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	<title>Blog SEO Italia</title>
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	<description>Search Experience Optimization</description>
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		<title>Wired, oh @WiredItalia! (e un messaggio per @massimo_russo)</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Aug 2013 23:40:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Fiorelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog SEO Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/wired-oh-wired-italia/">Wired, oh @WiredItalia! (e un messaggio per @massimo_russo)</a></p>
<p>Sono qui, seduto nella terrazza della mia casa al mare. Alzo il cielo e vedo la Cintura d&#8217;Orione. Memorie di Blade Runner attraversano veloci la mia memoria, così come le Perseidi attraversano il cielo di questa notte scura. Tra i tanti desideri che esprimo, uno è dedicato a un tal Sandro Jannaccone, che pochi giorni [...]</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it"></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/wired-oh-wired-italia/">Wired, oh @WiredItalia! (e un messaggio per @massimo_russo)</a></p>
<div itemscope itemtype="http://schema.org/BlogPosting"><p>Sono qui, seduto nella terrazza della mia casa al mare. Alzo il cielo e vedo la Cintura d&#8217;Orione. Memorie di Blade Runner attraversano veloci la mia memoria, così come le Perseidi attraversano il cielo di questa notte scura. Tra i tanti desideri che esprimo, uno è dedicato a un tal Sandro Jannaccone, che pochi giorni fa ha pubblicato l&#8217;ennesima sentenza di morte per la SEO (no, il link non glielo do, neppure nofollow. Che si accontentino della co-occorrenza).</p>
<p>In quel post, Sandro annuncia la morte della SEO e l&#8217;avvento della SMO, o Social Media Optimization.</p>
<p>Senza voler entrare nella polemica se l&#8217;una esclude l&#8217;altra cosa &#8211; sappiamo tutti che non è così &#8211; quello che mi sono detto è stato qualcosa come: &#8220;Questo Iannaccone se scrive una cosa così, a parte per il fatto che cita una chart presa fuori dal suo contesto e un post di The Guardian, il cui stesso autore ha poi smentito dicendo che il titolo lo aveva scritto un&#8217;altra persona e che in fondo aveva scritto una cazzata, deve essere un esperto in Social Media Optimization&#8221;.</p>
<p>Spinto da questa idea, ho voluto verificarla e per verificare se una persona è davvero esperta in qualcosa è buona norma esaminare come promuove la sua marca personale, in questo caso i profili Social.</p>
<p>Non che avessi davvero delle grandi speranze, ma tendo ad essere una persona ottimista. Purtroppo il tal Sandro Jannaccone di SMO credo ne sappia poco e, forse, è meglio che si dedichi alla Fisica Teorica, che è quello per cui si è laureato alla Sapienza (dati presi dal <a href="https://plus.google.com/116662712624007779258/about" target="_blank" rel="nofollow">suo profilo Google+</a>.</p>
<p>Il nostro caro Sandro, sempre secondo il suo profilo Google+, è presente online con profili su Twitter, Facebook, YouTube e Google+.</p>
<p>Il primo link, quello al <a href="https://twitter.com/snaporaz86" target="_blank" rel="nofollow">suo profilo Twitter</a>, punta a una pagina 404. Purtroppo quel profilo non esiste! O forse si è dimenticato di aggiornare l&#8217;informazione è di linkare al suo profilo @sjannaccone. È probabile che non lo faccia perché &#8211; come avrà letto su qualche erudita rivista online (Wired Italia, forse?) Google+ è un deserto frequentato da pochi folli. Come dargli torto? Su Google+ ci sono solo early adopters e circa 30.000 impiegati di Google e influencers come <a href="https://plus.google.com/+GuyKawasaki" target="_blank">Guy Kawasaki</a> (questo link sì è follow, perché Guy sì se lo merita).</p>
<p>Eppure, non è buona pratica del Social Media fare Relationship Marketing proprio con gli early adopters, ovvero quello che preannunciano una tendenza che sarà mainstream dentro poco tempo, e con quegli influencers che possono &#8211; con un solo share &#8211; ampliare il nostro social echo? Oh, ma mi sto dimenticando che io sono un SEO, e Sandro l&#8217;esperto in Social Media Optimization&#8230; forse dovrei fare come lui, che su Google+ ha postato solo quattro volte, di cui tre per condividere con tutti noi i suoi gusti musicali.</p>
<p>Ma torniamo al suo profilo Twitter.</p>
<p>Sandro ha l&#8217;incredibile cifra di 178 followers, che è un poco più della media di followers di un profilo italiano tipo, ma un po&#8217; pochino per un esperto in Social Media Optimization, e segue 1.401 profili. Se analizziamo i profili che segue viene chiaramente fuori il suo passato e il suo amore per la Fisica, soprattutto per l&#8217;astrofisica, essendo moltissimi i profili di osservatori astronomici, astronauti, astrofisici e quant&#8217;altro di quell&#8217;area. Niente da eccepire: anch&#8217;io, pur non essendomi laureato in Fisica Teorica, amo l&#8217;astronomia sin da quando l&#8217;uomo ancora passeggiava sulla Luna con le missioni Apollo. Se poi proseguiamo con l&#8217;analisi vedremo come Sandro ami seguire i Marchi, di ogni tipo, ma soprattutto tecnologici (credo segua ogni profilo Twitter di Google), ma anche editoriali (complimenti per seguire Fanucci!). Ma di una cosa sento la mancanza dopo tanto analizzare: dove sono i profili di Robert Scoble, di Jeff Bullas, di Social Media Examiner, di All Facebook&#8230;? Quelli sono profili basici da seguire da parte di un esperto in Social Media Optimization.</p>
<p>Per ultima cosa mi metto a esaminare i Twitter che il nostro Jannaccone ha pubblicato nei suoi più di 900 giorni di vita twitteriana &#8211; ah!, Sandro, tutti i dati che cito sono stati raccolti con <a href="http://www.followerwonk.com" target="_blank">Followerwonk</a>, te lo dico perché credo che tu non conosca questo tool, anch&#8217;esso basico, di ogni Social Media Expert. Non ho dovuto impiegare molto tempo: 73 tweets in totale&#8230; in media teorica 1 tweet ogni 13 giorni. Sapendo che la vita media di un tweet è di 18 minuti, non mi stupisce che &#8211; sempre secondo Followerwonk &#8211; il Social Authority del nostro Sandro sia un entusiasmante 1:</p>
<div id="attachment_438" style="max-width: 708px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2013/08/Sandro-Jannaccone-Twitter.jpg"><img class="size-full wp-image-438" alt="Sandro Jannaccone Twitter" src="http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2013/08/Sandro-Jannaccone-Twitter.jpg" width="698" height="306" srcset="http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2013/08/Sandro-Jannaccone-Twitter.jpg 698w, http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2013/08/Sandro-Jannaccone-Twitter-300x131.jpg 300w" sizes="(max-width: 698px) 100vw, 698px" /></a><p class="wp-caption-text">Sandro Jannaccone, presunto esperto SMO per Wired Italia.</p></div>
<p>Il mio profilo Twitter ha un Social Authority di 63 e, a data di oggi, ho più di 11.200 followers. Argh! Ma io sono un SEO, non un esperto in SMO! Perché me lo dimentico sempre?!</p>
<p>Che cosa twitta Sandro? Musica, cose personali (nulla di strano, lo facciamo tutti), orgogliosi aggiornamenti di status come questo:</p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>dice che so&#8217; famoso in sjappone, dice <a href="http://t.co/UwRzpGXD3L">http://t.co/UwRzpGXD3L</a> <a href="http://t.co/8lRXLl4EZ3">http://t.co/8lRXLl4EZ3</a></p>
<p>— Sandro Jannaccone (@sjannaccone) <a href="https://twitter.com/sjannaccone/statuses/346625530298245120">June 17, 2013</a></p></blockquote>
<p>Nota al margine: in realtà quella pagina di Wired.jp non dice affatto quello, ma solo che l&#8217;articolo pubblicato è la versione in giapponese di un originale italiano di cui il nostro caro Iannaccone è l&#8217;autore. Non è proprio la stessa cosa che afferma nel tweet.</p>
<p>Ok&#8230; Facebook non lo analizzo, perché il profilo su Facebook è personale, quindi molto spesso non rispecchia in modo degno il lato professionale di una persona. In ogni modo vi risparmio di andare a vederlo (potete farlo cliccando il link nel suo profilo Google+), anche perché neppure lì il nostro esperto delle nuove tendenze in Internet Marketing si sforza molto.</p>
<p>Ok&#8230; devo dire che i profili personali di Iannaccone (o Jannaccone, anche questo non è chiaro, perché ti firmi in entrambi i modi) mi hanno deluso abbastanza. Mi aspettavo di più da un esperto come lui.</p>
<p>Ma una stella fugace appare nel cielo, e un&#8217;idea nuova balza nella mia testolina inquieta: forse non gli importa poi molto creare una Brand personale e gli interessa di più far crescere il Marchio dell&#8217;azienda in cui lavora: Pigeko.com (no link, solo co-occorrenza di nuovo).</p>
<p>Clicco nel link del suo profilo Twitter, entro nel sito e scopro che è un&#8217;azienda tecnologica specializzata nella creazione di Applications, Web Hosting, Web Design, Marketing (ma non Digitale? Ma dai?!) e altro ancora. Un progetto interessante, non ce che dire&#8230; ma dove sono i bottoni dei profili Social dell&#8217;azienda? Si promuove con i segnali di fumo? Non mi aspettavo questo da qualcuno che ha scritto che &#8220;<em>le raccomandazioni degli amici sul proprio social network contano più di qualsiasi algoritmo su un motore di ricerca&#8221;</em>.</p>
<p>Però i bottoni social ci sono nel blog? Certo, ma i posts sono così entusiasmanti che non solo hanno generato zero shares, ma anche l&#8217;incredibile numero di zero commenti. Una cosa poi me la devi spiegare, caro Sandro, ma quale illuminante studio ti ha convinto della validità di offrire di condividere i tuoi posts su Stumbleupon?</p>
<p>Conclusione: nonostante avessi grandi speranze, Sandro Iannaccone è tutto meno che un esperto in Social Media Optimization.</p>
<p>Questa sua non essenza, quindi, toglie ogni valore alla sua affermazione che il SMO (è un acronimo, quindi si scrive tutto in maiuscolo, caro Sandro) ha decretato la morte della SEO (che si scrive in femminile quando si tratta di disciplina, e maschile quando si tratta del professionista SEO).</p>
<p>Se non è esperto in SMO, ancor meno lo è in SEO.</p>
<p>Prendiamo come spunto lo stesso snapshot che Sandro usa nel suo articolo in Wired:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="Schermata da articolo di Wired Italia " src="http://www.wired.it/uploads/images/201330/il_seo____morto__lunga_vita_allo_smo__3513.png" width="761" height="374" /></p>
