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	<title>Sergio Maistrello</title>
	
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	<description>Siamo tutti qui stipati assieme e l’unica cosa che ci separa è il caso. O il destino, forse (Six Degrees)</description>
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		<title>I difetti di Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 13:34:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ultimo paio di mesi ho giocato con Facebook un po&#8217; più del solito, col desiderio di mettere a fuoco oltre agli innegabili motivi di interesse (un contenitore sociale da 500 milioni di persone è interessante per definizione) anche i motivi per cui questo social network continua a essermi spesso, nonostante tutto, indigesto. Naturalmente l&#8217;ho osservato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ultimo paio di mesi ho giocato con Facebook un po&#8217; più del solito, col desiderio di mettere a fuoco oltre agli innegabili motivi di interesse (un contenitore sociale da 500 milioni di persone è interessante per definizione) anche i motivi per cui questo social network continua a essermi spesso, nonostante tutto, indigesto. Naturalmente l&#8217;ho osservato con gli occhi di chi è già abituato alla condivisione e all&#8217;espressione online, immagino che questo vizi in partenza lo sguardo. Un po&#8217; per volta sto cominciando a dare il nome ad alcune sensazioni che mi mettono spesso a disagio. Nulla di tale, per ora, solo appunti in corso d&#8217;opera e che condivido nel caso qualcuno avesse da aggiungere o ribattere.</p>
<ul>
<li><strong>Facebook non ha memoria.</strong> Non ha il valore della memoria, l&#8217;interesse di conservarla e valorizzarla. Puoi scorrere e scorrere e scorrere i contenuti di una bacheca, ma il contenitore è fatto sostanzialmente per il qui e ora. Premia e valorizza in modo eccellente la socialità d&#8217;istinto, scoraggia la conoscenza profonda. Se vuoi ritrovare un contenuto di qualche settimana o mese prima non hai che da scorrere per ore, nessuna scorciatoia ti assiste. Lo stesso motore di ricerca interno è più focalizzato sul reperimento di persone, piuttosto che di contenuti, e ha ampie zone di ombra che non sembrano nemmeno indicizzate). Questo è interessante, perché al contrario delle forme di socialità digitale preesistenti (nei blog, ma anche in molti social network ancora popolari) sulla memoria si fondano, per esempio, l&#8217;identità e la reputazione. Facebook favorisce come nessuna comunità web in precedenza l&#8217;uso del nome e cognome, ma non la costruzione di una storia pubblica e condivisa dei suoi utenti.</li>
<li><strong>Facebook regge a fatica la scalabilità dei gruppi sociali.</strong> Benché faccia notizia soprattutto per gli alti numeri di aderenti a cause comuni di ogni genere, più il numero di partecipanti a un gruppo, a una pagina o a un profilo personale diventa elevato, più facile è perdere il filo (anche in virtù di quanto detto a proposito sulla memoria). Maggiore è la partecipazione, più difficile è che ci sia un reale confronto e una possibilità di sintesi. Anche nei gruppi di protesta più nutriti le persone   parlano spesso da sole o in gruppetti molto ristretti, come se effettivamente si trovassero per strada durante una manifestazione di massa. Facebook è adeguato per gruppi contenuti oppure gruppi ampi ma composti  da persone molto ben educate all&#8217;espressione in spazi sociali digitali  (e dunque sintetiche, rispettose del contesto e sensibili allo scopo,  prima ancora che all&#8217;espressione di sé). Più spesso, Facebook incoraggia le leadership e la creazione verticale del consenso, facendo fare al web reticolare un passo indietro verso la gerarchia.</li>
<li><strong>Facebook costringe chi lo usa ad adeguarsi alla sua logica.</strong> Vale per tutti i social software, ma nel caso di Facebook si tratta di una logica particolarmente rigida e macchinosa. Quasi nulla si può <em>trasformare:</em> puoi <em>creare </em>oppure <em>cancellare</em>, non <em>riusare</em>, <em>trasferire</em>, <em>evolvere</em>. Se apri un &#8220;profilo&#8221; senza sapere che associazioni o aziende o marchi dovrebbero usare lo spazio &#8220;pagina&#8221;, se hai raggiunto il limite massimo di contatti, se la natura del tuo spazio s&#8217;è evoluta, puoi solo adeguarti ai limiti imposti dal servizio oppure ricominciare tutto da capo. Ricominciare da capo significa però ricostruire da zero la rete sociale, che è un po&#8217; come cambiare acquario dovendolo riempire con un bicchierino da liquore. Oppure mantenere due o più acquari contemporaneamente. Non c&#8217;è un modello di base con una serie di etichette interscambiabili, ci sono invece percorsi obbligati pensati su entità generiche e standardizzate, che non aderiscono quasi mai con le peculiarità del caso specifico e che una volta imboccati non possono essere più rimessi in discussione. Sono scelte legittime di gestione del servizio ed evidentemente sono scelte che non turbano buona parte dei milioni di iscritti. Eppure l&#8217;ipertesto sociale ci ha abituati ad avere sempre una via d&#8217;uscita, mentre navigando in Facebook si ha spesso l&#8217;impressione di imbattersi in vicoli ciechi.</li>
