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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" gd:etag="W/&quot;D0IBSHg8cCp7ImA9WhRaEk8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045</id><updated>2012-02-14T14:19:19.678+01:00</updated><category term="Globalizzazione" /><category term="Oceania" /><category term="Stati Uniti" /><category term="Economia Internazionale" /><category term="America Latina" /><category term="Asia" /><category term="Africa" /><category term="Europa" /><category term="Cultura" /><category term="Medio Oriente" /><category term="Ambiente" /><title>Recinto Internazionale</title><subtitle type="html">&lt;b&gt;Libero Pensatoio Fiorentino di Politica
Internazionale&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
“Recinto come barriera fisica, naturale, come le montagne, i fiumi o gli steccati. Ma anche come barriera convenzionale, come una frontiera. Frontiere che sono lentamente sparite, superate dalla politica e dagli scambi economici. Da tante frontiere, ad un'unica frontiera, da tanti recinti ad un unico recinto, internazionale, che avvolge la nostra contemporaneità”</subtitle><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/" /><link rel="next" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false&amp;v=2" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>338</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/RecintoInternazionale" /><feedburner:info uri="recintointernazionale" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><entry gd:etag="W/&quot;D0IBSHgzfCp7ImA9WhRaEk8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-8493140345190974433</id><published>2012-02-14T14:19:00.001+01:00</published><updated>2012-02-14T14:19:19.684+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-14T14:19:19.684+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Europa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Medio Oriente" /><title>I veti della Russia sulla vicenda della Siria</title><content type="html">&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono molti i motivi per i quali la Russia si sia opposta, nella sede del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, alle sanzioni contro il governo siriano che sta, con la violenza e il sangue, annientando la protesta della popolazione locale.&lt;br /&gt;
Difatti, la Russia, appoggiata dalla Cina e dall’India, è contraria ad alcune iniziative degli organismi internazionali, denunciandoli quali interferenze nelle questioni interne dei paesi. La paura di Mosca è che tali interferenze potrebbero essere usate in futuro contro la stessa Russia, se Putin decidesse di contrastare con mano pesante l’opposizione interna.&lt;br /&gt;
Inizialmente la Russia si era opposta anche all’operazione ONU-NATO in Libia, per poi chiudere un occhio, convinta che l’azione si sarebbe limitata a separare e pacificare le parti in guerra, invece, alla fine Mosca si è trovata ad un cambio di potere e la perdita di un alleato commerciale importante quale Gheddafi.&lt;br /&gt;
E difatti sono gli affari che hanno spinto la Russia a porre il veto sulle sanzioni alla Siria. Da decenni Mosca commercia con Damasco, i russi hanno appena fornito armi (jet e missili avanzati)ad Assad per il valore di 4 miliardi di dollari. Non solo, la Russia ha dato il via libera all’investimento in Siria di 20 miliardi di dollari nel settore delle infrastrutture, dell’energia e del turismo.&lt;br /&gt;
Infine un’altra forte motivazione e che Putin ha strappato un accordo con Assad per ottenere l’utilizzo del porto siriano di Tartus, l’ideale sbocco sul Meditarenneo per la nuova visione geopolitica e di difesa (?) della Russia.&lt;br /&gt;
RDF&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-8493140345190974433?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/waAWlGRzzAU_R5eDKWYME0Vi4_A/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/waAWlGRzzAU_R5eDKWYME0Vi4_A/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/waAWlGRzzAU_R5eDKWYME0Vi4_A/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/waAWlGRzzAU_R5eDKWYME0Vi4_A/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/UxcY-oXIAn8" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/8493140345190974433/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=8493140345190974433" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/8493140345190974433?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/8493140345190974433?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/UxcY-oXIAn8/i-veti-della-russia-sulla-vicenda-della.html" title="I veti della Russia sulla vicenda della Siria" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2012/02/i-veti-della-russia-sulla-vicenda-della.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkUNSX89eip7ImA9WhRaEEo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-936628125562074441</id><published>2012-02-12T21:24:00.001+01:00</published><updated>2012-02-12T21:24:58.162+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-12T21:24:58.162+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Africa" /><title /><content type="html">La stampa e la radiofonia italiana rispondono all'appello di Radio Shabelle.&lt;br /&gt;
Francesco Della Lunga&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo Repubblica, di cui abbiamo commentato la notizia apparsa pochi giorni fa, anche la Radio Vaticana riprende l'appello dell'emittente di Mogadiscio pubblicando un'intervista ad uno dei redattori. Negli ultimi anni ben cinque giornalisti dell'emittente sono stati assassinati ed i colpevoli non individuati. Il testo completo dell'articolo di Radio Vaticana, firmato da Massimo Pittarello è raggiungibile al seguente URL:&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=562508" mce_href="http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=562508" target="_BLANK"&gt;http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=562508&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La diplomazia italiana ha incontrato nei giorni scorsi anche il Primo Ministro somalo, Abdiweli Mohamed Ali, a capo del Governo di Transizione. Ma sulla situazione dell'emittente non pare si sia fatto alcun cenno, per quanto riscontrabile dai comunicati pubblicati sul sito della Farnesina. Abdiweli Mohamed Ali ha incontrato il Ministro degli Esteri, Terzi di Santagata il 30 gennaio scorso; al centro dell'incontro la situazione politica nel paese del Corno d'Africa, gli sforzi della comunità internazionale per la pacificazione, l'impegno del Governo Italiano verso la normalizzazione e la ricostituzione delle istituzioni somale.&amp;nbsp;Terzi ha rinnovato l'impegno del nostro Paese, legato alla Somalia da un pezzo di storia comune. Il processo di pacificazione assai complesso ed attualmente privo di un reale sbocco verso la pace,&amp;nbsp;sarà posto al centro della Comunità Internazionale nella prossima Conferenza di Londra del prossimo 23 febbraio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-936628125562074441?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/9ibz_a-vBt46Npz53WeqZL5_h4k/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/9ibz_a-vBt46Npz53WeqZL5_h4k/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/9ibz_a-vBt46Npz53WeqZL5_h4k/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/9ibz_a-vBt46Npz53WeqZL5_h4k/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/NKVuv66TBM8" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/936628125562074441/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=936628125562074441" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/936628125562074441?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/936628125562074441?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/NKVuv66TBM8/la-stampa-e-la-radiofonia-italiana.html" title="" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2012/02/la-stampa-e-la-radiofonia-italiana.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEUFSXY6fyp7ImA9WhRbF08.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-8951322921254587782</id><published>2012-02-08T18:26:00.002+01:00</published><updated>2012-02-08T18:30:18.817+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-08T18:30:18.817+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Cultura" /><title>Il rosso e il nero della comunicazione</title><content type="html">&lt;br /&gt;
Il rosso e il nero della comunicazione &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Autore: Stefano Angelo&lt;br /&gt;
Editore: edida; 2 edizione (1 febbraio 2012) &lt;br /&gt;
http://www.amazon.it/rosso-nero-della-comunicazione-ebook/dp/B0074L8VCC&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-OEISswomcCs/TzKwAKc8J3I/AAAAAAAAAKg/3q0sftu_3ik/s1600/41-PVAx-4EL__AA258_PIkin4,BottomRight,-37,22_AA280_SH20_OU29_.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" sda="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-OEISswomcCs/TzKwAKc8J3I/AAAAAAAAAKg/3q0sftu_3ik/s1600/41-PVAx-4EL__AA258_PIkin4,BottomRight,-37,22_AA280_SH20_OU29_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Sinossi&lt;br /&gt;
Il rosso e il nero della comunicazione è una raccolta di riflessioni sulla circolazione delle informazioni, in termini di distribuzione del sapere pubblicamente condiviso, che avviene attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Riflessioni che si sviluppano intorno a vari temi, dalla natura intrinseca della comunicazione mediata, ai suoi interpreti/attori, alle mutazioni in corso, senza perdere di vista le interconnessioni tra sistema informativo, sistema democratico e sistema di mercato.&lt;br /&gt;
In una precedente versione cartacea di questo testo mi limitavo a dire che “ci sono relazioni forti tra tecniche di scrittura ed effetti e la cosa più importante resta la capacità di discernimento del giornalista”. E affermavo: “bisogna sempre saper distinguere quando sia opportuno abbandonarsi ai piaceri di uno stile new journalism e quando, invece, si debba rigidamente rimanere ancorati ai criteri dell’obiettività”.&lt;br /&gt;
Oggi mi chiedo: e il supporto? Questi nuovi media che consentono di distribuire notizie che non sono più categorizzabili in maniera tradizionale e che oltre a essere multi-piattaforma sono geneticamente ibride, che tipo di impatto producono?&lt;br /&gt;
Questo ebook, nato dall’esperienza giornalistica dell’autore, cercherà di approfondire il controverso tema degli effetti cognitivi dei mass media combinando l’esposizione delle principali teorie scientifiche con il racconto di episodi storici rilevanti per dimostrare come certi vizi vengano da lontano e siano figli dell’intricato rapporto esistente tra sistema politico e “Quarto potere”.&lt;br /&gt;
