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	<title>Siamo Donne</title>
	
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	<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 17:49:19 +0000</pubDate>
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		<title>BUON COMPLEANNO, BULL!</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 15:12:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bull&amp;Bear</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Un anno fa, esattamente il 10 marzo 2009, i principali indici azionari del vecchio e nuovo continente, ma anche quelli dei cosi detti “paesi emergenti” inclusi quelli dell’area Pacifico, mettevano a segno una performance media del 6% sulla chiusura del giorno precedente.
Era l’inizio dell’inversione di rotta dei mercati! La fine del “bear market”!
La crisi innescata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/0530_s_p5001.jpg"></a><a rel="attachment wp-att-5026" href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/attualita/economia-e-finanza/5014/buon-compleanno-bull.html/attachment/nyc-bull-stock-market12"><img class="alignright size-medium wp-image-5026" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/nyc-bull-stock-market12-300x199.jpg" alt="nyc-bull-stock-market12" width="300" height="199" /></a>Un anno fa, esattamente il 10 marzo 2009, i principali indici azionari del vecchio e nuovo continente, ma anche quelli dei cosi detti “paesi emergenti” inclusi quelli dell’area Pacifico, mettevano a segno una performance media del 6% sulla chiusura del giorno precedente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Era l’inizio dell’inversione di rotta dei mercati! La fine del “bear market”!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La crisi innescata dai mutui subprime con i suoi effetti perversi sul settore delle banche prima, e su tutti gli altri settori della finanza immediatamente di seguito, si arresta, ed i mercati avviano una ripresa tanto decisa e solida, quanto pesante e violenta era stata la precedente fase di calo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E’ il “bull market” che, seppur con attenuato vigore, sembra resistere ancor oggi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In un anno da quel 10 marzo 2009, gli indici segnano recuperi inimmaginabili: + 70% lo S&amp;P 500 che è il principale termometro dello stato di salute della finanza mondiale; il Dow Jones, l’indice di Wall Street, mette a segno un + 63%; meglio fa l’indice del settore tecnologico Nasdaq con un + 83%, e non meno bene, con un + 80%, Piazza Affari.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ma il vero miracolo sembra accadere sulle piazze finanziarie dei paesi emergenti: Brasile e India sono oramai a ridosso dei massimi toccati ante crisi, e continuano a galoppare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Un dieci marzo che, coincidenza incredibile, si contrappone ad un altro 10 del mese, quello dell&#8217;ottobre 2008 che chiudeva la settimana peggiore dal 1933 per l’indice S&amp;P 500. I dodici mesi precedenti a questo 10 ottobre 2008 fatidico, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>vedono bruciati, sull’onda del panic selling che colpisce tutte le borse mondiali,<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>qualcosa come 25mila miliardi di dollari.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Uno tsunami che ha fatto molte vittime, dalle grandi banche d’affari americane, scomparse dalla scena, ai portafogli di tutti gli investitori, per trasferirsi<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>inevitabilmente alla fine, al mondo dell’economia reale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E su questo piano – a differenza di quanto avvenuto sui mercati finanziari – la crisi ancora non è finita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In ogni caso, buon compleanno &#8220;Bull Market&#8221;! </span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
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		<title>COME PREPARARE LA VALIGIA</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 08:48:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Tavella</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Spesso riempiamo la valigia gettando dentro gli indumenti in tutta fretta e a casaccio pensando di guadagnare tempo. Così facendo,  al momento di disfarla,  ci si accorge che i vestiti sono tutti spiegazzati; inoltre non avendola riempita in modo razionale, avremo bisogno di ricorrere a pacchi e sacchetti supplementari.
Vediamo allora come fare:

attaccate alla valigia un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso riempiamo la valigia gettando dentro gli indumenti in tutta fretta e a casaccio pensando di guadagnare tempo. Così facendo,  al momento di disfarla,  ci si accorge che i vestiti sono tutti spiegazzati; inoltre non avendola riempita in modo razionale, avremo bisogno di ricorrere a pacchi e sacchetti supplementari.</p>
<p>Vediamo allora come fare:</p>
<ul>
<li>attaccate alla valigia un cartellino con nome, cognome, indirizzo e numero di telefono</li>
<li>usate due valigie piccole piuttosto che una grande: nella valigia mezza vuota gli indumenti &#8221; ballano &#8220;</li>
<li>mettete sul fondo gli oggetti pesanti (libri, scarpe, regali etc. )</li>
<li>imbottite le scarpe con le calze e mettetele in sacchetti di carta o plastica</li>
<li>mettete i pantaloni piegati a metà, inserendo tra i due strati qualche indumento per evitare che si formino pieghe</li>
<li>riponete le giacche rivoltate, con la fodera esterna, rialzando i colli e i risvolti</li>
<li>piegate accuratamente per il lungo le gonne</li>
<li>golf e camicie vanno accuratamente abbottonati e con le cerniere chiuse</li>
<li>gli oggetti fragili come profumi o dopobarba, vanno avvolti in sacchetti di plastica e sigillati</li>
<li>la biancheria intima che avanza va posta negli eventuali buchi che sono rimasti o lungo i lati della valigia</li>
</ul>
<p>Se in albergo,  disfando la valigia, scoprite un vestito stropicciato, appendetelo per una mezzora in bagno sopra alla vasca riempita con acqua calda:  il vapore stirerà le pieghe.</p>
<p>Buon viaggio.</p>
<ul></ul>
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		<title>GLAMOUR, DONNE E CIOCCOLATO</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 08:38:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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GLAMOUR, DONNE E CIOCCOLATO
Due esperienze vincenti d’imprenditorialità italiana tutta al femminile
Cortina d&#8217;Ampezzo, 8 Marzo 2010 – Cioccolando Glamour è donna. A Cortina vanno in scena le arti, la creatività e l’esperienza di due grandi interpreti del cioccolato italiano. Chi di noi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Cortina due madrine d’eccezione: donne divise tra un’arte golosa e la professione più dolce<br />
GLAMOUR, DONNE E CIOCCOLATO<br />
Due esperienze vincenti d’imprenditorialità italiana tutta al femminile<br />
