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<title>Se me lo dicevi prima</title>
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<dc:creator>marco@montag.it</dc:creator>
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<title>It's soooo 2003.</title>
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<description>Arriva il momento in cui ti dici: 'sto blog, o ne faccio qualcosa oppure tocca sopprimerlo. Lasciarlo a prendere le ragnatele non è bello. Quand'è arrivato Friendfeed ho pensato: bene, su ff scrivo di getto e il blog lo riservo...</description>
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<content:encoded><![CDATA[Arriva il momento in cui ti dici: 'sto blog, o ne faccio qualcosa oppure tocca sopprimerlo. Lasciarlo a prendere le ragnatele non è bello.<br>
Quand'è arrivato <a href="http://friendfeed.com">Friendfeed</a> ho pensato: bene, su ff scrivo di getto e il blog lo riservo ai contenuti più meditati. Dieci post in dieci mesi sono lì a suggerire che l'idea per cui sarei persona riflessiva andrebbe un filo riconsiderata.<p>
Rimane il fatto che scrivere <em>en plein air</em> sul blog continua a interessarmi e che su friendfeed ogni tanto l'aria è viziata, per cui torno alle origini, pubblicando soprattutto qui.<br> 
Mi aspetto saranno soprattutto brevi segnalazioni spesso slegate l'una dall'altra, ma almeno per un po' mi va bene così.<br>
Se andrà bene anche ai pochi che ancora leggono queste pagine lo vedremo cammin facendo.</p>
<p>
<a href="http://www.montag.it/blog/archive/2010/03/its-soooo-2003.html#comments" title="Comment on: It's soooo 2003.">Comments (10)</a></p> 
<p>Comments on this Entry:</p>


<p>(<a title="http://lagigadea.blogspot.com/" href="http://lagigadea.blogspot.com/" rel="nofollow">Antonia</a> on 
11 Mar, 2010 10:12 PM)


anche a me va bene così. tu continua a scrivere e io continuerò a leggerti.</p>
<p>(<a title="http://blog.morellinet.com/it" href="http://blog.morellinet.com/it" rel="nofollow">Massimo Morelli</a> on 
11 Mar, 2010 10:53 PM)


Pochi ma buoni</p>
<p>(nick the old on 
11 Mar, 2010 11:01 PM)


però tu scrivi, eh?</p>
<p>(<a title="http://www.montag.it/theratrace" href="http://www.montag.it/theratrace" rel="nofollow">Angelo</a> on 
11 Mar, 2010 11:13 PM)


Che bello. Son proprio contento. Sara' che sono un po' retro, ma io continuo a trovarmi meglio con i blog che con le robe social. E son contento se non mi ritrovo tutto solo...</p>
<p>(<a title="http://hronir.blogspot.com" href="http://hronir.blogspot.com" rel="nofollow">hronir</a> on 
12 Mar, 2010 12:00 AM)


Io ci sono.</p>
<p>(<a title="http://www.montag.it/pubblicodimerda" href="http://www.montag.it/pubblicodimerda" rel="nofollow">delio</a> on 
12 Mar, 2010 12:40 AM)


anche a me sembra un'ottima scelta quella di prediligere il blog. tanto piú che io non sono iscritto a friendfeed. oppure potresti far partire una specie di blog via wave: it's soooo 2013.</p>
<p>(<a title="http://www.caporalereyes.org" href="http://www.caporalereyes.org" rel="nofollow">Giorgio</a> on 
12 Mar, 2010  8:48 AM)


[applausi]</p>
<p>(<a title="http://www.twitter.com/gfoed" href="http://www.twitter.com/gfoed" rel="nofollow">gfoed (fu jc)</a> on 
12 Mar, 2010  9:53 AM)


con notevole ritardo sto provando twitter e ff e ancora non ho capito bene come funzionano.
sono sempre legato al mio reader rss e ti leggo meglio da qui.
ciao.
g.
</p>
<p>(<a title="http://www.vogliaditerra.com" href="http://www.vogliaditerra.com" rel="nofollow">ste</a> on 
12 Mar, 2010  2:02 PM)


Ogni tanto vale la pena di tenere un blog muto nel lettore RSS perché ritorna dal coma ;-)
Ma promesso è promesso!

Anch'io FF non mi riesce di capire, mi ha solo intasato il lettore...</p>
<p>(<a title="http://www.vogliaditerra.com" href="http://www.vogliaditerra.com" rel="nofollow">ste</a> on 
12 Mar, 2010  2:03 PM)


Ogni tanto vale la pena di tenere un blog muto nel lettore RSS perché ritorna dal coma ;-)
Ma promesso è promesso!

Anch'io FF non mi riesce di capire, mi ha solo intasato il lettore...</p>
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<title>Murakami Haruki - L'arte di correre</title>
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<description>Qualche mese fa un amico biologo con cui ero finito a parlare di sport mi disse con tono semiserio: 'La corsa lunga? Son mica matto. E' contro natura. L'uomo ha imparato a correre per raggiungere l'albero piu' vicino e scappare...</description>
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<content:encoded><![CDATA[Qualche mese fa un amico biologo con cui ero finito a parlare di sport mi disse con tono semiserio: '<em>La corsa lunga? Son mica matto. E' contro natura. L'uomo ha imparato a correre per raggiungere l'albero piu' vicino e scappare dalle bestie feroci. Velocita' pura, altro che maratona</em>'.<p>

Anche se la teoria di cui sopra fosse campata in aria, certo e' che la corsa e' uno sport molto frainteso e altrettanto detestato. Il fraintendimento nasce dall'idea che correre sia un modo accessibile a tutti per stare meglio e magari perdere qualche chilo, mentre  e' un'attivita' che si addice a chi e' di suo abbastanza leggero, vicino al peso forma e possiede gia' una discreta forma fisica. In caso contrario, tempo qualche settimana e il malcapitato va a ingrossare le fila di quelli che '<em>Correre fa male</em>'.<p>

Per me, passata la fase agonistica in cui correre bene voleva dire correre veloce, la corsa e' un esercizio fisico di intensita' media, in cui non devo concentrarmi sulla fatica o sul gesto, ma posso lasciar andare la testa per i fatti suoi mentre le gambe girano in automatico. Se c'e' il sole, esco e mi godo la vista delle montagne, se piove rimando al giorno dopo e non muore nessuno. Ogni tanto mi prende il ghiribizzo di allenarmi sul serio, poi la fatica e la costanza necessarie ad ottenere risultati appena decenti mi fanno desistere. Tu chiamala, se vuoi, la volpe e l'uva.<p>

Altri la prendono come una medicina: <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/murakami-haruki/l-arte-di-correre/978880619951">Murakami Haruki</a>, che di mestiere fa lo scrittore e si applica con metodo al proprio lavoro per diverse ore al giorno, considera lo scrivere un'attivita' faticosa e difficile che obbliga ad esplorare zone buie e problematiche della psiche, da cui il bisogno di compensazione tramite un esercizio altrettanto regolare e rigoroso che aiuti a ripulire la mente e che lui ha trovato nella corsa, interessante non tanto come attivita' in se' ma come esercizio di disciplina.

Lo stereotipo del giapponese che va avanti finche' schianta e' troppo facile, ma i racconti delle maratone di Murakami, vero adepto del '<em>No pain no gain</em>', fanno di tutto per suggerirlo. E' opinione diffusa che in ogni maratona si attraversi un momento di grande difficolta', in cui vale la pena stringere i denti perche' poi la situazione migliora; sta di fatto che Murakami sembra spesso trattare il proprio corpo come un mulo recalcitrante bisognoso di nerbate e che questi racconti di muscoli duri e gran fatica non invitano a calzare le scarpette e fare una sgambata.<p>

L'arte di correre, se c'e', me la figuro diversa.</p>
<p>
<a href="http://www.montag.it/blog/archive/2010/01/murakami-haruki.html#comments" title="Comment on: Murakami Haruki - L'arte di correre">Comments (5)</a></p> 
<p>Comments on this Entry:</p>


<p>(Silvio on 
11 Gen, 2010  5:08 PM)


Condivisibile.
Pur non essendo frequentatore (come dici tu "e' un'attivita' che si addice a chi e' di suo abbastanza leggero" e quindi non a me..), sono sempre combattuto tra l'atteggiamento duro "no pain no gain" (per me significa: quanti km in bici a che velocità prima dell'infarto) e un approccio più friendly con lo sport (e traggo giovamento anche solo dal mettermi la tuta).