Un secondo obiettivo è insinuare il dubbio sullo strapotere della televisione, accusata di essere, da sempre, la fonte di tutti i mali. La tesi sostenuta è che la televisione sia un “semplice” catalizzatore di mode e che i veri problemi abbiano ben altra fonte. L’avvento di Internet e dei social network ha estremamente ridotto l’importanza del “Quinto potere” e ha dimostrato come sia possibile, oggi, accedere a una pluralità di fonti e organizzare opinioni pubbliche su un’agenda di temi non più “imposta istituzionalmente” attraverso i canali classici di distribuzione delle informazioni.&lt;br /&gt;
La fluidità e la trasversalità del web stanno modificando le democrazie e il concetto di cittadinanza. Viviamo un momento storico eccezionale e la “Primavera araba” ne è un esempio straordinario. Le forme di partecipazione stanno cambiando e il démos sta trovando nel web una nuova piattaforma sulla quale organizzarsi, apprendere, entrare in contatto con le diverse realtà e con gli altri. Altro che schiavi della tv!&lt;br /&gt;
In conclusione, questo saggio vuole dare il proprio contributo all’eterno dibattito sul potere dei media e sul concetto di post-democrazia. In più lascia aperto un canale di comunicazione tra lettore e autore per approfondire questa discussione online. Questo ebook non dà certezze, ma vuole essere un pre-testo per dare il via a nuove riflessioni su questioni che sono estremamente dinamiche e affascinanti. &lt;br /&gt;
(potete trovare la prefazione completa sul sito www.prosaepoesia.net)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-8951322921254587782?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/YZQrBUeVtU2qYI54O9AJpQCO1oo/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/YZQrBUeVtU2qYI54O9AJpQCO1oo/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/YZQrBUeVtU2qYI54O9AJpQCO1oo/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/YZQrBUeVtU2qYI54O9AJpQCO1oo/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/qQcG3tCjn68" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/8951322921254587782/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=8951322921254587782" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/8951322921254587782?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/8951322921254587782?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/qQcG3tCjn68/il-rosso-e-il-nero-della-comunicazione.html" title="Il rosso e il nero della comunicazione" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-OEISswomcCs/TzKwAKc8J3I/AAAAAAAAAKg/3q0sftu_3ik/s72-c/41-PVAx-4EL__AA258_PIkin4,BottomRight,-37,22_AA280_SH20_OU29_.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2012/02/il-rosso-e-il-nero-della-comunicazione.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkUEQnozfip7ImA9WhRbFUk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-3960793963052624678</id><published>2012-02-06T15:56:00.001+01:00</published><updated>2012-02-06T15:56:43.486+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-06T15:56:43.486+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Europa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Asia" /><title>Dove la Francia non è declassata</title><content type="html">&lt;br /&gt;
(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Francia mantiene, senza alcun declassamento, la quarta posizione in una particolare classifica, quella dei paesi esportatori di armi. A garantire tale posizione, fino a qualche mese fa minacciata da Israele (5° in classifica) la prossima firma del contratto che impegnerà l’India ad acquistare per 12 miliardi di dollari (9,2 miliardi di euro) 126 Rafale, il caccia militare prodotto completamente dalla Francia. Un successo per Parigi che dal 1999, anno di realizzazione dell’aereo, riesce così a vendere per la prima volta al di fuori dei propri confini questo velivolo ritenuto il migliore aereo da combattimento (ottimo il suo utilizzo in Libia). Infatti il Rafale (che significa raffica) era stato rifiutato dall’Olanda (2001), dalla Corea del Sud (2002), da Singapore (2005), dal Marocco (2007), Emirati Arabi Uniti (2011) e da ultimo anche dal Brasile. La causa di tali rifiuti era stato il suo costo elevato: 150 milioni l’uno. Ma per l’India è stato fatto un prezzo di “favore”, visto anche l’ingente ordine, infatti ogni caccia costerà 122 milioni di euro al paese asiatico. Ovviamente esce sconfitto da questa operazione il consorzio europeo (Gran Bretagna, Germania, Italia e Spagna) del Typhoon Eurofighter.&lt;br /&gt;
RDF&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-3960793963052624678?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/G5i1N3BniOG87YBrGqUM5QyuL2I/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/G5i1N3BniOG87YBrGqUM5QyuL2I/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/SfrQuZrSk98" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/6365051357729705722/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=6365051357729705722" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/6365051357729705722?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/6365051357729705722?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/SfrQuZrSk98/corso-di-geopolitica-xiii-edizione.html" title="CORSO DI GEOPOLITICA - XIII edizione" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2012/02/corso-di-geopolitica-xiii-edizione.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEYNRnk5eyp7ImA9WhRbE0o.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-6565187183878824577</id><published>2012-02-03T13:29:00.002+01:00</published><updated>2012-02-04T18:23:17.723+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-04T18:23:17.723+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Africa" /><title>Sempre torture in Libia</title><content type="html">(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando&lt;br /&gt;Un anno fa scoppiavano le rivolte in Libia e poche settimane dopo partiva l’operazione della Nato per tutelare la popolazione civile e i ribelli dalla repressione violenta del regime di Gheddafi. Oggi il rais non esiste più, il suo corpo riposa in un’oasi del deserto, e i leader della rivolta sono divenuti i nuovi governanti della nuova Libia. Ma una pratica orribile sembra non essere cambiata nel paese libico, ed è quella della tortura di Stato. Gheddafi la usava per far parlare o mettere a tacere i suoi avversari interni o nemici, l’attuale governo di transizione la mette in pratica per annientare i seguaci di Gheddafi. La denuncia delle violenze, oggi, contro i prigionieri nelle carceri libiche viene da molte OGM presenti sul territorio. Medici senza frontiere infatti si è rifiutata di continuare il suo servizio nelle prigioni di Misurata dopo che le autorità carcerarie imponevano ai medici di rimettere in sesto e ricucire i prigionieri per poterli seviziare ancora. L’Alto Commissario dell’ONU per i diritti umani, Navi Pillay ha dichiarato che nelle carceri in Libia: “ci sono torture, esecuzioni extragiudiziali, stupri di uomini e donne”. Amnesty International ha visitato le carceri di Tripoli, Misurata e Gheryan, è riuscita a parlare con alcuni detenuti che hanno riferito (si legge dall’articolo del Corriere della Sera): “di essere stati appesi in posizioni contorte, picchiati per ore con fruste, cavi, tubi di plastica, catene, sbarre di ferro, bastoni e di aver subito scariche elettriche”. L’operazione della NATO per “liberare” la Libia, sotto l’egida dell’ONU, fu certamente avviata non perché le vittime di allora diventassero oggi i nuovi aguzzini.&lt;br /&gt;RDF&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-6565187183878824577?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/KmWiicb_vQNJXa2vghyp3hwUi5Y/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/KmWiicb_vQNJXa2vghyp3hwUi5Y/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/2f4ZYCOg0jHPA_4JPken-4ZxJYY/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/2f4ZYCOg0jHPA_4JPken-4ZxJYY/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/2f4ZYCOg0jHPA_4JPken-4ZxJYY/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/2f4ZYCOg0jHPA_4JPken-4ZxJYY/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/bswStfFtzP8" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/411280379749120838/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=411280379749120838" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/411280379749120838?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/411280379749120838?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/bswStfFtzP8/un-problema-energetico-in-piu-per.html" title="Un problema energetico in più per l’Italia" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2012/01/un-problema-energetico-in-piu-per.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0ENRHozfCp7ImA9WhRUFkw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-327185749154033323</id><published>2012-01-26T22:01:00.001+01:00</published><updated>2012-01-26T22:01:35.484+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-01-26T22:01:35.484+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Stati Uniti" /><title>La guerra celata degli USA</title><content type="html">(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli Stati Uniti stanno svolgendo al di fuori dei propri confini una guerra non dichiarata, in cui utilizzano non dei soldati, ma i droni, cioè velivoli militari senza equipaggio e comandati a distanza. Gli USA dispongono oggi di 7 mila droni impiegati in varie zone della pianeta. Dal 2004 ad oggi la CIA (che gestisce le operazioni) ha compiuto 300 missioni in Pakistan con questi velivoli, poco meno in altri paesi, quali l’Iran, Yemen, Iraq, Afghanistan e Somalia. Recentemente i droni hanno operato anche in Libia e proprio un missile lanciato da questo velivolo avrebbe fermato il convoglio in fuga di Gheddafi. Sulla base della Legge sui poteri di guerra, il ricorso a questi strumenti comandati a distanza è ben disciplinato. La normativa statunitense prevede, infatti, che il governo notifichi al Congresso l’impiego dei  droni nelle successive 48 ore ed il governo ottenga dal Congresso l’autorizzazione perché l’operazione possa svolgersi dopo 60 giorni. Ma sotto l’amministrazione Obama tale procedura è stata seguita solo parzialmente, ad esempio in Libia le operazioni con i droni hanno avuto la prima, ma non la seconda autorizzazione (il presidente Obama lo ha giustificato con il fatto che in Libia gli USA fornivano solo un appoggio al Comando europeo). L’impiego dei droni sta suscitando polemiche e perplessità. Infatti questi strumenti di guerra sono impiegati in vari scenari, anche dove non vi è un conflitto dichiarato, e così è difficile individuare le competenze politiche ed esecutive delle operazioni; cioè se anche in questi casi il potere legislativo debba autorizzare l’azione militare e l’esecutivo lo metta in atto. Inoltre vi è il rischio della proliferazione di queste armi, non a caso molti paesi, si dice almeno 50, tra cui Cina, Russia, Iran e Pakistan, si sono dotati di velivoli simili a quelli statunitensi.