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	<title>soloecologia.it</title>
	
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	<description>Tutto quello che c'è da sapere sul mondo dell'ecologia e della sostenibilità ambientale</description>
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		<title>Essiccazione al sole: eccellente metodo per conservare ortaggi e frutta</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 06:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Consigli]]></category>
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		<category><![CDATA[essiccazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/essiccare-il-cibo-300x216.gif" style="float:left; margin: 0 5px 0 0;"/>L&#8217;essiccazione è il metodo più antico per la conservazione del cibo e sicuramente anche il più semplice e meno energivoro. I cibi essiccati si conservano bene perché il loro contenuto di acqua è così basso che i microorganismi non vi possono proliferare. Certo, le conserve nei vasi di vetro e la congelazione preservano meglio il...<br/><br/><b>Continua a leggere questo articolo <a href="http://www.soloecologia.it/17052012/essiccazione-al-sole-eccellente-metodo-per-conservare-ortaggi-e-frutta/">qui</a></b>.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/essiccare-il-cibo.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-3857" title="essiccare il cibo" src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/essiccare-il-cibo-300x216.gif" alt="" width="300" height="216" /></a>L&#8217;essiccazione è il metodo più antico per la conservazione del cibo e sicuramente anche il più semplice e meno energivoro. I cibi essiccati si conservano bene perché il loro contenuto di acqua è così basso che i microorganismi non vi possono proliferare. Certo, le <a href="http://www.soloecologia.it/28032011/consigli-per-le-conserve-biologiche-fatte-in-casa/" target="_blank">conserve nei vasi di vetro</a> e la <a href="http://www.soloecologia.it/15032012/conservare-gli-alimenti-di-stagione-ottima-la-surgelazione-con-qualche-accorgimento/" target="_blank">congelazione</a> preservano meglio il gusto e l&#8217;aspetto degli alimenti freschi, ma i cibi secchi reidratati possono aggiungere un tocco speciale a una pietanza oppure, senza essere immessi in acqua, costituire degli snack invernali deliziosi e altamente nutritivi, ricchi di sali minerali e delle vitamine non soggette a ossidazione.</p>
<p>L&#8217;essiccazione domestica può avvenire al sole (se l&#8217;aria non è inquinata e sufficientemente calda e secca per almeno 3-4 giorni consecutivi) oppure in forno o in appositi essiccatoi là dove il clima è più umido: va da sé che in quest&#8217;ultimo caso il processo di essiccazione diventa costoso e molto meno ecocompatibile &#8211; perciò non lo prenderemo in considerazione in questo articolo.</p>
<p>I telai per l&#8217;essiccazione possono essere facilmente costruiti con una cornice di listelli di legno e una rete simile a quella delle zanzariere (oppure una garza) ben tesa sulla superficie. I pezzi di cibo preparati per l&#8217;essiccazione devono essere disposti in uno strato singolo, evitando il contatto tra loro e posizionati in un luogo che sia non soltanto soleggiato, ma anche ben arieggiato &#8211; ideali una terrazza o un tetto. Inoltre devono essere capovolti almeno una volta al giorno e ritirati al chiuso durante la notte. Se vi sono insetti nelle vicinanze, meglio coprire la superficie con un velo di tulle, avendo cura che non il tessuto tocchi il cibo. Per intensificare il calore del sole, si può anche disporre una vecchia finestra o una lastra di vetro a qualche distanza dal telaio in modo che faccia da lente &#8211; ma permettendo all&#8217;aria di circolare.</p>
<p>Per un prodotto di buona qualità, ortaggi e frutti devono essere preparati per l&#8217;essiccamento subito dopo la raccolta e non essere eccessivamente maturi. In alcuni casi devono essere sbollentati, lasciati raffreddare e messi a essiccare. Prima di passare dal luogo dell&#8217;essiccazione al contenitore per la conservazione, gli alimenti devono essere lasciati raffreddare completamente.</p>
<p>Per la conservazione, si possono usare contenitori di plastica, di vetro, di metallo. Vanno tutti bene, purché siano a chiusura ermetica, non esposti alla luce (per esempio messi dentro una busta di carta o una scatola) e tenuti al fresco. Si conservano per almeno sei mesi.</p>
<p>Per quanto riguarda la frutta, bisogna ricordare che essa subirà un processo di ossidazione per cui assumerà un colore scuro: la frutta secca che si compra al supermercato è pesantemente trattata per evitare questo inconveniente, ma ovviamente non può essere considerata biologica. La frutta è completamente essiccata quando, tagliando un pezzo verticalmente con un coltello non si nota più alcuna zona umida nella polpa.</p>
<p>Ecco come procedere con i vari tipi di frutto:<br />
* <strong>Albicocche</strong>: tagliare a metà, eliminare il nocciolo e tagliare una fettina sul lato bombato in modo da renderlo piatto.<br />
