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		<title>L’Aquila e il Camaleonte &#8211; Emanuela Riverso</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2018 10:21:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Riverso, Emanuela]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato da Talos Edizioni, “L’Aquila e il Camaleonte. Vita e scrittura di Lou Andreas-Salomé e Anaïs Nin”, è un saggio di Emanuela Riverso. Si tratta di un libro al quale mi sono avvicinata per caso e che ha il merito di avermi fatto conoscere due figure femminili dal grande fascino, dalla vivida intelligenza, dalla intensa passione per la letteratura, l’arte e la psicoanalisi. Lou e Anaïs sono vissute in epoche storiche e contesti geografici totalmente differenti, ma la loro scrittura, delicata e ribelle nel contempo, le ha rese anime gemelle.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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<p><strong>L’Aquila e il Camaleonte. Vita e scrittura di Lou Andreas-Salomé e Anaïs Nin</strong> &#8211; Pubblicato da Talos Edizioni, “L’Aquila e il Camaleonte. Vita e scrittura di Lou Andreas-Salomé e Anaïs Nin”, è un saggio di Emanuela Riverso. Si tratta di un libro al quale mi sono avvicinata per caso e che ha il merito di avermi fatto conoscere due figure femminili dal grande fascino, dalla vivida intelligenza, dalla intensa passione per la letteratura, l’arte e la psicoanalisi. Lou e Anaïs sono vissute in epoche storiche e contesti geografici totalmente differenti, ma la loro scrittura, delicata e ribelle nel contempo, le ha rese anime gemelle.</p>
<p>Louise von Salomè nacque a San Pietroburgo nel 1861 in una famiglia di origini francesi e tedesco-baltiche, in un contesto internazionale e stimolante. Ebbe una giovinezza caratterizzata dal forte legame con il padre e con i suoi fratelli maggiori. Protetta e amata, sviluppò una certa spregiudicatezza e una sorta di fiduciosa confidenza nei confronti di tutti gli uomini, quasi che “il mondo fosse popolato soltanto di fratelli”.<br />
Anaïs Nin nacque invece a Parigi nel 1903 da una cantante di origine franco-danesi e dal compositore e concertista Joaquin Nin y Castellanos, di nove anni più giovane, in un contesto cosmopolita e artistico. Al contrario di Lou, Anaïs ebbe un padre assente che non la accettò mai e che abbandonò la sua famiglia per un’altra giovane donna.<br />
Se Lou è diventata la donna forte, sicura e ambiziosa che è stata, e se Anaïs ha nutrito un costante desiderio di approvazione e bisogno di certezze emotive, è dipeso da quelle complesse dinamiche familiari e sociali. Il loro approcciarsi al mondo maschile e più in generale il loro relazionarsi con il mondo sono il frutto del loro ambiente natale.<br />
Lou Andreas-Salomè divenne una brillante intellettuale capace di influenzare la vita e la produzione artistica del poeta Rainer Maria Rilke, ma fu anche la causa di inconciliabili acredini tra Paul Rée e Nietzsche, uomini dai quali ricevette, e ai quali diede, molto. Rimase sempre fedele alla sua natura, alla sua passione, alla sua creatività e, mutuando le parole della Nin, “risvegliò il talento degli altri lasciando però spazio al proprio”.</p>
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<p>Anaïs Nin fu invece la musa di Henry Miller ed ebbe un rapporto stretto e intenso con il dottor Otto Rank sempre in costanza di matrimonio. Nelle pagine del suo Diario descrisse Rank con dovizia di particolari e osservazioni acute, evidenziando i suoi punti di forza ma anche le sue debolezze. L’attività diaristica di Anaïs fu di estrema importanza e valore.<br />
Entrambe le scrittrici cercarono di esplorare l’esistenza attraverso la letteratura e la poesia e, quando ritennero che queste arti non fossero più sufficienti, si dedicarono alla psicoanalisi.<br />
Lou instaurò un rapporto epistolare con Freud e partecipò ad alcune sue lezioni riuscendo lentamente a trasformare la letteratura in attività scientifica. Anaïs si fermò invece in questa attività di ricerca comprendendo di non avere quelle doti di costanza, dedizione e ascolto, indispensabili a questa scienza.</p>
<p>Lou e Anaïs non si conobbero mai. Eppure chiunque si sia imbattuto in notizie riguardanti la loro vita e le loro opere non ha potuto fare a meno di notarne i tratti comuni. L’aspirazione a emergere andando oltre il limite imposto alla donna nel loro tempo, l’intrecciare diverse relazioni interpersonali, la frequentazione di personalità geniali del mondo letterario, artistico e scientifico, senza che il loro essere ne venisse schiacciato o snaturato, sono tutti elementi che denotano affinità e comunione di vedute e di spirito.<br />
Una delle caratteristiche che colpisce è la capacità di unire Eros e Conoscenza nelle loro relazioni amorose. Tutte finivano infatti col costituire un perfetto connubio tra intesa fisica e cerebrale, fino a che naturalmente duravano. Infine l’empatia, i rapporti di amicizia e stima che hanno saputo entrambe instaurare con donne loro contemporanee va a completare un quadro che denota la straordinarietà di queste due figure. Moderne, assetate di conoscenza e desiderose di libertà, anticonformiste e alla costante ricerca del proprio io, Lou e Anaïs sono state un simbolo al quale guardare al fine di oltrepassare tradizioni e convenzioni che avevano finito per imbrigliare lo spirito femminile. E ciò che maggiormente stupisce è che tutto questo sia accaduto senza che si calassero nella lotta per i diritti delle donne, senza che si appropriassero delle bandiere del femminismo, senza pretendere di indossare i pantaloni. È avvenuto perché hanno mantenuto la loro indipendenza, perché sono rimaste coerentemente legate alla ricerca della propria identità senza domandarsi se questo comportamento rientrasse o meno nei codici morali della società. Ciascuna secondo il proprio carattere, seguendo le proprie inclinazioni, perseguendo i propri interessi, Lou e Anaïs hanno vissuto la loro vita pienamente e liberamente oltrepassando il loro tempo, superando il conflitto interiore tra essere donna e intellettuale, scombinando schemi mentali e sociali.<br />
Emanuela Riverso ha saputo raccontare tutto questo con un saggio interessante e dettagliato, corredato da brani epistolari e da informazioni precise su personalità di spicco del panorama letterario e non solo, e soprattutto cogliendo quel dialogo a distanza tra due brillanti anime affini. Una lettura “insolita” e apprezzata.</p>
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		<title>Resto qui &#8211; Marco Balzano</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/resto-qui-marco-balzano/</link>
		<comments>https://www.my-libraryblog.com/resto-qui-marco-balzano/#respond</comments>
		<pubDate>Thu, 27 Sep 2018 13:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Balzano, Marco]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Edito Einaudi, Resto qui di Marco Balzano si è classificato al secondo posto del Premio Strega 2018. È una storia che cattura l’attenzione sin dalla copertina e la mantiene ad altissimo livello per tutto il corso della narrazione. Siamo a Curon, un paese sperduto della Val Venosta. Confina a nord con l’Austria, a ovest con la Svizzera e a sud con il comune italiano Malles Venosta. È la prima metà del secolo scorso.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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<p>Edito Einaudi, <strong>Resto qui</strong> di <em>Marco Balzano</em> si è classificato al secondo posto del Premio Strega 2018. È una storia che cattura l’attenzione sin dalla copertina e la mantiene ad altissimo livello per tutto il corso della narrazione. Siamo a Curon, un paese sperduto della Val Venosta. Confina a nord con l’Austria, a ovest con la Svizzera e a sud con il comune italiano Malles Venosta. È la prima metà del secolo scorso. Qui, sull’onda del progresso e della necessità di creare energia per alimentare le industrie che pian piano si ammodernavano, venne deciso di costruire una diga, progetto che venne a compiersi nel 1950. Fu così che il paese di Curon venne sommerso, a eccezione del vecchio campanile. Ed è in questo scenario che si sviluppano le vicende di Trina e del marito Erich. Partendo dagli anni dell’infanzia e dell’adolescenza sino a giungere ad una maturità avanzata, si susseguono gli episodi delle loro vite segnate dalla sofferenza, dalla povertà, dalla precarietà e dal rischio. Quando Mussolini mise al bando la lingua tedesca cosa avrebbero potuto fare gli abitanti del Sud Tirolo per non perdere la propria identità? Trina è una giovane maestra e sfida perciò, a modo suo, la violenza fascista insegnando clandestinamente il tedesco nelle canoniche, nelle stalle, negli scantinati, nelle soffitte, insomma ovunque riesca a riunire un gruppo di piccoli.</p>
<blockquote>
<p>Nella cantina della signora Marta accatastavamo damigiane e vecchi mobili e ci sedevamo su mucchi di paglia. Parlavamo a bassa voce perché bisognava stare attenti ai rumori che arrivavano da fuori. Bastava qualche passo in cortile per spaventarci. I bambini erano i più incoscienti, le bambine invece mi guardavano con occhi tremuli. Erano sette e gli ho insegnato a leggere e a scrivere. Prendevo le loro mani e le chiudevo nella mia, che era una corazza. Li guidavo a disegnare le lettere dell’alfabeto, le parole, le prime frasi. All’inizio sembrava impossibile, invece poi, da una sera all’altra, diventavano capaci di sillabare piano, leggendo a voce alta, uno alla volta, accompagnandosi col dito per non sbagliare riga. Era bellissimo insegnare tedesco. Mi piaceva così tanto che a volte dimenticavo di essere una maestra clandestina.</p>
</blockquote>
<p>Erich d’altro canto, è uno dei pochissimi abitanti del paese a non rassegnarsi alle decisioni prese dai politici italiani. E la disparità di vedute, di posizioni, di condizioni tra italiani e sudtirolesi accompagna lo svolgersi di tutta la narrazione. E poi ci sono Michael e Marica, i figli di Trina ed Erich. Michael crede di trovare in Hitler l’uomo in grado di ristabilire l’ordine, la guida da seguire; Marica è la figlia scomparsa alla quale Trina consegna la sua vita attraverso la scrittura, attraverso le parole, nella speranza che gliela possano restituire. È a lei che infatti Trina, io narrante, si rivolge.</p>
<blockquote>
<p>Non sai niente di me, eppure sai tanto perché sei mia figlia. L’odore della pelle, il calore del fiato, i nervi tesi, te li ho dati io. Dunque ti parlerò come a chi mi ha visto dentro.</p>
</blockquote>
<p>La guerra bussa con insistenza alle porte della loro casa e Trina segue il marito disertore sulle montagne. Erich ha già vissuto l’orrore della guerra ed ha presto compreso che sempre di mostruosità si tratta, qualunque sia la parte per la quale si combatta. Preferisce perciò lottare contro i pericoli delle montagne, il freddo, il buio, la fame, piuttosto che essere nelle fila dei soldati. Trina non lo lascia solo.</p>
<blockquote>
<p>Quando il buio si arrampicava sulle montagne restavo a guardare il cielo cercando di trattenerne la luce, come se quel rimasuglio fosse latte da succhiare e io una bambina famelica. Poi, in un momento, tutto diventava nero e desolato e non si vedevano più nemmeno i contorni degli alberi. Allora tornavo sconfitta nella grotta, mettevo la testa tra le mani e inghiottivo singhiozzi. Erich mi lasciava fare. A volte si avvicinava e cercava di abbracciarmi ma io gli rispondevo che non m’importava dei suoi abbracci. Volevo solo che rifacesse giorno.</p>
</blockquote>
<p>Ma anche quando la guerra finisce e discendono a Curon, torna l’incubo della diga e dell’acqua.<br />
Ritmo incalzante e lessico essenziale caratterizzano la scrittura di Balzano che ha saputo ricostruire senza fronzoli e in maniera precisa la storia di un paese martoriato, di una popolazione vessata, di una valle usurpata della sua originaria bellezza. È il ritratto di una comunità che ha scelto di resistere; una narrazione che restituisce alla Storia una voce forte. Ed infatti generalmente poco conosciute, poco raccontate sono le vicende svoltesi sul nostro confine orientale. Balzano ha perciò spalancato una finestra dalla quale i lettori possono osservare uno scorcio straordinario su una terra di confini e di lacerazioni, dove l’attaccamento alla terra, alla famiglia, alla vita è stato difeso strenuamente. A Curon in quel paese senza possibilità da dove i giovani erano scappati e dove molti soldati non erano più tornati, a Curon in quel paese senza futuro, senza certezze, qualcuno voleva poter dire con orgoglio io “<strong>resto qui</strong>”.</p>
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		<title>Eleanor Oliphant sta benissimo &#8211; Gail Honeyman</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/eleanor-oliphant-sta-benissimo-gail-honeyman/</link>
		<comments>https://www.my-libraryblog.com/eleanor-oliphant-sta-benissimo-gail-honeyman/#respond</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Sep 2018 09:56:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Honeyman, Gail]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.my-libraryblog.com/?p=114537</guid>
		<description><![CDATA[Edito Garzanti, Eleanor Oliphant sta benissimo è l’esordio letterario della scozzese Gail Honeyman. Vincitore del premio Costa First Novel Award si è rivelato un vero e proprio caso editoriale. 
La protagonista Eleanor sta bene, anzi benissimo, come recita la copertina. Lavora nello stesso ufficio da nove anni e nessuno le chiede mai informazioni su che tipo di lavoro svolga. Ma non si lamenta. È anzi contenta di non doversi addentrare nei dettagli tortuosi delle note di credito.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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<tr>
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</tr>
<tr>
<td align="center">
<div align="center">
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</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Eleanor Oliphant sta benissimo</strong> &#8211; Edito Garzanti, <em>Eleanor Oliphant sta benissimo</em> è l’esordio letterario della scozzese <em>Gail Honeyman</em>. Vincitore del premio Costa First Novel Award, si è rivelato un vero e proprio caso editoriale.<br />
La protagonista Eleanor sta bene, anzi benissimo, come recita la copertina. Lavora nello stesso ufficio da nove anni e nessuno le chiede mai informazioni su che tipo di lavoro svolga. Ma non si lamenta. È anzi contenta di non doversi addentrare nei dettagli tortuosi delle note di credito.</p>
<blockquote>
<p>Adesso ho quasi trent’anni e lavoro qui da quando ne avevo ventuno. Bob, il proprietario, mi ha assunto poco dopo l’inizio dell’attività. Immagino che provasse pena per me. Avevo una laurea in lettere classiche e nessuna esperienza di lavoro degna di nota, e al colloquio mi ero presentata con un occhio nero, due denti mancanti e un braccio rotto. Forse, a quell’epoca, aveva subodorato che non avrei mai aspirato a qualcosa di più di un lavoro d’ufficio mal pagato, che mi sarei accontentata di stare nella sua agenzia e gli avrei risparmiato la scocciatura di dover ingaggiare una sostituta. Forse aveva anche intuito che non avrei mai preso dei giorni liberi per andare in luna di miele e non avrei mai chiesto un congedo per maternità.<br />
Non lo so.</p>
</blockquote>
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Durante la pausa pranzo si dedica alle parole crociate e a fine giornata torna a casa a prendersi cura di Polly, la sua piantina. C’è solo un giorno della settimana che la inquieta. Ogni mercoledì infatti arriva la telefonata di sua madre che la chiama dal carcere. È in quei momenti che la cicatrice sul volto di Eleanor torna a rivivere e a dolere più che mai. Ma non dura molto perché lei non lo consente. E se infatti le si chiede come sta, noi ormai conosciamo la risposta: Eleonor Oliphant sta benissimo.</p>
<p>Ma Eleanor porta sul corpo, e ancor più nell’anima, i segni di un indicibile trauma infantile, di un dolore inesprimibile, di una frattura insanabile. È sola al mondo. L’unica visita periodica è quella dell’assistente sociale. Il venerdì, dopo il lavoro, acquista due grandi bottiglie di vodka che consumerà durante il week end, distribuendola nei vari momenti della giornata, in modo da non essere mai né ubriaca, né sobria.<br />
Eppure Eleanor è una persona di cultura, caratterizzata da grandi conoscenze, da spiccata intelligenza, da avveduta organizzazione, ma comunica senza filtri, spiazzando chi le sta di fronte, in modo quasi fanciullesco, senza riguardo per alcuno. E questo, naturalmente, da un lato la rende divertente, dall’altro piuttosto irritante.<br />
Un giorno fa la conoscenza di Raymond Gibbons, l’help desk dell’azienda per cui lavora e tutto, molto lentamente, cambia. Una trasformazione a cui contribuisce anche un anziano signore il quale, soccorso in strada a causa di un malore, entra a far parte della sua vita.<br />
Questo romanzo rappresenta il percorso di un cambiamento che parte dall’esterno, dall’aspetto esteriore, per giungere nell’intimo, nel cuore e nell’animo.<br />
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È un libro ben scritto che apre alla speranza, alla forza della gentilezza, alla potenza dell’amicizia e del calore umano. Un gesto, a volte è sufficiente un semplice gesto, una piccola premura, uno sguardo di approvazione, un’amorevole e disinteressata carezza a muovere i fili di un rinnovamento insperato. Affronta la solitudine e la difficoltà di comunicare, una vera piaga del nostro tempo in cui siamo tutti formalmente connessi e sostanzialmente isolati. Uno stile scorrevole ed elegante contribuisce a rendere piacevole ed accattivante la lettura. E tuttavia, nonostante l’abbia molto apprezzato, non riesco a comprendere le proporzioni del “fenomeno Oliphant”, a spiegare le voci che ne fanno un capolavoro. Mi sento senz’altro di consigliarlo, ma nel contempo sento di suggerire di fare attenzione alle proprie aspettative. Evidentemente io ne avevo troppe.<br />
Non resta che leggere per farsene un’opinione personale.</p>
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		<title>La bambina celeste &#8211; Francesco Borrasso</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/la-bambina-celeste-francesco-borrasso/</link>
		<comments>https://www.my-libraryblog.com/la-bambina-celeste-francesco-borrasso/#respond</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Aug 2018 06:01:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Borrasso, Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[La bambina celeste - Edito dalla casa editrice Ad est dell’equatore, La bambina celeste è un libro di Francesco Borrasso.Un autore sconosciuto, un esordio letterario, un volume piccolo unicamente nella sua dimensione. Un imperativo, per me, acquistarlo.Mi ha attratto senza dubbio il titolo, ma la ragione vera è l’impossibilità di staccarmene dopo averne letto le &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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</tr>
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</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>La bambina celeste</strong> &#8211; Edito dalla casa editrice Ad est dell’equatore, <strong>La bambina celeste</strong> è un libro di <em>Francesco Borrasso</em>.<br />Un autore sconosciuto, un esordio letterario, un volume piccolo unicamente nella sua dimensione. Un imperativo, per me, acquistarlo.<br />Mi ha attratto senza dubbio il titolo, ma la ragione vera è l’impossibilità di staccarmene dopo averne letto le prime parole.<br />Daniel Alberti ha quarantacinque anni ed è un pittore. Un tempo aveva una figlia e una moglie.</p>
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</script></p>
<blockquote>
<p>“Alcuni dolori sono semplicemente un pensiero che non riusciamo a uccidere. Alcune sofferenze ci germogliano dentro la testa, ci afferrano per i capelli e ci costringono a ricordare com’era quell’inferno in cui eravamo capitati. Sono forse riuscito a dimenticare quelle domande? Mai ci riuscirò e sarà un rimbombo continuo di Perché papà? Che succede, papà? Come faccio, papà?<br />Una notte, assalito da questi ricordi, mi sveglio cercando di mordere l’aria, mi cadono le parole di bocca, il sudore come l’impotenza mi sommerge. Non ricordo cosa le rispondevo; non ricordo di cosa parlavamo io e Victoria. Non ricordo com’è finita, con quali parole, a causa di quali azioni, quali gesti, quali assenze. La mia codardia resta viva; si manifesta soprattutto la mattina, quando mi sveglio, quando mi accorgo di non essere morto. Ho pensato di uccidermi, ho creduto di poter essere felice se un giorno mi fossi spento nel sonno; invece se faccio la somma di tutte le albe di questi ultimi anni, non ne ricordo una in cui non ho provato un pizzico di piacere nel ritrovarmi ancora vivo.”</p>
</blockquote>
<p>La piccola Giorgia a soli quattro anni scopre un mal di testa terrificante, non riesce a stare più in piedi, vomita spesso. Tutto il mondo di Daniel si sgretola quando il medico rivela che la sua bambina è affetta da un tumore al cervello che la porterà alla morte. Un racconto il cui epilogo si conosce immediatamente e tuttavia scritto in maniera tale da indurre con forza alla lettura. È il dolore il protagonista de La bambina celeste, un dolore forte e crudo, netto e inestirpabile. È la disperazione di un padre per la sua bambina che non crescerà mai, è la desolazione di un uomo per l’amata famiglia che si sfalda a causa dell’inettitudine a starsi vicino. Borrasso descrive perfettamente la circostanza per cui l’amore non basta, quella situazione rappresentata dal baratro della morte, quella sostenuta dall’abisso in cui cade anche la coppia più stabile e affiatata. Victoria e Daniel si sono incontrati, si sono innamorati, sono diventati genitori. Avevano una vita nel cui perimetro riuscivano ad essere felici, una vita che è ormai svanita.</p>
<blockquote>
<p>“Ho un’immagine: cielo pulito, il sole, un azzurro terso che si riflette negli sguardi; Victoria cammina verso di me, si alza appena la gonna lunga per camminare meglio; i capelli dietro l’orecchio, i capelli che scendono sulla spalla; lei sorride, io ho caldo e sono disteso all’ombra di un noce. Il ventre sporge di già, è femmina: Giorgia. L’abbiamo deciso tra l’insonnia e certe colazioni piene di calorie.<br />Mi si ferma il cuore parlando di quei momenti, si ferma e riparte con un tonfo dall’interno.<br />Come in una tela che finisce per sfaldarsi, noi non ci siamo più.”</p>
</blockquote>
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</script><br />Un esordio affatto semplice quello di Francesco Borrasso, ma senza dubbio riuscito. La bambina celeste destabilizza anche se hai piena cognizione di quello stai per leggere, anche se sai come va a finire e lo sai subito. Emergono il senso di solitudine, l’angoscia avvolgente del male assoluto, la consapevolezza imperante di non poter fuggire in alcun luogo, né fisico né immaginario, che possa lenire la perdita di un figlio. Non c’è parola, non c’è sostegno, non c’è forma d’arte, non c’è religione che possano servire, se non la follia.<br />Francesco Borrasso è stato capace di dare voce ad una disperazione indicibile, a una di quelle impossibilità della vita contro cui l’uomo si schianta, ad una di quelle situazioni definite contro natura per eccellenza. Una lettura commovente, ma che non indugia nel sentimentalismo, una lettura che non dimenticherò.</p>
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		<title>La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg &#8211; Sandra Petrignani</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/la-corsara-ritratto-di-natalia-ginzburg-sandra-petrignani/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Aug 2018 16:51:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Petrignani, Sandra]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Classificatosi al terzo posto del Premio Strega 2018, La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg scritto da Sandra Petrignani ed edito Neri Pozza, è un libro sorprendente. Prima di leggerlo credevo di conoscere piuttosto bene la Ginzburg ed il suo mondo. Avevo letto Lessico famigliare, Le piccole virtù, Famiglia, La famiglia Manzoni, numerosi suoi articoli, &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Classificatosi al terzo posto del Premio Strega 2018, <strong>La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg</strong> scritto da Sandra Petrignani ed edito Neri Pozza, è un libro sorprendente.</p>
<p>Prima di leggerlo credevo di conoscere piuttosto bene la Ginzburg ed il suo mondo. Avevo letto Lessico famigliare, Le piccole virtù, Famiglia, La famiglia Manzoni, numerosi suoi articoli, ma è stato il libro della Petrignani ad aprirmi a un mondo del quale, evidentemente, non avevo colto appieno l’essenza. Sto parlando per esempio della nascita e della crescita della casa editrice Einaudi nel periodo più buio della nostra storia, ma anche della vita personale e professionale di quel gruppo di giovani intellettuali, di cui faceva parte Leone Ginzburg, che attorno a quel progetto editoriale ruotava.</p>
<p>La corsara è un libro per il quale, è stato detto, è difficile trovare una definizione che lo contenga tutto, per il quale è complicato trovare una etichettatura. È certo un ritratto, come recita la copertina del libro stesso. Un ritratto forte ed appassionato di una donna che ha fatto la storia della cultura italiana del Novecento. Una donna anticonformista, di una sincerità brutale talvolta, sia nello scrivere la verità, a cui la Ginzburg tiene in modo particolare, sia nei rapporti con gli altri. È per certi versi un saggio, molto ricco, la cui stesura è il frutto dello studio di una incredibile mole di documenti, lettere, archivi. E tuttavia non possiede la freddezza e il distacco tipici di molti saggi. È naturalmente una biografia, ma che ha alcune caratteristiche del romanzo perché vive di un intreccio, di un’avventura quasi. La vita della Ginzburg è infatti legata fortemente a molte figure di spicco della nostra cultura e persino della nostra economia. Penso a Italo Calvino, Cesare Pavese, Alberto Moravia, Elsa Morante, Adriano Olivetti, per citarne solo alcuni.<br />
È un libro in cui troviamo la guerra, il dolore, le persecuzioni, persino la morte, ma in cui vi è anche la poesia e l’amore.</p>
<p>Mi ha colpito in modo particolare questo ripercorrere i luoghi della Ginzburg, intendo fisicamente. La Petrignani ha visitato le case in cui questa è vissuta e si è espressa anche attraverso le testimonianze di chi la Ginzburg l’ha conosciuta, restituendoci immagini vivide della sua vita e della sua personalità.<br />
Mi vengono in mente due episodi: il primo quando a Pìzzoli, il comune abruzzese in cui Leone e Natalia Ginzburg erano stati confinati, la Petrignani incontra Giuseppina Ioannucci, nel ’40 aveva 11 anni, che ricorda perfettamente il modo spartano della Ginzburg di allevare i figli.</p>
<blockquote>
<p>“Ebbe una bimbetta qui, era la fine di marzo ma faceva ancora freddo. Un giorno la vedo che la prende dalla carrozzina e la butta nella neve. L’ha proprio presa dal calduccio della carrozzina e messa sulla neve ’sta povera creatura”.</p>
</blockquote>
<p>O ancora quando Lucia Sebastiani, una signora conosciuta nell’ufficio della Toponomastica a Roma, racconta l’episodio della consegna in Inghilterra di una medaglia a T.S. Eliot da parte di Gabriele Baldini, secondo marito di Natalia e direttore dell’Istituto italiano di cultura a Londra.</p>
<blockquote>
<p>“Ricordo una volta che Gabriele doveva consegnare una medaglia al grande poeta T.S. Eliot in Istituto: doveva appendergliela al collo. Ma la medaglia volò a terra, con nastro e tutto, e io e Natalia, che eravamo sedute vicine fra il pubblico, ci piegammo sulle sedie in preda a un irrefrenabile fou rire, come non fossimo in presenza del più grande poeta vivente”.</p>
</blockquote>
<p>Ma ci sono anche pagine toccanti di una bellezza rara, di una delicatezza commovente come quelle che descrivono la fuga da Roma di Natalia, vedova di 28 anni con tre bimbi al seguito, che si rifugia a Firenze dalla famiglia Saba, dopo aver dato l’ultimo saluto al primo marito Leone nel carcere di Regina Coeli, morto per mano tedesca. È Linuccia Saba a raccontare.</p>
<blockquote>
<p>“Bussarono mentre nella stanza eravamo in tanti. Aprii di colpo: sulla porta c’era una donna con un fazzoletto nero in capo, un bambino in collo e due attaccati al vestito. Restò muta a guardarci, e tutti, come per una muta intesa, davanti a lei si alzarono in piedi. Mia madre fu la prima a riconoscerla e abbracciarla. Era Natalia Ginzburg”.</p>
</blockquote>
<p>Tante sono le pagine che vorrei qui riportare a sostegno dell’immenso lavoro di Petrignani ma scelgo, per concludere, un passo di un articolo scritto dalla Ginzburg sull’Unità dell’11 giugno 1984, in occasione della morte di Enrico Berlinguer e che la Petrignani non manca di menzionare.</p>
<blockquote>
<p>“Era timido, e i personaggi politici o pubblici abitualmente non lo sono. Era mite, e i personaggi politici o pubblici sono abitualmente stizzosi e rissosi. Era schivo. Aveva l’aria di chi non ama se stesso, non pensa a se stesso, non contempla mai la propria immagine dentro di sé […] era triste, di una tristezza forse nativa, ma cresciuta e maturata nella conoscenza del vero. Era triste, e i personaggi politici abitualmente non sono tristi, perché il vero non lo affrontano, ma lo tengono a opportuna distanza.”</p>
</blockquote>
<p>È un libro scritto con precisione e garbo su come la Ginzburg sia diventata l’unica donna ad avere un ruolo di prestigio nel mondo culturale del XX secolo e soprattutto un potere editoriale, fino ad allora di esclusiva prerogativa maschile.<br />
Sandra Petrignani ci ha donato certamente una fotografia chiara, nitida e schietta di una scrittrice straordinaria, ma soprattutto quella di una donna che ha saputo affrontare tragedie immani e che ha trovato la forza di proseguire con caparbietà, continuando a portare nel suo bagaglio quella malinconia che l’ha accompagnata sin dall’infanzia e che ha illuminato di una luce particolare le sue opere.<br />
Uno splendido libro tributo che attribuisce a Natalia Ginzburg il giusto collocamento tra le figure più rappresentative della cultura e della letteratura italiane del secolo scorso.<br />
Buona lettura.</p>
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		<title>La bambina che non amava il suo nome &#8211; Elif Shafak</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/la-bambina-che-non-amava-il-suo-nome-elif-shafak/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Aug 2018 19:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ragazze e ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Shafak, Elif]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritto da Elif Shafak ed edito Rizzoli, La bambina che non amava il suo nome ha per protagonista Gerania. Vive a Istanbul e ha undici anni. È una bambina vivace e intelligente. Adora un sacco di cose, ma il suo nome proprio no. Non comprende come sia possibile che i genitori possano scegliere qualcosa di così importante, che accompagna la persona e che la influenzerà per il resto della vita, senza alcuna consultazione con la diretta interessata. Gerania sa di cosa parla.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling fusion-equal-height-columns"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:10px;padding-right:0px;padding-bottom:10px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_3  fusion-one-third fusion-column-first fusion-blend-mode fusion-spacing-no 1_3"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;width:33.33%;width:calc(33.33% - ( ( 0px ) * 0.3333 ) );margin-right: 0px;'>
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						<div class="fusion-column-content-centered"><div class="fusion-column-content"><span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-13 hover-type-none"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-bambina-che-non-amava-il-suo-nome-150x233.jpg" width="150" height="233" alt="" title="la-bambina-che-non-amava-il-suo-nome" class="img-responsive wp-image-114316" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-bambina-che-non-amava-il-suo-nome-200x311.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-bambina-che-non-amava-il-suo-nome-400x622.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-bambina-che-non-amava-il-suo-nome-600x934.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-bambina-che-non-amava-il-suo-nome.jpg 694w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 400px" /></span><div class="fusion-sep-clear"></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep sep-none" style="margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:20px;"></div><div align = "center"><form method="POST" 
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						<div class="fusion-column-content-centered"><div class="fusion-column-content"><div class="fusion-text"><p>Scritto da Elif Shafak ed edito Rizzoli, <strong><em>La bambina che non amava il suo nome</em></strong> ha per protagonista Gerania. Vive a Istanbul e ha undici anni. È una bambina vivace e intelligente. Adora un sacco di cose, ma il suo nome proprio no. Non comprende come sia possibile che i genitori possano scegliere qualcosa di così importante, che accompagna la persona e che la influenzerà per il resto della vita, senza alcuna consultazione con la diretta interessata. Gerania sa di cosa parla. Il suo buffo nome è oggetto di scherno da parte dei compagni che continuano a intonare ritornelli insopportabili. Per fortuna esistono le pagine dei libri a offrirle un rifugio sicuro e confortevole. Ed è proprio in biblioteca che si imbatte in una strana sfera luminosa, un globo magico la cui luce esiste alla presenza dei libri. Grazie ad esso potrà raggiungere un mondo fantastico che prende vita dalle idee originali dei bambini. È Lefastor, il Paese delle Leggende, delle Favole e delle Storie, dove si possono vivere incredibili avventure. Ma Gerania scopre presto che questo mondo è gravemente minacciato. I bambini leggono sempre meno e la loro fantasia va esaurendosi. Lefastor rischia di scomparire. Toccherà a Gerania e ai suoi <em>nuovi </em>amici provare a salvare <strong>“l’ottavo continente”</strong>.</p>
<p>Un libro sul potere della lettura e sulla capacità dei libri di stimolare la fantasia e l’energia vitale dei bambini. Ma non solo. È anche una narrazione da cui emerge il mettersi alla prova, il superare le paure, l’andare oltre le proprie insicurezze e imparare così ad avere fiducia in se stessi. E chissà che Gerania non riesca anche ad amare il suo bizzarro nome.</p>
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		<title>I difetti fondamentali &#8211; Luca Ricci</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2018 18:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ricci, Luca]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato da Rizzoli agli inizi del 2017, I difetti fondamentali è un libro di Luca Ricci in cui sono raccolti quattordici racconti aventi per protagonisti differenti tipi di scrittori. Sono autentici affreschi, preziose istantanee di figure appartenenti, magari in maniera velleitaria, al mondo delle lettere. Solo per citarne alcuni, c’è Lo stregato, ambientato nella &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-15 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/i-difetti-fondamentali.jpg" width="698" height="1080" alt="" title="i-difetti-fondamentali" class="img-responsive wp-image-114273" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/i-difetti-fondamentali-200x309.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/i-difetti-fondamentali-400x619.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/i-difetti-fondamentali-600x928.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/i-difetti-fondamentali.jpg 698w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 698px" /></span><div class="fusion-text"><p>Pubblicato da Rizzoli agli inizi del 2017, <strong>I difetti fondamentali</strong> è un libro di Luca Ricci in cui sono raccolti quattordici racconti aventi per protagonisti differenti<em> tipi</em> di scrittori. Sono autentici affreschi, preziose istantanee di figure appartenenti, magari in maniera velleitaria, al mondo delle lettere.</p>
<p>Solo per citarne alcuni, c’è <em>Lo stregato,</em> ambientato nella cornice, intellettuale e divina per eccellenza, del Premio Strega. In poche pagine Ricci, che ha il talento dell’analisi, ed anche quello della sintesi, descrive questa serata colta e mondana e cafona, con lucidità e ironia, facendo emergere la decadenza e la deriva del mondo letterario. Ma c’è anche <em>L’affittacamere</em> a cui capita, dopo aver collezionato un indefinito numero di rifiuti, di ospitare uno degli agenti letterari più potenti al mondo. Un incredibile colpo di fortuna, grazie al quale lo scrittore, o aspirante tale, ha la possibilità di sottoporre ad un indiscutibile talent-scout il suo incompreso manoscritto. Ed ancora <em>L’invidioso,</em> che è uno dei miei preferiti, nel mezzo della diatriba tra giallisti di successo e autori “letterari”, per così dire. E poi l’unica donna, <em>La canonizzata</em>, in una storia sul successo editoriale, sugli elementi che lo determinano e perché. Quanto conta realmente il valore di un testo e quanto la critica cosiddetta “di prestigio”?</p>
<p>Dunque quattordici storie legate alla scrittura, narrate da una prospettiva intimista e inconsueta. L’autore parla di scrittori ma, senza elogiarne alcuno, prende spunto unicamente dalla sua vena creativa. Ogni racconto viene calato in una realtà ben precisa, di solito uno spazio limitato, come una camera d’albergo, un appartamento o un bar. In questo modo il lettore riesce a individuare meglio “ il difetto fondamentale” del personaggio di cui si parla, personaggio che sin da subito irrompe con potenza al di fuori della pagina e trascina all’interno. In fondo sono i difetti e debolezze di ogni giorno, quelli che assillano gli uomini, e le donne, in perenne lotta tra il tentativo di realizzazione dei propri desideri e certe sonore sconfitte.</p>
<p>Il risultato del lavoro di Ricci è una raccolta pregiata, una panoramica arguta e ironica, una visione spietata e cinica di un’umanità, o di parte di essa, fallita o sull’orlo del fallimento. Non manca la vena umoristica grazie alla quale ci induce a sorridere, a riflettere, a domandare. Niente risposte, solo domande. Questi racconti manifestano le ossessioni, le manie e il narcisismo dei personaggi in una specie di parodia e di grottesca esaltazione della cultura, attraverso un linguaggio fluido e immediato.</p>
<blockquote>
<p>“Ci sono due specie di scrittori. Quelli che lo sono, e quelli che non lo sono”.</p>
</blockquote>
<p>Luca Ricci lo è.</p>
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		<title>Il catalogo delle donne valorose &#8211; Serena Dandini</title>
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		<comments>https://www.my-libraryblog.com/il-catalogo-delle-donne-valorose-serena-dandini/#respond</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Jul 2018 13:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dandini, Serena]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante una splendida serata del Salento book festival, in cui Serena Dandini dialogava con il direttore artistico della manifestazione, Luca Bianchini, mi sono imbattuta ne Il catalogo delle donne valorose. Ed è con una curiosità non troppo marcata che mi sono avvicinata alla lettura di questo libro, in un periodo in cui le storie &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-16 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-catalogo-delle-donne-valorose.jpg" width="768" height="1080" alt="" title="il-catalogo-delle-donne-valorose" class="img-responsive wp-image-114251" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-catalogo-delle-donne-valorose-200x281.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-catalogo-delle-donne-valorose-400x563.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-catalogo-delle-donne-valorose-600x844.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-catalogo-delle-donne-valorose.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 768px" /></span><div class="fusion-text"><p>Durante una splendida serata del <a href="https://www.facebook.com/salentobookfestival/">Salento book festival</a>, in cui Serena Dandini dialogava con il direttore artistico della manifestazione, Luca Bianchini, mi sono imbattuta ne <strong><em>Il catalogo delle donne valorose</em></strong>.<br />
Ed è con una curiosità non troppo marcata che mi sono avvicinata alla lettura di questo libro, in un periodo in cui le storie di donne meritevoli è diventata un po’ una moda ed anche un business.<br />
Trentaquattro brevi biografie di donne che si sono distinte nei campi più disparati e che provengono da ogni parte del mondo. Donne che, pur avendo lasciato fondamentali tracce del loro passaggio, non sono state adeguatamente riconosciute e valorizzate. Hanno fatto la storia, ma per qualche strana ragione, raramente vengono ricordate e con difficoltà appaiono nei libri di storia.  Una verità tanto amara, quanto indiscutibile questa da cui parte la Dandini. E così con questo “catalogo”, l’autrice cerca di portare all’attenzione dei lettori donne intraprendenti, controcorrente, a volte perseguitate, forti, generose, alle quali si fa fatica persino a intitolare una strada periferica. Se mi è piaciuto? Decisamente si. Quello che potrebbe sembrare solo un elenco, di certo non esaustivo, di donne di valore, ha il pregio di essere un libro appassionato ed appassionante. Ha il merito di alimentare la memoria di vecchie e nuove generazioni, ha la prerogativa di infiammare e di instillare fiducia. La nostra Ilaria Alpi, Jacqueline Du Prè, Miriam Makeba, Anna Pavlova e Kathrine Virginia Switzer, sono solo alcune di queste straordinarie figure femminili. Di alcune di loro, personalmente, sapevo gran poco. Vite certamente non facili, a volte concluse prematuramente e in maniera violenta e che, anche per tali ragioni, è importante conoscere e tenere a mente. L’eccellenza delle donne nei vari settori è sempre qualcosa di diverso e meno clamoroso rispetto a quella degli uomini. Ma anche la pochezza, la scarsa abilità delle donne è giudicata in maniera differente da quella degli uomini. Da sempre.<br />
La Dandini cita, a questo proposito, un’affermazione provocatoria del primo segretario di stato donna degli Stati Uniti, Madeleine Albright:</p>
<blockquote>
<p><em>“C’è un enorme spazio al mondo per gli uomini mediocri, ma non c’è alcuno spazio per le donne mediocri.”<br />
</em></p>
</blockquote>
<p>Ma questo saggio della Dandini ha anche l’originalità di contenere, prima di ogni biografia, la descrizione di una rosa. Un fenomeno socio-botanico, per così dire, reso possibile dalla lungimiranza e generosità di ibridatori di tutto il mondo. Il loro contribuito è stato senza dubbio più significativo, nel diffondere la conoscenza di eroine misconosciute, rispetto a biblioteche, libri di storia e trasmissioni televisive.<br />
Le donne devono sempre lavorare di più, devono percorrere molta più strada, devono essere più perspicaci, più intelligenti e più coraggiose dei loro “colleghi” uomini per avere quel posto che al cosiddetto sesso forte sembra spettare di diritto.</p>
<blockquote>
<p><em>“Le donne come le rose mettono radici, sono resistenti, sopportano le avversità e nonostante la mancanza di cure rifioriscono baldanzose a ogni primavera.”</em></p>
</blockquote>
<p>Buona lettura</p>
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		<title>La donna giusta &#8211; Caterina Ambrosecchia</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jun 2018 09:21:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambrosecchia, Caterina]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Edito Gelsorosso, La donna giusta è il romanzo d’esordio della lucana Caterina Ambrosecchia. La storia si sviluppa su due piani temporali in un paesino del sud volutamente non identificato. Un sud del cuore e dell’anima più che un vero e proprio paesaggio geografico. Gli anni Cinquanta sono il tempo in cui Luigia vive la &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-17 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-donna-giusta.jpg" width="500" height="700" alt="" title="la-donna-giusta" class="img-responsive wp-image-114220" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-donna-giusta-200x280.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-donna-giusta-400x560.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-donna-giusta.jpg 500w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 500px" /></span><div class="fusion-text"><p>Edito Gelsorosso, <strong>La donna giusta</strong> è il romanzo d’esordio della lucana Caterina Ambrosecchia.<br />
La storia si sviluppa su due piani temporali in un paesino del sud volutamente non identificato. Un sud del cuore e dell’anima più che un vero e proprio paesaggio geografico.<br />
Gli anni Cinquanta sono il tempo in cui Luigia vive la sua giovinezza. I giorni nostri vedono protagonista invece la giovane universitaria Monica, figlia di Libera e nipote di Luigia. Tutto ha inizio con il ritorno di Monica e Libera al paese d’origine, nella triste occasione della morte della nonna. Qui Monica si rende conto di conoscere pochissimo nonna Luigia e di avere una madre restia a raccontare della propria infanzia e dei genitori. Ma quando per caso Monica scopre un’incisione su una scaletta in pietra, si risveglia il desiderio di sapere di quel passato e sente, in cuor suo, di poter comprendere maggiormente il suo presente. Luigia, Libera e Monica rappresentano tre generazioni diverse, tre storie differenti, tre vite che tuttavia appartengono l’una all’altra.<br />
Caterina Ambrosecchia riesce con delicatezza a interessare il lettore, a suscitare curiosità, a coinvolgerlo, a farlo tornare indietro nel tempo. A me ha ricordato i racconti di nonni e anziani genitori, quelli della sera accanto al fuoco, quelli che, quando li ascolti, ti sembra di essere in un mondo ovattato e protetto. Anche per questo l’immagine del “fare all’amore” porta con sé una tenerezza di fanciullo.</p>
<blockquote>
<p>Luigia e Tommaso facevano all’amore. Così si diceva quando due ragazzi erano interessati l’uno all’altra. Il fare all’amore consisteva nel guardarsi, nel sorridersi quando capitava, nello scambiare qualche parola e qualche bacio e basta.</p>
</blockquote>
<p>Ma in questo romanzo c’è ben di più. Vi troviamo la meschinità della gente, l’interesse economico, il bisogno d’amore, le differenze di classe, il coraggio e la determinazione. Quel coraggio e determinazione che caratterizzano alcuni esseri umani e che invece latitano in altri. La ricerca di sé, della propria identità e delle proprie radici sono elementi che emergono con forza dal racconto e lo rendono ancor più accattivante. I personaggi sono ben delineati dal punto di vista psicologico e il lettore riesce a comprenderne senza sforzo alcuno carattere e aspetto fisico. Un pregio non da poco.<br />
Infine il linguaggio che tanta parte ha nel successo delle narrazioni. La donna giusta ne utilizza uno semplice e leggero senza essere mai banale o sciatto. Nessuna espressione sopra le righe, pulito ed essenziale.<br />
Con il suo stile fluido e fresco incoraggia il lettore a giungere presto alla conclusione. Ed è solo su questa conclusione che mi sento di fare un’osservazione. Mi è sembrata aperta a troppi interrogativi, come se mancasse una completa definizione della storia. Avrei insomma voluto saperne di più, ma mi fermo qui per non anticipare nulla. Solo un parere il mio, che non va in alcun modo ad inficiare quello che ritengo essere un romanzo di valore.<br />
La donna giusta è un libro malinconico e dolce, un libro che mi ha piacevolmente stupito e che spero possa avere ancora numerosi riconoscimenti. Di certo Caterina Ambrosecchia, se vorrà proseguire in questa sua attività di scrittrice, mi troverà tra i suoi lettori.</p>
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		<title>Le tre del mattino &#8211; Gianrico Carofiglio</title>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2018 06:11:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carofiglio, Gianrico]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Edito Einaudi, Le tre del mattino è un romanzo di Gianrico Carofiglio. Non si tratta di un caso dell’avvocato Guido Guerrieri, ma della storia di un padre e di un figlio, di una relazione fatta di incomprensioni, di vuoti relazionali, di silenzi. Per l’adolescente Antonio suo padre è l’uomo che ha visto andare via da bambino per separarsi dalla madre; è l’uomo che considera responsabile dell’incompletezza della sua famiglia. Per tutti gli altri è un brillante matematico e docente universitario.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-18 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/le-tre-del-mattino-1.jpg" width="1000" height="1611" alt="" title="le-tre-del-mattino" class="img-responsive wp-image-113680" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/le-tre-del-mattino-1-200x322.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/le-tre-del-mattino-1-400x644.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/le-tre-del-mattino-1-600x967.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/le-tre-del-mattino-1-800x1289.jpg 800w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/le-tre-del-mattino-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 1000px" /></span><div class="fusion-text"><p>Edito Einaudi, <strong>Le tre del mattino</strong> è un romanzo di <strong>Gianrico Carofiglio</strong>. Non si tratta di un caso dell’avvocato Guido Guerrieri, ma della storia di un padre e di un figlio, di una relazione fatta di incomprensioni, di vuoti relazionali, di silenzi. Per l’adolescente Antonio suo padre è l’uomo che ha visto andare via da bambino per separarsi dalla madre; è l’uomo che considera responsabile dell’incompletezza della sua famiglia. Per tutti gli altri è un brillante matematico e docente universitario. Un pomeriggio di giugno dei primi anni Ottanta, i due giungono a Marsiglia. Antonio soffre di una rara forma di epilessia che il dottor Gastaut, luminare francese, sta curando da ormai tre anni. La conferma della sua avvenuta guarigione dipende da un ultimo test che consiste nel valutare lo stress del ragazzo, susseguente a due giorni e due notti di continua veglia. Ed è in questo periodo di tempo senza sonno, in cui sono costretti a soggiornare in una città straniera, che avviene la scoperta di loro stessi. La vicinanza obbligata, le lunghe passeggiate per una città multietnica, i quartieri poco raccomandabili, la meravigliosa costa francese, le nuove amicizie, i locali notturni e la musica jazz sono tutti elementi che contribuiscono alla loro rivelazione reciproca. Si perché, se è vero che sono padre e figlio, è altrettanto vero che non sanno realmente nulla l’uno dell’altro. Questo viaggio diventa un impensato percorso interiore in cui due generazioni si confrontano al di fuori degli schemi d’interazione ordinaria. Il dialogo, le confidenze mai avvenute prima di questo soggiorno marsigliese, la comprensione dell’altro divorano l’incomunicabilità, annientano l’ignoranza, distruggono il pregiudizio. Una devastazione benefica insomma; una sconfitta dell’insofferenza tipicamente adolescenziale nei confronti del genitore che si crede di conoscere. Antonio vede finalmente suo padre, lo scopre uomo, fatto di desideri, di sogni, di ricordi e di delusioni. E dentro di se si fa spazio l’orgoglio di essere figlio di quell’uomo; comincia a incedere la fierezza di essere simile a quell’uomo.<br />
<strong>Le tre del mattino</strong> è un romanzo coinvolgente e delicato, un meraviglioso incontro tra un padre e un figlio. Il crollo delle barriere, la caduta dei muri, lo sciogliersi delle riserve, la smentita delle proprie congetture sono qui ben delineate. Un’esperienza che tutti, forse, vorremmo accadesse nella nostra vita. E in effetti potrebbe essere la storia di ciascuno di noi.<br />
Con il suo stile asciutto ed efficace, senza ridondanze e senza eccessi, Carofiglio ha dato prova di una splendida narrazione. Preciso ed efficace nei dialoghi e nelle descrizioni, Le tre del mattino non fa che confermare il talento del suo autore.</p>
<blockquote>
<p>“Se la gente crede che la matematica non sia semplice, è soltanto perché non si rende conto di quanto complicata sia la vita”</p>
</blockquote>
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		<title>Gli autunnali &#8211; Luca Ricci</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2018 16:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ricci, Luca]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Edito da La nave di Teseo, Gli autunnali è il primo romanzo di Luca Ricci.
Tenuto prigioniero da un matrimonio per il quale non prova più alcun interesse, il protagonista, scrittore cinquantenne, si dimena senza trovare requie. Sua moglie è bella, è ancora bella, anche se non più giovane, ma i sentimenti di un tempo sono completamente svaniti. La donna che gli aveva fatto battere il cuore, non corrisponde più alla sua idea di felicità. Per lei non prova alcuna emozione, non prova alcuno slancio.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-19 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/gli-autunnali.jpg" width="642" height="1080" alt="" title="gli-autunnali" class="img-responsive wp-image-114185" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/gli-autunnali-200x336.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/gli-autunnali-400x673.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/gli-autunnali-600x1009.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/gli-autunnali.jpg 642w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 642px" /></span><div class="fusion-text"><p>Edito da La nave di Teseo, <strong>Gli autunnali</strong> è il primo romanzo di Luca Ricci.<br />
Tenuto prigioniero da un matrimonio per il quale non prova più alcun interesse, il protagonista, scrittore cinquantenne, si dimena senza trovare requie. Sua moglie è bella, è ancora bella, anche se non più giovane, ma i sentimenti di un tempo sono completamente svaniti. La donna che gli aveva fatto battere il cuore, non corrisponde più alla sua idea di felicità. Per lei non prova alcuna emozione, non prova alcuno slancio.<br />
Quest’uomo vive l’amore, dopo l’amore, costituito da frustrazione, claustrofobia e insofferenza.<br />
Siamo alle soglie dell’autunno e lo scrittore in crisi, appena tornato dalle vacanze estive, vaga in una Roma malinconica. Un’anima in pena, un animale in gabbia, chiuso nella sua casa, poi nel suo matrimonio, poi ancora nel suo quartiere, infine nella città e nel mondo intero. Tanti cerchi che si chiudono intorno a lui ad opprimerlo, a soffocarlo, a impedirgli di vivere una vita soddisfacente. Questo lo stato d’animo in cui si trova il protagonista quando, in un mercatino della città, si imbatte nella fotografia della giovane amante del pittore livornese Amedeo Modigliani, <strong>Jeanne Hébuterne</strong>. Questa fotografia diventa responsabile di un rinnovato desiderio d’amore, di una ritrovata ispirazione, di una recuperata voglia di scuotersi dal torpore.<br />
Nelle sue passeggiate romane lo scrittore si fa spesso accompagnare dall’amico Gittani che, come lui, ha perso la verve di scrittore e vive una vita fasulla, intrattenendo una relazione con l’infermiera della moglie, malata di cancro. È l’amico cinico con il quale si imbarca in conversazioni esistenziali.</p>
<blockquote>
<p>&#8220;L&#8217;amore non c&#8217;è, non esiste. Ci si incapriccia di perfetti sconosciuti e si combinano un sacco di cazzate, perché fare cazzate ci mantiene allegri, ci fa sentire vivi. Sempre ci s&#8217;innamora e mai si ama.&#8221;</p>
</blockquote>
<p>E dunque il protagonista si innamora pazzamente di Jeanne, di una figura mitologica quasi.  Si innamora di un fantasma forse perché è già morto anche lui, senza saperlo. Da qui passare a riconoscere in Gemma, cugina della moglie, l’incarnazione di Jeanne il passo è breve. Fulcro della narrazione è la passione per un ritratto che diventa ossessione, è lo scorrere del tempo, è l’autunno della vita che porta con sé la frustrazione di un’esistenza inappagata e inappagante. L’autunno appunto. Stagione che costituisce lo sfondo del romanzo sia dal punto di vista meteorologico, sia dal punto di vista emotivo ed ancora da quello del tempo che conduce all’inverno e alla fine.<br />
Gli autunnali è un romanzo per niente ordinario. Scritto con maestria, si addentra nel profondo, scandaglia l’animo e lascia indifesi di fronte alla scoperta di quanta solitudine, di quanto vuoto, di quanta fragilità, di quanta precarietà caratterizzino l’esistenza dell’uomo.</p>
<blockquote>
<p>&#8220;Il tempo passa, ed è tutto qui il nostro tormento&#8221;</p>
</blockquote>
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		<title>L’università di Tuttomio &#8211; Fabrizio Silei</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/luniversita-di-tuttomio-fabrizio-silei/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2018 18:17:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ragazze e ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Silei, Fabrizio]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[È trascorso qualche anno da quando sfogliavo l’Alfabetiere di Fabrizio Silei con il mio bambino. Un libretto originale, colorato e fantasioso che ha accompagnato in maniera giocosa l’approccio alle lettere del mio e di tanti piccini.
Alla fine di marzo scorso è stato piacevole trovare Silei tra i finalisti del Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2018, per la categoria +6, con L’università di Tutto mio, Il Castoro Edizioni.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-20 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/luniversita-di-tuttomio.jpg" width="1000" height="1485" alt="" title="luniversita-di-tuttomio" class="img-responsive wp-image-114164" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/luniversita-di-tuttomio-200x297.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/luniversita-di-tuttomio-400x594.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/luniversita-di-tuttomio-600x891.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/luniversita-di-tuttomio-800x1188.jpg 800w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/luniversita-di-tuttomio.jpg 1000w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 1000px" /></span><div class="fusion-text"><p>È trascorso qualche anno da quando sfogliavo l’Alfabetiere di Fabrizio Silei con il mio bambino. Un libretto originale, colorato e fantasioso che ha accompagnato in maniera giocosa l’approccio alle lettere del mio e di tanti piccini.<br />
Alla fine di marzo scorso è stato piacevole trovare Silei tra i finalisti del Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2018, per la categoria +6, con <em>L’università di Tuttomio</em>, Il Castoro Edizioni. Due volte Premio Andersen, Silei narra con grandissima ironia la storia dell’educazione, anzi della diseducazione fallita di Primo. Figlio dei coniugi Smirth, Primo è nato soprattutto per essere l’erede di famiglia e per primeggiare nella vita. Un Primo di nome e di fatto insomma, un bambino che dovrà pensare a sé stesso e al patrimonio. Ma il bambino si rivela un disastro! Lui è generoso, buono, altruista. Presta denaro a chi ne ha bisogno, sventa tentativi di truffa del padre ed è sorridente e gioviale con tutti. Così per insegnare a Primo un corretto comportamento e atteggiamento di vita, i genitori decidono di mandarlo a studiare nella specialissima Università di Tuttomio. Proprio quella scuola scelta da politici senza scrupoli e uomini d’affari spregiudicati per fornire la migliore educazione ai propri pupilli. Qui avrà la possibilità di imparare ad essere egoista, a comprendere l’importanza della sete di denaro, a capire insomma quali sono i veri valori della vita. È una scuola che non ha mai fallito. Fino ad ora…</p>
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		<title>La verità sul caso Harry Quebert &#8211; Joël Dicker</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/la-verita-sul-caso-harry-quebert-joel-dicker/</link>
		<pubDate>Fri, 13 Apr 2018 05:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dicker, Joël]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritto dallo svizzero Joël Dicker  e pubblicato in Italia da Bompiani nel 2013, La verità sul caso Harry Quebert è un romanzo sorprendente e mozzafiato.
E’ l’estate del 1975 quando ad Aurora, cittadina sulle rive dell’oceano nel New Hampshire, scompare misteriosamente la quindicenne Nola Kellergan. 
A New York nella primavera del 2008, il giovane scrittore Marcus Goldman, divenuto famoso in tutti gli Stati Uniti grazie alla pubblicazione del suo primo romanzo, non riesce a scrivere una sola riga dell’opera che di lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-21 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-verita-sul-caso-harry-quebert-300x427.jpg" width="300" height="427" alt="" title="la-verita-sul-caso-harry-quebert" class="img-responsive wp-image-114116" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-verita-sul-caso-harry-quebert-200x285.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-verita-sul-caso-harry-quebert-400x569.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-verita-sul-caso-harry-quebert-600x854.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-verita-sul-caso-harry-quebert.jpg 759w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span><div class="fusion-text"><p>Scritto dallo svizzero <strong>Joël Dicker</strong>  e pubblicato in Italia da Bompiani nel 2013, <em>La verità sul caso Harry Quebert</em> è un romanzo sorprendente e mozzafiato.</p>
<p>E’ l’estate del 1975 quando ad Aurora, cittadina sulle rive dell’oceano nel New Hampshire, scompare misteriosamente la quindicenne Nola Kellergan.<br /> A New York nella primavera del 2008, il giovane scrittore Marcus Goldman, divenuto famoso in tutti gli Stati Uniti grazie alla pubblicazione del suo primo romanzo, non riesce a scrivere una sola riga dell’opera che di lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore.<br /> Ma un avvenimento sconvolgente destabilizza maggiormente la sua vita. Viene ritrovato il cadavere della piccola Nola Kellergan a Goose Cove, nel giardino della villa situata poco fuori Aurora, di proprietà di Harry Quebert. Marcus si precipita ad Aurora, fermamente convinto dell’innocenza di Harry che non è solo uno scrittore di straordinario talento e fama, ma è stato suo professore universitario e mentore e soprattutto è il suo unico vero amico. Chi ha ucciso Nola Kellergan? Marcus deve dare una risposta a tale quesito per scagionare Harry e restituirgli la reputazione perduta, ma nel contempo deve anche scrivere un grande romanzo.<br /> Il racconto scorre con incredibile ritmo tra indagini sul passato degli abitanti di Aurora, ricostruzioni di fatti e valutazioni di indizi trascurati durante le iniziali ricerche.<br /> Scopre così che il capolavoro di Harry Quebert “Le Origini del Male” nasce dall’amore nutrito per Nola in quell’estate del 1975 quando Harry era più che trentenne e Nola poco più di una bambina. Destini intrecciati, verità inconfessabili e desideri latenti emergono pian piano grazie all’intuito e alla caparbietà di Marcus. In un ininterrotto evolversi di situazioni poco chiare, di intuizioni surreali, di scoperte parziali, di bugie ben celate, Joel Dicker travolge e tiene incollati alla pagina. Un romanzo che parla di scrittura e di scrittori, di motivazione e ispirazione, di solitudine e di amore. Un libro che ho letto tutto d’un fiato e che, una volta terminato, ho avuto la sensazione di voler ripercorrere ancora e ancora. Ho nutrito il desiderio di incontrare i personaggi che si sono materializzati nella mia mente e che ogni tanto vi ritornano.</p>
<blockquote>
<p><em>“Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito”</em></p>
</blockquote>
<p>Non lasciatevi intimorire dalla mole di questo scritto perché non c’è una sola riga superflua, eccessiva o ridondante. Joel Dicker è riuscito a creare un intreccio straordinario, a delineare con minuzia i protagonisti attraverso le storie delle loro vite, a tornare indietro nel tempo e poi ancora avanti in maniera abilissima e per nulla scontata.</p>
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		<title>Qualcosa &#8211; Chiara Gamberale</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/qualcosa-chiara-gamberale/</link>
		<comments>https://www.my-libraryblog.com/qualcosa-chiara-gamberale/#respond</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Mar 2018 17:04:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gamberale, Chiara]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Illustrato da Tuono Pettinato, uno dei migliori fumettisti e illustratori italiani, Qualcosa è il libro di Chiara Gamberale pubblicato in febbraio 2017 da Longanesi. Una metafora attraverso la quale, in maniera leggera e delicata, la scrittrice ci racconta la storia di una bambina speciale. Si chiama Qualcosa di Troppo, nome che sin dalla nascita &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-22 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/qualcosa-300x423.jpg" width="300" height="423" alt="" title="qualcosa" class="img-responsive wp-image-114061" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/qualcosa-200x282.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/qualcosa-400x564.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/qualcosa-600x846.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/qualcosa.jpg 766w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span><div class="fusion-text"><p>Illustrato da Tuono Pettinato, uno dei migliori fumettisti e illustratori italiani, <em>Qualcosa</em> è il libro di Chiara Gamberale pubblicato in febbraio 2017 da Longanesi. Una metafora attraverso la quale, in maniera leggera e delicata, la scrittrice ci racconta la storia di una bambina speciale. Si chiama Qualcosa di Troppo, nome che sin dalla nascita è sembrato ai genitori quello che maggiormente la rappresentava. Proprio così cari lettori, perché quando lei piange, piange troppo; quando ride, ride troppo; quando ha fame, mangia troppo; quando vuole, vuole troppo. La piccola è Troppo in qualunque cosa o aspetto della vita la riguardi. Ma di motivi per essere e vivere felice ne avrebbe. Non le manca proprio nulla ed è persino una principessa, figlia del re Qualcuno di Importante e Una di Noi. La sua infanzia scorre tra tante, troppe esagerazioni. Fino a quando un dolore fortissimo travolge la sua vita lasciandole un buco al posto del cuore.</p>
<blockquote>
<p>Doveva correre, nuotare, urlare, ancora correre, ancora nuotare, ancora urlare.<br />
Doveva trovare un modo di liberarsi di quel buco.<br />
Una soluzione.<br />
Perché faceva troppo, troppo male, il buco.<br />
Anzi, no! Peggio!<br />
Il buco… non faceva niente.<br />
Quel buco non le faceva niente ed era questo – questo! –<br />
a spaventarla.<br />
Proprio lei, che sentiva sempre troppo.<br />
Adesso non sentiva più niente.<br />
Niente!</p>
</blockquote>
<p>Ed è a questo punto che incontra una strana creatura, la più strana che avesse mai incontrato, a dire il vero. Il suo nome è Cavalier Niente e grazie a lui scopre il valore di tutto ciò che fino a quel momento aveva rifuggito: il non-fare, il silenzio, persino la noia, anzi Madama Noia. Un’amicizia difficile tra chi non è impegnato e chi invece di impegni ne ha in eccesso. Quanto potrà durare? In fondo lei è sempre Qualcosa di Troppo. E in effetti l’idillio finisce e la Principessa ritorna a cercare e a cercare senza sosta. È ormai in età da marito e il comportamento più naturale appare quello di trovare un uomo che possa colmare il suo vuoto. Ma, dopo numerose vicissitudini, scopre cosa sia la vera avventura e l’importanza del Cavalier Niente attraverso una conclusione che non recita “e vissero tutti felici e contenti”.<br />
Un libro dalla collocazione non scontata, dallo stile semplice e piuttosto originale. Sembra dirci: “ Fermati, respira. Non affannarti. La vita per essere piena non ha bisogno di essere riempita a tutti i costi!”<br />
Qualcosa non è infatti soltanto una fiaba gradevole e ben illustrata, Qualcosa è un invito speciale a riflettere, a vivere con gioia ed equilibrio le nostre vite. Un racconto da cui si trae un insegnamento per adulti più che per bambini. Per certi versi malinconico e triste, per certi altri divertente e incoraggiante, come le storie delle nostre vite.</p>
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		<title>L’uomo del labirinto &#8211; Donato Carrisi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2018 05:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carrisi, Donato]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo il successo di La ragazza nella nebbia, Donato Carrisi è tornato in libreria a dicembre 2017 con L’uomo del labirinto, confermandosi un grande autore. Le vicende si svolgono in una città indefinita, oppressa da un caldo torrido che costringe gli uomini a modificare abitudini e stili di vita. Ai margini di un bosco, &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-23 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/revslider/piu-venduti/Luomo-del-labirinto-300x445.jpg" width="300" height="445" alt="" title="L&#8217;uomo del labirinto" class="img-responsive wp-image-299" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/revslider/piu-venduti/Luomo-del-labirinto-200x296.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/revslider/piu-venduti/Luomo-del-labirinto-400x593.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/revslider/piu-venduti/Luomo-del-labirinto-600x889.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/revslider/piu-venduti/Luomo-del-labirinto-800x1186.jpg 800w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/revslider/piu-venduti/Luomo-del-labirinto.jpg 1000w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span><div class="fusion-text"><p>Dopo il successo di <em>La ragazza nella nebbia</em>, Donato Carrisi è tornato in libreria a dicembre 2017 con <em>L’uomo del labirinto,</em> confermandosi un grande autore.<br />
Le vicende si svolgono in una città indefinita, oppressa da un caldo torrido che costringe gli uomini a modificare abitudini e stili di vita. Ai margini di un bosco, in una zona paludosa, viene ritrovata<br />
Samantha Andretti. Aveva tredici anni quando un mattino di febbraio fu rapita.</p>
<blockquote>
<p>Mentre per la maggioranza dell’umanità quel 23 febbraio era solo un mattino come un altro, per Samantha Andretti poteva essere l’inizio del giorno più importante della sua giovane vita.<br />
Tony Baretta aveva chiesto di parlarle.</p>
</blockquote>
<p>Dal giorno del rapimento sono trascorsi quindici anni, ma lei non ne ha memoria. Ora, traumatizzata e ferita, si trova in una stanza d’ospedale dove l’assiste il dottor Green, un profiler di indubbia preparazione. E infatti, se nel mondo reale a dare la caccia al mostro ci sono l’investigatore privato Bruno Genko e la polizia, in quello della mente di Samantha potrebbe avere successo solo un professionista della psiche come il dottor Green.<br />
Coinvolge e stravolge il modo di raccontare di Carrisi; induce a riflettere su quella zona grigia che non appartiene in maniera completa al male, ma neanche al bene; lascia basito il lettore che crede di aver capito e poi scopre che niente è come sembra. E che dire del profilo dei cosiddetti mostri se non che sono descritti in maniera sagace e disperatamente reale.</p>
<blockquote>
<p>Loro non sanno di essere mostri, pensano di essere persone normali. Se cerca un mostro, non lo troverà mai. Se invece pensa a lui come a un uomo comune, come me o come lei, allora ha qualche speranza.</p>
</blockquote>
<p>Carrisi ha l’abilità di seminare indizi e di suscitare interesse ad ogni capitolo, di trattare il tema della perversione che minaccia l’infanzia in maniera acuta, di attentare all’immaginario dei non mostri con figure o maschere solitamente benevole, come quella di un coniglio, e che qui non hanno nulla di dolce e delicato.<br />
Un viaggio in un mondo torbido costituito da giochi perfidi, da malvagi senza possibilità di redenzione, da vittime prima e carnefici poi.<br />
Insomma un thriller sapientemente orchestrato che conduce in un luogo oscuro e sordido, catapulta in una realtà di insospettabili orrori, fa percorrere il labirinto della mente umana dove trovare la via della salvezza è estremamente difficile, se non impossibile. E lo fa con uno stile accattivante e semplice che ipnotizza, cattura l’attenzione e incolla alle pagine da cui non vorresti separarti, nemmeno alla fine. Fine che apre a differenti interpretazioni e lascia disorientati, ma che rappresenta l’ennesima prova di quanto Carrisi sia diventato un maestro.</p>
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		<title>La notte ha la mia voce &#8211; Alessandra Sarchi</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2018 12:14:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Sarchi, Alessandra]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[“Presto ho scoperto di essere morta. Siccome però mi toccava continuare a vivere, ho tirato avanti. Credo che capiti a molti, se non a tutti, e i più fanno come me: tirano avanti, senza cedere alla tentazione di voltarsi indietro. Tentazione che prima o poi arriva.” Questo il potente incipit di La notte ha &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-blend-mode 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="background-color:rgba(249,249,249,0.5);padding: 10px 15px 15px 15px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-24 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-notte-ha-la-mia-voce-300x473.jpg" width="300" height="473" alt="" title="la-notte-ha-la-mia-voce" class="img-responsive wp-image-433" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-notte-ha-la-mia-voce-200x315.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-notte-ha-la-mia-voce-400x631.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-notte-ha-la-mia-voce-600x946.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-notte-ha-la-mia-voce-800x1262.jpg 800w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-notte-ha-la-mia-voce.jpg 1000w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span><div class="fusion-text"><blockquote>
<p><em>“Presto ho scoperto di essere morta.<br />
Siccome però mi toccava continuare a vivere, ho tirato avanti. Credo che capiti a molti, se non a tutti, e i più fanno come me: tirano avanti, senza cedere alla tentazione di voltarsi indietro. Tentazione che prima o poi arriva.” </em></p>
</blockquote>
<p>Questo il potente incipit di <em>La notte ha la mia voce</em>, libro che mi sono proposta di leggere in quanto finalista del Premio Wondy. Non conoscevo l’autrice. Ed è stata un’autentica sorpresa, non soltanto perché l’inizio folgorante rappresenta il preludio di un’intera narrazione forte e potente, ma anche per la raffinatezza del linguaggio e l’acutezza dei pensieri con le quali viene trattato l’argomento.<br />
Dopo il breve prologo, la suddivisione del racconto in tre parti, la terra, l’aria e l’acqua rappresenta un vero e proprio percorso per l’anonima protagonista di La notte ha la mia voce. Un percorso dannatamente accidentato e impervio attraverso il quale dovrà passare l’accettazione di una nuova condizione fisica, di una lei altra. Un viaggio faticoso e necessario allo scopo di imparare di nuovo a vivere, al fine di incontrare il mondo con un corpo diverso da quello originario. Un corpo che ha ormai una differente dotazione in seguito all&#8217;incidente che l’ha costretta su di una sedia a rotelle.</p>
<blockquote>
<p><em>&#8220;Le scarpe devo averle buttate via o regalate abbastanza in fretta. Un paio dopo l’altro, con la furia con cui ci si libera dei resti di un amore scaduto. Erano tutte coi tacchi, avevo portato tacchi non altissimi ma, nella mia nuova condizione, sufficienti a far penzolare i piedi come salsicciotti appesi. I tacchi sono fatti per essere premuti, per scricchiolare e gemere insieme al suolo calpestato, ma io non calpestavo più nulla.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p>La svolta nel racconto è rappresentata dall’incontro con Giovanna, immediatamente ribattezzata Donnagatto per la disinvoltura nei movimenti fisici e nell’affrontare la vita; per l’esuberanza della voce che è la prima cosa che arriva a chi narra e per il generale gusto di provocare. Tutto ciò nonostante sia priva di un arto.</p>
<blockquote>
<p><em>&#8220;Alla Donnagatto mancavano un piede e un polpaccio, in cambio roba posticcia. Eppure lei, nella mia testa, camminava.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p>Giovanna lavora di notte, è la voce di un telefono erotico, è la voce grazie alla quale i clienti immaginano e in fondo vivono realtà alternative. È la voce di chi nutre un estremo desiderio di esistere, la voce che porta a confrontarsi con una condizione di mancanza fisica, ma non mentale, di mancanza materiale, ma non spirituale. Il racconto si snoda così attraverso la contrapposizione tra due caratteri, tra due differenti modi di affrontare il dolore, di realizzare la perdita di una perfetta condizione fisica.<br />
Ho trovato la Sarchi straordinaria perché il fatto di avere una situazione prossima a quella dell’io narrante non ha banalizzato il testo, non lo ha reso incline al pietismo, non lo ha stigmatizzato a fini mediatici. E dunque gli elementi autobiografici che esistono non le hanno impedito di compiere un’indagine più profonda sulla libertà e sul coraggio.<br />
<em>La notte ha la mia voce</em> è il terzo romanzo di Alessandra Sarchi edito, come i precedenti, da Einaudi. È stato nella cinquina finalista del Premio Campiello, selezione della Giuria dei Letterati, ed ha vinto il premio Mondello.<br />
Un romanzo emozionante e duro, dal linguaggio puntuale e dallo stile impeccabile, ma che brilla di una luce intensa. La storia di vite spezzate, di disabilità pervenute, di un prima e di un dopo, ma soprattutto la vivida testimonianza della volontà di non cedere agli imprevisti della vita, del desiderio di non rinunciare alla propria vitalità e della forza necessaria a districare i nodi della propria esistenza.</p>
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		<title>La Mennulara &#8211; Simonetta Agnello Hornby</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Feb 2018 21:19:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Hornby, Simonetta Agnello]]></category>
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		<description><![CDATA[La Mennulara è il libro grazie al quale ho conosciuto la straordinaria Simonetta Agnello Hornby. 
Ci troviamo a Roccacolomba nel settembre del 1963, dove Maria Rosalia Inzerillo, detta la “Mennulara” per la sua abilità nel raccogliere le mandorle da bambina, è appena morta.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-blend-mode nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: rgba(244,244,244,0.5);background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:10px;padding-right:20px;padding-bottom:10px;padding-left:20px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><em>La Mennulara</em> è il libro grazie al quale ho conosciuto la straordinaria Simonetta Agnello Hornby.<br />
Ci troviamo a Roccacolomba nel settembre del 1963, dove Maria Rosalia Inzerillo, detta la “Mennulara” per la sua abilità nel raccogliere le mandorle da bambina, è appena morta. Nel paese dell’entroterra siciliano che si suppone non lontano da Catania, sono i concittadini della protagonista a comporre, come tessere necessarie di un mosaico, la vita di Mennù. E lo fanno attraverso quella sottile forma di espressione che tanto contraddistingue il piccolo paese del Sud: il pettegolezzo. Quel chiacchiericcio di cameriere, di ricamatrici, di portinai, di uomini al circolo. Quel parlottio all’interno di famiglie aristocratiche, dentro antichi palazzi, tra nobili e notabili. Chi è la Mennulara? Una vera arpia o una collaboratrice devota, un’avida amministratrice di beni, appoggiata dalla mafia locale, o un’instancabile e semplice donna di servizio? Lo si scopre attraverso il racconto di chi l’ha conosciuta bene o di chi ne ha solo sentito parlare. Questo scritto, per certi versi, evoca La lupa del Verga e per altri mi riporta alla struttura di Foto di gruppo con signora di Boll. Un romanzo corale dunque, in cui la storia della Mennulara viene progressivamente alla luce per bocca degli abitanti di Roccacolomba. Ed è incredibile come il cambiamento del punto di vista renda inafferrabile la sua figura. Una protagonista che domina la scena da morta, che rende il meccanismo di devoluzione di un’eredità, un capolavoro. La donna senza la cui presenza quarantennale, l’avvocato Orazio avrebbe dissipato l’intero suo patrimonio; senza la quale la signora Adriana Alfallipe sarebbe vissuta da sola nel suo immenso e triste palazzo; senza il cui contributo i giovani Lilla, Carmela e Gianni, avrebbero gettato alle ortiche il loro futuro. Eppure, alla morte della Mennulara, proprio questi ultimi si sentono ingannati e derubati della loro legittima eredità. Un originale affresco di Sicilia in cui il pittore, anzi la pittrice in questo caso, ha saputo utilizzare con abilità, forti colori e sfumature; un meraviglioso ritratto di donna le cui umilissime origini, non hanno impedito l’acquisto di potere economico e non solo; un teatro d’avanguardia che, anche se il contesto storico e sociale è quello della seconda metà del secolo scorso, ha portato in scena uno spettacolo intriso di passione e sensualità, di delirio e scandalo. Al prezzo di enormi sacrifici accompagnati da una lucida intelligenza e arguzia, la Mennulara si riscatta, si eleva dal suo status sociale a dispetto delle voci che la vogliono o una subdola donna di malaffare o una serva ignorante e rozza. Ma c’è un altro aspetto di questo romanzo che me lo fa apprezzare: il linguaggio. Simonetta Agnello Hornby ha avuto la non comune capacità di innestare il siciliano sulla lingua italiana in maniera del tutto naturale, senza sforzo alcuno. È la narrazione di una Sicilia che sta mutando, con i suoi tempi e le sue paure, con i suoi pregi e le sue lacune, con la sua mentalità retrograda e l’avanzare del nuovo verso cui c’è sempre disagio. Uno stile non sempre semplice, ma efficace alla narrazione. Una lettura ammaliante e coinvolgente.</p>
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		<title>La rondine sul termosifone &#8211; Edith Bruck</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Feb 2018 07:11:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bruck, Edith]]></category>
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		<description><![CDATA[Opera della scrittrice di origine ungherese Edith Bruck, La rondine sul termosifone è la storia della malattia vissuta dal poeta Nelo Risi nei suoi ultimi anni di vita. Nata in una famiglia ebrea, la Bruck vive l’orrore dei campi di concentramento nazisti e la sua esistenza ne rimane segnata in modo indelebile.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="La rondine sul termosifone" href="https://www.my-libraryblog.com/la-rondine-sul-termosifone-edith-bruck/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="La rondine sul termosifone" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-rondine-sul-termosifone-1.jpg" alt="La rondine sul termosifone" width="200" border="0" /></a>Opera della scrittrice di origine ungherese Edith Bruck, <strong>La rondine sul termosifone</strong> è la storia della malattia vissuta dal poeta Nelo Risi, nei suoi ultimi anni di vita. Nata in una famiglia ebrea, la Bruck vive l’orrore dei campi di concentramento nazisti e la sua esistenza ne rimane segnata in modo indelebile. Quando arriva in Italia si innamora e sposa Nelo Risi, rimanendogli accanto sino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2015. È una lettura triste e delicata che tocca nel profondo. Riguarda la trasformazione di un uomo in qualcuno che non è mai stato. Un uomo di bell’aspetto, di grande cultura e talento, sfuggente e sensibile che, con l’avanzare dell’Alzheimer, diventa prigioniero di una invisibile cella, offuscato dalla sua stessa mente, estraneo a se stesso, a chi lo ha amato e continua ad amarlo. Un poeta che non ricorda alcuna poesia, che non sa di aver lungamente letto e che non ha alcuna memoria della sua e dell’altrui scrittura. Uno strazio per chi lo ha conosciuto, per chi lo ha apprezzato come artista, forse ancor prima che uomo. Una sorta di diario questo della Bruck, una cronaca di pezzi di vita vissuta, di momenti trascorsi e ormai irrecuperabili. Si percepisce la fatica fisica di accudire un anziano malato e soprattutto l’angoscia di non sapere chi sia diventato. Domande ripetute all’infinito, richieste inconcepibili e visioni assurde popolano la vita del poeta e di chi continua a stargli accanto. Pochissimi i momenti di lucidità, numerosi i tentativi di non perdere la calma della scrittrice, estremamente tenero e sofferto il suo modo di narrarli. Un racconto dettato dalla necessità, dal desiderio di resistere ad una prolungata tempesta che, quando passerà, non lascerà spazio ad un autentico sereno. Rimangono le strette di mano al buio, segno di un amore tangibile, pur nell’oblio.<br /> La rondine sul termosifone è di certo la testimonianza di un declino, il crollo delle certezze di un’intera esistenza, il dramma della malattia, il cedimento del corpo e della mente. Ma non solo. Questo scritto va oltre quello che immediatamente traspare. Questo scritto è soprattutto manifestazione di forza e coraggio, è segno di incredibile capacità di accettazione, è emblema di una resilienza che si pensa spesso di non possedere, è sopra ogni cosa struggente dichiarazione d’amore.</p>
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		<title>Accabadora &#8211; Michela Murgia</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/accabadora-michela-murgia/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Feb 2018 09:18:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Murgia, Michela]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato per Einaudi nel maggio 2009, Accabadora è un romanzo della scrittrice sarda Michela Murgia. Premiato con il Premio Campiello e tradotto in numerose lingue straniere, è una storia che mi ha coinvolta più di quanto avrei pensato.
Fillus de anima. Era questo Maria Listru per Bonaria Urrai. Siamo a Soreni, un paesino della Sardegna nella prima metà del secolo scorso.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Accabadora" href="https://www.my-libraryblog.com/accabadora-michela-murgia/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Accabadora" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/accabadora.jpg" alt="Accabadora" width="200" border="0" /></a>Pubblicato per Einaudi nel maggio 2009, <strong>Accabadora</strong> è un romanzo della scrittrice sarda Michela Murgia. Premiato con il Premio Campiello e tradotto in numerose lingue straniere, è una storia che mi ha coinvolta più di quanto avrei pensato.<br />
Fillus de anima. Era questo Maria Listru per Bonaria Urrai. Siamo a Soreni, un paesino della Sardegna nella prima metà del secolo scorso. Maria è la quarta figlia di una vedova, l’errore dopo tre cose giuste. Per questo la madre naturale di Maria, quando la bimba ha sei anni, decide di affidarla alla più abbiente e nubile Tzia Bonaria. Le due cominciano a vivere così, come madre e figlia, nella piena consapevolezza di non esserlo. Maria riceve affetto, rispetto ed istruzione, cose di cui la piccola non era mai stata destinataria. È una bella intesa la loro, di quelle che hanno il sapore delle cose fortemente desiderate. Bonaria Urrai però non è solo la sarta del paese che veste sempre di nero. Bonaria Urrai nasconde un segreto. Un segreto che è tale solo per Maria, perché tutti conoscono il ruolo nella comunità di sua madre adottiva. Lei è l’accabadora, colei che finisce. Rispettata e nel contempo temuta, Bonaria Urrai opera al di fuori delle regole dettate da Dio. È l’ultima madre, agevola la conclusione, allevia le sofferenze e, per questo, bussa a qualche porta di notte. Ma Maria, cresciuta con intelligenza, severità e amore, ha imparato proprio da Tzia Bonaria la differenza tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. E tuttavia qui, il confine non ha una linea di demarcazione netta e ben visibile, non ha nulla di definito e certo.<br />
Questo romanzo tocca un tema molto delicato e dibattuto come quello del testamento biologico e dell’eutanasia con misura e discrezione. Evoca una Sardegna remota, dalle antiche tradizioni rurali e dai rituali ancestrali, avvolta da misticismo e quasi indifferente allo scorrere del tempo.<br />
Con un linguaggio lineare e scorrevole, uno stile forte e nel contempo lieve, Michela Murgia ha narrato una presa di coscienza, una crescita interiore, un percorso tormentato da dolorosi sensi di colpa e da atroci dubbi esistenziali. Una storia mista di leggenda e realtà che suscita profonde riflessioni e che non abbandona facilmente il lettore.<br />
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		<title>Le otto montagne &#8211; Paolo Cognetti</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jan 2018 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cognetti, Paolo]]></category>
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		<description><![CDATA[Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega 2017 grazie a Le otto montagne, ha narrato una straordinaria storia di amicizia. I protagonisti sono Pietro e Bruno, il ragazzino solitario di città e quello del paesino di diciotto abitanti, ai piedi del Monte Rosa. Uno, abituato alla vita di Milano, fa ritorno in questo luogo ogni estate, insieme alla famiglia; l’altro, avvezzo al lavoro duro, durante la bella stagione si occupa dei pascoli.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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						<div class="fusion-text"><p><a title="Le otto montagne" href="https://www.my-libraryblog.com/le-otto-montagne-paolo-cognetti/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Le otto montagne" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/revslider/slider_lanostrarecensione/le-otto-montagne.jpg" alt="Le otto montagne" width="200" border="0" /></a><strong>Paolo Cognetti</strong>, vincitore del Premio Strega 2017 grazie a <strong>Le otto montagne</strong>, ha narrato una straordinaria storia di amicizia. I protagonisti sono Pietro e Bruno, il ragazzino solitario di città e quello del paesino di diciotto abitanti, ai piedi del Monte Rosa. Uno, abituato alla vita di Milano, fa ritorno in questo luogo ogni estate, insieme alla famiglia; l’altro, avvezzo al lavoro duro, durante la bella stagione si occupa dei pascoli. E di anno in anno, quando si rivedono, è come se si fossero salutati il giorno prima. Vite differenti, ma anime affini. Una storia tutta al maschile, fatta di scoperta, di silenzi, di arrampicate, di gesti. Quello che conta tra amici non è ciò che si dice, ma quello che non occorre dire, diceva Camus. È una storia che può resistere agli scossoni della vita, alle inevitabili incomprensioni e ad ogni tipo di distanza. In uno scenario montano incantevole, simile a quello nel quale i genitori di Pietro si sono conosciuti e innamorati, i due ragazzi crescono, percorrono sentieri esistenti e ne scoprono di nuovi, esplorano ruderi, recuperano “tesori”, imparano a fare i conti con la fatica, con le vesciche e persino con il mal di montagna.<br />
Ma c’è nel racconto un altro rapporto maschile che accompagna le vicende dei due protagonisti, quello tra il narratore Pietro e suo padre.</p>
<p><em>“Mio padre aveva il suo modo di andare in montagna. Poco incline alla meditazione, tutto caparbietà e spavalderia. Saliva senza dosare le forze, sempre in gara con qualcuno o qualcosa, e dove il sentiero gli pareva lungo tagliava per la linea di massima pendenza. Con lui era vietato fermarsi, vietato lamentarsi per la fame o la fatica o il freddo, ma si poteva cantare una bella canzone, specie sotto il temporale o nella nebbia fitta. E lanciare ululati buttandosi giù per i nevai.”</em></p>
<p>Anche questo è un rapporto costituito più da silenzi che da dialoghi, più da gesti che da conversazioni. Padre e figlio con le loro debolezze e fragilità, con le loro mancanze reali o immaginate. Ma in fondo è quello di cui sono fatti i sentimenti, molte dinamiche familiari e relazioni. Imperfette e strambe, sorprendenti e faticose, come la vita stessa.<br />
Non stancano le descrizioni del paesaggio, dei pendii, delle cime, dei torrenti, dei canaloni, dei ruderi, dei fiori e degli alberi, per quanto precise esse siano. C’è la montagna in tutto il suo splendore, ma non solo. C’è anche la fatica, il disagio, l’abbandono, l’impossibilità di condurre un’esistenza da puro montanaro e la caparbietà di chi, nonostante tutto, vuole che il suo posto nel mondo sia quello e lo sia sempre.<br />
Il titolo si riferisce ad un disegno simile ad una ruota con otto raggi avente al centro una montagna altissima, il monte Sumeru, circondata appunto da otto montagne. Rappresenta il mondo secondo un pensiero nepalese e pone questa domanda: avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne, o chi è arrivato in cima al Monte Sumeru?<br />
Ha perciò imparato di più Pietro, il viaggiatore, o Bruno, il montanaro? Una domanda a cui non credo si possa dare risposta. Forse la cosa importante è riuscire a vivere secondo il proprio credo, senza tradire se stessi, indipendentemente dalla strada percorsa.<br />
Cognetti è narratore raffinato, evocativo e intenso. Ha dato vita ad una scritto forte e delicato nel contempo. Mi ha suscitato una sensazione indicibile di nostalgia, di tempo irrimediabilmente trascorso e non apprezzato a dovere. Questo libro occupa un posto speciale nella mia libreria.<br />
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		<title>L&#8217;arminuta &#8211; Donatella Di Pietrantonio</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jan 2018 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Di Pietrantonio, Donatella]]></category>
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		<description><![CDATA[Scritta da Donatella Di Pietrantonio ed edita da Einaudi, L’arminuta è una storia toccante, schietta e drammatica. Dal linguaggio diretto e, per certi versi, scarno, arriva dritto al cuore e lo strazia.
Una ragazzina di tredici anni ritorna al paese natio, dell’entroterra abruzzese, perché restituita alla sua famiglia di origine. Ha appena scoperto che coloro con i quali ha vissuto, fino a quel momento, non sono i suoi genitori naturali.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="L'arminuta" href="https://www.my-libraryblog.com/larminuta-donatella-di-pietrantonio/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="L'arminuta" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/revslider/slider_lanostrarecensione/larminuta.jpg" alt="L'arminuta" width="200" border="0" /></a>Scritta da Donatella Di Pietrantonio ed edita da Einaudi, <strong>L’arminuta</strong> è una storia toccante, schietta e drammatica. Dal linguaggio diretto e, per certi versi, scarno, arriva dritto al cuore e lo strazia.<br />
Una ragazzina di tredici anni ritorna al paese natio, dell’entroterra abruzzese, perché restituita alla sua famiglia di origine. Ha appena scoperto che coloro con i quali ha vissuto, fino a quel momento, non sono i suoi genitori naturali. Ora, sa di essere stata abbandonata due volte: la prima dalla famiglia naturale dove è stata rispedita esattamente come un pacco e, la seconda, da quella che l’ha cresciuta. Due famiglie, due madri e due padri, ma realmente nessuna famiglia. Ha forse delle colpe? Torneranno a riprenderla? Chi può spiegarle cosa sta accadendo? Si interroga l’arminuta, si angoscia, ha paura. Ritrovatasi in una casa di consanguinei, completamente estranei e freddi, dove si usa un linguaggio dialettale sconosciuto, dove si lotta per mangiare, dove non si ha neppure un letto proprio, ma uno condiviso con la sorella minore, l’arminuta, la ritornata in dialetto abruzzese, sopravvive nella miseria, umana e angosciosamente reale, e lotta in attesa di comprendere. Per esempio chi, cosa o dove sia una madre.</p>
<p><em>“La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza”</em>.</p>
<p>Di questa infelice ragazzina non si conoscerà mai il nome, sarà sempre <strong>l’arminuta</strong>. Parola che evoca tempi antichi, forti emozioni, momenti perduti, a volte irrimediabilmente.<br />
Infinitamente misterioso, complesso e dolce il rapporto con la sorella minore Adriana che ha imparato a resistere e, a modo suo, a insegnare a non cedere agli urti della vita. È forse in questo insperato rapporto, costituito non solo dal legame di sangue, che c’è la possibilità di riscattare l’abbandono e la solitudine, la desolazione e lo squallore. Un’atmosfera surreale, fiabesca in un certo senso, quella che si respira in questo libro. E in effetti diverse sono le fiabe il cui tema principale è il tradimento, l’abbandono e la fuga. Penso a Pollicino o ad Hansel e Gretel che, da bambina, mi spaventavano incredibilmente. Quali enormi difficoltà potevano giustificare un comportamento così deplorevole? Com’era possibile lasciare i propri figli in un bosco? In fondo è ciò che è accaduto all’arminuta. Qui non siamo propriamente in un bosco, ma in un paesino d’Abruzzo, terra straordinaria e incompresa, che bene assolve allo sfondo di una fiaba chiaroscura.<br />
Lo stile essenziale e basico, l’intensità delle emozioni, la miseria di alcune dinamiche familiari, ancor più che la povertà reale, e l’analisi psicologica di un rapporto complesso come quello tra genitori e figli, sono tutti elementi che hanno reso L’arminuta un racconto straordinario e indispensabile, per me e la mia libreria.</p>
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		<title>La più amata &#8211; Teresa Ciabatti</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Dec 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ciabatti, Teresa]]></category>
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		<description><![CDATA[Appena finito di leggere, Teresa Ciabatti mi ha lasciato l’amaro in bocca, la sensazione di una indicibile desolazione e di una angoscia senza fine. Una scrittura incalzante, diretta, autobiografica e immaginaria nel contempo. Dove finisca la narrazione della propria esistenza e cominci l’invenzione non è dato sapere. Seconda classificata al Premio Strega, La più amata, pubblicata da Mondadori, è la storia di una donna che cerca le ragioni per le quali è diventata quella che è: anaffettiva, insoddisfatta, incompleta.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="La più amata" href="https://www.my-libraryblog.com/la-piu-amata-teresa-ciabatti/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="La più amata" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/revslider/slider_lanostrarecensione/la-piu-amata.jpg" alt="La più amata" width="200" border="0" /></a>Appena finito di leggere, Teresa Ciabatti mi ha lasciato l’amaro in bocca, la sensazione di una indicibile desolazione e di una angoscia senza fine. Una scrittura incalzante, diretta, autobiografica e immaginaria nel contempo. Dove finisca la narrazione della propria esistenza e cominci l’invenzione non è dato sapere. Seconda classificata al Premio Strega, <strong>La più amata</strong>, pubblicata da Mondadori, è la storia di una donna che cerca le ragioni per le quali è diventata quella che è: anaffettiva, insoddisfatta, incompleta. Figlia del noto chirurgo Lorenzo Ciabatti e dell’anestesista Francesca Fabiani, la Teresa bambina vive un’infanzia dorata, da principessa, anzi, da regina. È la figlia del Professore: tutto può desiderare, tutto può possedere, tutto le si può concedere. È lei, la più amata, la più bella, la più ricca. Vive a Orbetello e trascorre le estati nella villa più lussuosa dell’Argentario, la prima della zona ad essere dotata di piscina. La Teresa adolescente invece lotta, si dibatte, ingrassa, non è più sufficiente essere la figlia del dio chirurgo che tutti ossequiano. La sua famiglia si sta frantumando e trasferirsi dalla provincia alla grande città non aiuta. Passare dal trascorrere le vacanze in una casa di quattrocento metri quadri, con undici bagni, al battere con forza sulla porta dell’unico bagno dell’appartamento, a Roma, per riuscire a fare una doccia non è più da regina. Diventare ad un tratto povera disorienta, destabilizza, incattivisce. Ma Teresa cresce, inevitabile processo dell’esistenza. Cresce e gli interrogativi aumentano.<br />
Diventa adulta, ma non sa ancora chi è suo padre. La verità sembra sfuggirle, soprattutto adesso che entrambi i genitori sono morti. Lorenzo Ciabatti: benefattore, altruista, filantropo oppure uomo senza scrupoli, fascista, bugiardo, vendicativo? Se lo chiede Teresa, perché la sensazione che nulla sia come sembra pesa come un macigno, angoscia come la più terribile delle malattie. Ha un fratello gemello, che la evita e le rimprovera di avere sempre pensato solo a se stessa. A parte qualche sparuto cugino e un paio di amiche della madre, sembra non avere più nessuno. Ma Teresa, quarantaquattro anni, vuole sapere chi era suo padre. I ricordi della vita passata si alternano al presente. I soldi, i terreni, i palazzi, capitali su capitali accumulati e poi dilapidati. Ed ancora i politici, le conoscenze altolocate, la connivenza con probabili mafiosi, il sequestro lampo, ma anche le inspiegabili assenze, i tradimenti, la massoneria e la perdita del patrimonio intero. Teresa Ciabatti mi ha incantato e spiazzato. Per il tema della narrazione, per la scrittura guizzante, per la capacità di trascinarti nella sua vita e guidarti con destrezza maniacale da prima della sua nascita, all’infanzia, all’adolescenza e infine all’età adulta. Non si risparmia la Ciabatti quando descrive il rapporto con il padre luminare o quando ritrae la figura della madre, anestesista, consumata dall’abbandono della professione e dalla cura della famiglia. E non lo fa nemmeno quando si mette al centro dell’attenzione come antieroina per eccellenza, superficiale, sovrappeso, incapace, ma a tutti gli effetti scrittrice di grande talento. Incisiva, graffiante, impulsiva, da leggere senza dubbio.</p>
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		<title>Assassinio sull’Orient Express &#8211; Agatha Christie</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/assassinio-sullorient-express-agatha-christie/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Dec 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Christie, Agata]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato nel 1934 e scritto da Agatha Christie nella stanza di un hotel, durante un suo soggiorno a Istanbul, Assassinio sull’Orient Express è uno dei romanzi gialli più famosi al mondo. Ne è protagonista lo straordinario detective belga Hercule Poirot, passeggero del treno Orient Express che un tempo collegava Costantinopoli, l’odierna Istanbul, a Parigi. Un distinto signore americano, di nome Ratchett, viene ritrovato cadavere nel vagone letto del convoglio.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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						<div class="fusion-text"><p><a title="Assassinio sull’Orient Express" href="https://www.my-libraryblog.com/assassinio-sullorient-express-agatha-christie/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Assassinio sull’Orient Express" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/revslider/slider_lanostrarecensione/assassinio-sull-orient-express.jpg" alt="Assassinio sull’Orient Express" width="200" border="0" /></a>Pubblicato nel 1934 e scritto da Agatha Christie nella stanza di un hotel, durante un suo soggiorno a Istanbul, <strong>Assassinio sull’Orient Express</strong> è uno dei romanzi gialli più famosi al mondo. Ne è protagonista lo straordinario detective belga Hercule Poirot, passeggero del treno Orient Express che un tempo collegava Costantinopoli, l’odierna Istanbul, a Parigi. Un distinto signore americano, di nome Ratchett, viene ritrovato cadavere nel vagone letto del convoglio. Il colpevole è necessariamente tra i passeggeri perchè il treno è bloccato da un’abbondante nevicata. Nessuno può arrivare, nessuno può andare via. Ma Poirot è lì. E nessun altro meglio di lui sa indagare, interrogare ed esaminare la scena del crimine. Scoprirà che la vittima non era affatto il gentiluomo che appariva, che era addirittura il responsabile del rapimento e della successiva morte di una bambina e che tanto dolore aveva causato all’intera famiglia di lei.</p>
<p>La Christie, che ha tratto l’ispirazione di questo romanzo da un terribile fatto di cronaca, ossia il sequestro e l’omicidio del figlio del celebre aviatore Charles Lindbergh, possiede una penna sopraffina. Il personaggio di Hercule Poirot è sagace, acuto, ironico, pungente e dotato di un indiscutibile senso del ragionamento e della logica. Nonostante sia molto distante dagli attuali gialli e dai sofisticati metodi investigativi, Assassinio sull’Orient Express è un romanzo che ancora oggi intriga e suscita interesse. Credo che sia un vero e proprio must per chi ama questo genere, ma è apprezzabile anche da altri lettori. Io che decisamente non sono un’appassionata, ne sono un esempio. Sono il dettaglio psicologico, il risvolto umano, la forte sensibilità, l’intreccio definito ad arte, gli elementi che contribuiscono all’unisono a rendere la lettura fluida e coinvolgente. Ed anche la brevità fa la sua parte. Si, perché la Christie è riuscita a concentrare in 250 pagine un capolavoro senza tempo dal quale sono state tratte differenti trasposizioni cinematografiche, l’ultima delle quali nelle sale da qualche giorno. Buona lettura o buona visione. Ma perché no entrambe? A voi la scelta!</p>
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		<title>Storie della buonanotte per bambine ribelli &#8211; Elena Favilli e Francesca Cavallo</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/storie-della-buonanotte-per-bambine-ribelli-elena-favilli-e-francesca-cavallo/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Nov 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cavallo, Francesca]]></category>
		<category><![CDATA[Favilli, Elena]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Primo in classifica a distanza di poche settimane dalla sua uscita, Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie è un libro che ha diviso, che ha fatto discutere come solo i casi editoriali sanno fare. Confesso pertanto di essermi accostata a questa lettura con grandi titubanze. Avevo sentito molte critiche, a partire dalla copertina che sarebbe stata astutamente attraente nel formato e nei colori, ma anche nel titolo, giudicato ingannevole nell’utilizzo di parole come “ribelli” e “buonanotte”.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Storie della buonanotte per bambine ribelli" href="https://www.my-libraryblog.com/storie-della-buonanotte-per-bambine-ribelli-elena-favilli-e-francesca-cavallo/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Storie della buonanotte per bambine ribelli" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/revslider/slider_lanostrarecensione/storie-della-buonanotte-per-bambine-ribelli.jpg" alt="Storie della buonanotte per bambine ribelli" width="200" border="0" /></a>Primo in classifica a distanza di poche settimane dalla sua uscita, <strong>Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie</strong> è un libro che ha diviso, che ha fatto discutere come solo i casi editoriali sanno fare. Confesso pertanto di essermi accostata a questa lettura con grandi titubanze. Avevo sentito molte critiche, a partire dalla copertina che sarebbe stata astutamente attraente nel formato e nei colori, ma anche nel titolo, giudicato ingannevole nell’utilizzo di parole come “ribelli” e “buonanotte”. È stata poi la volta del contenuto e della scelta di includere certe donne “straordinarie” in luogo di altre, e ancora, dello stile troppo semplicistico e privo di riferimenti storici e ambientali di rilievo. Anche il fatto che si trattasse solo di esempi femminili è stato oggetto di rimostranze, perché anche quelli maschili sarebbero stati utili a superare antiquate dicotomie sessiste. E poi chi sarebbero i destinatari? Bambine o bambini? Adolescenti o adulti? Molte domande e molte perplessità hanno dunque preceduto l’acquisto. Si, perché poi l’ho acquistato il libro, fermamente convinta del fatto che si possa esprimere un’opinione, se mai ci viene richiesta o se mai interessa a qualcheduno, soltanto dopo una attenta lettura e una riflessione personale. Ebbene io l’ho trovato sorprendentemente piacevole. Non che sia completamente in disaccordo con le critiche; credo infatti che molte abbiano ragione d’essere. È vero per esempio che le storie sono quasi prive di contesto, che alla loro complessità non viene fatta alcuna giustizia e che, se vogliamo delle storie della buonanotte, la letteratura per ragazzi ci offre altri esempi ineccepibili e di assoluta qualità. Tuttavia a me piace definire il contenuto di questo libro come semplice, piuttosto che banale; come spunto di riflessione, piuttosto che come sterile elenco privo di qualsivoglia spessore; come valida alternativa ad una lettura di draghi e principesse, piuttosto che solo un’abilissima operazione di marketing.</p>
<p>Continua a leggere la recensione di Storie della buonanotte per bambine ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo.</p>
<p>Operazione che senza dubbio c’è stata, ma per una volta che si cerca di valorizzare dei modelli femminili che potrebbero essere di ispirazione, nella nostra storia che sembra, e ribadisco sembra, fatta per lo più da uomini, trovo che sia di assoluto pregio e merito. Non è la migliore scelta possibile? Si possono spargere semi migliori nelle testoline delle nostre bimbe e bimbi? Si, molto probabile. Ma per quanto mi riguarda <strong>Storie della buonanotte per bambine ribelli</strong> è un piccolo e prezioso compendio di storie di donne alle quali ispirarsi, compendio che trae forza dalla sua brevità, dalla sua immediatezza, forse anche dalla sua leggerezza.<br />
È stato il libro inedito maggiormente finanziato nella storia del crowdfunding, avendo raggiunto una cifra superiore al milione di dollari in poco meno di un mese dal lancio dell’iniziativa. Elena Favilli e Francesca Cavallo sono le giovani e talentuose fautrici di questo progetto. Non posso che ammirarle per la loro idea, la loro tenacia e intraprendenza.</p>
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		<title>Le ali della sfinge &#8211; Andrea Camilleri</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Nov 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Camilleri, Andrea]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Le ali della sfinge, pubblicato da Sellerio nel 2006, è uno dei romanzi gialli di Andrea Camilleri con protagonista il commissario più conosciuto d’Italia. Troviamo un Montalbano scosso da dubbi, impensierito dallo scorrere del tempo, innervosito dalle liti telefoniche con l’eterna e lontana fidanzata Livia. È in questo contesto che Montalbano indaga sul caso di una giovane donna gettata in una discarica, uccisa e sfigurata. Solo un tatuaggio sulla spalla sinistra, raffigurante una particolare farfalla notturna, potrebbe aiutarne l’identificazione. Un mondo nuovo si palesa al commissario quando scoprirà che la sfortunata ragazza russa, venuta in Italia insieme ad altre sue coetanee, tatuate come lei, veniva aiutata da un’associazione benefica cattolica.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Le ali della sfinge" href="http://www.my-libraryblog.com/le-ali-della-sfinge-andrea-camilleri/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Le ali della sfinge" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/le-ali-della-sfinge.jpg" alt="Le ali della sfinge" width="130" border="0" /></a><br />
<strong>Le ali della sfinge</strong>, pubblicato da Sellerio nel 2006, è uno dei romanzi gialli di Andrea Camilleri con protagonista il commissario più conosciuto d’Italia. Troviamo un Montalbano scosso da dubbi, impensierito dallo scorrere del tempo, innervosito dalle liti telefoniche con l’eterna e lontana fidanzata Livia. È in questo contesto che Montalbano indaga sul caso di una giovane donna gettata in una discarica, uccisa e sfigurata. Solo un tatuaggio sulla spalla sinistra, raffigurante una particolare farfalla notturna, potrebbe aiutarne l’identificazione. Un mondo nuovo si palesa al commissario quando scoprirà che la sfortunata ragazza russa, venuta in Italia insieme ad altre sue coetanee, tatuate come lei, veniva aiutata da un’associazione benefica cattolica.</p>
<p>Una storia interessante senza dubbio, con i personaggi in stile Camilleri. Presenti Fazio e il vice commissario Mimì Augello, validi collaboratori; immancabile Catarella con i suoi strafalcioni linguistici; ben delineati i signori della politica e i superiori incompetenti; irrinunciabile il medico legale Pasquano. Impossibile non sorridere pensando a quest’ultimo e al suo carattere, per così dire, difficile. I dialoghi tra lui e il commissario, certamente drammatici per gli argomenti trattati, grazie all’ironia, al sarcasmo e al linguaggio utilizzato, rappresentano alcuni dei momenti più riusciti della narrazione scritta ancor prima di quella televisiva. Nonostante ciò, credo che <strong>Le ali della sfinge</strong> non sia uno dei libri migliori di Camilleri. L&#8217;ho trovo lento nello scorrere della lettura, a volte inconcludente, eccessivo nel rapporto burrascoso con Livia e, forse, troppo frettoloso nel finale. Una lettura piacevole, che consiglio comunque, ma non straordinariamente coinvolgente.</p>
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		<title>La caccia al tesoro &#8211; Andrea Camilleri</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/la-caccia-al-tesoro-andrea-camilleri/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Nov 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Camilleri, Andrea]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni volta che leggo una delle avventure di Montalbano, la mia prima sensazione è quella di stupore, di meraviglia, forse anche di incredulità. Perché davvero la vena narrativa, l’architettura degli intrecci, la struttura linguistica e infine la numerosità dei suoi scritti, tutti comunque di grande qualità, mi lasciano sempre di stucco. Nessuna ripetizione, nessuna noia, nessuna monotonia.
La caccia al tesoro, pubblicato da Sellerio nel 2010, è il sedicesimo romanzo di Andrea Camilleri con protagonista il commissario più conosciuto d’Italia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="La caccia al tesoro" href="http://www.my-libraryblog.com/la-caccia-al-tesoro-andrea-camilleri/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="La caccia al tesoro" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-caccia-al-tesoro.jpg" alt="La caccia al tesoro" width="130" border="0" /></a>Ogni volta che leggo una delle avventure di Montalbano, la mia prima sensazione è quella di stupore, di meraviglia, forse anche di incredulità. Perché davvero la vena narrativa, l’architettura degli intrecci, la struttura linguistica e infine la numerosità dei suoi scritti, tutti comunque di grande qualità, mi lasciano sempre di stucco. Nessuna ripetizione, nessuna noia, nessuna monotonia.<br />
<strong>La caccia al tesoro</strong>, pubblicato da Sellerio nel 2010, è il sedicesimo romanzo di Andrea Camilleri con protagonista il commissario più conosciuto d’Italia. Parte in maniera lenta, ma cresce via via di intensità. Due anziani fuori di senno, una bambola gonfiabile sfigurata, la scomparsa di una giovane donna, le strane lettere anonime che sembrano invitare il commissario ad una sorta di caccia al tesoro, sono questi gli elementi dell’indagine.</p>
<p>Tutti pezzi di un puzzle che andranno a incastrarsi a perfezione, ma che catapulteranno Montalbano in un noir dalle tinte fosche. Non manca il lessico storpiato ed unico di Catarella, l’essere sciupafemmine del vice commissario Mimì Augello, la sagacia di Fazio, la lealtà di Galluzzo. E poi l’amica Ingrid e la lontana Livia completano il quadro con il loro tocco femminile. Personaggi delineati in maniera straordinaria aggiungendo ogni volta qualche elemento in più e resi, nel contempo, sempre più fedeli a se stessi. Quale sia il segreto di Camilleri non è dato sapere, non a me per lo meno. Insomma una bella indagine, scritta come solo questo autore sa fare. Scorrevole, fluida e nient’affatto scontata. Un ritmo incalzante e verace per una penna di eccezionale talento.</p>
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		<title>Una voce di notte &#8211; Andrea Camilleri</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Camilleri, Andrea]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato nel 2012 dalla casa editrice Sellerio, ma composto diverso tempo prima, Una voce di notte è uno dei gialli di Andrea Camilleri con protagonista il commissario Montalbano. Incalzato dall’età, sospeso tra il ricordo di ciò che era e la coscienza di ciò che è, avvezzo ai soliloqui, burbero e malinconico, Montalbano è l’antieroe per &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Una voce di notte" href="https://www.my-libraryblog.com/una-voce-di-notte-andrea-camilleri/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Una voce di notte" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/revslider/slider_lanostrarecensione/una-voce-di-notte.jpg" alt="Una voce di notte" width="130" border="0" /></a>Pubblicato nel 2012 dalla casa editrice Sellerio, ma composto diverso tempo prima, <strong>Una voce di notte</strong> è uno dei gialli di Andrea Camilleri con protagonista il commissario Montalbano. Incalzato dall’età, sospeso tra il ricordo di ciò che era e la coscienza di ciò che è, avvezzo ai soliloqui, burbero e malinconico, Montalbano è l’antieroe per eccellenza. Un personaggio che non posso eliminare dalla testa, perché mi viene in mente anche quando non sono alle prese con la lettura delle sue vicende. Questa volta si imbatte dapprima in un furto, poi in un suicidio, successivamente nella scomparsa di una guardia notturna, infine nel brutale omicidio di una giovane donna. Una trama complicata nella quale non mancano i colpi di scena e in cui sono presenti, come intercalari del racconto, memorie letterarie e cenni al cinema hollywoodiano della Chicago degli anni Trenta.</p>
<p>È una narrazione in cui Camilleri coglie, ancora una volta, l’occasione di sottolineare la relazione tra mafia e politica, la connivenza tra delinquenti e rappresentanti dello stato. Un quadro all’interno del quale giocano un ruolo fondamentale i fedeli collaboratori di Montalbano, a cominciare dal sagace vice commissario Mimì Augello, per continuare con l’efficiente Fazio e concludere con l’impareggiabile addetto alle telefonate, Catarella. Mimì, che non riesce a resistere a una bella donna, Fazio, che indugia su nomi e date con precisione certosina e Catarella, che non pronuncia correttamente un nome nemmeno per sbaglio, sono tutti delineati perfettamente e con una abilità tale da risultare sempre leggeri e godibili. Anche in <strong>Una voce di notte</strong> non mancano visioni oniriche ed elucubrazioni, forse agevolate dall’età; e non latitano nemmeno i comportamenti poco ortodossi che tanto rendono Montalbano un uomo e non un eroe, nel senso più consueto del termine per lo meno. Quella di Camilleri è sempre una lettura gradevole e credibile. Lo trovo pungente, ironico, equilibrato, senza inutili e fastidiosi eccessi. Ha il pregio di una scrittura fluida e scorrevole a dispetto del linguaggio, che molti trovano incomprensibile, ma che personalmente ritengo perfetto per i protagonisti e i luoghi in cui questi si muovono.</p>
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		<title>Se questo è un uomo &#8211; Primo Levi</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Levi, Primo]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[“Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.”
Primo Levi, chimico torinese, aveva ventiquattro anni quando fu catturato dalla milizia fascista alla fine del 1943 e, essendo ebreo e partigiano, consegnato ai nazisti e deportato ad Auschwitz. Se questo è un uomo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Se questo è un uomo" href="https://www.my-libraryblog.com/se-questo-e-un-uomo-primo-levi/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Se questo è un uomo" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/se-questo-e-un-uomo.jpg" alt="Se questo è un uomo" width="200" border="0" /></a><em>“Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.”</em></p>
<p>Primo Levi, chimico torinese, aveva ventiquattro anni quando fu catturato dalla milizia fascista alla fine del 1943 e, essendo ebreo e partigiano, consegnato ai nazisti e deportato ad Auschwitz.<br />
Riuscì miracolosamente a sopravvivere. Il suo incarico di specialista di laboratorio, una seppur scarna conoscenza della lingua tedesca, l’incontro con un impiegato non detenuto del lager che gli procurava del cibo, furono tutti fattori che contribuirono alla sua salvezza. Non fu così per la quasi totalità degli ebrei presenti nel campo. Solo venti su seicentocinquanta tornarono a casa.</p>
<p><em>“Eccomi dunque sul fondo. A dare un colpo di spugna al passato e al futuro si impara assai presto, se il bisogno preme. Dopo quindici giorni dall’ingresso, già ho la fame regolamentare, la fame cronica sconosciuta agli uomini liberi, che fa sognare di notte e siede in tutte le membra dei nostri corpi; già ho imparato a non lasciarmi derubare, e se anzi trovo in giro un cucchiaio, uno spago, un bottone di cui mi possa appropriare senza pericolo di punizione, li intasco e li considero miei di pieno diritto. Già mi sono apparse, sul dorso dei piedi, le piaghe torpide che non guariranno. Spingo vagoni, lavoro di pala, mi fiacco alla pioggia , tremo al vento; già il mio stesso corpo non è più mio: ho il ventre gonfio e le membra stecchite, il viso tumido al mattino e incavato a sera; qualcuno fra noi ha la pelle gialla, qualche altro grigia: quando non ci vediamo per tre o quattro giorni, stentiamo a riconoscerci l’un l’altro.”</em></p>
<p>Se questo è un uomo è una delle opere più celebri sull’Olocausto. Un diario, un memoriale, ma anche uno studio scientifico di quei meccanismi sociali e psicologici che si svilupparono nei lager, tra tentativo di ribellione, puro orrore e inevitabile resa. E’ un libro da leggere e rileggere, da tenere fisso nella memoria, perché serva da monito, perché faccia urlare perennemente le nostre coscienze, perché questo nostro sapere non si assopisca con il passare del tempo. Questo terribile capitolo della storia non è solo opera di mostri, ma anche di semplici uomini pronti a credere e obbedire senza discutere. Bisogna informarsi e capire. Solo così impareremo a diffidare di chi vuole convincere con strumenti diversi dalla ragione, a sospettare di tutti i presunti profeti, ad accettare verità meno entusiasmanti, raggiungibili con fatica e studio, piuttosto che rincorrere status semplici e comodi che sembrano non avere alcun costo. Perché alla fine un costo c’è sempre e può essere terribilmente spropositato.<br />
Se questo è un uomo, testimonianza sconvolgente e capolavoro della nostra letteratura.</p>
<p align="right"><a href="http://www.my-libraryblog.com/">www.my-libraryblog.com</a></p>
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		<title>Quel che resta del giorno &#8211; Kazuo Ishiguro</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/quel-che-resta-del-giorno-kazuo-ishiguro/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Nov 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ishiguro, Kazuo]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.brunoros.com/testmylibrartmp/quel-che-resta-del-giorno-kazuo-ishiguro/</guid>
		<description><![CDATA[È di circa un mese fa la notizia dell’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura 2017 a Kazuo Ishiguro. Scrittore britannico di origine giapponese, Ishiguro è conosciuto soprattutto per la trasposizione cinematografica del suo Quel che resta del giorno risalente al 1989. Fu il regista James Ivory a rendere famoso questo scritto grazie all’ausilio degli &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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						<div class="fusion-text"><p><a title="Quel che resta del giorno" href="https://www.my-libraryblog.com/quel-che-resta-del-giorno-kazuo-ishiguro/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Quel che resta del giorno" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/revslider/slider_lanostrarecensione/quel-che-resta-del-giorno.jpg" alt="Quel che resta del giorno" width="200" border="0" /></a>È di circa un mese fa la notizia dell’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura 2017 a Kazuo Ishiguro. Scrittore britannico di origine giapponese, Ishiguro è conosciuto soprattutto per la trasposizione cinematografica del suo <strong>Quel che resta del giorno</strong> risalente al 1989. Fu il regista James Ivory a rendere famoso questo scritto grazie all’ausilio degli straordinari Anthony Hopkins ed Emma Thompson. Ma anche se il film ha bene assolto il suo compito, il libro, come spesso accade, merita maggiormente. Il personaggio creato da Ishiguro mi è rimasto nel cuore e nella testa. Un maggiordomo sempre fedele a se stesso, al suo status di servitore e alla sua famiglia. Mr Stevens, questo il suo nome, è un uomo dalla straordinaria dignità; è caratterizzato da un indicibile senso del dovere, da un rigore e da un rispetto fuori dal comune e dal tempo. Dignità, senso del dovere e rigore sono concetti dai quali il protagonista non può prescindere e che nella narrazione occupano un posto d’onore. La sua compostezza in ogni situazione è proverbiale, la sua attenzione per l’etichetta, assolutamente irreprensibile, l’eccellenza nel dirigere Darlington Hall e coloro che vi prestano servizio, una priorità.<br />
Continua a leggere la recensione di Quel che resta del giorno di Kazuo Ishiguro.</p>
<p>I suoi unici giorni di libertà dal lavoro, durante i quali si reca in Cornovaglia, costituiscono l’occasione di un autentico viaggio interiore ancor più che un viaggio reale. Occasioni perdute, parole non dette, prese di coscienza ovattate da una impalpabile nostalgia e scosse dall’inarrestabile fuggire del tempo trovano ora spazio nella sua mente. Ma nonostante non manchi molto alla fine del suo “giorno”, non si allontana nemmeno in questa circostanza dal suo essere. Incantevole anche il personaggio femminile di Miss Kenton la quale però, nonostante la serietà, l’attenzione e la bravura con cui svolge il lavoro di governante, non lascia che la sua vita sia completamente assorbita, non permette che il sorriso venga cancellato dal suo viso. Elegante e malinconico questo scritto induce a riflessioni inconsuete e indugia su un percorso intimo non facile. Appartiene ad un genere di narrazione lenta, che di norma non amo. Ma in <strong>Quel che resta del giorno</strong>, Ishiguro non permette che il lettore si annoi e anzi, l’incedere dei pensieri del protagonista, offre sempre numerosi spunti di riflessione, di rapimento e sensazioni di immedesimazione. Un libro scritto con maestria che sa toccare in profondità, scavare nell’animo umano e che, anche a distanza di tempo dalla lettura, resta impresso nella memoria. Per lo meno questo è quanto è accaduto a me.<br />
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		<title>Storia di una ladra di libri &#8211; Markus Zusak</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/storia-di-una-ladra-di-libri-markus-zusak/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Zusak, Markus]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato nel 2005, Storia di una ladra di libri, il cui titolo originario è La bambina che salvava i libri, è un romanzo scritto dall’autore australiano Markus Zusak. Diventa presto un best seller internazionale e viene tradotto in più di trenta lingue. Da esso viene tratto il film di successo dal titolo omonimo. La morte è la singolare voce narrante di questo racconto.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
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						<div class="fusion-text"><p><a title="Storia di una ladra di libri" href="https://www.my-libraryblog.com/storia-di-una-ladra-di-libri-markus-zusak/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Storia di una ladra di libri" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/storia-di-una-ladra-di-libri-1.jpg" alt="Storia di una ladra di libri" width="200" border="0" /></a></p>
<p>Pubblicato nel 2005, <strong>Storia di una ladra di libri</strong>, il cui titolo originario è La bambina che salvava i libri, è un romanzo scritto dall’autore australiano Markus Zusak. Diventa presto un best seller internazionale e viene tradotto in più di trenta lingue. Da esso viene tratto il film di successo dal titolo omonimo. La morte è la singolare voce narrante di questo racconto. Certo una morte differente da quella che immaginiamo: non ha la testa a forma di teschio e nemmeno la falce; è una morte fatta quasi persona, caritatevole persino, ma pur sempre morte, ligia al dovere di raccogliere anime senza distinzione di posizione sociale, sesso o età. Affascinata dal genere umano, la morte si sofferma di quando in quando a osservare la vita di qualcuno. E stavolta la vita in questione è quella di Liesel Meminger, una bambina alla quale porta via il fratellino Werner, durante il tragitto che li sta portando dalla loro famiglia adottiva. Quando il piccolo Werner viene seppellito, Liesel, che non sa né leggere né scrivere, per la prima volta, porta via un libretto caduto dalla tasca del becchino, ponendo inizio alla sua storia di ladra di libri. Siamo nella Germania del 1939, il regime del Fuhrer continua la sua inesorabile ascesa e i libri non sono fonte di sapere, ma ottimo materiale per accendere il fuoco. È rimasta sola: la madre è fuggita perché comunista e il fratello è morto. Liesel comincia la sua nuova vita nella cittadina tedesca di Molching, in un quartiere povero, a casa degli Hubermann. Hans è il padre adottivo di Liesel. È un uomo dall’animo gentile e combattivo nello stesso tempo, fa l’imbianchino di mestiere, ma non trova lavoro perché non iscritto al partito nazista. Insegnerà a leggere alla piccola e sarà per lei un grande sostegno. Rosa è la madre adottiva. In apparenza rude e severa, vorrà bene a Liesel e si dimostrerà dal cuore d’oro quando decideranno di nascondere nella loro cantina il giovane ebreo Max, a scapito della loro stessa incolumità. Liesel comincia a frequentare la scuola, ma non è semplice per una bambina analfabeta come lei. Tra l’orrore e la crudeltà, le umiliazioni e i sentimenti calpestati, la fame e le privazioni, Liesel troverà conforto nella sua neonata passione per i libri che pian piano imparerà a leggere. Ne sottrae uno da un rogo ed altri ancora dalla biblioteca di una benestante famiglia tedesca scoprendo una inaspettata alleata nella proprietaria della medesima biblioteca.<br />
<strong>Storia di una ladra di libri</strong> è un racconto commovente e intenso. Possiede uno stile semplice, scorrevole e perciò si legge velocemente. L’autore è sempre molto chiaro ed efficace. Mi piace molto la prospettiva del racconto da cui si evince il dolore e la sofferenza di quella parte di popolo tedesco che ha cercato di resistere alle angherie e ai soprusi del folle regime nazista. Dalla lettura emergono temi fondamentali e di grande valore per la formazione dei ragazzi, ma è di stimolo per chiunque non possa e non voglia dimenticare gli orrori del passato: l’amicizia, come quella tenerissima tra Liesel e il vicino di casa Rudy, l’amore familiare che nasce e si consolida tra la protagonista e la sua famiglia adottiva, la solidarietà nei confronti dei perseguitati, la paura della morte, il dolore per la perdita. È una lettura adatta a chi ama la conoscenza, a chi crede nell’importanza delle parole scritte e nel valore del sapere, a chi considera un libro un luogo sicuro e liberale in cui trovare sempre conforto.</p>
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		<title>Il tallone di ferro &#8211; Jack London</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Oct 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[London, Jack]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritto da Jack London nel 1908, Il tallone di ferro è un romanzo distopico che ipotizza una società soggiogata dal potere dittatoriale dell’oligarchia statunitense. La conseguente reazione del nascente partito socialista crea uno scenario caotico devastato da tentativi di rivoluzione e sanguinose lotte. Società capitalistica e proletariato ribelle si scontrano portando alla luce un sistema &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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						<div class="fusion-text"><p><a title="Il tallone di ferro" href="https://www.my-libraryblog.com/il-tallone-di-ferro-jack-london/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Il tallone di ferro" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/revslider/slider_lanostrarecensione/il-tallone-di-ferro.jpg" alt="Il tallone di ferro" width="200" border="0" /></a>Scritto da Jack London nel 1908, <strong>Il tallone di ferro</strong> è un romanzo distopico che ipotizza una società soggiogata dal potere dittatoriale dell’oligarchia statunitense. La conseguente reazione del nascente partito socialista crea uno scenario caotico devastato da tentativi di rivoluzione e sanguinose lotte. Società capitalistica e proletariato ribelle si scontrano portando alla luce un sistema disumano, un quadro economico sociale disastroso. Voce narrante de Il tallone di ferro è Avis, figlia di un docente universitario e organizzatore di numerosi dibattiti su economia e politica. È proprio durante uno di questi incontri che conosce il giovane pensatore socialista Ernest Everhard. Questi è ribelle e affascinante e, soprattutto, ha una chiara visione della società. Avis se ne innamora e pian piano muta passando dall’essere una giovane benestante e ignara, protetta da famiglia e ceto sociale al prendere coscienza della condizione degli operai, degli agricoltori, dei minatori e delle loro famiglie. La narrazione che inizialmente veste i panni di un trattato filosofico evolve nella descrizione di una guerriglia sanguinosa, persino apocalittica. Mi è molto piaciuta, nella prima parte, la presa di coscienza del vescovo e ho trovato veramente desolante il tanto generoso, quanto ingenuo, tentativo da parte sua di mettere in pratica i precetti cristiani.</p>
<p>Continua a leggere la recensione di Il tallone di ferro di Jack London.</p>
<p>Della seconda parte invece ho apprezzato la dinamicità degli eventi e la lucidità con cui questi vengono presentati. Un’avventura insomma, anche se dagli esiti amari. Una società profondamente ingiusta quella immaginata da London, che predice tempi macabri e infelici. È un libro che preannuncia lo schiacciamento del proletariato e delle sue richieste, che ha per oggetto la rivoluzione e vanta un protagonista, non a caso, dal medesimo nome di Che Guevara. Un vero e proprio conflitto che assume i caratteri della crisi prima e di massacro e sconfitta poi. <strong>Il tallone di ferro</strong> schiaccia e distrugge chiunque si trovi dinanzi al proprio passaggio. Uno straordinario Jack London che riesce a rendere realistica una situazione fantascientifica, a dare connotazioni storiche e filosofiche ad eventi di pura fantasia, a presagire eventi sconvolgenti in tempi non sospetti. Una narrazione non semplice, ma di certo fedele all’autore.<br /> A te è piaciuto <strong>Il tallone di ferro</strong> di Jack London? Lascia un commento o un link su Facebook</p>
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		<title>Il Piccolo Principe &#8211; Antoine De Saint-Exupery</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/il-piccolo-principe-antoine-de-saint-exupery/</link>
		<comments>https://www.my-libraryblog.com/il-piccolo-principe-antoine-de-saint-exupery/#respond</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Oct 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Saint Exupéry, Antoine de]]></category>

