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	<title>Silvio Scaglia</title>
	
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		<title>Fattore Umano | Chiusura Opg</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fattore Umano]]></category>

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		<description><![CDATA[
On. Marino: «Le esigenze di tutela della collettività non possono mai giustificare misure tali da recare danno alla salute del malato, quindi la permanenza negli ospedali psichiatrici giudiziari che aggrava la salute psichica dell’infermo non può proseguire»
 

La chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari prevista dai nuovo decreto sulle carceri a marzo 2013 è stata giudicata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>On. Marino: «<em>Le esigenze di tutela della collettività non possono mai giustificare misure tali da recare danno alla salute del malato, quindi la permanenza negli ospedali psichiatrici giudiziari che aggrava la salute psichica dell’infermo non può proseguire</em>»</strong></h4>
<p><strong> </strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>La chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari prevista dai nuovo decreto sulle carceri a marzo 2013 è stata giudicata «<em>avventata e irresponsabile da alcuni</em>» e da altri «<em>il frutto acerbo di un mancato confronto con gli esperti del mondo psichiatrico e giudiziario</em>». Commenta così l’On. Ignazio Marino sulle pagine de <em>l’Espresso</em> il recente voto del Senato.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Se la Camera confermerà la proposta di riforma approvata da Palazzo Madama cosa accadrà da qui al 31 marzo 2013? Per il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull&#8217;efficacia e l&#8217;efficienza del Servizio sanitario nazionale «<em>gli ospedali psichiatrici giudiziari diverranno ciò che non sono mai stati: veri luoghi di cura. Nuove e diverse strutture al posto delle vecchie, degradate e fatiscenti, che saranno definitivamente chiuse</em>». Negli attuali Opg, secondo i dati della commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario ripresi da <em>l’Espresso</em>, ci sono circa 1.400 persone di cui più di 900 riconosciute ancora pericolose per sé e per gli altri (saranno loro ad essere trasferite nelle nuove strutture) e 500 circa ritenute «<em>non più socialmente pericolose</em>», pazienti che dovevano per legge già uscire dal circuito degli Opg ma che per mancanza di fondi e varie proroghe hanno visto trasformare il loro diritto in un «<em>ergastolo bianco</em>»). Per loro è previsto il riaffido alle Asl: saranno dimesse e assistite sul territorio dai dipartimenti di salute mentale.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>«<em>Al posto degli Opg </em>– spiega il Senatore –<em> sorgeranno piccole strutture da 30 o 40 posti letto, dotate di tutta l’attrezzatura necessaria per l’assistenza ai pazienti, con infermieri, medici, psichiatri ed esperti di riabilitazione che possano finalmente fare il loro mestiere: curare la mente e il corpo. Non è stata sottovalutata, tuttavia, la necessità dì garantire la sicurezza, per cui all’esterno dei centri di cura la sorveglianza sarà assicurata dalla polizia penitenziaria</em>». Tutto ciò sarà realizzabile? «<em>Certamente </em>– risponde il Prof. Giuseppe Armocida, noto specialista psichiatrico-forense –.<em> Come da tempo gli specialisti del settore stanno suggerendo, attraverso istituti che abbiano caratteristiche di efficacia in chiave terapeutica e riabilitativa garantendo comunque i migliori criteri operativi con soggetti per i quali è stata riconosciuta una pericolosità sociale</em>». «<em>Bisogna operare per la difesa sociale </em>– dice –<em> senza applicare le crudeltà di reclusione in istituti nei quali veramente il momento terapeutico e riabilitativo non si scorge, a fronte della dominante condizione carceraria</em>».</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Fattore Umano | Tanti detenuti, poco lavoro</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 09:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fattore Umano]]></category>

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		<description><![CDATA[
In un Dossier di Ristretti le statistiche e proposte di legge in materia di «lavoro penitenziario», dove emerge che le risorse sono scarse, e il diritto-dovere di lavorare per chi è condannato non viene rispettato