<li><strong>Facebook si spiega male.</strong> Le poche impostazioni che un iscritto può adeguare ai propri desideri (i famigerati controlli sulla visibilità dei contenuti e sulla privacy delle informazioni condivise, per esempio) sono quanto di più macchinoso, non univoco e inusabile si sia visto sul pianeta social networking, nonostante ci abbiano rimesso le mani più volte. Benché tu faccia scelte consapevoli, una volta chiusa la pagina ad hoc sei già lì che ti chiedi in fin dei conti chi può vedere che cosa tra i tuoi amici, gli amici dei tuoi amici e il resto del mondo. E anche quando credi di aver adeguato tutto al tuo personale stile di condivisione, scopri che una certa tua foto non si vede perché è sì un&#8217;immagine, ma caricata dal cellulare e dunque appartiene a un sottoramo di scelte a cui non avevi prestato sufficiente attenzione. Il pannello di controllo delle personalizzazioni è disperso in almeno tre ambiti differenti: non so voi, ma io comincio sempre dal link sbagliato. Penso spesso di non essere completamente in target rispetto alle aspettative ideali di Facebook, eppure mi chiedo quanti si sentano effettivamente a loro agio con i controlli (e con la disposizione dei controlli) che questa piattaforma mette a disposizione.</li>
</ul>
<p><em>Post scriptum.</em> Curiosa coincidenza, nel momento in cui ho terminato di scrivere questo testo l&#8217;aggregatore mi ha proposto quest&#8217;articolo, <a href="http://www.ilpost.it/2010/08/16/facebook-non-ci-piace/">Perché Facebook non ci piace</a>, dal quale emerge che Facebook è sì popolarissimo, ma è considerato al tempo stesso una piattaforma poco soddisfacente. Mi sembra un segnale interessante. Il punto per me resta, tuttavia, non tanto capire se Facebook ci piaccia o meno, ma perché e in quale misura Facebook sia differente dai social media che l&#8217;hanno preceduto, perché ottenga tanto successo (oltre al motivo più scontato: ha superato la massa critica, ci sono le persone, le persone vanno dove trovano altre persone) e quali conseguenze tutto ciò comporti sulla costruzione e sull&#8217;evoluzione della nostra socialità online.</p>
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		<title>È anche un problema di virgole</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 08:14:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dico la mia]]></category>

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		<description><![CDATA[Lui scrive di getto, dal cellulare, senza cura per la punteggiatura e senza rispetto per il lettore. Ne esce un pensiero faticoso e poco chiaro, di quelli che pur volendo essere assertivi ti lasciano alcuni punti di domanda. Lei glielo fa notare: non potresti essere più chiaro? Lui risponde: dal cellulare va così, mi passa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lui scrive di getto, dal cellulare, senza cura per la punteggiatura e senza rispetto per il lettore. Ne esce un pensiero faticoso e poco chiaro, di quelli che pur volendo essere assertivi ti lasciano alcuni punti di domanda. Lei glielo fa notare: non potresti essere più chiaro? Lui risponde: dal cellulare va così, mi passa la voglia di trovare le virgole e se ragionassi di più mentre scrivo perderei di efficacia. Scorrendo innocenti aggiornamenti estivi su Facebook mi si accende una lampadina. È proprio così che facciamo: quando abbiamo torto marcio difendiamo le nostre ragioni con sprezzo della vergogna che dovrebbe serrarci la bocca e invece rispondiamo con la supponenza delle nostre condizioni soggettive elette a criterio universale di giudizio e di giustificazione. Non rispettiamo più le regole del gioco: abbiamo abbandonato il campo neutro, ci siamo ritirati nel nostro cortile. Ognuno contro tutti gli altri, ognuno secondo ordini differenti e autoindulgenti.</p>
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		<title>Giornalismo e nuovi ebook</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 23:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da ieri Giornalismo e nuovi media è finalmente disponibile anche in versione ebook, distribuito per ora direttamente dall&#8217;editore Apogeo (in formato ePub). Segnalo anche che contestualmente a questa novità vengono distribuiti gratuitamente due testi a mio parere molto significativi di Apogeo. Uno è L&#8217;umanista informatico, testo coraggioso di Fabio Brivio dedicato all&#8217;incrocio più che mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da ieri <a href="http://www.sergiomaistrello.it/libri/genm/">Giornalismo e nuovi media</a> è finalmente disponibile anche <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850310890/scheda">in versione ebook</a>, distribuito per ora direttamente dall&#8217;editore Apogeo (in formato <em>ePub</em>). Segnalo anche che contestualmente a questa novità vengono distribuiti gratuitamente due testi a mio parere molto significativi di Apogeo. Uno è <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850311002/scheda">L&#8217;umanista informatico</a>, testo coraggioso di Fabio Brivio dedicato all&#8217;incrocio più che mai attuale tra formazione umanistica e competenze informatiche allo stato dell&#8217;arte. Andrebbe preso molto seriamente in tutte le facoltà non strettamente scientifiche, tanto per cominciare. Il secondo è <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850310890/scheda">Editoria digitale</a> di Letizia Sechi, libro serio che approfondisce nei dettagli il passaggio dall&#8217;editoria tradizionale al mercato degli ebook e soprattutto permette di farsi un&#8217;idea dettagliata di come si produce un libro in formato elettronico (perché non è poi così scontato come potrebbe sembrare).</p>
<p>Visto il tema ne approfitto per salutare anche la nuova avventura di un manipolo di amici speciali, con cui ho condiviso diverse esperienze umane e professionali negli ultimi anni. Da qualche settimana, infatti, è online <a href="http://www.bookrepublic.it/">BookRepublic</a>, piattaforma di vendita per le versioni digitali del catalogo di piccoli e medi editori di qualità creata da Marco Ghezzi e Marco Ferrario (ma ci lavorano, tra gli altri, anche Matteo Brambilla e la stessa Letizia Sechi). In parallelo, il medesimo gruppo, impreziosito dalla direzione editoriale di <a href="http://www.bookcafe.net/">Giuseppe Granieri</a>, ha lanciato un esperimento editoriale basato su racconti e saggi in formato digitale: <a href="http://www.40kbooks.com/">40k Books</a> produce ebook di lunghezza contenuta (40.000 caratteri, da cui il nome del progetto) ad alta densità di pensiero e di creatività. Peculiarità fondamentale: gli ebook vengono distribuiti contemporaneamente in italiano, inglese, francese, spagnolo e portoghese. Mi piace l&#8217;idea che l&#8217;inaugurazione di questo mercato ancora nuovo per l&#8217;italia si accompagni a forme di sperimentazione sul formato e sui contenuti.</p>
<p>Ultima segnalazione, Giuseppe (Granieri) e Giovanni (Boccia Artieri) mi hanno tirato dentro <a href="http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1369">più o meno per scherzo</a> a <a href=" http://www.goodreads.com/">Goodreads</a>, approfittando della scarsa connessione di cui dispongo in questi giorni. L&#8217;ambiente a prima vista sembra interessante e io ho appena reclamato la mia <a href=" http://www.goodreads.com/sergiomaistrello ">pagina autore</a>. Ora, però, vorrei un po&#8217; di GoodHolidays.</p>
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		<title>Quel che c’era da dire sul silenzio di oggi</title>
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		<comments>http://www.sergiomaistrello.it/2010/07/09/quel-che-cera-da-dire-sul-silenzio-di-oggi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 07:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalo]]></category>
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		<category><![CDATA[mario tedeschini lalli]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ha detto molto bene e con il suo consueto equilibrio Mario Tedeschini Lalli.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ha detto molto bene e con il suo consueto equilibrio <a href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2010/07/08/contro-la-legge-sulle-intercettazioni-questo-blog-tace-ma-il-mondo-digitale-esige-altre-forme-di-lotta/">Mario Tedeschini Lalli</a>.</p>
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		<title>La gipsoteca della società digitale</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 21:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Firenze sono andato e tornato talmente di corsa che non ho proprio fatto in tempo a godermela. Però ToscanaLab mi è sembrato un luogo interessante, ricco di energia e di buon umore. Ospitato in una sede talmente improbabile, la gipsoteca dell&#8217;Istituto d&#8217;arte, da sembrare azzeccata: parlavano perfino i muri. Io ero inserito all&#8217;interno del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Firenze sono andato e tornato talmente di corsa che non ho proprio fatto in tempo a godermela. Però <a href="http://www.toscanalab.it/">ToscanaLab</a> mi è sembrato un luogo interessante, ricco di energia e di buon umore. Ospitato in una sede talmente improbabile, la gipsoteca dell&#8217;Istituto d&#8217;arte, da sembrare azzeccata: <a href="http://www.flickr.com/search/?q=toscanalab&amp;s=int&amp;z=e">parlavano perfino i muri</a>. Io ero inserito all&#8217;interno del percorso dedicato a internet come strumento per il miglioramento della società, percorso che univa politica e informazione. È stato piacevole confrontarsi una volta di più con <a href="http://www.webgol.it">Antonio</a>, <a href="http://svaroschi.blogspot.com/">Antonella</a> e <a href="http://www.liviacolare.com/">Livia</a>, ma è stato ancor più interessante conoscere <a href="http://dinoamenduni.wordpress.com/">Dino Amenduni</a>, una delle menti dietro i più interessanti progetti online della politica pugliese, ed <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/">Ernesto Belisario</a>, che ha approfondito in modo molto stimolante gli open data (discorso che si interseca con <a href="http://factcheck.it/2010/06/03/tornare-a-parlare-di-dati/">discussioni recenti</a> anche in campo giornalistico). Il mio contributo è stato minimo, ho raccolto quattro idee su un tema che m&#8217;intriga molto da qualche tempo: l&#8217;iperlocalità come dimensione operativa a disposizione dell&#8217;informazione e del governo del territorio. Ci sono <a href="http://www.slideshare.net/sergiomaistrello/toscanalab-2010">le slide</a>, ma non sono molto parlanti in questa versione.</p>