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		<description><![CDATA[“Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”

Il fascino de Il piccolo principe sta nella sua disarmante semplicità. Insegna tante cose che abbiamo dimenticato crescendo. Non può essere considerato perciò solo un libro per bambini; ha molto da dire anche agli adulti. L’autore, in maniera originale e magica, descrive il mondo dei grandi attraverso gli occhi innocenti di un bambino evidenziandone i comportamenti irragionevoli e talvolta inutili. Il piccolo principe vive su un pianeta talmente piccolo che può ammirare gli adorati tramonti ogni volta che vuole, semplicemente spostando la sedia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
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						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-25 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-piccolo-principe-300x421.jpg" width="300" height="421" alt="" title="il-piccolo-principe" class="img-responsive wp-image-46" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-piccolo-principe-200x281.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-piccolo-principe-400x561.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-piccolo-principe-600x842.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-piccolo-principe.jpg 713w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span><div class="fusion-text"><blockquote>
<p>“Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”</p>
</blockquote>
<p>Il fascino de <em>Il piccolo principe</em> sta nella sua disarmante semplicità. Insegna tante cose che abbiamo dimenticato crescendo. Non può essere considerato perciò solo un libro per bambini; ha molto da dire anche agli adulti. L’autore, in maniera originale e magica, descrive il mondo dei grandi attraverso gli occhi innocenti di un bambino evidenziandone i comportamenti irragionevoli e talvolta inutili. Il piccolo principe vive su un pianeta talmente piccolo che può ammirare gli adorati tramonti ogni volta che vuole, semplicemente spostando la sedia. Sua unica compagnia una rosa il cui seme è arrivato lì chissà da dove. A dire la verità si tratta di una rosa un po’ capricciosa e ingrata che esaspera talmente il piccolo principe da farlo scappar via, approfittando della migrazione di alcune rondini. Il suo è un viaggio lungo e tortuoso durante il quale incontra personaggi bizzarri che gli mostrano un mondo fino a quel momento sconosciuto. C’è chi conta e riconta le stelle sostenendo di possederle come un capitale; chi si crede di regnare sull’universo intero quando non c’è nessuno a sapere della sua esistenza; chi è ligio al suo dovere al limite del paradosso; chi è vanitoso e vive nell’attesa di qualcuno che lo ammiri. Ogni personaggio de <em>Il piccolo principe</em> rispecchia un aspetto diverso della vita degli adulti. Giunge infine sulla Terra che è il più grande tra i pianeti visitati e di gran lunga il più interessante. Incontra una volpe che, nonostante sia diffidente con gli uomini, di fronte all’ingenuità del protagonista, vorrebbe farsi “addomesticare” per essere l’unica al mondo e non uguale a centomila.. Addomesticare è una cosa dimenticata da molto tempo ormai e vuol dire “creare legami”.<br />
Queste alcune delle parole della volpe:</p>
<blockquote>
<p><em>“Non si conoscono che le cose che si addomesticano. Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici”</em></p>
</blockquote>
<p>Incontra un giardino fiorito di rose che inizialmente lo rende infelice e lo fa piangere.<br />
Il suo fiore gli aveva raccontato che era il solo della sua specie in tutto l’universo. Ed ecco che ce n’erano cinquemila, tutte simili, in un solo giardino.<br />
Ma poi ne comprende l’unicità grazie agli insegnamenti della volpe stessa:</p>
<blockquote>
<p><em>“Voi siete belle, ma siete vuote. Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho annaffiata. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.”</em></p>
</blockquote>
<p>A volte dobbiamo allontanarci da chi amiamo per capirne l’importanza e il valore; a volte abbiamo bisogno di un amico che ci insegni e che ci guidi in situazione difficili da comprendere.<br />
Infine incontra chi narra questa storia, l’aviatore dispersosi nel Sahara che, impegnato nella riparazione del suo aereo, non si accorge immediatamente di quanto prezioso sia quel bimbo strano.<br />
Ma presto tra di loro nasce una stretta amicizia che li arricchirà solo come le vere amicizie sanno fare e che li terrà sempre vicini nonostante le distanze geografiche.<br />
Ma la frase che è l’emblema di questo racconto è senza dubbio questa:</p>
<blockquote>
<p><em>“Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”</em></p>
</blockquote>
<p><em>Il piccolo principe</em>, un libro senza tempo e senza età per tutti coloro che amano creare legami, credono nell’amicizia e nei rapporti semplici e veri. Un libro per i ragazzi, ma anche per gli adulti affinché non dimentichino di essere stati bambini.</p>
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		<title>L’ombra del vento &#8211; Carlos Ruiz Zafon</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Sep 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Zafon, Carlos Ruiz]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato in Spagna nel 2001 è divenuto, non grazie a studiate campagne promozionali ma al solo passaparola dei lettori, un caso editoriale premiato da un grandissimo successo di critica e pubblico in tutto il mondo. L’ombra del vento, con le sue storie dentro le storie, mescola con sapienza diversi generi narrativi passando dal poliziesco al sentimentale, dalla tragedia alla commedia. Il giovane protagonista Daniel Sempere, vive con il padre libraio antiquario a Barcellona,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="L’ombra del vento" href="https://www.my-libraryblog.com/l%e2%80%99ombra-del-vento-carlos-ruiz-zafon/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="L’ombra del vento" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/lombra-del-vento.jpg" alt="L’ombra del vento" width="200" border="0" /></a><br />
Pubblicato in Spagna nel 2001 è divenuto, non grazie a studiate campagne promozionali ma al solo passaparola dei lettori, un caso editoriale premiato da un grandissimo successo di critica e pubblico in tutto il mondo. <strong><em>L’ombra del vento</em></strong><em>,</em> con le sue storie dentro le storie, mescola con sapienza diversi generi narrativi passando dal poliziesco al sentimentale, dalla tragedia alla commedia. Il giovane protagonista Daniel Sempere, vive con il padre libraio antiquario a Barcellona, nell’assenza e nel ricordo della madre prematuramente scomparsa. Daniel, che è anche la principale voce narrativa del racconto, si sveglia all’alba del suo undicesimo compleanno angosciato per il fatto di non ricordare più il volto della madre. E’ il 1945. La stessa mattina il padre lo porta nel Cimitero dei Libri Dimenticati, una labirintica e gigantesca biblioteca, nella quale vengono conservati migliaia di volumi sottratti all’oblio.</p>
<p><em>“Questo luogo è un mistero, Daniel, un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza. Molti anni fa, quando mio padre mi portò qui per la prima volta, questo luogo era già vecchio, quasi come la città. Nessuno sa con certezza da quanto tempo esista o chi l’abbia creato. Ti posso solo ripetere quello che mi disse mio padre: quando una biblioteca scompare, quando una libreria chiude i battenti, quando un libro si perde nell’oblio, noi, custodi di questo luogo, facciamo in modo che arrivi qui. E qui i libri che più nessuno ricorda, i libri perduti nel tempo, vivono per sempre, in attesa del giorno in cui potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito. Noi li vendiamo e li compriamo, ma in realtà i libri non ci appartengono mai. Ognuno di questi libri è stato il miglior amico di qualcuno. Adesso hanno soltanto noi, Daniel. Pensi di poter mantenere il segreto?”</em></p>
<p>Queste le parole che il libraio rivolge al figlio Daniel in quella mattina d’estate. Qui lo invita, secondo tradizione, ad adottare uno dei libri e a promettere di averne cura per tutta la vita. La scelta ricade proprio su<strong> <em>L’ombra del vento</em></strong> dello sconosciuto autore Julian Carax. Daniel ne è rapito; legge il libro tutto d’un fiato. Il suo entusiasmo lo porta a cercare altri libri dello stesso autore, ma scopre che quella in suo possesso potrebbe essere l’unica copia sopravvissuta di tutte le opere di Carax. Un uomo misterioso, dalle fattezze macabre, da anni ne cerca gli scritti per darli alle fiamme. Si fa chiamare Laìn Coubert e nei libri dello scrittore rappresenta il Diavolo.<br />
Intrigato dal mistero, Daniel inizia a indagare riportando alla luce storie di famiglie distrutte, amori fatali, infanzie difficili, incondizionata amicizia, lealtà assoluta e follia omicida. Una ricerca che dura un decennio e che accompagna Daniel nella sua crescita, fino a quando diventa un uomo; una ricerca che mette in evidenza tutta una serie di eventi e circostanze simili a quelle della vita di Carax. Un parallelismo che sconvolge e turba. Tutte le vicende e le ricerche di Daniel si intrecciano con la storia della decadente Barcellona, ferita dalla guerra civile e dal franchismo, raffigurata spesso con toni foschi e sotto una battente pioggia.<br />
Un libro magnetico che parla di libri, di autori di libri, di lettori e di editori. E soprattutto del potere delle parole, dello spirito di chi le ha scritte e anche di chi le legge.Vi capiterà di pensare ai personaggi de <em>L’ombra del vento</em> anche diverso tempo dopo averlo terminato e vi rammaricherete di non poter sapere ancora qualcosa della loro vita. E soprattutto non potrete fare a meno di innamorarvi di Daniel o Julian, e di emozionarvi pensando a Penelope o Beatriz.</p>
<p>Magia ed estro mescolati con sapienza per una lettura indimenticabile…</p>
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		<title>Manuale per ragazze di successo &#8211; Paolo Cognetti</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Aug 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cognetti, Paolo]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho pensato di rendere omaggio a Paolo Cognetti, vincitore dell’ultimo Premio Strega, ricordando il suo esordio letterario edito da Minimum fax. Manuale per ragazze di successo è una raccolta di sette racconti alla quale mi sono avvicinata per caso e con non poca diffidenza. Sette donne alla ricerca di sé, donne innamorate o che non &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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						<div class="fusion-text"><p><a title="Manuale per ragazze di successo" href="http://www.my-libraryblog.com/manuale-per-ragazze-di-successo-paolo-cognetti/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Manuale per ragazze di successo" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/manuale-per-ragazze-di-successo.jpg" alt="Manuale per ragazze di successo" width="130" border="0" /></a>Ho pensato di rendere omaggio a Paolo Cognetti, vincitore dell’ultimo Premio Strega, ricordando il suo esordio letterario edito da Minimum fax. <strong>Manuale per ragazze di successo</strong> è una raccolta di sette racconti alla quale mi sono avvicinata per caso e con non poca diffidenza. Sette donne alla ricerca di sé, donne innamorate o che non si abbandonano all’amore, che qualche volta si trovano e altre si perdono, che rinunciano alla carriera o che mai lo farebbero. Sullo sfondo delle periferie di Milano fatte di aeroporti, autostrade e circonvallazioni, sette ritratti femminili dominano la scena con i loro problemi lavorativi e familiari, con le loro fragilità e i loro punti di forza. Davvero sorprendente come Cognetti riesca a cogliere il punto di vista squisitamente femminile in ciascuna delle sette storie. Donne giovani e tormentate, sulla soglia di una svolta, all’imbocco di un bivio, alle prese con quei momenti di passaggio che, in quanto tali, sono forieri di dubbi e incertezze. Se sia una scelta migliorativa non è dato sapere, ma in fondo poco importa. Ciò che conta veramente è il coraggio di cambiare, di prendere atto di ciò che rende desolante la propria vita e di cercare una via d’uscita.<br />
Continua a leggere la recensione di Manuale per ragazze di successo di Paolo Cognetti.</p>
<p>È acuto Cognetti, provocatorio sin dal titolo <strong>Manuale per ragazze di successo</strong>. Successo che è forse quello dei padri, ma non di queste figlie e figli. Ma il futuro è ancora da scrivere. Ed è questa la potenza dei racconti: lo strappo con il passato, il delinearsi di un orientamento di vita differente, il cogliere il profilo dell’orizzonte senza più titubanze, senza se e senza ma. Diretto come pochi, essenziale e cinico a tratti, ma con quel riverbero di luce, quell’auspicio di speranza, quelle possibilità che si trovano in ciò che non è stato ancora scritto.<br />
Cognetti coglie il passaggio, il momento del cambiamento, la presa di coscienza della vacuità e della solitudine lasciando ciò che sarà all’immaginazione del lettore. E lo fa in maniera brillante e, per me, del tutto inaspettata.<br />
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		<title>Acciaio &#8211; Silvia Avallone</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jul 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Avallone, Silvia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Finalista al Premio Strega del 2010, Acciaio è l’opera prima di Silvia Avallone. Ne sono protagoniste le giovani Francesca Morganti e Anna Sorrentino. Le loro vicende si svolgono a Piombino, nella torrida estate del 2001, in una grigia realtà legata al mondo operaio della metallurgia. Sono due splendide ragazze, ma vivono una quotidianità familiare &#91;...&#93;]]></description>
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					<div class="fusion-column-wrapper" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Acciaio" href="http://www.my-libraryblog.com/acciaio-silvia-avallone/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Acciaio" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/acciaio.jpg" alt="Acciaio" width="130" border="0" /></a>Finalista al Premio Strega del 2010, <strong>Acciaio</strong> è l’opera prima di Silvia Avallone. Ne sono protagoniste le giovani Francesca Morganti e Anna Sorrentino. Le loro vicende si svolgono a Piombino, nella torrida estate del 2001, in una grigia realtà legata al mondo operaio della metallurgia. Sono due splendide ragazze, ma vivono una quotidianità familiare difficile: Francesca è figlia di un padre despota e di una madre senza carattere; Anna vive con la battagliera madre Sandra e il fratello Alessio, entrambi operai, impegnata politicamente l’una, drogato e piccolo ladro notturno l’altro. Su tutti i personaggi domina la Lucchini, la grande acciaieria che sembra muovere le fila della vita di ciascuno senza ulteriori o migliori alternative. In questo contesto familiare e sociale poco felice, Francesca e Anna sono un sostegno l’una per l’altra. Sono affascinanti Francesca e Anna, sono vincenti, sfacciate per certi versi e desiderose di affermarsi. Hanno la bellezza, comodo lasciapassare per il mondo degli adulti, l’avvenenza che può dare una svolta alla propria esistenza, poco importa se avverrà nel modo sbagliato. Sognano la vicina isola d’Elba, i ricchi villeggianti con i loro suv, uno stile di vita brillante e leggero, le spiagge pulite. Questo rapporto simbiotico è destinato però a finire. Le separerà l’amore “diverso” di Francesca e quello immaturo di Anna, ma soprattutto le differenti aspettative di vita.<br />
Continua a leggere la recensione di Acciaio di Silvia Avallone.</p>
<p>Una storia dura che lascia l’amaro in bocca, dal linguaggio a volte troppo crudo, ma drammaticamente vero. È complesso per i tanti i temi toccati nella narrazione a cominciare dal periodo burrascoso dell’adolescenza, dalla solitudine, dall’assenza dei genitori, per continuare con le serate in discoteca, la droga, la ribellione e per finire con il degrado ambientale, il pesante lavoro degli operai, la sicurezza sul lavoro e le differenze di classe sociale. È un romanzo scritto in modo semplice, ma efficace questo di <strong>Acciaio</strong>. Scorrevole e fluido nello stile ti induce a leggere velocemente fino alla fine. Fine che tuttavia non convince appieno sembrando frettolosa, lasciando insoluti diversi interrogativi e dando la sensazione di essere incompiuta. Ma è un libro che consiglio certamente di leggere avendo tanti pregi, non ultimo quello di essere l’opera prima di una giovane scrittrice.</p>
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		<title>Marcovaldo &#8211; Italo Calvino</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Jul 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Calvino, Italo]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Si tratta di una raccolta di venti novelle di Italo Calvino la cui prima edizione fu pubblicata nel 1963, in una collana di libri per ragazzi editi Einaudi. Marcovaldo, ovvero Le stagioni in città, si rifà ad una struttura di racconti che richiamano, ciascuno, una delle quattro stagioni. Ne è protagonista un uomo mite, &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Marcovaldo" href="http://www.my-libraryblog.com/marcovaldo-italo-calvino/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Marcovaldo" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/marcovaldo.jpg" alt="Marcovaldo" width="130" border="0" /></a>Si tratta di una raccolta di venti novelle di Italo Calvino la cui prima edizione fu pubblicata nel 1963, in una collana di libri per ragazzi editi Einaudi. Marcovaldo, ovvero Le stagioni in città, si rifà ad una struttura di racconti che richiamano, ciascuno, una delle quattro stagioni. Ne è protagonista un uomo mite, dall’animo gentile e nobile, completamente dedito alla famiglia e al lavoro di nome Marcovaldo. È ambientato in una grande città industriale di cui non è dato sapere il nome, probabilmente perché è ogni città industriale, tutta economia e velocità, fumo e traffico, grigio e cemento. Marcovaldo è un operaio addetto al carico-scarico delle merci nella ditta Sbav. Ama la natura e la cerca continuamente ma, in una città come quella in cui vive e lavora, questa ricerca si rivela deludente. Il desiderio di aria pulita, la speranza di un felice connubio tra città e natura, l’indizio di un qualsivoglia elemento vegetale o animale che lo avvicini ad una esistenza più salutare e genuina, sono sostanzialmente un miraggio, nulla più che la semplice aspirazione a vivere in un mondo sano e incontaminato. Tra palazzi, automobili, negozi e semafori, a Marcovaldo non sfugge il volo di un’ape, l’ingiallire di una foglia, un gruppetto di funghi in un’aiuola triste. Tutte osservazioni che puntualmente portano a cocenti delusioni perché non può fare a meno di accorgersi di quanto sofferente sia la natura, di quanto ferita sia, nel vigore e nel profondo.<br />
Continua a leggere la recensione di Marcovaldo di Italo Calvino.</p>
<p>È una bella lettura questa di Marcovaldo, dallo stile fluido e diretto. È adatta ad adulti, giovani e anche bambini. Ha il pregio di unire il mondo dell’infanzia a quello dell’età adulta in una maniera leggera e suscitando nel contempo profonde riflessioni. Quasi un monito quello di Calvino, perché se il progresso di una società è fondamentale e non è di certo auspicabile fare dei passi indietro, è altrettanto importante che gli spazi cittadini siano vivibili, a misura d’uomo e di bimbo. Una penna “favolosa” insomma, nel significato proprio della parola “favola”, perché con il suono della favola rivela grandi verità e nobili desideri. Non manca un pizzico di ironia e un pungente senso dell’umorismo che, insieme a situazioni surreali e grottesche, rendono piacevole il testo inducendo al sorriso ed emozionando. Un Calvino sempre attuale.<br />
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		<title>Lo schiavista &#8211; Paul Beatty</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jul 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Beatty, Paul]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi avrebbe mai immaginato che un uomo della periferia di Los Angeles avrebbe ai giorni nostri, a Dickens, il quartiere popolare più afroamericano di questa città, ripristinato la schiavitù e la segregazione razziale? Ebbene, questo è esattamente ciò che fa il protagonista del romanzo di Paul Beatty, vincitore del prestigiosissimo premio letterario “Man Booker &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Lo schiavista" href="http://www.my-libraryblog.com/lo-schiavista-paul-beatty/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Lo schiavista" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/lo-schiavista.jpg" alt="Lo schiavista" width="130" border="0" /></a>Chi avrebbe mai immaginato che un uomo della periferia di Los Angeles avrebbe ai giorni nostri, a Dickens, il quartiere popolare più afroamericano di questa città, ripristinato la schiavitù e la segregazione razziale? Ebbene, questo è esattamente ciò che fa il protagonista del romanzo di Paul Beatty, vincitore del prestigiosissimo premio letterario “Man Booker Prize”.<br />
<strong>Lo schiavista</strong> narra le vicende di Bonbon, non scopriremo mai quale sia il suo vero nome, figlio nero di un bizzarro studioso di scienze sociali, il quale da bambino era utilizzato come cavia dallo stesso padre per testare le sue teorie sui rapporti tra le differenti razze. Due sono gli eventi che sconvolgono la sua vita: la morte del padre, ucciso in strada per errore dalla polizia, e la decisione del governo di far scomparire il degradato sobborgo di Dickens dalle carte geografiche.<br />
Continua a leggere la recensione di Lo schiavista di Paul Beatty.</p>
<p>“Come l’intera città di Dickens, ero il figlio di mio padre, un prodotto dell’ambiente e nient’altro. Dickens era me. E io ero mio padre. Il problema è che entrambi sono scomparsi dalla mia vita, prima mio padre e poi la mia città natale, e all’improvviso non ho più avuto la minima idea di chi fossi, né di come fare a diventare me stesso.”<br />
Rimasto solo, Bonbon cercherà di continuare a fare l’agricoltore specializzato nella produzione di angurie quadrate e marijuana. Ma quando il quartiere dove vive e lavora viene del tutto cancellato, tenterà di reintrodurre la schiavitù, convinto del fatto che questo stratagemma rivitalizzerà il suo sobborgo. L’eliminazione di quei confini, di quella circoscrizione e soprattutto di quella identità lo incitano a cimentarsi in qualcosa che mai nessuno aveva osato fare e che, per ovvie ragioni, gli fa guadagnare un’imputazione in un processo davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti.<br />
<strong>Lo schiavista</strong> è uno scritto che ho molto apprezzato nonostante i tanti riferimenti ai personaggi e alla storia statunitensi di non sempre facile comprensione. Ironia feroce, satira pungente e uno stile brillante caratterizzano la narrazione di Paul Betty. Situazioni grottesche e paradossali permettono in maniera sottile di far emergere i pregiudizi razziali tutt’altro che scomparsi e ancora ben radicati. Audace nella prosa, pungente nell’idea “politicamente scorretta”, esuberante dal punto di vista linguistico. E direi ancora abilmente provocatorio e, per certi versi, divertente, ma per me soprattutto inaspettato.<br />
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		<title>La giostra dei criceti &#8211; Antonio Manzini</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jun 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Manzini, Antonio]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="La giostra dei criceti" href="http://www.my-libraryblog.com/la-giostra-dei-criceti-antonio-manzini/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="La giostra dei criceti" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-giostra-dei-criceti.jpg" alt="La giostra dei criceti" width="130" border="0" /></a>Pubblicato da Einaudi nel 2007, La giostra dei criceti è un romanzo di Antonio Manzini. È la storia di una corsa senza meta, disperata quanto inutile, di quattro modesti criminali che decidono di rapinare una banca per dare finalmente una svolta alla propria vita. Il loro piano però, anche se studiato nei minimi dettagli, non si evolve come previsto. In contemporanea si sviluppa la vicenda di altri quattro personaggi che, nei palazzi del potere, credono di poter risolvere il problema delle pensioni. Due mondi separati in apparenza i cui protagonisti si trovano in cima e in fondo alla scala sociale, ma che sono più simili di quanto non si creda. Tutti cercano il modo di sistemarsi per sempre, il colpo grosso e dunque la ricchezza, quella che si raggiunge facendo il furbo, quella veloce, non certo il frutto di onesto e prolungato lavoro.<br />
Continua a leggere la recensione di La giostra dei criceti di Antonio Manzini.</p>
<p>Un turbinio di avventure tra satira spietata e cinismo tragico, tra delirante ironia e drammatica lucidità. Personaggi dai caratteri differenti e di eterogenea estrazione sociale, fanno emergere una realtà cruda e senza filtri, una società in cui nessuna solidarietà può esistere, dove lo scontro generazionale è forte, dove i più poveri ed emarginati rimarranno tali, costretti a girare in tondo, a non avere vie di fuga, a tornare continuamente allo stesso punto di partenza. Tra il grottesco e il giallo Manzini, oggi conosciuto per aver dato alle stampe i racconti con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone, dipinge un ritratto ben poco lusinghiero della nostra età e fornisce un ottimo spunto di riflessione sulle sue finzioni e sulle sue facciate. È una lettura che strappa più di qualche sorriso, un sorriso amaro a ben guardare.</p>
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		<title>L&#8217;onore perduto di Katharina Blum &#8211; Heinrich Boll</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jun 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Boll, Heinrich]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato nel 1974, L’onore perduto di Katharina Blum è uno dei più conosciuti libri di Heinrich Boll. Lo scrittore tedesco, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1972, mi è molto caro per diverse ragioni. Il modo in cui ha descritto la guerra e il dopoguerra, il suo essere pacifista, le sue denunce &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="L'onore perduto di Katharina Blum" href="http://www.my-libraryblog.com/lonore-perduto-di-katharina-blum-heinrich-boll/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="L'onore perduto di Katharina Blum" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/lonore-perduto-di-katharina-blum.jpg" alt="L'onore perduto di Katharina Blum" width="130" border="0" /></a>Pubblicato nel 1974, <strong>L’onore perduto di Katharina Blum</strong> è uno dei più conosciuti libri di Heinrich Boll. Lo scrittore tedesco, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1972, mi è molto caro per diverse ragioni. Il modo in cui ha descritto la guerra e il dopoguerra, il suo essere pacifista, le sue denunce contro la Germania nazista prima e contro il sistema economico-sociale apparentemente liberale, ma autoritario nella sostanza poi, lo hanno reso ai miei occhi un grande uomo, ancor prima che un grande scrittore. Anche ne <strong>L’onore perduto di Katharina Blum</strong>, Boll non manca di evidenziare quanto il potere mediatico, di cui egli stesso era stato vittima, possa sconvolgere e deformare la vita di una persona semplice e per bene. Katharina Blum è la giovane e bella cameriera di una famiglia della borghesia di Colonia. È una donna estremamente seria che è riuscita con grande impegno a riscattarsi, in un certo senso, dal punto di vista sociale, allontanandosi dal modo di vivere dei genitori e riuscendo ad acquistare un piccolo appartamento. Le famiglie per le quali lavora, sono in effetti più di una, la stimano enormemente e non potrebbero fare a meno dei suoi servigi. Eppure il libro di Boll si apre con la confessione da parte di Katharina dell’ omicidio di un giornalista, lo stesso che aveva volutamente travisato le sue parole e che ne aveva infangato irrimediabilmente l’esistenza.<br />
Continua a leggere la recensione di L&#8217;onore perduto di Katharina Blum di Heinrich Boll.</p>
<p>Attraverso l’espediente narrativo di una cronaca giudiziaria si assiste dunque alla caduta di questa onesta collaboratrice domestica, rea di essersi innamorata di un uomo ricercato dalla polizia e di averne agevolato la fuga. Paradossalmente la sua condotta di vita irreprensibile, anziché deporre a suo favore, contribuisce a renderla una figura oscura, dai comportamenti discutibili e dalle dubbie frequentazioni maschili. Sono sufficienti quattro giorni per manipolare, travisare, deturpare un’intera vita. Solo poche ore per rendere pubblici e alterare i dettagli di un’esistenza tranquilla e dedita al lavoro. Nonostante siano trascorsi più di quarant’anni è una narrazione attualissima considerata l&#8217;estrema facilità odierna a elevare a eroi o a ridurre in polvere chiunque, attraverso informazioni che, per quanto vere, possono assumere un significato totalmente difforme dalla realtà in base al modo in cui sono poste.<br />
Boll ha voluto con pungente ironia e sarcasmo, con estrema lucidità e intelligenza, raccontare alcune pratiche usuali per certe testate giornalistiche della Germania degli anni Settanta; ha voluto evidenziare quanto potente possa essere la parola e quanto sia irrimediabile ciò a cui può portare il potere dei media.<br />
Una narrazione dallo stile asciutto e pulito, semplice e lineare, da cui però scaturiscono profonde riflessioni.</p>
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		<title>L&#8217;altro capo del filo &#8211; Andrea Camilleri</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/laltro-capo-del-filo-andrea-camilleri/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Jun 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Camilleri, Andrea]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il maestro Andrea Camilleri è una vera forza della natura avendo raggiunto con L’altro capo del filo, pubblicato da Sellerio nel 2016, il record del centesimo libro. Una storia attualissima quella narrata, fatta di migranti, di uomini disperati, di mille e giustificate paure connesse al terrorismo dei nostri giorni. Montalbano è oberato dagli impegni e &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="L'altro capo del filo" href="http://www.my-libraryblog.com/laltro-capo-del-filo-andrea-camilleri/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="L'altro capo del filo" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/laltro-capo-del-filo.jpg" alt="L'altro capo del filo" width="130" border="0" /></a>Il maestro Andrea Camilleri è una vera forza della natura avendo raggiunto con <strong>L’altro capo del filo</strong>, pubblicato da Sellerio nel 2016, il record del centesimo libro. Una storia attualissima quella narrata, fatta di migranti, di uomini disperati, di mille e giustificate paure connesse al terrorismo dei nostri giorni. Montalbano è oberato dagli impegni e cerca in qualche modo di recuperare terreno con la fidanzata Livia promettendole di accompagnarla alla festa di anniversario di alcuni amici e di presentarsi con un abbigliamento consono. È così che conosce Elena, una giovane e affascinante donna da poco arrivata a Vigata, che lavora nella rinomata sartoria alla quale Montalbano si rivolge. Ma è proprio lei che, durante una notte di nuovi sbarchi, viene ritrovata barbaramente assassinata con un paio di forbici. Le indagini si rivelano complicate, avanzano a fatica perché sembra che non ci sia nulla di oscuro nella semplice vita di questa donna. Montalbano e i suoi collaboratori dovranno costruire pazientemente un puzzle complesso attraverso collegamenti impensabili, ricostruzioni di vita trascorsa, nessi in apparenza senza significato. Ma alla fine un filo conduttore e logico esiste e Montalbano riuscirà a trovare il bandolo della matassa portando alla luce dettagli non visibili ai più e seguendo una propria visione degli eventi.<br />
Continua a leggere la recensione di L&#8217;altro capo del filo di Andrea Camilleri.</p>
<p>Anche in questa narrazione non manca nessuno degli elementi che hanno portato al successo il longevo commissario: il pungente medico Pasquano, il sempre proattivo Fazio, il donnaiolo e vicecommissario Mimì Augello, l’ingenuo e buonissimo Catarella. E anche le figure femminili sempre presenti, Livia su tutte, fanno da corollario necessario e da ispirazione di ogni vicenda.<br />
Credo che ci siano state narrazioni migliori di questa con protagonista il commissario; si sente la stanchezza del personaggio su cui probabilmente si riflettono la stanchezza e l’età dello scrittore. E tuttavia a me è sembrato ancora più amabile e meritevole di attenzione. Ho apprezzato anche questo Montalbano e consiglio di leggerlo a chi ama Camilleri e non solo. La sua è una straordinaria alchimia creata letteralmente per la centesima volta.</p>
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		<title>Mi chiamo Lucy Barton &#8211; Elizabeth Strout</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/mi-chiamo-lucy-barton-elizabeth-strout/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 May 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Strout, Elizabeth]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritto dalla statunitense Elizabeth Strout e pubblicato in Italia nel 2016 da Einaudi, Mi chiamo Lucy Barton è un racconto sui legami. Mi sono avvicinata a questa autrice senza aspettative trovando un’ottima compagnia per tutte le centosessanta pagine di cui il libro è composto.
In una stanza d’ospedale di New York Lucy, costretta ad una degenza più lunga da alcune complicazioni post operatorie all’appendice, incontra la madre con la quale non ha più rapporti da anni.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-26 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/mi-chiamo-lucy-barton-1-300x475.jpg" width="300" height="475" alt="" title="mi-chiamo-lucy-barton" class="img-responsive wp-image-114088" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/mi-chiamo-lucy-barton-1-200x316.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/mi-chiamo-lucy-barton-1-400x633.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/mi-chiamo-lucy-barton-1-600x949.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/mi-chiamo-lucy-barton-1.jpg 632w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span><div class="fusion-text"><p>Scritto dalla statunitense Elizabeth Strout e pubblicato in Italia nel 2016 da Einaudi,<strong> Mi chiamo Lucy Barton</strong> è un racconto sui legami. Mi sono avvicinata a questa autrice senza aspettative trovando un’ottima compagnia per tutte le centosessanta pagine di cui il libro è composto.<br />
In una stanza d’ospedale di New York Lucy, costretta ad una degenza più lunga da alcune complicazioni post operatorie all’appendice, incontra la madre con la quale non ha più rapporti da anni. È questa una occasione per parlare, per ricordare le persone rimaste al paesino dal quale è fuggita, per riesumare momenti della propria infanzia sepolti troppo a lungo. La protagonista e voce narrante Lucy apre una finestra temporale per affacciarsi, stavolta protetta da una sicura prospettiva, su un passato caratterizzato da una fanciullezza desolata e triste, dalla miseria e dall’umiliazione. Lucy è riuscita a scappare dalla provincia, da quel mondo che l’avrebbe schiacciata se lì fosse rimasta. Ma questo comportamento ha ferito profondamente la madre, quella stessa madre che adesso le viene incontro per soccorrerla ed essere a sua volta soccorsa. Un reciproco aiuto dunque, che cura più di qualunque altra medicina. Lucy non più bambina e la madre non più giovane donna si ritrovano nel senso più vero e profondo del termine.<br />
Non è un libro ricco di eventi, di accadimenti che si susseguono in velocità, ma è un racconto che suscita profonde riflessioni, rivelatore della storia, delle radici, delle ragioni dei protagonisti e, per certi versi, di quelle di chi legge. Emergono talvolta i silenzi più che le parole dette, perché a far male sono maggiormente i vuoti rispetto a tutto ciò che riempie, le mancanze rispetto a tutto ciò che è stato fatto.<br />
<strong>Mi chiamo Lucy Barton</strong> è uno splendido racconto, un racconto di distanze geografiche che possono diventare distanze del cuore, di discorsi mai affrontati, di imbarazzi che si ingigantiscono.<br />
È in fondo la storia di un intenso amore imperfetto, come lo sono tanti. Una narrazione tanto tagliente da ferire in alcuni momenti, ma altrettanto avvolgente da proteggere in altri. Una sorpresa piacevolissima per me.</p>
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		<title>Sete &#8211; Jo Nesbo</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/sete-jo-nesbo/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 May 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Nesbo, Jo]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Non conoscevo questo scrittore norvegese, ma devo ammettere che la scoperta di Jo Nesbo è stata entusiasmante. Sete è il suo ultimo thriller avente per protagonista l’ispettore Harry Hole. È un personaggio a cui Nesbo deve essere particolarmente legato perché sono ben undici, allo stato attuale, i libri che narrano delle sue indagini. In Sete &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Sete" href="http://www.my-libraryblog.com/sete-jo-nesbo/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Sete" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/sete.jpg" alt="Sete" width="130" border="0" /></a><br />
Non conoscevo questo scrittore norvegese, ma devo ammettere che la scoperta di Jo Nesbo è stata entusiasmante. <strong>Sete</strong> è il suo ultimo thriller avente per protagonista l’ispettore Harry Hole. È un personaggio a cui Nesbo deve essere particolarmente legato perché sono ben undici, allo stato attuale, i libri che narrano delle sue indagini.<br />
In <strong>Sete</strong> l’ormai cinquantenne Harry Hole, segnato nel corpo e nello spirito, ma ancora acuto e ribelle, per nulla incline ad ossequiare i poteri e chi li rappresenta, è maturato. La sua vita sembra aver trovato, con non poche fatiche, un invidiabile equilibrio: si è finalmente sposato con la donna amata da tempo, non beve più, insegna nella scuola di polizia di Oslo. Un’esistenza finalmente serena e felice insomma. Ma a scompigliare questa rassicurante quotidianità ci pensano due donne assassinate nelle proprie abitazioni e una terza ferita. Hanno tutte in comune Tinder, un social network per gli incontri occasionali, e delle profonde ferite causate da denti aguzzi. C’è un vampiro in città? Chi può essere questo diabolico predatore talmente scaltro da destreggiarsi, anche alla luce del sole, senza essere ridotto in cenere? È necessario un uomo dalle caratteristiche non proprio comuni per acciuffarlo, un moderno Van Helsing, impavido e dal passato non limpidissimo, per fermare il terrore che si sta diffondendo in città. Per questo Harry Hole, che non ha realmente desiderio, all’inizio per lo meno, di ritornare in servizio, viene spinto a investigare e a immergersi di nuovo nel lato più oscuro di Oslo.<br />
Continua a leggere la recensione di Sete di Jo Nesbo.</p>
<p><strong>Sete</strong> è un thriller dallo stile asciutto e dal ritmo incalzante in cui tensione, ironia, conoscenze musicali si mescolano dando vita ad una narrazione coinvolgente che va ben oltre il semplice giallo.<br />
Giungere sino alla fine però non sempre placa la sete, quella che viene leggendo un buon libro, quella che ha un appassionato lettore. Non mi resta perciò che recuperare gli altri volumi della serie, ben dieci, e divorarli sperando di non rimanere delusa.<br />
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		<title>La morte a Venezia &#8211; Thomas Mann</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/la-morte-a-venezia-thomas-mann/</link>
		<comments>https://www.my-libraryblog.com/la-morte-a-venezia-thomas-mann/#respond</comments>
		<pubDate>Tue, 16 May 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mann, Thomas]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Opera dello scrittore tedesco Thomas Mann, La morte a Venezia è un romanzo breve pubblicato nel 1912, noto al pubblico anche per la trasposizione cinematografica di Luchino Visconti nel 1971. Ne è protagonista Gustav "von" Aschenbach, un famoso autore tedesco cinquantenne, che ha dedicato la propria vita all’arte, ai canoni di perfezione e bellezza, alla &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="La morte a Venezia" href="http://www.my-libraryblog.com/la-morte-a-venezia-thomas-mann/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="La morte a Venezia" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-morte-a-venezia.jpg" alt="La morte a Venezia" width="130" border="0" /></a>Opera dello scrittore tedesco Thomas Mann, <strong>La morte a Venezia</strong> è un romanzo breve pubblicato nel 1912, noto al pubblico anche per la trasposizione cinematografica di Luchino Visconti nel 1971. Ne è protagonista Gustav &#8220;von&#8221; Aschenbach, un famoso autore tedesco cinquantenne, che ha dedicato la propria vita all’arte, ai canoni di perfezione e bellezza, alla misura e alla disciplina. Rimasto vedovo, consapevole della propria solitudine, della propria età, sta attraversando un periodo di forte crisi creativa e di stanchezza fisica. Per tali ragioni sente la necessità di allontanarsi dal suo tranquillo mondo e di raggiungere località mediterranee che possano fargli ritrovare il perduto vigore artistico e migliorare il suo stato di salute fisica. Dopo le inziali incertezze Venezia sembra essere la sua meta ideale. Ed è questa l’altra protagonista del racconto: una Venezia dalla bellezza tanto struggente quanto degradata, tanto affascinante quanto decadente. Una città in declino malata nel corpo, ma anche nello spirito sulla quale incombe una tragica pestilenza.<br />
<em>“Quest’era Venezia; beltà lusingatrice e ambigua, racconto di fate e insieme trappola per forestieri, città nella cui atmosfera corrotta l’arte ebbe in passato un esuberante rigoglio, e i musici composero suadenti melodie che addormentano voluttuosamente. Sembrava all’avventuroso viandante che i suoi occhi bevessero quella sontuosità, che i suoi occhi fossero accarezzati da quella musica; si ricordava anche che la città era ammalata e lo teneva nascosto per sete di guadagno, e con maggior frenesia spiava la gondola che gli ondeggiava davanti”</em><br />
Continua a leggere la recensione di La morte a Venezia di Thomas Mann.</p>
<p>A Venezia, città tormentata dalla calura estiva e dagli odori nauseabondi, oppressa dall’imminente esplosione del colera di cui tutti sanno, ma che scientemente nascondono, l’anziano scrittore viene sconvolto da un sentimento nuovo, da una passione insensata, da una irresistibile attrazione nei confronti di un giovane polacco non ancora quattordicenne. Tadzio, questo il nome del ragazzo, alloggia con la sua famiglia nel medesimo albergo e in lui lo scrittore riconosce immediatamente quell’ideale di bellezza classica, divina per certi versi, a cui aveva sempre aspirato. Lo scorrere delle pagine del racconto corrisponde alla progressiva perdita della ragione, all’abbandono del sé razionale a favore del sé istintivo, del sé proibito. Ed anche quando lo scrittore avrebbe potuto, ormai certo dell’epidemia del colera a Venezia, avvisare la famiglia di Tadzio e fuggire come molti altri turisti avevano già fatto, annebbiato in tutto il suo essere rimane al suo posto perché l’idea di non rivedere più il giovane gli è insopportabile.<br />
<em>“Era un passo che l’avrebbe ricondotto indietro, che l’avrebbe restituito a sé stesso; ma chi è fuori di sé nulla teme quanto il rientrare in sé”.</em><br />
In una sorta di purificazione al contrario Gustav Aschenbach si libera della rettitudine, della probità che sempre l’avevano accompagnato per dare spazio alle passioni, insane e abominevoli, rimaste a lungo sopite, tenute a bada, soppresse.<br />
Muore la città, ma muore anche l’uomo non tanto, o per lo meno non solo, dal punto di vista fisico, ma soprattutto nella sua coscienza, nella sua moralità. Ne La morte a Venezia emerge il contrasto tra ciò che è e ciò che appare, sia nell’uomo Aschenbach, sia nella città di Venezia: l’uno ridicolmente ossessionato dal ringiovanire il suo aspetto; l’altra palesemente rivolta a mascherare il suo declino e la sua malattia dilagante. Una confezione appariscente e brillante all’interno della quale ogni cosa marcisce; la decadenza fisica e morale di un individuo accompagnata da quella di una città. Un classico naturalmente, ma con delle chiavi di lettura decisamente moderne. Denso e coinvolgente, avveduto e triste, con una potenza stilistica e narrativa uniche.</p>
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		<title>L’arte di essere fragili &#8211; Alessandro D’Avenia</title>
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		<pubDate>Thu, 04 May 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[D’Avenia, Alessandro]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[L’arte di essere fragili è l’ultimo e atteso libro di Alessandro D’Avenia con il quale l’autore si cimenta in maniera brillante nell’intento di far scoprire l’inusuale volto del nostro più grande poeta moderno, Giacomo Leopardi. Molti sono i contenuti racchiusi in quest’opera. Tra essi il tema dell’adolescenza è senza dubbio uno di quelli che meglio &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="L’arte di essere fragili" href="http://www.my-libraryblog.com/larte-di-essere-fragili-alessandro-davenia/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="L’arte di essere fragili" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/larte-di-essere-fragili.jpg" alt="L’arte di essere fragili" width="130" border="0" /></a><strong>L’arte di essere fragili</strong> è l’ultimo e atteso libro di Alessandro D’Avenia con il quale l’autore si cimenta in maniera brillante nell’intento di far scoprire l’inusuale volto del nostro più grande poeta moderno, Giacomo Leopardi. Molti sono i contenuti racchiusi in quest’opera. Tra essi il tema dell’adolescenza è senza dubbio uno di quelli che meglio riesce, che meglio esprime. Ma anche quelli della maturità, dell’arte di essere fragili o dell’arte di rinascere sono trattati con cura e dovizia di particolari. D’Avenia è riuscito attraverso una trattazione in forma epistolare ad andare oltre quello che ci viene proposto a scuola, a vedere la chiave ottimistica di quello studio, di quella solitudine e di quella continua ricerca che tanto hanno caratterizzato la breve vita di Leopardi. Splendide conversazioni che forniscono spunti di riflessione profondi che potrebbero addirittura salvare la vita. La passione e il coinvolgimento del giovane professore e scrittore si palesano con forza e determinazione. Il messaggio che ne nasce è complesso e splendido e si avrebbe voglia di tornare al liceo non solo per ritrovare la giovinezza perduta e quel periodo di vita in cui tutto è possibilità, tutto è ancora intero, ma anche per il privilegio di avere un maestro come D’Avenia che ama il suo mestiere e non insegna semplicemente per ripiego.<br />
Continua a leggere la recensione di L’arte di essere fragili di Alessandro D’Avenia.</p>
<p><strong>L’arte di essere fragili</strong> è un libro che narra delle varie fasi della vita con semplicità ed eleganza, maestria e leggerezza. È uno scritto che suggerisce di vedere la propria fragilità in un modo differente dal comune: una maniera di riconoscersi e di apprezzarsi, una strada alternativa da percorrere per trovare la propria dimensione, qualcosa di cui prendere atto senza vergogna. In fondo siamo tutti fragili e partire da una simile consapevolezza non può che aiutarci a imboccare la strada della felicità.<br />
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		<title>L’amica geniale &#8211; Elena Ferrante</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Apr 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ferrante, Elena]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritto da Elena Ferrante, L’amica geniale è il primo volume di un ciclo composto da quattro libri. È il racconto dell’amicizia tra due bambine, Elena, detta Lenù e Raffaella, chiamata Lila. È ambientato in un quartiere degradato di Napoli del secondo dopoguerra, un periodo difficile segnato da privazioni e sacrifici per chiunque, anche per i &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="L’amica geniale" href="http://www.my-libraryblog.com/lamica-geniale-elena-ferrante/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="L’amica geniale" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/lamica-geniale.jpg" alt="L’amica geniale" width="130" border="0" /></a>Scritto da Elena Ferrante, <strong>L’amica geniale</strong> è il primo volume di un ciclo composto da quattro libri. È il racconto dell’amicizia tra due bambine, Elena, detta Lenù e Raffaella, chiamata Lila. È ambientato in un quartiere degradato di Napoli del secondo dopoguerra, un periodo difficile segnato da privazioni e sacrifici per chiunque, anche per i più piccoli. Il romanzo ha inizio con le due protagoniste bambine e procede fino alla loro adolescenza. Entrambe sono alla ricerca di un riscatto non soltanto economico, ma anche culturale e sociale. E sorprende quanto in maniera precoce sia arrivata questa necessità e consapevolezza.<br />
Raffaella Cerullo, Lila, figlia dello scarparo del rione è una bambina dall’intelligenza brillante, coraggiosa e forte, impavida ed enigmatica, acuta ed inquieta e, per certi versi, selvatica. Elena Greco, Lenù, figlia dell’usciere comunale è altrettanto perspicace, ma educata e diligente, sognatrice e timida, riflessiva e introspettiva. Ed è proprio Lenù la voce narrante di questa quadrilogia che parte con L’amica geniale, prosegue con Storia del nuovo cognome e Storia di chi fugge e di chi resta, e si conclude con Storia della bambina perduta. Quattro volumi che narrano intere esistenze, collegati tra loro, ma ciascuno con il pregio di bastare a se stesso.<br />
Due anime complementari quelle di Lila e Lenù unite da una amicizia nata in epoca prescolare e durata per tutta la vita. Un legame in cui ciascuna riconosce la genialità dell’altra a fasi alterne. Ma lungi dall’essere un sodalizio idilliaco, è un rapporto in cui non mancano invidie e conflitti, tradimenti e disincanti, momenti in cui l’una riesce a trarre forza e coraggio persino dalle sconfitte dell’altra.<br />
Le loro strade corrono parallele fino alla licenza elementare, anni in cui si sviluppa la loro intesa, l’amore per i libri e l’intimo segreto di scriverne uno. Ed è Lila a compiere il primo passo in questa direzione avendo anche cura di rilegare, in un certo senso, il suo scritto. Al termine del ciclo scolastico però Lila, nonostante il dissenso dell’ insegnante, non proseguirà gli studi in quanto troppo oneroso per la sua famiglia. Le loro strade divergono sensibilmente. Sarà la remissiva e accondiscendente Lenù ad andare oltre la licenza elementare, stimolata dal desiderio di non assomigliare alla madre e spinta dalla forza della stessa Lila.<br />
“Tu sei la mia amica geniale, devi diventare la più brava di tutti, maschi e femmine.”<br />
Continua a leggere la recensione di L’amica geniale di Elena Ferrante.</p>
<p>Lila, d&#8217;altro canto, continuerà a studiare da autodidatta, arrivando persino a conoscere nozioni di latino e greco cercando di non demordere e riconoscendo nello studio lo strumento per elevarsi. Era il vuoto di cultura, la conseguente ignoranza a rendere il loro rione un luogo inesorabilmente violento e rancoroso, un posto da cui fuggire nel più breve tempo possibile. Ma un giorno Lila sarà costretta ad arrendersi dinanzi all’evidenza di non poter competere con le conoscenze di chi ha un vero insegnante o di chi studia in un contesto scolastico. Ha carisma Lila, diventa una splendida adolescente e così intravede l’opportunità di una vita migliore in un matrimonio a soli quindici anni. Che sia la scelta giusta?<br />
Lenù invece continua a studiare con determinazione, rubando le ore al tempo libero e agli svaghi, tra enormi sacrifici, umiliazioni e libri usati. Si rende conto di avere ben poco in comune con i ragazzi del suo quartiere, ha bisogno di comprendere e di capire il mondo e non solo quello che immediatamente la circonda. È uno splendido libro questo di Elena Ferrante. <strong>L’amica geniale</strong> racconta in maniera semplice ed efficace il percorso di crescita di Lila e Lenù, la loro amicizia che le tiene salde a discapito delle enormi differenze caratteriali e delle strade intraprese. È un legame di amore-odio in un contesto di miseria e di enormi differenze sociali. Contesto che può rendere davvero cattivi, reale e magnetico non solo grazie alle due protagoniste, ma completato ad arte dai numerosi e ben delineati personaggi, dai colori, dal chiasso e dalla violenza emergenti nel quartiere partenopeo. Una scrittura dal ritmo incalzante e passionale che induce a riflettere su quanto possa essere dura la vita, sui sacrifici concreti e sulla sacrosanta voglia di riscatto e di benessere. Pagine palpitanti e intense che vi faranno immediatamente venire voglia di leggere il prosieguo.<br />
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		<title>Una perfetta sconosciuta &#8211; Alafair Burke</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/una-perfetta-sconosciuta-alafair-burke/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Apr 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Burke, Alafair]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il successo de La ragazza nel parco, il 14 marzo 2017 torna in libreria Alafair Burke con il thriller psicologico Una perfetta sconosciuta.
Protagonista di questa storia è la trentasettenne Alice Humprey. Figlia di un noto attore e produttore cinematografico, è una donna che non ha certamente impellenze di carattere economico.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Una perfetta sconosciuta" href="https://www.my-libraryblog.com/una-perfetta-sconosciuta-alafair-burke/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Una perfetta sconosciuta" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/una-perfetta-sconosciuta-1.jpg" alt="Una perfetta sconosciuta" width="300" border="0" /></a>Dopo il successo de <em>La ragazza nel parco</em>, il 14 marzo 2017 torna in libreria Alafair Burke con il thriller psicologico <strong>Una perfetta sconosciuta</strong>.<br /> Protagonista di questa storia è la trentasettenne Alice Humprey. Figlia di un noto attore e produttore cinematografico, è una donna che non ha certamente impellenze di carattere economico. Tuttavia lei rivendica la propria indipendenza, la propria autonomia rispetto a quell’ingombrante presenza paterna. La sua è una vera e propria esigenza di riscatto, rispetto all’inevitabile etichetta di figlia di papà che si porta dietro dalla nascita. Così quando all’improvviso le viene proposto di dirigere una piccola galleria d’arte, la possibilità di vedere i suoi sogni realizzarsi, nel campo che maggiormente la interessa, si materializza. Non sa perché un uomo sconosciuto fino a quel momento le abbia offerto tutto questo. Sta di fatto che, disoccupata ormai da diversi mesi, Alice accetta senza pensare. Non poteva certamente sapere che quella che era sembrata la risposta alle sue più profonde preghiere si sarebbe presto rivelata un vero e proprio incubo. Quando una mattina Alice trova il suo nuovo datore di lavoro, Drew Campbell, riverso sul pavimento della galleria, ucciso da un’arma da fuoco, cominciano i suoi guai. Diventa la principale sospettata dalla polizia che possiede una foto, i cui soggetti sono proprio lei e l’ormai defunto Campbell, che si baciano. Alice sa di essere la donna della foto, ma non ha mai baciato quell’uomo o per lo meno non ricorda di averlo mai fatto. Tutto intorno a sè crolla come un esile castello di carte.<br /> Ma altre vicende arricchiscono la trama sviluppandosi in contemporanea: la figlia quindicenne di una ragazza madre che pian piano si sta riscattando, è scomparsa; Hans Beckman non può fare a meno di seguire colui che ritiene responsabile della morte della sorella.<br /> È il primo libro che leggo della Burke. Vado a istinto, a sensazioni. Non mi ero sbagliata. Ho trovato un ottimo intreccio, una trama complessa, ma ben costruita. Più storie convergono in maniera sapiente fino a giungere alla risoluzione di un mistero che tutte le comprende. Ha un ritmo coinvolgente che spinge il lettore in maniera inconsapevole e leggera. La Burke utilizza una scrittura chiara e scorrevole, semplice e gradevole. Gioca un ruolo fondamentale la sua abilità di far immedesimare chi legge nelle varie situazioni, con tutte le sensazioni e i sentimenti che ne derivano. Sa incuriosire senza eccedere attraverso un misto di ombre e luci, arrivando a trovare tutti i tasselli di un puzzle che sembrava impossibile ricomporre. Un thriller che stupisce e confonde, scuote ed emoziona.<br /> A te è piaciuto <strong>Una perfetta sconosciuta</strong> di Alafair Burke? Lascia un commento o un link su Facebook</p>
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		<title>Le nostre anime di notte &#8211; Alan Kent Haruf</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/le-nostre-anime-di-notte-alan-kent-haruf/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Apr 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Haruf, Alan Kent]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritto dal romanziere statunitense Alan Kent Haruf, autore della Trilogia della pianura, Le nostre anime di notte è la storia di Addie Moore e Louis Waters. Addie e Louis sono persone comuni, settantenni sul viale de tramonto, vicini di casa, entrambi vedovi e soli. Sullo sfondo dell’immaginaria cittadina di Holt, che i lettori di Haruf &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Le nostre anime di notte" href="http://www.my-libraryblog.com/le-nostre-anime-di-notte-alan-kent-haruf/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Le nostre anime di notte" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/le-nostre-anime-di-notte.jpg" alt="Le nostre anime di notte" width="130" border="0" /></a>Scritto dal romanziere statunitense Alan Kent Haruf, autore della Trilogia della pianura, <strong>Le nostre anime di notte</strong> è la storia di Addie Moore e Louis Waters. Addie e Louis sono persone comuni, settantenni sul viale de tramonto, vicini di casa, entrambi vedovi e soli. Sullo sfondo dell’immaginaria cittadina di Holt, che i lettori di Haruf hanno già imparato a conoscere, ha inizio la conoscenza, quella vera e non di cortesia o di facciata, dei due protagonisti. È Addie a fare coraggiosamente il primo passo e a proporre di trascorrere insieme le notti per vincere la solitudine e per condividere un pezzo di vita, quello che rimane per lo meno. Louis accetta e inizia così la loro storia d’amore e d’amicizia. Si forma un nuovo piccolo nucleo familiare nel quale confluisce la voglia di vivere e di non arrendersi, il coraggio di andare oltre l’apparenza e di infrangere per certi versi la tradizione. Non soltanto si scandalizza il paese, ma anche i figli disapprovano questo legame. Addie e Loris, lungi dall’essere eroi, sono persone ordinarie in cui il loro lato umano e fragile è talmente tanto evidente che è proprio questa caratteristica a renderli credibili e amabili.<br />
Continua a leggere la recensione di Le nostre anime di notte di Alan Kent Haruf.</p>
<p>Quella de <strong>Le nostre anime di notte</strong> è una storia semplice, delicata e nel contempo intensa e pura. L’animo umano emerge dalla narrazione con tutte le sue sfaccettature, colori e contraddizioni. È la crescente intimità in un viaggio di vita pieno di orgoglio e di ricerca della felicità, ma che sta per volgere al termine. Ed è proprio la chiara percezione della fine dell’esistenza ad essere raccontata perfettamente dalle attese, dai silenzi, dai gesti lenti, dalle ambientazioni notturne, dai dialoghi semplici, a volte persino scarni, ma molto efficaci. È nel contempo la speranza che non sia troppo tardi, la consapevolezza di poter essere felici nonostante tutto intorno a te dica che sei fuori tempo massimo.<br />
Una lettura piacevole agevolata dal modo di scrivere scorrevole e fluido di Haruf e dai suoi numerosi spunti di riflessione.<br />
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		<title>La vampa d&#8217;agosto &#8211; Andrea Camilleri</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/la-vampa-dagosto-andrea-camilleri/</link>
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		<pubDate>Sat, 01 Apr 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Camilleri, Andrea]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Edito da Sellerio e pubblicato nel 2006, La vampa d’agosto è il decimo romanzo di Andrea Camilleri avente per protagonista il commissario Montalbano. Nella torrida estate siciliana Montalbano, che non ha la possibilità di concedersi una vacanza, ha promesso a Livia di trovare una casa sul mare, proprio la settimana di ferragosto. Questa dimora è &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-27 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-vampa-dagosto-1.jpg" width="759" height="1080" alt="" title="la-vampa-dagosto" class="img-responsive wp-image-114318" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-vampa-dagosto-1-200x285.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-vampa-dagosto-1-400x569.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-vampa-dagosto-1-600x854.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-vampa-dagosto-1.jpg 759w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 759px" /></span><div class="fusion-text"><p>Edito da Sellerio e pubblicato nel 2006, <strong>La vampa d’agosto</strong> è il decimo romanzo di Andrea Camilleri avente per protagonista il commissario Montalbano.<br />
Nella torrida estate siciliana Montalbano, che non ha la possibilità di concedersi una vacanza, ha promesso a Livia di trovare una casa sul mare, proprio la settimana di ferragosto. Questa dimora è destinata a ospitare una coppia di amici genovesi e il loro bambino con i quali Livia trascorrerà qualche giorno senza annoiarsi, a causa della sua, ormai cronica, assenza. Montalbano in questo caso è Salvo di nome e di fatto perché, nonostante le più negative aspettative di trovare un alloggio, riesce a scovare una villa sul mare proprio come desiderava Livia. Questa iniziale fortuna si rivela ben presto una scelta non proprio felice perché infestazioni di topi, scarafaggi, ragni si abbattono sulla vacanza di Livia e dei suoi amici come autentiche piaghe d’Egitto. E, quando tutto sembra risolto, il piccolo Bruno scompare per essere ritrovato poco dopo in una cavità del terreno, immediatamente fuori dalla villetta. Cavità che in effetti è di essa un vero e proprio piano costruito abusivamente e poi interrato. Il bambino è ormai al sicuro, ma Montalbano, all’interno di questa parte di edificio nascosta, trova il cadavere di una giovane donna in un vecchio baule. Un delitto che risale a diversi anni prima, probabilmente nel periodo dell’abuso edilizio.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div>

