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	<title>Roba da Matti</title>
	
	<link>http://blog.mattiamarasco.it</link>
	<description>Il blog di Mattia Marasco</description>
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		<title>Blogger, angeli caduti?</title>
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		<comments>http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/20/blogger-angeli-caduti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 07:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
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		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Fin dove ci siamo spinti? Alcuni di noi sono professionali e mossi da una passionale voglia di condividere o siamo tutti caduti nella rete della tentazione?</p><p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/20/blogger-angeli-caduti/">Blogger, angeli caduti?</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Negli scorsi giorni mi sono imbattuto in un articolo di <strong>Felice Limosani</strong> dal titolo <a href="http://www.firenzemadeintuscany.com/it/fashion/article/blog-is-blog/" target="_blank"><em>Blog is Blob</em></a> apparso sulla rivista «Firenze, Made in Tuscany». Una filippica &#8211; almeno a me sembra tale &#8211; contro quel fenomeno del web da anni osannato e stigmatizzato allo stesso tempo: i blog.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi diari digitali che per alcuni hanno salvato la libertà di espressione e che per altri hanno ucciso la grammatica in un modo o nell&#8217;altro tornano sempre a far parlare di sé; a seguire i guru del web ormai sono morti già 4 o 5 volte ma a quanto pare rescuscitano perché faticano a passare di moda.</p>
<div id="attachment_7085" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/05/blog-is-blob-felice-limosani.jpg"><img class="size-full wp-image-7085" alt="blog is blob - felice limosani" src="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/05/blog-is-blob-felice-limosani.jpg" width="600" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Blog is Blog &#8211; Felice Limosani su Firenze Made in Tuscany &#8211; Aprile 2013</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">.</span><br />
L&#8217;articolo di Limosani affronta in particolare due temi: l&#8217;amor-proprio che muove i blogger, il sole e le altre stelle e la credibilità perduta di persone comuni che si sono lasciati adulare dal fascino di una fama in miniatura e temporanea. Un bel quadretto no?</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>A differenza del mio o del tuo taccuino di carta, però, il taccuino del<strong> blogger</strong> non resta nel cassetto, ma viene piazzato sul<strong> web,</strong> diventa cioè  accessibile a una<strong> nazione virtuale</strong> di milioni di persone. Si chiama<strong>“condivisione” [...] </strong>In molti sembrano percepire l’inebriante fragranza di una libertà d’espressione mai provata, l’esperienza di una<strong style="line-height: 1.6em;"> comunicazione totale</strong> e di una totale trasparenza. Sono convinto, però, che le belle parole della condivisione e della democraticità siano spesso fragili foglie di fico dietro cui si nasconde il vero impulso del <strong style="line-height: 1.6em;">blogging:</strong> uno strano mix di esibizionismo (tanto) e creatività (poca), di comunicazione e voyeurismo, di compensi travestiti da regalie. Da un lato, si dà libero sfogo all’ipertrofia dell’ego mentre, dall’altro, si canalizza spesso un accordo tra le parti. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Su queste premesse i <strong style="line-height: 1.6em;">blogger</strong> più quotati hanno dismesso molto presto i panni dei paladini del radicalismo per assumere l’aspirato status di <strong style="line-height: 1.6em;">guru del web</strong>. Bah!<br />
</em><a href="http://www.firenzemadeintuscany.com/it/fashion/article/blog-is-blog/" target="_blank">Limosani, Aprile 2013</a></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ora potrei star qui a ricordare all&#8217;autore come nel bene e nel male i blog abbiano rivoluzionato non solo il modo di comunicare online ma soprattutto di concepire la Rete. Certo potrei ricordare che senza lo sviluppo della <em>blogosfera</em> non avremo potuto assistere a fenomeni culturali come Wikipedia e i Social Network. Potrei ricordare come molti blog aiutano le persone malate di cancro a confrontarsi con altri individui nelle stessa situazione o come alcuni blogger siano un simbolo di libertà e integrità in un nazione oppressa dal totalitarismo o ancora come più banalmente decine di persone ogni giorno trovino lavoro grazie a ciò che hanno pubblicato sul proprio blog. Certo, potrei stare qui ad affrontare tutto questo ma non ne ho voglia. (Per chi vuole capire cosa hanno rappresentato in questi anni nel mondo i blog segnalo questo <a href="http://www.ted.com/talks/mena_trott_tours_her_blog_world.html" target="_blank">intervento al TED di Mena Trott</a>, offre diversi spunti.)</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei invece sfruttare questo articolo per fare un po&#8217; di autoanalisi tra noi blogger.</p>
<p style="text-align: justify;">Condivido alcune cose scritte da Limosani e ne parlavo proprio ieri con <a href="http://alessandrapistillo.wordpress.com/" target="_blank">Alessandra</a>, probabilmente tutti i blogger sono un po&#8217; narcisisti (come lo è chiunque che nella vita decida di esporsi) ma questo non significa che il loro lavoro non possa essere di qualità o genuino. E in fin dei conti, il narcisismo non è insito nella natura umana? Non è uno dei fattori che ci spinge e superare i limiti che ci vengono imposti? Se così non fosse a quest&#8217;ora eravamo sempre nell&#8217;Eden; e se questa è la nostra natura non  dovremmo accettarla e provare a trarne delle cose buone?</p>
<blockquote><p>Alcuni di loro decidono a un certo punto di far cadere la maschera, di non voler più esser chiamati<strong> blogger</strong>, dichiarando che accetteranno collaborazioni e inviti solo da marchi o da istituzioni note e riconosciute. In poche parole, sfruttando il loro seguito <strong>underground </strong>per accaparrarsi un posto al sole up the ground. Che fine ha fatto l’eroica figura del blogger che lavora al di qua delle istituzioni e dei <strong>mondi glitterati</strong> per essere voce della realtà?<br />
<a href="http://www.firenzemadeintuscany.com/it/fashion/article/blog-is-blog/" target="_blank">Limosani, Aprile 2013</a></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Mmmhh ma siamo davvero così brutti e cattivi? Abbiamo firmato un patto col diavolo senza accorgersene? Certo Al Pacino diceva che il suo peccatto preferito era la &#8220;vanità&#8221; perché è il più &#8220;strisciante&#8221; ma davvero ci siamo venduti e neanche ce ne siamo accorti? A mio avviso Limosani non ha tutti i torti, è vero che molti blogger approfittano un po&#8217; troppo del loro ruolo, è vero che pubblicano markette senza essere trasparenti e che molti addirittura rinnegano un loro passato da blogger come se fosse una fase embrionale che prima o poi tutti dobbiamo abbandonare ma queste dinamiche non si ripetono forse in ogni categoria culturale o lavorativa? I giornalisti, i reporter, i critici gastronomici ecc. non si vendono? Non usano il loro tesserino per scopi diversi dal trovare la Verità suprema e donarla agli Uomini?</p>
<p style="text-align: justify;">Penso che i blogger paghino lo scotto di un&#8217;aspettativa di purezza e integrità che non hanno richiesto e che è stata attribuita loro da una società stanca di una verità ambigua e plasmata dalle mani di chi la raccontava. Molti blogger &#8220;danno libero sfogo al proprio ego ipertrofico&#8221; e molti s-vendono il loro diario digitale in cambio di un viaggio di qualche giorno o di un frullatore gratis ma molti altri sono convinti di ciò che fanno, lo difendono e lo portano avanti con passione ed ironia.</p>