<p style="text-align: left;">Dai suoi profili sappiamo che Sandro vive a Roma.</p>
<p style="text-align: left;">Pur non sapendolo, lo snapshot che lo suggerisce grazie al box di Google Maps nella sidebar a destra. Se abitasse a Milano, la mappa sarebbe stata quella della capitale lombarda.</p>
<p style="text-align: left;">Non capisco perché evidenzi la zona dell&#8217;header della SERP&#8230; credo che ogni pagina web debba presentare elementi di navigazione, e la buona pratica del web design (Don&#8217;t Make Me Think!) ci dice che gli utenti li preferiscono in alto e con le cose più importanti da destra a sinistra..</p>
<p style="text-align: left;">Poi abbiamo il blocco di Adwords in alto e a destra. Non ci vedo nulla di strano, sono le stesse posizioni da sempre. Certo, gli annunci &#8211; che sono tutti contestuali (a parte quello di Ask.com, ma questa è un&#8217;altra storia) &#8211; adesso hanno anche i dati di Google+ se disponibili, ma quello normalmente è inteso come fattore di trust.</p>
<p style="text-align: left;">Sotto Adwords, poi, incominciano i risultati organici.</p>
<p style="text-align: left;">Allora, Sandro, che c&#8217;è di strano in questa schermata? Capisco mi avessi mostrato una SERP con il carousel del Knowledge Graph (ma forse non sai cos&#8217;è), il box di Google+ Local a destra, il mega blended box del verticale di ricerca immagini&#8230; ma questa SERP che è tra tutte la più classica da quando Google esiste?</p>
<p style="text-align: left;">Se davvero vuoi citare una fonte che discute seriamente la strategia che Google ha di favorire i suoi prodotti, ti consiglio di leggere i post che Aaron Wall scrive su <a href="http://www.seobook.com" target="_blank">SEOBook</a>, non Dan Graziano, che &#8211; per rispettabile che sia la sua opinione &#8211; è un esperto in Android non in Motori di Ricerca. Ma, già, Aaron è un SEO e la SEO è morta, quindi, perché prestargli attenzione?</p>
<p style="text-align: left;">Che Dan sia un bravo ragazzo, ma che sia totalmente ignorante di motori di ricerca è evidente quando afferma che se si cerca &#8220;Italian Food&#8221; a New York, quello che uno riceve come SERP è composto essenzialmente da Adwords (che sappiamo esserci sempre) e <em>un elenco di ristoranti preso da un blog di</em> Google, che altra cosa non è che il blended del Local Search. Ovvero, risultati organici dovuti a un algoritmo differente da quello classicamente utilizzato per il Search tradizionale. Ah! Credo che Dan (come tu) sia convinto che si tratti di risultati da un blog di Google, perché il local search &#8211; fino a poche settimane fa &#8211; presentava le valutazioni degli utenti di Zagat, che, a dir la verità, non è un blog ma un sito sociale di nicchia simile a Yelp.</p>
<p style="text-align: left;">Mi diverte molto, poi, che citi Aaron Harris. La sua lamentela è la tipica di chi è rimasto ancorato a una SEO di Title HTML, meta tags e links comprati. Chi fa SEO davvero sa che quelle tattiche sono obsolete o, per lo meno, che è sempre più complesso poter cercare di aver successo in Google grazie ad esse. E sai perché? Perché l&#8217;algoritmo non è un teorema che non si modifica mai, ma qualcosa di &#8220;vivo&#8221;, che è continuamente aggiornato nel tentativo di offrire i migliori risultati possibili.</p>
<p style="text-align: left;">La personalizzazione delle pagine di ricerca è qualcosa che i migliori SEO sanno utilizzare a vantaggio suo e dei propri clienti, caro Sandro. Come? Se tu fossi davvero un esperto di SMO, dovresti intuirlo. Noi SEO usiamo quella per influenzare i gusti dei nostri target, che così cercheranno i nostri Marchi associati alle keywords e ai concetti semantici che più ci interessano, cliccheranno sui nostri snippet arricchiti grazie all&#8217;uso dei dati strutturati (cercati Schema.org su Google) e voilá! la prossima volta che cercheranno un prodotto o un servizio che i siti che noi ottimizziamo Google glieli mostrerà in prima pagina per il semplice fatto che sa che gli possono interessare per averli già visitati. Forse questi conoscimenti spiegano perché io ho un Social Authority di 63 e tu di 1, tra le altre cose.</p>
<p style="text-align: left;">Parlando di chart, tu citi Forrester&#8230; ma non citi tutto quello che i dati di Forrester dicono. Per questo ti consiglio di leggere tutte le informazioni sulla crescita dell&#8217;uso di Internet e, quindi, sulla continua crescita dell&#8217;uso del Search in <a href="http://martinmacdonald.net/seo-is-dead/" target="_blank">questo post</a>, che il mio buon amico Martin MacDonald ha scritto in risposta a quell&#8217;articolo di The Guardian, che tu citi. Per inciso, Martin non è un SEO qualunque, ma il SEO di Expedia, azienda che credo tu abbia sentito nominare alcune volte.</p>
<p style="text-align: left;">AH! Che cavolo! Martin è un SEO, ma la SEO è morta&#8230; quindi perché prestargli attenzione?</p>
<p style="text-align: left;">A proposito di The Guardian? Sai che è probabilmente il quotidiano britannico che maggior uso fa di tutte le tecniche SEO? Che solo pochi giorni fa a realizzato la più impressionante migrazione di dominio che un sito abbia mai realizzato, grazie soprattutto alla preziosa consulenza di uno dei migliori SEO europei, <a href="http://yoast.com" target="_blank">Joost De Valk</a>?</p>
<p style="text-align: left;">Ma sicuramente questa non è una cosa importante, perché è una notizia SEO e la SEO è morta, come ci hai ricordato tu, caro Sandro.</p>
<p style="text-align: left;">Infine, <strong>una parola per Massimo Russo</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">Caro Massimo, so che dirigere una rivista come Wired Italia non deve essere un&#8217;impresa semplice. Ma, da buon direttore che sei, cerca di rivedere la qualità degli articoli che il sito pubblica.</p>
<p style="text-align: left;">Evita, per esempio, di far scrivere di SEO e SMO da qualcuno &#8211; senza offesa Sandro &#8211; che di SEO e SMO ne sa così poco che non riesce a discernere le buoni fonti dalle cattive, e tutte quelle citate da Iannaccone &#8211; perché il suo post è per tre quarti la traduzione di articoli di altri &#8211; sono pessime fonti.</p>
<p style="text-align: left;">Come sai benissimo esiste il concetto di Guest Author, per cui, se davvero vuoi far pubblicare un pezzo che parli dell&#8217;onanismo di Google verso i suoi propri prodotti, o delle nuove frontiere del Search Marketing, del concetto di Inbound Marketing o delle sinergie esistenti tra Social e SEO, di Crossmedia e Transmedia, allora guardati attorno e invita a dei veri esperti perché scrivano quell&#8217;articolo. Non dico me (pur se non sono così male, da quel che dicono in giro persone molto più conosciute nell&#8217;industria del Marketing Online internazionale), ma gente come Enrico Altavilla, o Andrea Pernici o Giorgio Taverniti.</p>
<p style="text-align: left;">Non solo eviteresti brutte figure per la tua rivista, ma anche eviteresti di offrire informazioni erronee che, per l&#8217;influenza che ha Wired in Italia, fanno solo del danno ai suoi lettori.</p>
<p style="text-align: left;">Un saluto&#8230; torno a rivedere le Lacrime di San Lorenzo e a desiderare un&#8217;informazione seria.</p>
<p style="text-align: left;">
</div><p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it"></a></p>
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		<item>
		<title>Avviso ai naviganti: la SEO non è morta</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 10:14:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Fiorelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog SEO Italia]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/seo-non-morta/">Avviso ai naviganti: la SEO non è morta</a></p>
<p>Allora, andando direttamente al sodo: l'autore del post di RWW non ha capito un cazzo (scusatemi, ma quando ci vuole ci vuole), e questi sono i motivi...</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it"></a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/seo-non-morta/">Avviso ai naviganti: la SEO non è morta</a></p>
<div itemscope itemtype="http://schema.org/BlogPosting"><p>Finalmente, dopo un bel po&#8217; di tempo, ritorno a postare un nuovo articolo in italiano, dopo che &#8211; nelle scorse settimane ho dedicato molta più attenzione al<a href="/category/blog/"> blog in versione inglese del sito</a>.</p>
<p>Come mai? Innanzi tutto perché ne sentivo il bisogno, ma anche &#8211; e sopratutto &#8211; perché siamo alla fine di un intensissimo 2011 per quanto riguarda la SEO e perché, come fiocchi di neve stagionale, è ricominciata la stagione dei posts che annunciano la morte della SEO.</p>
<p>Ok, ok&#8230; lo so, nel 99% dei casi non sarebbe necessario dedicare anche solo cinque minuti a controbattere quel genere di dichiarazione, anche perché servirebbe solo a fomentare il desiderio di visibilità che gli autori di quei posts in realtà hanno scrivendo quegli articoli.</p>
<p>Però, quando a dire che la SEO è morta è un sito rispettabile come Read Write Web, allora sì che credo è necessario entrare nella discussione.</p>
<p>Perché? Perché si tratta di articoli letti da migliaia di utenti, molti dei quali non sono in realtà degli addetti ai lavori e, quindi, realmente dannosi oltreché fuorvianti.</p>
<p>Allora, andando direttamente al sodo: l&#8217;autore del post di RWW non ha capito un cazzo (scusatemi, ma quando ci vuole ci vuole), e questi sono i motivi:</p>
<ul>
<li>Quando cita Matt Cutts, lo fa estrapolando la frase dal contesto della domanda alla quale risponde. Isolare una frase dal contesto normalmente porta a dire cazzate (ops, di nuovo ho usato quella parola). Matt Cutts sta semplicemente dicendo che lo scopo di Google è quello di presentare nei propri risultati di ricerca i migliori contenuti possibili e che questo è il suo obiettivo, ovvero far sì che il suo algoritmo sia talmente eccellente che in linea di principio non ci dovrebbe essere bisogno di ottimizzare un sito, perché quel sito sarà scoperto e messo in rilievo dall&#8217;algoritmo stesso. Questo, in alcune occasioni, è verificabile già adesso, quando, per esempio, notiamo come rankano siti inspiegabili ma che hanno quello che potremmo definire come &#8220;plus di naturalezza&#8221;; è il caso, soprattutto di alcuni blogs;</li>
