalla lavorazione di una lega di palladio e platino, inoltre può essere alimentata solamente da una batteria atomica a basso voltaggio. Per farla breve ogni esemplare costa circa 300 milioni di dollari.</p>
<p>Google, come sostiene <strong>Mark Fishingpole</strong>, ne sta costruendo 10.000. Fate voi il calcolo del costo totale di produzione!</p>
<p>Perché 10.000? Semplicemente perché sono state &#8220;assunte&#8221; altrettante &#8220;cavie&#8221; che, per 10 anni, sosterranno dei test all&#8217;interno di un capannone attiguo a Google Plex a Mountain View. Queste persone permetteranno alla società di studiare i meccanismi che regolano il pensiero umano proprio tramite l&#8217;apparecchio di cui parlavo in precedenza. Un interessante reportage del <strong>New York Bullettin</strong> di qualche giorno fa contiene, infatti, un&#8217;intervista ad una di queste cavie: in pratica per 10 anni sarà &#8220;costretta&#8221; ad alimentarsi solo di un composto multivitaminico e non potrà uscire dal capannone se non per brevissimi periodi scortato. Tutto il resto del tempo sarà destinato ai test con la macchina. Per ciascun &#8220;volontario&#8221; (si fa per dire) si parla di un compenso di oltre 20 milioni di dollari! Fate voi un po&#8217; di calcoli del costo finale di produzione di macchina e &#8220;affitto&#8221; di 10 anni di vita delle cavie…</p>
<p>Fatto? Bene, per quanto Google sia una azienda florida non può certamente disporre di quel capitale &#8211; nessuna azienda al mondo è in grado di farlo &#8211; e in molti ritengono che l&#8217;unico modo per procurarlo sia quello di <strong>modificare il modello di Business di Google Ricerca</strong>.</p>
<p><strong>Terry Maggot </strong>e <strong>Jason Earthworm</strong> di <strong>Deepsearch</strong> prevedono che, nel breve / medio periodo, chiunque effettui una ricerca in Google senza avere inserito nome utente e password nel sistema possa spingersi non oltre il 30imo risultato. Inoltre la prima pagina di ogni serp sarà costituita solo da risultati a pagamento. D&#8217;altro canto se si vorrà fruire dei programmi e tool di Google (Analytics, Business, Plus e qualunque altro software vi venga in mente) sarà necessario abbonarsi al servizio e corrispondere alla società di Mountain View (non è ancora chiaro con che modalità) da 1 a 3 dollari.</p>
<p>Infine, cosa che ha mandato su tutte le furie molti esperti, con ogni probabilità l&#8217;iscrizione al servizio effettuata contestualmente all&#8217;apertura di un account Gmail costringerà l&#8217;utente ad inserire il proprio nome reale, una copia di un documento di identità e ogni dato che consenta a Google di identificarlo. Insomma, sa già tutto di voi e, a breve, ogni singolo dato sarà associato al vostro nome…</p>
<p>Il motivo di questa decisione è molto semplice, pur trattandosi di una cifra esigua in molti (vedi con Android laddove un buon 40% di utenti non sono disposti a spendere nemmeno un dollaro in app) abbandoneranno le applicazioni divenute a pagamento a favore di quelle della concorrenza e Google dovrà sostenere comunque una perdita che compenserà, appunto, con i nuovi dati sulle preferenze degli utenti registrati e ads molto più mirati.</p>
<p><strong>Al di là di tutto questo la cosa più preoccupante per il mondo Seo è la ricerca limitata a 20 risultati per gli utenti standard</strong> (30 risultati meno i 10 sponsorizzati della prima pagina).</p>
<p><strong>Se poi però ragioniamo in termini più analitici questo è nulla rispetto a quello che ci aspetta quando Google sarà in grado di capire quasi istantaneamente quello che pensiamo. E ci riuscirà, statene certi!</strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-826 aligncenter" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2016/03/448x310px-LL-26823eaa_Laughing20Fish20Compressed.jpg" alt="448x310px-LL-26823eaa_Laughing20Fish20Compressed" width="448" height="310" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2016/03/448x310px-LL-26823eaa_Laughing20Fish20Compressed.jpg 448w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2016/03/448x310px-LL-26823eaa_Laughing20Fish20Compressed-300x208.jpg 300w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">Buon 1° aprile!</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Se pensi che una pagina Facebook sia il miglior modo per fare del Customer Care usa solo quella!</title>
		<link>https://www.ranked.it/web-marketing/social-customer-care/</link>
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				<pubDate>Fri, 16 Oct 2015 09:08:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[E-Commerce]]></category>
		<category><![CDATA[Social]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
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		<category><![CDATA[social customer care]]></category>

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				<description><![CDATA[<p><img class="flotta" style="margin-left: -10px;" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/10/customer-care-social.jpg" alt="customer-care-social" width="361" height="527" />Nel piccolo contributo al libro del mio amico Alessandro Mazzù, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/886358320X/ref=pd_lpo_sbs_dp_ss_1?pf_rd_p=556244387&#38;pf_rd_s=lpo-top-stripe&#38;pf_rd_t=201&#38;pf_rd_i=8863581827&#38;pf_rd_m=A11IL2PNWYJU7H&#38;pf_rd_r=0E4ZVDADAPF4VB9PZ08B">Web marketing? No, grazie! Ho appena preso uno stagista</a>, ho parlato di Customer Care per così dire essenziale. E con &#8220;essenziale&#8221; mi riferisco a quelle attività che il reparto di assistenza di una qualsiasi azienda è tenuto a fornire in maniera incondizionata. Tra queste, la più importante, quella che forse più di tutte può alimentare quel circolo virtuoso che trasforma un potenziale cliente in un cliente è fornire una risposta ai quesiti posti tramite e-mail o apposita pagina di contatto.</p>
<p>Bene, mediamente, per quello che ho avuto modo di analizzare, <strong>le aziende non rispondono alle richieste di informazioni dei clienti</strong>!</p>
<p>Sia chiaro, forse la mia non è stata una indagine statisticamente definita, chiamiamola per quello che è, una analisi empirica, in quanto mi sono limitato, negli anni, a porre quesiti &#8220;solo&#8221; a circa un centinaio di aziende.</p>
<p>Le domande che ho rivolto a grandi, medie e piccole aziende &#8230; <a href="https://www.ranked.it/web-marketing/social-customer-care/" class="read-more">Continua a leggere l'articolo </a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ranked.it/web-marketing/social-customer-care/">Se pensi che una pagina Facebook sia il miglior modo per fare del Customer Care usa solo quella!</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ranked.it">Ranked.it</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><img class="flotta" style="margin-left: -10px;" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/10/customer-care-social.jpg" alt="customer-care-social" width="361" height="527" />Nel piccolo contributo al libro del mio amico Alessandro Mazzù, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/886358320X/ref=pd_lpo_sbs_dp_ss_1?pf_rd_p=556244387&amp;pf_rd_s=lpo-top-stripe&amp;pf_rd_t=201&amp;pf_rd_i=8863581827&amp;pf_rd_m=A11IL2PNWYJU7H&amp;pf_rd_r=0E4ZVDADAPF4VB9PZ08B">Web marketing? No, grazie! Ho appena preso uno stagista</a>, ho parlato di Customer Care per così dire essenziale. E con &#8220;essenziale&#8221; mi riferisco a quelle attività che il reparto di assistenza di una qualsiasi azienda è tenuto a fornire in maniera incondizionata. Tra queste, la più importante, quella che forse più di tutte può alimentare quel circolo virtuoso che trasforma un potenziale cliente in un cliente è fornire una risposta ai quesiti posti tramite e-mail o apposita pagina di contatto.</p>
<p>Bene, mediamente, per quello che ho avuto modo di analizzare, <strong>le aziende non rispondono alle richieste di informazioni dei clienti</strong>!</p>
<p>Sia chiaro, forse la mia non è stata una indagine statisticamente definita, chiamiamola per quello che è, una analisi empirica, in quanto mi sono limitato, negli anni, a porre quesiti &#8220;solo&#8221; a circa un centinaio di aziende.</p>
<p>Le domande che ho rivolto a grandi, medie e piccole aziende sono state varie e, in genere, afferivano a reali esigenze mie o di qualche amico (scrivevo, insomma, ad una specifica azienda e quindi ad altre spesso al solo scopo di verificare la mia tesi). Quello che vi posso assicurare è che ciascuna richiesta era assolutamente meritevole di risposta!</p>
<p>Alcuni esempi:</p>
<ol>
<li>Ho chiesto più volte, anche a distanza di tempo, a cinque grosse aziende, alcune pure multinazionali (che quindi dovrebbero essere dotate di un reparto preposto a soddisfare ogni esigenza informativa di un consumatore) se &#8220;il dato prodotto contenesse del glutine&#8221;. Domanda legittima, io credo. Su cinque una sola ha provveduto a rispondermi.</li>
<li>Ho chiesto ad una decina di store (sia ad aziende del lusso che a piccoli venditori su Ebay) in merito alla calzata di una scarpa o alla vestibilità di un indumento, questioni, anche in questo caso, io credo inderogabili: è maledettamente difficile riuscire a comprare vestiario e accessori online senza averli provati! In questo caso credo abbiano risposto solo tre aziende, una, peraltro, si è limitata a fornire una risposta automatica in cui si diceva che è ammesso il reso.</li>
<li>Ho chiesto in merito alle caratteristiche di componenti hardware, smartphone, tablet e altre diavolerie elettroniche ottenendo raramente soddisfazione. Tra le poche repliche ottenute ne ricorderò per sempre una, si tratta del secondo o terzo e-commerce in Italia per quel che concerne la tecnologia: &#8220;Con oltre 10.000 articoli a catalogo non è che possiamo conoscere tutte le caratteristiche dei prodotti o rispondere a tutte le domande degli utenti!&#8221;. Ok, ne prendo atto, ma la mia non è stata una richiesta futile, quell&#8217;informazione era essenziale per l&#8217;acquisto del prodotto, senza di essa ho rinunciato!</li>
<li>Numerose altre richieste assolutamente non campate in aria, credetemi sulla parola!</li>
</ol>
<p>In alcuni casi addirittura non ho proprio trovato il modo di scrivere! La pagina di contatto era così nascosta tra decine di pagine di faq e percorsi di navigazione semi nascosti che ho desistito. Ciò mi ha portato a pensare che vi sia un rapporto di proporzionalità tra la grandezza dello store online (più in termini di vendite che di ampiezza del catalogo) e l&#8217;efficienza con cui si è occultato quel &#8220;maledetto&#8221; form di richiesta di informazioni&#8230;</p>
<p>Lo percepisco, state per chiedermelo, vero? ;)</p>
<p><strong>E ponendo le stesse domande sulle pagine Facebook di dette aziende?</strong><br />
<strong>Provato anche quello e, dato incontrovertibile, la percentuale di risposta aumenta a dismisura!</strong></p>
<p>Bene, potrei a questo punto chiudere l&#8217;articolo. Ma, perdonatemi, non posso farlo! È illogico! E&#8217; come se io andassi in Comune per ottenere un certificato di residenza e mi si rispondesse: &#8220;certo potremmo elaborarlo, ma abbiamo deciso che questo tipo di servizio venga fornito da un altro ufficio che si trova dall&#8217;altra parte della città&#8230;&#8221;.</p>
<p>Sia chiaro, è assolutamente corretto utilizzare il Social per erogare supporto agli utenti, ma non può essere l&#8217;unica infrastruttura in cui questo avviene, perlomeno non se ne esiste un&#8217;altra più accessibile.</p>
<p>Sono stati scritti decine di articoli sull&#8217;opportunità di ridurre il numero di clic che un utente deve effettuare per compiere un certo task e si accetta così, di buon grado, che un utente debba addirittura saltare da un sito web ad un altro per porre una semplice domanda?</p>
<p>Perché, sia chiaro, in genere il percorso è questo: si arriva, tramite motore di ricerca, al catalogo online e quindi si elabora la questione. Perlomeno io, forse da utente tradizionalista, opero in questo modo e costringermi a &#8220;saltare&#8221; in un social per ottenere soddisfazione mi sembra un&#8217;operazione non molto intelligente!</p>
<p><strong>Ammettiamo però che per l&#8217;utente medio sia automatico visitare un e-commerce di una azienda, analizzare un prodotto e quindi saltare alla pagina Facebook corrispondente per ottenere assistenza, ebbene allora quella deve essere l&#8217;unica modalità per erogare il servizio di customer care!</strong></p>
<p>Si elimini il form, si elimini la pagina di contatto dal proprio sito, si specifichi più volte in esso che l&#8217;assistenza viene fornita sul social, magari aprendolo su una nuova scheda in modo tale che l&#8217;utente possa comunque continuare a visionare agevolmente il prodotto a cui è interessato.</p>
<p>Ribadisco, mi sembra una pratica assurda, ma tant&#8217;è&#8230;</p>
<p>Aggiungo inoltre che, spesso, chi gestisce la pagina Facebook è una azienda esterna e che, quindi, non può fornire supporto di prima mano, che non tutti gli utenti hanno un account Facebook e che alcuni che ne dispongono forse preferiscono non porre questioni in pubblico&#8230;</p>
<p><strong>Ma, care aziende, se nonostante queste eccezioni ritenete la vostra pagina aziendale così efficace allora, lo ripeto, fate in modo che quella sia l&#8217;unica modalità a disposizione dell&#8217;utente per comunicare con voi&#8230;</strong></p>
<p>Veniamo ora ad un episodio che mi è capitato in questi giorni: non potete immaginare quanto sia appagante formulare una teoria per poi &#8220;viverla&#8221; nella realtà!</p>
<p>Dovevo comprare uno smartphone di importazione, quindi non distribuito ufficialmente in Italia. Molti store che vendono questo tipo di prodotti usano il dropshipping e cioè non vendono direttamente beni al consumatore, ma si limitano a fungere da intermediari tra quest&#8217;ultimo e il produttore che, nel mio caso, si trova in Cina. Ebbene io avevo la necessità di ottenere però una fattura italiana al fine di dedurre il prodotto. E così ho inviato una richiesta ad un store che sembrava fornire detto servizio. Scrivo a quest&#8217;ultimo via form richiesta informazioni e, trascorsi sei giorni, non ottengo risposta. Scrivo ad un secondo store in seguito individuato e, contemporaneamente, alla pagina Facebook del primo, spiegando che non ho ottenuto risposta al mio quesito tramite form. Il secondo store mi risponde positivamente in un paio di ore, in maniera professionale e pure simpatica (stile Amazon, per intenderci), compro il prodotto!</p>
<p>Il primo store mi risponde 30 minuti da dopo, tramite Facebook, il dialogo è più o meno questo:</p>
<p><strong>Negoziante</strong>: &#8220;Ci spiace non aver risposto, ci deve essere scappata la sua richiesta. Se ci avesse scritto subito su Facebook avremmo risposto immediatamente!&#8221;</p>
<p><strong>Io</strong>: &#8220;Mi spiace tantissimo, ma ho acquistato il telefono presso un altro store che mi ha fornito l&#8217;informazione richiesta in poche ore tramite form. Fossi in voi eliminerei la pagina contatti se non è presidiata adeguatamente e utilizzerei solo quella Facebook: se l&#8217;aveste fato avrei sicuramente acquistato il prodotto presso di voi considerato il miglior prezzo! Mi spiace ancora&#8230;&#8221;.</p>
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		<title>Mobile PRO Desktop</title>
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				<pubDate>Fri, 10 Apr 2015 10:18:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[desktop]]></category>
		<category><![CDATA[mobile]]></category>
		<category><![CDATA[mobile first]]></category>
		<category><![CDATA[mobile Vs. desktop]]></category>
		<category><![CDATA[personal computer]]></category>
		<category><![CDATA[responsive design]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>

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				<description><![CDATA[<p><a href="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/Mobile-Vs-Desktop.jpg"><img class=" wp-image-798 size-full aligncenter" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/Mobile-Vs-Desktop.jpg" alt="Mobile First e Mobile Vs. Desktop " width="600" height="400" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/Mobile-Vs-Desktop.jpg 600w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/Mobile-Vs-Desktop-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>Ogni innovazione di spessore nel web (e, suppongo, così avvenga in tutti i settori) in genere viene “abbracciata” dai progettisti in maniera equilibrata. Spesso, tuttavia, un certo numero di questi vi si avvinghia in maniera morbosa, alimentando quello che io definisco il “fanatismo tecnologico”. Diventa una sorta di religione insomma, e si è così costretti ad assistere inerti ad una processione infinita di invasati che stabiliscono, spesso senza neppure avere i titoli necessari per farlo, che la nuova modalità di lavoro è l’unica e incontrovertibile via per operare.</p>
<p>A conferma di quanto detto consideriamo quanto sta avvenendo negli ultimi anni e ancora più nell’ultimo periodo, visto che Google si è pronunciato a favore di un certo tipo di design: per molti addetti sembra che <strong>l’unico scopo di un sito web sia quello di essere riprodotto dai dispositivi mobile</strong>.</p>
<p>Ma chi sostiene questo sembra non porsi una domanda fondamentale: <strong>il responsive design è realmente il fine di un sito web? </strong>&#8230; <a href="https://www.ranked.it/web/mobile-pro-desktop/" class="read-more">Continua a leggere l'articolo </a></p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/Mobile-Vs-Desktop.jpg"><img class=" wp-image-798 size-full aligncenter" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/Mobile-Vs-Desktop.jpg" alt="Mobile First e Mobile Vs. Desktop " width="600" height="400" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/Mobile-Vs-Desktop.jpg 600w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/Mobile-Vs-Desktop-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>Ogni innovazione di spessore nel web (e, suppongo, così avvenga in tutti i settori) in genere viene “abbracciata” dai progettisti in maniera equilibrata. Spesso, tuttavia, un certo numero di questi vi si avvinghia in maniera morbosa, alimentando quello che io definisco il “fanatismo tecnologico”. Diventa una sorta di religione insomma, e si è così costretti ad assistere inerti ad una processione infinita di invasati che stabiliscono, spesso senza neppure avere i titoli necessari per farlo, che la nuova modalità di lavoro è l’unica e incontrovertibile via per operare.</p>
<p>A conferma di quanto detto consideriamo quanto sta avvenendo negli ultimi anni e ancora più nell’ultimo periodo, visto che Google si è pronunciato a favore di un certo tipo di design: per molti addetti sembra che <strong>l’unico scopo di un sito web sia quello di essere riprodotto dai dispositivi mobile</strong>.</p>
<p>Ma chi sostiene questo sembra non porsi una domanda fondamentale: <strong>il responsive design è realmente il fine di un sito web? </strong>Direi proprio di no!<strong> Il mobile design non è altro che un mezzo per fare ottenere ad un sito web un certo risultato</strong>!</p>
<p>E quindi una parte consistente della comunità di web designer sta, deliberatamente o meno, confondendo un mezzo con un scopo. Non mi sembra un errore da poco, vi pare?</p>
<p>Ragionare in termini di “Mobile First!”, di “Mobile VS Desktop”, citare fantomatiche statistiche che stabiliscono che in tutto il globo terraqueo “Il traffico da mobile ha superato quello da desktop”, per cui è obbligatorio dare la prevalenza assoluta ad un design mobile-centrico, è una pratica scorretta e, concedetemelo, pure demoralizzante.</p>
<p>Si stabilisce, inoltre, che le due modalità di navigazione siano in contrapposizione, quando, in realtà, rappresentano due mezzi (pure interdipendenti tra loro) per ottenere il medesimo risultato e cioè l’unico, vero, comprovato obiettivo di un sito web: <strong>la conversione</strong>!</p>
<p>Non me ne vogliano i romantici della professione, ma è questo il motivo principale dell’esistenza di un sito: consentire di alienare un prodotto o un servizio.</p>
<p><strong>In gergo tecnico, ottenere una conversione! </strong></p>
<p>Che ci si arrivi tramite la navigazione tradizionale, tramite un dispositivo mobile o tramite un ologramma, poco importa, non è una questione essenziale, l’importante è raggiungere quello specifico obiettivo…</p>
<p>Fatta questa doverosa premessa ritengo sia utile passare in rassegna alcuni degli errori che spesso fanno i fanatici del responsive design.</p>
<ol>
<li><strong>Per Google Analytics Mobile equivale a Smartphone</strong>. C’è coincidenza perfetta tra i due termini; eppure una buona parte delle discussioni che si sentono nei social, nei forum e nei blog partono dal presupposto errato che il termine mobile ricomprenda anche la navigazione via tablet. Non è così! E anzi, potremmo dire che quest’ultima è, in pratica, assimilabile alla navigazione desktop.</li>
<li>Superare il Mobile-Friendly Test di Google è solo una delle attività che permette di ottenere un sito responsive, forse pure quella più semplice! Si ottiene una certificazione che attiene alla forma, ma non certamente alla sostanza. Un sito può ottenere un indice di responsività del 100% da quel tool, che, peraltro, è tutt’altro che esente da errori (basta un div posizionato assolutamente per metterlo in crisi), ma ciò non significa nulla, il sito potrebbe essere realizzato così male in termini di usabilità da renderlo del tutto non navigabile tanto nella sua versione mobile quanto in quella desktop.</li>
<li>Spesso i siti mobile sono limitati per quantità di argomenti e loro modalità di somministrazione, questo perchè molti progettisti, per ridurre i tempi di produzione, si limitano a non visualizzare il maggior numero possibile di aggregati di contenuto attraverso un uso selvaggio di “display: none”. Aggregati che, però, potrebbero garantire valore aggiunto all’utente. Di contro, in altre occasioni, viene pubblicata la stessa quantità di contenuti tanto nel desktop quanto nel mobile. Pratica errata se la quantità di testo è ingente: su uno smartphone si ha ancora meno voglia di leggere di quanta se ne abbia davanti allo schermo di un personal computer. <strong>Se si vuole realizzare un buon lavoro tanto nel desktop quanto nel mobile è opportuno creare due versioni distinte di contenuto!</strong></li>