«Il lavoro è obbligatorio per i condannati e per i sottoposti alle misure di sicurezza (&#8230;)» (art. 20, c. 3, O.P., [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>
<h4 style="text-align: justify;">In un Dossier di <em>Ristretti</em> le statistiche e proposte di legge in materia di «<em>lavoro penitenziario</em>», dove emerge che le risorse sono scarse, e il diritto-dovere di lavorare per chi è condannato non viene rispettato</h4>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>«<em>Il lavoro è obbligatorio per i condannati e per i sottoposti alle misure di sicurezza </em>(&#8230;)» (art. 20, c. 3, O.P., Legge n° 354 del 1975). L’obbligatorietà del lavoro dei detenuti, elemento cardine del trattamento penitenziario e «<em>strumento privilegiato</em>» diretto a rieducare il detenuto e a reinserirlo nella società, rischia di venire meno.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>La causa? La carenza di risorse economiche. Negli ultimi 5 anni, infatti, i fondi messi a disposizione per retribuire i detenuti-lavoratori sono diminuiti del 30,5%. I dati forniti dal DAP parlano chiaro: dai 71.400.000 euro del 2006 ai 49.664.000 euro del 2011. Una diminuzione di risorse che ha portato inevitabilmente alla contrazione della popolazione carceraria lavorante, con la conseguente rinuncia da parte dei detenuti al loro diritto-dovere di lavorare. Lo scorso anno gli “occupati” alle dipendenze di cooperative o imprese esterne rappresentavano solo il 20,4% della popolazione detenuta. E ciò, nonostante le agevolazioni contributive e fiscali per chi assume detenuti introdotte nel 2000 dalla Legge 193, la cosiddetta «<em>Smuraglia</em>» e malgrado la concessione di numerose commesse per la realizzazione di elementi di arredo delle nuove strutture previste dal «<em>Piano Carceri</em>». Insomma, gli sforzi e gli incentivi non sono bastati.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ma andiamo oltre. Il nostro Ordinamento Penitenziario recita: «<em>Il lavoro penitenziario non ha carattere afflittivo ed è remunerato</em>», in accordo con quanto detta l’art. 27 della Costituzione sulla finalità rieducativa della pena. Ed è così. In effetti il lavoro alle dipendenze del DAP viene retribuito avendo come riferimento economico i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro di vari settori, in misura non inferiore ai 2/3 del trattamento previsto nei contratti stessi, così come indicato nell’art. 22 dell’Ordinamento penitenziario. Tuttavia – si legge nel <a href="http://newsletter.mvmnet.com/users/link.php?LinkID=38253&amp;UserID=15757233&amp;Newsletter=5963&amp;List=904&amp;LinkType=Send" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/newsletter.mvmnet.com/users/link.php?LinkID=38253_amp_UserID=15757233_amp_Newsletter=5963_amp_List=904_amp_LinkType=Send&amp;referer=');">Dossier di <em>Ristretti</em></a> – «<em>l’adeguamento ai CCNL non è stato più effettuato dal 1994</em>». Sempre per carenza di risorse economiche. «<em>Nel 2006</em> – si legge – <em>un&#8217;apposita Commissione stimava la necessità di una integrazione sui corrispondenti capitoli di bilancio per il solo anno preso in esame di circa  27.345.000 euro. Il mancato adeguamento ai CCNL vigenti ha dato vita ad un contenzioso, in cui l’Amministrazione Penitenziaria è costantemente soccombente, con ulteriori costi a carico della finanza pubblica</em>». Costi che potrebbero essere evitati a favore di un aumento del budget disponibile per aumentare le retribuzioni dei detenuti-lavoratori che da 18 anni sono ferme. E bassissime: un detenuto che presta servizio “domestico” in carcere percepisce mediamente 2.843 euro lordi l’anno (cifra che si dimezza al netto degli oneri previdenziali e del rimborso delle spese di mantenimento in carcere concernenti gli alimenti e il corredo).</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Il budget insufficiente assegnato per la remunerazione dei detenuti lavoranti all’interno degli istituti, unito all’incessante sovraffollamento carcerario, ha avuto una ricaduta diretta sulla qualità di vita intramuraria: le attività di manutenzione ordinaria dei fabbricati, i servizi di pulizia e di cucina sono stati tagliati non assicurando più il mantenimento delle condizioni di igiene e di pulizia delle aree detentive. Attività che rappresentano anche la principale fonte di sostentamento per molti detenuti.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Un segnale positivo però c’è stato: l’incremento del numero dei condannati assunti da imprese e cooperative all’interno delle carceri, ammessi al lavoro esterno e semiliberi: dai 2.058 del giugno 2010 ai 2.257 del giugno 2011. Questo dato, però – si legge nella relazione del DAP – tenderà inevitabilmente a contrarsi a causa della riduzione delle risorse economiche.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>L’Angolo di Vincino | Il caso Marotta</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 09:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'angolo di vincino]]></category>