&lt;br /&gt;RDF&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-327185749154033323?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hEdgSBMTi78OGrpU-1quK1NFcls/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hEdgSBMTi78OGrpU-1quK1NFcls/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hEdgSBMTi78OGrpU-1quK1NFcls/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hEdgSBMTi78OGrpU-1quK1NFcls/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/0k14Io3d4oE" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/327185749154033323/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=327185749154033323" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/327185749154033323?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/327185749154033323?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/0k14Io3d4oE/la-guerra-celata-degli-usa.html" title="La guerra celata degli USA" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2012/01/la-guerra-celata-degli-usa.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEMNSHs-cSp7ImA9WhRUFUw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-3044801315075383589</id><published>2012-01-25T18:27:00.000+01:00</published><updated>2012-01-25T18:28:19.559+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-01-25T18:28:19.559+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Europa" /><title>Ancora brutte notizie per Sarkozy</title><content type="html">(fonte: Corriere della Sera), di Roberto Di Ferdinando&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra che contro Sarkozy si sia scatenata una sorta di maledizione. Non bastavano le notizie che danno nelle previsioni di voto per le presidenziali francesi, l’attuale presidente Sarkozy in difficoltà e distante da Marine Le Pen, la candidata di destra che oggi coglie la maggioranza delle preferenze dei cittadini francesi, non bastava l’umiliazione del declassamento dell’economia francese da parte delle agenzie di rating, adesso è arrivata anche la notizia, diffusa per prima dal quotidiano Le Monde, mai apertamente ostile verso il presidente, che in Francia la criminalità è aumentata negli ultimi dieci anni, cioè nel periodo in cui Sarkozy, prima è stato ministro dell’Interno (2002-2007) e poi capo di Stato. Per la precisazione in questo periodo il numero complessivo dei reati è diminuito, ma è aumentato quello che riguardano la convivenza civile (più omicidi, più tentati omicidi, più furti). Eppure Sarkozy ha sempre incentrato, e continua a farlo tutt’oggi, la sua azione politica sul tema della lotta alla criminalità (non su quella organizzata, mai apertamente contrastata dalle politiche francesi ). Il governo immediatamente è ricorso a spiegare i dati: “colpa degli stranieri” dice il ministro dell’Interno, Claude Guéant, che specifica:” i malfattori di cittadinanza rumena che vengono in Francia per delinquere e poi ripartono e poi a Marsiglia, con l’immigrazione delle isole Comore che è causa di molte violenze”. Una ridicola giustificazione che non diverte neanche Sarkozy, invece, sempre pronto a ridere (quando si tratta degli altri).&lt;br /&gt;RDF&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-3044801315075383589?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/n73oSv_gTuUySINRp0a3YIrjIv0/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/n73oSv_gTuUySINRp0a3YIrjIv0/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/n73oSv_gTuUySINRp0a3YIrjIv0/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/n73oSv_gTuUySINRp0a3YIrjIv0/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/wcMHdaaqVzE" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/3044801315075383589/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=3044801315075383589" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/3044801315075383589?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/3044801315075383589?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/wcMHdaaqVzE/ancora-brutte-notizie-per-sarkozy.html" title="Ancora brutte notizie per Sarkozy" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2012/01/ancora-brutte-notizie-per-sarkozy.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEUGR3c4fyp7ImA9WhRUE0g.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-2907983930119777673</id><published>2012-01-23T23:01:00.003+01:00</published><updated>2012-01-23T23:03:46.937+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-01-23T23:03:46.937+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Economia Internazionale" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Africa" /><title>La nuova frontiera dello sviluppo economico: il Gran Rift africano, un possibile scenario per i prossimi cinquant'anni.</title><content type="html">A cura di Francesco Della Lunga (fonte Sole 24 Ore)&lt;br /&gt;Che cosa si dovrebbe fare quando un paese è fermo da un punto di vista economico oppure, per dirla con le parole sempre più in voga, è a “crescita zero”? Tutti i manuali di economia ci risponderebbero dicendo che bisogna fare le valige ed andare dove lo sviluppo è ancora in divenire. Più facile a dirsi che a farsi, eppure non c’è dubbio che lo sviluppo ed il rilancio dell’Europa passi inevitabilmente da scelte coraggiose che imporranno soprattutto la necessità di cercare altrove nuovi mercati dove collocare le merci e servizi. Interessante è lo studio che riporta oggi il Sole 24 Ore, studio di Hsbc dal titolo “Il mondo nel 2050: dai top 30 ai top 100”. Lo studio si avventura in una prospettiva di crescita che, lungi dall’essere certa, ipotizza la crescita tumultuosa di alcuni gruppi di paesi che oggi sono il fanalino di coda delle statistiche sulla ricchezza prodotta. L’analisi sulla crescita delle economie nazionali sfocia in tre grandi gruppi di paesi: quelli che sosterranno una crescita impetuosa, quelli che avranno una crescita significativa, quelli che non cresceranno per nulla. L’Europa purtroppo appartiene ancora all’ultimo gruppo. Pare che le nostre economie dovranno accontentarsi di un declino lento ed inesorabile nello scenario economico mondiale. Fra i paesi che rientreranno invece nel primo gruppo ce ne sono alcuni che appartengono ad un’area che RI tiene sotto osservazione da quando abbiamo iniziato a proporre i nostri temi. Ed è quella dell’Africa Orientale. Lo studio sostiene che i principali paesi che fanno parte del Gran Rift africano, per intendersi, da nord a sud, Etiopia, Kenia, Uganda, Tanzania, godranno di una crescita rapida o tumultuosa. Alcuni di questi paesi sono quelli che già avevamo segnalato come in crescita costante del PIL negli ultimi dieci anni. Le ragioni di questa crescita? Paiono essere molteplici. A dispetto infatti di una certa instabilità politica che circonda questi quattro paesi (per l’Etiopia ad esempio, a nord vi sono elementi di instabilità dovuti alle tensioni fra l’Eritrea da un lato e dal processo di consolidamento del Sud Sudan, recentemente costituitosi indipendente, ad est ed a sud la situazione somala; per il Kenia a nord est la Somalia rappresenta il principale elemento di instabilità, ad ovest si segnalano elementi di tensione generati da alcuni gruppi di ex militari e di etnie che si sono scontrate negli anni passato nella regione dei Grandi Laghi e nella RDC; l’Uganda e la Tanzania risentono anch’essi di queste dinamiche e di alcuni gruppi fondamentalisti che mirano alla destabilizzazione dell’area), vi sono pochi dubbi per gli osservatori che i destinatari della crescita del PIL saranno proprio loro perché questi paesi sono, da un punto di vista interno, relativamente stabili. Dovrebbero giocare a favore anche la transizione verso regimi democratici, la demografia, il reddito pro capite, l’istruzione, l’apertura al libero scambio. La presenza cinese ha contribuito fortemente alla crescita delle attività economiche e soprattutto ha generato lo sviluppo di un piano di infrastrutture che appare rilevante. Si va dalle strade alle reti telefoniche. Se questi quattro paesi dovessero consolidare la loro stabilità interna si potrebbero aprire degli scenari interessanti perché alcuni di questi (ad esempio l’Etiopia) necessitano di quasi tutto quanto oggi si trova in una moderna economia occidentale. Soprattutto l’uso di beni essenziali e di prima necessità come l’acqua, lo sviluppo delle reti stradali come primo elemento per uno sviluppo del territorio, lo sviluppo urbano. Nella speranza che questo possa davvero partire e che possa avvenire anche in una cornice minima di sostenibilità, preservando uno scenario naturale ancora oggi unico al mondo.&lt;br /&gt;Appendice: analisi HSBC – il mondo a tre velocità:&lt;br /&gt;- Crescita rapida(26): Cina, India, Filippine, Egitto, Malesia, Perù, Bangladesh, Algeria, Ucraina, Vietnam, Uzbekistan, Tanzania, Kazakistan, Equador, Etiopia, Sri Lanka, Azerbaijan, Kenya, Bolivia, Giordania, Uganda, Ghana, Paraguay, Turkmenistan, Honduras, Serbia;&lt;br /&gt;- In crescita(43): Brasile, Messico, Turchia, Russia, Indonesia, Argentina, Arabia Saudita, Thailandia, Iran, Colombia, Pakistan, Cile, Venezuela, Nigeria, Romania, Rep. Ceca, Ungheria, Kuwait, Marocco, Libia, Nuova Zelanda, Rep. Dominicana, Siria, Tunisia, Libano, Slovacchia, Oman, Angola, Costa Rica, Bielorussia, Iraq, Panama, Croazia, El Salvador, Camerun, Bulgaria, Bahrain, Lituania, Bosnia Erzegovina, Lettonia, Yemen, Cipro;&lt;br /&gt;- Stabili(31): USA, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Canada, Italia, Corea del Sud, Spagna, Australia, Olanda, Polonia, Svizzera, Sud Africa, Austria, Svezia, Belgio, Singapore, Grecia, Israele, Irlanda, Emirati Arabi Uniti, Norvegia, Portogallo, Finlandia, Danimarca, Cuba, Qatar, Uruguay, Lussemburgo, Slovenia.&lt;br /&gt;Francesco Della Lunga&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-2907983930119777673?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/qhQIgpNcDTW9FS6ZUbQidsbXUhw/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/qhQIgpNcDTW9FS6ZUbQidsbXUhw/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/174ayg92BHY" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/2907983930119777673/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=2907983930119777673" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/2907983930119777673?