* <strong>Ciliegie</strong>: eliminare il nocciolo. Sono pronte quando sono leggermente appiccicose.<br />
* <strong>Fragole e frutti di bosco</strong>: eliminare il picciolo. Sono pronti quando sono duri e fragili.<br />
* <strong>Mele</strong>: tagliare, sbucciare, eliminare i semi. Tagliare a fette o anelli spessi circa 1 cm.<br />
* <strong>Pere</strong>: tagliare, sbucciare, eliminare i semi. Tagliare a fette o anelli spessi circa 1 cm.<br />
* <strong>Pesche</strong>: tagliare, sbucciare, eliminare il nocciolo. Tagliare a fette o anelli spessi circa 1 cm.<br />
* <strong>Prugne</strong>: tagliare a metà, eliminare il nocciolo e tagliare una fettina sul lato bombato in modo da renderlo piatto.<br />
* <strong>Uva</strong>: eliminare i vinaccioli. E&#8217; pronta quando leggermente appiccicosa.</p>
<p>Per quando riguarda le verdure, si possono considerare essiccate quando al tatto risultano rigide e fragili come vetro. Ecco come trattarle prima di metterle a essiccare.</p>
<p>* <strong>Asparagi</strong>: usare solo le punte, sbollentarle per 3 minuti.<br />
* <strong>Broccoli</strong>: separare in cimette e sbollentare per 3 minuti.<br />
* <strong>Carote</strong>: affettare finemente, sbollentare per 3 minuti.<br />
* <strong>Cavolfiori</strong>: separare in cimette e sbollentare per 3 minuti.<br />
* <strong>Cipolle</strong>: rimuovere la pellicina esterna e sminuzzare.<br />
* <strong>Fagioli</strong>: sbollentare per 4 minuti.<br />
* <strong>Funghi</strong>: ripulire con uno spazzolino e un canovaccio e ridurre in fette spesse 1 centimetro.<br />
* <strong>Peperoni</strong>: sbollentare per 4 minuti.<br />
* <strong>Piselli</strong>: sbollentare per 3 minuti.<br />
* <strong>Pomodori</strong>: (usare quelli lunghi e stretti, del tipo San Marzano) tagliare a metà e rimuovere i semi.<br />
* <strong>Zucca</strong>: pelare e rimuovere i semi, sbollentare per 2 minuti.</p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/fs8iJO70DCDkAKNmrTV3SeroAEQ/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/fs8iJO70DCDkAKNmrTV3SeroAEQ/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/fs8iJO70DCDkAKNmrTV3SeroAEQ/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/fs8iJO70DCDkAKNmrTV3SeroAEQ/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SoloEcologia/~4/pX5GcV7wIB0" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Newlife™: la versatile fibra tessile della Miroglio derivata da bottiglie di plastica</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 06:54:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/Newlife_miroglio-300x199.gif" style="float:left; margin: 0 5px 0 0;"/>Riciclare delle bottiglie di plastica PET e farle diventare dei tessuti per l&#8217;abbigliamento. Questa la grande scommessa e l&#8217;interessante risultato di anni di ricerca da parte dell&#8217;azienda<br/><br/><b>Continua a leggere questo articolo <a href="http://www.soloecologia.it/16052012/newlife-la-versatile-fibra-tessile-della-miroglio-derivata-da-bottiglie-di-plastica/">qui</a></b>.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/Newlife_miroglio.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-3840" title="Newlife_miroglio" src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/Newlife_miroglio-300x199.gif" alt="" width="300" height="199" /></a>Riciclare delle bottiglie di plastica PET e farle diventare dei tessuti per l&#8217;abbigliamento. Questa la grande scommessa e l&#8217;interessante risultato di anni di ricerca da parte dell&#8217;azienda <strong><a href="http://www.filaturemiroglio.com/newlife.php" rel=" target="_blank">Filature Miroglio</a></strong> di Saluzzo (in Piemonte) in una joint venture con il gruppo Sinterama di Biella. A un anno dal lancio ufficiale del marchio sono già una cinquantina i partner in Europa per la tessitura di questo poliestere riciclato. Con trenta bottiglie di plastica da 1,5 litri si produce un chilo di filato Newlife™.</p>
<p>Questo in sintesi il processo di lavorazione: scaglie di polimero derivate da bottiglie di plastica &#8220;Clear&#8221; (di tipo chiaro) selezionata e lavata, vengono fuse e trasformate in filati, poi raccolti in bobine e successivamente inviati al reparto di testurizzazione, dove un processo termico e di frizionamento conferisce loro il volume e le caratteristiche funzionali di una fibra naturale. I filati ottenuti possono infatti avere caratteristiche molto simili a quelle della seta, del cotone (e in futuro forse anche della lana).</p>
<p>Dal punto di vista ambientale è interessante il fatto che tutti i processi impiegati nella lavorazione sono di tipo meccanico e non chimico: questo significa basse emissioni di CO2 ed enorme risparmio di acqua. Oltre a evitare di depositare migliaia di tonnellate di plastica in discariche.</p>