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]]></description>
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<p style="text-align: center;"> </p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><a href="http://www.silvioscaglia.it/wp-content/uploads/2012/01/marotta.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-6683" title="marotta" src="http://www.silvioscaglia.it/wp-content/uploads/2012/01/marotta.png" alt="" width="473" height="642" /></a></p>
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		<title>Parla Mazzitelli: ecco perché il nostro business era trasparente</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 09:08:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultimi sviluppi]]></category>

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		<description><![CDATA[
L’ex AD di TIS ricostruisce le modalità del business, il complesso dei controlli interni ed esterni e della dichiarazione Iva che, nel maggio 2008, passò al vaglio dei nuovi vertici di Telecom

L’ex AD di Telecom Italia Sparkle Stefano Mazzitelli è stato il protagonista dell’udienza di ieri del processo “Iva telefonica”. Finalmente il manager ha avuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>
<h4 style="text-align: justify;">L’ex AD di TIS ricostruisce le modalità del business, il complesso dei controlli interni ed esterni e della dichiarazione Iva che, nel maggio 2008, passò al vaglio dei nuovi vertici di Telecom</h4>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>L’ex AD di Telecom Italia Sparkle Stefano Mazzitelli è stato il protagonista dell’udienza di ieri del processo “Iva telefonica”. Finalmente il manager ha avuto modo, in cinque ore di interrogatorio tra accusa e difesa, di poter tracciare un quadro completo del business del traffico telefonico in ogni suo aspetto, compreso il capitolo dei controlli effettuati dall’interno e dalla casa madre da fiscalisti, comitati di controllo, verifiche ai sensi della 231 e attività del collegio sindacale.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Una ricostruzione particolareggiata da cui è emerso che il business è stato gestito dalla società telefonica con trasparenza, senza alcun sotterfugio che potesse far sospettare l’esistenza di un traffico men che “normale”. A riprova della validità dei controlli effettuati secondo la normativa vigente, basti dire che, nonostante i controlli fossero stati allertati dalle prime indicazioni sull’inchiesta, la dichiarazione Iva relativa al 2007 venne sottoscritta non solo dai vertici di TIS ma anche, nel maggio 2008, dalla nuova dirigenza insediata in Telecom Italia che avrebbe avuto tutto l&#8217;interesse opportunistico ad accantonare partite a rischio. Né va sottaciuto, come è stato rilevato nel corso della testimonianza, che i flussi di denaro generati dall’attività, in particolare, sono sempre transitati da canali ufficiali visibili alle autorità del credito e della Banca d’Italia nonché della Guardia di Finanza.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Insomma, da parte delle società la gestione del traffico, in linea con l&#8217;attività usuale dell&#8217;Azienda, è stata gestita con la massima trasparenza attraverso canali facilmente monitorabili, come previsto dalla governance aziendale. Come del resto viene confermato dall’avallo che i nuovi vertici della società, nel 2008, hanno garantito ai conti di TIS, dopo l’esame di consulenti interni ed esterni. II che, naturalmente, non esclude che qualcuno si sia appropriato dell’Iva commettendo reati all’insaputa delle società (che non avevano i mezzi per accorgersene), ma esclude la corresponsabilità nella frode.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Di fronte a questa ricostruzione le prime contestazioni del Pubblico Ministero Giovanni Bombardieri (la testimonianza proseguirà nell’udienza del 6 febbraio) si sono concentrate sulla presunta confusione nella gestione e nei controlli sui contratti, cui Mazzitelli ha risposto con la ricostruzione analitica dell’architettura dei contratti, del meccanismo di riporto sui volumi del  traffico e sull’analisi del mercato internazionale di questo tipo di traffico. Il dottor Bombardieri ha anche più volte sollevato il nodo della qualità e della fama del cliente: possibile, ha detto, che TIS non abbia mai avanzato sospetti sulla credibilità di un interlocutore come Carlo Focarelli? La risposta è che Focarelli, rispetto a TIS, era un semplice intermediario tra le due società inglesi, I-Globe ed Acumen.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>L’esame del teste, come sopra accennato proseguirà nel corso della prossima udienza fissata per il 6 febbraio quando dovrebbe concludersi il controesame del capitano Francesco De Lellis. Ieri, prima dell’interrogatorio di Mazzitelli, è stata completata la testimonianza di Maurizio Laurenti.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>“Iva Telefonica”: colpo di scena sull’intercettazione</title>
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		<comments>http://www.silvioscaglia.it/it/2012/01/25/udienza-64/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 11:36:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultimi sviluppi]]></category>

