<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0">
 
 <title>Research Blogging - Social Science - Italian</title>
 <subtitle />
 
 <link href="http://www.researchblogging.org" />
 <updated>2012-05-26T04:00:01Z</updated>
 <author>
   <name>Research Blogging</name>
   <email>noreply@researchblogging.org</email>
 </author>
 <id>http://www.researchblogging.org/feeds/social-science/italian.xml</id>
 
  <atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/ResearchBlogging-SocialScience-Italian" /><feedburner:info uri="researchblogging-socialscience-italian" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><entry>
   <title type="html"><![CDATA[Neuroscienza e Giornalismo]]></title>
   <link href="http://feedproxy.google.com/~r/ResearchBlogging-SocialScience-Italian/~3/9n5lXcvKVK4/" />
   <id>http://www.carmelodimauro.com/?p=1675</id>
      <category term="Social Science" />
      <author>
	  <name><![CDATA[Carmelo Di Mauro, Neuromancer]]></name>
	</author>
   <updated>2012-05-19T10:25:39Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[Le nuove tecnologie di visualizzazione del cervello (neuroimaging) consentono di mostrare in modo inedito l&rsquo;attivit&agrave; cerebrale associata ad una funzione cognitiva. I risultati sono espressi in immagini ricche di macchie colorate che evidenziano strutture ipotetiche coinvolte in certi compiti mentali, oppure veri e propri filmati animati simulano l&rsquo;attivit&agrave; tra le connessioni dei neuroni cerebrali che richiamano il traffico stradale in un angolo caotico di una metropoli. Questa disponibilit&agrave; di immagini ha reso le neuroscienze delle superstar, il cervello un vero e proprio divo e la ricerca un&rsquo;anonima controfigura....<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    O'Connor, C., Rees, G., & Joffe, H. (2012) <a href="http://dx.doi.org/10.1016/j.neuron.2012.04.004" class="blue">Neuroscience in the Public Sphere</a>. Neuron, 74(2), 220-226. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1016/j.neuron.2012.04.004" class="blue">10.1016/j.neuron.2012.04.004</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1016/j.neuron.2012.04.004"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1016/j.neuron.2012.04.004">Neuroscience in the Public Sphere</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
 <feedburner:origLink>http://www.carmelodimauro.com/?p=1675</feedburner:origLink></entry>
  <entry>
   <title type="html"><![CDATA[L&#039;Ultima Opzione]]></title>
   <link href="http://feedproxy.google.com/~r/ResearchBlogging-SocialScience-Italian/~3/FudABYMDdnI/" />
   <id>http://www.carmelodimauro.com/?p=1600</id>
      <category term="Social Science" />
      <author>
	  <name><![CDATA[Carmelo Di Mauro, Neuromancer]]></name>
	</author>
   <updated>2012-04-02T18:02:07Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[Circa un milione di persone si uccide ogni anno nel mondo, secondo l&rsquo;Organizzazione Mondiale della Sanit&agrave;, pi&ugrave; del 90% pu&ograve; essere ricondotto a sintomi depressivi dei disturbi bipolari, alla schizofrenia, alla depressione maggiore e a vari altri disturbi della personalit&agrave;. Nei soli Stati Uniti, pi&ugrave; di 36.000 persone si sono suicidate nel 2009 al punto che il suicidio rappresenta la decima causa di morte nel complesso e la terza causa tra coloro che sono sotto i 45 anni di et&agrave;, dietro soltanto agli incidenti e al cancro....<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Dolgin, E. (2012) <a href="http://dx.doi.org/10.1038/nm0212-190" class="blue">The Ultimate Endpoint</a>. Nature Medicine, 18(2), 190-193. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1038/nm0212-190" class="blue">10.1038/nm0212-190</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1038/nm0212-190"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1038/nm0212-190">The Ultimate Endpoint</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
 <feedburner:origLink>http://www.carmelodimauro.com/?p=1600</feedburner:origLink></entry>
  <entry>
   <title type="html"><![CDATA[Lo Stereotipo della Malattia Mentale]]></title>
   <link href="http://feedproxy.google.com/~r/ResearchBlogging-SocialScience-Italian/~3/OB7KQvQ71vo/" />
   <id>http://www.carmelodimauro.com/?p=1516</id>