					</div>
				</div></div></div><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_3  fusion-one-third fusion-column-first 1_3"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;width:33.33%;width:calc(33.33% - ( ( 4% ) * 0.3333 ) );margin-right: 4%;'>
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					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p>Livia e i suoi amici a questo punto ripartono per la Liguria con un ricordo sconvolgente di questa estate siciliana e lasciando Montalbano alle sue ingarbugliate indagini. Molte informazioni utili gli giungono da Adriana, l’avvenente sorella gemella della vittima. Questa gli racconta di come si sentissero legate da un filo invisibile e di come avesse saputo della sua morte per la sensazione di soffocamento che aveva sentito anni addietro. È un’ avventura dal sapore amaro questa, una vicenda nella quale il commissario sente il peso dell’età e la debolezza delle sue membra. È stanco e accaldato, è ammaliato dalla bellezza della gioventù, è sopraffatto dai sensi di colpa e dalla vergogna di essersi lasciato divorare dalla vampa d’agosto. Una vampa che non è tanto calura estiva, quanto cedimento ad un irresistibile richiamo erotico, trasporto per una giovane e seducente donna. In questa avventura Montalbano è un commissario più umano che mai; è un uomo dalle debolezze comuni, dalle dolorose prese di coscienza e dalle meste riflessioni. Ma sono proprio queste caratteristiche a renderlo ancor più credibile agli occhi dei suoi estimatori.</p>
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		<title>La ragazza nell’ombra &#8211; Lucinda Riley</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/la-ragazza-nellombra-lucinda-riley/</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Mar 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Riley, Lucinda]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2017 ha portato in libreria l’atteso sequel di Lucinda Riley, La ragazza nell’ombra. Si tratta del terzo volume edito da Giunti della saga Le sette sorelle. Primo punto a favore di questa talentuosa scrittrice irlandese è la capacità di accompagnare nella lettura e nella comprensione anche coloro che non conoscono nulla dei due precedenti &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="La ragazza nell’ombra" href="http://www.my-libraryblog.com/la-ragazza-nellombra-lucinda-riley/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="La ragazza nell’ombra" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-ragazza-nell-ombra.jpg" alt="La ragazza nell’ombra" width="130" border="0" /></a>Il 2017 ha portato in libreria l’atteso sequel di Lucinda Riley, <strong>La ragazza nell’ombra</strong>. Si tratta del terzo volume edito da Giunti della saga Le sette sorelle. Primo punto a favore di questa talentuosa scrittrice irlandese è la capacità di accompagnare nella lettura e nella comprensione anche coloro che non conoscono nulla dei due precedenti volumi. Protagonista di questo libro è Asterope, proprio come una delle Pleiadi della mitologia greca, ma tutti la chiamano Star. È la terza di sei figlie. Anch’esse hanno il nome di una delle Pleiadi. Sono state tutte adottate dal magnate Pa’ Salt il quale ha lasciato, alla sua morte, un indizio per ciascuna di esse, al fine di scoprire le loro origini e il loro destino.<br />
Star è timida e silenziosa per natura e ha trovato nella esuberante sorella CeCe il suo naturale complemento.<br />
<em>-Quando era a casa papà ci portava nel suo osservatorio e, una a una, ci faceva guardare le stelle con il telescopio. Ero sempre io ad avere problemi a individuare la mia stella, Asterope. Non sembrava brillare come le altre.-</em><br />
Continua a leggere la recensione di La ragazza nell’ombra di Lucinda Riley.</p>
<p>Inseparabili sin da bambine, le due sorelle, si comprendono alla perfezione, ma è Star ad essere quella remissiva e ad assecondare le decisioni dell’altra. Ha sempre represso le sue passioni come la letteratura e la cucina pur di preservare il loro rapporto speciale. Vivono perciò quasi in simbiosi ma, quando il padre muore, decide di seguire gli indizi che le ha lasciato per scoprire le sue origini e di prendere in mano la sua vita. Inizia così un nuovo percorso partendo da un’antica libreria situata nel cuore di Londra, a Kensington Street. E tra rari manoscritti e la storia di una misteriosa donna vissuta quasi cento anni prima, in un sapiente alternarsi tra passato e presente, la protagonista scopre sempre più di sé, uscendo finalmente dall’ingombrante ombra della sorella.<br />
Una narrazione avvincente e fluida accompagnata da personaggi ben delineati che si fanno amare, che ti portano con leggerezza sino alla fine della storia de <strong>La ragazza nell&#8217;ombra</strong> e che inevitabilmente finiscono per mancarti un po’.<br />
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		<title>Il gioco degli specchi &#8211; Andrea Camilleri</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/il-gioco-degli-specchi-andrea-camilleri/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Mar 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Camilleri, Andrea]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato da Sellerio nel maggio 2001, Il gioco degli specchi è il diciottesimo romanzo di Andrea Camilleri avente per protagonista il commissario Montalbano. Una bomba esplode davanti a un magazzino vuoto senza conseguenze per l’incolumità di persone o cose e un’automobile viene danneggiata. Il magazzino è vicino all’abitazione di un mafioso appartenente alla famiglia Sinagra; &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Il gioco degli specchi" href="http://www.my-libraryblog.com/il-gioco-degli-specchi-andrea-camilleri/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Il gioco degli specchi" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-gioco-degli-specchi.jpg" alt="Il gioco degli specchi" width="130" border="0" /></a>Pubblicato da Sellerio nel maggio 2001, <strong>Il gioco degli specchi</strong> è il diciottesimo romanzo di Andrea Camilleri avente per protagonista il commissario Montalbano.<br />
Una bomba esplode davanti a un magazzino vuoto senza conseguenze per l’incolumità di persone o cose e un’automobile viene danneggiata. Il magazzino è vicino all’abitazione di un mafioso appartenente alla famiglia Sinagra; l’automobile appartiene ad una giovane e avvenente donna venuta ad abitare, insieme al marito sempre assente per lavoro, nel villino vicino a casa del commissario.<br />
Frastornato da incubi mattutini e non solo, Montalbano comincia ad indagare su questa vicenda caratterizzata da false piste, lettere anonime e persino dal tentativo di seduzione della signora Lombardo, la vicina di casa a cui ho accennato poc’anzi. La vicenda della bomba e quella della ragazza sono davvero due episodi a se stanti oppure sono fili di una stessa matassa che si intreccia? È un complicato gioco di specchi i cui riflessi ingannano, richiamano altre vicende e causano un senso di smarrimento, ma Montalbano riuscirà in un crescendo di tensioni e omicidi a districarsi e a trovare il bandolo della matassa.<br />
Continua a leggere la recensione di Il gioco degli specchi di Andrea Camilleri.</p>
<p>Da tempo mi ripeto, ma non ne posso fare a meno. Camilleri è sempre impeccabile e la sua lettura è piacevolissima. La trama viene ordita ad arte e i personaggi vengono tratteggiati con crescente precisione: Fazio è il fidato collaboratore con cui sempre più il commissario si confronta; il vice commissario Mimì Augello è l’impenitente fimminaro e nel contempo sincero amico; il dottor Pasquano è il medico della scientifica scorbutico, anche se stavolta è insolitamente trattabile; e poi l’ottima cuoca Adelina, l’indimenticabile Catarella e l’eterna fidanzata Livia che, in questa avventura, fa capolino nella storia unicamente con le sue telefonate dalla Liguria.<br />
Ne <strong>Il gioco degli specchi</strong> non manca l’ironia nonostante i temi trattati, il linguaggio siculo misto all’italiano che tanto contribuisce al successo del commissario, le magiche atmosfere siciliane unite ai problemi delle mafie e delle corruzioni. Un cocktail perfetto insomma.<br />
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		<title>Il valzer degli addii &#8211; Milan Kundera</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/il-valzer-degli-addii-milan-kundera/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Kundera, Milan]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato per la prima volta nel 1973, Il valzer degli addii è una delle opere più affascinanti dello scrittore ceco Milan Kundera. La storia ha inizio con l’annuncio di una gravidanza, frutto di una notte di passione tra Ruzena, infermiera di un centro termale, e Klima, famoso trombettista. La narrazione si sviluppa nell’arco di &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-28 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-valzer-degli-addii-1-300x468.jpg" width="300" height="468" alt="" title="il-valzer-degli-addii" class="img-responsive wp-image-114007" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-valzer-degli-addii-1-200x312.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-valzer-degli-addii-1-400x624.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-valzer-degli-addii-1.jpg 600w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span><div class="fusion-text"><p>Pubblicato per la prima volta nel 1973, <strong>Il valzer degli addii</strong> è una delle opere più affascinanti dello scrittore ceco Milan Kundera.<br />
La storia ha inizio con l’annuncio di una gravidanza, frutto di una notte di passione tra Ruzena, infermiera di un centro termale, e Klima, famoso trombettista. La narrazione si sviluppa nell’arco di soli cinque giorni in una piccola cittadina boema.<br />
In questo arco temporale nasce un intreccio di rapporti che ruota intorno al tentativo di Klima, sposato con una donna consapevole dei suoi tradimenti e logorata dalla gelosia, di convincere l’amante del momento ad abortire. È proprio da questo tentativo che scaturiscono riflessioni, punti di vista differenti sulla vita umana, sulla sua tutela e sul momento a partire dal quale questa tutela dovrebbe avvenire.<br />
Si concentrano attorno alla vicenda diversi personaggi che, tutti a modo proprio, dicono addio a qualcosa di importante della loro vita.<br />
Vi è Jakub, prossimo ad un espatrio tanto desiderato, che si lascia alle spalle il paese persecutore; il dottor Skreta, con il suo personalissimo senso della deontologia professionale e Olga, con la sua perduta innocenza. Tutti protagonisti ben delineati dal punto di vista psicologico e sui quali aleggia un certo che di negativo e tragico. Forse l’unico a distaccarsi da questa scura atmosfera è Bertlef, il facoltoso americano di mezza età, ospite alle terme, che conquista con la sua fede.<br />
Pur non essendo <strong>Il valzer degli addii</strong> incantevole come L’insostenibile leggerezza dell’essere, è una storia gradevole e interessante.<br />
Ha un’impostazione decisamente teatrale con intensi dialoghi, ma di facile lettura.<br />
Possiede una scrittura fluida e semplice grazie alla quale Kundera intriga e mantiene viva l’attenzione fino all’ultima pagina.</p>
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		<title>Nel guscio &#8211; Ian McEwan</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/nel-guscio-ian-mcewan/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Mar 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[McEwan, Ian]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Edito da Einaudi, Nel guscio, il cui titolo originale è Nutshell, è l’ultimo romanzo dello scrittore inglese Ian McEwan.
È la storia di Trudy che decide di uccidere con l’aiuto dell’amante, il proprio marito. Ma a narrare la vicenda non è uno dei protagonisti o un normale testimone; a raccontare c’è una voce d’eccezione, chiusa in effetti in un guscio a testa in giù, in uno spazio stretto, ma immagino confortevole. A narrare è un feto, una vita non ancora venuta alla luce, una specie di Amleto non ancora nato. Proprio così, perché le citazioni che vi ritroviamo e che la dicono lunga su questa voce, sono proprio shakespeariane:]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-29 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/nel-guscio-1-300x476.jpg" width="300" height="476" alt="" title="nel-guscio" class="img-responsive wp-image-114148" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/nel-guscio-1-200x317.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/nel-guscio-1-400x634.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/nel-guscio-1-600x952.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/nel-guscio-1.jpg 681w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span><div class="fusion-text"><p>Edito da Einaudi, <strong>Nel guscio</strong>, il cui titolo originale è Nutshell, è l’ultimo romanzo dello scrittore inglese Ian McEwan.<br />
È la storia di Trudy che decide di uccidere con l’aiuto dell’amante, il proprio marito. Ma a narrare la vicenda non è uno dei protagonisti o un normale testimone; a raccontare c’è una voce d’eccezione, chiusa in effetti in un guscio a testa in giù, in uno spazio stretto, ma immagino confortevole. A narrare è un feto, una vita non ancora venuta alla luce, una specie di Amleto non ancora nato. Proprio così, perché le citazioni che vi ritroviamo e che la dicono lunga su questa voce, sono proprio shakespeariane:</p>
<blockquote>
<p>“Potrei essere rinchiuso in un guscio di noce e tuttavia ritenermi Re di uno spazio infinito, se non fosse che faccio brutti sogni”.</p>
</blockquote>
<p>Ed è indubbio che la prospettiva di questo testimone sia assolutamente privilegiata: Trudy è sua madre, Claude è suo zio e amante della madre, John è il padre che i due decidono di assassinare. Anche nella scelta dei nomi il riferimento ad Amleto è molto chiara: Trudy ricorda Gertrude, il nome della madre di Amleto; Claude ci fa pensare a Claudius macchiatosi dell’omicidio del fratello; lo stesso titolo Nutshell compare nella citazione indicata poco sopra.<br />
“C’è del marcio in Danimarca” direbbe Marcello durante una sua conversazione con Amleto e Orazio.<br />
Ma per tornare a Nel guscio, i due cognati fedifraghi, che non possono certamente ambire ad un vero e proprio regno come quello di Danimarca, vogliono impossessarsi del decadente, ma inestimabile edificio georgiano su Hamilton Terrace, di cui è proprietario il padre del nascituro.<br />
Ed è in questo ambiente che un principio d’uomo, un eroe in nuce, che naturalmente non ha ancora un nome, si dibatte nell’atroce dubbio di nascere, seppure in un mondo terribile, o non nascere affatto. Ha modo di riflettere su cosa accade nel mondo, sui suoi orrori, ma anche sulle sue meraviglie. È intelligente e sarcastico, persino colto. Ha così il tempo di osservare, di dare un senso alle sue percezioni e conseguentemente di esitare.<br />
Essere o non essere proprio come il dubbio amletico.<br />
Credo che quello di McEwan sia stato un tentativo di stupire non molto originale, ma assolutamente riuscito. Abbandonato il realismo dei suoi tanti libri ha incuriosito in maniera brillante e suscitato interesse per la lettura fino alla fine. Nel suo scritto rivivono personaggi shakespeariani i cui dubbi sono di una modernità sconcertante. Ha ritratto un mondo popolato da esseri meschini e senza valori la cui carica di ipocrisia è tale da risultare a tratti “normale”. Persino il rapporto madre figlio, strettissimo e naturale è il resoconto di un legame necessitato e indifferente, insensibile e anaffettivo. Non manca di umorismo nero e, anche se non credo sia il migliore dei suoi scritti, risulta affascinante e dotato di grande perspicacia.</p>
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		<title>Magari domani resto &#8211; Lorenzo Marone</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/magari-domani-resto-lorenzo-marone/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Mar 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Marone, Lorenzo]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.brunoros.com/testmylibrartmp/magari-domani-resto-lorenzo-marone/</guid>
		<description><![CDATA[Ultimo romanzo dello scrittore napoletano Lorenzo Marone, pubblicato in febbraio 2017 da Feltrinelli, Magari domani resto è stato per me una piacevolissima sorpresa. Non avendo letto nulla prima d’ora di Marone, l’approccio a questo libro è avvenuto senza alcuna aspettativa e con la mia atavica, ma anche consueta, curiosità di avida lettrice. Mi ha conquistata &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
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						<div class="fusion-text"><p><a title="Magari domani resto" href="http://www.my-libraryblog.com/magari-domani-resto-lorenzo-marone/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Magari domani resto" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/magari-domani-resto1.jpg" alt="Magari domani resto" width="200" border="0" /></a>Ultimo romanzo dello scrittore napoletano Lorenzo Marone, pubblicato in febbraio 2017 da Feltrinelli, <strong>Magari domani resto</strong> è stato per me una piacevolissima sorpresa. Non avendo letto nulla prima d’ora di Marone, l’approccio a questo libro è avvenuto senza alcuna aspettativa e con la mia atavica, ma anche consueta, curiosità di avida lettrice.<br /> Mi ha conquistata la Luce protagonista, con la sua forza e la sua fragilità, con il suo groviglio interiore fatto di numerosi nodi da districare, con il suo bisogno di migliorare la propria esistenza. Luce è napoletana, vive nei Quartieri Spagnoli e ha superato da un po’ i trent’anni. È avvocato, non di successo, nonostante una laurea a pieni voti e grinta e combattività da vendere. Ha i capelli corti e indossa jeans e converse quasi avesse timore di mostrare la propria femminilità. Abbandonata dal padre prima e, in un certo senso, dal fratello poi, non ha mai avuto vita facile a Napoli. Ha dovuto costruire intorno a sé una discreta corazza per affrontare i suoi giorni: ha una madre infelice, chiusa da tempo nel suo mondo di delusione e sacrificio, con la quale giunge sempre a scontrarsi; ha da poco chiuso una relazione con un uomo immaturo; lavora con un capo ambiguo e piacione. A darle una ventata di sollievo ci sono le passeggiate con il suo cane superiore, ritenuto tale perchè di fatto migliore di molti umani che la circondano, e le chiacchierate con il suo anziano vicino, musicista filosofo costretto su una sedia a rotelle. Quando un giorno le viene assegnata una causa relativa all’affidamento di un minore conteso tra un padre camorrista e una madre, tutto sommato, amorevole, qualcosa cambia. La conoscenza di Kevin, il bimbo splendido al centro della disputa genitoriale, le apre un mondo nuovo in un certo senso. A dispetto dell’ambiente in cui è cresciuto, è un bimbo più saggio della sua età, parla un corretto italiano, è educato e ha voglia di studiare e conoscere. Qualcosa si smuove dentro di lei: forse il desiderio latente di maternità che non ha mai preso seriamente in considerazione; forse la necessità di non sentire più quel nodo alla gola, quell’insoddisfazione che a momenti la schiaccia; forse è il dilemma tra restare ed andare che comincia a prendere forza.</p>
<p>Mi ha colpito Marone. La sua Luce è tutta un mondo, è fatta di tante storie immerse in una Napoli dalle mille contraddizioni. Una Napoli che non è solo camorra, ma anche brava gente, colori e sapori intensi, forza e ironia. E poi linguaggio efficace, scrittura fluida e semplice contribuiscono ad una lettura davvero piacevole. Ho apprezzato anche i personaggi, diciamo non protagonisti, ma essenziali tasselli di un puzzle senza i quali l’opera sarebbe incompleta. <strong>Magari domani resto</strong> ti manca già nel momento in cui concludi la lettura. Non vedi l’ora di arrivare fino in fondo, ma quando ci sei vorresti quasi tornare indietro. È una lettura intensa che fa riflettere, sorridere ed emozionare.<br /> A te è piaciuto Magari domani resto di Lorenzo Marone? Lascia un commento o un link su Facebook</p>
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		<title>Narciso e Boccadoro &#8211; Hermann Hesse</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/narciso-e-boccadoro-hermann-hesse/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Mar 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Hesse, Hermann]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Narciso e Boccadoro - La storia della splendida amicizia tra Narciso, monaco destinato alla carriera religiosa al riparo dal mondo, e Boccadoro, artista che invece è attratto da tutto ciò che è vita, è ambientata nell’oscuro, ma affascinante Medioevo. Narciso, giovane maestro nel convento di Marianbrom, è carismatico, dotto, meditativo, dotato di una straordinaria &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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<p><strong>Narciso e Boccadoro</strong> &#8211; La storia della splendida amicizia tra Narciso, monaco destinato alla carriera religiosa al riparo dal mondo, e Boccadoro, artista che invece è attratto da tutto ciò che è vita, è ambientata nell’oscuro, ma affascinante Medioevo. Narciso, giovane maestro nel convento di Marianbrom, è carismatico, dotto, meditativo, dotato di una straordinaria capacità di intuito; Boccadoro, scolaro inviato in monastero dal padre al fine di espiare l’anima peccaminosa ereditata dalla madre, è il suo opposto. L’attrazione reciproca tra i due è spontanea e immediata. Boccadoro considera Narciso un esempio da seguire per intraprendere la vita monastica alla quale crede di essere destinato; Narciso d’altro canto, percepisce l’intelligenza e il talento di Boccadoro, ma si accorge che non è fatto per una vita di clausura e preghiera. Ed è proprio Narciso che gli fa comprendere che il suo posto non è il monastero e che non sarebbe mai potuto diventare un erudito o un uomo religioso. Così Boccadoro lascia il convento e la vita di meditazione e di spiritualità per un’esperienza totalmente diversa. Viaggia per il mondo e scopre la sua natura di artista brillantemente intuita dall’ amico.<br />
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I due personaggi rappresentano il contrasto tra spirito e natura, sono il simbolo della dualità contenuta nella personalità di ciascuno di noi. Entrambi cercano la realizzazione, la ricerca della verità, ma con modalità diverse, seguendo il proprio modo di essere e di sentire. Ma forse la spiritualità di Narciso e la mondanità di Boccadoro non sono sufficienti a soddisfare la ricerca in quanto l’uno utilizza solo lo spirito e l’altro solo i sensi. Forse manca un equilibrio, quella giusta commistione di due elementi per vivere pienamente e con soddisfazione. O forse ciascuno deve imparare a vivere secondo la propria natura e realizzarsi in essa. Non c’e una ricetta valida universalmente.</p>
<p><strong>Narciso e Boccadoro</strong> è un libro che ho letto quasi quindici anni fa e che in questi giorni ho voluto rileggere in virtù degli splendidi ricordi e sensazioni che mi aveva lasciato. Devo dire che ancora una volta non mi ha deluso. Lo consiglio a chiunque si interroghi e cerchi di capire e accettare la diversità degli altri, ma anche voglia imparare a convivere con l’altra faccia più nascosta della propria anima.</p>
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		<title>Le notti bianche &#8211; Fedor Dostoevskij</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Mar 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dostoevskij, Fedor]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblicato per la prima volta nel 1848, Le notti bianche è il romanzo breve di un giovane Fedor Dostoevskij. Quattro notti e un mattino a San Pietroburgo, questo il tempo e il luogo della narrazione. Quattro notti in cui un sognatore incontra una fanciulla afflitta dall’attesa di un amore partito e non ancora ritornato. Quattro &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Le notti bianche" href="http://www.my-libraryblog.com/le-notti-bianche-fedor-dostoevskij/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Le notti bianche" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/le-notti-bianche.jpg" alt="Le notti bianche" width="130" border="0" /></a>Pubblicato per la prima volta nel 1848, <strong>Le notti bianche</strong> è il romanzo breve di un giovane Fedor Dostoevskij. Quattro notti e un mattino a San Pietroburgo, questo il tempo e il luogo della narrazione. Quattro notti in cui un sognatore incontra una fanciulla afflitta dall’attesa di un amore partito e non ancora ritornato. Quattro notti di primavera in cui lo sbocciare della natura corrisponde all’abbandono delle case di città a favore di quelle di campagna. Un contesto dunque nel quale il sognatore sente ancor più di non avere legami, di non aver costruito alcun rapporto autentico con il prossimo e di conoscere perfettamente solo le strutture architettoniche della sua città. Un libro di piccole dimensioni che racchiude i sogni, le speranze, i desideri, i progetti per il futuro di due giovani. Quando si incontrano per la prima volta la ragazza rimane colpita dalla timidezza di lui, ma durante le loro chiacchierate notturne entrambi riescono ad aprirsi: l’uno narrando il suo distacco dalla realtà e la sua solitudine, l’altra raccontando dell’attesa del suo amore e del suo vivere quotidiano in casa della vecchia nonna cieca. Sera dopo sera i due cominciano a conoscersi meglio e forse cominciano ad affiorare alcuni sentimenti. Poche pagine e un grande sogno. Quello di poter, forse, cambiare il corso di una esistenza insoddisfacente, quello di sperare nella scoperta di un amore autentico che ci possa accompagnare e con noi possa condividere il percorso di vita.<br />
Continua a leggere la recensione di Le notti bianche di Fedor Dostoevskij.</p>
<p>In questa breve narrazione ci sono tutti i tratti distintivi della letteratura di Dostoevskij: il contrasto tra sogno e realtà, l’angosciosa solitudine dei personaggi, il desiderio di riscatto. Di grande efficacia anche i dialoghi che, nelle magiche atmosfere della città di Pietroburgo, contribuiscono a rendere <strong>Le notti bianche</strong> una lettura incantevole.<br />
È una storia delicata, semplice, aggraziata e intensa nel contempo. Una storia essenziale oserei dire, ma capace di scavare nell’animo umano come poche.</p>
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		<title>L&#8217;odore della notte &#8211; Andrea Camilleri</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Mar 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Camilleri, Andrea]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblicato da Sellerio nel 2001 L’odore della notte è un romanzo di Andrea Camilleri. A Vigata scoppia il caso di un truffatore che, con il miraggio di facili guadagni, porta via del denaro a numerosi ingenui. Il ragioniere Emanuele Gargano, tale è il nome di questo cosiddetto mago della finanza, è scomparso. Nessuno sa dove &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="L'odore della notte" href="http://www.my-libraryblog.com/lodore-della-notte-andrea-camilleri/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="L'odore della notte" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/l-odore-della-notte.jpg" alt="L'odore della notte" width="130" border="0" /></a>Pubblicato da Sellerio nel 2001 <strong>L’odore della notte</strong> è un romanzo di Andrea Camilleri. A Vigata scoppia il caso di un truffatore che, con il miraggio di facili guadagni, porta via del denaro a numerosi ingenui. Il ragioniere Emanuele Gargano, tale è il nome di questo cosiddetto mago della finanza, è scomparso. Nessuno sa dove si trovi e tra tutti, truffati e non, soltanto la sua affezionata e innamorata segretaria, la signorina Mariastella Cosentino, continua a ritenerlo innocente e ad attendere fiduciosa il suo ritorno. Giorno dopo giorno continua ad aprire l’ufficio, a sue spese, subendo anche l’ira di chi, ormai certo di non rivedere più i propri risparmi, non sa più come reclamare. Ma dov’è finito il ragionier Gargano? È davvero fuggito con il maltolto, è stato ucciso dalla mafia o c’è anche una terza possibilità? A complicare la situazione vi è anche la sparizione del suo aiutante Giacomo Pellegrino che di andare via non avrebbe avuto motivo. Eh si, perché la casa in costruzione a causa della quale un meraviglioso e antico ulivo saraceno, molto amato da Montalbano, è stato miseramente abbattuto, è proprio quella del signor Pellegrino.<br />
Continua a leggere la recensione di L&#8217;odore della notte di Andrea Camilleri.</p>
<p><strong>L’odore della notte</strong> è romanzo anomalo rispetto a quelli precedenti. Qui non solo il cadavere non viene ritrovato, come di consueto, all’inizio della narrazione, ma Montalbano non è nemmeno il titolare di questa indagine. È un commissario non più giovane che sente il peso della sua esperienza, la lontananza di Livia e la nostalgia di Francois. È più riflessivo e cupo. E si sofferma sull’odore della notte che, come gli racconta un testimone, a seconda dell’ora cangia odore. Passa dall’odorare di frutta marcia, di cose che si disfacevano nel momento in cui tutto è insoluto, oscuro e indefinito all’essere un odore leggero, fresco, odore d’erba giovane, di citronella, di mentuccia, quando la nebbia si dirada e l’incubo termina con la soluzione del caso. So di ripetermi, ma Camilleri non sbaglia un colpo. Trovo nei vari episodi letterari di Montalbano qualcosa di consuetamente brillante. Riesce a incuriosire senza arzigogolare le trame e a far sorridere pur nel mezzo di indagini tristi e scabrose. Un linguaggio di grande talento il suo e una fantasia che si traspone nelle storie in maniera ineccepibile. Auguro una lunghissima vita al commissario Montalbano!</p>
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		<title>Il fu Mattia Pascal &#8211; Luigi Pirandello</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Mar 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pirandello, Luigi]]></category>
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		<description><![CDATA[La recensione de "Il fu Mattia Pascal" di My LibraryBlog Scritto nel 1903, Il fu Mattia Pascal è uno splendido romanzo di incredibile attualità. Mattia Pascal, vive nell’immaginario paese ligure di Miragno, insieme alla madre e al fratello. Il padre ha lasciato loro in eredità una discreta fortuna consistente in case, terreni e vigneti. &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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						<div class="fusion-text"><h2>La recensione de &#8220;Il fu Mattia Pascal&#8221; di My LibraryBlog</h2>
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<th align="left"><img class="aligncenter wp-image-114714 size-200" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-fu-mattia-pascal-200x310.jpg" alt="" width="200" height="310" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-fu-mattia-pascal-43x66.jpg 43w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-fu-mattia-pascal-130x202.jpg 130w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-fu-mattia-pascal-150x233.jpg 150w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-fu-mattia-pascal-175x272.jpg 175w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-fu-mattia-pascal-200x310.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-fu-mattia-pascal-285x441.jpg 285w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-fu-mattia-pascal-300x465.jpg 300w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-fu-mattia-pascal-400x620.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-fu-mattia-pascal-600x930.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-fu-mattia-pascal-700x1085.jpg 700w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-fu-mattia-pascal-768x1190.jpg 768w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-fu-mattia-pascal-800x1240.jpg 800w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-fu-mattia-pascal.jpg 1000w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></th>
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<p>Scritto nel 1903, <strong>Il fu Mattia Pascal</strong> è uno splendido romanzo di incredibile attualità.<br />
Mattia Pascal, vive nell’immaginario paese ligure di Miragno, insieme alla madre e al fratello. Il padre ha lasciato loro in eredità una discreta fortuna consistente in case, terreni e vigneti. La giovane vedova, del tutto incapace di amministrare, affida però l’intero patrimonio a Batta Malagna, che avendo ricevuto in passato dal marito diversi favori ed essendo ricompensato lautamente per i suoi attuali servigi, avrebbe dovuto, secondo lei, amministrare onestamente. Batta Malagna invece, con il trascorrere degli anni, si impossessa di tutti i loro averi e costituisce la causa principale del declino della famiglia Pascal. I due fratelli Mattia e Roberto vivono allegri e liberi da ogni pensiero morale, religioso o scolastico e, una volta cresciuti, non si curano dei beni della famiglia, paghi di vivere senza apparenti problemi e in maniera agiata. Il Malagna ha avuto infatti la capacità di non fargli mancare nulla e di nascondere la voragine di debiti che presto li avrebbe fatti precipitare.<br />
Costretto a sposare Romilda, da cui aspetta un bambino, Mattia si trova a convivere anche con la suocera vedova che lo disprezza e lo considera un inetto, un fannullone, un buono a nulla ricco soltanto di debiti. Da questo momento la vita di Mattia diventa un inferno. Ormai senza ricchezze, si trasferisce in una casa umile; la moglie perde la sua originaria bellezza e sembra non amarlo più; le due figlie muoiono una dopo l’altra a causa della loro gracilità. E muore anche l’adorata madre dopo aver sopportato i soprusi della suocera-strega la quale continua per il carattere di Mattia, ma soprattutto per la povertà di Mattia a odiare il genero e a rovinare la già precaria tranquillità della casa. Per la prima volta in vita sua il protagonista si ritrova a cercare lavoro, e grazie all’amico Pomino, ne trova uno come bibliotecario. Ma un giorno Mattia, angustiato dai dissidi coniugali e dai debiti, esasperato dalla noia e dalla inutilità del suo lavoro, decide di fuggire. Arriva a Montecarlo e grazie ad una serie di vincite fortunate si ritrova in tasca la somma di 82.000 lire. E’ quasi ricco! Decide di ritornare a casa per riscattare le sue proprietà e per godere di una rivincita sulla suocera; sogna finalmente una vita serena, un avvenire tranquillo al riparo della miseria. Ma proprio mentre questi pensieri occupano la sua mente, in treno durante il viaggio di ritorno a casa, legge su un giornale che a Miragno, nella roggia di un mulino, è stato ritrovato il cadavere di Mattia Pascal.<br />
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<p>Legge e rilegge il trafiletto scritto in minutissimi caratteri e lo ripete tra se quasi sillabando, fermandosi ad ogni parola. Egli si sarebbe suicidato nella gora del molino alla Stia, una sua vecchia proprietà, a causa dei dissesti finanziari e dei lutti familiari. Ed era stato prontamente o forse frettolosamente riconosciuto dalla moglie disperata e dalla suocera. Dapprima sconvolto, comprende presto che può crearsi una nuova vita, una vita libera da ogni legame con il passato, senza problemi e senza responsabilità, proprio come quando era giovane. E’ ricco e non essendo più Mattia Pascal non ha più alcun creditore. Così con il nome di Adriano Meis comincia a viaggiare prima in Italia e poi all’estero, fino a che decide di stabilirsi a Roma, in un camera ammobiliata sul Tevere. Si innamora, ricambiato, di Adriana, dolce figlia del padrone di casa Anselmo Paleari. Mattia vorrebbe sposarla e ricominciare tutto da capo. Ma Adriano Meis non esiste, non ha una realtà sociale, non ha nessuno dei diritti che hanno i cittadini iscritti all’anagrafe. Non può acquistare nulla, non può denunciare un furto se derubato e tanto meno può contrarre matrimonio. Non può fare nessuna di quelle cose della vita quotidiana che necessitano di una identità. Capisce l’impossibilità di vivere fuori dalle leggi e dalle convenzioni che gli uomini si sono dati. La sua libertà è solo un’illusione. Scopre che <em>fare il morto non è una bella professione</em>. A Mattia non resta che farla finita anche con la nuova identità simulando il suicidio di Adriano Meis nelle acque del Tevere. Erano passati soltanto due anni dalla sua prima supposta morte. Eppure tante cose erano cambiate. La moglie Romilda era rimasta vedova ben poco. Si era infatti risposata proprio con il suo amico Pomino ed aveva avuto una bambina. Quanto era beffardo il destino… Lui, che aveva pensato di essere rinato e finalmente libero di fare ciò che desiderava, non aveva potuto vivere pienamente la sua nuova vita, ma era evidente che gli altri lo avevano fatto. Gli altri erano andati avanti anche senza di lui. Gli altri, a Miragno, avevano stentato a riconoscerlo e il suo ritorno non aveva, per lo meno inizialmente, causato lo scompiglio che si era immaginato. Mattia, ritornato con propositi di vendetta, ben presto li abbandona e lascia che la moglie e l’amico continuino a vivere il loro menage coniugale. A Mattia non resta che ritornare a fare il bibliotecario nell’umida chiesa sconsacrata e adibita a biblioteca comunale in un paese in cui nessuno legge e di andare di tanto in tanto a far visita alla propria tomba…<br />
<em>&#8220;Il fu Mattia Pascal&#8221;</em> è il testimone esemplare dell’assurda condizione di uomo prigioniero delle “maschere sociali” di marito, di padre, di figlio, di fratello etc. che coprono la nostra vera identità. Esprime la sofferenza di quest’uomo, angosciato dall’impossibilità di sfuggire alle convenzioni e ai vincoli della società che sono una catena, un freno inibitore e che forse sono l’unico modo d’esistere. <em>Fuori della legge e fuori di quelle particolarità, liete e tristi che siano per cui noi siamo noi… non è possibile vivere</em>. Solitudine e sconfitta in una società creata dall’uomo, ma che non è a misura d’uomo. Pirandello in questo romanzo rappresenta tutta la crisi esistenziale e storica dell’uomo moderno. E questa rappresentazione, impregnata del contrasto tra realtà e illusione, consapevole dell’incapacità di essere totalmente artefici del proprio destino e del sopravvento del caso è inscenata con straordinaria semplicità in un misto di gioia e di sofferenza, di umorismo e amarezza, di comico e di tragico.<br />
<strong>Il fu Mattia Pascal</strong> è un libro incredibile, una narrazione geniale a cui non si può rinunciare.<br />
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<p>Mattia Pascal vive a Miragno, dove il padre ha lasciato in eredità la miniera di zolfo alla moglie e ai due figli. Batta Malagna, un disonesto amministratore, si interessa di gestire il patrimonio. Egli sposa Oliva, ragazza che Mattia conosce bene, con la quale intraprende una relazione adultera al fine di fare un dispetto all&#8217;amministratore che, non riuscendo ad avere eredi, attribuisce la colpa ad Oliva, senza pensare che invece sia lui il &#8220;problema&#8221;. Alla fine Oliva rimane incinta di un bambino, figlio di Mattia. L&#8217;amico Pomino dice al protagonista di aver scambiato una discussione con una serva, scoprendo così che Malagna sta tramando qualcosa con la cugina, Marianna Dondi, vedova Pescatore; questa gli avrebbe rimproverato di non riuscire ad avere un figlio, conseguenza dovuta al rifiuto di sposare Romilda, figlia della vedova e nipote di Malagna, di cui Pomino è innamorato.</p>
<p>Ora lo zio si sarebbe pentito di non aver accontentato la nipote. Mattia e Pomino temono che l&#8217;uomo stia combattendo con la cugina per avere un figlio da Romilda. Pascal aiuta l&#8217;amico, e, giusto per stordirlo un po&#8217;, gli dice che, per salvare la giovane, Pomino potrebbe sposarla. Con la scusa di una cambiale, Mattia si reca a casa di Marianna Dondi, dove trova anche Malagna. Conosce Romilda. Si trattiene poco a casa della vedova Pescatore, per poter tornare ancora da Romilda e dalla madre, che, però, non sembra contenta dell&#8217;annuncio di una sua prossima visita.</p>
<p>Nonostante il giovane le parli di Pomino, Romilda si innamora di Mattia, e lui ricambia l&#8217;amore. Un giorno, la ragazza, rimasta sola con lui dopo che la madre si è allontanata, gli chiede di portarla via. Romilda viene messa incinta da Mattia e lui, in seguito al loro rapporto sessuale, pensa come preparare la madre alla notizia del suo inevitabile matrimonio. Riceve, però, una lettera da Romilda, in cui lei gli dice che non devono più vedersi. Mattia non comprende il motivo che ha spinto la giovane a chiedergli una cosa simile. Oliva si reca a casa sua per sfogarsi con la madre di Mattia per la disperazione cagionatale dal marito. Batta Malagna ha annunciato il prossimo arrivo del suo tanto atteso figlio.</p>
<p>Mattia, compresa la ragione per cui Romilda gli ha detto che non avrebbero dovuto più vedersi, si sente ingannato da lei. Si reca così a casa di Oliva e le mostra la lettera. La ragazza capisce che Malagna non è il vero padre del bambino che aspetta Romilda, ma Mattia le dice che lei deve far credere al marito che lui può veramente avere un figlio e la mette incinta. Malagna scopre il tradimento della moglie, va da Mattia e gli dice che ha disonorato la nipote e che deve rimediare a quello che ha fatto.</p>
<p>Il protagonista capisce che Romilda non ha fatto nulla di male per far credere a Malagna di essere il padre del bambino che lei aspetta. La ragazza, infatti, sostiene che quando ha rivelato alla madre l&#8217;amore che ormai la legava indissolubilmente a Mattia, Marianna Dondi è andata su tutte le furie, e le ha detto che non avrebbe mai acconsentito a farla sposare con uno «scioperato». Giunto Batta Malagna, la vedova Pescatore lascia sola Romilda con lui. La giovane gli rivela la sciagura che le è capitata e gli chiede di opporsi alla madre e di &#8220;indurla a più giusti consigli&#8221;, dato che lei voleva restare fedele a Mattia. L&#8217;uomo si intenerisce, ma non troppo; le dice che, essendo Romilda minorenne, è ancora sotto la potestà della madre e che potrebbe anche agire giudiziariamente contro Pascal ma giunge ad un compromesso accettando come suo il figlio che sarebbe nato da Romilda. Ora però che anche la moglie è incinta dovrà fare da padre al bambino che Oliva aspetta da Mattia.</p>
<p>Mattia quindi è costretto a sposare Romilda che è invidiosa del figlio che sarebbe nato ad Oliva tra gli agi, al contrario del suo che verrà al mondo nell&#8217;incertezza del domani, e &#8220;non può vedere Mattia&#8221;. Per salvare il podere della Stia col mulino, i Pascal devono vendere le case, e la madre del protagonista va a vivere con il figlio. Ma questo non basta. Pascal cerca di trovare un&#8217;occupazione, ma non ci riesce. La vedova Pescatore e Romilda non si dimostrano gentili con la madre di Mattia, e lui teme che, irritate dalla guardia che il giovane fa alla madre, la trattino male. Zia Scolastica, membro nubile della famiglia, presentata ad inizio dell&#8217;opera, la porta via. Un giorno, verso sera, Pascal incontra per caso Pomino. Egli è adirato con Mattia per il suo tradimento, ma il protagonista cerca di convincerlo che è stato Pomino a tradirlo, dato il sacrificio che deve compiere vivendo con Romilda e la vedova Pescatore. L&#8217;amico gli trova un lavoro: suo padre, entrato nel municipio, dice che la biblioteca di Boccamazza è in misere condizioni, e colui che se ne occupa è fisicamente debole.</p>
<p>Grazie a Pomino, Mattia diventa bibliotecario. Un giorno, gli giunge notizia che la moglie sta per dare alla luce il bambino. Lui si precipita a casa, dove Marianna Dondi gli dice di andare a cercare un medico. Dopo aver girato invano, Mattia, esausto, torna a casa, e vi trova il dottore. Pascal vede che sono due bambine quelle che Romilda gli sta dando: una è già nata, l&#8217;altra sta per venire al mondo. Una delle figlie muore a pochi giorni dalla nascita, l&#8217;altra quando ha quasi un anno. Con la piccola viene a mancare anche la madre di Mattia, nello stesso giorno e quasi nella stessa ora. Una notte intera Mattia vaga per il paese e le campagne, e alla fine si ritrova nel podere della Stia, presso la gora del mulino.</p>
<p>Viene aiutato da un vecchio mugnaio di nome Filippo, che lo fa sedere sotto un albero e gli parla della madre e del padre del protagonista. L&#8217;uomo lo consola, gli dice che non deve piangere e disperarsi così, perché la figlia è stata accolta nel «mondo di là» dalla sua nonna, che le parlerà sempre di lui e non l&#8217;abbandonerà mai. Dopo una delle consuete liti con Romilda e la vedova Pescatore, che dopo la morte della sua bambina e della madre lo disgustavano, non riuscendo più a resistere alla sua miserabile vita, Mattia fugge dal paese. Strada facendo, pensa di recarsi a Marsiglia , da cui avrebbe potuto partire per l&#8217;America. Ma giunto a Nizza si ferma davanti ad una bottega, dove sono esposti opuscoli che pubblicizzano il gioco della roulette. All&#8217;inizio si allontana dalla bottega, ma poi vi entra e, per curiosità, compra un opuscolo. Quindi parte per Montecarlo. Arrivato qui, si ferma a giocare alla roulette, e, con sua sorpresa, vince.</p>
<p>Mattia continua a vincere e diventa ricco. Dati i suoi colpi fortunati, una donna gli propone di giocare con lei, ma il giovane Pascal la respinge. Anche uno «spagnuolo» gli porge la stessa richiesta, e lui, dopo averci parlato, se ne allontana. La mattina del dodicesimo giorno, Mattia viene a sapere che qualcuno si è ucciso: è un giovinetto che il protagonista conosceva, avendo entrambi giocato una volta allo stesso tavolino. Pascal ne copre pietosamente il viso con un fazzoletto, e fugge, ritornando a Nizza per partirne il giorno stesso. Deciso a ritornare a casa per riscattare i suoi averi e vendicarsi dei soprusi della suocera, un altro fatto muta il suo destino. Mentre è in treno legge per caso su un giornale che a Miragno è stato ritrovato nella roggia di un mulino il cadavere di Mattia Pascal, scomparso da molti giorni, suicidatosi per dissesti finanziari.</p>
<p>Sebbene sconvolto, comprende presto che, credendolo tutti morto, può avere un&#8217;altra vita. Così, con lo pseudonimo di Adriano Meis inizia a viaggiare in Italia e poi all&#8217;estero. Infine, decide di stabilirsi a Roma in una camera ammobiliata. Si innamora, ricambiato, di Adriana, la dolce e mite figlia del padrone di casa, Anselmo Paleari, e vuole sposarla, tentando di dar luogo ad una nuova vita stabile. Ma ben presto si rende conto che la sua esistenza è fittizia. Infatti, non essendo registrato all&#8217;anagrafe, non può sposare Adriana, non può denunciare il furto subìto da Terenzio Papiano, un losco individuo penetrato nella sua stanza per rubare del denaro, e non può svolgere alcuna delle normali attività quotidiane, poiché privo di identità. Finge così un suicidio e, lasciato il suo bastone e il suo cappello vicino a un ponte del Tevere, ritorna a Miragno sotto il nome di Mattia Pascal.</p>
<p>Sono intanto trascorsi due anni e arrivato al paese, Mattia scopre che la moglie si è risposata con Pomino e ha avuto una bambina. Si ritira così dalla vita e trascorre le sue giornate nella biblioteca polverosa dove lavorava in precedenza a scrivere la sua storia e ogni tanto si reca al cimitero per portare sulla tomba del &#8220;fu Mattia Pascal&#8221; una corona di fiori. Nella Premessa seconda (filosofica) a mo&#8217; di scusa il protagonista decide di mettere per iscritto la sua strana vicenda: Mattia lascerà il manoscritto nella biblioteca dove aveva lavorato con l&#8217;obbligo però di aprirlo soltanto cinquant&#8217;anni dopo la sua terza, ultima e definitiva morte. La prima morte è quella che lo vede morto suicida nel mulino della &#8220;Stìa&#8221;, la seconda quella in cui &#8220;muore&#8221; il suo alter ego Adriano Meis. Il consiglio di mettere per scritto il suo caso viene a Mattia dal suo amico bibliotecario, don Eligio.</p>
</div><div class="fusion-text"><h2>I personaggi de Il fu Mattia Pascal</h2>
<h3><a href="https://www.my-libraryblog.com/approfondimento/i-personaggi-de-il-fu-mattia-pascal/">Mattia Pascal</a> / Adriano Meis</h3>
<p>È il protagonista e narratore della vicenda. Sul nome del protagonista, Pirandello stesso ci ha suggerito un&#8217;ipotesi interpretativa attraverso le parole di Roberto Pascal, fratello di Mattia: « Mattia, l&#8217;ho sempre detto io, Mattia, matto… matto! Ma no! Matto!».[1]</p>
<p>Anche il cognome Pascal non sembra una scelta casuale. Il cognome Pascal, tipico dell&#8217;area piemontese-ligure, allude infatti alla resurrezione[2]. Tuttavia, secondo alcuni studiosi, Pirandello nella scelta del cognome Pascal si sarebbe ispirato a un filosofo francese, Théophile Pascal[3] le cui opere sono presenti nella biblioteca del personaggio Anselmo Paleari. Il personaggio si dimostra essere un attento osservatore della realtà e della società che lo circonda narrando fatti accaduti che riguardano altre persone che fanno parte della sua vita, infatti ad ognuna di esse offre una caratterizzazione fisica e psicologica. Egli è intollerante ai comportamenti della suocera, la vedova Pescatore, Marianna Dondi, ed ella è una delle numerose cause che condurranno Mattia alla decisione di fuga; essa infatti si può considerare l&#8217;antagonista di Mattia, e dunque tormentatrice della sua vita coniugale. Da un punto di vista fisico si può dedurre che egli non è un bell&#8217;uomo, di corporatura robusta e porta i capelli molto corti e la barba ben curata, la sua particolarità e ciò che marca il suo aspetto è lo strabismo dell&#8217;occhio sinistro. Nelle vesti di Adriano Meis egli porta i capelli lunghi che lo fanno assomigliare ad un &#8220;filosofo tedesco &#8220;, è sbarbato e col tempo si fa correggere il suo difetto all&#8217;occhio con un&#8217;operazione chirurgica. (p. 92) Il protagonista narra che il nome di &#8221; Adriano Meis&#8221; gli fu offerto in treno, partito da poche ore da Alenga per Torino, viaggiando con due signori che discutevano animatamente di iconografia cristiana. Accadde che uno dei vecchi ripeté il nome &#8220;Adriano &#8220;, tante volte, sempre con gli occhi rivolti a Mattia, e in seguito ad una domanda pronunciò &#8220;Camillo de Meis&#8221;. Mattia credette che gridasse a lui quel nome e ripetendo meccanicamente il nome &#8221; Adriano &#8220;, alla fine buttò via quel &#8220;de&#8221; e tenne il &#8220;Meis&#8221;. Gli parve che questo nome quadrasse bene con il suo aspetto e si battezzò &#8221; Adriano Meis&#8221;. Per quanto riguarda la caratterizzazione culturale e socio- economica(p40) di Mattia, essa è pessima in quanto egli stesso narra, rivolgendosi anche a Berto (suo fratello): &#8220;Fummo due scioperati; non ci volemmo dar pensiero di nulla, seguitando, da grandi, a vivere come nostra madre, da piccoli, ci aveva abituati&#8221;. Dunque la madre non ha mai voluto mandarli a scuola e così un tal Pinzone divenne il loro precettore, il quale allevò i due con false citazioni di autori inventati, per cui Mattia aveva ricevuto una educazione che rasentava l&#8217;analfabetismo. Da un punto di vista economico, egli possiede dei poderi, ma spesso parla di una mancanza di qualsiasi capacità, quindi di un&#8217;inettitudine da parte di Batta Malagna, una persona avida, che contribuisce a creare i problemi economici del Pascal. Quando il padre era ancora in vita, la famiglia Pascal godeva di una posizione sociale privilegiata e di una discreta disponibilità economica; dopo la morte del padre, la famiglia Pascal subì dei torti da parte di Batta Malagna e Mattia Pascal dovette andare a lavorare come bibliotecario. Da un punto di vista psicologico, Mattia assume atteggiamenti negativi e mostra rancore nei confronti di Batta Malagna, persona avida, la vedova Pescatore, persona gelida,Terenzio Papiano, sembra voglia approfittarsi di Adriana; dunque Mattia è anche una persona a cui stanno a cuore le persone a lui care, infatti mostra empatia, dunque compassione nei confronti della madre e dunque verso Adriana, la quale è una persona debole e istigata da Terenzio Papiano. Mattia è una persona molto malinconica, questo anche perché si trova in solitudine, dunque ciò mostra anche un&#8217;inaspettata forza. Mattia discute di forti contrasti esistenziali che lo assillano, con il signor Anselmo Paleari, come la vita, la morte, e anche la cosiddetta &#8220;lanterninosofia &#8220;.</p>
<h3>La madre di Mattia</h3>
<p>Mattia ha un particolare rapporto di devozione e di affetto nei confronti della donna che l&#8217;ha messo al mondo. È una donna molto gracile, ha una voce nasale e viene definita da Mattia stesso una &#8220;bambina cieca&#8221; che non si accorge di ciò che la Talpa (Batta Malagna) sta facendo. È sempre stata molto buona con i figli e non ha mai fatto mancare loro niente, neanche nei periodi nei quali, per colpa di Batta Malagna, la famiglia era sommersa dai debiti. La donna è inoltre succube del comportamento iroso e maleducato della suocera di Mattia, che riversa la sua delusione per il matrimonio della figlia proprio sulla povera donna, nel periodo in cui per i noti dissesti finanziari la coppia l&#8217;aveva ospitata per qualche tempo a casa, prima che si trasferisse da sua cognata, la zia Scolastica. Mattia ha una vera e propria devozione nei riguardi di sua madre, il rapporto fra i due è di tenerezza e stima. È molto pacata, placida, quasi infantile.</p>
<p>È molto gracile e spesso malata dopo la morte del marito, anche se non si lamenta mai dei propri mali. Ciò che probabilmente più la preoccupa è la sorte dei suoi figli, rimasti praticamente senza nulla dopo la morte del padre e dopo che la stessa signora Pascal aveva lasciato tutte le sue ricchezze e proprietà sotto l&#8217;amministrazione di Batta Malagna. Non accorgendosi degli imbrogli fatti alle sue spalle può solo facilitare la sua rovina. Quando Mattia si sposa con Romilda non riesce a sopportare la vicinanza della violenta e bisbetica vedova Pescatore e finisce con il diventarne una vittima. Fugge di casa con la cognata ma la morte la colpisce dopo poco, a causa degli affanni e dei feroci litigi subiti in precedenza.</p>
<h3>Giambattista Malagna</h3>
<p>Giambattista Malagna, detto &#8220;la Talpa&#8221; è l&#8217;unico amico del Signor Pascal, a cui per questo la madre ha affidato l&#8217;amministrazione delle sue ricchezze dopo la morte del marito, cosa che ha naturalmente portato alla rovina della famiglia di Mattia. Ha un viso lungo incorniciato da baffi melensi e pizzo; il pancione languido che sembra arrivare fino a terra, le gambe corte e tozze: secondo Mattia, ha il volto e il corpo che più non si addicono ad un ladro come lui. Anche per quanto riguarda altri aspetti (come i sentimenti) Malagna è sempre pronto ad agire con egoismo e avidità: ad esempio il caso di Oliva, ragazza amata da Mattia ma successivamente sposa di Malagna, che viene trattata male poiché non riesce a dargli un erede. Il Malagna accusa Oliva di essere infertile ma, riuscendo a rimanere incinta di Mattia Pascal, egli dovette prenderla in sposa sostenendo che il figlio che ella aspettava era suo.</p>
<h3>La vedova Pescatore, Marianna Dondi</h3>
<p>È sicuramente antagonista, in quanto tormentatrice della vita coniugale di Mattia, ma non ha esattamente la stessa influenza che avevano i precedenti sul protagonista: ella è una delle numerose cause che condurranno Mattia alla decisione di fuga. Cugina della “talpa” Malagna, anche a lei è attribuito un nomignolo che le si addice, “la strega”. Marianna Dondi, Vedova Pescatore, esprime fin dall&#8217;inizio l&#8217;antipatia nei confronti di Mattia: “non mi parve che accogliesse con molto piacere la mia seconda visita: mi porse appena la mano: gelida mano, secca, nodosa, gialliccia.”. Diventata la suocera poi si scatena contro di lui, tormentandolo ininterrottamente con i suoi rimproveri risentiti.</p>
<h3>Adriana Paleari</h3>
<p>È la figlia di Anselmo Paleari, proprietario della pensione di via Ripetta a Roma dove Mattia Pascal, sotto l&#8217;identità di Adriano Meis, alloggia durante il suo soggiorno nella capitale. È una ragazza pura, gentile, educatissima, tenera e discreta ma allo stesso tempo è responsabile di se stessa e di tutta la famiglia. È molto amata da Mattia proprio per queste sue doti particolari che la rendono unica, lei ricambia l&#8217;amore ma la &#8220;non identità&#8221; del protagonista impedirà il matrimonio e quindi qualsiasi altra evoluzione del rapporto.</p>
<h3>Terenzio Papiano</h3>
<p>Terenzio è il cognato di Adriana (era il marito dell&#8217;ormai defunta sorella della fanciulla) e cerca a tutti i costi di sposarsi con la ragazza per non perdere la dote. È un uomo spietato pronto a fare di tutto per il denaro. È proprio lui che durante la seduta spiritica ruba del denaro a Mattia (12.000 lire). È un personaggio negativo che sfrutta anche il fratello malato.</p>
<h3>Gerolamo Pomino</h3>
<p>È un amico d&#8217;infanzia di Mattia Pascal che già da ragazzo nutre un profondo affetto per Romilda Pescatore. Infatti Mattia conosce quest&#8217;ultima proprio per metterla in contatto con Pomino. Tuttavia dopo una relazione si trova costretto a sposarla. Pomino però non serba rancore e aiuta Mattia a trovare lavoro presso la biblioteca del paese per risollevare la situazione finanziaria della famiglia. Quando Mattia ritorna rivelando di essere vivo, egli nel frattempo si è sposato con Romilda e ora conducono una vita agiata e tranquilla con una figlia. Gerolamo è spaventato da un eventuale ritorno di fiamma e appare insicuro, timoroso e impacciato col suo vecchio amico.</p>
<h3>Pinzone</h3>
<p>Insegnante dei due Pascal, spesso complice dei due nelle loro scorribande. Il suo vero nome sarebbe stato Francesco, o Giovanni, di cognome Del Cinque, narra Mattia nel racconto; anche se dice che tutti lo chiamavano Pinzone e che infine si presentava lui stesso come Pinzone. Il suo aspetto fisico appariva ossuto: di una magrezza da far ribrezzo; e molto alto. Alquanto discutibile come precettore, poiché tutta la sua cultura consisteva in filastrocche, sonetti e indovinelli composti da strambi poeti. Inoltre si dilettava lui stesso a comporre rime balzane per il suo piacere personale, come l&#8217;Eco citata nel testo del Fu Mattia Pascal: -In cuor di donna quanto dura amore? (Ore) -Ed ella non mi amò quant&#8217;io l&#8217;amai? (Mai) -Or chi sei tu sì ti lagni meco? (Eco)</p>
<h3>Zia Scolastica</h3>
<p>Zia di Mattia, che aiuta sia la cognata sia il nipote nei momenti di difficoltà, e cerca inutilmente di aprire gli occhi alla cognata, mentre Batta Malagna continua a danneggiarli. Insiste inoltre che la cognata prenda nuovamente marito, per il bene della famiglia.</p>
<h3>Oliva</h3>
<p>Ragazza del paese, povera e onesta e corteggiata da Mattia. Sposata con il Malagna, che poi vuole lasciare perché non gli ha dato figli, con lei il Mattia intrattiene una relazione sessuale a dispetto del Malagna in modo che la giovane non sia umiliata. Così rimane incinta dello stesso Mattia, il figlio però verrà cresciuto da Batta Malagna come se fosse suo. In questo modo Mattia si vendica di Malagna e risarcisce Oliva.</p>
<h3>Anselmo Paleari</h3>
<p>«Tutta la differenza, signor Meis, fra la tragedia antica e la moderna consiste in ciò, creda pure: in un buco nel cielo di carta»</p>
<p>(dal testo)<br />
Padre di Adriana Paleari, è il sessantenne proprietario della pensione di via Ripetta a Roma. Quando Mattia lo incontra per la prima volta, nota il suo torso nudo &#8220;roseo, ciccioso, senza un pelo&#8221; (cap. X). Paleari è un uomo completamente estraneo alla realtà che lo circonda a causa delle sue grandi riflessioni che espone continuamente al povero Pascal-Meis, come la &#8220;lanterninosofia&#8221;. Ormai non può più lavorare e tutta la sua vita è dedicata alla lettura, alla filosofia ed alle riflessioni sul suo tema preferito: l&#8217;occulto. L&#8217;occulto è l&#8217;argomento che più interessa ad Anselmo e organizza spesso sedute spiritiche con lo scopo di richiamare le anime dei morti.</p>
</div><div class="fusion-text"><h2><a href="https://www.my-libraryblog.com/approfondimento/narrazione-de-il-fu-mattia-pascal/">La narrazione</a> de Il fu Mattia Pascal</h2>
<h3>Il narratore</h3>
<p>Il narratore della vicenda è lo stesso Pascal, che in prima persona ricorda le vicende passate e in terza persona descrive le ambientazioni e i personaggi (si dice che il narratore è omodiegetico). Il tipo di focalizzazione è interna.</p>
<h3>Fabula e intreccio</h3>
<p>Fabula e intreccio non coincidono. Infatti il libro è costituito da due cornici: la prima, che corrisponde all&#8217;inizio e alla fine della storia, si svolge nella biblioteca; la seconda, invece, è una lunga analessi e corrisponde agli eventi principali del romanzo.</p>
<h3>Luogo</h3>
<p>I due luoghi principali dove si svolge la vicenda sono Miragno, suo paese natale, e Roma, dove risiede presso la famiglia Paleari. Durante la narrazione Mattia compie molti viaggi visitando sia città estere che italiane, come Milano, Torino, Pisa e Nizza</p>
<h3>Tempo</h3>
<p>L&#8217;autore non riferisce precisi elementi che riescano a determinare l&#8217;anno preciso dell&#8217;ambientazione dell&#8217;opera, ma, grazie alle informazioni che dà di Roma, ormai diventata capitale del Regno d&#8217;Italia, si sa che si svolge tra il 1870 e l&#8217;inizio del Novecento. Si può dedurre anche dal fatto che ci sono i treni e l&#8217;elettricità e il Ponte Umberto I a Roma. Viene anche specificato da Anselmo Paleari che durante la permanenza a Roma di Adriano Meis il papa è Leone XIII. La storia narrata dura sicuramente più di 2 anni (due anni e mesi, Cap. XVIII), che sono quelli trascorsi da Mattia Pascal-Adriano Meis girovagando per l&#8217;Italia e l&#8217;Europa.</p>
</div><div class="fusion-content-boxes content-boxes columns row fusion-columns-1 fusion-columns-total-1 fusion-content-boxes-5 content-boxes-clean-horizontal content-left content-boxes-icon-on-side" data-animationOffset="100%" style="margin-top:0px;margin-bottom:-90px;"><style type="text/css" scoped="scoped">.fusion-content-boxes-5 .heading h2{color:#333333;}
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		<title>Moby Dick &#8211; Herman Melville</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Mar 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Melville, Herman]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritto da Herman Melville, Moby Dick fu pubblicato a Londra e New York nel 1851. Pur ricevendo critiche entusiaste, quello che oggi è considerato un capolavoro della letteratura americana, non incontrò il favore del pubblico.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
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						<div class="fusion-text"><p>Scritto da <strong>Herman Melville</strong>, Moby Dick fu pubblicato a Londra e New York nel 1851. Pur ricevendo critiche entusiaste, quello che oggi è considerato un capolavoro della letteratura americana, non incontrò il favore del pubblico.</p>
<blockquote>
<p>“È uno dei miei sistemi per scacciare la tristezza e regolare la circolazione del sangue. Ogni qualvolta mi accorgo che la ruga intorno alla mia bocca si fa più profonda; ogniqualvolta c’è un umido tedioso novembre nella mia anima; ogni qualvolta mi sorprendo fermo, senza volerlo, davanti a depositi di bare o in cammino dietro a tutti i funerali che incontro; e, specialmente, ogniqualvolta l’insofferenza mi possiede a tal punto che devo far appello a un saldo principio morale per trattenermi dal discendere in strada e buttar giù metodicamente il cappello di testa ai passanti, giudico allora che sia venuto il momento di prendere il mare al più presto possibile. Questo è il mio modo di sostituire pistola e pallottola. Con un fiorito filosofare Catone si gettò sulla spada; io, con calma, mi imbarco.”</p>
</blockquote>
<p>Sono queste le parole di Ismaele, giovane maestro di scuola e voce narrante del racconto. Ismaele decide di salpare, dal porto di Nantucket, in una fredda giornata di dicembre sul Pequod, una baleniera comandata dal capitano Achab. Convinto, come tutti gli altri marinai dell’imbarcazione, di partecipare ad un viaggio alla ricerca di indifesi leviatani, per ricavarne il pregiato olio di balena, Ismaele si troverà coinvolto nel folle inseguimento di Moby Dick, un enorme e combattivo capodoglio bianco che in molti avevano già cercato di catturare. Lo stesso Achab ha perso una gamba scontrandosi in precedenza con lui. La sete di vendetta del capitano è smisurata. La bianca balena è la sua unica ragione di vita. Questo animale, il cui candore si oppone all’oscurità della sua anima, ha una forza terrificante e un’intelligenza diabolica. È la stessa incarnazione del male. Numerosi sono infatti i presagi di morte che accompagnano la sua caccia. Ma l’uomo, lungi dal desistere e dall’ascoltare la voce della ragione, si ostina a combattere irrazionalmente le forze della natura. Quella di Achab non è solo una lotta contro la creatura marina, ma rappresenta l’eterno dissidio interiore, la ricerca di sé stessi, della propria identità e della propria affermazione. Un’epopea epica insomma, paragonata da qualcuno a quella di Ulisse, arricchita dai variegati personaggi dell’equipaggio, che in qualche modo rappresentano i differenti aspetti della natura umana: la follia e il desiderio di dominio del capitano, la saggezza e la prudenza del primo ufficiale Starbuck, l’allegria e il coraggio del secondo ufficiale Stubb, la viltà del suonatore di tamburello Pip, la curiosità di conoscere il mondo e gli uomini del narratore Ismaele.<br />
Uno stile non sempre di facile lettura quello di Melville. Questo racconto è frammisto a numerose riflessioni filosofiche, religiose, artistiche e scientifiche, e vi troviamo numerose citazioni bibliche o tratte da viaggi epici o ancora addentellati shakespeariani. Tutte caratteristiche che lo rendono differente dagli schemi di narrazione tradizionale. Questa narrazione si presenta perciò ricca, a volte ridondante. La lettura ne risulta, ad ampi tratti, poco lineare e viscosa. È anche una sorta di trattato zoologico e baleniero, utilizzando le parole di Pavese. Personalmente ho faticato non poco trovando ostici diversi punti del romanzo, come la descrizione dettagliata della baleniera, della conformazione fisica dei capodogli, i termini marinareschi della caccia, le varie tecniche di pesca e le numerose digressioni dell’autore. D’altro canto gli innumerevoli spunti che scaturiscono dalla sciagurata ed eterna lotta tra uomo e natura, il fascino dell’imprevedibilità, l’abisso marino e umano, la psicologia dei personaggi, il carisma del capitano Achab, il colore bianco, che qui assume un insolito significato diabolico, sono tutti elementi che fanno di Moby Dick un capolavoro indiscusso della letteratura di tutti i tempi. È una lettura avventurosa per la quale è necessaria una certa dose di pazienza e di desiderio di andare fino in fondo. Ne vale senza dubbio la pena.</p>
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		<title>Nel mare ci sono i coccodrilli &#8211; Fabio Geda</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Geda, Fabio]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Nel mare ci sono i coccodrilli" href="http://www.my-libraryblog.com/nel-mare-ci-sono-i-coccodrilli-fabio-geda/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Nel mare ci sono i coccodrilli" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/nel-mare-ci-sono-i-coccodrilli1.jpg" alt="Nel mare ci sono i coccodrilli" width="200" border="0" /></a>Scritto da Fabio Geda e pubblicato nel 2010 da Baldini Castoldi e Dalai, <strong>Nel mare ci sono i coccodrilli</strong> è la storia vera di Enaiatollah Akbari, un bambino che fugge dall’Afghanistan alla ricerca di un luogo dove fermarsi e vivere la sua età. La madre di questo bambino compie un disperato gesto d’amore. Dopo essersi fatta promettere di non servirsi di armi, di non rubare e non usare droghe, una volta giunti in Pakistan, lo abbandona. Suo padre è morto al servizio di un facoltoso signore perdendo il carico che trasportava. Enajat non è più libero costituendo egli stesso il risarcimento per la perdita causata dal genitore. Quando la buca, dove si nasconde al suono del campanello della loro casa, diviene troppo piccola, la madre lo conduce a Quetta lasciandolo solo durante la notte. La donna preferisce saperlo lontano e in pericolo, ma con una sola possibilità di salvarsi, piuttosto che vicino e con un inevitabile e ingiusto destino. Enaiat smette di essere bambino la stessa mattina in cui scopre di essere rimasto solo al mondo. Trova lavoro come venditore ambulante al mercato e il suo buon carattere lo aiuta a fare amicizia con un gruppo di ragazzi, hazara come lui, e in particolare con Sufi. Insieme decidono di partire per l’Iran perché il Pakistan è un luogo pericoloso per la loro etnia e perché sperano in una vita migliore. Si affidano a dei trafficanti che li portano in Iran ammassati con altri clandestini in un furgone. Quando giungono a destinazione cominciano a lavorare in un cantiere edile perché è necessario come prima cosa rimborsare i trafficanti. La vita è dura, ma l’amicizia e il lavoro sono due elementi che lo aiutano ad andare avanti fino a quando la polizia, intervenuta nel cantiere, non li rimpatria. Tra innumerevoli difficoltà e pericoli, Enaiat riesce a tornare in Iran e, dopo essere stato maltrattato e derubato in più occasioni, decide poi di raggiungere la Turchia. Non sa ancora quanto sarà lungo e straziante questo viaggio. Durerà quasi un mese camminando sotto le più avverse condizioni atmosferiche, di notte, in montagna, al freddo e al gelo, con un abbigliamento di fortuna. Molti dei suoi compagni muoiono lungo il tragitto e molti altri avevano subito la stessa sorte nei viaggi precedenti. Emblematico e straziante un passo del racconto.<br />
Continua a leggere la recensione di Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda.</p>
<p><em>“Il diciottesimo giorno ho visto delle persone sedute. Le ho viste in lontananza e subito non ho capito perché si fossero fermate. Il vento era un rasoio e briciole di neve mi otturavano il naso, e quando cercavi di toglierle con le dita non c’erano più. Dietro un curva a gomito, d’un tratto, me le sono trovate di fronte, le persone sedute. Erano sedute per sempre. Erano congelate. Erano morte. Erano lì da chissà quanto tempo. Tutti gli altri sono sfilati di fianco, in silenzio. Io, a uno, ho rubato le scarpe, perché le mie erano distrutte e le dita dei piedi erano diventate viola e non sentivo più nulla, nemmeno se le battevo con una pietra. Gli ho tolto le scarpe e me le sono provate. Mi andavano bene. Erano molto meglio delle mie. Ho fatto un cenno con la mano per ringraziarlo. Ogni tanto lo sogno.”</em></p>
<p>Enaiat giunge a Istanbul al limite delle forze e della sopportazione, nel doppio fondo di un camion, schiacciato come una sardina insieme ad altri disperati. Tre giorni di viaggio, accovacciato in uno spazio di appena cinquanta centimetri, senza cibo, senza acqua, senza luce. Colpisce al cuore questa descrizione soprattutto perché si tratta di vita vera, non di fantasia, vissuta da un bambino che all’inizio del viaggio potrà aver avuto circa dieci anni. Circa dieci anni si, perché Enaiat non sa nemmeno quale sia precisamente la sua data di nascita e conosce la sua età per approssimazione. Il viaggio di questo dolce e coraggioso ragazzo non è ancora finito. Drammatica è la traversata in gommone affrontata con alcuni sventurati della sua età per giungere in Grecia. Bambini che non hanno mai visto il mare e che conoscono le creature che vi abitano unicamente per sentito dire. Chissà se vi sono anche i coccodrilli in quella massa scura!<br />
Uno stile asciutto e assolutamente efficace quello di Geda.<br />
<strong>Nel mare ci sono i coccodrilli</strong> è un documento prezioso per chiunque voglia conoscere, voglia capire cosa significa, anche solo in piccola parte, arrivare da clandestino in Italia affrontando viaggi in cui si muore di stenti. Essere “umani” significa immedesimarsi e comprendere le difficoltà, significa essere solidali ed accoglienti. E questo anche quando ciò comporti preoccupazione, fatica e sacrificio. A chi sostiene di poter aiutare queste popolazioni in guerra, di qualunque natura questa sia, a casa propria, consiglio di leggere il passo in cui Enaiat, ormai divenuto ragazzo, spiega a chi di competenza il perché della sua richiesta di ottenere lo status di rifugiato politico.<br />
Quando seguiamo i telegiornali che riportano le notizie di barconi stracolmi di uomini, donne e bambini, non capiamo veramente. Io, per lo meno, credo di non aver capito a lungo. Pensiamo all&#8217; Italia martoriata, penalizzata dalla delinquenza e dalla conseguente insicurezza; pensiamo all&#8217;ipotizzabile traffico di droga, alla mancanza di denaro e lavoro, alle nostre sacrosante richieste di un miglioramento di vita qui, ma oltre a questo dovremmo avere uno sguardo più perspicace e meno cinico; dovremmo essere più lungimiranti e pretendere da chi ci rappresenta meno sprechi, meno truffe.  Avremmo una vita appagante nel nostro bel paese e, nel contempo, daremmo una mano vera a chi vive situazioni disumane. Mi scuso per essermi così tanto dilungata. Il fatto è che mi auguro che moltissimi leggano questa intervista a Enaiat e provino un sentimento di partecipazione e di vera empatia.</p>
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		<title>Il labirinto degli spiriti &#8211; Carlos Ruiz Zafon</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Mar 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Zafon, Carlos Ruiz]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Il labirinto degli spiriti" href="http://www.my-libraryblog.com/il-labirinto-degli-spiriti-carlos-ruiz-zafon/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Il labirinto degli spiriti" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-labirinto-degli-spiriti.jpg" alt="Il labirinto degli spiriti" width="130" border="0" /></a>Con <strong>Il labirinto degli spiriti</strong> edito da Mondadori in novembre 2016, <em>Zafon</em> va a completare la serie del <em>Cimitero dei libri dimenticati</em> chiudendo in tal modo il cerchio che aveva avuto inizio con L’ombra del vento e fornendo risposte a molti interrogativi nati nel corso delle precedenti letture. Una delle protagoniste del romanzo è una giovane donna di nome Alicia Gris, un’investigatrice segnata da un passato difficile e con una complessa personalità. Alicia, dotata di intelligenza e arguzia, di coraggio e determinazione, riceve dal suo superiore l’incarico di indagare sulla scomparsa del ministro Mauricio Valls. È questi un politico cinico e senza scrupoli dell’entourage di Franco, che i lettori hanno conosciuto ne Il prigioniero del cielo, la cui vita è intrecciata a quella di Sempere e di Martin. Così Alicia si ritrova a contatto con Daniel e con la sua vecchia conoscenza Fermin. L’ormai adulto Daniel Sempere, che ha già scoperto una parte della verità sulla morte della madre Isabella, rischia di essere inghiottito da una voragine di ansia, di desiderio di piena conoscenza e di sete di vendetta. Vendetta si, per quell’incolmabile assenza materna che ha sconvolto la sua fanciullezza e condizionato l’intera sua vita. Ancora non conosce quanto sia ampia la rete di intrighi, di segreti e corruzione che si cela dietro quel tragico evento. Nella Barcellona ormai vecchia e stanca della dittatura franchista, tra vicoli bui e misteri, tra paure e solitudini, tra drammi e mostri si snodano le ricerche di Alicia e Daniel costituendo il filo conduttore dell’intero impianto narrativo.<br />
Continua a leggere la recensione di Il labirinto degli spiriti di Carlos Ruiz Zafon.</p>
<p><strong>Il labirinto degli spiriti</strong> non delude le aspettative, per lo meno non delude le mie. <em>Zafon</em> continua ad essere uno dei miei autori preferiti per una lunga serie di ragioni. Possiede uno stile semplice ed accattivante per cominciare. Uno stile che permette di leggere romanzi di una cospicua mole con una leggerezza e una velocità spiazzanti. Sono delicati e magici gli intrecci da cui emergono luci e ombre, forza e debolezza dei personaggi. Fascino e mistero contribuiscono fortemente al successo del libro riuscendo a incuriosire il lettore ed accompagnarlo fino alla fine. Fine che ha sempre un sapore agrodolce perché quasi vorresti che la famiglia Sempere, Fermin, Martin, Alicia continuassero a farti compagnia. È incredibile l’abilità di Zafon nel collegare storie e personaggi in questa gigantesca quadrilogia. La saga del <em>Cimitero dei libri dimenticati</em>, partita con <em>L’ombra del vento</em>, proseguita con <em>Il gioco dell’angelo</em> e <em>Il prigioniero del cielo</em> e conclusasi con <em>Il labirinto degli spiriti</em> ha tenuto sempre viva l’attenzione e l’interesse di chi ha letto in un arco di tempo durato più di dieci anni. Infine, di certo non per importanza, quelle di Zafon sono narrazioni in cui l’amore per i libri, la potenza delle lettere, il valore della cultura sono tutti elementi principe, elementi che insieme ad una magnetica ambientazione gotica le hanno rese uniche e inimitabili.<br />
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		<title>La fattoria degli animali &#8211; George Orwell</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Orwell, George]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritto da George Orwell nel 1945 e pubblicato per la prima volta in Italia due anni più tardi, La fattoria degli animali è la storia di una rivoluzione fallita.
Una favola amara questa, nella quale viene narrato come gli animali di una fattoria, ribellatisi alla tirannia degli uomini, cerchino di instaurare una società di eguali.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-37 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-fattoria-degli-animali-300x466.jpg" width="300" height="466" alt="" title="la-fattoria-degli-animali" class="img-responsive wp-image-113926" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-fattoria-degli-animali-200x311.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-fattoria-degli-animali-400x622.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-fattoria-degli-animali-600x932.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-fattoria-degli-animali.jpg 695w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span><div class="fusion-text"><p>Scritta da George Orwell nel 1945 e pubblicata per la prima volta in Italia due anni più tardi,<em> La fattoria degli animali</em> è la storia di una rivoluzione fallita.<br />
Una favola amara questa, nella quale viene narrato come gli animali di una fattoria, ribellatisi alla tirannia degli uomini, cerchino di instaurare una società di eguali. Ma i maiali, più intelligenti e organizzati, dopo aver capeggiato la rivolta, non fanno altro che imporsi sugli animali più semplici e docili.<br />
Solo in apparenza questi nuovi capi lavorano per il bene comune; realmente vogliono ottenere potere e beneficiare dei conseguenti e numerosi privilegi.<br />
Gli ideali proclamati un tempo vengono progressivamente traditi e i più deboli subiscono gli stessi maltrattamenti e privazioni conosciuti sotto il dominio degli uomini.</p>
<blockquote>
<p><em>Gli animali da fuori guardavano il maiale e poi l’uomo, poi l’uomo e ancora il maiale: ma era ormai impossibile dire che era l’uno e chi l’altro.</em></p>
</blockquote>
<p>Grazie all’ignoranza e all’opera di disinformazione a danno degli abitanti della fattoria, i maiali si impadroniscono degli utili della stessa e sfruttano senza scrupolo alcuno le risorse a vantaggio del proprio benessere.<br />
Orwell descrive senz’altro gli ideali utopici della Rivoluzione Russa, ma la sua narrazione calza perfettamente a ogni rivoluzione, a ogni regime totalitario, a ogni governo o tentativo di essere tale, quando la sete di potere vince su qualsivoglia concezione di libertà, di informazione e persino di giustizia.<br />
Degli alti principi di fraternità e uguaglianza ispiratori della ribellione ne rimane solo uno:</p>
<blockquote>
<p><em>Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.</em></p>
</blockquote>
<p>È straordinario come Orwell sia riuscito a rappresentare in un breve scritto come <em>La fattoria degli animali</em> la brutalità e la bassezza degli esseri umani, efficacemente impersonati dai maiali. Una satira tagliente dallo stile asciutto e semplice, un’allegoria originale, inquietante e purtroppo attualissima.<br />
Una lettura dalla quale non si può prescindere, un monito, forse una piccola luce da seguire al posto delle grandi illuminazioni che poi, d&#8217;un tratto, ci lasciano al buio a brancolare senza una meta, ci inducono a proseguire in qualche vicolo che, solo alla fine, si scopre essere cieco.</p>
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		<title>Il bambino con il pigiama a righe &#8211; John Boyne</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/il-bambino-con-il-pigiama-a-righe-john-boyne/</link>
		<comments>https://www.my-libraryblog.com/il-bambino-con-il-pigiama-a-righe-john-boyne/#respond</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Feb 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Boyne, John]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritto dall’irlandese John Boyne, Il bambino con il pigiama a righe è un romanzo del 2006 che è riuscito a raggiungere in poco tempo un successo internazionale. È la storia dell’amicizia tra Bruno Hess, figlio di un ufficiale nazista, e Shmuel, un bambino ebreo della sua stessa età.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Il bambino con il pigiama a righe" href="https://www.my-libraryblog.com/il-bambino-con-il-pigiama-a-righe-john-boyne/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Il bambino con il pigiama a righe" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-bambino-con-il-pigiama-a-righe-1.jpg" alt="Il bambino con il pigiama a righe" width="175" border="0" /></a>Scritto dall’irlandese John Boyne, <strong>Il bambino con il pigiama a righe</strong> è un romanzo del 2006 che è riuscito a raggiungere in poco tempo un successo internazionale. È la storia dell’amicizia tra Bruno Hess, figlio di un ufficiale nazista, e Shmuel, un bambino ebreo della sua stessa età. Il padre di Bruno è appena stato promosso e tutta la sua famiglia si deve trasferire da Berlino ad Auschwitz. Bruno fa fatica ad ambientarsi trovando inquietante la loro abitazione in campagna. Si sente solo, non ci sono altri bambini con cui giocare e gli viene impedito di esplorare le zone intorno alla casa. Esiste infatti una strana fattoria che attrae fortemente la sua attenzione e che può vedere dalla finestra della sua stanza, una fattoria in cui le persone che vi abitano indossano tutte uno strano pigiama a strisce. Contravvenendo alle raccomandazioni della madre, girovagando nei boschi dei dintorni, giunge ad un recinto con il filo spinato. Ed è proprio all’interno di questo recinto che vede un bambino vestito anche lui a strisce, intento a svuotare alcuni detriti da una carriola. Bruno è entusiasta di questa scoperta perché ha finalmente trovato qualcuno con cui giocare.<br />
Tornerà infatti tutti i giorni a trovare il suo nuovo amico Shmuel senza raccontare nulla ai genitori e alla sorella maggiore. In cuor suo, Bruno sente che qualcosa non va, ma non sa immaginare cosa. Non sa capire che tipo di lavoro venga svolto lì e perchè grandi camini continuino a fumare. Nonostante il filo spinato li divida, le loro vite sono profondamente legate. La storia di questa amicizia, tra il figlio inconsapevole del carnefice e un bimbo ebreo al tempo dei campi di concentramento, è una narrazione che tenta, da un punto di vista differente rispetto alle terribili e reali testimonianze dei sopravvissuti, di trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza di un passato crudele e vergognoso. Attraverso un sentimento puro, naturale e semplice come l’amicizia tra bimbi lo scrittore ci accompagna in un viaggio commovente e orribile nel contempo. È pesante come un macigno e spezza il cuore. La scrittura è scorrevole ed efficace, adatta a lettori adulti e a ragazzi, non propriamente a bambini. Credo che gli estimatori de<em> L’amico ritrovato</em> di Fred Uhlman possano grandemente apprezzare anche <strong>Il bambino con il pigiama a righe</strong>. Leggiamo per conoscere, per non dimenticare e per non ripetere. Il presente è frutto del passato, ma è anche il seme del futuro.</p>
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		<title>Il sorriso di Angelica &#8211; Andrea Camilleri</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/il-sorriso-di-angelica-andrea-camilleri/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Camilleri, Andrea]]></category>
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		<description><![CDATA[Il sorriso di Angelica è uno dei romanzi di Camilleri che preferisco. È il diciassettesimo scritto avente per protagonista il commissario Montalbano. Lo si ritrova vicino alla sessantina, timoroso di invecchiare e di essere tradito dalla fidanzata Livia, cosa che lo avvicina tremendamente all’essere “furioso” come l’Orlando dell’Ariosto. È forse per questo turbinio di sentimenti &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Il sorriso di Angelica" href="http://www.my-libraryblog.com/il-sorriso-di-angelica-andrea-camilleri/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Il sorriso di Angelica" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-sorriso-di-angelica.jpg" alt="Il sorriso di Angelica" width="130" border="0" /></a><strong>Il sorriso di Angelica</strong> è uno dei romanzi di Camilleri che preferisco. È il diciassettesimo scritto avente per protagonista il commissario Montalbano. Lo si ritrova vicino alla sessantina, timoroso di invecchiare e di essere tradito dalla fidanzata Livia, cosa che lo avvicina tremendamente all’essere “furioso” come l’Orlando dell’Ariosto. È forse per questo turbinio di sentimenti che si ritrova soggiogato dalla bellezza di una splendida e giovane donna dal nome Angelica, che sembra incarnare perfettamente l’eroina ariostesca di cui era segretamente innamorato negli anni dell’adolescenza. Non è la prima volta che il commissario si trova invischiato in situazioni appassionate, complice anche la lontananza di Livia, ma questa volta Montalbano sembra proprio aver perso la testa. Tutto questo turbamento si accompagna alle indagini che riguardano invece una serie di furti a danno di noti professionisti di Vigata. Quando si scoprono due omicidi la vicenda si complica ulteriormente.<br />
Continua a leggere la recensione di Il sorriso di Angelica di Andrea Camilleri.</p>
<p>Camilleri continua a delineare perfettamente il personaggio di Montalbano con la sua forza, la sua fragilità, forse anche la sua normalità che lo rende un eroe dei nostri tempi semplice e nel contempo straordinario. Attorno a se ruotano le figure dei suoi fidati collaboratori che rappresentano immancabili tasselli di storie sempre ben costruite e accattivanti. Non manca l’umorismo e quello splendido misto di linguaggio siculo e italiano che, personalmente, mi frulla nella testa per un bel po’ di tempo dopo la fine di una lettura e che riesce sempre a farmi sorridere. Questa volta si aggiungono anche alcuni versi dell’Orlando Furioso, nel momento giusto, a non smentire l’abilità di Camilleri nel tenere insieme l’aspetto ironico, quello umano e professionale del commissario. <strong>Il sorriso di Angelica</strong> è una storia scorrevole e fluida che invita a leggere sino alla fine senza stanchezza e senza intoppi. Non sbaglio mai quando scelgo di leggere Camilleri.<br />
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		<title>Niente di vero tranne gli occhi &#8211; Giorgio Faletti</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Faletti, Giorgio]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[L’indimenticato Giorgio Faletti, dopo Io uccido, ha continuato a cimentarsi con la scrittura creando il nuovo thriller Niente di vero tranne gli occhi. È un noir dallo stile hollywoodiano da cui si evince la passione dello scrittore per il fumetto d’autore e per il cinema. La storia si svolge tra Roma e New York e &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Niente di vero tranne gli occhi" href="http://www.my-libraryblog.com/niente-di-vero-tranne-gli-occhi-giorgio-faletti/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Niente di vero tranne gli occhi" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/niente-di-vero-tranne-gli-occhi.jpg" alt="Niente di vero tranne gli occhi" width="130" border="0" /></a>L’indimenticato Giorgio Faletti, dopo Io uccido, ha continuato a cimentarsi con la scrittura creando il nuovo thriller <strong>Niente di vero tranne gli occhi</strong>. È un noir dallo stile hollywoodiano da cui si evince la passione dello scrittore per il fumetto d’autore e per il cinema. La storia si svolge tra Roma e New York e vede come protagonisti una donna e un uomo. Lei è Maureen Martini, Commissario della Polizia Italiana nella città di Roma; lui è Jordan Marsalis, ex tenente del Dipartimento di Polizia di New York e fratello del sindaco della città, Christopher Marsalis. I loro destini si incrociano quando la metropoli americana viene sconvolta da uno spietato serial Killer che firma i suoi delitti posizionando le vittime come fossero personaggi dei Peanuts. La Martini, avendo perso l’uso della vista, si recherà a New York per un trapianto di cornee. La prima vittima è il famoso e discusso pittore Jerry Kho, nome d’arte di Gerald Marsalis, figlio del sindaco di New York nonchè nipote di chi si occuperà delle indagini. Il suo corpo viene ritrovato in una posa che ricorda Linus. La seconda vittima è la giovane e ricchissima Chandelle Stuart rinvenuta appoggiata ad un pianoforte a evocare Lucy nell’atto di ascoltare il suo amato Schroeder. Nel frattempo la giovane commissario Maureen Martini, che ha appena subito il trapianto, comincia ad essere preda di allucinazioni che hanno per soggetto le vittime. È per questa ragione che comincerà la collaborazione con Jordan Marsalis nel tentativo di fermare l’assassino. Ma una svolta arriva quando la terza vittima, Alistair Campbell, ritrovata in fin di vita, riesce a sussurrare prima di morire, il nome dell’assassino. Sarà effettivamente il colpevole? O qualche altro segreto si cela dietro questa rivelazione?<br />
Continua a leggere la recensione di Niente di vero tranne gli occhi di Giorgio Faletti.</p>
<p><strong>Niente di vero tranne gli occhi</strong> è un romanzo avvincente nonostante qualche aspetto non originale della trama. Faletti è riuscito infatti a creare una storia ben intrecciata e ricca di suspence proprio alla stregua degli scrittori di thriller americani più famosi. Tiene sempre viva l’attenzione del lettore e porta a riflettere più di quanto non si creda. Il suo stile semplice e fluido conduce sino alla fine senza sbavature, senza eccessi linguistici e i suoi personaggi sono ben delineati e credibili. La sensazione è quella di non poter fare a meno di arrivare fino in fondo; la percezione è quella di non potersi fidare di altro senso che non sia quello della vista. Una narrazione in cui sono mescolati in maniera sapiente la dose esatta di azione e di mistero, il giusto ritmo e l’inspiegabile elemento soprannaturale. Il risultato è un cocktail dal gusto forte e deciso, non adatto a tutti i palati, ma senza dubbio apprezzabile da quelli appassionati di questo genere.<br />