<div id="__ss_4649488" style="width: 425px;"><object id="__sse4649488" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=firenze-100630043434-phpapp01&amp;stripped_title=toscanalab-2010" /><param name="name" value="__sse4649488" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="__sse4649488" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=firenze-100630043434-phpapp01&amp;stripped_title=toscanalab-2010" name="__sse4649488" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="padding: 5px 0 12px;">View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/sergiomaistrello">Sergio Maistrello</a>.</div>
</div>
<p>Più interessante è semmai il testo che riassume gli approfondimenti del nostro panel. L&#8217;idea era che ogni gruppo di lavoro producesse un documento di sintesi da portare poi nella sessione plenaria di chiusura. Questo è quello che è uscito dal nostro, per merito soprattutto di Antonio Sofi (approfondimenti <a href="http://www.spindoc.it/2010/06/30/internet-better-politics-da-vendola-allopen-gov/">su SpinDoc</a>):</p>
<blockquote><p><strong>Trasparenza e fiducia</strong><br />
La società digitale è trasparente e translucida: ci si vede (ci si deve vedere) attraverso. La spinta verso la massima trasparenza vale per la politica e per la pubblica amministrazione, per il giornalismo e l’informazione, per il pubblico e i cittadini. Una nuova negoziazione che produce una nuova opinione pubblica: più informata e attiva, in cui nessuno può nascondere niente o avere rendite di posizione. Una nuova negoziazione fiduciaria. Il termine è inoltre legato a doppio filo all’attività della Pubblica Amministrazione: la trasparenza degli atti amministrativi può essere realizzata solo e unicamente tramite le nuove tecnologie. Per rendere noti decisioni e risultati; per migliorare il rapporto dei cittadini con la burocrazia e la competitività delle scelte delle aziende.</p>
<p><strong>Ascolto e condivisione</strong><br />
Più che per parlare, i nuovi media servono per ascoltare gli altri. Il pubblico ha subito una mutazione antropologica: non è più audience muta, ma è composta di persone che possono pubblicare e si aggregano intorno a un bisogno o un contenuto. Una propensione all’ascolto e all’apertura verso l’esterno è sempre più il presupposto per poi dire con sensatezza. All’ascolto si lega l’idea di condivisione – che chiama in causa tutti i soggetti interessati nessuno escluso. Non è un flusso che viene dall’alto, ma un meccanismo circolare attivato da tutti i nodi che stanno in rete: ogni pezzo di contenuto e informazione condiviso migliora la vita di chi viene in contatto con esso.</p>
<p><strong>Riscoperta del territorio e senso di comunità</strong><br />
I nuovi media non sono solo fattore di globalizzazione. Ma sempre più una riscoperta del territorio e del locale, grazie a comunità di persone che trovano online gli strumenti per conoscersi, far conoscere i propri bisogni, attivarsi e organizzarsi. Le comunità che si creano online (anche se non hanno una base geolocalizzata) hanno un forte senso di appartenenza e adesione – che può diventare anche il vero valore aggiunto per l’innovazione e il cambiamento.</p>
<p><strong>Impegno “grassroots” e approfondimento narrativo</strong><br />
I nuovi spazi digitali consentono e aprono alla progettazione, produzione e distribuzione di contenuti dal basso (“grassroots”) che aggirano le logiche mediali tradizionali e si caratterizzano per un maggiore impegno. Una propensione (spesso multimediale) legata alla ricerca dell’approfondimento, della narrazione, della profondità dello sguardo sui fatti e sugli eventi.</p>
<p><strong>Sincronizzazione e “bridging” tra diverse velocità</strong><br />
In contesti in cui esistono varie e diverse sensibilità, tradizioni, velocità e esperienze (pe l’Unione Europea), il web può servire per “sincronizzare” i vari punti di vista e fare da ponte (“bridge”). Sia per la costruzione di una identità comune, sia – più pragmaticamente – per concordare delle politiche efficaci e condivise.</p></blockquote>
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		<title>Cose che dico in giro</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 17:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlo di Internet]]></category>
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Grazie ad Alessio Neri per le riprese a Roma (ci sono anche Vittorio Zambardino e Massimo Russo) e a Danilo Ruocco per la videointervista.