Distante anni luce dalla mentalità giapponese, come vedi, per me la Maratona resta prima di tutto una città dell'Antica Grecia.</p>
<p>(<a title="http://www.caporalereyes.org" href="http://www.caporalereyes.org" rel="nofollow">Giorgio</a> on 
12 Gen, 2010  1:02 PM)


bella recensione. e anche utile: fra tanti libri che mi dico "devo leggerlo quest'anno", eccone uno di cui mi pare di poter fare a meno, molte grazie!</p>
<p>(beppe on 
13 Gen, 2010  3:21 PM)


La corsa paga il pegno di tutte le attività c.d. ricreative: c'è chi la prende come un divertimento,chi la prende come un lavoro, chi ne è completamente addicted, ai limiti della patologia.
Per me è bello ogni tanto provare a vedere che effetto fa correre per 42 km, e magari provare a migliorarsi. Capisco perfettamente che per altri sia una fatica improba e soprattutto inutile. 
Riguardo alle leggende delle fatiche sulla maratona, che dire? Non è proprio una passeggiata, ma il sottoscritto è la prova quasi scientifica che qualunque persona dotata di buona salute e di un pò di tempo per allenarsi può uscirne bene, e divertirsi. 
Per me è sempre stato "no fun no gain"...</p>
<p>(<a title="http://alberto.cottica.net" href="http://alberto.cottica.net" rel="nofollow">Alberto Cottica</a> on 
18 Feb, 2010  4:29 PM)


Piacere di conoscerti. Con un post solo sei andato a toccare un'attività fisica che mi intriga (ho cominciato a correre l'estate scorsa, ma non sono ancora mai andato oltre i 10 km) e uno dei miei autori preferiti. Adesso mi guardo un po' di altri post.</p>
<p>(<a title="http://www.montag.it/blog/" href="http://www.montag.it/blog/" rel="nofollow">marco</a> on 
18 Feb, 2010  4:33 PM)


Ciao Alberto,
benvenuto.
Appena ho un momento andrò a fare un giro dalle tue parti.</p>
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<title>Spingendo la notte più in là - M. Calabresi</title>
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<description>Stavo scrivendo un post, poi sono finito in una discussione su FF e le mie quattro cose le ho dette li'....</description>
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<content:encoded><![CDATA[Stavo scrivendo un post, poi sono finito in <a href="http://friendfeed.com/mschwarz/9c19de62/spingendo-la-notte-piu-in">una discussione su FF</a> e le mie quattro cose le ho dette li'.</p>
<p>
<a href="http://www.montag.it/blog/archive/2009/12/spingendo-la-no.html#comments" title="Comment on: Spingendo la notte più in là - M. Calabresi">Comments (4)</a></p> 
<p>Comments on this Entry:</p>


<p>(<a title="http://www.caporalereyes.org" href="http://www.caporalereyes.org" rel="nofollow">Giorgio</a> on 
29 Dic, 2009  1:53 PM)


tu miri al premio per miglior blog andato a puttane, eh. ;-)</p>
<p>(<a title="http://www.montag.it/blog" href="http://www.montag.it/blog" rel="nofollow">marco</a> on 
29 Dic, 2009  5:35 PM)


Potrei prenderlo come un complimento. Ma anche no. :-)</p>
<p>(<a title="http://www.caporalereyes.org" href="http://www.caporalereyes.org" rel="nofollow">Giorgio</a> on 
30 Dic, 2009  9:08 AM)


in effetti, è una cosa double face.

(già scritto altre volte, ma scrivere un post ti costringe a un'elaborazione, anche minima - ché nella vita facciam altro -, che friendfeed se la sogna. perdi un po' il lato "social", vero, ma nel caso in cui hai per le mani un'idea secondo me si può fare. ciao!)</p>
<p>(marco on 
30 Dic, 2009  2:20 PM)


Concordo. Il motivo per cui ho segnalato il thread su ff e' che c'era gia' un minimo di discussione secondo me interessante, che sarebbe stato improbabile riprodurre qui.</p>
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<title>Essere parte del problema, più che della soluzione.</title>
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<description>Nella microporzione di Internet che frequento, ha avuto qualche eco oggi la lettera aperta in cui Pier Luigi Celli, con fare affranto, invita il figlio ad abbandonare dopo la laurea un'Italia rissosa, individualista e disonesta. Una lettera del genere, ripulita...</description>
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<content:encoded><![CDATA[Nella microporzione di Internet che frequento, ha avuto qualche eco oggi la <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/celli-lettera.html">lettera aperta</a> in cui Pier Luigi Celli, con fare affranto, invita il figlio ad abbandonare dopo la laurea un'Italia rissosa, individualista e disonesta.<p>
Una lettera del genere, ripulita dalla retorica, ci può anche stare, a patto che l'autore non sia <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Luigi_Celli">Pier Luigi Celli </a>, membro dell'establishment che parla come uno che ha vissuto gli ultimi decenni in totale isolamento dai circuiti decisionali, non certo facendo il direttore generale della Rai o della Luiss.<br>
Delle due l'una: o Celli é in malafede, o non si rende conto che il bersaglio della sua lettera é un mondo creato anche e soprattutto da persone come lui, responsabili dello sfascio in cui ci troviamo o perchè l'hanno costruito in prima persona o perchè non hanno saputo contrastare gli sfasci altrui.<p>
La retorica per cui a un grande potere nominale spesso corrisponde un piccolo potere sostanziale la lascio ad altri: la constatazione è in parte vera, ma rimane una bella differenza fra l'usciere della Rai, o il ricercatore a contratto della Luiss, ed il direttore generale.<br> 
Celli da più di vent'anni frequenta con regolarità i piani altissimi delle aziende, ricavandone potere e bei soldoni: non mi pare troppo chiedergli in cambio la capacità di (diciamo così) patire in silenzio le sue apprensioni di genitore.</p>
<p>
<a href="http://www.montag.it/blog/archive/2009/11/essere-parte-de.html#comments" title="Comment on: Essere parte del problema, più che della soluzione.">Comments (5)</a></p> 
<p>Comments on this Entry:</p>


<p>(<a title="http://www.caporalereyes.org" href="http://www.caporalereyes.org" rel="nofollow">Giorgio</a> on 
30 Nov, 2009  5:00 PM)


scritto bene!</p>
<p>(<a title="http://unaquestioneprivata.tumblr.com/" href="http://unaquestioneprivata.tumblr.com/" rel="nofollow">milton</a> on 
 2 Dic, 2009  5:13 PM)


E' apparentemente stupefacente che, in evidente lack of visibility, uno che ha fatto per tre anni il direttore generale della Rai ( dicasi Rai )abbia la disinvoltura di scrivere cose del genere. Deve essere nervosetto per qualcosa che gli è andato storto ultimamente.</p>
<p>(<a title="http://puntolineasuperficiereanto.blogspot.com/" href="http://puntolineasuperficiereanto.blogspot.com/" rel="nofollow">ReAnto</a> on 
 4 Dic, 2009  9:28 AM)


 Ti quoto e aggiungo:Che andasse via lui ,intanto !</p>
<p>(Beppe on 
 6 Dic, 2009  8:48 AM)


Sono curioso di vedere fra due o tre anni dove sara' piazzato Celli jr., ovviamente in Italia e ovviamente in un bel posticino.</p>
<p>(silvio on 
11 Gen, 2010  4:49 PM)


Guardando al lato pratico: stiam parlando di uno che può permettersi di mantenere il figlio all'estero, in una quotata università, con appartamento o stanza al college, e di farlo tornare in aereo a casa per tutte le feste comandate. 
Scusate se non mi identifico nelle pene paterne di uno così.</p>
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<title>Making sense of a big mess</title>
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<description>Negli ultimi mesi ho speso più di una serata seguendo a spizzichi e bocconi la discussione sul sistema sanitario statunitense. Perchè? Perchè, visto che vivo in Italia e non mi occupo per mestiere di politiche sanitarie, sto dietro a queste...</description>
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<content:encoded><![CDATA[Negli ultimi mesi ho speso più di una serata seguendo a spizzichi e bocconi la discussione sul sistema sanitario statunitense.<br> 
Perchè? Perchè, visto che vivo in Italia e non mi occupo per mestiere di politiche sanitarie, sto dietro a queste faccende?<br> 
Le ragioni sono almeno tre:<br>
1. Gli Stati Uniti stanno cercando di affrontare un problema, i.e. come garantire una sanità decente senza andare in bancarotta, che accomuna tutti i paesi ricchi. Tutti. Conoscere le scelte altrui tornerà utile quando in Italia decideremo di togliere la testa dalla sabbia e (ri)discuteremo di sanità.<br>
2. La quantità e qualità di materiale prodotto negli USA per alimentare la discussione pubblica, in questo caso sui problemi della riforma sanitaria, è ragguardevole. Sto parlando di contenuti accessibili forse non a tutti ma comunque a una schiera molto più ampia di quella degli addetti ai lavori. En passant, mi chiedo cosa si leggerebbe sui media italiani in occasione di discussioni analoghe.<br>
3. Passata (da tempo) la fase in cui su molte cose adottavo un punto di vista riassumibile in "teoria=il giusto il bello il buono, pratica=quella roba brutta che non vuole adattarsi alla teoria", ora trovo molto più interessante vedere come le due cose interagiscano, nel bene e nel male. La pianificazione e poi la concretizzazione su larga scala della sanità fornisce esempi a iosa da questo punto di vista.<p>

Pipponi a parte, forse vi interessa sapere che <a href=http://www.thisamericanlife.org/>This American life</a> ha dedicato due puntate recenti ai problemi della sanità made in USA:<br>
- <a href=http://www.thisamericanlife.org/Radio_Episode.aspx?sched=1320>la prima</a> tocca/sfiora molti argomenti (screening, incentivi economici dei medici, rapporto medico-paziente, evidence based medicine, la medicina come un prodotto pari a mille altri) ed è una buona introduzione ai problemi della sanità tipici di un Paese in cui il problema principale della popolazione non è mettere insieme il pranzo con la cena.<br>
- <a href=http://www.thisamericanlife.org/Radio_Episode.aspx?sched=1321>la seconda</a> è un bel viaggio nel mondo tragicomico delle assicurazioni sanitarie (non solo per esseri umani, ma anche per animali domestici), nel quale tra l'altro si suggerisce che uno dei meccanismi proposti nella riforma, i.e. favorire la concorrenza in campo assicurativo, non e' ovvio che funzioni, perchè in questo momento, secondo alcuni, il primo oligopolio da combattere sarebbe quello degli ospedali.