<p style="text-align: justify;">E se mi sbagliassi?</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo persone comuni e come tali imperfette, divisi tra &#8220;buoni blogger&#8221; e &#8220;cattivi blogger&#8221; o siamo tutti degli angeli caduti che hanno tradito chi credeva in loro?</p>
<p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/20/blogger-angeli-caduti/">Blogger, angeli caduti?</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Hey blogger! Ricordati: re-immaginare, regalare, risolvere</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 08:33:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[blogging]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tre buone pratiche che un blogger che desidera produrre contenuti apprezzati e di qualità dovrebbe tenere sempre a mente. </p><p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/17/blogger-reimmaginare-regalare-risolvere/">Hey blogger! Ricordati: re-immaginare, regalare, risolvere</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sì lo so il titolo del post assomiglia un po&#8217; al &#8220;<em>ricordati che devi morire!</em>&#8221; che Troisi si apprestava a segnarsi per non scordarselo in <em>Non ci resta che piangere</em> ma in realtà volevo solo attirare la tua attenzione su tre buone pratiche dell&#8217;essere blogger.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/05/blog_thinker.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7074" alt="blog_thinker" src="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/05/blog_thinker.jpg" width="640" height="322" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Se vuoi che i tuoi contenuti siano di <strong>qualità</strong> e che questa qualità sia riconosciuta dai tuoi lettori ma anche da Google (già&#8230; a quanto pare Big G ha trovato il modo valutare i nostri lavori e indicizzarci di conseguenza, si chiama <a href="http://www.webhouseit.com/google-authorship-aumentare-lauthor-rank/" target="_blank">Author Rank</a>: leggi qui!) non ti devi mai dimenticare di regalare &#8220;<strong>valore</strong>&#8220;, il principale compito di un blogger dopo quello di saper <strong><a title="In fin dei conti un blogger non è altro che un raccontastorie" href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/15/blogger-raccontastorie-storytelling/" target="_blank">raccontare una storia</a></strong>.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Re-immaginare</h3>
<p style="text-align: justify;">Cerca di <strong>non copiare le idee degli altri</strong>, se non sono venute in mente a te probabilmente non fanno parte del tuo mondo e i tuoi lettori se ne accorgeranno perché hanno imparato a conoscerti. Ispirarsi agli altri è più che normale ma se proprio devi farlo allora cerca di re-immaginare ciò che ti ha ispirato, plasmalo e adattalo a quello che sei tu. Immaginalo nuovamente da zero a costruiscilo a tua immagine.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Regalare</h3>
<p style="text-align: justify;">Un blogger deve mettere in conto di <strong>regalare una parte della propria competenza e della propria esperienza</strong> senza avere in cambio nessuna gratificazione materiale ma con la consapevolezza che conoscere altri blogger o persone nuove &#8211; siano essi contatti di lavoro o personali &#8211; a lungo termine ti può portare solo un&#8217;incredibile ricchezza di opportunità. Regala quello che sei concedendo a chi lo desidera di rielaborarlo e condividerlo a sua volta ma al tempo stesso &#8220;marchialo&#8221; con l&#8217;unico vero diritto d&#8217;autore: il tuo punto di vista. I blog sono qualcosa di personale, non avere paura di imprimere il tuo punto di vista in ciò che racconti, sia esso un testo, una foto, un video o un podcast.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Risolvere</h3>
<p style="text-align: justify;">Non sei un venditore porta a porta quindi non comportarti come tale. La <em>fuffa</em> lasciala ai &#8220;social media cosi&#8221;, sei un blogger, per molte persone sei attendibile quindi comportati di conseguenza. I contenuti di qualità propongono <strong>soluzioni reali</strong>, migliorano la situazione e sono la risposta alla domanda del tuo lettore &#8230;vedi di non prenderlo in giro!</p>
<p style="text-align: justify;">image | <a href="http://www.bloggingshiksha.com/" target="_blank">www.bloggingshiksha.com<br />
</a>fonte | <em>Conten Marketing</em>, Ann Handley &#8211; C.C. Chapman</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/17/blogger-reimmaginare-regalare-risolvere/">Hey blogger! Ricordati: re-immaginare, regalare, risolvere</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Abercrombie e la legge del contrappasso</title>
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		<comments>http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/16/abercrombie-fitchthehomeless-brand-fail-michaeljeffries/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 10:16:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[fail]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Dopo le discutibili affermazioni di Michael Jeffries, Abercrombie &#038; Fitch si trova a dover gestire #FitchTheHomeless e quello che ne sguirà.</p><p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/16/abercrombie-fitchthehomeless-brand-fail-michaeljeffries/">Abercrombie e la legge del contrappasso</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/05/FitchTheHomeless.jpg"><img class="alignright  wp-image-7061" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" alt="FitchTheHomeless" src="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/05/FitchTheHomeless-276x300.jpg" width="248" height="270" /></a>Da giorni ormai il web è invaso dalle deliranti affermazioni &#8211; secondo me studiate a tavolino &#8211; del CEO di Abercrombie &amp; Fithc <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mike_Jeffries_(CEO)" target="_blank"><strong>Michael Jeffries</strong></a> che altro non ha fatto se non specificare quello che è il <em>brief</em> alla base della proprio brand. Ha descritto l&#8217;anima di un marchio, lo spirito con cui nasce o il pubblico con cui desidera dialogare, non sta a me decidere se ciò sia giusto o sbagliato ma certo si può dire che non lo ha fatto con quel tatto e quella delicatezza che sono richiesti a chiunque voglia convincere qualcun altro a comprare qualcosa. E anche vero però che alla fine dei conti ognuno sarà pur libero di proporre il proprio prodotto a chi vuole o no? (magari di questo ne parliamo un&#8217;altra volta)</p>
<p style="text-align: justify;">Viviamo in un mondo libero (almeno in linea teorica) ma è anche un mondo fatto di persone che sentono il bisogno di messaggi positivi e personaggi edificanti ecco perché Jeffries, spiegando la scelta aziendale di non produrre abiti per donne formose, si è trovato di fronte a un scivolone forzato, dal quale ne è uscito scegliendo di consolidare la natura del proprio brand e rinforzando sì il legame con i propri clienti abituali ma incrinando gravemente quello con i clienti potenziali.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«<em>In ogni scuola ci sono i ragazzi fighi e popolari, e poi ci sono quelli non-tanto-fighi. Noi miriamo a quelli fighi. Miriamo a tutti i ragazzi attraenti americani, con una grande personalità e un sacco di amici.  Molta gente non appartiene ai nostri abiti, e non può appartenervi. Siamo discriminatori? Certamente.</em><br />