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<p><object type="application/x-shockwave-flash" data="http://www.youtube.com/v/Sl2SMfF_DRU" width="425" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Sl2SMfF_DRU" /></object></p>
<p>Grazie ad <a href="http://www.liberareggio.org/2010/06/22/linformazione-cambia-rimaniamo-aggiornati/">Alessio Neri</a> per le riprese a Roma (ci sono anche <a href="http://www.youtube.com/watch?v=XbUMHwyBInU">Vittorio Zambardino</a> e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=GbSwLL2dsMg">Massimo Russo</a>) e a <a href="http://spaziocomunicazione.wordpress.com">Danilo Ruocco</a> per la videointervista.</p>
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		<title>Di che cosa parla Giornalismo e nuovi media</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 07:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giornalismo e nuovi media]]></category>

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		<description><![CDATA[Da questa mattina dovrebbe essere disponibile in buona parte delle librerie italiane Giornalismo e nuovi media. L&#8217;informazione al tempo del citizen journalism, il mio nuovo libro dedicato all&#8217;evoluzione della mia professione nel mondo di internet. Per vuole approfondire, oltre alla scheda su questo mio sito, sono disponibili anche una scheda su Apogeonline, dove si possono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da questa mattina dovrebbe essere disponibile in buona parte delle librerie italiane <a href="http://www.sergiomaistrello.it/libri/genm/">Giornalismo e nuovi media. L&#8217;informazione al tempo del citizen journalism</a>, il mio nuovo libro dedicato all&#8217;evoluzione della mia professione nel mondo di internet. Per vuole approfondire, oltre alla <a href="http://www.sergiomaistrello.it/libri/genm/">scheda</a> su questo mio sito, sono disponibili anche una scheda <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850329496/scheda">su Apogeonline</a>, dove si possono leggere <a href="http://www.apogeonline.com/2010/libri/9788850329496/ebook/pdf/2949_indice.pdf">sommario</a> e <a href="http://www.apogeonline.com/2010/libri/9788850329496/ebook/pdf/2949_introduzione.pdf">introduzione</a>, e una pagina di social-cose <a href="http://www.facebook.com/pages/Giornalismo-e-nuovi-media-il-libro/111265762251115">su Facebook</a>.</p>
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		<title>A te, che sei nuovo di qui</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 07:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo accada un po&#8217; a tutti noi che &#8220;viviamo online&#8221; da un numero ormai ragguardevole di anni. Molti tra i miei più cari amici, che pure seguono da anni quello che faccio per lavoro e hanno una copia dei miei libri in casa, hanno sempre sdegnosamente ignorato il mondo dei blog e della condivisione in rete. Fino a Facebook. Dentro Facebook, per una serie di motivi che non ho ancora del tutto messo a fuoco, ci si sono tuffati senza alcuna remora o prudenza. Ora sono loro i fanatici della condivisione, ben più di me. Sono loro che segnalano a me le pratiche e gli strumenti che io a suo tempo proponevo loro. Perfino chi non condivideva la mia serenità nel mostrare in rete le foto di mio figlio che cresce oggi è il più incallito tra i dispensatori di aneddoti sulla propria famiglia. Al punto che non pubblicano più soltanto le immagini dei propri figli, ma anche dei miei figli. E non pubblicano solo le loro foto, ma anche le mie foto. Tanto lo fai già tu, mi rispondono: è vero, ma in modi che poi io posso gestire e controllare direttamente e comunque all&#8217;interno delle <em>mie</em> reti sociali.</p>
<p>C&#8217;è un aspetto che mi rende felice, in tutto questo: sono arrivati a ciò che a suo tempo proponevo loro attraverso i propri percorsi personali, e questo è un bene. Ma c&#8217;è un aspetto che mi spaventa: ci sono milioni di persone, là fuori, che pensano di guidare un triciclo al parco giochi e non si rendono conto di essere invece al volante di un bolide in autostrada. Possono farsi male e possono fare del male agli altri. Nella più assoluta buona fede, sono inconsapevoli della dimensione in cui stanno operando e delle ripercussioni delle loro azioni sociali. Strumenti come Facebook richiedono ai loro utenti di maturare in pochi giorni un&#8217;alfabetizzazione alla socialità digitale che noi più fortunati pionieri della socialità digitale abbiamo invece avuto modo di sviluppare nel corso degli anni.</p>
<p>Non c&#8217;è alcun merito nell&#8217;essere arrivati prima, non è questo il punto. Il punto è che pensavo bastassero generosi dosi di buon senso, ma alla prova dei fatti o il buon senso è un bene particolarmente scarso in natura oppure semplicemente non è sufficiente. E, nella faglia culturale che ormai divide le istituzioni deputate (famiglie, scuole, amministrazioni pubbliche, luoghi di condivisione di esperienza) dal mondo contemporaneo, io continuo a vedere fior di professionisti mettere la faccia su opinioni formulate in modo diffamatorio, ingiurioso, violento; ragazzini sputtanarsi la propria reputazione personale e professionale prima ancora di aver cominciato a metterla in gioco; intimità messe in piazza senza il minimo filtro. A me sta bene tutto, sono un sostenitore della prima ora della possibilità per chiunque di mettersi in gioco liberamente, raggiungendo la piena espressione della propria personalità e del proprio talento. Penso che, comunque vada, sarà più il bene che ne verrà. L&#8217;unico cruccio che mi faccio è che diventi al più presto per tutti una scelta consapevole, informata, digerita riguardo alle implicazioni di ciò che si sta facendo.</p>
