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 <title>Research Blogging - Anthropology - Italian</title>
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 <updated>2012-05-26T03:00:01Z</updated>
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   <name>Research Blogging</name>
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   <title type="html"><![CDATA[Due riflessioni]]></title>
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	  <name><![CDATA[Marco Ferrari, Leucophaea]]></name>
	</author>
   <updated>2012-03-31T09:49:51Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[Riprendo il blog dopo qualche tempo con cose solo mie, sena chiedere aiuto agli amici più brillanti di me, con due pensierini della sera. Uno mi è stato ispirato da una chiacchierata con due colleghi, ed è questo (attenzione alla banalità…): è inutile scrivere su Internet, in qualsiasi forma, perché tanto qualsiasi cosa tu pensi è già stata scritta. Blog, commenti, siti web non sono altro che duplicazioni di cose già esistenti, magari in thailandese. Poco dopo questo pensiero profondo, leggo questo pezzo su Nature. Che parla proprio di una questione che credo molti biologi sitano rimuginando da anni: com’è possibile, ci si chiede, che solo le scoperte della fisica abbiano l’onore della prima pagina (e negli ultimi mesi ci sono per esempio i neutrini smentiti e il bosone di Higgs) mentre non esiste niente di comparabile per la biologia. Che pure è una scienza dall’impatto decisamente superiore sulla vita di tutti i giorni di quanto non abbia fisica teorica; se non altro per gli addentellati che ha la medicina, che si basa necessariamente sulla biologia. L’articolo dice che una reazione altrettanto (o forse di più) forte potrebbero averla alcune notizie che hanno a che fare con l’astrobiologia, come la scoperta di forme di vita su Marte grazie al prossimo Mars science laboratory (quello sopra). Oppure il ritrovamento di una vita “aliena” proprio qui sulla Terra; ma aliena in modo ben diverso dai batteri all’arsenico (di cui molti hanno parlato, e anch’io). Dev’essere una forma di vita talmente diversa da non poter essere interpretabile con i nostri paramenti; insomma, niente Dna, oppure un codice genetico totalmente diverso, seppure esista. O ancora la scoperta di come la vita sulla Terra si è generata, con lo svelamento del mistero di cosa sia nato prima, il materiale nucleare o le proteine. Se sono perplesso sull’ultimo punto del pezzo, che riguarda il prolungamento della vita, non si può dire che le altre ipotesi mi appassionino veramente e mi convincano che sarebbero accolte come la scoperta del bosone di Higgs – se pure l’hanno scoperto. Può darsi che i biologi si appassionino a un essere (veramente) vivente trovato su Marte, ma credo che il pubblico, una volto messo di fronte a poche virgoline che rappresentano i batteri marziani estinti, sia attento e curioso quanto accade per il bosone di Higgs. Se anche fosse vero quello che sta accadendo su Encelado (a sinistra), cioè che piovono batteri – non ci credo, e in ogni caso non sono batteri – e la sonda che sta attraversando le nuvole tiepidine che escono dal pianeta scoprisse veramente che ci sono esseri viventi nel senso terrestre del termine, l’eccitazione scomparirebbe in pochi giorni: in fondo sono solo minuscoli esserini senza importanza a milioni di chilometri di importanza. E allora, direte voi, perché tanta stampa per il bosone. In questo mi viene in aiuto uno dei partecipanti all’ultimo Evolution day, il botanico americano Peter Stevens. In margine dell’Evolution Day, parlando proprio del glamour della fisica, mi ha detto che secondo lui è una questione di mistero e di costituenti della materia; le particelle sono piccolissime, quasi invisibili, e ci attraversano ogni giorno. Ci sono anche le galassie lontanissime, l’estrema velocità della luce, le temperature delle stelle, il mistero dei neutrini. Per non parlare dell’immensa quantità di denaro immessa nei progetti, dall’LHC ai telescopi “astrali” – lo so, sto mettendo insieme fisica e astrofisica, ma il pubblico credo faccio lo stesso processo. Insomma, è roba forte, sono entità non del tutto afferrabili, che sappiamo ci sono ma chissà dove sono. Non come piante e animali (che fino a prova contraria sono biologia) che abbiamo davanti tutti i giorni e che sono in fondo familiari e ben poco misteriosi. Non solo, ma nonostante gli strilli dei creazionisti (che da 150 e più anni proclamano l’eclissi del darwinismo e dell’evoluzione), la teoria dell’evoluzione è vivissima e lotta insieme a noi. Molto più di quanto non sia quella della relatività; tanto che ogni tre per due tutti ne proclamano la morte senza che nessuno si lamenti; basta aggiustarla (in senso buono, scientificamente) e tutto va posto. Oppure smentire la scoperta. Non è la stessa cosa per l’evoluzione; se qualcuno dice che Darwin aveva torto (e lo aveva su parecchie cose) subito si scatena la canea dei suoi oppositori (creazionisti in primis). E questo torna anche con quello che dicevo prima; cioè che la biologia è familiare e poco sorprendente (e tutti possono pontificare), la fisica esoterica e sempre misteriosa; sarà anche l’aura di matematica che la circonda, le difficoltà dei numeri che (in Italia) hanno il potere di respingere manco fossero Fede e noi delle minorenni. E’ anche per questo che molti biologi invidiano alla fisica l’autorevolezza che loro non hanno.  A questo si collega il secondo pensierino della sera. Che prende spunto da questo articolo, di Galileo (giornale di scienza e problemi globali). E’ uno dei siti più letti per quanto riguarda le notizie scientifiche “day-by-day”. Ben fatto, ad aggiornamento veloce, per chi vuole essere sempre informato di quanto accade nel mondo della ricerca. Il pezzo, di Laura Berardi (una fisica, il particolare è importante), racconta della scoperta, in Etiopia, di alcune ossicine del piede di una specie di ominidi che probabilmente era finora sconosciuta. Cos’hanno questi frammenti? Prima di tutto hanno 3,4 milioni di anni, la stessa età di Lucy (Australopithecus afarensis), ma, a differenza di questa, hanno il pollice opponibile. Proprio come quello di scimpanzé e gorilla, insomma, dei nostri cugini secondi (i primi potrebbero essere i Neanderhal). Questa struttura, simile a quella di Ardipithecus, che però ha circa un milione di anni in meno – o di più – insomma, risale a circa 4,4 milioni di anni fa. La scoperta è interessante e ha fatto ripensare ad alcuni tragitti che hanno portato alla nostra specie. Che, per esempio, al tempo di Lucy non tutte le specie erano obbligatoriamente bipedi; ce n’erano alcune (almeno una) che aveva ancora la capacità di arrampicarsi sugli alberi grazie al pollice opponibile. Indubbiamente interessante, ma nient’altro che una conferma di quello che i paleoantropologi pensano da qualche anno, cioè che i tragitto verso l’uomo non è una linea, ma un vero e proprio cespuglio in cui specie diverse hanno...<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Haile-Selassie, Y., Saylor, B., Deino, A., Levin, N., Alene, M., & Latimer, B. (2012) <a href="http://dx.doi.org/10.1038/nature10922" class="blue">A new hominin foot from Ethiopia shows multiple Pliocene bipedal adaptations</a>. Nature, 483(7391), 565-569. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1038/nature10922" class="blue">10.1038/nature10922</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1038/nature10922"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1038/nature10922">A new hominin foot from Ethiopia shows multiple Pliocene bipedal adaptations</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
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   <title type="html"><![CDATA[Lo sfruttamento delle risorse naturali per la produzione di rimedi.]]></title>
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      <author>
	  <name><![CDATA[Evoluto per Sbaglio, Evoluti per Sbaglio]]></name>
	</author>
   <updated>2012-03-14T06:27:18Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[È un&#8217;idea molto diffusa pensare che i farmaci possano essere sostituiti da sostanze naturali provenienti da alghe, funghi, animali o piante. Uno dei fondamenti di questa idea é che se, come é vero, molte delle nostre medicine provengono da sostanze &#8230; Leggi l'articolo completo &#8594;...<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Still, J. (2003) <a href="http://dx.doi.org/10.1016/S0965-2299(03)00055-4" class="blue">Use of animal products in traditional Chinese medicine: environmental impact and health hazards</a>. Complementary Therapies in Medicine, 11(2), 118-122. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1016/S0965-2299(03)00055-4" class="blue">10.1016/S0965-2299(03)00055-4</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1016/S0965-2299(03)00055-4"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1016/S0965-2299(03)00055-4">Use of animal products in traditional Chinese medicine: environmental impact and health hazards</a></noscript>    </p>