<p>I tessuti prodotti con questi filati sono già stati scelti da importanti stilisti come Giorgio Armani e Valentino per capi e collezioni molto chic e, anche indossati da celebrities come Livia Giuggioli, moglie di Colin Firth. Una riprova che non occorre rinunciare all&#8217;aspetto stilistico per essere ecosostenibili. In ogni caso, grazie alle sue caratteristiche funzionali, questo tipo di filato è anche adatto alla manifattura di sportswear e abiti da lavoro.</p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/knIIdZx9BOWL6QbSnKMTQ4eYB3I/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/knIIdZx9BOWL6QbSnKMTQ4eYB3I/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/knIIdZx9BOWL6QbSnKMTQ4eYB3I/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/knIIdZx9BOWL6QbSnKMTQ4eYB3I/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SoloEcologia/~4/RPjraKRDxFg" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il “cancro del kiwi” si combatte con un’arma biologica</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 06:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[cancro dei kiwi]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/cancro-del-kiwi-300x225.gif" style="float:left; margin: 0 5px 0 0;"/>Pur non trattandosi di una pianta autoctona, da vari anni a questa parte l&#8217;Italia è diventata il primo produttore mondiale di kiwi. Purtroppo, dal 2008 a questa parte, i frutteti italiani come quelli neozelandesi e nordamericani sono stati colpiti da una grave epidemia che è stata genericamente denominata &#8220;cancro del kiwi&#8221;. La causa da un...<br/><br/><b>Continua a leggere questo articolo <a href="http://www.soloecologia.it/15052012/il-cancro-del-kiwi-si-combatte-con-unarma-biologica/">qui</a></b>.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/cancro-del-kiwi.gif"><img src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/cancro-del-kiwi-300x225.gif" alt="" title="cancro del kiwi" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-3850" /></a>Pur non trattandosi di una pianta autoctona, da vari anni a questa parte l&#8217;Italia è diventata il primo produttore mondiale di kiwi. Purtroppo, dal 2008 a questa parte, i frutteti italiani come quelli neozelandesi e nordamericani sono stati colpiti da una grave epidemia che è stata genericamente denominata &#8220;cancro del kiwi&#8221;. La causa da un batterio che si insedia all&#8217;interno della pianta e può portarla alla morte nel giro di qualche mese. I primi sintomi della batteriosi sono le foglie macchiate e poi boccioli che non diventano frutti, foglie secche, rami che sembrano sanguinare. Nella sola regione Lazio il batterio ha già colpito 2000 ettari di coltivazioni, con danni per oltre 60 milioni di euro.</p>
<p>Il Dipartimento di Scienze e tecnologie per l&#8217;Agricoltura dell&#8217;Università della Tuscia a Viterbo, in collaborazione con gruppi di ricerca internazionali ha studiato per due anni il DNA del microorganismo (il cui nome scientifico è <em>Pseudomonas syringae pv. actinidiae</em> o <em>PSA</em>)e appurato che esso proviene dalla Cina. </p>
<p>Capire la provenienza e la diffusione del batterio aggressivo è stato il primo passo per iniziare a elaborare un sistema per fermarlo. E&#8217; infatti in arrivo un&#8217;arma biologica per proteggere i kiwi: un altro batterio &#8211; antagonista naturale &#8211; che sarà impiegato nella fase di fioritura e proteggerà i fiori. Il rimedio è stato di recente registrato e approvato dal Ministero della Sanità e dell&#8217;Agricoltura.</p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/cVzoCojKypacujU4jPwGBBFnG70/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/cVzoCojKypacujU4jPwGBBFnG70/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/cVzoCojKypacujU4jPwGBBFnG70/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/cVzoCojKypacujU4jPwGBBFnG70/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SoloEcologia/~4/E44DhYJASZg" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il 5×1000 al WWF è un investimento per il nostro futuro</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/SoloEcologia/~3/8KqUKHIpqwA/</link>
		<comments>http://www.soloecologia.it/14052012/il-5x1000-al-wwf-e-un-investimento-per-il-nostro-futuro/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://stat.ebuzzing.com/stats/44468_5452_659161_15963_7087_1.jpg" style="float:left; margin: 0 5px 0 0;"/>Siamo a maggio inoltrato e si avvicina il momento in cui dovremo decidere a chi destinare il nostro 5 per 1000 sulla dichiarazione dei redditi (che si aggiunge e non sostituisce l&#8217;8 per 1000 destinabile a varie confessioni religiose). Sono moltissime le ONLUS che chiedono ai cittadini una semplice firma e l&#8217;indicazione di un codice...<br/><br/><b>Continua a leggere questo articolo <a href="http://www.soloecologia.it/14052012/il-5x1000-al-wwf-e-un-investimento-per-il-nostro-futuro/">qui</a></b>.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="display: none;"><img style="width: 0px; height: 0px;" src="http://stat.ebuzzing.com/stats/44468_5452_659161_15963_7087_1.jpg" alt="" border="0" /></div>
<p><a href="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/5x1000_2012_wwf.gif" rel="nofollow"><img class="alignleft size-full wp-image-3863" style="float: left; width: 207px; height: 300px;" title="5x1000_2012_wwf" src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/5x1000_2012_wwf.gif" alt="" /></a>Siamo a maggio inoltrato e si avvicina il momento in cui dovremo decidere a chi destinare il nostro 5 per 1000 sulla dichiarazione dei redditi (che <em>si aggiunge</em> e <em>non sostituisce</em> l&#8217;8 per 1000 destinabile a varie confessioni religiose).</p>