<li>Alcuni utenti, io tra questi, preferiscono utilizzare la versione desktop di un sito anche navigando con uno smartphone. Non è un caso, infatti, se diversi clienti, nel corso dell’ultimo anno, mi abbiano espressamente richiesto di non realizzare una versione “a quadrettoni” del proprio sito. Purtroppo non è stato possibile accontentarli, Google imperat, però, tramite <a href="http://filzhut.net/projects/responsive-switch/">un semplice script</a>, ho attivato un tasto che <strong>consente loro di effettuare uno switch tra la versione mobile del sito e quella desktop</strong>. Funzionalità che dovrebbe essere presente in qualsiasi sito per smartphone (poco importa che il browser possa surrogarla, l’utente medio non conosce nemmeno il significato della parola “browser”!).</li>
<li>Spesso analizzando i trend di Theme Forest, celebre Marketplace di template per siti web già pronti all’uso, assisto impotente al cosiddetto <strong>eccesso di responsività:</strong> viene realizzata una versione mobile di un sito e poi la si adatta al desktop. Si tratta di una prevaricazione! Chi dispone di un monitor sopra i 20 pollici è costretto a ruotare la testa per poter vedere il sito nella sua interezza e gli è preclusa la visione di insieme (potete capire cosa intendo se ponete la punta del vostro naso a 20 centimetri dallo schermo della vostra televisione). E, in ogni caso, anche ammettendo una supremazia di utenti da parte della navigazione mobile, questa è comunque limitata, stando alle stesse parole di chi la sostiene, per cui entrambe le navigazioni dovrebbero possedere la medesima dignità. Ma, al di là di questo, la sintesi del Responsive Design, traduco liberamente le parole di Marcotte che l’ha determinata, è quella di garantire un design universale, una medesima esperienza d’uso a prescindere dal supporto di navigazione utilizzato. E quindi la pratica di cui sopra è errata ed incoerente: di fatto si favorisce il mobile e si penalizza il desktop!</li>
<li>C’è anche chi, in maniera stolta, utilizza un menu tipicamente mobile (che si attiva, a comparsa, generalmente tramite una icona composta da tre strisce orizzontali) anche nelle versioni desktop del sito, obbligando così l’utente ad effettuare tre clic in luogo di uno! In questo modo si aumentano le probabilità che un utente abbandoni il sito! Ne parlava giusto qualche giorno fa Paolo Valenti (Wolly) a cui <a href="http://paolovalenti.info/2015/03/24/come-fare-un-bel-sito-1/">lascio la parola</a>…</li>
</ol>
<p>Riprendiamo ora, per concludere, un concetto precedentemente espresso e <strong>cioè la convinzione assoluta di alcuni web designer che il traffico da mobile abbia superato quello desktop</strong>.</p>
<p>Vorrei pubblicamente chiedere a costoro, che sciorinano questa affermazione di continuo, quasi fosse un mantra, su che basi statistiche sono fondate le loro parole!</p>
<p>Di statistiche mondiali e, soprattutto, assolute proprio non ne esistono! Se analizzo i quasi 100 account Analytics che controllo <strong>il traffico da smartphone</strong> è in ascesa, ma <strong>resta sempre inferiore a quello da desktop</strong>. Ciò però non mi consente di affermare – e mi guardo bene dal farlo – che si tratti di una legge universale, applicabile tout court ad ogni sito web dell’universo!</p>
<p>Ammettiamo, comunque, che il traffico da mobile abbia superato il traffico da desktop…</p>
<p>E le metriche fondamentali non le vogliamo considerare? <strong>Il mobile</strong>, e questo è un dato certo, rilevato da tutti gli studi che si sono succeduti, <strong>per frequenza di rimbalzo, numero di pagine per sessione di navigazione e tempi di permanenza ha una performance media di molto inferiore a quella desktop</strong>.</p>
<p>Non solo, <strong>il mobile ha una capacità di conversione pari a circa un terzo rispetto a quella del desktop</strong>! Almeno questo sostiene l’ultima ricerca di <a href="http://www.smartinsights.com/mobile-marketing/mobile-marketing-analytics/mobile-marketing-statistics/">Monetate</a>: “It clearly shows that Smartphone add-to-cart and conversion rates are much lower than for desktop &#8211; important if you&#8217;re making the business case for a mobile responsive site”.</p>
<p><a href="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/conversioni-mobile-desktop.jpg"><img class=" size-full wp-image-795 aligncenter" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/conversioni-mobile-desktop.jpg" alt="La conversione in ambito mobile è molto inferiore rispetto a quella desktop" width="550" height="599" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/conversioni-mobile-desktop.jpg 550w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/conversioni-mobile-desktop-275x300.jpg 275w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></p>
<p>Sono dati assoluti? Probabilmente no, giacché si considerano “solamente” i principali e-commerce, ma mi fido più di queste rilevazioni che di quelle di “seconda o terza mano” che, giornalmente, “girano” tra alcuni addetti ai lavori o presunti tali.</p>
<p>A questo punto vi chiedo: <strong>siete ancora in grado di affermare con assoluta certezza che la navigazione mobile sia più importante e profittevole di quella desktop? Io dico di no! Allo stesso tempo però non mi sento neppure di poter affermare che lo sia in assoluto quella desktop&#8230;</strong></p>
<p>E allora come si esce da questo empasse? È semplice, basta considerare le due navigazioni quali interdipendenti! A questa conclusione è, infatti, arrivata un’ulteriore ricerca di <a href="http://insights.mobify.com/2014-e-commerce-mobile-conversion-rate-benchmarks/">Mobify</a>: <strong>la maggioranza degli utenti che utilizzano uno smartphone poi passa ad effettuare una transazione via desktop</strong>.</p>
<p>L’una, insomma, completa l’altra. La navigazione via smartphone produce, in genere, poche conversioni, di conseguenza risulta poco profittevole, ma, nel contempo, è sempre più utilizzata. Di contro, la navigazione desktop sta perdendo un po’ di terreno, ma è quella che converte!</p>
<p>Per cui lo smartphone dovrebbe rappresentare un dispositivo che permette all’utente di effettuare una prima interazione con un sito web e di traghettarlo, poi, verso il desktop laddove, più probabilmente, avverrà la conversione</p>
<p>Per cui, lo ribadisco per l’ennesima volta, è un esercizio stupido ragionare in termini di “Mobile first”! Entrambe le tipologie di navigazione sono egualmente importanti e, in linea di massima, ne basta una mal realizzata per trascinare a fondo anche l’altra.</p>
<p>Vi propongo un ultimo grafico di ComScore&nbsp;che misura la percentuale di utenti che completa una navigazione sia tramite smartphone che desktop a complemento di quanto affermato:</p>
<p><a href="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/traffico-desktop-mobile-congiunti.jpg"><img class=" size-full wp-image-796 aligncenter" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/traffico-desktop-mobile-congiunti.jpg" alt="Gli utenti Mobile, in massima parte continuano la navigazione su Desktop" width="613" height="464" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/traffico-desktop-mobile-congiunti.jpg 613w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/traffico-desktop-mobile-congiunti-300x227.jpg 300w" sizes="(max-width: 613px) 100vw, 613px" /></a></p>
<p>Bene, se vi ho convinto, da domani riponete in un cassetto la formula “Mobile Vs Desktop” (ben 116.000.000 di risultati in Google) e cominciate piuttosto a ragionare e discutere di <strong>Mobile Pro Desktop</strong>! Vedrete che i clienti, alla fine, vi ringrazieranno…</p>
<p><a href="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/Mobile-Pro-Desktop.jpg"><img class=" size-full wp-image-797 aligncenter" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/Mobile-Pro-Desktop.jpg" alt="Desktop e Mobile sono due navigazioni interdipendenti che portano ad un risultato: la conversione!" width="600" height="400" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/Mobile-Pro-Desktop.jpg 600w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2015/04/Mobile-Pro-Desktop-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
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		<title>Ladri di (Google) Business?</title>
		<link>https://www.ranked.it/google/ladri-google-business/</link>
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				<pubDate>Fri, 24 Oct 2014 22:12:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>

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				<description><![CDATA[<p><a href="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/10/google-business-fraud.jpg"><img class="flotta" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/10/google-business-fraud.jpg" alt="google-business-fraud" width="400" height="331" /></a>Controllavo qualche serp quest&#8217;oggi al fine di valutare l&#8217;impatto degli ultimi aggiornamenti di Google (paura, eh!) e mi sono imbattuto in quello che a me sembra un tentativo fraudolento di posizionare nella ricerca local un sito in luogo di un altro tramite <a href="http://www.google.com/intl/it_it/business/" target="_blank"><strong>Google Business</strong></a>. Potrebbe anche trattarsi di un errore del motore di ricerca, un cosiddetto glitch, ma, lo vedremo poi, mi sembra improbabile. La serp è quella che si ottiene digitando nel campo di ricerca di Google &#8220;associazione difesa consumatori&#8221;, localizzata in &#8220;Venezia&#8221;. Ebbene al primo posto compare un blog denominato &#8220;Associazione difesa consumatori&#8221; i cui aggiornamenti risalgono al 2013, è dotato di pochi backlink e di scarsa autorevolezza, sembra poi, che gran parte degli articoli ivi contenuti siano copiati da altri siti. Di seguito il sito web di un mio cliente, dotato di centinaia di link di un certo spessore, e aggiornato almeno due volte al giorno, il sito della &#8220;Associazione Difesa Consumatori&#8221;, anche conosciuta come Adico. &#8230; <a href="https://www.ranked.it/google/ladri-google-business/" class="read-more">Continua a leggere l'articolo </a></p>
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<p><a href="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/10/google-business.jpg"><img class=" wp-image-779 aligncenter" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/10/google-business-1024x653.jpg" alt="Google Business Associazione Difesa Consumatori" width="720" height="460" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/10/google-business-1024x653.jpg 1024w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/10/google-business-300x191.jpg 300w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/10/google-business.jpg 1062w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>Come si può notare sotto al primo sito nella serp, l&#8217;orrido blog di cui sopra, compare un collegamento alla pagina Google+ e il simbolo di Google Maps nonché un indirizzo. L&#8217;indirizzo è quello del secondo sito in serp e cioè della Associazione di Consumatori di cui sono consulente. Un clic sul segnalino e si apre una pagina di Google Maps che mostra esattamente la posizione della sede del mio cliente, che niente ha a che fare con quel blog! Effettuando un ulteriore clic sul link &#8220;Pagina Google+&#8221; sopra l&#8217;indirizzo si giunge alla pagina Google+ Local:</p>
<p><a href="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/10/google-plus.jpg"><img class=" wp-image-780 aligncenter" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/10/google-plus.jpg" alt="Local Search utilizzato in maniera fraudolenta" width="720" height="589" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/10/google-plus.jpg 749w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/10/google-plus-300x245.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>Come potete osservare, compare il titolo del blog &#8220;Associazione Difesa Consumatori&#8221; e <strong>non</strong> &#8220;Associazione Difesa Consumatori&#8221; e l&#8217;indirizzo, il numero di telefono e la mappa relativi al sito del mio cliente, ma non il suo url, bensì quello del malefico blog. A questo punto mi sono consultato con il mio amico <a title="Esperto Seo" href="http://www.ranklab.it/">Gualtiero Santucci </a>e abbiamo cominciato a analizzare lo strano evento determinando che:</p>
<ol>
<li>l&#8217;inconveniente si verifica solo per la serp localizzata in <strong>Venezia:</strong> cambiando città tramite l&#8217;opzione &#8220;Strumenti di ricerca&#8221; il sito del mio cliente risulta mediamente primo e quel blog proprio non compare;</li>
<li>il cliente in questione non ha ancora aperto una pagina business;</li>
<li>è probabile che il titolare del blog o chi altri abbia aperto una pagina Business utilizzando i dati del mio cliente, sempre sia possibile, oppure, qualora non lo sia, abbia creato una generica pagina e poi, solo in seguito, abbia utilizzato i dati afferenti al sito da me seguito.</li>
</ol>
<p>Quale sia stata la modalità di attivazione della pagina, che si tratti di un trucco o di un errore del motore di ricerca, ritengo che Google dovrebbe investigare sull&#8217;accaduto e porre immediatamente rimedio a questo inconveniente: ragionateci, se il trucco funziona si possono creare gravi danni al business e alla reputazione di una azienda associando indirizzo e posizione di quest&#8217;ultima ad un qualsiasi altro sito, che non è detto tratti, come dire, di argomenti leciti.</p>
<p>Un&#8217;ultima considerazione: se, come credo, l&#8217;evento si è determinato a seguito dell&#8217;intervento di una persona in carne ed ossa dico alla medesima quanto segue: &#8220;Proprio contro una associazione di consumatori vai a metterti?  Laddove intentare cause legali è all&#8217;ordine del giorno?&#8221;. :D</p>
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		<title>Italia.it: una vergogna tutta italiana</title>
		<link>https://www.ranked.it/web-marketing/italia-it-vergogna-tutta-italiana/</link>
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				<pubDate>Fri, 19 Sep 2014 20:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>

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				<description><![CDATA[<p><img class="alignleft wp-image-771 size-full" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/09/image001.gif" alt="Logo Italia.it" width="263" height="45" /></p>
<p>Era il 2007 e, durante la collaborazione con Marketing Routes, storico blog di Web Marketing ora defunto, scrissi questo articolo. Ebbe un buon successo, oltre 200 commenti e si parlò dell&#8217;argomento lì e in altri blog e forum per settimane. Ora che Italia.it è stato chiuso, non essendo più on-line Marketing Routes, ho deciso di ripubblicarlo integralmente.</p>
<p><strong>Buona lettura!</strong></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Da diverso tempo le amministrazioni al Governo (sia di destra che di sinistra) hanno promosso – e sempre rimandato – la costituzione di un mega portale atto a favorire lo sviluppo del turismo nel Belpaese.</p>
<p>E’ arrivato il gran giorno: Italia.it è online!</p>
<p>Ricapitoliamo. Spese previste (in parte già sostenute): 45 milioni di euro di cui 21 milioni in 12 mesi per il data entry e altri “spiccioli” per le regioni.</p>
<p>Come si legge in <a href="http://www.sviluppoitalia.it/UploadDocs/865_ted_publications_eu_int_official.pdf">questo documento</a> l’infrastruttura del portale, con funzionalità di booking, ha un costo pari a Euro 7.850.040.</p>
<p>Rendiamoci conto: un CMS che costa circa 15 miliardi &#8230; <a href="https://www.ranked.it/web-marketing/italia-it-vergogna-tutta-italiana/" class="read-more">Continua a leggere l'articolo </a></p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft wp-image-771 size-full" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/09/image001.gif" alt="Logo Italia.it" width="263" height="45" /></p>
<p>Era il 2007 e, durante la collaborazione con Marketing Routes, storico blog di Web Marketing ora defunto, scrissi questo articolo. Ebbe un buon successo, oltre 200 commenti e si parlò dell&#8217;argomento lì e in altri blog e forum per settimane. Ora che Italia.it è stato chiuso, non essendo più on-line Marketing Routes, ho deciso di ripubblicarlo integralmente.</p>
<p><strong>Buona lettura!</strong></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Da diverso tempo le amministrazioni al Governo (sia di destra che di sinistra) hanno promosso – e sempre rimandato – la costituzione di un mega portale atto a favorire lo sviluppo del turismo nel Belpaese.</p>
<p>E’ arrivato il gran giorno: Italia.it è online!</p>
<p>Ricapitoliamo. Spese previste (in parte già sostenute): 45 milioni di euro di cui 21 milioni in 12 mesi per il data entry e altri “spiccioli” per le regioni.</p>
<p>Come si legge in <a href="http://www.sviluppoitalia.it/UploadDocs/865_ted_publications_eu_int_official.pdf">questo documento</a> l’infrastruttura del portale, con funzionalità di booking, ha un costo pari a Euro 7.850.040.</p>
<p>Rendiamoci conto: un CMS che costa circa 15 miliardi del vecchio conio?</p>
<p>Ero elettrizzato, mi aspettavo chissà quali attività di marketing e, soprattutto, di web marketing con un tale impiego di risorse. Viral, buzz, supporto alla blogsfera, annunci Adwords, banner, affiliazioni, insomma qualunque cosa possa venire in mente ad un web marketer insomma. Certo, si tratta di un sito della Pubblica Amministrazione, ma lo scopo principale è quello di incentivare il consumo della risorsa turismo tramite il web. Mi pare lecito destinare una fetta consistente del budget in visibilità.</p>
<p>Amara sorpresa. Nessun tipo di investimento!</p>
<p>Mi spiego: ieri viene indetta una conferenza stampa presieduta tra gli altri dal Presidente del Consiglio (poco prima della crisi) in cui viene presentato il nuovo logo destinato ad Italia.it.</p>
<p><strong>Il logo? </strong></p>
<p>Non ricordo con precisione, ma giurerei che il progetto sia partito nel 2005 (Ministro Stanca). Sono stati necessari quasi due anni per la creazione di un logo? E quanto è costato questo logo?</p>
<p>Poi, lo dico francamente, assumendomene tutta la responsabilità: non mi sembra un granché! Anzi, direi che è piuttosto banale e anonimo. C’è il rosso, il puntino della “I”, c’è il verde della “T”, ma dov’è il bianco se il font è tutto nero?</p>
<p>Che significato ha lo slogan: “Il paese della qualità”. Forse per un paese come la Svizzera andrebbe bene. Mi infastidisce l’ormai internazionale  “Italia, mamma, spaghetti, mandolino”. Ma in questo caso, stiamo parlando di turismo, usiamo l’altrettanto banale, ma di certo efficace “Il paese del sole”!</p>
<p>Analizzo velocemente il sito.</p>
<p>Raggiunta l’home page ci si trova di fronte ad una splash screen tutta in Flash con sottofondo “Il Barbiere di Siviglia”. Ci torno spesso, lo so, mitico Jacob Nielsen: “Flash 99% is bad”.</p>
<p>Mi chiedo se sia possibile che chi ha realizzato il sito non abbia tenuto in considerazione il principio sacrosanto di progettazione web che impone di non realizzare pagine inutili per l’utente? Inoltre una pagina simile è un suicidio lato seo.</p>
<p>Parliamoci chiaro si tratta di un sito che deve posizionarsi in tutto il mondo!</p>
<p>Visualizzo il codice e noto l’uso di html 4.01. Per carità lecito, lo dice pure la Legge sull’accessibilità, ma mi sarei aspettato almeno un Xhtml, via.</p>
<p>Guardo meglio e nella home non c’è una sola riga di testo: nulla! Se lo spider ci passa che mai troverà? E poi mi si perdoni esiste o non esiste <a href="http://blog.deconcept.com/2006/03/13/modern-approach-flash-seo/">deconcept</a> (et similia) per eliminare quella fastidiosa cornice che si crea attorno alle animazioni Flash?</p>
<p>Passo al sito vero e proprio, cliccando nuovamente su skip. Ennesima intro in Flash condita da un benvenuto in varie lingue. Skip!!!</p>
<p>Ci sono, al termine di un complicato gioco di scatole cinesi, eccomi al sito di Italia.it!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/09/image002.png"><img class="alignnone wp-image-772" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/09/image002.png" alt="image002" width="724" height="543" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/09/image002.png 1024w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/09/image002-300x225.png 300w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Flash anche in questa sezione. Selezionando un’area verde di quell’Italia stilizzata viene visualizzato un layer che scorre (ma a che scopo?) con la descrizione della Regione corrispondente.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><img class="alignnone  wp-image-773" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/09/image004.png" alt="Flash utilizzato su Italia.it" width="724" height="543" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/09/image004.png 1024w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/09/image004-300x225.png 300w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">La cosa divertente è che la descrizione si amplia di parola in parola. Servono almeno 30 secondi per visualizzarla tutta! Muovo inavvertitamente il mouse fuori dal layer di qualche millimetro ed ecco che questo sparisce e devo sorbirmi nuovamente la comparsa di ogni parola! E poi la luce: un invitante freccia rossa che permette di visitare le sezione delle più ambite mete turistiche italiane. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Raggiungo la mia amata/odiata città: Venezia.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Ennesimo header in Flash (identico in tutte le sezioni delle città) con accostamento cromatico azzardato: rettangolo ipercolorato, quadrato in bianco e nero. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Clicco allora su “cartina interattiva” e con grande sorpresa mi trovo di fronte ad un “service unavailbale” del valore stimato, signore e signori, di 50 mila euro. Via, dobbiamo essere clementi: lo è solo temporaneamente!</span></p>
<p><a href="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/09/image006.png"><img class="alignnone wp-image-774" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/09/image006.png" alt="Errori a ripetizione nel sito Italia.it" width="724" height="543" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/09/image006.png 1600w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/09/image006-300x225.png 300w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/09/image006-1024x768.png 1024w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></p>