Cortina d&#8217;Ampezzo, 8 Marzo 2010 – Cioccolando Glamour è donna. A Cortina vanno in scena le arti, la creatività e l’esperienza di due grandi interpreti del cioccolato italiano. Chi di noi, tra le immagini di bambino, non ricorda il gusto di un dolce fatto in casa dalla nonna o il profumo di una buona cioccolata calda preparata con amore dalla mamma? La nostra storia e la nostra tradizione, infatti, nel rispetto di questi ricordi, ci portano immediatamente ad associare dolci e cioccolata ad una rassicurante figura femminile.<br />
Nel settore cioccolatiero e pasticciero italiano, però, le cose vanno un po’ diversamente, visto che gli addetti ai lavori sono in gran parte uomini.<br />
Cioccolando Glamour, a Cortina d&#8217;Ampezzo dal 12 al 14 Marzo 2010, propone importanti storie di donne che rappresentano l’eccezione alla regola, esperienze vincenti di arte cioccolatiera italiana tutta al femminile che meritano di essere raccontate.<br />
Maria Adelaide Mazzucco (in arte Maide) e Monica Meschini: due modi diversi, ugualmente straordinari, di interpretare professioni legate al meraviglioso mondo del cioccolato, con quel tocco in più che a volte solo le donne sanno dare, unendo (appunto) dolcezza, tradizione, passione e creatività.<br />
Maide, piemontese di Casale Monferrato trasferitasi a Rapallo 23 anni fa, è un’artista geniale capace di unire l’appeal del cioccolato con un’innata creatività, trascorrendo intere giornate a ideare oggetti bellissimi completamente realizzati in cioccolato e con una precisione di particolari quasi incredibile, capaci di trasmettere gioia e senso del gusto.<br />
Tutti gli oggetti sono realizzati e trasformati con maestria in golose opere d’arte, prima di essere rifiniti e dipinte con colori alimentari capaci di soddisfare anche i palati più esigenti. Maide, infatti, è stata una delle prime maestre cioccolatiere ad utilizzare il colore, già dal 1997, mentre oggi si sta concentrando su ricercati abbinamenti tra spezie e cioccolato, anche con specifiche finalità terapeutiche.<br />
Dalle mani di Maide prendono forma gli oggetti più disparati, tutti rigorosamente realizzati con estrema dovizia di particolari: dalle maschere ai modellini d’auto, dagli utensili artigianali alla frutta, dai gioielli ai capi di abbigliamento, come scarpe, borse o portachiavi. Originalissime le sue “Gioconde di Cioccolato”, create da Maide per la rassegna di Roma “Scrigno, tesori d’Italia”, evento capace di riunire i più grandi maestri italiani per capacità e bravura.<br />
Dall’unione di arte e cioccolato ha preso vita la collaborazione con Cesare Marretti, il celebre chef e creativo della trasmissione di Rai Uno “La prova del cuoco”, con il quale ha realizzato una croce in cioccolato alta due metri e venti, in occasione di una nota fiera milanese. Insieme hanno ideato anche gli originali panettoni alla Pollock, ispirati al movimento artistico fondato in America da Jackson Pollock nella prima metà del Novecento.<br />
Infine, sono nate quasi per caso alcune creazioni ‘a luci rosse’, piccanti (ma golose) provocazioni che hanno riscosso grande successo anche tra le donne.<br />
Chi conosce bene tutte le qualità di questo prezioso alimento è un’altra “donna del cioccolato”: Monica Meschini, esperta in Food&amp;Beverage e Chocolate Tasting, giudice della London Academy of Chocolate.<br />
Monica, toscana doc, ha formato la sua esperienza negli anni ’80, quando ha girato l’Europa e il mondo, lavorando accanto ad alcuni degli chef più quotati di Londra, Parigi e New Delhi.<br />
Nel 1995, durante la seconda edizione di Eurochocolate, la kermesse perugina del cioccolato, è stata uno dei soci fondatori della Compagnia del Cioccolato. Successivamente ha frequentato l’IESA di Parigi, dove ha superato a pieni voti i corsi e i master di analisi sensoriale, di Tea Taster e Chocolate Taster e questa brillante esperienza ha ispirato, nel 1996, la nascita a Firenze del primo locale in Italia a tema Cioccolato e dintorni dal nome “Hemingway”.<br />
Collaborando con BBC GOOD FOOD SHOW a Londra, SIA e la catena HAYATT nonché con la Fine Chocolate Organization, l’associazione che lavora per diffondere una buona cultura del cioccolato artigianale italiano di qualità e per promuoverlo nel mondo, si conferma una delle più prestigiose ‘Chocolate taster over brand’ a livello internazionale.<br />
Due esempi di imprenditorialità al femminile che hanno saputo trasformare la propria passione in un’innovativa professionalità.</p>
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		<title>UN ADDIO AD ALBERTO RONCHEY ANCHE DAL NOSTRO MAGAZINE</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 02:41:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisabetta Bovo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il Graffio - critica di costume, moda, società, televisione]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>La scomparsa - venerdì 5 marzo, a 83 anni - di Alberto Ronchey, offre l&#8217;occasione per riflettere sul valore della cultura e dell&#8217;arte nel nostro Paese. Il non lungo ma significativo impegno politico di Ronchey resta legato prevalentemente a quella legge che da lui prende il nome, e che è stata il primo - e purtroppo l&#8217;ultimo - tentativo di modernizzare i musei statali italiani. La Legge n. 4 del 14 gennaio 1993, comunemente nota come Legge Ronchey, s&#8217;è configurata come un intelligente provvedimento legislativo teso a svecchiare e rendere meno burocratico il settore museale e conservativo dell&#8217;arte, rendendo più efficienti a musei statali, biblioteche e archivi con un provvedimento tanto semplice quanto necessario: l&#8217;introduzione dei servizi aggiuntivi di <em>bookshop</em>, merchandising e ristorazione. Una prassi osservata all&#8217;estero dall&#8217;allora Ministro dei Beni Culturali Ronchey, che la volle per primo importare in Italia, ben consapevole dell&#8217;importanza della valorizzazione del nostro patrimonio artistico, architettonico e culturale.  Noto giornalista e scrittore, già Ministro per i Beni culturali nel primo governo Amato e nel governo Ciampi, dal 1992 al 1994, ha lasciato purtroppo incompiuta - a causa della sua uscita dalla scena politica - la sua &#8220;rivoluzione&#8221;, condannandoci a dei ritardi che ancor oggi ci portiamo dietro.<a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/ronchey-2.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4987" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/ronchey-2-150x150.jpg" alt="ronchey-2" width="150" height="150" /></a></p>