<p>Io detesto i decaloghi. E detesto due volte quelli che mettono in guardia dai rischi del mondo digitale. Ma da tempo ne rimugino uno, che metto nero su bianco in una sua <em>beta </em>ancora tutta da rodare. L&#8217;ho pensato per i miei amici, ma magari può essere utile anche a qualcun altro:</p>
<ol>
<li>Sii consapevole che tutto quello che scrivi e che condividi riguardo a te e ai tuoi amici potrebbe sfuggire al tuo controllo. Dentro ambienti come Facebook, il tuo controllo sui contenuti finisce sostanzialmente nel momento in cui pubblichi un contenuto. Non è sempre così, ma sii preparato al fatto che potrebbe anche essere così.</li>
<li>Sii consapevole che potresti essere chiamato a rispondere di qualunque cosa tu abbia scritto o condiviso, anche molto tempo dopo che l&#8217;hai pubblicata. I reati esistono anche dentro internet e sono gli stessi che regolano qualunque convivenza sociale: passato lo spaesamento per la novità dell&#8217;ambiente, le querele aumenteranno.</li>
<li>E nel caso ti rimanesse il dubbio: no, anche se non ti firmi con nome e  cognome dentro internet non sei  mai del tutto anonimo. Ogni tua azione  lascia tracce a qualche livello. Se necessario, può essere più facile  di quanto tu creda risalire alla tua identità.</li>
<li>La differenza tra l&#8217;espressione legittima delle tue idee e l&#8217;ingiuria o la diffamazione è spesso soltanto una questione di formulazione del pensiero e di stile nel confezionarlo. Puoi pensare che Tizio sia un cretino, ma non puoi dargli semplicemente del cretino. La libertà di opinione e di espressione non implica la libertà di insulto. Questa non è educazione a internet, questa è educazione civica.</li>
<li>Sii lungimirante: se pensi che un contenuto, tolto dal suo contesto originale, un giorno potrebbe nuocere a te o alle altre persone coinvolte, evita di pubblicarlo. Tieni sempre in mente il fatto che stai giocando con la reputazione e la dignità tua, dei tuoi amici e di tutte le persone con cui ti capita di interagire.</li>
<li>Non pubblicare o condividere mai nulla che riguardi anche altri senza avere l&#8217;esplicito consenso di tutte persone coinvolte. Ci sono persone che non gradiscono affatto che in rete circolino le loro foto o si parli di loro ed è giusto rispettare la loro sensibilità: non sono loro a dover manifestare la loro preferenza a pubblicazione avvenuta, sei tu che devi verificarla preventivamente. L&#8217;attenzione deve essere ancora maggiore quando i contenuti riguardano minorenni, a maggior ragione se non si tratta dei propri figli.</li>
<li>Assicurati di essere legittimato a pubblicare contenuti che non siano prodotti da te: se pubblichi foto di altre persone devi avere il loro consenso, altrimenti ti stai appropriando di una creazione intellettuale altrui. Se vuoi rilanciare un contenuto che ti è piaciuto molto, un estratto con un link alla fonte originaria è altrettanto efficace e molto più rispettoso del funzionamento di internet.</li>
<li>Se decidi di rilanciare appelli, campagne di opinione e altri contenuti &#8220;virali&#8221; assicurati di non contribuire alla propagazione di bufale o di palesi falsità. Più un contenuto è soprendente e basato su presupposti emotivi più è probabile che sia artefatto, superficiale o disonesto: condividendolo ne sottoscrivi implicitamente i limiti e i fini. Se contribuisci a diffondere falsità e bufale manifesti platealmente la tua ignoranza (e gli altri sono autorizzati a fartelo notare). La rete offre molti strumenti per fare verifiche preventive, usali.</li>
<li>Sei nodo in una rete, anello in una catena. Ogni tua azione ha una conseguenza, seppur minima, a livello di sistema. Sei libero di pensare, esprimere e condividere quello che ti pare: quello che ci si aspetta da te è che sia quanto meno un&#8217;azione consapevole e ponderata.</li>
<li>È troppo facile esprimersi per lo più contro qualcosa o contro qualcuno, a maggior ragione oggi che tutti possono diffondere con facilità le proprie idee. Costringiti a discutere sempre e soltanto le idee, mai le persone. Costringiti a essere positivo, propositivo. Da grandi abilità derivano grandi responsabilità. Oggi non hai più scuse per non contribuire a migliorare il mondo. Comincia migliorando le tue idee, il modo in cui le presenti e l&#8217;impatto che possono avere nella tua rete sociale.</li>
</ol>
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		<title>Giornalismo, cominciamo a parlare di dati</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 06:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalo]]></category>
		<category><![CDATA[factcheck.it]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e nuovi media]]></category>
		<category><![CDATA[mario tedeschini lalli]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel libro che esce la prossima settimana concludo dicendo che è il giornalismo la via d&#8217;uscita alla crisi del giornalismo. Concetto qui generico e fuori contesto, ma che riconosco in pieno nella riflessione avviata la scorsa settimana da Mario Tedeschini Lalli sulla necessità, per chi fa informazione, di cominciare a lavorare seriamente sui dati.