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		<description><![CDATA[
Stefano Mazzitelli e Massimo Comito, intercettati dalla GdF esattamente il 28 giugno 2007 non parlavano di Luigi Marotta, uomo legato a Focarelli, ma di Giuseppe Marotta, rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta insieme a due dirigenti di Telecom Italia. In pratica commentavano un articolo de Il Sole 24 Ore uscito proprio quel giorno. Eppure lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Stefano Mazzitelli e Massimo Comito, intercettati dalla GdF esattamente il 28 giugno 2007 non parlavano di Luigi Marotta, uomo legato a Focarelli, ma di Giuseppe Marotta, rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta insieme a due dirigenti di Telecom Italia. In pratica commentavano un articolo de <em>Il Sole 24 Ore</em> uscito proprio quel giorno. Eppure lo scambio di persona ha sorretto – per PM e GIP – l’atto di accusa verso i due manager tlc nell’ordinanza di custodia cautelare</strong></h4>
<p><strong><br />
 </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>È stato un vero e proprio colpo di scena, con tanto di dichiarazione spontanea resa ieri in aula da Stefano Mazzitelli, l’ex Ad di Telecom Italia Sparkle, che ha potuto finalmente veder riconosciuta la sua versione dei fatti a proposito di una intercettazione del 2007, nella quale parlava con un altro manager di TIS, Massimo Comito.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>In pratica si è trattato di uno scambio di persona: il “Marotta” citato nel corso della telefonata fra Mazzitelli e Comito non è infatti il Luigi Marotta, coinvolto nel processo per l’&#8221;Iva Telefonica&#8221;, bensì di Giuseppe Marotta, rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta proprio nel 2007 dal Tribunale di Roma, per un’altra vicenda legata a Telecom Italia, insieme a due dirigenti dell’azienda, che operavano al tempo nella divisione wholesale nazionale della compagnia telefonica.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>L’intercettazione ascoltata ieri in aula non lascia adito a dubbi ed è chiarissima la citazione da parte di Mazzitelli dei nomi dei due dirigenti di Telecom Italia citati nell’articolo del Sole 24 Ore del  28 giugno 2007 oltre che di &#8220;Marotta&#8221; (Giuseppe, <em>ndr</em>).</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ma per le indagini della Procura di Roma, quella telefonata acquista tutto un altro significato: è una delle prove secondo cui Mazzitelli e Comito parlano di Luigi Marotta, cioè dell’uomo legato a Carlo Focarelli, risultando quindi consapevoli della (presunta) truffa dell’Iva che si consuma ai danni del fisco.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Quindi Mazzitelli e Comito parlavano di tutt’altro come è emerso appunto dall’ascolto completo dell’intercettazione.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Una lettura che però la Procura ha rifiutato, nonostante sia stata chiarita da entrambi i manager TIS nel corso dell’interrogatorio di garanzia reso in carcere in regime di isolamento giudiziario, e poi ribadita attraverso la documentazione resa al Tribunale dal legale Fabrizio Merluzzi del provvedimento di rinvio a giudizio di Marotta Giuseppe.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Inspiegabilmente, inoltre, nell’ordinanza di custodia cautelare, i nomi dei due dirigenti di Telecom Italia citati nel corso della telefonata e che rappresentano incontrovertibilmente il discrimine fra i due procedimenti giudiziari, vengono omessi: l’intercettazione è trascritta solo parzialmente… (il maresciallo capo Leccese fra l’altro non ricorda in aula di avere trattato questa telefonata con il che rimane il dubbio su chi abbia gestito realmente l’intercettazione in questione, <em>ndr</em>).</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Da registrare, come si accennava, anche la dichiarazione spontanea resa ieri in aula dall’ex Ad di TIS Mazzitelli: «<em>Non voglio che rimangano ombre</em> – ha dichiarato ai giudici – <em>questa intercettazione così sono la prova di quello che ho dichiarato: non si tratta solo dell’insufficienza della prova da parte dell’accusa, ma della prova positiva di quello che ho dichiarato io</em>».  Mazzitelli si riferiva anche ad altre coincidenze non verificate.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>L’udienza aveva al centro l’esame dal parte del PM Bombardieri del maresciallo capo della Guardia di Finanza, Pietropaolo Leccese, stretto collaboratore del capitano delle Fiamme Gialle Luca Meoli, cui è seguito il controesame di alcuni legali difensori.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Tra l’altro, nelle dichiarazioni di Leccese, si è potuta osservare una singolare “discrepanza” con quanto sostenuto in aula proprio da Meoli.  Laddove il capitano della GdF aveva sostenuto che i manager tlc non furono mai intercettati per evitare che se ne accorgessero, il maresciallo Leccese ha sostenuto che, nel 2008, i dirigenti delle due società telefoniche (TIS e Fastweb, <em>ndr</em>.) non furono intercettati perché in tutte le indagini condotte dalla GdF non erano emersi elementi nei loro confronti tanto che nella CNR (Comunicazione Notizia di Reato, <em>ndr.</em>) inoltrata alla Procura i dirigenti delle due società telefoniche, con due eccezioni precise, non sono stati considerati indagabili per il reato associativo dalla GdF.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Nella realtà, come dimostrato dall’intercettazione ascoltata in aula, Massimo Comito veniva intercettato già nel giugno 2007, ma non emergeva nulla.</p>
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		<title>“Iva Telefonica”. Oggi gli ultimi testi dell’accusa</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 09:57:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultimi sviluppi]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ma il controesame del Capitano De Lellis slitta a fine febbraio. In aula ieri il Maresciallo Maggiore dei RIS Paolo Palombo, esperto di grafologia