<p>Tralascio altre disavventure di poco conto e la crescente dissonanza cognitiva causata dalla criticabile disposizione delle informazioni…</p>
<p>A questo punto un po’ di seo: amanti del mod rewrite a me!</p>
<p>Ecco un tipico url di Italia.it: <em><a href="http://www.italia.it/wps/portal/!ut/p/kcxml/04_Sj9SPykssy0xPLMnMz0vM0Y_QjzKLN4j3MgLJgFjGpvqRqCKOcAFfj_zcVP0goESkOVDE0MdMPyonNT0xuVI_WN9bP0C_IDc0otzb0REAnAYWzg!!/delta/base64xml/L0lJSk03dWlDU1lBIS9JTGpBQU15QUJFUkVSRUlrLzRGR2dkWW5LSjBGUm9YZnJDRUEhLzdfMF8xTDYvMQ!!?PC_7_0_1L6_WCM_CONTEXT=/wps/wcm/connect/Portale+del+Turismo/homepage/Organizza+il+tuo+viaggio/&amp;country=NotDef">http://www.italia.it/wps/portal/!ut/p/kcxml/04<br />
_Sj9SPykssy0xPLMnMz0vM0Y_QjzKLN4j3MgLJgFjGpvqRqCKOcAFfj<br />
_zcVP0goESkOVDE0MdMPyonNT0xuVI_WN9bP0C IDc0otzb0REAnAYWzg!!/<br />
delta/base64xml/L0lJSk03dWlDU1lBIS9JTGpBQU15<br />
QUJFUkVSRUlrLzRGR2dkWW5LSjBGUm9YZnJDRUEhLzdfMF8xTDYvMQ!!?PC_7<br />
_0_1L6_WCM_CONTEXT=/wps/wcm/connect/Portale+del+Turismo<br />
/homepage/Organizza+il+tuo+viaggio/&amp;country=NotDef</a>.</em></p>
<p>Non male! Credo che i motori apprezzeranno!</p>
<p>Decido di congratularmi personalmente con chi ha creato il sito e clicco in basso su “Chi siamo”.</p>
<p>Ecco che ottengo: “L\x{2019}iniziativa del portale nazionale del turismo Italia.it nasce nell\x{2019}ambito del più ampio programma \x{201C}Scegli Italia\x{201D} lanciato dal Comitato dei Ministri per la Società dell\x{2019}Informazione e previsto dall\x{2019}art. 12 della legge 80/2005 con l\x{2019}obiettivo di promuovere e valorizzare anche sulla rete internet l\x{2019}offerta turistica italiana sotto i diversi profili culturali, ambientali, enogastronomici e del made in Italy. Italia.it è una realizzazione della Presidenza del Consiglio &#8211; Dipartimento per l\x{2019}Innovazione e le Tecnologie supportato a tal fine dalla società Innovazione Italia del Gruppo Sviluppo Italia. Per informazioni: Raggruppamento temporaneo di Impresa: IBM S.p.A. ITS S.p.A. Tiscover Innovazione Italia”</p>
<p>Un piccolo errore: del codice che, a mio modesto avviso, non andava pubblicato…</p>
<p>Infine decido di provare a validare qualche sezione: ovviamente non tutte le pagine sono valide. Il campione statistico non è rilevante.</p>
<p>Noto essenzialmente errori di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ampersand">ampersand</a>: qualcosa deve anche essere stato fatto, ma non può essere considerato sufficiente.</p>
<p><strong>Ci osserva tutto il mondo: il codice deve essere pulito! Siamo o non siamo “il paese della qualità”?</strong></p>
<p><strong>Sono esausto: aiutatemi voi a trovare altri errori!</strong></p>
<p>Devo però spendere due parole sul discorso accessibilità. Vedo che esiste una sezione apposita nel portale.</p>
<p>Mi chiedo però come si possa avere il coraggio di trattare tale argomento in un sito realizzato al 90% in Flash e, soprattutto, con un codice di qualità così scadente?</p>
<p>Mi riservo, peraltro, di rileggermi il testo della Legge Stanca (tu quoque) sul tema accessibilità. Trattandosi di un sito creato dalla Pubblica Amministrazione non dovrebbe essere fruibile anche dagli utenti svantaggiati?</p>
<p>Ad ogni modo per esercizio prendete il tool <a href="http://webxact2.watchfire.com/report.asp">Web XACT</a> (analizzatore di accessibilità) e fate un check di una pagina qualsiasi che non sia la home (che ve lo anticipo: presenta molti warning ed errori): non è possibile, il tool si impalla! Temo sia la lunghezza degli url…</p>
<p><strong>Per concludere non posso che congratularmi con chi ha progettato, ideato e realizzato questo progetto: sono fiero di appartenere, come voi, al paese della qualità!</strong></p>
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		<title>Il Web e le Automobili</title>
		<link>https://www.ranked.it/web-marketing/auto-web/</link>
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				<pubDate>Mon, 18 Aug 2014 08:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[auto web sites]]></category>
		<category><![CDATA[automtive]]></category>
		<category><![CDATA[car web sites]]></category>
		<category><![CDATA[siti automobili]]></category>

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				<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter wp-image-755 size-full" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/old-car.jpg" alt="Il web a supporto della vendita di auto" width="650" height="452" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/old-car.jpg 650w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/old-car-300x208.jpg 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /> <small>Scopri come le aziende automobilistiche utilizzano i Siti Web e gli strumenti di Web Marketing a loro disposizione</small></p>
<h2>INTRODUZIONE</h2>
<p>Questo articolo nasce da una insana forma di compulsione. È più forte di me, non ci posso fare nulla, ogniqualvolta devo acquistare un prodotto non riesco a resistere alla tentazione di effettuare una analisi comparata del “web marketing mix” utilizzato dall’azienda che lo produce, distribuisce o vende. È successo quando <a href="https://www.ranked.it/web/errori-comuni-nella-progettazione-di-siti-turistici-addendum/">dovevo prenotare un appartamento per le vacanze</a>, <a href="https://www.ranked.it/web-marketing/web-mercato-immobiliare-1/">comprare casa</a>, <a href="https://www.ranked.it/usabilita/trenitalia-acquisto-biglietto-on-line/">un biglietto del treno</a>, <a href="https://www.ranked.it/e-commerce/groupalia-esperienza-acquisto/">un tablet</a> e succede ora che, dopo quasi 10 anni di onorato servizio da parte della mia auto, sono costretto ad acquistarne una nuova. <strong>Quello che mi propongo di effettuare oggi,</strong><strong> insomma, è una analisi</strong><strong> estemporanea di come il web sia di supporto alla vendita di autoveicoli.</strong> Ritengo sia utile distinguere quattro categorie di siti che trattano l’argomento:</p>
<ul type="disc">
<li>I siti dei produttori di automobili;</li>
<li>I siti dei concessionari di automobili;</li>
<li>I siti e blog specializzati </li>
</ul>
<p>&#8230; <a href="https://www.ranked.it/web-marketing/auto-web/" class="read-more">Continua a leggere l'articolo </a></p>
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<h2>INTRODUZIONE</h2>
<p>Questo articolo nasce da una insana forma di compulsione. È più forte di me, non ci posso fare nulla, ogniqualvolta devo acquistare un prodotto non riesco a resistere alla tentazione di effettuare una analisi comparata del “web marketing mix” utilizzato dall’azienda che lo produce, distribuisce o vende. È successo quando <a href="https://www.ranked.it/web/errori-comuni-nella-progettazione-di-siti-turistici-addendum/">dovevo prenotare un appartamento per le vacanze</a>, <a href="https://www.ranked.it/web-marketing/web-mercato-immobiliare-1/">comprare casa</a>, <a href="https://www.ranked.it/usabilita/trenitalia-acquisto-biglietto-on-line/">un biglietto del treno</a>, <a href="https://www.ranked.it/e-commerce/groupalia-esperienza-acquisto/">un tablet</a> e succede ora che, dopo quasi 10 anni di onorato servizio da parte della mia auto, sono costretto ad acquistarne una nuova. <strong>Quello che mi propongo di effettuare oggi,</strong><strong> insomma, è una analisi</strong><strong> estemporanea di come il web sia di supporto alla vendita di autoveicoli.</strong> Ritengo sia utile distinguere quattro categorie di siti che trattano l’argomento:</p>
<ul type="disc">
<li>I siti dei produttori di automobili;</li>
<li>I siti dei concessionari di automobili;</li>
<li>I siti e blog specializzati in automobili (che siano o meno derivati di una rivista venduta in edicola).</li>
<li>I siti che effettuano un servizio di ausilio all’acquisto di una automobile.</li>
</ul>
<p>Questo lungo articolo tratterà della prima categoria di siti web.</p>
<h2>AVVERTENZE</h2>
<p>Tutti i marchi citati appartengono ai legittimi proprietari. La dotazione hardware che ho utilizzato per effettuare i test è la seguente:</p>
<ul type="disc">
<li>Computer desktop i7 con monitor da 24 pollici</li>
<li>Tablet Android 8.9 pollici, dual core, 1 Gbyte di Ram</li>
<li>Smartphone Android 4 pollici, dual core, 1 Gbyte di Ram</li>
<li>Estensione di Firefox che maschera l’user agent Desktop in Mobile (<a href="https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/go-mobile/">Go-Mobile</a>)</li>
</ul>
<p>Le rilevazioni sono state effettuate nel mese di aprile 2014. Nel frattempo l’offerta web delle aziende automobilistiche che ho analizzato potrebbe essere mutata. Analisi, considerazioni e conclusioni raggiunte in questo articolo sono personalissime. Ovviamente l’area commenti è a completa disposizione dei responsabili web di suddette aziende per una replica.</p>
<h2>SOMMARIO</h2>
<ul>
<li><a href="#introduzione">Introduzione</a></li>
<li><a href="#desktop">Analisi desktop</a></li>
<li><a href="#mobile">Analisi mobile</a></li>
<li><a href="#contenuti">Analisi offerta di contenuti</a></li>
<li><a href="#seo">Cenni di SEO e PPC</a></li>
</ul>
<h2>I SITI DEI PRODUTTORI DI AUTOMOBILI</h2>
<h3><a id="introduzione" name="introduzione"></a>LE AUTOMOBILI NEL DESKTOP NON SONO LE STESSE NEL MOBILE</h3>
<p>Ho visitato molti siti di case automobilistiche e ho notato che, quasi tutti, hanno una somiglianza evidente e, spesso, condividono quelli che a me sembrano degli errori di progettazione e delle omissioni. In ambito desktop ho provato, molto spesso, una sensazione di smarrimento e una sorta di dissonanza cognitiva; in ambito mobile i siti sembrano più fruibili, ma l’esperienza di navigazione, nella quasi totalità dei siti visitati, risulta in parte o del tutto compromessa, giacché molte delle funzionalità presenti nella navigazione su pc non sono implementate, in particolar modo una delle caratteristiche più strategiche per questo tipo di siti web: <strong>il configuratore</strong><strong> di automobili</strong>. Questo strumento rappresenta, a mio modo di vedere, l’elemento cardine del sito, tramite il selezionatore e configuratore di automobili, l’utente può, come dire, trasformare un prodotto seriale, in un prodotto personalizzato (o, perlomeno, credere di poterlo fare!). <strong>Per un appassionato di auto, il configuratore è quasi uno strumento magico che gli permette di venire a contatto con l’auto dei sogni. Eppure sembra che, per la maggioranza dei produttori di automobili, questo aspetto non sia rilevante.</strong> Normalmente, qualora un sito mobile non risponda adeguatamente alle esigenze di un utente, a quest’ultimo è assegnata la facoltà di riprodurre il medesimo in modalità desktop, tramite l’apposita funzione del browser. Ma, nel caso dei siti delle case automobilistiche, questa pratica, spesso, <strong>non sortisce alcun effetto</strong> perché i siti standard, parte di essi o, anche il solo configuratore, sono realizzati in Flash, tecnologia non riproducibile con la maggior parte dei dispositivi mobile; in misura totale con i prodotti di Apple, in misura parziale con quelli Android (posto che le operazioni per attivare la riproduzione non è detto che siano alla portata dell’utente medio e che molti dispositivi, pur essendo in grado di riprodurre Flash, non dispongono della sufficiente capacità di elaborazione). Eppure io credo che l’attività di configurazione della propria automobile ben si presti ad essere effettuata tramite tablet o smartphone, in una pausa caffè o mentre si guarda la tv la sera, dopo una giornata lavorativa. Un’attività, insomma, quasi di svago, svolta in forma quasi maniacale anche da chi non deve necessariamente acquistare un auto nel breve periodo, ma non è detto che lo farà nel medio &#8211; lungo. Per l’appassionato, insomma, si tratta di una sorta di “forma di intrattenimento”. Io stesso, che appassionato non sono, ma che devo acquistare un automobile, sono comunque giunto ad uno stato vicino alla compulsione nell’uso di questo strumento. È umano: l’acquisto del mezzo incide non poco sulle proprie finanze e poi, ammettiamolo, l’auto, molto spesso, specialmente nell’immaginario maschile, è anche una manifestazione del proprio status (o di quello che si vorrebbe far apparire) e del proprio benessere, alimenta l’ego di ciascuno di noi, insomma. Anche l’ambiente desktop, tuttavia, risente dell’uso di Flash, che, in primo luogo, è una tecnologia piuttosto “pesante”: la mia dotazione informatica primaria (processore Intel I7 e un’ottima scheda grafica) non presenta inconvenienti a riprodurre tale formato, ma, se mi trasferisco a lavorare con il mio piccolo portatile, il browser arranca e impiega parecchi secondi a visualizzare i contenuti di questi siti e, talvolta, pure si blocca. Flash, peraltro, è difficilmente navigabile e interpretabile dai motori di ricerca, complesso da tracciare in ambito Web Analytics; inoltre è riproducibile tramite un plugin che non è detto sia sempre disponibile o si sia in grado di attivare e rende molto costosi gli aggiornamenti e la manutenzione del sito. Al di là di tutte queste ragioni, è, in pratica, il suo stesso produttore, Adobe, ad ammettere che <a href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2396094,00.asp">il software è giunto alla fine del suo ciclo di vita</a>, per cui continuare a percorrere questa strada da parte delle case automobilistiche mi sembra un atto di “masochismo informatico”, se mi concedete il termine. <strong>Volendo essere concreti, la domanda che ci si può porre è la seguente: esistono delle alternative? Sì, esistono! Alcuni siti, effettivamente, non usano Flash,</strong><strong> ma altre tecnologie: Html5, Jquery e/o altri framework Javascript.</strong> Altre sezioni:</p>
<ul>
<li><a href="#desktop">Analisi desktop</a></li>
<li><a href="#mobile">Analisi mobile</a></li>
<li><a href="#contenuti">Analisi offerta di contenuti</a></li>
<li><a href="#seo">Cenni di SEO e PPC</a></li>
</ul>
<h3><a id="introduzione2" name="desktop"></a>MODALITÀ DESKTOP</h3>
<p>Procediamo quindi con una analisi di alcuni siti in modalità desktop, non tutti e, concedetemelo, si tratta di una analisi spicciola, priva di qualsiasi elemento di pragmatismo, chiamiamola, piuttosto, panoramica. Partiamo da <strong>Citroen</strong>, che utilizza Flash in maniera massiccia in tutto il sito (paradossalmente non Peugeot, l’altra casa automobilistica del gruppo PSA):</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-737" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/citroen-sito-flash.jpg" alt="citroen-sito-flash" width="700" height="635" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/citroen-sito-flash.jpg 603w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/citroen-sito-flash-300x272.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Quanto a Renault, la prima volta che un utente digita <a href="http://www.renault.it/">www.renault.it</a> accede ad una splash screen che, in tutta onestà non fornisce alcun valore aggiunto, né, tantomeno, veicola qualsivoglia informazione (ammetto che, dopo circa 5 secondi, viene sostituita dal sito vero e proprio):</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-726" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/renault-splash-screen-1024x540.jpg" alt="renault-splash-screen" width="700" height="369" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/renault-splash-screen-1024x540.jpg 1024w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/renault-splash-screen-300x158.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>L’unico link potenzialmente utile è “Scopri la Nuova Renault Twingo”, ma se l’utente non è interessato a quello specifico modello? Preme Skip, sul lato destro, ma il clic, nella maggioranza dei casi, risulta del tutto inutile (il pulsante, peraltro, è ridicolmente piccolo rispetto alle dimensioni della finestra)! Navigando il sito e accedendo, poi, alla pagina di un modello di auto si giunge all’ennesima pagina costruita su base Flash, in cui è necessario premere nuovamente skip per disattivare la riproduzione di un video che descrive l’auto medesima: altro clicpotenzialmente inutile:<strong>perché non assegnare all’utente la facoltà di riprodurre o meno il video permettendogli di visualizzare immediatamente le caratteristiche testuali del mezzo?</strong></p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-765 size-full" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/captur.jpg" alt="Renault Captur, l'utente è costretto a riprodurre un video" width="570" height="470" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/captur.jpg 570w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/captur-300x247.jpg 300w" sizes="(max-width: 570px) 100vw, 570px" /></p>
<p>E che dire di Honda e della sua Home Page della divisione auto?</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-752" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/honda-home-page.jpg" alt="honda-home-page" width="700" height="502" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/honda-home-page.jpg 702w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/honda-home-page-300x214.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p><em>Honda vi invita a scoprire il suo nuovo sito Web interamente realizzato mediante un&#8217;applicazione <strong>« Flash »</strong> dinamica ed interattiva.</em> Nuovo? Ho fatto una piccola ricerca su Archive.org e si evince che questa configurazione di Home Page è attiva quantomeno da tre anni! Insomma, almeno quel “nuovo” andrebbe rimosso dalla descrizione…</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-750" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/honda-archive-org-shost.jpg" alt="honda-archive-org-shost" width="450" height="411" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/honda-archive-org-shost.jpg 695w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/honda-archive-org-shost-300x274.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p>Potrei andare avanti citando Alfa Romeo (peraltro utilizzato da molti sviluppatori quale sito di test per “pesantezza” o da alcune applicazioni che monitorizzano la velocità della proprio linea Adsl) o, ancora, Kia…</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-734" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/alfa-romeo.jpg" alt="Home page Alfa Romeo" width="700" height="646" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/alfa-romeo.jpg 861w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/alfa-romeo-300x276.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-754" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/kia.jpg" alt="Home Page KIA" width="700" height="449" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/kia.jpg 992w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/kia-300x192.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>La già citata Peugeot e Fiat, l’ex azienda italiana, sono riuscite a creare un configuratore privo di Flash! Quest’ultima, tuttavia, propone una pagina di configurazione un po’ disorganica, ma questo è un parere del tutto personale.</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-738" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat.jpg" alt="Analisi pagina configuratore auto FIAT" width="700" height="397" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat.jpg 961w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-300x170.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Menu primario a parte, l’utente ha la facoltà di selezionare almeno 20 collegamenti ipertestuali (colorati di giallo) in questa porzione di pagina: troppi, a mio avviso! Inoltre, sotto al pannello di configurazione si trovano una decina di paragrafi che descrivono ogni aspetto dell’auto senza un rapporto di causa ad effetto con l’attività di configurazione: ogni paragrafo, cioè, è slegato dal task che si sta effettuando, per di più, ciascuno di essi termina con una call to action , un link che invita ad effettuare la configurazione: ma è proprio ciò che si sta già effettuando! A mio avviso, sarebbe risultata più efficace ed efficiente una interfaccia che, mediante un sistema a tab o di sezioni a comparsa, legasse ciascun parametro di configurazione (colori, pack, sicurezza, ecc.) al corrispondente paragrafo descrittivo. In ogni caso, una simile pagina è un passo avanti rispetto a quanto proposto dalla concorrenza. Quanto all’offerta dei siti di altre marche il trend è più o meno rispettato: i siti, come ho detto, possiedono tratti comuni evidenti. Non c’è, insomma, alcun brand (io, perlomeno, non l’ho trovato) che abbia concepito qualcosa di originale e distante da quello che è il design classico di un sito di automobili (e classico non significa per forza efficace ed efficiente)… Altre sezioni:</p>
<ul>
<li><a href="#introduzione">Introduzione</a></li>
<li><a href="#mobile">Analisi mobile</a></li>
<li><a href="#contenuti">Analisi offerta di contenuti</a></li>
<li><a href="#seo">Cenni di SEO e PPC</a></li>
</ul>
<h3><a id="introduzione3" name="mobile"></a>MODALITÀ MOBILE</h3>