</p>
<p>
<a href="http://www.montag.it/blog/archive/2009/10/making-sense-of.html#comments" title="Comment on: Making sense of a big mess">Comments (0)</a></p> 
<p>Comments on this Entry:</p>


</description>
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<title>Slowly but surely</title>
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<description>Forse che, Obama o non Obama, riforma o non riforma, qualcosa stia davvero cambiando nella sanità statunitense? La scorsa settimana ero a un congresso di proton terapia con massiccia presenza dagli Stati Uniti, che, con Giappone e PSI, rappresentano il...</description>
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<content:encoded><![CDATA[Forse che, Obama o non Obama, riforma o non riforma, qualcosa stia davvero cambiando nella sanità statunitense?<p>
La scorsa settimana ero a un <a href="http://www.ptcog-meeting.de/">congresso di proton terapia</a> con massiccia presenza dagli Stati Uniti, che, con Giappone e <a href="http://www.psi.ch/">PSI</a>, rappresentano il passato ed il presente di questa tecnica di trattamento (sul futuro anche l'Europa dirà la sua).<p>
La terapia con protoni è oggetto da qualche anno di una certa attenzione negli Stati Uniti, sia perchè alcuni centri non esitano a farsi pubblicità, anche con promesse un filo discutibili, sia perchè questa modalità di trattamento è un buon esempio di come la medicina attuale si debba relazionare con un'evoluzione tecnologica che promette oggetti tecnicamente sempre migliori, anche se (inizialmente) quasi sempre più cari, e che sforna innovazioni su tempi molto più brevi di quelli necessari a valutarne l'effettivo beneficio clinico.<p>
Il trattamento con protoni del tumore prostatico in fase iniziale è uno dei tipici esempi presentati nelle discussioni sui rapporti costi/benefici delle nuove tecnologie mediche, non solo tra tecnici ma anche sulla <a href="http://www.nytimes.com/2009/07/08/business/economy/08leonhardt.html?_r=1&hp">stampa mainstream</a>.<br> 
Ebbene, in questo congresso, e per la prima volta da anni, più di uno speaker di centri USA ha dichiarato l'intenzione di trattare in futuro <em>meno</em> pazienti di prostata, privilegiando altre patologie; altri hanno manifestato l'intenzione di condurre trial randomizzati di confronto protoni vs. terapie convenzionali, in teoria una cosa ovvia da fare, in pratica un argomento tabù fino a 1-2 anni fa.<p>
Intepretazione ottimista/idealista: la gente si è finalmente decisa a dare priorità ai pazienti per i quali i protoni possono fare una differenza significativa.<br>
Interpretazione realista/cinica: il vento sta cambiando e la gente si adatta: se negli USA si cominceranno a valutare seriamente i rapporti costi/benefici in sanità, l'attuale incentivo economico ad erogare trattamenti 'semplici' di protonterapia (come spesso sono i casi di prostata) potrebbe svanire o ridursi significativamente.<br> Intendiamoci: non è che il trattamento con protoni della prostata sia il male, anzi: ci sono molte buone ragioni per cui un centro inizi la sua attività anche con questa patologia e per <em>alcuni</em> pazienti i protoni potrebbe fare la differenza: è però a mio avviso insensato motivare la costruzione di un centro di protonterapia a partire da mirabolanti <em>business plan</em> basati su quello che si rivelerà essere un artificio (temporaneo) del tariffario dei rimborsi.<p>
In un'economia sanitaria come quella USA, la possibilità di promuovere cambiamenti nella giusta direzione dipende in massima parte dal sistema di (dis)incentivi a trattare alcune patologie piuttosto che altre:<br> 
Se ci sarà una ridistribuzione delle tariffe ragionevolmente allineata ai benefici clinici (attesi), sarà un bene per i pazienti e per la sostenibilità del sistema sanitario;<br>
Se invece le correzioni saranno troppo pesanti e la protonterapia verrà penalizzata in quanto non supportata da risultati di <em>'evidence based medicine'</em>, rischierà di sparire, almeno negli Stati Uniti; in tal caso sarebbe una brutta notizia, perchè si ucciderebbe l'unica possibilità di erogare distribuzioni di dose davvero migliori di quelle attuali.</p>
<p>
<a href="http://www.montag.it/blog/archive/2009/10/slowly-but-sure-1.html#comments" title="Comment on: Slowly but surely">Comments (6)</a></p> 
<p>Comments on this Entry:</p>


<p>(<a title="http://www.montag.it/pubblicodimerda" href="http://www.montag.it/pubblicodimerda" rel="nofollow">delio</a> on 
 9 Ott, 2009  5:07 PM)


scusa marco, il post è lungo e tecnico e non sono certo di averlo capito bene, però sull'ultima frase sono saltato sulla sedia. stai dicendo che l'unico modo per sperimentare la protonterapia è quello di utilizzarla come terapia "convenzionale"? cioè al momento la si utilizza senza alcuna prova della sua utilità, come fosse un fiore di bach o un'agopuntura qualsiasi?</p>
<p>(marco on 
 9 Ott, 2009  5:11 PM)


Delio: la risposta semplice e' 'No', la risposta un filo più articolata me la riservo per un post che forse è utile scrivere.
Tra l'altro, se mi sottolinei i punti in cui il post ti sembra troppo tecnico provo a modificarli, perchè se lo trovi tecnico tu non oso pensare altre persone.</p>
<p>(<a title="http://www.montag.it/pubblicodimerda" href="http://www.montag.it/pubblicodimerda" rel="nofollow">delio</a> on 
 9 Ott, 2009  5:43 PM)


non credo ci siano punti specifici ostici, è solo una certa qual atmosfera di medicina e gestione aziendale che mi fa bollire il cervello dopo 3 righi - per carità so che non è colpa tua ma dei temi trattati. è solo che quando leggo frasi come 

"ci sono molte buone ragioni per cui un centro inizi la sua attività anche con questa patologia e per alcuni pazienti i protoni potrebbe fare la differenza: è però a mio avviso insensato motivare la costruzione di un centro di protonterapia a partire da mirabolanti business plan basati su quello che si rivelerà essere un artificio (temporaneo) del tariffario dei rimborsi" 

devo seriamente concentrarmi per seguire il filo del discorso. non sei tu ad essere troppo tecnico. sono io ad essere diversamente tecnico, ecco. se avessi parlato dell'equazione di boltzmann(?) che governa il flusso di protoni ti avrei seguito con piú facilità.</p>
<p>(Paolopost on 
11 Ott, 2009 10:31 PM)


A me sembra di aver capito:
- si usano protoni per prostata
- trattamento a basso rischio
- trattamento non necessario (esistono alternative)
- trattamento remunerativo (si puo' chiedere cifre alte)
- se sanita' introduce for real costo/benefici niente futuro per protoni
- se si usano protoni anche se non necessari e' piu' facile che poi si passi a patologie piu' critiche e dove il loro uso potrebbe fare la differenza
Ergo, come sempre, non e' chiaro se una strategia rigida costi-benefici sia necessariamente sul lungo termine funzionale ad introdurre nuove practice. </p>
<p>(<a title="http://www.montag.it/blog" href="http://www.montag.it/blog" rel="nofollow">marco</a> on 
12 Ott, 2009 10:10 PM)