Procede, a ritmo ridotto, il processo per l’“Iva telefonica” che si celebra presso la Prima Sezione penale del Tribunale di Roma. Parte dell’udienza di ieri è stata dedicata ad una nuova tranche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>
<h4 style="text-align: justify;">Ma il controesame del Capitano De Lellis slitta a fine febbraio. In aula ieri il Maresciallo Maggiore dei RIS Paolo Palombo, esperto di grafologia</h4>
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<p>Procede, a ritmo ridotto, il processo per l’“Iva telefonica” che si celebra presso la Prima Sezione penale del Tribunale di Roma. Parte dell’udienza di ieri è stata dedicata ad una nuova tranche della testimonianza del Capitano dei ROS Francesco De Lellis. La deposizione è stata però interrotta per motivi di servizio dell’ufficiale che si ripresenterà in aula solo alla fine di febbraio. In quella occasione comincerà il controesame da parte dei difensori di alcuni imputati a partire da Gennaro Mokbel. Ieri, invece, De Lellis ha solo risposto ad alcune domande rivoltegli dal difensore dell’imprenditore Massimo Micucci.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>L’ultima parte dell’udienza è stata invece dedicata alla testimonianza del Maresciallo Maggiore dei RIS Paolo Palombo, esperto di grafologia, che ha esposto i risultati della perizia calligrafica su alcune schede elettorali. Oggi il processo continua con l’esame del Maresciallo Capo della Guardia di Finanza Pietropaolo Leccese. Sarà poi la volta del titolare della Accord Pacific Limited di Hong Kong Maurizio Laurenti, amico e collaboratore di Carlo Focarelli, accusato per il riciclaggio del denaro ricevuto dalla Globestream Tlc. Si completerà così la lista dei testimoni chiamati dal pubblico ministero Giovanni Bombardieri.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Poi la parola, probabilmente a partire dall’udienza di venerdì 27 gennaio, passerà alle difese. Ad aprire questa nuova fase del processo sarà l’ex Ad di Telecom Italia Sparkle, Stefano Mazzitelli. Dopo toccherà agli altri manager della controllata di Telecom Italia chiamati in giudizio: Massimo Comito e Antonio Catanzariti.</p>
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		<title>Fattore Umano | «Noi miserabili dimenticati»</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 11:42:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fattore Umano]]></category>

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		<description><![CDATA[
Pubblicata sulla Gazzetta di Modena la lettera di 55 dei 70 internati della Casa di lavoro di Saliceta San Giuliano di Modena. «Ci rifiutiamo – scrivono – di credere che essere una sparuta minoranza in questo oceano di problematiche carcerarie, ci condanni e confini nel limbo del dimenticatoio»