<p>Ripercorriamo ora, più o meno lo stesso percorso in modalità mobile. Se accedo a <strong>Citroen</strong> da tablet ottengo un sito piuttosto asettico, oserei dire standard. Domina il bianco, risulta piuttosto fruibile con il dispositivo mobile, ma è limitato rispetto al sito desktop e non è previsto l’uso del configuratore!</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-757" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/citroen-mobile1.jpg" alt="Sito web mobile Citroen" width="450" height="1061" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/citroen-mobile1.jpg 625w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/citroen-mobile1-127x300.jpg 127w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/citroen-mobile1-434x1024.jpg 434w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p>È data la facoltà all’utente di scaricare l’App mobile in luogo della navigazione del sito minimale. Ho provveduto, ma la situazione è peggiorata! L’ho trovata “eterna”, nel senso che è pesantissima e poco fruibile, per di più mi si è bloccata almeno un paio di volte su due dispositivi diversi, uno smartphone e un tablet dotati di una cpu dual core a circa 1.5 Mhz e 1 Gb di ram, una configurazione media, insomma. La transizione tra una pagina e l’altra dell’applicazione impiega quasi 5 secondi. Problema ascrivibile alla mia dotazione informatica? Direi di no, analizzando i commenti degli utenti inseriti in Google Play Store! <strong>A mio parere questo è il classico esempio in cui è meglio non produrre un’applicazione per smartphone e tablet, quanto piuttosto progettare un sito web mobile più efficace ed efficiente.</strong> Per ciò che concerne <strong>Renault</strong>, sino a un mese fa, ammetto, potrebbe essere un inconveniente derivante da un malfunzionamento dei miei dispositivi, navigando con dispositivi mobile, per parecchi mesi, anche attivando la funzionalità “Naviga come desktop”, ottenevo delle pagine prive di css, non navigabili, insomma. Ora l’inconveniente non si verifica più e la versione mobile è attiva. Anche qui valgono le stesse considerazioni fatte in precedenza per Citroen, il sito è leggero e adatto al mobile, ma privo di quella caratteristica fondamentale, la possibilità di configurare la propria auto dei sogni!</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-723" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/renault-mobile.jpg" alt="Sito web mobile Renault" width="450" height="570" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/renault-mobile.jpg 797w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/renault-mobile-236x300.jpg 236w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p>Di Honda che altro dire? Sito desktop e mobile coincidono. Lo screen che segue <strong>rappresenta </strong>la versione mobile nella sua interezza…</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-753 size-full" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/honda-mobile.jpg" alt="Il sito web Honda auto non è visibile su mobile" width="719" height="209" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/honda-mobile.jpg 719w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/honda-mobile-300x87.jpg 300w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></p>
<p>Quanto a <strong>Kia</strong> e <strong>Alfa Romeo</strong> (che, almeno, si distingue per un design tendente al nero) e <strong>Fiat</strong>, vale quanto detto per Citroen e Renault. E gli altri marchi? <strong>Mercedes</strong> adotta, più o meno la logica dei concorrenti, sito mobile privo di funzionalità avanzate, ammetto che, però, ha dei tratti distintivi più riconoscibili. <strong>Audi</strong>, <strong>Toyota</strong>, <strong>Volkswagen</strong>, <strong>Volvo</strong>, <strong>Hyundai</strong><strong> e</strong><strong> Opel </strong><strong>adottano tutte una configurazione di sito mobile limitata e priva di configuratore.</strong> <strong>Bmw</strong> e <strong>Suzuki</strong> non dispongono di un sito mobile, non usano Flash, quindi, anche con un smartphone di ridotte dimensioni, pur con qualche difficoltà e l’uso continuo del pinch to zoom, si riesce a completare qualsiasi task: <strong>a questo punto trovo preferibile questa scelta a quella dei concorrenti.</strong> Concludo con <strong>Ford</strong>, laddove, pur avendo implementato il “solito” sito mobile standard, finalmente, è data facoltà all’utente, sic et simpliciter, di configurare la proprio automobile anche da tablet o smartphone!</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-748 size-full" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/ford-configuratore-mobile.jpg" alt="ford-configuratore-mobile" width="395" height="619" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/ford-configuratore-mobile.jpg 395w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/ford-configuratore-mobile-191x300.jpg 191w" sizes="(max-width: 395px) 100vw, 395px" /></p>
<p>Due considerazioni a conclusione del paragrafo. Ritengo che, in certe occasioni, la logica della responsività adottata da alcuni web designer sia esasperata: a mio avviso non è sempre possibile utilizzare medesimi layout e funzionalità con qualsiasi dispositivo atto alla navigazione a disposizione dell’utente. In molte occasioni si deve e si può deviare da tale principio, progettando versioni alternative del sito; vi è, però, una legge di progettazione che condivido in pieno: <strong>all’utente devono essere assegnate le medesime facoltà di accesso ai contenuti quale</strong><strong> sia il dispositivo utilizzato per navigare!</strong> Ciò significa, questa è la mia idea di web, che, quanto ai siti web e alla loro navigazione, <strong>non è necessario che la forma sia rispettata tout court tra un tipo di dispositivo e </strong><strong>un altro, ma che, però, debba esserlo la sostanza!</strong> <strong>I siti di automobili, purtroppo, non rispettano alcun principio: sono state elaborate, nella maggioranza dei casi, versioni distinte di siti per i vari dispositivi ed è in atto, contemporaneamente, una sorta di discriminazione quanto a contenuti e funzionalità per chi adotta la navigazione mobile.</strong> In termini di layout, grafica e appealmanca originalità nell’ambito mobile: andando a sostituire, in un sito, i suoi contenuti con quelli di un altro (loghi, testi, immagini) non si noterebbe la differenza! Si tratta, insomma, di siti standard, realizzati con template standard, privi di qualsiasi elemento grafico e di design caratterizzante. Un&#8217;ultima notazione: in quasi tutti i siti desktop sono presenti tasti di condivisione social, in quelli mobile non ci sono o sono, praticamente, occultati. <strong>Eppure il mobile ed il social vanno a braccetto!</strong> Altre sezioni:</p>
<ul>
<li><a href="#introduzione">Introduzione</a></li>
<li><a href="#desktop">Analisi desktop</a></li>
<li><a href="#contenuti">Analisi offerta di contenuti</a></li>
<li><a href="#seo">Cenni di SEO e PPC</a></li>
</ul>
<h3><a id="introduzione4" name="contenuti"></a>LA MANCANZA DI CONTENUTI A MISURA D’UOMO</h3>
<p>Tralasciamo l’aspetto desktop/mobile e concentriamoci ora, non tanto sugli errori tecnici che compiono questi siti, quanto su quelli di <strong>contenuto</strong>. In primo luogo una gestione non sempre efficace dei contenuti. Spesso manca armonia. Le informazioni, insomma, sono inserite in maniera confusionaria, senza nessi logici. In secondo luogo, al di là di qualche slogan e video, sono un po’ piatti: non mi sembra trasmettano emozioni, <strong>la “forza” del brand non traspare</strong>, non è adeguatamente sfruttata, perlomeno non quanto nella pubblicità off line. Consideriamo l’Home Page di Fiat, a titolo di esempio:</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-741" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-home-page-1024x585.jpg" alt="L'home page di FIAT non contiene alcuna dichiarazione di intenti" width="700" height="401" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-home-page-1024x585.jpg 1024w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-home-page-300x171.jpg 300w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-home-page.jpg 1440w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p><strong>Credo manchi una dichiarazione di intenti: che cosa rappresenta il marchio FIAT, che cosa produce e perché comprare le sue automobili! </strong>È vero, esiste una sezione “Mondo Fiat” discretamente progettata, ma non la ritengo sufficiente. Si potrebbe obiettare che il brand è arcinoto in Italia e quindi una sua descrizione sia pleonastica. La replica è semplice: si selezioni “paesi” in basso a sinistra (etichetta non molto rappresentativa, peraltro, meglio, piuttosto, un “Fiat nel mondo”) e quindi, dal menu che compare, si selezioni l’etichetta di un paese in cui Fiat non è così nota, Lituania, ad esempio: <strong>continua a non comparire la dichiarazione di intenti</strong>! Il link al sito croato, inoltre, sembra portare ad una pagina inesistente, se selezionato conduce ad un errore 404, almeno sino al 10 agosto 2014, data dell’ultima rilevazione. Continuiamo con l’analisi… Non ho potuto non constatare la presenza di uno slide di immagini non automatico, intendo dire che lo si può fissare anche per cinque minuti e non ne vuole sapere di muoversi… Pertanto, per spostarsi da una foto alla successiva dello stesso, è necessario utilizzare le frecce di colore rosso. Il menu a tendina non funziona correttamente con Internet Explorer 11 (browser pieno di bug e difetti, ma comunque ancora molto utilizzato dall’utente medio): l’effetto elastico che dovrebbe permettere alle varie sezioni di menu di scendere in maniera morbida non è attivo (provate ad utilizzarlo prima con Chrome o Firefox e poi con il browser di Microsoft), pertanto ogni tendina impiega circa un secondo e mezzo a scendere e lo fa di colpo. Alcune voci, peraltro, non portano all’apertura della tendina, cosa che, ritengo, possa confondere l’utente. Simili considerazioni possono essere effettuate per i siti di Ford, Renault, Opel, Audi, e, più o meno tutti gli altri produttori. Forse l’Home Page che preferisco è quella di Toyota, se non altro è possibile subito visualizzare, secondo una navigazione verticale, tutti gli snodi del sito (gamma, news, configurazione, concessionari, ecc.). Devo ammettere, pur tuttavia, che la pagina è molto “pesante”, faccio fatica a navigarla con il mio pc di fascia alta, non oso pensare cosa possa succedere con il piccolo portatile. In effetti una analisi della velocità di riproduzione della pagina, effettuata con il tool <a href="http://gtmetrix.com/">GtMetrix</a> porta a questo, non invidiabile, risultato:</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-729" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/toyota-gtmetrix.jpg" alt="toyota-gtmetrix" width="600" height="232" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/toyota-gtmetrix.jpg 712w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/toyota-gtmetrix-300x115.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Credo che sia un dato oggettivo: oltre 10 secondi per caricare la pagina è un tempo inaccettabile. Per completezza i risultati di altre Home Page:</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-740" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-gtmetrix.jpg" alt="fiat-gtmetrix" width="400" height="153" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-gtmetrix.jpg 717w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-gtmetrix-300x115.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-720" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/renault-gtmetrix.jpg" alt="renault-gtmetrix" width="400" height="159" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/renault-gtmetrix.jpg 719w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/renault-gtmetrix-300x119.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-717" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/opel-gtmetrix.jpg" alt="opel-gtmetrix" width="400" height="154" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/opel-gtmetrix.jpg 711w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/opel-gtmetrix-300x115.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p style="text-align: left;" align="center">E vi ricordate di Honda, la cui Home contiene solamente un’immagine che invita a scaricare Flash?</p>
<p>Ebbene ottiene questi valori:</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-751" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/honda-gtmetrix.jpg" alt="honda-gtmetrix" width="650" height="256" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/honda-gtmetrix.jpg 712w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/honda-gtmetrix-300x117.jpg 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p><strong>Sembra, insomma, che la velocità e la performance del server non sia uno dei parametri che i produttori di automobili abbiano considerato nella progettazione dei loro siti web</strong> (eppure è una caratteristica di non poco conto, far attendere oltre due o tre secondi l’utente può significare perderlo, senza considerare, poi, che, direttamente o indirettamente, anche la velocità del server impatta sul posizionamento nei motori di ricerca). <strong>Ho provato anche a scaricare tutte le immagini delle Home Page di Fiat e Renault e sono riuscito ad ottimizzarle in misura consistente senza perdita di dettaglio, semplicemente salvandole ex novo con Photoshop,: in pratica, ciascuna pagina potrebbe pesare ben oltre mezzo mega in meno!</strong> Insomma, in linea di massima, credo di poter dire che vi sono alcuni errori sotto l’aspetto tecnico in tutti i siti web, alcuni accettabili, altri meno. La cosa che più mi rende insoddisfatto, tuttavia, è l’aspetto contenutistico: tutto viene affidato alla sola multimedialità e ad una progettazione incentrata non tanto sul marchio quanto su richiami ai singoli modelli di automobili più in voga. Ritengo, insomma, che le case automobilistiche compiano – tutte e invariabilmente &#8211; questo errore: <strong>reputare che l’utente medio abbia perfettamente chiaro quale sia il modello, la configurazione e le prestazioni dell’auto che intende acquistare.</strong> Non è sempre così, tutt’altro! Nel mio caso specifico avevo qualche lieve preferenza, ma mi piace ascoltare, elaborare, analizzare, per cui, in linea di massima, potevo e posso essere interessato a qualsiasi esemplare del segmento B o C (monovolume o berlina). Eppure, <strong>le modalità di navigazione che sono state previste in tutti i siti </strong><strong>sono quelle relative al modello dell’auto.</strong> Intendo dire, che, in tutti i siti analizzati, <strong>si presuppone che l’utente sia interessato allo specifico modello di automobile e si è predisposta una navigazione che assecondi questo principio</strong>. Ma, lo ribadisco, quest’ultimo può non essere valido! Un utente potrebbe essere interessato ad un veicolo generico che soddisfi determinati requisiti: per esempio quello più spazioso, quello che consuma meno, o, ancora, quello meno costoso, ecc.. Per cui, a mio avviso, <strong>i sistemi di selezione e configurazione di un automobile </strong><strong>dovrebbero adeguarsi, in maniera automatica, a distinti percorsi di navigazione, offrendo all’utente la possibilità di visualizzare solo le auto che dispongono di certe specifiche caratteristiche</strong>. Attualmente, invece, all’utente, salvo qualche particolare offerto in anticipo, viene data la possibilità di visionare le caratteristiche di un’automobile <strong>solo dopo</strong> che è avvenuta la selezione della stessa. Ma allora, come potrebbero essere definiti dei sistemi di navigazione personalizzati? Ritengo che potrebbero essere creati in funzione di una specifica caratteristica ricercata dal potenziale cliente, in pratica, sulla base di una risposta ad una serie di domandeposte allo stesso, direttamente o indirettamente, <strong>laddove l’elemento catalizzatore, diventa il bisogno, l’esigenza specifica dell’utente e non il particolare modello di automobile</strong>. Immagino, quindi, un sito che ponga domande come le seguenti al potenziale acquirente (anche in maniera non diretta, tramite la selezione di simboli, icone, tag, generiche parole chiave):</p>
<ul type="disc">
<li>quali sono le tue disponibilità economiche?</li>
<li>quale è la tua età?</li>
<li>sei neopatentato?</li>
<li>sei uomo o donna?</li>
<li>hai una famiglia numerosa?</li>
<li>sei molto attento ai consumi?</li>
<li>fai più di n km l’anno?</li>
<li>sei un pendolare che utilizza l’auto per recarsi al lavoro?</li>
<li>devi acquistare la seconda auto?</li>
<li>fai spesso vacanza in montagna?</li>
<li>parcheggi spesso in centro?</li>
</ul>
<p>Ogni quesito, di fatto, è associato ad una caratteristica intrinseca dell’automobile che può soddisfare le esigenze del cliente (quest’ultimo potrebbe essere interessato contemporaneamente a soddisfare più necessità, ha senso, insomma, che il medesimo utente ricerchi l’auto che consuma meno e, nel contempo, che sia adatta ad un neopatentato). <strong>È la risposta alle domande </strong><strong>che predispone il percorso di navigazione, il cui fine ultimo è proprio la visualizzazione di una pagina contenente un numero ristretto di vetture, esattamente quelle che rispondono alle esigenze dell’utente e non una pagina generica che le contenga tutte!</strong> <strong>Per fare un esempio,</strong><strong> come potrebbe essere sviluppato un percorso di navigazione sulla base della risposta al quesito “sei uomo o donna?”. </strong> Generalizzo, per cui nessuna esponente del gentil sesso si offenda se mi arrischio a supporre che una donna sia più attenta all’appeal dell’auto, alla comodità e manegevolezza, meno alla potenza e ai consumi. Inoltre, in genere, le donne propendono per auto di dimensioni ridotte. Ecco allora che, selezionata l’opzione “Sono donna”, la navigazione potrebbe produrre contenuti che consentano proprio a questi aspetti di emergere e che il culmine della navigazione si raggiunga in una pagina che permetta di visualizzare solo le vetture che soddisfano le caratteristiche ricercate. Immagino l’esistenza di un comando che permetta di azzerare questo sistema di filtro e di un altro che permetta, invece, di aggiungere altri filtri (cioè garantisca risposta ad altre tra le domande precedentemente poste). Infinesi potrebbero definire una sezione che produca un elenco di altri modelli di automobili che, a fronte della rinuncia ad un aspetto ricercato, ne offrano un altro che, magari, potrebbe essere apprezzato parimenti, o addirittura di più. Ad esempio: “il modello XYZ non è l’automobile che consuma meno però ha un costo inferiore del 20% rispetto agli altri che ti sono stati proposti, pertanto, se non fai molti chilometri potrebbe comunque essere la scelta più conveniente”. <strong>A voi ora il compito di provare ad immaginare altri percorsi di navigazione in funzione della risposta alle altre domande che ho ideato o a quelle che, nel frattempo, voi avete ideato!</strong> Una simile progettazione, come dicevo all’inizio del paragrafo, permetterebbe, a mio avviso <strong>di intercettare una quantità piuttosto ingente di utenti indecisi o con particolari esigenze</strong>. In secondo luogo si eviterebbe di delegare al solo venditore dell&#8217;autoconcessionaria l’attività di presentazione di un autoveicolo, venditore che, ovviamente, cercherà di “appioppare” al potenziale cliente la vettura che più si avvicina alle sue esigenze tra quelle che ha a disposizione. Ma potrebbe esisterne un’ulteriore, di marca differente, non a disposizione del concessionario, che le asseconda meglio e che, proprio a causa, di una progettazione del sito incentrata solamente sul modello, <strong>il potenziale cliente nemmeno ha la possibilità di conoscere.</strong> Infine segnalo un inconveniente che, a mio avviso, potrebbe risultare molto semplice da correggere: molti configuratori, penso a quello di Mercedes, dispongono di centinaia di opzioni quanto ad optional che confondono non poco il cliente: a mio avviso andrebbero razionalizzate, accorpate e ridotte. Altri non specificano in maniera adeguata la funzione del particolare optional, spesso, infatti, la descrizione è assente o non fa comprendere adeguatamente all’utente quale sia il suo valore aggiunto. I termini utilizzati, mediamente, sono molto tecnici: sembra quasi che i siti si rivolgano solo ad utenti esperti, tecnici e piloti di formula 1! Altre sezioni:</p>
<ul>
<li><a href="#introduzione">Introduzione</a></li>
<li><a href="#desktop">Analisi desktop</a></li>
<li><a href="#mobile">Analisi mobile</a></li>
<li><a href="#seo">Cenni di SEO e PPC</a></li>
</ul>
<h3><a id="introduzione5" name="seo"></a>CENNI DI SEO, PPC E DINTORNI</h3>
<p>Di seguito i title delle Home Page dei principali siti di produttori di automobili. <img class="alignnone size-full wp-image-758" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/title.jpg" alt="I Tag Title dei siti dei principali produttori di auto" width="708" height="394" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/title.jpg 708w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/title-300x166.jpg 300w" sizes="(max-width: 708px) 100vw, 708px" /> Come si può notare, in molti, è presente un errore comune, viene citato prima il marchio e poi quella che dovrebbe essere la chiave di ricerca primaria della Home Page. Pertanto, in molti siti di produttori di automobili, sembra necessaria una inversione, secondo il pattern: Chiave Primaria Home Page – Nome Produttore Il motivo è semplice il “Nome produttore” è presente (o, perlomeno, dovrebbe) già in ogni pagina e, pertanto, essendo ripetuto così spesso, una posizione meno <a href="http://www.motoricerca.info/articoli/prominenza-prossimita.phtml">prominente</a> non pregiudica il suo posizionamento. Il suo posto può e deve essere utilizzato per “spingere” le chiavi specifiche di ogni pagina. <strong>Renault</strong> e <strong>Hyundai</strong> sono le uniche aziende a rispettare in pieno questo principio. Al di là di questo praticamente tutti i siti utilizzano delle chiavi che ritengo tutt’altro che ricercate dall’utente medio oppure non vengono proprio inserite chiavi primarie, è il caso delle aziende del gruppo PSA, <strong>Citroen</strong> e <strong>Peugeot</strong>, di <strong>Audi</strong>, <strong>Kia</strong> e <strong>Bmw</strong>. Quanto a <strong>Renault</strong> il titolo, seppur un po’ troppo lungo per essere visto per intero nella finestra del browser, sarebbe ben realizzato se non fosse per quel “compra e vendita di…”, traduzione letterale del francese “achat et vente”, probabilmente effettuata da un traduttore non madrelingua, posto che, in Italiano, per quel che mi è dato di sapere, contradditemi se sbaglio, il termine corretto è “compravendita”. <strong>Fiat</strong> utilizza la locuzione “Tutte le auto nuove della gamma 2014”, mi chiedo sein parte o in tuttosia una frase ricercata dall’utente medio. E se l’utente ricercasse un’auto della gamma del 2013? Nel sito, peraltro, vi è una sezione relativa all’usato certamente afferente ad auto immatricolate in anni precedenti! <strong>Mercedes</strong>, errore relativo all’inversione dei termini a parte, utilizza il termine “Vetture” che non mi sembra quello più utilizzato dall’utente medio. Di <strong>Volvo</strong> cito non tanto l’asettico titolo della Home Page, quanto piuttosto quello relativo alla <a href="http://www.volvocars.com/it/sales-services/services/financial-services/all-offers/pages/default.aspx">pagina servizi</a>: Servizi Finanziari | Panoramica | Servizi Finanziari | Servizi | Vendite e servizi | Si tratta di una pratica, spero inconsapevole, di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Keyword_stuffing">keyword stuffing</a>! E così avviene per il title di <strong>Opel</strong>… In linea di massima ritengo il title adottato da <strong>Hyundai </strong>il più efficace. Si potrebbe anche eliminare il termine “gamma” all’inizio assegnando la prominenza ad auto, <strong>la chiave più ricercata dall’utente medio in ambito automobilistico</strong>. Il secondo test che ho effettuato è stato quello di individuare quali siano le chiavi di ricerca più utilizzate da chi è interessato ad un automobile secondo il <a href="https://adwords.google.it/KeywordPlanner">Keyword Tool</a> di Google Adwords che sono (ordinate dalla più ricercata):</p>