      <category term="Social Science" />
      <author>
	  <name><![CDATA[Carmelo Di Mauro, Neuromancer]]></name>
	</author>
   <updated>2012-03-10T15:05:03Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[Quando incontrate una persona con problemi fisici cosa pensate? Come appare per voi un down o un autistico? E chi &egrave; un ossessivo o soffre di disturbi ansiosi? E che dire dei sociopatici o dei senzatetto? In genere scattano delle reazioni emotive e giudizi automatici di cui magari non abbiamo piena consapevolezza. Ci basiamo insomma su stereotipi bell&rsquo;e pronti, strumenti cognitivi che nel bene e nel male ci guidano nelle contraddizioni e complicazioni della vita quotidiana....<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Sadler MS, Meagor EL, & Kaye KE. (2012) <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22321391" class="blue">Stereotypes of mental disorders differ in competence and warmth.</a> Social science , 74(6), 915-22. PMID:&nbsp;<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22321391" class="blue">22321391</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?pmid=22321391"></script> <noscript><a href="http://pubget.com/paper/22321391">Stereotypes of mental disorders differ in competence and warmth.</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
 <feedburner:origLink>http://www.carmelodimauro.com/?p=1516</feedburner:origLink></entry>
  <entry>
   <title type="html"><![CDATA[L'Epilessia Scostumata]]></title>
   <link href="http://feedproxy.google.com/~r/ResearchBlogging-SocialScience-Italian/~3/4hYRpb3Y5H8/" />
   <id>http://www.carmelodimauro.com/?p=1482</id>
      <category term="Social Science" />
      <author>
	  <name><![CDATA[Carmelo Di Mauro, Neuromancer]]></name>
	</author>
   <updated>2012-02-24T16:01:49Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[Quando si parla di epilessia le prime immagini che vengono in mente sono persone che tremano violentemente e cadono in terra. In un articolo di scienza forense viene illustro un fenomeno clinico meno noto dell&rsquo;epilessia: il denudamento in pubblico (disrobing) quando si scatena una crisi e le possibili conseguenze legali....<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Wortzel, H., Strom, L., Anderson, A., Maa, E., & Spitz, M. (2012) <a href="http://dx.doi.org/10.1111/j.1556-4029.2011.01995.x" class="blue">Disrobing Associated with Epileptic Seizures and Forensic Implications</a>. Journal of Forensic Sciences, 57(2), 550-552. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1111/j.1556-4029.2011.01995.x" class="blue">10.1111/j.1556-4029.2011.01995.x</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1111/j.1556-4029.2011.01995.x"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1111/j.1556-4029.2011.01995.x">Disrobing Associated with Epileptic Seizures and Forensic Implications</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
 <feedburner:origLink>http://www.carmelodimauro.com/?p=1482</feedburner:origLink></entry>
  <entry>
   <title type="html"><![CDATA[Il signor mercato]]></title>
   <link href="http://feedproxy.google.com/~r/ResearchBlogging-SocialScience-Italian/~3/zQgD3wPxSSU/il-signor-mercato.html" />
   <id>http://feedproxy.google.com/~r/Dropsea/~3/ifTimPgEqUo/il-signor-mercato.html</id>
      <category term="Social Science" />
      <author>
	  <name><![CDATA[Gianluigi Filippelli, DropSea]]></name>
	</author>
   <updated>2011-12-31T04:18:00Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[Dal punto di vista economico il 2011 è stato l'ennesimo anno terribile dopo una prima decade di III millennio obiettivamente difficile. La situazione è stata particolarmente difficile soprattutto perché la crisi economica che aveva colpito nel 2008 le banche statunitensi è arrivata anche alle banche europee, e questo ha prodotto qualche problema ai debiti statali o governativi, in particolare quelli di paesi particolarmente deboli da quel punto di vista, come ad esempio la Grecia, la Spagna o l'Italia. In particolare questi ultimi due paesi sono stati sotto gli occhi degli osservatori soprattutto per il loro legame con Francia e Germania: insieme questi 4 paesi possono essere considerati come i motori dell'Europa, sia nel bene (a quanto pare i primi due) sia nel male (soprattutto gli altri due).