<em>E&#8217; il motivo per cui assumiamo persone attraenti nei nostri negozi. Perché le persone attraenti attirano altre persone attraenti, e noi vogliamo vendere alle persone attraenti. Non vendiamo a nessun altro che a loro</em>.»<br />
fonte : <a href="http://www.salon.com/2006/01/24/jeffries/" target="_blank">salon.com</a></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ma forse Jeffries si è scordato che il mercato è cambiato, che la comunicazione è cambiata e persino il modo di approcciarsi ai consumatori. Jeffries ora si trova a dover fare i conti con la reazione di una società non solo arrabbiata e offesa dalle sue parole ma con una società il cui umore, grazie alla diffusione di Internet, ha numerosi canali si sfogo e le cui reazioni sono più veloci e incisive.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo scenario nasce <strong>#FitchTheHomeless</strong>, cioè il <strong>restyling forzato di un brand che forse ha perso, come si dice, un&#8217;occasione per stare zitto</strong>. Se provochi qualcuno che ha i mezzi per reagire in modo creativo e virale poi dovrai fare i conti con un&#8217;<strong>Idea</strong>, e avere a che fare con un&#8217;Idea è molto più complicato che dover gestire il reso di un negozio perché la taglia era sbagliata.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/O95DBxnXiSo" height="380" width="625" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Questo video è stato caricato il 13 Maggio su Youtube dallo scrittore <strong><a href="http://www.youtube.com/user/gkarber?feature=watch" target="_blank">Greg Karber</a></strong> e in poco più di tre giorni ha raggiunto oltre 3 milioni di visualizzazioni. Le file  di ragazzine davanti agli store per farsi la foto con i modelli a torso nudo non spariranno di certo, ma senza dubbio il brand dovrà pur fare i conti con questo video &#8211; e quello che ne seguirà se dovesse prendere piede &#8211; per diversi anni a venire se non per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Viviamo davvero in un&#8217;epoca in cui il web ha dato ai consumatori il potere di punire severamente le grandi aziende? O non è altro che un&#8217;ingenua illusione?</p>
<p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/16/abercrombie-fitchthehomeless-brand-fail-michaeljeffries/">Abercrombie e la legge del contrappasso</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p><div class="feedflare">
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		<item>
		<title>In fin dei conti un blogger non è altro che un raccontastorie</title>
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		<comments>http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/15/blogger-raccontastorie-storytelling/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 May 2013 15:17:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un blogger non è forse uno storyteller che trascina i lettori nel proprio mondo condividendo con loro un pezzettino del suo "io" più prezioso?</p><p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/15/blogger-raccontastorie-storytelling/">In fin dei conti un blogger non è altro che un raccontastorie</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Che cos&#8217;è un blogger? Una  domanda a cui non è facile rispondere per tanti motivi, uno tra tanti è che <a title="L’evoluzione dei blogger" href="http://blog.mattiamarasco.it/2011/03/21/evoluzione-dei-blogger/">ne esistono tante tipologie</a> e ognuna ha delle sue peculiarità e un proprio ruolo ben definito. <strong>Esiste però un comune denominatore per quelle persone che decidono di aprire un blog e portarlo avanti</strong> (perchè aprirlo è facile, è farlo sopravvivere il vero problema): <strong>la volontà e l&#8217;abilità di raccontare qualcosa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/05/storytelling.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7048" alt="storytelling" src="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/05/storytelling.jpg" width="640" height="480" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo <em>storytelling</em>, questa parola ancora tanto strana qui da noi ma in realtà affermata da anni sia nella narrativa mondiale che nella comunicazione e nel marketing, in effetti è proprio l&#8217;arte di raccontare storie e se ci pensate bene è  quello che fa o dovrebbe fare ogni blogger.  Wikipedia lo definisce così: &#8220;<em>Storytelling è una metodologia e disciplina che usando i principi della retorica e della narratologia crea racconti influenzanti in cui vari pubblici possono riconoscersi</em>&#8221; ma sottolinea anche l&#8217;importanza che ha assunto in settori come la politica e il marketing a partire dall&#8217;inizio degli anni &#8217;90; aspetto di cui magari parlerò in seguito.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si vuole quindi per certi versi i blogger preservano quello che è lo spirito più <em>onirico</em> del &#8220;raccontar storie&#8221; e questo spiega come mai siano spesso i blogger più &#8220;narrativi&#8221; ad essere apprezzati e a ricevere un forte feedback dai lettori online, tra i primi che mi vengono in mente in Italia: <a href="http://apprendistalibraio.blogspot.it/" target="_blank">L&#8217;apprendista libraio</a>, <a href="http://www.donnaconfuso.com/" target="_blank">Donna con fuso</a>, <a href="http://machedavvero.blogspot.it/" target="_blank">Machedavvero</a> e <a href="http://laradiceno.blogspot.it/" target="_blank">Lara dice No</a>. Uso il termine <em>onirico</em> perché il bravo blogger è in realtà un <strong>pifferaio magico</strong>, è una figura che trascina i lettori nel proprio mondo per qualche minuto, li affascina, li diverte, li intrattiene a differenza dei brand o delle aziende che invece li inseguono in ogni dove per elemosinare attenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno storyteller &#8220;ci mette del suo&#8221; come si dice, condivide un pezzettino della sua anima e ci costruisce una serialità ma non dimentica mai il rispetto per il suo interlocutore. L&#8217;ho definito sì un pifferaio magico ma non perché sia un&#8217;illusionista, tutt&#8217;altro ma perché è un ammaliatore che usa la sua sincerità e la sua schiettezza (e a volte perché no anche ingenuità) per comunicare qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <strong>Simon Bond</strong> (Chief Marketing Officer BBDO) gli esseri umano &#8220;<em>desiderano ascoltare storie</em>&#8221; e oggi il fatto che il consumatore medio acquisti con il cuore ma giustifichi il suo acquisto con la mente spiega il successo delle campagne emozionali che coinvolgono entrambe queste sfere personali. Allora mi chiedo: forse i blogger più bravi, quelli che ricevono gratificazione e commenti dai propri lettori (anche se oggi la vera &#8220;blog-valuta&#8221; sono il numero delle convidisioni sui social network) sono quelli che con più abilità riescono a toccare sia il cuore che la coscienza delle persone?</p>
<p style="text-align: justify;">foto | <a href="http://www.storydynamics.com/Stories/2012/01/18/the-storyteller-label-wings-or-shackles/" target="_blank">storydynamics.com</a></p>
<p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/15/blogger-raccontastorie-storytelling/">In fin dei conti un blogger non è altro che un raccontastorie</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Harlem Shake. Storia di un fenomeno della Rete</title>
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		<comments>http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/07/harlem-shake-cosa-sono-storia-brand/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 May 2013 09:48:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[harlem shake]]></category>