<p>Sono moltissime le ONLUS che chiedono ai cittadini una semplice firma e l&#8217;indicazione di un codice fiscale: anche se l&#8217;importo derivante dal singolo contribuente sarà irrisorio, tante piccole gocce possono contribuire ad alimentare un mare di fondi volti a sostenere attività importanti e in alcuni casi insostituibili.</p>
<p>Una delle associazioni su cui può pensare di investire una piccola cifra chi come noi ha a cuore l&#8217;ambiente è il sicuramente il <a href="http://www.ebuzzing.it/rd/44468_5452_659161_15963_7087_80963/www.wwf.it/client/render.aspx?content=0&amp;root=531" rel="nofollow" target="_blank"><strong>WWF</strong></a>, il celeberrimo fondo per la conservazione della natura, attivo in tutto il mondo per la protezione e il miglioramento della vita in ogni sua forma.</p>
<p>A noi stanno particolarmente a cuore le azioni di salvaguardia delle oasi in Italia: <a href="http://www.soloecologia.it/10052012/un-mare-di-oasi-per-te-la-nuova-campagna-del-wwf/" rel="nofollow" target="_blank">ne abbiamo parlato</a> solo qualche giorno fa. Strappare al degrado aree di grande bellezza e potenziali santuari per la preservazione della biodiversità e la protezione di specie animali rare o in estinzione ci sembra una motivazione molto nobile.</p>
<p>Ma moltissime sono le iniziative in cantiere e l&#8217;azione potrà essere tanto più rapida e incisiva quanto maggiore sarà l&#8217;appoggio concreto delle persone.</p>
<p>Se ci manca una motivazione sufficiente basta guardare ai nostri figli o ai nipoti: noi, tutto sommato, abbiamo conosciuto un mondo ancora discretamente vivibile. Ma che cosa aspetta le generazioni future, quando vediamo che il riscaldamento globale e la distruzione dell&#8217;ambiente procedono al galoppo, che si trovano sempre meno aria pulita, acqua potabile, foreste, risorse e luoghi naturali da godere? E che dire delle migliaia di animali in estinzione, oppure feriti, malati o oggetto di bracconaggio?</p>
<p>Ognuno può fare una piccola parte per alleggerire la sua “impronta” sul pianeta, certo. Ma alcuni lavori devono essere lasciati nelle mani degli specialisti, a cui affidiamo di scegliere come preservare al meglio il nostro benessere futuro.</p>
<p>Il codice fiscale per il <a href="http://www.ebuzzing.it/rd/44468_5452_659161_15963_7087_80963/www.wwf.it/client/render.aspx?content=0&amp;root=531" rel="nofollow" target="_blank">5 x mille WWF</a> è il seguente: <strong>80078430586</strong>. E, come dicevamo basta apporre la propria firma nell&#8217;apposita casella del modulo per la dichiarazione dei redditi per un versamento automatico che sarà effettuato dallo stato.</p>
<p>Ma se le ragioni del WWF vi stanno più a cuore (a proposito: quali progetti consigliereste di sostenere? Lo spazio commenti qui sotto è a vostra disposizione!), potete aiutare l&#8217;ente con una donazione mediante carta di credito (sia online che mediante numero verde), conto corrente postale, bonifico o assegno non trasferibile (tutti i dettagli sono ovviamente sul sito).</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/W1IuTjV7WmI" frameborder="0" width="480" height="274"></iframe></p>
<p><a href="http://www.ebuzzing.it" rel="nofollow" target="_blank"><em>Articolo sponsorizzato</em></a></p>
<p><a class="wikio-widget-ebmini" href="http://www.ebuzzing.it" rel="nofollow">Viral video by ebuzzing</a><script charset="utf-8" type="text/javascript" src="http://player.ebuzzing.com/player_blog/js/mini_share.php?buzz_id=659161"></script></p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/xlMGDpi3Np4El4wBdxW1dff4loQ/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/xlMGDpi3Np4El4wBdxW1dff4loQ/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
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		<item>
		<title>VenTo: una pista ciclabile da Venezia a Torino</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 06:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobilità]]></category>
		<category><![CDATA[pista ciclabile]]></category>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/vento-pista-ciclabile_venezia_torino-300x225.gif" style="float:left; margin: 0 5px 0 0;"/>E&#8217; stato presentato venerdì scorso al Politecnico di Milano il progetto VenTo (una crasi evocativa che sta per Venezia-Torino): una ciclovia che attraverserà tutta la pianura padana, per la maggior parte lungo gli argini del Po. Tra strade di campagna e tratti urbani, con i suoi 680 chilometri diventerebbe una delle più importanti piste ciclabili...<br/><br/><b>Continua a leggere questo articolo <a href="http://www.soloecologia.it/14052012/vento-una-pista-ciclabile-da-venezia-a-torino/">qui</a></b>.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/vento-pista-ciclabile_venezia_torino.gif"><img src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/vento-pista-ciclabile_venezia_torino-300x225.gif" alt="" title="vento-pista-ciclabile_venezia_torino" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-3847" /></a>E&#8217; stato presentato venerdì scorso al Politecnico di Milano il progetto <strong>VenTo</strong> (una crasi evocativa che sta per Venezia-Torino): una ciclovia che attraverserà tutta la pianura padana, per la maggior parte lungo gli argini del Po. Tra strade di campagna e tratti urbani, con i suoi 680 chilometri diventerebbe una delle più importanti piste ciclabili del Vecchio Continente e, ovviamente, la più lunga d&#8217;Italia. </p>