	    <p>
    Feng, Y., Siu, K., Wang, N., Ng, K., Tsao, S., Nagamatsu, T., & Tong, Y. (2009) <a href="http://dx.doi.org/10.1186/1746-4269-5-2" class="blue">Bear bile: dilemma of traditional medicinal use and animal protection</a>. Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine, 5(1), 2. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1186/1746-4269-5-2" class="blue">10.1186/1746-4269-5-2</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1186/1746-4269-5-2"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1186/1746-4269-5-2">Bear bile: dilemma of traditional medicinal use and animal protection</a></noscript>    </p>

	    <p>
    Dutton, A., Hepburn, C., & Macdonald, D. (2011) <a href="http://dx.doi.org/10.1371/journal.pone.0021243" class="blue">A Stated Preference Investigation into the Chinese Demand for Farmed vs. Wild Bear Bile</a>. PLoS ONE, 6(7). DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1371/journal.pone.0021243" class="blue">10.1371/journal.pone.0021243</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1371/journal.pone.0021243"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1371/journal.pone.0021243">A Stated Preference Investigation into the Chinese Demand for Farmed vs. Wild Bear Bile</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
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   <title type="html"><![CDATA[Il batterio di Colombo]]></title>
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	  <name><![CDATA[Chris82, Natura Matematica]]></name>
	</author>
   <updated>2011-12-28T12:09:02Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[Treponema pallidum

 Cos'ha introdotto Cristoforo Colombo in Europa? Sicuramente penseremmo alle patate, ai pomodori, al tabacco, al mais, al girasole e tanti altri prodotti ormai entrati stabilmente nella nostra quotidianità. Non ci viene però mai da pensare alla senz'altro vasta gamma di microrganismi che hanno fatto il viaggio col nostro beniamino dal Nuovo al Vecchio Continente. Avremmo ad esempio mai pensato che la spedizione di Colombo potrebbe aver introdotto la sifilide in Europa?&nbsp; 

Cristoforo Colombo(1451-1506)