		<category><![CDATA[viralità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Dei video ironici che hanno fatto il giro del mondo. La storia di un tormentone virale della Rete fagocitato dagli utenti ma soprattutto dai grandi marchi.</p><p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/07/harlem-shake-cosa-sono-storia-brand/">Harlem Shake. Storia di un fenomeno della Rete</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Alcuni video in cui la gente balla e si muove in modo sconnesso vestita in maniera quantomeno improbabile sono stati il tormentone internet di questa primavera, si tratta di brevi video definiti, nel gergo digitale, &#8220;harlem shake&#8221; ma rappresentano a pieno il potenziale della viralità di internet.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Che cos&#8217;è un Harlem Shake?</h3>
<p style="text-align: justify;">Gli &#8220;harlem shake&#8221; a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi  sono ciò che in sociologia viene definito <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fenomeno_di_Internet" target="_blank"><em>meme</em></a> cioè una piccola &#8220;informazione&#8221; che passa da una persona all&#8217;altra -in questo caso attraverso la Rete- fino a crescere a dismisura e diventare un concetto. Gli Harlem Shake nello specifico non sono altro che dei brevi video, accompagnati da un estratto della canzone <em>Harlem Shake</em> del musicista elettronico <strong>Bauuer</strong>, in cui una persona balla per una manciata di secondi con un caso o una maschera o qualche altra cosa che ne nasconde il volto mentre le altre persone intorno lo ignorano e continuano le loro normali mansioni (a seconda dell&#8217;ambientazione del video).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=384IUU43bfQ" target="_blank">Il primo harlem shake</a> risale al <strong>2 febbraio 2013</strong> quando l&#8217;utente TheSunnyCoastSkate carica online un video realizzato in camera sua insieme ai suoi amici, da quel momento altri utenti caricano una loro versione  finché non viene ripreso anche da alcuni videoblogger statunitensi piuttosto noti.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/384IUU43bfQ" height="350" width="620" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Da quel momento il fenomeno diventa diffuso e grazie alla viralità delle Rete raggiunge gran parte del mondo tanto che persino squadra sportive, licei, aziende e ovviamente brand caricano online il proprio Harlem Shake. Perché dico &#8220;ovviamente brand&#8221;? <strong>Perché ormai assistiamo spesso all&#8217;adeguarsi dei grandi marchi a quelli che sono i tormentoni della Rete per sfruttare l&#8217;onda virale, dimostrare di comprendere le dinamiche del web e identificarsi col proprio pubblico</strong> (o a volte magari solo per gioco chissà!). <a title="Comunicazione e spontaneità: USA Swimming 1 – Abercrombie 0" href="http://blog.mattiamarasco.it/2012/08/08/call-me-maybe-lipdub-usa-swimming-abercrombie/" target="_blank">Ricordate la canzone Call Me Maybe</a> di questa estate o <a title="Il riassunto del 2012: YouTube 1 – Twitter 0" href="http://blog.mattiamarasco.it/2012/12/18/video-review-riassunto-2012-youtube-google-twitter/" target="_blank">Gan Gnam Style</a>? Due esempi di grandi aziende che hanno deciso di portare avanti una comunicazione sui social molto attenta e partecipe ai fenomeni della Rete.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/1r1OCT6aAMQ" height="350" width="620" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/8OiFb5O4fio" height="350" width="620" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Qui nel post vi  ho inseriti alcuni dei video che mi sembravano riusciti meglio ma ce ne sono tanti anche realizzati in Italia e basta cercare in Rete per trovare un numero impressionante di video caricati in questi pochi mesi. Qui da noi ad esempio quello di maggior successo probabilmente è stato quello <a href="https://www.youtube.com/watch?v=skKBB0jA7y8" target="_blank">realizzato da Juventus Football Club</a> che ha contribuito a &#8220;sdoganare&#8221; il <em>meme</em> anche in Italia.</p>
<h3 style="text-align: justify;"> Come è strutturato un Harlem Shake?</h3>
<p style="text-align: justify;">I video in genere durano circa 30 secondi. Inizialmente una persona balla all&#8217;interno di un contesto più o meno quotidiano come un ufficio o una casa privata per 15 secondi con un casco ed una maschera mentre le altre persone sono completamente indifferenti. Poi di colpo la ripresa video viene tagliata e lo spettatore si trova davanti alla medesima situazione in cui però tutti i presenti adesso ballano in modo disordinato e scatenato. La maggior parte degli harlem shake si conclude con una slow motion e il ruggito di un leone.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/4hpEnLtqUDg" height="350" width="620" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Pensavo fosse un successo invece era un calesse</h3>
<p style="text-align: justify;">In poche settimane milioni di persone nel mondo sapevano cosa fosse un Harlem Shake, ne avevano visto uno, lo avevano condiviso su Facebook o ne avevano sentito parlare un amico. <strong>Questi video piacciono perchè introducono un elemento insolito e ironico in contesti che sono comuni per ciascuno di noi come una metropolitana, un ufficio o una cameretta.</strong> Sono brevi, buffi o irriverenti e non si riesce spesso a dar loro un contesto&#8230;<strong> è come se fossero dei tweet visivi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli Harlem Shake hanno avuto una velocità di diffusione che poche volte si è vista in Rete ma come tutto è nato velocemente si è anche affievolito. A pochi mesi dalla nascita del tormentone gli Harlek Shake sono già passati di moda perchè nell&#8217;era dei 140 caratteri si fa presto a stancare, non c&#8217;è tempo per l&#8217;approfondimento e se poi i &#8220;venditori&#8221; ci mettono lo zampino le persone abbandonano il campo velocemente. Un tormentone è per sua natura temporaneo quindi niente da stupirsi ma il web ne velocizza incredibilmente le dinamiche e non appena i brand invandono maldestramente il campo di qualcosa che nasce in rete in maniera spontanea gli utenti fanno muro, spesso voltano le spalle e se ne vanno in cerca di qualche altro <em style="line-height: 1.6em;">meme</em> da fogocitare o condividere.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Una curiosità</h3>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Harlem Shake era originariamente una danza nata ad Harlem negli anni &#8217;80 e che aveva a che fare poco o nulla con il ballo che ora vediamo nei video a giro per la Rete. La danza ci mise più di 15 anni a diventare popolare e venne ripresa più volte in videoclip musicali.</p>
<p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/07/harlem-shake-cosa-sono-storia-brand/">Harlem Shake. Storia di un fenomeno della Rete</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p><div class="feedflare">
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		<item>
		<title>I “cerchi” di Save the Children contro gli abusi minorili</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/RobaDaMatti/~3/uk7XL-spjrw/</link>