A naso una strategia rigida di costi-benefici rischia di impedirti il futuro, perche' di fatto assume che il presente ti dia (quasi) tutto quel di cui hai bisogno.</p>
<p>(<a title="http://www.montag.it/pubblicodimerda" href="http://www.montag.it/pubblicodimerda" rel="nofollow">delio</a> on 
16 Ott, 2009 12:27 PM)


ma per questo continuo a non capire, marco: nella pratica si assume che il presente ti dia tutto quello di cui hai bisogno, nella ricerca si assume che le alternative siano potenzialmente molto migliori. mi rimane oscuro perché non si possa agire nella ricerca invece di bypassarla. la ricerca non viene pagata dalle assicurazioni, no?</p>
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<title>Tre link sulla sanita' USA.</title>
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<description>Mentre negli Stati Uniti la discussione sulla riforma sanitaria e' lungi dall'essere conclusa, segnalo tre articoli letti nelle ultime settimane riguardo al sistema sanitario USA e alle sue possibili evoluzioni: 1. The cost conundrum, in cui Atul Gawande, medico/saggista molto...</description>
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<content:encoded><![CDATA[Mentre negli Stati Uniti la discussione sulla riforma sanitaria e' lungi dall'essere conclusa, segnalo tre articoli letti nelle ultime settimane riguardo al sistema sanitario USA e alle sue possibili evoluzioni:<p>
1. <a href=http://www.newyorker.com/reporting/2009/06/01/090601fa_fact_gawande?yrail>The cost conundrum</a>, in cui Atul Gawande, medico/saggista molto conosciuto negli USA (<a href=http://harvardmagazine.com/2009/09/atul-gawande-surgeon-health-policy-scholar-writer>qui</a> un suo ritratto recente, ai limiti dell'agiografia), racconta la storia di due cittadine degli Stati Uniti agli opposti per quanto riguarda il costo e la qualita' delle prestazioni sanitarie.<br>
Il pezzo di Gawande pare sia diventato una lettura consigliata da Obama al suo staff. Per chi non ha voglia di leggere e preferisce ascoltare, ecco <a href=http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=105483669>un'intervista di Fresh Air a Gawande</a> proprio su questo articolo.<p>
2. <a href =http://repository.upenn.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1012&context=psc_working_papers>Low Life Expectancy in the United  States: Is the Health Care System at Fault?</a>, lavoro di due ricercatori della Universita' di Pennsylvania nel quale dati relativi a malattie cardiologiche ed oncologiche negli USA vengono confrontati con dati analoghi di paesi il cui sistema sanitario gode di buona reputazione. La conclusione e' che, per quanto sia difficile legare in maniera univoca l'aspettativa di vita e la qualita' di un sistema sanitario, la ridotta aspettativa di vita degli USA <i>non</i> andrebbe imputata al sistema sanitario. Conclusione forse non attesa, per cui e' interessante leggere l'articolo, accessibile anche ai non addetti ai lavori, la cui argomentazione mi pare a prima vista ragionevole e ben motivata.<br> Per chi non intende sciropparsi le 40+ pagine, il New York Times ha di recente riassunto il tutto <a href=http://www.nytimes.com/2009/09/22/science/22tier.html?_r=2&adxnnl=1&ref=science&adxnnlx=1253613634-5xpL3btjtiGclSDEc1Eqmg>in una versione molto piu' digeribile</a>.</p>
3. <a href=http://www.tnr.com/article/health-care/going-dutch>Going Dutch</a> (via <a href=http://friendfeed.com/francescocosta>Francesco Costa</a>), nel quale si nota come in Olanda sia in vigore dal 2006 un sistema di assicurazioni senza <i>public option</i>, i.e. senza un'assicurazione fornita dallo Stato per andare incontro a chi e' piu' svantaggiato per ragioni di reddito e/o di malattie croniche. Lo stesso articolo sottolinea come lo Stato olandese controlli pero' molto da vicino le assicurazioni, creando quindi un'area di mercato dai vincoli chiari, che disincentivano quanto piu' possibile il '<em>cherry picking</em>' da parte delle assicurazioni, ovvero la selezione dei clienti piu' vantaggiosi a scapito di quelli piu' costosi.<br> Questa combinazione di mercato e controllo pare al momento funzionare in Olanda, mentre e' tutto da vedere se e come potrebbe funzionare negli Stati Uniti.</p>
<p>
<a href="http://www.montag.it/blog/archive/2009/09/mentre-negli-st.html#comments" title="Comment on: Tre link sulla sanita' USA.">Comments (2)</a></p> 
<p>Comments on this Entry:</p>


<p>(Luigi on 
 3 Ott, 2009  6:26 PM)


Salve a tutti. Vorrei inserire un commento all'articolo scritto da Marco sulla teoria del prof. Duesberg. Mi permetto di postare qui il mio commento dato che sulla pagina 'Duesberg for dummies' non riesco  trovare il link per inserire il mio commento. Ecco il mio commento: 

Mi sono procurato il testo completo (non l'abstract) dello studio canadese cui Marco fa riferimento nel suo articolo (Schechter, Lancet, 1993). L'ho letto ed i sospetti che avevo, erano fondati. Adesso sono convinto che bisogna considerare almeno 5 variabili di cui gli autori non ne hanno tenuto conto :

1) Il tempo: probabilmente gli hiv+ che hanno sviluppato aids hanno fatto uso di droghe pesanti per molto piu' tempo rispetto ai hiv-. Il lifetime  simile era stato considerato soltanto nel gruppo dei hiv+ e non pure in quello dei hiv-. Infatti nell'articolo si dice: Lifetime prevalences of these behaviours were similar in the 136 seropositive men who developed AIDS and in the 229 seropositive men who did not develop AIDS:  [...]";


2) Il modo: l'uso di droghe iniettabili potrebbe essere stata un pratica molto piu' frequente negli hiv+ che negli hiv-. Di conseguenza essendo la condivisione di siringhe, specie tra i drogati, uno dei modi per contrarre l'hiv, questo spiegherebbe come mai l' aids era presente soltanto negli hiv+. Ma non perche' effettivamente l' hiv porta all' aids, ma perche' gli hiv+ hanno fatto uso di droghe ben piu' micidiali di quelle magari utilizzate dagli hiv-. Cioe' la siringa, tipico strumento per assumere droghe pesanti e devastanti tra i tossicodipendenti, avrebbe diffuso un virus (forse innocuo) passato come responsabile degli effetti invece dovuti alla droga. Il semplice sniffare non penso che possa essere una modalita'di trasmissione.. Infatti, gli autori dello studio confermano la  mia ipotesi dicendo: "Since these risk behaviours are known to correlate to HIV-1 infection, it is not surprising that lifetime prevalences in the 350 seronegative men were lower than in the seropositive group [...]". E questo, inoltre conferma anche quanto ho detto al primo punto riguardo al lifetime;


3) tipologia: tipologia di droghe usate dagli hiv+ e di quelle usate tra i hiv-.  Le semplici percentuali non possono chiarire questo punto.


4) quantita': quantita' di droga assunta dai hiv+ e quantita' assunta dai hiv-. Le percentuali non  indicano le quantita' di droga assunte dai hiv+ e dai hiv- (specialmente in questi ultimi). Ad es. uno potrebbe avere usato una sola volta nella sua intera vita droga e per questo essere inserito nel gruppo dei 'risk behaviours'; ma fumare o bere alcolici una volta ogni tanto non provoca cancro ai polmoni o cirrosi epatica..; 
 

5) AZT: ovviamente soltanto i hiv+ potevano assumere AZT. La diminuzione dei CD4 riscontrata solo nei hiv+ poteva essere dovuto al fatto che ovviamente solo i hiv+ (e non tutti)  assunsero AZT  nella terapia anti-hiv. L'uso di AZT non  venne considerato nello studio! 

Tutte queste cose possono essere scoperte solo leggendo l'intero studio e non il suo abstract, ed infatti esse sono puntualmente emerse leggendo l'articolo in questione. </p>
<p>(<a title="http://www.eravolgare.net" href="http://www.eravolgare.net" rel="nofollow">Endeeder</a> on 
 4 Ott, 2009 11:35 PM)