La sifilide è una malattia a trasmissione sessuale, causata da un batterio il cui nome scientifico è Treponema pallidum, e la manifestazione più comune di essa è tramite lesioni che interessano la cute e le mucose, con una serie di conseguenze su altre parti del corpo in base allo stadio di avanzamento della malattia, lasciando tracce anche nelle ossa. Ancora oggi sono molte le persone che ne vengono colpite, ma per fortuna lo sviluppo di un antibiotico nel XX secolo ha contribuito ad arginarne parecchio la diffusione.&nbsp;Secondo un'ipotesi avanzata già da un bel po' di anni, il batterio della sifilide sarebbe stato introdotto in Europa dai marinai di Colombo tornati dall'America. In realtà, però, alcuni studi condotti anni fa su scheletri di persone decedute prima del viaggio colombiano, riesumati da scavi condotti presso un monastero inglese, sembravano aver scardinato tale ipotesi, in quanto i ricercatori avevano affermato di aver riscontrato degli evidenti segni di sifilide nelle ossa, datandoli col metodo del radiocarbonio intorno al 1340.&nbsp; La prima epidemia di sifilide di cui ci sia documentazione ufficiale risale al 1495, con un'iniziale esplosione epidemica tra i soldati di Carlo VIII dopo l'invasione perpetrata a Napoli, e in seguito si è diffusa in Europa. Ciò aveva indotto facilmente a credere che l'epidemia da sifilide dovesse averla introdotta Colombo, ma il ritrovamento antropologico di cui sopra aveva retrodatato l'epidemia al 1340. &nbsp;I ricercatori del gruppo del bioarcheologo Armelagos, tuttavia, hanno analizzato con molta attenzione i 50 reperti rinvenuti, e in gran parte di tali reperti non hanno riscontrato le tracce diagnostiche di sifilide utilizzate secondo il protocollo standard. Di questi 50, 16 reperti soltanto recano i segni distintivi della sifilide, ma secondo il team di Armelagos si tratta di una conseguenza del "marine reservoir effect" ("effetto serbatoio marino"): il contenuto di carbonio presente negli organismi acquatici, alla base dell'alimentazione tipica delle aree costiere in cui sono stati ritrovati i resti umani, va retrodatato in quanto "più vecchio", perché i cicli biogeochimici negli ambienti oceanici si compiono in una scala temporale molto più dilatata. Apportando infatti ai campioni analizzati delle correzioni che tenessero conto sia della quantità di biomassa media assunta in una dieta a base di pesce, sia dello sfasamento temporale indotto nell'analisi al radiocarbonio dall' "effetto serbatoio", i ricercatori hanno ottenuto un periodo storico dei reperti collocabile poco dopo il ritorno di Colombo in Europa.&nbsp;Morale della favola: si riconferma l'ipotesi secondo cui la spedizione di Colombo è stata foriera non solo di importanti novità che hanno gettato le basi per un nuovo sviluppo dell'Europa, ma anche di microrganismi responsabili di epidemie che ancora oggi fatichiamo a debellare.Harper, K., Zuckerman, M., Harper, M., Kingston, J., &amp; Armelagos, G. (2011). The origin and antiquity of syphilis revisited: An Appraisal of Old World pre-Columbian evidence for treponemal infection American Journal of Physical Anthropology, 146 (S53), 99-133 DOI: 10.1002/ajpa.21613...<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Harper, K., Zuckerman, M., Harper, M., Kingston, J., & Armelagos, G. (2011) <a href="http://dx.doi.org/10.1002/ajpa.21613" class="blue">The origin and antiquity of syphilis revisited: An Appraisal of Old World pre-Columbian evidence for treponemal infection</a>. American Journal of Physical Anthropology, 146(S53), 99-133. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1002/ajpa.21613" class="blue">10.1002/ajpa.21613</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1002/ajpa.21613"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1002/ajpa.21613">The origin and antiquity of syphilis revisited: An Appraisal of Old World pre-Columbian evidence for treponemal infection</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
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   <title type="html"><![CDATA[I parassiti hanno guidato la nostra evoluzione]]></title>
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      <author>
	  <name><![CDATA[emmecola, myGenomiX]]></name>
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   <updated>2011-11-18T01:55:50Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[A determinare la variabilità genetica delle diverse popolazioni umane potrebbero aver contribuito, più del clima e dell&#8217;alimentazione, gli organismi patogeni: batteri, virus e soprattutto parassiti. Giunge a questa conclusione un articolo pubblicato sulla rivista PLoS Genetics che porta la firma di un italiano come primo autore. Si tratta di Matteo Fumagalli, un giovane ricercatore che, [...]...<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Fumagalli, M., Sironi, M., Pozzoli, U., Ferrer-Admettla, A., Pattini, L., & Nielsen, R. (2011) <a href="http://dx.doi.org/10.1371/journal.pgen.1002355" class="blue">Signatures of Environmental Genetic Adaptation Pinpoint Pathogens as the Main Selective Pressure through Human Evolution</a>. PLoS Genetics, 7(11). DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1371/journal.pgen.1002355" class="blue">10.1371/journal.pgen.1002355</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1371/journal.pgen.1002355"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1371/journal.pgen.1002355">Signatures of Environmental Genetic Adaptation Pinpoint Pathogens as the Main Selective Pressure through Human Evolution</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
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   <title type="html"><![CDATA[Che poi, a me, de Waal&hellip;]]></title>
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	  <name><![CDATA[Marco Ferrari, Leucophaea]]></name>