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		<title>Un covo di vipere &#8211; Andrea Camilleri</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/un-covo-di-vipere-andrea-camilleri/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Camilleri, Andrea]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato nel 2013 dalla casa editrice Sellerio, Un covo di vipere è un romanzo giallo di Andrea Camilleri con protagonista il celebre Montalbano. La narrazione si apre con uno dei sogni del commissario che immagina di trovarsi, insieme alla fidanzata Livia, in una specie di Giardino dell’Eden simile a quello raffigurato ne Il sogno di &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Un covo di vipere" href="http://www.my-libraryblog.com/un-covo-di-vipere-andrea-camilleri/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Un covo di vipere" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/un-covo-di-vipere.jpg" alt="Un covo di vipere" width="130" border="0" /></a>Pubblicato nel 2013 dalla casa editrice Sellerio, <strong>Un covo di vipere</strong> è un romanzo giallo di Andrea Camilleri con protagonista il celebre Montalbano. La narrazione si apre con uno dei sogni del commissario che immagina di trovarsi, insieme alla fidanzata Livia, in una specie di Giardino dell’Eden simile a quello raffigurato ne Il sogno di Henri Rousseau. Risvegliatosi a causa del fischiettio di un senzatetto, che durante la notte ha trovato riparo nella veranda nel suo villino, Montalbano viene portato a conoscenza dell’assassinio di un uomo. Il ragionier Cosimo Barletta, ucciso con un colpo di pistola alla nuca, sembrava un uomo dalla vita tranquilla e senza macchie. Si scoprirà presto, anche grazie alla collaborazione della figlia Giovanna, che la sua non era un’esistenza così esemplare. Il caso si complica maggiormente quando il dottor Pasquano, durante l’autopsia, scopre che il Barletta prima di essere colpito dall’arma da fuoco, era già morto avvelenato. La trama si sviluppa così tra il percorso del particolarissimo clochard dal linguaggio perfetto e dalla postura elegante e l’indagine sull’omicidio del ragioniere morto due volte.<br />
Continua a leggere la recensione di <strong>Un covo di vipere</strong> di Andrea Camilleri.</p>
<p>Una narrazione fluida e piacevole, nonostante i temi trattati, quella di <strong>Un covo di vipere</strong>. Scorre via veloce con la complicità di quella sinuosa ironia che avvolge i personaggi rendendoli unici. Ma è il piccolo mondo di Montalbano con gli strafalcioni di Catarella, la propensione per il gentil sesso del vice Augello, l’ossessione anagrafica del fidato Fazio a rendere ancora una volta questo giallo un libro meritevole. Si perché, per quanto riguarda la trama, Camilleri ha avuto intuizioni ed estro migliori. Si intuisce il colpevole fin troppo presto e tuttavia si ha voglia di arrivare fino alla fine. E poi il suo linguaggio è ormai nel cuore e nella testa di tanti lettori, compresa la mia. E gli si perdona un intrigo meno avvincente e facilmente intuibile. Vale sempre la pena di leggere Camilleri.</p>
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		<title>Esco a fare due passi &#8211; Fabio Volo</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/esco-a-fare-due-passi-fabio-volo/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Volo, Fabio]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato nel 2001 per Mondadori, Esco a fare due passi è il primo romanzo di Fabio Volo. Suo protagonista è un dj ventottenne chiamato Nico appassionato di musica ed eterno Peter Pan. Nico si sente un immaturo e cerca di tenersi lontano da ogni responsabilità. Decide perciò di farsi un regalo di compleanno: scrivere a &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Esco a fare due passi" href="http://www.my-libraryblog.com/esco-a-fare-due-passi-fabio-volo/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Esco a fare due passi" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/esco-a-fare-due-passi.jpg" alt="Esco a fare due passi" width="130" border="0" /></a>Pubblicato nel 2001 per Mondadori, <strong>Esco a fare due passi</strong> è il primo romanzo di Fabio Volo. Suo protagonista è un dj ventottenne chiamato Nico appassionato di musica ed eterno Peter Pan. Nico si sente un immaturo e cerca di tenersi lontano da ogni responsabilità. Decide perciò di farsi un regalo di compleanno: scrivere a se stesso una lettera che potrà leggere unicamente quando saranno trascorsi cinque anni. Ed è così che Nico ci racconta le sue giornate, quelle buone e quelle no, le sue amicizie e i suoi rapporti con i genitori. Alla stregua di un diario di adolescente un po’ troppo cresciuto, questo libro sa essere divertente e ironico. Forse in alcuni momenti volgare, ma tutto sommato rientra nel modo di essere di un ragazzino che ha timore di diventare adulto.<br />
Continua a leggere la recensione di Esco a fare due passi di Fabio Volo.</p>
<p>Per certi versi ha qualcosa di Jack frusciante è uscito dal gruppo, per centri altri ne è lontano anni luce. Non ho trovato uno sforzo al vero approfondimento psicologico del personaggio, ma forse esiste ed io non sono stata in grado di coglierlo. Di certo <strong>Esco a fare due passi</strong> è un libro divertente capace di far trascorrere qualche ora di leggerezza e di evasione. E questo è senza dubbio un merito. Non importa se l’età del lettore sia poi quella dell’adolescente o dell’uomo o donna che pensa di essere ancora tale. Eccessivo a tratti, ma fluido, schietto e semplice nella lettura. Lo consiglio a chi non voglia cimentarsi con una narrazione impegnativa, anche se è doveroso dire che gli spunti di riflessione, se si sa coglierli, possono derivare da qualunque genere di scrittura.</p>
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		<title>Ragione e sentimento &#8211; Jane Austen</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Austen, Jane]]></category>
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		<description><![CDATA[Scritto dalla talentuosa romanziera inglese Jane Austen, tra il 1795 e il 1810, Ragione e sentimento è stato pubblicato in veste anonima per la prima volta nel 1811. Ebbe un grande successo. Il romanzo narra le vicende della famiglia Dashwood e, tra i suoi pregi, annovera quello di riuscire a catapultare il lettore nell’Inghilterra &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
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						<div class="fusion-text"><p><a title="Ragione e sentimento" href="http://www.my-libraryblog.com/ragione-e-sentimento-jane-austen/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Ragione e sentimento" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/ragione-e-sentimento-2.jpg" alt="Ragione e sentimento" width="130" border="0" /></a>Scritto dalla talentuosa romanziera inglese Jane Austen, tra il 1795 e il 1810, <strong>Ragione e sentimento</strong> è stato pubblicato in veste anonima per la prima volta nel 1811. Ebbe un grande successo. Il romanzo narra le vicende della famiglia Dashwood e, tra i suoi pregi, annovera quello di riuscire a catapultare il lettore nell’Inghilterra di inizio Ottocento, con la sua lussureggiante campagna, i suoi balli e le sue carrozze, le relazioni della buona società e di quella che vorrebbe essere tale. <strong>Ragione e sentimento</strong> ha come protagoniste principali le due sorelle Dashwood, Elinor e Marianne, profondamente diverse e fortemente legate tra loro. Elinor, la maggiore, rappresenta la ragione e la compostezza; Marianne è l’emblema dell’emotività e della ribellione. Alla morte del padre, Elinor e Marianne, insieme alla loro madre e alla sorella minore, si trovano ad affrontare una preoccupante situazione finanziaria. Si trasferiscono così nel Devonshire, dove un lontano cugino della signora Dashwood, le aiuta affittando loro Barton Cottage ad un prezzo inferiore di quello reale.</p>
<p>La trama del romanzo si sviluppa proprio qui, intorno alle vicissitudini sentimentali di Elinor e Marianne, entrambe in età da marito, e sulla diatriba tra ragione e sentimento di cui le due ragazze sono egregie rappresentanti. Due giovani di buona estrazione sociale si affacciano alla vita e alla società dell’epoca, in un mondo che predilige l’aspetto economico rispetto a quello dei buoni sentimenti.<br />
Anche se non mi è rimasto nel cuore come Orgoglio e pregiudizio in cui la scrittrice, con i personaggi di Mr Darcy ed Elizabeth, ha superato se stessa, <strong>Ragione e sentimento</strong> è un romanzo delicato e commovente. Lo stile della Austen è impeccabile ed intrigante. La sua è una narrazione dolce e nel contempo arguta, assolutamente attuale nonostante l’ambientazione sia quella dei primi anni dell’Ottocento. Intensa la caratterizzazione di alcuni personaggi come Marianne, Elinor e il colonnello Brandon, meno affascinante quella di altri come Edward e la minore delle sorelle Dashwood. <strong>Ragione e sentimento</strong> è un libro dalla scrittura piacevole ed elegante, raffinato e ironico. Nella mia libreria c&#8217;è. E nella vostra?</p>
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		<title>Il gioco dell&#8217;angelo &#8211; Carlos Ruiz Zafòn</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/il-gioco-dellangelo-carlos-ruiz-zafon/</link>
		<comments>https://www.my-libraryblog.com/il-gioco-dellangelo-carlos-ruiz-zafon/#respond</comments>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Zafon, Carlos Ruiz]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.brunoros.com/testmylibrartmp/il-gioco-dellangelo-carlos-ruiz-zafon/</guid>
		<description><![CDATA[Scritto dallo spagnolo Carlos Ruiz Zafòn, Il gioco dell’angelo è un romanzo del 2008 ambientato nella cupa Barcellona degli anni Venti. David Martin è un giovane che sogna di diventare scrittore. Come molti aspiranti scrittori, lavora come fattorino per un giornale locale, pulisce i macchinari, prepara caffè, vive da subalterno in quel mondo di &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Il gioco dell'angelo" href="http://www.my-libraryblog.com/il-gioco-dellangelo-carlos-ruiz-zafon/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Il gioco dell'angelo" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-gioco-dell-angelo.jpg" alt="Il gioco dell'angelo" width="130" border="0" /></a> Scritto dallo spagnolo Carlos Ruiz Zafòn, <strong>Il gioco dell’angelo</strong> è un romanzo del 2008 ambientato nella cupa Barcellona degli anni Venti. David Martin è un giovane che sogna di diventare scrittore. Come molti aspiranti scrittori, lavora come fattorino per un giornale locale, pulisce i macchinari, prepara caffè, vive da subalterno in quel mondo di cui vorrebbe essere il protagonista. Abbandonato dalla madre e con un padre despota che ha visto morire a colpi di pistola davanti ai suoi occhi, Martin vive una vita difficile nell’attesa della sua occasione. Che naturalmente arriverà. Un ricco e potente uomo di Barcellona, Don Pedro Vidal lo accoglie sotto la sua ala protettrice e Martin comincia a pubblicare racconti presso <em>La Voz de la Industria</em> riuscendo in questo modo ad ottenere un discreto successo. Ma da questo momento il giovane scrittore inizia a lavorare ininterrottamente alla ricerca di quella fortuna che, lui non può ancora saperlo, lo renderà malato e schiavo. Per riuscire a mantenere i ritmi serrati richiesti dalla sua qualità di scrittore professionista, si rinchiude all’interno della sua nuova e tetra dimora soprannominata “la casa della torre”. Tutto il suo io verrà assorbito da questa scelta. Perderà la sua innocenza, la sua purezza di fanciullo e persino la sua salute. Manterrà solo qualche rapporto con il vecchio libraio Sempere, il suo mentore Vidal e la giovane Cristina di cui è innamorato. Intanto la sua malattia si aggrava. E dato che ha sempre pubblicato con uno pseudonimo, decide di dedicarsi anima a corpo ad un’opera che porti il suo nome. Nel contempo, per compiacere Cristina, riscrive le bozze del libro che il suo benefattore Vidal sta cercando di concludere da anni.<br />
I due libri vengono pubblicati contemporaneamente, ma mentre quello di Vidal riscuote un enorme successo di critica e pubblico, il suo viene aspramente stroncato. Amareggiato profondamente da questo insuccesso e dalla notizia dell’imminente matrimonio di Cristina con Vidal, decide di accettare l’ambigua proposta di un misterioso editore francese chiamato Andreas Corelli. Una figura sinistra, persino diabolica quella di Corelli il quale, da questo momento in poi, riuscirà a muovere le fila della vita di Martin come un esperto burattinaio. Martin dovrà creare un testo sacro di straordinario valore che tratti di una religione prevalente su tutte le altre, un’opera monumentale e dannatamente difficile in cambio della quale riceverà un enorme compenso in denaro e niente meno che la guarigione dalla sua malattia. Una sorta di patto con il diavolo che lo condurrà a fare i conti con se stesso e la viscerale passione per la scrittura. C’è dentro un po’ di Goethe e un po’ di Wilde in questa narrazione e non me ne dispiace affatto. Zafon ci conduce in una Barcellona surreale e gotica attraverso uno scritto suggestivo e misterioso, popolato da personaggi coinvolgenti ed emozionanti: splendidi il libraio e amico Sempere, una vera luce l’aspirante scrittrice Isabella, umano e divorato dalle sue passioni Martin. Sogni e incubi si intrecciano in maniera così abile da non distinguersi dalla realtà. Potrebbero essere i desideri o forse le illusioni di ciascuno di noi, di chiunque ricerchi la propria realizzazione e il proprio posto nel mondo, scoprendo di essere più fragili e vulnerabili di quanto si fosse creduto. <strong>Il gioco dell’angelo</strong> è una storia struggente e indimenticabile.</p>
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		<title>Una lama di luce &#8211; Andrea Camilleri</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Camilleri, Andrea]]></category>
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		<description><![CDATA[Scritto da Andrea Camilleri e pubblicato da Sellerio nel 2012, Una lama di luce è uno splendido romanzo giallo. Montalbano, che non è più tanto giovane ormai, si trova a dover affrontare sul piano squisitamente emotivo e personale una crisi che metterà in seria discussione il suo rapporto a distanza con l’eterna fidanzata Livia. È &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Una lama di luce" href="http://www.my-libraryblog.com/una-lama-di-luce-andrea-camilleri/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Una lama di luce" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/una-lama-di-luce.jpg" alt="Una lama di luce" width="130" border="0" /></a>Scritto da Andrea Camilleri e pubblicato da Sellerio nel 2012, <strong>Una lama di luce</strong> è uno splendido romanzo giallo. Montalbano, che non è più tanto giovane ormai, si trova a dover affrontare sul piano squisitamente emotivo e personale una crisi che metterà in seria discussione il suo rapporto a distanza con l’eterna fidanzata Livia. È la passione amorosa per Marian, affascinante proprietaria della galleria d’arte di Vigata, a minacciare il suo duraturo legame e a fornire al commissario una differente prospettiva sui suoi affetti e sulla sua intera vita. Montalbano si trova a un bivio non sapendo decidere tra la freschezza e il desiderio di questo nuovo amore e il passato carico di ricordi e di esperienze condivise rappresentato da Livia. Una sensazione opprimente e una tristezza ingiustificata sembrano attanagliare la stessa Livia. Solitudine, tormento e malessere emergono abilmente nella psicologia dei personaggi principali di questa narrazione. Sentimenti e professione si sovrappongono a presagi e sogni premonitori in una avvincente storia caratterizzata in sostanza da due indagini: il furto e la violenza della giovane moglie del proprietario di un supermercato e un successivo omicidio da una parte, e un traffico d’armi nascoste in un casolare di campagna da giovani tunisini che si oppongono al regime del loro governo, dall’altra.<br />
Continua a leggere la recensione de Una lama di luce di Andrea Camilleri.</p>
<p> Dallo stile semplice e scorrevole, <strong>Una lama di luce</strong>&#32; regala una lettura veloce e coinvolgente. L’ironia e il linguaggio dialettale non deludono e continuano a far riflettere e sorridere come nella migliore tradizione di Camilleri. Non posso evitare di menzionare lo straordinario centralinista Catarella dalla bontà di fanciullo, il preparatissimo collaboratore Fazio e l’amico, vicecommissario di polizia, nonchè impenitente donnaiolo Mimì Augello i quali contribuiscono a rendere le vicende di Vigata e dintorni degli avvincenti gialli. Ma il genio di Camilleri naturalmente si esprime soprattutto con il suo protagonista che, lungi dall’essere un eroe, nel senso più comune del termine, è un uomo capace, intelligente, perspicace, insofferente agli ossequi e alle ingrazianti cerimonie. La sua è un’umanità ricca di difetti, di dubbi, di notti insonni, di imperfezioni e di debolezze, quella umanità in cui chiunque si può riconoscere e a cui tutti potrebbero ambire. Buona lettura.</p>
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		<title>Il ladro di merendine &#8211; Andrea Camilleri</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Camilleri, Andrea]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblicato nel 1996 dalla casa editrice Sellerio, Il ladro di merendine è il terzo romanzo di Andrea Camilleri che ha per protagonista il commissario Montalbano. Le vicende si svolgono intorno alla metà degli anni Novanta. Nell’immaginario paese siciliano di Vigata, si intrecciano l’uccisione di un marinaio tunisino a bordo di un peschereccio, l’assassinio di un &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Il ladro di merendine" href="http://www.my-libraryblog.com/il-ladro-di-merendine-andrea-camilleri/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Il ladro di merendine" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-ladro-di-merendine.jpg" alt="Il ladro di merendine" width="130" border="0" /></a>Pubblicato nel 1996 dalla casa editrice Sellerio, <strong>Il ladro di merendine</strong> è il terzo romanzo di Andrea Camilleri che ha per protagonista il commissario Montalbano. Le vicende si svolgono intorno alla metà degli anni Novanta. Nell’immaginario paese siciliano di Vigata, si intrecciano l’uccisione di un marinaio tunisino a bordo di un peschereccio, l’assassinio di un commerciante accoltellato in ascensore e un furto di merendine in una scuola elementare. A tutto ciò si aggiunge la scomparsa del piccolo Francois e della bellissima madre tunisina, che di mestiere fa le pulizie, ma sul cui libretto di risparmio sono depositati cinquecento milioni di lire. Quando il piccolo verrà acciuffato e portato a casa di Montalbano, Livia e lo stesso commissario inizieranno a provare per lui un fortissimo affetto che li indurrà, una volta scoperta la morte della madre, a voler formare una famiglia considerando Francois, il bimbo che non hanno mai avuto.<br />
Continua a leggere la recensione de Il ladro di merendine di Andrea Camilleri.</p>
<p>Questo Montalbano è uno dei miei preferiti perché evidenzia un’umanità e una sensibilità straordinarie. È un uomo che è stato figlio e che vorrebbe essere padre, un Montalbano innamorato e nel contempo commissario di polizia con tutte le conseguenze che da ciò derivano.<br />
Una storia commovente questa, scritta in maniera straordinaria. Ha un ritmo incalzante e non manca di ironia. <strong>Il ladro di merendine</strong> è scorrevole, con quel suo linguaggio che ormai gli estimatori di Camilleri conoscono e apprezzano, e ricca di colpi di scena e di timori. E se questo non bastasse, ruota intorno a quello che da sempre è uno dei problemi più dibattuti e che divide le coscienze degli italiani: l’immigrazione. Molto più di un giallo, molto più di un poliziesco. Buona lettura.<br />
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		<title>La paranza dei bambini &#8211; Roberto Saviano</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Saviano, Roberto]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritto da Roberto Saviano, La paranza dei bambini è stato pubblicato alla fine del 2016. Un romanzo questo, ma i cui personaggi di fantasia si calano perfettamente in una terrificante realtà sociale e ambientale. Lo spunto di questa narrazione arriva infatti da alcune intercettazioni, presenti nei fascicoli dell’inchiesta sulla “Paranza dei bambini” condotta da &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="La paranza dei bambini" href="http://www.my-libraryblog.com/la-paranza-dei-bambini-roberto-saviano/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="La paranza dei bambini" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-paranza-dei-bambini1.jpg" alt="La paranza dei bambini" width="200" border="0" /></a> Scritto da Roberto Saviano, <strong>La paranza dei bambini</strong> è stato pubblicato alla fine del 2016. Un romanzo questo, ma i cui personaggi di fantasia si calano perfettamente in una terrificante realtà sociale e ambientale. Lo spunto di questa narrazione arriva infatti da alcune intercettazioni, presenti nei fascicoli dell’inchiesta sulla “Paranza dei bambini” condotta da alcuni pm di Napoli, che hanno portato a numerose condanne tra giovanissimi. È la perfetta descrizione della camorra 2.0, orribile e ancora più spietata della generazione di Schiavone, costituita da ragazzini di quindici anni, poco meno o poco più, senza un domani, senza regole e senza paura. Una camorra che viaggia su internet attraverso smartphone e portatili, che si istruisce sui tutorial di you tube, che si ispira ai capolavori di mafia del cinema e si nutre dell’ideologia machiavellica. <em>Fottuti e fottitori</em>, queste le categorie di persone in cui il mondo si dividerebbe secondo Nicolas Fiorillo, detto o’Maraja. Soprannome che viene da un importante locale di Posillipo, sua ossessione, eretto sugli scogli come una fortezza inespugnabile, caratterizzato da una splendida balconata direttamente sul Golfo e <em>su cui Nicolas immaginava passeggiassero gli uomini che voleva diventare</em>. È lui, l’aspirante boss, un bambino che si atteggia a uomo, che vuole prendersi tutto e subito perché<em> i soldi li ha chi se li prende</em>. Così sceglie altri ragazzini come lui, dai soprannomi apparentemente innocui, come Dentino, Biscottino e Lollipop solo per citarne alcuni, per creare una paranza, una che però non deve dipendere da nessuno, perché se è vero che devono fare i soldi, è altrettanto vero che devono comandare.<br />
Continua a leggere la recensione de La paranza dei bambini di Roberto Saviano.</p>
<p>Ma cos’è una paranza? È una piccola imbarcazione che intrappola pesciolini che possono essere cucinati solo se fritti insieme; sta ad indicare in gergo, mutuando il termine dal mondo marinaio, un vero e proprio gruppo di criminali tutti giovanissimi e guizzanti di vita, nuova espressione della camorra. Attraverso droga, estorsioni, rapine, armi e omicidi, o’Maraja e i suoi cercano di raggiungere il potere e seminano terrore allo scopo di poter essere riconosciuti come capi indiscussi delle piazze e di tutta Napoli. Nessun valore, nessun rispetto, nessuna educazione, nessun rimorso. Colpire le antenne dei tetti di Napoli per esercitarsi a sparare è considerato alla stessa stregua del colpire un uomo, che se è un nero a chi vuoi che importi? Dimostrare di avere <em>armi e palle </em>trasformando le strade in un far west, anche se poi ci scappa il morto innocente, e che problema c’è? Tutti devono sapere quanto sono spietati,<em> adda murì mammà</em>. Credono di sapere tutto ciò che è necessario sapere. E colpisce tanto più perché si tratta di bambini, e non di bambini vissuti in famiglie dissestate ed emarginate, ma inseriti in una realtà sociale piccolo borghese. A Nicolas, padre docente di educazione fisica e madre proprietaria di una piccola stireria, poteva davvero non mancare nulla. Certo, avrebbe dovuto studiare e poi lavorare per ottenere, da adulto, un buon lavoro. Ma un dato di fatto era che ci avrebbe impiegato troppo tempo, con il rischio, tutt&#8217;altro che improbabile, di non riuscire mai. La filosofia imperante è dunque il tutto e subito, perché la vita è adesso e domani chi lo sa.<br />
È uno straordinario Saviano questo, perché è riuscito ad utilizzare sempre il giusto linguaggio attraverso un napoletano, secondo me comprensibile a tutti, che è parte integrante e imprescindibile della narrazione. Narrazione che è incalzante e frenetica fino alla fine, come la vita dei suoi personaggi. Ho trovato perfetta la descrizione dei luoghi e dei protagonisti, ognuno dei quali ha il suo perché. Angosciante il senso della storia o forse il non senso della storia. Violenza e crudeltà commiste ad innocenza e sopraffazione. Dall’epilogo prevedibile, per lo meno a mio parere, ma non per questo meno efficace e amaro. <strong>La paranza dei bambini</strong> è un libro splendido e terribile nel contempo.</p>
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		<title>Bianca come il latte, rossa come il sangue &#8211; Alessandro D’Avenia</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[D’Avenia, Alessandro]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato nel 2010 dalla casa editrice Mondadori, Bianca come il latte, rossa come il sangue è il romanzo d’esordio del giovane professore Alessandro D’Avenia. È stato tradotto in diciannove lingue e nella prima metà del 2013 ha raggiunto il milione di copie vendute piazzandosi ai più alti livelli delle classifiche editoriali. Leo, adolescente dalla chioma &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Bianca come il latte, rossa come il sangue" href="http://www.my-libraryblog.com/bianca-come-il-latte-rossa-come-il-sangue-alessandro-davenia/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Bianca come il latte, rossa come il sangue" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/bianca-come-il-latte-rossa-come-il-sangue.jpg" alt="Bianca come il latte, rossa come il sangue" width="130" border="0" /></a>Pubblicato nel 2010 dalla casa editrice Mondadori, <em>Bianca come il latte, rossa come il sangue</em> è il romanzo d’esordio del giovane professore Alessandro D’Avenia. È stato tradotto in diciannove lingue e nella prima metà del 2013 ha raggiunto il milione di copie vendute piazzandosi ai più alti livelli delle classifiche editoriali. Leo, adolescente dalla chioma riccia e ribelle, ironico e irriverente, ma nella sostanza acuto e profondo, frequenta il liceo. Conduce la vita di un normalissimo ragazzo che si divide tra la poco entusiasmante scuola e gli amici, tra il gioco del calcio e l’amore per Beatrice. Quest’ultima, il cui nome risveglia memorie dantesche, è una splendida ragazza dai capelli rossi e dai luminosi occhi verdi che lui inizialmente non conosce e che ammira da lontano. Quando la scoprirà ammalata di leucemia è inevitabile che molto cambi nella sua vita. Si trova davanti alla vera sofferenza, al dolore acuto, a ciò che non ha una spiegazione plausibile per gli adulti, figuriamoci per chi si sta affacciando alla vita.<br />
Continua a leggere la recensione de <strong>Bianca come il latte, rossa come il sangue</strong> di Alessandro D’Avenia.</p>
<p>Un valido aiuto gli verrà da un giovane supplente, un vero e proprio Sognatore, che ama il suo lavoro di insegnante, i libri e cerca, con tutta la passione di cui dispone, di trasmettere ai giovani allievi l’amore per la vita, la consapevolezza di poter scegliere e lottare per realizzare i propri sogni, attraverso il superamento delle proprie paure. E poi ci sono i genitori che, da catalizzatori di conflitti e incomprensioni generazionali, finiscono per rappresentare un solido rifugio, e ci sorprendono nei momenti più impensati con la loro vicinanza e la loro amorevole solidarietà. Infine c’è Silvia, l’amica a cui tutto si può dire, quella che comprende anche senza la necessità di parlare e spiegare, ma che ama silenziosamente e fino in fondo. Tutti questi elementi contribuiscono a rendere la narrazione dello scrittore una vera attrazione per molti adolescenti che in qualche modo si identificano nei personaggi. Ma è il linguaggio semplice e lineare, scorrevole e pulito, in una parola lo stile dello scrittore a renderlo ancor più piacevole. D’Avenia è bravo a premere i tasti giusti e fa breccia nel cuore e nella testa di tanti giovani lettori. Forse chi ha alle spalle l’adolescenza da un po’ lo riterrà banale, non un faro del panorama letterario italiano, ma credo non si possa nel contempo dire che non sia apprezzabile o che non sia un esordio narrativo riuscito. Buona lettura ai giovani e ai meno giovani!<br />
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		<title>L’estate fredda &#8211; Gianrico Carofiglio</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/lestate-fredda-gianrico-carofiglio/</link>
		<comments>https://www.my-libraryblog.com/lestate-fredda-gianrico-carofiglio/#respond</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carofiglio, Gianrico]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[L’estate fredda è un romanzo di Gianrico Carofiglio ambientato in un anno decisamente indimenticato e tragico per la nostra storia di italiani, il 1992. È stato l’anno delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, il giudice Paolo Borsellino e le &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="L’estate fredda" href="https://www.my-libraryblog.com/lestate-fredda-gianrico-carofiglio/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="L’estate fredda" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/Lestate-fredda1.jpg" alt="L’estate fredda" width="200" border="0" /></a> <em>L’estate fredda</em> è un romanzo di Gianrico Carofiglio ambientato in un anno decisamente indimenticato e tragico per la nostra storia di italiani, il 1992. È stato l’anno delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, il giudice Paolo Borsellino e le rispettive scorte. Carofiglio narra le vicende del sequestro del piccolo Grimaldi, figlio di un importante esponente mafioso barese, proprio da maggio a luglio di quell’anno, in una Bari dilaniata da una vera e propria guerra per la conquista del potere. Il maresciallo Pietro Fenoglio, uomo intelligente e integro, si trova a fare i conti con le indagini per la morte del bimbo sequestrato. Un’indagine estremamente delicata e difficile perchè il principale sospettato, il giovane delinquente protagonista della faida cittadina in corso, si è costituito e sta collaborando con le forze dell’ordine. Questi fornisce preziose informazioni sulla struttura della mafia locale e sui suoi esponenti, ma mentre Vito Lopez, questo il nome del pregiudicato, non stenta ad accollarsi numerosi omicidi, si dichiara totalmente estraneo al sequestro lampo e alla conseguente morte del piccolo Grimaldi. Difficile stabilire chi sia il buono e chi il cattivo. L’onestà del carattere di Fenoglio e l’importanza di rispettare le regole si scontrano con la necessità di soprassedere, in alcuni casi, per l’esigenza precipua di vincere una battaglia più importante. Non esiste il bianco o il nero. Non è mai tutto così definito come vorremmo che fosse. C’è purtroppo un’ampia zona grigia dove quelli considerati buoni, non sono tutti tali e dove i criminali non sono tutti ignoranti e, soprattutto, non corrispondono alla nostra idea di malvagità. Ed è in situazioni di questo tipo, quando scegliere da che parte stare è grandemente arduo, che ci si rende conto che gli eroi non sono poi così perfetti, ma che forse per questo sono più umani e più vicini all’uomo comune.<br /> Una delle cose che colpisce di questa narrazione è la scelta del linguaggio, differente a seconda della situazione. Si passa da quello asettico dei verbali, scevro da emozioni e sentimenti, a quello scelto con cura per agevolare in qualche modo la confessione di orribili delitti; da quello informale e diretto delle chiacchierate a cena con amici a quello muto dei sentimenti. Sentimenti come quello del maresciallo Fenoglio per la moglie Serena, lontana per lavoro, ma della quale è incerto il ritorno.<br /> Tra una visita alla Pinacoteca provinciale di Bari ricca di opere straordinarie, ma deserta, e il tentativo di mantenere un equilibrio personale emotivo causato dall’assenza di lei, Fenoglio vive una complicatissima estate. E&#8217; una fredda estate, specchio della società violenta e corrotta. Sapiente finzione e terribile realtà si mescolano abilmente. Carofiglio è un maestro di stile e riesce con la sua scrittura scorrevole e pulita, diretta e mai volgare, a suscitare emozioni che non vanno sempre nella stessa direzione e a suggerire scomode domande . Leggere in fondo è cercare una prospettiva differente, un barlume, un ideale, un interrogativo a cui non è facile dare risposta forse perché non ne esiste solo una.<br /> A te è piaciuto L’estate fredda di Gianrico Carofiglio? Lascia un commento o un link su Facebook</p>
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		<title>L&#8217;informatore &#8211; John Grisham</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/l-informatore-john-grisham/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Grisham, John]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[L’informatore è il romanzo più recente del maestro del legal thriller John Grisham. La figura del giudice è, probabilmente in un mondo ideale e perfetto, garante dei diritti di tutti; è integra e forte, è onesta e saggia anche di fronte alle inevitabili pressioni di personaggi potenti e senza scrupoli. Ma questo, sfortunatamente, non è &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="L'informatore" href="http://www.my-libraryblog.com/l-informatore-john-grisham/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="L'informatore" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/l-informatore.jpg" alt="L'informatore" width="130" border="0" /></a><em>L’informatore</em> è il romanzo più recente del maestro del legal thriller John Grisham. La figura del giudice è, probabilmente in un mondo ideale e perfetto, garante dei diritti di tutti; è integra e forte, è onesta e saggia anche di fronte alle inevitabili pressioni di personaggi potenti e senza scrupoli. Ma questo, sfortunatamente, non è il mondo in cui viviamo. Ne sa qualcosa l’investigatrice e avvocato Lacy Stoltz che da quasi un decennio lavora per una commissione statale con la funzione di vigilare sulla condotta dei giudici. Ma un conto è scoprire violazioni tutto sommato minori, un altro è appurare che un giudice ha fatto della corruzione una condizione naturale, arricchendosi più di quanto abbia fatto qualsiasi altro giudice corrotto in precedenza. La denuncia giunge a Lacy da un uomo, avvocato radiato dall’albo, che ora ha assunto il nome di Greg Myers e che ha come unico cliente proprio “l’informatore”. Sembra che l’illecito guadagno derivi dalla costruzione di un grande casinò sulle terre dei nativi americani, terre sulle quali domina il clan indiano dei Tappacola attraverso un personaggio, incensurato ma a tutti gli effetti capo della cosiddetta Mafia della Costa, chiamato Vonn Dubose.<br />
Continua a leggere la recensione de L&#8217;informatore di John Grisham.</p>
<p>Lacy Stoltz insieme al collega Hugo Hatch cominciano a condurre un’ accurata indagine e tante più sono le informazioni che acquisiscono, tanto maggiori sono i loschi affari che emergono e soprattutto, tanto più pericolose diventano le circostanze in cui si trovano coinvolti. Grisham ha sempre l’abilità di incuriosire il lettore nonostante sia evidente sin dall’inizio la colpevolezza del magistrato. In questo caso che riguarda gli amministratori e i garanti della giustizia come i magistrati oltre che gli operatori del diritto come gli avvocati, lo scrittore si preoccupa di rendere allettanti le azioni e le modalità attraverso le quali chi si sa già essere nel torto viene incastrato. Allo stesso tempo l’interesse del lettore è stimolato dall’enigmatica figura dell’informatore che, in quanto personaggio molto vicino alla giudice indagata, ha la necessità di agire con il massimo grado di prudenza possibile.<br />
Lineare e scorrevole, L’informatore risulta essere una lettura indubbiamente piacevole e veloce, ma senza eccellere né nello stile, né nell’intreccio della trama. Una lettura di evasione senza tante pretese che comunque si lascia discretamente apprezzare.</p>
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		<title>Il paradiso degli orchi &#8211; Daniel Pennac</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/il-paradiso-degli-orchi-daniel-pennac/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pennac, Daniel]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il paradiso degli orchi è il primo romanzo avente per protagonista il signor Malaussène, personaggio nato dalla fantasia dello scrittore e insegnante francese, Daniel Pennac. Benjamin Malaussène, che ufficialmente fa l’impiegato del Controllo Tecnico del Grande Magazzino, è a tutti gli effetti “Capro Espiatorio”, cioè persona pagata per essere umiliata e tacciata di incompetenza, davanti &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Il paradiso degli orchi" href="http://www.my-libraryblog.com/il-paradiso-degli-orchi-daniel-pennac/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Il paradiso degli orchi" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-paradiso-degli-orchi1.jpg" alt="Il paradiso degli orchi" width="200" border="0" /></a><strong><em>Il paradiso degli orchi</em></strong> è il primo romanzo avente per protagonista il signor Malaussène, personaggio nato dalla fantasia dello scrittore e insegnante francese, Daniel Pennac. Benjamin Malaussène, che ufficialmente fa l’impiegato del Controllo Tecnico del Grande Magazzino, è a tutti gli effetti “Capro Espiatorio”, cioè persona pagata per essere umiliata e tacciata di incompetenza, davanti a clienti infuriati e giunti per fare un reclamo. Lo scopo è quello di muoverli a compassione e farli rinunciare alla richiesta di risarcimento. È un mestiere duro il suo, ma Benjamin è costretto a svolgerlo perché ha una numerosa famiglia da aiutare. Ha diversi fratelli e sorelle che sua madre non è in grado di curare. Lei, donna fragile e dallo spirito molto libero, si assenta per lunghi periodi al seguito dell’ennesimo grande amore che, finendo puntualmente, la fa tornare a casa, incinta e bisognosa. Quando nel Grande Magazzino, dove Benjamin lavora, scoppiano una serie di bombe, lui naturalmente viene subito sospettato, sia per la presenza costante sui luoghi del delitto, sia per l’effettivo mestiere che svolge.</p>
<p>Continua a leggere la recensione de Il paradiso degli orchi di Daniel Pennac.</p>
<p>La vicenda si sviluppa a Parigi, nel colorato e multietnico quartiere Belleville, presumibilmente nei primi anni Ottanta. Qui la famiglia Malaussène vive in uno stabile al cui pian terreno, dove un tempo esisteva una ferramenta, sono sistemati i fratelli e sorelle di Benjamin, frutto delle differenti avventure della madre. Lui vive invece al quinto piano comunicando, con il resto della famiglia, attraverso un citofono interno. Umorismo sottile e sorprendente, scrittura dallo stile scorrevole e colloquiale rendono questo libro sottilmente piacevole. I personaggi strampalati e per questo unici sono caratterizzati in modo sapiente e si finisce per provare nei loro confronti una inconsueta e particolare affezione. Il paradiso degli orchi è grottesco al punto giusto, audace e mai volgare, dallo stile unico e originale. Una lettura, oserei dire, frizzante.</p>
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		<title>Cinquanta sfumature di rosso &#8211; E. L. James</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/cinquanta-sfumature-di-rosso-e-l-james/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2017 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[James, E. L.]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Cinquanta sfumature di rosso porta a termine la trilogia di E.L. James che narra la storia erotica e sentimentale di Anastasia e Christian. Lo stile è il medesimo e le scene di sesso si ripetono in perfetto stile Cinquanta sfumature di grigio. Anastasia e Christian sono finalmente sposati e vivono felici la loro luna di &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a title="Cinquanta sfumature di rosso" href="http://www.my-libraryblog.com/cinquanta-sfumature-di-rosso-e-l-james/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Cinquanta sfumature di rosso" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/cinquanta-sfumature-di-rosso.jpg" alt="Cinquanta sfumature di rosso" width="130" border="0" /></a><em>Cinquanta sfumature di rosso</em> porta a termine la trilogia di E.L. James che narra la storia erotica e sentimentale di Anastasia e Christian. Lo stile è il medesimo e le scene di sesso si ripetono in perfetto stile Cinquanta sfumature di grigio. Anastasia e Christian sono finalmente sposati e vivono felici la loro luna di miele in Europa. La loro relazione, da gioco e passione travolgente, si è tramutata in una storia matura, in una convivenza in cui ciascuno si prende cura dell’altro. Anastasia dimostra di essere una donna determinata e in grado di tenere testa a Christian il quale, dal canto suo, continua ad essere in qualche modo un maniaco del controllo. Ma non tutti i fantasmi del passato si sono allontanati. Il perfido e rancoroso Jack Hyde non ha scordato nulla ed anche se Christian cercherà di proteggere in tutti i modi la sua amata, ci saranno momenti di tensione. Arriverà poi un finale appassionato e dolce, aperto ad un futuro meraviglioso e perfetto come solo la nuova famiglia Grey può pensare di avere.<br />
Continua a leggere la recensione di Cinquanta sfumature di nero di E. L. James.</p>
<p>L’ho trovata una storia a momenti monotona e ripetitiva, con le consuete scene di sesso, mitigato e migliorato, dal punto di vista del coinvolgimento sentimentale per lo meno, rispetto ai due libri precedenti Cinquanta sfumature di grigio e nero. <em>Cinquanta sfumature di rosso</em> è comunque una lettura scorrevole, leggera, senza molte pretese. Senza infamia e senza lode.<br />
Una lettura da spiaggia mi viene da dire.<br />
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		<title>Cent’anni di solitudine &#8211; Gabriel Garcia Marquez</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/centanni-di-solitudine-gabriel-garcia-marquez/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Marquez, Gabriel Garcia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato da Feltrinelli per la prima volta nel 1968, nella collana I narratori, Cent’anni di solitudine è il capolavoro dello scrittore sudamericano Gabriel Garcia Marquez. Ambientato a Macondo, immaginario paese nella foresta colombiana, narra le vicende di sette generazioni appartenenti alla famiglia Buendìa]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-38 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/centanni-di-solitudine-300x465.jpg" width="300" height="465" alt="" title="centanni-di-solitudine" class="img-responsive wp-image-113931" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/centanni-di-solitudine-200x310.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/centanni-di-solitudine-400x620.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/centanni-di-solitudine-600x930.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/centanni-di-solitudine.jpg 645w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span><div class="fusion-text"><p>Pubblicato da Feltrinelli per la prima volta nel 1968, nella collana <em>I narratori</em>, <em>Cent’anni di solitudine</em> è il capolavoro dello scrittore sudamericano Gabriel Garcia Marquez. Ambientato a Macondo, immaginario paese nella foresta colombiana, narra le vicende di sette generazioni appartenenti alla famiglia Buendìa. Una storia caratterizzata da vite che si intrecciano in un luogo mistico e favoloso, in una dimensione alternativa, forse fuori dal mondo stesso. Josè Arcadio Buendìa è il fondatore di Macondo e il capostipite della famiglia. Le diverse generazioni protagoniste sono oppresse dalla superstizione e dal terrore di generare un figlio con la coda di maiale a causa del matrimonio, contratto proprio dal capostipite, con la cugina Ursula. La vita a Macondo è particolarmente difficile. Tormentato da guerre civili, da povertà, da estremo sottosviluppo e perfino da condizioni climatiche sventurate, questo paese è il luogo che fornisce i natali ai numerosissimi personaggi del racconto. Figli, nipoti, fratelli e cugini, molti dei quali hanno gli stessi nomi, si avvicendano con le loro peripezie, con gli assurdi episodi di cui sono al centro. Carta e penna sono necessari per tenere bene a mente l’albero genealogico dei Buendìa.<br />
Marquez ha interpretato a suo modo la storia colombiana servendosi di metafore linguistiche, utilizzando schemi narrativi fuori dal comune, innestando miti e leggende locali nella lunga storia della famiglia Buendìa. Un lavoro immane e straordinario.<br />
<em>Cent’anni di solitudine</em> è un libro piuttosto complesso; richiede attenzione e impegno. Sembra voler dire che la solitudine è la condizione naturale dell’uomo. Un essere che continua a combattere e ad agitarsi per arrivare in nessun luogo, per ritrovarsi sempre nello stesso punto. Il tempo si ripete, i fatti si susseguono dando vita a interminabili cicli uguali a se stessi. Desolazione e solitudine, oppressione e rovina, disagio e arretratezza in un cerchio infinito. È il cosiddetto realismo magico lo stile di questo romanzo. Un mondo dentro il mondo, arcano e ottuso, in cui non esiste nemmeno una netta linea di divisione tra vivi e morti, perché i vivi hanno il dono della preveggenza e i morti quello di far sentire ancora la propria voce.<br />
Macondo, il cui modello sembra essere il villaggio colombiano di Aracataca, luogo di infanzia dello scrittore, tra realtà e finzione, tra verità e leggenda, tra mistero ed esoterismo, coinvolge in un vortice lento e ammaliante. E il genio di Marquez, con stile inimitabile e imprevedibile, rende indimenticabile questa lettura.</p>
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		<title>Cinquanta sfumature di nero &#8211; E. L. James</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/cinquanta-sfumature-di-nero-e-l-james/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[James, E. L.]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Continuano in Cinquanta sfumature di nero le chiacchierate vicende della giovane e avvenente Anastasia e del fascinoso plurimilionario Christian. Anastasia, ormai laureata, ha trovato lavoro in una piccola casa editrice e Christian cerca in qualche modo di riallacciare la relazione alla quale Ana ha bruscamente messo fine proprio alla fine del precedente Cinquanta sfumature di &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a title="Cinquanta sfumature di nero" href="http://www.my-libraryblog.com/cinquanta-sfumature-di-nero-e-l-james/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Cinquanta sfumature di nero" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/cinquanta-sfumature-di-nero.jpg" alt="Cinquanta sfumature di nero" width="130" border="0" /></a>Continuano in <em>Cinquanta sfumature di nero</em> le chiacchierate vicende della giovane e avvenente Anastasia e del fascinoso plurimilionario Christian. Anastasia, ormai laureata, ha trovato lavoro in una piccola casa editrice e Christian cerca in qualche modo di riallacciare la relazione alla quale Ana ha bruscamente messo fine proprio alla fine del precedente <a href="http://www.my-libraryblog.com/cinquanta-sfumature-di-grigio-e-l-james/" target="_blank">Cinquanta sfumature di grigio</a>. Questo distacco non dura infatti a lungo, perché quando Christian le propone di rivedersi, la ragazza non sa dire di no scoprendo di avere dei veri sentimenti nei suoi confronti. Si rivela maggiormente il personaggio di Christian, uomo tormentato, dal difficile passato e dall’estremo bisogno di affetto e conferme. I due personaggi si evolvono dando vita ad una relazione dai risvolti più sentimentali e creando un’ intesa magnetica. Naturalmente continua ad essere un romanzo erotico e non mancano quegli elementi di trasgressione che hanno suscitato tanto interesse nel primo libro.<br />
Continua a leggere la recensione di Cinquanta sfumature di nero di E. L. James.</p>
<p>Ma c’è da dire che il lato adolescenziale di qualcuno potrebbe addirittura trovare soddisfazione grazie all’impegno di Christian nel lasciarsi alle spalle il passato e nel desiderio di migliorare per amore di Ana; così come il lato femminile di dolce fanciulla potrebbe sentirsi appagato dalla ricerca del principe azzurro, dal tentativo di crescere e capire come affrontare la vita insieme al compagno ideale o ritenuto tale. In fondo il successo editoriale dell’intera trilogia dipende soprattutto dal desiderio, tutto femminile, di incontrare il proprio Christian Grey, un uomo in cui si concentrano bellezza e fascino, ricchezza e generosità, intelligenza e successo.<br />
Anche <strong>Cinquanta sfumature di nero</strong> ha continuato ad essere una lettura scorrevole e, diciamo, d’evasione. Mi è sembrata una narrazione più interessante e avvincente della prima, anche se a tratti ripetitiva. Tuttavia la sensazione più forte che mi è fin qui rimasta è quella, per dirla con parole non mie, di molto rumore per nulla.<br />
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		<title>Cinquanta sfumature di grigio &#8211; E. L. James</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[James, E. L.]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritto dall'inglese E.L. James, il romanzo Cinquanta sfumature di grigio è il primo di una trilogia che prosegue con Cinquanta sfumature di nero e si conclude con Cinquanta sfumature di rosso. La sua protagonista è Anastasia Steele, una giovane e timida donna che sta per laurearsi in Letteratura inglese. Quando la sua migliore amica &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p style="text-align: left;"><a title="Cinquanta sfumature di grigio" href="http://www.my-libraryblog.com/cinquanta-sfumature-di-grigio-e-l-james/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Cinquanta sfumature di grigio" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/cinquanta-sfumature-di-grigio.jpg" alt="Cinquanta sfumature di grigio" width="130" border="0" /></a>Scritto dall&#8217;inglese E.L. James, il romanzo <strong><em>Cinquanta sfumature di grigio</em></strong> è il primo di una trilogia che prosegue con Cinquanta sfumature di nero e si conclude con Cinquanta sfumature di rosso. La sua protagonista è Anastasia Steele, una giovane e timida donna che sta per laurearsi in Letteratura inglese. Quando la sua migliore amica e compagna di appartamento Kate le chiede di realizzare un’intervista per il giornale studentesco conosce il giovane e affascinante miliardario Christian Grey. Ed è così che ha inizio la particolare relazione tra i due. L’innocenza di lei e la sicurezza di lui sono caratteristiche che, come calamite, uniscono i due giovani in un rapporto sancito da un vero e proprio contratto di sottomissione. Si, perché Christian Grey è un vero e proprio cultore del sesso estremo, del sadismo e del masochismo. Ama sottomettere le donne, o meglio quelle che accettano le sue condizioni. E l’amore? Anastasia sarà in grado di subire i trattamenti del misterioso Grey, senza rimanerne schiacciata? Proprio lei che, senza alcuna significativa esperienza di uomini, si innamora di uno come lui, dalle tante facce?<br />
Continua a leggere la recensione di Cinquanta sfumature di grigio di E. L. James.</p>
<p>La verità è che Christian ha un passato difficile e non è solito aprire il suo cuore alle donne con cui si accompagna. Ma Anastasia, lui non lo sa ancora, assomiglia solo dal lato esteriore allo stereotipo di donna che maggiormente lo soddisfa. E lo saprà sorprendere come nessuna prima.<br />
Ho cercato di leggere <strong><em>Cinquanta sfumature di grigio</em></strong> senza pregiudizi nonostante fossero tanti i commenti negativi e, soprattutto, nonostante la letteratura erotica non sia affatto il mio genere. Ero curiosa e in un certo senso stupita dall’enorme successo editoriale. A lettura ultimata posso dire di non essere totalmente negativa. Ho trovato una narrazione semplice e scorrevole, perfino divertente. Lungi dall’essere un libro da custodire con cura e da rileggere nel tempo, credo che tutto sommato possa essere adatto a chi si sia allontanato dai libri e voglia, con leggerezza e pochissimo impegno, ritrovare un pizzico di gusto per la lettura, o a chi voglia capire, come me, il perché dell’enorme fortuna avuta soprattutto nel pubblico femminile. È proprio Christian Grey il prototipo dell&#8217;uomo maggiormente desiderabile?</p>
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		<title>Lo straniero &#8211; Albert Camus</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Camus, Albert]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato nel 1942, Lo straniero è un romanzo dello scrittore francese, filosofo e premio Nobel per la Letteratura, Albert Camus. L’opera narra di Meursault, giovane impiegato di Algeri, che vive la sua vita in modo abitudinario e in un clima di totale indifferenza per il mondo circostante. La morte della madre, rinchiusa da tempo in &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p style="text-align: left;"><a title="Lo straniero" href="http://www.my-libraryblog.com/lo-straniero-albert-camus/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Lo straniero" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/lo-straniero1.jpg" alt="Lo straniero" width="130" border="0" /></a></p>
<p>Pubblicato nel 1942, <em>Lo straniero</em> è un romanzo dello scrittore francese, filosofo e premio Nobel per la Letteratura, Albert Camus. L’opera narra di Meursault, giovane impiegato di Algeri, che vive la sua vita in modo abitudinario e in un clima di totale indifferenza per il mondo circostante. La morte della madre, rinchiusa da tempo in un ospizio, non lo scuote minimamente. Il suo principale pensiero davanti al feretro è l’insopportabile calura. Non una lacrima, non un’emozione. Anche la donna con cui ha cominciato, forse per inerzia, una relazione e che pur desidera, non gli trasmette nulla. La vita gli è completamente indifferente. È con questa medesima apatia, con questa stessa assenza di significato, che si macchia dell’assassinio di un uomo. Mentre passeggia sulla spiaggia insieme ad un amico, quattro colpi di pistola irrompono in una giornata accecata dal sole e desiderosa d’ombra, nel totale silenzio e nell’incomprensibile vuoto della sua vita e, paradossalmente, nulla cambiano di essa. Già. Nemmeno davanti alla sua accusa, alla sua prigionia, alla sua inevitabile condanna a morte, non si rattrista, non si dispera, non si pente, non piange, non cerca alcuna giustificazione. È la storia di un uomo vissuto sempre da spettatore e mai da protagonista, la storia di un uomo distante da qualunque situazione, la storia di una vita non vissuta.<br /> Continua a leggere la recensione de Lo straniero di Albert Camus.</p>
<p>Dietro questa narrazione breve e semplice, lineare e piacevole, dalla trama quasi banale, ci trovo una grande complessità, un’angoscia indescrivibile, una straordinaria fuggevolezza e un vuoto emozionale senza eguali. Lo straniero di Albert Camus è un libro che merita di essere letto, almeno una volta, perché numerosi sono gli spunti di riflessione che ci propone. Uno di questi, forse il primo e quello su cui tutto ruota, per lo meno per me, è il pensiero dell’assurdità con cui, tante volte, viviamo la nostra vita rinunciando, in maniera più o meno consapevole, a cercarne un senso. Quella vita che non apprezziamo come merita, che ci lasciamo scivolare via perché ci è perfino estranea.</p>
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		<title>Il mastino dei Baskerville &#8211; Arthur Conan Doyle</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conan Doyle, Arthur]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Mastino dei Baskerville è forse il romanzo più conosciuto dello scrittore e medico scozzese Arthur Conan Doyle. Insieme a Edgard Allan Poe, Conan Doyle è considerato il fondatore dei generi letterari fantastico e giallo, in particolare del giallo deduttivo. Le vicende di cui si narra si svolgono nella suggestiva regione del Devonshire che, grazie &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a title="Il mastino dei Baskerville" href="http://www.my-libraryblog.com/il-mastino-dei-baskerville-arthur-conan-doyle/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Il mastino dei Baskerville" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-mastino-dei-baskerville.jpg" alt="Il mastino dei Baskerville" width="130" border="0" /></a>Il Mastino dei Baskerville è forse il romanzo più conosciuto dello scrittore e medico scozzese Arthur Conan Doyle. Insieme a Edgard Allan Poe, Conan Doyle è considerato il fondatore dei generi letterari fantastico e giallo, in particolare del giallo deduttivo. Le vicende di cui si narra si svolgono nella suggestiva regione del Devonshire che, grazie alla fitta nebbia, alla sterminata brughiera, all’isolamento di molte abitazioni, costituisce l’ambientazione ideale del delitto. Ho trovato straordinariamente misteriosa questa landa desolata, legata com’è alla superstizione e alla paura della gente; talmente inquietante, anche a causa dei suoni misteriosi e lugubri che provengono dalla palude, che si ha voglia di tornare immediatamente nell’appartamento caldo e sicuro di Baker Street piuttosto che andare alla ricerca di un assassino per assicurarlo alla giustizia.<br />
Continua a leggere la recensione de <strong>Il mastino dei Barkerville</strong></p>
<p>Una terribile maledizione sembra infatti perseguitare la famiglia Baskerville da quando il crudele antenato Hugo, macchiatosi della morte di una giovane fanciulla che sfuggiva al suo corteggiamento, fu egli stesso vittima di un feroce mastino nel bel mezzo della brughiera.<br />
L’aiuto dell’investigatore Holmes viene invocato dal medico di famiglia dei Baskerville, il dott. Mortimer, in quanto pochi giorni prima, il suo assistito e amico sir Charles, uno degli ultimi discendenti della dinastia, è stato ritrovato morto proprio nella brughiera senza alcun segno di violenza sul corpo. Nessun’altra traccia vicino al cadavere, se non le orme di una bestia feroce. Il dottor Mortimer è inoltre preoccupato per l’incolumità del giovane sir Henry, ultimo erede dei Baskerville, che sta per arrivare al maniero per prenderne possesso. Sarà il fidato collaboratore Watson ad accompagnare sir Henry alla dimora nel Devonshire e a svolgere le indagini per conto di Sherlock Holmes al quale scriverà sovente per informarlo di tutti gli sviluppi della vicenda. Possibile che il nostro investigatore d’eccezione non segua personalmente la misteriosa e intricata situazione di questo enorme cane assassino che sembra uscito dal mondo degli inferi? Lo scoprirete proseguendo nella lettura di quello che è per me un caposaldo della letteratura gialla. La scrittura scorrevole e lineare, la perfetta ambientazione e le impressioni che sa suscitare contribuiscono ad una lettura piacevolissima e coinvolgente.</p>
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		<title>La ferocia &#8211; Nicola Lagioia</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lagioia, Nicola]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Vincitore del Premio Strega 2015, La ferocia è il quarto romanzo di Nicola Lagioia. Sullo sfondo di una Bari torbida e, per certi versi, spietata, lo scrittore narra la storia della potente famiglia Salvemini. È una famiglia che ha raggiunto un benessere e una ricchezza enormi, attraverso loschi affari legati a speculazioni edilizie, legami politici &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="La ferocia" href="http://www.my-libraryblog.com/la-ferocia-nicola-lagioia/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="La ferocia" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-ferocia.jpg" alt="La ferocia" width="130" border="0" /></a>Vincitore del Premio Strega 2015, La ferocia è il quarto romanzo di Nicola Lagioia. Sullo sfondo di una Bari torbida e, per certi versi, spietata, lo scrittore narra la storia della potente famiglia Salvemini. È una famiglia che ha raggiunto un benessere e una ricchezza enormi, attraverso loschi affari legati a speculazioni edilizie, legami politici e clientelari, corruzione e finzione. La storia inizia con l’apparente suicidio della giovane Clara Salvemini, terzogenita di Annamaria e Vittorio. Ritrovata ai piedi di un autosilo durante la notte, sembra che la ragazza abbia voluto porre fine alla sua breve vita e dare inizio, nel contempo, alla parabola discendente dei Salvemini. Lagioia ricostruisce la vita di Clara attraverso ricordi personali e flashback. Emergono così le caratteristiche del padre di Clara che tutto sacrifica per il successo, compresi i figli; della madre conformista e fredda, incapace di provare affetto vero nei confronti dell’intera famiglia; del fratellastro Michele, frutto di una relazione extraconiugale del padre, mai veramente amato, se non da Clara; infine dei fratelli Ruggero e Gioia, medico affermato e pieno di sé il primo, banale e vacua studentessa la seconda. Sarà proprio l’enigmatico e incompreso Michele, tornato a Bari dopo un lungo periodo di fuga dalla famiglia, a cercare la verità sul torbido modo di vivere di Clara e sulla reale circostanza della sua morte. Clara e Michele, uniti da un rapporto di amore fraterno, dolce e puro, anche se a volte morboso e soffocante, sono i perni di questa narrazione. Una narrazione da cui emergerà il ritratto di una società cinica e superficiale, effimera e voltagabbana, meschina e, per l’appunto, feroce.<br />
Mi è piaciuta moltissimo l’idea di questa storia ed ho trovato perfetta la sua ambientazione. Per queste ragioni e per il “calibro” dello scrittore, nutrivo grandi aspettative. Devo dire però che non mi ha in alcun modo appassionato la caratterizzazione dei personaggi e in generale il modo in cui si è evoluta la vicenda. Ho trovato la scrittura di Lagioia complicata, davvero difficile da continuare in alcuni tratti e perfino fastidiosa in altri. Quello che inizialmente mi era sembrato un noir di eccellente pregio, si è sensibilmente ridimensionato a causa dello stile contorto e di difficile lettura. Un semplice parere personale il mio, che nemmeno il bel finale catartico ha potuto modificare.</p>
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		<title>L&#8217;eleganza del riccio &#8211; Muriel Barbery</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/l-eleganza-del-riccio-muriel-barbery/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Barbery, Muriel]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo romanzo di Muriel Barbery, L’eleganza del riccio è stato in Francia una delle sorprese editoriali del 2006. Due anni più tardi, in Italia ha conquistato il primo posto della classifica generale dei libri.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="L'eleganza del riccio" href="https://www.my-libraryblog.com/l-eleganza-del-riccio-muriel-barbery/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="L'eleganza del riccio" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/leleganza-del-riccio.jpg" alt="L'eleganza del riccio" width="275" border="0" /></a>Secondo romanzo di Muriel Barbery, <em>L’eleganza del riccio</em> è stato in Francia una delle sorprese editoriali del 2006. Due anni più tardi, in Italia ha conquistato il primo posto della classifica generale dei libri. Ne è protagonista l’anonima portinaia Renèe, una vedova ultracinquantenne che si considera bassa e bruttina. Renèe appare ignorante, sciatta e, per certi versi, volgare. Il racconto denuncia l’ipocrisia e il pregiudizio di una parte della società alto-borghese, quella di Parigi, quella del palazzo di Rue de Grenelle in cui Renèe lavora. Nel medesimo edificio abita Paloma, arguta ragazzina di dodici anni, figlia di un ottuso Ministro della Repubblica. Renèe e Paloma non si conoscono, ma sono accomunate dalla consapevolezza di non poter essere comprese e si nascondono per questo al mondo. Sono convinte che è più opportuno mostrarsi come gli altri vogliono, piuttosto che apparire per quello che sono. Sentono l’esigenza di omologarsi alla mediocrità circostante da una parte, e quella di fuggire da una realtà quotidiana troppo stretta dall’altra.<br />
Un abisso separa la Renèe che tutti vedono da quella che è realmente. È una donna fuori dal comune, intelligente e coltissima che, da autodidatta, si è formata un invidiabile bagaglio culturale. Ha molteplice interessi, adora la filosofia, l’arte, la pittura e la cultura giapponese. Anche Paloma è una bambina perspicace e acuta che ama studiare senza darlo troppo a vedere, perennemente in conflitto con se stessa e con la famiglia mediocre e vuota da cui non si sente minimante compresa.<br />
Due maschere che, quando si incontrano grazie a Monsier Ozu, si rivelano l’una all’altra a dispetto della differenza di età e di provenienza sociale.<br />
Un libro che alcuni hanno apprezzato grandemente, che altri hanno detestato, che altri ancora hanno considerato sopravvalutato. Non tutti, per esempio, hanno gradito i riferimenti filosofici di cui la scrittrice è prodiga essendo docente di filosofia. Secondo me sono ben inseriti nel testo ed insieme ad una sottile ironia rendono il racconto fluido e godibile.</p>
<p>Ve ne suggerisco la lettura perché al di là di mille opinioni e recensioni, sono sempre personalissime le impressioni che parole, atmosfere e intrecci lasciano dentro di noi. Un racconto malinconico, dall&#8217;epilogo inaspettato, dai numerosi spunti di riflessione, non sempre coerente, ma per alcuni versi geniale.<br />
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		<title>La regola dell&#8217;equilibrio &#8211; Gianrico Carofiglio</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carofiglio, Gianrico]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[L’avvocato Guido Guerrieri è lo splendido personaggio de “La regola dell’equilibrio”, lo stesso con il quale ebbe inizio la carriera di scrittore di Gianrico Carofiglio. Questa volta Guerrieri è alle prese con la difesa di un importante magistrato, suo coetaneo ed ex compagno di studi, da pesanti accuse di corruzione, accuse che potrebbero pregiudicare in &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="La regola dell'equilibrio" href="http://www.my-libraryblog.com/la-regola-dell-equilibrio-gianrico-carofiglio/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="La regola dell'equilibrio" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-regola-dell-equilibrio.jpg" alt="La regola dell'equilibrio" width="130" border="0" /></a>L’avvocato Guido Guerrieri è lo splendido personaggio de “<em>La regola dell’equilibrio</em>”, lo stesso con il quale ebbe inizio la carriera di scrittore di Gianrico Carofiglio. Questa volta Guerrieri è alle prese con la difesa di un importante magistrato, suo coetaneo ed ex compagno di studi, da pesanti accuse di corruzione, accuse che potrebbero pregiudicare in maniera irrimediabile la sua brillante carriera. Così Guerrieri comincia a preparare una solida difesa per smentire le dichiarazioni del mafioso pentito e collaboratore di giustizia Capodacqua. Viene aiutato in questo compito non semplice da Annapaola Doria, una intrigante quanto preparata investigatrice. Quando la convinzione dell’innocenza del magistrato Larocca viene meno, Guerrieri si trova a mettere in discussione l’intero sistema giudiziario. Davanti a lui un bivio, una scelta tra etica professionale e coscienza profonda, tra menzogna e verità. Ci sono dei limiti da non oltrepassare? E il potere, quello vero, quello di disporre delle libertà dell’uomo, è accettabile fino a quando? Forse fino a quando si esercita in maniera uguale per tutti? Ma in fondo, è possibile che questo avvenga davvero? Tutti enigmi e domande a cui non è semplice trovare risposta, credo per nessuno.<br />
Mi è piaciuta molto questa narrazione per numerose ragioni. Carofiglio riesce in modo semplice e curato a presentare l’evolvere della trama, rendendo i tecnicismi del mondo giudiziario di facile lettura e comprensibili a tutti; ma forse ciò che più colpisce è il viaggio interiore e profondo che compie Guerrieri accompagnato dai dubbi, dalle perplessità, dalla malinconia e dai sentimenti di chi ha una coscienza e una moralità fuori dal comune. Un grande personaggio e un racconto ben strutturato e coinvolgente che induce a riflettere su quale sia in effetti “la regola dell’equilibrio”.</p>
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		<title>La giostra degli scambi &#8211; Andrea Camilleri</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Camilleri, Andrea]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel romanzo La giostra degli scambi di Andrea Camilleri, il commissario Montalbano, più vecchio e stanco, si rimette in gioco attraverso una nuova indagine. Ci sono tutti gli elementi che rendono grande questo personaggio: la sua passione per il cibo, la fedele collaborazione dei suoi uomini, le telefonate dell’eterna e lontana fidanzata Livia, gli scontri con &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
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						<div class="fusion-text"><p><a title="La giostra degli scambi" href="https://www.my-libraryblog.com/la-giostra-degli-scambi-andrea-camilleri/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="La giostra degli scambi" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-giostra-degli-scambi-1.jpg" alt="La giostra degli scambi" width="250" border="0" /></a>Nel romanzo <em>La giostra degli scambi</em> di Andrea Camilleri, il commissario Montalbano, più vecchio e stanco, si rimette in gioco attraverso una nuova indagine. Ci sono tutti gli elementi che rendono grande questo personaggio: la sua passione per il cibo, la fedele collaborazione dei suoi uomini, le telefonate dell’eterna e lontana fidanzata Livia, gli scontri con il questore Bonetti-Alderighi e il medico Pasquano. Inizia, a mio parere, in maniera poco credibile o forse poco appassionante, ma migliora nel prosieguo. Il commissario di Vigata si trova alle prese con due misteriosi sequestri lampo in cui due donne, che lavorano entrambe in banca e che hanno all’incirca trent’anni, vengono narcotizzate e poi rilasciate dopo poche ore, senza che venga fatto loro alcun male. Montalbano indaga contemporaneamente sull’incendio doloso del negozio di elettrodomestici di tal Marcello Di Carlo, il quale risulta scomparso. Gli eventi che inizialmente sembrano banali si complicano con il sopraggiungere del terzo sequestro e, soprattutto, con il ritrovamento di un cadavere. A chi appartiene il corpo? Qual è il movente dell’omicidio?</p>
<p>Le indagini procedono non senza fatica e vengono descritte con minuzia ma, quando si giunge al finale, questo si consuma in fretta e accelera troppo rispetto ai tempi di narrazione dell’intera vicenda. È un colpo di scena certo; come tale, è repentino e sorprendente, ma forse poco sviluppato. Tuttavia Camilleri rimane un maestro e non delude. Sa catturare l’interesse e la curiosità di chi legge. Il linguaggio, l’ironia, l’intelligenza, lo sguardo con cui vengono raccontati gli avvenimenti sono sempre straordinari.</p>
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		<title>Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte &#8211; Mark Haddon</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Haddon, Mark]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[La macabra scoperta dell’uccisione di Wellington, il cane della signora Shears, costituisce l’incipit de Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, questo insolito romanzo scritto da Mark Haddon. A ritrovare il cadavere è Christopher Boone, un adolescente affetto da quella forma di autismo denominata sindrome di Asperger. Christopher, protagonista e voce narrante, decide di scoprire &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" href="http://www.my-libraryblog.com/lo-strano-caso-del-cane-ucciso-a-mezzanotte-mark-haddon/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/lo-strano-caso-del-cane-ucciso-a-mezzanotte.jpg" alt="Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" width="130" border="0" /></a>La macabra scoperta dell’uccisione di Wellington, il cane della signora Shears, costituisce l’incipit de <em>Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte,</em> questo insolito romanzo scritto da Mark Haddon. A ritrovare il cadavere è Christopher Boone, un adolescente affetto da quella forma di autismo denominata sindrome di Asperger. Christopher, protagonista e voce narrante, decide di scoprire il colpevole nonostante il parere contrario di suo padre. D’altra parte Sherlock Holmes e libri come il “Mastino dei Baskerville” sono la sua passione. È una lettura che consente di addentrarsi in un mondo difficile e di cui non si parla mai abbastanza. Christopher è una perfetta mente matematica e frequenta una scuola speciale dedicata a chi ha problemi comportamentali o un qualche tipo di ritardo. Ma le sue difficoltà di relazione e comprensione di ciò che è esterno e estraneo al suo modo di essere sono enormi. Non ama essere toccato, odia il giallo e il marrone, ma considera una bella giornata quella in cui vede passare quattro auto di fila di colore rosso. E poi l’amore per la matematica con problemi a volte molto difficili da risolvere, ma che alla fine porta a risposte chiare e certe.</p>
<p>Esattamente il contrario di ciò che accade nella vita di tutti i giorni. <em>Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte</em> è una lettura semplice, ma nel contempo profonda e non adatta a tutti. Ci invita a conoscere maggiormente noi stessi e ad affrontare tematiche che spesso crediamo lontane, ma che invece dovrebbero toccarci prima di ogni altra cosa.</p>
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		<title>Il passato è una terra straniera &#8211; Gianrico Carofiglio</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carofiglio, Gianrico]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato nel 2004 e vincitore del Premio Bancarella nel 2005, Il passato è una terra straniera è un romanzo noir di Gianrico Carofiglio. Giorgio, un brillante studente di Giurisprudenza di 22 anni, conduce una vita tranquilla nel suo mondo piccolo borghese della Bari degli anni Ottanta. Ma quando conosce Francesco, un suo coetaneo studente di &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Il passato è una terra straniera" href="http://www.my-libraryblog.com/il-passato-e-una-terra-straniera-gianrico-carofiglio/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Il passato è una terra straniera" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-passato-e-una-terra-straniera.jpg" alt="Il passato è una terra straniera" width="130" border="0" /></a>Pubblicato nel 2004 e vincitore del Premio Bancarella nel 2005, <em>Il passato è una terra straniera</em> è un romanzo noir di Gianrico Carofiglio. Giorgio, un brillante studente di Giurisprudenza di 22 anni, conduce una vita tranquilla nel suo mondo piccolo borghese della Bari degli anni Ottanta. Ma quando conosce Francesco, un suo coetaneo studente di filosofia, la sua vita viene stravolta. Si troverà coinvolto in un vortice di gioco d’azzardo, denaro facile, alcool e sesso. Euforia, brivido, adrenalina miste ad angoscia e senso di colpa accompagnano Giorgio in un percorso di vita pericoloso e scellerato.<br />
In parallelo si svolgono le vicende del tenente dei carabinieri Giorgio Chiti alle prese con desolanti episodi di violenza sessuale nei confronti di giovani donne.</p>
<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/category/gianrico-carofiglio/">Carofiglio</a> è un abile narratore dallo stile schietto e fluido, a tratti tagliente, ma impeccabile e mai volgare. Sa catturare l’attenzione di chi legge soprattutto evidenziando l’aspetto psicologico, intimo dei personaggi e, nel contempo, il lato torbido degli ambienti sociali in cui accadono le vicende. È una storia amara, tormentata come i nostri tempi e capace di far riflettere. Il passato è una terra straniera, ma non so se sia veramente così. Una lettura avvincente e incalzante, anche se con un epilogo già intuito, che consiglio fortemente. Buona lettura.</p>
<p align="right"><a href="http://www.my-libraryblog.com/">www.my-libraryblog.com</a></p>
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		<title>Dieci piccoli indiani &#8211; Agatha Christie</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Christie, Agata]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Dieci piccoli indiani - Pubblicato in Gran Bretagna nel 1939, Dieci piccoli indiani è uno straordinario romanzo giallo di Agatha Christie. Dieci sconosciuti, per motivi diversi, si trovano su un’isola dalla quale non ci si può allontanare a causa delle avverse condizioni atmosferiche.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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<tbody>
<tr>
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</tr>
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</tbody>
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<p><strong>Dieci piccoli indiani</strong> &#8211; Pubblicato in Gran Bretagna nel 1939, <em>Dieci piccoli indiani</em> è uno straordinario romanzo giallo di <em>Agatha Christie</em>. Dieci sconosciuti, per motivi diversi, si trovano su un’isola dalla quale non ci si può allontanare a causa delle avverse condizioni atmosferiche.</p>
<blockquote>
<p>“Quel che c’è di buono nelle isole è che, quando vi si arriva, non si può andare oltre, si è giunti come a una conclusione…”</p>
</blockquote>
<p>Alloggiano tutti in una splendida villa che è anche l’unica costruzione dell’isola. Sono tutte persone di variegata estrazione sociale, di diversa età, svolgono o hanno svolto differenti professioni e conducono stili di vita naturalmente dissimili. Ma c’è qualcosa che li accomuna ed è questo il motivo per il quale hanno tutti ricevuto il misterioso invito a trascorrere qualche giorno lì. Sono tutti assassini. Una voce infatti, subito dopo la prima cena, si diffonde nella sala accusando ciascuno, in maniera precisa, di un terribile delitto. Inizia così la disavventura di questi personaggi a Nigger Island.<br />
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Di questo giallo mi è piaciuta la trama, la struttura e lo stile. Tutto insomma, ho apprezzato persino la sua brevità. Il fatto inoltre che nessun detective, nessun poliziotto, nessuna persona in qualche modo illuminata, potesse arrivare nell’immediato e, in un certo senso, costituire un sollievo, una cura per il male, ha acuito senza dubbio l’interesse.<br />
Tutti potenzialmente vittime, tutti potenzialmente assassini.<br />
In Dieci piccoli indiani, l’ambientazione, la tensione crescente, la palpabile paura dei malcapitati e soprattutto il finale hanno fatto di questo romanzo uno dei capisaldi del genere giallo. Infine la scrittura scorrevole, semplice e fluida ha contribuito a renderlo uno dei miei preferiti. Un giallo attuale a dispetto dei suoi quasi ottant’anni di età. Una lettura d’altri tempi e, nel contempo, senza tempo.</p>
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		<title>Uno studio in rosso &#8211; Arthur Conan Doyle</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conan Doyle, Arthur]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato nel 1887, Uno studio in rosso è il primo romanzo di Arthur Conan Doyle che narra delle avventure del detective più famoso del mondo: Sherlock Holmes. Il dottor Watson, un ex medico militare di ritorno dalla guerra, decide di ridimensionare le proprie spese cercando un appartamento da condividere con qualcuno. In questo modo conosce &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Uno studio in rosso" href="http://www.my-libraryblog.com/uno-studio-in-rosso-arthur-conan-doyle/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Uno studio in rosso" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/uno-studio-in-rosso.jpg" alt="Uno studio in rosso" width="130" border="0" /></a>Pubblicato nel 1887, <em>Uno studio in rosso</em> è il primo romanzo di <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/conan-doyle-arthur/">Arthur Conan Doyle</a> che narra delle avventure del detective più famoso del mondo: Sherlock Holmes.<br />
Il dottor Watson, un ex medico militare di ritorno dalla guerra, decide di ridimensionare le proprie spese cercando un appartamento da condividere con qualcuno. In questo modo conosce l’eccentrico Mr. Holmes con il quale si ritroverà di lì a poco a indagare su un intricato caso di omicidio. Un uomo infatti è stato ritrovato cadavere, in una casa disabitata, senza apparenti segni di violenza sul corpo con accanto una fede nuziale e la parola “Rache”, scritta con del sangue su una parete. Scotland Yard sembra non avere elementi su cui lavorare, ma non è così per l’abile Holmes.</p>
<p>La narrazione in sostanza è divisa in due parti: la prima che riguarda l’incontro tra il dottore e l’investigatore e le conseguenti indagini; la seconda in cui emerge la storia e il movente del responsabile dell’omicidio.<br />
Doyle scrive in maniera straordinaria: sottile nel delineare i protagonisti Watson e Holmes, emozionante nel descrivere la storia dell’assassino, coinvolgente e ironico nel manifestare le intuizioni, osservatore attento nel presentare gli ambienti. Non un giallo qualunque <em>Uno studio in rosso</em> di Conan Doyle, scrittore d’altri tempi, ma senza alcun dubbio uno dei migliori di tutti i tempi.</p>
<p align="right"><a href="http://www.my-libraryblog.com/">www.my-libraryblog.com</a></p>
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		<title>Cortesie per gli ospiti &#8211; Ian McEwan</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/cortesie-per-gli-ospiti-ian-mcewan/</link>
		<comments>https://www.my-libraryblog.com/cortesie-per-gli-ospiti-ian-mcewan/#respond</comments>
		<pubDate>Wed, 05 Oct 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[McEwan, Ian]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Cortesie per gli ospiti è un romanzo scritto da Ian McEwan e pubblicato in Italia nel 1983. Colin e Mary sono due turisti inglesi che stanno trascorrendo una vacanza in una città di mare, non specificata e che sembra essere Venezia, oppressa dal caldo estivo e celebre per le sue opere d’arte. I due stanno &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Cortesie per gli ospiti" href="http://www.my-libraryblog.com/cortesie-per-gli-ospiti-ian-mcewan/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Cortesie per gli ospiti" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/cortesie-per-gli-ospiti.jpg" alt="Cortesie per gli ospiti" width="130" border="0" /></a><em>Cortesie per gli ospiti</em> è un romanzo scritto da <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/mcewan-ian/">Ian McEwan</a> e pubblicato in Italia nel 1983.<br />
Colin e Mary sono due turisti inglesi che stanno trascorrendo una vacanza in una città di mare, non specificata e che sembra essere Venezia, oppressa dal caldo estivo e celebre per le sue opere d’arte. I due stanno insieme da sette anni ma non sono sposati e non convivono. Una relazione monotona, fatta di noia e silenzi, sesso e poca condivisione degli interessi dell’altro. Una sera incontrano Robert, un inquietante, misterioso ed accattivante personaggio che li intrattiene raccontando loro la sua infanzia difficile e li ospita nella sua casa. Qui incontrano Caroline, la moglie di Robert afflitta da forti dolori fisici, che sembra più una prigioniera che una compagna. Lei si prende cura di loro.</p>
<p>Questo episodio ravviva paradossalmente la loro relazione, forse solo in maniera superficiale, forse il preludio di una definitiva separazione. Colin e Mary in qualche modo sono attratti da Robert e Caroline, dalla loro dimora, e vi faranno ritorno. E qui si riserverà loro le cortesie di cui si parla nel titolo. Cortesie per gli opsiti è un thriller coinvolgente dalla lettura scorrevole, emozionante e dall’epilogo sconvolgente.</p>
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		<title>Il buio oltre la siepe &#8211; Harper Lee</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lee, Harper]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il buio oltre la siepe è il capolavoro della scrittrice statunitense Harper Lee. Pubblicato nel 1960 riscosse immediatamente un successo enorme che le valse, nello stesso anno, il Premio Pulitzer. È una splendida storia ambientata all’inizio degli anni Trenta in una piccola cittadina dell’Alabama che ha segnato, in maniera indelebile, la storia della letteratura mondiale. &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Il buio oltre la siepe" href="http://www.my-libraryblog.com/il-buio-oltre-la-siepe-harper-lee/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Il buio oltre la siepe" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-buio-oltre-la-siepe.jpg" alt="Il buio oltre la siepe" width="130" border="0" /></a><em>Il buio oltre la siepe</em> è il capolavoro della scrittrice statunitense <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/lee-harper/">Harper Lee</a>. Pubblicato nel 1960 riscosse immediatamente un successo enorme che le valse, nello stesso anno, il Premio Pulitzer. È una splendida storia ambientata all’inizio degli anni Trenta in una piccola cittadina dell’Alabama che ha segnato, in maniera indelebile, la storia della letteratura mondiale. È la piccola e ribelle Scout a narrare le vicende di Tom Robinson, un bracciante nero accusato ingiustamente di violenza sessuale nei confronti della ragazza bianca Mayella Ewell. Incaricato della sua difesa è l’onesto avvocato Atticus Finch padre di Scout e Jem. La vicenda giudiziaria di Tom da una parte e la vita dei piccoli fratelli e del loro amico Dill dall’altra, si intrecciano abilmente nella narrazione, evidenziando il nascere e il crescere di tristi consapevolezze della società in cui i bambini vivono. Tom viene infatti condannato nonostante Atticus riesca a dimostrare la sua assoluta innocenza. Tutto ciò a causa dei pregiudizi imperanti, dell’ assurda convinzione della disuguaglianza dei neri rispetto ai bianchi, della ridicola logica della segregazione razziale.</p>
<p>E poi oltre la siepe, oltre il giardino di casa Finch, una vecchia e tetra casa, un giardino trascurato e silenzioso a rappresentare la paura e il pregiudizio di ciò che non si conosce, l’ansia dell’ignoto, ad alimentare paure spesso immotivate. È la casa di Boo Radley, centro dell’attenzione e dei timori dei piccoli Scout, Jem e Dill durante le estati trascorse tra giochi avventurosi e curiosità da soddisfare.<br />
L’autriceHarper Lee con Il buio oltre la siepe riesce con eccezionale maestria a toccare temi scottanti come il razzismo, l’emarginazione di chi è diverso ed in generale a evidenziare il degrado morale della società in alcuni ambienti rurali degli Stati Uniti nella prima metà del Novecento. Una narrazione dolce e toccante, ma in grado di smuovere la coscienza di chi ne possiede una.</p>
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		<title>La ragazza del treno &#8211; Paula Hawkins</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Hawkins, Paula]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[La ragazza del treno, esordio letterario di Paula Hawkins, ha avuto un enorme successo divenendo in breve tempo uno dei libri più venduti negli Stati Uniti e in Gran Bretagna nel 2015. È una vicenda narrata da tre punti di vista, quelli di tre donne “diversamente” problematiche, imprigionate in una vita insoddisfacente, bugiarda e insicura.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="La ragazza del treno" href="https://www.my-libraryblog.com/la-ragazza-del-treno-paula-hawkins/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="La ragazza del treno" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-ragazza-del-treno1.jpg" alt="La ragazza del treno" width="300" border="0" /></a><em>La ragazza del treno</em>, esordio letterario di Paula Hawkins, ha avuto un enorme successo divenendo in breve tempo uno dei libri più venduti negli Stati Uniti e in Gran Bretagna nel 2015. È una vicenda narrata da tre punti di vista, quelli di tre donne “diversamente” problematiche, imprigionate in una vita insoddisfacente, bugiarda e insicura. <strong>Rachel</strong>, voce principale, è una donna fragile proiettata sulla sua vita passata e incapace di guardare al futuro. Dipende dall’alcool e, tutti i giorni, recandosi al lavoro con il medesimo treno, osserva le case al di là dei binari e le vite di chi ci abita. Una coppia in particolare attrae la sua attenzione. E&#8217; una coppia giovane e felice che vive la vita serenamente, la vita che anche lei aveva tanto desiderato e che avrebbe potuto avere se il suo matrimonio non fosse fallito. Per colpa di un’altra donna naturalmente, la neo mamma <strong>Anna</strong>, un tempo amante e poi nuova moglie di Tom, suo ex marito. Infine c’è <strong>Megan</strong>, la bella ragazza che Rachel osserva tutte le mattine dal suo finestrino, con la bella casa e la vita apparentemente perfetta. Ma niente è come sembra.<br />
Un giorno Rachel vede qualcosa di differente, di inspiegabile e ogni cosa cambia. Megan scompare senza lasciare traccia e tutte e tre le protagoniste si ritrovano legate da un filo indissolubile e pericoloso. Tre donne, tre vite diverse, ma in qualche modo simili.  Fragilità, insicurezza, delusione e menzogna sono tutti elementi che le accomunano e che, a mio parere, non le definiscono e non le caratterizzano a dovere dal punto di vista psicologico. Le ho trovate coinvolgenti a piccoli tratti, senza la capacità di creare empatia o comunque vero interesse per il lettore. <em>La ragazza del treno</em> è un libro scorrevole, tutto sommato di piacevole lettura, dalla scrittura semplice e fluida, ma solo con qualche momento di vera suspense e con un finale prevedibile. Solo una schietta opinione personale la mia, nulla di più. In fondo l’unico modo per sapere se un libro fa per noi è provare a leggerlo. Buona lettura.<br />
A te è piaciuto La ragazza del treno di Paula Hawkins? Lascia un commento o un link su Facebook</p>
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		<title>Vieni via con me &#8211; Roberto Saviano</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Saviano, Roberto]]></category>