		<comments>http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/03/circles-campagna-savethechildren-abusi-minori/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 May 2013 08:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Non Profit]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[no profit]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[save the children]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Si chiama Circles la campagna di Save the Children finalizzata a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla tematica degli abusi minorili.</p><p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/03/circles-campagna-savethechildren-abusi-minori/">I &#8220;cerchi&#8221; di Save the Children contro gli abusi minorili</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si chiama <em>Circles</em> la nuova campagna di <strong>Save the Children</strong> firmata dall&#8217;agenzia <b><a href="http://www.yr.com.mx/" target="_blank">Y &amp; R México</a></b> e finalizzata a sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica su un problema reale e quotidiano negli Stati Uniti e in gran parte dei Paesi di tutto il mondo, quello dei maltrattamenti e degli abusi minorili domestici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/05/save_the_children_kitchen_circle.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-7005" alt="save_the_children_kitchen_circle" src="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/05/save_the_children_kitchen_circle-1024x654.jpg" width="635" height="405" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di una campagna fotografica, di grande effetto, premiata -a mio avviso giustamente-  con il Gold Outdoor Lion e il Silver Press Lion, durante la scorsa edizione del <a style="line-height: 1.6em;" href="http://theinspirationroom.com/daily/category/cannes">Cannes International Festival of Creativity</a> e realizzata grazie agli scatti del fotografo <a style="line-height: 1.6em;" href="http://www.aleburset.com/"><b>Ale Burset</b></a> e ai ritocchi di <b style="line-height: 1.6em;">Diego Speroni</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">La campagna potrebbe essere riassunta brevemente in questo concetto &#8220;<em>l&#8217;odio genera odio</em>&#8220;, presenta infatti diverse scene di vita quotidiana rappresentate in modo circolare nelle quali un minore che subisce abusi cresce con una cicatrice nella propria anima, una cicatrice dolorosa che lo porta verso quello stesso odio che ha ferito lui per primo quando era piccolo. Gli abusi sono un circolo vizioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto spesso noi per primi a punirci e a farci del male o a punire e a far del male e chi ricorda noi stessi? Quando provochiamo dolore, proviamo rabbia o invidia verso le persone non è forse vero che rivediamo in quelle persone qualcosa che ci ricorda terribilmente noi stessi? Terribilmente sì, perché ci fa paura, ci mette davanti ad uno specchio brutalmente sincero e non tutti hanno il coraggio di guardarci dentro. Chi ha letto La Storia Infinita sa di cosa parlo, se nel film quel passaggio è poco chiaro e difficilmente contestualizzabile, nel libro l&#8217;importanza che viene dato all&#8217;atto del protagonista (sarebbe meglio dire del doppio protagonista) di guardare in uno specchio magico e scoprire l&#8217;altro Io è palese e ben valorizzato.</p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/05/save_the_children_living_room_circle.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-7006" alt="save_the_children_living_room_circle" src="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/05/save_the_children_living_room_circle-1024x654.jpg" width="635" height="405" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/05/save_the_children_bedroom_circle.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-7007" alt="save_the_children_bedroom_circle" src="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/05/save_the_children_bedroom_circle-1024x654.jpg" width="635" height="405" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La campagna mi ha subito ricordato una bellissima <strong>Dorothy Law Nolte</strong> dal tiolo &#8220;<a href="http://blog.mattiamarasco.it/2009/04/27/i-bambini-imparano-cio-che-vivono-dorothy-law-nolte/" target="_blank"><em>I bambini imparano ciò che vivono</em></a>&#8221; che racconta esattamente quello che racconta anche la campagna firmata Save the Children. Spesso si dice che i bambini sono come spugne e questo credetemi, da pluri-zio, è verissimo! Ma se è vero per quanto riguarda l&#8217;apprendimento è vero anche per la sfera delle emozioni. I bambini assorbono gli stati d&#8217;animo familiari e soprattutto dei genitori ecco perché la campagna <em>Circles</em> vuole gridare a gran voce che da odio e rabbia possono nascere solo altrettanti odio e rabbia ma anche tanto dolore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le statistiche proposte da Save the Children parlano chiaro</strong>: il 70% dei bambini oggetto di violenze e soprusi, in età adulta ripetono la catena di abusi subita. Che è in effetti anche il claim della campagna, presente nelle tre realizzazioni grafiche che ne fanno parte, cioè “Kitchen Circle”, “Living Room Circle” e “Bedroom Circle”</p>
<p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/05/03/circles-campagna-savethechildren-abusi-minori/">I &#8220;cerchi&#8221; di Save the Children contro gli abusi minorili</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Rotellando con Costa Crociere. Il racconto fotografico di una crociera su una sedia a rotelle</title>
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		<comments>http://blog.mattiamarasco.it/2013/04/10/rotellando-costa-crociere/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 15:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[costa crociera]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[story telling]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Una crociera vissuta con lo sguardo ironico e da “rotellato” di Fabrizio Marta , quello fotografico di Marco Resti e multimediale digitale Francesca Serra</p><p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/04/10/rotellando-costa-crociere/">Rotellando con Costa Crociere. Il racconto fotografico di una crociera su una sedia a rotelle</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Una serie di viaggi in alto mare, vissuti e visti con lo sguardo ironico e da “rotellato” di Rotex , quello fotografico di Marco Resti e multimediale digitale Francesca Serra.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei segnalarvi un&#8217;iniziativa legata al mondo della fotografia ma forse sarebbe più corretto dire al mondo del racconto multimediale a tutto tondo. &#8220;<em>Rotellando con Costa Crociere</em>&#8221; è un progetto che vede coinvolti <strong>Fabrizio Marta,</strong> che molti conoscono meglio come Rotex, autore del <a href="http://www.rotellando.it/" target="_blank">blog Rotellando</a>, e la nota compagnia di navi da Crociera (negli ultimi anni più nota che mai e tutti sappiamo perché).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/04/fabrizio-marta-rotellando.png"><img class="alignright size-full wp-image-6985" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" alt="fabrizio marta rotellando" src="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/04/fabrizio-marta-rotellando.png" width="300" height="168" /></a>L&#8217;iniziativa mi è stata segnalata per email e i motivi per cui ho deciso di segnalarla sono perchè seguo online da diverso tempo Fabrizio ma anche perché nel team di professionisti che affiancherà Rotex c&#8217;è un mio caro amico, il fotografo <a href="http://www.marcoresti.com/" target="_blank">Marco Resti</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fabrizio, viaggiatore rotante in sedia a rotelle dalla nascita a seguito di una malattia ossea, è affetto da un problema gravissimo: la “viaggite”. Ha viaggiato da solo in tutta Europa, Stati Uniti e Australia, Sud Africa scrivendo sulle strutture architettoniche per disabili, dei servizi, nonché di accettazione sociale della diversità nel suo blog personale <a href="http://www.rotellando.it" target="_blank">www.rotellando.it</a>. Per questo dopo aver inoltre rotellato anche con il fotografo <strong>Vito Raho</strong> per tutta Italia e averlo raccontato sul blog di Vanity Fair (<a href="http://rotellando.vanityfair.it/" target="_blank">rotellando.vanityfair.it</a>) adesso ha deciso di ripartire per il nuovo viaggio a cui accennavo all&#8217;inizio di questo post: un racconto multimediale fotografico, video ed editoriale che racconterà il viaggio e le storie di diversità sulla nave e nei porti del Mediterraneo Orientale (Italia, Grecia, Turchia e Croazia).