Riguardo la crisi, però, la BBC ha pubblicato on-line una interessante infografica con un po' di grafici, e il primo, legato al costo del prestito, sembra proprio confermare la direzione di una Europa spaccata tra Germania e Francia da un lato e Italia e Spagna dall'altro:

Se però andiamo ad esaminare il dettaglio sulla crescita del debito nei quattro paesi, ci rendiamo conto non solo che le distanze tra queste due Europe non sono poi così grandi, ma che, nonostante le grandissime responsabilità della seconda repubblica, ad essere cresciuto in tutti e quattro i paesi è soprattutto il debito privato:

In questo senso le responsabilità della Francia crescono e non di poco, tanto che nel complesso potrebbe tranquillamente essere considerata la seconda fonte della crisi europea.

Inoltre il fatto che dei quattro è in Germania che il debito governativo è cresciuto più di tutti sembrerebbe suggerire che il problema, a differenza di quanto non si possa sostenere come libertari, non sia originato per nulla dai governi e dagli stati, ma dal settore privato. La Germania, però, ha due forti differenze rispetto agli altri tre paesi che la avvicinano soprattutto alle democrazie nord-europee: innanzitutto un peso dei politici sulla vita dei cittadini inferiore rispetto agli altri tre paesi, e questo alleggerisce sicuramente gli effetti della democrazia (e di qualunque altra forma di governo, per estensione) sulla vita quotidiana, e poi un minore costo del lavoro:

E questo, in effetti, ci riporta alle responsabilità dei governi, perché sono proprio questi che decidono il peso del costo del lavoro sul reddito nazionale. Potrei provare a immaginare cosa sarebbe la Germania se il costo del lavoro non solo fosse ulteriormente inferiore, ma addirittura assente, però non è il caso, soprattutto se abbiamo di fronte un esempio evidente a tutti: gli operatori finanziari. Ognuno di loro, ognuno dei componenti, soprattutto quelli piccoli, del così detto signor mercato, hanno un costo del lavoro decisamente molto più basso e in questi anni sono riusciti a prosperare nonostante la crisi. Il problema è che al tempo stesso ne sono anche la causa, non solo scatenante, ma anche del suo apparentemente incontrollabile aggravarsi.

Ad essere veramente pignoli, però, il vero problema di questa crisi potrebbe essere non tanto la dinamica interna della rete economica, ma la sua struttura:

Per provare a capire qualcosa in maniera il più sistematica possibile, Stefania Vitali, James Glattfelder e Stefano Battiston, tre ricercatori svizzeri, hanno utilizzato la topologia e la matematica delle reti per esaminare la rete economica globale(1). Iniziamo con la rete:

dove $W_{ij}$, numeri reali del valore compreso tra 0 e 1, rappresentano la percentuale di azioni dell'azienda $j$ possedute dall'azionista $i$, ovvero all'interno di una rete rappresentano il peso con il quale sono collegati uno con l'altro i nodi della rete stessa. Ora, detto $v_j$ il valore economico dell'azienda $j$, $W_{ij} v_j$ è la quota dell'azionista i nel caso di connessione diretta, mentre $W_{ij} W_{jl} v_l$ è la quota nel caso di connessione indiretta.

Dal punto di vista matematico possiamo scrivere delle quantità dello stesso genere se al peso $W_{ij}$ sostituiamo il controllo $C_{ij}$, ovvero una quantità reale in grado di pesare il controllo che l'azionista $i$ ha sull'azienda $j$. In questo caso, però, si porta a 0 il controllo nel caso indiretto, quindi se vogliamo capire quanto strettamente una rete è controllata dagli azionisti, i controlli indiretti non sono necessari. Il controllo della rete $c_i^{net}$ dell'azionista $i$ è quindi dato dalla formula

\[c_i^{net} = \sum_j C_{ij} v_i + \sum__j C_{ij} c_j^{net}\]

La presenza dei collegamenti indiretti, comunque, potrebbe essere la fonte del grande potere di controllo posseduto da alcuni azionisti.

Ad ogni modo la rete economica esaminata dai ricercatori è caratterizzata dai seguenti numeri: 600508 nodi e 1006987 collegamenti.

La topologia, però, entra in campo prima di iniziare con il vero e proprio calcolo del controllo. Ora possiamo esaminare la rete dall'otticadella connettività: in questo modo possiamo rappresentarla come un insieme di piccoli componenti connessi uno con l'altro, mentre i raggruppamenti più grandi contengono i pochi componenti che posseggono il reddito maggiore. Una rete di questo genere presenta, nell'ottica economica dell'articolo dei ricercatori di Zurigo, due caratteristiche topologiche interessanti. Innanzitutto c'è l'abbondanza di cicli di lunghezza due (mutue partecipazioni) o superiore. Questo genere di strutture sembrano legate con strategie anti-acquisizione, di riduzione dei costi delle transazioni, di condivisione del rischio, di incremento dei gruppi di interesse(2).

La seconda caratteristica è la presenza, all'interno degli agglomerati più grossi, di un unico componente fortemente connesso. Una struttura di questo genere è, in gergo tecnico, detta a farfallino(3):

In una struttura del genere i 3/4 circa della ricchezza restano nelle mani dei componenti del nucleo e quindi induce a una concentrazione della ricchezza. A questo proposito il gruppo di ricercatori fa notare come, in una ricerca che loro stessi hanno svolto in precedenza(4), hanno scoperto che solo alcune delle reti nazionali di azionisti sono di tipo farfallino e, cosa più importante, nel mondo anglosassone le componenti più fortemente connesse sono grandi rispetto alle dimensioni della rete.