<li>Lo stesso Matt Cutts, in una conversazione su Twitter con <a href="http://twitter.com/jane_copland" target="_blank">Jane Copland</a> di Ayima ha precisato le sue parole:<a href="http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2011/12/Dialogo-Matt-Cutts-e-Jane-Copland.jpg"><img class="size-full wp-image-405 aligncenter" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="Dialogo Matt Cutts e Jane Copland" src="http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2011/12/Dialogo-Matt-Cutts-e-Jane-Copland.jpg" alt="Dialogo Matt Cutts e Jane Copland" width="533" height="597" srcset="http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2011/12/Dialogo-Matt-Cutts-e-Jane-Copland.jpg 533w, http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2011/12/Dialogo-Matt-Cutts-e-Jane-Copland-267x300.jpg 267w" sizes="(max-width: 533px) 100vw, 533px" /></a>Bisogna poi essere onesti, e riconoscere che &#8211; pur tra mille errori ed equivocazioni &#8211; il Search Quality Dpt. (ovvero, quello che gestisce il motore di ricerca e l&#8217;algoritmo di Google) negli ultimi mesi sta cercando di far capire che non odia i SEO e che non considera la SEO in se stessa come sinonimo di Spam; forse quelli di Read Write Web avrebbero dovuto rivedere questo video di Matt Cutts del passato Ottobre:</li>
</ul>
<p align="center"><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/BS75vhGO-kk?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/BS75vhGO-kk?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p style="text-align: left;" align="center">Tra l&#8217;altro, di nuovo in questo video, Matt ripete il concetto per cui la SEO è essenziale per aiutare Google stesso a individuare le migliori risposte possibili alle queries realizzate nel suo motore di ricerca.</p>
<p style="text-align: left;" align="center">Certo, nel video poi fa chiaramente distinzione tra White e Black Hat SEO, ma l&#8217;esistenza di Black Hat non significa che la SEO non sia sostanzialmente vista come una disciplina amica da parte di Google.</p>
<p style="text-align: left;" align="center">Indirettamente questo interesse in mantenere buone relazioni con i SEO, poi, Matt Cutts l&#8217;ha dimostrata in modo pratico la settimana scorsa, quando <a href="/dear-google-why-do-you-want-me-to-hate-you/" target="_blank">un mio post</a>, ripreso poi da SEObook, scatenò un enorme reazione in Internet, tanto da intervenire egli personalmente per far sì che quei &#8220;simpaticoni&#8221; di Adwords Italia e Spagna eliminassero i loro annunci &#8220;Olvidate del SEO&#8221; e &#8220;SEO con Google&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;" align="center">Infine, ripassiamo velocemente le più importanti novità di questi ultimi mesi:</p>
<ul>
<li>Schema.org</li>
<li>l&#8217;Author mark up</li>
<li>lo Speed factor</li>
<li>Panda (che si basa nel 90% dei casi su problemi di duplicazione dei contenuti dovuti a pessime architetture di navigazione&#8230;)</li>
</ul>
<p>Già solo queste quattro novità possono far capire come la SEO sia essenziale per ogni sito web abbia la minima pretesa di rankare.</p>
<p>Perché, è vero che il contenuto è essenziale, ma, pur se io sono un grande promotore del content marketing, incomincio a essere arcistufo di coloro che dicono &#8220;Content is King&#8221;. No, non lo è. Semplicemente perché un sito web non è una monarchia in cui un elemento la fa da re. Un sito web è una democrazia di macrofattori, tutti ugualmente essenziali e che hanno bisogno l&#8217;uno dell&#8217;altro.</p>
<p>Un sito può avere il contenuto migliore del mondo su un determinato argomento, ma se esso non è promosso attraverso azioni di link building o di social, se è presente in una pagina che si trova ad anni luce dalla home page del sito, se è scritta in un Frame o se il suo testo non è ottimizzato per la keyword più consona&#8230; quel contenuto stupendo sarà come un luogo fantastico che però nessuno conosce, se non chi ci vive.</p>
<p>La SEO non è morta e Google non ha dichiarato guerra ai SEO. STOP, ¿CLARO?, AMEN.</p>
<p>La SEO è una disciplina in continua evoluzione e i veri SEO sono coloro che sanno stare al passo dei continui cambiamenti i motori di ricerca fanno. E oggi, il vero SEO è colui che ha il perfetto controllo dei tre elementi che segnano il successo di un sito:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2011/12/The-Inbounder-Graph.png"><img class="wp-image-408 aligncenter" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="The Inbounder Graph" src="http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2011/12/The-Inbounder-Graph.png" alt="The Inbounder Graph" width="505" height="448" srcset="http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2011/12/The-Inbounder-Graph.png 631w, http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2011/12/The-Inbounder-Graph-300x266.png 300w" sizes="(max-width: 505px) 100vw, 505px" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Perché Google sempre più si sta spostando verso a un nuovo tipo di Graph:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2011/12/New-Google-Graph.png"><img class="aligncenter  wp-image-409" title="New Google Graph" src="http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2011/12/New-Google-Graph.png" alt="New Google Graph" width="505" height="378" srcset="http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2011/12/New-Google-Graph.png 631w, http://www.iloveseo.net/it/wp-content/uploads/2011/12/New-Google-Graph-300x224.png 300w" sizes="(max-width: 505px) 100vw, 505px" /></a></p>
<p style="text-align: left;">così come ho cercato di spiegare nel mio ultimo post pubblicato su SEOmoz: <a href="http://www.seomoz.org/blog/wake-up-seos-the-new-google-is-here" target="_blank">Wake Up SEOs, the New Google is Here</a></p>
</div><p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it"></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.iloveseo.net/it/seo-non-morta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Usare Twitter e Backlinks per campagne link building</title>
		<link>http://www.iloveseo.net/it/usare-twitter-e-backlinks-per-campagne-link-building/</link>
		<comments>http://www.iloveseo.net/it/usare-twitter-e-backlinks-per-campagne-link-building/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 11:31:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Fiorelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog SEO Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Link Building]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.italiaseo.net/blog-seo-italia/?p=209</guid>
		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/usare-twitter-e-backlinks-per-campagne-link-building/">Usare Twitter e Backlinks per campagne link building</a></p>
<p>Questo post è la traduzione di Using Twitter and Backlinks to Build Links di Ethan Lyon pubblicato su SEER Interactive. Si considera questo post di grande utilità per tutti i SEO e Link Builder, per cui abbiamo considerato utile una sua traduzione. Nel nostro lavoro come SEO prendiamo sempre in considerazione molti insiemi di dati [...]</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it"></a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/usare-twitter-e-backlinks-per-campagne-link-building/">Usare Twitter e Backlinks per campagne link building</a></p>
<div itemscope itemtype="http://schema.org/BlogPosting"><blockquote><p>Questo post è la traduzione di <em>Using Twitter and Backlinks to Build Links</em> di Ethan Lyon pubblicato su <a href="http://www.seerinteractive.com/blog/" target="_blank">SEER Interactive</a>. Si considera questo post di grande utilità per tutti i SEO e Link Builder, per cui abbiamo considerato utile una sua traduzione.</p></blockquote>
<p>Nel nostro lavoro come SEO prendiamo sempre in considerazione molti insiemi di dati per capire come agire perché i nostri clienti si posizionino meglio e vedano aumentare i propri profitti grazie al Search Marketing. Ma solitamente li osserviamo individualmente: esplorare i link della concorrenza, gli utenti di Twitter, etc. etc.. Però che possiamo fare se usiamo quei dati tutti insieme per trovare opportunità di link building? Questa era una domanda che Wil [<a href="twitter.com/wilreynolds" target="_blank">Wil Reynolds</a>] mi fece alcuni mesi fa e chi disse di sviluppare una soluzione alla domanda utilizzando Excel.</p>
<p>Lo scopo fondamentale dello strumento che abbiamo sviluppato è quello di <strong>fondere i dati di Twitter e dei link esterni per capire chi sta seguendo un cliente, ma non possiede link verso il suo sito</strong>. Un tool come questo può fornire informazioni di gran valore, perché permettono di livellare le relazioni esistenti e creare azioni di link building scalabili.</p>
<p>Dopo aver risposto a quella domanda, cominciammo a utilizzare i dati in modi differenti per rispondere a nuove domande. Quindi, pur se noi in questo post utilizzeremo un solo modo di unire i dati e usarli, esistono infinite possibilità una volta apprese le funzioni VLOOKUP e COUNTIF di Excel e a usare le tavole di Pivot per consolidare e ordinare i dati.</p>
<p>Bene, incominciamo con trovare le persone che seguono il nostro cliente ma che non linkano al suo sito.<span id="more-209"></span></p>
<h2>Ottenere i dati da Twitter</h2>
<p><a href="http://export.ly" target="_blank">Export.ly</a>. Se si posseggono meno di 10.000 followers si possono ottenere i loro dati da Twitter pagando con un tweet che parla di Export.ly.</p>
<p><img class="aligncenter" title="Export.ly" src="http://www.seerinteractive.com/wp-content/uploads/twitter_tool_exportly_1.png" alt="" width="702" height="487" /></p>
<p><img class="aligncenter" title="Export.ly 2" src="http://www.seerinteractive.com/wp-content/uploads/twitter_tool_exportly_2.png" alt="" width="702" height="575" /></p>
<h2>Creare un nuovo Foglio di Excel</h2>
<p>Utilizzeremo i dati del profilo Twitter di Wil come esempio. Copiate i dati esportati con Export.ly nella colonna A in un nuovo file di Excel.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Twitter tool raw data" src="http://www.seerinteractive.com/wp-content/uploads/twitter_tool_raw_data_3.png" alt="" width="841" height="436" /></p>
<h2>Ottenere i backlinks con Open Site Explorer (OSE)</h2>
<p>Esportiamo i link esterni del cliente usando <a href="http://www.opensiteexplorer.com" target="_blank">Open Site Explorer</a> o <a href="http://www.majesticseo.com/" target="_blank">Majestic SEO</a>. Nel nostro esempio esporteremo i link al root domain di SEER Interactive usando OSE.</p>
<p>Dopodiché incolliamo questi dati nella colonna B in un foglio differente dello stesso foglio di lavoro di Excel.</p>