«Scriviamo dalla Casa lavoro di Saliceta San Giuliano di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>
<h4 style="text-align: justify;">Pubblicata sulla <em>Gazzetta di Modena</em> la lettera di 55 dei 70 internati della Casa di lavoro di Saliceta San Giuliano di Modena. «<em>Ci rifiutiamo</em> – scrivono – <em>di credere </em><em>che essere una sparuta minoranza in questo oceano di problematiche carcerarie, ci condanni e confini nel limbo del dimenticatoio</em>»</h4>
<p><br class="spacer_" /></p>
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<div id="attachment_6642" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.silvioscaglia.it/wp-content/uploads/2012/01/image.jpg"><img class="size-full wp-image-6642" title="Saliceta San Giuliano di Modena" src="http://www.silvioscaglia.it/wp-content/uploads/2012/01/image.jpg" alt="" width="250" height="179" /></a><p class="wp-caption-text">La Casa di lavoro di Saliceta San Giuliano di Modena</p></div>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>«<em>Scriviamo dalla Casa lavoro di Saliceta San Giuliano di Modena, dove al momento risultiamo essere una settantina di internati. Forse sarebbe più appropriato dire che questa lettera vi perviene dal girone dei miserabili dimenticati, perché è così ormai che abbiamo denominato questo posto. Noi tutti assistiamo con sgomento e preoccupazione agli ultimi risvolti politici in tema di materie penitenziarie. Quello che ci lascia sgomenti è che non abbiamo assistito a una sola discussione dove fosse posta al centro della questione anche la Casa di Lavoro e coloro che ne sono ospitati, gli internati ci rifiutiamo di credere che essere una sparuta minoranza in quest’oceano di problematiche carcerarie ci condanni e confini nel limbo del dimenticatoio</em>» .</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Eppure, scrivono «<em>occorre sapere che per noi internati è già di difficile comprensione accettare il principio che regola la materia penale della casa lavoro: essere privati della libertà solo in funzione di una prognostica ipotesi di reiterazione del reato. Perché, e forse in pochi lo sanno, è questa la sola ragione che ci tiene rinchiusi qua dentro… L’internato altri non è se non un ex detenuto. Destinato alla casa lavoro, quindi ad un’ulteriore privazione della libertà, dopo aver espiato per intero la pena detentiva per cui era stato destinato per una violazione penale</em>».</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>«<em>È un po’ come dire: vado dal salumiere, pago per ciò che acquisto e quando mi ritrovo nel parcheggio in procinto di tornare a casa appare qualcuno che mi impone di pagare di nuovo per le stesse cose già acquistate»</em>, spiegano<em>. </em>«<em>E la beffa è che dentro la casa lavoro, che avrebbe come fine il recupero, non c’è né lavoro né recupero: “Dove sono queste strutture, questi corsi formativi, questo lavoro? Dove li avete dimenticati? Pretendete forse da noi di cercarli nell’oziosità delle nostre giornate?. L’auspicio è che queste rimostranze riescano a scuotere le coscienze sociali affinché qualcuno si faccia portavoce delle nostre istanze, in modo che questa materia sia almeno posta all’attenzione del dibattito politico, con il fine preciso di rivederne il principio e l’applicazione i diritti dei più deboli non sono diritti deboli</em>».</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Fattore Umano | Il riscatto passa dal lavoro</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 08:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fattore Umano]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sul quotidiano Avvenire di ieri un intervento a firma congiunta del vicepresidente della Camera Maurizio Lupi e del vicesegretario del Pd Enrico Letta, su come dare una «seconda chance» ai detenuti
 

Parlare di carceri significa spesso «parlare di un lungo elenco di numeri che, in maniera impietosa, mettono in evidenza tutti i limiti del nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>
<h4 style="text-align: justify;">Sul quotidiano <em>Avvenire</em> di ieri un intervento a firma congiunta del vicepresidente della Camera Maurizio Lupi e del vicesegretario del Pd Enrico Letta, su come dare una «<em>seconda chance» </em>ai detenuti</h4>
<h4><span style="font-weight: normal;"> </span></h4>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Parlare di carceri significa spesso «<em>parlare di un lungo elenco di numeri che, in maniera impietosa, mettono in evidenza tutti i limiti del nostro sistema</em>». Limiti affrontati nel corso degli anni con «<em>interventi tampone</em>» risultati «<em>deboli</em>» o «<em>addirittura totalmente inefficaci</em>». Così scrivono sul quotidiano <em>Avvenire</em> gli On. Lupi e Letta, rispettivamente vicepresidente della Camera e vicesegretario del Pd. Si tratta, invece, di mettere al centro dell’azione politica la persona e non applicare uno «<em>schema</em>». E se l’opinione pubblica e la classe politica sono ormai abituati a ragionare su schemi numerici, allora sfruttiamo la non confutabilità delle cifre “snocciolate” per descrivere il dramma carcerario italiano. Un numero su tutti, quello che riguarda la <a href="http://www.ristretti.it/commenti/2012/gennaio/pdf2/recidiva_detenuti.pdf" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.ristretti.it/commenti/2012/gennaio/pdf2/recidiva_detenuti.pdf?referer=');">recidiva</a> degli ex detenuti. Una «<em>ricaduta</em> – si legge –, <em>l’esempio più concreto della debolezza umana</em>»: 68%. Circa il 35% tra i beneficiari del provvedimento di clemenza dell’indulto del 2006.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Come abbassare il “peso” di questo dato? «<em>Sognare sistemi talmente perfetti che nessuno avrebbe più bisogno di essere buono può servire a ridurre quella percentuale?</em> – si chiedono Lupi e Letta – citando Thomas Stearns Eliot. La risposta – dicono – «<em>sta nell’articolo 27 della nostra Costituzione»</em>. In sintesi: le pene devono rieducare il condannato nel pieno rispetto del senso di umanità. La rieducazione va posta dunque nell’ambito della pena intesa umanamente e, soprattutto, deve essere applicata. Un dovere quello di «<em>vigilare e redimere</em>» che sintetizza perfettamente «<em>l’idea che ogni uomo, anche se ha commesso l’errore peggiore, può cambiare</em>». In che modo? Solo se il reo incontra durante la sua pena «<em>qualcuno in grado di rilanciare la sua umanità</em>».</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Su questo principio si fonda il disegno di legge bipartisan promosso anche da Lupi e Letta e firmato da Treu in Senato e Farina alla Camera. Una proposta di modifica della “Legge Smuraglia” già approvata dalla Commissione Lavoro di Montecitorio e che punta a promuovere il lavoro intramurario e quello immediatamente successivo alla fine pena. Il prossimo step sarà il passaggio del testo in Aula entro febbraio. «<em>Al di là dei tecnicismi</em> – si legge – <em>l’intento è semplice: riprodurre, all’interno delle carceri, un modello di lavoro imprenditoriale più qualificato</em>».</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Una seconda chance per tutti, dunque, attraverso il lavoro. «<em>Con tutto la fatica, la soddisfazione, la passione e i sacrifici</em>» che il “fare” porta con sè.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<div class="feedflare">
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		<title>Fattore Umano | Basta col carcere che «tortura»</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 09:34:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fattore Umano]]></category>