Il cuore dell'analisi, però, sta nel tentativo di rispondere alle questioni su quanto questo controllo è concentrato e chi sono i controllori principali. Alla prima domanda si risponde introducendo un nuovo parametro, $\eta^*$, che rappresenta proprio la frazione di controllori che concentrano l'80% del traffico della rete. Ebbene questo numero, in termini assoluti, coincide con appena 737 controllori, che coincide con un $\eta_1^* = 0.61\%$.

Questo vuol dire che il controllo della rete è distribuito molto più inegualmente rispetto alla ricchezza. In particolare, gli attori di alto livello posseggono un controllo dieci volte maggiore di quello che ci si potrebbe aspettare sulla base della loro ricchezza.

Ed ecco che arriviamo, così, a quella superentità economica, quella sorta di signor mercato che tanto ha colpito molti dei commentatori della ricerca, che ha anche diffuso una classifica dei 50 principali attori economici della rete globale. Al di là dei nomi, però, il cuore della rete globale è comunque costituito per i 3/4 circa da intermediari finanziari, quindi sostanzialmente banche che mettono in collegamento uno con l'altro gente che fa affari con beni e servizi.

Da una fotografia di questo genere si possono provare a trarre alcune conclusioni riguardo la stabilità della rete e la competizione dei mercati. Riguardo la stabilità sembra valere quanto già stabilito in lavori precedenti a questo(5, 6):

Quando una rete finanziaria è veramente densamente connessa si espone a rischi sistemici. Infatti, mentre durante tempi buoni la rete è (seemingly) robusta, nei tempi cattivi le aziende vanno sotto stress simultaneamente.

E questo comportamente, inevitabilmente, aggrava una qualunque situazione di crisi. D'altra parte la presenza di queste superentità potrebbero costituire un blocco allo sviluppo stesso dei mercati...<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Vitali, S., Glattfelder, J., & Battiston, S. (2011) <a href="http://dx.doi.org/10.1371/journal.pone.0025995" class="blue">The Network of Global Corporate Control</a>. PLoS ONE, 6(10). DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1371/journal.pone.0025995" class="blue">10.1371/journal.pone.0025995</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1371/journal.pone.0025995"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1371/journal.pone.0025995">The Network of Global Corporate Control</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
 <feedburner:origLink>http://feedproxy.google.com/~r/Dropsea/~3/ifTimPgEqUo/il-signor-mercato.html</feedburner:origLink></entry>
  <entry>
   <title type="html"><![CDATA[Le Relazioni Sessuali di Leonardo da Vinci]]></title>
   <link href="http://feedproxy.google.com/~r/ResearchBlogging-SocialScience-Italian/~3/Fm-N7VFaeZ4/" />
   <id>http://www.carmelodimauro.com/?p=1250</id>
      <category term="Social Science" />
      <author>
	  <name><![CDATA[Carmelo Di Mauro, Neuromancer]]></name>
	</author>
   <updated>2011-12-05T19:23:03Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[Leonardo da Vinci ha scritto che ha dissezionato non pi&ugrave; di una decina di corpi. Alcuni ricercatori sostengono che il numero sia un po&rsquo; pi&ugrave; alto (circa una trentina). O&rsquo;Mally e Saunder hanno esaminato i codici e le note per capire a quanto ammonta il numero esatto. Con molta sorpresa hanno scoperto che l&rsquo;esperienza anatomica di Leonardo &egrave; molto inferiore di quanto si pensi. C&rsquo;&egrave; da aggiungere che probabilmente dissezion&ograve; pure corpi di animali e fu osservatore del lavoro di altri dissezionisti....<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Morris AG. (1986) <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3515591" class="blue">On the sexual intercourse drawings of Leonardo da Vinci.</a> South African medical journal , 69(8), 510-3. PMID:&nbsp;<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3515591" class="blue">3515591</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?pmid=3515591"></script> <noscript><a href="http://pubget.com/paper/3515591">On the sexual intercourse drawings of Leonardo da Vinci.</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
 <feedburner:origLink>http://www.carmelodimauro.com/?p=1250</feedburner:origLink></entry>
  <entry>
   <title type="html"><![CDATA[Migliorare la salute con una standing desk&hellip;]]></title>
   <link href="http://feedproxy.google.com/~r/ResearchBlogging-SocialScience-Italian/~3/MgeKOHeocss/migliorare-la-salute-con-una-standing-desk.html" />
   <id>http://www.marcoscan.com/2011/10/migliorare-la-salute-con-una-standing-desk.html</id>
      <category term="Social Science" />
      <author>
	  <name><![CDATA[Marcoscan, Marcoscan]]></name>
	</author>
   <updated>2011-10-07T15:02:27Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[Diversi studi scientifici hanno dimostrato la correlazione tra uno stile di vita sedentario e l&#8217;aumento del rischio di obesità, diabete, malattie cardiovascolari e mortalità. In particolare è stato riscontrato come questi effetti siano dipendenti, più di altri fattori, dal numero di ore che i soggetti valutati trascorrevano seduti, sia per lavoro che nel tempo libero. [...]...<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Patel, A., Bernstein, L., Deka, A., Feigelson, H., Campbell, P., Gapstur, S., Colditz, G., & Thun, M. (2010) <a href="http://dx.doi.org/10.1093/aje/kwq155" class="blue">Leisure Time Spent Sitting in Relation to Total Mortality in a Prospective Cohort of US Adults</a>. American Journal of Epidemiology, 172(4), 419-429. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1093/aje/kwq155" class="blue">10.1093/aje/kwq155</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1093/aje/kwq155"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1093/aje/kwq155">Leisure Time Spent Sitting in Relation to Total Mortality in a Prospective Cohort of US Adults</a></noscript>    </p>