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/2907983930119777673?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/174ayg92BHY/la-nuova-frontiera-dello-sviluppo.html" title="La nuova frontiera dello sviluppo economico: il Gran Rift africano, un possibile scenario per i prossimi cinquant'anni." /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2012/01/la-nuova-frontiera-dello-sviluppo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUcHQ3o6eip7ImA9WhRUGUk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-2128577767825028251</id><published>2012-01-18T23:30:00.000+01:00</published><updated>2012-01-30T19:10:32.412+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-01-30T19:10:32.412+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Europa" /><title>La picca di Sarkozy</title><content type="html">(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ giunto il momento in cui anche il presidente francese non ha più voglia di ridere. Lontani sembrano i tempi in cui Sarkozy si divertiva alle conferenze stampa con la cancelliera Merkel, difatti dopo venerdì, quando la Francia, assieme ad altri nove paesi europei ha subito il declassamento del proprio debito dalla triplice AAA a AA+, Sarkozy, impegnato in una difficile campagna elettorale per la riconferma all’Eliseo, si aggira per la Francia e l’Europa stizzito e permaloso. E il primo effetto di questo declassamento è stato di chiedere, e ottenere, l’annullamento del vertice del 20 gennaio a Roma con Monti e la Merkel. Un annullamento irrituale tra capi di stato, in particolare era stato proprio Sarkozy a proporre ai colleghi l’incontro italiano, non appena dieci giorni fa. Molti analisti ritengono che questo dietrofront francese sia dovuto al fatto che Sarkozy non desidera presentarsi a breve ad un vertice dove solo la Merkel può vantare la triplice A. Un vezzo, forse, ma comunque l’asse franco-tedesco, che ha voluto guidare, spesso con scelte inopportune, la crisi economica  finanziaria della zona euro, si sta incrinando. Sarkozy non sta riuscendo ad accettare il declassamento, seppur atteso, perché questo complica la sua strategia per le elezioni presidenziali francesi di primavera. E il nervosismo del presidente francese si è manifestato lunedì, nella conferenza stampa in seguito alla visita ufficiale a Madrid (questa non cancellata, perché troppo vicina temporalmente, e al cospetto di un sovrano, Re Juan Carlos). Il giornalista della Reuters, presente alla conferenza di Madrid ha rivolto la seguente domanda a Sarkozy (tratto dall’articolo del Corriere della Sera): “Pensa che la perdita della tripla A sia un fallimento e che il distacco nei confronti della Germania ridurrà l’influenza della Francia in Europa?” Stizzita e scortese la risposta dell’inquilino dell’Eliseo: “Non ha visto le ultime notizie (per la cronaca il declassamento francese è stato stabilito solo da Standard &amp; Poor’s, mentre Moody’s ed altre agenzie hanno deciso di rinviare la decisione)? Può farmi un’altra domanda che tenga conto delle ultime informazioni?” Ed il giornalista ancora: “La domanda è sapere se lei considera la perdita della triplice A come un fallimento e se il distacco con la Germania….”. Sarkozy:”Insisto lei non è al corrente delle ultime informazioni. Dunque, se lei mi pone una domanda sulle ultime notizie, risponderò. Se invece mi parla di quel che è successo venerdì scorso, era appunto venerdì”. Allora il giornalista: “D’accordo, allora, Moody’s, che ne pensa?”. Il presidente:”No, formuli una domanda, Moody’s non vuole dire un granché”. “Dopo Standard &amp; Poors, Moody’s fa pendere una spada di Damocle sulla politica economica francese?”. Sarkozy chiude, sgarbatamente: “Non capisco questa domanda. Se c’è qualcuno che mi vuole porre un interrogativo comprensibile risponderò volentieri, non capisco la sua domanda”. C’è del nervosismo a Parigi, anche a Parigi. I bei sorridenti e ridaioli tempi per Sarkozy sono passati, come per una legge del contrappasso.&lt;br /&gt;RDF&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-2128577767825028251?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/BAxx_w7_OnVHaqJ99hLuKScBDDQ/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/BAxx_w7_OnVHaqJ99hLuKScBDDQ/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/Qc7AXkBp9ow" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/2128577767825028251/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=2128577767825028251" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/2128577767825028251?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/2128577767825028251?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/Qc7AXkBp9ow/la-picca-di-sarkozy.html" title="La picca di Sarkozy" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2012/01/la-picca-di-sarkozy.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEcERX4-eSp7ImA9WhRVF0g.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-564403527266602342</id><published>2012-01-16T23:12:00.000+01:00</published><updated>2012-01-16T23:13:24.051+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-01-16T23:13:24.051+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Medio Oriente" /><title>E’ l’ora della guerra?</title><content type="html">(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dell’attacco israeliano all’Iran se ne parla dal 2008, ogni volta sembra di essere sul punto che scoppi, poi la diplomazia, il dialogo e le alternative al conflitto, fortunatamente, prevalgono, ma oggi la pace sembra essere più lontana. I piani di attacco di Israele ci sono, sono pronti da anni e continuamente aggiornati. Manca solo il consenso dell’Occidente, ma Israele è pronto all’impiego della forza anche senza l’appoggio e l’”autorizzazione” degli amici europei e degli USA, difatti un Iran con la bomba atomica è un rischio troppo grande per gli israeliani. In questi giorni il generale statunitense, Martin Dempsey, consigliere militare del presidente Obama, sarà a Gerusalemme ed a Tel Aviv, proprio per sondare il campo e vedere i piani di attacco israeliani. Gli Stati Uniti sono rassegnati all’operazione militare israeliana (sono stati allertati i 15.000 militari USA in Iraq), ma sperano che gli iraniani diano seguito alle deboli, ma pur presenti, aperture degli ultimi giorni. Per Gerusalemme si tratterebbe invece solo di decidere il quando, a primavera adesso od a novembre dopo le elezioni presidenziali USA. Già nel 2008, anno di elezioni di Obama, gli israeliani avevano programmato l’attacco, sperando che i repubblicani americani mantenessero la guida del paese e che la dottrina Bush Jr continuasse, invece ci fu la vittoria di Obama, e prevalse la linea del dialogo. Ma adesso, curiosamente, sotto la presidenza democratica di Obama (Obama non ha mai reso visita a Israele, non era mai successo negli ultimi trent’anni per un presidente USA), e con un consenso strappato di malavoglia agli americani, Israele potrebbe attaccare l’Iran, cioè fare ciò che non poté fare sotto la presidenza di guerra di Bush Jr. &lt;br /&gt;RDF&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-564403527266602342?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/e-9uhEdaimwu_DJgFIQDRZMb4n4/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/e-9uhEdaimwu_DJgFIQDRZMb4n4/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/e-9uhEdaimwu_DJgFIQDRZMb4n4/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/e-9uhEdaimwu_DJgFIQDRZMb4n4/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/gYQxxXACAvk" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/564403527266602342/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=564403527266602342" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/564403527266602342?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/564403527266602342?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/gYQxxXACAvk/e-lora-della-guerra.html" title="E’ l’ora della guerra?" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2012/01/e-lora-della-guerra.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0QMQXs_eip7ImA9WhRVFkg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-9171394666343933893</id><published>2012-01-15T19:16:00.001+01:00</published><updated>2012-01-15T19:16:20.542+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-01-15T19:16:20.542+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Medio Oriente" /><title>Ancora sulla strage di Bologna</title><content type="html">(fonte: Sette-Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beirut, 2 settembre 1980, Italo Toni, 50 anni, e Graziella De Paolo, 24 anni, giornalisti del Paese Sera, escono dal loro hotel, il Triumph e salgono su una jeep del FPLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina), da quel momento di loro non se ne saprà più nulla.&lt;br /&gt;Toni e De Paolo erano partiti da Roma il 22 agosto, destinazione Damasco, da lì avrebbero raggiunto in auto Beirut. La De Paolo aveva organizzato la missione prendendo contatto con la sede romana dell’OLP, ottenendo la “protezione” di Al Fatah, guidata da Yasser Arafat. I due inviati di Paese Sera giungono a Beirut il 24 agosto e prendono alloggio al Triumph di Beirut, albergo dove l’OLP accoglie i propri ospiti. Ma in questi pochi giorni che ci separano dalla loro scomparsa, Toni e De Paolo sicuramente vengono a conoscenza di qualche notizia clamorosa: di un presunto traffico di armi tra Italia e Libano? Dell’dentità di neofascisti rifugiati a Beirut Est? Oppure di qualcosa di scottante sulla pista palestinese per la strage di Bologna, avvenuta solo un mese prima? Certamente qualcosa di importante era successo in quei giorni, infatti i due giornalisti il 1° settembre si presentarono all’ambasciata italiana in Libano per chiedere protezione. Il giorno dopo i due scomparvero, gli addetti dell’albergo raccontarono agli investigatori che l’ultima volta che li avevano visti era mentre salivano su una jeep guidata da membri del FPLP.&lt;br /&gt;Nel 1984 il governo Craxi (filo palestinese) pone sulla vicenda il segreto di Stato. Nel 1985 il sostituto procuratore, Giancarlo Armati, che seguì le indagini, concluse che il responsabile dell’omicidio fu George Habbash, leader del FPLP, e che a depistare le stesse indagini furono (si legge dall’articolo di Sette) il generale Giuseppe Santovito, direttore del Sismi dal 1978 al 1981 e Stefano Giovannone, capo del centro Sismi di Beirut. I due alti ufficiali dei nostri servizi segreti erano finiti nell’indagini anche per la strage di Bologna. Ancora una volta, servizi segreti, palestinesi e strage di Bologna.&lt;br /&gt;RDF&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-9171394666343933893?