<p>In margine a questo evento che segna un lutto nel mondo della cultura italiana, anche un magazine &#8220;al femminile&#8221; quale <a href="http://www.siamodonne.it/">www.siamodonne.it</a> - come ogni giornale che dà spazio in modo consapevole e non irrilevante alla cultura contemporanea, oltre che a tematiche &#8220;femminili&#8221;, ed è attento ai tempi in cui viviamo - vuole esprimere un caloroso saluto ed un commosso omaggio a questa figura luminosa del giornalismo e del panorama culturale italiano (Ronchey è stato anche professore di sociologia all&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia) che ha cercato di rendere più vicino alla gente e più accessibile a tutti il messaggio della cultura e dell&#8217;arte di cui l&#8217;Italia è matrice per tradizione e per vocazione. Lo ricordiamo, Alberto Ronchey, esprimendo la convinzione che l&#8217;arte e la cultura, pur rispecchiando anche posizioni &#8220;di genere&#8221; e che di &#8220;culture&#8221; al plurale s&#8217;ha da parlare nel contemporaneo, tuttavia ha una sua valenza trasversale e universale là dove sia carica di vera umanità, di valori  ideali e di storia, e sia frutto di onesto impegno intellettuale, rigorosa ricerca documentaria e doti d&#8217;ingegno. Lo ricordiamo davvero con ammirazione e gratitudine, Ronchey, consci - come siamo - che i provvedimenti che favoriscono la diffusione di un&#8217;eredità culturale vanno a strutturare meglio l&#8217;identità di tutti e di tutte noi.</p>
<p>Difficile dare conto della lunga serie di successi di Ronchey  - nato a Roma nel 1926 - in campo editoriale e giornalistico, dagli esordi alla <em>Stampa</em> di Torino, ai ruoli di inviato in Russia e poi negli Stati Uniti, e in qualità poi di direttore della <em>Stampa</em> dal 1968 al 1973, di collaboratore di <em>Repubblica</em> e dell&#8217;<em>Espresso</em> (su cui tenne la rubrica &#8220;<em>Il dubbio</em>&#8221; fra il 1981 e il 1984) e di editorialista del <em>Corriere della Sera,</em> fino a quello di presidente del gruppo editoriale <em>Rcs</em>.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/ronchey-3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4988" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/ronchey-3.jpg" alt="ronchey-3" width="70" height="90" /></a>&#8220;Noi dobbiamo a Ronchey - scrisse Indro Montanelli  - alcuni dei migliori saggi apparsi negli ultimi trenta o quarant&#8217;anni nella carta stampata, non soltanto italiana, di politica, economia, sociologia (quella vera): frutto di lunghi soggiorni in tutti i paesi d&#8217;Europa, in America, in Cina, in Giappone, di indagini da 007 nelle loro viscere, di attente e vaste letture.&#8221;</p>
<p>Alberto Ronchey ha compiutamente incarnato il rigore di un giornalismo tutto fatti, non ideologico, empirico e molto anglosassone (nelle sue vene, del resto, aveva anche sangue scozzese). A sedici anni, prima del 25 luglio 1943, aveva corretto le bozze e scritto articoli per fogli clandestini. Da allora scrisse per i maggiori quotidiani nazionali, raccontando l&#8217;Unione Sovietica di Chruscev &#8220;superpotenza sottosviluppata&#8221;, Berlino appena divisa dal muro, Cipro sconvolta dalla guerra fra greci e turchi, l&#8217;America di Kennedy, l&#8217;India, il Giappone, il Sud dell&#8217;Italia e la questione meridionale. È stato - tra l&#8217;altro - l&#8217;unico giornalista a raggiungere Kindu dopo il massacro dei tredici caschi blu italiani.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/ronchey-libro-fattore-k.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4989" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/ronchey-libro-fattore-k-196x300.jpg" alt="ronchey-libro-fattore-k" width="196" height="300" /></a>Intensissima la sua attività editoriale e saggistica, con decine di pubblicazioni al suo attivo: libri, reportage e saggi di economia e di politica internazionale, le cui tematiche sono state da lui riprese nell&#8217;ultimo libro, <em>Il fattore K</em> (2004), che ripercorre sessant&#8217;anni di storia italiana e mondiale. E&#8217; stato un grande, senza retorica, un uomo di estrema onestà intellettuale: ha coniato neologismi (formule-metafora) come la &#8220;lottizzazione&#8221; per la Rai e il &#8220;fattore K&#8221; per il no al partito comunista; esponente di un giornalismo capace di raccontare il mondo grazie all&#8217;osservazione diretta e a un bagaglio continuamente rinnovato di letture, riflessioni, approfondimenti, ha adottato un modo - documentatissimo - di scrivere e riferire dati, informazioni e statistiche, caratterizzato da estrema lucidità, dal rifiuto delle mode e da un perfezionismo leggendario. Tra le altre sue numerose opere di attualità e politica possiamo ricordare: <em>La Russia</em><em> del disgelo</em> (1963), <em>Atlante ideologico</em> (1973), <em>La crisi americana</em> (1975), <em>Accadde in Italia. 1968-1977</em> (1977); <em>Libro bianco sull&#8217;ultima generazione</em> (1978), <em>Diverso parere </em>(1983); <em>Giornale contro</em> (1985); <em>I limiti del capitalismo</em> (1991); <em>Fin di secolo in fax minore</em> (1995), <em>Atlante italiano</em> (1997) e <em>Accadde a Roma nell&#8217;anno 2000</em> (1998).</p>
<p>Un &#8220;GRAZIE&#8221; da tutti noi, direzione e redazione, autori e collaboratori di Siamo Donne, a quest&#8217;uomo schietto e non ipocrita fino ai limiti dell&#8217;intransigenza, al giornalista di razza, all&#8217;uomo di cultura che non temeva di andare controcorrente, all&#8217;attento e documentato costruttore di storia, che è stato Alberto Ronchey.</p>
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		<title>ANNA MARIA ORTESE: TRA SOGNO E REALTA’</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 23:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lino Venturini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La morte coglie Anna Maria Ortese all’età di ottantaquattro anni il 10 marzo 1998 all’ospedale di Rapallo in seguito a collasso cardiocircolatorio. Era il 10 marzo 1998. A pochi mesi dalla sua nascita, avvenuta il 13 giugno 1914, il padre viene richiamato alle armi e per Anna Maria e la sua famiglia inizia una vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/ortese2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4994" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/ortese2-142x150.jpg" alt="ortese2" width="142" height="150" /></a>La morte coglie Anna Maria Ortese all’età di ottantaquattro anni il 10 marzo 1998 all’ospedale di Rapallo in seguito a collasso cardiocircolatorio. Era il 10 marzo 1998. A pochi mesi dalla sua nascita, avvenuta il 13 giugno 1914, il padre viene richiamato alle armi e per Anna Maria e la sua famiglia inizia una vita vagabonda e irta di difficoltà economiche che la porterà a cambiare nel corso della sua esistenza trentasei residenze in dieci città diverse. Nel 1928 si stabiliscono a Napoli, nella casa descritta nel romanzo autobiografico <em>Il porto di Toledo</em>. Anche gli studi si svolgono in maniera irregolare. Se da un lato abbandona la scuola, che sostituisce con lunghe passeggiate, dall’altro si occupa di svolgere i compiti dei fratelli e legge tantissimo. Nel 1933 muore alla Martinica, dove si trovava con la sua nave, il fratello Emanuele, marinaio mercantile. Il lutto la sprofonda in un cupo dolore da cui emerge scrivendo poesie che saranno pubblicate dalla rivista “Italia Letteraria” che la rivelerà al pubblico italiano come scrittrice promettente. “Si scrive perché si cerca compagnia”, “ Sono sempre sola come un gatto”, disse in seguito. Nel 1937 pubblica presso Bompiani la raccolta di racconti <em>Angelici dolori</em> e nello stesso anno muore il fratello gemello, ucciso in Albania dal proprio attendente. Nel 1939 vince i Littoriali femminili di poesia, classificandosi anche seconda nella narrativa. Durante la guerra, per vivere, si adatta a lavori occasionali ed è costretta a vagabondare per l’Italia: “<em>Avevo attraversato tutta l’Italia in mezzo alla rovina e all’inferno”.