	    <p>
    HEALY, G., DUNSTAN, D., SALMON, J., SHAW, J., ZIMMET, P., & OWEN, N. (2008) <a href="http://dx.doi.org/10.1249/MSS.0b013e3181607421" class="blue">Television Time and Continuous Metabolic Risk in Physically Active Adults</a>. Medicine , 40(4), 639-645. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1249/MSS.0b013e3181607421" class="blue">10.1249/MSS.0b013e3181607421</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1249/MSS.0b013e3181607421"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1249/MSS.0b013e3181607421">Television Time and Continuous Metabolic Risk in Physically Active Adults</a></noscript>    </p>

	    <p>
    Olsen, R., Krogh-Madsen, R., Thomsen, C., Booth, F., & Pedersen, B. (2008) <a href="http://dx.doi.org/10.1001/jama.299.11.1259" class="blue">Metabolic Responses to Reduced Daily Steps in Healthy Nonexercising Men</a>. JAMA: The Journal of the American Medical Association, 299(11), 1261-1263. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1001/jama.299.11.1259" class="blue">10.1001/jama.299.11.1259</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1001/jama.299.11.1259"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1001/jama.299.11.1259">Metabolic Responses to Reduced Daily Steps in Healthy Nonexercising Men</a></noscript>    </p>

	    <p>
    Healy, G., Dunstan, D., Salmon, J., Cerin, E., Shaw, J., Zimmet, P., & Owen, N. (2008) <a href="http://dx.doi.org/10.2337/dc07-2046" class="blue">Breaks in Sedentary Time: Beneficial associations with metabolic risk</a>. Diabetes Care, 31(4), 661-666. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.2337/dc07-2046" class="blue">10.2337/dc07-2046</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.2337/dc07-2046"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.2337/dc07-2046">Breaks in Sedentary Time: Beneficial associations with metabolic risk</a></noscript>    </p>