<ul type="disc">
<li>auto</li>
<li>auto nuove</li>
<li>automobili</li>
<li>automobile</li>
<li>occasioni auto e auto occasioni (posto che potrebbero riferirsi ad occasioni relative al nuovo come all’usato)</li>
<li>offerte auto</li>
</ul>
<p>A questo punto ho modificato l’opzione di geolocalizzazione in Google sostituendo Italia a Venezia, al fine di ottenere i risultati più generici possibili, operazione, lo ammetto, forse pleonastica. Ebbene, ad eccezione della serp relativa alla chiave “offerte auto”, nella quale primeggia Volkswagen, per tutte le altre, praticamente nessuna delle aziende citate compare nei primi 10 risultati di ciascuna <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Search_engine_results_page">serp</a>. Cercando, invece, il modello specifico di automobile, ciascun sito opera in maniera eccellente. Anche se, in tutta onestà, <strong>non so dire se a seguito di una buona progettazione lato motori di ricerca o, </strong><strong>solamente, </strong><strong>grazie al canale preferenziale quanto a posizionamento nelle pagine dei risultati della ricerca che, giustamente, Google assegna ai grandi brand</strong>. C’è però un elemento ulteriore da considerare: mi sono chiesto cosa succeda se effettuo una ricerca relativa ad un modello di auto non più in produzione, ma da non molto tempo, il cui interesse, insomma, è ancora forte nel mercato dell’usato. Ho cercato quindi due specifici modelli <a href="https://www.google.it/search?ie=UTF-8&amp;q=fiat%20panda#q=fiat+ulysse">Fiat Ulysse</a> e <a href="https://www.google.it/search?ie=UTF-8&amp;q=fiat%20panda#q=fiat+idea&amp;start=0">Fiat Idea</a> e, perdonatemi, ma a me pare incredibile, <strong>il sito Fiat, anche scorrendo la serp sino al 100imo risultato, proprio non ne vuole sapere di comparire</strong>! La ragione è semplice, <a href="https://www.google.it/search?ie=UTF-8&amp;q=fiat%20panda#q=fiat+ulysse+site:www.fiat.it">del termine Fiat Ulysse</a> ad esempio, praticamente non c’è traccia nell’attuale sito dell’azienda che un tempo aveva sede a Torino. Eppure, lo ribadisco, Fiat ha una sezione relativa all’usato e, ritengo, dovrebbe, comunque, essere interessata ad intercettare tutti i potenziali clienti che ricercano modelli di automobili prodotte a suo nome anche se tempo addietro. Questi potrebbero rinunciare all’usato per acquistare un nuovo modello (ad esempio potrebbe essere concepita una landing page che specifichi l’uscita dalla produzione di quel dato modello e presenti quello che lo sostituisce o che più vi si avvicini) o, comunque, “sentire” la presenza del brand anche durante la selezione e il conseguente acquisto di un auto usata. In termini Seo tale condotta significa, di fatto, rinunciare ai benefici della <a href="https://www.ranked.it/seo/seo-long-tail/">long tail</a>! Se ripeto l’esperimento con un vecchio modello fuori produzione di Peugeot, trovo il sito del brand al terzo posto e ottengo questa pagina: <img class="aligncenter wp-image-718" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/peugeot-206.jpg" alt="peugeot-206" width="700" height="427" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/peugeot-206.jpg 978w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/peugeot-206-300x183.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /> Si tratta – ed è così per tutti i vecchi modelli – di una pagina praticamente abbandonata, i nomi delle variabili (co2_emissione e consumption) non sono sostituiti dai valori effettivi, il prezzo non è presente (posto che non dovrebbe proprio essere presente l’etichetta prezzo trattandosi di un’auto non più venduta come nuova) e alcuni dei link del pannello di sinistra non sono funzionanti, “configuratore”, ad esempio. <strong>Anche in questo caso, a mio avviso, ci si lascia sfuggire una </strong><strong>opportunità!</strong> Lo stesso avviene cercando altre auto fuori produzione <a href="https://www.google.it/search?ie=UTF-8&amp;q=auto%20ford#q=%22ford+puma%22+site:www.ford.it">Ford Puma</a> o <a href="https://www.google.it/search?ie=UTF-8&amp;q=auto%20ford#q=%22opel+tigra%22+site:www.opel.it">Opel Tigra</a>. Ho notato che <strong>Renault</strong> e <strong>Alfa Romeo</strong> dispongono di sezioni “storiche” del proprio sito, che trattano di tutti i modelli più famosi prodotti sino ad oggi, ma, nessuna delle due aziende, ha considerato la possibilità di derivare una opportunità di business dai modelli fuori produzione più recenti. Inoltre, quelle sezioni sono comunque poco visibili nei motori di ricerca. Altre considerazioni spicciole derivano dall’analisi effettuata tramite <a href="http://www.woorank.com/en/www/fiat.it">WooRank</a>. L’ho scelto per due motivi:</p>
<ol start="1" type="1">
<li>permette di effettuare una analisi gratuita a settimana;</li>
<li>tra gli utilizzatori del servizio spicca una nota azienda automobilistica, come si evince dall’immagine che segue:</li>
</ol>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone size-full wp-image-759" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/01fiat.jpg" alt="01fiat" width="571" height="141" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/01fiat.jpg 571w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/01fiat-300x74.jpg 300w" sizes="(max-width: 571px) 100vw, 571px" /></p>
<p>E così ho inserito l’url della Home Page di Fiat nel campo apposito. L’overall, il risultato globaleè il seguente:</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-760" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-overall-woorank1.jpg" alt="fiat-overall-woorank" width="689" height="175" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-overall-woorank1.jpg 783w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-overall-woorank1-300x76.jpg 300w" sizes="(max-width: 689px) 100vw, 689px" /></p>
<p>Mi limito ad elencare solo alcuni aspetti dell’analisi. La mancanza di descrizioni alternative per le immagini, l’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aiuto:Testo_alternativo_per_le_immagini">ALT tag</a>, insomma, non è stato compilato:   <img class="aligncenter wp-image-739" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-alt-images-woorank.jpg" alt="fiat-alt-images-woorank" width="700" height="263" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-alt-images-woorank.jpg 768w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-alt-images-woorank-300x112.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /> Il rapporto tra codice e testo, altro parametro molto importante nel posizionamento dei motori di ricerca. <img class="wp-image-742 size-full aligncenter" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-html-ratio-woorank.jpg" alt="fiat-html-ratio-woorank" width="277" height="66" /> Posto che Fiat compare tra i brand che utilizzano il prodotto mi aspettavo di trovare un numero di errori più limitato! A questo punto, approfittando dell’account di prova, ho dato in pasto ad un altro tool, il Site Auditor di <a href="http://raven-seo-tools.com/">Raven</a> l’intero sito di Fiat:</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-744 size-full" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/fiat-raven.jpg" alt="fiat-raven" width="506" height="999" /></p>
<p>Dall’analisi dei tool si può osservare che gli errori più gravi di progettazione si riferiscono a duplicazioni di title, assenza di meta description, o duplicazioni delle stesse, link orfani, totale mancanza di ALT tag, ecc. Ho effettuato simili analisi anche per altre marche di automobili, utilizzando il solo Woorank. Cito solo le mancanze più macroscopiche di questi siti, posto che, analizzando il risultato dell’indagine nella sua interezza, emergono anche degli elementi di progettazione virtuosa (e mi riferisco anche al sito di Fiat). <strong>Mercedes</strong>:</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-716 size-full" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/mercedes-woorank.jpg" alt="mercedes-woorank" width="505" height="384" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/mercedes-woorank.jpg 505w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/mercedes-woorank-300x228.jpg 300w" sizes="(max-width: 505px) 100vw, 505px" /></p>
<p><strong>Segnalo che il dominio Mercedes.it, sempre di proprietà di Daimler Benz, che erroneamente, si potrebbe pensare conduca al sito di Mercedes, </strong><strong>genera un errore del server giacché è un dominio vuoto e non è stato effettuato un redirect di tipo 301 verso il dominio corretto. Sembra una mancanza macroscopica! </strong> <strong>Peugeot</strong>:</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-761 size-full" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/peugeot-woorank1.jpg" alt="peugeot-woorank" width="507" height="361" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/peugeot-woorank1.jpg 507w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/peugeot-woorank1-300x213.jpg 300w" sizes="(max-width: 507px) 100vw, 507px" /></p>
<p><strong>Ford</strong>:</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone size-full wp-image-762" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/ford-woorank1.jpg" alt="ford-woorank" width="505" height="383" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/ford-woorank1.jpg 505w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/ford-woorank1-300x227.jpg 300w" sizes="(max-width: 505px) 100vw, 505px" /></p>
<p>E qui mi fermo, posto che, più o meno, gli errori riscontrati sono simili. Quanto all’uso di Adwords, ho individuato annunci praticamente per tutti i marchi di automobili. Gli elementi testuali mi sembrano ben fatti, anche se ho quasi la sensazione, ammetto, probabilmente errata, che siano generati dallo stesso Copywriter. La costruzione è maledettamente simile, anche se, con i pochi caratteri a disposizione, mi rendo conto che non si può più di tanto deviare dallo standard. Giudicate voi!</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone size-full wp-image-763" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/adwords1.jpg" alt="adwords" width="420" height="317" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/adwords1.jpg 420w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/adwords1-300x226.jpg 300w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></p>
<p>Non so dire se si tratti di un errore il fatto che nessun marchio automobilistico non adotti una landing page. Alla selezione della call to action dell’ads, infatti, si “atterra” sulla Home Page o su una pagina interna al sito. In certe occasioni la ricerca di uno specifico modello di autovettura anziché condurre alla pagina corrispondente del sito, porta, invariabilmente, alla Home Page. E quest’ultimo è oggettivamente un errore di progettazione della campagna Adwords. Segnalo queste due anomalie. Ricerco “Bmw Serie 1”, noto modello del marchio tedesco e l’ads che compare riguarda un auto elettrica prodotta dallo stesso!</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone size-full wp-image-764" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/bmw-adwords1.jpg" alt="bmw-adwords" width="433" height="226" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/bmw-adwords1.jpg 433w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/bmw-adwords1-300x156.jpg 300w" sizes="(max-width: 433px) 100vw, 433px" /></p>
<p>Ricerco “Mercedes Classe A” in data 14.04.2014, altro noto modello dell’altro marchio tedesco e atterro in effetti in una landing page, ma completamente priva di contenuti!</p>
<p style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" align="center"><img class="alignnone wp-image-715" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/mercedes-landing-1024x551.jpg" alt="mercedes-landing" width="700" height="377" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/mercedes-landing-1024x551.jpg 1024w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/08/mercedes-landing-300x161.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Sembra che manchi una immagine e, selezionando “Scopri i dettagli dell’offerta” non succede nulla! I link in altro a destra sono funzionanti, ma non comprendo l’utilità di questa pagina. In data 16.04.2014 l’anomalia è stata corretta e l’annuncio conduce alla pagina di configurazione dell’autovettura. Segnalo, inoltre, che la selezione dell’annuncio Adwords relativo alla ricerca “Autoconcessionari Mercedes Venezia”per due giorni di seguito, qualche tempo fa, conduceva ad una pagina di errore del sito di Mercedes. Ad un errore simile sono giunto, stavolta in una singola occasione, selezionando un annuncio di Citroen. Se cerco “Audi A1”, giungo ad un video che riproduce lo spot televisivo prima della pagina che descrive l’autoveicolo. Personalmente non approvo, lo ribadisco, il video può essere un eccellente strumento di marketing, ma lasciamo sempre all’utente la facoltà di attivarlo o meno! <strong>Insomma, tutti sbagliano, io per primo, però gli errori in queste campagne mi sembrano un po’ troppi! Si tenga presente che ogni clic viene, comunque, profumatamente remunerato a Google.</strong> Insomma, anche in questo ambito, ritengo si possa migliorare. Se provo a posporre all’url di ciascuna home page la stringa “asdsadas” allo scopo di generare un errore 404 si ottengono risposte diverse dai vari siti web:</p>
<ol start="1" type="1">
<li>Ford e Citroen rimandano alla home page, direttamente il primo, con un messaggio il secondo;</li>
<li>Fiat, Mercedes, Opel, Toyota e Renault presentano un messaggio di errore, senza adeguate call to action che inducano l’utente verso la retta via, se non un generico “torna alla home page”;</li>
<li>Peugeot porta ad una pagina definita “in manutenzione”, si tratta, ovviamente, di un errore giacché una simile dicitura può far pensare che la pagina esista e non è così;</li>
<li>Honda e BMW non hanno predisposto alcuna pagina 404, pertanto si ottiene un generico errore browser/server.</li>
</ol>
<p><strong>Anche in questo caso sono state perse delle eccellenti opportunità di business via web!</strong> Quest&#8217;ultima frase credo possa rappresentare la conclusione dell&#8217;intero articolo&#8230; Altre sezioni:</p>
<ul>
<li><a href="#introduzione">Introduzione</a></li>
<li><a href="#desktop">Analisi desktop</a></li>
<li><a href="#mobile">Analisi mobile</a></li>
<li><a href="#contenuti">Analisi offerta di contenuti</a></li>
</ul>
<p>Se hai avuto la pazienza e la costanza di leggere il lungo articolo che ho scritto, fai il passo successivo, esprimi il tuo parere con un commento! :)</p>
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							</item>
		<item>
		<title>Desktop e Dispositivi Mobili: Differenti Modelli di Navigazione</title>
		<link>https://www.ranked.it/web-marketing/navigazione-desktop-mobile-differenti-modelli/</link>
				<comments>https://www.ranked.it/web-marketing/navigazione-desktop-mobile-differenti-modelli/#comments</comments>
				<pubDate>Fri, 11 Jul 2014 11:22:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[E-Commerce]]></category>
		<category><![CDATA[Metriche]]></category>
		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>

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				<description><![CDATA[<p><img class="flotta" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/desktop-mobile-modelli-navigazione.jpg" alt="La navigazione da desktop, smartphone e tablet porta ad obiettivi e fattori di conversioni diversi" width="434" height="252" />Sempre più articoli e statistiche sostengono che il traffico proveniente dai dispositivi mobile è in forte crescita e che, a breve, supererà quello effettuato attraverso i dispostivi desktop.</p>
<p>Credo si tratti di una realtà incontrovertibile, anche se i dati forniti sono spesso contraddittori: alcuni esperti, o presunti tali, affermano che il sorpasso sia già avvenuto, altri, invece, che la somma delle navigazioni tramite smartphone e tablet sia circa un terzo del totale.</p>
<p>Quale sia il valore effettivo, risulta evidente che il traffico da mobile è certamente cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi tre anni. Del resto, la maggioranza dei navigatori under 50, nei paesi più industrializzati, dispone di uno smartphone e, talvolta, anche di un tablet.</p>
<p><a href="http://www.smartinsights.com/mobile-marketing/mobile-marketing-analytics/mobile-marketing-statistics/">Monetate</a>, nel suo <strong>Q4 2013 Ecommerce Quarterly</strong>, uno studio effettuato presso i più importanti siti di e-commerce, ha pubblicato la seguente statistica che sembra essere una delle più attendibili. <strong>Di fatto il traffico desktop si è ridotto di circa un 9% tra </strong>&#8230; <a href="https://www.ranked.it/web-marketing/navigazione-desktop-mobile-differenti-modelli/" class="read-more">Continua a leggere l'articolo </a></p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><img class="flotta" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/desktop-mobile-modelli-navigazione.jpg" alt="La navigazione da desktop, smartphone e tablet porta ad obiettivi e fattori di conversioni diversi" width="434" height="252" />Sempre più articoli e statistiche sostengono che il traffico proveniente dai dispositivi mobile è in forte crescita e che, a breve, supererà quello effettuato attraverso i dispostivi desktop.</p>
<p>Credo si tratti di una realtà incontrovertibile, anche se i dati forniti sono spesso contraddittori: alcuni esperti, o presunti tali, affermano che il sorpasso sia già avvenuto, altri, invece, che la somma delle navigazioni tramite smartphone e tablet sia circa un terzo del totale.</p>
<p>Quale sia il valore effettivo, risulta evidente che il traffico da mobile è certamente cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi tre anni. Del resto, la maggioranza dei navigatori under 50, nei paesi più industrializzati, dispone di uno smartphone e, talvolta, anche di un tablet.</p>
<p><a href="http://www.smartinsights.com/mobile-marketing/mobile-marketing-analytics/mobile-marketing-statistics/">Monetate</a>, nel suo <strong>Q4 2013 Ecommerce Quarterly</strong>, uno studio effettuato presso i più importanti siti di e-commerce, ha pubblicato la seguente statistica che sembra essere una delle più attendibili. <strong>Di fatto il traffico desktop si è ridotto di circa un 9% tra il 2012 e il 2013.</strong></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-699 size-full" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/Mobile-device-share-Ecommerce-stats.jpg" alt="Analisi Monetate su traffico mobile e desktop su E-commerce fine 2012-2013" width="397" height="591" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/Mobile-device-share-Ecommerce-stats.jpg 397w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/Mobile-device-share-Ecommerce-stats-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 397px) 100vw, 397px" /></p>
<p><strong>Una fondamentale precisazione</strong>: in alcuni articoli si utilizza il termine “mobile” per definire il traffico aggregato di smartphone e tablet. In effetti quest’ultimo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dispositivo_mobile">resta pur sempre un dispositivo utilizzabile in mobilità</a>.</p>
<p><strong>La prassi però ha stabilito che con mobile si distingua il solo traffico derivante dalle navigazioni tramite smartphone, Analytics, infatti, distingue, per l’appunto, tra traffico desktop, mobile (smartphone) e tablet.</strong></p>
<p>Pertanto, a mio avviso, <strong>Google dovrebbe utilizzare direttamente la dicitura smartphone </strong>per evitare qualsiasi fraintendimento!</p>
<p>Ho cercato altri studi sull’argomento “traffico proveniente da dispositivi smartphone e tablet”, ma, purtroppo, non ho trovato materiale estremamente utile ed interessante. Pertanto mi sono visto costretto ad effettuare studi e comparazioni utilizzando le statistiche dei siti che gestisco e di quelli di proprietà degli amici e colleghi che, generosamente, hanno voluto darmi una mano. Lo ribadirò più e più volte proseguendo nella lettura: <strong>il campione statistico che ho analizzato è estremamente ridotto, non è possibile, pertanto, fare delle affermazioni assolute. Nel mio piccolo, insomma, definisco un trend, limitato e personale se vogliamo, sta poi a voi, tramite l’analisi dei siti che controllate, stabilire se gli esiti che ho ottenuto coincidono o, perlomeno, si avvicinano ai vostri</strong>.</p>
<p>Il primo sito che ho preso in considerazione, circa 1900 utenti unici al giorno, è di tipo informativo, dispone di un traffico derivante, in massima parte, dalla sua enorme long tail ed è ottimizzato per smartphone e tablet (non è stato progettato tout court secondo la logica responsive, ma ogni pagina viene pubblicata su di una singola colonna e i browser mobile sembrano adattarlo allo schermo piuttosto bene).</p>
<p>Quelle che seguono sono le statistiche del periodo che va da luglio 2013 a luglio 2014.</p>
<p><img class="size-full wp-image-700 aligncenter" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/mobile-vs-desktop.jpg" alt="Traffico mobile e desktop sito informativo ultimi sei mesi" width="619" height="273" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/mobile-vs-desktop.jpg 619w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/mobile-vs-desktop-300x132.jpg 300w" sizes="(max-width: 619px) 100vw, 619px" /></p>
<p>Il divario tra smartphone (mobile) e desktop è ancora meno marcato rispetto a quanto emerso dalla ricerca di Monetate, mentre vi è un abisso tra smartphone e tablet. Rispetto a tale ricerca, che analizza il comportamento degli utenti tra la fine del 2012 e quelle del 2013, i miei dati sono, ovviamente, più recenti.</p>
<p>Di seguito le statistiche di un E-commerce di prodotti sportivi di cui mi occupo, non ottimizzato per i dispositivi mobile, stesso periodo del grafico precedente:</p>
<p><img class="size-full wp-image-701 aligncenter" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/mobile-vs-desktop-ecommerce.jpg" alt="Traffico mobile E-Commerce articoli sportivi ultimi sei mesi" width="609" height="273" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/mobile-vs-desktop-ecommerce.jpg 609w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/mobile-vs-desktop-ecommerce-300x134.jpg 300w" sizes="(max-width: 609px) 100vw, 609px" /></p>