<p><img class="aligncenter" title="Twitter tool back link data 4" src="http://www.seerinteractive.com/wp-content/uploads/twitter_tool_backlink_data_4.png" alt="" width="708" height="661" /></p>
<h2>Pulire le URLs</h2>
<p>È un passo obbligato. Dobbiamo rimuovere http://, www. e tutto ciò che viene dopo “/” in ogni set di dati. In questo modo potremo comparare mele con mele nei nostri dati quando realizzeremo il Pivot. Esiste una formula per fare questo utilizzando le funzioni IF, ISERROR e SUBSTITUTE, ma pur se non è altrettanto scalabile usare le funzioni trova e sostituisce è molto più semplice che scrivere formule complesse in Excel. Oppure potete utilizzare l’<a href="http://ontolo.com/link-building-tools#!list-trim-hosts" target="_blank">hostname tool di Ontolo</a>, ma – questa volta – vogliamo servirci solo di Excel.</p>
<p>Nel foglio con i dati di Twitter, copiamo e incolliamo la colonna E (corrispondente alle URLs) nella colonna N. Poi, selezionamo la colonna N, troviamo e rimpiazziamo http:// con nulla e facciamo lo stesso con www., “/*” e “/”, prestando attenzione a osservare quest’ordine; in caso contrario si corre il rischio di cancellare tutte le URLs.</p>
<p><img class="aligncenter" title="Twitter tool pulire URLs" src="http://www.seerinteractive.com/wp-content/uploads/twitter_tool_clean_url_5.png" alt="" width="697" height="437" /></p>
<p>Adesso facciamo lo stesso con i nostri backlinks. Copiamo e incolliamo la colonna B (URL) nella colonna A e ripetiamo il processo sopra descritto per pulire le URLs.</p>
<h2>Trovare chi ha link verso il tuo sito e chi no.</h2>
<p>Dopo che abbiamo pulito le nostre URLs, possiamo utilizzare il comando COUNTIF per capire quali tra i nostri followers hanno un link al nostro sito. Etichettiamo la colonna O nel foglio dei dati di Twitter “Link: Yes / No”, e scriviamo la funzione in O2:</p>
<pre>=IF(N2=”",”No”,COUNTIF([select column A in the backlinks], [select N2 in the Twitter Sheet])&gt;0,”Yes”,”No”))</pre>
<p><img class="aligncenter" title="Twitter tool funzione IF" src="http://www.seerinteractive.com/wp-content/uploads/twitter_tool_if_8.png" alt="" width="580" height="179" /></p>
<p>Copiamo e incolliamo questa formula alla fine dei dati di Twitter. Questa funzione conterà quante volte la URL pulita dei followers appare tra i backlinks e gli account di utenti che, invece, non hanno un link nel loro profilo Twitter. Adesso dovremmo avere una colonna di “Yes” e “No”.</p>
<h2>Creare una tavola Pivot</h2>
<p>Prendiamo questi nuovi dati e creiamo una tavola di Pivot per vedere chi ci segue ma non ci linka. Selezioniamo dalla colonna A alla O e clicchiamo sul tasto della tavola di Pivot. Quando selezioniamo OK, si dovrebbe aprire un nuovo foglio di calcolo.</p>
<p><img class="aligncenter" title="Twitter tool Pivot" src="http://www.seerinteractive.com/wp-content/uploads/twitter_tool_pivot_9.png" alt="" width="462" height="514" /></p>
<h2>Aggiungere filtri alla tavola di Pivot</h2>
<p>Trascinare</p>
<ol>
<li>“Link: Yes / No” in “Report Filter”</li>
<li>“Screen Name” e “URL” in “Row Labels”</li>
<li>“Friends” in “Values”</li>
</ol>
<p><img class="aligncenter" title="Twitter tool organizzazione Pivot" src="http://www.seerinteractive.com/wp-content/uploads/twitter_tool_pivot_org_10.png" alt="" width="242" height="821" />Adesso dobbiamo pulire questi settaggi. Clicchiamo su “Count of Friends” e selezioniamo “Value Field Setting”. Adesso, selezioniamo “Sum” e OK.</p>
<p><img class="aligncenter" title="Twitter tool Pivot setting" src="http://www.seerinteractive.com/wp-content/uploads/twitter_tool_pivot_settings_11.png" alt="" width="623" height="508" /></p>
<h2>Modificare la tavola di Pivot</h2>
<p>Adesso, nel nostro esempio, abbiamo tutti i followers di Wil nella nostra tavola Pivot. Vogliamo però vedere solo quelli che non linkano a SEER Interactive, perciò dobbiamo selezionare il filtro “Link: Yes / No” nella tavola di Pivot e cliccare “Yes” e “(blank)”. Ora abbiamo la lista dei followers di Wil che non linkano a SEER Interactive, ma è una lista piuttosto disordinata. Clicchiamo il tasto destro del mouse su uno dei numeri di “Sum of Friends”, “Sort” e “Largest to Smallest”.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Twitter tool ordinare il Pivot" src="http://www.seerinteractive.com/wp-content/uploads/twitter_tool_pivot_sort_12.png" alt="" width="583" height="536" /></p>
<p>Bene, adesso possiamo mandare un DM ai bloggers con cui abbiamo una buona relazione e gli possiamo chiedere se possiamo scrivere un post per loro o gli chiediamo direttamente un link.</p>
<h2>Altre cose che possiamo fare con questi dati</h2>
<p>Questo è solamente un modo di usare questo insieme di dati. Se siete degli Ninja di Excel potete anche:</p>
<ul>
<li>Utilizzare la funzione rank per soppesare “listed”, “followers” e “friends” per creare un ranking degli influencers, perché ordinare gli utenti per numero di followers non è la miglior maniera di calcolare la loro influenza.</li>
<li>Ordinare gli utenti di Twitter secondo il numero di followers (dal maggiore al minore) ed eliminare le URLs duplicate. Se esistono molteplici followers per un dominio, questo potrebbe gonfiare il numero dei tuoi amici. Questo solo ha effetto se si fa pivot.</li>
<li>Aggiungere il numero di Retweets per individuare quali followers hanno una relazione di “dialogo” con noi. Questo ci permette di capire meglio il circolo sociale su Twitter.</li>
<li>Utilizzare le metriche di dominio e di pagina di OSE per ordinare gli utenti di Twitter. In fondo, per il link building, non è importante quanto influente è un utente su Twitter, ma quanto autorevole è il suo sito.</li>
<li>Aggiungere i ranking su Google per una keyword determinata, per capire chi è posizionato prima di noi e se esiste qualche possibilità di ottenere un link dal loro circolo sociale.</li>
<li>Creare una tavola di Pivot “geolocalizzata” sulla base dei dati esportati da Twitter per scoprire opportunità di link localizzati in un territorio determinato.</li>
</ul>
<p>Adesso possiamo costruire un foglio finale che ci aiuti a scoprire opportunità di link building.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Twitter tool dashboard" src="http://www.seerinteractive.com/wp-content/uploads/twitter_tool_pivot_dashboard_13.png" alt="" width="692" height="438" /></p>
<p>Questo è il link al foglio Excel utilizzato come esempio: <a href="https://seerinteractive.box.net/shared/t3xtb24i3044h4kahkkk" target="_blank">https://seerinteractive.box.net/shared/t3xtb24i3044h4kahkkk</a></p>
<p>Se provate questo tool per uno dei vostri clienti, saremmo grati se ci mandate un feedback sul suo funzionamento. Inoltre, se conoscete altri metodi per utilizzare i dati ricavabili da Twitter per creare azioni di link building, vi invitiamo a condividerli nei commenti.</p>
<p>Grazie e buon divertimento.</p>
</div><p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it"></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Panda Update di Google. Che cosa fare</title>
		<link>http://www.iloveseo.net/it/panda-update-di-google-che-cosa-fare/</link>
		<comments>http://www.iloveseo.net/it/panda-update-di-google-che-cosa-fare/#respond</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Aug 2011 10:57:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Fiorelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog SEO Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Panda Update]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.italiaseo.net/blog-seo-italia/?p=203</guid>
		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/panda-update-di-google-che-cosa-fare/">Panda Update di Google. Che cosa fare</a></p>
<p>Questo post è la traduzione dell&#8217;articolo Google’s Panda/Farmer Update – What To Do About It di Tom Critchlow che si pubblicò nel blog di Distilled il passato mese di Marzo. Si ha considerato la sua traduzione in seguito al lancio del Panda Update in Italia lo scorso 12 di Agosto. Come tutti sapete nelle passate settimane [...]</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it"></a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/panda-update-di-google-che-cosa-fare/">Panda Update di Google. Che cosa fare</a></p>
<div itemscope itemtype="http://schema.org/BlogPosting"><blockquote><p>Questo post è la traduzione dell&#8217;articolo <em><a href="http://www.distilled.net/blog/seo/googles-pandafarmer-update-what-to-do-about-it/" target="_blank">Google’s Panda/Farmer Update – What To Do About It</a></em> di Tom Critchlow che si pubblicò nel blog di Distilled il passato mese di Marzo. Si ha considerato la sua traduzione in seguito al <strong>lancio del Panda Update in Italia</strong> lo scorso 12 di Agosto.</p></blockquote>
<p>Come tutti sapete nelle passate settimane è stato lanciato un update in grande scala dell’algoritmo di Google. Inizialmente chiamato Farmer update da Danny Sullivan, già sappiamo che il suo vero nome è Panda update. Questo post è nato in risposta dell’ormai famosa intervista di Wired a Amit Singhal e Matt Cutts.</p>
<p>Per prima cosa alcuni dati che conosciamo:</p>
<ul>
<li>Un primo update avvenne il 23 Febbraio e solo negli Stati Uniti (Google.com);</li>
<li>Un secondo, più lieve, fu realizzato l’1 Marzo per poter correggere il tiro e restituire ad alcuni siti il traffico che Panda gli aveva tolto ingiustamente come vittima collaterale [N.d.R.: in seguito si sono registrati nuovi update di Panda, fino alla versione 2.3].</li>
</ul>
<p>Per una più completa comprensione, vi consiglio l’attenta lettura di questi due posts fondamentali:</p>
<ul>
<li>Search Engine Land &gt; <a href="http://searchengineland.com/google-forecloses-on-content-farms-with-farmer-algorithm-update-66071" target="_blank">http://searchengineland.com/google-forecloses-on-content-farms-with-farmer-algorithm-update-66071</a></li>
<li>Search Engine Land parte 2, che include una lista aggiornata di vincitori e vinti &gt;<a href=" http://searchengineland.com/more-farmer-update-winners-losers-wikihow-blippr-yahoo-answers-66605" target="_blank"> http://searchengineland.com/more-farmer-update-winners-losers-wikihow-blippr-yahoo-answers-66605</a></li>
<li>Questo post di SEOmoz, che giustamente identifica come questo update in gran parte non sia relazionato con i links che un sito possiede &gt; <a href="http://www.seomoz.org/blog/googles-farmer-update-analysis-of-winners-vs-losers" target="_blank">http://www.seomoz.org/blog/googles-farmer-update-analysis-of-winners-vs-losers</a> <span id="more-203"></span></li>