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   <updated>2011-08-09T16:26:38Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[… è anche simpatico. Capisco il suo approccio, lo condivido e sono dalla sua parte quando cerca di fare capire che non è vero che esista un enorme abisso tra le capacità dell’uomo e quelle di altre specie, in particolare le altre scimmie antropomorfe. Le volte che l’ho intervistato è stato gentile ed esaustivo, con il suo inglese da olandese, ma perfetto e ricchissimo. Quando “litigava” con Richard Wrangham, un primatologo che affermava che gli scimpanzé sono parecchio aggressivi perché sono “bastardi dentro” (ecco il libro della sua tesi), ero d’accordo con lui.Ma, c’è un ma. Certi studi e certi libri (sto leggendo L’età dell’empatia, per esempio) mi sembrano un po’ troppo a tesi per essere obiettivi. E finché è un libro, niente da dire; quello è l’approccio, ed è giusto che sia così. Ma che accada nei lavori i lavori scientifici non mi va giù. Per esempio in questo lavoro cerca di dimostrare, e ci riesce per quel che mi riguarda, che le scimpanzé (erano tutte femmine) non sono poi così “altruiste per forza” come le si voleva far passare. De Waal (anzi, lui e il primo autore, Horner) hanno ragione a dire che spesso nei lavori precedenti il tentativo di dimostrare l’altruismo è spesso passato per complessi e intricati protocolli sperimentali che gli animali facevano fatica a capire. Certo, sono intelligenti, ma dover tirare un cordino perché un tuo compare a qualche metro di distanza possa avere in premio un pezzetto di cibo non è proprio intuitivo. Da qui le conclusioni che gli scimpanzé era altruisti solo se le circostanze li spingevano.Quello di de Waal è un protocollo semplice e comprensibile (si vede l’immagine sopra*). Un animale deve scegliere se prendere un gettone da “egoista” o da “altruista”: e nella maggioranza dei casi sceglieva quello da altruista. Non aveva costrizioni e doveva solo scegliere se prendere il gettone con il cibo solo per lei (erano tutte femmine) o anche per la compare. Che però, ecco il mio dubbio, si conoscevano, perché facevano parte della colonia allo Yerkes primate center. Le loro interazioni non erano del tutto neutre, perché in un gruppo di scimpanzé ci sono innumerevoli interazioni. Peraltro è stato lo stesso de Waal ha inventare il termine “intelligenza machiavellica” per le interazioni tra i gruppi di scimmie. E allora, come può proprio lui essere che il gettone di altruismo sia scelto dall’animale quando davanti (si vedono, ricordate) ha un’amica, una rivale, una concorrente, una gerarchicamente superiore? Infatti, sepolto a pagina 4 dell’articolo c’è una piccola nota. Eccola:   Nevertheless, we cannot rule out the possibility that chimpanzees in our study were influenced by reciprocal exchanges outside the experimental setting, such as food sharing, increased grooming, or agonistic support. Il fatto che anche a de Waal siano venuti in mente questi dubbi mi consola, anche se non cambia la mia opinione sul fatto che non è stato “dimostrato” niente. Come proclamano molti siti (in questo di Ed Young la spiegazione è particolarmente lunga e interessante), stranieri e anche italiani. Che a mio parere prendono un po’ troppo acriticamente le notizie che si leggono sui giornali scientifici. Ma il parere è solo mio…Anche se c’è anche l’effetto opposto. Cioè de Waal ha cercato di contrastare un certo saltazionismo, cioè una concezione antievoluzionistica per cui l’uomo e solo l’uomo è in possesso di certe caratteristiche che lo distinguono dal “regno animale” (qualsiasi cosa ciò significhi) e in particolare dai nostri parenti più prossimi, gli scimpanzé. Ecco dove sono d’accordo con de Waal quando parla dei saltazionisti uomo-animale:   “They have had their try with tool use, theory of mind, culture and the like, and now have jumped on altruism and cooperation as the place where major differences will be found. I am sure they exist, but the whole evolutionary framework of altruism research (kin selection, reciprocity) is based on animals for a reason, which is that we are not really that different. Un lavoro come questo, ancorché imperfetto, dovrebbe servire a contrastare questo approccio, altrettanto (se non di più) a tesi di quanto non sia l’idea di de Waal (e di Darwin, per questo) che tra noi e altre specie non ci sia poi quel gran salto. Un’idea che ha fatto più danni della grandine. E chiudiamo infatti con una citazione del vecchietto terribile: He who understands baboon would do more towards metaphysics than Locke.Horner, V., Carter, J., Suchak, M., &amp; de Waal, F. (2011). Spontaneous prosocial choice by chimpanzees Proceedings of the National Academy of Sciences DOI: 10.1073/pnas.1111088108   *In each trial, the chooser, which was always tested with her partner in sight, selected between differently colored tokens from a bin. (Da Sciencedaily)...<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Horner, V., Carter, J., Suchak, M., & de Waal, F. (2011) <a href="http://dx.doi.org/10.1073/pnas.1111088108" class="blue">Spontaneous prosocial choice by chimpanzees</a>. Proceedings of the National Academy of Sciences. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1073/pnas.1111088108" class="blue">10.1073/pnas.1111088108</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1073/pnas.1111088108"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1073/pnas.1111088108">Spontaneous prosocial choice by chimpanzees</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
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   <title type="html"><![CDATA[Il morso del vampiro (e gli auguri a Query)]]></title>
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	  <name><![CDATA[Gianluigi Filippelli, DropSea]]></name>
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   <updated>2011-06-14T09:32:00Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[Il vero vampiro è orribile a vedersi. Magro e peloso nello stato di veglia, diventa, quando giace ben nutrito nella sua bara, grasso e gonfio da scoppiare. Il sangue fresco gli cola dalla bocca, dal naso e dalle orecchie. La sua pelle è fosforescente e il suo alito fetido.