<p>Le sessioni, estremamente ridotte, consentono di effettuare un abbozzo di analisi, nulla vieta, tuttavia, di confrontarle con gli esiti dello studio di Monetate. Prevale la navigazione tramite smartphone rispetto a quella tablet, ma le percentuali, se vogliamo, non si discostano poi così tanto. Devo anche aggiungere che Monetate ha preso in considerazione E-Commerce statunitensi e lì la diffusione dei tablet è molto più ingente che in Italia, paese notoriamente molto più amante del telefono cellulare.</p>
<p>Al termine di queste osservazioni ho ripetuto le medesime analisi su di un’altra ventina di siti  che gestisco e una decina di proprietà di alcuni amici. Dati questi elementi credo di poter affermare che:</p>
<ul>
<li>La percentuale di utenti smartphone è piuttosto variabile da sito a sito (almeno per ciò che concerne l’Italia);</li>
<li>Il sorpasso non solo non è avvenuto, ma, molto probabilmente, neppure avverrà nel brevissimo termine. A questa affermazione posso assegnare un valore quasi assoluto giacché vi sono numerosi articoli e studi che confermano questo trend.</li>
</ul>
<p>Ammettiamo, comunque, che il sorpasso avverrà prima o poi, personalmente mi pongo alcune domande:</p>
<ol>
<li>La navigazione da smartphone e da tablet è equiparabile?</li>
<li>Le navigazioni tramite smartphone, tablet e desktop conducono ai medesimi obiettivi e conversioni ?</li>
<li>I valori delle metriche fondamentali: rimbalzi, tempo di permanenza, pagine visitate sono i medesimi utilizzando i vari tipi di dispositivi?</li>
<li>I navigatori che usano dispositivi desktop e mobili sono omogenei?</li>
<li>Chi naviga da smartphone, in seguito, naviga lo stesso sito via desktop?</li>
</ol>
<p>Di seguito cercherò, con le mie modeste conoscenze, di rispondere a ciascun quesito.</p>
<h2><em>La navigazione da smartphone e da tablet è equiparabile?</em></h2>
<p>Non lo è, tanto è vero che le statistiche sono separate. Tuttavia, ho notato che in alcuni articoli i valori sono accorpati (e qui ritorniamo all’equivoco smartphone/mobile descritto in precedenza) e questo, a mio modo di vedere, è un errore . <strong>La navigazione tramite tablet, come vedremo meglio in seguito, è molto più affine a quella desktop, viceversa quella effettuata mediante smartphone ha caratteristiche diverse da entrambi le precedenti, si tratta insomma di modelli di navigazione differenti.</strong></p>
<p>Al di là di questo, mi chiedo, piuttosto, se, statisticamente, sia sempre efficace utilizzare una mera ripartizione tra traffico da mobile (smartphone) e tablet .</p>
<p>Consideriamo due dispositivi, uno smartphone o più propriamente un phablet (così viene definito uno smartphone di dimensioni molto generose), il <strong>Samsung Galaxy Note 3</strong>, e un piccolo tablet, il <strong>Google Nexus 7</strong>.</p>
<p>Il primo dispone di uno schermo da 5,7 pollici, il secondo da 7. Ho provato a navigare con entrambi e vi posso assicurare che l’esperienza di navigazione è abbastanza simile: nessuno dei due riesce a surrogare, in maniera accettabile, la navigazione desktop.</p>
<p>Esito diverso si ottiene navigando con dispositivi sopra gli 8 pollici (comprendendo anche l’Ipad mini che è un po’ più piccolo). In sostanza, utilizzando dispositivi “più grandi”, la navigazione è quasi assimilabile a quella del desktop, posto che il mancato utilizzo del mouse rende, comunque, più complicata la gestione di alcuni task.</p>
<p>Ritengo, pertanto, che, a breve, sarà opportuno ripartire il traffico non tanto tra smartphone e tablet, quanto piuttosto sulla base dei pollici di un dispositivo.</p>
<p>Sostanzialmente penso a 3 ripartizioni (è una proposta la mia, sia chiaro!):</p>
<ul>
<li>Dispositivi sotto i 4 pollici (navigazione limitata)</li>
<li>Dispositivi da 4 a 8 pollici (navigazione parzialmente limitata)</li>
<li>Dispositivi oltre gli 8 pollici (navigazione assimilabile o quasi assimilabile a quella desktop)</li>
</ul>
<p>Ho anche avuto la fortuna di testare uno degli ultimi nati in casa Samsung, il Galaxy Note 12.1, un tablet, come si evince dalla sua sigla, di oltre 12 pollici. Di fatto è come navigare su di un desktop. Il dispositivo in questione dispone, peraltro, di un pennino che può essere utilizzato in luogo del mouse.</p>
<p>Sia chiaro, anche la risoluzione dello schermo gioca un ruolo importante nell’esperienza di navigazione di un utente, ma non quanto la dimensione assoluta dello schermo. Inoltre esiste ormai da tempo una certa correlazione tra numero di pollici, risoluzione e le caratteristiche hardware di un dispositivo (intendo dire che, in genere, ai terminali più grandi viene assegnata più memoria, processori più performanti, ecc.).</p>
<p><strong>Per concludere il paragrafo, ritengo vi sia una forte correlazione tra la dimensione del dispositivo e la sua efficacia nel completare i task che la navigazione impone. E quindi, i dispositivi più grandi sono, di fatto, dei surrogati quasi perfetti del personal computer.</strong></p>
<h2><em>Le navigazioni tramite smartphone, tablet e desktop conducono ai medesimi obiettivi e conversioni?</em></h2>
<p>La risposta la fornisce un eccellente studio di <a href="http://www.mobify.com/insights/2014-mobile-conversion-rate-benchmarks/">Mobify</a> sui rapporti di conversione di 16 e-commerce, che afferma che:</p>
<ul>
<li>nel 2014 (e quindi, a maggior ragione, negli anni precedenti) le conversioni da smartphone sono state estremamente ridotte;</li>
<li><strong>il 90% degli utenti smartphone completa un determinato task tramite desktop: in sostanza passa da un dispositivo all’altro per completare una transazione</strong>;</li>
<li>le conversioni ottenute da tablet sono notevolmente più alte rispetto a quelle ottenute da smartphone , nonostante siano poche le aziende a disporre di siti ottimizzati per tali dispositivi;</li>
<li>mediamente chi naviga da tablet è un utente con una buona disponibilità economica e <a href="http://www.cmo.com/articles/2012/1/18/adobe-digital-marketing-study-finds-tablets-rule-for-shopping.html">spende anche il 20% in più rispetto al classico visitatore dotato di desktop</a>.</li>
</ul>
<p>Purtroppo, per riallacciarmi al punto precedente, non credo esistano statistiche che descrivano l’andamento delle conversioni al crescere dei pollici del tablet utilizzato.</p>
<h2><em>I valori delle metriche fondamentali: rimbalzi, tempo di permanenza, pagine visitate sono i medesimi utilizzando i vari tipi di dispositivi?</em></h2>
<p>Anche in questo caso sono “costretto” ad utilizzare statistiche provenienti da alcuni siti che gestisco (siti di piccole aziende, con un traffico piuttosto relativo, ottimizzati per i dispositivi mobile tramite plugin di WordPress, ho preso in considerazioni le statistiche degli ultimi mesi):</p>
<p><img class="size-full wp-image-702 aligncenter" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/metriche-destop-mobile1.jpg" alt="Metriche web su dispositivi mobile" width="819" height="298" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/metriche-destop-mobile1.jpg 819w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/metriche-destop-mobile1-300x109.jpg 300w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></p>
<p><a href="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/metriche-destop-mobile2.jpg"><img class="size-full wp-image-697 aligncenter" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/metriche-destop-mobile2.jpg" alt="Metriche Analytics su desktop, tablet e smartphone" width="823" height="295" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/metriche-destop-mobile2.jpg 823w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/metriche-destop-mobile2-300x107.jpg 300w" sizes="(max-width: 823px) 100vw, 823px" /></a></p>
<p><img class="size-full wp-image-698 aligncenter" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/metriche-destop-mobile3.jpg" alt="Analytics su base mobile" width="834" height="296" srcset="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/metriche-destop-mobile3.jpg 834w, https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/07/metriche-destop-mobile3-300x106.jpg 300w" sizes="(max-width: 834px) 100vw, 834px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come era prevedibile le metriche relative ai navigatori da smartphone sono decisamente meno “interessanti” rispetto a quelle relative agli altri dispositivi</strong>. I tablet raggiungono quasi il livello del desktop. L’ultima immagine afferisce ad un E-Commerce, dove è ancora presente il predominio del desktop rispetto al tablet (analizzando le statistiche dello stesso sito mese per mese ho notato comunque un aumento costante degli utenti che utilizzano un tablet).</p>
<p><strong>Ribadisco, anche al costo di risultare pedante, che si tratta di una quantità di dati ridicola. Potreste aiutarmi però a determinare un trend più vicino alla realtà pubblicando, in un commento, i vostri dati…</strong></p>
<h2><em>I navigatori che usano dispositivi desktop e mobili sono omogenei?</em></h2>
<p>Per rispondere a questa domanda penso sia utile analizzare nuovamente le statistiche, nella fattispecie quelle relative al tipo di dispositivo utilizzato (marca e modello, laddove disponibile).</p>
<p>Un dato è già derivabile dai paragrafi precedenti: <strong>chi usa il tablet spende mediamente di più</strong>, di conseguenza credo non sia un azzardo affermare che <strong>abbia una disponibilità economica più elevata, il che, generalmente, corrisponde anche ad una cultura maggiore</strong> (e per cultura non intendo necessariamente quella accademica).</p>
<p>L’analisi dei dati ottenuta dai siti che gestisco mostra che, invariabilmente (ahimè!), il grosso dei navigatori utilizza<strong> IPhone e Ipad</strong>. Mentre, in ambito Android, in prevalenza smartphone Samsung piuttosto costosi al tempo di acquisto: i modelli S2, S3, S4. Pochi o pochissimi i tablet dotato del sistema operativo di Google.</p>
<p>I dispositivi non rilevati / non rilevabili sono ancora in numero consistente, tra il 7% e il 10%.</p>
<p>Considerando un sito aperto di recente (meno di un mese), di ambito informativo e che soddisfa tutti gli standard di responsività, su un campione di circa 10.000 utenti unici, ho rilevato che:</p>
<ol>
<li>il 33.45% utilizza dispositivi Apple;</li>
<li>circa il 30% utilizza dispositivi Samsung (il dato è riportato ad occhio dato che sono talmente tanti gli smartphone e i tablet della casa Coreana che avrei impiegato un‘ora ad effettuare un calcolo preciso), in prevalenza assoluta la serie S (presumo anche perché vengono forniti con forte sconti quando ci si abbona ad un operatore telefonico);</li>
<li>circa il 5% utilizza dispositivi non rilevabili;</li>
<li>la percentuale rimanente utilizza altre marche: HTC, LG, Huawei, Alcatel, Ngm, Sony, Nokia, ecc..</li>
</ol>
<p>Limitatamente a questo singolo sito traggo le seguenti conclusioni:</p>
<ol>
<li>la maggioranza delle navigazioni effettuate con dispositivi mobili avvengono tramite smartphone;</li>
<li>la maggioranza delle navigazioni avvengono tramite dispositivi molto costosi (Apple e modelli di punta Samsung);</li>
<li>la navigazione tramite tablet vede un assoluto predominio dell’Ipad che ottiene quasi il 19% del totale, valore massimo relativo. Di contro, le navigazioni effettuate tramite tablet Android sono ridottissime. Il primo tablet dotato del sistema operativo di Google, ad esempio, è il Samsung GT-P3100 Galaxy Tab 2 7.0, con appena l’1.5% circa di utenti (un tablet piccolo, peraltro, e non molto performante, a mio modo di vedere quasi assimilabile allo smartphone). Anche sommando tutti gli utenti che utilizzano tablet Android si ottiene, comunque, un valore molto distante da quello di iPad.</li>
</ol>
<p>Ribadendo, per l’ennesima volta, che i dati in mio possesso sono ridottissimi, non posso però non affermare che la maggioranza dei navigatori che utilizzano uno smartphone ha speso, mediamente, tra i 400 e i 500 euro per il proprio dispositivo (in prevalenza, come si è detto iPhone e Samsung serie S): non poco visto il periodo storico in cui viviamo!</p>
<p><strong>Ritengo, pertanto, che, in massima parte, anche questi utenti abbiano una buona disponibilità economica, caratteristica già vista con i tablet, e maggiore rispetto a quella della media degli utenti desktop.</strong></p>
<p>Introduco, tuttavia, un fattore correttivo: l’utente italiano è piuttosto stravagante (eufemisticamente parlando), è composto infatti anche da persone che, non avendo adeguate disponibilità economiche, sono disposte a privarsi per settimane anche del cibo pur di disporre dell’ultimo ritrovato della tecnologia cellulare.</p>
<p>Quanto all’alfabetizzazione informatica credo sia lecito affermare che chi dispone di un telefono di fascia alta sia più predisposto all’innovazione tecnologica di chi, invece, naviga semplicemente tramite desktop.</p>
<p>In merito all’età posso dire ancora meno, confrontando e comparando più statistiche l’unico esito a cui sono giunto è che la stragrande maggioranza degli utenti mobile sia under 50.</p>
<h2><em>Chi naviga da mobile, in seguito, naviga lo stesso sito da desktop?</em></h2>
<p>A questo quesito risponde la ricerca di Mobify citata precedentemente, <strong>il 90% degli utenti che utilizzano uno smartphone poi passa ad effettuare una transazione via desktop</strong>.</p>
<p>Ad essere onesto sono arrivato alle medesime conclusioni chiedendo ad una cinquantina di persone in merito a tale argomento: più dell’85% ha risposto di utilizzare il mobile per approcciare un sito e, qualora l’abbia ritenuto di suo gradimento, di proseguire la navigazione tramite desktop (la prima operazione, in genere, viene effettuata in casa, seduti sul divano, la seconda in ufficio, nel proprio studio, o anche in cucina, tramite portatile).</p>
<p>Per ciò che concerne il tablet, invece, in genere, la navigazione inizia e si conclude con lo stesso dispositivo.</p>
<p>Di conseguenza ritengo si possano definire quattro tipologie di navigazione:</p>
<ol>
<li>la navigazione standard effettuata tramite personal computer;</li>
<li>la navigazione effettuata tramite tablet che presenta sempre più assonanze con la precedente al crescere delle dimensioni del dispositivo;</li>
<li>la navigazione effettuata tramite il solo smartphone, poco remunerativa in ambito di conversione (la vendita, cioè, di un prodotto o di un servizio);</li>
<li>la navigazione ibrida effettuata in primis tramite smartphone e, in seconda battuta, tramite desktop.</li>
</ol>
<p>La prima conclusione che posso trarre da questa mia analisi è la seguente: nella navigazione ibrida, lo smartphone, in linea di massima, è, primariamente, uno<strong> strumento di interazione</strong>: permette, cioè, all’utente di effettuare un primo contatto con un sito e di stabilire se quest’ultimo dispone di contenuti che ritiene interessanti. Il desktop è, invece, uno <strong>strumento di azione</strong>, attraverso di esso la navigazione viene ad approfondirsi e si determina l’eventuale conversione.</p>
<p><strong>Un elemento, insomma, completa l’altro. La navigazione via smartphone produce poche conversioni se considerata singolarmente, di conseguenza risulta poco profittevole, ma tale esito viene completamente stravolto qualora si consideri il possibile rapporto di interdipendenza con il personal computer.</strong></p>
<h2><em>Ci avviamo verso una revisione della teoria della responsività?</em></h2>
<p>Il 25 maggio 2010 <a href="http://ethanmarcotte.com/">Ethan Marcotte</a>, in un memorabile articolo presso Alistapart.com, coniò il termine <a href="http://alistapart.com/article/responsive-web-design">Responsive Web Design</a>.</p>
<p>Con tale termine si intendono tutte quelle tecniche che permettono al layout di un sito web di adattarsi automaticamente a qualsiasi dotazione informatica e risoluzione utilizzati dall’utente.</p>
<p>Elementi cardine di questa filosofia del design sono:</p>
<ul>
<li>le <strong>media query</strong><em>,</em> particolari comandi css, che consentono ad un layout di adattarsi alla risoluzione e alla posizione (orizzontale o verticale) di un dato dispositivo (pensate al tablet, potete indistintamente navigarci in orizzontale o in verticale);</li>
<li>la <strong>griglia flessibile</strong>, che richiede che ciascun elemento del layout di un sito web, blocchi contenenti testo, cornici, bordi ed ogni elemento grafico siano dimensionati tramite unità relative e non pixel, generalmente mediante percentuali o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Em_(typography)">em</a>.</li>
<li>la predisposizione di <strong>immagini flessibili</strong> che si adattino alle dimensioni del layout che, a sua volta, si adatta alle dimensioni e risoluzione del dispositivo.</li>
</ul>
<p>All’articolo è seguito un libro che, ovviamente, ho divorato, come pure molti altri sull’argomento.</p>
<p>Già a suo tempo, tuttavia, pur apprezzando l’idea di un layout che si comporti come l’acqua, che si adatti, cioè, alla forma del recipiente che la contiene, ho rilevato, a mio modesto avviso, alcuni punti deboli in tale teoria. Mi rendo perfettamente conto che mi sto muovendo in un campo minato, Marcotte è un mostro sacro del web design, io no di certo! Vi chiedo, tuttavia, di concedermi un po’ di fiducia e di seguire le mie argomentazioni: nella peggiore delle ipotesi spero almeno apprezzerete lo sforzo che è stato necessario per conseguirle.</p>
<p>Ricapitoliamo: il Responsive Design afferma che <strong>è necessario creare un progetto di sito web universale, i cui gli elementi, tramite le tecniche elencate in precedenza, possano variare la loro forma in funzione del dispositivo e della risoluzione utilizzati dall’utente</strong>. In taluni casi sarà anche possibile, tramite le media query, occultare (disoccultare) alcune sezioni di layout. Pensate, ad esempio, allo slider animato, assolutamente inadatto ad essere visualizzato su uno smartphone. In altri casi, tramite javascript, sarà possibile variare leggermente l’aspetto e l’uso di un determinato elemento di navigazione, come ad esempio i menu che, nei siti responsive, si trasformano da grafici a testuali all’interno di una tendina.</p>
<p>Ebbene, in un mondo ideale, mi ripeto, credo che i principi elencati debbano essere applicati tout court, ma, in quello reale, non sempre sia possibile assecondarli:</p>
<ul>
<li><b>in primo luogo il Design Responsivo, lo dico per esperienza, è molto oneroso in termini temporali. E ciò, ovviamente, si riflette in un costo di realizzazione del sito web molto più elevato. Inoltre, l’utilizzo di un plugin, di una estensione o di un componente aggiuntivo che renda il vostro sito anche solamente “compatibile” con gli smartphone, vi permette di ottenere dignitosi risultati quasi a costo zero o, comunque, ad un prezzo decisamente inferiore rispetto a quello necessario per ottenere un sito pienamente responsivo. <strong>Pertanto se il budget del cliente è ridotto o se, comunque, il sito che ci si appresta a realizzare, per numero o tipologia di utenti, non ha particolari necessità di adattamento, in tutta onestà, a me sembra non economicamente conveniente realizzarlo Responsive o, perlomeno, totalmente Responsive.</strong></b></li>
<li>Un effetto collaterale di questa filosofia, o perlomeno una sua esasperazione, è quello che io chiamo <strong>eccesso di responsività</strong>: alcuni designer, in pratica, creano un sito mobile che si adatta –spesso pure in maniera maldestra &#8211; al desktop e non viceversa! Ma, come sappiamo, quest’ultima resta ancora la modalità di navigazione più diffusa. Se frequentate siti come Theme Forest per acquistare template o alla ricerca di ispirazione (non c’è nulla di male ad analizzare quello che fanno gli altri!), ebbene sono certo che, spesso, vi sarete imbattuti in layout di siti web che creano una forte dissonanza cognitiva se visualizzati su monitor di una certa grandezza , come ad esempio un 23/24 pollici. I blocchi di contenuto sono enormi, occupano un terzo dello schermo e così i caratteri e le immagini.<strong> Il layout si allarga orizzontalmente per tutta l’estensione del monitor, per cui non si riesce ad ottenere la visione d’insieme offerta da un layout centrato</strong> (o anche da un layout liquido, ma ben realizzato). Provate ad effettuare questo esperimento: ponetevi a meno di mezzo metro da una tv da 40 o più pollici, possibilmente a 16:9. Fatto? Benissimo, sono certo che riuscirete a vedere la parte centrale dello schermo e quasi solo ad intuire quelle laterali, vi manca, insomma, la visione di insieme e, in pratica, non potete fruire adeguatamente del vostro costosissimo apparecchio. Questo è, più o meno, quello che succede navigando siti che soffrono, per l’appunto, di eccesso di responsività.</li>
<li>Il Design Responsive è quello che l’utente pretende? Oppure è quello che i designer presuppongono che quest’ultimo pretenda? <strong>Un sito totalmente responsive genera sempre maggiori conversioni, rispetto ad un generico sito ottimizzato per dispositivi mobile?</strong> Onestamente non so rispondere alla domanda, quello che è certo però è che nessun web designer se l’è posta, come pure, che le analisi e le discussioni effettuate vertono quasi solo ed esclusivamente sul design, ma <strong>il web è anche altro e, in genere, il suo primario obiettivo è quello di convertire</strong>: produrre cioè la vendita di un servizio o di un bene. I puristi del design storceranno il naso, ma l’evidenza è questa!</li>
<li><b>Il <strong>Design Responsivo permette di variare la posizione e le dimensioni dei blocchi html e/o di occultare aggregati di contenuto, ma non interviene sull’essenza del contenuto stesso.</strong> È come poter disporre di una immagine e crearci un puzzle, potendo variare il taglio e la forma dei singoli elementi. Si possono ottenere diverse modalità di incastro, ma il risultato finale sarà sempre e comunque la comparsa della stessa immagine. <strong>Ma se si volesse ottenere una immagine completamente diversa?</strong></b></li>
</ul>
<p>A questo punto vi starete domandando dove voglio andare a parere! Procediamo con ordine… Se fino ad ora avete abbracciato l’ideale che un sito debba sempre mantenere un aspetto simile che sia riprodotto su un computer, su un microschermo o su uno smartphone, lo scopo primario in questo articolo è dimostrare – o perlomeno tentare di dimostrare – che non è così. Ritengo, infatti, che un sito, per raggiungere un certo tipo di obiettivo, può e deve essere realizzato differentemente su alcuni dispositivi. Questa, evidentemente, <strong>è una affermazione in aperto contrasto con la logica responsiva.</strong></p>