</em> Alla fine del conflitto, ritorna nella vecchia casa di Napoli già occupata da altri sfollati. Nel primo dopoguerra collabora con la rivista Sud, diretta da Pasquale Prunas.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/ortese.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4995" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/ortese-150x150.jpg" alt="ortese" width="150" height="150" /></a>Il suo secondo libro di racconti <em>L’infanta sepolta</em>, arriva nel 1950 e nel 1953 pubblica la raccolta di novelle <em>Il mare non bagna Napoli</em> alla quale viene assegnato il Premio speciale per la narrativa all’edizione 1953 del Premio Viareggio. Le novelle hanno come oggetto le squallide condizioni di Napoli, disperata e in rovina. Dal primo racconto della raccolta <em>Un paio di occhiali</em>, è stato tratto nel 2001 un film per la regia di Carlo Damasco. Ma è soprattutto l’ultimo racconto, <em>Il silenzio della ragione</em>, dedicato agli scrittori napoletani, che suscita in città violente opposizioni anche per l’insistenza di Vittorini che vuole pubblicati i nomi autentici dei personaggi che animano il racconto. Gli ambienti dell’<em>intelligentia, </em>legati all’allora Partito comunista, accolgono la prosa della Ortese come una critica nei loro confronti. Nel 1958 pubblica il libro <em>Silenzio a Milano</em>, un bilancio della sua attività di giornalista sulle colonne dell’Europeo e dell’Unità, e <em>I giorni del cielo</em>, un’antologia di racconti. Riprende a viaggiare sia in Italia sia all’estero scrivendo ottimi reportage. Nel 1963 scrive il romanzo <em>L’iguana</em> pubblicato nel 1965 da Vallecchi e nel 1967 <em>Poveri e semplici</em> che vince il premio Strega. Arrivano gli anni della contestazione giovanile e tutta la cultura è sotto accusa. La Ortese reagisce rifugiandosi nei ricordi dei primi racconti, la Napoli che non aveva capito o veduto. La situazione infelice della città e della famiglia, la madre impazzita, la tragica morte dei fratelli e la guerra portano la scrittrice a scrivere quello che a lungo considererà la sua ultima fatica, il monumentale e autobiografico <em>Il porto di Toledo</em> che verrà pubblicato solo nel 1975. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/ilmarenonbagnanapoli.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4996" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/ilmarenonbagnanapoli-150x150.jpg" alt="ilmarenonbagnanapoli" width="150" height="150" /></a>Ha scritto Franz Haas (Linea d’Ombra, Milano 1991): “<em>Per il suo romanzo peggiore, Poveri e semplici, riceve nel 1967 il premio letterario più grande d’Italia e quando esce la sua opera maggiore non viene recensita da nessun giornale del Paese”</em>. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Nel 1993 esce <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><em>Il cardillo addolorato</em> ambientato in una magica Napoli settecentesca.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Acclamato dalla critica e dal pubblico, il romanzo “ dopo una lunghissima e dolorosissima stagione di silenzio, le diede quegli onori e riconoscimenti che le erano sempre mancati” (Elisabetta Rasy). E’ quindi la volta di <em>Alonso e i visionari</em> (1996) e del libro-diario <em>Corpo celeste </em>nel<em> </em>1997, quando le fu assegnato il Premio Campiello alla carriera. Nei suoi ultimi libri, la scrittrice torna a parlare di sé anche se in modo velato, ma la morte la sta aspettando dietro l’angolo. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Sempre Franz Haas scrive: “<em>A ritardare la sua fama è stata (…) la cecità della critica di fronte alle prime edizioni dei romanzi L’iguana (1965) e Il porto di Toledo (1975)… Gli editori invece la stimarono sin dall’inizio e la Ortese li tradì metodicamente. Si impegnava con uno ma intanto contrattava di nascosto con un altro, sempre in ansia di vendere le proprie opere al di sotto del loro valore&#8230; Con devozione e ammirevole pazienza gli editori aspettavano le opere promesse, desideravano vedere nuovi dattiloscritti che la Ortese con puntuale infedeltà faceva finire sulla scrivania di un altro”.</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/copj13.jpg"></a><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/copj14.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4998" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/copj14-150x150.jpg" alt="copj14" width="150" height="150" /></a>La sua figura è ancora poco nota e studiata rispetto alla validità della sua opera. Lo stile si caratterizza per il suo sperimentalismo, per la sua costante ricerca estetica, senza cedere all’ermetismo e all’avanguardismo. L’isolamento e la solitudine patiti lungo tutta la sua esistenza, insieme alle umiliazioni e ai lutti, nella vita privata come in quella letteraria, ne fanno un personaggio difficile e per tanti versi scomodo. In un Paese in cui la vita intellettuale era (ed è) caratterizzata dallo schieramento ideologico, era capace di critiche e di posizioni molto dure. La scrittrice sfugge sia a una collocazione univoca sia a etichette fondamentalmente inservibili. La sua opera oscilla tra il documento sociale e la fantasia pura, simbolico-magica che non si configura come pura evasione o sogno, ma quasi aspetto intrinseco della realtà: una sorta di sostanza interna delle cose. Ancor oggi, infatti, Anna Maria Ortese sembra ottenere un maggior successo all’estero.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/copj131.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4999" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/copj131-150x150.jpg" alt="copj131" width="150" height="150" /></a>Incipit dal Il cardillo addololorato</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">“Verso la fine del Settecento, o Secolo dei Lumi, tre giovani Signori, il principe Neville, lo scultore Dupré e il facoltoso commerciante Nodier, tutti di Liegi, dov’erano conosciutissimi e apprezzati, chi per ingegno, chi per eleganza,e tutti per lo stile di vita mondano e altamente dispendioso che conducevano, decisero di fare un viaggio a Napoli, per una ragione che dopotutto non era riprovevole”.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E alcune frasi:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">“Era come un bosco in aprile, quando si sciolgono le nevi e<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>i rami delle betulle dondolano simili a sottili braccia d’oro, braccia di bambine”.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">“Era sicuro che fosse gente altamente interessata al denaro. Lo si capiva dal fatto che non lo nominavano mai ( per i veri ricchi è un tabù)”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">“<em>E lì dorme il segreto, e riposa la verità finale, in quanto solo nelle conclusioni è custodito il vero</em> <em>di una vita e, qualunque sia stato il suo inizio, si svela il Destino</em>”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">“Ingenua giovinezza e felicità del non sapere”.</span></p>