Segnalo anche questa raccolta di articoli su quanto riguarda il modo in cui la sanità dovrebbe funzionare. Solo in inglese, purtroppo.
http://mises.org/story/3737</p>
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<title>N. Eldredge - Ripensare Darwin</title>
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<description>The Ancestor's Tale mi aveva lasciato la voglia di leggere qualcosa che si discostasse dai placidi lidi dell'esposizione di Dawkins, che ha molti pregi ma ti lascia il dubbio di aver nascosto sotto il tappeto gli aspetti problematici. E' vero...</description>
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<content:encoded><![CDATA[<a href=http://www.montag.it/blog/archive/2009/06/the-ancestors-t.html>The Ancestor's Tale</a> mi aveva lasciato la voglia di leggere qualcosa che si discostasse dai placidi lidi dell'esposizione di Dawkins, che ha molti pregi ma ti lascia il dubbio di aver nascosto sotto il tappeto gli aspetti problematici. E' vero che la teoria dell'evoluzione è un successo clamoroso della scienza moderna, ma quali sono i punti aperti, le discordie, i problemi da risolvere?<p>
Grazie al consiglio di non so più chi (forse <a href=http://falsoidillio.splinder.com/>b.georg</a>) sono arrivato a <a href=http://www.einaudi.it/libri/libro/niles-eldredge/ripensare-darwin/978880613379>Ripensare Darwin</a>, libro che almeno in parte ha soddisfatto le mie aspettative.<br>
Eldredge, al di là di una prosa meno felice di quella di Dawkins, e della voglia di togliersi qualche sassolino dalle scarpe che a volte lo rende pedante, traccia un quadro problematico degli studi sulla teoria dell'evoluzione.<br> 
Tanto per chiarirci: rimaniamo nell'alveo dell'approccio proposto da Darwin, il creazionismo è lontano anni luce ed Eldredge ne prende le distanze più volte, a scanso di equivoci.
Ci sono però differenze non trascurabili tra le teorie di Eldredge (e Jay Gould) e coloro che in questo libro vengono chiamati ultradarwinisti (Dawkins in primis). Volendo riassumere la disputa (per come la vede Eldredge), gli ultradarwinisti propongono una teoria per certi versi molto semplice, in cui l'evoluzione della specie avviene con continuità durante il tempo ed in cui le dinamiche evolutive sono spiegabili come il risultato di una competizione tra individui (o cluster di geni) che puntano a massimizzare la probabilità di riprodursi.<br>
Secondo Eldredge, invece, la stragrande maggioranza dei reperti fossili mostrano come le specie vivano periodi lunghissimi (milioni di anni) di stasi; la nascita di una nuova specie avviene in tempi (geologicamente) brevi, con processi discontinui, ed è quindi necessario approfondire i processi di speciazione, che poco interessano gli ultradarwinisti. Cos'è che fa nascere una nuova specie? Che condizioni si devono creare? Cosa innesca cambiamenti così rapidi?<p>
Eldredge ritiene necessario studiare i processi evolutivi anche a livello di specie e di ecosistema, non solo di individui, ed è di idee diametralmente opposte a Dawkins riguardo al ruolo della riproduzione selettiva nell'evoluzione: in sostanza sono le condizioni ambientali a determinare la differenza di successo riproduttivo all'interno di una specie e nell'influenzarne quindi il cambiamento e l'evoluzione. Semplificando, quel che importa non è tanto capire come i geni abbiano 'escogitato' strategie riproduttive più efficaci dei loro concorrenti, ma quanto l'ambiente abbia di fatto 'facilitato' il successo riproduttivo di alcuni individui di una specie rispetto ad altri.<p>
Riassumendo: vale la pena sciropparsi le duecento e fischia pagine di <em>'Ripensare Darwin'</em>?<br> Se deve essere il vostro primo (e forse unico) libro sulla teoria dell'evoluzione, direi di no: mi orienterei su testi più didattici, tipo <em>'The Ancestor's tale'</em>.<br>
Se invece un'infarinatura l'avete, e non siete di quelli che si angosciano a saltare una pagina ogni tanto, capire il senso di <em>'Ripensare Darwin'</em> senza perdervi nelle beghe accademiche di paleontologi vs. genetisti sarà utile a farvi un quadro meno schematico della discussione sulle teorie evolutive.
</p>
<p>
<a href="http://www.montag.it/blog/archive/2009/08/n-eldredge---ri.html#comments" title="Comment on: N. Eldredge - Ripensare Darwin">Comments (5)</a></p> 
<p>Comments on this Entry:</p>


<p>(<a title="http://blog.morellinet.com/it" href="http://blog.morellinet.com/it" rel="nofollow">Massimo Morelli</a> on 
 4 Ago, 2009 11:01 AM)


Sulla contesa fra Gould/Dawkins mi sono ricordato che avevo letto un libretto:
http://blog.morellinet.com/categories/momoblog/2005/01/09.html#a1430

Essendo scritto da un terzo è abbastanza chiaro.
 
La mia opinione (confortata dal libretto) è che le differenze di opinione fra i due campi sono effettive ma poco rilevanti per i non specialisti.

Molta della notorietà della disputa deriva dalle grandi personalità dei due contendenti (Gould e Dawkins sono entrambi grandi divulgatori); altre dispute (come quella fra cladisti e non) sono state altrettanto accese ma sono arrivate meno al grande pubblico.

</p>
<p>(<a title="http://hronir.blogspot.com" href="http://hronir.blogspot.com" rel="nofollow">hronir</a> on 
 4 Ago, 2009  5:04 PM)


Anch'io ho letto il libro citato da Massimo Morelli.
Ne avevo parlato qui:

http://hronir.blogspot.com/2007/10/dawkins-contro-jay-gould.html</p>
<p>(<a title="http://blog.morellinet.com/it" href="http://blog.morellinet.com/it" rel="nofollow">Massimo Morelli</a> on 
 4 Ago, 2009  9:27 PM)


molto interessanti le tue considerazioni, hronir, e anche la discussione nei commenti. Peccato essersela persa a suo tempo.</p>
<p>(<a title="http://hronir.blogspot.com" href="http://hronir.blogspot.com" rel="nofollow">hronir</a> on 
 4 Ago, 2009 10:35 PM)


Grazie, Massimo :)</p>
<p>(marco on 
12 Ago, 2009 10:00 AM)


Grazie hronir per la segnalazione. Proverò a leggere il malloppo, anche se la discussione è luuuunga :-)</p>
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<title>IQ atteso: sotto la media.</title>
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<description>Per quanto l'intreccio tra politica e media non sia il mio pane quotidiano, per quanto uno provi ad intuire le possibili interazioni tra giochetti, trappoloni e parlare a nuora perché suocera intenda, per quanto, di conseguenza, quel che vedi scritto...</description>
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<content:encoded><![CDATA[Per quanto l'intreccio tra politica e media non sia il mio pane quotidiano, per quanto uno provi ad intuire le possibili interazioni tra giochetti, trappoloni e parlare a nuora perché suocera intenda, per quanto, di conseguenza, quel che vedi scritto sul giornale dovresti decrittarlo come un geroglifico invece di leggerlo così com'è, penso rimanga lecito aspettarsi che l'accoppiata tra giornalista di quotidiano di grande tiratura (Maltese) e quasi <em>enfant</em> quasi <em>prodige</em> della politica italiana (Serracchiani), al netto di tutte le dinamiche di cui sopra, produca un risultato rispettoso dell'intelligenza del lettore quadratico medio, e invece ci ritroviamo <a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/partito-democratico-29/parla-debora/parla-debora.html">una lista di domande</a> da terza elementare ed una sfilza di risposte in cui trova un po' un periodo di più di tre righe, se sei capace.</p>
<p>
<a href="http://www.montag.it/blog/archive/2009/07/iq-atteso-sotto.html#comments" title="Comment on: IQ atteso: sotto la media.">Comments (5)</a></p> 
<p>Comments on this Entry:</p>


<p>(Silvio on 
 3 Lug, 2009  9:03 AM)


"Perché ha scelto di stare dalla parte di Franceschini?" 
"Perché è il più simpatico".

Mi sono cadute le braccia. 
O questi si decidono ad offrire un menù decente, non dico ricercato, ma almeno commestibile, o saranno tanti a cambiare ristorante.
(ps. Questo è un commento che potevo lasciare da Comida, vista la metafora..).
</p>
<p>(<a title="http://www.montag.it/blog" href="http://www.montag.it/blog" rel="nofollow">marco</a> on 
 3 Lug, 2009  7:51 PM)


Eh, Silvio, la frase che citi mi pare il perfetto esempio del fatto che quell'intervista e' (o vuole essere) qualcosa di diverso da quel che c'e' scritto. Ovvero: la Serracchiani non sara' Rommel, ma tocca considerarla minus habens per pensare che lei abbia detto tutta candida una frase del genere e che Maltese l'abbia trascritta altrettanto candidamente.</p>
<p>(beppe on 
 4 Lug, 2009 12:27 PM)


Leggendo l'intervista mi è venuta in mente l'abissale differenza che passa tra semplicità e banalità. Maltese è stato tragicamente banale nel porre le domande, la fenomena con le sue risposte non ha certo alzato il livello. 
Il menù è quello standard offerto da tutti degli ultimi quindici anni: bella (si fa per dire...) presenza, pochi (e, ripeto,di una banalità imbarazzante) contenuti e l'irrefrenabile pulsione a pensare che nuovo è meglio, a prescindere. 
Non è il menù che è scarso, è tutto il ristorante, anzi tutta la ristorazione, che ha bisogno di urgenti lavori di ripristino.
</p>
<p>(Silvio on 
 6 Lug, 2009  1:23 PM)


A) la ragazza è intelligente, ma la fanno passare per scema perchè è saputella e rompe. (Maltese è kattivo).
B) la ragazza è intelligente, ma la fanno passare per scema, perchè vende di più. (Maltese è Gavino Sanna).
C)la ragazza è intelligente, ma la fanno passare per scema, per far vedere che il nuovo non è poi un granchè (Maltese è D'Alema).
D)la ragazza è intelligente, ma la fanno passare per scema, perchè il PD parla a tutti e vuole accogliere tutti (Maltese è il Papa).
E) la ragazza è scema nella media nazionale e Maltese non è quel genio che dicono.