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		<description><![CDATA[
Radicali in piazza ieri a Roma in occasione della discussione in Senato del “Decreto Legge Severino” sul sovraffollamento carcerario il cui esame è in programma questa mattina. L’On. Bernardini: «Necessaria una riforma strutturale per uscire dalle illegalità»



Presidio a Roma, ieri, in piazza del Pantheon, in occasione della discussione in Senato del &#8220;Decreto Legge Severino&#8221; sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>
<h4 style="text-align: justify;">Radicali in piazza ieri a Roma in occasione della discussione in Senato del “Decreto Legge Severino” sul sovraffollamento carcerario il cui esame è in programma questa mattina. L’On. Bernardini: «<em>Necessaria una riforma strutturale per uscire dalle illegalità</em>»</h4>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<div id="attachment_6604" class="wp-caption alignleft" style="width: 261px"><a href="http://www.silvioscaglia.it/wp-content/uploads/2012/01/irene_testa.png"><img class="size-full wp-image-6604   " style="margin: 0px;" title="irene_testa" src="http://www.silvioscaglia.it/wp-content/uploads/2012/01/irene_testa.png" alt="" width="251" height="193" /></a><p class="wp-caption-text">Irene Testa, Segretario dell&#39;Associazione Il Detenuto Ignoto alla manifestazione di ieri, a Roma.</p></div>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.radioradicale.it%2Fscheda%2F343748%2Fmanifestazione-dellassociazione-il-detenuto-ignoto&amp;h=IAQH1bULRAQHDJ2Os4Or8w6Ul9A1gzYpoFFG2zKfHcO_TDQ" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/l.php?u=http_3A_2F_2Fwww.radioradicale.it_2Fscheda_2F343748_2Fmanifestazione-dellassociazione-il-detenuto-ignoto_amp_h=IAQH1bULRAQHDJ2Os4Or8w6Ul9A1gzYpoFFG2zKfHcO_TDQ&amp;referer=');">Presidio</a> a Roma, ieri, in piazza del Pantheon, in occasione della discussione in Senato del &#8220;Decreto Legge Severino&#8221; sul sovraffollamento carcerario e non solo. A promuovere l’iniziativa l’associazione <em>Il Detenuto Ignoto,</em> insieme al <em>Comitato Radicale per la giustizia Piero Calamandrei</em>. Una manifestazione per sottolineare, ancora una volta, l’inefficienza della giustizia italiana e chiedere provvedimenti più incisivi rispetto a quelli fin qui adottati. Senza perdere tempo. Come sottolinea l’On. Rita Bernardini: «<em>l’irragionevole durata dei processi e le condizioni letteralmente criminali in cui sono tenuti i nostri detenuti hanno portato la giustizia nella più totale illegalità</em>». «<em>Per questo</em> – aggiunge – <em>bisognerebbe rimuovere immediatamente le cause, cosa che in Italia non viene fatto da anni. Chiediamo una riforma strutturale che rimetta in moto la giustizia, che costa tantissimo ai cittadini italiani</em>».</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>«<em>Il cosiddetto &#8220;pacchetto svuotacarceri&#8221;</em> – sottolinea Irene Testa, segretaria dell’Associazione Detenuto Ignoto – <em>farà uscire 3mila persone. Una cifra minima, che non rappresenta nulla. Neppure un pannicello caldo</em>. <em>Anche le misure dell’ex ministro Alfano</em> <em>prevedevano l&#8217;uscita di 8mila detenuti. Ma tutto si è ridotto poi a meno della metà</em>».</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Alla manifestazione hanno partecipato anche la senatrice Donatella Poretti, Marco Pannella e l’avvocato Giuseppe Rossodivita, Segretario del <em>Comitato Radicale per la giustizia Piero Calamandrei</em>, che ha invitato a decidere «<em>se vogliamo la tortura o se in questo Paese vogliamo una situazione delle carceri che porti a considerare sia gli imputati in custodia cautelare sia i condannati come persone che debbono semplicemente – perché così prevede la nostra costituzione </em>–<em> essere privati della libertà personale</em>». «<em>Invece</em> – conclude – <em>non vi è nemmeno il diritto alla salute, della dignità di essere uomini</em>. <em>E</em> <em>questa è tortura</em>».</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Processo “Iva Telefonica”: a gennaio si completa la lista dei PM</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 08:45:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultimi sviluppi]]></category>