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		<title>LA MODA PRIMAVERA ESTATE PARLA IL LINGUAGGIO DEI FIORI</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 19:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alizeh de Beauvais</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Fiori, fiori e ancora fiori per gli abiti delle collezioni moda primavera estate 2010. Motivi floreali a tinte neutre su fondo bianco sciorinati a profusione sui vestiti svolazzanti e leggeri di Etro, quasi preraffaelliti. Romantici inserti percorrono i lunghi fruscianti abiti in delicati toni pastello di Alberta Ferretti con effetto soave da &#8220;Primavera&#8221; del Botticelli. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fiori, fiori e ancora fiori per gli abiti delle collezioni moda primavera estate 2010. Motivi floreali a tinte neutre su fondo bianco sciorinati a profusione sui vestiti svolazzanti e leggeri di Etro, quasi preraffaelliti. Romantici inserti percorrono i lunghi fruscianti abiti in delicati toni pastello di Alberta Ferretti con effetto soave da &#8220;Primavera&#8221; del Botticelli. Fiori, grandi papaveri rossi su fondo bianco, abbinati a un corpetto rosso lacca, in mini abiti spensierati e freschi, per Blugirl.</p>
<div id="attachment_4974" class="wp-caption alignleft" style="width: 150px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/albertaferretti1.jpg"><img class="size-medium wp-image-4974" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/albertaferretti1-200x300.jpg" alt="Alberta Ferretti" width="140" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">Alberta Ferretti</p></div>
<p>Unisce un pizzico di romanticismo alla disinvoltura, una latente sensualità alla sicurezza di chi sa quel che vuole la donna vestita da Dolce &amp; Gabbana, che può mischiare fantasie floreali diverse e di colori contrastanti senza risultare eccessiva, neppure se vi abbina una shopping bag enorme e, al collo, indossa chincaglieria simile a dozzine di cavigliere da danzatrici arabe. Una femminilità decisa viene avvolta dalle creazioni della collezione primavera estate Versace, che accosta con estrema raffinatezza il rosa al nero ed interpreta il motivo floreale in una stilizzazione che ben si abbina con fasce geometriche orizzontali a segnare il punto vita.</p>
<div id="attachment_4975" class="wp-caption alignright" style="width: 150px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/dolcegabbana1.jpg"><img class="size-medium wp-image-4975" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/dolcegabbana1-200x300.jpg" alt="Dolce &amp; Gabbana" width="140" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">Dolce &amp; Gabbana</p></div>
<p>I fiori, forse, li avevamo lasciati cadere nell&#8217;oblio, emarginandoli dal nostro guardaroba, preferendo decisamente la tinta unita, facilmente abbinabile e portabile senza problemi. Ma ora la moda ci presenta un modello di donna - perché è questo che l&#8217;abbigliamento &#8220;disegna&#8221; - la cui sensualità appare sublimata e la cui bellezza -  il pallore dell&#8217;incarnato così come la leggiadria delle forme femminili - è accompagnata dall&#8217;evocazione del simbolo stesso della primavera: il fiore, che sboccia ovunque, e che spesso ha trasformato le passerelle delle collezioni dei più noti stilisti in una sorta di gallerie d&#8217;arte. A Londra Erdem  Moralioglu immagina una moda estate all&#8217;insegna dell&#8217;impressionismo. Stampe di motivi floreali dai toni tenui e dolci oppure sgargianti animano capi iper-femminili, che segnano le curve del corpo con estrema fluidità.</p>
<div id="attachment_4976" class="wp-caption alignleft" style="width: 161px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/versace4.jpg"><img class="size-full wp-image-4976" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/versace4.jpg" alt="Versace" width="151" height="227" /></a><p class="wp-caption-text">Versace</p></div>
<p>Come sarà dunque l&#8217;immagine che la donna proietterà questa primavera estate, secondo gli stilisti più famosi? Solare ma leggiadra, un po&#8217;neohippie ma anche superchic, fantasiosa e nel contempo estremamente femminile, romantica ma frizzante, avvolta di parvenze floreali appena accennate o vestita di stampe decise di grandi fiori, foglie, ramage.  Tra le proposte fashion si assiste a un trionfo di fiori e di seta, colori pastello ed effetti- trasparenza e pizzi, allo svolazzare di veli e mussole leggere, in collezioni fiorate, o meglio fiorite, quasi disegnate con l&#8217;occhio rivolto agli erbari di una volta. Molti di questi abiti farebbero invidia agli appassionati di giardini, come le raccolte dei più grandi botanici.</p>
<div id="attachment_4977" class="wp-caption alignright" style="width: 161px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/blugirl19.jpg"><img class="size-full wp-image-4977" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/blugirl19.jpg" alt="Blugirl" width="151" height="227" /></a><p class="wp-caption-text">Blugirl</p></div>
<p>Mentre la tendenza prevalente per gli abiti è la lunghezza sopra il ginocchio, stringhe e lacci fasciano piede e polpaccio, con calzature che arrivano sopra la caviglia: sandali graffianti nell&#8217;altezza vertiginosa del tacco diventano bucolici e romantici per le applicazioni floreali che li impreziosiscono.</p>
<p>Ed anche per la collezione autunnale il marchio Kenzo, disegnato da Antonio Marras, riproporrà la stampa floreale in abbinamenti insoliti: sulle passerelle, entro una suggestiva scenografia di rami intrecciati, abbiamo visto sfilare - sotto pellicce vere ed ecologiche - bellissimi abiti con fiori stampati mischiati a tessuti scozzesi. Riccardo Tisci per Givenchy prefigura invece una donna fasciata in miniabiti in cui il fiore è &#8220;istoriato&#8221; a mo&#8217; di ricamo rosso su bianco. Insomma fiori e ancora fiori sia per la giovane hippy-chic di Kenzo che per la sofisticata lady dello stilista della maison Givenchy.</p>
<p>Parola d&#8217;ordine, dunque: &#8220;mettete dei fiori sui vostri vestiti&#8221;. Così vuole la moda, e forse, dopo tanto monocolore, lo desideriamo anche noi.</p>
<div id="attachment_4981" class="wp-caption alignleft" style="width: 143px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/victor-rolf-accessori-pe-2010-00.jpg"><img class="size-medium wp-image-4981" title="victor-rolf-accessori-pe-2010-00" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/victor-rolf-accessori-pe-2010-00-278x300.jpg" alt="Sandalo Victor Rolf primavera estate 2010" width="133" height="144" /></a><p class="wp-caption-text">Sandalo Victor Rolf primavera estate 2010</p></div>
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		<title>BARBIE</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:38:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Franco Celani</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In queste giornate in cui si parla di donne, impossibile non parlare anche di lei: Barbie.