<p>La pista toccherebbe 4 regioni, 12 province, 121 comuni e, all&#8217;altezza di Milano prevederebbe una deviazione per la zona dell’EXPO. Enorme il potenziale turistico per le strutture ricettive della zona, con la valorizzazione di aree naturalistiche protette e luoghi ingiustamente dimenticati (come abbazie, fattorie, caselli idraulici).</p>
<p>E&#8217; prevista una integrazione con la linea ferroviaria nel senso di un&#8217;integrazione tra viaggi in treno e spostamenti in bicicletta grazie alle oltre 100 stazioni ferroviarie presenti lungo il circuito. E anche il collegamento con altre piste ciclabili già esistenti lungo i fiumi Ticino, Adda, Mincio e Adige.</p>
<p>I costi dell&#8217;opera non sono eccessivi perché esistono circa già 100 chilometri del tracciato: le modifiche dei tratti mancanti o non ancora pedalabili potrebbero costare circa 80 milioni di euro. Quanto ai tempi, secondo le stime basterebbero due anni per il suo completamento.</p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/HnRAyZ7tIYkmDyD-83Hdcq4TBeg/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/HnRAyZ7tIYkmDyD-83Hdcq4TBeg/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/HnRAyZ7tIYkmDyD-83Hdcq4TBeg/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/HnRAyZ7tIYkmDyD-83Hdcq4TBeg/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SoloEcologia/~4/b2OfU1UdUwY" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Un materiale simile al grafene ricavabile dal Plexiglas?</title>
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		<comments>http://www.soloecologia.it/11052012/un-materiale-simile-al-grafene-ricavabile-dal-plexiglas/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 May 2012 06:38:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[grafene]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/grafene_da_plastica-300x268.gif" style="float:left; margin: 0 5px 0 0;"/>La comunità scientifica è in grande fermento riguardo alle promettenti applicazioni del grafene. Recenti studi condotti in Spagna hanno permesso di scoprire che alcune importanti caratteristiche del grafene possono essere riprodotte semplicemente perforando un particolare materiale plastico con uno schema preciso. La somiglianza tra i due materiali starebbe nella presenza in entrambi i casi di...<br/><br/><b>Continua a leggere questo articolo <a href="http://www.soloecologia.it/11052012/un-materiale-simile-al-grafene-ricavabile-dal-plexiglas/">qui</a></b>.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/grafene_da_plastica.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-3827" title="grafene_da_plastica" src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/grafene_da_plastica-300x268.gif" alt="" width="300" height="268" /></a>La comunità scientifica è in grande fermento riguardo alle promettenti applicazioni del <a href="http://www.soloecologia.it/19012012/che-cose-il-grafene-un-materiale-ecosostenibile-con-infinite-applicazioni-possibili/" target="_blank">grafene</a>. Recenti studi condotti in Spagna hanno permesso di scoprire che alcune importanti caratteristiche del grafene possono essere riprodotte semplicemente perforando un particolare materiale plastico con uno schema preciso. La somiglianza tra i due materiali starebbe nella presenza in entrambi i casi di un movimento degli elettroni in accelerazione lungo i cosiddetti &#8220;coni di Dirac&#8221;.</p>
<p>Scoprire che potrebbe esistere un &#8220;cugino&#8221; del grafene di in un materiale comune come la plastica sarebbe una scoperta estremamente significativa, viste le difficoltà di  estrazione del grafene vero e proprio con le attuali tecniche.</p>
<p>Il nuovo studio condotto da due ricercatori del Politecnico di Valencia (Daniel Torrent e José Sánchez-Dehesa) ha usato come sostituto del grafene un composito chiamato polimetilacrilato, molto più noto con il nome commerciale di Plexiglas. In esso hanno eseguito delle perforazioni cilindriche che imitano la struttura a nido d&#8217;ape degli atomi di carbonio del grafene. Ogni foro rappresentava un atomo di carbonio. Esponendo il materiale a suoni attentamente calibrati provenienti da un altoparlante, hanno notato che il pannello produceva onde acustiche variabili in rapporto alla profondità e al raggio dei fori cilindrici. Secondo i due ricercatori questo fenomeno è analogo al modo in cui la struttura del grafene produce onde elettroniche.</p>