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		<description><![CDATA[Saviano mi colpisce sempre. Per la sua chiarezza, per la sua lucidità, per il suo coraggio, per la sua preparazione e per il suo incondizionato amore per il Sud. Vieni via con me raccoglie e amplia i monologhi brillantemente narrati durante l'omonima trasmissione televisiva. Otto sono le storie raccontate: la negazione del valore dell'Unità d'Italia, &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Vieni via con me" href="http://www.my-libraryblog.com/vieni-via-con-me-roberto-saviano/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Vieni via con me" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/vieni-via-con-me.jpg" alt="Vieni via con me" width="130" border="0" /></a>Saviano mi colpisce sempre.<br />
Per la sua chiarezza, per la sua lucidità, per il suo coraggio, per la sua preparazione e per il suo incondizionato amore per il Sud.<br />
<em>Vieni via con me</em> raccoglie e amplia i monologhi brillantemente narrati durante l&#8217;omonima trasmissione televisiva.<br />
Otto sono le storie raccontate: la negazione del valore dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, il meccanismo della macchina del fango, la crescita della criminalità al Nord, l&#8217;enorme problema dei rifiuti a Napoli, il terremoto a L&#8217;Aquila e poi ancora il coraggio di Don Giacomo Panizza, la lotta di Welby e l&#8217;accorata di fesa della nostra Costituzione da parte di Calamandrei, uno dei suoi fondatori. Tutte storie d&#8217;Italia, tutte incredibilmente appassionanti. Tra esse mi hanno particolarmente interessato e per certi versi stupito <em>La macchina del fango e Pietro e Mina</em>. Dico stupito riferendomi alla storia di Falcone.</p>
<p>Personalmente ignoravo quanto potente e subdolo potesse essere il meccanismo del fango e quanto avesse colpito duramente nel corso della sua vita, l&#8217;uomo e il magistrato Falcone. Falcone ricordato e celebrato da morto, delegittimato e isolato da vivo.<br />
Uno spaccato d&#8217;Italia poco lusinghiero, un libro denuncia, ma anche un invito a partecipare, a non rimanere ai margini della società della cui sorte siamo tutti responsabili. L&#8217;indifferenza è forse il peggiore dei mali, quello che permette a chi gestisce il potere di derubarti di ogni cosa.</p>
<p><em>Considerare lo Stato altro da noi significa perdere la possibilità del diritto. Lo Stato non è altro da noi, lo Stato siamo noi.</em></p>
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		<title>Le luci di settembre &#8211; Carlos Ruiz Zafon</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Zafon, Carlos Ruiz]]></category>

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		<description><![CDATA[Le luci di settembre è un misterioso romanzo del 1995 facente parte della Trilogia della Nebbia. La storia, questa volta, è ambientata nella Francia del 1937. Dopo la morte di Armand, Simone e i due figli Irene e Dorian, abbandonano Parigi per sfuggire ai numerosi debiti. Trovano rifugio a Cravenmoore, sulla costa. Simone dovrà &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Le luci di settembre" href="http://www.my-libraryblog.com/le-luci-settembre-carlos-ruiz-zafon/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Le luci di settembre" src="http://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/le-luci-settembre.jpg" alt="Le luci di settembre" width="130" border="0" /></a><strong>Le luci di settembre </strong>è un misterioso romanzo del 1995 facente parte della Trilogia della Nebbia.<br />
La storia, questa volta, è ambientata nella Francia del 1937.<br />
Dopo la morte di Armand, Simone e i due figli Irene e Dorian, abbandonano Parigi per sfuggire ai numerosi debiti. Trovano rifugio a Cravenmoore, sulla costa. Simone dovrà occuparsi di governare la casa del ricco fabbricante di giocattoli, Lazarus Jann con il quale instaura presto un ottimo rapporto. A Cravenmoore la giovane e bella Irene stringe amicizia con l&#8217;altrettanto giovane cuoca Hannah e si innamora dell&#8217;affascinante marinaio Ismael. La vita sembra scorrere tranquilla nella casa del fabbricante di giocattoli fino a quando a sconvolgere le loro esistenze giunge l&#8217;inattesa, inspiegabile e quanto mai prematura morte di Hannah. Si verificano strani eventi e lugubri ombre sembrano impossessarsi dell&#8217;intero luogo.</p>
<p>Lo stesso Ismael aveva raccontato ad Irene la storia delle luci di settembre. Si narrava infatti che anni prima, nel corso di una festa in maschera, avvenuta durante il primo plenilunio di settembre, una giovane donna che nessuno riconobbe a causa della maschera, fosse scomparsa. Dopo aver raggiunto in barca l&#8217;isola del faro, nessuno la rivide e nessun corpo fu ritrovato. Ma da allora le notti di luna piena di ogni settembre si colorano di bagliori rossastri. La curiosità, il desiderio di scoprire quanto veramente accade o è accaduto in quei luoghi unisce maggiormente Ismael e Irene i quali, insieme al piccolo Dorian, dovranno affrontare pericolose avventure, labirinti oscuri, apparizioni misteriose. Luci e ombre, verità e fantasia, bene e male si intrecciano con il consueto estro di Zafon. Una narrazione che, sebbene non accattivante come L&#8217;ombra del vento, riesce a regalare qualche ora di piacevolissima lettura.</p>
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		<title>Nessuno si salva da solo &#8211; Margaret Mazzantini</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mazzantini, Margaret]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Nessuno si salva da solo è un titolo molto eloquente quello del nuovo libro della brillante Mazzantini.
Questa volta anima della storia è la coppia o meglio quella che un tempo era una coppia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Nessuno si salva da solo" href="http://www.my-libraryblog.com/nessuno-si-salva-da-solo-margaret-mazzantini/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Nessuno si salva da solo" src="/img/nessuno-si-salva-da-solo.jpg" alt="Nessuno si salva da solo" width="130" border="0" /></a><strong>Nessuno si salva da solo</strong> è un titolo molto eloquente quello del nuovo libro della brillante <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/mazzantini-margaret/" target="_blank">Mazzantini</a>.<br />
Questa volta anima della storia è la coppia o meglio quella che un tempo era una coppia.<br />
Delia e Gaetano i protagonisti: 2 giovani tra i trenta e i quaranta anni che hanno vissuto un grande amore e vivono ora una sofferta separazione. Delia e Gaetano i genitori di Cosmo e Nico. Delia e Gaetano artefici della costruzione prima e della demolizione poi della loro famiglia. Delia rimasta a vivere con i bimbi nella loro casa; Gaetano sistemato in un residence. Come sia stato possibile arrivare a tutto ciò è una domanda destinata a restare senza risposta.<br />
Un tempo l&#8217;amore e la voglia di vivere, di divertirsi insieme era enorme; ma del fuoco e della passione iniziali è rimasto solo cenere. Una cenere intrisa di rabbia, dolore, ferite che forse guariranno, ma al prezzo di un inesorabile fluire di tempo e vita. Inevitabile chiedersi quanto tempo dovrà trascorrere per non farsi più male, per non sentire più quella morsa che ti lascia senza respiro, quei graffi profondi sul cuore.</p>
<p>Una cena tra i due può essere l&#8217;occasione per confrontarsi e comprendere o forse è solo un altro, l&#8217;ennesimo, momento per scaricarsi addosso colpe e veleni. Senso del fallimento, inadeguatezza, ma allo stesso tempo istinto di protezione e voglia di guardare dove il cuore può battere ancora sono tutti sentimenti che bene emergono dalla narrazione.<br />
Talmente attuale e per certi versi crudo che molti di noi potrebbero riconoscersi e immedesimarsi. La scrittura della Mazzantini è certamente interessante, ma a mio parere non coinvolge alla stessa stregua di “<a href="http://www.my-libraryblog.com/non-ti-muovere-margaret-mazzantini/" target="_blank">Non ti muovere</a>” o “Venuto al mondo”. Forse i troppi flashback e il linguaggio a volte volgare e gratuito hanno reso la narrazione frammentaria e sensazionalistica.</p>
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		<title>Alta fedeltà &#8211; Nick Hornby</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Hornby, Nick]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Rob Fleming , trentacinquenne appassionato di musica e proprietario di un negozio di dischi , è il protagonista di questo ironico e divertente romanzo. La musica ha un ruolo fondamentale; diventa termine di paragone e metro di giudizio della realtà che circonda Rob il quale si diverte a stilare top five su ogni possibile argomento: &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Alta fedeltà" src="/img/alta-fedelta.jpg" alt="Alta fedeltà" /><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--></p>
<p>Rob Fleming , trentacinquenne appassionato di musica e proprietario di un negozio di dischi , è il protagonista di questo ironico e divertente romanzo.<br />
La musica ha un ruolo fondamentale; diventa termine di paragone e metro di giudizio della realtà che circonda Rob il quale si diverte a stilare top five su ogni possibile argomento: migliori libri, migliori film, migliori canzoni e “migliori” fregature sentimentali. La sua ragazza lo ha infatti appena lasciato e numerosi interrogativi lo tormentano. Sembra essere giunto ad un bivio, ad un confine tra essere l’eterno adolescente, immaturo e irresponsabile e l’uomo adulto cosciente dei propri limiti e delle proprie colpe. Farebbe forse meglio a smettere di vivere in mezzo ai cd e a costruire una famiglia, una casa, a trovare un lavoro vero?<br />
Hornby in maniera brillante, immediata, commovente e amara mette così in scena i sogni, gli amori e le disillusioni di una intera generazione di trentenni a cui certamente non manca la voglia di vivere.</p>
<p align="right"><a href="http://www.my-libraryblog.com/">http://www.my-libraryblog.com/</a></p>
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		<title>Il giorno in più &#8211; Fabio Volo</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/il-giorno-in-piu/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Volo, Fabio]]></category>

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		<description><![CDATA[Lavoro ultimo di F. Volo, “Il giorno in più” è la storia di un 35enne single, Giacomo. Giacomo ha avuto molte donne in passato ma nessun rapporto serio in cui valesse la pena credere davvero. Ha una storia familiare difficile alle spalle e il suo nucleo familiare è costituito dalla madre, molto protettiva e insoddisfatta, &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Il giorno in più" href="http://www.my-libraryblog.com/il-giorno-in-piu/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Il giorno in più" src="/img/il-giorno-in-piu.jpg" alt="Il giorno in più" width="130" border="0" /></a>Lavoro ultimo di <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/volo-fabio/">F. Volo</a>, “<a href="http://www.my-libraryblog.com/il-giorno-in-piu/">Il giorno in più</a>” è la storia di un 35enne single, Giacomo. Giacomo ha avuto molte donne in passato ma nessun rapporto serio in cui valesse la pena credere davvero. Ha una storia familiare difficile alle spalle e il suo nucleo familiare è costituito dalla madre, molto protettiva e insoddisfatta, e dalla nonna, sempre presente, dall&#8217;infanzia fino alla maturità; il padre, invece, lo ha abbandonato in tenera età, con ovvie ripercussioni sul suo relazionarsi con il mondo. La migliore amica di Giacomo è Silvia. Silvia lo conosce più di chiunque altro, sa esattamente cosa Giacomo pensi, in ogni momento. Sa di cosa ha bisogno e c&#8217;è sempre stata nei momenti più difficili. Silvia è sposata e ha una figlia, ma è infelice. Giacomo per lei è importante e le offre sostegno come può fare solo una persona che vuole bene sinceramente. La vita di Giacomo cambia quando vi fa ingresso una donna, Michela. Giacomo incontra Michela sul tram che prende quotidianamente per recarsi al lavoro. Non la conosce, non sa nemmeno come si chiami ma c&#8217;è qualcosa di lei che gli piace. La scruta e, in un certo qual modo, crede di conoscerla. Pensa che sia strano lasciarsi trascinare così da un viso, da un&#8217;immagine, ma a lui succede. I loro incontri sono fatti solo di sguardi rubati e di pensieri segreti finché Michela non gli offre un caffè che suona però come un addio, dato che è in partenza per New York per lavoro. Giacomo ritorna a prendere il tram, ma senza Michela non è la stessa cosa. Lei è nei suoi pensieri costantemente, fino a quando, grazie all&#8217;insostituibile aiuto di Silvia, decide di recarsi a New York, per calarsi in una esperienza che sembra ridicola: andare alla ricerca di una donna che conosce appena senza sapere neppure esattamente il motivo, con il rischio concreto di aver preso un abbaglio. Una volta arrivato a New York e riuscito a contattare Michela, Giacomo scopre che il suo non era soltanto un film e che anche per Michela quei tragitti sul tram erano momenti piacevoli, di ricerca, di domande, di desideri. Michela e Giacomo si scoprono a New York alla ricerca della stessa cosa: della libertà, di un amore che lasci liberi. Nessuno dei due lo ha mai trovato ed è per questo motivo che la loro storia nasce come un contratto a termine: 9 giorni, in cui ognuno sarà libero di fare ciò che più sente per l&#8217;altro senza paura delle conseguenze, delle aspettative. Solo in questo modo i due credono di poter godere delle gioie di un amore a 360°. I giorni a New York scorrono straordinariamente sereni. Sulle note di The Division Bell dei Pink Floyd, Giacomo e Michela si scoprono complici, e poi ancora Sam Cooke, John Coltrane, Ray Charles&#8230; fino al finto matrimonio e allo scambio degli anelli con le parole di Nick Drake, Time has told me. Il viaggio di Giacomo è però tristemente interrotto dalla notizia del peggioramento delle condizioni di salute della nonna, che lo costringe ad interrompere bruscamente il piacevole soggiorno, perdendo così l&#8217;ultimo giorno con Michela. Il distacco è doloroso, ma Giacomo ritorna alla vita di sempre. In realtà, niente è più come prima e dopo un po&#8217;, ancora sulle note di Poles Apart dei Pink Floyd, decide di ritornare a New York a riprendersi l&#8217;ultimo giorno.. e il giorno in più. Un libro scorrevole, semplice nel linguaggio, che spesso lascia fin troppo spazio a dettagli triviali, ma tutto sommato consoni al genere per niente impegnativo.&nbsp;</p>
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		<title>Indignatevi! &#8211; Stephane Hessel</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Hessel, Stèphane]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Autore di questo breve libro che nelle ultime settimane si annovera tra i più venduti in Italia è Stèphane Hessel. Nacque a Berlino nel 1917, giunse in Francia nel 1925 e, dopo essersi arruolato, durante la seconda guerra mondiale, fu fatto prigioniero e deportato nel campo di concentramento di Buchenwal. Una volta liberato partecipò alla &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Indignatevi!" href="http://www.my-libraryblog.com/indignatevi/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Indignatevi!" src="/img/indignatevi.jpg" alt="Indignatevi!" width="130" border="0" /></a>Autore di questo breve libro che nelle ultime settimane si annovera tra i più venduti in Italia è <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/hessel-stephane/">Stèphane Hessel</a>. Nacque a Berlino nel 1917, giunse in Francia nel 1925 e, dopo essersi arruolato, durante la seconda guerra mondiale, fu fatto prigioniero e deportato nel campo di concentramento di Buchenwal. Una volta liberato partecipò alla stesura della Dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo.<br />
Mi sembrava doverosa e utile questa piccola premessa sulle radici di quest&#8217;uomo ultra novantenne per comprendere e avvicinare le sue idee tanto straordinarie quanto semplici. In questo suo breve libro esorta i giovani a reagire, a impegnarsi e a prendere coscienza dei propri e altrui diritti insostituibili e inalienabili. L&#8217;indifferenza che regna sovrana nella società attuale forse impedisce di uscire dal guscio del finto benessere, del lusso superficiale. Eppure i soprusi, le ingiustizie, le disparità sociali tra le genti del mondo sono talmente gravi, abnormi oserei dire, che non si fa certo fatica a trovare motivi di indignazione&#8230;</p>
<p>Una bella esortazione ad una insurrezione pacifica, una dichiarazione verace che ha ancor più valore in quanto proviene da chi un contributo a quella che tutti conosciamo dei diritti dell&#8217;uomo l&#8217;ha dato sul serio. Un piccolo saggio, ma di grande valore, apprezzato, strano ma vero, anche in un paese come l&#8217;Italia.</p>
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		<title>La danza del gabbiano &#8211; Andrea Camilleri</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Camilleri, Andrea]]></category>