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/04/fabriziomarta-rotellando-costacrociere-vanityfair.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-6990" alt="fabriziomarta-rotellando-costacrociere-vanityfair" src="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/04/fabriziomarta-rotellando-costacrociere-vanityfair.png" width="674" height="374" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il racconto focalizzerà l’attenzione sulle storie individuali di personaggi che vivono la loro diversità in straordinaria normalità, e andrà alla riscoperta dei porti toccati e delle loro città. Racconterà le storie di chi viaggia per mare, dei croceristi, dei membri dell’equipaggio e come da loro viene percepita la diversità. L’ammiraglia Fascinosa farà da sfondo e cornice dei racconti, viaggiare sarà motivo di risorsa e scoperta.</p>
<p style="text-align: justify;">Rotex sarà affiancato come vi dicevo dal <strong><a href="http://www.marcoresti.com/" target="_blank">Marco Resti</a></strong>, (aka <a href="https://twitter.com/markino01" target="_blank">markino01</a>) fotografo professionista, specializzato in reportage sociale e di viaggio, e dalla videomaker <strong><a href="http://fiumedistelle.blogspot.it/" target="_blank">Francesca Serra</a> </strong>(aka Berenice Pendergast) è un’esperta in comunicazione della scienza e del giornalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Partenza quindi da Venezia il 20 aprile 2013 e noi non rimane che seguire tutto sul blog personale di Fabrizio e su quello di Vanity Fair. Per chi lo volesse può seguire le avventure dei tre viaggiatori anche Facebook (<a href="http://www.facebook.com/Rotelland" target="_blank">www.facebook.com/Rotelland</a>o) e su twitter <a href="https://twitter.com/rotex70" target="_blank">@rotex70</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">foto | www.rotellando.it</p>
<p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/04/10/rotellando-costa-crociere/">Rotellando con Costa Crociere. Il racconto fotografico di una crociera su una sedia a rotelle</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Smartphoneography, evoluzione e opportunità secondo iStockphoto</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 14:27:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Infografiche]]></category>
		<category><![CDATA[iPhoneography]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[iPhone]]></category>
		<category><![CDATA[IPhoneography]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Una infografica, realizzata da iStockphoto, che racconta l'evoluzione della fotografia tramite smartphone e le opportunità per gli anni a venire.</p><p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/03/26/infografica-smartphoneography-istockphoto/">Smartphoneography, evoluzione e opportunità secondo iStockphoto</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://italiano.istockphoto.com/article_view.php?ID=1501" target="_blank">iStockphoto</a>, piattaforma di vendita di immagini per usi commerciali o di altro genere, ha di recente pubblicato una infografica che racconta l&#8217;evoluzione della fotografia tramite smartphone e le opportunità per gli anni a venire.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho parlato spesso (leggi: <a title="L’affanosa vita dell’iPhoneography" href="http://blog.mattiamarasco.it/2012/11/19/polemiche-iphoneography-hipstamatic-instagram/" target="_blank"><em>L&#8217;affanosa vita dell&#8217;iPhoneography</em></a>; <a title="iPhoneografia, da non confondere con arte?" href="http://blog.mattiamarasco.it/2012/05/10/iphoneografia-da-non-confondere-con-arte/" target="_blank"><em>iPhoneography da non confondere con arte</em></a>; <a title="Impugna un iPhone e scatta" href="http://blog.mattiamarasco.it/2012/04/30/impugna-un-iphone-e-scatta-iphoneografia/" target="_blank"><em>Impugna l&#8217;iPhone e scatta</em></a>) delle questioni poste in rilievo dal diffondersi dall&#8217;<a title="iPhoneografia, da non confondere con arte?" href="http://blog.mattiamarasco.it/2012/05/10/iphoneografia-da-non-confondere-con-arte/" target="_blank">iphoneografia</a> (una specifica branchia della mobile photography o smartphoneography) <a title="iPhoneografia, da non confondere con arte?" href="http://blog.mattiamarasco.it/2012/05/10/iphoneografia-da-non-confondere-con-arte/" target="_blank">come mezzo artistico</a> o di semplice condivisione perchè stiamo assistendo ad una rivoluzione culturale piuttosto forte che cambierà radicalmente il modo di concepire la Fotografia o quantomeno l&#8217;Immagine in tempo reale. <strong>Le foto dell&#8217;Uragano Sandy? Sono state 1,3 milioni, caricate su Instagram 10 al secondo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;infografica si concentra in particolare modo sugli smartphone muniti di fotocamere qualitativamente significative ma il fenomeno ultimamente sta prendendo un <strong>andamento inverso</strong>. Ovvero: se fino a ieri erano gli smartphone che cercavano di eguagliare la forza fotografiche delle più comuni fotocamera oggi sono le macchine fotografiche che inseguono la facilità di condivisione e photoediting dei più moderni cellulari. Lo dimostra il lancio sul mercato della nuova <a href="https://www.youtube.com/watch?v=0SYMXxTNbUc" target="_blank">Galaxy Camera di Samsung</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/03/smartphoneography.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-6971" alt="smartphoneography" src="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/03/smartphoneography.png" width="606" height="3694" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">fonte | <a href="http://italiano.istockphoto.com/article_view.php?ID=1501" target="_blank">iStockphoto</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/03/26/infografica-smartphoneography-istockphoto/">Smartphoneography, evoluzione e opportunità secondo iStockphoto</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Si può solo andare avanti</title>
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		<comments>http://blog.mattiamarasco.it/2013/03/21/machedavvero-comunismo-infelicita-invidia-reagire/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 11:27:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia</dc:creator>
				<category><![CDATA[ABOUT ME]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Da un post di Machedavvero nasce una riflessione su come reagire alla paura di mettersi in gioco e all'invidia che proviamo per i successi altrui.</p><p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/03/21/machedavvero-comunismo-infelicita-invidia-reagire/">Si può solo andare avanti</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vi racconto come nasce questo post&#8230; lentamente. Sono diversi anni che ho cominciato a pensarla in un certo modo ma come spesso la vita ci insegna tra pensar e fare il passo a volte è piuttosto lungo. <strong>Pochi giorni fa ho letto <a href="http://machedavvero.blogspot.it/2013/03/il-comunismo-dellinfelicita.html" target="_blank">un post della blogger Machedavvero</a> e un pensiero è tornato alla mia attenzione.</strong><br />