</ul>
<p>Inoltre (e ne sono orgoglioso) sembra che possa aver predetto quali fossero alcuni dei fattori chiave del Panda Update:</p>
<blockquote><p>[&#8230;] o alcune teorie rispetto a Panda. Quello che sto per scrivere si basa sull’intuizione e sull’aver osservato un buon numero di siti colpiti e non colpiti dall’update – ovvero non si basa su dati scientifici:</p>
<p>Secondo me questo è un update assai complesso che ha preso in cosiderazione un buon numero di fattori. Non credo che sia questione di un solo fattore il cui peso è stato cambiato radicalmente. Moultano su Hacker News ha affermato di aver lavorato su questo update durante un anno intero. Questo è un tempo lunghissimo, se consideriamo che gli updates dell’algoritmo di Google hanno una frequenza giornaliera.</p>
<p>Google ha detto che ha testato quest’attualizzazione seguendo metodi nuovi e creativi (senza però dire quali fossero), il che accentua il fatto che non è una semplice modificazione dell’algoritmo, ma piuttosto un vero e proprio metodo di posizionare le cose (ovviamente molte delle vecchie metriche sono ancora importanti, ma sono stati probabilmente aggiunti nuovi fattori che non scopriremo per qualche tempo).</p>
<p>Guardano all’insieme dei siti colpiti, ho notato come nessuno di quei siti avesse un contenuto degno di essere definito tale above the fold. Questo tipicamente si deve per due motivi:</p>
<ol>
<li>Presenza aggressiva della pubblicità nella pagina (per esempio Adsense, banners, pubblicità insertata contestualmente nel testo stesso, etc.);</li>
<li>Solo una testimoniale presenza di contenuto unico nella pagina (probabilmente grazie a scraping o semplicemente “leggero”).</li>
</ol>
<p>Questo è certamente solo teoria – ma credo che Google con questo update ha cercato di “migliorare il web” nella stessa maniera che avevano cercato di migliorarla permettendo ai siti veloci di posizionarsi meglio. Il miglioramento qui fa riferimento genuinamente al concetto di siti utili. Per esempio prendete in considerazione Cult of Mac, che è uno dei siti che Wired ha segnalato come colpiti dall’update. Guardate a una pagina tipo del loro sito:</p>
<p><a href="http://www.cultofmac.com/analyst-ipad-2-critical-catalyst-for-continued-tablet-lead/84798 " target="_blank">http://www.cultofmac.com/analyst-ipad-2-critical-catalyst-for-continued-tablet-lead/84798 </a></p>
<p>Mentre esiste ottimo contenuto in questo sito – basicamente non esiste contenuto unico above the fold e sono presenti due blocchi di annunci pubblicitari. Non sembra quindi strano che Google abbia colpito per errore questo sito durante l’update (errore rimediato dal secondo update d’inizio Marzo). [&#8230;]</p>
<p>È degno di nota che i fattori 1 e 2 sopra elencati POTREBBERO solo essere delle cause secondarie di una maggiore attenzione da parte di Google delle metriche di uso di un sito. Può essere che non abbia renderizzato per nulla la pagina per questo update (sebbene sappiamo che Google renderizza le pagine, ricordate la patente del reasonable surfer &gt; <a href="http://www.seobythesea.com/?p=3806" target="_blank">http://www.seobythesea.com/?p=3806</a>).</p>
<p>A ulteriore sostegno di questa teorie (e sì, è solo una teoria!), trovo affascinante che di tutti i content farms d’alto profilo, Ehow non sia stato colpito e se osservate le loro pagine, in realtà notiamo che esiste un bel po’ di contenuto unico above the fold. Lo stesso (anche se in minor misura) si può dire per wikihow – un altro grande content farm che è sopravvissuto all’update.</p>
<p>* IMPORTANTE: vi prego di notare che non pretendo che il 100% dei siti colpiti abbia uno o tutti quei due fattori presenti, ma sì una gran maggioranza. Come detto prima, credo che questo è un update dalle molte sfumature che include un amplio spettro di fattori e, quindi, che ci possono sempre essere delle eccezioni alla regola. Detto questo, è per me indubbio che molti dei siti colpiti rispondono ai due criteri da me presentati.</p>
<p>EDIT – Sembra che possa essere stato nel giusto, almeno parzialmente: “Poi abbiamo chiesto alle persone che giudicavano i siti … secondo voi questo sito a un numero eccessivo di annunci?”</p>
<p><a href="http://www.wired.com/epicenter/2011/03/the-panda-that-hates-farms/" target="_blank">http://www.wired.com/epicenter/2011/03/the-panda-that-hates-farms/</a></p></blockquote>
<p>Alcune di queste cose sono state confermate in questo post di Wired:</p>
<p><a href="http://www.wired.com/epicenter/2011/03/the-panda-that-hates-farms/all/1" target="_blank">http://www.wired.com/epicenter/2011/03/the-panda-that-hates-farms/all/1</a></p>
<p>Ed ecco alcune <strong>soluzioni</strong>:</p>
<p><strong>Una presenza troppo aggressiva di pubblicità è un fattore di rischio. </strong></p>
<p>Cutts: <em>C’era una ingegnere che venne con un rigoroso elenco di domande, tutte del tipo. “Consideri che questo sito sia autorevole? Andrebbe per te bene se questo contenuto fosse pubblicato in una rivista? Questo sito ha un numero eccessivo di annunci?”</em></p>
<p>Questo era, appunto, uno dei punti che avevo ipotizzato essere parte dell’update dell’algoritmo. Potete vederlo voi stessi. Ho creato un Box Search di Google per tutti i siti elencati nella lista di Sistrix come grandi perdenti. Provate qui.</p>
<p>&lt;script src=&#8221;http://www.gmodules.com/ig/ifr?url=http://www.google.com/cse/api/008172789018542968974/cse/gqrtqmnqgfw/gadget&amp;amp;synd=open&amp;amp;w=400&amp;amp;h=75&amp;amp;title=Google+farmer+losers&amp;amp;border=%23ffffff%7C3px%2C1px+solid+%23999999&amp;amp;output=js&#8221;&gt;&lt;/script&gt;</p>
<p>Pressappoco ogni ricerca vi mostrerà pagine infestate di annunci. Una coincidenza? Non lo credo.</p>
<p>Ma gli annunci non solo l’unico fattore. <strong>Conta pure il trust</strong>.</p>
<p>Singhal: <em>Chiedemmo ai tester domande come: “Ti sentiresti a tuo agio a lasciare a questo sito i dati della tua carta di credito? Ti sentiresti tranquillo a dare ai tuoi figli medicine prescritte da questo sito?”.</em></p>
<p>Perciò non solo gli annunci giocano un fattore – è il generale <strong>look and feel</strong>, la <strong>percezione </strong>e <strong>l’affidabilità </strong>che si sente verso una pagina che entra in ballo per capire se è stata colpita o no dall’update.</p>
<p>Ovviamente queste cose non possono essere misurate direttamente da algoritmi, ma dall’intervista sembra che siano stati capaci di elaborare un numero di svariati fattori che, combinati, danno una misura accurata di quanto un sito è considerato affidabile.</p>
<p>Questo update ha molte variabili.</p>
<p>Come dicevo nel mio commento, e come supporta l’articolo di Wired, questo cambio è uno dei grandi. Non è semplicemente un sottile aggiustamento dei fattori chiave dell’algoritmo; anzi sembra che ne siano stati introdotti alcuni totalmente nuovi, o che Google abbia ideato un nuova e più complessa maniera di combinarli insieme.</p>
<p>Amit Singhal: <em>Beh, l’abbiamo chiamato internamente come uno dei nostri ingegneri, il cui nome è Panda. Egli è stato uno dei ragazzi chiave, avendo egli trovato un metodo alcuni mesi fa che rese questo update possibile.</em></p>
<p>E se è necessario un metodo per rendere possibile Panda, allora questo dovrebbe significa che è un update alquanto complesso, no? Qunidi, o si sta prendendo in considerazione tutto un insieme di fattori che prima non lo erano oppure hanno trovato un modo per processare segnali in modo sufficientemente veloce per utilizzarli nei risultati di ricerca. Quale sia il perché – questo non è un update in cui conta solamente una cosa, è un update che tocca ogni tipo di fattore differente l’uno dall’altro e che insieme formano un insieme complesso. E molto ancora deve venire.</p>
<p>Amit Singhal: <em>Io non parlarei mai direttamente di un sito specifico o di un altro. Comunque, il sistema che abbiamo elaborato [Panda] fa un ottimo lavoro in trovare siti di bassa qualità. È più prudente con siti di qualità media, perché è necessario essere soprattutto essere prudenti.</em></p>
<p>Mi sento fiducioso nel dire che questo è solo l’inizio. Sembra che Google stia per attualizzare Panda nel corso dei prossimi giorni/settimane/mesi per individuare i siti di qualità media. Questo update sembra essere stato soprattutto a livello di dominio, ma forse nel futuro si concentrerà di più a livello di pagine singole [N.d.R.: e così sembrerebbe essere stato, con i vari Panda updates di questi ultimi mesi].</p>
<p>In ogni modo, fate attenzione perché se il vostro è un sito di qualità media ed è in una nicchia affollata di mercato, allora potreste vedere gli effetti di Panda abbastanza presto.</p>
<p><em>[N.d.R.: non si traduce una parte del post perché ormai datata, facendo riferimento al possibile lancio di Panda in Google.co.uk]</em></p>
<p>Google ha disegnato l’algoritmo intorno a segnali “umani”?</p>
<p>Amit Singhal: <em>Nell’iperspazio possiamo immaginare un insieme di punti, alcuni sono rossi, altri verdi e altri ancora hanno qualcosa di verde e qualcosa di rosso. Il nostro lavoro è trovare un aereo che dica che la maggioranza delle cose da questa parte sono rosse e che nell’altra sono verdi.</em></p>
<p>Che vuole dire Amit Singhal con questa metafora un poco contorta? Significa che Google è stato in grado di elaborare un algoritmo in grado di individuare un certo numero di segnali “umani”? Questa sarebbe la prima volta che ammetterebbe qualcosa di simile.</p>
<p><strong>Allora, che fare? </strong></p>
<ul>
<li>Assicuratevi che il <strong>contenuto</strong> del sito sia <strong>unico e utile</strong>. Niente di incredibilmente nuovo qui (i contenuti di qualità sono sempre stati la miglior tattica), ma penso che Google abbia stretto il cerchio e che ponga molta più <strong>attenzione ai contenuti duplicati e/o leggeri</strong>.</li>
<li>Assicuratevi che sia <strong>presente contenuto di gran valore “above the fold” in ogni pagina</strong>.</li>
<li>Potreste considerare l’idea di utilizzare un sistema di feedback per testare il vostro sito. Chiedete alcune delle domande che Google ha fatto ai suoi testers e sulla base delle risposte ottimizzate la qualità del vostro sito.</li>
<li><strong>Sbarazzatevi di pubblicità aggressiva e immagini che sembrano blocchi di pubblicità</strong>. Adsense, kontera, banners o semplicemente grandi immagini che sembrano annunci pubblicitari&#8230; attenti che non precedano il vostro contenuto.</li>