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ZI8RYn18qy2T30i6TYytkCAQEzQ/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ZI8RYn18qy2T30i6TYytkCAQEzQ/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ZI8RYn18qy2T30i6TYytkCAQEzQ/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ZI8RYn18qy2T30i6TYytkCAQEzQ/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/P1edlctTQrM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/9171394666343933893/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=9171394666343933893" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/9171394666343933893?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/9171394666343933893?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/P1edlctTQrM/ancora-sulla-strage-di-bologna.html" title="Ancora sulla strage di Bologna" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2012/01/ancora-sulla-strage-di-bologna.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkYNQnc-cSp7ImA9WhRVFEU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-7920701978295182051</id><published>2012-01-13T21:56:00.001+01:00</published><updated>2012-01-13T21:56:33.959+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-01-13T21:56:33.959+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="America Latina" /><title>Miniere “umane”</title><content type="html">(fonte: La nuova ecologia), a cura di Roberto Di Ferdinando&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da sempre il lavoro delle miniere è duro, logorante, sotto pagato e spesso anche disumano, l’uomo infatti non è fatto per stare sotto terra, almeno da vivo. Eppure esistono delle realtà in cui il lavoro minerario è meno  “disumano”, rimanendo, comunque sempre pesante.&lt;br /&gt;Siamo in Colombia, zona occidentale del dipartimento Boyacà, località Maripì, presso Muzo, la capitale colombiana dell’estrazione di smeraldi, i più belli al mondo. Fino a qualche decina di anni fa, qui non esistevano regole, se non quella del più forte, e lo sfruttamento di queste terre era selvaggio, totale (centinaia di bulldozer smuovevano tonnellate di terra per estrarre gli smeraldi), senza alcun rispetto per la Natura e gli uomini. Negli ultimi anni molto è cambiato. Il governo di Bogotà è intervenuto dando una netta regolarizzazione. L’estrazione infatti avviene adesso attraverso le perforazioni delle montagne realizzando tunnel lunghi centinaia di metri (comunque non so quanto sia meno invasiva), da qui i minatori (esmeralderos), tramite scale ed ascensori, scendono alla corte, cioè al taglio dove si presume ci sia la vena ricca d smeraldi. Rispetto ad altre zone minerarie colombiane, qui i minatori sono pagati con un regolare salario (250 euro è lo stipendio mensile minimo), hanno pasti garantiti, assistenza sanitaria, squadre speciali di assistenza in caso di incidenti all’interno della miniera, e nelle ore libere possono frequentare, gratuitamente, corsi di formazione, tra cui imparare l’inglese; inoltre lavorano venti giorni al mese mentre per i restanti dieci rientrano a casa. Per quanto riguarda la Natura, le autorità locali hanno regolarizzato l’estrazione per garantire l’ambiente. Non solo, le acque del Rio Minero (il nome ne ricorda l’impiego nell’attività estrattiva), una volta utilizzate nel giacimento, attraverso un complesso procedimento di purificazione, sono nuovamente immesse nel fiume.&lt;br /&gt;Il controllo perché i minatori non si  intaschino gli smeraldi estratti è molto rigido, ma alle volte può capitare che qualche esmeraldero riesca a portare fuori una pietra preziosa che ha estratto dalla vena, un piccolo capitale che spesso va ad esaurirsi subito in “alcol e donne, quasi nessuno è capace di risparmiare o investire”, come dice Mercedes Chaporro, l’unica donna impiegata nella miniera di Santa Rita, responsabile dell’organizzazione del lavoro, intervistata dalla rivista italiana, La nuova ecologia.&lt;br /&gt;RDF&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-7920701978295182051?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/dHewN4EMRKl-FfvQZaM3_Fg2SeU/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/dHewN4EMRKl-FfvQZaM3_Fg2SeU/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/dHewN4EMRKl-FfvQZaM3_Fg2SeU/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/dHewN4EMRKl-FfvQZaM3_Fg2SeU/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/tGz9auovDLs" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/7920701978295182051/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=7920701978295182051" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/7920701978295182051?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/7920701978295182051?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/tGz9auovDLs/miniere-umane.html" title="Miniere “umane”" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2012/01/miniere-umane.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0MAR3s8eip7ImA9WhRVEk4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-5421868548768458874</id><published>2012-01-10T22:36:00.000+01:00</published><updated>2012-01-10T22:37:26.572+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-01-10T22:37:26.572+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Globalizzazione" /><title>Due miliardi di cristiani, pochi in Europa</title><content type="html">(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Recinto Internazionale aveva già riportato in un piccolo post la notizia che la religione cristiana è la confessione con più fedeli al mondo (http://recintointernazionale.blogspot.com/2011/12/il-cristianesimo-e-la-religione-piu.html). Il Corriere della Sera ha approfondito questo tema analizzando nel dettaglio il Rapporto del Pew Forum sul Cristianesimo Globale da cui risultano alcuni dati che meritano di essere evidenziati. 1/3 della popolazione mondiale, come 100 anni fa, è composta da cristiani, ma rispetto all'inizio del Novecento è cambiata molto la loro distribuzione sulla terra. Infatti, i cristiani nel mondo sono 2 miliardi, e di questi il 26% vive in Europa, il 37% nelle Americhe (erano il 27% 100 anni fa), il 13% in Asia (un secolo fa era il 4%) ed il 23% vive in Africa (nel 1910 era il 2%). Il crisitanesimo rimane comunque, come un secolo fa, la religione con più fedeli ed il 90% dei cristiani vive in paesi dove la maggioranza della popolazione è cristiana. Dall'articolo del Corriere della Sera, però, si evince un fatto nuovo rispetto al 1910, cioè la perdita di rilevanza, nei numeri, dei cristiani europei. Infatti i primi dieci paesi che hanno più cittadini crisitani sono, in ordine: USA, Brasile, Messico, Russia, Filippine, Nigeria, Cina, Congo, Germania (il primo paese europeo) e l'Etiopia. I cattolici brasiliani sono il doppio di quelli italiani, mentre i protestanti nigeriani sono il doppio di quelli tedeschi. Dei due miliardi di cristiani la metà è costuita da cattolici (l'Italia è il primo paese europeo per numero di cattolici ed il 5° nel mondo), che vivono prevalentemente (il 47%) nelle Americhe, in Europa ci vive il 23% dei cattolici (secondo posto) e la maggiornaza degli ortodossi, mentre il Vecchio Continente è all'ultimo posto riguardo la presenza dei protestanti.&lt;br /&gt;RDF&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-5421868548768458874?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/gr759WJycyl7RmqWgVpuu4MPWfY/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/gr759WJycyl7RmqWgVpuu4MPWfY/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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Invece, meno evidenza è stata data ad un record, questa volta negativo, che il paese latino americano da alcuni anni ha conquistato, quello della “violenza” di Stato. Recentemente il giornalista del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella, noto al pubblico per le quotidiane denunce dei privilegi della casta italiana, in un suo articolo sul quotidiano di via Solferino, ricordava l’uscita nelle librerie di “Crescita economica e violazione dei diritti umani in Brasile”, un libro di Alessandro Monti, docente di politica economica a Camerino, in cui si denuncia, citando testimonianza tratte dai rapporti ufficiali che, per esempio, nei soli stati di Rio de Janeiro e San Paolo, negli ultimi anni, sono stati uccisi 11.010 persone dalla polizia perché “faceva resistenza all’arresto”.&lt;br /&gt;Il Brasile sembra quindi essere un paese dalle mille contraddizioni, in un periodo dinamico economico, aumentano le violenze, i soprusi e le disparità sociali. Ma già in passato il paese aveva conosciuto un forte balzo economico (+14% del PIL), e sembrerà strano, ma avvenne nel periodo più sanguinoso della dittatura militare (1969-1974) di Garrastazu Medici in cui furono sospesi i diritti fondamentali. Non solo, oggi gli investimenti stranieri in Brasile sono 10 volte più numerosi, rispetto a 10 anni fa, la classe media nello stesso periodo di tempo è aumentata da 66 a 95 milioni di persone, ma nonostante questo si è anche allargata la forbice che tiene ancor più distante i ricchi dai poveri (solo nel Sudafrica e nel Botswana l’ingiustizia sociale è più crudele) . Un paese contraddittorio.&lt;br /&gt;In Brasile la popolazione carceraria si compone di 496,251 persone (1 ogni 413 abitanti) e molti di questi vivono in condizioni disumane. Eppure in Brasile i violenti sembrano essere anche coloro che dovrebbero garantire l’ordine ed il rispetto della legalità. Secondo un rapporto di Amnesty International, nel 2009 la polizia avrebbe ucciso in “atti di resistenza” 1.048 persone a Rio de Janeiro e 543 a San Paolo (+ del 41% rispetto al 2008). Il professor Monti ricorda nel suo libro che vittime di violenze da parte delle autorità di polizia sono principalmente i nativi (guarani-kalowà, quilombola) e le popolazioni “afrodiscendenti”. Ed ancora, secondo le indagini dell’Onu, nel 2008 negli USA si è verificato 1 caso di police killing ogni 37.751 persone arrestate, nello stesso anno, nel solo stato di Rio de Janeiro si è verificato un tale caso ogni 348 arresti ed a San Paolo 1 ogni 23 arresti (!). E se non bastasse, Monti cita un'altra statistica-denuncia di ACAT France (Action des Chrétiens pour l’Abolition de la Torture, con sede a Parigi), la Un Monde Tortionnaire 2011, da cui risulta che “la maggior parte delle persone che lottano per il diritto ad un alloggio e alla terra, membri di comunità indigene, contadini senza terra e squatter urbani, è vittima di gravi violazioni dei diritti dell’uomo: torture, assassini, esecuzioni senza processo che, mediamente, si traducono in oltre 50.000 omicidi l’anno commessi ufficialmente per ragioni di sicurezza, il numero più elevato al mondo” (citazione dall’articolo del Corriere della Sera). Spesso, responsabili di tali omicidi le milizia, gruppi paramilitari costituiti da membri delle forze di polizia fuori servizio o in pensione che operano con violenza nelle favelas per conto anche delle organizzazioni di narcotrafficanti.