Si tratta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel <a title="Giornalismo e nuovi media. L'informazione al tempo del citizen journalism" href="http://www.sergiomaistrello.it/libri/genm">libro</a> che esce la prossima settimana concludo dicendo che è il giornalismo la via d&#8217;uscita alla crisi del giornalismo. Concetto qui generico e fuori contesto, ma che riconosco in pieno <a title="I dati e il giornalismo/1: vogliamo cominciare a parlarne?" href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2010/05/28/i-dati-e-il-giornalismo1-vogliamo-cominciare-a-parlarne/">nella riflessione</a> avviata la scorsa settimana da Mario Tedeschini Lalli sulla necessità, per chi fa informazione, di cominciare a lavorare seriamente sui dati.</p>
<blockquote><p>Si tratta di cominciare a trattare di <em>dati</em>, gli elementi di  base di ogni ricerca o indagine giornalistica per quello che valgono:  cioè molto. Scoprirli, organizzarli, renderli commentabili e annotabili.  E per dati possiamo intendere sia i numeri, le tabelle, le statistiche;  sia i documenti, i testi originali ecc. Qualcuno potrebbe dire che si tratta di una funzione “archivistica”,  io sostengo che mettere il pubblico in grado di scrutare e analizzare i  dati sulla base del quale la politica o il potere in genere prendono le  decisioni sia una funzione tipicamente giornalistica. Il bello di questo  nuovo mondo digitale e che possiamo andare oltre i semplici “esempi”  che possiamo mostrare o citare in un articolo o in una pagina e offrire  al pubblico, al cittadino il materiale originale, tutto il materiale  originale &#8211; in forma significativa. Da questo punto di vista occorre agire in due direzioni: verso le  autorità pubbliche e verso i processi stessi di costruzione  giornalistica.<br />
[leggi tutto su <a href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2010/05/28/i-dati-e-il-giornalismo1-vogliamo-cominciare-a-parlarne/">Giornalismo d'altri</a>]</p></blockquote>
<p>In Italia il giornalismo online è ancora quasi completamente da costruire. Nelle pratiche, ma prima ancora nelle premesse culturali &#8211; tanto dei giornalisti quanto dei lettori. La nostra è una nazione ostinatamente abbarbicata all&#8217;approssimazione e all&#8217;emotività. Per motivi opposti e sventatezza comune, sia i disinformatori di massa sia gli attivisti della controinformazione indulgono pesatemente nel fanatismo e nell&#8217;esaltazione. È una strategia criminale per quanto riguarda i primi, suicida per i secondi. Una società che conservi un briciolo di amor proprio ha il dovere di tornare non tanto alla verità, quanto ai fatti. I fatti si possono ricostruire, quasi sempre, con freddezza e precisione. Internet e il giornalismo digitale aprono enormi opportunità in questo senso, altro che professione svuotata. È un campo che mi affascina molto e che sto esplorando da qualche tempo anche con <a href="http://www.factcheck.it">FactCheck.it</a>, un quaderno di appunti pubblico e collaborativo che un giorno mi piacerebbe aiutare a far crescere in una dimensione più attiva e propositiva.</p>
<p>In questo contesto si innesta la proposta di Tedeschini Lalli, che promette di rilanciare nei prossimi giorni. Siccome Mario è saggio, conosce bene lo stato dell&#8217;arte del giornalismo digitale e sa guardare più lontano di me, mette subito l&#8217;accento su una premessa indispensabile. Se vogliamo lavorare sui dati e sui fatti, dobbiamo prima fare in modo che quei dati e quei fatti siano disponibili e accessibili su larga scala. I dati sono patrimonio dei cittadini: oggi, in Italia, siamo ancora molto lontani da questo presupposto. C&#8217;è un gran lavoro di sensibilizzazione culturale e normativa da un lato, professionale dall&#8217;altro. Per quanto mi riguarda, come cittadino prima ancora che come giornalista, io sono a disposizione.</p>
<p><strong><br />
Aggiornamento, ore 10:</strong> proprio stamattina a <a href="http://frontiers.idearium.org/2010/">Frontiers of Interaction 2010</a> (<a href="http://foi10.dolmedia.tv/">streaming live</a>) il ministro Renato Brunetta ha anticipato il lancio di un data.gov italiano (ovvero di una repository dei dati pubblici, sulla falsa riga degli esempi statunitense e inglese) entro la fine dell&#8217;anno.</p>
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		<title>Wireless Naonis</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 08:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalo]]></category>
		<category><![CDATA[biblioteca multimediale]]></category>
		<category><![CDATA[legge pisanu]]></category>
		<category><![CDATA[piervincenzo di terlizzi]]></category>
		<category><![CDATA[pnbox]]></category>
		<category><![CDATA[pordenone]]></category>
		<category><![CDATA[wifi]]></category>
		<category><![CDATA[wireless naonis]]></category>

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		<description><![CDATA[Per chi s&#8217;era appassionato alla vicenda del WiFi gratuito a Pordenone, segnalo che sabato 5 giugno &#8211; insieme alla nuova biblioteca multimediale &#8211; viene inaugurato il nuovo sistema di accesso civico senza fili a internet. Del precedente progetto, a cui avevo collaborato per farne soprattutto un investimento in cultura e cittadinanza digitale, resta solo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi s&#8217;era appassionato alla vicenda del <a href="http://www.sergiomaistrello.it/?s=wifi+pordenone">WiFi gratuito a Pordenone</a>, segnalo che sabato 5 giugno &#8211; insieme alla nuova <a href="http://www.comune.pordenone.it/comune/strutture/biblioteca">biblioteca multimediale</a> &#8211; viene inaugurato il nuovo <a href="http://www.comune.pordenone.it/comune/progetti/wireless-naonis">sistema di accesso civico senza fili</a> a internet. Del precedente