<li><strong>Ridisegnate il vostro sito in modo che sembri un sito moderno</strong>&#8230; perché questo update è basato su ciò che la gente vuole vedere, non sul valore reale di un sito (perché siti graficamente pessimi possono essere di ottima qualità). Purtroppo, se il vostro sito è brutto, allora correrà maggior rischio di essere colpito da Panda che un sito bello.</li>
<li><strong>Rendete il vostro sito molto più affidabile</strong>. Questa è sempre stata un’ottima tattica – perché aiuta il conversion rate – ma dovreste prestare attenzione e avere una buona pagina “chi siamo”, “privacy”, “contatto”&#8230; per far sì che gli utenti si sentano a proprio agio ad usare il vostro sito.</li>
<li><strong>Impegnatevi a fondo nel gioco sociale</strong>. I social signals (twitter, facebook, +1 e quant’altro) hanno un valore anche per Panda. Infatti, se un contenuto è condiviso ciò significa che gli utenti lo hanno considerato utile o di qualità.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Google attualizza il PageRank visibile&#8230;</title>
		<link>http://www.iloveseo.net/it/google-attualizza-il-pagerank-visibile/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 20:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Fiorelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog SEO Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[PageRank]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/google-attualizza-il-pagerank-visibile/">Google attualizza il PageRank visibile&#8230;</a></p>
<p>&#8230; e &#8216;sti c&#38;%&#8221;$i non lo aggiungiamo? E sì! Oggi, dopo sei mesi di assoluto nulla, Google ha attualizzato il TBR, ovvero il PageRank visibile nella Google Bar. Per essere chiari, quello che si è attualizzato non è il PageRank reale, quello che solo Google conosce per ogni singola pagina ha nel suo indice e [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/google-attualizza-il-pagerank-visibile/">Google attualizza il PageRank visibile&#8230;</a></p>
<div itemscope itemtype="http://schema.org/BlogPosting"><p>&#8230; e &#8216;sti c&amp;%&#8221;$i non lo aggiungiamo?</p>
<p>E sì! Oggi, dopo sei mesi di assoluto nulla, Google ha attualizzato il TBR, ovvero il PageRank visibile nella Google Bar.</p>
<p>Per essere chiari, quello che si è attualizzato non è il PageRank reale, quello che solo Google conosce per ogni singola pagina ha nel suo indice e che si attualizza ogni giorno, ma quello che si mostra al pubblico.</p>
<p>Ma non sono la stessa cosa? NO! Ossia, sì, ma solo in questo stesso 27 di Giugno 2011, perché già domani il PageRank reale avrà subito dei cambi anche se solo decimali&#8230; e cambi anche solo di un decimo su scala logaritmica come quella del PageRank può significare molto.<span id="more-199"></span></p>
<p>Come prendere, dunque, questa notizia? Come una nota di costume, così come quando leggendo il quotidiano leggi che Lady Gaga ha dichiarato chissà che cosa. Pensateci: quest&#8217;attualizzazione è così importante che Google ci ha dedicato&#8230; ZERO notizie, nè sui suoi molti blog nè in Twitter.</p>
<p>Purtroppo, però, questo update darà nuovo respiro a tutti quelli che fanno mercato del Toolbar PageRank:</p>
<ul>
<li>Directories farlocche che si vendono perché hanno PageRank X;</li>
<li>Blog dalla dubbia utilità informativa che vendono review a peso di PageRank;</li>
<li>Siti di article marketing e comunicati stampa che rinfrescheranno i loro messaggi acchiappa-ignoranti mettendo in evidenza la loro barretta verde</li>
</ul>
<p>e così via.</p>
<p>Una cosa positiva, però, possiamo trovarla. Se in forum, blogs e quant&#8217;altro incontriamo messaggi di &#8220;SEO&#8221; entusiasti perché il loro PageRank è aumentato (o, al contrario, disperati perché è calato), allora segniamoci i loro nomi e i loro siti e mettiamoli nella lista di coloro che NON dobbiamo contattare se vogliamo realizzare delle campagne SEO.</p>
<p>Cercando di essere obiettivo, posso ammettere una cosa: l&#8217;attualizzazione di oggi è una fotografia dello stato al giorno d&#8217;oggi del mio sito. Se è il TBR è migliorato, ok&#8230; una conferma che si stava realizzando un buon lavoro di ottimizzazione. Se si è abbassato, allora cerchiamo di capire cosa, rispetto all&#8217;ultima volta, è stato fatto per giustificare quel calo.</p>
<p>E ricordiamoci che il nuovo PageRank visibile non sarà attualizzato se non fra quattro/sei mesi&#8230; per cui, da domani, ritorniamo a dimenticarci della barretta e ritorniamo a prendere in considerazione metriche più affidabili, come, per esempio, il mozRank, che riflette più fedelmente quello che potrebbe il PageRank reale di un sito, o il Page Authority, entrambi di SEOmoz.</p>
<p>E, soprattutto, non fate i furbi cercando di vendere il vostro PageRank come se avesse un valore che in realtà non possiede; se lo farete starete danneggiando ulteriormente la nostra categoria.</p>
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		<title>Panda Update e PandaRank</title>
		<link>http://www.iloveseo.net/it/panda-update-pandarank/</link>
		<comments>http://www.iloveseo.net/it/panda-update-pandarank/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 12:57:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Fiorelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog SEO Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Panda Update]]></category>
		<category><![CDATA[PandaRank]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/panda-update-pandarank/">Panda Update e PandaRank</a></p>
<p>&#8230; ma prometto che cercherò di essere originale. Comunque credo che, dopo cinque mesi di Panda e in presenza della sua versione 2.2 in azione in questi giorni, si possano trarre delle conclusioni. La prima, è che tutti coloro che posseggono un sito in lingua non inglese,e il cui target non è google.com o una [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/panda-update-pandarank/">Panda Update e PandaRank</a></p>
<div itemscope itemtype="http://schema.org/BlogPosting"><p>&#8230; ma prometto che cercherò di essere originale.</p>
<p>Comunque credo che, dopo cinque mesi di Panda e in presenza della sua versione 2.2 in azione in questi giorni, si possano trarre delle conclusioni.</p>
<ul>
<li>La prima, è che tutti coloro che posseggono un sito in lingua non inglese,e il cui target non è google.com o una versione regionale in inglese di Google, dovremmo essere contenti di vedere così chiaramente come funziona e come i nostri colleghi SEO d&#8217;oltreoceano (e d&#8217;oltremanica) stanno agendo per risolvere le penalizzazioni subite.</li>
<li>La seconda, riflesso scontato ma evidentemente non così ovvio della prima, è che se non abbiamo corretto nei nostri siti e in quelli dei nostri clienti quei difetti che da tanto tempo vediamo essere penalizzati, allora dobbiamo farlo adesso e indipendentemente dal fatto che Panda sarà attivo in google.it e per i siti in italiano domani o tra tre mesi.</li>
<li>Terza considerazione, che Panda non è un update, ma un&#8217;insieme di fattori di ranking.</li>
</ul>
<p>La distinzione la fa, ottimamente, Danny Sullivan in questo post pubblicato oggi su <a href="http://searchengineland.com/why-google-panda-is-more-a-ranking-factor-than-algorithm-update-82564" target="_blank">Search Engine Land</a>.</p>
<p>La distinzione è da fare, perché la parola &#8220;Update&#8221; è ambigua. Infatti, essa normalmente fa riferimento alla messa in produzione e al lancio di un&#8217;attualizzazione dell&#8217;algoritmo stesso di Google, algoritmo che regola la gestione dell&#8217;indicizzazione delle pagine web ogni volta che queste sono scoperte dai crawlers ed entrano a far parte dell&#8217;indice di Google. Updates furono Florida nel 2003, Vince nel 2009 e l&#8217;anno scorso il Mayday. Gli updates, quindi, sono attivi sempre e sempre intervengono nell&#8217;indicizzazione di una pagina.</p>
<p>Panda, invece, no.<span id="more-196"></span></p>
<p><strong>Panda è un algoritmo di ranking</strong>, come lo è il PageRank (Danny Sullivan lo arriva a chiamare PandaRank) . Un algoritmo nato sopratttutto dal frutto di test manuali fatti direttamente da Google e da tutte le indicazioni &#8220;umane&#8221; Google può raccogliere dall&#8217;uso che si fa del web. E come ogni algoritmo di ranking interviene sul Algoritmo generale, ma non è tutto l&#8217;algoritmo di Google.</p>
<p>Importante, poi, è sapere che è <strong>ogni update di Panda è lanciato manualmente</strong> da Google, come se fosse un enorme setaccio con cui eliminare tutte quelle pagine che si considerano non rilevanti secondo i fattori di <em>pandaranking</em>. Questo spiega perché sono molti i siti che, colpiti da Panda, non siano ancora riusciti a vedere gli effetti positivi dei loro interventi di correzione e ottimizzazione. Infatti, se la prima versione di Panda si lanciò a fine febbraio e la seconda sette settimane dopo (l&#8217;11 di Aprile), anche se un sito era stato riottimizzato a marzo, gli effetti positivi non erano stati visibili &#8211; appunto &#8211; fino al lancio (manuale) di Panda 2.0 in Aprile.</p>
<p>Un&#8217;altra cosa che è abbiamo potuto capire è che <strong>Panda colpisce a livello di singola pagina, non di dominio</strong>. Questo significa che solo quelle pagine di un sito che non rispondono positivamente ai fattori del PandaRank sono penalizzate.</p>
<h3>Ma quali sono i fattori del PandaRank?</h3>
<p>Google, in questo caso, è stato abbastanza trasparente, per cui non è poi così complesso capire quali sono questi fattori.</p>
<p>In linea generale, sono tutti fattori che incidono a livello On Page e che, quindi, non sembrano essere influenzati da fattori interni. Ricordatevi, Panda nasce dall&#8217;esigenza di ripulire le SERPs di pagine irrilevanti per gli utenti (il concetto d&#8217;irrilevanza secondo Google si può discutere, ma non è qui il posto dove farlo), per cui si parla di contenuti, di usabilità e di performance.</p>
<ul>
<li>Panda non ama i contenuti &#8220;leggeri&#8221; (thin content), ovvero quelle pagine che sono create esclusivamente per posizionarsi per una determinata keyword ma che, in realtà, non offrono alcun valore all&#8217;utente. Questo spiega il perché del crollo di siti come eHow e simili;</li>
<li>Panda conferma &#8211; e con maggior forza &#8211; il poco amore di Google per i contenuti duplicati. Questo non fa riferimento solo al fenomeno degli scraper sites, ma si deve estendere anche alla pessima abitudine di molti eCommerce di non curare per nulla le proprie pagine di prodotto, che nella maggioranza dei casi sono copie di copie di copie della scheda del distributore del prodotto stesso. Questo spiega perché siano stati molti gli eCommerce colpiti da Panda.</li>