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		<description><![CDATA[La danza del gabbiano è l'ultima fatica di Andrea Camilleri: prima di morire i gabbiani agitano freneticamente le ali in una sorta di danza macabra. Montalbano si lascia incantare dal gabbiano morente dalla finestra della sua casa di Marinella, ma fa presto a dimenticarlo. Sta infatti per andare in vacanza con Livia che è già &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="La danza del gabbiano" href="http://www.my-libraryblog.com/2009/06/12/la-danza-del-gabbiano-andrea-camilleri/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="La danza del gabbiano" src="/img/la-danza-del-gabbiano.jpg" alt="La danza del gabbiano" width="130" border="0" /></a>La danza del gabbiano è l&#8217;ultima fatica di <a title="Andrea Camilleri" href="http://www.my-libraryblog.com/category/camilleri-andrea/">Andrea Camilleri</a>: prima di morire i gabbiani agitano freneticamente le ali in una sorta di danza macabra. Montalbano si lascia incantare dal gabbiano morente dalla finestra della sua casa di Marinella, ma fa presto a dimenticarlo. Sta infatti per andare in vacanza con Livia che è già giunta a Vigàta. Solo un salto al commissariato per lasciare tutto in ordine e poi finalmente partire. Giunto in ufficio Montalbano chiama i suoi a raccolta. Manca solo Fazio, il più fedele e puntuale dei suoi uomini. Non è tornato a casa, il cellulare è muto; il timore diventa allarme. Il commissario ripercorre le più recenti tracce di Fazio: è stato visto per l&#8217;ultima volta al molo, aveva appuntamento con un vecchio compagno di scuola, un ex ballerino finito nei pasticci. Qualcuno poi l&#8217;ha notato in campagna, in una zona disseminata di pozzi artesiani, forse un cimitero di mafia. E in effetti un primo cadavere affiora.<br />
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// </script><br />
“Fu verso le cinco e mezza del matino che non ce la fici cchiù a ristarisinni corcato coll’occhi sbarracati a taliare il soffitto.<br />
Era ’na cosa che gli era principiata con le vicchiaglie: di solito, passata la mezzanotti, si stinnicchiava a letto, liggiva ’na mezzorata, appena che la vista accomenzava a fargli pupi pupi chiuiva il libro, astutava le luci del commodino, pigliava la posizioni giusta, che era di corcarisi supra al scianco destro, le ghinocchia piegate, la mano dritta aperta a palmo in su supra al cuscino e la guancia appuiata alla mano, ’nsirrava l’occhi e di colpo s’addrummisciva.<br />
Spisso per fortuna annava avanti col sonno fino a matino, capace che se lo faciva in una sula tirata, ma inveci certi nuttate, come chista appena passata, fatte sì e no un dù orate di durmuta, s’arrisbigliava senza nisciun motivo e non c’era cchiù verso d’arrinesciri a ripigliari sonno.<br />
Una volta, junto allo stremo della disperazioni, si era susuto e sinni era ghiuto a vivirisi mezza buttiglia di whisky, nella spiranza che gli faciva calare sonno. La conseguenzia era stata che s’era appresentato in commissariato all’alba e completamenti ’mbriaco.<br />
Si susì, annò a rapriri la porta-finestra della verandina.<br />
La jornata che s’appresentava ’na vera billizza, tutta tirata a lucito, pariva un quatro ancora frisco di colore.<br />
La risacca assaccava però tanticchia cchiù forte del solito.<br />
Niscì fora ed ebbe un addrizzuni di friddo. Si era a mità majo e in altri tempi già ci sarebbi stato un cavudo squasi estivo, invece la jornata pariva ancora marzulina.<br />
Forsi si sarebbi guastata verso la fine della matinata. A mano dritta, da monte Russello, arrancava già qualchi nuvola nìvura.<br />
Trasì, annò in cucina e si priparò il cafè. Si vippi la prima tazza e si chiuì in bagno. Quanno niscì, vistuto, pigliò la secunna tazza di cafè e se l’anno a viviri assittato nella verandina.<br />
«Matutino è stamattina, commissario!».<br />
Isò ’na mano in signo di saluto.<br />
[……]<br />
programma che avivano fatto era quello difirriarisi in tri jorni il Val di Noto e i paìsi del barocco siciliano che Livia non acconosciva.<br />
Ma non era stata ’na decisioni facili.<br />
«Senti, Salvo» gli aviva ditto lei al tilefono ’na simanata avanti «che ne diresti, dato che ho quattro giorni liberi, se vengo da te e ce ne stiamo un po’ in pace?».<br />
«Mi faresti felice».<br />
«Avevo pensato che magari ce ne potevamo andare in giro per la Sicilia. In qualche parte che non conosco».<br />
«Mi pare una splendida idea. Oltrettutto per ora in commissariato non ho molto da fare. Sai già dove vorresti andare?».<br />
«Sì, in Val di Noto. Non ci sono mai stata».<br />
Ahi! Pirchì le spirciava di annare proprio là?<br />
«Beh, certo il Val di Noto è incredibile, figurati, ma credimi ci sono altri luoghi che...».<br />
«No, mi piacerebbe proprio andare a Noto, dicono che la cattedrale rimessa su è una meraviglia, e poi fare un salto, che so, a Modica, Ragusa, Scicli...».<br />
«Beh, è un bel programma, non lo metto in dubbio, ma...».<br />
«Non sei d’accordo?».<br />
«Beh, in linea di massima sì, come no, figurati, ma forse converrebbe prima informarsi».<br />
«Di che?».<br />
«Sai, non vorrei che stessero a girare».<br />
«Ma che dici? Che girano?».<br />
«Non vorrei che mentre ci siamo noi girassero lì qualche episodio della serie televisiva... li fanno proprio in quei posti».<br />
«E che te ne frega, scusa?».<br />
«Come, che me ne frega? E se putacaso mi vengo a trovare faccia a faccia con l’attore che fa me stesso... come si chiama... Zingarelli...».<br />
«Si chiama Zingaretti, non fare finta di sbagliare. Lo Zingarelli è un dizionario. Ma torno a ripetere: che te ne frega? Possibile che tu abbia questi complessi infantili all’età che ti ritrovi?».<br />
«Che c’entra l’età, ora?».<br />
«Eppoi nemmeno vi somigliate». “</p>
<p>Questo è parte dell’incipit de <em>La danza del gabbiano</em> di Camilleri che si diverte con un simpatico paradosso ricordando la fortunatissima serie televisiva .. “E se putacaso mi vengo a trovare faccia a faccia con l’attore che fa me stesso...”?<br />
Buona lettura!</p>
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		<title>La solitudine dei numeri primi &#8211; Paolo Giordano</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Giordano, Paolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo libro segna l’esordio di un ricercatore in fisica tra gli scrittori di romanzi: quindi, vista la carriera di studi dell’autore, non deve sembrare strano nè il titolo, nè la grossa fetta che egli ritaglia per la matematica in quest’opera. Al massimo è strano che un fisico scriva romanzi… Giordano tira fuori una storia che &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/12/26/la-solitudine-dei-numeri-primi-paolo-giordano/" title="La solitudine dei numeri primi - Paolo Giordano"><img border="0" width="130" src="/img/la-solitudine-dei-numeri-primi.jpg" alt="La solitudine dei numeri primi" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="La solitudine dei numeri primi" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->Questo <a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/12/26/la-solitudine-dei-numeri-primi-paolo-giordano/" title="La solitudine dei numeri primi">libro</a> segna l’esordio di un ricercatore in fisica tra gli scrittori di romanzi: quindi, vista la carriera di studi dell’autore, non deve sembrare strano nè il titolo, nè la grossa fetta che egli ritaglia per la matematica in quest’opera. Al massimo è strano che un fisico scriva romanzi…<br />
<a href="http://www.my-libraryblog.com/category/giordano-paolo/" title="Paolo Giordano">Giordano</a> tira fuori una storia che ha come protagonisti due ragazzi “diversi”, segnati per sempre da episodi che riguardano la loro infanzia e che peseranno come macigni nel corso della loro crescita, incidendo in modo determinante sul carattere delle persone adulte che il lettore lascia alla fine del libro. Per questo motivo, i protagonisti sono definiti numeri primi: questi, sono numeri che sono divisibili per se stessi o per uno, sono dei numeri che non interagiscono con il mondo infinito di tutte le altre cifre; tra di essi, poi, ci sono i numeri “primi gemelli”, cioè numeri primi separati da una sola unità come 11 e 13, 17 e 19: vicini, anzi vicinissimi, ma incapaci di toccarsi e di comunicare tra loro come con gli altri numeri. Ed i protagonisti del romanzo, Alice e Mattia, sono così: incapaci di vivere una vita completamente normale per le loro difficoltà a relazionarsi con il mondo esterno, e incapaci di trovare un equilibrio tra di loro pur essendo molto vicini. Aspetto fondamentale del romanzo diventa, allora, questa consapevolezza dei protagonisti di essere diversi: qualsiasi gesto quotidiano viene fatto nella considerazione di essere dei corpi estranei, incapaci di relazionarsi con il mondo esterno, di comunicare i pensieri ed i sentimenti che affollano i propri abissi; tale consapevolezza non farà altro che accrescere le barriere che li separano dal mondo esterno, fino a portarli ad un isolamento cui atrocemente si arrendono.<br />
L’autore, nel suo esordio, non descrive una generazione: i protagonisti appartengono sì ad una categoria, ma non generazionale, essendo legati da problemi e turbamenti che non riguardano l’età. Alice è una ragazza di ottima famiglia che è obbligata dal padre a fare quelle attività, come sciare, che la porteranno da grande a distinguersi nella propria classe sociale: è nel corso di queste lezioni che la bambina avrà un incidente che la renderà zoppa e distaccata dal padre per sempre. Mattia, invece, appartiene alla classe media, ha un’intelligenza superiore alla norma, ed una sorella ritardata che lo fa sentire escluso dagli amici e che sente come una palla al piede: un giorno, la abbandona nel parco pubblico per andare solo ad una festa, ma al suo ritorno la sorella non ci sarà più, e tale scomparsa sarà il fardello che dovrà portarsi dietro per tutta la vita. Da questi episodi “nascono” due bambini che si vedono e si sentono diversi dagli altri, e che, pur cercando di relazionarsi al mondo, finiscono sempre per essere schiacciati dal macigno che pesa dentro di loro.<br />
A “condire” la crescita dei protagonisti contribuiscono dei personaggi che si dimostreranno via via altrettanto strani, o “normali”, ma con situazioni di vita che li rendono strani: Denis, l’amico di Mattia che è omosessuale ed innamorato di lui; Viola, l’amica-mito di Alice, prigioniera dei giudizi della gente, che vuole essere sempre al centro dell’attenzione; i genitori distaccati di entrambi, incapaci di qualsiasi gesto per cercare di aiutare i propri figli.<br />
Sicuramente un libro scritto benissimo, con una perfetta divisione in capitoli che sottolinea le fasi cruciali delle vite dei personaggi. Ben fatti, poi, i continui pensieri matematici di Mattia, che ne sottolineano da una parte la stranezza, e dall’altra l’attaccamento a questa materia in cui è un genio (ricorda molto il John Nash di A BEAUTIFUL MIND).<br />
Il finale non è sicuramente “lieto” come molti si aspettano sempre, pretendendolo quasi, dai libri come dai film: ma quel genere di finale è fatto per le favole, e non certo per un libro come questo che vuole a tutti i costi restare attaccato alla realtà, e soprattutto a quella più cruda, che esiste, e che solo chi ha la testa sotto la sabbia può dire di non vedere.<br />
Un aspetto negativo che si potrebbe sottolineare di questo libro, ma che forse è del tutto personale, è il tentativo di rendere eroi e il giustificare ad ogni costo gente che si piange sempre addosso: è troppo facile risolvere sempre tutto con un “tiriamo avanti”. Di adolescenti persi e solitari ce ne sono tanti, ma non tutti si fanno mettere i piedi in testa e trascinare dagli eventi: forse sono loro i veri eroi, capaci di tirare fuori il carattere e prendere delle decisioni, giuste o sbagliate, nonostante il macigno dei problemi più diversi che può affliggerli.<br />
A parte questa annotazione personale, ritengo il libro una bella e scorrevole lettura da consigliare.</p>
<p align="right"><a href="http://www.my-libraryblog.com/">www.my-libraryblog.com</a></p>
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		<title>Il buio oltre la notte &#8211; Michael Connelly</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Connelly, Michael]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo libro è il sequel di “debito di sangue” perché, pur coinvolgendo in un’unica opera tutti i personaggi storici degli scritti di Connelly, e cioè Terry McCaleb, Harry Bosch e Jack McEvoy, la storia è un cross-over ma con protagonista il primo, come per l’opera appena citata, “co-protagonista” il secondo, “comparsa” il terzo. L’inizio della &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/12/26/il-buio-oltre-la-notte-michael-connelly/" title="Il buio oltre la notte - Michael Connelly"><img border="0" width="130" src="/img/il-buio-oltre-la-notte.jpg" alt="Il buio oltre la notte" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="Il buio oltre la notte" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->Questo libro è il sequel di “debito di sangue” perché, pur coinvolgendo in un’unica opera tutti i personaggi storici degli scritti di <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/connelly-michael/" title="Michael Connelly">Connelly</a>, e cioè Terry McCaleb, Harry Bosch e Jack McEvoy, la storia è un cross-over ma con protagonista il primo, come per l’opera appena citata, “co-protagonista” il secondo, “comparsa” il terzo.<br />
L’inizio della storia vede McCaleb trascorrere la sua vita sull’isola di Catalina, circondato dall’affetto della famiglia, e impegnato in una nuova attività – organizza battute di pesca d’altura per turisti – convinto di aver chiuso per sempre con l’FBI a causa dei problemi di salute. Un giorno, però, compare alla sua porta una vecchia amica, nonché ex collega, che lo implora di aiutarla a tracciare il profilo di un assassino, poiché le indagini sembrano essersi totalmente impantanate. Ovviamente l’esperto Terry non riuscirà a tracciare solo il profilo e a restarsene poi fuori: abbandonerà il suo status di pensionato per condurre le indagini in prima persona, spinto oltre che dai particolari dell’omicidio, a dir poco fuori dal comune, dal fatto che il principale sospettato è il suo vecchio amico, nonché detective di polizia, Harry Bosch; questi si trova a sua volta impegnato nel processo contro David Storey, un potente regista di Hollywood, accusato di violenti omicidi. Gli indizi contro Harry sembrano essere in principio solo coincidenze, ma ben presto, diventando troppe, non potranno più essere considerate solo tali: il detective diventerà il principale indiziato, cosa che scatenerà una vera corsa contro il tempo per scagionarlo, non solo per le sorti del suo destino, ma anche per quelle del processo in cui è impegnato, visto che l’impianto dell’accusa si basa tutto sulla sua credibilità di poliziotto.<br />
<a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/12/26/il-buio-oltre-la-notte-michael-connelly/" title="Il buio oltre la notte">Il buio oltre la notte</a> non è un classico giallo, rappresentando più un esempio della narrativa contemporanea americana di genere, specchio di una città violenta e spietata, nel caso Los Angeles, che permea tanto profondamente l’animo dei suoi abitanti da diventare paesaggio interiore: probabilmente, proprio la distruzione dell’anima e della pietà che colpisce tutte le grandi metropoli è la riflessione che più segna il lettore.<br />
L’autore, più che sulla narrazione, si concentra sui meccanismi psicologici che danno origine e sviluppano la storia stessa e sull’analisi di come gli individui, nella complessità dei loro caratteri e motivazioni, si trasformino ed evolvano di fronte ad eventi tragici e sconvolgenti.<br />
I due investigatori, McCaleb e Bosch, protagonisti indiscussi della carriera di Connelly, incarnano due diverse concezioni della propria funzione: se per il primo lo stimolo ad agire è quello di compiere correttamente il proprio lavoro, ristabilire l’ordine e permettere alla giustizia di fare il proprio corso (parliamo quindi del “poliziotto-modello”), per Bosch il coinvolgimento è molto più profondo e interiore: la vita lo ha provato, ha subito troppe volte il male che altre persone gli hanno provocato e questo lo ha portato a considerare gli esseri umani corrotti e pericolosi e, spinto dall’oscurità che vede dentro di se, si è dato un ruolo di giustiziere che si muove senza regole, che vuole raggiungere a tutti i costi il colpevole e vederlo punito cercando anzi, in qualche modo, di punirlo lui stesso.<br />
Questa duplice e opposta concezione di “tutore dell’ordine” corrisponde alle due diverse psicologie: l’intellettuale e positivo McCaleb ha una serenità interiore alimentata anche dagli affetti familiari, mentre il burbero Bosch ha un animo dominato dal buio e dalla solitudine, tant’è che la sua idea del confine tra lecito e illecito appare, nel corso dell’opera, sempre più incerta e sfumata.<br />
Nel romanzo questi concetti si realizzano nell’evoluzione della vicenda stessa, nel momento in cui le indagini svolte da McCaleb si intrecciano con quelle di Bosch e diventano, per quest’ultimo, essenziali, al fine di incastrare il colpevole e scagionare se stesso dai sospetti che la sua condotta non sempre irreprensibile gli addensa intorno.<br />
Pur risultando questo libro un “minestrone”, costituito dai personaggi che fanno la carriera letteraria dell’autore, esso rappresenta, comunque, un’agevole lettura anche per coloro “vergini” ai libri di Connelly: si spiega quindi il grande successo di questo thriller, che attira i fans dell’integerrimo Terry, del “più buio della notte” Harry e di tutti coloro che sono alla ricerca di una bel libro.<br />
Personalmente ho trovato la prima parte del libro bellissima poichè le indagini sono miscelate sapientemente con le vite dei due protagonisti e con omicidi rituali e misteriosi; Connelly offre il meglio di se con un’accuratezza descrittiva e tanti piccoli episodi di depistaggio che conducono velocemente al centro di un intreccio a dir poco coinvolgente. La parte finale, però, è meno suggestiva: seppur ben fatta, risulta meno appassionante, priva di quel colpo di scena che il lettore si aspetta, perché è facile intuire chi è il vero colpevole molto prima della fine, ma, a tener a tener vivo il desiderio di continuare la lettura, c’è, ad ogni modo, il voler conoscere “come” costui ha agito.</p>
<p align="right"><a href="http://www.my-libraryblog.com/">www.my-libraryblog.com</a></p>
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		<title>La cruna dell&#8217;ago &#8211; Ken Follett</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Sep 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Follett, Ken]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo libro è il primo best sellers firmato dall’autore: e La cruna dell'ago è davvero un gran bel libro. A leggere la presentazione però, sembrerebbe un romanzo dall’esito scontato, visto che tutti i manuali di storia riportano l’esito della seconda guerra mondiale, evento legato all’epilogo della vicenda: ma come spesso accade la parola “scontato” non &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/09/21/la-cruna-dellago-ken-follett/" title="La cruna dell'ago - Ken Follett"><img border="0" width="130" src="/img/cruna-dell-ago.jpg" alt="La cruna dell'ago" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="La cruna dell'ago" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->Questo libro è il primo best sellers firmato dall’autore: e <a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/09/21/la-cruna-dellago-ken-follett/" title="La cruna dell'ago">La cruna dell&#8217;ago</a> è davvero un gran bel libro. A leggere la presentazione però, sembrerebbe un romanzo dall’esito scontato, visto che tutti i manuali di storia riportano l’esito della seconda guerra mondiale, evento legato all’epilogo della vicenda: ma come spesso accade la parola “scontato” non è fatta per i giudizi su <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/follett-ken/" title="Ken Follett">Follett</a>.<br />
L’idea alla base della trama è un inganno architettato dagli alleati per giocare uno scherzetto a Hitler: una finta armata, infatti, è l’astuto piano per depistare i tedeschi dal vero posto dove è previsto lo sbarco delle truppe, la Normandia, per sferrare così il colpo micidiale per l’esito della guerra. A questo punto l’autore si chiede cosa sarebbe potuto succedere se anche una sola spia fosse riuscita a svelare l’inganno e comunicarlo all’esercito tedesco: nasce così un romanzo di spionaggio e di guerra, pieno d’intrighi e colpi di scena.<br />
Il lettore viene subito introdotto nell’Inghilterra dei primi anni ’40, fatta di tante paure verso il nemico nazista a causa dei continui bombardamenti. Ma a pochi giorni dall’attacco programmato dagli alleati, nell’esercito inglese si respira tanto ottimismo quanta tensione, per la paura che il ramificato spionaggio tedesco riesca a scoprire l’inganno: cioè che l’armata militare radunata nell’East Anglia sia solo una sceneggiata di cartone e vecchi rottami utili solo ad ingannare le foto aeree. E le preoccupazioni inglesi si concentrano tutte sulla migliore delle spie tedesche, nome in codice “Die Nagel”, l’ago, perché inafferrabile ed inseparabile dalla sua arma preferita, uno stiletto. Vivendo a Londra da molto tempo senza commettere alcun errore, Faber (questo il suo vero nome), è praticamente un insospettabile. Alcuni episodi però gli metteranno alle calcagna i servizi d’antispionaggio inglesi, guidati dal vecchio professor Godliman e dal giovane e patriottico Bloggs, pronti a tutto pur di far restare il segreto sull’isola britannica. A chiudere il cerchio dei personaggi e della storia vi è anche una coppia di giovani sposi, Lucy e David, che nel tentativo di far riprendere quest’ultimo dalle conseguenze di un incidente stradale che lo ha privato dell’uso delle gambe subito dopo il matrimonio, hanno deciso di vivere su un’isoletta abitata solo da un pastore. Capitolo dopo capitolo, verrà fuori una caccia all’uomo che farà appassionare il lettore, suscitando un forte interesse per il destino dei personaggi, estraniandoli quasi dall’andamento della guerra.<br />
Questo romanzo storico-politico si presenta subito, come tanti libri dell’autore, con una serie di capitoli iniziali che descrivono i personaggi e le rispettive vite, spesso quasi incollegabili tra di loro; protagonista assoluto è sicuramente Faber: nonostante sia il “cattivo” della vicenda, Follett rivolge a questa figura un gran rispetto, per le sue doti e per l’acuta intelligenza che lo contraddistinguono, e perché le sue azioni, seppur criminali, sono paragonate a quelle di un soldato che combatte per difendere il proprio paese. Gli altri personaggi invece si caratterizzano tutti per aneddoti della loro vita che gli hanno segnato il carattere, e li portano ad agire di conseguenza: tra loro spicca Lucy, una donna debole all’apparenza ma capace di tirar fuori il coraggio nei momenti giusti.<br />
Dal libro traspare al meglio lo “stile Follett”: mai eccessivamente scenografico, anche quando la frenesia dell’azione avrebbe potuto giustificarlo; ne nascono così vicende reali, ricche di particolari e concatenate perfettamente tra loro. Altrettanto bene sono inseriti nella vicenda i personaggi veri, protagonisti della seconda guerra mondiale: troviamo, infatti, Hitler, Rommel, Churchill, Goering e molti altri gerarchi del tempo, impegnati in accesi dibattiti e piccole liti tra loro.<br />
E’ vero che tutti sappiamo che lo sbarco in Normandia fu un successo, ma il destino di ogni singolo personaggio terrà il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.<br />
C’è sicuramente un motivo se questo libro appassiona da trent’anni i lettori di tutto il mondo: è la suspance sotto forma di cellulosa, è capace di far affezionare ad uno spietato assassino che non somiglia per niente ai soliti supereroi o superassassini di tanti libri e film, che non stanno né in cielo né in terra; inoltre va sottolineata la qualità della ricostruzione storica realizzata, capace di illustrare con chiarezza le circostanze di vita durante la guerra, senza spezzare il ritmo del racconto con divagazioni culturali. Una lettura appassionante e scorrevole, scritta con notevole maestria, assolutamente da non farsi scappare.</p>
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		<title>Diario di scuola &#8211; Daniel Pennac</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jun 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pennac, Daniel]]></category>

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		<description><![CDATA[Una confessione. Così semplicemente si può etichettare Diario di scuola: una confessione sul pensiero di Daniel Pennac circa la scuola ed i suoi protagonisti, un’analisi che spazia in pregi e difetti di alunni, professori, genitori, istituzioni; e per ogni situazione trattata, l’autore, non tralascia mai l’aspetto temporale, andando sempre a sottolineare come i cambiamenti della &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/06/15/diario-di-scuola-daniel-pennac/" title="Diario di scuola"><img border="0" width="130" src="/img/diario-di-scuola.jpg" alt="Diario di scuola" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="Diario di scuola" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->Una confessione. Così semplicemente si può etichettare <a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/06/15/diario-di-scuola-daniel-pennac/" title="Diario di scuola">Diario di scuola</a>: una confessione sul pensiero di <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/pennac-daniel/" title="Daniel Pennac">Daniel Pennac</a> circa la scuola ed i suoi protagonisti, un’analisi che spazia in pregi e difetti di alunni, professori, genitori, istituzioni; e per ogni situazione trattata, l’autore, non tralascia mai l’aspetto temporale, andando sempre a sottolineare come i cambiamenti della società abbiano influito nel corso degli anni: ne nasce una descrizione completa del “mondo scuola” fatta da chi è stato studente, professore e genitore, e ha vissuto nella scuola per tutta la vita.<br />
La prima parte racconta l’esperienza di “studente somaro” dell’autore, fatta di emozioni derivate dalla pesantezza dell’ignoranza, dal sentirsi non all’altezza; lui, figlio di insegnanti, ultimo di quattro fratelli tutti laureati, vede i suoi esordi scolastici come veri e propri fallimenti, importanti però per fargli capire, una volta passata la barricata e diventato professore e genitore, come porsi verso gli studenti, e soprattutto verso gli immancabili somari. Pennac sottolinea come è arrivata la redenzione del suo status di somaro, ad un tratto trasformatosi in “affamato di conoscenze”: per lui, come per molti altri nella storia della scuola, a cambiare le carte in tavola è l’incontro con alcuni insegnanti innamorati della propria materia a tal punto da spingere gli alunni quasi ad uno spirito di emulazione. Tale esperienza risulta necessaria a cancellare quelle convinzioni che maturano nella testa degli “abitanti degli ultimi banchi”, descritte benissimo da Pennac: <em>“noi passiamo, i prof restano”, “sono negato a scuola, e non sono mai stato nient’altro che questo”</em>! Considerazioni che non fanno altro che far crescere la “passione del fallimento”, o ancor peggio la “vocazione alla delinquenza”, vista come <em>“l’investimento segreto nella furbizia di tutte le facoltà dell’intelligenza”</em>.<br />
Si passa così alla fase in cui l’autore inizia a descrivere lo stesso mondo scolastico dal punto di vista del professore: vengono raccontate esperienze con alunni, colleghi e genitori, che, con i loro comportamenti buoni e cattivi, finiscono per influenzarsi a vicenda. Bella e particolare la metafora dello studente-cipolla: ogni professore si trova davanti ragazzi condizionati dagli eventi della propria vita, e se il prof non riesce a “pelare” queste cipolle, portando ciascun alunno al presente indicativo della lezione, il piacere del sapere non attecchirà mai su di loro, rendendoli semplici presenze in aula; è vero, alla fine della lezione la cipolla si ricomporrà, e il giorno dopo bisognerà ricominciare: ma per l’autore proprio questo significa insegnare, cioè convincere i propri studenti che il loro comportamento non li fa uscire di testa, ma piuttosto li fa “rientrare”.<br />
Questo saggio sottolinea inoltre la situazione della società francese, afflitta da contrasti generazionali, da difficoltà d’integrazione dei giovani delle banlieues, simbolo dell’inefficienza del sistema scolastico nell’integrare i giovani provenienti da classi sociali diverse: temi attualissimi non solo in Francia.<br />
La lettura di questo libro si mescola con le esperienze personali di ciascun lettore, portandolo a varie considerazioni sull’argomento scuola: dalle figure che uno studente può interpretare, ai consigli per i genitori a non considerarle definitive, a sperare sempre che il somaro, in un modo o in un altro riuscirà a trovare la sua strada (cosa non riuscita alla madre dell’autore che ancora oggi, superati i cento anni, nutre dei dubbi sui brillanti risultati raggiunti dal figlio..).<br />
L’autore marca inoltre le figure degli insegnanti moderni, spesso rassegnati a subire i somari invece di coinvolgerli, forse perché convinti che il modello di studente sia fatto da ragazzi che arrivano a scuola, ascoltano la lezione, rispondono alle domande e vanno via pronti a fare i compiti a casa, tralasciando che il compito dell’insegnante è spiegare “come” apprendere le cose e farli appassionare a ciò che si insegna.</p>
<p>La lettura è scorrevole, e lascia spazio ad un vagone di riflessioni.</p>
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		<title>La camera azzurra &#8211; Georges Simenon</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/la-camera-azzurra-georges-simenon/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Simenon, Georges]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scrittore belga di lingua francese Georges Simenon deve la sua fama e il suo successo al personaggio del commissario Maigret. Avendo scritto centinaia di racconti e romanzi, pubblicati con diversi pseudonimi, è considerato, a ragione, uno degli scrittori più prolifici del secolo scorso. Il suo più grande merito è forse la capacità di ritrarre con arguzia i tratti psicologici dei suoi personaggi e delle vicende umane che descrive. Ed è proprio il racconto della vicenda umana, più che la costruzione dell’enigma, del giallo vero e proprio che caratterizza Simenon.
La camera azzurra è uno di quei libri che ho iniziato a leggere per caso e con poca convinzione, ma che mi ha fatto scoprire le qualità letterarie di questo straordinario autore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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						<div class="fusion-text"><table style="height: 365px; float: left;" width="240">
<tbody>
<tr>
<th align="left"><img class="size-200 wp-image-114421 aligncenter" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-camera-azzurra.jpg" alt="" width="200" height="310" /></th>
</tr>
<tr>
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</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Lo scrittore belga di lingua francese <em>Georges Simenon</em> deve la sua fama e il suo successo al personaggio del commissario Maigret. Avendo scritto centinaia di racconti e romanzi, pubblicati con diversi pseudonimi, è considerato, a ragione, uno degli scrittori più prolifici del secolo scorso. Il suo più grande merito è forse la capacità di ritrarre con arguzia i tratti psicologici dei suoi personaggi e delle vicende umane che descrive. Ed è proprio il racconto della vicenda umana, più che la costruzione dell’enigma, del giallo vero e proprio che caratterizza Simenon.<br />
<strong>La camera azzurra</strong> è uno di quei libri che ho iniziato a leggere per caso e con poca convinzione, ma che mi ha fatto scoprire le qualità letterarie di questo straordinario autore. Racconta la storia di una passione che divora e che ossessiona. Passione che si consuma nella provincia francese in una camera d’albergo, azzurra per l’appunto, tra Tony e Andrèe.</p>
<blockquote>
<p>La camera era azzurra, di un azzurro-aveva notato un giorno- simile a quello della liscivia. Un azzurro che lo riportava all’infanzia, ai sacchetti di tela grezza pieni di polvere colorata che sua madre diluiva nella tinozza del bucato prima di risciacquare la biancheria e stenderla sull’erba scintillante del prato. A quel tempo lui doveva avere cinque o sei anni, e si chiedeva come mai una polverina azzurra potesse ridare il bianco ai tessuti. Gli sembrava un miracolo.<br />
In seguito, quando la madre era morta da un pezzo e ormai i tratti di quel viso familiare cominciavano a svanire dalla sua memoria, si era anche chiesto perché la povera gente come loro, nonostante gli abiti rattoppati, attribuisse tanta importanza al candore della biancheria.<br />
Era a questo che stava pensando in quel momento? L’avrebbe capito soltanto dopo. L’azzurro della camera non somigliava solo al colore della liscivia, ricordava anche il cielo di certi caldi pomeriggi d’agosto, prima che il tramonto lo tinga di rosa e poi di rosso.<br />
Perché era proprio un tardo pomeriggio di agosto, più precisamente erano le cinque del 2 agosto, e sul tetto della stazione, la cui facciata bianca era immersa nell’ombra, cominciava a far capolino qualche nuvola dorata, leggera come panna montata.<br />
“Ti piacerebbe passare con me il resto della tua vita?”</p>
</blockquote>
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Questa è certamente una delle domande a cui Tony sarebbe tornato a pensare qualche tempo dopo, a tragedia consumata. Andrèe irrompe nella vita di Tony come femme fatale e le domande che gli rivolge innescano sin da subito l’inevitabile corso degli eventi: <em>“Se io mi ritrovassi libera…faresti in modo di renderti libero anche tu?”</em><br />
Entrambi i protagonisti sono infatti sposati: Andrèe è la moglie insoddisfatta del droghiere di Saint Justin, sposato solo per interesse; Tony, commerciante di macchine agricole, conduce una tranquilla vita familiare con la moglie Gisele e la figlia Marianne. Trovo veramente efficace anche la descrizione di Gisele:</p>
<blockquote>
<p>Con quei capelli biondi, il colorito pallido, i lineamenti delicati, la gente tendeva a trovare in lei un qualcosa di angelico. E invece amava i sapori forti, le aringhe affumicate, le insalate condite con aglio e aceto in abbondanza, i formaggi fermentati. Quando lavorava nell’orto non era difficile sorprenderla a sgranocchiare una grossa cipolla cruda.</p>
</blockquote>
<p>I momenti illusori della vita, trascorsi nella camera azzurra, irrompono in maniera drastica in quella reale e i due amanti vengono coinvolti in una inchiesta giudiziaria, sospettati di omicidio. Per questa ragione le scene vissute in quella camera vengono in continuazione rievocate dal protagonista, costretto a rispondere alle domande di chi investiga. Con grande abilità Simenon descrive l’assistere di Tony allo svolgersi del proprio destino, in maniera passiva, subendo gli eventi e non partecipandovi. E’ la storia di una passione devastante e morbosa, di un microcosmo ordinariamente infelice, di un amore famelico e non sempre comprensibile. Narrata con uno stile semplice e scorrevole, ma anche preciso e tagliente, possiede un ritmo vertiginoso che porta diretto al termine del racconto. E poi l’ambientazione nel piccolo borgo francese tra vite monotone e scialbe, l’atmosfera del paese di provincia in cui sembra che nessuno si accorga di nulla e dove in realtà tutti sanno, è particolarmente riuscita.<br />
Un romanzo sulle debolezze degli uomini, sul potere e sul significato delle parole e soprattutto sulle conseguenze delle passioni. Un magnifico Simenon.</p>
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						<div class="imageframe-align-center"><span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-44 hover-type-none"><a class="fusion-no-lightbox" href="https://clkuk.tradedoubler.com/click?p(10388)a(2780766)g(19782026)url(https://www.mondadoristore.it/La-camera-azzurra-Georges-Simenon/eai978884591786/)" target="_blank" aria-label="logo-mondadori1" rel="noopener noreferrer"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/logo-mondadori1-150x75.png" width="150" height="75" alt="" class="img-responsive wp-image-20829" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/logo-mondadori1-200x100.png 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/logo-mondadori1-400x199.png 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/logo-mondadori1.png 600w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 400px" /></a></span></div><div class="fusion-text"><p style="text-align: center;"><a href="https://clkuk.tradedoubler.com/click?p(10388)a(2780766)g(19782026)url(https://www.mondadoristore.it/La-camera-azzurra-Georges-Simenon/eai978884591786/)" target="_blank" rel="noopener"><img class="aligncenter wp-image-113722" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-camera-azzurra-200x312.jpg" alt="" width="75" height="117" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-camera-azzurra-150x234.jpg 150w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-camera-azzurra-200x312.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-camera-azzurra-300x468.jpg 300w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-camera-azzurra-400x624.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-camera-azzurra-500x780.jpg 500w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-camera-azzurra-600x936.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-camera-azzurra.jpg 692w" sizes="(max-width: 75px) 100vw, 75px" /></a></p>
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		<title>Avvocato di difesa &#8211; Michael Connelly</title>
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		<pubDate>Sat, 10 May 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Connelly, Michael]]></category>

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		<description><![CDATA[L’esordio dell’autore nel genere dei "Legal thriller" era atteso da molti come banco di prova: Connelly supera a pieni voti l’esame, scrivendo un libro intenso, pieno di colpi di scena, con un’ottima trama poggiata su un processo all’americana, che si ramifica però anche nel mondo dell’investigazione. Tutti i personaggi sono ben descritti, con lati caratteriali &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/05/10/avvocato-di-difesa-michael-connelly/" title="Avvocato di difesa"><img border="0" width="130" src="/img/avvocato-di-difesa.jpg" alt="Avvocato di difesa" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="Avvocato di difesa" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->L’esordio dell’autore nel genere dei &#8220;Legal thriller&#8221; era atteso da molti come banco di prova: <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/connelly-michael/" title="Michael Connelly">Connelly</a> supera a pieni voti l’esame, scrivendo un libro intenso, pieno di colpi di scena, con un’ottima trama poggiata su un processo all’americana, che si ramifica però anche nel mondo dell’investigazione. Tutti i personaggi sono ben descritti, con lati caratteriali che si scoprono a poco a poco nel corso della lettura, facendo mutare di continuo le considerazioni verso ciascuno di loro.<br />
Il protagonista di <a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/05/10/avvocato-di-difesa-michael-connelly/" title="Avvocato di difesa">Avvocato di difesa</a> è Mickey Haller, un avvocato difensore che “lavora” nella sua Lincoln, spostandosi da un tribunale ad un altro per difendere “piccoli” clienti che hanno commesso “piccoli” crimini, e con una dubbia reputazione, ricorrendo spesso a metodi non proprio ortodossi. L’occasione sognata da ogni avvocati gli capita quando gli viene chiesto di difendere Louis Ross Roulet, un giovane ricco immobiliare di Beverly Hills, accusato di aggressione e tentato stupro ai danni di una prostituta, Reggie Campo. Per Haller significa un lungo processo e una mega parcella: è questo che gli basta per accettare il caso, essendo un avvocato fermamente convinto nel principio che colpevole o innocente, la causa va vinta sfruttando qualsiasi opportunità. All’inizio delle indagini gli elementi emersi descrivono uno scenario abbastanza delineato che sembrano avviare il tutto ad un processo lampo. Ma il proseguimento delle ricerche fatte dal braccio destro di Haller, l’investigatore privato Raul Levin, faranno emergere dettagli impensabili che porteranno la trama ad intricarsi in legami pieni di misteri, e al verificarsi di situazione che metteranno in pericolo la stessa vita dei protagonisti e delle persone a loro più care.<br />
La storia, raccontata in prima persona dal protagonista, ha come fulcro una frase del padre di Haller, avvocato anche lui, morto molti anni prima: “La difesa di un cliente innocente è la situazione più pericolosa per un avvocato. Se l’avvocato commette un errore e il cliente finisce in prigione, l’esperienza lo segna per tutta la vita”. Haller lo sa bene, e sa che in questi casi si può arrivare ad un solo verdetto: niente accordi con la difesa, niente compromessi e patteggiamenti, il risultato deve essere “non colpevole”. Il protagonista è convinto che nella sua carriera non ha mai guardato negli occhi un suo cliente innocente condannato: il processo dalle uova d’oro che gli si porrà davanti però, oltre all’analisi di questa prospettiva, lo farà scontrare con la differenza tra l’essere colpevoli e l’essere malvagi, e cioè tra l’essere portati quasi naturalmente a commettere certe azioni se si parte da certe cause, ed essere un incarnazione del male.<br />
Ritmo incalzante, geniali trovate investigative, sviluppi sorprendenti della trama e personaggi ben caratterizzati: ci sono tutti gli ingredienti giusti per una lettura da non perdere.</p>
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		<title>Il coperchio del mare &#8211; Banana Yoshimoto</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Yoshimoto, Banana]]></category>

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		<description><![CDATA[Edito Feltrinelli, Il coperchio del mare è un romanzo di Banana Yoshimoto scritto nel 2004. Mari ne è la giovane protagonista. Ha appena conseguito la laurea e ha deciso di lasciare la caotica vita di Tokio per tornare nel suo paese natale. Si trova in riva al mare, circondato dai monti. Ma quella che un &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-45 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-coperchio-del-mare.jpg" width="701" height="1080" alt="" title="il-coperchio-del-mare" class="img-responsive wp-image-114299" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-coperchio-del-mare-200x308.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-coperchio-del-mare-400x616.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-coperchio-del-mare-600x924.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-coperchio-del-mare.jpg 701w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 701px" /></span><div class="fusion-text"><p>Edito Feltrinelli, <strong>Il coperchio del mare</strong> è un romanzo di Banana Yoshimoto scritto nel 2004. Mari ne è la giovane protagonista. Ha appena conseguito la laurea e ha deciso di lasciare la caotica vita di Tokio per tornare nel suo paese natale. Si trova in riva al mare, circondato dai monti. Ma quella che un tempo era una vivace località, popolata da turisti e ricca di attività commerciali, è ora diventata preda della tristezza, dell’abbandono e dell’inquinamento delle fabbriche. Una malinconia indicibile avvolge cose e persone; difficilmente un giovane avrebbe il desiderio di tornare in un luogo destinato ad un lento ed inevitabile declino. Eppure lei decide di aprire un chiosco di granite proprio lì, sulla spiaggia; un sogno romantico più che una redditizia attività. Le sue sono però granite deliziose, fatte utilizzando frutti freschi e locali, non sciroppi industriali; è un posto dove trovare un po’ di pace e dove il tempo sembra fermarsi di fronte alla tranquillità e all’incanto del mare. Sua madre ha invitato per l’estate la figlia di una cara amica. Sta attraversando un periodo difficile a causa della morte della nonna cui era molto legata. Mari non è affatto entusiasta di questa situazione. La sua priorità è l’avvio della sua piccola impresa e sa che la assorbirà totalmente.</p>
<blockquote>
<p>“Sta scherzando: come può pensare che mi possa prendere cura per un’intera estate di una ragazza con dei problemi che praticamente non conosco nemmeno? Con tutto quello che ho da fare!”</p>
</blockquote>
<p>Ma si tratta solo dello stato d’animo iniziale. Infatti Hajime, qualche anno più giovane della protagonista, si rivelerà una preziosa amica che la accompagnerà per l’intera stagione. Un’amicizia speciale tra due ragazze completamente diverse, sia dal punto di vista caratteriale che fisico, forte e combattiva l’una, fragile e ferita l’altra. Hajime ha il viso deturpato da orribili cicatrici, ricordo di un incendio dal quale è stata salvata dalla sua adorata nonna. Ma anche la sua anima è stata segnata, e lo è certamente in maniera più profonda. Sullo sfondo di un incantevole paesaggio marino, popolato da mille creature e avvolto da seducenti misteri, le due ragazze si scoprono.</p>
<p>Un libro scritto in maniera semplice e delicata. Il racconto di un’amicizia al femminile, dolce ed emozionante. Una storia di condivisione capace di toccare la sensibilità di chi legge col cuore, oltre che con la testa. Un’estate, una sola stagione i cui protagonisti sono personaggi comuni, cose quotidiane. Chi conosce la Yoshimoto ritroverà le atmosfere e le questioni care alla scrittrice, ma dotate di sfumature differenti: il mare e la natura da un lato, la morte e la retrospezione dall’altro. Tutte tematiche che inducono il lettore a riflettere sul presente ma ancor più sul passato, perché ci fornisce delle prospettive di comprensione migliori. Una lettura a tratti malinconica, che non manca però di far intravedere la speranza e la fiducia, che ci catapulta nei ricordi di estati lontane e meravigliose.</p>
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		<title>I love shopping in bianco &#8211; Sophie Kinsella</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Kinsella, Sophie]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo i divertenti episodi I love shopping e I love shopping a New York, risulta all’altezza delle aspettative anche I love shopping in bianco che costituisce il terzo capitolo della saga di Rebecca Bloomwood. Finalmente, dopo svariate disavventure finanziarie e sentimentali, Becky ha trovato il lavoro che maggiormente la soddisfa, la personal shopper. E’ un &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/03/24/i-love-shopping-in-bianco-sophie-kinsella/" title="I love shopping in bianco"><img border="0" width="130" src="/img/i-love-shopping-in-bianco.jpg" alt="I love shopping in bianco" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="I love shopping in bianco" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->Dopo i divertenti episodi <a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/05/28/i-love-shopping-sophie-kinsella/">I love shopping</a> e <a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/11/04/i-love-shopping-a-new-york-sophie-kinsella/">I love shopping a New York</a>, risulta all’altezza delle aspettative anche <a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/03/24/i-love-shopping-in-bianco-sophie-kinsella/">I love shopping in bianco</a> che costituisce il terzo capitolo della saga di <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/kinsella-sophie/">Rebecca Bloomwood</a>.</p>
<p>Finalmente, dopo svariate disavventure finanziarie e sentimentali, Becky ha trovato il lavoro che maggiormente la soddisfa, la personal shopper. E’ un lavoro che calza come un guanto a una fanatica dello shopping come lei. Vive a New York, in un favoloso appartamento di Manhattan, con l’uomo dei suoi sogni, Luke Brandon. Ma non è tutto: in occasione del matrimonio della sua migliore amica Suze, Luke le chiede di sposarlo. Tutto va meravigliosamente a gonfie vele. Ma dopo aver fissato la data del matrimonio inizia una serie di guai.</p>
<p>Becky è figlia unica e la madre non vede l’ora di organizzare una bella festa nel giardino della loro casa nei pressi di Londra e di farle indossare l’abito da sposa che fu suo. Ma anche la madre di Luke vuole organizzare il matrimonio del figlio creando un evento mondano senza precedenti a New York. A New York, Becky avrebbe un matrimonio principesco tra persone sconosciute e prive di ogni intereresse per la sua felicità; a Londra sarebbe la protagonista adorata e coccolata da parenti ed amici. Impossibile rinunciare a uno dei due; ogni volta che tenta di scegliere e comunicare la sua decisione, a momenti alla madre e a momenti alla suocera, le sue emozioni prendono il sopravvento e la faccenda si risolve in un nulla di fatto. Nel frattempo Becky non rinuncia a scegliere diversi abiti da sposa, a procedere all’assaggio di torte nuziali da otto piani e da migliaia di dollari ciascuna, a inserire regali nelle sue liste nozze e a far creare ambienti incantati dalla sua super professionale wedding planner. E d’altra parte quella di New York è una cerimonia completamente a carico, dal punto di vista economico, della perfida madre di Luke, Elinor. Il tempo scorre più veloce di quanto la stessa Becky immagini e a pochi giorni dal matrimonio due eventi in due continenti diversi si stanno preparando per lei, lo stesso giorno. Come potrebbe deludere la madre che da quasi trent’anni attende questo matrimonio e che con tanto impegno si sta occupando personalmente dei preparativi? Ma l’interrogativo è terribile anche nell’altra ipotesi: quella cioè di affrontare Elinor, adorata da Luke e comunicarle di volersi sposare a Londra! Insomma quello che dovrebbe essere il giorno più bello, o uno dei più belli, nella vita di una donna, rischia di trasformarsi in un incubo.</p>
<p>E’ un libro leggero, divertente e vivace come lo sono stati i due precedenti. Senza tante pretese è un racconto che rilassa e fa sorridere. A volte anche libri di questo tipo che, certamente non rappresentano un grande arricchimento culturale, aiutano a evadere e a riscoprire il piacere della lettura.</p>
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		<title>Demian &#8211; Hermann Hesse</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Hesse, Hermann]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritto durante la prima guerra mondiale Demian, sottotitolo: Storia della giovinezza di Emil Sinclair, è un romanzo di Hermann Hesse pubblicato per la prima volta nel 1919. Queste alcune delle frasi con cui ha inizio il racconto di Emil Sinclair: […] La mia storia ha per me più importanza di quanta non ne abbia per &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/03/06/demian-hermann-hesse/" title="Demian"><img border="0" width="130" src="/img/demian.jpg" alt="Demian" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="Demian" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->Scritto durante la prima guerra mondiale <a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/03/06/demian-hermann-hesse/" title="Demian">Demian</a>, sottotitolo: <em>Storia della giovinezza di Emil Sinclair</em>, è un romanzo di <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/hesse-hermann/" title="Hermann Hesse">Hermann Hesse</a> pubblicato per la prima volta nel 1919.</p>
<p>Queste alcune delle frasi con cui ha inizio il racconto di Emil Sinclair:</p>
<p><em>[…] La mia storia ha per me più importanza di quanta non ne abbia per altri scrittori la loro; è infatti la mia, è la storia di un uomo non inventato e possibile, non ideale e in qualche modo non esistente, ma di un uomo vero, unico, vivente. Certo, che cosa sia un uomo realmente vivo si sa oggi meno che mai, e perciò si ammazzano gli uomini in grandi quantità, mentre ognuno di essi è un tentativo prezioso e unico della natura. Se non fossimo qualcosa di più di uomini unici, se si potesse veramente togliere di mezzo ognuno di noi con una pallottola, non ci sarebbe ragione di raccontare storie. Ogni uomo però non è soltanto lui stesso; è anche il punto unico, particolarissimo, in ogni caso importante, curioso, dove i fenomeni del mondo s’incrociano una volta sola, senza ripetizione. Perciò la storia di ogni uomo è importante, eterna, divina, perciò ogni uomo fintanto che vive in qualche modo e adempie il volere della natura è meraviglioso e degno di ogni attenzione.<br />
[…] La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l’accenno di un sentiero. Nessun uomo è mai stato interamente lui stesso, eppure ognuno cerca di diventarlo, chi sordamente, chi luminosamente, secondo le possibilità.<br />
[…] Tutti noi abbiamo in comune le origini, le madri, tutti veniamo dallo stesso abisso; ma ognuno, tentativo e rincorsa dalle profondità, tende alla propria meta. Possiamo comprenderci l’un l’altro, ma ognuno può interpretare soltanto se stesso.</em></p>
<p>Il racconto ha dei forti risvolti autobiografici e fu probabilmente il risultato di un grande malessere interiore vissuto dall’autore negli anni della prima guerra mondiale. E’ la storia della giovinezza di Emil Sinclair narrata in prima persona. Emerge subito l’esistenza di due mondi separati da cui Emil è ugualmente attratto. Da una parte oscurità e male, dall’altra luce e bene; da un lato un mondo di giustizia, chiaro e lecito, dall’altro un mondo cattivo, buio e proibito. Vive in una famiglia che lo ama, che gli insegna i buoni sentimenti e i valori del rispetto, dello studio e del dovere. Ed in effetti c’è una parte di Emil che vorrebbe fortemente vivere una vita esemplare come quella dei suoi genitori, ma in lui è presente anche una innata propensione alla sregolatezza e a tutto ciò che è tenebroso e enigmatico. Questa inclinazione lo rende succube, all’età di circa dieci anni, di un ragazzo malvagio dal quale subirà tutta una serie di atti di violenza. Ma qui interviene in suo aiuto un altro compagno di scuola, Max Demian, che lo aiuta liberandolo dalla dipendenza di Kromer e iniziandolo ad un lato della vita misterioso ed affascinante. Demian ha un incredibile carisma, sembra non avere tempo e per Sinclair brilla come un astro del cielo, come una guida sempre presente nonostante i due trascorrano diversi periodi lontani.<br />
Quando uscì per la prima volta Demian ebbe un incredibile successo. Soprattutto il pubblico giovanile lo apprezzò essendo profondamente turbato e scosso dall’evento della prima guerra mondiale. Per me è un piccolo capolavoro per diverse ragioni la prima delle quali è la maniera in cui Hesse sa raccontare le difficoltà di diventare uomini, di uscire dal guscio, per il sentiero faticoso e tormentato, costellato di insidie e tentazioni che tutti noi percorriamo vivendo e crescendo in qualche modo.<br />
Per tutti coloro che vivono passioni e desiderano conoscere il mondo, ma più di ogni altra cosa aspirano a conoscere se stessi.</p>
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		<title>Il libro dei morti &#8211; Patricia Cornwell</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cornwell, Patricia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il titolo di questo libro è il nome del registro in cui la protagonista del romanzo annota il nome e la causa del decesso di tutti i cadaveri che vengono portati nel suo laboratorio: la dottoressa in questione è Kay Scarpetta, la famosa anatomopatologa “creata” dalla penna della Cornwell, che si trova come sempre alle &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/03/06/il-libro-dei-morti-patricia-cornwell/" title="Il libro dei morti"><img border="0" width="130" src="/img/libro-dei-morti.jpg" alt="Il libro dei morti" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="Il libro dei morti" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->Il titolo di questo <a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/03/06/il-libro-dei-morti-patricia-cornwell/" title="Il libro dei morti">libro</a> è il nome del registro in cui la protagonista del romanzo annota il nome e la causa del decesso di tutti i cadaveri che vengono portati nel suo laboratorio: la dottoressa in questione è Kay Scarpetta, la famosa anatomopatologa “creata” dalla penna della <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/cornwell-patricia/" title="Patricia Cornwell">Cornwell</a>, che si trova come sempre alle prese con cadaveri e assassini da identificare.<br />
Di morte si parla sin dall’inizio: una morte orrenda, piena di sadismo e follia; la vittima è una ragazza tanto giovane quanto famosa, essendo una adolescente campionessa di tennis, che ha da poco vinto un torneo prestigioso. Il suo cadavere, sfregiato da ferite e segni rituali, viene ritrovato in un cantiere a Roma, dove la ragazza era in vacanza con delle amiche: gli investigatori italiani, vista la particolarità del caso e la fama della vittima, vengono affiancati nelle indagini dalla famosa dottoressa americana, e dal suo inseparabile compagno di vita e di lavoro, Benton Wesley, psicologo criminale geloso delle attenzioni del capo dei RIS verso Kay.<br />
Tornati negli USA alla vita di tutti i giorni con un apparente nulla di fatto, i due protagonisti, circondati come sempre dai personaggi storici creati dalla scrittrice, quali Lucy nipote di Kay, la segretaria Rose e il fidato investigatore Pete Marino da sempre innamorato di Kay ma mai corrisposto, si troveranno coinvolti in strani casi come il ritrovamento del cadavere di un bambino seviziato, il suicidio dell’allenatore della tennista uccisa, l’omicidio di una miliardaria, oltre a situazioni che fanno pensare a un sabotaggio delle singole indagini: tutti i casi pian piano si dimostreranno collegati tra loro, ma soprattutto collegati all’omicidio commesso a Roma. La scena si sdoppia quindi tra gli Stati Uniti e l’Italia, con i protagonisti alla ricerca di indizi per incastrare un serial killer che sembra non seguire neppure una distorta logica nel compiere i suoi delitti.<br />
Nel corso del romanzo cresce pian piano la figura di un altro personaggio “storico” della Cornwell, la psichiatra Marilyn Self, nemica giurata di Kay a causa di un incidente professionale mai “digerito”: è a lei che l’assassino manda le foto delle sue vittime, e sempre lei risulterà invischiata nella vita di molti protagonisti che ruotano intorno alla storia.<br />
Si susseguono, così, ricerche tecnologiche fatte in laboratori sofisticati, oltre a guerre di intercettazioni sfruttando tutti i più moderni strumenti informatici, che porteranno spesso a scoperte considerate al limite del comprensibile, ma che ben presto si riveleranno intrecciate tra loro intorno alla figura del serial killer.<br />
Punto di forza del libro è sicuramente la trama, caratterizzata da un’incertezza e una difficoltà nell’intuire le cose che rende piacevole la lettura, soprattutto agli appassionati del genere. A questo, però, si affianca un accentuato soffermarsi sulle vicende private dei personaggi, del tutto estranee alle indagini: ne nasce una maggiore conoscenza degli stessi, ma finisce presto ad “allungare solo il brodo”, portando il lettore a saltare qualche rigo alla ricerca della ripresa dei fatti.<br />
La più grande pecca del libro è sicuramente il finale: a differenza di tutti i trhiller manca di quella velocità, di quel vortice di emozioni che caratterizza la scoperta dell’assassino, che per i “giallisti” risulta difficile da “digerire” dopo una trama così articolata<br />
Sicuramente è un buon libro, ma non esalta e si dimentica presto: gli estimatori della Cornwell non lo metteranno di certo tra i suoi capolavori.</p>
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		<title>Il vecchio e il mare &#8211; Ernest Hemingway</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Feb 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Hemingway, Ernest]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scrittore statunitense Ernest Hemingway pubblicò Il vecchio e il mare, per la prima volta sulla rivista Life, nel 1952. L’anno successivo ricevette il Premio Pulitzer e, quello dopo ancora, il Premio Nobel per la Letteratura. Santiago è un vecchio pescatore cubano abbandonato dalla buona sorte. Sono ormai diventati ottantaquattro i giorni in cui &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-46 hover-type-none fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-vecchio-e-il-mare.jpg" width="696" height="1080" alt="" title="il-vecchio-e-il-mare" class="img-responsive wp-image-114268" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-vecchio-e-il-mare-200x310.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-vecchio-e-il-mare-400x621.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-vecchio-e-il-mare-600x931.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-vecchio-e-il-mare.jpg 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 696px" /></span><div class="fusion-text"><p>Lo scrittore statunitense Ernest Hemingway pubblicò <strong>Il vecchio e il mare</strong>, per la prima volta sulla rivista Life, nel 1952. L’anno successivo ricevette il Premio Pulitzer e, quello dopo ancora, il Premio Nobel per la Letteratura.</p>
<p>Santiago è un vecchio pescatore cubano abbandonato dalla buona sorte. Sono ormai diventati ottantaquattro i giorni in cui torna a riva a mani vuote.<br />
Manolo, il ragazzo che fin da bambino lo accompagna in barca, a cui ha insegnato ogni cosa del mestiere di pescatore e al quale è molto legato, è stato costretto dai genitori a pescare su un’altra imbarcazione. Tutti, a questo punto, ritengono Santiago un vecchio privo di risorse, colpito dalla sfortuna. Vive solo, nella capanna del suo piccolo villaggio, abbandonato da tutti, deluso e sfiduciato.<br />
Manolo ricambia però il suo affetto e non manca di far capire a Santiago che preferirebbe pescare con lui. Lo va a trovare tutte le volte che può, cerca di aiutarlo trasportando le lenze o la fiocina o la vela, gli procura le esche. E quando lo vede tornare sconfitto si sente infinitamente triste e impotente.<br />
Santiago esce per mare di nuovo e, questa volta, un enorme pesce abbocca all’amo, trascinando al largo la sua piccola barca. È una lotta durissima quella tra Santiago e quel pesce spada lungo più di cinque metri. Dura tre giorni e tre notti. Sono momenti difficili durante i quali il vecchio desidera l’aiuto e il conforto di Manolo. Il pensiero del ragazzo lo accompagna sempre e lo sostiene quando sta per cedere. Ma ad aiutarlo c’è anche l’idea di un altro uomo, l’italo-americano Joe Di Maggio, esempio impareggiabile di capitano della squadra di baseball di New York. Sono questi i momenti più intensi, di maggiore concentrazione, di strenua tensione in cui il soliloquio in qualche modo lo aiuta a non demordere.<br />
Santiago nutre un rispetto profondissimo per quell’enorme marlin.<br />
Sono simili loro due, lottano strenuamente entrambi, l’uno per la pura sopravvivenza, l’altro per dimostrare, prima di tutto a sé stesso, di non essere un uomo finito. È Santiago ad avere la meglio, ma la sua piccola odissea non è ancora finita…<br />
Una trama e una struttura tanto semplici, quanto efficaci queste de Il vecchio e il mare. Un linguaggio scorrevole che non manca però di termini tecnici sul mondo della pesca. Ma Il vecchio e il mare è soprattutto un elogio della forza e della perseveranza, del coraggio e del rispetto nei confronti delle forze della natura. Un brillante esempio di caparbietà, di determinazione, di vigore, di vitalità e di fiducia.<br />
Emergono bene i temi dell’amicizia e dell’affetto, ma anche quelli dell’abbandono e dello sconforto di chi è ormai vecchio.</p>
<blockquote>
<p>“Si accorse di come era piacevole avere qualcuno con cui parlare invece di parlare soltanto a sé stesso e al mare.”</p>
</blockquote>
<p>Breve e incisivo, Hemingway incoraggia a credere in se stessi e a fare tesoro di ciò di cui si dispone.</p>
<blockquote>
<p>“Ora non è tempo per pensare a ciò che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che c&#8217;è.”</p>
</blockquote>
<p>E il risultato, il lieto fine in fondo, non è la sola cosa che conta: è piuttosto come si affrontano le paure, come si combatte per la realizzazione dei propri sogni, come si resiste alle difficoltà, ciò che vale più di qualsiasi obiettivo, ciò che rappresenta il vero successo.<br />
Un racconto indimenticabile come gli occhi di Santiago <em>che avevano lo stesso colore del mare ed erano allegri e indomiti</em>.</p>
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</div><div class="fusion-clearfix"></div>

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				</div></div></div>
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		<title>Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare &#8211; Luis Sepulveda</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Feb 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Sepulveda, Luis]]></category>

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		<description><![CDATA[Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare - Luis Sepulveda ha pubblicato Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare nel 1996. Edito Salani, questo romanzo ha riscosso grande successo anche tra gli alunni di scuola elementare e media inferiore ai quali è stato proposto. &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><table style="height: 365px; float: left;" width="240">
<tbody>
<tr>
<th align="left"><img class="aligncenter wp-image-114691 size-200" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/storia-gabbianella-200x296.jpg" alt="" width="200" height="296" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/storia-gabbianella-45x66.jpg 45w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/storia-gabbianella-137x202.jpg 137w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/storia-gabbianella-150x222.jpg 150w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/storia-gabbianella-184x272.jpg 184w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/storia-gabbianella-200x296.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/storia-gabbianella-298x441.jpg 298w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/storia-gabbianella-300x444.jpg 300w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/storia-gabbianella-400x592.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/storia-gabbianella-600x888.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/storia-gabbianella-700x1036.jpg 700w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/storia-gabbianella.jpg 730w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></th>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<div align="center"><a href="https://www.amazon.it/gp/product/B00HFWGF78/ref=as_li_tl?ie=UTF8&amp;tag=omnialibri-21&amp;camp=3414&amp;creative=21718&amp;linkCode=as2&amp;creativeASIN=B00HFWGF78&amp;linkId=a542aedf11eb46d3fe255b592da250ef" target="_blank" rel="noopener"><img class="aligncenter wp-image-114652 size-400" src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/G/29/associates/buttons/buy1.gif" alt="Compra su Amazon" /></a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare</strong> &#8211; Luis Sepulveda ha pubblicato<em> Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare</em> nel 1996. Edito Salani, questo romanzo ha riscosso grande successo anche tra gli alunni di scuola elementare e media inferiore ai quali è stato proposto.</p>
<blockquote>
<p>“Promettimi che non mangerai l’uovo”<br />
stridette aprendo gli occhi.<br />
“Prometto che non mi mangerò l’uovo”<br />
ripetè Zorba.<br />
“Promettimi che ne avrai cura finchè<br />
non sarà nato il piccolo” stridette<br />
sollevando il capo.<br />
“Prometto che avrò cura dell’uovo<br />
finchè non sarà nato il piccolo”.<br />
“E promettimi che gli insegnerai<br />
a volare” stridette guardando fisso<br />
negli occhi il gatto.<br />
Allora Zorba si rese conto che<br />
quella sfortunata gabbiana non solo<br />
delirava, ma era completamente pazza.<br />
“Prometto che gli insegnerò<br />
a volare. E ora riposa,<br />
io vado in cerca di aiuto” miagolò<br />
Zorba balzando direttamente sul tetto.</p>
</blockquote>
<p>Queste sono le promesse che la gabbiana Kengah riesce a strappare in fin di vita ad un grosso gatto nero di nome Zorba. Kengah si era poco prima tuffata nell’oceano per acchiappare qualche aringa insieme ai suoi compagni, ma quando aveva tirato fuori la testa si era ritrovata sola in quell’immensità. Il resto dello stormo era volato via e il mare era una distesa di petrolio che presto l’avrebbe asfissiata penetrando tra le piume e tappandole tutti i pori. Con enorme fatica spicca il volo, raggiunge la terra ferma, ma precipita su un balcone di Amburgo. Ed è proprio qui che incontra il gatto Zorba cui affida l’uovo che sta per deporre. Ma come potrà Zorba tenere fede alle tre promesse fatte, in particolare a quella di insegnare a volare? Avrà certamente bisogno dell’aiuto dei suoi amici Diderot, Colonnello e Segretario, ma anche quello di qualcun altro…</p>
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<p>Lo scrittore cileno, attraverso questo racconto-fiaba tocca temi a lui molto cari: parte dall’amore per la natura minacciata dagli atteggiamenti distruttori e menefreghisti dell’uomo e prosegue con la solidarietà e la generosità di esseri disinteressati e altruisti. Ma forse la cosa che maggiormente colpisce è il messaggio di speranza che trapela, attraverso il riconoscere all’uomo non solo il ruolo di inquinatore e responsabile di disastri , ma anche quello di aiuto e contributo indispensabile all’equilibrio della natura in pericolo.<br />
Un racconto dolce e forte allo stesso tempo, adatto certamente a bambini e ragazzi, ma in grado di catturare l’attenzione anche di adulti sensibili alle tematiche della natura e a quelle della solidarietà. Una solidarietà priva di confini e barriere. O forse sarebbe più corretto parlare di barriere che possono essere valicate con un pizzico di impegno e buona volontà.<br />
A volte imparare a volare è un insegnamento che viene da chi meno ti aspetti.<br />
Una lettura piacevole e delicata.</p>
<blockquote>
<p>“Vola solo chi osa farlo”.</p>
</blockquote>
<p>A te è piaciuta la recensione di <em> Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare</em> di Luis Sepulveda? Condividila su Facebook</p>
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		<title>Il diario di Jane Somers &#8211; Doris Lessing</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Feb 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lessing, Doris]]></category>

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		<description><![CDATA[L’autrice de Il diario di Jane Somers ha ricevuto il premio Nobel per la Letteratura nel 2007. Non avevo mai letto nulla della Lessing e questa sua opera è stata per me una autentica rivelazione. La protagonista nonché narratrice di questa storia è l’elegante Janna Somers, nome la cui variante è Jane. Jane, bella quarantanovenne &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/02/09/il-diario-di-jane-somers-doris-lessing/" title="Il diario di Jane Somers"><img border="0" width="130" src="/img/diario-di-jane-somers.jpg" alt="Il diario di Jane Somers" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="Il diario di Jane Somers" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->L’autrice de <a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/02/09/il-diario-di-jane-somers-doris-lessing/" title="Il diario di Jane Somers">Il diario di Jane Somers</a> ha ricevuto il premio Nobel per la Letteratura nel 2007. Non avevo mai letto nulla della <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/lessing-doris/" title="Doris Lessing">Lessing</a> e questa sua opera è stata per me una autentica rivelazione.<br />
La protagonista nonché narratrice di questa storia è l’elegante Janna Somers, nome la cui variante è Jane. Jane, bella quarantanovenne dal solido successo professionale; Jane caporedattrice di una rivista di moda a larga diffusione; Jane con il suo stile unico, ricercato e ineguagliabile; Jane con un piccolo appartamento arredato con cura nei minimi dettagli. L’altro personaggio di spicco è l’anziana Maudie Fowler. Maudie, novantaduenne ricurva e vestita di stracci, sola e malinconica; Maudie malata e respinta dai parenti che aveva in precedenza aiutato; Maudie, un mucchietto di ossa, ma ancora combattiva e vitale; Maudie con una casa vecchia e trasandata senza alcuna comodità. Cosa avranno da dirsi o da condividere due donne così?<br />
Jane è vedova, ha sempre investito soprattutto nel suo lavoro e né la morte del marito, né quella della madre l’hanno effettivamente coinvolta. E’ una donna che si prende cura meticolosamente di se stessa, con i suoi lunghi bagni caldi e programmando la domenica sera gli abiti da indossare per i giorni della settimana successiva. Ha paura della malattia, dell’invecchiamento del corpo e della mente e solo il suo lavoro alla rivista Lilith, che svolge con passione e determinazione, la rende sicura di se stessa. Un giorno però incontra Maudie, “la vecchia e arcigna strega”, piccola e dal colorito giallognolo. La vita di Jane subisce una svolta venendo a contatto con un mondo totalmente sconosciuto. Mai aveva notato quante vecchiette sole e bisognose si aggiravano nel quartiere. E mai si era resa conto della loro sofferenza fisica e psicologica, ma anche della dignità con cui queste affrontavano la vita e rifuggivano conseguentemente la morte. Nasce un fortissimo legame, quasi una simbiosi tra le due. Grazie a Maudie, Jane si rende conto di quanto sia stata limitata la sua visione del mondo fino a quel momento, di quanto abbia più o meno consapevolmente ignorato. Riesce a liberarsi pian piano delle proprie abitudini, dei propri egoismi. Decide di prendersi cura di Maudie, nonostante il lavoro la impegni moltissimo e nonostante lo stesso atteggiamento scontroso e orgoglioso dell’anziana sia talvolta scoraggiante. Jane si libera finalmente della corazza costruitasi nel corso della sua vita; affiorano così anche le emozioni causate dalla morte del marito e della madre e tutto il mondo circostante non sarà più lo stesso.<br />
Uno sguardo acuto sul mondo degli anziani e sulla difficoltà di accettare la morte che va loro incontro quando non hanno nessuna voglia di morire. E uno sguardo implacabile sul deterioramento del corpo, su quanto le piccole azioni quotidiane diventino di una difficoltà estrema ad una certa età.<br />
Un libro davvero eccezionale, una critica al mondo borghese egocentrico ed egoista che non si accorge della sofferenza e della solitudine in cui sono costretti a vivere gli anziani. Esseri ritenuti non più utili alla società e che rappresentano solo un peso. Un peso addirittura per i familiari che, troppo spesso dimentichi dell’aiuto e del sostegno fornito loro negli anni passati, sono le persone che gli infliggono le maggiori sofferenze.<br />
Mai avrei pensato di trovarmi davanti a pagine così appassionanti ed allo stesso tempo di una malinconia e tristezza estreme. Un racconto straordinario da leggere e su cui riflettere.</p>
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		<title>Scusa ma ti chiamo amore &#8211; Federico Moccia</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Moccia, Federico]]></category>