progetto, a cui avevo collaborato per farne soprattutto un <a href="http://www.sergiomaistrello.it/2007/12/12/pordenone-20-le-mie-slide/">investimento in cultura e cittadinanza digitale</a>, resta solo il nome: Wireless Naonis. Sono previsti hotspot in alcuni luoghi di aggregazione della città, a cominciare appunto da piazza XX settembre. Dovrebbe essere già attivo un punto di accesso anche a Torre, nel parco del castello, dove si trovano anche gli Studios della webtv cittadina <a href="http://www.pnbox.tv/">PnBox</a>. L&#8217;accesso alla rete avviene attraverso l&#8217;autenticazione con codici forniti a ogni cittadino in seguito a registrazione e identificazione fisica, come richiesto dalla legge Pisanu. È un inizio e come tale va sostenuto e incoraggiato. <a href="http://bordopagina.blogspot.com/2010/05/una-sincronia-pordenonese.html">Come nota anche Piervincenzo Di Terlizzi</a>, la nuova biblioteca con connettività può essere un luogo di crescita di grande importanza per la nostra città. Spero davvero che, nei prossimi mesi, cittadini e istituzioni sappiano cogliere l&#8217;opportunità.</p>
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	<item><title>Links for 2006-11-13 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/SergioMaistrello/~3/wtoVvvE9ujQ/sergiomaistrello</link><pubDate>Tue, 14 Nov 2006 00:00:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/sergiomaistrello#2006-11-13</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/11_Novembre/13/vecchi.shtml"&gt;In un documentario i &amp;quot;brogli&amp;quot; del Polo&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
Corriere della Sera (via Morbin)&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://www.andreabeggi.net/2006/11/13/agenzie-immobiliari-manuale-dellutente/"&gt;Agenzie immobiliari: manuale dell&amp;rsquo;utente&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
Andrea Beggi&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/sergiomaistrello#2006-11-13</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2006-11-11 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/SergioMaistrello/~3/j31_sbyl4aQ/sergiomaistrello</link><pubDate>Sun, 12 Nov 2006 00:00:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/sergiomaistrello#2006-11-11</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://blog.debiase.com/categories/braudel/2006/11/11.html#a1002"&gt;Intanto: commenti dopo lo Iab Forum&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
Luca De Biase&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/sergiomaistrello#2006-11-11</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2006-11-07 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/SergioMaistrello/~3/rjEOp2m3pfc/sergiomaistrello</link><pubDate>Wed, 08 Nov 2006 00:00:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/sergiomaistrello#2006-11-07</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://weblogg-ed.com/2006/dear-kids-you-dont-have-to-go-to-college/"&gt;Dear Kids, You Don&amp;rsquo;t Have to Go to College&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
Weblogg-ed&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/sergiomaistrello#2006-11-07</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2006-11-06 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/SergioMaistrello/~3/UGP8Ti-fWjo/sergiomaistrello</link><pubDate>Tue, 07 Nov 2006 00:00:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/sergiomaistrello#2006-11-06</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://chir.ag/phernalia/preztags/"&gt;US Presidential Speeches Tag Cloud&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
Chirag Mehta : chir.ag&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/sergiomaistrello#2006-11-06</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2006-10-31 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/SergioMaistrello/~3/HKVWqBpp_QE/sergiomaistrello</link><pubDate>Wed, 01 Nov 2006 00:00:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/sergiomaistrello#2006-10-31</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/453613"&gt;Nanosferatu&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
La Z di Zoro&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/sergiomaistrello#2006-10-31</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2006-10-26 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/SergioMaistrello/~3/nLfNOLiI3pc/sergiomaistrello</link><pubDate>Fri, 27 Oct 2006 00:00:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/sergiomaistrello#2006-10-26</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://www.maestrinipercaso.it/2006/10/non-dire-google-se-non-ce-lhai-nel.htm"&gt;Non dire Google se non ce l'hai nel sacco&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
Vanz su Maestrini per Caso&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/solferino/severgnini/06-10-26/01.spm"&gt;USA, Ufficio Semplificazione Assoluta&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
Beppe Severgnini sul Corriere della Sera del 24/10&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/sergiomaistrello#2006-10-26</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2006-10-21 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/SergioMaistrello/~3/F-7dEO6edxY/sergiomaistrello</link><pubDate>Sun, 22 Oct 2006 00:00:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/sergiomaistrello#2006-10-21</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://blogs.it/0100206/2006/10/21.html#a5920"&gt;Apocalisse a Venezia&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
Network Games&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/sergiomaistrello#2006-10-21</feedburner:origLink></item></channel>
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