<li>Panda non ama le trappole&#8230; Mi spiego: è perfettamente corretto avere pubblicità nel proprio sito/blog, ma non è corretto creare pagine il cui unico vero scopo è quello di generare ingressi attraverso Adsense e pubblicità d&#8217;affiliazione. Generalmente questo tipo di pagine sono anche del tipo &#8220;leggero&#8221; e &#8220;duplicato&#8221;. Quindi è lecito avere pubblicità, ma questa non deve essere invasiva e predominante rispetto al contenuto vero e proprio della pagina. Avete presente quei siti in cui dopo ogni paragrafo di un post c&#8221;e un blocco di Adsense? Ecco, quella è la pagina che è penalizzata da Panda.</li>
<li>Panda non ama la confusione&#8230; quindi non ama siti che non offrano uno standard minimo di usabilità. Per questo, sulla base dei test &#8220;umani&#8221; Google cerca di individuare lo standard della pagina ben disegnata, quella che non causa un numero esorbitante di bounce rate, etc. etc. Ma per &#8220;confusione&#8221; vogliamo anche dire &#8220;topicità&#8221;: se una pagina parla di &#8220;frittelle&#8221;, allora deve essere evidente che quella pagina parla di &#8220;frittelle&#8221; e non fornire a Google segnali per cui potrebbe pensare che si parla anche di altre prelibatezze. Di nuovo un richiamo all&#8217;attenzione per quanto riguarda ai contenuti, qui più propriamente con l&#8217;uso corretto di tutti i classici fattori on page e con l&#8217;uso di corretto copywrite.</li>
<li>Panda ama le pagine reattive&#8230; e che quindi si caricano velocemente, non danno origine a problemi tecnici di visualizzazione, etc. etc.</li>
</ul>
<p>Infine, come si può vedere, nulla che non fosse già nell&#8217;Abc del buon SEO. La norma, infatti, vorrebbe che se sempre hai tenuto presente quei fattori di qualità quando crei e/o ottimizzi un sito, allora non dovresti avere più tanto paura di Panda, perché Panda difficilmente di attaccherà.</p>
</div><p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it"></a></p>
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		<title>Lo stato delle cose: le directories italiane</title>
		<link>http://www.iloveseo.net/it/lo-stato-delle-cose-le-directories-italiane/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 17:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Fiorelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog SEO Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Directories]]></category>
		<category><![CDATA[Link Building]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/lo-stato-delle-cose-le-directories-italiane/">Lo stato delle cose: le directories italiane</a></p>
<p>Una tattica classica di Link building è quella di iscrivere un sito nelle directories. È una tattica che può avere ancora un senso, soprattutto quando ci troviamo a che fare con un sito web nuovo. È una tattica, però, che ormai non possiede più quell’importanza che poteva avere fino a qualche anno fa, ma può [...]</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it"></a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/lo-stato-delle-cose-le-directories-italiane/">Lo stato delle cose: le directories italiane</a></p>
<div itemscope itemtype="http://schema.org/BlogPosting"><p>Una tattica classica di Link building è quella di iscrivere un sito nelle directories. È una tattica che può avere ancora un senso, soprattutto quando ci troviamo a che fare con un sito web nuovo.</p>
<p>È una tattica, però, che ormai non possiede più quell’importanza che poteva avere fino a qualche anno fa, ma può essere utile per dotare un sito di un profilo link variato e naturale. Naturale, infatti, è che i siti abbiano una percentuale di links esterni in siti come, appunto, le directories, anche se piccola.</p>
<h3>Il problema, però, è questo: quali directories?</h3>
<p>Infatti, se osserviamo i direttori italiani e li confrontiamo con quelli in lingua inglese, possiamo notare come in italiano siano assenti directories di qualità come quella di Yahoo! (la versione italiana fu dismessa un paio d’anni fa in modo definitivo), Business.com o Best of the Web. Oppure come siano in sostanza inesistenti directories tematiche di gran valore. Poi, le università italiane non possiedono un direttorio di risorse utili in Internet, come invece sì lo hanno anche le più prestigiose università britanniche e anglosassoni; non parliamo poi a livello di facoltà o dipartimento.</p>
<p>Purtroppo, <strong>il panorama italiano delle directories è dominato da una massa di siti di scarsa qualità</strong> che altro scopo non hanno se non quello di offrire pagerank a chi iscrive un sito a cambio di un link, per loro necessario per retro alimentare il proprio PR e, quindi, migliorare il proprio ranking, sperare così di avere maggiore volume di traffico e, infine, ottenere maggiori entrate attraverso le loro affiliazioni o la pubblicità Adsense presente nel loro siti.</p>
<p>Certo! Adesso molte directories non pretendono più un link di ritorno, ma sì continuano a pregarti di inserirlo.<span id="more-193"></span></p>
<h3>Che fare allora? Rinunciare a iscrivere il proprio sito nei direttori?</h3>
<p>No, non è necessario giungere a questa estrema conclusione, però sì è obbligatorio procedere con prudenza:</p>
<ol>
<li>Scartando sin dal principio tutte le directories che ti obbligano a un intercambio di link;</li>
<li>Mettendo in quarantena tutte quelle che, pur non chiedendo lo scambio di link, sì fanno il centro della loro promozione non la qualità in sé del direttorio stesso, ma il fatto che iscrivendoti puoi aumentare il PR del tuo sito;</li>
<li>Cercando di selezionare solo quelle in cui Adsense e pubblicità d’affiliazione siano meno invadenti;</li>
<li>Esaminando con attenzione le metriche che il direttorio possiede.</li>
</ol>
<p>Rispetto a quest’ultimo punto, ecco un <strong>esempio pratico</strong>:</p>
<p>il direttorio A possiede un mozRank di 5,04, ma il suo PageRank è 2. Pur sapendo che il PageRank è una metrica inaffidabile, la gran differenza esistente tra PR e mozRank ci deve per lo meno mettere in allerta. Infatti, probabilmente Google sta penalizzando il direttorio tagliandone il PR. In questo modo Google si assicura che un sito che ha come scopo solo quello di “commercializzare” flusso di link juice veda il suo fascino ridotto.</p>
<p>Purtroppo, <strong>quasi tutte le directories italiane sono vittime di questo taglio di PR</strong>. Un esempio sono due rappresentanti storiche: mrlink.it (mozRank 5,97 ma PR 3) e includo.it (mozRank 5,85 ma PR 4).</p>
<p>La stessa GT Directory sembra non essere esente da questo taglio (mozRank 5,84 ma PR 4).</p>
<p>Ripeto, non necessariamente ci troviamo di fronte a una penalizzazione (oddio!, il caso di Mrlink sembra esserlo), ma semplicemente a un ritardo di attualizzazione del Pagerank… anche se questo motivo sembra essere davvero improbabile.</p>
<h3>Ma, ancora, che fare?</h3>
<p>Pur se leggermente penalizzate, directories come la GT Directory, Includo e altre con differenze tra mozRank e PageRank similari (massimo 1,5 punti) possono essere ancora utili al nostro scopo: dotare il nostro sito di un profilo link naturale.</p>
<p>A questo punto, però, si devono prestare altre precauzioni:</p>
<ul>
<li>Quali sono il mozRank e il PageRank della categoria in cui vogliamo che sia presente il nostro sito?</li>
</ul>
<p>Se sono molto bassi, forse non è il caso di perdere tempo in iscrivere il sito;</p>
<ul>
<li>A che livello di profondità di click si trova la categoria o sub-categoria in cui il nostro sito sarà presentato?</li>
</ul>
<p>Se il nostro sito è presentato a più di 3 click di profondità dalla home page, esiste probabilmente il rischio che il nostro link non sarà mai visto o seguito dai motori.</p>
<ul>
<li>In che pagina sarà il nostro link? La URL di quella pagina è attualmente presente nell’indice di Google? E che mozRank e PageRank possiede?</li>
</ul>
<p>Mettiamo che la categoria abbia in sé delle buone metriche, ma che il nostro link possa essere pubblicato nella decima pagina… probabilmente le metriche di quella decima pagina saranno molto minori. Anzi! È probabile che quella stessa pagina non sia stata indicizzata dai motori…</p>
<p>&nbsp;</p>
</div><p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it"></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Mondo Panda e Link Building</title>
		<link>http://www.iloveseo.net/it/mondo-panda-e-link-building/</link>
		<comments>http://www.iloveseo.net/it/mondo-panda-e-link-building/#respond</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 15:21:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Fiorelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog SEO Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Link Building]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.italiaseo.net/blog-seo-italia/?p=188</guid>
		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/mondo-panda-e-link-building/">Mondo Panda e Link Building</a></p>
<p>Premessa Primo avviso: Panda non è ancora attivo in Italia, quindi – cari lettori – siete pregati a non entrare in panico leggendo questo post e pensando che l’anticamente docile animale sia sbarcato nel nostro Paese. Secondo avviso: Questo post su Panda, come ogni altro, dovrebbe essere preso come un motivo in più di riflessione [...]</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it"></a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/mondo-panda-e-link-building/">Mondo Panda e Link Building</a></p>
<div itemscope itemtype="http://schema.org/BlogPosting"><h3>Premessa</h3>
<p><strong>Primo avviso</strong>: Panda non è ancora attivo in Italia, quindi – cari lettori – siete pregati a non entrare in panico leggendo questo post e pensando che l’anticamente docile animale sia sbarcato nel nostro Paese.</p>
<p><strong>Secondo avviso</strong>: Questo post su Panda, come ogni altro, dovrebbe essere preso come un motivo in più di riflessione sulla qualità del nostro lavoro come SEO. Panda non è in Italia, ma prima poi lo sarà, quindi approfittate il tempo per sistemare i vostri siti secondo le norme di qualità secondo le quali i nostri colleghi di lingua inglese stanno re-ottimizzando i loro siti e quelli dei loro clienti, e non speculate se la caduta nei rankings che avete subito è stato causato da Panda: la causa è sicuramente un’altra.</p>