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		<description><![CDATA[Il romanzo Scusa ma ti chiamo amore di Federico Moccia viene pubblicato nel 2007 dalla casa editrice Rizzoli. Una mattina, alla guida del suo suv Mercedes, il pubblicitario 37enne Alex si scontra con la studentessa 17enne Niki. L’incidente stradale causato dalla fretta di lei per evitare la R di ritardo sul registro e dalla distrazione &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/01/31/scusa-ma-ti-chiamo-amore-federico-moccia/" title="Scusa ma ti chiamo amore"><img border="0" width="130" src="/img/scusa-ma-ti-chiamo-amore.jpg" alt="Scusa ma ti chiamo amore" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="Scusa ma ti chiamo amore" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->Il romanzo <a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/01/31/scusa-ma-ti-chiamo-amore-federico-moccia/" title="Scusa ma ti chiamo amore">Scusa ma ti chiamo amore</a> di <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/moccia-federico/" title="Federico Moccia">Federico Moccia</a> viene pubblicato nel 2007 dalla casa editrice Rizzoli.<br />
Una mattina, alla guida del suo suv Mercedes, il pubblicitario 37enne Alex si scontra con la studentessa 17enne Niki. L’incidente stradale causato dalla fretta di lei per evitare la R di ritardo sul registro e dalla distrazione di lui fortunatamente non ha grosse conseguenze. Niki, volendo però raggiungere la scuola per tempo, chiede al suo investitore di accompagnarla. Così nasce la loro storia d’amore. Trascorrono sempre più pomeriggi in giro per Roma, a Fregene in spiaggia, in via del Corso. Ma tra i due la differenza di età si fa presto sentire: Niki non sa come comunicare la sua nuova storia alle sue inseparabili amiche e ancor più non sa come parlare ai suoi genitori. Vorrebbe andare in vacanza con lui, ma non sa come fare perché, anche se ancora per poco è, minorenne.<br />
Ma ad infrangere il sogno d’amore di Niki giunge la ex fidanzata di Alex, Elena, che poco tempo prima lo aveva lasciato dopo la proposta di matrimonio di lui. Alex inspiegabilmente lascia Niki che, dopo la maturità, parte per la Grecia, accompagnata dalle sue amiche. Ma Alex si rende conto di non amare Elena e di essere stato ingannato; parte così alla ricerca di Niki per stare finalmente con la ragazza di cui si è sinceramente innamorato. Insieme danno vita ad una fuga folle per rifugiarsi in un faro: scena che le giovani sognatrici romantiche non dimenticheranno così presto…<br />
Dalle tormentate vicende di Step e Babi a quelle di Alex e Niki: trentasette anni lui, diciassette lei. E’ amore? Oppure Alex ha solo trovato nella giovane e intelligente Niki venti anni di meno e niente di più? Un uomo maturo, di successo, può effettivamente innamorarsi di una liceale?<br />
Lo scorso fine settimana è uscito al cinema l’adattamento cinematografico di questo romanzo rosa. E come c’era da aspettarsi, numerose sono state le polemiche. C’è chi ha parlato di un ritratto di società moderna, chi si è scandalizzato per la decisione di proiettare la prima del film in una scuola superiore della capitale, ritenendolo altamente diseducativo e chi chiaramente non può fare a meno di sognare l’incontro con il principe azzurro, soprattutto se questi ha anche solo una minuscola parte del fascino di Raoul Bova che, nel film, interpreta Alex.<br />
Per quanto riguarda il tema, io credo fermamente che l’amore <em>può</em> non avere età. Intendo dire che senza dubbio ci può essere un sentimento sincero tra una ragazza e un uomo maturo o viceversa. E’ ancora più raro, ma certamente non lo si deve escludere a priori. Certo è più facile gridare allo scandalo se si tratta di coppie non famose, non vip. Per chi fa parte del mondo dello spettacolo, della televisione, etc… il metro di giudizio è chiaramente diverso.<br />
Per quanto riguarda il libro, senza dubbio fa sognare migliaia di adolescenti che non potranno fare altro che etichettarlo come capolavoro e che penseranno a Moccia come al profeta del nuovo millennio. Personalmente penso sempre ad una grande e furba operazione di marketing; senza dubbio un’operazione commerciale studiata nei dettagli. Di certo di questo si deve rendere merito all’autore. Non tutti, pur volendo avere visibilità a tutti i costi, sarebbero in grado di creare questa <em>bagarre</em>. Bagarre che non fa altro che amplificare le vendite del libro e accrescere il successo al botteghino.</p>
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		<title>L’amore ai tempi del colera &#8211; Gabriel Garcia Marquez</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/lamore-ai-tempi-del-colera-gabriel-garcia-marquez/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Jan 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Marquez, Gabriel Garcia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritto dal Premio Nobel per la Letteratura Gabriel Garcia Marquez, L’amore ai tempi del colera risale al 1985. Mike Newell ne ha fatto un adattamento cinematografico nel dicembre del 2007. Nonostante la bravura di Giovanna Mezzogiorno e Javier Bardem, interpreti di Fermina e Florentino, il film non ha soddisfatto le aspettative di chi, come me, &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
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						<div class="fusion-text"><p><a title="L’amore ai tempi del colera" href="https://www.my-libraryblog.com/l%e2%80%99amore-ai-tempi-del-colera-gabriel-garcia-marquez/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="L’amore ai tempi del colera" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/lamore-ai-tempi-del-colera.jpg" alt="L’amore ai tempi del colera" width="200" border="0" /></a>Scritto dal Premio Nobel per la Letteratura Gabriel Garcia Marquez, <strong>L’amore ai tempi del colera</strong> risale al 1985. Mike Newell ne ha fatto un adattamento cinematografico nel dicembre del 2007. Nonostante la bravura di Giovanna Mezzogiorno e Javier Bardem, interpreti di Fermina e Florentino, il film non ha soddisfatto le aspettative di chi, come me, ama la scrittura di Marquez.<br />
Il giovane telegrafista Florentino Ariza, in occasione della consegna di un telegramma, conosce la splendida Fermina Daza, giunta da poco in città. Florentino si innamora perdutamente ed anche Fermina sembra ricambiare il sentimento. I due giovani instaurano un rapporto epistolare, ma quando il padre di Fermina scopre la relazione, si trova in totale disaccordo con la figlia, desiderando per lei un’unione migliore. Fermina è costretta a trasferirsi in un’altra città e le loro strade si dividono. La separazione li fa soffrire terribilmente, ma il fiume della vita li trascina e li porta lontano. Lei finisce per sposare il giovane ed affascinante medico Juvenal Urbino, ricco ed illustre esponente della sua città, interpretato nel film da Benjamin Bratt; lui comincia a lavorare per la compagnia fluviale dello zio, facendosi onore attraverso una brillante carriera e vivendo numerose avventure.<br />
Possibile che questo sia un amore sconfitto come tanti? Quanto tempo è possibile attendere? Tempi di attesa e capacità di pazientare: questa storia ci insegna molto su questo argomento. Più di mezzo secolo: tanta è stata la perseveranza di Florentino e del suo incrollabile sentire. Ha continuato ad amare solo Fermina, anche se le relazioni non gli sono mancate. La stessa Fermina ha vissuto il suo matrimonio, ha avuto dei bambini, dubitando talvolta della sua scelta. Florentino e Fermina: l’amore dei vent’anni mai svanito. Un sentimento infinito, una passione senza eguali in un paese del sud America tormentato da odi e guerre civili, da malattie e pestilenze.<br />
E’ un libro che ho amato molto. Marquez con questa narrazione fiabesca e per certi versi atipica, illuminata dal sole dei caraibi e dal folclore dei suoi abitanti, tralascia il suo impegno di denuncia sociale per raccontare, attraverso personaggi meravigliosi, una “odissea” d’amore e passione. Un libro affascinante, un esempio perfetto di stile e ritmo, uno splendido connubio di dolore e morte, di destino e sofferenza, di diniego e perseveranza.<br />
Un inno all’amore, magico e poetico da leggere tutto d’un fiato.</p>
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		<title>Aspettando Godot &#8211; Samuel Beckett</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jan 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Beckett, Samuel]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[La celebre opera teatrale Aspettando Godot venne scritta verso la fine degli anni Quaranta e pubblicata nel 1952, in lingua francese. Samuel Beckett, scrittore e drammaturgo irlandese, nonchè esponente di spicco del Teatro dell’Assurdo insieme a Ionesco, Adamov e Pinter, nel 1954 tradusse il testo in inglese. Il teatro dell’assurdo è un particolare genere &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Aspettando Godot" href="https://www.my-libraryblog.com/aspettando-godot-samuel-beckett/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Aspettando Godot" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/aspettando_godot.jpg" alt="Aspettando Godot" width="200" border="0" /></a>La celebre opera teatrale <strong>Aspettando Godot</strong> venne scritta verso la fine degli anni Quaranta e pubblicata nel 1952, in lingua francese. <a href="https://www.my-libraryblog.com/autori/beckett-samuel/" data-wpel-link="internal">Samuel Beckett</a>, scrittore e drammaturgo irlandese, nonchè esponente di spicco del Teatro dell’Assurdo insieme a Ionesco, Adamov e Pinter, nel 1954 tradusse il testo in inglese. Il teatro dell’assurdo è un particolare genere teatrale che si sviluppò tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Aspettando Godot è una tragicommedia in cui emerge la crisi di identità degli esseri umani e la loro difficoltà di comunicazione. Essi vivono una vita priva di scopo e di significato e, forse proprio per questo, suscitano l’ilarità del pubblico. Un protagonista assente intorno al quale si costruisce la condizione dell’attesa e dialoghi privi di significato e ripetitivi caratterizzano le scene dando vita ad uno dei più noti testi teatrali del Novecento.</p>
<p>Nel primo atto i due vagabondi Estragone e Vladimiro attendono un certo Godot in una strada di campagna. Non solo il luogo e l’ora dell’appuntamento sono vaghi, ma lo è anche l’identità di Godot . I due credono, in realtà lo sperano, che quando Godot arriverà, li accoglierà nella propria casa e si occuperà di loro. Altri due personaggi si affacciano sulla scena: il proprietario terriero Pozzo e il suo servitore Lucky, tenuto al guinzaglio. Pozzo parla con i due vagabondi i quali alternano momenti in cui sono interessati o incuriositi da lui, a momenti in cui sono sconvolti dalla triste condizione del servo Lucky. I due passanti poi, non prima di essersi azzuffati, riprendono il loro viaggio. Intanto è calata la sera e Godot non si è fatto vivo. Giunge però un suo messaggero che comunica le scuse di Godot per il mancato arrivo e l’indicazione che ci sarebbe stato, di certo, il giorno dopo. I due presi dallo sconforto, pensano di uccidersi, poi di andare via, alla fine decidono di restare. Così si conclude il primo atto. Il dramma è poi composto di un secondo atto in cui accadono le stesse cose. Due uomini attendono un terzo uomo, ma il terzo uomo non arriva.<br />
Ma chi è Godot? Destino, morte, fortuna. E se fosse Dio? Godot in effetti richiama la forma inglese God. Se si pensa a tutti questi possibili significati,  l’attesa di Vladimiro ed Estragone diventa l’attesa per antonomasia, l’Attesa per eccellenza. Lo stesso Beckett non ha mai chiarito questo enigma ed anzi si è così espresso: <em>“Se avessi saputo chi è Godot lo avrei scritto nel copione.”</em>. Per quanto riguarda Pozzo e Lucky ci sono tutti gli elementi per pensare che siano il capitalista e l’intellettuale.<br />
Un’opera controversa, certamente non comune, ma assolutamente geniale. Una vera e propria rivoluzione del teatro contemporaneo fatta di silenzi, di pause, di mancanza di significato che poi, a tutti gli effetti, ne esprime uno. Il linguaggio o la sua inadeguatezza stanno a rivelare quanto sia difficoltosa e scarna la comunicazione tra esseri umani. Sempre più frequenti invece le barriere, l’assurdità, il nonsense della vita stessa. Un’opera dagli innumerevoli spunti di riflessione.<br />
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		<title>I dolori del giovane Werther &#8211; J. Wolfgang Goethe</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jan 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Goethe, J. Wolfgang]]></category>

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		<description><![CDATA[Il romanzo epistolare I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe fu pubblicato nel 1774. E’ scritto sotto forma di lettere tramite le quali il protagonista racconta all’amico Guglielmo la sua sfortunata vicenda sentimentale. Il giovane artista borghese Werther, rifugiatosi in campagna per il disbrigo di alcuni affari di famiglia, incontra ad un ballo &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/01/16/i-dolori-del-giovane-werther-j-wolfgang-goethe/" title="I dolori del giovane Werther"><img border="0" width="130" src="/img/i-dolori-del-giovane-werther.jpg" alt="I dolori del giovane Werther" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="I dolori del giovane Werther" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->Il romanzo epistolare <a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/01/16/i-dolori-del-giovane-werther-j-wolfgang-goethe/" title="I dolori del giovane Werther">I dolori del giovane Werther</a> di <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/goethe-j-wolfgang/" title="J. Wolfgang Goethe">Johann Wolfgang Goethe</a> fu pubblicato nel 1774. E’ scritto sotto forma di lettere tramite le quali il protagonista racconta all’amico Guglielmo la sua sfortunata vicenda sentimentale.<br />
Il giovane artista borghese Werther, rifugiatosi in campagna per il disbrigo di alcuni affari di famiglia, incontra ad un ballo la giovane Lotte (italianizzata come Carlotta). E’ una fanciulla dall’animo dolce e sensibile, ma è fidanzata con Albert, momentaneamente lontano. Werther e Lotte cominciano una frequentazione assidua e la bellezza di lei, unita alla sua nobiltà di sentimento fanno perdutamente innamorare Werther. Albert, borghese e conformista, torna presto e stabilisce con Werther un rapporto amichevole e cordiale. Nonostante Albert rappresenti l’antieroe romantico e sia perciò razionale e privo di slanci emotivi, non è mai descritto con toni negativi e lo stesso Werther dimostra di nutrire stima nei suoi confronti. Albert è privo di passione, ma è comunque un uomo saggio, legato alla famiglia e fedele. Per dimenticare Lotte e soffocare i suoi sentimenti, Werther decide di partire al seguito di un ambasciatore. Ma l’ambiente meschino in cui si trova a vivere non gli consente di continuare a svolgere il suo incarico e si dimette; per questa ragione ritorna in campagna da Lotte che però ha già sposato Albert. Lasciatosi prendere dal turbinio emotivo del suo cuore, una sera bacia Lotte che lo respinge con fatica, sentendo anche lei di essere sul punto di cedere a quel sentimento. Dopo questo episodio, Werther, capendo di non avere possibilità, si suicida con un colpo di pistola alla tempia non prima di aver scritto un’ultima lettera appassionata alla sua amata.<br />
Werther e Lotte: Werther colto e raffinato, ma decisamente insofferente verso le convenzioni sociali, ha un atteggiamento che non gli consente di inserirsi appieno nella società in cui vive. Ha l’animo di un bambino, nel senso che è uno spirito libero, innocente e cerca l’amore che può regalargli la felicità. Ma per la sua realizzazione è necessario che Lotte lo ami; è legato alle decisioni dell’amata che, impossibilitata a ricambiare, lo relega al contrario ad uno stato di frustrazione e di infelicità totalizzante. Lotte è bella, dall’animo ingenuo ma anche responsabile nei confronti della sua famiglia. Dopo la morte della madre si è infatti presa cura dei suoi fratelli senza fargli mancare nulla. Rinuncia sempre ai suoi sentimenti lasciandosi trasportare solo in occasione del bacio con Werther e sceglie la sicurezza e la praticità rappresentata da Albert.<br />
L’anima del libro è l’Amore, quel sentimento incomprensibile che illumina l’amata di una luce ultra terrena, angelica e che impedisce di scorgere qualsiasi altra cosa. E’ un sentimento che invade corpo e mente distruggendo ogni elemento di razionalità e volontà. Un destino ineluttabile a cui porta una passione sconvolgente, una rinuncia, ma forse anche una liberazione.<br />
Emozionante e intenso, rappresenta l’ideale più romantico e sensibile che alberga in ciascuno di noi.<br />
Un capolavoro della letteratura.</p>
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		<title>Tecniche di seduzione &#8211; Andrea De Carlo</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[De Carlo, Andrea]]></category>

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		<description><![CDATA[Andrea De Carlo ha pubblicato Tecniche di seduzione nel 1991. Roberto Bata è un giovane giornalista che lavora, con un contratto da praticante in quanto non ha ancora superato l’esame, nella redazione del periodico milanese Prospettiva. La sua vita professionale non è affatto soddisfacente, lontana anni luce dalle sue aspettative e dai suoi desideri, ed &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/01/11/tecniche-di-seduzione-andrea-de-carlo/" title="Tecniche di seduzione"><img border="0" width="130" src="/img/tecniche-di-seduzione.jpg" alt="Tecniche di seduzione" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="Tecniche di seduzione" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--><a href="http://www.my-libraryblog.com/category/de-carlo-andrea/" title="Andrea De Carlo">Andrea De Carlo</a> ha pubblicato <a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/01/11/tecniche-di-seduzione-andrea-de-carlo/" title="Tecniche di seduzione">Tecniche di seduzione</a> nel 1991.<br />
Roberto Bata è un giovane giornalista che lavora, con un contratto da praticante in quanto non ha ancora superato l’esame, nella redazione del periodico milanese <em>Prospettiva</em>.<br />
La sua vita professionale non è affatto soddisfacente, lontana anni luce dalle sue aspettative e dai suoi desideri, ed anche l’ambiente milanese è triste e soffocante. Sta scrivendo il suo primo romanzo e questo suo impegno lo allontana ulteriormente dalla vita coniugale con Caterina. In maniera del tutto casuale fa la conoscenza del brillante e carismatico Marco Polidori, scrittore famoso sia Italia che all’estero. Gli apprezzamenti del Polidori per il romanzo ancora incompiuto di Roberto contribuiscono a trasformare il loro superficiale rapporto in una pseudo-amicizia. Il Polidori offre al giovane giornalista il suo appoggio per trasferirsi a Roma, città nella quale avrà un altro lavoro e la possibilità di conoscere personaggi influenti che potrebbero aiutare la sua carriera di scrittore in erba. Ma Roma è il covo di uomini dalla dubbia moralità, di donne disposte a passare sopra i propri principi pur di ottenere i loro scopi, di politici e politicanti falsi e squallidi. Un ambiente, quello in cui si viene a trovare Roberto, privo di qualsiasi valore morale, dove l’ambizione e la lotta per l’affermazione, per il successo, costituiscono i pilastri su cui si basano intere vite. Intanto, mentre sul romanzo è in corso una revisione prima che sia concluso e finalmente pubblicato, l’amicizia tra il collaudato e l’aspirante scrittore diventa più solida. Roberto si innamora sinceramente di Maria Blini, attrice bella e sfuggente e la sua vita sembra ormai proiettata verso il mondo della letteratura. Ma chi è Polidori veramente? E Maria ricambia davvero il sentimento di Roberto?<br />
Il libro si divide in quattro parti, ciascuna delle quali si suddivide ancora in capitoli. Si parte dalle tecniche di avvicinamento, per poi passare a quelle di conquista e di possesso e si conclude con le desolanti e deludenti tecniche di abbandono. Sembra un campo di battaglia; ma forse la seduzione è davvero un’arma che si utilizza in guerra ed è tra quelle più letali. Soprattutto in un mondo che finge di amare la cultura e il falso perbenismo impera.<br />
Tecniche di seduzione è una bella intuizione; è un racconto che parla di successo, di carisma, ed anche di imbrogli, di sotterfugi e cattiveria. Ma forse ciò che più emerge tra le caratteristiche umane è l’ingenuità. Ingenuità che però tra disillusioni quotidiane e retoriche insidiose contribuisce alla crescita del protagonista e forse anche del lettore.</p>
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		<title>La sovrana lettrice &#8211; Alan Bennett</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bennett, Alan]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Non avevo mai letto nulla di Alan Bennett fino a quando una persona speciale mi ha regalato questo piccolo libretto a Natale. Ebbene, è stata una piacevole sorpresa.
In maniera del tutto casuale la regina mai nominata ma, senza dubbio, Elisabetta II, scopre una irrefrenabile passione per la lettura. Un giorno si imbatte in una biblioteca circolante che momentaneamente staziona davanti al palazzo e che sembra utilizzata solo dallo sguattero Norman, poi promosso a factotum personale. Così comincia la vicenda della regina quasi completamente rapita dalla letteratura.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-47 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-sovrana-lettrice-300x469.jpg" width="300" height="469" alt="" title="la-sovrana-lettrice" class="img-responsive wp-image-114063" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-sovrana-lettrice-200x313.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-sovrana-lettrice-400x625.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-sovrana-lettrice.jpg 576w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span><div class="fusion-text"><p>Non avevo mai letto nulla di <em>Alan Bennett</em> fino a quando una persona speciale mi ha regalato questo piccolo libretto a Natale. Ebbene, è stata una piacevole sorpresa.<br />
In maniera del tutto casuale la regina mai nominata ma, senza dubbio, Elisabetta II, scopre una irrefrenabile passione per la lettura. Un giorno si imbatte in una biblioteca circolante che momentaneamente staziona davanti al palazzo e che sembra utilizzata solo dallo sguattero Norman, poi promosso a factotum personale. Così comincia la vicenda della regina quasi completamente rapita dalla letteratura. Legge i libri dapprima consigliati dallo sguattero, ma man mano i suoi gusti si affinano e le sue scelte diventano autonome e sempre più complesse. Seppur tra grandi sforzi, la regina riesce ad ottemperare ai suoi impegni ufficiali e a proseguire la lettura dei suoi adorati libri. Per lo meno inizialmente.<br />
A questo proposito sono deliziose le scene narrate da Bennett in cui la protagonista saluta la folla, ma tiene gli occhi sul libro di turno o quelle in cui nasconde un tascabile nella borsetta o dietro il cuscino della carrozza. Ogni spostamento per visite ufficiali o impegni legati alla sua posizione sono diventati occasioni ghiotte per dedicarsi alla lettura. È impaziente, sente di aver cominciato tardi, ormai sa di essere una<em> tardodiscente</em>.<br />
Tra Proust, Roth, Genet nascono spontanee e candide domande a cui mai aveva pensato. Da dove veniva questa passione per la lettura? Perché mai una persona come lei, che aveva girato il mondo e conosciuto innumerevoli personaggi, era tanto attratta dai libri? Dopo tutto lei era una donna di azione e i libri erano soltanto un riflesso del mondo e di quello che in esso può essere vissuto. Temi davvero degni di nota e che potrebbero essere a lungo discussi, ma nel romanzo di Bennett compaiono lievi e vi rimangono senza appesantire.</p>
<blockquote>
<p><em>Ma perché adesso la lettura la assorbiva così tanto? Non sottopose la questione a Norman, perché era evidente che c’entrava con chi era lei e con la posizione che ricopriva.</em><em><br />
L’attrattiva della letteratura, riflettè, consisteva nella sua indifferenza, nella sua totale mancanza di deferenza. I libri se ne infischiavano di chi li leggeva; se nessuno li apriva, loro stavano bene lo stesso. Un lettore vale l’altro e lei non faceva eccezione. La letteratura pensò, è un Commonwealth; le lettere sono una repubblica. In realtà quell’espressione, la repubblica delle lettere, l’aveva già sentita nei discorsi dei rettori, alle lauree ad honorem e simili, senza aver mai capito bene cosa significasse. All’epoca aveva ritenuto leggermente offensivo qualsiasi riferimento a una qualunque repubblica; se poi il riferimento avveniva in sua presenza, come minimo lo considerava una mancanza di tatto. Solo adesso afferrava il senso di quell’espressione. I libri non sono per nulla ossequiosi. Tutti i lettori sono uguali, e questo le risvegliò un ricordo di quando era bambina.</em></p>
</blockquote>
<p>La cosa più divertente è assistere a come la scoperta dei libri da parte della regina si ripercuota sul suo entourage, sui suoi sudditi e più in generale su chiunque la incontri. È quasi una malattia che non può fare a meno di trasmettere. Ed infatti anche durante occasioni ufficiali aggiunge o sostituisce alle domande preconfezionate per lei, anche quella che riguarda le preferenze letterarie del suo interlocutore, creando il più delle volte silenzi imbarazzanti e incomprensioni con il suo primo ministro.<br />
<em>Alan Bennett</em> ha trovato un magnifico modo di raccontare la passione per la lettura. Una storia impossibile nella realtà, il finale vi farà capire il perché, ma che nei libri invece accade e aiuta a comprendere. Intelligente ed ironico sono solo alcuni degli aggettivi che mi vengono in mente. Un brillante invito alla lettura, un elogio dei libri e della libertà di leggere che emerge in maniera frizzante e arguta attraverso una narrazione breve e delicata.</p>
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		<title>Una fortuna pericolosa &#8211; Ken Follett</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Follett, Ken]]></category>

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		<description><![CDATA[Con questo libro l’autore si merita un altro voto alto: in 511 pagine racchiude una storia di intrighi e passioni, fallimenti e vittorie, amori, vendette e omicidi, che si susseguono nell’arco di 26 anni, iniziando il racconto con la descrizione dello stesso scenario dove verrà scritta la parola fine, un college, o meglio la Windfield &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/01/08/una-fortuna-pericolosa-ken-follett/" title="Una fortuna pericolosa"><img border="0" width="130" src="/img/una-fortuna-pericolosa.jpg" alt="Una fortuna pericolosa" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="Una fortuna pericolosa" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->Con questo libro l’autore si merita un altro voto alto: in 511 pagine racchiude una storia di intrighi e passioni, fallimenti e vittorie, amori, vendette e omicidi, che si susseguono nell’arco di 26 anni, iniziando il racconto con la descrizione dello stesso scenario dove verrà scritta la parola fine, un college, o meglio la Windfield School, la scuola dove i figli delle famiglie prestigiose, inglesi e non, studiano per diventare i potenti di domani.<br />
Come al solito <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/follett-ken/" title="Ken Follett">Follett</a> colloca la vicenda in un preciso periodo temporale, la Londra di fine ‘800 caratterizzata dalla seconda rivoluzione industriale, il che comporta conseguenze legate al momento storico, nelle scelte e nelle azioni dei personaggi, tutto accuratamente descritto: non manca nulla per immaginare ogni dettaglio della “scenografia” e degli “attori”.<br />
La vicenda parte nel maggio del 1866, quando nel laghetto di un prestigioso istituto britannico muore annegato un ragazzo, in circostanze tutte da chiarire, a causa di interessi, paure, e perché i cinque testimoni hanno visto ognuno solo una parte della scena; ad esclusione di uno che sparirà quasi subito, le vite degli altri quattro restano da quel giorno legate per sempre: sono Hugh ed Edward Pilaster, Micky Miranda e Tonio Silva. I primi due appartengono ad una importante famiglia di banchieri, ma con ruoli ben diversi: il primo è figlio di Tobias che, stanco delle situazioni familiari, ha portato via il suo capitale dalla banca per metter su un’azienda privata; al fatto gravissimo di aver “lasciato” la banca, si aggiungerà il fallimento dell’attività e il suicidio, che comporteranno per Hugh, oltre al dolore per la perdita del padre, un’eredità composta solo dall’etichetta di pecora nera della famiglia: farà leva su tutte le sue forze per dimostrare il suo valore a tutta la famiglia Pilaster e all’intera alta società della City.<br />
Edward invece è il figlio di Joseph e Augusta, e nonostante sia poco dotato di istinto finanziario, e si caratterizzi per essere violento e scarso di principi morali, si ritrova con un futuro spianato nella banca di famiglia.<br />
Micky e Tonio invece hanno in comune solo il fatto di essere cordovani, per il resto vengono da due famiglie collocate in fazioni diverse nello scacchiere politico dello stato sudamericano, oltre ad essere caratterialmente opposti: Micky è il personaggio più ambizioso e malvagio, disposto a tutto pur di riuscire nella sua personalissima scalata sociale; Tonio invece è un bravo e semplice ragazzo, con a cuore i problemi del suo paese.<br />
Le vite di questi personaggi si intrecceranno con quelle delle ragazze di strada Maisie e April, del banchiere Solly Greenbourne e di suo padre ma, soprattutto, sarà l’intera famiglia Pilaster a farla da padrona: a capo c’è il vecchio Seth, integerrimo uomo d’affari vecchio e malato, la cui successione genererà una faida familiare che tirerà fuori il peggio da ciascun personaggio, una guerra all’ultima meschinità per screditare il candidato che, a turno, sembra sul punto di farcela. Abile manovratrice dei giochi è Augusta, moglie di Joseph, secondogenito di Seth, figura femminile affascinante e calcolatrice, attorno alla quale ruotano gran parte delle vicende: la donna si dimostrerà pronta a tutto pur di far raggiungere al marito l’agognato titolo di socio anziano della banca.<br />
Il primo ostacolo che le si para davanti è il legittimo successore Samuel, primogenito di Seth, uomo timido e riservato, caratterizzato da un’esistenza apparentemente priva di ombre.. apparentemente…<br />
Il secondo ostacolo è invece il nipote Hugh, che finita la scuola va a vivere con gli zii, lavorando in banca come un dipendente qualsiasi: pur privo di un capitale, resta sempre un Pilaster, con dalla sua il fatto di essere sveglio e “tagliato su misura” per il mestiere; ci penserà la zia a metterlo in cattiva luce ogni volta che il traguardo del riscatto sembra a portata di mano.<br />
Il tema centrale di <a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/01/08/una-fortuna-pericolosa-ken-follett/" title="Una fortuna pericolosa">Una fortuna pericolosa</a> è sicuramente l’ingordigia, spesso presente nella società di tutti i periodi storici e collocazioni geografiche, dove chi ha un tot, desidera sempre qualcosa in più, e non si ferma davanti a niente per ottenerla: l’autore si sofferma volutamente sugli aspetti più bui dell’uomo, sulla meschinità che muove certi gesti, sulla morbosità che avvolge sguardi e domina pensieri. Ne viene fuori un romanzo carico di intrighi, delitti e truffe, solo per raggiungere denaro, potere e successo, cose terrene e fragili, ma che infervorano l’animo umano, e lo spingono a sbagliare, a commettere cose riprovevoli e a non riuscire più a fermarsi, perché una volta raggiunta una meta se ne profila all’orizzonte un’altra più seducente da conquistare. Per fortuna accanto a personaggi pronti a vendersi l’anima al diavolo esistono altri legati ai valori veri della vita: amore, famiglia, onestà e moralità, e soprattutto la convinzione che la verità, tardi o presto, viene sempre a galla; sono questi che, in modi diversi, si regaleranno il podio dei vincitori agli occhi dei lettori.<br />
Per gli appassionati di Follett, gli amanti della suspance, o gli appassionati dell’alta finanza, questo libro rappresenta una lettura assolutamente da non farsi scappare.</p>
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		<title>Maruzza Musumeci &#8211; Andrea Camilleri</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Camilleri, Andrea]]></category>

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		<description><![CDATA[Andrea Camilleri pubblica Maruzza Musumeci con l’editore Sellerio nel 2007. Ambientato a cavallo tra il 1800 e il 1900 narra la storia di Gnazio Manisco che, alla ricerca di fortuna, affronta il lungo viaggio per l’America sotto coperta a causa del terrore del mare. Tra lui e il mare non c’è alcuna sintonia. Gnazio è &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/01/07/maruzza-musumeci-andrea-camilleri/" title="Maruzza Musumeci"><img border="0" width="130" src="/img/maruzza-musumeci.jpg" alt="Maruzza Musumeci" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="Maruzza Musumeci" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--><a href="http://www.my-libraryblog.com/category/camilleri-andrea/" title="Andrea Camilleri">Andrea Camilleri</a> pubblica <a href="http://www.my-libraryblog.com/2008/01/07/maruzza-musumeci-andrea-camilleri/" title="Maruzza Musumeci">Maruzza Musumeci</a> con l’editore Sellerio nel 2007.<br />
Ambientato a cavallo tra il 1800 e il 1900 narra la storia di Gnazio Manisco che, alla ricerca di fortuna, affronta il lungo viaggio per l’America sotto coperta a causa del terrore del mare. Tra lui e il mare non c’è alcuna sintonia. Gnazio è un siciliano e verace uomo di terra e il mare può far affogare. Trascorre più di vent’anni in America ad <em>arrimunnari l’arboli</em> e con i dollari risparmiati torna nella sua Vigata agli inizi del gennaio 1895 per acquistare un po’ di quella amata terra. Non sarebbe mai rimasto in America fino alla vecchiaia.</p>
<p><em>Maritarisi nella Merica assignificava moriri nella Merica e lui nella Merica non ci voliva moriri, lui voliva moriri nella sò terra, chiuiri l’occhi per sempri davanti a un aulivo saraceno.</em></p>
<p>Appena arrivato a Vigata alloggia a casa di un lontano parente che gli affitta una camera e comincia a far correre la voce che desidera acquistare un pezzo di terra. Così, dopo aver cercato un po’, viene a sapere che in contrada Ninfa c’è un terreno in vendita a buon prezzo. Ma appena vede dove è situato una morsa gli stringe il cuore.</p>
<p><em>Contrata Ninfa era na speci di punta di terra che s’infilava nel mari come la prua di un papore e le deci sarme in vendita erano propio quella punta, sicchè il mari stava torno torno per tri latate, solo una latata confinava con altra terra. Anzi, con una trazzera. Ma in questa latata di parte di terra ci stava un aulivo saraceno che la genti diciva che aviva cchiù di milli anni. L’arbolo giusto per moriri taliannolo. E fu l’aulivo a persuadiri alla fine Gnazio ad accattarisi il tirreno.</em></p>
<p>La sua terra galleggia sul mare come un’isola, come l’Itaca di Ulisse. Essa, dapprima abbandonata, rifiorisce grazie alla mano esperta di Gnazio il quale, essendo anche un bravo muratore, costruisce una casa evitando accuratamente finestre che danno su quella immensa distesa d’acqua.<br />
Gnazio ormai ha più di quarant’anni e pensa che sia giunto il momento di prendere moglie. Si rivolge così all’anziana gnà Pina, esperta di erbe e sensale di matrimoni, che gli propone la bellissima quanto strana e misteriosa Maruzza Musumeci. Ha più di trent’anni, ma nonostante la sua straordinaria avvenenza non si è ancora sposata. La ragazza è molto legata alla bisnonna <em>Minica</em> dall’età indefinita e indefinibile. Minica ha una voce deliziosa, fresca e soave come quella di una donna giovanissima. Entrambe sono sirene, entrambe cantano in una lingua sconosciuta e sono venute dal mare per vivere in mezzo agli uomini. Il giorno dell’incontro tra Gnazio e Maruzza è funestato da un terribile avvenimento: il suicidio del vicino Aulisse che temporaneamente lavora i campi di Gnazio. I due si sposano e vivono felici nonostante le strambe abitudini di Maruzza. Quattro sono i figli che nascono dal loro amore: Cola, Resina, Calorio e Ciccina. Ed è Resina, anagramma di Sirena, che perpetua il misterioso legame tra le donne della sua famiglia e il mare…</p>
<p>Un racconto tra realtà e fantasia, tra storia e mito, tra magici personaggi che cantano gli antichi versi di Omero e uomini solidamente ancorati alla terra. Un connubio d’eccezione quello tra le sirene, sensuali e bellissime donne dal canto melodioso che ormai non uccidono più i naufraghi e uomini che del mare hanno timore, un eccezionale incontro tra cielo e mare.<br />
Camilleri ci narra una storia che sconfina nel mondo fatato delle fiabe con la dolcezza e l’atmosfera senza tempo che crea l’improbabile unione del <em>viddrano</em> con la sirena.</p>
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		<title>Il lupo della steppa &#8211; Hermann Hesse</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Hesse, Hermann]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scrittore tedesco-svizzero Hermann Hesse pubblicò il romanzo Il lupo della steppa nel 1927. Harry Haller, il protagonista del racconto, è un intellettuale di circa cinquant’anni che, prima della sua scomparsa, lascia un manoscritto in cui esprime il disagio per la sua duplice natura: l’umanità e la bestialità, l’essere divino e quello diabolico. L’umanità si &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-48 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-lupo-della-steppa.jpg" width="696" height="1080" alt="" title="il-lupo-della-steppa" class="img-responsive wp-image-114227" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-lupo-della-steppa-200x310.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-lupo-della-steppa-400x621.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-lupo-della-steppa-600x931.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-lupo-della-steppa.jpg 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 696px" /></span><div class="fusion-text"><p>Lo scrittore tedesco-svizzero Hermann Hesse pubblicò il romanzo <strong>Il lupo della steppa</strong> nel 1927. Harry Haller, il protagonista del racconto, è un intellettuale di circa cinquant’anni che, prima della sua scomparsa, lascia un manoscritto in cui esprime il disagio per la sua duplice natura: l’umanità e la bestialità, l’essere divino e quello diabolico. L’umanità si manifesta con la nobiltà di pensiero, con l’amore per l’arte e la musica; la bestialità invece si esplicita nell’odio per la superficialità e vacuità del mondo borghese il cui scopo è la ricerca dei piaceri selvaggi. Una tendenza lo spinge ad abbandonarsi al mondo, l’altra a starne lontano.<br />
A causa della sua duplice essenza vive una vita difficile, perennemente in lotta tra istinto e ragione. Il suo isolamento, la sua sofferenza lo rendono un uomo incline al suicidio, incapace di godere della propria vita. Ma la seducente Erminia conosciuta in una trattoria dei sobborghi, lo converte ai piaceri della vita trascurati sino a quel momento e a recuperare il tempo perduto.<br />
Senza dubbio il tema principale di questo romanzo è l’isolamento del protagonista e l’incapacità di integrazione nella società. Il suo mondo interiore rimane separato da quello esterno ed estraneo. Ma l’isolamento non può essere totale. Il muro eretto come a protezione del suo io intimo non è invalicabile. Ci sono dei momenti in cui quel mondo esterno lo attrae, lo incuriosisce. Ed ecco allora che la lotta tra i suoi due “io” riaffiora e sconvolge con lo scontro tra giusto e sbagliato, tra conveniente e sconveniente, tra essere ragionevole e raziocinante e essere animalesco e istintivo. In questo terribile stato, Haller non è nemmeno in grado di prendere decisioni risolute e definitive, come il suicidio, a cui comunque si avvicina. Ne è semplicemente annientato.<br />
Questo libro è però anche espressione della complessa dualità della natura umana. In un unico corpo coesistono l’essenza “umana”, che conduce l’uomo a relazionarsi con i suoi simili e a costruire rapporti sociali costruttivi, e l’essenza “lupina” che al contrario porta all’estraniazione, alla chiusura in se stesso. Animale sociale o lupo della steppa? È un interrogativo che continua ad essere attuale e ad attanagliare più di qualche animo.<br />
Questo libro è affascinante. Induce all’immedesimazione e all’empatia nei confronti del protagonista. Tra sogno e realtà, tra lucidità e pazzia rappresenta con maestria i tanti lati oscuri dell’uomo. Non è di facile comprensione perché l’introspezione psicologica di cui questo racconto è ricco, lo rende articolato e composito. Ma lo suggerisco a tutti quelli che riconoscono le contraddizioni e le insensatezze della nostra esistenza, a tutti coloro i quali si prendono troppo sul serio, a quanti si ostinano a guardare dentro di sé, a tutti <em>i lupi della steppa</em> insomma.</p>
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		<title>Il delfino &#8211; Sergio Bambaren</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bambaren, Sergio]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il delfino è il primo romanzo dello scrittore australiano di origine peruviana Sergio Bambaren. Pubblicato nel 1996 da Sperling &amp; Kupfer Editori è diventato in breve tempo un best-seller tradotto in molte lingue. I sogni sono fatti di tanta fatica. Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie, perdiamo di vista la ragione per cui abbiamo &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-49 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-delfino-300x467.jpg" width="300" height="467" alt="" title="il-delfino" class="img-responsive wp-image-113956" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-delfino-200x312.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-delfino-400x623.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/il-delfino.jpg 500w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span><div class="fusion-text"><p><em>Il delfino</em> è il primo romanzo dello scrittore australiano di origine peruviana Sergio Bambaren. Pubblicato nel 1996 da Sperling &amp; Kupfer Editori è diventato in breve tempo un best-seller tradotto in molte lingue.</p>
<blockquote>
<p>I sogni sono fatti di tanta fatica.<br />
Forse, se cerchiamo di prendere delle<br />
scorciatoie,<br />
perdiamo di vista la ragione<br />
per cui abbiamo cominciato a sognare<br />
e alla fine scopriamo<br />
che il sogno non ci appartiene più.<br />
Se ascoltiamo la saggezza del cuore<br />
il tempo infallibile ci farà incontrare il<br />
nostro destino.<br />
Ricorda:<br />
“Quando stai per rinunciare,<br />
quando senti che la vita è stata<br />
troppo dura con te,<br />
ricordati chi sei.<br />
Ricorda il tuo sogno.”</p>
</blockquote>
<p>È la storia del delfino sognatore Daniel Alexander Dolphin il quale, anziché dedicarsi come fa tutto il resto del branco alla pesca quotidiana, preferisce giocare con le onde della barriera corallina. Cavalcare le onde è generalmente una passione da cuccioli che viene abbandonata con la crescita e il sopraggiungere delle preoccupazioni della vita da adulti. È per questa ragione che Daniel viene criticato e apostrofato come perdigiorno da tutti gli altri delfini. Ma incoraggiato dalla voce del mare che solo lui sente, abbandona la sicurezza della laguna per prendere il largo e inseguire il suo sogno: cavalcare l’onda perfetta.</p>
<blockquote>
<p>Arriva un momento nella vita in cui non rimane altro da fare che percorrere la propria strada.</p>
</blockquote>
<p>Al di là delle acque sicure del suo atollo si accorge di cose che non si possono vedere con gli occhi. Incontra creature marine a lui sconosciute, giungendo a scoprire anche quella di cui dovrebbe diffidare: l’uomo.</p>
<p>Ho trovato questo racconto simile nel contenuto e nei messaggi a Il gabbiano Jonathan Livingston di Bach e a Il piccolo principe di De Saint-Exupery, ma privo dello stesso coinvolgimento emotivo di questi due. Forse chi si troverà a leggere per primo Il delfino ne rimarrà affascinato, ma dubito che la stessa reazione si possa avere se già si conoscono gli altri due. Ripetitivo e non originale, a tratti troppo semplicistico.<br />
È tuttavia uno scritto con il quale l’autore tenta di trasmettere insegnamenti di tutto rispetto: seguire il proprio spirito e i propri sogni nonostante la difficoltà del percorso e nonostante questo atteggiamento possa essere fonte di disapprovazione da parte dell’ambiente in cui si vive.</p>
<blockquote>
<p>Tutti abbiamo i nostri sogni, pensò. L’unica differenza è che alcuni lottano, e non rinunciano a realizzare il proprio destino, a costo di affrontare qualunque rischio, mentre altri si limitano a ignorarli, timorosi di perdere quel poco che hanno. E così non potranno mai riconoscere il vero scopo della vita.</p>
</blockquote>
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		<title>Seta &#8211; Alessandro Baricco</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/seta-alessandro-baricco/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Baricco, Alessandro]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato dalla casa editrice Rizzoli nel 1996, Seta un romanzo o meglio una storia di Alessandro Baricco. Ambientato nella seconda metà dell’Ottocento, narra del giovane commerciante di bachi da seta Hervè Joncour. Benché suo padre avesse immaginato per lui un brillante avvenire nell’esercito, Hervè Joncour aveva finito per guadagnarsi da vivere con un mestiere &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p>Pubblicato dalla casa editrice Rizzoli nel 1996, Seta un romanzo o meglio <em>una storia</em> di Alessandro Baricco.<br />
Ambientato nella seconda metà dell’Ottocento<em>,</em> narra del giovane commerciante di bachi da seta Hervè Joncour.</p>
<blockquote>
<p><em>Benché suo padre avesse immaginato per lui un brillante avvenire nell’esercito, Hervè Joncour aveva finito per guadagnarsi da vivere con un mestiere insolito, cui non era estraneo, per singolare ironia, un tratto a tal punto amabile da tradire una vaga intonazione femminile.</em><em><br />
Per vivere, Hervè Joncour comprava e vendeva bachi da seta.<br />
Era il 1861. Flaubert stava scrivendo Sallambô, l’illuminazione elettrica era ancora un’ipotesi e Abramo Lincoln, dall’altra parte dell’oceano, stava combattendo una guerra di cui non avrebbe mai visto la fine.<br />
Hervè Joncour aveva trentadue anni.<br />
Comprava e vendeva.<br />
Bachi da seta.</em></p>
</blockquote>
<p>Lascia dunque il suo paese nel meridione della Francia e la moglie Helene, per recarsi ben quattro volte in Giappone, un luogo che all’epoca era davvero considerato <em>la fine del mondo</em>. Il suo compito è quello di acquistare minuscole uova di bachi da seta perché quelle degli allevamenti europei prima, e del vicino Oriente poi, sono state attaccate da epidemie rendendole inutilizzabili.<br />
In questa parte remota del globo conosce il potente Hara Kei, <em>l’uomo per cui tutti, in quel paese, esistevano, </em>da cui acquista le uova. Qui rimane affascinato da una giovanissima donna, segno del dominio che questo signore esercita.</p>
<blockquote>
<p><em>…sdraiata accanto a lui, immobile, la testa appoggiata sul suo grembo, gli occhi chiusi, le braccia nascoste sotto l’ampio vestito rosso che si allargava tutt’intorno, come una fiamma, sulla stuoia color</em> <em>cenere. Lui le passava lentamente una mano nei capelli: sembrava accarezzasse il manto di un animale prezioso, e addormentato.</em></p>
</blockquote>
<p>Lei non è orientale e sa parlare solo il giapponese, ma i due riescono a comunicare attraverso gli sguardi. Il mistero che la avvolge in quel mondo estraneo e lontano è qualcosa di irresistibile. La visione di lei diventa un sogno irrealizzabile. Ogni viaggio lo lega sempre di più al paese del Sol Levante; ogni volta porta con sé piccoli particolari che lo attraggono come una poderosa calamita dalla quale non può sottrarsi. E’ la storia di un desiderio inappagato, di un’illusione d’amore. Questa donna sconvolge la relazione coniugale di Hervè e il dolore lento della nostalgia per una vita che non potrà mai vivere trova ampio spazio nel suo cuore. Così Hervè assiste alla propria vita senza ambire a viverla davvero e affronta situazioni pericolose, viaggi in luoghi improbabili e ancor più remoti.</p>
<p>Non è una storia amata da tutti. Io trovo che sia un racconto dolce, delicato e prezioso come la seta. Narra di silenziose passioni e amori non comuni, animati da un’idea di bellezza sfuggente, lontana ed eterea. Una favola malinconica ed evocativa, ricca di immagini e tutt’altro che superficiale.<br />
Si legge in un’ora. Non abbiate perciò timore. Se non dovesse trasmettervi alcuna emozione positiva o lo trovaste vacuo, avrete “sprecato” pochissimo tempo, ma se al contrario ci troverete l’incanto e la poesia, l’intensità e l’originalità che spero, avrete trascorso un’ora in magnifica compagnia.</p>
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		<title>Mondo senza fine &#8211; Ken Follett</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Follett, Ken]]></category>

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		<description><![CDATA[Come tutti gli appassionati dei libri di Follett, mi risulta impossibile non adorare I Pilastri della Terra, uno di quei capolavori che non può mancare in una libreria. Quando si è sparsa la voce che Follett ne stava scrivendo il seguito, sono stato colto da due sensazioni contrastanti: da una parte ero felice di avere &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/12/10/mondo-senza-fine-ken-follett/" title="Mondo senza fine"><img border="0" width="130" src="/img/mondo-senza-fine.jpg" alt="Mondo senza fine" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="Mondo senza fine" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->Come tutti gli appassionati dei libri di Follett, mi risulta impossibile non adorare <a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/01/03/i-pilastri-della-terra-ken-follett/" title="I pilastri della terra">I Pilastri della Terra</a>, uno di quei capolavori che non può mancare in una libreria. Quando si è sparsa la voce che <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/follett-ken/" title="Ken Follett">Follett</a> ne stava scrivendo il seguito, sono stato colto da due sensazioni contrastanti: da una parte ero felice di avere l’occasione di tornare a Kingsbridge, dall’altra però mi sentivo angosciato dal potermi trovare davanti ad una semplice mossa commerciale, ad un sequel che come spesso accade, sia per i libri che per i film, risulta inferiore all’originario.<br />
<a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/12/10/mondo-senza-fine-ken-follett/" title="Mondo senza fine">Mondo senza fine</a> però si presenta subito come un seguito atipico: è ambientato nel XIV secolo, quindi essendo passati duecento anni dai fatti accaduti nel primo romanzo, come evidenziato dalla stessa copertina, dei personaggi che avevamo amato ed odiato troviamo solo qualche ricordo.<br />
Come per il primo romanzo, l’autore racconta l’intera vita dei personaggi iniziando da un antefatto che cela un segreto svelato solo alla fine del libro; è il giorno di Ognissanti e quattro ragazzi, alla ricerca di un posto tranquillo per giocare, si allontanano dal priorato, addentrandosi nel bosco: sono Merthin, suo fratello minore Ralph, Caris e Gwenda. Qui sono testimoni di uno scontro tra un cavaliere e due sicari, dove alla fine Merthin, rimasto l’unico ad assistere alla scena, si troverà a condividere con il cavaliere il nascondiglio segreto di una lettera il cui contenuto non dovrà mai essere rivelato. Diventati adulti, le vite dei personaggi si sviluppano su percorsi nettamente diversi, restando però tra loro legate, tutti con un ruolo importante nella collettività.<br />
Merthin rappresenta il nuovo Jack (di cui è un discendente): è un geniale costruttore, figura immancabile in una città ambiziosa e in crescita come Kingsbridge, che avrà come sfida non la costruzione di una nuova cattedrale, ma di una torre per la vecchia, caratterizzata dall’essere la più alta dell’intera Inghilterra.<br />
Caris è la figura più carismatica: figlia di un importante commerciante di lana, sogna di poter curare i malati, convinta di riuscirci meglio dei frati legati a vecchie e spesso inutili credenze; combatterà con tutte le sue forze contro le consuetudini del tempo, prima tra tutte il fatto che solo gli uomini possono diventare dottori, arrivando però a farsi condannare come strega.<br />
Ralph, pur essendo fratello di Merthin, è l’esatto opposto: è attratto dalla lotta e dal potere, e non si porrà scrupoli nella sua scalata sociale.<br />
Gwenda invece, è il personaggio “distante” dagli altri: l’unica povera del quartetto, rappresenta la vita e le ambizioni della classe sociale più numerosa, sottomessa al volere dei potenti; non sogna di erigere torri o avere titoli nobiliari, ma piuttosto l’amore e il bene della propria famiglia.<br />
Infine c’è la figura del priore: se Philip, solo citato all’inizio di questo nuovo capolavoro, era stato un buon frate che, pur commettendo tanti errori, aveva sempre perseguito il bene della città, il trio Anthony-Godwin-Philemon, che si succede in questa carica nel corso del romanzo, si caratterizza per doppi fini e compromessi che evidenzieranno la corruzione della Chiesa e l’antitesi tra il potere spirituale e quello temporale.<br />
Tra i vecchi personaggi o luoghi che abbiamo conosciuto, ce n’è uno però che ancora sopravvive e resta protagonista: è la città di Kingsbridge, con il priorato e la cattedrale, le mura e il ponte, oltre ai suoi abitanti, che tiene insieme tutti i fili delle storie che si sviluppano nel tempo.<br />
Questa nuova opera di Follett parte un po’ lenta, per poi carburare in un vortice di azione, sentimenti e suspance che catturano il lettore e lo portano a soffrire e gioire con i personaggi, tutti descritti con cura dall’autore, sia i più importanti che i marginali. A tutto questo si aggiungono poi le più grandi catastrofi del periodo: la peste, tragedia che significò la morte per un terzo della popolazione europea, e la guerra dei cent’anni. Proprio la “morte nera” rappresenta un ulteriore differenza da “I Pilastri della Terra”: è infatti questa a ricoprire il ruolo di tema centrale, e non più la costruzione della cattedrale, rappresentando un elemento sostanziale per l’evolversi delle vicende.<br />
Follett ha senza dubbio vinto la sua sfida, realizzando un romanzo medioevale basato su una storia carica di sentimenti forti come la passione e la fede, la guerra e il potere, che rievoca il suo primo capolavoro, ma non lo riprende nelle storie e nei personaggi: nasce quindi un’opera “indipendente” dalla prima, che può essere letta senza aver “conosciuto” le avventure narrate ne <em>I Pilastri della Terra</em>.<br />
Va comunque detto che anche un’opera di tale livello presenta qualche difetto: l’autore, particolarmente meticoloso nelle descrizioni, adoperando un linguaggio crudo non lascia nulla all’immaginazione del lettore, neanche i particolari più macabri come l’esecuzione di una condanna a morte per scorticamento; a volte così esagera nelle spiegazioni risultando troppo prolisso. Inoltre eccede nelle descrizioni delle scene e dei desideri sessuali dei protagonisti, troppo presenti nel corso dell’intera narrazione.<br />
Ancora una volta l’autore è riuscito a ritagliarsi uno spazio tra i più grandi scrittori contemporanei con un’opera che rapisce il lettore e che, pur composta da oltre 1400 pagine, sembra non bastare pur di poter restare ancora un po’ in quella magica atmosfera.</p>
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		<title>Di noi tre &#8211; Andrea De Carlo</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[De Carlo, Andrea]]></category>

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		<description><![CDATA[Di noi tre è il libro di Andrea De Carlo che preferisco dopo Due di due. “Misia Mistrani l’ho conosciuta il 12 febbraio del 1978. Al mattino mi ero laureato in storia antica, con una tesi sulla Quarta Crociata che aveva provocato una quasi-rissa con la commissione per come mi era venuta polemica e coinvolta, &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/12/10/di-noi-tre-andrea-de-carlo/" title="Di noi tre"><img border="0" width="130" src="/img/di-noi-tre.jpg" alt="Di noi tre" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="Di noi tre" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--></p>
<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/12/10/di-noi-tre-andrea-de-carlo/" title="Di noi tre">Di noi tre</a> è il libro di <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/de-carlo-andrea/" title="Andrea De Carlo">Andrea De Carlo</a> che preferisco dopo <a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/02/09/due-di-due-andrea-de-carlo/" title="Due di due">Due di due</a>.</p>
<p><em>“Misia Mistrani l’ho conosciuta il 12 febbraio del 1978. Al mattino mi ero laureato in storia antica, con una tesi sulla Quarta Crociata che aveva provocato una quasi-rissa con la commissione per come mi era venuta polemica e coinvolta, dopo di che ero stato liquidato con 110 senza lode, anche se avevo lavorato un anno e scritto duecentocinquanta pagine abbastanza appassionate e documentate. Il presidente mi aveva detto nella sua voce monocroma &lt;&lt; La Storia è prospettiva. Non si può parlare di eventi d i sette secoli fa come se fossero successi l’altro ieri e lei ci fosse stato in mezzo. Le mancano totalmente il distacco e l’equilibrio, la capacità di una valutazione a mente fredda &gt;&gt;. Non aveva torto, su questo: mi sembrava che non mi bastassero le scorte di indignazione e di rabbia e di paura e di parzialità per tornare indietro nel tempo, altro che distacco.<br />
Anche il mio migliore amico Marco Traversi solo poche settimane prima aveva avuto una discussione furiosa per la sua tesi su Cristoforo Colombo e la distruzione delle Americhe, ma invece di retrocedere sotto l’onda di stizza della commissione aveva finito per mandare al diavolo tutti, rinunciare a laurearsi. Mi intristiva essere stato molto meno fermo di lui al momento buono, avere preferito portarmi a casa il diploma come un bravo ragazzo un po’ ingenuo e impulsivo, fare contente mia madre e mia nonna invece di difendere a oltranza quello che pensavo.”</em></p>
<p>Questo l’incipit del romanzo la cui voce narrante è rappresentata da uno dei tre protagonisti, Livio. Gli altri due sono Marco e Misia. Tutti e tre sono uniti da una profonda amicizia che li vede ragazzi all’inizio del racconto e adulti alla fine. Quando si conoscono è il tempo delle grandi scelte: Livio si è appena laureato, Marco invece vi ha rinunciato e la splendida Misia che li fa entrambi innamorare, sconvolge le loro vite costituendo il perno su cui ruotano le separazioni, ma soprattutto le unioni di tutti e tre.<br />
Marco è incostante e ribelle, ma anche affascinante e creativo. Misia vive alternando un bisogno di stabilità affettiva a uno stato di pura avversione per le convenzioni sociali e per le tradizioni. Questo suo modo di essere la accomuna terribilmente a Marco. In loro è sempre presente un costante disprezzo per la vita borghese e “sicura”, disprezzo che porta però ad acuire il senso di colpa o forse di ipocrisia di chi è particolarmente dotato di creatività e talento e che non si conforma alle regole e ai divieti della società. E quello di Marco è proprio l’atteggiamento dell’artista che vive della sua arte e che non può regolare la sua vita in base alle esigenze di mercato o ai consensi del pubblico. Livio è il più moderato, il più razionale e riflessivo dei tre, ma anche nel suo profondo si agitano questi pensieri.<br />
Marco riesce a coinvolgere i due amici nel progetto di una produzione amatoriale di un film. Misia si scopre abilissima attrice, Marco magistrale regista e Livio comincia invece ad essere estromesso dalla sintonia, dall’affinità elettiva nata tra Marco e Misia e da quella relazione tormentata che li coinvolgerà e di cui Livio rimarrà a lungo inconsapevole. Venutone a conoscenza, Livio si sente tradito e deluso. Poco dopo Marco e Misia per motivi caratteriali, tra cui fondamentale è l’incostanza di Marco, si lasciano. Il film ha un incredibile successo e consacra Misia come attrice e Marco come regista. Nel frattempo anche Livio, grazie all’aiuto di Misia che lo sprona a trovare una affermazione indipendente da Marco e che organizza una mostra di suoi quadri, si afferma come pittore. Dopo la fine della relazione tra Marco e Misia comincia il primo dei diversi distacchi tra i tre. Misia si sposerà con un affermato medico di Zurigo; Marco continuerà la sua produzione cinematografica con il suo tipico anticonformismo artistico e Livio cercherà di continuare a dare un senso alla sua opera pittorica. Ma siamo solo all’inizio dell’intreccio di avvenimenti che coinvolgono i nostri tre…</p>
<p>Per alcuni versi simile a <em>Due di due</em>, per altri profondamente distante, <em>Di noi tre</em> è un bel libro che consiglio a tutti di leggere. Misia è il personaggio femminile più coinvolgente e originale nato dalla fantasia dell’autore e la psicologia di Marco e Livio con le loro ribellioni e insicurezze sono espresse in maniera perfetta. Amicizia vera e amore contrastato tra i tre che si allontanano in più situazioni senza perdersi mai. E poi ancora disprezzo per le convenzioni sociali, avversione per la legge di mercato e anticonformismo di giovani idealisti sono tutti sentimenti di cui De Carlo tratta con abilità e maestria.</p>
<p>Un romanzo di riflessione, complesso ma mai noioso.</p>
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		<title>La verità del ghiaccio &#8211; Dan Brown</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Dec 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Brown, Dan]]></category>

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		<description><![CDATA[La terza pubblicazione della “saga” Dan Brown, pur seguendo la scia del successo e delle vendite, si contraddistingue in modo consistente dalle due precedenti vista la totale assenza di quelle informazioni storiche di fondo, vere o presunte, base del successo e delle critiche all’autore. La narrazione è anche in questo libro eccellente: un thriller ben &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/12/09/la-verita-del-ghiaccio-dan-brown/" title="La verità del ghiaccio"><img border="0" width="130" src="/img/la-verita-del-ghiaccio.jpg" alt="La verità del ghiaccio" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="La verità del ghiaccio" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->La terza pubblicazione della “saga” <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/brown-dan/" title="Dan Brown">Dan Brown</a>, pur seguendo la scia del successo e delle vendite, si contraddistingue in modo consistente dalle due precedenti vista la totale assenza di quelle informazioni storiche di fondo, vere o presunte, base del successo e delle critiche all’autore. La narrazione è anche in questo libro eccellente: un thriller ben raccontato e dai risvolti accattivanti.<br />
Dopo aver scavato tra le leggende e i segreti della chiesa, l’autore in questo romanzo si ispira alla vicenda del meteorite ALH84001, espressamente citata all’inizio: ne nasce un thriller ambientato tra i ghiacci del Circolo Polare Artico, i centri iper tecnologici della NASA, e gli uffici della Casa Bianca e degli istituti che ne girano attorno.<br />
Al centro della storia de <a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/12/09/la-verita-del-ghiaccio-dan-brown/" title="La verità del ghiaccio">La verità del ghiaccio</a> c’è l’eccezionale ritrovamento, seppur “misterioso” per il modo, di un meteorite nella banchisa artica da parte degli scienziati della NASA, che contenendo fossili d’insetti, rappresenta la prova inconfutabile di forme di vita extraterrestri. Questo eccezionale ritrovamento avviene alla vigilia delle elezioni presidenziali USA, dove il presidente uscente Zachary Herney sembra spacciato, affossato dagli attacchi del suo sfidante, il senatore Sexton, basati sui continui insuccessi dell’agenzia spaziale “eccessivamente” finanziata dal presidente; una simile scoperta rappresenta l’asso nella manica per Herney che, per non lasciare adito a dubbi, assolda una squadra di esperti composta dagli scienziati Michael Tolland, volto molto noto in TV, e Corky Marlinson, fresco premio Nobel in astrofisica, affiancandogli la ricercatrice Rachel Sexton, figlia dello “sfidante”: un trio a dir poco convincente per l’intero popolo americano. All’iniziale abbaglio dato dalla grande scoperta però, seguono dei risultati nei test del team di esperti civili che smascherano un’inimmaginabile mega truffa scientifica, una chiara frode ben orchestrata con mezzi tecnologici sofisticati, che rischia di aprire una polemica a livello mondiale. Ma prima che Rachel riesca a riferire i risultati al presidente, il trio subisce un agguato da parte di un manipolo di killer disposti a tutto pur di “azzittirli”. Inizia allora un inseguimento ricco di colpi di scena che lascia ai protagonisti una sola via di scampo: scoprire chi c’è dietro al complotto e denunciare tutto all’opinione pubblica.<br />
Questo libro, che a mio giudizio può essere ritenuto alla pari del più noto <a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/03/10/il-codice-da-vinci-dan-brown/" title="Il Codice da Vinci">Codice da Vinci</a> per quanto concerne l’intreccio, si caratterizza per l’elevato carico di suspance, per i molteplici bluff politici, e per quella che è la caratteristica dei libri di Brown: la difficoltà del lettore di capire chi c’è dietro a muovere tutti i fili e soprattutto il motivo che lo guida.<br />
Tema centrale del libro, introdotto anche dal titolo, è l’importanza della verità, sostenuta anche con il sacrificio di se stessi e della propria dignità, pur di mostrare agli occhi di tutti la realtà per quella che è, nel bene e nel male. La ricerca della verità rappresenta anche la linea di confine tra i personaggi buoni e i cattivi: quest’ultimi, hanno il loro primo rappresentante nel senatore Sexton, volto di una politica americana cinica e spregiudicata, dove il potere e il successo ottenuto anche con mezzi illeciti rappresentano l’obiettivo da raggiungere a tutti i costi; di contro però ci sono personaggi pronti ad affrontare ogni conseguenza pur di far emergere la verità, e che hanno ad emblema il presidente uscente, come sottolineato anche dalla seguente frase del libro: “Zach Herney stava per ammettere il più grande errore della sua vita, eppure, stranamente, non era mai apparso tanto autorevole”.<br />
Il libro si basa su un’idea originale, e la vicenda risulta meno appesantita rispetto agli sfoggi di nozioni intorno alle più svariate discipline che caratterizzano le prime due pubblicazioni; non manca però quel pizzico di “DI PIU’” che rende inverosimile alcune situazioni, tipico delle sceneggiature cinematografiche americane, a cui questo libro sembra destinato. Ancora una volta Dan Brown ci accompagna in un intrigo dove non bisogna fidarsi dell’istinto e abbozzare congetture perché, queste, crollano come un castello di carte quando meno ce lo aspettiamo.<br />
L’etichetta ritagliata dall’opinione pubblica addosso a questo scrittore lo condanna ormai ad essere odiato da una certa frangia di lettori che giudicherà sempre negativamente le sue opere, a fronte di altri appassionati del genere thriller che non si lasceranno scappare nemmeno una pubblicazione; il giudizio sul libro è quindi positivo, essendo piacevole da leggere, con un’ottima trama, e capace di mescolare le bassezze delle vicende umane legate alla politica e agli inganni, con una delle più grandi domande dell’umanità: siamo soli nell’universo?</p>
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		<title>Fango &#8211; Niccolò Ammaniti</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ammaniti, Niccolò]]></category>

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		<description><![CDATA[Niccolò Ammaniti ha scritto e pubblicato Fango nel 1996. A metà degli anni novanta un gruppo di giovani scrittori italiani, tra cui Ammaniti, venne etichettato con la definizione di cannibali per l’efferatezza e la violenza dei loro racconti. E’ il cosiddetto genere pulp la cui origine risale ai primi anni venti con storie pubblicate &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Fango" href="http://www.my-libraryblog.com/2007/12/03/fango-niccolo-ammaniti/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Fango" src="/img/fango.jpg" alt="Fango" width="130" border="0" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->Niccolò Ammaniti ha scritto e pubblicato Fango nel 1996.<br />
A metà degli anni novanta un gruppo di giovani scrittori italiani, tra cui Ammaniti, venne etichettato con la definizione di <em>cannibali</em> per l’efferatezza e la violenza dei loro racconti. E’ il cosiddetto genere <em>pulp</em> la cui origine risale ai primi anni venti con storie pubblicate a puntate sulle riviste denominate <em>Pulp magazine</em>. Avevano delle copertine molto belle, ma la carta utilizzata per le pagine interne non era rifilata, ma di polpa di legno (da qui pulp ) e dunque di qualità molto scarsa. Numerosi adattamenti cinematografici sono stati tratti negli anni quaranta proprio da questi racconti a puntate fino ad arrivare al pulp di oggi che, soprattutto dopo il film di Quentin Tarantino <em>Pulp Fiction</em>, ha esteso il suo significato a tutto ciò che propone contenuti forti, situazioni macabre o crimini violenti e assurdi. Tutto questo per dirvi del genere letterario a cui Fango appartiene e di quanto possano essere crudi gli avvenimenti in esso narrati.<br />
Fango è composto da sette racconti in cui le abilità straordinarie di Ammaniti, di intreccio e di creazione di storie ai limiti della realtà, ti lasciano senza fiato.<br />
Il primo racconto, il più lungo dei sette, <em>L’ultimo capodanno dell’umanità</em>, comincia con il presentarci tutti i personaggi, riuniti in un comprensorio sulla Cassia, con quei particolari grotteschi e tragici che caratterizzano la nostra società, priva ormai di veri sentimenti e valori. La violenza cieca è l’elemento di spicco che schiaccia qualunque cosa o persona e il finale è davvero esplosivo.<br />
Follia lucida e spietata fanno di <em>Rispetto</em> il racconto forse più agghiacciante con la descrizione della serata trascorsa in discoteca da tre giovani e del loro “anonimo” ritorno a casa.<br />
A Londra è invece ambientato <em>Ti sogno, con terrore</em> che narra dell’ossessione di una giovane studentessa tormentata da continui sogni erotici che la ritraggono insieme al suo ex. Un ex fidanzato che, proprio in coincidenza di quei sogni, diventa il principale indiziato di alcuni efferati delitti avvenuti tempo prima a Roma.<br />
E come non essere coinvolti da <em>Fango</em> (<em>Vivere e morire al Prenestino</em>) e dal tragico epilogo della storia del giovane gangster Albertino. Quasi una trasposizione delle storie di Quentin Tarantino nella realtà della periferia romana, narrata con un non comune senso del ritmo.<br />
Angosciante e claustrofobico è <em>Carta</em> in cui gli addetti alla disinfestazione della Usl entrano nell’appartamento di una donna dalla mente confusa dal dolore e dalla solitudine e “portano a termine” il loro lavoro.<br />
Più leggero, ma surreale è <em>Ferro</em> che racconta la vicenda di un giovane che, alla ricerca di sesso a pagamento, si imbatte in una famiglia molto originale.<br />
E infine <em>Lo zoologo</em> che mi è particolarmente caro con la sua vena comica, o forse ridicola, mette in luce una parte del mondo universitario e qualche suo geniale studente.</p>
<p>Un libro forte, sotto tutti i punti di vista. La fantasia vulcanica dell’autore con le sue storie che sembrano vie di un labirinto, ma che poi quasi per magia confluiscono in un sol punto, i personaggi caratterizzati con abilità dal punto di vista psicologico, l’incomparabile vena grottesca e tragica insieme fanno di Ammaniti e del suo appassionante e avvincente modo di raccontare uno straordinario esempio di giovane scrittore meritevole di successo e fama.</p>
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		<title>Ti prendo e ti porto via &#8211; Niccolò Ammaniti</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Ti prendo e ti porto via" href="http://www.my-libraryblog.com/2007/11/22/ti-prendo-e-ti-porto-via-niccolo-ammaniti/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Ti prendo e ti porto via" src="/img/ti-prendo-e-ti-porto-via.jpg" alt="Ti prendo e ti porto via" width="130" border="0" /></a>Niccolò Ammaniti ha scritto e pubblicato Ti prendo e ti porto via nel 1999.<br />
E’ ambientato a Ischiano Scalo, un paese di poche case situato accanto ad una laguna infestata dalle zanzare. È un luogo in cui <em>il mare c’è ma non si vede </em>e dove il clima torrido d’estate e gelido d’inverno tiene a debita distanza qualsiasi turista.<br />
Il protagonista è Pietro Moroni, un timido e intelligente studente di scuola media con una famiglia <em>difficile</em>. Accanto a quelle di Pietro, si snodano le vicende dell’eterno adolescente e play boy fallito Graziano Biglia. Due storie che corrono parallele e che alla fine si ricongiungono. Il racconto ha inizio con la scoperta della bocciatura di Pietro e prosegue con il ritornare indietro di sei mesi per narrarci le vicende accadute durante l’anno scolastico.<br />
Pietro ha già un destino segnato: ha un padre violento e alcolizzato; una madre depressa che non è in grado di seguire alcuno dei figli; un fratello poco intelligente e poco affezionato a lui. L’unica persona con cui può parlare è l’amica Gloria. Non è una amicizia nata sui banchi di scuola; risale a quando la madre di Pietro faceva le pulizie a casa di Gloria, il cui padre è un direttore di banca. Inizialmente Pietro diventa il nuovo giocattolo della viziata coetanea, ma pian piano diventa un vero amico, compagno di avventure e di scoperte. E’ un sentimento sincero, forse addirittura un amore in erba il loro. Gloria è un po’ arrogante, bella, la più bella della scuola e Pietro è convinto che da grande diventerà Miss Italia. Tra loro la differenza di classe o di casta è talmente evidente che a scuola Pietro suscita le invidie dei piccoli teppisti di cui spesso è succube.<br />
Gloria è mortificata per la bocciatura di Pietro ed essendo solidale con lui cerca di aiutarlo a superare il momento e a realizzare una piccola vendetta. Ma la tragedia lo travolgerà con tutta la sua potenza distruttiva.<br />
A questa storia d’amicizia e amore si lega quella tra Graziano Biglia e Flora Palmieri, due persone che apparentemente non hanno nulla in comune. Graziano, dopo anni di vita sregolata fatta di musica, sesso e droga, torna a Ischiano Scalo e si innamora della professoressa Palmieri, insegnante di Pietro. Flora è una donna sola, bella senza esserne consapevole, considerata fredda e scostante, dal passato difficile, con una madre ridotta ad un vegetale che lei accudisce amorevolmente. Graziano è per Flora una possibilità di salvezza, l’uomo con cui cominciare finalmente a vivere; e Flora è per Graziano l’ultima possibilità di redenzione.<br />
E’ un racconto reso avvincente dall’intreccio di destini tragici, da amori senza poesia, da personaggi ben caratterizzati. Grande è l’abilità di Ammaniti nel creare storie parallele che vanno poi a ricomporre un quadro finale e unitario perfettamente strutturato. Una descrizione asciutta e senza giudizi, un lucido affresco di squallida periferia.</p>
<p align="right"><a href="http://www.my-libraryblog.com/">www.my-libraryblog.com</a></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div>

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		<title>Alta finanza &#8211; Ken Follett</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Follett, Ken]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritto nel lontano 1977, non è stato certo questo romanzo a rendere Ken Follett il famoso scrittore che è oggi. Alta finanza è infatti uno dei primi libri scritti dall’autore, e si caratterizza più che altro per la sua brevità, la sua scorrevolezza e per una trama senza grossi colpi di scena: è quindi privo &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/11/22/alta-finanza-ken-follett/" title="Alta finanza"><img border="0" width="130" src="/img/alta-finanza.jpg" alt="Alta finanza" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="Alta finanza" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup-->Scritto nel lontano 1977, non è stato certo questo romanzo a rendere <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/follett-ken/" title="Ken Follett">Ken Follett</a> il famoso scrittore che è oggi. <a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/11/22/alta-finanza-ken-follett/" title="Alta finanza">Alta finanza</a> è infatti uno dei primi libri scritti dall’autore, e si caratterizza più che altro per la sua brevità, la sua scorrevolezza e per una trama senza grossi colpi di scena: è quindi privo di quegli elementi “fin troppo” necessari ad appassionare il lettore e a renderlo un capolavoro.<br />
La storia è ambientata nella Londra degli anni sessanta e si svolge nell’arco di un’intera giornata, con i titoli dei capitoli dati dalle ore che passano: dalle 6:00 della mattina, alle 16:00 del pomeriggio. Nonostante l’arco temporale sia limitato, gli ambienti toccati nella city sono vari: dalla borsa alla criminalità, dalla finanza ai giornali, con le storie dei personaggi che si incrociano e mutano nell’arco di pochi minuti.<br />
Nonostante la giovane età resta inconfondibile lo “stile Follett”: l’autore si rivela mago nel tratteggiare sia l’ambiente dove si svolgono i fatti, che l’aspetto psicologico che caratterizza ciascun personaggio; fuori dal comune la sua capacità di far emergere per ogni protagonista un lato buono e uno cattivo, un lato forte e uno debole, che porta il lettore ad affezionarsi e subito dopo ad odiare ogni personaggio del romanzo.<br />
I personaggi le cui storie si intrecciano nel libro vanno dal debole Tim Fitzpeterson, sottosegretario al ministero dell’energia, sposato e con figli, desideroso di scalare l’olimpo della politica, al malavitoso Tony Cox, che riesce sempre a sfuggire alla pattuglia che lo pedina ed ad organizzare tutti i colpi nel “suo” quartiere; c’è poi Felix Laski, abile uomo d’affari, che non disdegna il gioco sporco, e Derek Hamilton, uomo di mezza età, sofferente per problemi fisici, economici e familiari.<br />
Il romanzo inizia con la trappola organizzata da Cox a Fitzpeterson, con quest’ultimo che si lascia travolgere dalla passione sfrenata per una ragazza splendida dai capelli rossi, tanto forte da avere dei dubbi sulla propria vita familiare, per poi accorgersi però che è stata tutta una trappola: si trova così ricattato da un malavitoso che vuole un’informazione molto importante.. Tale informazione è oro colato per l’uomo d’affari Felix Laski, figura enigmatica e potente, senza hobby e affascinato solo dal denaro, pronto a dare a Cox ciò che vuole pur di venire a conoscenza di un particolare che può fargli fare l’affare del secolo: rilevare a buon prezzo la Hamilton Holdings prima che il valore delle azioni di quest’ultima vada alle stelle. L’azionista di maggioranza della società al centro del racconto è Derek Hamilton, frustrato da una crisi matrimoniale e da continue difficoltà finanziarie da cui sembra non riuscire a sfuggire. A completare il cast dei personaggi ci sono i giornalisti dell’Evening Post, un giornale con una linea editoriale basata sul tacere gli scandali e pubblicare notizie solo “certissime”: i giovani giornalisti si trovano, allora, a mordere il freno di fronte al tentato suicidio di Fitzpeterson perché ricattato da un malavitoso di nome Cox, che tiene delle relazioni con il rispettabile uomo d’affari Laski. Il finale metterà tutti i protagonisti al cospetto di scelte “difficili”, dei prendere o lasciare destinati a dar luogo a rinunce comunque dolorose.<br />
E’ sicuramente un romanzo caratterizzato da luci ed ombre, che nonostante la “data di nascita” sembra ripercorrere la “Ricucci &amp; Fiorani story” dei giorni recenti. Non è uno dei capolavori di <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/follett-ken/" title="Follett">Follet</a>, ma il libro è piacevole da leggere ed è molto scorrevole.</p>
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		<title>Cuore di tenebra &#8211; Joseph Conrad</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conrad, Joseph]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Joseph Conrad pubblicò Cuore di tenebra, uno dei classici della letteratura del XIX secolo, nel 1899. Nell’attesa del momento propizio per risalire la corrente del Tamigi, Charlie Marlow racconta a un gruppo di marinai una sua precedente esperienza. “Il Nellie, una iole da crociera, ruotò sull’ancora senza alcun tremolio delle vele e si immobilizzò. La marea &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Cuore di tenebra" href="https://www.my-libraryblog.com/cuore-di-tenebra-joseph-conrad/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Cuore di tenebra" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/cuore-di-tenebra1.jpg" alt="Cuore di tenebra" width="200" border="0" /></a>Joseph Conrad pubblicò <strong><em>Cuore di tenebra</em></strong>, uno dei classici della letteratura del XIX secolo, nel 1899. Nell’attesa del momento propizio per risalire la corrente del Tamigi, Charlie Marlow racconta a un gruppo di marinai una sua precedente esperienza. <em>“Il Nellie, una iole da crociera, ruotò sull’ancora senza alcun tremolio delle vele e si immobilizzò. La marea era alta, il vento si era quasi del tutto placato e, dal momento che stavamo discendendo il fiume, l’unica cosa da fare era fermarsi ad aspettare il riflusso.” </em><br /> Marlow, sin da bambino si sentiva attratto da un punto particolare del globo: un fiume dalle sembianze di un serpente che, benché non venga mai nominato, risulta essere il fiume Congo, in Africa. Diventato adulto, tramite l’intercessione di una vecchia zia, riesce a farsi affidare un battello a vapore per una spedizione, proprio lungo quel fiume, e a farsi assumere da una Compagnia per il trasporto dell’avorio. Apparizioni orribili, scene inquietanti, violenze inaudite sugli indigeni turbano il viaggio. Addentratosi nel continente giunge alla sede della compagnia che si trova in uno stato di completo abbandono. Così parte alla ricerca dell’agente che avrebbe dovuto riceverlo e di cui non si sa più nulla: Kurtz. Questi è una figura carismatica, per certi versi ipnotica e magica. Quando Marlow arriva nella nuova stazione si scontra con gli indigeni che ritengono Kurtz una divinità. Infatti, nonostante Kurtz sia bisognoso di cure, essi impediscono a chiunque di portarlo via e lo stesso Kurtz non desidera ritornare alla civiltà occidentale. Marlow riesce però a trascinarlo sul battello e ad allontanarsi, mentre i selvaggi seguono con lo sguardo e per l’ultima volta il loro idolo.<br /> Continua a leggere la recensione di Cuore di tenebra di Joseph Conrad.</p>
<p>La storia di <a href="https://www.my-libraryblog.com/2007/11/21/cuore-di-tenebra-joseph-conrad/" data-wpel-link="internal">Cuore di tenebra</a> è un viaggio nel mistero; è la storia di una assurda ossessione. Kurtz è inquietante, entra nell’oscurità per non uscirne mai più. Il suo vivere rintanato nel cuore della foresta, l’incredibile quantità di avorio che invia alla Compagnia, l’adorazione che gli indigeni provano per lui e il suo voler essere un idolo per gli indigeni, sono tutte caratteristiche che lasciano un terribile senso di angoscia. Rappresenta l’uomo che, per forza e intelligenza, sconfina oltre l’umano per diventare animale e dio.<br /> La lettura di <em>Cuore di tenebra</em> trasmette disagio. Non si può non uscirne turbati. La cinica e delirante colonizzazione dell’uomo bianco con la sua mania di potenza, la sua follia e la sua degenerazione, provoca scie di morte e produce montagne di denaro. Ma non è solo questo: in Marlow, in quella voce narrante il lettore può identificarsi. La gente comune e cosiddetta “normale” potrebbe riflettersi in lui. E lui rappresenta desiderio di libertà, incoscienza, ma soprattutto indifferenza o forse inerzia, grazie alla quale si fa scivolare addosso gli orrori del colonialismo. Marlow non è in grado di rivelare che la “tenebra” è del mondo occidentale, che il buio si nasconde dietro la falsa morale del portare progresso e civiltà, al fine di distruggere e sfruttare le altre culture. <br />Cuore di tenebra è stato per me una lettura faticosa, nonostante l’ambientazione e il tema trattato fossero assolutamente interessanti. Uno stile poco fluido, a tratti molto lento,  ma che ha dato comunque vita a una pietra miliare della letteratura.  Richiede una buona dose di attenzione e una certa predisposizione alla lettura.</p>
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		<title>Fahrenheit 451 &#8211; Ray Bradbury</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bradbury, Ray]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scrittore nordamericano Ray Bradbury scrisse il suo più celebre romanzo Fahrenheit 451 nel 1951 con il titolo originario The fireman. Venne pubblicato poi nel 1953. 
Considerato tra i più grandi autori di letteratura fantascientifica, Bradbury ha ambientato la storia in un ipotetico futuro in cui la lettura di libri è considerata un grave reato e i vigili del fuoco hanno il compito di appiccare incendi, ovunque esistano volumi da distruggere.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-50 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/fahrenheit-451.jpg" width="696" height="1080" alt="" title="fahrenheit-451" class="img-responsive wp-image-114181" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/fahrenheit-451-200x310.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/fahrenheit-451-400x621.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/fahrenheit-451-600x931.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/fahrenheit-451.jpg 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 696px" /></span><div class="fusion-text"><p>Lo scrittore nordamericano Ray Bradbury scrisse il suo più celebre romanzo Fahrenheit 451 nel 1951 con il titolo originario The fireman. Venne pubblicato poi nel 1953.<br />
Considerato tra i più grandi autori di letteratura fantascientifica, Bradbury ha ambientato la storia in un ipotetico futuro in cui la lettura di libri è considerata un grave reato e i vigili del fuoco hanno il compito di appiccare incendi, ovunque esistano volumi da distruggere. Il titolo del romanzo si riferisce appunto alla temperatura di 451 Fahrenheit che è quella a cui brucia spontaneamente la carta.<br />
Il protagonista del romanzo è l’irreprensibile vigile del fuoco Guy Montag che da anni rintraccia coloro che delinquono leggendo o detenendo libri e dà loro fuoco. Questa società futuristica è improntata sulla televisione come sistema di comunicazione, di informazione e soprattutto di istruzione di tutti i cittadini. È una televisione interattiva e il governo se ne serve affinché i cittadini possano recepire ciò che è stato definito giusto o sbagliato.<br />
Un giorno come tanti, Montag legge un piccolo trafiletto di un libro e comincia a nascondere in casa propria alcuni volumi. Questo atteggiamento si verifica contemporaneamente alla conoscenza della giovane vicina Clarisse. La ragazza gli racconta che c’è stato un tempo in cui leggere e scrivere non era reato e in cui i vigili del fuoco avevano il compito di spegnere gli incendi e non di provocarli. La famiglia di Clarisse non possiede televisione e trascorre le serate parlando e scambiando opinioni. La cosa strana per Montag è che sembra una famiglia davvero serena e felice. Gli viene perciò spontaneo chiedersi se la sua è una esistenza altrettanto gioiosa insieme alla giovane moglie Mildred. Purtroppo la risposta che trova senza tanta fatica è che non lo è affatto. La moglie ha appena tentato il suicidio ingerendo barbiturici, non desidera bambini ed è completamente succube degli schermi televisivi. Lei e Montag nonostante anni di convivenza non si conoscono affatto, ma quel che è più sconcertante è che da parte della moglie non c’è alcun desiderio di creare complicità, non c’è alcun desiderio d’amore. Una sera poi rimane sconvolto dalla decisione di una vecchia signora che, pur di non abbandonare la sua biblioteca, preferisce lasciarsi ardere viva insieme ai suoi libri. Montag comprende che c’è qualcosa di profondamente sbagliato nella sua vita e i libri gli aprono invece un mondo nuovo. Questa nuova presa di coscienza porta alla sua rovina: la moglie lo denuncia e lo abbandona; il suo capo e i suoi colleghi gli si rivoltano contro. Quando giungono a casa sua per incendiare i libri che vi ha nascosto, Montag, costretto a partecipare egli stesso all’operazione, si ribella e provoca la morte del suo capo Beatty, ma prima di essere arrestato riesce a fuggire. Viene scatenata una vera e propria caccia all’uomo, ma fortunatamente Montag, rifugiatosi in campagna, incontra un gruppo di persone che come lui credono nel valore dei libri e che lo aiutano. Hanno trovato un sistema per tramandare la conoscenza e non essere considerati dei nemici pubblici…</p>
<p>Nel 1966 è stato tratto da questo romanzo il celebre film diretto da Francois Truffaut con Oskar Werner e Julie Christie. Indubbiamente un buon film anche se non è riuscito a pieno nell’intento di trasporre e per certi versi sconvolgere come il libro.<br />
<strong>Fahrenheit 451</strong> possiede numerose analogie con 1984 di George Orwell e Il mondo nuovo di Aldous Huxley. Meritano tutti di essere letti.<br />
Il mondo di Fahrenheit 451 è un incubo e chiunque leggerà questo libro si renderà conto di quanto abbia precorso i tempi, di quanto sia stato profetico. Persone che non possono fare a meno degli schermi televisivi, automi che ingurgitano informazioni senza alcuna possibilità di selezionare e scegliere; libri e cultura banditi come nemici della società civile; idee e ideali inesistenti.<br />
Un quadro spettrale, ma per certi versi attualissimo.</p>
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		<title>I love shopping a New York &#8211; Sophie Kinsella</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Nov 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Kinsella, Sophie]]></category>