<p>Torniamo agli esiti dei paragrafi precedenti:</p>
<ol>
<li><strong>la navigazione via tablet e, più o meno, assimilabile a quella desktop, per cui, il Responsive Design credo si possa applicare tout court</strong>, proprio perché per rendere un sito tablet friendly sono necessarie poche modifiche a costo ridotto;</li>
<li><b><strong>la navigazione via smartphone, invece, è limitata e limitante per l’utente e, in genere, viene utilizzata per esplorare un sito una prima volta, per poi effettuare l’eventuale conversione via desktop.</strong></b></li>
</ol>
<p>La funzione di un sito per smartphone, insomma, è diversa da quella di un sito per desktop, completamente diversa: <strong>l’obiettivo primario di conversione di un sito smartphone, considerando gli esiti certi della ricerca di Mobify, in media, non è quello di vendere un prodotto o un servizio, quanto piuttosto quello di far continuare la navigazione su desktop e sulle basi di questo principio deve essere costruito!</strong></p>
<p><strong>Di conseguenza, obiettivo diverso implica (o per meglio dire, può implicare) una costruzione diversa! </strong>E ciò, in linea di massima, non è ottenibile mediante un unico layout automaticamente adattabile.</p>
<h2><em>Il sito traghettatore</em></h2>
<p><strong>In conclusione un sito per smartphone deve perseguire principalmente un obiettivo: traghettare l’utente verso il sito desktop, questo è il suo scopo principale, la conversione viene a determinarsi quando si è verificato questo specifico evento</strong>. E tale obiettivo può essere raggiunto attraverso la predisposizione di specifici elementi al suo interno. Io ve ne propongo alcuni, i primi che mi sono venuti in mente. A voi il compito di idearne o adeguarne altri. Ovviamente alcuni di questi sono mutuati dalla teoria classica del web, come è giusto che sia.</p>
<p>Nella fattispecie in un sito per smartphone si dovrebbe:</p>
<ol>
<li><strong>Scrivere contenuti brevi e in grado di creare aspettativa</strong>. Uno dei principi base per la scrittura web è quello della <a href="http://www.mestierediscrivere.com/articolo/idee">piramide capovolta</a> (o rovesciata): per attirare l’attenzione degli utenti nei fatidici due secondi ed assecondare la modalità di lettura veloce o di scorrimento del testo si scrivono dapprima i contenuti più importanti e caratterizzanti e, di seguito, via via, quelli accessori e di approfondimento. <strong>Questo principio, a mio avviso, non è più impiegabile tout court alla navigazione smartphone. In quell’ambito è necessario utilizzare solo la sezione principale della piramide capovolta, cioè, “dare in pasto” all’utente le sole informazioni di importanza fondamentale e invitare quest’ultimo a raggiungere il sito desktop per leggere le accessorie. </strong>Con quest’ultima affermazione intendo dire che dovrebbero essere utilizzate delle formule dirette, come, ad esempio: “Per approfondire visita il nostro sito desktop con il tuo personal computer!”.</li>
<li><strong>Utilizzare layout su una singola colonna e definire un robusto sistema di correlazione tra gli argomenti</strong>: risulta piuttosto limitante e disagevole navigare su una singola colonna per cui l’unico modo per ridurre la frequenza di rimbalzo e aumentare i tempi di permanenza nel sito sembra quello di creare un sistema di correlazione tra argomenti, per cui, al termine di ogni pagina, o tra paragrafi, potrebbe essere utile porre dei link verso altri argomenti attinenti a quello che, in quell’istante, il lettore sta leggendo.</li>
<li><strong>Utilizzare massicciamente collegamenti ipertestuali interni</strong>. Una colonna sola implica l’assenza di menu contestuali, pertanto i contenuti dovrebbero sì rispettare i principi di cui alla 1, ma anche essere allargati, cioè ogni pagina dovrebbe trattare superficialmente anche degli argomenti delle altre e permettere di accedere a queste ultime mediante link interni.</li>
<li><strong>Sottolineare i link</strong>. Alcuni esperti di usabilità affermano che il link vada sempre sottolineato. In ambito desktop io non mi trovo d’accordo, se l’impianto grafico è ben realizzato non credo sia necessario. In ambito mobile, invece, credo sia indispensabile per le caratteristiche del dispositivo: una luminosità spesso variabile e fortemente influenzata dalla luce solare e dei colori che, in alcuni terminali, risultano sbiaditi o comunque non facilmente distinguibili da altri che cromaticamente sono loro vicini. Pertanto la sottolineatura sembra il sistema migliore per far comprendere all’utente che l’elemento di contenuto che la adotta è un collegamento ipertestuale.</li>
<li><strong>Creare un sistema di tracciamento degli utenti che permetta di identificare, nel sito desktop, chi proviene da una navigazione tramite smartphone. </strong>Ho pensato ad un codice che potrebbe essere fornito all’utente al termine della navigazione via smartphone. Questo potrebbe, poi, essere inserito all’interno di un campo apposito nel sito desktop o, addirittura, nella sezione carrello, nel campo solitamente utilizzato per digitare i codici dei buoni sconto. Ovviamente per garantire che l’operazione vada a buon fine sarà necessario assegnare all’utente qualche beneficio affinché la compia.</li>
<li><strong>Eliminare i form o, perlomeno, ridurre la loro portata.</strong> Compilare un form in ambito desktop è una operazione fastidiosa, figuriamoci su di uno schermo da 4 pollici! In più, come si è detto, l’obiettivo principale di conversione del sito smartphone è condurre l’utente nel sito desktop. Pertanto ci si potrebbe limitare ad inserire una semplice e-mail (specifica per gli utenti che intendono contattare una azienda tramite smartphone). Nel caso in cui, per varie ragioni, fosse comunque necessario predisporre un classico form sembra evidente che la creazione di pulsanti a misura di polpastrello e di testi di dimensioni generose non concluda la nostra missione. L’obiettivo primario deve essere quello di non far scrivere l’utente con la tastiera dello smartphone, operazione complicata normalmente, spesso impossibile in mobilità. Pertanto potrebbe essere riesumata la vecchia tag cloud (invero, sino ad ora, per quel che mi riguarda, perfettamente inutile). Ogni suo elemento potrebbe rappresentare un argomento, al clic si potrebbero ottenere una serie di domande classiche relative proprio a tale argomento e, al clic successivo, si potrebbe giungere alla compilazione diretta del form, senza aver dovuto digitare anche una sola lettera tramite tastiera. Nome ed e-mail sono gli unici dati che si dovrebbero richiedere all’utente e potrebbero essere ottenuti tramite le Api di autenticazione di Google, Facebook e, ritengo, anche di Apple. Intendo dire che, oltre ad essere utilizzate per effettuare la registrazione (avete presente quando vi chiedono di registrarvi tramite Facebook o Google ad un sito?), si potrebbero utilizzare per compilare il campo di un form.</li>
<li><strong>Eliminare tutte le immagini che non hanno impatto contenutistico</strong>. So per certo che alcuni non saranno d’accordo, ma io ritengo che tutto ciò che non è assolutamente necessario debba essere rimosso da un sito per smartphone.</li>
<li><strong>Eliminare i riferimenti a pagine Facebook, Google+ o altri social</strong>. Dal sito per smartphone è indispensabile poter accedere solo ed esclusivamente a quello Desktop, senza alcuna deviazione. Ovviamente i pulsanti like, +1 e di condivisione possono e devono essere presenti.</li>
<li><strong>Ridurre al massimo l’uso di javascript e Framework</strong>. I browser degli smartphone sono in grado di riprodurre più o meno gli stessi contenuti dei browser per personal computer. Ma che dire della velocità di elaborazione del dispositivo o della banda di navigazione? Il primo è un parametro che varia da modello a modello. Alcuni esemplari dispongono di una memoria adeguata, altri no. Pertanto sembra necessario provvedere a fornire un sito veloce, privo di animazioni e/o di effetti visivi che possono rallentarne il caricamento.</li>
<li><strong>Eliminare il captcha</strong>, quell’assurdo sistema di protezione antispam che, praticamente, tutti i siti utilizzano. Ovviamente si può ignorare il principio se vale la 6. Al posto di numeri, simboli, lettere si potrebbe utilizzare un semplice slide, come quello che normalmente utilizziamo nel sistema di blocco schermo del nostro cellulare, né più e né meno.</li>
</ol>
<p>Esiste una contraddizione tra quanto ho affermato in precedenza e quanto dico in quest’ultimo paragrafo. A voi il compito di individuarla, così poi, se vi va, si può discuterne&#8230;</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Addendum del 23.07.2014:</strong> discutendo amabilmente su Facebook con il grande <a href="http://blog.tagliaerbe.com/" target="_blank"><span class="fcg" style="color: #ff0000;"><span class="fwb" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;;&quot;}">Davide Tagliaerbe Pozzi</span></span></a> ho ottenuto le statistiche del suo blog che, più o meno, coincidono con le mie rilevazioni: un quarto del traffico è generato da dispositivi mobile, nella fattispecie il 15% da smartphone e il 10% da tablet.</span></p>
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		<title>I siti in https potrebbero portare a dei vantaggi lato SEO?</title>
		<link>https://www.ranked.it/google/i-siti-in-https-potrebbero-portare-dei-vantaggi-lato-seo/</link>
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				<pubDate>Fri, 18 Apr 2014 11:12:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Seo]]></category>
		<category><![CDATA[crittografia google]]></category>
		<category><![CDATA[https]]></category>
		<category><![CDATA[ssl]]></category>

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				<description><![CDATA[<p><img class="flotta" style="margin-left: -20px;" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/04/https-favorisce-seo.jpg" alt="Speculazione su un possibile miglioramento nel posizionameno nei motori di ricerca adottando certificati SSL" width="400" height="280" />Recentemente <a href="http://blogs.wsj.com/digits/2014/04/14/google-may-push-sites-to-use-encryption/?mod=e2tw">un articolo del Wall Street Journal</a> ha destato il mio interesse ormai da tempo sopito in merito al Posizionamento nei motori di ricerca. <strong>Nella pratica si ipotizza che Google, nel medio/breve periodo, potrebbe favorire i siti che adottano sistemi di crittografia per le proprie pagine tramite il protocollo HTTPS e relativo certificato SSL.</strong></p>
<h2><em>Ma in cosa consiste la navigazione in https?</em></h2>
<p>A livello di navigazione, sostanzialmente, non vi sono variazioni di sorta, l’utente deve semplicemente aggiungere una “s” ad http per accedere al sito. In genere tale operazione non si rende nemmeno necessaria, giacché è il creatore del sito stesso che provvede, tramite un redirect, a imporre l’uso di tale particolare modalità di navigazione qualora l’utente acceda al sito in maniera tradizionale. Se provate, infatti, a digitare nel browser http://www .facebook.com automaticamente verrete redirezionati verso https ://www. facebook.com. A livello di sicurezza le cose cambiano, giacché viene a definirsi <strong>un canale di comunicazione crittografato tra il server che ospita </strong>&#8230; <a href="https://www.ranked.it/google/i-siti-in-https-potrebbero-portare-dei-vantaggi-lato-seo/" class="read-more">Continua a leggere l'articolo </a></p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><img class="flotta" style="margin-left: -20px;" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/04/https-favorisce-seo.jpg" alt="Speculazione su un possibile miglioramento nel posizionameno nei motori di ricerca adottando certificati SSL" width="400" height="280" />Recentemente <a href="http://blogs.wsj.com/digits/2014/04/14/google-may-push-sites-to-use-encryption/?mod=e2tw">un articolo del Wall Street Journal</a> ha destato il mio interesse ormai da tempo sopito in merito al Posizionamento nei motori di ricerca. <strong>Nella pratica si ipotizza che Google, nel medio/breve periodo, potrebbe favorire i siti che adottano sistemi di crittografia per le proprie pagine tramite il protocollo HTTPS e relativo certificato SSL.</strong></p>
<h2><em>Ma in cosa consiste la navigazione in https?</em></h2>
<p>A livello di navigazione, sostanzialmente, non vi sono variazioni di sorta, l’utente deve semplicemente aggiungere una “s” ad http per accedere al sito. In genere tale operazione non si rende nemmeno necessaria, giacché è il creatore del sito stesso che provvede, tramite un redirect, a imporre l’uso di tale particolare modalità di navigazione qualora l’utente acceda al sito in maniera tradizionale. Se provate, infatti, a digitare nel browser http://www .facebook.com automaticamente verrete redirezionati verso https ://www. facebook.com. A livello di sicurezza le cose cambiano, giacché viene a definirsi <strong>un canale di comunicazione crittografato tra il server che ospita il sito ed il vostro client</strong> (il browser che state utilizzando per navigare). In questo modo viene impedito ad un malintenzionato di intercettare i dati scambiati durante la navigazione (ma, un abile malintenzionato, è comunque in grado di accedere ai dati in questione). L’attivazione di una sessione di navigazione crittografata si determina tramite<strong> la predisposizione di un certificato</strong>, scambiato tra server e client, che sancisce che la comunicazione è protetta. Nella pratica:</p>
<ol>
<li>il vostro browser accede ad un sito https (o, per meglio dire, dotato di protezione SSL) e richiede al server web una copia del certificato;</li>
<li>il <strong>server</strong> provvede ad inviarlo al vostro browser;</li>
<li>il vostro browser stabilisce se tale certificato è attendibile e se l’operazione ha successo invia un messaggio di conferma al server;</li>
<li>il server, a questo punto, restituisce al client una conferma tramite firma digitale;</li>
<li>i dati protetti tramite crittografia iniziano ad essere scambiati tra browser e server.</li>
</ol>
<p>La quasi totalità degli gli E-Commerce adotta tale tecnologia, se non in tutto il sito almeno nella sezione relativa al pagamento on-line e così operano molte aziende di rilevanza certa: il già citato Facebook, Google, Yahoo, ecc..</p>
<h3>Se, almeno apparentemente, vi sono vantaggi nell’utilizzare tale protocollo di navigazione, perché non è adottato da tutti i siti?</h3>
<p>La risposta è semplice: <strong>il certificato di sicurezza ha un costo che varia dai 30 ai 1000 euro</strong> (in realtà ho individuato anche offerte molto più economiche, ma, non sono in grado di stabilire l’efficacia del servizio offerto). Il costo varia in funzione della popolarità dell’<strong>autorità di certificazione</strong> (i browser dispongono solo dei certificati delle autorità più affermate, il logo delle autorità più conosciute aumenta la percezione della sicurezza nell’utente), della <strong>modalità di crittografia</strong> (esistono, ovviamente, varie tipologie di cifratura a sicurezza crescente), della attestazione dell&#8217;<strong>Extended Validation</strong> (un controllo più accurato sull’autorità certificatrice, un po’ come avviene per i prodotti Doc in ambito alimentare, se mi concedete il paragone). Vi sono, poi, degli altri costi indiretti: un sito, per poter disporre di certificato e relativa protezione SSL, <strong>deve necessariamente essere dotato di un IP dedicato</strong> (cioè non condividere un indirizzo numerico con altri siti, cosa che avviene, di norma, utilizzando un generico piano di hosting). Anche in questo caso i costi sono variabili, GoDaddy, ad esempio, offre il servizio a circa 5 dollari al mese. In Italia, il costo è, mediamente, molto più alto.</p>
<h3>Perché l’attribuzione di un certificato dovrebbe migliorare il posizionamento di un sito?</h3>
<p>Google impiega molto tempo e risorse per stabilire se un sito contiene contenuti potenzialmente pericolosi e a notificare al titolare dello stesso, mediante Webmaster Tool, quali siano le pagine compromesse da malware. <strong>Pertanto l’adozione di pratiche aggiuntive di sicurezza per un sito garantirebbe una riduzione del carico di lavoro dei server del motore di ricerca che, in cambio, potrebbe essere disposto a favorire il medesimo nelle serp.</strong> Si tratta, ovviamente, di una speculazione non comprovata da alcun test, almeno dal sottoscritto. E, come sempre avviene nel posizionamento, <strong>non è conoscibile l’intensità del vantaggio che potrebbe derivare da questa pratica</strong>. In effetti, in linea di massima, tutte le attività effettuate da chi fa Seo, salvo alcune operazioni specifiche, hanno un impatto ridottissimo se prese singolarmente, viceversa, è l’unione degli effetti di un ingente numero di operazioni a determinare un incremento del posizionamento nelle serp di Google e degli altri motori di ricerca.</p>
<p>E quindi, siete pronti amici SEO e <a href="https://www.facebook.com/enrico.ladogana/posts/10152307294103886?comment_id=30432238&amp;offset=0&amp;total_comments=63&amp;notif_t=share_comment">consulenti tuttologi d&#8217;agenzia</a> ad effettuare dei test?</p>
<p>Ovviamente, come giustamente sostiene il mio amico <strong>Fabio Sutto</strong>, qualora questi esperimenti portassero a dei risultati positivi non ditelo a nessuno, altrimenti i Seo di tutta Italia si accaparrerebbero immediatamente un certificato e, di fatto, l&#8217;ipotetico beneficio verrebbe, di fatto, annullato&#8230;</p>
<p><strong>Edit</strong>: mi suggerisce l&#8217;amico <a href="http://www.lv3.it/" target="_blank">Matteo Cisilino</a> che alcuni certificati SSL possono essere acquistati anche senza la necessità di disporre di un IP dedicato, in questo caso la certificazione afferisce al solo dominio e non a tutta l&#8217;infrastruttura su cui si appoggia il sito.</p>
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		<title>10 falsi pregiudizi su WordPress</title>
		<link>https://www.ranked.it/web-tool/10-falsi-pregiudizi-wordpress/</link>
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				<pubDate>Fri, 28 Feb 2014 10:12:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Tool]]></category>
		<category><![CDATA[Wordpress]]></category>
		<category><![CDATA[cms]]></category>
		<category><![CDATA[plugin]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza wordpress]]></category>
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		<category><![CDATA[wordpress seo]]></category>

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				<description><![CDATA[<p><img class="flotta" alt="Alcuni pregiudizi ingenerosi sulla piattaforma CMS WordPress" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/02/wordpress-pregiudizi-falsi-300x282.png" width="300" height="282" />WordPress, nel corso degli anni, ha raggiunto un primato davvero invidiabile: è utilizzato da <strong>oltre il 60% dei Content Management System</strong> pubblicati in rete e, di conseguenza, a livello globale, <strong>da circa il 21% dei siti web</strong>, le statistiche sono fornite da <a href="http://techcrunch.com/2011/08/19/wordpress-now-powers-22-percent-of-new-active-websites-in-the-us/" rel="nofollow">W3Techs</a>. Nonostante questo successo indiscutibile sono ancora molteplici i pregiudizi e gli equivoci che spingono molti clienti e realizzatori di siti web a dubitare della sua efficacia nella realizzazione di sistemi di comunicazione on-line. <br /> Nei prossimi paragrafi ne analizzeremo alcuni, cercando di ragionare in maniera critica, evidenziando anche i limiti effettivi della piattaforma, laddove ve ne siano.</p>
<h2 align="left">1. WordPress è uno strumento per costruire soli blog</h2>
<p align="left">Si tratta, questo è un dato oggettivo, di una affermazione errata e superficiale, pronunciata, generalmente, da chi ha una scarsa conoscenza sia della piattaforma che del web stesso.<br /> Se è certamente vero che WordPress nasce anni or sono quale piattaforma per la realizzazione di blog, è altrettanto vero che, nel &#8230; <a href="https://www.ranked.it/web-tool/10-falsi-pregiudizi-wordpress/" class="read-more">Continua a leggere l'articolo </a></p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><img class="flotta" alt="Alcuni pregiudizi ingenerosi sulla piattaforma CMS WordPress" src="https://www.ranked.it/wp-content/uploads/2014/02/wordpress-pregiudizi-falsi-300x282.png" width="300" height="282" />WordPress, nel corso degli anni, ha raggiunto un primato davvero invidiabile: è utilizzato da <strong>oltre il 60% dei Content Management System</strong> pubblicati in rete e, di conseguenza, a livello globale, <strong>da circa il 21% dei siti web</strong>, le statistiche sono fornite da <a href="http://techcrunch.com/2011/08/19/wordpress-now-powers-22-percent-of-new-active-websites-in-the-us/" rel="nofollow">W3Techs</a>. Nonostante questo successo indiscutibile sono ancora molteplici i pregiudizi e gli equivoci che spingono molti clienti e realizzatori di siti web a dubitare della sua efficacia nella realizzazione di sistemi di comunicazione on-line. <br /> Nei prossimi paragrafi ne analizzeremo alcuni, cercando di ragionare in maniera critica, evidenziando anche i limiti effettivi della piattaforma, laddove ve ne siano.</p>
<h2 align="left">1. WordPress è uno strumento per costruire soli blog</h2>