<h3>Per un link building più efficace</h3>
<p>Non siamo in pochi ad avere notato come le vecchie classiche tattiche di link building non solo non sono più efficaci come una volta, ma molte sono diventate addirittura controproducenti.</p>
<p>Se la SEO è una disciplina in continua evoluzione, il Link Building – che della SEO è un componente essenziale – lo è con maggior ragione. È importante far evolvere e adattare le proprie pratiche di Link building ogni giorno prestando attenzione ai continui nuovi segnali che i motori ci presentano.</p>
<p>Come sappiamo, i rankings si conformano sulla base di una combinazione di segnali provenienti da diverse fonti. Pertanto, una campagna di Link building di successo significa incorporare più azioni all’interno della sua strategia.</p>
<p>Un tempo (comprare) links in footer, utilizzare solo anchor text ottimizzati con la keyword desiderata e fare spam in pochi blogs era sufficiente per ottenere risultati anche di un certo rilievo. Oggi, nessuna di quelle tre tattiche è valida, anzi!, è meglio evitarle.</p>
<p>Al contrario, il Link building di oggi richiede meno anchor text ottimizzati, più social signs e, in generale, un numero minore di links esterni, come mostra lo schema qui sotto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.iloveseo.net/it/?attachment_id=189" rel="attachment wp-att-189"><img class="size-full wp-image-189 aligncenter" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="schema link building" src="http://www.italiaseo.net/blog-seo-italia/wp-content/uploads/2011/06/schema-link-building.jpg" alt="" width="672" height="504" /><span id="more-188"></span></a></p>
<h3>Meno anchor text super ottimizzati</h3>
<ul>
<li>Gli anchor text ottimizzati con parole chiave sono eccessivamente usati e abusati fino ad oggi;</li>
<li>È sempre più comune vedere siti web penalizzati per possedere un profilo link con un eccessivo numero di links super-ottimizzati;</li>
<li>Era già consigliabile prima, ma oggi lo è ancora di più: il profilo links deve evidenziare varietà e “naturalezza” nei loro anchor text. Avere links il cui anchor incorpora il brand o il nome del dominio non è più qualcosa di cui avere paura, tutto il contrario.</li>
</ul>
<h3>Un esempio pratico</h3>
<p>Facciamo finta che io sia il SEO del sito lapasticceriadiugo.com e che voglia posizionarmi per “pasticcini di frutta”. Invece di concentrare tutta la mia attenzione su “pasticcini di frutta”, voglio variare gli anchors dei link esterni e i metodi da usare per raggiungere il mio obiettivo.</p>
<p>Utilizzare tattiche come il contatto con bloggers e il marketing virale o il link baiting è importante, ancor più di quanto lo fosse prima. Dovrò far sì che le comunità che girano intorno ai blogs (o forums) s’innamorino dei miei pasticcini di frutta e che lo citino, lo commentino, ne condividano l’esistenza con altre persone e che ne parlino bene.</p>
<p>Questo significa che dovrei mirare per un link graph di questo tipo:</p>
<ul>
<li>20% verso la pagina del prodotto &gt; pasticcini di frutta</li>
<li>20% verso la pagina del prodotto &gt; pasticcino di frutta</li>
<li>20% verso la pagina del prodotto &gt; pasticcino</li>
<li>20% verso la pagina del prodotto &gt; pasticcini</li>
<li>10% verso la home page &gt; lapasticceriadiugo.com</li>
<li>10% random</li>
</ul>
<h3>L’importanza del traffico da siti social media</h3>
<p>Creare azioni di link baiting (o virali) è essenziale per ottenere links di qualità. Avere una forte presenza in comunità social media è, quindi, un fattore importante.</p>
<p>Però le cose sono cambiate. Per esempio, a causa di Panda, gli aggregatori sociali di news sono diventati molto più restrittivi ed esigenti nell’accettare contenuti. Quindi, non è più possibile sottomettere tutto ciò che creamo, ma dobbiamo presentare solo contenuti che possano essere realmente interessanti e rilevanti per la comunità.</p>
<p>I Social Sites hanno capito che contenuti di scarsa qualità possono portarli a essere penalizzati da Google.</p>
<p>Anche i forums rivestono un grande attivo per una campagna di Link building, ma devono essere forum tematicamente legati al sito che vogliamo promuovere. Altrimenti non otterremo nè links nè traffico diretto dal forum. Certo, i tempi sono più lunghi e lo sforzo maggiore, ma i risultati possono essere eccezionali.</p>
<h3>Qualità non quantità</h3>
<p>L’algoritmo di Google sembra dare molto più peso a un solo link di gran qualità, che a centinaia di links di bassa qualità (e magari frutto di automated Link building);</p>
<p>Links che non sono presentati contestualmente (all’interno di un post, per esempio) sembrano forzati, non naturali. Questo è il caso dei links nel footer o nelle sidebars, le quali – tra l’altro – ospitano links a pagamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div><p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it"></a></p>
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		<title>Google vs. Bing: la guerra dei bottoni</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 11:25:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Fiorelli]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bing]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/google-vs-bing-la-guerra-dei-bottoni/">Google vs. Bing: la guerra dei bottoni</a></p>
<p>BingBook: Bing e Facebook più uniti che mai Microsoft è pronta a ottenere il massimo beneficio dalla sua amichevole relazione con Facebook, di cui è azionista di minoranza, e della lotta aperta tra la il Social Network di Zuckemberg e Google. Due giorni fa, infatti, Bing ha annunciato che il il suo motore di ricerca [...]</p>
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<div itemscope itemtype="http://schema.org/BlogPosting"><h2>BingBook: Bing e Facebook più uniti che mai</h2>
<p>Microsoft è pronta a ottenere il massimo beneficio dalla sua amichevole relazione con Facebook, di cui è azionista di minoranza, e della lotta aperta tra la il Social Network di Zuckemberg e Google.</p>
<p>Due giorni fa, infatti, Bing ha annunciato che il il suo motore di ricerca incorporerà il bottone “Like” nei suoi risultati. In questo modo Bing prenderà in considerazione le raccomandazioni degli amici dell’utente per creare una gerarchia nei risultati di ricerca.</p>
<p>Ovvero, se un utente, quando realizza una ricerca in Bing, è connettato a Facebook e, per esempio, cerca un hotel a New York, i risultati di ricerca presenteranno davanti a tutti gli altri quei siti che sono stati raccomandati dai suoi amici su Facebook.</p>
<p>In questo modo, dice Microsoft, l’elemento emozionale è introdotto nei risultati di ricerca.<span id="more-180"></span></p>
<p>Però l’integrazione con Facebook è ancor più profonda. Se un utente cerca una città, Bing gli potrà presentare i link ai suoi amici di Facebook che sono stati nella stessa e, se cerca articoli di una determinata pubblicazione o di un blog che abbiano un bottone Like, Bing potrà proporgli gli articoli votati indipendentemente dal fatto che i suoi amici li abbiano votati o no.</p>
<p>Ecco il video in cui Stefan Weitz, direttore di Bing, spiega i dettagli di questa ancora più profonda integrazione tra Bing e Facebook</p>
<p style="text-align: center;"><object width="640" height="390" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/xPYVqHZKF2g?fs=1&amp;hl=en_US&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="390" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/xPYVqHZKF2g?fs=1&amp;hl=en_US&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<h2>E Google?</h2>
<p>La risposta di Google, comunque, non tarderà ad arrivare. Durante il passato I/O della scorsa settimana, infatti, Google ha annunciato che presto sarà possibile inserire il bottone +1 in ogni sito. Il webmaster che lo implementerà nella sua web potrà analizzare tutte le statistiche relative all’uso del bottone attraverso Google Webmaster Tools. E, pur se non è stato ufficialmente dichiarato, si suppone che il +1 avrà un certo impatto nei rankings dei risultati di ricerca.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="640" height="390" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Fl3c79n_wRg?fs=1&amp;hl=en_US&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="390" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/Fl3c79n_wRg?fs=1&amp;hl=en_US&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<h2>Alcuni dati</h2>
<p>Alcuni dati che Microsoft fornisce sull&#8217;uso del Like:</p>
<ul>
<li>3,5 milioni di siti web hanno installato il bottone “I Like” di Facebook;</li>
<li>ogni mese si condividono e raccomandano circa 30 milioni di pagine con questo bottone.</li>
<li>un 60% delle persone che realizzano una ricerca nei motori possiede un account attivo in Facebook.</li>
</ul>
<p>Il successo dell’ “I Like” è tale che, come aneddoto, già esiste una (sfortunata) bimba che è stata chiamata Like dal padre, un israelita. Significativa la giustificazione data dall’uomo all’agenzia di notizie DPA:<em> Se un tempo la gente dava ai suoi figli nomi biblici perché erano un’icona, oggi l’icona più importante al mondo è il Like di Facebook.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Simposio su Spam, Google e New York Times</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 15:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Fiorelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog SEO Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Rand Fishkin]]></category>
		<category><![CDATA[Search Spam]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it/simposio-su-spam-google-new-york-times/">Simposio su Spam, Google e New York Times</a></p>
<p>[&#38;lt;a href=&#8221;http://storify.com/gfiorelli1/when-seos-tweet-talk-about-nyt-google-and-derivate&#8221; target=&#8221;blank&#8221;&#38;gt;View the story &#8220;When SEOs tweet talk about NYT Google and derivates&#8221; on Storify]&#38;lt;/a&#38;gt;</p>
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<div itemscope itemtype="http://schema.org/BlogPosting"><p><noscript>[&amp;lt;a href=&#8221;http://storify.com/gfiorelli1/when-seos-tweet-talk-about-nyt-google-and-derivate&#8221; target=&#8221;blank&#8221;&amp;gt;View the story &#8220;When SEOs tweet talk about NYT Google and derivates&#8221; on Storify]&amp;lt;/a&amp;gt;</noscript></p>
</div><p><a rel="nofollow" href="http://www.iloveseo.net/it"></a></p>
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