Con poca fantasia la chiamano bambola. Non lo è. Piuttosto feticcio, icona del nostro tempo, Eterno Femminino in versione moderna, dunque destinata al consumo e riproducibile all&#8217;infinito. Lo scorso anno - per festeggiare il suo mezzo secolo portato alla grande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In queste giornate in cui si parla di donne, impossibile non parlare anche di lei: <strong>Barbie.</strong></p>
<p>Con poca fantasia la chiamano bambola. Non lo è. Piuttosto feticcio, icona del nostro tempo, Eterno Femminino in versione moderna, dunque destinata al consumo e riproducibile all&#8217;infinito. Lo scorso anno - per festeggiare il suo mezzo secolo portato alla grande non grazie alla chirurgia plastica ma alla plastica stessa - fu in tutto il mondo da Milano a New York, un fiorire di iniziative per celebrarla e una corsa maniacale a procurarsi i pezzi da collezione che possono raggiungere anche cifre vertiginose (dieci anni prima la Mattel, in collaborazione con De Beers, aveva festeggiato il 40esimo anniversario con un pezzo unico tempestato di brillanti dal valore di circa ottantamila dollari).</p>
<p>Follia dei nostri tempi, si dirà, e apparentemente più innocua di tante altre, se non fosse che passo dopo passo, impercettibilmente (ma poi mica tanto) stiamo scivolando in un mondo virtuale in cui sarà sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione. Uno dei segnali di questo incubo alla Calderon de la Barca in versione tecnologica è proprio l&#8217;abitudine ormai invalsa di celebrare anniversari e compleanni di personaggi mai esistiti. Ma non sarebbe stato possibile negare onori e festeggiamenti proprio a lei, che ha attraversato la sua vita - e la nostra - col passo lungo e sicuro delle sue gambe slanciate, col piglio dolce e insieme deciso della donna che si sa bella, con una chioma che nel tempo ha cambiato foggia e colore ma rimane sempre oggetto d&#8217;invidia per le generazioni di donne che combattono contro il capello unto e opaco.</p>
<p>Alzi la mano chi non ne ha avuta o almeno desiderata una in versione rigorosamente originale, perché, si sa, le imitazioni di Barbie si sprecano, ma restano appunto solo imitazioni, la vera e ultima diva è solo lei. Le Bratz hanno certo rappresentato un pericolo, ma alla fine a sgominarle ci ha pensato il tribunale di Los Angeles. Sara e Fulla, la risposta islamica a questa bomba occidentale messa al bando negli Emirati, coi loro abiti modesti e gli opachi orizzonti, non affascinano le bambine neppure nei paesi in cui sono prodotte e a cui sono destinate.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/foto-barbie.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4968" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/foto-barbie-300x300.jpg" alt="foto-barbie" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Nelle innumerevoli versioni che la Mattel ha prodotto negli anni, Barbie - da sempre in grado di adeguarsi ai tempi e alle mode anche nella scelta delle automobili,dalla Gran Turismo alla 500 nell&#8217;elegante versione cabriolet rossa pensata ora proprio per lei - interpreta alla perfezione o meglio, suggerisce, quello che la bambina dovrà essere e soprattutto avere per essere trendy, dunque accettata, anzi invidiata, quindi felice.</p>
<p>Abbandonati pannolini, pappe insipide, ciuccetti e sonaglini che avevano caratterizzato fino ad allora i giochi infantili delle bambine, inchiodandole nell&#8217;unico ruolo possibile, quello ripetitivo di futura mamma, Barbie apre un universo in cui una donna potrà scegliere se diventare compita signora borghese con tanto di cappellino stile Jackie Kennedy, vezzosa contadinella tirolese con abito a fiori e giacchino in lana cotta oppure, con l&#8217;evolversi dei tempi, sergente dei marines, astronauta, ballerina, insegnante di aerobica, pilota, top manager, hostess, tutte professioni ambite, interessanti, di successo. Sembrerebbe il messaggio ideale per far felici le femministe che, invece, con lei si infuriano: certo, per le donne ora il mondo è lì a portata di mano, basta essere bellissime, giovanissime, ricchissime e possibilmente vivere in California piuttosto che nel Darfur. Solo a queste condizioni, infatti, può riuscire quella quadratura del cerchio dietro cui tante donne inutilmente si affannano e che infatti riesce soltanto a lei, quell&#8217;incredibile mix di seduzione e piglio manageriale, di principessa della favole e di femme fatale, di strepitosa realizzazione professionale e perfetta conduzione della casa (non per niente, Villa Malibu), per tacere della taglia 38 col seno da maggiorata. La vita privata è caratterizzata dall&#8217;eterno fidanzamento con Ken (anche se lei non disdegna collezionare fantastici abiti da sposa), ma il rapporto tra i due non ricalca quello tra i personaggi Disney in cui lei è l&#8217;ombra di lui: Barbie se lo porta in giro più come un cavalier servente che come compagno di vita, un accessorio tra i suoi innumerevoli, una bestiolina carina da affiancare alle tante - cani, gatti, cavalli, ma anche panda e una zebra di nome Zizi - e lo lascia e lo riprende a suo piacimento. Dopo 43 anni lo molla definitivamente, sembra per il più aitante surfista californiano Blaine (e per l&#8217;occasione acquista completini fetish che fanno dimenticare la versione Raperonzolo), ma i bene informati assicurano che resteranno amici.</p>