<p>Il prossimo passo nella ricerca consisterà nel confermare che le onde acustiche riescono ad attraversare il foglio di Plexiglas senza impedimenti. Quanto meno questo &#8220;grafene artificiale&#8221; potrebbe essere utilizzato come strumento di ricerca estremamente economico al posto del grafene naturale.</p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/cDasBha604CCO5xwt5xf3L-g9RU/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/cDasBha604CCO5xwt5xf3L-g9RU/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/cDasBha604CCO5xwt5xf3L-g9RU/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/cDasBha604CCO5xwt5xf3L-g9RU/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SoloEcologia/~4/2oYcAeuKB6M" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Un mare di Oasi per te: la nuova campagna del WWF</title>
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		<comments>http://www.soloecologia.it/10052012/un-mare-di-oasi-per-te-la-nuova-campagna-del-wwf/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 06:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[oasi di scivu]]></category>
		<category><![CDATA[oasi Golena di Panarella]]></category>
		<category><![CDATA[oasi le cesine]]></category>
		<category><![CDATA[Un mare di Oasi per te]]></category>
		<category><![CDATA[wwf]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/oasi_di_scivu_sardegna.gif" style="float:left; margin: 0 5px 0 0;"/>Per il 2012 il WWF ha lanciato la campagna Un mare di Oasi per te, volta a tutelare nella loro unicità tre gioielli costieri della nostra penisola e attivare una serie di interventi che trasformino gli attuali fragili ecosistemi in baluardi di natura protetta: * l&#8217;oasi WWF Scivu ad Arbus(nella foto), sulla costa sudoccidentale della...<br/><br/><b>Continua a leggere questo articolo <a href="http://www.soloecologia.it/10052012/un-mare-di-oasi-per-te-la-nuova-campagna-del-wwf/">qui</a></b>.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/oasi_di_scivu_sardegna.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3823" title="oasi_di_scivu_sardegna" src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/oasi_di_scivu_sardegna.gif" alt="" width="300" height="225" /></a>Per il 2012 il WWF ha lanciato la campagna <strong><a href="http://wwf.it/client/render_oasi.aspx?content=0&amp;root=3377&amp;lang=it-IT" target="_blank">Un mare di Oasi per te</a></strong>, volta a tutelare nella loro unicità tre gioielli costieri della nostra penisola e attivare una serie di interventi che trasformino gli attuali fragili ecosistemi in baluardi di natura protetta:</p>
<p>* l&#8217;<strong>oasi WWF Scivu ad Arbus</strong>(nella foto), sulla costa sudoccidentale della Sardegna, con le sue elevate dune di sabbia e una fitta macchia mediterranea perennemente battuta dal vento di maestrale: qui sopravvive il cervo sardo, tra ginepri secolari, e nel mare nuotano le sempre più rare tartarughe marine. Finora il passaggio di fuoristrada, il taglio della vegetazione e l&#8217;accumularsi dei rifiuti hanno prodotto danni enormi all&#8217;ecosistema.<br />
* la potenzialmente splendida <strong>spiaggia dell&#8217;oasi Le Cesine</strong>, nel Salento, che deve essere ripulita e bonificata da rifiuti di plastica portati dal mare e mescolatisi alla sabbia con gravi danni per la flora e la fauna.<br />
* l’<strong>oasi Golena di Panarella</strong>, nei pressi del delta del Po in Veneto, una zona ricchissima di biodiversità che d’inverno ospita fino a 140.000 esemplari di volatili e purtroppo molto battuta da bracconieri e cacciatori illegali. E&#8217; necessaria una riforestazione con specie autoctone e il ripristino di alcune zone umide per favorire la riproduzione di alcune specie di anfibi e di Testuggine palustre.</p>
<p>Quando le aree saranno opportunamente riqualificate e attrezzate, iniziative di educazione e sensibilizzazione potranno richiamare l&#8217;attenzione del pubblico &#8211; soprattutto quello scolastico, ma anche i turisti appassionati di natura incontaminata &#8211; con visite guidate.</p>
<p>Tutti possono contribuire al progetto. Fino al 20 maggio, chi lo desidera può aiutare il WWF con un SMS del valore di 2 euro al numero 45503.</p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/FZGmo1JIPV_Aai4LrLcfVSTRkV8/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/FZGmo1JIPV_Aai4LrLcfVSTRkV8/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/FZGmo1JIPV_Aai4LrLcfVSTRkV8/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/FZGmo1JIPV_Aai4LrLcfVSTRkV8/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SoloEcologia/~4/gGDuwBQOYmM" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Cannucce biodegradabili: molto meglio di quelle di plastica</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/SoloEcologia/~3/jZSGoq-I_qo/</link>
		<comments>http://www.soloecologia.it/09052012/cannucce-biodegradabili-molto-meglio-di-quelle-di-plastica/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 May 2012 06:46:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Smaltimento rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[cannucce biodegradabili]]></category>
		<category><![CDATA[compostaggio]]></category>