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		<description><![CDATA[I love shopping a New York è il secondo libro dell’inglese Sophie Kinsella dedicato alla giovane e frizzante Rebecca Bloomwood. Chi conosce già la protagonista Becky e si è divertito a leggere il primo I love shopping non potrà fare a meno di sorridere e trovare esilaranti anche le sue avventure a New York. Dopo &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/11/04/i-love-shopping-a-new-york-sophie-kinsella/" title="I love shopping a New York"><img border="0" width="130" src="/img/i-love-shopping-a-new-york.jpg" alt="I love shopping a New York" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="I love shopping a New York" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--><a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/11/04/i-love-shopping-a-new-york-sophie-kinsella/" title="I love shopping a New York">I love shopping a New York</a> è il secondo libro dell’inglese <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/kinsella-sophie/" title="Sophie Kinsella">Sophie Kinsella</a> dedicato alla giovane e frizzante Rebecca Bloomwood.<br />
Chi conosce già la protagonista Becky e si è divertito a leggere il primo <a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/05/28/i-love-shopping-sophie-kinsella/" title="I love shopping">I love shopping</a> non potrà fare a meno di sorridere e trovare esilaranti anche le sue avventure a New York. Dopo le peripezie narrate nel primo libro, Becky ha ottenuto un soddisfacente lavoro in televisione nell’ambito di un programma mattutino nel quale dispensa saggi consigli finanziari; è felicemente fidanzata con il giovane e capace imprenditore Luke Brandon e soprattutto ha saldato tutti i suoi debiti riuscendo ad instaurare anche un ottimo rapporto con il funzionario di banca che si occupa del suo conto corrente. La vita finalmente le sorride. Come se ciò non bastasse il fidanzato Luke, che ha intenzione di aprire una filiale della Brandon Communication a New York, la vuole accanto a sé. Ed è per questa ragione che partono per un soggiorno di due settimane nella Grande Mela. Qui Luke dovrà concludere un vantaggioso contratto con importanti finanziatori americani per l’espansione della sua azienda negli States; Becky invece dovrà prendere contatto con le emittenti televisive del luogo per creare all’interno di un programma una rubrica simile a quella tenuta a Londra. Ma la sua irrefrenabile passione per lo shopping, in un luogo come New York, scintillante di luci, di colori, ma soprattutto di enormi negozi, rischierà di farla ripiombare nel baratro. Durante la sua permanenza in America, su un giornale londinese, viene pubblicato un articolo che rivela lo stato delle sue finanze, nel frattempo tornate disastrose. Luke la accusa di non essere riuscita a concludere l’accordo con i finanziatori a causa della cattiva pubblicità provocata dai suoi comportamenti e in seguito ad una violenta lite, torna a Londra. D’altra parte nessuna delle produzioni televisive contattate, all’inizio entusiaste della sua persona, ha più intenzione di scritturarla per alcun programma. A Londra trova un’altra spiacevole sorpresa: la redazione del suo <em>Caffè del mattino</em> la sostituirà con altra esperta. Riuscirà la nostra Becky a cavarsi da ogni impaccio? E come?</p>
<p>Una lettura leggera, ma che vi lascerà sempre un sorriso sulle labbra.<br />
Allegro e spassoso.</p>
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		<title>Un luogo chiamato libertà &#8211; Ken Follett</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Nov 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Follett, Ken]]></category>

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		<description><![CDATA[Un luogo chiamato libertà, è un romanzo attraverso il quale Follett descrive l’Inghilterra del XVIII secolo, mutata dall’avvento della rivoluzione industriale. Il viaggio che l’autore fa intraprendere con la lettura del libro parte dalla Scozia, “colonia” inglese, dove gli interessi dei capitalisti londinesi, assetati dalle fortune rappresentate dalle miniere di carbone, non conoscono limiti, tanto &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/11/03/un-luogo-chiamato-liberta-ken-follett/" title="Un luogo chiamato libertà"><img border="0" width="130" src="/img/luogo-chiamato-liberta.jpg" alt="Un luogo chiamato libertà" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="Un luogo chiamato libertà" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--><a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/11/03/un-luogo-chiamato-liberta-ken-follett/" title="Un luogo chiamato libertà">Un luogo chiamato libertà</a>, è un romanzo attraverso il quale <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/follett-ken/" title="Ken Follett">Follett</a> descrive l’Inghilterra del XVIII secolo, mutata dall’avvento della rivoluzione industriale. Il viaggio che l’autore fa intraprendere con la lettura del libro parte dalla Scozia, “colonia” inglese, dove gli interessi dei capitalisti londinesi, assetati dalle fortune rappresentate dalle miniere di carbone, non conoscono limiti, tanto da considerare i minatori alla stregua di “picconi” da usare per estrarre ricchezza. E’ proprio questa situazione sociale di schiavitù a creare dei forti ideali di libertà nel giovane minatore Mack McAsch, e a spingerlo verso uno straordinario viaggio dalla sua terra natia fino a Londra, e poi in Virginia tra le colonie americane, per finire tra le terre selvagge abitate solo dagli indiani. Compagni di avventura, nel bene e nel male, del coraggioso e forte jock, sono la nobile scozzese Lizzie, completamente fuori dagli schemi delle nobil donne, e l’intera famiglia Jamisson, in cui padre e figli incarnano un concentrato di avidità e desiderio di ricchezza a tutti i costi. Follett permette al lettore di immergersi nella realtà brutale delle miniere, del lavoro nei porti londinesi, e delle piantagioni di tabacco, luoghi geograficamente lontani ma accomunati dalla sottomissione dei più deboli: saranno la forza d’animo e l’amore a permettere al giovane McAsch di abbattere tutte le barriere che incontrerà sulla sua strada e raggiungere il suo sogno: quello di essere finalmente lui stesso l’unico padrone della sua vita.<br />
Il libro si articola in tre parti. Nella prima Follett descrive dettagliatamente la realtà delle miniere di carbone scozzesi, sottolineando i tratti della vita degli abitanti di quelle terre; sarà per “spezzare” le catene di questa schiavitù che il giovane McAsch cercherà di cambiare le cose, chiedendo il rispetto della legge, finendo però in fuga verso Londra, alla ricerca della libertà. Nella seconda parte del libro le rive del Tamigi non si riveleranno l’eldorado sognato: il giovane protagonista si scontrerà infatti con una realtà che condanna gli scaricatori di carbone ad essere vittime dei potenti e dei loro interessi: si porrà allora alla guida di una rivoluzione mirata al miglioramento della vita degli operai, sempre nel rispetto della legge; ancora una volta però saranno i signorotti a spuntarla. Nella terza parte del libro le peregrinazioni proseguiranno portandolo fino alle lontane colonie americane, nelle piantagioni di tabacco della virginia, tra gli schiavi africani: qui, ancora una volta “incatenato”, dovrà evadere per poter realizzare il suo sogno.<br />
Diverse donne segnano la vita del protagonista nelle varie tappe, ma solo una lo accompagna nel suo lungo cammino: è l’irrequieta Lizzie, amica d’infanzia appartenente ad una classe sociale diversa dalla sua, che pur sposando il figlio minore di George Jamisson, capostipite della famiglia antagonista del minatore in tutte le fasi del romanzo, non smetterà mai di appoggiare Mack in tutte le sue imprese, spinta dal suo spirito libero, dagli ideali di giustizia, oltre che da una particolare attrazione…<br />
Ancora una volta Follett si dimostra un maestro nella descrizione minuziosa di luoghi e personaggi: impossibile per il lettore non lasciarsi trascinare dal vortice di emozioni prodotte da questo libro.</p>
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		<title>Orgoglio e pregiudizio &#8211; Jane Austen</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/orgoglio-e-pregiudizio-jane-austen/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Nov 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Austen, Jane]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Orgoglio e pregiudizio - Orgoglio e pregiudizio è il più celebre romanzo della scrittrice britannica Jane Austen. Fu scritto tra il 1796 e il 1797, originariamente con il titolo First impressions, e poi pubblicato anonimamente in seguito ad un processo di revisione nel 1813. Racconta la storia della famiglia Bennet composta dai genitori e &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
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<p><strong>Orgoglio e pregiudizio</strong> &#8211; Orgoglio e pregiudizio è il più celebre romanzo della scrittrice britannica Jane Austen. Fu scritto tra il 1796 e il 1797, originariamente con il titolo <em>First impressions</em>, e poi pubblicato anonimamente in seguito ad un processo di revisione nel 1813.<br />
Racconta la storia della famiglia Bennet composta dai genitori e dalle cinque sorelle Bennet: Jane, Elizabeth, Mary, Catherine e Lydia. Mrs Bennet, il cui solo scopo nella vita è quello di trovare un buon partito per le figlie, è una donna superficiale e inopportuna, capace di comportamenti sciocchi e spiacevoli. Mr Bennet per converso, è un gentiluomo prudente, ironico ed avveduto, legatissimo alla briosa secondogenita Elizabeth.<br />
Jane ed Elizabeth, unite da un profondo legame, sono fanciulle delicate e intelligenti. Totalmente differenti le sorelle minori Catherine e Lydia. Quest&#8217;ultime, influenzate dalla madre, hanno come soli interessi  il divertimento e le banalità. Quando il giovane, ricco e scapolo Mr Bingley, si trasferisce a Netherfield con le due sorelle e l’amico Fitzwilliam Darcy, vicino alla tenuta dei Bennet, Mrs Bennet freme all’idea di creare prima possibile l’occasione di presentare loro le figlie.</p>
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<p><em>“E’ un fatto universalmente noto che uno scapolo provvisto di un cospicuo patrimonio non possa fare a meno di prendere moglie. Per poco che si conoscano i sentimenti o le intenzioni di un uomo ricco e senza moglie al momento del suo primo apparire in un certo luogo, questo fatto è così radicato nella mente delle famiglie del vicinato, che egli viene considerato legittima proprietà dell’una o dell’altra delle loro delle loro figliuole.”</em></p>
</blockquote>
<p>Ed è infatti al ballo tenuto dal vicino Sir Lucas che Jane, la maggiore delle Bennet, e Bingley si conoscono. Ma mentre Bingley, durante il ricevimento, si diverte e balla sempre con Jane, l’amico Darcy resta in disparte, danza raramente e si intrattiene solo con le sorelle di Mr Bingley, che conosce bene. Questo comportamento suscita l’impressione di ricco signore superbo e altezzoso. E quando Darcy definisce Elizabeth <em>“appena passabile, ma non abbastanza bella da tentarlo”</em>, la seconda delle Bennet lo prende naturalmente in antipatia. Il giorno dopo il ballo, le sorelle Bennet, nella vicina città di Meryton, conoscono Mr Whickham il quale dichiara di aver vissuto a lungo con Mr Darcy e confida ad Elizabeth di essere stato derubato dell’eredità proprio da lui. Nei giorni successivi Jane, recatasi a trovare Miss Bingley, viene colta da un temporale  e da una successiva influenza che la costringe a rimanere a casa dei Bingley. Il padrone è molto felice di averla sotto lo stesso tetto, perché già invaghitosi di lei. Non così Darcy e Miss Bingley. Elizabeth, preoccupata per la salute della sorella, si reca dai Bingley per assisterla. Ed è qui che Mr Darcy la conosce meglio e si scopre innamorato di lei. Ma altri eventi andranno a supportare l’iniziale cattiva opinione su Mr Darcy da parte di Elizabeth.</p>
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I temi principali del romanzo sono proprio l’orgoglio di classe di Mr Darcy e il pregiudizio di Miss Elizabeth Bennet. L’uno crede di non poter ricevere alcun rifiuto, grazie alla sua ricchezza e alla sua posizione sociale; l’altra pensa di poter comprendere una persona da ciò che si dice di lei. E’ una splendida storia d’amore, impreziosita dall’ ironia e dall’intelligenza della narrazione. Sa essere romantica e delicata la Austen, ma anche arguta nello stilizzare le differenze sociali, perspicace nel portare alla luce le vanità e le debolezze della vita domestica. E’ un racconto immancabile nella libreria di un appassionato lettore.<br />
Un libro delizioso.</p>
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		<title>Madame Bovary &#8211; Gustave Flaubert</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Flaubert, Gustave]]></category>

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		<description><![CDATA[Gustave Flaubert pubblicò il romanzo Madame Bovary dapprima a puntate ne La Revue de Paris tra ottobre e dicembre del 1856 e poi in volume nel 1857. La critica lo accolse, dopo aver suscitato uno scandalo che trascinò Flaubert in tribunale, come una delle opere letterarie più importanti dell’epoca e l’incredibile successo editoriale ne continua &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/10/15/madame-bovary-gustave-flaubert/"><img src="/img/madame-bovary.jpg" alt="Madame Bovary" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" title="Madame Bovary" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--><a href="http://www.my-libraryblog.com/category/flaubert-gustave/">Gustave Flaubert</a> pubblicò il romanzo <a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/10/15/madame-bovary-gustave-flaubert/">Madame Bovary</a> dapprima a puntate ne <em>La Revue de Paris</em> tra ottobre e dicembre del 1856 e poi in volume nel 1857. La critica lo accolse, dopo aver suscitato uno scandalo che trascinò Flaubert in tribunale, come una delle opere letterarie più importanti dell’epoca e l’incredibile successo editoriale ne continua a confermare la preziosità.</p>
<p>Il ritratto di Charles Bovary apre il libro: dapprima ragazzino in collegio a Rouen, timido e privo di particolari doti, poi mediocre studente di medicina e ancora anonimo ufficiale sanitario agli inizi della sua professione nella piccola Tostes. La protagonista del romanzo è la giovane e graziosa Emma Rouault. Figlia di un benestante proprietario terriero ed educata in città nel convento delle suore Orsoline incontra Charles Bovary in occasione delle cure che questi si reca a prestare al padre. Charles se ne innamora e, dopo essere rimasto vedovo, la sposa conducendola a vivere nella sua casa di Tostes. Ben presto la giovane si rende conto di quanto sia diverso il suo matrimonio dai sogni che i romanzi letti in convento avevano alimentato. Charles la ama profondamente, ma questo sentimento non è sufficiente a renderla felice. Prevalgono la monotonia, l’insoddisfazione e la consapevolezza di avere un compagno mediocre e privo di ambizioni. Il loro triste menage, di cui Charles non si rende conto, è interrotto dall’invito del marchese d&#8217;Andervilliers nel suo lussuoso castello. Finalmente Emma si trova a contatto con il mondo raffinato ed elegante che ha sempre sognato e si accentua il desiderio di una vita socialmente elevata. Per questa ragione ritornare alla sua casa è ancora più faticoso. Si abbona alle riviste della capitale, legge romanzi che non fanno che acuire il senso di inadeguatezza del marito, ritenuto noioso e comune, e della monotona esistenza che questi le fa condurre e si abbandona a fantasie irrealizzabili. La sua condizione è tale da ammalarsi, da cadere in uno stato febbrile. Il marito premuroso decide così di trasferirsi in un altro villaggio, a Yonville, pensando che questo cambiamento possa giovare alla sua salute. Nè questo nuovo luogo, che Emma reputa ancora più deprimente, né la nascita della loro bambina, né la “falsa” cultura del  farmacista Homais contribuiscono a farle apprezzare la sua vita borghese. A Yonville conosce un giovane studente di giurisprudenza, Leon Dupuis, con il quale sembra condividere pensieri e ideali romantici, ma questi dopo qualche tempo si allontana dal villaggio per motivi di studio. A questo punto Emma comincia una relazione con Rodolphe Boulanger, ricco proprietario terriero del luogo che incrementa così la sua già lunga lista di conquiste femminili. E’ attratto da Emma, ma solo in maniera superficiale. E così quando lei, in preda alle sue fantasie romantiche, escogita la fuga con Rodolphe, questi la sera prima la lascia con una lettera che le fa recapitare insieme ad una cesta di frutta. Per Emma, sedotta e abbandonata, lo shock è molto forte e si ammala nuovamente. Una sera Emma e Charles si recano a Rouen all’opera e qui un incontro fortuito con la sua vecchia conoscenza Leon la rianima nuovamente. I due intraprendono una relazione. Emma convince Charles a lasciarla prendere lezioni di pianoforte in città. In questo modo ha la possibilità di allontanarsi ogni settimana da Yonville senza destare sospetti e incontrare indisturbata il suo giovane amante Leon. Nel contempo Emma spende esorbitanti somme di denaro cercando di sfuggire alla noia e alla vacuità della vita provinciale. Il marito non sospetta nulla delle sue relazioni e le lascia il pieno controllo dei suoi averi. Contrae debiti per somme spropositate anche a causa dello scaltro mercante Monsieur Lheureux che spinge Emma ad acquistare beni pur non disponendo di denaro, in cambio della firma di numerose cambiali. Emma decreta in questo modo la rovina finanziaria e non solo della famiglia Bovary. Una voragine di menzogne e debiti. Nonostante la figlia sia costretta ad andare in giro con le calze bucate,  la madre continua a procurarsi oggetti di lusso. Quando non riesce più a far fronte ai debitori e agli ufficiali giudiziari, chiede aiuto sia a Leon, sia a Rodolphe, ma nessuno dei due è disposto ad aiutarla. Nessuno dei due l’ha mai veramente amata. A Emma non resta che l’estrema via d’uscita del suicidio e beve il veleno che riesce a trafugare nel magazzino della farmacia del signor Homais. Charles è disperato e ignaro, ma quando scopre ogni cosa la devastazione del suo cuore è tale che non le sopravvive a lungo.<br />
Madame Bovary rappresenta la crisi degli ideali romantici ed è considerato un esempio tipico di romanzo realista. Flaubert denuncia la mediocrità borghese e ci mostra quanto siano ridicole e stupide le convenzioni della borghesia. Il saccente, egocentrico e per certi versi pericoloso farmacista Homais ne è uno straordinario esempio. Emma, ansiosa d’amore, sognatrice, perennemente scontenta, desiderosa di elevazione sociale e di una frizzante vita aristocratica, è uno dei personaggi femminili più conosciuti e riusciti della letteratura grazie allo stile e alla capacità di Flaubert di esprimere i sentimenti e la psicologia di questa. Attorno alla sua tormentata figura lo scrittore ha creato uno splendido romanzo, crudo e spietato, in cui la storia del fallimento esistenziale è talmente verosimile che vale davvero la pena di leggerlo.</p>
<p>Buona lettura!</p>
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		<title>Siddharta &#8211; Hermann Hesse</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Sep 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Hesse, Hermann]]></category>

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		<description><![CDATA[Hermann Hesse pubblicò Siddharta nel 1922, ma il successo arrivò vent’anni dopo sulla scia del Premio Nobel conferito allo scrittore tedesco nel 1946. Narra la vita del giovane indiano Siddharta, figlio di un ricco bramino, alla ricerca della sua strada nei modi più disparati. Siddharta aveva sin dall’infanzia seguito gli insegnamenti del padre; era studioso &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/09/22/siddharta-hermann-hesse/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Siddharta" src="/img/siddharta.jpg" alt="Siddharta" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--></p>
<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/category/hesse-hermann/">Hermann Hesse</a> pubblicò <a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/09/22/siddharta-hermann-hesse/">Siddharta</a> nel 1922, ma il successo arrivò vent’anni dopo sulla scia del Premio Nobel conferito allo scrittore tedesco nel 1946.</p>
<p>Narra la vita del giovane indiano Siddharta, figlio di un ricco bramino, alla ricerca della sua strada nei modi più disparati. Siddharta aveva sin dall’infanzia seguito gli insegnamenti del padre; era studioso e rappresentava l’orgoglio dei suoi genitori; suscitava l’ammirazione di tutti e in particolare del suo inseparabile amico Govinda. Ma non trovava la sua felicità, non si sentiva soddisfatto di sé. Per queste ragioni decise di abbandonare la casa dei genitori e di andare a vivere, insieme a Govinda, con un gruppo di pensatori che viveva di molto poco, i Samana. Da loro imparò ogni cosa della loro dottrina. Dopo questa esperienza i due amici andarono a vedere il Buddha Gotama e a questa setta Govinda decise di aggregarsi. Siddharta, rimasto solo, continuava a non essere soddisfatto, pensò alla sua vita, a come l’aveva fino a quel momento vissuta giungendo a credere che quello che aveva cercato era sempre stato alla sua portata, ma forse non era stato in grado di coglierlo. Forse tutto ciò che era necessario era conoscere se stesso, imparare dal proprio io, dal proprio credo. Con questa sua nuova consapevolezza partì per la città dove conobbe la bella cortigiana Kamala. Decise di apprendere da lei l’amore e in quel contesto imparò a lavorare, ad arricchirsi e a spendere. Hesse, pur non utilizzando mai un aggettivo negativo per descrivere Kamala, ha lasciato però intuire il tipo di “mestiere” che questa svolgeva. Dopo diversi anni trascorsi con Kamala, Siddharta, avendo capito che stava conducendo una vita che non avrebbe voluto, scappò via. Ma Kamala aspettava un bambino che avrebbe chiamato come il padre Siddharta. Questi era ormai prigioniero dei rimorsi per lo stile di vita degli ultimi anni al punto da meditare il suicidio. Ma il caso o il destino fece si che Siddharta incontrasse il vecchio amico Govinda il quale inizialmente non lo riconobbe e credette di aiutare uno sconosciuto. Un incontro davvero significativo. Siddharta, avendo riacquistato nuova fiducia, cercò ancora una nuova strada da percorrere. Si fermò così sulle sponde del fiume presso il vecchio barcaiolo Vasudeva da cui imparò moltissimo, proprio là dove avrebbe voluto porre termine alla sua vita. Qui incontrò anche Kamala in viaggio alla ricerca del Buddha, accompagnata dal figlio. A causa del morso di un serpente Kamala morì lasciando il piccolo Siddharta alle cure del padre. Ma il giovane era ribelle, non aveva voglia di lavorare e di apprendere: era l’opposto del padre. Dopo alcuni anni suo figlio decise di andare via e a <a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/09/22/siddharta-hermann-hesse/">Siddharta</a> non restò che lasciarlo andare. Comprese perciò anche la sofferenza che aveva inflitto ai suoi, quando da giovane aveva preso la medesima decisione. E si giunge alla conclusione del libro con il nuovo incontro tra Siddharta e Govinda ormai anziani e saggi che si raccontano le loro esperienze, le loro conoscenze e le loro filosofie.<br />
E’ un libro adatto a chi si pone tante domande, a chi cerca risposte, a chi è alla ricerca di se stesso. Fondamentale per chi cerca il proprio stimolo a vivere pienamente, per chi vuole trovare la propria essenza e i propri valori.<br />
Una grande lezione di vita.</p>
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		<title>L’insostenibile leggerezza dell’essere &#8211; Milan Kundera</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Sep 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Kundera, Milan]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Milan Kundera scrisse il romanzo L'insostenibile leggerezza dell'essere nel 1982 e lo pubblicò in Francia per la prima volta nel 1984. È senza dubbio il più conosciuto e amato dello scrittore boemo. Le vicende si svolgono a Praga alla fine degli anni sessanta, tra la cosiddetta Primavera e l’invasione dell’Unione Sovietica. Tomas è un &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
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						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-54 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/764784_389543-300x472.jpg" width="300" height="472" alt="" title="764784_389543" class="img-responsive wp-image-114011" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/764784_389543-200x315.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/764784_389543-400x630.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/764784_389543-600x945.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/764784_389543.jpg 635w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span><div class="fusion-text"><p><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--></p>
<p>Milan Kundera scrisse il romanzo <em>L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere</em> nel 1982 e lo pubblicò in Francia per la prima volta nel 1984. È senza dubbio il più conosciuto e amato dello scrittore boemo. Le vicende si svolgono a Praga alla fine degli anni sessanta, tra la cosiddetta Primavera e l’invasione dell’Unione Sovietica.<br />
Tomas è un chirurgo dedito al lavoro e alle donne. Con esse preferisce intrattenere <em>amicizie erotiche</em>, libere e indipendenti piuttosto che creare legami forti, complicati e inevitabilmente soffocanti. Consapevole della differenza, anche minima, che rende unica ogni donna, ne colleziona una dopo l’altra. Tereza è una donna tenera e indifesa; fugge dalla famiglia, in particolare dalla madre e dai suoi problemi, ma è alla ricerca dell’amore, del solo uomo con cui condividere la vita. Quando incontra Tomas, tra i due nasce un legame sentimentale molto forte; lui la accoglie in casa sua come non aveva fatto con nessuna, ma Tomas pur innamorandosene, non rinuncia alle altre donne.</p>
<blockquote>
<p><em>Se la prese con se stesso, ma alla fine si disse che in realtà era del tutto naturale non sapere quel che voleva. Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future. E’ meglio stare con Tereza o rimanere solo? Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno “ schizzo “ è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.</em><em><br />
“ Einmal ist keinmal “. Tomas ripetè tra sé il proverbio tedesco. Quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto. Se l’uomo può vivere solo una vita, è come se non vivesse affatto.</em></p>
</blockquote>
<p>Parallelamente alla storia di Tomas e Tereza si svolge quella di Sabina e Franz. Lei pittrice in esilio e donna libera, lui professore di Ginevra e legato da un matrimonio infelice. Quando finalmente Franz decide di confessare alla moglie la sua relazione extraconiugale, Sabina lo lascia, oppressa dal peso insopportabile di quell’amore non più clandestino. Tutta la narrazione è influenzata dai contrasti sociali e politici del periodo. I carri armati russi sono in tutta Praga; gli intellettuali sono perseguitati e chiunque sia contrario al regime è umiliato o esiliato.<br />
E’ un libro meraviglioso alla cui base vi è un concetto elementare. Ci ricorda che ogni nostra azione, ogni nostro istante è irripetibile; perché la vita stessa è irripetibile. Ci dice che non siamo preparati ad essa e che non abbiamo seconde possibilità. Tutto ciò che scegliamo o consideriamo inizialmente come <em>leggero</em> rivela presto il suo incredibile peso.<br />
Straordinaria la capacità di Kundera di rappresentare le situazioni umane; formidabile la sua maniera di descrivere l’inesorabile scorrere delle nostre vite. Storia, filosofia e letteratura si concentrano in questa narrazione dando vita a un capolavoro indiscusso.</p>
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		<title>Ventimila leghe sotto i mari &#8211; Jules Verne</title>
		<link>https://www.my-libraryblog.com/ventimila-leghe-sotto-i-mari-jules-verne/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Sep 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Verne, Jules]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato nel 1870 da Hetzel, Ventimila leghe sotto i mari è uno dei romanzi più famosi e apprezzati dell’autorevole scrittore francese Jules Verne. L’avveniristico sottomarino Nautilus e il misterioso Capitano Nemo ci conducono negli abissi per vivere straordinarie avventure. Un misterioso mostro, un essere incredibilmente veloce e mastodontico sperona navi e terrorizza navigatori. Non &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-55 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/ventimila-leghe-sotto-i-mari-300x468.jpg" width="300" height="468" alt="" title="ventimila-leghe-sotto-i-mari" class="img-responsive wp-image-113950" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/ventimila-leghe-sotto-i-mari-200x312.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/ventimila-leghe-sotto-i-mari-400x624.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/ventimila-leghe-sotto-i-mari-600x936.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/ventimila-leghe-sotto-i-mari.jpg 641w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 300px" /></span><div class="fusion-text"><p>Pubblicato nel 1870 da Hetzel, <em>Ventimila leghe sotto i mari</em> è uno dei romanzi più famosi e apprezzati dell’autorevole scrittore francese Jules Verne.<br />
L’avveniristico sottomarino Nautilus e il misterioso Capitano Nemo ci conducono negli abissi per vivere straordinarie avventure. Un misterioso mostro, un essere incredibilmente veloce e mastodontico sperona navi e terrorizza navigatori. Non si era mai visto sino a quel momento nulla del genere.</p>
<blockquote>
<p>L’anno 1866 fu caratterizzato da un avvenimento strano, un fenomeno inesplicato e inesplicabile, che nessuno certamente ha potuto dimenticare. Correvano delle voci che impressionavano le popolazioni dei porti di mare e che accendevano lo spirito pubblico nelle città dell’interno, ma in particolar modo ne fu colpita la gente di mare. Commercianti, armatori, capitani di navi, europei e americani, ufficiali delle marine militari di tutti i Paesi, e infine i Governi dei diversi Stati dei due continenti, furono profondamente turbati dallo strano fenomeno.</p>
</blockquote>
<p>E’ questa la ragione per la quale Pierre Aronnax, professore al Museo di Storia Naturale di Parigi, esperto conoscitore del mare e dei suoi abitanti, autore di una delle opere più famose dell’epoca sulla vita sottomarina, viene invitato a prendere parte alla spedizione che si propone di catturare il mostro. Imbarcatosi sull’Abraham Lincoln, con il suo fedele servitore Consiglio, incontra l’esperto fiociniere Ned Land con il quale condividerà numerose imprese. Viaggiano per mesi alla ricerca del mostro senza mai incontrarlo, finchè un giorno si imbattono in lui. Aronnax, Consiglio e Ned Land vengono scaraventati in mare durante lo scontro e quando tutto sembra perduto riescono a salvarsi proprio rifugiandosi su quella che sembra un’isola galleggiante. Capiscono di essere su ciò che avevano creduto il mostro, di trovarsi su di una nave sottomarina. Ed è a questo punto che i marinai di quella insolita nave li catturano e che fanno conoscenza del criptico Capitano Nemo. E’ un uomo intelligente e colto, ma la mancanza di qualsivoglia legame con la terraferma e la rinuncia alla civiltà degli uomini, lo hanno reso enigmatico e misterioso. Inizia così il loro incredibile viaggio nel mondo sottomarino carico di sorprese, di imprevisti, di epiche vicissitudini. Affascinante lo spettacolo di cui si può godere all’interno del Nautilus; suggestiva la caccia nelle foreste sottomarine di Crespo; straordinaria la lotta contro i calamari giganti. In meno di dieci mesi percorrono ventimila leghe sotto i mari, attraverso il Pacifico, l’Oceano Indiano, il Mar Rosso, il Mediterraneo, l’Atlantico, i mari australi e boreali.<br />
Fantasia, scienza e fantascienza, tenute insieme dall’eccezionale talento di Verne, hanno dato vita a un racconto che sarà sempre ricordato e apprezzato non solo da ragazzi, ma da lettori di tutte le età.</p>
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		<title>La metamorfosi &#8211; Franz Kafka</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Sep 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Kafka, Franz]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il racconto La metamorfosi, insieme al romanzo Il processo, è l’opera di gran lunga più conosciuta di Franz Kafka. Primo di sei figli, nacque a Praga nel 1883 da una famiglia ebrea di madrelingua tedesca e morì di tubercolosi in un sanatorio, presso Vienna nel 1924. La sua infanzia è segnata dal contrasto con la &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-56 hover-type-none fusion-no-medium-visibility fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-metamorfosi.jpg" width="500" height="767" alt="" title="la-metamorfosi" class="img-responsive wp-image-114232" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-metamorfosi-200x307.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-metamorfosi-400x614.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/la-metamorfosi.jpg 500w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 500px" /></span><div class="fusion-text"><p>Il racconto <strong>La metamorfosi</strong>, insieme al romanzo <em>Il processo</em>, è l’opera di gran lunga più conosciuta di Franz Kafka. Primo di sei figli, nacque a Praga nel 1883 da una famiglia ebrea di madrelingua tedesca e morì di tubercolosi in un sanatorio, presso Vienna nel 1924. La sua infanzia è segnata dal contrasto con la figura paterna che si palesa chiaramente in Lettera al padre.</p>
<blockquote>
<p>Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. Se ne stava disteso sulla schiena, dura come una corazza, e per poco che alzasse la testa poteva vedersi il ventre abbrunito e convesso, solcato da nervature arcuate sul quale si reggeva a stento la coperta, ormai prossima a scivolare completamente a terra. Sotto i suoi occhi annaspavano impotenti le sue molte zampette, di una sottigliezza desolante se raffrontate alla sua corporatura abituale. “Che cosa mi è accaduto?”, si domandò. Non stava affatto sognando…</p>
</blockquote>
<p>Questo lo straordinario incipit del racconto. Gregor, che di mestiere fa il commesso viaggiatore, si risveglia trasformato in uno scarafaggio. Sul momento pensa di trovarsi in un sogno e cerca di addormentarsi sperando che al risveglio tutto quanto sia tornato normale. Ma quella sarà la sua condizione fino alla fine dei suoi giorni: un insetto con i sentimenti di un uomo. La storia esprime le difficoltà di comunicazione con la famiglia, l’oppressione della società dei padri e la solitudine dell’uomo. Ancor più che Gregor, ad essere colpita da questa mutazione è proprio la famiglia. Ed è quest’ultima a relegarlo nella sua angusta stanzetta, lontano da ogni sguardo. Sembra dirci che anche le persone più care e vicine non sono in grado di amare incondizionatamente. Perfino la sorella, che inizialmente è l’unica a sopportare la sua presenza, si stanca ben presto di questa situazione e propone ai genitori di eliminarlo. Quell’essere spregevole, viscido, abietto, motivo di vergogna per tutti loro, non è Gregor. Non merita più di essere chiamato per nome, non merita alcuna attenzione, deve solo essere schiacciato come uno scarafaggio. Non è fratello e non è figlio, è solo un insetto…<br />E’ una lettura breve, divisa in soli tre capitoli, ma colma di significato. Il linguaggio è semplice, fluido, quasi leggero e contrasta con la durezza e la difficoltà delle tematiche trattate.<br />Colpisce l’ermetismo, tipico del mondo Kafkiano e l’ottusa, terrificante e cieca rappresentazione di se stesso. La metafora dell’insetto ci dice che non c’è per Kafka-Samsa alcuna realizzazione dell’io, nemmeno in quella forma di perversione; significa la dipendenza dalla famiglia, la negazione della libertà e l’annientamento della personalità.<br />La metamorfosi è una magnifica allegoria dell’umana vicenda e prezioso gioiello della letteratura.</p>
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		<title>Come Dio comanda &#8211; Niccolò Ammaniti</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Aug 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ammaniti, Niccolò]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato nel 2006, Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti è il vincitore del Premio Strega 2007. Sullo sfondo di una desolante periferia si snodano le vicende di Rino e Cristiano Zena, padre e figlio con il loro complesso legame, e quelle degli amici Danilo, segnato dalla morte della figlia di tre anni e dall’abbandono &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a href="http://pdt.tradedoubler.com/click?a(1383173)p(10388)prod(76003487)ttid(3)"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Come Dio comanda" src="/img/come-dio-comanda.jpg" alt="Come Dio comanda" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--></p>
<p>Pubblicato nel 2006,<em> Come Dio comanda</em> di Niccolò Ammaniti è il vincitore del Premio Strega 2007.<br />
Sullo sfondo di una desolante periferia si snodano le vicende di Rino e Cristiano Zena, padre e figlio con il loro complesso legame, e quelle degli amici Danilo, segnato dalla morte della figlia di tre anni e dall’abbandono della moglie, e Corrado, detto Quattro Formaggi per la sua insana passione per la pizza ai quattro formaggi. Rino è un uomo violento, alcolizzato, senza un lavoro stabile, sotto il controllo di un assistente sociale che minaccia di togliergli la custodia del figlio dodicenne. Rino e Cristiano sono uniti da un amore profondo, ma è anche un amore intriso di sopraffazione e violenza, di culto della forza e spirito di sopravvivenza. Il loro rapporto è al centro del racconto. Rino, Danilo e Corrado costituiscono un trio di balordi, quasi un clan. Annaspano nella loro esistenza, travolti dall’odio per chi è diverso da loro o solo più debole e succubi delle paure, delle incertezze, della vita stessa. E proprio come un vero clan, escogitano un modo per uscire da quella miserevole situazione e dare finalmente una svolta alla loro vita: decidono di scassinare un bancomat. Ma la notte in cui è programmato il colpo, diversi tragici eventi cambieranno per sempre le loro esistenze…<br />
Questo romanzo, come accaduto per altre precedenti opere dello scrittore, ha provocato differenti reazioni sia tra il pubblico sia tra i critici letterari. Accoglienza certamente positiva è stata quella del regista Gabriele Salvatores che ha deciso, come accaduto per il precedente <em>Io non ho paura</em>, di trarne un film.<br />
Brutali e a momenti tragicomiche sono le situazioni che accompagnano gli irragionevoli, spietati e istintivi personaggi di Ammaniti. Legati tra loro da sentimenti, a volte incomprensibili, di amore e solidarietà , ma terribilmente offuscati dall’emarginazione, dall’ignoranza e distorti dalla solitudine. Sono individui, per quanto disgustosi e violenti, alla ricerca del proprio Dio.<br />
La suggestiva ambientazione, la naturale capacità dello scrittore di dipingere in maniera grottesca e vivace una parte di questa nostra società, il linguaggio crudo, ma scorrevole e fluido, e infine la profonda umanità con cui i personaggi vengono descritti rendono questo romanzo avvincente e complesso. So che molti lettori non lo hanno apprezzato, ma io credo che <em>Come Dio comanda</em> non faccia che confermare il sagace talento narrativo di Ammaniti.</p>
<p align="right"><a href="http://www.my-libraryblog.com/">www.my-libraryblog.com</a></p>
<p><script language="JavaScript" src="http://pf.tradedoubler.com/pf/pf?a=1383173&#038;categoryId=4&#038;recurse=true&#038;programs=10388&#038;description=(come dio comanda)&#038;xslUrl=http://img.tradedoubler.com/images/xsl/xsl15.xsl&#038;xslParamName1=page&#038;xslParamValue1=0&#038;xslParamName2=pageSize&#038;xslParamValue2=9&#038;maxResults=100&#038;firstResult=0&#038;oe=UTF-8&#038;js=true" charset="UTF-8"></script></p>
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		<title>Crypto &#8211; Dan Brown</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Aug 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Brown, Dan]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritto nel 1998 e pubblicato in Italia nel 2006, Crypto, Digital Fortress in lingua originale, è il primo romanzo di Dan Brown. La brillante mente matematica Susan Fletcher, responsabile della divisione di crittologia della National Security Agency viene convocata con urgenza dal comandante Strathmore. Collocato in una sala di massima sicurezza, un sofisticatissimo strumento informatico &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/08/21/crypto-dan-brown/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Crypto" src="/img/crypto.jpg" alt="Crypto" /></a><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--></p>
<p>Scritto nel 1998 e pubblicato in Italia nel 2006, <a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/08/21/crypto-dan-brown/">Crypto</a>, <em>Digital Fortress</em> in lingua originale, è il primo romanzo di <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/brown-dan/">Dan Brown</a>.</p>
<p>La brillante mente matematica Susan Fletcher, responsabile della divisione di crittologia della National Security Agency viene convocata con urgenza dal comandante Strathmore. Collocato in una sala di massima sicurezza, un sofisticatissimo strumento informatico denominato TRANSLTR, che si occupa di decodificare qualunque testo cifrato in brevissimo tempo, è alle prese con un algoritmo ricorsivo che non riesce a decifrare. Sono molto poche le persone che sanno dell’esistenza di questa macchina creata allo scopo di contrastare le minacce di terroristi e che è in grado di controllare la posta elettronica di qualunque persona. Il misterioso ed inviolabile codice con cui è alle prese ha ben presto un nome: Fortezza Digitale. E’ stato creato dal giapponese Ensei Tankado, ex matematico della NSA, portatore di handicap sin dalla nascita a causa del disastro atomico di Hiroshima e strenuo sostenitore della privacy dei cittadini minacciata da TRANSLTR. Da qui la sua decisione di intralciare l’operato della NSA e la minaccia di permettere a chiunque di scaricarlo da internet con la conseguenza di consentire a criminali e a terroristi di agire indisturbati. Ma la sopravvenuta e alquanto strana morte di Tankado scatena una caccia alla chiave che consente di espugnare il codice. Sarà Susan insieme all’uomo che ama a cercare di venire fuori da questa terribile situazione tra omicidi, tradimenti e corse estenuanti.</p>
<p>Scorrevole, a tratti intrigante, ma per lo più scontato e poco interessante.</p>
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		<title>Mille splendidi soli &#8211; Khaled Hosseini</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Aug 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Hosseini, Khaled]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scrittore di origine afgana Khaled Hosseini, dopo Il cacciatore di aquiloni, torna in libreria con il suo secondo romanzo Mille splendidi soli. Questa volta a essere messo in evidenza è il punto di vista femminile in un territorio dalle difficoltà estreme e dai rapporti tormentati. Mariam e Laila, le due protagoniste, sono donne completamente &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<div class="fusion-text"><p><a title="Mille splendidi soli" href="https://www.my-libraryblog.com/mille-splendidi-soli-khaled-hosseini/"><img style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer;" title="Mille splendidi soli" src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/mille-splendidi-soli-2.jpg" alt="Mille splendidi soli" width="200" border="0" /></a>Lo scrittore di origine afgana <span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;">Khaled Hosseini</span>, dopo <span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;">Il cacciatore di aquiloni</span>, torna in libreria con il suo secondo romanzo <span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;">Mille splendidi soli</span>. Questa volta a essere messo in evidenza è il punto di vista femminile in un territorio dalle difficoltà estreme e dai rapporti tormentati.<br />
Mariam e Laila, le due protagoniste, sono donne completamente diverse: Mariam è la reietta, la figlia del peccato disprezzata dalla società, in quanto nata dal rapporto tra un uomo potente di Herat e la sua serva; Laila, nata a Kabul e più giovane di un ventennio, è invece la figlia di un insegnante.<br />
Le loro vite, per quanto differenti, si incrociano e sembrano seguire un destino comune trovandosi a vivere nella medesima casa, mogli dello stesso orribile uomo. In Afghanistan, nonostante nel corso degli anni, si siano susseguiti vari regimi politici, ci sia stata l’invasione russa, siano arrivate le forze Onu, la condizione della donna è rimasta invariata. Era e continua a essere sottomessa, avvezza alla violenza, al dolore, alle umiliazioni. Ma a volte ci sono sentimenti più forti a tenerle salde: il coraggio, la solidarietà, il desiderio di una vita migliore, l’amicizia vera. In Mille splendidi soli, a legare Mariam e Laila, ci sono un’energia e una determinazione fuori dal comune.</p>
<p>Hosseini delinea i personaggi con sapienza e li inserisce in una storia emozionante dal linguaggio semplice e scorrevole. Uno stile diretto da cui emerge forza e intensità. Un argomento di difficile trattazione il suo, ma che per questo arriva dritto al cuore. Palpabile l’angoscia, il senso di desolazione e smarrimento che rendono infelici le protagoniste. Emerge quella cultura orientale così differente dalla nostra e un senso di impotenza misto al desiderio di comprendere, ma mai di giustificare. Un libro che si legge con piacere e che induce a numerose riflessioni. Buona lettura.</p>
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		<title>Angeli e demoni &#8211; Dan Brown</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Aug 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Brown, Dan]]></category>

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		<description><![CDATA[Sull’onda dello straordinario successo de Il Codice Da Vinci, è stato pubblicato in Italia anche Angeli e demoni che Dan Brown ha scritto nel 1999 e pubblicato in America nel 2000. Il tema fulcro di questo romanzo è la contrapposizione tra fede e scienza. Robert Langdon, massimo esperto di simbologia religiosa, dopo essere stato svegliato &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Angeli e demoni" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" alt="Angeli e demoni" src="/img/angeli-e-demoni.jpg" /><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--></p>
<p>Sull’onda dello straordinario successo de <em><a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/03/10/il-codice-da-vinci-dan-brown/">Il Codice Da Vinci</a></em>, è stato pubblicato in Italia anche <em>Angeli e demoni</em> che Dan Brown ha scritto nel 1999 e pubblicato in America nel 2000.<br />
Il tema fulcro di questo romanzo è la contrapposizione tra fede e scienza.<br />
Robert Langdon, massimo esperto di simbologia religiosa, dopo essere stato svegliato nel cuore della notte e trasportato dagli Stati Uniti in Svizzera, si trova a dover esaminare un cadavere terribilmente mutilato e marchiato a fuoco dal terribile segno degli Illuminati, setta molto potente che da secoli combatte il primato della Chiesa sulla Terra. L’orrendo omicidio è stato perpetrato nei laboratori del CERN, a Ginevra, ai danni dello scienziato Leonardo Vetra che, insieme alla figlia Vittoria, era riuscito a imprigionare in una specie di camera di sospensione a forma di cilindro un campione di antimateria. Naturalmente si tratta di una particella altamente instabile che, se entrasse in contatto con la materia circostante, genererebbe un’esplosione dalle proporzioni catastrofiche.<br />
Nel frattempo, a Roma sta per iniziare il conclave per l’elezione del nuovo papa ed è proprio in Vaticano che il cilindro è stato nascosto, visibile sul monitor della guardia svizzera, ma impossibile da trovare in tempo utile. Come se non bastasse i quattro cardinali candidati al Sommo Pontificato sono scomparsi. Tocca a Langdon e a Vittoria correre a Roma e trovare una soluzione tra codici cifrati e cripte seguendo antichi e segreti percorsi tra chiese magnifiche e splendidi monumenti…<br />
Questo libro è molto simile nella struttura a <em>Il Codice Da Vinci</em>, ma non ha lo stesso fascino. Al di là delle imprecisioni linguistiche e storico-artistiche che sono assolutamente evidenti, il racconto, seppur costruito con sapienza, non è a mio parere il capolavoro di cui molti parlano. L’idea della storia improntata sul conflitto tra scienziati e uomini di fede è ottima e forse anche il suo primo svilupparsi, ma nella parte finale rasenta l’assurdo o forse il ridicolo. Credo tuttavia che possa essere una piacevole lettura, dalla narrazione fluida e scorrevole, a tratti intrigante e fantasiosa. In fondo tutto dipende dalle nostre aspettative, la cosa fondamentale è non credere di trovarvi l’Eco de <em>Il nome della rosa</em> o il Follett de <em>I pilastri della Terra</em>.<br />
Per concludere sono convinta che Dan Brown sia abile e capace nella scrittura, ma credo che il suo talento più grande sia quello di comprendere come attirare su di sé l’attenzione del pubblico e dei media. Un’ottima operazione di marketing spesso, e aggiungo purtroppo, serve molto più delle abilità creative e del talento, letterario o di qualunque altro genere esso sia.</p>
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		<title>1984 &#8211; George Orwell</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Aug 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Orwell, George]]></category>

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		<description><![CDATA[1984 è il capolavoro di George Orwell. Scritto nel 1948 e pubblicato nel 1949, rappresenta la lucida visione di uno stato totalitario. Lo scrittore immagina il mondo composto da tre superpotenze in costante lotta tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. In Oceania, Londra è la sede del Ministero dell’Amore, del Ministero dell’Abbondanza, della Verità &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling"  style='background-color: #ffffff;background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;'><div class="fusion-builder-row fusion-row "><div  class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last 1_1"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>
					<div class="fusion-column-wrapper" style="padding: 0px 0px 0px 0px;background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;"  data-bg-url="">
						<span class="fusion-imageframe imageframe-none imageframe-57 hover-type-none fusion-no-large-visibility"><img src="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/1984-1-1.jpg" width="644" height="1000" alt="" title="1984-1" class="img-responsive wp-image-97" srcset="https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/1984-1-1-200x311.jpg 200w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/1984-1-1-400x621.jpg 400w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/1984-1-1-600x932.jpg 600w, https://www.my-libraryblog.com/wp-content/uploads/1984-1-1.jpg 644w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 644px" /></span><div class="fusion-text"><p><strong>1984</strong> è il capolavoro di George Orwell. Scritto nel 1948 e pubblicato nel 1949, rappresenta la lucida visione di uno stato totalitario. Lo scrittore immagina il mondo composto da tre superpotenze in costante lotta tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. In Oceania, Londra è la sede del Ministero dell’Amore, del Ministero dell’Abbondanza, della Verità e della Pace. È governata secondo i principi del socialismo inglese da un onnisciente partito, il cui capo è un personaggio che nessuno conosce, il Grande Fratello. Ritratto negli enormi manifesti, il Grande Fratello campeggia ovunque insieme agli slogan del Partito: <em>“La guerra è pace; La libertà è schiavitù; L’ignoranza è forza”</em>. Espressione perfetta, questi ultimi del “bipensiero” coniato da Orwell, a causa del quale i cittadini sono costretti a credere a due verità in completa antitesi tra di loro.<br />
E’ un romanzo distopico, estremo e terribile, ma in grado di mostrarci la vera natura di molte società o per lo meno quello che sono in potenza. Telecamere e microfoni posizionati dappertutto controllano i cittadini e la Psicopolizia si occupa di eliminare con solerzia coloro che dissentono dalle linee del partito.<br />
Winston Smith, il protagonista del racconto, è un membro esterno del partito e lavora al Ministero della Verità dove modifica articoli, corregge libri, riscrive documenti che non siano in accordo con le direttive del Grande Fratello e altera, così, la storia. Non è possibile vivere in maniera differente dagli usi e costumi imposti; non è possibile amare, non è possibile ricordare, soprattutto non è possibile pensare.</p>
<blockquote>
<p>Prese il libro di storia per bambini e guardò il ritratto del Grande Fratello che campeggiava sul frontespizio. I suoi occhi lo fissarono, ipnotici. Era come se una qualche forza immensa vi schiacciasse, qualcosa che vi penetrava nel cranio e vi martellava il cervello, inculcandovi la paura di avere opinioni personali e quasi persuadendovi a negare l’evidenza di quanto vi trasmettevano i sensi. Un bel giorno il Partito avrebbe proclamato che due più due fa cinque, e voi avreste dovuto crederci. Era inevitabile che prima o poi succedesse, era nella logica stessa delle premesse su cui si basava il Partito. La visione del mondo che lo informava negava, tacitamente, non solo la validità dell’esperienza, ma l’esistenza stessa della realtà esterna. Il senso comune costituiva l’eresia delle eresie. Ma la cosa terribile non era tanto il fatto che vi avrebbero uccisi se l’aveste pensata diversamente, ma che potevano aver ragione loro. In fin dei conti, come facciamo a sapere che due più due fa quattro? O che la forza di gravità esiste davvero? O che il passato è immutabile? Che cosa succede, se il passato e il mondo esterno esistono solo nella vostra mente e la vostra mente è sotto controllo?</p>
</blockquote>
<p>Ma Winston odia in segreto il partito e comincia a scrivere un diario, nonostante questo sia un crimine gravissimo. Incontra Julia di cui si innamora, anche se l’amore e il sesso sono anch’essi proibiti. Entrambi decidono di collaborare con una organizzazione clandestina che ha lo scopo di combattere il Grande Fratello, ma quando confidano le loro intenzioni ad O’Brien, che credono dalla loro parte, scoprono che questi è un agente segreto del Partito che avrà il compito di “rieducarli”.<br />
Questo romanzo straordinario è un monito per le future generazioni, un invito a non perdere la consapevolezza di sé e la propria coscienza, un’esortazione profonda a non smarrire la propria memoria e la propria individualità. Uno scritto scorrevole e chiaro nella forma, inquietante e sconvolgente nella sostanza. Una narrazione geniale.</p>
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		<title>La casta &#8211; Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Rizzo, Sergio]]></category>
		<category><![CDATA[Stella, Gian Antonio]]></category>

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		<description><![CDATA[La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili. Gian Antonio Stella, inviato ed editorialista del Corriere della sera, da molti anni scrive di cronaca, politica e costume. Tra i suoi libri L’orda. Quando gli albanesi eravamo noi ( riguarda l’argomento degli emigranti italiani), Schei (è stato a lungo inviato nel nord est) e Avanti &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img title="La casta" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" alt="La casta" src="/img/la-casta.jpg" /><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--></p>
<p><em>La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili.</em><br />
Gian Antonio Stella, inviato ed editorialista del <em>Corriere della sera</em>, da molti anni scrive di cronaca, politica e costume. Tra i suoi libri <em>L’orda. Quando gli albanesi eravamo noi</em> ( riguarda l’argomento degli emigranti italiani), <em>Schei</em> (è stato a lungo inviato nel nord est) e <em>Avanti popolo</em>.<br />
Sergio Rizzo, responsabile della redazione economica romana del Corriere della sera, ha lavorato a <em>Milano Finanza</em> e al <em>Giornale</em>. Insieme hanno scritto <em>La casta</em>, un libro, un documento, un reportage, una analisi attenta e precisa sulla situazione della classe dirigente italiana.<br />
Ha venduto oltre 140.000 copie in due mesi e gli argomenti trattati sono i più dolenti, i più vergognosi che si possano pensare: tangenti, nepotismo, privilegi immotivati  e sprechi di ogni genere. E’ la precisa immagine della classe politica di oggi giorno. Direi che va ben oltre l’umana immaginazione; a tratti surreale. Impossibile non essere nauseati dai dati che emergono da questo libro; impossibile non deprimersi e sentirsi impotenti.<br />
A ben guardare sono però i nostri rappresentanti, li abbiamo eletti noi, di destra, sinistra o centro che siano. Ho letto più di qualche volta che sarebbe meglio non andare a votare. Escludo che il non voto possa essere un atteggiamento maturo e consapevole di chi ha veramente desiderio di una Italia migliore. Non dimentichiamo che l’Italia è un paese in cui si legge molto poco e l’ignoranza dilaga; è un paese in cui i giovani guardano ai più furbi come modelli da seguire perché possono permettersi auto, case e perfino donne di lusso; è un paese in cui se raggiungi il massimo risultato con il minimo sforzo sei un simbolo positivo, un grande. Questo diventare “qualcuno” utilizzando scorciatoie e compromessi è qualcosa di insito nella cultura italiana, qualcosa di radicato veramente in profondità. Forse se ognuno di noi si preoccupasse della propria crescita culturale (e non intendo cultura solo nel senso di istruzione scolastica) e professionale pensando di poter meritare posizioni di prestigio conquistandole con lavoro e preparazione e senza ricorrere a cosiddetti sponsor, forse l’Italia avrebbe dei rappresentanti migliori. Forse i rappresentanti sono il riflesso, sono l’immagine dei rappresentati. Forse se, per assurdo, i ruoli si capovolgessero il risultato sarebbe identico. Basti pensare a quanti di noi, dopo essersi indignati hanno pensato che avrebbero dovuto scegliere la carriera politica…<br />
E allora perché interrogarsi sul fatto che i dipendenti debbano andare in pensione sempre più tardi, sul perché il mondo del lavoro debba essere sempre più flessibile, sul perché il desiderio di una casa per la propria famiglia sia spesso un sogno irrealizzabile, sul perché molti non riescano ad arrivare a fine mese. Potrei andare avanti a lungo tanto vasto è l’elenco.</p>
<p>La risposta la conosciamo già…</p>
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		<title>Treno di panna &#8211; Andrea De Carlo</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[De Carlo, Andrea]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato nel 1981 da Einaudi, Treno di panna è il romanzo d’esordio di Andrea De Carlo. E’ la storia di un ragazzo italiano, Giovanni, che si reca a Los Angeles in cerca di fortuna. Viene ospitato dagli amici Ron e Tracy che aveva conosciuto qualche tempo prima durante una vacanza. Abitano ai piedi della freeway; &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Treno di panna" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" alt="Treno di panna" src="/img/treno-di-panna.jpg" /><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--></p>
<p>Pubblicato nel 1981 da Einaudi, <em>Treno di panna</em> è il romanzo d’esordio di Andrea De Carlo.<br />
E’ la storia di un ragazzo italiano, Giovanni, che si reca a Los Angeles in cerca di fortuna. Viene ospitato dagli amici Ron e Tracy che aveva conosciuto qualche tempo prima durante una vacanza. Abitano ai piedi della freeway; è un luogo squallido dove automobili e tir sfrecciano a tutte le ore rendendo l’aria irrespirabile. Hanno un sogno nel cassetto che è comune alla stragrande maggioranza delle persone che vivono a Los Angeles: il cinema. La convivenza con i due si rivela presto difficile e Giovanni trova lavoro come cameriere in un ristorante italiano. Incontra Jill. Tra i due nasce una storia e dopo pochissimo tempo va a vivere da lei. Ma non è una vera intesa la loro. Tutto scorre senza cambiamenti di rilievo, in maniera lenta e a volte estenuante. Il desiderio di giungere ad una svolta che si accende ogni mattino si spegne alla sera così come si spegne il giorno. Smette di lavorare al ristorante e comincia a insegnare italiano in una scuola di lingue di Beverly Hills. Qui conosce la giovane attrice, bella e di successo Marsha Mellows. Comincia perciò a fantasticare, a immaginare di conquistarla, di poter entrare a far parte del mondo delle persone che contano.<br />
Lo stile di De Carlo, che apprezzo molto, è asciutto, lineare e semplice. Nonostante ciò <em>Treno di panna</em> non mi è piaciuto. L’ho trovato piatto, senza alcuna verve, a tratti banale e con un finale inconcludente. Forse avevo delle aspettative troppo elevate o forse pensavo di trovare un personaggio intenso e forte come lo sono stati Guido Laremi e Uto. </p>
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		<title>Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese…  &#8211; Aldo Nove</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jul 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Nove, Aldo]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi è Aldo Nove? E’ questa la domanda che mi sono posta quando qualche giorno fa ho visto in libreria e poi acquistato Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese… Ebbene, mi sono documentata, per lo meno un po’. Aldo Nove, pseudonimo di Antonello Satta Centanin, classe 1967, scrittore e poeta, &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese…" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" alt="Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese…" src="/img/mi-chiamo-roberta.jpg" /><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--></p>
<p>Chi è Aldo Nove? E’ questa la domanda che mi sono posta quando qualche giorno fa ho visto in libreria e poi acquistato <em>Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese…</em> Ebbene, mi sono documentata, per lo meno un po’. Aldo Nove, pseudonimo di Antonello Satta Centanin, classe 1967, scrittore e poeta, nel 1996 ha scritto <em>Woobinda e altre storie senza lieto fine</em> edito da Castelvecchi, poi ripubblicato da Einaudi due anni dopo con il titolo <em>Superwoobinda</em>. Ha scritto diversi racconti tra cui <em>Amore mio infinito</em> e alcune raccolte di poesie. Mi ha molto incuriosito…<br />
Questo libro è una raccolta di testimonianze di giovani, e non più giovani, destinati a invecchiare senza un reddito dignitoso e senza incoraggianti prospettive future. Non si tratta di persone che non hanno avuto voglia di studiare o che non hanno voglia di lavorare. Sono persone che al contrario, sono laureate, cercano di sbarcare il lunario svolgendo anche quattro lavori diversi, ma che non sono in grado, il più delle volte, di acquistare ratealmente nemmeno un computer perché non hanno una busta paga da fornire. Situazioni di questo tipo non consentono di pensare serenamente alla formazione di una famiglia e tanto meno all’acquisto di una casa che necessita di un mutuo ventennale. Generazioni senza futuro. O forse un futuro molto preoccupante per tutti: per i giovani che sempre più tardi potranno recidere il cordone ombelicale che li lega alle famiglie; e per le famiglie che, nonostante abbiano già sacrificato molto per lo studio dei figli, sono costrette ad aiutarli economicamente anche a quarant’anni. Adulti costretti a rimanere bambini. Aldo Nove, in questo reportage, ha commentato diverse esperienze raccontate da giovani di diverse aree geografiche, e lo ha fatto con estrema lucidità e chiarezza. C’è l’avvocato che, guadagnando quattrocento euro al mese, fa anche il cameriere; l’insegnante che non avrà mai una cattedra, e corre da una scuola all’altra, quando “ fortunatamente” chi è di ruolo si ammala; chi è rimasto impigliato in quella fitta ragnatela costituita dalle agenzie di lavoro interinale; chi fa il pastore in Sardegna, ma muore letteralmente di fame etc…</p>
<p>Ho trovato questo libro molto rappresentativo della realtà giovanile italiana e merita davvero di essere letto. </p>
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		<title>Uto &#8211; Andrea De Carlo</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jul 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[De Carlo, Andrea]]></category>

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		<description><![CDATA[Uto è uno dei personaggi più belli creati da Andrea De Carlo. E’ un ragazzo dal talento straordinario, un giovane pianista fuori dal comune. Ha un carattere ribelle, introverso e per certi versi crudele. Dopo il suicidio del patrigno, la madre, che è molto preoccupata, decide di fargli trascorrere qualche tempo presso una famiglia di &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Uto" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" alt="Uto" src="/img/uto.jpg" /><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--></p>
<p><em>Uto</em> è uno dei personaggi più belli creati da Andrea De Carlo. E’ un ragazzo dal talento straordinario, un giovane pianista fuori dal comune. Ha un carattere ribelle, introverso e per certi versi crudele. Dopo il suicidio del patrigno, la madre, che è molto preoccupata, decide di fargli trascorrere qualche tempo presso una famiglia di amici che vive in una comunità spirituale nel Connecticut. Qui regna pace e armonia, tutti collaborano alla vita comunitaria, tutti cercano di vivere lontano dai litigi, dalle gelosie, dalle invidie. Viene accolto con calore, ma la sua presenza provoca effetti devastanti. Gli equilibri costruiti a fatica vengono spezzati e tutta la comunità, in particolare la famiglia che lo ospita, ne esce sconvolta.<br />
Uto ha una personalità complessa, un carattere estremamente difficile e nel contempo qualità straordinarie, caratteristiche geniali. Non voglio dilungarmi sulla trama del racconto perché è tutta da scoprire. Mi preme dire semplicemente che è un bel libro, una bella storia, raccontata in maniera scorrevole, lineare e coinvolgente. Il finale a sorpresa potrà lasciare disorientati e forse personalmente avrei voluto un diverso epilogo.<br />
Ad ogni modo una lettura piacevolissima.</p>
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		<title>L’abito di piume &#8211; Banana Yoshimoto</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jul 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Yoshimoto, Banana]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio paese sembrava esistere aggrappato ai lembi di terra risparmiati da un fiume. D’estate era un luogo abbastanza fresco, d’inverno invece faceva freddo e, sulle montagne vicine, nevicava molto. Il grande corso d’acqua che lo spezzava a metà aveva un’infinità di diramazioni che lo attraversavano in lungo e in largo come una ragnatela. Piccoli &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img title="L’abito di piume" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" alt="L’abito di piume" src="/img/abito-di-piume.jpg" /><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--></p>
<p><em>Il mio paese sembrava esistere aggrappato ai lembi di terra risparmiati da un fiume. D’estate era un luogo abbastanza fresco, d’inverno invece faceva freddo e, sulle montagne vicine, nevicava molto.<br />
Il grande corso d’acqua che lo spezzava a metà aveva un’infinità di diramazioni che lo attraversavano in lungo e in largo come una ragnatela. Piccoli torrenti che, di notte, brillavano nel buio come dei fili bagnati.<br />
Nelle tenebre, ovunque si camminasse, il fragore del fiume sembrava seguirti. […]<br />
Vivendo lì, anche in sogno si aveva la sensazione di avere il fiume vicino, e pure nei momenti importanti della vita, il fiume era sempre presente sullo sfondo del cuore. […] </em>(incipit de <em>L&#8217;abito di Piume</em>)</p>
<p>Hotaru, dopo aver vissuto a Tokio una relazione di otto anni con un uomo sposato, fa ritorno nel piccolo borgo in cui è nata. E’ affranta e delusa dalla fine di questo amore e non sa come affrontare la situazione. E’ cresciuta, così come accade ai figli di genitori che si amano, pensando che tra moglie e marito possa esistere solo armonia. E non ha sviluppato alcun senso critico sul mondo circostante. Comincia così ad aiutare sua nonna nel piccolo caffè che gestisce sulla sponda del fiume. Sua madre è morta e suo padre, che si trova momentaneamente in California per lavoro, vive nello stesso paese, nella casa che hanno sempre abitato. Hotaru però si stabilisce in quella specie di magazzino che è il retro di quell’originale caffè, pensando alla libertà di poter tranquillamente scoppiare a piangere senza dover dare spiegazioni. I primi giorni sono molto duri, il vuoto da colmare è molto grande. Rivede i luoghi del passato, ritrova la sua vecchia amica Rumi e incontra il giovane maestro di scii, Mitsuru. Tra i due si crea un legame molto forte e Hotaru ha la strana sensazione di averlo già incontrato in passato, ma non riesce a ricordare dove…</p>
<p>E’ una narrazione scorrevole e semplice, delicata e coinvolgente. Ha qualcosa di fiabesco e misterioso insieme, di malinconico e vitale nello stesso tempo. Ci dice che a volte tornare indietro non significa sconfitta, ma desiderio di riacquistare forza e fiducia in se stessi. E ci ricorda che nei momenti difficili sono sempre amicizia e affetti familiari a soccorrerci.</p>
<p><em>Pensai che la gentilezza disinteressata delle persone, le loro parole spassionate, fossero come un abito di piume. Avvolta da quel tepore, finalmente libera dal peso che mi aveva oppresso fino a quel momento, la mia anima stava fluttuando nell’aria con grande gioia.</em></p>
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		<title>Ho voglia di te &#8211; Federico Moccia</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jul 2007 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Giustizieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Moccia, Federico]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho voglia di te, pubblicato nel 2006, è l'attesissimo seguito di Tre metri sopra il cielo. Con questo racconto Federico Moccia ha saputo nuovamente catturare l’attenzione di migliaia di giovani ed è riuscito a incassare, come accaduto in precedenza, elogi e critiche in abbondanza. Il difficile rapporto con la famiglia, la morte del migliore amico &#91;...&#93;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Ho voglia di te" style="float: left; margin: 5pt 20px 10px 5pt; cursor: pointer" alt="Ho voglia di te" src="/img/ho-voglia-di-te.jpg" /><!--adsense#BannerRettangoloGrandeSup--></p>
<p><em>Ho voglia di te</em>, pubblicato nel 2006, è l&#8217;attesissimo seguito di <a href="http://www.my-libraryblog.com/2007/05/31/tre-metri-sopra-il-cielo-federico-moccia/">Tre metri sopra il cielo</a>. Con questo racconto <a href="http://www.my-libraryblog.com/category/moccia-federico/">Federico Moccia</a> ha saputo nuovamente catturare l’attenzione di migliaia di giovani ed è riuscito a incassare, come accaduto in precedenza, elogi e critiche in abbondanza.<br />
Il difficile rapporto con la famiglia, la morte del migliore amico Pollo, ma soprattutto la fine dell’appassionata storia d’amore con Babi avevano portato Step ad allontanarsi da Roma e fare una esperienza di vita a New York.<br />
Sono trascorsi due anni ormai da quegli eventi e Step fa finalmente ritorno. Il ricordo di Babi è ancora molto forte e desiderio e timore di incontrarsi si mescolano. Step dovrà però fare i conti con i cambiamenti che la vita provoca: gli amici, sempre in moto, sempre ribelli, ma segnati dagli eventi e comunque più adulti e consapevoli e soprattutto Babi che non ha più nulla della dolce ragazza di un tempo. Tutto cambia e non sempre i nostri bei ricordi, i nostri sogni resistono al trascorrere del tempo. Incontra Gin, diminutivo di Ginevra, una ragazza bella, spigliata e diversa da Babi come il giorno dalla notte. Step comincia a rivivere e a provare sensazioni, ma anche sentimenti che credeva di non poter provare più. Trova un lavoro grazie all’aiuto del padre, riallaccia i rapporti con la madre e rivede Pallina. Ma non è facile dimenticare Babi e quando la rivede pensa che la magia di un tempo possa essere rivissuta, pensa che Babi sia l&#8217;ingenua ragazza conosciuta due anni prima. Ma si accorge presto che a rimanere è solo lo splendido ricordo di un amore passato, un amore travolgente come forse solo i primi amori sanno essere, ma passato. Il tempo non concede ai desideri di rivivere le medesime emozioni con le stesse persone e soprattutto non sempre ci è dato sapere quali sono i nostri veri desideri.<br />
Molti lo hanno criticato non solo per la mancanza di spessore, ma anche per il fatto che Babi è veramente una presenza marginale. Quello che doveva essere il ritorno di Step e Babi non si è poi rivelato tale. Comunque la si voglia vedere è una storia di successo.</p>
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