Affascinante l'ipotesi E, non trovate? 

</p>
<p>(marco on 
 8 Lug, 2009 11:10 AM)


Io intanto penso prenderò, per la prima volta nella mia vita, la tessera del PD, in modo da darmi una chance di votare alle primarie. Se la userò e per votare chi lo vedrò in un secondo tempo.</p>
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<title>The Ancestor's Tale - Richard Dawkins</title>
<link>http://feedproxy.google.com/~r/SeMeLoDiceviPrima/~3/ODa_vk2Zy38/the-ancestors-t.html</link>
<description>Non ho una grande passione per i 'Best of' o per le liste che ti suggeriscono le 10/100/1000 cose da (non) fare prima di laurearsi/sposarsi/figliare/morire. Se però un giorno il senso del ridicolo mi abbandonasse e mi mettessi ad elencare...</description>
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<content:encoded><![CDATA[Non ho una grande passione per i <em>'Best of'</em> o per le liste che ti suggeriscono le 10/100/1000 cose da (non) fare prima di laurearsi/sposarsi/figliare/morire.<br>
Se però un giorno il senso del ridicolo mi abbandonasse e mi mettessi ad elencare i libri che dovrebbero far parte di una biblioteca ben fornita, penso includerei <a href=http://www.amazon.com/Ancestors-Tale-Pilgrimage-Dawn-Evolution/dp/061861916X/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=books&qid=1246261381&sr=8-1>'The Ancestor's Tale'</a>.<p>
Perché?<br>
Perché' l'evoluzione tramite selezione naturale è uno dei capisaldi della comprensione del mondo da parte degli essere umani e questo libro è un racconto a ritroso nel tempo, dai giorni nostri alle origini della vita sulla Terra, che permette di ricostruire il lavorio dell'evoluzione apprezzandone meccanismi, effetti e scale di tempo.
Dawkins è un ottimo didatta ed il suo (lungo) racconto è molto leggibile, grazie all'alternanza di pagine dedicate alla presentazione di principi generali con altre che esemplificano gli effetti dell'evoluzione in alcuni animali piuttosto che in funzionalita' specifiche (la vista, l'udito, la riproduzione, etc.).<br>
La scelta di percorrere un cammino a ritroso nel tempo elimina alla radice la tentazione di interpretare l’evoluzione come un processo finalistico culminato nell’apparire della specie umana. Dawkins struttura la narrazione a tappe, andando ogni volta ad incontrare l'antenato comune più recente ('common ancestor', per il quale conia il neologismo di 'concestor') tra le specie di cui ha parlato fino a quel momento ed un altro ramo del regno animale o vegetale: dopo una breve introduzione, si parte quindi da Concestor 1, antenato comune piu' recente tra esseri umani, bonobo e scimpanzè, si prosegue a ritroso verso Concestor 2, antenato comune piu' recente tra Concestor 1 ed il ramo che porterà agli attuali gorilla, e così via, fino ad arrivare a Concestor 39, l'unione tra il ramo degli eubacteria e quello che porta a tutte le altre specie attualmente esistenti.
<p>
Volendo muovere una critica a <em>'The Ancestor's tale'</em>, si può dire che Dawkins ecceda a volte nell'intento apologetico; per quanto sia condivisibile il desiderio di rimarcare le numerosissime evidenze a supporto della teoria dell'evoluzione e di tirare frecciate ai creazionisti, non sarebbe stato male tracciare un quadro più problematico della disciplina. Inoltre, chi arriva da ambiti di scienza diversi dalla bio/zoologia noterà che le capacità predittive in senso stretto della teoria dell'evoluzione appaiono perlomeno ridotte: il fatto non costituisce reato, ma la stragrande maggioranza delle spiegazioni sono a posteriori, mentre quando si tratta di azzardare previsioni Dawkins rischia di finire nel campo minato delle profezie che si autoavverano.<br>
Ciò detto, il libro rimane molto godibile e consigliato, rappresentando tra l'altro un bell'esempio di come combinare qualità, quantità ed accessibilità in un'opera di divulgazione.</p>
<p>
<a href="http://www.montag.it/blog/archive/2009/06/the-ancestors-t.html#comments" title="Comment on: The Ancestor's Tale - Richard Dawkins">Comments (15)</a></p> 
<p>Comments on this Entry:</p>


<p>(<a title="http://hronir.blogspot.com" href="http://hronir.blogspot.com" rel="nofollow">hronir</a> on 
29 Giu, 2009  2:38 PM)


Hai mai letto niente di Gould?</p>
<p>(marco on 
29 Giu, 2009  3:54 PM)


Sì, ma anni fa, e vorrei rileggerlo, anche perchè, per quanto si schernisca al riguardo, Dawkins è davvero un ultrà del Darwinismo, per cui va bilanciato con letture (che immagino) un filo più sfumate.</p>
<p>(<a title="http://hronir.blogspot.com" href="http://hronir.blogspot.com" rel="nofollow">hronir</a> on 
29 Giu, 2009  9:34 PM)


Be', anche Gould e' un ultra' del darwinismo.
Le differenze fra i due, che pure sono molto evidenti, riguardano piu' che altro il peso relativo che attribuiscono ai tanti fattori/meccanismi che entrano in gioco nell'evoluzione. Dawkins e' piu' "riduzionista" che nel senso che, semplificando moltissimo, tende a voler ricondurre tutto al paradigma del "miglior adattamento", mentre Gould fa notare che molto spesso il risultato finale dell'evoluzione ha molto poco di "perfettamente adattato" e molto di "adattato come meglio si e' potuto", stante tutta la situazione evolutiva precedente, piena di contingenze e casualita'.

Io, per quel che puo' interessare, sto quasi sempre con Gould.

Ah, ovviamente stiamo parlando, *in entrambi i casi*, di gente seria, che se potesse non vorrebbe mai parlare di progetto intelligente e stupidate simili...</p>
<p>(marco on 
29 Giu, 2009 10:28 PM)


Quel che dici riguardo alla differenza tra Gould e Dawkins mi porta ad una domanda che mi son fatto leggendo Ancestor alla quale tu forse sai rispondere:
Leggendo Dawkins mi e' venuto intuitivo pensare all'evoluzione come un problema di ottimizzazione di cui sono date alcune condizioni al contorno, peraltro variabili durante l'ottimizzazione stessa, e mi chiedevo se erano disponibili lavori divulgativi di qualcuno che avesse studiato l'evoluzione in quel senso, e magari avesse tirato fuori qualche risultato interessante usando questa analogia o qualche simulazione. Visto tra l'altro che il parallelismo evoluzione-ottimizzazione esiste gia' negli 'algoritmi genetici', mi chiedevo se ci fossero anche esempi in cui invece di studiare problemi di ottimizzazione con analogie evoluzionistiche si studiassero problemi evoluzionistici con tecniche di ottimizzazione.</p>
<p>(<a title="http://hronir.blogspot.com" href="http://hronir.blogspot.com" rel="nofollow">hronir</a> on 
29 Giu, 2009 11:40 PM)


No, purtroppo non sono cosi' aggiornato/informato da sapere dell'esistenza di studi del tipo che dici.
L'unico commento che mi viene da fare e' che, se mai ci fossero, riguarderebbero un problema evolutivo "specifico" (chesso', l'adattamento di una specie ad un cambiamento ecologico/clicmatico specifico, oppure l'adattamento di uno specifico organo/arto/meccanismo-chimico ad un certo "scopo").
L'evoluzione nel suo complesso e' un fenomeno cosi' intricato, in cui intervengono fattori cosi' eterogenei e imprevedibili da risultare quasi completamente impossibile da studiare in termini "predittivi".

Questo e' un pensiero gouldiano (mentre la tua domanda e', ovviamente, squisitamente dawkinsiana).</p>
<p>(marco on 
30 Giu, 2009 12:02 PM)


Visto che ci sono, un'altra domanda: secondo te la teoria dell'evoluzione come e'/sarebbe falsificabile?</p>
<p>(<a title="http://hronir.blogspot.com" href="http://hronir.blogspot.com" rel="nofollow">hronir</a> on 
30 Giu, 2009  4:28 PM)


E chi sono io, Babbo Natale? :)

In effetti Gould ci racconta come falsificare il progetto intelligente (e.g. il pollice del panda), ma come si può falsificare l'evoluzione darwiniana?