	    <p>
    Benden ME, Blake JJ, Wendel ML, & Huber JC Jr. (2011) <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21421945" class="blue">The impact of stand-biased desks in classrooms on calorie expenditure in children.</a> American journal of public health, 101(8), 1433-6. PMID:&nbsp;<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21421945" class="blue">21421945</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?pmid=21421945"></script> <noscript><a href="http://pubget.com/paper/21421945">The impact of stand-biased desks in classrooms on calorie expenditure in children.</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
 <feedburner:origLink>http://www.marcoscan.com/2011/10/migliorare-la-salute-con-una-standing-desk.html</feedburner:origLink></entry>
  <entry>
   <title type="html"><![CDATA[Una mano per cambiare abitudini alimentari]]></title>
   <link href="http://feedproxy.google.com/~r/ResearchBlogging-SocialScience-Italian/~3/Sj3SUkHZySY/" />
   <id>http://www.carmelodimauro.com/?p=920</id>
      <category term="Social Science" />
      <author>
	  <name><![CDATA[Carmelo Di Mauro, Neuromancer]]></name>
	</author>
   <updated>2011-09-30T16:23:49Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[David Neal e i suoi colleghi hanno analizzato la forza delle abitudini dietetiche, dimostrando nella loro ricerca che pur essendo radicate c&rsquo;&egrave; la possibilit&agrave; di poterle cambiare....<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Neal, D., Wood, W., Wu, M., & Kurlander, D. (2011) <a href="http://dx.doi.org/10.1177/0146167211419863" class="blue">The Pull of the Past: When Do Habits Persist Despite Conflict With Motives?</a>. Personality and Social Psychology Bulletin, 37(11), 1428-1437. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1177/0146167211419863" class="blue">10.1177/0146167211419863</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1177/0146167211419863"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1177/0146167211419863">The Pull of the Past: When Do Habits Persist Despite Conflict With Motives?</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
 <feedburner:origLink>http://www.carmelodimauro.com/?p=920</feedburner:origLink></entry>
  <entry>
   <title type="html"><![CDATA[Cervelli in Pensione]]></title>
   <link href="http://feedproxy.google.com/~r/ResearchBlogging-SocialScience-Italian/~3/SUd5pYg569s/" />
   <id>http://www.carmelodimauro.com/?p=778</id>
      <category term="Social Science" />
      <author>
	  <name><![CDATA[Carmelo Di Mauro, Neuromancer]]></name>
	</author>
   <updated>2011-08-24T10:10:23Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[Una ricerca di un team di scienziati di sette universit&agrave; degli Stati Uniti ha messo in evidenza che la riduzione della massa del cervello &egrave; una caratteristica dell&rsquo;uomo dovuta all&rsquo;invecchiamento che non si riscontra nei primati evolutivamente vicini a noi....<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Sherwood, C., Gordon, A., Allen, J., Phillips, K., Erwin, J., Hof, P., & Hopkins, W. (2011) <a href="http://dx.doi.org/10.1073/pnas.1016709108" class="blue">Aging of the cerebral cortex differs between humans and chimpanzees</a>. Proceedings of the National Academy of Sciences, 108(32), 13029-13034. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1073/pnas.1016709108" class="blue">10.1073/pnas.1016709108</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1073/pnas.1016709108"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1073/pnas.1016709108">Aging of the cerebral cortex differs between humans and chimpanzees</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
 <feedburner:origLink>http://www.carmelodimauro.com/?p=778</feedburner:origLink></entry>
  <entry>
   <title type="html"><![CDATA[Sall-Y]]></title>
   <link href="http://feedproxy.google.com/~r/ResearchBlogging-SocialScience-Italian/~3/_uDKr86jCCs/sall-y.html" />
   <id>http://alberodimaggio.blogspot.com/2011/07/sall-y.html</id>
      <category term="Social Science" />
      <author>
	  <name><![CDATA[Thomas Morton, l'albero di maggio]]></name>
	</author>
   <updated>2011-07-13T11:41:01Z</updated>
   <!-- 2003-12-13T18:30:02Z -->