		<category><![CDATA[stoviglie]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/cannucce-biodegradabili.gif" style="float:left; margin: 0 5px 0 0;"/>Anche se è vero che dal 1° maggio 2012 finalmente anche le stoviglie di plastica usa-e-getta sono riciclabili, nel senso che possono essere conferite nei contenitori per il riciclo della plastica insieme agli imballaggi, secondo noi è comunque preferibile usare per le nostre feste o per i picnic piatti, bicchieri e posate costituite da materiale...<br/><br/><b>Continua a leggere questo articolo <a href="http://www.soloecologia.it/09052012/cannucce-biodegradabili-molto-meglio-di-quelle-di-plastica/">qui</a></b>.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/cannucce-biodegradabili.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3820" title="cannucce biodegradabili" src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/cannucce-biodegradabili.gif" alt="" width="279" height="224" /></a>Anche se è vero che dal 1° maggio 2012 finalmente anche le <a href="http://www.soloecologia.it/02122010/basta-con-le-stoviglie-usa-e-getta-se-non-sono-di-materiale-compostabile/" target="_blank">stoviglie di plastica usa-e-getta</a> sono riciclabili, nel senso che possono essere conferite nei contenitori per il riciclo della plastica insieme agli imballaggi, secondo noi è comunque preferibile usare per le nostre feste o per i picnic piatti, bicchieri e posate costituite da materiale biodegradabile.</p>
<p>Abbiamo anche trovato delle bellissime <a href="http://www.nigelsecostore.com/cgi-bin/affiliate/clickme.cgi?exec=nigel1&amp;site=1&amp;fd=acatalog/Biodegradable_Straws.html#aADD_2dCU13 " target="_blank">cannucce biodegradabili di Kikkerland Design</a>. Dall&#8217;aspetto un po&#8217; vintage con questo motivo a strisce rosse e bianche (ma disponibili anche nel colore blu e bianco), sono acquistabili in confezioni da 144 pezzi.</p>
<p>Perfette per cocktail, bibite e frullati, sono totalmente biodegradabili e anche compostabili. Infatti, per chi non lo sapesse, i termini <a href="http://www.soloecologia.it/18012012/biodegradabile-e-compostabile-non-sono-sinonimi-e-la-distinzione-e-importante-per-la-raccolta-differenziata/" target="_blank">compostabile e biodegradabile non sono sinonimi</a>!</p>
<p>Speriamo che non vi stanchiate di sentirci spiegare perché il compostaggio è importante: per ridurre la quantità di rifiuti mandati in discarica nei quali, la frazione organica, degradandosi, produce grandi quantità di metano, uno dei gas responsabili dell&#8217;effetto serra. Invece, in una compostiera, l&#8217;aria a contatto con i rifiuti riduce drasticamente la quantità di metano prodotto. E il compost diventa un eccellente fertilizzante per piante ornamentali e orti, ricco di nutrienti, con un pH equilibrato e naturali proprietà curative contro le malattie per le piante.</p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lKmglO7BS4MOP37twM2K1GpdamA/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lKmglO7BS4MOP37twM2K1GpdamA/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lKmglO7BS4MOP37twM2K1GpdamA/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lKmglO7BS4MOP37twM2K1GpdamA/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SoloEcologia/~4/jZSGoq-I_qo" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Auto elettriche: con il nuovo standard J1772 ricariche in 15-20 minuti</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/SoloEcologia/~3/fADxjoPaDkc/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 06:17:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettricità]]></category>
		<category><![CDATA[Mobilità]]></category>
		<category><![CDATA[auto elettriche]]></category>
		<category><![CDATA[J1772]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/J1772_ricarica_ecoauto.gif" style="float:left; margin: 0 5px 0 0;"/>Lo standard J1772 per la ricarica delle auto elettriche esiste da alcuni anni, ma ora è concreta la possibilità di estenderne la capacità voltaggi e amperaggi superiori, che renderanno la ricarica dei veicoli elettrici assai più veloce. Questo significa anche che la &#8220;spina&#8221; diventerà più grande e dall&#8217;aspetto inquietante, ma ricordiamolo: infinitamente più ecologica e...<br/><br/><b>Continua a leggere questo articolo <a href="http://www.soloecologia.it/08052012/auto-elettriche-con-il-nuovo-standard-j1772-ricariche-in-15-20-minuti/">qui</a></b>.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/J1772_ricarica_ecoauto.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3811" title="J1772_ricarica_ecoauto" src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/J1772_ricarica_ecoauto.gif" alt="" width="300" height="225" /></a>Lo <strong>standard J1772</strong> per la ricarica delle auto elettriche esiste da alcuni anni, ma ora è concreta la possibilità di estenderne la capacità voltaggi e amperaggi superiori, che renderanno la ricarica dei veicoli elettrici assai più veloce. Questo significa anche che la &#8220;spina&#8221; diventerà più grande e dall&#8217;aspetto inquietante, ma ricordiamolo: infinitamente più ecologica e comunque più piccola di una tradizionale pompa per la benzina o il gasolio.</p>