In realtà, Quine insegna, la domanda è malposta, in questi termini del tutto generali.
L'evoluzionismo darwiniano ha una mole impressionante di prove. Un po' come la gravitazione universale. Come si poteva falsificare la teoria di Newton? Prendendo una sua caratteristica particolare (e.g. la legge del quadrato della distanza) e mostrare che ci sono delle deviazioni da qualche parte. Oppure proponendo una teoria rivoluzionaria, completamente diversa, che fa uso di concetti completamnte nuovi e che dunque è incommensurabile con la teoria di Newton (e.g. la relatività generale). 
*Ma che include la teoria di Newton come opportuno limite.*

E con l'evoluzione? Quel che può succedere è che venga scoperto che un qualche specifico meccanismo evolutivo (e.g. il dogma centrale DNA/proteine) possa avere delle eccezioni di qualche sorta. Oppure può essere che il quadro venga rivoluzionato nel suo complesso, in modo che nemmeno immaginiamo. Ma sono pronto a scommettere che la teoria di Darwin resterebbe una descrizione "effettiva" del tutto valida: non ha alcun senso pensare che possa essere presa e buttata nel cesso *in blocco*.</p>
<p>(marco on 
30 Giu, 2009  6:24 PM)


non ha alcun senso pensare che possa essere presa e buttata nel cesso *in blocco*.
Ma infatti.
In realtà quel che mi interessava era mettermi in un'altra ottica, i.e. collegavo la falsificabilità al tema della capacità predittiva e mi chiedevo della possibilità di eseguire test che *potenzialmente* falsificherebbero parti della teoria evolutiva e che quindi, d'altro lato, la rafforzerebbero nel caso ottenessero i risultati previsti. Chiaramente si riferirebbero ad ambiti e situazioni abbastanza ristretti, ma sarebbero interessanti.</p>
<p>(<a title="http://hronir.blogspot.com" href="http://hronir.blogspot.com" rel="nofollow">hronir</a> on 
 1 Lug, 2009 11:47 PM)


Be', se intendevi quello, allora credo che di questi test credo ne abbiano fatti molti: tipicamente prendendo animali con tassi di riproduzione elevati rispetto alla vita umana (batteri, moscerini della frutta...) e facendo opportune statistiche su caratteristiche fenotipiche o genotipiche... </p>
<p>(<a title="http://bottigliedileida.wordpress.com" href="http://bottigliedileida.wordpress.com" rel="nofollow">Alice</a> on 
13 Set, 2009  8:55 PM)


Sto leggendo "The Ancestor's tale" che ho trovato a Londra alla modica cifra di 10 sterline. Cominciandone la lettura mi sono molto sorpresa dagli esperimenti di D. K. Belyaev sulle volpi. Ora sto cercando di documentarmi ulteriormente (http://www.floridalupine.org/publications/PDF/trut-fox-study.pdf), ma un dubbio che mi è stato suggerito è: l'esperimento è così "veloce" (nel senso che bastano poche generazioni per arrivare al cane) perchè cani e volpi sono molto simili, anche più di un batterio mutato per resistere ad un antibiotico (cosa che richiede molte generazioni), o c'è qualcosa altro che mi sfugge? Grazie mille

p.s. Sono solo all'inizio, ma pare anche a me un libro eccezionale!</p>
<p>(Giorgio on 
24 Set, 2009  1:40 PM)


Per 'rimpolpare' un po' le proprie idee su evidenza e confutabilità dell'evoluzione, suggerisco di leggere:

The Persuit Of Perfection: Aspects Of Biochemical Evolution
di
Athel Cornish-Bowden
Oxford University Press</p>
<p>(marco on 
24 Set, 2009  4:07 PM)


Alice (scusa per il ritardo nella risposta), mi spiace ma non essendo un esperto in materia non so darti una risposta precisa.
Giorgio, potresti spendere qualche parola di più sul libro e se si tratta di un testo accessibile ai comuni mortali o è per addetti ai lavori?</p>
<p>(Giorgio on 
25 Set, 2009 10:43 AM)


La discussione dell'evoluzione a livello divulgativo-alto si muove perlopiù nell'ambito dell'evidenza paleontologica e macromorfologica (Es. 'come scaturisce in natura una struttura quale l'occhio?') ciò che troviamo sia in 'Racconti dell'antenato' sia nelle cose di Gould. Ma i biologi hanno da tempo potuto osservare l'evoluzione in atto. Bello e leggibilissimo è a questo proposito il libro di Sean Carroll "Al di là di ogni ragionevole dubbio. La teoria dell'evoluzione alla prova dell'esperienza" e (per ora non tradotto) "Why Evolution Is True" di Jerry A Coyne.
Il libro francese che citavo è però direi unico nel suo genere quale tentativo di divulgazione dell'aspetto 'evoluzione molecolare dei viventi'. Riporto un estratto della sinopsi del volume: "almost every book that discusses evolution has ignored the role that biochemical evolution plays, and so in his new book, Athel Cornish-Bowden attempts to fill the knowledge gap for students, professional scientists and all interested individuals. In The Pursuit of Perfection, the author explains how the biochemical processes that occur in living cells, long thought to be evidence of intelligent design rather than evolution, can now be understood as the result of natural selection. For example, the initial impression that metabolic pathways consist of an almost haphazard collection of reactions that happen to do the job turns out to be quite false. When detailed studies are made to see how the actual organization of a process compares with other ways of achieving the same result, the one found in living organisms is found to be the best possible, or at least very close to it. The style, content and organization of the book are intended to make it accessible, interesting, and fun to read for both scientists, and scientifically-minded individuals" 
Tra le cose spiegate da Cornish-Bowden c'è che "the sort of perfect correlation [between prediction and result] that would delight a physicist should arouse suspicion in a biologist."</p>
<p>(Giorgio on 
25 Set, 2009 10:50 AM)


Sul libro di Coyne ho scovato la traduzione parziale di una specie di recensione scritta da Dawkins, qui:

http://www.rapsodiapagana.splinder.com/post/20023537/La+legge+dell%27evoluzione</p>
<p>(marco on 
25 Set, 2009 11:32 AM)


Grazie Giorgio, in effetti il libro sembra interessante, ora devo solo decidere se aggiungerlo alla pila delle cose che mi piacerebbe leggere.</p>
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<title>Storia naturale delle balene</title>
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<description>Tra le qualita' che rendono Moby Dick un gran libro, ce n'e' una talvolta trascurata: e' (anche) un bel trattato sulle balene, non solo sulle tecniche di caccia, ma anche sulla loro anatomia e fisiologia. Pensi che non te ne...</description>
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<content:encoded><![CDATA[Tra le qualita' che rendono <a href=http://en.wikipedia.org/wiki/Moby_dick>Moby Dick</a> un gran libro, ce n'e' una talvolta trascurata: e' (anche) un bel trattato sulle balene, non solo sulle tecniche di caccia, ma anche sulla loro anatomia e fisiologia.<br> 
Pensi che non te ne potrebbe fregare di meno di sapere come e' fatta una balena? Anche io lo pensavo, poi (anni fa) ho letto Melville e mi sono ricreduto.<br> 
Bene hanno fatto quindi ad <a href=http://www.bbc.co.uk/radio4/history/inourtime/inourtime.shtml>In Our time</a> a cominciare la puntata sulla storia evoluzionistica delle balene con un pezzo di Moby Dick.<P>
Secondo paleontologi e genetisti, la storia della balena e' uno degli esempi migliori di come funzioni l'evoluzione delle specie.<br>
L'animale che ora chiamiamo balena e' passato tra cambiamenti enormi, dal punto di vista sia morfologico (p.es. la scomparsa delle gambe posteriori e la comparsa della pinna caudale) quanto fisiologici (p.es. un uso molto efficiente della <a href=http://it.wikipedia.org/wiki/Mioglobina>mioglobina</a>, che permette lunghe immersioni ad un animale che ha polmoni e non branchie).<br> 
Negli ultimi anni, ai dati reperibili dai fossili si sono aggiunte le informazioni di biologia molecolare, che permettono di avere un quadro piu' completo, e di sapere tra l'altro che la balena e l'ippopotamo hanno avuto un antenato in comune.<P>
A dirla con Steve Jones, un ospite della puntata (che nella circostanza si e' fatto un po' prendere dall'entusiasmo), <em>'All that has happened to us is that we growned a bit, and became a little bit smarter. These predatory animals, in just 50 million years or so, have become the largest mammal ever to have lived'</em>. 
Per chi fosse interessato, il file audio e' <a href=http://dl.getdropbox.com/u/488342/IOT_%20The%20Whale%20A%20History.mp3>qui</a>.<P><P>