   <summary type="html"><![CDATA[<a href="http://1.bp.blogspot.com/-6UR7POxHTAE/Th2ZqMPB9LI/AAAAAAAAAm4/X-YWhIcJ44c/s1600/jean_leon_gerome_033_vendita_di_schiave_a_roma_1886.jpeg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-6UR7POxHTAE/Th2ZqMPB9LI/AAAAAAAAAm4/X-YWhIcJ44c/s400/jean_leon_gerome_033_vendita_di_schiave_a_roma_1886.jpeg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5628824059400811698" /></a><br />"È ben noto che l'uomo, che il popolo si è compiaciuto di onorare, mantiene e ha mantenuto per diversi anni, come sua concubina, una delle sue schiave. Il suo nome è Sally. Il nome del suo figlio maggiore è Tom, la fisionomia del quale si dice che  abbia una straordinaria somiglianza con quella del presidente".<br /><br />James T. Callander,  il giornalista di non limpida fama autore di queste righe pubblicate nel 1802, aveva un conto in sospeso con Thomas Jefferson, il quale impressionato dal suo stile lo aveva in precedenza assoldato per applicare quello che oggi chiameremmo "metodo Boffo" contro i suoi avversari politici (come John Adams), ma si era poi dimenticato di mostrare sufficiente "gratitudine" e ne diventò quindi una vittima. Fu così che nacque una controversia storica destinata ad essere risolta solo due secoli più tardi. Thomas Jefferson fu o non fu il padre dei figli di Sally Hemings, sua schiava di colore?<br /><br />La retorica razzista usata dallo stesso Callander ("la sgualdrina nera e la sua cucciolata mulatta") ha sempre reso l'argomento piuttosto sensibile e forse un po' imbarazzante per gli storici. Dare credito alle voci messe in giro da un giornalista evidentemente privo di scrupoli  per distruggere la reputazione di un presidente usando l'arma del pregiudizio razziale, oppure liquidare la faccenda come priva di fondamento e magari anche di interesse storico? Beh, bisogna almeno riconoscere che l'interesse storico c'è tutto.<br /><br />La tendenza più diffusa fino a qualche anno fa era quella "innocentista", se così si può definire, nonostante le testimonianze del figlio di Sally Hemings (James Madison Hemings) e di altri confermassero invece la storia, ovviamente negata dai familiari di Jefferson. In realtà i rapporti sessuali fra gli schiavi e i loro padroni erano piuttosto comuni all'epoca, se è vero che la stessa Sally era figlia e anche nipote di schiavisti, ma una vera e propria relazione sentimentale, protrattasi per un lunghissimo periodo di tempo (38 anni!) e che avrebbe dato luogo alla nascita di ben sei (e forse più) figli con una schiava di colore, era semplicemente ritenuta impensabile, un tabù dell'epoca che Jefferson non sarebbe mai stato capace di infrangere.<br /><br />C'è da dire che Sally Hemings, che fra l'altro era probabilmente la sorellastra di Martha Jefferson, moglie del presidente, dal quale egli l'aveva ricevuta in eredità quando era morta, non era proprio una donna di colore, o almeno non sarebbe probabilmente stata considerata tale oggi, essendo figlia di una mulatta e di un bianco, e quindi per tre quarti di origine europea. I figli di Sally e Thomas (se la sua paternità fosse stata riconosciuta) erano bianchi pure per le leggi del tempo, ma una cosa era la questione della razza, che prima della guerra civile era vista in modo più rilassato, e una cosa era la questione della schiavitù, o della proprietà legale, visto che i figli di una schiava erano considerati sempre proprietà dello schiavista, indipendentemente dal colore.<br /><br />In seguito all'abolizione della schiavitù, invece, la società americana divenne per certi versi molto più razzista, e quindi molto più discriminatoria nei confronti di chiunque avesse anche una sola goccia di sangue nero nelle vene. Si tratta della cosiddetta <span style="font-style:italic;">one-drop rule</span> che vuole che la discendenza di una unione mista venga automaticamente assegnata al gruppo etnico che gode del minore prestigio socio-cultural-economico. Si tratta anche di un residuo di pensiero "essenzialista" applicato alla questione della razza, fenomeno che ho analizzato in un <a href="http://alberodimaggio.blogspot.com/2009/04/barack-obama-e-i-pesci-fragola.html">precedente post</a>. Come curiosità storica, si può menzionare anche il fatto che la <i>one-drop rule</i>, introdotta per legge in Virginia nel 1924, prevedeva un'eccezione per chi aveva un sedicesimo di sangue indiano, in virtù della pretesa di alcuni famiglie influenti di essere discendenti di Pocahontas e John Rolfe.<br /><br />Quanto a Jefferson, egli si trovava nella contradditoria posizione, forse all'epoca non percepita come tale, di essere un abolizionista, nonché il principale autore della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America dove l'uguaglianza di tutti gli esseri umani è definità una "verità auto-evidente" ed è scritto che tutti gli uomini possiedono il diritto inalienabile alla libertà, e al tempo stesso uno schiavista. Gli storici hanno sempre sottolineato come Jefferson, nonostante nei suoi scritti dichiari talvolta la sua ripugnanza nei confronti dell'istituzione della schiavitù, non abbia all'atto pratico mai fatto niente per combatterla davvero, né in pubblico (tramite i suoi incarichi politici) né in privato (non affrancando tutti i suoi schiavi). D'altronde nel pensiero liberale-illuminista, di cui Jefferson è stato senza dubbio uno dei migliori interpreti, il diritto alla proprietà privata è sempre stato considerato altrettanto sacro del diritto alla libertà personale.