(Roland Villeneuve, vampirologo e demonologo, in Loups-garous et vampires - Lupi mannari e vampiri)Questa citazione, presa da Roland Villeneuve, è a sua volta ripresa da Prospero Lambertini, alias papa Benedetto XIV, in un testo del Settecento. Come si può ben constatare questa descrizione della figura del vampiro ha un qualcosa di ripugnante e abominevole che si discosta di molto dalla tradizione letteraria e cinematografica cui siamo oggi abituati. Diffusa anche nel corso dell'Ottocento, questa visione era però destinata a essere dimenticata grazie ai successi di alcuni importanti autori del romanzo gotico, che proprio in quel periodo iniziavano a diffondersi per l'Europa.

Il vampiro gentiluomo, quella figura carismatica, con un forte fascino, in grado di attirare a sé la vittima senza troppo sforzo, nasceva nel 1819 quando il medico John Polidori diede alle stampe il suo romanzo breve Il Vampiro, il cui protagonista, Lord Ruthven, era ricavato dall'amato/odiato Lord Byron. Da qui in poi il vampiro, in letteratura, ottenne sempre maggiori successi, passando per Carmilla, la vampira di Le Fanu, e per Varney, vampiro che animava i classici fascicoli a puntate, per finire con l'apice massimo del genere, quel Dracula di Bram Stoker che fuse in se parte degli elementi folcloristici europei e parte dei topos letterari del tempo, realizzando una sintesi perfetta e al contempo originale sull'argomento e un'avventura senza tempo e appassionante.

L'introduzione che avete letto è il cappello alla mia versione della voce Vampiro (ora è, giustamente, una traduzione della pagina inglese: la mia versione aveva una bibliografia veramente minimale e mi ero anche scordato di mettere tutte le fonti, anche se la motivazione principale è stata che la pagina era un lavoro troppo originale).

L'idea del post nasce dal racconto Sono più furbo io di Robert Sheckley, scrittore di fantascienza che però, soprattutto nei racconti, ha spaziato in vari ambiti. Nel racconto i protagonisti si trovano in Transilvania, terra di vampiri, e nell'albergo in costruzione di un tipo del posto iniziano una discussione sua possibile realtà della superstizione e dei mostri. Il finale è decisamente inquietante ma semplicemente geniale: il narratore del racconto dimostra come la serata e le teorie dell'albergatore si siano radicate profondamente nel suo animo, risvegliando la follia omicida al suo interno!

La citazione letteraria presente nel mio cappello, però, quella relativa al Dracula di Stoker, è in un certo senso un classico, essendo presente anche, ad esempio, in Bioarcheological and Biocultural Evidence for the New England Vampire Folk Belief (pdf) di Paul Sledzik e Nicholas Bellantoni. In particolare i due antropologi si sono occupati della superstizione vampirica negli Stati Uniti, concentrata soprattutto nel New England, terra che farà scattare qualcosa nei lovecraftiani:

American vampire folk beliefs, which were particularly strong in 19th century New England, contained some European features. The New England folklore is consistent in its incorporation of tuberculosis and examination of the body of the vampire for putative signs of life. Following the death of a family member from consumption (i.e., tuberculosis), other family members began to show the signs of tuberculosis infection. According to the New England folk belief, the "wasting away" of these family members was attributed to the recently deceased consumptive, who returned from the dead as a vampire to drain the life from the surviving relatives. The apotropaic remedy used to kill the vampire was to exhume the body of the supposed vampire and, if the body was un-decomposed, remove and burn the blood-filled heart or the entire body.

I nostri due ricercatori, comunque, vanno fin nel Connecticut, a scavare nel Walton Cemetery di Griswold dove esumano lo scheletro di un 50-55-enne. Queste le prime osservazioni:

the postmortem rearrangement of the skeletal remains

paleopathological evidence of a probable pulmonary tuberculosis infection.

In effetti molti casi di vampirismo si scoprirono con le conoscenze successive dei casi di tubercolosi, che però l'ignoranza dei contadini e degli abitanti delle zone rurali fecero scambiare per casi di vampirismo:

The New England vampire belief in based on a folk interpretation of the physical appearance of the tuberculosis victim and the transmission of tuberculosis. As the name consumption implies, the disease caused sufferers to "waste away" and "lose flesh," despite the fact that they remained active, desirous of sustenance, and maintained a fierce will to live(1). This dichotomy of desire and "wasting away" is reflected in the vampire folk belief: The vampire's desire for "food" forces it to feed off living relatives, who suffer a similar "wasting away."La stessa diffusione della malattia diventava un indizio di vampirismo: i parenti delle vittime, infatti, sviluppavano la malattia solo dopo la morte dei presunti vampiri:

Many of the historic accounts indicate that family members living in close association became infected with the disease before or soon after the death of the "vampire."Per quel che riguarda la distruzione dei vampiri, il metodo classico ci informa di utilizzare un paletto appuntito da piantare nel cuore, per poi decapitare il cadavere (pratica, comunque, diffusa soprattutto in Europa). In effetti non tutti avevano lo stesso modo di sbarazzarsi del vampiro: nel New England, ad esempio, si usava asportare e bruciare il cuore, come sembra il caso dei resti esaminati dai due ricercatori:

Taphonomically, the physical arrangement of theskeletal remains in the grave indicates that no soft tissue had been present at the time of rearrangement; no heart remained in the body. We hypothesize that, in the absence of a heart to be burned, the apotropaic remedy was the place the bones in a "skull and crossbones" arrangement. In support of this hypothesis, we note that decapitation was a common European method of dispatching a dead vampire, and that the Celts and Neolithic Egyptians were known to separate the head from the body, supposedly to prevent the dead from doing harm(2).Sledzik, P., & Bellantoni, N. (1994). Bioarcheological and biocultural evidence for the New England vampire folk belief American Journal of Physical Anthropology, 94 (2), 269-274 DOI: 10.1002/ajpa.1330940210Questa specie di corsa nel vampirismo, in particolare in un caso piuttosto emblematico devo dire, con passaggi dall'articolo scientifico non tradotti (altrimenti il tempo impiegato sarebbe stato maggiore) è dovuta semplicemente per segnalare e festeggiare il primo anno di Query, cui non sono riuscito a partecipare prima, sebbene sapessi della ricorrenza...<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Sledzik, P., & Bellantoni, N. (1994) <a href="http://dx.doi.org/10.1002/ajpa.1330940210" class="blue">Bioarcheological and biocultural evidence for the New England vampire folk belief</a>. American Journal of Physical Anthropology, 94(2), 269-274. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1002/ajpa.1330940210" class="blue">10.1002/ajpa.1330940210</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1002/ajpa.1330940210"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1002/ajpa.1330940210">Bioarcheological and biocultural evidence for the New England vampire folk belief</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
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   <title type="html"><![CDATA[Cattivi fin da piccoli, grazie a Dio]]></title>
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	  <name><![CDATA[Marco Ferrari, Leucophaea]]></name>
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   <updated>2011-04-23T06:09:13Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[Uno dei miti più persistenti dell’umanità è stato quello definito del buon selvaggio, per cui questa nostra civiltà è la peggiore in assoluto, ma migliaia di anni fa le tribù erano più in equilibrio con la natura, qualsiasi cosa voglia dire la parola equilibrio. Per una ragione o l’altra, si diceva, le antiche civiltà si fermavano prima di aver distrutto l’ultima risorsa che avevano a disposizione, e se lo facevano era perché erano costretti da condizioni ambientali o addirittura culturali. Il mito stesso è stato distrutto da numerose ricerche che hanno confermato che l’impatto della specie uomo sulle popolazioni animali e soprattutto sulle foreste è stato importante da quando siamo usciti dall’Africa,e forse anche prima. Una delle motivazioni di questa “attività” è sempre stata quella religiosa, come denuncia anche Jared Diamond in Collapse parlando dell’ultimo pirla indigeno che ha abbattuto l’ultima palma dell’Isola di Pasqua. Una conferma che non sempre le distruzioni sono giustificate (non che lo siano per ragioni utilitaristiche, ma insomma) viene da una ricerca condotta in Siria (sotto, la mappa con la zona di studio), da americani e israeliani. Qui gli archeologi hanno trovato, collegati a quelli che sono definiti desert kite, un buon numero di scheletri di gazzelle gozzute, in apparenza non usate per ragioni alimentari. I desert kite sono strutture di pietra presenti&#160; in molti deserti del Vicino Oriente, che erano state spesso intrepretate come trappole per animali, anche se di questa attività non c’erano troppe prove. Lo studio apparso su Pnas spiega come gli archeologi abbiano trovato le ossa di almeno 93 gazzelle gozzute (Gazella subgutturosa – sopra, un’immagine di Alastair Rae, da Wikipedia); gli scheletri erano intatti, c’erano pochi segni di rotture e anche pochi ossi associati a pezzi di carne. Secondo i ricercatori insomma si è trattato di un unico episodio di uccisione di un gruppo di gazzelle, probabilmente in migrazione.   Levante, zona di presenza della gazzella gozzuta    La cosa importante però è il fatto che molto probabilmente al momento dell’uccisione le gazzelle non costituivano più una parte importante della dieta delle tribù in zona, che avevano ormai fatto la transizione da cacciatori raccoglitori a allevatori o addirittura contadini; il tutto (non l’episodio singolo, ma la caccia alle gazzelle) si svolse infatti circa dal 4.000 a.C. al 1.000 a.C, quando l’agricoltura era già nata da parecchio. La preparazione di queste strutture di pietra, il loro mantenimento e il coordinamento dei cacciatori e macellai deve però aver avuto bisogno di parecchia “volontà”. Se non era per mangiare, dicono gli archeologi, l’unica altra spiegazione è che il massacro avesse una motivazione religiosa, testimoniata anche da arte rupestre della zona, in cui si vedono uomini uccidere altri animali selvatici come gazzelle o asini selvatici. Il risultato di questi “riti” è che la specie è scomparsa da gran parte dell’areale dove abitava, insieme a onagri (Equus hemionus), struzzi (Struthio camelus), alcelafi (Alcelaphus buselaphus) e orici bianchi(Oryx leucoryx). Tutto animali presenti ora con poche decine o poche centinaia di individui o del tutto scomparsi. La stessa fine che stava per fare anche la gazzella, perché i massacri sono proseguito per secoli dopo quei primi esempi, e la specie ha subito un ultimo tracollo quando sono cominciate ad apparire le armi da fuoco, con le quali gli abitanti del Levante si sono allegramente dedicati a spazzare via dalla faccia della Terra qualsiasi essere più grosso di un topolino. Senza averne nessuna necessità, peraltro.  