<p>In questo universo sospeso tra realtà e fantasia, forse il segreto di Barbie è la sua straordinaria capacità di trasformarsi pur rimanendo sempre uguale a se stessa, affascinare generazioni di bambine e intrigare artisti come Warhol e sarti quali Armani, Dior, Balenciaga, Saint Laurent, Moschino, Kenzo, Prada. In altre parole,  simboleggiare un&#8217;epoca di consumismo e benessere e nel contempo impersonare un ideale di bellezza e giovinezza eterne.</p>
<div id="attachment_4970" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/calmasino-150107-08.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4970" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/calmasino-150107-08-150x150.jpg" alt="Michela Franco Celani" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Michela Franco Celani</p></div>
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		<title>POLPETTINE COTTE AL VAROMA CON SALSA DI FUNGHI</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 20:23:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Linda Chicco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ricette per il bimby]]></category>

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		<description><![CDATA[ Ingredienti-
300 g di carne macinata, 50 g di latte, 50  g di pane secco, 50 g di parmigiano, 1 uovo, prezzemolo, aglio(facoltativo),  sale e pepe
Sugo di funghi: 400 g di funghi misti, cipolla, 50 g  di olio, prezzemolo, 50 g di vino, un cucchiaio di dado vegetale
 Procedimento-
Mettere il pane, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms,Arial,Helvetica;"><strong> <span style="font-family: Comic Sans MS;">Ingredienti-<br />
</span></strong><span style="font-family: Comic Sans MS;">300 g di carne macinata, 50 g di latte, 50  g di pane secco, 50 g di parmigiano, 1 uovo, prezzemolo, aglio(facoltativo),  sale e pepe</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms,Arial,Helvetica;"><span style="font-family: Comic Sans MS;">Sugo di funghi: 400 g di funghi misti, cipolla, 50 g  di olio, prezzemolo, 50 g di vino, un cucchiaio di dado vegetale<br />
</span><strong> <span style="font-family: Comic Sans MS;">Procedimento-<br />
</span></strong><span style="font-family: Comic Sans MS;">Mettere il pane, il parmigiano, un piccolo  spicchio di aglio , un ciuffetto di prezzemolo , nel boccale e tritare a vel 8  per 30&#8243; aggiungere la carne,l&#8217;uovo,il latte e il sale , amalgamare a vel 3.  Formate delle polpettine e mettetele nel vassoio del varoma. Mettete la cipolla  e tritate a vel7 per 5&#8243;, raccogliete e aggiungete l&#8217;olio ,fate soffriggere per  3&#8242; vel 1 100°.<br />
Aggiungete i funghi con il vino e fate evaporare 5&#8242; vel. 1 a varoma antiorario.  Versate 300 g di acqua con un cucchiaio di dado. Appoggiate il varoma e cuocete  per 25&#8242; a varoma vel 1 antiorario. A cottura ultimata ,se preferite una crema di  funghi tritate tutto a vel6 per qualche secondo altrimenti versate le polpette  in un piatto di portata e copritele con i funghi.<br />
Con una parte di sugo ci potete condire le tagliatelle.</span></span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" align="justify">
<p class="MsoNormal" style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms,Arial,Helvetica;"><span style="font-family: Comic Sans MS;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4955" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/rotolo0088mp-150x150.jpg" alt="polpette" width="150" height="150" /><br />
</span></span></p>
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		<title>ARTE E’ DONNA: UN PERCORSO TUTTO AL FEMMINILE AD “ARTEDONNA” A MONOPOLI (BARI)</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 19:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisabetta Bovo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In occasione della Giornata Internazionale della Donna, la Galleria Spaziosei di Monopoli (Bari), con il patrocinio della Regione Puglia e della Città di Monopoli, propone dal 6 marzo al 3 aprile 2010, negli spazi espositivi di via Sant&#8217;Anna n°6, la mostra d&#8217;arte contemporanea Artedonna 3, una collettiva a cura di Mina Tarantino.