<em>Aggiornamento: nei commenti <a href="http://www.montag.it/pubblicodimerda">Delio</a> mi fa giustamente notare che la frase sulla parentela tra balene e ippopotami e' vaga. In effetti, presa alla lettera, ha poco senso: basta andare a ritroso nel processo evolutivo e poi un antenato comune lo si trova sempre.<br> 
Quando l'ho scritta sapevo di semplificare ma speravo di passarla liscia e invece no, per cui riprovo a cavarmela in due modi:<br>
-in breve: l'ippopotamo e', tra gli animali esistenti al momento, il parente piu' prossimo della balena.<br>
-un po' meno in breve: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hippopotamus_amphibius">wikipedia dixit</a>:<br>
<div class="cite">Gli studi più recenti sulle origini degli ippopotamidi suggeriscono che ippopotami e cetacei condividano un antenato comune semi-acquatico che si sarebbe differenziato dagli altri Artiodattili circa 60 milioni di anni fa, per poi dar vita, circa 54 milioni di anni fa, a due branche distinte, da una delle quali si evolsero i cetacei, probabilmente a partire dalla proto-balena Pakicetus e da altri Archaeoceti.
Su tali basi gli ippopotami avrebbero maggiori affinità con le balene di quante non ne abbiano con gli altri artiodattili.</div>
(Cosa sono gli artiodattili? Per i secchioni: guardate <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Artiodactyla">qui</a>, for the rest of us: sono un sottoinsieme degli ungulati, e direi che possiamo chiuderla cosi' altrimenti non se ne esce.)</em></p>
<p>
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<title>Del (non) prevedere terremoti</title>
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<description>Nei ricordi chi non lo ha vissuto in prima persona, il terremoto in Abruzzo verra' associato in futuro anche alle polemiche sulla (im)possibilita' di prevedere i fenomeni sismici e su Gioacchino Giuliani, polemiche che meritano di essere ricostruite e studiate...</description>
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<content:encoded><![CDATA[Nei ricordi chi non lo ha vissuto in prima persona, il terremoto in Abruzzo verra' associato in futuro anche alle polemiche sulla (im)possibilita' di prevedere i fenomeni sismici e su Gioacchino Giuliani, polemiche che meritano di essere ricostruite e studiate dal punto di vista delle relazioni tra scienza ed opinione pubblica. Liquidarle alla voce<em> 'la solita gazzarra'</em> (per quanto sia anche stata gazzarra) sarebbe forse un'occasione persa.<p>
Archiviate le liti, e ricordato che la causa primaria dei danni alle persone e alle cose nel terremoto d'Abruzzo e' da ricercarsi in pratiche costruttive che oscillano tra il noncurante ed il delinquente, si puo' cercare di fare il punto sul succo della questione, i.e. l'affidabilita' dei metodi di previsione.<p>
Non sono riuscito a leggere moltissimo materiale e non sono un esperto in terremoti, per cui per ora mi limito a segnalare il lavoro di<a href="http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/"> Marco Cattaneo</a>, autore di una serie di post chiarificatori, in particolare: <p>
- <a href="http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/04/17/terremoti-scienza-e-dita-incrociate/">qui</a> (post da 1005 commenti, che mi son ben guardato dal leggere) qualche informazione sul metodo e sui dati di Giuliani, che, anche ad essere ben disposti nei suoi confronti, non appaiono molto solidi.<p> 
- <a href="http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/04/22/la-versione-di-boschi-e-il-terremoto-che-verra-domani/">qui</a> la posizione dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (con due documenti allegati, per la gioia dei secchioni), dove si ricorda che basarsi sull'attivita' sismica precedente per prevedere un sisma ad alta intensita' e' un metodo poco sensibile (i.e. almeno la meta' dei sismi forti NON vengono previsti).<br> La ridotta sensibilita' non sarebbe un problema in caso di alta specificita' (i.e. capacita' di evitare i 'falsi positivi'): in parole povere, si avrebbe un metodo che non prevede tutto, ma che quando prevede e' affidabile; purtroppo, la specificita' e' invece bassa, per cui si prevedono molti sismi che in realta' non avvengono. Non mi e' peraltro del tutto chiaro se il 'metodo Giuliani' (che a rigore non puo' essere definito tale non essendoci pubblicazioni al riguardo) ed il metodo dell'attivita' sismica precedente siano di fatto la stessa cosa o no.<p> 
- <a href="http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/04/22/il-terremoto-che-verra-domani/">qui</a> una serie di valutazioni sulla necessita' di prepararsi al prossimo terremoto forte (il problema non e' il <em>se</em> ma il <em>quando</em>: Cattaneo scrive che "<em>dal 1700 a oggi, compreso quello dell’Aquila, in Italia si sono verificati 42 sismi di magnitudo superiore a 6: in media, uno ogni sette anni.</em>").</p>
<p>
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<title>"I wrote the software that turned mortgages into bonds."</title>
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<description>Uno sviluppatore software di Wall Street racconta al New York Time magazine la sua carriera; un misto di orgoglio per la qualità del proprio lavoro e di desiderio di distinguersi da quelli che i soldi li hanno fatti davvero a...</description>
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<content:encoded><![CDATA[Uno sviluppatore software di Wall Street <a href="http://nymag.com/news/business/55687/">racconta al New York Time magazine</a> la sua carriera; un misto di orgoglio per la qualità del proprio lavoro e di desiderio di distinguersi da quelli che i soldi li hanno fatti davvero a palate, il tutto con il tono sommesso di chi riconosce di essere, per quanto involontariamente, corresponsabile di un bel disastro, oltre che (aggiungo io) l'ennesima vittima dell'illusione/alibi per cui la tecnologia ed i suoi prodotti sarebbero neutri.<p>

<em>'Add to all this the complacency, greed, entitlement, and callous stupidity that characterized banks in post-2001 America, and you have a recipe for disaster.' </em></p>
<p>
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<title>Grandi infrastrutture di ricerca ? Anche no.</title>
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<description>Pare che il prossimo impegno della Gelmini sia riformulare il piano nazionale della ricerca scientifica. Che Dio (o chi per esso) ce la mandi buona. Qui un commento di Gianluca Salvatori, qui sotto un'osservazione ed una domanda del sottoscritto: -Problemi...</description>
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<content:encoded><![CDATA[Pare che il prossimo impegno della Gelmini sia riformulare <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_marzo_14/caprara_gelmini_cervelli_opera_ca8a72a0-1075-11de-a338-00144f02aabc.shtml">il piano nazionale della ricerca scientifica</a>. Che Dio (o chi per esso) ce la mandi buona.<br>
<a href="http://gianlucasalvatori.nova100.ilsole24ore.com/2009/03/da-parte-della-gelmini-si-registra-un-risveglio-di-interesse-per-i-temi-della-ricerca-scientifica-dopo-aver-dedicato-le-sue.html">Qui</a> un commento di Gianluca Salvatori, qui sotto un'osservazione ed una domanda del sottoscritto:<br>
-Problemi (non trascurabili) di budget a parte, l'Italia mi sembra il posto sbagliato per una <em>large facility</em> di ricerca. Fatichiamo più degli altri paesi a gestire decentemente strutture di taglia media, figuriamoci i mega progetti; la <em>large facility</em> made in Italy è ad altissimo rischio di diventare un calderone in cui, per scelta o per necessità, Tizio, Caio e l'amico di Sempronio si creeranno il loro microregno confondendosi nella folla. Sarò cinico, ma comincio ad avere opinioni precise sull'incapacità (o mancanza di volontà) dell'Italia del 2009 di gestire strutture ed istituzioni molto complesse. Abbiamo alcuni enti che nel complesso lavorano bene (a me viene in mente l'<a href="http://www.infn.it/indexen.php">INFN</a>): finanziamoli il giusto e scordiamoci i progetti faraonici.<p>
-E' naturale che le nuove proposte saranno targate Mariastella Gelmini; tuttavia il ministro, senza offesa, non ha alcuna esperienza  in materia di politica scientifica, per cui mi immagino si avvalga di un discreto nugolo di consulenti. Per quanto è dato sapere, la Gelmini si è circondata di gente che sa fare il suo mestiere o anche per i consiglieri si è perpetuato il principio per cui in primis la fedeltà al Capo e del resto chi se ne importa?
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P.S. Precisazione per il ministro: in effetti a Pavia è in avanzata fase di costruzione il <a href="http://www.cnao.it">CNAO</a>, un centro di adroterapia basato <em>anche</em> su tecnologie che si possono far risalire al CERN.<br> 
Tuttavia:<br> 
- Il centro non è ancora attivo; dire che 'tratta pazienti' alimenta illusioni che è meglio evitare, tanto più se si tiene conto di che malattie si occuperà il CNAO;<br>
- I tempi di realizzazione sono (stati) abbastanza lunghi ed a mio avviso esemplificano le perplessità di cui sopra riguardo all'idea di lanciarsi in progetti enormi e molto ambiziosi, quando anche imprese di taglia più piccola faticano non poco.</p>
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<title>Funzioni domenicali</title>
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<content:encoded><![CDATA[Per i nerd in ascolto: forse lo sapete gia', ma le <a href="http://scienceblogs.com/builtonfacts/sunday_function/">Sunday functions</a> di <a href="http://scienceblogs.com/builtonfacts/">builtonfacts</a> non sono male.<br></p>
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