<br /><br />Bisogna dire che quegli schiavi che venivano liberati dai propri padroni erano costretti da una legge della Virginia del 1806 ad abbandonare lo stato entro un anno, pena il rientro in schiavitù. Questo per impedire la coesistenza, considerata minacciosa per lo status quo, di neri liberi e schiavi, e questa legge costituiva un impedimento non da poco per chi, come forse lo stesso Jefferson, avrebbe voluto liberare i propri schiavi. Ma anche lui in ogni caso temeva che la liberazione improvvisa degli schiavi avrebbe potuto portare a una "guerra razziale" dalle conseguenze devastanti, e che bianchi e neri non avrebbero potuto mai convivere facilmente e pacificamente, e per questo motivo era prudente nell'auspicare la fine dello schiavismo. Per quanto riguarda la questione della razza vera e propria invece Jefferson aveva i pregiudizi della sua epoca: considerava i neri poco intelligenti, poco affidabili, e in generale inferiori ai bianchi.<br /><br />Se della personalità e delle idee di Jefferson comunque, e indipendentemente dall'affaire, sappiamo moltissimo, di Sally Hemings invece non è rimasto niente. Di lei non abbiamo un ritratto, non abbiamo una parola scritta di suo pugno, in pratica per noi è solamente un nome, il che è già qualcosa per chi come lei appartiene alla razza (non biologica) di coloro che non hanno voce nella storia. Il che non ci deve far ritenere automaticamente, senza nessun indizio in questo senso, che Sally Hemings sia stata senza voce in capitolo anche nella sua vita privata e nella sua relazione con Jefferson. Per quanto ne sappiamo poteva anche essere lei a condurre le danze.<br /><br />I due si conobbero in Francia, dopo che Sally accompagnò la figlia minore di Thomas da lui quando era ambasciatore a Parigi, ed è proprio a Parigi che i due iniziarono presumibilmente la loro relazione. Ne è indizio il fatto che Thomas non la rimandò indietro, come inizialmente progettato. Questo comportava anche dei rischi per la sua proprietà, dato che in Francia Sally avrebbe potuto affrancarsi dalla schiavitù e rimanere lì. Secondo la tradizione, concepirono un primo figlio proprio a Parigi, e nella testimonianza di Madison Hemings (figlio di Sally) lei si fece promettere la liberazione dei figli nati dalla loro unione (promessa che, se ci fu, Thomas mantenne solo dopo la morte nelle sue volontà testamentarie). Un altro forte indizio della relazione tra i due è nel fatto che tutti i figli della Hemings, stando ai movimenti di Jefferson ricostruiti dagli storici, vennero concepiti proprio in momenti nei quali Jefferson si trovava nella tenuta di Monticello, dove la Hemings viveva in pianta stabile. Inoltre sia la Hemings che i figli vennero esentati dal duro lavoro degli schiavi nelle piantagioni.<br /><br />Ma tanti indizi non fanno ancora una prova ed è quindi solo nel 1998 che si è avuta finalmente una conferma piuttosto autorevole della paternità di Thomas Jefferson, e il modo in cui si è riusciti a stabilirlo è appunto ciò di cui volevo parlare, in realtà, perché c'entra il cromosoma Y.<br /><br />Il cromosoma Y è posseduto solo dagli uomini, e quindi viene trasmesso solo per via maschile e non subisce ricombinazione. Questo, analogamente a quanto accade per il Dna mitocondriale che è trasmesso solo per via femminile, permette di facilitare le ricerche genealogiche. Se io sono un discendente per via maschile, poniamo, di Pinco Pallino, significa che ho il suo stesso cromosoma Y (salvo mutazioni intervenute nel frattempo). Se quindi io e Tizio abbiamo il cromosoma Y molto simile o identico, ciò dimostra che abbiamo un progenitore comune piuttosto vicino nel tempo, mentre nel caso siano diversi la quantità delle mutazioni intervenute può servire a stabilire in che epoca approssimativamente è vissuto il nostro più vicino progenitore comune (di Dna mitocondriale e di cromosoma Y avevo parlato in questo <a href="http://alberodimaggio.blogspot.com/2009/02/la-storia-di-adamo-ed-eva.html">vecchio post</a>).<br /><br />Nel nostro caso, quindi, sarebbe stato sufficiente analizzare il Dna dei discendenti per pura linea maschile di Thomas Jefferson col Dna dei discendenti per pura via maschile di Sally Hemings, e vedere se i 19 marcatori su determinate regioni del cromosoma Y presi in esame sarebbero risultati tutti co...<br><br><div style="background-color: #eee; padding: 6px; font-size: 11px;">

	    <p>
    Foster, E., Jobling, M., Taylor, P., Donnelly, P., de Knijff, P., Mieremet, R., Zerjal, T., & Tyler-Smith, C. (1998) <a href="http://dx.doi.org/10.1038/23835" class="blue">Jefferson fathered slave's last child</a>. Nature, 396(6706), 27-28. DOI:&nbsp;<a href="http://dx.doi.org/10.1038/23835" class="blue">10.1038/23835</a>&nbsp;&nbsp;<script src="http://pubget.com/widgetizer/link_js?doi=10.1038/23835"></script><noscript><a href="http://pubget.com/doi/10.1038/23835">Jefferson fathered slave's last child</a></noscript>    </p>
</div><br>]]></summary>
 <feedburner:origLink>http://alberodimaggio.blogspot.com/2011/07/sall-y.html</feedburner:origLink></entry>
  
</feed>