&lt;br /&gt;Dimenticavo, il Brasile è lo stesso paese in cui si è rifugiato l’assassino Cesare Battisti, è sempre lo stesso paese che non consegna all’Italia l’assassino Battisti perché nel nostro paese Battisti sarebbe “ perseguitato per le sue idee politiche”.&lt;br /&gt;RDF&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-4663304493340588115?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Q-WfKY3XdK3NIuxMPU2HGyrqohE/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Q-WfKY3XdK3NIuxMPU2HGyrqohE/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/qS3e0Di_UR0" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/4663304493340588115/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=4663304493340588115" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/4663304493340588115?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/4663304493340588115?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/qS3e0Di_UR0/il-record-negativo-del-brasile.html" title="Il record negativo del Brasile" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2012/01/il-record-negativo-del-brasile.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkYGRX8yfip7ImA9WhRVEEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-3627198578159276264</id><published>2012-01-08T20:11:00.002+01:00</published><updated>2012-01-08T20:15:24.196+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-01-08T20:15:24.196+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Africa" /><title>Storia - I complotti ed i crimini nell'antico Egitto</title><content type="html">Mentre in Egitto l'accusa chiede la condanna a morte dell'ex presidente Mubarak, soprannominato il "Faraone", riporto qui sotto un mio vecchio articolo sulle congiure nell'antico Egitto, pubblicato sulla rivista Dossier &amp; Intelligence nel 2004.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Artcioo pubblicato su Dossier &amp; Intelligence nel 2004&lt;br /&gt;Testo di Roberto Di Ferdinando&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'ambito del ciclo di conferenze intitolato "Il Crimine - complotti, veleni e delitti -", organizzato dall'associazione culturale fiorentina Eumeswil , la dottoressa M. Cristina Guidotti, direttrice del Museo Egizio di Firenze,  ha tenuto una lezione dal titolo:"Complotti, crimini e processi nell'antico Egitto".&lt;br /&gt;La dottoressa Guidotti ha dedicato la parte centrale del suo intervento al racconto di due complotti, mossi contro i faraoni Amenemhat I e Ramsete III, di cui abbiamo oggi testimonianza grazie al ri-trovamento di particolari documenti.&lt;br /&gt;Secondo le scritture pervenuteci Amenemhat I, faraone della XII dinastia, fu assassinato nel 1962 A.C., da una congiura ordita da nobili con la complicità di alcuni personaggi di corte, in particolare all'interno dell'harem del faraone.&lt;br /&gt;Il mancato ritrovamento della mummia di Amenemhat I non ha permesso di accertare le effettive cause del decesso del faraone, ma in aiuto alla tesi del complotto vengono due documenti.&lt;br /&gt;Il primo è il racconto di Sinhue, l'antico racconto egiziano (da non confondersi con la moderna opera letteraria di Mika Waltari, che invece si ispira liberamente al racconto), inciso su quattro stele del tempio di Amon a Tebe, in parte ancor oggi leggibile, e fatto circolare per lungo tempo nelle scuole dell'Antico Egitto. Si narra che Sinhue, funzionario dell'harem del faraone, è in missione militare in Libia con il principe erede Sesostri, figlio di Amenemhat I, ma durante la marcia di ritorno verso l'Egitto giunge la notizia della morte del faraone. Sinhue, misteriosamente, forse per sfuggire alle accuse di negligenza, oppure perché effettivamente coinvolto nella congiura, abbandona la spedi-zione militare, per rifugiarsi in Siria. Rientrerà in Egitto solo molti anni dopo, quando Sesostri, di-venuto faraone, gli perdonerà la misteriosa fuga.&lt;br /&gt;La seconda testimonianza dell'assassinio del faraone è l'insegnamento di Amenemhat I. Per inse-gnamento s'intende un genere letterario, molto diffuso nell'antico Egitto, attraverso cui si cercava di educare la popolazione alla giustizia ed a vivere rettamente. Gli insegnamenti erano prevalentemente impartiti nelle scuole dove gli alunni li mettevano per iscritto producendone molte copie, alcune di esse sono così giunte fino a noi. &lt;br /&gt;L'insegnamento di Amenemhat I, scritto dopo la morte del faraone, racconta i fatti facendo parlare, come era usanza, in prima persona Amenemhat I morto, ed il principio che vuole trasmettere alle persone è quello di guardarsi bene da chi sta loro vicino.  Infatti in un passo dell'insegnamento, Amenemhat I si rivolge al figlio dicendogli:" […] l'assassinio è stato perpetrato quando ero senza di te e prima che la corte apprendesse la tua investitura, prima che sedessimo insieme sul trono (l'antica usanza voleva che il faraone, prima della sua morte, associasse sul trono il proprio erede per garantire così la successione dinastica). A se potessi sistemare le questioni che ti riguardano! Ma non avevo preparato nulla, non mi aspettavo un tale evento, non mi aspettavo una tale mancanza dei mie servitori. E' forse compito delle donne dar battaglia? Si deve introdurre la battaglia nel palazzo? (ecco il riferimento alla congiura ordita nell'harem del faraone).&lt;br /&gt;La seconda congiura che ci indica la dottoressa Guidotti e di cui abbiamo testimonianze certe, è quella mossa contro Ramsete III, faraone della XX dinastia, l'ultimo grande regno d'Egitto. Le in-formazioni su questa vicenda le riceviamo grazie ad un papiro, scritto durante il regno di Ramsete IV ed oggi conservato al Museo Egizio di Torino, contente, in maniera parziale, i verbali delle inter-rogazioni ai presunti colpevoli e delle udienze processuali. Queste carte però non ci dicono se Ram-sete III cadde vittima, forse morì poco tempo dopo per gli effetti di quest'aggressione, o invece so-pravvisse a questo complotto. Sappiamo infatti che il faraone morì nel 1154 a.C. e le analisi sulla sua mummia, oggi conservata al Museo de Il Cairo, hanno dimostrato che la morte lo colse in età avanzata, ma non hanno rivelato tracce di ferite; ciò però non esclude che Ramsete III sia stato av-velenato.&lt;br /&gt;Il papiro riferisce che la congiura fu capeggiata dalla seconda moglie di Ramsete III, desiderosa di far salire sul trono il proprio figlio, Pentaur, al posto del futuro Ramsete IV, l'erede che Ramsete III aveva avuto dalla sua prima moglie, Iside. I congiurati in tutto erano 28, erano sacerdoti ed uomini di corte, ma erano coinvolte anche molte donne, alcune di corte, una era sorella di un generale, altre, ancora, facenti parte dell'harem del faraone.&lt;br /&gt;Il papiro, riportando le fasi del giudizio, fin dall'inizio indica i sospetti colpevoli del complotto, ci-tandoli con un nome diverso e dispregiativo da quello proprio. La civiltà egizia infatti dava grandis-sima importanza all'identificazione delle persone e degli oggetti con un nome proprio, quindi la cancellazione o la modifica di questo era ritenuta l'offesa più grande da subire, significava infatti e-liminarne l'esistenza e la memoria. Il papiro sottrae da questa offesa solo gli appartenenti alla fami-glia reale coinvolti nel complotto.&lt;br /&gt;Occorre qui ricordare che nell'antico Egitto la giustizia non si basava che su raccolte di ordinanze e sentenze del faraone alle quali i giudici durante i processi facevano riferimento. I tribunali si suddi-videvano in gradi, dal più basso, quello locale, al più alto, il Visir, cioè il vice faraone per le questioni politiche. Comunque i processi erano spesso allestiti presso il Tempio di Maat, la dea della Verità, della Giustizia e dell'ordine cosmico.&lt;br /&gt;Le condanne, oltre alla morte, spesso provocata per impalatura, prevedevano pene corporali, come le bastonature, oppure mutilazioni che interessavano il naso, le orecchie ed i piedi. Per i condannati non esisteva invece il carcere, questi erano infatti destinati ai lavori forzati, mentre il soggiorno in una galera, come possiamo noi, oggi, intenderlo, era riservato solo agli imputati in attesa di giudizio.&lt;br /&gt;Il giudizio riguardo il complotto contro Ramsete III stabilì quindi che 7 congiurati fossero condan-nati a morte tramite suicidio con veleno. Questa pratica era riservata solo ai nobili a cui era così permessa una morte più onorevole. Durante l'accertamento della verità fu inoltre scoperto il tentati-vo, da parte di alcuni congiurati, di corrompere 5 giudici. Tra i giudici che avevano accettato i favori degli imputati, uno fu fatto suicidare, ad altri tre furono tagliate le orecchie ed il naso, mentre il quinto, che molto probabilmente aveva collaborato a far scoppiare il caso di corruzione, fu solo rimproverato.&lt;br /&gt;RDF&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-3627198578159276264?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/IpblZrvzLW8b0Ib3EL7KjO5CQa0/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/IpblZrvzLW8b0Ib3EL7KjO5CQa0/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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Esistono inoltre localmente anche altri tipi di banche dei semi ad esempio nella cittadina USA di Ames (Iowa), qui le sementi (in particolare cereali e mais) sono in stanze refrigerate a bassi livelli di umidità, oppure a Harbu (Etiopia) dove la Ethio Organic Seed Action, ha realizzato una banca dei semi per fornire una sicurezza in più ai contadini che dovessero perdere il raccolto o in caso di siccità. Ancora negli Usa e sempre nell’Iowa esiste l’antica Seed Savers Excange, l’organizzazione dedita alla conservazione e scambio delle sementi senza fine di lucro.&lt;br /&gt;Queste banche hanno lo scopo, anche, di garantire al maggior numero di persone l’accesso ai semi e quindi garantire le coltivazioni e coltivazioni diverse. Infatti ormai superata la cifra di 7 miliardi di abitanti sulla Terra, gli esperti si interrogano sulle reali capacità del nostro pianeta di sostenere anche da un punto di vista alimentare tale boom demografico. Nonostante il ritmo di crescita sia rallentato (+1.1%) e si preveda che a livello mondiale nel 2070 si stabilizzi, alcuni dati però preoccupano, in quanto si prevede che alcune regioni invece triplicheranno la propria popolazione, ad esempio i paesi africani e l’India che entro 10 anni supererà la Cina quale paese più popoloso. Si presenteranno quindi, sul piano delle coltivazioni alcuni problemi, quali quello ecologico (il sempre maggior impiego di fertilizzanti per garantire prodotti alimentari più rapidamente), energetico e perdita della biodiversità.