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		<description><![CDATA[
Si riprende il 23 gennaio con la conclusione dell&#8217;esame del capitano dei ROS Francesco De Lellis. Il 24 o il 27 in aula l’ex Ad di TIS Stefano Mazzitelli. Diramato il calendario delle udienze fino al 25 luglio

Si avvicina al primo giro di boa il processo sull’“Iva Telefonica” in corso presso la Prima sezione penale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>
<h4 style="text-align: justify;">Si riprende il 23 gennaio con la conclusione dell&#8217;esame del capitano dei ROS Francesco De Lellis. Il 24 o il 27 in aula l’ex Ad di TIS Stefano Mazzitelli. Diramato il calendario delle udienze fino al 25 luglio</h4>
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<p>Si avvicina al primo giro di boa il processo sull’“Iva Telefonica” in corso presso la Prima sezione penale del Tribunale di Roma. Il PM Giovanni Bombardieri, infatti, ha annunciato che la pubblica accusa si limiterà a chiedere la testimonianza del Maresciallo Capo della Guardia di Finanza Pietropaolo Leccese, già prevista per l’udienza di ieri (andata deserta) o, in caso di suo ulteriore impedimento, del Maresciallo Capo delle “Fiamme Gialle” Alessandro Fasano.</p>
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<p>La prossima udienza si terrà il prossimo 23 gennaio (slitta l’appuntamento già previsto per il giorno 19). In quella data verrà anche ascoltato il Maresciallo Maggiore dei RIS Paolo Palombo e verrà completata la testimonianza del Capitano dei ROS Francesco De Lellis.</p>
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<p>Completerà la lista dei testi chiamati dalla Procura Maurizio Laurenti, amico e collaboratore di Carlo Focarelli e titolare della Accord Pacific Limited di Hong Kong, accusato di aver riciclato denaro ricevuto dalla Globestream Tlc.</p>
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<p>Il giorno 24 (o il 27) la parola passerà alle difese. Il primo a rispondere in aula sarà l’ex Ad di Telecom Italia Sparkle, Stefano Mazzitelli. Dopo toccherà agli altri manager della controllata di Telecom Italia: Massimo Comito e Antonio Catanzariti.</p>
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<p>Il Tribunale ha aggiornato e parzialmente modificato il calendario del processo fino alla pausa estiva di agosto. In particolare, è previsto che si tenga udienza nelle seguenti date:</p>
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<ul>
<li>Febbraio: 6, 7, 9, 13, 14, 16, 17 e 23.</li>
<li>Marzo: 7, 12, 14, 15, 16, 27, 29 e 30.</li>
<li>Aprile: 11, 13, 17, 23 e 26.</li>
<li>Maggio: 2, 4, 7, 8, 10, 17, 22, 28 e 30.</li>
<li>Giugno: 1, 5, 7, 8, 14, 25, 26 e 28.</li>
<li>Luglio: 3, 5, 12, 23 e 25.</li>
</ul>
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