Il suo post è dedicato fondamentalmente a raccontare due tipologie di persone, quelle invidiose e infangate nel loro vittimismo e nel loro immobilismo e quelle che invece non devono fare altro che imparare a prendere dalla vita tutto quello che sta offrendo loro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché vi racconto questo? Perchè il post di Chiara è capitato in un momento opportuno</strong>: un momento in cui la mia pazienza verso coloro che si &#8220;lamentano-senza-freni&#8221; comincia a vacillare e perché pochi giorni prima avevo espresso un mio giudizio sul lavoro -in senso lato- proprio di Chiara. La sua strada è quella che ogni blogger vorrebbe imboccare, trasformare la passione in qualità e la qualità in carriera lavorativa. Tutto questo, come giustamente lei stessa spiega nel suo post, alimenta uno scetticismo istantaneo in chi osserva: &#8220;<em>perchè a lei sì e non a me?</em>&#8221; &#8211; &#8220;<em>mah&#8230; eppure a me non sembra più brava di moltre altre</em>&#8220;; uno scetticismo che secondo me non è altro che una forma di autodifesa. E la stessa cosa è successa a me.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/03/piagnisteo-spegne-neuroni.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6960" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" alt="piagnisteo spegne neuroni" src="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/03/piagnisteo-spegne-neuroni-300x232.jpg" width="300" height="232" /></a>Chiara recentemente ha avuto la possibilità di portare avanti uno <a title="Wild Purity" href="http://www.wildpurityproject.it/" target="_blank">splendido progetto con Levissima e National Geographic</a> e, credetemi, io desideravo lavorare con questa testata da quando ero piccolo; <strong>come potevo accettare serenamente questa cosa?</strong> Ho storto la bocca, ho detto &#8220;mah!&#8221; e quando ho visto alcuni dei <a href="http://www.youtube.com/watch?v=NwWWemhhtI0" target="_blank">video</a> che la vedevano protagonista mi son chiesto &#8220;<em>ma era proprio necessario? Perchè accettare un compromesso simile? Lei che è così brava e soprattutto che ha avuto tanta fortuna in passato!</em>&#8220;. Per capirsi, non mi piace la recitazione richiesta a lei e al suo compagno di viaggio, un po&#8217; &#8220;Elisa di Rivombrosa style&#8221;.<strong> Intendiamoci rimango della mia idea ma la verità è un&#8217;altra ed è quella di cui Chiara parla nel suo post&#8230; ero invidioso, ne&#8217; più ne&#8217; meno e lo sono ancora</strong>. Come potrei non esserlo? Come potrei accettarlo proprio io che <a title="Perchè leggere il National Geographic" href="http://blog.mattiamarasco.it/2011/03/10/perche-leggere-national-geographic/" target="_blank">leggo da anni</a> National Geographic e che fotografo il mio cane ogni giorno illudendomi di essere il più grande naturalista della Storia della fotografia?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Credo che il punto sia proprio questo:</strong> in alcuni casi non si può non essere invidiosi di ciò che accade di bello agli altri ma si può scegliere come reagire. Si deve passare da &#8220;<em>se non succede a me non deve succedere neanche a lui</em>&#8221; a &#8220;<em>se succede a lui mi devo dare da fare perchè succeda anche a me diamine!</em>&#8220;. Ecco che in quel momento si alza al cielo un grido &#8220;withmaniano&#8221; che ti libera dal tuo immobilismo e ti dà la spinta per reagire e metterti in gioco. Secondo me <strong>tutti abbiamo avuto dei momenti così ma c&#8217;è chi dimentica quel grido e torna nel proprio angolino a battersi le tempie e chi ci prova</strong>, nel bene o nel male ci prova. Lo fa senza abbandonarsi alle lusinghe della facile lamentela e guardando solo al proprio percorso, a testa bassa, concentrato, senza sbuffi o pretese utopistica. Perché la vita non è facile ragazzi e non sta scritto da nessuna parte che debba esserlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si può solo andare avanti.</strong> Si può fissare un punto all&#8217;orizzonte e seguirlo o meglio INseguirlo! Noi e lui, nessun altro sul percorso, saranno gli incontri e le persone a intrecciare questo cammino e non viceversa. Vivere in un angolo e odiare il mondo è una scelta ma le scelte altrui non devono frenarci. Possiamo stendere una mano, offrire &#8220;un attimo da carpire&#8221; per ripartire insieme ma non più di questo. Lasciamo chi non desidera reagire nel proprio immobilismo &#8211; magari un giorno si sveglieranno da soli &#8211; e, come dice Chiara, prendiamo dalla vita quello che ci offre, senza paure, senza sensi di colpa perchè solo così possiamo renderle omaggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alcuni legami, spesso importantissimi per noi, sono in realtà delle vere e proprie dighe che ci imprigionano</strong>, si tengono legati ad un momento della nostra vita, ad un preciso istante della nostra crescita personale. Col rischio di sembrare freddi e distaccati ci si deve liberare di queste zavorre ed espandersi, innondare lo spazio intorno a noi finché ne avremo forza, ognuno in base alle proprie esperienze, interessi e obiettivi. Provate, create e provate di nuovo. E a chi ci indica nel tentativo di distrarci e sperando che inciampiamo <strong>possiamo solo, anzi dobbiamo solo, concedere un sorriso e l&#8217;augurio di tutto il bene possibile</strong> &#8230;perchè in realtà loro hanno solo una gran paura.</p>
<p style="text-align: justify;">Si deve lottare contro il &#8220;<a href="http://machedavvero.blogspot.it/2013/03/il-comunismo-dellinfelicita.html" target="_blank"><em>comunismo dell&#8217;infelicità</em></a>&#8221; di cui parla Machedavvero, perché se il comunismo era utopistico come assetto politico - o meglio lo è stata la sua interpretazione nella Storia &#8211; lo è altrettanto nella vita quotidiana, soprattutto per un bene inesauribile come la Felicità. Vorrei quindi impegnarmi a fare questo: ricordarmi che la mente è come un paracadute, se non la si apre non funziona; ricordarmi di non pensare agli altri, di andare avanti per il mio percorso a braccia aperte per chiunque voglia incrociarlo con sincerità senza rallentarlo.</p>
<p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/03/21/machedavvero-comunismo-infelicita-invidia-reagire/">Si può solo andare avanti</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>I blog influenzano gli acquisti? Sì e le aziende dovrebbero tenerlo presente</title>
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		<comments>http://blog.mattiamarasco.it/2013/03/19/blog-influenzano-scelte-consumatori/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 15:23:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il rapporto del 2013 di Technorati parla piuttosto chiaro: quando un consumatore deve decidere un acquisto si affida ai blog per la decisione finale.</p><p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/03/19/blog-influenzano-scelte-consumatori/">I blog influenzano gli acquisti? Sì e le aziende dovrebbero tenerlo presente</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel mio lavoro quando capita di dover spiegare come mai è opportuno non solo prendere in considerazione l&#8217;idea di aprire un blog aziendale ma soprattutto instaurare dei rapporti schietti e proficui con i blogger più influenti legati al proprio settore, sembra sempre che io venga da una realtà parallela&#8230; &#8220;<em>Teletrasportami Scottie!