&lt;br /&gt;Eppure la produzione alimentare oggi sarebbe in grado di soddisfare la domanda mondiale, sarebbe, ma esistono due problemi, la cattiva e non equa distribuzione di tali prodotti e l’aumento esponenziale (in particolare da parte di Brasile e Cina) di proteine animali (carne bovina). Infatti per produrre un chilo di carne bovina si consumano 10 chili di proteine vegetali (oggi 1 miliardo di persone non ha di che mangiare). Interventi necessari dovrebbero indirizzarsi sull’ecosistema, come ricorda Claudia Sorlini, ex preside della Facoltà di Agraria di Milano, intervistata da Sette: “il terreno non deve essere sfruttato eccessivamente per poi essere abbandonato quando non produce più. […] In occidente, invece si dovrebbero evitare le monocolture o le colate di cemento che sottraggono aree fertili all’agricoltura”. Altri aspetti su cui lavorare la riduzione degli sprechi (circa il 30-35% degli alimenti) e le difficoltà, in particolare nei paesi più poveri di poter conservare a lungo i cibi, in mancanza di un’adeguata catena del freddo. Ed ancora l’aumento delle materie prime alimentari. Secondo il Food Price Index della FAO, in un anno il costo del cibo è aumentato del 39%, dei cereali del 71%.&lt;br /&gt;RDF&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-1830125429905076306?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Y16rsS1cLmtzQIdtaWgBDyj41d4/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Y16rsS1cLmtzQIdtaWgBDyj41d4/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Y16rsS1cLmtzQIdtaWgBDyj41d4/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Y16rsS1cLmtzQIdtaWgBDyj41d4/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/0rcOu8uZGvI" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/1830125429905076306/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=1830125429905076306" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/1830125429905076306?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/1830125429905076306?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/0rcOu8uZGvI/la-banca-delle-sementi.html" title="La banca delle sementi" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2011/12/la-banca-delle-sementi.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkYEQ386fCp7ImA9WhRWEEU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-7540774474594326729</id><published>2011-12-28T14:47:00.000+01:00</published><updated>2011-12-28T14:48:22.114+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-12-28T14:48:22.114+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Europa" /><title>In Svizzera si insegna sempre meno l’italiano</title><content type="html">(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In molti licei svizzeri dei cantoni tedeschi sembra sempre più difficile imparare l’italiano quale seconda lingua. Infatti, ad esempio, nel Canton Obvaldo è stato stabilito che non sarà più obbligatorio al liceo apprendere l’italiano per conseguire il diploma di maturità, pochi mesi fa anche il Cantone di San Gallo aveva fatto la stessa scelta, per poi dover tornare sui propri passi per intervento del dipartimento federale dell’Interno su pressione del ASPI (Associazione Svizzera dei Professori di Italiano). Eppure la Costituzione elvetica prevede, riconosce e garantisce il plurilinguismo della Confederazione (le lingue ufficiali sono: tedesco, francese, romancio e italiano). La decisione di emarginare lo studio dell’italiano sembra riscontrare un certo consenso dell’opinione pubblica, mossa anche dalla campagna pro tedesco e pro francese di alcuni quotidiani nazionali; infatti quest’ultimi dinanzi alle considerazioni che ricordavano che di fatto la lingua italiana è, comunque, quella di Dante e di Boccaccio, hanno risposto, tra serio e il faceto, con vignette ed interventi vari, che l’italiano è anche la lingua di Berlusconi, una provocazione che però rende bene l’idea di come l’Italia sia, per la Svizzera, il paese meno amico di quelli a lei confinanti.&lt;br /&gt;I cantoni tedeschi hanno risposto alle polemiche indicando che gli studenti, se lo desiderano, potranno studiare l’italiano nei cantoni vicini, una soluzione, però, logisticamente difficile da mettere in pratica e comunque una spinta disincentivante allo studio dell’italiano.&lt;br /&gt;In Svizzera, oggi, l’italiano è la prima lingua ufficiale nel solo Canton Ticino, ed è parlato, frequentemente e correttamente, da circa il 6,4% degli svizzeri.&lt;br /&gt;RDF&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-7540774474594326729?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/XIRz5Ulvs3YgK-C3HDwG0FSa4r0/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/XIRz5Ulvs3YgK-C3HDwG0FSa4r0/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/XIRz5Ulvs3YgK-C3HDwG0FSa4r0/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/XIRz5Ulvs3YgK-C3HDwG0FSa4r0/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/4uDNyyNcSJk" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/7540774474594326729/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=7540774474594326729" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/7540774474594326729?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/7540774474594326729?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/4uDNyyNcSJk/in-svizzera-si-insegna-sempre-meno.html" title="In Svizzera si insegna sempre meno l’italiano" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2011/12/in-svizzera-si-insegna-sempre-meno.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUUDQXk5fCp7ImA9WhRXGU4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-5503189191962626685</id><published>2011-12-26T22:00:00.000+01:00</published><updated>2011-12-26T22:01:10.724+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-12-26T22:01:10.724+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Africa" /><title>Contadini africani sfrattati</title><content type="html">(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal 2001 ad oggi circa 227 milioni di ettari di terreno in Paesi in Via di Sviluppo (PVS) sono stati acquistati o dati in concessione a società straniere (cinesi, indiane, coreane ed europee). L’intento è, prevalentemente nobile, infatti queste società si sono impegnate per la riforestazione di queste terre e per garantire l’uso intensivo di campagne sottoutilizzate o destinate fino ad oggi ad una agricoltura semplicemente di sostentamento.&lt;br /&gt;Nell’articolo del Corriere della Sera è citato l’esempio dell’Uganda, in cui la britannica New Forests Company (NFC) controlla 20 mila ettari nei distretti di Mubende, Kiboga e Bugiri (altrettanti ettari la NFC li controlla in Tanzania e Mozambico). In queste terre sono state distrutte le originarie piantagioni (banani, manghi, avocado, fagioli e cereali) e sostituite con coltivazioni di pini ed eucalipti al fine di produrre legname in modo da evitare il deforestamento di altre zone. La NFC, inoltre, ha accompagnato le nuove piantagioni con l’apertura di scuole, piccoli ambulatori, scavato pozzi e fognature e stipulato programmi economici con le piccole comunità locali. Al di là delle conseguenze per il mercato agricolo interno dei paesi africani, il problema di questa presenza straniera nelle campagne africane è legato al fatto della proprietà della terra. Infatti, in molti paesi africani raramente esiste la proprietà individuale della terra, ma spesso appartiene allo Stato che la concede in uso per decenni a famiglie di contadini o a veterani. In alcuni casi vi sono famiglie che da oltre 40 anni coltivano la terra dello Stato, spesso queste terre statali sono trasmesse di padre in figlio, altre volte lo Stato le ha cedute con regolare contratto di vendita. Ma adesso che la terra è divenuta per molti governi africani un bene da vendere o da dare in concessione ai ricchi stranieri, ecco che sono scattate le confische o le revoche di vecchi contratti d’uso di migliaia di ettari. Secondo alcuni dati delle ONG, in Uganda, circa 20.000 contadini sarebbero stati cacciati, anche con l’uso della violenza, dalle terre a cui si dedicavano da decenni o di cui erano proprietari. Purtroppo in molte regioni dell’Africa un atto di proprietà di un umile contadino non ha spesso molto valore.&lt;br /&gt;RDF&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-5503189191962626685?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/63NVhf8TJf5sdvSOjsQRjGNf-J0/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/63NVhf8TJf5sdvSOjsQRjGNf-J0/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/63NVhf8TJf5sdvSOjsQRjGNf-J0/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/63NVhf8TJf5sdvSOjsQRjGNf-J0/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RecintoInternazionale/~4/DtyxHR1weD8" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://recintointernazionale.blogspot.com/feeds/5503189191962626685/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8795227313658361045&amp;postID=5503189191962626685" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/5503189191962626685?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8795227313658361045/posts/default/5503189191962626685?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RecintoInternazionale/~3/DtyxHR1weD8/contadini-africani-sfrattati.html" title="Contadini africani sfrattati" /><author><name>Recinto Internazionale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16377048875566192110</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://recintointernazionale.blogspot.com/2011/12/contadini-africani-sfrattati.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEUGQHc8fyp7ImA9WhRXGEk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8795227313658361045.post-6562152792438990240</id><published>2011-12-25T21:49:00.000+01:00</published><updated>2011-12-25T21:50:21.977+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-12-25T21:50:21.977+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Europa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Asia" /><title>Kim Jong-il sarà imbalsamato dai russi?