<p>Il nuovo standard è supportato dai modelli Audi, BMW, Chrysler, Daimler, Ford, General Motors, Porsche e <a href="http://www.topbanner.it/lr/lr.php?i=634"  class="alinks_links" rel="nofollow" onMouseover="window.status='External link'; return true" onMouseout="window.status=''" onclick="return alinks_click(this);" title="Volkswagen"  style="padding-right: 13px; background: url(http://www.soloecologia.it/wp-content/plugins/alinks/images/external.png) center right no-repeat;" rel="external">Volkswagen</a>: nomi importanti che aumentano le possibilità di una sua adozione a livello globale. Il principale beneficio delle nuove prese è quello della flessibilità: il sistema di ricarica combina in sé la possibilità di ricaricare da reti a corrente alternata sia monofase che trifase, nonché dalle reti domestiche a corrente continua e delle stazioni pubbliche con sistema di ricarica ultraveloce in corrente continua.</p>
<p>Il sistema riesce a sopportare tensioni fino a 500 volt e intensità fino a 200 ampere (ovviamente valori così alti non sono presenti presso abitazioni private, ma solo nelle stazioni di ricarica rapida). Questo significa che un veicolo elettrico compatibile potrebbe ricaricarsi in soli 15-20 minuti.</p>
<p>I primi veicoli che adotteranno lo standard J1772 sono attesi per il 2013.</p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/2p0kZKlwYbeBksyr2yw1WeK21ZM/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/2p0kZKlwYbeBksyr2yw1WeK21ZM/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/2p0kZKlwYbeBksyr2yw1WeK21ZM/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/2p0kZKlwYbeBksyr2yw1WeK21ZM/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SoloEcologia/~4/fADxjoPaDkc" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Economia a colori, il nuovo libro di Andrea Segrè</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 06:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Andrea Segrè]]></category>
		<category><![CDATA[Economia a colori]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/andrea-segre-economia-a-colori.gif" style="float:left; margin: 0 5px 0 0;"/>Nell&#8217;ultima puntata della stagione 2011-2012 di Che tempo che fa, il climatologo Luca Mercalli ha consigliato una lettura per l&#8217;estate: Economia a colori, il nuovo volumetto di Andrea Segrè (triestino di origine, ora docente di Politica agraria all&#8217;università di Bologna) appena edito da Einaudi. Il mondo del&#8217;economia così come lo conosciamo, non funziona più, è...<br/><br/><b>Continua a leggere questo articolo <a href="http://www.soloecologia.it/07052012/economia-a-colori-il-nuovo-libro-di-andrea-segre/">qui</a></b>.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/andrea-segre-economia-a-colori.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3804" title="andrea segre economia a colori" src="http://www.soloecologia.it/wp-content/uploads/2012/05/andrea-segre-economia-a-colori.gif" alt="" width="231" height="300" /></a>Nell&#8217;ultima puntata della stagione 2011-2012 di <em>Che tempo che fa</em>, il climatologo Luca Mercalli ha consigliato una lettura per l&#8217;estate: <strong><em><a href="http://www.ibs.it/code/9788806211622/segr-egrave-andrea/economia-a-colori.html?shop=254" target="_blank">Economia a colori</a></em></strong>, il nuovo volumetto di Andrea Segrè (triestino di origine, ora docente di Politica agraria all&#8217;università di Bologna) appena edito da Einaudi.</p>
<p>Il mondo del&#8217;economia così come lo conosciamo, non funziona più, è entrato in una crisi profonda. Un mondo &#8220;finito&#8221;, nel senso di &#8220;limitato&#8221; non può sorreggere una crescita infinita, illimitata. Quella di Segrè è una voce autorevole che si leva per farci ragionare sul fatto che le proposte per sanare l&#8217;economia attualmente sul tappeto non possono funzionare.</p>
<p>Un libriccino dal prezzo irrisorio e facile da leggere che indica come potremmo avere un&#8217;economia non più &#8220;scienza triste&#8221;, ma di nuovo al servizio dell&#8217;uomo se integrerà al suo interno l&#8217;ecologia &#8211; ovvero il fattore fondamentale per far funzionare il benessere delle persone.</p>
<p>Che occorra cambiare strada è sicuro: ma quale direzione prendere? Come rimescolare i colori e le parole dell&#8217;economia per vedere comparire un nuovo mondo? Ce lo spiega con sincerità e ottimismo questo libro, il cui autore crede che sia possibile giungere a una concezione differente di ricchezza: una società autosufficiente e sostenibile,  ma anche colorata e allegra.</p>
<p>Intanto, chiosa Mercalli, ricordiamoci che in futuro non potremo garantirci sia l&#8217;essenziale che il superfluo: le risorse economiche che ci restano oggi dovrebbero essere impiegate per salvaguardare le cose veramente importanti: il cibo, abitazioni confortevoli ed efficienti dal punto di vista energetico, assistenza sanitaria, istruzione. Tutto il resto in fondo è superfluo.</p>

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