Arte e donna: un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della Giornata Internazionale della Donna, la Galleria Spaziosei di Monopoli (Bari), con il patrocinio della Regione Puglia e della Città di Monopoli, propone dal 6 marzo al 3 aprile 2010, negli spazi espositivi di via Sant&#8217;Anna n°6, la mostra d&#8217;arte contemporanea <em>Artedonna 3</em>, una collettiva a cura di Mina Tarantino.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4942" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-4.jpg" alt="artedonna-3-4" width="223" height="148" /></a>Arte e donna: un connubio ispiratore per tutti coloro che nei secoli hanno individuato nella figura femminile una musa ispiratrice per la loro opera. E sono anche tante le donne che hanno potuto e saputo esprimere, in prima persona, il proprio talento artistico, superando pregiudizi ed ostacoli sociali.<br />
Sono questi gli spunti che, per il terzo anno consecutivo, inducono la galleria Spaziosei a celebrare <em>la Festa</em><em> della Donna</em>, non solo per rendere omaggio alle donne, ma vuole essere anche un&#8217;occasione per ripercorrere le tappe di una storia artistica in cui il ruolo della donna ha subito forti trasformazioni. <a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4943" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-2.jpg" alt="artedonna-3-2" width="222" height="223" /></a><br />
Un percorso tutto al femminile attraverso cui accostare le opere di quindici artiste: CATERINA ARCURI, CRISTINA BARI, ELDA DELL&#8217;ERBA, PAOLA DE GREGORIO, ELENA DIACO MAYER, ORIETTA FINEO, CATERINA GERARDI, GIANNA MAGGIULLI, MARIA TERESA PADULA, ROSANNA PUCCIARELLI, NUCCIA PULPO, ROSEMARIE SANSONETTI, PAOLA SCIALPI, ANNA MARIA SUPPA, CLAUDIA VENUTO, provenienti da ogni parte d&#8217;Italia, unite dalla medesima sensibilità e in grado di raccontare con accenti diversi e linguaggi differenti che cosa sia l&#8217;arte al femminile.<br />
<a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-8.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4950" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-8.jpg" alt="artedonna-3-8" width="149" height="76" /></a>Scrive la poetessa Antonietta Lestingi nel catalogo: &#8220;Che cosa fa di un&#8217;opera d&#8217;arte la possibilità di un viaggio straordinario alla scoperta di un mondo nuovo, dal paesaggio unico? Non il luogo di partenza, ne&#8217; la meta. Il viaggiatore, le braccia abbronzate sui remi, le dita che scorrono sui muri quando peregrina tra le case, le scarpe leggere mentre si avvia verso il sole ove i profumi hanno colore dei papaveri e delle spighe e delle alghe gocciolanti prima che il cuore le rituffi nell&#8217;acqua di mare, nella brezza che racconta di terre lontane, cerca un varco tra le attese e la rassegnazione, per tracciare una strada, un&#8217;altra, per andare. Oppure pausando su pacati sedili, perché anche la sosta e&#8217; diario di cammino se la si sceglie, o lasciando arrampicare l&#8217;anima fino in cima ad assaporare il cielo e ad ubriacarsene persino e forse cadere di sotto e perdersi nell&#8217;ombra, o abbandonandosi alla mano che conduce a immergere il viso alla sorgente per incontrarsi sott&#8217;acqua senza peso, senza pesi, il viaggiatore cammina sui cordoli in equilibrio sulla pienezza di vivere&#8221;. <a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4944" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-3.jpg" alt="artedonna-3-3" width="220" height="221" /></a><br />
Con le sue opere, l&#8217;artista traccia strade che per primo percorre, tanto più agevoli per il fruitore e compiute per l&#8217;autore, quanto più questi ha saputo superarne le asperità, così che ognuno possa penetrare in un paesaggio magico, più reale della realtà, per mezzo di un veicolo indispensabile: lo sguardo.<br />
Lo sguardo, mediatore della nostra percezione fisiologica del mondo in base a parametri come la distanza, la capacità di messa a fuoco e di distinzione dei colori, amplificata dall&#8217;uso di strumenti quali gli occhiali o il microscopio o il telescopio, si avvale di un elemento discriminatorio di importanza fondamentale: il punto di vista. L&#8217;angolo visuale, infatti, attinge all&#8217;immagine percepita dagli occhi, ma si intinge dell&#8217;immagine concepita dalla mente per tingere di forma e colore la personale visione.<a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-9.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4951" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-9.jpg" alt="artedonna-3-9" width="147" height="72" /></a><br />
La dimensione artistica e&#8217; la dimensione di un rapporto privilegiato dell&#8217;uomo, o della donna, con il mondo; e il rapporto, che matematicamente si esprime con l&#8217;operazione della divisione, diventa, nell&#8217;espressione artistica, condivisione. ARTEDONNA offre all&#8217;espressione artistica di genere uno spazio, quello di Spaziosei, semanticamente riconducibile, con quel &#8220;sei&#8221;, oltre che ad una collocazione civica urbana, anche al riconoscimento -indicato- dal presente del verbo essere, di condivisione di una prospettiva, quella femminile, che porta catene di secoli come trecce intorno al capo.<br />
<a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-10.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4952" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-10.jpg" alt="artedonna-3-10" width="149" height="76" /></a>E&#8217; raro incontrare nomi di artiste nei libri di storia dell&#8217;arte: le donne, da sempre relegate in ruoli che tradizionalmente non lasciano tracce, da poco hanno recuperato visibilità come soggetto, e non più oggetto, delle arti figurative. Le eccezioni confermano. <a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4945" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-1.jpg" alt="artedonna-3-1" width="219" height="149" /></a><br />
Le artiste aprono stanze in cui hanno messo a nudo le loro gemme, come vuole la primavera che avanza incurante degli argini, dal prudente inverno garantiti; aggiungono angoli visuali che inquadrano silenzi su un campo di papaveri umiliati dalla pioggia, cicatrici che hanno storie da raccontare, fianchi su cui svolazza l&#8217;estate, orizzonti portati a riva per compattare manciate di sabbia e costruire castelli per bambini che andranno, a sera, lievi incontro al sonno. Angoli visuali di cui non si sentiva la mancanza, perché non può mancare ciò che non si conosce. Eppure, nulla puo&#8217; pagare il valore di un mondo che si disvela, attraverso chiari sentieri nelle sere dolci di passi o strade disseminate di chiodi e cubi d&#8217;alabastro tagliati a spigoli dolorosi.<br />
<a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-5.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4946" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-5.jpg" alt="artedonna-3-5" width="148" height="294" /></a>Le artiste ci donano, con le loro opere, altrettante possibilità di viaggio,  &#8220;spingendo ogni mattina/di gelsomino oltre il  cancello/tutti rami che possono/abbigliati per il giorno./di stelline pulite pulite/che s&#8217;accendono a sera al tocco/della luna capaci di sfinirsi/profumando la notte&#8221;.<br />
A noi, le braccia abbronzate, le dita che leggono superfici, le scarpe leggere, il profumo dei colori, e&#8217; dato ascoltare il racconto di terre lontane, le terre di Caterina Arcuri, Cristina Bari, Paola De Gregorio, Elda Dell&#8217;Erba, Elena Diaco Mayer, Orietta Fineo, Caterina Gerardi, Gianna Maggiulli, Maria Teresa Padula, Rosanna Pucciarelli, Nuccia Pulpo, Rosemarie Sansonetti, Paola Scialpi, Anna Maria Suppa, Claudia Venuto.</p>
<p>L&#8217;inaugurazione e&#8217; per sabato 6 marzo 2010 alle ore 19.00.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-7.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4947" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/artedonna-3-7.jpg" alt="artedonna-3-7" width="98" height="198" /></a>Galleria SpazioSei<br />
via S. Anna, 6 - Monopoli (BA)<br />
Orario: tutti i giorni ore 17.30 - 20.30 (lunedi&#8217; chiuso)<br />
Ingresso libero</p>
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		<title>IL PATCHWORK È DONNA</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:46:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>M.Teresa Sansotta</dc:creator>
		
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MORBIDI AUGURI A TUTTE LE DONNE DEL MONDO
S.Mar.T
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<p>MORBIDI AUGURI A TUTTE LE DONNE DEL MONDO</p>
<p>S.Mar.T</p>
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