Il fatto più curioso in tutto ciò è che prima dell’avvento dell’agricoltura (cioè prima che gli uomini avessero quasi costantemente la pancia piena, anche se di materiale di scarsa qualità rispetto a prima) ci sono indizi che la caccia alle gazzelle avvenisse in maniera quasi sostenibile. Che cioè i grandi branchi di questi e altri animali fossero cacciati in modo tale da averne anche l’anno successivo; un po’ come si dice che accadesse per i bisonti in America del Nord (anche se ho qualche dubbio su questo particolare storico). Il mito del buon selvaggio sarebbe quindi da sostituire con il mito del buon cacciatore. Ma, anche qui, alcuni resoconti storici fanno pensare che le uccisioni feroci e frenetiche (quella di cui gli uomini accusano gli squali, le volpi e le faine in un pollaio) fossero tutt’altro che rare. Al di là di tutto, quello che colpisce qui e in altri casi è la giustificazione religiosa per l’uccisione; fino a che lo faccio per mangiare, non ne ammazzo a centinaia, se lo faccio per il mio creatore, devo dimostrare che domino il mondo. E non mi fermo davanti a niente; ai cuccioli, ad animali prigionieri, all’ultima gazzella. Che forza questo dio!! Bar-Oz, G., Zeder, M., &amp; Hole, F. (2011). Role of mass-kill hunting strategies in the extirpation of Persian gazelle (Gazella subgutturosa) in the northern Levant Proceedings of the National Academy of Sciences DOI: 10.1073/pnas.1017647108...<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Bar-Oz, G., Zeder, M., & Hole, F. (2011) <a href="http://dx.doi.org/10.1073/pnas.1017647108" class="blue">Role of mass-kill hunting strategies in the extirpation of Persian gazelle (Gazella subgutturosa) in the northern Levant</a>. Proceedings of the National Academy of Sciences. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1073/pnas.1017647108" class="blue">10.1073/pnas.1017647108</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1073/pnas.1017647108"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1073/pnas.1017647108">Role of mass-kill hunting strategies in the extirpation of Persian gazelle (Gazella subgutturosa) in the northern Levant</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
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   <title type="html"><![CDATA[Al freddo, senza conoscere il fuoco]]></title>
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	  <name><![CDATA[Roberto Insolia, La Scienza siamo anche noi]]></name>
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   <updated>2011-04-08T03:49:25Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[&#160; Attraverso l’Europa per 600 mila anni. Anche quest’anno stiamo uscendo dall’inverno. Proviamo a pensare in quali occasioni, durante questi mesi freddi, abbiamo usato il fuoco. Probabilmente per cucinare, se possediamo una cucina a gas. Magari anche per scaldarci, se in casa abbiamo un camino… ma siamo sinceri: non eravamo all’addiaccio e volevamo solo allietare una [...]...<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Roebroeks W, & Villa P. (2011) <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21402905" class="blue">On the earliest evidence for habitual use of fire in Europe.</a> Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, 108(13), 5209-14. PMID:&nbsp;<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21402905" class="blue">21402905</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?pmid=21402905"></script> <noscript><a href="http://pubget.com/paper/21402905">On the earliest evidence for habitual use of fire in Europe.</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
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   <title type="html"><![CDATA[Paura della morte e disegno intelligente]]></title>
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	  <name><![CDATA[Marco Ferrari, Leucophaea]]></name>
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   <updated>2011-03-31T10:51:51Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[Image via WikipediaSapete perché molti americani (e De Mattei) credono che l’evoluzione sia sbagliata, e che il disegno intelligente sia una spiegazione logica della complessità dell’universo? Perché hanno paura della morte. È una conclusione cui sono giunti alcuni psicologi canadesi (Jessica Tracy, Joshua Hart e Jason Martens) che dicono che, messe di fronte a paure esistenziali (come quella della morte - un effetto definito mortality salience) e alla necessità di trovare un senso alla vita, le persone tendono a respingere la teoria dell’evoluzione e ad accogliere meglio gli scritti del creazionista Behe e respingere quelli di Richard Dawkins (vedi diagramma sotto che rappresenta Effects  of mortality salience (MS) on liking of Behe and belief in intelligent  design theory (IDT), and liking of Dawkins and belief in evolutionary  theory (ET)). Questo è avvenuto quando alcuni partecipanti all’esperimento hanno dovuto scrivere come “vedevano” la propria morte; altri partecipanti, che hanno dovuto trattare altri argomenti (tipo il dolore che si soffre dal dentista) non hanno avuto la stessa reazione.Il tutto si basa su un assunto ormai noto negli studi psicologici; cioè il fatto che la consapevolezza della proprio morte porta la specie umana a costruire visioni del mondo che possano: promote a sense of immortality—buffering existential anxiety—by  construing the universe as an orderly, comprehensible, predictable, and  meaningful place where death can be literally or symbolically  transcended. [...]. IDT may be one such equanimity-providing worldview, albeit a slightly unusual one. L'intelligent design è stato accolto da molti americani con un modicum di preparazione scientifica perché una visione del mondo basata solo sulla Bibbia sembrava difficile da inserire anche nella moderna società "scientista" (come dice padre Gionti, della Specola vaticana, in questo video). C'è un dato particolare nella ricerca; quando (ancora, dopo avere descritto la propria morte o il dolore del dentista) un gruppo ha letto uno scritto di Carl Sagan  che affermava come anche l’evoluzione potesse dare un senso  all’universo, le persone si sono dette più “convinte” da quest’ultimo  scritto e meno da quello di Behe. Hanno cioè tentato di instillare nei soggetti un "senso di scopo" derivato però dal naturalismo, non dalla religione. Molto semplicemente, Tracy ha concluso che:"These findings suggest that individuals can come to see evolution as a meaningful solution to existential concerns, but may need to