</title><content type="html">(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra che il governo nord-coreano abbia già contattato il Centro imbalsamatori di Mosca, lo stesso che da quasi 80anni cura la salma, anch’essa imbalsamata, di Lenin, conservata nel mausoleo della Piazza Rossa, perché si occupi di rendere eterne le spoglie di Kim Jong-il, il dittatore nord-coreano deceduto la settimana scorsa. Ed il Centro di imbalsamatori, diretto oggi da Valerij Bykov, è lo stesso a cui fu affidato nel 1994 il corpo di Kim Il-Sung, il padre di Kim Jong-il. Nel 1994 l’operazione Kim Il-Sung costò ai coreani 1 milione di dollari e 800 mila all’anno per la conservazione. Ma è lunga la lista delle salme di leader più o meno famosi, trattati dal centro di imbalsamatori. La prima fu quella già ricordata di Lenin, anche se il risultato non fu molto positivo (sono visibili solo la faccia e le mani e la pelle non ha un colore naturale), poi, nel 1953, quella di Stalin, conservata in maniera perfetta nel mausoleo di Lenin e poi da lì rimossa, per volere di Kruscov, e sepolta in un cimitero, ed ancora quella dell’ex presidente del Comintern, il bulgaro Dimitrov, dell’ex leader della Cecoslovacchia, Gottward, del vietnamita Ho Chi-min (nonostante avesse chiesto in punto di morte di essere cremato), dell’angolano Neto, dei presidenti della Mongolia e della Guyana, ecc…&lt;br /&gt;Oggi però il centro che si avvale di 12 tecnici sembra attraversare un periodo di crisi. Infatti, pur avendo aperto anche ai privati, sono sempre meno le richieste di imbalsamazione; fino ad alcuni anni fa provenivano principalmente dagli ambienti di malavitosi, ma non sempre i corpi, trivellati, potevano essere correttamente conservati, comunque, il servizio offerto dal centro comprendeva nel prezzo anche la costruzione di un mausoleo. Ma adesso l’imbalsamazione sembra essere superata, difatti di moda è divenuta la crio-conservazione in azoto liquido, che costa anche molto meno (10 mila dollari per salvare il solo cervello, 45 mila per l’intero corpo).&lt;br /&gt;RDF&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di seguito riporto un mio articolo pubblicato su Microstoria nel 2005, dedicato a Girolamo Segato, un ottocentesco imbalsamatore che nella sua avventurosa vita scoprì una misteriosa tecnica per la conservazione dei corpi.&lt;br /&gt;Testo e foto di Roberto Di Ferdinando&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi la figura di Girolamo Segato  è poco nota (1), eppure questo ottocentesco erudito bellunese, trapiantato a Firenze, fu naturalista, cartografo, disegnatore, esploratore ed egittologo di una certa fama. La sua continua passione per la conoscenza multidisciplinare e per l’avventura difatti lo portarono ad essere tra i primi europei ad esplorare l’intero Egitto effettuando qui importanti rilievi geografici e scoperte archeologiche oltre che apprendere le misteriose tecniche per la conservazione dei tessuti umani, per cui oggi nel mondo scientifico è principalmente ricordato. Ma la sua esistenza fu anche caratterizzata da continue avversità: infiniti problemi finanziari che non gli permisero di completare studi e ricerche, oltre che a condannarlo alla povertà, e le avversità verso il suo operato da parte della comunità scientifica che lo spinsero a non rivelare mai il segreto del suo procedimento di pietrificazione dei tessuti umani, che rimane ancor oggi un mistero.&lt;br /&gt;Ma procediamo per ordine. Girolamo Segato nasce a Vedana (Belluno) il 13 giugno 1792 e già da adolescente muove i suoi interessi verso gli studi di chimica, botanica e mineralogia. Tra il 1809 ed il 1818 frequenta varie scuole spostandosi tra Treviso, Belluno, Rovigo e Venezia; infatti le modeste disponibilità economiche della propria famiglia non gli permettono di svolgere percorsi di studi completi, che effettua comunque da autodidatta e grazie all’aiuto di alcuni dotti amici. Nel 1818 è a Venezia e tramite alcuni conoscenti è introdotto nella famiglia De Rossetti, titolare di una nota casa commerciale a Il Cairo e con incarichi diplomatici in Africa, che gli offre ospitalità ed un impiego di cancelliere in Egitto, lo stesso Egitto che, tornato in auge con la spedizione napoleonica del 1798, in seguito alle prime scoperte archeologiche rappresenta la meta più affascinante per i ricercatori europei di quel periodo. Segato quindi si trasferisce a Il Cairo, dove la nuova attività impiegatizia non gli impedisce di iniziare le prime esplorazioni del paese. Tra il 1818 e il 1823 visita in lungo e largo l'Egitto, partecipando a spedizioni per la stesura di rilievi geografici, che aggregandosi a quelle militari. Durante questi viaggi si interessa alle antichità egizie: visita piramidi e monumenti, che riproduce in precisi disegni, rinviene cadaveri di uomini ed animali pietrificati, e si avvicina così allo studio della mummificazione. Nell’estate del 1820 viaggia per ottanta giorni nel deserto, mentre nel 1822 raggiunge la piramide di Abu-Sir che esplora da solo rimanendo tre giorni consecutivi, senza mai uscire, a 15 metri sotto terra. Rientra quindi a Il Cairo, ma è ormai una persona completamente diversa nello spirito e nel fisico. Il clima dell'Egitto si dimostra nocivo per la sua salute e decide così nel dicembre del 1822 di fare rientro in Europa, a Livorno, dove i De Rossetti gestiscono una banca di assicurazioni marittime e sono in grado di ospitarlo. Ma il destino si prepara a muovere contro Segato, infatti, molti reperti recuperati dal Segato naufragano sulla rotta per il Vecchio Continente, mentre nell’incendio della casa egiziana vanno distrutti tutti i suoi documenti, disegni e rilievi. Preso dallo sconforto non ritornerà più in Egitto e decide invece di trasferirsi a Firenze, che ritiene il luogo più adatto a soddisfare il suo perenne desiderio di istruzione, accettando qui l’impiego di rappresentante della banca De Rossetti.&lt;br /&gt;Giunge a Firenze nel giugno del 1824 e la sua fama di esploratore gli apre inizialmente gli ambienti culturali della città, frequenta la famiglia dell’avvocato Anton Cino Rossi, della cui figlia, Isabella, si innamorerà, ed ottiene udienza perfino dal Granduca Leopoldo II, attento collezionista di antichità egizie. Segato comunque non abbandona i suoi studi, sebbene ancora una volta la mancanza di denaro e le forti avversità scandiscano la sua vita. Si cimenta infatti nella stesura di un’opera sull’Egitto, tema di moda nella Firenze del periodo. Dopo tre anni di lavoro, dato che un finanziamento promesso dal Granduca non era mai giunto, decide di pubblicare l’opera in società con l'ingegnere Lorenzo Masi, il primo fascicolo esce con il titolo: "Saggi pittorici, geografici, statistici, idrografici e catastali sull'Egitto”, ma non incontra il favore del pubblico. Segato però non si perde d’animo, contrae debiti ed inizia a lavorare al secondo fascicolo, che però non vide mai la luce, infatti Masi fugge a Parigi con i soldi ed i disegni originali. Girolamo cade così in uno stato di angoscia e nelle più crudeli angustie finanziarie, non potendo nemmeno più contare sui dei De Rossetti, che avevano nel frattempo liquidato la loro banca. Ottiene prestiti da familiari ed amici che tenta di restituire pubblicando alcune carte geografiche: dell'Africa settentrionale (1830), della Toscana (1832) e dell’Impero del Marocco, lavori di alta qualità, ma che non gli portano profitti.&lt;br /&gt;Contemporaneamente alle sue iniziative editoriali, Segato conduce nel suo laboratorio all'ultimo piano di Palazzo Spini, sul Lungarno Acciaiuoli, anche alcune ricerche chimiche: sull'amalgama dei metalli, sull'ambra artificiale e mette in pratica le conoscenze egiziane sulla pietrificazione. Dopo essersi esercitato su insetti e piccoli animali, decide di far esperimenti anche sui tessuti umani. All’amata Isabella donerà due gocce pietrificate del suo sangue, perché, come disse lui stesso: "le donne anche il sangue vogliono". Ma non si ferma qui, ottiene dagli studenti dell'Ospedale di Santa Maria Novella campioni anatomici, che trasforma in pietra, pur mantenendo i colori, le forme ed i caratteri originali e conservando, ecco l’eccezionalità del suo procedimento, la loro flessibilità. Non rivela il metodo del suo procedimento per paura che qualcuno possa carpirne il segreto, ma la scoperta si diffonde ovunque, tanto che il suo nome e la sua fama varcano i confini di Firenze; Gioacchino Belli gli dedica perfino un sonetto, mentre dall’estero giungono richieste per i suoi servigi, che lui respinge in quanto:"la mia seduttrice mi tien forte" alludendo a Firenze la città che ha amato, senza essere ricambiato. Infatti la sua scienza incontra l’ostilità di molti medici di corte che, vedendosi eclissati da un autodidatta, non riconoscono valido il suo metodo. Forti critiche gli giungono, lui che era religioso, anche dalla Chiesa che giudica la pietrificazione contraria alla legge divina: "polvere sei e polvere ritornerai"; additato come il mago egiziano, nel 1833 gli è quindi rifiutata la cattedra di chimica tecnologica. Segato ormai poverissimo ed incompreso, continua con enormi difficoltà i suoi esperimenti e si circonda di pochi amici, tra cui l’avvocato Luigi Pellegrini ed il professor Luigi Muzzi. Proprio quest’ultimo invierà un memoriale al Papa Gregorio XVI per invocare una maggiore comprensione per la opera di Segato. Nel 1836 il Papa dichiara che la scoperta del Segato non è contraria ai principi cristiani ed autorizza i suoi studi. Ma è troppo tardi, infatti il 3 febbraio 1836 Girolamo muore di polmonite a Firenze, alcuni giorni dopo aver distrutto i suoi appunti sulla pietrificazione. Il segreto di questa muore quindi con lui. Segato è sepolto a Firenze nel chiostro della Basilica di Santa Croce, sul suo sepolcro si legge: “Qui giace disfatto Girolamo Segato da Belluno che vedrebbesi intero pietrificato se l’arte sua non periva con lui... Esempio di infelicità non insolito"(2).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(1) Per approfondire la vita e l’operato di Girolamo Segato si rimanda a:&lt;br /&gt;I. Pocchiesa – M. Fornaio, Girolamo Segato, esploratore dell'ignoto, Edizioni Media Diffusione, Belluno, 1992. &lt;br /&gt;G. Pieri, Girolamo Segato,  Istituto Veneto di Arti Grafiche, 1936.&lt;br /&gt;Nel gennaio del 2006 il Centro di Documentazione per la Storia dell'Assistenza e Sanità Fiorentina ha dedicato una giornata di studi alla sua opera&lt;br /&gt;(2) Delle opera di Segato oggi rimangono 214 realizzazioni conservate nel Museo del Dipartimento di Anatomia dell’Università degli Studi di Firenze, mentre i lavori  custoditi a Vedana andarono perduti nelle invasioni austriache del 1848 e 1917 e quelli conservati al Museo della Scienza di Firenze distrutti con l’alluvione del 1966. Anche da morto il destino si accanì contro Segato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8795227313658361045-6562152792438990240?l=recintointernazionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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