</em>&#8220;. Purtroppo o per fortuna però la realtà mi dà ragione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong><a title="2013 Digital Influence Report " href="http://technoratimedia.com/wp-content/uploads/2013/02/tm2013DIR.pdf" target="_blank">rapporto del 2013 realizzato da Technorati</a></strong> sulle influenze della cultura digitale parla piuttosto chiaro, <strong>quando un consumatore deve decidere se fare o meno un acquisto si affida ai blog per la decisione finale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i brand ormai vogliono stare sui social, come e su quali poco importa l&#8217;importante è poter dire di esserci ma la maggior parte non solo li usa male ma dimentica che in molti casi &#8211; almeno per il momento &#8211; sono realtà chiuse in se stesse; difetto questo che non caratterizza invece i blog: autonomi, aperti, interattivi e soprattutto tanto piacevoli agli &#8220;occhi&#8221; dei motori di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <strong>Patricia Redsicker</strong>, che he presentato le parti più importanti del rapporto Technorati in un suo post su <a href="http://www.socialmediaexaminer.com/blogs-outrank-social-networks-for-consumer-influence-new-research/" target="_blank">SocialMediaExaminer</a>, sono 6 i concetti chiave che emergono dalla ricerca. <strong>Sottolineo che in questo caso specifico non si parla di blog aziendali ma di blog privati tematici</strong>; il blog aziendale è tutt&#8217;altra storia.</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><strong>I blog influenzano le decisioni dei consumatori negli acquisti</strong><br />
Dal campione preso in esame i blog risultano essere la terza risorsa digitale più influente, ben il  31,1% quando di tratta di fare acquisti, seguito a ruota da Facebook 30,8%. Al primo posto troviamo i <em style="line-height: 1.6em;">retail site</em> con il 56% e al secondo i <em style="line-height: 1.6em;">brand site</em> con 34%.<br />
<a href="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/03/blog-influenzano-acquisti-technorati-1.png"><img class="aligncenter  wp-image-6943" alt="blog-influenzano-acquisti-technorati-1" src="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/03/blog-influenzano-acquisti-technorati-1.png" width="558" height="446" /><br />
</a><span style="color: #ffffff;">-</span></li>
<li><strong>Secondo i consumatori sono le comunità più piccole quelle che funzionano meglio.</strong><br />
L&#8217;ho sostenuto anche qualche giorno fa mentre parlavo di Adoroletuefoto, le community piccole, &#8220;targhettizzate&#8221; e informali sono quelle che funzionano di più sia come interazione che come influenza di acquisto. Troppo spesso i brand dimenticano che il giudizio di un mio amico su un prodotto vale quanto dieci campagne pubblicitarie, e dal momento che molti utenti considerano i blogger quasi degli amici digitali la deduzione viene da se&#8217;.<br />
Una community ha tanto più valore quanto discute, interagisce, si scambia idee, pareri e informazioni ma fare tutto questo risulta più facile se si è in pochi invece di decine di migliaia di individui.<br />
<a href="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/03/blog-influenzano-acquisti-technorati-2.png"><img class="aligncenter  wp-image-6944" alt="blog-influenzano-acquisti-technorati-2" src="http://blog.mattiamarasco.it/wp-content/uploads/2013/03/blog-influenzano-acquisti-technorati-2.png" width="579" height="456" /><br />
</a><span style="color: #ffffff;">-</span></li>
<li> <strong>I grandi marchi si affidano a Facebook per influenzare le scelte dei consumatori.</strong><br />
Con il <strong>57%</strong> delle preferenze il social network du Zuckerberg sembra essere il canale prescelto dai brand per dialogare con i consumatori e influenzare i loro acquisti. Questo è positivo, soprattutto perché più che al marketing le grandi aziende puntano all&#8217;interazione e alla fidelizzazione ma dimenticano che Google (indubbiamente il primo motore di ricerca) ama profondamente i blog, strizzando spesso l&#8217;occhiolino quando si tratta di indicizzarli.</li>
<li><strong>I blogger influenti bloggano per se stessi</strong><br />
La maggior parte dei blogger non produce contenuti per siti terzi, bloggano per se stessi e questi non fa altro che rafforzare la fiducia dei lettori nei loro confronti. Ogni blogger sa che se vuole avere successo deve essere una fonte attendibile  per la propria nicchia di riferimento.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Blogger e aziende misurano la capacità di  influenza in modo differente.</strong><br />
I brand guardano all&#8217;interazione, all&#8217;engagement su facebook e Twitter, i blogger guardano alle pagine visualizzare del proprio blog, sul sito e ai commenti che ne derivano. Volendo essere brutali: le aziende guardano al chiasso, al rumore di fondo mentre i blogger guardano a chi visita cosa, come lo visita e la sua impressione.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Blogger e aziende non solo misurano l&#8217;influenza in modo diverso ma ne hanno proprio un&#8217;idea di fondo differente.</strong><br />
Per le aziende l&#8217;unfluenza è quelle delle webstar (replicano cioè le stesse dinamiche per cui nel marketing tradizionale di utilizzano i personaggi famosi come testimoni) per i blogger invece è il legame costante che si instaura con la propria community. Avere pubblico non ti dà automaticamente la capacità di influenzarlo no?</li>
</ol>
<h3 style="text-align: justify;">Perché tanta fiducia nei blogger?</h3>
<p style="text-align: justify;">Perché hanno bisogno di<strong> &#8220;amici digitali&#8221;</strong> di cui fidarsi e i blogger quando parlano di un prodotto o raccontano un&#8217;esperienza sono tendenzialmente (sottolineo: tendenzialmente) sinceri. Ne mettono in evidenza sia gli aspetti negativi che quelli negativi. <strong>Ecco perchè anche un blogger non famoso se ha alle spalle una nicchia che si fida di lui diventa incredibilmente influente</strong> e quindi una risora importante per un brand, da difendere e coltivare con attenzione e rispetto.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Le webstar non sono la risposta</h3>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è da stupirsi se i brand pensano di spostare le masse con l&#8217;uso di webstar, è quello che hanno sempre fatto nel marketing offline e quindi il primo ragionamento è quello di replicare lo stesso meccanismo. Ma il web &#8211; per fortuna dico io &#8211; è completamente diverso con regole e necessità proprie. <strong>Sul web per creare <em>trust</em> (fiducia) devi produrre valore autentico e disinteressato, solo così verrai ascoltato.</strong> Ecco quindi cosa dovrebbero fare le aziende, cercare un punto in comune tra questa caratteristica del web e la ovvia necessità di vendere per continuare ad esistere.</p>
<p style="text-align: justify;">Una webstar è di per se stessa influente, questo è ovvio ma ciò non significa che riesca a influenzare le decisioni di acquisto di una singola e specifica nicchia. Come già detto prima, solo il blogger che risulta essere sincero e affidabile con i proprio lettori è realmente un <em>influencer</em>, e per rimanere tale oltretutto dovrà continuare ad essere sincero. Il risultato è che sarà un interlocutore importante per qualsiasi azienda che voglia dialogare con la blogosfera ma per fare ciò dovrà rispettarne l&#8217;autenticità. La popolarità è una cosa la fiducia è un&#8217;altra.</p>
<p style="text-align: justify;">fonte | <a href="http://www.socialmediaexaminer.com/blogs-outrank-social-networks-for-consumer-influence-new-research/" target="_blank">socialmediaexaminer.com<br />
</a><a href="http://technoratimedia.com/wp-content/uploads/2013/02/tm2013DIR.pdf" target="_blank">Rapporto Technorati </a></p>
<p>L'articolo <a href="http://blog.mattiamarasco.it/2013/03/19/blog-influenzano-scelte-consumatori/">I blog influenzano gli acquisti? Sì e le aziende dovrebbero tenerlo presente</a> sembra essere il primo su <a href="http://blog.mattiamarasco.it">Roba da Matti</a>.</p><div class="feedflare">
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