be explicitly taught that taking a naturalistic approach to understanding life can be highly meaningful."Insomma, bisogna dire chiaramente che in un modo o nell’altro il senso della vita esiste, sia che te lo fornisca la regione sia che te lo dia l’evoluzione. Un gruppo di controllo, formato solo da studenti di scienze naturali, dopo aver pensato alla morte, si è detto invece più convinto della teoria dell’evoluzione e degli scritti di Dawkins. Come dice ancora Tracy, questi ultimi hanno capito, attraverso gli studi, che anche nella teoria dell’evoluzione ci può essere una spiegazione nel senso dell’esistenza. Devo dire che come molti studi psicologici questo non mi sembra che dimostri una vera e propria causa, ma piuttosto una connessione tra i due punti di vista: ma devo anche dire che se fosse vero andrebbe proprio verso la mia ipotesi che è l’apparente o reale mancanza di senso, un portato dell’evoluzione per selezione naturale, che spaventa molte persone che la respingono o si affidano a pseudoteorie di nessun valore, ma in apparenza non troppo religiose e abbastanza consolanti. Che dire, spero sia vero…Tracy, J., Hart, J., &amp; Martens, J. (2011). Death and Science: The Existential Underpinnings of Belief in Intelligent Design and Discomfort with Evolution PLoS ONE, 6 (3) DOI: 10.1371/journal.pone.0017349...<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Tracy, J., Hart, J., & Martens, J. (2011) <a href="http://dx.doi.org/10.1371/journal.pone.0017349" class="blue">Death and Science: The Existential Underpinnings of Belief in Intelligent Design and Discomfort with Evolution</a>. PLoS ONE, 6(3). DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1371/journal.pone.0017349" class="blue">10.1371/journal.pone.0017349</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1371/journal.pone.0017349"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1371/journal.pone.0017349">Death and Science: The Existential Underpinnings of Belief in Intelligent Design and Discomfort with Evolution</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
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   <title type="html"><![CDATA[Vaccini e vaccinati]]></title>
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	  <name><![CDATA[Marco Ferrari, Leucophaea]]></name>
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   <updated>2011-03-27T10:06:39Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[Image via Wikipedia   Rubo palesemente da uno dei più importanti blog che trattano di riscaldamento globale, cioè Realclimate. All’interno di un post non troppo scientifico, fanno notare alcune cose. Prima, che anche i geologi d’America (legati come si sa all’industria del petrolio) si sono arresi e ora riconoscono la realtà del riscaldamento globale (il link è un pdf). Anche se l’origine umana è solo verso il fondo, dopo una lunga serie di – corretti – richiami alla storia della Terra. Ma la cosa più importante postata da Realclimate è un breve pdf scritto da due ecologi, Trevor e Saier, che dovrebbe essere imparato a memoria in tutte le scuole del regno. Si intitola A Vaccine Against Ignorance?, ed ecco i punti salienti:     One of the greatest challenges facing humanity is ignorance—the lack of reliable information about and knowledge of the natural world we live in. […]&#160;     These human-designed systems include our financial and economic systems—whether they be capitalistic, socialistic, or communistic, for example. Some societies may be more prone to one of these options than others. Thus, the capitalistic systems of economy follow the one principal rule: the rule of profit making. All else must bow down to this rule. For this reason, a capitalistic system cannot be expected to provide for its citizens without strictly imposed regulations on the capitalistic system itself; the owners of industry yield to their specific selfish interests—usually short term—without thoughts about the greater good of humankind or long-term planetary sustainability. […]&#160;     The existence of human-caused Global Warming is an established fact with no evidence to contradict the basis for its occurrence. […]     Now, some people and special interests continue to&#160; propagate misleading information about climate change. They are using all of their newly gained knowledge (on how to fool the public) to enhance their greedy benefits.    Is there a vaccine against ignorance? If so, that vaccine must be education. Education, perhaps, in human rights and needs, sociology, psychology, jurisprudence, and logic. Would it work? We suspect that will depend on the individual: Some will continue to pursue their own selfish interests at the expense of others; only the more secure may be able to see beyond the horizon of greed.   Non è applicabile solo al riscaldamento globale, ma a tutte le istanze in cui la conoscenza umana si scontra con avidità, ma anche antiche concezioni stratificate, superstizioni, interessi personali ed egoistici, inconoscibili piani.      Tutto il discorso è (solo leggermente) più complesso, ma io farei una traduzione dell’intero documento (che fra l’altro è pubblicato dalla rivista Water Air Soil Pollution, in Open access) da far leggere a una serie di persone anche qua in Italia. Anche se ho il sospetto che la maggior parte di esse non dico lo approverebbe, ma neppure lo capirebbe. Avete consigli a chi farlo leggere? (De Mattei non vale, ha già vinto). Trevors, J., &amp; Saier, M. (2011). A Vaccine Against Ignorance? Water, Air, &amp; Soil Pollution DOI: 10.1007/s11270-011-0773-1...<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Trevors, J., & Saier, M. (2011) <a href="http://dx.doi.org/10.1007/s11270-011-0773-1" class="blue">A Vaccine Against Ignorance?</a>. Water, Air, . DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1007/s11270-011-0773-1" class="blue">10.1007/s11270-011-0773-1</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1007/s11270-011-0773-1"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1007/s11270-011-0773-1">A Vaccine Against Ignorance?</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
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