<p align="left">Si tratta, questo è un dato oggettivo, di una affermazione errata e superficiale, pronunciata, generalmente, da chi ha una scarsa conoscenza sia della piattaforma che del web stesso.<br /> Se è certamente vero che WordPress nasce anni or sono quale piattaforma per la realizzazione di blog, è altrettanto vero che, nel corso degli anni, ha subito una evoluzione continua e sistematica che l’ha trasformato in breve tempo, anche grazie all’ausilio delle migliaia di plugin che ne ampliano la portata, <strong>in un potente e completo sistema di Content Management</strong>. La piattaforma di <a href="http://automattic.com/" rel="nofollow">Automattic</a> è utilizzata non solo per la realizzazione di blog, ma anche per la costruzione di siti aziendali, e-commerce, magazine e giornali on-line, siti istituzionali, della Pubblica Amministrazione e di enti no-profit.<br /> Tra i “<a href="http://en.wordpress.com/notable-users/" rel="nofollow">Notable wordpress users</a>” figurano: CNN, Forbes, Ebay, Sony, Ups, Samsung e molte altre notissime compagnie internazionali. <a href="http://bestbuymobile.com/" rel="nofollow">Best Buy</a> utilizza WordPress quale sistema di store locator, <a href="http://mp3.com/" rel="nofollow">Mp3.com</a> per distribuire musica gratuitamente, <a href="http://izod.com/" rel="nofollow">Izod</a> vende on-line abbigliamento in tutto il mondo, <a href="http://blog.ibm.jobs/" rel="nofollow">IBM</a> utilizza la piattaforma quale sistema di recruiting. Per quel che riguarda l’Italia possiamo citare il sito de <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-admin" rel="nofollow">Il Fatto Quotidiano</a>, <a href="http://www.sorrisi.com/" rel="nofollow">TV Sorrisi e Canzoni</a>, <a href="http://www.oggi.it/" rel="nofollow">Oggi</a>, <a href="http://www.diesel.com/fragrances/it/" rel="nofollow">Diesel Fragrance</a> (divisione profumi del noto brand di abbigliamento), <a href="http://www.eataly.it/" rel="nofollow">Eataly</a>, <a href="http://www.oxfamitalia.org/" rel="nofollow">Oxfam Italia</a> e molti altri.</p>
<h2 align="left">2. WordPress è una piattaforma adatta solamente ai principianti</h2>
<p>L’affermazione è parzialmente scorretta, andrebbe, piuttosto, sostituita con: “Wordpress è adatto <strong>anche</strong> ai principianti”. La piattaforma è effettivamente molto semplice da utilizzare, soprattutto nella versione non self hosted (termine che identifica l’utilizzo dell’infrastruttura offerta gratuitamente da WordPress.com, mentre con <strong>self hosted</strong> viene ad identificarsi una installazione presso un proprio server web). L’utente leggermente più evoluto può, comunque, con altrettanta facilità, acquistare un tema premium, installare la distribuzione presso il proprio server e adattarla ai propri scopi pur conoscendo solo superficialmente php, css e html. <strong>Ma la duttilità del CMS permette anche agli sviluppatori avanzati di realizzare qualsiasi tipo di sito web e applicazione</strong> utilizzando il sistema in modalità framework (posto che, a voler essere rigorosi, WordPress non lo è propriamente). Metaforicamente, il sistema di Automattic può essere rappresentato come il motore di un auto, le cui parti meccaniche, elettroniche e il telaio vengono create ad hoc da developer e designer. Questa attività di personalizzazione prevede ovviamente la creazione di codice, funzioni e plugin personalizzati (che poi, spesso, vengono messi a disposizione dell’intera comunità). In sostanza, quindi, con WordPress (e così con la maggioranza degli strumenti Open Source disponibili) è possibile realizzare qualsiasi tipologia di sito web e applicazione on-line. Quanto alla grafica del sito, disponendo di sufficienti capacità artistiche e di programmazione, chiunque può realizzare un template ex novo per la piattaforma e produrre layout del tutto originali.</p>
<h2 align="left">3. Tutti i siti realizzati con WordPress sono simili</h2>
<p>Assolutamente errato! <strong>WordPress permette di realizzare, tramite la gestione del template, qualsivoglia tipo di sito web, layout e funzionalità</strong>. Gli stessi temi a pagamento, pur essendo proposti a prezzi piuttosto concorrenziali, differiscono quasi sempre gli uni dagli altri e sono progettati per quasi tutte le categorie di siti web immaginabili (dall’e-commerce, sino ad arrivare al sito per gli enti benefici). Per la maggioranza di essi è inoltre possibile variare l’aspetto del layout, i colori, aggiungere loghi e qualunque altro elemento possa esservi utile, rendendo il vostro prodotto finale unico nel suo genere. Ammetto che un buon numero dei designer di temi premium utilizzano, spesso, layout piuttosto simili e, talvolta, peccano un po’ di originalità.<br /> Ciò detto, ritengo che WordPress sia tra le soluzioni web più efficaci ed efficienti quando utilizzato quale framework (vedi punto precedente) permettendo, di fatto, di realizzare sempre un progetto unico nel suo genere.</p>
<h2 align="left">4. Con WordPress non è possibile realizzare E-Commerce</h2>
<p align="left">L’affermazione è falsa! È vero, WordPress non annovera funzionalità di carrello elettronico e gateway di pagamento a livello di core. <strong>Esistono, tuttavia, decine di plugin aggiuntivi, sia gratuiti che a pagamento, che permettono di realizzare E-Commerce </strong>per la vendita di ogni tipologia di merce e servizi.<br /> Alcuni plugin di E-Commerce:</p>
<ul type="disc">
<li><a href="http://getshopped.org/" rel="nofollow">WP E-Commerce</a></li>
<li><a href="http://wordpress.org/plugins/eshop/" rel="nofollow">eShop</a></li>
<li><a href="http://cart66.com/" rel="nofollow">Cart66</a></li>
<li><a href="https://shopplugin.net/" rel="nofollow">Shopp</a></li>
<li><a title="WooCommerce" href="http://wordpress.org/plugins/woocommerce/" target="_blank" rel="nofollow">WooCommerce</a></li>
<li><a href="http://wordpress.org/plugins/wordpress-ecommerce/" rel="nofollow">MarketPress</a></li>
</ul>
<p>Ciò detto, è evidente che <strong>in commercio e pure nel mondo dell’open source esistono delle soluzioni che possono essere più efficaci di WordPress</strong>, che, di fatto, è uno strumento di vendita on-line adattato. Per uno store che dispone di qualche migliaio di prodotti con centinaia di ordini al giorno, molto probabilmente, il software di Automattic può non essere la soluzione più adeguata: il numero elevato di query e di script concorrenti movimentati potrebbero porre in seria difficoltà il server ospitante il sito. In secondo luogo, motivo forse un po’ più debole del precedente, in un e-commerce, ogni attività, aggiornamento, manutenzione e ottimizzazione, deve essere effettuata in tempi molti più brevi rispetto a tutte le altre tipologie di siti web. Nel caso di WordPress, ad un aggiornamento della piattaforma (operazione da effettuarsi con una certa frequenza, molto maggiore rispetto ad altre soluzioni software per la vendita on-line) non sempre segue una adeguamento istantaneo dei plugin installati e, pertanto, l’aggiornamento può impedire, almeno in parte, l’uso in efficacia del sito. Si tratta, ovviamente, di un caso limite, ma, comunque, da tenere in considerazione.</p>
<h2 align="left">5. WordPress non è sicuro</h2>
<p align="left">L’affermazione, sotto un certo punto di vista, è vera, parzialmente se non altro. <strong>WordPress è sicuro quanto può esserlo qualunque altro software.</strong> Ovviamente la sua massiccia diffusione lo rende più facilmente bersaglio di aggressioni rispetto ad altre distribuzioni Open Source e create ad hoc. Ciò non toglie che attacchi DDOS e malware sono all’ordine del giorno per qualsiasi sistema web e non certamente limitati a WordPress. Aggiungo, inoltre, che, quasi sempre, le manomissioni del sistema colpiscono installazioni non aggiornate oppure si determinano a causa della sottrazione indebita dell’accesso Ftp (questo evento, di fatto, rende vulnerabile qualsiasi sito web, di qualunque fattura esso sia).  <br /> Esistono, tuttavia, delle pratiche di sicurezza che chiunque può attivare al fine di limitare al massimo l’esposizione del suo sito realizzato con la piattaforma di Automattic ad attacchi di ogni genere:</p>
<ul>
<li>aggiornare (come è ovvio) sempre la piattaforma all’ultima versione disponibile (operazione piuttosto semplice giacchè persino Google Webmaster Tool comunica la disponibilità di upgrade);</li>
<li>utilizzare password sicure (magari generate random da qualche tool);</li>
<li>limitare i tentativi di login a massimo 3 o 4, mediante plugin o tramite modifiche di htaccess lato server (un tipico attacco è quello “brute force”, laddove, un malintenzionato, tramite un software, inserisce nei campi del form di autenticazione migliaia di combinazioni di stringhe di caratteri al fine di carpire nome utente e password di amministrazione del sistema). Due plugin utili allo scopo sono: <a href="http://wordpress.org/plugins/limit-login-attempts/" rel="nofollow">Limit Login Attempts</a> e <a href="http://wordpress.org/plugins/bruteprotect/" rel="nofollow">BruteProtect</a>.</li>
<li>non utilizzare un nome utente noto, come, ad esempio, “Admin”, che veniva assegnato di default dal sistema, almeno sino a qualche tempo fa. L’operazione può essere effettuata tramite una manipolazione del database in pochi secondi o tramite il plugin <a href="http://wordpress.org/plugins/admin-username-changer/" rel="nofollow">Admin Username Changer</a>. Si tratta comunque di una pratica non del tutto efficace, perlomeno contro alcuni attacchi, visto che alcune query permettono comunque di risalire al nome utente, qualunque esso sia. Pertanto potrebbe essere ancora più efficace attribuire ad Admin un ruolo di basso rango, ad esempio sottoscrittore, una password estremamente efficace e assegnare, invece, il ruolo di amministratore ad un altro nome utente difficile da individuare a cui attribuire un id utente (nel database di wordpress) di valore molto elevato (ad. es.: 1235).</li>
<li>ne consegue dalla precedente che, anche per i siti mono autore, sia necessario predisporre più utenti, un amministratore, attraverso il quale effettuare aggiornamenti e modifiche, eventualmente un “sottoscrittore mascherato” ed infine un autore che rappresenti l’account standard con cui scrivere gli articoli.</li>
<li>disattivare l’editor di modifica di template e plugin all’interno del menu aspetto, molti attacchi utilizzano quello strumento per inserire script malware all’interno di una installazione di WordPress. Tale operazione che si può effettuare semplicemente aggiungendo la riga che segue in wp-config.php:<br /> define(&#8216;DISALLOW_FILE_EDIT&#8217;, true);</li>
<li>impedire l’accesso a file e cartelle di amministrazione del sito, nonché effettuare modifiche ai nomi di alcune tabelle del database. Si tratta di operazioni avanzate che esulano dallo scopo di questo articolo e per cui si rimanda a contenuti specifici. Gran parte di queste modifiche, in ogni caso, possono essere effettuate tramite i plugin <a href="https://wordpress.org/plugins/better-wp-security/" rel="nofollow">Better WP Security</a> e <a href="http://wordpress.org/plugins/all-in-one-wp-security-and-firewall/" rel="nofollow">All In One WP Security &amp; Firewall</a> (raccomando vivamente di effettuare un backup del database prima dell’attivazione degli stessi).</li>
</ul>
<h2 align="left">6. L’architettura a plugin presenta rischi di sicurezza e riduce le prestazioni</h2>
<p align="left">Questa, purtroppo, è una affermazione in parte vera. <strong>I plugin non sempre sono realizzati a regola d’arte giacché chiunque può progettarli e metterli a disposizione della comunità</strong>; spetta, poi, a quest’ultima valutarli ed assegnare loro un giudizio. Non è detto che questo iter si compia in tempi rapidi, pertanto, spesso, pressati dalla necessità di concludere il lavoro, si installano plugin sconosciuti affidandosi alla sola ricerca su Google o all’apposita funzionalità dello stesso CMS non avendo alcuna garanzia sulla fattura del prodotto. Utilizzare molti plugin, inoltre, per quanto ben realizzati, può peggiorare notevolmente le prestazioni del proprio sito web realizzato con WordPress. Pertanto, anche in questo caso, sembra utile seguire le seguenti semplici regole:</p>
<ul>
<li>utilizzare solo i plugin che sono noti. Gran parte degli attacchi possono avvenire tramite plugin mal progettati o vulnerabili, questo perché ai medesimi è garantito il diritto di amministrazione della piattaforma;</li>
<li>effettuare test di nuovi plugin su una installazione di prova di WordPress (possibilmente una copia esatta del sito, un clone, insomma) su server o anche in locale, tramite un desktop web server, <a href="http://www.easyphp.org/" rel="nofollow">EasyPhp </a>o <a href="http://www.apachefriends.org/it/index.html" rel="nofollow">XAMPP</a>, ad esempio;</li>
<li>ridurre al minimo il numero di plugin, utilizzando solo quelli realmente utili;</li>
<li>nel dubbio, prima di installare un plugin di cui non è certa la provenienza e/o l’efficacia, effettuare una ricerca estensiva nei forum di settore o nei siti specializzati;</li>
<li>prima di ogni installazione di plugin effettuare sempre e comunque un backup del database;</li>
<li>la regola più importante: laddove possibile si usino funzioni in WordPress, Action e Filter Hook; esistono migliaia di snippet di codice che permettono di effettuare, senza la necessità di installare un plugin, numerosissime operazioni; per fare un solo esempio, in merito ai social, ho proposto, qualche tempo fa, nell’articolo “<a href="https://www.ranked.it/social/wordpress-social-snippet/" rel="nofollow">WordPress Social Snippet</a>”, una soluzione per la condivisione in Facebook, Twitter, Google +, ecc., priva di plugin.</li>
</ul>
<h2 align="left">7. WordPress è gratuito e pertanto di scarsa qualità e dal futuro incerto</h2>
<p>Affermazioni errate. WordPress è una piattaforma open source che non è stata concepita dalla sola Automattic, né da un gruppo limitato di sviluppatori, ma da una intera comunità di professionisti e piccole e grandi aziende. Il codice della piattaforma è stato analizzato da migliaia e migliaia di utenti esperti che ne hanno deliberato qualità ed efficacia. <strong>Soddisfa le più importanti regole di buona progettazione e programmazione e rappresenta una tra le soluzioni più valide per la pubblicazione di siti web</strong>. La sua interfaccia di amministrazione, inoltre, permette di creare, modificare ed eliminare contenuti in maniera estremamente semplice, laddove anche l’utente inesperto, in breve tempo, è subito in grado di interagire con il sistema. <br /> WordPress non può scomparire dalla faccia della terra in un istante! Anche ammettendo che possa essere accantonato da Automattic resterebbe comunque in vita per anni giacchè esistono centinaia di sviluppatori estremamente competenti in grado di continuare il suo sviluppo (cosa che, peraltro, già avviene). Qualora potesse venire soppiantato da altre piattaforme, ipotesi, oggi, decisamente remota, la comunità porrebbe immediatamente a disposizione di tutti gli utenti uno strumentio di conversione ed esportazione dei dati verso le medesime.<br /> WordPress, infine, non è del tutto gratuito. Il suo core, la sua installazione base, è liberamente scaricabile ed utilizzabile da chiunque e così numerosi temi e plugin. Esistono, tuttavia, centinaia di piccole e grandi aziende che sviluppano prodotti commerciali su base WordPress, in linea di massima temi grafici e plugin avanzati: l’ecosistema di WordPress, insomma, genera milioni di euro di fatturato ogni anno! Queste stesse compagnie, poi, in massima parte, partecipano attivamente allo sviluppo della piattaforma. <strong>Il futuro della piattaforma di Automattic, pertanto, appare più che radioso.</strong></p>
<h2 align="left">8. Il supporto di WordPress è estremamente limitato</h2>
<p align="left">Questa affermazione è tecnicamente scorretta. Certamente Automattic, la software house che ha creato le basi di WordPress, non offre alcun supporto diretto (se non per grandi aziende a pagamento). Ma è altrettanto vero che <strong>esistono centinaia di siti web e forum che offrono consigli e aiuto ad utenti di qualsiasi livello e che la documentazione ufficiale è estremamente completa</strong>. Ammetto, tuttavia, che per ottenere un risultato è necessario un po’ di studio e di dedizione; l’utente inesperto, con scarse o scarsissime conoscenze del mondo del web, difficilmente può apportare modifiche al proprio sito o sanare eventuali malfunzionamenti. In tutti questi casi, tuttavia è sempre possibile richiedere l’intervento a pagamento di uno dei tanti sviluppatori freelance o agenzie web esperti della piattaforma. <br /> Esistono altri strumenti web che, invece, permettono anche a chi è estremamente incompetente in materia di effettuare operazioni complesse con il proprio sito, mediante procedure semplificate o help desk. Rispetto a WordPress offrono in genere, tuttavia, una quantità di opzioni e una “profondità” di utilizzo decisamente inferiori.</p>
<h2 align="left">9. WordPress non è stato concepito per siti con molto traffico</h2>
<p>Affermazione non veritiera, considerato che <strong>WordPress.com è il nono sito più popolare al mondo</strong> quanto ad accessi! Utilizzano la piattaforma siti che dispongono di migliaia e miglia visitatori unici al giorno:  Wired, TechCrunch (Alexa Traffic Rank 242), Digital Trends, Forbes, Sony Playstation, American Express, Envato (l’azienda proprietaria del più grande Marketplace per il web, Theme Forest) e molti altri ancora.<br /> Di certo non si può pretendere di utilizzare un hosting a basso costo per un sito a medio/alto traffico realizzato con WordPress ed è ovviamente raccomandata una configurazione del web server ottimizzata a tale scopo. La piattaforma di Automattic è altamente scalabile e, già tramite l’apporto di plugin gratuiti, come <a href="http://wordpress.org/plugins/w3-total-cache/" rel="nofollow">W3 Total Cache</a> e <a href="http://wordpress.org/plugins/hyperdb/" rel="nofollow">HyperDB</a> è possibile migliorare sensibilmente le prestazioni di un sito a traffico mediamente elevato. A tale riguardo consiglio la lettura di un precedente articolo pubblicato in questo stesso blog “<a href="https://www.ranked.it/wordpress/wordpress-velocita-luce/" rel="nofollow">WordPress alla velocità della luce</a>”.<br /> <strong>Devo anche affermare che in certi frangenti una soluzione realizzata ad hoc può – ed è giusto che sia così – essere più efficace della piattaforma di Automattic, la quale, a parità di prestazioni, può necessitare di una infrastruttura server decisamente più onerosa.</strong></p>
<h2 align="left">10. WordPress non è ottimizzato per i motori di ricerca</h2>
<p>Si tratta di un’affermazione non vera. Posto che, in rete, qualsiasi comparazione tra i principali CMS open source attribuisce a WordPress le maggiori capacità di soddisfare l’ottimizzazione per i motori di ricerca, <strong>è corretto affermare che una installazione in default della piattaforma non è certamente lo stato dell’arte a livello SEO</strong>.<br /> In primo luogo è necessario modificare i permalink (la struttura degli url, cioè, che compariranno nel browser) e quindi utilizzare un plugin apposito per effettuare tutte quelle operazioni che garantiscono al vostro sito una certa dose di visibilità. Per quella che è la mia esperienza mi sento di consigliare <a href="https://yoast.com/wordpress/plugins/seo/" rel="nofollow">Yoast Seo</a>, che utilizzo da anni con estrema soddisfazione. Alcuni temi acquistabili on-line contengono un pannello di controllo che annovera anche una sezione Seo, ma, in ogni caso, consiglio di disattivarla e utilizzare il componente che ho proposto.<br /> Parliamo di SEO in ambito di fattori on-page, le altre macrocomponenti del posizionamento, i contenuti ed i backlink, sono ovviamente invarianti rispetto alla piattaforma utilizzata.<br /> Mi rendo perfettamente conto che, in un mondo ideale, il Seo lavorerebbe solamente con pagine statiche (o comunque personalizzabili, una per una, all’estremo) allo scopo di ottenere il controllo assoluto del codice. Nel mondo reale, purtroppo, soprattutto per i siti ad elevata complessità informativa, con centinaia, se non migliaia di pagine, è sempre necessario scendere a compromessi e l’offerta SEO di WordPress sembra, oggettivamente, un buon compromesso.<br /> <strong>Ovviamente, poi, conta anche molto l’implementazione, lato codice, del tema prescelto che sarà la migliore possibile se il tema è realizzato a mano da chi ha competenze SEO.</strong><br /> Attenzione a quanto si è affermato nel punto 6, alle modifiche alle pagine apportate dai plugin: spesso, pur se realizzati in maniera ottimale quanto a funzionamento e pulizia del codice, non tengono conto di alcune regole basilari nell’ambito del posizionamento nei motori di ricerca, ad esempio spesso utilizzano CSS inline, Javascript e altri elementi non in file esterni, così da ridurre la percentuale di contenuto rispetto al codice della pagina. Pertanto, lo ribadisco, laddove possibile si usino funzioni in luogo dei plugin, i cui css possano essere ottimizzati.<br /> <strong>Concludo il paragrafo citando una delle massime testate on-line che trattano di Posizionamento nei Motori di Ricerca, Search Engine Land, guarda caso realizzata tramite WordPress.</strong></p>
<h2 align="left">Conclusioni</h2>
<p><strong>Sono un fan di WordPress, sia chiaro, pertanto il mio giudizio non può che essere positivo in merito all’uso di questa piattaforma. Ho cercato, tuttavia, di essere onesto e rigoroso nel segnalare anche alcuni difetti della stessa. Non ho la presunzione di essere stato esaustivo, ma credo che questo articolo possa risultare molto utile a chiunque voglia realizzare un sito tramite WordPress di fronte allo scetticismo di clienti e collaboratori.</strong><br /> In rete esistono centinaia di articoli che trattano delle peculiarità della piattaforma, nonché del confronto con le altre due distribuzioni CMS Open Source più utilizzate, cioè Joomla e Drupal. In tutta onestà, spesso, mi sembrano scritti da chi non ha effettuato test in maniera esaustiva, né abbia una competenza tecnica sufficiente per esprimere un giudizio personale, quasi l’articolo tragga la sua genesi dal sentito dire. Dico questo perché, sovente, in quegli scritti si attribuisce a WordPress la palma dello strumento per la gestione dei contenuti più semplice da utilizzare, ma anche più limitato, in genere si legge: “utilizzate la piattaforma di Automattic per costruire blog e siti di modeste dimensioni”. Trovo l’affermazione superficiale! A mio avviso WordPress è certamente la piattaforma più semplice da utilizzarsi per chi si avvicina al web, ma, nel contempo, la sua duttilità, gli consente di essere trasformato, mediante codice php custom, in qualsiasi cosa, pur con alcuni limiti. Di contro, altre piattaforme, risultano più efficaci per l’utente mediamente esperto, mi riferisco a Joomla e Drupal, ad esempio. Quando però è necessaria la massima personalizzazione del CMS e, pertanto, l’intervento di uno sviluppatore esperto ecco che WordPress, utilizzato nella modalità framework, <strong>ritorna ad essere uno strumento che offre, perlomeno, le stesse potenzialità di tutti gli altri.</strong><br /> <strong>In ogni caso, molto spesso, nel web come nella vita, non è tanto il mezzo che fa la differenza, quanto piuttosto la modalità con cui viene utilizzato.</strong></p>
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